notiziario dell’ASSOCIAZIONE piccole e medie industrie
APINFORMA numero 3 15 febbraio 2019
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ApiNFORMA - Quindicinale di informazione dell’Associazione Piccole e Medie Industrie
FISCALE TRIBUTARIO ECONOMICO
LAVORO
SICUREZZA E AMBIENTE
EDILIZIA
EXPORT MARKETING
ORGANIZZAZIONE
notiziario dell’ASSOCIAZIONE PIccole e medie industrie
APINFORMA
numero 3 15 febbraio 2019
Sommario
FISCALE TRIBUTARIO ECONOMICO
LAVORO
SICUREZZA E AMBIENTE
EDILIZIA
Acquisti di beni via internet
6
La compensazione del credito Iva
8
Prorogata la comunicazione all’ENEA
9
Nuovo regime per le perdite
10
La rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni
13
Recupero edilizio e riqualificazione energetica
18
Interessi di mora fermi all’8%
21
Deduzioni trasferte imprese minori
22
Brexit
23
Voucher CCIAA Pordenone-Udine per l’internazionalizzazione
25
Autotrasporto c/t. Contributi agli investimenti
27
Indice mensile rivalutazione t.f.r. gennaio 2019
29
Ente bilaterale: imponibilità fiscale delle prestazioni
30
Soppressione SISTRI
33
CONAI: disponibile la guida 2019
34
Precisazioni del Ministero su F-GAS
35
Responsabile rischio amianto
42
SOA: rinnovo per la F.lli Menon
44
ANAC: contributi gare per il 2019 invariati
45
Autotrasporto c/t. Spagna
48
Divieti di circolazione 2019. Chiarimenti ministeriali
49
Divieti di circolazione dei veicoli industriali
50
Poste. Contributo annuale dovuto all’AGCOM
52
Autotrasporto c/t. Costi indicativi di riferimento
53
Pedaggi autostradali 2019
54
RCA. Circolazione con veicoli privi di copertura
56
Scadenze aziendali marzo 2019
58
ORGANIZZAZIONE
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Acquisti di beni via internet Adempimenti fiscali
la specifica disciplina fiscale
dott. Silvano Meneghini - Commercialista in Dignano Capita sempre più spesso che privati ed imprese acquistino online beni materiali (Pc, tablet ecc.) o immateriali (ad es. software, filmati ecc.). In effetti i vari siti internet dedicati allo shopping online (es. Amazon) offrono ampie garanzie: è possibile visionare gli articoli proposti in maniera dettagliata, leggere prezzi e caratteristiche, effettuare confronti con prodotti similari. Gli acquisti effettuati nell’ambito dell’impresa o professione comportano però degli adempimenti di natura fiscale che non sempre sono facili da gestire. Pertanto, con questo articolo, ci proponiamo di approfondire l’argomento. In via preliminare vediamo di introdurre una prima fondamentale distinzione tra commercio elettronico diretto (E-commerce) e commercio elettronico indiretto.
Commercio elettronico diretto (c.d. E-commerce) Si intendono le compravendite di beni immateriali “digitali” che possono viaggiare, scomposti in “bit”, attraverso internet (come ad es. software). L’acquirente scarica nel proprio Pc il prodotto (c.d. download) tramite canale telematico. Le suddette operazioni ai fini fiscali sono considerate prestazioni di servizi.
Commercio elettronico indiretto Si intendono le compravendite di beni materiali per le quali la transazione commerciale avviene per via telematica mentre la consegna fisica della merce avviene attraverso i canali tradizionali (corrieri, poste ecc.). Le suddette operazioni fiscalmente si inquadrano tra le cessioni di beni.
1) Commercio elettronico diretto (prestazione di servizi) Supponiamo che l’acquirente sia un soggetto passivo italiano (ad esempio una impresa con partita Iva). La fattura del fornitore (prestatore di servizi) sarà differentemente trattata a seconda che il fornitore sia un operatore nazionale, comunitario od extracomunitario. Nel primo caso il prestatore nazionale emette fattura assoggettata ad Iva (dal 1° gennaio 2019 in formato elettronico) e l’acquirente dovrà registrare il documento con le consuete modalità. Se invece il prestatore è un operatore comunitario l’operazione si inquadra nei servizi intracee. Il committente, che riceve fattura senza addebito d’imposta, dovrà integrare il documento con Iva come dispone l’articolo 17, comma 2, DPR 633/1972. Dovrà quindi registrare il documento sia nel registro Iva vendite che nel registro Iva acquisti (reverse charge). Infine consideriamo il caso che il prestatore sia un operatore extracomunitario. Il committente, che riceve la fattura senza addebito d’imposta, dovrà emettere autofattura con Iva. Dovrà annotare il suddetto documento nei registri Iva di acquisto e di vendita al fine di registrare l’Iva sia a credito che a debito. 2) Commercio elettronico indiretto (fornitura di beni) La fattura del fornitore sarà differentemente trattata a seconda che il fornitore sia un operatore nazionale, comunitario od extracomunitario. Nel primo caso il cedente emette fattura assoggettata ad Iva (dal 1° gennaio 2019 in formato elettronico) e l’acquirente registra il documento con le consuete modalità. Se invece il cedente è un operatore comunitario e l’acquisto online riguarda beni provenienti da un altro Paese della UE, rientriamo nella disciplina degli acquisti intracomunitari di beni (ai sensi dell’art. 38 del DL n. 331/1993). Sia il cedente comunitario che il cessionario italiano dovranno essere iscritti nel Vies. Al ricevimento della fattura il cessionario dovrà procedere agli adempimenti previsti per gli acqui-
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sti INTRA CEE e cioè integrare il documento con Iva e registrarlo sia nel registro Iva vendite che nel registro Iva acquisti. Infine se il cedente è un operatore extracomunitario e l’acquisto online riguarda beni provenienti da un Paese extra UE, l’operazione si configura come importazione. In tal caso nel momento in cui avviene l’introduzione dei beni nel territorio comunitario, il proprietario della merce o lo spedizioniere dovranno presentare in dogana la documentazione relativa all’acquisto per l’emissione della bolletta doganale. Dovranno anche versare l’Iva oltre ad eventuali dazi e diritti d’importazione. È appena il caso di ricordare che la bolletta doganale rileva esclusivamente ai fini Iva e deve essere numerata e annotata nel registro degli acquisti del soggetto passivo Iva italiano. Invece, la fattura del fornitore estero rappresenta il documento giustificativo del costo sostenuto per i beni importati. Tale fattura non ha rilevanza ai fini Iva (per la quale si fa riferimento a quanto riportato nella bolletta doganale), bensì ai fini delle imposte dirette. Tale documento è quindi utilizzato per la registrazione in contabilità del costo di acquisto dei beni. Come si evince dalla tabella allegata (reperibile
sul sito Agenzia Dogane) l’impresa che effettua acquisti di modesto valore, più precisamente di valore non superiore ad € 22, non ha l’obbligo di richiede la bolla doganale d’importazione in quanto non sono dovuti né dazi né Iva. Se invece il valore dell’importazione è superiore ad € 22 bisogna regolarizzare l’operazione nei modi indicati, altrimenti si potrebbe incorrere nel reato di contrabbando.
Acquisti su internet L’acquisto di prodotti tramite internet può presentare numerosi vantaggi, ma è comunque soggetto ad adempimenti di natura doganale e fiscale compreso l’eventuale pagamento di dazio, Iva e, ove richiesto, accise.
Pagamento di Dazi, IVA e Accise Oltre il prezzo di acquisto l’acquirente, nel caso di merce proveniente da Paesi non appartenenti all’UE (es. Cina) può essere tenuto al pagamento di dazi, Iva.
Valore
Dazio (*)
IVA (*)
Fino a 22,00 €
NO
NO
da 22,01 € a 150,00 €
NO
SI
oltre 150,00 €
SI
SI
Il vettore che cura la spedizione potrebbe, inoltre, richiedere il pagamento di un importo come saldo per i servizi di trasporto ed espletamento delle formalità doganali resi dal corriere stesso. L’acquisto di prodotti alcolici, profumi e acqua da toletta, è sempre soggetto a Dazi e IVA. Per i prodotti alcolici è dovuta anche l’accisa. Tale imposta è dovuta in Italia anche qualora i prodotti alcolici acquistati siano già stati immessi in consumo in un altro Stato UE. In tal caso è obbligato
al pagamento dell’accisa il rappresentante fiscale nominato dal venditore comunitario autorizzato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Non è consentito l’acquisto di tabacchi lavorati tramite internet se non sono già stati immessi in consumo in altro Stato membro dell’UE. In tale caso l’accisa è dovuta anche in Italia dal rappresentante fiscale designato dal venditore e autorizzato dall’Agenzia.
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La compensazione del credito Iva rinnovata la convenzione per il rilascio del visto di conformità
Per la compensazione di un credito Iva d’importo superiore a 5.000 euro, l’articolo 10 del decreto legge n. 78/2009, prevede il rispetto di due condizioni: - può essere fatta a partire dal 10° giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale; - è necessario il rilascio del “Visto di conformità” da parte di un soggetto abilitato iscritto in apposito albo professionale. Per offrire ai nostri Associati un servizio di rilascio
del “Visto di conformità” conveniente e affidabile, abbiamo rinnovato, con il dottor Silvano Meneghini commercialista in Dignano, la convenzione a prezzi invariati che prevede i seguenti costi: - 350 euro fino ad un importo di credito Iva da compensare di 20.000 euro; - 350 euro + 0,5% del credito Iva da compensare per importi superiori a 20.000 euro. Tali importi s’intendono al netto dell’Iva. Ricordiamo inoltre che il rilascio del visto di conformità per compensare crediti di importo superiore a 5.000 euro, è richiesto anche per l’Ires, l’Irpef, l’Irap, le imposte sostitutive, le ritenute ecc.… Per i soggetti dotati di organo di controllo in alternativa è richiesta la sottoscrizione della dichiarazione da parte dell’organo stesso. Per ulteriori informazioni o per accedere al servizio è possibile contattare il dottor Paolo Zorzenone presso l’Associazione allo 0432 507377.
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(PZ)
Prorogata la comunicazione all’ENEA per gli interventi eseguiti nel 2018 trasmissione entro il 1° aprile 2019
Per consentire un monitoraggio in termini di risparmio energetico di alcuni interventi di ristrutturazione edilizia, l’art. 1 comma 3 della legge n. 205/2017, ha previsto l’obbligo di inviare una specifica comunicazione all’ENEA. L’adempimento interessa quindi esclusivamente alcuni interventi di ristrutturazione edilizia, di cui all’art. 16-bis del TUIR, posti in essere dal 1° gennaio 2018, che producono un risparmio in termini di consumo di energia. Ricordiamo che l’obbligo di comunicazione all’ENEA è sempre esistito per gli interventi di risparmio energetico. Come comunicato in Apinforma 21/2018, l’obbligo riguarda anche gli interventi realizzati nel 2018, per questi l’ENEA ha chiarito che per quelli ultimati tra il 1° gennaio e il 21 novembre 2018 (data di apertura del sito), la comunicazione doveva essere trasmessa entro 90 giorni da quest’ultima data e, conseguentemente, entro il 19 febbraio 2019, termine peraltro posticipato di due giorni al 21 febbraio 2019, in seguito a disservizi del sito dell’ENEA. Per i lavori ultimati dopo il 21 novembre 2018 e in ogni caso a regime, la comunicazione deve essere trasmessa entro 90 giorni dall’ultimazione dei lavori. Per ultimazione dei lavori si deve intendere il
collaudo, il certificato di fine dei lavori o la dichiarazione di conformità. Il 25 febbraio 2019 l’ENEA, su mandato del MISE, per gli interventi realizzati nel 2018, ha differito il termine per la trasmissione dei dati al 1° aprile 2019. Per i soggetti che non hanno provveduto all’invio entro lo scorso 21 febbraio 2019, avranno quindi la possibilità di beneficiare della riapertura dei termini e provvedere all’invio della comunicazione entro il 1° aprile 2019 senza incorrere in alcuna sanzione. Sul sito Internet http://ristrutturazioni2018enea. it è disponibile, oltre alla procedura di inoltro dei dati, anche una guida rapida per la loro trasmissione. Per accedere alla compilazione della comunicazione è richiesta la registrazione al sito di cui sopra indicando nome, cognome, indirizzo e-mail e una password. La comunicazione pertanto può essere eseguita direttamente dal contribuente beneficiario della detrazione oppure con l’intervento di un intermediario, non necessariamente di un professionista abilitato. Per l’indirizzo di posta elettronica non è consentito l’utilizzo di una PEC. Per i soggetti già registrati al portale ENEA, perché ad esempio hanno già effettuato delle comunicazioni per il risparmio energetico, non è richiesta una nuova registrazione e potranno conseguentemente utilizzare le credenziali già in loro possesso. La registrazione al portale quindi è unica sia per gli interventi di risparmio energetico sia per quelli di ristrutturazione edilizia.
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(PZ)
Nuovo regime per le perdite riviste le regole di compensazione per i soggetti irpef La legge n. 145 del 28 dicembre 2018 (legge di Bilancio per il 2019) ha rivisto con l’art. 1 commi da 23 a 26, il regime di riporto delle perdite d’impresa per i soggetti Irpef. I soggetti interessati sono quindi le imprese individuali, le società di persone e le Srl in piccola trasparenza. È stata inoltre eliminata la differenziazione tra soggetti in contabilità semplificata e ordinaria, allineando il trattamento a quello previsto per i soggetti Ires. Per comprendere la portata delle modifiche è utile ricordare il regime riservato alle perdite realizzate fino al periodo d’imposta 2017. Prima della modifica, l’articolo 8 del TUIR prevedeva il seguente regime: - per le imprese in contabilità ordinaria o la partecipazione in società di persone in ordinaria, la compensazione con redditi della stessa natura e per l’eccedenza il riporto nei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quinto; - per le società di capitali il riporto delle perdite era consentito nel limite dell’80% senza alcuna limitazione temporale; - per le imprese in contabilità semplificata o la partecipazione in società di persone in semplificata e per i lavoratori autonomi, la compensazione poteva essere effettuata con qualsiasi altro reddito senza possibilità di riporto in periodi successivi. La manovra di bilancio per il 2019 ha introdotto “a regime” regole omogenee sia per le imprese in contabilità semplificata che ordinaria nonché per le partecipazioni in società di persone. Di fatto la disciplina è stata allineata a quella prevista per le società di capitali, prevedendo quindi un riporto nel limite dell’80% senza limitazioni temporali. In pratica per tutte le imprese Irpef viene ora previsto che le perdite siano utilizzabili per la riduzione di altri redditi d’impresa, o di partecipazione,
del medesimo periodo, mentre l’eventuale eccedenza residua sarà riportabile senza limiti temporali nella misura non superiore all’80%. È stato quindi introdotto lo stesso trattamento riservato ai soggetti Ires, riconoscendo che le perdite d’impresa devono essere scomputate in verticale con altri redditi d’impresa dell’esercizio, mentre eventuali eccedenze sono riportabili a riduzione e senza limiti temporali dai redditi d’impresa nei limiti della percentuale sopra indicata. Questa nuova regola è retroattiva, nel senso che opera già con riferimento al periodo d’imposta 2018, oggetto della prossima dichiarazione dei redditi. Per le perdite prodotte nei primi tre esercizi di attività rimane la regola che prevede la possibilità di riporto illimitato nella misura del 100% sia da parte delle imprese individuali che delle società di persone. Per risolvere le criticità legate ai soggetti in contabilità semplificata con rilevanti giacenze di magazzino che, a causa del passaggio obbligatorio al regime di cassa, hanno evidenziato nel 2017 rilevanti perdite, è stato previsto un regime transitorio. Questo regime vuole superare le penalizzazioni sorte in capo ai soggetti semplificati e consentire il recupero parziale delle perdite legate al passaggio, nel corso del 2017, da un sistema di determinazione del reddito regolato dalle regole sulla competenza economica a uno basato prevalentemente sul principio di cassa. Questo passaggio, infatti, in molti casi ha causato rilevanti perdite, soprattutto per effetto dell’azzeramento del magazzino. Perdite che in assenza di altri redditi non sono state compensate, con pesanti penalizzazioni sotto il profilo della tassazione di questi operatori. Il regime transitorio prevede che: - le perdite maturate nel 2017 saranno compensabili nel 2018 e nel 2019 nella misura non superiore al 40% del reddito e nella misura non superiore al 60% del reddito nel 2020; - le perdite maturate nel 2018 saranno compensabili nel 2019 nella misura non superiore al 40% del reddito e nella misura non superiore al 60% nel 2020. - le perdite maturate nel 2019 saranno compensabili nel 2020 nella misura non superiore al
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te delle imprese in contabilità semplificata e alle partecipazioni in società di persone in contabilità semplificata.
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(PZ)
La rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni la riapertura assume interesse particolare dopo la modifica della tassazione del capital gain Premessa La legge n. 145 del 28 dicembre 2018 (legge di Bilancio per il 2019) ha previsto all’art. 1 comma 1053 la possibilità, per la sedicesima volta, di rivalutare il valore dei terreni e delle partecipazioni. Si tratta di una possibilità originariamente contenuta nella legge 28/12/2001 n. 448 ma che nel tempo è stata appunto oggetto di numerose proroghe. Con la riproposizione anche per l’anno in corso, sarà quindi possibile rivalutare il costo delle partecipazioni e dei terreni versando un’imposta sostitutiva che consentirà di ridurre la tassazione della plusvalenza al momento della cessione del bene. Prima di entrare nel merito della rivalutazione è opportuno ricordare, con riferimento alle partecipazioni societarie, le nuove regole di tassazione dei dividendi e del capital gain.
Partecipazioni qualificate e non Prima di entrare nel merito dell’argomento è opportuno definire le partecipazioni qualificate da quelle che non lo sono. Con riferimento alle azioni o quote delle società non negoziate nei mercati regolamentati, le partecipazioni qualificate sono quelle dove il socio detiene una quota di capitale o di patrimonio superiore al 25% ovvero, una percentuale superiore al 20% dei diritti di voto in assemblea. Le partecipazioni non qualificate riguardano i casi di detenzione inferiore al 25% del capitale o del patrimonio oppure esprimano una percentuale pari o inferiore al 20% dei diritti di voto esercitabili in assemblea.
Dividendi percepiti da soggetti Irpef Il D.M. 26 maggio 2017 a seguito della riduzione dell’aliquota Ires dal 27,5% al 24%, a decorrere dal
periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016, ha ridefinito le percentuali di partecipazione al reddito complessivo dei dividendi riferiti a partecipazioni qualificate detenute da persone fisiche. Tale percentuale è stata aumentata dal 49,72% al 58,14% e ha interessato solo le partecipazioni qualificate. Per quelle non qualificate detenute da persone fisiche, il regime impositivo dei dividendi è rimasto invariato, mantenendo la ritenuta a titolo d’imposta del 26% La stessa percentuale di partecipazione al reddito complessivo del 58,14 è stata prevista anche per le partecipazioni detenute nell’esercizio d’impresa, da parte di imprese individuali o società di persone. La nuova percentuale impositiva è applicabile agli utili prodotti nel 2017, mentre per quelli formatesi in periodi d’imposta precedenti, si continueranno ad applicare le vecchie percentuali. Successivamente la legge di bilancio per il 2018, è nuovamente intervenuta sull’argomento e con riferimento ai soggetti persone fisiche, che non agiscono quindi in un regime d’impresa, ha introdotto una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, a prescindere dalla tipologia di partecipazione detenuta. Due sono state quindi le modifiche introdotte dalla manovra di fine anno, l’eliminazione della distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate e l’introduzione di una ritenuta a titolo d’imposta del 26%. Novità che hanno interessato esclusivamente gli utili prodotti dal 1° gennaio 2018, mentre per quelli precedenti è stata prevista una disposizione transitoria. La norma transitoria prevede che per le distribuzioni di utili derivanti da partecipazioni qualificate formatesi con utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017, deliberate dal 1° gennaio 2018 e fino al 31 dicembre 2022, continueranno ad applicarsi le vecchie percentuali. Come ricordato il nuovo regime interessa esclusivamente le persone fisiche, conseguentemente per i dividendi corrisposti a ditte individuali e società di persone, si continueranno ad applicare le percentuali d’imposizione sopra ricordate. Alla luce di quanto sopra, con riferimento alle persone fisiche che detengono partecipazioni qualificate, eventuali distribuzioni di utili durante il pe-
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riodo transitorio (2018 – 2022), saranno tassate ai fini Irpef come segue: - utili formati fino al 2007, concorreranno alla formazione del reddito imponibile per il 40% del loro ammontare; - utili formati dal 2008 al 2016 concorreranno alla formazione del reddito imponibile per il 49,72% del loro ammontare; - utili formati nel 2017 concorreranno alla formazione del reddito imponibile per il 58,14% del loro ammontare; - utili formati a partire dal 2018 saranno soggetti alla ritenuta a titolo d’imposta del 26%, senza necessità di indicarli nella dichiarazione dei redditi. Come ricordato la disposizione transitoria, fino al 2022, cristallizza la situazione evitando la corsa alla distribuzione di utili formati in esercizi passati per fruire del regime più favorevole perché questo effetto si conseguirà automaticamente con l’applicazione del metodo FIFO, il quale considera distribuiti per primi gli utili formati in periodi più lontani. A partire dal 2023 tutte le riserve eventualmente non distribuite saranno gestite unitariamente, assoggettandole alla ritenuta d’imposta del 26%. Non state modificate le regole di tassazione previste per le partecipazioni detenute dai soggetti Ires, i quali continueranno a mantenere un regime di esclusione da tassazione nella misura del 95% dei dividendi percepiti.
Capital gain Anche con riferimento al regime impositivo previsto per le plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate (capital gain) il citato decreto ministeriale del 26 maggio 2017 ha previsto: - l’innalzamento dal 49,72% al 58,14% della percentuale di concorrenza della plusvalenza al reddito complessivo delle partecipazioni qualificate non detenute in regime d’impresa; - l’innalzamento dal 49,72% al 58,14% della percentuale di concorrenza della plusvalenza al reddito complessivo sia delle partecipazioni qualificate che non qualificate, detenute in regime d’impresa da imprenditori individuali in regime di partecipation exemption PEX. Non è stata adottata alcuna modifica in merito alla tassazione del capital gain delle società di persone, per le quali è stata mantenuta la percentuale al 49,72% a patto che siano soddisfatte le condizioni della partecipation exemption PEX. Come noto le condizioni previste dal regime PEX sono quattro, vale a dire: - possesso ininterrotto dal primo giorno del 12°
mese precedente a quello della cessione; - iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie fin dal primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso; - la residenza della partecipata in uno stato o territorio diverso da quelli a regime fiscale privilegiato; - esercizio da parte della società partecipata di un’attività commerciale. Qualora non siano soddisfatti i requisiti PEX, la plusvalenza sarà assoggettata all’ordinario regime impositivo previsto dall’art. 86 del TUIR. Tale regime assoggetta a tassazione ordinaria l’intera plusvalenza in base alle aliquote marginali del percipiente, oppure, in caso di possesso non inferiore a tre anni, a scelta del contribuente nell’esercizio stesso del realizzo e nei successivi, ma non oltre il quarto. Con riferimento alle partecipazioni non qualificate detenute da persone fisiche non in regime d’impresa, non è stata prevista alcuna modifica rimanendo conseguentemente assoggettate all’imposta sostitutiva del 26%. Questo quadro impositivo è applicabile alle plusvalenze realizzate nel 2018, mentre per quelle successive, vale a dire dal 1° gennaio 2019, il quadro è stato ulteriormente modificato dalla legge di bilancio per il 2018. Quest’ultimo provvedimento ha allineato le regole di tassazione delle cessioni di quote qualificate e non qualificate, detenute da persone fisiche, introducendo un unico regime impositivo che prevede l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 26% per qualsiasi tipologia di partecipazione. Le novità sono entrate in vigore a partire dai trasferimenti posti in essere dal 1° gennaio 2019 a prescindere dal loro periodo di maturazione. Diversamente da quanto previsto per i dividendi, non è stata adottata alcuna disposizione transitoria con la conseguenza che dal 1° gennaio 2019, le cessioni di quote qualificate, a prescindere dall’epoca di formazione e dal momento in cui avverrà l’incasso del corrispettivo, saranno assoggettate alla tassazione secca del 26%. Volendo riepilogare il quadro complessivo, con riferimento alle quote qualificate detenute dai privati, avremo: - plusvalenze realizzate fino al 31 dicembre 2017, quota imponibile nella misura del 49,72%; - plusvalenze realizzate fino al 31 dicembre 2018, quota imponibile nella misura del 58,14% - plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2019, tassazione con imposta sostitutiva del 26%. Come previsto dalla circolare n. 11/2012 delle En-
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trate, si deve fare riferimento al momento in cui si perfeziona la cessione, mentre l’incasso del corrispettivo non assume rilevanza ai fini dell’individuazione del regime impositivo, ma solo ai fini della tassazione. Così per la cessione fatta nel 2018 il cui corrispettivo viene incassato nel 2019, la tassazione avverrà nel 2019 nella misura del 58,14%. Con il nuovo regime, le plusvalenze e le minusvalenze riferite a partecipazioni qualificate e non, possono essere compensate. Le modifiche non hanno interessato le plusvalenze realizzate da società di capitali che detengono partecipazioni in altre società di capitali, le quali, se soddisfano i requisiti PEX, sono escluse da tassazione nella percentuale del 95%, mentre se non soddisfano tali requisiti, la plusvalenza è totalmente imponibile.
Rivalutazione terreni e partecipazioni Come ricordato i commi 1053 e 1054 della legge di bilancio per l’anno in corso hanno riproposto la possibilità di rivalutare per le persone fisiche, le società semplici e gli enti non commerciali il costo di acquisto dei terreni e delle partecipazioni. La disposizione, originariamente prevista dalla legge 448/2001, prevede che i soggetti interessati eseguano il versamento dell’imposta sostitutiva e la redazione della perizia di stima entro il prossimo 30 giugno 2019. Inspiegabilmente le percentuali di imposta sostitutiva da versare per l’affrancamento sono state differenziate in base al tipo di asset. Differenziazione che, alla luce dell’adozione delle regole omogenee di tassazione delle plusvalenze sopra ricordate, non trova alcuna giustificazione metodologica.
Soggetti beneficiari L’agevolazione riguarda le persone fisiche che detengono terreni o partecipazioni al di fuori del regime d’impresa, le società semplici e i soggetti assimilati, gli enti non commerciali con riferimento ai beni che non rientrano nell’esercizio dell’attività commerciale e i soggetti non residenti per le plusvalenze imponibili in Italia. La norma fa riferimento, infatti, all’articolo 67, comma 1 lettere a), b), c) e c-bis) del TUIR, che disciplina i redditi diversi conseguiti fuori dal regime d’impresa.
Ambito oggettivo La disciplina è finalizzata alla rideterminazione dei valori fiscalmente rilevanti dei terreni e delle partecipazioni, in ipotesi di cessione a titolo oneroso ai fini della determinazione della plusvalenza da cessione o lottizzazione.
I terreni e le partecipazioni devono essere posseduti al 1° gennaio 2019. L’affrancamento deve riguardare: - le lottizzazioni di terreni, l’esecuzione di opere tese a renderli edificabili e la successiva vendita anche parziale; - i terreni posseduti da meno di cinque anni, con esclusione di quelli acquisiti per successione o donazione; - i terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione. Con riferimento alle partecipazioni, queste devono riferirsi a cessioni di quote non negoziate nei mercati regolamentati, comprendendo pertanto le azioni, le quote e i diritti di opzione a prescindere dal fatto che siano sottoposte al regime del risparmio gestito, amministrato o della dichiarazione.
Come funziona la rivalutazione La rivalutazione consiste nell’aumentare il valore di acquisto dei beni la cui cessione origini una plusvalenza imponibile. Mediante la fissazione di un nuovo valore di acquisto, pari a quello individuato da apposita perizia di stima riferita alla data del 1° gennaio 2019, in caso di cessione, la plusvalenza da assoggettare a tassazione sarà nulla o d’importo corrispondentemente più basso. Al momento della cessione quindi in luogo del costo di acquisto da assumere per la determinazione della plusvalenza, si prenderà come riferimento il valore di perizia. Il valore di perizia rappresenta inoltre la base imponibile per il calcolo dell’imposta sostitutiva il cui versamento determina il perfezionamento dell’operazione di rivalutazione. Con il versamento dell’imposta sostitutiva, il nuovo valore di perizia rappresenta la base sulla quale applicare le imposte dirette, di registro, ipotecarie e catastali.
La perizia La perizia deve essere redatta da soggetti iscritti negli Albi degli ingegneri, degli architetti, dei geometri, dei dottori agronomi, degli agrotecnici, dei periti agrari e dei periti edili per i terreni e dei dottori commercialisti e degli esperti contabili nonché gli iscritti nell’elenco dei revisori legali dei conti per le partecipazioni. Deve essere redatta entro il 30 giugno 2019 in conformità a quanto previsto dall’articolo 64 del codice di procedura civile e deve essere conservata dal contribuente. Il costo della perizia può essere portato in aumento
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del valore del terreno o della partecipazione, nella misura in cui sia stato effettivamente sostenuto. La perizia, unitamente ai dati identificativi dell’estensore della stessa e al codice fiscale del titolare del bene periziato, nonché le ricevute di versamento dell’imposta sostitutiva, devono essere conservate dal contribuente ed esibite o trasmesse a richiesta dell’amministrazione finanziaria.
L’imposta sostitutiva L’imposta sostitutiva è stata aumentata sia per le partecipazioni sia per i terreni in maniera differenziata, rispetto alla precedente percentuale fissa dell’8%. Sono state previste le seguenti aliquote: - 11% per le partecipazioni qualificate; - 10% per le partecipazioni non qualificate; - 10% per i terreni. Nel tempo queste percentuali sono state oggetto di continui aumenti, ma eventuali rivalutazioni fatte in passato mantengono la loro efficacia. Il contribuente può, infatti, utilizzare la riapertura dei termini anche per eseguire una rideterminazione al ribasso della valutazione dei terreni con la possibilità di cedere l’area ad un prezzo inferiore senza incorrere nella decadenza della rivalutazione dovendo considerare il valore rivalutato come valore minimo ai fini dell’imposizione sia diretta che indiretta. Stante l’incremento delle aliquote e tenuto conto della possibilità di scomputare l’imposta versata in passato, un’eventuale riduzione del valore di stima potrebbe comunque comportare il versamento di un conguaglio a debito di imposta sostitutiva.
I termini di versamento dell’imposta Come già ricordato l’imposta sostitutiva deve essere versata entro il 1° luglio 2019 e può essere anche rateizzata, in tre rate annuali di uguale importo secondo le seguenti scadenze: - prima rata entro il 1° luglio 2019; - seconda rata entro il 30 giugno 2020; - terza rata entro il 30 giugno 2021. Il versamento dell’imposta sostitutiva in unica rata o la prima delle tre rateizzate, rappresenta la prima delle due condizioni indispensabile per perfezionare la rivalutazione. La seconda riguarda l’obbligo di redazione della perizia giurata. Le rate successive alla prima devono essere maggiorate degli interessi del 3% calcolati dal 30 giugno 2019. Solo con il versamento dell’intera imposta sostitutiva ovvero della prima rata si perfeziona la rivalutazione. L’omesso versamento delle rate suc-
cessive autorizza l’amministrazione finanziaria a provvedere alla loro iscrizione a ruolo. Si ritiene che l’imposta sostitutiva possa essere compensata con il modello F24 utilizzando crediti di altre imposte disponibili.
Gli effetti Abbiamo già ricordato che si tratta dell’ennesima riapertura dei termini per questa rivalutazione, pertanto l’interesse potrebbe essere limitato, ma siccome la legge di bilancio per il 2018 come sopra ricordato, ha rivisto le regole di tassazione sia dei dividendi che del capital gain sulle partecipazioni, si rende necessaria un’attenta riflessione in merito all’adesione alla rivalutazione. Se si prevede di cedere delle quote qualificate nell’anno in corso, la rivalutazione delle partecipazioni potrebbe rappresentare un’interessante opportunità per ridurre il carico fiscale dell’operazione. Ricordiamo che il valore dei beni, può essere rideterminato solo qualora gli stessi siano posseduti alla data del 1° gennaio 2019. Conseguentemente, l’adeguamento non può riguardare terreni o partecipazioni acquistati in data successiva né quelli ceduti precedentemente. Segnaliamo che, limitatamente ai terreni, l’Agenzia delle entrate in merito alla possibilità di giurare la perizia di stima dopo la cessione del fondo, mutando il proprio precedente orientamento, ha chiarito che la perizia va redatta prima del rogito, anche perché il relativo valore deve essere indicato nell’atto di cessione. Solo l’asseverazione della perizia può essere eseguita dopo la firma del rogito. Il valore rivalutato assume rilevanza anche ai fini dell’imposizione indiretta, vale a dire per l’imposta di registro, ipotecarie e catastali. E’, infatti, previsto che il valore rideterminato costituisce il valore normale minimo di riferimento anche per le suddette imposte.
Terreni e partecipazioni già rivalutate Può accadere che vi sia l’interesse a rivalutare terreni o partecipazioni già oggetto di precedenti rivalutazioni. In questi casi è possibile compensare l’imposta sostitutiva versata in occasione di precedenti rivalutazioni. Tale possibilità è stata introdotta dall’art. 7 comma 2 lettera ee) del D.L. 70/2011 e rappresenta una disposizione a regime. Qualora la seconda perizia giurata riporti un valore inferiore a quello della perizia precedente, è possibile compensare la sostitutiva dovuta con quanto versato nella precedente rideterminazione. L’eventuale eccedenza non è tuttavia recuperabile.
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Quest’ultima ipotesi può essere utilizzata qualora si voglia procedere alla cessione di un terreno ad un valore inferiore a quello relativo alla precedente rivalutazione. Il valore di perizia, infatti, rappresenta il valore normale cui fare riferimento non solo ai fini delle imposte sui redditi ma anche ai fini delle imposte di registro ipotecarie e catastali. L’indicazione di un valore inferiore a quello indicato in perizia potrebbe esporre il contribuen-
te a rettifiche da parte dell’Agenzia delle entrate, ecco quindi la convenienza di redigere una nuova perizia con valori ribassati. Ricordiamo a questo proposito che le circolari n. 15 e 81 del 2002 hanno previsto che qualora l’atto di cessione riporti un valore inferiore a quello rivalutato, possono essere applicate le regole ordinarie di determinazione delle plusvalenze. (PZ)
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Recupero edilizio e riqualificazione energetica prorogate le detrazioni per l’anno in corso senza modifiche sostanziali Premessa La legge n. 145 del 30 dicembre 2018 (Legge di bilancio per il 2019) ha prorogato le detrazioni riferite agli interventi di recupero edilizio e di risparmio energetico. In assenza della proroga si sarebbero applicate le disposizioni e i limiti previsti a regime dall’art. 16-bis del TUIR.
Recupero edilizio La detrazione Irpef riferita agli interventi di recupero del patrimonio edilizio è stata prorogata al 31 dicembre 2019 nella misura del 50%, in luogo di quella ordinaria del 36%. Inalterati anche i limiti di spesa che rimangono fissati a 96.000 euro. In questa detrazione rientrano ad esempio: - le spese di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia sulle singole unità immobiliari abitative di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze; - gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuate sulle parti comuni degli edifici residenziali; - gli interventi relativi alla realizzazione di autorimesse e posti auto pertinenziali, anche a proprietà comune; - lavori finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto montacarichi e ascensori, nonché a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi; - interventi finalizzati a scongiurare il rischio di compimento di atti illeciti; - interventi di cablatura di edifici; - installazione di impianti fotovoltaici per i bisogni dell’abitazione;
- interventi di bonifica dell’amianto. Se gli interventi sulla singola unità immobiliare consistono nella prosecuzione dei lavori iniziati in anni precedenti, ai fini della detrazione il limite massimo di spesa deve considerare anche le spese degli anni pregressi. I pagamenti dei lavori devono essere eseguiti esclusivamente con bonifici tracciabili e il contribuente è tenuto a conservare la relativa documentazione. Diversamente da quanto previsto per le detrazioni successive, il bonus sulle ristrutturazioni edilizie non è cedibile a terzi.
Misure antisismiche La legge di bilancio per l’anno in corso non è intervenuta in merito alle misure previste per il rischio sismico, queste infatti non hanno richiesto una dilazione in quanto tutte queste spese sostenute fino al 2021 possono accedere al bonus. A questo fine è opportuno ricordare che la norma riconosce una detrazione per gli interventi finalizzati all’adozione di misure antisismiche per gli immobili che si trovano in aree ad alta pericolosità ricadenti nelle zone 1, 2 e 3 di cui all’OPCM n. 3274/2003. La detrazione riconosciuta sia per interventi su edifici abitativi che commerciali, è pari al 50% delle spese sostenute entro un limite massimo di 96.000 euro da ripartire in 5 quote annuali di pari importo. È prevista una maggiorazione della detrazione nelle ipotesi in cui gli interventi in oggetto determinino una riduzione del rischio sismico. Nel dettaglio la detrazione è pari al: - 70% se l’intervento comporta una riduzione di una classe di rischio; - 80% se l’intervento comporta una riduzione di due classi di rischio. Per gli interventi finalizzati all’adozione di misure antisismiche per le parti comuni condominiali che si trovano in aree ad alta pericolosità ricadenti nelle stesse zone sismiche 1, 2 e 3 di cui all’OPCM n. 3274/2003, la detrazione è ulteriormente aumentata al 75% o al l’85% a seconda che la riduzione del rischio sismico sia pari a 1 o 2 classi, su un ammontare massimo di spesa di 96.000 euro per ogni edificio.
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In tutti i casi è possibile cedere la detrazione al fornitore degli interventi. Queste agevolazioni non sono cumulabili con altre agevolazioni specificatamente previste per le zone sismiche.
Detrazioni risparmio energetico (comma 3) La legge di bilancio per il 2019 ha prorogato di un anno anche le detrazioni fiscali del 65% per il risparmio energetico, mantenendo sostanzialmente invariati anche i limiti di spesa agevolabili. La detrazione del 65% è stata quindi confermata per le spese di riqualificazione energetica sostenute fino al 31 dicembre 2019. Ricordiamo che dallo scorso anno per alcuni interventi di questo tipo la detrazione è stata abbassata al 50% delle spese sostenute. In particolare le riduzioni hanno riguardato: - l’acquisto e la posa in opera di finestre, comprensive di infissi; - l’acquisto e la posa in opera di schermature solari; - l’acquisto e la posa in opera e gli impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati a biomasse combustibili; - la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaia a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto ex Regolamento Ue n. 811/2013. La detrazione nella misura del 65% interessa anche l’acquisto e la posa in opera di micro – generatori, in sostituzione di impianti esistenti, con un valore massimo della detrazione pari a euro 100 mila, sempreché gli interventi realizzino un risparmio di energia primaria (PES) di almeno il 20%. Con riferimento al risparmio energetico, segnaliamo che non sono state prorogate le agevolazioni sulle parti comuni degli edifici condominiali perché sulle stesse la norma prevede già una detrazione con riferimento alle spese che saranno sostenute fino al 2021. Ricordiamo che sulle parti comuni condominiali oltre a poter beneficiare della detrazione del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica è prevista una maggiorazione nella misura del: - 70% per gli interventi sull’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo; - 75% se l’intervento è finalizzato a migliorare la prestazione energetica estiva e invernale della parte comune, conseguendo almeno la qualità media di cui al D.M. 26 giugno 2015.
Le detrazioni di cui sopra sono calcolate su un ammontare massimo di spesa di 40.000 euro per ogni unità immobiliare che compone l’edificio. La verifica delle condizioni per l’accesso alla maggiorazione del 70% e 75% dovrà essere asseverata da un tecnico abilitato. Per tutti gli interventi di riqualificazione energetica, è riconosciuta la possibilità di cedere il credito relativo alla detrazione a tutti i contribuenti, sia nei confronti dei fornitori che hanno eseguito gli interventi sia ad altri soggetti.
Detrazione acquisto mobili ed elettrodomestici (comma 3 lett. b) Esteso fino al 31 dicembre 2019 anche il bonus mobili ed elettrodomestici, vale a dire lo sgravio Irpef del 50% entro un tetto massimo di spesa di 10.000 euro, per l’acquisto di mobili e/o grandi elettrodomestici rientranti nella categoria A+ (A per i forni), destinati all’abitazione sulla quale sono stati effettuati interventi di ristrutturazione edilizia. La detrazione per i mobili prescinde dall’ammontare dell’importo sostenuto per le spese di ristrutturazione, ed è fruibile in 10 quote annuali. I pagamenti devono essere effettuati con modalità tracciabili, ad esempio con bonifico, carte di debito o di credito senza necessità di applicazione della ritenuta dell’8%. Non sono consentite altre modalità di pagamento come ad esempio assegni bancari o postali.
Comunicazioni all’ENEA Ricordiamo che l’art. 1 comma 3 della legge n. 205/2017 ha previsto l’obbligo di inviare una specifica comunicazione all’ENEA per gli interventi di recupero edilizio che comportano un risparmio energetico. La comunicazione è stata prevista per consentire un monitoraggio degli interventi eseguiti al fine di valutarne la portata in termini di risparmio energetico. Come noto per gli interventi aventi ad oggetto interventi di risparmio energetico l’invio delle informazioni all’ENEA era già prevista, la novità in argomento interessa esclusivamente alcuni interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’art. 16-bis del TUIR, che producono un risparmio in termini di consumo di energia. Per accedere alla compilazione della comunicazione è richiesta la registrazione al sito Internet http://ristrutturazioni2018enea.it di cui sopra indicando nome, cognome, indirizzo e-mail e una password. La registrazione al portale quindi è unica sia per
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gli interventi di risparmio energetico sia per quelli di ristrutturazione edilizia. Dopo aver eseguito la registrazione è possibile accedere alla compilazione della Comunicazione dove vengono richiesti i seguenti dati: - dati anagrafici del beneficiario; - dati dell’immobile oggetto di intervento, quali ubicazione, dati catastali, superficie calpestabile, titolo di possesso, destinazione d’uso, e tipologia edilizia; - i dati relativi all’intervento effettuato, come numero di unità interessate all’intervento, inizio e fine lavori e il tipo di intervento. In base al tipo di intervento segnalato viene proposta una finestra nella quale indicare i dati tecnici di dettaglio dei lavori eseguiti. Una volta inseriti e validati i dati, è possibile procedere all’invio della comunicazione la quale viene completata con la stampa dell’intero modello, riportante anche i dati della data di trasmissione e il codice identificativo dell’avvenuta trasmissione. A trasmissione avvenuta all’utente registrato è sempre consentito consultare o stampare copia delle pratiche inviate all’interno della propria area personale. Come ricordato non tutti gli interventi di ristrutturazione edilizia sono oggetto di comunicazione ma esclusivamente quelli che comportano un risparmio energetico, per i quali lo stesso sito elenca i casi interessati.
Bonus verde Prorogata per il 2019 anche la detrazione Irpef del 36% nel limite massimo di spesa di 5.000 euro per unità immobiliare per uso abitativo per gli interventi “verdi”. La detrazione ripartibile in 10 quote annuali riguarda: - la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrogazione e realizzazione di pozzi; - la realizzazione di coperture a verde o di giardini pensili; - la progettazione e la manutenzione di questi interventi. La detrazione riguarda esclusivamente i soggetti Irpef, sono pertanto esclusi i soggetti Ires. La detrazione è riconosciuta anche per le spese sostenute per interventi effettuati sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali, in questi casi il limite è riferito alla singola unità immobiliare e spetta al singolo condomino. I pagamenti relativi dovranno essere eseguiti con strumenti tracciabili, quindi bonifici bancari o postali, carte di credito, bancomat, ma anche assegni bancari o postali. Non è prevista l’applicazione di alcuna ritenuta fiscale sui pagamenti.
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(PZ)
Interessi di mora fermi all’8% nessuna variazione per il primo semestre 2019
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 22 gennaio 2019 il tasso d’interesse di mora applicabile per il primo semestre 2019 mantenendolo all’8%. Il decreto legislativo n. 231/2002 regola la decorrenza degli interessi di mora nelle transazioni commerciali intervenute tra imprenditori, prevedendo che i pagamenti delle fatture debbano essere eseguiti entro 30 giorni dal ricevimento della fattura o delle merci, elevato a 60 giorni quando il debitore è una pubblica amministrazione. Gli interessi moratori decorrono automaticamente dal giorno successivo alla data di scadenza o alla fine del periodo di pagamento stabilito dal contratto. Il saggio d’interesse da applicare ai ritardati pagamenti, è parametrato sulla base del tasso applicato dalla Banca Centrale Europea, al quale vanno aggiunti 8 punti. La norma prevede che il Ministero dell’economia e delle finanze comunichi il saggio d’interesse, al netto della maggiorazione, entro i primi giorni di ciascun semestre affinché sia applicato nello stesso periodo. È stato così fissato allo 0% il saggio d›interesse per il semestre in corso, al quale devono essere aggiunti 8 punti arrivando così alla misura dell’8%. I prodotti agricoli sono regolamentati da una disciplina speciale la quale prevede un termine di pagamento di 30 giorni per i prodotti deperibili e di 60 giorni negli altri casi. Dal punto di vista contabile opera una deroga al principio di competenza, gli interessi di mora,
infatti, concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui sono percepiti o corrisposti. Relativamente ai semestri trascorsi e da quando è entrato in vigore il decreto 231/2002, l’andamento dei tassi per i prodotti non alimentari è stato il seguente: - 10,35 secondo semestre 2002; - 9,85 primo semestre 2003; - 9,10 secondo semestre 2003; - 9,02 primo semestre 2004; - 9,01 secondo semestre 2004; - 9,09 primo semestre 2005; - 9,05 secondo semestre 2005; - 9,25 primo semestre 2006; - 9,83 secondo semestre 2006; - 10,58 primo semestre 2007; - 11,07 secondo semestre 2007; - 11,20 primo semestre 2008; - 11,10 secondo semestre 2008; - 9,50 primo semestre 2009; - 8,00 secondo semestre 2009; - 8,00 primo semestre 2010; - 8,00 secondo semestre 2010; - 8,00 primo semestre 2011; - 8,25 secondo semestre 2011; - 8,00 primo semestre 2012; - 8,00 secondo semestre 2012; - 8,75 primo semestre 2013; - 8,50 secondo semestre 2013; - 8,25 primo semestre 2014; - 8,15 secondo semestre 2014; - 8,05 primo semestre 2015; - 8,05 secondo semestre 2015; - 8,05 primo semestre 2016; - 8 secondo semestre 2016; - 8 primo semestre 2017; - 8 secondo semestre 2017; - 8 primo semestre 2018; - 8 secondo semestre 2018; - 8 primo semestre 2019.
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(PZ)
Deduzioni trasferte imprese minori integrati gli importi per l’autotrasporto
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha diffuso un comunicato stampa con il quale ha dato il via libera all’integrazione degli importi delle deduzioni forfettarie per le trasferte delle cd imprese minori; integrazione che, ricordiamo, è stata resa possibile grazie ai 26,4 mln € che sono stati aggiunti alla misura dall’art. 23 del d.l. fiscale (d.l. 119/2018, convertito con modificazioni dalla legge 136/2018), limitatamente al periodo di imposta 2017. Di conseguenza: - per i trasporti svolti personalmente dall’imprenditore (o dal socio della società di persone) oltre il Comune in cui ha sede l’impresa di autotrasporto merci c/terzi, l’ammontare deducibile passa, dai precedenti 38,00 €, a 51 €
per ogni giorno di svolgimento del trasporto; - per i trasporti effettuati nel Comune dove ha sede l’impresa, la deduzione sopracitata ammonta a 17,85 € (35% di 51 €), sempre per ogni giorno di svolgimento dei trasporti in tale ambito. L’Agenzia delle Entrate, a sua volta, ha ricordato che le deduzioni in esame vanno riportate nei quadri RF e RG dei modelli Redditi 2018 PF e SP, utilizzando nel rigo RF55 i codici 43 e 44 e, nel rigo RG22, i codici 16 e 17, così come indicato nelle istruzioni dei predetti modelli (i codici si riferiscono, rispettivamente, alla deduzione per i trasporti all’interno del Comune e alla deduzione per quelli svolti oltre tale ambito). Peraltro, a causa del ritardo con il quale è avvenuta la comunicazione dei nuovi importi da parte del MEF, l’Agenzia ha informato che le maggiori deduzioni potranno recuperarsi tramite una dichiarazione integrativa “a favore”, allo scopo di evidenziare un minor debito o un maggior credito derivante dall’aumento delle deduzioni forfettarie.
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(C)
Brexit
riflessi in ambito doganale
Con l’avvicinarsi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (attualmente, prevista per il 29 marzo 2019), e stante il perdurare dell’incertezza sulle condizioni con cui tale uscita sarà realizzata, l’Agenzia delle Dogane ha emanato due documenti in cui riepiloga le formalità doganali che gli operatori italiani dovranno affrontare nell’ipotesi di “hard brexit”, quindi di uscita senza regole. La documentazione è disponibile direttamente nella apposita area del sito dell’Agenzia delle Dogane (https://www.adm.gov.it/portale/infobrexit), e consiste in due linee guida, relative: 1. alla movimentazione dei prodotti sottoposti ad accisa da/per il Regno Unito; 2. alle ripercussioni doganali in caso di “hard brexit”. Il primo documento (datato 22 febbraio), prevede che l’uscita senza regole farebbe scattare l’obbligo di dichiarazione doganale sugli scambi di vino, birra e altre bevande alcoliche tra Italia e Regno Unito; infatti, le operazioni che oggi vengono svolte in regime sospensivo da accise diventerebbero import - export a tutti gli effetti, con i conseguenti adempimenti di carattere formale nei confronti delle imprese. In particolare, le spedizioni dall’Italia al Regno Unito non costituirebbero più operazioni intra - UE, bensì darebbero vita ad un’esportazione verso un paese terzo, con conseguente obbligo dell’operatore italiano di trasmettere la dichiarazione doganale all’ufficio doganale di esportazione. Il secondo documento (datato 26 febbraio) affronta le conseguenza della Brexit sugli scambi commerciali UE/UK, ed evidenzia che dal punto di vista giuridico, a decorrere dal 30 marzo 2019, le cessioni di beni effettuate da un soggetto IVA nazionale nei confronti di un operatore economico stabilito nel Regno Unito (e, viceversa, gli acqui-
sti di beni da un soggetto IVA UK), non potranno essere più qualificate come “cessioni” o “acquisti” intracomunitari; esse, invece, costituiranno rispettivamente, “importazioni” ed “esportazioni” e, come tali, saranno assoggettate all’applicazione delle pertinenti disposizioni comunitarie sia per quanto attiene al profilo impositivo che a quello dei controlli. Pertanto: - per l’acquisto di merci dal Regno Unito, i soggetti IVA non saranno più tenuti all’integrazione ed alla registrazione della fattura emessa dal cedente UK; - per le vendite di beni a soggetti IVA stabiliti nel Regno Unito, non si applicheranno più le vigenti disposizioni in materia di cessioni intracomunitarie. Per dette operazioni non sussisterà più neanche l’obbligo - ove richiesto - di presentare gli elenchi riepilogativi INTRA. Di conseguenza: - le cessioni di merci ad un soggetto stabilito nel Regno Unito saranno operazioni non imponibili ai fini IVA ai sensi dell’art.8 del D.P.R. n.633/72 e, per la loro spedizione fuori dal territorio doganale dell’UE, sarà necessario espletare le formalità doganali previste per l’esportazione (presentazione di una dichiarazione doganale di esportazione da trasmettere, per via telematica, all’ufficio doganale competente); - per l’introduzione nel territorio UE di merci provenienti dal Regno Unito, occorrerà compiere le necessarie formalità doganali e sarà dovuto il pagamento in dogana del dazio “paesi terzi” [vale a dire senza alcuna agevolazione/ riduzione connessa ad accordi o al sistema delle preferenze generalizzate (SPG)] nonché, per la loro immissione in consumo in Italia, delle accise - qualora dovute - e della relativa IVA secondo le disposizioni e le procedure vigenti. Per le merci in uscita dall’Italia poco prima del 29 marzo e che giungano a destinazione una volta scattata la Brexit, l’operazione resta, sebbene a diverso titolo, non imponibile ai fini IVA in Italia; tuttavia, l’operatore economico nazionale dovrebbe essere in grado di produrre una prova dell’effettiva uscita dei beni medesimi dal territorio
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dell’UE, non essendo essi stati oggetto di alcuna formalità doganale al momento della loro spedizione (a titolo esemplificativo, potrebbe a tale fine essere probante la documentazione di trasporto e quella doganale relativa all’importazione effettuata dal cessionario nel Regno Unito). Si tratta
tuttavia di uno scenario totalmente inesplorato e connotato dalla massima incertezza, ragione per cui l’Agenzia consiglia agli operatori di anticipare queste spedizioni (affinché arrivino in GB prima del 29 marzo), o di posticiparle a Brexit avvenuta. (C)
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Voucher CCIAA Pordenone-Udine per l’internazionalizzazione presentazione delle domande dal 18 febbraio al 30 novembre 2019 Premessa Si fa seguito a quanto comunicato con circolare prot. n. 62 del 15 febbraio 2019 per ricordare che, con deliberazione n. 27 del 4 febbraio 2019, la Giunta della CCIAA di Pordenone - Udine ha licenziato il bando 2019 (di seguito bando) per la concessione di buoni (voucher) a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese delle ex province di Pordenone e Udine, di cui si fornisce di seguito la sintesi. I contenuti del bando seguono la falsariga dei precedenti, ma con alcune significative differenziazioni dalla fusione delle due CCIAA. Le tipologie di voucher salgono, però, a tre: il voucher “A” dell’importo di 4.000 euro a fronte di una spesa minima di 8.000 euro, il voucher “B” di 2.500 euro a fronte di una spesa minima da parte dell’impresa di 5.000 euro, il voucher “C” dell’importo di 1.000 euro a fronte di una spesa minima dell’impresa di 2.000 euro; per effetto dell’estensione territoriale le risorse stanziate salgono a 98.59,48 euro, di cui 50.000 euro destinati al territorio dell’ex provincia di Pordenone e 48.59,48 euro a quello dell’ex provincia di Udine; l’agevolazione concedibile per ciascuna domanda consiste in un contributo sulle spese ammesse nella percentuale massima del 50%. Le domande possono essere presentate esclusivamente in modalità telematica dal 18 febbraio al 30 novembre 2019.
Beneficiari Beneficiarie sono le piccole e medie imprese, le cooperative ed i consorzi, che rientrino nella definizione di micro, piccola e media impresa secondo la normativa comunitaria e aventi sede o unità locale destinataria dell’investimento nelle ex province di Pordenone e Udine e non escluse dal regime di aiuto “de minimis”.
Iniziative e spese ammissibili Sono agevolabili le spese sostenute dalle imprese per la partecipazione ad una o più iniziative di internazionalizzazione sulla base del programma definito dalla CCIAA di Udine per il 2019 e organizzate dalla CCIAA di Pordenone - Udine o dalle sue Aziende speciali imprese e territorio (I.TER) e Concentro o, comunque, dalle Società in house da essa costituite. Il voucher supporta il costo di una o più delle seguenti iniziative: 1. missioni economiche/imprenditoriali all’estero ed in Italia; 2. partecipazioni a fiere all’estero ed in Italia; 3. partecipazione ad esposizioni, anche a carattere temporaneo, all’estero ed in Italia; 4. partecipazioni a workshop o “visite studio collettive” a: - fiere; - esposizioni; - eventi di rilevo internazionale; - territori esteri tipo cluster. I servizi connessi alle predette iniziative possono comprendere: a) check up preliminare con esperto paese; b) attività formativa specifica sulle tematiche di internazionalizzazione o del paese oggetto della domanda di contributo; c) interpretariato; d) organizzazione di incontri B to B, visite individuali, visite conoscitive collettive, organizzazione workshop o “visite studio collettive”; e) catalogo collettiva, escluso il materiale promozionale e di comunicazione realizzato dall’impresa e diretto alla promozione della stessa; f) tassa d’iscrizione alla fiera, affitto superficie espositiva, allestimento, spazio preallestito; g) spedizioni materiale e campioni; h) pacchetto viaggio, alloggio e trasferimenti collettivi o in loco; i) servizi legati al follow-up; come pure i servizi di orientamento e preparazione all’attività di internazionalizzazione, i servizi di assistenza e supporto organizzativo predisposti dalla CCIAA di Pordenone - Udine e sue organizzazioni.
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Sono ammissibili le sole spese fatturate dalla CCIAA di Pordenone - Udine e sue organizzazioni. Sono ammissibili anche le spese sub f), g), h) nonché le spese di alloggio, viaggio (non il vitto), trasferimenti collettivi, spedizioni e analisi chimiche fatturate da fornitori diversi dagli anzidetti, purché riferite strettamente alle iniziative della CCIAA e sue organizzazioni. Le spese devono essere sostenute - fatturate e pagate - dopo la presentazione della domanda di contributo ed entro il 1° aprile 2020, a esclusione della tassa di iscrizione alle fiere (che può avere data antecedente) e delle spese relative a iniziative di internazionalizzazione promosse dalla CCIAA di Pordenone - Udine in data antecedente alla pubblicazione del bando a partire dal 1° novembre 2018. Per le soglie minime di spese ammissibili v. infra.
Forma e misura dell’agevolazione L’agevolazione, concedibile per ciascuna domanda, consiste in un contributo secondo il regime “de minimis” sulle spese sostenute e ammissibili nella percentuale massima del 50% e, più precisamente: 1. voucher “A” dell’importo di 4.000 euro (al lordo delle ritenute di legge) a fronte di una spesa minima da parte dell’impresa di 8.000 euro, IVA esclusa, regolarmente fatturata; 2. voucher “B” dell’importo di 2.500 euro (al lordo delle ritenute di legge) a fronte di una spesa minima da parte dell’impresa di 5.000 euro, IVA esclusa, regolarmente fatturata; 3. voucher “C” dell’importo di 1.000 euro (al lordo delle ritenute di legge) a fronte di una spesa minima da parte dell’impresa di 2.000 euro, IVA esclusa, regolarmente fatturata. Non è ammesso il cumulo con altre agevolazioni pubbliche a valere sulle medesime voci di spesa.
Presentazione delle domande Le imprese interessate presentano domanda di contributo - completa di marca da bollo annullata, redatta su apposito modello, compilata in tutte le sue parti e comprensiva degli allegati previsti dal bando e successivamente scansita - alla CCIAA di Udine a partire dalle 09.00 del 18 febbraio ed entro il 30 novembre 2019. Le domande vanno esclusivamente inviate mediante posta elettronica certificata (PEC) esclusivamente ai seguenti indirizzi: contributi.ud@pec. pnud.camcom.it per le imprese dell’ex provincia di Udine e cciaa@pn.legalmail.camcom.it per le imprese con sede nell’ex provincia di Pordenone. La domanda si considera validamente inviata se:
- inviata da casella di posta elettronica certificata; - firmata in originale, successivamente scansita, e inviata tramite PEC unitamente ad un documento d’identità del legale rappresentante in corso di validità; oppure - sottoscritta con firma digitale del legale rappresentante e corredata dalla documentazione richiesta (v. infra). La domanda dovrà essere corredata dalla seguente documentazione: - relazione illustrativa dell’iniziativa; - dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante il rispetto dei parametri dimensionali posti alle piccole e medie imprese; - dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante l’osservanza del regime “de minimis”; - preventivi di spesa dei fornitori di beni e servizi; - documento d’identità del legale rappresentante, qualora la domanda non sia stata sottoscritta digitalmente. Non è ammessa la trasmissione di più domande di contributo con un unico invio di PEC. La data e ora di inoltro della domanda sono determinati dalla data e ora del messaggio trasmesso attraverso PEC con in allegato la domanda di contributo, attestate dai dati di certificazione del messaggio, che sono documentati e certificati dal gestore del sistema PEC dell’ente camerale all’ente medesimo.
Procedure I contributi sono concessi secondo procedimento valutativo a sportello, seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle domande fino a esaurimento dei fondi. Il termine per la concessione dell’incentivo è di 90 giorni - a meno delle interruzioni e sospensioni previste dal bando - dalla data di presentazione delle domande con determinazione del dirigente camerale. Nell’atto di concessione sono indicati anche i termini e le modalità per la presentazione del rendiconto. Il contributo verrà erogato entro 90 giorni dalla data di presentazione del rendiconto, che l’impresa è, comunque, tenuta a presentare entro il 1° aprile 2020; in nessun caso il suo ammontare potrà essere superiore al contributo concesso. Per il testo del bando e ogni altra informazione - e, in particolare, per l’elenco delle fiere organizzate dalla CCIAA di Pordenone-Udine e suoi organismi - le imprese interessate possono rivolgersi all’ufficio economico dell’Associazione.
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(AdT)
Autotrasporto c/t. Contributi agli investimenti punto della situazione (anni 2016-2019)
Si reputa utile, anche in considerazione del sovrapporsi delle procedure per l’ottenimento dei contributi a favore delle imprese professionali di autotrasporto, fare un punto della situazione sui provvedimenti riguardanti i contributi ministeriali agli investimenti per il settore.
Investimenti 2016. Il problema dell’esportazione di veicoli in Paesi extra UE In base al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 19 luglio 2016, avente uno stanziamento di 25 milioni di euro sono state presentate, alla scadenza del 15 aprile 2017, 1.565 domande, tre volte superiori rispetto a quelle del 2015. L’istruttoria delle domande è stata pertanto più lunga di quella dell’anno precedente ed è terminata a fine 2017. Riguardo ai contributi, la Rete Autostrade Mediterranee spa (RAM), che gestisce le domande per conto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (di seguito Ministero) ha dichiarato che questi verranno riconosciuti in misura piena per: - l’acquisizione degli autoveicoli a trazione alternativa (metano CNG; gas naturale liquefatto, ibridi o full electric); - per gli autoveicoli di categoria ecologica Euro 6 di massa superiore a 11,5 t con contestuale rottamazione di autoveicoli di pari massa di categoria ecologica inferiore; Investimento
- per il gruppo di acquisizione di un portacasse con 8 casse mobili. Per i rimorchi e i semirimorchi destinati al trasporto combinato si ha invece una riduzione del beneficio previsto, causa l’eccesso di richieste presentate rispetto allo stanziamento. Riduzione che al momento non è ancora possibile determinare in quanto, per effetto della sentenza del TAR del Lazio n. 9624/2017, è stato annullato il contributo per l’acquisizione di autoveicoli euro 6 legato all’esportazione di autoveicoli di pari massa verso Paesi extra-UE, e quindi gli importi di detti contributi dovrebbero in parte sanare l’eccesso di richieste registrato su rimorchi e semirimorchi. Avverso la sentenza del TAR del Lazio, il Ministero ha proposto, agli inizi del 2018, appello al Consiglio di Stato. Appello che non è stato ancora discusso. La cosa ha determinato un ulteriore slittamento dei tempi di pagamento per molti contributi, la cui situazione al momento è la seguente: - 365 imprese sono state già pagate; - 500 aziende risultano invece bloccate, in quanto hanno chiesto interamente o parzialmente, benefici per l’acquisizione di autoveicoli Euro 6 a fronte di esportazione di vecchi veicoli verso Paesi extra-UE; - 700 imprese infine sono in procinto di ricevere il contributo e questo verrà erogato –secondo indicazioni fornite per le vie brevi dal Ministero - entro la primavera 2019.
Investimenti 2017 In forza del d.m. 20 giugno 2017 sono state presentate, alla scadenza del 15 aprile 2018, 2.048 domande. Con queste domande le imprese hanno chiesto, rispetto allo stanziamento di quasi 36 milioni di euro previsto dal citato decreto, oltre 49 milioni di euro di contributi (v. tabella). Ciò comporta quindi una riduzione dei benefici spettanti alle imprese.
Domande
Veicoli
Contributi richiesti
Stanziamento
Autoveicoli a trazione alternativa
179
829
13.699.300,00
10.500.000
Autoveicoli Euro 6
949
1.809
18.471.500,00
10.000.000
1.145
5.184
16.685.976,26
14.400.000
Rimorchi e semirimorchi per trasporto combinato
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Investimento Portacasse e 8 casse mobili Totali
Domande
Veicoli
Contributi richiesti
Stanziamento
15
43
398.650,00
1.050.000
2.049
7.895
49.255.426,26
35.950.000
Il Ministero ha infine provveduto a chiedere, dal punto di vista contabile, l’impegno dello stanziamento previsto per i contributi sopra indicati, con un decreto che riporta la lista delle singole imprese beneficiarie ed il relativo importo. La lista può essere richiesta all’ufficio economico dell’Associazione, facendo presente che non è definitiva, in quanto l’istruttoria finale di tutte le domande non è ancora stata completata.
Investimenti 2018 Con decreto 20 aprile 2018 il Ministero ha stanziato 33,6 milioni di euro per i contributi agli nel 2018. Analogamente all’anno precedente, lo stanziamento complessivo è stato ripartito assegnando: - 9,6 milioni agli autoveicoli nuovi di fabbrica a trazione alternativa; - 9 milioni agli autoveicoli Euro 6 di massa complessiva pari o superiore ad 11,5 t con rottamazione di autoveicoli dica categoria ecologica inferiore di pari massa; - 14 milioni per rimorchi e semirimorchi per trasporto combinato marittimo o ferroviario;
- 1 milione per i gruppi di 8 casse mobili con un portacasse. Il termine di scadenza per le domande è stato fissato al 15 aprile 2019. Non si sa, al momento, quante domande siano state presentate e se queste siano inferiori a quelle dello scorso anno.
Investimenti 2019 Il contributo per i prossimi investimenti delle imprese dipenderà dalla ripartizione delle risorse disponibili quest’anno per il settore. Una prima riunione con la Direzione generale competente del Ministero si è già svolta, il 6 febbraio 2019, ma questa è terminata con un nulla di fatto, in quanto tutte le Associazioni di categoria, in pieno accordo con le altre, hanno chiesto di coinvolgere nella discussione i vertici politici del Ministero, al fine di avere garanzie circa uno stanziamento complessivo adeguato a soddisfare le esigenze delle imprese del settore. Si fa quindi riserva di comunicare gli esiti delle trattative. (AdT)
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Indice mensile rivalutazione t.f.r. gennaio 2019 RAPPORTI CESSATI MESE
DAL
AL
RIVAL. FISSA
INDICE
RIVALUTAZIONE
GENNAIO
15.01
14.02
0,125
102,2
0,198457
FEBBRAIO
15.02
14.03
0,250
MARZO
15.03
14.04
0,375
APRILE
15.04
14.05
0,500
MAGGIO
15.05
14.06
0,625
GIUGNO
15.06
14.07
0,750
LUGLIO
15.07
14.08
0,875
AGOSTO
15.08
14.09
1,000
SETTEMBRE
15.09
14.10
1,125
OTTOBRE
15.10
14.11
1,250
NOVEMBRE
15.11
14.12
1,375
DICEMBRE
15.12
14.01
1,500
(C)
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Ente bilaterale: imponibilità fiscale delle prestazioni alcune considerazioni
parte di Enfea ed E.B.M., che presuppongono la mediazione da parte delle aziende nell’erogazione dei sussidi (costituiti quasi esclusivamente da somme di denaro) ai propri dipendenti. In sintesi l’Agenzia delle Entrate distingue tra:
Vi informiamo, all’esito di una serie di verifiche, che è necessario a seguito del contenuto dell’Interpello n. 24/2018 dell’Agenzia delle Entrate focalizzare l’attenzione sulle modalità di gestione fiscale e contributiva delle prestazioni erogate dagli Enti Bilaterali. L’oggetto dell’interpello di cui sopra sembra riferirsi alle prestazioni erogate dalle Casse Edili ma, analogicamente, si può estendere anche alle prestazioni erogate dal sistema bilaterale Confapi, dell’Artigianato e del Terziario. La nostra Associazione pur non convenendo sull’impostazione data dall’Agenzia, attesa la natura sussidiaria e non reddituale delle prestazioni, non può astenersi dal diffondere i contenuti dell’Interpello al fine di garantire la massima regolarità e trasparenza alle imprese associate in caso di accesso ispettivo e soprattutto in relazione alle modalità di erogazione delle prestazioni da
1. Somme che finanziano l’ente bilaterale: nel nostro caso la contribuzione Enfea/Ebm a carico azienda pari a €.5. Tale importo, come prevede l’art, 51 comma 2 del TUIR, è imponibile fiscalmente in quanto trattasi di contributo avente finalità assistenziale, non obbligatorio per legge, poiché trova esclusiva fonte nella contrattazione collettiva e non rientrante parimenti tra le ipotesi di palese esclusione. Detta somma è altresì soggetta a contribuzione di solidarietà all’Inps pari al 10%. 2. Prestazioni: per quanto concerne le somme considerate “prestazioni” si ribadisce l’inclusione o l’esclusione dalla base imponibile fiscale in relazione alla possibilità o meno di inquadrarle in una delle categorie reddituali disciplinate dall’art. 6 del TUIR (comprese quelle che costituiscono erogazioni sostitutive del reddito). In relazione alle considerazioni contenute nell’Interpello, risulterebbe l’assoggettamento o meno delle somme erogate come illustrato nella tabella seguente.
Tipologia prestazione EBM
Assoggettamento fiscale
Nascita o adozione figlio
Non assoggettata
Iscrizione figli asili nido/scuola materna
Non assoggettata
Permesso per legge n.104/1992
Non assoggettata
Contributo malattia continuativa
Non assoggettata
Infortunio INAIL pari o superiore a 40 giorni
Non assoggettata
Acquisto libri scuole medie inferiori (scuola secondaria di I grado)
Assoggettata
Acquisto libri scuole medie superiori (scuola secondaria di II grado)
Assoggettata
Iscrizione dipendenti e figli all’Università
Assoggettata
I sussidi erogati per l’acquisto di libri e per l’iscrizione all’Università risulterebbero “assoggettate” in quanto l’AE le farebbe ricadere nella fattispecie del reddito assimilato a quello di lavoro dipendente di cui alla lettera c), comma 1, art. 50, TUIR. Pag. 30 - ApiNFORMA / Lavoro - numero 3 - 15 febbraio 2019
L’Interpello nulla dice in materia di imponibilità previdenziale. Si ricorda che a decorrere dall’1.1.1998 le regole utilizzate per la determinazione dell’imponibile ai fini fiscali valgono, in linea generale, anche ai fini contributivi e assistenziali.
Degano. Grandi collaborazioni per grandi opere.
D E G A N O P E R WA R T S I L A S PA . I n t e r v e n t o d i r i f a c i m e n t o t e t t o e smaltimento amianto in collaborazione con l’azienda di servizi elicotteristici Elifriulia, per un risultato garantito e in totale sicurezza.
Le eccezioni sono elencate e disciplinate dall’art. 6, D.lgs. 314/97 il quale stabilisce che non concorrono a formare reddito ai soli fini contributivi i contributi e le somme a carico del DDL versate o accantonate, sotto qualsiasi forma, a finanziamento di casse, fondi, gestioni previste da contratti collettivi, al fine di erogare prestazioni integrative previdenziali o assistenziali a favore del lavoratore e suoi familiari. Se si condivide tale impostazione, sui contributi versati dal DDL all’EBM e sulle prestazioni erogate dal medesimo Ente ai lavoratori, dovrà essere versato un contributo di solidarietà pari al 10%.
Pag. 32 - ApiNFORMA / Lavoro - numero 3 - 15 febbraio 2019
Ad avviso della scrivente le considerazioni dell’Agenzia delle Entrate fanno emergere non poche perplessità cui, pur dovendoci adeguare in via prudenziale a dette indicazioni, tuttavia si ritiene che detta impostazione verrà riconsiderata. Si sottolinea altresì come ad oggi l’E.B.M. e l’Enfea non abbiano espresso alcun parere in merito. Il Servizio Relazioni Industriali dell’Associazione è a disposizione per ogni ulteriore chiarimento. (FT)
Soppressione SISTRI
istituzione del nuovo registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti Con la pubblicazione sulla G.U. 12 febbraio 2019, n. 36 è entrata in vigore, a decorrere dal 13 febbraio 2019, la Legge 11 febbraio 2019, n. 12 di conversione del DL n. 135/2018, c.d. Decreto “Semplificazioni”, le cui principali disposizioni sono di seguito illustrate. Con l’articolo 6 è confermata la soppressione del SISTRI a decorrere dal 1° gennaio 2019. A seguito dell’abolizione di tale Sistema non sono più dovuti i relativi contributi. In sede di conversione è prevista, a decorrere dal 13 febbraio 2019, l’istituzione del Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, a cui devono iscriversi, entro il termine che sarà individuato da un apposito DM, i seguenti soggetti: - enti / imprese che effettuano il trattamento dei rifiuti; - produttori di rifiuti pericolosi; - enti / imprese che raccolgono / trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale o che operano in qualità di commercianti ed intermediari di rifiuti pericolosi; - Consorzi istituiti per il recupero e il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti; - con riferimento ai rifiuti non pericolosi, i sog-
getti di cui all’art. 189, comma 3, D.Lgs. n. 152/2006, ossia “chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto di rifiuti, compresi i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione, ovvero svolge le operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, nonchè le imprese e gli enti che producono rifiuti pericolosi ed i consorzi istituiti con le finalità di recuperare particolari tipologie di rifiuto”. Fino al termine di piena operatività del suddetto Registro, continuano a trovare applicazione gli adempimenti / obblighi relativi alla gestione dei rifiuti antecedenti alla disciplina SISTRI di cui agli artt. 188, 189, 190 e 193, D.Lgs. n. 152/2006, nel testo previgente alle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 205/2010, ossia presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale (c.d. MUD) /tenuta del registro di carico-scarico o utilizzo dei formulari di trasporto, anche in forma digitale. Sono altresì applicabili le disposizioni in materia di violazione degli obblighi di comunicazione o tenuta dei registri obbligatori e dei formulari ex art. 258, D.Lgs. n. 152/2006. In sede di conversione è anche stato previsto che: - l’iscrizione al Registro comporta il versamento di un diritto di segreteria e di un contributo annuale, i cui importi (aggiornati ogni 3 anni) saranno determinati da un apposito DM; - con un apposito DM sarà definita la sanzione applicabile in caso di mancata iscrizione al Registro, mancato / parziale versamento del contributo e violazione degli obblighi stabiliti.
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(CS)
CONAI: disponibile la guida 2019 è composta da due volumi
Si informa che il CONAI sul proprio sito www.
conai.org, nella sezione Download Documenti/ Guida al Contributo, ha reso disponibile la nuova Guida all’adesione e all’applicazione del Contributo Ambientale. L’edizione del 2019 si compone di due volumi, il primo illustra gli adempimenti e le procedure consortili, il secondo invece contiene tutta la modulistica e le relative istruzioni. (CS)
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Precisazioni del Ministero su F-GAS il registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate è gestito dalle camere di commercio In merito al nuovo D.P.R. n. 146 del 2018, allegato, recante attuazione del regolamento (UE) n. 517/2014 sui gas fluorurati ad effetto serra, entrato in vigore il 24 gennaio 2019, si segnala la pagina di approfondimento redatta dal Ministero dell’Ambiente il 4 febbraio 2019e disponibile al seguente link: http://www.minambiente.it/pagina/dpr-n1462018-recante-attuazione-del-regolamento-uen-5172014. Il D.P.R. n. 146/2018, entrato in vigore il 24 gennaio 2019, disciplina, tra le altre cose, le procedure per la designazione degli organismi di certificazione delle persone fisiche e delle imprese, di cui agli articoli 7 e 8 del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2067 , agli articoli 10 e 11 del regolamento (CE) n. 304/2008 , agli articoli 4 e 5 del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2066 e agli articoli 4 e 5 del regolamento (CE) n. 306/2008. Il sistema di certificazione delle persone fisiche e delle imprese prevede che l’Organismo nazionale italiano di accreditamento, “ACCREDIA”, rilasci un accreditamento agli Organismi di certificazione sulla base di appositi schemi di accreditamento approvati dal Ministero dell’Ambiente (articolo 4, comma 1 del D.P.R. n. 146/2018). Con decreto direttoriale n. 9 del 29 gennaio 2019, il Ministero dell’Ambiente ha approvato i seguenti schemi di accreditamento: 1) Schema di accreditamento persone: “Schema di accreditamento degli Organismi di valutazione della conformità per il rilascio delle certificazioni alle persone fisiche addette alle attività di cui ai Regolamenti (CE) n. 304/2008 e n. 306/2008, nonché ai Regolamenti di Esecuzione (UE) 2015/2067 e 2015/2066 e predisposto ai sensi dell’art. 4, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica 16 novembre 2018, n. 146.”;
2) Schema di accreditamento imprese: “Schema di accreditamento degli Organismi di valutazione della conformità per il rilascio delle certificazioni alle imprese che svolgono le attività di cui al Regolamento (CE) n. 304/2008 e al Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2067 e predisposto ai sensi dell’art. 4, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica 16 novembre 2018, n. 146.”. Ai fini della designazione degli Organismi di certificazione da parte del Ministero dell’Ambiente, è necessario il possesso del pertinente certificato di accreditamento rilasciato da ACCREDIA e dell’approvazione da parte del Ministero dell’Ambiente del tariffario che si intende applicare per il rilascio dei certificati. Per quanto riguarda il Regolamento (CE) n. 307/2008, il rilascio delle attestazioni alle persone che effettuano il recupero di F-gas dagli impianti di condizionamento d’aria da determinati veicoli a motore viene effettuato dagli organismi di attestazione di formazione delle persone fisiche, al completamento di un corso di formazione. Tali organismi sono certificati da organismi di valutazione della conformità accreditati ai sensi dello Schema di accreditamento OdA: “Schema di accreditamento degli Organismi di valutazione della conformità per il rilascio delle certificazioni agli Organismi di attestazione di formazione delle persone fisiche addette al recupero di gas fluorurati a effetto serra dagli impianti di condizionamento d’aria di determinati veicoli a motore, in conformità al Regolamento (CE) n. 307/2008 e predisposto ai sensi dell’art. 4, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica 16 novembre 2018, n. 146”. In questo caso non è prevista la designazione da parte del Ministero dell’Ambiente dell’organismo accreditato. Ulteriori informazioni in merito alle procedure di accreditamento sono disponibili sul sito di ACCREDIA al seguente link: https://www.accredia. it/accreditamento/come-accreditarsi/ Una volta completato l’iter di accreditamento e, ove previsto, l’iter di designazione sopra illustrati, le persone fisiche e le imprese potranno rivolgersi agli Organismi di certificazione/attestazione per ottenere i pertinenti certificati/attestati.
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Obbligo per le persone fisiche e le imprese di certificazione e iscrizione al Registro telematico nazionale di cui all’articolo 15 del D.P.R. n. 146/2018 L’obbligo di certificazione e iscrizione al Registro telematico nazionale è previsto per le persone fisiche che svolgono le seguenti attività ai sensi dell’art. 7, comma 1, del D.P.R. n. 146/2018: a) attività su celle frigorifero di autocarri e rimorchi frigorifero, apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria e pompe di calore fisse: 1) controllo delle perdite dalle apparecchiature contenenti gas fluorurati a effetto serra in quantità pari o superiori a 5 tonnellate di CO2 equivalente a meno che le apparecchiature siano ermeticamente sigillate, etichettate come tali e contenenti gas fluorurati a effetto serra in quantità inferiori a 10 tonnellate di CO2 equivalente; 2) recupero di gas fluorurati a effetto serra; 3) installazione; 4) riparazione, manutenzione o assistenza; 5) smantellamento. b) attività su apparecchiature di protezione antincendio che contengono gas fluorurati a effetto serra: 1) controllo delle perdite dalle apparecchiature contenenti gas fluorurati a effetto serra in quantità pari o superiori a 5 tonnellate di CO2 equivalente a meno che le apparecchiature siano ermeticamente sigillate, etichettate come tali e contenenti gas fluorurati a effetto serra in quantità inferiori a 10 tonnellate di CO2 equivalente; 2) recupero di gas fluorurati a effetto serra; 3) installazione; 4) riparazione, manutenzione o assistenza; 5) smantellamento. c) attività su commutatori elettrici contenenti gas fluorurati a effetto serra: 1) installazione; 2) riparazione, manutenzione o assistenza; 3) smantellamento; 4) recupero. d) recupero di solventi a base di gas fluorurati a effetto serra dalle apparecchiature fisse che li contengono. Tali soggetti dovranno rivolgersi a Organismi di Certificazione che rilasciano un certificato alle persone fisiche previo superamento di un esame teorico e pratico incentrato sulle competenze e
sulle conoscenze minime indicate negli allegati dei rispettivi Regolamenti di esecuzione della Commissione Europea (Regolamenti di esecuzione (UE) 2015/2066 e 2015/2067, Regolamenti (CE) n. 304/2008 e n. 306/2008). L’obbligo di certificazione e iscrizione al Registro telematico nazionale è previsto per le imprese che svolgono le seguenti attività ai sensi dell’art. 8, comma 1, del D.P.R. n. 146/2018: - attività di installazione, riparazione, manutenzione, assistenza o smantellamento di apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria e pompe di calore fisse contenenti gas fluorurati ad effetto serra; - attività di installazione, riparazione, manutenzione, assistenza o smantellamento di apparecchiature di protezione antincendio contenenti gas fluorurati ad effetto serra. Tali soggetti dovranno rivolgersi a Organismi di Certificazione che rilasciano un certificato alle imprese previa verifica dei seguenti requisiti: impiego di persone fisiche certificate in numero sufficiente da coprire il volume di attività previsto e disponibilità di strumenti e procedure necessarie a svolgere le attività per cui è richiesta la certificazione (Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2067 e Regolamento (CE) n. 304/2008). Un’apparecchiatura fissa è definita come un’apparecchiatura che di norma non è in transito durante il suo funzionamento e comprende i sistemi movibili di climatizzazione. Di conseguenza, non rientrano nel campo di applicazione del Regolamento (UE) n. 517/2014, le apparecchiature di refrigerazione e di condizionamento d’aria usate in tutte le modalità di trasporto ad eccezione delle celle frigorifere di autocarri e rimorchi frigorifero. L’obbligo di attestazione e iscrizione al Registro telematico nazionale è previsto per le persone fisiche che svolgono le seguenti attività ai sensi dell’art. 9, comma 1, del D.P.R. n. 146/2018: - attività di recupero di gas fluorurati a effetto serra dagli impianti di condizionamento d’aria dei veicoli a motore, che rientrano nel campo d’applicazione della direttiva 2006/40/CE. Tali soggetti dovranno rivolgersi a Organismi di Attestazione della formazione che rilasciano attestati alle persone fisiche a seguito del completamento di un corso di formazione riguardante il recupero dei gas fluorurati a effetto serra dagli impianti di condizionamento di aria dei veicoli a motore (Regolamento (CE) n. 307/2008). Ai sensi dell’articolo 2, punto 14), del Regolamento (UE) n. 517/2014, il recupero è definito come «la raccolta e lo stoccaggio di gas fluorurati a
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effetto serra provenienti da prodotti, inclusi contenitori, e apparecchiature effettuati nel corso delle operazioni di manutenzione o assistenza o prima dello smaltimento dei prodotti o delle apparecchiature”. Pertanto le persone fisiche che, nell’ambito dell’attività di autoriparazione, effettuano la mera operazione di ricarica di gas fluorurati ad effetto serra (F-gas) negli impianti di condizionamento d’aria dei veicoli a motore non sono disciplinate dal D.P.R. n. 146/2018. Tuttavia, se tale operazione di ricarica è preceduta o seguita dall’attività di recupero degli F-gas contenuti nei citati impianti, indipendentemente dai macchinari utilizzati a tale scopo, è previsto l’obbligo di attestazione e iscrizione al Registro telematico nazionale per le persone ai sensi dell’articolo 9 del D.P.R. n. 146/2018. L’elenco degli Organismi di Certificazione e degli Organismi di Attestazione della formazione è disponibile all’interno della sezione A del Registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate accedendo al sito www.fgas.it, Area registro / consultazione / ricerca organismi. Sono invece soggette all’iscrizione al Registro telematico nazionale, ma esenti dall’obbligo di certificazione e attestazione, le persone fisiche e le imprese che svolgono le seguenti attività ai sensi dell’art. 10, comma 1, del D.P.R. n. 146/2018: a) le persone fisiche addette al controllo di sistemi di rilevamento delle perdite dalle apparecchiature a ciclo Rankine a fluido organico contenenti gas fluorurati a effetto serra; b) le imprese che svolgono attività di installazione, riparazione, manutenzione, assistenza e disattivazione di commutatori elettrici contenenti gas fluorurati a effetto serra o di recupero di gas fluorurati ad effetto serra da dette apparecchiature; c) le imprese che svolgono attività di recupero di solventi a base di gas fluorurati ad effetto serra dalle apparecchiature fisse che li contengono; d) le imprese che svolgono attività di recupero di gas fluorurati ad effetto serra dagli impianti di condizionamento d’aria dei veicoli a motore che rientrano nel campo d’applicazione della direttiva 2006/40/CE; e) le imprese che svolgono attività di installazione, riparazione, manutenzione, assistenza o smantellamento di celle frigorifero di autocarri e rimorchi frigorifero contenenti gas fluorurati a effetto serra; f) le imprese che svolgono attività di controllo dei sistemi di rilevamento delle perdite dalle apparecchiature a ciclo Rankine a fluido organico. Le persone fisiche e le imprese che svolgono le
attività sopra descritte devono iscriversi per via telematica nelle apposite sezioni del Registro telematico nazionale. All’iscrizione provvede la Camera di commercio competente, sulla base delle domande presentate con le modalità di cui all’articolo 15, comma 4, del D.P.R. n. 146/2018.
Registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate Il Registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate, istituito presso il Ministero dell’ambiente ai sensi dell’articolo 14, del D.P.R. n. 146/2018, è gestito dalle Camere di commercio competenti e accessibile dal sito web www.fgas.it. Il Registro è costituito dalle seguenti sezioni: a) Sezione degli organismi di certificazione, degli organismi di valutazione della conformità e degli organismi di attestazione; b) Sezione delle persone fisiche e delle imprese non soggette all’obbligo di certificazione; c) Sezione delle persone fisiche e delle imprese certificate; d) Sezione delle persone fisiche che hanno ottenuto l’attestato; e) Sezione delle persone fisiche con deroghe transitorie o esenzioni all’obbligo di certificazione; f) Sezione delle persone fisiche e delle imprese certificate in un altro Stato membro che hanno trasmesso copia del proprio certificato. Attraverso il Registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate, sarà pertanto possibile: - consultare l’elenco degli Organismi di Certificazione e di Attestazione della formazione ai quali le persone e le imprese possono rivolgersi per ottenere i pertinenti certificati/attestati; - consultare l’elenco delle persone e delle imprese alle quali gli operatori/proprietari di apparecchiature contenenti F-gas possono rivolgersi. L’iscrizione al Registro avviene esclusivamente per via telematica, tramite la compilazione e l’invio alle Camere di commercio delle pratiche contenenti le informazioni previste dai modelli e dalle comunicazioni sotto elencati. - Iscrizione delle Persone: * Modello iscrizione persone fisiche. - Iscrizione delle imprese: * Modello iscrizione imprese. - Richiesta di esenzione: * Modello comunicazione esenzione; * Dichiarazione sostitutiva per recupero FGAS;
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* Dichiarazione sostitutiva brasatura e saldatura. Richiesta di deroga: * Modello comunicazione Deroga; * Dichiarazione sostitutiva deroga certificazione; * Dichiarazione sostitutiva deroga attestazione. Riconoscimento certificato estero per le persone: * Modello riconoscimento certificato estero persona fisica. Riconoscimento certificato estero per le imprese: * Modello riconoscimento certificato estero imprese. Modello di delega: Facsimile della procura da allegare nel caso
di delega a soggetto terzo per la firma digitale e l’invio. * Modello di delega. - Iscrizione Organismi: * Modello iscrizione Organismi. La Camera di Commercio competente rilascia per via telematica gli attestati di iscrizione al Registro telematico nazionale, gli attestati di esenzione e deroghe nonché gli attestati di riconoscimento dei certificati rilasciati in un altro Stato membro. Ulteriori informazioni in merito alle procedure di iscrizione sono disponibili sul sito www.fgas.it, nella sezione Modulistica/Istruzioni. Nella tabella seguente è riportato, in modo schematico, l’elenco delle apparecchiature e delle attività per le quali è necessaria la certificazione (C), l’iscrizione al Registro nazionale delle Persone e delle imprese certificate (I) o l’attestazione (A). Attività
Persona fisica
Impresa
Installazione, Assistenza, Manutenzione, Riparazione o Smantellamento
C+I
C+I
Controllo delle perdite di applicazioni contenenti ≥5 tonn CO2 equivalenti di gas fluorurati (≥10 tonn CO2 equivalenti di gas fluorurati se ermeticamente sigillate ed etichettate come tali)
C+I
Recupero di gas fluorurati
C+I
Installazione, Assistenza, Manutenzione, Riparazione o Smantellamento
C+I
Controllo delle perdite di applicazioni contenenti ≥5 tonn CO2 equivalenti di gas fluorurati (≥10 tonn CO2 equivalenti di gas fluorurati se ermeticamente sigillate ed etichettate come tali)
C+I
Recupero di gas fluorurati
C+I
Installazione, Assistenza, Manutenzione, Riparazione o Smantellamento
C+I
Controllo delle perdite di applicazioni contenenti ≥5 tonn CO2 equivalenti di gas ≥10 tonn CO2 equivalenti di gas fluorurati se ermeticamente sigillate ed etichettate come tali)
C+I
Recupero di gas fluorurati
C+I
Installazione, Assistenza, Manutenzione, Riparazione o Smantellamento
C+I
I
Recupero di gas fluorurati
C+I
I
Solventi a base di gas fluorurati ad effetto serra
Recupero di gas fluorurati
C+I
I
Impianti di condizionamento d’aria dei veicoli a motore (MAC)
Recupero di gas fluorurati
A+I
I
Apparecchiature a ciclo Rankine a fluido organico contenenti gas fluorurati a effetto serra
Controllo dei sistemi di rilevamento delle perdite
I
I
Apparecchiature
Apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria e pompe di calore
Celle frigorifero di autocarri e rimorchi frigorifero
Apparecchiature fisse di protezione antincendio
Commutatori elettrici contenenti gas fluorurati a effetto serra
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I
C+I
Obbligo della tenuta dei Registri (art. 6 del Regolamento (UE) n. 517/2014) Banca dati (art. 16 del D.P.R. n. 146/2018) Come previsto all’articolo 6 del Regolamento (UE) n. 517/2014 e riportato nella guida predisposta dalla Commissione europea, gli operatori di apparecchiature per cui sono necessari controlli delle perdite, (apparecchiature fisse di refrigerazione, di condizionamento d’aria, di pompe di calore fisse, di apparecchiature di protezione antincendio e di celle frigorifere di autocarri e rimorchi frigorifero contenenti un carico di gas fluorurati pari o superiore a 5 tonnellate di CO2 equivalente) devono conservare registri delle apparecchiature per cinque anni e, su richiesta, metterli a disposizione dell’Autorità nazionale competente o della Commissione europea. In caso di apparecchiature etichettate come «apparecchiature ermeticamente sigillate», i registri sono necessari solo se il carico di refrigerazione è superiore a 10 tonnellate di CO2 equivalente. I registri delle apparecchiature devono contenere le seguenti informazioni: - nome, indirizzo postale, numero telefonico dell’operatore; - informazioni sulla quantità e il tipo di gas fluorurati installato (se non indicato nelle specifiche tecniche del fabbricante o sull’etichetta, dovrà essere definito da personale certificato); - le quantità di gas fluorurati aggiunti durante l’installazione, la manutenzione o l’assistenza o a causa di perdite; - le quantità di gas fluorurati installati che sono state riciclate o rigenerate, incluso il nome e l’indirizzo dell’impianto di riciclaggio o rigenerazione e, se del caso, il numero di certificato; - le quantità di gas fluorurati a effetto serra recuperati; - le date e i risultati dei controlli delle perdite, nonché la causa delle eventuali perdite rilevate; - qualora l’apparecchiatura sia stata smantellata, le misure adottate per recuperare e smaltire i gas fluorurati a effetto serra; - identità dell’impresa/del personale che ha svolto le attività; - date e risultati dei controlli del sistema di rilevazione delle perdite (se installato); - altre informazioni pertinenti. Non è necessario tenere registri per le apparecchiature mobili di condizionamento d’aria o i veicoli frigorifero diversi da autocarri o rimorchi. A decorrere dall’ottavo mese successivo all’entrata in vigore del D.P.R. n. 146/2018, tutte le informa-
zioni contenute nei registri di cui all’articolo 6 del regolamento (UE) n. 517/2014, relative alle attività di controllo delle perdite nonché alle attività di installazione, assistenza, manutenzione, riparazione, smantellamento, sono comunicate, per via telematica, alla Banca dati di cui all’articolo 16 del citato D.P.R. n. 146/2018. A tal proposito si fa presente che la soglia di 5 tonnellate di CO2 equivalenti è utilizzata esclusivamente per determinare gli obblighi e la frequenza dei controlli delle perdite. Pertanto, a partire dal 25 settembre 2019, l’obbligo di tenuta dei registri sarà rispettato mediante la comunicazione alla Banca dati dalla quale sarà possibile scaricare un attestato contenente tutte le informazioni relative alle proprie apparecchiature. L’articolo 6 del Regolamento (UE) n. 517/2014 prevede inoltre, al paragrafo 3, che tutte le imprese che forniscono gas fluorurati a effetto serra istituiscono registri contenenti informazioni pertinenti relative agli acquirenti di gas fluorurati a effetto serra, compresi i seguenti dettagli: a. i numeri dei certificati degli acquirenti; b. le rispettive quantità di gas fluorurati a effetto serra acquistati. Le imprese che forniscono gas fluorurati a effetto serra conservano tali registri per almeno cinque anni e, su richiesta, mettono tali registri a disposizione dell’autorità competente dello Stato membro interessato o della Commissione. A decorrere dal sesto mese successivo all’entrata in vigore del D.P.R. n. 146/2018, anche le informazioni relative alle vendite di gas fluorurati a effetto serra e di apparecchiature non ermeticamente sigillate contenenti tali gas, sono comunicate, per via telematica, alla Banca dati di cui all’articolo 16 del citato D.P.R. Pertanto, a partire dal 25 luglio 2019, l’obbligo di tenuta dei registri sarà rispettato mediante la comunicazione alla Banca dati delle vendite di F-gas e di apparecchiature contenenti tali gas.
Dichiarazione di cui all’articolo 16, comma 1, del D.P.R. n. 43/2012 A decorrere dalla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 146/2018, è abrogato l’articolo 16, comma 1 del D.P.R. n. 43/2012 relativo alla comunicazione ad ISPRA, entro il 31 maggio di ogni anno, delle informazioni riguardanti le quantità di emissioni in atmosfera di gas fluorurati. Tuttavia restano invariati gli obblighi di mantenimento dei registri. In sostituzione di tale onere a carico di numerosi soggetti, è stata istituita la Banca dati (articolo 16 del D.P.R. n. 146/2018) in materia di raccolta e
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conservazione delle informazioni relative alle attività di controllo delle perdite nonché le attività di installazione, assistenza, manutenzione, riparazione, smantellamento delle apparecchiature contenenti gas fluorurati a effetto serra.
Conclusioni La Dichiarazione F-gas relativa alle informazioni del 2018 (termine di comunicazione 31 maggio 2019) non dovrà essere trasmessa. Tuttavia, a partire dal 24 settembre 2019, a seguito del pri-
mo intervento utile di controllo delle perdite, di manutenzione, di assistenza, di riparazione e/o di smantellamento delle apparecchiature già installate alla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 146/2018, l’impresa certificata o, nel caso di imprese non soggette all’obbligo di certificazione, la persona fisica certificata comunica, per via telematica, alla Banca dati le informazioni di cui ai commi 4, 5 e 7 dell’articolo 16 del D.P.R. n. 146/2018.
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(CS)
Responsabile rischio amianto la figura è prevista dal dm 6 settembre 1994
Quando in un edificio vengono individuati materiali contenenti amianto non scatta automaticamente un obbligo di bonifica in capo al proprietario/gestore. Nella quasi totalità dei casi si tratta di gestire il rischio legato alla presenza dei materiali con una serie di attività di controllo e prevenzione delle quali la bonifica, totale o parziale, può essere solo una delle fasi. Nel caso si volesse intervenire, tra le misure da adottare la prima è quella della nomina del cosiddetto RRA (Responsabile Rischio Amianto). La figura è prevista dal DM 6 settembre 1994 che impone al proprietario dell’immobile (privato o impresa) l’individuazione di una figura di un responsabile con compiti di controllo e coordinamento delle attività inerenti al trattamento dell’amianto relativo agli immobili. Una volta nominata questa figura dovrà dare evidenza di aver provveduto, per sua mano, a: - redigere un piano di controllo e manutenzione per tutte le attività che potenzialmente potessero coinvolgere i MCA; - informare gli occupanti e le ditte terze della situazione rilevata; - etichettare i MCA rilevati a seguito delle risultanze analitiche; - verificare periodicamente lo stato di conservazione dei materiali; - procedere a monitoraggi periodici dell’aria per confutare eventuali contaminazioni. In collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) lo stesso RRA dovrà verificare l’aggiornamento dei documenti unici di valutazione dei rischi da interferenze DUVRI e il coordinamento con tutti i vari soggetti a vario titolo coinvolti nelle attività dell’immobile in questione.
Ad oggi, anche se previsto, la norma non ha ancora stabilito in maniera univoca il percorso formativo (materie, durata, …) che deve seguire questa figura, figura che ha il compito di gestire le attività di custodia in modo codificato redigendo il Programma di controllo e manutenzione sui MCA. Da una verifica tra le nostre imprese associate (tra quelle che si occupano di rimozione e smaltimento dell’amianto) il loro responsabile del rischio amianto ha svolto la formazione tanti anni fa attraverso un corso organizzato dallo IAL (corso che non ha scadenza). A Brescia l’ISFOS ha appena concluso, lo scorso gennaio, un corso di 24 ore per formare questa specifica figura. Abbiamo visto che IAL FVG organizza un corso per “addetti all’attività di rimozione e bonifica dell’amianto” (che è figura diversa) che è iniziato lo scorso 8 febbraio ed ha una durata di 30 ore. L’Albo Gestori Ambientali di Trieste conferma che ad oggi non c’è alcuna novità sul tema e relativa all’iscrizione all’albo. Ricordiamo che l’albo nazionale imprese che effettuano la gestione dei rifiuti ha individuato la categoria 10 come attività di bonifica di beni contenenti amianto è diventata operativa il 14.4.2004, a seguito della pubblicazione del D.M. Ambiente 5 febbraio 2004 inerente alle relative garanzie finanziarie da versare a favore dello Stato. I requisiti e i criteri per l’iscrizione sono stati stabiliti con la delibera n. 1 del 30.3.2004 del Comitato Nazionale che ha ripartito le attività della categoria 10 in due “sottocategorie” 10A e 10B in relazione al diverso grado di pericolosità per ambiente e salute dell’uomo dei vari tipi di materiali contenenti amianto e alla diversa complessità dei relativi interventi di bonifica. In particolare: - 10A - attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata sui seguenti materiali: materiali edili contenenti amianto legato in matrici cementizie o resinoidi (si tratta per lo più del cemento amianto, meglio conosciuto come Eternit, es. le lastre di coperture dei tetti, tubature dell’acquedotto; - 10B - attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata sui seguenti materiali:
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materiali d’attrito, materiali isolanti (pannelli, coppelle, carte e cartoni, tessili, materiali spruzzati, stucchi, smalti, bitumi, colle, guarnizioni, altri materiali isolanti), contenitori a pressione, apparecchiature fuori uso, altri materiali incoerenti contenenti amianto. L’iscrizione nella sottocategoria 10B è valida an-
che ai fini dello svolgimento delle attività previste dalla sottocategoria 10A. La categoria 10 è suddivisa in classi in funzione dell’importo complessivo dei lavori di bonifica cantierabili.
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(CS)
SOA: rinnovo per la F.lli Menon è qualificata per il restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela (og2) L’impresa edile F.lli Menon di Menon Emiliano & C. s.n.c. si trasforma in società di capitali con la denominazione F.LLI MENON S.R.L., con sede a Aquileia (UD) in via Martiri Risiera San Sabba n. 11/A, e rinnova l’attestazione SOA nella categoria OG2 per la II classifica pari a 516.000 Euro ha aggiunto la categoria OG1 per la I classifica pari a 258.000 Euro. L’azienda con il rinnovo potrà eseguire fino ad un importo massimo di 619.200 Euro il restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela ai sensi delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali (OG2). La categoria riguarda lo svolgimento di un insieme coordinato di lavorazioni specialistiche necessarie a recuperare, conservare, consolidare, trasformare, ripristinare, ristrutturare, sottoporre a manutenzione gli immobili di interesse storico soggetti a tutela a norma delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali. Riguarda altresì la realizzazione negli immobili di impianti elettromeccanici, elettrici, telefonici ed elettronici e finiture di qualsiasi tipo nonché di eventuali opere connesse, complementari e accessorie.
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Ha potuto rinnovare l’attestazione anche per la categoria OG1 fino ad un importo massimo di 309.600 Euro, che prevede l’esecuzione di edifici civili e industriali, categoria che riguarda la costruzione, la manutenzione o la ristrutturazione di interventi puntuali di edilizia occorrenti per svolgere una qualsiasi attività umana, diretta o indiretta, completi delle necessarie strutture, impianti elettromeccanici, elettrici, telefonici ed elettronici e finiture di qualsiasi tipo nonché delle eventuali opere connesse, complementari e accessorie. Comprende in via esemplificativa le residenze, le carceri, le scuole, le caserme, gli uffici, i teatri, gli stadi, gli edifici per le industrie, gli edifici per parcheggi, le stazioni ferroviarie e metropolitane, gli edifici aeroportuali nonché qualsiasi manufatto speciale in cemento armato, semplice o precompresso, gettato in opera quali volte sottili, cupole, serbatoi pensili, silos ed edifici di grande altezza con strutture di particolari caratteristiche e complessità. Ricordiamo che l’attestazione SOA costituisce condizione indispensabile per la partecipazione alle procedure d’aggiudicazione dei lavori d’importo superiore ai 150.000 euro. Al fine d’assistere gli imprenditori, l’Associazione ha predisposto un servizio d’informazione ed assistenza alle proprie imprese sui requisiti e sulla documentazione richiesti per la qualificazione. (CS)
ANAC: contributi gare per il 2019 invariati gli operatori economici sono tenuti al pagamento della contribuzione per partecipare alle gare Con Delibera n. 1174 del 19 dicembre 2019, pubblicata sul sito ANAC il 15 febbraio 2019, in attuazione dell’art. 1, commi 65 e 67, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, l’ANAC ha deliberato la necessità di coprire i costi di funzionamento dell’Autorità, per la parte non finanziata dal bilancio dello Stato, mediante ricorso al mercato di competenza nel ri-
spetto comunque del limite massimo dello 0,4 per cento del valore complessivo del mercato. Sono obbligati alla contribuzione a favore dell’Autorità, nell’entità e con le modalità previste dal presente provvedimento, i seguenti soggetti pubblici e privati: a) le stazioni appaltanti, anche nel caso in cui la procedura di affidamento sia espletata all’estero; b) gli operatori economici (imprese), che intendano partecipare a procedure di scelta del contraente attivate dalle Stazioni Appaltanti; c) le società organismo di attestazione (SOA). Le stazioni appaltanti e gli operatori economici (imprese), sono tenuti a versare a favore dell’Autorità, i seguenti contributi in relazione all’importo posto a base di gara: Quota stazioni appaltanti
Quota operatori economici
Inferiore a € 40.000
Esente
Esente
Uguale o maggiore a € 40.000 e inferiore a € 150.000
€ 30,00
Esente
Importo posto a base di gara
Uguale o maggiore a € 150.000 e inferiore a € 300.000 Uguale o maggiore a € 300.000 e inferiore a € 500.000 Uguale o maggiore a € 500.000 e inferiore a € 800.000 Uguale o maggiore a € 800.000 e inferiore a € 1.000.000 Uguale o maggiore a € 1.000.000 e inferiore a € 5.000.000 Uguale o maggiore a € 5.000.000 e inferiore a € 20.000.000 Uguale o maggiore a € 20.000.000
Le SOA, invece, sono tenute a versare a favore dell’Autorità un contributo pari al 2% (due per cento) dei ricavi risultanti dal bilancio approvato relativo all’ultimo esercizio finanziario. Le Stazioni Appaltanti sono tenute al pagamento della contribuzione entro il termine di scadenza del bollettino MAV (pagamento Mediante Avviso), emesso dall’Autorità con cadenza quadrimestrale, per un importo complessivo pari alla somma delle contribuzioni dovute per tutte le procedure attivate nel periodo. Gli operatori economici sono tenuti al pagamento della contribuzione quale condizione di ammissibilità alla procedura di selezione del contraente. Essi sono tenuti a dimostrare, al momento della presentazione dell’offerta, di avere versato la somPag. 45 - ApiNFORMA / Edilizia - numero 3 - 15 febbraio 2019
€ 225,00
€ 375,00 € 600,00 € 800,00
€ 20,00 € 35,00 € 70,00 € 80,00 € 140,00 € 200,00 € 500,00
ma dovuta a titolo di contribuzione. La mancata dimostrazione dell’avvenuto versamento di tale somma è causa di esclusione dalla procedura di scelta del contraente ai sensi dell’art. 1, comma 67 della legge 266/2005. Le SOA sono tenute al pagamento della contribuzione dovuta entro novanta giorni dall’approvazione del proprio bilancio. Decorso tale termine detti soggetti possono chiedere la rateizzazione dei contributi dovuti, previa corresponsione degli interessi legali, a condizione che l’ultima rata abbia scadenza non oltre il 31 dicembre 2017. Per ciascuna procedura di scelta del contraente per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, suddivisa in più lotti, l’importo dovuto dalle stazioni appaltanti verrà calcolato applicando la con-
tribuzione corrispondente al valore complessivo posto a base di gara. Gli operatori economici che partecipano a procedure di scelta del contraente per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, suddivise in più lotti, devono versare il contributo corrispondente al valore di ogni singolo lotto per il quale presentano offerta. Il mancato pagamento della contribuzione da parte delle Stazioni Appaltanti e SOA, secondo le modalità previste dal presente provvedimento, comporta l’avvio della procedura di riscossione coattiva, mediante ruolo, delle somme non versate sulle quali saranno dovute, oltre agli interessi legali, le maggiori somme ai sensi della normativa vigente. Il mancato versamento dell’uno per mille, entro
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quindici giorni dalla pronuncia del lodo arbitrale, di cui all’art. 209, comma 12, del d.lgs. 50/2016, comporta l’avvio della procedura di riscossione coattiva a carico delle parti, mediante ruolo, delle somme non versate sulle quali saranno dovute, oltre agli interessi legali, le maggiori somme ai sensi della normativa vigente. Inoltre, in caso di versamento di contribuzioni non dovute ovvero in misura superiore a quella dovuta, è possibile presentare all’Autorità un’istanza motivata di rimborso corredata da idonea documentazione giustificativa. Questo provvedimento è entrato in vigore il 1° gennaio 2019. (CS)
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Autotrasporto c/t. Spagna divieto di riposo settimanale “regolare” in cabina
Dal 21 febbraio 2019 è entrata in vigore in Spagna la nuova normativa sulla regolamentazione del trasporto terrestre (ROTT), la quale, oltre a disciplinare alcune tematiche di stretto interesse per l’autotrasporto spagnolo, ha introdotto il divieto per il conducente di prendere il riposo settimanale regolare (almeno 45 ore) nella cabina dei veicoli. L’entrata in vigore di questa normativa ha subito una serie di rinvii, dovuti alla necessità di modificare la versione originaria della predetta disciplina dopo i rilievi mossi dalla Corte di Giustizia europea. L’adeguamento ha richiesto più tempo del previsto ed ora è giunto al termine con la pubblicazione,
sulla Gazzetta Ufficiale di quello Stato, del regio decreto 70/2019 che, appunto, interviene anche sulla questione del riposo settimanale regolare in cabina dell’autista, vietandolo. Sotto il profilo sanzionatorio, tale condotta è stata equiparata al mancato svolgimento del riposo settimanale, per la quale le norme spagnole prevedono una sanzione di 2.000 euro. Per chi fosse interessato ad approfondire la nuova disciplina spagnola, è possibile prendere visione: - del comunicato stampa del 15 febbraio 2019 pubblicato sul sito web del Governo spagnolo all’indomani dell’approvazione del provvedimento (www.fomento.gob.es/el-ministerio/ sala-de-prensa/noticias/vie-15022019-1528); - del testo del regio decreto [spagnolo] 70/2019, direttamente sul sito internet della Gazzetta Ufficiale di Spagna (https://www.boe.es/diario_boe/txt.php?id=BOE-A-2019-2289). La citata documentazione può essere richiesta anche all’ufficio economico dell’Associazione.
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(AdT)
Divieti di circolazione 2019. Chiarimenti ministeriali deroghe alla circolazione di complessi veicolari per il trasporto di combustibili e di prodotti industriali legati a cicli continui Si fa seguito a quanto pubblicato su Apinforma n. 1/2019, pp. 66-73 in ordine al calendario dei divieti di circolazione dei veicoli industriali per il 2019, per segnalare due chiarimenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per la sicurezza stradale (di seguito Ministero) in risposta ad altrettanti quesiti posti da Conftrasporto: - sull’esenzione permanente per il trasporto di carburanti liquidi e gassosi con complessi veicolari (autoarticolati e autotreni); - sul trasporto di prodotti dell’industria a ciclo continuo.
Esenzione per il trasporto di carburanti liquidi e gassosi con complessi veicolari Con nota prot. U 0000650 del 1° febbraio 2019 il Ministero ha precisato che l’esenzione permanente ai divieti di circolazione prevista per il trasporto di carburanti (liquidi e gassosi) riguarda non solo i veicoli isolati (autocisterne), ma anche “i com-
plessi veicolari, quali auto-articolati ed autotreni”. Questa precisazione si è resa necessaria a causa dell’esplicito riferimento fatto alle autocisterne rispetto alla terminologia usata dai calendari dei divieti degli anni passati.
Trasporto di prodotti dell’industria a ciclo continuo Con nota prot. U 0001321 del 25 febbraio 2019 il Ministero ha chiarito che tale attività non va riferita ai soli trasporti volti all’approvvigionamento delle materie prime e dei semilavorati, ma “anche a quei prodotti finiti necessari ed indispensabili a garantire la continuità del ciclo produttivo”. Il chiarimento si è reso necessario a causa delle interpretazioni restrittive date da taluni Prefetti alla disposizione sopra indicata, con le quali si limitava il rilascio delle deroghe ai soli trasporti di materie prime e semilavorati indispensabili a garantire la continuità del ciclo produttivo. Il Ministero ha ora chiarito che “rientrano nel ciclo produttivo anche i beni strumentali finiti atti a produrre i beni diretti con i quali il ciclo si chiude” ed a tale riguardo riporta l’esempio dell’industria automobilistica, dove la fornitura degli pneumatici (prodotti finiti) è comunque indispensabile al completamento delle autovetture. Entrambe le note sono state trasmesse anche al Ministero dell’interno. Copia e altre informazioni possono essere richieste all’ufficio trasporti dell’Associazione.
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(AdT)
Divieti di circolazione dei veicoli industriali sentenza del consiglio di stato a favore delle associazioni nazionali di categoria Con Sentenza del 17 gennaio 2019, resa pubblica il 1° marzo 2019, il Consiglio di Stato ha respinto le eccezioni che erano state sollevate dal Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, comunemente conosciuto come Codacons, contro il decreto sui divieti di circolazione dei veicoli industriali per l’anno 2018, annullando la sentenza del TAR del Lazio del 22 maggio 2018 che, al contrario, aveva accolto le ragioni di quell’Associazione. Il procedimento davanti al Consiglio di Stato era scaturito dall’impugnativa proposta dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dalle Prefetture contro la citata sentenza del TAR, la quale ha visto la fattiva partecipazione delle principali realtà associative del mondo della produzione e dei trasporti, fra cui Conftrasporto, che sono intervenute ad adiuvandum della Pubblica amministrazione. Il Consiglio di Stato con questa pronuncia ha fissato dei principi che è bene richiamare. 1. La tutela della salute e della sicurezza nella circolazione stradale, pur avendo importanza primaria, non riveste carattere assoluto ma deve sempre essere contemperata con altri interessi anch’essi di rilievo costituzionale (nella fattispecie, la libertà di circolazione e di iniziativa economica), richiamati all’interno dall’art. 7, co.2 del regolamento di esecuzione del codice della strada, il quale stabilisce, fra l’altro, che i divieti aggiuntivi alle giornate festive devono “individuarsi in modo da contemperare le esigenze di sicurezza stradale, connesse con le prevedibili condizioni di traffico, con gli effetti che i divieti determinano sulla attività di autotrasporto nonché sul sistema economico produttivo nel suo complesso.” 2. Contrariamente alle asserzioni del Codacons, non corrisponde al vero che la normativa sui
divieti imponga sempre e comunque l’introduzione di una limitazione alla circolazione dei veicoli industriali, nelle giornate precedenti e in quelle successive ad un giorno festivo. Infatti, ad eccezione delle festività rispetto alle quali è la legge stessa a prescrivere il divieto di circolazione per i veicoli industriali, fatte salve, chiaramente, le esenzioni generali e le deroghe disposte con autorizzazioni prefettizie, nelle altre giornate, precedenti e successive, il contemperamento dei diversi interessi coinvolti viene lasciato alla valutazione: - del Ministro, che, infatti, ogni anno provvede ad individuare un certo numero di giorni ulteriori, nei quali ritiene preminente l’esigenza di tutelare la sicurezza della circolazione rispetto agli interessi della produzione; - delle Prefetture in sede di decisione sul rilascio, o meno, dell’autorizzazione alla circolazione in deroga, effettuata attenendosi ai criteri generali previsti dal d.m. annuale sui divieti. Di conseguenza, afferma il Consiglio di Stato, “la voluntas legis è dunque dichiaratamente contraria all’automatica e indistinta estensione del divieto di circolazione all’intero novero delle giornate prefestive e postfestive.” Inoltre, a giudizio del Consiglio di Stato, la “soluzione di sostanziale e definitivo automatismo da calendario propugnata dal Codacons non corrisponde all’ordinamento: non vi emerge un elemento testuale o sistematico il quale induca a ritenere che la pertinente normativa primaria o regolamentare imponga sempre e comunque la limitazione della circolazione dei mezzi pesanti nei giorni prefestivi e postfestivi.” Sulla scorta di quanto appena asserito, il Consiglio di Stato ha sancito che le deroghe non possono essere messe in discussione, obbedendo a “[…] bisogni essenziali della popolazione – per i quali un indistinto divieto causerebbe pregiudizi diffusi (si pensi al trasporto dei carburanti, dei giornali e periodici, dei prodotti per uso medico o del latte, oggetto di specifiche eccezioni nell’ambito dell’art.3 del decreto annuale.” Il che vale non solo per le esenzioni generali stabilite dal calen-
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dario sui divieti, ma anche per le autorizzazioni in deroga demandate alla valutazione del Prefetto, tenuto conto che questo è chiamata a decidere sulla scorta dei criteri generali fissati dal medesimo decreto ministeriale che approva il calendario dei divieti, volti a far sì che, in applicazione dell’art. 7, co. 4 del regolamento di esecuzione del c.d.s.,
dette deroghe soddisfino “le fondamentali esigenze di vita delle comunità, sia nazionale che locali, nel rispetto delle migliori condizioni di sicurezza della circolazione stradale”. Copia della sentenza può essere richiesta all’ufficio trasporti dell’Associazione. (AdT)
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Poste. Contributo annuale dovuto all’AGCOM scadenza: 20 aprile 2019
Si fa seguito alla circolare associativa prot. n. 26/ AdT del 25 gennaio u.s. relativa al contributo dovuto dagli operatori del servizio postale titolari di autorizzazione o licenza individuale al Ministero dello sviluppo economico (di seguito Ministero), per segnalare che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha riportato sul proprio sito web (https://www.agcom.it/contributo-settore-servizi-postali-2019-) le istruzioni per il versamento del contributo dovuto alla medesima per il 2019 da parte dei medesimi operatori. Si ricorda in proposito che, al pari del contributo dovuto al Ministero per l’attività di istruttoria e verifica legata alle suddette abilitazioni, anche da questo aggiuntivo contributo sono esentate le imprese che effettuano attività di solo autotrasporto di corrispondenza o di pacchi postali, intendendosi per tale, quella che non prevede lo svolgimento di operazioni riconducibili al servizio postale, quali la raccolta, lo smistamento e il recapito. Sono, del pari, esentate dal pagamento le imprese con imponibile pari o inferiore a 100.000 euro,
quelle in stato di crisi con attività sospesa, in liquidazione oppure soggette a procedura concorsuale, e le imprese che hanno iniziato l’attività nel 2018. L’importo viene determinato applicando l’aliquota contributiva dell’1,35 per mille ai ricavi realizzati dalla vendita dei servizi postali che richiedono la titolarità di licenza o autorizzazione generale, come risultanti dalla voce A1 del conto economico (ricavi delle vendite e delle prestazioni) dell’esercizio finanziario 2017. Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio applicano la citata aliquota alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie relative all’esercizio finanziario 2017. Il versamento deve essere effettuato entro il 20 aprile 2019, sul conto corrente bancario intestato all’AGCOM (codice IBAN: IT 59 S 05424 04297 000000000582, acceso presso la Banca Popolare di Bari). Sempre entro la stessa data, gli operatori dei servizi postali devono trasmettere il modello telematico “Contributo SP - Anno 2019” per la comunicazione dei dati anagrafici ed economici e il calcolo del contributo dovuto. Tale modello è disponibile sul portale www.impresainungiorno.gov.it., al quale possono accedere i possessori della Carta Nazionale dei Servizi (CNS) e, da quest’anno, anche tramite Sistema pubblico di identità digitale (SPID). Per altre informazioni gli interessati possono rivolgersi all’ufficio trasporti dell’Associazione.
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(AdT)
Autotrasporto c/t. Costi indicativi di riferimento pubblicati i costi indicativi di riferimento del gasolio validi per il gennaio 2019
Si fa seguito a quanto riportato su Apinforma n. 2/2019, p. 56, per segnalare che il 13 febbraio 2019 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per il trasporto stradale e l’intermodalità (di seguito Ministero) ha pubblicato sul proprio sito web (www.mit.gov.it) l’aggiornamento mensile della voce “costo per litro del gasolio” per le imprese di autotrasporto di cose in conto terzi valido per il mese di gennaio 2019. In particolare, tenuto conto del prezzo medio al consumo accertato dal Ministero dello sviluppo economico nel gennaio 2019 (pari a 1.434,73 euro per 1.000 litri di gasolio, in diminuzione rispetto al mese di dicembre 2018, quando ammontava a 1.451,15 euro per 1.000 litri di gasolio), il valore mensile di riferimento di questa voce risulta essere di:
- 1,176 euro/l per i veicoli di massa complessiva a pieno carico fino a 7,5 t (al netto dell’IVA); - 0,961 euro/l per i veicoli di massa complessiva a pieno carico superiore a 7,5 t (al netto dell’IVA e del rimborso delle accise). Si rammenta sempre che, a partire dal luglio 2015, con la ripresa delle pubblicazioni dei predetti valori indicativi, la nuova nota metodologica del Ministero ha chiarito che l’unica componente che verrà aggiornata mensilmente è quella del gasolio; per tutte le altre, la stessa nota ha informato che a seguito dei rilievi formulati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, il Ministero non provvederà più a quantificarle, limitandosi a riportare i criteri o le fonti da cui poter ricavare i relativi dati (ad es. il CCNL per il costo del lavoro). Inoltre, anche in questa sede, si ricorda che a partire dal 1° gennaio 2016 i veicoli di massa complessiva superiore a 7,5 t che avranno titolo al rimborso di quota parte delle accise sono solo quelli di categoria ecologica “Euro 3” e superiori. Il testo della nota ministeriale e altre informazioni possono essere richiesti all’ufficio trasporti dell’Associazione.
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(AdT)
Pedaggi autostradali 2019 sospensione dei rincari sul 90% della rete autostradale Per opportuna informazione si segnala un comunicato apparso sul sito web del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (di seguito Ministero) con il quale questo ha informato che, sul 90 % della rete autostradale, sono stati sospesi per un periodo di 6 mesi (per la maggior parte dei casi) i rincari dei pedaggi che sarebbero dovuti scattare dal 1° gennaio 2019, grazie ad accordi raggiunti con i concessionari (www.mit.gov.it/comunicazione/news/pedaggio-autostrade-tariffe/tariffeautostradali-stop-agli-aumenti-dei-pedaggi). L’intesa - fa sapere il Ministero - non è stata raggiunta con la concessionaria Strada dei Parchi, che gestisce le tratte autostradali A24 e A25, per motivazioni spiegate direttamente da quest’ultima sul proprio sito web (www.stradadeiparchi.it/stradadei-parchi-blocca-gli-aumenti-tariffari-nonostante-lincomprensibile-posizione-di-anas/). In ogni caso, Strada dei Parchi ha annunciato di aver so-
speso fino al 28 febbraio 2019 gli aumenti delle tariffe di pedaggio approvati dal Ministero alla fine del 2017 e quelli maturati per l’anno 2019 ai sensi della convenzione unica vigente. Il Ministero, a sua volta, ha deciso di estendere questo periodo di moratoria, portandolo a fine giugno 2019. Interessante, per i paragoni che opera, è anche la tabella allegata, predisposta sempre dal Ministero, la quale riassume la situazione aggiornata delle decisioni adottate dalle concessionarie autostradali. Da evidenziare che la sospensione degli aumenti interessa le Autovie Venete spa per i tronchi di propria competenza in Friuli Venezia Giulia e Veneto e Autostrade per l’Italia spa che gestisce il tronco dell’A 23 Udine-Tarvisio. La sospensione non interesserà, invece: - il Raccordo autostradale Valle d’Aosta s.p.a., che applicherà l’incremento del 6,32%; - la A32 (barriera di Avigliana e Salbertrand), con un + 6,71% - la CISA, con un aumento dell’1,86%; - la Torino - Savona, con un + 2,22%; - la CAV (A4 Venezia - Padova, passante e Tangenziale di Mestre), con un + 2,06%; - la Tangenziale di Napoli, con un aumento dell’1,82%. (AdT)
Pedaggi Autostradali - Aumenti 2019 Variazione % prevista per il 2019
Variazioni effettive post sospensioni
Km rete gestita
% sul totale
ATIVA
0,00
0,00
155,8
2,66%
AUTOSTRADE PER L’ITALIA (*)
0,81
0,00
2857,5
48,70%
BRENNERO
0,00
0,00
314
5,35%
BRESCIA-PADOVA
0,00
0,00
235,6
4,01%
Autovia Padana
0,10
0,10
105,5
1,80%
SALT - tronco AutoCISA
1,86
1,86
101
1,72%
AUTOSTRADA DEI FIORI - Tronco A10
0,71
0,71
113,3
1,93%
CONSORZIO AUTOSTRADE SICILIANE
0,00
0,00
298,4
5,09%
AUTOVIE VENETE
0,00
0,00
210,2
3,58%
MILANO SERRAVALLE/ e MI. TANG.LI (2)
2,62
0,00
179,1
3,05%
TANGENZIALE DI NAPOLI
1,82
1,82
20,2
0,34%
Società concessionaria
Pag. 54 - ApiNFORMA / Organizzazione - numero 3 - 15 febbraio 2019
Pedaggi Autostradali - Aumenti 2019 Variazione % prevista per il 2019
Variazioni effettive post sospensioni
Km rete gestita
% sul totale
RAV (3)
6,32
6,32
32,4
0,55%
SALT - Tronco Ligure Toscano
0,00
0,00
154,9
2,64%
SAT
0,00
0,00
54,6
0,93%
AUTOSTRADE MERIDIONALI (SAM)
0,00
0,00
51,6
0,88%
SATAP A4 Tronco Novara Est-MI e TO-Novara Est
0,00
0,00
127
2,16%
SATAP Tronco A21 TO-AL-PC
0,00
0,00
164,9
2,81%
SAV Autostrada e Raccordo
0,00
0,00
67,4
1,15%
SITAF (Barriera di Avigliana e Salbertrand)
6,71
6,71
82,5
1,41%
Autostrada dei Fiori. Tronco A6 TO-SV
2,22
2,22
130,9
2,23%
CAV
2,06
2,06
74,1
1,26%
STRADA DEI PARCHI (4)
5,59
0,00
281,4
4,80%
ASTI-CUNEO
0,00
0,00
55,7
0,95%
5.868,00
100%
Società concessionaria
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R.C.A. Circolazione con veicoli privi di copertura aggravio delle sanzioni e chiarimenti ministeriali
Nella legge 17 dicembre 2018, n. 136, pubblicata sulla G.U. n. 293 del 18 dicembre 2018, la quale ha convertito il decreto legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria (v. Apinforma n. 19/2018, pp. 23-28), è stata inserita una norma che interviene sull’art. 193 del codice della strada (c.d.s.) in materia obbligo di assicurazione della responsabilità civile ai fini della circolazione dei veicoli. In particolare, l’intervento ha comportato: a) L’inserimento del co. 2 bis nell’art. 193 del c.d.s. che aggrava le sanzioni a carico del soggetto che nel biennio sia stato sorpreso a circolare per almeno due volte con veicoli privi di copertura R.C.A.; b) La modifica del co. 3 del medesimo art. 193 circa le fattispecie di riattivazione della copertura assicurativa o della radiazione del veicolo.
a) Il co. 2 bis dell’art. 193 del c.d.s. Con l’inserimento del nuovo co. 2 bis, il soggetto che, nel biennio, sia stato sorpreso a circolare per almeno due volte con veicoli privi di copertura R.C.A. è punito: - con il raddoppio della sanzione pecuniaria stabilita dal co. 2 del medesimo art. 193, per cui, dovrà pagare una somma da 1.698 euro a 6.792 euro; - con la sanzione accessoria della sospensione della patente da uno a due mesi; - con la decurtazione di 5 punti dalla patente. Sempre nell’ipotesi di recidiva e in deroga al successivo co. 4 dell’art. 193, il pagamento della sanzione in misura ridotta e del premio assicurativo per almeno 6 mesi non comporta l’immediata restituzione del veicolo all’interessato, visto che lo stesso è comunque sottoposto a fermo ammi-
nistrativo per 45 giorni a partire dal pagamento della sanzione. Se il conducente è anche il proprietario del mezzo, la restituzione è in ogni caso subordinata al pagamento delle spese di prelievo, trasporto e custodia sostenute per il sequestro e il successivo fermo, se ricorrenti.
b) la modifica al co. 3 dell’art. 193 del c.d.s. La modifica del co. 3 comporta che, quando la copertura assicurativa venga riattivata entro 15 giorni dalla scadenza oppure l’interessato provveda alla demolizione e alla radiazione del veicolo entro 30 giorni dalla contestazione della violazione, la sanzione pecuniaria non viene più ridotta di ¾ ma soltanto della metà; inoltre, anche in questo caso, si applica la decurtazione di 5 punti dalla patente.
I chiarimenti del Ministero dell’interno A seguito dei suddetti interventi normativi il Ministero dell’interno, Direzione centrale per la Polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato con la nota prot. 300/A/9742/18/149/2018/07 del 24 dicembre 2014 ha fornito una serie di chiarimenti, di cui si dà di seguito conto. Le modifiche sopra descritte si applicano solo per le infrazioni commesse dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (18 dicembre 2018), escludendo invece quelle antecedenti anche se definite dopo tale data. Per cui, perché si verifichi l’ipotesi di recidiva sopra descritta, sia la prima che la seconda infrazione dell’art. 193, co. 2 bis del c.d.s, dovranno essere state compiute dal 18 dicembre 2018 in poi; La recidiva presuppone la definitività dell’accertamento della prima violazione in materia di circolazione senza copertura R.C.A. (art.193, co. 2 del c.d.s), realizzatasi mediante il pagamento della sanzione (anche in forma scontata) oppure, viceversa, a seguito del mancato pagamento nei termini senza che, nel frattempo, il verbale sia stato impugnato o, infine, per effetto del rigetto del ricorso con provvedimento definitivo. La verifica della recidività sarà agevolata grazie alla novella, introdotta dalla stessa legge 136/2018, della de-
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curtazione di 5 punti dalla patente del trasgressore, ora applicabile già con la prima infrazione inerente l’obbligo di copertura R.C.A.; ciò, infatti, “può essere sicuro indice – recita la nota – della presenza di una precedente violazione definita e consentire, solo sulla base di tale risultanza, l’applicazione delle conseguenze previste per la recidiva direttamente al momento dell’accertamento della seconda violazione.” In tal caso l’agente potrà ritirare immediatamente la patente, ai fini della successiva sospensione, solo se ha certezza che nel biennio precedente lo stesso soggetto ha commesso una violazione identica già definita; diversamente, non si potrà procedere al ritiro immediato e la sospensione sarà disposta dalla Prefettura a seguito della segnalazione dell’organo accertatore. Per quanto riguarda il fermo del veicolo per 45 giorni, la sanzione accessoria si applica da quando
l’interessato ha provveduto a pagare la sanzione pecuniaria e a riattivare la copertura R.C.A. per almeno 6 mesi; La sottrazione di 5 punti dalla patente del trasgressore opera anche in assenza di recidiva e, in particolare, quando il trasgressore usufruisca della facilitazione prevista al comma 3 dell’art. 193 del c.d.s., pagando la metà della sanzione entro 30 giorni dalla scadenza della copertura assicurativa o provvedendo alla demolizione e alla radiazione del mezzo entro 30 giorni dalla contestazione, e nei casi di circolazione con certificato di assicurazione falso o contraffatto. Copia degli atti citati e altre informazioni possono essere richieste all’ufficio trasporti dell’Associazione.
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(AdT)
Scadenze aziendali mese di marzo 2019 il calendario delle scadenze per il mese di marzo 2019
Giovedì 7 CERTIFICAZIONE UNICA DEL SOSTITUTO D’IMPOSTA - Scade il termine per l’inoltro telematico all’Agenzia delle Entrate della CU 2016 ordinaria; la versione sintetica dovrà essere consegnata ai lavoratori dipendenti e collaboratori entro il 31/03/2019. ASSISTENZA FISCALE – Scade il termine per effettuare la comunicazione in via telematica all’Agenzia delle Entrate per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai 730-4 per il 2017, con il quadro CT della Certificazione Unica, per i sostituti d’imposta che non abbiano già effettuato la comunicazione con il mod. CSO dal 2011 o il quadro CT della certificazione unica 2019.
Venerdì 15 FATTURAZIONE DIFFERITA - Scade il termine per la trasmissione delle fatture riferite a cessioni di beni consegnati o spediti, previa emissione di un documento di trasporto, nel mese di febbraio. Le stesse fatture devono essere registrate entro il termine di emissione e con riferimento al mese di consegna o spedizione.
Sabato 16 (posticipa a lunedì 18) IVA - LIQUIDAZIONE MENSILE - Scade il termine per il versamento dell’Iva relativa al mese di febbraio. I versamenti possono essere effettuati utilizzando il modello F24. IVA - LIQUIDAZIONE IMPOSTA DOVUTA IN BASE ALLA DICHIARAZIONE ANNUALE - Scade il termine per il versamento dell’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale. I contribuenti trimestrali devono versare, oltre all’imposta, anche
la somma dovuta a titolo di interessi, pari all’1% dell’imposta stessa. È possibile effettuare il versamento del saldo Iva anche successivamente al 16 marzo, ma entro il termine del 30 giugno, maggiorando la somma da versare degli interessi dello 0,4% per ogni mese o frazione di mese. Il saldo può anche essere rateizzato fino a novembre. I versamenti possono essere effettuati utilizzando il modello F24. TASSA ANNUALE DI CONCESSIONE GOVERNATIVA PER LE VIDIMAZIONI - Scade il termine per il pagamento della tassa annuale di concessione governativa dovuta dalle società di capitali per la vidimazione dei libri e registri previsti dal codice civile. La misura della tassa è di: - € 309,87 per le società che, al 1° gennaio 2019, risultavano avere un capitale non superiore a € 516.456.90; - € 516,46 per le società che, al 1° gennaio 2019, risultavano avere un capitale superiore a € 516.456,90. Il versamento va effettuato utilizzando il modello F24. Il codice tributo da indicare nel modello è il 7085 e il periodo di riferimento è il 2019. IRPEF - Scade il termine per il versamento delle ritenute operate nel mese precedente su: - redditi di lavoro autonomo; - redditi derivanti dall’utilizzazione di marchi ed opere dell’ingegno e associazioni in partecipazione; - obbligazioni e titoli similari; - redditi di capitale diversi da dividendi e interessi, premi o altri frutti di obbligazioni e titoli similari; - provvigioni; - redditi di lavoro dipendente e assimilati. I versamenti vanno effettuati utilizzando il modello F24. INPS - CONTRIBUTO GESTIONE SEPARATA Scade il termine per il versamento del contributo INPS della gestione separata secondo le seguenti aliquote:
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- 25,72 per i lavoratori autonomi titolari di partita Iva; - 34,23 % (prima fascia) per i soggetti che non sono iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie; - 24% per i soggetti già iscritti ad altra gestione obbligatoria. Il contributo così calcolato è posto: - per un terzo a carico dei percettori dei compensi, - per due terzi a carico del soggetto che eroga i compensi. I versamenti vanno effettuati utilizzando il modello F24. ADDIZIONALE REGIONALE E COMUNALE SU CONGUAGLIO DI FINE RAPPORTO - Scade il termine per il versamento in unica soluzione dell’addizionale regionale e dell’eventuale addizionale comunale, da trattenere all’atto del conguaglio di fine rapporto liquidato nel mese precedente. Il codice tributo per il versamento è il 3802 per l’addizionale regionale e il 3848 per quella comunale. I versamenti possono essere effettuati presso gli sportelli di qualsiasi concessionario o banca convenzionata, nonché presso gli uffici postali abilitati, utilizzando, in tutti i casi, il modello unico di pagamento fisco/ Inps/regioni (modello F24). ADDIZIONALE REGIONALE E COMUNALE 2019 - Scade il termine per versare la rata di addizionale regionale e comunale trattenuta sulle retribuzioni. Se il conguaglio è stato effettuato a dicembre, le rate di addizionale relative all’anno 2018 saranno 11, da gennaio a novembre. Il versamento è da effettuarsi con il modello F24 utilizzando per il versamento delle ritenute Irpef. Il codice tributo è il 3802 per l’addizionale regionale e il 3848 per l’addizionale comunale. L’anno di riferimento è il 2019. CONTRIBUTI INPS LAVORATORI DIPENDENTI - Scade il termine per il versamento all’INPS dei contributi relativi alle retribuzioni dei lavoratori dipendenti di competenza del mese precedente attraverso il modello di pagamento unificato F24. CONTRIBUTI PER I DIRIGENTI (INPS ed EX INPDAI) - Scade il termine per il versamento all’INPS, tramite il modello F24, dei contributi dei dirigenti per le retribuzioni di competenza del mese precedente. CONTRIBUTI COLLABORATORI - Scade il termine per il versamento tramite mod. F24 telema-
tico dei contributi trattenuti il mese precedente dai committenti per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto. INPS – FONDO DI TESORERIA – Scade il termine per i datori di lavoro con almeno 50 dipendenti di versare al Fondo di tesoreria la quota mensile di TFR, totale o parziale, maturata nel mese precedente e non devoluta alle forme pensionistiche complementari. IRPEF - CONGUAGLIO FISCALE 2018 - Termine ultimo per il versamento delle ritenute per le aziende che hanno effettuato il conguaglio dell’IRPEF per il 2018 entro il 28 febbraio 2019. Il codice tributo è il 1013. FONDAPI - Scadenza per l’invio della distinta FONDAPI per il bimestre gennaio/febbraio 2019, codice di riferimento 116.
Giovedì 21 FONDAPI - Scadenza versamento Fondapi per il bimestre gennaio/febbraio 2019, codice di riferimento 116.
Lunedì 25 IVA INTRACOMUNITARIA - Scade il termine per la trasmissione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni e servizi relativi al mese di febbraio. I modelli da presentare sono: - l’INTRA 1, l’INTRA 1-bis, l’INTRA 1-ter, l’INTRA 1 - quater e l’INTRA 1 - quinquies per le cessioni; - l’INTRA 2, l’INTRA 2-bis, l’INTRA 2-ter, l’INTRA 2 - quater e l’INTRA 2 - quinquies per gli acquisti. Ricordiamo che i modelli riferiti agli acquisti di beni e servizi rilevano esclusivamente per la parte statistica. La presentazione deve essere effettuata in via telematica.
Sabato 30 (posticipa a lunedì 1) CONTRATTI DI LOCAZIONE - Scade il termine per la registrazione dei nuovi contratti di locazione di immobili con decorrenza 1° marzo 2019 e versamento dell’imposta di registro per i contratti di locazione con annualità scaduta il 28 febbraio 2019.
Domenica 31 (posticipa a lunedì 1) MODELLO EAS - Scade il termine per comuni-
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care eventuali variazioni soggettive e oggettive riguardanti gli enti non commerciali. CERTIFICAZIONE UTILI E PROVENTI EQUIPARATI - Scade il termine per la consegna delle certificazioni relative agli utili e ai proventi equiparati corrisposti nel 2018. ENEA - Scade il termine per la comunicazione all’ENEA dei lavori di ristrutturazione edilizia ultimati tra il 1° gennaio a il 21 novembre 2018. LAVORI USURANTI (D.LGS. 67/2011) – Scade il termine per la presentazione annuale telematica del Modello LAV – US per la comunicazione dei lavoratori che hanno svolto attività lavorative usuranti con riferimento all’anno precedente (comprese quelle notturne, quelle a catena e gli autisti di mezzi con più di nove passeggeri).
NUALI AL FIRR - Scade il termine per il versamento annuale del FIRR (Fondo Indennità Risoluzione Rapporto) all’ENASARCO. Il versamento varia a seconda degli scaglioni di provvigioni e tenuto conto se l’agente è monomandatario o plurimandatario. LIBRO UNICO - Scade il termine per le registrazioni relative al mese precedente. CONTRIBUTI INPS LAVORATORI DIPENDENTI - Scade il termine per la presentazione in via telematica della denuncia mensile retributiva e contributiva UNIEMENS individuale per il mese precedente. CU 2019 - Scade il termine per la consegna ai lavoratori dipendenti e parasubordinati della certificazione dei redditi relativi all’anno 2018.
AGENTI RAPPRESENTANTI VERSAMENTI AN-
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