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Newsletter mensile di politica e attualità

Pubblicazione non destinata alla vendita a circolazione interna mediante diffusione on on-line

ANNO 4 N. 7 LUGLIO 2010 ●

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EDITORIALE

Fonti energetiche e pregiudizi. Quel che non si dice

Dopo l'accordo di Pomigliano

COME CAMBIANO LE RELAZIONI INDUSTRIALI

Vantaggi e limiti di una risorsa da non demonizzare

Marco Ciani ● Si è a lungo discusso nelle scorse settimane a proposito della stipula dell' accordo tra FIAT e quattro sigle sindacali - FIM, FISMIC, UILM e UGL. Come è noto la FIOM, ovvero i metalmeccanici della CGIL, non hanno firmato. Successivamente si è tenuto un referendum tra i lavoratori per approvare o rifiutare il testo sottoscritto, referendum vinto dai sì con il 63,4%, ma i voti contrari sono al 36%, probabilmente più di quanto la Fiat si aspettasse. Ora non voglio in questa sede riafferrare gli aspetti di una vicenda ormai nota anche per il clamore suscitato. Mi interessa invece prendere spunto dal dibattito seguito per soffermarmi su due punti specifici: 1) le attuali relazioni industriali, in Italia, vanno bene come sono?; 2) in quale senso dovrebbero eventualmente evolvere? Partiamo dal primo quesito. Chiunque abbia una conoscenza sufficientemente fondata del mercato del lavoro nazionale sa benissimo che esso risulta gravato da piaghe molto profonde: salari tra i meno ricchi dei paesi OCSE, dove occupiamo il 23° posto su 30°; percentuale di popolazione attiva estremamente bassa, pari al 57,3%. Siamo i peggiori, ad eccezione di Turchia, Ungheria e Messico; tasso di disoccupazione significativo. Perché è vero che a maggio 2010 il tasso di disoccupazione era salito "solo" all'8,7% ma, come stima l'OCSE, se non tenessimo conto del massiccio ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (in continua crescita) che ha l'effetto di abbassare il dato, esso risulterebbe più alto di circa 4 punti. (segue a pag.4)

Luciano Ramello (*) ● Da alcuni anni c’è un rinnovato interesse per il nucleare civile nel mondo, legato a tre fattori: l’aumento del prezzo dei combustibili fossili, le crescenti preoccupazioni per l’effetto delle emissioni di CO2 e altri gas serra sul clima, i recenti sviluppi nella tecnologia delle centrali nucleari. Vediamo da vicino l’ultimo punto: sono sul mercato i reattori di generazione III+, tra questi l’EPR di AREVA (con ENEL e Ansaldo Energia) e l’IRIS della Westinghouse (con contributi di ENEA, Università italiane, Imprese italiane), dotato di sistemi di sicurezza passiva, con possibile collocazione in caverna o sottosuolo e durata di esercizio 60 anni. Inoltre sono in fase di ricerca e sviluppo i reattori di generazione IV, che prevedono massima efficienza nell’utilizzo del combustibile, minimizzazione del volume dei rifiuti radioattivi e del tempo di stoccaggio, tolleranza anche a gravi errori umani, protezione fisica da attacchi terroristici. Insomma, la tecnologia ha fatto progressi soprattutto in tema di sicurezza e un incidente come quello di Chernobyl, o comunque con conseguenze significative al di fuori del perimetro di una moderna centrale, si può oggi tranquillamente escludere: cfr. le presentazioni di M. Frogheri e S. Monti al corso di formazione INFN [1]. Resta il problema dello stoccaggio dei rifiuti nucleari, problema considerevolmente attenuato con i futuri reattori di generazione IV, che potranno bruciare (traendone energia) gran parte del combustibile esausto dei reattori precedenti.

In diversi paesi sono in sviluppo i depositi geologici a lungo termine, che nell’ipotesi di un ciclo ottimizz ottimizzato del combustibile nucleare d dovrebbero garantire l’assenza di ril rilasci radioattivi per “soli” 300 anni, dopo di che il livello di radioattività ritornerebbe a quello del minerale di uranio.. uranio... Cosa dire dell’economicità del nucl nucleare civile? Bisogna premettere che la fonte nucleare è caratterizzata da un elevato costo di investimento iniziale iniziale, bilanciato sul medio medio-lungo periodo da un basso costo di esercizio, e che è adatta a coprire la richiesta di energia elettrica di base (quella pr presente anche di notte). Altre fonti, tra cui le cosiddette nuove rinnovabili (solare nelle varie forme, eolico eolico, biomasse), possono coprire la richi richiesta di picco e sono in questo senso complementari a quella nucleare. Ciò premesso, vediamo i costi attuali dell’energia in Italia, espressi in Euro per MWh prodotto – il consumo medio pro capite nel 2005, compresi gli impieghi industriali, corrisponde a 1 MWh circa ogni 2 mesi. La stima dei costi fatta da A. Clerici del World Energy Council (pag. 15, Corriere della Sera 20.01.2010) è la seguente: Solare fotovoltaico 255-607, Solare termodinamico 193-362, Eolico 66101, Gas ciclo combinato 52-133, Nucleare 44-67, Carbone 38-83. Questo senza considerare il costo stimato delle emissioni di CO2 per il Gas ciclo combinato e il Carbone. L’intervallo di costi dipende dalla dimensione della centrale e dal n numero di ore di utiliz utilizzo annuo. Questi numeri spiegano il rinnovato int interesse per l’opzione nucleare civile. (segue a pag.4)


L’INTERVISTAL

L

Resoconto dall'Afghanistan in mano ai signori della guerra

Quello che i media non dicono nelle parole di un testimone d'eccezione A cura di Gian Pietro Armano ● Il Vice Presidente della Provincia di Alessandria Maria Rita Rossa ha recentemente visitato l'Afghanistan. Approfittiamo di questa occasione particolare per porle alcune domande sulla sua "missione" in quello che può essere definito a tutti gli effetti un teatro di guerra. L'intervista, di cui per ragioni di spazio riportiamo solo alcune risposte, sarà disponibile integralmente a breve sul sito www.cittafutura.al.it (NdR).

Quale è stato il motivo che l'ha spinta a fare un viaggio in Afghanistan? Sono stata a Kabul dal 5 all'11 maggio per verificare i progetti di cooperazione decentrata promossi dall'Istituto Cooperazione allo Sviluppo di Alessandria insieme al CISDA (Coordinamento italiano a sostegno delle donne afghane), in funzione del completamento di un centro culturale, mediante la realizzazione di una tipografia gestita dall'ong afghana HAWCA che lavora dal 1999, e di una indagine sulla violazione dei diritti umani avvenuta durante la guerra civile e da parte del governo talebano, indagine gestita da SAAJS, una organizzazione che lavora sul fronte della giustizia transnazionale. Come è stato il primo impatto con la realtà afghana? Dopo lo scalo a Dubai, atterri all’aeroporto di Kabul e ti rendi immediatamente conto che sei in un luogo dove la tragedia è a portata di mano. La guerra siamo abituati a vederla non a percepirla, i TG ci restituiscono immagini e situazioni che per lo più fagocitiamo insieme al cibo del pranzo o della cena e così non ci rendiamo conto che la guerra uccide le persone e le civiltà. Toccare con mano tutto questo provoca subito un senso di smarrimento profondo. Non potrò mai dimenticare le strade di fango, le case anch’esse di fango e paglia distrutte dalle bombe e la desolazione di una città nel caos e ferita quanto i suoi abitanti.

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RITA ROSSA Vice Presidente della Provincia Se non fosse per le auto sembra di essere precipitati nel Medioevo: donne col Burqa, bambini abbandonati sulle strade che mendicano in condizioni paurose, bambini torturati dalla vita tanti invalidati da quegli ordigni intelligenti che sono l’onta della presenza dell’occidente in Afghanistan. Appena entri in Afghanistan sai che non potrai più essere la stessa persona. Rovine, soldati, polizia, talebani, bambini senza infanzia, pallottole, polveri. Quando l’aereo plana verso l’aeroporto percepisci di essere giunto in un paese in guerra: elicotteri, aerei militari, soldati armati e polizia afgana. I visi e gli occhi hanno una fierezza non rassegnata, l’ospitalità è sincera e tradisce l’orgoglio antico di un popolo fiero. Ci racconti qualche momento della sua esperienza che ci aiuti a capire di più e meglio la situazione , dato che quanto ci viene comunicato dai media è poco e camuffato. E’difficile scegliere qualche momento in particolare. Tanti episodi hanno sedimentato in me la sensazione del dolore profondo di questa gente a cui è stato rubato il futuro. Una dei momenti più toccanti è stata la partecipazione alla jirga dei popoli, centinaia di persone riunite per chiedere giustizia. 2

Tante donne lì per dare dignità alla loro esistenza in nome della verità, hanno infranto la paura e la timidezza e si sono accomodate in sala, una massa blu e nera di Burqa da cui escono voci ferme e disperate che raccontano di violenze e di massacri. Quelle donne interrogano la coscienza di ciascuno di noi, del nostro comodo occidente, dobbiamo approfondire, capire e agire pur nel ristretto ambito delle nostre possibilità. Per esempio prendendo coscienza che le forze militari, le nostre missioni sono in Afghanistan a garantire uno status quo ingiusto. Legittimare al potere coloro che si sono macchiati di atroci crimini non costruisce ponti di pace. Occorre abbracciare la convinzione che la democrazia non si può esportare con le bombe. Un altro momento difficile è stata la visita alla casa di rifugio delle donne maltrattate. Ho parlato con una bimba di 12 anni uscita dall’inferno. Era tutta bendata e aveva subito già dieci interventi. Sposa bambina ha vissuto per due anni con il marito di 56 anni, la madre e i fratelli di lui che si sentivano liberi di trattarla da schiava e picchiarla tutti i giorni poiché lei rappresentava il risarcimento per l’onta subita a causa della fuga della sorella maggiore, di un anno appena, scappata alle nozze forzate. E così dopo l’ennesima violenza la ribellione le è costata cara. L’hanno cosparsa di benzina e le hanno dato fuoco per poi accompagnarla all’ospedale dove ha avuto la forza di confidarsi con le volontarie del rifugio per le donne. Oggi vive protetta e accolta dal calore di donne coraggiose che sfidano le consuetudini barbare per dare dignità alla parte più debole dell’Afghanistan: le donne e i bambini. Altro contesto, stessa sofferenza. Reparto infantile dell’Ospedale di Emergency. Molti bimbi, piccoli, senza arti inferiori lasciati sulle mine. Ma in particolare gli occhi verde smeraldo di una pastorella di 8/9 anni da qualche giorno arrivata lì e salvata dalla tempestività dei medici di Emergency. Mi rendo conto solo dopo averla vista che le mine invalidano non solo perché portano

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via gli arti ma scoppiando dal basso verso l’alto devastano tutto l’apparato gastro-intestinale e genitale. Occhi rassegnati ma nonostante tutto spalancati sul futuro. Non si può restare uguali a quando si è partiti quando si attraversa tanta sofferenza. C'è un governo e c'è una popolazione: esiste una sintonia tra le due realtà, c'è collaborazione o sono realtà che non si cercano e non si trovano? La popolazione è sotto lo scacco di gruppi di potere, legati per lo più ai traffici di droga e di armi, che non hanno alcuna considerazione delle loro sofferenze. Il governo Karzai non rappresenta una speranza ma l’equilibrio fra quei signori della guerra che dopo il ritiro dei sovietici hanno scatenato una lotta civile fratricida aprendo la strada al terribile terrore dei talebani. La jirga della pace del presidente Karzai è la legittimazione di tutto ciò, una facciata rassicurante, per l’occidente, dietro la quale si nasconde l’equilibrio fra i Criminali di guerra, responsabili della tragedia di questo popolo. La deputata Malalai Joya che ha avuto il coraggio di denunciare tutto ciò in parlamento è stata picchiata, allontanata ed ora perseguitata. Tra la popolazione esiste la consapevolezza e il bisogno di pace ma anche la disperazione di vedere al governo i peggiori criminali di guerra, coloro che si sono macchiati di atroci crimini. Ci sono gruppi democratici clandestini, ma organizzati che lavorano per dare dignità alle richieste di giustizia di sempre crescenti fette di popolazione. Le diverse etnie afgane hanno partecipato ad una toccante assemblea, la jirga dei popoli organizzata in contrasto con quelle di Karzai, per rivendicare giustizia. Quei volti, quelle voci, quelle tragiche storie chiedevano che almeno i signori della guerra riconoscano le loro colpe, ammettano i crimini. Solo dopo questo atto potrà esserci perdono e si potrà ricominciare su basi nuove. Mi sembra una dignitosa posizione civile. La guerra continua... per colpa di chi? Chi sono gli attori principali? Che ruolo hanno le presenze militari straniere? Il Parlamento afghano in carica è composto per la maggior parte dai signori della guerra, fondamentalisti (che sono il 72%, oltre a un 6% di trafficanti di droga, 4% di talebani “moderati”, 3% di religiosi conservatori e 15% di opposizione democratica) responsabili della distruzione del paese e della dilagante corruzione.

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Negli ultimi nove anni questi criminali non hanno fatto altro che intascare, attraverso un sistema perverso di corruzione denunciato anche dall'ONU, i fondi destinati al popolo afghano e hanno oppresso le donne quanto e come nel passato. Ne è un chiaro esempio la “Legge sul diritto di famiglia contro le donne sciite”, firmata da Karzai solo per compiacere i religiosi sciiti e rastrellare i loro voti. Inoltre la legge sulla “Riconciliazione Nazionale, l'Amnistia Nazionale e la Stabilità Nazionale” emanata dal Parlamento afghano nel 2007 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale alla fine del 2009, è stata approvata solo per garantire la completa impunità ai responsabili di atroci crimini. I Paesi che prendono parte alle operazioni militari NATO e ISAF in questi nove anni di occupazione hanno garantito e finanziato con i soldi delle tasse dei loro cittadini questo sistema di corruzione e protezione dei criminali, assicurando ai suoi rappresentanti di presentarsi alla comunità internazionale come democratici. In questo modo i nostri paesi hanno ignorato le sofferenze del popolo afghano, a cui non sono arrivate che le briciole dei fondi destinati alla ricostruzione, e che non ha avuto alcuna giustizia per i crimini subiti. La popolazione afghana continua a vivere in guerra, sotto il fuoco delle nostre bombe e degli attentati dei talebani che stanno causando immani perdite e ulteriori sofferenze. Ora, con la inclusione dei cosiddetti “talebani moderati” e di criminali di guerra del calibro di Gulbuddin Hekhmatayr e del suo partito (Hezb-eIslamì) nel processo elettorale, il parlamento afghano rischia sempre più di diventare un covo di fondamentalisti, pronti a scatenare una nuova guerra civile e a continuare a opprimere la popolazione con il sostegno della comunità internazionale. Inoltre Karzai ha cambiato la legge elettorale per poter controllare la commissione di controllo delle votazioni (ECC). L'emendamento consente al presidente di eleggere i cinque membri della commissione, mentre con la legge precedente tre membri erano eletti da UNAMA. Questa politica, portata avanti per garantire agli USA e ai paesi NATO di portare a casa le truppe dichiarandosi vincitori, chiuderà definitivamente le porte a tutti coloro che in Afghanistan hanno lottato e lavorato per creare le condizioni di una ripresa, a coloro che hanno difeso i diritti delle donne e dei bambini, la libertà di espressione, che si sono battuti perché le vittime dei crimini di guerra avessero giustizia. 3

Occorre chiedere ai Parlamenti dei nostri Paesi, al Parlamento Europeo, all'ONU, se hanno realmente a cuore la pace nell'area, di vigilare attentamente sul corso delle elezioni afghane, imponendo legalità e trasparenza, di chiedere ai loro governi di fermare la guerra e ritirare le truppe, di smettere di sostenere i criminali di guerra che hanno appoggiato e finanziato in tutti questi anni e di dar voce e sostegno ai veri democratici afghani rimasti fino ad oggi inascoltati. Quali priorità urgenti e necessarie ha colto per aiutare in modo costruttivo ed efficace la situazione del paese? Le priorità sono: i diritti umani, l’autodeterminazione, l’istruzione di base e la formazione. Un’economia libera dalla filiera della coltivazione dell’oppio. Ambulatori medici, ospedali, attenzione all’infanzia e protezioni sociali. Ma soprattutto controllo sull’erogazione dei fondi, verifica sui tanti milioni di euro della cooperazione internazionale che dati a gruppi di potere legittimati finiscono pressoché interamente nelle tasche dei funzionari corrotti. Si pensi che l’Italia spende 3 milioni di euro al giorno per mantenere la missione militare in Afghanistan e gli USA il corrispettivo di 1.250.000 euro moltiplicato per ogni afghano, una montagna di denaro che avrebbe potuto essere spesa per ricostruire strade, villaggi, acquedotti, scuole, ospedali, assistenza, dignità e portare i veri elementi di vita civile, in una parola i fondamenti della vita democratica. Il resto dell'intervista sarà disponibile a breve sul sito www.cittafutura.al.it con ulteriori approfondimenti riguardanti i problemi relativi alla scolarizzazione; le etnie e la storia, anche recente, del paese asiatico; i nuovi fermenti che animano la popolazione, con particolare attenzione alla condizione delle donne e allo sviluppo delle prime, timide forme di democrazia reale RITA ROSSA Non abbisogna certo di grandi presentazioni essendo conosciuta da tempo, malgrado l'età ancora giovane, sia come insegnante che come politico. Attualmente l'incarico di maggior rilievo ricoperto è costituito dalla Vice Presidenza dell'amministrazione provinciale alessandrina

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COME CAMBIANO LE RELAZIONI INDUSTRIALI (Editoriale - continua da pagina 1)

Ma l'aspetto più drammatico, come ha rammentato recentemente il giuslavorista Pietro Ichino in un'intervista su Gioia dell’8 luglio scorso, è rappresentato dal fatto che per ora, lavoratori con il contratto “buono” e lavoratori precari sono caste separate da una barriera invisibile. La casta senza certezze è anche la più giovane. «L'esistenza di un vero e proprio regime di apartheid, aggravato da altre prepotenze della nostra generazione», lo definisce Ichino. In sostanza esiste una solidissima barriera tra chi, pubblico dipendente o lavoratore con contratto a tempo indeterminato in un'azienda con più di 15 dipendenti gode di tutele significative e tutti gli altri, precari, disoccupati o anche lavoratori in aziende di dimensioni ridotte che sono invece molto più esposti alle intemperie del mercato. Su questo problema la destra fa spesso demagogia, ma la sinistra non ha argomenti e finisce spesso per contraddirsi. Non deve quindi stupire se un sondaggio svolto da IPSOS per il Sole 24 ore del 26 giugno, osservando le intenzioni di voto disaggregate per gruppi socio-demografici svela che tra gli operai il PDL gode del consenso del 28% contro il 20% del PD, mentre, tra i disoccupati, la forbice diventa 45% a 18% in favore della destra. Evidentemente i "non protetti" non si sentono rappresentati dalla sinistra. Meditate gente, meditate, come suggeriva una vecchia reclame! Dunque - e siamo al secondo punto sembra imprescindibile riformare, assieme al mercato del lavoro, anche il sistema di relazioni sindacali che ne costituisce un corollario fondamentale. APPUNTI ALESSANDRINI Ap ● per un dibattito politico ANNO 4 N.7 Luglio 2010 Coordinatore: Agostino Pietrasanta Staff: Marco Ciani ● Walter Fiocchi Dario Fornaro ● Roberto Massaro Carlo Piccini Per ricevere questa Newsletter manda una mail all’indirizzo

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Purtroppo la soluzione al problema non consiste nel riempirsi la bocca di diritti inesigibili o di improbabili richiami alla Costituzione che lasciano i problemi irrisolti. Il lavoro non si crea per decreto, ma lo si può tutelare efficacemente stando sul mercato grazie alle proprie forze, in special modo con riforme condivise dalle parti sociali. Altrimenti le aziende chiudono (c'era un posto dove le aziende decotte non chiudevano: l'Unione Sovietica. Ma non ha funzionato granché). Questo non comporta necessariamente una riduzione delle tutele. Non esiste solo la Cina, ma anche la Danimarca, gli Stati Uniti e molte altre varianti. Difficile non essere ancora una volta d'accordo con il Professor Ichino quando indica tre obiettivi: detassazione dei redditi più bassi, miglioramento incisivo del servizio scolastico (qualità significa soprattutto buona istruzione) e una riforma ispirata alla flexsecurity nordeuropea, dove tutti sono a tempo indeterminato, ma nessuno inamovibile. Ciò significa che non sarebbe più impossibile licenziare i dipendenti, ma che essi godrebbero di tutele decenti e sarebbero facilitati nel trovare un nuovo lavoro, percependo, nella maggioranza dei casi, salari più elevati. Inoltre è necessario che tutti i sindacati responsabili si evolvano. Devono imparare a scommettere assieme alle imprese sul successo dei piani industriali e contrattare la ripartizione dei benefici piuttosto che arroccarsi. Spesso questo avviene già, ma non è ancora diffuso in modo sistematico; almeno non quanto dovrebbe. L'importante è sapere che le aziende non stanno in piedi se il rapporto tra produttività e costi non risulta competitivo. Dovere delle parti coinvolte è trovare il giusto mix tra queste due componenti nelle situazioni concrete, senza irrigidimenti anacronistici e con molto buon senso. Pomigliano, luogo dove tra l'altro l'alternativa più prossima al lavoro è la Camorra, va letto probabilmente in quest'ottica. Anche per questo sarebbe bene, a destra come a sinistra, piantarla con le letture ideologiche contrapposte e cercare invece di agevolare, con spirito pragmatico e costruttivo, la ricerca di soluzioni ai problemi veri. Si renderebbe un miglior servizio tanto ai lavoratori, quanto ai tanti che tutti i giorni lottano nella speranza di trovare un'occupazione dignitosa per accedere a una vita finalmente normale.

Per un’analisi dettagliata di tutte le fonti energetiche (tradizionali e innovative) si veda il Libro bianco della Società Italiana di Fisica [2]; per ulteriori approfondimenti si veda il corso di formazione [1] già citato. Infine: quale strada prenderà l’Italia? L’Europa con il piano SET e il pacchetto Clima-Energia si è posta obiettivi ambiziosi tra cui la riduzione delle emissioni di gas serra del 20% nel 2020 (rispetto al 1990) e del 50% nel 2050; l’energia nucleare è ritenuta indispensabile per garantire il carico di base in Europa e conseguire gli obiettivi suddetti. Il Parlamento ha approvato la Legge 23 luglio 2009, n. 99 in tema di Imprese ed Energia che prevede tra l’altro il ritorno al nucleare, con ampie deleghe al Governo per la localizzazione di impianti produttivi e stoccaggio rifiuti radioattivi, consorzi per sviluppo e utilizzo impianti nucleari. È auspicabile che questo avvenga con la massima trasparenza e che i cittadini siano correttamente informati dei benefici e dei rischi delle centrali di produzione di energia, incluse quelle nucleari. (*) Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” e Gruppo collegato INFN, Alessandria Note: [1] http://formazione.to.infn.it/2009 /energianucleare/ (cliccare su Agenda) [2] ‘Energia in Italia: problemi e prospettive (1990-2020)’ (158 pagine): http://www.sif.it/SIF/resources/publ ic/files/LibroBianco.pdf

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