

APINFORMA
numero 11 15 giugno 2026
IN PRIMO PIANO



APINFORMA
numero 11 15 giugno 2026
La BCE ha alzato il tasso di rendimento
Iperammortamento; aperta la piattaforma GSE
Cessioni e locazioni immobiliari tra Iva ed esenzione
Bando Cybersecurity 2026
Bando Regione FVG Intelligenza Artificiale 2026
Bando CCIAA PN-UD Intelligenza Artificiale 2026
Contributi per investimenti in sicurezza 2026
LAVORO




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La BCE ha alzato il tasso di rendimento
miSura per frenare le preSSioni inflazioniStiChe
Il Consiglio direttivo della BCE nella riunione dell’11 giugno 2026 ha deciso di aumentare il tasso di interesse sui depositi di 25 punti portandolo al
2,25%. L’incremento si è reso necessario per limitare gli effetti inflazionistici che gravano su famiglie e imprese a causa soprattutto del difficile contesto internazionale e del conseguente incremento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. L’incremento avrà conseguenze negative sulle rate dei mutui e più in generale sul costo del denaro che le imprese pagano sulle proprie esposizioni debitorie e potrebbe rallentare gli investimenti con effetti restrittivi per l’economia del paese.
(pz)
Iperammortamento; aperta la piattaforma GSE
nicazione preventiva, riguardante gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026.
per la preSentazione
della ComuniCazione preventiva degli inveStimentii
preMessa
Con il decreto congiunto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy e dell’Economia e delle Finanze del 7 maggio 2026 e il decreto Direttoriale pubblicato l’11 giugno 2026, è stata data attuazione alla disciplina dell’iperammortamento introdotta dalla Legge di Bilancio 2026. L’agevolazione prevede una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing finanziario, per investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Il decreto direttoriale, sempre del MIMIT, dell’11 giugno 2026 ha dato il via libera alla piattaforma GSE per l’accesso agli iperammortamenti e individuato le modalità di presentazione della comu-
Fino a 2.500.000 euro
Da 2.500.000 a 10.000.000 di euro
Da 10.000.000 a 20.000.000 di euro
Il limite massimo di costi ammissibili è fissato a € 20 milioni, tetto da intendersi annuale.
Per gli investimenti in leasing, si deve considerare il costo sostenuto dalla società di leasing per l’acquisto dei beni.
una eseMpLiFicazione
Dal punto di vista contabile è previsto che oltre alla quota di ammortamento “ordinario” si deduca una quota aggiuntiva (extra-deduzione) rapportata alla maggiorazione spettante, con una variazione in diminuzione da indicare nella dichiarazione dei redditi. In questo modo il carico impositivo risulta ridotto e il vantaggio è dato proprio da
L’aGevoLazione
Si tratta dell’agevolazione riconosciuta dalla legge di Bilancio per il 2026 (L. n. 199/2025) che riconosce un’agevolazione, valida ai fini delle imposte sui redditi, con riferimento agli investimenti in beni materiali e immateriali che soddisfano determinate caratteristiche. Il beneficio consiste nel riconoscere al costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi, una maggiorazione (in misura variabile per scaglioni sui montanti annuali determinati per competenza), esclusivamente per calcolare:
- le quote di ammortamento deducibili;
- i canoni di locazione finanziaria (leasing) deducibili.
Operativamente la maggiore deduzione si suddivide per quote lungo la vita utile del bene (o del contratto di leasing), secondo le regole ordinarie degli ammortamenti.
L’agevolazione spetta solo per gli investimenti destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.
La maggiorazione del costo è graduata per scaglioni come indicato di seguito:
questo differenziale di imposte da pagare rispetto a quello che si dovrebbe calcolare con le regole ordinarie.
Si pensi ad un investimento di 100.000 euro (fascia fino a 2,5 mln) con maggiorazione 180%.
Extra deduzione riconosciuta 100.000 x 180% = 180.000 da ripartire in base alla durata dell’ammortamento
Stima del beneficio con aliquota IRES al 24%: l’extra-deduzione complessiva di € 180.000 si traduce in un risparmio teorico di (180.000 x 24%) 43.200 euro, distribuito negli esercizi di ammortamento. In caso di esercizio in perdita fiscale, l’iperammortamento accresce il risultato negativo
riportabile a nuovo e la fruizione viene quindi differita al momento in cui vi sarà un reddito imponibile capiente.
La decadenza daL beneFicio
Il diritto al beneficio decade totalmente o parzialmente se:
- il bene viene venduto a titolo oneroso o destinato a strutture produttive situate all’estero durante il periodo di fruizione della maggiorazione. La decadenza si evita solo se l’impresa sostituisce il bene, nello stesso periodo d’imposta, con un bene nuovo di caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori;
- mancanza originaria o sopravvenuta dei requisiti tecnici di ammissibilità, o presenza di documentazione irregolare non sanabile;
- mancata tenuta e conservazione dei documenti giustificativi di spesa (fatture, perizie, certificazioni contabili, documenti di trasporto);
- impossibilità per il GSE di effettuare le verifiche e i controlli documentali o ispettivi per cause imputabili all’azienda.
L’accesso
e Le coMunicazioni
La misura riguarda gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 e fino al 30 settembre 2028 e l’accesso avviene tramite procedura telematica attivata attraverso la piattaforma del GSE, accessibile con SPID/CIE. È prevista la trasmissione delle seguenti comunicazioni:
1. preventiva con l’invio dei dati identificativi, tipologia e ammontare degli investimenti previsti (di cui agli Allegati IV e V alla legge di bilancio n. 199 del 2025) e la data presunta di interconnessione o entrata in funzione;
2. di conferma, da inviare entro 60 giorni dall’esito positivo del GSE, confermando l’investimento e dimostrando il pagamento di un acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione;
3. di completamento dell’investimento, da inviare a investimenti ultimati e interconnessi, entro il 15 novembre 2028;
4. entro il 20 gennaio di ogni anno l’Impresa deve trasmettere una comunicazione con le informazioni sugli investimenti effettuati, i costi sostenuti e la previsione di utilizzo del beneficio;
5. entro il successivo 30 giugno si deve inoltre trasmettere una comunicazione integrativa recante il piano di ammortamento con l’indicazione delle quote dell’incentivo imputate in ciascun esercizio.
cosa prevede iL decreto
Il decreto dell’11 giugno 2026 prevede che per ogni struttura produttiva si deve inviare una o più comunicazioni preventive indicando le seguenti informazioni:
- dati identificativi dell’Impresa e della struttura produttiva;
- tipologia e categoria dei beni o interventi;
- la data stimata di completamento, che deve essere compresa tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028;
- la data stimata per realizzare l’interconnessione;
- la data prevista di entrata in funzione per gli investimenti in beni per l’autoproduzione o autoconsumo di energia da fonti rinnovabili;
- il costo di acquisto, al netto di eventuali altre agevolazioni ricevute;
- il coefficiente di ammortamento.
Il decreto in esame analizza esclusivamente la trasmissione della comunicazione preventiva mentre successivi provvedimenti individueranno le modalità di trasmissione delle altre comunicazioni.
Dopo l’invio della comunicazione preventiva ed entro le 24 ore successive, sarà rilasciata una ricevuta di avvenuto invio della comunicazione preventiva attraverso una notifica inviata tramite mail all’indirizzo del referente.
Entro 10 giorni lavorativi successivi dalla ricevuta di cui sopra:
- se la comunicazione viene valutata “positivamente”, viene rilasciata una Ricevuta di esito positivo della comunicazione preventiva;
- se invece la comunicazione non è valutata positivamente, viene inserita nello stato “Interlocutorio” e inviata una richiesta di integrazione, da effettuarsi entro 10 giorni lavorativi. Entro ulteriori 10 giorni lavorativi dall’invio delle integrazioni:
a - se la documentazione è completa, viene rilasciata la Ricevuta di esito positivo della comunicazione preventiva;
b - se la documentazione non è completa, viene rilasciata la Ricevuta di esito negativo della comunicazione preventiva.
Qualora la prenotazione del beneficio abbia avuto un esito positivo, entro 60 giorni dalla ricezione della ricevuta, l’Impresa dovrà inviare la comunicazione di conferma indicando per ogni bene se l’investimento è confermato o decaduto e attestare l’avvio, tramite il versamento di un acconto di almeno il 20% del costo, con l’indicazione della data e dell’importo del pagamento nonché dei dati delle fatture relative ai costi agevolabili. L’acconto







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non potrà riguardare beni diversi o importi superiori a quelli indicati nella comunicazione preventiva. Questa seconda comunicazione come già ricordato, non è ancora disponibile.
GLi investiMenti coMpLessi
L’agevolazione opera per competenza temporale dei costi, nel senso che la collocazione temporale dei singoli costi fissa il regime applicabile. Questa condizione può presentare elementi di criticità con riferimento ad una unità composta da diversi beni coordinati in una linea produttiva. Il principio prevede di determinare il valore dei singoli beni che compongono la linea e non quella dei singoli cespiti: un componente privo di autonomia, come potrebbe essere un gruppo di raffreddamento a servizio di una sola macchina, rientra nel perimetro come dotazione del cespite. Ciascun bene e servizio però devono essere imputati al periodo proprio di competenza, secondo le regole previste dall’art. 109 del TUIR, vale a dire consegna dei beni o ultimazione del servizio. In questo modo saremmo di fronte a diverse e autonome acquisizioni. Rimane fermo che la decorrenza dell’agevolazione decorre dal momento in cui interviene l’interconnessione.
disponibiLità
deL sito produttivo
L’agevolazione richiede che l’investimento sia destinato ad un sito produttivo esistente e tale circostanza deve esistere già al momento di pre-
sentazione della comunicazione preventiva. Questa condizione non riguarda la disponibilità di un terreno sul quale sarà realizzata una struttura produttiva, ma è necessario che quest’ultima sia già esistente, escludendo in questo modo i siti produttivi in costruzione e le start up. In questo modo molte Imprese potrebbero essere escluse dall’agevolazione non per previsione normativa ma perché impossibilitate a destinare l’investimento ad una struttura produttiva esistente.
Le Fonti
rinnovabiLi
Si segnala che il decreto interviene anche sul dimensionamento degli impianti di produzione di energia rinnovabile, tali impianti non devono eccedere il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, da calcolarsi come somma dei consumi mendi annui registrati nel 2025 o riferiti all’esercizio precedente la data di avvio del progetto.
Gli impianti devono essere posizionati sulle medesime particelle catastali della struttura produttiva. In alternativa, possono trovarsi su particelle differenti purché connessi alla rete tramite punti di prelievo (POD) esistenti e riconducibili alla struttura, oppure situati nella medesima zona di mercato elettrico. Anche il tetto del 105% deve essere asseverato in sede di perizia tecnica, si vuole così evitare che l’investimento assuma fini speculativi e si limiti ai bisogni dell’unità produttiva.
(pz)
Cessioni e locazioni immobiliari tra Iva ed esenzione
poSSibile appliCare l’opzione per Cambiare il regime impoSitivo
preMessa
Il regime impositivo Iva previsto per le cessioni e locazioni abitative da un punto di vista generale è quello dell’esenzione, tuttavia in alcuni casi è riconosciuta la possibilità di optare per l’imponibilità.
Il decreto legge 83/2012 oltre a riconoscere il diritto a detrarre l’Iva versata sugli acquisti, ha concesso la possibilità di scegliere il regime applicabile alle vendite e alle locazioni dei fabbricati.
Per le locazioni opera quindi un principio che consentire al locatore di scegliere se applicare l’imposta o avvalersi del regime di esenzione sulla base delle condizioni per lui più convenienti.
I punti 8, 8-bis e 8-ter dell’art. 10 del DPR 633/72 prevedono, quale regola generale, il regime di esenzione ma anche una serie di eccezioni che, di fatto, possono assoggettare queste operazioni all’Iva.
Tale scelta deve essere esercitata in sede di redazione del contratto di locazione oppure successivamente con le modalità definite dall’Agenzia delle Entrate.
Di seguito analizzeremo le regole Iva previste sia per le cessioni che per le locazioni di fabbricati abitativi e strumentali.
Le cessioni di Fabbricati abitativi
In deroga alla regola generale dell’esenzione, sono imponibili Iva:
a) le cessioni di fabbricati abitativi effettuati dalle Imprese che li hanno costruiti o che vi hanno eseguito interventi di recupero quali restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione, poste in essere entro cinque anni dall’ultimazione dei lavori;
b) le cessioni di cui sopra realizzate dalle mede-
sime Imprese oltre il termine di cinque anni, qualora il cedente opti, nell’atto di vendita, per il regime di imponibilità.
Questa seconda opzione consente alle Imprese di costruzione o di ristrutturazione, di recuperare l’Iva versata ai fornitori per la realizzazione delle abitazioni. Esercitando l’opzione per il regime di imponibilità, le Imprese non sono tenute a rettificare l’Iva pregressa e procedere al suo versamento.
L’applicazione dell’Iva in questi casi, deve essere esposta in fattura solo nell’ipotesi di cessione a un soggetto privato mentre qualora riguardi un soggetto Iva, si rende applicabile il reverse charge. Sarà quindi il cessionario a dover integrare la fattura del cedente indicando sulla stessa aliquota e importo dell’imposta.
La cessione di Fabbricati struMentaLi
Per i fabbricati strumentali la regola generale è quella dell’esenzione, ad esclusione delle operazioni di seguito indicate che sono imponibili Iva: a) le cessioni di fabbricati strumentali effettuati dalle Imprese che li hanno costruiti o che vi hanno eseguito interventi di recupero quali restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione entro cinque anni dall’ultimazione dei lavori;
b) le cessioni di fabbricati strumentali per natura per le quali il cedente, nell’atto di vendita, opti per l’applicazione dell’Iva. Ricordiamo che sono considerati fabbricati strumentali per natura quelli rientranti nelle categorie catastali B, C, D, E, e A/10.
In definitiva nell’ipotesi sub a) la cessione è sempre imponibile Iva mentre in tutti gli altri casi, la cessione effettuata da qualsiasi soggetto passivo nei confronti di chiunque, è esente da imposta, salvo che il cedente opti, nell’atto di vendita, per l’imponibilità.
In altre parole il cedente potrà sempre scegliere il regime Iva da applicare.
Anche in questi casi, per le cessioni rese imponibili per opzione, qualora cedente e cessionario siano soggetti passivi Iva si applicherà il meccanismo del reverse charge.
Per quanto riguarda le altre imposte indirette si applicherà l’imposta di registro in misura fissa di 200 euro, l’imposta ipotecaria del 3% e quella catastale dell’1%.
Locazione di abitazioni
Con riferimento alle locazioni, le disposizioni derogatorie sono di favore prevedendo che al principio generale dell’esenzione sia possibile, su opzione da esercitare nel contratto, applicare l’Iva. Più precisamente l’imposta è applicabile:
a) alle locazioni di fabbricati abitativi poste in essere dalle Imprese che li hanno costruiti o che vi hanno eseguito interventi di recupero; b) alle locazioni di alloggi sociali così come definiti dal decreto interministeriale del 22 aprile 2008.
Anche in questi casi le Imprese esercitando l’opzione potranno mantenere il diritto all’integrale detraibilità dell’imposta sugli acquisti, senza alcuna limitazione temporale applicando l’aliquota del 10%.
Locazione di Fabbricati struMentaLi
Per quanto riguarda le locazioni di fabbricati strumentali per natura, in deroga al regime generale di esenzione, le locazioni sono imponibili solamente nei casi in cui il locatore nel contratto eserciti l’opzione per l’applicazione dell’imposta nella misura del 22%.
Sono fabbricati strumentali quelli che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni. Si considerano fabbricati strumentali per natura gli immobili classificati nelle categorie catastali B, C, D, E e A/10.
Per quanto riguarda l’imposta di registro il contratto di locazione di fabbricati strumentali, indipendentemente dal trattamento Iva, è comunque soggetto a registrazione in termine fisso con applicazione dell’aliquota proporzionale dell’1%.
L’opzione
In linea generale l’opzione deve essere esercitata dal locatore nel contratto di locazione e ha efficacia per l’intera durata del contratto. Nel caso in cui prima della scadenza, subentri un nuovo locatore, questi avrà la possibilità di modificare la scelta
fatta in origine, dandone comunicazione all’amministrazione finanziaria.
Con riferimento all’opzione per le locazioni abitative, le Imprese di costruzione o quelle che hanno eseguito interventi di ristrutturazione, possono optare per l’applicazione dell’Iva nel contratto, sottoponendo conseguentemente il canone a fatturazione con applicazione dell’aliquota Iva del 10% ai sensi del n. 127-duodevicies della tabella A, parte terza, allegata al DPR 633/72. In questo modo, come già ricordato, non viene modificato il pro-rata di detraibilità dell’imposta. Per questa tipologia di Imprese l’opzione per l’applicazione dell’Iva sarà sempre conveniente perché diversamente si vedrebbero venir meno il diritto alla detrazione a monte dell’imposta.
La registrazione del contratto di locazione ad uso abitativo richiede il versamento dell’imposta di registro nella misura fissa di 67 euro, se l’operazione è imponibile o in misura proporzionale del 2% se l’operazione è esente.
considerazioni
FinaLi
La scelta del regime Iva da applicare a un contratto di locazione è molto delicata. La convenienza del regime fiscale deve essere verificata caso per caso, individuando variabili soggettive e oggettive. Per il locatario l’aspetto più rilevante riguarda il mantenimento della detraibilità dell’imposta sugli acquisti, conseguentemente qualora i canoni siano fatturati in esenzione tale diritto viene meno ai sensi dell’art. 19 del DPR 633/72. Altra variabile da considerare è l’epoca dell’acquisto, ciò in considerazione del fatto che l’art. 19-bis 2 della legge Iva preveda la rettifica della detrazione qualora la locazione sia realizzata nell’arco del decennio successivo.
Si deve inoltre considerare la possibilità di applicare separatamente l’Iva sull’attività locatizia imponibile rispetto a quella esente oppure quella locatizia rispetto a quella di vendita.
La scelta effettuata con riferimento ad un contratto non è comunque definitiva, nel senso che non congela il regime Iva adottato per l’intera durata del contratto ma può essere sempre modificata. Queste sono solo alcune delle variabili da considerare e devono necessariamente essere valutate con riferimento allo specifico contratto di locazione che s’intende porre in essere.
(pz)

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Bando Cybersecurity 2026
Contributi figurativi per il miglioramento della SiCurezza informatiCa delle pmi
Facciamo seguito alla circolare prot. n. 236/MM del 9 giugno 206 per ricordare che, con la Delibera della Giunta della CCIAA PN-UD del 3 giugno 2026, è stato approvato il bando a favore delle PMI per la fornitura di servizi sotto forma di assistenze specialistiche erogati in regime de minimis, relativamente ad analisi e soluzioni pratiche per il miglioramento della sicurezza informatica aziendale. Il bando si rivolge alle Imprese, alle cooperative e ai consorzi che rientrano nella definizione di PMI la cui sede o unità locale destinataria dell’investimento si trovi in una delle ex province di Pordenone o di Udine.
La dotazione finanziaria complessiva stanziata dalla Camera di Commercio PN-UD ammonta ad euro 39.500,00, di cui euro 24.885,00 per le Imprese del territorio di Udine ed euro 14.615,00 per quelle della provincia di Pordenone.
L’agevolazione verrà concessa in de minimis nella forma del contributo figurativo ossia sotto forma di assistenza specialistica.
Per poter beneficiare degli interventi di cybersecurity, l’Impresa richiedente deve dimostrare di possedere una struttura tecnologica e organizzativa IT, avente i requisiti minimi previsti dall’art. 5 del bando, sulla quale saranno erogate le corrispondenti attività. A seconda del numero di postazioni lavoro, di account di posta elettronica, di server logistici, nonché della presenza di una gestione degli utenti, della disponibilità di connessione internet stabile e utilizzata per attività aziendali, dell’utilizzo della posta elettronica per comunicazioni operative aziendali e della disponibilità di almeno di un referente aziendale per la gestione IT
o per i rapporti con fornitori informatici, l’Impresa richiedente accederà al contributo figurativo di euro 3.660,00 previsto per il piano base o di euro 6.100,00 previsto per quello avanzato.
Ai servizi di assistenza specialistica, oggetto del contributo figurativo, si accede dopo una verifica di pre-fattibilità, con esito positivo, disposta a seguito della presentazione della domanda.
In base alla struttura organizzativa aziendale verranno erogate le seguenti attività:
- raccolta delle informazioni preliminari attraverso call o incontro in presenza;
- attività di mappatura degli asset critici aziendali;
- attività di Threat Intelligence (piano avanzato);
- attività di redazione della Business Impact Analysis;
- attività di redazione dell’Incident Response Plan;
- attività di Vulnerability Assessment (piano avanzato);
- attività di verifica della postura di sicurezza dell’ambiente Microsoft 365;
- consegna e illustrazione del Remediation Plan;
- verifiche post progetto (piano avanzato).
Ogni Impresa può presentare una sola domanda di partecipazione, in bollo, alla CCIAA di Pordenone-Udine, utilizzando, a pena di inammissibilità, quella pubblicata sul sito camerale
dalle ore 8.00 dell’8 giugno 2026 al 10 luglio 2026
mediante invio a mezzo PEC all’indirizzo: cciaa@ pec.pnud.camcom.it
Il contributo sarà concesso con procedimento valutativo a sportello fino ad esaurimento delle risorse disponibili.
L’Ufficio Economico rimane a disposizione per ogni esigenza di approfondimento.
(MM)
Bando Regione FVG
Intelligenza Artificiale 2026
Contributi alle miCro e piCCole
impreSe e ai liberi profeSSioniSti per l’introduzione di teCnologie ai nei proCeSSi aziendali
Si fa seguito alla circolare associativa prot. n. 235/ MM del 10 giugno 2026 per comunicare che, con decreto n. 29347/GRFVG del 3 giugno 2026 della Direzione centrale attività produttive e turismo, è stato approvato il bando in favore delle micro e piccole Imprese e dei liberi professionisti per l’introduzione nei processi aziendali di tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale e per la formazione del personale sull’utilizzo delle stesse. Le risorse messe a disposizione ammontano ad euro 1.000.000,00, di cui euro 300.000,00 per i contributi relativi a spese correnti ed euro 700.000,00 per quelli relativi alle spese di investimento.
1. soGGetti beneFiciari
Possono presentare domanda e beneficiare dei contributi le Imprese micro e piccole, ai sensi della Raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE del 6 maggio 2003, e i liberi professionisti.
2. iniziative e spese aMMissibiLi
Sono ammissibili le spese sostenute successivamente alla presentazione della domanda.
Spese di investimento ammissibili:
a) acquisto di software, piattaforme e sistemi di Intelligenza Artificiale, sia on-premise che cloud;
b) acquisto di licenze per l’utilizzo di soluzioni IA, con utilità pluriennale iscritte nei libri contabili aziendali tra le immobilizzazioni immateriali in quanto soggette ad ammortamento;
c) acquisto di dispositivi e apparati digitali intelligenti (per esempio: sensori, sistemi di visione, dispositivi IoT con funzionalità IA);
d) personalizzazione, configurazione e integra-
zione delle soluzioni di IA con sistemi aziendali esistenti;
e) canoni di manutenzione ordinaria, aggiornamento e assistenza tecnica dei sistemi di IA;
f) attività di formazione e di aggiornamento professionale erogate da enti accreditati dalla Regione Friuli Venezia Giulia, finalizzate allo sviluppo e al consolidamento di competenze specialistiche in ambito di intelligenza artificiale, con particolare riferimento all’integrazione dei sistemi di IA nei processi aziendali e all’utilizzo, gestione e governance di tecnologie e dispositivi basati su algoritmi di intelligenza artificiale.
Spese correnti ammissibili:
a) acquisto di canoni e abbonamenti per l’utilizzo di soluzioni IA, con utilità limitata all’esercizio, iscritti nei libri contabili aziendali come costi d’esercizio;
b) consulenze specialistiche e formative e per attività di addestramento dei modelli sui dati aziendali.
3. intensità deL contributo, reGiMe d’aiuto e cuMuLabiLità
I contributi sono concessi, in de minimis [Regolamento (UE) n. 2023/2831], nella misura del 75% della spesa ammissibile e fino a un massimo di euro 10.000,00.
Il contributo è cumulabile con altre agevolazioni pubbliche, ivi comprese quelle che si qualificano come aiuti di Stato, a condizione che il loro cumulo non superi il 100% del costo dell’intervento ritenuto ammissibile.
4. presentazione deLLa doManda
La domanda è presentata tramite il sistema Istanze On Line, previa autenticazione
dalle ore 9.00 del 10 giugno 2026 alle ore 16.00 del 31 luglio 2026
È ammissibile a contributo una sola domanda e,
nel caso siano presentate più domande da parte di uno stesso soggetto, è ammissibile soltanto l’ultima validamente presentata in ordine cronologico.
5. procediMento di concessione e istruttoria deLLe doMande
I contributi sono concessi entro 60 giorni dalla scadenza del termine di presentazione delle domande, istruite secondo l’ordine cronologico di presentazione, fino all’esaurimento delle risorse finanziarie disponibili.
6. rendicontazione
La rendicontazione dovrà essere presentata entro
un anno dalla comunicazione della concessione. Le fatture rendicontate devono essere munite del Codice Unico di Progetto (CUP) assegnato in sede di concessione. Per le fatture emesse prima dell’assegnazione del CUP, quest’ultimo deve essere indicato nella quietanza di pagamento. Per le fatture emesse e pagate prima dell’assegnazione del CUP, i beneficiari dovranno integrare successivamente il CUP nelle fatture elettroniche che ne fossero prive, mediante utilizzo dell’apposita funzione disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
L’Ufficio Economico dell’Associazione rimane a disposizione per chiarimenti ed esigenze di approfondimento.
(MM)
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Bando CCIAA PN-UD
Intelligenza Artificiale 2026
Contributi figurativi per le pmi per l’introduzione di Strumenti e teCnologie di ia nei proCeSSi aziendali
Facciamo seguito alla nostra circolare prot. n. 234/MM del 9 giugno 2026 per comunicare che, con la delibera della Camera di Commercio Pordenone-Udine del 3 giugno 2026, è stato approvato il bando a favore delle PMI per la fornitura di un servizio di consulenza specialistica finalizzato a valutare le potenzialità di ottimizzazione dei processi e l’implementazione di soluzioni pratiche per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in azienda. Il bando si rivolge alle Imprese, alle cooperative e ai consorzi che rientrano nella definizione di PMI, la cui sede o unità locale destinataria dell’investimento si trovi in una delle ex province di Pordenone o di Udine.
La dotazione finanziaria complessiva stanziata dalla Camera di Commercio PN-UD ammonta ad euro 39.500,00, di cui euro 24.885,00 per le Imprese del territorio di Udine ed euro 14.615,00 per quelle della provincia di Pordenone.
L’agevolazione verrà concessa in de minimis nella forma del contributo figurativo ossia sotto forma di servizio di consulenza specialistica di euro 3.660,00 per il piano base e di euro 6.100,00 per il piano avanzato.
Per poter beneficiare degli strumenti di Intelligenza Artificiale (IA), l’Impresa richiedente sarà sottoposta a una verifica di pre-fattibilità, in occasione della quale sarà individuato il piano di attività, base o avanzato, coerente con la struttura organizzativa aziendale.
L’Impresa deve infatti possedere una minima struttura tecnologica, organizzativa e di gestione del dato. In particolare sono richiesti:
- una connessione internet stabile e performante (minimo FTTC o tecnologia superiore);
- l’adozione e utilizzo attivo di almeno un sistema informativo principale aziendale (per esempio: gestionale ERP, CRM, MES o simili);
- l’utilizzo di almeno un servizio in ambiente cloud (per esempio: Microsoft 365, Google Workspace, gestionale in cloud o similari);
- il possesso di dati digitali strutturati legati al proprio business (per esempio: database SQL, file CSV, JSON) e/o di documentazione digitale ricercabile (es.: PDF, DOCX);
- la disponibilità di un referente tecnico per la corretta esecuzione del progetto (anche esterno compreso il legale rappresentante dell’Impresa);
- la dimostrazione da parte dell’organizzazione di una propensione alla digitalizzazione per poter valorizzare i risultati dell’Assessment e l’utilizzo di almeno uno strumento digitale per il monitoraggio delle performance aziendali (è ritenuto sufficiente anche l’utilizzo strutturato di fogli di calcolo come Microsoft Excel).
L’assistenza specialistica sarà erogata entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, con procedimento valutativo a sportello secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande, subordinatamente al superamento dello studio di pre-fattibilità e fino a esaurimento dei fondi disponibili.
Le attività oggetto del contributo figurativo consisteranno sinteticamente in:
- raccolta delle informazioni preliminari e formazione in presenza
Primo incontro in azienda suddiviso in due momenti: un corso base di due ore sull’IA per aumentare la consapevolezza aziendale e una sessione operativa per mappare i processi, analizzare l’infrastruttura IT e individuare le prime aree di applicazione;
- prima elaborazione tecnica
Analisi dei dati raccolti per sviluppare proposte preliminari di intervento tramite IA, valutandone fattibilità, benefici e prerequisiti (con eventuali approfondimenti tecnici a distanza);
- confronto sulle proposte
Secondo incontro (online o in presenza) per presentare le specifiche preliminari, discutere gli impatti organizzativi e selezionare/focalizzare le aree di intervento più promettenti;
- redazione del Report finale
Elaborazione definitive dei dati e stesura del Report di AI Assessment, comprensivo di ma-


trice di sintesi, valutazione e classificazione dei casi d’uso (fattibilità, strategicità, tipologia di progetto) e roadmap operativa;
- restituzione dei risultati
Incontro conclusivo (o call) per consegnare e illustrare all’azienda il report finale, fornendo indicazioni pratiche per le successive evoluzioni progettuali.
Ogni Impresa può presentare una sola domanda di partecipazione, in bollo, alla CCIAA di Pordenone-Udine, utilizzando, a pena di inammissibilità, quella pubblicata sul sito camerale
dalle ore 8.00 dell’8 giugno 2026 al 10 luglio 2026
mediante invio a mezzo PEC all’indirizzo: cciaa@ pec.pnud.camcom.it
Il contributo sarà concesso con procedimento valutativo a sportello fino ad esaurimento delle risorse disponibili.
L’Ufficio Economico rimane a disposizione per ogni esigenza di approfondimento. (MM)
Contributi per investimenti in sicurezza 2026
bando CCiaa venezia giuliatrieSte e gorizia. preSentazione delle domande entro il 31 diCembre 2026
preMessa
Facciamo seguito alla nostra circolare prot. n. 241/MM del 12 giugno 2026 per ricordare che, ai sensi dei commi da 96 a 99 dell’art. 9 della L.R. n. 19/2025, è stato adottato il bando per la concessione e contestuale rendicontazione ed erogazione di contributi alle PMI e alle attività professionali per l’acquisto, l’installazione, il potenziamento e l’attivazione di impianti di allarme e videosorveglianza presso gli immobili adibiti ad attività professionali, produttive, commerciali o industriali. Le risorse stanziate per l’anno 2026 ammontano complessivamente a euro 650.000,00 (ridotte rispetto al 2025 che erano di euro 1.000.000,00), di cui euro 416.000,00 per le Imprese della provincia di Trieste ed euro 234.000,00 per quelle della provincia di Gorizia.
Di seguito si dà sommaria illustrazione del bando, rinviando per gli approfondimenti al testo pubblicato sul sito camerale, ove è anche reperibile la modulistica.
beneFiciari
Beneficiano degli incentivi le attività professionali e le micro, piccole e medie Imprese produttive, commerciali o industriali, con sede e/o unità locale destinataria dell’investimento attiva nelle province di Trieste e Gorizia.
Requisiti di ammissibilità:
a) essere iscritte al Registro Imprese della CCIAA Venezia Giulia;
b) essere in regola con il pagamento del diritto camerale, ove previsto;
c) non avere procedure concorsuali in essere, né procedimenti per la dichiarazione di una tale situazione nei propri confronti;
d) essere in regola con il regime “de minimis” e rientrare nei settori non esclusi da questo;
e) rispettare la normativa in tema di sicurezza sul lavoro (legge regionale 5 dicembre 2003, n. 18, art. 73);
f) non essere destinatarie di sanzioni interdittive di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, art. 9, co. 2, sulla disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica.
I requisiti dimensionali di micro piccole e medie Imprese secondo la normativa europea e quelli posti dalle lett. a), c), e), f) dovranno sussistere sia al momento di presentazione della domanda che al momento della concessione (e contestuale erogazione) del contributo; i requisiti previsti dalle lett. b), d) dovranno, invece, ricorrere anche solo al momento della concessione (e contestuale) erogazione del contributo.
iniziative e spese aMMissibiLi
Sono ammessi a beneficio gli investimenti in sistemi di videosorveglianza digitale consistenti nell’acquisto, nell’installazione, nel potenziamento e nell’attivazione di impianti di allarme e di videosorveglianza in immobili adibiti ad attività professionali, produttive, commerciali o industriali.
A titolo esemplificativo:
- telecamere;
- sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso;
- sistemi di video allarme antirapina in grado di interagire direttamente con gli apparati in essere presso le sale e le centrali operative.
Almeno una delle telecamere deve essere installata all’esterno.
Le telecamere esterne, in particolare, devono avere le seguenti caratteristiche tecniche:
- essere remotizzabili presso le sedi degli Organi di Pubblica Sicurezza;
- essere orientabili anche sulla pubblica via, ove possibile;
- rispettare i parametri tecnici come da Protocollo Quadro allegato al bando.
L’impianto dovrà essere munito di certificato di regolare esecuzione dell’impianto.
L’installazione degli impianti di videosorveglian-
za dovrà tenere conto, in ogni caso, delle autorizzazioni (anche preventive) previste dalla vigente normativa, con particolare riferimento a quelle rilasciate dalle autorità competenti.
Sono esclusi gli interventi edilizi anche se connessi agli adeguamenti per la realizzazione delle iniziative in parola.
Sono ammissibili esclusivamente le spese sostenute dall’Impresa beneficiaria, giustificate da fatture o da documenti probatori equivalenti, regolarmente emesse/i nel rispetto della normativa vigente e debitamente quietanzate/i a partire dall’1 gennaio 2026 e prima della presentazione della domanda. Il beneficiario dimostra l’avvenuto pagamento della spesa attraverso documentazione bancaria comprovante l’inequivocabile e integrale avvenuto pagamento dei documenti di spesa rendicontati. Alla documentazione bancaria va comunque allegata copia dell’estratto di conto corrente bancario da cui si evinca l’avvenuto addebito dell’operazione sul c/c bancario del beneficiario.
Le spese sono ammissibili a condizione che il fornitore del bene/attrezzatura o servizio svolga un’attività esercitata e dichiarata, classificata secondo i codici Istat ATECO risultanti dalla visura camerale o da documentazione equipollente, coerente con la fornitura del bene o servizio per il/i quale/i è richiesto il contributo.
presentazione deLLe doMande
I beneficiari presentano domanda di contributo alla Camera di Commercio Venezia Giulia, utilizzando la modulistica pubblicata sul sito,
entro il 31 dicembre 2026
esclusivamente tramite Posta Elettronica Certificata (PEC), in conformità alle norme vigenti in materia, al seguente indirizzo cciaa@pec. vg.camcom.it.
La domanda è valida solo se inviata dall’indirizzo PEC dell’Impresa richiedente o da quello del professionista di fiducia indicato dall’Impresa. La domanda deve essere sottoscritta o con firma digitale del legale rappresentante o firmata in ori-
ginale, successivamente scannerizzata, ed inviata tramite PEC unitamente a un documento d’identità, in corso di validità, del legale rappresentante.
La trasmissione della domanda senza il documento d’identità valido allegato costituisce motivo di archiviazione.
La domanda, munita di marca da bollo di euro 16,00, e tutti gli allegati dovranno essere oggetto di un unico invio con oggetto: “Richiesta contributo impianti videosorveglianza”.
È previsto inoltre il pagamento del diritto di segreteria di euro 50,00 da effettuarsi a mezzo bonifico bancario. Gli estremi per effettuare il versamento sono riportati all’art. 7 del bando.
ForMa e Misura deL contributo e divieto di cuMuLo
L’agevolazione consiste in un contributo in conto capitale, concesso secondo il regime d’aiuto “de minimis”, nella misura massima del 100% delle spese sostenute e ammesse.
Non sono ammessi al beneficio gli investimenti di importo minimo di 1.000,00 euro. L’aiuto massimo concedibile è di euro 15.000,00.
Il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni ottenute per le stesse iniziative e spese.
istruttoria deLLe doMande e concessione e contestuaLe eroGazione deL contributo
I contributi sono concessi e contestualmente liquidati, entro 90 giorni, dalla presentazione della domanda con procedimento valutativo a sportello secondo l’ordine cronologico di ricevimento delle istanze, fino a esaurimento dei fondi disponibili.
Le domande che non possono essere totalmente o parzialmente finanziate a causa dell’insufficiente disponibilità finanziaria del bando saranno archiviate.
L’Ufficio Economico dell’Associazione rimane a disposizione per approfondimenti.
(MM)















“Decreto Trasparenza retributiva”
pubbliCato in gazzetta uffiCiale il 1° giugno 2026. webinar 30 giugno 2026, ore 15.00
Facciamo seguito alla nostra circolare prot. n. 233/AG dell’8 giugno 2026 per ricordare che è stato pubblicato lo scorso 1° giugno, nella Gazzetta Ufficiale n. 125, il D.Lgs. n. 96 del 7 maggio 2026, c.d. “Decreto Trasparenza retributiva”, in vigore dal 7 giugno 2026, che recepisce nel nostro ordinamento la Direttiva (UE) 2023/970 del 10 maggio 2023, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.
Il provvedimento si inserisce nel solco dell’art. 157 TFUE e del Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006), che rimane il riferimento per le tutele giudiziarie e sanzionatorie (artt. 41, 41-bis e Libro III, Titolo I, Capo III del Codice, richiamati dall’art. 12 del D.Lgs. 96/2026).
Il D.Lgs. n. 96/2026 si applica a tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, indeterminato, part-time e dirigenti, con esclusione del lavoro domestico e del lavoro intermittente.
trasparenza retributiva priMa deLL’assunzione (art. 5)
L’articolo 5 introduce obblighi che si applicano a tutti i datori di lavoro, indipendentemente dalle dimensioni aziendali
Ai candidati a un impiego devono essere fornite, negli avvisi e nei bandi con cui vengono rese note le opportunità di lavoro, indicazioni sulla retribuzione iniziale o sulla relativa fascia prevista per la posizione, sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere, nonché le disposizioni del contratto collettivo applicato. L’informazione deve essere presente già nell’annuncio di selezio-
ne, non rinviata al colloquio o alla fase di offerta. Ai candidati non possono essere richieste informazioni sulle retribuzioni percepite negli attuali o nei precedenti rapporti di lavoro. Il divieto opera anche indirettamente e si estende ai soggetti terzi — agenzie di selezione, head hunter, piattaforme di recruiting — ai quali il datore di lavoro abbia affidato la fase di selezione o di assunzione. La ratio è chiara: la prassi di ancorare l’offerta alla retribuzione precedente perpetua le disparità già esistenti, trascinando nel nuovo rapporto le discriminazioni maturate in quello precedente.
Le procedure di selezione devono essere condotte in modo non discriminatorio e gli avvisi redatti secondo criteri neutri sotto il profilo del genere, anche con riguardo ai titoli professionali richiesti.
trasparenza retributiva in costanza deL rapporto di Lavoro (art. 6)
L’articolo 6 disciplina gli obblighi di trasparenza nel rapporto di lavoro già in essere. Il comma 1 impone ai datori di lavoro di rendere accessibili ai lavoratori i criteri utilizzati per determinare la retribuzione, i livelli retributivi e le regole di progressione economica.
Il comma 2 stabilisce che l’informativa consegnata al momento dell’assunzione ai sensi del D.Lgs. 152/1997 (c.d. “Decreto Trasparenza Lavoro”) costituisce la modalità ordinaria per adempiere a tali obblighi. Per i datori di lavoro che applicano un CCNL sottoscritto da organizzazioni comparativamente più rappresentative, tra cui quelli stipulati dal sistema CONFAPI, l’obbligo si considera integralmente assolto tramite il rinvio ai criteri e ai trattamenti economici previsti dal contratto collettivo e dagli eventuali accordi aziendali ex art. 51 D.Lgs. 81/2015.
I datori di lavoro con meno di 50 dipendenti non sono tenuti a rendere disponibili i criteri per la progressione economica.
Il punto più critico per le Imprese non è l’adempimento formale, bensì la documentazione dei criteri di attribuzione di superminimi individuali e componenti variabili: questi devono essere

anch’essi oggettivi, neutri sotto il profilo del genere ed esigibili in caso di contenzioso.
diritto di inForMazione (art. 7)
Il comma 1 dell’articolo 7 riconosce ai lavoratori il diritto di ottenere, una volta all’anno, informazioni scritte sui livelli retributivi medi, distinti per sesso, relativi a lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Il diritto può essere esercitato anche tramite rappresentanti sindacali (RSU/RSA) o organismi per la parità, con delega. Il termine per la risposta è di due mesi. I datori di lavoro possono adempiere pubblicando tali informazioni su intranet o nell’area riservata del sito aziendale (informativa collettiva), trasformando un obbligo “su richiesta” in un adempimento “a disposizione”. Per i datori di lavoro con fino a 49 dipendenti le modalità di comunicazione saranno definite con apposito decreto del Ministero del Lavoro, sentito il Garante della privacy.
Il comma 4 impone al datore di lavoro di informare annualmente tutti i lavoratori dell’esistenza di questo diritto e delle modalità per esercitarlo. Si tratta di un obbligo attivo, non meramente passivo. Ai lavoratori non può essere impedito di rendere nota la propria retribuzione. Sono vietate le clausole contrattuali che limitino la facoltà di divulgare informazioni sulla propria retribuzione.
coMunicazione
deL divario retributivo di Genere (art. 9)
Il provvedimento, all’art. 9, introduce un sistema strutturato di monitoraggio del divario retributivo di genere, con obblighi di comunicazione periodica per i datori di lavoro con almeno 100 dipendenti. Le scadenze sono differenziate in base alla dimensione aziendale:
- Aziende con 250 o più dipendenti: obbligo annuale, prima raccolta entro il 7 giugno 2027.
- Aziende con 150–249 dipendenti: obbligo triennale, prima raccolta entro il 7 giugno 2027.
- Aziende con 100–149 dipendenti: obbligo triennale, prima raccolta entro il 7 giugno 2031. Le comunicazioni devono includere sette indicatori:
- il divario retributivo medio di genere e il relativo divario nelle componenti variabili;
- il divario retributivo mediano di genere e nelle componenti variabili;
- la percentuale di donne e uomini che percepiscono componenti variabili;
- la distribuzione di donne e uomini per quartile retributivo;
- il divario per categoria di lavoratori, distinto tra retribuzione base e variabili.
I dati sono comunicati all’Organismo di monitoraggio istituito presso il Ministero del Lavoro, che provvede alla pubblicazione degli indicatori di cui sopra in forma facilmente accessibile. I dati relativi all’indicatore sul divario per categoria di lavoratori sono resi disponibili ai lavoratori e ai loro rappresentanti e trasmessi, su richiesta, all’Ispettorato del Lavoro e agli Organismi per la parità territorialmente competenti.
I datori di lavoro che adottano una politica salariale unitaria di gruppo possono fornire le informazioni aggregando i dati a livello nazionale. Con uno o più decreti ministeriali, da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore, saranno definite le modalità di raccolta dei dati anche mediante acquisizione di informazioni già in possesso di INPS, INAIL e INL.
vaLutazione conGiunta deLLe retribuzioni (art. 10)
Il decreto introduce un meccanismo correttivo obbligatorio per i datori soggetti all’adempimento del reporting ex art. 9. La valutazione congiunta deve essere avviata quando si verificano cumulativamente tutte le seguenti condizioni:
- in una qualsiasi categoria di lavoratori si rileva un divario retributivo medio pari o superiore al 5% tra uomini e donne;
- il datore di lavoro non ha fornito una motivazione oggettiva e neutra sotto il profilo del genere per tale differenza;
- il datore di lavoro non ha corretto la differenza entro sei mesi dalla data della comunicazione dei dati.
La valutazione congiunta viene svolta con i rappresentanti dei lavoratori (RSU, RSA o, in loro assenza, rappresentanti territoriali del CCNL applicato) e deve comprendere:
- l’analisi della composizione per genere di ciascuna categoria di lavoratori;
- i livelli retributivi medi e le componenti variabili per categoria;
- le ragioni delle differenze retributive, se giustificate da criteri oggettivi;
- la percentuale di lavoratori che al rientro da congedi familiari (maternità, paternità, parentale) hanno beneficiato degli aumenti retributivi eventualmente erogati nella categoria durante il periodo di assenza;
- le misure correttive per le differenze non giustificate;
- la valutazione dell’efficacia delle misure adottate in esito a precedenti valutazioni congiunte. Gli esiti della valutazione congiunta sono comunicati all’Organismo di monitoraggio e, su richiesta, all’Ispettorato del Lavoro e agli Organismi per la parità territorialmente competenti. Le misure correttive devono essere adottate entro un termine ragionevole. In caso di mancato accordo in sede aziendale, l’Ispettorato del Lavoro e gli Organismi per la parità possono essere invitati a prendere parte alla procedura.
tuteLa Giudiziaria, adeMpiMenti aMMinistrativi e sanzioni (artt. 12–13)
Alle violazioni del D.Lgs. 96/2026 si applicano le disposizioni del Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006), artt. 36–41-bis. I mezzi di tutela possono essere attivati, su specifica delega, anche da rappresentanti dei lavoratori, organizzazioni sindacali e associazioni con legittimo interesse alla parità tra uomini e donne. Sul piano probatorio (art. 40 Codice delle pari opportunità), se il lavoratore dimostra di svolgere un lavoro di pari valore e lamenta una discriminazione retributiva, spetta al datore di lavoro l’onere di provare l’insussistenza della violazione. In caso di discriminazione accertata, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno, anche non patrimoniale, nei limiti della prova fornita.
In caso di violazione accertata (art. 41 Codice delle pari opportunità), per le Imprese beneficiarie di contributi pubblici o titolari di appalti, l’Ispettorato del Lavoro ne dà comunicazione ai Ministeri competenti, che possono disporre la revoca del beneficio o dell’appalto, ovvero, nei casi più gravi o di recidiva, l’esclusione per un periodo fino a due anni da agevolazioni finanziarie e appalti. È altresì prevista l’applicazione di un’ammenda da 250 a 1.500 euro. Le Imprese con meno di 100 dipendenti non sono soggette al reporting periodico, ma restano esposte a tutti gli altri obblighi - in particolare quelli pre-assuntivi (art. 5), di trasparenza interna (artt. 6-7) e di divieto di clausole di riservatezza - nonché al rischio di contenzioso con inversione dell’onere della prova.
Il D.Lgs. 96/2026 richiede pertanto alle Imprese un aggiornamento delle procedure interne, la revisione degli avvisi di selezione e dei contratti individuali e una gestione più strutturata e documentata dei criteri retributivi.
CONFAPI nazionale ha elaborato un commento al D.Lgs. 96/2026, che riportiamo di seguito, e sta organizzando un webinar di approfondimento, programmato per il 30 giugno 2026 alle ore 15.00. A breve verrà inviata la locandina con tutte le indicazioni per la partecipazione.
L’Ufficio Relazioni Industriali rimane a disposizione per ogni chiarimento.
(aG)
Gare d’appalto: definito il contributo per il 2026
gli operatori eConomiCi
Sono tenuti al pagamento per parteCipare alle gare
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 112 del 16 maggio 2026) della delibera n. 524 del 22 dicembre 2025, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha delineato il quadro economico e operativo dei contributi obbligatori per l’anno 2026., in attuazione dell’art. 1, commi 65 e 67 della legge 266/2005.
La delibera è entrata in vigore il 1° gennaio 2026 e riguarda stazioni appaltanti, operatori economici e organismi di attestazione coinvolti in procedure di affidamento di contratti pubblici.
Ricordiamo che il Codice dei Contratti pubblici lascia invariato il sistema di autofinanziamento dell’A.N.AC. ai sensi dell’art. 1, comma 67, legge 23 dicembre 2005, n. 266 ovvero si dispone che: «... ai fini della copertura dei costi relativi al
proprio funzionamento determina annualmente l’ammontare delle contribuzioni ad essa dovute dai soggetti, pubblici e privati, sottoposti alla sua vigilanza, nonché le relative modalità di riscossione, ...».
Con questa normativa, i costi di funzionamento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, per la parte non finanziata dal bilancio dello Stato, vengono coperti mediante ricorso al mercato di competenza nel rispetto comunque del limite massimo dello 0,4 per cento del valore complessivo del mercato. Sono obbligati alla contribuzione a favore dell’Autorità, nell’entità e con le modalità previste dal presente provvedimento, i seguenti soggetti pubblici e privati:
a) le stazioni appaltanti, anche nel caso in cui la procedura di affidamento sia espletata all’estero;
b) gli operatori economici (Imprese), che intendano partecipare a procedure di scelta del contraente attivate dalle Stazioni Appaltanti; c) le società organismo di attestazione (SOA).
Le stazioni appaltanti e le Imprese sono tenuti a versare a favore dell’Autorità, i seguenti contributi in relazione all’importo posto a base di gara:
Gare pubbLicate neLL’anno 2026
iMporto posto a base di Gara
Inferiore a € 40.000
Uguale o maggiore a € 40.000 e inferiore a € 150.000 € 35,00 Esente
Uguale o maggiore a € 150.000 e inferiore a € 300.000
Uguale o maggiore a € 300.000 e inferiore a € 500.000
Uguale o maggiore a € 500.000 e inferiore a € 800.000
Uguale o maggiore a € 800.000 e inferiore a € 1.000.000
Uguale o maggiore a € 1.000.000 e inferiore a € 5.000.000
Uguale o maggiore a € 5.000.000 e inferiore a € 20.000.000
Uguale o maggiore a € 20.000.000
250,00
410,00
660,00
880,00
18,00
33,00
77,00
90,00
165,00
220,00
560,00
Le SOA, invece, sono tenute a versare a favore dell’Autorità un contributo pari al 2% (due per cento) dei ricavi risultanti dal bilancio approvato relativo all’ultimo esercizio finanziario. Le Stazioni Appaltanti sono tenute al pagamento della contribuzione entro il termine di scadenza del bollettino MAV (pagamento Mediante Avviso), emesso dall’Autorità con cadenza quadrimestrale, per un importo complessivo pari alla somma delle contribuzioni dovute per tutte le procedure attiva-


te nel periodo. Gli operatori economici sono tenuti al pagamento della contribuzione quale condizione di ammissibilità alla procedura di selezione del contraente. Essi sono tenuti a dimostrare, al momento della presentazione dell’offerta, di avere versato la somma dovuta a titolo di contribuzione. La mancata dimostrazione dell’avvenuto versamento di tale somma è causa di esclusione dalla procedura di scelta del contraente ai sensi dell’art. 1, comma 67 della legge 266/2005.
Le SOA sono tenute al pagamento della contribuzione dovuta entro novanta giorni dall’approvazione del proprio bilancio. Decorso tale termine detti soggetti possono chiedere la rateizzazione dei contributi dovuti, previa corresponsione degli interessi legali, a condizione che l’ultima rata abbia scadenza non oltre il 31 dicembre 2017. Per ciascuna procedura di scelta del contraente per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, suddivisa in più lotti, l’importo dovuto dalle stazioni appaltanti verrà calcolato applicando la contribuzione corrispondente al valore complessivo posto a base di gara.
Gli operatori economici che partecipano a procedure di scelta del contraente per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, suddivise in più lotti,
devono versare il contributo corrispondente al valore di ogni singolo lotto per il quale presentano offerta.
Il mancato pagamento della contribuzione da parte delle Stazioni Appaltanti e SOA, secondo le modalità previste dal presente provvedimento, comporta l’avvio della procedura di riscossione coattiva, mediante ruolo, delle somme non versate sulle quali saranno dovute, oltre agli interessi legali, le maggiori somme ai sensi della normativa vigente.
Il mancato versamento dell’uno per mille, entro quindici giorni dalla pronuncia del lodo arbitrale, di cui all’art. 209, comma 12, del d.lgs. 50/2016, comporta l’avvio della procedura di riscossione coattiva a carico delle parti, mediante ruolo, delle somme non versate sulle quali saranno dovute, oltre agli interessi legali, le maggiori somme ai sensi della normativa vigente.
Inoltre, in caso di versamento di contribuzioni non dovute ovvero in misura superiore a quella dovuta, è possibile presentare all’Autorità un’istanza motivata di rimborso corredata da idonea documentazione giustificativa.
(csc)
Confapi Aniem News
la newSletter dell’unione nazionale delle impreSe edili manifatturiere e Settori affini
L’iter di approvazione deL “decreto casa”
Mentre prosegue alla Camera l’iter di conversione del decreto sul “piano casa”, il Ministro Salvini ha preannunciato in Parlamento la nomina imminente del primo commissario che si occuperà della parte relativa alla gestione dei progetti di edilizia residenziale pubblica e sociale.
Un’altra notizia positiva arriva dal fronte delle risorse.
Nell’ambito della revisione del Pnrr presentata a Bruxelles dal Ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti e illustrata dallo stesso Ministro lo scorso 3 giugno in audizione presso le Commissioni Bilancio e Politiche UE di Camera e Senato, potrebbero arrivare, infatti, ulteriori risorse pari a 1,2 miliardi di euro: un miliardo di euro destinato all’housing finalizzato all’efficientamento energetico e 200 milioni di euro per far scorrere le graduatorie dei finanziamenti all’edilizia residenziale pubblica consentendo il finanziamento di ulteriori interventi rimasti esclusi per insufficienza della dotazione finanziaria.
La parte più consistente (1 miliardo) dovrebbe essere gestita dal Ministero delle Infrastrutture attraverso un Fondo dedicato aperto presso Cdp Real Estate.
In merito all’esame parlamentare del provvedimento, sono stati inizialmente presentati 620 emendamenti; solo una parte ha superato il vaglio di ammissibilità.
Si segnala, in particolare, la proposta (presentata dai gruppi di Lega e Noi Moderati) che mira a introdurre un Programma sperimentale di edilizia residenziale sociale per offrire alloggi a canone calmierato nelle aree a maggiore tensione abitativa. La destinazione delle risorse in tale ambito dovrebbe essere finalizzata a interventi di recupero e
riqualificazione con specifica disciplina dei criteri per la determinazione dei canoni, dei requisiti economici dei beneficiari, degli standard qualitativi minimi degli alloggi e dei vincoli di destinazione d’uso necessari a garantire la finalità sociale degli interventi.
Altre proposte riguardano l’accesso alle semplificazioni e alle agevolazioni urbanistiche anche per gli interventi non riconducibili a investimenti stranieri di 1 miliardo (come richiesto in audizione da Confapi Aniem), il riconoscimento degli alloggi realizzati nell’ambito dei programmi di edilizia integrata come beni strumentali all’attività d’impresa e l’applicazione dell’Iva agevolata al 5% sui canoni di locazione degli alloggi convenzionati. Nell’ottica di favorire il recupero di edifici da destinare a offerta abitativa, un altro emendamento della maggioranza tende ad ampliare le possibilità di trasformazione verso il residenziale di immobili direzionali, commerciali e produttivi, prevedendo procedure semplificate per il cambio di destinazione d’uso. Un’ulteriore proposta riguarda l’introduzione di un nuovo articolo che autorizzerebbe Sace a “concedere garanzie, in favore di banche, di istituzioni finanziarie nazionali e internazionali e altri soggetti” per finanziamenti “sotto qualsiasi forma a soggetti che realizzano le operazioni” rientranti nel Piano casa.
L’esame delle proposte emendative proseguirà nei prossimi giorni: la conversione definitiva del decreto dovrà essere approvata entro il 6 luglio 2026.
anac:
La stazione appaLtante non deve oscurare i dati deLL’oFFerta
Nel Comunicato n. 10 del 6 maggio u.s., l’Anac ha precisato che la stazione appaltante non deve oscurare dati e informazioni dell’offerta tecnica al fine di consentire all’operatore economico interessato di contestare prontamente ed efficacemente innanzi al giudice la correttezza del procedimento. A supporto di tale posizione e dell’esigenza di tutelare l’interesse pubblico alla trasparenza, vengono riportati i contenuti normativi e le più recenti pronunce giurisprudenziali.
In particolare, l’Autorità ricorda nel Comunicato
come l’art. 36 del Codice dei contratti pubblici preveda “l’ostensibilità integrale a tutti i candidati e agli offerenti non definitivamente esclusi, dell’offerta dell’operatore economico aggiudicatario, unitamente ai verbali e agli atti, dati e informazioni presupposti dell’aggiudicazione, nonché la reciproca messa a disposizione degli stessi documenti relativi agli operatori economici collocatisi nei primi cinque posti della graduatoria, salvo eventuale oscuramento in tutto o in parte dell’offerta tecnica a fronte di una specifica richiesta dell’operatore economico”. Il Consiglio di Stato, con parere n. 61 del 2026, ha inoltre chiarito che “quanto ai documenti messi a disposizione sulla piattaforma digitale non vi è ragione di oscurare alcun dato, notizia o informazione, salvo in tutto o in parte l’offerta tecnica per la quale l’operatore abbia indicato le relative ragioni e le stesse siano state accolte”.
anac:
Le possibiLi ModiFicHe ai costi Manodopera dicHiarati in sede di oFFerta
Nel Parere n. 161 del 6 maggio 2026, l’Anac è intervenuta sulle possibili variazioni o modifiche delle giustificazioni rese in sede di offerta sui costi della manodopera dichiarando che eventuali modifiche sono ritenute legittime purché non alterino il quadro economico dell’offerta stessa.
In questo contesto, l’Autorità, riprendendo pronunce rese in tal senso anche dal Consiglio di Stato, ha ritenuto “accoglibile una modifica delle giustificazioni delle singole voci di costo finalizzate a rimediare originari e comprovati errori di calcolo, sempre che resti ferma l’entità iniziale dell’offerta economica nel rispetto del principio dell’immodificabilità. è possibile, pertanto, apportare modifiche alle giustificazioni relative all’offerta economica, inclusi aggiustamenti e compensazioni tra voci di costo, purché l’offerta rimanga affidabile per l’aggiudicazione e l’esecuzione del contratto e che le modifiche, non portino a un’offerta completamente diversa da quella presentata inizialmente”.
In sostanza, il principio di immodificabilità dell’offerta impone che un concorrente possa apportare modifiche alle spiegazioni relative alla composizione delle voci di costo dell’offerta, ma l’importo complessivo dell’offerta non deve essere alterato.
Mit: cHiariMenti suLL’uLtiMazione Lavori pnrr
Nella gestione della parte finale dei lavori Pnrr
arriva un importante chiarimento del Mit in risposta a un’interrogazione parlamentare dell’On. Erica Mazzetti (Responsabile Dipartimento Lavori Pubblici di Forza Italia): il certificato di ultimazione lavori resta valido ai fini della rendicontazione anche in presenza di lavorazioni residuali di modesta entità, purché queste non incidano sulla funzionalità dell’opera.
Il Mit, richiamando quanto previsto dall’art. 1, comma 2, lettera t), dell’Allegato II.14 del Codice dei Contratti, precisa che “il direttore dei lavori può emettere il certificato di ultimazione anche qualora residuino lavorazioni di piccola entità, non incidenti sull’uso dell’opera” aggiungendo che “ai fini della dimostrazione del raggiungimento del target Pnrr assume rilievo esclusivamente la data di emissione del certificato”.
Restano invariati i termini previsti per collaudo tecnico-amministrativo e certificato di regolare esecuzione; nella risposta ministeriale si evidenzia che “il certificato di regolare esecuzione, ai sensi dell’articolo 50, comma 7, del codice dei contratti pubblici, è emesso non oltre tre mesi dalla data di ultimazione delle prestazioni oggetto del contratto, mentre il collaudo tecnico-amministrativo, ai sensi dell’articolo 116, comma 2, del medesimo codice, deve essere di regola completato non oltre sei mesi dall’ultimazione dei lavori”.
coMpensazione prezzi: consiGLio di stato annuLLa decreto Mit suL 2° seMestre 2021
Il Consiglio di Stato (Sent. n. 4143 del 22 maggio 2026), riformando la precedente decisione del Tar Lazio (sez. III, n. 6894/2023), ha accolto i rilievi sul decreto del MIT relativo alla rilevazione delle variazioni percentuali dei prezzi sul secondo semestre del 2021.
Le contestazioni riguardano, in particolare, tredici materiali per i quali gli aumenti rilevati dal decreto ministeriale risultavano significativamente inferiori rispetto agli effettivi incrementi registrati sul mercato:
- lamiere in acciaio lisce, piane e striate;
- lamiere in acciaio “Corten”;
- lamiere in acciaio zincate per lattoneria;
- chiusini e caditoie in ghisa sferoidale;
- gabbioni in filo di ferro zincato;
- tubazioni in ferro senza saldatura per armature di interventi geostrutturali;
- tubazioni in acciaio elettrosaldate longitudinalmente;
- tubazioni in acciaio nero senza saldatura;
- tubazioni in PVC rigido;
- tubi in polipropilene corrugato per impianti elettrici;
- acciaio armonico in trefoli, trecce e fili metallici;
- legname di abete sottomisura;
- fibre in acciaio per il rinforzo del calcestruzzo proiettato (spritz beton).
La sentenza dispone l’annullamento parziale del decreto ministeriale 4 aprile 2022, limitatamente
ai tredici materiali oggetto di contestazione, con conseguente necessità per il MIT di procedere all’adozione di un nuovo decreto di rilevazione. Sarà necessaria, in particolare, una nuova attività istruttoria idonea a garantire rilevazioni più affidabili ed efficaci ai fini della compensazione.
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