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Magazine numero 26

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STATI UNITI D'ARMAMENTI


26 MAGGIO ANNO I NUMERO 26 Direttore Responsabile Antonio Di Maio Coordinatore di redazione Augusto Santojanni #MAGAZINE Diretto da Armando De Martino Redazione Graziella Tetta, Carmen Costabile Rosa Caputo, Annamaria Marmo, Emanuela Guarnieri, Francesca Rametta Luca Marsilia Giulia Compagnone, Roberta Luppino, Cristina Varchetta, Daniele De Falco, Matteo Esposito, Lello Consolo, Crescenzo Mele, Chiara Ferrante, Laura Perna Maria Palma Gramaglia

Supplemento de Il Corriere di Pianura del Tribunale di Napoli n° 5215 del 31/05/2001

04

STATI UNITI D'ARMAMENTI

12

#Armando De Martino

05

CAPACI DI RICORDARE

#Chiara Ferrante

14

BERLUSCA ARABA FENICE

LO STUDIO: MIGRANTI CLIMATICI #Laura Perna

#Daniele De Falco

08

LE LAME DI NAPOLI

16

LA DENUNCIA: PISANI ABBANDONATI

#Antonio Di Maio #Crescenzo Mele


Corrieremagazine

magazinecorriere@libero.it

18

122 ANNI DI EDUARDO

20

#Maria Palma Gramaglia

SATIRA:LA MATURITA' #Graziella Tetta

22

LA LIVELLA DI LELLO #Lello Consolo


#Armando De Martino

STATI UNITI D'ARMAMENTI Ennesima strage, Ad Uvalda in Texas sono morte ventuno persone, diciannove bambini e due maestre. La sintesi americana dei continui paradossi, della sua morale che prova ad imporre e ad importare nel mondo, della sua cieca coscienza. In Texas è vietato l'aborto ma le armi le puoi acquistare al supermercato. E' vietato l'alcol ma puoi girare in mitra per le strade, entrare nelle scuole, nelle chiese, nei parchi pubblici. Lo studio del New York Times è spaventoso. Negli Usa trecento milioni di armi sono detenute legalmente e dunque almeno una per abitante (compreso i neonati). Insomma, con una statistica di tale portata la probabilità di una sparatoria è all'ordine del giorno. La politica americana è schiava delle lobby delle armi, alcune delle quali finanziano le elezioni dei senatori statunitensi restii dunque, ad abolire la vendita libera di tali strumenti di morte. Il paese della libertà è anche il paese della insicurezza sociale che viene coperta da una capacità fragorosa di portare fuori dai confini, distraendo la massa, i i veri problemi che l'attanagliano.

In terra Ucraina ad esempio dove la spesa militare sta avendo costi enormi e si preme forte affinché il conflitto venga prolungato quanto più possibile in nome della solita e graziosa democrazia d'asporto. Steve Kerr (nella foto in basso a sinistra) coach dei Golden States Warriors, in una dura conferenza stampa in lacrime si è scagliato contro il suo Governo reo di permettere ancora oggi tali violenze. Reo di non prendere posizioni affinché si vietino le armi. Parliamo di un brand, la NBA; di miliardi di introiti e dunque il rumore ha una eco mediatica e di sensibilizzazione di portata incredibile. Gli Stati Uniti negli anni stanno faticando a farci credere che siano davvero il mondo ideale da anni propagato. Schiavi delle proprie ipocrisie si riducono ad un fumetto grossolano.


#DANIELE DE FALCO


A distanza di trent’anni dalla strage di Capaci, ci sembra doveroso onorare la memoria di Giovanni Falcone, insieme a quella della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Una memoria simbolo di un’Italia che ha voluto restituire dignità alla propria storia e di un paese che, con maggiore consapevolezza, ricorda con affetto uno dei più grandi eroi della storia repubblicana. La sua scomparsa ha in qualche modo risvegliato le coscienze di chi credeva fosse impossibile contrastare la mafia. Restituire dignità al nostro paese vuol dire ripulirlo da un’immagine ormai devastata dagli accadimenti dei decenni precedenti, quelli relativi alla strategia della tensione, le cui indagini hanno fatto emergere la corresponsabilità di mafia, massoneria, esponenti di estrema destra e servizi segreti deviati. E’ possibile che tra gli anni di piombo e le stragi di mafia compiute a inizio anni Novanta ci fosse un unico filo conduttore. Guarda caso, a perdere la vita fu proprio colui che aveva intuito l’esistenza di un legame tra le due e che cercava di far luce sul caso. Se è vero che nel decennio antecedente alla sua morte risultasse difficile percepire il fenomeno criminale nella sua interezza, è anche vero che Falcone contribuì ad inquadrare in maniera più precisa il ruolo ricoperto dalla criminalità organizzata sul territorio, la sua dimensione e la velocità con cui si espandeva. A quest’ultimo fu intestato un metodo innovativo nato per contrastare le mafie, il cosiddetto metodo Falcone. Secondo il magistrato, seguire i flussi di denaro avrebbe permesso di sgominare le operazioni e le modalità con le quali Cosa Nostra riciclava i proventi dei propri affari. Inoltre, conscio della portata internazionale del fenomeno criminale in questione, ebbe l’idea di avviare una collaborazione con i magistrati di altre nazioni. E’ proprio nei primi anni Ottanta che Falcone prese parte al pool antimafia, messo

dall’allora direttore dell’Ufficio Istruzione di Palermo Rocco Chinnici. Con il proseguire delle indagini, i magistrati vennero a conoscenza di un’enorme rete di collegamento criminale da dover estirpare. Creare una squadra ad hoc voleva dire colpire maniera congiunta un’organizzazione molto radicata sul territorio, e non solo. Furono determinanti le dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta, mafioso appartenente allo schieramento di Stefano Bontate, Salvatore Inzerillo e Gateano Badalamenti, all’epoca in aperto contrasto con i corleonesi. La sua collaborazione contribuì a dar vita a quello che sarebbe stato uno dei più grandi processi contro la mafia di sempre. Una svolta nella storia giudiziaria del nostro paese che portò a 360 condanne e 2665 anni di carcere complessivi per gli imputati, accusati di omicidi, estorsioni e traffico di droga. L’apporto di Falcone, inoltre, fu determinante per la conferma delle condanne all’ergastolo avvenute in terzo grado nel gennaio 1992, grazie all’introduzione del criterio di rotazione per l’assegnazione dei processi antimafia. In questo modo, fu il giudice Arnaldo Valente a prendere il posto di Corrado Carnevale detto l’ammazzasentenze, sospeso nel 1993 dal servizio e accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, condannato in primo grado nel 2001 e poi assolto in Cassazione nel 2002. Fu soprattutto grazie allo sforzo di Falcone che nel 1991 il Parlamento approvò il decreto legge che sancì la nascita della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia. A detta sua, la mafia non era altro che uno strumento in mano a centri di potere occulti.


Non a caso, il fallito attentato all’Addaura ai suoi danni fu definito dallo stesso magistrato come il frutto di <<menti raffinatissime>>. Le indagini sugli omicidi eccellenti, come quelle sull’assassinio di Piersanti Mattarella, di Pio La Torre e di Michele Reina, avrebbero visto un presunto coinvolgimento dell’organizzazione Gladio. Furono diversi gli ostacoli procedurali a cui dovette far fronte e non mancarono le critiche da parte di magistrati appartenenti alla sua stessa corrente. A detta di molti politici provenienti da schieramenti sia di sinistra che di destra, il vero intento di Falcone sarebbe stato quello di ottenere notorietà. Non a caso, quest’ultimo fu messo in isolamento più volte nel corso della sua carriera, come quando gli fu preferito Antonino Mieli per presidiare il pool antimafia. Ciliegina sulla torta, l’elezione di Agostino Cordova come super procuratore antimafia, ennesimo sgarro rifilato dai suoi colleghi. Nei diari di Falcone, appunti che egli stesso diede alla giornalista Liliana Milella nel 1991, il magistrato riferì di sentirsi <<solo in un mare in tempesta>>. Fatto sta che Falcone morì solo e quella bomba fece un rumore assordante quel pomeriggio del 23 maggio 1992.


#ANTONIO DI MAIO


«Finalmente il nostro presidente è tornato! L'aria di Napoli gli ha fatto molto bene!» Questi i commenti entusiasti dei giornali di sua proprietà e dei sostenitori dell'ex cavaliere che come la fenice è rinato ancora una volta dalle sue ceneri. Gli scandali sessuali, i processi per corruzione, le accuse di collusione con la mafia e la delusione per la mancata elezione alla presidenza della Repubblica appartengono al passato, il presente racconta di un Berlusconi di nuovo battagliero che, incurante della vecchiaia che avanza, vuole riconquistare il centro della scena politica italiana. L’impresa è tutt’altro che semplice visto che, oltre a Salvini e Meloni - che si contendono la leadership del centrodestra - adesso anche in Forza Italia si moltiplicano le voci critiche nei suoi confronti: ma vi rendete conto? Nella sua “creatura”, nel partitoazienda che Silvio ha fatto nascere dal nulla, facendolo diventare per anni la prima forza politica italiana, c’è chi osa mettere in dubbio l’’infallibilità del capo. Ma come si permettono? Prima tra tutti, l’ingrata e feroce Maria Stella Gelmini che lo ha accusato di ambiguità per le sue dichiarazioni sulla guerra in Ucraina e sull'invio delle armi all'esercito di Zelensky. E non credete a quei giustizialisti del “Fatto Quotidiano”, rancorosi e avvelenati, che commentando la convention forzista di Napoli, lo dipingono come uno “sul viale del tramonto”: un relitto stanchissimo, gracile e poco lucido. Un attore vecchio e rincoglionito che da trent’anni recita sempre la stessa parte. Il solito copione (che ormai tutti conoscono a memoria) di uno spettacolo diventato penoso perché adesso l’attore biascica e inciampa con le parole. Ma, come dicevamo, non credete a Travaglio e soci: il nostro amato B., che è un vero lottatore, promette battaglia e annuncia di essere pronto a scendere in campo e girare l'Italia in lungo e largo per l’imminente campagna elettorale nei comuni.

E noi gli crediamo perché sappiamo che lui mantiene sempre le promesse, senza risparmiarsi e senza badare a spese. Ma soprattutto sappiamo che è un uomo dalle mille risorse e dalle mille sorprese: la prima delle quali potrebbe essere la conquista della Serie A da parte del Monza, la sua nuova avventura calcistica che sta vivendo insieme al fratello Paolo e al fido Adriano Galliani. Un’avventura che gli sta regalando una nuova giovinezza: del resto si sa che la fenice ogni volta che risorge poi vive cinquecento anni.


28 MAGGIO

1922-2022 Centenario di

ENRICO BERLINGUER

INTERVENGONO ANTONO BASSOLINO ENZA AMATO NINO DANIELE

MODERANO ARMANDO DE MARTINO ANTONIO DI MAIO

Ilcorrieredipianura

Presso la Casa della Cultura- S.da Comunale Grottole, 1 ORE 10:30 Pianura


#CHIARA FERRANTE


Ci aveva visto lungo Benedetto Croce: “Napoli è un paradiso abitato da diavoli”. Ultimamente i giornali e i media non fanno altro che riportare notizie spiacevoli, che vedono protagonisti ragazzini sempre più giovani che per non pervenute motivazioni aggrediscono, con armi da taglio, i loro coetanei. Il 16 maggio la di Polizia ha eseguito un Centenario ENRICO BERLINGUER decreto di fermo emesso nei confronti di un ragazzino di sedici anni, accusato di tentato omicidio aggravato. Il giorno prima, una tranquilla e calda domenica, dopo una lite scoppiata a Marechiaro, due ragazzi di 17 anni e 16 anni- ora ricoverati in prognosi riservata - sono stati accoltellati, riportando gravi ferite. Stessa domenica, stessa storia, con una rissa avvenuta a colpi di casco sulla spiaggia delle monache a Posillipo. Il giorno dopo a Melito, in una scuola media, un ragazzino di 12 anni è stato accoltellato da un suo coetaneo dopo che tra i due era scoppiato un diverbio. In quella stessa scuola, qualche mese fa per uno “scambio di persona” due ragazzine si picchiarono.

ANTONO BASSOLINO ENZA AMATO NINO DANIELE

ARMANDO DE MARTINO È del tutto evidente che la violenza tra i ANTONIO DI MAIO minori si stia diffondendo a macchia d’olio,

tanto è vero che il 24 maggio si è tenuta una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, a seguito della quale sono state prese due misure: Controlli di polizia davanti alle scuole, se richiesti dai dirigenti scolastici, e servizi di vigilanza nell'area di Marechiaro con la collaborazione della polizia municipale. Se Manfredi si ritiene soddisfatto di queste misure cautelari e se De Luca inneggia al carcere, mi viene da citare l’opera di Rousseau “Discorso sull’ineguaglianza”, nella quale cita lo stato di natura. Il filosofo e pedagogo francese notò un forte contrasto tra società e natura umana: Ilcorrieredipianura L’uomo dunque nasce di animo buono ma viene corrotto dalla società, prodotto nocivo artificiale che distrugge il benessere di ogni individuo.

E’ superfluo ricordare che Napoli non è solo Marechiaro e che il carcere non fa altro che peggiorare la situazione essendo un contesto violento, ma a quanto pare i dirigenti e i governanti della città se ne dimenticano, e quindi mi sembrava corretto citare Rousseau. Negli anni la situazione sociale napoletana è crollata, afflitta dal costante precariato che ricade anche sulle fasce più giovanili che, respirando il malcontento crescono non cattivi, ma incattiviti. Non vi è alcuna giustifica per le violenze perpetrate nei confronti dei loro coetanei ma vi è al contempo una emergenza socioeducativa pressante. Su larga scala, ciò che preme di più è l’assenza di agenzie educative che rispondano ai bisogni educativi stessi dei ragazzi. E se ci sono, sono sicuramente minori rispetto all’emergenza che si vive ogni giorno. Siamo però sicuri che quelle presenti rispondano pienamente ai bisogni dei ragazzi? Se dovessimo seguire Croce, diremmo che oggi Napoli è un purgatorio e bisogna agire subito prima che i ragazzi scendano senza più risalire nel ghiaccio pungente del Cocito.


#LAURA PERNA

LO STUDIO


Nel quadro dei cambiamenti climatici si fa riferimento a due dimensioni, una causale ed una temporale. Ci si riferisce a catastrofi naturali oppure catastrofi determinate dall'operato dell'uomo, ciò, nonostante risulti particolarmente complesso determinare le effettive cause di tali fenomeni. La rilevanza della dimensione temporale deriva dall'impegno del diritto internazionale nel comprendere le implicazioni che si hanno nel quadro della tutela e delle precauzioni da garantire ai soggetti che vivono in realtà sottoposte a questi fenomeni. Nell’ambito della dimensione temporale, si fa riferimento a fenomeni immediati, come un ciclone, o progressivi, che riguardano, ad esempio, l'innalzamento del livello del mare e comportano conseguenze relative alla difficoltà di poter continuare a vivere nei territori in cui ci si trova. Nello specifico, l’oceano occupa il 71% della superfice terrestre ed ospita il 97% delle risorse acquatiche presenti sulla Terra; il 10% della popolazione mondiale, circa 680 milioni di persone, vivono in aree che si trovano sotto il livello del mare. Negli ultimi anni, le emissioni di CO2 sono aumentate repentinamente, soprattutto a causa di attività industriali, determinando un innalzamento delle temperature che comporta lo scioglimento dei ghiacciai ed il conseguente innalzamento del livello del mare; nonché il riscaldamento dell’Oceano che ne aumenta la densità. Non va taciuto, inoltre, che questi fenomeni comportano la fuga degli abitanti marini, limitando di fatto l’accesso alle risorse a persone che vivono, sia da un punto di vista economico che alimentare, quasi esclusivamente di pesca. Non solo, nel lungo periodo, il continuo innalzamento delle acque potrebbe causare la scomparsa dei territori. Ciò che merita attenzione attiene alla mobilità interna e attraverso le frontiere delle persone. Tuttavia, tale fenomeno non risulta di facile comprensione, nella misura in cui, nonostante l’urgenza ed il reale impatto sulle migrazioni, non appare ancora una questione rilevante.

Solo nel 2016 alcune organizzazioni hanno iniziato a controllare la mobilità derivante da catastrofi ambientali immediate. Tuttavia, il carattere multidimensionale delle migrazioni rende complesso reperire dati quantitativi, se non da un punto di vista interno. In generale, si è riscontrato che nel caso di catastrofi immediate, la popolazione tende a spostarsi verso l’interno dello stesso territorio, per poi ritornare nelle proprie abitazioni; mentre in presenza di eventi che determinano conseguenze di lungo periodo, si verifica la cosiddetta migrazione cross border. Ciò si è verificato principalmente nelle aree del Pacifico.Inoltre, il problema principale risiede nel fatto che la Comunità internazionale non gode di uno strumento di diritto internazionale di tutela per le persone costrette alla fuga dai propri territori a seguito di catastrofi ambientali: se la Convenzione sui cambiamenti climatici si pone l’obiettivo di limitare gli Stati nelle emissioni di sostanze nocive, non sussiste uno strumento dello stesso calibro che possa incidere sulla scelta dei governi di tutelare ed accogliere i migranti climatici. A seguito del sorgere, negli ultimi anni, di numerosi attori interessati al tema, è stato riconosciuto un riferimento al fenomeno migratorio nel quadro dello strumento sui cambiamenti climatici; successivamente è stata adottata la Protection Agenda, un atto di soft law con cui si è cercato di individuare gli strumenti a disposizione per garantire protezione interna alle popolazioni; ancora, alla fine del 2018 è entrato in vigore il Global Compact on Migration, ma è solo nel 2019 che si è deciso di istituire una task force che si occupasse esclusivamente di questo tema.


LA DENUNCIA #CRESCENZO MELE


Chi scrive ha cercato di interloquire con diversi amministratori a vario titolo sulla annosa questione delle fognature a Contrada Pisani. La sensazione è ben precisa. La problematica non interessa l’amministrazione cittadina. L’ assessore Cosenza non è reperibile e il dirigente del ciclo integrato delle acque Salvatore Iervolino parla di difficoltà oggettive legate al fatto che il progetto é preliminare e non esecutivo. Della problematica é stato investito anche il consigliere comunale Salvatore Flocco con il quale ci si è recati dal presidente della commissione infrastrutture Nino Simeone che ha telefonato per avere informazioni alla responsabile del procedimento Ing Roberta Catapano. Raggiunta al telefono Catapano non ha potuto che confermare lo stallo delle interlocuzioni con i comuni di Pozzuoli e Quarto per le vasche di recapito delle acque. La Contrada è soggetta ad un lento, graduale dissesto idrogeologico che solo la realizzazione di un impianto fognario potrebbe scongiurare. I cittadini della zona pagano sia le ditte private per l’ espurgo che il Comune per il servizio di manutenzione e depurazione delle fognature di cui però sono completamente privi. Il progetto di realizzazione di un impianto fognario risale a oltre 15 anni fa e i costi lievitano di anno in anno ma nulla viene fatto. La precedente giunta De Magistris un anno fa ha inserito il progetto nel PNRR. L’ architetto Iervolino ha riferito che non ha ancora ricevuto risposta se verrà concretamente finanziato oppure no. Infine i tre consiglieri municipali eletti nella lista Cinquestelle stanno redigendo una nota scritta da inviare al presidente della IX Municipalitá Andrea Saggiomo e all’assessore Cosenza. Saggiomo, pure lui sentito sulla vicenda, afferma di non essere in possesso di novità al momento mancando il progetto della parte esecutiva.

Il Sindaco si era impegnato in campagna elettorale per dotare la zona di una rete fognaria ma dalla sua elezione non si è più assistito nemmeno ad una dichiarazione sul tema. I cittadini del quartiere sono esasperati e profondamente delusi dall’ inoperosità degli amministratori circa la realizzazione di questa fondamentale opera pubblica per la quale non si può indugiare oltre. La disparità di trattamento rispetto al resto dei napoletani è intollerabile e rappresenta una profonda iniquità. Essa non contribuisce a recuperare il rapporto con le istituzioni che ne esce pesantemente incrinato.


#MARIA PALMA GRAMAGLIA


Eduardo De Filippo, attore, regista, autore che ha segnato la storia del teatro italiano, nasceva 122 anni fa a Napoli.Figlio illegittimo del commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta Luisa De Filippo, della quale assume il cognome; uomo di grande cultura, impegnato nel sociale e poi anche in politica, nel 1981 Sandro Pertini lo nomina senatore a vita. Il suo genio si manifesta già in tenera età, quando recita con il padre del quale eredita il talento ma non la compagnia. Ne fonderà poi una tutta sua con i fratelli Titina e Peppino con i quali condividerà i successi ma anche numerosi saranno i contrasti specie con Peppino con il quale il rapporto tumultuoso si risolverà solo poco prima della morte di quest'ultimo. A Titina lo legava un rapporto intenso e speciale, sarà lei la protagonista di molte delle sue opere. La sua famiglia è anche la sua principale fonte ispiratrice, intorno ad essa ruotano le trame di alcune sue opere come Napoli Milionaria, scritta prima per il teatro e poi come film, Filumena Marturano uscita sempre prima a teatro e poi magistralmente interpretata, nell'omonimo film, da Sophia Loren e ancora Natale in casa Cupiello, che portata in scena per la prima volta a Napoli il 25 Dicembre del 1931, originariamente constava di un unico atto. La famiglia è sì il luogo di affetti e di legami ma qui altresì si consumano risentimenti e rimpianti, attraverso di essa, Eduardo nel suo estenuante Te piace 'o presepio? ripetuto da Lucariello al figlio Tommasino, mette in scena la società italiana, della quale la famiglia è il nucleo fondante, attraversata da una comicità amara che si risolve in un finale malinconico e triste. Altro tema privilegiato nelle opere di Eduardo è la guerra, quella di Napoli Milionaria per esempio, la cui storia si svolge durante la seconda guerra mondiale dove celebre è la battuta Adda passà a nuttata,

Qui non è sol o ri tratta l a stori a di una fami gl i a, ancora protagoni sta, ma i mutamenti che avvengono al l ' i nterno di questa fami gl i a, mutamenti ch sono poi quel l i di un i ntero paese, sconvol to dal l a guerra che tenta di ri al zarsi e di reagi re. Propri o questa opera consacra Eduardo nel panorama cul tural e del Neoreal i smo al l a qual e seguono al tre opere come Questi fantasmi e Le voci di dentro. Un grande uomo Eduardo, un gi gante dal fi si co graci l e, dal vi so scavato e dal l a voce ri conosci bi l i ssi ma per i l suo parti col are ti mbro. Eduardo raccontava che quel l a voce gl i era venuta dopo che Totò, con i l qual e condi vi deva una si ncera ami ci zi a, per sostenerl o durante un peri odo di degenza a Pal ermo, dove reci tavano entrambi , gl i faceva vi si ta pri ma di ogni spettacol o e l o faceva ri dere a crepapel l e. Da quel l e ri sate sofferte per i l dol ore che provava, sarebbe scaturi ta l a sua voce. Ma Eduardo era anche burbero e scostante, un sol i tari o, severi ssi mo durante l e prove a teatro. Attorno a l ui uno stuol o di al l i evi , pendevano dal l e sue l abbra, mol to dei qual i oggi sono attori affermati . Tormentato i l rapporto con l a sua Napol i per l a qual e aveva fatto mol to, ma era i ncol l eri to dal l ' i ndi fferenza del l e i sti tuzi oni verso di l ui e se tanto fece per i gi ovani di Napol i è a l oro, che ormai ottantenne, stanco, url ò un accorato Fui tevenne! Ma Napol i è stata i ndi spensabi l e per Eduardo, un serbatoi o di i dee e di stori e che hanno come denomi natore comune i l di al etto, una ci ttà dal l a qual e ha preso tutto ci ò che poteva prendere perché Napul e è nu paese curi uso: è nu teatro anti co, sempre api erto. Ce nasce gente ca senza cunci erto scenne p’ ‘ e strate e sape reci tà.


#GRAZIELLA TETTA

lo sai che menti, perché puoi fare quante simulazioni vuoi, ma il tuo esame di maturità e quello dei tuoi studenti non lo dimenticherai mai e ti verrà a trovare di notte, soprattutto la notte prima degli esami e lì non potrai simulare


“Caccia il cartellino giallo! Ma lo hai visto, si è tuffato! Vai alla Var che sta facendo finta!” Ecco se fossimo su un campo di calcio e uno dei partecipanti simulasse un qualunque comportamento per ottenere un rigore e andare in rete a colpo quasi sicuro verrebbe, nel migliore dei casi, riempito di parolacce, invece questo non accade per gli studenti delle quinte classi della scuola superiore che durante il mese di maggio vengono invitati dal Ministero della pubblica istruzione, complici i loro professori a “simulare l’esame di maturità”. Non è la stessa cosa mi direte voi, lo so, ma ogni volta che mi arriva la mail in cui leggo date per la simulazione, mi guardo attorno sicura di trovarmi un presidente di commissione che agita il cartellino rosso perché non ho preparato adeguatamente i miei alunni a sostenere l’esame di stato. Procediamo sempre per gradi, soprattutto per spiegare ai non addetti ai lavori, ma ci sarà qualcuno che non ha ancora espresso un parere sulla scuola e sui docenti e che quindi non è un addetto ai lavori? Sta cosa la vedo difficile; comunque non divaghiamo, dicevo cerchiamo di spiegare cosa ha voluto dire quest’anno per alunni e docenti prepararsi a sostenere l’esame di maturità. Chiedo in primis all’alunno tipo: diciottenne, reduce da due anni di didattica a distanza, didattica mista, didattica integrata: DAD,DID e quant’altro ha potuto coniare la mente umana, si è trovato quest’anno, finalmente in presenza a guardare gli occhi di compagni e docenti, gli occhi solo, chiaramente, perché ha indossato la mascherina tutto l’anno, che dal primo giorno di scuola si è sentito ripetere la parola, lei quella incriminata “ quest’anno abbiamo l’esame, dovete studiare, così parlerai di Verga all’esame? Non va bene, ragazzi ma che figura mi farete fare all’esame se non sapete nemmeno fare un calcolo semplice? Io all’ esame non ti ammetto se non sei più attenta” E via così fino ad avere istinti omicidi ogni volta che questa veniva pronunciata “Sei pronto per l’esame? “Pronto? Quest’anno abbiamo di nuovo gli scritti e io non metto penna su carta da due anni, ma proprio a noi doveva capitare?

Non potevano aspettare l’anno prossimo, speriamo nella simulazione” Scelgo di porre la stessa domanda ad un professore, uno tra tanti, uno di quelli che puoi incontrare nei corridoi di una scuola superiore e che, fortunato lui ha almeno una classe da accompagnare alla maturità (io ne ho due, ho fatto ambo quest’anno!) che è carico di libri, ne porta più lui dei suoi studenti che usano Google per tutto e quindi del libro non hanno bisogno “Sei pronto per l’esame?” “Pronto? Dopo due anni ho dovuto rimettere la penna in mano ai ragazzi e anche io non è che la stavo usando molto, sono oberato da documenti da compilare, interrogazioni da fare, vediamo come va la simulazione”.Un non addetto ai lavori alla seconda volta che sente pronunciare la parola simulazione si aspetterebbe il cartellino rosso, espulsione diretta e almeno due giornate di squalifica, ma siamo a scuola e la simulazione è ammessa, anzi si deve fare e così eccoci qui, in un’aula trasformata in aula d’esame con i banchi spostati, la sedia posta dinanzi ai sei docenti più fortunati di tutti nominati membri della commissione che, per evitare fughe di massa a Timbuctu, quest’anno, sarà ancora formata solo da commissari interni e un presidente esterno, a fare finta di sostenere l’esame orale. Si segue tutta la liturgia, si invita uno degli alunni estratti in precedenza che al” facciamo accomodare il candidato” detto non senza una vena sadica dalla prof di italiano, perde 10 anni di vita, gli si presenta un progetto, un’immagine da cui prendere spunto per la sua discussione e questo parte, veloce come un treno, acquistando man mano fiducia in sé e donandola anche agli altri compagni che assistono alla simulazione, si fa qualche domanda, ci si consulta, si fa finta di cercare qualcosa tra le carte sul banco, insomma si simula tutto tutto, in modo tale che il 22 giugno, data di inizio degli esami non ci siano sorprese. li vedi tutti tranquilli ed esclami “Vedete? Niente di spaventoso, basta impegnarsi e studiare”,


#LELLO CONSOLO


#HASTAGDELLASETTIMANA

Ogni anno, a inizio estate, c' è l' usanza, per i ristoratori, di lamentarsi del reddito di cittadinanza. Ogni datore di lavoro dovrebbe avere questo pensiero, ogni lavoratore dovrebbe fare il cameriero. Ogni anno anche Renzi si aggiunge a questo coro minacciando il referendo per togliere la legge che fa stare sul divano tutta la popolazione con le mani in mano. Quest' anno è successo un fatto strano, al coro lamentoso si è unito pure Albano. Non trovo personale, è un fatto assai gravoso, qui la manovalanza ha il reddito di cittadinanza. Senta caro Albano, gli disse il manovale, perché non paga il giusto invece di gridare? Ma io il giusto pagavo, ma mò non trovo niente. Perché volevi lo schiavo e non il dipendente. Perciò stammi a sentire non fare queste lotte, sti pagliacciate ' e fa Italia Viva, voi siete già famosi "nun sfidate a ciorta". Liberamente e disonorevolmente tratto da "a livella" di Totò.


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