Skip to main content

#MAGAZINE 24

Page 1

12 MAGGIO ANNO I NUMERO 24 Direttore Responsabile Antonio Di Maio Coordinatore di redazione Augusto Santojanni #MAGAZINE Diretto da Armando De Martino Redazione Graziella Tetta, Carmen Costabile Rosa Caputo, Annamaria Marmo, Emanuela Guarnieri, Francesca Rametta Luca Marsilia Giulia Compagnone, Roberta Luppino, Cristina Varchetta, Daniele De Falco, Matteo Esposito, Lello Consolo, Crescenzo Mele, Chiara Ferrante, Laura Perna Maria Palma Gramaglia

Supplemento de Il Corriere di Pianura del Tribunale di Napoli n° 5215 del 31/05/2001

04

LA GENERAZIONE DEL '22

09

#Armando De Martino

05

SALVIAMO LA SANITA' PUBBLICA

#Chiara Ferrante

11

IL CONTE DI RUSSIA

CONTINUA IL RACCONTO DI CUBA.60 ANNI DI EMBARGO #Laura Perna

#Antono Di Maio

07

GRAZIE WALTER

15

MORTI PER LA VERITA' #Crescenzo Mele

#Daniele De Falco


Corrieremagazine

magazinecorriere@libero.it

19

EUROVISION CONTEST #Maria Palma Gramaglia

23 21

UN PIATTO PER IL GIRO D'ITALIA #Roberta Luppino

HASTAG DELLA SETTIMANA #Lello Consolo


#Armando De Martino

LA GENERAZIONE DEL '22 Cent'anni fa si umanizzavano geni e interpreti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del Novecento restando miti nel tempo. Jack Kerouac padre della Beat Generation, rivoluzionò la letteratura americana e segnò una scuola di pensiero e di artisti che, da lì a poco, avrebbero portato un nuovo modo di raccontare i tempi. José Saramago, premio Nobel per la letteratura e ancora Pier Paolo Pasolini antagonista e lettore di una realtà sommersa che è riuscito a rendere tangibile in un'Italia che si nascondeva dietro a bigotte forme di informazione. Un filo incredibile lega questa generazione che aveva consapevolezza dei conflitti mondiali e metabolizzava la rinascita attraverso gli occhi del nuovo corso del mondo. Beppe Fenoglio e il suo Partigiano Johnny ma anche Giorgio Manganelli con la meravigliosa opera La Letteratura come menzogna. La generazione dannata e cosciente, rivoluzionaria e critica, sognatrice e ferma. Il cinema italiano deve tanto al '22. Nacquero Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e Raimondo VIanello oltre a Francesco Rosi

Il centenario più alto di tutti i tempi. Nel 1922 infatti nacque anche Margherita Hack una delle menti più brillanti che il mondo abbia mai conosciuto, apprezzato e compreso. Una coincidenza divina, un anno in cui, a fatica, si usciva dalla prima guerra mondiale e si affacciava sul mondo lo spettro dei regimi totalitari. Fu l'anno in cui nacque anche Enrico Berlinguer, segretario del PCI, il più amato dal popolo comunista italiano e il più divisivo dei segretari dell'allora blocco sovietico. Colui che segnò lo strappo dall'Unione Sovietica e declinò il nuovo verbo comunista italiano creando i presupposti per la nascita di un nuovo assetto nazionale. La generazione del '22 è la irripetibile grazia dei tempi.


#ANTONIO DI MAIO


Non ne siamo usciti migliori. Purtroppo gli oltre due anni di pandemia da Covid-19 non ci hanno insegnato niente. Migliaia e migliaia di morti di coronavirus non sono bastati a farci capire che investire nella sanità pubblica è una priorità per il nostro paese. Dopo mesi passati a discutere di MES, abbiamo sperato che i fondi del Recovery Plan potessero dare nuova linfa ad un sistema profondamente segnato da trent’anni di tagli e di commissariamenti. Abbiamo perso due anni e nonostante le aspettative ed i buoni propositi dei governi nazionali e regionali, ci troviamo ancora qui a commentare le drammatiche immagini del Pronto Soccorso del nostro Cardarelli, del San Camillo di Roma e di altri ospedali in giro per la penisola. Un Pronto Soccorso preso d’assalto da centinaia di pazienti, con gente in barella, attese di molte ore anche per i codici rossi, medici ed infermieri costretti a lavorare sotto pesante stress, mettendo a rischio talvolta la propria incolumità fisica e mentale. E che stanno scappando dai reparti di emergenza degli ospedali: è della scorsa settimana infatti la notizia delle annunciate dimissioni di massa di venticinque medici in servizio nella trincea del Cardarelli, esausti per le condizioni di lavoro sempre più difficili. Secondo la denuncia dei dottori, anche a causa della chiusura dei reparti di urgenza di altri ospedali cittadini (diventati Covid centers), il carico di lavoro è diventato insostenibile per un personale che negli ultimi anni si è dimezzato. Bisogna riorganizzare in tempi rapidi il piano ospedaliero ed inserire nella rete di emergenza-urgenza anche altri nosocomi e policlinici universitari. Poi bisogna contestualmente potenziare il Sistema Sanitario Nazionale per garantire il diritto alla salute che nel nostro paese sta diventando sempre di più un privilegio per pochi. Già nelle scorse settimane parlammo dell’elevato numero di morti “evitabili” cioè quei decessi causati dalla disorganizzazione e dalle carenze del sistema sanitario e dai ritardi nelle diagnosi per le lunghissime liste di attesa. Nei Pronto Soccorso è una continua emergenza anche a causa della carenza di medici: sempre più spesso i concorsi vanno deserti e molti di loro lasciano gli ospedali pubblici per lavorare nel privato. Una possibile soluzione per reintegrare il personale potrebbe essere quella di assumere nei PS gli specialisti di altre discipline ed

i laureati in Medicina e Chirurgia abilitati alla professione medica anche se ancora privi di specializzazione.Ci aspettano altri anni difficili ammette il Ministro della Salute Roberto Speranza che però rivendica l’aumento delle borse di specializzazione, il cui numero è triplicato nell’ultimo anno. Gli effetti però si vedranno solo tra qualche tempo. Sempre secondo il titolare del dicastero, il nostro governo ha imparato la durissima lezione del Covid: abbandonare la stagione dei tagli e aprire una grande stagione di investimenti sulla sanità nel suo complesso ed in particolare sul personale. Queste sono le parole ma i dati delineano una realtà decisamente diversa: in primo luogo, le regioni aspettano ancora dallo stato il rimborso dei quattro miliardi di euro spesi in più durante la pandemia per cure e vaccini anti-Covid. Ed anche rispetto ai tagli, i dati contraddicono quanto afferma il Ministro: nel 2020 la spesa sanitaria era al 7,4% del Pil, l’anno successivo è scesa al 7,2%. Secondo il DEF, la spesa sanitaria calerà dello 0,6% annuo per il prossimo triennio. Poi, rincara la dose l’assessore emiliano alla Salute Raffaele Donini, coordinatore della commissione Sanità della Conferenza delle Regioni, «adesso si discute di aumentare la spesa militare ma noi è da un anno e mezzo che chiediamo al governo di intervenire in maniera definitiva per la sanità». Prima di aumentare le spese per gli armamenti, è necessario aumentare gli investimenti per la salute dei cittadini. Investimenti per rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, per la riforma della medicina territoriale e per rimpinguare il personale, riconoscendo ad esso adeguati incentivi economici. Insomma avremo anche imparato la lezione ma non la mettiamo in pratica: sono passati già due anni e siamo ancora a zero.


#DANIELE DE FALCO


Sono molto intricate le vicende che hanno visto coinvolte l’Italia e la Russia durante la prima fase della pandemia. Tutto è cominciato, o almeno così sembra, con una telefonata di Putin all’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il 21 marzo 2020. I russi avrebbero fornito sostegno umanitario all’Italia, alle prese con una situazione difficile da affrontare e con un numero di contagi da Coronavirus molto elevato. Un aiuto, quindi, che sarebbe stato accettato molto volentieri. Il 22 marzo la Russia ottiene il consenso per far atterrare 13 yliushin a Pratica di Mare. Strano che un’operazione così complessa sia stata organizzata in così poco tempo. Putin, infatti, aveva già pronta la lista dei 230 profili che avrebbero dovuto prendere parte alla missione denominata “Dalla Russia con amore “. La richiesta dell’Italia fu chiara: 10 milioni di mascherine chirurgiche, ffp2 e ffp3 e un numero considerevole di ventilatori. Dei 230 missionari arrivati in Italia, solo 32 erano operatori sanitari, il resto militari o esponenti dell’intelligence russa. Le mascherine inviate furono 500 mila, un fabbisogno del tutto insufficiente. I ventilatori spediti, invece, solo 30, tra l’altro difettosi e quindi inutilizzabili. I missionari, secondo quanto pattuito con il governo italiano, raggiunsero Bergamo, all’epoca epicentro della pandemia. La presenza degli alti ufficiali russi in Italia, molti dei quali presero parte alla missione ricoprendo ruoli dirigenziali, ha alimentato seri dubbi in merito all’affidabilità dell’aiuto offerto. Un esempio è Alexey Nemudrov, responsabile della logistica della missione, espulso dalla Nato per aver svelato documenti top secret. Un altro nome da attenzionare è Sergej Kikot, ufficiale russo esperto di armi batteriologiche. Insomma, è possibile che alcuni dei maggiori esponenti dell’élite russa militare fossero giunti in Italia per sanificare le strutture pubbliche? Si tratta di un’operazione che avremmo potuto svolgere autonomamente, ma che, secondo quanto riferito a Report da Enzo Vecciarelli, ex Capo di stato Maggiore della Difesa, il Ministero della Salute non autorizzò. I documenti desegretati dal Dossier Center di Londra attestano l’esistenza di una rete occulta denominata Alintern, istituita dall’oligarca russo Malofeev. L’adesione all’organizzazione da parte dei paesi euroscettici, in particolare dei politici stranieri interessati ad intrattenere rapporti con la Russia, avrebbe permesso di contrastare efficacemente le sanzioni imposte da Bruxelles in seguito all’invasione della Crimea del 2014

Tra questi c’è anche la Lega di Salvini. I russi avevano già sviluppato l’adenovirus per il vaccino nel febbraio 2020, ma solo le sperimentazioni sul virus vivo avrebbero permesso di ultimarne la creazione. In Russia i casi di coronavirus erano di poco superiori a 600 in quel periodo ed è plausibile che la spedizione in Italia sia stata organizzata con lo scopo di attuare operazioni di spionaggio. Fa riflettere anche il memorandum firmato dall’Istituto Spallanzani di Roma con l’istituto russo Gamaleya, finalizzato a uno scambio di materiali e conoscenze. Va aggiunto, inoltre, che la missione effettuata dai russi sarebbe costata all’Italia circa 3 milioni di euro tra vitto, alloggio e carburante. Secondo quanto riferito da Conte, il Copasir avrebbe accertato l’assenza di anomalie in questa operazione congiunta, nonostante le indagini siano ancora in corso. Fonti della difesa e dell’intelligence, però, riferiscono che i russi volessero accedere alle basi militari di Ghedi a Brescia e di Amendola in Puglia. Un tentativo di spionaggio sventato dall’azione dei militari italiani, tra cui lo stesso Vecciarelli. Conte ha riferito di non essere al corrente di questa vicenda, ma si è detto stupito dalla volontà espressa dai russi di voler sanificare le strutture pubbliche. Fa riflettere che all’epoca dei fatti il Presidente del Consiglio, con delega ai servizi segreti, non fosse al corrente di quanto stesse accadendo. Quest’ultimo, inoltre, ha ribadito che le sanzioni alla Russia sono sempre state rinnovate durante i suoi mandati e che la sua posizione nei confronti del governo di Putin è chiara già da tempo. Non dimentichiamoci, però, che secondo quanto pattuito nel contratto di governo del 2018, stipulato dall’ex leader dei 5 stelle Di Maio con il segretario della Lega Matteo Salvini, la Russia non sarebbe stata reputata più come una minaccia, ma come un partner economico e commerciale su cui fare affidamento.


#CHIARA FERRANTE


E’ morto per arresto cardiaco Walter De Benedetto, attivista storico simbolo della battaglia per la liberalizzazione della cannabis a scopo terapeutico. Malato da tempo di una grave forma di artrite reumatoide, nell’aprile dello scorso anno dopo una lunga battaglia giudiziaria venne assolto dall’accusa di aver coltivato a casa marijuana. Il GUP di Arezzo infatti lo assolse poiché il fatto non sussisteva, essendo essa utilizzata a scopo terapeutico e non per secondi fini. Questi ultimi furono aspramente condannati da De Benedetto, che nel suo ultimo, ennesimo appello al Parlamento, ribadì il suo sconforto perché aveva l’impressione che lo stato italiano preferisse lasciare 6 milioni di consumatori nelle mani della criminalità organizzata, piuttosto che riconoscere un effettivo consumo e permetterne la coltivazione, sottraendo di fatto un enorme mercato alla succitata. Il suo famoso slogan era “Il dolore non aspetta”. Infatti, egli è stato il perno principale della lotta alla legalizzazione e alla coltivazione domiciliare, ancora oggi discussa in Commissione Giustizia, appellandosi addirittura a cariche come il presidente della Repubblica, il presidente della Camera e il Presidente della Commissione Giustizia Mario Perantoni, ma senza ottenere quanto sperato, ovvero la sollecitazione del DDL sulla cannabis. Accorato è il ricordo di Enzo Brogi, già sindaco di Arezzo e consigliere della regione toscana, la prima e l’unica in Italia a consentire la coltivazione domiciliare, che sui social scrive: “Certo le sue battaglie per i diritti restano intatte e proseguiranno col suo esempio verso le vittorie di civiltà come lui le chiamava”. Più un uomo soffre, più diventa umile, Walter è stato elegante anche con chi per anni lo ha perseguitato, chiamando l’ottenimento delle sperate richieste “vittorie di civiltà”.

Le vittorie di civiltà, per chi se lo stesse chiedendo, non sono arrivate. Restano però le battaglie di chi per una vita intera ha lottato con una malattia bestiale, che ha passato anni di gogne giudiziarie come se fosse un criminale quando il suo unico scopo era lenire, per quanto possibile, il suo dolore e quello degli altri. Che la cannabis abbia un perfetto potere curativo per chi soffre di artrite reumatoide, artrosi e depressione, non è un mistero. Sono stati condotti molteplici studi, ma evidentemente allo Stato non basta. Non basta la scienza, come non bastano le continue umiliazioni dell’anima pia di Walter, costretto a manifestare e a dimostrare che il suo dolore fosse vivo, rendendolo pubblico e facendo ciò che nessun paziente dovrebbe mai fare in vita sua. Molto spesso, caro Walter, ho l’impressione che tu sia stato un po’ Don Chisciotte che lotta contro quello che è il grande mulino a vento dello Stato Italiano. Ciò che sicuramente non si disperderà sono le tue lotte, oltre che il tuo sofferto esempio. Walter, Chisciotte non ha vinto la sua giusta battaglia, ma non importa. Ce ne saranno altre e questa volta a combatterle ci saremo anche noi, vestendo i panni di un gigantesco Sancio Panza.


#LAURA PERNA


Il 7 febbraio 2022 sono trascorsi sessant’anni da quando il Presidente John Kennedy firmò il Proclama 3447 che istituì l’embargo economico a Cuba; in realtà la firma risale al 3 febbraio 1962, ma l’entrata in vigore del blocco economico sarebbe poi stata prevista per il 7 febbraio 1962. Il blocco economico rappresenta uno strumento volto a reprimere lo sviluppo di una nazione, impedendo che questa possa commerciare con l’estero e ricevere risorse fondamentali da altri paesi, pena ingenti sanzioni economiche. Soprattutto in questo caso, la strategia adottata dagli Stati Uniti rappresenta una vera e propria minaccia internazionale, nella misura in cui anche per gli alleati della potenza nordamericana sono previste sanzioni in caso di violazione dell’embargo. Ciò ha avuto fortissime ripercussioni nel quadro multisettoriale cubano, costringendo l’isola ad una lotta alla sopravvivenza, in particolare nei settori del trasporto, della salute e dell’educazione. L’impossibilità di accedere a merci estere ha impedito prima di tutto l’acquisto di strumenti educativi a tecnologia avanzata, molti dei quali sono prodotti negli Stati Uniti, limitando di fatto l’accesso all’istruzione ad una buona parte di giovani cubani; nel settore dei trasporti Cuba ha incontrato le complicazioni più ardue, in ragione del fatto che, ad esempio, è impossibile per le navi straniere contenenti materiali cubani attraccare ai porti statunitensi. Nel settore della salute, nonostante le innumerevoli difficoltà cui è costretto far fronte il governo cubano e la popolazione, l’isola è riuscita a dimostrare una forte resistenza. È nota l’impossibilità per Cuba di accedere a farmaci, antibiotici e integratori necessari, ma ciò non ha impedito alla casa farmaceutica cubana di sperimentare prima un farmaco che pare in grado di prolungare la vita ai malati di tumore ai polmoni, e poi di far fronte, non senza difficoltà, alla crisi pandemica da Covid-19 attraverso la produzione di due vaccini che attendono l’analisi dell’Organizzazione mondiale della sanità.cSebbene oggi, all’interno del contesto geopolitico internazionale, non sia possibile

parlare di Guerra fredda a causa dei mutamenti strutturali verificatisi, il blocco economico di Cuba potrebbe rappresentare l’unico elemento che rievoca quel periodo. Questo è sicuramente l’embargo più lungo nel tempo e limitativo che si sia mai verificato, non solo per Cuba, ma per tutte le economie mondiali: non è infatti possibile, per una qualsiasi nazione che ne abbia la volontà, intraprendere relazioni con l’Avana, nella misura in cui ciò minerebbe i rapporti con quella che, prima del sorgere delle grandi, nuove potenze, era la principale potenza mondiale. Non sono, in realtà, nemmeno troppo chiare le ragioni che spingano Washington a non porre fine a tale misura sanzionatoria, posto che il regime politico cubano affermatosi con Miguel Diaz Canel alla presidenza non dovrebbe rappresentare un pericolo per l’amministrazione statunitense. Ciò che invece risulta palesemente nitida è l’illegalità e l’arbitrarietà del persistere di tale misura, che viola i diritti umani della popolazione cubana e mina ogni possibilità di sviluppo, cui Cuba non potrà protendere finché le sarà negato l’accesso al sistema economico e finanziario internazionale. A tal proposito, il 23 giugno 2021 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha affermato l’illegalità del blocco economico e richiesto la cessazione della misura; ciò con 184 voti favorevoli, l’astensione di Colombia, Ucraina ed Emirati Arabi ed il voto negativo degli Stati Uniti e, non troppo difficile da immaginare, di Israele. Non sorprende che, nonostante le richieste e la posizione dell’intera Comunità internazionale, le sanzioni non siano state rimosse, ma anzi, il governo statunitense si è “divertito” ad incrementare le sanzioni durante la pandemia. In una situazione d’emergenza in cui tutto il mondo ha dovuto affrontare sfide inaspettate, Cuba ha dovuto dimostrare, ancora una volta, di essere un po' più forte.


#CRESCENZO MELE


Shireen Abu Akleh, giornalista di Al Jazeera, è stata uccisa l’11 maggio da un proiettile alla testa. Era insieme ad altri colleghi, tutti con elmetto, giubbotto antiproiettile e pettorina di riconoscimento. Era nata 51 anni fa, in Giordania, si era laureata in giornalismo e nel 1997 aveva cominciato a lavorare per al-Jazeera, la prima emittente araba interamente dedicata all’ informazione, costituita l'anno prima e per l'emittente del Qatar era corrispondente dalla Palestina. La giornalista, molto conosciuta e stimata, si trovava insieme al collega di al-Quds, Ali al-Samoudi, rimasto ferito alla schiena. Secondo la reporter Shatha Hanaysha, presente anche lei in auto, in quel momento non c'erano scontri o colpi sparati da palestinesi, i soldati erano di fronte a loro e dietro c'era un muro. Concorda con questa versione dei fatti anche un funzionario palestinese, citato da Reuters, che ha fatto sapere che Shireen Abu Akleh è stata uccisa dalle forze israeliane mentre documentava un'operazione delle forze armate israeliane nel campo profughi di Jenin, un luogo che ha visto nelle ultime settimane intensificarsi i raid dell'esercito israeliano. Opposta la dichiarazione rilasciata dall'esercito israeliano che ha sostenuto che le sue truppe hanno risposto al fuoco dopo essere state sotto il "fuoco massiccio" a Jenin e probabilmente i giornalisti sono stati colpiti da spari provenienti da uomini armati palestinesi. Non c'è famiglia araba che non conoscesse la giornalista. Figura di spicco di Al Jazeera la giornalista ha raccontato la Palestina negli ultimi 20 anni. Nata a Gerusalemme, laureata in giornalismo in Giordania, ha cominciato la sua attività di corrispondente dai territori occupati, diventando famosa in tutto il Medio Oriente per i suoi reportage sul conflitto arabo israeliano. In un video il corpo di Abu Akleh riverso a terra a testa in giù con addosso il giubbotto anti-proiettile con scritto PRESS.

Il suo ultimo messaggio la mattina all’alba alle 06,13 “ i militari israeliani stanno assaltando Jenin e assediano una casa nel quartiere di Jabriyat. Mi sto recando lì, vi darò notizie non appena raggiungerò il posto”. La reporter di Al Jazeera è la 26ma giornalista a perdere la vita nell'esercizio della professione nel 2022. Il suo nome si va ad aggiungere all'elenco già cospicuo stilato da RSF, Reporter senza frontiere, che dallo scorso gennaio ha censito 25 giornalisti uccisi - di cui 4 donne - e due collaboratori dei media in una dozzina di Paesi. Le situazioni più critiche si riscontrano in Messico uno dei paesi in assoluto più pericolosi per i giornalisti e che dall’ inizio dell’ anno ha registrato ben 8 omicidi di giornalisti e in Ucraina che dallo scorso 24 febbraio è stata invasa dall’esercito russo e dove a perdere la vita sono 7 operatori dell'informazione. L’ 11 maggio verrà ricordato anche per essere la data in cui è stato commesso un altro atroce delitto. La storia si ripete. La criminalità organizzata non tollera chi disturba il traffico di droga e consegue successi significativi. Stavolta è toccato a un procuratore del Paraguay, specializzato contro la mafia locale e il narcotraffico: Marcelo Pecci, 45 anni, di origini italiane Pecci è stato assassinato su un'isola della Colombia mentre era in viaggio di nozze dopo essere stato raggiunto da colpi di arma da fuoco da parte di ignoti su una spiaggia dell'isola di Barú, nella città di Cartagena, dov’ era in luna di miele con la moglie Claudia Aguilera, con la quale si è sposato il 30 aprile. A colpire due killer che si sono avvicinati alla spiaggia su una moto d'acqua. La moglie del procuratore è rimasta illesa. Poche ore prima del delitto, Claudia Aguilera aveva annunciato sui social che la coppia stava aspettando il loro primo figlio. Pecci, tra l'altro, aveva lanciato l'allarme sulla


preoccupante presenza della 'ndrangheta in Paraguay, sottolineando che si trattava di persone perlopiù incensurate e appartenenti al mondo finanziario e accademico. Insomma i "colletti bianchi" e gli "insospettabili" che sempre più le cosche calabresi utilizzano per infiltrarsi nelle attività economiche “legali” ormai da tempo non solo nel nord del paese ma anche in America Latina. Potrebbe essere anche per questo che è stato assassinato il magistrato. La droga viene spedita verso l'Europa da quasi tutti i Paesi dell'America Latina, compreso il Paraguay. Pecci era impegnato in diverse indagini che riguardavano il narcotraffico e il riciclaggio di denaro sporco e lavorava a stretto contatto con magistrati italiani. Solo quest'anno, aveva fatto arrestare circa 30 mafiosi e ordinato il sequestro di decine di beni immobili. Pecci negli ultimi mesi è stato responsabile di casi legati all'operazione "A Ultranza PY", la più grande operazione antidroga della storia del Paese. Il presidente del Paraguay, Mario Abdo Benítez, ha descritto quanto accaduto in Colombia come "molto doloroso” e ha promesso che il suo governo continuerà la lotta contro la criminalità organizzata. Dalla sua il governo colombiano ha assicurato la massima collaborazione nelle indagini. Una giornata nera L’ 11 Maggio che vede cadere due professionisti che lavoravano in due ambiti diversi, il giornalismo e la magistratura, accomunati entrambi dalla ricerca della verità anche a costo della propria stessa vita.


#MARIA PALMA GRAMAGLIA


Nella suggestiva cornice della Reggia di Venaria a Torino ha preso il via l'Eurovision Song Contest, da molti considerato il Festival della canzone più importante del mondo. Grazie alla vittoria dei Maneskin che lo scorso anno a Rotterdam si sono aggiudicati l'ambito riconoscimento, trionfando con il brano Zitti e buoni, quest'anno l'Italia ha avuto l'onore e l'onere di organizzare questo evento che dal 10 al 14 Maggio, sul palco del PalaOlimpico, vede coinvolti circa quaranta paesi del mondo rappresentati dai loro campioni. L'evento è attesissimo vuoi per l'importanza che riveste nell'ambito musicale ma anche per gli outfit che i partecipanti hanno già sfoggiato durante la parata sul Turquoise Carpet, ovvero la cerimonia di apertura del festival, dove per primi hanno sfilato i padroni di casa Blanco e Mahmooh dei quali sono stati molto discusse, le mise: il primo indossava una giacca di pelle nera e pantaloni dello stesso colore di Valentino, il secondo ha stupito con una lunga gonna pantalone di Willy Chavarra con giacca senza nulla sotto. La musica è sicuramente protagonista di questa kermesse, dove gli artisti si esibiscono per non più di tre minuti durante i quali sotto osservazione sono anche i loro look, parte integrante dello spettacolo. A farla da padrone in questa edizione è il colore, l'hot Pink che è la tendenza del momento: la cantate croata Mia per esempio ha sfoggiato un abito completamente fucsia così come la greca Amanda Georgiadis Tenfjord. Un altro colore di tendenza è il total White, come quello della serba Konstrakta o quello di Emma Muscat, cantautrice, modella e pianista maltese. La spagnola Chanel invece ha preferito il rosso. Un altro italiano, che rappresenta, però, San Marino, è l'eclettico Achille Lauro, con un abito firmato Gucci. Protagoniste della scena sono anche le maschere, quelle dei Subwoolfer, i lupi norvegesi, dietro ai quali non si sa chi si nasconde o l'angelo dell'australiano Sheldon Riley.

Dalla prima edizione del 1956, il palco dell'Eurovision è stato una passerella di lustrini, paillettes e abiti stravaganti. La norvegese Ase Kleveland nell'edizione del 1966 salì sul palco indossando per la prima volta pantaloni e non un vestito da sera, oppure la britannica Sandie Shaw che nel 1967 calcò il palco con un abito cortissimo e scalza. Il 1974 fu l'anno degli Abba, che indossavano gli stivali con le zeppe. Alcune di questa mise, oltremodo esagerate, ieri come oggi, spesso degenerano nel trash tanto che nel 1997, è stato istituito il premio all'artista peggio vestito della manifestazione. Negli anni sul palco dell'Eurovision hanno sfilato le creazioni più bizzarre e stravaganti. La musica resta comunque l'interprete principale dello spettacolo, trasmessa da tutti i media dell'European Broadcasting Union, tra cui Rai 1, con tre presentatori di eccezione: Alessandro Cattelan, Laura Pausini e Mika. Il sistema di voto prevede che ogni paese esprima la sua preferenza attraverso il televoto, ciascuna nazione, però non può votare il suo rappresentante, è prevista altresì una giuria di cinque esperti. Tra i favoriti il gruppo ucraino dei Kalush con il brano "Stefania" dedicato alle mamme sotto le bombe e che portano sul palco un messaggio di Pace ma anche di Resistenza. La musica è un veicolo privilegiato per diffondere messaggi contro ogni forma di violenza e di sopraffazione ed è per questo che all'indomani dell'attacco in Ucraina, gli artisti russi sono stati esclusi da questa competizione: si è trattata di una risposta esplicita da parte delle comunità internazionali delle emittenti pubbliche a supporto dell'Ucraina contro le azioni aggressive della Federazione Russa.


#ROBERTA LUPPINO


Arriva da Bacoli il piatto ‘Giro d’Italia’ dedicato alla tappa flegrea del prossimo 14 maggio: riso rosa mantecato alla bisque di gamberi, burro di bufala campana, estratto di barbabietola e battuto di gamberi di Procida, ingredienti selezionati e disposti per evocare la maglia rosa. Completa l’opera il tricolore di prezzemolo e pomodoro disidratati e il bianco della quinoa soffiata. È questo il piatto limited edition proposto in menu, per tutto maggio, all’Hosteria Bugiarda il ristorante di Bacoli, in provincia di Napoli, a ridosso delle Terme Baia e a un salto dalla Casina Vanvitelliana. Il locale guidato da un team di giovanissimi, tra cui lo chef Luigi Costigliola, Luca e Rossella Costagliola addetti alla sala, ha aperto i battenti nel giugno del 2019 nel segno della contemporary kitchen, ovvero una cucina creativa dalle tecniche moderne applicate alle ricette di tradizione. Luigi, Luca e Rossella conservano vivi nella mente i racconti di nonni e genitori legati al passaggio nei Campi Flegrei dei campioni in bicicletta del 1977. Appresa la notizia del nuovo passaggio della corsa in rosa, i tre hanno voluto celebrare, anche in cucina, lo speciale avvenimento con una creazione dedicata che unisse ricordo, attualità e territorio. Il piatto ha infatti più valenze: proprio come la tappa flegrea è anche un tributo a Procida, l’isola dirimpettaia Capitale della Cultura 2022, vestita di rosa. Inoltre la nuance del Giro d’Italia ha il colore dell’ottimismo e della speranza: rappresenta dunque anche un inno alla desiderata normalità dopo due anni di pandemia. Attaccamento al territorio, perizia tecnica e vivacità dei colori per un piatto che, tra equilibrio di sapori e profumi delle terre baciate dal mare, celebra il ritorno, tra le strade flegree, la carovana delle due ruote.

Torna Connection il progetto de “Le d o n n e d e l v i n o ” d e l l a C a mp a n i a c h e mira a raccontare il territorio attraverso i vini delle socie produttrici. Con un format rinnovato, per questa edizione la d e l e g a z i o n e c a mp a n a a p r e l e p o r t e a l l e produttrici di tutta Italia per un interessante confronto coi loro vini. Un viaggio attraverso i calici e i racconti delle produttrici provenienti dal nord al sud della penisola, un’occasione per degustare i loro vini, confrontarsi direttamente con le produttrici e a f f r o n t a r e t e ma t i c h e c h e , c o n c r e t a m e n t e , p e r me t t e r a n n o d i cogliere le differenze e le affinità tra il territorio campano e quello delle altre regioni. I primi quattro appuntamenti vedranno protagoniste, insieme alla C a mp a n i a , l e d e l e g a z i o n i d i : P i e m o n t e , Sicilia, Lazio e Veneto. Si inizia giovedì 26 Maggio con “8 Signore…in rosso: l’Aglianico incontra il Nebbiolo”. Nella splendida cornice di Villa Eubea, dove antico e moderno si fondono tra i resti dell’antica Cuma, a partire dalle ore 1 9 : 0 0 , l e p r o d u t t r i c i p i e mo n t e s i racconteranno i loro vini nati da uno dei vitigni più pregiati: il nebbiolo. Ad affiancarle le produttrici campane che, invece, descriveranno l’aglianico, uno d e i v i t i g n i c a mp a n i p i ù c o n o s c i u t i e apprezzati per le sue caratteristiche.


#LELLO CONSOLO


#HASTAGDELLASETTIMANA

Le cose che non mi avete detto di #Napoli Non mi avete detto che, la domenica mattina, i vicoli del centro storico profumano di bucato. Che i tassisti sono simpatici, non ti fanno il pippone e guidano come se la loro macchina fosse avvolta in un campo di protezione. Che con la pizza fritta ci si scotta la lingua. Che i venditori ambulanti di calzini sono formidabili e irresistibili (il marito ha comprato 3 pacchi di calzini in 4 giorni) Che #Napoli va a dormire tardi e si sveglia tardi. Che le sfogliatelle sono calde e i babà non sono affogati nel rum e si possono mangiare anche a colazione (mio figlio 2 tutte le mattine) Che l’ atmosfera delle strade ti sveglia tutti i sensi - come bere una Redbull. Che la pizza si può mangiare a pranzo e poi ancora a cena e poi ancora a pranzo e poi a cena. Che c’ è un detto napoletano che gronda di saggezza per ogni occasione della vita. Che i fiori di arancio profumano l’ aria come nel giardino perduto della mia nonna.

Che passeggi ando a Sant ’ El mo puoi i ncont r ar e un si gnor e di st i nt o ed el egant i ssi mo che t i i nt r at t i ene con un monol ogo di mezz’ or a dove puoi r i passar e t ut t o quel l o che hai st udi at o o quasi . Che quasi t ut t i sono pi ut t ost o pazi ent i con i t ur i st i e l i guar dano un po’ come dei bambi net t i gof f i . Che l a l uce che i l l umi na i pal azzi sgar r uppat i l i f a sembr ar e dol ci e mor bi di come l a cr ema del l e zeppol e. Che avr ai nost al gi a di #Napol i anche se ci sei st at o da t ur i st a sol o per pochi gi or ni . Che i l #Teat r oSanCar l o è gi gant esco, opul ent o, el egant e, i mponent e e t i sent i un si gnor e anche nei pal chi ‘ i n pi cci onai a’ Che #Napol i di vent er à un t uo post o del cuor e per ché a #Napol i l ’ umani t à è f or t e, di r ompent e. @ci t t adi naG t ur i st a a Napol i .


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
#MAGAZINE 24 by Armando De Martino - Issuu