Il sistema della mobilità, i trasporti e la sostenibilità ambientale in Campania DAL MONDO
Vienna: le case popolari sono ecosostenibili
Clemente a pag.8
STUDI & RICERCHE
A Chernobyl, dove il tempo si è fermato! Ad oltre trent’anni dal disastro di Chernobyl continuano a farsi sentire gli effetti di uno degli incidenti nucleari più disastrosi della storia. Come evidenzia lo studio condotto da Greenpeace Research Laboratories dell’Università di Exeter in collaborazione con l’Ukrainian Institute of Agricultural Radiology... Fanelli a pag.9
BIO-ARCHITETTURA
Il disegno del paesaggio agrario I nuovi approcci per la progettazione e la pianificazione dei territori rurali coltivati, abitati e multifunzionali possono determinare svolte importanti per uscire dalle emergenze e gestire...
di Luigi Stefano Sorvino
scita del sistema economico e quelle, altrettanto ineludibili, di sostenibilità ambientale. Le politiche europee si indirizzano oggi verso lo sviluppo di un sistema dei trasporti a bassa intensità di CO2, nella graduale transizione verso una economia decarbonizzata, fondata sull'implementazione alternativa di una serie di misure combinate. Il sistema dei trasporti, sia come sviluppo di reti ed infrastrutture che come esercizio, costituisce un elemento fondamentale delle dinamiche di progresso su scala sovralocale ma dispiega anche conseguenze ed impatti negativi sulle componenti ambientali (prima fra tutte l'aria) e sull'assetto fisico del territorio.
Le politiche dei trasporti, relative allo sviluppo della mobilità di persone e merci, non solo si articolano negli aspetti settoriali relativi alle varie modalità (strade ed autostrade, ferrovie, porti ed aeroporti, interporti) ma, secondo i principi dei Trattati dell'Unione Europea, devono soprattutto dialogare ed integrarsi con le politiche contigue, prime fra tutte quelle energetiche ed ambientali. Il principio dello sviluppo sostenibile è ormai divenuto un obiettivo di per sè, ancor più imposto dal tema attualissimo dei cambiamenti climatici, e le politiche di tutela ambientale si intrecciano in modo trasversale anche con quelle dei trasporti, crocevia tra le esigenze di cre-
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REGIONE CAMPANIA
NATUR@MENTE
Il Piano 2018-2020 contro gli incendi boschivi
Il futuro apre sempre nuovi orizzonti
L’estate è arrivata e con essa il timore che anche questa stagione possa essere funestata dalla mole di incendi che lo scorso anno ha devastato la nostra regione e non solo. Martelli a pag.4
Rifiuti: è chiuso il cerchio in Campania?
Grandi Napoletani, grandi Campani
Arcangelo Guglielmelli
Dagli anni terribili dell’emergenza rifiuti al decollo della raccolta differenziata che negli ultimi anni ha superato il 50 percento. In Campania si fa un bilancio sui progressi nella gestione dei rifiuti urbani, a due anni di distanza dall’approvazione della nuova legge regionale in materia Mosca a pag.6
Arcangelo Guglielmelli (Napoli, 1648 - Napoli, 1723) nacque da Marcello e Caterina Vera e visse la sua infanzia nella casa del pittore Onofrio de Marino. Si formò sotto la guida di Dionisio Lazzari che lo introdusse agli ordini religiosi più prestigiosi. Ben presto si scontrò con Francesco Solimena...
Palumbo a pag.13
NEWS
Il vetro, un amico del nostro mare
De Crescenzo-Lanza a pag.14
AMBIENTE & TENDENZE
IN AGENDA
Il concetto di trash come risorsa e l’economia circolare
Gli eventi di luglio in Campania
Il concetto di circolarità è una delle più antiche pratiche di risparmio di risorse, ma purtroppo, a livello globale, meno del 2% dei materiali riciclati è trasformato in nuovi prodotti, come ci si aspetterebbe. Giordano a pag.16
Abbrunzo a pag.17
Liguori a pag.20
Lo scopo formativo dell’opera, a cominciare dal titolo, è così spiegato dal coautore Francesco Campobello: “Abbiamo intrapreso un viaggio nelle origini e nella storia della Repubblica e insieme nella vicenda biografica di Smuraglia, dalla scelta consapevole e convinta dell’8 settembre ’43 scandendone ogni tappa, il suo primo 25 aprile e i successivi all’insegna della festa, della testimonianza, dell’impegno e del ricordo, fino alle ultime ricorrenze, caratterizzate spesso da accesa contrapposizione”. Una narrazione del Paese, e dei tanti nodi cruciali che potevano cambiarne il corso, Tafuro a pag.19
Il sistema della mobilità, i trasporti e la sostenibilità ambientale in Campania Segue dalla prima Il sistema dei trasporti, sia come sviluppo di reti ed infrastrutture che come esercizio, costituisce un elemento fondamentale delle dinamiche di progresso su scala sovralocale ma dispiega anche conseguenze ed impatti negativi sulle componenti ambientali (prima fra tutte l'aria) e sull'assetto fisico del territorio. Il rilievo dei trasporti rispetto al fenomeno dei cambiamenti climatici, secondario solo a quello del settore energetico, è confermato da dati eloquenti: il comparto produce quasi un quarto del totale delle emissioni di gas serra dell'Unione Europea ed è il secondo per quantità dopo quello dell'energia, registrando una costante crescita di emissioni. Dall'inizio della crisi economica mondiale del 2008/2009 le emissioni hanno iniziato a diminuire, in naturale corrispondenza con il calo delle produzioni e dei consumi, ma la tendenza di lungo termine - se non intervenissero misure correttive - si svilupperebbe in senso opposto. Strade ed autostrade, ferrovie, porti ed aeroporti determinano inevitabilmente ricadute in termini di inquinamento delle acque, consumo di suolo e frammentazione territoriale, inquinamento acustico e soprattutto emissioni in atmosfera, determinando pressioni ed impatti da minimizzare in via preventiva ove possibile, e con l'uso delle migliori tecnologie per articolare una mobilità sosteni-
bile. Il tema della connettività assume particolare rilievo in Campania, caratterizzata da una buona dotazione infrastrutturale – pur nelle difficoltà dell'intero Mezzogiorno – con il settore dei trasporti oggi in forte crescita, in tutte le sue principali componenti, anche in virtù di imponenti programmi di investimenti ed opere in fase di progettazione e realizzazione, con il forte impulso dell'attuale governo regionale. La Campania dispone di una fitta rete di autostrade e strade extraurbane (oltre 10.000 km) nonchè di linee ferroviarie (circa 1400 km), registra la crescita dei principali porti di Napoli e Salerno ed il potenziamento del sistema aeroportuale, soprattutto con la razionalizzazione dell'aeroporto di Napoli-Capodichino e l'apertura di quello di SalernoPontecagnano, oltre agli interporti di Nola e Marcianise. Restano come punti di debolezza il basso grado di accessibilità delle aree interne (vedi, ad esempio, la debole rete stradale del Cilento, accidentata dalla diffusa franosità) e la congestione ed il sovraccarico delle direttrici ferroviarie e stradali, oltre alla limitatezza dei collegamenti trasversali verso l'Adriatico. In materia di nuove opere o potenziamento delle infrastrutture esistenti vi è, a garanzia delle soluzioni più opportune, il filtro delle Valutazioni di impatto (VIA) per i progetti più rilevanti e delle valutazioni strategiche (VAS) per i programmi di intervento,
con le complesse procedure svolte dalla Regione o dal Ministero dell'Ambiente, in attuazione del principio comunitario di prevenzione. L'Agenzia ambientale vi concorre sia partecipando alla commissione di VIA, sia svolgendo le relative istruttorie tecniche, sia nella fase di verifica di ottemperanza delle prescrizioni. Vi sono poi specifici compiti di controllo tecnico-ambientale che devono essere attivati sull'esecuzione degli interventi infrastrutturali, sulla base dei progetti approvati e delle relative prescrizioni e piani di monitoraggio, come ad esempio quelli relativi alle attività di dragaggio ed escavo dei fondali dei porti di Napoli e Salerno, operazioni disciplinate da una complessa normativa tecnica e sottoposte al controllo dell'ARPAC. Svolgere a monte valutazioni serie e rigorose, con accurati monitoraggi ex ante – prima dell'avvio di un progetto o di un intervento – sviluppando controlli altrettanto seri e rigorosi talvolta scongiura che poi i lavori siano bloccati in corso d'opera da sequestri della Magistratura, con ritardi poi irrecuperabili. Impatti significativi sull'inquinamento atmosferico sono determinati oltre che dal trasporto su strada, anche dal movimento e dallo stazionamento delle navi nei porti e dal traffico aereo, caratterizzato anche da rilevanti impatti acustici per i decolli, gli atterraggi e i sorvoli. Ciò vale, in particolare, per l'aeroporto di Capodi-
chino incastonato nello sviluppo urbano di Napoli (city airport), nonostante l'impegno dell'attuale gestore a migliorare le performance ambientali nella ottimizzazione delle potenzialità dello scalo, laddove si intensificano le attività di controllo dell'Agenzia sulle procedure antirumore e di zonizzazione acustica. Tra gli obiettivi di miglioramento ambientale collegati ai sistemi di trasporto vi è, tra l'altro, il trasferimento sostanziale del traffico di passeggeri e merci dalle strade alle ferrovie, perseguendo l'obiettivo europeo di riduzione del 60% delle emissioni entro il 2050 e lo sviluppo crescente delle cd. "autostrade del mare" in alternativa al traffico interno e sul territorio. Le infrastrutture portuali naturalmente determinano limiti alla fruizione della costa e del mare corrispondente, interdetto alla balneazione, ma appropriate misure di gestione possono ridurre i tratti di litorale da interdire, migliorandone la sostenibilità ambientale e limitando l'inquinamento delle acque marine circostanti. Le linee ferrate determinano invece minore consumo e frammentazione di suolo rispetto a quelle stradali più invasive ma talvolta non risultano irrilevanti; in molte aree i fasci di binari a raso costituiscono interruzioni della continuità urbana; ad esempio, lungo la Costa Vesuviana la linea ferroviaria ostacola le fruibilità delle aree prospicienti al mare. In alcuni casi essa taglia letteral-
mente in due il centro urbano e talvolta la soluzione definitiva è rappresentata dall'interramento dei binari in galleria, ma per queste opere vi sono elevatissimi oneri per chilometro. Una problematica di particolare complessità si concentra nel capoluogo di regione dove coabitano sia l'imponente area portuale, ubicata in corrispondenza del centro della città, sia l'aeroporto di Capodichino incardinato in area urbana, sia il congestionato traffico veicolare, soprattutto pesante - con emissioni aggravate dalla vetustà del parco auto circolante - in uno al diffuso inquinamento da consumi energetici e combustioni puntuali, soprattutto in periodo invernale. Si tratta di problematiche complesse ed interconnesse, che richiedono adeguate analisi ed attività di monitoraggio e soprattutto misure di intervento e politiche combinate, sia sul versante della razionalizzazione sostenibile dei trasporti, sia sul versante della minimizzazione degli impatti ambientali. Occorre coordinare un ruolo attivo degli organi di controllo, e in particolare delle Agenzie regionali, non solo nella fase patologica del contrasto e monitoraggio degli effetti inquinanti ma anche nei momenti preventivi di pianificazione e programmazione, in un'ottica di integrazione dell'obiettivo ambientale in tutte le strategie infrastrutturali e di trasformazione del territorio. Il Commissario Straordinario Avv. Luigi Stefano Sorvino
IL RISCHIO DESERTIFICAZIONE È GIÀ REALTÀ L’allarme lanciato dal Ministero dell’Ambiente interessa gran parte della penisola italiana Tina Pollice In occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione il Ministero dell’Ambiente ha lanciato l’allarme: i cambiamenti climatici e la desertificazione non solo sono fenomeni interconnessi che ci riguardano molto da vicino, ma sono già realtà. Un quinto del nostro Paese è a rischio desertificazione, il Sud Italia è particolarmente vulnerabile ma, ormai anche il Centro è coinvolto. Siamo in piena emergenza già oggi, non in un prossimo futuro e serve una seria riflessione sistemica sulle azioni da intraprendere. Lottare contro la desertificazione significa lottare per l’approvvigionamento di cibo e acqua, per la tutela della biodiversità e per la sicurezza delle popolazioni minacciate dal progressivo inaridimento e degrado del suolo. Secondo il Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici, entro fine secolo in Italia la temperatura potrà aumentare tra 3 e i 6 °C con una estremizzazione del nostro clima con fortissime precipitazioni e periodi di aridità, fenomeni, del resto, già in atto come mostra sempre più spesso la semplice cronaca dei fatti. Come accennato, la desertificazione può comportare un calo della produzione alimentare, infertilità del suolo e una diminuzione della naturale resilienza del terreno e della capacità di stoccaggio del carbonio. Gli effetti della desertificazione, possono a loro volta causare povertà, peggiorare i problemi di salute dovuti alla polvere portata dal vento e comportare una diminuzione della biodiversità. Ne può
conseguire una perdita dei mezzi di sostentamento, a seguito della quale le persone colpite possono essere costrette a migrare. L’erosione del suolo, unita alla carenza d’acqua e alle temperature più elevate che aumentano l’evaporazione, aggrava ulteriormente il rischio di desertificazione. La situazione è particolarmente grave in una vasta area della Spagna, nel Sud del Portogallo e dell’Italia, nella Grecia sud-orientale, a Cipro e in alcune regioni della Bulgaria e della Romania che si affacciano sul Mar Nero. Le aree ad alto rischio di erosione interessano fino al 44 % del territorio della Spagna, il 33 % del Portogallo
e quasi il 20 % della Grecia e dell’Italia. A Cipro, stando al programma nazionale per combattere la desertificazione, la situazione del 57 % del territorio è, dal punto di vista di tale rischio, molto critica. Ad oggi, sono tredici gli Stati membri dell’Unione europea che hanno dichiarato all’Unccd (la United Nations convention to combat desertification) di essere colpiti da desertificazione, e gli auditor europei ne hanno già visitati cinque: Romania, Cipro, Spagna, Portogallo e Italia. In Italia bisogna intervenire sull’eccessivo sfruttamento della risorsa acqua. Infatti, stiamo utilizzando il 30% delle risorse d’acqua rinno-
vabili disponibili, mentre l’obiettivo europeo indica la soglia del 20%, bisogna contrastare la perdita di biodiversità e operare sulla sicurezza alimentare. Sarà importante portare avanti il disegno di legge sullo stop al consumo di suolo e quello per la gestione pubblica dell’acqua perché sono queste le priorità, nel segno della sostenibilità ambientale e della tutela delle nostre risorse. I finanziamenti Ue attualmente destinati a progetti per contrastare la desertificazione provengono da varie fonti, come il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), il programma Life e i programmi di ricerca dell’Ue.
L’Ispra mette in guardia il nostro Paese
La biodiversità è minacciata dalle specie aliene Anna Paparo Scatta l’allarme rosso per la biodiversità italiana. Nutrie, zanzara tigre, gambero della Luisiana e giacinto d'acqua sono solo una minima parte delle oltre quattrocento specie aliene considerate invasive: equivalgono al tredici per cento delle circa tremila e quattrocento specie aliene presenti in Italia. Ad affermarlo sono i nuovi numeri della banca dati sulle specie aliene dell'Ispra (acronimo per “Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale”), aggiornata ad aprile 2018. Queste approfondite analisi, presentati presso il ministero dell'Ambiente, prevedono, inoltre, l'introduzione di ben cento trentuno nuove specie invasive entro il 2020, contro le cento undici registrate
nel decennio che va dall’anno 2000 e all’anno 2010. Il censimento delle specie aliene è stato presentato in occasione della campagna di informazione e sensibilizzazione organizzata da Ispra e ministero dell'Ambiente. "E' un problema ancora poco conosciuto eppure gli impatti sono enormi, un fenomeno artificiale causato dall'uomo", rileva il Dottor Piero Genovesi, responsabile dell'Area conservazione e gestione della Fauna di Ispra. "Le specie aliene sono una minaccia per la biodiversità globale - prosegue - e per il funzionamento degli ecosistemi, che causano elevati costi economici e impattano sulla nostra vita e sulla nostra salute". Come ha tenuto a ribadire il responsabile dello studio, non tutti sanno che il sedici per cento delle estinzioni è dovuto solo dalle
specie invasive: infatti, queste ultime sono la terza grave minaccia per la biodiversità, ma hanno aspetti negativi anche sulla nostra salute, ovvero circa cento specie, come la zanzara tigre che trasmette patologie come la dengue.
Secondo Genovesi, inoltre, "in generale le specie aliene invasive comportano costi economici di circa trenta miliardi di euro l'anno a scala europea e quelle che minacciano l'ambiente sono le stesse che minacciano l'economia; ergo, proteggere la natura significa proteggere anche la nostra salute e la nostra economia". Insomma, una vera e propria minaccia per flora e fauna, e non solo, come sempre anche per la nostra salute e per le nostre tasche in termini economici ne risentiranno. Questo rappresenta, quindi, un monito per non fare arrestare la ricerca in merito. C’è bisogno di approfondire quanto più è possibile così da trovare una possibile soluzione ed arginare il problema per non perdere un tesoro di inestimabile valore, quale la biodiversità.
Il Piano 2018-2020 contro gli incendi boschivi Pubblicato anche il modello organizzativo e operativo del sistema AIB in Campania Giulia Martelli L’estate è arrivata e con essa il timore che anche questa stagione possa essere funestata dalla mole di incendi che lo scorso anno ha devastato la nostra regione e non solo. Qualche giorno fa, dopo una serie di modifiche, la Regione Campania ha reso noto il “Piano triennale 2018/2020 per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi” ed il “Modello organizzativo e operativo del Sistema Anti Incendio Boschivo”. A livello nazionale è stato predisposto un sistema di allertamento da parte del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri - che comprende le attività di previsione delle condizioni favorevoli all’innesco ed alla propagazione degli incendi boschivi al fine di indirizzare i servizi di vigilanza del territorio, di avvistamento, nonché di schieramento e predisposizione all’operatività della flotta antincendio statale. I tre livelli di pericolosità individuati corrispondono a tre diversi scenari: quello di pericolosità bassa per cui l’evento può essere fronteggiato con i soli mezzi ordinari e senza particolari dispiegamenti di forze; quello di pericolosità media rappresentato da condizioni tali che ad innesco avvenuto l’evento deve essere fronteggiato con una rapida ed efficace risposta del sistema di lotta attiva ed infine quello di pericolosità alta, in cui ad innesco avvenuto, l’evento può raggiungere dimensioni tali da renderlo difficilmente contrastabile con le sole forze or-
IL PIANO NEL DETTAGLIO RISORSE STANZIATE • Interventi contrasto incendi (9,5 milioni ) • Interventi di prevenzione (10 milioni ) • Aereomobili (3 milioni per 3 anni) • Volontariato (500.000 ) • VV.FF (920.000 ) • CC forestali (600.000 ) • Fondi per enti delegati (comunità montane, province, città dinarie richiedendo quasi certamente il concorso della flotta statale. Sono poi stati definiti gli stati di allertamento regionali: da “assente” fino ad “allarme” che si attiva con un incendio in atto che ormai è interno alla fascia perimetrale. La Direzione Generale Governo del Territorio, Lavori Pubblici e Protezione Civile è chiamata ad assolvere i nuovi compiti oltre a quelli già assegnati in passato che sono: l’attività di previsione, la prevenzione e la lotta attiva per gli incendi boschivi, compreso il coordinamento dei soggetti coinvolti a seguito di convenzioni o accordi, l’attività di concorso per il contrasto agli incendi di interfaccia, l’organizzazione e utilizzo del volontariato, l’attività di salvaguardia e tutela della popolazione da rischi e danni derivanti da incendi di interfaccia e boschivi, l’attività derivante dall’Accordo Quadro con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La Direzione, nel periodo di massima pericolosità che va dal 15 giugno al 30 settembre, assicura le attività di previsione attraverso il Centro Funzio-
nale Decentrato che, recepito il bollettino di suscettività messo a disposizione dal Dipartimento della Protezione Civile, analizza, per il territorio regionale, le condizioni di rischio. A livello territoriale la struttura regionale impegnata nelle attività di estinzione è il Centro Operativo Territoriale, funzionalmente dipendente dalla U.O.D. Genio Civile – Presidio di Protezione Civile, che interviene sugli incendi boschivi, sotto il coordinamento della competente S.O.P.I., con mezzi e uomini propri. Roberta Santaniello, dirigente dell’ufficio regionale Lavori pubblici e Protezione civile rassicura i cittadini: “Il Piano presenta una riprogrammazione sulla base delle linee guida del Dipartimento di Protezione civile. La Regione Campania, con una delibera di Giunta, ha già destinato 10 milioni di euro per finanziare gli interventi necessari a prevenire e mitigare i rischi naturali ed antropici da dissesto idrogeologico innescato dai recenti eventi di incendio di superfici boscate e non boscate, per ripristinare gli ecosistemi compromessi, nonché per le attività di manutenzione del territorio, finalizzate alla prevenzione degli incendi boschivi da realizzarsi nel 2018”. In collaborazione con la Sma Campania è stato inoltre definito un calendario degli interventi di pulizia e manutenzione delle zone a maggior rischio. Un sistema di alleanze, convenzioni e prevenzione, dunque, per far sì che questa estate possa trascorrere serenamente ma che, senza la fattiva collaborazione dei cittadini, rischia di fallire miseramente.
metropolitana Napoli) (4,5 milioni )
PERSONALE IMPIEGATO • 350 Unità Regione Campania (dislocato presso le unità territoriali denominate Basi Territoriali, diffuse sul territorio, presso le Sale Operative Provinciali Integrate (S.O.P.I.), presso la Sala Operativa Regionale Unificata (S.O.R.U.), presso gli uffici tecnico/amministrativi di Regione Campania – personale proveniente da Regione Campania e SMA campania) • 500 Volontari Protezione Civile • 3600 VVFF impegnati • 500 CC Forestali MEZZI DISPONIBILI • 6 aereomobili monomotore • 1 aereomobile bimotore • 50 circa i mezzi in dotazione delle associazioni di volontariato con strumentazione AIB • 5 mezzi speciali della Protezione civile regionale di cui 3 mezzi polisoccorso con 500 lt • 2 autopompe da 2500 lt • 16 mezzi di strutture regionali Numero Sala operativa regionale 800.232525 (qualunque comunicazione da parte delle istituzioni/cittadini)
Ambiente, un tema che tornerà d’attualità Le questioni ecologiste hanno avuto una ribalta troppo breve in Italia. Presto saranno di nuovo una priorità Anna Gaudioso Prima degli anni Sessanta il tema ambientale è stato vissuto come se le risorse naturali che costituiscono la condizione dello sviluppo fossero illimitate. Poi negli anni Settanta una certa coscienza sociale si smuove. Negli anni Ottanta si comincia a parlare di ambiente nell’ambito della politica dei Paesi più avanzati d’Europa. In quel periodo anche l’Italia ha vissuto una breve stagione di rinnovamento, coinciso con la fase di incertezza che ha attraversato la politica negli anni Ottanta-Novanta. La questione ambientale non è mai riuscita ad imporsi come il possibile cambiamento di una politica che si rinnova; anzi è stata vista come un ostacolo ad ogni ipotesi di sviluppo. In questa visione di limite e non di crescita nessuno si è fatto carico del degrado del territorio, dell’inquinamento di aria e acqua, della qualità di ciò che mangiamo e beviamo. Sono tematiche, queste, di cui si sono fatti portatori animalisti e mo-
vimentisti, che ne hanno fatto una protesta la quale, però, tuttosommato non è andata molto lontano. Oggi l’Italia risente dei richiami della comunità internazionale a prendere sul serio i cambiamenti climatici, i processi energetici, a prendere coscienza dei periodici disastri idrogeologici, altrimenti si rischia di comprometterete la sua ricchezza stabile, il suo capitale più prezioso: il suo terri-
torio dove la natura e la cultura avevano creato durante millenni un equilibrio meraviglioso. Il nostro amato Paese non può più rinviare, anzi, deve prendere coscienza della necessità di porre l’ambiente al centro dei progetti di sviluppo, perché non c’è progetto di società che possa prescindere da un territorio sano, rigenerato, capace di accogliere gli uomini e le donne che ci vivono.
Bisogna rivedere i nostri obiettivi e la nostra idea di futuro riflettendo e guardando al progresso in termini di salvaguardia del nostro capitale più prezioso: il territorio, l’aria, l’acqua. Per riportare il nostro paese allo splendore delle sue bellezze naturali, urge un grande progetto di investimenti pubblici e privati, una forte sensibilizzazione popolare a proteggere e curare il nostro territorio, solo così si
può restituire agli italiani e al mondo il meraviglioso equilibrio di natura e cultura che i nostri padri hanno ereditato mezzo secolo fa e che è oggi seriamente compromesso. C’è bisogno di un grande senso di responsabilità da parte di tutti - a tutti i livelli - per ridare al nostro paese quella identità che l’ha resa unica nel mondo negli anni passati. Ognuno di noi è chiamato a fare al sua parte, a cominciare dalla presa di coscienza che bisogna fare qualcosa per l’ambiente in cui viviamo dal rispetto per le regole che possono rendere possibile e vittorioso il “progetto”, catturare l’attenzione dei giovani, stimolarli all’impegno e chiedere ai meno giovani di supportare ed aiutare le nuove generazioni. Conoscere oggi il significato della parola ambiente vuol dire scoprire un altro modo di essere giovani, imparare a partecipare per incidere sulle scelte della società e stimolarne il cambiamento andando incontro ad un futuro migliore, più sostenibile.
Accordo per studiare Arpac concorre a formare gli habitat bentonici le guardie ambientali a Portici Arpac e il Conisma avviano una serie di indagini sugli habitat bentonici presenti tra la Penisola sorrentina, l'isola di Capri e la Costiera amalfitana. Una convenzione, stipulata di recente tra l'Agenzia ambientale e il Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare, stabilisce un complesso di attività di monitoraggio degli habitat che si sviluppano sui fondali marini. In particolare, la convenzione riguarda gli habitat coralligeni, i fondi a Maerl e rodoliti (letti di alghe rosse presenti nei nostri mari) e le praterie di Posidonia oceanica. Queste attività rientrano nel-
l'attuazione della direttiva europea 56 del 2008, nota come Marine Strategy, recepita in Italia con il decreto legislativo 190 del 2010. È la prima volta in Italia che il monitoraggio della Posidonia oceanica entra a far parte delle attività della "strategia marina". Lo studio di questi habitat fornisce preziose indicazioni sullo stato di salute del mare, perché si tratta di ecosistemi delicati, molto sensibili alle pressioni che provengono dalle diverse attività umane. Le attività Marine Strategy sono condotte in Campania grazie alle flotta di cui dispone Arpac, di cui fa parte il battello oceanografico Helios.
Arpac contribuisce a formare le aspiranti guardie ambientali volontarie di Portici. Il comune vesuviano, in collaborazione con le Guardie ambientali d’Italia, ha organiz- zato un corso di formazione per circa cinquanta porticesi che aspirano a collaborare alla salvaguardia del territorio, ad esempio supportando le Forze dell’or-
dine nella segnalazione dei reati. Tra i docenti del corso, che si articola in nove incontri tra giugno e luglio, ci sono ufficiali dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente, dirigenti dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, e appunto tecnici Arpac, tra cui il dirigente dell’Unità operativa complessa
monitoraggi e controlli, Claudio Marro, e Pietro Falco (Unità operativa rifiuti e uso del suolo). Gli esperti Arpac hanno illustrato ai corsisti, tra l’altro, le linee guida elaborate dall’Agenzia, nell’ambito del Patto per la Terra dei fuochi, per la rimozione dei rifiuti abbandonati su terreni pubblici e privati.
Cresce la differenziata, ancora pochi gli impianti. Dibattito a Benevento con Bonavitacola, Mastella e Sorvino
Rifiuti: è chiuso il cerchio in Campania? Dagli anni terribili dell’emergenza rifiuti al decollo della raccolta differenziata che negli ultimi anni ha superato il 50 percento. In Campania si fa un bilancio sui progressi nella gestione dei rifiuti urbani, a due anni di distanza dall’approvazione della nuova legge regionale in materia (la legge 16 del 2014) e a un anno e mezzo dall’aggiornamento del Piano regionale. L’occasione è stato un incontro promosso il 15 giugno a Benevento da Asia, l’azienda di igiene urbana del capoluogo sannita. A Palazzo Paolo V, sede storica del Comune oggi utilizzata principalmente come cornice di eventi, è intervenuto il vicepresidente della Giunta regionale Fulvio Bonavitacola. «L’emergenza rifiuti, consumatasi in un passato ancora troppo recente», ha detto Bonavitacola, che detiene la delega all’Ambiente, «ha compromesso il brand Campania, un tempo carico di connotazioni positive. Oggi dobbiamo ricostruire questo marchio e se possibile evitare di autoflagellarci con mode mediatiche pregiudizialmente negative. Dal punto di vista della gestione, poi, dobbiamo passare da un modello militare, che si è reso necessario negli anni dell’emergenza, a un modello democratico, basato sui comportamenti virtuosi di ogni cittadino e anche, lasciatemi aggiungere, su una netta assunzione di responsabilità da parte degli enti locali. Perché con il pesante intervento dello Stato si può forse avviare una discarica, ma non una differenziata capillare». Il numero due dell’esecutivo regionale ha elencato i passi avanti compiuti negli ultimi
anni: la nuova legge regionale sul ciclo dei rifiuti, l’aggiornamento della pianificazione, la costituzione dei sette Enti di ambito territoriale ottimale (tre per la provincia di Napoli, uno per ciascuna delle altre province), la crescita della differenziata, l’avvio alla rimozione delle ecoballe. Ma non mancano le sfide incompiute. Su tutte, l’allestimento degli impianti: basti pensare (dati della Sezione regionale del Catasto rifiuti gestita da Arpac) che nel solo 2016 oltre 600mila tonnellate di rifiuti organici, debitamente separati dai cittadini campani, sono state trattate fuori regione, per mancanza di strutture in loco: in pratica, finisce fuori regione quasi tutta la frazione organica ottenuta grazie alla differenziata. «Resta sul campo una diffi-
denza verso gli impianti», ha sottolineato Bonavitacola, «eredità dei guasti del passato. Qui è più difficile che altrove localizzare un impianto di compostaggio. Spieghiamo ai cittadini che non si tratta di una centrale nucleare». Alberto Grosso, ingegnere della direzione tecnica Arpac, ha tracciato una mappa dei flussi di rifiuti nella regione: mentre per l’organico la Campania dipende pesantemente da altre regioni, invece se la cava molto meglio nel recupero della carta, per la quale esiste una filiera d’eccellenza. Stesso discorso per la plastica. Dunque, non è ancora chiuso il cerchio di una vera economia circolare. Stefano Sorvino, commissario straordinario Arpac, ha ricordato ai presenti il ruolo dell’agenzia ambientale: ente di controllo, in particolare sugli impianti, ma anche di supporto tecnico agli enti territoriali, ad esempio per la pianificazione, e poi fonte di conoscenza per la situazione-rifiuti, grazie ai dati statistici della Sezione regionale del catasto rifiuti. «Le condizioni strutturali», ha sottolineato l’avvocato alla guida dell’Arpa Campania, «sono qui particolarmente impegnative, se non altro per la densità demografica. Ad esempio, se togliamo la città di Napoli, la Campania pro-
duce una quota ragguardevole di differenziata. Il capoluogo, nonostante i recenti progressi che l’hanno portata a superare il 30 percento, pesa sull’andamento regionale, ma ovviamente quello partenopeo è un contesto di complessa gestione». A raccontare esperienze di vari contesti, rappresentanti di ex municipalizzate tra cui l’emiliana Hera e la lombarda A2A (che in Campania gestisce, tra l’altro, l’inceneritore di Acerra, dove sono confluite nel 2016 oltre 700mila tonnellate di rifiuti urbani campani indifferenziati). Presente anche Clemente Mastella, nella veste di sindaco di Benevento, che ha sottolineato come diverse aziende di servizi pubblici del Centro-Nord siano diventate talmente redditizie da attirare investi-
menti anche dall’estero. «La provincia di Benevento è un contesto virtuoso per quanto riguarda la differenziata», ha detto l’ex ministro. «Però anche qui registriamo difficoltà economiche. C’è da dire che su questo fronte in altre regioni si fa meglio. Oggi, superate le difficoltà macroscopiche degli anni NovantaDuemila, la Campania deve lavorare sull’efficienza gestionale: le municipalizzate, ad esempio, devono essere rese remunerative, anche con l’acquisizione di nuove professionalità». «I buoni livelli di differenziata raggiunti a Benevento sono un punto di partenza – ha aggiunto l’assessore comunale all’Ambiente, Luigi De Nigris -. Resta il nodo di come tramutare i rifiuti da costo a risorsa, chiudendo definitivamente il ciclo». L.M.
Napoli, città della mobilità sostenibile Capodichino cresce a ritmo serrato, la metro avanza, il porto si rinnova. Ma con quali costi ambientali? Luigi Mosca Napoli città della mobilità sostenibile. Il sindaco Luigi de Magistris ha spiegato le principali linee d’azione del comune partenopeo in tema di trasporti e logistica. «Tra un anno, al massimo un anno e mezzo», ha detto il primo cittadino, «saranno pronti i nuovi treni della metropolitana, attualmente in lavorazione. I tempi di attesa della Linea 1 scenderanno a quattro-cinque minuti: una svolta importante per l’intero sistema di trasporti urbani, che consentirà di ampliare ztl e isole pedonali». De Magistris è intervenuto nell’ambito di un convegno organizzato dall’Autorità portuale del Tirreno Centrale e dalla rivista online Gente e territorio lo scorso 22 giugno alla Stazione marittima di Napoli: “il sistema campano della mobilità tra integrazione, sviluppo e sostenibilità”, il titolo dell’incontro. Nei piani del Comune, entro il 2022 la metropolitana dovrebbe arrivare a Capodichino: porto, stazione centrale e aeroporto saranno così collegate da un’unica linea su ferro, un unicum a livello europeo. «Per il futuro della mobilità a Napoli si aprono oggi prospettive incredibili», ha sottolineato
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 30 giugno 2018 - Anno XIV, N.12 Edizione chiusa dalla redazione il 29 giugno 2018 DIRETTORE EDITORIALE
Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli
de Magistris. Complice anche l’exploit del turismo, i passeggeri in transito a Capodichino sono in aumento vertiginoso (+26,6 percento nel 2017 rispetto all’anno precedente, il dato nazionale è +6,6 percento). Armando Brunini, amministratore delegato di Gesac, la società che gestisce lo scalo napoletano, ha osservato che ormai il city airport ha bisogno di un «fratello minore». Difatti, tra pochi mesi, lo scalo di Pontecagnano, alle porte di Salerno, otterrà la concessione ministeriale per il traffico commerciale, e nel 2030 dovrebbe accogliere più di due milioni di passeggeri. «Ciò nonostante, secondo le attuali previsioni, Capodichino continuerà a crescere», ha spiegato il manager. Diminuiranno però drasticamente gli atterraggi “lato città”, con ripercussioni positive su inquinamento acustico e qualità dell’aria. «A breve – ha detto Brunini – gli atterraggi con la bellissima vista sulla città diventeranno molo rari dopo le diciannove, consentiti solo per condizioni di vento particolarmente sfavorevoli alla consueta rotta di atterraggio sull’entroterra». Inoltre, Gesac sta studiando sconti sulle tariffe aeroportuali, per quelle compagnie che adeguano la flotta ai migliori standard di emissioni. Lo sforzo di Capodichino per la sostenibilità ambientale è stato riconosciuto da Stefano Sorvino, commissario straordinario dell’Arpa Campania, il quale però ha ricordato come porto e aeroporto, situati entrambi nel cuore dell’area metropolitana, rappresentino una fonte non trascurabile di inquinanti atmosferici. «Non va tuttavia assolto il traffico veicolare», ha aggiunto Sorvino, «anche perché il parco auto a Napoli è particolarmente vetusto. E poi pesano i riscaldamenti domestici e alcuni esercizi tipici di questa terra,
Da sinistra, il sindaco Luigi de Magistris, il rettore della Parthenope Alberto Carotenuto e l'ad di Gesac, Armando Brunini come le pizzerie: una tradizione preziosa, ma i forni a legna, ahimè, sono fonte di particolato. Per avere una stima più precisa sulle sorgenti di emissione, dovremmo attrezzarci per la speciazione del particolato». Lo sviluppo del sistema di trasporti implica anche la realizzazione di lavori pubblici e grandi opere. Il presidente dell’Autorità portuale del Tirreno centrale, Pietro Spirito, ha ricordato che da venticinque anni il porto di Napoli non viene dragato, operazione essenziale per ampliare le potenzialità dello scalo marittimo. «Non vogliamo accogliere mega-navi», ha detto Spirito, «però, per realizzare economie di scala, dobbiamo attrezzarci per accogliere navi da 10-15mila Teu: gli armatori sono alla ricerca di porti multifunzione, e Napoli e Salerno possono giocare la loro parte».
IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE
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F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, R. Fanelli, R. Funaro, B. Giordano, R. Maisto, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice, D. Santoro SEGRETARIA AMMINISTRATIVA
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Il commissario Arpac Stefano Sorvino (a destra) con l'assessore alla Mobilità del Comune di Napoli, Mario Calabrese
Realizzare le opere significa anche affrontare, spesso, grovigli burocratici: quanto possono pesare le valutazioni ambientali, in termini di ritardi e complicazioni procedurali? «L’agenzia ambientale», ha sottolineato Sorvino, «concorre alle istruttorie tecniche in sede di valutazione di impatto ambientale o valutazione ambientale strategica. Fare valutazioni serie, rigorose, prima dell’avvio di un progetto, scongiura che poi magari i lavori siano fermati in corso d’opera dalla magistratura, con ritardi infiniti. Il ruolo dell’Arpa va rispettato, perché può essere fattore di sviluppo, piuttosto che un ostacolo. L’agenzia ambientale – ha concluso l’avvocato alla guida dell’Arpac – deve uscire dal recinto in cui è stata confinata a fare sistema con gli altri soggetti istituzionali». Tra gli altri partecipanti, Salvo Nastasi, commissario di governo per la bonifica di Bagnoli, che ha parlato di «grandiosità» per il progetto di risanamento e riqualificazione del sito contaminato alla periferia di Napoli. Tra gli obiettivi, il ripristino della balneabilità del tratto di mare su cui affaccia l’ex complesso siderurgico. «I sedimenti contaminati di Bagnoli», ha spiegato Nastasi, «verranno conferiti nel porto di Napoli, con vantaggi in termini di costi, tempi e sostenibilità ambientale». Nell’ex sito contaminato dovrà arrivare la metropolitana, altrimenti, ha osservato de Magistris, «il progetto Bagnoli rischia di restare incompiuto». Alberto Carotenuto, rettore della Parthenope, ha posto il problema di una formazione universitaria funzionale allo sviluppo del sistema logistico. «All’interno del porto», ha detto il rettore dell’ex Istituto navale, «si potrebbe collocare un’Accademia navale, con corsi focalizzati su logistica e informatica di servizi».
Vienna: le case popolari sono ecosostenibili Ristrutturare edifici a rischio e crearne dei nuovi ecologici ed economici Fabiana Clemente Social housing, o più comunemente conosciute come case popolari, è una realtà ormai proiettata al rispetto dell’ambiente. Un esempio encomiabile è quello austriaco. La città di Vienna è l’ente pubblico con la più grande proprietà immobiliare d’Europa. Vanta 200 mila appartamenti che si sta cercando di trasformare in “Vienna verde”. A partire dagli anni ’90, con l’apertura della Cortina di Ferro e l’arrivo di nuovi immigrati, in città sono stati costruiti ogni anno dieci mila appartamenti di edilizia sociale. Di questi, oggi circa il 30% è edilizia a basso impatto ambientale. Sono stati costruiti edifici con appartamenti di piccola taglia come gli SMART flats, destinati a singoli o a coppie, che riducendo al necessario i metri quadri, garantiscono la massima efficienza energetica. Ovviamente, ci sono anche appartamenti di taglia maggiore. Il materiale protagonista è il legno, utilizzato nella costruzione di edifici alti fino a sette piani. Poi ci sono spazi comuni per la socializzazione, infrastrutture per la ciclabilità, pa-
lestre, piscine, asili, supermercati. Insomma, una serie di confort da offrire alla classe meno abbiente. La Gemaindebau gli edifici gestiti direttamente dal Comune di Vienna – è funzionale grazie a una buona qualità dei materiali impiegati, grazie a bassi costi energetici e a bassi affitti. Si ricorre spesso al teleriscaldamento – forma di riscaldamento che consiste nella distribuzione attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate, di acqua calda, acqua surriscaldata o vapore, proveniente da una centrale di produzione. Un appartamento di nuova costruzione costa la
metà di uno sul mercato libero. Per realizzare tutto ciò, Vienna investe oltre 600 milioni di euro l’anno in social housing una spesa finanziata grazie alle tasse, relativamente alte le terze in Europa. Qui la percentuale di case a prezzo agevolato si aggira intorno al 90% e corrisponde alla classica sovvenzione per la classe media. È dagli inizi del 1900 che la città viene costruita dall’iniziativa pubblica. Un’ amministrazione pubblica in grado di investire nella qualità progettuale architettonica per rispondere ai bisogni abitativi. Il governo socialdemocratico della Prima
Repubblica (1918-1934) mise a punto un piano per migliorare la qualità di vita della classe operaia. Un piano impegnato nella costruzione di grandi complessi residenziali a costo contenuto. Un grande ingresso conduceva nel cortile interno, spesso decorato con piante, dal quale si raggiungevano le singole scale e gli appartamenti. Il primo complesso di case popolari di Vienna fu il Metzleinstalerhof nel 5° distretto. Tra il 1923 e 1934 furono costruiti 61.175 appartamenti in 348 condomini e 5227 appartamenti in 42 complessi di case a schiera. Furono coinvolti 400
studi di architetti. L’attività di costruzione riprese dopo la Seconda Guerra Mondiale. E dal 1947 ad oggi, l’edilizia si è adeguata agli attuali standard ecosostenibili. Anche il nostro paese necessita di un’edilizia sociale come il modello austriaco. Ristrutturare edifici a rischio e crearne dei nuovi ecologici ed economici. Puntare a progettazioni nel totale rispetto dell’ambiente, sfruttare le energie rinnovabili, ed adottare materiali di riciclo. I modelli da copiare ne sono tanti. Bisogna solo rimboccarsi le maniche.
Il ghiacciaio di Pine Island sta andando in frantumi Il fenomeno è stato scoperto da un team tedesco analizzando i satelliti Può sembrare strano, ma a quanto pare anche i ghiacciai possono andare in frantumi come il prezioso cristallo. E questo è proprio quello che sta accadendo al ghiacciaio di Pine Island in Antartide Occidentale. A permettere di scoprire il terribile fenomeno sono stati i satelliti, dimostrando che tutto ciò accade per il semplice motivo della perdita di contatto con la terraferma a causa della presenza di monti sommersi. La conferma arriva dal monitoraggio dei fondali marini di Pine Island, che fino a poco tempo fa erano ricoperti di ghiaccio. I dettagli, poi, sono stati pubblicati su The Cryosphere, famigerata rivista dell'Unione Europea di Geoscienze. Coordinati dal Professor Jan Erik Arndt, i
ricercatori dell'Istituto tedesco Alfred Wegener per la Ricerca Marina e Polare di Bremerhaven hanno tracciato una dettagliata mappa dei fondali in una spedizione
datata anno 2017 con la nave rompighiaccio tedesca Polarstern. Hanno, poi, confrontato i dati con immagini satellitari per individuare i punti deboli del ghiacciaio.
Grazie all’ausilio dei satelliti sono, così, riusciti a spiare raggiungendo gli ottocento e in alcuni casi anche i mille metri di profondità, svelando l'esistenza di due monti sommersi, le cui vette raggiungono i circa quattrocento metri di profondità. Sono proprio le collisioni tra il fronte del ghiacciaio e questi monti a contribuire alla formazione di grandi fratture nella crosta di ghiaccio. Nello specifico, il ghiacciaio di Pine Island, lungo ben cinquantacinque chilometri, è uno dei più grandi al mondo. Gli scienziati non lo hanno perso di vista per un solo istante, tenendolo d'occhio da tempo, perché il suo scioglimento causa l'innalzamento dei mari e, dovendo quantificare, ci troviamo intorno ad una per-
centuale che si aggira tra il cinque e il dieci per cento. Addirittura, è stato riscontrato che negli ultimi undici anni da questa lingua di ghiaccio si sono staccati ben quattro iceberg, i più grandi al mondo. Per Arndt, "direzione e velocità delle fratture dipendono dalla topografia del terreno sotto i ghiacci. Grazie alla spedizione del 2017 e ai satelliti - ha concluso - siamo finalmente riusciti a mappare, usando ecoscandagli, un'area di circa trecento settanta chilometri quadri di fondali". La Terra continua a lanciare i suoi S.O.S. per salvaguardare i suoi tesori e l’uomo deve rispondere in maniera tempestiva ed efficace, cercando di arginare la situazione prima che sia troppo tardi. A.P.
A Chernobyl, dove il tempo si è fermato! Rosemary Fanelli Ad oltre trent’anni dal disastro di Chernobyl continuano a farsi sentire gli effetti di uno degli incidenti nucleari più disastrosi della storia. Come evidenzia lo studio condotto da Greenpeace Research Laboratories dell’Università di Exeter in collaborazione con l’Ukrainian Institute of Agricultural Radiology, il latte delle fattorie ucraine presenta una quantità di cesio radioattivo fino a 12 volte superiore il limite consentito per i bambini. La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Environment International, è stata effettuata dal 2011 al 2016. In questo periodo è stato ciclicamente analizzato il latte vaccino proveniente da fattorie situate in 14 diverse località della regione di Rivne, a circa 200 chilometri dalla centrale di Chernobyl, esplosa per la negligenza dell’uomo nel 1986. Nonostante la notevole distanza e l’ampio lasso temporale, nel latte analizzato sono stati riscontrati alti livelli di cesio-137, un isotopo radioattivo del cesio prodotto dal reattore nucleare, che è stato disperso nell’ambiente nel momento dell’incidente. Come denunciato da “Il fatto alimentare”, tra i campioni testati, quelli provenienti da sei località superavano i limiti massimi permessi per gli adulti di 100 Bq/l (becquerel per litro), mentre otto eccedevano i 40 Bq/l consentiti per i bambini. Il picco massimo di radioattività rilevata dai ricer-
Amianto: quaranta milioni di tonnellate da bonificare catori si aggirava intorno ai 500 Bq/l, ben 5 volte il limite consentito per gli adulti e addirittura 12 volte quello per i bambini. Il cesio-137 diffuso nell’atmosfera dall’esplosione del reattore si è accumulato negli strati superficiali del terreno, dove è stato assorbito da piante e funghi, entrando così nella catena alimentare. Oggi, tracce di queste sostanze sono presenti ovunque. “Più di trent’anni anni dopo il disastro di Chernobyl la gente è ancora esposta abitualmente al cesio radioattivo, attraverso il consumo di alimenti base locali, quale appunto il latte, nelle zone interessate dal disastro nucleare - denuncia Iryna Labunska, ricercatrice dei Greenpeace Research Laboratories, che spiega come questa continua esposizione al cesio-137 comporti “gravi rischi, soprattutto per i bambini”. Secondo i ricercatori, se non verranno prese contromisure i livelli di radioattività nel latte resteranno sopra i limiti almeno fino al 2040. Per ridurre il livello di esposizione al di sotto
dei limiti, gli studiosi suggeriscono alcune misure, non particolarmente esose (si stima una spesa di 10 euro per ciascun abitante delle zone contaminate), che potrebbero essere adottate immediatamente. Tra le proposte figurano la somministrazione di capsule di Blu di Prussia (un colorante comunemente usato per eliminare metalli e altri elementi chimici dall’organismo) alle vacche da latte, la concimazione minerale dei campi di patate, campagne di informazione ai cittadini sui rischi del consumo di funghi selvatici e frutti di bosco, l’uso di mangimi incontaminati per l’alimentazione dei maiali. Ad oggi nulla di questo è stato fatto. Carcinomi, tumori alla tiroide e malformazioni genetiche sono aumentati in modo esponenziale. I morti ufficiali del disastro furono 42, ma le vittime delle radiazioni sono diverse migliaia. Attualmente 850.000 persone vivono nelle regioni contaminate, il buco nero di un’Europa, che continua a non guardare.
Lo scorso 19 giugno presso la sede romana dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana è stato presentato il “Libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, a cura dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). I dati che emergono dallo studio sono impressionanti. Nel 2017 si è registrato un aumento dei morti per amianto: seimila in totale. Risultano quaranta milioni le tonnellate di asbesto da bonificare e circa un milione i siti contaminati, sia edifici privati che pubblici, tra cui 2.400 scuole, 250 ospedali e 1.000 tra biblioteche ed edifici culturali. Secondo il rapporto il trend, in aumento dalla fine degli anni ’80, continuerà con un picco previsto nel periodo 20252030”. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA e autore del rapporto, parla di “una strage silenziosa, che nei prossimi 10 anni potrebbe portare a più di 60.000 morti”. “La causa del trend in crescita - ha aggiunto - è la maggiore esposizione e i lunghi tempi di latenza, che variano dai 33 ai 38 anni”. Se in Italia i morti per amianto sono stati seimila nel 2017, il numero di decessi nel mondo, con riferimento solo a quelli di origine professionale, è stato di 104.000, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. A fronte di questi dati allarmanti, l’ONA distingue e suggerisce tre tipi di prevenzione: la primaria consiste nella bonifica, ristrutturazione e ammodernamento dei siti e delle strutture, comprese quelle industriali (si potrebbero utilizzare i fondi strutturali europei, detrazioni e incentivi fiscali, i tagli dell’Iva sugli smaltimenti, credito di imposta nella misura del 75% in favore degli imprenditori e dei privati). La prevenzione secondaria consiste, invece, nella sorveglianza sanitaria, diagnosi precoce e terapia tempestiva, unita alla ricerca scientifica. Infine la prevenzione terziaria si realizza attraverso la raccolta di dati epidemiologici per valutare l’impatto dell’amianto sulla salute. L’ONA propone, inoltre, di creare un fondo per le vittime dell’amianto, gestito dallo Stato o da una fondazione, con risarcimento immediato delle vittime senza azione giudiziaria e cessione del credito allo Stato. L’importanza che il problema amianto ha oramai assunto è testimoniata anche dalla recente dichiarazione del neo Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che, in occasione della presentazione del “Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2018”, ha affermato la necessità di “spendere bene i fondi per l’ambiente”, ponendosi l’obiettivo primario della riduzione dei rifiuti. Inoltre, ha aggiunto, “Lavoreremo con ISPRA affinché l’Italia esca dal problema amianto”. F.DEC.
I PESCI AIUTANO LE FORESTE A PROLIFERARE Tante le specie che si nutrono di frutta e ne diffondono i semi attraverso gli escrementi Rosario Maisto Se le foreste dell'America del Sud sono i polmoni del pianeta, i loro fiumi e le loro zone umide sono allora le loro vene ed arterie. Questa è la parte del globo con la maggiore diversità vegetale e il merito è anche dei pesci che nuotano in quelle acque, infatti quelli che si nutrono di frutta nel Panta-
nal brasiliano sono considerati responsabili della dispersione dei semi e della crescita dell'habitat. Durante le estati gli alberi carichi di frutta adiacenti all'acqua vengono spesso sommersi e i pesci ne approfittano per sfamarsi, diffondendone i semi attraverso gli escrementi. I pesci più grandi hanno lo stomaco più grande e le mag-
giori potenzialità di dispersione dei semi: circa il 95% delle piante legnose della foresta tropicale si diffonde in questo modo, infatti, i più grandi insieme agli escrementi espellono semi interi, mentre quelli più piccoli li masticano, riducendoli in pezzi. Quando i grandi pesci dalla dieta a base di frutta vengono eliminati dall'ecosi-
stema i pescatori prendono quelli più piccoli con conseguenze drastiche sulla dispersione dei semi e la conseguente riproduzione delle piante. La pesca eccessiva, fino al 90% per alcuni dei pesci che si nutrono di frutta, ostacola la crescita e la riproduzione delle piante, se il frutto è polposo o ammollato nell'acqua, le possibilità che il seme non venga danneggiato quando il pesce se ne ciba aumentano. Le specie di pesci che si nutrono di frutta in America del Sud sono almeno 150 e tra queste ci sono anche alcune sottospecie di piranha, la maturazione dei frutti coincide con il periodo delle piene, qui i pesci trascorrono fino all'87% del loro tempo nelle pianure inondate,quando l'acqua si ritira, questi frutti fertilizzati germinano facilmente, inoltre gli apparati digerenti dei pesci sono molto estesi e in grado di trattenere i semi per periodi di tempo lunghi, permettendone la dispersione anche a lunga distanza. Uno dei più attivi è il pesce Pacu, che può vivere fino a 60
anni e arrivare a pesare 18 chili,con la sua grande bocca e denti simili a quelli umani, il pacu disperde il 27% di specie di piante in più rispetto a quanto fanno gli altri pesci,quando questi vengono pescati in eccesso, la quantità e la diversità della flora crolla drasticamente con la conseguenza di crescita della foresta.Ora, si preme affinché la pesca venga regolamentata e, per fare ciò, è necessario documentare in maniera accurata questa correlazione. Inoltre, le regole in Amazzonia (una regione che ricade in otto paesi diversi), sono difficili da far rispettare, lo stesso vale per il Pantanal, questi territori, quindi, stanno soffrendo per l'eccesso di pesca, lo sfruttamento di terre, costruendo dighe e ranch, ci sono tante specie di piante che sono sincronizzate sui tempi delle inondazioni, quindi le zone interessate hanno bisogno di norme per proteggere una vasta fetta territorio. Non sarà facile ma si spera che il polmone verde del mondo possa ancora proliferare a lungo.
LA FIBRA OTTICA PER MISURARE I TERREMOTI SOTTOMARINI La fibra ottica che si intreccia sul fondo degli oceani, oltre un milione di chilometri di cavi utilizzati per trasferire dati attraverso tutto il pianeta, potrebbe trasformarsi in una rete capillare di sismografi, in grado di percepire e localizzare anche i terremoti più nascosti e difficili da studiare, quelli sottomarini, spesso all'origine di catastrofici tsunami. A prospettare questa eventualità è uno studio, frutto di una collaborazione internazionale in cui il ruolo italiano è stato fondamentale. Al centro della ricerca, il tratto di fibra ottica disteso sul fondale del Canale di Sicilia tra la nostra isola e Malta, parte di un progetto per collegare l'INRIM (Istituto nazionale di ricerca metrologica), con una serie di enti e istituti di ricerca allo scopo di disseminare il segnale orario. In tutta Europa, infatti, è in fase di costruzione una rete in fibra ottica tra i principali istituti metrologici nazionali, che ha proprio lo scopo di confrontare i segnali orari prodotti dagli orologi atomici, per verificarne la sincronizzazione. A questo scopo hanno sviluppato tecniche che ci consentono di generare fasci di luce laser di fase ultrastabile,ora, nel caso di un terremoto, la fibra ottica subisce un allungamento, anche minimo, dovuto al movimento del terreno su cui poggia il cavo, che provoca un cambiamento di fase nel segnale luminoso e che noi siamo in grado di misurare con la massima precisione. Questa differenza di fase, trasportata lungo la fibra ottica, può essere misurata anche a migliaia di chilometri di distanza e indicarci che è avvenuto un terremoto. I ricercatori non hanno soltanto dimostrato la possibilità di avvertire un sisma grazie a cavi in fibra ottica sottomarini, ma anche di individuare in tempi brevissimi la posizione dell’epicentro, con una precisione inferiore al chilometro, incrociando i segnali trasportati da almeno due fibre ottiche. Finora la misurazione dei terremoti sottomarini è stata af-
fidata a sistemi di misura puntiformi, sismografi di fondale posizionati in zone considerate più a rischio o più interessanti da studiare dai geologi, per esempio in presenza di dorsali vulcaniche. I vantaggi di questa ricerca sarebbero molti, intanto allargare a orizzonti finora inesplorati l’indagine sui terremoti
sottomarini per accrescere anche la conoscenze della dinamiche interne del nostro pianeta, avere uno strumento di avvertimento immediato, sulla possibile formazione di tsunami in seguito a sismi in zone oceaniche, non coperte dalla normale rete di sismografi. R.M.
Il tonno? Una pietanza buona e salutare Ad oggi la sua portata continua a crescere negli oceani Indiano e Pacifico Bruno Giordano Il tonno è parte integrante della dieta mediterranea ed è il piatto di emergenza degli universitari; veloce e saporita, la pasta con il tonno salva pranzi e cene. E non stupisce che il tonno in scatola sia consumato, in Italia, soprattutto dai giovani. A dare la benedizione a questa pietanza anche i nutrizionisti, riconoscendone i benefici nutrizionali e l’Onu che nel 2016 ha istituito una giornata mondiale, il 2 maggio, per celebrare il suo valore sotto tutti i punti di vista: per la sicurezza alimentare e la nutrizione, lo sviluppo economico, l’occupazione, la gestione sostenibile di questa pesca per adempiere all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Ad oggi, più di 80 Stati praticano la pesca al tonno e la sua portata continua a crescere negli oceani Indiano e Pacifico. Il primo prodotto a guidare la produzione è il tonno in scatola, un mercato che, solo in Italia, ha un valore di 1,3 miliardi di euro (2017), come confermano i dati dell’ANCIT, Associazione Nazionale dei Conservieri Ittici e
delle Tonnare, con una produzione nazionale di 75.800 tonnellate e un consumo di 155.000 tonnellate ,+3% rispetto al 2016, pari a circa 2,5 kg pro capite. Il comparto del tonno in scatola si conferma come uno dei più virtuosi dell’industria alimentare italiana, posizionando il nostro
Paese al secondo posto in Europa, dopo la Spagna. La pesca di tonno apporta all’economia globale un contributo annuale di 42 miliardi di dollari. Si evince da uno studio che afferma che per le sette specie di tonno più consumate commercialmente negli ultimi due anni, i pescatori sono
stati retribuiti con somme tra i 10 e i 12 miliardi di dollari l’anno. La vendita al consumatore finale ha infine fruttato un profitto del valore di 42,2 miliardi nel 2014. Il Pacifico si conferma tra gli oceani più fruttuosi in termini economici, producendo introiti pari
a 22 miliardi nel 2014. Per quanto riguarda le specie, il tonnetto striato primeggia tra quelle consumate, in ragione del suo utilizzo da parte dell’industria conserviera mondiale. Anche il tonno a pinne gialle, tipologia prediletta dall’industria di conservazione ittica italiana, ha una significativa importanza a livello economico. Infine il tonno rosso, il cui valore oscilla tra i 2 e 2,5 miliardi di dollari all’anno. Oltre ad essere parte integrante della dieta mediterranea il tonno fresco e quello in scatola sono ricchi di proteine nobili, addirittura il tonno in scatola ne contiene una quantità maggiore rispetto a quello fresco. Ambedue apportano acidi grassi omega 3, e anche il contenuto di vitamine e sali minerali rimane inalterato: il tonno in scatola come quello fresco, è ricco di iodio, potassio, ferro, fosforo e vitamine del gruppo B. Inoltre, il tonno in scatola, a parità di apporto nutrizionale con quello fresco, è più economico ed offre numerosi vantaggi in relazione alla sua facile reperibilità e versatilità in cucina. Che dire...mangiamo tonno?
Endometriosi: cause, diagnosi e trattamenti Alcune donne manifestano astenia, lieve ipertermia e fenomeni depressivi Tonaca mucosa dell’utero, strato cellulare più interno di quest’ultimo. Stiamo parlando dell’endometrio. Tuttavia, circa il 5% di donne in Italia – 3 milioni di casi – soffre di endometriosi. Presenza dell’endometrio all’esterno dell’utero, sedi dove non dovrebbe esserci. Tra le cause maggiormente avvalorate vi è il passaggio - durante le contrazioni uterine provocate dalle mestruazioni - di frammenti dell’endometrio dall’utero alle tube e dalle tube all’addome. Si impianta sul peritoneo e sulla superficie degli organi pelvici. In casi rari, anche su fegato, diaframma, pleura e polmone. Quindi, gli estrogeni - prodotti dall’ovaio – provocano modificazioni all’endometrio uterino. Tipica delle
donne in età fertile, la malattia endometriosica comporta dolore cronico pelvico – che si acuisce durante il periodo mestruale. Alcune donne manife-
stano astenia, lieve ipertermia e fenomeni depressivi. Ma non si limita a questi eventi. È tra le principali cause di sub-infertilità o infertilità. Circa il 30-
40% dei casi. Per una corretta diagnosi sono utili ecografia transvaginale e in alcuni casi procedura chirurgiche, quali laparoscopia o laparotomia. Incluso nell’iter diagnostico è il dosaggio plasmatico del CA125 – marcatore tumorale ovarico - una proteina circolante nel sangue e presente sulla superficie degli epiteli cellulari di peritoneo, pleura, pericardio, cervice uterina, endometrio e tube di Falloppio. In caso di endometriosi il valore nel siero del sangue di CA-125 è moderatamente elevato. Se elevatissimo, è elevato anche il rischio di tumore dell’ovaio. Nelle forme lievi, i medici preferiscono attendere una possibile guarigione spontanea. In forme più moderate e gravi, l’iter prevede
la pianificazione di una terapia farmacologica o chirurgica. Il trattamento farmacologico si compone di farmaci antidolorifici per alleviare il dolore pelvico, da dismenorrea, la dispareunia. Altri farmaci utili sono i FANS, il paracetamolo, la codeina. La terapia ormonale invece ha un’azione anti-estrogenica, in modo che gli estrogeni non stimolino il tessuto endometriale ectopico e indurlo ad atrofizzazione. Il trattamento chirurgico prevede la liberazione delle aderenze pelviche, nella distruzione delle lesioni endometriosiche piccole e nell’asportazione degli endometriosi grandi. In ogni caso, controlli costanti rappresentano la principale forma di prevenzione. F.C.
Il disegno del paesaggio agrario Necessarie nuove strategie per recuperare le caratteristiche originarie dei luoghi rurali Antonio Palumbo I nuovi approcci per la progettazione e la pianificazione dei territori rurali coltivati, abitati e multifunzionali possono determinare svolte importanti per uscire dalle emergenze e gestire le trasformazioni verso le opportunità. In tal senso, appaiono sempre più necessarie l’individuazione e l’adozione di nuove strategie operative, finalizzate a recuperare le caratteristiche originarie dei luoghi rurali e a ripensare le future logiche di insediamento. Le letture e le sintesi fin qui portate avanti dalle varie scuole di pensiero hanno mostrato come la qualità estetica del paesaggio sia funzione, da un lato, della sua consistenza materiale, del disporsi delle sue componenti fisiche secondo certe configurazioni (in una parola, della sua “forma”), dall’altro delle amplificazioni o interpretazioni, delle “immagini” che di tali configurazioni ha fornito la mediazione della cultura. Il paesaggio è, dunque, un «prodotto culturale», inteso in una duplice accezione tesa a catturare l’ambi-
guità o la specificità implicite nella sua semantica: è, infatti, stratificazione di segni, oggetti e rapporti che la storia della cultura antropica ha depositato sull’ambiente naturale, interagendo con esso, ma è anche l’esito di un processo di riflessione sul mondo delle forme materiali, che gli ha conferito valenze estetiche
rendendolo riconoscibile come tale. Questa concettualizzazione, che tiene il paesaggio sospeso tra i due poli del senso della forma concreta e dell’immagine culturale, porta a prenderne in considerazione due caratteristiche fondamentali: la “leggibilità” della struttura, ovvero il riconoscimento di regole di coerenza interna
che presiedono all’organizzazione delle sue parti; la “figurabilità”, che allude al portato dei significati culturali associati a un determinato luogo e che si lega all’evocazione di «immagini ambientali vividamente individuate, potentemente strutturate, altamente funzionali». Vanno sempre analizzati, a tal scopo, alcuni
campioni territoriali scelti come casi di studio. Per ciascuno di essi occorre rappresentare e descrivere i rapporti morfologici fondativi dell’identità del paesaggio: la relazione tra sistema insediativo e morfologia del suolo; la distribuzione della copertura boschiva rispetto alle caratteristiche altimetriche e clivometriche del terreno e alla rete idrografica; le regole di disposizione delle colture sui versanti collinari e in relazione al sistema insediativo; il rapporto tra la vegetazione non colturale (alberi isolati, filari, siepi, ecc.) e i segni della maglia agraria; le caratteristiche delle varie colture. Gli elementi caratterizzanti i paesaggi presi in considerazione vanno poi riassunti in una serie di ipotesi di intervento a partire dalle quali venga elaborata una rappresentazione di sintesi contenente indirizzi e criteri per il miglioramento del quadro paesaggistico complessivo. Rispetto al paesaggio italiano in generale, punto di partenza imprescindibile - al netto di qualche eccezione - è l’Ottocento, periodo in cui comincia a trasformarsi radicalmente il territorio del nostro Paese rispetto ai secoli precedenti e si determina, in parallelo, una sensibilità estetica sufficientemente matura da rendere il paesaggio stesso soggetto autonomo di rappresentazione, di apprezzamento e di tutela.
Grandi Napoletani, grandi Campani
L’architetto Arcangelo Guglielmelli Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza Arcangelo Guglielmelli (Napoli, 1648 - Napoli, 1723) nacque da Marcello e Caterina Vera e visse la sua infanzia nella casa del pittore Onofrio de Marino. Si formò sotto la guida di Dionisio Lazzari che lo introdusse agli ordini religiosi più prestigiosi. Ben presto si scontrò con Francesco Solimena e lo scontro lo danneggiò non poco (Bernardo de Dominici, su "suggerimento" di Solimena non lo inserì tra gli architetti napoletani nei suoi testi). Guglielmelli fu anche pittore specializzato nelle quadrature diventando un fidato collaboratore di Luca Giordano. Lavorò nella chiesa dei Gerolamini, nella Chiesa di Donnaregina Nuova e nella basilica di San Paolo Maggiore. Fu anche progettista di "macchine da festa". Dal matrimonio con la figlia di De Marino nacquero due figli (Marcello seguì le sue orme e diventò architetto). Opera sua di quegli anni la ristrutturazione del presbiterio della chiesa del Gesù delle Monache con l'aggiunta di un cupolino in stile berniniano con la finalità di illuminare l'altare. Nel 1678 lavorò presso il complesso di Santa Maria della Consolazione e in una cappella della chiesa di Santa Maria della Stella. Tra il 1682 e il 1684 progettò la facciata della chiesa di Santa Maria in Portico. Dopo il violento terremoto del 1688
si occupò del restauro della chiesa della Compagnia della Disciplina della Santa Croce. Dal 1690 al 1693 rifece completamente la chiesa di Santa Maria del Rosario alle Pigne: la struttura, caratterizzata da una planimetria a croce greca con bracci trasversali corti, possiede una facciata molto singolare: al centro si apre una nicchia che ospita la statua della Madonna sotto un panneggio che si ispira ancoraa Bernini. Dal 1691 lavorò al completamento della chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone. Sempre in seguito ai danni provocati dal sisma,
realizzò gli interventi di restauro e consolidamento nella Cattedrale di Amalfi e della Cattedrale di Salerno. Nella prima chiesa fu pure autore di rilevanti modifiche alla struttura originaria. Nel 1692, su commissione di Antonio Sanfelice e di Carlo Celano, fu il progettista del restauro della Basilica di Santa Restituta; si occupò della soluzione berniniana del proscenio sorretto dagli angeli di Bartolomeo Ghetti ad incorniciare un dipinto di Lorenzo Vaccaro. Tra il 1692 e il 1693 progettò la nuova cupola della chiesa del Gesù Nuovo e restaurò cap-
pelle e portali. Nel 1693 sostituì Giovan Battista Contini come architetto dell'Abbazia di Montecassino e ricostruì la chiesa di San Germano a Cassino. Nel 1694 gli venne commissionato il progetto di espansione della chiesa di Santa Maria Donnalbina (aggiunse un presbiterio con cupola). Contemporaneamente realizzò il completamento della chiesa di San Carlo all'Arena e di San Giorgio Maggiore e dal 1696 fu presso il cantiere di restauro della facciata della Basilica di San Paolo Maggiore e poi presso la chiesa di Sant'Antonio Abate.
Notevoli in quegi anni i lavori presso la chiesa e la Biblioteca dei Girolamini. Suoi anche i nuovi assetti delle chiese di San Giuseppe dei Ruffi, di Santa Maria alla Sanità e di Santa Maria delle Grazie (sempre più frequentemente insieme al figlio). Il Guglielmelli morì nel 1723 e venne seppellito nella Chiesa dei Girolamini. A Montecassino si conserva una collezione di incisioni realizzate su disegni e tavole di progetto di un artista che, per la qualità e la qualità delle sue opere, non è stato ricordato mai come avrebbe meritato.
Nuovi interventi per i mutui verdi Allo studio un pacchetto di prodotti per l’efficientamento energetico In occasione del convegno di Windsor in Gran Bretagna, è stato ufficialmente lanciato il progetto pilota “Energy efficient mortgages pilot scheme”, che durerà almeno due anni e vedrà coinvolte molte tra le principali banche europee. Obiettivo dell’iniziativa è promuovere sul mercato i mutui per l’efficienza energetica, cercando di testare il più recente quadro di riferimento per i “mutui verdi”, per poi procedere al lancio di un pacchetto di prodotti più appetibili per l’efficientamento energetico. L’obiettivo del progetto pilota è proprio quello di delineare condizioni di finanziamento favorevoli per edifici sostenibili, volti a finanziare l’acquisto o la costruzione di una casa green ovvero a riqualificare il “colabrodo energetico” immobiliare, riducendo l’impatto ambientale del patrimonio esistente. Di fatto poco o nulla cambierà nell’erogazione del mutuo. Come puntualizzato da Luciano Chiarelli, Head of ABS and Covered Bonds di Unicredit, “per una famiglia richiedere un prestito resta un momento critico, ma chiarire i benefici in termini di salute, consumi, etc. può portare a stimolare la domanda. Vogliamo produrre un pacchetto che faccia capire al consumatore che può aggiungere alla torta questa ‘ciliegina’ a costo quasi zero”. Innanzitutto riducendo i parametri di rischio per gli attori coinvolti, princi-
EDUCAZIONE AMBIENTALE
Le linee guida del Ministero dell’Istruzione Dante Santoro
pale timore per chi eroga o richiede un mutuo. “La casa efficientata ha costi di energia e manutenzione inferiori, così da incidere meno sul reddito disponibile del mutuatario, che resta più elevato. Inoltre, l’immobile mantiene un valore maggiore anche nell’ipotesi peggiore di insolvenza”. Un minor rischio per la banca equivale all’applicazione di un tasso di interesse più basso, grazie all’incremento del valore dell’immobile ed all’incremento del finanziamento cedibile. In passato gli istituti di credito hanno provato a “elaborare mutui per finanziare la riqualificazione energetica degli edifici”, ma a riscontro di un esiguo numero di richieste. I costi per operazioni di riqualificazione energetica e di intervento antisismico continuano difatti ad essere troppo elevati. E gli stessi istituti di credito ne sono ben consapevoli, tanto che questo progetto nasce proprio dalla volontà di promuovere un modo diverso di “fare banca”. Sono stati condotti di-
versi studi sulle possibilità di sviluppo dei mutui ecologici e tra le ipotesi in fase di studio troviamo la possibilità di creare piani di ammortamento legati al superamento di obiettivi di risparmio: una volta raggiunto il target, il tasso di interesse si abbassa automaticamente. I vantaggi per i consumatori sono legati non solo ad una riduzione dei consumi, ma anche a benefici in termini di salute e sicurezza. Secondo il sole24ore”entro un anno nella migliore delle ipotesi, potrebbe esplodere il settore dei mutui verdi, finalizzati ad aumentare la classe energetica degli immobili, sia nel caso di una ristrutturazione sia nella combinazione acquisto più ristrutturazione. Si tratterebbe di finanziamenti con tassi e meccanismi di favore superiore alla media, convenienti per il cliente ma anche per le banche, a livello di gestione del rischio e di reperimento di capitale”, in un clima di fiducia reciproca. Ros.Fa.
Tra i banchi di scuola si studiano maggiormente le tematiche ambientali, anche grazie ad una maggiore sensibilità acquisita dai docenti, ma anche le istituzioni hanno fatto alcuni passi (ancora piccoli a dire il vero) per mettere a sistema momenti di informazione per gli studenti. La Buona Scuola annunciava tra i suoi buoni propositi anche quello di educare i giovani al rispetto dell’ambiente, sembrava un punto di svolta ma in realtà ad oggi resta ancora un auspicio. L’ Educazione ambientale deve diventare uno strumento fondamentale per creare cittadinanza sensibile e comunità responsabili sulle questioni ambientali e di rispetto del territorio. La crescente attenzione per l’interconnessione tra aspetti ambientali e sociali è il principio per cui l’educazione allo sviluppo sostenibile è una disciplina che gradualmente sta entrando dalla porta principale nel mondo della scuola. Ormai il tema è diventato di caratura mondiale tant’è che la comunità internazionale già nel 2002 ha riconosciuto il ruolo centrale dell’ ESS quando diventò realtà l’idea di inaugurare il Decennio dell’ Educazione sullo sviluppo sostenibile , era il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile a Johannesburg. Alla fine del DESD, l’ UNESCO rilanciò il Programma Globale d’Azione sull’ Educazione allo Sviluppo sostenibile (GASP) per contribuire alla nuova Agenda 2030 per per lo Sviluppo Sostenibile. In italia è stata rilanciata dal Ministero dell’ Ambiente in collaborazione con il Ministero dell’ Istruzione la pubblicazione delle nuove linee guida per l’ educazione ambientale. La collaborazione tra i due Ministeri si è rafforzata con un protocollo d’intesa sull’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile nelle scuole, a conclusione di tutto i ministeri competenti hanno sottoscritto una Carta nazionale coinvolgendo centinaia di esperti e rappresentanti di enti, istituzioni, associazioni e imprese. La Carta nazionale è il contenitore che elenca i risultati ottenuti dai Tavoli di lavoro tematici. Ecco alcune delle iniziative intraprese in questi anni che hanno permesso la diffuzione dell’educazione ambientale: The Water Rooms, iniziativa di Unesco WWAP e Ministero dell’Ambiente per illustrare le complesse interconnessioni tra acqua, cibo, energia e ambiente (2015) • Il sistema nazionale I.N.F.E.A. (2013) • Eureka Energia e Ambiente (2013) • Campagna Sustainable Energy Europe (SEE) (2005-2011) • Concorsi "Le cose cambiano se..." e "Scuola, ambiente e legalità" (2010) • Campagne di comunicazione
Il vetro, un amico del nostro mare L'arte e la tecnica della lavorazione di questo materiale è chiamata "ialurgia" Secondo una recente indagine condotta dalla community di Friends of Glass (amici del vetro) tre europei su quattro considerano il vetro l’imballaggio più amico del mare. Nel linguaggio comune, il termine vetro viene utilizzato in senso più stretto, riferendosi solamente ai vetri costituiti prevalentemente da ossido di silicio (vetri silicei), impiegati come materiale da costruzione (soprattutto negli infissi), nella realizzazione di contenitori (ad es.vasi e bicchieri) o nella manifattura di elementi decorativi (ad es. oggettistica e lampadari). La maggior parte degli utilizzi del vetro derivano dalla sua trasparenza, dalla sua inalterabilità chimica e dalla sua versatilità: infatti, grazie all'aggiunta di determinati elementi, è possibile creare vetri con differenti colorazioni e proprietà chimico-fisiche. L'arte e tecnica della fabbricazione e della lavorazione del vetro è chiamata "ialurgia". Il vetro contiene anche sostanze dette fondenti, che abbassano il punto di fusione della silice (circa 1.726 °C), e altre dette stabilizzanti, che rendono il
vetro resistente alle aggressioni degli agenti atmosferici. Riciclabile al cento per cento. Alla vigilia della Giornata Mondiale degli Oceani, il World Oceans Day che si celebra l’8 giugno, Friends of Glass ha lanciato la campagna ‘Endless Ocean’, sostenuta in Italia da Assovetro (l’Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro) che ha sottoscritto una partnership con Legambiente per la lotta ai rifiuti marini. L'ambiente è stato da sempre una delle priorità dell’industria del vetro e, grazie all’alto tasso di riciclo raggiunto, sono diminuiti i consumi di energia, le emissioni di CO2 e il prelievo di materie prime, sempre più scarse. Inoltre, dal momento che il vetro è inerte, anche se un contenitore fatto di questo materiale dovesse finire in mare, non verrebbe rilasciata alcuna sostanza pericolosa, né ci sarebbe una trasformazione del vetro in micro-particelle che potrebbero contaminare la catena alimentare o inquinare i mari. Sempre secondo la community di Friends of Glass, tre europei su quattro considerano il vetro come la scelta di
imballaggio più 'amica' del mare, non solo: il 72% di essi ora ritiene che il proprio impatto sui mari sia una priorità nel proprio stile di vita, a cominciare dai prodotti che compra e dai rispettivi imballaggi. Il 78% degli europei ha registrato un cambiamento nel proprio comportamento e stile di vita affermando di prestare maggiore attenzione alle proprie decisioni quotidiane a favore dell’impatto ambientale. Sempre il 78% degli europei, inoltre, classificherebbe il vetro ai primi posti in una personale classifica di imballaggi per cibi e bevande. B.G.
MICROZONAZIONE
E PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO
In Campania stanziati nuovi fondi Rosa Funaro La messa in sicurezza degli edifici preposti alla sicurezza dei cittadini è sempre un investimento giusto e doveroso da parte delle Amministrazioni locali. Motivo per cui, spesso è necessario lo stanziamento di risorse economiche da adoperare in questa direzione. Sul Bollettino Ufficiale n. 43 del 21/06/2018 della Regione Campania sono state pubblicate due importanti determine (n. 14 e n. 15), con cui vengono stanziati da parte della Regione i fondi necessari da destinare alla realizzazione di indagini e studi di microzonazione sismica e all'esecuzione di interventi di miglioramento/adeguamento sismico o demolizione e ricostruzione di edifici di interesse strategico, per un totale di 25 milioni di
euro. Il primo avviso pubblico (22 milioni di euro), approvato con decreto dirigenziale n. 15 del 19/06/2018, prevede la concessione di contributi finalizzati agli interventi di adeguamento, demolizione e ricostruzione di edifici e infrastrutture di interesse strategico. I soggetti che possono accedere ai finanziamenti previsti, per un massimo di 1 milione di euro per ogni singolo intervento, sono i Comuni, la Città Metropolitana di Napoli e le Aziende sanitarie locali. Rientrano nelle tipologie di edifici per cui è possibile accedere a tale finanziamento: le sedi di Amministrazioni comunali con funzioni connesse alla gestione delle emergenze; le sale operative per la gestione delle emergenze; gli edifici ed opere individuate nei piani di emergenza; le Centrali opera-
tive del 118 e i presidi sanitari. Per queste strutture è possibile richiedere un finanziamento per procedere a interventi di: rafforzamento locale; di adeguamento o miglioramento sismico e di demolizione e ricostruzione. Il secondo avviso (relativo a circa 3 milioni di euro), approvato con decreto dirigenziale n. 14 del 19/06/2018, finanzia la realizzazione di studi di microzonazione di livello 1 da parte dei Comuni della Campania che non hanno ancora usufruito di finanziamenti pubblici della stessa natura con i precedenti decreti. Per entrambi gli avvisi i Comuni che presenteranno domanda di partecipazione dovranno anche inviare una scheda informativa necessaria per l'implementazione dello studio sulla piattaforma iTER Campania.
Il concetto di trash come risorsa e l’economia circolare Arrivano in Italia i progetti virtuosi del colosso MiniwiZ Cristina Abbrunzo Il concetto di circolarità è una delle più antiche pratiche di risparmio di risorse, ma purtroppo, a livello globale, meno del 2% dei materiali riciclati è trasformato in nuovi prodotti, come ci si aspetterebbe. La maggior parte di ESSI finisce in discariche, impianti d’incenerimento o nell’oceano. Questo perché la nostra economia negli ultimi 80 anni è stata costruita su una produzione lineare, quindi nessun singolo produttore è davvero responsabile dei rifiuti da lui generati o del destino di un suo prodotto al termine della sua utilità. Di conseguenza, la responsabilità di smaltimento diventa pubblica ed è difficile mettere d’accordo tutti. La percentuale di aziende che riutilizzano i propri prodotti è ancora molto più bassa rispetto all’uso di materiali vergini. L’espansione capitalistica e il consumismo hanno peggiorato, dunque, la situazione e oggi, solo sperare di far aumentare l’attenzione al concetto di riciclo, può essere visto come il primo passo verso un’economia circolare. Queste le riflessioni che hanno mosso Arthur Huang, giovane imprenditore originario di Taipei, a fondare in tempi non sospetti (2005) MINIWIZ,
azienda di design che si pone una missione molto chiara: affrontare – e risolvere – la grande disparità attuale tra la sostenibilità, il riciclo, una generale e crescente coscienza eco e la desolante realtà di mercato sprovvista di applicazioni realizzabili finanziariamente. Laurea alla Harvard University in Architettura, il libro Tao Te Ching (Libro della Via e della Virtù) in tasca e un approccio pragmatico e risolutivo ai problemi della società
contemporanea, Huang ha portato, dopo solo 10 anni, la sua azienda ad ottenere un riconoscimento al World Econic Forum come pioniere nella tecnologia relativa a Energia/Ambiente e Infrastrutture, evidenziando l’impatto positivo dell’attività aziendale sul mondo dell’ambiente e dello sviluppo economico. Oggi, MINIWIZ si concentra sulla realizzazione di materiali ad alte prestazioni creati dai rifiuti come il progetto
“Trashespresso” ad esempio, che rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare. Si tratta di un centro di riciclo mobile che funziona grazie all’energia solare. Da solo è in grado di trasformare i rifiuti di plastica e tessuto in piastrelle per l’edilizia. Per ottenere il risultato, tra l’altro, impiega pochissimo tempo: per produrre dieci metri quadrati di piastrelle sono infatti necessari appena quaranta minuti. A vederlo da fuori, l’estetica di Trashpresso farebbe pensare di più a un palco da concerto. Invece quella grossa scatola bianca e nera lunga una dozzina di metri (e trasportabile ovunque) fa proprio quello per cui è nato: trasformare i rifiuti. E per funzionare non ha bisogno di niente. Nè gas né elettricità. L’unico elemento imprescindibile è il sole. Per il resto è completamente autosufficiente. E per realizzare una piastrella sono sufficienti cinque bottiglie di plastica. E l’acqua necessaria al processo di trasformazione? Anche quella, come tutto il resto, viene riutilizzata. «Dimostriamo che il riciclo è possibile ovunque» spiega soddisfatto Arthur Huang, «Trashpresso non solo permette di trasformare i rifiuti in loco, ma serve anche come strumento educativo nelle comunità isolate». La prima sperimentazione è avvenuta con successo poche
settimane fa nella regione del NianBao Yuze, sull’altopiano tibetano. La MINIWIZ, che oggi ha sede anche a Milano ha voluto, in occasione del Fuorisalone del Design 2018, presentare Trashpresso anche qui in Italia, posizionando l’unità mobile di riciclo alle spalle del castello Sforzesco per tutta la durata della manifestazione. Ed è sempre a Milano che in collaborazione con Pentatonic, nuovo brand italiano di articoli per la casa e accessori realizzati con materiali del tutto innovativi e riciclati, che la MINIWIZ ha fatto sorgere l’House of Trash, uno spazio a metà tra abitazione, ufficio e showroom nel cuore della città (Foro Bonaparte) dove i rifiuti trasformati diventano a tutti gli effetti oggetti di design, suppellettili, mobili e lampade. In questo spazio tutto trova una nuova collocazione e un nuovo utilizzo, dagli scarti della moda a quelli dei contenitori di cibo, fino a vecchi elettrodomestici o cellulari. In un vero e proprio processo di trasformazione e rinascita l’House of Trash dimostrerà che l’economia circolare è possibile e ha un suo valore estetico. Una volta inaugurata la Casa terrà le porte aperte alle tante aziende sostenibili che vorranno mostrare le ultime creazioni e innovazioni green, diventando un vero e proprio laboratorio di idee.
La mappatura dei rischi corruttivi: la decisione della Corte dei Conti È danno erariale esternalizzare il servizio Felicia De Capua Pagare una consulenza esterna per far supportare l’ente nella gestione dell’anticorruzione, esternalizzando il servizio, è danno erariale: a stabilirlo è la Corte dei Conti, sez. Lazio, con la sentenza n.269/2018, pubblicata il 4 maggio scorso. I giudici contabili non escludono in via di principio che una parte della mappatura dei rischi possa essere oggetto di affidamento a terzi, ma l’elaborazione del Piano di Prevenzione della Corruzione è considerata parte integrante della mission strategica dell’Ente che deve essere connaturale alla stessa organizzazione. Invero l’art. 1 comma 8 della L.190/2012 esclude espressamente che tali attività possano essere svolte da soggetti terzi rispetto all’amministrazione. Nel caso di specie la convenuta, nella qualità di segretario comunale, avrebbe assegnato illecitamente un contratto di consulenza e servizi ad una società, riguardante l’analisi dei
rischi per l’attuazione della legge 190/2012, procedendo a pagare, con successivi quattro mandati, la somma di 48.400 euro. I giudici non si fanno convincere dall’affermazione della difesa secondo la quale la mappatura del rischio sarebbe un elemento prodromico alla
redazione del citato Piano, in quanto essi ritengono che “l’analisi dei rischi è un aspetto fondamentale del piano stesso e ne costituisce una delle componenti più significative, secondo quanto previsto da ANAC nei suoi modelli”. D’altra parte, i giu-
dici contabili affermano che non può escludersi, in linea di principio, che una parte dellamappatura dei rischi possa essere oggetto di affidamento a terzi, ma ciò potrà avvenire “quando la struttura di cui devono essere valutati i rischi sia molto complessa, particolar-
mente grande, ad esempio in termini di estensione territoriale, o soggetta a processi di notevole complessità”. Nel caso in esame non solo non si ritrovano tali caratteristiche, ma dall’analisi del processo decisionale non si rinviene alcuna indicazione nella parte motiva della delibera che giustifichi la scelta di rivolgersi ad un soggetto estraneo all’amministrazione, eppure le motivazioni di tale decisione dovrebbero avere evidenza nell’atto. Inoltre, trattandosi di decisione di carattere strategico più che gestionale, ciò avrebbe dovuto comportare un coinvolgimento dell’organo politico dell’ente. Infine non si rinviene negli atti neppure l’indicazione dell’assenza dipersonale interno adeguato per lo svolgimento dell’attività in esame, attività che, non essendo occasionale ma continuativa, avrebbe richiesto, quantomeno, l’affiancamento a fini formativi di personale interno con il soggetto esterno preposto alla prima redazione della perizia.
Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI: sfalci, potature e concorrenza In materia di rifiuti, la Parte IV del decreto legislativo 152/2006 stabilisce, all’art. 185, comma 1, lett. f), che sono esclusi dalla disciplina dei rifiuti la paglia, gli sfalci e le potature provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali e da attività agricole e agro-industriali, nonché ogni altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso destinati alle normali pratiche agricole e zootecniche o utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa. Nella propria riunione del 15 maggio 2018, l’Antitrust (Autorità garante della Concorrenza e del Mercato) ha affrontato la questione delle possibili distorsioni della concorrenza derivanti da tale am-
pliamento del novero dei residui vegetali esclusi dal regime dei rifiuti, ad opera della Legge 154/2016. In particolare, si legge nel Bollettino settimanale n. 21, del 4 giugno 2018, la questione è stata sollevata dal Consorzio Italiano Compostatori, che ha lamentato “l’iniqua differenziazione prevista, in un disciplinare di gara per l’affidamento dei servizi di cura del verde pubblico di un
Comune, per il conferimento degli scarti vegetali agli impianti di compostaggio rispetto al conferimento degli stessi scarti negli impianti a biomasse o all’utilizzo diretto in agricoltura”. L’Antitrust segnala, in primo luogo, che ai sensi della normativa comunitaria (dir. 2008/98/CE) gli sfalci e le potature possono provenire sia da ambienti agricoli e forestali, e in questo caso non sono rifiuti, sia da ambienti urbani, nel qual caso sono rifiuti organici: “mentre i primi possono essere utilizzati direttamente in agricoltura, i secondi necessitano di vari trattamenti, tra cui l’igienizzazione e la sterilizzazione (ma anche la separazione da altri tipi di materiali) prima di essere riutilizzati”. La citata lettera f) del comma 1 dell’art. 185, diversamente, esclude tali sfalci e potature dal campo di
applicazione della disciplina sui rifiuti, consentendo l’utilizzo diretto in agricoltura del verde urbano (pubblico e privato) senza necessità di trattamento. Da qui, le possibili distorsioni nella gestione delle risorse, “a sfavore delle imprese che utilizzano gli scarti vegetali come input nell’ambito di filiere di riciclo tracciate e controllate”. In sostanza, tali sfalci e potature, non essendo rifiuti, possono essere impiegati anche al di fuori delle procedure di compostaggio previste per i rifiuti vegetali, “con evidente difformità dei costi di trattamento gravanti sulle diverse filiere”: considerato che i costi di trasformazione degli scarti vegetali quali rifiuti – compostaggio – superano di gran lunga quelli derivanti dal reimpiego diretto di tali materiali in agricoltura, il rischio è anche quello di pena-
lizzare il settore del compostaggio, unico a presentare requisiti di certificazione sui trattamenti adottati. A ciò si aggiunge, infine, la possibilità che nell’ambito delle gare per l’affidamento del servizio di cura del verde pubblico gli enti locali possano privilegiare la trasformazione degli scarti vegetali in risorsa, così amplificando l’effetto distorsivo della normativa. Su tali basi, l’Antitrust auspica l’abrogazione della formulazione attuale della lettera f) del comma 1 dell’art. 185, come modificata ad opera della legge 154/2016, “allineandone i contenuti a quanto previsto dalla pertinente normativa comunitaria, e in particolare dalla direttiva 2008/98/CE, al fine di eliminare potenziali effetti distorsivi nei mercati del trattamento degli scarti vegetali”. A.T.
a cura di Andrea Tafuro
Vivere è un mestiere che insegna la speranza mentre lo si esercita
Il futuro apre sempre nuovi orizzonti Con la Costituzione nel cuore Lo scopo formativo dell’opera, a cominciare dal titolo, è così spiegato dal coautore Francesco Campobello: “Abbiamo intrapreso un viaggio nelle origini e nella storia della Repubblica e insieme nella vicenda biografica di Smuraglia, dalla scelta consapevole e convinta dell’8 settembre ’43 scandendone ogni tappa, il suo primo 25 aprile e i successivi all’insegna della festa, della testimonianza, dell’impegno e del ricordo, fino alle ultime ricorrenze, caratterizzate spesso da accesa contrapposizione”. Una narrazione del Paese, e dei tanti nodi cruciali che potevano cambiarne il corso, raccontata con la lente della Costituzione “perché ogni articolo della Carta rispecchiava anche il senso e il fine di un’esperienza umana esistenziale”. Quella del partigiano, del docente universitario alla sta-
tale di Milano nel ’68, dell’avvocato che difese i partigiani, il giuslavorista, il componente del Consiglio superiore della magistratura, il pm, il senatore e infine del presidente dell’Anpi. La Costituzione dunque, saldo ponte tra passato e presente ed elaborazione di prospettive per il futuro. Un affresco proiettato sull’Italia di oggi, sull’Europa e sulla sua crisi, sui nazionalismi, sui muri e i fili spinati dove, nonostante tutto e tutti, prevale la forza dell’ottimismo della volontà.
Di qua e di là dal mare. Filastrocche migranti Come spiegare la migrazione, anche nelle sue estreme conseguenze, ai bambini? Di qua e di là dal mare. Filastrocche migranti è un libro meraviglioso, nato dal progetto di Carlo Marconi che insieme ai suoi alunni ha dato vita, dopo un’accurata discussione, a ventuno filastrocche sul tema della migrazione, una per ogni lettera dell’alfabeto, accompagnate ognuna da un’illustrazione d’autore. Il progetto nasce proprio sui banchi di scuola dopo il tragico naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Dopo averne parlato con i suoi studenti, l’autore si è interrogato su quale potesse essere il modo migliore per spiegare la migrazione, tema delicato ma caldissimo, ai più giovani. Attraverso il linguaggio universale della poesia e delle immagini, le filastrocche svelano ai lettori di ogni età le opportunità e i drammi delle
La Bibbia di Bob Dylan Volume III (1988-2012)
La casa editrice Àncora, ha pubblicato il terzo volume della trilogia dedicata a Bob Dylan, illustre figura che ha contribuito a raccontare la storia della musica del Novecento e ancora di oggi. Il motivo di questa scelta è che per, Renato Giovannoli l’autore della pubblicazione, il cantautore americano rappresenterebbe un “capitolo cruciale e complesso della religiosità americana”. La Bibbia secondo Bob Dylan o Bob Dylan secondo la Bib-
bia? Secondo quanti hanno indagato sulle sue canzoni, Dylan, nel corso della sua carriera, ha attraversato ogni stadio dell’esperienza religiosa disponibile all’anima americana. L’autore, docente di filosofia, giornalista e scrittore, ha analizzato testi e citazioni con riscontri inediti: quella che emerge si configura come un’analisi complessa o, meglio, una sorta di guida alla Bibbia secondo Bob Dylan o a Bob Dylan secondo la Bibbia. Le pagine del testo sono dedicate alla musica prodotta da Dylan negli anni compresi tra il 1988 e il 2012, periodo in cui sono stati registrati i suoi ultimi dischi composti da brani originali prima dei tre album dedicati alla canzoni interpretate da altri. Il periodo corrisponde a quello in cui il cantautore dichiarerà apertamente che l’unica chiesa alla quale sente di appartenere è
“quella della mente avvelenata”, ma allo stesso tempo i testi continueranno a riprendere citazioni del Vecchio e Nuovo Testamento oppure da canzoni in cui tali citazioni sono presenti anche se modificate o utilizzate in un contesto non propriamente legato ad una esperienza o speranza di ordine religioso o spirituale. Ecco allora che “the land of milk and honey” si trasforma nella “land of money”. L’allusione all’infranto sogno americano di libertà e vita migliore è evidente, ma è tutto lì? O è qualcosa che sa trovare in ogni ascoltatore una diversa prospettiva interpretativa, tale da rivelare più i sogni o i demoni di chi ascolta che quelli di chi canta? In conclusione facciamoci trasportare dal racconto di Renato Giovannoli per poter comprendere attraverso la poetica e l’arte di Dylan, la cultura americana. Pop e non.
migrazioni. Con un linguaggio semplice e ritmato esse riescono a veicolare efficacemente temi complessi come la tratta delle persone, le differenze culturali, il diritto d’asilo. Le migrazioni sono, e saranno sempre più, un’esperienza vicina alla vita quotidiana di ciascuno di noi: da qui nasce la necessità di promuovere uno sguardo accogliente e rispettoso dell’altro. Una raccolta di filastrocche bellissime che fanno riflettere su ciò che sta accadendo in questi ultimi anni. Filastrocche che parlano di partenze, di fughe, di approdi, di accoglienza, di ospitalità. Ma anche di angoscia, disperazione, nostalgia e speranza. Artisti pluripremiati e illustratori emergenti hanno donato le loro tavole per dare vita alle parole con il proprio stile e la propria personale sensibilità. Le illustrazioni accompagnano ogni fila-
strocca, amplificando e arricchendo il messaggio trasmesso dalle rime. Il volume lega insieme arte visiva, testo poetico e temi sociali, e si rivolge sia agli adulti che ai più piccoli. È inoltre uno strumento didattico molto valido per gli insegnanti e gli operatori impegnati in percorsi educativi sui temi delle migrazioni, dei diritti umani e del rispetto delle differenze.
E andaron per mari a piantar vigneti
Il volume pubblicato per ricordare i 140 anni dalle prime partenze organizzate dall’Italia e dai primi arrivi nel Rio Grande do Sul, ripercorre i percorsi dei migranti indagando quei comportamenti e quelle strategie che hanno portato alla creazione in terra brasiliana di nuovi territori caratterizzati da elementi visibili e invisibili di italianità. Ponendo al centro del discorso la valorizzazione delle tradizionali tecniche vitivinicole, riproposte e riadat-
tate al contesto brasiliano dai migranti, Flavia Cristaldi ripercorre attraverso questo studio l’azione dei contadini e delle loro famiglie nella costruzione di quei paesaggi segnati dall’uva e dal vino che ancora oggi raccontano delle origini degli abitanti. L’appartenenza all’Italia e alla sua discendenza modella così il territorio, lo caratterizza nei segni e nei valori culturali, ne determina le forme e l’uso, raccontando al mondo il piacere di poter bere un bicchiere di vino, quello stesso vino le cui gocce fanno esplodere nella memoria e nell’inconscio l’epopea dei migranti italiani e delle loro conquiste. C’è la storia dell’Italia e la storia del Brasile con l’incontro tra due paesi e due culture, le loro differenze e l’amalgama che ne è derivata dal punto di vista storico, economico, politico e culturale.
a cura di Fabiana Liguori
L’ESTATE IN CAMPANIA Fino al 1 luglio 2018 La “Quintana Storica 2018” A Melizzano (BN) Un tuffo nel Medioevo tra figuranti, arcieri, sbandieratori, archibugieri, escursioni a cavallo ed a piedi al Parco del Taburno-Camposauro, visita del Castello ed infine il Palio: un grande corteo in abiti d’epoca farà scendere in piazza nobili e popolani, in rappresentanza delle cinque contrade del paese, accompagnati da sbandieratori, tamburini, archibugieri e arcieri.
Il 7 luglio 2018 La Sagra dell’Asado A Ariano Irpino (BN) L’Asado è una tecnica di cottura tipica argentina e più in generale di diversi paesi dell’America Latina, con cui le carni vengono cotte lentamente, per più di sei ore, sfruttando il calore indiretto della legna che arde. Questa particolare cottura conferisce al piatto un sapore e una consistenza unici. L’asado, inoltre, viene generalmente accompagnato dalla tipica salsa “Chimichurri” per esaltarne ulteriormente il sapore e gli aromi.
Fino al 1 luglio 2018 Il “Festival della Cistecca” Al Monte di Procida (NA) Tante le novità, non solo gastronomiche, per questa III edizione del Festival, tra cui una nuova location e un nuovo programma artistico. Oltre alla Cistecca Montese sarà possibile degustare tante altre prelibatezze dello street food campano, il tutto accompagnato da ottima birra e da tanto intrattenimento, con buona musica dal vivo. Fino al 4 luglio 2018 Mostra fotografica “Terra mia - violenze & meraviglie” di Loreto Terranova Al Complesso Monumentale San Severo al Pendino (NA)
Fino al 9 luglio 2018 “Se Dici Terra”, mostra al Palazzo delle arti A Napoli Una mostra a cura di Susanna Crispino. Nucleo fondante delle opere esposte è la cura e protezione della Terra, responsabilità a cui sono chiamati sia il singolo che la collettività, e su cui le artiste hanno maturato una riflessione fondando il laboratorio artistico Se Dici Mani. La rivendicazione di un ruolo attivo nella salvaguardia del territorio e dell'ambiente rappresenta per loro il primo passo per fondare una pratica ecologica globale ed autentica. Il 6 luglio 2018 “Tammurriando sotto le stelle, viaggio da Sud a Sud” a San Nicola La Strada (CE) Si tratta di un viaggio virtuale, attraverso la musica, che va dalla Campania alla Puglia passando per la Calabria: tammurriate, pizziche e tarantelle allieteranno i partecipanti in un meraviglioso pecorso ricco di cultura dove musica, danza e tradizione saranno le protagoniste di questa attesissima nuova edizione.
Dal 6 all’8 luglio 2018 La Festa del Fungo Porcino e Sapori del Borgo A Montoro (AV) L’iniziativa, che risponde alla sempre più crescente domanda di vecchi sapori tradizionali e che ha lo scopo di valorizzare e promuovere il patrimonio eno-gastronomico dell’intero territorio montorese, avrà il Fungo Porcino come protagonista assoluto.
Il 7, 14,21 e 28 luglio 2018 “E…state al fresco” Al Museo del Sottosuolo (NA) L’arte come refrigerio contro l’arsura estiva cittadina. E…state al fresco è il nuovo appuntamento del Museo del Sottosuolo di Napoli: una minirassegna teatrale, 4 spettacoli di parole raccontate, storie scritte e improvvisate e musica d’autore da godere alla temperatura costante di 18 gradi. Dal 7 al 15 luglio 2018 Il “Bufala Fest” Sul Lungomare di Napoli Sarà il #Territorio, con le sue tipicità e le sue potenzialità, il tema della IV edizione. Un fitto cartellone di eventi e iniziative che punta a stimolare il networking tra aziende e realtà che operano nel settore gastronomico ma anche a offrire “sempre di più”, soprattutto in termini di qualità ed eccellenza, ai visitatori e agli espositori. Bufala Fest si rinnova sperimentando un nuovo format con stand di livello internazionale, workshop e incubatori food per stimolare nuove idee e far crescere le aziende. Dal 13 al 15 luglio 2018 “Limoni in festa” a Massa Lubrense (NA) Un'ottima occasione per gustare tantissime prelibatezze delle cucina tradizionale a base del tipico agrume locale: il limone ovale massese, detto “femminiello”. La manifestazione prevede una serie di appuntamenti che si svolgono nel centro cittadino, seguendo i sapori dei piatti al profumo di limone, i suoni delle musiche popolari, la riscoperta dei palazzi più antichi, delle stradine, degli angoli tipici.
Dal 13 al 17 luglio 2018 La “Sagra Lagane e Ceci” A Rufoli (SA) La sagra nasce nel 1990 nell'ambito della comunità parrocchiale di San Michele, con l’obiettivo di valorizzare un prodotto tipico della gastronomia locale, un piatto legato profondamente alla storia e alla tradizione contadina e che, ancora oggi, in molte famiglie del luogo continua a essere preparato a mano con la ricetta dei propri nonni. In occasione della sagra, si potranno gustare i prodotti tipici della zona, ma non mancheranno spettacoli itineranti, musica di qualità e divertimento assicurato per grandi piccini.