#magazine CORRIERE
NUMERO 3- 2 DICEMBRE 2021
CHI SIAMO SUPPLEMENTO DE
SOMMARIO
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IL CORRIERE DI PIANURA
Direttore Responsabile Antonio Di Maio
Coordinatore di redazione Augusto Santojanni
#MAGAZINE
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DIVERSO DA CHI?
LA RESA UMANA
Diretto da Armando De Martino Con Antonio Di Maio REDAZIONE
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GIOVANI E ALCOL
SERIE TV DIPENDENTI
Graziella Tetta, Carmen Costabile Rosa Caputo, Annamaria Marmo, Fulvio Feo, Emanuela Guarnieri, Luca Marsilia Roberta Luppino, Cristina Varchetta, Daniele De Falco, Matteo Esposito, Lello Consolo, Crescenzo Mele, Chiara Ferrante, Maria Palma Gramaglia
24 LA VITA AGRA
14 VINCENZO SALEMME
02 DICEMBRE ANNO 1 NUMERO 3
16
26 IO, DONNA GIORNALISTA DI PALLONE
28
LAVORO NERO
18
GLI HASTAG DELLA SETTIMANA
PHISING COME DIFENERSI? MAGAZINECORRIERE@LIBERO.IT
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30 VINOINTERVISTE
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TOMMASO PRIMO
SAPORI DELLA SICILIA
ESCLUSIVA #MAGAZINE INTERVISTA
#Pezzi di ebano #Armando De Martino
Faceva freddo. Un freddo del genere nel l a mi a vi ta non l ’ ho pi ù avverti to. Il mare pareva una l astra i mpauri ta, tremante, ri scal data appena da una l i eve bri ci ol a di l una annacquata. Di eci anni . Io quel freddo ce l ’ ho ancora i n mente. Lo sento nel l e ossa, nei denti , nel l e gi nocchi a, nel l e mani . A di eci anni i l freddo non si di menti ca. Nessun freddo si deve mai di menti care. Nessuno dovrebbe mai el emosi nare i l cal ore. Quel gi orno i o non l o di menti co. Non ri usci vo a tenere tutta quel l a gente negl i occhi , tutti quei rumori nel l e orecchi e, quel l e voci , quei si nghi ozzi , quegl i odori , quei pi anti di neonati rassegnati al l e spal l e dei geni tori . Non ri usci vo a guardare, se non i ndi etro, e i ndi etro c’ era casa mi a. Mol to i ndi etro. Indi etro di mesi di cammi no. A passo l ento, sui cal l i di mi o padre sfregavo l e mi e di ta. Muratore, i draul i co, el ettri ci sta, cameri ere, un mi scugl i o di mesti eri i n due occhi chi ari . Una schi ena dri tta e due bracci a forti . Un sorri so però i nnocente, a tratti i ngenuo, che varcava l ’ ori zzonte con uno sguardo pesante. Senti vo i l suo magone dentro ri mbal zargl i sul l e guance, che fi ni rono a ri garsi con una l acri ma che vol l i credere fosse sudore, anche col freddo, vol evo credere che sudasse, anche se battevo i denti . Mi vol tavo i ndi etro, ogni tanto, e non ero pi ù l ’ ul ti mo. Ero stretto i n un cuni col o di gambe, di sederi , di borse, di dondol i i di mamme che acqui etavano l e pene dei fi gl i . Ero stretto i n una morsa che traboccava paura.
Quando l a speranza si concreti zza i n azi one, l a pri ma reazi one è l a paura. L’ i ncertezza di sal tare nel vuoto, ad occhi aperti , e vedere i l burrone i ngrandi rsi per poi avvol gerti . Mi vol tavo i ndi etro e non vedevo pi ù casa mi a. Non ri cordavo nemmeno i posti , i pal azzi , l ’ offi ci na dove mi o padre aveva l asci ato l ’ ul ti ma moto ancora da ri parare. Davanti sol o poche persone, i ndi etro centi nai a che chi edevano permesso al l a fortuna, di poterl e affi dare l e propri e vi te. Così nacqui per l a pri ma vol ta. Così uno scafo mi portò l ontano. Qual cuno credeva avessi mo l ’ ebol a, ma i n real tà si sbagl i ava. Aspettavamo, i n fi l a. Io non capi vo, mi o padre l a sera pri ma aveva pagato i l vi aggi o. Dal Gambi a al l a Li bi a, passando per i l Ni ger. Avevo otto anni quando ho sal utato l ’ ul ti mo al bero di Kari té. Due anni , tra auto, autobus, scarpe consumate, febbri e mal ori . Fi no al l a Li bi a. Al l a porta che ti apre al nul l a. In fi l a c’ era una bambi na, forse del l a mi a età o poco pi ù grande. Era bel l a, con quegl i occhi enormi e i capel l i arruffati . Un magl i onci no verde e una coll ana al l e cavi gl i e. Era sol a, nessuno l e teneva l a mano. Pensai che l e mani di mi o padre potessero essere ab bastanza forti da tenere entrambi . Lo scafo arri vò. Al l a vi sta mol ti provarono a scappare, a ri nunci are anche a quei mi l l e dol l ari sudati per pagarsi l a traversata. Li ri buttarono i ndi etro,
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di forza, sul l a barca. Era un pescherecci o mal ri dotto. Mi o padre non batté ci gl i o. Ri mase fermo e mi stri nse l a
mano forte. La bambi na non parve
i mpressi onata e avanzò a pi ccol i passi . Mi ri gi rai , qual cuno espl ose qual che col po i n ari a, tra i l fumo di qual che focol are, mi parve di scorgere un tral i cci o che avevo di fronte casa, ma non l a vedevo pi ù, casa mi a. Un uomo scese dal pescherecci o, e comi nci ò a passare l a fi l a. Url ava e proi bi va di portare di etro acqua e ci bo. Al massi mo qual che coperta. Io non capi vo. Avrei capi to. Si fermò davanti a noi e guardò mi o padre fi sso. «Tu, vi eni tu. Gui derai l o scafo, appena vedi l a costa abbandoni i l ti mone e te ne torni i n mezzo agl i al tri ». «Ma non ho mai gui dato una barca». «Non hai scel ta». E così mi l asci ò l a mano, non appena sal i mmo sul pescherecci o. Mi fece poggi are a un al bero. Era bui o. Era gi à troppo bui o. Eravamo i n di eci , poi i n venti , poi i n ci nquanta. Entro un’ ora saremmo di ventati trecento; i ntorno sol o corpi , ammassati , ma sereni . Ancora sereni . La bambi na era poco di stante da me, guardava fuori , al di sopra del l e barri ere, poi abbassava l a testa sul l e gi nocchi a per ri al zarl a subi to dopo. Il suo zai no era col orato e sporco, l o usò come cusci no e poggi ò l a nuca tenendo l e gi nocchi a pi egate per non urtare i l suo vi ci no di posto.
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Per un pai o di ore era compl etamente pece quel l o che vedevamo. Il sol e però arri vò subi to, e ci col se i n al to mare, l ontano da ogni possi bi l e approdo vi si vo a coste. Eravamo uno sputo i n un l ago. Uno sputo nero, medi ori ental e. Pi anti , l amenti , ri chi este di acqua che proveni vano i n tutti i di al etti afri cani . Una fami gl i a si ri ana, ci nque i n tutto, ti rò fuori una botti gl i a. Un nero si scaraventò sul capofami gl i a e comi nci arono a pi cchi arsi . Ecco perché proi bi vano di sal i re a bordo vi veri : si ri schi ava di mori re. Mi o padre era l assù al l a gui da e l o i mmagi navo mentre pregava affi nché ci portasse i n sal vo. Ri usci vo a senti re i l suo magone fi n da gi ù e vi sual i zzare i l vi so ri gato di sudore e paura. Il suo bracci o enorme tre mare e le sue gambe ri fi utarsi di tenerl o i n pi edi . Avevo fame. A di eci anni quel l a fame non si di menti ca. Avevo sete, e avevo un sogno: L’ Ital i a.
Placido in mezzo alla tempesta.
FOCUS DEL DIRETTORE
#Antoni o DI Mai o
Tra poco più di un mese si concluderà il “settennato” di Sergio Mattarella al Quirinale: l’attuale Capo dello Stato, dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana, fu eletto il 31 gennaio 2015 e giurò il successivo 3 febbraio. Già da alcuni mesi sono partite le grandi manovre per l’elezione del nuovo inquilino del Colle: che farà Draghi? Mattarella sarà disponibile per un altro mandato? Con questi interrogativi sullo sfondo, le forze politiche stanno lavorando al successore, proponendo e bruciando nomi più o meno autorevoli. Altri invece lavorano per mantenere lo status quo, con Draghi a Palazzo Chigi per gestire i fondi del PNRR e Mattarella a fare gli straordinari al Quirinale. Ci sarebbe anche un’altra candidatura ma è talmente offensiva verso le nostre istituzioni che non vogliamo nemmeno farne un breve cenno. Giunti alla fine di questi sette anni, vogliamo ricordare alcuni episodi nei quali il Presidente ha dimostrato la sua autorevolezza ed il suo rigore morale, affrontando i tanti momenti difficili dal punto di vista politico e sociale, soprattutto in questi due anni di pandemia, dimostrando fermezza e tranquillità, senza mai alzare i toni, ponendosi sempre come fiero difensore della “Carta”. L’inquilino del Quirinale si è sempre posto non solo come custode dei valori della nostra Costituzione nata dalla Resistenza ma anche come tenace garante del sistema istituzionale della Repubblica e del processo di integrazione europea. .
Soprattutto nel triennio 2016/2019 - a partire dalla sconfitta di Renzi al referendum costituzionale e delle sue dimissioni da “premier”Mattarella ha dovuto più volte porre un freno alle spinte e alle velleità di quelle forze politiche populiste, sovraniste e antieuropee che poi, uscite vincitrici dalle urne nel 2018, hanno dato vita al governo gialloverde. Ricordiamo allora il suo veto alla nomina del prof antiEuro Paolo Savona alla carica di Ministro dell’Economia e la conseguente minaccia di impeachment” avanzata dal Movimento 5 Stelle. E, restando in tema di immigrazione, come non ricordare i suoi pesanti rilievi al Decreto Sicurezza di Salvini: “resta l’obbligo di salvare le persone in mare”, cosi scrisse al premier Conte e ai Presidenti delle Camere, chiedendo di rimettere mano alla normativa che, in spregio ad ogni principio di solidarietà, prevedeva pene e sanzioni severe per chi effettuava soccorsi in mare. Nei sette anni di mandato, Mattarella ha dovuto gestire ben quattro crisi politiche: dalla caduta del governo Renzi (con la nascita del governo Gentiloni) fino al governo Draghi, passando per il Conte 1 ed il Conte 2: da politico di lungo corso è sempre riuscito a trovare uno sbocco a queste crisi evitando le elezioni anticipate e mantenendo alto il prestigio delle nostre istituzioni anche nei confronti dei partner europei ed occidentali. Insomma, tranne qualche critica da parte di chi lo considera il regista (insieme a Renzi) della caduta del Conte 2 e della nascita del governo Draghi, Mattarella gode di un altissimo grado di fiducia e di stima nei cittadini: il prossimo che salirà al Colle sarà all’altezza del suo predecessore?
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#MATTEO ESPOSITO
#CHIARA FERRANTE
#LARESAUMANA E’ giunta notizia che la donna Afghana, famosa per lo scatto di Steve Mc Curry, è finalmente salva ed è rifugiata in Italia. La storia di questa ragazza nasconde ciò che per anni ha afflitto l’Afghanistan, esperienze di guerra, di fame e di morte che nessuno augurerebbe mai neanche al proprio nemico. Rimasta orfana a dodici anni perdendo i genitori durante i l c o n f li t t o t r a U R S S e A f g h a n i s t a n dell’80, colpì il fotografo della National Geographic per i suoi occhi verdi. La tessitura dei suoi bulbi oculari nascondeva una voglia di rivalsa mista a paura che difficilmente riusciremo a dimenticare. Il fotografo la ritrovò poi qualche anno dopo nello stesso campo profughi, ma questa volta lo sguardo era diverso, più stanco e più cupo. Sicuramente Nasir Bagh non era un luogo accogliente, eppure per anni lei ha vissuto lì, in quel campo profughi, c o s t r i n g e n d o s i q u a s i a c h i a m a r e q u el posto casa. Nel gergo colloquiale la casa è il luogo dove ci si sente al sicuro, dove poter tirare un sospiro di sollievo. Sperando sia Roma a risollevare l’animo di questa Marianne curda, non possiamo non ricordare le parole di Primo Levi che, di fronte alla depersonalizzazione più estrema scrisse Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case/Considerate se questo è un uomo, che lotta per un pezzo di pane/ che muore per un sì o per un no . La casa per antonomasia è sicura, è tiepida. Diversamente da ciò che vivono i profughi come al confine tra Bielorussia e Polonia, l’altra faccia della stessa medaglia di disperazione. Tira infatti, un vento gelido da Est. L’inverno sta arrivando e la corsa contro il tempo è iniziata. Sono trascorsi ormai oltre novanta giorni da quando la situazione dei migranti sul confine BielorussiaPolonia ha raggiunto un punto critico
Ogni giorno, bambini ed anziani, periscono per fame, malattie e per la nostra indifferenza. La crisi Afghana dunque, ha dato il via ad una migrazione di massa dall'oriente all'occidente. Da agosto, infatti, richiedenti asilo e migranti sono in fuga dal nuovo regime talebano; che siano persone in cerca di un futuro migliore o potenziali vittime politiche questa migrazione di massa ha visto una forte strumentalizzazione della disperazione umana da parte del governo di Minsk, il quale spinge letteralmente, tramite l’esercito bielorusso, le persone a t t r a v e r so i l c o n f i n e p o l a c c o . Gruppi composti da oltre cinquecento persone, si addentrano nei boschi dello stato polacco per richiedere protezione all'Unione Europea. Intanto, la Polonia punta alla costruzione di un muro per impedire l’accesso come se del semplice calcestruzzo potesse arginare l’ingresso alla disperazione e alle urla di morte. La storia umana ha sempre visto la migrazione come elemento di sopravvivenza delle specie; sia per necessità o costrizione, abbiamo sempre migrato, nei secoli, per cercare cibo, sicurezza e maggiore prosperità. Certo è, che la situazione post Covid,unita al ritorno dei talebani, ha portato ad un massiccio spostamento della popolazione afgana verso Ovest che su latitudini opposte si colloca accanto a quella secolare dall'Africa all'Europa.
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Le più grandi potenze mondiali non hanno mai esitato un istante ad appropriarsi, spesso indebitamente, delle preziosissime risorse di paesi ricchissimi come l’Africa, stesso paese stuprato ed abbandonato quando iniziava la corsa alla sopravvivenza verso i vaccini o a stabilire il proprio controllo in una terra di mezzo come l’Afghanistan per controllare il mercato petrolifero. Insomma, La sofferenza è reale. I bambini afgani, come quelli africani soffrono, come soffrono le loro madri ed i loro padri. Diritto fondamentale è la dignità della vita, che andrebbe vissuta e tutelata come bene supremo. Tuttavia, pare che il danaro sia e f f e t t i v a m e n t e l ’ u n i c o v e r o s c op o d i ogni essere umano. Se è vero dunque che il danaro è lo scopo cardine al quale aspirare, cosa resta dell’umanità,se non vi convincono i volti dei profughi presi in giro da Lukashenko, o i barconi colmi di paura ? Chi mai dimenticherà i discorsi lunghi e melensi fatti l’anno scorso quando, in preda alla disperazione, ci aggrappavamo ad un’illusoria benevolenza futura. Non siamo migliorati, siamo più cupi e più incattiviti, dimenticandoci ogni ora che passa che se siamo in Europa è pura fortuna. Dimentichiamo che siamo tutti nati in mezzo al grano e, fingiamo una pietà dalla quale veniamo subito prontamente assolti. Siamo uomini, frutti della terra e come il grano sopraccitato rinasciamo ogni volta: L’essere umano è fallace, passato il santo è passata la festa. E mentre iniziamo a cantare una flebile ninna nanna, ci dimentichiamo anche di essere umani. Perché se si rimboccano le coperte da una parte, dall'altra si rimboccano le
maniche di chi, senza troppe alternative, cerca disperatamente di sopravvivere scappando da casa. Perché casa è sicura solo nelle favole. Perché casa, molte volte, non c’è più.
Guaglio’ che fatto? Ma comme? Se fa accussì? Piglia ‘o pallone, muovete, miettele nderr comme se fa tu! Guarda... Stanno tutti quanti llà! ‘A gente do’ palazzo che hai arrevutate mo’ te sbattene ‘e mmane, e che vvò ffa? “Hijos de puta” dincelle pure a là! S’è fermato ‘o core, pe’ ore sta città ha aizata ‘a capa, pe’ te cercà, pe’ te truvà, pe’ te chiammà! “Diego, Diego,Diego” E l’eco t’accumpagna addo’ nun se po’ cchiu turnà. Guaglio’ che fatto? Nun ce dato ‘o tiempo ‘e arragiunà, ce piazzato na palla all’incrocio che proprio nun puteveme piglià. Eh già! Nuje mica ‘o sapimme comme more nu Dio? ‘O putimme sulo pregà.. E mo’ ch’o cielo s’e arrepigliata ‘a luce e c’ha stutato ‘a storia, truove n’angulillo ‘e pace pe’ t’arrepusà. E ride, Die’, ride, ride, ride..Nun te fermà! 'E sufferto na vita sana pe' ce fa sunnà! Ah, appena trase, senza fa notà all’ate, chella mano che te prestaje Dio, tuornancella ‘a dà, po essere che vedenne chell ch' c'ha levato forse nu juorne te fa turnà...
armando de martino
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INTERVISTA ESCLUSIVA #EMANUELA GUARNIERI
TOMMASO PRIMO
PH ENA SERRA
#TOMMASOPRIMO Abbiamo incontrato per voi Tommaso Primo, giovane cantautore “targato” Napoli, 1990. La passione per la musica nasce prestissimo: la prima canzone a 13 anni, il primo singolo a 21, il primo album a 25. Sono questi i numeri di un ragazzo cresciuto con Marechiaro negli occhi e nella penna, affermatosi nel panorama della musica emergente campana con la cantatissima “Gioia” duettata con il cantautore e poeta senegalese Ismael ma anche con il pezzo “Viola”: non a caso, le bambine di molti suoi fan portano i nomi di queste sue amatissime canzoni. Nella prosa di Tommaso luci e ombre della città partenopea, nella sua musica reti dei pescatori, sciabordìo delle onde e tintinnare di conchiglie ma anche, e soprattutto, battito e ritmo della città e dei vicoli che pulsano. Tommaso sembra felice, è un momento speciale.
Il 3 d i c e m b r e t i e s i b i r a i a l T r i a n o n , u n l u o g o simbolo per la cultura della nostra città, che emozioni provi? Sarei tentato di dirti che ho maturato assuefazione all'emozione che un concerto provoca alla bocca dello stomaco, ma sorride- più passano i giorni, più l'ansia cresce. Il teatro è un tempio, di storia, energia, creatività e mi emoziona sapere che sulle tavole di legno, dove tra qualche giorno porterò il mio "Favola Nera", si sono esibiti artisti del calibro di Viviani, Scarpetta, i fratelli De Filippo, Nino D'Angelo. Darò tutto me stesso. Dopo un periodo come quello che stiamo vivendo ha sicuramente un significato ancor più forte. In che misura la pandemia ha influito sul tuo lavoro e sulla tua creazione artistica? È stata una privazione della libertà che non ho amato, ma necessaria. Ho ricamato alcuni brani che erano nati tra Napoli e Londra, ecco, quest'ultima invece è stata carburante puro per la mia creatività. La pandemia ci ha colpiti nell'inconscio, siamo protagonisti e spettatori di tanti cambiamenti visibili ma ce ne sono alcuni che hanno colpito la psiche, quella più intima. Dobbiamo sperare di uscirne tutti in salute e soprattutto pienamente consapevoli di ciò che ci ha insegnato.
Tommaso, in una tua canzone canti “Se Superman fosse napoletano...”, se lo fosse davvero, di cosa dovrebbe occuparsi in questo momento storico per il bene della città? Dovrebbe battersi per la vivibilità del presente e per quella futura. Napoli ha bisogno di grandi interventi, di essere messa al centro di un concreto piano statale per la sua definitiva (e non temporanea, come ad ogni elezione) rinascita. in c h e d i r e z i o n e c r e d i s i s t i a m u o v e n d o i n v e c e la napoletanità in ambito musicale? Credo che non ci sia un'area urbana nel mondo, con così tanti generi musicali che l'attraversano, in relazione ai chilometri quadri, relativamente pochi rispetto a New York, Rio, Londra, Berlino,- precisa- che ne costituiscono la superficie quadrata. Napoli è migliaia di modi diversi di essere cantata. In ogni secolo ha avuto un rapporto viscerale con la musica,- “è pur sempre una sirena”, mi dice sorridenteQuel che manca è probabilmente la capacità di fare industria, sicuramente però, a noi Napoletani non manca il fuoco sacro della creatività musicale. Il tuo ultimo album narra di “favole nere”. Di che tipo di favole si tratta e da dove attingi per poterle raccontare? Storie di ultimi, di vicoli scuri, tratte dal ventre, anzi dal basso ventre della città porosa. Dico sempre che per scrivere questo disco sono sceso negli inferi e negli inferi ho scoperto che è possibile imbattersi in piccoli angoli di paradiso.
PH ENA SERRA
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#DANIELE DE FALCO
SERIE TV, MAI PIU' SENZA?
#SERIETVFENOMENO Cosa è che rende le serie tv così interessanti? Spesso rimaniamo incollati per ore, se non per giorni, a guardarle senza concederci un minuto di pausa. Sembra quasi impossibile riuscire a non terminare in un breve lasso di tempo, puntata dopo puntata, le serie che più ci appassionano. Ma come mai negli ultimi anni le serie tv hanno avuto così tanto successo? Come evidenziato da molti psicologi che si sono interessati al tema, a differenza dei film, dove la suspense e le emozioni hanno una durata minore, per le serie tv il meccanismo che controlla queste emozioni è diverso. Esse non sono altro che film di lunghissima durata, spezzettati in più episodi. Ognuno di essi ha un inizio, uno svolgimento e una fine, ma, allo stesso tempo, è parte di un’ unica trama. La durata di ogni episodio è di circa 45/50 minuti. Diversamente da come ci hanno abituato le varie sit com, telenovelas e serie tv del passato, le puntate delle serie tv attuali sono più lunghe e questo permette ai fruitori di approfondire più nello specifico il profilo dei personaggi e le storie da cui sono contornati. Le piattaforme streaming come Netflix, Amazon Prime Video, Infinity e Disney Plus consentono allo spettatore di poter usufruire del servizio in qualsiasi momento della giornata, facilitandone la gestione. Questo dà origine al fenomeno del binge watching , che tradotto vuol dire "abboffarsi” nel guardare, una dopo l’ altra, le puntate di una serie. Spesso e volentieri, l’ appuntamento con esse diventa fisso. Seguire le avventure dei protagonisti diviene una routine e ci si immedesima sempre di più nelle loro storie. Viene a crearsi empatia con i personaggi e questo genera una sorta di attaccamento, a volte anche morboso, ad essi e alla serie. Lo spettatore vuole sapere, al termine di ogni episodio, cosa verrà svelato nelle puntate successive.
Nella mente di ogni fruitore si creano automaticamente degli schemi mentali che le scelte registiche possono scardinare, facendo in modo che i personaggi agiscano in maniera imprevedibile. Lo spettatore viene stimolato dai dubbi e dalle contraddizioni che nascono nel momento in cui la trama si infittisce e ha voglia di sapere come si articola il racconto. Le emozioni provate da ogni amante delle serie tv nell'assistere a qualche colpo di scena o a qualche accadimento poco prevedibile generano forte senso di curiosità e tengono incollati allo schermo. Le trame sono molto articolate, data la lunghezza della narrativa, e per gli spettatori non rappresentano altro che un problem solving. Ognuno di noi ha degli obiettivi da realizzare nella vita o delle problematiche a cui porre rimedio. Immedesimandosi in un racconto, si cerca di fare lo stesso dal proprio divano di casa. Molti psicologi hanno affermato che le aree del cervello che si attivano nel momento in cui guardiamo e ci appassioniamo a una serie tv sono le stesse di quelle che causano dipendenza. Nei casi più gravi, si avverte un forte senso di astinenza, ansia o tensione una volta terminata la visione di una serie tv. Durante il lockdown, molte persone hanno approfittato del tempo libero per spaparanzarsi sul divano e gustarsi le proprie serie preferite. Questo ha generato sì un forte aumento degli incassi per le piattaforme che mettono a disposizione tali contenuti, ma anche una dipendenza considerevole da parte degli spettatori che ne hanno usufruito. Insomma, le serie tv hanno aspetti positivi e negativi. Sono avvincenti, coinvolgenti e i generi di appartenenza sono vari: si va dall’horror alla commedia, dal crime al fantasy. Le storie sono complesse e articolate, come i profili dei personaggi raccontati, e districarsi tra i vari generi può aiutare ad aprire la mente e ad abbattere i pregiudizi. Fatto sta che, come ogni cosa, bisogna saper dosare, facendone un uso corretto.
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#MARIA PALMA GRAMAGLIA
Vincenzo Salemme, attore, comico, sceneggiatore e regista, tra i più apprezzati in Italia. Le sue grandi passioni il teatro e il cinema ma lo
abbiamo visto a suo agio anche in televisione, dove ha preso parte a programmi come Tale e quale show. Classe 1957, Vincenzo Salemme è nato a Bacoli ed è cresciuto a Napoli, dove ha intrapreso anche i suoi studi.
#VINCENZOSALEMME Fin da giovane nutre una grande passione per il teatro e nel 1976 è preso all'interno della compagnia teatrale dell’attore Tato Russo, debuttando nella commedia Ballata e morte di un capitano del popolo . Nel 1977 si trasferisce a Roma e proprio nella capitale intraprende la sua avventura all'interno della compagnia del grandissimo drammaturgo attore e regista Eduardo De Filippo Qui lavora in spettacoli teatrali molto importanti tra cui Il cilindro, Il sindaco del rione Sanità. Dopo la scomparsa di Eduardo nel 1984 prosegue l'attività teatrale con il figlio Luca. È invece nel 1990 che forma una propria compagnia con l’associazione culturale E. T. Nel 1981 debutta nel cinema con un film di Nanni Moretti dal titolo Sogni d’oro. Dal teatro attinge idee che traspone anche nel cinema, commedie come L’amico del cuore ad esempio vengono riproposte sugli schermi cinematografici dove Salemme assume il ruolo di attore e regista. Tra gli altri film famosi a cui ha lavorato sono da segnalare Baarìa, Ex Amici come prima!, Non si ruba a casa dei ladri, Compromessi sposi. Tra i film invece in cui ha lavorato anche come regista, possiamo citare A ruota libera, SMS sotto mentite spoglie, E fuori nevica, Se mi lasci non vale Tra gli amori più importanti della vita di Vincenzo Salemme da nominare Valeria Esposito il loro matrimonio è durato più di 30 anni. Oggi sono separati ma i due sono rimasti in contatto e addirittura lavorano ancora insieme nell'ambito teatrale e hanno mantenuto ottimi rapporti. Da qualche tempo l'attore è nuovamente felice accanto ad Albina Fabi, il cui incontro è avvenuto all'interno della trasmissione Tale e Quale Show dove la donna lavora come costumista.
Questo incontro è stato fondamentale per Vincenzo Salemme che usciva da un periodo di grande sconforto dato d .a l l a s u a i n s i c u r e z z a e d a l l ' a n s i a c h e l o a f f l i g g e v a . L ' a t t o r e s p i e g a c h e a v e v a p a u r a c h e q u a l s i a s i t i p o d i s u a a z i o n e p o t e s s e s c a t e n a r e r e a z i o n i i n a s p e t t a t e e ha scoperto che tale disagio veniva f u o r i d a l l a p a u r a d e l l ’ a b b a n d o n o . E c c o perché ha deciso di concedersi un periodo di psicanalisi di circa 3 anni, un percorso che lo ha aiutato molto e è stato per lui di grande conforto. Tra le curiosità che ruotano attorno alla figura di Vincenzo Salemme, ci sarebbe anche un piccolo sogno nel cassetto. L’attore racconta che uno dei suoi più grandi desideri sarebbe quello di recitare con una vera star americana. Il personaggio in questione è l’attore Jim Carrey di cui apprezza lo straordinario talento sia nei ruoli comici, ma anche in quelli drammatici. Intanto a Novembre scorso Salemme ha debuttato ad Orvieto con lo spettacolo " Napoletano? E famme ‘na pizza" che riprende il titolo da una battuta di una sua commedia teatrale, “E.... fuori nevica”, nella quale uno dei personaggi chiede al fratello di dimostrare la sua presunta napoletanità facendogli una pizza. Perché ogni buon napoletano deve saper fare le pizze, deve saper cantare, deve essere sempre allegro, amare il caffè bollente, ogni napoletano che si rispetti deve essere devoto a San Gennaro, tifare Napoli, amare il ragù di mamma’... e via così con gli stereotipi che rischiano di rendere la vita di un napoletano più simile ad una gabbia che ad un percorso libero e indipendente. Il tour teatrale di Salemme riprenderà il 29 marzo fino al 17 aprile 2022 nei maggiori teatri napoletani.
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#FULVIO FEO
#LAVORONERO A l anci are l ’ al l arme sul l avoro nero nel nostro Paese è l ’ Uffi ci o studi del l a CGI A, sottol i neando che i l tasso di i rregol ari tà è pari al 10, 4 per cento, mentre l ’ i nci denza del val ore aggi unto prodotto dal l avoro i rregol are sul total e regi onal e è pari al 3, 6 per cento; nessun’ al tra real tà terri tori al e presenta una performance così negati va. I n general e l a si tuazi one al Nord è abbastanza sotto control l o, mentre al Sud causa anche di ragi oni soci al i , cul tural i ed economi che l a presenza del l avoro nero è mol to di ffusa. A l i vel l o nazi onal e, si sti mano 3, 3 mi l i oni di persone che quoti di anamente per qual che ora o per l ’ i ntera gi ornata si recano nei campi , nel l e azi ende, nei canti eri edi l i o nel l e abi tazi oni degl i i tal i ani per eserci tare un’ atti vi tà l avorati va i rregol are: è evi dente che nel l e regi oni dove c’ è pi ù l avoro nero i l ri schi o di avere un numero di i nfortuni e di morti sul l avoro è pi ù el evato. Dove di l aga l ’ economi a sommersa, i nfatti , l e persone che si i nfortunano o non denunci ano l ’ accaduto o, quando sono costrette a farl o, di chi arano i l fal so per non arrecare al cun danno ai caporal i o a col oro che l i hanno i ngaggi ati i rregol armente Per mol te persone l ’ uni ca possi bi l i tà per portare a casa qual che sol do. I nfatti , possi amo affermare che i l sommerso è anche un vero e propri o ammorti zzatore soci al e. Si a chi aro che nessuno vuol e gi usti fi care i l l avoro nero l egato a doppi o fi l o con forme i naccettabi l i di caporal ato, sfruttamento e mancanza di si curezza nei l uoghi di l avoro. Tuttavi a, quando queste forme di i rregol ari tà non sono l egate ad atti vi tà control l ate dal l e organi zzazi oni cri mi nal i che costi tui scono i n momenti di ffi ci l i , un paracadute per mol te persone. È i n forte espansi one l ’ eserci to dei l avoratori i n nero, a segui to del l a pesanti ssi ma cri si economi ca i n corso causata dal Coronavi rus. L’ uffi ci o CGI A, ri corda che nel l ’ ul ti mo anno l a cri si pandemi ca ha provocato una perdi ta di ci rca 450 mi l a posti di l avoro. Secondo l ’ associ azi one, l a si tuazi one è desti nata a peggi orare, soprattutto nei terri tori pi ù provati dal l a cri si , ad esempi o tutte quel l e persone i n cri si , eseguono pi ccol i l avori pagati poco e i n nero che tuttavi a consentono di portare a casa qual che deci na di euro al gi orno, permettendo così a mol te fami gl i e di mettere assi eme i l pranzo con l a cena
I n questo momento chi l avora i rregol armente per necessi tà "non va assol utamente cri mi nal i zzato" - sottol i nea l a CGI A- Tuttavi a, osserva l ’ associ azi one, i l di l agare del l avoro i rregol are non comporta un danno sol o al l e casse del l ’ erari o e del l ’ I nps. ma anche al l e tanti ssi me atti vi tà produtti ve e dei servi zi , l e i mprese arti gi anal i e quel l e commerci al i che, spesso, subi scono l a concorrenza sl eal e di questi soggetti . I l avoratori i n nero non essendo sottoposti a nessun control l o consentono al l e i mprese dove prestano servi zi o di benefi ci are di un costo del l avoro mol to i nferi ore e, conseguentemente, di prati care un prezzo fi nal e del prodotto servi zi o mol to contenuto. Condi zi oni , ovvi amente, che chi ri spetta l e di sposi zi oni previ ste dal l a l egge non è i n grado di offri re. I nol tre, non vanno nemmeno sottoval utate l e condi zi oni l avorati ve a cui sono sottoposti gl i i rregol ari : spesso a queste persone vengono negate l e pi ù el ementari tutel e previ ste dal l a l egge i n materi a di si curezza nei l uoghi di l avoro e, i n queste condi zi oni , gl i i nci denti e l e mal atti e professi onal i ri schi ano di essere mol to frequenti .
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#LUCA MARSILIA
#PHISHING Uno dei principali attacchi più diffusi nell'ambito della sicurezza informatica è senza dubbio il phishing. Come s e m p r e , a l m e n o p e r l ' u o mo , i l m o d o migliore per contrastare un attacco è prima di tutto conoscerlo. Ma partiamo p e r g r a d i , c h e co s ' è i l p h i s h i n g ? Secondo il National Institute of Standards and Technology (NIST), il phishing, “è una tecnica per tentare di acquisire dati sensibili, come numeri di conto bancario, attraverso una sollecitazione fraudolenta via e-mail o su un sito Web, in cui l'autore si maschera da un'azienda legittima o da una persona rispettabile”. Caro/a amico/a ti sottolineo l'importanza di aver citato un'istituzione di livello mondiale al fine di porgerti una definizione quanto più veritiera possibile. Se sei un utente provvisto di e-mail e/o numero di cellulare forse ti sarà capitato qualche volta di ricevere qualche messsaggio sospetto che invita a compiere determinate azioni. L'attacco di phishing più comune utilizza come vettore d'attacco la posta elettronica ma è solo il metodo più tradizionale, in realtà, di questo attacco ne esistono diverse tipologie: Phishing, Smishing, Vishing, Spear Phishing e Whaling. Caro/a amico/a, in queste righe non ti spiegherò ogni tipologia di phishing nel dettaglio (in quanto meriterebbe un articolo dedicato) ma bensì ti dirò come funziona e come difendersi da un tentativo di attacco comune che ti può arrivare mediante posta elettronica (aziendale e non) o tramite SMS. Quando arriva una e-mail di phishing, generalmente, sono presenti alcuni fattori fondamentali che dovresti considerare: Impersonificazione: il mittente si presenta come un ente, un'azienda una banca attendibile.
Riscontro di un problema:nell'e-mail si sottolinea generalmente una problematica correlata all'utenza della vittima. Per esempio: sospetta attività online o problematiche generali che può interessare l'account del mal capitato. Urgenza: la vittima è incoraggiata ad effettuare le azioni descritte dal mittente nel minor tempo possibile. Gravi conseguenze. Nei messaggi fraudolenti di solito è specificato che se la vittima non farà le azioni precisate andrà incontro a spiacevoli conseguenze quali ad esempio il blocco dell'account. Come difendersi? Quando ti arriva un’email identifica sempre l'indirizzo reale di posta elettronica del mittente e non farti ingannare dai cosiddetti alias modifcati.L’ alias è quella porzione di testo scritta che solitamente precede il vero e proprio indirizzo del mittente; esso viene usato principalmente per presentarsi al destinatario e generalmente contiene il nome di un’azienda Altro aspetto fondamentale che può essere d'aiuto ad identificare un messaggio fraudolento è di tenere presente che una e- mail non ufficiale può contenere errori grammaticali o di forma; se leggendola nedovessi trovare qualcuno tieni la guardia alta! E per ultimo, ma non per importanza, nessun ente attendibile (e sottolineo nessuno) ti chiederà mai la tua password (o dati sensibili) per una qualsiasi verifica né tramite e-mail,né tramite conversazione telefonica e né tramite SMS. Caro/a amico/a, per finire, ti lascio un link che ti permetterà di affinare le tue abilità nell’identificare e-mail di phishing gentilmente offerto da Google: https://phishingquiz.withgoogle.com/
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#ANNAMARIA MARMO
#DIVERSITA' IO VENGO DALLA LUNA, CHE IL CIELO VI ATTRAVERSA, E TROVO INOPPORTUNA LA PAURA PER UNA CULTURA DIVERSA, CHE SU DI ME RIVERSA, LA SUA FOLLIA PERVERSA ARRIVA AL PUNTO CHE QUANDO MI VEDE STERZA
( CAPAREZZA- VENGO DALLA LUNA)
L a n o s tr a v i t a è c o s t a n t e m e n t e caratterizzata ed attraversata dalla presenza dell’altro. Le nostre relazioni interpersonali sono costituite da una molteplicità di volti davanti ai quali rispondiamo in modalità differenti e peculiari. Quando entriamo in relazione con l’altro, inevitabilmente ci ritroviamo ad entrare in contatto con un’identità nuova, diversa da noi. C’è spesso la tendenza a valutare le persone esclusivamente per le somiglianze che hanno in comune con noi, rifugiando le differenze. Nonostante la diversità abbia un valore oggettivo, l’interfacciarsi con essa sia a livello sociale che educativo p r o d u c e u n a s o r t a d i a n nu l l a m e n t o d e l l a diversità stessa,con la forte tendenza nel creare realtà omologate all'interno delle quali il soggetto si identifica con il gruppo. Il diverso diventa semplicemente chi presenta caratteristiche tali da renderlo troppo dissimile dal gruppo. C’è un pensiero pregiudizievole che spesso ostacola l’emergere di una cultura dell’integrazione, creando così una cultura statica e rigida, per nulla accogliente né comprendente le diversità. E così l’immigrato, la persona disabile, l’omosessuale ,la madre single o il clochard diventano spesso oggetto di distanza interpersonale e di pregiudizi. In quest’ottica vengono a crearsi così delle idee negative che conducono a vedere l’altro come una vera e propria minaccia, capace di generare ansia, paura e talvolta odio. Molto spesso la difficoltà nell'accettare il diverso è derivante e determinata dal metodo educativo che il soggetto ha ricevuto nell'ambito familiare e scolastico .
Andrebbe insegnato ai bambini ed ai ragazzi l’importanza della diversità, intesa come fonte di ricchezza, una vera e propria risorsa per la crescita personale poiché solo il contatto con l’altro ci darà la consapevolezza di noi s t e s si e d e l l a n o s t r a i d e n t i t à . La società multiculturale,multietnica per esempio, può portare innovazione e progresso, perché è dal confronto con l’altro che nasce un’opportunità di crescita culturale e morale. E’ conoscendo l’altro, il diverso,che ci si libera da ogni forma di pregiudizio facendo coesistere due dimensioni : il rispetto e la condivisione. Il compito principale delle agenzie educative, famiglia e scuola in primis, dovrebbe diventare quello di riuscire a far percepire le differenze non come un limite alla comunicazione, alla socializzazione o alla condivisione, ma come un valore, una risorsa che arricchisce la propria identità ,tenendo contemporaneamente sempre attiva la valorizzazione delle differenze altrui. L’ascolto,il dibattito, il lavoro empatico, il confronto , il dialogo costruttivo , ma anche lo stesso linguaggio cinematografico possono essere i giusti strumenti, affinché si attivi il processo di integrazione ed inclusione delle diversità.
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#CARMEN COSTABILE Le bevande alcoliche sono un prodotto largamente utilizzato nel nostro Paese e il loro consumo è parte integrante della cultura e della tradizione italiana. I principali danni da alcol si riscontrano soprattutto per il fegato, per il primo tratto dell’apparato digerente, per il sistema nervoso e per l’insorgenza di tumori. Tuttavia nessun organo risulta completamente indenne dagli effetti dell’etanolo se si considera che quest’ultimo ha la capacità di sciogliersi nell'acqua corporea e diffondersi quindi in tutti i distretti, con eccezione per il tessuto osseo e quello adiposo.
#UNAMODATOSSICA
Da un punto di vista degli effetti avversi dell’alcol, è importante non solo la quantità totale assunta ma anche il livello di concentrazione di etanolo nel sangue, cioè l’alcolemia. L’alcol assunto per via orale, in breve tempo, si distribuisce in tutti i liquidi corporei e, in 30-60 minuti, raggiunge il picco più alto nel sangue. Tale picco è variabile e dipende da molti fattori: quantità, modalità di assunzione (a digiuno o durante un pasto), composizione corporea (soprattutto dalla quantità di acqua), peso, sesso, età, genetica, abitudine al bere, uso dei farmaci. Non è possibile, però, stabilire una quantità assolutamente sicura, con rischio pari a zero: qualsiasi modalità di consumo comporterà un rischio, tanto più elevato quanto maggiore sarà la quantità di alcol consumata. Altra considerazione da fare è quella legata all'aumento di peso corporeo. L’etanolo, pur non considerato un nutriente in quanto privo di sostanze nutritive ad eccezione di zuccheri, ha un elevato potere calorico (7 Kcal/g). Pertanto, anche consumi molto bassi (come un bicchiere al giorno = una unità alcolica = 70 kcal) si andranno ad aggiungere ad un apporto calorico complessivo già tendenzialmente maggiore del fabbisogno, come testimonia il fatto che un uomo di due e una donna su tre sono, nel nostro Paese, in eccedenza ponderale, oppure andrà a sostituire le calorie apportate da alimenti importanti per lo stato complessivo di nutrizione.
Dagli ultimi dati raccolti (2019) si è visto quanto sia diffuso il consumo di alcol nei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 24 a n n i .I n q u e s t a f a s c i a d ’ e t à è s o p r a t t u t t o diffusa la consuetudine di bere alcolici fuori dai pasti, con una frequenza di almeno una volta a settimana, Una moda ad alto rischio tra i giovani è il binge drinking che rappresenta l’abitudine più diffusa e consolidata. E' caratterizzato dalla assunzione di numerose unità alcoliche in un breve arco di tempo. Tali comportamenti a rischio sono diffusi nella fascia di età compresa 18-24 anni. Dato preoccupante è,però, anche il fatto che nella fascia di età 11-17 anni il 17,9% abbia consumato almeno una bevanda alcolica nell'anno, valore che dovrebbe invece tendere allo zero. Le linee guida sconsigliano infatti, il consumo zero sino ai sino ai 25 anni, in funzione dell’evidenza consolidata di immaturità fisiologica e di inefficienza dei meccanismi di metabolizzazione e smaltimento delle bevande alcoliche, con maggiore compromissione per la salute e la sicurezza rispetto all'adulto. Tra i 12 e i 25 anni si presenta la finestra di vulnerabilità massima all'effetto dell’azione tossica dell’uso di alcol, a carico prevalentemente del cervello, organo che può essere danneggiato irreversibilmente dall'azione diretta dell’etanolo. L’acetaldeide, un metabolita primario dell’etanolo, infatti, è una sostanza neurotossica che va ad agire sui neuroni di un cervello ancora in crescita. Al danno biologico si possono associare danni indiretti causati da comportamenti irresponsabili che conducono ad azioni violente, sconsiderate, e nei maggiorenni anche ad incidenti spesso mortali o invalidanti.
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#ROSA CAPUTO
LA VITA AGRA DELLO SCRITTORE DIMENTICATO
#LOSCRITTOREDIMENTICATO Luciano Bianciardi il saggista dissacratore per professione Giornalista, saggista, scrittore anarchico.Luciano Bianciardi è ormai riconosciuto come uno dei testimoninarratori più autorevoli nel panorama letterario del secondo Novecento, di quel periodo storico comunemente indicato come “Boom”. Bianciardi scomparso prematuramente nel 1971 a Milano, ad appena 48 anni , solo e distrutto dall’alcol, godette di un’improvvisa ed effimera popolarità nei primi anni 60, e solo negli ultimi venti il suo talento è stato pienamente riconosciuto. Il saggista irriverente si trasferisce nel 1854 da Grosseto ( sua città natale) a Milano per lavorare nella neonata casa editrice Feltrinelli, dove traduce dall'inglese molti grandi classici, in cambio di pochi spicci e tanta gloria. Ben presto , però, viene licenziato dalla nascente macchina editoriale per scarso rendimento, ma resta in buoni rapporti con l' editore che gli pubblica nel 57 il suo primo romanzo “ Il lavoro culturale”, cui seguirà “L’ integrazione” nel 59 e “La vita agra” nel 1962. Attraverso quest’ultima opera Bianciardi denuncia grottescamente la società italiana tra gli anni del dopoguerra e quelli del boom- economico , riscuotendo grande successo di pubblico, anche internazionale. Il romanzo di taglio autobiografico coglie in pieno le contraddizioni ed i compromessi a cui tanti dei giovani usciti dalla guerra si trovano di fronte, divisi conflittualmente tra speranza, integrazione e ribellione. “
“ La vita Agra”, che nel 62 regala all’autore una gloria inattesa, diviene per Bianciardi il contenitore in cui fare confluire tutta la sua “ solenne incazzatura” e l’alienazione del periodo trascorso nel capoluogo l o m b a r d o , m a a l t e m p o s t e s s o u n a tto di accusa contro il sistema economico, commerciale ed industriale, un ritratto preciso e spietato dell’ Italia degli anni 60, quelli del miracolo economico. Un testo mirabile e di ribellione che successivamente portato sullo schermo da Carlo Lizzani, con l’interpretazione di un grande Ugo T o g n a z z i . I l p r o t a g o n i s t a d e “ l a v i ta Agra” , alter ego dell’autore , si reca a Milano proprio con l’intenzione di distruggere l’odiato simbolo del capitalismo e vendicare anche la m o r t e d i 4 3 m i n a t o r i a v v e n u ta n e l 1954 nei pozzi di Ribolla in Maremma. Mediante una lingua cristallina e referenziale il saggista riesce a cogliere la metafora dell’epoca, senza p e r d e r e l o s g u a r d o d i c h i s i s e n te “ u n uomo qualunque tra gli uomini” .
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#GRAZIELLA TETTA
Salve a tutti sono qui per spiegarvi il fuorigioco. Fermiii lo so che state pensando che le donne, ebbene sì lo sono, non hanno mai capito il fuorigioco e che sia inutile spiegarglielo, allora taccio e vi presento due scene che fanno parte della mia vita di giornalista sportiva che si occupa prevalentemente dl calcio dilettantistico o quasi Prima scena: Buongiorno sono una giornalista le posso fare qualche domanda sulla partita di oggi e lì ilsopracciglio schizza, la pupilla si dilata e la frase è quasi sempre: ma è una donna! Sbuffo sempre, è una reazione automatica, poi devo sorridere, abbozzare e dire “eh sì, ma seguo il calcio”
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#LATESTIMONIANZA Seconda scena: Buongiorno sono una giornalista posso farle qualche domanda sulla partita di oggi? “Certo, lei si trova qui perché è amica/protetta/ amante/ di? Come ci è arrivata sui campi? Chi conosce? Sbuffo, ma purtroppo non mi trattengo e sbotto con un so leggere e scrivere e lei? Vi sento, vi sento, nel mondo della Leotta, della Ferrari, della D’Amico e della Masolin e di tante altre ancora ti lamenti dicendo che le donne che si occupano di calcio sono considerate poco o niente o le favorite di qualcuno? Faccio un veloce passo indietro: sono nata all’ombra del San Paolo, oggi Stadio Maradona e avevo poca scelta: odiare il calcio, amarlo e l’ho amato, seguito, praticato fingendomi un ragazzo per poter partecipare ai tornei estivi esclusivamente maschili e, poi, ho iniziato a scrivere, proprio sul Corriere di Pianura, perché, mi auto denuncio, la mia quinta vinse, creando uno slogan, i biglietti per Napoli-Bayern Monaco. Il pallone, il calcio bello da vedere, da giocare, ma anche da scrivere e così ho iniziato, seguendo una squadra di Prima categoria: l’Interpianurese, dei ragazzi fantastici che mai mi hanno fatto sentire a disagio, loro no, ma quelli delle altre squadre sì. Mezzi sorrisi, sguardi di compatimento quando cercavo di intervistarli a bordo campo, come se non sapessi di cosa stessi parlando. . Negli ultimi 10 anni ho intervistato tantissimi sportivi: ciclisti, pallavolisti e baskettisti, nessuno mi ha mai chiesto se capissi qualcosa di quegli sport, anzi mi hanno aiutata a rendere più tecniche quelle interviste; al contrario, nel mondo che meglio conosco, ho dovuto dimostrare che ne capivo,, anzi, una volta durante un’intervista telefonica ad un preparatore dei portieri che più volte
mi aveva chiesto se avessi capito questo o quel termine che utilizzava mi sono messa a fare domande così specifiche e tecniche che più che un’intervista sembrava un duello. Questa invece me l’ha raccontata mio marito che camminava dietro di me mentre mi dirigevo verso gli spogliatoi della squadra di cui ero addetta stampa. Tre signori discutevano in siffatto modo “ Eccola lì, la bionda del Quarto, secondo me non è proprio una donna”-“E perché?” Perché ne capisce di pallone, quindi sarà nu mezz omm”. Sentendosi quasi chiamato in causa il paziente marito li rassicura” Tranquilli è una donna, è mia moglie” e uno dei tre “ Ah e voi non a spezzate e cosce?” Pochi esempi, giusto per chiarirvi quanto sia difficile essere donna, ahimè appassionata e spero competente in un mondo, quello del calcio minore che è completamente differente da quello che va in TV e anche lì avrei da dire qualcosa. Mi confronto con alcune colleghe e mi dicono anche loro che hanno fatto fatica ad essere considerate delle professioniste serie e competenti e che è sono ben attente a sottolineare questa loro competenza, perché altrimenti rischiano di non essere considerate o di ritrovarsi a fare le belle statuine in minigonna e tacchi a spillo in una trasmissione che non dà spazio alla loro conoscenza, ma solo al loro essere donne. Nella settimana dedicata alla condanna di ogni forma di violenza sulle donne capire che non ci sono ambiti in cui una donna non può spaziare o ruoli che non può occupare è piccola cosa, ma una piccola cosa importante, così come è piccola cosa condannare con forza chi, come quel quarantacinquenne, tifoso della Fiorentina( sottolineo l’età perché non è il gesto di un bambino inconsapevole, ma di un uomo adulto) si è sentito in diritto di molestare una giornalista.
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#LELLO CONSOLO
HASTAGDELLASETTIMANA
I n q u e s t e s e t t i m a n e s u T w i t t er n o n c'è stato il solito fermento, anche perché i Renziani erano tutti alla Leopolda. A tal proposito l'account di Gimmorisò è riuscito ad ottenere la giornata tipo del congresso: “Ore 9:00 come fare a pezzi un giornalista, interviene Bin Salman Ore 11:00 corso di Arabo Ore 13:00 tutti all'Autogrill. Se a qualcuno scappa i SERVIZI sono fuori Ore 15:00 I diritti al ribasso. I trans chi? Ore 18:00 Un pregiudicato al Quirinale. Film Ore 21:00 A cena con Miccichè.” Intanto Mario Giordano veniva preso in giro, per la sua voce, da Lilli Gruber e così l'account di Marco Noel non poteva esimersi dal tweettare: “Se Mario Giordano avesse la voce di Frank Sinatra direbbe comunque le stesse cazzate di sempre”, come dargli torto. Intanto a Milano il sindaco Sala rimette l'obbligo all'aperto delle mascherine, naturalmente non poteva mancare il tweet dell'account de Il Rutto Sovranista che scrive: “ Milano, torna l'obbligo di mascherina all'aperto, proprio ora che il governatore Fontana era riuscito a toglierla” Continuano a fare, più o meno, notizia le sciocchezze dei novax, qui mi viene in soccorso l'account satirico di Vujadin Boskov: “ Fare corona paty per evitare vaccino è come darsi martellate su ginocchia per evitare di prendere calci da avversari” i Tafazzi sono principianti rispetto a queste testine.
L'account di Ciccio Rosina invece non ha più dubbi in merito scrivendo: “Ormai ci sono più varianti del Covid che elettori di Italia Viva” difficile smentirlo. Giorgia meloni ha paura che i migranti portino le varianti e Marco Noel non può far altro che osservare: “C'è una differenza tra il Covid e Giorgia. Il virus muta sempre. La Meloni MUTA mai!” infine un mio pensiero a tutti quei bambini che con i loro genitori stanno scappando dalle guerre e si ammassano al freddo e al gelo ai confini della civilissima Europa: “Scusateci piccoli, siamo troppo impegnati a protestare per in nostri apericena negati, per poter pensare a voi” .
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#CRISTINA VARCHETTA Nel numero 0 del #magazine abbiamo iniziato ad esplorare il territorio Irpino andando a parlare della Docg più amplia della zona con il Fiano di Avellino. In questo numero, invece andremo a raccontare della più piccola delle tre Docg irpine, molto probabilmente anche la più piccola Docg Italiana, ma sicuramente più antico della zona Avellinese: Il Greco di tufo. Questo vitigno ottenne la Docg nel 2003, mentre la Doc la ottiene nel 1970 e comprende soltanto 8 comuni. Tra questi troviamo, anche il paese da cui deriva il nome del vitigno: Tufo. Fù importato dalla regione greca della Tessaglia, dai Pelagi ed era denominato “Aminea Gemina”. Aminea appunto questo popolo Greco mentre Gemina sta per “Gemella” proprio perché una delle caratteristiche di questo vitigno è quella di produrre spesso grappoli doppi. Solo una volta stanziato nel territorio avellinese gli abitanti locali decisero di chiamarlo: “vino Greco”.
#INTERVISTAFRANCESCODEPIERRO
Chi è il giovane Enologo Francesco De Pierro? Da dove nasce il progetto di passo delle tortore? Mi sono Laureato alla facoltà di Enologia e Viticoltura di Avellino, allievo di Luigi Moio. Dopo la laurea decido di fare delle esperienze fuori Italia e mi trasferisco in Francia. Resto in questa terra per cinque anni affrontando due esperienze diverse la prima a Bordeaux dove resto tre anni, ed un'altra a Côté du Rhône patria del Syrah. In questi anni apprendo soprattutto l’importanza sull'utilizzo e l’uso del legno durante tutta la fase di Vinificazione e soprattutto la profonda conoscenza del proprio territorio nel coltivare la vite Qua è l’anima del progetto passo delle tortore? Passo delle tortore nasce dalla passione comune per il vino di 4 giovani socie, Ilaria Facchiano Mariacarla di Gioia, Francesca de Girolamo e Graziana de Girolamo e me. Ritornato dalla Francia vengo intercettato da colui che ha creato questa squadra, il Dott Nicola de Girolamo. Arrivato alla pensione decide di mettere tutta la sua esperienza in questo nuovo progetto per produrre vini di grande qualità che rappresentassero in pieno il territorio L'anima del progetto viene rispecchiata dal simbolo dell'azienda ovvero 2 tortore che si baciano. La tortora infatti, in natura è uno dei pochi animali che una volta che ha scelto il suo partner, rimane lo stesso per tutta la vita. Quante etichette producete? Produciamo 5 etichette, che diventeranno 7 a dicembre in quanto entreranno in commercio Il Taurasi e il Greco Riserva. Irpina Falanghina doc. Piano del Cardo : Prodotto esclusivamente con uve Falanghina da terreni in Pietradefusi,
Fiano di Avellino Docg - Bacio delle Tortore : Le uve provenienti da terreni di alta collina, siti in Lapio, zona di grande vocazione per la produzione di uva Fiano Greco di tufo Docg Le Arcai: Le uve provengono da un piccolo appezzamento di alta collina, nell'areale di Montefusco. Campi Taurasini Dop – Pietra Ruba. Ed infine Irpina Aglianico Sesso Serra Il G r e c o d i T u f o L e A r c a i e è u n g r e c o a t i p i c o prodotto da uve a 700msl nella zona di Montefusco. Il terreno in questo zona in profondità è calcareo, con la presenza di tufo disgregato, che rende il terreno ben drenato e molto fresco, mentre più in superficie è principalmente argilloso- limoso, con una buona dotazione in sostanza organica. É un terreno molto fresco, ideale per i bianchi. Grazie all'altitudine le uve maturano lentamente e l'acidità rimane alta, infatti il mosto di questo greco paradossalmente è verde, e non di colore più intenso come di solito ha una carica polifenolica più importante. Fermenta ed affina per 80 %in acciaio e 20%in barrique di rovere. L’altitudine e la lenta maturazione danno a questo vino delle note più agrumate di lime bergamotto con una grande acidità grazie alla quale è longevo Il l e g n o i n c o s a i n t e r v i e n e n e i v i n i b i a n c h i e in cosa nei vini rossi? Il legno è indispensabile per i vini di qualità La barrique è uno strumento che l’enologo ha a disposizione per stabilizzare il vino. Il suo utilizzo varia se andiamo a lavorare un vino bianco o un vino rosso. Sui bianchi i tannini del legno fungono da stabilizzanti nei confronti delle proteine. La fermentazione e la stabilizzazione in legno favoriscono anche la stabilità dal punto di vista tartarico. Mentre per i vini rossi, in particolare sull’Aglianico, grazie alla microossigenazione naturale che avviene tramite le doghe del legno, stabilizza il colore del vino e favorisce la polimerizzazione dei tannini con antociani, diminuendo l’astringenza, che soprattutto nell’Aglianico è molto marcata.
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#ROBERTA LUPPINO
#FOODEXPERIENCE
Esce oggi, 2 dicembre, il libro sulla cucina siciliana dal titolo “ Storie e sapori di Sicilia – viaggio dalla tradizione all’innovazione con diciannove chef ” scritto dalla giornalista gastronomica Roberta D’Ancona,con la prefazione di Francesca Spanò. Immergersi nelle sue pagine sarà come partire per un viaggio gastronomico nella storia della Sicilia, tra passato e presente, un viaggio che si snoda lungo le sue nove province siciliane: si potrà così conoscere la bellezza autentica della cucina dell’Isola, le tradizioni ed i costumi che l’hanno scalfita nel tempo e ancor oggi la caratterizzano nonché le numerose produzioni agricole, alla base della sua apprezzata qualità. Nel libro, edito da Bonfirraro Editore, l’autrice racconta la storia della cucina siciliana partendo dalla preistoria per giungere ai giorni nostri affidandosi alla voce narrante di un grandissimo conoscitore di questa complessa ed affascinante storia ossia il palermitano Gaetano Basile,giornalista e scrittore, profondo studioso della cultura gastronomica siciliana. La cucina siciliana viene dunque raccontata seguendo un percorso temporale di avvenimenti che meglio fanno comprendere al lettore come essa sia cambiata nel tempo risentendo dei tantiaccadimenti delle varie epoche storiche e delle tante dominazioni che si sono succedute sull’Isola. Prendendo in esame, poi, gli aspetti peculiari della cucina tipica delle nove province siciliane, l’autrice mette in risalto le pietanze che contraddistinguono i vari areali della Sicilia, svelandone i tratti caratterizzanti e distintivi. Si comprenderà così come la cucina della Sicilia Occidentale sia diversa da quella Centrale o da quella Orientale. Non mancano i focus sui cibi di strada o quelli delle feste, alcuni aneddoti o curiosità sui piatti storici siciliani e la descrizione di alcuni ingredienti, immancabili nella cucina siciliana come il pane, l’olio, i formaggi.
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Infine, nell’ultima parte del libro, spazio alla creatività degli chef con le loro ricette, frutto di studio, sperimentazione ma anche di un profondo legame con un passato sempre presente. «Storie e sapori di Sicilia è la sintesi della cucina siciliana – afferma l’autrice, Roberta D’Ancona – una cucina caratterizzata da una salda identità storica ma anche da una propensione naturale per il nuovo. I protagonisti del cambiamento in atto sono gli chef che lavorano ogni giorno per esportare una nuova concezione di cucina siciliana sempre meno stereotipata e sempre più contemporanea. Nelle loro cucine, si fa sperimentazione, si abbandonano le regole prestabilite, si cerca nuova ispirazione, si tradisce la tradizione per renderla sempre più attuale. I loro piatti, eleganti e innovativi, in cui si fondono l’evoluzione della tecnica, il gusto del nuovo e la creativit personale, vogliono essere una sintesi del percorso intrapreso dalla cucina siciliana verso la modernità». Gli chef presenti con le proprie ricette nel libro sono Piergiorgio Alecci, Gaetano Basiricò, Giuseppe Biuso, Nunzio Campisi, Vincenzo Candiano, Giuseppe Costa, Pietro D’Agostino, Massimo D’Anna, Patrizia Di Benedetto, Paolo Di Domenico, Anna Fichera, Giuseppe Geraci, Alessandro Ingiulla, Tony Lo Coco, Gaetano Nanì, Giovanni Santoro, Angelo Treno, Marcello Valentino, Alfio Visalli. Ai loro piatti sono stati abbinati i vini di alcune cantine siciliane come le aziende Vinisola e Colosi. La scelta è stata affidata ai due sommelier Fisar di Roma Rosario e Luca Improta. « Storie e sapori di Sicilia è una lettura non solo gradevole, ma anche e soprattutto di grande interesse – aggiunge l’editore, Alberto Bonfirraro –. E per noi è un grande piacere poter contribuire a far conoscere la storia della Sicilia attraverso la sua rinomata cucina"