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#MAGAZINE NUMERO 25

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TUTT'EGUAL SONG 'E CRIATURE


19 MAGGIO ANNO I NUMERO 25 Direttore Responsabile Antonio Di Maio Coordinatore di redazione Augusto Santojanni #MAGAZINE Diretto da Armando De Martino Redazione Graziella Tetta, Carmen Costabile Rosa Caputo, Annamaria Marmo, Emanuela Guarnieri, Francesca Rametta Luca Marsilia Giulia Compagnone, Roberta Luppino, Cristina Varchetta, Daniele De Falco, Matteo Esposito, Lello Consolo, Crescenzo Mele, Chiara Ferrante, Laura Perna Maria Palma Gramaglia

Supplemento de Il Corriere di Pianura del Tribunale di Napoli n° 5215 del 31/05/2001

04

BANDIERA BIANCA

14

#Armando De Martino

05

IL RUOLO DELLA NATO

#Chiara Ferrante

16

SPECIALE 100 ANNI BERLINGUER #Antonio Di Maio

SI ALLARGA LA NATO? #Daniele De Falco

#Gennaro De Lena

08

NESSUNO TOCCHI ISRAELE

18

LO STUDIO: DITTATURE PROGRESSISTE IN AMERICA LATINA #Laura Perna


Corrieremagazine

magazinecorriere@libero.it

21

50 ANNI DALL'OMICIDIO CALABRESI

25

#Crescenzo Mele

#Graziella Tetta

27 23

UN ANNO SENZA BATTIATO #Maria Palma Gramaglia

SATIRA:LA PROVA COSTUME

HASTAG DELLA SETTIMANA #Lello Consolo


#Armando De Martino

BANDIERA BIANCA Oseremo fermarci un giorno per riflettere o converrà ancora una volta correre, correre, correre? D'altronde il muoversi genera consensi, il percorso è relativo per cui danniamoci l'anima alla ricerca di verità e teniamoci la propaganda come strumento livellatore di ogni pensiero. E già, dire che è assurdo che l'Ucraina vinca l'Eurovision significa essere bollati come Putiniani peggio se proviamo a sottolineare come il processo mediatico contro ogni forma di russofona arte sia la deriva morale di una società demenziale. Bisogna allinearsi al consenso, Alzare un muro, incespicare in dubbi che vengono poi eliminati con una sonora campagna di retorica che far deporre le armi anche al più fervente idealista. Signori miei, Amnesty International nei giorni scorsi ha lanciato un preoccupante allarme contro le razzie perpetrate dallo Stato di Israele (nella foto in basso) ma nessuno gli ha dato l'eco che avrebbe meritato. Nessuno tocchi Israele, per carità, denunciare una forma di apartheid che va avanti da quasi un secolo è mettersi contro l'opinione pubblica e dunque i bambini palestinesi non valgono quegli ucraini.

Secondo uno studio di Euro.Med Israele ha ucciso cinque volte più palestinesi nel 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021 ma la maggior parte della popolazione mondiale, quella che si ciba di talk show, approfondimenti giornalistici e social networks non ne è a conoscenza. Si manipolano anche le lacrime, si impone la pietà, si discriminano le sofferenze. La resistenza ucraina è un messaggio di speranza e di forza, di appartenenza e di coraggio ma è anche un meraviglioso abito talare per i sacerdoti che pontificano, in nome della pace, per il dominio su fonti economiche importanti. "Minima immoralia, miinma immoralia"


#GENNARO DE LENA


Sono trascorsi ormai quasi tre mesi dall’inizio delle ostilità tra Russia ed Ucraina e quello che poteva apparire inizialmente come un conflitto militare di dimensioni regionali di rapida risoluzione, ha assunto in una maniera eccezionalmente rapida i connotati di uno scontro su larga scala tra potenze geopolitiche di livello mondiale. Da un lato la Russia di Putin con le sue rivendicazioni imperialiste nei confronti del vicino ucraino, dall’altro le forze del Patto Atlantico guidate dagli USA che hanno alzato la posta fino a trasformare il conflitto in una resa dei conti nei confronti dell’ex nemico sovietico. Proprio sul ruolo degli Stati Uniti nel conflitto e sui loro reali obiettivi, vale la pena soffermarsi per tentare di fare un minimo di chiarezza rispetto a quanto sta avvenendo alle porte orientali dell’Europa al netto dell’atto di ostilità della Russia di Putin nei confronti dell’Ucraina di Zelenski. Facendo un passo indietro si scoprirà come gli ultimi due decenni abbiano fatto segnare una graduale erosione di potere degli USA rispetto al suo ruolo di unica superpotenza globale dopo il disfacimento dell’URSS e l’evaporazione del nuovo ordine mondiale dei blocchi contrapposti emerso alla conclusione della seconda guerra mondiale. I fallimenti militari in Iraq ed Afghanistan, i fatti del 2001, il terremoto finanziario del 2008, l’emergere di nuove potenze militari ed economiche su scala globale capaci di insidiarne la leadership, oltre a difficoltà interne di natura politica che hanno preceduto, accompagnato e seguito la presidenza Trump, hanno di fatto determinato una nuova ed inaudita aggressività degli Stati Uniti in politica estera tesa a recuperare il terreno perduto oltre che alla ricostruzione dell’offuscata immagine di potere.

L’insediamento di Biden alla Casa Bianca ha rappresentato l’inizio di una nuova era con lo spostamento del baricentro dell’azione politica dall’interno all’esterno nel tentativo di recuperare il terreno perduto e ristabilire un ordine mondiale che riconoscesse al gigante americano quel ruolo di assoluta centralità intaccato dagli eventi a cui si faceva prima riferimento.In quest’ottica il conflitto tra Russia e Ucraina è apparso da subito come l’occasione perfetta fornendo agli USA la possibilità di indebolire sul piano economico l’Unione Europea ed al contempo limitare il raggio d’azione economico, militare e politico della Russia sottraendole il ruolo di partner commerciale privilegiato dell’UE e successivamente isolandola dal resto del mondo, punendo con sanzioni economiche inaudite qualunque paese volesse ancora fare affari con il gigante russo. In nome della pace e per nome dei popoli che dicono di rappresentare, i leader politici del blocco atlantico, Italia compresa, stanno di fatto contribuendo attraverso l’invio incessante di armi all’Ucraina, l’accerchiamento politico, economico e mediatico senza precedenti nei confronti della Russia di Putin ed il boicottaggio di ogni tentativo di dialogo tra le parti, auspicato a parole ma ostacolato nei fatti, ad una destabilizzazione dell’area che lascerà in dote all’Europa ed al mondo intero per i prossimi decenni, una situazione di instabilità complessiva sconosciuta dai tempi della Guerra Fredda. Una situazione che finirà per legittimare, come in parte già sta avvenendo, attraverso la retorica obsoleta ma evidentemente ancora efficace della pace e della democrazia da difendere, una serie di politiche di riarmo e di economie di guerra che da un lato andranno ad erodere ulteriormente le già irrisorie voci di spesa riservate a welfare e politiche sociali, dall’altro consegneranno agli europei un futuro di totale incertezza sul fronte della pace e dei rapporti tra i popoli oltre che un’instabilità economica che già comincia a manifestarsi in maniera evidente


L’esigenza di un nemico subdolo e minaccioso da combattere, ha accompagnato e legittimato le politiche occidentali a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale. In origine era il fantasma del comunismo ad agitare i sonni del resto del mondo, è poi arrivato il terrorismo di matrice religiosa e con esso il concetto di democrazia da esportare. Calato il sipario sul fondamentalismo islamico ecco che il conflitto ucraino regala una nuova, inaudita possibilità di ripristino di quell’equilibrio del terrore di cui si pensava e sognava di essersi definitivamente liberati e che si prefigura all’orizzonte come lo spettro che accompagnerà l’esistenza futura di centinaia di milioni di esseri umani.


SPECIALE #ANTONIO DI MAIO


«I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. Siamo di fronte a un decadimento, a una perdita di autorità politica e morale dei gruppi dirigenti; e siamo di fronte al rischio che in qualche misura sia offuscato quel cardine della democrazia costituito dal sistema dei partiti, e quella conquista della Resistenza che fu la costruzione dei grandi partiti democratici di massa». 20 febbraio 1976, discorso in parlamento in occasione della fiducia al V governo Moro (che non la ottenne) APOLITICI E FASCISTI «A proposito di apoliticità: è una malattia diffusa però non è epidemica. Mi accade spesso di incontrare questi strani individui che sogliono ugualmente autodefinirsi apolitici ma finora sono fortunatamente rimasto immune da questa nuova elegante moda neofascista, perché in fondo questo terrore della politica che è quella parte essenziale dell’attività dell’uomo che concerne i rapporti sociali con i propri simili è un fenomeno tipicamente fascista, del fascismo post 25 luglio. Perché prima la politica i fascisti la facevano e in modo cosi originale e delicato che non la lasciavano fare agli altri. Secondo queste persone, dove si parla di politica non c’è pace per l’uomo e uomo è qui uguale al fascista e alla sua coscienza. In altre parole, o politica fascista che chiude la bocca agli altri o niente politica che ugualmente chiude la bocca agli altri. Noi spesso parliamo di politica, agitiamo problemi politici, alternandoli opportunamente ad altri svaghi ma non abbiamo mai litigato tra di noi, non ci siamo mai fatto il sangue cattivo. Nessuno ha mai preteso imporre le proprie teorie agli altri. Perché? Ma è chiaro, al di sopra di ogni divergenza siamo tutti d’accordo su un punto fondamentale: l’antifascismo.

In questo senso tutti possiamo dirci liberali, inteso il liberalismo non nel significato politico o economico ma in quel più vasto significato umanistico che vuole che a tutte le facoltà dell’uomo sia dato libero sviluppo». “Discorso dal Carcere” aprile 1944, tratto dal documentario “Quando c’era Berlinguer” di Walter Veltroni Voi siete stati coraggiosi soltanto quando stavate dietro la protezione delle SS, allora siete stati coraggiosi, nel massacro dei giovani, dei partigiani. Quando vi siete trovati di fronte voi fascisti repubblicani i partigiani, siete sempre scappati». Tribuna Politica – aprile 1972 NOI SIAMO COMUNISTI CON ORIGINALITA’ «Io sono comunista. Da giovane ho fatto una scelta di vita: stare dalla parte dei più deboli, degli sfruttati, dei diseredati e degli emarginati. E lo farò fino alla fine della mia vita». «Noi siamo comunisti, lei lo dimentica. Lo siamo con originalità e peculiarità, distinguendoci da tutti gli altri partiti comunisti: ma comunisti siamo, comunisti restiamo. Siamo nati e viviamo per combattere il capitalismo, cancellarlo». Intervista a Oriana Fallaci del 26 luglio 1980 «Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante.


Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche – e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC – non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di inoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell’attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione».

PER LA PACE «Se vuoi la pace, prepara la guerra, dicevano certi antenati. Ma io la penso come i pacifisti di tutto il mondo. Se vuoi la pace, prepara la pace».

«Trattino, dunque, gli Stati; non cedano alla facile lusinga dell’intransigenza, della sfida, della provocazione. Ma, al tempo stesso, i popoli facciano sentire la loro voce, il loro peso, la loro volontà di vita. Si devono chiamare gli uomini e le donne del nostro e di tutti i paesi a guardare in faccia il pericolo che ci sovrasta; e, al tempo stesso, a individuare e fare scendere in campo le grandi, immense PER LA GIUSTIZIA SOCIALE energie positive, costruttive e non «Noi pensiamo che il privilegio vada distruttive che esistono in Italia e nel combattuto e distrutto ovunque si annidi, mondo. La diplomazia dei popoli dovrà che i poveri e gli emarginati, gli tentare di invertire la rotta seguita svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data attualmente dalla diplomazia degli Stati. voce e possibilità concreta di contare nelle Il governo italiano, tutti i governi europei, decisioni e di cambiare le proprie ma anche le massime potenze, dovranno condizioni, che certi bisogni sociali e umani ascoltare l’ammonimento dei popoli del oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità mondo. Questo movimento è rispetto ad altri, che la professionalità e il assolutamente non monolitico e non merito vadano premiati, che la unilaterale sul piano politico e ideale, ma partecipazione di ogni cittadino e di ogni proprio per questo esso è forte e cittadina alla cosa pubblica debba essere impetuoso come un fiume nel cui alveo assicurata». confluiscono acque di tutte le sorgenti». Discorso alla Marcia della Pace ad Assisi, «Se i giovani si organizzano, si ottobre 1983 impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano a fianco dei lavoratori e degli Altra è la funzione dell'Europa, altro è oppressi, non c'è scampo per un vecchio l’interesse dei nostri popoli. Il nostro ordine fondato sul privilegio e interesse è quello di impegnarci per nuovi sull'ingiustizia». progressi nella distensione, e anzitutto per la distensione tra l’Ovest e l’Est del nostro Continente, di lavorare con decisione per la riduzione degli armamenti e di fare in modo che l’Europa si apra alle realtà nuove del Terzo Mondo per stabilire con esse, abbandonando ogni spinta e velleità di tipo colonialistico o neocolonialistico, rapporti di pacifica cooperazione, di pari dignità e di pari diritti, con l’obiettivo di giungere a un nuovo ordine economico internazionale.


LA QUESTIONE MORALE «La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche».

«Viviamo in un mondo dove si spende più di un miliardo di dollari al giorno per la corsa agli armamenti, una corsa che continua inarrestata, e che può condurre solo ad una catastrofe generale». LA CRISI DELLA POLITICA, LA CRISI DEI PARTITI «I partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato, questa è l’origine dei malanni d’Italia. Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”».


28 MAGGIO

1922-2022 Centenario di

ENRICO BERLINGUER

INTERVENGONO ANTONO BASSOLINO ENZA AMATO NINO DANIELE

MODERANO ARMANDO DE MARTINO ANTONIO DI MAIO

Ilcorrieredipianura

Presso la Casa della Cultura- S.da Comunale Grottole, 1 ORE 10:30


#CHIARA FERRANTE


Israele non si smentisce mai. E’ risaputo infatti che le milizie israeliane, più volte denunciate anche dalle associazioni umanitarie, siano tra le più violente e repressive esistenti sulla faccia della terra. Nulla quindi, può sconvolgerci più di tanto, abituati quotidianamente alle violenze perpetrate nei confronti del popolo palestinese. Nulla, tranne quello Centenario di ENRICO BERLINGUER che è successo durante i funerali della giornalista palestinese- americana Shireen Abu Akleh, uccisa dagli stessi con un colpo al viso mentre testimoniava un raid di Israele in un campo profughi a Jenin, in Cisgiordania. Prima dell’inizio della funzione infatti, nei pressi della Chiesa dell’Annunciazione della Vergine nella città vecchia di Gerusalemme, si sono riuniti centinaia di palestinesi per dare l’ultimo saluto alla reporter e alcuni hanno come di consueto preso il feretro sulle loro spalle, per portarlo in chiesa e svolgere il rito funebre. Ma così non è stato. I civili infatti sono stati caricati dalle forze armate israeliane, mentre trasportavano la bara, venendo colpiti ripetutamente alle gambe come dimostrano anche le testimonianze video. Il feretro ha rischiato più volte di cadere ancor prima dell’arrivo in chiesa, ma la forza dei civili ha impedito accadesse. Al Jazeera, che ha documentato il tutto, accusa, di comune accordo con l’Autorità palestinese, le forze di sicurezza israeliane. Secondo la rete televisiva Abu Akleh è stata uccisa volontariamente, a differenza di quanto dichiarano le indagini condotte dalle forze armate di Tel Aviv, che minimizzano la morte della giornalista dichiarando l’impossibilità di determinare se la donna sia stata uccisa daIlcorrieredipianura colpi d’arma da fuoco israeliani o palestinesi. Sta di fatto che, tralasciando le dichiarazioni riportate, i giornalisti del team di Abu Akleh nel momento dello sparo hanno detto che non c'erano uomini armati palestinesi o scontri

ANTONO BASSOLINO ENZA AMATO NINO DANIELE

ARMANDO DE MARTINO ANTONIO DI MAIO

nelle immediate vicinanze. Questa dichiarazione potrebbe mettere a soqquadro l’intera indagine condotta dalle milizie israeliane. Il punto è: Se anche fosse capitato un omicidio con questi retroscena, che senso avrebbe caricare una folla di civili la cui colpa, se così si può chiamare, è quella di condurre un rito funebre? Se, come scrivono molti media, Israele è l’unica democrazia esistente in Oriente allora bisogna seriamente riscoprire l’etimologia del termine “democratico”. Tralasciando la retorica sull’uccisione di chi informa e quindi di chi lavora per e con la verità (se qualcuno se ne fosse dimenticato, il fine ultimo del giornalista è questo), è fortemente grave la perseveranza con la quale Abu Akleh è stata uccisa, poiché non ha avuto neanche il diritto al riposo eterno che va concesso a chi lascia la terra. La scena agghiacciante del feretro che si sta per rovesciare non solo è una testimonianza della vergogna che dovrebbero provare coloro che giustificano le milizie israeliane ma anche uno smascheramento chiaro e preciso, di ciò che veramente è Israele.​


#DANIELE DE FALCO


Il conflitto russo - ucraino ha spinto Svezia e Finlandia, neutrali da oltre settant’anni e favorevoli da sempre a una politica di pacificazione e disarmo, a voler entrare nell’alleanza Nato. Una decisione non molto apprezzata da Putin, che ha affermato di non avere nulla contro i due paesi scandinavi. Il problema a cui difficilmente si riuscirebbe a porre rimedio è l’avvicinamento delle infrastrutture militari straniere alla Russia. Ne conseguirebbe, a detta del capo del Cremlino, una reazione immediata. Secondo quest’ultimo, gli Stati Uniti stanno strumentalizzando l’alleanza a proprio piacimento, minacciando la Russia con l’installazione di basi militari e arsenali nucleari nei paesi al confine. La strategia utilizzata da Putin è sempre la stessa: la cara e vecchia scusa dell’accerchiamento. La guerra in corso in Ucraina, infatti, è figlia di questa strategia. Un eventuale ingresso di quest’ultima nella Nato avrebbe minato la sicurezza nazionale della Russia. Peccato che non sia mai stata presentata alcuna richiesta ufficiale e che i conflitti interni presenti nel Donbass da qualche anno a questa parte non avrebbero mai concesso alcun ingresso nell’alleanza. E’ evidente che alla Russia non interessano solo ed esclusivamente i territori contesi al confine con l’Ucraina. In seguito alla caduta del muro di Berlino, l’ingerenza russa nei confronti dei paesi ex sovietici è andata via via diminuendo e Il vuoto venutosi a creare è stato colmato dall’espansione dell’alleanza atlantica. E’ probabile che le nazioni racchiuse in passato nell’orbita socialista abbiano preferito rifugiarsi nella Nato per il timore dovuto a qualche arrembaggio da parte di mamma Russia. Lasciare che l’Ucraina venisse inglobata nell’orbita occidentale, tra l’altro con parere favorevole di una fetta maggioritaria di popolazione, avrebbe significato dire addio a ogni tipo di ingerenza nei confronti dei paesi ex URSS. Se le relazioni tra Russia e Nato erano già in via di sgretolamento,

il conflitto in corso non ha fatto altro che alimentare le tensioni, portando a una rottura definitiva o quasi, dato che molti dei paesi presenti nell’alleanza si riforniscono ancora di gas russo. Se la Finlandia, che spende ogni anno il 2% del Pil per il settore militare, è prossima a diventare membro Nato, la Svezia, consapevole della propria vulnerabilità, avverte l’esigenza di isolarsi quanto meno possibile. Il primo ministro svedese Magdalena Andersson, leader del Partito socialdemocratico, ha richiesto espressamente di voler entrare a far parte dell’alleanza atlantica. Il Ministro degli Esteri turco Cavusoglu ha definito provocatorio l’atteggiamento assunto dai due paesi scandinavi, la cui posizione nei confronti delle milizie curde a nord della Siria, il Pkk e l’Ypg, non viene digerita facilmente. L’aiuto fornitogli e l’embargo inflitto alle esportazioni di armi verso il governo turco hanno indotto quest’ultimo a scontrarsi con i due paesi per la decisione presa. La Turchia si trova in una posizione strategica dal punto di vista geografico, essendo l’unica potenza a poter concedere il passaggio nello stretto del Bosforo, potenzialmente determinante per le sorti del conflitto. In questo momento il governo di Ankara rappresenta l’ago della bilancia tra le forze occidentali e il governo di Putin. Dal punto di vista turco, è evidente che mediare tra le due parti risulta essere la soluzione migliore. Le potenze occidentali non sono disposte a trattare con i russi, ma devono necessariamente tenere in considerazione le posizioni assunte dal governo turco, che gioca un ruolo determinante in questa partita. Se i vertici dell’amministrazione Erdogan non si fossero espressi in questo modo, alla Nato sarebbe stato concesso un raggio di azione eccessivamente ampio. Nei prossimi giorni, infatti, la Svezia invierà in Turchia una delegazione capeggiata dal Ministro della Difesa svedese Hultqvist. Nonostante il sultano turco sia apparso incisivo come non mai, la trattativa non sembra impossibile da imbastire.


#LAURA PERNA

LO STUDIO


Gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, in America Latina, sono associati al sorgere delle dittature militari in Argentina con Videla, in Cile con Pinochet, in Uruguay con Bordaberry e in Brasile con Castelo Branco. Quando si parla di dittature militari, in particolare, si fa riferimento a regimi “burocratico-autoritari”, caratterizzati dal sorgere di coalizioni tra l’élite tecnica sviluppatasi nel corso dello sviluppo economico e le istituzioni militari. Tuttavia, gli anni Ottanta non furono caratterizzati esclusivamente da colpi di Stato che si conclusero con l’instaurazione al potere di comandanti militari di destra: in Perù, in Ecuador, a Panama e in Bolivia le Forze armate istruite promossero i regimi progressisti, caratterizzati da programmi politici incentrati sulla crescita economica e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. In Perù, la probabile ascesa al potere di Victor Haya de la Torre portò le Forze armate, guidate da Juan Velasco Alvarado, ad attuare un colpo di Stato nel 1968. Fu realizzato un progetto riformista e nazionalista, una terza opzione al capitalismo e al comunismo, in cui, comunque, era garantito un posto all’industria privata e al capitale estero; furono nazionalizzate le miniere di rame, il sistema bancario, il trasporto e l’energia elettrica, ma ciò non comportò scontri con l’amministrazione Carter, posto che quel governo era in quegli anni meno duro con i paesi latinoamericani. Nelle campagne fu bandita la servitù ed attuata una riforma agraria, anche se soltanto un decimo delle terre furono cedute alla proprietà individuale ed il resto fu concesso a corporative e comunità indie; nel settore secondario, gli investimenti privati furono scoraggiati a causa dell’inserimento degli operai nel sistema di gestione. Tuttavia, nonostante la crescita dei salari, non si raggiunse un equilibrio sociale. Questo portò il governo ad istituire il SINAMOS, un organismo per la promozione della socializzazione delle masse e la mobilitazione popolare.

La situazione peggiorò quando le classi d’élite, insoddisfatte, attuarono una campagna stampa molto violenza a cui Velasco rispose prontamente con l’espropriazione dei giornali; la situazione peggiorò fino al 1975, quando con un nuovo golpe instituì una nuova giunta, che seguì tutti i consigli del Fondo Monetario Internazionale. Nel 1980, a seguito delle consultazioni presidenziali, fu eletto il presidente in carica prima del 1968: Fernando Belaúnde Terry. Un'esperienza molto simile si ebbe in Ecuador nel 1972 con Guillermo Rodríguez Lara. Nel paese l'aumento dei prezzi internazionali permise di rafforzare l'industria e promuovere misure idonee al benessere delle classi popolari; a differenza del Perù, tuttavia, la forte opposizione dei proprietari terrieri non permise l'attuazione della riforma agraria ma, così come accadde a Lima, le pressioni delle classi d’élite ed il capitale straniero, le divisioni interne delle forze armate e la complessità del contesto economico terminarono in un nuovo colpo di Stato nel 1976 che vide il ritorno di un’amministrazione civile. A Panama nel 1968 giunse al potere un gruppo di giovani ufficiali capitanati da Omar Torrijos. Fu varata un'importante riforma agraria ed introdotto un codice del lavoro insieme a numerose norme sociali. Nonostante l'afflusso di capitali esteri, dovuti al fatto che già allora Panama era un paradiso fiscale, la giunta riuscì comunque a promuovere una politica estera sufficientemente indipendente ed a firmare un accordo con gli Stati Uniti riguardo il canale di Panama. Tuttavia, quando Torrijos morì, con Noriega alla guida il paese non fu in grado di continuare il precedente programma innovativo.


Infine, il piano progressista boliviano durò meno di un anno: Juan José Torres nel 1970 cercò di istituire un'assemblea popolare che potesse garantire un potere parallelo in grado di coinvolgere la società civile; tuttavia, la sua attività portò un'altra fazione militare a destituirlo nel 1971, per promuovere l'ascesa di una dittatura di destra particolarmente violenta che sarebbe rimasta al potere per sette anni. Torrijos fu prima rapito e poi assassinato nel 1976, rientrando così in una delle vittime dell'Operazione Condor mentre era esiliato in Argentina. L'attuazione di tutti questi programmi progressisti in America Latina fu realizzata poiché in quel periodo l'amministrazione statunitense era distratta dal conflitto in Vietnam, infatti, la diretta conseguenza del successivo mutamento del contesto internazionale fu il ritorno di una politica di repressione da parte degli Stati Uniti.


#CRESCENZO MELE


Era la mattina del 17 maggio 1972. Sono passati 50 anni dall’ omicidio di Luigi Calabresi, commissario di Polizia. Per capire le ragioni del suo assassinio occorre andare indietro nel tempo. Tutto comincia con le indagini sulla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, la bomba che esplode nella sala della Banca Nazionale dell’ agricoltura causando 17 morti e 88 feriti. L’inchiesta porta all’arresto immediato di Giuseppe Pinelli, frequentatore del circolo anarchico del Ponte della Ghisolfa, trattenuto nella Questura di Milano per tre giorni al termine dei quali cade da uno dei balconi del quarto piano e muore. Suicidio o omicidio? Le indagini si concludono con l’ ipotesi di un malore. Inizia però una campagna stampa contro Calabresi, ritenuto responsabile della morte di Pinelli. Dal dicembre 1969 al maggio del 1972 trascorrono due anni e mezzo durante i quali Calabresi è il commissario più odiato del paese. Contro di lui si schiera Lotta Continua che fa a capo ad Adriano Sofri, l’intera sinistra extraparlamentare e molti intellettuali e giornalisti. Viene firmato nel giugno del 1971 un documento da parte di personalità del calibro di Pasolini, Moravia, Bevilacqua, Cederna, Maraini, Betti, Bobbio, Bellocchio, Barbato, Bocca, Basagkia, Cavani, Colletti, Colombi, Comencini, Corbucci, Hack, Ginzburg, Levi, Lizzani,Loy, Fo, Foà, Mieli, Fellini, Bertolucci, Quirico, Pivano, Pomodoro, Portighesi, Rame, Ripa di Meana, Scalfari, Argan, Sapegno, Nono, Guttuso, Maselli, Cosenza, Siciliano, i fratelli Taviani, Toscani, Zavattini, Zevi. Furono ben 757 i firmatari della lettera di accuse pubblicata per tre settimane di seguito dal settimanale L’ Espresso contro i responsabili dei depistaggi dell’indagine sulla morte di Pinelli che secondo il manifesto era riconducibile a Luigi Calabresi. Il Commissario si avvia alla porta per uscire quel mattino di primavera del ‘72 poi fa un passo indietro e decide di cambiare cravatta. Ne indosserà una bianca. Sua moglie, Gemma Capra, gli chiede il perché. sono candido come un giglio”, risponde.

Viene attinto da 2 colpi di proiettile uno alla schiena e uno alla nuca tra le auto a il marciapiede vicino casa, a Milano. Sedici dopo, nel 1988, sarà la confessione di Leonardo Marino a portare nel 1997 la Corta di Cassazione a condannare a 22 anni di carcere Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, pena poi ridotta rispettivamente a 14 e 15 anni, ritenuti i mandanti morali dell’ omicidio e Ovidio Bompressi (graziato anni dopo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) come esecutore materiale del delitto e a 11 anni Leonardo Marino, reo confesso, pena poi caduta in prescrizione. Tutti militanti di Lotta Continua. Quei colpi di pistola porranno fine alla vita di un uomo di 34 anni, marito e padre di 2 figli,


#MARIA PALMA GRAMAGLIA

"UN GIORNO MORIRÒ SENZA RUMORE, ACCEDERÒ A SPAZI ESOTERICI E SINOTTICI, MUOVENDOMI IN CONDIZIONI SIDERURGICHE E NEGOZIALI. ADDIO MONDO, DIRÒ ALLORA. SONO MORTO FOREVER".


Un anno fa ci lasciava Franco Battiato, musicista, cantautore, poeta. Battiato può essere considerato una delle icone della musica italiana, ha inciso brani che a partire dagli anni sessanta hanno segnato intere generazioni che l'hanno seguito e che ancora lo seguono. Un autore così eclettico, che amava sperimentare e innovare, autore impegnato ma che non ha mai rinnegato il suo passato pop. Battiato era così "alto e basso", "colto e pop", la sua musica si può adattare a qualsiasi genere. Molti dei suoi testi possono apparire "complicati" ma proprio questa complessità rappresenta la sua identità, la sua autenticità e per conoscerlo e per comprenderlo bisogna andare oltre la superficie; esplorare l'universo di questo gigante della musica significa fare un viaggio nei suoi silenzi, nei suoi sogni, in quel suo mondo nel quale tentava di "superare le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce". Lui che ai tempi della guerra del golfo andò a Bagdad a fare un concerto, sicuramente avrebbe fatto lo stesso per l'Ucraina perché Battiato era convinto che l'arte e la cultura fossero le uniche "armi" contro ogni forma di violenza e di sopraffazione. Le sue canzoni, vere e proprie poesie, occupano un posto privilegiato nelle antologie di molti studenti che si lasciano trascinare dalla "provocazione" dei suoi testi nei quali la filosofia, il misticismo, la letteratura, sono veicolati dal cuore, dall'amore ma soprattutto da quel dolore che l'ha accompagnato nell'ultima fase della sua vita. A un anno dalla sua morte o meglio dalla "parabola del suo transito terrestre" come avrebbe preferito definire il suo trapasso si moltiplicano gli omaggi a lui riservati. La tv lo ricorda con due documentari che lo celebrano, Simone Cristicchi sta preparando un concerto ispirato al suo repertorio. In Sicilia, nella sua Riposto, sono previsti eventi letterari e musicali fino a luglio con i quali i ripostesi vogliono ricordare il loro celebre concittadino. Da poco nelle librerie è disponibile il libro E ti vengo a cercare con quale il giornalista Andrea Scanzi ripercorre e celebra la carriera del grande performer siciliano.

Milo, piccolo centro nel parco dell'Etna, dov l'artista aveva acquistato una casa a due passi da quella di Lucio Dalla, ospiterà una statua di bronzo a grandezza naturale che ritrarrà i due artisti legati da un profondo sentimento di amicizia mentre la sua dimora diventerà un museo. Battiato aveva anche una grande passione per il cinema, dirigeva tutti i suoi videoclip ed era anche regista di film. La sua prima pellicola fu Perdutoamor, mentre con Musikanten che racconta gli ultimi anni di vita di Beethoven partecipava alla Mostra del Cinema di Venezia. Tra gli altri film ricordiamo La sua figura, docufilm dedicato a Giuni Russo. I brani di Battiato inoltre sono stati colonne sonore di numerose pellicole di Nanni Moretti come T vengo a cercare in Palombella Rossa e La messa è finita, dove interpreta I treni di Tozeur. Con questa stessa canzone, cantata in duo con Alice, partecipò all'Eurofestival conseguendo un notevole successo di pubblico e di vendite. Battiato rappresenta un po' la sintesi dell'artista a tutto tondo al quale piaceva dire che «l’arte è cosa sublime Non possiamo considerare la musica come una colonna sonora per amori spezzati. Un artista che si documenta e legge non fa altro che condividere le sue conoscenze. La musica è una lingua in codice che ha il potere di trasportarti in mondi che non hai mai conosciuto».


#GRAZIELLA TETTA


Non le detesto solo, non mi provocano solo una decisa irritazione, le odio proprio profondamente. Cosa? Le domande stagionali quelle, per intenderci come “Che fai a Capodanno? Quest’estate dove vai in vacanza? Cosa regali al tuo lui/lei sotto l’albero? Quelle che ogni anno si ripetono ciclicamente e che mi provocano un tale sbocco di odio che mi viene l’orticaria solo al pensiero che si stanno avvicinando e che, ne sono certa, qualcuno mi farà sicuramente e alle quali non potrò rispondere come vorrei con un “Saranno fatti miei?”, ma alle quali ho imparato a dare una risposta che sazia la perfida curiosità dell’interlocutore e quindi alla domanda sul Capodanno rispondo con gli occhi a cuoricino“ Abbiamo deciso di aspettare la mezzanotte da soli “, la meta delle vacanze è sempre un viaggio un po’ qui un po’ lì e il regalo è qualcosa che non si può raccontare perché moooolto personale. Le so tutte, ma ad una non so rispondere e mi fa dannare sta cosa perché non solo tra amiche ce lo domandiamo sempre, ma in tv, sui social, subito dopo le vacanze e relativa abboffata di tortano, casatiello, pastiera e uova di cioccolata appare SIETE PRONTI PER LA PROVA COSTUME? Io la risposta la cerco, provo a darmela e, in verità è facile: Sì, No , non esistono mezze misure. Il sì presuppone un fisico tonico e allenato, il no un rotolino di pancetta che sporge dai jeans e che fino alla fatidica domanda non ci ha dato fastidio. Come sempre vorrei fare una digressione, ma sta benedetta (leggete maledetta) prova costume che accidenti è? Cerco su Google, lui si ha tutte le risposte, ma nemmeno lui sa darmela e mi rimanda ai vari articoli apparsi sulle testate on line che consigliano esercizi estenuanti, ore di step, diete proteiche, a basso contenuto calorico, solo uova, solo verdure per sciogliere in meno di un mese la fastidiosa, antiestetica, non gradita ciambella di adiposità che l’infame redattore dell’articolo che sto leggendo definisce ‘ piccola boa’. No piccola boa no, mi fa veramente impressione pensare che molte delle persone che conosco nascondano sotto i vestiti delle piccole boe che sembrano essere appannaggio solo del genere femminile, ma gli uomini che stanno l

l e g g e n d o n o n g i o i s c a n o mo l t o p e r c h é s e S a g u n t o p i a n g e , R o ma n o n r i d e e p e r loro c’è la temuta ‘pancia da birra’, anche quella difficile da eliminare, vabbè a ciascuno la sua croce. Ciò che mi irrita è il fatto che the costume f i t t i n g , i n i n g l e s e è u n p o ' me n o i r r i t a n t e , a p p a r e c o s ì a l l ’ i mp r o v v i s o e c i a c c o m p a g n a c o n i mi l l e c o n s i g l i d a s e g u i r e f i n o a l p r i mo l u g l i o q u a n d o l a voglia di vacanza, di gelati, di relax, di aperitivi a bordo piscina la cacciano lì da dove è venuta, dalle pagine delle r i v i s t e , d a l l e t r a s mi s s i o n i t e l e v i s i v e , d a i siti più cliccati per tuffarsi in uno spritz e nei suoi stuzzichini, in una granita alla mandorla e in una zuppa di cozze, d i me n t i c a t a p e r i p r o s s i mi o t t o - n o v e m e s i , ma d a a p r i l e a g i u g n o l a p r o v a costume è lì con te, ti fa compagnia m e n t r e s e i i n me t r o p o l i t a n a e a l z i l o sguardo sul quotidiano che sta leggendo il signore di fronte a te, ti sorride su tik tok indossando i panni di un atleta super palestrato che saltella con la c o r d a , o c c h i e g g i a t r a i f a r ma c i d a b a n c o i n f a r ma c i a i n b e l l a mo s t r a i n u n f l a c o n e di crema dimagrante e ti penetra nelle orecchie mentre pranzi sostenuta dalla voce della presentatrice di turno del s o l i t o t a l k s h o w c h e n o r ma l m e n t e s i o c c u p a d i i n c i u c i , ma n e i f a t i d i c i t r e mesi tralascia tutto per ricordarti che si a v v i c i n a l a p r o v a c o s t u me . N o n s e n e può, sfido chiunque, anche il modello più fisicato a non poggiarsi la mano sugli addominali in cerca della pancia da birra o l’atleta più allenata a cercare l a p i c c o l a b o a , u n t o r me n t o n e a c u i s t o cercando di trovare la risposta passepartout, ma vi confesso che forse l’ho trovata, se volete la condivido con voi: ‘sei pronta per la prova costume? Quest’anno ho deciso di frequentare una spiaggia per nudisti, lì il costume non serve ‘ Ahhhhhh, quann ce vo ce vo!


#LELLO CONSOLO


#HASTAGDELLASETTIMANA

Questa settimana non parlerò di quello che succede su Twitter, è un po' di tempo che vuoi per la guerra, vuoi per il covid (mascherina sì o no) è un delirio di discussioni inutili e di insulti. Vorrei parlare di una mia passione coltivata da quand' ero bambino, niente giardinaggio, mi fanno schifo i lombrichi, l' Universo. Questo immenso vuoto nero con miliardi di lampadine che si accendono e spengono manco fossero lucine di Natale. Vi è mai capitato di guardare su e pensare sospirando: ma a che serve tutto ' sto spazio? Volendo è assai, quindi cercando di capirne divoravo libri di astronomia, anche al mio cane piacevano, li divorava anche lui. Ma dispiaceri a parte quello che più mi perplimeva (bella parola) era: possibile che siamo l' unica vita intelligente in questo enorme spazio? Lo so, state pensando che intelligente è una parola grossa, visto le situazioni attuali, ma possibile che non c' è proprio nessuno? Gli scienziati sono anni che ci provano a mandare messaggi nello spazio, ma dall' altra parte o hanno finito i giga oppure sono sordi. C' è una terza opzione, visto le enormi distanze, non sono ancora arrivati i segnali, tipo quelli TV. Mike Buongiorno non ha ancora detto Allegria, "

i l Maur i zi o Cost anzo show non ha ancor a Sgar bi , non c' è Mar i a De Fi l i ppi , azz che bel post o. E quando si f anno sent i r e quest i ? Se esi st ono, secondo me, una vol t a che vedono quest i pr ogr ammi o ci di si nt egr ano da l ont ano o ci i gnor ano. Ecco per ché non ci r i spondono. Chi gl i el o f a f ar e? Bi sogna anche di r e che c' è qual che t er r est r e che mi l l ant a di aver l i avvi st at i , qual che umano un po' agè che ha di chi ar at o di esser e st at o r api t o, i o per ò penso che quest e per sone ment ano, al meno l o sper o, per ché sennò dovr emmo ammet t er e che gl i al i eni " so' chi ù sci ème ' e nuj e" . Pensat eci , met t i amo che vogl i o andar e a vi si t ar e l ' Aust r al i a, i o, i t al i ano, mi pr epar o, i l vi aggi o è l ungo, t ant i chi l omet r i , or e d' aer eo, poi at t er r o al l ' aer opor t o di Mel bour ne, esco, non mi f acci o veder e da nessuno, al massi mo da quel l i del l ' aer opor t o, f acci o una pi r oet t a, r i pr endo l ' aer eo e me ne vado. E che compor t ament o é quest o? Da def i ci ent i . Ebbene gl i al i eni r accont at i dai t er r est r i si compor t ano così . Quest i f anno mi l i ar di chi l omet r i , spendendo chi ssà quant o i n car bur ant e, sì , t engono l e navi cel l e spazi al i che cur vano i l t empo, t ut t o quel l o che vuoi , ma di co i o, f ai t ut t o st o vi aggi o, ar r i vi sul l a Ter r a, t i f ai veder e da quat t r o scappat i di casa, non f ai nemmeno un gi r o per veder e se ci sono per sone mi gl i or i , pr endi e t e ne vai ? Ma al l or a hanno r agi one quel l i che di cono che non esi st e vi t a i nt el l i gent e. A quest o punt o pr opor r ei un car t el l o, di quel l i t i po pubbl i ci t ar i , ma ver ament e gr ande, ben vi si bi l e, da appor r e sul l a Luna, i n una l i ngua i nt er gal at t i ca, deci det e voi qual e, con scr i t t o chi ar o per ò: " St at e ar r i vando sul l a t er r a. Si si t e St r unz, st i amo al compl et o


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