notiziario dell’ASSOCIAZIONE piccole e medie industrie
APINFORMA numero 9 15 maggio 2019
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ApiNFORMA - Quindicinale di informazione dell’Associazione Piccole e Medie Industrie
FISCALE TRIBUTARIO ECONOMICO
LAVORO
SICUREZZA E AMBIENTE
EDILIZIA
EXPORT MARKETING
ORGANIZZAZIONE
notiziario dell’ASSOCIAZIONE PIccole e medie industrie
APINFORMA
numero 9 15 maggio 2019
Sommario NEWS SULL’ASSOCIAZIONE
FISCALE TRIBUTARIO ECONOMICO
Le proposte associative per interventi camerali
6
Indici sintetici di affidabilità (Isa)
7
Data di emissione e data di invio della fattura elettronica
14
Il trattamento contabile e fiscale dei contributi
16
Il Registro nazionale degli aiuti di Stato
19
Autorità Garante per la Concorrenza e per il Mercato
20
Disponibile il software Isa
22
Incentivi per l’internazionalizzazione delle imprese
23
Indice mensile rivalutazione t.f.r. aprile 2019
25
Inps di Udine: documentazione domande di cigo
26
CCNL autotrasporto
27
Avvio contribuzione ENFEA SALUTE. Istruzioni operative
29
SOA: nuova attestazione per la C.I.M.E. di Buja
32
L’ANAC aggiorna le linee guida progettazione
33
Misure per il recupero della competitività regionale (2a parte)
36
LAVORO
EDILIZIA
CCIAA Pordenone-Udine. Bando di concorso anno 2019
43
Autotrasporto. Tachigrafo “intelligente”
45
Acquisto intracomunitario di veicoli comunitari
47
Autotrasporto c/t. Agganci misti di semirimorchi extra UE
48
Autotrasporto c/t. Costi indicativi di riferimento
49
Scadenze aziendali mese di giugno 2019
50
ORGANIZZAZIONE
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Editore Redazione Associazione Piccole e Medie Industrie del Friuli Venezia Giulia - Confapi FVG Viale Ungheria, 28 33100 Udine Tel. 0432 507377 www.confapifvg.it
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Le proposte associative per interventi camerali contributi per fiere, soa certificazioni di sistema e di prodotto Si anticipa che, attraverso i nostri rappresentanti in Giunta e in Consiglio della CCIAA di Pordenone - Udine, abbiamo presentato proposte per inter-
venti agevolativi a favore delle PMI insediate nei territori di Pordenone e Udine. Gli interventi interessano numerosi ambiti e i bandi di prima pubblicazione riguarderanno: 1. i voucher per la partecipazione a fiere; 2. i contributi in conto capitale per le attestazioni Soa, le certificazioni di qualità di sistema e di prodotto. Ci riserviamo di ritornare sull’argomento non appena i bandi saranno pubblicati.
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(DIR)
Indici sintetici di affidabilità (Isa) hanno sostituito gli studi di settore
a cura di Guido Monis - Studio Due Emme sas Palazzolo dello Stella Gli Isa rappresentano una nuova metodologia statistica-economica, volta a definire il grado di affidabilità/compliance (in italiano significa “conformità” e “osservanza”) o di anomalia di imprese e professionisti, valutando la loro affidabilità fiscale. Gli Isa assumono il ruolo e la funzione di vere e proprie pagelle in grado di valutare il grado di affidabilità del contribuente: tanto più alto sarà il “voto” ricevuto, tanto più il contribuente potrà accedere ad un sistema di benefici premiali, con rimborsi fiscali erogati in via prioritaria, riduzione o esclusione dagli accertamenti, etc. L’articolo 9-bis del Dl. 50/2017 disciplina gli aspetti afferenti l’elaborazione, l’approvazione e l’applicazione dei nuovi indici di affidabilità fiscale, prevedendo che la loro applicazione determina il superamento degli studi di settore dei parametri. L’impostazione dei due strumenti è molto diversa. L’articolo 62 del Dl. 331/1993 aveva introdotto gli studi di settore “al fine di rendere più efficace l’azione accertatrice” e prevedeva, nel successivo articolo 62-sexies, che gli accertamenti di tipo analitico presuntivi potessero “essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli fondamentalmente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, ovvero dagli studi di settore”. Di segno diverso è il primo comma del citato articolo 9-bis, in cui si afferma che gli Isa vengono introdotti per “favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili e di stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti e il rafforzamento della collaborazione tra questi e l’Amministrazione finanziaria, anche con l’utiliz-
zo di forme di comunicazione preventiva rispetto alle scadenze fiscali”. Già da tempo si auspicava l’abolizione degli studi di settore, in quanto mezzo non idoneo (e ormai superato) per rilevare la realtà economica delle imprese e dei professionisti, soprattutto in tempo di crisi. Da qui è nata la volontà di sostituirli con nuovi strumenti “al fine di assicurare a tutti i contribuenti un trattamento fiscale uniforme e di semplificare gli adempimenti dei contribuenti e degli intermediari” (comma 931 dell’articolo 1 della legge 205/2017), ovvero per incentivare l’emersione di redditi imponibili. In realtà gli Isa non sono una vera rivoluzione a confronto con gli studi di settore, ma indubbiamente ne rappresentano un importante correttivo, anche se la loro storia è stata senz’altro travagliata. Rispetto ai primi, le principali differenze attengono ai seguenti aspetti: a) il momento di applicazione: gli indici sono approvati entro il 31 dicembre del periodo di imposta per il quale sono applicati; b) la ratio della metodologia: si passa da uno strumento di controllo (studi di settore), ad uno strumento di “compliance”, per gli Isa. Gli studi di settore erano uno strumento di accertamento di natura presuntiva e l’eventuale disallineamento dalle sue risultanze costituiva una prova indiretta utilizzabile dall’Amministrazione finanziaria in sede di accertamento. Diversa è la finalità degli Isa, come indicato nel già citato primo comma dell’articolo 9-bis. c) l’eventuale emersione di un’incerta affidabilità di questi ultimi, costituisce un mero indizio di evasione che rimarrà tale se non approfondito mediante specifici controlli; d) i benefici concessi con il sistema premiale sono ampliati rispetto a quelli previsti dagli studi di settore. Anche gli Isa (come gli studi di settore) si basano su un metodo statistico-economico, ma mentre il calcolo statistico degli studi di settore era uguale per tutte le attività rientranti nello stesso cluster, gli Isa prevedono un calcolo basato su specifici indicatori per ogni attività individuata. Inoltre, una delle più importanti novità rispetto
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agli studi di settore, è che nel calcolo viene applicato un modello di regressione (metodo di stima) che prende in considerazione i dati di otto anni: in tal modo, utilizzando un periodo temporale più ampio (per gli studi di settore era solo un anno), le informazioni dovrebbero essere più accurate e attendibili e quindi gli Isa potrebbero risultare uno strumento molto più raffinato (e verosimile) rispetto agli studi di settore. Infine, nell’ambito della definizione delle strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione fiscale, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza terranno conto, oltre che delle informazioni presenti nell’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria, anche del livello di affidabilità fiscale dei contribuenti, derivante dall’applicazione degli Isa, qualora tale livello di affidabilità sia minore o uguale a 6 (Provvedimento 10 maggio 2019).
Indici sintetici di affidabilità fiscale a) Rappresentano la sintesi (media aritmetica) di un insieme di indicatori elementari finalizzati a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale/professionale e precisamente: 1) indicatori elementari di affidabilità (finalizzati a misurare il rapporto tra elementi di natura contabile e strutturali tipici del settore e/o modello organizzativo a cui si riferiscono, quali ricavi per addetto, valore aggiunto per addetto, redditi per addetto, etc.). Tali indicatori consentono di stabilire se l’entità dei ricavi, valore aggiunto e reddito dichiarati, sia tale da far considerare la posizione del contribuente più o meno affidabile e possono essere affiancati da altri indicatori più specifici, concernenti la valutazione della fedeltà dei dati dichiarati, con particolare riguardo alla gestione del magazzino, nonché con riferimento a quanto risulta all’Amministrazione finanziaria dagli esiti di attività di controllo e banche disponibili; 2) indicatori elementari di anomalia (finalizzati ad evidenziare eventuali profili atipici contabili e/o gestionali del settore e/o modello organizzativo a cui si riferiscono o incongruenze o disallineamenti nelle informazioni dichiarate, quali ad esempio il costo del venduto e per la produzione di servizi negativo, margine operativo lordo negativo, assenza del valore dei beni strumentali, reddito operativo negativo, reddito ordinario negativo, etc.). Tali indicatori riprendono quelli di normalità e di
coerenza economica degli studi di settore, valutano situazioni atipiche sotto l’aspetto contabile e gestionale, nonché gli eventuali disallineamenti tra dati e informazioni presenti in diversi modelli di dichiarazione o emergenti dal confronto con banche dati esterne. La metodologia riconosce un punteggio che viene attribuito solo nel caso siano presenti anomalie. I suddetti indicatori partecipano al calcolo dell’indice sintetico di affidabilità fiscale soltanto nel caso in cui assumano un valore medio compreso tra 1 e 5; b) esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto al contribuente e individuano il suo posizionamento rispetto a tali indicatori, anche al fine di consentire a quest’ultimo l’accesso al regime premiale (tra cui l’esclusione dagli accertamenti analiticipresuntivi, la riduzione dei termini per l’accertamento, l’esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti tributari, etc.); c) ad indici bassi corrisponde una bassa affidabilità fiscale del contribuente, mentre più alto è il valore e più alta sarà l’affidabilità fiscale del contribuente stesso.
Soggetti esclusi dagli Isa Gli Isa trovano applicazione nei confronti dei contribuenti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, che svolgono in maniera prevalente una delle attività economiche per le quali risulta approvato il relativo indice. Come previsto dal comma 6 dell’articolo 9-bis del DL 50/2017 gli indici non sono applicabili in caso di: a) inizio dell’attività nel corso del periodo di imposta; b) cessazione dell’attività nel corso del periodo di imposta; c) periodo di non normale svolgimento dell’attività; d) ricavi/compensi superiori al limite fissato dal decreto di approvazione/revisione degli stessi. (Per l’esercizio 2018 tale limite è stato fissato in euro 5.164.569; e) soggetti che applicano il regime forfetario/dei minimi/altre tipologie di criteri forfetari; f) classificazione in una categoria reddituale diversa da quella prevista dal quadro degli elementi contabili contenuto nel modello Isa approvato per l’attività esercitata; g) soggetti esercenti due o più attività d’impre-
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sa, non rientranti nel medesimo Isa, qualora l’ammontare dei ricavi dichiarati relativi alle attività non rientranti tra quelle prese in considerazione dall’indice relativo all’attività prevalente (comprensivi di quelli delle eventuali attività complementari), sia superiore al 30% dell’ammontare dei ricavi dichiarati; h) enti del terzo settore non commerciali che optano per la determinazione forfetaria del reddito d’impresa; i) organizzazione di volontariato e associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfetario; j) imprese sociali; k) società cooperative, società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate e delle società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi. Ai fini della determinazione del limite di ricavi/ compensi al di sopra dei quali gli indici non sono applicabili (€ 5.164.569), per gli Isa: - AG4OU (locazione, valorizzazione, compravendita di beni immobili); - AG50U (intonacatura, rivestimento, tinteggiatura ed altri lavori di completamento e finitura degli edifici); - AG69U (costruzioni); - AK23U (servizi di ingegneria integrata) è previsto che i ricavi devono essere aumentati delle rimanenze finali e diminuiti delle esistenze iniziali. I contribuenti esclusi dall’applicazione degli Isa non sono tenuti alla compilazione del relativo modello, ad eccezione di quelli di cui al precedente punto g), i quali, pur non applicando l’Isa, sono tenuti alla compilazione del relativo modello relativo all’attività prevalente (per la sola acquisizione dei dati ai fini statistici), comprensivo del prospetto multiattività, che ha la funzione di comunicare la composizione dei ricavi, al fine di evidenziare la causa di inapplicabilità degli Isa.
Rilevanza territoriale Per tenere conto del luogo in cui il contribuente esercita l’attività individua le seguenti tre tipologie di territorialità: a) livello di reddito medio imponibile ai fini dell’addizionale Irpef; b) livello delle quotazioni immobiliari; c) livello dei canoni di locazione degli immobili. Le predette territorialità hanno come obiettivo la differenziazione del territorio nazionale sulla
base di specifici indicatori per Comune, Provincia, Regione e area territoriale, al fine di tener conto dell’influenza della localizzazione territoriale sulla determinazione dei ricavi.
Determinazione degli Isa Software Agenzia delle Entrate L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti/intermediari uno specifico software di ausilio agli Isa. Dopo aver inserito i valori delle variabili contabili ed extracontabili, è possibile verificare la posizione del contribuente rispetto alle risultanze dell’applicazione, che, in particolare: a) evidenzia il risultato dei singoli indicatori elementari per la verifica della normalità/coerenza della gestione aziendale/professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili. Per l’esercizio 2018, gli indicatori elementari di anomalia, elaborati al fine di evidenziare incongruenze tra quanto dichiarato nei modelli dati Isa e le informazioni presenti nelle banche dati diverse da quelle disponibili presso l’Anagrafe tributaria/Agenzie fiscali, non forniscono esiti di anomalia; b) consente al contribuente di indicare l’inattendibilità delle informazioni ricavate dalle banche dati rese disponibili dall’Agenzia delle Entrate, tramite l’inserimento dei dati corretti. Al fine del calcolo del punteggio dei relativi indicatori elementari e di quello complessivo dell’indice, il programma tiene conto dei dati rettificati. Nella sezione “Note aggiuntive” dell’applicazione è possibile comunicare all’Amministrazione finanziaria informazioni relative alla posizione soggettiva interessata dall’applicazione stessa.
Adeguamento in dichiarazione E’ possibile indicare spontaneamente in dichiarazione ulteriori componenti positivi (“adeguamento”), non risultanti dalle scritture contabili, rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, per “migliorare” il proprio profilo di affidabilità e per accedere al regime premiale, nonché ai fini Irap/ Iva. Premesso che l’adeguamento non costituisce un obbligo per il contribuente, l’indicazione dei predetti ulteriori componenti positivi non comporta l’applicazione di sanzioni e/o interessi, se effettuato entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte sui redditi, con facoltà del pagamento rateale delle stesse. In particolare, per quanto concerne l’indicazione
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dei maggior importi ai fini Iva, la norma prevede che ai maggiori importi si applichi, salva prova contraria, l’aliquota media Iva (Iva su operazioni imponibili meno Iva su cessioni di beni ammortizzabili/ volume d’affari dichiarato), per il cui calcolo si deve tenere conto dell’esistenza di operazioni non soggette ad imposta, ovvero soggette a regimi speciali. Inoltre, a differenza degli studi di settore, nei quali il contribuente che risultava “non congruo” aveva quale unica facoltà quella di adeguarsi ai valori indicati da Gerico, negli Isa il contribuente potrà decidere la misura dell’adeguamento che desidera porre in essere, in funzione del livello di affidabilità fiscale che intende raggiungere, che naturalmente dipenderà dai benefici premiali dei quali si potrà beneficiare.
Accesso al regime premiale A seconda del livello di affidabilità fiscale raggiunto dal contribuente sono riconosciuti i seguenti benefici “premiali”: a) esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti per un importo non superiore a € 50.000 annui, relativamente all’Iva (€ 20.000 per le imposte dirette e Irap); b) esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi Iva per un importo non superiore a € 50.000 annui; c) esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative e delle società “in perdita sistematica”; d) esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici; e) anticipazione di almeno un anno, con graduazione in funzione del livello di affidabilità, del termine di decadenza per l’attività di accertamento; f) esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo (redditometro), a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda i 2/3 il reddito dichiarato. Il comma 12 del citato articolo 9-bis dispone che i termini di accesso ai benefici possono essere differenziati tenendo conto del tipo di attività svolta dal contribuente. Peraltro il regime premiale degli Isa è più ricco rispetto a quello previsto per gli studi di settore, in relazione al quale erano riconosciuti solo i seguenti tre benefici già citati precedentemente ai punti d), e); f).
Livelli di affidabilità
per l’accesso al regime premiale Il previsto sistema di benefici, graduale e collegato al regime premiale, prevede i seguenti livelli: 1. voto minore o pari a 6: Il contribuente può essere selezionato nell’ambito delle strategie di controllo (Agenzia Entrate e Gdf). Tuttavia tale voto non implica automaticamente un controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, così come, di converso, un voto maggiore di 6 non assicura al contribuente di non essere controllato. Peraltro si può ovviamente supporre che quanto più il voto si abbassi sotto il 6, tanto più sarà probabile che il contribuente sia selezionato per un controllo. In questo caso il contribuente dovrà inevitabilmente esaminare attentamente i punteggi ottenuti sui singoli indicatori elementari, per rilevare se alla formazione di tale punteggio medio abbiano concorso anche indicatori elementari di anomalia che potrebbero essere frutto di errate indicazioni di dati nei modelli Isa o di particolari anomalie nella gestione dell’impresa o dell’attività professionale. L’esame dei “voti” conseguiti nei singoli indicatori elementari, sia di affidabilità che di anomalia, può essere dunque determinante nelle successive scelte di adeguamento o meno in dichiarazione; 2. voto da 6 a 8: Il contribuente non è tra le priorità nell’ambito delle strategie di controllo (Agenzia Entrate e Gdf), ma non gode di alcun beneficio premiale; 3. pari o maggiore di 8: esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti per un importo non superiore a € 50.000 annui, relativamente all’Iva (€ 20.000 per le imposte dirette e Irap), nonché l’esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi Iva per un importo non superiore a € 50.000 annui e infine anticipazione di almeno un anno, con graduazione in funzione del livello di affidabilità, del termine di decadenza per l’attività di accertamento; 4. pari o maggiore di 8,5: godimento dei benefici premiali previsti al punto precedente e inoltre esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici; 5. pari o maggiore di 9: godimento dei benefici premiali previsti ai punti precedenti e inoltre esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative e delle società “in perdita sistematica” ed esclusione della determinazione sintetica del reddito complessi-
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vo (redditometro), a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda i 2/3 il reddito dichiarato. La precedente esposizione esplicita chiaramente il fatto che, il raggiungimento di un punteggio pari o superiore a 9, consente di accedere a tutti i benefici del regime premiale. Qualora il contribuente interessato ai benefici premiali consegua, con riferimento ad un periodo d’imposta, sia redditi di impresa sia di lavoro autonomo, lo stesso accede ai benefici medesimi se: a) applica, per entrambe le categorie reddituali, i relativi indici sintetici di affidabilità fiscale, laddove previsti; b) il punteggio attribuito a seguito dell’applicazione di ognuno di tali indici è pari o superiore a quello minimo individuato per l’accesso al beneficio stesso.
Tabella degli Isa approvati per il periodo d’imposta 2018 Con due decreti il Mef ha approvato 175 Isa per l’anno 2018, ordinati secondo il codice Ateco 2007 e comprendenti i seguenti settori produttivi: 1) agricoltura (2); 2) commercio (52); 3) manifatture (37); 4) professionisti (23); 5) servizi (61). La novità, rispetto agli studi di settore, consiste nell’approvazione di due Isa anche per specifiche attività agricole, settore storicamente escluso dall’applicazione degli studi. Inoltre gli Isa sono stati divisi in ordinari (152), identificati con una “U” finale e in semplificati (23), identificati con una “S” finale. Questi ultimi riguardano le attività precedentemente soggette a parametri, per le quali non sono disponibili dati strutturali.
Composizione dei modelli Isa Gli Isa sono formati da alcuni quadri uguali in tutti i modelli e da altri che invece tengono conto delle specifiche attività. Il contenuto dei modelli è identico per tutti gli Isa in relazione ai seguenti quadri: - dati generali e prospetto multiattività (se presente); - quadro A: “Personale” (nelle due varianti impresa e professionisti); - quadro F: “Dati contabili” relativi all’attività dell’impresa; - quadro G: “Dati contabili” relativi all’attività di lavoro autonomo professionale.
Negli altri quadri del modello sono richieste altre informazioni utili, principalmente di carattere extracontabile che contribuiscono a determinare il grado di affidabilità fiscale e precisamente: - quadro B: “Unità locali”; - quadro C: “Elementi specifici dell’attività”; - quadro D: “Beni strumentali”; - quadro E: “Dati per la revisione”. Infine, per l’acquisizione degli ulteriori dati utili ai fini dell’applicazione degli Isa per il periodo d’imposta 2018, il contribuente dovrà accedere al suo cassetto fiscale, all’interno della propria area riservata del sito delle Entrate. Tali ulteriori elementi potranno essere utilizzati ed eventualmente modificati dal contribuente, qualora non risultassero corretti.
Modalità di acquisizione degli ulteriori dati ai fini Isa Ai fini della determinazione del punteggio di affidabilità fiscale, oltre ai dati inseriti nei modelli Isa, sono necessarie ulteriori informazioni di natura reddituale e non, rese disponibili dall’Agenzia delle Entrate, che vanno inserite nel motore di calcolo ai fini della determinazione del punteggio ottenuto. Tali dati sono forniti in una prospettiva ultrannuale di monitoraggio dell’attività del contribuente. L’elenco è molto ampio e vario, a titolo esemplificativo si tratta di notizie relative a: - esistenze iniziali e rimanenze finali di prodotti finiti, materie prime e merci relative al periodo d’imposta precedente; - redditi relativi a periodi d’imposta precedenti (dal primo al settimo precedente); - numero di periodi d’imposta in cui è stata presentata una dichiarazione con reddito negativo nei sette periodi d’imposta precedenti; - ammortamenti di beni mobili strumentali (media dei sette periodi d’imposta precedenti); - totale spese per servizi (media dei sette periodi d’imposta precedenti); - etc. Tali dati possono essere acquisiti in modo puntuale (singola posizione Isa relativa al contribuente interessato) da parte del contribuente stesso, oppure da parte dell’intermediario abilitato, oppure in modo massivo (più posizioni Isa relative ai contribuenti interessati da parte dell’intermediario abilitato (casistica più probabile). L’Agenzia delle Entrate ha definito le modalità e la tempistica (ancora ignota, verrà comunicata sul sito internet dell’Agenzia) di richiesta ed acquisizione massiva e puntuale degli ulteriori dati già citati, che, per gli intermediari abilitati, già in
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possesso di delega alla consultazione del cassetto fiscale del contribuente, avviene con la trasmissione massiva all’Agenzia delle Entrate, attraverso il servizio telematico Entratel, di un file contenente l’elenco dei contribuenti per cui risultano delegati alla consultazione del relativo cassetto fiscale e per i quali richiedono tali dati. La richiesta, oltre al codice fiscale del richiedente, deve contenere per ciascun contribuente l’indicazione relativa al possesso della delega per la consultazione del cassetto fiscale. L’Agenzia verifica che la relativa delega alla consultazione del cassetto fiscale del contribuente sia attiva alla data di invio della richiesta. Di rilievo il fatto che solo all’intermediario delegato al cassetto fiscale è consentito l’ottenimento dei dati Isa precompilati in modo puntuale. Entro 5 giorni dalla data della richiesta (per le richieste regolarmente pervenute!), l’Agenzia rende disponibile nell’area autenticata del proprio sito internet dei servizi telematici, sezione ricevute, i file identificati dagli stessi protocolli delle richieste, contenenti gli ulteriori dati necessari per l’applicazione degli Isa per il periodo d’imposta 2018. Entro 20 giorni lavorativi dalla data in cui sono stati resi disponibili i file contenenti i dati indicati, l’Agenzia delle entrate è tenuta a cancellarli dall’area autenticata del sito internet dei servizi telematici.
Conclusioni La semplificazione rispetto agli studi di settore è solo formale: la quantità dei dati contabili ed extracontabili che il contribuente è chiamato a fornire non si è affatto ridotta rispetto al passato, per
cui non vi è stata alcuna reale semplificazione, diversamente da quanto annunciato. Il numero dei campi e dei righi da compilare per i nuovi Isa varia, ovviamente, a seconda del settore e dell’attività esercitata, tuttavia non si può non notare un fattore comune a tutti i modelli di indicatori pubblicati: i quadri e i modelli, nella sostanza, non si discostano molto dai quadri e dai modelli compilati dai contribuenti negli anni passati attraverso i vecchi studi di settore. Il numero di dati e di informazioni richieste non differisce sostanzialmente, né conseguentemente in concreto sono mutate le modalità di funzionamento degli indicatori, se non per una variazione meramente formale, rispetto a quanto già richiesto e previsto per gli studi di settore. Il ruolo cruciale del magazzino: dall’esame delle note metodologiche balza all’occhio il ruolo centrale, tuttora assunto, dalle rimanenze di magazzino e si nota come, sia per il calcolo degli indicatori elementari di indicatori di affidabilità, quanto per quelli di anomalia, il magazzino rimanga una variabile fondamentale e un fattore cardine per le conseguenti analisi di affidabilità e anomalia. Ciò sebbene per le moltissime imprese in contabilità semplificata, le rimanenze non rilevino più fiscalmente nella determinazione del reddito, in conseguenza delle modifiche apportate al regime delle imprese minori dal 2017. Appare inoltre evidente che la dicotomia fra il reddito fiscalmente rilevante e il reddito utile ai fini del calcolo degli studi di settore, permarrà anche nei nuovi Isa. Dunque l’irrilevanza del magazzino, per tali imprese, è solo apparente, alla faccia della riforma del 2017!
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Data di emissione e data di invio della fattura elettronica LA NUOVA CIRCOLARE AGENZIA ENTRATE N. 14/2019
di Silvano Meneghini - dottore Commercialista in Dignano Col primo luglio 2019 entreranno in vigore le modifiche apportate all’art.21 del DPR 633 dal D.L. 119/2018. Fino al 30 giugno 2019 infatti il contribuente - soggetto passivo Iva - che redige la fattura può ritardare l’emissione (quindi la trasmissione al Sistema di interscambio) senza applicazione di sanzioni purché l’invio venga effettuato entro il 16 del mese successivo. Dal prossimo 1° luglio, invece, entra in vigore a regime - (salvo future modifiche) il termine di emissione prescritto dal comma 4, dell’art. 21 DPR 633/72 (decreto Iva) - come modificato dal DL n. 119/2018 - che recita: «la fattura è emessa entro dieci giorni dall’effettuazione dell’operazione determinata ai sensi dell’articolo 6». Peraltro sul punto è già intervenuto un emendamento al decreto Crescita (D.L. n. 34/2019), approvato dalle Commissioni riunite della Camera, che estende il termine in esame dal decimo al dodicesimo giorno successivo all’effettuazione dell’operazione. Bisogna inoltre considerare che al comma 2, dell’art. 21, il legislatore ha introdotto la lettera g-bis) con la quale ha stabilito che, nella fattura, deve essere indicata la data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, sempreché tale data sia diversa dalla data della fattura. Pertanto le date che impattano sulla fattura potrebbero essere addirittura tre: - la data di effettuazione dell’operazione - la data di redazione/generazione del documento (data fattura) - la data di emissione (che coincide con la data di trasmissione del documento al SdI).
Come si è detto, dal 1° luglio 2019, ai sensi dell’articolo 21, comma 4 DPR 633/72 - come modificato dal DL n. 119/2018 – La fattura è emessa entro dieci giorni dall’effettuazione dell’operazione. Con la recente circolare n. 14 del 17.06.2019 l’Agenzia Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti che possiamo sintetizzare con degli esempi. Esempio 1: Effettuiamo una cessione beni in data 18 luglio (quindi abbiamo il 18 luglio come data di effettuazione dell’operazione). La relativa fattura dovrà essere emessa/trasmessa entro il 28 luglio. La fattura può essere generata (datata) il 18 luglio (data di effettuazione dell’operazione) e poi trasmessa allo SdI (emessa) entro il 28 luglio. Ma potrebbe anche essere generata (datata) successivamente, in uno qualsiasi dei giorni intercorrenti tra la data di effettuazione dell’operazione ed il termine ultimo del 28 luglio. Supponendo di generare la fattura il 24 luglio, dobbiamo indicare anche la data di effettuazione dell’operazione (18 luglio) e poi trasmettere il documento al SdI sempre entro il 28 luglio (entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione). Concludendo, dal prossimo 1° luglio, ferme le tipologie delle fatture (immediata e/o differita), se la fattura viene redatta alla data di effettuazione dell’operazione (consegna dei beni e/o pagamento della prestazione o pagamento di acconti in entrambi i casi) questa data, essendo coincidente con quella relativa al momento impositivo, non dovrà essere ulteriormente indicata, mentre la fattura dovrà essere emessa (trasmessa al SdI) entro i dieci giorni successivi. Se invece la fattura venisse redatta con data successiva, dovrebbe riportare anche la data di effettuazione dell’operazione. Quanto alle fatture differite, ai sensi dell’articolo 21, comma 4, lettera a) …per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto… effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime”. Pertanto si possono emettere (ossia spedire al sistema di Interscambio) le fatture relative alle consegne effettuate con DDT nel mese X entro il giorno 15 del mese successivo (X+1) senza dover
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“retrodatare” la fattura al mese precedente, evidenziando comunque in fattura la data anteriore di effettuazione dell’operazione comprovata dai documenti di trasporto (DDT). Esempio 2: Dobbiamo predisporre una fattura differita per le consegne di beni avvenute in data 2, 10 e 28 giugno 2019. Fermo restando il fatto che il debito iva, indipendentemente dalla data di emissione della fattura, concorre alla liquidazione IVA mensile di giugno, possiamo decidere: a) di generare la fattura e trasmetterla al SdI in uno qualsiasi dei giorni intercorrenti tra il primo ed il 15 luglio 2019 (precisando che l’operazione si considera effettuata a giugno) e trasmetterla al SdI entro il 15 di luglio. b) di generare la fattura in data 28 giugno (ulti-
ma consegna di giugno) trasmettendola al SdI entro i 10 giorni successivi. La soluzione a) comporta la necessità di retrodatare il mese di competenza del debito Iva rispetto alla data della fattura. Pertanto la numerazione e registrazione delle fatture dovranno sempre consentire di rinvenire con chiarezza il mese di riferimento (ossia di effettuazione dell’operazione) cui la fattura inerisce ed in relazione alla quale sarà operata la liquidazione dell’imposta. Resta la piena libertà dei contribuenti su come ottemperare tale obbligo, utilizzando ad esempio una specifica codifica che consenta l’imputazione corretta dell’imposta nel periodo di riferimento, oppure utilizzando appositi registri sezionali o altro metodo idoneo.
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Il trattamento contabile e fiscale dei contributi una nostra impresa associata ha proposto un interpello alla direzione regionale delle entrate Premessa La risposta della Direzione Reginale delle Entrate ad una domanda di interpello ad una nostra impresa associata, ci offre l’occasione per analizzare il trattamento contabile e fiscale che le norme riservano ai contributi che le imprese ricevono da Stato, Regioni, Provincie o altri enti pubblici. I contributi si distinguono in base alla loro specifica finalità, ma negli ultimi anni queste sono diventate multiple, ponendo i responsabili amministrativi nella necessità di indagare sulla natura del contributo.
Le diverse tipologie I contributi si dividono in quelli spettanti in base a contratto e quelli a norma di legge. I primi derivano da rapporti contrattuali tra imprese e sono sempre considerati ricavi per l’impresa che li percepisce e conseguentemente concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio di competenza e secondo le modalità di maturazione previste dal contratto stesso. Riguardano per lo più i gruppi societari. I contributi spettanti a norma di legge sono quelli pubblici per i quali una fonte normativa, primaria o secondaria, prevede l’erogazione secondo modalità e criteri previsti dalla norma stessa. In questa famiglia, in base alla finalità dagli stessi perseguiti, si possono distinguere. - i contributi in conto esercizio; - i contributi in conto impianti; - i contributi in conto capitale; - i contributi misti.
I contributi in conto esercizio Sono disciplinati dagli articoli 85 lett. g) ed f) e dall’art. 88 comma 3 lett. b del TUIR, sono general-
mente erogati per diminuire l’incidenza dei costi o migliorare i ricavi, e hanno l’obiettivo di migliorare la gestione ordinaria dell’azienda. Sono previste due tipologie di contributi in conto esercizio: - in denaro o in natura (piuttosto rari), spettanti sotto qualsiasi denominazione in base a contratto (art. 85 comma 1, lett. g); - spettanti esclusivamente in conto esercizio a norma di legge (art. 88 comma 3, lett. h). Entrambe le tipologie di cui sopra, rappresentano per l’azienda dei ricavi da iscrivere nella voce A.5 e assoggettarli a tassazione diretta quali componenti positivi di reddito. Per questi contributi il criterio contabile e quello fiscale coincidono e l’imputazione del ricavo deve essere effettuato in base al criterio di competenza. Tale criterio richiede che l’iscrizione della componente positiva di reddito sia imputata a conto economico solo quando si acquisisce il diritto all’erogazione secondo ragionevole certezza e in applicazione del criterio di prudenza. A questo proposito può essere preso in considerazione la delibera dell’ente pubblico o il decreto di liquidazione. Il criterio della competenza richiede anche che i ricavi vadano imputati quando vengono sostenuti i relativi costi, conseguentemente il contributo dovrà essere computato a fronte del sostenimento di costi specifici. Nel caso in cui i costi siano sostenuti in più esercizi anche i contributi andranno proporzionalmente spalmati anche se già incassati. I contributi possono essere erogati anche in natura, in questi casi si deve considerare il valore normale dei beni concessi secondo quanto previsto dall’art. 9 comma 3 del TUIR.
I contributi in conto impianti Disciplinati dall’art. 88 comma 3 lett. b del TUIR, sono finalizzati all’acquisizione o realizzazione di specifici beni strumentali. Concorrono alla formazione del reddito in base al principio di competenza su base temporale lungo tutta la vita utile del bene. A questo proposito l’OIC 16 precisa che questi contributi devono essere rilevati nel momento in cui esiste una ragionevole certezza che le condizioni previste per il loro riconoscimento siano soddisfatti. In pratica, si deve fare riferimento al
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momento in cui l’ente concedente delibera la concessione del contributo notificandolo all’impresa. Per questi contributi è possibile scegliere tra due metodi di contabilizzazione: il metodo dei risconti (Indiretto o del lordo) e il metodo di riduzione del costo (Diretto o del netto). I° Metodo Con il metodo dei risconti il contributo viene imputato tra gli altri ricavi che però vengono rinviati per competenza agli esercizi successivi attraverso l’iscrizione di risconti passivi. In pratica a fronte dell’imputazione a conto economico degli ammortamenti calcolati sul costo lordo dei cespiti, si effettua la corrispondente rettifica tra i ricavi con la tecnica del risconto. In questo modo gli ammortamenti sono calcolati sul costo storico dei beni al lordo dei contributi mentre il risultato economico è compensato dalla quota di contributo ad esso riferibile appunto con l’uso della tecnica dei risconti passivi. Il risconto sarà ridotto annualmente imputando lo stesso importo alla voce altri ricavi in base al coefficiente utilizzato per l’ammortamento del cespite. Se il cespite è acquistato tramite contratto di leasing i riscontri seguiranno la durata del contratto. II° metodo Con il secondo metodo, il cespite viene iscritto in contabilità al netto del contributo e i relativi ammortamenti sono calcolati sul valore netto. In questo modo il contributo concorre alla formazione del reddito sotto forma di minori quote di ammortamento deducibili nei periodi d’imposta di durata del processo di ammortamento. I due metodi sono applicabili sia alle immobilizzazioni materiali che a quelle immateriali. Spesso accade che il decreto di concessione del contributo non interviene nello stesso anno di acquisto del bene, ma ad esempio in quello successivo, In questi casi si deve recuperare le quote di contributo relative agli ammortamenti già effettuati registrando una sopravvenienza attiva corrispondente alla parte di contributo che avrebbe concorso al reddito degli esercizi precedenti alla sua deliberazione e iscrizione in bilancio. Dal punto di vista fiscale le scelte fatte in ambito contabile sono accettate, nel senso che non sono previsti trattamenti differenziali. In merito a questa tipologia di contributi una considerazione aggiuntiva deve essere fatta per gli investimenti per i quali è possibile beneficiare degli iper ammortamenti. In questi casi, il costo del bene agevolabile è comunque assunto al lordo del contributo in conto impianti, indipendentemente
dalla modalità di contabilizzazione scelto. Conseguentemente sia nel caso in cui si scelga il metodo dei risconti o del metodo d’iscrizione del contributo a riduzione del costo del cespite, la maggiorazione dell’iper ammortamento sarà comunque calcolata sul costo al lordo del contributo. In questo modo il sistema di contabilizzazione scelto non influenza in alcun modo l’ammontare deducibile della maggiorazione.
I contributi in conto capitale Disciplinati dall’art. 88 comma 3 lett. b) del TUIR sono finalizzati ad incrementare i mezzi patrimoniali dell’impresa senza che siano condizionati a specifici investimenti. Dal punto di vista contabile rilevano per competenza nell’esercizio in cui si verifica la certezza del diritto. Dal punto di vista fiscale, diversamente dai casi precedenti dove principio e contabile e fiscale coincidono, vi è una discrasia, nel senso che questi contributi concorrono a formare il reddito: - interamente nell’esercizio in cui sono incassati operando quindi un criterio di cassa; - in quote costanti per un periodo massimo di 5 esercizi con inizio dall’anno di incasso. Viene quindi riconosciuta ai beneficiari la possibilità di scegliere la ripartizione in più esercizi della tassazione, scelta che riguarda esclusivamente la durata mentre le quote devono sempre essere costanti. Considerato il diverso trattamento riconosciuto a questi contributi dalla norma civilistica rispetto a quella fiscale, in caso di sfasamento temporale tra notifica della concessione e incasso del contributo, si dovranno operare le opportune variazioni fiscali in sede di dichiarazione dei redditi. Per quanto riguarda l’Irap prevale il principio di derivazione e quindi il contributo in conto capitale concorre a formare il valore della produzione sulla base dell’ammontare imputato a conto economico, anche se non ancora incassato. Può capitare che la norma istitutiva del contributo preveda una condizione, in questi casi, secondo quanto precisata anche dalla circolare 73/1994, se: - la condizione è risolutiva, vale a dire che pone in capo all’azienda un adempimento da realizzarsi successivamente alla concessione del contributo, quest’ultima non influirà sull’imputazione dei contributi nel reddito di esercizio e, in caso di mancato adempimento dell’obbligo previsto, la restituzione del contributo sarà considerata una sopravvenienza passiva; - la condizione è sospensiva, vale a dire che il diritto al ricevimento del contributo si perfeziona dopo il mantenimento della condizione
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posta, i contributi, anche se già incassati vanno considerati dei debiti fino a quando non vengano sciolte le condizioni.
I contributi misti Sono i contributi legati a piani di investimento articolati e complessi che prevedono diverse fattispecie agevolate come ad esempio acquisizione di beni, studi di fattibilità, consulenze ecc.… In questi casi se il contributo non è determinato in base a criteri oggettivi che ne prevedano la ripartizione pro quota, sono assoggettati per intero alla disciplina dei contributi in conto capitale. Ed è proprio su questo aspetto che è stato incentrato l’interpello della nostra impresa associata di cui si dirà più avanti.
Ritenuta d’acconto L’articolo 28 comma 2 del DPR 600/73 prevede che i contributi erogati da regioni, provincie, comuni ed altri enti pubblici diversi da quelli destinati all’acquisto di beni ammortizzabili, sia materiali che immateriali, sono assoggettati ad una ritenuta d’acconto del 4%. Sui contributi, ad esclusione di quelli in conto impianti, il soggetto erogatore è tenuto quindi ad applicare la ritenuta del 4% che potrà essere scomputata dalle imposte sul reddito. Spesso le disposizioni istitutive dei contributi non definiscono la natura degli stessi, ponendo in capo al beneficiario l’onere d’individuare la sua natura e il conseguente corretto trattamento contabile e fiscale. È quindi sempre importante leggere con attenzione la norma o il provvedimento che istituisce il contributo per comprendere la natura da attribuire allo stesso. Sovente questa investigazione non è agevole, ma l’indicazione o meno nel testo del provvedimento dell’applicazione della ritenuta al momento dell’erogazione, può facilitare l’inquadramento. Se c’è la ritenuta non potrà essere un contributo in conto impianti, mentre se è prevista, ricadrà tra una delle altre due tipologie di contributi (esercizio o capitale).
Credito d’imposta Negli ultimi anni è invalsa la prassi di erogare i contributi nella forma di un credito d’imposta. Fermo restando quanto in precedenza analizzato, in questi casi il contributo si considera incassato nel momento e nella misura in cui il credito è utilizzato per il pagamento tramite F24 delle imposte o dei contributi.
L’interpello
contributi, veniamo ora all’interpello proposto da una nostra impresa associata alla nostra Direzione Regionale. La richiesta verteva su un POR FESR 2014 - 2020 “Aiuti agli investimenti tecnologici delle PMI, bando approvato con DGR n. 1898 del 7/10/2016 Regione FVG” riguardante una serie di investimenti che andavano dalla creazione di un nuovo impianto produttivo tecnologicamente avanzato, hardware, software, licenze d’uso, sensori, servizi specialistici di consulenza tecnologica e informatica. La richiesta dell’impresa verteva sull’individuazione della natura del contributo atteso che la maggior parte dell’investimento, circa il 92%, riguardava l’impianto, quindi un cespite materiale. L’impresa istante aveva suggerito, anche in considerazione della natura mista del contributo, l’inquadramento dello stesso dal punto di vista contabile e fiscale quale contributo in conto capitale. Ciò anche se l’investimento riguardava, come ricordato, in maniera marcatamente significativa l’impianto. Le Entrate non hanno condiviso tale interpretazione perché: “la norma lega dichiaratamente il contributo all’investimento specifico in beni strumentali, i quali concorrono insieme ad altre spese al perseguimento del progetto. Si ritiene pertanto, che in questo caso, essendo possibile associare alle voci di spesa l’intensità di aiuto concessa, la società deve procedere all’imputazione del contributo in questione per natura, distinguendo la quota relativa all’acquisizione o realizzazione di beni ammortizzabili, qualificabili come contributo in conto impianti, dalla restante parte di aiuto, erogata a fronte di costi ad utilità pluriennale, qualificabile come contributo in conto capitale”. Per le Entrate il contributo deve quindi essere diviso in due, una parte proporzionale all’investimento nell’impianto, che dovrà essere trattata come un contributo in conto impianti, e la rimanente parte afferente hardware, software, licenze d’uso, sensori, servizi specialistici di consulenza tecnologica e informatica, da qualificare come contributo in conto capitale. La Direzione Regionale motiva la risposta evidenziando, nel caso proposto, due elementi fondamentali del contributo in oggetto. Il primo rappresentato dalla preminenza dell’investimento nel cespite materiale costituito dall’impianto industriale, tale da renderlo accostabile ad un contributo in conto impianti. Il secondo legato alla possibilità di collegare il contributo al singolo investimento agevolato, favorendo in questo modo la scomposizione dello stesso.
Fatta questa breve panoramica sulla disciplina dei Pag. 18 - ApiNFORMA / Fiscale Tributario Economico - numero 9 - 15 maggio 2019
(PZ)
Il Registro nazionale degli aiuti di Stato nuovo obbligo per garantire trasparenza e pubblicità agli aiuti L’art. 52 comma 1 della legge 234/2012, in recepimento delle indicazioni fornite a livello comunitario circa il corretto utilizzo dei fondi europei, ha istituito il “Registro Nazionale degli aiuti di Stato”. Le modalità operative per la raccolta, la gestione, il controllo e la consultazione dello stesso sono contenute nel decreto 115/2017 del MISE. Il Registro rappresenta uno strumento di consultazione a favore di tutte le imprese, queste, infatti, possono accedervi per avere informazioni in merito alla tipologia di contributo o aiuto ricevuto, l’autorità erogante, le modalità di erogazione, la data di concessione nonché la data di pagamento. Per gli enti che erogano gli aiuti e per i soggetti “responsabili” della loro gestione, il Registro consente di eseguire dei controlli e delle verifiche propedeutiche al riconoscimento e all’erogazione dei contributi. La verifica può ad esempio riguardare l’ammontare massimo dei contributi “de minimis”, i divieti di cumulo, l’esistenza di altri contributi concessi per la stessa finalità o l’assenza di cause ostative al riconoscimento dell’aiuto di Stato. Con questo strumento, infatti, è possibile ottenere dal soggetto erogatore o “responsabile”, delle visure contenenti tutta una serie di informazioni recanti l’elencazione dei benefici cui la singola impresa ha già beneficiato. Ricade sui soggetti erogatori degli aiuti o responsabili, l’onere di trasmettere tutte le informazioni al Registro Nazionale per gli aiuti di Stato. Onere che deve essere eseguito prima della concessione dell’aiuto. Si pone l’attenzione sulla circostanza che l’iscrizione nel Registro, costituisce condizione legale di efficacia del provvedimento di concessione e/o erogazione del contributo. L’avvenuta registrazione “certificata” con l’attribuzione di uno specifico codice identificativo “CodiceAIUTO RNA – CAR/
COR” deve essere riportata sul provvedimento di concessione e/o erogazione. In pratica la mancata registrazione determina l’illegittima fruizione del contributo. Nel Registro sono contenute le informazioni relative alle seguenti tipologie di aiuti: - aiuti di Stato di cui all’art. 107 TFUE soggetti o meno a notifica, con esclusione di quelli del settore primario; - aiuti “de minimis” ai sensi dei Regolamenti 1998/2006/CE e 1407/2013/UE; - aiuti concessi a titolo di compensazione per i servizi di interesse economico generale, compresi gli aiuti de minimis, aiuti SIEG e aiuti de minimis SIEG. Gli aiuti concessi nell’ambito di programmi di cooperazione territoriale europea devono essere inviati al Registro solo nei casi in cui l’Autorità di gestione del programma di CTE, ha sede nel nostro paese. Negli altri casi sarà la stessa normativa di riferimento ad indicare gli obblighi di trasparenza e pubblicità. Per quanto riguarda il contenuto del Registro, avrà le seguenti informazioni: - soggetto concedente e autorità responsabile; - regime di aiuti o dell’aiuto ad hoc, con particolare riferimento al codice SANI, al titolo, alla base giuridica, alla dotazione finanziaria complessiva, alla tipologia di aiuto e all’obiettivo perseguito; - il soggetto beneficiario; - il progetto o l’attività per il quale è concesso, il codice CUP, l’ubicazione dell’attività, i costi di progetto e le spese ammesse; - aiuto individuale, alla tipologia di aiuto, alla data di concessione e all’ammontare della somma riconosciuta. È previsto che il Registro contenga anche la lista dei soggetti tenuti alla restituzione degli aiuti, in quanto ottenuti in maniera illegittima (lista Deggendorf). I soggetti di questa lista non potranno beneficiare di nuovi aiuti fino a quando non avranno provveduto a restituire le somme indebite. Il Registro è accessibile al seguente indirizzo: https://www.rna.gov.it/sites/PortaleRNA/it_IT/ home
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(PZ)
Autorità Garante per la Concorrenza e per il Mercato definiti gli oneri di funzionamento per l’anno 2019 A partire dal 1° luglio 2019 e fino al 31 luglio 2019, le società di capitali con ricavi totali superiori a 50 milioni di euro sono chiamate a versare il contributo al funzionamento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato (AGCM). Come per il 2018, il contributo ammonta allo 0,055 per mille del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato alla data del 7 marzo 2019 (data della delibera AGCM del 7 marzo, n. 27580) - voce A1 del conto economico “ricavi delle vendite e delle prestazioni”. La soglia massima di contribuzione non può essere superiore a cento volte la misura minima, quindi a 275.000 €. Quanto alle modalità di versamento, è possibile avvalersi dei seguenti strumenti: - piattaforma “PAGOPA”. A tale fine, verrà spedito a ciascuna società contribuente, tramite posta elettronica certificata, o per posta ordinaria (in caso di assenza di un indirizzo di posta elettronica certificata), l’avviso di pagamento PagoPA.
Tale avviso potrà essere pagato: * presso gli sportelli bancari sul territorio nazionale dei prestatori di servizio di pagamento (PSP) abilitati; * attraverso le soluzioni di remote banking/ internet banking messe a disposizione dai PSP abilitati; * presso gli sportelli ATM della propria banca (se abilitati); * presso i punti vendita di SISAL, Lottomatica e Banca 5; - bonifico bancario (indicando quale beneficiario l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), utilizzando le seguenti coordinate bancarie/IBAN della Banca Popolare di Sondrio: * IBAN: IT83F 05696 03225 0000 70000 X11; * CODICE BIC/SWIFT: POSOIT22 * CAUSALE: indicare il codice fiscale della società tenuta al versamento, la denominazione e l’anno di contribuzione (avendo cura di separare le informazioni con il carattere “-“). Maggiori ragguagli sulla misura sono disponibili sul sito dell’AGCM, raggiungibile all’indirizzo https://www.agcm.it/servizi/contributo-aglioneri-di-funzionamento/
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(C)
Disponibile il software Isa per il calcolo dell’indice di affidabilità fiscale Con un comunicato stampa del 10 giugno 2019, l’Agenzia delle Entrate ha reso nota la pubblicazione del software “Il tuo Isa”, per il calcolo del punteggio (ovvero l’indice sintetico di affidabilità fiscale) applicabile all’impresa per fruire di una serie di vantaggi di carattere fiscale, quali: - l’esonero, entro i limiti fissati, dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta, nonché la riduzione di un anno dei termini per l’accertamento dei redditi di impresa e di lavoro autonomo e dell’IVA - richiede un punteggio almeno pari a 8; - in aggiunta, l’esclusione dagli accertamenti
basati sulle presunzioni semplici - necessario un punteggio almeno pari a 8,5; - in aggiunta, l’esclusione dall’applicazione della disciplina delle società non operative e dalla determinazione sintetica del reddito complessivo, quando il reddito complessivo accertabile non ecceda i 2/3 di quello dichiarato - richiede un punteggio almeno pari a 9. Coloro che invece riporteranno un voto pari o inferiore a 6, oltre a non aver diritto ad alcun beneficio, potranno essere sottoposti a controlli mirati da parte dell’Agenzie delle Entrate, stante la loro non affidabilità sul piano fiscale. Per accedere al software, è possibile cliccare al seguente link: https://www.agenziaentrate. gov.it/wps/content/nsilib/nsi/schede/dichiarazioni/isa+2017/sw+compilazione_isa+2019/ indice+sw+compilazione+isa+2019 Per ulteriori chiarimenti si veda Apinforma n. 8/2019 e l’articolo pubblicato su questo stesso notiziario. (C)
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Incentivi per l’internazionalizzazione delle imprese finanziamenti agevolati per l’e-commerce e per l’inserimento di un temporary manager Premessa In applicazione della legge 29 luglio, n. 394, concernente misure a sostegno delle esportazioni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico (di seguito Mise) di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze 2 aprile 2019 (di seguito decreto), pubblicato sulla G.U. n. 125 del 30 maggio 2019, sono stati definiti termini, modalità e condizioni per la concessione di finanziamenti agevolati, secondo il regime “de minimis”, finalizzati al sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese in paesi non facenti parte dell’Unione europea, relativamente a: 1. sviluppo di soluzioni di e-commerce attraverso l’utilizzo di un market place (piattaforma informatica per attività di commercio elettronico fornita da soggetti terzi) o la realizzazione/implementazione di una piattaforma informatica propria riguardante beni o servizi prodotti in Italia o con marchio italiano. 2. inserimento temporaneo in azienda di un temporary export manager (TEM) per la realizzazione di progetti di internazionalizzazione attraverso la sottoscrizione di apposito contratto di prestazioni consulenziali. Destinatarie sono le imprese, anche grandi, aventi sede legale in Italia, costituite in forma di società di capitali, iscritte al Registro delle imprese e in attività. Il decreto è entrato in vigore il 31 maggio 2019, giorno successivo alla data di pubblicazione sulla G.U., ma diverrà operativo solo dopo l’emanazione delle “circolari operative” che saranno pubblicate sul sito del Mise (www.mise.gov.it) e della Simest spa (www.simest.it) entro 60 giorni dalla sua data di pubblicazione. Una dettagliata illustrazione dello strumento sarà fatta dopo la pubblicazione delle suddette circolari. Frattanto si dà una som-
maria illustrazione dei tratti essenziali riportati in decreto.
1. Finanziamento agevolato dell’e-commerce L’intervento per l’e-commerce riguarda una piattaforma informatica propria o un market place avente “un dominio di primo livello nazionale registrato in un paese extra UE.” nonché beni e servizi prodotti in Italia o con marchio italiano. Ammissibili sono le spese finalizzate alla realizzazione e sviluppo delle anzidette piattaforme, la gestione e il funzionamento della piattaforma market place, le attività promozionali e la formazione. L’incentivo consiste nella concessione di un finanziamento a tasso agevolato, assistito da garanzia, della durata di 4 anni con un preammortamento di un anno, fino al 100% delle spese ammissibili per un minimo di 25.000 e un massimo di 300.000 euro e a un tasso pari al 10% del tasso di riferimento europeo, comunque non inferiore allo 0% (attualmente prossimo allo 0%).
2. Finanziamento agevolato per inserimento in azienda di un TEM L’intervento per l’inserimento in azienda di un TEM deve essere finalizzato all’erogazione di servizi volti a facilitare e sostenere i processi d’internazionalizzazione dell’impresa in paesi non appartenenti alla UE attraverso la sottoscrizione di un apposito contratto di prestazioni consulenziali erogate esclusivamente da società di servizi in possesso di determinati requisiti. Ammissibili sono le seguenti spese: - servizio di affiancamento temporaneo tramite un TEM, come risultante dal contratto fra l’impresa beneficiaria e la società di servizi; - attività promozionali e di supporto strettamente connesse alla realizzazione del progetto d’internazionalizzazione elaborato con l’assistenza del TEM;
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- certificazione di prodotti o servizi, deposito di marchio o altre forme di tutela del made in Italy, quando oggetto di una strategia di internazionalizzazione dell’impresa elaborata con l’assistenza del TEM. L’incentivo consiste nella concessione di un finanziamento a tasso agevolato, assistito da garanzia, della durata di 4 anni con un preammortamento di 2 anni, fino al 100% delle spese ammissibili per un minimo di 25.000 e un massimo di 150.000 euro e a un tasso pari al 10% del tasso di riferimento europeo, comun-
que non inferiore allo 0% (attualmente prossimo allo 0%).
Presentazione della domanda, concessione ed erogazione dei finanziamenti agevolati Le modalità di presentazione della domanda e gli aspetti operativi connessi alla gestione degli anzidetti finanziamenti agevolati, compresi i criteri di ammissibilità, le erogazioni, i rimborsi e le cause di revoca, saranno stabiliti dalle “circolari operativi”. Riepilogando, i finanziamenti agevolati presentano le seguenti caratteristiche di fondo:
Finalità
Limiti
Tasso d’interesse
Durata
E-commerce
min.: 25.000 euro; max: 300.000 euro
10% tasso di riferimento europeo, ma non <0%
4 anni con preammortamento di un anno
Inserimento TEM
min.: 25.000 euro; max: 150.000 euro
Ibid.
4 anni con preammortamento di 2 anni
Ci si riserva di ritornare sull’argomento, una volta emanate le “circolari operative”. Frattanto copia del decreto e altre informazioni possono essere
richieste all’ufficio economico dell’Associazione.
Pag. 24 - ApiNFORMA / Fiscale Tributario Economico - numero 9 - 15 maggio 2019
(AdT)
Indice mensile rivalutazione t.f.r. aprile 2019 RAPPORTI CESSATI MESE
DAL
AL
RIVAL. FISSA
INDICE
RIVALUTAZIONE
GENNAIO
15.01
14.02
0,125
102,2
0,198457
FEBBRAIO
15.02
14.03
0,250
102,3
0,396915
MARZO
15.03
14.04
0,375
102,5
0,668830
APRILE
15.04
14.05
0,500
102,6
0,867287
MAGGIO
15.05
14.06
0,625
GIUGNO
15.06
14.07
0,750
LUGLIO
15.07
14.08
0,875
AGOSTO
15.08
14.09
1,000
SETTEMBRE
15.09
14.10
1,125
OTTOBRE
15.10
14.11
1,250
NOVEMBRE
15.11
14.12
1,375
DICEMBRE
15.12
14.01
1,500
(C)
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Inps di Udine: documentazione domande di cigo lettera alle assoCIAZIONI DI CATEGORIA E ALL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO. OSSERVAZIONI E INDICAZIONI L’Inps all’esito dell’interlocuzione con le parti sociali, che ha originato la nostra circolare n. 160/ FT dell’8 maggio 2019, ha ritenuto di inoltrare una lettera avente ad oggetto la documentazione da allegare alle domande di Cigo. In sintesi l’Istituto sottolinea come le domande di integrazione salariale ordinaria risultino spesso corredate da una documentazione carente e inidonea alla tempestiva definizione delle stesse. In primis l’Inps ribadisce come il documento essenziale su cui si basa l’istruttoria Inps è l’autocertificazione delle ragioni che danno diritto alla Cigo e suggerisce, al fine di snellire l’iter istruttorio, l’utilizzo del modello predisposto per ciascuna causale in allegato alla circolare 139/2016. L’Inps specifica infatti che le autocertificazioni possono essere rilasciate anche in carta libera, ma l’uso dei modelli predisposti dall’Istituto consente al medesimo di ricevere immediatamente le informazioni utili al perfezionamento della domanda. Al fine di garantire la validità dell’autocertificazione, inoltre, l’Istituto ribadisce che: 1. l’autocertificazione deve necessariamente essere corredata da un documento d’identità del dichiarante in corso di validità; 2. il modello deve essere sottoscritto dal dichiarante e la firma deve essere apposta direttamente sul documento e non incollata da parte di terzi; 3. il dichiarante deve qualificare il suo rapporto con l’azienda esplicitando se egli ne sia il titolare o il legale rappresentante. Non sono,
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infatti, legittimati a richiedere gli ammortizzatori sociali a sostegno del reddito per i lavoratori da sospendere soggetti diversi da coloro i quali posseggono la rappresentanza legale dell’azienda. Al fine poi di garantire la corretta compilazione dell’istanza è necessario che sia indicata correttamente l’Unità produttiva interessata al provvedimento, al fine di rendere univocamente riferibile ad essa la causale di ricorso alla Cig (tipico il caso degli eventi meteo). Inoltre il periodo all’interno del quale si ricorre alla Cigo (si ricorda a tal proposito che ogni accordo sindacale può interessare al massimo 13 settimane di calendario) deve coincidere con l’arco temporale indicato nella domanda di integrazione salariale: in assenza di coincidenza tra verbale sindacale di esame congiunto (ovvero comunicazione alle OO.SS. di cui all’art. 14 del D.Lgs. 148/2015) e domanda, l’iter istruttorio verrà bloccato al fine di capire le ragioni dello scollamento. Infine l’Inps precisa come il controllo sulle autocertificazioni possa anche avvenire in un momento successivo al rilascio dell’autorizzazione, soprattutto in merito all’esibizione di eventuale documentazione probante la richiesta di Cigo. Si ricorda poi come qualora la documentazione inviata dall’azienda non risulti congrua, l’Inps possa procedere d’Ufficio alla reiezione, senza cioè procedere alla richiesta di informazioni supplementari tramite cassetto bidirezionale. Nel caso, invece, in cui l’Inps ritenga fondante, al fine del perfezionamento della domanda, la richiesta di integrazione documentale, la stessa deve essere perentoriamente fornita entro i quindici giorni successivi alla ricezione della richiesta, pena la reiezione della domanda. Il Servizio Relazioni Industriali dell’Associazione è a disposizione per ogni ulteriore chiarimento. (FT)
CCNL autotrasporto
terza tranche di aumenti contrattuali
Con il mese di maggio decorre la terza tranche di aumenti previsti dall’Accordo di rinnovo del 3 dicembre 2017. Gli organi direttivi appartenenti a Conftrasporto oltreché di altre Associazioni, che rappresentano la stragrande maggioranza delle imprese di autotrasporto, valutata l’ipotesi di accordo suddetta, hanno deciso di subordinarne la eventuale sottoscrizione ad una ulteriore verifica con le controparti, essendo emerse, tra l’altro, gravi perplessità
su due specifici punti dell’accordo che riguardano gli appalti nella logistica e la sezione artigiana, non condivise con tutte Associazioni dell’autotrasporto durante la trattativa. Peraltro, i riconoscimenti concessi alle Associazioni Artigiane hanno diretto impatto sulla concorrenza tra le imprese e sulle relazioni sindacali, e, soprattutto, ledono gli interessi delle aziende associate alla nostra Federazione. A oggi - nonostante una continuativa interlocuzione con le OO.SS. - tale verifica è ancora in corso; ne consegue che non è ancora stata sciolta la riserva. Ciò detto, al fine di fornire alle imprese associate le necessarie indicazioni per gestire l’attuale periodo transitorio - da oggi allo scioglimento della riserva - si ritiene che le stesse imprese possano erogare con la busta paga del mese di maggio le somme sotto riportate, come anticipo sui futuri aumenti contrattuali.
PERSONALE NON VIAGGIANTE Livello
1.5.2019
Quadri
(+32,01)
2.204.41
1°
(+30,11)
2.070,05
2°
(+27,65)
1.901,72
3° Super
(+25,00)
1.717,37
3°
(+24,24)
1.671,51
4°
(+23,11)
1.589,74
4° Junior
(+22,54)
1.548,18
5°
(+21,97)
1.515,97
6°
(+20,64)
1.416,48
6° Junior
(+18,94)
1.303,17
PERSONALE VIAGGIANTE 1 Livello
1.5.2019
C3 (ex 3° Super)
(+25,09)
1.717,37
B3 (ex 3° Super)
(+25,00)
1.717,37
A3 (ex 3° Super)
(+24,91)
1.717,37
F2 (ex 3°)
(+24,34)
1.671,51
E2 (ex 3°)
(+24,25)
1.671,51
D2 (ex 3°)
(+24,15)
1.671,51
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PERSONALE VIAGGIANTE 2 Livello
1.5.2019
H1 (ex 4°)
(+23,40)
1.589,74
G1 (ex 4°)
(+23,31)
1.589.74
Rimane inteso che sarà cura dell’Associazione fornire in modo tempestivo i necessari aggiornamenti sul tema.
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Il Servizio Relazioni Industriali è a disposizione per ogni ulteriore chiarimento. (FT)
Avvio contribuzione ENFEA SALUTE. Istruzioni operative
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TUA DA 329€ AL MESE
NUOVO PEUGEOT i-COCKPIT CON NIGHT VISION TUA DA 339€ AL MESE
Nuova Peugeot 508 BL - Offerta di noleggio a lungo termine per una durata di 36 mesi e 45000 Km su 508 BlueHDi 130 EATS S&S Business BlueHDi 130 S&S Business, con un primo canone pari a 4700 € Iva Esclusa e 35 canoni mensili da 329 € Iva Esclusa. Offerta accessibile anche con permuta. Salvo approvazione Free2Move Lease nome commerciale di PSA Renting Italia S.p.A. società di diritto italiano con sede legale a Trento in Via dei Solteri 105, registrata alla Camera di Commercio di Trento REA C.C.I.A.A. Trento n 211930. Le immagini sono a scopo illustrativo. Nuova Peugeot 508 SW - Offerta di noleggio a lungo termine per una durata di 36 mesi e 45000 Km su 508 BlueHDi 130 EATS S&S Business BlueHDi 130 S&S Business, con un primo canone pari a 4735 € Iva Esclusa e 35 canoni mensili da 339 € Iva Esclusa. Offerta accessibile anche con permuta. Salvo approvazione Free2Move Lease nome commerciale di PSA Renting Italia S.p.A. società di diritto italiano con sede legale a Trento in Via dei Solteri 105, registrata alla Camera di Commercio di Trento REA C.C.I.A.A. Trento n 211930. Le immagini sono a scopo illustrativo.L’offerta proposta non include l’opzione vernice metallizzata. L’offerta comprende: manutenzione ordinaria e straordinaria, Assistenza stradale H24, vettura sostitutiva in caso di guasto, Copertura assicurativa RCA, Antifurto con polizza Incendio e Furto, garanzia Kasko, tassa di proprietà.
SOA: nuova attestazione per la C.I.M.E. di Buja l’attestazione soa consente di eseguire lavori di importo superiore a 150.000 euro C.I.M.E. srl, rappresentata dal sig. Marco Giacomini, con sede in via Vilsbiburg n. 4/5 a Buja (UD), ha conseguito l’attestazione per la categoria OS30 per la seconda classifica pari a 516.000,00 euro. L’acronimo C.I.M.E. deriva dall’attività che essa svolge, si occupa appunto di Costruzione d’Impianti elettrici civili ed industriali e Manutenzioni Elettriche per clienti pubblici e privati su territorio nazionale ed estero. Il suo punto di forza è la costruzione di impianti industriali ed è grazie a questo che l’azienda ha raggiunto i requisiti della certificazione.
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Questo importante traguardo raggiunto, le consente di eseguire fino ad un importo massimo di 619.200,00 Euro: impianti interni elettrici, telefonici, radiotelefonici, e televisivi; questa categoria riguarda la fornitura, il montaggio e la manutenzione o la ristrutturazione di impianti elettrici, telefonici, radiotelefonici, televisivi nonché di reti di trasmissione dati e simili, completi di ogni connessa opera muraria, complementare o accessoria, da realizzarsi in interventi appartenenti alle categorie generali che siano stati già realizzati o siano in corso di costruzione. Ricordiamo che l’attestazione SOA costituisce condizione indispensabile per la partecipazione alle procedure d’aggiudicazione dei lavori d’importo superiore ai 150.000 euro. Al fine d’assistere gli imprenditori, l’Associazione ha predisposto un servizio d’informazione ed assistenza alle proprie imprese sui requisiti e sulla documentazione richiesti per la qualificazione. (CS)
L’ANAC aggiorna le linee guida progettazione accolto il suggerimento espresso dal consiglio di stato L’ ANAC con le linee Guida n. 1, in attuazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, aveva determinato gli “Indirizzi generali sull’affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria”. Queste linee guida erano state approvate dal Consiglio dell’Autorità con Delibera n. 973 del 14 settembre 2016, aggiornate dal d.lgs. 56/2017 con delibera del Consiglio dell’Autorità n. 138 del 21 febbraio 2018, e infine, ulteriormente aggiornate con delibera del Consiglio dell’Autorità n. 417 del 15 maggio 2019 L’ANAC accogliendo il suggerimento espresso dal Consiglio di Stato nel parere n. 2698 del 22 dicembre 2017, ha ritenuto opportuno fornire alcune indicazioni volte a coordinare la disciplina della determinazione del corrispettivo da porre a base di gara con l’introduzione del principio dell’equo compenso ad opera dell’articolo 19-quaterdecies, comma 3, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172. Per esigenze di organicità della materia, l’Autorità ha ritenuto di integrare le indicazioni inerenti il rispetto del principio dell’equo compenso nelle Linee guida n. 1. Le indicazioni aggiuntive fornite nelle Linee guida n. 1 con riferimento al principio dell’equo compenso sono di natura strettamente interpretativa; esse non prevedono nuovi obblighi ma si limitano ad interpretare e a fornire suggerimenti in relazione all’applicazione di norme primarie sulle quali l’Autorità non ha alcun potere di intervento. Sulla base di tali presupposti, in applicazione del Regolamento per la definizione della disciplina della partecipazione ai procedimenti di regolazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e di una metodologia di acquisizione e analisi qualiquantitativa dei dati rilevanti ai fini dell’analisi Pag. 33 - ApiNFORMA / Edilizia - numero 9 - 15 maggio 2019
di impatto della regolazione (AIR) e della verifica dell’impatto della regolazione (VIR), del 13 giugno 2018, le nuove indicazioni introdotte nelle Linee guida n. 1 non sono state sottoposte a AIR; si è, invece, proceduto alla redazione della presente Relazione illustrativa che dà conto delle scelte effettuate, anche in relazione alle osservazioni pervenute in sede di consultazione. Con l’occasione, come meglio rappresentato nel prosieguo, l’ANAC ha proceduto ad aggiornare le Linee guida n. 1 anche per alcuni aspetti emersi successivamente alla redazione delle stesse, a seguito di segnalazione da parte di operatori del settore e nell’ambito della consultazione in merito al Bando tipo n. 3. Disciplinare di gara per l’affidamento con procedura aperta di servizi di architettura e ingegneria di importo pari o superiore a € 100.000 con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo.
Equo compenso L’articolo 19-quaterdecies, comma 3, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, con l’inserimento dell’articolo 13 bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, ha sancito l’obbligo per la pubblica amministrazione di garantire il principio dell’equo compenso per le prestazioni rese dai professionisti per incarichi affidati dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione. Il medesimo articolo, riferito alle prestazioni professionali degli avvocati, ha definito equo il compenso proporzionato «alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, tenuto conto dei parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro della Giustizia adottato ai sensi dell’art. 13, comma 6». La trasposizione di tale previsione agli incarichi inerenti i servizi attinenti all’ingegneria e all’architettura porterebbe a ritenere equo il corrispettivo che “tiene conto” dei parametri previsti dal decreto del Ministero della giustizia del 17 giugno 2016 (Approvazione delle tabelle dei corrispettivi commisurati al livello qualitativo delle prestazioni di progettazione adottato
ai sensi dell’art. 24, comma 8, del decreto legislativo n. 50 del 2016). Tuttavia, i corrispettivi determinati sulla base del predetto decreto sono utilizzati dalle stazioni appaltanti, in virtù di quanto previsto dall’articolo 24, comma 8, del Codice dei contratti pubblici, come base di riferimento per la determinazione dell’importo da porre a base di gara dell’affidamento del servizio. Appare evidente che i corrispettivi di cui al decreto del Ministero della giustizia del 17 giugno 2016 non possono essere sia emolumento per il professionista per le prestazioni svolte sia importo a base di gara dell’affidamento; verrebbe meno il principio base delle procedure ad evidenza pubblica del confronto competitivo tra gli operatori economici basato anche sull’elemento prezzo. Partendo, quindi, dal presupposto che il concorrente presenta in sede di offerta un ribasso sull’importo a base di gara, determinato sulla base dei corrispettivi di cui al citato decreto del Ministero della giustizia, così come previsto dal Codice dei contratti pubblici, si pone il problema di definire quale sia il “compenso equo” ai sensi dell’articolo 19-quaterdecies, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, tenuto conto che si potrebbe verificare l’ipotesi che il ribasso offerto sia così elevato da rendere non equo il corrispettivo per l’attività professionale, seppur derivante da una libera scelta dell’operatore economico e non da un’imposizione della stazione appaltante. Per ovviare all’ipotesi di cui sopra, la soluzione più scontata sarebbe quella di imporre un tetto massimo al ribasso offerto ma non è apparsa ritenersi percorribile in quanto, nella sostanza, comporterebbe la pre-determinazione del prezzo di aggiudicazione in quanto tutti i concorrenti, pur di aggiudicarsi l’appalto, offrirebbero il ribasso massimo, snaturando così uno degli elementi base del principio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ampiamente affermato nel nuovo Codice dei contratti pubblici. Una soluzione apparsa più appropriata, nel caso di aggiudicazione mediante il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, è quella di agire sulla formula per l’attribuzione dei punteggi relativi al criterio prezzo; partendo dal presupposto che la formula classica dell’interpolazione lineare, come evidenziato nelle Linee guida n. 2 di attuazione del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti “Offerta economicamente più vantaggiosa”, accentua la concorrenza inducendo i concorrenti a formulare offerte aggressive per conseguire un punteggio particolarmente elevato a fronte di punteggi ridotti per gli altri concorrenti, è stato suggerito il ricorso alla formula bilineare. Pag. 34 - ApiNFORMA / Edilizia - numero 9 - 15 maggio 2019
La funzione bilineare, ove il punteggio cresce linearmente fino a un valore soglia, calcolata ad esempio come media del ribasso dei concorrenti, per poi flettere e crescere a un ritmo limitato, ha proprio il vantaggio di scoraggiare offerte con ribassi eccessivi poiché ricevono un punteggio incrementale ridotto. Ciò, unitamente all’attribuzione di un punteggio elevato al punto di flesso, disincentiva i concorrenti a presentare offerte oltre la media di mercato e il prezzo di aggiudicazione potrebbe ritenersi equo proprio perché tiene conto della media di mercato. L’Autorità ha ritenuto, altresì, opportuno specificare che per garantire l’equità del compenso non possono essere richieste, durante l’esecuzione del contratto, prestazioni ulteriori non quantificate nel corrispettivo posto a base di gara. Con riferimento alla determinazione del corrispettivo a base di gara, diversi stakeholders hanno segnalato in sede di consultazione la necessità di una revisione delle tariffe previste nel decreto del Ministero della giustizia 17 giugno 2016 (Approvazione delle tabelle dei corrispettivi commisurati al livello qualitativo delle prestazioni di progettazione adottato ai sensi dell’art. 24, comma 8, del decreto legislativo n. 50 del 2016) per adeguarle alle nuove prestazioni in materia di metodi e strumenti elettronici. Non avendo l’Autorità competenze in merito all’eventuale attività di revisione delle tariffe professionali, non è stata introdotta alcuna modifica al riguardo.
Uteriori modifiche Le Linee guida n. 1 sono state modificate anche per garantire un maggior coordinamento con il Bando tipo n. 3, approvato con delibera n. 723 del 31 luglio 2018, con riferimento al criterio della professionalità e adeguatezza dell’offerta, di cui alla Parte VI, punto 1.1, lett. a). Il punto in questione era stato oggetto di modifica in sede di aggiornamento delle Linee guida n. 1 al decreto legislativo n. 56/2017, con l’inserimento del riferimento al periodo di 10 anni entro cui devono essere svolti i tre servizi idonei alla dimostrazione della professionalità del concorrente sulla base dell’esperienza pregressa. Le indicazioni in esso contenute sono state riprese nel documento di consultazione del Bando tipo n. 3, pubblicato in data 14 maggio 2018. Nell’ambito della predetta consultazione, gli operatori del settore hanno contestato la previsione inserita ritenendola limitativa della partecipazione alle procedure di gara alla luce della crisi che ha investito il settore negli ultimi anni, con una sensibile riduzione degli affidamenti. Preso atto di
ciò e nell’ottica di favorire la più ampia partecipazione alle procedure di gara, il Bando tipo n. 3 ha accolto la richiesta degli stakeholders, eliminando il riferimento al periodo di 10 anni entro cui devono essere svolti i tre servizi idonei alla dimostrazione della professionalità del concorrente sulla base dell’esperienza pregressa. Al fine di garantire il necessario coordinamento degli atti, è stata, quindi, modificata la Parte VI, punto 1.1, lett. a), delle Linee guida n. 1, nel senso già indicato dal Bando tipo n. 3. Ne consegue che i candidati possono illustrare in sede di offerta tre servizi relativi a interventi ritenuti significativi della propria capacità e affini a quelli oggetto dell’affidamento svolti lungo tutto l’arco della sua vita professionale. Un’ulteriore modifica alle Linee guida n. 1 è stata introdotta per porre rimedio a un’applicazione distorta, da parte di alcune stazioni appaltanti, della previsione di cui alla Parte IV, punto 2.2.3.1. secondo la quale «La mandataria in ogni caso possiede i requisiti necessari per la partecipazione alla gara in misura percentuale superiore rispetto a ciascuna dei mandanti», segnalata da alcune associazioni di categoria. In particolare, è stato evidenziato che le stazioni appaltanti rilevano il requisito richiesto della mandataria in termini
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assoluti, comparandolo a quello degli altri componenti il costituendo RTP, ritenendo, quindi, che il ruolo di mandataria può essere assunto solo dall’operatore economico in possesso, in valore assoluto e non in relazione alla specifica gara, dei requisiti di qualificazione in misura maggioritaria. Oltre al chiarimento al Bando tipo n. 3, già pubblicato sul sito dell’Autorità in data 19 novembre 2018, si è ritenuto opportuno modificare la previsione di cui Parte IV, punto 2.2.3.1, specificando che la mandataria, indipendentemente dal fatturato globale/specifico posseduto, dai servizi precedentemente svolti e dal personale tecnico di tutti i partecipanti al raggruppamento, deve dimostrare i requisiti necessari per la partecipazione alla gara in misura maggioritaria rispetto alle mandanti. Ciò al fine di evitare di cristallizzare situazioni per le quali è sempre l’impresa di dimensioni maggiori a svolgere il ruolo di mandataria, indipendentemente dai requisiti richiesti per la specifica gara, e di ribadire la possibilità che anche l’impresa di dimensioni minori nell’ambito del raggruppamento possa assumere il ruolo di mandataria se in grado di soddisfare i requisiti richiesti dalla specifica gara in misura maggioritaria rispetto alle altre imprese. (CS)
Misure per il recupero della competitività regionale (2a parte) semplificazione in materia edilizia
Nel Supplemento Ordinario n. 15 del 30 aprile 2019 al BUR n. 17 del 24 aprile 2019 è stata pubblicata la L.R. 29 aprile 2019 n. 6 “Misure urgenti per il recupero della competitività regionale”. Questa legge è entrata in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione pertanto il 30 aprile. Questa normativa nasce dalla proposta di legge n. 26 che si proponeva l’obiettivo di incidere su diversi settori dell’ordinamento regionale nell’ottica di un obiettivo di semplificazione, in termini di celerità e chiarezza applicativa, e di promozione e sviluppo sostenibile del territorio. L’esame del provvedimento in Commissione è iniziato nel novembre 2018 e si è concluso con l’approvazione a maggioranza nella seduta del 20 febbraio 2019, con una tempistica atta a garantire i necessari approfondimenti del testo che, nella versione approvata ed oggi all’esame dell’Aula, è stato oggetto di modifiche sostanziali specie rispetto a quei contenuti sui quali sono state avanzate le maggiori perplessità, ossia le modifiche alla legge regionale 19/2009, Codice regionale dell’edilizia, e alla legge regionale 21/2016 in materia di turismo ed attività produttive. Le audizioni hanno rappresentato un momento di confronto molto importante cui hanno attivamente partecipato gli operatori di tutti i settori interessati, tra cui la nostra Associazione, oltre, alle categorie professionali, a quelle industriali, agricole, del commercio, del sociale, del settore venatorio e ambientalista e all’esito delle quali sono emersi spunti di riflessione significativi per il lavoro della Commissione IV, competente in sede referente, ma anche delle altre Commissioni che sulla proposta di legge n. 26 sono state chiamate a rendere parere. La VI Commissione ha reso parere favorevole a maggioranza il 28 novembre 2018; la III Commissione ha Pag. 36 - ApiNFORMA / Edilizia - numero 9 - 15 maggio 2019
ritenuto di non esprimersi stante l’intendimento preannunciato dai proponenti il provvedimento di sopprimere i due articoli su cui si sarebbe dovuta pronunciare; la V Commissione l’11 febbraio 2019 ha espresso all’unanimità un parere favorevole condizionato all’accoglimento di un emendamento che riconosce l’accesso gratuito al sistema museale a tutti i minorenni e nella sola giornata di domenica; la II Commissione, nella seduta del 13 febbraio 2019, ha espresso parere favorevole subordinato all’accoglimento di alcune modifiche in materia di turismo ed attività produttive. Per quanto attiene nello specifico i contenuti del provvedimento, in questa seconda parte gli argomenti relativi alla razionalizzazione e semplificazione in materia edilizia.
Definizione delle destinazioni d’uso degli immobili Il testo dell’articolo 5 della legge regionale 19/2009 è stato modificato e prevede che ai fini dell’applicazione delle norme di attuazione degli strumenti urbanistici comunali e dei regolamenti edilizi, le destinazioni d’uso degli immobili sono distinte nelle seguenti categorie: a) residenziale: superfici di unità immobiliari destinate all’uso abitativo; b) servizi: superfici di unità immobiliari adibite alle attività connesse alla cura della persona o alla manutenzione dei beni di uso personale e comune, della casa e degli edifici produttivi o finalizzate alla produzione di servizi necessari ad altre funzioni residenziali o produttive; c) alberghiera: superfici di unità immobiliari, destinate all’uso abitativo ricettivo, integrate da locali di soggiorno e servizi di uso comune, nonché da eventuale ristorante e bar, definite dalla vigente legislazione di settore come strutture ricettive turistiche alberghiere, anche se gestite in forma periodica o stagionale, di cui all’articolo 22 della legge regionale 9 dicembre 2016, n. 21 (Disciplina delle politiche regionali nel settore turistico e dell’attrattività del territorio regionale, nonché modifiche a leggi regionali in materia di turismo e attività produttive);
d) ricettivo-complementare: superfici destinate ad attrezzature ricettive turistiche a carattere periodico o stagionale, definite dalla vigente legislazione di settore anche come strutture all’aria aperta, costituite prevalentemente da sedimi non edificati ma urbanizzati, con presenza limitata di edifici a uso comune e collettivo, nonché di eventuale ristorante e bar, o campeggi; e) direzionale: superfici di unità immobiliari destinate ad attività amministrative o professionali, quali: uffici, studi, banche, sedi di enti, associazioni, sindacati e partiti; la categoria comprende le seguenti attività: 1) ricreativa: superfici di unità immobiliari destinate a dancing, discoteche, sale singole e multiple cinematografiche e teatrali, beauty farms e attività per la rigenerazione del corpo diverse da quelle per la diagnosi e la cura sanitaria e la riabilitazione riconosciute dalla legge, nonché le superfici anche di unità immobiliari destinate agli impianti e alle attrezzature sportive, tutti di natura privata, quali: campi di gioco, piscine, maneggi, golf escluse le residenze; 2) sanitaria e assistenziale: superfici di unità immobiliari destinate ad attività assistenziali e sanitarie riconosciute dalla legge, quali: strutture di cura e ricovero, cliniche, case di riposo, residenze protette per anziani e portatori di handicap, poliambulatori, centri diagnostici strumentali, centri di riabilitazione fisico-funzionale, tutti di natura privata; 3) istruzione: superfici di unità immobiliari destinate ad attività per l’infanzia e l’istruzione scolastica di ogni ordine e grado riconosciute dalla legge, nonché convitti e collegi, tutti di natura privata; 4) ricerca tecnico-scientifica: superfici di unità immobiliari destinate ad attività di ricerca tecnica e scientifica in cui non si svolgono attività industriali di produzioni di merci e beni; f) commerciale al dettaglio: superfici di unità immobiliari destinate ad attività svolta da chiunque professionalmente acquisti merci in nome e per conto proprio e le rivenda al consumatore finale; in questa categoria sono comprese le attività per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande se non collegate con le attività di cui alla lettera c), e tutti gli esercizi commerciali definiti al dettaglio dalla legislazione di settore; g) commerciale all’ingrosso: superfici di unità imPag. 37 - ApiNFORMA / Edilizia - numero 9 - 15 maggio 2019
mobiliari destinate ad attività svolta da chiunque professionalmente acquisti merci in nome e per conto proprio e le rivenda ad altri commercianti all’ingrosso o al dettaglio, o a utilizzatori professionali e a grandi consumatori; h) trasporto di persone e merci: superfici di unità immobiliari adibite al parcheggio dei mezzi di trasporto, uffici e officine connesse all’attività, relative alle attività di movimentazione di collettame e persone; i) artigianale: superfici di unità immobiliari, anche senza pareti perimetrali, pertinenti a iniziative imprenditoriali definite artigianali dalla legislazione di settore, destinate alla produzione o alla trasformazione di beni o alla prestazione di servizi, escluse quelle di cui alla lettera b); j) industriale: superfici di unità immobiliari, anche prive di pareti perimetrali, destinate alla produzione o alla trasformazione di beni, pertinenti a iniziative imprenditoriali definite industriali dalla legislazione di settore; k) agricola e residenziale agricola: superfici di unità immobiliari, funzionalmente connesse all’esercizio dell’attività agricola quali accessori alla stessa e non comprese nelle lettere l), m) e n), nonché a uso abitazione in zona agricola dell’imprenditore agricolo professionale e degli addetti a tempo pieno nell’azienda, comprese le strutture destinate all’esercizio dell’agriturismo; l) artigianale agricola: superfici di unità immobiliari, anche prive di pareti perimetrali, ubicate in zona agricola, destinate all’attività artigianale complementare all’uso agricolo principale, limitatamente alla conservazione, trasformazione dei prodotti agricoli e forestali e all’assistenza delle macchine agricole; m) commerciale agricola: superfici di unità immobiliari anche prive di pareti perimetrali, ubicate in zona agricola, destinate alla diretta commercializzazione anche stagionale dei prodotti agricoli, complementare all’uso agricolo principale; n) allevamenti industriali in zona agricola: superfici di unità immobiliari destinate all’allevamento di animali, comprese le relative pertinenze e impianti, non classificabili come allevamenti aziendali sulla base dei parametri, riferiti alla dotazione di terreno e ai capi di bestiame allevabili, individuati con deliberazione della Giunta regionale su proposta dell’Assessore competente in materia di pianificazione territoriale di concerto con l’Assessore competente in materia di risorse rurali;
o) servizi e attrezzature collettive: le superfici di unità immobiliari o aree destinate a opere pubbliche o di pubblico interesse, nonché le strutture ricettive a carattere sociale, escluse le foresterie, gli ostelli e alberghi per la gioventù o i convitti per studenti e le case per ferie.
Modifica di destinazione d’uso degli immobili Il testo dell’articolo 15 della legge regionale 19/2009, viene e prevede che si ha modifica di destinazione d’uso, con o senza opere edili, quando si modifica l’uso in atto di un’unità immobiliare, passando da una categoria all’altra tra quelle elencate ne capitolo precedente, per più del 25 per cento della superficie utile dell’unità stessa. Si ha parimenti modifica di destinazione d’uso anche quando i limiti sopracitati vengono superati attraverso più interventi successivi o nei casi di modifica senza opere edilizie. Sono assoggettati al pagamento del conguaglio del contributo di costruzione, fatti salvi i casi di esonero e riduzione previsti dalla Legge, gli interventi con o senza opere edilizie che comportino la modifica di destinazione d’uso degli immobili, comunque destinati e localizzati, in altra consentita dallo strumento urbanistico comunale, compresa la modifica della destinazione d’uso conseguente al cambiamento di condizioni soggettive dei titolari di costruzioni residenziali in zona agricola, nel caso di passaggio del diritto reale di godimento che non si verifichi a seguito di successione. Il conguaglio sopracitato è richiesto solo nel caso in cui la nuova destinazione comporti una maggiore incidenza di oneri e corrisponde alla differenza fra gli importi dovuti per le due destinazioni, entrambi calcolati sulla base di quanto previsto per le nuove costruzioni ai sensi della normativa vigente. Il conguaglio è richiesto anche nei casi di aumento superiore al 20 per cento della superficie imponibile preesistente. Le modalità di pagamento del conguaglio previste sono stabilite nel regolamento edilizio comunale o nella deliberazione comunale. In tali casi il Comune può richiedere l’asseverazione da parte di un professionista abilitato per quanto riguarda la sicurezza sismica e l’idoneità statica e igienicosanitaria. La mancata presentazione dell’asseverazione entro il termine assegnato dal Comune comporta l’avvio del procedimento per la verifica dell’agibilità per la nuova destinazione. Ai fini urbanistico-edilizi le attività di albergo diffuso, country house, bed and breakfast e affittacamere esercitate in edifici esistenti non comporta Pag. 38 - ApiNFORMA / Edilizia - numero 9 - 15 maggio 2019
modifica della destinazione d’uso in atto degli immobili utilizzati. Parimenti non comportano modifiche di destinazione d’uso le attività di servizio, esercitate in forma provvisoria con contratti d’affitto di durata inferiore ai cinque anni. Per le strutture ricettive a carattere sociale, a eccezione delle foresterie, ostelli e alberghi per la gioventù, convitti per studenti e case per ferie, la percentuale di irrilevanza sopracitata non trova applicazione, rilevando in tali casi ogni modifica della destinazione d’uso in atto di unità immobiliari appartenenti ad altre categorie urbanistiche. È altresì ammesso, e non comporta modifica di destinazione d’uso, l’utilizzo in via esclusiva da parte dei proprietari o dei loro aventi causa degli immobili destinati a residenza turistica o alberghiera a titolo di abitazione ordinaria. Comporta, invece, modifica della destinazione d’uso il trasferimento del diritto reale di godimento dell’immobile per atto tra vivi che preveda l’uso residenziale proprio, con conseguente assoggettamento al conguaglio degli oneri e restituzione di eventuali contributi con finalità turistiche a qualunque titolo percepiti, in caso di violazione dell’obbligo di mantenimento del vincolo di destinazione dei beni contribuiti.
Interventi subordinati a segnalazione certificata di inizio attività - SCIA Il testo dell’articolo 17 della legge regionale 19/2009, viene modificato e prevede che sono realizzabili mediante segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) i seguenti interventi, purché conformi agli strumenti urbanistici vigenti e non in contrasto con quelli adottati, nonché conformi ai regolamenti edilizi vigenti e alle altre norme aventi incidenza sull’attività edilizia: a) gli interventi di restauro e di risanamento conservativo aventi rilevanza strutturale ai sensi delle leggi di settore, nonché gli interventi di recupero; b) gli interventi di ampliamento e la realizzazione di pertinenze o altre strutture, anche non pertinenziali, non realizzabili in attività edilizia libera, anche asseverata, qualora comportino un aumento inferiore o uguale al 20 per cento della volumetria utile dell’edificio o dell’unità immobiliare esistenti se a destinazione residenziale o del 20 per cento della superficie utile dell’edificio o dell’unità immobiliare esistenti se a uso diverso dalla residenza; c) gli interventi di ristrutturazione edilizia non soggetti a permesso di costruire; d) la realizzazione di chioschi per la vendita, la
somministrazione, la lavorazione di beni di consumo, nonché la collocazione di tende relative a locali d’affari e altri manufatti relativi a esercizi pubblici, nonché l’installazione di strutture connesse ad attività di esercizio pubblico, intendendo per esse ogni struttura prefabbricata, costituita da una intelaiatura ancorata al suolo ed eventualmente a parete, attraverso l’utilizzo di sistemi facilmente rimovibili, priva di chiusure laterali e coperture fisse, purché assentita dallo strumento urbanistico generale o dal regolamento edilizio comunale e nel rispetto delle caratteristiche dimensionali, tipologiche e strutturali stabilite a livello locale, a condizione che comunque non superi il limite del 20 per cento della volumetria o superficie utile dell’edificio esistente; e) gli interventi di rilevanza strutturale su edifici esistenti volti alla realizzazione di abbaini, terrazze a vasca, balconi e poggioli aggettanti, di profondità superiore a 1,60 metri, rampe e scale aperte. Sono, altresì, realizzabili mediante segnalazione certificata di inizio attività le varianti a permessi di costruire o a segnalazioni certificate di inizio attività, anche in alternativa al permesso di costruire che non configurino una variazione essenziale ai sensi dell’articolo 40, che siano conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie vigenti e siano attuate dopo l’acquisizione degli eventuali atti di assenso prescritti dalla normativa in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, dalle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio (Codice dei beni culturali e del paesaggio), e dalle altre norme di settore aventi incidenza sull’attività edilizia, e in particolare delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie e di quelle relative all’efficienza energetica. Ai fini dell’attività di vigilanza urbanistica ed edilizia, nonché ai fini della segnalazione certificata di agibilità, le varianti in corso d’opera, non danno luogo alla sospensione dei lavori e costituiscono parte integrante del procedimento relativo al permesso di costruire o alla segnalazione certificata di inizio attività in alternativa al permesso di costruire dell’intervento principale. In tali casi possono essere presentate anche prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori, costituendo varianti di mero aggiornamento progettuale dell’intervento principale.
Contributo di costruzione Il testo dell’articolo 29 della legge regionale 19/2009, viene modificato e prevede che il rilaPag. 39 - ApiNFORMA / Edilizia - numero 9 - 15 maggio 2019
scio del permesso di costruire, la presentazione di una SCIA, anche in alternativa al permesso di costruire, nonché l’attività edilizia libera asseverata comportano la corresponsione del contributo di costruzione qualora all’intervento consegua un incremento della superficie imponibile. Tale contributo è commisurato all’incidenza degli oneri di urbanizzazione, nonché al costo di costruzione, secondo le modalità indicate nel presente articolo e nel regolamento di attuazione. Nei casi di modifiche di destinazione d’uso senza opere edili, il contributo è dovuto per la sola quota relativa agli oneri di urbanizzazione in ragione della maggiore incidenza della nuova destinazione. A scomputo totale o parziale del contributo di costruzione, il richiedente il permesso di costruire può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione richieste dal Comune, nel rispetto della legge in materia di contratti pubblici, o costituire diritti perpetui di uso pubblico su aree, secondo le modalità e le garanzie stabilite dal Comune. Le opere realizzate o i diritti perpetui di uso pubblico sulle aree interessate sono acquisiti al patrimonio indisponibile del Comune. La quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è corrisposta al Comune all’atto del rilascio del permesso di costruire ovvero contestualmente alla presentazione della SCIA e, su richiesta dell’interessato, può essere rateizzata, secondo le modalità e le garanzie stabilite dal Comune. La quota di contributo relativa al costo di costruzione, determinata all’atto del rilascio del permesso di costruire ovvero alla presentazione della, è corrisposta in corso d’opera con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune. Per gli interventi ricadenti in ambiti soggetti a pianificazione attuativa, qualora in sede di convenzione urbanistica il contributo di costruzione sia già stato versato, anche a scomputo, il relativo importo deve essere detratto dalle eventuali ulteriori quote calcolate. L’incidenza degli oneri di urbanizzazione e il valore unitario da porre a base del calcolo per la determinazione del costo di costruzione sono stabiliti con deliberazione del Consiglio comunale con riferimento alle tabelle parametriche approvate, definite per classi di Comuni in relazione: a) alla dimensione e alla fascia demografica dei Comuni; b) alle caratteristiche territoriali dei Comuni; c) alle destinazioni di zona previste dagli strumenti di pianificazione comunale; d) agli standard o rapporti fra gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio e quelli destinati agli
insediamenti residenziali e produttivi, da osservarsi nella redazione dei piani urbanistici comunali per le zone omogenee in attuazione delle norme regionali. La deliberazione del Consiglio comunale determina, altresì, la misura percentuale della compensazione fra oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e fra oneri di urbanizzazione e costo di costruzione per gli interventi. Ogni cinque anni i Comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, in conformità alle tabelle parametriche regionali, in relazione ai riscontri e ai prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Fino all’emanazione delle tabelle parametriche regionali o all’aggiornamento delle medesime, rimane in vigore il contributo per il rilascio del permesso di costruire calcolato in base alle norme vigenti, aggiornato secondo indici ISTAT. I Comuni sono tenuti a destinare una quota, non inferiore al 10 per cento, delle entrate derivanti dall’introito degli oneri di cui al presente articolo e delle sanzioni in materia edilizia e urbanistica ai fini dell’abbattimento delle barriere architettoniche anche di tipo senso-percettivo per opere, edifici e impianti esistenti di loro proprietà.
Esonero e riduzione dal contributo di costruzione Il testo dell’articolo 30 della legge regionale 19/2009, modificata e prevede che il contributo di costruzione sopraindicato non è dovuto: a) per gli interventi da realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo a titolo professionale, ai sensi della legge di settore; b) per tutti gli interventi di manutenzione, restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia di edifici esistenti, compresi quelli con demolizione e ricostruzione ovvero che determinano un aumento della superficie imponibile inferiore o uguale al 20 per cento della superficie imponibile preesistente, anche nel caso di aumento delle unità immobiliari; oltre tale misura, il contributo di cui all’articolo 29 è dovuto per la sola quota eccedente; b bis) per gli interventi di ristrutturazione con demolizione; b ter) per il frazionamento di unità immobiliari qualora non comporti aumento delle superfici imponibili e cambio di destinazione d’uso, fermo restando l’esonero di cui alla lettera h); c) per gli ampliamenti di edifici residenziali in Pag. 40 - ApiNFORMA / Edilizia - numero 9 - 15 maggio 2019
misura complessiva non superiore al 20 per cento della superficie imponibile esistente all’atto del primo ampliamento medesimo, esclusi quelli con cambio di destinazione d’uso; oltre tale misura, il contributo è dovuto per la sola quota eccedente; d) per gli ampliamenti di edifici finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche; e) per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti, nonché per le opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici e di specifiche convenzioni per l’uso; f) per gli interventi da realizzare da parte della pubblica Amministrazione in attuazione di provvedimenti emanati a seguito di pubbliche calamità e conformi alla legislazione che disciplina gli interventi di emergenza della protezione civile; g) per l’installazione di nuovi impianti di fonti rinnovabili di energia e per le opere ad essa conseguenti; h) per le modifiche di destinazione d’uso in residenziali nelle zone omogenee A, B0 e B, nonché nelle altre zone, a esclusione delle zone omogenee E, in cui lo strumento urbanistico ammette l’uso residenziale; i) per la realizzazione di parcheggi privati pertinenziali, necessari al raggiungimento dei limiti minimi previsti dalle leggi di settore o a uso pubblico senza alcuna limitazione dimensionale, purché finalizzati a interventi edilizi di costruzione, ristrutturazione o ampliamento di edifici. i bis) per gli interventi di edilizia residenziale in base alla convenzione ivi prevista; l’esonero si applica al solo costo di costruzione. Il Consiglio comunale può deliberare la riduzione fino a un massimo del 50 per cento, limitatamente agli oneri relativi alle sole opere di urbanizzazione secondaria per costruzioni residenziali nei Comuni di montagna, con popolazione residente inferiore ai 2.500 abitanti risultante dall’ultimo censimento, che abbiano registrato un saldo demografico negativo al termine del quinquennio precedente. Il Consiglio comunale può deliberare la riduzione fino a un massimo del 50 per cento, limitatamente al contributo relativo al costo di costruzione per le destinazioni d’uso residenziale, servizi, alberghiera e direzionale, nel caso in cui i progetti sottoposti a titolo abilitativo edilizio, oltre a rispondere alle norme in materia di contenimento del consumo energetico, prevedano l’utilizzo di energia da
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fonti rinnovabili che assicurino il documentato soddisfacimento del fabbisogno termico minimo previsto dalla legge di settore. Il Consiglio comunale può stabilire, per gli interventi di edilizia sostenibile e risparmio energetico, una riduzione del contributo di costruzione, ove dovuto, in misura non inferiore al 5 per cento dell’importo. L’Amministrazione comunale può deliberare la riduzione del contributo fino a un massimo del 100 per cento per le opere di realizzazione di impianti sportivi, eseguiti anche da privati, in attuazione di specifiche convenzioni con gli enti pubblici com-
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petenti che disciplinino l’uso pubblico degli stessi in funzione dell’interesse pubblico prevalente. Il Consiglio comunale può deliberare la riduzione proporzionale, fino a un massimo del 50 per cento del contributo, in relazione a interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente ricadenti all’interno di zone improprie nelle quali sia accertata l’insussistenza delle opere di urbanizzazione richieste dalla disciplina di settore e per le quali il Comune disponga di non procedere alla programmazione o realizzazione. (continua) (CS)
CCIAA Pordenone-Udine. Bando di concorso anno 2019 premiazione dell’economia e dello sviluppo del territorio per il conferimento del diploma di benemerenza con medaglia d’oro Vi informiamo che la Camera di Commercio di Pordenone-Udine ha bandito il concorso per la 1^ Premiazione dell’Economia e dello Sviluppo del Territorio, iniziativa che muove dalle precedenti manifestazioni promosse dalle Camere di Commercio di Pordenone e Udine, condividendo le medesime finalità e con l’obiettivo di cogliere le esigenze del lavoro e delle imprese, in un contesto economico di innovazione e cambiamenti. Il concorso prevede categorie e premi differenti, con ripartizione dei riconoscimenti rispetto alla rappresentatività dei due territori di competenza, i cui diplomi di benemerenza verranno consegnati in occasione di una cerimonia che si svolgerà nei due rispettivi territori pordenonese e udinese presumibilmente nell’autunno 2019. I premi sono riservati alle seguenti categorie:
Categoria “contaminazione lavoro-impresa” - a lavoratori dipendenti di aziende con sede e/o unità operativa nel territorio di competenza della Camera del settore industria, commercio, artigianato, agricoltura, turisticoalberghiero, cooperazione, nonché aziende dei servizi e organizzazioni imprenditoriali e sindacali, con almeno 30 anni di servizio e che all’atto della domanda prestino ancora la loro opera sempre alle dipendenze della stessa azienda (fedeltà al lavoro) o alle dipendenze di aziende dello stesso gruppo (fedeltà al datore di lavoro), ovvero abbiano prestato la loro opera essendo andati in quiescenza nell’arco degli ultimi 12 mesi alla data di scadenza del termine di presentazione della domanda (scadenza bando).
* N. premi riservati al territorio pordenonese: 4 * N. premi riservati al territorio udinese: 9 - a lavoratori dipendenti di studi professionali, con sede nel territorio di competenza della Camera, dei diversi settori rappresentativi dell’economia friulana, i quali abbiano almeno 30 anni di servizio e all’atto della domanda prestino ancora la loro opera sempre alle dipendenze dello studio (fedeltà al lavoro) o alle dipendenze di studi dello stesso gruppo (fedeltà al datore di lavoro). * N. premi riservati al territorio pordenonese: 1 * N. premi riservati al territorio udinese: 1 Ad ogni impresa/studio professionale sarà permesso segnalare un unico lavoratore.
Categoria “Impresa” - Premio “Iniziativa Imprenditoriale”, da assegnare sulla base di un’equa distribuzione tra i diversi settori rappresentativi dell’economia ovvero ad aziende attive nei settori industria, commercio, artigianato, agricoltura, turisticoalberghiero, cooperazione. Le aziende segnalate dovranno avere la loro sede principale e/o unità operativa nel territorio di competenza della Camera e più di 10 anni di ininterrotta attività, comprovando - in caso di fusioni, acquisto o affitto, conferimento di attività dell’azienda e simili eventi - la continuità nell’attività, essersi affermate in particolare negli ultimi tre anni sui mercati anche internazionali per intraprendenza commerciale, realizzazioni innovative, qualità della produzione e dei servizi, capacità e serietà imprenditoriali, mantenimento e crescita dei livelli occupazionali. * N. premi riservati al territorio pordenonese: 9 * N. premi riservati al territorio udinese: 20 - Premio “Passaggio Generazionale”, da assegnare alle imprese più longeve sulla base di un’equa distribuzione tra i diversi settori rappresentativi dell’economia, ovvero ad aziende
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attive nei settori industria, commercio, artigianato, agricoltura, turistico-alberghiero. Le aziende segnalate dovranno avere la loro sede principale e/o unità operativa nel territorio di competenza della Camera ed essere caratterizzate dalla stessa proprietà e conduzione da almeno 3 generazioni comprovando la continuità nell’attività e avere raggiunto livelli di eccellenza nel proprio settore, anche sui mercati internazionali. * N. premi riservati al territorio pordenonese: 1 * N. premi assegnati al territorio udinese: 3 - Premio “Studi professionali” attivi nel territorio di competenza della Camera, per valorizzare l’operato trasversale e di supporto allo sviluppo economico garantito dai servizi resi nei diversi campi da operatori qualificati e iscritti agli albi di appartenenza. Gli studi segnalati dovranno vere la loro sede nel territorio di competenza della Camera e più di 10 anni di ininterrotta attività, comprovando la continuità nell’attività, essendosi affermati per intraprendenza commerciale, servizi innovativi, qualità dei rapporti e relazioni con le imprese del territorio, capacità e serietà imprenditoriali, mantenimento e crescita dei livelli occupazionali. * N. premi riservati al territorio pordenonese: 1 * N. premi riservati al territorio udinese: 2 In occasione del trentennale della “nascita” del Web al Cern di Ginevra, è bandito il Premio “Impresa 4.0” destinato a imprese che hanno avviato percorsi complessi ispirandosi a “Industria 4.0” per orientare al futuro la propria produzione e i servizi offerti, attraverso le più disparate applicazioni (vedi bando) * N. premi riservati al territorio pordenonese: 1 * N. premi riservati al territorio udinese: 1 E’ bandito il Premio “Valorizzazione del patrimonio culturale” destinato a imprese e organizzazioni operanti nel territorio di competenza della Ca-
mera in ambito creativo, culturale, multimediale e nei settori interconnessi (vedi bando) * N. premi riservati al territorio pordenonese: 1 * N. premi riservati al territorio udinese: 1 Inoltre è bandito il Premio “Impresa in Europa”. Le aziende segnalate dovranno avere la loro sede principale e/o unità operativa nel territorio di competenza della Camera e più di 10 anni di ininterrotta attività, comprovando – in caso di fusioni, incorporazioni, acquisto o affitto, conferimento di attività dell’azienda e simili eventi – la continuità nell’attività, essersi affermate in particolare nella capacità di cogliere le opportunità date dai fondi comunitari, nell’accezione più generale del termine, per favorire forti investimenti nell’innovazione con evidenti ricadute sul territorio e riconoscimenti a livello comunitario, ovvero avendo avviato progetti di cooperazione e collaborazione con imprese site in altri Paesi Ue sempre allo scopo di avviare percorsi significativi nell’innovazione di prodotto o di processo. * N. premi riservati al territorio pordenonese: 1 * N. premi riservati al territorio udinese: 1 E’ bandito il Premio “Idea Imprenditoriale Terzo Millennio” da conferire a imprese o singoli soggetti nel territorio di competenza della Camera che hanno colto le opportunità del mondo contemporaneo per farne nuovi modelli di business. * N. premi riservati al territorio pordenonese: 1 * N. premi riservati al territorio udinese: 1 Le domande dovranno pervenire alla Camera di Commercio di Pordenone-Udine, compilate sugli appositi moduli, entro e non oltre il 5 luglio 2019 con le modalità indicate nel bando di concorso. Gli interessati possono rivolgersi alla sede di Pordenone (tel. 0434/381604) o alla sede di Udine (tel. 0432/273535) della C.C.I.A.A. di PordenoneUdine, oppure alla nostra Associazione, signora Barbara Vergolin (tel. 0432 507377), alla quale è possibile richiedere copia del bando contenente le specifiche del concorso.
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(BV)
Autotrasporto. Tachigrafo “intelligente” l’obbligo d’installazione inizia il 15 giugno 2019 per i soli veicoli di nuova immatricolazione Si fa seguito a quanto comunicato con nostra circolare prot. n. 1990/AdT del 4 giugno 2019 per ricordare che, in forza al regolamento di esecuzione (UE) della Commissione europea n. 502/2018 del 28 febbraio 2018 (v. per i dettagli Apinforma n. 8/2018, pp. 35-36), dal 15 giugno 2019 tutti i veicoli di nuova immatricolazione adibiti al trasporto di merci di massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate devono essere equipaggiati con un tachigrafo “intelligente”, vale a dire, con un apparecchio digitale di seconda generazione che consente una connessione al sistema globale di navigazione satellitare, denominato global navigation satellite system (GNSS).
Le nuove funzioni I nuovi apparecchi tachigrafici costituiscono, dal punto di vista informatico, un “sistema aperto” avente le sottostanti funzioni. A. Il sistema si integra con la rete di bordo del veicolo e mediante la connessione GNSS permette di registrare in automatico la posizione del veicolo, in corrispondenza: del luogo d’inizio del periodo di lavoro giornaliero; del luogo raggiunto ogni 3 ore di periodo complessivo di guida; nonché del luogo di fine del periodo di lavoro giornaliero. A maggior chiarezza, si evidenzia che la posizione è rilevata a ogni multiplo di 3 ore del periodo di guida cumulativo, che non viene mai resettato; quindi ogni 3 ore di movimento del veicolo, in qualsiasi modo effettuate, la posizione sarà registrata. B. Il sistema consente una comunicazione da remoto, che scambia informazioni con i sistemi di gestione del parco veicolare. Attraverso questo sistema gli organi di Polizia, dotati di apposita apparecchiatura, possono interrogare il tachigrafo del veicolo in movimento per
verificare la presenza di una delle anomalie elencate all’art.9.4 del Regolamento 165/2014, come il più recente tentativo di violazione della sicurezza; la guida in assenza di carta del conducente valida; l’inserimento della carta durante la guida, il numero d’immatricolazione del veicolo e la velocità registrata dal tachigrafo). In ogni caso non costituiranno sistemi automatici per elevare sanzioni e leggere i dati dell’autista, che sono protetti da privacy. Per effettuare ciò, le forze dell’ordine dovranno comunque fermare il veicolo e svolgere un normale accertamento di polizia stradale. C. Il sistema permette un’interfaccia completo con i sistemi gestionali di trasporto. Al riguardo si segnala che con il tachigrafo intelligente saranno implementabili diverse funzioni e applicativi, quali: servizi di esazione dei pedaggi, sistemi di pesatura dei veicoli in movimento, dati sul consumo di carburante e sui parametri di guida dei conducenti, i servizi telematici di trasporto intelligente e di sicurezza stradale (ad es. l’infomobilità) di futura implementazione sulle strade interconnesse (progetto smart road), nonché dati utili per il controllo delle operazioni di cabotaggio o di distacco dei conducenti.
La situazione dei veicoli immatricolati entro il 14 giugno 2019 Per tutti i veicoli già immatricolati alla data del 14 giugno 2019 non sussiste alcun obbligo di integrare il primo tachigrafo digitale con il nuovo apparato “intelligente”, a condizione che svolgano trasporti nazionali e che lo Stato membro di loro prima immatricolazione non disponga diversamente. In caso contrario (trasporti internazionali o di cabotaggio, diversa statuizione dello Stato membro di appartenenza), anche i veicoli attualmente circolanti dovranno dotarsi di tachigrafo intelligente entro i prossimi 15 anni (giugno 2034). Per poter installare il nuovo tachigrafo intelligente su un autoveicolo già circolante - secondo dichiarazioni rilasciate da alcune case costruttrici di tachigrafi - occorre dotare il mezzo di un sistema GNSS di navigazione satellitare e di un’antenna
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Dedicated short range communication (DSRC), con evidenti spese di adeguamento. Per quanto detto si suggerisce alle imprese di valutare attentamente il tipo di tachigrafo installato sui nuovi automezzi immatricolati in prossimità della menzionata data del 15 giugno 2019, ponendo attenzione anche a eventuali modelli di “fine serie”, data che non sarà modificata e, quindi, non sarà oggetto di proroga.
Validità delle attuali carte tachigrafiche Per quanto riguarda le carte tachigrafiche - secondo informazioni assunte per le vie brevi dall’Unione italiana delle CCIAA (Unioncamere) - le attuali carte conducente saranno tranquillamente utilizzabili su entrambe le generazioni di tachigrafi digitali e, quindi, non dovranno essere sostituite. Alla scadenza naturale dei 5 anni le odierne carte saranno rinnovate ai conducenti fornendo loro delle nuove carte tachigrafiche con una memoria più ampia di quella attuale. Un’analoga sostituzione avverrà in tutti i casi di smarrimento, sottrazione o deterioramento della carta, documentato con apposta denuncia alle autorità competenti. Stessa cosa vale per le carte le carte tachigrafiche aziendali, che sono già attualmente valide 5 anni e che verranno sostituite al loro rinnovo, mentre le carte delle Forze dell’ordine e quelle delle officine andranno cambiate subito: - le prime, in quanto le Forze dell’ordine devo-
no, fin dal 15 giugno 2019, essere in grado di effettuare controlli sui nuovi apparecchi ed utilizzare le nuove metodologie di verifica da remoto che questo consente; - le seconde (officine), in quanto dovranno calibrare i tachigrafi intelligenti sui nuovi autoveicoli da immatricolare a partire dal 15 giugno 2019 o su quelli già circolanti, in caso di adeguamento, o verificare l’esatto funzionamento di quelli già montati sui nuovi veicoli. In merito alle nuove carte tachigrafiche delle officine, aventi la validità di un anno, l’Unioncamere ci segnala una situazione fortemente problematica nella loro diffusione, in quanto sino ad oggi non ne è stata ancora rilasciata nessuna, per cui potrebbero verificarsi disagi nella taratura dei tachigrafi intelligenti sui nuovi autoveicoli a partire dal giugno 2019. In sede nazionale, considerata la situazione Conftrasporto - che è già intervenuta su Unioncamere per sollecitare la risoluzione della questione - seguirà il delicato passaggio dal tachigrafo digitale di prima generazione a quello “intelligente”, dialogando con le principali case costruttrici di autoveicoli e dei nuovi apparati, ma anche con i rappresentanti delle officine e la stessa Unioncamere, anche al fine di poter comunicare, tempestivamente, ogni utile sviluppo della situazione. Ci si riserva di ritornare sull’argomento in presenza di ogni suo sviluppo. (AdT)
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Acquisto intracomunitario di veicoli comunitari istruzioni ministeriali
Si dà notizia delle interessanti istruzioni diramate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per la Motorizzazione (di seguito Ministero) prot. n. 0004382 del 12 febbraio 2019 in ordine all’Acquisto intracomunitario (nazionalizzazione) di veicoli comunitari. Vi si precisa che nelle more della modifica del decreto dirigenziale di concerto con l’Agenzia delle entrate del 26 marzo 2018, avente ad oggetto “obblighi di comunicazione in materia di acquisto di autovetture di provenienza intracomunitaria”, l’assenza del dato e della relativa documentazione attestante l’avvenuta radiazione dai registri delle competenti autorità estere non costituiscono elemento ostativo né al censimento del veicolo né alla sua immatricolazione in Italia. La questione era sorta con l’entrata in vigore del decreto sopracitato il quale, nel disciplinare il contenuto della comunicazione da rendersi al Ministero circa i dati riepilogativi degli acquisti intracomunitari di veicoli nuovi e usati, aveva stabilito che la informazioni sul numero di telaio del veicolo
e sulla data di prima immatricolazione (in caso di veicolo nuovo), dovevano essere tratte “a seconda dei casi, dal certificato di omologazione comunitario o dalla carta di circolazione, emessa nel Paese dell’Unione europea di provenienza del veicolo e prodotta in visione in originale al momento della comunicazione, dalla quale deve potersi rilevare l’avvenuta radiazione per esportazione.” Tuttavia, il Ministero, avendo preso atto che non tutti i Paesi dell’Unione europea prevedono la preventiva radiazione dei veicoli da esportare e da reimmatricolare in un altro Stato della medesima, ha concluso che la mancanza di questa informazione non possa costituire impedimento alla nazionalizzazione del veicolo, ivi comprese le procedure attivate a seguito dei nuovi obblighi imposti dal c.d. decreto sicurezza (convertito con legge 1° dicembre 2018, n. 132; v. Apinforma n. 1/2019, pp. 60-65). Rimangono confermati, a carico degli Uffici, gli adempimenti previsti dalla direttiva del Consiglio europeo n. 1999/37/CE del 29 aprile 1999 sui documenti di immatricolazione dei veicoli e, cioè, della comunicazione all’Autorità estera dell’avvenuta immatricolazione in Italia e della restituzione alla stessa, ove richiesta entro 6 mesi, della carta di circolazione estera. Copia degli atti citati può essere richiesta, unitamente ad altre informazioni, all’ufficio trasporti dell’Associazione. (AdT)
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Autotrasporto c/t. Agganci misti di semirimorchi extra UE documentazione di accompagnamento. chiarimenti ministeriali Con circolare n. 2 del 28 maggio 2019 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per il trasporto stradale e per l’intermodalità (di seguito Ministero) ha fatto chiarezza sulla documentazione di accompagnamento dei semirimorchi giunti in Italia via mare e immatricolati in un Paese extracomunitario, che devono essere agganciati al porto di arrivo da un vettore comunitario per essere trasferiti in altro Stato membro. L’intervento del Ministero si è reso necessario dopo che, in alcuni porti italiani, le competenti autorità doganali non hanno permesso l’operazione di aggancio, vista la mancanza sul semirimorchio dell’autorizzazione CEMT. Il Ministero ha chiarito preliminarmente che: - il percorso del semirimorchio dallo Stato di carico (non appartenente all’Unione europea) all’Italia con lo sbarco in un porto nazionale per una destinazione verso un altro Stato membro (prima parte del viaggio del suddetto semirimorchio) costituisce un trasporto di cose fra lo Stato extra UE e l’Italia stessa, in quanto il semirimorchio medesimo entra in territorio italiano; - tale tipo di trasporto, pur pervenendo via mare, può essere eseguito solo nel quadro dell’accordo bilaterale fra l’Italia e il Paese terzo interessato (ad es. la Turchia);
- di conseguenza, il semirimorchio, per accedere al territorio italiano deve essere accompagnato da una valida autorizzazione, facente parte del contingente bilaterale fra l’Italia e il Pese terzo idonea a consentire il trasporto in questione [non, quindi, da un’autorizzazione CEMT, n.d.r.]. A titolo di esempio: il semirimorchio giunto via mare al porto di Trieste dalla Turchia, per poter entrare in territorio italiano ed essere agganciato ad un trattore spagnolo con destinazione in quel Paese dovrà essere accompagnato da un’autorizzazione del contingente bilaterale Italia - Turchia, che verrà timbrata dall’Autorità di controllo in ambito portuale per attestarne l’utilizzo. Fatto ciò, ed una volta che il vettore comunitario ha agganciato il semirimorchio, per il transito in Italia sarà sufficiente la copia conforme della licenza comunitaria. Pertanto, in occasione di un controllo su strada eseguito in Italia, “deve essere esibita, a richiesta, la copia certificata conforme della licenza comunitaria rilasciata a nome del vettore che ha in regolare disponibilità il veicolo a motore e non anche l’autorizzazione bilaterale relativa all’ingresso ed uscita del rimorchio o semirimorchio extra EU da territorio italiano.” La timbratura dell’autorizzazione utilizzata per entrare in Italia, valida anche per la tratta di ritorno, è richiesta anche per l’uscita dal nostro Paese del medesimo rimorchio/semirimorchio, anche a vuoto, prima dell’imbarco verso la destinazione extra U.E. Copia della circolare e altre informazioni possono essere richieste all’ufficio trasporti dell’Associazione. (AdT)
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Autotrasporto c/t. Costi indicativi di riferimento pubblicati i costi indicativi di riferimento del gasolio validi per il maggio 2019 Si fa seguito a quanto riportato su Apinforma n. 8/2019, p. 54, per segnalare che il 13 giugno 2019 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per il trasporto stradale e l’intermodalità (di seguito Ministero) ha pubblicato sul proprio sito web (www.mit.gov.it) l’aggiornamento mensile della voce “costo per litro del gasolio” per le imprese di autotrasporto di cose in conto terzi valido per il mese di maggio 2019. In particolare, tenuto conto del prezzo medio al consumo accertato dal Ministero dello sviluppo economico nel maggio 2019 (pari a 1.519,10 euro in aumento rispetto al mese di aprile 2019 quando ammontava 1.509,64 euro per 1.000 litri di gasolio), il valore mensile di riferimento di questa voce risulta essere di: - 1,245 euro/l per i veicoli di massa complessiva
a pieno carico fino a 7,5 t (al netto dell’IVA); - 1,030 euro/l per i veicoli di massa complessiva a pieno carico superiore a 7,5 t (al netto dell’IVA e del rimborso delle accise). Si rammenta sempre che, a partire dal luglio 2015, con la ripresa delle pubblicazioni dei predetti valori indicativi, la nuova nota metodologica del Ministero ha chiarito che l’unica componente che verrà aggiornata mensilmente è quella del gasolio; per tutte le altre, la stessa nota ha informato che a seguito dei rilievi formulati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, il Ministero non provvederà più a quantificarle, limitandosi a riportare i criteri o le fonti da cui poter ricavare i relativi dati (ad es. il CCNL per il costo del lavoro). Inoltre, anche in questa sede, si ricorda che a partire dal 1° gennaio 2016 i veicoli di massa complessiva superiore a 7,5 t che avranno titolo al rimborso di quota parte delle accise sono solo quelli di categoria ecologica “Euro 3” e superiori. Il testo della nota ministeriale e altre informazioni possono essere richiesti all’ufficio trasporti dell’Associazione.
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(AdT)
Scadenze aziendali mese di giugno 2019 il calendario delle scadenze per il mese di giugno 2019
Sabato 15 FATTURAZIONE DIFFERITA - Scade il termine per l’emissione delle fatture riferite a cessioni di beni consegnati o spediti, previa emissione di un documento di trasporto, nel mese di maggio. Le stesse fatture devono essere registrate entro il termine di emissione e con riferimento al mese di consegna o spedizione.
Domenica 16 (posticipa a lunedì 17) IVA - LIQUIDAZIONE MENSILE - Scade il termine per il versamento dell’Iva relativa al mese di maggio. I versamenti vanno effettuati utilizzando il modello F 24. IVA ANNUALE - RATEIZZAZIONE - Scade il termine per il versamento della 4^ rata dell’Iva, relativa al 2018 risultante dalla dichiarazione annuale con applicazione degli interessi nella misura dello 0,33% mensile a decorrere dal 16 marzo 2019 utilizzando il codice tributo 6099. IRPEF - Scade il termine per il versamento delle ritenute operate nel mese precedente su: - redditi di lavoro autonomo; - redditi derivanti dall’utilizzazione di marchi ed opere dell’ingegno e contratti di associazione in partecipazione; - obbligazioni e titoli similari; - redditi di capitale diversi da dividendi e interessi, premi o altri frutti di obbligazioni e titoli similari; - provvigioni; - redditi di lavoro dipendente e assimilati; - prestazioni effettuate nei confronti dei condomini;
- bonifici relativi a ristrutturazioni edilizie e risparmio energetico. I versamenti vanno effettuati utilizzando il modello F 24. INPS - CONTRIBUTO GESTIONE SEPARATA Scade il termine per il versamento del contributo INPS della gestione separata secondo le seguenti aliquote: - 25,72 per i lavoratori autonomi titolari di partita Iva; - 34,23 % (prima fascia) per i soggetti che non sono iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie; - 24% per i soggetti già iscritti ad altra gestione obbligatoria. Il contributo così calcolato è posto: - per un terzo a carico dei percettori dei compensi; - per due terzi a carico del soggetto che eroga i compensi. I versamenti vanno effettuati utilizzando il modello F24. IMU - TASI - PRIMA RATA 2019 - Scade il termine per il versamento della prima rata dell’Imu e della Tasi dovuta per il 2019. Il pagamento va effettuato utilizzando il modello F24 o tramite bollettino di c/c postale. ADDIZIONALE REGIONALE E COMUNALE SU CONGUAGLIO DI FINE RAPPORTO - Scade il termine per il versamento dell’addizionale regionale e dell’eventuale addizionale comunale, da trattenere all’atto del conguaglio di fine rapporto effettuato e liquidato nel mese precedente. Il codice tributo per il versamento è il 3802 per l’addizionale regionale e il 3848 per l’addizionale comunale. I versamenti possono essere effettuati presso gli sportelli di qualsiasi concessionario o banca convenzionata, nonché presso gli uffici postali abilitati, utilizzando, in tutti i casi, il modello unico di pagamento fisco/inps/regioni (Mod. F24). ADDIZIONALE REGIONALE E COMUNALE 2018 - Scade il termine per versare le rate di ad-
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dizionale regionale e addizionale comunale trattenute sulle retribuzioni del mese precedente. Tale versamento è da effettuarsi insieme alle ritenute IRPEF. Il codice tributo è il 3802 per l’addizionale regionale e il 3848 per l’addizionale comunale; l’anno di riferimento è il 2018. ACCONTO ADDIZIONALE COMUNALE 2019 Scade il termine per versare la rata di acconto dell’addizionale comunale trattenuta ai dipendenti sulle retribuzioni del mese precedente. Tale versamento è da effettuarsi insieme alle ritenute IRPEF. Il codice tributo è il 3847. L’anno di riferimento è il 2019. CONTRIBUTI INPS LAVORATORI DIPENDENTI - Scade il termine per il versamento all’Inps, tramite mod. F24, dei contributi relativi ai lavoratori dipendenti. CONTRIBUTI COLLABORATORI - Scade il termine per il versamento tramite mod. F24 telematico dei contributi trattenuti il mese precedente dai committenti per i rapporti di collaborazione coordinata. CONTRIBUTI INPS DIRIGENTI (EX INPDAI) Scade il termine per il versamento dei contributi, tramite il mod. F24, della contribuzione Inps dei dirigenti per le retribuzioni di competenza del mese precedente. INPS - FONDO DI TESORERIA - Scade il termine per i datori di lavoro con almeno 50 dipendenti di versare al Fondo di tesoreria la quota mensile di TFR, totale o parziale, maturata nel mese precedente e non devoluta alle forme pensionistiche complementari.
Martedì 25 IVA INTRACOMUNITARIA MENSILI - Scade il termine per la trasmissione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni e servizi relativi al mese di maggio. I modelli da presentare sono: - l’INTRA 1, l’INTRA 1-bis, l’INTRA 1-ter, l’INTRA 1 - quater e l’INTRA 1 - quinquies per le cessioni; - l’INTRA 2, l’INTRA 2-bis, l’INTRA 2-ter, l’INTRA 2 - quater e l’INTRA 2 - quinquies per gli acquisti. La presentazione deve essere effettuata in via telematica.
Domenica 30
(posticipa a lunedì 1 luglio) VERSAMENTO DELLE IMPOSTE DOVUTE IN BASE AD UNICO PERSONE FISICHE - Scade il termine per il versamento del saldo per il 2018 e del primo acconto per il 2019, delle imposte dovute in base alla dichiarazione unificata da parte delle persone fisiche, senza alcuna maggiorazione. VERSAMENTO DELLE IMPOSTE DOVUTE IN BASE AD UNICO SOCIETA’ DI PERSONE - Scade il termine per il versamento del saldo per il 2018 e del primo acconto per il 2019, delle imposte dovute in base alla dichiarazione unificata da parte delle società di persone, senza alcuna maggiorazione. VERSAMENTO DELLE IMPOSTE DOVUTE IN BASE AD UNICO SOGGETTI IRES - Scade il termine di versamento del saldo per il 2018 e del primo acconto per il 2019 delle imposte dovute in base alla dichiarazione unificata da parte dei soggetti Ires, il cui periodo d’imposta si è chiuso il 31.12.2018, senza alcuna maggiorazione. VERSAMENTO IRAP 2019 - Scade il termine per il versamento del saldo per il 2018 e del primo acconto per il 2019 dell’Irap dovuta da parte di persone fisiche, società di persone e società di capitali con esercizio coincidente con l’anno solare. CEDOLARE SECCA - Scade il termine per il versamento del primo acconto riferito alle locazioni per le quali si è optato per il regime della cedolare secca. UNICO 2019 CARTACEO - Scade il termine per la presentazione del modello Unico 2019 cartaceo alle Poste da parte di persone fisiche non soggette ad Iva. Si ricorda che l’obbligo della trasmissione telematica è stata generalizzata anche per le persone fisiche, tranne poche eccezioni. DICHIARAZIONE IMU - TASI - Scade il termine per la presentazione al Comune, qualora prevista, delle dichiarazioni Imu e Tasi, relativamente ai fabbricati per i quali sono intervenute variazioni ai fini della determinazione dell’imposta. CONTRATTI DI LOCAZIONE - Scade il termine per la registrazione dei nuovi contratti di locazione di immobili con decorrenza 1° giugno 2019 e versamento dell’imposta di registro per i contratti di locazione con annualità scaduta il 31 maggio 2019. RIVALUTAZIONE TERRENI E PARTECIPAZIO-
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NI - Scade il termine per il versamento della terza e della seconda rata dell’imposta sostitutiva dovuta sulla rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni possedute rispettivamente al 1° gennaio 2017 e al 1° gennaio 2018.
IVIE/IVAFE - Scade il termine per il versamento del saldo 2018 dell’imposta dovuta sugli immobili situati all’estero (IVIE) e sulle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE) da parte delle persone fisiche, senza alcuna maggiorazione.
DIRITTO ANNUALE CCIAA - Scade il termine per il versamento del diritto camerale dovuto per il 2019. Il pagamento dovrà essere effettuato utilizzando il modello F24, compilando la sezione Regioni ed Enti locali ed indicando il codice tributo 3850.
ESTEROMETRO - Scade il termine per la trasmissione telematica dell’esterometro, riferito alle operazioni di maggio 2019.
STUDI DI SETTORE - Scade il termine per effettuare il versamento dell’Iva relativa all’adeguamento dei ricavi agli studi di settore/ISA e dell’eventuale maggiorazione del 3%.
LIBRO UNICO - Scade il termine per le registrazioni relative al mese precedente. DENUNCIA UNIEMENS - Scade il termine per l’invio delle denunce contributive e retributive relative alle retribuzioni del mese precedente.
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(PZ-FT)