




Numero 43 Gennaio/Febbraio 2010





Saeco Intervista con Miriana Nikolic
Parmalat Intervista con Leopoldo Cagnasso
Speciale Confida
Elezioni 2010
Vincenzo Scrigna
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Numero 43 Gennaio/Febbraio 2010





Saeco Intervista con Miriana Nikolic
Parmalat Intervista con Leopoldo Cagnasso
Speciale Confida
Elezioni 2010
Vincenzo Scrigna

Noberasco arriva nel canale delle vending machine con Frut&go, lo snack sano e gustoso, nei gusti Albicocche, Noci e Mix Esotico. Cogli la carica di questa opportunità di vendita!






Dal 1908, un mondo di frutta a colori

Distribuito in esclusiva da Segreteria commerciale canale vending tel. 051 5228814.














D.A. Italia, a sei anni dalla realizzazione del suo numero zero, compie una svolta grafica e contenutistica molto importante. A partire da questo numero infatti, viene radicalmente trasformata l’impostazione grafica di tutte le rubriche, un primo passo verso una più completa rivisitazione editoriale.
Non possiamo nascondere che alcuni dei nostri progetti, soprattutto per quanto riguarda l’internazionalizzazione della testata, sono stati prudenzialmente accantonati a causa della crisi che ha colpito il settore del vending e la prevista apertura di D.A. España e di una nostra filiale operativa nella penisola iberica, dovrà senz’altro attendere momenti migliori. Non per questo abbiamo intenzione di fermarci nel nostro percorso di innovazione e investiremo importanti risorse in altre iniziative, soprattutto legate ai media innovativi come internet, la web radio e lo streaming video.
La professionalità della comunicazione è uno degli aspetti più importanti e qualificanti di qualsiasi mercato e la nostra speranza è quella di offrire un prodotto sempre migliore e di dare un contributo fattivo al settore del vending almeno in questo campo. Il percorso di crescita verso la ma-

turità critica è sempre in salita e pieno di insidie. I media (tra i molti compiti che sono tenuti a svolgere) possono contribuire in modo determinante al miglioramento di questa variabile e questo è uno dei nostri principali obiettivi.
L’immaturità critica è quella di non sapere ascoltare il parere degli altri, di non mettersi mai in discussione e di considerare sempre due squadre in campo: i buoni e i cattivi, gli amici e i nemici. Ovviamente quello che fa l’altra squadra è sempre sbagliato, mentre quello che fa la tua è sempre giusto o giustificato dagli eventi. Vedere il mondo a questo modo toglie ricchezza a tutto il sistema, perché le idee o la professionalità di chi riconosci come nemico non contano niente e sono anzi un pericolo, mentre l’incompetenza di chi ti è amico non viene mai valutata correttamente. Purtroppo alla fine l’incapace fedele (che viene non solo tollerato ma addirittura sostenuto) non è in grado di creare valore e le organizzazioni finiscono per perdere opportunità ed efficienza. È curioso come si passi così tanto tempo a criticare la politica e poi nel proprio piccolo orticello ci si comporti sempre con le stesse incomprensibili forme di nepotismo che hanno
purtroppo come unica caratteristica quella di dare sempre ragione al proprio clan. Un’informazione corretta, libera e puntuale ha proprio la funzione di svegliare la coscienza collettiva e di criticare, anche aspramente, le baronie del sistema. Però questo ruolo non viene quasi mai riconosciuto, perché quando ti permetti di andare contro qualcuno passi automaticamente nell’altra squadra. Quindi non stai facendo il tuo dovere di giornalista, ma ti stai schierando apposta e per un tuo non ben identificato tornaconto personale, perdendo ovviamente in affidabilità. Speriamo che la crescita complessiva del settore si accompagni anche ad una più matura visione del ruolo della stampa e del contributo che può dare al sistema. Tanto più che questa testata è da sempre indipendente, non schierata e lontanissima dalle logiche di clan che riteniamo un vero veleno il cui unico antidoto è fondare la propria etica su basi meritocratiche.












Numero 43 GENNAIO/FEbbrAIO 2010
>AlessANdro FoNtANA DIrETTOrE rESPONSAbILE/ ED ITO r IN ChI EF
>orsolA mAllozzi CONDIrETTOrE/CO-EDITOr
> lAurA GuAsPArri ArT DIrECTOr
> ANdreA lottero GrAPhIC DESIGN
> dANielA biscotti COMMErCIALE/COMMErCIAL
>mAssimo brisciANi/ m ichel A mA GG i/ Noemi mArGAroli hANNO COLLAbOrATO/ COLLAbOrATOrS
lAserGrAFicA PolVer SrL >S TAMPA /PrI NT ErS
d.A.itAliA
>IL PErI ODICO D ELLA DISTrIbUzIONE AUTOMATICA PUbbL ICA zI ONE
I SC rI TTA AL Tr IbU NALE
DI MI LANO ,N UME rO DI rE GIST rAzI ONE 177 del 22 m Ar zo 2004
>ISCrIzIONE AL r.O.C.: 11412
>P ErI ODICITà me Ns ile
>EDITOrE Art&WorKs SrL VI ALE L ODOVICO
S CA rA MPO 41 20148 M I LANO
P.IVA 04234310961
TEL+ 39 02 48958566 FAx +39 02 89694472
>U F FICIO C OMME rC IALE commerciAle@dAitAliA.it
>WEb WWW.dAitAliA.it
>P O S TA E LETT rO NICA iNFo @d AitAliA. it
>Abb O NAMENTI AbboNAmeNti@dAitAliA.it
LA rIPrODUzIONE TOTALE
O PArzI ALE D ELLE
I LLUST rAzI ONI E D EGLI ArT ICOLI PUbbL ICATI SU D.A. I TALIA È PErM ESSA
S OLO SE A UTO rIzzATA D ALLA DIrEzI ONE
LA DIrEzIONE NON ASSUME rE SPONSA bI LIT à PEr LE O PINIONI
E SP rE SSE DAGLI AUTOrI DEI TESTI rE DA zI ONALI E PUbbL ICITA rI.
C ONCEPT bY ArT &WO rK S S rL
Editoriale
La distribuzione automatica Rivista 3
il Mercato del Vending - Costruttori
Saeco International Group continua a recitare un ruolo da protagonista nel vending 7
il Mercato del Vending - Produttori
Parmalat: ricerca, innovazione e qualità al servizio del consumatore 13
il Mercato del Vending - Torrefattori
Prontal, un universo di cialde per il mercato del vending 21
27
33
il Mercato del Vending - Rivendite
Un altro anno di crescita per Media Vending srl
il Mercato del Vending - Gestori Italmatic Group: più qualità, più servizio e più cortesia
Come e perché proteggere il know-how e le innovazioni aziendali 41
45
51
60
Gioco e lavoro, vizi e virtù: tecnologie self-service e ruolo della marca
Speciale Associazione
Distribuzione Automatica e “Guadagnare Salute”: Il progetto nazionale “Sani e in Forma CONFIDA” / Elezioni Confida: Vincenzo Scrigna e Giorgio Carletti
Assemblea Generale EVA 2009 e “L’Immagine del Vending”
Il Vending per l’Abruzzo 62
Speciale Expo Vending Sud 2009
Expo Vending Sud 2009: il salone siciliano specializzato nei sistemi per la distribuzione automatica / Salute e Vending: il continuo dialogo verso una direzione comune / Bianchi Vending Group: 50 anni di storia, 500.000 macchine vendute / Lavazza: analisi di mercato, prodotti e servizi


72
63 Novità del vending: Natale 2009 a “Striscia la Notizia” per i prodotti Noberasco / Brita promotrice del “Green Approach” tra i partner del vending Grok®: lo snack 100% Grana Padano per la DA / Tutti i sapori del Mediterraneo nei minipasti Medi Food / Macchine mangiavetro Tritech nei quartieri della movida romana
Emilia Romagna: più semplici le autorizzazioni per la vendita attraverso i distributori automatici 76
Lavoro e Impresa Il lavoro accessorio 77




















Saeco International Group, oltre ad essere leader riconosciuto nella progettazione, produzione e commercializzazione di macchine da caffè ad uso domestico e professionale, è uno dei principali fabbricanti di distributori automatici di bevande calde, fredde e snack.
L’azienda nasce nel 1981 e si sviluppa con successo fino a diventare un gruppo a forte propensione internazionale, con 16 filiali in Europa, Stati Uniti, America Latina, Australia, Asia e una rete d’importatori per la distribuzione dei prodotti a marchio Saeco in più di 60 paesi nel mondo. Nel 1985
Saeco commercializza la prima macchina da caffè espresso completamente automatica e nel 1999 acquisisce il 60% di Gaggia S.p.A. In seguito alla riorganizzazione, l’azienda
cambia nome e diventa Saeco International Group S.p.A. Nel 2009 il Gruppo entra a far parte della divisione commerciale Domestic Appliances all’interno di Philips Consumer Lifestyle.
Capacità d’innovazione, flessibilità produttiva, alta tecnologia e una grande attenzione al design dei prodotti, sono i punti cardine del Gruppo che gli hanno permesso di raggiungere i traguardi più ambiziosi.
D.A. Italia, in occasione della fiera Expo Vending Sud di Catania, ha incontrato e intervistato Miriana Nikolic, responsabile Marketing b.U. Vending & Professional di Saeco.




Saeco è stata recentemente acquisita da Philips. In che modo verranno gestiti gli investimenti destinati al settore vending? La distribuzione automatica avrà ancora un ruolo centrale nel vostro Gruppo? L’opinione che la nuova gestione ridurrà in qualche modo gli investimenti è diffusa, ma sbagliata. Quando Philips ha acquisito Saeco International Group ha ereditato tutte le attività, perciò non ci saranno cambiamenti, i nostri progetti saranno portati avanti e svilupperemo prodotti esattamente come facevamo prima. L’equivoco probabilmente è nato dal fatto che Philips ha dimostrato molto interesse per il segmento home e qualcuno ha creduto che il vending sarebbe stato sacrificato, ma garantisco che non è così. Sono anzi lieta di avere questa occasione per chiarire l’equivoco. In un periodo congiunturale particolarmente difficile Saeco ha lanciato una gamma di alto livello. Cosa vi ha spinto ad investire in un segmento così elevato in un momento di crisi? Quando abbiamo deciso di fare un restyling della gamma esistente, che ha ormai tra i tre e i cinque anni di vita, era evidente che avremmo dovuto investire in qualcosa di completamente nuovo. Nell’entry level abbiamo aggiornato le macchine esistenti, mentre nella gamma top range, che sostanzialmente ci mancava, abbiamo
progettato dei distributori veramente innovativi.
Alcuni dei vostri competitor hanno scelto di fare il contrario e puntare sull’entry level. ritenete la vostra una decisione coraggiosa?
Evidentemente altri costruttori si sono trovati “costretti” a realizzare un prodotto per questo periodo difficile, mentre Saeco lo aveva già. Noi continuiamo a sviluppare i nostri progetti, abbiamo una strategia a medio-lungo termine e stiamo preparando nuovi prodotti. Poi sarà il mercato a dirci se in questo momento c’è bisogno di macchine nuove o se comunque possiamo soddisfare le esigenze con i prodotti esistenti.
A Venditalia 2008 avete presentato la tecnologia Rotating Plate. In seguito è nata una contestazione con FAS che aveva depositato un brevetto nazionale per una tecnologia molto simile. Qual è la posizione di Saeco su questa vicenda? Tutto è in fase di chiarimento nelle sedi opportune. Senza entrare nei dettagli tecnici, il sistema Rotating Plate riguarda la funzionalità della macchina e il brevetto europeo depositato e ottenuto da Saeco protegge questo concetto. Vorrei infine puntualizzare che la domanda di brevetto Rotating Plate Saeco è stata depositata prima di quella di FAS. Il nostro brevetto poi è stato sviluppato ed è già una tecnologia applicata


Il sistema Saeco Rotating Plate è stato apprezzato dai vostri acquirenti? Abbiamo riscontrato una risposta positiva al 100%.
Saeco Rotating Plate è veramente un plus, un valore aggiunto: riduce i tempi per la manutenzione e per l’operatore è solo un vantaggio.
La Saeco Rotating Plate sarà implementata su tutta la gamma? Questa tecnologia sarà applicata a tutte le nostre macchine compatibili. Alcuni modelli purtroppo non possono contenere questo sistema, ma la maggior parte sì. Inoltre abbiamo depositato un altro brevetto, che per il momento è riservato, per una tecnologia che semplifica ulteriormente l’utilizzo della macchina rispetto alla Saeco Rotating Plate. Siamo in continua evoluzione.
Quanto conta la ricerca e Sviluppo in Saeco? È quello su cui puntiamo tutto. I nostri collaboratori della divisione r&D sono sempre sotto i riflettori e gli viene continuamente chiesto il massimo.
Philips investirà parte del suo budget per il vending in ricerca e Sviluppo? Sicuramente, anche se ci tengo a precisare che Saeco Vending & Professional Division è autonoma nella gestione delle risorse, quindi continueremo a dedicare il 5-6% del nostro fatturato all’innovazione, la stessa
percentuale che Philips come gruppo impiega per il proprio reparto r&D. È una percentuale piuttosto alta, ma è fondamentale perché sono tanti i fattori che possono rendere una macchina più o meno appetibile agli occhi dell’acquirente. È la funzionalità che fa la differenza e investire nell’innovazione è un obbligo per essere competitivi. Noi possiamo avere la migliore comunicazione al mondo e il design più accattivante, però se la nostra vending machine è complicata da ricaricare e fa perdere tempo prezioso all’operatore, il discorso estetico serve a poco. Che peso darete nel prossimo futuro al mercato OCS? Stiamo sviluppando un nuovo prodotto di cui preferirei non parlare, perché è un progetto che sarà presentato più avanti. ho imparato che nel vending è meglio aspettare che il lancio sia imminente e il prodotto testato sul campo. Vengo dal settore dell’idromassaggio, ho lavorato per Jacuzzi, leader mondiale di settore, e in quell’ambito era normalissimo annunciare con due o tre anni d’anticipo l’arrivo di un nuovo prodotto. Addirittura era prassi presentare i prototipi alle fiere prima che il prodotto venisse realizzato. Nella distribuzione automatica il discorso è molto diverso. Com’è stato il passaggio da Jacuzzi a Saeco? Sono due realtà davvero molto diverse. ho avuto esperienze lavorative sia nel B2B che nel B2C e secondo me il vending è una via di mezzo tra i due mondi. Quando lavoravo nel settore dei compressori, ad esempio, non usavo altrettanta attenzione al cliente finale in quanto questo componente veniva integrato in impianti industriali complessi, quindi ponevo molta attenzione

alla funzionalità e alle prestazioni tecniche. In Saeco, invece, quando progettiamo e costruiamo le macchine pensiamo anche alle persone che le utilizzeranno. Ci preoccupiamo non solo dell’operatore, ma anche del suo cliente.
L’approccio al consumatore quindi è molto importante per voi?















Sì, è fondamentale, perché se la macchina piace e se il prodotto erogato è buono, i clienti sicuramente consumeranno di più e anche l’operatore sarà più soddisfatto. In questo settore si è portati a guardare poco al consumatore finale, mentre rispondere alle sue richieste (estetica, funzionalità, semplicità di utilizzo della macchina, ecc.) favorirebbe l’intera filiera.
Com’è strutturata la rete commerciale Italia di Saeco? Attualmente abbiamo delle agenzie, ma una parte del nostro investimento futuro riguarderà la ristrutturazione della rete di vendita attraverso l’ampliamento dell’organico. È un obiettivo imprescindibile per essere presenti in modo capillare sul territorio. Questo riguarderà anche i servizi post-vendita e in particolare l’area Professional. Siamo disposti ad investire in questo comparto, perché siamo convinti che senza r c a t o d e l


investimenti si rischia di non affrontare adeguatamente il business.
Uno dei vostri principali agenti a livello nazionale è Tito Alescio di Sicilvending; che rapporto avete con il mercato siciliano? Tito è una delle nostre colonne portanti. Puntiamo molto su questa realtà che riteniamo estremamente importante e alla quale cercheremo di dare ancora più supporto di quello che le è stato offerto finora. Tito Alescio è una persona che crede nel suo lavoro, che ha passione e competenza ed è legato a Saeco quasi sentimentalmente. Avere partner così fedeli è la ricchezza più grande per una azienda come la nostra, perché la sua fiducia rispetto ai nostri prodotti e al nostro marchio è per noi un argomento essenziale nei confronti del mercato. Crediamo che con la sua opinione potrebbe convincere altri operatori e portare l’esempio della sua esperienza a dimostrazione di un rapporto consolidato che funziona.
Come vede Saeco il mondo del vending nel medio-lungo periodo? Siamo molto ottimisti riguardo al futuro, perché basta osservare le abitudini di tutti noi per rendersi conto che abbiamo sempre meno tempo e che bisogna correre. Addirittura si parla di ridurre o abolire la pausa pranzo! I consumi fuori casa aumentano e noi dobbiamo soddisfare questa tendenza. Anche le nostre macchine, così come quelle dei nostri concorrenti, sono sempre più attente ai trend di consumo e studiate appositamente per le nuove esigenze. Oggi con i distributori a 3°C possiamo offrire anche il prodotto fresco che aiuta a mettere in pratica una corretta e sana alimentazione. Mettiamo finalmente a disposizione del consumatore frutta, insalate e panini freschi e non alimenti pieni di additivi, perché oggi il consumatore vuole questo. Il mondo va veloce, il tempo a disposizione è sempre meno e perciò il vending avrà un grande futuro, non soltanto con i prodotti alimentari, ma anche con dvd, giornali e qualsiasi altra cosa. Ad esempio alcuni alberghi mettono a disposizione dei clienti, proprio tramite i distributori, tutti gli accessori
che si trovano normalmente in camera. Ogni giorno c’è sempre qualcosa di nuovo: poco tempo fa ci hanno chiesto di configurare il distributore per la vendita di piccoli ricambi per le automobili.
Siete concentrati sul mercato italiano o manterrete la vostra vocazione internazionale?
“Act local, think global”, questa è la nostra filosofia. Agire localmente e pensare in modo globale. In ogni paese dobbiamo confrontarci con le particolarità locali senza perdere la vocazione internazionale che caratterizza da sempre Saeco.
La “nuova” Saeco ricoprirà un ruolo di maggiore peso rispetto al passato all’interno di Confida? Cercheremo di farlo, perché ne comprendiamo l’importanza e siamo interessati all’attività dell’Associazione, ma al momento non stiamo valutando l’opportunità di un impegno perché il nostro management è alle prese con tutto quello che l’acquisizione ha comportato ed è difficile trovare una persona che possa dedicare a Confida il tempo che merita.


































































Parmalat è un gruppo multinazionale nel settore agroalimentare presente con marchi globali (Parmalat e Santàl), internazionali e locali in tutti e cinque i continenti con un’ampia gamma produttiva nei settori: latte, fresco (yogurt, formaggio, dessert) e vegetali. Obiettivo di Parmalat è di essere riconosciuta per la qualità dei propri prodotti, per la sua capacità di innovare ed infine per la volontà di affermarsi come uno dei leader mondiali nel settore degli “alimenti funzionali ad alto valore aggiunto”. Innovazione è la parola d’ordine di Parmalat, quale industria proiettata nel futuro, è la chiave per raggiungere obiettivi qualitativi sempre più alti ed è il risultato di una grande esperienza. Innovazione è anche la direzione seguita da tutti i settori del Centro ricerche: innovazione di prodotto, di processo, di controllo per realizzare prodotti di qualità, rispondenti alle crescenti richieste dei consumatori di alimenti ad alta

sicurezza igienico-sanitaria ed elevato valore nutrizionale e salutistico.
Parmalat desidera mettere a disposizione di tutti alimenti adeguati per i diversi momenti di consumo e per ogni esigenza. Un alimento innovativo è la sintesi tra natura e competenza tecnico-scientifica, il risultato di un continuo dialogo tra mondo medico-scientifico e industria alimentare: le conoscenze dell’uno sono la base per il lavoro dell’altra.
Parmalat è presente anche nel settore del Vending e sta conquistando sempre di più una posizione di mercato adeguata al prestigio dei suoi importanti marchi.
La redazione di D.A. Italia, per conoscere più in profondità questa importante realtà multinazionale, si è recata nella sede di Parma, dove ha incontrato e intervistato Leopoldo Cagnasso, direttore business Unit Out of home di Parmalat.

Qual è stato il percorso professionale che ti ha portato a dirigere la business Unit Out of home di Parmalat? La mia esperienza professionale è fortemente legata a Parmalat. ho sempre lavorato in azienda, inizialmente come marketing prodoct manager e poi, per circa quindici anni, come direttore marketing. Cinque anni fa si è deciso di creare una struttura che si occupasse esclusivamente della vendita e del marketing del canale fuori casa e mi è stato






chiesto di ricoprire il ruolo di direttore b.U. Out of home. Sono responsabile sia del marketing che delle vendite per il canale ho.re. ca, Catering e – da poco, da quando abbiamo iniziato a affrontarlo in modo strutturato – del canale Vending. La nostra business unit, pur essendo coordinata con le altre strutture Parmalat, è indipendente nella creazione dei progetti, che sono esclusivi per il canale fuori casa. Il Vending è presente in Italia da ormai 50 anni, come mai Parmalat ha approcciato da poco questo canale? Parmalat è da sempre un’azienda orientata al largo consumo, quindi al mercato retail. Anche l’entrata nell’ho.re.ca è stata piuttosto tardiva rispetto ai competitor perché la nostra è un’azienda più giovane, come lo è il marchio Santàl, che è sul mercato solo da una ventina d’anni. La marca Santàl si è prima consolidata nei canali tradizionali, diventando leader di mercato soprattutto grazie all’innovazione di prodotto, alla qualità, alla novità del packaging e poi successivamente, dopo avere rafforzato questa sua leadership nel settore alimentare, si è rivolta al canale fuori casa, partendo dall’ho.re.ca. fino ad arrivare al Vending. Parmalat ha però avuto una certa esperienza nel Vending attraverso una nota marca di snack. Cosa vi ha convinto a continuare ad investire in questo canale? Già dagli anni ’90 Parmalat era presente nella D.A. con le merendine Mister Day e realizzava dei numeri interessanti. Poi con la cessione del marchio a Vicenzi abbiamo perso questo
business. Noi però eravamo comunque convinti di poter essere degli attori importanti in questo canale grazie alle bevande di cui abbiamo una vastissima gamma: i succhi di frutta. Attraverso questi prodotti siamo in grado di andare incontro al consumatore moderno, quale è quello del canale Vending. La distribuzione automatica è in crescita e in continuo sviluppo, noi stiamo approcciando questo mercato solo adesso perché finalmente il settore sta facendo un salto di qualità andando verso aziende importanti, di marca, mentre agli inizi era più orientato all’unbranded. Oggi il Vending si sta anche orientando verso un aumento dei prezzi e noi vogliamo essere protagonisti di questo cambiamento e di questo sviluppo anche qualitativo. Nel Vending ci sono formati e materiali (PET) particolari: con che tipo di prodotti siete entrati sul mercato? Per entrare nel Vending abbiamo realizzato fin da subito dei prodotti dedicati, studiando dei formati che si adattassero bene alle esigenze del canale. Gli importanti risultati che Parmalat sta realizzando nel settore “fuori casa” ci hanno permesso di avere più voce in capitolo e di avere una maggiore flessibilità produttiva che ci ha consentito di realizzare prodotti studiati esclusivamente per il settore del Vending, come la bottiglia di PET da 250 e da 500 ml per i succhi di frutta. Abbiamo inoltre modificato le linee produttive per fare delle porzioni monodose, più adatte alla D.A. rispetto al tris di succo di frutta che è presente nel canale alimentare.





Un altro prodotto importante per il canale è Nesquik, di cui abbiamo la produzione e la distribuzione esclusiva per l’Italia. Prodotti a base latte come lo yogurt cominciano a fare numeri molto interessanti nel Vending. Qual è la vostra posizione in merito? Dobbiamo ancora trovare dei prodotti e studiarne i formati, ma per il momento vogliamo creare una base solida con ciò che abbiamo, per non fare dei salti nel buio che potrebbero complicare la nostra crescita nel canale. Miriamo ad avere una base di fatturato e di distribuzione importante con Santàl, marca leader che sta avendo grande successo anche nel Vending, ed in seguito ci potrà essere l’opportunità di inserire ulteriori prodotti. Santàl è innovativa anche nel packaging, colorato e con la frutta bene in evidenza, e questo favorisce l’acquisto d’impulso, che è uno dei fattori chiave del Vending. Avete lavorato molto sullo studio del packaging? Mi ha aiutato molto l’esperienza passata nel marketing: Santàl è una marca che ho
contribuito ad inventare più di venti anni fa e che ho seguito in tutti i suoi sviluppi, anche nel packaging. Abbiamo sempre cercato di trasmettere il concetto “Santàl tutta frutta” con delle particolari etichette sleeve che mettono in evidenza la frutta attraverso delle immagini coloratissime. Questo è stato fatto anche nel canale ho.re.ca., siamo stati i primi, e ancora quasi gli unici, ad avere quel tipo di etichette, che costano un po’ di più ma che danno un’immagine veramente di grande impatto. Curiamo molto il packaging, anche grazie alla collaborazione del nostro reparto marketing ho.re.ca; packaging che tra l’altro è realizzato internamente dal nostro ufficio grafico. Quanto è importante l’immagine per Santàl? Vogliamo che i nostri prodotti abbiano un’immagine ben studiata, con delle confezioni che possiedano appeal, perché quello che noi stiamo predicando presso tutti i nostri clienti è l’importanza della visibilità dei prodotti. Per attirare l’acquisto d’impulso bisogna puntare sulla marca, sulla qualità e



sul packaging d’impatto, non solo sul prezzo. Siete riusciti a trovare un compromesso fra qualità e una fascia di prezzo compatibile con questo canale? Io penso di sì, anche perché quello che importa è trasmettere il valore di ciò che si sta vendendo. Offriamo dei PET che contengono anche dei prodotti particolari, che facciamo solo noi, come il succo pescalimone col ginseng. Tutti prodotti molto elaborati e anche unici sul mercato. Abbiamo messo insieme il packaging innovativo e l’impatto grafico con il contenuto importante di prodotti diversi dagli altri: con questa formula riusciamo ad ottenere buoni risultati. Investite molto in ricerca e Sviluppo per creare bevande innovative con un gusto che riesca ad incontrare il favore del pubblico? La nostra ricerca e Sviluppo è all’avanguardia a livello mondiale, soprattutto per i succhi di frutta. Un team specializzato lavora da oltre vent’anni esclusivamente sui succhi di frutta per trovare materie prime adeguate in tutto il mondo. Abbiamo inoltre una linea composta da succhi non concentrati e quindi di qualità superiore; è la nostra linea top, che deriva da succo fresco e la differenza si sente immediatamente dal gusto. Questo implica prezzi più alti, difficili per il settore del Vending, però cerchiamo di far combaciare le due cose, anche se non sempre si riesce. Siamo però convinti che nel 2010 e negli anni a venire ci sarà un’ulteriore crescita delle nostre vendite in questo canale. Incominciano ad affacciarsi anche nel Vending dei prodotti molto più evoluti e “funzionali”: anche voi inseguite questa nicchia di mercato molto particolare? Direi che in termini di
prodotti funzionali siamo stati dei pionieri in tutti i canali in vari segmenti, a partire da varie tipologie di latte che abbiamo inventato noi, come lo zymil, seguito dal latte per bambini, dal latte con Omega3 per chi ha problemi di cuore, ecc. Abbiamo segmentato molto il mercato del latte e nei succhi, ad esempio, siamo stati i primi a lanciare l’active drink con arancia, carote e vitamine A-C-E inserite per dare un effetto antiossidante, che poi è stato banalizzato con il nome di ACE ed è diventato un gusto a sé stante. Noi lo abbiamo lanciato nel’96 ed ha avuto un successo strepitoso. L’ACE è presente nel Vending, anche se ormai non è più una novità. Avete in programma di inserire nel Vending altri prodotti della vostra gamma produttiva? Sì, andremo ad inserire prossimamente i prodotti della linea “5 colori”, un nuovo approccio nutrizionale al cibo e ai suoi colori. Oggi sono presenti nel canale retail e nell’ho.re.ca, ma non nel Vending. La campagna di marketing è ben riuscita sia dal punto di vista del packaging che del concetto di prodotto: la gamma che ha i cinque colori della salute è ormai una tendenza che si è diffusa in tutto il mondo. Nel Vending c’è una sempre maggior attenzione ai temi della dieta e nutrizione, soprattutto in ambito scolastico con un aumento dei prodotti a base frutta. Questo dovrebbe favorire gli specialisti della frutta come voi: pensate nel 2010 di introdurre altre novità? Abbiamo lanciato nell’ho.re.ca “Smoothie” e stiamo valutando la possibilità di inserirlo nel Vending. Il prodotto è andato bene: è composto al 100% da frutta non zuccherata,
contiene le fibre e le vitamine naturali della frutta ed ha una durata che supera i 45 giorni. Un’altra nicchia della frutta è quella biologica. realizzate anche questo tipo di prodotti? No, al momento non ne abbiamo. Avevamo fatto dei tentativi in passato coi succhi biologici, però siamo un po’ scettici sui veri plus. Vorremmo evitare “l’ipocrisia” del bio. Siamo molto attenti a dare ai consumatori dei benefit reali e su questo punto ci siamo astenuti, sia nel latte che nei succhi, perché non siamo convinti al 100%. Inoltre il prezzo sarebbe proibitivo, quindi credo che in un distributore automatico questo sarebbe il primo problema da risolvere. Parmalat produce anche il the, un prodotto che nel Vending fa numeri interessanti. Come viene preparato? La nostra lattina di the ha delle particolarità, perché la bevanda si ottiene per infusione delle foglie ed è l’unico prodotto in Italia, insieme ad Estathè Ferrero, realizzato con questo procedimento. Anche con il the cerchiamo di differenziarci rispetto a chi lo produce da concentrato, solubile, da estratti, perché riteniamo che la qualità vada sempre premiata. Il nostro è effettivamente un the come quello fatto in casa, di altissima qualità grazie ad un impianto che simula la teiera: una gigantesca boule in cui si mette l’acqua e dentro una gabbia le foglie di the, poi si aggiunge il succo di limone. Noi cerchiamo di trasmettere proprio il concetto che il the Santàl è fatto per infusione quindi si beve più volentieri e se ne consuma una quantità maggiore. Per questo motivo può esserci l’interesse del gestore a movimentare le vendite attraverso una maggiore rotazione.


































Siete partiti da poco nel Vending, che risultati avete avuto nel 2009? rispetto al 2008 siamo cresciuti del 135%, abbiamo quindi più che raddoppiato le vendite. Diamo molta importanza al Vending e abbiamo una rete vendite dedicata, con un responsabile (Gianluca Manghi) e una quindicina di agenti plurimandatari che lavorano per noi. Abbiamo qualche agente in comune con Saiwa, perché riteniamo che i nostri prodotti complementari, non concorrenti, di alto marchio e di alta qualità si possano ben integrare. La nostra è una buona squadra che cercheremo ancora di migliorare in futuro impostando anche uno studio di category per questo canale. Non ritengo possibile che i gusti di succhi che si vendono in ogni locazione siano solo pesca, pera, albicocca e al massimo un po’ di ananas. Nelle scuole, nelle fabbriche, nelle stazioni e negli aeroporti la gente non è la stessa e ha gusti differenti! A scuola vanno bene pera, pesca e albicocca, ma in un’azienda sarebbe meglio offrire arancia rossa, ACE, breakfast,

Energy, pesca-limone e alcuni gusti più “adulti” o magari anche varianti più femminili in quei luoghi dove la presenza di donne è prevalente. Stiamo cercando di dare queste indicazioni anche con delle brochure, in modo che un gestore possa indirizzare il caricatore più facilmente, anche per guadagnare di più. Nel vending c’è una mentalità b2b, voi invece siete business to consumer. I trend di mercato stanno però portando tutte le aziende ad avere una maggiore attenzione al consumatore. Questo sarà un vantaggio per voi? Siamo convinti di sì. Anche perché rispetto ad una volta ci son molte più categorie di prodotti nei distributori automatici, quindi già si vede un cambiamento nella selezione. È importante che le aziende contribuiscano mostrando al gestore come i loro prodotti possano dare un rendimento più alto attraverso una maggiore rotazione e un margine più elevato. Le aziende produttrici dovranno essere più proattive, nel senso che dovranno favorire il più possibile questo cambiamento.
Parmalat sarà presente a Venditalia, la fiera del settore più importante al mondo? Sì, noi saremo presenti con il nostro stand. L’abbiamo già fatto nella scorsa edizione, due anni fa e siamo stati molto soddisfatti; tra l’altro è stata la nostra prima apparizione ufficiale nel Vending.





Prontal



















Prontal produce e commercializza dal 1993 prodotti di qualità in cialde monodose e bidose. I canali attraverso quali opera sono il vending, il porta a porta specializzato e il catering, offrendo al pubblico una gamma di 28 tipi di cialde, una fra le più vaste e complete disponibili sul mercato. I suoi impianti per la produzione in atmosfera controllata sono tecnologicamente all’avanguardia e consentono di ottenere sempre elevati standard qualitativi.
L’attenzione che da sempre ha verso il mercato ha portato Prontal a diversificare l’offerta di prodotti per rispondere anche alle esigenze salutistiche e innovative


del consumatoreoffrendo non solo cialde di caffè espresso e decaffeinato, ma anche espressi aromatizzati, orzo, the e tisane realizzate con materie prime naturali e non trattate chimicamente. Prontal non è solo un universo di prodotti, ma è anche cura nel servizio ai propri clienti, ai quali fornisce l’assistenza, il supporto alla vendita e il merchandising più idoneo.
In occasione di Expo Vending Sud a Catania, la redazione di D.A. Italia ha incontrato al suo stand e intervistato Luca Superbi, responsabile Commerciale di Prontal.






















Quando Prontal ha deciso di presentare la propria gamma produttiva nel settore vending? Prontal è presente nel vending dal 1993, da quando Caffè Molinari ha deciso di creare una divisione dedicata al settore della distribuzione automatica. Siamo stati tra i primi a comprendere l’importanza di avere una linea vending distinta da quella che è l’attività prevalente della torrefazione: in questo modo offriamo ai clienti prodotti ad hoc e assistenza con personale specializzato.
Nel vending siamo partiti con la vendita delle cialde, cercando di delineare da subito la nostra identità attraverso una gamma completa, con prodotti alternativi, tutti disponibili in astucci da venticinque pezzi.
Grazie a questa diversificazione dei prodotti operiamo anche nelle regioni del Sud in cui molti producono caffè sfuso autonomamente trovando posto nel mercato locale, ma nelle quali sono assenti le offerte di prodotti alternativi a causa dei costi elevati degli apposti impianti. Quali sono i marchi che commercializzate? Prontal commercializza prodotti di due marchi appositamente ideati per il vending: “Ké Cafè”, l’etichetta dei nostri espressi e degli aromatizzati, ed “Espressi della Natura”, che comprende la linea di orzi e tisane. Cosa vi ha portato a scegliere di produrre le cialde anche in un formato più piccolo? Negli ultimi anni, con la crescita continua del mercato del porzionati, abbiamo ampliato la gamma realizzando una cialda più piccola, molto apprezzata nel Centro-Sud. L’esigenza è nata sia per soddisfare una richiesta del mercato sia per fronteggiare la concorrenza della grande distribuzione, che vende cialde ad un prezzo più basso ma non può garantire il servizio e la competenza dei nostri operatori. Inoltre, negli ultimi anni siamo presenti nel vending anche con il nostro sistema a capsule, un sistema aperto che ha avvicinato molti clienti fino ad ora vincolati ai sistemi chiusi. Chi come noi abbatte il sistema chiuso deve dare supporto a 360° per far sì che il cliente possa scegliere tra diversi torrefattori e differenti prodotti e formati che si adattano a più

macchine. Chi lascia un sistema chiuso difficilmente passa ad un altro sistema chiuso.
Caffè Molinari è una torrefazione italiana di lunga tradizione. Come mai ha scelto di entrare nel vending puntando su prodotti alternativi? Il caffè in grani è il nostro prodotto di punta. La metà del nostro fatturato (esclusa l’area emiliana) le realizziamo all’estero, dove viene venduto nelle latte. Le miscele che utilizziamo in questo canale non sono state studiate appositamente per i distributori automatici, quindi preferiamo non offrire nel vending questo prodotto e privilegiamo la promozione di bevande alternative come the e tisane, caffè aromatizzati e prodotti biologici, anche questi ultimi soprattutto all’estero.
Il biologico nella DA è ancora una piccolissima nicchia. Nel vending italiano il biologico è ancora poco diffuso e poco richiesto, ma ci sono delle eccezioni: abbiamo una collaborazione con Alce Nero e siamo licenziatari del marchio Fair Trade, i nostri prodotti bio sono distribuiti da NaturaSì (la catena più importante di supermercati bio a livello nazionale) e in alcuni mercati del Nord Europa non è possibile vendere senza avere una scelta biologica. Il nostro è il primo prodotto allo stesso tempo bio ed equo-solidale.
I prodotti alternativi hanno comunque un buon riscontro di mercato? Assolutamente. All’estero alcuni mercati, come ad esempio Germania, Svezia e Corea, ci richiedono espressamente i prodotti bio-equosolidali. Ciò mi fa credere che in un prossimo futuro questo discorso arriverà anche nel nostro paese; oggi è ancora un po’ prematuro vedere dei grandi risultati.
Cosa presentate in particolare agli operatori presenti ad Expo Vending Sud? Stiamo presentando anche in questa area geografica gli aromatizzati e le tisane, che noi comunque produciamo già da diversi anni. Fuori orario spesso si preferisce un the o una tisana all’espresso e soprattutto il pubblico femminile, attento ed esigente, che rappresenta

una fetta importante delle consumazioni nei luoghi di lavoro, chiede prodotti alternativi. La nostra linea “Espressi della Natura” comprende tisane, the verde, the al limone, la variante “Energy”; prodotti complementari, certo, ma strategici in un mercato in cui la concorrenza aumenta e diventa sempre più competitiva, un mercato in cui, fortunatamente, il comparto OCS e vending offrono ancora un discreto margine di azione.


molto alti? Probabilmente siamo gli unici ad avere 28 tipi di cialde ma, pur coscienti dei costi, abbiamo fatto una scelta consapevole e i nostri clienti sono ovviamente molto soddisfatti dall’ampiezza dell’offerta. Siete ben posizionati anche nel segmento “home”? Lavoriamo anche nel settore domestico, con la differenza che per la famiglia il progetto va leggermente modificato, perché le battute sono inferiori a quelle di un ufficio. La cialda ESE è stata superata per effetto dei prezzi della GDO e la componente del servizio ha un peso diverso.


Per le vostre cialde consigliate una macchina in particolare? Preferiamo lasciare al gestore la libertà di scegliere. Le nostre cialde si adattano a diverse macchine e noi siamo interessati a far conoscere i nostri prodotti, quindi la macchina è un veicolo per promuoverne la diffusione. Ogni anno indichiamo ai clienti alcuni costruttori per i quali siamo in grado di offrire il servizio di assistenza e teniamo in magazzino alcune macchine, tre o quattro per ogni tipo di fascia: cialda ESE, cialda 38 e capsula. Abbiamo personalizzato la macchina per le capsule, ma lasciando il sistema aperto.

Tra i vostri prodotti ci sono tre qualità diverse di orzo: come mai avete frammentato un segmento già di nicchia? Molte volte capita di bere un orzo pessimo e questo dipende dalla resa della macchina. Abbiamo creato diverse qualità di orzo, con diverse grammature, per dare ad ogni tipo di macchina la cialda più adatta.
Una gamma così ampia vi porta a dei costi
Puoi parlarci dell’originale moka in cialda doppia? Abbiamo messo a punto un brevetto che attraverso la tecnologia della cialda doppia, già utilizzata per l’espresso, applicata ad una miscela studiata ad hoc e grazie ad un adattatore inserito in una normale moka permette di erogare un caffè “da caffettiera”, ma con la cialda. Probabilmente siamo gli unici nel vending ad aver sviluppato questo tipo di prodotto e devo dire che funziona. Molti le acquistano per comodità, da portare in viaggio, in campeggio o all’estero. È molto pratica e può essere una valida alternativa alla tradizionale moka, mantenendo un prezzo concorrenziale.

Qual è la copertura territoriale in Italia della vostra rete commerciale?
Copriamo 80 province su 110, quindi poco meno dell’80% del territorio.


























In occasione del 50° Anniversario della fondazione dell’azienda,
i dipendenti di Rhea Vendors Group desiderano ringraziare la Proprietà,
e in particolare il Dott. Aldo Doglioni Majer , per avere sempre creduto in loro.
febbraio 2010 buon compleanno rheavendors!


Come riuscite a gestire un territorio così ampio? Il nostro modello prevede in prevalenza la figura dell’agente plurimandatario, però in alcune zone la logistica rende difficile questo tipo di rete commerciale. In Sardegna, Sicilia e Calabria ci sono rivendite che distribuiscono i nostri prodotti, semplificando il nostro lavoro soprattutto quando si parla di ordini relativamente piccoli, ma comunque importanti per noi.















Vi state muovendo anche verso alcune locazioni ho.re.Ca? I bar, le pizzerie e la ristorazione in genere sono un segmento che osserviamo e che non sottovalutiamo, anzi, operiamo già adesso in molte località turistiche, soprattutto nei chioschi a cui possiamo procurare macchine e cialde a prezzi competitivi, oltre a prodotti adeguati per chi ha un esercizio con delle richieste precise da parte della clientela. Continueremo a lavorare in questo particolare segmento di mercato che crediamo in futuro avrà sempre più peso nel business delle torrefazioni e del vending. locazioni ho.











































Media Vending













Media Vending è una dinamica rivendita che da alcuni anni opera con successo nella Provincia di bari. Grazie alla scelta di collaborare con primari marchi del settore del vending: bianchi Vending Group, ristora, water+more, Mei, Comestero Group e alcuni mandati diretti, l’azienda è cresciuta costantemente diventando
un punto di riferimento per il mercato del Sud Italia. Per conoscere più in profondità questa importante realtà, la redazione di D.A. Italia si è recata a Modugno (bA) e ha intervistato Antonio Fioschini, anima di Media Vending e agente Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, basilicata, Calabria e Sicilia di bianchi Vending Group.
Nel 2007 Media Vending ha iniziato i lavori per una nuova e moderna struttura a Modugno. A distanza di due anni quali sono i numeri di questa azienda? Media Vending è molto cresciuta nel corso degli anni e oggi lavorano al suo interno ben undici persone. Collaborano con me: un responsabile amministrativo, un tecnico, quattro commerciali, una persona che assiste i commerciali dalla sede (dalla gestione dell’ordine fino alla fattura), un magazziniere e un autista. Abbiamo anche a disposizione due mezzi per fare le consegne. Con questa struttura serviamo sette regioni italiane: Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, basilicata e Sicilia. L’ultimo arrivo in ordine di tempo è stato quello del nostro agente in Sicilia, che ha già sviluppato nei primi due mesi dei risultati di fatturato importanti, con grande soddisfazione dei clienti, ma sicuramente anche mia, della nostra azienda e del mio core business: i distributori automatici di bianchi Vending Group. Come riuscite a gestire aree con caratteristiche molto differenti tra loro? In ogni regione ci sono persone capaci, che conoscono bene la realtà locale. In una situazione complessa come il mercato della Sicilia è in grado di muoversi meglio un siciliano, della Calabria mi occupo personalmente, mentre le altre aree le gestisco coadiuvato da collaboratori che seguono più nello specifico Marche, Abruzzo, Molise, Puglia e basilicata. Tutte queste zone hanno un fatturato importante, ma sicuramente lo sviluppo maggiore si sta avendo


in Puglia, Calabria, basilicata e Sicilia, dove in un anno particolare come questo non solo abbiamo mantenuto alte le vendite, ma siamo persino cresciuti. Che gamma di prodotti proponete al mercato? Noi forniamo al mercato tutta la gamma dei distributori automatici a marchio bianchi, i filtri water+more, le rendiresto Mei e i sistemi di pagamento di Comestero Group, i solubili ristora e bueno. Abbiamo anche altri mandati diretti, tra cui Pago, NutritionSantè e Salati Preziosi. Va citato il fatto che nell’ultimo periodo Salati Preziosi ci sta dando grandi soddisfazioni e ci sta facendo fare un ottimo fatturato, grazie ad un prodotto di qualità e con un prezzo interessante. Lavoriamo con i prodotti in modo diretto e stiamo cercando di acquisire altri mandati, in particolare due molto importanti, anche se per scaramanzia preferisco non parlarne adesso. Anticipo soltanto che si tratta di un prodotto liquido e di uno solido. Che supporto reale ti danno questi grandi marchi? Poter commercializzare questi grandi marchi ci permette l’introduzione anche in situazioni in cui era molto difficile entrare solo attraverso il distributore o il sistema di pagamento. Avere un prodotto leader ci consente di avvicinare i clienti e farci conoscere. Come molti fabbricanti italiani anche bianchi Vending Group ha vissuto un periodo difficile: nella tua zona la crisi si è sentita? La crisi si è fatta sentire più che altro nell’area Nord di nostra competenza, quella di Marche e Abruzzo. In quelle zone abbiamo

sofferto, vuoi perché ci sono state delle acquisizioni, vuoi perché ci sono delle grandi aziende che l’hanno subita pesantemente e questo si è ripercosso sugli acquisti. Nel Molise, al contrario, è andata abbastanza bene, forse perché lo scorso anno abbiamo acquisito i due clienti più grossi, che da soli ci hanno fatto totalizzare un fatturato che in quella regione non avevamo mai avuto. Per quanto invece riguarda la Puglia, la Calabria e la Sicilia siamo in lieve incremento. Da meridionale mi piace dire che siamo sempre stati in crisi, per cui non la sentiamo.
A Modugno ci sono altre importanti realtà del vending. Come mai avete investito nella stessa zona? La concorrenza è molto accesa? Non ho idea del perché questa zona sia così fortemente presidiata da altre aziende vending. Forse hanno visto l’incremento di Media Vending! Siamo qui da circa sei anni e siamo cresciuti molto, magari questo incoraggia anche altri operatori. In Puglia fino adesso si è lavorato sempre in modo corretto, seguendo i criteri della concorrenza commerciale e non si è mai arrivati a situazioni spiacevoli.
Quale tipologia di clientela seguite in particolare? Siamo partiti con l’idea di dedicarci ai piccoli e medi operatori e l’abbiamo portata avanti.
In questi anni molti di loro sono cresciuti, qualcuno si è talmente sviluppato che abbiamo dovuto passarlo direttamente a bianchi, altri li continuiamo a servire comunque noi.
La nostra, anche se vi collaborano undici persone e l’anno scorso ha realizzato quasi un milione e mezzo di fatturato, è una struttura piccola per supportare un gestore grande con dei numeri importanti ogni anno. Il cuore del nostro lavoro è prendere il gestore da piccolo, farlo crescere, seguirlo e dargli tutta l’assistenza necessaria. Per potergli garantire uno standard di servizio sempre più elevato, da un anno abbiamo un magazzino ricambi molto efficiente e riusciamo a consegnare i pezzi nel giro di 24-48 ore.
Anche nella tua zona si sta diffondendo la tendenza ad incassare i pagamenti con tempi estremamente lunghi? Purtroppo sì. Ormai nel mercato del vending si è diffusa la pratica dei pagamenti con scadenze lunghe, con franchigia, leasing, factoring, ecc. Questo accade non perché il gestore non ha soldi, ma perché ormai c’è chi gli offre i pagamenti a lungo termine e loro naturalmente accettano. Anche noi purtroppo ci siamo dovuti adeguare a questa situazione.
Si riescono ancora a garantire i finanziamenti o è sempre più difficile l’accesso al credito per i piccoli gestori? Con la società che si occupa di leasing siamo riusciti a mantenere lo stesso fatturato che facevamo l’anno scorso. Anche il comparto finanziario è comunque in crisi e questo porta le aziende di leasing a concedere di meno e con tempi più lunghi. Com’è il tasso di vitalità delle imprese nella tua area di competenza?
Ci sono ancora tanti operatori interessati ad entrare nel nostro settore? Come sempre in questo settore ci sono ancora tanti piccoli operatori che già avevano una qualche esperienza di vending (caricatori o commerciali) che si mettono in proprio. Però negli ultimi sei mesi abbiamo registrato un fenomeno molto interessante e atipico: numerosi “privati” si stanno organizzando e acquistano per gestire autonomamente i distributori.




Ci stanno arrivando addirittura delle proposte aziende che vogliono un pacchetto di assistenza sulle macchine in modo da non dipendere da un’impresa di gestione. È una situazione che fa riflettere.
Media Vending si occupa anche di OCS e ho.re.ca? Media Vending mette sempre il cliente al centro del proprio business ed è per questo che in quest’ultimo periodo ci siamo attrezzati per esaudire le richieste del mercato puntando molto anche sull’OCS, sia con le macchine che con il caffè. L’ho.re.ca è un canale che stiamo sondando, ci stiamo lavorando con i distributori per la prima colazione tipo Gaia. Abbiamo fornito piccoli alberghi e abbiamo venduto dall’inizio dell’anno ad oggi una settantina di macchine.
Per il 2010 cosa ti aspetti dal mercato del vending? hai dei progetti particolari? Il 2009 è stato l’anno della crisi e siamo riusciti a superarlo senza perdere, anzi con un leggero incremento. Il 2010 dovrebbe essere l’anno della ripresa e se è vero dovremmo andare meglio. È chiaro che il mercato si sta diversificando, quindi bisogna stare molto attenti ai clienti e ai cambiamenti del modo di fare gestione. riuscite a trasmettere ai nuovi operatori la formazione necessaria per affrontare questo tipo di attività? In questa nuova sede ho fortemente voluto una sala riunioni dove teniamo un corso di formazione all’incirca ogni quaranta giorni. Inoltre i nostri tecnici girano le sedi dei nostri clienti per insegnargli come è fatta e

come si installa una macchina. Anche in seguito continuiamo a guidarli offrendogli un supporto diretto o telefonico. Abbiamo puntato molto sulla formazione e sul servizio perché sono convinto che nel vending questo
aspetto abbia un ruolo centrale. Fortunatamente siamo riusciti a trasferire la cultura del servizio ai nostri clienti e credo che oggi questo ci venga riconosciuto come la nostra carta vincente.


















Italmatic Group


M e r c a t o



Vend i n g Gestor
Italmatic Group, grazie ad un costante impegno e alle molteplici soluzioni che è in grado di offrire ai propri clienti, ha saputo imporsi sul suo territorio di competenza come una delle più valide aziende nel settore della ristorazione automatica. La società mette a disposizione il know how acquisito in oltre un venticinquennio di attività per suggerire e concordare con i propri clienti le soluzioni progettuali più idonee alle specifiche esigenze. La certificazione ISO 9001:2000 evidenzia l’intento dell’azienda d’innalzare costantemente il proprio livello qualitativo. Particolare attenzione viene riservata alle direttive del codice sanitario e i dipendenti seguono con regolarità corsi di formazione per essere in linea con il decreto legge sull’hACCP. Il magazzino è sottoposto ad un continuo controllo su entrate e uscite

delle materie prime ed è soggetto a frequenti ispezioni sulle rotazioni dei prodotti. Italmatic crede nell’importanza di investire in attrezzature e ricerche di mercato per migliorare il servizio offerto ai propri clienti. La sede del Gruppo si trova nella zona industriale di Napoli, su una superficie complessiva di circa 4.000 mq, ove sono dislocati gli uffici, i laboratori di revisione e manutenzione, il magazzino con celle ermetiche per i prodotti deperibili, le aree dedicate al personale e le aree protette per il ricovero degli automezzi. La redazione di D.A. Italia, per conoscere più in profondità l’ultimo importante progetto di Italmatic, la produzione in proprio di panini, si è recata a Napoli, dove ha incontrato e intervistato il dottor Salvatore remito, uno dei fondatori dell’azienda.




















Quali considerazioni vi hanno spinto ad investire in un progetto legato alla produzione di un prodotto fresco? Quando abbiamo deciso di utilizzare i prodotti del fresco all’interno dei distributori automatici, ci siamo rivolti ad operatori locali, ma le esperienze sono state deludenti. Il prodotto che ci fornivano era scadente e probabilmente nemmeno idoneo dal un punto di vista sanitario. Abbiamo quindi deciso di rivolgerci ad un’azienda del nord Italia che vanta standard di qualità molto elevati ottenendo buoni risultati. Ovviamente però, data la distanza, la gestione degli ordini era difficoltosa e così abbiamo preso l’importante decisione di entrare direttamente nella produzione. Quali strutture avete dovuto implementare in azienda per sviluppare questo progetto? Abbiamo allestito un laboratorio per il prodotto a base di cucinato e un’area destinata al confezionamento, il tutto secondo standard qualitativi molto alti. Il confezionamento avviene in atmosfera modificata, in modo da garantire una durata media del prodotto, testato attraverso analisi di laboratorio, che va dai 40 ai 45 giorni. Grazie a queste analisi siamo arrivati a determinare i vari tipi di alimento da proporre ai consumatori. Il tramezzino è la base dell’offerta, ma proprio perché siamo molto vicini alle esigenze dei nostri clienti abbiamo capito l’importanza di ampliare la gamma. L’utente fino a ieri era quasi “obbligato” a consumare cracker, biscotti salati o patatine in sacchetto, perché venivano proposti solo quei prodotti salati. Oggi ci siamo resi conto che le famose pause sono diventate più interessanti, perché le mense tradizionali stanno quasi sparendo all’interno delle aziende, ma chi sta otto ore al lavoro ha la necessità di avere a disposizione una forma di ristorazione. Noi vogliamo soddisfare queste esigenze e ultimamente stiamo distribuendo ai nostri clienti dei forni per il rinvenimento del nostro prodotto di punta, il “panpizza”, perché, anche se i nostri prodotti sono da consumarsi a freddo, è altrettanto vero che quando uno di questi alimenti ha la possibilità di essere scaldato la sua fragranza


viene esaltata e il risultato finale è sicuramente migliore. Abbiamo investito in un impianto che ha una capacità di produrre circa 8.000 pezzi al giorno e puntiamo ad ottimizzarlo per poter distribuire più prodotto. Come avete affrontato tutta la serie di problematiche (il pane, la farcitura, le salse) che sono ricorrenti nel segmento dei panini? Il nostro progetto è partito da un punto fondamentale: voler realizzare un prodotto di altissima qualità. Per questo abbiamo deciso di affidarci ad aziende in grado di darci un contributo importante in termini di materie prime e di esperienza. Abbiamo scelto, ad esempio, Parmacotto per i salumi, Greci per le salse e aziende locali per i prodotti tipici della Campania. Ci siamo avvalsi di un ingegnere specializzato affinché ci guidasse in questa situazione, iniziando con una fase di test e poi perfezionando il processo. Abbiamo lavorato anche sul corretto formato del prodotto, seguendo le regole del canale del vending e le esigenze dei consumatori, e siamo arrivati a produrre panini di un peso compreso tra i 100 e i 140 grammi.


Distribuite i vostri prodotti anche in altri canali? La nostra capacità di produzione ci consente di affacciarci sia alla DA che al mercato tradizionale, anche perché adesso quasi il 60-70% degli esercizi commerciali ha capito che è più conveniente avere dei prodotti conservati in base alle richieste, invece di produrli in proprio. Come avete scelto i formati dei panini? La nostra macchina è dotata di due tipi di stampo: uno per il vending che ha il formato 100-140 grammi e uno per il canale tradizionale, con un formato più grande. Quando abbiamo affrontato questo discorso siamo partiti dai distributori, abbiamo valutato le macchine a spirali presenti sul mercato e in loro funzione abbiamo studiato la vaschetta e fatto preparare lo stampo. Oggi, nel 90% dei casi, i prodotti che vengono inseriti nei distributori automatici sono degli adattamenti, non è mai stato fatto uno studio dimensionale per il vending. Ciò ha causato da sempre un grosso vincolo per le macchine a spirale che spesso si inceppano proprio per questo motivo, quindi ritengo che non bisogna dare la colpa ai costruttori.




C’è ancora tanta strada da fare e la cosa bella della nostra attività è che il nostro è un lavoro estremamente dinamico, dove ogni giorno si può sviluppare una nuova idea che può tradursi in un’innovazione che ritroveremo all’interno dei distributori automatici, soprattutto per quanto riguarda le macchine del freddo. Fra le vostre tante proposte c’è anche la macchina per il gelato: come siete arrivati ad offrire questo prodotto? La nostra azienda importa una macchina per il gelato che stiamo distribuendo sul mercato nazionale e per la quale abbiamo anche stipulato degli accordi con Nestlé. È un settore difficilissimo, ma in un certo senso siamo stati obbligati ad occuparcene, dare soluzioni ai clienti è fondamentale se si vuole creare fidelizzazione ed evitare di perdere qualche locazione. Inizialmente ci siamo rivolti alle aziende nazionali che producono questa tipologia di macchine, ma non eravamo soddisfatti del controllo delle temperature e del mantenimento del freddo che, per un prodotto di per sé molto delicato come il gelato, sono requisiti fondamentali. Abbiamo in seguito individuato un tipo di macchina prodotta negli USA che ha completamente ribaltato il concetto della distribuzione dei gelati: all’interno di un cassone è posizionato un pozzetto e grazie ad un’elettronica molto sviluppata e affidabile si è realizzato un sistema semplicissimo, nel
quale un asse xy mediante una proboscide aspira ed eroga il gelato allorquando si apre lo sportello. In questo modo l’autonomia della macchina è passata da 200 a 450 pezzi circa. Inoltre la transazione avviene attraverso la visibilità di alcune fotocellule, quindi non è possibile che il cliente possa perdere del denaro poiché se la macchina non vede il prodotto non accetta il pagamento. Per il mantenimento della temperatura, siamo arrivati ad ottenere otto ore di autonomia in caso di mancanza di corrente elettrica. Abbiamo sviluppato insieme a Nestlé un sistema di telemetria che consente di dare informazioni al gestore tramite un allarme attivabile anche sul cellulare e grazie al quale il cliente è avvisato in caso di un’anomalia tecnica. Da quando importiamo queste macchine (circa un anno e mezzo), gli interventi sono stati molto limitati, non abbiamo mai avuto riscontri negativi e il distributore si è dimostrato di semplice utilizzo. Noi vendiamo la macchina, la imballiamo, la consegniamo e uno dei nostri tecnici esegue la prima installazione. Con questa macchina riuscite a risolvere i problemi della rotazione, della stagionalità e della marginalità? La macchina, che ha 12 selezioni, nasce per il gelato ma in realtà, poiché utilizza un congelatore interno con scomparti non rigidi, può essere adoperata per erogare prodotti surgelati da rinvenire.
Questi distributori sono inoltre perfetti per i negozi automatici. In particolari locazioni il gelato è un prodotto che rappresenta anche un minisnack, non è solo estivo, tra l’altro il gelato è un sostitutivo del pasto salubre e altamente digeribile. Tornando sul tema dei panini: perché avete scelto il “panpizza” come tipo di pane?
Qualsiasi tipo di pane se sottoposto ad una temperatura di 4°, che noi abbiamo l’obbligo di rispettare nella catena del freddo, generalmente si stratifica e assume una consistenza gommosa. Il panpizza al contrario contiene alcuni ingredienti che lo rendono più soffice e tendono ad evitare l’effetto gomma. Inoltre il panpizza di per sé è più saporito del pane tradizionale e ha un gusto completamente diverso, generalmente più gradito, soprattutto nel nostro territorio di competenza. Al momento state seguendo altri progetti? Sì, ne stiamo seguendo un altro denominato
Tiella che spero diventi il nostro fiore all’occhiello. Nasce da una tradizione marinara secondo la quale all’inizio del ‘900, dato che le barche che andavano per mare per la pesca non avevano le cucine a bordo, le mogli dei pescatori o le massaie del posto cuocevano per loro delle pizze farcite con i prodotti più disparati che potevano conservarsi per tre o quattro giorni. Questo è un prodotto che può essere gustato








freddo, non ha bisogno necessariamente del frigorifero ed è estremamente gradevole, molto amato nella zona. La tiella è un prodotto tipico del Golfo di Gaeta ed è diventato DOC, noi non abbiamo fatto altro che adattare il prodotto realizzando un formato per il vending. Di fatto si tratta di una torta salata di pasta morbida con farcitura a base di pesce (il polpo) e che viene proposta anche con le acciughe o con le cipolle. È un prodotto completamente diverso, una novità assoluta; i test effettuati sono stati molto interessanti e ci hanno convinto a sviluppare il progetto che riteniamo possa avere un grande successo. Vogliamo offrire la possibilità di scegliere prodotti dal gusto completamente diverso dai tradizionali, seguendo un concetto base: innovare. bisogna sperimentare idee nuove. riuscite a garantire ciò che è scritto nel vostro slogan: “più qualità, più servizio, più cortesia”? Siamo un’azienda certificata ISO 9001:2000 da tre anni, proprio perché crediamo nella qualità. Ogni anno l’ispezione di verifica conferma che abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci siamo prefissati e questo ci dà molta soddisfazione. Oggi si parla tanto di crisi e indubbiamente c’è; per uscirne bisogna investire in qualità, sembra un paradosso, ma è l’unico sistema. Chi lo fa secondo me si apre al futuro, ritengo che nel settore del vending si possa investire in qualità ed essere al tempo stesso competitivi con il prezzo, perché il costo maggiore è da imputarsi alla manodopera e noi automatizziamo il più possibile. Italmatic è una storica gestione di Napoli. Quanto è importante in questa zona la conoscenza specifica del territorio?


La conoscenza del territorio è fondamentale e, almeno per quanto riguarda il caffè, visto che la nostra è una tradizione secolare, sappiamo che il consumatore locale è molto esigente. Qui abbiamo abitudini differenti, vogliamo il caffè cremoso, concentrato e con un ottimo gusto. Quindi è chiaro che quando un’azienda decide di affrontare il nostro territorio deve avere un prodotto adeguato. Noi cerchiamo di difendere le nostre postazioni con una forte presenza presso il cliente, attraverso interventi e servizio. Questo lavoro in questa regione non si può fare dalla scrivania o con il computer, anche perché qui c’è un fermento continuo: un giorno si passa in un luogo dove non c’è niente e poi all’improvviso il giorno dopo ci sono dei capannoni, delle aziende, delle attività.

La nostra offerta e il nostro servizio vengono studiati per le esigenze del singolo cliente, perché ogni categoria ha caratteristiche diverse dall’altra. Certo in questo modo la gestione è molto più difficile, però sicuramente si ottengono dei rendimenti molto più elevati. Avete subito anche voi la crisi dei consumi nel 2009? Io faccio una battuta: la crisi qua al Sud l’abbiamo vissuta un po’ di meno, ma sai perché? Aziende qua già non ce n’erano, quindi non sono potute scomparire!
Personalmente credo che la crisi, così come se ne sente parlare, non abbia coinvolto tutto il nostro settore. Sicuramente la gente ha meno denaro in tasca e quindi mentre prima spendeva con più facilità oggi dà un valore più corretto a ciò che acquista. Le nuove generazioni stanno crescendo all’interno di Italmatic. Come porteranno avanti l’azienda? La più grande soddisfazione di chi come me è partito da zero e ha costruito qualcosa è poter vedere i figli proseguire lo stesso percorso. ho due figlie, la più grande oggi studia all’università management aziendale ed è già introdotta all’interno dell’azienda. Il futuro di Italmatic sarà gestito da due donne e posso affermare che spesso dimostrano più carattere degli uomini!
Quanta importanza ha per voi il sistema informatico per il controllo di gestione?
L’informatica è sempre più importante e per questo due anni fa abbiamo deciso di implementare un sistema di controllo di gestione. Oggi non se ne può fare a meno. Le aziende del vending mai come in questo periodo hanno bisogno di un sistema informatico efficace per capire ed elaborare i dati, per evitare scelte con rischi elevati. Il nostro è un sistema abbastanza completo che offre un controllo di gestione straordinario, consente di vedere esattamente cosa funziona in azienda (o cosa non funziona) e finalmente aiuta in modo concreto a risolvere alcune problematiche.

È stato traumatico il passaggio al nuovo sistema? È sempre traumatico ogni volta che si fa qualcosa di nuovo. Il problema è che la nostra mentalità si deve abituare ad essere flessibile: dopo le difficoltà iniziali che sempre si hanno di fronte ad una novità, è importante rendersi conto del fatto che questo strumento aiuta a lavorare meglio, meno e con più soddisfazioni. Come gestite in azienda il rapporto con il personale? In tanti anni d’esperienza in azienda abbiamo provato tutte le condizioni contrattuali possibili per il personale e oggi siamo arrivati alla conclusione che il modo migliore per gestire un’attività sia avere dipendenti diretti. In primo luogo perché chi lavora deve “sentire” l’azienda, perché il vero patrimonio di una società è costituto soprattutto dal personale, che fa la differenza. Per questo investiamo molto nella formazione e riteniamo importante la selezione. Negli anni abbiamo creato un ambiente molto sano in cui vigono il rispetto, la professionalità e soprattutto l’attaccamento a quelli che sono i valori che ogni individuo dovrebbe avere. Il dipendente sa che può parlare di qualsiasi problema, anche personale, e nei limiti del possibile ha sempre trovato apertura da parte nostra. Quante persone collaborano oggi in Italmatic? Oggi lavorano in azienda circa cinquanta persone. La gestione del personale è un argomento delicato, ma se si lavora con il rispetto del rapporto umano anche i rendimenti crescono di conseguenza. Il rapporto umano supera ogni limite. Quando si è creato un ambiente sano, le cosiddette “mele marce” non esistono. Qui in Campania sicuramente abbiamo delle realtà particolari, basta sfogliare il giornale nelle pagine della cronaca nera, ma c’è tanta gente che ha voglia di lavorare bene e Italmatic è un esempio di questa volontà. Un’ultima domanda personale: può parlarci della sua grande passione per il mare? Sono sempre stato un appassionato e
stando a Napoli è difficile non avere un rapporto particolare con il mare. È una cosa che mi segue dall’infanzia, che non ho mai trascurato e ancora oggi è una passione a cui nel tempo libero mi dedico moltissimo. Come diceva prima, lavorare bene significa avere più tempo libero… Vede, c’è il motto ”vivere per lavorare o lavorare per vivere?”. È la scelta di sempre. Chiunque fa impresa alle volte è preso da questa spirale e non se ne rende conto. Invece io sostengo che è sì importante lavorare, perché attraverso il lavoro si raggiungono degli obiettivi e si possono realizzare anche dei sogni, però non è possibile immaginare una vita di solo lavoro. È necessario avere il tempo libero, altrimenti è la fine. L’anno scorso sono stato un mese in Australia e mi è piaciuto molto il loro modo di vivere, passano molto tempo all’aria aperta e sono molto professionali e seri sul lavoro, però ogni giorno staccano presto e si godono il loro tempo libero. Noi qui invece limitiamo le nostre passioni al sabato e alla domenica, perché generalmente chi fa impresa è troppo impegnato... Io cerco di strutturare bene il mio lavoro per avere tempo a mia disposizione, comunque comprendo il desiderio di realizzarsi nella carriera, io stesso sono contento di aver creato e visto crescere quest’azienda. La mia passione per il mare, di cui sono estremamente fiero, mi ha insegnato a cavarmela nelle varie situazioni, perché andare per mare significa spesso doversi gestire da soli e questo concetto mi ha reso più autonomo. Non esistono problemi di lavoro che non si possano risolvere con la dedizione e poter dire: “ce l’ho fatta, ci sono riuscito”, è sempre una bella soddisfazione.







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Speciale Know How





Tutela delle Informazioni Commerciali e delle Tecnologie Aziendali





Come e perché proteggere il know how e le innovazioni aziendali
Il tema della protezione delle informazioni e delle tecnologie aziendali è un elemento essenziale per il business di un’impresa e persino – in molti casi – per la sua stessa sopravvivenza. La tecniche di tutela del know how tecnico e commerciale consentono alle imprese di ottenere una posizione di vantaggio competitivo sul mercato e di mantenerla, gestendo i rischi connessi all’uso che i concorrenti possono fare di questo know how.
Sul tema ha scritto per noi l’avvocato Michela Maggi, professionista esperta in tutela delle informazioni e tecnologie aziendali, marchi, design brevetti, software, comunicazioni ai consumatori, contrattualistica d’impresa e protezione dei dati personali. L’avvocato Maggi è inoltre dottoranda di ricerca in Proprietà Intellettuale presso l’Università di Parma, speaker a numerosi convegni e seminari e autrice di pubblicazioni sulle menzionate materie in Italia e all’estero, nonché titolare dell’omonimo studio legale in Milano (e-mail: mmaggi@maggilegal.it).
Ogni imprenditore sa (o dovrebbe sapere) che ogni innovazione che viene creata o sviluppata all’interno dell’impresa merita di essere protetta dall’uso che di essa potrebbero fare i suoi concorrenti. Infatti, ogni innovazione può portare l’imprenditore ad acquisire un vantaggio competitivo e a guadagnare quote di mercato rispetto agli altri imprenditori del settore. Si pensi ad un nuovo prodotto avente caratteristiche tecniche particolarmente innovative, capaci di consentire ad un’impresa di posizionarsi sul mercato distinguendosi dalla altre. Per ottenere questo risultato, è chiaro che l’imprenditore dovrà essere non soltanto il primo, ma anche l’unico ad utilizzare concretamente sul mercato di riferimento quell’innovazione o quel know how. È dunque essenziale per poter mantenere il più a lungo possibile una posizione privilegiata sul mercato che, da un lato, si sappia come proteggerla e, dall’altro lato, ci si attivi prontamente per impedire che altri concorrenti si avvantaggino nello stesso modo. Ci vuole quindi anzitutto una tutela preventiva del know how e delle innovazioni aziendali. bisogna quindi che l’imprenditore che sia in dubbio su se e cosa proteggere si rivolga
Cosa concretamente potrebbe essere oggetto di protezione?
tempestivamente ad un esperto per farsi consigliare sul da farsi.
Cosa concretamente potrebbe essere oggetto di protezione?
Non solo le innovazioni tecniche e le esperienze tecnico industriali, come si potrebbe credere in un primo momento, ma anche le conoscenze commerciali oppure organizzative di un’impresa (si pensi ai metodi commerciali, alle liste clienti e fornitori, alle tecniche finanziarie, alle tecniche di marketing o di management). Certo, deve trattarsi di informazioni aventi un certo valore economico e generalmente non note e non facilmente accessibili agli esperti e agli operatori del settore.
Come proteggere queste innovazioni? Quale protezione scegliere?
Le innovazioni tecniche possono essere tutelate o attraverso il regime del segreto o attraverso la brevettazione. In entrambi i casi, dovranno ovviamente ricorrere i necessari requisiti di legge. In termini generali, si può dire che il regime del segreto presuppone che si tratti di un’innovazione che conferisca all’imprenditore un vantaggio economico e che quest’ultimo adotti tutte le cautele necessarie a mantenere appunto segreta all’interno dell’impresa l’innovazione. Egli potrà quindi rivelare il segreto al minor numero possibile di persone (e solo ove ciò sia necessario per l’uso dell’innovazione), vincolando queste ultime a non rivelare a terzi il contenuto della stessa. Un’innovazione mantenuta segreta può potenzialmente durare all’infinito. Si pensi alla formula della Coca-Cola che pur essendo stata commercializzata in ogni luogo del mondo, non è mai stata scoperta e ha quindi sempre garantito all’impresa che ne detiene il segreto di mantenere un certo monopolio. Con la brevettazione si verifica l’opposto di ciò che accade con il segreto: l’innovazione viene cioè resa pubblica, ma viene altresì reso pubblico che il titolare della stessa è colui che l’ha depositata e che, in virtù della registrazione, potrà farne un uso esclusivo. La durata della protezione brevettuale e quindi la durata dell’uso che viene riservato in esclusiva al depositante è di venti anni dalla data di deposito della domanda. La brevettazione che, come è noto, avviene attraverso la
registrazione, richiede (in termini esemplificativi) che l’innovazione sia nuova (cioè non sia già compresa nello stato della tecnica) e che essa non sia ovvia o non risulti in modo evidente per il tecnico del ramo. Non tutte le innovazioni sono però idonee ad essere protette come segreto industriale. Non lo sono ad esempio quelle innovazioni tecniche che attengono alle strutture di un prodotto o di un macchinario. In questi casi infatti l’immissione sul mercato o la fornitura del prodotto o del macchinario in questione ne potrebbe consentire la copiatura. Se infatti, attraverso lo smontaggio del prodotto, fosse possibile comprenderne la struttura e riprodurla, è chiaro che il segreto in questo caso verrebbe perso con la prima messa in commercio. Si pensi, nel settore che qui interessa, proprio ai macchinari per la distribuzione automatica che - ove forniti ad un certo soggetto - potrebbero venire facilmente smontati, rendendo piuttosto semplice l’acquisizione della loro struttura interna e, in ultima analisi, la sua copiatura. Vi sono invece una serie di esperienze aziendali e innovazioni, in particolare, quelle organizzative e aziendali che sono più idonee ad essere protette con il regime del segreto. Si pensi a certi modelli organizzativi e gestionali, alle liste clienti o ad altre conoscenze commerciali qualificate. È vero che metodi gestionali o organizzativi aventi certe caratteristiche tecniche (e normalmente attuabili a mezzo di un elaboratore elettronico) potrebbero giungere ad ottenere una protezione brevettuale, ma non è facile che ciò avvenga. Fra l’altro, non è consigliabile brevettare certe metodologie commerciali che, da un lato verrebbero con ciò rese pubbliche, mentre dall’altro sussisterebbe comunque una maggiore difficoltà (rispetto alle innovazioni tecniche) di dimostrare che esse sono state sfruttate illecitamente da un terzo. Quanto abbiamo detto vale per la tutela preventiva, che dovrà essere approntata preferibilmente affidandosi ad esperti, per predisporre le cautele più idonee e valutare strategie di sfruttamento dei diritti. Ma non basta: è necessario che l’imprenditore reagisca ad ogni tentativo di uso e copiatura da parte dei concorrenti della sua innovazione, reazione che dovrà avvenire attraverso meccanismi giudiziali. I diritti di esclusiva e le posizioni privilegiate di mercato si mantengono infatti anche con una costante difesa degli stessi. La mancata reazione di fronte ad un uso non autorizzato da parte di concorrenti all’innovazione può infatti determinare la perdita dell’esclusiva sull’innovazione e

un’indebita acquisizione da parte del concorrente di quote del mercato. Da questo punto di vista, è importante sottolineare che i procedimenti d’urgenza sono, in Italia, piuttosto efficaci e si risolvono - contrariamente a quanto si potrebbe pensare - in tempi abbastanza brevi. I rimedi giudiziali che si possono ottenere in via di urgenza sono poi molto efficaci, perché vanno dall’ordine diretto al concorrente di cessare l’uso illecito dell’innovazione, alla pubblicazione del provvedimento del giudice su quotidiani o riviste di settore, all’applicazione di penali in caso di violazione futura del provvedimento del giudice. In conclusione, per proteggere il proprio know how e le proprie esperienze aziendali, bisogna predisporre tempestive tecniche di protezione delle proprie innovazioni e reagire sul mercato in maniera tempestiva, impedendo ai concorrenti di avvantaggiarsene ingiustamente.




Gioco e Lavoro, Vizi e Virtù:






moto di un marchio famoso, lo fa perché desidera
cilindrata o un peso ben bilanciato?
Conserve Italia, nel settembre dello scorso anno, ha organizzato un momento d’incontro tra i protagonisti del mercato della distribuzione automatica: il reLuxDay. L’evento ha riscosso molto successo e gli interventi dei gli esperti in varie discipline hanno destato l’interesse di tutto il pubblico partecipante. Il tema del valore come nuova frontiera di marketing del vending è stato l’argomento centrale del convegno. Sul tema Gian Luca Marzocchi ha tenuto un importante intervento nel quale ha spiegato il ruolo degli aspetti edonistici (come il gioco, il piacere e il divertimento) nell’assortimento dei prodotti della vetrina e nella progettazione stessa del distributore automatico. Il professor Gian Luca Marzocchi è Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso la Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di bologna. Inoltre, fra le altre cose, è titolare dei corsi di Economia e Gestione delle Imprese, Comportamento del consumatore, Marketing, Valutazione della qualità dei servizi. È Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Scienze Statistiche ed Economiche e del Corso di Laurea Magistrale in Statistica Economia e Impresa, entrambi offerti dalla Facoltà di Scienze Statistiche. Dal 2007 è Direttore della Scuola di Dottorato in Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di bologna. Afferisce al Dipartimento di Scienze Aziendali.
Marzocchi si occupa da sempre di comportamenti di consumo, cercando di capire quali siano i fattori che condizionano le abitudini di acquisto. ha lavorato per un importante gruppo di consulenza, concentrando le ricerche nell’ambito dei canali che utilizzano nuove tecnologie, tra cui i punti vendita dotati di casse self service o self check out e il vending.
Di seguito riportiamo il suo intervento:
Chi compra una moto di un marchio famoso, lo fa perché desidera avere un’ottima cilindrata o un peso ben bilanciato?
Può darsi, ma più probabilmente quello che si acquista è lo status, l’immaginario evocato da quel prodotto, i valori connessi alla moto e convogliati dal brand, valori come libertà, fascino, competizione, estetica.
Quale dimensione mi permette un migliore posizionamento rispetto ai concorrenti?
Quale dimensione mi permette un migliore posizionamento rispetto ai concorrenti?
Che cosa è più facile o, se preferite, più difficile imitare: caratteristiche di tipo tecnologico (per il quale basta comprare know how dai fornitori) o valori, emozioni che sono convogliate dal marchio?
Molti prodotti, anche attraverso il messaggio pubblicitario e la riconducibilità ad un brand vincente, vengono proposti come portatori di emozioni, di sensazioni appaganti: pensiamo all’esperienza del videogioco o del computer, prodotti fruibili addirittura da seduti. Questo è il cuore del marketing esperienziale, che oggi si ritrova nei discorsi degli operatori di marketing delle categorie merceologiche più disparate, da quelle tradizionali a quelle più innovative e che si basa essenzialmente su tre concetti-chiave: coinvolgere, puntare sui valori del marchio e infine pluralità di funzioni di un prodotto. Scelgo un esempio tra tanti: una nota catena di caffetterie statunitense ha fatto del consumo di caffè un’esperienza molto più completa e appagante, creando spazi inusuali per la nostra cultura e il nostro concetto di “bar”, attraverso spazi che sono veri e propri salotti con poltrone, wi-fi, librerie, ambienti per cui è stato coniato il temine eatertainment, perché è un intrattenimento che comprende il consumo di cibo. Questo fa sì che erogando un servizio plurifunzionale, il prodotto iniziale diventa solo un punto di partenza da cui estrarre valore, con un conseguente guadagno economico e successo del brand. Questo avviene perché viene allestita un’esperienza e perché questi signori sono riusciti a trasformare una competizione tutta giocata sul prezzo in una competizione che si basa su un’offerta fortemente differenziata. riuscire a muovere queste tre leve permette di vendere ad un prezzo “premium”, invece che ad un prezzo allineato con la concorrenza e ad estrarre valore dalla mia attività. Possiamo innanzitutto definire meglio i consumatori più inclini a usare le tecnologie self service, che hanno tre caratteristiche dominanti: una forte autostima (di solito correlata a scolarizzazione, ambiente familiare, ecc.); nessuna paura della tecnologia (spesso quindi sono giovani); curiosità, ricerca della novità.
cosa è più
Che
facile o, se preferite, più difficile
caratteristiche di tipo tecnologico o valori, emozioni che sono convogliate dal marchio?
Alla tecnologia viene richiesto di garantire funzionalità, affidabilità, di essere semplice, ma il dato che emerge più di ogni altro quando si parla di tecnologia è il bisogno di divertimento: la tecnologia deve divertire. L’utente utilizza la tecnologia soprattutto per divertirsi. Perché si cerca la novità? Due sono i motivi per cui si cerca la novità: per trovare nuovi stimoli e per trovare nuove soluzioni da applicare a vecchi prodotti. Questo è il motivo che ci spinge a cambiare il telefono o il pc anche se non ce n’è bisogno. Il divertimento è intrinseco alla tecnologia La tecnologia di solito ci sfida, impone l’apprendimento e noi ci divertiamo e siamo gratificati nell’imparare nuove cose. Sei anni fa un importante nome della GDO ha finanziato una ricerca per capire cosa muovesse il consumatore a utilizzare - o a non utilizzare - il self scanning, la pistola che legge il codice a barre delle confezioni. L’idea del cliente era quella che dipendesse dal controllo sul processo e dal fatto che ci fosse qualcuno a spiegarne il funzionamento. È emerso invece che il motivo principale dell’utilizzo di questa tecnologia è il divertimento che il consumatore ne trae. Significa che tutto ciò che ha a che fare con le tecnologie self service e con i distributori automatici deve anche divertire. Sembra quindi in qualche modo passata l’idea che per un prodotto la componente emotiva del brand sia fondamentale, perché, come abbiamo visto, non il prodotto in sé, ma il modo in cui viene proposto diventa importante, è necessario fare leva sulla componente di autogratificazione legata all’esperienza di consumo.
In che modo l’ampiezza dell’assortimento c’entra con tutto questo?
L’ampiezza di assortimento è il contesto all’interno del quale l’acquisto avviene e influenza la scelta tra vizi e virtù, nel senso che nel momento in cui ho davanti a me una serie di prodotti per la vending machine o per il self service, alcuni palesemente gratificanti, altri più salutari, il mio atteggiamento sarà condizionato dal numero e dal genere di proposta.







In che modo l’ampiezza dell’ assortimento c’entra con tutto questo?
L’ampiezza dell’assortimento ha un ruolo nel far sì che la persona scelga ad esempio una barretta di cereali e muesli o al contrario uno snack? Come?
La risposta è sì. Scegliere tra venti prodotti invece che tre o quattro rende la selezione più difficile e diversi studi dimostrano che di fronte a una scelta difficile non ci si impegna. Ad esempio, nel momento in cui dovete fare una valutazione che riguarda l’azienda e dovete scegliere tra una soluzione ottimale, ma con qualche rischio e una scelta sub ottimale, ma sicura: quale prendete? Solitamente la seconda. Ormai è largamente accettato che questo modello prevale non solo a livello organizzativo, ma anche a livello individuale. Gli individui si comportano come il manager: dovendo scegliere fra l’ottimo ma a rischio e una scelta più tranquilla e sicura, si preferisce quello che è giustificabile. buone ragioni rispetto a nuove opzioni, facendo qualcosa che non è esattamente quello che desiderano, ma che lascia sereni con se stessi, che non comporti inutili rischi. È esattamente il modello aziendale, però è interessante che avvenga a livello di individuo. Quindi, di fronte ad un assortimento ampio l’individuo fa la scelta più giustificabile. E qui arriva la cosa interessante, cioè che ciò che è più giustificabile cambia nel momento in cui questo prodotto viene acquistato all’interno di un contesto professionale o all’interno di un contesto che possiamo giudicare più astrattamente “di intrattenimento”. Ci sono situazioni in cui l’acquisto al distributore automatico avviene come sosta all’interno di una giornata professionale: a dire il vero quello che conta non è se l’individuo sta producendo o no, quello che conta è che percepisca la pausa come meritata all’interno di una faticosa giornata. Cosa succede quindi? Che di fronte a un assortimento ampio e quindi a una scelta concettualmente più complessa, la scorciatoia mentale che l’utente usa è domandarsi cosa lo possa giustificare. Il vizio è giustificato dal fatto di volersi premiare con una ricompensa. Aumentare le opzioni di scelta tende a far concentrare i comportamenti di consumo verso prodotti che sono percepiti come premianti, esperienziali, divertenti. Come si può facilmente intuire, ci sono però anche altri fattori che determinano la scelta al momento dell’acquisto: voi conoscete
L’ampiezza
ha un ruolo nel far sì che la persona scelga ad esempio una barretta di cereali e muesli o al contrario uno snack? Come?
benissimo le percentuali di vendita delle vostre macchine all’interno di contesti riconducibili ad ambiti professionali piuttosto che in ambienti legati all’intrattenimento (percentuali oggi minoritarie, ma in crescita). Ecco che succede allora che gli acquisti avvengano in un contesto in cui il consumatore è già premiato dal contesto stesso, come un centro sportivo in cui vado a giocare a calcetto e nel quale consumo un integratore, anche se non necessario; in questo caso scatta il meccanismo che porta a pensare: “sono stato a divertirmi, quindi adesso faccio il bravo, non prendo una bibita con zucchero e caffeina...”. Tutti questi risultati potrebbero suggerire che un diverso allestimento del contesto di acquisto rischia di interagire con l’assortimento in un modo che se non conosciamo, non possiamo usare a nostro vantaggio.
C’è un modo per provare a chiudere questo cerchio e passa attraverso la marca, perché la marca riesce a gestire e convogliare entrambi i valori La marca può rassicurare e quindi assumere, se declinata in un certo modo, connotati utilitaristici, sobri. Il gruppo che mi ha finanziato sei anni fa queste ricerche, lo ha rifatto l’anno scorso in seguito all’introduzione di una nuova tecnologia nei punti vendita. Io ho riproposto lo stesso questionario di sei anni fa agli utenti del self scanning e dalle percentuali si nota un cambiamento: meno spazio al divertimento, adesso l’importante è il controllo. Chi usa questa tecnologia vuole controllare il processo, vuole essere padrone del suo percorso di acquisto. E il divertimento? Ucciso dalla consuetudine.
Qual è la morale, se ce n’è una?
Io ne vedo una, nitida: guai a noi se pensiamo che una volta individuata una tecnologia che gratifica il consumatore, lui sarà contento per i prossimi vent’anni. Il consumatore lo conosciamo, perché siamo noi; è un consumatore che si annoia, che vuole sempre un giocattolo nuovo.
Quindi non ci illudiamo che una volta trovato il giocattolo che funziona questo giocattolo possa essere proposto ad libitum senza conseguenze.




Qual è la morale, se ce n’è una?





FASTER LIFT 1050, il distributore a spirali dotato di lift, un sistema che consente di vendere anche quei prodotti fragili e delicati. 300 prodotti esposti, da 5 a 10 selezioni per 6/7 cassetti. Temperatura regolabile fino a +3°C e conforme alle normative per la conservazione dei prodotti freschi.

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“Sani e InForma Confida”







Si è svolto il 4 dicembre 2009 a Lecce, presso le Officine Cantelmo, il convegno organizzato da Confida, dedicato alle attività nel settore realizzate in coerenza col programma interministeriale “Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari”, al fine di evidenziare l’impegno dei gestori per la promozione di sani stili di vita e corrette abitudini alimentari. Il Ministero della Salute nel “Piano Nazionale della Prevenzione 2005-2007” ha invitato le regioni a favorire nelle scuole la disponibilità di scelte alimentari nutrizionalmente corrette, con attenzione all’apporto energetico, attraverso interventi che prevedano una maggiore attenzione alla
distribuzione di spuntini a base di frutta o verdure fresche. Il settore del vending potrebbe divenire elemento strategico e trainante, proprio per il suo essere al servizio dei più piccoli e dei più grandi.
All’incontro erano presenti diverse classi di allievi degli istituti scolastici della zona. Istituzioni come la regione Puglia, il Comune e la Provincia di Lecce e la ASL, hanno patrocinato l’iniziativa e autorità istituzionali hanno partecipato in loro rappresentanza.
D.A. Italia ha partecipato all’incontro e riporta di seguito degli stralci degli interventi dei relatori.
















Direttore Generale Confida e moderatore del convegno: Introduzione ai lavori.
“Sono presenti in qualità di relatori rappresentanti del Ministero, delle istituzioni e delle imprese che descriveranno un percorso di educazione, informazione, prevenzione e salute molto importante. Il nostro Paese conta tra la popolazione infantile e adolescenziale il maggior numero di obesità a livello europeo. C’è una progettualità nuova nell’ambito della
nutrizione dove la distribuzione automatica di alimenti e bevande cerca di spendersi e dare una risposta positiva per quanto riguarda le attese. Questa progettualità ha portato ad un attento studio del consumatore, a una differenziazione della gamma e ad una ricerca di nuovi prodotti provenienti anche dall’agricoltura. È poi importante, dopo la progettualità, passare all’informazione. Tutto questo per l’imprenditore ha dei costi, che deve affrontare con ingenti investimenti. Sul piano della progettazione Confida ha già fatto delle esperienze sul territorio in questi ultimi quattro anni, iniziate proprio presso l’ASL di Modena, dove il dottor Fattori è stato colui che ci ha assistito in questo percorso iniziale, che poi si è sviluppato anche in altri contesti regionali. Oggi siamo arrivati a delle sperimentazioni che danno già delle soddisfazioni. Abbiamo sviluppato progetti corposi, come quello odierno, a livello territoriale e progetti che si riferiscono invece alle singole provincie o anche ai singoli istituti scolastici, ma il nostro obiettivo












è coinvolgere tutto il territorio nazionale. Confida ha iniziato questo percorso dandosi un codice di autoregolamentazione nelle scuole e invitando i soci imprenditori a dei seminari per sviluppare la sensibilità nell’approccio con le sedi scolastiche, gli insegnanti, le ASL e con tutte le autorità preposte alla sicurezza alimentare, in modo tale da creare prima una giusta collaborazione e una corretta informazione e in seguito fornire il prodotto”.


responsabile Coordinamento Nazionale Marketing Sociale: Distribuzione Automatica di alimenti e promozione della salute.
“I dati statistici sono importanti se servono per passare alla programmazione. La salute è determinata da alcuni fattori determinanti come l’alimentazione, l’attività fisica e l’astensione da fumo e alcool. Invece la sanità ha un effetto riparatore. I fautori
insieme - tenendo conto delle regole locali - perché da soli imprenditori, scuole ed enti non riuscirebbero a portarlo avanti ottenendo il meritato esito positivo. Visione e azione se unite possono cambiare il mondo”.
abitudini non è di certo semplice.


principali del grado di salute sono la scuola, la cultura e il livello economico. In Italia le situazioni peggiori di obesità fra adolescenti si verificano in Campania e in Sicilia; fra le cause maggiori ci sono l’inattività fisica e le ore passate davanti alla televisione. Pensate che per il 50% dei bambini in sovrappeso, la madre non ha la percezione dello stato del proprio figlio. Inoltre le mamme hanno una diversa sensibilità verso questa percezione se riferita alle ragazze o ai ragazzi.
I prodotti salutari si possono portare direttamente a scuola tramite i distributori automatici; noi l’abbiamo sperimentato sul campo ed è stato evidenziato che il 30% dei ragazzi mangiavano macedonia, perché è sbucciata e quindi comoda da consumare. Anche la comunicazione per la salute può avvenire attraverso il distributore automatico, ad esempio attraverso dei monitor, posti nella macchina, che trasmettono appositi video promozionali.
Sono convinto che questo progetto potrà avere successo se sarà sviluppato da tutti

Da tutte le nostre importanti esperienze rilevate sul campo nasce il progetto nazionale “Sani e InForma”, perché il settore del vending vuole dare corrette e utili informazioni, vuole indicare come è giusto approcciarsi al consumo e alla vita.
Tre gli obiettivi di questo progetto:
>> favorire il consumo di prodotti con determinati profili nutrizionali all’interno dei distributori automatici;
>> monitorare i dati di vendita;
>> dare messaggi a valenza sociale nelle aree di ristoro.
Presidente Gruppo Imprese di Gestione Confida: Il “Valore” della Distribuzione Automatica di alimenti e bevande nel panorama economico e sociale italiano: Il progetto nazionale “Sani e InForma Confida”.
“Quello del vending è un settore importante dell’economia italiana, che ha un ruolo sociale riconosciuto anche dai consumatori. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei consumatori che è quella di non tradire la loro fiducia. La DA è protagonista dei consumi del fuori casa e ha fatto della responsabilità sociale e dell’impegno nei confronti dei consumatori la sua ragione di esistenza e la nostra ossessione. I momenti di dialogo e di confronto con le istituzioni sono fondamentali perché consentono di fare corretta informazione. Il vending, proprio per le sue specificità di erogazione e distribuzione dei prodotti, meno si presta agli abusi alimentari perché la macchina eroga la monoporzione singolarmente.
Una difficoltà rilevata quando abbiamo inserito la mela intera nelle macchine era che i ragazzi non la sapevano addentare: questo ci ha dimostrato che alla base c’è un problema di cultura e di informazione.
L’alimentazione deriva dalla nostra storia, dalla nostra tradizione e quindi modificare le
Monitorare i flussi di prodotti è per noi molto importante perché ci consente di individuare una tendenza e di sviluppare dei miglioramenti”.

Presidente del C.d.A. di DI.A. srl: La sperimentazione sul campo di una società di Gestione.
“Difficoltà e ostacoli s’incontrano nel nostro cammino delle buone intenzioni, l’importante è crederci e mai demordere. Sono nell’attività della gestione dal 1976 e ho vissuto l’evoluzione del settore che ha avuto la sua massima espansione negli ultimi anni, determinata da un’offerta sempre più qualificata della filiera e principalmente dalla domanda generata dalle nuove abitudini e dagli stili di vita.
La mia esperienza di vita è stata trasferita in ambito lavorativo, nello spirito che muove la mia azienda, profondamente condiviso dal mio socio e da tutti coloro che ne fanno parte.
È lo spirito dei valori e l’alimentazione è riconducibile al valore della salute. La mia azienda ha varato un progetto chiamato “Sana Voglia”, che ha ripreso l’esperienza maturata in famiglia, ossia la promozione di quei prodotti gustosi e salutistici nella gamma di una scelta consapevole. Un progetto in sintonia con il protocollo ministeriale per promuovere l’adozione di sani stili di vita. In questo ambito sono contemplati prodotti freschi, senza conservanti, come frutta, insalate, tramezzini che hanno un periodo di vita breve. Il progetto ha riscosso e ottiene ancora l’entusiasmo dei clienti ma in termini pratici ha scarsissimi risultati, perché l’interesse non è bastato ad invertire le tendenze dei consumi. Non nascondo la delusione e l’insuccesso anche in termini economici però il nostro è un dovere morale, la soddisfazione arriva sulla responsabilità sociale che ognuno di noi deve avere affinché possa arrivare il vero cambiamento e noi non abbiamo mai desistito dal perseguire il nostro progetto. Il cambiamento degli stili di vita passa attraverso il coinvolgimento attivo delle famiglie, delle istituzioni, delle scuole e del marketing sociale, ma anche, nel nostro caso, delle società di gestione”.




Professore Ordinario di Scienze dell’Alimentazione all’Università “La Sapienza” di roma e Presidente dell’INrAN (Istituto Nazionale di ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione): Il ruolo dell’alimentazione.
“La distribuzione automatica è un nuovo strumento attraverso il quale gli alimenti arrivano alla nostra scelta alimentare. Tutti noi siamo ben coscienti che l’azione più importante per la nostra alimentazione è la scelta degli alimenti e tutti vogliono insegnarci cosa fare. Nel distributore vediamo un’ampia proposta di alimenti. La nostra nutrizione deve essere varia e trovare gli alimenti porzionati in piccole quantità ci aiuta. Spesso ci siamo consultati su quali fossero le quantità più opportune: questo è un argomento importante perché è la dose che fa il veleno. Non c’è cibo buono e cibo cattivo. bisogna riconoscere che il Ministero della Salute e gli altri organi preposti alla sicurezza alimentare in Italia funzionano bene, perché sentiamo che ogni tanto vengono sequestrate partite di cibi che non sono sicuri per la nostra salute. Il cibo che abbiamo a disposizione è sicuro ed è tanto, quindi siamo noi a dover scegliere le quantità giuste. Nella macchinetta quella quantità è disponibile ogni volta che inserisco la monetina; ecco allora che lo studente, il giovane deve essere educato a saper controllare quell’operazione di richiamo perché non è il cibo ad essere cattivo, ma la quantità eccessiva. Una merendina non ha mai fatto male a nessuno e non credete a quelli che
si dicono esperti di nutrizione e fanno credere che una merendina fa male perché contiene grassi e conservanti: se quel prodotto è in commercio vuol dire che ha superato tutti gli esami degli organi competenti, l’importante è che se ne consumi una porzione al giorno. Io mi devo complimentare con il settore del vending, perché ho visto delle macchine sempre più moderne, non solo per il controllo della temperatura, dell’umidità, per la varietà delle offerte, ma anche per l’efficacia del funzionamento.
I cibi del territorio sono una grande opportunità da sfruttare anche per l’educazione alimentare, come lo sono i prodotti biologici. Credo che nessuno di noi si aspetti che qualcuno dica cosa possiamo o non possiamo fare; noi siamo ciò che mangiamo e la nostra scelta del cibo è importante, perché se non abbiamo un’alimentazione variegata e se non sappiamo contenerci nella quantità vedremo il sovrappeso diventare obesità. Il sovrappeso si può contenere soltanto se ci rendiamo conto che si mangia per vivere e non si vive per mangiare”.



Confida





L’ Assemblea Generale Ordinaria 2010 di Confida in calendario il 20 marzo prossimo, sarà chiamata a rinnovare tutte le cariche sociali. A differenza delle scorse assemblee elettive i candidati alla carica di Presidente dell’Associazione sono tenuti a presentare ufficialmente la propria candidatura con qualche mese di anticipo. La nostra rivista (in questo e nello scorso numero) si è resa disponibile a pubblicare integralmente e per tutti e tre i candidati, gli indirizzi programmatici con i quali intenderanno qualificare, se eletti, il loro mandato. In questa uscita presentiamo il programma di Vincenzo Scrigna e di Giorgio Carletti.
Scrivere programmi per il prossimo “futuro” della nostra Associazione è per me, alla vigilia della scadenza del mandato conferitomi dall’Assemblea Generale del 3 aprile 2007, come guidare un’autovettura guardando in avanti verso nuove mete ma, al contempo, avere lo sguardo anche agli “specchietti retrovisori” e rivedere la “strada percorsa”.
Nel momento in cui molti associati, sia a titolo aziendale che nella loro veste di rappresentanti di altri associati, mi hanno chiesto con una qual certa - per me gratificante ed incoraggiante - insistenza di dare la mia disponibilità per un nuovo e consecutivo mandato alla Presidenza di CONFIDA, mi sono posto la domanda sul “significato” della mia presenza alla Presidenza
dell’Associazione per il prossimo quadriennio. La “risposta” non può che essere ricercata in una “prospettiva” che necessariamente riflette, in termini di continuità, quanto avvenuto nei tre anni trascorsi. Nel momento in cui fui eletto Presidente di CONFIDA avevo assunto l’impegno di profondere ogni mio sforzo per il conseguimento di questi due macro-obiettivi, all’interno dei quali portare avanti le linee di azioni e le attività specifiche: “essere” un’associazione di imprenditori e “fare” associazionismo. È sufficiente riprendere in mano le “relazioni” sull’attività dell’Associazione, che sono state presentate nel corso delle Assemblee Generali di questi ultimi tre anni, per avere una visione complessiva e concreta sullo spessore degli obiettivi strategici e sulla quantità e

qualità dei progetti portati avanti e realizzati: lo sviluppo dell’attività di lobby istituzionale, che oggi ci consente di monitorare “preventivamente” gli atti parlamentari e gli altri provvedimenti d’interesse per il Vending e che ci ha consentito di: >> far abrogare la disposizione contenuta nella Finanziaria 2008 (registrazione e trasmissione telematica ai fini fiscali delle singole erogazioni dai distributori automatici), >> gestire con grande autorevolezza la questione relativa alla “dieta e nutrizione” fino alla valorizzazione del distributore automatico quale veicolo di promozione di corrette prassi alimentari e sani stili di vita; >> accreditarci presso i diversi Ministeri e l’Amministrazione Fiscale; >> un proficuo dialogo con la Conferenza Stato-regioni e con le principali regioni per ottenere la semplificazione amministrativa della normativa che disciplina l’attività delle imprese di gestione; il rafforzamento delle alleanze sul piano della “rappresentanza di sistema”, da un lato con Confcommercio, suggellata dall’intervento del presidente Sangalli alla Convention del 6 novembre scorso; dall’altro con la Federazione ANIE per assicurare un migliore supporto specialistico all’attività del Gruppo imprese di fabbricazione di d. a. e accessori per gli stessi; la riforma della rappresentanza interna di CONFIDA attraverso la “riscrittura” dello Statuto Sociale e la valorizzazione interna dei singoli Gruppi merceologici e di attività attraverso le tavole rotonde: “I nuovi scenari del Vending: la parola ai Protagonisti del Vending …”; il radicamento della presenza dell’Associazione sul territorio mediante la vitalità delle proprie delegazioni e la realizzazione di eventi di richiamo per le istituzioni locali, in questo contesto si inserisce l’ultimo episodio (in termini cronologici) di collaborazione di CONFIDA con ExPO VENDING SUD in Sicilia; la migliore conoscenza del mercato del nostro settore mediante l’elaborazione interna di un più analitico “studio congiunturale” alla “ricerca Censis” sui fattori di successo e
sulle prospettive del Vending; una ricerca che, all’interno del panorama istituzionale ed economico nazionale, dà visibilità al Vending quale comparto economico tra i più dinamici del nostro Paese; una più diffusa conoscenza della “filiera” del Vending e dell’attività di CONFIDA attraverso il lavoro costante del nostro Ufficio Stampa; in questi ultimi anni come non mai il Vending è stato presente sui media, sui principali quotidiani nazionali, sulle riviste di costume e su quelle più professionali della ristorazione fuori casa; va inoltre evidenziata la costituzione della Commissione Comunicazione e Marketing allo scopo di rafforzare la “comunicazione istituzionale” e favorire l’aggregazione a CONFIDA delle imprese di minori dimensioni; sul piano organizzativo interno è stato portato avanti un grande lavoro per implementare la professionalità del personale dipendente e assicurare una più funzionale amministrazione; risultati questi che sono riscontrabili immediatamente in relazione agli obiettivi strategici conseguiti, ai singoli progetti operativi messi in campo anche grazie alla collaborazione dei nostri qualificati consulenti, agli eventi realizzati che sono stati un crescendo di condivisa soddisfazione da parte degli associati, concretamente manifestatasi da grande partecipazione.
Per quanto riguarda i “progetti” avviati e realizzati, mi limito a richiamare i principali: il secondo step del percorso di qualificazione imprenditoriale/professionale ”Carta dei Servizi CONFIDA”, attraverso l’organizzazione sul territorio nazionale di dieci seminari formativi dedicati e la costruzione di piattaforma telematica per la “formazione a distanza”; inoltre, è senz’altro da segnalare l’avvio di una attività di lobby per la valorizzazione della “Carta dei Servizi CONFIDA” all’intero dei “capitolati d’appalto” della Pubblica Amministrazione; “SanieInForma”, per contrastare orientamenti “proibizionistici” nei confronti del Vending
e creare un riferimento di raccordo per una collaborazione fattibile tra le imprese associate e le istituzioni locali nell’ambito delle linee guida interministeriali “Guadagnare Salute” il “Capitolato d’appalto CONFIDA”, un lavoro certamente non facile portato avanti dal gruppo di lavoro specificatamente costituito e che rappresenta la necessaria premessa dalla quale partire per far convergere la “Pubblica Amministrazione” sulla stesura di capitolati d’appalto del servizio di ristoro a mezzo distributori automatici che privilegino la qualità e la remunerazione del servizio rispetto al criterio del prezzo più basso; la riscrittura e l’estensione alla distribuzione di acqua in boccioni dei Manuali di Corretta Prassi Igienica; da sottolineare che CONFIDA è stata tra le prime associazioni a provvedere, in ottemperanze alla nuova disciplina sanitaria in materia, per la “validazione” ministeriale dei nuovi manuali; la realizzazione di specifiche ed importanti momenti convegnisti e workshop a carattere formativo, tra i quali quelli sullo sviluppo dello standard MDb e quelli molto apprezzati promossi dal Gruppo Giovani Imprenditori di CONFIDA (cito l’ultimo in ordine cronologico: “Il Vending a confronto sugli aspetti tecnicogestionali e strategici dell’impresa di gestione”); la valorizzazione della componente “Gestori” nel contesto europeo della rappresentanza EVA: la promozione del “Forum europeo per le imprese di gestione” per fare incontrare i rappresentanti nazionali dei “Gestori” e avviare un confronto ed arricchimento sulle esperienze più virtuose realizzate nei singoli Paesi; inoltre è stata apportata una modifica nello statuto di EVA per consentire l’ampliamento della rappresentanza degli “Gestori” all’interno del Comitato Esecutivo; il costante monitoraggio dell’evoluzione normativa sui rAEE, mediante il supporto e la collaborazione della Federazione ANIE, e la prefigurazione delle soluzioni organizzative e gestionali nell’interesse non solo del comparto ma di tutte le componenti della “filiera” più direttamente interessate. Si è trattato di una notevole mole di
lavoro che è stato possibile “progettare”, “condividere” e “realizzare” grazie al lavoro di squadra portato avanti insieme ai presidenti dei singoli Gruppi merceologici e di attività, e grazie alla collaborazione del Consiglio Direttivo nonché dei singoli delegati territoriali, dei componenti delle diverse commissioni CONFIDA e dei gruppi di lavoro, dell’apporto specialistico dei nostri consulenti e grazie al supporto operativo e professionale della struttura operativa di CONFIDA.
Per quanto è stato il mio ruolo, posso affermare che tutto quello che ho visto “fare” e “realizzarsi” è avvenuto perché ciascuno di noi e tutti insieme abbiamo agito con coerenza e con continuità e secondo il pressante stimolo della responsabilità: per se stessi e per gli altri.
Questa è l’Associazione, di cui, con grande energia ed entusiasmo, mi sono reso interprete in prima persona. Questo è il “tratto di strada” che tutti insieme abbiamo condiviso e percorso e


devo dire “con gratificante soddisfazione” perché in questi anni CONFIDA è cresciuta ed è stata sempre più apprezzata e con essa l’intero settore del Vending. È quindi con questo “bagaglio” associativo e con le “credenziali” di chi concretamente ha dato testimonianza di “credere” e di “spendersi” per la costruzione del “valore” rappresentato dall’Associazione, che “mi metto a disposizione” per portare avanti nei prossimi anni gli indirizzi strategici, da tradurre in progetti specifici e in quotidiana attività, che l’Assemblea dei Soci e il Consiglio Direttivo vorranno indicare. Pur con questa necessaria premessa, ritengo che nei prossimi anni l’Associazione debba affrontare e positivamente superare le seguenti macro-sfide (che considero al tempo stesso “macro-obiettivi”):
Tra le priorità dell’Associazione deve


esserci la valorizzazione del settore per la difesa della redditività delle imprese, partendo dall’indagine Censis per arrivare al riconoscimento formale della “Carta dei servizi CONFIDA” e del “Capitolato d’appalto CONFIDA” come “valori” qualificanti e premianti del servizio. Con questi presupposti dovrà essere trovata una “soluzione” ai prezzi di vendita per la tutela della redditività d’impresa e contro le improvvisazioni e le distorsioni della concorrenza.
l’impegno non è solo economico
La nostra Associazione ha dato prova di responsabilità e capacità nel gestire positivamente il “valore del cibo” a fronte dell’emergenza derivante da un problema sociale di particolare attualità e criticità sociale: il recupero di corretti stili di vita nei giovani in età scolare.







La stessa responsabilità e capacità dovrà essere riservata anche per altre emergenze a cui il mondo dell’industria è chiamato a “fare la propria parte”: il risparmio energetico e la tutela ambientale. Più qualità, più sostenibilità, meno consumi, meno rifiuti e più prestazioni; in altri termini: uno “sviluppo sostenibile” a beneficio delle generazioni future. Tematiche queste che vedono autorevoli aziende associate già impegnate e che l’Associazione è chiamata a tradurre in uno specifico “valore” e patrimonio condiviso per l’intero settore.
Attività di lobby
C’è inevitabilmente da dare continuità ai lusinghieri risultati fin qui raggiunti in stretta collaborazione con Confcommercio.
Nella prospettiva del Federalismo e delle competenze normative delegate alle singole regioni, è da porsi un nuovo e per certi aspetti più arduo obiettivo: lo sviluppo di una rete di relazioni con tutte le singole regioni sulle tematiche normative d’interesse per il Vending.
rappresentanza interna
C’è da portare avanti il lavoro di squadra per rafforzare regole e strumenti di partecipazione, previsti dallo Statuto Sociale allo scopo di conciliare e favorire funzionalmente il maggiore dinamismo dei singoli gruppi merceologici e di attività e ciò nel rispetto dell’inderogabile esigenza di unitarietà della rappresentanza del settore. In questo ambito la Presidenza di CONFIDA dovrà farsi garante di un maggiore equilibrio tra le componenti costitutive dell’Associazione di modo che ciascuna di esse, non solo abbia pari
dignità e importanza, ma possa sviluppare le proprie aspettative di tutela e di valorizzazione nell’ambito delle attività associative. In questo ambito viene anche confermato l’obiettivo di portare a completamento il lavoro di revisione delle quote contributive al fine di tener conto della capacità e disponibilità contributiva di ciascun gruppo merceologico e di attività; assicurare equità contributiva tra i gruppi stessi; dare garanzie di continuità all’autonomia finanziaria dell’Associazione.
rappresentanza in europa
L’Unione Europea costituisce la “fonte normativa” preponderante nell’ambito delle materie di stretto interesse per il Settore; ragion per cui, ancor prima che il “livello nazionale” (dove i provvedimenti europei vengono più semplicemente “recepiti”) è di fondamentale importanza assicurare efficacemente un lavoro preventivo di “presidio” (monitoraggio e approfondimento della materia) e dell’azione di lobby. Su questo aspetto, di valenza strategica, sarà necessario avviare una stretta collaborazione con EVA per una nuova, più professionale ed efficace organizzazione della “rappresentanza” del Vending in Europa.
rappresentanza sul territorio
CONFIDA, nel corso degli anni, è riuscita a costruire una propria identità sul piano della rappresentanza politico-sindacale a livello nazionale, relazionandosi autorevolmente all’interno del sistema di rappresentanza di Confcommercio e con le istituzioni nazionali. L’obiettivo di sviluppare l’attività di lobby rivolta alle singole regioni (v. sopra) potrebbe essere favorita grazie alla collaborazione con le competenti strutture organizzative aderenti a Confcommercio Una sinergia che, oltre all’arricchimento ed al potenziamento di CONFIDA sul piano della “rappresentanza” e della “lobby” nei confronti delle istituzioni locali, potrebbe rappresentare un’opportunità aggiuntiva per le singole imprese associate per quanto riguarda l’offerta di “assistenza e di servizi reali”.
“Capitalizzare”, all’insegna della continuità, quanto fatto negli scorsi anni allo scopo di dare compiuta realizzazione agli obiettivi strategici già condivisi e ai progetti specifici messi in campo.
Metodo di lavoro
rispetto all’esperienza pregressa, c’è indubbiamente la consapevolezza della definizione di un “metodo di lavoro” in grado di conciliare in modo più funzionale, da un lato, la non rara esigenza di dover far fronte a circostanze in cui vengono richieste tempestive decisioni e pronte iniziative, dall’altro, la salvaguardia dei meccanismi della più ampia partecipazione interna e condivisione. Un’esigenza che vuole essere un obiettivo. Il Presidente dell’Associazione e quanti vorranno con lui fare un’esperienza più diretta di “vita e d’impegno associativo” dovranno condividere un “metodo di lavoro” imperniato sui seguenti valori: creatività, impegno costante, flessibilità adeguata al contesto, condivisione, professionalità ed efficacia. Lavorare insieme, essere innovativi, sperimentare nuove iniziative, con l’obiettivo di anticipare e possibilmente governare i prossimi scenari del Vending. Questo è stato lo stile della Dirigenza di CONFIDA di questi anni e questo dovrà essere ancora lo stile della Presidenza per il prossimo quadriennio. Un impegno sul quale misurarmi insieme a quanti vorranno con me far parte della nuova Dirigenza di CONFIDA. Un “impegno”, un “metodo di lavoro” sul quale, a conclusione del mio prossimo mandato, mi piacerebbe essere misurato!



Il candidato Carletti nell’indicare le sfide considerate al tempo stesso obiettivi che nei prossimi anni l’Associazione dovrà affrontare e positivamente superare, si discosta dal programma del candidato Scrigna solamente nell’indicare il seguente punto:
Venditalia Servizi
Il lavoro fino ad ora svolto per implementare la professionalità della struttura dovrà essere continuato e completato al fine di rendere tale struttura sempre più autonoma e responsabile nell’organizzazione della prima fiera di settore. A livello di promozione i maggiori sforzi dovranno essere concentrati al fine di rendere la nostra fiera
sempre più internazionale, incrementare la partecipazione di rappresentanti dell’industria alimentare nonché dei settori collaterali alla distribuzione Automatica. relativamente al CdA della società, dovrà essere sostenuta una maggiore partecipazione delle componenti rappresentanti il mondo degli espositori, sempre tenendo ben presente gli equilibri propri della nostra Associazione.
Dopo essere stato candidato nel 2004 e nel 2007 oggi sono di nuovo a candidarmi per due motivi che ritengo assai validi e nobili: 1. per rispetto verso i colleghi del gruppo merceologico che rappresento che mi hanno espressamente chiesto di candidarmi nonostante l’esperienza del recente passato; 2. per il forte senso di appartenenza e responsabilità che mi lega a questa associazione. È noto che il nuovo statuto introdotto nel 2009, alla scrittura del quale ho direttamente partecipato, non consenta soluzioni dell’ultima ora come avvenuto nel recente passato inoltre negli ultimi tempi è emersa con estrema violenza la contrapposizione tra gli altri due candidati alla Presidenza, espressione del medesimo gruppo merceologico. Avendo la
consapevolezza che tale contrapposizione sia deleteria per il futuro dell’Associazione e che eventuali soluzioni di compromesso possano essere trovate solamente se esistano delle candidature alternative su cui lavorare (sia per il consiglio direttivo che per la commissione di designazione) ho ritenuto giusto accettare l’invito (di cui sono profondamente orgoglioso sia da un punto di vista professionale che personale) rivoltomi dal mio gruppo. Dopo essere stato vicepresidente negli ultimi otto anni e aver partecipato e condiviso tutte le più recenti scelte strategiche ritengo naturale che le linee di indirizzo del mio programma non possano che rispecchiare quelle proprie del candidato Scrigna con cui ho lavorato a stretto contatto e in perfetta sintonia negli ultimi due trienni.
L’European Vending Association è stata molto soddisfatta dei risultati dell’Assemblea Generale e del workshop dal titolo “L’Immagine del Vending”, eventi molto importanti per il settore della distribuzione automatica a livello europeo, che si sono svolti a Bruxelles il 2 e il 3 dicembre scorso. L’Assemblea Generale e le tavole rotonde che sono seguite, hanno riunito i top manager delle principali aziende e associazioni nazionali, che rappresentano l’intero settore in Europa. Ospiti importanti anche rappresentanti della DA del Nord e del Sud America. Il workshop è stato fonte di nuovi e necessari stimoli per un’industria dinamica, pronta a svolgere nuove ricerche e a riposizionarsi nel mondo del commercio automatizzato.
> L’evento dell’EVA si è aperto il primo giorno con l’annuale Assemblea Generale, durante la quale è stata confermata la rielezione di Arnaud van Amerongen come suo presidente, per il secondo mandato consecutivo. Per quanto riguarda l’elezione dei membri del comitato esecutivo, sono state apportate solo lievi modifiche: in rappresentanza di Confida, Augusto Garulli è stato sostituito da Luca Adriani
Inoltre, Paul Theobald ha preso il posto di Jeff Allsop, entrambi di MEI, come rappresentante dei sistemi di pagamento. Il resto della giunta rimane invariato: Fioravante Allegrino, hubert boyer, Ute bremm, hugh hose, Michael Maurer, Michal Piotrowiak, brian Tustain e Jan Marck Vrijlandt.
> Al termine dell’Assemblea i partecipanti si sono recati presso il suggestivo castello “Château de La hulpe” alla periferia di bruxelles dove si è svolta la cena di gala per celebrare il 15° anniversario dell’EVA

Durante la cena l’Associazione Europea ha assegnato ai suoi membri fondatori un attestato di riconoscimento del loro sostegno e del loro contributo all’EVA. Le associazioni nazionali premiate sono state: AVA, bDV, Confida, MIASz, NAVSA, VVS, ANEDA, APVA, ASF, DAFA, GDA e VIDA. L’EVA ha inoltre assegnato i premi Crystal ad alcuni dei professionisti che hanno lavorato a stretto contatto con l’Associazione. Catherine Piana, direttore generale EVA, ha presentato i premiati con il suo consueto brio: i vincitori sono stati paragonati a personaggi di famosi film. I Crystal Award sono stati conferiti ai seguenti membri: Augusto Garulli, roger Williams, robert Monssen, alta hose, Ute bremm, Silke ruschke, Gillian White, bernard Wahli, Johan Wieland, brian Tustain e Jan Marck Vrijlandt. Anche Pierre Pernet, David hoskin e boy van Droffelaar, per il loro eccezionale lavoro come padri fondatori dell’EVA sono stati insigniti del premio Crystal, ma purtroppo non erano presenti alla cerimonia per riceverlo personalmente. > Il giorno seguente si sono svolte le tavole rotonde: dopo alcune parole di apertura del rieletto presidente, Arnaud van Amerongen, rich Geerdes, presidente e CEO di NAMA (American National Association), ha presentato la campagna “Immagine NAMA”. È stata un’ottima introduzione e un perfetto spunto di inizio lavori per il workshop. Nell’arco della giornata i partecipanti hanno potuto intervenire a tre diversi laboratori scegliendo fra gli otto argomenti che maggiormente

hanno destato il loro interesse: Mancanza di formazione accademica, presieduto da Catherine Piana, direttore generale di EVA; Tailoring dell’offerta, presieduto da Jan Marck Vrijlandt, direttore business Development di Selecta; Knowledge Management, presieduto da Jeff Allsop, vice presidentvesecutivo del Gruppo MEI; Ambiente, presieduto da Ute bremm, general manager CE Food Service di huhtamaki; Change Management, presieduto da Arnaud van Amerongen, managing director di Aequator; Il posizionamento nel Vending, presieduto da Michal Piotrowiak, general manager di Mastercup; Vendere
Vending, presieduto da brian Tustain, direttore esecutivo dei servizi associati Vending; L’esperienza Vending, presieduto da Gillian White, business Development Director di 24vend. Le discussioni sono state vivaci e i vari professionisti dell’industria della distribuzione automatica europea, degli Stati Uniti d’America e del brasile hanno condiviso le loro esperienze e scambiato le loro opinioni su come migliorare l’immagine del vending. La principale conclusione raggiunta al termine della giornata di dibattito è stata che l’industria del vending dovrebbe prestare maggiore attenzione al rivenditore. I distributori automatici dovrebbero essere

in grado di creare e offrire un’atmosfera accogliente, proprio come quando si entra in un caffè. Devono essere investite più risorse nella comunicazione e nel marketing per studiare campagne che aiutino ad attirare l’attenzione dei clienti su questo canale distributivo, concentrandosi sulla capacità di attrazione della macchina, dei bicchieri, dell’ambiente creato intorno al distributore e così via. Un altro elemento fondamentale scaturito dai dibattiti è stato che tutti i segmenti del settore del vending devono essere coinvolti nel processo di miglioramento dell’immagine del settore, in caso contrario non vi può essere alcun successo sostanziale nei risultati.






Solidarietà
di Fossa L’Aquila
è un piccolo e caratteristico centro abitato dell’Abruzzo che lo scorso 6 aprile




è stato devastato dal terribile terremoto che tutti conosciamo.
Il Vending ha avvertito il profondo desiderio di essere vicino a coloro che a causa del sisma hanno perso tutto e ha deciso di offrire loro un aiuto concreto nella ricostruzione, in modo da contribuire, per quanto possibile, ad alimentare le speranze per il futuro. Grazie al determinante impegno di Luciano Pensante e al prezioso supporto di Paolo Caporali che sono stati i promotori di una raccolta fondi, è stata raggiunta la ragguardevole somma di 170.000,00 euro a cui anche Confida ha partecipato attraverso un contributo di 20.000,00 euro. L’importante somma è stata versata all’associazione “Domenico Allegrino” onlus, che ha potuto così sostenere la realizzazione di un complesso commerciale e ricreativo. L’importo, infatti, sta permettendo di costruire, nel cuore




del nuovo nucleo abitativo temporaneo di Fossa, una vera e propria opportunità di aggregazione sociale. Insieme stanno realizzando una struttura che ospiterà un emporio per la vendita di prodotti alimentari con annessa macelleria e un circolo ricreativo dotato di bar. Il fabbricato sarà situato nella piazza centrale del centro abitato temporaneo costruito con i fondi donati dall’Associazione Nazionale Alpini, dalla regione Friuli e dal Comune di Verona. Unitamente al Municipio, alla chiesa e all’ufficio postale, la struttura svolgerà un ruolo unico nella vita quotidiana di tutte quelle persone che risiedono e risiederanno nel villaggio provvisorio di Fossa almeno per i prossimi dieci anni! L’associazione “Domenico Allegrino”, attraverso una lettera molto toccante, ha ringraziato tutti gli amici del Vending che hanno contribuito alla realizzazione dell’esemplare gesto.

Expo Vending Sud
pS e c i a l e

La città di Catania ha ospitato dal 27 al 29 novembre 2009, presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere”, la prima edizione di Expo Vending Sud. Le maggiori imprese della filiera del vending e le aziende che sul territorio siciliano gestiscono i distributori automatici hanno accolto con entusiasmo l’invito a partecipare alla nascita di questa nuova manifestazione fieristica, garantendone il successo.
L’evento ha registrato la presenza di oltre 80 espositori e ha visto, nei suoi tre giorni di svolgimento, un fitto programma di incontri. La fiera ha messo in luce come questa moderna modalità di servizio per il cliente di erogazione di prodotti alimentari e non - caratterizzata da innovazione, qualità, affidabilità ed efficienza delle macchine distributrici, oltre che dall’estrema semplicità e velocità di servizio – si stia sviluppando con intensità e interesse in Sicilia. Infatti gli
operatori del settore del vending che lavorano in questo territorio hanno chiesto ai vari produttori tutti gli strumenti per svolgere la loro attività al meglio e con la più alta qualità. Asso Fiere Sicilia, ente organizzatore del Salone, ritiene che tale iniziativa ricoprirà anche in seguito una valenza propulsiva per gli operatori economici dei rispettivi settori nonché per il pubblico di visitatori intervenuti. La manifestazione non si è limitata al solo momento espositivo, ma è stata caratterizzata, durante i tre giorni, da un articolato calendario di convegni, seminari e work shop. Confida ha aderito a questa nuova iniziativa fieristica partecipando attivamente mettendosi a disposizione dei partecipanti con un proprio stand e con un convegno dal titolo: “Trasparenza, etica e responsabilità nel vending” in cui, fra i relatori, a partecipato il Presidente dell’Associazione Vincenzo Scrigna.


















i numeri di expo vending sud 2009 >
d.A. italia era presente all’evento fieristico con un suo stand e ha partecipato ai numerosi momenti di incontro e di approfondimento




che hanno impreziosito la manifestazione. In questo numero presentiamo ai nostri lettori un reportage fotografico dell’evento,

un’intervista a uno degli illustri relatori (il Professor Salvatore Cacciola), e una sintesi di due convegni.


















































































Expo
Vending
Sud

Nel primo giorno di Expo Vending Sud 2009 si è svolto un convegno dal titolo “Distribuzione automatica di alimenti e promozione della salute”. In occasione della sua presenza come relatore, D.A.Italia ha incontrato e intervistato il professor Salvatore Cacciola, sociologo e docente di Sociologia della Comunicazione di Massa presso l’Università di Enna, che riveste anche il ruolo di responsabile dell’Unità Operativa di Educazione alla Salute – UrP AUSL Catania ed è Presidente dell’Associazione Italiana Educazione Sanitaria, sezione regionale della Sicilia.
Da cosa nasce il suo interesse per il vending? Occupandomi di educazione alla salute e di comunicazione non posso ignorare la distribuzione automatica che tratta al contempo alimentazione e marketing sociale. Quale approccio ha avuto con la distribuzione automatica e che impressione ne ha? ho un’impressione molto positiva del settore, legata in parte ad un cambiamento di atteggiamento
che non riguarda soltanto me, ma i consumatori in genere e in parte alle informazioni che ho raccolto riguardo questo mondo. L’impatto iniziale è quello con una realtà tra le più qualificate, attenta alle esigenze del cliente e per niente statica, che erroneamente veniva contrapposta all’alimentazione genuina, autentica. Io ho la sensazione che questo mondo si sia notevolmente trasformato e migliori costantemente: un aspetto che non può sfuggire agli operatori del sistema sanitario. Apprezzo in modo particolare lo sforzo che in questi anni l’associazione di categoria, Confida, sta facendo nel portare avanti un dialogo costruttivo con quegli operatori del sistema sanitario che si occupano di promozione della salute, per attuare strategie comuni sul tema della promozione e della comunicazione delle tematiche legate alla salute. Ai miei occhi questo naturalmente nobilita l’intero circuito, che dimostra sensibilità per un argomento di grande importanza. Siamo passati da una visione manichea in cui esisteva la dicotomia cibo salutare da un lato e distributore automatico (quindi cibo preconfezionato) dall’altro, ad un nuovo modo di guardare alla DA. Lei è anche un utilizzatore delle vending machine? Sì, in effetti la mia

impressione non deriva da ricerche particolari sul vending, ma dalle informazioni acquisite attraverso alcuni contatti con alcuni addetti ai lavori del settore e dalla mia esperienza personale di utilizzatore. Circa il 40% dei bambini siciliani ha problemi di sovrappeso: da cosa dipende una percentuale tanto alta? A livello europeo la Sicilia è seconda solo alla Campania. Ci sono molti fattori da tenere in considerazione per spiegare il fenomeno: innanzitutto non esistono più i dettami alimentari della “dieta mediterranea”, tendiamo a mangiare cibi ipercalorici e a farli mangiare ai bambini. Il cambiamento in negativo dello stile di vita dei più giovani si traduce in una carenza (se non assenza) di attività fisica, questo a causa del numero eccessivo di ore che i bambini passano davanti alla tv, alla scarsità di impianti sportivi e anche ad un nuovo modello di famiglia, sicuramente meno solido. Non dobbiamo immaginare che l’obesità sia determinata da una sola causa, perché sarebbe riduttivo. Il livello di benessere è aumentato ma non svolgiamo più attività necessarie a smaltire il cibo consumato. Dobbiamo inquadrare il problema dell’obesità infantile all’interno di un contesto di disattenzione forte per la condizione dell’infanzia e di crisi dei modelli familiari. Una delle cose più importanti da attuare tra vending e istituzioni è l’apertura di un tavolo di dialogo continuo per sensibilizzare gli utenti verso questi temi. Qual è l’atteggiamento delle istituzioni in questo senso? Le istituzioni hanno lo stesso intento delle imprese, cioè cambiare la mentalità comune, spingendo a riflettere su temi
imprescindibili come quelli dell’alimentazione e della salute, strettamente connessi tra loro. Il servizio pubblico deve facilitare e aiutare l’impresa, non crearle maggiori difficoltà e questo si può raggiungere e migliorare solo attraverso un dialogo proficuo. Una parte del nostro lavoro, come rappresentanti della sanità, è legata alle ispezioni, alle attività di controllo che garantiscono il rispetto delle norme sanitarie. Le aziende non devono temere le verifiche, ma piuttosto essere consapevoli che trarranno beneficio dal rispetto delle regole. In questo senso l’invito ad una maggiore collaborazione non deve essere inteso come monito, ma deve incoraggiare a migliorare e testimonia i passi in avanti che molti hanno già compiuto negli ultimi anni in fatto di comunicazione e promozione di corretta alimentazione, igiene e salute. Le aziende del vending diventano così dei media veri e propri ed un partner attivo, che non si limita a sponsorizzarsi con qualche donazione di prodotti residui per i progetti pubblici, ma che si impegna ad essere parte del sistema di sicurezza sociale e di garanzia della salute dei cittadini. È un compito di grande responsabilità e sono felice che il vending non si sottragga ad un percorso fatto di regole, di conoscenza reciproca tra aziende e istituzioni. Io mi occupo di educazione e di comunicazione e so bene che due interlocutori spesso hanno idee diverse; lo scambio non deve coincidere con l’uguaglianza di opinioni, ma piuttosto con il rispetto dell’altro e il mantenimento della propria identità definita. L’essenziale è comprendere i propri doveri e dialogare per costruire insieme uno sviluppo sostenibile. Le aziende del vending, secondo lei, a che punto sono di questo processo di crescita? Io mi occupo della fase finale di questo processo e delle persone che convivono con le aziende di vending. Non possiamo generalizzare. C’è sicuramente un’avanguardia, ho conosciuto diversi interlocutori particolarmente corretti, attenti e disponibili. Come in tutte le realtà c’è anche uno zoccolo duro di soggetti meno propositivi, restii ad innovare. Quindi io non
mi sento di dare un giudizio complessivo: posso sottolineare l’innovazione e la responsabilità sociale, due aspetti che si stanno evolvendo e inoltre osservo la capacità delle imprese della DA di agire sul mercato offrendo qualità e al contempo di dialogare e cercare di costruire programmi comuni. La definisco una ”rivoluzione culturale” e credo riguardi gli operatori del vending così come i loro interlocutori. bisogna aiutarsi reciprocamente per far crescere una nuova mentalità Senza voler fare del buonismo di maniera credo che oggi questo sia il passaggio necessario da compiere. Parlando di distribuzione automatica e di marketing sociale sono più i temi che ci accomunano, restando noi istituzioni e voi imprese, che quelli che ci dividono e a me questo sembrava veramente l’aspetto più interessante. Il presidente di Confida, Vincenzo Scrigna, durante il convegno tenutosi durante la fiera Expo Vending Sud, ha sostenuto che i progetti che reggono sono quelli che non hanno un impatto economico elevato, perché si basano sulle competenze; anche i doveri istituzionali che noi abbiamo come aziende pubbliche del settore sanitario si basano sugli stessi elementi, quindi mi sembra una base di partenza comune. Ognuno può ricavare uno spazio legittimo, corretto, che poi viene a garantire l’utente finale, il quale, a sua volta, esprime la sua valutazione. Lo sforzo nel dialogo con le istituzioni svolto da Confida, anche nei programmi nazionali, inizia a dare i propri frutti. Quello che abbiamo fatto durante il convegno, con molta serenità, con molta determinazione e anche chiarezza, è il risultato di un nuovo modo di collaborare.

Expo Vending Sud 2009 è stato anche lo scenario in cui bianchi Vending Group ha deciso di presentare i suoi 50 anni di vending. ha fatto ripercorrere le tappe che dal 1959 al 2009 hanno portato l’azienda alla situazione attuale.
Moderatore della presentazione dei 50 anni di storia di bVG è stato Gianpaolo bononi, direttore commerciale del Gruppo, che, dopo aver ringraziato i partecipanti per la loro presenza, ha introdotto
Cesare Spinelli, presente come relatore con due diversi ruoli: uno storico distributore di bVG e nella veste ufficiale di presidente del Gruppo Imprese di gestione Confida. Spinelli ha raccontato una parte di storia bianchi Vending che ha riguardato direttamente lui e la sua famiglia e ha riportato l’operato di Confida nel Sud Italia: “Quando mi è stato chiesto di partecipare a questa presentazione, ho ricercato nell’archivio di famiglia qualcosa che potesse mostrare la nostra storia con bVG e ho trovato delle foto indicative di questo percorso. Mio padre nei primi anni ‘60 ha frequentato la Fiera Campionaria di Milano, un giorno ha visto in un angolo i distributori
bianchi e se ne è innamorato. Una collaborazione, quella con bianchi, a cui mio padre ha sempre dedicato molto tempo. Erano anni difficili, in cui il vending nel Sud era sconosciuto e la distanza dalla casa madre bianchi ci penalizzava, però la passione e la convinzione dell’importanza del settore ci ha permesso di andare avanti. Alla fine degli anni ‘70 nasce Confida, con la visione di affermare sempre di più i valori del nostro lavoro. Nel corso degli anni la DA nel Sud è cresciuta molto, ora Confida vanta 32 aziende in Sicilia. Il settore ha bisogno di innovazione, ricerca e sviluppo e in tutto questo bianchi Vending Group è uno dei protagonisti”. Di seguito ha preso la parola Omero De Martin, Amministratore Delegato bVG: “Tocca a me presentare questo traguardo di bianchi, di 50 anni di storia ma anche di 500.000 distributori installati. Come nella vita delle persone anche in un’azienda ci sono momenti di entusiasmo e momenti
difficili, rimane tuttavia un filo conduttore nella storia delle persone dell’azienda, un filo che ne marca fortemente il DNA e le caratteristiche: il marchio bianchi. L’aggettivo che nel settore meglio mi ricorda questa azienda dove lavoro con grande entusiasmo è “caldo”, un attributo che si coniuga molto bene con questa terra che oggi ci ospita. Trovo che bianchi sia un marchio caldo per come si pone nei confronti dei clienti, per come si stia costruendo con molta tenacia e fatica un metodo di lavoro all’interno dell’azienda. Il nostro core business è fabbricare distributori e questo significa tecnologia, performance, ricerca continua della migliore qualità. Però oggi non basta più, abbiamo uno scenario diverso con un pesante calo di consumo e d’investimenti nei distributori. Molte imprese si sono trovate a dover fare i conti con strutture non adeguate alla congiuntura. Quindi era indispensabile ristrutturare le aziende e trovare risorse finanziarie che
permettessero di superare i momenti difficili. In bianchi non ci siamo limitati a questo, abbiamo pensato alla necessità di lavorare sulla qualità delle persone all’interno e sulla qualità dei nostri processi per recuperare quell’efficienza indispensabile oggi per poter offrire al mercato dei numeri sostenibili.
Abbiamo pensato anche di affrontare il business in una maniera diversa e abbiamo capito che ci sono nuovi modi per farlo. Stiamo scoprendo dei canali di vendita e dei clienti completamente sconosciuti e un approccio al business molto trasversale. Le potenzialità che si stanno presentando sono interessanti. In queste potenzialità noi vorremmo coinvolgere tutti i nostri partner, vogliamo con loro sviluppare le idee, mettere a disposizione tutta la nostra capacità tecnologica e organizzativa. Noi vogliamo costruire distributori e desideriamo farlo sempre meglio, ma quello che sosteniamo oggi è che abbiamo l’intenzione di creare insieme ai nostri partner
un modo familiare, quotidiano, attraente e intelligente di vendere e consumare”.
Gianpaolo bononi ha ripreso la parola per ringraziare tutti i colleghi bVG che hanno preso parte alla realizzazione della storia dell’azienda con il loro contributo e ha illustrato una carrellata di importanti avvenimenti del passato accanto alle più significative tappe dei 50 anni dell’azienda. In chiusura della presentazione ha trasmesso un messaggio di innovazione, di volontà di fare cose nuove, di dare continuità a tutto ciò che è stato realizzato fin ora. Ogni attività in bianchi è accompagnata dall’entusiasmo, senza il quale non si può compiere niente di grande.

L’incontro si è concluso con le premiazioni della società Spinel, di Cesare Spinelli, per gli anni di collaborazione storica con bVG ed Eurofood, di Ettore Pompilio, per il supporto dato a bianchi in questi anni di collaborazione.

Expo Vending Sud


Ven d i ng



Alla prima edizione della fiera dedicata interamente al settore distribuzione automatica per il Sud Italia, Lavazza e Vending Tech hanno voluto prontamente aderire presentando alle aziende di settore intervenute la gamma dei propri prodotti, dei servizi e le novità commerciali dell’anno.
Gabriella ballato, amministratore unico della Vending Tech, ha dato il benvenuto ai partecipanti e dopo aver illustrato il programma della giornata, ha mostrato i numeri che dal 2003 Lavazza è riuscita a realizzare grazie alla collaborazione con la rivendita siciliana: più di 50 gestori serviti, più che quadruplicati e in costante crescita i volumi di cialde, unito ad un continuo servizio di formazione commerciale e assistenza tecnica. Al termine dell’intervento ha preso la parola Fabio Castiglione, area manager Lavazza Puglia-Calabria e Sicilia che, dopo aver parlato dell’importanza della collaborazione fra Lavazza, la rivendita e i gestori come modello di successo, ha focalizzato l’attenzione sulle mutate abitudini di consumo che, di fatto, hanno portato il mercato delle cialde e dell’away from home a crescere costantemente anno dopo anno. Lavazza ha creduto e continua a credere fortemente in questo mercato. L’OCS e il vending pubblico offrono ancora interessanti opportunità ed è per questo che è indispensabile proseguire con investimenti nell’innovazione, per migliorare ancora nella qualità del prodotto e per offrire ai gestori degli strumenti hardware che vadano incontro alle esigenze dei consumatori, senza mai trascurare efficienza tecnica e design accattivante. È seguita la presentazione della gamma prodotti da parte di Monica balocco,
direzione marketing AFh Lavazza, che ha presentato i nuovi modelli di macchine EP850 ed EP950 con cui l’azienda punta a servire il segmento famiglia e i piccoli-medi uffici. riscontri positivi arrivano dal mercato su entrambi i modelli, sia in termini di affidabilità per i gestori che in termini di gradimento presso i consumatori. Stessa considerazione sul modello di punta table top brIO 3 bLUE. L’aver introdotto un sistema automatico a capsule nei grandi uffici ha portato numerosi vantaggi rispetto ai grani per la costanza del prodotto, la facilità di manutenzione, la qualità del servizio offerto e il conseguente aumento della redditività per il gestore. Il convegno è stato anche occasione per discutere su alcuni aspetti importanti, ma spesso trascurati, all’interno delle aziende di questo settore, come la previsione dei flussi nella gestione economica del business. Uno strumento operativo, ad esempio, che i gestori dovrebbero sempre utilizzare – come ha avuto modo di suggerire Federico Saitta, Cofincaf Spa (finanziaria 100% Lavazza) – è il Piano dei Flussi costi/ricavi, che aiuta ad avere sempre sotto controllo le previsioni di entrate e di uscite future e, di conseguenza, a gestire in anticipo eventuali fabbisogni di liquidità dell’azienda al fine di provvedere per tempo alla ricerca di fonti di finanziamento idonee.



Attraverso un opuscolo, rigorosamente stampato su carta riciclata disinchiostrata, brita spiega ai suoi clienti e sottolinea l’importanza del riciclo dei materiali, necessario per contribuire sensibilmente alla tutela dell’ambiente. L’esperienza di brita nell’ambito della filtrazione dell’acqua è ormai fuori discussione ed è il risultato di un lavoro svolto costantemente all’insegna dell’attenzione verso l’ambiente. Per questo da oggi l’azienda compie un significativo passo in avanti a livello di comunicazione esterna, trasmettendo in modo diretto valori ed obiettivi ai partner com-
merciali. brita, che ricicla i suoi filtri fin dal 1992 e realizza il packaging esclusivamente utilizzando materiale ecologico, dispone di un impianto per il trattamento e il riciclo dei filtri esauriti, che vengono rigenerati e reinseriti nel processo di produzione. L’uso parsimonioso dell’acqua e l’impiego di processi produttivi ecocompatibili e a risparmio energetico che permettono di non produrre rifiuti sono un esempio concreto dell’assunzione di responsabilità nei confronti dell’ambiente che brita sostiene. Allo stesso modo, l’azienda applica alla gestione delle risorse umane il principio della

Dall’azienda lombarda San Lucio srl arriva GroK®, l’originale proposta per il vending a base di Grana Padano cotto al forno da gustare in qualsiasi occasione.
Si tratta di dischetti di formaggio croccanti e leggeri che hanno un diametro di 25 mm e uno spessore di 5 mm. Tre le referenze attualmente in distribuzione:
> Classico: 25% Grana Padano; 75% formaggio fresco italiano; dal sapore leggero.

> Deciso: 100% Grana Padano; dal sapore caratteristico e intenso.
Confezionato in ambiente protetto e da conservarsi ad una temperatura compresa tra 4° e 20°, GroK® ha una shelf-life di dodici mesi ed è disponibile nei formati da 70g, 100g (multipack da 5 pezzi x 20g), 20g e 250g (prodotto sfuso).
sostenibilità e incoraggia tutti i suoi partner commerciali a farsi promotori di questo approccio. I suoi prodotti, privi di OGM, vengono realizzati nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di igiene, con l’impiego di materie prime rintracciabili e rigenerabili (ad esempio gusci di noce di cocco), fornite da partner selezionati e soggetti a controlli frequenti. Va inoltre segnalato che il 5% del fatturato totale dell’azienda viene reinvestito nello sviluppo di nuove soluzioni di prodotto e di tecnologie innovative tese alla riduzione dell’impatto ambientale. Oltre le parole, i fatti.
na Padano, prodotto amato da un pubblico traversale e numeroso. I bocconcini di formaggio sono racchiusi in una confezione pratica e allegra, che richiama alle proprietà del latte, grazie al bianco dominante e all’effetto “muccato”; in un contesto come quello del vending, in cui l’acquisto avviene d’impulso, GroK® può contare su un packaging accattivante e di tendenza, che non passa inosservato.

100% Grana Padano, mais riso e farro; dal sapore dolce

> Cereali: e sfizioso.

Questo snack è facilmente digeribile e ricco di proteine, contiene un’alta percentuale di calcio e fosforo e ha un apporto calorico di sole 99 calorie per 20 g di prodotto: tutti elementi che lo rendono un alimento sano, unico nel panorama del vending e che gli sono valsi il titolo di “Innovative Product” assegnato nel corso di “Tutto Food 2009”. Attraverso l’esclusivo processo di produzione, perfezionato da un team di esperti e coperto da brevetto, GroK® conserva le proprietà nutrizionali e organolettiche tipiche del Gra-
San Lucio srl, con sede a San Gervasio bresciano, è un’azienda certificata IFS – brC nata dall’intuizione del Caseificio Gervasina, che produce dal 1937 Grana Padano marchiato bS639: il latte destinato alla produzione del Grana Padano presente negli snack GroK®, proviene da aziende agricole locali selezionate e controllate quotidianamente.

Medi Food > Tutti i sapori del mediterraneo nei minipasti Medi Food






Line: EMOZIONI MEDITERRANEE
medi Food, azienda della piana del Sele che si occupa di selezionare i migliori prodotti tipici locali con i quali realizza antipasti e snack freddi pronti all’uso, propone la linea Emozioni Mediterranee, che comprende quattro diverse soluzioni vendute in pratiche vaschette multiscomparto da aprire e gustare:
> Spiritoso: con mortadella e provolone a dadini, tozzetti al rosmarino, cipolline.
> Brioso: con scamorza affumicata, tozzetti al finocchietto, cetriolini e salame Napoli.
> Vivace: con formaggio Cosacavaddu ragusano, tozzetti al finocchietto, olive, salame potentino.
> Allegro: con pomodori secchi, tozzetti all’olio, peperoni, soppressata cilentana.
Le quattro referenze, tutte disponibili nel formato da 200 grammi, devono essere conservate ad una temperatura compresa tra 0 e 4 °C e hanno una shelf life di settanta giorni. Da gustare in ogni momento della giornata e adatti a infinite occasioni di consumo, le differenti combinazioni di prodotto nelle va-
schette termosaldate (delle quali è possibile scegliere colore e forma) vengono confezionate in atmosfera controllata: medi Food infatti confeziona i suoi prodotti in camera asettica all’interno di un impianto nuovo e tecnologicamente all’avanguardia, attraverso processi quasi completamente automatizzati. Gli appetitosi minipasti nascono dalla volontà di soddisfare le esigenze della clientela e sono il risultato dell’incontro tra innovazione e tradizione, valori centrali dell’azienda.
Trade name: Multisegment tray in MAP (N2 / CO2)
Size 200g ca.
Storage temperature 0/4°C
Shelf life 70dys
EAN code 8033524720033
PRIMARY
Rectangular tray (HxLxW)
Bottom Film (coextruded
Top Film (PET/COEXPP/M/PE12-20-70mm)
Items per box 10
Item: BRIOSO

Internal Code





Noberasco > Natale 2009 a “Striscia la Notizia” per i prodotti Noberasco
INGREDIENTS AND NUTRIENT VALUES (100g)
Smoked mozzarella (50g) Cowmilk,rennet,salt,falvourings
SECONDARY





Nei giorni compresi tra il 21 e il 27 dicembre scorso Noberasco, azienda di riferimento nel comparto della frutta disidratata ed essiccata, è entrata nelle case delle famiglie italiane attraverso uno spazio all’interno di “Striscia la Notizia”, la seguitissima trasmissione di Canale 5 in onda tutti i giorni in prima serata. Due giovanissimi attori hanno gustato le golose proposte della linea Frut&Go, appositamente studiata e realizzata per il settore del vending osservati dalle “Veline” e dall’irresistibile Gabibbo. Grazie alle confezioni pratiche e alle indiscusse proprietà energetiche della frutta disidratata, le soluzioni della linea Frut&Go sono particolarmente indicate per i distributori automatici presenti nelle scuole: i due simpatici protagonisti della telepromozione ne gustano con entusiasmo, dimostrando che i prodotti Noberasco

Calories (Kcal/Kjoule) 318/1332 Water 48,4g Carbohydrate 2,5g
“Tozzetti” fennel bread sticks (50g)


Fat 24,6g Protein 21,6g Fiber none Sodium 515mg
Plain flour, White wine, Extra virgin olive oil (18%), Vegetable oil (2%),Fennel,Salt,Yeast
non solo hanno caratteristiche benefiche per la salute, ma che sono appetitosi, gratificanti e rappresentano una nuova possibilità di scelta, più sana rispetto ad altri snack che accompagnano le pause dei ragazzi in età scolare. Naturalmente la dimensione ridotta della confezione la rende ideale anche per chi, sempre di corsa, acquista qualcosa d’impulso per appagarsi in un momento di pausa, per chi viaggia o per chi studia e ha bisogno di “ricaricarsi” tra un libro e l’altro.
Gherkins (50g) gherkin, salt, vinegar, E221
Box
Weight

Calories (Kcal/Kjoule) 496/2082 Water 5,2g Carbohydrate 66g Fat 21,7g Proteins 8,3g Fiber none Sodium 657mg
più importante dell’anno dal punto di vista dei consumi) e scegliendo di avvicinarsi alle famiglie nei giorni in cui tradizionalmente ci si raccoglie tutti attorno alla tavola. Anche quest’ultima iniziativa intrapresa da Noberasco conferma la naturale tendenza all’innovazione, la continua ricerca di nuovi canali comunicativi e l’attenzione verso il consumatore finale che la caratterizzano fin dalle origini e che hanno conferito prestigio a questo brand.
220x255x225 mm
Box EAN code 80335224721030
TERTIARY PALLETS
Boxes per layer
No. of layers
Total per pallet
Height Not suitable for stacking
Napoli Salami (50g)
Italian pork, salt, spices, E252
La presenza in video di Noberasco, in un momento caratterizzato dalla recessione e da una flessione degli investimenti legati alla comunicazione, lancia un messaggio importante: l’azienda ligure infatti ha coraggiosamente invertito la tendenza, realizzando una campagna pubblicitaria su scala nazionale durante la settimana natalizia (la
Calories (Kcal/Kjoule) 122/511 water 65,3g Carbohydrates 33,4g
Fat 0,3g Protein 0,4g Fiber 1,1g Sodium 18mg
Per gli operatori del vending questa forte attività a sostegno della marca è doppiamente preziosa: sia perché suscita l’impulso alla prova del prodotto o sostiene le rotazioni di chi già lo ha provato all’interno dei distributori e sia perché fornisce un’idea di consumo realmente vincente e sana per l’offerta prodotti dedicata al comparto scolastico e ai relativi “ progetti salute”.
Calories (Kcal/Kjoule) 425/1777 Water 34,6g Carbohydrate 1,2g


Fat 37g Protein 21,7g Fiber none Sodium 1890mg






Una macchina automatica che frantuma il vetro tritech Glass è stata installata nel quartiere San Lorenzo di roma, frequentatissima dagli avventori dei locali notturni e letteralmente invasa dalle bottiglie lasciate per terra ogni fine settimana. Il progetto pilota è nato dalla proposta del presidente del III municipio Dario Marcucci ed è stato realizzato in collaborazione con Ama, birra Peroni ed Italgrob (Associazione grossisti bevande) e grazie al sostegno degli esercenti locali. In pratica, per incentivare lo smaltimento del vetro abbandonato la circoscrizione ha raggiunto un accordo con un locale della zona, il bar “Arco degli Aurunci”: per ogni vuoto raccolto dalla “mangiabottiglie” verrà emesso uno scontrino per consumare brioche o tramezzini
al prezzo di un euro presso l’esercizio. I titolari del bar si occupano della gestione della macchina, fornendo l’energia elettrica necessaria (davvero ridotta: il dispositivo consuma quanto un asciugacapelli nel momento in cui il vetro viene schiacciato) svuotandola due volte al giorno e custodendola nelle ore di chiusura. La sperimentazione è partita lo scorso 11 dicembre e durerà due mesi, senza alcuna spesa per il Comune grazie agli investimenti degli sponsor e altri municipi della capitale stanno valutando di testare queste macchine vicino a bar ed altri esercizi pubblici. Il vantaggio è di tutti: gli esercenti riescono ad attirare clienti incuriositi, strade e marciapiedi sono più puliti e ordinati, il vetro raccolto viene riciclato e i cittadini che dimostrano senso civico sono ricompensati.
Le macchine sono fornite da la matassina tecnology srl, azienda vicentina detentrice del brand tritech e unica produttrice mondiale di questo tipo di tecnologia, che dato l’interesse mostrato, prevede di estendere il progetto ad altri comuni della penisola. La gamma di macchine tritarifiuti nasce dall’idea di risolvere i problemi legati allo smaltimento e al riciclo attraverso macchine automatiche di semplice installazione e facili da utilizzare grazie a tecnologie avanzate e software per la gestione controllata. Oltre alla macchina per smaltire il vetro, la linea completa comprende: tritech Food, per le stoviglie monouso delle mense; tritech drink, per le bottiglie in PET; tritech coffe, per lo smaltimento dei bicchieri dei distributori automatici.


aggiornamenti
La regione Emilia romagna, con proprio atto deliberativo numero 1533 del 19 ottobre 2009, ha introdotto grosse novità semplificative nel rilascio di autorizzazioni amministrative in materia di vendita al dettaglio per mezzo di apparecchi automatici.


Il varo di tale delibera è stato fortemente dovuto alle proposteformulate da Assogepi, l’Associazione dei piccoli gestori aderenti a CNA.COM. Il provvedimento è stato il frutto di vari incontri con la dottoressa Paola Castellini, dirigente della regione Emilia romagna, e i rappresentanti di Assogepi-CNA.COM: il presidente Francesco Manfredi, il vicepresidente Angelo Farneti, il dottor Giovanni Flori e la dottoressa Gabriella Malavasi, che hanno portato a semplificazioni alquanto utili della materia.


I Comuni, per conoscere l’ubicazione dei distributori automatici di prodotti alimentari di nuova installazione, si avvarranno delle informazioni fornite dall’AUSL competenti
Oggi, grazie alla delibera, in Emilia romagna occorre presentare il modello COM 5 solo per
>> Avviare una attività di distribuzione automatica di alimenti e bevande
>> Chiedere la cessazione di una attività di distribuzione automatica di alimenti e bevande
>> Il subingresso – in tal caso si può incominciare immediatamente senza aspettare i canonici 30 giorni.
In caso di installazioni successive non è più necessario presentare il MOD. COM 5.
Attualmente in caso di nuova installazione le imprese del settore devono informare ogni 60 giorni l’AUSL competente per territorio, utilizzando il modello di notifica A1 che fa parte della modulistica generale da presentare per aprire, chiudere o modificare un’attività alimentare. Si tratta comunque di un atto deliberatorio che costituirà, come afferma il presidente Assogepi-CNA.COM Francesco Manfredi, un forte beneficio per tutte le imprese del settore che operano in Emilia romagna.
a Cura di Massimo Brisciani






Il lavoro occasionale di tipo accessorio è stato introdotto dal DLgs 276/2003 (cd. “riforma biagi”) per disciplinare i rapporti di lavoro saltuari e marginali tendenzialmente svolti in forma “sommersa”, in modo tale da garantire anche in questi casi una tutela assicurativa e previdenziale ai lavoratori.
La sua caratteristica consiste nella straordinaria semplificazione degli adempimenti e nei ridotti oneri contributivi a carico del committente; mentre per il
lavoratore il vantaggio principale consiste nel fatto che i compensi sono esentasse.
Nessuna busta paga o fattura: il pagamento della prestazione avviene con un buono o vaucher, convertibile in denaro. Il rapporto di lavoro che si instaura non ha natura subordinata, come risulta dal dettato normativo che chiama “committente” il soggetto richiedente la prestazione e dispone che il contributo contenuto nel voucher sia devoluto alla Gestione Separata INPS dei lavoratori autonomi.



Questo particolare tipo di rapporto porta con sé indubbi vantaggi per entrambe le parti. In particolare, il prestatore può integrare le sue entrate con compensi che:
>> sono esenti da imposizione fiscale fino a € 5.000 per committente nell’anno solare (€ 6.660 lordi);
>> non influiscono sullo status di disoccupato o inoccupato;
>> comportano un versamento di contribuzione, sia pur minimo, per la pensione e una copertura assicurativa presso l’INAIL;
>> sono totalmente cumulabili con i trattamenti pensionistici;
>> sono cumulabili fino a € 3.000 netti con i trattamenti di cassa integrazione, di mobilità e di disoccupazione. In questo caso il limite opera complessivamente e non per singolo committente.
Il committente:
>> non deve stipulare alcun contratto scritto;
>> non deve effettuare alcuna comunicazione al Centro per l’impiego;
>> non è tenuto alla registrazione del lavoratore sul libro unico del lavoro.
L’unico obbligo del committente è la comunicazione preventiva all’INAIL dei dati riguardanti il luogo ed il periodo della prestazione nonché dei dati anagrafici propri e del prestatore, anche in caso di variazioni del periodo di lavoro (termine o modifica del periodo). Dal 7 settembre 2009 questa formalità può essere assolta attraverso una nuova procedura
online (nota INAIL 22 settembre 2009 n. 8625).


Ovviamente, il committente non presente nella banca dati Inail, per poter effettuare la comunicazione, deve prima registrarsi sul sito dell’ Istituto.
Il committente acquista i buoni necessari a remunerare il lavoratore presso l’INPS oppure on line sul sito dell’Istituto.
La legge permette ad un’ampia platea di soggetti di avvalersi di prestazioni di lavoro accessorio:
>> le famiglie;
>> i privati;
>> le aziende;
>> le imprese familiari operanti nei settori del commercio, turismo e prestazioni di lavoro accessorio per un importo complessivo per un importo complessivo non superiore a € 10.000 nel corso di ciascun anno fiscale;
>> gli imprenditori agricoli;
>> gli enti senza fini di lucro;



>> gli enti pubblici (solo in caso di prestazioni per lavori di emergenza e di solidarietà ai sensi dell’art. 70 D.Lgs 276/03, c. 1, lett. d).
È ampio anche il campo di applicazione dei lavoratori che possono prestare lavoro accessorio, anche se a seconda della categoria di appartenenza operano alcune limitazioni. In generale possiamo distinguere:
a) i pensionati, i cassintegrati e i disoccupati, che possono svolgere qualsiasi attività in qualunque periodo dell’anno. Per i primi vale il limite di compensi generale, mentre per i percettori di sussidi di cassa integrazione e disoccupazione vale un limite di compensi più restrittivo;
b) gli studenti, che possono svolgere qualsiasi attività ma solo in determinati periodi dell’anno;
c) tutti gli altri lavoratori, che possono svolgere solo determinate attività in qualunque periodo dell’anno;
I pensionati, cioè i titolari di un trattamento pensionistico obbligatorio, possono svolgere lavoro accessorio per qualsiasi attività in qualunque periodo dell’anno.
I cassintegrati e i disoccupati, che percepiscono indennità di sostegno al reddito possono svolgere lavoro accessorio per qualsiasi attività in qualunque periodo dell’anno, senza perdere il sussidio, ma solo nel limite complessivo annuo di € 3.000 di compensi netti.
Gli studenti possono svolgere lavoro accessorio in ogni ambito di attività nei periodi di vacanza, il sabato e la domenica.
Sono considerati studenti “i giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’Università o istituto scolastico di ogni ordine e grado” (L. 133/2008, art. 22, c. 1, lett. f). I giovani devono, comunque, aver compiuto i 16 anni di età e, se minorenni, debbono possedere autorizzazione alla prestazione di lavoro occasionale da parte dei genitori o di chi esercita la potestà genitoriale.
Sono considerati “periodi di vacanza”:
a) le vacanze natalizie, dal 1° dicembre al 10 gennaio;
b) le vacanze pasquali, dalla domenica delle Palme al martedì successivo il lunedì dell’Angelo;
c) le vacanze estive, dal 1° giugno al 30 settembre.
Nelle giornate di sabato e domenica la prestazione può essere eseguita in tutti i periodi dell’anno (art. 70 del D.Lgs. n. 276/03, c. 1, lett. e).
>> tutti i lavoratori sia disoccupati che dipendenti;
>> cittadini stranieri, presenti regolarmente sul territorio nazionale;
>> casalinghe, limitatamente alle attività agricole di carattere stagionale, a condizione che non abbiano prestato lavoro subordinato in agricoltura sia nell’anno in corso che in
quello precedente;
>> fino al 31 dicembre 2009, in via sperimentale, lavoratori in cassa integrazione, in mobilità, in disoccupazione ordinaria o in trattamento speciale di disoccupazione edile.
Altri Lavoratori
I lavoratori, che non siano studenti o pensionati, possono prestare lavoro accessorio in qualsiasi periodo dell’anno ma solo per le seguenti specifiche attività:
>> settore agricolo, purché le prestazioni siano svolte a favore di produttori aventi un volume di affari non superiore a € 7.000;
>> settori commercio, turismo e servizi (anche se limitatamente alle imprese familiari): la prestazione di lavoro occasionale deve essere svolta da soggetti estranei all’imprenditore e all’impresa familiare stessa;
>> settore domestico: i “lavori domestici di tipo occasionale accessorio” riguardano le prestazioni svolte esclusivamente in maniera occasionale, discontinua e saltuaria per far fronte ad esigenze familiari relative alla cura della famiglia e della casa che non presentano il carattere dell’abitualità (ad esempio, babysittering e dogsittering);
>> lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti;
>> manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza o di solidarietà (svolti anche a favore di committenti pubblici);
>> consegna porta a porta e vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica;
>> insegnamento privato e supplementare.
Per l’utilizzo concreto di prestazioni di lavoro accessorio, l’INPS (circ. 9 luglio 2009 n. 88) ha fornito i seguenti chiarimenti:
>> possono essere regolamentate attraverso questo strumento le attività lavorative svolte in modo discontinuo, di natura meramente occasionale e non riducibili nell’ambito di rapporti di lavoro subordinato o di lavoro autonomo;
>> un’attività può considerarsi occasionale



quando il compenso non supera il limite massimo di € 5.000,00 nel corso di ciascun anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre) con riferimento al medesimo committente. Questo importo va inteso al netto dei contributi a carico del lavoratore, con la conseguenza che il limite di importo lordo per il committente in relazione a ciascun lavoratore è pari a € 6.660,00 annui;
>> le suddette attività devono essere rese direttamente all’utilizzatore della prestazione, con esclusione di qualsiasi forma di intermediazione. Un’impresa, quindi, non può impiegare lavoratori per svolgere una determinata prestazione a favore di terzi, come invece accade nell’appalto o nella somministrazione
Le somme spettanti al lavoratore vengono pagate attraverso il sistema dei “voucher” (o buoni) dal valore nominale di 10 o 50 euro, che comprendono gli oneri contributivi del 25% così ripartiti:
>> 13% per la contribuzione a favore della gestione separata INPS
>> 7% per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro prestata dall’INAIL
>> 5% per la gestione del servizio.
Il datore di lavoro li acquista on line sul sito dell’INPS (buono telematico) oppure direttamente presso le sedi previo pagamento di bollettino postale (buono cartaceo).
buoni Cartacei
Se sceglie di utilizzare i buoni cartacei, il committente può ritirarli presso tutte le direzioni provinciali INPS, esibendo la ricevuta di pagamento del relativo importo su conto corrente postale 89778229 intestato a “INPS DG LAVOrO OCCASIONALE ACC”. Perché i buoni siano validi per la riscossione, è necessario che vengano correttamente intestati, scrivendo negli appositi spazi il periodo della prestazione e i codici fiscali del committente e del prestatore.
buoni Telematici
Per il pagamento tramite buoni telematici è necessaria anzitutto la registrazione presso l’INPS del committente e del lavoratore.
I lavoratori possono registrarsi:
>> chiamando il contact center INPS/INAIL al numero gratuito 803 164;
>> su internet, tramite il sito www.inps.it nella sezione Servizi On Line/
Per il cittadino/Lavoro occasionale accessorio;
>> presso tutte le sedi Inps.
I committenti possono registrarsi:
>> presso le sedi Inps, se il proprio nominativo non è ancora registrato negli archivi dell’Istituto;
>> sul sito internet www.inps.it, se il nominativo è già presente e il committente è in possesso del codice PIN, nella sezione Servizi On line/
Per il cittadino/Lavoro occasionale accessorio;
>> chiamando il contact center INPS/INAIL al numero gratuito 803 164;
>> tramite le Associazioni di categoria dei datori di lavoro.
Una volta effettuato l’accreditamento, il committente può richiedere all’INPS i buoni lavoro, indicando:
>> i dati anagrafici di ogni lavoratore e i relativi codici fiscali;
>> la data di inizio e fine presunta dell’attività lavorativa;
>> il luogo di svolgimento della prestazione;
>> il numero di buoni per ciascun lavoratore.
L’importo dei buoni acquistati deve essere pagato prima dell’inizio della prestazione:
>> tramite modello F24, indicando nella sezione Inps il codice sede e il codice fiscale, la causale LACC e il periodo di riferimento della prestazione;
>> con versamento su conto corrente postale 89778229 intestato a INPS DG LAVOrO OCCASIONALE ACC;
>> direttamente on line sul sito www.inps.it, nella sezione Servizi Online/Per il cittadino/Lavoro occasionale accessorio, con addebito su conto corrente postale, Postepay o carta di credito del circuito VISA_ Mastercard.
Incasso dei buoni
Il valore dei buoni è liquidato al lavoratore al netto della trattenuta del 25% e risulterà pertanto di € 7,50 per i buoni da nominali € 10,00 e di € 37,50 per i buoni da nominali € 50,00.
Questi buoni sono convertibili in denaro mediante una procedura di accredito del corrispettivo per via telematica (voucher telematico) o presso gli uffici postali (voucher cartacei). Nel secondo caso i buoni, una volta firmati da committente e lavoratore, possono essere incassati dal prestatore presso qualsiasi ufficio postale con un valido documento di riconoscimento.
Non appena ricevuta la comunicazione da parte delle poste dell’avvenuto pagamento, l’INPS provvede all’accredito dei contributi presso la Gestione separata e al versamento all’Inail della quota assicurativa.




















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