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#MAGAZINE

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18 FEBBRAIO ANNO I NUMERO 13

Direttore Responsabile Antonio Di Maio Coordinatore di redazione Augusto Santojanni #MAGAZINE Diretto da Armando De Martino Redazione Graziella Tetta, Carmen Costabile Rosa Caputo, Annamaria Marmo, Fulvio Feo, Emanuela Guarnieri, Luca Marsilia Giulia Compagnone, Roberta Luppino, Cristina Varchetta, Daniele De Falco, Matteo Esposito, Lello Consolo, Crescenzo Mele, Chiara Ferrante, Laura Perna Maria Palma Gramaglia

Supplemento de Il Corriere di Pianura del Tribunale di Napoli n° 5215 del 31/05/2001

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MEMORIE A COMANDO

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#Daniele De Falco Prova a fare chiarezza sull'improvvisa voglia di ricordare le Foibe

#Armando De Martino Settimana di ricordi e ritorni..

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CARO BOLLETTE

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#Antonio Di Maio Da cosa è dipeso l'aumento incontrollato del costo delle utenze?

08

SE QUESTO È UNO STATO #Matteo Esposito Affresca il disincanto verso uno Stato che non tutela le famiglie dei medici vittime del Covid

FOIBE CHE CONFUSIONE

BUG NEL MOVIMENTO #Crescenzo Mele Pone il suo accento sulla questione cinquestelle

14

CURDI SENZA DIRITTI #Laura Perna Il nostro focus internazionale questa settimana ci racconta la tragedia curda.


Corrieremagazine

magazinecorriere@libero.it

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LA BIBLIOTECA UMANA

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#Maria Palma Gramaglia Tornatore racconta Ennio Morricone

#Giulia Compagnone Descrive la meravigliosa idea, speranza per una nuova socialità

18

NON E' IL COLESTEROLO CHE AUMENTA IL COLESTEROLO

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MEDLEY PASOLINIANO #Chiara Ferrante Pier Paolo Pasolini l'ultimo grande genio della letteratura italiana?

TOTO' #Emanuele Matera Il Principe De Curtis

#Carmen Costabile La dottoressa nella sua rubrica settimanale tiene una lezione scritta. Oggi il tema è il Colesterolo

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MORRICONE:DOCUFILM

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#HASTAG DELLA SETTIMANA #Lello Consolo In costante viaggio su Twitter


#editoriale

MEMORIA A COMANDO

#ARMANDO DE MARTINO Da un Paese che non ricorda niente ad un Paese che ricorda tutto mi sembra eccessivo. Ma l'eccesso è consuetudine da questa latitudini, allora ricordiamo uno dei più grandi eccidi che la storia dimentica e non pensa minimamente a rivalutare, a restaurare, a darle un'eco leggendaria per riabilitare, come nel caso delle Foibe che rientrano in una pagina che forse è meglio tenere buona per non evocare quello che un certo regime è stato capace di commettere in nome del popolo italiano. Ecco, il popolo italiano o meglio chi lo ha unito mi riporta al richiamo di una Memoria a comando: Fenestrelle. Una strage di Meridionali avvenuta al margine dell'Unità di Italia e mai ricordata, mai rimbalzata seriamente alle cronache, mai evidenziata con la dignità che meriterebbe. Morti senza infamia né lode. Il 13 Febbraio ricade il giorno della Memoria delle vittime di quella passata alla storia come spedizione di liberazione ed invece fu una vera guerra espansionistica piemontese, Dunque, giacché ci troviamo ricordando ( direbbe Totò) ricordiamoci anche di quel giorno che tanto caro costò a quella parte di Italia che, a conti fatti ( ma a conti veri!) ha fatto l'Italia. Febbraio è anche il mese in cui fu messo a rogo in pubblica piazza, a Campo de' Fiori, Giordano Bruno ed è in giorni come questi, in cui la caccia alle streghe è partita dal green-pass e prosegue con la persecuzione della movida mi pare di vivere una shakerata e indigesta frittura tra santa inquisizione e maccartismo. Una disco-dance di DJ col patentino di amministratori che mixano musica vetusta, trash e pacchiana.

Sarcasmo a parte, il concetto espresso nella ordinanza del sindaco di Napoli è davvero preoccupante. Ne riporto uno stralcio: "Essendo il fenomeno della “malamovida” fortemente diffuso, è necessario adottare un provvedimento avente una vigenza temporale funzionale al processo rieducativo orientato a radicare diverse abitudini orarie finalizzate al corretto utilizzo del tempo libero inteso come divertimento sano e benessere psico-fisico" Il "processo rieducativo orientato" è davvero un passaggio che, ad occhi, orecchie, menti, minimante critiche, dovrebbe apparire come una seria minaccia alla più fondamentale delle libertà "Il poter essere". Una amministrazione che annuncia con tale vigore un'ordinanza tanto coercitiva dovrebbe in tempi brevi, a mio avviso, indire una conferenza stampa e chiedere scusa a tutti i cittadini e con maggior vigore, porgere le scuse a chi credeva di aver portato al Governo della città una forza di centro-sinistra e non delle imitazioni radical-chic della prima LegaLombarda.

L'ingresso alla prigione di Fenestrelle


#ANTONIO DI MAIO

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E’ la crisi Russia-Ucraina la principale causa dell'aumento delle bollette di luce e gas? Un eventuale conflitto armato potrebbe far crescere ancora di più le nostre bollette? Sono queste le domande che molti di noi, alle prese con le salatissime bollette, si stanno ponendo in questi ultimi tempi. In un anno, per la famiglia tipo la bolletta dell’elettricità è salita del 55% mentre quella del gas del 42%. Com’è possibile? Abbiamo provato ad approfondire per capire come siamo piombati in questa crisi energetica e soprattutto come e quando ne potremo uscire. Il quadro è molto complesso ma, semplificando al massimo, possiamo dire che la fiammata dei prezzi, oltre che dall’immancabile speculazione sui mercati di petrolio e gas, dipende da tre fattori: una crescita della domanda di energia a seguito della ripresa della produzione industriale, la minore offerta di gas naturale da parte della Russia ed infine il crescente “costo delle transizione ecologica”, cioè il prezzo dei permessi per emettere anidride carbonica. Per ciò che riguarda la prima causa, dopo il lockdown del 2020 che ha fermato molti settori industriali (con la una conseguente riduzione delle attività estrattive di gas), dall’anno scorso vi è stata una progressiva ripresa della produzione con una crescita della domanda di materie prime e di energia. Ciò ha comportato un incremento del prezzo del gas sul mercato. Ma il problema principale è che l’Europa e, soprattutto, l’Italia dipendono fortemente dal gas russo: il nostro paese importa circa il 40% di gas da Mosca che ci arriva anche attraverso l’Ucraina. Da inizio anno le forniture russe all’Europa si sono ridotte del 20%: in pratica Putin si è limitato ad esportare verso il vecchio continente le quantità minime stabilite dagli accordi con i paesi europei senza soddisfare la maggiore domanda. La strategia del Cremlino è quella di accelerare in questo modo l’entrata in funzione del gasdotto North Stream 2 che, arrivando direttamente in Germania, rafforza la Russia sul mercato europeo e rende marginale il ruolo dell’Ucraina.

. L’altro obiettivo è quello di convincere l’Europa a sottoscrivere contratti a lungo termine che possano mettere al riparo il gas russo da eventuali future riduzioni della domanda a causa del passaggio alle fonti rinnovabili. Contestualmente, la Russia ha aumentato l’export verso la Cina ed ha sottoscritto un accordo trentennale con Pechino per la costruzione di un nuovo gasdotto e la fornitura di oltre 48 miliardi di metri cubi all’anno. Data la situazione, bisogna ringraziare il tanto osteggiato TAP se il nostro paese non è andato in default energetico: il metanodotto che arriva in Puglia dall’Azerbaijan, attraversando Grecia, Albania ed Adriatico ha coperto il 10% del nostro fabbisogno, riducendo la dipendenza da Mosca e frenando leggermente la crescita del prezzo. Ma perché l’aumento del prezzo del gas fa aumentare anche quello dell’elettricità? Perché soprattutto nel nostro paese il gas viene utilizzato anche per produrre l’energia elettrica. Infine, il terzo fattore che ha innescato la crisi è il “costo della transizione ecologica”, cioè il sensibile aumento dei prezzi dei permessi per emettere CO2 che le aziende si scambiano attraverso l’Emission Trading System europeo. E’ un meccanismo nato per incentivare il passaggio alle fonti rinnovabili e per ridurre la produzione di gas inquinanti, tra le principali cause del riscaldamento globale. In pratica, le autorità rilasciano un numero limitato di permessi che vengono scambiati tra le aziende: chi inquina di più può acquistare questi permessi da chi inquina di meno e mettersi in regola. Chiaramente il prezzo di questi permessi viene poi scaricato sulle bollette. La buona notizia è che, secondo gli esperti, il peggio è passato e con l’arrivo della primavera i prezzi caleranno, crisi ucraina permettendo. Una volta chiarite, per quanto possibile, le cause degli aumenti, vediamo cosa ha fatto e cosa potrebbe fare il nostro paese per fronteggiare il caro-bollette: il Governo è intervenuto nella legge di Bilancio con misure a sostegno di 29 milioni di famiglie e 6 milioni di microimprese con la riduzione degli oneri di sistema presenti in bolletta. In assenza di questa misura, l’impatto economico sarebbe stato ancora più grave: l’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente)


ha calcolato infatti un aumento assoluto del 65% del resoconto dell’elettricità e del 59,2 di quello del gas. Ma sicuramente ci sarà bisogno di ulteriori interventi a favore delle attività economiche che hanno visto triplicare i loro costi energetici. Maggiori costi che stanno già scaricando sui consumatori che dovranno acquistare i prodotti ad un prezzo più alto: una ulteriore “stangata” di 38 miliardi per le famiglie che pagheranno il pane con un aumento del 4%, la pasta con un +10% e la verdura con un 13% in più. Bisogna trovare al più presto tra i 5 ed i 7 miliardi, magari impiegando le entrate garantite dalla vendita dei permessi di emissione di CO2 e tassando gli ingenti profitti extra delle società energetiche. Si calcola che le prime 8 società energetiche italiane hanno registrato extraprofitti per oltre 10 miliardi, con la sola ENEL che ne ha accumulato quasi 5. Questo si deve fare nel breve periodo: ma cosa si può fare nel lungo periodo per evitare che queste crisi si ripetano in futuro? Sicuramente non ricorrendo a nuove trivellazioni ed estrazioni di gas in terra e nell’offshore italiano. Riteniamo sbagliata la scelta del Governo, resa nota attraverso il Pitesai (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) da parte del Ministero per la Transizione Ecologica. La strada da percorrere è quella della riduzione della dipendenza dalle fonti fossili (petrolio e gas) e puntare realmente sulle fonti rinnovabili: dopo tanti anni di chiacchiere della politica, idroelettrico, eolico e fotovoltaico coprono solo il 15% della domanda energetica. E’ ancora troppo poco.


#MATTEO ESPOSITO


Che ques t o s i a i l Bel Paes e, non c’ è dubbi o. Che ques t o l o s i a s ol o ed es c l us i v ament e per l e per s one f ac ol t os e, è or mai chi ar o a t ut t i . Ma al l ’ ombr a del s uo s ol e, i l paes e del mar e e del s ol e, i l paes e del l a pas t a e del l a pi z z a, f a dav v er o mol t o f r eddo. Uno St at o c he ha appena “ s coper t o” ben ol t r e due mi l i ar di di eur o di t r uf f a ai s uoi danni c on i l Bonus Ri s t r ut t ur az i oni , e mi l i ar di anc or a ne av r à da s c opr i r e pr os s i mament e, dov r ebbe c hi eder s i : per c hé? Per ché l o St at o I t al i ano è per c epi t o c ome mal f at t or e, e non c ome t ut or e? Per c hé l o St at o I t al i ano è uno dei pi ù t r uf f at i al mondo e non uno dei pi ù el ogi at i ? Beh, gl i el ogi l as ci amol i al l e t es t at e gi or nal i s t i c he s t r ani er e, che ben poc o c onos c ono del “ Paes e del l ’ Anno 2021 ” . L a Commi s s i one Bi l anc i o del Senat o del l a Repubbl i c a del Bel Paes e ha appena boc c i at o, per manc anz a di f ondi - per manc anz a di f ondi ( l o s c r i v i amo due v ol t e c os i c c hé s i a pi ù c hi ar o i l c onc et t o al l et t or e) , un emendament o pr es ent at o dal l a Senat r i c e del l a L ega Mar i a Cr i s t i na Cant ù, per i l r i s ar c i ment o danni par i a 1 00 mi l a Eur o a f av or e del l e f ami gl i e dei medi c i che hanno per s o l a v i t a a c aus a del cov i d. Fi l i ppo Anel l i , Pr es i dent e del l a F eder az i one del l ’ Or di ne dei Medi c i ha c os ì c omment at o: « l ' appr ov az i one del l ' emendament o av r ebbe s i gni f i c at o c he l o St at o er a gr at o ai medi c i c he s i s ono i mpegnat i e hanno s ac r i f i c at o l a l or o v i t a i n un moment o per c ombat t er e l a pandemi a, i n c ui i l i v el l i di s i c ur ez z a non er ano pr opr i o el ev at i . Di s pi ace – aggi unge – c he non s i s i ano t r ov at i i f ondi per pot er dar e un r i s t or o a ques t e f ami gl i e c he, i n mol t i c as i , s ono anc he r i mas t e pr i v e del l ' uni c a f ont e di s os t ent ament o e al l e qual i s ono negat i gl i i ndenni z z i I nai l » . L a boc c i at ur a del l ’ emendament o Cant ù, t ut t av i a, è f i gl i a di una pol i t i c a s empr e pi ù i gnor ant e e c i ec a. Uno s c os t ament o t ot al e dal l a v i t a r eal e dat o s opr at t ut t o dal l ’ i mmens i t à dei pr i v i l egi e del danar o pr es ent e nel l a pol i t i ca i t al i ana. Pol i t i c o è si noni mo di pot er e, ed è s empr e s t at o c os ì , ma s ol o i n I t al i a ( e nel l e di t t at ur e r us s e e c i nes i ) è anc he s i noni mo di “ i nt oc c abi l e” . Una f or ma di St at o che non è pi ù al pas s o c oi t empi e c he t ut el a s ol o col or o i qual i f anno par t e del l a c r i c c a di pot er e. Pr oponi amo un es empi o c onc r et o: negl i St at i Uni t i , i Rappr es ent at i del Congr es s o,

devono ogni giorno rispondere ai propri elettori, poiché rappresentanti del loro volere politico. Nel caso in cui questo non accadesse, il refresh biennale vedrebbe il loro seggio decadere in soli 4 anni. E non si esclude il linciaggio prima della suddetta scadenza. In Italia abbiamo la figura mistica del Deputato / Senatore, un semi-dio eletto grazie al popolo ma che, una volta eletto, può tranquillamente fare a meno di lui. Un po' come se aiutassimo una persona a scavalcare un cancello ed una volta dall’altra parte, questo decidesse di non solo non aprire un cancello, ma di costruirne uno più alto e resistente. Ecco il Bel Paese. Quindi, se cerchi il mare blu, il cibo prelibato, le belle donne ed uomini, la musica popolare ed il sole caldo, questo è il paese che fa per te. Se poi, per qualche strana volontà un giorno ti trovassi a guardare il mare, e preso da una voglia fanciullesca vorresti iniziare a costruire un castello di sabbia, non pensare di iniziare a scavare, poiché rischieresti di non trovare altro che cadaveri.


#DANIELE DE FALCO

LA FIRMA DEGLI ACCORDI DI PACE DI PARIGI DEL 10 FEBBRAIO 1947 SANCÌ LA FINE DI QUELLO CHE TUTTI NOI CONOSCIAMO COME IL MASSACRO DELLE FOIBE, ECCIDIO PERPETRATO DALLE TRUPPE JUGOSLAVE DI TITO AI DANNI DELL’ESERCITO ITALIANO FASCISTA E DEI CIVILI ITALIANI RESIDENTI NELLE ZONE DELLA VENEZIA GIULIA, DELLA DALMAZIA E DEL QUARNARO. MA COSA SONO ESATTAMENTE LE FOIBE? GRANDI INSENATURE NATURALI A FORMA DI IMBUTO ALL’INTERNO DELLE QUALI VENIVANO GETTATI I CORPI DEI MALCAPITATI. I PARTIGIANI JUGOSLAVI POSIZIONAVANO I CONDANNATI A MORTE SUL LEMBO DELLE FOSSE COMUNI, LEGANDOLI PER I POLSI. IL FUOCO VENIVA APERTO CONTRO LA PRIMA CATENA, ALCUNI DI LORO MORIVANO SUL COLPO A CAUSA DEGLI SPARI, MA NELLA CADUTA TRASCINAVANO CON SÉ ANCHE I CONDANNATI ANCORA VIVI, CHE MORIVANO DI STENTI DOPO GIORNI DI ATROCI SOFFERENZE.


Nel 1941 l’esercito italiano occupò parte della Slovenia, della provincia di Fiume e della Dalmazia, dando il via a un duro processo di italianizzazione. Con l’armistizio e la conseguente caduta del fascismo, l’esercito italiano presente in quei territori si sfaldò e questo permise ai partigiani slavi di fare terra bruciata nella Venezia Giulia per circa un mese, prima che i tedeschi la rioccupassero con una operazione di guerra repentina. Questo permise all’esercito di Tito di vendicarsi delle malefatte compiute dagli italiani nei due anni precedenti. Tra il settembre e l’ottobre del 1943 morirono dalle 400 alle 600 persone tra militari e civili italiani, insieme a oppositori politici. Molti di questi furono giustiziati, mentre di altri non si ebbero più notizie. Il ritrovamento da parte dei fascisti dei corpi martoriati diede vita per la prima volta alla propaganda sulle foibe, quando si cominciò a parlare per la prima volta di eccidio. Nella primavera del 1945 la disfatta nazista permise a Tito di riconquistare Trieste, Gorizia, l’Istria, Pola e Fiume. A essere massacrati furono non solo gli italiani fascisti, ma anche i partigiani appartenenti al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) e chiunque fosse sospettato di dissidenza politica. Tra arresti, sparizioni e uccisioni, si arrivò a una conta di circa 20.000 vittime tra il 1943 e il 1947. Più di 250.000 civili italiani abbandonarono le proprie case per sfuggire alle persecuzioni, dando vita a quello che oggi conosciamo come l’esodo giuliano – dalmata, avvenuto tra il 1945 e il 1956. Nel secondo dopoguerra, i governi democristiani e socialisti non considerarono come prioritaria la memoria dei defunti. Saranno prima Cossiga nel 1991 e poi Scalfaro nel 1993 a recarsi a Basovizza, rendendo nuovamente vivo il ricordo dei tanti italiani vittime del massacro. La giornata del ricordo fu istituita ufficialmente il 10 febbraio del 2004 con la Legge Menia, durante il secondo mandato dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Meritano però una ampia digressione le modalità adottate negli ultimi anni dai partiti di destra, intenti a strumentalizzare una tragedia compiuta in un contesto di guerra nel quale le stragi furono compiute indistintamente da tutti.

Paragonare un avvenimento storico di questo genere alla Shoah, che vide sei milioni di ebrei morire nei campi di sterminio, è del tutto fuorviante. Le forze politiche di destra non sono nuove ad accuse di riduzionismo e di negazionismo rivolte alle forze politiche oppositrici. Dare adito a un processo di revisionismo storico vuol dire fare disinformazione, provando, ad esempio, ad ingigantire il numero di morti avvenute nelle foibe, cosa che alcuni esponenti di destra hanno provato a fare negli ultimi anni. L’intento è quello di giustificare in parte quelle che sono stati le grandi colpe del fascismo, mettendo in cattiva luce l’operato dei partigiani. Non a caso, la Costituzione di cui oggi noi italiani ci forgiamo tanto è soprattutto merito dei combattenti fronte Resistenza. Non dimentichiamoci che lo sterminio operato dalle truppe nazifasciste nei due anni precedenti all’armistizio non fu cosa da poco, si parla di circa mezzo milione di slavi morti per mano del governo alleato di Hitler. Sarebbe corretto parlare di pulizia etnica anche in quel caso. Altrettanto sbagliato è sminuire le colpe dell’uno o dell’altro a seconda di quelle che sono le nostre simpatie o antipatie, specie se si analizza un avvenimento di tale portata, sorto in un contesto così diverso da quello di oggi, così distante sotto il punto di vista politico e sociologico. Costruire una memoria comune sarebbe la cosa più appropriata. Un tentativo è stato fatto con la stipula della Relazione su “I rapporti italo – sloveni, 1880 – 1956”, su cui lavorò la Commissione italo – slovena nell’immediato dopoguerra. Una relazione mai messa seriamente in risalto dai nostri politici sino ai giorni nostri. Fa riflettere il fatto che negli ultimi tre anni, i due esponenti maggiormente rappresentativi della destra italiana, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, abbiano ricordato più frequentemente la giornata del ricordo rispetto a quella della memoria sui loro profili social. E se ci va di riflettere ancora un po’, la proposta di legge fatta da Fratelli d’Italia nel maggio 2021, intenta ad equiparare legalmente il massacro delle foibe alla Shoah con la modifica dell’articolo 604 del Codice Penale, ci dovrebbe far riflettere molto. Tutto questo non è frutto di una strategia politica ben architettata?


#CRESCENZO MELE


La fiducia al governo Draghi lo scorso febbraio ha fatto perdere l’identità ai partiti italiani. Tutti, tranne Fratelli d’ Italia, fanno parte della coalizione di governo e hanno, con lo scopo di far uscire il paese dalla crisi pandemica, rinunciato a combattere per i temi cari al proprio elettorato. Ciò ha provocato una mancanza di sostegno dei cittadini che sempre più si sono allontanati dalla politica. Tutti i partiti sono allo sbaraglio e stanno cercando di riconquistare il terreno perduto perché è cominciata, subito all’ indomani della rielezione di Mattarella, la campagna elettorale. Il Movimento Cinquestelle è stato il movimento politico che ha perso il maggior numero di consensi dimezzando, in base ai sondaggi, la percentuale di voti rispetto alle politiche del 2018. Hanno pesato una campagna vessatoria dell’ informazione che ha evidenziato a dismisura gli errori del Movimento che pure non sono mancati ma ha anche spesso taciuto o minimizzato le conquiste come il reddito di cittadinanza, la consistente riduzione del numero dei parlamentari, il bonus edilizio e altre importanti misure di detrazione fiscale volte a rilanciare l’ economia. Il rapporto tra Movimento e i mezzi di informazione è stato sempre pessimo dai tempi in cui, quando i grillini erano all’ opposizione, hanno sempre minacciato di togliere il sostegno pubblico all’ editoria. Era fisiologico che una volta arrivati al governo, già dal Conte I i mass media cominciassero a massacrare i Cinquestelle.

Errori però ne sono stati fatti, non ultimo l’attacco frontale del ministro Luigi Di Maio al Presidente del Movimento Giuseppe Conte già avversato veementemente da Italia Viva di Renzi e dal governo Draghi che si è succeduto proprio al governo Conte II a palazzo Chigi un anno fa. Le critiche aperte dell’ ex Capo Politico del Movimento hanno creato una forte spaccatura all’ interno dei Cinquestelle e rappresentano una vera e propria resa dei conti interna. È inevitabile che Di Maio abbia prestato fede alle sue parole all’ indomani delle sue dimissioni chieste dalla maggioranza dei grillini nel 2019. Togliendosi la cravatta lui affermò che non avrebbe mai mollato e così é stato. Quale sarà la linea che emergerà non è al momento dato sapere. Il ricorso degli ex attivisti contro il nuovo Statuto basato sul fatto che sono stati esclusi dalla votazione dello scorso agosto gli iscritti degli ultimi sei mesi sembra destinato a rivelarsi una bolla di sapone. Il ricorso è stato caldeggiato da uomini e donne vicini al consigliere comunale della scorsa consiliatura Brambilla che invoca adesso come alternativa al nuovo Statuto gli Stati Generali del Movimento tenutisi nel novembre 2020 che proprio lui in un intervento alla platea degli iscritti criticó fortemente. Il motivo per il quale il tribunale di Napoli probabilmente annullerà la sospensiva dello Statuto nel frattempo da lui decisa è perché il regolamento anche del precedente Statuto ha sempre escluso dalle votazioni gli ultimi iscritti per evitare assalti alla diligenza, sulla falsariga di quanto avvenuto in genere nei congressi dei partiti tradizionali onde evitare un’ alterazione antidemocratica delle votazioni. Ciò che pare, invece, destinato a durare è il dualismo tra figure che hanno del Movimento idee diverse e talvolta contrapposte, non ultima quella sulla regola dei due mandati. Conte non è parlamentare mentre Di Maio è alla sua seconda legislatura e, se la regola dovesse rimanere in vigore, non potrebbe più ricandidarsi. Non è escluso però che il confronto possa comunque perdurare anche nella prossima legislatura, anche al di fuori delle aule parlamentari.


#LAURA PERNA


I Curdi vantano la quarta etnia più grande del Medio Oriente, contando quasi trentacinque milioni di persone. Tuttavia, questi non godono di un territorio autonomo, configurandosi come la più grande popolazione mondiale priva di una nazione. Infatti, i Curdi sono oggi distribuiti principalmente tra Siria, Iraq, Turchia e Iran, di cui rappresentano una percentuale rilevante della popolazione totale. Mentre ai Curdi iracheni è, ormai da decenni, riconosciuto uno spazio autonomo, il Kurdistan Iracheno, all’interno dell’Iraq, i Curdi turchi e siriani portano avanti da anni una guerra armata contro la Turchia per ottenere uno Stato indipendente. Solo a seguito dello scoppio del conflitto in Siria sono riusciti ad assoggettare gran parte del nord della Siria, a confine con la Turchia. L’origine dell’etnia curda coincide con la dissoluzione dell’Impero Ottomano, quando questa popolazione fu frazionata nei suddetti paesi. Da quel momento gli Stati, nel quadro di un’ampia discrezionalità garantitagli, hanno implementato una campagna di odio, incentrata sulla repressione della volontà indipendentista curda, costringendo i civili ad un assoggettamento culturale, principalmente turco ed arabo. La Turchia, e soprattutto la Turchia di Erdogan, ha intrapreso misure coercitive di delocalizzazione della popolazione, cercando di cancellare la storia, la lingua, la cultura e le tradizioni dei Curdi, negando addirittura la realtà curda come gruppo etnico. I contrasti con il governo turco risalgono al 1978, quando sorse il Partito dei lavoratori del Kurdistan Pkk (oggi fuorilegge in Turchia), il cui scopo era realizzare una Repubblica indipendente curda. Le conseguenze dirette sono state la guerra con Ankara nel 1984 e l’attribuzione del Partito ad un gruppo terroristico, non solo (com’è scontato) a detta delle amministrazioni turca e statunitense, ma anche secondo il parere dell’Unione europea.

Nel 2013 fu garantito un accordo di pace tra il Partito dei lavoratori del Kurdistan e la Turchia; tuttavia, i contrasti sono ripresi a seguito dell’incremento delle tensioni in Siria e del ruolo preponderante che entrambi gli attori hanno nel conflitto. In particolare, a seguito di un attacco suicida dello Stato islamico nel 2015, i Curdi accusarono la Turchia di aver tutelato l’Isis e ciò innescò una serie di attacchi a catena, che determinarono nel 2016 la rottura del cessate il fuoco. La Turchia si è impegnata in una rilevante e sanguinosa campagna anti-Curdi e la situazione è degenerata nel 2021, assumendo quasi i caratteri di un incidente diplomatico che vede coinvolti anche gli Stati Uniti. Le forze armate turche attaccarono una base del Pkk nel Kurdistan iracheno, provocando la morte di circa cinquanta soldati curdi per poi trovare tredici guerrieri turchi deceduti, dapprima in ostaggio del Pkk. L’obiettivo di Erdogan era sfruttare la morte dei suoi soldati quale incentivo per un conflitto contro i Curdi e i suoi alleati, soprattutto a seguito del relativo sostegno garantito al gruppo etnico dagli Stati Uniti di Biden, in ragione dei rapporti freddi col governo turco. Tutto ciò è avvenuto in violazione dell’antico principio di tutela delle minoranze, risalente al XVI secolo e sviluppatosi prima con il Congresso di Vienna del 1815, poi con la Società delle Nazioni a seguito della Prima guerra mondiale, per acquisire il valore di principio autonomo dopo essere stato introdotto nell’articolo 1 della Convenzione quadro del 1995 sulla protezione delle minoranze nazionali. Nello specifico, le minoranze sono titolari del diritto di autodeterminazione dei popoli “interna”, che pur non minando l’integrità territoriale dello Stato di residenza, garantisce ai gruppi il rispetto di garanzie essenziali come democrazia, libertà e stato di diritto nel paese in cui vivono. Nonostante i richiami e le condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo, Erdogan non sembra voler assumere una condotta coerente con il rispetto del sistema di tutela internazionale dei diritti umani.

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#GIULIA COMPAGNONE


Dietro ogni persona c'è una storia. Diversa. Ogni persona porta con sé una sua esperienza di vita, un suo percorso. Nell' epoca della società moderna e terribilmente liquida il giudizio di diversità avviene tramite un processo superficiale basato su stereotipi. Si vive allontanando automaticamente qualsiasi persona possa assomigliare ad una categoria che è considerata sbagliata e che, quindi, va isolata. Infatti, il concetto di diversità è svuotato ed il suo uso è diventato pericoloso. Cosicché, diverso è diventato sinonimo di brutto, lontano, non meritevole di conoscenza. La no profit danese Human Library Organisation si occupa di dar voce a ciò che è diverso, pubblicando storie umane. Non si tratta di biografie di carta, ma di una biblioteca umana, dove i libri sono le persone stesse. L’Human Library è nata nel 2000 ma l’idea è stata esportata in circa 70 Paesi sparsi in tutto il mondo, perché considerata vincente per abbattere la diffidenza, favorire il dialogo e la socializzazione. Ebbene, il primo passo per combattere il pregiudizio è conoscere ciò che è diverso per capire che in fondo non lo è. Conoscere attraverso uno sguardo, uno sguardo profondo e dedicato. Conoscere attraverso un volto, ognuno con la sua caratteristiche. Proprio quelle caratteristiche che gli uomini hanno trasformato in classificazioni. Emarginato, sfigato, gay, senzatetto, islamico, immigrato, disoccupato, bipolare. Tramite la biblioteca umana, i partecipanti hanno a disposizione un vero e proprio catalogo da cui scegliere le proprie letture. I libri viventi sono tutte persone che hanno la consapevolezza di essere legate stereotipi e pregiudizi, ma sono anche uomini e donne desiderosi di scardinarli raccontando la propria esperienza di vita.

Una occasione per ritornare ad ascoltare, per fermarsi e chiedersi tutte le volte in cui si è giudicato qualcuno dalla copertina. Anche senza rendersene conto. Nel turbinio della quotidianità occidentale ci si imbatte continuamente in esseri umani che, però, ai nostri occhi risultano come categorie. E le paragoniamo continuamente a noi, come se noi fossimo la categoria giusta e loro no. Tramite questa iniziativa si possono combattere i pregiudizi. Partendo dal guardarsi negli occhi sino a praticare un ascolto puro e sincero. Libri umani per andare oltre le apparenze.


#CARMEN COSTABILE


nutrition facts a cura della Dott.ssa Carmen Costabile Biologa Nutrizionista

Quello della colesterolemia è un problema assai diffuso. Innanzitutto parliamo del problema colesterolemia e non del problema colesterolo. Il colesterolo, infatti, è un elemento fondamentale per la nostra vita: ha una funzione strutturale per tutte le cellule, anche quelle della guaina mielinica che protegge i nostri neuroni e quindi permette la trasmissione corretta degli impulsi nervosi; è la materia prima della sintesi dei Sali biliari da parte del fegato, i quali ci permettono di digerire i grassi che mangiamo; è il precursore della preziosissima vitamina D e degli ormoni steroidei. Diversa è invece la colesterolemia, ossia la quantità di colesterolo in circolo nel sangue. Il colesterolo, infatti, può essere in circolo oppure nelle cellule dei nostri tessuti; tutte le funzioni positive che abbiamo prima elencato sono esplicate quando il colesterolo è all’interno delle cellule. Quando il colesterolo in circolo è troppo elevato o se ne sta in circolo per troppo tempo, invece, può rappresentare un rischio cardiovascolare. Se resta in circolo per molto tempo, infatti, finisce per ossidarsi, per depositarsi sulle pareti delle arterie, soprattutto delle coronarie, e favorire il processo di aterosclerosi aumentando il rischio di malattie cardiovascolari, inclusi eventi gravi come infarto ed ictus. Attenzione, avere valori di colesterolemia elevati è solo uno dei fattori di rischio, non è la malattia; l’aterosclerosi è, infatti, un complesso processo multifattoriale dove giocano un ruolo fondamentale diversi aspetti della dieta e, più in generale, dello stile di vita.

Venendo alla dieta, prima si pensava che mangiare alimenti ricchi di colesterolo aumentasse i livelli di colesterolemia, ma oggi sappiamo che non è assolutamente vero. Quindi: amanti delle uova, siete salvi! Scherzi a parte, mi sento in dovere di spezzare una breve lancia a favore delle uova; queste, infatti, oltre a contenere molto colesterolo contengono anche “l’antidoto”, cioè la lecitina, per cui anche mangiare 2 uova al giorno non rappresenta un rischio (non è consigliabile mangiarle con questa frequenza per altri motivi, primo tra tutti quello di variare le fonti alimentari). Il colesterolo è una molecola esclusivamente animale e quindi assente in tutti gli alimenti vegetali. Non è un nutriente essenziale nella nostra dieta proprio perché, in quanto noi animali, siamo in grado di produrcelo da solo. Ma se la colesterolemia non è influenzata dal colesterolo che mangiamo e se ci produciamo colesterolo da soli, allora la dieta e lo stile di vita non influenzano la colesterolemia? Sbagliato. Ci sono, infatti, fattori che stimolano la produzione endogena di colesterolo: innalzamento dell’insulina (alimentazione ricca di zuccheri semplici e cereali raffinati), eccesso di grassi saturi e trans (favorire invece monoinsaturi e polinsaturi, e un buon rapporto omega3/omega6), stress cronico, fumo e stile di vita sedentario. Queste sono delle regole generali valide per tutti; per chi presenta già valori elevati di colesterolemia, però, ci sono dei consigli ancora più specifici. La fibra alimentare: grazie alla produzione di acidi grassi a catena corta, i quali attraverso la loro fermentazione, rappresentano degli inibitori della sintesi di colesterolo (con lo stesso meccanismo delle statine, anche se più blando); rallenta l’assorbimento degli zuccheri e quindi l’innalzamento dell’insulina; riduce l’assorbimento intestinale del colesterolo (che non è solo quello alimentare ma anche quello che ritorna attraverso gli acidi biliari).


I beta- glucani, presenti in avena, orzo, melanzane e legumi: agiscono come una classe di farmaci ipocolesterolemizzanti, le ezetimibe, ossia bloccando i trasportatori intestinali del colesterolo. La lecitina: abbassa il colesterolo totale e migliora il rapporto HDL/LDL. Gli steroli vegetali: con la loro struttura simile al colesterolo, ma non assimilabili, interferiscono con l’assorbimento intestinale del colesterolo. La fonte più formidabile di entrambe le sostanze (e di altre sempre ipocolesterolemizzanti) è la soia, sottoforma di latte, tempeh, tofu ecc.; o il sesamo, sottoforma di semi o di crema/burro; o in generale tutta la frutta secca e semi oleaginosi. Altre fonti di fitosteroli sono l’olio extravergine di oliva, le olive stesse, l’avocado e le noci di macadamia. Altro alimento ipocolesterolemizzante è il carciofo, che contiene una sostanza, la cinarina, con uno spiccato effetto colagogo, ossia stimola la secrezione biliare e quindi l’escrezione di colesterolo; o ancora, il tè verde, attraverso le sue catechine. Infine, il pesce azzurro (alici, sardine, sgombri, aringhe) che è una fonte di omega3, i quali agiscono indirettamente abbassando i trigliceridi e migliorando il rapporto omega3/omega6. Ovviamente tutte indicazioni non considerano difetti genetici e non c’è menzione riguardo i diversi tipi di colesterolo circolante.


#CHIARA FERRANTE


Quando si parla di un artista spesso, per fenomeno di associazione, si proietta nella mente dell’uomo l’immagine nitida di una delle opere più importanti prodotte dal suddetto. Ad esempio, quando si nomina Dante, ecco che partono le terzine con “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Questo discorso però viene meno quando l’artista nominato è Pier Paolo Pasolini, regista d’avanguardia, attivista, romanziere e giornalista, intellettuale condannato e assolto, martire e padre del suo tempo, vera figura intellettuale del ‘900, eclettico come nessuno mai. Un artista come il corsaro, è indefinibile, nel senso linguisticamente pieno del termine: animo anarchico e gentile, cercare di incanalarlo e di appellarlo come “romanziere”, “regista”, “critico e saggista” è di per sé sbagliato. Pasolini è un gigante, e grandi sono state le sue contraddizioni, dalle quali non si è mai allontanato e, qualora si fosse ricreduto le confermava ammettendo di aver fatto un passo indietro, dimostrando quanto coraggio c’è in chi non si ostina a tenersi aggrappati ad una sola visione. Ha vissuto il sessantotto, lo ha commentato, masticato e analizzato ricevendo spesse volte ingiurie. Particolare è la vicenda inerente al commento che fece sulle lotte studentesche. Il suo pamphlet in versi “ Il Pci ai giovani!” fu frainteso, poiché uscì su l'Espresso col titolo Vi odio, cari studenti e il dibattito che al tempo si venne a creare prese una direzione sbagliata. Sicuramente, Pasolini dichiarò di essere dalla parte dei poliziotti, figli di operai e contadini e non da parte degli studenti, lottatori ma borghesi, ma l’intento primo della provocazione che venne compreso posteriormente fu un vero e proprio invito da parte del poeta: la vera lotta andava fatta alla classe borghese stessa, alludendo anche al rinnovo, data l’irredimibilità della borghesia, delle sezioni del partito. . Ci fu poi un chiarimento tra studenti e Pasolini che fu una riconferma del modus-operandi dell’osservatore più lungimirante che l’Italia aveva a suo tempo. Egli fu uno dei pochi a rendere sacre le borgate romane e la periferia, scardinandone e sciogliendone il concetto stesso.

Lo scavalcamento dei preconcetti e delle barriere che il termine “periferia” si porta dietro deve assolutamente modificarsi a partire dal nostro interno, poiché la sacralità che ne risiede è infinita. E ciò evince da opere come “Mamma Roma” dove la manifestazione di un sentimento della madre per un figlio supera la tragicità della dilaniazione dei contesti periferici, straziati dalla evidente miseria. La sacralità risale al mondo contadino a quell'eresia dell'innocenza che trova di volta in volta incarnata prima nei fanciulli contadini friulani, poi nel sottoproletariato urbano e tra i ragazzi di vita, poi nel sorriso umoristico di Anna Magnani. La magnificenza di ciò che è vero cambia reincarnandosi in vari personaggi, ma questa sorta di religione è sempre viva, e per cristallizzarsi, si seppellisce non permettendo al neocapitalismo di distruggerla, come fa la serva in “Teorema ’68”, una semplice contadina che simboleggia il sacro emarginato dalla borghesia. Ciò che si copre di terra resiste, non si distrugge. E tale resta l’autenticità dell’emarginato, che vide con Pasolini la rifioritura dalla povertà.. Sicuramente è tanto odiato quanto complesso da amare, ma se dovessimo scegliere un’opera ​r appresentativa non la sceglieremmo affatto. Se è vero, che di artisti poliedrici con questo tipo di lungimiranza sono rari, è vero anche che, come scrisse alla madre, l’unico ed il solo al mondo a sapere del cuore dell’Italia, fu proprio lui. E la sua morte, come in una pellicola perfetta, è l’atto finale di chi la verità, purtroppo e per fortuna, è arrivato a conoscerla.


#MARIA PALMA GRAMAGLIA


Dal 17 febbraio in tutte le sale, Ennio, il docufilm di Giuseppe Tornatore dedicato a Ennio Morricone. Attraverso una serie di filmati corredati da una lunga intervista al grande compositore, il premio Oscar Tornatore racconta il due volte premio Oscar Morricone, direttore d'orchestra, compositore, arrangiatore, musicista a tutto tondo scomparso meno di due anni fa. Morricone è stato tutt'uno con la sua musica alla quale si è avvicinato da giovanissimo, grazie al padre trombettista che lo induce allo studio proprio della tromba. Studia al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, la sua città, sempre orgoglioso della sua romanità, è stato un uomo disponibile, umile, ma oltremodo preciso e quindi intransigente e minuzioso, burbero al tempo stesso generoso. La passione per la musica l'ha accompagnato sempre, di pari passo all'amore per la famiglia, per la moglie Maria, sposata nel 1956 e dalla quale ha avuto quattro figli. Una musica quella di Morricone che sollecita i sentimenti più profondi, una musica che commuove: Morricone è stato il Maestro che con la sua bacchetta ha fatto palpitare le corde dell'anima di migliaia di persone; ha influenzato schiere di musicisti, nessuno è rimasto immune al suo genio. Ha lavorato con i più grandi registi, prima fra tutti Sergio Leone, con Bertolucci ma anche con autori impegnati come Pasolini, coinvolto anche nella vita politica italiana, sempre in prima linea per la difesa della cultura e dell'arte. La sua musica ha continuato a sopravvivere alla sua scomparsa, preservata da chi continua a riprodurla, a riproporla, esattamente come ha fatto Tornatore con questo documentario che diventa una sorta di lascito del grande compositore che si è voluto raccontare e insieme con lui ha raccontato la storia della musica italiana e la storia del cinema italiano. Morricone è conosciuto soprattutto per le numerose colonne sonore cinematografiche, ne ha scritte circa cinquecento: chi non ricorda le note del film di Leone “Il buono, il brutto e il cattivo” o “Per un pugno di dollari”? Maestro di effetti sonori inediti tra cui il famoso fischio, le chitarre elettriche, le campane, la frusta, l'armonica a bocca, il carillon, l'organo e l'uso inquietante delle voci. Il suo stile è unico e originale e ha inventato quella che è ancora oggi definita la “maniera alla Morricone”.

Lavora a pellicole di ogni genere, passa dai western ai film drammatici, da quelli impegnati a “Sapore di mare”. Le sue colonne sonore hanno reso celebri scene e personaggi riconosciuti proprio grazie alle sue note. Il suo palmares conta numerosi premi, il Leone d'oro, due premi Oscar, uno alla carriera e uno per la colonna sonora per il film “The hateful eight” di Tarantino, quattro Golden Globes, dieci David di Donatello, undici Nastri d'argento, tre Grammy Awards. Gli è stata attribuita anche la stella in Hollywood Walk of Fame ed è stato insignito del titolo di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Tornatore, legato da una lunga e profonda amicizia a Morricone, che lo ​c hiamava Peppuccio, ha voluto rendere omaggio al talento di quest'uomo, leggenda della musica che ha “lasciato il mondo e ora suona per l'eternità”.


#EMANUELE MATERA


Il 15 febbraio del 1898 nasce Totò. Principe della risata. Il suo luogo natale; il quartiere Sanità della città di Napoli, segnerà per sempre il suo legame. Totò ha apportato un indimenticabile contributo nel cinema. Nonostante ciò, in una famosa intervista, Totò, parlando anche di temi importanti come la felicità, dichiara: «Penso che in fondo non siamo niente. Nessuno. Vale il lottare per gli altri. Per rimanere qualcosa agli altri. Io non lascerò niente come non lascerà niente nessun attore. Perchè noi vendiamo delle chiacchiere. A cosa serve tutto questo? Un falegname vale più di me. Un falegname lascerà una sedia che potrà rimanere nei secoli. Io lascio delle parole che dopo una generazione non le ricorderà più. Fra cento anni chi mi conoscerà più? Cosa abbiamo lasciato? Niente!» Un pensiero che però non ha trovato reale riscontro. Ancora oggi Totò è rimasto una pietra irremovibile nella storia del cinema e del teatro. Un punto di riferimento per tutti quegli attori che vivono realtà difficili come la sua e che sognano un percorso artistico pieno di ostacoli e difficoltà, oggi più di allora, pensando alla pandemia che ha aggravato la situazione. Basti pensare a molti dei film del Principe, grandi classici ancora amati e visti da tante persone. Oppure molte battute che, grazie alla sua particolare mimica, ha fatto sì che siano diventate parte del nostro parlato quotidiano. Una più di tutte: “E io pago!”. Parliamo di opere di un certo calibro che sono entrate nel patrimonio artistico del nostro paese. Una fra tante; “L’oro di Napoli” film diretto da Vittorio De Sica e che vede un cast con artisti inarrivabili come Sophia Loren, Eduardo De Filippo e lo stesso Totò. Ma anche film diretti da Pasolini come “Uccellacci e Uccellini” o “Capriccio all’italiana”. In quest’ultima opera, i protagonisti, tra cui Totò, interpretano delle marionette che nella scena finale vengono gettate in una discarica. Rimanendo a terra con la faccia verso l’alto, scoprono le nuvole e ne rimangono estasiati. Insomma, Totò in trent'anni di carriera cinematografica, dal 1937 al 1967, ha interpretato 97 film.

Per il suo esordio, nel 1937, con il film “Fermo con le mani” fu notato in un ristorante di Roma dal produttore Gustavo Lombardo. I suoi 97 film sono stati visti da circa 270 milioni di persone, un record nella storia del cinema italiano. Ma il film che portò Totò a un passo dal grande riconoscimento da parte del pubblico fu: “San Giovanni decollato”. Totò conobbe il principale sceneggiatore che era Cesare Zavattini, lo stesso che sarà poi collaboratore di Vittorio De Sica. Per questo film, Totò fu acclamato dalla critica che successivamente lo avrebbe disprezzato senza remore. In questa occasione il principe rispose: «forse mi sono guastato col crescere». Un artista che nonostante la sue grandi capacità è sempre rimasto umile e spesso si è lasciato andare ad azioni generose nei confronti delle famiglie povere del suo quartiere.


#LELLO CONSOLO


#HASTAGDELLASETTIMANA

I governi fanno e di sfano l eggi , Twi tter sembra sti a prendendo i l posto del l a Gazzetta uffi ci al e. Il Mi ni stro Speranza ha el i mi nato l ' obbl i go di mascheri ne al l ' aperto qual si asi si a l a col orazi one del l a regi one, fa stori a a parte l a Campani a gui data da “ Enzucci o ' o l anci afi amme”. Su questo soci al subi to è pol emi ca, grazi e anche ad un tweet del l ' account del cantante e autore Enri co Ruggeri che reci ta: “In gi ro per Mi l ano: un bel 30% di gente ancora con l a mascheri na, compresi dei gi ovani . La schi avi tù mental e è pi ù forte di quel l a l egi sl ati va”, che detto da quel l o che porta gl i occhi al i da sol e anche per dormi re, mi verrebbe da parafrasare El i o del l e Stori e Tese: “ sono fatti mi ei ”. Mol ti account i nvece non sono stati così buoni , per esempi o l ' account parodi a di Vuj adi n Boskov ri sponde: “ Io pensa che probl ema non è gi ocatore che mette parasti nchi gi à da casa ma quel l o cogl i one che non mette nemmeno quando è i n campo”. L' account del @truceal fi ere i nvece gl i fa i l verso: “ A Mi l ano 9 persone su 10 portano ancora l e mutande, e per me questo non è un segno di responsabi l i tà, ma di preoccupante psi cosi col l etti va, fi gl i a di Inti mi ssi mi e Saugel l a”. Vero, abbasso mutande e bi det. D' al tra parte per uno che cantava Mi stero, un po' di compl otti smo ci può stare.

Nella mia prima uscita sul Magazine, spiegavo che, se ci fosse stata una guerra mondiale, l'avrebbero annunciata su Twitter. Ecco, non pensavo potessero fare sul serio e #terzaguerramondiale è stato in tendenza molti giorni. L'Italia, però, ha un asso nella manica, la mediazione del nostro Ministro degli Esteri. L'account di @cicciorosina, infatti, fa una previsione: “ Di Maio in missione a Kiev e poi Mosca. Ucraini e Russi faranno la pace e poi ci dichiareranno guerra”. A volte si prova a ridere per esorcizzare le nostre paure più profonde, quindi speriamo bene e “Peace & Love” . Chiudo con un po' di leggerezza, il Vegano sindaco di New YorK è stato sorpreso a mangiare pesce, l'account di @MarcoNoel fa un'ipotesi: “Si era rotto il cazzo della Grande Mela”. Alla prossima.


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