La campagna mediatica che si è scatenata dopo le importanti dichiarazioni del presidente Pinetti sugli aumenti dei prezzi ha avuto per il settore del vending un grandissimo valore. Forse per la prima volta la distribuzione automatica è stata trattata dalla stampa nazionale con la stessa dignità e importanza di altri settori molto più noti al grande pubblico. Il percorso di accreditamento presso le istituzioni iniziato qualche anno fa e che ha subito negli ultimi mesi un'accelerazione decisiva sta finalmente portando i suoi frutti. Uscire definitivamente dal cono d'ombra che il vending si era autoimposto per scopi protettivi, ma che non era più sostenibile a nessun livello, ha preparato il terreno per la sfida più importante: raggiungere il consumatore finale.
La maturità definitiva per il vending sarà infatti raggiunta quando il nostro interlocutore non sarà più solo il responsabile acquisti della locazione, ma si potrà dialogare anche con il cliente che consuma i nostri prodotti e utilizza i nostri servizi. Raggiungere il consumatore finale però è complesso e molto costoso, soprattutto se bisogna ricorrere alla comunicazione pubblicitaria. La campagna sulla valorizzazione del settore che partirà tra qualche mese e che vede un esborso senza precedenti da parte di Venditalia/Confida sarà un tassello importante, tanto che ci auspichiamo un buon successo della Vending Cruise, che è stata progettata soprattutto per reperire fondi da riversare su questo fondamentale investimento mediatico.
Certo è che i lunghi servizi di questi giorni sui telegiornali e sulle principali testate giornalistiche nazionali ci hanno offerto gratuitamente una copertura che supera le più rosee aspettative. Clienti che chiamano i gestori per sapere quando avranno gli aumenti, proposte di prezzi in salita di "solo" 5 centesimi che vengono subito accettate, commerciali che girano per le locazioni con decine di fogli di rassegna stampa. Tutte situazioni nuove e insperate per un settore che aveva bisogno di trovare uno spunto decisivo per far lievitare i listini.
L'Associazione ha lavorato bene, soprattutto dimostrando di saper conoscere i meccanismi che regolano i media e riuscendo a far passare un messaggio forte e chiaro. Ora che ha messo il pallone sul dischetto del rigore tocca ai gestori calciarlo in porta e fare goal.
Un giorno sarà il consumatore che pretenderà di avere da un distributore automatico la dovuta qualità e che non si stupirà di dover corrispondere un prezzo adeguato, ma fino ad allora i gestori si dovranno impegnare per aumentare i prezzi ed investire l'accresciuta marginalità nella propria azienda per offrire un servizio sempre migliore. Solo così si arriverà preparati all'appuntamento.
Non sprechiamo parole per i pochi che ancora remano contro, che abbandonano la partita senza calciare il rigore o che danno del cornuto all'arbitro perché ha fischiato. Sembrano solo tifosi di un'altra squadra che pur di veder perdere gli avversari sono disposti a far fare una brutta figura all'intero movimento e quindi anche a se stessi. È talmente evidente quanto in un momento decisivo come questo sia fondamentale il contributo di tutti, che è molto difficile capire come mai per alcuni soggetti non prevalga la ragione e i distinguo non vengano messi da parte per il bene dell'intera comunità vending.
IL CONTROLLO È TUTTO
ROAD SHOW DIGISOFT
MILAN O _2 APRILE 2 0 1 1
B O L OG NA_16 APRILE 2011
PAD O VA_30 APRILE 201 1
09 MA GG I O 2011 VENDIN G C RUI S E
R O MA 14 MA GG I O 2011
C ATANIA_28 MA GG I O 2011
2011 | DIGISOFT | HONEYWELL | ZEBRA
L’AVANGU
L’AVANGUARDIA TECNOLOGICA NEL VENDING
• VEGA LITE: LA SOLUZIONE PER LE PICCOLE
E PER LE MICRO GESTIONI
• APPROCCI ALTERNATIVI AL VENDING: GESTIONE SNACK E TELEMETRIA / LE ESPERIENZE ESTERE
• NUOVI DISPOSITIVI PORTATILI HONEYWELL E ZEBRA PER L’AUTOMATISMO DELLE ATTIVITÀ ESTERNE
• L’EVOLUZIONE DEL GESTIONALE VEGA:
LA BUSINESS INTELLIGENCE
LA SOLUZIONE DI GEOMARKETING CON VEGA MAPS
L’INTEGRAZIONE CON OUTLOOK
L’INVIO AUTOMATICO DI MAIL
OBILE VENDING C RM
DIGISOFT IL CONTROLLO DI GESTIONE NEL
L’ARCHIVIAZIONE DOCUMENTALE / MOBILE VENDING CRM
La sincerità è tra i nostri valori guida e l’attenzione al cliente la nostra prerogativa. Siamo tra i leader nel mercato delle tecnologie dell’acqua, nel vending e nella gastronomia, grazie alla qualità garantita dei nostri prodotti, ma il nostro obiettivo è diventare la scelta numero uno attraverso un servizio personalizzato di analisi e consulenza. Oltre alle numerose e personalizzabili soluzioni della nostra gamma, un’opportunità in più per tutti i nostri clienti di ottenere un valido supporto per la manutenzione, in grado di soddisfare le più elevate esigenze in termini di qualità, funzionamento e convenienza.
NUMERO 55 APRILE 2011
>ORSOLA MALLOZZI DIRETTORE RESPONSABILE/ EDITOR IN CHIEF
>ALESSANDRO FONTANA DIRETTORE EDITORIALE/ EDITORIAL DIRECTOR
> LAURA GUASPARRI ART DIRECTOR
> ANDREA LOTTERO GRAPHIC DESIGN
> DANIELA BISCOTTI COMMERCIALE/COMMERCIAL
> NOEMI MARGAROLI HA COLLABORATO/ COLLABORATOR
LASERGRAFICA POLVER SRL >STAMPA/PRINTERS
D.A.ITALIA
>IL PERIODICO DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA PUBBLICAZIONE ISCRITTA AL TRIBUNALE DI MILANO, NUMERO DI REGISTRAZIONE 177 DEL 22 MARZO 2004
>ISCRIZIONE AL R.O.C.: 11412
>PERIODICITÀ MENSILE
>EDITORE ART&WORKS SRL UNIPERSONALE VIALE LODOVICO SCARAMPO 41 20148 MILANO
P.IVA 04234310961
TEL+39 02 48958566 FAX +39 02 89694472
>UFFICIO COMMERCIALE COMMERCIALE@DAITALIA.IT
>WEB WWW.DAITALIA.IT
>POSTA ELETTRONICA INFO@DAITALIA.IT
>ABBONAMENTI ABBONAMENTI@DAITALIA.IT
LA RIPRODUZIONE TOTALE O PARZIALE DELLE ILLUSTRAZIONI E DEGLI ARTICOLI PUBBLICATI SU D.A. ITALIA È PERMESSA SOLO SE AUTORIZZATA DALLA DIREZIONE.
LA DIREZIONE NON ASSUME RESPONSABILITÀ
PER LE OPINIONI
ESPRESSE DAGLI AUTORI DEI TESTI REDAZIONALI E PUBBLICITARI.
CONCEPT BY ART&WORKS SRL
Sommario
EDITORIALE
Il calcio di rigore 3
Il Mercato Del Vending – Torrefattori Moka Moka Caffè, il caffè nato dal cuore di Napoli 8
14
Il Mercato Del Vending – Fabbricanti
>D.A. Design Group, la nuova veste del vending
>SPINEL, qualità 100% made in Salento
Il Mercato Del Vending – Produttori
>Antonio Fiore Alimentare, l’incontro fra natura e tradizione
>Latteria PLAC, la garanzia del Consorzio Grana Padano ora nel vending 26
38
Speciale Associazione
>Vending Responsabile per un'Alimentazione Consapevole
>NAS, un riferimento per il vending
>Recupero del modello alimentare mediterraneo nel vending fra tradizione e innovazione
>“…e Vai con la frutta”
>Stile di vita e vending
>Astrosys International Ltd, nuovo socio EVA
>EVA e AVEX insieme nella promozione del vending
Caffè Trombetta: 2010 positivo e buone prospettive per il 2011 63
Speciale Eventi & Road Show
64 NovitÀ Del Vending
80
>Cellulare e pagamenti: italiani pronti a cogliere le opportunità
>Road Show Digisoft 2011 - Il controllo è tutto >Pepsi migliora il tuo mondo
>ASI e Maini Vending > Frutta in coppetta naturale al 100%
>Parmalat > nuovi gusti Top per Santàl
>Le eccellenze nel vending: rating AAA per la Prontofoods di Montichiari >Rheavendors group > comunicazione e immagine in costante rinnovamento
Torrefattori
Moka Moka Caffè il caffè nato dal Cuore di Napoli
creM a t o d e l Vending T o r refat t o r i
C.I.D.A. è un’azienda con sede a Napoli nata oltre dieci anni fa, che produce cialde e capsule con il marchio registrato Moka Moka Caffè e come terzista . Alla base dell’attività di gestione, limitata al territorio campano, la cortesia, il servizio e la competenza che hanno fatto conoscere e apprezzare l’operato di questa realtà emergente e che hanno permesso alla loro produzione di cialde conto terzi per il vending di valicare i confini regionali.
Daniele De Simone e Marco Di Maggio sono i due giovani titolari che, con energia, allegria e determinazione svolgono questo lavoro da più di dieci anni coinvolgendo in questa loro passione i loro collaboratori e i clienti che si affidano a loro.
D.A. Italia li ha incontrati e intervistati nella loro sede di Napoli per conoscere più da vicino le attività e i progetti di questa giovane azienda campana.
Intervista con Daniele De Simone e Marco Di Maggio
La vostra esperienza nel vending come nasce?
> Di Maggio : Dopo aver lavorato per due anni presso una società di gestione, nel 2000 abbiamo intrapreso un’attività in proprio provando a scommettere su noi stessi, spinti dalla voglia di emergere, di costruire qualcosa per noi.
>> De Simone : Siamo giovani, abbiamo appena 32 anni, ma da oltre 10 operiamo in questo settore. Rispetto ad alcuni sappiamo poco, ma rispetto a tanti altri abbiamo già tanta esperienza e cerchiamo di metterla in atto al meglio.
Come avete deciso di lavorare insieme?
>> De Simone : Ci conosciamo da sempre. Abitiamo nello stesso quartiere e siamo cresciuti come fratelli, quindi è stato naturale cominciare insieme questa nuova avventura.
Andate d’accordo?
> Di Maggio: Siamo molto diversi, ci completiamo, ma abbiamo rispetto assoluto delle nostre reciproche capacità. Ci confrontiamo per migliorarci e per far crescere l’azienda. Questo ci fa crescere umanamente e professionalmente, rafforzando sempre di più il nostro rapporto.
>> De Simone: Ci uniscono fiducia e stima reciproca. Discutiamo quasi tutti i gironi, perché sul lavoro i confronti ci sono, le discussioni nascono per migliorare, per permettere a ciascuno di non
> Marco
Di Maggio
> Daniele
De Simone
trascurare i particolari che emergono dal punto di vista dell’altro.
Come è nato il nome Moka Moka Caffè?
> Di Maggio“Moka” è stato pensato perché si associa immediatamente al caffè, è familiare e si ricorda facilmente.
>> De Simone: Abbiamo deciso di raddoppiare il nome per far rimanere ancora più impresso il suono.
L’attività di gestione prosegue?
> Di Maggio: Sì, ma solo a livello locale, vale a dire che operiamo come gestori solo a Napoli, per rispettare il lavoro di altri che si affidano al nostro marchio e non entrare in concorrenza con loro. C’è una piccola fetta di mercato che è la nostra da sempre e naturalmente questi clienti storici continuiamo a seguirli.
Come è nata l’attività conto terzi?
> Di Maggio: I nostri numeri interni non erano sufficienti a garantire la redditività degli impianti acquistati quindi abbiamo iniziato a proporre ad altri la lavorazione del prodotto come terzisti, ci siamo presentati come alternativa. Le torrefazioni della
zona non vedendoci come potenziali concorrenti e soprattutto perché accettiamo di confezionare le loro miscele ci affidano il lavoro e a nostro favore gioca il fatto di dedicarci esclusivamente a questo settore. Abbiamo creato il marchio Moka Moka Caffè per essere competitivi sul mercato. Ci siamo resi conto che avremmo dovuto investire e produrre direttamente caffè e non affidarci a terzisti se volevamo fare la differenza. Seguire la trasformazione delle cialde significa anche scegliere i prodotti, le qualità di caffè, le miscele, ecc. Siamo molto ambiziosi e abbiamo deciso di prendere questa strada.
>> De Simone: Gratifica sapere che molti torrefattori hanno scelto noi e non un altro produttore, al di là dell’esigenza economica. La nostra soddisfazione è stata quella di diventare fornitori di nomi che magari fino al giorno prima non ci conoscevano e di guadagnarci un posto in un mercato così esigente.
Come è stato l’inizio?
>> De Simone: In salita, perché comunque siamo dovuti entrare in confidenza con qualcosa che avevamo solamente visto fare ad altri. Abbiamo passato diverse notti vicino ad un impianto per
portare a termine la produzione, visto che durante il giorno io e Marco ci occupavamo delle consegne e volevamo curare personalmente la produzione. A lungo abbiamo cercato una miscela che fosse soddisfacente per i clienti e dopo svariati tentativi ci siamo riusciti.
> Di Maggio: La nostra fortuna è che i nostri fornitori ci hanno aperto le porte. Ci hanno dato la possibilità di guardare, d’imparare e noi lo abbiamo fatto, giorno dopo giorno, abbiamo fatto nostro questo mestiere. I nostri fornitori ci hanno sostenuti in questo progetto e la soddisfazione più grande sta nel fatto che alcuni di loro oggi sono nostri clienti.
Come è stato entrare nel mercato con un nuovo prodotto?
> Di Maggio: Difficilissimo. Noi siamo due giovani che hanno investito in questo progetto. Per far conoscere questo prodotto l’unica cosa possibile era farlo assaggiare perché non avevamo a disposizione mezzi per promuovere il marchio. Il napoletano è un territorio esigente, non si può offrire un caffè che non sia di qualità! Quindi abbiamo puntato su un prodotto valido e su un buon servizio, potendo crescere poco a poco. Noi non facciamo
vendita sul prodotto, facciamo vendita sul servizio. Chi vende per basso prezzo, vende facilmente ma avrà maggiori difficoltà a fidelizzare la clientela. Il cliente che acquista per prezzo è pronto a cambiare gestore per pochi centesimi di differenza, mentre il chi vuole qualità, servizio, costanza e un prodotto che sia diverso dagli altri si rivolge a noi, perché sa che il nostro caffè viene curato nei minimi dettagli.
Quali sono i vostri punti di forza?
> Di Maggio: Puntiamo alla qualità e all’immagine del prodotto. Cerchiamo di valorizzare le nostre confezioni per distinguerci da altre aziende, personalizzando anche le bustine di zucchero e i kit accessori e regalando ai clienti una bottiglietta di crema alla nocciola per aromatizzare il caffè. Noi abbiamo bisogno di curare questi dettagli perché dobbiamo ancora farci conoscere. Infine, fidelizziamo il cliente attraverso il nostro servizio, che ha l’educazione, la cortesia ed il sorriso alla base. Instaurare un bel rapporto è il fondamento di un confronto costruttivo.
>> De Simone: Partiamo dal farci conoscere e apprezzare a livello umano e dimostriamo il nostro valore professionale. Da spettatori siamo diventati comparse ed ora vorremmo diventare primi attori.
Cosa caratterizza il vostro caffè?
> Di Maggio: Innanzitutto la qualità. Investiamo per migliorarci, siamo sempre alla ricerca della perfezione, per dare al cliente finale un prodotto che sia costante nel tempo. Eseguiamo molti controlli durante la produzione per garantire al nostro cliente la massima tranquillità rispetto al prodotto che acquista.
Quali sono le miscele Moka Moka Caffè per il vending?
> Di Maggio: Gusto Forte, la classica miscela per l’espresso napoletano corposo e poco dolce, dal retrogusto deciso, intenso, che dà una crema scura. Questa è senza dubbio la miscela che va per la maggiore tra i gestori della nostra zona. Gran Crema, una miscela che ha un gusto comunque forte, ma adatta a chi non consuma troppo caffè e infine Gusto Dolce, che noi definiamo la miscela “per veri intenditori”, perché è una miscela con una percentuale maggiore di Arabica, quindi dal sapore un po’ più leggiadro, con un retrogusto di liquirizia. Queste sono le miscele standard, ma le modifichiamo di volta in volta in base al territorio a cui ci rivolgiamo, a cosa chiede il cliente, con il quale si crea un rapporto di collaborazione per
studiare insieme a lui una miscela adeguata al suo mercato.
Chi sono i vostri clienti?
>> De Simone: Soprattutto piccole aziende, nelle quali ci riconosciamo e con le quali lavoriamo volentieri. Vediamo in loro lo stesso spirito che avevamo noi agli inizi, è stimolante.
> Di Maggio: I piccoli clienti di oggi sono i clienti grossi di domani. Quello che ci contraddistingue da altre aziende è che noi siamo nati come gestori, quindi conosciamo perfettamente i problemi del cliente. Restare aperti al confronto verso i clienti ci dà la possibilità di lavorare e grazie a loro siamo migliorati.
Quali formati di cialde producete?
> Di Maggio: Realizziamo cialde nei formati 38 (professional), 44 (ESE), bi-dose (55g) e FAP, per le macchine a capsule, per le quali siamo ancora agli inizi. La cialda bi-dose è stata una scommessa, perché non è molto utilizzata, soprattutto da queste parti. Come gestori ci siamo rivolti ai ristoranti, all’Ho.Re.Ca, dando la possibilità di avere macchine che facessero due o tre caffè contemporaneamente, riducendo i tempi ed ora la cialda è richiesta in questi segmenti.
Per quanto riguarda le macchine in comodato avete dei partner?
> Di Maggio: Ci affidiamo a Didiesse, attualmente azienda leader nel settore. È anche grazie a Fulvio Di Santo che ha creduto molto in noi e ci ha incoraggiati agli esordi se abbiamo raggiunto questi risultati. Ci ha dato modo di crescere con suggerimenti preziosi e ci ha concesso di distribuire le macchine prima ancora che potessimo pagarle, certo della nostra riuscita.
Quali sono i vostri impianti di confezionamento?
> Di Maggio: Per la scelta degli impianti di confezionamento ci siamo affidati alla G. Rossi e grazie a Stefano Pavan, che ci ha indirizzato verso la strumentazione migliore per la nostra dimensione e la nostra produzione, siamo riusciti a crescere in maniera sana e seguendo la qualità.
In quali aree siete presenti?
> Di Maggio: Napoli e tutta la Campania come gestori. Sicilia, Basilicata, Calabria, Lazio, Toscana e Liguria per la vendita e la produzione conto terzi. Abbiamo anche un cliente in Portogallo, un contatto preso lo scorso anno a Venditalia e andato a buon fine. È un inizio…
Cosa vi ha spinto ad aprire dei punti vendita in franchising?
> Di Maggio: È il mercato che ce lo ha suggerito. Se prima a casa si usava il caffè macinato ora sempre di più si utilizza la macchina a capsule. Abbiamo inaugurato un piccolo punto vendita che rispettasse alcune caratteristiche ben precise: sobrietà, eleganza e disponibilità di prodotti alla portata di tutti. La nostra idea è quella di dare la possibilità a chi crede nel nostro marchio di aprire un punto vendita in franchising, comunque evitando di creare concorrenza. È nostro interesse che il brand cresca e mantenga alti qualità e prezzo finale di vendita.
Su che cosa si concentrano i vostri investimenti?
>> De Simone: Investiamo in nuove tecnologie, in impianti di nuova generazione, spendiamo tempo per controlli e aggiornamenti e soprattutto investiamo le nostre energie.
> Di Maggio: Tutti i nostri investimenti sono il frutto del nostro lavoro. Non ci sentiamo arrivati, sarebbe un grosso errore, però ci sentiamo pronti ad affrontare altri sviluppi. Siamo molto ambiziosi. È importante essere vigili rispetto alla crescita del
prodotto a quello che può renderlo migliore e sempre più costante. Inoltre è fondamentale avvalersi di collaboratori che vogliano emergere. Cerchiamo ogni giorno una miglioria per i prodotti e crediamo nella formazione del personale. È importante non fermarsi mai.
Quanti siete in azienda?
> Di Maggio: Siamo sei. Oltre a me e Daniele, che partecipiamo attivamente, c’è Laura, che segue la parte amministrativa e i contatti con i clienti ed altri tre dipendenti.
Quali sono i vostri ruoli aziendali?
> Di Maggio: Oltre ad essere titolari, io mi occupo del commerciale, mentre Daniele segue gli aspetti legati alla produzione. Il cliente apprezza questo nostro coinvolgimento diretto in azienda, gli dà una garanzia in più.
Che rapporto avete con i vostri collaboratori?
>> De Simone: Da noi regna sovrano il sorriso, ci sentiamo come fratelli maggiori nei loro confronti. Al di là delle ore lavorative a volte passiamo del tempo insieme, anche perché alcuni di loro sono per noi amici di vecchia data. Ogni giorno ci dimostrano il loro impegno, spesso restano in azienda con noi anche se hanno finito il loro turno di lavoro, vediamo la loro voglia di imparare e di partecipare. Siamo tutti sulla stessa barca e remiamo nella stessa direzione e con lo stesso grande entusiasmo.
> Di Maggio: Sentono loro l’azienda anche se non sono i titolari e questo non ha prezzo, anche perché questi ragazzi sono l’immagine dell’azienda presso i clienti e trasmettono un entusiasmo genuino. C’è la voglia di crescere da parte di tutti, questo è motivo d’orgoglio per noi. I nostri collaboratori vogliono migliorarsi, professionalmente cercano di crescere. Hanno fiducia in quello che stiamo facendo.
Avete superato bene il periodo di crisi generale?
> Di Maggio: Paradossalmente negli ultimi tre anni abbiamo comprato tre impianti per la produzione, mentre il mercato era in crisi. Investiamo di tasca nostra, ci crediamo e siamo pronti a crescere sempre di più. Ci teniamo ad essere scelti per il nostro modo di lavorare e per le nostre idee e non rincorriamo i grandi, perché avremmo già perso in partenza.
La nostra missione è realizzare qualcosa, vogliamo che al marchio Moka Moka Caffè vengano associate qualità, servizio, cortesia, onestà ed affidabilità.
Quanto siete cresciuti negli ultimi anni?
> Di Maggio: Del 100%. Siamo partiti da zero. Anno dopo anno l’incremento è raddoppiato.
Avete mai pensato di cambiare sede?
>> De Simone: Ai traslochi siamo abituati, abbiamo cambiato sede cinque volte, per ragioni di spazio, ma restiamo sempre in questa zona, nel centro di Napoli, perché qui ci sentiamo a casa.
> Di Maggio: In zona possiamo dare maggiori garanzie ai nostri clienti, risparmiamo tempo negli spostamenti e lo investiamo nell’attività, anche il sabato. Trovare locali sempre più ampi, ovviamente migliora l’organizzazione e la qualità del lavoro.
Cosa vi rende un’azienda affidabile?
>> De Simone: A parte la competenza e l’esperienza maturata, quando parliamo di stabilità uno degli ingredienti necessari è la serenità data dalla famiglia. Dobbiamo ringraziare le nostre famiglie che ci hanno sopportato e supportato. Ci hanno dato la possibilità di vivere la nostra avventura con assoluta tranquillità. Ci hanno insegnato l’etica del lavoro e il sacrificio, che ci hanno permesso di intraprendere un progetto così impegnativo a soli 22 anni. Hanno creduto in noi è questo ha significato molto.
Quali sono i vostri obiettivi futuri?
> Di Maggio: Crescere sani, essere il riferimento di aziende che si rivolgono a noi come lavorazione conto terzi. Vogliamo continuare a garantire un prodotto costante, la nostra professionalità e competenza affinché il cliente sia sempre sereno nell’affidarsi a noi.
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Fabbricanti
D.A. Design Group, la Nuova Veste del Vending> 15 Spinel, Qualità 100% Made in Salento> 21
reM c a t o d e l Vendin g F a bbrica n t i
D.A. Design Group La Nuova Veste del Vending
D.A. Design Group nasce nel 2006 per rispondere alla necessità di migliorare l’ambiente circostante ai distributori automatici sia da un punto di vista estetico che funzionale. I suoi fondatori hanno portato all'interno del settore del vending i frutti di un'esperienza trentennale maturata nell’ambito dell’arredamento e del design.
Per rendere qualsiasi postazione un luogo più gradevole, ordinato ma anche sicuro ed efficiente, l’azienda ha sviluppato prodotti adatti alle aree ristoro delle locazioni poste all’interno (System Basic e De Luxe) e linee antivandaliche per il vending pubblico (System Strong, Strong Open, Strong Basic, quest’ultima adatta anche all’interno) oltre alle innovative soluzioni per l’allestimento dei negozi automatici (System Automatic Bar). La nostra redazione per conoscere meglio questa dinamica azienda, ha incontrato a Latina i fratelli Alfredo e Dino Porrello , titolari di D.A. Design Group
> Alfredo Porrello
> Dino Porrello
Intervista con Alfredo e Dino Porrello
Qual è il percorso che vi ha portato fino al vending? > Dino: Siamo stati arredatori di negozi di alimentari (in particolare panifici) dal 1970 fino al 2007, svolgendo questa attività su scala internazionale. Nel 2006 è arrivata la prima richiesta per un mobiletto da posizionare accanto ad un distributore automatico e da questo è nata l’idea di dedicarci all’allestimento dell’area ristoro, per renderla più gradevole, ma anche più funzionale. Dopo aver realizzato una prima soluzione per il vending gli ordini sono aumentati progressivamente e, dato che il settore dell’arredamento per negozi stava conoscendo un periodo di crisi e da parte nostra c’era la voglia di provare qualcosa di nuovo, abbiamo deciso di dedicarci esclusivamente al mercato del vending.
Con quale prodotto siete entrati nel settore del vending? > Dino: Il nostro primo prodotto per il vending è stato System Deluxe, un sistema modulare per interni che oltre ai distributori automatici può ospitare anche un mobile contenitore per i rifiuti, un piccolo forno microonde, un pannello pubblicitario e l’illuminazione necessaria. Il nostro scopo fin dall’inizio è stato quello di rendere sempre più piacevole l’area ristoro automatizzata. Da qui abbiamo iniziato a perfezionare il sistema rendendolo telescopico, componibile e modulare, in modo che si potesse facilmente adattare ai diversi distributori in commercio. Durante l’anno di transizione tra un’attività e l’altra abbiamo stu-
diato e perfezionato anche System Strong, una soluzione modulare per esterni, perché dialogando con i gestori avevamo colto l’esigenza di installare delle macchine all’aperto in funzione dello sviluppo del vending pubblico. Oggi questa struttura viene verniciata con materiale antigraffiti e fornita di tettuccio per essere posizionata in tutte le locazioni esterne.
Qual è la vostra mission? > Dino: Abbiamo portato nel vending ciò che abbiamo sempre fatto nel nostro lavoro precedente, ovvero creare una postazione piacevole, pulita, ordinata per il cliente e attraverso la quale il gestore, mettendo la propria etichetta, possa identificare e far riconoscere il proprio lavoro. La locazione “parla” del servizio offerto dalla gestione.
La vostra proposta è attrattiva per una clientela trasversale oppure si focalizza solo su gestori di una certa dimensione? > Alfredo: Stranamente sono soprattutto i grandi gruppi a portare avanti in modo continuo questa politica di valorizzazione delle locazioni, mentre questo tipo di servizio dovrebbe essere offerto dal piccolo-medio gestore che deve farsi conoscere, conquistare le postazioni attraverso il proprio valore, per crescere e qualificarsi. Ci sono gestori che installano macchine costose in postazioni anonime o non attrezzate, non sfruttando l’investimento fatto sulla macchina e corrono il rischio di perdere il cliente perché un concorrente può offrire di meglio.
I vostri prodotti sono standard o studiate una progettazione specifica a seconda delle esigenze del cliente? > Alfredo: I nostri moduli sono per lo più standard e molto semplici da adattare, ma progettiamo su misura quando la situazione lo richiede, come ad esempio nel caso delle macchine installate presso alcuni approdi della città di Venezia, per le quali abbiamo dovuto utilizzare materiali in acciaio inox e realizzare pedane idrauliche per il sollevamento in caso di acqua alta, un congegno di nostra invenzione utile a far fronte al problema.
Come presentate un potenziale vostro progetto di arredo al cliente? > Alfredo: Ad ogni cliente vengono presentati, insieme al preventivo, un rendering 2D e uno 3D e, se il gestore ci fornisce l’immagine della locazione, siamo in grado di realizzare un fotomontaggio realistico di come potrà essere allestita la sua area ristoro prima ancora di firmare il contratto. Questo viene molto apprezzato: più del 90% dei progetti presentati diventa poi un incarico di lavoro.
Qual è il punto di forza dei vostri prodotti? > Dino: La praticità, la resistenza e la funzionalità, frutto di una ricerca continua. Ad esempio il nostro sistema da esterni viene costantemente aggiornato e migliorato. È sempre più facile da smontare e rimontare. All’esterno non si vedono bulloni e c’è la possibilità di brandizzare la struttura con i loghi dei gestori. Il prodotto è valido, studiato bene e non poniamo limite alle migliorie. Studiamo sem-
pre e continuiamo a cercare il particolare che aggiunga valore al prodotto.
> Alfredo: Sono ormai cinque anni che lavoriamo per renderlo un sistema facile, eliminando le criticità iniziali. Anche le nostre soluzioni da interno sono molto resistenti e al passo con le normative. In Germania, ad esempio è obbligatorio rispettare la raccolta differenziata nelle aree di ristoro e presto lo sarà anche in Italia: noi siamo già pronti, abbiamo già un prodotto adeguato.
Quale sarà secondo voi il naturale sviluppo del vending? > Alfredo: Sono convinto che il futuro del vending, non solo quello pubblico, sia strettamente legato ad una maggiore cura e identificazione dell’area ristoro, innanzitutto per proteggere le macchine dagli atti vandalici e poi per incentivare l’acquisto d’impulso, in cui l’impatto estetico gioca un ruolo fondamentale.
> Dino: È necessario che i gestori smettano di vedere il distributore automatico come un costo necessario e la struttura come un costo accessorio, non indispensabile. In realtà si tratta di un investimento che dura nel tempo, è modulare e quindi facilmente modificabile. Inoltre una struttura antivandalica resistente permette di risparmiare sulle macchine, perché si possono scegliere distributori non blindati. Il vending pubblico si sta evolvendo e strutture come le nostre diventano indispensabili. Investire nella struttura è conveniente e dà un’immagine facilmente riconoscibile della locazione.
Come si posizionano i vostri prodotti a livello di prezzo? > Alfredo: Creare la postazione ad hoc sarà uno standard indispensabile per entrare nelle locazioni e da parte nostra cerchiamo di abbassare il più possibile i costi delle strutture per dare la possibilità a tutti i gestori, piccoli, medi e grandi d’impiegarla. Comunque si tratta sempre di un piccolo investimento rispetto alle garanzie di sicurezza e di immagine che offrono.
In quali aree geografiche opera D.A. Design? > Dino: Il nostro mercato si è da sempre concentrato al 90% sull’Italia, dove siamo leader di mercato, ma ci stiamo spostando, allargando i nostri confini a livello europeo: siamo presenti in Spagna, all’interno delle stazioni della metropolitana di Madrid; in Francia, Germania, Portogallo e Slovenia; inoltre abbiamo fornito alcune stazioni metropolitane e una stazione ferroviaria di Mosca.
In che modo viene recepito il vostro prodotto all’estero? > Alfredo: Fino all’anno scorso abbiamo puntato poco all’estero, c’erano solo dei concessionari che acquistavano il prodotto, ma i primi risultati sono incoraggianti, i segnali positivi e la filosofia con la quale sono costruiti i nostri prodotti viene recepita correttamente anche al di fuori dell'Italia.
Anche all'estero avete contatti principalmente con i grandi gruppi o riuscite ad offrire i vostri prodotti anche ad operatori più piccoli? > Alfredo: Abbiamo sempre un’azienda più
grande di riferimento che opera a livello locale e ci mette in contatto con i piccoli gestori. Abbiamo in larga parte sfruttato quello che era il mercato di un noto fabbricante italiano di distributori automatici che operava in quei paesi.
Come riuscite a unire la semplicità del montaggio con la bellezza estetica e con il design, simbolo del made in Italy? > Dino: È la nostra filosofia di lavoro creare una struttura funzionale, bella e molto semplice da utilizzare. Il nostro prodotto deve essere innanzitutto di qualità. Fino ad ora non abbiamo avuto nessuna contestazione da parte dei clienti, anzi, riceviamo testimonianze gratificanti riguardo le soluzioni, la puntualità della consegna, la tempistica progettuale, che non supera mai le 48 ore.
Com’è organizzato il vostro reparto Ricerca & Sviluppo? > Dino: Un ingegnere dedicato si occupa unicamente della Ricerca & Sviluppo. Un’altra persona segue invece i progetti per i clienti. Noi stessi ogni giorno ci occupiamo di seguire la progettazione.
Quante persone lavorano nella vostra azienda? > Alfredo: Siamo tredici persone, di cui due nel reparto progettazione.
> Dino: Nella nostra sede di Latina avviene solo la fase di assemblaggio. I nostri fornitori producono i pezzi per noi, quindi non c'è bisogno di molto personale.
I vostri fornitori si trovano tutti in provincia di Latina? > Dino: Sì, tutti nel raggio di 10-20 km. Troviamo anche da parte loro un supporto, un coinvolgimento nella realizzazione del prototipo e, se necessario, nel correggerlo e migliorarlo. Questo ci aiuta molto.
> Alfredo: I nostri fornitori sono incoraggiati dai risultati e ci seguono molto volentieri. A livello di produzione non abbiamo problemi di numeri. Nel momento in cui entrano commesse importanti siamo felici, non rifiutiamo l’incarico perché possiamo avvalerci di un indotto ben potenziato.
Dopo questi primi anni di attività, siete soddisfatti di aver preso la decisione di dedicarvi al mondo del vending? > Dino: Sì. Quello che ci ha convinto a fare questo passaggio è stato il nuovo modo di produrre, in serie, più semplice rispetto alla produzione singola di ogni negozio, con lo sforzo che comportava a livello d’impegno. La nostra è stata una scelta di vita più che di lavoro e siamo soddisfatti e gratificati dai risultati ottenuti. In pochi anni abbiamo contribuito ad innovare il vending e a sua volta la distribuzione automatica ci dà grandi soddisfazioni.
Quali sono i prodotti su cui concentrerete maggiormente i vostri sforzi? > Alfredo: Stiamo vagliando soluzioni per esterno oltre a quelle già in produzione. Di lavoro ce n’è tanto per le attuali strutture e per i progetti che portiamo avanti. Abbiamo altri progetti nel cassetto, ma quello sarà un ulteriore mercato e lo affronteremo più avanti nel tempo.
> Dino: Il nostro obiettivo è sviluppare l’habitat, l’ambiente completo della locazione, non limitandoci alla parte frontale. Abbiamo in cantiere diversi progetti e ci stiamo dedicando sempre più allo sviluppo dell’allestimento per i negozi automatici, intercettando i nuovi trend di consumo. I negozi automatici aumentano di anno in anno e da circa tre anni D.A. Design è presente sul mercato con la linea Automatic Bar
Da quanto tempo sono disponibili le vostre soluzioni per i negozi automatici? > Dino: Quattro anni fa abbiamo realizzato System
Strong e progressivamente ci siamo sempre più avvicinati a questo mercato. Il negozio automatico ha delle criticità: l’apertura di notte crea problemi, soprattutto nelle grandi città. Siamo partiti dalla vetrina, importante perché d’impatto. Poi l’abitudine a migliorare ci ha portato a sfruttare il foro della vetrina e ad automatizzare la parte retrostante.
Stiamo quindi sviluppando due prodotti: la Vetrina Automatizzata e Self Store 24h
La vetrina permette ai commercianti di qualsiasi settore merceologico di esporre prodotti al suo interno e di venderli, attraverso una pulsantiera, una gettoniera e un vano erogazione prodotti, perché è completamente automatizzata. Self Store 24 h., che contiene fino a 4.800 prodotti food e non food, si può considerare come un vero e proprio negozio automatico con una vetrina expo che può trasmettere pubblicità attraverso un monitor, mentre non eroga il prodotto e che permette una funzionalità senza interruzioni di sorta.
La gestione dello scontrino viene fatta attraverso una stampante locale? > Dino: Sì. L’acquisto avviene tramite monitor touch screen, come all’interno di un sito internet, dove si aggiunge il prodotto al proprio carrello, si effettua il pagamento e Self Store 24 h. eroga tutti gli acquisti nel vano prodotti.
In un momento in cui il ricorso al credito è veramente difficile come riuscite a finanziare i vostri progetti? > Dino: La produzione non si ferma, semplicemente viene rallentata. Il prodotto, invece che in pochi mesi, magari viene ultimato in un anno, proprio a causa della mancanza di supporti finanziari che ci permettano di investire e reperire know how.
Come funziona la vostra rete distributiva? > Alfredo: Ci appoggiamo a varie rivendite, ma oggi la maggior parte delle nostre vendite in Italia deriva da accordi con delle grandi società di gestione.
Cosa dobbiamo aspettarci nell'immediato futuro da D.A. Design? > Dino: D.A. Design porterà avanti due linee: da una parte il consolidamento dell‘offerta attuale, con innovazioni continue; dall’altra lo sviluppo di Self 24, “il vending della strada”, che non ha nulla a che fare col vending che conosciamo.
Siamo sostenuti dai numeri che vedono questo tipo di commercio in crescita e dal fatto che anche negli
Stati Uniti ci hanno richiesto questo prodotto. Anche le vetrine automatiche avranno un impatto notevole, soprattutto saranno la soluzione vincente durante le ore di chiusura degli esercizi. Una vetrina di questo tipo avrà un costo di poco superiore al normale e il negoziante potrà vendere di più senza dover assumere altro personale. Abbiamo richieste soprattutto da parte di farmacie e ospedali per coprire le esigenze delle ore notturne. Il sistema automatizzato investe tutti i comparti, non solo il caffè e le aziende dovrebbero puntare sulla qualità dei prodotti made in Italy anche nel vending, continuando ad innovare. La passione, la voglia di fare ci rende dinamici e pensiamo continuamente a nuovi progetti da realizzare.
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Fabbricanti
SPINEL qualità 100% Made in Salento
SPINEL nasce da un’idea di Vincenzo, Giovanni e Cesare Spinelli, imprenditori con un’esperienza consolidata nei settori della distribuzione automatica e della produzione di macchine da caffè. La società è specializzata nella produzione di macchine caffè espresso (in cialda e in capsula) caratterizzate da estrema affidabilità, versatilità e resistenza e progettate con grande attenzione alla semplicità di funzionamento, alla rapidità e alla qualità del caffè erogato. Obiettivo di SPINEL è la qualità, intesa come totale attenzione al cliente, che la società raggiunge grazie a costanti investimenti in innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo, accorta selezione dei migliori componenti e delle materie prime, miglioramento continuo del sistema di responsabilità e della organizzazione.
Intervista con Ing. Giovanni Spinelli
SPINEL si è trasferita da poco più di un anno nel nuovo stabilimento. Quali considerazioni strategiche vi hanno portato a fare investimenti così ingenti in un nuovo sito produttivo? Nostro padre Vincenzo è sempre stato un precursore del vending, basti pensare che agli inizi degli anni ‘60 ha seguito uno dei primi corsi dedicati ai tecnici per distributori automatici di caffè
espresso tenutosi a Milano frequentato da solo cinque allievi!
La nostra famiglia ha iniziato installando distributori automatici quando non esistevano nemmeno i prodotti già pronti per le macchine vending, utilizzando ad esempio solubili che venivano miscelati in cantina e preparando in proprio le palette da inserire. Nel 1992, quando ci siamo affacciati al business dell’OCS utilizzavamo macchine a cialde di altri marchi e ci siamo resi subito conto che le potenzialità del sistema erano enormi, ma che gli standards tecnici delle attrezzature disponibili sul mercato non erano adeguati. Abbiamo così iniziato a modificarle già pensando di produrle in futuro seguendo l’insegnamento di nostro padre che già allora diceva “Quando una cosa non la puoi comprare, la devi costruire”. Questo è lo spirito che ci ha sempre guidato in questo settore ed è lo stesso che ci ha spinti a passare da utilizzatori e manutentori di macchine da caffè a cialde a produttori e di recente a trasferirci da uno stabilimento adatto ad una produzione artigianale, al nuovo sito produttivo, un vero e proprio polo industriale con impianti e tecnologie moderne, dove sarà possibile proseguire sulla strada dell’innovazione e dello sviluppo. L'apertura di uno stabilimento moderno ci ha consentito di ottimizzare i flussi di merci, di persone, di informazioni e conoscenze. Avevamo l’esigenza di arrivare al massimo dell’efficienza, anche nei movimenti, nello stoccaggio, di razionalizzare i vari processi, in modo da abbattere il più possibile i costi.
venduto le prime 200 macchine a marchio SPINEL ad un braccio. La crescita è poi proseguita anche negli anni successivi, sino ad arrivare ad oggi, dove i volumi di vendita ci hanno imposto la realizzazione di un nuovo opificio.
Siete riusciti a crescere anche in un anno complesso come il 2010? Siamo cresciuti con percentuali a due cifre. Il punto di forza di SPINEL è sempre stato il posizionamento. Il nostro è un prodotto di qualità medio-alta, quindi di prezzo
orientiamo verso l’eccellenza cercando, dove possibile, di far crescere le aziende del nostro territorio. Il sistema produttivo SPINEL contribuisce alla creazione di occupazione stabile ed altamente specializzata premiando i nostri migliori giovani. Noi oggi produciamo macchine Made in Italy, ma che tranquillamente potrebbero essere considerate Made in Salento. Siamo in totale controtendenza con l’attuale sistema di produzione di oggetti progettati per rompersi e finire in discarica: le nostre macchine sono progettate per durare negli anni, sono competitive perché sono semplici ed essenziali, quindi hanno minori probabilità di rotture e guasti. Le macchine fabbricate in Cina, è vero, costano di meno perché i pezzi dei materiali e i costi della manodopera sono inferiori, ma sceglierle significa non fare una scelta consapevole. Secondo noi non vanno sottovalutati i valori più importanti: la credibilità dell’azienda produttrice, la sua affidabilità e presenza sul territorio, la tracciabilità e qualità dei materiali e componenti utilizzati, gli elevati standard di sicurezza e le certificazioni, il servizio post-vendita, la formazione del personale, la sicurezza sui luoghi di lavoro, tutti fattori critici importanti e che non possiamo e non vogliamo assolutamente trascurare.
Quando avete realizzato la prima macchina OCS a marchio SPINEL? La prima macchina completamente realizzata da noi è stata ultimata durante il viaggio in autostrada che ci portava da Parabita a Genova, per partecipare alla prima edizione di Venditalia 1998. L’anno seguente abbiamo
medio-alto. Anche in questi anni difficili abbiamo continuato a mantenere questa politica investendo sempre di più in qualità e servizio.
Attraverso la ricerca costante della qualità è possibile combattere una concorrenza agguerrita come quella cinese? Non solo è possibile, ma è a nostro avviso anche l'unica strada. Questo tipo di concorrenza basata sul prezzo si combatte solo migliorando di continuo il livello del prodotto. Quando scegliamo i nostri fornitori ci
L'assistenza è uno dei vostri punti di forza:non è un po' penalizzante avere una sede lontana dalle regioni in cui il nostro mercato è maggiormente sviluppato? Fino ad oggi non è stato un problema in quanto le aziende nostre clienti dispongono di una propria struttura tecnica interna alla quale SPINEL assicura formazione e supporto costante. Tuttavia, coerentemente con la continua espansione del mercato e per dare un miglior supporto ai gestori e torrefattori che utilizzano le nostre macchine, abbiamo individuato alcune aree del territorio nazionale nelle quali sono stati creati dei punti d’assistenza autorizzati.
Il gestore è disposto a pagare per valori di non immediata comprensione come l'affidabilità e il servizio? Il gestore ha capito che pagare poco adesso significa però avere tanti problemi domani. A conti fatti, ciò che si risparmia in fase di acquisto delle macchine, si perde successivamente in termini di mancate erogazioni durante il fermo macchina, di insoddisfazione del cliente, di costi di intervento. Un maggior costo iniziale è quindi giustificato da una migliore e più efficiente pianificazione dell’ammortamento del bene.
Qual è il vostro cliente tipo? SPINEL ha sempre avuto eccellenti riscontri quando il gestore letteralmente "non ne può più". La maggior parte degli operatori che si affacciano per la prima volta su questo mercato spesso si orienta verso macchine a più basso costo e a più basso valore. I gestori con più esperienza, che gestiscono parchi macchine corposi e che vogliono mantenere ad un livello accettabile i costi di manutenzione, ci premiano con la loro fiducia. Il nostro miglior cliente è il gestore che ha consapevolezza del suo conto economico. Ecco perché in un periodo di crisi generale, che ha colpito duramente anche il nostro settore, noi non abbiamo perso terreno. Il nostro lavoro è soprattutto quello di sostituire macchine che hanno dei problemi, quindi per noi il mercato non è affatto saturo.
Qual è la vostra politica verso il cliente?
Come intervenite in caso di problemi? La nostra filosofia di fondo è che le macchine SPINEL non devono restare mai ferme e questo ci impone di intervenire subito con le soluzioni quando le cose non vanno bene. Se c’è un problema andiamo a risolverlo, non lasciamo mai il cliente abbandonato a se stesso. Le criticità possono nascere, ma è importante che il cliente percepisca la presenza dell’azienda che ha il nostro cognome, Spinelli, che vogliamo sia associato al concetto di serietà ed affidabilità.
Questa strategia finora ci ha sempre ripagati. Al cliente non offriamo solo prodotti di eccellenza, ma materiali e soluzioni innovative, un servizio a 360° che va dalla vendita all’assistenza, dalla ricerca di proposte personalizzate al supporto commerciale mediante agenti in ogni regione. Abbiamo una struttura commerciale che copre l’Italia e l’estero ed un’assistenza post vendita efficiente ed efficace che fa di SPINEL un’azienda leader del settore.
Come vi muovete a livello commerciale? La direzione commerciale Italia è affidata a Vincenzo Niccoli, che gestisce direttamente e tramite una fitta rete di agenti (ben 14) tutti i clienti sul territorio nazionale. Questo massiccio presidio del territorio ci consente di conoscere bene la nostra
clientela e poterne soddisfare velocemente le esigenze. Il cliente ha sempre un interlocutore diretto cui sottoporre i propri desiderata ed eventualmente anche le proprie lamentele. A Salvatore Martella è invece affidata la direzione Export e l’organizzazione delle fiere. Un terzo del fatturato viene realizzato all’estero dove Spinel è presente con i propri prodotti in ben 55 Paesi.
Cosa vi ha indotto ad investire in una particolare stampante, rarissima in Italia, che trasforma i progetti in modelli 3D reali e testabili? SPINEL investe continuamente in innovazione. Al fine di velocizzare i tempi di progettazione abbiamo acquistato dei software di grafica tridimensionale potenti e versatili ed una macchina per la prototipizzazione rapida, che oggi ci consente di svolgere in azienda quello che prima eravamo costretti a cercare altrove. In passato dall’idea al progetto vero e proprio passavano molti mesi e questo ci ha spinto a velocizzare questo processo. Dopo una prima fase di studio ed implementazione per prendere dimestichezza con le nuove tecnologie abbiamo iniziato a disegnare e a gestire in casa tutti i progetti.
Come funziona una stampante 3D e quali vantaggi può comportare? Qualsiasi progetto creato con un software 3D dà la possibilità di stampare
i singoli componenti in tre dimensioni in un materiale termoplastico estremamente resistente (denominato ABSplus). Il prototipo così costruito può essere testato per verificarne la forma, l’adeguatezza o le sue funzioni, l’accettabilità del mercato e correggere eventuali errori, evitando di affrontare inutili costi di produzione.
Grazie a questo gioiello tecnologico avete già realizzato qualche prototipo? Assolutamente sì. Anzi devo dire che si nota una netta distinzione tra le ultime macchine e quelle disegnate prima di avere in azienda questa tecnologia. Infatti i disegni di tutti i modelli precedenti avevano linee geometriche squadrate, mentre dall'introduzione della stampante 3D le geometrie sono diventate più plastiche, più rotonde e le linee più morbide, proprio perché è stato superato lo scoglio dello stampo. Fare uno stampo del costo di 20-30 mila euro è un grosso impegno: se si sbaglia non si può riparare. Invece adesso possiamo sperimentare, cercare soluzioni sempre più innovative e pagare relativamente poco gli eventuali errori. In ogni caso le differenza tra le diverse linee di macchine è dovuta all’aver fatto tesoro delle esperienze passate, cerchiamo di crescere e di migliorare giorno per giorno.
Per anni siete stati identificati come un marchio leader per il mercato delle cialde in carta. Come state vivendo il passaggio anche a macchine per le capsule in plastica? La capsula rappresenta oggi circa il 60% del mercato italiano e molti operatori ci hanno chiesto una macchina SPINEL con le stesse caratteristiche delle macchine con cialda in carta (stessa qualità, affidabilità e brevetto anticalcare). Per questo abbiamo pensato di modificare i modelli esistenti per soddisfare questa specifica richiesta del mercato. In queste fasi l’apporto dei fornitori di componenti, che spesso sono anche amici personali, è stato fondamentale. Proprio lavorando in sinergia con loro sono arrivati i suggerimenti più utili allo sviluppo del prodotto.
Siete soddisfatti della resa in tazza della capsula in plastica? I punti di forza della nostra macchina sono lo scambiatore ed il gruppo infusione caffè. In tutte le macchine, anche quelle cinesi, la capsula viene accompagnata solamente e poi lasciata in sede, quindi quando avviene la compressione la capsula si deforma; nelle nostre la capsula viene estratta all’interno del gruppo quindi non ha grosse espansioni e l’acqua deve
per forza passare attraverso il caffè macinato, facendo il percorso ottimale che consente la corretta infusione.
Il vostro sistema anticalcare è stato ulteriormente migliorato? Il nostro sistema anticalcare è stato ulteriormente migliorato e naturalmente coperto con un brevetto internazionale. Quello esistente andava già bene, ma provare sempre a migliorare è lo spirito che ci contraddistingue, la nostra ossessione. Siamo ancora in fase di sviluppo e non possiamo anticipare di più, ma il sistema anticalcare andrà a migliorare alcune criticità che si potrebbero verificare nel gruppo. Questo consente di non usare un filtro addolcitore, come già nelle nostre precedenti macchine, e di avere una maggiore durata dello scambiatore.
Quanti nuovi brevetti avete depositato a tutela dei vostri progetti? Abbiamo depositato numerosi brevetti tra i quali: il sistema anticalcare, un nuovo sistema di chiusura della cialda/capsula, un nuovo gruppo di caricamento/espulsione.
SPINEL produce macchine conto terzi? Lavoriamo principalmente a nostro marchio, ma produciamo anche conto terzi. Realizziamo macchine per molti dei principali torrefattori italiani e riusciamo a lavorare su sistemi con capsule di diverso tipo, quindi i torrefattori che si affacciano verso sistemi chiusi spesso si rivolgono a noi.
Avete un’unica sede produttiva? Abbiamo un unico stabilimento con 3 linee interne per il montaggio ed il collaudo e 2 linee esterne in outsourcing che assemblano per noi alcuni modelli di macchine e semilavorati. Questa organizzazione ci consente di mantenere una struttura molto flessibile e rispondere al meglio ai continui flussi di mercato.
Come gestite il controllo qualità dei vostri fornitori? Severi controlli vengono effettuati prima nel momento della selezione dei fornitori che nei loro processi produttivi devono attenersi ai nostri standard tecnologici e qualitativi. Controlli e test vengono inoltre continuamente effettuati sui prodotti, i semilavorati, le materie prime che ci vengono fornite. Dopo anni di collaborazione si è instaurato un rapporto di fiducia stretta con i nostri fornitori che ben si riflette sulla qualità dei componenti che ci consegnano; quasi tutti operanno a pochi chilometri dalla nostra sede, li conosciamo personalmente, al punto da poterli considerare
partner produttivi. Si è creato un vero e proprio distretto industriale di filiera con capofila SPINEL.
Come realizzate i collaudi delle vostre macchine? Tutte le macchine vengono collaudate sulle linee di montaggio e direttamente con il caffè. Il problema nasce quando bisogna collaudare le macchine a capsule di sistemi chiusi, perché dobbiamo avere il prodotto del cliente a disposizione. Comunque tutte le macchine SPINEL per uscire dallo stabilimento ed entrare nel mercato devono aver erogato come minimo tre caffè. Allo stesso modo le macchine vengono sottoposte ad un controllo scrupoloso dell’elettronica, vengono effettuate diverse prove di sicurezza elettrica che conserviamo dieci anni.
Oggi quante macchine produce SPINEL ogni anno? L'attuale produzione della SPINEL si attesta oltre le 25 mila unità. L’obiettivo dei prossimi anni è il raddoppio della capacità produttiva.
Gli aumenti dei prezzi delle materie prime si sono fatti sentire anche nel vostro comparto? I prezzi delle materie prime da noi utilizzate sono tutti fortemente cresciuti dal 2010 ad oggi. I listini si sono alzati mediamente del 30%, con
picchi davvero impressionanti per alcuni materiali. Il prezzo dell'ottone, ad esempio, è praticamente raddoppiato.
Noi utilizziamo principalmente acciaio inox, alluminio, ottone e lamiera. Abbiamo anche il problema dell’approvvigionamento di alcuni polimeri, perché prima avevamo tre o quattro potenziali fornitori mentre adesso ne è rimasto uno che, essendo in regime di monopolio, può decretare prezzi e tempi di consegna del materiale ordinato. Ora è necessario sapere con largo anticipo quante macchine si dovranno produrre, quali ordini si hanno in portafoglio, in modo da approvvigionarci in tempo. Anche i complementi finali che acquistiamo come componentistica da montare sulle macchine (pompe, resistenze, elettrovalvole e raccorderia) hanno subito un notevole aumento. L’innovazione nei processi di produzione attualmente in corso che consentirà l’ottimizzazione dei tempi sulle linee di montaggio, il nuovo sistema informatico di programmazione in tempo reale delle diverse fasi di approvvigionamento, assemblaggio e collaudo delle macchine che garantirà la riduzione delle scorte, sono alcuni dei recenti investimenti finalizzati al miglioramento dell’efficienza aziendale che, siamo certi, ridurranno l’inevitabile impatto dei consistenti incrementi delle materie prime sui listini delle nostre macchine.
Antonio Fiore Alimentare - Incontro tra Natura e Tradizione> 27
Latteria Plac - La Garanzia del Consorzio Grana Padano > 33
Produttori
Antonio Fiore Alimentare
l’Incontro fra Natura e Tradizione
L’azienda Antonio Fiore Alimentare Srl, con sede ad Andria (BA), produce dal 1955 prodotti da forno della tradizione pugliese ed è presente nel vending con il marchio Antonio Fiore da oltre quindici anni. Negli anni ‘90 è cresciuta grazie all’intuizione di Aldo Fiore, padre di Antonio e Francesco, di puntare tutto sull’innovazione e sulla valorizzazione del prodotto che più incontra il gusto dei consumatori: il tarallo. L’attività oggi prosegue con la terza generazione della famiglia. I prodotti sono realizzati con materie prime selezionate provenienti dal territorio pugliese che vengono lavorate con le tecniche più avanzate di produzione. La nostra redazione si è recata presso lo stabilimento di Andria dove ha incontrato Antonio Fiore, amministratore della società, nel giorno del suo trentaseiesimo compleanno.
Intervista con Antonio Fiore
Quando è nata la Antonio Fiore Alimentare? L'azienda è nata nel 1955, fondata da mio nonno Antonio, di cui porto il nome. La nostra è una famiglia di panificatori e mio nonno decise di aprire un panificio nel centro di Andria, conquistando poco a poco gli andriesi con il suo pane e i prodotti da forno alternativi, tra cui i taralli, tipici della zona. Proprio i taralli sono diventati il prodotto più richiesto e la pro-
> Antonio Fiore
duzione è aumentata fino a che abbiamo cominciato a produrli anche per altri. È stata una crescita graduale, ci sono voluti diversi anni, fino a che si è arrivati ad oltrepassare i confini di Andria prima e della Puglia poi, approdando al Nord, dove i nostri primi clienti sono stati i pugliesi che ovviamente conoscevano già il prodotto.
Come siete arrivati al vending? Circa quindici anni fa, una persona che poi è stata nostro agente per tanti anni ebbe modo di assaggiare per caso i nostri taralli e ci chiese di provare a confezionare quel prodotto in un formato idoneo al vending. Abbiamo quindi cominciato a produrre il tarallino e a confezionarlo in sacchetti monodose per i distributori automatici. Non conoscevamo il settore, ma da lì sono iniziati i primi investimenti, abbiamo acquistato la prima macchina per fare le confezioni monodose e siamo passati gradualmente ad automatizzare la produzione, investendo sempre di più. Grazie al vending siamo cresciuti tantissimo. Continuiamo a produrre anche per la GDO, ma abbiamo creduto molto in questo settore e negli anni abbiamo raccolto consensi da parte dei più grandi gruppi di gestione italiani.
Come vengono prodotti i taralli Fiore Antonio?
Sempre secondo la tradizione e noi di questo siamo molto orgogliosi. I nostri prodotti vengono realizzati rispettando le fasi di lavorazione tradizionali. Il tarallo è fatto con pochi ingredienti: farina, vino bianco, olio, sale e lievito madre e continuiamo a farlo come si faceva una volta. Abbiamo automatizzato la linea del confezionamento solo per ridurre i costi, aumentare la capacità produttiva e velocizzare il processo, anche perché i prodotto va confezionato in giornata per mantenersi fresco e friabile.
Si può mantenere la qualità artigianale con una produzione industriale? Sì, siamo riusciti a mantenere gli standard artigianali creando l’impasto in maniera semiautomatica: rispettando la tracciabilità e le norme igieniche introduciamo gli ingredienti stabilendo le quantità di prodotto ogni giorno in base alla temperatura, all’umidità e ad altri fattori che sono piccoli segreti di un impastatore. In questo modo l’impasto è omogeneo e uguale tutti i giorni. Non si può rispettare la tradizione se non si modifica la quantità di oli per dare più o meno friabilità o se non si rispetta la ricetta tradizionale. Noi non usiamo acqua, come fanno molti per risparmiare, ma vino bianco da tavola, ingrediente essenziale nella ricetta del tarallo. Il vino bianco, ottenuto da uve prodotte nei migliori vigneti delle colline intorno a Castel Del Monte, bisogna saperlo dosare e scegliere. Il lavoro dell’uomo è fonda-
mentale per avere costanza di prodotto. Non usiamo né conservanti né coloranti, ci sono cinque ingredienti e basta.
Chi sono i vostri fornitori? Sono tutte aziende pugliesi. Negli alimenti artigianali è importante garantire la filiera corta per le materie prime. Abbiamo il vantaggio, nei periodi di vendemmia e di raccolta delle olive, di poter scegliere di anno in anno i vini e gli oli che ci devono riservare. Questo si può fare solo con fornitori locali, provando in prima persona i prodotti.
L'approvvigionamento di cereali e la loro lavorazione avvengono in Puglia? I cereali vengono dall’estero ma la lavorazione avviene in un mulino a 12 km dal nostro stabilimento, dove viene fatta espressamente per noi una farina con specifiche caratteristiche.
Quali sono i passaggi per la preparazione del tarallo classico? La tradizione vuole che la nostra lavorazione avvenga per bollitura: il tarallo deve essere immerso in acqua bollente e quando torna a galla vuol dire che è pronto per la cottura in forno. Ero piccolo quando insieme a mio nonno bollivo i taralli, c’era un pentolone con il fuoco sotto, si buttavano i taralli con dei cestini nell’acqua bollente e, quando tornavano a galla, con un mestolo forato si scolavano e si sistemavano nei tegami per la cottura in forno. Anche la bollitura è stata automatizzata, un bollitore contiene 500 litri d’acqua ad una temperatura di 90 gradi. I nostri taralli vengono poi ultimati in forno ventilato, con aria a 200-220 gradi che dà una cottura uniforme al prodotto. Abbiamo cercato di riprodurre su scala industriale il procedimento artigianale della ricetta classica e ci siamo riusciti grazie ai nostri cinquant’anni d’esperienza. Produciamo e confezioniamo in giornata quindi l’alimento è freschissimo e viene immediatamente consegnato ai clienti che ricevono il prodotto finito entro 2-3 giorni. La shelf life dei nostri taralli è di almeno un anno.
L’utilizzo dell’olio non crea dei problemi? L’olio extravergine può creare problemi soprattutto d’estate, per questo scegliamo un olio più leggero, più mandorlato e dal sapore meno forte. In particolare, d’estate modifichiamo le quantità di olio con miscele più leggere. Parliamo sempre di olio di oliva, quindi di qualità. Fortunatamente i taralli hanno una vita breve, perché normalmente il cliente li ordina una volta alla settimana, quindi hanno una rotazione abbastanza veloce.
Avete eseguito dei test di friabilità del prodot-
to? Siamo stati i primi a fare delle prove prendendo una confezione di taralli e mettendola direttamente sui forni, quindi a temperature elevate, per un po’ di settimane per testare il prodotto veramente stressato e verificarne la durata e soprattutto la friabilità. Le prove sono state fatte in condizioni estreme, ma nel laboratorio analisi che ci segue vengono fatti test ogni anno. È importante che il test sia certificato all’esterno, per garantirne l’attendibilità. Il nostro prodotto si è sempre mantenuto in ottime condizioni e molto friabile.
Qual è la vostra gamma produttiva per il vending? Nel vending abbiamo due referenze: il Tarallo Classico e il Fragrantino, forse l’unico tarallo a lievitazione naturale, nato dall’inventiva di mio padre, che ha sempre sperimentato nuovi prodotti. Questa referenza viene prodotta solo di notte perché si preparano gli impasti nel pomeriggio e si lasciano lievitare per otto ore.
Quanto vale il vending all’interno del vostro business? Circa il 60%. Il nostro è un prodotto molto richiesto e riceviamo costantemente e-mail e lettere di consumatori, di gente comune che lo acquista tutti i giorni, che si complimenta con noi per la bontà e soprattutto la friabilità del nostro prodotto. Produciamo per la DA 100 mila confezioni al giorno, ovvero 40-50 quintali di taralli, garantendo sempre la stessa costanza di prodotto. Il resto della produzione, il 40% circa, è destinata agli altri canali, in particolare alla GDO.
In un settore come il vending, caratterizzato da numerose vendite d’impulso, il packaging è
molto importante. Quali decisioni avete preso in merito? Abbiamo scelto la via della sobrietà e abbiamo sempre voluto lasciare nelle nostre confezioni una componente di trasparenza, perché il prodotto si deve vedere, “si mangia anche con gli occhi”. Per noi è una questione di trasparenza intesa anche come onestà. Non abbiamo confezioni con una grafica esuberante, con il prodotto modificato al computer per renderlo perfetto e fotografato con la luce giusta. È un prodotto artigianale, quindi anche la cottura determina a volte la presenza di un tarallo più dorato di un altro. Credo che il consumatore apprezzi di poter toccare con mano la parte artigianale della nostra produzione. Inoltre queste sono le confezioni di sempre e il nostro cliente affezionato le riconosce.
Il tarallo è anche un prodotto salutare, in linea con i più recenti trend di consumo? Certamente e il merito è anche delle materie prime scelte, le quantità utilizzate delle stesse e delle tecniche di lavorazione come la bollitura e la cottura in forno ventilato, come quello che si usa in casa.
Ci sono altri prodotti che verranno aggiunti alla gamma vending? Un altro nostro prodotto per il vending, ma ancora poco presente sul canale, è I Saraceni. Si tratta di un prodotto nato circa un anno fa e preparato con farina di grano tostato che acquistiamo da un antico mulino qui in Puglia. Anche questo è stato un esperimento ben riuscito di mio padre.
Come sta andando questo nuovo prodotto? Abbastanza bene, lo abbiamo fatto assaggiare nella scorsa edizione di Venditalia e oggi i gestori iniziano a dimostrare interesse per questa referenza. Certo
non può andare a sostituire il classico tarallo, perché ha un gusto particolare, un po’ diverso, però potrebbe essere un’ottima alternativa.
Fra Classico, I Saraceni e Fragrantino quali sono le differenze di prezzo? I Saraceni è leggermente più costoso perché la farina di grano tostato costa cinque volte più di quella normale. Classico è il prodotto con il prezzo inferiore, mentre poco più alto è il costo del Fragrantino, poiché comporta una diversa tecnica di lavorazione, quindi dei costi maggiori. Però le materie prime che utilizziamo sono uguali per tutti i prodotti, quindi non c’è una differenza sensibile a livello di posizionamento di prezzo.
Oggi quali sono i numeri della vostra organizzazione? La nostra sede è di 3.000 mq, di cui una parte destinata allo stoccaggio delle materie prime e l’altra dedicata alla produzione. Abbiamo voluto costruire un piano interrato per lo stoccaggio del vino e dell’olio per mantenerli a temperature ottimali anche d’estate, senza la necessità di refrigerare. Lo stabilimento è stato realizzato per avere una produzione più lineare possibile. Con noi lavorano 25 persone.
Quali sono le vostre strategie commerciali? Normalmente ci appoggiamo alle rivendite. Non abbiamo una vendita diretta, anche perché per correttezza non vogliamo interferire laddove altri hanno creato mercato per il nostro prodotto. Non abbiamo mai scavalcato alcun cliente e penso che questo sia stato apprezzato.
Nel futuro della Antonio Fiore cosa c’è? Sicuramente la speranza e la volontà di crescere, perché
siamo un’azienda monoprodotto e questo può diventare un rischio. Produciamo solo taralli e devo dire che fino ad oggi abbiamo avuto il tempo di pensare soltanto ad incrementare la produzione, quindi a garantire ai clienti la qualità di prodotto tutti i giorni senza mai fermarci.
Pensate di dedicarvi a conoscere ancor meglio il settore e di farvi conoscere? Sicuramente sì, anche attraverso le fiere e l’associazione di categoria: Confida. È nostro interesse e nostro dovere farlo. Soprattutto perché un’azienda ha bisogno di farsi conoscere, di partecipare, di vivere il settore, altrimenti si rimane chiusi nelle proprie mura e questo non porta mai ad un’evoluzione.
I prodotti Fiore Antonio vengono esportati?
Abbiamo alcuni clienti storici in Francia, Spagna e Germania. Anni fa la catena inglese Marks & Spencer ci ha proposto di diventare fornitori e sono tuttora interessati. In ogni caso non hanno cercato un’altra azienda, ci aspettano e questo ci fa enormemente piacere, anzi, speriamo di poterli accontentare presto.
La vostra azienda è certificata? Entro il 2011 dovremmo raggiungere l’obiettivo della certificazione Emas e ne siamo fieri, perché in Italia sono poche le aziende ad averla ottenuta. La certificazione è una mentalità diversa, è un modo di produrre, di lavorare in maniera nuova, cambia proprio l’assetto dell’azienda.
C’è una fortissima tensione sull’aumento del prezzo delle materie prime, voi come lo state gestendo? Quella che stiamo vivendo non è certo una situazione piacevole. Il nostro ultimo listino per il vending è stato fatto a gennaio 2008 e da tre anni a questa parte abbiamo voluto mantenere i prezzi bloccati. Purtroppo dall’inizio dell’anno non sta andando molto bene, perché sono aumentate tutte le materie prime e in particolar modo il costo della farina è cresciuto a dismisura, parliamo di 8-9 € a quintale; così come il gas che utilizziamo da combustibile per la cottura nei forni. Gli imballaggi invece hanno avuto un significativo incremento dei prezzi già dall’anno scorso.
Ciò ha comportato l’aumento del costo del tarallo alla vendita? No, abbiamo riconfermato il listino, siamo riusciti a bloccare i prezzi anche quest’anno perché abbiamo assorbito tutti gli aumenti e per il momento non li abbiamo ancora girati ai nostri clienti. Merito va anche agli investimenti fatti in termini di innovazione, ad esempio nel confezionamento che prima richiedeva tempi più lunghi e maggiore manodopera, mentre oggi invece abbiamo ottimizzato i costi. In questo modo abbiamo potuto spostare il personale che prima lavorava nel reparto confezionamento, nella produzione. Questo ci ha consentito, almeno per il momento, per farci rimanere competitivi e per lasciare inalterati i prezzi.
Produttori
Latteria PLAC la Garanzia del Consorzio Grana Padano ora nel Vending
Latteria PLAC (Produttori Latte Associati Cremona) nasce nel 1933 nel cuore della pianura padana da un nucleo di 14 allevatori e produttori di latte. Il rispetto delle tradizioni e la costanza qualitativa dei prodotti, uniti a scelte strategiche vincenti e ad un’efficiente organizzazione commerciale, hanno consentito alla cooperativa di accrescere la propria competitività e di poter offrire ai consumatori una produzione lattiero-casearia di elevata qualità. Latteria PLAC fa parte del Consorzio Grana Padano ed è il quarto produttore nazionale dell’apprezzato formaggio. Decisa ad affrontare nuovi canali distributivi, l’azienda ha scelto di affidarsi a Conserve Italia per la commercializzazione dei propri prodotti studiati appositamente per il vending. La redazione di D.A. Italia ha incontrato ed intervistato Giovanni Guarneri, Consigliere Delegato Latteria PLAC, nello stabilimento di Cremona.
Intervista con Giovanni Guarneri
Latteria PLAC ha quasi 80 anni di storia, come si è sviluppata? Latteria PLAC è nata nel 1933 a Cremona. Nei primi anni, poiché l’agricoltura non era specializzata come adesso, i soci della cooperativa si occupavano, oltre che della produzione di latte, anche della conservazione del pomodoro e della macellazione delle carni. Nel secondo dopoguerra queste due attività sono andate perse
> Giovanni Guarneri
e l’azienda si è concentrata sulla trasformazione del latte. Il primo prodotto che ha conosciuto una produzione di tipo industriale è stato il provolone. PLAC si può definire quindi produttrice di provolone ed è un’azienda di riferimento per quanto riguarda l’utilizzo di latte per produrre questo formaggio. Negli anni ’60 la quantità di latte è aumentata e alla produzione di provolone si è affiancata quella di Grana Padano, dato che il mercato del provolone non era abbastanza grande da assorbire questa sovrapproduzione di materia prima.
Come si compone a livello societario Latteria PLAC? Nei decenni si è evoluta anche la compagine sociale. I soci fondatori sono gradualmente aumentati di numero, arrivando fino a 200. L’azienda ha raggiunto una produzione molto interessante ed è diventata appetibile sul mercato negli anni ‘70 e ‘80. L’agricoltura cremonese, alla quale il nostro lavoro è strettamente legato, ha cambiato le sue caratteristiche: il numero di allevamenti è andato riducendosi con l’aumento delle dimensioni delle singole aziende e di conseguenza sono diminuiti anche i nostri soci. La situazione attuale vede 90 soci produttori all’interno della cooperativa.
Quali sono gli obblighi da e verso i soci? Il vincolo che hanno i soci verso di noi è l’obbligo del conferimento, ovvero sono tenuti a versare tutto il latte da loro prodotto. Viceversa, noi da statuto dobbiamo ritirare il latte dei nostri 90 soci produttori. Un’azienda casearia senza latte è come un organismo senza sangue: per quanto sano possa essere, muore.
Di cosa si occupa più precisamente la vostra azienda? Per Mandato sociale lavoriamo tutto il latte dei soci e lo trasformiamo in formaggi di alta qualità. L'attività di commercializzazzione si è consolidata nel tempo ed è legata alla base a ciò che viene prodotto. I nostri prodotti sono fondamentalmente tre: provolone, Grana Padano e burro e la nostra attività commerciale si concentra soprattutto sui due formaggi.
Quali sono i vostri numeri? Le aziende del settore lattiero-caseario si classificano in base a due elementi: i quintali di latte raccolti e il fatturato. Il fatturato che abbiamo sviluppato nel 2010 è di 64 milioni di euro e sono stati 1.150.000 i quintali di latte raccolto. Per quanto riguarda il mercato del provolone ci posizioniamo come follower leader dietro Auricchio. Per quanto riguarda il Grana
Padano invece il mercato è in continua evoluzione, i consumi crescono molto più rapidamente, il mercato estero è in grande fermento e noi siamo il quarto produttore nazionale di questo formaggio. Abbiamo in tutto 120 dipendenti e la sola rete commerciale Italia è composta da 35 agenti che fanno a capo alla Direzione Commerciale PLAC.
Quando siete entrati a far parte del Consorzio Grana Padano? Fin dagli inizi, PLAC ne è socio fondatore e non ha mai abbandonato. Il nostro presidente e amministratore delegato, Cesare Baldrighi, è anche presidente del Consorzio.
Come si distribuisce in percentuale il latte nella vostra produzione? La produzione di Grana Padano assorbe il 70% del latte raccolto. Realizziamo ogni anno 160 mila forme. Nel 2010 abbiamo acquisito un caseificio in provincia di Mantova, Latteria Italia, e questo è molto importante per la produzione di Grana Padano perché la localizzazione dei caseifici dà un valore diverso al formaggio. Questa incorporazione ci ha permesso di completare il nostro portafoglio prodotti oltre che di diventare quarto produttore nazionale di Grana Padano.
La natura del vostro prodotto principe implica quindi un grande legame con il territorio? Sì, assolutamente. Siamo ben radicati nel territorio e orgogliosi di essere cremonesi.
Quanto della vostra produzione viene esportato e quanto viene commercializzato all’interno del mercato italiano? Noi non abbiamo un’esportazione significativa, solo il 5% del nostro prodotto viene venduto all’estero. L’export riguarda soprattutto il provolone, perché il Grana Padano è senza dubbio più semplice da vendere e quindi richiede una gestione commerciale molto snella, grazie alla penetrazione che ha come bene di consumo diffuso e data anche la forza del marchio ombrello. Noi che ci confrontiamo con il mercato del provolone e ne conosciamo tutte le difficoltà, quando approdiamo al Grana Padano incontriamo un elemento commercialmente più facile da trattare. Il provolone è un formaggio che ha grandi potenzialità sotto il profilo del gusto e della semplicità di preparazione, ma è un prodotto maturo, che ha bisogno di una rivitalizzazione.
Cosa vi ha spinto ad affrontare la sfida del vending? Proprio la necessità di dare nuova vita al provolone, insieme alla volontà di distinguerci
nel segmento del Grana Padano. L’innovazione nella proposta è uno degli argomenti che ci ha portato ai nuovi canali, allo sviluppo di nuovi prodotti dal punto di vista della confezione ma anche di nuove forme del prodotto stesso. Dal punto di vista aziendale abbiamo bisogno di rendere il nostro portafoglio prodotti più evoluto, quindi speriamo che le esigenze di mercato e le esigenze dell’azienda si incontrino nel modo migliore. I produttori di formaggio hanno un’impostazione molto tradizionale, ma siamo convinti che il portafoglio prodotti si debba evolvere per fare prospettiva.
Quali prodotti sono stati sviluppati per il canale? Oltre alle confezioni di Grana e di provolone in monodose da 20 grammi associati al grissino, adattati alla spirale vending, abbiamo deciso di sviluppare un nuovo prodotto per il canale e per il nostro portafoglio prodotti Italia: si tratta di Sgranatelle, uno snack a base di Grana Padano (40%) con l’aggiunta di farina con l’ambizione di essere uno snack formaggio che si conserva a temperatura ambiente.
Qual è la shelf life di questi prodotti? Le Sgranatelle hanno una vita di 12 mesi, si conservano a temperatura ambiente e si possono classificare come prodotto secco; mentre il provolone e il Gran Padano con grissini hanno una shelf life di 90 giorni a 4-6 gradi di freddo. I prodotti per la DA sono stati pensati insieme, ma hanno caratteristiche diverse.
Per realizzare il formato vending avete studiato la macchinabilità dei prodotti? Questo è stato uno degli elementi che ci ha impegnati di più. Abbiamo elaborato il progetto insieme a Conserve Italia, grazie al loro know how sul settore e sviluppato le nuove confezioni in modo che possano essere posizionate nelle spirali singole. Inoltre, nel caso delle Sgranatelle, un prodotto secco, abbiamo cercato di mettere a punto un packaging che permettesse di sfruttare il massimo della visibilità, che comunicasse il più possibile il prodotto attraverso un design accattivante.
Quali sono i punti di forza dell’offerta PLAC per il vending? Per quanto riguarda i prodotti freschi offriamo la possibilità di avere due referenze, all’interno di un’unica spirale, una soluzione generalmente apprezzata dai gestori in questo segmento perché dà la possibilità di alternare il prodotto. Questo è un altro elemento a tutto vantaggio del consumatore, ma è anche un elemento
di soddisfazione per il gestore. Sgranatelle, un prodotto innovativo, unico e originale, copre un altro aspetto importante per il gestore, perché non tutti hanno macchine refrigerate, che rappresentano oggi forse il 10% del totale di quelle installate. Il gestore può offrire tutto il valore aggiunto di un prodotto a base di Grana Padano anche a chi non ha le macchine refrigerate. Quindi in termini di portafoglio ci sono tanti vantaggi: doppia offerta di prodotto fresco, prodotto secco e poi, aspetto importantissimo, un posizionamento giusto. In termini di argomenti, l’offerta PLAC ha tutte la carte in regola per essere un successo.
Come è nata la collaborazione con Conserve Italia? Se dal punto di vista tecnico e produttivo ci siamo impegnati in prima linea, dal punto di vista commerciale abbiamo deciso di affrontare il business con un partner ben rodato, riconosciuto e apprezzato nel settore come Conserve Italia. Ci siamo scelti reciprocamente e da parte nostra abbiamo voluto affidare loro la gestione commerciale dei nostri prodotti per il vending. Il rapporto di collaborazione instaurato va al di là del contratto siglato, c’è sinergia. Roberto Fanelli, responsabile commerciale per il vending di Conserve Italia, fin dall’inizio è stato per noi un ottimo riferimento e un valido supporto.
Come avete approcciato il vending? Abbiamo evidenziato la nostra capacità d’investire nel canale non solo in termini di risorse, ma soprattutto in termini di progetto. PLAC si è fatta carico di un progetto d’investimento di media-lunga durata nel canale.
Abbiamo dato un segno tangibile al mercato della distribuzione automatica considerando il vending non semplicemente un canale alternativo, ma un canale di primaria importanza. Da parte della nostra società c’è stato un grandissimo sforzo anche in considerazione degli aumenti dei prezzi molto importanti che ci sono stati sulla materia prima, soprattutto se si tiene conto che i listini sono quelli del 2010. Quindi PLAC ha deciso di assorbire su di sé gli aumenti, come forma d’investimento iniziale, per non farli ricadere sui consumatori e dare modo al prodotto di arrivare al gestore e all’utente finale.
È difficile promuovere il marchio all’interno di un marchio ad ombrello cosi “ingombrante” come il Consorzio Grana Padano? Questo è uno dei problemi comuni a tutti gli operatori che
lavorano all’interno del Consorzio Grana Padano. Nel caso del provolone la cosa è molto più semplice. Siamo riconosciuti nei mercati di riferimento, abbiamo percentuali di consumo molto forti, siamo noti come marchio anche presso il consumatore e abbiamo sviluppato una linea di prodotti di alta gamma negli ultimi tre anni per cercare di differenziare. Nel caso di Grana Padano invece è più complesso. Anche per questo sui nostri prodotti vending il logo Grana Padano è messo in rilievo rispetto al nostro.
L’aumento di prezzo del latte quanto incide sulla vostra produzione? Nel conto economico del prodotto i prezzi della materia prima sono molto rilevanti. Per dare un’idea: per produrre un chilo di Grana Padano ci vogliono quattordici litri di latte.
Il Grana Padano impiegato per i prodotti vending a quale livello di stagionatura viene utilizzato? Per il prodotto da 20 grammi utilizziamo un Grana Padano a 12 mesi di stagionatura, anche perché abbiamo una lavorazione in caldaia con dei titoli di grasso non troppo alti e questo rende la lavorazione più sicura. Il risultato finale è gradevole,
i tempi di stagionatura più brevi. Anche perché c’è un’altra necessità: il prodotto deve essere facilmente cubettabile.
Nel vending è molto importante che non ci sia una forte memoria del prodotto, nel senso che se un prodotto ha un sapore troppo forte è difficile che il consumatore ripeta l’acquisto. Come avete raggiunto la giusta percentuale di gusto? Ci siamo arrivati in modo graduale. Quando abbiamo sviluppato le Sgranatelle abbiamo provato con una ricetta a 60% di Grana Padano e solo in seconda battuta siamo approdati ad una riduzione della percentuale per andare in questa direzione. Alla fine, dopo alcuni test anche nel canale tradizionale abbiamo visto che la ricetta al 60%, per noi ideale, incontrava il gusto di un nocciolo di grandi amatori che però restava esiguo come numero. Il vending è trasversale, bisogna accontentare il numero più ampio possibile di utenti, quindi abbiamo declinato al 40% la percentuale di Grana Padano presente nel prodotto, almeno per questa prima proposta commerciale.
Il packaging di Sgranatelle comunica molto bene il brand Grana Padano: come è sta-
to studiato? Volevamo soprattutto comunicare al consumatore i concetti di salute ed energia. Il marchio Grana Padano è messo in grande rilievo per trasmettere fiducia, dare garanzia, dato che è un logo molto riconoscibile. In generale questa confezione lancia il messaggio di una promessa salutistica, come si vede dalla spiga e inoltre comunichiamo la promessa di energia, il colore rosso è stato scelto per questo motivo.
C’è richiesta di prodotto? Abbiamo iniziato da poche settimane, la prima disponibilità di prodotto l’abbiamo avuta a metà gennaio, ma la risposta del mercato è positiva. Ci vuole il tempo necessario ad inserire il prodotto, farlo conoscere come avviene per tutte le nuove proposte. I primi riscontri sono positivi, tenendo presente anche il fatto che la referenza esiste già nel settore. A livello distributivo in queste primissime fasi copriamo circa il 15% dei clienti serviti da Conserve Italia. Nei prossimi due mesi cominceremo ad avere i dati relativi alla rotazione del prodotto e avremo risposte più concrete. Qualche cliente ha già ordinato nuovamente il prodotto e questo è un segnale molto importante. Siamo sul mercato da poco ma i risultati sono già molto incoraggianti.
Speciale Associazione
Vending Responsabile per un'Alimentazione Consapevole> 39
Nas, un Riferimento per il Vending> 42
Modello Alimentare Mediterraneo nel Vending> 49
“…E Vai con la Frutta”> 53
Stile di Vita E Vending> 57
Astrosys International Ltd> 58
Eva e Avex Insieme nella Promozione del Vending> 61
S p e c i a l e
c i a z ione
Vending Responsabile
R po VendiendingResponsabile
per un' Alimentazione Consapevole
I distributori automatici come strumento di comunicazione per diffondere la cultura di una sana alimentazione. Questo l’obiettivo che il settore del vending, si pone nell’affrontare le nuove sfide legate alle patologie alimentari. Il convegno è stato l’occasione per fare il punto della situazione, in presenza di ospiti provenienti dal mondo delle università, delle istituzioni ed esperti in ambito alimentare e nutrizionale aperti al dibattito e al confronto con i rappresentanti dell’associazione di categoria. Obiettivo dell’incontro far comprendere che le pato-
logie dovute ad un’alimentazione non adeguata non derivano né si risolvono semplicemente intervenendo sulla distribuzione dei prodotti alimentari, ma devono essere combattute attraverso un piano organico di educazione ad un corretto stile di vita. Il vending, presente in maniera capillare sul territorio italiano ed utilizzato da oltre il 40% della popolazione, è stato promosso come lo strumento di comunicazione ideale per veicolare i principi di un’alimentazione corretta, nonostante la diffidenza diffusa verso i prodotti venduti attraverso le “macchinette”, comunemente con-
siderati poco salutari. Confida opera da sempre per la tutela della salute dei cittadini e dopo il progetto Sani e inForma, si fa promotrice di questa nuova iniziativa legata all’educazione alimentare, che non può prescindere dai cambiamenti degli ultimi anni in materia di abitudini di consumo di cui il vending è l’emblema. Necessario quindi il coinvolgimento del settore della DA per affrontare temi come l’ambiente, la solidarietà, l’educazione alimentare ed il consumo consapevole al fine di diffondere il concetto primario di salute.
La prima giornata di lavori è stata aperta dagli interventi della Sen. Ombretta Fumagalli Carulli, Presidente Associazione “G. Dossetti: i Valori”, che ha introdotto il convegno e ne ha illustrato le finalità e di Lucio Pinetti, Presidente Confida, che ha “spiegato” ai presenti il vending, che da elemento di coesione sociale si è evoluto in vero e proprio canale distributivo, sottolineando quali sono le responsabilità che il settore oggi è pronto ad assumere nei confronti dei consumatori. A seguire, Claudio Giustozzi, Segretario nazionale “Associazione Dossetti”,
> Alessandro Fontana
> Claudio Giustozzi
> Lucio Pinetti
terzo moderatore della prima sessione.
Da segnalare la presenza in sala di alcuni ospiti illustri, intervenuti a supporto dell’iniziativa, tra cui la Sen. Emanuela Baio, l’On. Paola Binetti, l’On. Romano Marabelli del Ministero della Salute e la Dott.ssa Daniela Galeone
Il pomeriggio iniziale del convegno ha visto succedersi sul palco dei relatori Antonio Limone IZS del Mez zogiorno; Silvio Borrello, rappresentante del Mi-
nistero della Salute; Luciano Venturini, Università Cattolica del Sacro Cuore Piacenza; Luigi Cataldi, Università Cattolica del Sacro Cuore - Dip. Economia internazionale, delle Istituzioni e dello Sviluppo; Franco Vimercati, FISM; Alessandro Caruso, ginecologo che ha parlato dell’importanza per le donne in età fertile di assumere acido folico; Cesare Spinelli, Presidente Gruppo Imprese di Gestione Confida; Olivia Palmieri Biologa e Nutrizionista Università degli Studi di Palermo, di cui riportiamo l’intervento nelle prossime pagine.
Terminati gli interventi la platea ha potuto rivolgere domande ai relatori presenti dando vita a un momento di confronto che ha concluso la prima giornata dei lavori.
Venerdì 25 febbraio, dopo l’apertura affidata come d’obbligo ai Presidenti Fumagalli Carulli, Pinetti e Giustozzi e dopo il saluto del Generale di Brigata Cosimo Piccinno, Comandante dei NAS, ha avuto inizio il convegno, suddiviso in quattro differenti sessioni: la prima, dal titolo “Distribuzione automatica degli alimenti e promozione della salute” è stata affrontata attraverso le relazioni di alcuni esperti nell’ambito dell’alimentazione e della sanità.
Moderato da Antonio Comito, pediatra e Direttore “Associazione Dossetti” e da Angelo Ferrari, IZS Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, l’incontro ha avuto inizio con l’intervento del Prof. Alberto Fidanza, Università di Roma “La Sapienza” ed è proseguito con le relazioni di Giordano Giostra, Direttivo “Associazione Dossetti”, Asur 7, Ancona, che ha auspicato un restyling dei distributori automatici, che devono sempre stare al passo con le esigenze delle nuove generazioni; Daniela Galeone, che ha illustrato il progetto “Guadagnare Salute” del Ministero della Sanità; Stefano Saccares, ISZ Lazio e Toscana, che attraverso la relazione dal titolo “Opportunità e responsabilità” ha toccato il tema dell’informazione trasparente nei confronti dei clienti tramite le etichette dei prodotti; Maria Caramelli IZS Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta, che ha illustrato pregi e criticità della distribuzione di latte crudo; Prof. Mariano Giacchi, Università degli Studi di Siena il quale ha presentato ai partecipanti il progetto “…e vai con la frutta”; Giorgio Pitzalis, Presidente di Giustopeso Italia e pediatra. Claudio Giustozzi ha poi presentato il progetto “C’è un caffè pagato”, per introdurre i temi della solidarietà e della responsabilità sociale legati al vending: in questa occasione Francesco Frova, membro del
Consiglio Direttivo Confida, ha ipotizzato un possibile impiego di macchine vending per l’invio di un sms solidale.
Al termine della prima sessione, Lucio Pinetti ha affrontato la questione del canone all’interno dei capitolati d’appalto.
La seconda sessione della giornata, dal titolo: “Distribuire salute: let’s move!”, è stata introdotta dalle parole di Giuseppe Morino, U.O. Dietologia Clinica, Ospedale Bambin Gesù di Roma. A seguire gli interventi di Adolfo Panfili Delegato del Sindaco di Roma per le ASL ed i Rapporti Istituzionali; Nicolò Merendino, Prof. Laboratorio di Nutrizione Cellulare e Molecolare Università degli Studi della Tuscia, ha spiegato l’importanza di assumere Omega3 in funzione preventiva rispetto alle cellule tumorali e dell’educazione alimentare per fare del “diritto alla salute” un concetto basilare anche nella prevenzione di patologie legate alla scorretta alimentazione. Gallieno Marri, FIMMG - Metis, ha illustrato nel suo intervento la relazione tra nuovi stili di vita e vending. Infine, Amina Ciampella, tecnologia alimentare, ha relazionato sulla connessione tra giovani e alimentazione fuori casa ed Emilia Guberti, SIAN; AUSL Bologna ha parlato degli snack a base di frutta e del vending come “distributore di salute”, soffermandosi anche sull’importanza di rifornire i distributori automatici delle fabbriche con piatti pronti che siano pasti bilanciati per chi lavora nelle ore notturne.
A moderare questa terza parte del convegno, intitolata “Distribuzione automatica: guardiamoci dentro!” Angelo Ferrari, Coord Sede Regionale Liguria Ass. “G. Dossetti: i Valori” e IZS Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e Claudio Giustozzi Sul palco Alessandro Fontana, Presidente Gruppo Imprese di servizi e Commercializzazione Confida; Stefano Piccinini Imprese di Fabbricazione di prodotti alimentari e bevande Confida e Cesare Spinelli, che hanno parlato del vending dal punto di vista privilegiato degli operatori e dell’associazione. La sessione si è conclusa con un confronto tra il pubblico presente e le risposte da parte dei relatori.
A chiudere i lavori la tavola rotonda “Sussidiarietà e sicurezza dei cittadini”, anch’essa moderata da Fontana e Giustozzi, che ha visto gli interventi di Massimiliano Dona, Unione Nazionale Consumatori e di Filippo Trifiletti, Federconsumatori, in rappresentanza delle associazioni a tutela dei consumatori.
> Ombretta Fumagalli Carulli
Speciale
Associazione
NAS un Riferimento per il Vending una
Il convegno “Vending responsabile per un’alimentazione consapevole” ha avuto
come illustre ospite il Generale di Brigata Cosimo Piccinno, Comandante dei
Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS). D.A. Italia ha colto l’occasione di questa partecipazione per intervistarlo. Riportiamo di seguito uno stralcio del suo intervento di saluto e l’intervista.
È doveroso spiegare perché sono qui oggi e chi rappresento. Da circa tre anni ho l’onore di ricoprire la carica di Comandante dei Carabinieri per la Tutela della Salute, il reparto specialistico dell’Arma più noto con il nome NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell'Arma dei Carabinieri) Nasciamo nel 1962, si narra grazie alla felice idea di un capitano che, intrattenendosi in un viaggio in treno con l’allora Ministro della Sanità, suggerì la creazione di un reparto distaccato con queste finalità. All’epoca il nucleo era composto da 40
> Generale di Brigata
Cosimo Piccinno
sottoufficiali mentre oggi conta circa 1.100 unità, che chiamo affettuosamente i miei
“Mille garibaldini” dato che siamo nel 150° anno dell’Unità d’Italia, di cui 900 marescialli con la funzione di ispettori sanitari.
La nostra azione ispettiva riguarda tutto ciò che concerne la tutela della salute, dalla sicurezza sanitaria alla sicurezza alimentare, perché ci occupiamo di salubrità degli
alimenti e degli animali, che sono il primo anello della catena produttiva e distributiva degli alimenti che acquistiamo e portiamo sulla nostra tavola. Seguiamo quindi ogni passaggio di questo processo, dal mangime dato agli animali fino alla ristorazione o al prodotto che portiamo a casa.
Il Comandante del reparto Tutela della Salute da quasi 50 anni dipende direttamente dal Ministro della Salute e ha competenza
territoriale su tutta l’Italia, dove è presente con 38 nuclei distribuiti da Ragusa ad Aosta. Facciamo parte di quel grosso network che sono le stazioni dei Carabinieri occupandoci di salute. Questa è la nostra mission istituzionale: la tutela della salute in tutte e due le accezioni, sicurezza sanitaria e sicurezza alimentare. Nutrirsi è fondamentale. Ricordava pochi giorni fa l’OMS che la nutrizione adeguata e la salute sono da considerarsi dei diritti umani fondamentali. Lo stato di salute delle popolazioni in genere è fortemente influenzato dal livello e dalla qualità della loro alimentazione. Una dieta corretta è un validissimo strumento di prevenzione per molte malattie e di trattamento per molte altre. È certo però che il tipo di alimento e la qualità del cibo sono alla base di uno sviluppo armonico del corpo umano, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale e qui entrano in gioco i cibi di cattiva qualità, contaminati o non conservati correttamente, che possono costituire dei fattori di rischio. Ed è proprio questo l’aspetto di cui vorrei parlare con voi prendendo in esame il mondo della distribuzione automatica. Io parlo di alimentazione, ma so che il vending è anche molto altro e che rispetto agli albori è incrementata in maniera esponenziale la presenza sul mercato dei distributori automatici e dei prodotti offerti, presenti con una gamma estremamente diversificata.
Ciò è dovuto non soltanto, ritengo, all’aumento dei consumi, ma anche al comportamento degli italiani, ai quali piace fare la pausa scegliendo di acquistare i prodotti che sono alla base della DA. Questi prodotti devono coniugare la qualità con la salubrità, devono viaggiare di pari passo con le regole comportamentali delle aziende in materia di controllo delle materie prime utilizzate e della conformità dei prodotti offerti al pubblico. Non solo gli addetti ai lavori devono essere aggiornati, ma devono applicare le famose norme igienico-sanitarie del protocollo HACCP. Anche coloro che caricano, puliscono, sanificano i distributori automatici devono rifuggire, sottolineo rifuggire, dai facili guadagni che si ottengono con subappalti che non garantiscono la qualità del servizio. Questo il messaggio che voglio lasciarvi: è fondamentale garantire la qualità del servizio. Non affidatevi a gente che non sa fare il proprio lavoro.
Qual è l’attività del NAS a tutela della sicurezza dell’alimentazione? I Carabinieri dei NAS svolgono attività preventiva e repressiva nei seguenti settori:
>>> sicurezza alimentare: volta alla verifica della salubrità degli alimenti di origine animale e vegetale;
>>> sicurezza sui luoghi di lavoro: con prescrizioni che consentono di contenere il fenomeno delle cosiddette ”morti bianche”;
>>> sicurezza sanitaria: sanità pubblica e privata, professioni e arti sanitarie, antidoping nonché farmaceutica umana e animale.
Le particolari caratteristiche e la specifica formazione dei Carabinieri del NAS consentono di effettuare controlli, ispezioni e campionamenti, sviluppare attività investigative e di intelligence finalizzate a rilevare le “anomalie di sistema”, ossia ad analizzare, in chiave strategico-operativa, l’andamento dei fenomeni illeciti, lasciando, tuttavia, impregiudicata la competenza di tutti gli Ufficiali di Polizia Giudiziaria nelle attività di repressione degli illeciti penali ed amministrativi nel comparto alimentare.
Comandante Piccinno, ci può spiegare qual è l’andamento italiano di questa situazione? I Carabinieri dei NAS, nell’anno 2010, nel comparto della sicurezza alimentare, hanno effettuato complessivamente 33.688 ispezioni, accertando 20.600 infrazioni, di cui 16.149 di
valenza amministrativa e 4.451 penale.
In particolare, le infrazioni più ricorrenti hanno riguardato, in ambito:
>>> penale, i reati di:
>frode in commercio, per il 18% delle violazioni contestate;
>detenzione/somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione, per il 27% delle violazioni contestate;
>>> amministrativo, le carenze igienico strutturali, per il 52 % degli illeciti contestati, mentre le irregolarità sulla etichettatura degli alimenti hanno inciso per il 7 %
Quali i consigli per il settore del vending?
La vendita di alimenti tramite il canale vending è ammessa solo per i prodotti preconfezionati. Il consumatore non è, pertanto, a contatto con il “venditore” al quale rivolgere domande o chiedere informazioni in merito all’alimento che sta per acquistare. Deve, quindi, prestare la massima attenzione circa la correttezza, la chiarezza e la completezza delle informazioni riportate in etichetta, non omettendo di verificare l’integrità della confezione poiché rigonfiamenti, forature o alterazioni di altra natura, potrebbero essere indice di una possibile pericolosità dell’alimento.
Qual è il suo approccio personale al vending? Personalmente prediligo il contatto umano con il venditore, con il quale si può instaurare un rapporto di fiducia interpersonale,
ma non ho alcuna preclusione per l’acquisto tramite la distribuzione automatica che consente, in qualunque luogo e senza vincolo di orario, di poter reperire prodotti alimentari, altrimenti difficili da acquistare.
Può parlarci del suo libro? "I Carabinieri dei NAS" ripercorre quasi 50 anni di operato dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell' Arma ed è corredato da 200 fotografie che ne illustrano l'attività sul campo. L’idea progettuale del libro nasce come naturale conseguenza delle ripetute manifestazioni di stima che i NAS riscuotono da tutte le amministrazioni e gli enti che a vario titolo si occupano di salute. Si tratta di un libro fotografico che ha visto il coinvolgimento volontario e gratuito di tutti coloro i quali, interpellati, hanno offerto il loro contributo di pensiero.
Speciale
Associazione
Recupero del Modello Alimentare Mediterraneo
nel Vending
fra Tradizione e Innovazione
Intervento Olivia Palmieri
Biologa Nutrizionista, Università Degli
Studi di Palermo.
Le abitudini alimentari della popolazione italiana si sono progressivamente modificate negli ultimi decenni, orientandosi sempre più verso il consumo fuori casa e i pasti veloci. I dati relativi ai consumi alimentari evidenziano un progressivo allontanamento dal modello alimentare e dallo stile di vita mediterraneo, specie tra i più giovani. Le indagini sono concordi nel rilevare abitudini alimentari scorrette e uno stile di vita sedentario tra i bambini e gli adolescenti, insieme all’aumento costante di soggetti in sovrappeso ed obesi (in particolare nella fascia di età compresa tra 6 e 9 anni) e all’analogo incremento nell’incidenza delle malattie croniche.
Se la lotta all’obesità e alle malattie croniche rappresenta una priorità per le istituzioni che si occupano della salute pubblica, le strategie di prevenzione dovrebbero puntare in particolare sul recupero del modello alimentare mediterraneo tra le nuove generazioni, coniugando tradizione e innovazione, coinvolgendo tutti i nuovi canali distributivi per fornire un supporto adeguato in ogni occasione di consumo. Il piano di prevenzione dovrebbe quindi coinvolgere tutti i settori che influiscono sulle abitudini alimentari e lo stile di vita di bambini e adolescenti, tra cui la scuola, la famiglia, il disegno urbano, i media, i produttori e distributori di cibo e bevande.
Da circa tre anni Olivia Palmieri è alla guida di un progetto che coinvolge le scuole primarie e secondarie, “Scuola amica della buona alimentazione
> Olivia Palmieri
- Educazione alla corretta alimentazione e allo stile di vita attivo nei bambini e negli adolescenti”, mirato alla promozione della dieta mediterranea e dello stile di vita attivo. Il progetto ha lo scopo di educare bambini e ragazzi a seguire una corretta alimentazione e ad aumentare il tempo dedicato all’attività fisica. Il progetto parte da considerazioni sulle abitudini nutrizionali in Italia e Europa. I dati delle statistiche mostrano che l’Italia si posiziona dietro paesi come Germania, Cipro e Serbia-Montenegro per quanto riguarda i livelli di obesità. Tra le cause proprio un approccio scorretto con il cibo e la scarsa diffusione dell’abitudine a svolgere attività fisica, soprattutto all’aperto, tra i bambini e adolescenti, in particolare maschi, in prevalenza nelle regioni del Sud, proprio laddove dove dovrebbe essere più diffuso il modello nutrizionale della dieta mediterranea. Un piano di rieducazione si è rivelato quindi fondamentale.
Gli interventi formativi che coinvolgono i ragazzi andrebbero ripetuti più volte per veicolare messaggi positivi, incentivare il consumo di frutta e verdura e stimolare la creatività ed il coinvolgimento attivo dei ragazzi, prevedendo incentivi e premi.
Gli alimenti di origine vegetale sono tra i componenti fondamentali della dieta mediterranea, riconosciuta scientificamente come modello alimentare e come
stile di vita ottimale. La frutta e la verdura sono state poste alla base della piramide della dieta mediterranea moderna e dovrebbero essere assunte in gran quantità e quotidianamente (almeno 5 porzioni al giorno). Il consumo elevato di prodotti vegetali è consigliabile per vari motivi: forniscono nutrienti essenziali quali acqua, vitamine e minerali; sono indicati particolarmente nei mesi estivi per reintegrare le perdite dovute alla sudorazione; l’elevato potere saziante, unito a un ridotto contenuto calorico, è utile nel controllo del peso corporeo; inoltre il prezioso apporto di fibra favorisce la funzionalità intestinale e regola i livelli ematici di glucosio e colesterolo; la frutta in particolare consente di soddisfare il gusto per il dolce con un ridotto apporto calorico e l’elevata percentuale di acqua che contiene, insieme alla presenza di zuccheri rapidamente assimilabili ne fanno uno snack ottimale anche prima dell’attività sportiva. La ricerca conferma che il consumo prevalente di alimenti vegetali, combinato con uno stile di vita attivo, è fondamentale per il benessere globale e la prevenzione di obesità e malattie cronico-degenerative. Solo assumendo ogni giorno frutta e verdura dei principali gruppi-colore (rosso, giallo/arancio, bianco, verde, blu/viola) e variando le scelte è possibile introdurre tutte le vitamine e i minerali di cui
abbiamo bisogno, assicurando allo stesso tempo il giusto apporto di sostanze protettive. È importante favorire il consumo di prodotti vegetali fin dalla prima infanzia coinvolgendo i bambini nella spesa e nella preparazione dei pasti, incoraggiandoli a sperimentare sapori nuovi e insoliti e stimolando la loro fantasia in cucina. In questa direzione si muove il nostro progetto di educazione alla sana alimentazione a partire dalle giovani generazioni. Entrando ogni giorno nelle scuole italiane la dottoressa Palmieri ha dunque osservato che i ragazzi hanno dimestichezza con le nuove tecnologie e interagiscono con naturalezza con i distributori automatici. A questo proposito ha dichiarato: "Visto il suo ampio utilizzo, la distribuzione automatica può rivelarsi uno strumento efficace per consentire ai consumatori di effettuare acquisti aderenti alle linee guida sulla sana alimentazione INRAN 2003, che danno indicazioni precise circa le scelte alimentari più positive per la salute. Il miglioramento della qualità nutrizionale offerta dal vending va tuttavia accompagnata da un piano di marketing e comunicazione mirato ad orientare abitudini e comportamenti dei consumatori e ci auguriamo che il settore sia pronto a compiere questo passo in avanti nella strada verso il benessere comune".
I distributori Bianchi sono riconosciuti per la qualità del caffè erogato, probabilmente il migliore nella distribuzione automatica. Grazie all’esclusiva tecnologia brevettata, il pistone e l’infusore rimangono sempre a contatto con il corpo caldaia, per offrire un espresso cremoso e sempre caldo, sin dalla prima erogazione. Il Gruppo Caffè Bianchi è disponibile su tutta la gamma del caldo e da oggi anche sulla Lei 600.
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Speciale
Associazione
Vai con la Frutta “
Mariano Giacchi, laureato in Scienze Biologiche e Professore Ordinario nel settore disciplinare MED/42 Igiene Generale ed Applicata, Dipartimento di Fisiopatologia, Medicina Sperimentale e Sanità Pubblica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Siena, è Direttore del Centro di Ricerca Educazione e Promozione della Salute (CREPS) presso lo stesso ateneo dal 1999. Da oltre trent’anni collabora a studi sugli stili di vita con lo scopo di implementare interventi di educazione e promozione della salute e di verificarne l'efficacia, analizzando in particolare le abitudini dei bambini e degli adolescenti e ha diretto numerosi progetti tesi a promuovere la corretta alimentazione e uno stile di vita sano a scopo preventivo.
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Mariano Giacchi
Tra i relatori del convegno organizzato da "Associazione G. Dossetti" e Confida “Vending Responsabile per un’Alimentazione Consapevole”, Giacchi è intervenuto presentando il progetto “…e Vai con la frutta”, promosso dal Ministero della Salute – CCM nell’ambito del programma nazionale “Guadagnare salute. Rendere facili le scelte salutari” e che coinvolge direttamente il mondo della distribuzione automatica. Di seguito i punti salienti della sua relazione.
“Il progetto, indirizzato agli studenti delle scuole primarie e secondarie e ai lavoratori, si prefigge di promuovere scelte alimentari e stili di vita sani, favorendo il consumo variegato di prodotti ortofrutticoli freschi e facilitandone l’acceso negli ambienti di vita, di studio e di lavoro. Perché il progetto funzioni è necessario soddisfare alcuni requisiti: gli alimenti salutari, in particolare frutta fresca e verdure, devono essere accessibili a tutti i gruppi che compongono la popolazione; le leggi devono assicurare che il settore privato segua le linee guida che riguardano la responsabilità sociale delle aziende nel marketing rivolto ai bambini e ai giovani; tutte le merendine ricche in zuccheri e sale e le bevande gassate e zuccherate devono essere eliminate da tutte le scuole, gli asili e le strutture dedicate al tempo libero. L’obiettivo è sperimentare e valutare interventi in grado di facilitare, nei ragazzi della scuola primaria e secondaria e nei lavoratori, scelte consapevoli che
e strutture dedicate al tempo libero Lobiet p e fr du dell
aumentino il consumo di frutta e verdura fresca e l’attività fisica quotidiani. La sperimentazione, con il coordinamento scientifico del CREPS - Università di Siena, è realizzata dalle regioni Toscana, Campania, Marche, Puglia e Sicilia. In particolare, nelle scuole secondarie i distributori automatici vengono utilizzati con il coinvolgimento attivo degli operatori del settore vending associati a Confida per garantire l’erogazione di frutta e verdura. In 50 scuole secondarie di 2° grado di ciascuna delle cinque regioni, vengono offerti all’interno dei distributori automatici frutta e verdura, snack, succhi e altre bevande a basso contenuto di sale, zucchero e con poche calorie, cioè con caratteristiche nutrizionali coerenti con le recenti linee guida del Ministero della Salute in materia di ristorazione scolastica. L’auspicabile incremento del consumo di frutta e verdura fra gli studenti che usufruiscono dell’offerta verrà confrontato con le differenze di consumo rilevato fra gli studenti di altrettante scuole secondarie di 2° grado non esposte all’offerta di frutta e verdura tramite la distribuzione automatica durante la fase di sperimentazione del progetto. Parallelamente all’offerta dei prodotti viene sviluppato un percorso educativo da svolgersi durante le ore di lezione che si avvale di specifici supporti didattici interattivi, allo scopo di sviluppare la consapevolezza dei ragazzi verso un maggior consumo di frutta e verdura e un aumento dell’at-
Speciale
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Stile di Vita e Vending
Gallieno Marri, Direttivo Scuola Nazionale di Medicina degli Stili di Vita FIMMG
- Metis e medico di base, da anni si occupa in parallelo dello studio delle abitudini di consumo degli italiani, che si sono evolute nel tempo e che hanno come naturale conseguenza un nuovo approccio al cibo, trovando un sostegno nella crescente diffusione di nuovi canali di distribuzione e vendita, in particolare il vending e i negozi automatici. In occasione del convegno “Vending Responsabile per un'Alimentazione Consapevole”, Marri ha approfondito il tema esponendo i risultati di una ricerca attraverso la relazione di cui riportiamo di seguito un estratto.
“Negli ultimi venti anni è cambiata la realtà socio-economica nazionale. È quindi naturale mutare il proprio stile di vita in relazione al cambiamento sociale, rendendolo idoneo a una vita salutare e mantenerlo tale. Il modello sociale classico della famiglia piramidale è praticamente scomparso.
Ruoli e impegni tra nonni, genitori e figli sono poco e male diversificati, anche perché i ritmi della vita quotidiana sono accelerati e spesso entrambi i genitori si trovano a lavorare fuori casa.
Da una ricerca condotta dalla Scuola Nazionale degli Stili di Vita si evince che metà degli alunni al ritorno a casa da scuola trova il pranzo da riscaldare o da preparare e che, se non presente un familiare, alcuni di questi preferiscono mangiare panini acquistati spesso presso un fast food, oppure cibi scelti da distributori automatici presenti all’interno di moltissime scuole italiane, soprattutto medie superiori, che contengono per legge anche alimenti sani e leggeri. La ristorazione fuori casa è un fenomeno in aumento e bar, tavole calde e distributori automa-
tici forniscono l’alimentazione giornaliera a un numero sempre maggiore numero di italiani. A questo punto è lecito domandarsi: il vending è uno strumento angelico o demoniaco? L’offerta vending è funzionale alla nuova realtà sociale italiana ma allo stesso tempo fonte di diffidenza per le possibili ripercussioni negative sulla salute di quei prodotti invitanti e appaganti, che spesso hanno un elevato apporto calorico. Uno stile di vita salutare si basa su corretta alimentazione e su un’attività fisica commisurata al proprio fabbisogno e alle proprie condizioni di salute. Il distributore automatico non eroga cibi “cattivi”, l’importante è saper scegliere in base alle proprie corrette necessità nutrizionali. Naturalmente è importante che anche gli operatori del canale puntino sempre di più ad integrare l’offerta con le indicazioni dei nutrizionisti e alcune società di gestione del vending, più attente alle necessità di salute dei cittadini, hanno già messo in atto questo principio, offrendo all’interno delle aree di ristoro informazioni destinate ai consumatori finali sulla corretta alimentazione e sulla necessità di svolgere una regolare attività fisica”.
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Gallieno Marri
Speciale
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EVA e AVEX Insieme
nella Promozione del
Vending
L’Associazione Europea del Vending
ha firmato un accordo di collaborazione con la più grande fiera
della distribuzione automatica del Regno Unito
al fine di promuovere reciprocamente i propri eventi:
EUROPS 2011 e AVEX 2011
EVA è l’organizzazione no-profit con sede a Bruxelles che rappresenta gli interessi degli tutta l'industria del vending europeo nei confronti di istituzioni, autorità o organismi competenti d’Europa.
AVEX è la fiera biennale del vending e dell’acqua organizzata da Automatic Vending Association, che riunisce le aziende dell'industria britannica del vending per un valore pari a 1.89 miliardi di euro (1.65 bn sterline) di fatturato.
AVEX è una vetrina di prim'ordine per l’Europa occidentale che attrae espositori e visitatori da tutto il mondo. EVA per tradizione partecipa alla manifestazione con un proprio stand, diventato un punto d’incontro per i membri della stessa Associazione e anche per i potenziali soci.
Quest'anno, l'evento si svolgerà nei giorni 15 e 16 giugno, presso il polo fieristico NEC di Birmingham
AVEX 2011 promette di essere una manifestazione dinamica: fra gli espositori si contano aziende di tutti i comparti della filiera del settore, dai tradizionali distributori automatici di prodotti alla scelta di alimenti salutari, fino ai prodotti non convenzionali. Sulla scia del successo ottenuto nel 2009, l'edizione di quest’anno sarà allestita nuovamente nei padiglioni del NEC di Birmingham. Facilmente raggiungibile attraverso un passaggio pedonale dall'aeroporto della città inglese, la struttura si trova a soli cinque minuti a piedi dalla stazione ferroviaria internazionale che la collega direttamente con Londra e vanta ottimi collegamenti autostradali.
Per i visitatori sono a disposizione speciali tariffe AVEX per i pernottamenti nei diversi hotel.
AVEX ha aperto le iscrizioni online: gli operatori del vending possono registrarsi sul sito web www.avex2011. Ai visitatori preregistrati sono riservati ingresso, catalogo e seminari omaggio per l'intera durata della fiera.
EVA si sta preparando alla data d’inizio del suo prestigioso evento, EUROPS, che avrà luogo il 14 e 15 aprile, a Lisbona. Molti gli operatori europei che hanno confermato la loro adesione per incontrare i colleghi internazionali e partecipare alla conferenza che coinvolgerà il vending di tutta Europa.
Per le due organizzazioni l'obiettivo di questa partnership è lavorare insieme per sostenere AVEX 2011 ed EUROPS 2011 e renderle eventi di successo, due manifestazioni di riferimento per l'intero settore.
Speciale Associazione
Astrosys International Ltd Nuovo Socio EVA
European Vending Association è lieta di accogliere fra i suoi nuovi membri Astrosys International Ltd , società specializzata nella progettazione, produzione e distribuzione di sistemi di pagamento con i seguenti marchi: Microcoin , gettoniere elettroniche e Global Bill Acceptors , validatori di banconote.
L'attività commerciale di questo nuovo socio EVA viene svolta a livello internazionale grazie ad una fitta rete di filiali collocate in Australia, Hong Kong, Stati Uniti e Regno Unito.
La signora Debbie Robb, General Manager of the European regional office, ha affermato: "Siamo soddisfatti di formalizzare il nostro rapporto associativo con EVA. Dal punto di vista di un produttore di sistemi di pagamento, l’Associazione europea continua a svolgere per noi un importante ruolo di sensibilizzazione verso il conio della moneta e la produzione di banconote e i benefici che traiamo andranno a vantaggio del settore della distribuzione automatica nel suo complesso. Astrosys Ltd non vede l'ora di costruire la sua immagine e il suo business nel settore della distribuzione automatica attraverso la sua adesione ad EVA. "
Non va dimenticata la rilevanza del ruolo di EVA a livello mondiale nelle discussioni con le Zecche e le Banche Centrali, responsabili della produzione di monete e banconote. Catherine Piana, Direttore Generale EVA, ha così commentato la recente iscrizione della società: "Sono felice che Astrosys International Ltd abbia deciso di aderire alla comunità EVA. Dopo aver assorbito la maggior parte dell’attività precedentemente gestita da WVA, già membro EVA, i soci continueranno a beneficiare del sostegno di EVA nelle loro attività internazionali. Rappresentano gli interessi del settore della distribuzione automatica interagendo con le Zecche e le Banche Centrali di tutto il mondo e l'apporto di professionalità e competenza d’imprese, quali Astrosys, è essenziale per poter continuare a fornire uno lavoro di qualità e di credibilità".
Caffè Trombetta ha chiuso positivamente il 2010, con un incremento delle vendite a volume pari al 6% circa.
“Si tratta di un dato / ha commentato Stefania Trombetta, consigliere delegato della Società / che riguarda il canale vending e il canale retail (in cui è in aumento la vendita di cialde in astuccio). Nel 2010 abbiamo effettuato investimenti nel settore delle cialde e delle capsule, sia a marchio nostro che di terzi. Per il 2011 intendiamo consolidare e migliorare questi risultati puntando sulle cialde di caffè in carta filtro e sulle capsule (biodegradabili ed ecocompatibili): le prime per GDO e discount, le seconde per il vending”.
I risultati di Caffè Trombetta sono tanto più positivi in presenza di una crisi dei consumi che non ha risparmiato il comparto del caffè: i dati IRI Infoscan relativi alle vendite di caffè macinato e in grani, su super, iper e LSP, indicano un calo dell’1,4% nei volumi di vendita del settore. Sono escluse da questi dati le vendite di caffè monoporzionato. Le cialde in astuccio, in particolare, rappresentano circa l’1,8% delle vendite a volume e il 5% delle vendite a valore e dimostrano di essere un comparto molto dinamico con una crescita a volume di circa il 15%. In costante diminuzione invece i consumi di caffè al bar, che diverse fonti indicano in calo dal 3% al 5%.
“In questo quadro / ha proseguito Stefania Trombetta / uno dei principali punti di forza della nostra azienda, è il valore aggiunto di essere una torrefazione fortemente radicate nel territorio. In questo modo Caffè Trombetta è in grado di offrire una valida
alternativa ai grandi marchi nazionali, con prodotti ai quali i consumatori riconoscono qualità ottima a un prezzo competitivo. Siamo presenti nell’Italia centrale e nelle isole con i marchi Caffè Trombetta e São Cafè. Inoltre, esportiamo all’estero circa il 10% del fatturato in Europa, America e Asia”.
La cura della tradizione e l’innovazione sono da sempre cardini di sviluppo per la torrefazione romana: “Il patrimonio di conoscenze che si tramanda di generazione in generazione si deve sposare con il progresso tecnologico / ha spiegato Stefania Trombetta / Oggi la nostra produzione è quasi totalmente automatizzata, con un software che garantisce estrema precisione in tutte le fasi (miscelatura, tostatura, confezionamento), assicurando qualità omogenea e massimo rispetto dei requisiti di tracciabilità e sicurezza. Il sistema qualità è certificato ISO 9001,
e Buone Prospettive per il 2011
con controlli su tutta la filiera. L’azienda ha inoltre un Codice Etico a garanzia della trasparenza e dell’equità che caratterizzano le relazioni commerciali”.
Per mantenere la propria leadership nelle aree in cui è presente, Caffè Trombetta investe molto nella comunicazione e nel marketing, leve che considera fondamentali per raggiungere i propri clienti finali.
Gli investimenti sono ripartiti su affissione, pubblicità dinamica e stampa specializzata. Per le campagne pubblicitarie sono state scelte immagini che rappresentano le radici dell’azienda e il forte legame con Roma.
Cellulare e Pagamenti> 65
Road Show Digisoft 2011> 73
Pepsi Migliora il Tuo Mondo> 76
Eventi cepS
R o ad Sho
Cellulare e Pagamenti
Italiani Pronti a Cogliere
le Opportunità
Mobile Payment > tra aspettative e realtà
Il Politecnico di Milano è stata la sede, lo scorso febbraio, del convegno “Mobile Payment: tra aspettative e realtà” promosso dall’Osservatorio NFC & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con il DEI (Dipartimento di Elettronica e Informazione)
Secondo l’indagine svolta dalla School of Management del Politecnico di Milano un italiano su tre possiede uno smartphone ed è pronto ad usarlo per gli acquisti. I tassi di soddisfazione di chi già usa il cellulare per i pagamenti sono elevati e spingono ad un utilizzo nei contesti più vari: dall’acquisto dei biglietti di bus e treni, al pagamento di taxi all’ingresso in cinema e teatri.
Il Mobile Proximity Payment comprende i pagamenti elettronici “di prossimità”, ovvero pagamenti per cui sia necessaria una vicinanza fisica tra l’acquirente e il venditore del prodotto o del servizio acquistato. Nel Mobile Proximity Payment il cellulare simula un pagamento tramite carta. In Italia è ai suoi primi passi e si sviluppano le prime iniziative di Contactless Payment, un sistema di pagamento composto da carte di credito/smart card ed altri dispositivi che utilizzano la tecnologia RFID per l’effettuazione di pagamenti sicuri e senza contatto. Sono state finora emesse 350.000 carte e sono stati abilitati circa 2.000 POS in poco più di un anno. In altri paesi europei come Francia e Spagna, invece, sono state avviate alcune sperimentazioni di Proximity Payment che già partono dal telefono cellulare.
Per Mobile Payment s’intende l’attivazione di pagamenti o il trasferimento di denaro tramite telefono cellulare. Pertanto, il tratto comune del Mobile Payment è l’uso del telefono cellulare come leva d’innovazione delle modalità di pagamento grazie alle seguenti dinamiche:
>>> l’enorme penetrazione demografica, con oltre 5 miliardi di dispositivi al mondo; in Italia il telefono cellulare raggiunge l’85% della popolazione, con una penetrazione che è seconda solo a quella della tv e ben superiore alle connessioni internet, che coprono poco più della metà della popolazione italiana;
>>> l’evoluzione del device, che diventa sempre più uno strumento interattivo e multimediale con molteplici potenzialità (un italiano su tre ha un telefono smartphone);
>>> le caratteristiche peculiari dello strumento, come personalizzazione, immediatezza, mobilità, interattività, localizzazione e comodità, che lo rendono l’unico strumento “always on” e sempre in tasca.
“Sono stati censiti 107 servizi di Mobile Payment in Italia nel 2010 rispetto ai 78 servizi disponibili nel 2009 / ha commentato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio NFC & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano / In generale, possiamo dire che il Mobile Remote Payment, servizio che consente anche in remoto di attivare il pagamento di un bene o servizio attraverso il telefono cellulare, cresce in Italia poco in termini di offerta (65 servizi nel 2010, rispetto ai 63 del 2009) e mancano ancora progetti a larga diffusione, comparabili con i migliori progetti a livello mondiale. Nonostante questa lenta crescita, il Mobile Remote Payment continua a rappresentare in Italia il paradigma maggiormente diffuso. La dimensione del mercato totale è di quasi 200 milioni di euro quasi totalmente rappresentata dal pagamento di ricariche telefoniche. Le principali cause della limitata diffusione presso i consumatori sono, a nostro avviso, la mancanza di circolarità dei servizi, la complessità del processo di attivazione per l’utente e la ridotta attività promozionale. Cresce, invece, sensibilmente l’offerta di servizi di Mobile Commerce, passando da 12 servizi a 38. Per quel che riguarda i servizi di Mobile Money Transfer in Italia sono ancora poco sviluppati, diversamente da quanto accade a livello internazionale. Pur non esistendo ancora un’ampia offerta di Mobile Proximity Payment, - ha proseguito Perego - questo percorso appare ormai avviato e, pur con i tempi propri di un grande cambiamento di sistema, esso creerà la base infrastrutturale, e in un certo senso comportamentale, per la diffusione del Mobile Proximity Payment nel nostro Paese.”
Il Mobile Remote Payment
Oggi i servizi attivi di Mobile Remote Payment sono 65, due in più dello scorso anno. In particolare il censimento ha evidenziato questa composizione dei servizi:
>>> 39 servizi per il pagamento della sosta (rispetto ai 33 del 2009);
>>> 12 servizi per le ricariche telefoniche (rispetto agli 11 del 2009);
>>> 5 servizi di pagamento di biglietti per il trasporto pubblico urbano e altri tipi di trasporti ad esempio taxi e treni (come nel 2009);
>>> 9 servizi di natura diversa (rispetto ai 14 del 2009), ad esempio servizi di pagamento di assicurazioni o di servizi della Pubblica Amministrazione.
Le categorie pagamento della sosta e ricariche telefoniche rappresentano una parte rilevante dell’offerta (78% nel 2010). Il pagamento della sosta continua ad essere il principale servizio offerto, grazie alla semplicità nell’utilizzo (dopo aver associato la targa della propria automobile al numero di cellulare, l’attivazione e la disattivazione del pagamento può essere fatta tramite un semplice sms o Ivr) e la comodità per gli utenti (il servizio consente di non dovere più utilizzare moneta e poter attivare o disattivare la sosta anche per frazioni di ore e prolungarla anche a distanza). La piattaforma Telepark ha esteso il servizio a nuove città arrivando a 30 comuni abilitati rispetto ai 25 dello scorso anno (nonostante ogni comune abbia le proprie regole e tariffe, la piattaforma consente agli utenti di utilizzare il servizio indistintamente in tutte le città). Esistono, inoltre, 9 comuni che hanno sviluppato il servizio in modo autonomo (ad esempio ATM Milano, Comune di Udine) o attraverso la piattaforma di Teleparking (come l'Aeroporto di Orio al Serio). Le ricariche telefoniche degli operatori sfruttano pienamente le peculiarità del telefono cellulare, quali immediatezza e mobilità. Tutti i principali operatori di telefonia mobile e operatori virtuali
(Tim, Vodafone, Wind, PosteMobile e Noverca) offrono questi servizi di ricarica tramite Ivr, sms o mobile site, utilizzando la carta di credito.
“Anche in ambito internazionale, a onor del vero, il mercato del Mobile Remote Payment è caratterizzato da un’elevata turbolenza con molti servizi che nascono e scompaiono nel giro di pochi anni / ha spiegato Filippo Renga, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio NFC & Mobile Payment / tuttavia, si possono identificare almeno una decina di casi di successo che hanno raggiunto una larga diffusione tra gli utenti, ad esempio Plusdial nell’area scandinava, PingPing in Belgio, Paybox in Austria, PaybyPhone in USA e Uk, alcuni servizi della piattaforma GCash nelle Filippine e Obopay in Usa, Africa e India, M-Parking in Estonia. Ad esempio, Plusdial ha venduto dal 2002 ad oggi oltre 53 milioni di biglietti del trasporto pubblico locale in Svezia, Finlandia, Belgio, Turchia con punte di penetrazione di assoluto rilievo (40% dei biglietti di corsa singola nella città di Stoccolma). In Belgio, PingPing offre una piattaforma di servizi di Remote Payment tra
i quali risultano molto apprezzati quelli per il pagamento della sosta via sms (ad esempio nella città di Anversa una sosta su due è pagata con questa modalità)”.
La soddisfazione per i servizi di Mobile Remote Payment in Italia è elevata, anche se gli utilizzatori sono ancora pochi, meno dell’1% degli utenti di telefonia mobile.
La ricerca svolta sugli attuali utilizzatori di sistemi di pagamento della sosta in Italia via mobile (oltre 450 utenti rispondenti su 1.700 intervistati) evidenzia un tasso di soddisfazione elevato. Gli utenti si dichiarano per il 55% molto soddisfatti e affermano di utilizzare spesso il servizio (il 68% lo utilizza 2-3 volte o più in un mese e tra questi 1 utente su 4 lo utilizza quasi tutti i giorni). Le principali motivazioni sono la comodità (61%), la velocità del pagamento (53%), la facilità di utilizzo (per il 61% degli intervistati è addirittura facilissimo). L’analisi delle criticità conferma che il basso grado di adozione in Italia, se confrontato con le migliori esperienze internazionali, non sia dovuto alla difficoltà nell’utilizzo della soluzione, quanto piuttosto alla farraginosità del processo di registrazione al
servizio e alla non adeguata campagna di comunicazione e formazione verso gli utenti e i dipendenti. La ricerca evidenzia un secondo elemento estremamente interessante. Persone che hanno già imparato ad usare i servizi di Mobile Remote Payment, seppure in un ambito specifico, dimostrano un forte interesse ad usarli anche in altri contesti. Alla domanda “Quanto sarebbe interessato ad utilizzare il telefono cellulare per effettuare altri pagamenti?” rispondono di essere molto o abbastanza interessati nel 73% dei casi ed in particolare per acquistare i biglietti del bus (il 57% dei rispondenti lo considera abbastanza o molto interessante) o del treno (50%) o l’ingresso a spettacoli del cinema/teatro (50%) o ancora per pagare il taxi (45%), a conferma degli ambiti considerati più attrattivi.
Il Mobile Proximity Payment
In ltalia il Mobile Proximity Payment è sostanzialmente fermo, mentre si sviluppano le iniziative di Contactless Payment; in altri paesi europei come Francia e Spagna, invece, sono state avviate alcune sperimentazioni di Proximity Payment che già partono dal telefono cellulare.
Nel nostro paese vi è una sola iniziativa pilota di Mobile Proximity Payment, risalente al 2009, ma di respiro molto limitato, mentre sono presenti diverse sperimentazioni di pagamento con carte contactless, a fine 2010 si conta un’emissione di oltre 350.000 carte e l’abilitazione di qualche migliaio di POS contactless, promosse da banche e istituti finanziari.
Questo percorso appare ormai avviato e, pur con i tempi propri di un grande cambiamento di sistema, esso creerà la base infrastrutturale, e in un certo senso comportamentale, per la diffusione del Mobile Proximity Payment.
A livello internazionale le iniziative più di successo, quelle che hanno per prime reso evidente il potenziale del Mobile Proximity Payment, hanno visto la luce in Giappone (60 milioni i telefoni cellulare con antenna NFC e più di 1 milione di esercenti con POS contactless).
e PingPing in Belgio che ha attivato alcuni circuiti privativi in campus universitari e aziendali. Queste altre sperimentazioni, / ha continuato Miragliotta / più vicine al contesto italiano sia in termini di predisposizione tecnologica dell’utenza, sia in termini di struttura e ruolo dei player coinvolti, potrebbero contribuire a creare ed alimentare nuove aspettative e dinamiche anche nel contesto italiano. Da questo punto di vista, il vero valore delle sperimentazioni estere è rappresentato dall’aver costituito una cordata reale di attori, così da poter studiare la complessità tecnologica ed organizzativa dei modelli di Proximity Payment”.
tre 20 dei primi 100 operatori di eCommerce che hanno attivato il canale Mobile.
Il Mobile Commerce sta crescendo spinto essenzialmente da due fattori: l’aumento dei Mobile Surfer in Italia (12 milioni, secondo ComScore a novembre 2010, grazie alla migliore fruibilità dei cellulari di nuova generazione e alle tariffe flat) e l’incremento dell’offerta di mobile site e applicazioni (da 12 a 38 servizi).
In particolare il censimento ha evidenziato questa composizione dei servizi - mobile site o applicazioni:
>13 nel settore moda (rispetto ai 5 del 2009);
> 5 nel settore trasporto (rispetto ai 2 del 2009);
> 4 per biglietti per spettacoli presso cinema e teatri (rispetto ai 2 del 2009);
“Nonostante i numeri esteri raccontino di un enorme successo, / ha commentato Giovanni Miragliotta, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio NFC & Mobile Payment / le indicazioni provenienti dagli altri paesi sono poco significative per l’Italia, a causa della profonda differenza nell’attitudine verso i pagamenti e la tecnologia da parte dei consumatori e per le condizioni uniche di filiera (l’operatore telefonico oltre ad essere anche istituto finanziario aveva una forza contrattuale rilevante che gli ha consentito di forzare i produttori di terminali alla commercializzazione di numerosi modelli NFC). Più interessante, invece, il grande fermento che si è registrato nel 2010 in vari paesi del mondo con il lancio di diversi nuovi progetti commerciali o pilota, come ad esempio: Payez Mobile a Nizza in Francia, progetto nato dalla collaborazione di più player finanziari e telefonici, con più di 2.500 telefoni distribuiti e 1.000 retailer coinvolti (tra cui operatori della rete di trasporto urbano, panettieri, bar, supermercati) e Mobile Shopping a Sitges in Spagna con circa 1.500 utenti e 500 esercenti. Altri progetti interessanti sono Visa PayWave, il pilota recentemente promosso da Visa insieme a un operatore telefonico e una banca a New York che consente di pagare il biglietto di accesso alla rete metropolitana e le corse dei taxi con il telefonino abilitato da una SD card NFC
Uno dei principali fattori di sviluppo del Mobile Proximity Payment è rappresentato dalla diffusione del Contactless Payment che, anche in Italia, manifesta una certa vivacità, come dimostrano le oltre 350.000 carte emesse e i circa 2.000 POS abilitati in poco più di un anno. Il differenziale del Contactless Payment rispetto ai metodi di pagamento tradizionali (contante, carte con chip o magnetiche) è evidente in quei contesti dove le modalità di pagamento attuali incidono significativamente sull’intera esperienza di acquisto, in termini di allungamento dei tempi (pagare un giornale o fare la coda per un caffè) o di scomodità (cercare le monetine per uno snack alla macchinetta).
A tal proposito, i dati analizzati dal progetto EPICA (Extended Pilot of Italian Contactless Applications) nel corso del 2010 mostrano che quando la distribuzione di POS contactless è stata effettuata a favore di esercenti appropriati, in termini di categoria merceologica, e operanti in contesti circoscritti, gli utenti hanno chiaramente percepito il differenziale, mostrando un buon tasso di utilizzo medio (prossimo agli 8 utilizzi/mese per utente attivo) e la propensione ad effettuare micro-pagamenti (scontrino medio di circa 3,6 €).
Questo risultato è ancora più apprezzabile alla luce della novità dello strumento e della limitata campagna di comunicazione; ciò lascia credere che con questi strumenti sia possibile creare una base di utenti con una propensione all’utilizzo del pagamento elettronico molto superiore a quella di utenti con carte tradizionali.
Il Mobile Commerce
Il Mobile Commerce ha raggiunto i 12 milioni di euro di transato nel 2010 grazie all’apporto di ol-
> 4 per la prenotazione e il pagamento di hotel;
>12 di natura diversa (rispetto ai 3 del 2009), che includono ad esempio siti come eBay e Amazon.
Pertanto, il Mobile risulta un valido canale per l’acquisto di prodotti con un grado di complessità non elevato, con poche variabili che l’utente deve selezionare per la scelta del prodotto o per acquisti ripetitivi. Per questo motivo l’ambito con il numero maggiore di iniziative di Mobile Commerce e con una buona risposta da parte dell’utenza è quello dei trasporti aerei e ferroviari (Trenitalia, Meridiana, Lufthansa), anche se non mancano alcuni interessanti progetti in altri comparti (ad esempio Yoox, TicketOne).
Nonostante le potenzialità del Mobile Commerce, la dimensione del mercato è ancora limitata, qualche decimo di punto percentuale del totale transato eCommerce, soprattutto se paragonata a paesi come la Gran Bretagna dove la sola e-Bay su Mobile ha un valore del transato cinque volte superiore al totale registrato in Italia.
Il Mobile Commerce si adatta principalmente a quegli ambiti applicativi in cui il canale mobile, grazie alle sue caratteristiche di mobilità e immediatezza, può rafforzare la value proposition di quei prodotti o servizi per i quali si ha può avere la necessità di un acquisto quando si è in movimento, lontani dal proprio pc e a quelli con experience di acquisto semplice per loro natura.
L’acquisto di biglietti per il trasporto (treni, aerei, navi), la prenotazione di alberghi per utenza business, il riacquisto di cui ci si ricordi estemporaneamente (es. un prodotto alimentare, le cialde del caffè) o il rilancio ad un'asta sono esempi che possono cogliere meglio e per primi le opportunità di sviluppo nel corso del 2011.
Gli Aperitivi > dell'Innovazione
Sull’onda di queste importanti tematiche di sviluppo dei sistemi di pagamento , si è tenuto agli inizi di marzo presso l’ RFId Solution Center del Politecnico di Milano un nuovo incontro del ciclo: “Gli aperitivi dell’Innovazione”.
Tra alcune interessanti applicazioni RFId presentate si evidenzia il nuovo sistema cashless di Comesterogroup: World Key, che è stato installato su una macchina vending e utilizzato come dispositivo per gestire i pagamenti tramite telefono cellulare NFC-enabled.
World Key è il frutto di una lunga esperienza maturata nello sviluppo dei sistemi di pagamento che utilizzano la tecnologia RFId da parte di RFTech, società partner di Comesterogroup. Negli anni il Di-
partimento di Ricerca e Sviluppo di RFTech si è specializzato nell’ambito dell’alta frequenza (HF) a 13.56 MHz, utilizzata ampiamente in ambiti come il controllo accessi, il settore bancario, la gestione dei titoli di viaggio elettronici, dove la sicurezza nel trasferimento dei dati è fondamentale. Ed è prima di tutto la sicurezza, il valore aggiunto che il cashless World Key può dare anche al settore del vending. Inoltre spicca la versatilità, grazie alle tre diverse teste di lettura per chiavi card e tag disponibili, ma soprattutto il fatto che tiene già conto di
tutte le possibili evoluzioni che sta vivendo il mondo dei micro-pagamenti. World Key può soddisfare utte le esigenze attuali del settore della DA ed è già pronta anche per integrare le interfacce ethernet, RS485, CAN BUS e la gestione di moduli SAM (questi ultimi utilizzati in ambito bancario) e per gestire le transazioni con un telefono NFCenabled. Avvicinando il telefono al sistema World Key si può effettuare l’acquisto di un prodotto da un distributore automatico, con modalità analoghe a quelle previste per la carta di credito o il bancomat
“Oggi c’è molto fermento e interesse intorno alla possibilità di utilizzare il telefono cellulare per la gestione dei micropagamenti. / Ha raccontato Giovanni Milanesi, Responsabile Gestione e Innovazione di prodotto Comesterogroup / La nostra azienda segue con molta attenzione queste nuove dinamiche e partecipa in qualità di sponsor alle attività dell’Osservatorio NFC & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano”. Il fatto che il telefono cellulare sia sempre di
più uno strumento interattivo e multimediale, con credito a bordo e ampiamente diffuso presso la popolazione italiana, ben più di qualsiasi altro dispositivo di pagamento (carte di debito e carte di credito) lo rende, almeno potenzialmente, uno strumento estremamente efficace per automatizzare una molteplicità di micro pagamenti. Questo è vero in particolare in tutti quegli ambiti che sono caratterizzati da immediatezza dell’acquisto, limitata varietà di scelta ed elevata frequenza d’utilizzo e dove le modali-
tà di pagamento attuali possono incidere significativamente sull’intera esperienza di acquisto, sia in termini di tempi (pagare un giornale o fare la coda per un caffè) o di scomodità (cercare le monetine per uno snack alla macchinetta). “La tecnologia RFId in declinazione NFC (Near Field Communication) / ha concluso Milanesi / è una modalità sicura per permettere al telefono cellulare di trasmettere i dati necessari al pagamento in condizioni di prossimità, ossia di vicinanza fisica tra acquirente e prodotto, come nel
> Giovanni Milanesi
caso dei distributori automatici. Contrariamente ai più semplici dispositivi RFId, NFC permette una comunicazione bidirezionale: quando due apparecchi NFC vengono accostati entro un raggio di alcuni centimetri, viene creata una rete tra i due ed entrambi possono inviare e ricevere informazioni, alla frequenza di 13,56 MHz e ad una elevata velocità di trasmissione”.
Gli incontri dell’RFId Solution Center del Politecnico di Milano sono una testimonianza della sperimentazione concreta che sta avvenendo in questo ambito. Ci sono numerose applicazioni già disponibili e testate sul campo. Nei trasporti: SMART poster pubblicitari, da posizionare in corrispondenza delle fermate degli autobus, permettono di scaricare le informazioni sugli orari delle corse.
Nella grande distribuzione il packaging delle scatole di pasta si evolve per includere informazioni sul contenuto calorico e suggerimenti sotto forma di ricette: basta avvicinare il telefonino per scaricarle. Nel vending il sistema cashless World Key è pronto per
operare in modalità NFC e permettere di acquistare un caffè dal distributore tramite telefono cellulare.
Ci sono ancora dei limiti intriseci al mercato da superare. Uno snodo importante riguarda la scelta su dove far risiedere il “secure element” (ossia quella componente tecnica dove sono memorizzate le informazioni necessarie per il pagamento, come ad esempio il numero identificativo o la data ultima di validità): sulla SIM, sul telefono o su una memoria esterna. Un altro snodo riguarda la scelta dei modelli di pricing e di amministrazione del credito telefonico, che coinvolge direttamente tutti gli attori della filiera.
Non è ancora chiaro quale modello prevarrà. Per questo è fondamentale il ruolo dell'Osservatorio NFC & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano che si occupa anche di monitorare costantemente le prime sperimentazioni estere e di studiare la complessità tecnologica ed organizzativa di tutti i modelli di pagamento tramite telefono cellulare.
> Cashless World Key installato su una macchina Vending
Eventi
Road Show Digisoft > il Controllo è Tutto una Preziosa Risorsa
Enterprise Hotel è la boutique hotel che rappresenta lo spirito creativo e innovativo di Milano, simbolo dell’incontro tra design e innovazione, tradizione ed efficienza.
Caratteristiche proprie di Digisoft, che ha scelto il noto hotel milanese come location ideale per lo svolgimento della la prima tappa del suo Road Show. Altri quattro gli eventi in programma per l’azienda di Gorle, giornate d'incontro che vedranno il coinvolgimento dei gestori di Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Sicilia.
Obiettivo dell’iniziativa è quello di illustrare in modo interattivo agli operatori del settore tutto ciò che la tecnologia ora propone e che Digisoft è in grado di offrire al vending per ottimizzare il lavoro e il rendimento dell’attività di gestione.
Nel corso di questo primo appuntamento sono stati presentati al pubblico i nuovi servizi e i prodotti per il vending che Digisoft distribuirà prossimamente, tra cui il nuovo palmare Honeywell e l’integrazione di Vega con Vega Maps e con Outlook,
Ad accogliere gli ospiti Cecilia d’Aguanno, Consulting e Coordinamento Commerciale Italia ed estero; Guido Panigada, Responsabile Commerciale e Chief Vega Consulting; Roberto Pellegrini, Presidente Digisoft e responsabile Digisoft Iberica Consultoria Vending; Marco Maffina, Sales Manager Honeywell Italia. Vincenzo Scrigna (EOS) ha raccontato ai partecipanti la sua lunga esperienza di collaborazione con Digisoft e gli indiscussi vantaggi che il sistema gestionale Vega ha portato alla sua attività: una testimonianza concreta che ha messo in luce l’utilità del prodotto in modo diretto ed efficace.
Cecilia d’Aguanno ha estratto fra quelli degli ospiti presenti in sala un nominativo: al vincitore è stato regalato un notebook sul quale è possibile installare il programma Mobile CRM, VISVER, utile ai commerciali in fase di visita presso clienti per formulare offerte, registrare reclami, esiti di ispezioni, dati relativi alla customer satisfaction. Uno strumento pratico e molto leggero, di dimensioni ridotte, ma sufficienti per la consultazione di dati e la videoscrittura che, naturalmente, si interfaccia con Vega.
Nel corso dell’evento è stato mostrato come con Vega sia possibile gestire tutti i processi del vending attraverso un unico strumento.
l’assenza di hardware e di investimenti da parte del cliente; gli aggiornamenti automatici e la facilità di manutenzione; la semplicità di utilizzo.
Gli ospiti hanno poi partecipato attivamente alle dimostrazioni realizzate con Vending Simulator, programma in grado di simulare su un cliente ipotetico modifiche relative a prezzi, macchine installate, medie di consumo, prodotti venduti e di verificare in tempo reale il risultato di rendimento previsto. In questo modo il gestore potrà formulare offerte ragionate e studiate caso per caso.
> Roberto Pellegrini
> Cecilia d'Aguanno
> Vincenzo Scrigna
Eventi
Pepsi Migliora il Tuo Mondo AAA
Cercasi Idee per Rendere il Mondo un Posto Migliore
Parte il nuovo progetto Pepsi 2011 con cui l’azienda invita i giovani a proporre idee per migliorare il loro mondo: le tre più votate verranno trasformate in progetti reali. Con la collaborazione di tre Università Italiane, Pepsi propone un dialogo con chi sta migliorando la vita quotidiana per infondere ottimismo ai giovani.
Il futuro del mondo è in mano ai giovani e alle loro idee creative: parola di Pepsi Italia che, con l’iniziativa Migliora il tuo Mondo, finanzierà le proposte più interessanti e le trasformerà in progetti concreti.
I giovani di tutta Italia sono invitati a proporre delle idee che contribuiscano a migliorare la loro vita di ogni giorno e quella delle persone che hanno intorno, caricando video, immagini e testi sul sito www.migliorailtuomondo.it.
Attraverso un processo di selezione che alterna fasi di giuria e di votazione popolare sul web, il 31 luglio verranno decretati i tre vincitori, le cui proposte saranno realizzate da Pepsi nel corso del 2012.
Scuola e lavoro, spazi urbani e connettività, sono le tre aree della vita quotidiana oggetto del progetto, per cui proporre idee di miglioramento. Questi tre aspetti sono stati identificati come prioritari e fondamentali per i giovani, grazie ad una giornata di confronto diretto con il target, organizzata da Pepsi al fine di costruire un progetto pensato per e con i giovani.
L’iniziativa Migliora il tuo Mondo, che premia la fiducia nel futuro e la creatività degli italiani, è stata presentata a fine marzo a Milano presso l'Università Iulm e con altri due incontri, organizzati in altrettante università, a Napoli e Roma. L’obiettivo è promuovere un confronto tra i giovani universitari e alcune persone che con le loro idee e forza di volontà sono già
riuscite in modi diversi a rendere il mondo un luogo migliore.
All’Università IULM sono intervenuti Marco Boschini, coordinatore nazionale dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, una rete di enti locali che ha deciso di cambiare il mondo partendo dalle piccole azioni quotidiane e Bruno Pellegrini, fondatore di Theblogtv, piattaforma per l’ideazione e la produzione di programmi televisivi partecipativi, ovvero costruiti sulla base dei contributi video inviati dal pubblico e di Babel, tv di servizio rivolta agli extracomunitari che vivono in Italia. Ha preso parte all’evento anche Albertino di Radio Deejay, che da sempre crede nei giovani e sostiene la loro creatività.
Il progetto non si limita a premiare la creatività, ma prevede un grande coinvolgimento dei consumatori e di tutti coloro che crederanno nell’iniziativa anche solo accedendo al sito www.migliorailtuomondo.it per commentare le idee, votarle e diffonderle sulla rete.
VISIONS OF VENDING
Per coronare il progetto, Pepsi ha scelto un media partner d’eccezione: Radio Deejay. Le voci più famose della radio parleranno dell’iniziativa durante le trasmissioni, coronando poi il tutto con la partecipazione di Albertino, che sarà testimonial e portavoce di tutto il progetto.
“Sono molto contento di poter essere il testimonial di questa iniziativa che crede nei giovani e nella loro creatività / ha commentato Albertino / da anni sono impegnato nella scoperta di nuovi gruppi musicali e a seguire molti giovani nel perseguire i loro sogni, aiutandoli a migliorare il loro talento come Deejay e come speaker radiofonici. Ho sposato questo progetto nella speranza di diffonderne il messaggio tra i miei ascoltatori e fan, perché lo ritengo una grande iniziativa e possibilità per muovere i primi passi per migliorare la nostra vita quotidiana”.
SALONE INTERNAZIONALE DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA
COLONIA, 8 – 10. 09. 2011
Viale Sarca, 336/F | Edificio 16 20126 Milano
Tel. +39 02 8696131
Fax +39 02 89095134 info@koelnmesse.it
Nasce da un progetto che stimola e premia la creatività e il talento dei giovani anche lo spot tv "Nice Bubbles", che accompagnerà la prima fase dell’iniziativa. Matt Wade e Martin Drake, creatori e registi dello spot, sono infatti due giovani londinesi vincitori del concorso “Make an Ad competition”, promosso da Pepsi Italia e Mofilm nel 2010.
“Crediamo che l’iniziativa e la spinta creativa dei nostri consumatori possano rivoluzionare il mondo e renderlo migliore, per questo con Migliora il tuo Mondo vogliamo aiutare i giovani a trasformare le migliori idee in realtà / commenta Barbara Saba, CSD Senior Brand Manager di PepsiCo Italia Beverages / Questo progetto rientra nella filosofia Pepsi, che dal 2010 è portavoce del cambiamento positivo e concreto, stimolando l’ottimismo e la voglia di rinnovamento che caratterizza le nuove generazioni”.
Novità | Novità
Asi e Maini Vending > Frutta in Coppetta Naturale al 100%
Da varie ricerche svolte negli ultimi anni (fra cui lo studio Censis per Confida) risulta che circa il 10% degli utilizzatori italiani dei distributori automatici sceglie prodotti salutistici come la frutta e un altro 10% dei consumatori gradisce prodotti ipocalorici.
Insieme, infatti, le due aziende hanno inserito nei distributori automatici la frutta in coppetta trasparente
Il prodotto viene confezionato in un succo di frutta naturale al 100% che contribuisce a rendere drasticamente basso il contenuto calorico che non supera le 50 Kcal per ogni 100 grammi di prodotto, anche grazie all’assenza di zuccheri aggiunti.
Altra caratteristica che rende la frutta in coppetta particolarmente idonea all'utilizzo nei distributori automatici è la possibilità di conservare il prodotto a temperatura ambiente.
Inoltre il prodotto ha una shelf life di 12 mesi grazie ad un'innovativa tecnologia di riempimento e pastorizzazione che preserva al meglio la consistenza e le proprietà organolettiche della frutta.
Questi dati hanno spinto ASI Srl (società piacentina che da oltre trent’anni lavora in tutto il mondo nel settore della frutta e della verdura conservata) e MAINI VENDING (società di gestione particolarmente attiva nell’area del capoluogo emiliano) ad introdurre sul mercato del vending una soluzione che coniugasse queste due necessità per dare la giusta risposta di prodotto al cliente finale.
Il prodotto ha un peso netto di 120 grammi, di cui 70 sono di frutta. La confezione trasparente mette in primo piano la frutta permettendo di osservarne la qualità e offre al cliente un pratico cucchiaino che consente di consumare facilmente l’alimento.
Pesca e ananas i frutti oggi disponibili, anche se le due aziende stanno vagliando la possibilità di lanciare sul mercato altre referenze come pera, uva e mandarino, prugna e frutta mista con l’aggiunta di qualche frutto tropicale.
Novità | Novità
Parmalat > Nuovi Gusti Top per Santàl
Anche quest’anno, la gamma
Santàl dedicata al canale vending si arricchisce di due nuovi prodotti gustosi, trendy e innovativi: Santal Top Mirtillo con Biancospino e Santal Top Pompelmo Rosa con Aloe Vera. Con il lancio di queste nuove referenze, Santàl conferma la sua capacità d’innovare e di affermarsi con maggiore evidenza nella DA. Il packaging dei prodotti ha una grafica impattante, molto vivace e colorata, che riprende quella
presente nel canale Ho.Re.Ca. Le due bevande si conservano a temperatura ambiente e hanno una shelf life di 8 mesi dalla data di confezionamento.
Santàl Top Mirtillo con Biancospino
Dopo il successo ottenuto nel canale Ho.Re.Ca. Santàl propone questa nuova bevanda anche nel vending, sicura di ottenere, grazie all’alto indice di gradimento e all’elevata attenzione riservata da tutti gli attori della filiera che la producono, il consenso del consumatore.
Il succo di mirtillo è un prodotto la cui domanda da parte del consumatore si è creata spontaneamente; non esistono, infatti, campagne pubblicitarie dedicate sui mezzi di comunicazione di massa. Il motivo è semplice: è un gusto che piace e che quindi non ha bisogno di pubblicità per avere successo. Inoltre ha un chiaro target di riferimento composto da giovani donne con un’età compresa tra i 15 e i 45 anni, attente alla moda, al benessere e amanti del gusto. Il prodotto può quindi trovare la sua giusta collocazione all’interno dei distributori automatici presenti in uffici, ospedali, palestre e, in generale, in tutte le
locazioni ad alto passaggio.
Santàl Top Mirtillo con Biancospino è ottenuta da succo di mirtilli spremuti, con l’aggiunta dell’estratto di fiori di sambuco che caratterizza il sapore del prodotto. È confezionato in bottiglietta PET da 250 ml con etichetta sleeverata.
Santàl Top Pompelmo Rosa con Aloe Vera Il succo di pompelmo rosa è tra i più venduti nel canale Ho.Re.Ca., con performance in crescita ogni anno. Presente già nella distribuzione automatica nel formato da 500 ml, Santàl Top Pompelmo Rosa con Aloe Vera è ora distribuito anche in bottiglia PET da 250 ml per conquistare un target di consumatori trasversale (uomini e donne, con un’età compresa tra i 15 e 50 anni) e trovare la giusta collocazione nei distributori posizionati nei luoghi di grande affluenza.
Santàl Top Pompelmo Rosa con Aloe Vera è realizzata col succo di pompelmi rosa spremuti, con l’aggiunta dell’estratto delle foglie di Aloe Vera che contraddistingue la nota aromatica della bevanda.
Novità | Novità
ProntofoodS > Le Eccellenze nel Vending: Rating AAA per la Prontofoods di Montichiari
Formulare un rating su un'azienda è diventato oggi un aspetto decisamente critico, perché poter dare un giudizio sulla sua struttura finanziaria e la posizione complessiva sul mercato è ormai indispensabile per poter valutare la sua solidità e solvibilità.
proprietario, management, posizione competitiva, strategie aziendali, ecc.)
3 analisi dei fondamentali (affidamenti di cassa, finanziamenti a medio lungo termine, ecc.)
ACF Spa, uno dei più quotati advisor finanziari, ha realizzato una propria metodologia, che pur non discostandosi troppo dai criteri adottati da altri istituti che assegnano i rating, è un ottimo indice per valutare lo stato di salute finanziaria delle imprese.
Questa metodologia poggia su tre elementi basilari:
Calcolando tutti questi fattori e incrociando i dati si ottiene un punteggio al quale corrisponde un rating. Le aziende che ottengono il punteggio più alto sono quelle con la migliore solidità e solvibilità e perciò ottengono un rating AAA che rappresenta un rischio molto basso. In particolare le aziende con un punteggio superiore a 80 prendono un rating tripla A, da 70 a 80 doppia A, da 60 a 70 la A singola.
Brescia e i risultati sono stati abbastanza sorprendenti. Ad esempio una sola azienda del settore abbigliamento è riuscita ad assicurarsi un rating pari ad A, così come nessuna micro impresa è riuscita a superare il punteggio di 70 guadagnandosi la doppia A.
Una soddisfazione per il comparto del vending è che la migliore in assoluto, con un punteggio di 96 e quindi abbondantemente entro i parametri per l'assegnazione della tripla A, è stata Prontofoods Spa (Ristora), l'azienda che da decenni è leader nel settore dei solubili.
Un'ulteriore dimostrazione di come nel settore del vending ci siano alcune eccellenze a livello nazionale e internazioanalisi q ualitativa ( assetto i m pr ese d e ll a pr ov i nc i a di n ale.
analisi qualitativa (assetto
ACF (in collaborazione con Confidi) ha valutato circa 700 imprese della provincia di
Semplicemente differente
L’eleganza, la sintesi delle forme e la cura nelle finiture, fanno dei prodotti FAS segni unici e distintivi. Il mondo del Vending, rappresentato in modelli compatti ed essenziali, disponibili nella versione Silver e Black.
Milan Padua Rome Paris Madrid
international attraction
Sinonimo di qualità, il marchio italiano Coges è riconosciuto a livello internazionale come espressione di un’azienda leader nel Vending. In qualsiasi Paese europeo è presente una filiale o un rivenditore Coges dove potrete trovare i nostri sistemi di pagamento cashless, le gettoniere rendiresto, i lettori di banconote o gli innovativi sistemi per la telemetria, ricevendo supporto e assistenza. Coges non conosce confini: ha la soluzione ideale per ogni distributore automatico, ovunque si trovi.
Novità | Novità
Rheavendors Group > Comunicazione e Immagine in Costante Rinnovamento
rheavendors group da sempre si contraddistingue per la ricercatezza della sua immagine. Stile e raffinatezza sono qualità imprescindibili in ogni comunicazione che il Gruppo rivolge al pubblico.
L’azione di rinnovamento che ha coinvolto l’immagine aziendale di rheavendors group vede ora protagonista il nuovo sito internet dell’azienda, www.rheavendors.com che sarà online dal 16 aprile 2011.
“La nostra azienda da sempre rivolge particolare attenzione alle esigenze dei suoi clienti” / ha commentato Carlo Majer, vice-presidente rheavendors group / “ed il nuovo sito è stato concepito proprio nell’ottica di fornire a tutti gli utenti dei miglioramenti significativi in termini di contenuti e semplicità d’utilizzo”.
Un website più moderno e completo rispetto alla versione precedente, con una grafica e dei contenuti completamente rinnovati, progettato per offrire un accesso rapido alle informazioni riguardanti la società e i suoi prodotti. Le informazioni offerte vengono presentate in modo
semplice e intuitivo, fornendo uno sguardo generale su tutto il gruppo rheavendors, la sua storia, i siti produttivi in Italia, le filiali nel mondo.
Nella sezione show room vengono spiegate le caratteristiche dei distributori rheavendors group, per offrire al visitatore informazioni sempre più ricche e dettagliate.
Gli utenti potranno inoltre trovare tutte le novità relative all’azienda nella sezione nuovo, e una serie di contenuti curiosi, originali e divertenti nell’area rhea fun. Il Gruppo vuole proporre un sito internet nuovo, moderno e innovativo per confermare il successo di un’azienda con una storia di più di cinquant’anni: www.rheavendors.com
vending in motion è lo slogan che lancia la nuova interfaccia grafica del distributore luce X2 touchTV, un’ulteriore novità nel mondo rheavendors group caratterizzato da un touch-screen interamente configurabile e propone una varietà di contenuti innovativi ed accessibili, tra cui informazioni (nutrizionali e non solo) sui prodotti erogati, video pubblicitari e commerciali.
Elenco Inserzionisti
c.i.d.a.
rheavendors group I
velarte 75
bianchi 52
d.a.italia III
perfetti van melle 2 comesterogroup II
general vending 42 iarp
lavazza 45
lavazza 44
l'aromatika 51
parmalat
□ PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO ATTRAVERSO / CREDIT CARD BY: PAYPAL SUL SITO WWW.DAITALIA.IT
INFORMATIVA - DISCLOSURE DATI INDICATI NELLA PRESENTE
Rock, la soluzione più sicura, anche per l’ambiente
Stefano
Responsabile Ambiente e Sicurezza
Non accontentatevi, scegliete noi
GAMMA NECTA: A OGNI PAUSA RISPARMIATE ENERGIA
Da sempre i distributori Necta hanno un’anima verde: è dal 1997 che la produzione avviene in stabilimenti con sistema certificato ISO 14001. Non solo: la progettazione dei distributori segue i principi della Life Cycle Analysis, numerosi modelli H&C e S&F di ultima generazione hanno ottenuto la classe di consumo A/A+ e sono dotati di dispositivi di energy saving e illuminazione a LED. Gamma Necta, la soluzione più sicura per risparmiare energia.