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Il Parlamento Italiano ha approvato da pochi giorni la legge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione. A partire dal 2012 i CdA delle aziende quotate e delle società a partecipazione pubblica dovranno essere composti per un quinto da donne. Dal 2015 la quota rosa dovrà salire a un terzo.
Se si considera che nel 2010 i membri degli organi sociali delle aziende quotate erano per il 92,4% uomini e che metà delle aziende non avevano nemmeno una donna in Consiglio, si capisce quanto profondo sarà il cambiamento nei prossimi anni.
Anche se è difficile convincersi che questa sorta di "imposizione" sia la strada corretta nel difficile percorso delle pari opportunità e che le quote rosa siano realmente garanzia di un peso maggiore delle donne nelle decisioni delle aziende, è evidente che la situazione attuale presenta uno sbilanciamento immotivato verso la componente maschile.
Il grande contributo di professionalità che viene dal mondo femminile è ormai un dato di fatto in numerosi paesi del mondo, anzi ci sono già realtà consolidate in cui la parità tra i sessi è un dato ormai talmente scontato da non essere nemmeno oggetto di dibattito.
Se spostiamo l'analisi nel monolitico mondo del vending ci rendiamo subito conto di essere perfino lontani dalle già deludenti medie italiane. La ricchezza umana e professionale e le grandi competenze che le donne potrebbero portare nel nostro settore, anche a livello dirigenziale, non sono senz'altro considerate con la dovuta attenzione.
Un robusto cambiamento di rotta dovrebbe essere nei piani futuri di tutte quelle realtà che hanno intenzione di innovare e recitare un ruolo da protagonisti nel vending. Tutti sono concordi nell'affermare che la qualità della componente umana è la chiave del successo delle aziende, quindi dare opportunità di crescita anche alle tante donne che lavorano nel nostro settore appare un passo necessario e indispensabile.
Anche la rappresentanza politica dovrebbe essere più forte e auspichiamo che in futuro anche nell'Associazione di categoria la presenza femminile sia decisamente più rilevante (1 solo membro su 25 del Consiglio Direttivo alle ultime elezioni).
Questa rivoluzione è possibile già nel breve periodo e può portare ad un maggior equilibrio nella struttura organizzativa e a un grande impulso alla crescita legato alle forti motivazioni della componente femminile posta finalmente in posizioni chiave.
Per una volta non servono particolari asset o strategie (risorse finanziarie, revisioni di budget, ecc.) difficili da implementare in tempo di crisi.
Basta solo un po' di buon senso.









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NUMERO 59 SETTEMBRE 2011
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Editoriale
Le quote rosa. Ultima frontiera del vending 3
IL MERCATO DEL VENDING - Produttori
> Bauli, un sogno appena sfornato 8
> Acqua Sant’Anna, eccezionale leggerezza
Il Mercato Del Vending - Torrefattori
Covim, il valore della qualità nel vending 28
Speciale Ambiente
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PepsiCo, un nuovo traguardo nel percorso di certificazione ambientale
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Lavazza a Wimbledon: il più grande coffee shop al mondo 42
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> Ricette anti crisi
> Pubblicità ed effetti sul mercato 48
60
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Approfondimento Tecnico con Ivo Pancheri – FAS International La caldaia nei distributori di bevande calde con gruppo espresso
Novità Del Vending
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> Ingenico Italia > Fusione per incorporazione della controllata Epos Italia
> GPE Vendors > DRX Frozen Master
> Media World To Go > Prodotti hi-tech e tecnologia vending
> Noberasco > Frut&Go lo snack che premia
> San Benedetto > AQUAVITAMIN per il ritmo della vita!
> Hi Matic > Parla francese il primo hotel automatico
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Acqua Sant'Anna, Eccezionale Leggerezza> 9 Bauli, un Sogno Appena Sfornato> 19
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Vending P r odutto r i





Unico marchio leader ai vertici del settore acqua nazionale, Acqua Sant’Anna è al 100% proprietà di un’azienda familiare in un mercato in cui dominano i grandi gruppi. Fonti di Vinadio Spa ha totalizzato 185 milioni di euro di fatturato e 750 milioni di bottiglie vendute nel 2010. Lo stabilimento di Vinadio, in provincia di Cuneo, si estende per 60 mila mq ed è stato recentemente rinnovato rispet tando i principi della bioarchitettura e della bioedilizia.

400 km di tubazioni in acciaio inox incanalano le acque che sgorgano a 1.660 metri d’altezza, mentre 11 serbatoi in acciaio inox da 1 milione di litri le raccolgono e 10 linee di produzione realizzano 310.000 bottiglie ogni ora. La logistica interna è gestita attraverso il magazzino automatizzato con di 28 veicoli a guida laser, che, oltre a garantire una precisione superiore al 99,5%, rispettano l’ambiente (funzionano infatti con batterie ricaricabili anziché utilizzare carburante) e sono estremamente sicuri,
poiché grazie ad un’innovativa tecnologia eliminano danni e incidenti.
La struttura ospita 40 addetti alla produzione, 10 addetti al controllo qualità e 20 addetti alle vendite, al marketing, alla logistica e all’amministrazione.
La redazione di D.A. Italia si è recata presso lo stabilimento a Vinadio, dove ha incontrato e intervistato Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato Fonti di Vinadio Spa

Qual è la sua storia personale e professionale? Mi sono laureato in Scienze Politiche con indirizzo economico e ho conseguito un Master COREP MBA in Pianificazione del Mercato Immobiliare presso il Politecnico di Torino. Contestualmente agli studi ho collaborato con mio padre nell’attività di famiglia nel settore della progettazione e costruzione di edilizia residenziale ed industriale, proseguendo una volta laureato. Nel 1996 è stato lanciato sul mercato il brand Acqua Sant’Anna di Vinadio, da me ideato, che in pochi anni è cresciuto molto fino a diventare leader nazionale.
Quali sono gli obiettivi dell’azienda Fonti di Vinadio? L’azienda è nata dalla mia personale convinzione delle potenzialità dell’acqua che sgorga dalle montagne che sovrastano Vinadio, che già nei secoli passati era apprezzata per le sue caratteristiche terapeutiche e disintossicanti. Il mio obiettivo principale è stato quello di portare quest’acqua in casa di tutti gli Italiani. Oggi possiamo dire che abbiamo ampiamente raggiunto e superato questo traguardo, quindi ci dedichiamo a progetti più ambiziosi, come quel-









lo di offrire un prodotto in bottiglia ecologica.
Qual è il segreto della vostra azienda? Abbiamo fatto dei nostri punti di debolezza gli elementi vincenti di Sant’Anna di Vinadio. Quando abbiamo iniziato questa avventura venivamo tutti da un altro settore, senza conoscenze del mondo dell’acqua e quindi abbiamo affrontato il mercato in modo completamente diverso. È stato anche un bene, altrimenti ci saremmo approcciati a questo settore come tutti gli altri. Geograficamente ci troviamo incastonati tra l’Italia e la Francia, nel posto più ad ovest del paese e abbiamo fatto della logistica, della distribuzione il nostro punto di forza. Abbiamo avuto difficoltà a trovare dipendenti in questa zona e i costi per spostare personale da Cuneo sono alti, quindi abbiamo investito in automazione. Non nascondo che all’inizio abbiamo ”tirato la carretta”, ma è proprio nei momenti di crisi che nascono le novità, quando va tutto bene nessuno pensa ad innovare . Nei momenti di crisi si vede la differenza tra un imprenditore e un commerciale. Sono stato premiato per due volte imprenditore dell’anno e ogni volta ripeto che mi considero un ignorante e finché mi reputerò tale cresceremo. L’inizio della fine arriva quando

non si hanno più stimoli, quando avrò smesso di imparare.
La vostra è un’acqua leggerissima, come ne preservate le proprietà? L’acqua viene portata dalla sorgente Rebruant così com’è, senza filtrazioni, che la renderebbero estremamente povera. Tra l’altro i due versanti della montagna ci danno acque con caratteristiche completamente diverse.
La vostra acqua viene sottoposta a regolari controlli? Sì, l’acqua della sorgente è costantemente sottoposta a controllo chimico-batteriologico e l’azienda rispetta il protocollo HACCP per il controllo dei passaggi produttivi a rischio, garantendo la qualità assoluta del prodotto imbottigliato Il processo produttivo è garantito per igiene e sicurezza da impianti di imbottigliamento sempre all’avanguardia, sottoposti ad aggiornamento continuo, grazie all’applicazione delle più moderne tecnologie.
Quali certificazioni avete ottenuto? Per lo stabilimento abbiamo raggiunto la ISO 9001:2000 e la ISO 9001:2008 , mentre per l’ac-























qua la Certificazione CIC (Consorzio Italiano Compostatori a Sant’Anna BioBottle) di cui pochi possono fregiarsi.
Come avviene la produzione delle bottiglie di Acqua Sant’Anna? Il ciclo produttivo inizia dal prelievo delle preforme, delle “provette” che vengono caricate attraverso nastri trasportatori in macchine denominate soffiatrici. Le preforme vengono riscaldate in un forno a una temperatura di circa 100°C che le rende malleabili e pronte per essere soffiate con aria compressa alla pressione di 40 bar, facendole aderire alle pareti di uno stampo che conferisce alla bottiglia la classica forma. La bottiglia viene immediatamente raffreddata e portata alla temperatura di circa 5°C. Attraverso la riempitrice, l’acqua di sorgente raccolta nello stabilimento entra nella bottiglia, che viene tappata, etichettata, affardellata e palletizzata. Il processo produttivo è totalmente automatizzato e seguito costantemente da personale di controllo.
L’acqua come viene distribuita ai magazzini dislocati in tutto il paese? Dopo la produzione i veicoli a guida laser prelevano i pallet alla
fine della linea di produzione, li conducono al magazzino, da dove tornano a prelevarli per caricarli sugli autotreni in partenza ogni giorno da Vinadio. In controtendenza rispetto al settore, abbiamo infatti preferito il trasporto su rotaia anziché su strada: i camion partono dallo stabilimento e si fermano alla prima grande stazione ferroviaria a valle, dove il prodotto è caricato sui treni e quindi spedito in tutta Italia. Per diminuire la frequenza e quantità delle spedizioni di prodotto, in particolare quello che raggiunge le regioni del centro-sud Italia, l’azienda ha creato una nuova bottiglia dal formato quadrato (anziché la tradizionale bottiglia di Acqua Sant’Anna a forma di goccia) allo scopo di ottimizzare la spazio.
Com’è nata l’idea di BioBottle? Nell’ottica sia di fare davvero qualcosa per la sostenibilità ambientale sia di una politica di qualità e di riposizionamento e di dare una risposta ai consumatori che si preoccupano dei temi ambientali, abbiamo scelto di realizzare, primi in Europa, un’acqua minerale che utilizza una bottiglia 100% vegetale, realizzata interamente con biopolimero Ingeo™(PLA) che si
ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anziché dal petrolio . Test di laboratorio hanno dimostrato che questo materiale garantisce all’acqua una purezza incontaminata, pari a quella conservata in bottiglie di vetro, mantenendo la praticità e la maneggevolezza della plastica. Abbiamo quindi unito praticità, mantenimento della purezza dell’acqua e sostenibilità ambientale in un’unica bottiglia. Oggi stiamo andando oltre e per proporre un prodotto il più ecologico possibile abbiamo realizzato una nuova etichetta e vogliamo arrivare a togliere tutti i film dall’imballaggio. Siamo passati da un anno all’altro da 353.000 a 6.709.000 bottiglie/mese e in soli 2 mesi abbiamo prodotto 20 milioni di bottiglie: con questo ritmo potremmo arrivare a 250-300 milioni di bottiglie entro la fine del 2011.
Il suo ruolo di imprenditore quindi non si basa solamente sul profitto? No, non si può guardare solo al profitto, ma anche innovare e fare qualcosa per l’ambiente. Noi ci crediamo. Bisogna fare qualcosa di utile, se no ci penalizziamo da soli. Questa bottiglia oggi ci costa molto di più, ma se il costo fosse proiettato su

numeri importanti potrebbe portare dell’utile e diventare un’opportunità, innanzitutto di marketing, perché ci presenta come azienda attenta all’ecologia.
BioBottle viene smaltita in 80 giorni: è un dato reale? Sì, è un dato ampiamente verificato, anche perché il ciclo vitale della bottiglia è di 15-20 giorni a determinati gradi di temperatura e umidità solitamente presenti in discarica, mentre il filetto si smaltisce in 59 giorni. Lo abbiamo testato e dichiarato, poi è stato riconosciuto dal Certificato Italiano Compostaggio. Un test effettuato con AMIAT - Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino, ha dimostrato che dopo solo 8 settimane non resta più nessun frammento di Sant’Anna BioBottle
In termini di impatto ambientale quali sono i vantaggi che derivano dalla produzione di BioBottle? La nuova Sant’Anna BioBottle permette importanti risparmi energetici e riduce l’inquinamento rispetto alle bottiglie di plastica tradizionale: 650 milioni di BioBottle permettono un risparmio di 176.800 barili
di petrolio , ovvero la stessa quantità che serve a riscaldare per un mese intero una città di 520.000 abitanti. Inoltre, si riducono sensibilmente le emissioni di anidride carbonica.
Come è stata accolta Sant’Anna BioBottle?
La portata innovativa di questo prodotto ha suscitato curiosità e attenzione da parte non solo del pubblico e del mondo dell’informazione, ma anche di ricercatori e studiosi di nuovi materiali e metodi di smaltimento degli imballaggi. Questa esperienza apre infatti le porte a nuovi scenari futuri su prodotti di largo consumo più ecosostenibili.
BioBottle ci differenzia in tutti i canali in cui siamo presenti. Nella GDO ad esempio si posiziona in una fascia poco più alta della media ma ha maggiori margini, perché non è soggetta ad azioni di dumping per rimanere sul mercato. Anche nel vending questa bottiglia potrebbe posizionarsi bene, ma la paura dei gestori e di tutti noi è quella di rischiare. Del resto, i risultati ci incoraggiano: in una grande catena di supermercati abbiamo deciso di togliere la plastica e lasciare solo BioBottle e dopo i primi 15-20 giorni in calo stiamo guadagnando più che con
la plastica. Bisogna osare proponendo qualità, altrimenti lavoriamo solo sul prezzo.
Come avete affrontato il vending? Il vending è il settore in cui ci pagano le bottiglie d’acqua più o meno la metà di quello che è il costo di produzione. Noi produttori facciamo di tutto per entrare in questo canale, ma sappiamo che le venderemo sottocosto, anche se aumentano i prezzi delle materie prime. Per questo è necessario risparmiare sui costi, quindi sgrammare, altrimenti chiudiamo le aziende. Per noi il vending è soprattutto un investimento in pubblicità: i distributori automatici sono un modo efficace di far provare il nostro prodotto.
Vorrei ci fosse maggior collaborazione fra i vari anelli della catena della DA: noi abbiamo cercato di risolvere il problema della macchinabilità innovando, proponendo bottiglie più adatte, meno facili ad incastrarsi, vorrei che i gestori scegliessero i recenti modelli di macchine, ad esempio con ascensore, che preservano l’integrità dei prodotti e che i fabbricanti si sforzano di realizzare. Così l’innovazione all’interno della filiera sarebbe perseguita da tutte le direzioni.

Serve una coscienza collettiva di settore?
Il costo di produzione, oggi che non ci sono i numeri, è più alto, a partire dal costo del materiale, però se tutti noi facessimo uno sforzo guardando al futuro, per cui cercando di fare più numeri, potrebbe costare meno.
Tutti nel vending ci lamentiamo di guadagnare troppo poco ma ognuno di noi dovrebbe chiedersi cosa ha fatto per cambiare la situazione. Se io nei distributori provassi a mettere prodotti diversi, magari il vetro, il PLA (ancora più maneggevole della plastica) che costano sicuramente di più, ma che il consumatore è disposto a comprare, potremmo alzare il prezzo di vendita e guadagnare tutti nella misura corretta. Non possiamo solo abbassare il prezzo, senza cambiare qualità e prodotti. Troviamo inevitabilmente sempre più bottiglie sgrammate, molli, non offriamo qualità nella plastica. Plastica riciclata vuol dire qualità inferiore, perché è passato il concetto che la plastica vergine è meno buona della plastica riciclata: un’assurdità! La plastica riciclata troppe volte dà problemi.
State investendo nel mercato del vending? Sì, vogliamo crescere e quindi investiamo. Ab-
biamo il 13,7% di quote sul mercato, più di tanto è difficile crescere e quindi dobbiamo diversificare. Siamo presenti in tutta Italia, molto forti al Nord, un po’ meno al Sud, ma ci siamo e dobbiamo aumentare le referenze. Abbiamo il mezzo litro, il litro, i due litri e poi abbiamo sdoppiato con BioBottle, in tutto cinque marchi. Ci siamo accorti di non affrontare tutti i mercati; siamo poco distribuiti nell’Ho.Re.Ca e nel vending, per questo abbiamo incaricato Roberto Palladini di curare questi due segmenti.
Che impressione le ha fatto il mondo del vending? È un mondo totalmente diverso. Siccome siamo i primi nel mondo della GDO, abbiamo tutti i requisiti di qualità industriale per essere dei player principali del mondo della DA e del mondo dell’Ho.Re.Ca. Anche nel vending bisogna sempre puntare alla qualità, altrimenti nessuno guadagnerà e tutti resteremo insoddisfatti: noi abbiamo la qualità dell’acqua, i numeri della produzione, la possibilità di sgrammare, quindi di essere competitivi come gli altri, nulla ci vieta di proporci come leader di mercato.
La vostra piattaforma logistica in Italia
com’è composta? Abbiamo 45 magazzini che ci permettono di servire tutte le aree del paese.
Cosa può fare il vending per un prodotto come il vostro? I fabbricanti dicono che stiamo andando verso un distributore più bello, più performante e spero sia così, questo sarebbe a livello pratico un grande aiuto per noi. Noi ci proponiamo con una bottiglia leggera e continuiamo ad investire nel settore. Il problema è che la bottiglia che pesa 7,3-7,5 grammi non va bene per tutti i distributori. Speriamo che in un prossimo futuro le macchine possano comunicare con il consumatore, presentare il prodotto attraverso un display, perché questo per noi sarebbe un investimento importantissimo, un metodo efficace per veicolare nostre informazioni.
Il mercato in questi mesi è stato caratterizzato dai prezzi alti delle materie prime. Per voi l’aumento dei prezzi della plastica che problemi ha portato? L’aumento delle materie plastiche ovviamente ci ha interessati e abbiamo reagito con l’innovazione. Chi non innova non può pensare al futuro , perché questi aumenti dei costi non possiamo farli gravare sui

consumatori né sui clienti, quindi bisogna migliorare l’efficienza all’interno dello stabilimento. Abbiamo scelto di “sgrammare” le nostre bottiglie in plastica senza modificare la qualità del packaging, che deve restare funzionale.
In produzione cos’è cambiato concretamente? A livello pratico siamo intervenuti prima sul corpo poi sul collo della bottiglia, più difficile da sgrammare perché questo implica dei cambiamenti a monte nella filiera di produzione: innanzitutto bisogna trovare quelle che in gergo tecnico si chiamano “preforme” che siano adatte e, dal momento che i produttori non ne realizzano una sola unità, trovare qualcuno interessato a standardizzare il processo. Anche i tappi e le riempitrici devono essere predisposte per lavorare solo quel tipo di formato. Si tratta di grosse decisioni che in uno stabilimento come questo, che segue una certa filosofia, comportano modifiche importanti.
Credete molto nella comunicazione? Io ritengo sia fondamentale. Produciamo cinque marchi: Sant’Anna, Cimebianche, Alpi Bianche, Valle Stura, Alte Vette, tutti di
qualità elevata. Tuttavia, abbiamo comunicato le qualità di Sant’Anna e siamo riusciti ad imporci con questo brand ad un prezzo importante, mentre con gli altri, per i quali non facciamo comunicazione, veniamo ancora scelti solo in funzione del prezzo.
L’utilizzo della pubblicità comparativa vi avvantaggia rispetto al consumatore, ma non vi crea problemi con i competitor?
Certamente. Abbiamo affrontato 11 cause in tribunale e le abbiamo vinte tutte. E soprattutto i consumatori capiscono in modo chiaro che se vogliono un’acqua leggera possono scegliere
Acqua S.Anna.
Acqua Sant’Anna è adatta ai neonati? Sì, è un’acqua adatta all’alimentazione dei neonati. Inizialmente questa caratteristica non è stata esaltata, poi abbiamo deciso di comunicarla e ora lavoriamo molto in questo senso, anche a livello di packaging. Fino a dieci anni fa l’autorizzazione all’indicazione “acqua per neonati” l’avevamo solo noi e un altro importante marchio, perché si otteneva in base all’idoneità ad essere somministrata direttamente al neonato.
Poi di anno in anno l’autorizzazione è passata da vari ministeri ed è stata cambiata. Oggi tutte le autorizzazioni non vengono date per la somministrazione, ma per l’idoneità alla preparazione degli alimenti e ormai quasi tutte le acque in commercio ce l’hanno.
Un dato particolare è quello della durezza, perchè avete scelto di comunicarlo? Il nostro livello di durezza in gradi francesi è solo di 0,6 mg/l. Per noi il consumatore deve poter scegliere e noi gli diamo tutte le informazioni utili sul nostro prodotto. Altri scelgono di non segnalare il grado di durezza della loro acqua, anche perché non è obbligatorio per legge.
È mai stato incuriosito dal mondo del beverage? Naturalmente. Stiamo studiando e valutando di comprare un impianto per fare infusione ed entrare nel mondo delle bevande con il the , perché non possiamo crescere più di tanto solo con l’acqua. Il nostro 13,7% di mercato italiano bisogna difenderlo. E poi c’è la concorrenza: molti li stimiamo e impariamo dai loro prodotti, sono un esempio. Vogliamo dare un the di qualità, ma è complicato, quindi


stiamo facendo diversi test. Senza contare che dobbiamo fronteggiare l’aumento dello zucchero, davvero oneroso.
Ci vuole coraggio ad investire… Lo dico spesso ai miei collaboratori. Ci si potrebbe chiedere che senso abbia investire se possiamo fare un the usando le polverine e sfruttare il successo di Sant’Anna. Io sono convinto che siamo davanti ad un consumatore intelligente, che non si può imbrogliare. Bisogna dare un prodotto diverso, unico e ripagare la fiducia del cliente offrendogli qualità.
Quali sono le difficoltà nel realizzare una bevanda che poi venga acquistata? A parte le difficoltà tecniche, c’è da mettere in conto la richiesta del consumatore. Anche i competitor fanno prodotti che non riescono a vendere, magari solo perché non incontrano il gusto dei consumatori. Il consumatore vuole un prodotto buono e comunque è abituato ad un certo gusto e vuole quello. Ognuno di noi ha un determinato profilo e lo mantiene: leggiamo certe riviste, abbiamo un certo abbigliamento, vogliamo particolari prodotti alimentari e di questo dobbiamo tenere conto.
Che rapporto ha con i suoi dipendenti? C’è un clima davvero sereno in azienda, un’unità di intenti che si percepisce. Quest’anno abbiamo cambiato tutta la parte commerciale, ho scelto persone molto umili anche se sono bravissime e abbiamo tutti un grande entusiasmo. È l’entusiasmo a fare la differenza tra noi e un qualsiasi nostro concorrente. A volte i rappresentanti sindacali si “lamentano” perché siamo vicini ai dipendenti e loro non si iscrivono ai sindacati! Io ho un buon rapporto con tutti e tutti possono propormi le loro idee: l’innovazione è sempre arrivata dalla produzione, che avverte le esigenze e conosce il prodotto. Io spesso sono in trasferta a proporre il prodotto e lascio qui persone che lavorano il sabato e la domenica e questo senza la passione per il lavoro sarebbe impossibile. Questo è un valore fondamentale. Anche il nostro ufficio stampa è stato scelto “a pelle”, mi muovo sempre per passione, è il mio motore trainante.
Ha partecipato a Vending Cruise: è soddisfatto dell’esperienza?
Vending Cruise mi è piaciuta molto. Ho partecipato senza conoscere nessuno e la crociera è stata un ottimo punto di incontro. Spero che nella prossima edizione vengano predisposti spazi dedicati agli incontri per creare ancora più occasioni di dialogo, che sia data la possibilità di portare i propri prodotti e di avere dei piccoli stand. L’iniziativa è stata innovativa e apprezzata, personalmente molto utile.




















Silplaster ha scelto di rispettare e difendere la natura creando un prodotto biodegradabile in grado di dare un importante contributo alla riduzione dei rifiuti smaltiti nell’ambiente.





















Produttori







Il marchio Bauli è associato a un momento condiviso di dolcezza e piacere, di gioia e tradizione. Tutto questo è merito di Rugg ero
Bauli che con la sua famiglia ha saputo, con coraggio e passione, interpretare i desideri dei consumatori e tramandare un prezi oso insegnamento: "La coscienza della qualità vi darà la soddisfazione, dunque la gioia, di essere sempre voi stessi"



Nel 1937, Ruggero aprì con sua moglie Zina un laboratorio e il suo primo negozio a Verona. Grazie alla sua esperienza e al suo impegno, con un ritmo di 5.000 paste al giorno, divenne il primo pasticcere della città.
L'innovazione fu l'arma giusta: grazie all'utilizzo di nuove tecniche produttive unite al sapore della tradizione, l'azienda si impose sul territorio nazionale. Negli anni '70, ad affiancare Ruggero nella sua impresa, entrarono i figli Alberto, Carlo e Adriano, che fecero di Bau-
li un'azienda dinamica e moderna, senza perdere di vista i valori dettati dal padre: passione, qualità di prodotto e qualità di servizio
Oggi al gruppo Bauli appartengono i marchi Doria, Motta, Alemagna e Casalini

La redazione di D.A. Italia, per conoscere meglio questa storica e importante realtà italiana si è recata nella sede di Verona dove ha intervistato Corrado Chiarucci, direttore vendite Italia Bauli S.p.A


Qual è la storia di Bauli? Quella di Bauli è proprio una storia bella da raccontare. Come in molte realtà industriali italiane, la storia di Bauli è la storia di una famiglia. C’è un fondatore, Ruggero Bauli, che con sacrificio e dedizione inizia da giovane a lavorare imparando il mestiere di pasticcere. Nei primi anni del secolo scorso quest’area non era ancora il Nord-Est che conosciamo oggi, era una zona di un paese in difficoltà dove non si trovava lavoro e si tendeva ad emigrare. Anche Ruggero capisce che per fare fortuna non può rimanere in Italia e decide di andarsene in Argentina, a Buenos Aires, meta di moltissimi emigranti di origini italiane. Nel 1927 si imbarca sulla nave Principessa Mafalda, portando con sé alcune macchine impastatrici e gli strumenti necessari a svolgere il mestiere di pasticcere, e parte. Il vecchio piroscafo salpava per il suo ultimo viaggio transatlantico, dopodiché sarebbe andato in disarmo. Ancora in mare aperto, al largo di Rio de Janeiro, l’imbarcazione perde un’elica, dal foro dello scafo comincia ad entrare acqua ed in poco tempo affonda, causando perdite umane.
Ruggero, dopo ore di mare riesce ad aggrapparsi alla rete di una barca accorsa in aiuto e così riesce a mettersi in salvo a Rio de Janeiro. Le sue macchine sono andate perse, l’unica ricchezza rimastagli è la patente di guida che si ritrova in tasca. All’epoca erano in pochi a possederla; lui l’aveva ottenuta guidando gli automezzi durante il servizio militare e decide di farla fruttare intraprendendo il lavoro di tassista per sbarcare il lunario. Dopo un certo periodo di tempo, con i guadagni accantonati, si reca a Buenos Aires, meta iniziale del suo viaggio, dove comincia a lavorare in una pasticceria molto importante della città. Le sue capacità vengono presto in luce e quindi è messo a capo del laboratorio coordinando ben quaranta pasticceri. Il suo onorario aumenta, ma capisce che deve tornare a casa: il desiderio di mettere a frutto anche questa sua esperienza nel suo paese natale è troppo forte.
Come inizia il successo in Italia? Il laboratorio di Verona diventa presto una piccola azienda artigianale industriale e in seguito nasce il primo nucleo Bauli. Ruggero capisce una cosa importante, quella che poi diventerà la colonna portante del business dell’azienda: c’è un prodotto della
tradizione veronese, il pandoro, che per la sua bontà, ma anche per la sua semplicità, potrebbe piacere a moltissime persone. Questo perché non è un prodotto elaborato, è un dolce delicato con un gusto molto aperto. Partendo da questa intuizione decide di far diventare il pandoro da dolce tipico locale a nazionale e poi internazionale. Ruggero Bauli ha tre figli e desidera ovviamente per loro un futuro migliore del suo, li fa studiare e laureare perché lo aiutino in azienda. Io ho iniziato a lavorare in azienda nel 1984 e ho avuto la fortuna di conoscere Ruggero Bauli. Era una persona gioviale, molto umile e scherzava con tutti.
Come si è evoluta l’azienda con la seconda generazione? I tre figli hanno sviluppato l’azienda e aumentato la distribuzione del prodotto su tutto il territorio nazionale. Al pandoro si sono aggiunti il panettone e poi tutte le derivazioni di questi prodotti: farciti, ricoperti, quelli tipici della ricorrenza natalizia e pasquale. È così che l’azienda ha fissato veramente le sue fondamenta.
Quando è iniziata la diversificazione dei prodotti? In un secondo momento Bauli ha deciso di entrare nel mercato delle uova pasquali,

perché, anche se non c’era in azienda una tradizione del cioccolato, i nostri tecnici disponevano del know how, si conoscevano le particolarità del mondo della ricorrenza e il periodo di vendita era lo stesso delle colombe. In seguito la famiglia ha puntato a diversificare la produzione ritenendo che il business delle ricorrenze avesse dei limiti. I consumi di questi prodotti all’interno delle famiglie sono molto diffusi ed elevati e le quantità di pandoro, panettone e colombe ogni anno restano le stesse. Bauli, leader di mercato, poteva pensare ad espandersi solo attraverso la diversificazione, cercando sbocchi nei mercati adiacenti dei prodotti da forno.
Quali valori caratterizzano l’azienda? La qualità è il punto di riferimento del lavoro quotidiano, dell’etica e dell’organizzazione aziendale. L’azienda è sempre vicina al consumatore e lo dimostra puntando alla qualità senza compromessi. Neanche nei momenti difficili in cui ad esempio i forti aumenti dei costi delle materie prime potrebbero indurre a modificare la qualità dei prodotti si è pensato di cambiare il nostro approccio al mercato. Bauli ha sempre vissuto la qualità “in progress”: non abbiamo
mai detto che il nostro pandoro è migliore perché oggi lo facciamo come una volta, queste sarebbero sciocchezze. Oggi la ricerca arricchisce le informazioni sulle caratteristiche delle materie prime, le analisi di laboratorio restituiscono una più approfondita conoscenza sul loro comportamento e noi utilizziamo tutto ciò per progredire sul fronte della qualità. Appena finisce una campagna ci si chiede già cosa fare per migliorare il panettone o il pandoro per l’anno successivo. Teniamo conto anche dell’evoluzione dei gusti del consumatore, che ovviamente non sono più quelli di tanti anni fa. Il panettone fatto secondo la ricetta del famoso “Pan del Toni” oggi non lo mangeremmo più perché non sarebbe in linea con i nostri gusti. Per questo il nostro panettone si è evoluto diventando più soffice, più lievitato, più morbido e con caratteristiche che ne esaltano il sapore senza tradire la ricetta originale. Probabilmente chi lo ha inventato, se avesse avuto le conoscenze ora disponibili, lo avrebbe realizzato come lo stiamo producendo noi; non tradiamo la ricetta originale, ma facciamo crescere il valore di questi prodotti nella società odierna.
Tradizione e innovazione vanno quindi di

pari passo? Esatto, tradizione e innovazione insieme, questa è la filosofia di Bauli C’è poi un grande rispetto per le persone che lavorano in Bauli, è un’azienda che non ha in genere conflitti, in cui si percepisce la partecipazione attiva di tutti
La famiglia Bauli, alla fine degli anni ’70, decise di delegare la gestione ai manager, pur mantenendo un ruolo dirigenziale. In questo modo si è creato un processo di delega dall’alto che è stato poi riversato a catena su tutti i livelli e che ha permesso al personale di sentirsi molto coinvolto. L’importanza che è data a ciascuno di noi è testimoniata dal fatto che in Bauli c’è un bassissimo turnover. Ho dei capiarea che lavorano con me da vent’anni, cosa non sempre scontata nell’ambito commerciale. Nessuno pensa di andar via, ci sono pochissime defezioni. La gente sta bene, lavora bene, si sente coinvolta, partecipe dei risultati e questo è un aspetto che fa bene all’azienda. Siamo la marcia in più che fa andar bene la società e siamo tutti protesi all’eccellenza. C’è un affetto per l’azienda che si percepisce subito e spesso chi viene da fuori conferma di non aver trovato questo feeling in altre realtà lavorative.



Da quanti anni lavora in Bauli? Anch’io pensavo che sarei rimasto alcuni anni e invece ne sono passati 27…
Lei è direttore vendite Italia di questa importante azienda: qual è stato il suo percorso formativo e professionale? Sono diplomato in chimica industriale. A dir la verità non è che mi piacesse molto, volevo fare il pilota. Sono andato a scuola di volo e ho imparato a pilotare gli aerei da turismo. Dopo il servizio militare in Marina, non mi hanno reclutato in aviazione, ho vinto una borsa di studio europea per l’indirizzo Marketing della Distribuzione. Al termine del corso di quasi due anni a tempo pieno trascorsi a Reggio Emilia, sono stato assunto in una centrale della GDO a Bologna, la Sigma Supermercati, dove sono rimasto per 11 anni. Per i primi tre mi sono dedicato allo sviluppo dei gruppi d’acquisto, che nascevano in quel periodo, contribuendo a creare un piccolo pezzo della distribuzione italiana. Organizzavo riunioni con imprenditori, commercianti, per costituire cooperative di gruppi d’acquisto. Avevo poco più di 20 anni e nelle Camere di Commercio e nelle Associazioni di categoria parlavo a platee di commercianti per convincerli a costituire le co-
operative, avere un loro magazzino per acquistare direttamente facendo valere il loro potere d’acquisto. In seguito mi sono occupato della formazione del personale e poi di quello che mi piaceva di più, il marketing. Per più di 4 anni ho gestito il lancio della marca privata, gli acquisti, ho curato la comunicazione e le attività promozionali. È stato un periodo divertente e gratificante. Era arrivato il momento di fare esperienza dall’altra parte della barricata e tra alcune proposte scelsi Bauli. Dopo un primo periodo di marketing operativo mi fu proposto di fare il direttore vendite e, anche se speravo di occuparmi ancora di marketing, accettai. Il direttore commerciale di quegli anni mi aiutò, ma mi accorsi anche di quanto fosse stata importante la mia esperienza nella distribuzione che mi permetteva di capire al volo situazione e necessità del cliente con il quale mi relazionavo.
Non si è mai pentito di quel “sì”? No e questa esperienza mi serve ancora oggi dopo tanto tempo e mi aiuta nel mio lavoro, così come l’esperienza nel marketing. Lavoro a contatto con i colleghi del marketing e quando ci occupiamo di un nuovo progetto credo di portare un contributo importante. Svolgo questo lavoro con grande pas-
sione e cerco di trasmetterla.
In Bauli quanta attenzione viene data alla scelta delle materie prime? Davvero molta, gli addetti ai lavori ogni anno vogliono perfezionare un prodotto già ottimo! Dietro la scelta di ogni materia prima ci sono studi e ricerche, dalle caratteristiche delle farine alla qualità e alla calibratura dei canditi. Ogni materia prima che compone un prodotto Bauli ha una storia. Alla fine il consumatore forse non ha la percezione delle singole materie prime, ma quando assaggia un nostro prodotto lo apprezza ed è soddisfatto della sua qualità.
Tutti partecipano allo sviluppo di un nuovo prodotto? Siamo sempre tutti coinvolti, anch’io che curo la parte commerciale. Ciascuno dà la sua opinione e gli addetti alla ricerca e alla produzione ne tengono conto. Ma oltre alla nostra valutazione, all’interno dell’azienda ci sono persone esperte selezionate per gli assaggi e prima che il prodotto venga lanciato è sottoposto anche a test su gruppi di consumatori.
Perché avete scelto di inserirvi sul merca-






I l c r a c k e r D o r i a n o è i l t e r z o c r a c k e r d ’ I t a l i a , m a n e l l ’ a r e a g e o g r a f i c a d e l l e V e n e z i e








e d e l l ’ E m i l i a - R o m a g n a


è i l p i ù a c q u i s t a t o .


to delle merende? Avevamo osservato che non c’era un’azienda di marca che proponesse il croissant, un prodotto che fa parte della tradizione dolciaria, un classico con un consumo in famiglia, molto trasversale. C’erano i croissant di marche artigianali o locali che offrivano un prodotto non sempre di qualità confezionato in sacchi da 8 o da 10 pezzi, spesso schiacciato già sullo scaffale del supermercato prima di arrivare in casa del consumatore. Un prodotto di questo genere meritava maggiore attenzione e abbiamo proposto al mercato un croissant molto curato nella qualità, in una confezione protettiva che lo facesse arrivasse nelle nostre case nelle migliori condizioni. Il nostro presidente era molto convinto di questa proposta. Oggi abbiamo più linee di produzione in tre diversi stabilimenti.
Quali investimenti ha comportato diversificare la produzione? Una volta iniziato a sviluppare le vendite avevamo bisogno di acquisire altra capacità produttiva e, oltre a potenziare le linee dello stabilimento di Verona, abbiamo acquisito la società Casalini con uno stabilimento dedicato alle merende a Romanengo. Sempre nell’ottica dello sviluppo dei prodotti continuativi Bauli ha








acquisito Doria, grande azienda dolciaria con una storica tradizione nel mondo dei biscotti. Vendere biscotti insieme alle merende sarebbe stato assolutamente sinergico per Bauli, i buyer ai quali ci saremmo rivolti sarebbero stati gli stessi, la rete di vendita avrebbe gestito con facilità i biscotti insieme alle merende. Doria portava in dote un alto livello qualitativo, una lunga tradizione aziendale e un potenziale di crescita importante. Da parte nostra le abbiamo trasmesso tutto il know how organizzativo accumulato in questi anni e dedicato risorse per finanziarne lo sviluppo. Abbiamo messo a punto la qualità di questi prodotti senza alterarne l’originalità, aggiornato confezioni e imballi, arricchito la gamma con nuovi biscotti, come ad esempio i Bucaneve con le gocce di cioccolato, Le Melodie, I Radiosi, I Miniatene, Zoodoria
mo osservato non , azienda dolciaria con una ai bi
ai biscotti con Doria abbiamo la linea di prodotti salati: il cracker Doriano è il terzo cracker d’Italia, ma nell’area geografica delle Venezie e dell’Emilia-Romagna è il più acquistato. Doriano ha delle caratteristiche straordinarie ed è l’unico prodotto in Italia che ha una ricetta diversa dagli altri, che lo avvicina di più al pane, è molto gustoso e chi lo prova difficilmente lo lascia. Abbiamo ampliato l’offerta di Doriano con nuovi gustosi minicraker alle olive e al pomodoro ma anche con proposte più leggere come i cracker con farina di riso e germe di grano o con farina integrale e germe di frumento.
Doria oggi quanto conta per Bauli? In questi anni siamo cresciuti con Doria del 20% ogni anno, abbiamo avvicinato tantissimi nuovi consumatori ai prodotti classici e a quelli nuovi. Doria è un marchio storico che conta moltissimi giovani consumatori, l’apprezzamento dei genitori si trasmette ai figli che si fidelizzano a loro volta. Oltre
Tornando al marchio Bauli: quali altri prodotti sviluppate? Abbiamo voluto realizzare una merenda che fosse davvero adatta ai bambini perché Bauli è una marca molto vicina ai bambini e da loro molto amata. Abbiamo osservato che molte merende presenti sul mercato non sono proprio studiate per i bambini, ma sono state indirizzate verso questo target con la comunicazione. Bauli, lavorando, studiando e osservando linee di produzione particolari presenti in altri paesi del mondo, ha fatto nascere i Morbidi Amici, probabilmente l’unica merenda
in Italia pensata e progettata appositamente per i bambini nella globalità di forma, sostanza, gusto, morbidezza e peso (livello nutrizionale, quantità di confettura). Il grande successo dei Morbidi Amici costringe la fabbrica a turni di 24 ore su 24, compreso il sabato e tra non molto sarà attiva un’altra linea produttiva.
Siete soddisfatti di questo successo? Sì, molto. Ci sono altre idee a cui si lavora con la stessa dedizione che poi non hanno lo stesso successo, perciò quando un prodotto funziona ti ricompensa anche degli sforzi che hai fatto in altre direzioni.
Un prodotto più adulto è invece Nuvelle… Sì, con Nuvelle ci rivolgiamo ad un altro target di consumatori: le donne particolarmente attente all’alimentazione. Non è stato facile perché sul mercato ci sono molti prodotti che prospettano grandi risultati, spesso in modo poco realistico, e nel consumatore si è generata una giusta diffidenza. Questa merenda è preparata con olio di oliva extravergine e si propone con un 40% in meno di grassi saturi, una caratteristica che il pubblico femminile in particolare apprezza.
Quali sono i “numeri” dell’azienda? Bauli ha
un ricavo netto pari a 415 milioni di euro, abbiamo 1.000 dipendenti fissi a cui si aggiungono 1.000 lavoratori stagionali nei periodi delle ricorrenze, con una media di gruppo di 1.500 dipendenti.
Quindi la crisi economica non vi ha toccato? Facendo gli scongiuri, siamo un’azienda che cresce. La nostra visione è lo sviluppo dell’azienda nel mondo dei prodotti continuativi dove abbiamo ancora molto da fare. Possiamo dire che siamo appena agli inizi del nostro sviluppo.
Bauli ha acquisito anche Motta: i due brand non rischiano di entrare in concorrenza?
L’acquisizione di Motta, avvenuta due anni fa, ha aggiunto nuovo business nell’area della ricorrenza. Stiamo lavorando per accrescere la sua dignità di marca e la sua offerta. Questa azienda e i suoi prodotti sono sicuramente vicini alla nostra filosofia aziendale e stiamo sviluppando il marchio dandogli contenuti e prodotti con una loro distinguibilità. Bauli e Motta non si sovrappongono ma ogni marca tende a caratterizzarsi sempre di più e ciascuna ha ed avrà un proprio percorso di sviluppo. Per Motta vediamo un futuro nei prodotti da ricorrenza, nel cioccolato e poi, perché no, anche nei prodotti continuativi. Bauli, Doria e Motta



sono tre grandi brand, con grandi possibilità di crescita, una grande storia, un grande fascino e un rapporto di affetto con i consumatori.
Dove vengono distribuiti i vostri prodotti? Naturalmente su tutto il territorio italiano e all’estero, siamo presenti in quasi tutti i paesi del mondo.
Come avete affrontato gli aumenti delle materie prime? Questo è un tema estremamente complesso e delicato. I mercati in cui noi operiamo sono abbastanza grandi, parliamo di milioni di quintali di prodotti con una grande penetrazione in famiglia, per cui è difficile ipotizzare che possano crescere ancora molto. Questi mercati poi sono fortemente competitivi e caratterizzati da una grande pressione promozionale: non esiste un volantino in cui non siano presenti un biscotto o una merenda. Ciò significa una pressione commerciale forte che si traduce in una contribuzione commerciale molto contenuta. Quindi se si vuole combattere in questi mercati è necessario veicolare grandissime quantità affinché i piccoli margini unitari possano sostenere anche investimenti in comunicazione oltre che lo sviluppo e la gestione dell’azienda. Nel momento in cui ci sono incrementi delle materie prime, questi difficilmen-










te possono essere assorbiti dall’azienda produttrice, proprio perché i margini con cui si lavora sono molto contenuti. Gli aumenti degli ultimi mesi stanno impattando duramente sul conto economico dell’azienda. Prima o poi saranno inevitabili aumenti che arriveranno al consumatore. Il mondo delle materie prime è un mondo in fermento perché negli ultimi 3-4 anni 5-600 milioni di abitanti nei paesi in via di sviluppo hanno accresciuto i loro consumi raggiungendo un migliore livello di benessere. La richiesta di materie prime proviene da questi paesi in misura maggiore rispetto a prima e quindi per la legge della domanda/offerta i prezzi stanno aumentando. Non si tratta dunque di un aumento congiunturale ma strutturale. Non si tornerà più indietro e di ciò occorre prendere atto affinché non si inneschi un conflitto tra chi produce e chi distribuisce, poiché è volontà di tutti proteggere il potere di acquisto del consumatore.



Arriviamo al vending. Come mai ha scelto di sviluppare anche questo canale? All’inizio della nostra avventura nei prodotti continuativi non c’erano ancora risorse per la comunicazione e il canale vending poteva darci la possibilità di far conoscere e assaggiare le nostre novità a persone che poi le avrebbero ritrovate sugli scaffali del supermercato. Abbiamo adeguato le nostre confezioni e gli imballi alle esigenze di questo canale, ad esempio per i croissant si è voluto il packaging stampato in quadricromia con tutte le informazioni, poi utilizzato per in tutte le confezioni e questo ha aiutato la sua diffusione e la sua conoscenza.





I risultati sono stati buoni? Sì, il vending ci sta dando molte soddisfazioni. Devo dire che all’inizio la richiesta di un prezzo basso era un requisito fondamentale per entrare, poi abbiamo superato questo scoglio quando il settore ha iniziato a guardare sempre di più alla qualità dei prodotti erogati. Quest’anno abbiamo venduto nella DA quasi 50 milioni di confezioni. Il prodotto più venduto è il croissant, seguito dalla monoporzione di cracker e da Doricrem , i frollini farciti alla crema.


Quante referenze Bauli ci sono attualmente per il vending? Croissant Soffice Sfoglia, Croissant Cuor di Cacao, Croissant Voglia all’Albicocca, Bucaneve stick da 4 biscotti, Bucaneve alle gocce di cioccolato stick da 4 biscotti, Cracker Doriano porzione da 29 grammi, Jumbonetti in 3 versioni: prosciutto, salamino

piccante e wurstel. In tutto circa 10-12 referenze.
Cosa pensa dei risultati ottenuti? Quando i dati hanno segno positivo si è sempre contenti, poi ci si chiede quali siano le opportunità ancora da cogliere e siamo convinti che il vending ci darà altre grandi soddisfazioni con prodotti che vedranno la luce in futuro e che ben si presteranno a questo canale.
Bauli intende investire nel vending? Sì, lo facciamo anche con attività promozionali in diversi momenti dell’anno, promozioni riservate a questo canale; inoltre, ogni volta che produciamo un nuovo prodotto valutiamo sempre se c’è la possibilità di veicolarlo nel vending.




Cosa dovrebbe fare secondo lei il settore per essere ancora più efficiente? Guardo positivamente la tendenza degli operatori del vending a perseguire la qualità di prodotto, mi fa piacere perché lavoriamo anche noi per la qualità e non vi è dubbio che questa è la strada giusta. Nel momento in cui ci alziamo dal posto di lavoro per un break lo facciamo per bisogno di un momento di pausa, quindi la consumazione deve essere gratificante, e solo la qualità può garantire questa soddisfazione.
Bauli sponsorizza la Federazione Italiana Nuoto: com’è nata questa partnership? È nata nel momento in cui ci siamo indirizzati verso merende sane, in particolare il croissant, che credo non venga percepito come una merendina da demonizzare. Abbiamo quindi voluto sottolineare la nostra attenzione all’alimentazione sana legandoci ad uno sport sano, il nuoto. È uno sport completo, che mette in moto tutti i muscoli, che non conosce episodi di doping, che viene praticato in modo anche non competitivo e dai bambini fin dai primi mesi. L’immagine del nuoto come sport sano è una certezza, una verità e il nuoto come sport sposa perfettamente i nostri prodotti e i valori della nostra azienda.
Obiettivi futuri per il vending? Vorremmo vedere nei distributori automatici tutti i nostri prodotti, anche quelli che lanceremo. Il vending ci piace perché ci ha aiutato a far conoscere i nostri prodotti quando li abbiamo lanciati. È un canale in cui si lavora bene e Bauli è una delle aziende che lo ha riconosciuto come interessante fin dai primi anni e riteniamo sia importante che vada da tutti riconosciuto come tale. rimi tut






















L’eleganza, la sintesi delle forme e la cura nelle finiture, fanno dei prodotti FAS segni unici e distintivi. Il mondo del Vending, rappresentato in modelli compatti ed essenziali, disponibili nella versione Silver e Black.







Torrefattori


tacreM o d e l V ending T o r refatt o r i
Covim Spa è una storica torrefazione genovese che da molti anni ha investito notevoli risorse e impegno nel settore del vending tanto che oggi, in virtù dei grandi risultati ottenuti, è diventato il suo mercato di riferimento, sia in produzione che in valore. Pilastro della filosofia aziendale Covim è l’attenzione alla qualità del prodotto , motivo di orgoglio e di successo nei momenti di congiuntura economica favorevole e valore irrinunciabile nei periodi di recessione generale, come quel-
lo recentemente affrontato che ha coinvolto consumi e marginalità degli operatori del settore.
In occasione dell’ultima Assemblea Generale annuale CONFIDA, la nostra redazione ha incontrato Claudio Picci , che, insieme al socio Luca Solari, ricopre la carica di amministratore delegato di Covim Spa , per confrontarsi con lui sulla situazione attuale della torrefazione e per parlare dei progetti futuri dell’azienda.
Sono passati circa due anni dall’ultima intervista che ci hai rilasciato e la situazione del mercato è molto cambiata: da un momento di euforia per il settore siamo passati alla crisi congiunturale e all’aumento del prezzo del caffè. Come avete vissuto in azienda questo periodo? Nonostante la crisi
del 2008, grazie all’acquisizione di nuova clientela siamo ancora riusciti a conquistare nuove quote di mercato, tanto che possiamo stimare in circa il 25% la quota da noi detenuta sul mercato nazionale del caffè in grani per il vending nel 2010. Purtroppo a cominciare dallo scorso anno alle difficoltà congiunturali si è aggiunta quella causata dal forte rialzo della materia prima e pur rinunciando a buona parte della nostra margina-



lità nel 2011 abbiamo perso qualche posizione in quanto alcuni operatori, anche di grande dimensione, hanno preferito accettare miscele di caffè meno qualificate a minor prezzo. Dopo 20 anni di continua crescita, abbiamo volutamente rinunciato, a malincuore, ad alcuni clienti a vantaggio di chi continua a condividere con noi i valori della qualità e del servizio. In questo periodo si è anche concretizzato il nostro progetto per

la produzione e commercializzazione di capsule di caffè, grazie al quale abbiamo oggi più che raddoppiato la nostra quota di mercato nell’area OCS.
Il 2010/11 è stato un periodo difficile anche per voi? Dopo un ottimo 2009 abbiamo avuto un 2010 in cui, confermato un livello alto in termini di volumi, abbiamo cominciato a risentire dell’aumento dei prezzi del caffè e dei riflessi negativi della congiuntura sugli operatori del settore. Come ripeto, la scelta di continuare a mantenere il nostro livello qualitativo ha comportato la rinuncia a qualche vendita. Questa decisione ci è costata in termini di volumi e di marginalità, perché i prezzi del caffè sono continuati ad aumentare, ma molti di coloro che hanno provato a cambiare per miscele di caffè più economiche si stanno ricredendo della loro scelta e stanno tornando da noi rendendosi conto che offrire un prodotto di qualità con un servizio d’eccellenza è l’unica strada per lavorare continuativamente.
Quali strategie sta adottando Covim per ampliare il suo mercato? Negli anni passati, in cui abbiamo ottenuto risultati eccezionali per crescita di volumi e fatturato, abbiamo continuato ad investire in nuovi impianti per la produzione di caffè in grani e porzionato. Oggi disponiamo di una notevole capacità produttiva, di un laboratorio per il controllo della qualità, di personale tecnico e commerciale esperto e di una rete distributiva che ci permette di essere presenti su tutto il territorio nazionale in modo capillare. In seguito a questa forte crescita è stato indispensabile iniziare ad investire in comunicazione ed è proprio in questo campo che contiamo di dirigere i nostri sforzi per sensibilizzare il consumatore e motivare la nostra rete di vendita.
La cialda in carta ha grandi potenzialità al Sud, ma credi possa trovare nuova vitalità anche nei mercati del Nord Italia? Spero possa trovare nuovo slancio anche nel Nord Italia grazie al suo bassissimo impatto ambientale: oggi si chiedono capsule biodegradabili e la cial-
da in carta è sicuramente la soluzione migliore in questo senso.
In questo periodo come si è sviluppata la vostra attività all’estero? Le esportazioni hanno subito un rallentamento nella fase congiunturale negativa appena trascorsa, attualmente stiamo notando una certa ripresa dei consumi, soprattutto per quanto riguarda il caffè in grani e in particolare nei paesi dell’Est.
Oggi all’estero quali sono i vostri paesi di riferimento? Bulgaria, Francia, Portogallo, Romania, Russia, Ucraina e Slovenia sono i paesi in cui esportiamo di più, ma abbiamo anche richieste crescenti da Spagna e Nord Africa. È significativo che anche le nostre esportazioni riguardino maggiormente il mercato del vending, segno che il buon lavoro fatto in Italia ci sta premiando anche a livello europeo.
In questo periodo gli aumenti del caffè vi hanno costretti a maggiorare il costo del


vostro prodotto: come vi ha risposto il mercato? Stiamo attraversando un periodo difficile per il settore e tutta la filiera. I prezzi praticati al consumo non permettono di assorbire le impennate di tutte le materie prime, per cui gli operatori tendono oggi a fare molta resistenza ai nostri aumenti anche se sono stati solo parziali rispetto all’aumento reale del costo della materia prima. Infatti le quotazioni del caffè robusta a Londra sono passate da circa 1.200 dollari alla tonnellata nel mese di marzo del 2010 fino a quasi 2.600 dollari a maggio del 2011 e gli arabica quotati alla borsa di New York da circa 130 cents per libbra a oltre 300 nello stesso periodo. Questi livelli non si vedevano da tempo, tanto è vero che gli arabica hanno raggiunto i massimi da 34 anni. Le tensioni economiche, la speculazione finanziaria internazionale e l’ingresso dei fondi speculativi nel nostro mercato, stanno generando incertezza e disorientamento anche per noi produttori. Comprendere queste dinamiche e adeguarsi alle nuove regole del mercato globale non sarà certo cosa facile.
Continuate a sviluppare in Italia gli accordi di distribuzione dei vostri prodotti? Per la distribuzione dei nostri prodotti oltre che al rapporto diretto con le società di gestione distribuite sul territorio ci avvaliamo anche della collaborazione delle maggiori rivendite e delle agenzie di importanti fabbricanti di macchine free standing e OCS; in tal modo riusciamo a raggiungere capillarmente tutti gli operatori che
intendono utilizzare le nostre miscele di caffè sia in grani che in cialde/capsule offrendo il più possibile un servizio particolareggiato su tutto il territorio nazionale
Nel futuro di Covim è prevista la produzione di una capsula auto-protetta? Siamo in contatto con alcune aziende per lo studio di un sistema auto-protetto da poter utilizzare con le macchine per l’OCS e free standing. Crediamo che la capsula auto protetta sarà utilizzata sempre più in futuro non solo nel canale vending ma anche nell’Ho.Re.Ca e nel consumo domestico, per cui potrebbe diventare strategica per tutti i
nostri mercati


I problemi legati alla fornitura del crudo vi hanno costretto a cambiare qualche miscela? Pur sacrificando qualche vendita, siamo riusciti a mantenere inalterati i prodotti. Covim posside una gamma di miscele per ogni canale di mercato presidiato, ossia vending, Ho.Re.Ca. e GDO. Abbiamo mantenuto le stesse percentuali per quanto riguarda le singole origini nelle diverse miscele. Alcuni clienti si sono semplicemente spostati verso la miscela meno costosa, ma comunque composta da caffè robusta selezionati dalle migliori origini che conferiscono un gusto morbido e cioccolatoso, dalla spiccata cremosità e che costituiscono la base delle nostre miscele in grani nel vending. Questo permette al cliente di risparmiare qualche centesimo senza compromettere la qualità.
Oggi quale dovrebbe essere il prezzo corretto di un chilo di caffè? Per avere la giusta marginalità, una buona miscela a partire da una base di robusta 100%, non dovrebbe essere venduta a meno di 5,00 €. Attualmente si stanno
facendo grossi sacrifici per dare una mano all’intero settore, ma scendere sotto certi livelli di prezzo con una miscela buona e costante è assai difficoltoso.
Come si può decidere di interrompere la fornitura di un determinato caffè, solo basandosi su un aumento di prezzo ampiamente giustificato? In effetti quello che mi stupisce è che parliamo tutti di qualità, di dare valore al settore, quindi di mantenere un certo livello di prezzo, mentre in pratica molti operatori continuano a praticare prezzi bassissimi e noi stessi attori della filiera concediamo alle volte ai gestori condizioni che non hanno ragione di esistere. In questo modo stiamo rovinando il mercato del vending con le nostre stesse mani. Ritengo che ci sia bisogno di trovare il coraggio di rinunciare a qualche vendita e di dare davvero il giusto valore ai nostri servizi, ai nostri prodotti e a tutto il mercato. Credo che questo modo di pensare potrà dare dei risultati positivi nel lungo termine.
A tuo parere i vecchi clienti sono stati penalizzati dal fatto di aver cambiato caffè per risparmiare? Cambiare miscela di caffè per risparmiare alcuni centesimi per chilo alla fine non sempre è un affare. Questo mio pensiero è rafforzato dal fatto che molti clienti che ci avevano sostituito con altri fornitori per motivi di prezzo ora stanno tornando ad acquistare i nostri prodotti.
Avete sempre dato importanza alla comunicazione partecipando alle fiere, organizzando road show e realizzando importanti campagne pubblicitarie nazionali. Pensate che quello attuale sia un momento difficile per continuare ad investire? Consideriamo gli investimenti in comunicazione tra le nostre priorità. Da molto tempo partecipiamo alle principali fiere di settore sia in Italia che all’estero come Venditalia, il SIC (Salone Internazionale del Caffè) e Vending Paris. Negli ultimi anni abbiamo anche effettuato road show in collaborazione con alcuni nostri rivenditori: in Sicilia assieme a



Vending Service, in Lombardia assieme a Systema Vending e in Piemonte con Agnelli Piero Srl e Torino Vending Srl. Recentemente siamo stati sponsor principali della Vending Cruise in cui abbiamo organizzato il nostro evento denominato “Covim Time”. Ovviamente continuiamo anche a sostenere la presenza nelle riviste di settore. Lo scorso anno abbiamo realizzato la prima campagna di comunicazione a livello nazionale con una massiccia presenza sui principali quotidiani nazionali e su Radio 24: i risultati sono stati incoraggianti, la campagna era mirata a promuovere il consumo delle nostre capsule negli uffici e in poco tempo abbiamo visto aumentare notevolmente le richieste dalla rete distributiva. Questo genere di pianificazione pubblicitaria richiede notevoli risorse finanziarie e in un momento congiunturale come questo bisogna stare molto attenti; cercheremo di continuare sulla strada della crescita anche in questo difficile momento cercando di non sprecare risorse inutili e di avvalerci come in passato dell’impegno di tutto il personale addetto all’azienda, dai proprietari/


dirigenti ai responsabili commerciali e tutto il personale tecnico e amministrativo.
Dall’ultima intervista ci sono stati dei cambiamenti anche all’interno del management Covim, sono stati nominati due nuovi amministratori delegati: Claudio Picci e Luca Solari. Come ha reagito la nuova generazione di fronte ad una situazione del mercato così complessa? I passaggi generazionali sono sempre difficili, ma il mio socio Luca Solari ed io già da tempo ricoprivamo alcune delle funzioni proprie del ruolo di amministratore delegato in azienda, vorrei però ringraziare tutti i miei soci per averci conferito fiducia; dai fondatori dell’azienda tutt’ora operativi come Federico Solari e papà Osvaldo (rispettivamente presidente e amministratore delegato) agli altri soci/ dirigenti come Paola Macoggi, Federico Solari jr. e il responsabile di produzione Marco Baglioni. Come si può notare “la vecchia guardia” è comunque sempre presente e ritengo questo un fattore fondamentale perché loro sono portatori di un notevole bagaglio di esperienza, particolarmente utile per superare momenti difficili come questo. Ciascuno di noi nel suo ambito sta operando con serietà e impegno e cercheremo di continuare su questa strada.
Il vending continua ad essere il mercato di riferimento di Covim a livello di volumi e di fatturato? Oggi il vending rappresenta per volumi e fatturato la quota più importante dei nostri canali di mercato, grazie anche agli investimenti effettuati sino ad oggi. Ma resta sempre fondamentale la presenza nel canale bar e nonostante anche qui la congiuntura negativa abbia fatto sentire i suoi effetti siamo riusciti a mantenere le nostre quote di mercato. Anche la presenza nella GDO non viene trascurata e per il momento stiamo operando con soddisfazione anche mediante la realizzazione di prodotti a marchio; tuttavia è possibile che attraverso i programmi di comunicazione in atto possa aumentare la quota di Covim anche in questo grande mercato.











DNV Business Assurance certifica il sistema di gestione ambientale della sede milanese di PepsiCo Beverages Italia S.r.l.
Dopo lo stabilimento produttivo di Scorzè (VE), PepsiCo Beverages Italia S.r.l. conclude il processo volontario di certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 anche dell’headquarter di via Tiziano a Milano
Il certificato arriva al termine di un complesso processo di verifica da parte dei tecnici di DNV Business Assurance / uno dei principali enti di certificazione indipendente a livello mondiale / e conferma l’efficienza e l’affidabilità
del sistema di gestione ambientale della sede PepsiCo e in particolare l’impegno concreto dell’azienda nel minimizzare l’impatto ambientale dei propri processi e servizi
Nella sede milanese risiedono le direzioni amministrativa, commerciale e marketing in relazione alle attività di produzione, distribuzione e commercializzazione di bevande analcoliche.


Massimo Ambrosini, presidente e amministratore delegato di PepsiCo Beverages Italia, ha spiegato: “La scelta di certificare ISO 14001 anche la nostra sede di Milano conferma l’impegno concreto di PepsiCo verso i temi ambientali. Siamo convinti che un approccio serio e progettuale verso questi temi sia il più efficace per il raggiungimento di risultati sensibili nel medio e lungo periodo”.
La Sostenibilità dell’Ambiente è uno dei pilastri della visione di PepsiCo. In linea con la “Carta dei valori” del gruppo, PepsiCo Italia pone l’attenzione verso le persone, rispettando l’ambiente e minimizzando l’impatto delle proprie attività.
Per quanto riguarda l’headquarter milanese, i principali obiettivi oggetto della certificazione sono sensibilizzare i dipendenti e fornitori esterni nell'utilizzo di materiali non inquinanti e mettere in pratica buone prassi che possano impattare positivamente sui fattori ambientali
Altro punto su cui PepsiCo intende lavorare è la mobilità dei dipendenti. È stato calcolato che la mobilità casa–lavoro dei dipendenti PepsiCo comporta la produzione giornaliera di 174 kg di CO2: per ridurre questo quantitativo è in programma una convenzione con ATM per incentivare l'utilizzo dei mezzi pubblici. PepsiCo sta inoltre studiando la possibilità di una progressiva sostituzione del parco auto aziendale a gpl


La certificazione dell’headquarter a Milano chiude un percorso PepsiCo iniziato lo scorso anno con la certificazione dello stabilimento di Scorzé. La certificazione anche in questo caso ha obiettivi ambiziosi come:
> L’applicazione di standard interni di gestione che ricerchino e promuovano il miglioramento continuo dell’impegno per l’ambiente, mirando sempre alla prevenzione dell’inquinamento.
> L’ottimizzazione dell’impiego di ri-
sorse naturali, in modo da ridurre al minimo il consumo di energia e acqua.
> Il monitoraggio costante delle proprie performance ambientali, privilegiando logiche di riutilizzo e riciclo delle risorse attraverso:
1 Il costante monitoraggio dei consumi al fine di ottenere una riduzione integrata dei consumi di risorse; ad es: nello stabilimento di Scorzè nel 2010 vs l’anno 2009 è stato raggiunto un saving per litro di prodotto finito pari al 10,6% di acqua; 3,1% di elettricità e 4,6% di gas riducendo l’emissione di CO2 di circa 25 tonnellate: l’equivalente assorbito da circa 600 alberi.

2 La raccolta differenziata con l’impiego degli appositi contenitori.
3 La valutazione dell’acquisto di materiale riciclato per le attività d’ufficio.
4 La valutazione dell’acquisto di prodotti con il marchio “Ecolabel”.

5 La sensibilizzazione ai fornitori e dipendenti ad operare in conformità alla politica ambientale aziendale.





Gabriela Rivieccio è il nuovo direttore marketing PepsiCo in Italia con la responsabilità della strategia marketing per l’intero portfolio aziendale che comprende Pepsi Cola, Gatorade, Lipton Ice Tea, Pepsi Twist, Pepsi Light, Pepsi Boom, 7up, Slam, Tropicana, Looza, Acqua Eva e cereali Quaker. Rivieccio, 33 anni, italo messicana, studi in Messico e negli Stati Uniti, è laureata con MBA in Business Administration and Foreign Affairs. Da oltre 11 anni si occupa di beni di largo consumo nei settori più diversi dal consumer health care, il farma e i prodotti freschi, lavorando per aziende come J&J, Boehringer Ingelheim e Danone dove è rimasta per oltre 7 anni, gli ultimi 4 a Barcellona,
come Global Marketing Manager per un brand internazionale di grande successo.
“Sono veramente felice della possibilità che PepsiCo mi ha offerto / ha commentato Rivieccio / un’esperienza che mi permetterà di crescere professionalmente e un traguardo a cui aspiravo da tempo. PepsiCo è una realtà che ho sempre ammirato; gestire un così importante portfolio prodotti è una grossa responsabilità e una sfida”.




La nomina di Gabriela Rivieccio testimonia come tra i principali obiettivi PepsiCo ci sia la valorizzazione dei talenti soprattutto femminili. Infatti, attrarre e motivare le migliori risorse femminili, creando un posto di lavoro davvero eccellente (l’azienda per il terzo anno consecutivo è Great Place to Work e Top Employers) è uno dei valori che guida le politiche PepsiCo nella propria visione Performance with Purpose. Attualmente la presenza delle di donne in PepsiCo Italia si attesta intorno al 40% della popolazione aziendale, un ottimo risultato soprattutto se confrontato con il 30% del 2008 e il confronto di settore.





Lavazza, nell’ambito della partnership con il torneo di tennis di Wimbledon, ha creato la più grande caffetteria al mondo: dal 20 giugno al 3 luglio 2011, durante il più celebre torneo di tennis, ha servito circa un milione di caffè, regalando l’esperienza di un autentico espresso italiano agli oltre 600.000 appassionati venuti da tutto il mondo.












Un totale di oltre 200 macchine utilizzate da uno staff di circa 600 persone in 60 punti di servizio: questo è quanto ha previsto l’operazione logistica orchestrata con estrema precisione dalle sedi italiana e inglese di Lavazza presso l’All England Lawn Tennis and Croquet Club (AELTC).
L’intero staff di 600 persone è stato composto da baristi professionisti Lavazza e addetti che


hanno seguito uno specifico corso di formazione organizzato dal personale Lavazza dei Training Center di Torino e del Regno Unito.
L’Innovation Center Lavazza ha creato, inoltre, due nuove ricette esclusive per il torneo: Lavazza Iced Latte e Lavazza Amaretto Espresso. È stata proposta anche una gamma completa di bevande a base d'autentico espresso italiano





come il caffè macchiato, il cappuccino, il latte macchiato e il caffè filtro, disponibili anche in versione decaffeinata. Al Baseline Café, la caffetteria principale del circuito, è stata servita l’intera gamma di prodotti Lavazza, dai classici italiani a base d’espresso alle specialità Lavazza calde e fredde, compresi Choco Cremespresso e Mokaccino (caldi), Cremespresso e Espresso Granita (freddi).


Monica Balocco, Direttore Marketing Lavazza Away From Home e responsabile del progetto Wimbledon, ha commentato:
“Abbiamo lavorato molto per offrire una straordinaria esperienza espresso durante tutto il torneo di Wimbledon.
Dalla qualità del caffè, alle ricette innovative, fino al design originale dei punti di somministrazione e alla
maestria dei baristi: tutto è stato studiato per essere certi di proporre agli appassionati di tennis presenti un esempio di eccellenza.
Vivendo il Torneo giorno dopo giorno abbiamo potuto toccare con mano la magia di Wimbledon, il tempio mondiale del tennis e i tanti complimenti che abbiamo
ricevuto per la qualità del nostro caffè ci hanno riempito di orgoglio”.
Anche i 3.000 giornalisti internazionali accreditati hanno avuto modo durante il torneo di gustare un ottimo caffè Lavazza al Broadcast Café
Le 21 strutture d’accoglienza aziendali, inoltre, sono state attrezzate con macchine Lavazza A Modo Mio, icona autentica tra le macchine da caffè per uso domestico, proposta nell’edizione limitata Wimbledon.






Lavazza è una delle aziende preferite a Londra, dove è un marchio leader con il 14% della quota del mercato del caffè tostato nella regione.
A partire dal 2011 Lavazza sarà per tre anni il caffè ufficiale dei campionati di tennis di Wimbledon . L’accordo si inserisce nell’ambito di una strategia di internazionalizzazione dell’azienda e della marca italiana, simbolo dell’autentico espresso italiano nel mondo.













































Ricette anti-crisi> 49
Pubblicità ed Effetti sul Mercato> 57
S p e c i a l


Nel corso dell'incontro, organizzato dal Gruppo 24 ORE, tenutosi lo scorso 30 giugno 2011 a Milano, alcuni esperti e rappresentanti del mondo aziendale hanno affrontato il tema della ripresa, interrogandosi sulle conseguenze della crisi che circa tre anni fa ha colpito tutte le economie mondiali e di cui ancora oggi possiamo avvertire le conseguenze: basti pensare che nel 2010 il nostro paese ha conosciuto una crescita dell'1%, contro percentuali sensibilmente più alte registrate in altre nazioni europee. Durante i lavori sono state messe in luce le strategie adottate da diversi comparti dell’economia italiana per reagire alla recessione economica nonché gli strumenti utilizzati dalle imprese per superarla.
> Le strategie per conseguire risultati vincenti
Paolo Genco, Presidente Camst (cooperativa leader nella ristorazione italiana, la maggiore a capitale italiano, presente in tutti i settori della ristorazione nel Centro e nel Nord del Paese) nella sua relazione introduttiva dal titolo “Le strategie per conseguire risultati vincenti”, ha spiegato come la crisi abbia inciso sulla contrazione di alcuni business di Camst e in che modo l'azienda abbia affrontato e superato la congiuntura sfavorevole.

“Il triennio di crisi economica 2008/2011 ha pesato e pesa ancora sui mercati, compreso quello della ristorazione. Dopo una lunga fase recessiva la produzione industriale ha mostrato recentemente qualche segnale di ripresa, ma questo riguarda soprattutto le aziende con una vocazione all’export, quindi solo una parte del sistema produttivo. I consumi interni sono calati costantemente e le difficoltà della finanza pubblica hanno avuto come risposta politiche limitate ai tagli, che anziché incoraggiare limitano gli spazi di ripresa. Il gruppo Camst ha affrontato la situazione con alcune misure che hanno permesso di reagire, ma ha accusato il colpo di un mercato più povero, con un numero crescente di competitor poco propensi al rispetto delle regole: tutti elementi, questi, che hanno provocato una serie di criticità non trascurabili. Alla riduzione del tasso di crescita nei diversi segmenti del mercato e del fatturato (-10 milioni rispetto al 2009) si è aggiunto il calo della redditività a causa della debolezza della domanda e dei prezzi di vendita, che non hanno potuto assorbire fenomeni come la ripresa inflazionistica e le recenti dinamiche contrattuali. Camst ha conosciuto il ridimensionamento della sua tradizionale crescita occupazionale e per la prima volta è ricorsa agli ammortizzatori sociali, mettendo in cassa integrazione alcune decine di lavoratori. Siamo d’accordo con Confindustria quando dice che gli imprenditori sono da soli, costretti ad arrangiarsi in una fase economica estremamente complessa. C’è divario tra la politica e la fatica quotidiana nel far quadrare il bilancio senza compromettere occupazione, investimenti il patrimonio, cioè sviluppo e futuro delle aziende. Camst è riuscita comunque a crescere, anche grazie a 30 milioni di euro in investimenti, che ci consentiranno di essere pronti quando il motore economico ripartirà. Se un’impresa come la nostra riesce ad affrontare una crisi lunga e duratura come questa, significa che il merito non è solo di un management capace, ma anche di una cultura che crede nella solidità materiale e morale dell’impresa, che ci ha conferito credibilità, una credibilità che ha portato nuovi investitori. Il circolo virtuoso si è espresso anche nella capacità di dare gambe alla grande intuizione strategica della diversificazione, la cui utilità è particolarmente apprezzabile in questi anni di mercato stagnante. Camst è esempio vivente di come si possa applicare la filosofia cooperativa e di come la si possa attuare nel concreto conciliando le esigenze dell’impresa con le attese individuali dei soci, due aspetti non sempre coincidenti.
Guardare avanti vuol dire quindi capacità di fare buoni investimenti, stando attenti a sbagliare il meno possibile e questa regola vale per tutte le imprese”.


La case history di Camst, simile all’esperienza di molte imprese italiane, ha dato il via ad una vivace discussione sul tema con la tavola rotonda “Quali strumenti hanno adottato le imprese per superare la crisi?” . Il momento di confronto ha ospitato docenti universitari e rappresentanti di importanti realtà industriali, enti pubblici e mondo bancario che hanno apportato il proprio contributo illustrando il loro punto di osservazione della crisi.

La ripresa passa dalla riduzione del carico fiscale
“Per uscire dalla crisi bisogna innovare e diversificare l’attività e i rischi, introdurre innovazione di prodotto e di processo, ridurre i costi anche attraverso l’allargamento dei capitali” - ha esordito Giulio Sapelli, professore di Economia Politica dell’Università degli Studi di Milano, che ha proseguito: “Un paese non può crescere quando il carico fiscale supera il 40%, la storia lo insegna”
Sapelli ha ricordato che una riduzione passa da tagli selettivi, poiché quelli lineari non sono efficaci e che “bisogna detassare il lavoro e avere un po’ più di coraggio nella negoziazione con l’Europa, attuare una politica fiscale coraggiosa, di shock ed essere pragmatici, avere un pensiero complesso ed un’execution semplice”
Il professore ha poi concluso: “Si possono coniugare mercato e sussidiarietà, c’è posto per tutti, ma serve una manovra articolata. Il patrimonio industriale di questo paese è l’insieme delle medie imprese, che sono la base per una crescita significativa: dobbiamo avere più coraggio, più fiducia nel lavoro, sia dirigenziale che operaio”
Mancanza di strumenti per regolare e tutelare il mercato
Osservatori privilegiati della realtà imprenditoriale sono gli istituti di credito, spesso ago della bilancia nel determinare lo sviluppo o la stasi di un’attività.
A dare il proprio contributo come rappresentante dell’universo bancario nazionale è intervenuto Giorgio Barbolini, Responsabile Ufficio Relazioni Large Corporale di Banca Popolare dell'Emilia Romagna, che ha posto l’accento su un difetto del mercato: “Non esistono ricette anticrisi, secondo la nostra esperienza. La nostra è una banca commerciale, quindi legata a doppio filo alle aziende e questo è l’aspetto che ci caratterizza e ci ha fatto crescere, nei momenti di congiuntura favorevole. Oggi, anche alla luce della crisi mondiale, non esistono strumenti, regole che tutelino il mercato, con effetti sulle materie prime che aumentano, i cui nuovi costi ricadono sul prezzo finale quindi sul consumatore. Questo è il primo problema del mondo, perché non esiste la volontà di risolverlo”
Interrogato sull’andamento del mercato, Barbolini ha brevemente concluso: “In generale possiamo osservare una ripresa, i crediti si stanno svalutan-
do, quindi speriamo che si possa recuperare presto, anche se è difficile esprimere delle certezze”
Il concetto di cooperazione è stato ripreso e ampliato da Sandro Castaldo, professore di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università Commerciale Luigi Bocconi che ha dichiarato: “Noi italiani siamo bravissimi nella singolarità, la capacità dei singoli è universalmente riconosciuta, ma non siamo altrettanto bravi a lavorare insieme. Credo che partiamo da un presupposto di sfiducia verso l’altro. Però c’è anche un problema più generale, l’incapacità di fare sistema Mentre all’estero è il mondo del lavoro, dagli imprenditori alle associazioni di categoria, a dettare l’agenda di governo, in Italia mondo industriale e distribuzione non cooperano, non dialogano”
Secondo Castaldo, dunque, è necessario che i diversi soggetti dell’economia collaborino per presentare un programma unito. “Questa è la prima priorità. Fare sistema è essenziale: facciamo la pizza e il caffè più buoni al mondo, gli abiti più eleganti, ma il business della pizza e del caffè o dei capi d’abbigliamento lo fanno grandi aziende stra-

niere, capaci di realizzare un prodotto abbastanza buono, ma soprattutto bravi a portare il prodotto, a comunicarlo e distribuirlo”. Il problema, è la mancanza di unità nel perseguire un obiettivo che caratterizza l’impresa italiana, ma anche le associazioni. Castaldo ha poi proseguito: “Siamo troppo frammentati. Dobbiamo fare tesoro delle realtà di franchising, della piccola impresa, dell’associazionismo purché intesi in senso moderno, propositivo. È necessario industrializzare, avere la mentalità della grande impresa unendo le tante particolarità che sono alla base del tessuto socio-economico italiano”. Infine, ha ricordato Castaldo, bisogna puntare alle nuove tecnologie: “Sicuramente l’innovazione è importante, ma oggi il mercato si sta determinando sui social network, sui nuovi canali di comunicazione. Anche questo è un treno che sta partendo”
L’argomento è stato poi ripreso brevemente da Giorgio Barbolini, che ha osservato: “Si è parlato correttamente di filiera, di sistema. Io penso che il difetto maggiore degli imprenditori italiani sia la propensione all’individualismo estremo. ‘Fare rete’ è già molto difficile, ma mettere d’accordo dieci teste è complicato. Questo è un limite che può creare qualche problema”

Nuove abitudini di consumo, valore del marchio e del prodotto italiano
A rappresentare il punto di vista dell’impresa nel corso dell’incontro Lorenzo Potecchi, direttore generale vendite Nestlè Italiana, che ha portato l’esempio concreto della sua azienda per spiegare in che modo la nota multinazionale ha superato gli ultimi anni e guarda al futuro dopo la crisi. “Nestlè è una multinazionale con obiettivi e risultati sostenibili, siamo da sempre proiettati verso il futuro e questo ci ha posti in una situazione di vantaggio nel momento della crisi. La nostra azienda ha fronteggiato la recessione puntando sull’innovazione, ma anche aggiornando e ampliando il proprio portafoglio prodotti. Abbiamo dimostrato la capacità di coniugare innovazione di prodotto e benefici, praticità d’uso, nuove modalità di consumo per prodotti che, per le loro peculiarità, non sono cambiati nel corso del tempo, come ad esempio i gelati”. Potecchi ha poi ricordato il valore del marchio e dell’eccellenza italiana aggiungendo: “Nestlè è una realtà multinazionale ma anche fortemente locale, con una business unit in Italia che distribuisce prodotti tipicamente italiani e di grandi marchi nazionali, portati all’estero per il loro valore, da utilizzare come frecce al nostro arco nei momenti di crisi”
Con il suo intervento Giuliano Poletti, presidente Legacoop Nazionale, ha inserito all’interno della discussione un nuovo elemento, ovvero l’importanza delle risorse umane. Secondo Poletti, per riuscire a guardare oltre la crisi sono necessarie le riforme. “Mentre si litiga su cosa si dovrebbe fare, i problemi restano e per fare sistema bisogna agire concretamente. Serve un’idea, un sentire comune che muova tutti. Questa crisi è in primis la crisi che deriva da una distribuzione diseguale della ricchezza e noi, rappresentanti del mondo cooperativo, siamo convinti che la risposta più efficace sia una distribuzione più equa delle ricchezze, altrimenti l’economia stessa è destinata ad entrare in crisi. Ritengo sia importante avere in mente un modello di società e su quello misurare i comportamenti. Nell’ultimo periodo molti hanno salvaguardato gli interessi delle persone, il lavoro, hanno privilegiato i volumi, sacrificando un po’ di margini. Nel breve periodo questo modello senz’altro positivo è vincente, ma nel lungo periodo porta l’azienda alla fine, perché senza margini non c’è lavoro. Le
cooperative hanno preferito quindi agire con un occhio rivolto al futuro”. Poletti ha inoltre ricordato l’importanza dell’innovazione, intesa soprattutto come innovazione di idee e ha così spiegato: “Il primo passo da compiere è permettere ai giovani di entrare in azienda, anche nelle stanze in cui si prendono le decisioni. La Lega delle cooperative, sono orgoglioso di dirlo, è la prima in questo senso: abbiamo deciso che oltre il 10% (una percentuale destinata ad aumentare nel tempo) dei nostri dipendenti deve avere meno di trentacinque anni, perché quando parliamo di innovazione dobbiamo parlare innanzitutto di giovani”. Infine, Poletti ha concluso: “Va sviluppato un nuovo senso civico, un nuovo protagonismo sociale, bisogna rendere consapevoli i cittadini. Lo spirito cooperativo è l’unico che responsabilizzi i cittadini e li renda parte integrante e responsabile della vita della comunità, che diventa così più efficiente”
di uscita dalla crisi, è tenuta a confrontarsi: competitività del mercato, aumento dei prezzi, necessità di reinventarsi per sopravvivere. Le parole degli esperti, appartenenti ai diversi ambiti legati all’economia (impresa, ma anche banca e mondo universitario) ci lasciano alcuni interessanti spunti di riflessione e diverse indicazioni di cui fare tesoro: innovazione, investimento, valore, cooperazione per raggiungere gli obiettivi sono concetti con cui imparare a familiarizzare non solo a parole, ma attraverso gesti concreti.
La recessione ha interessato ogni settore dell’economia e il vending, seppure colpito indirettamente, non fa eccezione. Sono state toccate le questioni con cui oggi l’impresa italiana, che cerca strategie



Possiamo quindi concludere che, se per superare la crisi non esiste una vera e propria formula magica, il mondo dell’impresa, di cui il vending è un’importante attore, ha a disposizione molti strumenti per affrontare i cambiamenti e le turbolenze del mercato. enti urb



















































































> Ogni buon imprenditore si è interrogato sull’efficacia di una comunicazione per far conoscere la propria azienda, il proprio br and e per incrementare le vendite dei propri prodotti. Ma, tirate le somme, la pubblicità funziona davvero?
Per rispondere a questa domanda è necessario innanzitutto stabilire cosa si intende per pubblicità efficace e quindi stabilire qual è lo scopo che si intende raggiungere attraverso la comunicazione promozionale. Prendiamo ad esempio la pubblicità
commerciale classica.
Agli occhi di un utente (ad esempio un'azienda) una pubblicità efficace è senz’altro quella che porta guadagni, quindi il motivo per cui si investe denaro in uno spot televisivo o in un’inserzione su carta stampata è quello di vendere di
più il proprio prodotto.
Le aziende che continuano a pubblicizzare, investendo risorse nella comunicazione esterna indipendentemente dalla congiuntura economi-
ca hanno un vantaggio competitivo rispetto alle imprese che scelgono di tagliare i loro budget pubblicitari. Questa teoria è confermata da uno studio sui media b-to-b condotto dalla società statunitense Yankelovich Partners & Harris Interactive, secondo cui oltre l'85% dei dirigenti d'azienda è convinto dell’efficacia della pubblicità, in particolare in una situazione di recessione economica.
L’analisi rileva un altro aspetto molto interessante: le pubblicazioni e le fiere di settore, oltre ai banner su siti specializzati sono un ottimo investimento pubblicitario. In particolare, per quanto riguarda le riviste settoriali, la maggior parte degli imprenditori le ritiene affidabili e redatte utilizzando fonti attendibili, vicine al proprio business, ricche di informazioni utili, alle quali credere
Senza contare che le pubblicazioni on line e i siti internet sono la prima fonte di ricerca per coloro che operano all’interno di un settore, quindi un potenziale raccoglitore di contatti e un ideale spazio per la promozione. Allo stesso modo, la presenza in occasione delle fiere di settore contribuisce al successo di un’azienda che in questo modo si propone in un contesto di interazione e scambio con altre aziende. Spesso quindi, conclude lo studio, per restare al vertice del proprio mercato, è necessario che un’azienda comunichi attraverso siti web
specializzati, manifestazioni di settore e soprattutto riviste b-to-b, un piano sicuro per aumentare la consapevolezza, l’interesse e l’influenza sull’interlocutore nel momento dell’acquisto.
Risulta infatti evidente che, nonostante la congiuntura economica sfavorevole che ha caratterizzato gli ultimi anni, i dirigenti si sono appoggiati ai mezzi di informazione rivolti al settore anche per prendere importanti decisioni in termini di acquisti per la propria impresa.
Una pianificazione pubblicitaria ben impostata, ovviamente, genera un vantaggio competitivo di cui l’azienda godrà una volta uscita dalla fase stagnante del mercato rispetto a quanti sono rimasti a guardare. La maggior parte dei dirigenti, intervistata sull’argomento, si è detta d'accordo sul fatto che investire in pubblicità nei momenti più difficili a livello finanziario dia riscontri più positivi circa l'impegno dell'azienda stessa verso i propri prodotti e servizi, che vanno comunque tutelati.
Un’ultima considerazione: mentre molte aziende riescono a comprendere facilmente il valore a breve termine della pubblicità per generare nuove vendite, l’idea di creare le basi per un commercio di ripetizione da parte dei clienti esistenti e di trovare nuovi contatti che si trasformeranno in vendite future, risulta più difficile da metabolizzare.
L’investimento pubblicitario non ha valore sul breve quanto sul lungo periodo, quando gli acquirenti, che avranno instaurato un rapporto più stretto con il marchio o con l’azienda, saranno convinti nell’acquistarne i servizi e i prodotti offerti.
Un altro interessante spunto di riflessione per il settore del vending, spesso ancora legato ad un’immagine “casalinga” dell’impresa, che non tiene conto dei nuovi codici di comunicazione: investire in comunicazione, anche nei momenti difficili, è una scelta coraggiosa ma lungimirante, grazie alla quale è possibile acquisire un innegabile vantaggio competitivo (quindi maggiori vendite, maggiori guadagni) e farsi conoscere all’interno e all’esterno del settore di riferimento
Il concetto è chiaro: se una società non comunica con i clienti non sarà considerata nella fase di decisione dell’acquisto.
Questa verità fondamentale non cambia, indipendentemente dalle fortune di un società o dall’andamento generale dell'economia.
indietà

Speciale Associazione S p e c i a l e
Confida per il Vending> 61
Notizie dall'Eva> 65








> Stati Generali
“ È un grande evento organizzato da CONFIDA, la prima occasione per parlare di distribuzione automatica al mondo esterno. La particolarità è che non si occuperà del vending per gli operatori del settore, ma raccoglierà, da tutti coloro che col nostro mondo hanno a che fare, indicazioni, suggerimenti e criticità per poter disegnare delle strategie future che siano consapevoli
Costante è l’impegno di CONFIDA nella progettazione e realizzazione di attività volte alla valorizzazione del settore e alla rappresentatività dei propri associati in seno alle istituzioni.
Molte sono le iniziative in corso di realizzazione e i nuovi progetti che vedranno la luce durante l’ultima parte dell’anno. Due sono le priorità strategiche a cui fa riferimento l’attività dell’Associazione: il “valore” del vending, declinato nei confronti del consumatore, e la “qualità”, intesa come eccellenza dell’essere e dell’offrire.
Abbiamo intervistato Lucio Pinetti, presidente di CONFIDA, sulle attività e sugli obiettivi che l’Associazione vuole promuovere e raggiunge prossimamente.
delle problematiche realmente percepite da tutti i nostri interlocutori, siano essi istituzionali, tecnici, economici o consumatori”
Così ha descritto Pinetti il senso delle due giornate che si svolgeranno ad ottobre a Roma presso la sede di Confcommercio
“Il tema dell’evento, La distribuzione automatica tra mercato e innovazione , sarà trattato in due sessioni, una per ogni giorno.
La prima sessione sul mercato è destinata alle problematiche del mercato stesso (dimensioni, questioni di natura economica, tema del ristorno, rapporti col consumatore) / ha proseguito il Presidente Pinetti / in questa occasione sarà presentato il Protocollo d’Intesa fra CONFIDA e Adiconsum , l’associazione italiana difesa consumatori e ambiente promossa dalla CISL. Nel programma della giornata sono previsti anche l’intervento di Accenture e la testimonianza di un buyer
su come viene vissuta la scelta di un fornitore dalla parte di chi decide di inserire un servizio all’interno di un’azienda Nella seconda sessione sull’innovazione verranno presentati i nuovi scenari del vending, relativi ad esempio alle innovazioni dei sistemi di pagamento e alle nuove tecnologie”.
Di rilevanza la notizia che in concomitanza con l’evento sarà inaugurato il distaccamento di CONFIDA a Roma, presso la sede di Confcommercio , questo è un passo importante specialmente per quanto concerne lo sviluppo delle relazioni istituzionali.


“Il nostro TQS Vending - la certificazione che viene riconosciuta alle sole società che operano secondo i migliori standard qualitativi, rispettando requisiti di servizio oggettivi e verificabili - sta ottenendo ottimi riscontri, abbiamo un paio di centinaia di aziende che hanno già aderito al progetto e ci avviciniamo ad un altro centinaio di imprese che ha chiesto la certificazione. Siamo molto soddisfatti e confidiamo che questo strumento avrà sempre maggiore diffusione”.
Lucio Pinetti ha spiegato che le aziende stanno raccogliendo l’invito ad aderire al progetto in modo significativo e importante, hanno colto esattamente lo spirito e il senso con cui CONFIDA ha ideato ed elaborato il marchio ed è sicuro che nei prossimi anni il TQS sarà sinonimo di qualità per il vending.
Ha poi proseguito affermando: “Le società non trovano difficoltà a certificarsi anche grazie alle procedure di formazione molto snelle a cui si può partecipare in video conferenza e che hanno consentito anche alle piccole aziende di accedere al progetto senza distogliere troppo tempo, denaro e risorse dalla loro quotidianità. Crediamo di aver architettato il TQS Vending in modo che non solo sia utile ma anche fruibile per tutti. Inoltre sarà gestito anche col sistema innovativo del QR code, sarà un modo per utilizzare le più innovative tecnologie per la verifica della validità e per avere informazioni accessorie dell’azienda certificata. Il vending è un canale tecnologico e non poteva non accogliere tutte le innovazioni che in merito vengono proposte”.
Lucio Pinetti ha poi affrontato il tema delicato dei Capitolati d’appalto affermando: “CONFIDA continua il suo percorso di promozione e valorizzazione del capitolato standard per la concessione dei servizi di ristoro mezzo distributori automatici affinando l’attività svolta in questi anni e identificando altre aree d’intervento, come ad esempio le scuole dove proporre degli standard di servizio che siano a beneficio reale dell’utenza e che premino la qualità e la professionalità delle imprese”.
“Partirà ad ottobre la campagna di comunicazione CONFIDA, una campagna pubblicitaria televisiva molto importante della durata di cinque settimane e sarà supportata dalla pre-
senza web sui principali quotidiani e portali on line. Verranno pubblicate inoltre delle pagine pubblicitarie su riviste dedicate ai luoghi di transito. Il progetto è di grande rilevanza per la presentazione corretta della distribuzione automatica al mondo esterno ed è il primo importantissimo passo verso il consumatore al centro delle nostre politiche, delle nostre strategie e dei nostri interessi”.
Fra i temi centrali non poteva mancare la fiera italiana del vending più importante al mondo, su cui il Presidente ha commentato: “Il claim della prossima edizione della manifestazione sarà Vending Revolution , una rivisitazione del vending verso un mondo nuovo. Cercheremo di arricchire Venditalia con un’area istituzionale più importante, CONFIDA avrà il ruolo di protagonista all’interno della fiera con uno stand importante e accogliente a disposizione per gli associati.
Ideeremo delle iniziative collaterali d’interesse non soltanto espositivo ma anche culturale in cui l’argomento ricorrente sarà sempre la centralità del consumatore.
Realizzare una Venditalia più grande e importante, con spazi ancora maggiori rispetto agli anni precedenti (dai 20 mila mq di area espositiva occupata ai 30 mila) in un momento difficile è una sfida che vogliamo affrontare per il nostro settore. Confidiamo in una Venditalia Servizi sempre efficiente e più forte, nel pieno svolgimento di numerose attività e di iniziative commerciali ancor più diversificate e ampie. Come la Vending Cruise 2013 , che rappresenta ancora una volta la scommessa più ambiziosa che siamo convinti di vincere insieme ”.
> Obiettivi associativi
Lucio Pinetti ha un preciso obiettivo per il prossimo anno: “ Arrivare ad avere 500 gestori associati CONFIDA nel 2012. Moltissime sono le attività che abbiamo posto in essere nel 2010 e nel 2011, ora nel nuovo anno punteremo sulla crescita della base associativa. L’Associazione per essere sempre più forte deve essere sempre più rappresentativa, quindi deve avere una maggiore partecipazione delle aziende che operano nel comparto. Con una serie di iniziative, che vedranno anche la partecipazione del Gruppo di Servizi e Commercializzazione, vogliamo raccogliere e proporre i servizi e i vantaggi che offre l’Associazione anche a tutte le aziende che ancora oggi non sono associate”.
> Negozi automatici
CONFIDA ha un occhio di riguardo anche verso il mondo dei negozi automatici e Lucio Pineti affronta con noi anche questo argomento:
“Guardiamo con particolare attenzione le altre forme di vending, anche se oggi non sono ancora organicamente sviluppate. Pensiamo al mondo dei negozi automatici o alle altre applicazioni del vending in ambito no-food, l’Associazione avrà particolare attenzione anche per questi mercati e cercherà di essere il punto di riferimento per tutte le attività imprenditoriali che vedono il distributore automatico come il
bene attraverso il quale si svolge l’esercizio dell’impresa”.
> Nuovo sito web
“È on line il nuovo sito web di CONFIDA, grazie all’attività importantissima svolta dalla Commissione Comunicazione e Marketing che, fra le iniziative che ha condotto con successo, ne ha seguito la realizzazione. Il nuovo sito web oggi si presenta in modo completamente differente rispetto al passato, quindi non più solo con finalità operative per gli addetti ai lavori, ma destinato a mostrare le attività dell’Associazione e il vending all’esterno, in particolare al consumatore. Maggiore evidenza è stata data alle attività e alle politiche di CONFIDA; la sessione relativa alla manualistica, alle circolari e alla documentazione d’interesse per gli associati è stata posta in un’area riservata di facile accesso per le imprese associate, ma non rappresenta più il cuore del sito. Il motore di ricerca è stato affinato e si è pensato di dargli qualche contenuto commerciale: oltre a fornire le ragioni sociali delle imprese, distingue fra quelle aderenti o meno al sistema TQS Vending, offre informazioni sui prodotti che vengono somministrati dalle imprese di gestione e tramite una ricerca per parola chiave può identificare facilmente l’impresa di produzione, fabbricazione o servizi cercata”.
Lucio Pinetti è entrato nel Comitato esecutivo dell’Associazione Europea, subentrando al rappresentante di CONFIDA Luca Adriani che ha svolto con passione e competenza questo ruolo per lunghi anni. “Con orgoglio possiamo dire che l’Europa guarda con molta attenzione e ammirazione le attività e le strategie di CONFIDA / ha concluso il Presidente Pinetti / riconoscendo in noi il leader strategico del vending europeo. Con questa responsabilità e questo onore porteremo anche in seno all’Associazione europea del vending tutti i suggerimenti che riterremo utili per tutelare un mercato di primario interesse anche per le nostre imprese associate. Infatti avendo, specialmente nella compagine delle imprese di fabbricazione di distributori automatici e di sistemi di pagamento, un elevato livello di esportazioni dei nostri beni, il benessere del mercato internazionale corrisponde al benessere delle nostre imprese sul territorio italiano”.
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Dall’Associazione europea del vending arrivano le nuove indicazioni in tema di informazione sugli alimenti, un nuovo programma a favore del cibo salutare nei distributori installati nelle scuole ed una versione aggiornata del protocollo EVA per la misurazione dell’energia.
> Informazione alimentare: allergeni, un problema gravoso per la DA
Allo studio una nuova normativa nell’ambito dell’informazione ai consumatori sugli alimenti: gli ingredienti che possono causare intolleranze o allergie, utilizzati nei prodotti alimentari non preconfezionati, come ad esempio le bevande calde, dovranno essere indicati sul distributore automatico allo scopo di informare il consumatore prima dell’acquisto Il problema principale di questa possibile nuova normativa è che, per il momento, la proposta di regolamento indica che il metodo con cui le informazioni sugli allergeni dovranno essere fornite nell’UE-27, non sarà probabilmente armonizzato. Per questa ragione negli ultimi mesi, EVA ha svolto regolarmente attività di lobbying al fine di esprimere le preoccupazioni del settore, con l’obiettivo di promuovere l’armonizzazione delle misure e ad evitare di rendere obbligatoria l’indicazione di altri ingredienti, oltre agli allergeni, sui prodotti alimentari non preconfezionati.
Nonostante gli sforzi profusi, ad oggi, per quanto riguarda la fornitura di informazioni sugli allergeni per i prodotti alimentari non preconfezionati, è stato mantenuto il testo iniziale della posizione comune del Consiglio. L’adozione definitiva di questa relazione è prevista per la sessione plenaria del Parlamento europeo a metà luglio. EVA continuerà sicuramente a seguire la questione e osserverà come i diversi Stati membri intenderanno applicare il regolamento modificato sull’etichettatura degli alimenti.
> Nuova versione del protocollo EVA EMP 3.0
Il protocollo EVA per la misurazione dell’energia (EMP) rappresenta un metodo unificato e oggettivo per misurare il consumo energetico dei distributori automatici. Progettato per coprire tutti i distributori di alimenti e bevande, del freddo e del caldo, refrigerati o meno, misura il consumo di energia è misurato in una situazione di stand-by e in una situazione di vending. Per le macchine refrigerate, inoltre, viene anche misurato il consumo di energia dopo il rifornimento. Il Comitato Tecnico EVA, che si occupa del protocollo, ha aggiornato lo standard EVA EMP, la cui ultima versione risaliva al 2005. La principale




differenza nella nuova versione EMP 3.0, approvata dal Comitato Esecutivo, è che il documento è diviso in due parti: macchine per prodotti refrigerati, congelati e temperatura ambiente (EMP 3.0a) e distributori di bevande calde e fredde (EMP 3.0b) Inoltre, il Comitato Tecnico sottoporrà il suo protocollo EMP 3.0b al CENELEC (Comitato europeo di normazione elettrotecnica). La procedura potrebbe richiedere da uno a tre anni e l’uso del protocollo come standard rimarrà, come ora, su base volontaria. Il nuovo protocollo EVA EMP 3.0 è disponibile direttamente sul sito web dell’Associazione.

> Programma a favore della frutta e divieto dei distributori automatici nelle scuole
Lo scorso 13 maggio si è svolta l’ultima riunione della Piattaforma d’azione europea per l’alimentazione, l’attività fisica e la salute, alla quale era presente EVA, membro attivo della piattaforma fin dalla sua creazione.
Nel corso della riunione, Lars Hoelgaard, consulente presso la Direzione generale della Commissione europea per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale ha presentato il programma europeo “Frutta nelle scuole”, un’iniziativa intesa a contrastare l’attuale tendenza all’aumento dei bambini in sovrappeso e obesi in Europa , che la Commissione Europea stima a 22 milioni il numero di bambini sovrappeso nell’UE.
Un altro interessante obiettivo del programma europeo “Frutta nelle scuole” è quello di far conoscere l’agricoltura e l’ambiente ai bambini delle scuole di città, oltre a scoprire la stagionalità dei prodotti e i

loro benefici per la salute. In parallelo, è stato sollevato il dibattito sui distributori automatici nelle scuole, tema oggetto di accesi dibattiti. Come sempre, i distributori automatici sono stati accusati dalle autorità di essere presenze negative, che vendono solo cibo-spazzatura ai bambini.
EVA continuerà la sua attività di lobbying a favore dell’industria partecipando a questa importante piattaforma, al fine di fornire una visione più imparziale e spiegare alle istituzioni europee e alle altre parti interessate che l’industria del vending si preoccupa dell’alimentazione sana e dell’attività fisica dei consumatori, soprattutto dei più giovani. Il prossimo appuntamento con la Piattaforma d’azione europea, durante il quale EVA presenterà i suoi programmi in tema di alimentazione, è previsto per il prossimo novembre.











Approfondimento Tecnico

con Ivo Pancheri / FAS International
Il tipo di caldaia e la sua corretta gestione sono elementi fondamentali per il funzionamento di un distributore automatico H&C; per saperne di più sulle diverse soluzioni tecniche adottate oggi dai fabbricanti ci siamo rivolti all’ingegner Ivo Pancheri, responsabile servizio tecnico clienti di FAS International
Qual è la differenza tra macchina a caldaia singola e macchina a doppia caldaia? La differenza tra una macchina con singola e doppia caldaia sta sostanzialmente nella possibilità di avere due temperature diverse, una per i prodotti solubili e una per il caffè espresso. La doppia caldaia tradi-
zionalmente viene adottata sulle macchine di grosse dimensioni, le cosiddette freestanding, mentre la caldaia singola viene utilizzata su macchine più piccole tipo table top.
Che vantaggi offre l’avere una doppia caldaia?
L’avere una doppia caldaia ha come vantaggio principale, appunto, quello di differenziare la temperatura dell’acqua usata per il confezionamento dei prodotti solubili e per il caffè espresso o comunque prodotti a base caffè espresso. Inoltre, attraverso la doppia caldaia si possono ridurre quelle
che sono le dimensioni della caldaia “a pressione” utilizzata per l’espresso utilizzando un’ampia caldaia non a pressione per i solubili, che spesso necessitano di maggior quantità di prodotto nel bicchiere.
A livello energetico quali sono i risultati?
La doppia caldaia non è un vantaggio dal punto di vista energetico perché, pur erogando il distributore a consuntivo la stessa quantità di acqua, c’è una maggiore dispersione energetica, in particolare nelle fasi di mantenimento (idle-mode) e di riscaldamento (heat-up) con conseguenti maggiori consumi rispetto a una soluzione con monocaldaia.
Questa soluzione alternativa quali vantaggi comporta? Uno dei vantaggi di questa soluzione, già impiegata da alcuni anni, è innanzitutto il fatto di avere una sola caldaia, anche se di dimensioni un po’ più grandi, il che significa prima di tutto una riduzione dei costi di manutenzione. Inoltre, cosa non da poco oggi, si riducono significativamente i consumi energetici, mantenendo o addirittura aumentando la qualità dei prodotti solubili. Per sintetizzare: con due caldaie comunemente si gestiscono due temperature differenziate tra prodotti espresso e solubili; con una sola caldaia combinata con un’elettrovalvola di miscelazione, attraverso un’opportuna gestione software, si possono ottenere temperature differenziate per ogni singolo prodotto ed una ottimizzazione delle temperatura anche per i prodotti lunghi, cosa molto apprezzata
Quali sono i consumi indicativi di una macchina monocaldaia, a doppia caldaia e di una monocaldaia con elettrovalvola di miscelazione? Indicativamente il consumo istantaneo di un distributore monocaldaia è circa la metà di quello a doppia caldaia qualora le caldaie funzionassero assieme, ma questo non avviene mai, in quanto le caldaie in fase di riscaldamento vengono alimentate in alternanza.




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particolarmente nei mercati nordici.

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Diverso è il discorso del consumo complessi di riscaldamento (heat-up) e di mantenimento (idle-mode), che è sicuramente significativamente più basso nella soluzione monocaldaia, ma è un valore numerico che non posso darti in quanto è strettamente legato al modello di distributore e quindi mettere un dato numerico potrebbe creare solo problemi


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Il vantaggio delle due differenti temperature significa maggiore qualità del prodotto finale? Sì, senz’altro. Per un buon caffè espresso all’italiana dobbiamo avere in tazza un prodotto ad una temperatura di 72°C-75°C. Per ottenere questo è necessaria una caldaia a pressione ad alte temperature e questo significa avere una temperatura dell’acqua interna alla caldaia che si aggira indicativamente attorno ai 95°C100°C o più. Tale valore di temperatura ovviamente varia da macchina a macchina, da produttore a produttore, da caffè a caffè, da condizioni ambientali a condizioni ambientali, ma comunque la grandezza in gioco è quella. Di conseguenza, quando viene utilizzata la caldaia, sia per confezionale i prodotti a base di caffè espresso che i solubili, si rischia di avere un prodotto solubile in tazza talmente caldo da risultare spesso difficilmente bevibile oltre che di scarsa qualità. Per ovviare a questa problematica i produttori spesso fanno ricorso ad una seconda caldaia, non a pressione, in cui l’acqua viene riscaldata attorno agli 80°C in modo da essere più adatta ad ottenere bevande solubili.
C ’è molta differenza nei
costi fra le varie soluzioni? La soluzione caldaia singola di dimensioni sufficienti più elettrovalvola di miscelazione ha dei costi inferiori alla soluzione doppia caldaia.
In che direzione si muovono oggi i fabbricanti di macchine automatiche? Tradizionalmente i costruttori hanno percorso la strada della doppia caldaia.
Però esistono anche soluzioni alternative che danno ottimi risultati, in molti casi anche superiori alla soluzione a doppia caldaia: con una singola caldaia a pressione di dimensioni un po’ più grandi rispetto a quella presente nella soluzione a doppia caldaia e utilizzando un’elettrovalvola di miscelazione si possono differenziare le temperature dei singoli solubili erogando ogni prodotto ad una temperatura ottimale.
FAS in che direzione si muove? Abbiamo scelto da anni la soluzione alternativa alla doppia caldaia. All’inizio il mercato l’ha accolta con riserva, ma nel tempo è risultata vincente, anche perché può essere applicata sia a macchine di piccole dimensioni che a distributori più grandi. Mentre la doppia caldaia infatti viene installata su macchine di medie-grosse dimensioni, perché ci sono degli spazi in gioco che devono essere rispettati (avere due caldaie implica anche poter disporre di spazi maggiori), con la soluzione monocaldaia più elettrovalvola di miscelazione possiamo ottenere ottimi prodotti anche con distributori di piccole dimensioni, come le table top.

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Quali sono le operazioni di manutenzione necessarie per l’una e l’altra soluzione? Per ambedue le caldaie le operazioni sono essenzialmente legate alla periodica decalcificazione e alle sostituzioni delle guarnizioni, dove presenti. Ovviamente in funzione dell’utilizzo può esserci anche la sostituzione della o delle caldaie.


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Tra le due soluzioni quale facilita maggiormente il lavoro del tecnico e quale livello di formazione è richiesto per la manutenzione della doppia caldaia? Sicuramente di minima in una macchina H&C con gruppo espresso è presente una caldaia a pressione, quindi da un punto di vista di gestione dei ricambi e della formazione i tecnici sono più agevolati nel caso della monocaldaia (una sola caldaia un solo pezzo di ricambio da gestire). Qualsiasi tecnico del settore vending è in grado di operare sulle caldaie.
Cosa cambia per il gestore, qual è la soluzione per lui più vantaggiosa e perché? Il gestore con la monocaldaia più elettrovalvola di miscelazione riduce la gestione dei ricambi, ottimizza e uniforma la qualità dei prodotti in tazza su buona parte del range di macchine (dalla table top alla freestanding); riduce i consumi energetici e quindi può utilizzare questa leva in fase di trattative.

TROMBETTA












A soli quattro anni di distanza dall’apertura della prima filiale nel Triveneto, Comestero Sistemi allarga i propri orizzonti e apre una seconda filiale commerciale a Ozzano dell’Emilia, in provincia di Bologna.
La nuova filiale è nata con lo scopo di dare un’ulteriore conferma della presenza diretta di Comestero Sistemi nelle regioni del centro Italia – Emilia-Romagna, Toscana e Marche – e l’apertura di un nuovo ufficio regionale rappresenta per l’azienda lombarda il raggiungimento di un traguardo estremamente importante.

“Questo è uno degli ambiziosi obiettivi che ci siamo preposti per il 2011, allo scopo di svilup-
pare, fidelizzare e affermare la nostra presenza diretta sul territorio – ha commentato Matteo Laboccetta, Marketing Manager della società – abbiamo voluto dare un segnale forte e diretto alla clientela, per affermare ancora una volta la solidità e l’affidabilità della nostra azienda”
L’apertura di una nuova sede è un segnale forte, che ha già raccolto consensi molto positivi da parte della clientela e che amplia il raggio d’azione dell’azienda, rafforzandone la presenza a livello nazionale.
La filosofia aziendale di Comestero Sistemi ha imposto una presenza diretta nelle regioni e lo sviluppo stesso dell’area di
competenza, al fine di supportare in maniera ottimale la clientela dell’intera zona.
Anche attraverso il contatto sempre più stretto con i propri interlocutori Comestero Sistemi si propone come partner strategico con cui collaborare, un partner di comprovate solidità e affidabilità, caratteristiche su cui il cliente può sempre contare.
Responsabile della nuova filiale Comestero Sistemi è Paolo Ragone, già operativo da alcuni mesi sul campo, mentre il personale addetto al customer service sta terminando il training formativo che precede l’insediamento nella nuova struttura presso la sede centrale della società a Vimercate (MB).




S.E.M., tra i principali operatori in Italia attivi nell’imbottigliamento, produzione e distribuzione di acque minerali naturali e soft drink nonché nell’imbottigliamento e vendita di acqua in boccioni e noleggio dei relativi refrigeratori, ha comunicato che, alla luce del persistere di una situazione particolarmente negativa dei mercati finanziari e in conformità a quanto previsto dal Prospetto Informativo, d’intesa con Banca Akros S.p.A. quale Coordinatore dell’Offerta Globale, ha deciso di ritirare
integralmente l’offerta globale di azioni di S.E.M. Sorgenti Emiliane Modena S.p.A. In considerazione dell’apprezzamento dimostrato da parte degli investitori nelle fasi di presentazione dell’offerta e del significativo numero di adesioni raccolte, la società si propone di ripresentare l’operazione al mercato non appena lo stesso darà segno di maggiore stabilità
Global Coordinator dell’operazione è Banca Akros S.p.A. che
ha agito anche in qualità di Responsabile del Collocamento per l’Offerta Pubblica oltre che di Sponsor e Specialista, nonché, unitamente ad Intermonte SIM S.p.A., in qualità di Joint Lead Manager e Joint Bookrunner del collocamento istituzionale.
Advisor finanziario dell’Emittente è Ambrosiana Finanziaria Advisor legale della Società è Norton Rose Studio Legale mentre il Global Coordinator è stato assistito da Clifford Chance Studio Legale












Da oltre 50 anni lasocietà tedesca NRI è conosciuta sul mercato come un partner e un produttore affidabile di sistemi di pagamento. Sin dal 1985 NRI fa parte del gruppo americano Crane Co. Con l’acquisto da parte della Crane Co. delle società CashCode, Telequip e MoneyControls, ciascuna delle quali offre un programma di prodotto complementare rispetto alla gamma NRI, è stata presa la decisione di riunire tutte le aziende
sotto una nuova ragione sociale: Crane Payment Solutions Continuano ad esistere i marchi NRI, CashCode, Telequip e MoneyControls che come sempre desiderano sviluppare innovazione, affidabilità e qualità nei diversi segmenti di mercato. La sede per la produzione e lo sviluppo per i prodotti del marchio NRI rimane a Buxtehude, nel nord della Germania. Con l’unificazione delle società,
l’azienda vuole consolidare ulteriormente la possibilità di offrire ai propri clienti sistemi di pagamento dall’elevata qualità e affidabilità. Intento futuro è di disporre di un numero maggiore di partner di servizio e di un team di sviluppo e distribuzione comune, i quali si concentreranno sulle esigenze dei clienti nei diversi segmenti di mercato. L’addetto commerciale e di servizio Crane Payment Solutions è ora il referente per tutti i marchi.

















Ingenico Italia annuncia l’incorporazione di Epos Italia , società di servizi specializzata nella gestione dei terminali bancari, già controllata al 100% dall’azienda.
La fusione per incorporazione, effettiva dal 1° luglio 2011 , è stata definita nel corso dell’incontro tenutosi lo scorso 18 maggio, quando le Assemblee degli azionisti delle due società interessate hanno approvato il progetto di fusione di Epos Italia S.p.A. in Ingenico Italia S.p.A.
Epos Italia è stata costituita nel gennaio 2003 con l’obiettivo di fornire servizi qualificati in materia di terminali di pagamento elettronico su tutto il territorio nazionale in ottica multi-vendor ed è cresciuta fino
ad arrivare ad oltre 270.000 terminali assistiti. L'esperienza e il costante aggiornamento tecnico, al passo con l'evoluzione del mercato, hanno permesso ad Epos di garantire sempre elevati livelli di servizio e hanno permesso all’azienda di raggiungere negli anni risultati di efficienza e qualità ottimali.
Ingenico Italia subentra nelle attività di Epos Italia con l'obiettivo di razionalizzare il rapporto con i clienti e migliorare ulteriormente il livello di servizio fornito. Il piano di integrazione prevede che la struttura, le attività e le interfacce verso il mercato rimangano inalterate sotto la denominazione di Ingenico, di cui Epos diventerà a tutti gli effetti la divisione Operations . Le
mansioni e gli obiettivi di questa nuova divisione continueranno ad essere quelli di fornire il migliore servizio di assistenza e di post-vendita dei dispositivi Ingenico su tutto il territorio nazionale.
“Le motivazioni di questa incorporazione sono state molte: il consolidamento della società, il miglioramento delle sinergie e l’ulteriore orientamento verso i clienti” - ha commentato Luciano Cavazzana , amministratore delegato di Ingenico Italia , concludendo: “Questa integrazione rappresenta un’importante opportunità per la nostra azienda di rafforzarsi sul mercato e puntare a traguardi ancora più importanti per il prossimo futuro”.





























Sinonimo di qualità, il marchio italiano Coges è riconosciuto a livello internazionale come espressione di un’azienda leader nel Vending. In qualsiasi Paese europeo è presente una filiale o un rivenditore Coges dove potrete trovare i nostri sistemi di pagamento cashless, le gettoniere rendiresto, i lettori di banconote o gli innovativi sistemi per la telemetria, ricevendo supporto e assistenza. Coges non conosce confini: ha la soluzione ideale per ogni distributore automatico, ovunque si trovi.





L’azienda marchigiana GPE



















VENDORS presenta al settore la nuova DRX Frozen Master, il distributore automatico per la vendita di gelati e prodotti surgelati
Ideata per mantenere a lungo le basse temperature in situazioni di esposizione al calore intensa e prolungata, questa macchina rappresenta la soluzione perfetta per la conservazione dei prodotti surgelati nei periodi più caldi dell’anno, come l’estate.
La macchina, che misura 72 cm di larghezza e 97 cm di profondità per 183 cm di altezza e pesa 240 kg è dotata di 4 cassetti che vantano uno speciale sistema per mantenere stabile la temperatura durante il caricamento dei prodotti. Oltre ai ripiani in acciaio inossidabile inclinabili per facilitare il rifornimento del distributore e le spirali facilmente sostituibili (ne


sono state realizzate ben 13 varianti) la macchina è dotata di uno speciale canale per l’erogazione del cornetto gelato.
Il distributore a vetrina, con vetro di sicurezza e sistema anti-appannamento, garantisce un’ottimale visibilità dei prodotti presenti e dispone inoltre di illuminazione
LED e di un display grafico programmabile che consente di caricare fino a 8 spot e che fornisce indicazioni in due lingue contemporaneamente, da selezionare tra quelle previste.
DRX Frozen Master è compatibile con i sistemi di pagamento a protocollo MDB, Executive e con ogni gettoniera parallela diretta.
DRX Frozen Master, nata come modulo autonomo, è disponibile anche nella versione Slave, che mantiene le stesse caratteristiche del modello principale ma che può


essere collegato agli altri modelli della linea GPE tramite una semplice interfaccia.
Questi modelli hanno richiamato l’attenzione di Nestlé Professional (Gruppo Nestlé) che ha siglato un accordo con la casa fanese per la brandizzazione Nestlé-Motta della macchina per gelati.
Nestlé offrirà ai clienti che acquistano una macchina Frozen-Nestlé un contributo iniziale per la sponsorizzazione della macchina e la consegna dei prodotti presso il proprio punto vendita.
GPE si ritiene molto soddisfatta del grande interesse che questo modello ha suscitato e ancor più soddisfatta dei commenti positivi di chi ha già iniziato a lavorare con tale macchina. L’accordo con Nestlé è un’ulteriore apprezzamento e stimolo a fare sempre meglio.








































Con l’installazione negli scorsi mesi di distributori automatici di apparecchi e accessori elettronici all’interno di luoghi di intenso passaggio, la nota catena ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione nel campo dell’elettronica di consumo.
strada A4, presso Autogrill). Il progetto prevede inoltre che, entro la fine del 2011, si arrivi a un totale di circa 10 distributori automatici Media World To Go collocati in luoghi ad elevato transito pedonale.
perfettamente conforme alle normative internazionali di sicurezza (PCI-PTS) e applicative (gestione delle carte EMVco) e può essere agevolmente adottata in tutti i paesi d'Europa.

















Media World To Go è il nome del distributore brandizzato Media World che eroga prodotti high-tech: macchine fotografiche, lettori mp3, caricabatteria per cellulari, auricolari, da oggi facilmente reperibili all’interno delle macchine automatiche installate presso gli aeroporti di MilanoMalpensa e Orio al Serio, presso l’Ospedale San Raffaele di Milano e nell’area di servizio Scaligera Sud di Verona (auto-




Per Media World si tratta di un completamento del proprio modello di business nell’ottica di una sempre più innovativa multicanalità, un concetto non più trascurabile: il nuovo servizio intende diventare un punto di riferimento “easy and fast” per i clienti Media World, che avendo a disposizione un’ulteriore modalità di acquisto e un servizio immediato, dedicato soprattutto al consumo da viaggio, aumenteranno la loro fiducia nel marchio.
Ogni macchina Media World To Go contiene circa 60 prodotti dei brand più conosciuti, in media 6 pezzi per ogni articolo, tutti acquistabili con carta di credito
È Gruppo Ingenico, leader nei sistemi per la gestione sicura delle carte di pagamento, ad aver fornito al Gruppo Mediamarkt Saturn i moduli di pagamento elettronico per le nuove macchine self-service Media World To Go, lanciate in Germania ed ora installate anche in Italia. Il terminale Ingenico i9500 è stato scelto e integrato nei sistemi self-service per garantire semplicità, sicurezza e velocità del pagamento. La soluzione di pagamento integrata è

A proposito della partnership con Media Market, società a cui appartiene il brand Media World, Claudio Carli, Marketing Manager di Ingenico Italia, ha dichiarato: “La realizzazione di MediaMarket si colloca in uno scenario economico internazionale in cui una soluzione proposta in un paese viene poi installata con successo anche in altre nazioni, sfruttando le esigenze di una clientela evoluta, globalizzata e con specifiche esigenze di tempi, location e modalità di pagamento. Le prime installazioni hanno riscontrato un elevato successo che dimostra le enormi potenzialità di questo nuovo canale commerciale”

Non c’è da stupirsi del fatto che sia proprio Media World, leader nell’ambito dell’elettronica di consumo a scegliere il vending come canale innovativo per arrivare al cliente, sempre più attratto dalle nuove tecnologie. Il vending d’altro canto, può beneficiare dell’ingresso di brand di sicuro fascino sul consumatore, che viene avvicinato ad una nuova soluzione di vendita con prodotti di qualità, distribuiti da marchi conosciuti e apprezzati a livello universale.





Noberasco è l’azienda che ha conquistato la leadership italiana nel settore della frutta secca grazie all'expertise maturata in un secolo di attività, ma soprattutto grazie all'attenzione dedicata agli aspetti qualitativi della filiera. Il suo effervescente dinamismo imprenditoriale e il marketing innovativo ed efficace l’hanno portata ad un costante sviluppo e a risultanti rilevanti anche nel vending.










L’offerta per la DA è formata dalla linea Frut&Go, composta da quattro prodotti per chi è attento al benessere e alla salute (Albicocche 30 gr., Mix esotico 30 gr., Prugne 25 gr. e Noci 20 gr.) e da due referenze di frutta ricoperta di cioccolato per chi, pur prestando attenzione alle calorie, predilige uno snack più goloso (Cocco cubetti ricoperto di cioccolato 25 gr. e Uva ricoperta di cioccolato 25 gr.).
Dal maggio scorso, in alcune locazioni pubbliche e private è in fase

di test una promozione specifica per i clienti del vending: Frut&Go lo snack che ti PREMIA! Acquistando 4 bustine di Frut&Go a scelta il consumatore potrà ricevere una simpatica shopper a forma di albicocca. Il consumatore dovrà inserire 4 buste vuote di Frut&Go e la cartolina compilata, che troverà accanto al distributore automatico in apposita tasca applicata a floor stand, in una busta generica e spedirla all’indirizzo indicato.
Gli obiettivi della promozione sono: l’aumento della conoscenza della linea Noberasco attraverso un concorso con meccanica semplice ma accattivante, la diffusione e la pubblicizzazione dei prodotti Frut&Go e l’aumento della rotazione di tutte le referenze.





con scritta la spiegazione della promozione, una tasca porta cartoline a disposizione degli utenti, dei pendolini da attaccare al supporto del prezzo dove viene posizionato il prodotto e un crowner da collocare sopra la macchina.
Per evidenziare la promozione e attirare l’attenzione dei consumatori sono stati ideati degli strumenti da posizionare nell’angolo ristoro e nel distributore automatico, come un totem brandizzato Noberasco






Roberto Fanelli, responsabile vending di Conserve Italia, che si occupa della distribuzione dei prodotti Noberasco, ha dichiarato: “Abbiamo deciso di proporre questa promozione ai gestori per sensibilizzare ancora di più il consumatore sulle potenzialità dei prodotti Frut&Go in ogni momento della giornata e per offrire al gestore stesso un ulteriore strumento di vendita. Riteniamo che la notorietà della qualità Noberasco negli altri canali possa essere un valido supporto anche per la DA. Abbiamo già avuto riscontri positivi da alcuni gestori che hanno partecipato alla fase di test della promozione, i quali ci hanno confermato un buon aumento delle vendite”.















San Benedetto ha annunciato il lancio di AQUAVITAMIN, un’innovativa linea di bevande a base di acqua minerale naturale, vitamine e altri elementi necessari per il nostro benessere, in grado di far recuperare ciò che la vita sempre più frenetica toglie.
Ogni bottiglia da 0,5 litri di AQUAVITAMIN fornisce il 25% della RDA (razione giornaliera raccomandata) di vitamine e altri elementi funzionali, un aiuto nel reintegrare le quantità quotidiane raccomandate per il nostro organismo. Aquavitamin è una bibita ad alto contenuto di vitamina C
San Benedetto propone un nuovo concetto di bevanda dedicata a tutti coloro che svolgono una vita






attiva. Quattro gusti freschi e dissetanti, con quattro diverse aree funzionali; una squadra capace di apportare vitalità e benefici all’organismo:
> AQUAVITAMIN - BEAUTYou al gusto frutti rossi: il the verde e le vitamine C, PP, E, B6 e H per recuperare idratazione e tonicità.
> AQUAVITAMIN - GENyouS al gusto kiwi/mela/melograno: la taurina, la caffeina e il mix di vitamine C, PP, E, H, B5 e B6 per ritrovare vitalità ed energia.
> AQUAVITAMIN - IfeelGOOD al gusto limone: lo zinco, il selenio e le vitamine C, PP, E, B5, B6, B9, H, B12 per mantenere in forma le difese naturali.
> AQUAVITAMIN - READYtoGO al gusto arancia: la carnitina, il coenzima Q10 e le vitamine C, PP, B6



e B12 per ritrovare lo sprint in una piacevole pausa rinfrescante.
“Con il lancio di Aquavitaminha dichiarato Vincenzo Tundo, Direttore Marketing Acqua Minerale San Benedettol’obiettivo di San Benedetto è quello di innovare ulteriormente nel segmento dei soft drink con una bevanda priva di ingredienti artificiali, salutare e studiata per soddisfare le nuove aree di bisogno del consumatore tipico del XXI secolo: persone che si divertono ad innovare e sempre più attente all’esigenze del proprio benessere”.
AQUAVITAMIN è disponibile nel pratico formato da mezzo litro studiato per essere portato con sé in qualsiasi momento della giornata.





























sono previsti distributori automatici


Cu r i osità


Si trova a Parigi, nei pressi di Place de la Bastille, Hi Matic il primo albergo automatico di cui si abbia notizia. Con 42 camerecabina con pareti in vetro disposte su cinque piani, tutte dotate di iPad e connessione Wi-Fi, l’hotel è accessibile ai clienti attraverso un codice assegnato dopo la prenotazione on line, da digitare su uno schermo touchscreen all’ingresso della struttura.
Un nuovo modo di concepire l’ospitalità, che rivoluziona totalmente il concetto stesso di servizio. Gli ospiti dell’hotel potranno infatti contare su spazi appositi in cui vengono collocati vassoi monodose contenenti cibi e bevande biologici per la prima colazione, mentre per ogni altra esigenza

L’intera struttura è stata concepita in modo ecologico, ma anche tecnologicamente all’avanguardia e si propone come alternativa economica al classico albergo, grazie alla posizione centrale. Ideale per chi intende risparmiare senza rinunciare ad un soggiorno di qualità e intende provare l’esperienza di un’atmosfera informale e unica nel suo genere in piena autonomia.
All’interno, il negozio automatico HI matic shop, aperto 24 ore su 24, composto da distributori a vetrina, i clienti potranno acquistare senza problemi qualsiasi genere di prima necessità, ma


anche libri, musica, kit da viaggio e molto altro ancora.
L’idea di questo particolare albergo nasce dalla riflessione di un noto designer francese sui nuovi stili di vita, sempre più orientati verso la tecnologia, che si esprime nell’utilizzo di internet, ma anche dei distributori automatici e dei nuovi dispositivi di comunicazione e dell’attenzione all’ambiente. Il mondo dell’ospitalità dovrà adeguarsi alle nuove abitudini delle persone e ai cambiamenti in atto nella società e questo è un concreto primo passo verso la rivoluzione del servizio alberghiero. Una rivoluzione in cui i distributori automatici e il vending possono giocare un ruolo importante.














Presente con due punti vendita nelle vie del centro di Milano, il marchio
RISI propone capi di abbigliamento maschile esplicitamente convenzionali, caratterizzati da un attento recupero di forme e materiali all’insegna di un marcato gusto italiano. Da circa un anno, una vetrina
RISI ospita un distributore automatico attraverso il quale è possibile acquistare sempre gli articoli presenti in negozio, completi di una pratica confezione regalo.
I prodotti Risi si rivolgono in particolare alla clientela milanese, ma spesso i negozi sono visitati anche da turisti di passaggio, grazie anche alla loro posizione centrale. L’idea di adattare una vetrina del negozio e di installare un distributore automatico è del titolare, Alberto Ugolini, che grazie alla collaborazione con Gruppo Selecta e Nayax, ha studiato e realizzato il progetto.

La macchinabilità dei capi è stato un processo difficile? Il prodotto all’interno della macchina è un po’ sacrificato, non si vede quanto un capo esposto in vetrina, quindi abbiamo innanzitutto adottato un packaging trasparente, facilmente macchinabile e questo ha comportato uno studio delle dimensioni ottimali perché la macchina ospitasse una gamma di capi più variegata possibile.
Cosa viene inserito nel distributore? In inverno soprattutto ac-

cessori, tra cui cappellini, sciarpe e guanti di lana, intimo e calze, con un limite di importo e di dimensioni che facilitino le vendite attraverso la macchina. Per l’estate abbiamo aggiunto i costumi da bagno da uomo e da bambino e una gamma di parei, teli mare di lino, disponibili in alcune varianti cromatiche.
Quali sono le reazioni più comuni della clientela di fronte al distributore? C’è molta curiosità: molta gente guarda, tocca, prova, commenta e dall’interno del negozio ascoltiamo tutto. Certo, il passaggio all’acquisto non è diretto, perché gli importi di questi articoli, identici a quelli della merce venduta in negozio, non sono bassissimi: si parla di un prezzo medio di 60-70 euro, che si riduce a 40-50% nei periodi di saldi.

Quale sistema di pagamento avete adottato? Il distributore funziona solo con carta di credi-

to, con il sistema Nayax, perché trattandosi di importi mediamente alti, la gestione di banconote, ma soprattutto della moneta, sarebbe stata complessa. Riusciamo inoltre a monitorare le transazioni, così possiamo sapere giorni e orari degli acquisti. Ad esempio, sarà interessante osservare le vendite nel mese di agosto, quando il negozio rimarrà chiuso.
Avete trovato disponibilità da parte dei fornitori a cui vi siete appoggiati? Sì, assolutamente. Sia Nayax che Selecta hanno partecipato al progetto, seguendoci e cercando la soluzione più adatta alle nostre esigenze. Erano i primi interessati a questo esperimento e alla fine abbiamo trovato la macchina giusta e il sistema adatto.
Chi acquista al vostro distributore? Soprattutto clienti che conoscono i nostri prodotti e principalmente la sera, per un acqui-


sto, un regalo dell’ultimo secondo. Anche per questo gli articoli vengono venduti con l’occorrente necessario per una confezione regalo.
Cosa succede se il capo acquistato non va bene? È prevista la sostituzione. È sufficiente venire in negozio durante l’orario di apertura. Attraverso dei sigilli speciali, presenti in tutti i capi, riconosciamo il prodotto e lo cambiamo.
In termini di investimento è stato un progetto impegnativo? Il costo maggiore da noi sostenuto è stato quello per l’adattamento della vetrina, che ha richiesto tempo, mentre il distributore ci viene dato in comodato da Selecta.
Quindi è soddisfatto di questa novità? Sì, il sistema funziona bene, non ha avuto intoppi tecnici di nessun tipo, p
Chi gestisce il rifornimento della macchina? La macchina è installata all’interno del nostro spazio di vendita, ha le ruote, ppp , non ci sono stat i re cl am i. S ti amo cercan d o di m ig li orare l a dis p osizione di p rodotti p erch é in ev it ab il me nt e no n so no b en v i s ibili Abbi amo di sposto i n


spostata e aperta
quindi viene spostata e aperta frontalmente direttamente da noi e rifornita, più o meno una volta alla settimana. Non c’è movimentazione di denaro, quindi nessuna gestione della moneta. Anche per il cambio prezzi siamo stati istruiti da Selecta e svolgiamo queste semplici operazioni senza

e o meno una volta c’è tazione di denaro, nessuna della moneta. Anche per il siamo stati istruiti da queste senza problemi
vetrina delle f otogra f ie, però è chiaro che una foto ris p etto al ca p o vero e p ro p r i o h a una resa di versa. Il c li ente può sempre muoversi di q ualche metro e individuare il p rodotto in vetrina, ma st i amo stu di an d o l a poss ibili tà di una p i cco l a vetr i na d e dicata all’es p osizione dei p rodotti p resent i ne l di str ib utore.






























Il Salone Internazionale dell’Ospitalità Professionale torna più ricco per puntare al business e a rafforzare un network di professionisti
Torna l’appuntamento di eccellenza per gli operatori dell’Ho.Re.Ca.: Host 2011 ospiterà gli operatori del settore e non solo dal 21 al 25 ottobre a fieramilano
Si conferma la formula della manifestazione: in un unico momento espositivo saranno rappresentate sei grandi realtà per creare un’unica grande opportunità di business.
I settori che saranno presenti a Host 2011, infatti, sono Ristorazione professionale , con il meglio delle attrezzature a disposizione per offrire prodotti e idee sempre attente alla qualità ma anche capaci di innovarsi; Pane Pizza Pasta , dove gli artigiani dell’arte bianca troveranno preziosi alleati nei fornitori delle tecnologie più avanzate; attrezzature per Bar e macchine da caffè , destinate a rendere

sempre più gradevole il consumo fuori casa; Gelateria , Pasticceria , dove si affermano innovazione e tradizione con i macchinari, i semilavorati e i servizi per prodotti di cui l’Italia è rinomata in tutto il mondo; Caffè , con una ribalta di eccellenza per questa materia prima; Hotel&Spa Emotion , dedicato agli ambienti e alla dimensione del benessere coniugati a quelli dell’ospitalità. Per molte tra queste aree sono già evidenti le “affinità elettive” che muoveranno gli operatori in visita verso ambiti similari o di filiera e che uniranno, ad esempio, le offerte del caffè come materia prima con il mondo delle macchine da caffè: sinergie che interpretano sempre di più le nuove tendenze che il mercato richiede. Sono molteplici, però, anche le nuove possibilità che possono crearsi ibridando idee e strate-
sa ; gi e pr ov en ie nt ida s et to ridiffe re nt iU n es em
gie provenienti da settori differenti. Un esempio concreto è il settore Hotel&Spa Emotion, nato proprio a seguito potente sinergia che si è creata in questi anni tra quanti gestiscono hotel o forniscono servizi al comparto dell’ospitalità e le professionalità, le strutture e i prodotti legati al mondo del benessere, divenuti una dimensione integrante per chi gestisce strutture ricettive di ogni livello.
“Host rappresenta un grande esempio nel panorama fieristico. – ha affermato Enrico Pazzali, amministratore delegato di Fiera Milano Spa – In esso, infatti, si fondono l’anima business di una manifestazione di eccellenza capace di attrarre realtà e filiere distinte ma sinergiche, il valore del legame tra le aziende e le tante associazioni che sostengono i settori
rappresentati in mostra, l’attenzione e la forte considerazione che gode da parte di espositori e buyer esteri. Abbiamo investito molte delle nostre energie e competenze in questa manifestazione e siamo certi Host abbia ormai superato il puro momento espositivo, per affermarsi come network professionale ad ogni livello, una rete di conoscenze, prodotti ed esperienze a completa disposizione dei professionisti dell’Ho.Re.Ca.”
Cultura dell’ospitalità, internazionalità, sviluppo economico che passa attraverso idee innovative: i valori di Host richiamano con grande forza quelli di Expo 2015 e anche questa manifestazione, rappresenta a buon titolo una tappa di avvicinamento verso la grande meta dell’esposizione internazionale. Il compito di Host, in questo cammino, è quello di evolvere le professionalità che fanno parte della grande galassia Ho.Re.Ca. disegnandone le caratteristiche ed i valori che le caratterizzeranno in futuro. Il rispetto per la cultura del cibo e della persona, accolta nelle sue tradizioni culturali, unito all’attenzione e al rinnovamento tecnologico, alla sicurezza alimentare, all’attenzione verso le materie prime e l’ambiente: costituiscono i tratti ispiratori di Host 2011.
La manifestazione continua intanto a crescere e a confermarsi leader per l’Ho.Re.Ca.: a quattro mesi dalla manifestazione, infatti, sono oltre 1.400 le aziende attese, per 100.000 mq di superficie espositiva netta, mentre la sua vocazione internazionale rende già certa la presenza di 500 buyer esteri altamente profilati, che si aggiungono agli oltre 35.000 visitatori stranieri attesi , provenienti da 145 paesi , su un totale di 130.000 operatori
Un vero e proprio Coffee Village , attende gli operatori in visita a Host: lo animeranno ACIB – Associazione Campionati Italiani Baristi e Speciality Coffee Association of Europe e ALTOGA (l’Associazione lombarda torrefattori e importatori di caffè e grossisti alimentari che rappresenta le maggiori aziende di torrefazione), con una fittissima agenda di eventi,.
ACIB – Associazione Campionati Italiani Baristi e Speciality Coffee Association of Europe sono le uniche organizzazioni che, grazie all’alto livello delle scuole di formazione che vi aderiscono, da oltre un lustro organizzano i Campionati Italiani Baristi e la selezione dei rappresentanti per il Mondiale WBC.
Altre selezioni e altre importanti competizioni per premiare l’impegno e la qualità dei campioni di altre specialità saranno poi quelle organizzate da CILA (Campionato Italiano Latte Art) e CICS (Campionato Italiano Coffee in Good Spirits).
Durante le competizioni, attraverso spazi dedicati, sarà inoltre possibile confrontarsi direttamente con l’organizzazione ed i professionisti in gara, comprenderne lo spirito e valutare oltre all’eccellenza qualitativa messa in campo anche l’impegno delle scuole associate ACIB e SCAE a sostegno della divulgazione e promozione di protocolli e standard internazionali per quanto concerne formazioni, cultura e disciplina sportiva.
miscele, fino a dimostrazioni sui segreti per decorare e rivestire un cappuccino. La ricerca di un nuovo Guinness World Record, poi, renderà ancora più emozionante assistere alle varie iniziative proposte.
Per tutti gli ospiti della manifestazione sarà a disposizione durante l’intera durata di Host il banco di assaggio “Test the Coffee” con schede di assaggio a disposizione di quanti vorranno valutare la qualità dei prodotti proposti. Colonna sonora e visiva di tutti gli eventi del coffee village sarà lo spettacolo “Musica per il palato, sapori da ascoltare”.
Nel Coffee Village saranno presenti altre realtà che rappresentano il mondo del caffè: A.I.T. Associazione Italiana Torrefattori, la Federazione Caffè Verde - Assocaf, Associazione Caffè di Genova e Porto di Genova - Associazione Caffè Trieste – Oltre Ateneo del Caffè, scuola di caffetteria di Roma. 130 000 operator i
Seminari e corsi tenuti dalla “Professional Coffee Academy” , la scuola di formazione di Altoga, spazieranno dal controllo sulla qualità del caffè ai corsi di degustazione delle varie

















































































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Finalità del Master
• Approfondire e affinare le conoscenze sul settore del vending nel contesto socio-economico attuale
• Conoscere e aggiornare le dinamiche del nuovo marketing di settore e le tecniche di comunicazione
• Approfondire la conoscenza delle innovazioni tecnologiche di settore
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LE LEZIONI SARANNO TENUTE DA ILLUSTRI PROFESSORI UNIVERSITARI E DA AUTOREVOLI ESPONENTI DELL’INDUSTRIA ITALIANA.
Organizzato da

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