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D.A.ITALIA_N_05

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gestori: intervista a M.Motterlini speciale sistemi di pagamento: intervista alla MEI produttori: intervista alla Bottoli speciale acqua in boccioni: intervista Sorgenti Blu le novità nel vending: EurOps® 2005 - Huhtamaki - Coges - Mark Srl - Nova - MIA Appuntamento in Fiera: Dubai Vend intervista a Catherine Piana Confida comunica

Avete mai pensato a come avere denaro extra a vostra disposizione?

MEI CASHFLOWTM 7000 PUÒ PORTARE NUOVO DENARO ALLA VOSTRA GESTIONE

La serie MEI CASHFLOWTM 7000

La nuova rendiresto MEI si sta rapidamente imponendo come il sistema di pagamento leader in Europa. Sono ormai migliaia i distributori equipaggiati con la nuova serie CASHFLOW 7000 e i Gestori stanno imparando ad apprezzare i tre vantaggi principali del nuovo prodotto:

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• L'assoluta affidabilità e una diagnostica intuitiva riducono al minimo i malfunzionamenti e quindi gli interventi del personale.

• La combinazione di 5 tubi e la gestione "intelligente" del contante fanno sì che le macchine possano in ogni momento erogare il resto, aumentando la soddisfazione dei consumatori e incrementando di conseguenza i volumi di vendita. Per scoprire come potete incrementare i vostri profitti con la nuova serie MEI CASHFLOWTM 7000 contattate MEI al numero 0382 979313

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Esprimere un giudizio previsionale sull’andamento del settore è ormai una consolidata abitudine di ogni inizio d’anno.Dopo Venditalia 2004 ci era sembrato di scorgere i primi sintomi di una ripresa e avevamo espresso un cauto ottimismo sul futuro.

Il 2005 è visto da molti come l’anno della svolta,con la crisi ormai alle spalle e opportunità di business sempre maggiori.Io ho invece la sensazione che ci potrà anche essere una ripresa,ma quasi certamente non si realizzerà per tutti e che il 2005 sarà l’anno della selezione.Tutte le società che hanno particolari punti di forza (prodotti innovativi,volumi di vendita,prezzi concorrenziali,servizio alla clientela ottimale) potranno crescere o consolidarsi,mentre tutte le altre aziende faranno sempre più fatica a sopravvivere.

È ormai finito il tempo dell’improvvisazione.In tutti i comparti della filiera (fabbricanti,produttori e gestori) le aziende poco efficienti sono destinate a sparire e anche se molte piccole realtà di nuova costituzione continueranno a proporsi sul mercato,saranno per lo più destinate a piccole nicchie sempre più difficili da “scovare”e sempre meno remunerative.

Sin dalla sua nascita D.A.italia si è prefissa di esaminare il settore a 360 gradi e in modo non convenzionale.Per questo,a partire dal prossimo numero,verrà pubblicata una nuova rubrica che attraverso la fotografia mostrerà gli interni di alcune abitazioni degli operatori del vending. Conoscere le persone che lavorano nella distribuzione automatica,anche da un lato strettamente privato,è un passaggio per noi significativo nella fase di progressiva apertura verso l’esterno di questo settore,per troppo tempo rimasto un po’ chiuso in se stesso.

Un’altra novità è rappresentata dalla nostra collaborazione con la Commissione Beni Sociale dell’Osservatorio Permanente del Design dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) per promuovere anche nel comparto del vending l’iniziativa ADI DESIGN INDEX.La nostra rivista è stata invitata a partecipare alle riunioni della Commissione per illustrare ai sui membri le specificità del settore.

Da questo numero ospitiamo all’interno di Mondo Associazione una rubrica intitolata:“Confida comunica”,in cui periodicamente l’associazione di categoria veicolerà alcune informazioni anche attraverso la nostra rivista.

Siamo molto soddisfatti di constatare l’aumento degli accessi al nostro sito internet www.daitalia.it dove è possibile consultare l’archivio storico della rivista,inserire i vostri commenti e consigli alla redazione e scrivere on-line una lettera al direttore (le più interessanti vengono pubblicate sulla rivista).

D.A.Italia diventa una rivista con abbonamento a pagamento.La fase di transizione dalla spedizione gratuita sarà graduale,ma già a partire da oggi,per essere sicuri di ricevere ancora la nostra rivista,sarà necessario abbonarsi.Potete ottenere tutte le informazioni sul nostro sito o scrivendo all’indirizzo di posta elettronica abbonamenti@daitalia.it oppure contattando la nostra redazione.

Alessandro Fontana
Sarà l’anno della selezione?

P iacere Espresso

Numero 1 – Anno II – Gennaio - Febbraio 2005

Direttore Responsabile Renzo Gabriel Bonizzi

Condirettore Alessandro Fontana

Progetto grafico Andrea Lottero

Foto Alizia Lottero

Traduzioni ABC Traduzioni srl

Stampa Diffusioni Grafiche Spa

D.A.Italia – il periodico della distribuzione automatica

Pubblicazione iscritta al Tribunale di Milano,numero di registrazione 177 del 22 marzo 2004

Iscrizione al R.O.C.:in corso di registrazione

Periodicità: bimestrale

Editore: ART&WORKS Srl

Via Garian 49 - 20146 Milano - P.IVA 04234310961

Tel +39 02 48958566

Fax +39 02 36521641

Ufficio commerciale: commerciale@daitalia.it

Web: www.daitalia.it

Posta elettronica: info@daitalia.it

Abbonamenti: abbonamenti@daitalia.it

Pubblicità inferiore al 45%

La riproduzione totale o parziale delle illustrazioni e degli articoli pubblicati su D.A.Italia è permessa solo se autorizzata dalla Direzione.

sommario

sarà l’anno della selezione?

Cofifast

rendiresto si trasforma in “Cash Manager”

presenta BioWare EurOps® 2005 a Praga la V.M.V.di Verona diventa Mark Srl al via la nuova campagna pubblicitaria di Coges per il 2005

Distributori Automatici festeggia i 15 anni di attività fumata nera per le banconote da 1 e 2 euro,una vittoria per il vending MIA:il mondo dell’alimentazione extradomestica

l’EVA compie 10 anni intervista a Catherine Piana Confida comunica

La Direzione non assume responsabilità per le opinioni espresse dagli

dei testi redazionali e pubblicitari.

IL MERCATO DEL VENDING

La gestione secondo Cofifast

Intervista a Michele Motterlini [ gestori ]

Il dott. Michele Motterlini è senza dubbio uno dei principali attori del mercato del vending in Italia. Già direttore della Lavazza Espresso Point dal 1989 al 2002 e Direttore Commerciale della Nuova Bianchi è oggi Amministratore Delegato di Cofifast Srl, un’importante società di gestione che opera in Piemonte e Lombardia. Laureato in Economia e Commercio, la sua esperienza non si limita al mondo della distribuzione automatica, visto che è membro del CdA e del Comitato Esecutivo della Banca Popolare di Milano e Presidente di We@Service SpA. Dal 2002, dopo oltre trent’anni di lavoro nel settore del vending, ha deciso di intraprendere l’attività di gestore.

D.A. Italia ha approfittato della sua disponibilità ed lo ha intervistato presso gli uffici della Cofifast di Milano.

Intervista all’Amministratore Delegato di Cofifast Srl: dott. Michele Motterlini

Dott.Motterlini,lei è da molti anni nel settore della distribuzione automatica,ci potrebbe fare un breve riassunto della sua storia personale?

Ho iniziato l’attività nel 1972 con la BRAS,poi sono passato in Nuova Bianchi,in UNOPER ed infine in Lavazza,dopodichè sono uscito dal mondo della produzione di prodotti e di macchine per la distribuzione automatica e sono diventato gestore nel settembre del 2002.

Come mai dopo tanti anni ha deciso di intraprendere l’attività di gestore?

Primo per ragioni di salute,che m’impedivano di svolgere il precedente lavoro,secondo,da sempre sostenevo che la gestione dovesse essere modificata e realizzata in un certo modo ed era giusto verificare se era corretta o meno la mia idea.

I primi risultati sono incorag-

gianti?

È ancora presto per la verifica,ne parleremo fra qualche anno.

Dopo l’acquisizione di UNOPER da parte di Lavazza è esploso il mercato delle cialde in Italia riportando numeri impressionanti.Ce ne può parlare?

Non è andata esattamente così, solo dopo due anni il mercato è esploso.In realtà per circa un anno e mezzo abbiamo dovuto affrontare la paura da parte dei gestori. Infatti quando UNOPER è diventata Lavazza ha generato in questa categoria timori di prezzi inaccettabili e strozzature.Siamo riusciti a dimostrare ai gestori che l’intento non era quello di stritolarli ma creare,assieme a loro,valore nel mondo del vending,così siamo partiti e abbiamo proseguito sempre meglio.

È strano vedere che nel mer-

cato delle cialde,con lo sviluppo enorme che ha avuto, esistano ancora spazi di crescita.Il vending tradizionale è abbastanza in crisi,mentre il mercato delle cialde sembra essere vitale,soprattutto all’estero.

Ormai da due anni sono fuori dal mondo della produzione e della distribuzione quindi i miei dati non sono più diretti,però all’estero c’è una grande capacità di crescita in tutti i segmenti del vending. In Italia,a mio modo di vedere,ci sono delle sacche in cui è ancora possibile crescere,ma per il resto assistiamo solamente a migrazioni fra aziende.Non è vero che ci sia una grande capacità di crescita nel mondo dell’OCS.Se lei dovesse parlare con il responsabile vendite Italia di Lavazza,che ha dati aggiornati e precisi,rileverebbe che tutte le crescite sono di nicchia.

Nell’area milanese,come in quella torinese,la crescita è realizzata per

sovrapposizione o per acquisizione e trasformazione.Il 30 novembre ho acquisito una piccolissima gestione in Piemonte e stiamo trasformando tutte le macchine nel sistema a cialda Lavazza.In questo caso non è un mercato in crescita ma solamente un “changing”. La gente si è accorta che l’unico modo valido per bere un caffè dalla postazione piccola è quello di avere un prodotto industrialmente preconfezionato,meglio se da una società che garantisce la qualità.

E per quanto riguarda le sovrapposizioni?

I tentativi di sovrapposizione sono molto frequenti.Un nostro competitor milanese sta andando ad offrire sulle nostre piccole macchine il prezzo di 0,31,mentre il nostro prezzo,che ci sembra quello corretto,è di 0,36.Il competitor è anche disposto a scendere pur di prendere la postazione ma non sta facendo mercato perché c’è spazio, anzi lo impoverisce e contempora-

IL MERCATO DEL VENDING

neamente impoverisce la sua azienda.A queste condizioni non interveniamo;la Cofifast è cresciuta solo di pochissimi punti percentuali,ma questi sono veri e cioè su locazioni libere e a prezzi remunerativi.

La crescita sana e reale di un’azienda di gestione è così bassa?

In un mio intervento di un anno fa in una riunione regionale di CONFIDA ho posto la seguente domanda:“Perchè dobbiamo crescere del 15% tutti gli anni quando l’economia è in crisi e quando c’è solo una trasposizione di aziende?”

Come si fa a sostenere un tasso di crescita a due cifre? A fronte di che cosa lo diciamo? Quali dati confermano questa ipotesi?

Sono 11 anni che a Milano,dai dati della Camera di Commercio, non crescono le aziende sotto i 15 dipendenti;alcune muoiono ed altre migrano in basso,e solo pochissime si sviluppano ed aumentano.

La massa è sempre la stessa e se è sempre la stessa perché dobbiamo crescere? Dove cresciamo? O andiamo a invadere un mercato che non è nostro e andiamo oltre i 15 dipendenti con una macchina che non è di quel mercato,oppure andiamo in un altro mercato,la famiglia,che ha caratteristiche profondamente diverse.

La gestione della famiglia si può fare e sarà una gestione a cui dovremmo guardare,ma non con questo tipo di azienda,c’è bisogno di una società dedicata,che sia abituata a lavorare con il 20% di IVA,perché andremo a fare delle vendite e non delle somministrazioni.

Non potremo consegnare dalle 9 alle 18,ma in altre fasce orarie e in altri giorni.In ogni caso è essenziale una struttura adeguata a ricevere ed evadere gli ordini in quel periodo.“Clicca il pomodoro”di Esselunga è un esempio.

Con costi sempre in aumento e margini tutto sommato limitati,per un gestore è vera-

mente così difficile operare oppure,offrendo un buon servizio,un buon prodotto e avendo cura dei clienti,è ancora possibile fidelizzare la propria clientela?

Al contrario di quanto si possa pensare una vera fidelizzazione del cliente non c’è,esiste invece la convenienza del cliente.Noi abbiamo con questa azienda moltissimi clienti nel piccolo,abbiamo quindi moltissimi contratti,che sono però pezzi di carta poco utili perché è difficile andare in tribunale per 35 o 36 euro.

Confida ha preparato la nuova veste da dare al contratto con tutti i dati utili e con le clausole espresse chiaramente,non la letterina che ci dovrebbe dare il permesso di installare in esclusiva e che in realtà non ha valore giuridico. Per saperne di più vi rimando a Confida.

Lei dice che nessuna azienda farà mai causa per pochi euro di contratto,questo è verosimile nel segmento OCS,ma per contratti free-standing o con grandi aziende?

I contratti con le grandi aziende hanno maggior valore e,in genere, sono fatti meglio dei piccoli ma anche qui ritorniamo a quanto sta preparando Confida.

Nella realtà del vending ci sono moltissime situazioni in cui viene firmato un foglio, senza previa lettura e che permettere ai gestori di lavorare in una locazione.Sono tutti contratti nulli?

Non bisogna far confusione fra l’origine del contratto e la forma del contratto.Sono due cose completamente diverse.

L’origine del contratto è un rapporto tra due entità giuridiche,tra due persone,tra due società,fra due soggetti.Ad esempio noi stiamo facendo un contratto,non lo scriviamo e non ha quindi una forma scritta,ma stipuliamo un contratto: io ho accettato un’intervista da

parte vostra e abbiamo quindi fatto un contratto verbale nel quale accetto che quello che dirò verrà pubblicato.

La forma del contratto è un’altra cosa.Se non è corretta (e per essere corretta deve avere determinate caratteristiche) è nulla o annullabile,così come il suo contenuto scritto.

Resta valida quella che è la sostanza del rapporto contrattuale,che è un rapporto di fornitura.Io le metto una o più macchine in comodato e lei si impegna a servirsi da queste.Ciò è regolamentato dal codice civile,ha quindi determinate possibilità di essere disdettato secondo le regole del codice e questo è l’unico che ha vero valore,quindi tutti i pezzi di carta firmati,o non firmati,si dovranno rapportare a questa realtà.

La prassi vuole però che i gestori si sentano molto sicuri nell’avere un contratto firmato e che possano adire a vie legali nel caso in cui un cliente non lo rispetti.

Se poi si va nella prassi,l’azienda che ha firmato quel pezzo di carta, per evitare seccature in quello che tutto sommato è considerato un servizio minore,si accontenta di quello che ha e aspetta la naturale scadenza dandone disdetta.

Com’è possibile contrastare vostri concorrenti quando offrono lo stesso prodotto e la stessa macchina a un prezzo inferiore?

Abbiamo tutte le possibilità del mondo.La prima è fare capire al cliente che noi stiamo facendo un prezzo corretto che tiene conto dell’incidenza della materia prima e del costo del personale in maniera corretta.Chi ha offerto il caffè a un prezzo molto basso non ha fatto niente,ha solo operato un’azione di disturbo e ha messo uno specchietto per le allodole per chi non è esperto del settore. Il cliente dovrebbe informarsi se il nuovo gestore manda degli operatori che sono dipendenti di cui lui

si fida e che lui garantisce o se utilizza delle persone che non conosce e che sono fuori dal suo diretto controllo.Non dimentichiamo infatti che chi carica le macchine, entra all’interno dell’azienda e vede tutto.

Il cliente dovrebbe domandarsi anche che tipo di assicurazione hanno le Sdg.

Normalmente si dovrebbe esibire un’assicurazione adeguata per ogni singolo rischio,in più l’adesione alle attuali normative molto precise impone comportamenti e costi.Lavorando in modo regolare con un servizio corretto il prezzo non può scendere sotto una certa soglia.

Quanto investite sulla formazione del personale? Cosa fate per preparare i vostri caricatori?

I nostri operatori seguono con regolarità dei corsi di aggiornamento (la mattina del sabato), dove il responsabile tecnico si occupa della parte di servizio e il sottoscritto della parte di marketing.Vogliamo che l’operatore sappia esattamente quale sia il suo obiettivo,cosa deve fare,come deve rispondere e come deve comportarsi.Ovviamente nei sabati dedicati alla formazione,paghiamo agli operatori gli straordinari. All’interno di ogni macchina inseriamo dei memorandum che definiscono tutte le cose che devono essere fatte,utile per chiunque vi metta mano.Per ogni macchina fredda o snack mettiamo la corretta composizione,che offre tutte le informazioni necessarie per ricaricare la macchina stessa in modo adeguato.

C’è quindi uno studio della vetrina.

Lo studio della vetrina viene variato spesso anche con il contributo del Cliente e inserito all’interno delle macchine,per cui un operatore non può non ricordarsi come e dove va messo il prodotto.

INTERVISTA A M. MOTTERLINI

La legge sulla tracciabilità prescrive che entro quattro ore un’azienda come Cofifast deve essere in grado di dire dov’è finito un prodotto per poterlo ritirare dal mercato in caso di problemi.Come state affrontando il problema?

La tracciabilità l’avevamo già introdotta anche se non formalizzata, per ottenere una corretta gestione. Quindi siamo già preparati alla normativa.

Lavoriamo con strumenti che ci consentono di sapere costantemente in che macchina è stato messo un dato prodotto.

Da un articolo pubblicato dal Gazzettino di Venezia il 7 gennaio e ripreso da molti organi di stampa,risulta che ILLY ha intenzione di entrare nuovamente nel mercato delle cialde (con un prodotto non in standard ESE) e tentare di “rompere”il monopolio di Lavazza.Ritiene credibile questa indiscrezione giornalistica?

Non sono in grado di confermare o di smentire questa notizia perché non ho proprio alcuna notizia.Non ho mai trattato prodotti ILLY e non conosco il direttore commerciale o il direttore vendite di ILLY;non saprei darle una risposta perché non ho alcun contatto.Gradirei volentieri sapere che cosa potranno offrire perché è mio dovere essere aggiornato sulle possibilità del mercato.

La sua sensazione è che se entrasse un competitor del livello di ILLY potrebbe guadagnare quote di mercato o è abbastanza difficile che questo si realizzi?

Quando si ha una situazione di grande presenza come Lavazza è normale che ci siano degli insoddisfatti in attesa di alternative di livello qualitativo e/o di prezzo. Questo non vuol dire che ci sia o non ci sia spazio per una società come Illy in questa situazione.Se è vero quello che lei mi sta dicendo, bisogna vedere di che rete di distribuzione si servirà,che strumenti utilizzerà,etc.

Prima di partire però presumo che qualche milione di battute se lo assicurino.

Non ne ho idea.Credo comunque che ILLY abbia possibilità di far mercato.Se lo farà attraverso la rete delle attuali società di gestione vedremo le reazioni della concorrenza.Noi distribuiamo Lavazza,ma per il momento nessun funzionario di ILLY ci è venuto a chiedere se siamo disposti a trattare una loro linea di prodotti.Se ciò si verificasse dovremmo riflettere sulla convenienza economica, sulle proposte di marketing,sui supporti al mercato e sull’interesse dei nostri clienti a queste proposte. Solo a questo punto potremmo rispondere in modo corretto. Comunque ILLY è stata un’antesignana del preconfezionato e mi pare strano che rimanga fuori dal

mercato della distribuzione automatica proprio adesso che il preconfezionato sta diventando di massa.Che poi decida di uscire con una cialda ESE o con una cialda non ESE,questo non lo so,fa parte della sua strategia aziendale. Ripeto,bisogna chiederlo a loro.

Illy è stato uno dei promotori del consorzio ESE,sarebbe strano che utilizzasse un altro standard.

A livello di strategia d’impresa non ci trovo nulla di strano.Proprio in questi giorni discutevo con un’altra persona su queste voci di corridoio e questa sosteneva che Illy non può uscire con una cialda non ESE. Gli ho risposto:“Dimmi chi fa parte del Consorzio ESE”.Risposta: “tante aziende compresa Lavazza”.Senza fare tante discussioni,per la stessa logica,Lavazza non avrebbe potuto entrare nel consorzio ESE.

Lei è sempre stato presente in Confida,anche con importanti cariche associative,adesso che è gestore come vede l’associazione?

È sempre più facile essere fuori e criticare che lavorare all’interno. I vertici di Confida stanno lavorando molto ed è quindi logico che qualche loro risultato non sia ottimale.Dobbiamo aiutarli a migliorare sempre.In definitiva Confida sta facendo delle ottime cose.

Come gestore,cosa ne pensa

della Carta dei Servizi?

Il tentativo di dare un codice di comportamento,la carta dei servizi altro non dovrebbe essere che un codice di comportamento,è una cosa che o viene imposta “per legge”o ci saranno quelli che comunque già la attuano e che l’aggiusteranno in funzione di quelle che sono le clausole e le norme studiate e proposte,ma ci saranno altri che lo faranno solo a parole.

Senza una imposizione precisa,un codice deontologico,mi dite quale forza avrà per i colleghi che aderiranno alla Carta dei Servizi?

Comunque sono stato vice presidente di CONFIDA per un certo numero di anni e so cosa significhi stare dall’altra parte del tavolo e incontrare difficoltà nell’avere anche solo un dato certo da parte dei gestori aderenti all’associazione.D’altra parte non abbiamo tante alternative,o crediamo che CONFIDA serva e la supportiamo,e crediamo che i nostri figli e i nostri nipoti arriveranno progressivamente ad avere un qualcosa che rappresenterà veramente questo mondo oppure ci prendiamo in giro.

Facciamo questi sforzi e continuiamo a farli perché un’associazione non è chi la manda avanti:l’associazione sono gli associati;ed è il comportamento degli associati che fa grande o meno un’associazione. Sono io con il mio comportamento che gratifico,onoro o disonoro la mia associazione.Non bisogna dimenticarsi che questo è lo spirito dell’associazione.

Parteciperà alla conferenza paneuropea di tutti i gestori organizzata dall’EVA? La considera una riunione importante a livello europeo?

Sono stato membro del Comitato esecutivo a Bruxelles dell’EVA, sono quindi un fervente fautore dell’Unione Europea e dell’europeismo.

I problemi li conosco grazie alla mia precedente professione e posso dire che molti dei gestori ita-

Sede Cofifast di Milano

IL MERCATO DEL VENDING

liani non hanno idea di cosa significhi fare gestione in alcuni paesi europei,anche se molti si sono avventurati all’estero.

In Germania ad esempio,non esiste la gestione strutturata come in Italia.Non capita mai che un’azienda compri dei distributori e li dia in comodato.L’azienda si compra i distributori e poi si trova una società che le fa il servizio.Tutto l’onere dell’acquisto e dell’ammortamento dell’apparecchiatura è quindi dell’azienda stessa.Non chiedo all’Olivetti o all’IBM di portami dei computers dietro pagamento del servizio,ma li compro e poi faccio un canone di manutenzione.

Solo in Italia esiste la formula: “Ti porto gratuitamente un’apparecchiatura costosa e tu mi dai il sovrapprezzo per pagarmi anche l’apparecchiatura costosa”.

Un concetto corretto sarebbe che l’azienda si dotasse di tutte le strutture necessarie per essere azienda e tra queste computers, centralini,fotocopiatrici,etc.ed infine anche distributori automatici. Negli altri Paesi dell’Europa – salvo in Francia in alcune zone e per alcune società – il concetto di gestione è diverso dal nostro,le aziende di gestione sono diverse dalle nostre,ma alla fine i problemi sono sempre gli stessi:la concorrenza,la legislazione,la presenza di orpelli burocratici ecc. Quindi questa conferenza è doppiamente importante,sia per conoscere le differenze che per potersi confrontare sui problemi comuni.

I mercati in Italia,Francia e Spagna si comportano in un modo,in Inghilterra,Olanda,Belgio, Germania e Danimarca si comportano in un altro,nei Paesi dell’ex Est europeo si comportano in un altro modo ancora e la Grecia e la Turchia sono un mix ancora da comprendere.I Paesi del Medio Oriente sono molto diversi,ma sono tutti paesi industrializzati e il servizio dovrebbe essere fatto in un certo modo.Negli Stati Uniti c’è un altro modo ancora di gestire. Ben venga quindi che EVA abbia organizzato una conferenza di questo tipo che riesca a mettere

intorno ad una tavola rotonda almeno i rappresentanti che possano poi farsi carico di esporre nei propri Paesi le differenze.Sarà l’occasione quanto meno per un dibattito sereno.

Per tornare alle problematiche di una gestione,lei cosa ne pensa della telemetria?

La telemetria diventerà di uso comune come la posta elettronica, il fax o il cellulare.Già cinque anni fa abbiamo fatto una conferenza stampa in Francia insieme al signor Alberto Lavazza,perché avevamo messo a punto un sistema di telemetria per le macchine piccole.Un sistema che oltre alla telemetria dava anche un collegamento internet.

Se partiamo da un concetto di azienda normale,tale azienda deve avere un rapporto costobeneficio corretto,non sbilanciato a favore del beneficio o del costo. Se non troviamo una strumentazione che faccia diventare una società di gestione una società normale,passiamo da una fase in cui il rapporto era sbilanciato a favore del beneficio ad una in cui diventerà sbilanciato a favore del costo.Questo non può succedere perché significherebbe uccidere questo settore.La telemetria è uno di quegli aspetti che permetterà di migliorare il servizio e di dare più risparmio all’aspetto gestionale del distributore automatico.Maggiore risparmio di carattere assistenziale, manutentivo e anche di prodotto. Questo avverrà nel momento in cui tutti i costruttori di macchine avranno realizzato un protocollo unico e quando avremo veramente la copertura del segnale utilizzato dagli apparecchi telemetrici.La copertura è un problema perché non posso chiedere all’azienda che mi fornisce già acqua e luce anche una spina del telefono,non posso chiedere di mettere un ripetitore sul tetto perché il GPRS o il GSM non prende in magazzino. Attualmente questi sono alcuni dei problemi collegati alla telemetria. Per il momento non possiamo fare un granché se non assicurarci che

almeno le apparecchiature che compriamo siano predisposte e avere un sistema di software che possa essere correttamente integrato.

Cofifast si sta muovendo in questo senso.

Voi state attuando la geolocalizzazione dei furgoni?

Nove anni fa siamo stati i primi ad importare il geomarketing dagli Stati Uniti tramite una società di Roma offrendo,come Lavazza,a tutti i distributori dell’epoca,la possibilità di avere il pacchetto informatico del geomarketing e cioè il programma dei passaggi,il programma del traffico,il programma degli ingorghi,la scelta della miglior localizzazione dei clienti,la scelta delle aree geografiche ecc. Il problema della geolocalizzazione sono gli aggiornamenti,perché se si prova oggi ad usare un satellitare a Torino,ci si arrabbia in modo inverecondo.Se non c’è un aggiornamento continuo,qualsiasi itinerario mappato diventa vecchio. Basta una “metropolitana”o “Torino 2006”e il satellitare non serve più.

Ci sono alcuni apparecchi satellitari che si aggiornano direttamente da satellite ma i costi sono ancora troppo elevati.

I vantaggi sarebbero molti: ottimizzare il giro,ottimizzare le giornate dei tecnici.

Guardi,per ottimizzare il parco clienti si potrebbe fare già molto se i gestori si sedessero intorno ad un tavolo e decidessero che,almeno nell’area d’insistenza dell’azienda (un quadrilatero intorno all’azienda),ognuno serva i propri clienti presenti.

Oggi capita che io debba fare 30 chilometri per servire un cliente e la società di gestione che è lì vicino venga a Milano a servire una azienda nella mia stessa via. Trovare un buon accordo su questo sarebbe un ottimo risultato per tutti.

A proposito dei grandi gruppi

di gestione:secondo lei il mercato andrà verso una concentrazione oppure i grandi gruppi non avranno mai la flessibilità per affrontare un mercato così polverizzato?

Io faccio parte del più grande gruppo di gestione italiano e naturalmente sono un fautore della dimensione,però un fautore della dimensione con la localizzazione. Nel momento in cui a Milano bisogna parlare in milanese e a Torino bisogna parlare non il piemontese ma il torinese,è inutile che io voglia parlare a Torino il milanese e a Milano il piemontese.Occorre la localizzazione sul territorio,dove c’è un gestore della zona che parla e ha il retroterra culturale del territorio e riesce a dialogare alla pari con le persone che ci lavorano e che ci abitano.Altrimenti si diventa dei colonizzatori.

Il mio personale concetto di gruppo è quello che ha in comune una serie di cose interessanti,ma lascia i termini decisori ed attuativi alla localizzazione.Qualità che riscontro nel gruppo a cui appartengo.

Le aziende che fanno parte di un grande gruppo come Cofifast subiscono qualche forma di controllo oppure hanno un’indipendenza gestionale?

Il socio con qualsiasi percentuale è socio a pieno titolo e in un’attività ha pari dignità e importanza.Ne consegue che le decisioni di un certo tipo vanno sempre prese all’unanimità senza mai cercare delle maggioranze.

Io non ho bisogno di un controllo, sono io che mi controllo da solo tutte le sere,facendo la chiusura della giornata in modo più che approfondito.Chiunque dei miei soci riceve il bilancio mensile,può venire ogni giorno a vedere come è andato il lavoro e può discutere del budget che abbiamo fatto.

Comunque una volta che si condividono le idee di fondo,non siamo di fronte ad un controllo ma semplicemente ad un’informativa gestita di comune accordo.

FAS INTERNATIONAL spa

36015 Schio (VI) Italy - Via Lago di Vico, 60

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Delineata da uno stile sobrio ed “high tech”, é stata presentata al mercato la prima tranche della nuova linea prodotti FAS, composta da FASHION, la macchina da caffè free-standing ricca di soluzioni tecniche innovative, alla quale si può abbinare la spirale FAST, standard e slave tutta vetrina.

La tradizionale esperienza FAS nelle tecnologie Snack & Food è stata reinterpretata in funzione delle necessità presenti e future del mercato e riportata anche nei modelli Hot & Cold.

SPECIALE SISTEMI DI PAGAMENTO

Mei Cashflow™ 7900, la rendiresto si trasforma in “Cash Manager”

MEI è uno dei maggiori produttori a livello mondiale di accettatori di banconote, gettoniere e altri sistemi di pagamento elettronici. MEI fa parte del gruppo Mars Incorporated, che comprende marchi noti in tutto il mondo come M&M'S e SNICKERS.

Le gettoniere MEI vengono attualmente utilizzate per oltre 1 miliardo di transazioni alla settimana in 90 paesi. In occasione di Venditalia 2004 MEI ha presentato per la prima volta sul mercato italiano l’innovativa rendiresto della serie Cashflow™7000. Per conoscere meglio le caratteristiche di questo prodotto D.A. Italia ha intervistato il Direttore Commerciale MEI, Gigliola Corsi.

[ foto: Alizia Lottero ]

Intervista a Gigliola Corsi, Direttore Commerciale MEI

MEI con la nuova serie Cashflow™ 7000 ha rinnovato il concetto di rendiresto trasformandolo in “cash manager”,ci può spiegare meglio questo cambiamento nella filosofia del prodotto?

La filosofia di base del “cash manager”è stata inizialmente ideata per il mercato americano con il concetto rivoluzionario:“It thinks like it owns the business” (Pensa come se il business fosse il suo).La rendiresto della nuova serie è veramente un’evoluzione:è la sintesi del più avanzato livello di tecnologia mai raggiunto da MEI. Cashflow™ serie 7000 va oltre il concetto tradizionale di gettoniera rendiresto,realizzando,in totale autonomia,la migliore gestione possibile del denaro contante,con l’obiettivo di aumentare le vendite e ridurre i costi.

Inoltre è “amichevole”nei confronti dell’operatore che,aprendo

il distributore deve immediatamente aver cognizione dello stato della rendiresto.

L’operatività è facile e immediata; non dimentichiamo che l’obiettivo di una rendiresto è quello di accettare e restituire monete,senza rimanere in condizioni di resto esatto (o di minimizzare al massimo questa situazione),per evitare che un cliente davanti al messaggio ‘inserire monete contate’ possa decidere di non fermarsi.

C’è uno studio fatto da un ente indipendente universitario statunitense che ha paragonato Cashflow™ serie 7000 con il numero due ed il numero tre del mercato americano,quindi due prodotti della concorrenza comparati sul funzionamento.

La ricerca ha dato risultati veramente straordinari per Cashflow™ 7000,non soltanto in termini di affidabilità,ma ha anche dimostrato un aumento delle vendite ed una forte riduzione dei costi di

gestione grazie alla ottimizzazione del contenuto tubi e alla riduzione degli interventi tecnici.

Oggi una delle perplessità di chi non adopera ancora le rendiresto è che,oltre a dover sostenere un investimento iniziale di una certa consistenza,sia necessario anche immobilizzare denaro all’interno del distributore automatico.La cassetta a 5 tubi può far pensare:“Se prima avevo necessità di immobilizzare una certa cifra nella rendiresto,è vero che con il quinto tubo ho più autonomia,però debbo immobilizzare più denaro”. In realtà Cashflow™ 7900 risolve il problema perché,grazie ad un algoritmo che tiene conto delle monete incassate e delle monete erogate,ottimizza e riduce i livelli dei singoli tubi,senza ovviamente penalizzare la disponibilità di resto.

Questo tipo di risposta varia a seconda del tipo di distributo-

re automatico? Ovvero una locazione che ha una certa abitudine d’acquisto viene gestita in modo differente?

Certamente.Per esempio un distributore di bevande fredde e un distributore di caffè hanno esigenze diverse.Cashflow™ 7900 si comporta in modo adeguato anche a seconda del tipo di locazione, perché la clientela abituale tende ad usare alcune tipologie di monete.La rendiresto ci mette qualche giorno ad adattarsi ma,se utilizzata in modalità automatica,le sorprese piacevoli sono tante. Abbiamo avuto addirittura dei clienti che sono rimasti stupiti del basso numero di monete nei tubi, tanto che si sono affrettati a riempirli.

In realtà il contenuto dei tubi (e questo è stato dimostrato dagli studi americani) è passato dai 3040 dollari immobilizzati normalmente in quel mercato ai 12,5 dol-

il Direttore Commerciale MEI,Gigliola Corsi

lari senza perdere alcuna vendita.

Per un gestore che ha mille distributori automatici è un bel risparmio.

Pensi che in America un gestore può avere tranquillamente diecimila macchine.Quindi di sicuro un bel risparmio,ma proprio questa è la corretta definizione di cash manager:la capacità di ottimizzare il contenuto in denaro e di aumentare le vendite,nient’altro che questo.

Tra l’altro,Cashflow™ 7900,è la prima gettoniera che appare sul mercato con le monete euro già in circolazione da un certo tempo: anche questo ha una notevole importanza per quanto riguarda il tasso di accettazione (più alto mai raggiunto da MEI),altro elemento importante che permette di aumentare le vendite,scartando raramente le monete introdotte. Pensiamo poi che Cashflow™

7900 è il successore del modello Cashflow™ 690 in assoluto la gettoniera che ha avuto più successo sul mercato europeo.

I numeri confermano senz’altro questa sua affermazione

Lo confermano le quote di mercato e il posizionamento MEI per rapporto ai concorrenti. Cashflow™ 690 era un prodotto eccellente e molti clienti ci hanno chiesto il motivo di una nuova rendiresto.Noi pensavamo che fosse giunto il momento di fare un passo in avanti e andare verso qualche cosa di più evoluto.

Quali sono alcune di queste nuove caratteristiche?

Abbiamo realizzato un nuovo discriminatore (la parte che verifica la validità delle monete),progettato per ottimizzare il riconoscimento delle monete euro e i nostri

clienti ci confermano la loro soddisfazione per i risultati raggiunti.La velocità di accettazione già citata prima è anche una caratteristica del nuovo discriminatore.

Altre innovazioni hanno riguardato la cassetta a 5 tubi (con capacità più alta della categoria);l’estrema facilità di estrazione della cassetta; la gestione automatica dei tubi che riduce al minimo il contenuto in danaro e virtualmente elimina la condizione di resto esatto e infine un ampio display di facile comprensione che permette un dialogo immediato con l’operatore.

Questa è una gettoniera che non ha bisogno di training per il personale:chi la prende in mano nel giro di cinque minuti è capace di utilizzarla.Un grande punto di forza che migliora l’approccio del tecnico in laboratorio (confermato dal fatto che non vengono inviate in riparazione gettoniere che non hanno in realtà alcun difetto) e che migliora il risultato del gestore perché può

permettersi il lusso di “dimenticarsele”.

Cashflow™7900 è anche un apparecchio estremamente affidabile,in cui non sono più presenti i classici sensori ottici presenti su tutte le rendiresto di generazione precedente.

Senza i sensori ottici come riuscite a misurare il contenuto dei tubi?

Il contenuto dei tubi viene misurato con una innovativa tecnologia sonar (la stessa usata per l’ecoscandaglio sulle navi).Questo permette di avere in ogni momento il controllo del contante presente nella rendiresto,tenendo conto anche delle monete introdotte o prelevate manualmente,cosa molto apprezzata dai gestori che sono sempre in grado di ricostruire tutti i movimenti di denaro tra i vari prelievi di cassa.

MEI Cashflow™7000

SPECIALE SISTEMI DI PAGAMENTO

Come avete fatto ad implementare questa tecnologia ad un prezzo accettabile?

L’implementazione di questa tecnologia è stata possibile grazie ad un lavoro di ricerca e sviluppo molto accurato e alla grande esperienza MEI nella progettazione di rendiresto,nostro prodotto leader da molti anni.Naturalmente tutte queste innovazioni sono brevettate.

Come si comporta la nuova rendiresto negli ambienti cosiddetti “ostili”?

Cashflow™ 7900 nasce con una meccanica completamente stagna e questo è un grande vantaggio perché non solo può resistere ad atti di stupido vandalismo,ma rimane efficiente anche in ambienti ostili,ad esempio quando un distributore automatico è installato in una stazione di servizio di un’autostrada molto frequentata,

con nebbia e gas di scarico.

Oltre all’area dollaro ed euro, puntate su altri mercati? Adatterete Cashflow™ 7900 per altre monete?

Siamo già pronti con la versione per Gran Bretagna e Israele.Per i mercati al di fuori di queste aree è sempre disponibile Cashflow™ 690,prodotto che ha avuto un successo straordinario nel mondo della distribuzione automatica.

Avete già avuto qualche feedback da parte di clienti che sono passati da Cashflow™ 690 a Cashflow™7900 e hanno verificato degli aumenti di vendita?

I primi riscontri sono stati molto positivi e ci hanno confermato aumenti delle vendite.Bisogna considerare che ancora oggi il mercato italiano è molto legato all’uso

dell’accettatore.Se si installa una rendiresto in sostituzione di un accettatore in luoghi pubblici o semi-pubblici si registra un deciso aumento delle vendite del 25-30% (con alcuni clienti che hanno visto aumentare le vendite fino all’80%).Se poi si passa da Cashflow™ 690 a Cashflow™ 7900 si riscontra un ulteriore aumento di vendite del 10-15%.

Quindi quando lei parla di un aumento del 10%,non lo fa solo alla luce di studi empirici ma in base a dati di fatto.

Questi dati sono provati da ricerche effettuate negli Stati Uniti,un mercato maturo dove da sempre si utilizzano rendiresto.Sono stati fatti test su due distributori automatici identici,accoppiati nella stessa locazione (in questo particolare caso erano distributori di bevande fredde) in cui in uno dei due è stata installata una rendire-

sto Cashflow™ 7900.Dopo un monitoraggio continuo per tre settimane,sono stati analizzati i risultati e constatato che le vendite erano aumentate del 13%. Spostando Cashflow™7900 da un distributore all’altro,nelle successive tre settimane l’aumento delle vendite è passato sul secondo distributore,riportando i dati di vendita del primo distributore alla situazione iniziale.

Il mercato italiano ha una grande base installata di sistemi cashless.Come si integra la nuova rendiresto MEI con i sistemi cashless esistenti?

Cashflow™7900 è un apparecchio estremamente flessibile in grado di collegarsi a tutti i sistemi cashless presenti sul mercato attraverso un cavo MDB,utilizzando protocolli standard di comunicazione.MEI è da sempre sostenitore e difensore degli standard,

INTERVISTA ALLA MEI

perché lasciano il massimo di libertà di scelta ai gestori. L’utilizzo di protocolli standard permette l’abbinamento di prodotti diversi senza alcun problema per l’operatore,cioè gli lascia la libertà di scegliere il prodotto che vuole, non il prodotto che è obbligato ad usare perché legato a protocolli proprietari.Questo per noi è importantissimo.

Però la filosofia del mercato è un po’ diversa,sicuramente un poco più protettiva.

Infatti,ed è uno svantaggio per tutti,soprattutto per i gestori che dovrebbero rifiutare prodotti non standard,perché nega loro il diritto di scelta.Il costruttore di distributori automatici e di sistemi di pagamento si deve far scegliere perché il proprio prodotto risponde alle esigenze del gestore,non perché c’è un vincolo di protocollo che se non viene rispettato crea problemi.Comunque bisogna riconoscere che i gestori ultimamente hanno fatto passi in avanti nell’esigere dai costruttori il rispetto di protocolli e standard comuni.

Avete uno stabilimento molto importante in Messico,quanta della vostra produzione viene effettuata in questo sito?

Lo stabilimento MEI in Messico ha iniziato a produrre gettoniere per il mercato europeo (oltre a quello statunitense) per far fronte alle richieste durante il periodo di passaggio all’euro e attualmente vi vengono prodotte la maggior parte delle rendiresto distribuite sul nostro mercato.Ovviamente anche lo stabilimento messicano produce in base ai criteri qualitativi MEI: tutti i nostri stabilimenti sono certificati ISO,e sono diretti dai nostri manager più esperti. Nel 2003 è inoltre avvenuta una grande riorganizzazione dell’intera struttura tecnica e commerciale MEI a seguito dell’acquisizione del

pacchetto di maggioranza (oltre il 90%) di Conlux, produttore leader del mercato giapponese per le gettoniere rendiresto.

La rete di vendita MEI è molto capillare e presente in più di 90 Paesi.Tale rete di vendita fa capo a due strutture principali:AmericaEuropa e AsiaPacific.Centri di ricerca e sviluppo sono presenti in entrambe le strutture,per sviluppare i prodotti più adatti ad ogni singolo mercato.

MEI ha anche un centro di ricerca e di produzione in Svizzera,dove vengono sviluppati e fabbricati lettori di banconote ad elevata tecnologia per utilizzo in applicazioni transport,parking e banking.

MEI investe costantemente una grossa parte del proprio fatturato in ricerca e sviluppo e capita abbastanza frequentemente di trovare i nostri prodotti copiati dai nostri concorrenti.

Non vi ha creato problemi di logistica avere una produzione concentrata in un paese latinoamericano?

No,gli accordi NAFTA hanno molto facilitato questa scelta.L’evoluzione futura sarà di cercare ulteriori nuovi luoghi di produzione. Questo è il futuro.

MEI è leader di settore e ha una tecnologia riconosciuta come all’avanguardia:come vedete il futuro e l’espansione nei mercati emergenti?

Abbiamo molta attenzione per i mercati emergenti anche se a volte ci troviamo ad affrontare in alcuni

Paesi qualità di monete decisamente modeste e non corrispondenti ai nostri criteri di sicurezza.In questo caso se la qualità delle monete in circolazione non ci permette di rispettare i nostri standard qualitativi rinunciamo a fornire questi mercati.Lo dico con rammarico perché è ovvio che quando si aprono opportunità di vendita in mercati nuovi che rappresentano la

crescita per il futuro,la voglia di vendere è decisamente alta ma tecnicamente se il prodotto non rientra negli standard MEI non ci sono compromessi possibili.

Voi avete un prodotto d’eccellenza:il rapporto qualità prezzo è sempre conveniente per il gestore?

Il rapporto qualità prezzo è il più favorevole in assoluto.Lo studio che prima citavo ha dimostrato che indipendentemente dal prezzo di acquisto e da qualunque confronto con altri prodotti simili,la rendiresto MEI è sempre la più vantaggiosa.L’aspettativa di vita di una rendiresto MEI è sicuramente superiore ai 10 anni.Durante tale lasso di tempo per un gestore è facile calcolare quanto rappresentano per la sua azienda in termini di profitto l’aumento delle vendite,la diminuzione dei costi di manutenzione e riparazione;questo calcolo è sicuramente a favore delle rendiresto MEI.

Facciamo l’esempio pratico di una rendiresto installata in un distributore posizionato in una scuola (argomento molto dibattuto in questi tempi) dove la fruizione è concentrata nell’ambito dell’intervallo:un quarto d’ora in cui c’è il picco di vendite.La velocità e l’affidabilità di accettazione sono gli elementi che determinano il volume delle vendite.In sostanza si vende di più perché la rendiresto è veloce e perché eroga in modo corretto.L’elevata affidabilità consente di non avere fermi macchina e anche la soluzione dei piccoli problemi di routine è facilitata dalla diagnostica integrata che segnala attraverso led e display la tipologia del problema.

Il funzionamento è semplice,come un semaforo:se il led giallo lampeggia,la gettoniera sta segnalando una anomalia e il display indica in modo chiaro ed inequivocabile dove si trova il problema.Il tecnico ha la possibilità di risolverlo in

loco,senza dover sostituire l’apparecchio.

L’eventuale aggiornamento del software avviene sempre attraverso l’utilizzo di Cashflow™ Programming Module,in pochi secondi senza l’introduzione di monete e anche questo è un grande vantaggio che i gestori hanno già potuto verificare ed utilizzare durante la transizione all’euro. Certo a volte è forte la tentazione di una gettoniera che costa meno, ma Cashflow™7900 è quella che ha il miglior rapporto prezzo/prestazioni,quindi è la più economica di tutte se si considerano la qualità e il ritorno al gestore.

D’altra parte invito sempre i gestori a provare le rendiresto MEI prima di fare la loro scelta e magari a provarle nelle locazioni più difficili ed esigenti.Sicuramente il risultato che ottengono è la miglior prova che quanto dico non è solo uno slogan commerciale e che MEI mantiene le proprie promesse.

Visto che voi siete un gruppo globale,come affrontate l’assistenza post-vendita locale?

Abbiamo in Italia quattro centri di servizio autorizzati che effettuano le riparazione (in garanzia e non) delle rendiresto MEI:Vale la pena di ricordare che le rendiresto MEI hanno una garanzia di tre anni.

Come vedete le prospettive di medio-lungo termine nel mercato delle rendiresto.Sempre in crescita o comincia una fase di stabilizzazione?

Nei paesi europei dove il mercato è maturo (Francia,Germania) Cashflow™ 7900 apre delle prospettive positive per il futuro,non tanto di espansione quanto per la sostituzione di apparecchi già esistenti.Il mercato italiano ha sicuramente delle potenzialità di crescita e di sviluppo del vending pubblico e Cashflow™ 7900 è pronta per raccogliere la sfida.

IL MERCATO DEL VENDING

Tradizione e qualità nei prodotti per il vending di Bottoli

foto: Alizia Lottero ]

La Bottoli è un’affermata industria di “prodotti da forno” nata 40 anni fa come azienda produttrice di pane ed affini. Presente nel mercato della grande distribuzione da tantissimi anni e con prodotti conosciuti a livello nazionale come la “Schiacciatina”, ha da poco tempo portato la sua esperienza e i suoi prodotti anche nel vending.

L’azienda mantovana, pur conservando le sue radici artigianali, è una realtà industriale di tutto rispetto e con uno stabilimento produttivo all’avanguardia.

D.A. Italia è andata a Mantova e ha intervistato il responsabile commerciale

Claudio Bottoli e il responsabile vendite distribuzione automatica

Francesco Bacchi

Intervista alla Bottoli

Ci potrebbe fare una descrizione sintetica della storia dell’azienda,il suo sviluppo, l’ingresso nel vending e la vostra attuale posizione?

Siamo nati come fornai e,come è tipico di questa professione,di notte producevamo il pane per la città di Mantova.Nel pomeriggio invece potevamo impiegare il forno e le attrezzature per fare altri prodotti come le schiacciatine,il prodotto classico salato di Mantova e tutto quello che normalmente si trova in una pasticceria o dal fornaio come:riccioline, pan biscotto,biscotti e torte tipiche della zona (sbrisolona e torte di tagliatelle)

Da lì siamo partiti e abbiamo cominciato a sviluppare alcune linee di prodotto che offrivano una

produzione costante perché più richiesta dal mercato.Siamo giunti così ad una specializzazione nel segmento degli snack salati sostitutivi del pane.

La schiacciatina è risultata il prodotto più gradito al mercato,tanto che ben presto ha cominciato a varcare i confini di zona classici (le province nelle vicinanze di Mantova) per diffondersi in tutto il territorio nazionale.

Fin dall’inizio di questa esperienza il nostro mercato è sempre stato quello della grande distribuzione escludendo quasi da subito i grossisti,un passaggio intermedio che una volta era molto utilizzato.

Quando avete deciso di entrare nel segmento della Distribuzione automatica?

Possiamo dire di essere entrati nel vending solo nel 2004.Alla fine del 2003 avevamo deciso di sondare questo segmento di mercato che appariva come uno dei pochi in crescita,per cui abbiamo aderito alla fiera di Genova,ci siamo organizzati per la produzione e ci siamo strutturati per partire a livello nazionale.

Avevamo già dei clienti,ma ritenevamo la nostra gamma di prodotti un po’ limitata alla schiacciatina e alla bruschettina.

Da pochi mesi abbiamo introdotto nuovi prodotti,come i “Re di Quadri”che abbiamo presentato anche a Venditalia 2004 riducendo la confezione per portarle ad un formato standard di 40 pezzi come ci è stato richiesto dal mercato. Abbiamo sempre avuto qualche cliente storico,ma non abbiamo

mai cavalcato l’onda del mercato del vending.

Siete soddisfatti dei vostri primi passi nella distribuzione automatica?

Siamo soddisfatti,anche perché dopo la fiera abbiamo avuto numerosi contatti e siamo contenti dei risultati,supportati anche dal fatto che Bottoli è un nome conosciuto nella grande distribuzione e questo ci ha facilitato il compito di far conoscere e recepire i nostri prodotti.

Il nostro obiettivo è quello di diventare nella distribuzione automatica quello che già siamo nella grande distribuzione.Stiamo lavorando per questo;ampliando la gamma,ampliando le preferenze dei gusti,cercando di seguire certe

Da sinistra il responsabile vendite distribuzione automatica Francesco Bacchi e il responsabile commerciale Claudio Bottoli

scelte,come il già citato esempio della confezione da 40 per i “Re di Quadri”,al fine di risultare più graditi alla clientela.

So che è presto chiederlo,ma il vending incomincia già ad avere un certo peso per la Bottoli?

La distribuzione automatica rappresenta già circa il 5% delle nostre vendite.Non si parla di numeri stratosferici,ma sta cominciando a diventare una realtà importante anche per l’azienda.

So che avete appena aperto un nuovo forno.Lo avete aperto proprio perché volevate entrare nel vending o è stata una scelta dovuta ad altre cause?

La causa principale è da ricercare nell’ampiamento del nostro mercato.Il prodotto in molte delle zone “storiche”è maturato e non è più inteso come snack salato ma viene consumato come sostituto del pane.Nel vecchio impianto quindi eravamo ormai arrivati alla saturazione.Si lavoravano 24 ore,negli ultimi mesi,7 giorni su 7,per cui non c’erano molte altre possibilità se non di operare in questo modo.

Quindi aumentando le capacità produttive avete incominciato a guardare ad altri mercati?

Certamente.Anche perché la capacità produttiva è più che raddoppiata rispetto a prima.Non abbiamo guardato solo ad altri segmenti di mercato ma abbiamo incomin-

ciato ad affrontare la questione della clientela straniera,cosa che prima non potevamo fare.

Il vending,soprattutto nel nord est,ha storicamente una fortissima apertura verso l’estero.Ritenete che un prodotto come il vostro,locale e tipico,abbia le potenzialità per poter sfondare all’estero?

Noi ci crediamo e questo perché abbiamo avuto esperienze in regioni italiane che tipicamente non consumavano questo prodotto.Ad esempio in Piemonte,patria del grissino,fino a una decina d’anni fa la schiacciatina non era molto considerata,ma adesso l’atteggiamento comincia a cambiare e in questa regione oggi abbiamo molti clienti.Lo stesso dicasi per il

Trentino Alto Adige,zona abbastanza diversa in termini di cultura culinaria.

Indubbiamente è stato più facile rapportarci con l’Emilia Romagna o la Lombardia,che non con la Sicilia o la Sardegna,ma da circa due anni stiamo affrontando direttamente il mercato del sud,una prerogativa che fino ad adesso è stata lasciata a nostri collaboratori e devo dire che stiamo ottenendo dei risultati.

Zone non portate storicamente per questo tipo di prodotto,o almeno così si pensava,stanno rispondendo positivamente,quindi crediamo che un buon sviluppo possa esserci anche all’estero.

La schiacciatina è il vostro prodotto principale ed è fatta con prodotti “poveri”e natu-

Al tempo dei Gonzaga a Mantova i fornai cuocevano già le “schizzadas” legittimamente considerate le antenate delle schiacciatine; le materie prime c’erano da sempre: farina, acqua, sale, grasso e lievito, ed in quasi quattro secoli è rimasta l’elemento caratteristico del mangiare mantovano.

rali.Da qualche tempo nel vending è in corso quasi una crociata contro l’obesità infantile e gli snack sono stati messi nel banco degli imputati.Il fatto che il vostro prodotto abbia queste caratteristiche potrebbe essere un vantaggio o perfino la schiacciatina potrebbe avere dei problemi?

La schiacciatina è fatta di prodotti semplici:farina,lievito,acqua, grasso,sale e aromi naturali,non chimici dunque.

Per quanto riguarda il grasso,noi utilizziamo quello vegetale.È un grasso e una tecnologia che ci arriva da collaborazioni con aziende di grandi dimensioni e che ci hanno permesso di sviluppare il mercato di questo prodotto.La ricetta clas-

sica della schiacciatina prevede l’utilizzo dello strutto.Mantova è la patria del suino,però lo strutto ha dei limiti:uno è quello dietetico e l’altro è quello della odorabilità, visto che tende ad inacidire. Utilizzare il grasso di palma significa far fronte a questi problemi.

L’argomento della semplicità del vostro prodotto è comunque una carta vincente a livello commerciale.

Per quanto riguarda il discorso della lotta contro l’obesità,i nostri venditori che trattano il prodotto sul mercato tutti i giorni,usano molto spesso l’argomentazione che non è un prodotto fritto,non contiene cioccolato e grasso animale,quindi è un prodotto assolutamente naturale e a basso conte-

nuto calorico.

Fra l’altro il fatto che il prodotto non contenga strutto è un fattore molto importante nelle zone in cui sono presenti delle comunità mussulmane.L’assenza di ingredienti che derivino dal maiale diventa fondamentale,non solo in Italia, ma anche all’estero.

In più,sia per la schiacciatina che per la bruschettina,utilizziamo una tecnica produttiva differente da quella che è normalmente in uso: non vaporizziamo l’olio sul prodotto,perché vaporizzare vuol dire anche ossidare,ma perdiamo molto tempo a far gocciolare l’olio sulla fettina di pane ma in termini di qualità e di risultato il prodotto è senz’altro migliore.

Sia sotto il profilo del sapore sia sotto quello dell’odorabilità evitare ossidazioni,anche piccole,significa

stabilità e maggior durata del prodotto.

La standarizzazione del prodotto in termini di forma e qualità è possibile?

Puntiamo molto sulla standardizzazione delle caratteristiche del prodotto.Siamo arrivati ad un punto in cui non si verifica più che un prodotto sia poco cotto o bruciato perché abbiamo una tecnica ed una struttura che ci permette di ottenere una produzione standard adatta a servire catene di supermercati e ipermercati dove è espressamente richiesta questa peculiarità.

Riteniamo questo fattore così importante che ci abbiamo messo cinque anni ad uscire con una schiacciatina alle olive quando la

“stagione delle olive”imperversava ed era richiesta da tutti gli operatori perché era il prodotto più gradito al consumatore. Ci abbiamo messo così tanto tempo perché volevamo una garanzia che il prodotto fosse stabile all’elevazione della temperatura e a tutta una serie di stress che l’olio comporta.Questo è il nostro modo di operare.

Cinque anni sono comunque tanti.

Cinque anni sono tanti perché vuol dire perdere molto fatturato e,in termini commerciali,molto terreno. Però significa anche evitare di uscire con un prodotto non idoneo che potrebbe arrecare un danno all’immagine della Bottoli.Tutto questo rientra nella nostra filosofia che

viene adottata anche per i nuovi prodotti.

Quest’anno,ad esempio,abbiamo lanciato i “Re di Quadri”,che riprendono il discorso della friabilità,legato al prodotto schiacciatina.Abbiamo introdotto qualche gusto nuovo senza però stravolgere l’idea della schiacciatina mantovana,anche se parecchie volte ci scontriamo con gusti molto particolari (tipo Ketchup e Bacon), sapori un po’ artificiali. Pur avendo un carattere industriale cerchiamo sempre di porre l’attenzione su una certa artigianalità del prodotto e quindi cerchiamo di non stravolgerla con delle aromatizzazioni particolarmente estrose creando dei gusti che comunque si sposino bene con la schiacciatina.

I pochi dati di mercato dispo-

nibili,parlano di un mercato in forte crescita per un prodotto come la schiacciatina. Voi confermate questo trend?

Il mercato è cresciuto notevolmente.Noi siamo una delle aziende leader e abbiamo chiuso l’anno scorso con più di 10 milioni di euro di fatturato.

Questo è senz’altro dovuto al fatto che il consumatore gradisce avere sulla tavola un prodotto come la schiacciatina e che altri prodotti sostitutivi del pane come i cracker e i grissini,hanno avuto un certo calo.Negli anni il pane si è trasformato,soprattutto per le diverse abitudini lavorative dei fornai.Non si lavora più la notte perché è diventato proibitivo in termini di costi e in termini di normative.Il pane viene prodotto di pomerig-

gio,viene messo in cella ed è pronto al mattino all’orario in cui si imposta,ma a mezzogiorno è già vecchio proprio perché è stato fatto il giorno prima.Questo è uno dei motivi per cui il prodotto pane, che era così legato alle abitudini di noi italiani,ha cominciato a “perdere colpi”.Si lavora sempre più sul surgelato,sul prodotto a lunga conservazione che può essere utilizzato al momento del bisogno.Il comparto sostitutivo del pane negli ultimi anni si è mosso molto nella grande distribuzione e in altri settori limitrofi.Nella distribuzione automatica penso che ci sia ancora molto da fare.Sono i diretti interessati che lo dicono prima di noi. Riteniamo che la normativa italiana sia un po’ inadeguata in questo momento e non stia al passo con quella di altri paesi europei che

IL MERCATO DEL VENDING

sono un po’ più liberi nel gestire questo particolare segmento produttivo.

Nel vending il prezzo è spesso una variabile chiave nella politica commerciale di un produttore? Riuscite a puntare sulla qualità mantenendo dei prezzi e dei margini accettabili?

La Bottoli ha sempre investito in qualità.L’impatto di questa filosofia su di un mercato concorrenziale come il vending potrebbe forse portare qualche difficoltà nel breve periodo,ma a lungo termine sarà senz’altro premiante.

Lavorando con un prodotto stabile, con caratteristiche idonee e con materie prime di ottimo livello, possiamo puntare con tranquillità

sul nome e sulla storia che Bottoli ha nella schiacciatina mantovana.

È possibile la presenza di OGM (organismi geneticamente modificati) nel vostro prodotto?

Lavorando con la grande distribuzione il quesito ci è già stato posto da qualche anno. Garantiamo tramite i nostri fornitori e i fornitori dei nostri fornitori, seguendo la filiera,di non utilizzare prodotti geneticamente modificati così come ci chiede la grande distribuzione.Comunque noi facciamo controlli sui nostri fornitori e abbiamo ampie garanzie (anche penali) su questo versante.

La Bottoli è conosciuta anche perché sponsorizza una for-

mazione ciclistica.Avete un ritorno commerciale o è un hobby di famiglia?

La Bottoli sponsorizza un squadra a livello dilettantistico,la categoria vivaio del professionismo,anche se siamo stati tentati tante volte di passare a squadre professioniste e per un paio d’anni abbiamo colla-

borato con “Selle Italia”.Il ciclismo è comunque più una grande passione di famiglia,che ha portato per tanti anni importantissime vittorie,in campo nazionale e mondiale:il ritorno in termini pubblicitari quindi,è passato sempre in secondo piano rispetto alle tante soddisfazioni.

novità nel vending

HUHTAMAKI PRESENTA BIOWARE,LA

COMPOSTABILE

DI PRODOTTI MONOUSO PER IL MERCATO FOODSERVICE

Huhtamaki,produttore mondiale di packaging alimentare,ha presentato BioWare,una gamma completa di bicchieri per bevande fredde,piatti,contenitori e posate monouso interamente realizzati con materie prime rinnovabili e compostabili dopo l’uso. Huhtamaki è la prima azienda a produrre e vendere una gamma completa di packaging compostabile per il mondo foodservice. Dopo l’uso,tutti i prodotti della linea BioWare posso ritornare alla terra attraverso un processo di compostaggio.

“BioWare rappresenta un impegno concreto verso il futuro e offre prestazioni senza compromessi unitamente a un ridotto impatto ambientale”,afferma Timo Tiilikainen,Marketing & Development Manager della Divisione Foodservice Europe di Huhtamaki.“Con questa linea di prodotti Huhtamaki mira a supportare gli operatori del mondo foodservice e a rafforzare l’immagine ‘amica dell’ambiente’ della loro azienda così come ad offrire un’interessante opzione anche dal punto di vista della gestione rifiuti.”I prodotti monouso BioWare sono disponibili in tutta Europa. Tutti i prodotti possono essere personalizzati per “intonarsi a diverse tipologie di eventi e operatori” aggiunge Tiilikainen.

L’EurOps 2005 A PRAGA

Il 17-18 marzo 2005 la Vending Community si riunirà a Praga per discutere le sfide e le opportunità che si profilano per i gestori. Verranno analizzate la situazione del mercato,le minacce provenienti da Bruxelles e come anticiparle e, soprattutto,come trasformarle in vantaggi competitivi.

Nel pomeriggio di venerdì l’attenzione dei presenti sarà incentrata sulle problematiche del settore,le sfide,e in seconda battuta,sulle opportunità di acquisire nuovi clienti e di migliorare la soddisfazione dei consumatori.

per la crescita del settore della distribuzione automatica. È previsto l’interessante e stimolante intervento di Geoff Burch, oratore di spicco e autore di successo del libro “Resistance is Useless - the Art of Business Persuasion”.

Per concludere la giornata in modo piacevole,uno dei tram storici della città accompagnerà i partecipanti alla più antica birreria di Praga per la cena.

I bicchieri per bevande fredde sono realizzati in NatureWorks® PLA, una resina derivata dal mais.Il materiale è totalmente naturale, prodotto con risorse rinnovabili annualmente e certificato per la compostabilità.Il processo produttivo dei NatureWorks® PLA consiste nel convertire gli amidi della pianta in zuccheri naturali.Il carbonio e altri elementi sono utilizzati per ottenere l’acido polilattico attraverso un semplice processo di fermentazione e separazione. I prodotti realizzati in questo materiale,altamente trasparenti e resistenti,sono ideali per tutte le tipologie di bevande fredde,quali acqua,birra,soft drinks,frullati e shakes.

Quando smaltiti in condizioni di compostaggio industriale,i prodotti NatureWorks® PLA si decompongono in acqua diossido di carbonio e materiale organico.

“Siamo emozionati nel vedere la varietà delle applicazioni in cui il NatureWorks PLA può essere impiegato nell’industria dei foodservíce”,afferma Lisa Owen, Responsabile per il packaging rigido di Cargili Dow LLC,il fornitore di materia prima.“Ia linea di prodotti BioWare di Huhtamaki è un esempio del valore che l’impiego di un materiale naturale può apportare a questo business”.

Il programma della conferenza prevede la presentazione di un’indagine strategica di mercato,l’esame delle minacce UE e degli strumenti per anticiparle,e infine le soluzioni

Già sette sponsor hanno deciso di sostenere EurOps 2005:Broggini Consulting Services,Douwe Egberts Coffee Systems, MasterCard,Mars Electronics International,N&W Global Vending,SICPA e Thales e-transactions.

La Vending Machines Verona ha variato la propria denominazione sociale in Mark srl.

La V.M.V.srl ha iniziato la sua attività nel 1993 come società commerciale nel campo della distribuzione automatica e dal 1997 progetta e realizza una propria gamma di prodotti,prevalentemente dedicati all’automazione dei sistemi di pagamento e all’erogazione.

Con il nuovo nome e marchio (in inglese, Mark significa:marchio, marca,segno,punto di riferimento)

l’azienda veronese ha voluto affermare un’evoluzione,un “colpo d’ala”nella sua storia aziendale che l’ha vista trasformarsi da azienda commerciale del nord-est ad impresa industriale che opera nel mercato Italiano ed Europeo. Novità anche nel management dell’azienda.Nello staff di Mark Srl è già operativo il nuovo “area manager Italia”,si chiama Fabio Branco, è vicentino,ha 37 anni e proviene da esperienze manageriali in aziende tecniche e B2B.

LA V.M.V.DI VERONA DIVENTA MARK SRL

novità nel vending

INTERVISTA A MARCO SANDRO

IL NUOVO DIRETTORE COMMERCIALE DI COGES S.P.A.

Ci può spiegare la nuova campagna pubblicitaria per il 2005 di Coges,perché avete deciso di puntare su una pubblicità emozionale?

Grazie ad un’esperienza più che ventennale nel settore del vending, siamo oggi un’azienda leader a livello europeo nella progettazione e nella produzione di sistemi di pagamento.Abbiamo il piacere di essere riconosciuti in tutta Europa e di poter quindi pubblicizzare il nostro stile di lavorare anziché i nostri prodotti.Quest’anno abbiamo voluto “osare”con una pubblicità d’impatto che augurasse ai nostri clienti un buon viaggio,in nostra compagnia,in first class.

Come mai avete puntato sull’idea di un viaggio in prima classe?

Chi acquista i nostri prodotti inizia con noi un viaggio privo di problemi ed inconvenienti perché è certo di acquistare un prodotto di alto livello che gli eviterà spiacevoli seccature ed ha la consapevolezza

di essere sempre trattato come il nostro miglior cliente

Perché avete ambientato la vostra pubblicità su un aereo? L’aereo rappresenta da sempre il massimo della tecnologia e riteniamo che Coges esprima questo concetto.Il nostro cliente o per meglio dire,il nostro compagno di viaggio sa di avere a sua disposizione uno staff di persone che lavora ogni giorno per rendergli più piacevole il viaggio.

Mi tolga una curiosità,perché avete scelto una poltrona?

Sarebbe stato molto più semplice e forse banale fotografare una asettica poltrona d’aereo.Abbiamo invece preferito questa ambientazione perché il nostro cliente,dopo aver acquistato un nostro prodotto,si sente a proprio agio,come se fosse comodamente seduto sulla sua confortevole e familiare poltrona di casa.Tutti sognano di viaggiare almeno una volta in first class e riteniamo che Coges,ogni giorno,dia questa possibilità ai propri clienti.

Nova Distributori Automatici S.r.l.è una azienda sviluppatasi alla fine degli anni 80 nella provincia veronese.Oggi è una realtà consolidata che festeggia i suoi primi 15 anni di attività con un importante riconoscimento.La Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Verona ha voluto attribuire l’attestato di medaglia d’oro per aver conseguito risultati rilevanti nell’innovazione del prodotto.

Nova D.A.è un’azienda che ha saputo emergere nel campo della distribuzione automatica,grazie ad un prodotto tecnologico sempre in

evoluzione e in linea con le varie esigenze di mercato,creando anche macchine specifiche per situazioni particolari:come la vendita delle ricariche telefoniche o dei giornali.

La costante partecipazione alle fiere internazionali con stand,una buona rete di rappresentanti e i continui sforzi commerciali e progettuali hanno fatto sì che questa azienda si espandesse prima sul territorio nazionale,poi su quello europeo ed infine in quello internazionale (è infatti presente anche sul mercato mediorientale).

L’EVA ha recentemente annunciato che il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di non introdurre banconote a bassa denominazione come era stato richiesto da alcuni paesi (Austria Grecia e Italia).Dopo aver

EURO

Quante sono le banconote e le monete in circolazione?

analizzato tutti gli argomenti emersi nel corso del dibattito,il consiglio direttivo ha concluso che, nel complesso,gli aspetti negativi di tale introduzione superano quelli positivi.

Una vittoria importante per il

nostro settore.L’EVA e i soci hanno fatto pressione affinché la BCE capisse che l’eventuale adozione di banconote da uno e due euro avrebbe rappresentato un grave danno per il vending in Europa. L’efficacia del lavoro di EVA si può

riscontrare nel comunicato stampa trasmesso dalla BCE,dove vengono sottolineati soprattutto gli aspetti negativi che l’emissione di banconote a così bassa denominazione avrebbero sulla distribuzione automatica e sulla vendita al dettaglio.

MONETE
AL VIA LA NUOVA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DI COGES PER IL 2005
FUMATA NERA PER LE BANCONOTE DA 1 E 2 EURO,UNA VITTORIA PER IL VENDING

novità nel vending

IL MONDO DELL’ALIMENTAZIONE EXTRADOMESTICA SI INCONTRERÀ A RIMINI DAL 5 ALL’8 FEBBRAIO 2005

Rimini Fiera ospiterà dal 5 all’8 febbraio 2005 la 35a edizione della Mostra Internazionale dell’Alimentazione.L’esposizione è organizzata in quello che sarà il più grande polo espositivo europeo dedicato all’alimentazione extradomestica (si svolgono in concomitanza anche Mediterranean Seafood,Pianeta Birra Beverage & Co.e Food&Beverage Logistics Expo). Lo scorso anno hanno partecipato 97.000 operatori professionali su un’area complessiva di 95.000 mq. In questa edizione sono attesi complessivamente 1.600 espositori e si conta di superare la quota di 100.000 visitatori professionali.

IL RAPPORTO AC NIELSEN SUL PASTO FUORI CASA

La presentazione del rapporto AC Nielsen 2005 sul pasto fuori casa tradizionalmente presentato alla MIA di Rimini sarà intitolato ‘Invasioni di campo.Regole della deregulation nel pasto fuori casa’ e si terrà il 5 febbraio, alle ore 11.00 in Sala Neri 1 a cura di Daniele Tirelli,Vice Presidente Nielsen Italia con la moderazione del giornalista Rai Bruno Gambacorta.Il rapporto esplorerà lo sviluppo delle sovrapposizioni che,progressivamente,avvicinano i mondi separati del consumo alimentare,ovvero la tendenza a consumare piccoli e grandi pasti fuori-

casa o,all’opposto,la propensione ad acquistare prodotti della ristorazione da fruire presso la propria abitazione.Queste le ‘invasioni di campo’,con il tentativo da parte di operatori appartenenti un tempo a settori nettamente separati,di soddisfare il medesimo bisogno,dei medesimi consumatori,con modalità analoghe,ma con regole nuove.

SANDWICH & SNACKING

La 35a MIA presenterà una sezione espositiva,novità assoluta in Italia,denominata Sandwich & Snacking’ (Pad.D3),dedicata alle cosiddette ‘meal solutions’ (soluzioni per il pasto innovative tipo le

insalate e le macedonie monodose, dessert in monoporzione,prodotti snack surgelati,finger food dolce e salato) che stanno velocemente percorrendo nuovi sentieri di sperimentazione e di commercializzazione,proprio per corrispondere alla crescente domanda dei consumatori di destrutturazione dei pasti all’interno di bar,bar di spiaggia, aree commerciali ecc.

SPEAKERS’ CORNER

di lucio pinetti

La concentrazione di settore è una delle caratteristiche del vending nei principali mercati mondiali. Pochi grandi gruppi controllano la maggior parte delle quote di mercato in tutta la filiera della distribuzione automatica (fabbricanti macchine, produttori prodotti e gestori).

Il nostro editorialista Lucio Pinetti affronta in questo numero le dinamiche della concentrazione di settore nelle gestioni in Italia, mercato senz’altro evoluto, ma atipico rispetto ad altri paesi europei ed extra-europei.

IL MONDO È MEZZO DA VENDERE E MEZZO DA COMPRARE

Eh sì!

La tradizione popolare,più di ogni altra fonte filosofica,esprime con una pregevole sintesi le vicissitudini dell’umanità in tutte le sue sfaccettature.E mai come ora il detto che titola questo articolo trova una totale rispondenza con quanto sta accadendo nel vending italiano. Con un piccolo dettaglio… molti vendono, pochissimi comprano. Avrete compreso che il tema di oggi è la concentrazione del settore,ovvero la nascita e lo sviluppo di pochi grandi poli aziendali in grado di gestire svariate decine di milioni di erogazioni mensili.

Una concentrazione degli operatori del vending in qualche modo era prevedibile ed anzi alcuni esperti del settore l’avevano già prevista da almeno un lustro.

Oggi,sotto gli occhi di tutti,questo fenomeno si sta marcatamente manifestando;non c’è mese che una gestione passi dalle mani di un imprenditore a quelle di un altro,il primo sempre diverso,il secondo quasi sempre lo stesso.

Ma cosa può significare tutto ciò per il vending nei prossimi anni?

Come affrontare questa situazione se si è piccoli imprenditori non intenzionati a cedere la propria attività? Cosa accadrà alle medie aziende?

Questi sono solo alcuni degli interrogativi che possiamo (e dobbiamo!) porci per vivere consapevolmente il mercato in cui operiamo.

La dinamica di questo processo è rapida e irreversibile;d’altronde segue le logiche economiche di altri comparti (i piccoli esercizi commerciali che vanno sparendo) e di altre nazioni (in molti paesi gli operatori del vending sono già pochi e di dimensioni enormi).

In alcuni casi,proprio in questo periodo,le campagne di acquisizione assumono toni parossistici. Sarò più chiaro con un esempio accadutomi personalmente proprio nei giorni scorsi.

Al centralino della mia azienda giunge una telefonata di una persona che,qualificandosi sommariamente,dice di essere “interessato

ai distributori”.

La mia collaboratrice che ha ricevuto la telefonata chiede maggiori spiegazioni e scopre che la persona in questione,pur non conoscendo nulla della nostra azienda (compreso il sottoscritto),candidamente lasciava il proprio numero nel caso volessimo cedere l’attività.

Ben più grave e preoccupante mi pare ciò che è accaduto ad un collega,il quale,nella situazione analoga,si è sentito dire “vendi che è meglio…prima che comunque ti portino via i tuoi clienti..”e via discorrendo.

Certo,quanto ora riferito è indubbiamente una distorsione del fenomeno;molto probabilmente una poco avveduta iniziativa di qualcuno al quale il vero imprenditore acquirente aveva solo chiesto di verificare se qualche azienda della zona fosse in vendita.

Tuttavia ciò deve far riflettere sull’etica di questi fenomeni di transizione.

E i clienti? Troppo spesso mera merce di scambio…talvolta nem-

meno sanno di essere oggetto di compravendita.E le garanzie che noi diamo alla nostra utenza? Non sono oggetto di negoziazione. Insomma,le campagne di acquisizione in atto oggi in Italia non possono essere osservate con distacco da noi operatori del settore.

Anche la nostra Associazione dovrebbe,a mio modesto parere, affrontare questo tema,tutt’altro che trascurabile per chi è chiamato a tutelare gli interessi delle aziende del vending (che proprio in Confida,se non erro,sono per una larga percentuale piccolissime o piccole aziende).

Noi,piccoli imprenditori a capo di piccole imprese,se vogliamo continuare in questo lavoro,pieno di difficoltà ma altrettanto ricco di soddisfazioni,dobbiamo perseguire la via dell’eccellenza e della flessibilità,le uniche due risorse che possono renderci inattaccabili dal marketing di massa delle grandi aziende,per quanto sia efficace e travolgente.

Aiabo news

ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA AIABO

Alle ore 10.00 di martedì 1 marzo,si terrà presso l’Hotel

MARRIOTT di Via Washington 66 a Milano (Tel.02.48521) l’

Assemblea Generale Ordinaria Aiabo.

All’Assemblea avranno diritto di Voto,sia direttamente che per delega,solo i Soci in regola con il pagamento della quota

Associativa del 2005.Nessun partecipante può avere più di una delega.

AGENDA LAVORI

Ore 9.30 registrazione partecipanti e welcome coffee

Ore 10.00 inizio lavori con il seguente Ordine del Giorno: Mercato Boccioni Italia/Estero

Agenda 2005

Presentazione nuovo sito web

Pre-chiusura 2004 e Budget 2005

Quote Associative

Rinnovo cariche Consiglio Direttivo

Aggiornamenti Statuto Varie ed eventuali

Ore 13.00 chiusura lavori,trasferimento e rinfresco presso la nuova sede AIABO in Via Garian,49 (nelle vicinanze del Marriott Hotel).

SPECIALE ACQUA IN BOCCIONI

Sorgenti Blu, l’innovazione e la tecnologia nel campo dell’imbottigliamento

Sorgenti Blu è una società di recente costituzione nata per offrire una seria alternativa nel mercato dell’imbottigliamento di acqua in boccioni a rendere. Grazie ad una serie di investimenti in impianti tecnologicamente avanzati e l’adozione di soluzioni innovative, la società emiliana cerca di dare un valido supporto a tutte le aziende attive nella distribuzione.

Fondata dopo anni di esperienza maturata nel settore dei 5 galloni grazie alla società di distribuzione Blu Service Srl, Sorgenti Blu è una realtà emergente e in crescita del mercato dei boccioni.

D.A. Italia ha visitato gli uffici della Blu Service di Milano dove ha incontrato il responsabile commerciale dott. Marino Cantelli e l’ing. Fabio Perrella (responsabile di stabilimento) e intervistato l’Amministratore dott. Nicola Moro.

Ci può raccontare in sintesi la storia della vostra azienda? Quando è nata l’idea di entrare nel mercato dei boccioni?

L’idea nasce da una precedente esperienza lavorativa in Inghilterra dove questo prodotto era già largamente diffuso.Quando sono rientrato in Italia ho visto che c’era molto spazio in questo particolare segmento di mercato e ho quindi avviato questa attività raccogliendo tutte le informazioni sui vari produttori,sulle macchine,sugli imbottigliatori di acqua e sui vari metodi di consegna e di vendita commerciale (telemarketing e mailing).

Abbiamo iniziato l’attività nel settembre del ’98,poi nell’aprile del ’99 abbiamo aperto una filiale a Torino e nel 2000 a Roma.Oggi siamo presenti in Lombardia con gli uffici in centro a Milano e con

un magazzino a Buccinasco,a Torino con un magazzino a Grugliasco e infine a Roma dove serviamo l’area della capitale.

L’espansione territoriale delle vendite ci ha consentito,in questi 5 anni,di superare la soglia degli 8.000 clienti.

Raggiungendo un certo volume di boccioni (abbiamo superato le 250.000 unità vendute all’anno) si è deciso di cercare una fonte con caratteristiche molto precise di qualità.Volevamo infatti un’acqua con un basso residuo fisso e un basso contenuto di sodio e calcio, perché,oltre ad essere quella più richiesta dal mercato,si adattava perfettamente al consumo attraverso i distributori dispenser.

La qualità dell’acqua era l’unica caratteristica chiave che vi interessava?

La qualità dell’acqua era molto importante,ma c’erano molte altre caratteristiche che ci interessavano.Per questioni logistiche cercavamo una fonte in Centro Italia, non in cima ad una impervia montagna ma possibilmente a fondovalle,in modo da ridurre i costi di trasporto e con ampi spazi perché i boccioni,soprattutto quelli a rendere,ne occupano molto e serve una grossa movimentazione. Dopo un anno di ricerche finalmente abbiamo trovato una fonte vicino Parma che rispondeva a tutti questi requisiti.A partire dal febbraio del 2004 abbiamo ristrutturato completamente lo stabilimento,dismesso gli impianti classici delle bottiglie d’acqua minerale e installato il nuovo impianto esclusivo per i boccioni dell’acqua.

A livello strategico la scelta di acquisire una fonte è stata

presa per un calcolo di risparmio nel tempo,per difficoltà di approvvigionamento o per una ricerca di una qualità certificata?

Hanno logicamente influito tutta una serie di fattori ma il principale è senz’altro quello di aver un maggior controllo della base produttiva.

Comprare una fonte,anche di piccole dimensioni,ha dei costi notevoli.Avete già un’idea del risparmio complessivo che potete ottenere?

Se le cose vogliono essere fatte bene,i costi sono molto sostenuti. Infatti tra varie certificazioni,analisi di laboratorio e HACCP,le spese sono alte e costanti. Inoltre abbiamo dismesso,ripulito e ristrutturato completamente l’intero stabilimento,abbiamo instal-

lato nuovi impianti scegliendo volutamente fornitori locali in modo da avere anche un’efficiente assistenza tecnica in caso di guasto.

Il vostro impianto di imbottigliamento è innovativo. Potete darci qualche ulteriore dettaglio?

L’impianto di imbottigliamento è totalmente nuovo e ha una velocità di 1.200 boccioni/ora.Ci è stato fornito da Bardi di Fidenza, un ottimo produttore da anni specializzato nelle lavatrici di bottiglie in vetro che poi si è specializzato della nicchia dei boccioni da 5 galloni,tanto da diventare il leader assoluto di mercato.Sono a circa 20 Km di distanza dallo stabilimento e per qualsiasi problema e in pochi minuti possono darci assistenza diretta.

Per la movimentazione abbiamo optato per un robot costituito da un braccio che muove i vuoti e i pieni e che è in grado di confezionare sia su bancale in legno che sui “crates”ovvero dei bancali in plastica sovrapponibili da 8 boccioni l’uno.Siamo gli unici in Italia che utilizzano questo bancale innovativo.

Anche l’utilizzo di particolari bancali porta vantaggi di un certa rilevanza?

Certamente.I crates rispondono bene alla filosofia di Blu.Così come i distributori d’acqua che sono oggetti un po’ particolari e costano di più ma danno di più,i crates sono un investimento importante rispetto al bancale tradizionale perché permettono una movimentazione,una sicurezza del boccione e una serie di vantaggi

non da poco.

Fanno risparmiare il 5% sui trasporti e consentono una riduzione di occupazione dello spazio di magazzino pari al 60%.Si possono impilare i boccioni pieni a 12 livelli,quindi in 13 metri quadri ci stanno gli stessi boccioni presenti in 33 metri quadrati in bancali tradizionali.

Si azzerano sia i costi di smaltimento dell’estensibile dei bancali con boccioni pieni,sia i costi di manodopera e dell’estensibile per il confezionamento dei bancali con quelli vuoti.Inoltre il boccione si rovina meno perché non prende urti e non ci sono sfregamenti tra un bancale e l’altro.

Oltre a Sorgenti Blu Srl voi avete un’attività di gestione denominata Blu Service con la quale offrite un servizio completo:l’acqua,la consegna,il

l’Amministratore

distributore,la sanificazione, l’assistenza tecnica e l’assicurazione.Ce ne può parlare?

Blu Service offre un servizio completo e professionale.Il nostro motto è:”Il servizio che semplifica la vita”.La nostra filosofia aziendale è senz’altro quella di soddisfare al massimo le esigenze del cliente.Ci adoperiamo affinché le consegne siano puntuali e utilizziamo sempre macchine di ultima generazione,fornendo anche il cavalletto porta boccioni per occupare meno spazio e il nostro personale,al quale facciamo sempre della formazione mirata,è sempre molto cortese.

La qualità del servizio nasce dalla specializzazione:siamo una società monoprodotto e ci impegniamo tutti i giorni per migliorare costantemente ogni dettaglio della nostra professione.

dott.Nicola Moro

Per quanto riguarda il dispenser,sul mercato ci sono prodotti di origine asiatica ai quali è impossibile fare manutenzione e questo è un problema che potrebbe avere conseguenze negative per tutto il mercato.Voi che tipo di dispenser installate?

Abbiamo scelto un prodotto con il sistema del serbatoio ‘usa e getta’ che è la cosa più sicura in assoluto:con una frequenza semestrale sostituiamo l’intero kit di passaggio dell’acqua quindi:il serbatoio, il filtro dell’aria,il perno d’innesto del boccione,i rubinetti e tutti i tubi dove passa l’acqua.Tutto viene buttato via e sostituito con nuovo materiale sterile.

Tutta l’operazione è a vostro carico?

Sì,è compresa nel canone del servizio annuale.Abbiamo un software che gestisce tutti i clienti e che ci segnala con precisione quando dobbiamo fare la manutenzione. Nel nostro magazzino principale di Buccinasco abbiamo un’area attrezzata espressamente per fare le revisioni e le sanificazioni degli erogatori.Abbiamo inoltre superato positivamente la seconda ispezione annuale dell’AIABO per la certificazione.Tutte questi particolari contribuiscono a fare la differenza.

Chi effettua la sanificazione?

Un operatore specifico o sono gli stessi addetti alle consegne?

Sono gli addetti alle consegne che, opportunamente addestrati,eseguono tutte le operazioni presso il cliente.Grazie all’utilizzo di questo

tipo di erogatori la sanificazione è di una semplicità estrema e assolutamente igienica.Nel kit sterile sono compresi anche i guanti monouso in busta sigillata.

Quante macchine avete installato?

Oltre 8.000 e siamo anno dopo anno in crescita anche se negli ultimi tempi è sempre più difficile aumentare la propria clientela.

Cosa pensate del boccione monouso?

Non siamo propriamente favorevoli,anche se ci possono essere dei vantaggi commerciali:primo fra tutti la possibilità di vendere anche lontano senza il vincolo del recupero dei boccioni vuoti.Tuttavia da un punto di vista economico il risparmio del trasporto di ritorno

dei vuoti non compensa il maggior costo iniziale del PET,specialmente per aziende di distribuzione con una elevata rotazione dei boccioni.

Per quanto riguarda il prezzo del boccione lo vedete stabile,in crescita o ci sono dei segnali che fanno supporre una diminuzione?

La concorrenza diventa di anno in anno sempre più agguerrita e logicamente ci troviamo costretti a difendere le nostre posizioni. Abbiamo già instaurato delle proficue collaborazioni con società specializzate nella distribuzione del caffè con i quali esiste un costante interscambio di segnalazioni di potenziali clienti.

Parlando di strategie di nuovi mercati:il boccione in Italia è solo per uffici mentre negli

Stati Uniti è largamente diffuso nelle famiglie.Tentare di introdursi nel mercato “family”in Italia è possibile?

La domanda probabilmente c’è. Bisogna predisporre meglio l’offerta,su alcuni punti chiave come:il formato del boccione,il tipo di erogatore e il sistema di sanificazione. Bisogna senz’altro adottare nuovi sistemi di pagamento e di consegna.

Il mercato dei boccioni è in continua espansione,secondo voi sarà così anche nell’immediato futuro o ci sono segnali di una prima fase di saturazione?

Naturalmente non si può prescindere dalla situazione economica generale.Non sono anni d’oro e in molti piccoli uffici stanno attenti anche alla spesa per l’acqua.Se permane questa situazione è difficile prevedere una grande espansione però indubbiamente di spazi ce ne sono ancora molti.

Adesso che avete una fonte, assorbirete completamente voi la produzione o incomincerete a vendere l’acqua anche a terzi?

Già adesso vendiamo ad aziende specializzate nella distribuzione di

boccioni per l’acqua e ad aziende del vending.Quindi facciamo anche un imbottigliamento conto terzi,sia con la nostra etichetta che con etichetta del distributore.

Blu Service commercializza circa 250.000 boccioni all’anno.Qual’è invece la produzione di Sorgenti Blu?

La fonte e l’impiantistica ci assicurano un potenziale produttivo di oltre 2.000.000 di boccioni su base annua,lavorando su un solo turno.Certamente una buona disponibilità.

Voi siete soci di AIABO, l’Associazione italiana acqua in boccioni?

Sì,ci siamo associati ad AIABO,che è un’associazione giovane e che ovviamente si deve organizzare ancora al meglio,però è importante che esista perché lo stesso settore è molto giovane e ha quindi bisogno di essere regolamentato sia nei confronti delle istituzioni (Ministeri,ASL) sia all’interno,fra noi operatori.

Le nostre recensioni:

ADI DESIGN INDEX 2004: il meglio del design industriale italiano

In questi ultimi anni nel settore della distribuzione automatica è senz’altro aumentata l’attenzione dei progettisti al design e in particolari segmenti di mercato,come ad esempio l’OCS,è addirittura diventato una delle componenti strategiche chiave.

D.A.Italia è da sempre molto attenta a questa particolare tematica tanto da aver iniziato una collaborazione con la Commissione Beni Sociali dell’Osservatorio Permanente del Design dell’ADI,l’Associazione per il Disegno Industriale,per promuovere anche nel comparto del vending l’iniziativa ADI DESIGN INDEX.La nostra rivista è stata invitatata a partecipare alle riunioni della Commissione per illustrare ai sui membri le specificità del settore.A breve sarà possibile segnalare all’Osservatorio Permanente del Design direttamente dal sito dell’ADI,tutti quei prodotti che,se ritenuti adatti,verranno pubblicati nell’ ADI Design Index (la partecipazione alla selezione è totalmente gratuita) e saranno presi in considerazione per il prestigioso premio:“Il Compasso d’Oro”.

ADI DESIGN INDEX 2004

Segnaliamo con piacere l’uscita dell’ADI Design Index 2004,appuntamento annuale ineludibile per conoscere il meglio del design italiano nei campi applicativi più svariati:dallo sport,alla grafica;dagli elettrodomestici all’arredamento.Dieci vaste tipologie merceologiche prese in esame,capaci di dare un quadro sicuro della produzione made in Italy.Un grande sforzo dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) che attraverso il suo Osservatorio Permanente del Design,composto da 47 esperti di chiara esperienza,ha selezionato 228 prodotti,presenti nel volume con schede tecniche bilingue illustrate.Un lavoro di setaccio che coinvolge un fondamentale segmento dell’economia italiana,costituito da un variegato mondo fatto di grandi e medie imprese ma anche di realtà semi artigianali accomunate nella sfida di produrre ‘progetti’.

Una partita giocata sul filo dell’innovazione tecnologica,della ricerca di materiali,della qualità produttiva ma anche nel credere in oggetti con un valore intrinsecamente culturale.

Un settore in continuo movimento che permea tutta la nostra vita,le sfere del personale e le sfere del consumo.D’altronde il design non è una sterile prova estetica ma un laboratorio di funzionalità;cosa nota a qualsiasi produttore. Per questo ADI Design Index è un reale termometro delle tendenze culturali e di mercato,in grado di offrire una straordinaria panoramica ragionata:tra i pezzi selezionati troviamo nel packaging i sacchetti chips della San Carlo progettati da Oliviero Toscani;nell’immagine coordinata il nuovo logo della Banca Intesa ideata da Fragile;nei trasporti pubblici il Treno Intercity IC4 di Pininfarina e DSB Design.Esempi di come il design sia pervasivo nella nostra vita e - in modo meno inquietante - sulle capacità innovative,di flessibilità e di creatività di parti fondamentali della nostra economia:sicuramente tra i settori d’eccellenza riconosciuti a livello internazionale. Il monitoraggio costante del mercato e della progettazione si completa in questa pubblicazione annuale che,con l’edizione 2004, conclude un lavoro triennale di selezione di progetti.Gli oltre 600 lavori pubblicati nelle edizioni 2002-2004 sono stati presi in considerazione per l’assegnazione del XX Premio Compasso d’Oro:massimo riconoscimento nel mondo del design che ha raggiunto il ragguardevole traguardo del mezzo secolo di vita. Il Premio fu istituito nel 1954 da La Rinascente di Milano per favorire il disegno industriale italiano e “l’estetica del prodotto”,ma prese vero impulso a partire dal 1958 quando fu affidata all’ADI,giovane associazione fondata qualche anno addietro per iniziativa di un gruppo eccezionalmente eterogeneo per la storia di questi premi,basta citare industriali del calibro di Giulio Castelli,intellettuali inquieti come Gillo Dorfles,Enzo Paci e Augusto Morello e naturalmente progettisti,oggi a pieno titolo nella storia dell’arte contemporanea,come Giò Ponti,Marco Zanuso,Albe Steiner.Una commistione vincente che è diventata la vera cifra qualitativa di questa esperienza e che – al compimento dei 50 anni – continua a rinverdire il suo prestigio nazionale e internazionale rimarcando il suo ruolo di mediazione tra designers,imprese e istituzioni.Tra le sue molteplici attività ricordiamo l’impegno dell’ADI nel campo culturale per la costituzione di un Museo del Design che avrà come dotazione principale la Collezione Storica in progress del Premio:vero giacimento della nostra memoria collettiva.È sufficiente citare la macchina da scrivere portatile Olivetti Lettera 22 di Marcello Nizzoli (Premio 1955),la FIAT 500 di Dante Giacosa (1959) o,in tempi più recenti,il mitico Tratto Pen della Fila (1979). Oltre ad una promozione articolata nel settore espositivo/cognitivo,l’Associazione mette in campo strumenti di servizio alle imprese e ai designers, gestendo un ‘Registro dei Progetti’ per la tutela della proprietà intellettuale e con Confindustria partecipando al ‘Giurì del Design’ per la risoluzione delle controversie legate alla proprietà intellettuale nel campo del disegno industriale.Per realizzare questa funzione regolatrice l’ADI si articola in tre Dipartimenti (Dipartimento Imprese,Progettisti e Generale),con sette Delegazioni territoriali che coprono le regioni a maggior densità produttiva settoriale (Piemonte,Lombardia,Triveneto,Emilia – Romagna,Toscana,Lazio,Marche).

In questa prospettiva globale d’intervento nel settore va collocato l’ADI Design Index 2004,non un semplice catalogo di progetti ma un’opera complessa,ricca di articolazioni settoriali e di riflessioni volte a “testimoniare come il design estenda il suo territorio oltre la funzionalità e l’estetica per assumere un ruolo responsabile verso la consapevolezza sociale,ambientale,etica ed economica”.In questa prospettiva si muove l’intervento di

Maurizio Morgantin su ‘Etica e design’ che coglie la necessità di porsi come obiettivo la qualità diffusa,aspirazione raggiungibile solo se il design si arricchisce di una nuova responsabilità etico-sociale (ambiente,salute,sostenibilità):una sfida da non perdere in questo momento storico,nel quale il progetto di lungo periodo,di durevolezza,insito nella cultura della progettazione,può assumersi il ruolo di volano economico-culturale italiano e questo a dispetto delle cicliche contrazioni di mercato o all’ipertrofia dei vari Saloni,sempre più eventi mondani e sempre meno momenti di elaborazione tra committenti,progettisti e clienti. Questa visione a tutto campo del design industriale è il vero filo conduttore dei saggi presenti nel libro,così se Mario Stecco, esperto di sviluppo internazionale e di finanza,pone al centro del suo intervento “Le risorse finanziarie e risorse di progetto”,Han Brezet docente di Sostenibilità dell’innovazione pone la questione dell’ambiente come riferimento della competizione e dell’innovazione tecnologica. L’aspetto giuridico viene affrontato da Antonella Capria che focalizza il suo saggio sull’etica del prodotto nel contesto del quadro legislativo internazionale.Eppure la dimensione territoriale,locale,non viene persa anzi,l’intervento di Rodrigo Rodriquez,vicepresidente della Fiera di Milano,è tutto centrato sull’importanza strategica del nuovo polo fieristico:strumento essenziale come vetrina internazionale della produzione italiana e – di non trascurabile importanza – fonte di ricaduta economica sul territorio (recenti studi commissionati all’Università Bocconi parlano di 2 miliardi di Euro,destinati a salire a 4,3 quando il nuovo polo fieristico extracittadino funzionerà a pieno regime nel 2006). Ecco l’anomalia italiana,secondo Massimo Florio – docente di Scienza delle finanze – basata su una capacità competitiva internazionale non necessariamente legata al prezzo finale del prodotto,semmai su “la capacità innovativa delle nostre imprese – nei processi e nei prodotti,ma anche nel marketing strategico – resta un elemento fondamentale per sopravvivere nel mercato globale.Gli investimenti in industrial design (ID) si configurano come fattore competitivo che può fare la differenza”e queste sinergie trovano un humus ideale nel mosaico produttivo italiano.

ADI DESIGN INDEX 2004.Editrice Compositori,Bologna,2004.ISBN 88-7794-455-2,pp.352,ill.Prezzo:39,00 Euro.

Distributori, ricambi, assistenza e prodotti per il vending

Reda srl - Via Olona, 183/N - 21013 Gallarate (VA) - tel: 0331 799388 - fax: 0331 799877 www.redavending.it

Rivendita Autorizzata

L ’EVA compie 10 anni – Intervista a Catherine Piana

Nel mese di novembre 2004 D.A.Italia ha incontrato e intervistato Catherine Piana,il Direttore Generale dell’EVA,Associazione Europea del Vending,che festeggiava i 10 anni dalla fondazione (la prima riunione si è tenuta nel maggio del 1994).L’occasione è stata propizia per affrontare tutta una serie di tematiche di particolare interesse che coinvolgono il vending a livello europeo.

L’EVA rappresenta l’intero settore della distribuzione automatica:fabbricanti di macchine,componenti ed accessori,fornitori di ingredienti e gestori e il suo obiettivo principale è l’ottimizzazione degli interessi commerciali del settore nell’ambito delle normative UE.L’EVA,oltre ad essere un forum di discussione,di scambio di idee e di esperienze per i suoi membri,elabora gli standard per il settore. Oggi i membri dell’EVA sono 15 associazioni nazionali e 52 aziende,presenti nei diversi Comitati e Gruppi di Lavoro.

L’EVA compie 10 anni.Ci potrebbe fare una presentazione sintetica della Associazione e delle sue attività?

L’EVA è da 10 anni la voce del vending a Bruxelles,in rapporto con le istituzioni europee. La nostra associazione è costituita dalle associazioni nazionali - fra cui CONFIDA - e dalle società attive nel vending,quindi i fabbricanti di macchine e di sistemi di pagamento,i produttori di prodotti per la D.A.e i gestori.

Il nostro intento era quello di creare una lobby a livello europeo al fine di evitare che le leggi adottate possano essere sfavorevoli al vending stesso. È un lavoro principalmente preventivo e alle volte privo di visibilità,difficilmente misurabile,

soprattutto per quei gestori che non sono attivi nell’associazione non sempre è facile valutare concretamente il nostro operato.Anche il fattore della distanza - l’EVA si trova a Bruxelles e opera a livello europeo - rende complicata la comprensione del nostro lavoro soprattutto per i gestori operanti in realtà regionali.

L’EVA elabora gli standard per il settore.Nel 2004 ha presentato il protocollo EVA-TMP sulle temperature. È gratuito per gli associati ma se ne parla poco,per quale motivo?

Il protocollo EVA-TMP è abbastanza recente e forse per questo non è molto conosciuto.In più non abbiamo fatto ancora molte comunicazioni in merito.

L’obiettivo di fondo che ci siamo posti è quello di fornire uno strumento ai produttori e ai gestori.I produttori potranno disporre di un protocollo che sia un punto di riferimento per misurare le performance delle macchine nel campo della refrigerazione e quindi delle temperature,mentre i gestori operanti in diverse aree geografiche potranno disporre di un comune riferimento nel comprare le macchine e dunque di essere conformi alle leggi sulle temperature (differenti da paese a paese).

L’EVA sta considerando gli aspetti legali,politici e commerciali che potrebbero portare all’eliminazione dei gas fluorati.Credete che il futuro sia nel CO2 o credete che altri sistemi

potrebbero intervenire?

In una conferenza organizzata a Bruxelles lo scorso giugno da Coca-Cola,Unilever Ice Cream e McDonald,le tre grandi aziende hanno annunciato l’impegno a passare gradualmente ad alternative ecocompatibili e più efficienti sotto l’aspetto energetico. La Coca-Cola è fortemente indirizzata verso il CO2, ma non è detto che sia l’unica soluzione. La UNILEVER ad esempio ha seguito un’altra strada,quella degli idrocarburi.

C’è da dire che una decisone della Coca-Cola potrebbe avere un impatto molto forte ed è probabile che tutto il mercato possa seguire il suo esempio. Questo è molto probabile.

Catherine Piana,Segretario Generale dell’EVA

EVA reaches its’ tenth anniversary Interview with

Catherine Piana

In November 2004 D.A.Italia met and interviewed Catherine Piana, Director General of EVA,the European Vending Association,which was celebrating its’ tenth anniversary (the first meeting was held in May 1994).The occasion was an opportunity to discuss a series of themes of particular interest in vending at the European level.

EVA represents the entire automated distribution sector:machine,component and accessory manufacturers,ingredients suppliers and operators and its’ primary objective is optimisation of sector business interests in the ambit of EU legislation.EVA,further to providing a forum for discussion,an exchange of ideas and experience for its’ members,also develops sector standards. Today EVA membership includes 15 national associations and 52 businesses,present in the diverse committees and working groups.

EVA is 10 years old. Would you briefly introduce the Association and its’ activities?

For 10 years EVA has been the voice of vending in Brussels, contacting the European institutions.

The association consists of national associations - including CONFIDA–andcompaniesactive in vending, this machine and payment systems manufacturers, D.A. product manufacturers and operators. It was our aim to create a European level lobby to impede the adoption of unfavourable legislation on vending. This is mainly preventive work, often with low visibility, hard to measure, for operators not active in the association it can be especially difficult to concretely

assess our efforts. The distance factor is also a problem - EVA is in Brussels and operates at the European level - complicating comprehension of our work, especially for regional level operators.

EVA develops standards for the sector. In 2004 you presented the EVA TMP protocol on temperatures. It is free to members but is not mentioned often, why?

The EVA-TMP protocol is fairly recentandthisisperhapswhyit is not particularly well known. We haven’t issued a great deal of communications about it. The base objective was to provide aninstrumentforproducersand operators. Producers have a protocol which is a reference in the measurement of machine

performance in the refrigeration and thus the temperature field, while for operators working in diverse geographical areas it is a common reference for machine purchase and thus temperature legislation compliance (which differs from nation to nation).

EVA is considering the legal, political and business aspects which might bring about the elimination of CFCs. DO you believe that the future lies with CO2 or do you think that other systems will be adopted?

In a conference organised in Brussels last June by Coca-Cola, Unilever Ice Cream and McDonalds, these three huge businesses announced a commitment to gradually moving to

alternative eco-compatible, more efficient systems in energy terms.

Coca-Cola is highly inclined towards CO2, but that doesn’t mean it’s the sole solution. UNILEVER, for example, took another route, that of hydrocarbons.

It is true that a decision by Coca-Cola would have high impact and it is probable that the entire market would follow the example given.

Fairly probable. When CocaCola takes a decision of this import, it has serious impact on the producers and thus on the market in general, but there is, fundamentally, no legal obligationnow,somachinesproduced today with HFC are adequate.

mondo associazione

Quando Coca-Cola prende una decisione così importante,questa ha un forte impatto sui produttori e quindi sul mercato in generale,ma la cosa fondamentale però è comprendere che in questo momento non esista un obbligo legale,quindi le macchine che oggi sono prodotte con gli HFC sono adeguate.

Con le nuove normative ambientali e l’adesione al protocollo di Kyoto da parte di un numero sempre maggiore di paesi,è evidente che tutto il mondo, tutti i ministeri dell’ambiente,stiano andando verso quella direzione.Per una volta sarebbe interessante se il mercato riuscisse ad anticipare le leggi.

Infatti anche questo è un nostro dovere.Diminuire l’impatto in termine finanziario delle leggi.E il modo migliore per far questo è adottare nuove misure anticipando le leggi stesse. Questo argomento l’ho esposto ai produttori di macchine spiegando che la direzione del futuro sarà quella che opterà per tecnologie che non utilizzino più gas fluorati.Il CO2 sembra essere una delle alternative future migliori. Stiamo inoltre discutendo con il comitato tecnico per comprendere quale sia il suo parere in merito.Dobbiamo anche parlare con tutti quelli che producono compressori perché il CO 2 diventa liquido ad un livello di pressione molto più alto degli HFC e quindi anche l’impatto sulle macchine e sul volume del compressore è diverso.Bisogna valutare tutto questo.

Anche la soluzione proposta da UNILEVER pone dei seri problemi di sicurezza.

È comunque una tematica abbastanza complessa e non sarà così facile trovare soluzioni univoche.

L’utilizzo degli idrocarburi pone senz’altro dei problemi di sicurezza,ma anche di formazione sugli operatori che devono prendere in cura la macchina. Per arrivare ad una decisione univoca bisogna considerare quali siano gli effetti positivi dell’una e dell’altra soluzione e quindi prendere le opportune decisioni.Contemporaneamente si deve informare il mercato su ciò che esiste e sui vantaggi delle diverse produzioni. Il nostro ruolo è anche questo: informare,non spingere in una certa direzione.Comunicare quali siano le alternative,gli aspetti positivi e quelli negativi lasciando ad ognuno la libertà di decidere.

Una domanda obbligata sulla lotta all’obesità in Francia.Nel corso del 2005 entrerà in vigore una legge che potrebbe creare un danno significativo che penalizzerebbe il vending. Si parla di 8.000 macchine che potrebbero essere fermate sul mercato francese. Cosa ne pensa?

La legge è stata adottata a settembre,ma mi sembra che entrerà effettivamente in vigore con il prossimo anno scolastico e quindi nel settembre 2005, anche se certi centri scolastici la stanno già adottando. Non capisco la logica del governo francese e penso che anche certi francesi non la capiscano. È assurdo pensare che l’eliminazione dei distributori automatici possa rappresentare un’adeguata misura per la lotta contro l’obesità.Ciò che conta è l’edu-

cazione che i genitori impartiscono a bambini e ragazzi che frequentano centri dotati di distributori.

Un approccio più logico è quello di verificare la qualità dei prodotti.Parlando del settore della distribuzione automatica ci si trova in un canale di distribuzione assolutamente variegato.È possibile quindi offrire prodotti meno ricchi di lipidi,di sale e via discorrendo.Si può offrire qualunque prodotto attraverso un distributore automatico quindi di fatto possiamo essere più una soluzione che un problema.

In Francia è accaduto questo:un politico ha voluto cercare notorietà in breve tempo adottando questa misura che non aiuta nessuno.

Il 3 Agosto infatti la legge è stata ratificata,anche se pareva non dovesse passare.

Prima della ratifica si è discussa l’adozione di provvedimenti più logici come quello cui accennavo prima,la verifica dei prodotti e la loro conseguente selezione.

Tuttavia la legge è passata lo stesso.

Tutta l’Europa è spaventata perché visto il precedente magari qualche politico, anche italiano,potrebbe prendere l’occasione al volo per presentare un provvedimento analogo.

Il nostro dovere in questo campo,lo ripeto,è di dimostrare che la distribuzione automatica è una soluzione e non un problema perché permette una scelta molto ampia,consente fra le altre cose di poter limitare,per esempio,l’accesso alle macchine a certe ore,come

quelle del pranzo affinché i bambini non sostituiscano un pasto con la cioccolata.

Insomma le soluzioni ci sono.

Certamente esistono delle buone soluzioni al problema. Abbiamo adottato un codice di buona condotta a livello europeo trasmettendo ai nostri soci e associazioni nazionali l’invito affinché i gestori,discutendo con scuole e genitori,riescano a fornire dati utili per poter costruire un ventaglio di prodotti validi da erogare all’interno degli stessi centri educativi o scolastici.

Il 14 settembre era stata indetta una riunione sul riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici.La WEEE.A che punto siete in Europa? I paesi si stanno muovendo con una certa celerità?

In settembre c’è stata una riunione dei direttori delle associazioni nazionali in cui c’è stato uno scambio di informazioni tra i diversi paesi per verificare in che direzione vanno le diverse leggi nazionali che traducono la direttiva.

Se ricordo bene sono soltanto due i paesi che hanno adottato la legge nazionale:Grecia e Paesi Bassi.

Anche l’Inghilterra si sta muovendo.

Si sta muovendo,ma la legge non è ancora stata adottata. Ci sono due diversi approcci:in alcuni paesi i produttori pagano e devono anche sostituire vecchie macchine con nuove.In questo caso quando il gestore vuole comprare una macchina nuova sostituendola a quella

mondo associazione

With the new environmental norms and signature to the Kyoto protocol by a growingnumberofnations, it is evident that, world wide, all environment ministers are moving in that direction. It would be interesting if, for once, the market were to anticipate legislation.

Indeed, it is also our duty. Reduction of the impact of legislation in financial terms. And the best way to do this is to adoptnewmeasuresinadvance of the legislation itself.

I illustrated the question to machine manufacturers explaining that the direction for the future will be to opt for technologies not using fluorate gases. CO2 would seem one of the best future alternatives.

Wearealsodiscussing,withthe technical committee, to understand its’ opinion in the matter. We must also talk to compressor manufacturers because CO2 liquefiesatapressurefarhigher than the other HFCs and thence also the impact on the machines and the compressor volume differs. This also requires assessment.

The UNILEVER solution proposal also gives rise to serious safety problems. Thisisafairlycomplexmatter and it won’t prove easy to find univocal solutions.

The use of hydrocarbons certainly presents safety problems, and also in training machine maintenance operators. To deliver a univocal decision, one must consider the positive effects of both solutions and then take an opportune decision. At the same time the market must be informed of

what is available and of the advantages of the diverse product types.

This is another aspect of our role: to inform, not push in one direction. To indicate the alternatives,thepositiveandnegative aspects, leaving each the liberty to decide.

A question on the war on obesity in France. In 2005 sees the introduction of legislationwhichcouldwell penalise vending. There is talk of 8,000 machines to be closed down on the French market. What is your view?

The law was approved la September but as far as I know it applies from the beginning of the next academic year, in September 2005, although some schools are already applying it.

I don’t understand the French government’s logic nor do I believe that most Frenchmen understand it. It’s absurd to think that the elimination of automatic distributors can be an adequate step in combating obesity. What is important is the education given by parents to their children who attend centres with distributors.

A more logical approach would be to check product quality. The automatic distribution channel is widely varied. It is thus possible to offer products less rich in lipids, salt, and so on. Almost anyproductcanbedeliveredvia an automatic distributor which thus becomes a solution and no longer a problem.

InFrance,thishappened:apolitician sought his moment of fame adopted a step which benefits no-one.

The law was, in fact, appro-

ved on 3 August, although it had seemed doomed to fail.

Before it passed there was discussion of the adoption of more logical measures like those mentioned before, assessment and selection of products. The law was, however, passed anyway.

There is a fear in Europe that with this precedent perhaps another politician, an Italian maybe, could jump on the bandwagon and present a similar initiative.

Iemphasisethatourdutyinthis field is to demonstrate that automatic distribution is a solution rather than a problem because it delivers a wide choice, enabling, among other thins, limitation of access to machines to certain times, not the lunch break for example so that kids don’t eat chocolate instead of lunch.

So there are solutions.

Of course there are good solutions to the problem. We’ve adopted a Europe wide good conduct code and transmitted to our members and the national associations an invitation to operators, after discussion with schools and parents, to supply data useful to the construction ofavalidproductrangefordelivery at education centres and schools.

A meeting on recycling electrical and electronic waste products was called for 14 September. WEEE. At what point are we in Europe? Are nations moving fast enough?

Last September there was a meeting of the directors of the national associations with an exchange of information between nations on the directions taken by diverse national legislation applying the directive.

As I recall, only two nations had adopted the legislation: Greece and the Netherlands.

The UK is moving too.

Yes, but the law has not been passed yet.

There are two different approaches: in some nations the manufacturers pay and must also replace older machines with new. In this case when an operator wishes to purchase a new machine to replace an old one, the manufacturer is delegated to effect the operation.

In other nations, the cost and liability lie with the operator. There are thus two different approaches with two different liabilities: joint liability and operator liability.

This is true at least for that defined as historical waste.

For new waste, if we can define it as such, it is different, but manufacturers will be responsible for financing machinery recycling.

Each nation is, in any case, discussing the most appropriate system.

Now let’s discuss food product tracking. It should start on 1 January 2005. Are you providing communications about this?

We issued a communication to explain that there is no need to adopted highly sophisticated technologies to satisfy legal requirements.

Operators need to know from

mondo

EVA / Protocollo di misurazione della temperatura

vecchia,delega questo compito al produttore che se ne fa carico.

In altri paesi invece oneri e responsabilità ricadono sul gestore.Esistono quindi due tipi di approcci che prevedono due tipi di responsabilità:responsabilità congiunta e responsabilità dei gestori.

Questo per lo meno è quello che avviene per quelli che definiamo rifiuti storici.

Per i nuovi rifiuti,se così posso definirli,è diverso,ma i produttori saranno responsabili nel finanziare il riciclo delle macchine.

Ogni paese comunque sta discutendo sul sistema più appropriato.

EVA

Parliamo ora di tracciabilità dei prodotti alimentari. Dovrebbe partire il 1°gennaio 2005.Vi occupate anche di questa comunicazione?

Abbiamo fatto una comunicazione per spiegare che non bisogna necessariamente adottare delle tecnologie molto sofisticate per soddisfare le esigenze della legge.

I gestori devono sapere da chi hanno comprato i prodotti e a chi li hanno venduti o in che macchina sono stati distribuiti. Se fosse necessario un ritiro di un certo prodotto bisogna saper dimostrare di essere in grado di intervenire.

Uno dei principali obiettivi dell’European Vending Association è quello di elaborare gli standard per il settore.Attualmente sono cinque i protocolli EVA disponibili:

Data Transfer Standard - EVA-DTS

Cashless Vending Specification - EVA-CVS

Mobile Payment Vending Specification - EVA-MPS

Energy Measurement Protocol - EVA-EMP

Temperature Measurement Protocol - EVA-TMP

D.A.Italia pubblica qui di seguito il riassunto del protocollo (gratuito) EVA-TMP,ma invitiamo tutti i nostri lettori a consultare il sito dell’associazione www.eva.be, dove sono a disposizione tutta una serie di preziose informazioni su tutti gli altri protocolli EVA.

PROTOCOLLO DI MISURAZIONE DELLA TEMPERATURA / EVA-TMP

CHE COS’È EVA-TMP?

Il Protocollo di Misurazione della Temperatura EVA verifica l’efficacia del sistema di refrigerazione in funzione nei distributori automatici di alimenti refrigerati al fine di mantenere l’aria ad una temperatura stabilita.I risultati del test condotto costituiscono una base di confronto rispetto ad altri distributori automatici.

PERCHÉ È STATO SVILUPPATO DA EVA?

Il documento è stato stilato con l’intento esclusivo di fornire agli addetti ai lavori uno strumento di paragone al momento dell’acquisto di un distributore automatico per cibi refrigerati. Ciascun paese definisce per legge il limite di temperatura oltre il quale possono essere conservati alcuni alimenti deperibili e quindi potenzialmente nocivi alla salute,se non adeguatamente mantenu-

Ogni gestore deve valutare, anche finanziariamente parlando,se sia più interessante dotarsi di un sistema sofisticato o meno.

Recentemente è nata un’associazione in Cina.Come vi ponete con le associazioni al di fuori dell’Europa? Avete qualche contatto?

Abbiamo molti contatti con le altre associazioni,soprattutto con la NAMA,che è l’associazione americana.Stiamo mettendo a punto un’associazione mondiale che possa offrire la possibilità di avere una piattaforma da utilizzare. Esistono tanti problemi e que-

stioni mondiali:l’obesità,i gas di refrigerazione,gli standard,le monete e il modo in cui le zecche hanno il loro processo di produzione e i controlli di qualità.Tutti questi discorsi sono ormai “globali”per cui è inutile discuterne a livello locale,quindi sono molto importanti i contatti internazionali e per questo abbiamo già accennato che l’EVA,operante in una realtà internazionale,europea,ma anche extra-europea,(abbiamo contatti con praticamente tutti i continenti),è disposta ad avere la sede sociale della nascente associazione mondiale nei suoi uffici.

ti,e i risultati generati dal presente protocollo saranno particolarmente utili al momento di selezionare un distributore automatico per un determinato genere di prodotti alimentari.

QUALI SONO I VANTAGGI LEGATI ALL’USO DI EVA-TMP?

Grazie all’utilizzo dello standard,la temperatura misurata è oggettiva e confrontabile.Ne consegue che le informazioni sono maggiormente utili per gli addetti ai lavori.

Poiché il metodo è uniforme e imparziale,si stimola una concorrenza leale.

Dato che tale protocollo è stato redatto dai rappresentanti dell’industria per l’impiego nel settore,esso è adeguato e attinente.

Uno standard europeo comune e riconosciuto per la misurazione della temperatura migliora l’immagine dell’industria europea dei distributori automatici quale attività commerciale responsabile caratterizzata da elevati standard qualitativi.

CHI USERÁ EVA-TMP?

Il protocollo verrà utilizzato dai fabbricanti di distributori automatici,i quali attualmente già dichiarano la temperatura di tali distributori,ma in questo caso potranno fare altresì riferimento al protocollo comunemente accettato EVA-TMP.

Gli operatori riceveranno garanzie sul fatto che il distributore oggetto d’acquisto raggiungerà la temperatura indicata.

QUAL’È LA RELAZIONE CON GLI ALTRI PROTOCOLLI DI MISURAZIONE DELLA TEMPERATURA?

La North American Vending Association ha stilato un TMP tenendo presente le diverse leggi riguardanti le temperature prescritte per i generi alimentari.

Anche il Comitato d’Igiene ha partecipato alla sua stesura grazie al monitoraggio della questione HACCP.

mondo associazione EVA / Temperature measurement protocol

whom they buy their products and to whom they are sold or in which machines they are distributed. If the withdrawal of a certain product is required, they must demonstrate their capability for intervention.

Each operator must also assess, also in financial terms, there interest in adopting a more or less sophisticated system.

Recently an association was founded in China. What are your relations with non-European associations? Are you in contact?

We have many contacts with the other organisations, espe-

EVA

cially with NAMA, which is the American association. We are preparing a world association which could deliver a common platform.

There are so many global problems and questions: obesity, refrigeration gases, standards, coinage and how mints have their production and quality control processes. All these questions have become “global” rendering local discussion useless, thus international contacts have become very important and we have already mentioned that EVA operates in an international ambit, European and also extra-European, (we have contacts in practically all

One of the principal objectives of the European Vending Association is the development of sector standards. There are now 5 EVA protocols available:

Data Transfer Standard - EVA-DTS

Cashless Vending Specifications - EVA-CVS

Mobile Payment vending Specifications - EVA-MPS

Energy Measurement Protocol - EVA-EMP

Temperature Measurement Protocol - EVA-TMP

D.A. Italia publishes below a synthesis of the (free) EVA-TMP protocol, but we invite readers to consult the association website www.eva.be, which provides useful information about all EVA protocols.

TEMPERATURE MEASUREMENT PROTOCOL EVA-TMP

WHAT IS THE EVA-TMP?

The EVA Temperature Measurement Protocol tests the effectiveness of the refrigeration system of refrigerated food vending machines to maintain air at a given temperature. The test results serve as a basis for comparison with other machines.

WHY WAS IT DEVELOPED BY THE EVA?

The document was written, in the sole aim of providing operators with a means of comparison when buying a refrigerated vending machine.

Each country defines by law the temperature limit above which certain potentially hazardous food may be stored at and the results generated from this protocol will be of particular use when trying to select a machine for a certain type of food.

the continents), EVA is willing to host the offices of the new global association at its’ premises.

WHAT ARE THE ADVANTAGES OF USING THE EVA-TMP?

By using the standard, the measured temperature is objective and comparable. The information is thus more useful for the operator. Because the method is uniform and objective, fair competition is stimulated.

Ithasbeendraftedbyindustryrepresentativesforuseinvending,so it is relevant and to the point.

A Europe-wide recognized standard for temperature measurement improves the image of the vending industry in Europe, as a responsible trade of high quality standards.

WHO IS GOING TO USE EVA-TMP?

The protocol will be used by vending machine manufacturers, who are already declaring the temperature on their machines, but in this case will be able to refer to a commonly accepted protocol: EVATMP.

Operators would be ensured that the machine they are buying will reach the temperature as announced.

WHAT IS THE RELATION WITH OTHER TEMPERATURE MEASUREMENT PROTOCOLS?

TheNorthAmericanVendingAssociationhaddraftedaTMPbearing in mind the different laws with regard to foodstuffs.

The Hygiene Committee has also participated in the draft by monitoring the HACCP issue.

Confida comunica

Carta dei servizi Venditalia WEEE (Waste Electrical and Electronic Equipment)

L’associazione sta ultimando il progetto della “Carta dei servizi”,uno strumento per garantire ai consumatori una maggiore qualità del servizio e dei prodotti.La carta rappresenta un vademecum per gli operatori del settore e tratta diversi temi:dei requisiti igienico/sanitario dei prodotti,della qualità dei prodotti erogati,della funzionalità della macchina e il suo corretto rifornimento;grande attenzione viene data anche al servizio,si parla di professionalità,di correttezza e formazione del personale.

A tale scopo durante i primi mesi dell’anno si sono effettuate le seguenti riunioni:

11 gennaio:Delegazione Regionale Toscana

13 gennaio:Delegazione Regionale Piemonte

14 gennaio:Delegazione Regionale Lombardia

20 gennaio:Delegazione Regionale Veneto

22 gennaio:Delegazione Regionale Campania

24 gennaio:Delegazione Regionale Puglia

28 gennaio:Delegazione Regionale Sicilia

2 febbraio:Delegazione Regionale Marche

3 febbraio:Delegazione Regionale Emilia Romagna

Tra i lavori in corso di Confida,a breve,la realizzazione del nuovo sito internet www.confida.com, modificato non solo nella veste grafica ma anche nei contenuti e nelle funzionalità.Al suo interno ci sarà sempre un’area privata a cui è possibile accedere tramite password riservata agli associati,e un’area pubblica per far conosce il mondo della Distribuzione Automatica.

Restano sempre centrali nell’attività dell’associazione tutti i temi legati all’attuazione delle recenti normative in ambito igienico/sanitario,tracciabilità degli alimenti,dieta e nutrizione.A proposito di questi ultimi temi CONFIDA è molto attiva nella sponsorizzazione di iniziative locali a supporto dell’educazione alimentare come avvenuto in occasione della Fiera di Modena “SICURA”lo scorso novembre, con un occhio di riguardo per l’alimentazione nelle scuole.

WEEE (Waste Electrical and Electronic Equipment)

Di particolare attualità è il recepimento della normativa europea che regolamenta,fra l’altro,la gestione dei rifiuti di apparecchiature per la distribuzione automatica.Il legislatore comunitario ha posto in capo ai produttori di d.a.la responsabilità della gestione (raccolta e smaltimento) dei distributori automatici a fine vita.La nuova disciplina troverà applicazione a partire dal prossimo 13 agosto 2005. Poiché la Direttiva impone di istituire un sistema di gestione dei RAEE,alcune aziende associate appartenenti al Gruppo Fabbricanti di d.a.e accessori,più direttamente interessate e che rappresentano nel loro insieme la maggior parte del mercato produttivo,hanno affidato incarico ad una importante società di consulenza specializzata, lo studio di fattibilità per la valutazione del business plan e della struttura necessaria per la costituzione di un consorzio,in modo da far fronte in maniera collettiva agli adempimenti previsti dalla nuova normativa.

Venditalia

Abbiamo il piacere di annunciare che,a partire da gennaio la Dr.ssa Emanuela Crivelli è la nuova responsabile della Manifestazione VENDITALIA,la più importante esposizione italiana del Vending promossa da Confida,l’Associazione Italiana della Distribuzione Automatica.

La Dottoressa Crivelli ha maturato esperienze nel settore dell’organizzazione fieristica e garantirà con professionalità,la gestione della Manifestazione che si terrà a Milano dal 29 marzo al 1 aprile 2006 presso il moderno Polo Urbano di Fiera Milano - area Portello- Pad 16.Gli organizzatori si augurano di ripetere il successo avuto nella precedente edizione,che ricordiamo può vantare la qualifica di Fiera “internazionale”.Numerosi sono stati gli operatori esteri:51 le aziende estere di cui il 16% proveniente dall’Europa e il 4% da paesi extra europei,in rappresentanza delle imprese italiane ci sono stati 204 espositori.

A testimonianza che il salone italiano del Vending sta crescendo,la Segreteria Organizzativa sta ricevendo continue richieste di informazione e numerose conferme da parte degli espositori dell’ultima manifestazione.

lavoro e impresa

Le novità del part-time dopo la legge Biagi:

La disciplina del lavoro a tempo parziale ha subito profonde modifiche con il D.Lgs.n.276/2003 (c.d.Decreto Biagi).Il Governo ha, infatti,voluto promuovere questa modalità di lavoro,in quanto adatta a coniugare le esigenze di flessibilità dei datori e dei prestatori di lavoro.

Nozione:

Il part-time si qualifica come uno speciale contratto di lavoro subordinato che prevede lo svolgimento della prestazione lavorativa con un orario inferiore rispetto a quello definito normale dalla legge (40 ore settimanali) o all’eventuale orario minore fissato dai contratti collettivi applicati.

Possono utilizzare questa forma di contratto tutti i datori di lavoro del settore privato,compreso quelli del settore agricolo e tutti i lavoratori subordinati -operai,impiegati quadri o dirigenti-.

Le modifiche della Riforma Biagi non riguardano,però,i rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Un caso particolare è costituito dai lavoratori affetti da patologie oncologiche,a favore dei quali la legge prevede un vero e proprio “diritto al time”(art.12 bis D.Lgs. 276/2003).Questi lavoratori,se presentano una ridotta capacità lavorativa (anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita) accertata da una commissione medica presso l’ASL,hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale verticale od orizzontale.Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve essere trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno a richiesta del lavoratore.

È l’unico caso nel quale il part-time si configura come un diritto proprio del lavoratore e non come un’opzione rimessa alla libera e concorde determinazione delle parti.

Al lavoratore a tempo parziale si applica il c.d. principio di non discriminazione Questo significa che il lavoratore a tempo parziale beneficia dei medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile,sia per quanto riguarda la retribuzione,le competenze indirette e differite,le ferie,i permessi, la maternità,il periodo di prova,la malattia,gli infortuni,le malattie professionali,la tutela della salute e sicurezza sia per quanto riguarda i diritti sindacali,l’accesso ai servizi sociali aziendali e a iniziative di formazione professionale organizzate dal datore di lavoro.

Il lavoro part-time è regolato dalla legge per gli aspetti fondamentali relativi alla costituzione del rapporto e alle garanzie riconosciute al lavoratore nel corso dello svolgimento,mentre ai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano

nazionale e ai contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali o dalle RSU è demandata la determinazione delle condizioni e modalità della prestazione lavorativa (svolgimento del rapporto,ricorso al lavoro supplementare e straordinario e agli strumenti di flessibilità e di elasticità).

Il minor orario di lavoro può essere distribuito secondo tre diverse modalità di svolgimento della prestazione lavorativa:

1 orizzontale: quando la riduzione di orario rispetto al tempo pieno è prevista in relazione all’orario normale giornaliero di lavoro.L’attività è prestata nelle normali giornate lavorative ma con orario ridotto.

2 verticale: quando il contratto prevede lo svolgimento dell’attività a tempo pieno,ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell’anno.

3 misto: quando il rapporto si

a cura di Massimo Brisciani, Consulente del Lavoro

lavoro e impresa

a

cura di Massimo Brisciani, Consulente del Lavoro

Le novità del part-time dopo la legge Biagi:

svolge secondo una combinazione delle modalità orizzontale e verticale.

Costituzione e forma del contratto:

Il rapporto di lavoro può essere costituito fin dall’inizio a tempo parziale,mediante libero accordo riguardo al minore orario ed alla sua distribuzione nell’arco della settimana,del mese o dell’anno, oppure è possibile trasformare un rapporto di lavoro già costituito a tempo pieno in part-time.

Il contratto di lavoro a tempo parziale richiede,ai soli fini della prova,la forma scritta con la puntuale indicazione della collocazione e della durata della prestazione con riferimento al giorno,alla settimana,al mese e all’anno.Questo significa che la mancanza della forma scritta e della precisa esposizione della collocazione e della durata non rende il contratto nullo. Il lavoratore ha,infatti,la facoltà di agire in giudizio per far accertare l’assenza della forma scritta,chiedendo che il rapporto sia dichiarato a tempo pieno dalla data del relativo accertamento giudiziale, salvo,però,il diritto alla retribuzione per le prestazioni effettivamente svolte.

Per quanto riguarda,invece,l’eventuale mancanza o indeterminatezza nel contratto scritto della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario è necessario distinguere due diverse situazioni a seconda che l’omissione riguardi: - la durata della prestazione lavorativa:il lavoratore ha facoltà di agire in giudizio affinché il rapporto sia convertito a tempo pieno.

- la collocazione temporale del-

l’orario:entrambe le parti possono agire in giudizio affinché le modalità temporali di svolgimento della prestazione lavorativa a tempo parziale siano definite dal giudice con riferimento alle previsione dei contratti collettivi,o,in mancanza, con valutazione equitativa, tenendo conto in particolare delle responsabilità familiari del lavoratore interessato,della sua necessità di integrazione del reddito derivante dal rapporto a tempo parziale mediante lo svolgimento di altra attività lavorativa,nonché delle esigenze del datore di lavoro.

In entrambi i casi,per il periodo antecedente la data della pronuncia della sentenza,il lavoratore ha diritto,in aggiunta alla retribuzione dovuta,alla corresponsione di un ulteriore emolumento a titolo di risarcimento del danno,da liquidarsi con valutazione equitativa.

Nel contratto devono essere indicate le seguenti informazioni: - identità delle parti; - il luogo di lavoro; - la data di inizio del rapporto; -inquadramento,livello,qualifica e mansioni; -i dati dell’avvenuta registrazione sul libro matricola (se non sono oggetto di una dichiarazione a parte sottoscritta dal datore di lavoro).

Inoltre,se non si effettua rinvio alle norme del contratto collettivo applicato,devono essere specificati: la durata del periodo di prova,se previsto; - l’importo iniziale della retribuzione e i relativi elementi costitutivi,con l’indicazione del periodo di pagamento; - la durata delle ferie retribuite cui ha diritto il lavoratore e la modalità di determinazione e di

fruizione delle ferie; -i termini di preavviso in caso di recesso.

Variazione della collocazione oraria della prestazione:

Clausole flessibili:

La collocazione temporale della prestazione lavorativa può essere variata dal datore di lavoro,qualora venga sottoscritto con il lavoratore,(che ha la facoltà di farsi assistere da un rappresentante sindacale aziendale da lui indicato),uno specifico patto,contestuale o successivo all’assunzione.Tale clausola può essere stipulata con riferimento ad ogni tipologia di rapporto a tempo parziale e costituisce un vantaggio per il datore di lavoro,che può disporre del lavoratore in fasce orarie diverse da quelle originariamente previste.

Per questo la legge prevede alcune fondamentali garanzie e il diritto del lavoratore a specifiche compensazioni.

Le condizioni e le modalità in relazione alle quali il datore di lavoro può in concreto modificare la collocazione temporale della prestazione lavorativa sono demandate alla contrattazione collettiva,mentre la disciplina legale si limita a prevedere in favore del lavoratore:

- un preavviso di almeno due giorni lavorativi (le parti,anche nell’ambito del contratto di lavoro,possono stabilire un preavviso maggiore);

- il diritto a specifiche compensazioni , nella misura e nelle forme stabilite nei contratti collettivi.

In mancanza di una regolamentazione collettiva,l’adozione di clausole flessibili può essere concordata direttamente dal datore di lavoro e dal lavoratore che dovranno stabilire condizioni e modalità del

ricorso alla flessibilità,nonché forme e misura della compensazione.

Variazione in aumento della prestazione:

Clausole elastiche:

La clausola elastica,vietata dalla disciplina previgente,consente al datore di lavoro di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa,attraverso la stipulazione di una specifica pattuizione con il lavoratore.

La clausola elastica è regolamentata dalla legge secondo principi analoghi a quelli descritti per la clausola flessibile.

La clausola elastica determina un incremento definitivo della quantità della prestazione riferito ad ogni singola giornata nella quale viene richiesta una prestazione aggiuntiva.Tale incremento può ovviamente essere delimitato nel tempo e potrebbe anche essere solo eventuale.

Lavoro supplementare:

Il lavoro supplementare è il lavoro reso oltre l’orario concordato nel contratto individuale entro il limite del tempo pieno.In questo senso, quindi,il ricorso ad esso non è limitato solo al part-time orizzontale,ma è legittimo anche per il part-time verticale e misto.

La contrattazione collettiva può individuare le cause oggettive e soggettive che giustificano il ricorso al lavoro supplementare,la determinazione del numero massimo di ore di lavoro,le conseguenze del superamento dei limiti massimi consentiti (che possono avere anche natura non retribuita),le maggiorazioni dovute e l’incidenza delle ore di lavoro supplementare sugli istituti retributivi indiretti e differiti (applicata anche attraverso una maggiorazione forfetaria della

lavoro e impresa

a cura di Massimo Brisciani, Consulente del Lavoro

Le novità del part-time dopo la legge Biagi:

retribuzione oraria globale di fatto).

Inoltre,se il lavoro supplementare è disciplinato dal contratto collettivo,non è richiesto il consenso del lavoratore,poiché opera il consenso presunto in forza del rinvio del contratto individuale alla disciplina collettiva:pertanto,l’illegittimo rifiuto a rendere la prestazione supplementare può acquisire rilevanza disciplinare.In nessun caso tuttavia il rifiuto può integrare giustificato motivo di licenziamento.

In assenza di regolamentazione collettiva il lavoro supplementare è comunque possibile,ma solo con il consenso del lavoratore interessato;in questo caso l’eventuale rifiuto non costituisce né giustificato motivo di licenziamento né fatto rilevante ai fini disciplinari.

Lavoro straordinario:

Il lavoro straordinario è ammesso solo nel part-time verticale o misto,nei limiti del tempo pieno e si qualifica come la prestazione di attività eccedente le quaranta ore settimanali.

È regolamentato dalla disciplina legale e contrattuale prevista per i lavoratori a tempo pieno. Non è previsto alcun obbligo di forma,come per i lavoratori a tempo pieno,per la richiesta di effettuazione di lavoro straordinario.

Retribuzione e oneri previdenziali:

In virtù del principio di non discriminazione sopra ricordato al lavoratore a tempo parziale deve essere riconosciuto un trattamento economico almeno pari a quello spettante al lavoratore a tempo pieno inquadrato nello stesso livello in base ai criteri di classificazione stabiliti dai contratti collettivi, naturalmente riproporzionato sulla base della durata effettiva della prestazione.

Per quanto riguarda,invece,la disciplina previdenziale,la riforma Biagi non ha effettuato nessuna modifica.Gli oneri e la tutela sono i medesimi garantiti alla generalità dei lavoratori,ma con alcune particolarità riguardo alla determinazione di contributi e prestazioni.

Trasformazioni del rapporto:

Dal tempo parziale al tempo pieno:

La trasformazione del rapporto di lavoro dal tempo parziale al tempo pieno avviene mediante accordo tra le parti e non richiede particolari adempimenti. Il diritto legale di precedenza nella trasformazione da tempo parziale a tempo pieno e la conseguente sanzione in caso di violazione è venuto meno,ma ciò può essere previsto nel contratto individuale. Quest’ultimo,infatti,può prevedere,in caso di assunzione di personale a tempo pieno,un diritto di precedenza in favore dei lavoratori assunti a tempo parziale in attività ubicate presso unità produttive del medesimo ambito comunale,adibiti alle stesse mansioni o mansioni equivalenti. Solo in questo caso,la di violazione da parte del datore di lavoro del diritto di precedenza,garantisce al lavoratore la possibilità di risarcimento del danno in misura corrispondente alla differenza fra l’importo della retribuzione percepita e quella che gli sarebbe stata corrisposta a seguito del passaggio a tempo pieno.

Dal tempo pieno al tempo parziale:

Le parti possono stabilire di trasformare l’originario rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale.

In questo caso non c’è un diritto di precedenza,ma un obbligo per il datore di lavoro di informare i lavoratori e di valutare le eventuali richieste di trasformazione. L’accordo sulla trasformazione deve essere stipulato in forma scritta e deve essere convalidato dalla Direzione Provinciale del Lavoro competente per territorio,non essendo più prevista la facoltà per il lavoratore di richiedere l’assistenza di un rappresentante sindacale in azienda da lui indicato.

Il provvedimento di convalida della DPL ha la finalità di verificare se la volontà manifestata dalle parti nell’atto di trasformazione corrisponda o meno ad una volontà reale, espressa cioè senza condizionamenti.

Obblighi di comunicazione del datore di lavoro:

In sede sindacale:

Il datore di lavoro è obbligato a informare annualmente le rappresentanze sindacali aziendali,ove esistenti,sull’andamento delle assunzioni a tempo parziale,sulla tipologia e sul ricorso al lavoro straordinario.

Agli uffici competenti:

Il datore di lavoro deve notificare l’assunzione del lavoratore part time al Centro per l’Impiego entro 5 giorni dalla stessa e all’INAIL contestualmente all’instaurazione del rapporto di lavoro. Rispetto alla disciplina previgente scompare l’obbligo di comunicazione al Servizio Ispettivo della Direzione Provinciale del Lavoro, tramite invio di copia del contratto entro 30 giorni dalla stipulazione. La relativa sanzione viene,quindi, abrogata ma rimane applicabile

per le violazioni anteriori all’entrata in vigore del decreto 276/2003.

Pluralità di rapporti di lavoro:

La Riforma Biagi,così come la più restrittiva normativa previdente,ha esplicitato la possibilità per il lavoratore di svolgere altra attività lavorativa per integrare il reddito derivante dal contratto part time. Vi sono,tuttavia,tre aspetti da considerare:

il vincolo di fedeltà che caratterizza il rapporto di lavoro subordinato e che impone di non svolgere attività in concorrenza con quella del proprio datore di lavoro; i limiti all’orario di lavoro giornaliero e settimanale e gli obblighi di riposo settimanale fissati dalla legge;

l’effettiva disponibilità del lavoratore in relazione all’interferenza di clausole elastiche e flessibili.

Criteri di computo dei lavoratori part-time:

I lavoratori part-time devono essere computati in proporzione all’orario effettivamente svolto.Il Decreto 276/2003 ha esteso il principio di computo pro rata temporis anche al conteggio dei lavoratori ai fini dell’applicabilità del titolo III dello statuto dei lavoratori.

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fisco news

LE NUOVE DISPOSIZIONI TRIBUTARIE

Con l’entrata in vigore della Legge Finanziaria (L. 331/2004), sono in vigore dal 1°gennaio 2005 alcune modifiche alle disposizioni fiscali, che qui di seguito cerchiamo di esporre nella maniera più sintetica possibile.

RIFORMA DELL’IRPEF

La revisione dell’imposta ha riguardato:

- la riduzione del numero delle aliquote e la revisione degli scaglioni di reddito;

- la trasformazione delle detrazioni di imposta per carichi di famiglia in deduzioni;

- un nuovo sistema di determinazione dell’imponibile e di calcolo dell’imposta.

ALIQUOTE

a)per i redditi fino a 26.000 euro, si applica l’aliquota del 23 per cento;

b)per i redditi oltre 26.000 euro e fino a 33.500 euro, si applica l’aliquota del 33 per cento; c)per i redditi oltre 33.500 euro, si applica l’aliquota del 39 per cento

Oltre alle tre aliquote fissate per l’IRPEF dall’art.13,il comma 350 l.f.ha previsto,per i redditi superiori a 100.000 euro,un contributo di solidarietà del 4% da applicare alla parte di reddito imponibile che eccede tale importo.

DEDUZIONI

Per familiari a carico,competono le seguenti deduzioni dal reddito (non più detrazioni dall’imposta):

1 3.200 euro per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;

2 2.900 euro, da ripartire tra coloro che hanno diritto alla

deduzione,per ciascun figlio compresi i figli naturali riconosciuti,i figli adottivi e gli affidati o affiliati,nonché per ogni altra persona indicata nell’articolo 433 del codice civile che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da provvedimento dell’autorità giudiziaria.

L’importo di euro 2.900 è incrementato al verificarsi di alcune condizioni,espressamente indicate nel comma 2 dell’articolo 12 in commento.In particolare,la deduzione è aumentata a:

1 3.450 euro, per ciascun figlio di età inferiore a tre anni;

2 3.200 euro, per il primo figlio, se l’altro coniuge manca o non ha riconosciuto i figli naturali e il contribuente non è coniugato o, se coniugato,si è successivamente legalmente ed effettivamente separato,ovvero se vi sono figli adottivi,affidati o affiliati del solo contribuente e questi non è coniugato o,se coniugato,si è successivamente legalmente ed effettivamente separato;

3 3.700 euro, per ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992,n.104.

Le deduzioni predette competono a chi possiede un reddito non superiore a 78.000 euro.

RIDUZIONI IRAP

I datori di lavoro che incrementano

il numero medio dei dipendenti a tempo indeterminato nel 2005 rispetto al 2004,possono dedurre il costo di tali dipendenti a fini IRAP,con un massimo di 20.000 euro per persona.

Aumentano inoltre le deduzioni IRAP per le piccole imprese.Il vecchio importo di 7.500 euro di abbattimento passa a 8.000 con lo stesso limite di base imponibile.Si alzano anche le deduzioni per le altre fasce reddituali.

STUDI DI SETTORE

Dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2004 gli studi si applicheranno anche ai contribuenti in contabilità ordinaria per obbligo (tutte le società di capitali, oltre agli altri soggetti con volumi d’affari elevati).Essi saranno accertabili qualora non fossero congrui rispetto ai volumi di attività determinati induttivamente per due anni su tre.

PIANIFICAZIONE FISCALE TRIENNALE

È probabilmente la disposizione di maggior impatto per la platea di potenziali soggetti interessati e per la portata innovativa.

Si tratta di pre-definire gli imponibili per gli anni 2005 - 20062007.

È un istituto per certi versi simile al concordato preventivo biennale dell’anno scorso,per altri diverso. In breve ne enunciamo le principa-

li caratteristiche.

IN COSA CONSISTE

L’adesione alla pianificazione fiscale determina la definizione preventiva,per un triennio,della base imponibile caratteristica dell’attività svolta e comporta la limitazione dei poteri di accertamento da parte dell’amministrazione finanziaria.

CHI PUÒ ADERIRE

È rivolto ai titolari di reddito d’impresa e agli esercenti arti e professioni.

Non possono aderire i titolari di reddito d’impresa e gli esercenti arti e professioni che:

a) si sono avvalsi dei regimi forfettari di determinazione dell’imponibile o dell’imposta,per il periodo d’imposta in corso al 1º gennaio 2003;

b) non erano in attività al 1º gennaio 2002 o hanno mutato l’attività (c.d.requisito della continuità);

c) hanno dichiarato ricavi e compensi di importo superiore a 5.164.569,00 euro nel periodo d’imposta in corso al 1º gennaio 2003.A tal fine non si tiene conto dei ricavi e dei compensi di natura finanziaria quali:cessione di azioni o quote di partecipazioni,corrispettivi per cessioni di strumenti finanziari e obbligazioni di cui all’articolo 85,comma 1,lettere c),

a cura di: Luca Mariotti, Dott. Comm. in Firenze

d),ed e) del Tuir.

d) hanno omesso la presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi per i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2002 e al 31 dicembre 2003.

COME FUNZIONA

L’agenzia delle Entrate formula all’imprenditore o professionista una proposta di concordato individuale,sulla base di elaborazioni operate dall’anagrafe tributaria che tengono conto:

- delle risultanze dell’applicazione degli studi di settore

- dei dati sull’andamento dell’economia nazionale per distinti settori economici di attività

- della coerenza dei componenti negativi di reddito

- di ogni altra informazione disponibile riferibile al contribuente.

L’adesione alla pianificazione fiscale si perfeziona con l’accettazione degli importi,proposti,che definiscono per un triennio la base imponibile caratteristica dell’attività svolta,esclusi gli eventuali componenti positivi o negativi di reddito di carattere straordinario.

Nel caso in cui il contribuente sia in grado di documentare una evidente infondatezza della proposta, sulla base dell’esistenza di:

a) significative variazioni degli elementi strutturali nell’esercizio dell’attività rispetto a quelli presi a base per la formulazione della proposta;

b) dati ed elementi presi a base per la formulazione della proposta divergenti sensibilmente,all’atto della definizione può essere instaurato il contraddittorio con il competente ufficio dell’agenzia delle Entrate.

La pianificazione fiscale concordata si applica a decorrere del periodo d’imposta in corso al 1º gennaio 2005 e alla sua adesione conseguono i seguenti effetti,riferiti sempre e soltanto al reddito caratteristico dell’impresa o arti o professioni:

a) sono inibiti i poteri di accertamento analitico;

b) esclusa l’aliquota di imposta sui redditi delle società e quella marginale delle persone fisiche sono ridotte di 4 punti percentuali,per la parte di reddito dichiarato eccedente quello definito;

c) è esclusa l’applicazione dei contributi previdenziali per la parte di reddito dichiarato eccedente quello definito;resta salva la facoltà di effettuare i versamenti su base volontaria.

Ai fini Iva sull’ammontare degli eventuali maggiori ricavi o compensi da dichiarare rispetto a quelli risultanti dalle scritture contabili si applica,tenendo conto della esistenza di operazioni non soggette a imposta ovvero soggette a regimi speciali,l’aliquota media risultante dal rapporto tra l’imposta relativa alle operazioni imponibili, diminuita di quella relativa alle cessioni di beni ammortizzabili,e il volume d’affari dichiarato.

COSA SUCCEDE SE NON SI RISPETTANO I PATTI

In caso di mancato rispetto della pianificazione,da comunicare nella dichiarazione dei redditi,l’agenzia delle Entrate procede ad accertamento parziale in ragione del reddito oggetto dell’accordo nonché, per l’imposta sul valore aggiunto, in ragione del volume d’affari corrispondente ai ricavi o compensi caratteristici a base dell’accordo, salve le ipotesi di documentati accadimenti straordinari e imprevedibili;in tale ultima ipotesi trova applicazione il procedimento di accertamento con adesione previsto dal decreto legislativo 19 giugno 1997,n.218.

Per la piena attuazione della norma si attende l’emanazione di un regolamento del ministero dell’Economia e delle finanze,da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3,della legge 23 agosto 1988,n.400 con il quale verranno individuate le singole categorie di contribuenti nei cui riguardi progressivamente,nel corso del triennio,trova applicazione la pianificazione fiscale concordata.

AFFRANCAMENTO DA IMPOSTE DIRETTE DELLE RISERVE PATRIMONIALI DELLE IMPRESE

Riapertura del termine per le rivalutazioni previste dal d.l.282/ 2002.

Col pagamento del 10% a titolo di imposta sostitutiva di Ires,Ipef, Irap le riserve esposte nel patrimonio netto alla data del 31/12/2004 possono essere liberamente disponibili.

Per le riserve in sospensione d'imposta ex L.408/90,413/91 e 342/00 la percentuale d'imposizione è il 4%.L'imposta sostitutiva è indeducibile.

LOCAZIONI DI IMMOBILI

Non sono sottoposti ad accertamento i redditi derivanti da locazioni che siano dichiarati annualmente in misura maggiore o uguale al 10% del valore catastale dell’immobile,sempre che il canone di locazione contrattualmente fissato meno il 15% non sia superiore.

IVA:COMUNICAZIONE ANNUALE

Scende il volume d’affari minimo a partire dal quale deve essere trasmessa la comunicazione annuale IVA.Aumenta quindi la platea di contribuenti interessati.Il vecchio limite di 50 milioni di vecchie lire, diviene di 10.000 euro.Un adempimento in più,quindi,da effettuare per alcuni.Si discute se la modifica potrà avere effetto già dalla scadenza di febbraio 2005:lo “statuto del contribuente”(L. 212/2000) imporrebbe infatti un periodo più lungo di preavviso.

IVA:NUOVI OBBLIGHI PER CHI VENDE A ESPORTATORI ABITUALI

Chi effettua una vendita fuori campo IVA a un esportatore abituale (il quale ha fatto pervenire la lettera d’intento) deve trasmettere in via telematica all’amministrazione finanziaria i dati del cliente entro il 16 del mese successivo.È un adempimento che entra in vigore dal gennaio 2005 e quindi che dovrebbe vedere il 16 febbraio come prima scadenza.Anche in

questo caso,tuttavia,si pone il problema del preavviso di legge (v. punto precedente).

IVA:GRANDE DISTRIBUZIONE

Finisce l’obbligo di emissione degli scontrini per i supermercati.Si potrà infatti effettuare,in luogo della normale stampa con registratore di cassa e annotazione dei corrispettivi,un nuovo adempimento che consiste nella trasmissione giornaliera degli incassi per via telematica all’Agenzia delle Entrate.I limiti per poter accedere al nuovo istituto sono quelli previsti dalla L.114/98.

ICI:PROROGA DEGLI ACCERTAMENTI

Venendo incontro alle richieste dei Comuni,il termine di accertamento per l’anno 2000 viene prorogato al 31/12/2005.Chi avesse immobili con rendita in corso di attribuzione si ricordi che potrebbe dunque ricevere un accertamento ICI relativo a sei anni d’imposta. Ciò viene ritenuto legittimo anche dalla Cassazione,che,con una recente sentenza,ha sì sancito l’irretroattività delle rendite attribuite,ma ha ritenuto che esse decorrano dal momento di inserimento in atti,ovvero a quello del nuovo accatastamento anche se non notificato al contribuente.

BOLLO:CONTRIBUTO UNIFICATO SPESE DI GIUSTIZIA

I nuovi importi del contributo unificato:

Processi di valore:

fino a 1.100 d 30 d

da 1.100 a 5.200 d 70 d da 5.200 a 26.000 d 170 d da 26.000 a 52.000 d 340 d da 52.000 a 260.000 d 500 d da 260.000 a 520.000 d 800 d

oltre 520.000 d 1.110 d

ASSOCIATI IN PARTECIPAZIONE LAVORATORI: CONTRIBUTI

Iscrizione obbligatoria di tali soggetti alla gestione separata INPS in caso di mancata copertura previdenziale.

Appuntamento in fiera - 2005

Dubai Vend

Dubai ospiterà la prima fiera sulla distribuzione automatica in Medio Oriente

Dal 14 al 16 maggio si svolgerà DUBAI VEND,la prima fiera internazionale specifica sul vending in Medio Oriente.La manifestazione si terrà nella splendida cornice dell'Hotel Crown Plaza di Dubai – UAE e sarà organizzata dalla “In Time Events”.La ITE ha in progetto di condurre annualmente questo evento.La fiera sarà un importante momento di incontro e offrirà l’opportunità di valutare le potenzialità di un mercato in forte espansione che già oggi ha importazioni per un valore pari a 150 miliardi di dollari.

Gli organizzatori ci tengono a precisare che Dubai e gli stati confinanti sono nazioni con un alto tasso di sviluppo e con una crescente domanda nel settore food e high-tech. Questo primo e unico evento in Medio Oriente è stato organizzato per poter riunire i fornitori,gli esportatori,i distributori,i responsabili commerciali e gli importatori locali,regionali ed internazionali dei distributori automatici e dei prodotti dedicati.

Per maggiori informazioni si può:visitare il sito internet della manifestazione www.dubaivend.com; scrivere alla “In Time Events”,Al-Khaleej Center,Office # 612-E,P.O.Box 45880,Dubai,UAE o chiamare allo (971-4) 359-7039.

Per chi preferisse avere informazioni in italiano è possibile contattare direttamente la responsabile in Italia Joshi Expo Italy: tel/fax:039-9515681;e-mail info@joshiexpoitaly.com

Dubai Will Host the 1st Vending Machines Exhibition in the Middle East

DUBAI, UAE — In Time Events is organizing the first Dubai International Vending Machines Exhibition (Dubai Vend), which will be held at the Dubai Crowne Plaza Hotel during May 14 till 16, 2005. ITE plans to conduct this three days unique event annually.

Dubai Vend will showcase the latest in the world of vending machines and provide a valuable insight into the future of the industry along with an indispensable opportunity to tap into the $150 billion regional import market.

The organizers point out that Dubai and the neighboring states of the United Arab Emirates are prosperous, fast-developing nations with a strong demand for foodstuffs and high-technology equipment. Dubai is the region’s major reexport center, with annual imports exceeding $17 billion. It also is evolving into a major supply hub for such important emerging markets as India, the Confederation of Independent States, Central Asia and Southern Africa.

This unique and first of its kind event in the Middle East, is being organized to bring togetherlocal,regionalandinternationalmanufacturers,exporters,distributors,dealersand importers of the vending machines and related industries to introduce their products, share new ideas and meet with their business partners.

The minimum booth size will be 9 sq. m. (Just under 97 sq. ft., approximately equivalent to 10x10 ft.), and show sponsorships also are available.

Don’tmisstheopportunitytobeapartoftheMiddleEast’sfirstevervendingmachineexhibition.

I prossimi appuntamenti fieristici internazionali nel settore del vending

23-25 Marzo 2005

INT’L AUTOMATIC VENDING SYSTEMS & EQUIPMENT EXHIBITION

Shangai East Asia Exhibition Center Shangai - Cina E-mail:zgshzl@yahoo.com.cn

7-8 Aprile 2005

NAMA Spring Expo

Las Vegas Convention Center Las Vegas - U.S.A. Web:www.namaexpo.org/nama369/why.php

10-12 Maggio 2005

AVEX

Earls Court 2,London

Londra - Inghileterra Web:www.ava-vending.org

14-16 Maggio 2005

DUBAI-VEND

Crowne Plaza Dubai

Dubai - UAE

Web:www.dubai-vend.com

19-21 Maggio 2005

EUROVENDING

Parque Ferial Juan Carlos I

Madrid - Spagna Web:www.ifema.es/feriasnoifema/eurovending.html E-mail:aneda@ctv.es

15-17 Settembre 2005

EU’VEND

Cologne Exhibition Center

Colonia - Germania Web:www.euvend.de

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