10 GIUGNO ANNO I NUMERO 30 Direttore Responsabile Antonio Di Maio Coordinatore di redazione Augusto Santojanni #MAGAZINE Diretto da Armando De Martino Redazione Graziella Tetta, Carmen Costabile Rosa Caputo, Annamaria Marmo, Emanuela Guarnieri, Francesca Rametta Luca Marsilia Giulia Compagnone, Roberta Luppino, Cristina Varchetta, Daniele De Falco, Matteo Esposito, Lello Consolo, Crescenzo Mele, Chiara Ferrante, Laura Perna Maria Palma Gramaglia
Supplemento de Il Corriere di Pianura del Tribunale di Napoli n° 5215 del 31/05/2001
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INTERVISTA AL SINDACO DI BACOLI
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#Armando De Martino
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MANFREDI, CI SEI?
#Daniele De Falco
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LE FASI STORICHE DELLA FINANZA INTERNAZIONALE
#Laura Perna
IL TEATRO NELLE CARCERI #Chiara Ferrante
#Antonio Di Maio
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SALARIO MINIMO
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BOILER SUMMER CUP IL DRAMMA #Annamaria Marmo
Corrieremagazine
magazinecorriere@libero.it
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CAPODIMONTE, MERAVIGLIA
#Francesca Rametta
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VASCO A NAPOLI
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HASTAG DELLA SETTIMANA
#Maria Palma Gramaglia
#Lello Consolo
ESCLUSIVA #armanodemartino
JOSI DELLA RAGIONE
La lotta ai lidi. Ha portato una facoltà Federiciana a Bacoli utilizzando un bene confiscato. La sua città ha eliminato la plastica ed è tra i sindaci più amati di Italia. Esclusiva #Magazine Lei è il Sindaco ideale per la maggior parte dei cittadini italiani. Bacoli è diventata l’esempio della Politica che accende la speranza dei cittadini. Ha percezione di questa rivoluzione che ha cominciato? Sono onorato dalla stima dei cittadini e sono grato del fatto che sia riconosciuto l'impegno e l'abnegazione. Bacoli può rappresentare un modello nella misura in cui non è una metropoli. E' un piacere essere sindaco poiché sono figlio di Bacoli, è credo sia un dovere fare qualcosa per i bacolesi. Parliamo di una città bagnata dal mare, ha due laghi e siti archeologici importanti. Una città che offre tanto e che contra trentamila abitanti ma in estate ne tocca quota centomila. La difesa della identità meridionale, rifiutò l’intervista con la D’Urso per non regalare un’altra pagina di luoghi comuni su Napoli e il Sud. Ecco, un passo alla volta, dove si vede Josi tra dieci anni? Si,rifiuterei alter mille volte quella intervista, è un pollaio. Ai tempi della prima Pandemia dove c'era gente che non riusciva a portare il piatto a tavola, denigrare il Sud mi sembrava indecente.
Bisogna difendere il nostro Meridione di Italia. Non bisogna essere subalterni a nesussuno. Fra dieci anni dove sarò? Saranno i cittadini a scegliere dove e in che ruolo. Laddove la comunità vorrà sarò a disposizione. Bacolese, napoletana, campana.... La lotta ai lidi, la libertà di usufruire di aree demaniali senza l’obbligo di sottomettersi ai “padroni”. Il senso più alto di condivisione e gestione degli spazi pubblici. Lo pensano tutti a chiacchiere lei lo applica. Quanto influiscono i suoi studi in Lettere e Filosofia in tal senso? Quando siamo tutti attivisti urliamo fuori dalle Istituzioni "Spiagge libere" poi diventiamo istituzione e ci dimentichiamo dei cittadini e assecondiamo altre logiche. Noi restiamo su questa linea. Farlo con il megafono in strada è importante ma farlo da sindaco con la fascia addosso lo è ancora di più. I miei studi influiscono molto. L'approccio umanistico, quello riflessivo aiuta le visioni . WWW.FRAMEMAG.COM | 20
L'impostazione classica ti allontana da schematismi e dunque bisogna provare sempre a sognare, a cimentarsi in opere di fantasia amministrativa. Io volevo insegnare o fare il giornalista e dunque ora studoo il Tuel e non più la Divina Commedia, il Decameron o l'Orlando Furioso. Bacoli ha ricevuto il premio a Firenze. “Città pastic-free”.Chiudendo il cerchio che ha iniziato ad immaginare prima e a disegnare poi. Lotta all’evasione, Ambiente e turismo. Quanto ancora c’è da fare? Una città del Nord che premia una del Sud è bellissimo. C'è moltissimo da fare, ma tanto è stato fatto considerando. In questi tre anni siamo riusciti a fare abbastanza nonostante un Comune in dissesto avviato opere pubbliche, aperto cantieri.
Siamo una città con oltre 80 per cento di raccolta differenziata. Coinvolgiamo i percettori di reddito, gli operai. Bacoli può essere una gemma dei campi Flegrei, della Campania e della città di Napoli.
Mi ha colpito molto la trasformazione di una scuola abbandonata in un piccolo teatro. Nelle periferie di Napoli invece il concetto di riutilizzo degli spazi è poco considerato. La cultura può essere al centro del suo ampio discorso politico? La cultura può allenare all’empatia, l’empatia può allenare alla condivisione, e la condivisione può portare alla libertà di essere cittadini di un luogo migliore? Condivido tutte queste ultime riflessioni. Era una scuola che doveva essere venduta, abbandonata. L'abbiamo trasformata in un teatro, certo non è il San Carlo ha solo cento posti. Aver recuperato questo spazio mettendo sedie, palco, quinte. Ora è vissuta tutti i giorni, un polo di riferimento non solo per Bacoli ma per tutti i campi flegrei. La bellezza è contagiosa e i cittadini vedendo il Comune che si attiva si attivano e creano condivisione . L’ha immaginato e l’ha realizzato. Il Centro Alta Formazione sull’Umanistica Digitale a Bacoli. La Federico II nella sua città. Cosa rappresenta questo traguardo? La prima Università dei Campi Flegrei realizzata in un bene confiscato. Ci inorgoglisce, portiamo la Università più antica al Mondo. Non sarà una sede di rappresentanza ma un dipartimento di umanistica per gli studenti di tutta Italia. Parliamo di qualcosa di meraviglioso e impensabile ma ci siamo riusciti con tenacia.
#ANTONIO DI MAIO
NOVE MESI DI GESTAZIONE Non vogliamo buttare la croce addosso a nessuno, sappiamo che la situazione della nostra città è grave e le condizioni della macchina comunale, “ereditate” dal prof. Manfredi, sono disperate ma a quasi nove mesi dall'elezione del neosindaco, i cittadini aspettano un segnale, un “colpo” da parte del nostro nuovo primo cittadino. Con l'allentamento delle restrizioni anticovid, fortunatamente a Napoli stanno tornando i turisti. Nello scorso ponte del 2 giugno, la città è stata invasa da centinaia di migliaia di visitatori. È sicuramente un’ottima notizia anche per le rilevanti ricadute economiche che il turismo ha sul nostro territorio ma qual è l'immagine che la nostra magnifica città sta offrendo ai viaggiatori? Rifiuti, degrado, disorganizzazione, caos nei trasporti e servizi inefficienti. In campagna elettorale, Manfredi dichiarò che la sua priorità era rendere Napoli una città “normale” dal punto di vista del funzionamento dei servizi: spiace dirlo ma, finora, da questo punto di vista non si registrano particolari miglioramenti rispetto alla stagione “arancione” di De Magistris. In un recente articolo sul “Corriere del Mezzogiorno”, Enrico Cardillo, ex assessore della giunta Iervolino, ha dichiarato che per il riscatto di Napoli sarà determinante il realismo di Manfredi. Rispondendo alle critiche mosse dal direttore del quotidiano, Enzo D’Errico, secondo il quale
«il tempo del rodaggio è finito: Napoli vuole sentire sulla propria faccia il vento del cambiamento» Cardillo ha invitato a concedere al sindaco Manfredi il giusto tempo perché i guasti del passato sono troppi e troppo pesanti: in questa situazione, è alquanto irrealistico aspettarsi un cambiamento totale in pochi mesi. Non dobbiamo avere fretta insomma. Secondo la nuova amministrazione, la svolta sarà rappresentata dall'applicazione del “Patto per Napoli” siglato insieme al governo Draghi: il “salva Napoli” assicurerà circa 1,2 miliardi in 20 anni al nostro comune. Ma, come sappiamo, per meritarsi questa dote, l'amministrazione ha dovuto sottoscrivere una serie di impegni di natura finanziaria come, ad esempio, il lieve aumento di alcune tasse, la capitalizzazione del patrimonio di 67 mila immobili ed una seria ed efficace lotta all'evasione per migliorare la riscossione di tasse e tributi. Oltre al patto, grazie al quale si sbloccheranno anche le risorse per le nuove 1.400 assunzioni che potranno far ripartire e ammodernare la macchina comunale, l'altra opportunità che potrà (anzi dovrà) cambiare il volto della nostra città è sicuramente il PNRR. Ma anche su questo, al momento, non si registrano decisivi cambi di passo.
Altra nota dolente per il nuovo corso di Palazzo San Giacomo è lo stallo delle Municipalità, dove non si riesce a trovare la quadra per la nomina dei vicepresidenti e degli assessori. Tralasciando qualsiasi commento sull'irresponsabilità di tutte le forze politiche della maggioranza, interessate più al loro tornaconto che al bene comune, bisogna fare un serio ragionamento sul decentramento amministrativo, sul ruolo e sulle funzioni delle Municipalità che, così come sono adesso, servono a poco. Infine, la notizia del rapporto del “Sole 24 ore” che ha posto la nostra città (e la provincia) in coda alla classifica per la qualità della vita dei minori, non è sicuramente una sorpresa, visti anche i dati sulla dispersione scolastica, sull’elevato disagio che molte famiglie vivono soprattutto nei quartieri periferici e vista la carenza di strutture sportive, ricreative e di socialità per i bambini ma non solo per loro. Questi sono solo alcuni dei nodi che la nuova amministrazione deve districare: ce ne sono tantissimi altri ed il tempo scorre inesorabile. Cinque anni passano in fretta, è ora che la macchina inizi a correre!
#LAURA PERNA
LO STUDIO
LE FASI STORICHE DELLA FINANZA INTERNAZIONALE
La globalizzazione è un fenomeno di ampia portata, che può essere individuato in tre concetti principali, quali la convergenza delle economie nazionali in un unico mercato internazionale regolato dalle medesime leggi; la superiorità di suddetto mercato rispetto all’autonomia statale ed il supporto del Fondo Monetario Internazionale (FMI) in quanto istituzione predisposta alla concessione di prestiti alle economie nazionali, della Banca Mondiale che funge da spinta per i paesi in via di sviluppo e le economie emergenti e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) atta ad abbattere le barriere poste al commercio internazionale. La globalizzazione si pone l’obiettivo di promuovere e sviluppare la crescita economica attraverso l’implementazione di piani di privatizzazione e mercificazione dei servizi pubblici, la perfetta mobilità dei capitali (intesa come possibilità per gli investitori di acquistare attività in un paese sia rapidamente che a bassi costi di transazione) e la deregolamentazione aziendale. Insita nella globalizzazione è una logica economica secondo cui, in presenza di regole di mercato condivise, il funzionamento del commercio internazionale sia più agevole; mentre le innovazioni finanziarie, avendo la capacità di livellare il rischio, rendono il mercato meno esposto agli shock. La globalizzazione può essere suddivisa in cinque fasi, caratterizzate da un differente grado di integrazione.
LA STORIA Dal 1850 al 1914 si è vissuto il Gold Standard, conosciuto anche come “primo liberismo”. In questo periodo si verificò un incremento delle interrelazioni delle diverse economie su scala nazionale. Tuttavia, dal 1929 al 1945, durante la fase della “deglobalizzazione”, a causa delle due guerre mondiali, si ebbe un crollo repentino dei processi di integrazione. È solo con la fine della Seconda guerra mondiale e gli accordi di Bretton Woods che, fino al 1970, il sistema economico internazionale godrà di una ripresa delle relazioni tra le economie nazionali, in cui, in particolare, si assisterà ad un massiccio intervento da parte dello Stato. Durante questo trentennio furono creati piani, tra cui il Piano Marshall, e costituite istituzioni sovranazionali, tra cui il GATT e il FMI, che si differenziano per la specificità dei compiti cui sono preposte. La fase di crescita economica determinata da Bretton Woods, tuttavia, terminò a seguito degli shock petroliferi e la stagflazione; ciò determinò la fine della fiducia nei suggerimenti keynesiani in materia di politica monetaria e fiscale. La quarta fase della globalizzazione risale agli anni Ottanta e termina all’inizio del XXI secolo; i caratteri distintivi risiedono nelle misure di privatizzazione e deregolamentazione finanziaria dei mercati, configurandosi come il momento di massimo sviluppo della globalizzazione e di riduzione della spesa pubblica. I fondi speculativi che vennero ad affermarsi in questo periodo determinarono il sorgere di nuovi operatori sul mercato finanziario, possessori di quote di capitali internazionali; alcuni esempi risiedono nel Private equity fund, negli investitori istituzionali e nei fondi di ricchezza
sovrana, tutti gestiti da privati o istituzioni. Anche in questo caso, il sistema crollò a seguito di numerose crisi economiche, come la crisi degli hedge fund (titoli speculativi) del 1998, la crisi del 2000 sul mercato delle telecomunicazioni e la crisi del 2007, partita dai mutui subprime ed estesasi tramite la cartolarizzazione dei titoli fino alla crisi del 2008. L’ultima fase attiene ai giorni nostri ed anch’essa si configura come un periodo di deglobalizzazione dovuto all’attivazione di misure protezionistiche a causa dei conflitti tra le principali potenze mondiali. L’evoluzione storica dell’economia e della finanza internazionali hanno avuto forti ripercussioni soprattutto sulle economie in via di sviluppo. La preferenza per la Tobin Tax, una tassa relativa alle transazioni effettuate sui mercati valutari volta a penalizzare le speculazioni a breve termine ed il Washington Consensus determinarono, ad esempio, la Crisi dell’economia nazionale del 2001 in Argentina, a cui venne imposto un piano di rientro dal deficit che non fece altro che peggiorare le circostanze.
Può affermarsi, in conclusione, che esiste un legame diretto tra le liberalizzazioni e il sorgere di recessioni economiche; infatti, le misure di deregolamentazione e la privatizzazione di specifici settori economici rendono l’economia nazionale maggiormente esposta allo scoppio di crisi.
#DANIELE DE FALCO
Consiglio, Parlamento e Commissione europea sono giunti finalmente a un’intesa sulla direttiva del salario minimo. Un provvedimento che, secondo la presidente di Commissione Ursula Von der Leyen: << favorirà lo sviluppo della contrattazione collettiva nel rispetto dei Centenario salari minimi diadeguati nell’Ue>>. Una ENRICO BERLINGUER misura essenziale e di notevole rinnovamento, a cui non sarà obbligatorio aderire. Lo ha chiarito Schmit, commissario Ue al Lavoro: <<Non imponiamo un salario minimo all’Italia>>. Secondo la direttiva, gli stati membri che hanno già approvato una legge a riguardo dovranno effettuare aggiornamenti periodici, adattandosi ai criteri stabiliti dall’intesa raggiunta nei giorni scorsi. Uno strumento finalizzato al contrasto della povertà lavorativa, atto a restituire dignità ai lavoratori europei. Una decisione di notevole importanza, se pensiamo che in diversi contesti lavorativi dell’eurozona, questo diritto viene ripetutamente negato. Il ministro del lavoro Andrea Orlando, sui suoi profili social, ha commentato molto positivamente l’accordo raggiunto: «L'Europa si presenta con una buona notizia ai lavori dell’Ocse a Parigi. L’ok alla direttiva sul salario minimo apre una prospettiva per contrastare il lavoro povero e per dare a tutti i lavoratori un salario dignitoso. L’Italia si è battuta per questo importante risultato che estende tutele e diritti ai lavoratori europei. Un passo importante per concretizzare Ilcorrieredipianura l'Europa sociale e del lavoro».
ANTONO BASSOLINO ENZA AMATO NINO DANIELE
ARMANDO DE MARTINO ANTONIO DI MAIO
L’Italia, si trova nell’elenco dei sei paesi europei in cui una legge sul salario minimo non è in via di approvazione. Secondo i dati Eurostat, la differenza tra Lussemburgo, il paese con il salario minimo più alto, e la Bulgaria, quello più basso, è abissale: 2257 euro al mese del primo contro i 332 del secondo. Un gap da non sottovalutare. Seguono Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Francia, Spagna e Slovenia. In fondo alla classifica, Ungheria, Romania, Lettonia e Bulgaria con meno di 600 euro mensili. Danimarca, Cirpo, Svezia e Finlandia sono i cinque paesi europei restanti, sprovvisti di una legge che tuteli gli stipendi dei lavoratori. Secondo il leader dei Cinquestelle Giuseppe Conte, urge attuarla nell’immediato per poter stabilire, tramite la direttiva europea, le procedure che ne assicurino l’adeguatezza, a seconda dei settori di interesse. Ad ogni modo, bisogna muoversi entro tempi celeri. In un momento di crisi come questo, dovuto alla guerra russo-ucraina attualmente in atto e a una possibile escalation economico – finanziaria, dobbiamo prevenire il peggio, proteggendo i lavoratori più poveri e tutelando coloro che vivono situazioni di maggiori difficoltà, specie dopo due anni di pandemia (ancora in corso). In Italia, le forze politiche sembrano avere pareri discordanti. Dalle dichiarazioni del ministro per lo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega, traspare una certa preoccupazione: <<la decisione dell’Unione Europea lascia grandi margini ai Paesi membri per declinare questo principio in base alla realtà e alle caratteristiche di ogni Paese. Ad esempio, noi abbiamo una contrattazione molto molto avanzata anche di secondo livello e quindi in qualche modo questo strumento non deve penalizzare delle forme che abbiamo sperimentato con successo>>.
#CHIARA FERRANTE
ALESSANDRO FRESCHI
Teatro in ogni carcere: Intervista ad Alessandro Freschi (Fré) Oltre ad essere un artista con una creatività poliedrica, sei anche il promotore della raccolta firme per la proposta di legge sul teatro in carcere. Ce ne vuoi parlare? Non sono il promotore, bensì uno dei membri del collettivo “gli ultimi saranno” fondato da Raffaele Bruno attualmente deputato che, insieme ad altre realtà, si fa promotore di questa proposta di legge nata a valle di una nostra esperienza. Da tre anni facciamo attività e spettacoli in carcere. I termini della proposta di legge per come sono stati scritti in gran parte sono eredità di questa nostra esperienza, sia diretta che raccontata da altre realtà. Ci sono varie fasi burocratiche da seguire: Le proposte di legge vengono esaminate dalle commissioni di pertinenza, si ascoltano i pareri degli esperti del settore, e in questo caso sono stati tutti entusiasti. Adesso bisogna votare gli emendamenti. La nostra premura è quella di spingere (anche attraverso la petizione lanciata) verso la calendarizzazione, poiché l’iter legislativo richiede tempi lunghi, e nonostante le elezioni siano la prossima primavera, si rischia di non garantire l’approvazione della proposta di legge.
C’è sfiducia nei confronti delle istituzioni, molto spesso ferme e quasi serrate nei confronti dei detenuti e dell’arte teatrale. La promozione di questo progetto porterebbe alla creazione di nuove figure professionali. E’ giusto in questo caso dire che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”? In questo caso il problema è un errore nostro, cioè quello di non riuscire a comunicare che una cosa del genere riguarda tutti. Così come si è fatto (evidentemente non abbastanza) tanto rumore sul DDL Zan, provvedimento che teneva conto di una minoranza ma che è stato riconosciuto di interesse comune di un paese civile, allo stesso modo bisognerebbe riuscire a far rendere conto alla società l’importanza di questa cosa. Mettendo da parte gli slanci filantropici, questo provvedimento sarebbe, secondo noi, molto efficace anche dal punto di vista della spesa sociale. E’ dimostrato infatti che i detenuti che hanno svolto attività teatrali delinquono il 90% in meno. Conviene economicamente e socialmente, ma la prima è una leva importante. Tornando al proverbio, forse nel momento in cui riusciremo a far capire che questa non è una cosa particolare, né per il mondo carcere né per il mondo dell’arte, riusciremo davvero a farci sentire.
Vittorio Gassman diceva che il teatro è una zona franca dove si diviene immortali: Può secondo te rappresentare un atto simbolico di redenzione ? Ti contrappongo un’altra citazione di Cosimo Rega, ex detenuto, attore protagonista di “Cesare deve morire” dei Taviani: “Da quando ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una prigione”. In questo caso l’arte può essere un mezzo di estrema, anche cruda consapevolezza delle proprie responsabilità. Secondo me l’arte, specie il teatro, è uno dei modi più efficaci per mettere in evidenza che molte tue convinzioni non sono degli assoluti ma delle condizioni possibili, perché nell’interpretare ti ritrovi nei panni di un personaggio magari distante da te, che sei costretto a capire. Questo va ben oltre l’intrattenimento, e la proposta ufficializza la questione, facendo capire che l’arte ha un’utilità riconosciuta che va a distanziarsi dall’ottica della “bellezza per la bellezza”.
L'ALLARME #ANNAMARIA MARMO
Il 21 giugno segna l’ inizio dell’estate, una stagione tanto attesa e desiderata da molti, soprattutto dai più giovani che con il termine dell’anno scolastico avranno più tempo da dedicare allo svago e al divertimento. Questa data però segnerà l’inizio anche di una sadica Challenge le cui istruzioni sono già state ampiamente anticipate su tiktok, social ormai molto di moda e utilizzato dai più giovani e non. La Challenge in questione, denominata ‘’Boiler Summer Cup’’ ,sembra essere una sorta di adescamento a discapito delle ragazze in sovrappeso. Il primo step consiste nel corteggiare il boiler (termine stante a significare scaldabagno), ovvero l’oggetto del contest, nonché una ragazza dai 70 kg in sú, riprendendo il tutto ad insaputa della malcapitata. La Challenge prevede inoltre l’assegnazione di un punteggio differente che è direttamente proporzionale al peso stimato della vittima. Il punteggio massimo é invece raggiunto se il partecipante riesce ad avere un rapporto sessuale con la vittima. Questa sfida aberrante sta prendendo sempre più piede, costringendo le vittime potenziali del body shaming, ma anche di vere e proprie molestie, a non uscire di casa oppure a non partecipare ad alcun evento mondano per il timore di finire sui social derise e mortificate. Gli effetti di questa Challenge, anticipata da molti e angosciosamente” attesa “dalle possibili vittime incide su paure, ansie, traumi, difficoltà e disturbi alimentari che quotidianamente queste donne vivono sulla propria pelle.
Come detto quindi la Boiler Summer Cup si lega indissolubilmente con il concetto di body shaming, argomento di dibattito e consapevolezza culturale nella nostra società, termine inglese che nasce dalla fusione della parola body (corpo) e shaming (far vergognare) e che si traduce in qualsiasi atteggiamento che porta ad insultare una persona per l’aspetto del corpo determinando in quest’ultima vergogna per se stesso ed imbarazzo. Le forme dei body shaming possono essere molteplici, ma la più comune è probabilmente quella che riguarda appunto il peso di un di una persona. Questa sfida è oggi la piena dimostrazione di quanto le persone non riescano a comprendere le conseguenze negative e distruttive delle loro azioni, di quanto manchino di empatia e rispetto . La vittima non viene vista come un essere umano dotato di emozioni e sentimenti, ma come un vero e proprio bersaglio, un mezzo utile per raggiungere l’approvazione sociale del gruppo dei pari. È una sorta di meccanismo di deumanizzazione che si innesca soprattutto in gruppo, colpire il diverso per sentirsi al pari di un sé ideale, invulnerabile e invincibile
MERAVIGLIEDINAPOLI #FRANCESCA RAMETTA
Privilegiato luogo di aggregazione, delizia e di svago per i partenopei, il Real Bosco di Capodimonte sorge nella zona collinare di Napoli a ridosso dei quartieri San Carlo all’Arena e Miano. La sua storia inizia con quella di Carlo III di Borbone nel 1734 che, come dicevano i cronisti del tempo, procedette all’esproprio di vaste aree per realizzare un grande bosco destinato alla doppia caccia “di pelo e di penna”. La zona di Capodimonte fu da sempre considerata il luogo più nobile e pregevole di tutta la città, dove spiravano venti favorevoli e salubri grazie alla posizione alta e dominate il golfo, da essa era possibile anche osservare gran parte della città. Il luogo era ritenuto sacro nell’antichità e quindi idoneo ad accogliere la stirpe reale con la realizzazione del real “Diporto del re”. Si tratta del parco storico più grande della città e di uno dei complessi architettonicibotanici-museali più importanti del mondo, direttamente dipendente dal Ministero della Cultura italiana. I suoi quasi 300 anni di storia, con le varie successioni dinastiche e i relativi interventi sono visibili nella Reggia del parco che si estende per oltre 134 ettari. Da Carlo capostipite dei Borbone delle due Sicilie, passando per il decennio francese di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Mourat ,in cui fu costruito il famoso muro di cinta che trasformò la Reggia e il Bosco in un complesso unico, a Ferdinando II, che con la direzione del botanico tedesco Dehnardt spinse il parco verso un modello di giardino all’inglese, ai Savoia, che ripristinarono nel parco l’attività venatoria, agli anni del dopoguerra caratterizzati da scarso controllo, degrado e abbandono, che videro il proliferare di molte forme di abusivismo, fino ad arrivare ai grandi interventi di qualifica e valorizzazione degli anni 90.
Entrando nel parco da uno dei suoi suoi tre ingressi, Porta Grande, presso via Capodimonte, si incontra il palazzo reale che ospita proprio il Museo Nazionale di Capodimonte, meta ambita dai turisti per le sue collezioni di arte permanente, in esso è possibile ammirare grandi nomi della pittura italiana come Raffaello, Tiziano, Parmigianino, Solimena, Caravaggio e anche una magnifica collezione di arte contemporanea tra cui degno di nota è il famoso Vesuvius di Andy Warhol. Il direttore del complesso Museale, ormai dal 2015, è il francese Sylvain Bellenger che, grazie alla sua prospettiva internazionale, cerca di valorizzare al massimo le potenzialità del patrimonio, proprio Capodimonte, che visitò nel 1980, fece protendere le sue scelte formative verso il mondo dell’arte. Il Palazzo del Museo è circondato da un giardino ornato con piante esotiche, come la canfora proveniente dall’Asia
Proseguendo verso la parte più interna si giunge nella zona del parco organizzata all’inglese con i grandi viali a raggiera, da sinistra abbiamo lo Stradone della Porcellana, che conduce alla Real Fabbrica di Porcellana, oggi sede dell’Istituto Scolastico Caselli e alla Chiesa di San Gennaro, il secondo viale conduce alla Fagianeria, struttura in cui venivano allevati i fagiani liberati poi per la caccia a tiro, trasformata successivamente in Eremo dai Cappuccini, percorrendo il quarto viale si poteva prima incontrare la statua del Gigante, oggi ricollocata nella parte nord all’incrocio dei viali, un telamone in marmo alto cinque metri, risalente al secondo secolo dopo Cristo, la statua raffigurante un uomo con canestro, apparteneva alla prestigiosa Collezione Farnese . Infine il quarto viale conduce al Grottino, mentre il quinto al vallone Amendola. Passeggiando per i viali è possibile avvistare numerose volatili, come pettirossi, fringuelli, cinciallegre, capinere, gazze, picchi rossi, merli, poiane, gheppi, allocchi civette, barbagianni e assuoli. Anche le specie vegetali abbondano tra le più presenti abbiamo lecci, pini, olmi, ippocastani, laurocerasi e piante spontanee, come edere, pungitopo, agrifoglio e felci. Girovagando per il Bosco non sarà insolito incontrare alcuni volti che lo abitano quotidianamente per svolgere svariate attività, dallo sport alla lettura, alle semplici passeggiate contemplative, una vera e propria comunità del parco, potrà capitare che tra questi qualcuno vi racconti una delle tante leggende o storie di fantasmi legate a Capodimonte, come quella di Maria Cristina di Savoia la moglie di Ferdinando II chiamata dai napoletani Reginella Santa, che pare si aggiri ancora nei pressi della grotta alla fine di uno dei viali dove, come una mantide religiosa, era solita gettare in fondo alla grotta i suoi tanti amanti
#MARIA PALMA GRAMAGLIA
Grande spettacolo quello allo stadio Maradona di Napoli, il 7 giugno scorso un vulcanico Vasco Rossi ha entusiasmato i circa 45.000 giunti anche da diverse regioni d'Italia, soprattutto del sud, per assistere a uno show vero e proprio, che si è trasformato in una celebrazione del ritorno dei grandi eventi dal vivo. Vasco che mancava da Napoli dal 2015 nell'allora stadio San Paolo, è tornato finalmente dal vivo dopo gli anni della pandemia. Fin dall'alba molti erano accampati fuori i cancelli dello stadio ma l'attesa, il caldo, le lunghe file sono state ripagate da un live che non ha disatteso le aspettative. Vasco ha da sempre la capacità di coinvolgere un pubblico intergenerazionale, numerosi i giovani che all'epoca di Voglio una vita spericolata nemmeno erano nati, tantissimi fan, quelli Gold, quelli che seguono il Blasco dai suoi esordi, ma tanti anche i bambini che a seguito dei genitori hanno accolto il testimone di un fervore che ha coinvolto anche donne incinte, una di queste aveva dipinto sul pancione la scritta in azzurro Prima Vasco e poi nasco. L'entrata di Vasco sul palcoscenico è stata accolta da un boato; il Komandante ha catturato subito la scena e ha scaldato il pubblico con le hit più recenti, dall'ultimo album Siamo qui per andare poi a ritroso in oltre quaranta anni di carriera e brani immortali, da XI Comandamento a Ti prendo e ti porto via, da Un senso a Stupendo, da Tofee a Sally. Non è mancato un intervento del rocker per esprimere il rifiuto della guerra, che come ha gridato Vasco è contro l'umanità, è contro i bambini, è contro le donne, e forte si è levato il grido dei fan a sostegno del ripudio di una tragedia ancora in atto. Vasco inoltre non ha dimenticato di ricordare quelli che non ci sono più. Lo stadio è stato un continuo tripudio di urla e di applausi per il rocker modenese che a settanta anni si conferma
un animale da palcoscenico, che canta, urla con il pubblico, si muove su un mega palco alto come un palazzo di nove piani. Il Maradona, per chi era lì presente, è stato pazzesco, appassionato, sembrava che un'unica voce si levasse non solo per accompagnare Vasco ma anche per urlare la voglia di lasciarsi alle spalle anni di stop alla musica; il concerto si è trasformato in un inno alla libertà, una specie di rito liberatorio grazie al quale Fuorigrotta per una sera è diventata protagonista di una svolta, con la quale si è celebrata la vita, l'amore: prima che il concerto iniziasse, la folla del Maradona ha assistito a una proposta di matrimonio che un ragazzo, con tanto di anello e in ginocchio, ha rivolto alla sua fidanzata, emozionata e in lacrime. Vasco che si è detto onorato di esibirsi al Diego Armando Maradona dove un tempo risuonavano i boati per i goal del pibe de oro, sono risuonati i fragori delle urla dei fan in visibilio coinvolti dal suo carisma, dalla sua energia che per due ore e mezza ha illuminato lo stadio dove in una cornice suggestiva delle mille luci dei cellulari, Vasco ha salutato il pubblico con l'immancabile Alba Chiara. Una band potente, come una macchina di Formula Uno.
#LELLO CONSOLO
#HASTAGDELLASETTIMANA
È scoppiata l' estate. Su Twitter. Come su Twitter? Eh sì, fa caldo anche su Twitter, almeno da quello che leggo. Ricordate quella famosa pubblicità " Antò fa caldo" ecco io ve lo dico " Uagliù fa caldo". Un esempio su tutti lo fa l' account di @diavo_letto: "Cazzata del giorno Presto aprirò un negozio di ortopedia. Sono indeciso che nome dargli. - L' anca di Noè - Alluce nel paese delle meraviglie. - Le avventure di ginocchio. - La spalla nella roccia. Si accettano consigli. " "Le avventure di ginocchio" vince a mani basse secondo me. Vogliamo parlare dei matrimoni d' estate, vere e proprie saune travestite da festa? L' account di @marconoel ha una teoria difficile da confutare: "Aumentano i divorzi a causa degli accidenti che vi mandiamo quando ci invitate ai matrimoni d' estate" "Dopo la cerimonia, seguirà rinfresco. Prendono pure per il culo" Provate a dargli torto. Certo il caldo fa dire cose strane per esempio su Mertens, l' account di @gaia ci racconta un incubo, una fake news o la realtà?: "Sono andata a dormire Mi sveglio: - Mertens alla Lazio - Koulibaly al Barca E come se non bastasse -Bernardeschi vicinissimo al Napoli" Meglio tornare a dormire.
E poi ci sono gli eroi. Un uomo di origini Marocchine di 45 anni, italiano da 30, perché chi vive in Italia da tutto quel tempo non può essere italiano solo per la legge, è morto per lo sforzo di salvare 2 bambini nel mare di Castel Volturno, pensate che Salvini o Meloni abbiano scritto qualcosa, loro così solerti quando c' è da denigrare un immigrato? Aspetteremo invano. L' estate è lunga e Scipione l' africano non ci abbandonerà facilmente e di cose ne vedremo ancora. Stay tuned. "facimme marenna a sarachiello" Vedremo forse un film già visto, di cui non ci piace il finale, ma occhio sempre all' #ADL, non si può mai sapere e #ForzaNapoliSempre.