PRESENTAZIONE
17 MARZO ANNO I NUMERO 16
Direttore Responsabile Antonio Di Maio Coordinatore di redazione Augusto Santojanni #MAGAZINE Diretto da Armando De Martino Redazione Graziella Tetta, Carmen Costabile Rosa Caputo, Annamaria Marmo, Emanuela Guarnieri, Luca Marsilia Giulia Compagnone, Roberta Luppino, Cristina Varchetta, Daniele De Falco, Matteo Esposito, Lello Consolo, Crescenzo Mele, Chiara Ferrante, Laura Perna Maria Palma Gramaglia
Supplemento de Il Corriere di Pianura del Tribunale di Napoli n° 5215 del 31/05/2001
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TUTTA ITALIA PARLA DI NOI
09
#Matteo Esposito
#Armando De Martino
05
SPORCO ORO NERO
11
#Antonio Di Maio
07
UNA GUERRA DI POPOLAZIONE #Laura Perna
ARMI ALLA RUSSIA?
IL CONFINE UMANO #Chiara Ferrante
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LE GUERRE NEL MONDO #Daniele De Falco
Corrieremagazine
magazinecorriere@libero.it
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LA NEVROTICA CORSA ALLA PASTA
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SCHINDLER'S LIST #Emanuele Matera
#Graziella Tetta
24 18
TERME DI AGNANO #Crescenzo Mele
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LA SINDROME DI HIKIKOMORI #Annamaria Marmo
HASTAG DELLA SETTIMANA #Lello Consolo
#ARMANDO DE MARTINO Lasciatemelo scrivere, abbiamo realizzato qualcosa di importante in un periodo storico particolare per il mondo intero, in un angolo di città soggiogato dalla noncuranza e dalla rassegnazione istituzionale. Lasciatecelo urlare, abbiamo portato lo Stato a Pianura lì, dove non arrivano nemmeno i vigili urbani. Il Presidente della Camera Roberto Fico ha risposto con assoluta serenità ad una richiesta di presenza . Esserci, fare, dimostrare, lottare, resistere. Verbi tosti, verbi coraggiosi, verbi che si adattano alla forza di un sogno chiamato #Magazine. Lasciatemelo dire, l'Italia ha parlato di noi. L'Italia intera, del nostro progetto, del talento dei redattori che ho la gioia di guidare (meglio dire affiancare con entusiasmo). Ha parlato della nostra madre Il Corriere di Pianura, e ha sancito una volta e per tutte la consapevolezza di essere, in una terra di oltre 70.000 anime, un rifermento costante e qualitativo, una risposta pensante a domande di solito lasciate pendere dalle amministrazioni. Da Regeni e Paciolla, italiani morti misteriosamente e a cui dobbiamo dare giustizia fino ai profughi ucraini così uguali alle migliaia e migliaia che volevano lasciare in mare in nome di una politica sovranista e xenofoba. La politica interna, la possibilità di una patrimoniale e le periferie da rendere porti innovativi e non garage delle metropoli.
Alla Casa della Cultura di Pianura c'era tutta Italia, la stampa che conta, le televisioni che si accorgono di un quartiere famoso e fuori dai radar consueti. Lasciatemelo scrivere, #Magazine è un'isola franca, uno scoglio colorato che allena le eccellenze di chi scrive. Senza età, senza timori, senza ansie. Così come dovrebbe essere, nel nostro utopico e romantico pensiero, l'informazione del futuro. L'Italia ha parlato di noi, noi abbiamo voglia di aprire una porta alla possibilità di essere la forza motrice di quei posti della città che vivono all'ombra dei riflettori metropolitani.
#ANTONIO DI MAIO
Pagina 3
Come se non bastassero i due anni di pandemia da covid si è aggiunta anche la stangata sui prezzi dell'energia e del carburante a gettare nello sconforto gli italiani. “Stiamo assistendo ad una colossale speculazione sul prezzo dei carburanti”: con queste parole il ministro della Transizione Ecologica Cingolani, anche se con colpevole ritardo, ha nettamente preso posizione contro gli eccessivi rincari registrati dai carburanti nel nostro paese in queste ultime settimane. A seguito delle parole del ministro, la Procura di Roma lunedi scorso ha aperto una inchiesta per scoprire se la crescita vertiginosa del carburante è giustificata da motivazioni di carattere tecnico o se è solo l’ennesima manovra speculativa del cartello delle compagnie petrolifere. Molti esperti sostengono che non esiste alcun legame diretto tra la guerra in Ucraina ed il boom dei prezzi in quanto gli acquisti di greggio sono antecedenti allo scoppio del conflitto ed è palese che si tratta di una speculazione finanziaria che produttori, distributori e “giocatori di borsa” stanno perpetrando ai danni delle famiglie, dei lavoratori, dei commercianti, delle imprese, dei trasportatori, etc. Una speculazione di pochi i cui costi ricadranno sulle spalle della collettività, come sempre più spesso accade nell’economia mondiale. Da inizio anno, i rincari al distributore sono stati di oltre 90 centesimi al litro, mentre dal 28 febbraio, l’aumento è stato di circa 50 centesimi al litro: la “verde” a gennaio costava mediamente 1,42 euro al litro, salendo a 1,87 a fine febbraio per poi superare i 2,30 in questi giorni. Stesso discorso per il gasolio, salito dalla quota di 1,3 euro di gennaio ai 2,20 di marzo. Osservando il Brent (valore di riferimento del petrolio per i mercati europei) vediamo che ad un aumento del prezzo del barile corrisponde quasi “istantaneamente” il rincaro alla pompa.
Però quando il prezzo del barile cala, il costo della benzina e del gasolio scendono molto molto lentamente. Perché? Vorremmo che qualcuno ce lo spiegasse. Resta da capire inoltre quali misure adotterà il nostro governo: al momento l’ipotesi più accreditata è quella di utilizzare l’extra-gettito IVA sui carburanti registrato in questi mesi per tagliare del 10% i prezzi di benzina e diesel. Non proprio il massimo, a dire il vero: prendiamolo come un buon inizio a cui dare seguito con altri interventi urgenti e necessari come ad esempio il taglio delle famigerate accise (strada scelta da Francia e Irlanda). E, per una questione di equità e di giustizia sociale, questi interventi (ripeto necessari e urgenti) dovrebbero essere doverosamente accompagnati da un “blocco” dei prezzi e da un aumento della tassazione sulle compagnie petrolifere che con la fiammata dei prezzi hanno realizzato profitti stellari. Ma siamo certi che questo difficilmente avverrà. Chiudiamo con il genio di Rino Gaetano che in “Spendi Spandi Effendi” del 1977, in piena crisi petrolifera, scriveva questi versi sempre attuali: “Essenza e benzina o gasolina; soltanto un litro e in cambio ti do Cristina Se vuoi la chiudo pure in monastero; ma dammi un litro di oro nero. Ti sei fatto il palazzo sul Jumbo; noi invece corriamo sempre appresso all'ambo Ambo, terno, tombola e cinquina; se vinco mi danno un litro di benzina”.
#LAURA PERNA
Quel l a c he i l 24 f ebbr ai o 2022 f u “ gi us t i f i cat a” c ome una aggr es s i one ai danni del l ’ Ucr ai na per r i v endi c ar e l e pr opr i e pos i z i oni , oggi s i conf i gur a c ome un v er o e pr opr i o at t ac c o ar mat o s i s t emat i c o c ont r o l a popol az i one, v ol t o ad i nc l i nar e l a r es i s t enz a, anc he ps i col ogi ca, dei civili. Appar e not o, i nf at t i , c he, i ndi pendent ement e dal l e r agi oni c he s pi ngono l e par t i i n caus a i n un c onf l i t t o ar mat o, a pagar ne l e s pes e s ono s empr e i c i v i l i , c os t r et t i ad abbandonar e l e pr opr i e r es i denz e per c or r er e ai r i par i , s pes s o per dendo i pr opr i af f et t i , s e non l a v i t a. L a s t r at egi a di Mos c a s embr a es s er e l a medes i ma c he f u at t uat a dal l a s t es s a pr i ma a Gr oz ny , ci t t à del l a Cec eni a al c onf i ne c on l a Geor gi a e poi ad Al eppo, i n Si r i a. Nei due c as i , r i s pet t i v ament e a c av al l o del 2000 e dur ant e i l 201 6, i nf at t i , Put i n pos e al c ent r o del s uo pr ogr amma l ’ at t acco c ont i nuo e os t i nat o di obi et t i v i ci v i l i , dai l uoghi di r es i denz a agl i edi f i c i pubbl i c i , per di s t r ugger e i c or r i doi umani t ar i , di f at t o i mpedendo ai pr of ughi di f uggi r e i n c er c a di pr ot ez i one; ci ò i n v i ol az i one del di r i t t o i nt er naz i onal e e del di r i t t o i nt er naz i onal e umani t ar i o ( j us i n bel l o) che c onf i gur ano t al i az i oni c ome c r i mi ni di guer r a. Gi à dal l ' i ni z i o del c onf l i t t o, i bombar dament i i mpr ov v i s i pr edi s pos t i dal l a Rus s i a hanno i mpedi t o l o s f ol l ament o del l e c i t t à. A Mar i upol ’ , c i t t à a s ud del l ’ Uc r ai na, i pr i mi di mar z o, quando l a c i t t à er a gi à as s edi at a da una s et t i mana, pr i v a di el et t r i c i t à, ac qua e beni es s enz i al i , i l Si ndaco par l ò di “ s i t uaz i one di s per at a” dov ut a al l ' i mpos s i bi l i t à di gar ant i r e c or r i doi umani t ar i a c aus a del manc at o r i s pet t o del ces s at e i l f uoco, c he dov ev a es s er e pr edi s pos t o pr opr i o per per met t er e l ’ ev ac uaz i one dei c i v i l i . I n ques t o c ont es t o - ment r e Put i n pr et ende i l r i c onos c i ment o del l ’ i ndi pendenz a del l e Repubbl i c he di Donet s k e L uhans k, del l a Cr i mea c ome appar t enent e al l a Rus s i a e che l ’ Ucr ai na di v ent i uno St at o neut r al i z z at o - dopo nemmeno due s et t i mane dal l ’ i ni z i o del c onf l i t t o, gi à non er a pi ù c ons ent i t o par l ar e di “ er r or e di cal col o” , ma pi ut t os t o di s c el t e ben ponder at e v ol t e a pr ov oc ar e l ’ uc c i s i one di per s one i nnocent i ; bas t i pens ar e al l ’ at t ac c o al l a panet t er i a ad Ov es t di Ki ev , i n c ui hanno per s o l a v i t a t r edi ci di pendent i .
Venerdì 11 marzo, invece, mentre Leopoli diventava il crocevia degli Ucraini in fuga, venivano bombardate Dnipro, IvanoFrankivsk e Lutsk tutte vicine alla città posta al confine con la Polonia. Gli obiettivi sono stati ancora una volta i civili: sono state infatti attaccate fabbriche e zone residenziali situate in aree limitrofe ad asili e strutture pubbliche. Allo stesso tempo sono ripresi i bombardamenti a Mariupol’, causando la morte di circa 1552 persone innocenti, sebbene non sia stato possibile individuare tutte le vittime e le cifre non siano del tutto attendibili, dato che gli attacchi non si sono mai fermati. In tutte le città e le aree conquistate, inoltre, il Presidente russo ha destituito con la forza tutti i politici e sindaci ostili in carica, ponendo al potere personalità complici per garantirsi da un lato, istituzione del potere e da un altro, zone strategiche da cui attaccare. Ciò contribuisce a minare la certezza della democrazia e dei suoi valori, come se quanto avviene dall’inizio del conflitto non fosse stato sufficiente a violare i principi fondanti dello stato di diritto, dei diritti umani e del diritto internazionale generale.
#MATTEO ESPOSITO
L’invasione dell’Ucraina è entrata nel suo trentesimo giorno di vita. L’Unione Europea continua inesorabilmente la via delle sanzioni, mentre sempre più vittime si accalcano alla porta della Madre Russia. Spesso abbiamo sentito proporre l’idea di un intervento armato extra-Nato; ma sarebbe possibile? Fin dalla sua costituzione, nel lontano (ma non lontanissimo) 1949, il Patto Atlantico ha portato avanti l’idea di collaborazione multi-direzionale per gli Stati che ne facessero parte. Un Do Ut Des abbastanza fattivo e propositivo. Tuttavia, a nessuno Stato è permesso entrare a farne parte senza che questo abbia risposto a determinati requisiti, tra i quali il più importante: non essere in guerra. Quindi, abbandoniamo del tutto l’idea che la Nato possa accettare in extremis la richiesta dell’Ucraina. Questo implicherebbe l’automatico inizio di un conflitto bellico su scala globale. Esistono attori che tacciono ma che sono pronti ad intervenire: Siria, Nord Corea, Eritrea...e non andrebbe escluso un colpo di scena improvviso da parte di un insospettabile. La storia della guerra ci ha insegnato che non esiste nulla di scontato se non la sofferenza della popolazione civile. Quindi, come poter aiutare l’Ucraina? Ahimè, le risposte sono davvero poche. Fornire armi sottobanco implicherebbe una violazione diretta del Trattato di Washington, quindi da escludere. Nessuno Stato della Nato può intervenire se non per difendersi da un attacco sul proprio territorio.
La recente visita dei premier polacco, sloveno e ceco, sono sicuramente un fortissimo segnale di sostegno politico, che vede negli Stati cuscinetto, un vero e proprio fronte unito. Restano le sanzioni economiche, le quali stanno riducendo la riserva di moneta della Madre Russia a ritmo di un miliardo al giorno. Putin, tuttavia, aveva abbondantemente progettato questa invasione, quindi il default (sarebbe il secondo dopo quello degli anni ‘90), non lo spaventerebbe affatto. Inoltre, la Madre Russia ha da poco informato gli investitori che la nuova moneta di scambio sarà lo Yen. Stupiti?! Beh, mica tanto! Resta tuttavia un punto fondamentale: Mosca necessita di Pechino più di quanto Pechino necessiti di Mosca. Inoltre, la via diplomatica resta l’unica strada per fermare un Putin scatenato. Che ne abbia ben donde, resta ai posteri deciderlo. Ma nulla giustificherà mai la morte di anche un solo bambino.
#CHIARA FERRANTE
In questi giorni il mondo è sottoposto ad una tragica frenesia, e ci si aggiorna costantemente su quanto sta accadendo in Ucraina: Bombardamenti ad ospedali, civili che resistono e altri che, protestando per una guerra mai desiderata, finiscono in carcere. Colpisce tra le notizie quella dei profughi, donne e uomini che, per dare speranza ai loro figli, marciano chilometri attraversando la nazione per giungere al confine. Come un esodo dei tempi moderni, dove il loro Mosè è lo spirito di sopravvivenza, lasciano casa per imboccare una strada che, seppur incerta, è l’unica tranquilla. Guardando queste scene non possiamo non ricordare di quando, 30 anni fa, in Italia si ebbe il primo grande approccio con il fenomeno dell’immigrazione: Nell’agosto del 1991 nel porto di Bari sbarcò Vlora . Come le rappresentazioni dell’inferno dantesco di Dorè, queste persone allo stremo delle forze furono accolte e scortate dall’esercito che le conteneva per evitare che qualcuno si disperdesse o andasse in città per conto proprio. I profughi vennero poi trasferiti e ammassati nello stadio della Vittoria per più di cinque giorni, “lavati” con idranti e poco nutriti con dei panini lanciati dall’alto, senza alcuna assistenza igienico sanitaria. Gli italiani e il governo stesso erano ben consapevoli che la fuga degli albanesi fosse prevedibile, data la situazione storica dell’Albania che vedeva il definitivo tramonto del comunismo, ma lo stesso non presero provvedimenti, anzi la nota di merito andò paradossalmente alla regione Puglia per aver gestito questo flusso incontrollabile e (ironicamente) improvviso. Questo segnò la storia dell’Italia, che si sostituì a quella che un secolo prima fu per lei l’America. In questi anni, nonostante la storia insegni, c’è stato da parte di una fazione politica un atteggiamento ostile e intriso di pregiudizio, che descriveva i flussi migratori con termini emergenziali e che enfatizzava i numeri per indurre il cittadino a credere in una apocalittica invasione.
Fortunatamente, dopo anni di lotte, la xenofobia è poco diffusa e la solidarietà mostrata nei confronti del popolo Ucraino ne è sicuramente una dimostrazione. Sono 34.851 i profughi entrati in Italia dall'inizio del conflitto in Ucraina, una cifra che non passa inosservata, proprio per questo il governo ha stanziato 10 milioni di euro per le prime azioni, dichiarando lo stato di emergenza fino al 31 dicembre così da poter assicurare assistenza e soccorso alla popolazione. Molti profughi sono stati accolti da alcune reti di conoscenze e di parentele presenti sul territorio nazionale, per altri invece non è così. Per risolvere la complessa situazione Il governo ha già messo a disposizione circa ottomila posti attivabili, di cui finora ne sono stati occupati qualche centinaio. Ma questo tipo di sistema di accoglienza si saturerà presto, come anche i posti dei Centri di accoglienza straordinari e S.A.I. Sicuramente questo "spontaneismo" nell’accoglienza, anche da parte di cittadini, verrà messo a sistema, per rendere possibile le procedure sanitarie e burocratiche: tamponi, vaccini, domande di protezione temporanea. Inoltre il governo ha varato un nuovo DPCM inerente al permesso di soggiorno, che avrà validità per un anno a decorrere dal 4 marzo 2022, e potrà essere prorogato per un periodo di un anno, garantendo al titolare l’accesso all’assistenza erogata in Italia dal Servizio sanitario nazionale, al mercato del lavoro e allo studio. La solidarietà dimostrata in questi giorni da parte degli italiani descrive una nuova generazione nascente, più pacifica, più aperta e senza dubbio, più umana.
#DANIELE DE FALCO
La consapevolezza di avere una guerra alle porte dell’Europa ci rende in qualche modo tutti partecipi. Non sappiamo in che modo si evolverà il conflitto e, di conseguenza, è legittima la paura di un eventuale coinvolgimento del nostro paese. La tragedia vissuta dal popolo ucraino, lontano dall’essere vittima di una lurida propaganda nazionalista operata da forze populiste, genera in noi un forte senso di compassione. Non dobbiamo dimenticare, però, che in molti paesi del mondo ci sono conflitti che affliggono la popolazione da decenni. La guerra israelo palestinese, ad esempio, ha una storia più che settantenaria. La suddivisione del territorio palestinese in due stati, approvata con la soluzione 181 promulgata dall’Onu nel 1947, ha comportato, nel corso degli anni, un susseguirsi di guerre sui territori contesi, causando migliaia di vittime tra soldati e civili. I raid missilistici israeliani indirizzati verso i territori palestinesi e la conseguente risposta di Hamas, avvenuta nel maggio scorso, hanno sconvolto l’opinione pubblica internazionale. E se la società afghana ha fatto passi da gigante nell’ultimo ventennio, riuscendo a contrastare la corruzione e a monitorare attentamente la questione relativa ai diritti umani, la mancata presenza dell’esercito statunitense a partire dall’agosto scorso ha permesso alle forze talebane di prendere il controllo di Kabul in poche settimane, ristabilendo un potentato ultra conservatore e irredentista. Un territorio dove la mancata tutela dei diritti delle donne è diventata, da un giorno all'altro, una prassi comune, mandando in fumo decenni di lotte per l’autodeterminazione. In Etiopia, la spartizione avvenuta con l’Eritrea nel 1998 ha condotto il paese in una situazione di caos. Nella zona nord del Tigrè sono circa vent'anni che si consumano delitti efferati e gli accordi raggiunti nel 2000 non hanno messo a freno i conflitti. Gli sfollati, ad oggi, sono circa un milione e l’Onu ha decretato la crisi umanitaria per le numerose uccisioni e mutilazioni avvenute negli ultimi anni.
Per non parlare degli stupri e delle deportazioni, anch'esse conseguenza di una grandissima crisi sociale, politica, economica e sanitaria. Non mancano le turbolenze anche nei paesi del Medioriente, dove la presenza dei nuclei terroristici e le divisioni interne hanno creato una matassa dura da sciogliere. In Siria, le truppe governative e sciite di Assad, appoggiate dall’esercito russo, fronteggiano da diversi anni le forze ribelli, intente a rovesciare il governo. Lo Yemen è da circa sette anni che vive un doppio conflitto interno: quello tra i ribelli sciiti Houti le truppe del governo di Abed Rabbu, appoggiato dai sauditi; e quello tra le truppe governative e i membri dell’AQAP, una delle cellule più forti di Al – Quaeda. Si registrano 21.000 vittime totali tra civili e combattenti solo nell’ultimo anno. A prescindere dalla continuazione dei conflitti in un determinato territorio, ciò che risulta difficile da scardinare è la situazione di instabilità politica che viene a crearsi, specie nei paesi dell’Africa Subsahariana. Nella Repubblica democratica del Congo, ad esempio, i conflitti nella parte Est non sono mai cessati e molte bande locali invadono ancora oggi i villaggi, mietendo un’enorme quantità di vittime e generando una situazione di emergenza dal punto di vista sanitario, politico e sociale. Luogo di partenza di una buona percentuale di rifugiati giunti in Europa negli ultimi anni è la Libia, un paese devastato da situazioni di guerriglia sorte in seguito alla morte dell’ex dittatore Muhammar Gheddafi. In questo momento, il nuovo esecutivo promulgato dall’Onu, con a capo il neo presidente Abdul Amid Obeiah, non può far altro che peggiorare una situazione già dismessa. Un altro conflitto sanguinoso e duraturo è quello del Nagorbo Karabach, dove si alternano tregue temporanee e periodi di conflitto. Le truppe armene e quelle azere si contengono da tempo il territorio in questione, rivendicandolo con una guerra che sino ad ora ha mietuto 6000 vittime, tra cui 150 civili. Insomma, se il conflitto Russo ucraino ha mobilitato le coscienze di tutti noi, non dovremmo mai dimenticare le vite spezzate da guerre che sembrano lontane, ma che sono più vicine di quanto pensiamo. Non esistono rifugiati di serie A o di Serie B, tutti meritano la giusta attenzione.
#GRAZIELLA TETTA
Una cosa ho imparato in questi anni di spesa per la famiglia a non entrare mai in un supermercato senza la lista della spesa, così, lista della spesa alla mano, in un tranquillo lunedì di questo mese di marzo freddo per il clima e per la guerra entro, con il carrello che sferraglia nemmeno fossimo sui binari di una miniera nell'800, in uno dei tanti supermercati del mio quartiere. Prima fermata banco della frutta dove tutto è in bella vista e tra una zucca e un cavolo mi accorgo che il banco delle patate è vuoto e vabbè stasera niente patatine fritte! Un paio di sferragliate più in là, banco salumi e formaggi, questi ultimi ci sono, ma i salami sono scomparsi, ridacchio e mi dico stasera tutti a mangiare patate e salame, cena bizzarra. Lo so vi state domandando se l’idea che ci fosse qualcosa di strano mi fosse balenata nella mente, ma onestamente no, fino a quando, facendo scorrere lo sguardo sugli scaffali noto dei vuoti che mi ricordano i primi giorni della pandemia, quando a scomparire per prima dagli scaffali era stata la farina accompagnata dal lievito, mi volto di scatto verso il banco frigo ed eccola lì l’epifania: anche lui, mister lievito è scomparso! Rapida ricognizione sferragliante tra i pelati e le passate, con sguardo roteante verso il sale e... ho un déjà-vu, ritorno a marzo 2020 primi giorni di pandemia quando a mancare erano le stesse cose, così finalmente capisco: i banchi del supermercato sono stati di nuovo saccheggiati e testimonianza ne è la signora che con fare battagliero si avvicina agli ultimi pacchi di sale che velocemente mette in un carrello strapieno. La guardo e mi domando, ma che ne dovrà mai fare di 24 pacchi da un chilo di sale doppio, trasformare il lago d’Averno nel mar Caspio? Scacciare il malocchio fino alla settima generazione? La seguo, anche perché la curiosità mi divora, cosa mai ancora comprerà? Ed eccola lì tra gli stand della pasta non ancora del tutto vuoti, ne fa incetta di tutti i formati, salvo le penne lisce ( allora è vero che non piacciono a nessuno!), ne prende in grande quantità e io mi domando come farà a consumarla tutta, dove la conserverà e soprattutto come la proteggerà dai pappici, quegli insetti che si formeranno all’interno dei pacchetti, prosegue a passo marziale
capisco che la super spesa di provviste per paura della guerra o degli aumenti non può dirsi conclusa se non con una puntata nel reparto detersivi. Commento tra me e me: stavolta i disinfettanti e la candeggina saranno sugli scaffali ed è così, sono tutti lì ad eccezione del bene di consumo più primario di tutti: la carta igienica, non ce n’è nemmeno un pacchetto, nemmeno di quella più costosa con i fiorellini azzurri, nemmeno quella a due veli che è come non usarla, niente nulla, nothing, nix, disperata spinge chi l’accompagna ad arrampicarsi verso lo scaffale più alto per prendere qualche pacco di quella umidificata, accusandolo, nel contempo, di aver tardato ad accompagnarla e di averle reso impossibile la scorta. Basta mi fermo non la seguo più, prendo la mia lista e comincio ad acquistare solo quello che c’è scritto, tenendo a freno la voglia di mettere nel carrello qualche pacco di pasta in più o una confezione da 12 di olio che non saprei nemmeno dove conservare. Spunto la lista avviandomi verso le casse, maledicendo a mezza voce la lunga fila che dovrò fare, quando mi accorgo delle ultime due voci ancora non spuntate: carta igienica, burro cacao; per la carta igienica mi rassegno e mi avvio baldanzosa verso il reparto cura del corpo sicura di trovare una cosa di cui non è necessario fare scorte, ma lo scaffale è vuoto, nemmeno un astuccio e sì che di solito ce ne sono tantissimi, la commessa vede la mia aria interdetta e mi dice che il burro cacao è tra le prime cose finite, hanno svuotato lo scaffale, anzi lo hanno saccheggiato. Non più a mezza voce mi domando: che legame ci potrà mai essere tra la carta igienica e il burro cacao per le labbra? Ci ho pensato un po’, forse ho trovato la risposta.
#CRESCENZO MELE
Le Terme di Agnano sono un sito unico al mondo per caratteristiche geotermiche e reperti archeologici. Sono una partecipata del Comune di Napoli allo stato di liquidazione. Un patrimonio inestimabile sciupato da gestioni scellerate da parte delle varie amministrazioni comunali. I vari presidenti succedutisi hanno avuto l’incarico di vendere le Terme a soggetti privati. Tutti però da Vincenzo Spadafora, a Marinella de Nigris, da Roberto Porciello a Gianluca Battaglia (dimesso perché arrestato per illeciti su appalti) e infine l’attuale liquidatore Massimo Grillo non sono riusciti nell’ intento. Nel 2016 finalmente si arrivò all’assegnazione della gara ad una società revocata per un ritardo nella presentazione della necessaria documentazione. L’assegnazione viene a quel punto data al secondo in graduatoria, la cordata Infratech che assunse il nome di Nuove Terme di Agnano srl. Tutti i dipendenti passarono alla New terme Di Agnano che prese in gestione le terme da agosto 2016 a febbraio 2018. Agli inizi del 2018 Nuove Terme resasi conto che non avrebbe mai ottenuto il Fondo di integrazione salariale (FIS) dall’ INPS, dopo aver ridotto sensibilmente l’ orario di lavoro, chiese un ulteriore sacrificio ai dipendenti proponendo di lavorare part time per ancora un anno. A quel punto i lavoratori chiesero al comune di Napoli di intervenire. Il comune revocò la concessione a Nuove Terme per inadempienza. Nel 2018 i lavoratori ripassarono ad essere dipendenti di Terme di Agnano S.p.a in liquidazione, percependo per un periodo il 50% dello stipendio dato che all’ altra metà dovettero rinunciare con una conciliazione presso l’ispettorato del lavoro con la promessa che 27 dipendenti sarebbero passati in un'altra partecipata, segnatamente Asia. Per poter essere assunti i dipendenti distaccati rinunciarono a tutti i diritti maturati come anzianità di servizio, precedenti inquadramenti e livelli professionali. Le uniche due dipendenti che non vollero sottostare all’accordo, dopo un vessatorio iter giudiziario, furono licenziate nel 2019 perché non intendevano accettare il demansionamento e la riduzione dell’orario lavorativo.
Esse furono poi reintegrate con sentenza nel luglio 2020 e ancora attendono il pagamento di quanto disposto dal giudice. L’ albergo delle Terme, dichiarato chiuso, ha continuato a svolgere fino all’inizio della pandemia il suo ruolo di centro congressi ed eventi e ha continuato ad organizzare manifestazioni culturali e varie altre attività avvalendosi di dipendenti esterni. Si chiede di far luce su quanto accade alle Terme di Agnano perché un patrimonio come questo non sia svenduto a “prenditori pubblici”. Si chiede soprattutto che finisca questa lunga agonia che ha messo i lavoratori in condizioni economiche disagiate. Gli ultimi anni sono stati un susseguirsi di stranezze, le Terme hanno continuato a svolgere il proprio lavoro fino all’inizio della pandemia quando approfittando della possibilità di mettere tutti in cassa integrazione covid hanno chiuso definitivamente lasciando il campo libero ai privati a cui sono state affidate le piscine termali. Sembra che i gestori delle piscine non paghino il canone di fitto a Terme di Agnano da circa 3 anni, ma continuano a lavorare indisturbati e ad oggi i 20 dipendenti rimasti in Terme di Agnano sono ancora in attesa della Cig maturata dallo scorso ottobre. I lavoratori sono stremati considerato che molte sono famiglie monoreddito. Sono terribilmente preoccupati per il loro futuro che vedono ancora più tragico visto dato che dal prossimo 31 marzo finirà anche la Cassa Covid. Dalla nuova amministrazione Manfredi ci si aspetta un cambio di passo radicale per la tutela dell’ interesse dei lavoratori e del bene comune.
#ANNAMARIA MARMO
L’etimologia della parola Hikikomori deriva dal giapponese e significa letteralmente “ ritirarsi”. Questo termine comparve per la prima volta nel 1998 da uno studio condotto, da uno psichiatra giapponese Tamaki Saito. Oggi è utilizzato in tutto il mondo per indicare una sindrome psicologica in cui la persona che ne soffre sceglie di isolarsi da tutte le possibili situazioni sociali. Il ritiro che caratterizza questa sindrome è totale, infatti chi ne è affetto si isola completamente da tutto e tutti e per un periodo che può andare dai sei mesi fino ad uno o più anni. Ad esserne maggiormente affetti sono gli adolescenti e la causa probabilmente è da individuarsi nella delicata fase di sviluppo nella quale si trovano, una fase, nella quale la socializzazione è un elemento dominante della vita ma, diventa al tempo stesso un fattore di ansia e di preoccupazione . Sebbene non sia ancora oggi considerata una vera e propria patologia, presenta però alcune caratteristiche che sono state delineate dal ministero della salute giapponese: uno stile di vita concentrato all’interno delle mura domestiche senza alcun contatto esterno, nessun interesse per le attività come la scuola, il lavoro o uno sport, nessuna relazione sociale con il gruppo dei pari. Per quanto concerne invece le cause determinanti, quest’ultime possono avere delle radici più o meno in comune, oppure possono essere totalmente soggettive. In linea teorica il quadro è però caratterizzato da : n forte disagio all’interno del contesto familiare e sociale. forti pressioni psicologiche da parte di genitori. gravi difficoltà all’interno del contesto educativo scolastico, infatti tale fenomeno è strettamente connesso ad un’alta percentuale di dispersione scolastica, spesso prima vera e propria manifestazione del comportamento di ritiro. una percezione di inferiorità ed inadeguatezza rispetto al gruppo dei pari, quindi una bassa o inesistente autostima
un eccessivo legame di dipendenza con un genitore, capace di non determinare nell'adolescente la propria indipendenza e di confermare la propria personalità. ansia o fobia sociale. A fronte della cura per l’hikikomori sono in atto una serie di strategie terapeutiche non ancora definitive ma incentrate su trattamenti che includono sia il contesto, sia la famiglia che le relazioni in generale. Oltre ad un percorso di psicoterapia individuale e talvolta ad un intervento con alcuni psicofarmaci, la terapia familiare risulta essere fondamentale affinché il paziente coinvolto possa avere gradualmente dei miglioramenti. Studi recenti hanno individuato nel trattamento cognitivo - comportamentale una validissima strategia, capace di ridurre e di trattare l’ansia sociale, il senso di inadeguatezza e la bassa autostima. Questo percorso prevede anche esercizi di esposizione alle situazioni tanto temute. Per coloro invece che sono ad un livello grave di auto-reclusione il primo intervento, seppur molto difficile, si attiva attraverso visite domiciliari ripetute anche semplicemente per tirar fuori dalla propria stanza l’hikikomori. Vien da se quindi, che l’intervento debba essere commisurato alle peculiarità del paziente e chi un intervento precoce e strategico sia fondamentale affinché la situazione non degeneri
#EMANUELE MATERA
l 4 marzo del 1994 uscì uno dei più grandi film della storia del cinema incentrato sull’olocausto. Chiaro, ce ne sono tantissime altre. Ma Schindler’s List riporta in modo attento e fedele gli avvenimenti del tempo. Oskar Schindler, imprenditore tedesco possiede una fabbrica impiegata nella produzione di pentole. Il suo contabile ebreo Itzhak Stern avrà un ruolo principale, insieme all’imprenditore tedesco, riuscirà a salvare più di mille ebrei dai campi di sterminio proprio sotto il naso delle SS. I due, stilano una lista di nomi -da cui il titolo dell’opera, Schindler’s List- che saranno quelli degli ebrei che lavoreranno per Schindler. Quella lista è la vita. Al di fuori di essa, è morte. E’ il messaggio che vuole rendere Spielberg in un dialogo tra il personaggio di Schindler e Stern. Messaggio che viene rimarcato da un film completamente in bianco e nero. Una storia senza colori, interrotta unicamente dalla fiamma di una candela all’inizio e alla fine del film. Una fiamma a colori che vuole trasmette la speranza di un popolo condannato a morte. Privato di ogni condizione che può ricordare di essere un umano. Ridotto a bestiame. Ma non solo. Durante la pellicola si può osservare un’altra scena di forte impatto emotivo. Si parla del rastrellamento nazista lungo le strade di Cracovia. A illuminare d’un tratto la scena, una bambina con un cappottino rosso accompagnata. L’unico sprazzo di colore in mezzo a tanto orrore. E così come la fiamma delle candele, Spielberg, il regista del film, enfatizza l’importante messaggio della speranza, anche in un momento di massima -e libera- manifestazione della crudeltà umana. Il regista, fece promettere alla bambina in rosso di non visionare il film almeno fino ai 18 anni. Lei, Oliwia Dabrowska, infranse il patto guardandolo a 11 anni e rimanendo traumatizzata per settimane. Inoltre, Spielberg scelse Liam Neeson poiché voleva evitare la presenza di attori troppo conosciuti che avrebbe potuto distrarre lo spettatore dalla storia. Un vero e proprio capolavoro del cinema che merita tutte le 3 ore e 15 minuti di visione e classificata dall’American FIlm Institute come l’ottavo miglior film statunitense di tutti i tempi.
#LELLO CONSOLO
#HASTAGDELLASETTIMANA
Quando la diplomazia, le parole ,i discorsi, cedono il posto alle armi, mi viene in mente che Einstein aveva ragione, sulla teoria della relatività? No, su quello ci sono ancora pareri discordanti, ma sulla stupidità umana sì. Lui asseriva che due cose sono infinite, l'Universo e, appunto, la stupidità umana, ma che sul primo aveva grandi dubbi. Ecco perché, la scorsa settimana, non me la sono sentita di fare ironia e ho taciuto. Grazie però a quella teoria possiamo raccontare che su Twitter, malgrado il bollettino di guerra continuo di quello che sta succedendo in Ucraina, ci sono persone e account che riescono a superarsi. Una di queste è una donna scaltra, intelligente, colta, che per un momento ha dimenticato di esserlo, dichiarando che ha gli incubi, si sente impotente e che con il cuore è vicina alle vittime di una violenza terrificante e prova disagio ad essere in vacanza. Si tratta di Michelle Hunziker dalle Maldive, sì avete capito bene, deve essere una sofferenza enorme pensare a tutto quello che succede su una bianca spiaggia, al sole, su un atollo delle Maldive. Della serie anche i ricchi soffrono.
Naturalmente Twitter non si è fatto pregare. L'account di @PaoloOrioli fa una domanda preoccupato: “ A che punto è il corridoio umanitario per sfollare la #Hunziker dalle Maldive?” L'account @Kotiomkin invece twitta.” Michelle Hunziker, in vacanza alle Maldive è in ansia per la guerra. Poi andrà da Cracco a preoccuparsi della fame nel mondo” non fa una piega. L'account di @labbufalanews rincara: Per non far sentire la #Hunziker a disagio, l'India ha deciso di invadere le Maldive”. Ma se un bel tacer non fu mai scritto, c'è chi fa di peggio,andando a rompere gli zebedei al confine Ucraino in Polonia per fare passerella. E chi se non lui, fonte di disperazione di tutti i comici d'Italia? Ecco a voi Matteo Salvini. Il nostro senatore si è presentato in questo paese dal nome fatto solo di consonanti ed è stato sbeffeggiato e umiliato dal sindaco,per giunta, di un partito di destra polacco, per essere stato il maggior sostenitore di Putin negli ultimi anni, mostrandogli la maglietta con l'effige dell'invasore che il buon Matteo ha indossato anche al parlamento Europeo. Anche qui Twitter si è scatenato. L'account di Vujadin Boskov fa una riflessione:“ io pensa che non è molto furbo mettere per anni maglia di Genoa e poi andare a partita di Sampdoria e raccontare di essere grande tifoso”. L'account di @Liberorso si pone una domanda.” Ma le figure di merda in trasferta valgono doppio?”. Comunque dobbiamo essere buoni, oggi 9 marzo, è il suo compleanno, fa “49” anni, auguri Senatore, li “nasconde” bene . Alla prossima sperando di essere più sereni, perché #BASTAGUERRE!!