ANNO 1 - N°2 Settembre 2007
Poste Italiane Spa - Sped. abb. postale DL. 353/2003 (conv. In 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1, DCB Milano
AEM e l’acqua di falda: nuova energia per Milano Sicurezza elettronica nel condominio
E ANCORA:
Prestazioni energetiche nei condomini
• LA PAROLA ALL’AVVOCATO
Cogenerazione ad alto rendimento
• MADE EXPO: LAVORI IN CORSO
• LA PAROLA AL COMMERCIALISTA
RUMORE:
L’INQUINAMENTO ACUSTICO NELLE ABITAZIONI (Ia PARTE)
Rivista ufficiale APAC - Associazione Professionale Amministratori di Condominio
ANNO 1 - N°2 Settembre 2007
Poste Italiane Spa - Sped. abb. postale DL. 353/2003 (conv. In 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1, DCB Milano
AEM e l’acqua di falda: nuova energia per Milano Sicurezza elettronica nel condominio
E ANCORA:
Prestazioni energetiche nei condomini
• LA PAROLA ALL’AVVOCATO
Cogenerazione ad alto rendimento
• MADE EXPO: LAVORI IN CORSO
• LA PAROLA AL COMMERCIALISTA
RUMORE:
L’INQUINAMENTO ACUSTICO NELLE ABITAZIONI (Ia PARTE)
Rivista ufficiale APAC - Associazione Professionale Amministratori di Condominio
Giuseppe Bono
LO SPORTELLO AMICO PER L’ENERGIA E L’AMBIENTE Un punto di riferimento facile e accessibile dove trovi informazioni, consigli e supporto sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili, sui finanziamenti e le agevolazioni fiscali, sull’utilizzo di tecnologie meno costose e inquinanti.
Gli Spazi Infoenergia sono un’iniziativa dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Milano Coordinamento degli Spazi Infoenergia Corso di P.ta Vittoria 27 - Milano Tel.: 02 7740 3535 / 6931 - Fax: 02 9365 0857 info@infoenergia.eu
Spazio Infoenergia di Melzo Via F. Bianchi, 28 Tel.: 02 9571 1259 - Fax: 02 9365 0857 melzo@infoenergia.eu
Spazio Infoenergia di Carugate presso la Banca di Credito Cooperativo Via A. De Gasperi 12 Tel.: 02 3206 24463 - Fax: 02 9365 0857 carugate@infoenergia.eu
Spazio Infoenergia di Garbagnate Milanese Via Kennedy 15 Tel.: 02 9953 042 - Fax: 02 9365 0857 garbagnate@infoenergia.eu
Spazio Infoenergia di Melegnano Via Vittorio Veneto 43 Tel.: 02 9823 6389 - Fax: 02 9365 0857 melegnano@infoenergia.eu
Spazio Infoenergia di Corbetta Via Madonna, 13 bis Tel.: 02 9748 6835 - Fax: 02 9365 0857 corbetta@infoenergia.eu
PERCHE' L'EFFICIENZA ENERGETICA PUO' DAVVERO MIGLIORARE LA VITA DI TUTTI. A COMINCIARE DALLA TUA.
SOMMARIO Editoriale E due! Una svolta culturale…
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Risparmio Energetico Prestiti a tasso 0 per il risparmio energetico
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Progettazione L’inquinamento acustico nelle abitazioni ( 1° Parte )
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Energia L’AEM e l’acqua di falda
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Tecnologia Cogenerazione ad alto rendimento
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Certificazione energetica degli edifici Prestazioni energetiche negli edifici
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Sicurezza Sicurezza elettrica nel condominio
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In vetrina MADE EXPO: lavori in corso
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La parola all’Avvocato Il sottotetto
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La parola al Commercialista Inquadramento fiscale e adempimenti….
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La parola ai lettori Normativa Europea
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Le aziende informano Domotecnica Nrg Sunrise
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Cultura I divertimenti dei Romani.. Firdaus- Il cacciatore di aquiloni
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Curiosità Ognuno decide a modo suo
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PROFESSIONEIMMOBILIARE Pubblicazione trimestrale Direttore responsabile: Ing. Stefano Milanesi Editore APAC Associazione Professionale Amministratori di Condominio sito web: www.webcondominio.eu e-mail: professioneimmobiliare@yahoo.it Grafica e Stampa presso Tipografia Laser Copy Center s.r.l Via Livraghi 1 – 20126 Milano MI Al numero 2 di Professione Immobiliare 15 settembre 2007 - hanno collaborato: Balasso Antonella, Berra Fabio, Boerci Sara, Bono Giuseppe, Carone Olivia Patrizia, Castenetto Nives, Chiametti Antonella, Craperi Renzo, De Martini Manola, Evangelista Giuseppe, Fenaroli Paolo, Gallace Giovanni, Giambersio Giuseppe, Maestri Adele, Milanesi Lorenzo, Milanesi Stefano, Padalino Mariangela, Portaluppi Manuela, Ventura Patrizia, Zabot Sergio.
Copertina:
Registrazione Tribunale di Milano n. 187 del 20 marzo 2007
Manoscritti, dati, documenti. Gli articoli e qualsiasi materiale pubblicato in Professione Immobiliare rappresentano le esperienze e le opinioni degli autori ed in nessun caso impegnano Professione Immobiliare nè la Redazione della rivista. Gli articoli e/o i documenti inviati alla rivista Professione Immobiliare (anche a mezzo posta elettronica o consegnati direttamente presso la nostra sede), anche se non pubblicati, non saranno restituiti. La Redazione non è in alcun modo impegnata a pubblicare gli articoli e/o i documenti ricevuti. La collaborazione si intende a titolo gratuito. E' possibile per le case editrici o singoli autori inviare i testi o le immagini senza copyright di cui si richiede la pubblicizzazione al seguente indirizzo email a: professioneimmobiliare@yahoo.it
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Gli articoli di Professione Immobiliare sono pubblicati anche sul sito www.webcondominio.eu INFORMATIVA AI SENSI DEL D.LEGS 196/2003 Si rende noto che i dati in nostro possesso liberamente ottenuti per potere effettuare i servizi relativi a spedizioni, abbonamenti e similari, sono utilizzati secondo quanto previsto dal D.Legs.196/2003. Titolare del trattamento è Professione Immobiliare - APAC (professioneimmobiliare@yahoo.it). Si comunica inoltre che i dati personali sono contenuti presso la nostra sede in apposita banca dati di cui è responsabile Professione Immobiliare APAC a cui è possibile rivolgersi per l'eventuale esercizio dei diritti previsti dal D.Legs.196/2003. Per ricevere Professione Immobiliare, richiedere il modulo di autorizzazione all’utilizzo dei dati personali a: professioneimmobiliare@yahoo.it
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EDITORIALE E due! Una svolta culturale: bisogna invertire la rotta Siamo arrivati al numero due e cominciano a fioccare i Vostri contributi. Anche quelli più inaspettati (e quindi più graditi). Perciò abbiamo deciso di dedicare a ciò uno spazio importante della rivista. Parlerò a questo punto di due argomenti stimolanti che vengono approfonditi nell’ ambito degli articoli che troverete di seguito. Il Rumore (con la R maiuscola) rappresenta, ad oggi, uno dei principali problemi che affliggono i condòmini e, di riflesso, gli Amministratori. E di rumore si tratta sia quando proviene da una fonte individuabile e certa (il vicino di casa con la TV ad alto volume o la persona che abita al piano di sopra che usa gli zoccoli in qualsiasi ora della giornata), sia quando proviene da una fonte generica (una strada trafficata, ecc.) dove la responsabilità dell’ evento non può essere imputabile ad un singolo, ma dove la mitigazione o la eliminazione del problema dovrebbe essere a carico della Pubblica Amministrazione (o del gestore della strada). Abbiamo deciso di trattare e ap-
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profondire l’argomento attraverso una serie di articoli che affrontano il problema sotto diversi punti di vista. Il risparmio energetico e i riflessi sui condomìni: il problema è grave, ma i margini di miglioramento sono praticamente infiniti. Per dare una idea del fenomeno voglio ricordare alcune cifre in modo da potersi creare una precisa idea di quanto accade e dei possibili risparmi. Di tutte le emissioni di carbonio immesse nell’ atmosfera, il 30 % circa proviene dalle nostre abitazioni: di questo 30 % il 53 % deriva dal riscaldamento dell’ immobile, il 20 % dal riscaldamento dell’ acqua, il 16 % dagli elettrodomestici, il 6 % dalla illuminazione e il 5 % dalla cucina. Risulta evidente che anche solo attraverso un comportamento cosciente e responsabile dei condòmini e degli Amministratori, si raggiungono risultati fortemente tangibili per l’ambiente e il portafoglio. Se poi si decide di investire in modo più concreto sul futuro (e si sfruttano gli incentivi che lo Stato mette a disposizione per questo) il risultato
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diviene importantissimo sotto tutti i punti di vista. Professione Immobiliare perciò vuole fornire lo stimolo e gli spunti necessari a compiere quel passo in avanti che molte volte (squallidi) interessi di bottega bloccano. Si proporranno perciò da questo numero una serie di indicazioni sia di carattere tecnico che finanziario che abbiano lo scopo di incentivare tutte le operazioni che possano dare respiro al nostro pianeta. Bisogna invertire la rotta e i nostri Soci DEVONO essere i primi a farlo!!! E’ una questione di svolta culturale, è necessario invertire la rotta. Auguri e buon lavoro a tutti Ing. Stefano Milanesi Presidente APAC
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RISPARMIO ENERGETICO
Prestiti a tasso Ø per il risparmio energetico
LA PROVINCIA DI MILANO E LE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO DI CARUGATE E DI CERNUSCO S/N INSIEME PER FINANZIARE LA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI. Dallo scorso aprile si può andare in banca e chiedere tranquillamente un prestito, ad esempio, per poter cambiare gli infissi nella propria casa o sostituire il proprio impianto di riscaldamento senza poi pagare gli interessi sul capitale prestato. Se si pensa che i prestiti finanziari che fino a questo momento le banche ci propongono, e reclamizzano a tutta forza, sono finalizzati all’acquisto di beni per così dire secondari (o superficiali), quale può essere l’acquisto di una moto o di una barca, si può ben comprendere come qualcosa stia cambiando nella nostra cultura. Argomenti come il risparmio energetico e l’efficienza energetica ma anche termini tecnici quali caldaia a condensazione,
finestre con doppi vetri a taglio termico, iniziano a far parte, oramai, del nostro vivere quotidiano. A rendere concreta questa possibilità è la Provincia di Milano che con l’Assessorato all’Ambiente si rende, ancora una volta, protagonista nel settore energetico dell’edilizia residenziale. Lo strumento messo a punto si chiama “Mutuo a-profitto” e prevede il finanziamento a tasso zero a favore dei cittadini che realizzano interventi per la riqualificazione energetica sugli edifici privati ubicati nel territorio della Provincia di Milano. Giusto per dare alcuni numeri, con riferimento al settore civile, il patrimonio edilizio della Provincia di Milano è costituito da oltre 1 milione e 500 mila abitazioni che per la grande maggioranza, circa il 75%, è costituito da case mono e bifamiliari. Quasi tutti questi edifici residenziali sono stati costruiti in un epoca anteriore all’applicazione della normativa comunitaria e nazionale sul
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contenimento dei consumi di energia in edilizia. È facile immaginare che questi fabbricati siano piuttosto scadenti dal punto di vista dei consumi energetici. Basti pensare che il consumo medio annuo di un appartamento è di circa 163 kWh per metro quadrato all’anno, il che vuol dire che per un appartamento di 100 metri quadrati occorre spendere circa 1.500 Euro all’anno per il riscaldamento. Il “Mutuo a-profitto” nasce da un’iniziativa fortemente voluta dalla Provincia di Milano, che lo scorso inverno ha lanciato un bando pubblico invitando gli istituti bancari a presentare proposte per l’attivazione di un credito co-finanaziato per la riqualificazione energetica degli edifici situati nel territorio della Provincia e destinato alle famiglie. Lo strumento finanziario scelto per promuovere il recupero energetico degli edifici è il contributo in conto interessi che prevede l’erogazione di prestiti a tasso zero per i soggetti finanziati, ovvero lo sconto totale degli interessi bancari sui prestiti che verranno erogati dagli istituti di credito che hanno aderito. Da precisare che, almeno in questa prima fase sperimentale di lancio dell’iniziativa, l’accesso al prestito agevolato è limitato ai cittadini che abitano nei Comuni che hanno adottato il Regolamento edilizio-tipo per l’efficienza energetica proposto dalla Provincia di Milano stessa o, comunque, uno simile che contempli strumenti e strategie per l’efficienza energetica. A cogliere la nuova sfida lanciata dall’Assessora all’Ambiente - Bruna Brembilla sono state la Banca di Credito Cooperativo di Carugate e la
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RISPARMIO ENERGETICO
Banca di Credito Cooperativo di Cernusco sul Naviglio, con i quali è stata sviluppata questa interessante - ed unica nel suo genere in Italia - opportunità di investimento per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti e per l’installazione delle fonti rinnovabili. Questi di seguito sono, nei dettagli, le caratteristiche tecniche e il campo di applicazione del “Mutuo a-profitto”. L’incentivo è rivolto all’edilizia residenziale esistente al fine di riqualificare la propria abitazione. I soggetti beneficiari che possono accedere al prestito a tasso zero sono i privati che siano proprietari di unità immobiliari, singoli o condomini, i titolari di altri diritti reali sull’immobile, i locatari e altri soggetti aventi idoneo titolo di disponibilità dell’immobile. L’ambito territoriale che, come si diceva, costituisce un elemento indispensabile di accesso al prestito, è che le unità immobiliari, sui quali si vogliono effettuare i lavori i risparmio energetico, siano situati nel territorio dei Comuni della Provincia di Milano che hanno adottato nuovi regolamenti edilizi per l’efficienza energetica. Le tipologie di interventi ammessi al prestito sono:
di doppi o tripli vetri; • il rifacimento delle reti di distribuzione del calore comprensive dei sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore; • la sostituzione dei sistemi di generazione del calore purché comprensivi della termoregolazione locale dei corpi scaldanti e della contabilizzazione del calore delle unità immobiliari; • la realizzazione di impianti di riscaldamento e/o raffrescamento centralizzati comprensivi di sistemi di regolazione e di contabilizzazione, in sostituzione di impianti autonomi esistenti; • la realizzazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria; • la realizzazione di impianti solari termici per il riscaldamento degli ambienti purché collegati a reti di riscaldamento a bassa temperatura; • la realizzazione di sistemi di riscaldamento/raffrescamento con pompe di calore geotermiche purché alimentino reti di distribuzione del calore a bassa temperatura; • la realizzazione di impianti fotovoltaici di potenza non superiore a 20 kW collegati alla rete elettrica, come previsto dalla
normativa vigente. Sebbene di recente, anche a seguito di notevoli campagne promozionali e di incentivazioni pubbliche, molte tipologie di impianti siano stati razionalizzati e migliorati con l’utilizzo di tecnologie più recenti, poco o nulla si è fatto per migliorare, ad esempio, gli involucri edilizi. L’iniziativa delle Provincia di Milano tende a coprire questa lacuna, promuovendo la riabilitazione energetica dell’intero sistema edifico-impianto, ottimizzando quindi le prestazioni globali degli edifici, favorendo inoltre la diffusione di modalità contrattuali che prevedono la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica che consentano l’ammortamento dei costi di riqualificazione con i risparmi ottenuti. Inoltre, se da un lato gli interventi sugli involucri edilizi possono ridurre i fabbisogni di energia del 20/30%, dall’altro le nuove tecnologie impiantistiche per riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria, ben si combinano ad edifici con fabbisogni ridotti e si integrano agevolmente con sistemi a bassa temperatura, alimentati da
• l’isolamento delle coperture, dei sottotetti e delle terrazze; • l’isolamento delle pareti d’ambito inclusa la sostituzione dei serramenti e l’installazione
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RISPARMIO ENERGETICO energia solare o fonti geotermiche. Le domande per la concessione dei prestiti a tasso zero devono essere presentate presso una delle filiali delle 2 Banche sopra citate e presentate dai beneficiari ovvero dagli amministratori di condominio sulla base di proposte progettuali degli interventi che ci si propone di effettuare e per cui si chiede il finanziamento, elaborate da professionisti o da artigiani o da imprese che operano nel campo dell’edilizia e degli impianti. Inoltre, devono essere accompagnate dalla diagnosi energetica del sistema edificio/impianto su cui si vuole intervenire e l’indicazione delle misure di riqualificazione per ridurre i consumi di energia con i relativi preventivi di spesa e con progetti esecutivi certificati in merito ai materiali, ai sistemi utilizzati e alle prestazioni degli interventi. Nel caso di contratti di servizio calore/energia, occorre allegare le obbligazioni stipulate con i beneficiari, comprensivi di garanzia sui risultati degli interventi di riqualificazione ovvero del risultato minimo garantito di riduzione dei consumi in termini di energia primaria. Una volta presentate, le domande saranno esaminate da un Nucleo di Valutazione - formato da funzionari e professionisti nominati dalle Banche e dalla Provincia di Milano – e, ottenuto esito positivo, permetteranno al richiedente di sottoscrivere il contratto di finanziamento. Tra le spese ammissibili al finanziamento sono comprese quelle di progettazione degli interventi, di realizzazione delle opere e di installazione degli impianti, le spese per la direzione dei lavori e di collaudo delle opere. L’importo minimo della spesa complessiva finanziabile, per gli interventi di riqualificazione
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energetica, è di € 4.000,00 mentre l’importo massimo finanziabile è di € 50.000,00 per ogni beneficiario. La durata massima dei prestiti è fissata in 7 anni e come già detto, gli interessi bancari sono a carico della Provincia e delle Banche stesse. In questi primi mesi di attivazione del “Mutuo a-profitto” le richieste di finanziamento sono state così numerose che la Provincia di Milano ha deciso di emanare un nuovo bando per coinvolgere ulteriori banche e “coprire” così tutto il proprio territorio. D’altra parte, si è decisamente allungato l’elenco dei Comuni che hanno avviato il procedimento di revisione dei propri Regolamenti Edilizi consentendo, così, ai propri cittadini di poter usufruire di queste agevolazioni. Il contributo concesso dalla Provincia di Milano è, poi, cumulabile con le recenti agevolazioni fiscali previsti dalla Finanziaria 2007 sulle detrazioni d’imposta del 55% nell’ipotesi di interventi di
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risparmio energetico sugli edifici esistenti. Gli spazi “Infoenergia” della Provincia di Milano, presenti in alcuni Comuni della stessa Provincia, sono disponibili a fornire gratuitamente ogni tipo di assistenza e informazione, sia sugli aspetti tecnici, sulle tecnologie impiantistiche di risparmio energetico presenti sul mercato o anche di natura amministrativa, sulle caratteristiche e sulle modalità di presentazione delle domande alle Banche di riferimento. Il bando “Mutuo a-profitto”, i moduli per presentare le domande, l’elenco delle filiali delle Banche dove è possibile ottenere i prestiti, possono essere forniti dagli stessi spazi “Infoenergia” o scaricabili dai seguenti siti internet: www.provincia.milano.it/ ambiente/index.jsp www.credicoop.it www.bcccarugate.it www.infoenergia.eu Giuseppe Bono
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PROGETTAZIONE
L’inquinamento acustico nelle abitazioni 1a parte PROFILO PROFESSIONALE Renzo Craperi
Ingegnere civile, milanese, laureato presso il Politecnico di Milano, con esperienze di lavoro presso studi di progettazione e imprese edili, attualmente lavora presso un’importante società di trasporti con mansioni nell’ambito della pianificazione. Da sempre appassionato di nuove tecnologie, unisce una grande sensibilità verso i temi ambientali e per la ricerca del miglioramento della qualità della vita urbana.
INTRODUZIONE Uno dei principali fattori di disturbo e di conflittualità per chi abita in zone fortemente urbanizzate, è il rumore. Per rumore si intende un segnale di disturbo rispetto all'informazione trasmessa in un sistema, ovvero, nel campo che interessa questo articolo, l’acustica, un’onda di pressione sonora caratterizzata da un andamento di pressione non periodico e armonicamente molto complesso. Tradotto in termini comuni si tratta di un suono sgradevole o comunque non desiderato. Pensate al figlio dei vicini che studia pianoforte e alle nove di sera vi allieta il dopo cena con la melodia del film “Titanic” (provato per esperienza diretta), per non parlare della vicina che cammina con gli zoccoli a tutte le ore; pensate al fastidioso ru-
more degli scarichi che nei nostri condomini non sono mai insonorizzati. Insomma, di esempi se ne possono fare moltissimi e tutti generano una sensazione sgradevole o peggio una vera e propria sindrome da inquinamento acustico in chi li deve subire quotidianamente. Il rumore deriva da una miriade di attività umane che sono strettamente connesse al nostro stile di vita e condizionano le relazioni sociali all’interno delle comunità più o meno ristrette che risiedono all’interno di un condominio. Purtroppo, pur esistendo da molti anni una serie di studi scientifici che dimostrano inequivocabilmente i danni a volte irreparabili subiti dall’organismo in seguito all’esposizione a fonti sonore inquinanti, la realtà del no-
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stro vivere quotidiano dimostra che vi è una scarsa attenzione verso questo problema sempre più diffuso. A dimostrazione di questa affermazione si può consultare il sito del Ministero dell’Ambiente, dove alla voce “Inquinamento” (http://87.241.41.49/index.php ?id_sezione=961) si viene indirizzati alla pagina riguardante l’”inquinamento atmosferico”, mentre di inquinamento acustico non vi è traccia. Si tratta di un argomento ampiamente dibattuto sui mezzi di comunicazione, forse perché colpisce più facilmente il sentire comune, ma rappresenta solo una parte dei fattori che degradano l’ambiente che ci circonda. La normativa a livello sopranazionale, nazionale e locale, pur con i suoi tempi di attuazione, ha recepito, almeno in parte, la necessità di tutelare la salute degli individui cercando di porre un limite all’inquinamento acustico. L’Unione Europea ha istituito un’apposita commissione mirata al miglioramento della qualità della vita nelle aree urbane. Dato che quattro europei su cinque vivono in un’area urbana, risulta fondamentale che le condizioni di vita in questi “motori dell’economia” siano quanto meno accettabili. A questo proposito vorrei citare la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo relativa ad una “Strategia tematica sull’ambiente urbano” dell’11/01/2006:
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PROGETTAZIONE “Gli obblighi imposti a livello locale, regionale, nazionale o europeo (ad esempio utilizzazione del territorio, rumore, qualità dell’aria) possono essere rispettati con maggiore efficacia a livello locale se integrati nell’ambito di una gestione strategica locale.” “Diverse politiche ambientali (relative alla qualità dell’aria, al rumore, ecc.) richiedono l’elaborazione di piani di riduzione. Inserendo tali piani nell’ambito di un quadro integrato locale, come proposto nella presente strategia, si potranno creare sinergie tra diversi ambiti strategici che porteranno a migliori risultati, sia per l’ambiente sia per la qualità generale della vita nelle aree urbane.”
Vedremo come, nei fatti, tutto questo avvenga, prendendo in considerazione le leggi in vigore, la loro applicazione e le soluzioni tecnologiche che ci offre il mercato edilizio. NORMATIVA Il diritto comunitario, mediante la Direttiva 2002/49/Ce del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 giugno 2002, impone mappe acustiche e piani di azione relativi al rumore ambiente per ridurre il rumore nelle grandi agglomerazioni e per proteggere le aree tranquille dall’aumento del rumore. Nel nostro paese l’articolo 844 del Codice Civile e gli articoli 650 e 659 del Codice Penale (ricordiamolo, gli schiamazzi e il di-
sturbo delle persone hanno rilevanza penale, pur con grandi difficoltà di applicazione della normativa in vigore) indicano i comportamenti scorretti e sono il riferimento per eventuali cause insorgenti fra diversi soggetti. Nel campo strettamente legato all’inquinamento acustico la situazione italiana contempla una pletora di leggi e relative interpretazioni che si possono riassumere nel quadro normativo indicato in tabella: In Italia la legge n. 447/1995 fornisce all’articolo 2 la definizione di inquinamento acustico: “l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la
D.P.C.M. 1/3/91 Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno LEGGE QUADRO SULL’INQUINAMENTO ACUSTICO N. 447 DEL 26/10/1995 Principi fondamentali in materia di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico. Disciplina tutte le emissioni sonore prodotte da sorgenti fisse e mobili, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 117 della Costituzione (S. O. G.U. n. 254 del 30/10/95). D.P.C.M. 14/11/97 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore in attuazione dell’art. 3, comma 1, lett. A), L. n. 447\1995. (GU n. 280 dell’1/12/97). DECRETO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE 16/3/98 Tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico ( G.U. n. 76 del ¼/98) D.P.C.M. 31/3/98 Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l’esercizio dell’attività del Tecnico competente in acustica, ai sensi dell’art. 3 comma 1, lettera b), e dell’art.2 comma 6, 7 e 8, della Legge 26/10/95 n. 447 “Legge quadro sull’inquinamento acustico” ( G.U. n. 120 del 26/5/98) D. L.VO 18 AGOSTO 2000 N . 262 Antirumore LEGGE 23 MARZO 2001, N. 93 Disposizioni in campo ambientale. LEGGE 31 LUGLIO 2002, N. 179 Disposizioni in materia ambientale (GU n. 189 del 13/8/2002) LEGGE 31 OTTOBRE 2003, N. 306 Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunita’ europee. Legge comunitaria 2003. (GU n. 266 del 15/11/2003- Suppl. Ordinario n.173) ART. 14. (Delega al Governo per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni comunitarie in materia di tutela dall’inquinamento acustico). CIRCOLARE 6 SETTEMBRE 2004 MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO Interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilità dei valori limite differenziali. (GU n. 217 del 15/09/2004) EDIFICI CIRCOLARE MIN. LL.PP. 30 APRILE 1966, N. 1769 Criteri di valutazione e collaudo dei requisiti acustici nelle costruzioni edilizie. CIRCOLARE MIN. LL.PP. 22 MAGGIO 1967, N. 3150 Criteri di valutazione e collaudo dei requisiti acustici negli edifici scolastici. D.P.C.M. 5/12/97 Determinazione dei requisiti acustici passivi delle sorgenti sonore interne e i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore. (G.U. n. 297 del 22/12/97).
FONTE: “MATERIALIACUSTICA.IT”
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PROGETTAZIONE
salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi”. Nel campo della progettazione acustica dei fabbricati a dettare legge sarebbe il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 1997 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”. Dico sarebbe perché a tutt’oggi non è stato recepito nella pratica comune della progettazione, tanto è vero che il Ministero dell’Ambiente si vede costretto a ribadire in più occasioni che il DPCM 5/12/97 è in vigore e va applicato. Il decreto si applica a tutti gli edifici per i quali il permesso di costruire sia stato rilasciato dopo la data di entrata in vigore della norma stessa che riguarda le nuove costruzioni ma anche ristrutturazioni e cambi di destinazione d’uso. I comuni, in quanto il DPCM 5/12/97 rientra nelle norme amministrative che riguardano i rapporti fra il cittadino e la pubblica amministrazione, sono gli enti preposti all’attività di controllo. Dal punto di vista pratico questo rappresenta un primo grave problema dato che è risaputo che molti comuni non sono in grado né hanno la volontà di perseguire gli abusi che avvengono
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sul loro territorio. Percorrere le vie legali per risolvere problemi di inquinamento acustico è sempre fattibile ma spesso frustrante, dati i tempi e l’incertezza dei risultati. In molti casi è preferibile cercare di trovare una soluzione tecnologica, eventualmente da portare avanti in parallelo a una soluzione legale, in modo da ridurre immediatamente le cause di disturbo e preservare la salute. SOLUZIONI TECNOLOGICHE Come si vedrà, sanare le situazioni di ambiente acustico non a norma è in parte realizzabile con la tecnologia attuale ma con risultati inferiori alle nuove realizzazioni e comunque costosi da raggiungere. Risulta quindi fondamentale in fase di progettazione la presenza di un tecnico esperto in acustica ambientale che certifichi i requisiti dell’edificio e che segua i lavori. Uno degli aspetti più critici, infatti, è che la posa dei materiali isolanti avvenga secondo i requisiti imposti dal produttore, con attenzione “maniacale” da parte del direttore dei lavori o del proprietario dell’immobile. Sono sufficienti banali dimenticanze o errori durante l’esecuzione delle opere per vanificare del tutto o in gran parte i costosi interventi di riduzione del rumore. Vedremo inoltre come il futuro riservi degli interessanti sviluppi legati ai sistemi attivi di riduzione del rumore che oggi non sono ancora a punto e hanno dei costi di produzione elevati. Questi ultimi rappresentano sicuramente una soluzione per gli anni a venire destinata a diffondersi sempre di più in ambito urbano. 10
I sistemi attivi sono infatti in grado di rispondere immediatamente agli stimoli esterni, grazie alla presenza di processori dedicati e di annullare, o meglio ridurre, il disturbo della fonte inquinante. In un secondo articolo approfondiremo in dettaglio quali sono e come si applicano, caso per caso, le soluzioni tecnologiche oggi disponibili e gli sviluppi più interessanti della ricerca nel campo del miglioramento del clima acustico degli edifici. Mi piace concludere questo primo approccio a un argomento così complesso con una semplice considerazione: molte volte basta il rispetto reciproco per evitare liti e per migliorare la qualità della vita di tutti. Rinunciate alla batteria se vivete in un condominio, usate pantofole di feltro e non zoccoli di legno, ascoltate la musica con le cuffie nelle ore del riposo e comunque evitate rumori fastidiosi. Vi accorgerete che con piccole attenzioni e con modesti compromessi sarete i primi a beneficiare del silenzio che è ormai un bene prezioso e degno di tutela.
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Verifica V erifica p periodica eriodica d degli egli im impianti pianti e elettrici lettrici d dii messa me ssa a t terra erra ((DPR DPR 4 462/01) 6 2 /0 1 ) Verifica V erifica p periodica eriodica d degli egli iimpianti mpianti e elevatori levatori (DPR (DPR 1 162/99) 62/99) Prove d dii ru rumore more in in ambiente ambiente abitativo abitat a ivo Prove provocato p rovocato da da attività attività o apparecchiature a ppa rec c hi a tu re interne interne o est esterne erne a al lc condominio ondominio Misure Misure d dii cam campi pi e elettromagnetici lettromagnetici em emessi essi d da a antenne t telefoniche/TV elefoniche//T TV e l linee inee e elettriche lettriche Verifica V erifica d della ella q qualità ualità d delle elle a acque cque d destinate estinate a lc consumo onsumo u umano mano ((D. D. L Lgs. gs. 3 31/2001) 1/2001) al
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ENERGIA
L’AEM e l’acqua di falda: nuova energia per Milano L’esperienza maturata sulla cogenerazione e sulle pompe di calore, ha convinto AEM di Milano ad adottare, per i propri futuri sistemi di teleriscaldamento cittadino, un assetto impiantistico standard che coniuga i vantaggi delle due tecnologie, ottenendo così le migliori prestazioni sia energetiche che ambientali.
Che cos’è e come funziona una pompa di calore La Pompa di calore è una macchina in grado di trasferire calore da un corpo a temperatura più bassa ad un corpo a temperatura più alta, grazie ad un apporto di lavoro esterno fornito da un compressore azionato da energia elettrica. La pompa di calore, che utilizza un comune ciclo frigorifero viene detta di tipo reversibile nel caso in cui venga utilizzata sia per riscaldamento nella stagione fredda sia per raffreddamento nella stagione estiva. Il parametro di prestazione che definisce l’efficienza di una pompa di calore è il COP (Coefficient of Performance), che viene definito come rapporto fra potenza termica resa e potenza elettrica richiesta per alimentare la pompa. E’ facile poter riscontrare come la pompa di calore sia energicamente conveniente rispetto al tradizionale sistema a caldaia, conseguendo risparmi di energia primaria (combustibile) del 40%.
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Tale soluzione impiantistica permetterà, inoltre, di razionalizzare l’utilizzo delle fonti energetiche primarie, quali l’energia elettrica e il metano. AEM ha così avviato un piano di sviluppo di una nuova filiera di impianti di cogenerazione a pompe di calore, che verranno realizzati in cinque sedi di proprietà (Canavese, Gonin, Ricevitrice Nord, Ricevitrice Sud e Bovisa), attualmente già destinate ad usi tecnologici.
il nuovo quartiere di Milano Santa Giulia (Montecity). Per ogni episodio di cogenerazione a pompa di calore previsto dal nuovo progetto AEM, si prevede di servire un edificato abitativo di circa 4.000.000 di metri cubi (circa 50.000 abitanti), pari a una potenza termica assorbita di circa 90 MWt. La dismissione degli impianti termici condominiali che alimentano i fabbricati, si tradurrà in un mancato consumo di metano e altri combustibili liquidi, cioè un risparmio di circa 10.000 tep/anno con un conseguente abbattimento delle emissioni di circa 20.000 tonnellate/anno di CO2 e di
Le 5 centrali di produzione di calore serviran-no con reti di teleriscaldamento i quartieri circostanti. Ma possono essere inserite in tutte le aree di nuova edificazione, solitamente quartieri ad elevata densità edilizia che necessitano di consistenti apporti energetici; come per esempio 12
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ENERGIA circa 20 tonnellate/anno di Nox. Come già successo con la diffusione della rete in fibra ot-
tica anche questi impianti di calore pulito porteranno valore aggiunto ai nuovi fabbricati e alle aree di nuova urbanizza-
zione che li adotteranno. Mariangela Padalino Casa Energia AEM
Come funziona una pompa di calore: più efficienza e risparmio energetico La pompa di calore è una macchina in grado di trasferire calore da un corpo a temperatura più bassa ad un corpo a temperatura più alta, grazie ad un apporto di lavoro esterno fornito da un compressore azionato da energia elettrica. La pompa di calore, che utilizza un comune ciclo frigorifero, o ciclo a motore inverso, viene detta di tipo reversibile nel caso in cui venga utilizzata sia per riscaldamento nella stagione fredda sia per raffrescamento nella stagione estiva. Il parametro di prestazione che definisce l’efficienza di una pompa di calore è il COP (Coefficient of Performance), che viene definito come rapporto fra potenza termica resa e potenza elettrica richiesta per alimentare la pompa. Negli impianti che Aem prevede di realizzare, le caratteristiche termiche dell’acqua di falda e dell’acqua di teleriscaldamento permettono di realizzare COP pari a 3/4 kW.
Con questi valori di prestazione è facile poter riscontrare come la pompa di calore sia energeticamente conveniente rispetto al tradizionale sistema a caldaia, conseguendo risparmi di energia primaria (combustibile) fino al 40%! La pompa di calore utilizza energia elettrica ma ne moltiplica il rendimento: serve infatti solo 1kW elettrico per produrre circa 3/4 kW di calore (energia termica). La formula tipo può essere così riassunta: 1kW elettrico + 2/3 kW termici (ricavati dall’acqua) = 3/4 kW termici di acqua calda a 70°/80° C.
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TECNOLOGIA
Più risparmio energetico favorendo la cogenerazione ad alto rendimento Il costo crescente dei prodotti energetici, la sempre maggiore dipendenza dalle importazioni, i problemi produttivi dovuti alla ricerca dell'economicità e i cambiamenti climatici sempre più preoccupanti rendono necessario procedere nella direzione della riduzione dei costi energetici sia sul lato dell’offerta sia su quello degli usi finali. I produttori dovranno, dunque, avvalersi di tecnologie e prodotti più efficienti sul piano energetico e i consumatori dovranno investire su soluzioni impiantistiche più innovative per migliorare l'efficienza energetica e puntare sull'autoproduzione: in quest’ottica l'opzione più utilizzata è la Cogenerazione. Il Consiglio dei Ministri il 7 febbraio 2007 ha approvato in via definitiva Il decreto legislativo n. 20 in attuazione della direttiva europea 2004/8/CE sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell’energia. Il decreto promuove la cogenerazione ad alto rendimento, vale a dire la produzione combinata d’energia elettrica e calore. Chi la sceglie avrà benefici sia in termini di semplificazioni, sia in termini d’assegnazione di titoli che attestano il risparmio energetico, i cosiddetti certificati bianchi. Certificati che hanno un valore di mercato e potranno essere quindi utilizzati dagli operatori per recuperare più velocemente i costi d’investimento. IL NUOVO DECRETO CI METTE AL PASSO CON L’EUROPA E CI CONSENTE DI RAFFORZARE LA SCELTA DI FONDO: CONSUMARE MENO ENERGIA PER RIDURRE LA BOLLETTA ENERGETICA DEL PAESE E SALVAGUARDARE L’AMBIENTE Il decreto legislativo attua la direttiva 2004/8/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 febbraio 2004 con lo scopo di incentivare e favorire la diffusione della cogenerazione ad alto rendimento, vale a dire la produzione combinata in un unico processo d’energia elettrica ed energia termica. Si tratta, in sostanza, di un sistema nel quale a partire da un combustibile ( gas, olio combustibile, biomasse ecc..) si produce energia elettrica , e il calore derivante da tale processo, viene riutilizzato all’interno di processi industriali o per usi civili. Naturalmente può accadere anche l’opposto, ed il calore residuo viene utilizzato per produrre energia elettrica. Il vantaggio della cogenerazione ad alto rendimento è quello di occupare due fasi altrimenti distinte ( da un lato la produzione d’energia elettrica e , dall’al-
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tro , la produzione di calore in una caldaia tradizionale ) accrescendo così il rendimento complessivo e assicurando un risparmio energetico. Tutto avviene in un solo processo nel quale l’energia contenuta nel combustibile viene maggiormente sfruttata e questo comporta , un risparmio in termini economici, energetici ( riduzione di combustibile da utilizzare per produrre energia elettrica e termica ) e d’emissioni in atmosfera. DEFINIZIONE DI COGENERAZIONE AD ALTO RENDIMENTO La direttiva Ue, che il decreto recepisce, stabilisce che fino al 2010 gli Stati membri possono fare riferimento a calcoli alternativi rispetto a quelli indicati nella direttiva stessa per definire la cogenerazione , purché i criteri e gli effetti in termini di risparmio energetico siano in linea con la direttiva .Il decreto stabilisce che la cogenerazione ad alto rendimento è tale se rispetta i parametri fissati dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ( delibera 42/02 ) per la cogenerazione . Uno dei parametri indicati dall’Authority è l’indice di risparmio energetico (IRE) . La cogenerazione in sostanza deve rispettare valori di IRE diversi in funzione, ad esempio, del fatto che l’impianto sia esistente o di nuova costruzione . Definire cosa è cogenerazione ad alto rendimento è essenziale per disciplinare meccanismi di sostegno. RIORGANIZZAZIONE DEI CERTIFICATI BIANCHI Il decreto conferma per la cogenerazione ad alto rendimento il regime di sostegno previsto dal decreto Bersani del ’99 n.79 che prevedeva per la cogenerazione sia la priorità di dispacciamento (vale a dire la precedenza accordata da parte di Terna Spa, come gestore della rete di trasmissione nella chiamata in produzione dell’impianto ), sia l’esenzione dall’obbligo ( previsto per produttori e importatori d’energia elettrica ) di immettere in rete una certa percentuale d’energia elettrica da fonti rinnovabili o di acquistare in proporzione certificati verdi sul mercato. Lo schema prevede, inoltre, una riorganizzazione per l’assegnazione dei certificati bianchi alla cogenerazione ad alto rendimento tale da renderla più appetibile. Tale riorganizzazione verrà attuata tramite l’emanazione di un decreto ministeriale, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, sentito il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e d’intesa con la Conferenza Unificata. Attualmente uno dei sistemi allo studio per incentivare e favorire la cogenerazione ad
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alto rendimento potrebbe essere la maggiore durata/quantità dei certificati
bianchi emessi a favore di chi produce in cogenerazione ad alto rendimento, consentendogli così di ottenere maggiori ricavi dalla vendita sul mercato dei certificati, tali da recuperare più velocemente i costi di investimento. Sempre con questo decreto ministeriale sarà in oltre prevista l’estensione graduale dei diritti d’accesso ai certificati bianchi anche a soggetti diversi da quelli previsti dall’attuale disciplina che sono i distributori d’energia elettrica e gas e controllate, oltre che le società operanti nel settore dei servizi energetici comprese le imprese artigiane. SCAMBIO SUL POSTO ANCHE PER IMPIANTI DI COGENERAZIONE FINO 200 KW Il decreto legislativo approvato il 7 febbraio 2007 prevede, inoltre, il servizio di scambio sul posto, che attualmente si applica agli impianti di produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili con potenza superiore a 20kW, anche per l’elettricità prodotta da impianti di cogenerazione ad alto rendimento con potenza nominale non superiore a 200kW. Lo “scambio sul posto” consente ad un consumatore d’energia elettrica che contemporaneamente produce energia tramite la cogenerazione di immettere in rete l’energia prodotta e non consumata. Un’azione che permette al soggetto di pagare solo la differenza tra l’energia consumata e quell’emessa in rete. Nel caso in cui l’energia messa in rete è superiore a quella consumata, il cliente ha, quindi, diritto ad un equivalente credito d’energia elettrica da utilizzare successivamente. Entro 6 mesi l’Autorità per l’Energia Elettrica e Gas emanerà la disciplina sulle condizioni tecnico-economiche per rendere operativo questo servizio, tenendo conto della valorizzazione dell’energia elettrica scambiata con il sistema elettrico nazionale, degli oneri e delle condizioni per l’accesso alle reti.
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TECNOLOGIA STOP AI CERTIFICATI VERDI PER LA COGENERAZIONE ABBINATA AL TELERISCALDAMENTO MA I DIRITTI ACQUISITI RESTANO SALVI Il decreto fa chiarezza sulle disposizioni della legge Marzano ( 23 agosto 2004 n.239 ) che aveva previsto per l’elettricità prodotta da impianti di cogenerazione abbinati al teleriscaldamento il diritto all’assegnazione di certificati verdi. Tale disposizione è stata eliminata dalla legge finanziaria 2007 Questo decreto legislativo salvaguardia tuttavia i diritti acquisiti dagli impianti entrati in esercizio nel periodo che va dall’approvazione della legge Marzano all’approvazione della legge finanziaria 2007, dagli impianti autorizzati in questo stesso periodo perché entrino in esercizio entro il 31 dicembre 2008 e dagli impianti che entreranno in esercizio entro il 31 dicembre 2008 purché i lavori di realizzazione siano stati effettivamente iniziati prima dell’entrata in vigore di questo provvedimento. Il mantenimento dei certificati verdi è poi subordinato, per gli impianti di potenza superiore a 10 MW, all’ottenimento, entro due anni dall’entrata in esercizio dell’impianto, della certificazione EMAS ( certificazione di qualità ambientale riconosciuta a livello europeo ). Per tutelare le fonti rinnovabili “pure” il provvedimento stabilisce , inoltre, che i soggetti che hanno l’obbligo di rifornirsi di certificati verdi ( produttori o importatori d’energia elettrica da fonti convenzionali ) devono coprire almeno l’80% di tale obbligo tramite certificati verdi provenienti da fonti rinnovabili pure. Il restante 20% può essere coperto da certificati verdi provenienti da cogenerazione abbinata al teleriscaldamento. Attualmente chi importa o produce energia elettrica da fonti non rinnovabili ha l’obbligo di immettere in rete una quota del totale di tale energia prodotta da fonti rinnovabili . o, in alternativa può acquistare sul mercato certificati verdi per una equivalente quota. Questo decreto legislativo stabilisce che almeno l’80% di questo obbligo deve essere coperto da certificati verdi da fonti rinnovabili pure ( solare,eolica,biomasse, maree ecc…) e che la rimanente quota , pari al massimo al 20% ,può essere coperta da certificati verdi provenienti dalla cogenerazione abbinata al teleriscaldamento, ma solo se realizzata da impianti entrati in esercizio nel periodo che va dall’approvazione della legge Marzano all’approvazione della legge finanziaria 2007 , da impianti autorizzati in questo stesso periodo in esercizio entro il 31 dicembre 2008, purché i lavori di realizzazione siano stati effettivamente iniziati prima dell’entrata in vigore di questo provvedimento. SEMPLIFICAZIONI DELLE PROCEDURE AMMINISTRATIVE Un decreto del Ministero dello Sviluppo economico ( di concerto con il Ministero
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dell’Ambiente e dell’Interno ) fisserà procedure autorizzative semplificate per l’installazione e l’esercizio di unità di piccola e di micro-generazione ( relative rispettivamente ad una potenza elettrica inferiore a 1 MW e a 50KW ). Inoltre, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas definirà le condizioni tecniche ed economiche per la connessione delle unità di cogenerazione ad alto rendimento alle reti elettriche i cui gestori hanno l’obbligo di connessione di terzi. Il decreto legislativo stabilisce che le amministrazioni competenti al rilascio dell’autorizzazione per la costruzione e l’esercizio degli impianti di cogenerazione di potenza termica uguale o inferiore a 300MW prevedano a tal fine un procedimento unico nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità indicate dalla legge 7 agosto del 1990 n.241. MONITORAGGIO Ogni quattro anni, a partire dal 2007, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, pubblica una relazione del decreto che viene inviata per informazione alla Commissione Europea. Lo schema di decreto stabilisce che poi il GSE costituisca una efficiente banca dati sulla cogenerazione in Italia , sulla base dei valori misurati e comunicati dai produttori. Entro un anno dalla entrata in vigore del decreto il GSE trasmette al Ministero dello Sviluppo Economico, al Ministero dell’Ambiente, al Ministero delle Politiche Agricole,alla Conferenza Unificata e all’Autorità per l’Energia Elettrica e Gas un rapporto sulla capacità di installazione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento in Italia, ossia quanta potenza è possibile e conveniente installare, evidenziando separatamente il potenziale della piccola cogenerazione e della microcogenerazione . CERTIFICATI DI GARANZIA AI PRODUTTORI Secondo quanto previsto dallo schema di decreto l’energia elettrica prodotta da cogenerazione ad alto rendimento consente al produttore che ne fa richiesta di ottenere il rilascio della Garanzia di origine . Una Garanzia che viene data dal gestore del sistema elettrico,GSE Spa, secondo procedure approvate dal MSE. La garanzia permette di dimostrare che l’elettricità è effettivamente prodotta da cogenerazione ad alto rendimento e ciò consente fra l’altro il riconoscimento reciproco di tale energia tra i vari Stati membri. EFFETTI GENERALI DEL DECRETO - risparmio energetico , conseguente al minor consumo di combustibile; - riduzione dell’impatto ambientale , grazie alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e ala sostituzione di
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modalità di produzione di calore poco efficienti e più inquinanti ; - minori perdite di trasmissioni e distribuzioni per il sistema elettrico, conseguente alla localizzazione degli impianti in prossimità dei bacini di utenza. In conclusione i vantaggi della cogenerazione sono molteplici: • Vantaggi economici: con la cogenerazione si sfrutta meglio l’energia contenuta nel combustibile, ovvero a parità di energia utile prodotta, si consuma meno combustibile. Inoltre la cogenerazione consente la riduzione dei costi di gestione degli impianti di produzione dell’energia, limitando le perdite di impianto, e soprattutto, permette di avere costi di produzione altamente competitivi, a partire dalle fasce orarie tariffarie a maggior costo elettrico unitario. • Vantaggi operativi e tecnologici: la cogenerazione consente maggiore flessibilità operativa e riduzione del rischio black-out, con in più garanzie della qualità della fornitura che in taluni casi (processi critici e/o continui) può diventare indispensabile. • Vantaggi ambientali: la riduzione dell’utilizzo percentuale di combustibili fossili per esigenze di riscaldamento e la diminuzione dell’emissione di CO2, responsabile primaria dell’effetto serra, comporta una diminuzione dei costi sociali dell’inquinamento e consente di adempiere alle prescrizioni previste dal Protocollo di Kyoto. • Salvaguardia delle risorse: la cogenerazione consente un utilizzo più efficiente delle risorse energetiche tradizionali (petrolio, carbone, gas naturale), riduzione degli sprechi, grazie anche alle minori perdite di trasmissione e distribuzione elettrica conseguente alla localizzazione dell’impianto in diretta prossimità dell’utenza. • Vantaggi finanziari: con l’attuazione della direttiva UE 2004/8, recentemente approvata dal Consiglio dei Ministri, la cogenerazione beneficerà di semplificazioni amministrative e di nuovi criteri in base ai quali saranno rilasciati i “certificati bianchi”, titoli di efficienza energetica che sono scambiati sul mercato e hanno un valore economico. Come ulteriore vantaggio finanziario della cogenerazione, si deve tener conto dell’opportunità di realizzare un impianto con ridotti tempi di rientro del capitale investito, anche grazie alla normativa che consente una defiscalizzazione del gas naturale usato come combustibile per la cogenerazione. Un impianto cogenerativo correttamente dimensionato consente risparmi energetici dell’ordine del 20-30% ed un pay-back dell’investimento intorno ai 36-60 mesi Giovanni Gallace Responsabile Commerciale Area Lombardia Cristoforetti Servizi Energia Srl
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CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI
Anticipazione sulle nuove normative per le prestazioni energetiche degli edifici PROFILO PROFESSIONALE Dott. Arch. Olivia Patrizia Carone
Studi di Architettura al Politecnico di Milano tesi sulla “Prossemica: l’arte dell’ospitalità nelle corti rinascimentali “ con riferimento al turismo ed alle strutture ricettive moderne; laurea nel 1995; Vari Masters tra cui : in bioarchitettura con Associazione Nazionale Architettura Bioecologica nel 1995, in psico- sociologia presso Politecnico di Milano nel 1998; sulle energie rinnovabili e loro applicazione presso l’Università di Hannover nel 2002 e 2004. Membro di vari ordini professionali tra cui quello degli Architetti e quello degli Ingegneri di Milano; giornalista di riviste di settore ha pubblicato diversi articoli, consulente di importanti studi di architettura, progettista a livello nazionale ed internazionale, relatrice e coordinatrice di molteplici corsi e convegni. oliviacarone.arch@flashnet.it - Via Vincenzo Monti 5/A Milano Tel 02 48519941 Fax 02 4819197
A febbraio di quest’anno è entrato in vigore il D.Lgs. 311 sull’efficienza energetica degli edifici.Ovvero, dall’ 8 ottobre 2005 è in vigore il D. Lgs. 19/8/2005, n. 192 “Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia”, che recepisce le indicazioni date dalla Normativa Europea 2002/91/CE sul rendimento energetico degli edifici, a cui ha fatto seguito la pubblicazione (G.U.Suppl. Ordinario n 26) del testo del D.Lgs. 29/12/06 n. 311 “Disposizioni correttive e integrative al decreto legislativo 19/8/05 n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell’edilizia”. Risulta appena approvata invece la normativa regionale sul B.U.R.L. del 20/7/2007- III supplemento straordinario, la Delibera di Giunta Regionale 26 giugno 2007 n. 8/5018 "determinazioni inerenti la certificazione energetica degli edifici in attuazione al D.Lgs 192/2005 e degli artt. 9 e 25, l.r. 24/2006" per la quale attendiamo ancora chiarimenti sulle modalità attuative ed operative, data la recentissima pubblicazione, ma è decisamente positivo e consivisibile che la Regione applichi i limiti previsti sul territorio nazionale dal gennaio 2010 prima, a partire dal 1° gennaio 2008 anticipando la normativa nazionale. In linea di massima, le valutazioni energetiche andranno applicate per :
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- nuova costruzione; - demolizione e ricostruzione in manutenzione straordinaria o in ristrutturazione; - ristrutturazione edilizia; - ampliamenti volumetrici, di sup. > al 20% di quello esistente. La norma nazionale in vigore prevede una metodologia di calcolo per la progettazione, ristrutturazione, gestione degli edifici affinchè siano ridotti sensibilmente i costi per la spesa di riscaldamento e raffrescamento estivo. Le origini di questa norma possiamo ravvederle già nel testo del Protocollo di Kyoto, per il quale occorre ridurre i consumi energetici, e soprattutto nel settore edile che ne è responsabile per oltre il 40% infatti dai dati europei si rileva che i consumi energetici per riscaldamento nel settore residenziale risultano pari al 57% del totale dell’energia consumata nei paesi dell’Unione, dai dati ministeriali italiani che il settore civile è responsabile del 45% delle emissioni di Co2 totali emesse e che importiamo più dell’80% dell’energia che consumiamo. La tempistica: fino al 16/8/2005 : è stata in vigore la legge 10/91 dal 17/8 all’8/10/2005 : è stata in vigore la legge 10/91 con il D.Min.178 successivamente, dal 9/10/2005 al 2/2/2007: è in vigore il decreto di recepimento 2002/91 con il nome D.Lgs. 192 infine, dal 2/2/2007 ad oggi (luglio 2007 n.d.r.) : è in vigore il decreto correttivo con il nome di D.Lgs.311. Le date riportate indicano il termine entro cui sono stati richiesti i
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permessi di costruire o le DIA. Gli edifici che erano già sottoposti a lavori o i documenti approvati prima dell’8/10/2005 vanno considerati come “esistenti” indipendentemente dallo stato dei lavori in essere. Entrata in vigore dell’obbligo di certificazione energetica: 1/07/2007 per edifici di s.u. inferiore a 1000 mq. 1/07/2008 per edifici di s.u. superiore a 1000 mq. 1/07/2009 per ogni singola u.i. Sino alla pubblicazione dei decreti Attuativi Nazionali, vige un periodo transitorio, che prevede che l’attestato di certificazione energetica sia sostituito da un attestato di Qualificazione Energetica o da un’equivalente procedura di certificazione energetica (se stabilita dalla locale amministrazione con proprio regolamento). Il documento deve contenere almeno i fabbisogni di energia primaria di calcolo, i valori massimi ammissibili indicati dalla normativa per il caso specifico; la classe energetica di appartenenza in relazione al sistema di certificazione prevista dalla locale amministrazione. Dovrebbe essere predisposto da un professionista abilitato e asseverato dal direttore dei lavori che dovrebbe anche attestarne la conformità rispetto al progetto e , se ve ne siano, alle Varianti, ed alla Relazione Tecnica, presentati all’atto della richiesta dei titoli abilitativi. Restiamo tuttavia in attesa della pubblicazione delle Linee Guida Nazionali che dovrebbero chiarire concretamente tutti i dubbi sull’applicabilità della norma.
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SICUREZZA
Sicurezza elettrica nel Condominio “Adempimenti obbligatori di legge (verifiche periodiche e straordinarie) dei dispositivi di messa a terra di impianti elettrici-dispositivi contro le scariche atmosferiche (D.P.R. n. 462/2001). Sicurezza elettrica nel Condominio Responsabilità penali, civili e amministrative per chi non è in regola con la normativa Il testo che segue è tratto da “Guida alla sicurezza elettrica nel condominio”, edito da Prosiel (Promozione Sicurezza Elettrica) In un edificio ci sono gli impianti elettrici delle singole abitazioni e quello del condominio. Anche se apparentemente sono distinti e indipendenti, un difetto nell’impianto elettrico di un appartamento può interferire sugli altri impianti, provocando incidenti che sono più frequenti di quanto si creda. L’amministratore del condominio, pur non avendo la facoltà di intervenire direttamente sulle parti private, deve per questo sollecitare i proprietari ad adeguare gli impianti delle singole abitazioni alle norme di sicurezza, anche con un invito semplicemente formale che sarà messo a verbale alla prima assemblea. Per l’impianto condominiale, il semplice funzionamento non è di per sé indice di sicurezza, in quanto può nascondere difetti e insidie che si possono evidenziare solo con opportuni controlli. In genere, gli impianti molto vecchi non possono essere migliorati e costituiscono una potenziale fonte di pericolo. Per questo, vanno fatti esaminare da un esperto progettista o installatore che giudicherà se, e in che termini, debbano essere sostituiti. Quelli realizzati in periodi più
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recenti possono invece, con gli opportuni interventi, garantire i necessari livelli di sicurezza. In ogni caso, la legge n. 46/1990 prescrive che i lavori di installazione, manutenzione, riparazione e ampliamento di qualunque parte dell’impianto elettrico debbano essere affidati unicamente a imprese od operatori abilitati: il progettista e l’installatore elettrico. Il progettista e l’installatore sono due figure fondamentali, che possono coincidere, per la sicurezza elettrica, sia dal punto di vista della professionalità, sia da quello della responsabilità di fronte ad eventuali incidenti. Se l’amministratore ordina lavori sugli impianti, come rifacimenti, modifiche o adeguamenti che comportino l’obbligo della stesura di un progetto, è compito del progettista elaborare il progetto e dell’installatore realizzare un impianto a “regola d’arte”. L’installatore può, al tempo stesso, diventare promotore attivo della sicurezza suggerendo interventi e dando consigli utili per un uso corretto dell’elettricità. Al termine dei lavori l’installatore deve rilasciare la “dichiarazione di conformità”, un documento importante che attesta l’esecuzione dei lavori secondo la regola dell’arte e che solleva l’amministratore da ogni responsabilità. L’impianto di terra e la responsabilità dell’amministratore Spesso nel condominio sono presenti lavoratori dipendenti diretti, come il portiere, o attività professionali o commerciali (manutentori, imprese di pulizia, attività con presenza di pubblico nelle parti comuni, ecc.). In questi casi è obbli18
gatorio la verifica dell’impianto di messa a terra, secondo il DPR n. 462/2001. L’impianto di terra è costituito da un conduttore che collega le masse ad una serie di dispersori o picchetti, che disperdono nel terreno sottostante l’edificio quella corrente che invece potrebbe provocare anche la folgorazione di chi entrasse in contatto con una massa metallica accidentalmente in tensione. Coordinato con un adeguato interruttore differenziale, l’impianto di terra costituisce una garanzia di sicurezza perché: * disperde nel terreno le correnti di guasto dovute a cedimenti dell’isolamento (guasto a terra) di un componente dell’impianto elettrico; * disperde nel terreno le correnti provenienti dai limitatori di sovratensione (SPD); * elimina il pericolo di entrare in contatto con masse metalliche in tensione esistenti nell’area condominiale ed il relativo rischio di folgorazione; * disperde eventualmente nel terreno le correnti dei fulmini in associazione all’impianto parafulmine (LPS). Secondo la legge n. 46/1990, tutti gli impianti elettrici, e quindi anche l’impianto di terra, devono essere realizzati a “regola d’arte”. Un impianto realizzato secondo le norme CEI è considerato “a regola d’arte” (come stabilito dalla legge 1° marzo 1968, n. 186 all’art.2), tenendo presente che in un condominio possono coesistere unità immobiliari con alimentazioni elettriche in bassa tensione di 230/400 V (sistemi di I categoria) e/o in alta tensione sino a 30 kV (sistemi di II categoria), nel caso di utenze di elevata potenza elettrica. Le norme CEI prevedono che l’impianto di
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SICUREZZA terra nei condomìni debba essere unico e comprendere i collegamenti equipotenziali principali tra la rete di terra e le tubazioni metalliche che dall’esterno entrano nel condominio (ad esempio, tubi di acqua potabile, del gas, eventuale teleriscaldamento, ecc.). Nell’edificio può essere già stato realizzato un unico impianto di terra condominiale e la distribuzione a tutte le unità immobiliari del conduttore di protezione impropriamente denominato “conduttore di terra”. A tale conduttore, di colore giallo/verde, devono essere collegate tutte le utenze condominiali e gli impianti delle singole unità immobiliari. Cosa deve fare l’amministratore L’amministratore deve accertarsi che l’impianto sia conforme alle prescrizioni di legge.
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L’accertamento di tale conformità deve essere demandata ai tecnici specializzati iscritti agli Albi Professionali (progettisti) o alla Camera di Commercio (installatori elettrici). L’efficienza dell’impianto di terra è legata alla sua verifica periodica come prescritto dal DPR n. 462/2001, che prevede l’obbligo di richiedere la verifica dell’impianto di terra (e dell’impianto di protezione dai fulmini, qualora esistente) in tutti i luoghi di lavoro. Quindi per gli edifici condominiali c’è l’obbligo di verifica quando sono presenti nel condominio attività lavorative alla diretta dipendenza del condominio, come per esempio il portiere. È l’amministratore che deve farsi carico della manutenzione e delle verifiche dell’impianto di terra in conformità al DPR 462/2001. Laddove nel condominio siano presenti altre attività professionali (es. studi
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professionali, attività commerciali, etc.) ogni datore di lavoro ha l’obbligo di richiedere la verifica dell’impianto di terra relativo alla propria attività, indipendentemente dalla verifica dell’impianto di terra richiesta per il condominio. Quindi se viene verificato l’impianto di terra del condominio, rimane comunque l’obbligo per il singolo datore di lavoro di richiedere la verifica per la propria attività. Nei casi in cui non si applica il DPR 462/2001, perché non vi sono lavoratori dipendenti, è comunque necessario mantenere in efficienza l’impianto di terra condominiale. A tal fine è opportuno prevedere controlli periodici.
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IN VETRINA
LAVORI IN CORSO Molte ancora le iniziative di comunicazione in cantiere con aggiornamenti del MADE Expo News, pubblicazione nella quale sono illustrati, periodicamente, gli aggiornamenti organizzativi e le caratteristiche fondanti del progetto espositivo. Campagna radiofonica e pubblicità sui media dei diversi settori oltre che azioni di direct mailing sugli operatori specializzati rappresentano alcune delle azioni strategiche della promozione. L' evento fieristico è poi caratterizzato da momenti di studio e approfondimento tecnico e normativo.
Architettura ed edilizia giocano oggi un ruolo di primo piano nel panorama anche economico italiano e internazionale. L’attenzione al costruire sostenibile, i progetti di ristrutturazione e recupero, la tecnologia applicata ai materiali tradizionali e innovativi, energie ecocompatibili, sicurezza nei cantieri sono solo alcuni dei temi di attualità che ruotano intorno al mondo dell’architettura, dell’edilizia, della costruzione in generale. E proprio per dare una “casa comune” a tutte queste e molte altre tematiche è nata MADE Expo. Il progetto promosso da Federlegno-Arredo e Uncsaal animerà gli spazi di Fiera Milano Rho dal 5 al 9 febbraio 2008 con l’offerta integrata di tutto il sistema delle costruzioni. I più importanti nomi, leader per ciascun settore di riferimento, hanno già dato conferma della partecipazione. Diverse le azioni di promozione realizzate in Italia e all'estero che hanno consentito agli organizzatori di illustrare agli im-
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prenditori i dettagli della manifestazione raccogliendo importanti consensi dalle imprese di tutto il mondo dell'edilizia. In corso nuovi incontri per estendere la promozione della manifestazione ai potenziali visitatori con iniziative mirate ai progettisti e agli architetti oltre che ai grandi committenti.
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I positivi riscontri ricevuti ad oggi danno ragione alla scelta degli organizzatori di portare a Milano un grande, unico evento dedicato all’architettura e all’edilizia. Importante è l’appoggio incontrato da parte delle Associazioni di categoria e delle istituzioni.
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LA PAROLA ALL’AVVOCATO
Il sottotetto
In questo numero si tratterà della proprietà del sottotetto al fine di stabilire con certezza quando il medesimo sia di proprietà del condominio e quando, invece, di proprietà privata del singolo condomino. E’ bene distinguere tra tetto e sottotetto, infatti, mentre il primo è da considerarsi parte comune a tutti i condomini in quanto ha la funzione di coprire l’intero edificio proteggendolo dalle acque meteoriche, diverso è il discorso per il sottotetto. In primis è da notare che, al contrario del tetto, il sottotetto non è citato quale parte comune del condominio dall’art. 1117 c.c. il quale dispone che sono oggetto di proprietà comune dei proprietari dei diversi piani o porzioni di piani di un edificio, se il contrario non risulta dal titolo:
1) il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune; 2) i locali per la portineria e per l’alloggio del portiere, per il riscaldamento centrale, per gli stenditoi e per altri simili servizi in comune; 3) le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all’uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre le fognature e i canali di scarico … fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini. Secondariamente si rileva che il sottotetto, in base alle dimensioni, dovrà così considerarsi: 1) “mansarda” qualora l’altezza
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e le dimensioni siano tali da garantirne l’abitabilità; 2) “soffitta” quando trattasi di un vano non abitabile comunque utilizzabile per svariati fini, ossia come deposito o come stenditoio ecc.; 3) “camera d’aria” quando trattasi di vano inabitabile la cui ampiezza sia tale da renderlo utilizzabile al solo fine di isolare gli appartamenti siti all’ultimo piano dell’edificio preservandolo dalle escursioni termiche. Non essendoci una norma che regoli la materia relativa alla proprietà del sottotetto, a meno che essa non derivi da un titolo certo, come sempre divengono particolarmente importanti gli orientamenti giurisprudenziali i quali per la soluzione del problema considerano indicative le dimensioni e conseguentemente la destinazione d’uso del sottotetto stesso. L’orientamento dominante è volto a considerare il sottotetto come parte non indispensabile per l’esistenza dell’edificio condominale e dunque estraneo alle parti comuni. In assenza di un titolo di acquisto sarà di primaria importanza esaminare la funzione svolta dal sottotetto, se infatti esso assolve, come di regola, una funzione isolante e protettiva (dal caldo e dal freddo) del piano più elevato, costituirà normalmente una pertinenza di quest’ultimo e dovrà perciò considerarsi di proprietà esclusiva del proprietario dell’ultimo piano, qualora non ne sia dimostrata una destinazione diversa (Cass. Civ. 18091/2002, 5854/91, 13555/99, 4266/99, ecc.). Differente sarà il discorso quando il sottotetto non costituisce una mera camera d’aria
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LA PAROLA ALL’AVVOCATO volta ad isolare i condomini dell’ultimo piano dell’edificio. In quest’ultimo caso si sostiene che quando il sottotetto abbia dimensioni e caratteristiche strutturali tali da consentirne l’utilizzazione come vano autonomo e l’appartenenza non sia individuabile in base al titolo, si applica la presunzione di comunione ex art. 1117 c.c., a tal fine si richiede che esso, se pure in via potenziale, sia oggettivamente destinato all’uso comune o all’esercizio di un interesse comune (Cass. pen. 6027/2000, Cass. Civ. 18091/02, 5668/88, ecc.) Chiarito quanto sopra resta da affrontare il problema di quali interventi possano essere effettuati, dai singoli condomini, in tale vano. Quando ci si trova in presenza di sottotetto di proprietà comune, si applica l’art. 1102 c.c. in base al quale ciascun partecipante può servirsi della cosa comune purchè non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condomini di farne parimenti uso secondo il loro diritto (Cass. Civ. 4449/84; Cass. Civ. 2722/87). Nel caso di condomino proprietario del sottotetto, la giurisprudenza riteneva che in capo allo stesso esistesse un diritto di trasformare il vano in una struttura abitabile. In tale caso, tuttavia, se fossero state necessarie per la trasformazione od il cambio d’uso opere che comportassero l’inserimento di nuovi elementi strutturali (ad es. elevazione, anche parziale, di muri portanti) il proprietario avrebbe dovuto riconoscere agli altri condomini il diritto all’indennità previsto dall’ultimo comma dell’art. 1127 C.C.Tale orientamento è confermato da sentenze successive che permettono al condomino dell’ultimo piano di eseguire opere di sopraelevazione, purchè queste non pregiudichino le caratteri-
stiche architettoniche e/o non alterino le condizioni statiche dell’edificio (Cass. Civ., sez II, 10334/98; Cass. Civ., sez. II, 6643/00), oppure non determinino un pregiudizio economico concretatesi in una diminuzione del valore dell’immobile (Cass., sez. II, 15504/00). Le opere concesse al proprietario del sottotetto non sono solo quelle concretatesi in una sopraelevazione (che è ravvisabile solo in presenza di intervento edificatorio che comporti lo spostamento in alto della copertura – tetto o lastrico solare – del fabbricato e che venga ad interessare la colonna d’aria sovrastante lo stabile – C. Cassazione, sez. II, del 14 novembre 1991, n. 12137), in quanto allo stesso è riconosciuto il diritto di aprire nel tetto abbaini per dare aria e luce ai locali sottostanti purchè l’abbaino sia costruito a regola d’arte e non pregiudichi la funzione di copertura del tetto, né leda in altro modo il diritto degli altri condomini. Tale facoltà è riconosciuta in quanto rientrante nelle modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa – previste dall’art. 1102 C.C. – che il partecipante può realizzare senza il bisogno del consenso della maggioranza dei condomini (Trib. Milano, 28 febbraio 1991, n. 602). Si precisa che l’indennizzo
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previsto dall’art. 1127 c.c in favore di ciascun comproprietario in casi di sopraelevazione dell’edificio condominiale va corrisposto nella sola ipotesi di sopraelevazione realizzata mediante la costruzione di nuove opere sull’area sovrastante il fabbricato, con conseguente innalzamento dell’originaria altezza dell’edificio, e non anche nel caso in cui il proprietario dell’ultimo piano apporti modificazioni soltanto interne al sottotetto contenute negli originari limiti strutturali delle parti dell’edificio sottostanti alla sua copertura (Cass.civ. 10568/98) La Corte di Cassazione ha anche stabilito che i sottotetti, le soffitte, le cantine, i solai vuoti e gli analoghi spazi non praticabili, destinati ad isolare il corpo di fabbrica dalla sua copertura, costituiscono una pertinenza dell’intero edificio condominiale (o
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LA PAROLA ALL’AVVOCATO del suo ultimo livello, se appartengono in via esclusiva al proprietario di questo) e non danno luogo a loro volta ad un piano a sé stante, essendo destinati ad una funzione accessoria. La ristrutturazione di questi locali, quindi, non comporta sopraelevazione – prevista dall’art. 1127 – quando si concreti in modificazioni interne, contenute negli originali limiti dell’edificio senza alcun aumento della sua altezza (Cass., sez. II, 15 maggio
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1996, n. 4509; 10 giugno 1997, n. 5164 e 20 luglio 1999, n. 7764). Si reputa utile aggiungere che la facoltà di sopraelevare spetta ex lege al proprietario dell’ultimo piano dell’edificio o al proprietario esclusivo del lastrico solare, salve le limitazioni di cui al 2° e 3° comma dell’art. 1127 c.c., ed il suo esercizio non necessita di alcun riconoscimento da parte degli altri condomini, ma può soltanto essere vietato in forza di un’espressa pattuizione quale può essere una norma contrattuale del regolamento condominiale (Cass. Civ. 805/83). Avv. Sara Boerci
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LA PAROLA AL COMMERCIALISTA
Inquadramento fiscale e adempimenti dell’amministratore di condominio PROFILO PROFESSIONALE Dott. Antonella Chiametti, dottore commercialista e revisore contabile Laureata in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dopo l’Esame di Stato si iscrive all’Ordine professionale di Dottori Commercialisti della provincia di Milano e Lodi, nonché al Registro dei Revisori Contabili. Svolge la propria attività come libero professionista, con studio sito in Milano, occupandosi prevalentemente di problematiche fiscali, contabili e societarie. email: chiametti@interfree.it
stratore di condominio non può esservi compresa, poiché la collaborazione riguarda esclusivamente un progetto definito con una precisa scadenza temporale. Tutto questo per dire che l’amministratore di condominio che svolge questa attività come professione abituale è soggetto al regime fiscale vigente per i redditi derivanti da lavoro autonomo (artt. 53 e 54 del Tuir). ADEMPIMENTI
FISCALI
A) ADEMPIMENTI FISCALI INIZIALI
INQUADRAMENTO FISCALE La posizione fiscale degli amministratori di condominio è sempre stata fonte di difficile interpretazione in quanto fino all’anno 2000 non vi era una normativa specifica. A partire dall’anno 2000, a seguito della modifica dell’art. 47 del Tuir lettera c-bis (oggi art. 50 del Tuir), l’attività di amministratore di condominio rientra tra “gli altri” rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. Tuttavia l’inquadramento non è del tutto pacifico poiché se da una parte la giurisprudenza di legittimità collocava l’attività di amministratore di condominio
nell’ambito dell’art. 47 del Tuir, dall’altra parte la dottrina sostiene, invece, che se l’attività di amministratore di condominio è espletata con l’impiego di mezzi organizzati, anche se svolta occasionalmente, rientra nella definizione di lavoro autonomo1. Successivamente, con l’entrata in vigore della legge “Biagi”, l’inquadramento fiscale degli amministratori di condominio nel regime di collaborazioni coordinate e continuative è ulteriormente superato, dal momento che i co.co.co. diventano “collaboratori a progetto”. Se analizziamo le caratteristiche del lavoro a progetto ci si accorge che l’attività di ammini-
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L’amministratore di condominio che decide di intraprendere questa attività deve: 1) aprire la posizione IVA con codice di classificazione di attività economica 70.32.0 (Amministrazione di condomini e gestione di beni immobili per conto terzi2), optare per il regime contabile da adottare (contabilità ordinaria o semplificata) e per la periodicità dell’IVA (mensile o trimestrale). A tutt’oggi nel modulo AA9/8 dell’Agenzia delle Entrate si richiede di attestare l’appartenenza ai regimi fiscali particolari quali i regimi fiscali agevolati ex art. 13 o 14 della L. 23/02/2000 n. 388 ed al regime di franchigia ex art. 32-bis del DPR n. 633/72; 2) munirsi dei libri contabili richiesti dal particolare regime 1
Rassegna tributaria n. 6/2001. Fonte www.agenziaentrate.it – codici di attività e tributo “attività degli amministratori di condomini”.
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LA PAROLA AL COMMERCIALISTA Tipo di contabilità
ordinaria
Registri obbligatori ai fini IVA
ai fini Irpef (IRE)
Registro fatture emesse
Registro cronologico dei movimenti finanziari
Registro fatture d’acquisto
Registro beni ammortizzabili (è possibile in alternativa eseguire le annotazioni degli ammortamenti nel registro Iva acquisti)
Registro fatture emesse
Registro cronologico degli incassi e dei pagamenti (ove annotare entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, il conteggio delle quote di ammortamento deducibili, compreso il valore dei beni ci si riferiscono “raggruppati in categorie omogenee e distinti per anno di acquisizione”)
Registro fatture d’acquisto semplificata
contabile adottato: 3) Iscriversi alla gestione separata INPS se non iscritto ad una autonoma cassa di previdenza3. Gli amministratori di condominio ai fini contributivi sono considerati lavoratori parasubordinati in quanto la loro attività (prima dell’entrata in vigore della L. 335/95) non era coperta da assicurazione previdenziale. B) ADEMPIMENTI FISCALI PERIODICI
L’amministratore di condominio è tenuto ai seguenti adempimenti periodici: 1) tenuta dei registri fiscali (registrazione periodica delle fatture emesse e delle fatture d’acquisto); 2) liquidazione e versamento (se dovuto) periodo, mensile o trimestrale, dell’IVA; 3) rilevazione e versamento delle ritenute d’acconto per compensi corrisposti a terzi od ad eventuali dipendenti, per i quali vi sarà anche il versamento periodico dei contributi INPS. 3 4 5
C) ADEMPIMENTI FISCALI ANNUALI
L’amministratore di condominio deve presentare, nei termini di legge, di anno in anno il modello unico (ovvero la dichiarazione dei redditi). Tale modello deve contenere: Il modello base con il calcolo dell’Irpef. Questo comporta la compilazione dei quadri contenenti i redditi che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente (es. terreni e fabbricati, eventuali redditi di lavoro dipendentente o ad esso assimilanto ect.), i quadri relativi agli oneri deducibili (ad. esempio i contributi previdenziali ect.), i quadri relativi agli oneri detraibili (ad es. spese mediche sanitarie, assicurazioni sulla vita, interessi su mutui acquisto prima casa, ect.) oltre al quadro RE relativo alla determinazione del reddito relativo all’attività svolta di amministratore di condominio, nonché il quadro AC. La dichiarazione IVA; La dichiarazione IRAP; Lo studio di settore.
L’amministratore di condominio deve inoltre presentare, se ne esistono i presupposti, il mod. 770 semplificato. Con riferimento al quadro AC sopra menzionato, occorre dire che tutti gli amministratori di condominio in carica al 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, sono tenuti alla sua compilazione ed è utilizzato per effettuare la “comunicazione annuale all’anagrafe tributaria dell’importo complessivo dei beni e servizi acquistati dal condominio nell’anno solare e dei dati identificativi dei relativi fornitori”4. In tale elenco non vanno compresi gli importi relativi alla fornitura di acqua, energia elettrica e gas, nonché gli acquisti di beni e servizi che risultano, al lordo dell’Iva gravante sull’acquisto, non superiori complessivamente ad euro 258,23 per singolo fornitore; sono altresì esclusi gli importi relativi alle forniture di servizi che hanno comportato da parte del condominio il pagamento di somme soggette a ritenuta alla fonte5.
Per le aliquote in vigore vedasi www.inps.it. Fonte istruzioni modello Unico2007 Vedi supra nota nr. 4.
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LA PAROLA AI LETTORI In questa rubrica vengono inseriti i vostri interventi. Per trasmetterci i testi da pubblicare potete inviare una e-mail a: professioneimmobiliare@yahoo.it Il testo rappresenta esclusivamente l’opinione dell’autore.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Normativa Europea Articolo su Italia -casa n° 11 del giugno 2007, pagina 9; riporto:”Il fine ultimo della formazione professionale di un amministratore sarebbe (bene usato il condizionale) quello di arrivare a costruirsi solide basi cognitive non solo in materia economica, tecnica, commerciale, amministrativa, legale ma esplicando inoltre attitudini psicologiche e gestionali nei rapporti interpersonali, fornendo quindi un servizio a tutto campo”. Al di là che io abbia a diffidare dei “Tuttologhi”, il punto fondamentale che si presenta al raziocinio dopo la lettura è che con l’attuale legislazione in tema di condominio quanto sopra serve a creare ibridi sconcertanti. Analizzo: per l’amministratore titolato (diploma o laurea) il quale è di per sé già indirizzato verso l’ampliamento della propria cultura per applicarsi sempre più costruttivamente alla ges-
tione condominiale, ben venga quanto proposto; per l’amministratore analfabeta (così come un autorevole dottrinario ha di recente - e giustamente scritto, che può legalmente e tranquillamente amministrare anche un supercondominio ) è un’occasione irripetibile per imparare in un solo momento tutto quanto lo scibile umano ha prodotto nel corso dei millenni; l’elenco sopra riportato esclude solo la parte scientifica ed artistica. Ed allora: avremo amministratori magari disonesti, inefficienti, anche un po’ insolenti, ma culturalmente appropriati ed amministratori sempre analfabeti, ma pieni di saggezza e capacità gestionali. Potrei dire che Bertoldo.....no, anzi, Cacasenno docet!!! Quindi, è di necessità porre un argine alla materia condominiale e quest’ argine non può che avere come base, fondamenta, la sistemazione del con-
dominio sulla base di un’appropriata visione comparata della legislazione europea vigente e collegata al sistema Italia nel modo più razionale e limpido senza blocchi aprioristici (il sistema del diritto latino è intoccabile, irreversibile). Le tante associazioni presenti sul territorio devono operare con continuità in tale senso (convegni, convegni, convegni, in serie); in altre parole come concludeva “quel tale” parlando di qualsiasi cosa al Senato: “ ed infine io penso che Cartagine debba essere distrutta” mi permetto parafrasare “ ed infine io penso che il sistema giuridico del condominio debba essere riformato in una visione europea”. Montesilvano, 22/06/2007 Amministratore Evangelista Giuseppe
PROFILO DOMOTECNICA Domotecnica Italiana, nata nel 1993 sull'esperienza francese della partecipata France Chauffage con la formula del master licensing, è una realtà che attualmente conta circa 1.000 imprese affiliate sul territorio nazionale e si avvale della partnership con le migliori aziende fornitrici di tecnologia innovativa per impianti termotecnici. Domotecnica ha creato in Italia una rete di installatori consulenti in grado di offrire all'utente finale un servizio a 360° che prevede una consulenza personalizzata per l'utilizzo e la scelta dei migliori materiali e impianti adatti alle sue esigenze, accordi per una manutenzione programmata, assistenza continua a semplice richiesta e coperture assicurative esclusive. Per ulteriori informazioni www.domotecnica.it Ufficio marketing: Simona Vidori Tel 0438 3644 – Fax 0438 418080 comunicazione@domotecnica.it DOMOTECNICA INAUGURA A MODENA UN NUOVO CENTRO DEL RISPARMIO ENERGETICO Con l’apertura del quarto Centro del Risparmio Energetico, gestito dall’impresa affiliata MANUTERMICA, il network Domotecnica rafforza ulteriormente la propria presenza sul territorio. Il CENTRO rappresenta per utenti finali, addetti ai lavori ed Istituzioni di tutta l’Emilia Romagna il punto di riferimento ideale per ottenere consulenza, informazione e formazione sulle moderne tecnologie per il risparmio energetico e sulle soluzioni impiantistiche più innovative, efficienti e “pulite”. GLI SPECIALISTI DOMOTECNICA AL SERVIZIO DELLA FINANZIARIA 2007 Le imprese appartenenti al Network sono già in grado di rispondere alle richieste del mercato sollecitate dalla Finanziaria 2007 e dalla certificazione energetica degli edifici. La manovra fiscale 2007, di cui sono stati recentemente emanati i regolamenti attuativi, è un chiaro segnale di una volontà legislativa di promuovere una maggiore attenzione all’ambiente e un utilizzo consapevole dell’energia. La finanziaria prevede infatti un consistente incentivo alla promozione della cultura del risparmio energetico offrendo la detrazione fiscale del 55% delle spese sostenute entro l’anno per interventi di riqualificazione e installazione di impianti a basso consumo energetico. A queste disposizioni legislative il Network Domotecnica - da sempre attento all’evoluzione del mercato e alle esigenze del consumatore –risponde “chiavi in mano” con una squadra di quasi 1.000 imprese termoidrauliche affiliate all’avanguardia nel campo della consulenza e installazione di sistemi di riscaldamento e raffreddamento altamente efficienti ed eco-compatibili.
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LE AZIENDE INFORMANO
IL PARCHEGGIO DEL FUTURO? A ENERGIA SOLARE In questo modo infatti, oltre a dotare il condominio di una copertura ad hoc per i posteggi auto esterni, si riesce ad ottenere il massimo dell’incentivo statale (crescente a seconda che l’impianto sia non integrato, parzialmente integrato o perfettamente integrato), dal momento che la pensilina parcheggio viene considerata perfettamente integrata.
Il tema del risparmio energetico Ë oggi di grande attualità . L’Europa ha infatti deciso di scommettere a piene mani sulle fonti di energia rinnovabile con l’ambizioso obiettivo di raggiungere una quota del 25% di energia a impatto zero nel 2020. Anche l’Italia sta facendo la sua parte e finalmente, dopo anni di semi-paralisi, il Governo ha prodotto quegli strumenti fondamentali e necessari per promuovere la diffusione delle energie pulite. In un quadro in cui l’eolico fatica a decollare (per i soliti problemi di contestualizzazione nel territorio) è il solare a fare la parte del leone. Merito degli incentivi statali che premiano con bonus in denaro l’impiego del solare fotovoltaico per 20 anni e con detrazioni fiscali (del 55%) il solare termico per la produzione di acqua calda.
torio nazionale le prime grandi installazioni soprattutto di solare fotovoltaico (per la produzione di energia elettrica), molto comuni in Germania dove questa tecnologia è particolarmente diffusa; “mostri rariâ€? in Italia dove non si ha ancora l’abitudine a confrontarsi con il nuovo che avanza.
Ing. Fabio Berra Brand & Communication Manager NRG Sunrise – Solar Technologies Via Buzzi, 16 -20017 – Rho ( MI ) fabio.berra@nrgsunrise.com www.nrgsunrise.com Skype: NrgsunriseFabio.Berra
E le novitĂ non mancano di certo.
Come le pensiline parcheggio fotovoltaiche. Strutture metalliche di arredo urbano ottimizzate con coperture fatte interamente da pannelli solari fotovoltaici. Un modo semplice ma intelligente di sfruttare gli spazi e garantirsi una produzione costante di energia elettrica pulita che, abbinata agli incentivi, può diventare una fonte di reddito.
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Si iniziano cosĂŹ a vedere sul terri-
Una soluzione che può risolvere, tra l’altro, un problema comune a molti condomini che non hanno abbastanza superficie di tetto libera per installarvi i pannelli.
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CURIOSITA’
Ognuno decide a modo suo Lo scorso numero avevamo parlato di Condominio minimo. Abbiamo colto questo esempio illustrato nella fotografia che ci pareva un classico esempio di “difficoltà a parlarsi”. Si tratta di due famiglie di uno stesso stabile che hanno scelto strade, a dir poco, diverse: tetto, lucernari, camino, pluviali, colore e stile della facciata, persiane, tettoia, giardino, parcheggio e parabola tutti diversi tra loro; unico punto in comune la ringhiera! SM
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CULTURA
I divertimenti dei Romani a Milano PROFILO PROFESSIONALE LORENZO MILANESI (1925) Ha pubblicato presso la Casa Editrice Rubbettino i seguenti libri: • CARMELA CUDA - Viaggio d'amore - nel 1997 • TIRAMISU' - ossia l'incontenibile desiderio, nel 2002 • MONTAIGNE - Della Saggezza - , di cui ha curato la scelta dei testi e la traduzione dal francese, nel 2006. Chi desiderasse ottenere i tre volumi può farlo tramite Internet sfogliando il catalogo sul sito della Casa Editrice Rubbettino www.rubbettino.it Si dice comunemente che la Grecia e, in genere, il Medio Oriente si siano vendicati della conquista da parte di Roma, trasmettendole l'amore per l'arte e, con essa, per il lusso, i divertimenti, gli ornamenti, i profumi e le mollezze in genere, ai quali la città eterna aveva guardato dapprima con soggezione e, sotto sotto, con invidia. Questo abbraccio soffocante prese le mosse sul finire della Repubblica ma si manifestò in maniera totalizzante nel I° e II° secolo dell'Impero, quando nelle città rivali del Medio Oriente la simpatia, ad esempio, per i giochi gladiatori cominciava già a declinare. Come sede dei giochi si fece ricorso dapprima ai teatri, ma si capì subito che essi non erano i luoghi adatti per svolgere i giochi gladiatori (munera) e le venationes, cioè le cacce. Si pensò quindi all'Anfiteatro. Esso, a differenza del teatro, che era semicircolare, è di forma ellittica. Questo tipo di architettura proliferò rapidamente diffondendosi per tutto l'impero. Il più noto è il Colosseo, correttamente Anfiteatro Flavio perché fu iniziato dalla
dinastia dei Flavi e cioè da Vespasiano e ultimato da suo figlio Tito, lo stesso che distrusse il Tempio di Gerusalemme.. Le misure sono: mt. 188 x 156 Il secondo, in ordine di grandezza, è quello di Capua di mt. 170 x 140 Il terzo, quello di Milano di mt. 155 x 125 Il quarto, quello di Verona, impropriamente chiamato Arena, di mt. 152 x 123 Fino ad arrivare a edifici di più ridotte dimensioni come quello di Cividate Camuno in provincia di Brescia di mt. 73 x 65. Nella parte centrale dell'anfiteatro vi era un'area pianeggiante, con sabbia, chiamata arena. Tutt'intorno si alzavano le gradinate, ripartite in settori, che, nell'insieme prendevano il nome di cavea. Ad una costruzione laterale, riservata agli esponenti di primo piano, era dato il nome di pulvinar. L'edificio era circondato da un muro (summa cavea) che spesso si ornava di un anello in pietra con fori per infilarvi dei pali che sorreggessero dei teli (velaria) per l'ombra o per la pioggia. All'esterno poi v'erano degli ornamenti di colonne, arcate, capitelli, decorazioni
FIRDAUS (di Nawal al Sa’dawi)
il romanzo ci porta nel mondo di questa donna, apparentemente fragile ma in realtà forte e coraggiosa. Nella prefazione l’autrice afferma: “Firdaus si levava già sopra le altre, e vibrava o stava in silenzio dentro di me, finchè non le diedi nuova vita sulla carta, dopo la morte. Infatti, Firdaus andò a morte alla fine del 1974, e non la vidi più. Ma, in un certomodo, l’avevo ancora dinanzi agli occhi. La vedevo, e potevo tracciarne il disegno della fronte, delle labbra, degli occhi. La vedevo camminare col suo incedere orgoglioso.” Nawal al Sa’dawi è nata nel 1932 in un villaggio non lontano dal Cairo. Laureata in medicina, psiachiatra e saggista, oltre che autrice di racconti e romanzi, è impegnata da anni nella difesa dei diritti delle donne. Nel 1981, sotto il regime di Sadat, è stata incarcerata, successivamente è stata costretta all’esilio in quanto minacciata di morte dai fondamentalisti. E’ sposata con lo scrittore e traduttore Sherif Youssef Hetata.
Simile ad un’antica elegia funebre, questo affascinante racconto, pubblicato nel 1978 a Beirut, è la descrizione e la denuncia della condizione in cui vivono le donne egiziane sottoposte alla legge patriarcale dell’Islam, la maggior parte delle quali è analfabeta e non esercita il diritto di voto. Censurato il molti paesi arabi, fra i quali l’Egitto, ha riscosso molto successo nel resto del mondo. Nell’autunno del 1974, mentre sta svolgendo un’indagine sulle donne in carcere in quanto accusate di crimini vari, sofferenti di nevrosi, l’autrice, Nawal al Sa’dawi, incontra Firdaus nella prigione di Qanatir e resta immediatamente colpita dal suo atteggiamento fiero e coraggioso. E’ condannata a morte per aver ucciso un uomo, ma rifiuta di firmare la domanda di grazia al presidente della repubblica per la commutazione in ergastolo della condanna: meglio morire per essersi difesa contro gli uomini che morire per le torture subite. Con la sua trama avvincente
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varie e statue, di modo che l'edificio assumeva un aspetto imponente. Quello di Milano era proprio così e sorgeva nell'area all'interno delle vie Conca del Naviglio, De Amicis e Arena (oggi se ne può scorgere parte delle fondamenta nell'omonimo Parco). Qui i Romani, in aggiunta ai giochi e alle corse che facevano svolgere nel Circo (fra corso Magenta, via Morigi, via Medici, via del Torchio, via Cappuccio e via Luini) e alle rappresentazioni nel Teatro dove ora sorge il Palazzo della Borsa, si concedevano i divertimenti con i gladiatori e con le finte cacce e ritempravano il corpo nelle vicine Terme di via Bagnera. Con l'affermarsi del Cristianesimo i giochi furono pian piano banditi. Ma questo è il meno. Al declino seguì la distruzione degli edifici monumentali e il saccheggio delle 'macerie' per costruire od ornare chiese e palazzi (le fondamenta della Basilica di San Lorenzo nel IV°-V° sec. furono create così e le colonne che le stanno di fronte, ivi collocate nel '700, provengono dagli edifici imperiali). Lorenzo Milanesi
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