Flo Intervista con Erika Simonazzi Daniele Simonazzi Lorenzo Bassi Caffè Toscano
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La "Post Vacation Blues" è una sindrome molto diffusa nel mondo industrializzato e gli esperti ci tengono a specificare che quest'anno sarà perfino più delicata del solito, vista l'incerta congiuntura economica. Il vending esce anche da un'estate molto calda, con problemi occupazionali, crisi finanziarie, vicende giudiziarie, ristorni sempre più alti e prezzi sempre più bassi, quindi è probabile che gli psicologi andranno a nozze nel confermare le più fosche previsioni per il nostro settore. Dimenticano però una cosa molto importante: le persone che questo settore l'hanno inventato, costruito e fatto crescere, per anni nemmeno hanno pensato a fare le ferie. Non parliamo di semplice impegno o di una corretta etica del lavoro. La ricetta del successo che ha permesso di veder crescere e prosperare le aziende dei cosiddetti "pionieri" si è sempre basata sul vero e proprio sacrificio personale (se non addirittura di tutta la famiglia). Lo stress da rientro delle ferie ci sembra quindi più una patologia di chi sta sempre dietro una scrivania. Gli operatori che sono costantemente sul territorio o lavorano stabilmente ai problemi reali di questo settore, non ci sembrano soggetti particolarmente a rischio.
Ritrovare l'ottimismo e ripartire a settembre dopo due anni difficili, pensando di ottenere buoni risultati, passa essenzialmente da questo: essere disposti in prima persona a sacrificarsi per il proprio lavoro. Se non lo facciamo vuol dire che poco o nulla abbiamo appreso dalla precedente generazione. Tanto l'abbiamo capito che le moderne alchimie finanziarie, le strategie globali importate da altri settori e i nuovi eccentrici modelli di business non funzionano. Il vending è ancora un settore dove il fattore umano, la specifica conoscenza del territorio, la comprensione dei rapporti tra concorrenti e tra le varie componenti della filiera, l'esperienza, la dimestichezza con le problematiche specifiche di questo mercato, la pratica e la competenza tecnica hanno un valore insostituibile. Chiunque sottovaluti le caratteristiche uniche del vending e non abbia l'umiltà, la passione e il tempo per impararle, non può che avere un'esperienza fallimentare in questo settore e a volte può perfino contribuire a rovinare il lavoro e le strategie di sviluppo virtuose di altri. Quindi se pensate di avere un po' di stress da rientro, rimboccatevi le maniche e cercate di sincronizzarvi maggiormente con i ritmi e con le dinamiche di questo meraviglioso settore, perché il vending ha senza alcun dubbio le potenzialità per diventare il canale distributivo del futuro e regalare moltissime soddisfazioni a livello economico, professionale e umano a tutti quelli che avranno la fortuna di poterci lavorare con impegno e convinzione.
NUMERO 49 SETTEMBRE 2010
>ORSOLA MALLOZZI DIRETTORE RESPONSABILE/ EDITOR IN CHIEF
>ALESSANDRO FONTANA DIRETTORE EDITORIALE/ EDITORIAL DIRECTOR
> LAURA GUASPARRI ART DIRECTOR
> ANDREA LOTTERO GRAPHIC DESIGN
> DANIELA BISCOTTI COMMERCIALE/COMMERCIAL
> NOEMI MARGAROLI/ DAVIDE COLAFATO HANNO COLLABORATO/ COLLABORATORS
LASERGRAFICA POLVER SRL >STAMPA/PRINTERS
D.A.ITALIA
>IL PERIODICO DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA PUBBLICAZIONE
ISCRITTA AL TRIBUNALE DI MILANO, NUMERO DI REGISTRAZIONE 177 DEL 22 MARZO 2004
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CONCEPT BY ART&WORKS SRL
Editoriale
Sommario
Lo stress da rientro dalle ferie 3
il Mercato del Vending - Produttori
FLO bicchieri con il vending nel dna 8
il Mercato del Vending - Gestori EOS Qualità e servizio su misura 20
il Mercato del Vending - Torrefattori Caffè Toscano tradizione con gusto 30
36
Speciale Eventi
>Workshop Confida “Fare i conti con la gestione”
>Dai brand del lusso al vending: l'importanza della tutela del marchio
2° Luxury Summit - Il Sole 24 Ore
Speciale Associazione
Linee Guida del Reg. CE 852/2004 più favorevoli al Vending 51
52
62
Novità del Vending
>Covim Vending e media. Parte la campagna pubblicitaria nazionale
>Lavazza Stagione calda in Sud America
>ProQuadro Idee “fresche” per la distribuzione automatica >Zonzini srl Quando il peso diventa leggero >Paytec I sistemi di pagamento del futuro
Coca-Cola Italia Così come FANTA l'ha fatta
Appuntamento in Fiera
7th China International Self-Service & Vending Show Vending PARIS 2010
5° TriestEspresso Expo: tutto il mondo del caffè espresso Catania presenta la 2a edizione di Expo Vending Sud Vending Cruise 2011 by Venditalia
Produttori
Flo > bicchieri con il vending nel DNA
Flo è l’azienda emiliana che da quasi 30 anni produce prodotti in plastica monouso per i settori vending, retail GDO e catering. La sua storia ha avuto inizio con i bicchieri per la distribuzione automatica, articoli tecnici che possiedono requisiti specifici in termini di dimensioni, diametri, pesi, trattamenti superficiali e che devono esser prodotti con garanzia di uniformità e costanza. Per queste ragioni qualità e controllo dei parametri di produzione e di processo sono nati unitamente all’azienda. Il filo conduttore della storia Flo è rappresentato dai valori che l’azienda
possiede, rimasti invariati nel corso degli anni e trasmessi dal fondatore, Antonio Simonazzi, a tutta l’organizzazione e che traspaiono dai suoi figli, Erika e Daniele, e da tutti i collaboratori. L’autenticità dei rapporti estesa a tutti i livelli, colleghi, fornitori e clienti, è la caratteristica che contraddistingue l’azienda.
D.A. Italia si è recata a Fontanellato per visitare la casa madre della società e per intervistare Daniele Simonazzi, Vice Presidente, Erika Simonazzi, Responsabile Marketing e Lorenzo Bassi, Responsabile Commerciale Vending.
Da sinistra: > Fabio Mori, Commerciale Vending Italia > Daniele Simonazzi, Vice Presidente > Paola Melley, moglie di Antonio Simonazzi > Antonio Simonazzi, Presidente > Erika Simonazzi, Responsabile Marketing > Cinzia Cerra, Back Office Vending > Tazio Zerbini, Direttore Operativo
E’ un esercizio aperto 24/24 ore.
Oltre all’apertura NO STOP compresi i festivi, l'attività può essere avviata anche in un locale di pochi metri quadri con l’assenza totale di dipendenti e un basso investimento.
Elementi modulari singoli componibili
Vendita esclusiva ai gestori e rivenditori
Per distributori automatici food e non food
Progettazione e preventivi gratuiti
Grafica personalizzata
Gamma dei sistemi nelle Aree Vending:
Intervista con Erika e Daniele Simonazzi , Lorenzo Bassi
Vostro padre, Antonio Simonazzi, è il fondatore di Flo: qual è la sua storia? Daniele: Mio padre ha una formazione scientifica, è laureato in Chimica Industriale. Terminati gli studi ha svolto diversi lavori, tra cui uno ad Albinea, presso una ditta di essenze per profumi ed uno a Sassuolo, per un’azienda produttrice di ceramica. All’inizio degli anni ‘70 un vicino di casa gli ha proposto di lavorare per lui alla Superbox di Sant’Ilario d’Enza e così è iniziata la sua avventura nel mondo delle materie plastiche. Era il ’73 quando è nata Flo. Data l’esperienza acquisita in Superbox, nella quale era responsabile commerciale per la vendita di capsule e bicchieri per il vending e considerata la sua estrazione tecnica, mio padre è partito producendo bicchieri per la distribuzione automatica. Di fatto l’attività è iniziata nel ’74 e i soci iniziali erano quasi tutti parenti, a cominciare da mio nonno materno, che allora era un grossista di prodotti elettrici di Parma, che ha fornito buona parte del capitale iniziale. Considero Flo il mio secondo fratello: è la grande passione di mio padre, come fosse il suo terzo figlio accanto a me e ad Erika. È molto legato all’azienda, il sabato e nei momenti liberi è sempre là!
Lavorare nell’azienda di famiglia non è mai stata una costrizione? Erika: Naturalmente ci abbiamo pensato bene, perché si tratta di un impegno diverso. Rispetto ad un qualsiasi lavoratore dipendente sei più vincolato e le difficoltà ci sono. Per me in particolare i dubbi erano tanti perché anche mio marito, Tazio, da alcuni anni è parte di questa azienda e riveste il ruolo di direttore operativo. Spesso anche a casa parliamo del nostro lavoro, ma non è affatto un argomento noioso come si potrebbe pensare. Mi ritengo fortunata, perché mi piace quello che faccio, l’azienda familiare dà molti stimoli in più. Sono affezionata alle persone che ci lavorano ed ho la possibilità di collaborare e confrontarmi con molti di loro. Non risento dei limiti dell’avere un padre che è anche il mio capo; non nego che gli screzi ci siano, ma credo sia del tutto normale, abbiamo entrambi un carattere forte e non sempre le stesse idee. In famiglia è difficile essere diplomatici, si è più propensi allo scontro, ma spesso gli scontri sono un terreno su cui nascono idee comuni migliori di quelle iniziali.
Lorenzo : Da esterno alla famiglia posso dire che i figli del dottor Simonazzi non hanno un rapporto preferenziale, privilegiato con il padre, non sono “i figli del proprietario” né per il padre né per i dipendenti. Si lavora veramente tutti insieme, siamo una squadra affiatata. Questo è un aspetto importante, perché spesso i rapporti familiari possono compromettere la crescita sana di un’azienda, mentre in Flo si è creato un rapporto di vera collaborazione.
Flo ha avuto fin dal principio una vocazione per il vending. Come vi siete evoluti nel corso degli anni? Daniele : All’epoca molte aziende utilizzavano per i distributori automatici i bicchieri di plastica che si trovano al supermercato e mio padre intuì la necessità di creare un prodotto ad hoc. Devo dire che la sua scelta si è rivelata vincente, perché il bicchiere vending è tecnico, le sue caratteristiche devono mantenersi costanti durante la produzione per garantire la corretta funzionalità all’interno dei distributori automatici. Grazie alla mentalità vending con cui è cresciuta, Flo si è affermata successivamente nei settori retail e GDO offrendo da subito prodotti di alta qualità. Il ’79 è stato l’anno della prima importante svolta nella storia di Flo con l’acquisizione di Vendorplast, un’azienda con sede a 20 km da Fontanellato, che all’epoca era un grosso concorrente di Flo. Quella di mio padre è stata una decisione coraggiosa, perché Vendorplast era più grossa di Flo ed era fortemente sindacalizzata (negli anni ’70 la tensione era alta nelle fabbriche e mio padre non intendeva scendere a compromessi con gli operai, sono stati momenti difficili e faticosi per lui).
In che modo FLO ha ampliato il suo mercato estero? Daniele : Flo ha da sempre una grande propensione verso l’estero, tant’è che oggi il nostro fatturato è equamente diviso: 50% Italia e 50% estero. Una volta avviata l’attività, tra i maggiori obiettivi di mio padre c’era l’espansione al di fuori dall’Italia, cominciando con il territorio d’oltralpe. In quest’ottica è nata la nostra filiale di Parigi "Flo France" nel’79, grazie alla buona collaborazione con un nostro agente francese.
Dopo Flo France, Flo ha conosciuto un momento di forte sviluppo dovuto alla introduzione delle macchine in-line che trasformano automaticamente il gra-
nulo di materia prima caricato nei silos in prodotto finito (prima le macchine erano off-line). Questo ha agevolato il nostro ingresso nella GDO ed i nostri progetti di espansione all’estero. Attualmente Flo ha filiali commerciali in Francia dal’79, Inghilterra dal ’91 e Germania dal ’94. Mio padre ha sempre desiderato realizzare una sede in Germania, paese di cui conosce la mentalità, la cultura e di cui parla la lingua.
Lorenzo : Per anni Flo è stata l’unica azienda italiana a vendere nei mercati nordeuropei, soprattutto in Germania, mentre per le altre società italiane era molto più difficile. È stato complicato anche per noi approcciare il mercato tedesco, perché l’italiano viene visto con diffidenza. Noi abbiamo dimostrato di voler costruire qualcosa sul territorio; ci sono voluti anni per vincere la diffidenza tedesca e affermare il nostro come un prodotto di qualità costante, fondamentale nel vending, ma alla fine ci siamo riusciti. Flo ha conquistato la Germania grazie a un’azienda tedesca che commercializza i nostri prodotti, Flo Deutsch, ad una struttura commerciale che lavora sul territorio quotidianamente e soprattutto alla qualità costante e alla gamma ampia delle nostre proposte. Oggi, l’associazione tedesca del vending e molti clienti tedeschi ci considerano amici, c’è un clima familiare nei nostri confronti. Erika : I tedeschi normalmente sono diffidenti, però poi quando si aprono sono veramente molto amichevoli. Una volta il nostro agente tedesco, Gerard Mack, mi ha confidato che si vanta con i clienti invitandoli a provare a telefonare nell’uffico estero di Flo: chiunque risponderà lo farà in tedesco.
Qual è stato l’elemento che vi ha permesso di affermarvi nei mercati stranieri? Lorenzo : La passione e la volontà produttiva, la capacità di realizzare prodotti sempre di qualità costante. Tutti possono provare a creare un bicchiere vending, ma farlo con alta qualità costante in modo da conquistare la fiducia del cliente non è da tutti.
Dove vengono realizzati i prodotti Flo? Lorenzo : In Italia e nel nord della Francia, a Ruitz.
Daniele : Negli anni 2000 Flo ha conosciuto altri due momenti importanti: nel 2004 abbiamo aperto uno stabilimento produttivo nel nord della Francia. Il motivo è prettamente logistico, lo stabilimento è situato in una zona che è a un’ora di macchina da Bruxelles, da Parigi e da Londra, proprio nel cuore dell’Europa.
Quindi, poiché il nostro prodotto sopporta male il trasporto a causa dei costi, Flo Europe è diventata da subito un polo logistico strategico per l’espansione nei paesi di centro e nord europa. Oggi funziona perfettamente ed è un vanto di Flo, nonostante le prevedibili difficoltà iniziali. Nel 2006, insieme ad altri due soci, abbiamo acquisito un’azienda di Verona, la ISAP, un ex-concorrente specializzato nella produzione di monouso per il settore catering, discoteche e food packaging. Considerata l’acquisizione
di Verona, Flo oggi può contare su cinque siti produttivi: quattro in Italia e uno in Francia.
In quali paesi extra europei sono diffusi i prodotti Flo? Daniele : Vendiamo in Turchia, Nord Africa, Medio Oriente, America del Sud, Sudafrica, Namibia, Senegal, isole caraibiche, Martinica, Nepal, Australia e ci stiamo avvicinando persino alla Cina. Bisogna sempre rinnovarsi e innovare, cercare soluzioni nuove; se vuoi competere in un mercato travagliato come il nostro devi fare qualcosa in più per farti riconoscere.
Flo dedica molte risorse alla ricerca & sviluppo? Erika : Sì, perché ci crediamo molto. È stato soprattutto Lorenzo, per quanto riguarda il settore vending, a spronarci al cambiamento.
Lorenzo : Il passaggio strategico dal punto di vista della ricerca & sviluppo sulle forme per il bicchiere vending è stata la progettazione della serie L , lanciata a Venditalia circa sei anni fa. Siamo partiti da un’esigenza del mercato: tutti i distributori offrivano lo stesso identico bicchiere, quindi ci siamo chiesti come permettere al nostro cliente di differenziarsi rispetto agli altri. Il prodotto erogato viene presentato nel bicchiere e quindi la percezione del consumatore finale era quella di un prodotto uguale per tutti. Bisognava riuscire a dare valore alla qualità del prodotto erogato dal distributore e per farlo abbiamo lavorato al fianco dei clienti per capire come dare valore aggiunto al gestore e quindi al prodotto. Abbiamo lavorato su forma, materiali e colore. Abbiamo modificato le nostre linee di produzione per poter realizzare un bicchiere con una forma particolare e che avesse un baricentro sulla parte bassa, in modo che potesse scendere molto velocemente e sempre in verticale all’interno della macchina vending. Per trovare un colore del bicchiere che non mortificasse il prodotto, abbiamo usato una resina speciale,
all’inizio completamente trasparente, poi gli abbiamo dato un effetto satinato per evitare problemi di vapore e di conseguente cattivo sapore. Questo prodotto ha di fatto cambiato le regole nel mercato dei bicchieri vending, prima regolato solo dal prezzo. Per tutti i nuovi prodotti Flo depositiamo un brevetto, sia per l’aspetto funzionale che per quello estetico, per salvaguardare un lavoro che è frutto di studio, ricerca e anche di costi importanti. Daniele : Devo dire che ai tempi abbiamo avuto qualche problema a partire con la serie L, ma quando abbiamo lanciato il prodotto sul mercato ha avuto un successo insperato. Buona parte del merito è di Lorenzo, che ha creduto nell’articolo, che lo ha sviluppato collaborando attivamente con l’ufficio tecnico, al quale ha fornito importanti spunti e che lo ha presentato sul mercato con una spinta ed un entusiasmo veramente lodevoli.
In cosa consiste il progetto di automatizzazione di Flo? Daniele : Si tratta di un progetto importante che è in fase di realizzazione. Abbiamo sempre cercato di automatizzare le nostre linee: all’inizio si componeva il cartone a mano, si prendevano le stecche di bicchieri e si mettevano all’interno. Oggi tutte le nostre macchine hanno un’incartonatrice automatica che prende le stecche dei bicchieri e le inserisce nel cartone. Ma il problema primario di Flo oggi è la gestione della nostra logistica, diventata sempre più difficile e inefficiente: per questo motivo da due anni stiamo progettando la realizza-
zione di un magazzino completamente automatico che ha una capacità totale di 27.000 posti pallet. Questo magazzino sostituirà quello centrale ed i 4 satelliti di oggi, permettendoci di eliminare tutti gli sprechi e le complicazioni dovuti alla gestione di tanti magazzini separati; attualmente non andremo a riempirlo tutto ma nei prossimi anni ci contiamo. L’accordo si è concluso nei mesi scorsi ed ora sono cominciati i lavori. Il pallet stoccato verrà prelevato, filmato e trasportato in zona carico in automatico. Il prossimo passaggio, già in studio, sarà la composizione automatica del pallet, senza più toccare nulla. Questa è la nostra soluzione per migliorare in efficienza.
Questo magazzino automatico è completamente sicuro? Lorenzo : Questo sarà il magazzino automatico più evoluto presente in Italia. Un’automazione rilevante è il sistema di controllo dell’ossigeno all’interno del magazzino. Questa è veramente una delle caratteristiche più importanti del deposito, all’interno ci sarà una percentuale di ossigeno molto più bassa rispetto a quella presente normalmente nell’aria e ciò darà un vantaggio soprattutto per la sicurezza, perché non si potranno sviluppare incendi nel magazzino. Questo però ovviamente non permette di avere personale all’interno. Daniele : Sarà il primo deposito con questo concetto di prevenzione incendi in Italia. Nel nostro caso un normale impianto antincendio non serve a molto, nel senso che è molto difficile che la plastica prenda fuoco, ma se si incen-
dia spegnerla è quasi impossibile. Per questo abbiamo optato per l’impoverimento dell’atmosfera interna con meno quantità di ossigeno: normalmente c’è il 21% di ossigeno nell’aria, noi porteremo la percentuale interna a 14,5: in queste condizioni è impossibile accendere un fuoco.
Flo è un’azienda certificata? Daniele : Naturalmente. Siamo certificati fin dal ’99 secondo la normativa UNI EN ISO 9002:1994, diventata poi 9001:2000.
Qual è la vostra politica nei confronti del rispetto dell’ambiente? Lorenzo : Siamo sensibili verso il rispetto dell’ambiente. L’esperienza di Daniele da tre anni presidente di Pack2Go , l’associazione europea che riunisce i produttori di packaging, è molto importante in questo senso. Oltre alle certificazioni infatti è fondamentale sapere che ci sono alternative all’uso della plastica per ridurre l’impatto ambientale, ma ancora più importante è un corretto approccio allo smaltimento dei rifiuti, al fine vita dei prodotto monouso. Di tutto il petrolio estratto, solamente il 4% viene utilizzato per produrre tutte le materie plastiche e solo una percentuale irrisoria riguarda l’impiego per la produzione di monouso. Il nostro settore non è così impattante per l’ambiente se viene gestito con riguardo il fine vita delle materie plastiche. Erika : Da tempo siamo molto attenti alla sostenibilità ambientale del nostro prodotto e devo dire che soprattutto negli ultimi tre anni la sensibilità verso tutto ciò che è ecologico è aumentata in modo esponenziale. Però purtroppo attraverso la stampa molte aziende pubblicizzano prodotti spacciandoli come ecologici quando non è così. Si leggono tanti slogan d’effetto, per es. prodotto amico dell’ambiente , prodotto a impatto ambientale zero , che non significano nulla ed io ogni volta che li vedo ho il timore che in pochi si fermino ad approfondire il significato di quelle parole e l’immagine del monouso tradizionale dal raffronto esca sempre più negativa. I clienti chiedono un prodotto che rispetti l’ambiente e noi siamo i primi a volerlo realizzare, ma garantendone l’autenticità. Penso che ci siano sostanzialmente due approcci al problema: lo studio di materiali "verdi" in sostituzione alla plastica derivata dal petrolio e l’intervento sul ciclo di vita del prodotto con una particolare attenzione al suo fine vita. In generale le due strade dovrebbero procedere ed unirsi; è un percorso complesso, pieno di variabili da studiare singolarmente e nell’interazione reciproca, ma vale la pena provarci. Quello che posso garantire è che non pubblicizzeremo un prodotto come "ecologico" se tale pubblicità non potrà essere supportata da dati effettivi e dimostrabili. Due anni fa, per il settore retail, abbiamo creato una linea di bicchieri per bevande fredde in PLA, acido polilattico derivato dal mais completamente biodegradabile, che ha però il limite di non resistere ad alte temperature. Abbiamo inoltre ampliato la gamma Flo con l’aggiunta di una linea completa di bicchieri in cartoncino, sia per uso manuale che per i distributori automatici ed infine abbiamo creato il bicchiere EVO.
Cos’è EVO? Lorenzo : EVO è l’evoluzione di un bicchiere già esistente per le capacità 180 cl, più leggero perché si utilizza meno materiale. Siamo riusciti a ottenere un passo di impilamento ridotto per trasportare più prodotto nello stesso camion e questo permette sicuramente una grandissima economia di CO2 emesso nell’ambiente, perché si utilizzano meno mezzi per il trasporto, oltre a una minore quantità di materie prime utilizzate. L’alternativa che noi proponiamo oggi è la versione in carta dell’intera gamma. Noi cerchiamo di proporre più
soluzioni al mercato e di informare correttamente i nostri clienti su quelle che sono le reali potenzialità di un prodotto da un punto di vista ecologico: sarà poi il consumatore finale o il nostro cliente gestore a scegliere quale prodotto utilizzare. La serie EVO ha conosciuto un’estensione di gamma fino a 220 cc, fortemente richiesta nei mercati nord-europei, perché più sensibili all’ecologia. Un’altra caratteristica tecnica dello stampo di EVO è che può essere facilmente personalizzato per il cliente grazie ad una tecnologia avanzata sviluppata dal nostro reparto tecnico.
Erika : EVO è un bicchiere che si può definire ben riuscito, infatti nonostante il peso ridotto, garantisce una funzionalità elevata propria dei bicchieri più pesanti; rispetto a questi ultimi l’energia impiegata per la produzione, il trasporto e lo smaltimento è, come ha spiegato adesso Lorenzo, a suo netto vantaggio, anche se rimane pur sempre un bicchiere di plastica. Continueremo quindi a ricercare soluzioni più avanzate.
Avete ricevuto un riconoscimento, Brands Award, per la vostra linea di bicchieri Bicolor, ne siete orgogliosi? Erika : La convocazione a partecipare a questo concorso nella categoria New Entry 2010 è arrivata da GDO Week, un settimanale del Gruppo 24 Ore, che ha notato una nostra inserzione. Recentemente sono stati pubblicati i risultati e Bicolor si è classificato terzo su circa 70 prodotti in gara. Una grande gratificazione per tutti noi, per il lavoro di squadra di Flo.
Com’è nata l’idea di Bicolor? Erika : Si dice che sia una mia idea, ma in realtà è un progetto nato grazie alla collaborazione di tutti. Avevamo una linea colorata che era il nostro punto debole e abbiamo deciso di trasformarlo nel nostro punto di forza per il settore retail. Si tratta di un prodotto curato nei dettagli, sia per quanto riguarda l’articolo in sé, sia per il packaging e la presentazione ufficiale a clienti ed agenti: questo è sicuramente uno degli aspetti che lo ha reso vincente. È stata una bella esperienza perché abbiamo lavorato tutti insieme: con le ragazze dell’ufficio ho scelto i colori, gli abbinamenti e poi mi sono confrontata con tutti i livelli dell’azienda durante l’evoluzione del prodotto. Siamo partiti con un’idea per
arrivare ad un prodotto più ambizioso e originale di quello progettato, ciononostante non ci aspettavamo di essere premiati per questo lavoro. Vedere l’entusiasmo in Flo da parte di tutte le persone coinvolte, dall’Ufficio Acquisti alla Programmazione della Produzione, dall’Ufficio Commerciale al responsabile di Produzione ai capiturno alle responsabili del Controllo Qualità è stata una soddisfazione forse più grande di quella del premio in sé e del successo che Bicolor ha ottenuto all’esterno.
L’abbiamo presentato ufficialmente a maggio al PLMA di Amsterdam e da lì sono arrivati importanti nuovi contatti con clienti esteri. Siamo tutti molto soddisfatti.
Perché il nome Bicolor? Erika : Anche il nome è stata una scelta condivisa: tra gli impiegati è nata una sorta di gara a trovare il nome più creativo e sorprendente, per alcuni giorni in pole position c’erano nomi di fantasia molto pretenziosi, forse un po’ troppo. Poi, pensando che l’importante era enfatizzare la natura bicolore del bicchiere, la combinata bicolore dei piatti coi piattini e delle posate con i tovaglioli, si è accesa la classica lampadina: “E perché non semplicemente Bicolor?”. Rifare i colorati è stato molto divertente, impegnativo ma divertente.
Lavorate così, con questo forte spirito di collaborazione, su tutte le vostre produzioni? Erika : Sì, quando abbiamo un’idea nuova ci piace confrontarci a vari livelli, perché ognuno di noi apporta un contributo che deriva dalle sue conoscenze e dalla sua esperienza e poi, non dimentichiamo che alla fine siamo tutti clienti con gusti ed esigenze propri.
Lorenzo : Tutti i risultati migliori che si sono ottenuti sui prodotti nel retail, nella GDO e nel vending sono proprio il frutto di ricerche di mercato e di uno sviluppo interno basato sul coinvolgimento delle varie funzioni aziendali. Questo è sicuramente un passaggio importantissimo, una componente essenziale della nostra produzione.
Quali sono le novità di prodotto Flo per il 2010? Lorenzo : La serie L oggi ha avuto una rivoluzione per quanto riguarda i formati, sono stati introdotti infatti i nuovi bic-
chieri da 80 cc e da 100 cc per distributori automatici , quindi un prodotto ancora una volta innovativo. È stata ampliata la gamma in cartoncino e abbiamo lanciato quest’anno un bicchiere vending sempre da 100 cc, in collaborazione con Rheavendors. Ritorno, inoltre, sulla serie EVO , una classe di articoli che si è creata proprio quest’anno per rispondere alle esigenze ecologiche del mercato nordeuropeo. Abbiamo un nuovo progetto a cui stiamo lavorando e che pensiamo di presentare in fiera a Parigi, il prossimo ottobre . Si tratta di un bicchiere che potrà essere riconosciuto da appositi bidoni di raccolta, grazie alla particolare forma del fondello, che funge da codice identificativo del bicchiere stesso. Una volta riconosciuto il bicchiere, il bidone di raccolta restituirà all’utilizzatore una sorta di cauzione. L’idea è di creare una raccolta di materiale plastico omogeneo facilmente riciclabile. Questo progetto del dottor Simonazzi era stato presentato nel ’95 in occasione della fiera ANUGA in Germania e ha vinto nel 2000 un premio istituito dalla società Atochem di Parigi per l’innovazione tecnologica. A distanza di anni, con un mercato che nel frattempo si è evoluto sul tema della tracciabilità dei rifiuti, abbiamo voluto rivedere questo brevetto Flo e riproporlo aggiornato. Attualmente ci sono tanti progetti in fase di sviluppo e speriamo di ripetere i successi avuti con i prodotti che hanno fatto la storia di questa azienda.
EOS , qualità e servizio su misura
Eos srl è un’azienda di gestione che opera nel territorio lombardo ed emiliano grazie alle due sedi di Izano (Cremona) e Piacenza, fornendo prodotti e assistenza a famiglie, piccole aziende e grandi comunità. L’alta qualità dei prodotti distribuiti, la professionalità, l’esperienza e l’attenzione al cliente sono i punti di forza di Eos, una realtà dinamica che ha fatto dell’eccellenza del servizio il suo tratto distintivo. Nella convinzione che la propria attività non si limiti all’assistenza al cliente, Eos ha redatto e reso pubblico un documento, la “Relazione di responsabilità sociale”, che riporta il bilancio ufficiale dell’azienda e regala una fotografia del lavoro svolto, dei risultati ottenuti e dei progetti futuri che la gestione si appresta a intraprendere.
Sensibile all’importanza di una corretta educazione alimentare, Eos ha inoltre promosso il Progetto Effevy, che prevede la progettazione di aree di ristoro dedicate all’interno delle scuole e nei luoghi ricreativi, nelle quali vengano distribuiti prodotti naturali e salutari. La redazione di D.A. Italia, per approfondire la conoscenza di questa importante gestione lombarda, ha incontrato e intervistato Luca Scrigna, titolare di Eos Srl
Intervista con Luca Scrigna - Eos Srl
Com’è nata EOS? EOS è stata fondata da mio padre nel 2001, l’attività ha ormai quasi dieci anni e in questo lasso di tempo è decisamente cresciuta. L’idea cardine della costituzione della società era quella di dare un servizio d’eccellenza ai clienti. Si avvertiva l’esigenza di offrire un servizio molto accurato e attento, in grado di coccolare il cliente, di non considerarlo solo un numero, ma una persona importante valorizzandolo; magari con prezzi più alti ma compatibili con l’elevata qualità fornita in ogni singolo aspetto del servizio.
Quali sono le caratteristiche del vostro servizio d’eccellenza? Innanzitutto l’impegno a non lasciare mai i distributori automatici vuoti, infatti mediamente abbiamo una persona in più, rispetto alla proporzione corretta, dedicata al rifornimento; in questo modo i giri sono più regolari e vengono fatti in anticipo, non si aspetta che la macchina finisca i prodotti. Sembrerà scontato, ma il lavoro dei gestori ruota proprio su questo cardine: dobbiamo ricordarci che se il cliente non può bere un caffè oggi, non ne berrà due domani per farci un favore. Un altro aspetto importante è la personalizzazione dell’offerta al cliente, che viene proposta esaminando con regolarità e nel modo più dettagliato possibile i dati delle vendite e dialogando col cliente stesso per cercare di soddisfare l’esigenza rilevata o la richiesta particolare.
Concordate sempre i prodotti col cliente? Questo sì. È importante per noi chiedere al cliente cosa vuole e sulla base delle sue scelte costruirgli un’offerta su misura. In generale ci si stanca di mangiare sempre le stesse cose, perciò noi stiamo molto attenti alla rotazione dei prodotti.
Quando hai iniziato a lavorare in EOS? Ho iniziato nel 2005, subito dopo essermi laureato in Economia e Commercio. Anche se in realtà ho lavorato in EOS anche durante il periodo degli studi universitari con un part-time.
Qual è il tuo ruolo in azienda? Mi occupo principalmente degli aspetti economico-finanziari oltre che della gestione del magazzino. Mi dedico alle attività più interne, mentre la parte operativo-logistica la gestisce mio padre, dal momento che richiede davvero molta esperienza. Sono due attività fondamentali e da solo non sarebbe possibile seguirle entrambe come meritano. L’equilibrio che abbiamo raggiunto è perfetto, perché ci siamo divisi equamente le mansioni.
Nello svolgimento dell’attività lavorativa, qual è il valore più importante che hai preso da tuo padre? Sicuramente la voglia di fare, di dare quel qualcosa in più al cliente, di non trascurarlo, di cercare sempre di capirlo e di fornirgli il servizio che chiede e che merita.
Come reagiscono i clienti? Fatico a ricordare clienti che abbiamo perso per disservizi. In dieci anni, forse uno o due. Ovvio, c’è la concorrenza e si perde il cliente per il prezzo, magari senza logica, ma questo è un discorso diverso. Problemi di servizio non ce ne sono mai stati e questo per noi è un punto d’onore.
Inoltre il fatto che arrivino richieste per passaparola è significativo, vuol dire che ci sono clienti soddisfatti che parlano bene del nostro lavoro e che consigliano ad altri di affidarsi a noi. Ne siamo orgogliosi perché vuol dire che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta.
Che innovazioni stai portando col tuo lavoro? Più che innovazioni miglioramenti, ottimizzazione delle varie fasi di lavoro e analisi. Ero partito dedicandomi al magazzino con l’aumento dei prodotti e la decisione di gestire molto di più il
vending. Inizialmente eravamo solo OCS, adesso invece circa il 55% è vending e questo ha implicato un cambiamento della struttura dell’azienda. Il vending ha modificato radicalmente anche le varie funzioni e le diverse necessità di magazzino, dallo stoccaggio alla movimentazione, ha introdotto funzioni nuove e operatori con formazioni e competenze nuove, che non erano presenti prima. Si è ricostruito molto dando un approccio basato sulla certificazione, che poi abbiamo ottenuto nel 2009. Siamo infatti certificati ISO 9001:2008 e possiamo anche affermare di essere stati la prima azienda del settore ad avere questa certificazione.
Quindi avete puntato da subito alla certificazione? Sì, la certificazione non è un bollino a sé stante, ma qualcosa che dimostra che esiste un’organizzazione del lavoro e delle risorse. Infatti già prima di ottenere l’ISO 9001:2008 potevamo affermare di operare in regime di certificazione. Anche senza il bollino tutte le nostre procedure, i controlli, le verifiche ispettive le facevamo già e non le abbiamo implementate per ottenere un riconoscimento. La difficoltà è stata burocratica, non organizzativa.
Trovi dei vantaggi nell’essere certificati? Non propriamente. Secondo me non c’è un vantaggio concreto, è importante l’approccio logico della certificazione, cioè il percorso di organizzazione e di analisi di tutte le procedure e di come devono essere svolte. È un meccanismo mentale che aiuta concretamente sul lavoro.
Come avete introdotto il vending nella vostra attività?
È stata un’opportunità che ci si è presentata e che abbiamo colto. Abbiamo avvertito questa esigenza nel nostro territorio e dal momento che c’era dello spazio libero in zona abbiamo provato a gestirlo. Col tempo ha avuto i suoi risultati, all’inizio forse non ci credevamo molto, però poi si è rivelato un nostro punto di forza. Attraverso il vending, rispetto all’OCS, possiamo dimostrare di più la qualità del nostro servizio tramite il lavoro dei nostri operatori e la scelta accurata dei prodotti. I clienti percepiscono la nostra cura e ci riconoscono il giusto valore, anche in termini di prezzo. Questo riscontro ci stimola a mantenere alto il nostro livello e, dove possibile, a migliorarlo.
Le Palette a basso impatto ambientale
Silplaster ha scelto di rispettare e difendere la natura creando un prodotto biodegradabile in grado di dare un importante contributo alla riduzione dei rifiuti smaltiti nell’ambiente.
Vedi ulteriori sviluppi futuri? La DA già di per sé è in costante crescita nel mercato, al di là della crisi, di conseguenza ci sarà sempre più richiesta di un servizio eccellente. Decine di anni fa la macchina del caffè si forniva solo ad aziende molto grandi; oggi invece bisogna installare i distributori del vending anche ad aziende con 10 persone che richiedono batterie complete. Penso che la strada da percorrere sia quella di un servizio particolareggiato sia in riferimento alla tipologia di distributori che in termini di consumatori, offrendo loro anche alimenti nuovi, freschi, salutari e alternativi. Sono positivo, vedo molte sfide da affrontare ma anche molti stimoli. Sarà difficile, ma si possono ottenere risultati concreti, perché il lavoro che abbiamo svolto e che stiamo svolgendo viene riconosciuto sempre di più.
E come pensi di riuscire a “dare valore”? Questa è forse la sfida attuale più difficile. Formazione e comunicazione verso il cliente sono fondamentali e bisogna lasciargli del tempo perché assimili quello che gli viene trasmesso. Ci vuole lavoro da parte di tutti i gestori e da parte di Confida per cercare di far capire al cliente che quello che gli offriamo è il meglio. Il servizio del vending ha un valore e per questo il prezzo del valore erogato non può essere paragonato a quello del supermercato.
L’utente come considera il gestore? L’utente medio non riesce a capire esattamente il lavoro che svolge il gestore. Vede l’operatore come colui che piazza la macchinetta, poi ogni tanto arriva, prende i soldi e se ne va. È una visione molto semplicistica del nostro lavoro. Per questo bisogna comunicare al cliente in cosa consiste realmente il lavoro di una gestione. Non è semplice, perché la macchina del caffè è un bisogno “nascosto”, finché c’è e funziona, viene data per scontata. Quando però il distributore si guasta, ci si accorge dell’importanza del servizio, perché se ne avverte la mancanza: a quel punto il cliente chiama la gestione, parla con un operatore per risolvere il problema e “scopre” il lavoro del tecnico. Da parte nostra, anche grazie all’esperienza, cerchiamo sempre di far capire agli utenti quante persone sono necessarie per garantire la qualità del servizio che forniamo.
Quali sono i punti forti e i punti deboli dei gestori all’interno del vending? Fra i punti forti: i gestori non si danno mai per vinti, nel senso che trovano sempre la soluzione; il grosso del comparto è composto da imprenditori, da gente capace di risolvere i problemi subito e di trovare la strada commerciale o tecnica più veloce per servire il cliente. Fra i punti deboli: siamo ancora molto artigianali e questo comporta il discorso di dare meno valore al nostro operato; a volte ha più rilevanza il rapporto personale rispetto a quello professionale.
Qual è la vostra area l’area di copertura del servizio? Noi gestiamo le zone di Bergamo, Brescia e naturalmente Cremona, dove abbiamo una presenza forte e capillare. Inoltre abbiamo la filiale a Piacenza e stiamo operando sempre di più a Milano. Cerchiamo di comunicare ai nostri clienti che siamo a breve distanza da loro e che gli chiediamo fiducia per valorizzare insieme il territorio. L’area coperta è abbastanza vasta, anche se rimaniamo sempre in una zona circoscritta, perché ritengo che le gestioni debbano essere delle aziende locali. Non si può servire perfettamente un cliente a più di 100 km di distanza, se si vuole garantire tempestività negli interventi e contenere i costi. Il tempo è prezioso e i costi della struttura sono aumentati, al contrario del ricavo sui prodotti, quindi l’ottimizzazione viene anche dalla localizzazione più spinta dell’area operativa dell’azienda.
Gli altri anelli della catena del vending (costruttori, rivendite, produttori) possono fare qualcosa per aiutarvi a sviluppare il settore e farlo uscire dalla crisi? Tutti gli attori della filiera possono fare qualcosa: i produttori possono studiare prodotti migliori e pubblicizzarli attraverso i mass media, perché il nostro settore ha bisogno di sostegno, anche mediatico. I costruttori possono aiutarci costruendo distributori in grado di fornirci sempre più informazioni. Il tema dell’MDB ormai è stato più che trattato, però il suo utilizzo è ancora poco diffuso. Avere dati di vendita ben precisi potrebbe aiutarci a offrire i prodotti più richiesti, piuttosto che a farli ruotare più velocemente, inoltre potrebbe informarci sull’analisi dei guasti in tempo reale. Ad esempio nei distributori non esiste l’indicatore di “riserva”, non esiste una spia che mi permetta di sapere, magari in telemetria, quando il distributore ha un’autonomia limitata di erogazioni in modo da poter intervenire per tempo mentre la macchina lavora ancora e non quando ha già finito i prodotti. Una funzione del genere non credo sia difficile da realizzare né costosa, ma porterebbe vantaggi immensi al nostro lavoro.
Qual è il tuo impegno in Confida? Cerco di dare come posso il mio contributo a Confida rimanendo nel mio ambito di competenza, per questo ho scelto di far parte della Commissione Fiscale e della Commissione di Semplificazione Amministrativa. Quello fiscale è un tema importante da affrontare, c’è sempre “l’aleatorietà” del discorso IVA. Nell’altra commissione, invece, affrontiamo il fatto che la burocrazia ci sta subissando di richieste di documenti superflui, come la DIAP o il COM5 e via dicendo, che comportano costi inutili. Tramite la semplificazione amministrativa Confida vuole far capire alle istituzioni che bisogna fare richieste concrete adeguate al nostro settore. Ho stimato che nel nostro lavoro il costo della burocrazia ruota intorno all’1-2%. Sembra poco, ma sono risorse, tempo e denaro.
Hai redatto la Relazione responsabilità sociale di EOS: in cosa consiste? Due anni fa ci siamo posti l’obiettivo di redigere il bilancio sociale, con l’obiettivo di pubblicare i nostri “numeri” e di raccontare per iscritto il nostro approccio etico verso il consumatore. È stato un lavoro lungo che però ha permesso, anche a noi stessi, di rileggere il nostro lavoro attraverso numeri, grafici e la descrizione di ciò che organizziamo e realizziamo. Dalla Relazione emergono l’importanza e l’attenzione particolare che diamo al nostro personale, tutto dipendente. Attualmente siamo in 38, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Nel testo si può trovare una descrizione delle nostre iniziative e dei nostri progetti, come ad esempio EFFEVY, che prevede la fornitura per aree di ristoro che offrono alimenti selezionati naturali, salutari e con un basso apporto calorico.
A chi è rivolta la Relazione? È per tutti: fornitori, piuttosto che banche, ma anche clienti importanti che sanno capire il valore del contenuto del bilancio sociale. È un documento pubblico ed è rivolto a tutti, per questo chi vuole può scaricarlo dal nostro sito.
Quale riscontro hai ottenuto? Interesse. Chi lo ha letto ha capito chi siamo in maniera completa, perché attraverso queste pagine si raccontano impegno e valori di EOS, attraverso ciò che è stato fatto fino ad oggi e di cosa farà. Che io sappia è la prima e unica Relazione responsabilità sociale del settore. È stato un bel lavoro e sta dando i suoi risultati, inizia ad essere percepito.
State portando avanti il progetto EFFEVY? Il progetto è sempre pronto, però la richiesta è scarsa. Anche in questo caso non si riesce a dare il valore che questi prodotti meriterebbero, a causa delle difficoltà di gestione, dei volumi e della scarsa domanda. Le istituzioni obbligano a proporre nelle scuole prodotti per una sana e corretta alimentazione, ma i ragazzi non sono educati a queste scelte e prediligono gli snack più calorici.
Davanti al distributore si trasgredisce più facilmente? Da una ricerca emerge che nelle aziende lavori otto ore al giorno e quando fai la pausa tendi a premiarti, quindi mangi qualcosa di gratificante, di calorico; nelle palestre si tende invece a scegliere qualcosa di salutare per non vanificare lo sforzo fatto.
Naturalmente i produttori ne sono consapevoli e cercano di proporre snack più piccoli, danno maggiore importanza alle informazioni riportate sull’etichetta, ma è il consumatore, infine, a scegliere cosa acquistare.
Nuova tecnologia, prodotti no food, ecc: tutto questo ha dei costi molto elevati e in questo momento si tende al ribasso dei prezzi. Ci sarà un punto d’incontro? Bisogna rivedere gli aspetti organizzativi per ottimizzare i costi, ma non bisogna dimenticare la ricerca, intesa come ricerca di nuovi prodotti, di nuove macchine, di nuovi servizi, di nuovo in generale. Io sono propenso ad investire anche se ha un costo, a patto che abbia un valore e un vantaggio concreto per l’azienda o per il cliente. Trovo giusto provare nuove strade. Una volta ci si poteva permettere di provare, sbagliare e assorbire l’errore con i ricavi, davvero notevoli; adesso non basta installare le macchine, bisogna stabilire se il tipo di servizio offerto funziona, se regge anche economicamente. È necessario un approccio industriale al servizio, serve più rigore, perché non si può sbagliare.
Cosa si può fare in merito? Nessuno ha mai chiesto macchine economiche, che si guastano spesso, che hanno continuo bisogno di assistenza tecnica. Meglio pagare di più e “dimenticarsi” la macchina dal cliente, perchè in questo modo si ha già risparmiato. Quindi ben vengano le macchine dotate di telemetria o i
display che si gestiscono a distanza e altri accorgimenti che possono risolvere molti problemi e far ottimizzare i costi.
Quali innovazioni possono favorire invece il cliente finale? Il design, la semplicità d’uso e la chiarezza del display, dei comandi. Molti utenti, soprattutto quelli che acquistano d’impulso, sono bloccati di fronte alla macchina, la trovano complicata e magari rinunciano a consumare.
Tu respiri il vending da sempre, ma sei contento di questo lavoro? Sì, mi piace soprattutto perché si tratta di un lavoro dinamico. Non puoi programmare niente. Ti svegli la mattina con delle idee e sei già sicuro di non riuscire a concretizzarle, perché farai tutt’altro. Il servizio è questo, l’emergenza e i cambi di programma sono all’ordine del giorno. Per questo è di fondamentale importanza circondarsi di persone capaci e competenti.
Risceglieresti di lavorare in questo settore? Sì, se sapessi di cosa si tratta! Penso che più o meno tutti ci caschino per caso, perché non si riesce a capire questo settore finché non si entra a pieno nell’attività.
Cosa cambieresti del vending? Bisognerebbe un po’ rivedere l’approccio. Tutto quello che è stato vincente vent’anni fa non è detto che lo sia al giorno d’oggi. Bisogna ricostruire daccapo tante cose, ponendo al centro di tutto il cliente, senza il quale non esisterebbe il vending. Sono cambiate le esigenze, la domanda, l’offerta, la tecnologia e rispetto alla generazione precedente abbiamo l’obbligo di fare dei passi avanti, senza dimenticare gli insegnamenti di chi il settore l’ha visto nascere.
Come si può essere più funzionali per il cliente? Velocizzando il servizio. Bisogna essere veloci, dinamici e flessibili. Se c’è qualcosa che non va bisogna intervenire tempestivamente. Forse una volta era il gestore a trovarsi nella posizione di decidere, anche perché la proposta si limitava al caffè, ma adesso è il cliente che sceglie. E ne ha pieno diritto.
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Grillo Pods Services, azienda livornese che opera nell’area toscana fin dal 1951, presenta la sua gamma di prodotti per il vending a marchio Caffè Toscano. Specializzato nel confezionamento conto terzi di cialde e capsule per la DA, il Gruppo Grillo ha infatti deciso di mettere al servizio del settore la sua esperienza nel mondo del caffè proponendo una serie di miscele che sono il risultato di un’accurata selezione delle materie prime e di una grande attenzione al metodo di estrazione del prodotto. Per conoscere meglio l’azienda e la sua offerta per il vending, D.A. Italia ha incontrato Riccardo Grillo, titolare e rappresentante della terza generazione della famiglia fondatrice dell’impresa.
Intervista con Riccardo Grillo
Il caffè è la tradizione di famiglia? La mia famiglia da quasi sessant’anni si occupa di caffè: mio nonno, con il marchio Stefanini, seguito da mio padre e infine io, che ho rilevato l’attività in un momento di mercato difficilissimo. I nostri interlocutori, tradizionalmente, sono sempre stati bar e ristoranti e le difficoltà nel portare avanti l’azienda mi hanno spinto a cercare una nuova strada, così mi sono guardato intorno e mi sono avvicinato al vending e in particolar modo al mondo della cialda. Inizialmente abbiamo intrapreso un servizio di confezionamento. Per l’acquisto dei macchinari abbiamo scelto di appoggiarci a grandi aziende molto serie come Opem, che ci ha dotato di macchinari all’avanguardia, adatti a confezionare una cialda che ci ha fatto conoscere al mercato. Siamo entrati in questo mondo in punta di piedi, molto timidamente: all’inizio è stata veramente dura, però con la perseveranza siamo riusciti a farci apprezzare e ad affermarci.
Cosa ti ha spinto a proseguire nel mondo del caffè e a scegliere il vending? Per me il caffè è una passione. Il nostro è veramente un settore affascinante perché esprime l’eccellenza dei prodotti italiani, difficili da imitare. Nel corso degli ultimi anni abbiamo concentrato i nostri sforzi nel vending, nel quale siamo presenti dal 2003 e il passaggio dalla cialda alla capsula ha permesso alla nostra azienda di fare il vero salto di qualità, perché siamo riusciti a proporre una capsula
ricercata. Oggi in tanti chiedono il nostro servizio di confezionamento e grazie al passaparola siamo diventati molto conosciuti, prima a livello locale e ormai il nostro prodotto arriva un po’ dappertutto in Italia.
Com’è stato accolto il vostro prodotto dal mercato? Il mercato ha risposto in modo molto positivo e per questo abbiamo deciso di lanciare una scommessa: presentare un nostro marchio. Siamo conosciuti come contoterzisti e come produttori di caffè venduto con il marchio di altri; lavoriamo bene e abbiamo molti clienti fidelizzati. Sono proprio i buoni risultati che ci hanno spinto a scegliere di lavorare per noi stessi.
Quando è nato il marchio Caffè Toscano? Il marchio è nato pochi mesi fa, quindi cerchiamo di farlo conoscere il più possibile. I presupposti ci sono, abbiamo avuto dei buoni riscontri, soprattutto all’estero e alcuni gestori hanno scelto di adottare i prodotti con il nostro brand.
Da cosa è stata determinata la scelta dell’immagine per il vostro marchio? L’immagine di Caffè Toscano è nata dall’idea di trasmettere il valore della qualità che viene universalmente associato alla nostra regione. Toscana è sinonimo di eccellenza, soprattutto all’estero; la nostra terra è conosciuta per il cibo, per il paesaggio, per la natura, per la qualità dei prodotti, per il made in Italy. Abbiamo voluto trasmettere anche graficamente questo messaggio, sottolineando il nostro attaccamento al territorio e la nostra attenzione al valore del prodotto italiano.
ristiche. Adesso ci troviamo a lavorare il nostro prodotto, di cui conosciamo tutti i segreti e di cui seguiamo la trasformazione dal chicco verde al cartone sigillato, quindi possiamo sicuramente garantire una maggiore costanza di prodotto. Abbiamo saputo soddisfare le esigenze di una varietà amplia di clientela per quanto riguarda la composizione delle miscele e l’estrazione del caffè: più forti e intense al Sud, più aromatiche al Centro-Nord, fino ad arrivare ai caffè “all’americana” del mercato estero.
Quali sono i prodotti della vostra offerta? La gamma Caffè Toscano è formata da quattro miscele: Gold Quality , raffinata e con una nota di cacao; Brown Quality composta prevalentemente dalle migliori robusta indiane e da una buona percentuale di arabica; Red Quality , densa e corposa, composta anch'essa dalle migliori robuste indiane; Blue Quality è invece la nostra miscela per il decaffeinato. Tutte le miscele vengono confezionate in cialda e in capsula, Brown e Red Quality sono disponibili anche in grani.
Qual è il plus dei prodotti Caffè Toscano? Noi ci riteniamo fondamentalmente una torrefazione di carattere artigianale, che cura il suo prodotto nei minimi dettagli, a cominciare dall’acquisto delle materie prime, per le quali preferiamo appoggiarci a fornitori di alto profilo, che ci assicurino la qualità delle partite di caffè che compriamo. Questa scelta comporta senz’altro qualche costo in più rispetto all’importazione diretta, ma ci permette di mantenere elevata e costante la qualità dei nostri caffè.
Quali sono i numeri della vostra azienda? Dato che la nostra è una realtà in fase di sviluppo, i nostri numeri cambiano costantemente. Sei anni fa ho iniziato da solo, occupandomi di tutto, dal commerciale alla produzione, dalle spedizioni alla contabilità; adesso invece l'organigramma dell'azienda inizia a delinearsi sempre più con ruoli come il responsabile della produzione e un export manager: in totale in questo momento siamo dieci persone, me compreso.
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La vostra esperienza di contoterzisti vi ha insegnato molto sulla realizzazione personalizzata delle capsule: quali sono le caratteristiche che avete deciso di racchiudere all’interno del prodotto a marchio Caffè Toscano? Grazie al lavoro conto terzi siamo riusciti a trattare ogni tipo di caffè e a raggiungere una buona costanza di prodotto, anche da miscele di qualità differenti, da molto forti, a molto aromatici, riuscendo ad accontentare ogni richiesta del cliente, spesso utilizzando caffè non nostri di cui non conoscevamo le caratte-
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Anche l’allargamento del raggio d’azione è tra gli obiettivi di Caffè Toscano? Sì, certo. In Italia la concorrenza è veramente spietata, quindi ritengo inutile creare sovrapposizioni e cerchiamo di evitare il più possibile di entrare in una logica di concorrenza che abbassa i prezzi e svilisce il prodotto, per questo crediamo molto nello sviluppo del mercato estero. Abbiamo mosso i primi passi in questo senso e i segnali sono incoraggianti. Caffè Toscano viene recepito bene all’estero perché è un prodotto italiano di qualità e inoltre il suo sistema di estrazione lo rende un prodotto molto semplice da usare, per il quale non è necessario l’impiego di figure professionali prima indispensabili.
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Caffè Toscano inizia a essere presente nell’Est Europa in nazioni come la Romania, la Bulgaria, ma anche in Tunisia e nell'Africa Orientale. L’obiettivo è quello di far conoscere Caffè Toscano al di fuori dei confini Italiani come prodotto di qualità.
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Quanto produce oggi la Grillo Pods Services? Attualmente la capacità produttiva dell’azienda è di 170 mila cialde e 100 mila capsule al giorno. Stiamo lavorando a due turni completi e stiamo imbastendo il terzo, per far fronte agli ordini abbiamo appena acquistato un macchinario che triplicherà la nostra produttività delle capsule: l’obiettivo per la fine dell’anno è di avere una capacità produttiva di quasi 300 mila capsule al giorno. È un traguardo ambizioso, ma è alla nostra portata. La nostra crescita dimostra che la risposta del mercato è veramente molto positiva. Siamo sempre alla ricerca di un continuo sviluppo tecnologico, cerchiamo metodi di estrazione migliori per avere sempre un buon prodotto, di fornitori che ci possano dare una qualità adeguata al livello che ci siamo imposti. Desideriamo proporre un prodotto che sia sempre costante e ci garantisca un successo sul mercato.
Quanto investite in ricerca & sviluppo? Per noi si tratta di una parte importante del nostro lavoro, lo abbiamo dimostrato con gli investimenti fatti in termini di macchinari all’avanguardia per il confezionamento delle capsule. Siamo stati tra i primi. La tecnologia va avanti, quindi dobbiamo stare al passo per centrare nuovi obiettivi. Siamo attenti a trovare nuovi prodotti per soddisfare anche chi non consuma solo caffè. Grillo Pods Services confeziona inoltre bevande liofilizzate come the, ginseng, orzo e camomilla e anche in questo caso acquistiamo la materia prima da partner commerciali affidabili e selezionati e ci occupiamo del confezionamento.
Da quando operate nel vending siete cresciuti anche a livello di fatturato? Sì, la crescita c’è ed è costante, nell’ultimo anno l’incremento di fatturato è stato vicino al 40%. Se si considera la crisi che ha colpito tante aziende, posso solo immaginare che la crescita sarebbe stata maggiore in una situazione economica generale favorevole. Osservando i primi mesi del 2010 la tendenza sembra ripetersi: l’obiettivo è replicare i risultati ottenuti nel 2009 e per il momento possiamo dire che stiamo mantenendo le aspettative.
Come siete stati accolti quest’anno a Venditalia? Ricordo la prima volta a Venditalia, a Genova: non conoscevo questo mondo e mi sono trovato accanto a dei veri e propri colossi del vending... è stato un bell’im-
patto. Da quel momento siamo stati presenti a tutte le edizioni e questa volta è stato un po’ come ripartire da capo, visto che ci siamo presentati sotto una nuova veste, con il nostro marchio, ma poi i riscontri sono arrivati e sono stati positivi. Ci siamo preparati, pubblicizzando attraverso il sito web rinnovato e la stampa di settore il marchio Caffè Toscano, legandolo al nome Grillo. Dopo le perplessità iniziali siamo stati riconosciuti e questo è gratificante a livello personale, significa che il nostro lavoro è stato apprezzato L’accoglienza è stata buona, riteniamo che la recente edizione della fiera possa averci lanciato definitivamente sul mercato.
Quali sono i vostri progetti per il futuro? Ci stiamo guardando intorno. Stiamo pensando a nuove soluzioni sempre rivolte al mercato del vending. C’è una grande richiesta di capsule per sistemi chiusi, anche se noi preferiremmo rimanere nel mercato libero, perché ci piace l’idea di legare a noi il cliente per la qualità e la costanza del nostro prodotto e non perché si sente vincolato. Se un giorno non dovessimo mantenere la costanza della nostra qualità, crediamo che il cliente dovrebbe essere libero di cambiare. Dal nostro punto di vista chi acquista il nostro caffè deve rimanere nostro cliente perché è soddisfatto: questa è la nostra filosofia.
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Confida, con l’intento di fornire sempre più strumenti di formazione e informazione ai propri associati, ha promosso il workshop “Fare i conti con la gestione”, primo di una serie d’incontri dedicati all’approfondimento di temi di sicuro interesse per gli operatori del settore affrontati da relatori qualificati.
Per facilitare la partecipazione dei soci interessati, sono state organizzate tre sessioni di lavoro una al nord, una al centro e una al sud Italia; le città prescelte sono state Milano, Roma e Messina. La redazione di D.A. Italia ha partecipato lo scorso 14 luglio al workshop che si è tenuto presso l’elegante Hotel Crowne Plaza di San Donato Milanese.
Di seguito un estratto degli argomenti trattati.
L’apertura dei lavori è stata affidata a Lucio Pinetti , Presidente di Confida, che si è detto soddisfatto dell’adesione a questo primo appuntamento, che ha visto la partecipazione di 150 aziende.
Intento dei workshop, ha spiegato Pinetti, è quello di focalizzare l’attenzione su temi che dovrebbero essere centrali per le aziende e che spesso non sono adeguatamente trattati. La difficoltà dell’attività di gestione è legata al fatto che bisogna coordinare strategie di marketing e imprevisto e risolvere l’imprevisto porta a trascurare gli aspetti meno quotidiani, ma altrettanto importanti.
Dopo aver presentato i relatori, il Presidente ha invitato i presenti al confronto ed ha annunciato che l’Associazione ha in cantiere altri due workshop che affronteranno i temi del controllo di gestione e del marketing.
> Franco Bompani ha spiegato al pubblico quali dati analizzare per stabilire la reale redditività di un’attività di gestione e di conseguenza quali misure adottare per ottenere dei risultati in termini economici, con una relazione dal titolo: “Perseguire la redditività attraverso la ricerca di corretti parametri di costo”
"Lo studio presentato è il risultato di una ricerca commissionata da Confida, che ha riguardato i bilanci dell’anno 2008 di 38 società (Spa e Srl), con 4 diverse classi di fatturato e differenti aree geografiche di appartenenza. Obiettivi dell’analisi erano: avere una chiave di lettura dell’andamento economico-finanziario del settore; stimolare il confronto tra imprese; creare premesse per un controllo più consapevole di costi e margini. Sono stati presi in considerazione indicatori di redditività attraverso cui il mercato giudica l’impresa, come ad esempio l’EBTIDA, (Earnings Before Interest, Taxes,
Depreciation and Amortization), corrispettivo del MOL (Margine Operativo Lordo), che evidenzia il reddito di un’azienda al lordo di interessi, tasse, deprezzamenti di beni e ammortamenti: semplificando, un indicatore piuttosto vicino all’andamento del flusso di cassa di un’azienda, quindi prende in esame entrate ed uscite, non costi e ricavi.
La gestione consapevole ed efficace arriva in ritardo nei settori con grandi margini, come è stato il vending fino a pochi anni fa, quindi oggi il settore deve affrontare un problema a lungo sconosciuto e di fronte al quale si trova impreparato.
Tre gli aspetti da analizzati: redditività , andamento del fatturato e andamento costi (andamento scorte, indebitamento).
I costi si suddividono in: costi del lavoro, costi delle materie prime e costi legati agli oneri finanziari. Il costo del lavoro e i costi degli oneri finanziari
da sinistra > LORENZO ODONE, FRANCO BOMPANI e LUCIO PINETTI
(interessi passivi sul fatturato) sono risultati superiori al costo delle merci, che è invece in diminuzione nel periodo considerato. Gli oneri finanziari “hanno mangiato” il 16,1 del MOL, in aumento complessivo del 13% rispetto al 2007. Da questi dati risulta che il vending sta cambiando: rispetto alla dinamicità degli anni passati - quando il settore era ricco di liquidità per andamento incassi, buona rotazione magazzino, ecc. - oggi la DA vive tensioni riguardo alla liquidità e non può contare su strumenti tecnici efficaci né su un’adeguata preparazione per fronteggiare il nuovo contesto operativo.
Tre gli indicatori di redditività osservati:
> ROE capitale (ritorno investimento dei soci);
> ROI (return of investment), redditività gestione caratteristica;
> ROS (margine sulle vendite).
In merito all’andamento del fatturato l’analisi ha rivelato che a parità di capitale investito ci sono stati meno ricavi nel periodo considerato; l’aumento dei giorni di scorta nei magazzini indica una minore rotazione delle merci, quindi ricavi inferiori.
In aumento anche il rapporto di indebitamento e l’indice di solvibilità, che indica in quale percentuale il capitale investito sia finanziato dai debiti. Allo stesso modo, l’indice di indipendenza finanziaria (rapporto tra patrimonio netto totale e patrimonio attivo) è in calo e l’indebitamento tocca maggiormente le aziende con fatturato compreso tra 2 e 5 milioni di euro.
Alcuni preziosi consigli per il futuro: la redditività è fortemente diminuita, quindi è necessario innovare il modello di business (anche se in passato è stato vincente) ed essere capaci di maggiore flessibilità. Fondamentale utilizzare un sistema efficace di controllo di gestione. Bisogna avere il coraggio di cambiare, concentrandosi sul proprio core business, senza chiudersi alle soluzioni innovative e ai non core business, per non perdere opportunità per il futuro. È importante rinnovare le strutture, elaborare le politiche organizzative e studiare il modello di business dell’azienda. Non è da trascurare un’apertura all’esterno per realizzare un approccio all’innovazione di processo da condividere con altre realtà esterne all’azienda ed esternalizzare alcune attività, risparmiando e riducendo i rischi mantenendo capacità di sviluppo e di crescita."
> Secondo relatore è stato Lorenzo Odone , dottore commercialista, che ha relazionato sulla complicata applicazione delle aliquote IVA da parte dei gestori della DA nel suo intervento “ Concorrenza in campo fiscale ” . Di seguito alcuni stralci del suo discorso, molto apprezzato dai presenti, che ha dato vita ad uno spazio di confronto.
“Il vending fiscalmente è abbandonato a se stesso, la normativa non se ne è occupata, le aziende sono allo sbando, i commercialisti non hanno strumenti e le autorità fiscali sanno nulla del settore. Il riferimento è il DPR 173/1972, una legge di quasi quaranta anni fa. L’unica indicazione utile risale a dieci anni fa, quando l’OCS è stata riconosciuta uguale al vending per la legge. Il vending si occupa di somministrazione, di servizio e per questo l’aliquota Iva prevista dalla legge è quella del 10%, ma non è così semplice, perché alcuni ritengono di poter applicare aliquota del 4% (riservata alle comunità) o del 20% (relativa alla cessione di beni)”. Il problema della certificazione di corrispettivi nasce dalla difficoltà per l’OCS di dimostrare la somministrazione delle bevande o il fatto che avvenga in una comunità (difficile stabilire i limiti di questa definizione), perché la normativa non è al passo con i tempi, non considera i sistemi cashless e rende obbligatoria l’emissione di una fattura. La somministrazione inizia nel momento in cui la cialda scende nella macchina, pertanto non è semplice determinare gli ambiti in cui si può applicare un’aliquota piuttosto che un’altra: in generale, per la sola somministrazione l’aliquota prevista è quella del 10%. Per la somministrazione in alcuni particolari luoghi (edifici destinati a collettività), l’aliquota è del 4%; per la cessione beni, ossia la vendita, quella del 20% o aliquote diverse, relative alle singole categorie di merce. In ogni caso la soluzione più adatta va stabilita in base alla singola situazione”.
Tutte le aliquote sotto il 20% sono agevolate e perciò bisogna dimostrare di averne diritto e nel vending è difficile. L’Associazione nel futuro deve tutelare i gestori fornendo le linee guida per la redazione di attestazioni da parte dei clienti e altri strumenti che dimostrino l’attività di somministrazione da parte degli operatori del settore.
Odone ha poi parlato del documento di trasporto (DDT) , non necessario
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e non obbligatorio dal 1996, come di una opportunità, poiché dimostra il trasporto di merce presso il cliente che ha il DA in dotazione.
> Ignazio Seminerio , nel corso del suo intervento, “Assicurare i rischi per ridurne i costi” , ha illustrato le caratteristiche di un programma assicurativo completo ideale per le aziende del vending.
> Ha chiuso la giornata Bruno Scacchi , con un’utile approfondimento dal titolo “Sicurezza sul lavoro” – l’applicazione nel settore vending (costi sicurezza e stress lavoro-correlato) , di cui riportiamo brevemente il contenuto.
Scacchi ha esordito elencando i possibili rischi penali e le sanzioni previste per i datori di lavoro che operano al di fuori degli obblighi di legge in materia di misure di sicurezza sul lavoro. Questa normativa comprende le procedure di prevenzione e la mancata conformità dei luoghi di lavoro rispetto alla normativa vigente delle attrezzature e degli impianti; la mancanza di un’adeguata segnaletica e d’informazione rispetto ai rischi legati al lavoro, alla movimentazione dei carichi, alla corretta postura e protezione da adottare davanti ai videoterminali (comprese opportune pause e sorveglianza sanitaria), stabilite dal DUVRI.
Il DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali) è il documento elaborato dal datore di lavoro che indica le misure adottate per eliminare o, dove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze.
La valutazione dei rischi, della salute dei lavoratori e di eventuali episodi di stress lavoro-correlato, obbligatoria a decorrere dal 1° agosto 2010 è un documento da produrre su supporto informatico, completo di data, nome datore di lavoro, responsabile sevizio prevenzione, responsabile sicurezza e medico competente dove nominato. La relazione che valuta i rischi legati alla sicurezza deve essere redatta specificando i criteri utilizzati per la valutazione stessa.
I fattori di rischio sono individuabili attraverso le condizioni generali di lavo-
ro (con particolare attenzione all’orario); le relazioni sociali tra lavoratori al fine di permettere loro la partecipazione alle decisioni che si ripercuotono sul loro lavoro; la definizione di una gerarchia dei ruoli aziendali (per stabilire responsabilità); la salute e il benessere dei lavoratori (aspetti legati all’ambiente sociale); la produttività, ovvero stabilire le mansioni affinché il lavoro fornisca l’opportunità di esercitare le proprie competenze.
Il percorso di rilevazione e valutazione del rischio (attraverso appositi questionari) avviene in tre fasi: la prima, di valutazione degli indicatori oggettivi di stress; la seconda, di identificazione delle condizione di rischio e di pianificazione delle azioni di miglioramento; l’ultima, di valutazione dello stress percepito dai lavoratori. La valutazione si basa su indicatori aziendali (malattia, infortuni cessazione rapporto lavoro); contesto del lavoro (ruolo, evoluzione carriera, autonomia decisionale, relazioni interpersonali, interfaccia casa/lavoro); contenuto del lavoro (ambiente, attrezzature, pianificazione compiti, carico di lavoro/ritmi di lavoro, orario).
Per la rilevazione dei dati vengono adottati strumenti ben definiti, cioè una tabella di indagine collettiva e oggettiva ed un questionario individuale di indagine soggettiva: i risultati devono essere rielaborati attraverso grafici e misure organizzative per la risoluzione del problema reale.
da sinistra > BRUNO SCACCHI e IGNAZIO SEMINERIO
Eventi
Dai Brand del Lusso al Vending: l'importanza della Tutela del Marchio
Si è tenuto a Milano lo scorso 30 giugno il 2° Luxury Summit organizzato dal Gruppo 24 ORE Formazione, appuntamento formativo di alto profilo e momento di confronto per i rappresentanti di tutti i comparti dell’economia.
Le relazioni di docenti universitari, esperti e dirigenti di importanti realtà aziendali italiane e internazionali hanno trattato i temi dell’identità e del valore del brand, dei nuovi modelli di business per i prodotti di alta gamma e delle strategie per attrarre nuovi consumatori.
La nostra redazione ha preso parte all’evento e scelto di pubblicare in due parti alcuni atti del convegno di sicuro interesse per il settore del vending. Di seguito la prima parte del servizio, la cui conclusione sarà pubblicata all’interno del prossimo numero di D.A. Italia.
Nel corso del convegno un ampio spazio è stato dedicato al tema sempre più attuale della tutela del marchio oggetto di una crescente contraffazione favorita, anche inconsapevolmente, dal web e da forme di tutela del brand non sempre efficaci. Un argomento, quello della contraffazione, che negli ultimi anni ha toccato da vicino il vending e in particolare i grossi marchi, alle prese con vendite on line di imitazioni del proprio prodotto.
A sviluppare il tema della tutela del marchio due legali, esperti in materia di valorizzazione e difesa della proprietà intellettuale.
> “Il falso nella rete: colpire il lusso virtuale prima che diventi un problema reale” è il titolo della relazione presentata al pubblico presente da Carlo Demichelis, avvocato, Partner Studio Legale Jacobacci & Partners Spa.
“È fondamentale che i brand del lusso siano presenti su internet, innanzitutto per rendersi disponibili al consumatore, ma è necessario che questo avvenga nel modo migliore, per salvaguardare il brand e il consumatore stesso. I numeri relativi alla contraffazione, purtroppo alti, sono soltanto la manifestazione della valenza del fenomeno, ma l’importante non è conoscere le cifre, ma piutto-
> CARLO DEMICHELIS
sto capire cosa c’è dietro e come intervenire in maniera efficace per contrastarlo. Intanto, occorre partire dalla consapevolezza che i consumatori si ritengono legittimati ad acquistare articoli contraffatti quando credono che il prezzo dell’originale sia troppo elevato, quando i prodotti non sono facilmente reperibili, quando la qualità dei prodotti non è immediatamente individuabile e quando si tratta di prodotti di lusso, quindi inaccessibili.
Il 14% della contraffazione mondiale riguarda il commercio on line e il trend è in crescita. Secondo molti studi, il più recente dei quali è stato effettuato in Spagna nel giugno scorso da ANDEMA (Associacion Nacional Para la Defensa de la Marca), negli ultimi 4 anni la vendita di articoli contraffatti è quintuplicata sul web, mentre è rimasta sostanzialmente invariata, o in alcuni casi in decremento, negli altri canali di vendita. Allo stesso tempo aumentano gli acquirenti di prodotti contraffatti che si dichiarano inconsapevoli al momento dell’acquisto. Internet si rivela uno strumento di successo perché è di facile accesso, veloce, relativamente sicuro e garantisce un sostanziale anonimato.
I 12 principali siti mondiali di commercio B2B (tra i quali si annoverano Google, Amazon, eBay) presentano offerte di articoli contraffatti e questo dà un’idea del grado di diffusione del fenomeno. I siti che vendono prodotti contraffatti, inoltre, possono facilmente riprendere l’attività dopo un’azione legale, ad esempio
parcellizzando l’attività di spedizione in modo da superare le maglie dei controlli o chiudendo il sito indagato per aprirne uno nuovo o ancora ritirando l’offerta di prodotti per poi proporne una nuova, aggirando l’ostacolo dell’obbligo di rimozione di informazioni ingannevoli. La direttiva CE n. 2000/31 , sulla quale si basa la normativa italiana (D. Lgs. 70/2003) prevede una serie di limitazioni di responsabilità per i cosiddetti fornitori di accesso (ISP, Internet Service Providers), sulla base del fatto che gli ISP non hanno la possibilità di esaminare il prodotto non essendone in possesso e limitandosi a memorizzarne informazioni poi trasmesse ai fruitori del servizio. Gli ISP non sono consapevoli delle molteplici linee di prodotto, delle caratteristiche tipiche dell’uso di un determinato marchio e di conseguenza non è possibile individuare informazioni come chiaramente illecite; non hanno un dovere generale di sorveglianza attiva del mercato; non hanno responsabilità anche perché sono solo strumenti tecnici che trasmettono e rendono accessibile un’informazione. In concreto, come può agire chi produce beni di lusso per difendere il marchio dalla vendita del falso in rete? Innanzitutto entrando nell’ottica che non si può lottare contro la contraffazione nel mondo virtuale senza avere gli strumenti per combattere quella esistente nel mondo reale
È quindi necessario tutelare il brand e il prodotto attraverso: registrazioni di marchio , al fine di innescare più facilmente meccanismi di re-
pressione penale dell’attività di contraffazione; un’ effettiva protezione delle forme dei prodotti e dei loro particolari caratterizzati, quindi dei diritti di modello, ma anche registrazioni per marchi tridimensionali e acquisizione dei diritti di sfruttamento economico sulle opere protette da diritti d’autore; marchi che rivendichino non solo gli specifici prodotti oggetto di attività commerciale, ma anche quelli sui quali l’esperienza indica che la contraffazione tende ad esercitare la propria attenzione, come l’orologeria, la piccola pelletteria e i profumi.
Indispensabile adottare un programma d’azione coerente rispetto alla situazione di fatto e di diritto condiviso ai diversi livelli aziendali, che individui con ragionevolezza le aree di priorità in base alle risorse disponibili, che permetta di procedere con rapidità alle azioni di contrasto nei principali mercati di sbocco così come nei principali paesi di produzione. Ancora, adottare strumenti di identificazione certa dei prodotti che favoriscano le aziende produttrici, le dogane, le autorità pubbliche interessate alla repressione del fenomeno, i consumatori, con la consapevolezza che internet è il luogo in cui il furto di identità è fenomeno ricorrente e dove immagini del prodotto autentico vengono utilizzate per descrivere l’offerta relativa all’articolo contraffatto.
Infine, occorre fare sistema . Data la scala globale del problema, nessun titolare di diritti può affrontare da solo la sfida, perché le risorse economiche e umane non sono illimitate; per-
ché esiste l’esigenza di superare i limiti e difetti dell’attuale normativa relativa al commercio elettronico; perché il consumatore va educato. Una soluzione possibile potrebbe essere quella di aderire ad accordi di best practice di settore , che vedono titolari dei diritti e ISP impegnarsi reciprocamente, monitorati da un soggetto terzo o comunque comunicare con i siti di vendita on line, magari fornendo loro strumenti per la formazione del personale addetto allo screening di prodotto. Importante sensibilizzare il legislatore nazionale e comunitario, anche attraverso il lavoro delle associazioni di categoria e coinvolgere il consumatore a tutti i livelli (aziendale, associativo, governativo) perché diventi un elemento il più possibile attivo nella lotta alla contraffazione, spiegando quali conseguenze abbia il fenomeno sulla nostra società civile. In questo senso, da un’analisi di Eurobarometro risulta che l’utente finale viene maggiormente colpito da messaggi che riguardano la perdita di posti di lavoro, lo sfruttamento del lavoro minorile, le possibili conseguenze sulla salute, ma importante non trascurare l’aspetto
“personale”, particolarmente sentito a livello di comunicazione aziendale, stuzzicato con claim che giocano sul concetto Un prodotto falso non è degno di te ”.
> Gian Paolo Di Santo , avvocato, Partner Responsabile Dipartimento Intellectual Property/ Infomation Technology Studio Legale Pavia e Ansaldo ha successivamente approfondito il tema illustrando le sue considerazioni con il suo intervento intitolato “Dal brand al segno: creazione di valore e strategie preventive nella tutela dei beni di alta gamma”
“I settori rilevanti che soffrono maggiormente il fenomeno della contraffazione sono quelli della moda e del lusso, del design, il comparto farmaceutico, alimentare, industriale (si pensi ai brand di abbigliamento sportivo), dei prodotti finanziari, categorie spesso identificabili attraverso il brand ma riconoscibili attraverso un segno, il marchio , realizzato con l’uso di parole, colori, numeri, suoni, forme o design che evocano un nome celebre (es. Prada che ha un brand defi-
> GIAN PAOLO DI SANTO
nito, bianco su fondo nero, ma utilizza anche il logo rosso e bianco impiegato nelle regate e reso famoso in America’s Cup da Luna Rossa). A tutela del marchio e del prodotto è necessario in primis creare valore , ottenendo una privativa, ossia una disposizione che garantisce privilegi a determinati produttori a riconoscimento del valore della loro opera.
Proteggersi legalmente significa anche regolare i processi di cessione, licenza del marchio, apertura di franchising e produzione di merchandising legato al brand.
Anche nel contesto di una fusione o di una acquisizione il portafoglio dei marchi assume una particolare importanza, così come nell’ambito del credito, nel quale il marchio può essere impiegato come strumento di finanziamento vero e proprio. Il marchio, quindi, è un patrimonio e va difeso come tale. In sede giudiziaria può essere tutelato attraverso procedimenti di urgenza in sede civile (sequestri, inibitorie, descrizioni giudiziarie), procedimenti penali o procedure di tutela doganale. Tuttavia, prima di arrivare all’estremo della tutela legale, è possibile applicare la cosiddetta tutela “non contenziosa”, che prevede forme di difesa del marchio tese a prevenire fenomeni di appropriazione indebita: organizzare campagne in-
formative e annunci stampa, curare la formazione e la sensibilizzazione dei dipendenti, costruire un dialogo con le istituzioni, ottimizzare gli strumenti di sorveglianza, raccogliere informazioni da agenti, clienti e distributori, infine monitorare costantemente potenziali contraffattori. Importante inoltre riuscire a coordinare le strategie difensive sia a livello di gruppo che a livello territoriale, in concerto con altri produttori, anche nei paesi esteri e nei paesi emergenti.
Il web non deve essere visto solo come un pericolo, ma anche come una risorsa, poiché le caratteristiche che lo rendono potenzialmente rischioso sono paradossalmente le stesse che lo rendono uno strumento insostituibile di diffusione di informazione e di vendita del prodotto.
La rinomanza del marchio, quindi, va tutelata e valorizzata in qualsiasi modo, partendo dalla tutela giuridica del simbolo caratterizzante il
brand, dei colori tipici e del valore iconico del prodotto (es. oggetti di design) affinché la protezione sia allo stesso tempo valorizzazione del prodotto e strategia d’impresa”.
Il settore della distribuzione automatica, che ha conosciuto una valorizzazione grazie al coinvolgimento dei brand più noti, sinonimo di qualità e riconosciuti dal consumatore, non può ignorare il problema della contraffazione dei prodotti di marca, alterati o svenduti attraverso la rete o il mercato parallelo.
I contenuti del 2° Luxury Summit, a nostro parere, possono offrire spunti di riflessione e consigli utili alle aziende del vending e all’Associazione di categoria, ponendo l’attenzione sul contesto attuale e indicando possibili strade da percorrere per arrivare alla risoluzione del problema.
Speciale Associazione iazione ia
Linee Guida del Reg.
CE 852/2004 più
Confida ha recentemente comunicato a tutti gli associati gli aggiornamenti introdotti alle Linee Guida del Reg. CE 852/2004 in merito al settore del vending da parte del Ministero della Salute.
La prima normativa, già aggiornata nel 2006, è stata ampliata con l’aggiunta di alcune novità, tra le quali una sezione speciale che riguarda ambiti particolari di semplificazione per la sua applicazione, tra cui tabaccherie, farmacie e distributori automatici.
Posto che "per stabilimento s'intende ogni unità d'impresa alimentare, a sua volta definita come ogni soggetto pubblico o privato, con o senza fini di lucro, che svolge una qualsiasi delle attività connesse ad una delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti" (art. 3 Reg. CE n. 178/2002) e che "il distributore automatico non è che un bene strumentale (cespite) in capo all’unico soggetto privato che è l’impresa che svolge il servizio di ristoro", la nuova normativa vigente per i distributori automatici prevede:
> che l’impresa che favorisce il servizio presenti una DIA (denuncia inizio attività) alla ASL di competenza (vale a dire nel luogo in cui l’impresa stessa ha sede legale o nel luogo in cui ha uno stabilimento), con allegato l’elenco delle postazioni completo degli indirizzi in cui i distributori sono stati collocati;
Favorevoli
> nel caso di installazione dei distributori in Comuni diversi da quello in cui l’impresa ha il proprio stabilimento e nei casi di successive variazioni di locazioni, l’impresa non dovrà presentare nuove DIA, ma sarà sufficiente una semplice comunicazione con il prospetto cumulativo aggiornato delle locazioni in cui i distributori sono posizionati.
Infine, relativamente all’applicazione dei manuali di corretta prassi operativa e alle disposizioni formative degli operatori, vengono confermate le stesse disposizioni delle Linee Guida del 2006
Le nuove indicazioni, introdotte in seguito all’osservazione del primo periodo di applicazione della normativa, sono state accolte con grande soddisfazione da parte di Confida. Negli ultimi anni l’Associazione ha infatti dialogato con le autorità competenti (Coordinamento Tecnico Interdisciplinare per la Sicurezza Alimentare e Ministero della Salute) argomentando l’impossibilità di identificare un singolo DA come punto vendita stabilimento. Infatti, questa identificazione prevedeva una comunicazione di inizio attività (DIA) per ogni singola installazione, complicando enormemente le procedure burocratiche per gli operatori del vending.
L’aggiornamento delle Linee Guida del Reg. CE 852/2004 è un importante segnale da parte delle istituzioni, che hanno riconosciuto le criticità presenti nelle precedenti disposizioni: un passo avanti significativo per Confida e per l’intero settore del vending.
Novità | Novità
Covim > Vending e media. Parte
Con lo slogan "Anche in ufficio, i migliori caffè del mondo" partirà dai primi di settembre la campagna media nazionale di Covim. La torrefazione genovese è da anni un importante marchio diffuso nella distribuzione automatica. Dopo aver conquistato la leadership di mercato nel segmento del caffè in grani, si è impegnata per acquisire sempre maggiori successi anche nel monoporzionato, presentando ai propri clienti prima le cialde in carta e poi, in questi ultimi mesi, i FAP in plastica.
Covim ha infatti da poco progettato e realizzato, appositamente per l'ufficio, una ricca gamma di miscele racchiuse in speciali capsule di caffè tostato, macinato e confezionato all'istante in uno speciale involucro in atmosfera protetta, appositamente realizzato per conservare nel tempo tutto l'aroma ed il gusto inalterato dell'espresso italiano.
la campagna pubblicitaria nazionale di Covim
Per andare continuamente incontro alle esigenze della clientela e supportarla nella vendita di un marchio sempre più conosciuto, la nuova campagna pubblicitaria 2010 (destinata a presentare il nuovo sistema espresso Covim) avrà un respiro molto ampio e sarà diffusa sui principali quotidiani nazionali e su altri primari media.
campagna web sui principali siti di informazione on-line, motori di ricerca e newsletter per una copertura stimata di oltre 30 milioni di contatti.
> Quotidiani: da settembre Covim sarà presente con ampi spazi di comunicazione pubblicitaria (per un totale di circa 100 uscite) in quasi tutte le principali testate giornalistiche: Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, La Repubblica, Affari e Finanza, Il Giornale, Libero, Milano Finanza, Italia Oggi, Il Secolo XIX.
> Radio: quasi 600 spot andranno in onda su Radio 24 (nazionale) e Radio 19 (locale)
> Internet: Covim ha investito moltissime risorse anche su internet, pianificando un'estesa
Claudio Picci, Amministratore Delegato di Covim e Responsabile del canale vending ha dichiarato a D.A. Italia "Questa campagna nazionale è un grande impegno e un notevole investimento di risorse, perché crediamo nelle nostre potenzialità di crescita e vogliamo dare un sostegno sempre più importante a tutti i nostri clienti, aumentando la riconoscibilità del marchio Covim in tutto il territorio nazionale. Confidiamo che la nostra iniziativa sia un valido supporto per le politiche commerciali delle tante gestioni che hanno scelto i nostri prodotti. Inoltre, in concomitanza e per l'intera durata della campagna pubblicitaria (dal primo settembre al 30 novembre 2010), ci sarà anche una particolare offerta promozionale".
Dopo la recente acquisizione della catena di coffee shop Onda in Bulgaria, Lavazza prosegue il processo di espansione internazionale, focalizzando la propria attenzione sui mercati del Sud America.
> ARGENTINA
L’azienda torinese ha acquisito nel maggio scorso il 100% del capitale di Coffice, società con sede a Buenos Aires che opera da anni nei settori OCS e Vending e occupa 60 dipendenti. Come obiettivo principale avrà quello di potenziare la distribuzione del sistema chiuso Espresso Point. L’operazione si inquadra nella strategia di espansione di Lavazza nei mercati emergenti e in particolare in Sud America, dove è già presente in Brasile attraverso una consociata diretta e uno stabilimento produttivo. Lavazza punta ora con grande interesse al mercato argentino, secondo mercato sudamericano, caratterizzato da abitudini di consumo molto simili a quelle italiane. L’impegno finanziario, composto sia dall’acquisizione che dagli investimenti previsti per l’espansione nei prossimi 4 anni, si aggira intorno a 3,5 milioni di euro (circa 20 milioni di pesos) . “Questa acquisizione fa parte della nostra azione di penetrazione nei
mercati caratterizzati da un forte potenziale di crescita e si inserisce nella strategia più allargata di internazionalizzazione di Lavazza, iniziata nel marzo 2007 con l’ingresso in India - ha affermato Marco Lavazza, Development and Acquisitions Manager del Gruppo Lavazza - “Siamo molto interessati a nuove opportunità di acquisto in Argentina e più in generale in tutto il Sud America, per poter così velocizzare ulteriormente il nostro processo di crescita in quest’area”.
> COLOMBIA
Giugno è stato invece il mese prescelto per il lancio sul mercato colombiano del sistema BLUE In un ambiente di arte, cultura e glamour gli ospiti hanno degustato per la prima volta l’espresso Lavazza nella Casa Museo della “Fundaciòn Enrique Grau”, alla presenza dell’Ambasciatore italiano a Bogotà, Gerolamo Schiavoni e di clienti, giornalisti e opinion leader. La distribuzione di Lavazza BLUE si concentrerà nel mercato di
Bogotà e di Cartagena de Indias, allargandosi poi gradualmente nel resto del paese. Nel 2011 è prevista inoltre l’apertura a Bogotà di un Training Center Lavazza
Lo sviluppo e l’implementazione della presenza di Lavazza nel mercato colombiano saranno seguiti dalla
Direzione Lavazza Central and South America, presieduta da Cesare Noseda e creata appositamente per un rapporto più stretto con il continente latino-americano.
Con l’ingresso nell’importante mercato colombiano Lavazza raccoglie la sfida, in un paese dove il caffè rimane la prima bevanda nazionale, di diventare in breve tempo l’esportatrice in loco della cultura e del gusto dell’autentico espresso italiano.
“Da 115 anni la missione di Lavazza
è quella di essere ambasciatore nel mondo dell’autentico espresso italiano” - ha dichiarato Cesare Noseda, General Manager dell’Area Central and South America di Lavazza - “Per tale motivo siamo molto contenti di poter offrire il nostro espresso anche in un mercato esigente come quello colombiano, proponendo un prodotto innovativo, esclusivo e di altissima qualità. Siamo molto legati a questo paeseha concluso Cesare Noseda - è infatti da circa 20 anni che importiamo la materia prima da quest’area e le miscele di caffè Lavazza hanno origine anche dalla Colombia, accanto ad altre aree dell´America Latina”.
da sinistra > DAMIANO POSSENTI (Business Development Manager), CESARE NOSEDA (Direttore Central and South America Lavazza), MARCO LAVAZZA (Development and Acquisitions Manager)
da sinistra > GEROLAMO SCHIAVIONI (Ambasciatore italiano a Bogotà) e CESARE NOSEDA
EVENTO PRESENTAZIONE > SISTEMA BLUE - BOGOTÀ
Novità | Novità
Proquadro
>
Idee
Proquadro srl è una giovane azienda friulana del settore del vending, nata all’inizio del 2008 da un progetto alternativo di due aziende: Tecno-Logica srl di Spresiano (TV), specializzata in grandi automazioni industriali e Sistec srl di Sacile (PN), esperta in robotica industriale e servomeccanismi, che fin dall’inizio degli anni 2000 hanno intuito le potenzialità del comparto della distribuzione automatica. Nel 2009, la società si è allargata con l’ingresso dell’azienda Fratelli Volpato srl , che si occupa di cablaggio elettrico e quadri di comando industriali.
“Nel prossimo futuro Proquadro realizzerà nuovi progetti che nasceranno dalla sinergie tra i prodotti già sviluppati e le esigenze dei clienti storici così come di quelli acquisiti grazie alla partecipazione all’ultima edizione di Venditalia”, spiega l’ingegner Daniele De Vecchi , Legale Rappresentante Proquadro srl , che aggiunge: “la manifestazione, conosciuta e stimata a livello mondiale, ci ha consentito di acquisire oltre duecento clienti tra operatori finali, distributori e produttori, un risultato che è andato ben oltre le nostre aspettative iniziali. Abbiamo ricevuto proposte di collaborazione da parte di tutti i maggiori operatori del vending italiano e internazionale. Anche i più importanti costruttori si sono dimostrati molto interessa-
“fresche” per la distribuzione automatica
ti alle nostre macchine”. > Non è difficile durante le trasferte all’estero imbattersi, specialmente negli aeroporti internazionali, nei distributori automatici di fiori recisi. Ora anche nel nostro paese si stanno diffondendo vending machine per questo genere di prodotto, come Self Service 24/7 , macchina per la vendita di fiori freschi brevettata e realizzata per il vending da Proquadro srl Self Service 24/7 è composta da un espositore rotante su cui trovano appoggio i bouquet conservati a temperatura e umidità costante per mezzo di un sistema refrigerante ad umidità controllata no-frost. La scelta del prodotto avviene per mezzo di una tastiera di selezione, mentre l’acquisto può essere concluso attraverso tutti i sistemi di pagamento attualmente disponibili (contante, carta di credito). Il dispositivo rilascia sempre uno scontrino fiscale a prova dell’avvenuta transazione.
in corso trattative per stabilire sinergie di marketing a livello mondiale.
> Proquadro srl presenta un’altra novità di prodotto, il modulo scalda-snack rapido Snack Heater : semiautomatico, brevettato, da affiancare a qualsiasi distributore di snack fresco o surgelato esistente, offre il vantaggio di contenere i costi e di non dover rinnovare il proprio parco macchine per offrire questo ulteriore servizio.
La macchina dei fiori, inoltre, si propone come un piccolo negozio automatico, tramite il quale si potranno acquistare anche altri articoli no food.
Il distributore automatico Self Service 24/7 è il frutto di un progetto elaborato e perfezionato per un cliente che opera nel comparto dei fiori. Al suo debutto la macchina per i fiori ha suscitato grande interesse da parte di operatori del mercato nazionale ed estero e sono
Con Kimbo anche al lavoro la pausa caffè diventa un momento unico.
Dall’esperienza Kimbo, una linea dedicata esclusivamente a voi per portare nei luoghi di lavoro il gusto autentico di un caffè eccellente. L’offerta Kimbo è disponibile in distributori automatici professionali, cialde e capsule per un espresso sempre perfetto. Così la pausa caffè si trasforma ogni volta in un Coffee Hour.
Novità | Novità
Zonzini Srl > Quando il peso diventa leggero
ZONZINI srl carrelli saliscale, con sede a Casaleone (Verona), da oltre quarant’anni leader nel settore della movimentazione carichi e da quindici specializzata nella realizzazione di carrelli saliscale, è presente nel settore della distribuzione automatica al fianco di molti operatori che utilizzano quotidianamente i prodotti dell’azienda veneta.
è stato recentemente proposto nella sua versione più evoluta, che comprende un nuovo software, componenti all’avanguardia e livrea cromata.
Tra questi, il carrello saliscale Skipper, dotato di una tecnologia che garantisce il massimo risultato con il minimo sforzo, in quanto sfrutta un sistema brevettato di salita e discesa scale che permette all’operatore di non fare più fatica, a prescindere dall’entità del peso trasportato e di non dover utilizzare sistemi che prevedono il sollevamento del carico gradino per gradino, che delegano all’operatore il bilanciamento del carico spostato. Skipper 350 kg è il prodotto Zonzini più diffuso nel vending: il carrello è completo del basamento per sollevamento e antiribaltamento e della rampa in alluminio, accessori indispensabili per avere la sicurezza di movimentare in modo autonomo e sicuro la maggior parte dei distributori presenti in commercio, anche su scale strette. Il carrello
“Ascoltando i nostri stakeholder e gli opinion leader del settore, abbiamo compreso la necessità, per gli operatori del vending, di lavorare con efficienza e professionalità movimentando carichi pesanti (fino a 350 kg) su scale in vari ambienti. Il prodotto di punta della produzione Zonzini, il saliscale Skipper, ha caratteristiche e performance che si sposano perfettamente con le esigenze di questo settore, che rappresenta per noi uno sbocco commerciale naturale”, spiega Jacopo Zonzini, Sales Manager Zonzini srl, che aggiunge: “Grazie a Skipper, quindi, è possibile ottimizzare le risorse presenti in azienda al fine di raggiungere una maggiore efficienza e incrementare la propria professionalità nei confronti dei clienti”
ideato per il trasporto di boccioni d’acqua e per il rifornimento dei distributori automatici. Buddy è disponibile anche nella versione “Lift”, dotato di un basamento sollevabile fino ad 80 cm che permette un migliore bilanciamento del carico in fase di percorrenza scala e facilita il passaggio su pianerottoli stretti rispetto ai saliscale con basamento fisso a terra.
A partire da gennaio 2010, Zonzini srl presenta al mercato Buddy 120 kg, un nuovo saliscale flessibile e versatile. Si tratta di un carrello che lavora in modalità “gradino per gradino” con una portata massima di 160 kg,
> Zonzini srl si distingue, inoltre, per l’applicazione di un codice etico aziendale, rispettato da tutti i dipendenti, per gli investimenti in Ricerca & Sviluppo e nella Comunicazione, strumento essenziale per un dialogo costruttivo con i clienti, considerati un valore oltre che una risorsa. Infatti, per poter offrire un sistema di prodotto sempre migliore, l’azienda ha messo a disposizione degli utenti del suo sito web ufficiale diversi strumenti di dialogo, sezioni che, attraverso domande a risposta chiusa, consentono di monitorare il grado di soddisfazione dei clienti acquisiti, di conoscere le esigenze dei clienti potenziali e che permettono agli utenti di avere una stima dei costi aziendali.
Novità | Novità
Paytec > I sistemi di pagamento del futuro
Paytec, grazie all'esperienza ventennale di sviluppo dei prodotti, oggi propone dei sistemi di pagamento affidabili e sicuri, in grado di soddisfare tutte le funzioni richieste dal mercato.
> Il sistema CASHLESS OSCAR si contraddistingue per la grande facilità di montaggio durante l’installazione. L’ergonomia dei prodotti Oscar ne rende l’utilizzazione intuitiva, garantendo affidabilità e qualità di funzionamento. Il posizionamento delle chiavi PIT o delle Mifare key/card è stato studiato per garantire stabilità e continuità di comunicazione con il sistema. Si possono gestire anche chiavi Mifare di terze parti, consentendo la loro installazione anche in
luoghi già muniti di chiave o carte Mifare.
I tool di programmazione sono stati pensati per un uso “stand alone” oppure “on-line” con il collegamento ad un PC, in modo da fornire un supporto efficace a chi gestisce sia pochi DA, che molti e dislocati in differenti aree geografiche.
Mifare (50 letture), tramite Irda per la lettura con i terminali portatili del mercato, oppure con il collegamento diretto ad un PC. Esiste anche la possibilità di prelevare l’Audit Esteso in formato EVA DTS, con l’innovativo sistema integrato di telemetria Paymetry. L’accoppiata vincente tra i sistemi cashless Oscar e le gettoniere Paytec consente un’ottimizzazione dei costi operativi e di manutenzione, che genera un guadagno economico all’utilizzatore.
Sconti, free vend gratuiti, fasce orarie, black list sono alcune delle funzioni disponibili con i sistemi cashless Oscar per coprire tutte le possibili richieste dei clienti. Con una semplice programmazione è possibile selezionare l’opzione desiderata e fornire delle funzioni evolute di marketing per orientare e incrementare il business con i propri clienti.
Con il nuovo ed esclusivo sistema di telemetria con trasmissione Gprs, Paymetry, è ora possibile programmare e configurare a distanza i sistemi cashless Oscar di Paytec. Oltre al supporto delle chiavi con protocolli proprietario PIT oppure Mifare (nelle versioni MAD - Mifare Application Directory - e senza MAD), sotto forma di chiavi e di schede, è possibile declinare i prodotti in versioni “reader” per collegamento diretto alle gettoniere Paytec, oppure nella versione “Oscar Only” con protocollo Executive o MDB, con possibilità di collegamento anche a gettoniere di terze parti, oppure con supporto di lettori di banconote, di validatori, display esterno (solo versione con cpu).
Su tutte le versioni è possibile prelevare l’Audit conforme allo standard EVA DTS, oppure esteso, tramite chiavi (60 letture) o card
> PayMobie è la soluzione cashless brevettata da Paytec con cui è possibile usare il proprio telefono cellulare per acquistare i prodotti dai distributori automatici. Ha tempi d’attesa inferiori ai 2 secondi e soprattutto è l’unica che a livello operativo è completamente gratuita. Il sistema Paytec gestisce i dati in modo che ogni consumatore, se lo desidera, viene associato al suo numero di cellulare con cui può aprire un conto per effettuare acquisti, senza spese accessorie (canoni o commissioni) come avviene nella maggior parte dei paesi del mondo.
> GIODY è il sistema per il pagamento completo che permette di acquistare con moneta e con chiave per il consumo cashless, di collegare un lettore di banconote e un display. Dispone di collegamenti in Executive oppure MDB e, tramite apposite intefacce, può essere integrato ai distributori più diffusi sul mercato. Sono presenti le funzioni estese di Oscar per la gestione ottimale dei consumi del cliente (free vend, gratuiti, fasce orarie, black list, ecc) e il rilevamento dei dati Audit. Il target ideale sono i modelli di macchine di piccole e medie dimensioni, per le quali non esistono sul mercato prodotti similari: in un unico sistema GIODY integra un validatore e un sistema cashless con impiego di spazio ridotto.
Il sistema PayMobie è supportato da un data base che si crea semplicemente con la chiamata dell’utente; è sicuro e può riconoscere al consumatore crediti derivanti da apparati esterni di diversa natura, come i lettori di ticket restaurant, i cambia moneta, i lettori di carte di credito, ecc. Questa soluzione è ideale per gli ambienti pubblici nei quali vi sono permanenze temporanee oppure quando è necessario condividere lo stesso credito in diverse località geografiche. Con PayMobie è possibile rilevare anche i dati di telemetria del da.
Il cashless Paytec con il cellulare è uno strumento che offre ai gestori la possibilità di incrementare il business sfruttando le potenzialità marketing derivanti da questa soluzione: messaggi di free vend, happy hours, promozioni sul display del telefono. Senza considerare che se il gesto della consumazione è pratico, si stimola e si incrementa l’utilizzo dei distributori automatici.
Novità | Novità
Coca-Cola Italia > Così come FANTA l’ha fatta
FANTA ha esordito negli anni ’40 e continua a svilupparsi all’insegna dell’innovazione: attualmente è venduta in 190 Paesi e conta decine di varianti, di gusti e formati differenti.
Oggi, nel 2010, FANTA viene lanciata nella nuova versione, ancora più vicina alle esigenze espresse dai consumatori: Fanta Orange, un litro e mezzo di aranciata al 12% di succo d’arancia, preparata con il succo di tre arance italiane, aromi naturali e senza coloranti, è ora senza aggiunta di conservanti… Così come FANTA l’ha fatta… Quest’ultima novità è stata resa
possibile grazie al consolidato know how di Coca-Cola e dei suoi partner imbottigliatori che, attraverso un processo produttivo all’avanguardia, consente di realizzare un prodotto di elevata qualità Le ricerche dimostrano che l’assenza di coloranti e conservanti è ritenuta importante dai consumatori e la nuova FANTA testimonia quindi l’impegno di Coca-Cola nel mercato dei soft drink, a favore di una continua innovazione di processo e di prodotto anche nel segmento delle aranciate, che rappresenta il 21,5% del mercato italiano delle bibite. Il claim “senza aggiunta di conser-
vanti” sarà evidenziato sulle etichette delle confezioni di FANTA per offrire un’informazione che il consumatore riconosce e apprezza.
Cristina Santucci, Direttore Marketing di Coca-Cola Italia, ha commentato: “La continua innovazione dei prodotti a marchio Fanta, interessati da un processo di miglioramento costante, risponde alla dinamicità tipica del mercato dei soft drink, un settore del largo consumo in continua evoluzione. Proporre un prodotto che risponde all’esigenza dei nostri consumatori è per noi motivo di grande soddisfazione”.
7th China International Self-Service & Vending Show > 63
Vending Paris 2010 > 66
5° TriestEspresso Expo > 69
Catania Presenta la 2a Edizione di Expo Vending Sud > 70
Vending Cruise 2011 > 73
Appuntamento in Fiera
7 th China International Self-Service & Vending Show
L’International Exhibition Center (INTEX) di Shanghai ha ospitato, dal 25 al 27 giugno scorso, l’appuntamento annuale con la fiera internazionale del Vending, dell’OCS e del Self-Service.
China International Self-Service & Vending Show 2010 è stata sponsorizzata da All-China Federation of Industry & Commerce Corp. Cina Tongyuan e organizzata da Shanghai Tiansheng Exibition Service Co. e Shanghai Highlights Management Business Consulting Co.
L’evento, che è ormai arrivato alla settima edizione, è stato patrocinato dalle associazioni: WVA (Associazione Mondiale del Vending), NAMA (National Automatic Merchandising Association), EVA (Associazione Europea Vending) e JVMA (Associazione Giapponese Costruttori Vending Machine).
INTEX Shanghai, il primo centro espositivo cinese certificato ISO 9001, è dotato di differenti tipologie di centri di servizio, alberghi e strutture ricettive tutte raggiungibili a piedi e offre pratici collegamenti di trasporto.
La fiera si è sviluppata sui due piani espositivi della struttura: il primo piano è stato riservato a schermi e touch screen, mentre al vending sono stati dedicati 3.500 mq circa.
Nei vari stand erano in mostra: distributori automatici e attrezzatura
per il self-service; macchine, accessori, sistemi di pagamento, tecnologie e servizi per il vending e l’OCS; caffè e ingredienti.
Gli espositori provenivano da Hong Kong, Cina, Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Malesia, Stati Uniti, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, oltre naturalmente che da Shanghai.
Fra gli italiani annoveriamo rheavendors group, Bianchi Vending China, N&W, Saeco, Vesiel SpA, Gierre Group Srl, Manea Vending e Mei
Carlo Majer, vice presidente e amministratore delegato di rheavendors group, ha dato alla redazione di D.A. Italia una panoramica dello sviluppo del settore del vending in Cina:
Dopo sette edizioni quanto è aumentato l'interesse per il vending in Cina? L’interesse per il vending è cominciato a crescere negli ultimi due anni. Il settore in Cina per il momento vede i distributori can&bottle come protagonisti assoluti con circa il 90% del mercato. Solo ora in alcuni uffici internazionali i servizi OCS con macchine da caffè stanno iniziando a dare i primi risultati.
Quali sono le reali prospettive di sviluppo del vending in una cultura come quella cinese? La cultura cinese non ha il caffè come bevanda di riferimento: ha il the, nelle più diverse declinazioni. Occorre quindi investire tempo e risorse per avvicinare la popolazione cinese a consumi che non conosce. Come sempre, gli stati più ricettivi sono rappresentati dalle élite e quindi oggi in Cina il caffè è presentato e commercializzato come un prodotto di lusso e proposto nei distributori al prezzo medio di 30 rmb (il costo al bar è di 50 rmb, pari a circa 6 euro). Invece il mercato snack&food, in posti di grande affluenza, dà sempre ottimi risultati. Non dimentichiamo che la sola Shanghai, ad esempio, conta più di venti milioni di abitanti.
Il “made in Italy” ha un forte impatto in Cina? Il passaggio del caffè da commodity di lusso a complemento della vita quotidiana per il grande pubblico è un obiettivo più lontano, che richiederà la volontà di grossi investimenti e un attento lavoro di immagine.
Quali considerazioni strategiche vi hanno portato a presentare i vostri prodotti in Cina? La prima ragione che ci ha spinto a partecipare a questa manifestazione è stata la visibilità. Il mercato cinese è una realtà complessa e capace di sorprese in ogni senso, ma a Shanghai c'erano rappresentanti dell'Asia e del Pacifico...
Quali numeri sviluppate oggi in Cina? Direttamente sviluppiamo dei numeri minimi, ma in Cina operano alcuni nostri clienti storici.
È possibile affrontare il mercato cinese producendo in Italia? Sì e no, dipende dal prodotto e dal suo posizionamento sul mercato.
Non c'è il rischio "imitazione" a basso prezzo delle macchine italiane? Il rischio imitazione non si aggira ficcando la testa nella sabbia come gli struzzi. Rimane il problema di cercare di essere inimitabili, di guardare sempre oltre e poi essere sempre più avanti.
Durante la manifestazione si è svolto il 5° China International Vending & OCS Summit 2010. Nel corso del convegno si sono affrontate diverse tematiche: l’esperienza di successo del settore della distribuzione automatica da parte dei paesi sviluppati; l’informazione sulle più recenti tecnologie del settore; come potenziare gli scambi d’informazioni e di partenariato tra imprese cinesi e imprese internazionali; acquisto e vendita tra comunità cinese e internazionale della DA; le soluzioni ai problemi cruciali e le opportunità di sviluppo del settore del vending cinese; come promuovere un sano e costante sviluppo del vending nell’industria cinese. Hanno partecipato alla conferenza dirigenti e manager dell’industria internazionale provenienti da USA, Canada, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna, Russia, Australia, Sud Africa, Giappone, Corea, Singapore, Cina, Hong Kong, Macao e Taiwan.
Vending Paris 2010
Vending PARIS, il salone internazionale della distribuzione automatica, si svolgerà dal 27 al 29 ottobre al Parco Esposizioni Porta di Versailles.
"Questa manifestazione è il luogo dove tutti i protagonisti del settore possono promuovere il loro dinamismo e le loro principali innovazioni" ha affermato Corinne Menegaux, Direttrice della Divisione Settore Alberghiero e Ristorazione e del salone Vending PARIS.
Molte le novità dell’edizione di quest’anno:
> La Vending Canteen by Vending PARIS, un ristorante automatico in live dove i visitatori potranno pranzare scoprendo le tecnologie più innovative della distribuzione automatica.
> Il Percorso delle Innovazioni darà risalto alla qualità e agli standard di sviluppo sostenibile di una selezione dei prodotti più innovativi fra tutti gli espositori.
> Per la prima volta, Vending PARIS, il 29 ottobre, offrirà ai visitatori la Giornata del Business Interna-
zionale per promuovere incontri e relazioni d’affari tra gli attori leader del mercato internazionale della distribuzione automatica. Sponsor importanti come NAVSA, EVA e CONFIDA hanno patrocinato l’iniziativa biennale e i loro rappresentanti terranno conferenze dedicate alle soluzioni globali del settore:
> Catherine Piana (Direttrice Generale EVA) presenterà Il mercato della distribuzione automatica in Europa.
> Catherine Piana, Lucio Pinetti (Presidente CONFIDA) e JeanMarc Nigond (Presidente NAVSA) relazioneranno sulle testimonianze sulle ultime innovazioni e sulle tendenze europee del settore.
“Vending PARIS è un appuntamento fondamentale. Durante i tre giorni, la fiera della DA darà la parola alle problematiche e ai principali punti di interesse di professionisti, manager e acquirenti e metterà l’accento sulle soluzioni strategiche per il settore. Siamo profondamente convinti che la Giornata del Business Internazionale sarà un’importante opportunità per i visitatori per scoprire le ultime innovazioni orientate all’export" ha dichiarato Jean-Marc Nigond.
Catherine Piana ha spiegato: “EVA vuole dedicare una giornata ai visitatori internazionali in occasione di Vending PARIS Confidiamo sulla capacità degli argomenti che verranno tratta-
ti nelle diverse conferenze e nei vari incontri di attirare l’interesse dei principali uomini d’affari del vending europeo”.
“Oggi in Italia un consumatore su due si serve della distribuzione automatica.
Nonostante la crisi, il settore ha saputo riprendersi: l’offerta si è allargata ai luoghi pubblici e risponde alle ultime tendenze di consumo” ha spiegato Lucio Pinetti
Il Programma Export garantirà ai visitatori internazionali un’accoglienza privilegiata, l’accesso gratuito al lounge VIP e all’incontro internazionale di Vending PARIS che si svolgerà all’ora di pranzo venerdì 29 ottobre.
5° TriestEspresso Expo
Tutto il Mondo del Caffè Espresso
Dal 2002 la città di Trieste è diventata la vetrina internazionale del caffè espresso grazie alla fiera biennale TriestEspresso Expo, arrivata quest’anno alla quinta edizione, che si svolgerà nel comprensorio fieristico di Trieste dal 28 al 30 ottobre. Industria, commercio e cultura del caffè sono i tre pilastri di questa manifestazione internazionale specializzata che Fiera Trieste Spa organizza in collaborazione con l’Associazione Caffè Trieste.
L’appuntamento coinvolge, presenta e mette a confronto tutta la filiera dell’industria dell’espresso, dando agli operatori del caffè provenienti da tutto il mondo l’occasione d’incontrarsi e di sviluppare nuovi accordi.
Altre nazioni stanno cercando di percorrere quanto fatto dalla Fiera di Trieste ma il TriestEspresso Expo continua a restare punto di riferimento di tutto il mercato. Il trend dell’evento è in continua crescita: dal 2006 al 2008 gli espositori sono aumentati del 15% e le presenze già confermate per l’edizione 2010 puntano ad un nuovo successo. L’obiettivo del TriestEspresso Expo non è quello di mettere a segno un nuovo record, ma quello di continuare a restare il punto di riferimento del mercato in una città che per la propria posizione geografica, al centro della nuova Europa, è storicamente
legata dai traffici commerciali con tutti i Paesi dell’Europa allargata. L’Italia è la prima nazione al mondo per esportazione di caffè tostato con un fatturato di 700 milioni di euro all’anno, mentre il fatturato di tutta la filiera del caffè a Trieste è di 500 milioni di euro l’anno. Il legame tra la città giuliana e il chicco verde risale al 1700. Oggi il Porto di Trieste è uno dei più importanti d’Italia e del Mediterraneo per questo mercato. L’andamento è in continua crescita tanto è che le realtà territoriali chiedono più spazi di retroportualità per le riserve finalizzate a maggiori investimenti. A livello mondiale la produzione del caffè vale circa 90 miliardi di dollari e segna una stabilità dei consumi, sono però cambiati negli ultimi anni i modi attraverso i quali il caffè viene consumato, con una crescente domanda dell’espresso all’italiana
L’edizione 2010 del TriestEspresso Expo sarà aperta da un convegno che vedrà tra i relatori Nestor Osorio, Executive Director International Coffee Organization London, che parlerà delle prospettive della produzione e dei consumi del mercato mondiale del caffè, mentre Vincenzo Sandalj,
Presidente dell’Associazione Caffè Trieste si focalizzerà sul mercato italiano. Nei tre giorni dell’evento, oltre a seminari e convegni aperti al pubblico, verrà presentato anche il Trieste Coffee Cluster, l’Agenzia per lo Sviluppo del Distretto Industriale del Caffè.
Catania Presenta la 2 ° Edizione di
Expo Vending Sud
Il centro fieristico “Le Ciminiere” di Catania, ospiterà, dal 26 al 28 novembre 2010, la seconda edizione di Expo Vending Sud, il salone specializzato per la distribuzione automatica rivolto prevalentemente agli operatori del sud Italia.
Riconfermata, quindi, la location per la sua posizione strategica nel capoluogo siciliano in prossimità della stazione centrale e raggiungibile in pochi minuti dal porto, dall’aeroporto, dalle autostrade e dalla tangenziale. La prima edizione della manifestazione ha saputo attirare l’attenzione delle istituzioni e delle più importanti aziende del settore nazionale. Gli operatori del Sud hanno apprezzato l’organizzazione di un evento in Sicilia che ha dato loro la possibilità di ricevere un’informazione completa e tangibile sugli strumenti che il vending è in grado di offrire. “Durante i tre giorni fieristici -ha dichiarato Massimo Pennisi, presidente di Expo Vending Sud- tra gli stand si è creato un clima di grande armonia, che di certo ha contribuito a favorire l’approccio tra i visitatori, tutti operatori della distribuzione automatica e gli espositori”. Per quanto riguarda la seconda edizione, sono già
molto numerose le adesioni pervenute alla segreteria della manifestazione: alla fine di luglio, gli spazi espositivi disponibili erano stati occupati per l’80% sia da aziende che hanno riconfermato la loro presenza che da tante nuove società partecipanti, per lo più del sud Italia, interessate al progetto fieristico. Durante l’evento verrà dato spazio ai convegni di settore e agli incontri aziendali e istituzionali, che si svolgeranno in una sala dedicata all’interno dello stesso padiglione in uso alla fiera. L’ingresso sarà riservato esclusivamente agli operatori del vending e ai responsabili di strutture pubbliche e private in possesso di biglietto d’ingresso gratuito, completo dei dati aziendali, rilasciato dall’azienda espositrice, dalla segreteria organizzativa o richiesto alla reception del polo fieristico. La fiera aprirà al pubblico venerdì 26 novembre dalle ore 10.00 alle 19.00, osservando lo stesso orario anche al sabato e alla domenica.
Sul sito ufficiale della manifestazione www.expovendingsud.it viene proposta, per gli interessati, una lista degli alberghi convenzionati, adiacenti la struttura fieristica. La segreteria organizzativa è disponibile per eventuali informazioni legate alle attività di arrivo, permanenza e partenza sia degli espositori che dei visitatori.
Cialde Mokasirs: la bellezza di 18 gusti.
Un ampio ventaglio di prodotti, un packaging moderno ed innovativo,ma soprattutto la qualità di chi produce caffè da più di 50 anni. Ecco perché le cialde Mokasirs sono la soluzione ideale per tutti quegli uffici, studi professionali, aziende che desiderano offrire ai propri clienti e collaboratori un caffè buono come quello del bar. Cialde Mokasirs: una scelta di stile.
Torrefazione Moka Sir’s Spa - www.mokasirs.com
Santàl.
Frutta da bere, qualità da vendere.
Santàl propone una gamma di prodotti ampia e variegata per il canale vending. Il nuovo assortimento
Vending Cruise 2011 by Venditalia
Venditalia Servizi presenta un evento innovativo per il settore della distribuzione automatica: una fiera itinerante che avrà luogo da sabato 7 a martedì 10 maggio 2011 sulla nave
Costa Deliziosa, che salperà da Savona, farà tappa a Barcellona e a Marsiglia per poi tornare nella provincia ligure.
Quattro giorni di business, presentazioni e pubbliche relazioni. In una scenografia insolita e particolare gli operatori del vending avranno la possibilità di intrattenere relazioni commerciali con clienti e fornitori, di partecipare a momenti di aggregazione con i colleghi e di godere di un’atmosfera di puro relax.
TECNOLOGIA E QUALITÁ
Costa Deliziosa è definita il nuovo gioiello della flotta di Costa Crociere; la nave ammiraglia che vuole essere il simbolo di perfezione e di ricchezza stilistica, valori che ben si sposano con il prestigio del settore del vending. L’evento è stato studiato con un taglio internazionale per questo la nave toccherà i porti di Barcellona e Marsiglia dove i passeggeri avranno l’opportunità di ospitare a bordo, per un’intera giornata, i loro clienti spagnoli e francesi. Venditalia Servizi ha voluto così dare ai partecipanti un’occasione per stupire e per presentare ai loro clienti le ultime novità in un’atmosfera originale e memorabile. Per partecipare alla Vending Cruise 2011 è necessario compilare la domanda di ammissione; Venditalia Servizi Srl è a disposizione per ogni informazione in merito.
RACCHIUSE IN CAPSULA
TECHNOLOGY AND QUALITY IN A CAPSULE TE C H N O L O GY A N D Q UAL I T Y I N A C APSULE
ESPRESSO ORO
Indistinguibile corpo, crema ed aroma per tutti i clienti che sono abituati al meglio.
Unmistakable body, aroma and creaminess, for those who are used to the best.
ESPRESSO CLASSICO
Sapore deciso e crema scura, per tutti i clienti che amano un caffè dal gusto deciso. For those who like a strong taste and dark cream to their coffee.
ESPRESSO DECA
Ideale per tutti i clienti che rinunciando alla caffeina non vogliono rinunciare ad una buona tazza di caffè.
Ideal for those who want to give up caffeine without giving up the pleasure and taste of a good coffee.
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PLATINO is the new line of Caffè Molinari capsules, produced with high-technology systems and individually sealed in modified atmosphere, so that all coffee’s aromas remain perfectly fresh and totally protected from the damaging effects of air and humidity until they reach the cup.
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