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CORFÙ PANORAMA Italian 1

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Scheria, Corfù, Kerkyra. Tre nomi, tre aspetti diversi di un unico, ininterrotto percorso di Corfù durante i secoli. Corfù dei miti, del rinascimento veneziano, della maestosità britannica, dei verdeggianti uliveti e dei mari azzurri. Corfù destinazione turistica, Corfù della Grecia moderna e dell’Europa odierna, di buon destino, costantemente nell’epicentro della storia. Il presente album “Corfù Panorama”

(Corfù, Passo, Antipasso, Mathraki, Othoni, Ereikoussa)

è il risultato di uno sforzo collettivo e diligente di Christos Antypas e mira a evidenziare la fisionomia dell’isola di Corfù, come è stato modellata nel corso dei secoli. L’imparagonabile bellezza del paesaggio corfiota, il passato glorioso e il presente ricco di varietà rendono l’isola di Corfù veramente unica. Nostra ambizione, è che leggendo questo album vi venga la voglia di venire a scoprire da vicino tutte queste meraviglie che l’isola offre cosi generosamente.


CorfĂš

Antinioti

Apraos Acharavi Peroulades

Sidari

Avliotes Arillas

Karousades

Roda Palia Perithia

Castello di Kassiopi

Agios Stefanos

Nymphes Kyprianades

Pagi Doukades Castello di Aggelokastro

Strinilas Monte Pantokratoras Ano Korakiana Nisaki Barbati Agios Markos Pyrgi Ipsos Skripero

Lakones

Paleokastritsa

Gouvia Kontokali

Va lle di

Ro pa

Ermones

Ereikousa

Fortezza Vecchia Fortezza Nuova Santo Spiridione Cattedrale Cattolica

Liapades

Giannades

Pelekas

Ereikousa

Kassiopi

Potamos Alepou Kanalion

CorfĂš

Varypatades

Sinarades

Kynopiastes Gastouri - Achilleion

Ano Garouna

Othoni

Paxi Lakka Loggos

Halikiopoulos

Kato Garouna Kato Pavliana Ano Pavliana

Antipaxos

Othoni

Cartina: Kostas Papageorgiou - Nikos Gazetas

Agios Mathaios

Mathraki

Gaios

Benitses

Episkopiana Moraitika Mesoggi

Castello di Gardiki

Chlomos Kor

Mathraki

issi

on

Alikes

Argyrades Neochori

Lefkimi

Kavos


Corfù Passo Antipasso Mathraki Othoni Ereikoussa

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REGINA DELLO IONIO Lagune, laghi, fiumi, cascate, foreste, montagne, isole. E quello che non ha “plasmato” la natura, viene completato dall’archittetura dell’uomo.

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RIEPILOGO STORICO “Pomo di Discordia” Corfù, nonostante i numerosi tentativi di barbari e civilizzati, invasori, l’identità ellenica dei Corfioti rimase inalterata.

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FORTEZZE e MONUMENTI

STEMMI

Antichi templi, castelli, torri, il fossato, le terme romane, la grotta con reperti paleolitici, costruzioni bizantine e chiese adornano l’isola dei Feaci.

La grandi personalità dall’ambito culturale, artistico, imprenditoriale e altro, timbrarono con il loro stemma il loro passaggio da Corfù.

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VECCHIE FOTOGRAFIE

MUSEI

CHIESE e MONASTERI

La storia non viene scritta solo dagli storici, ma viene scritta anche dai fotografi. E i fotografi hanno senza dubbio molto da “dire” sull’isola.

Pittori, scultori, artigiani della ceramica, incisori, e qualsiasi altra forma di artisti hanno lavorato a Corfù per moltissimi secoli, ed oggi le loro opere vanno esposte.

I Corfioti, con le loro spese e il loro lavoro personale costruirono chiese - gioielli con ottime decorazioni e splendidi campanili.

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CULTURALI

PITTURA - SCULTURA INCISIONI

L’allegro ed estroverso carattere dei corfioti ha influenzato il loro modo di festeggiare. Solenni nelle manifestazioni religiose, vivaci quando si divertono.

Culture e artisti hanno dato “appuntamento a Corfù” creando nuove correnti, influenzate dal modo di pensare occidentale.

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STATUE

CITTÀ VECCHIA

ACHILLEION

Molti i figli meritevoli, numerosi anche gli stranieri che hanno amato e hanno creato magnifiche opere nell’isola. Oggi gli “conosciamo” tramite le loro statue.

A Corfù il passato incontra il mondo di oggi. La storia “comunica” in ogni angolo, in ogni piazza, in ogni strada. E ti fa ricordare l’anima dei Corfioti.

La reggia che nascondeva il dolore di Sissi, l’imperatrice dell’Austria, e che fu poi “trasformata” dal Kaizer Wilhelm II.


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CORFÙ SETTENTRIONALE E ORIENTALE

CORFÙ SETTENTRIONALE E OCCIDENTALE

Il Museo di Kapodistrias, i cantieri navali veneziani, la Pinacoteca, il castello romano, i vecchi palazzi signorili: sono alcune solo delle attrazzioni turistiche che si possono vedere qui.

Il “Canale dell’amore”, il tramonto da Agios Giorgis, la “Fortezza degli Angeli”, Paleokastritsa e il luogo dove Nausicaa trovò Ulisse.

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CORFÙ MERIDIONALE E OCCIDENTALE

CORFÙ MERIDIONALE E ORIENTALE

Il trono del Kaiser, il campanile di pietra scheggiata, le “pasaenza” che uniscono le case adiacenti, i merli e il monastero abbandonato.

Il fiume che fa ricordare l’Europa Centrale, il passaggio dell’imperatore, l’ulivo con i suoi 2500 anni, il luogo di nascita di Kapodistrias e il Museo del Mare.

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PASSO e ANTIPASSO

ISOLE DIAPONTIE

PALAZZI - “SIGILLI”

Isole piccole ma di grande bellezza. Nido d’amore di Poseidone e Anfitrite, spiagge nascosti del mar Ionio, che si sviluppano in pochi metri quadri.

I “guardiani della Grecia”, i confini occidentali con quella bellezza, quel verde e quella tranquillità che dimostrano che... il paradiso esiste ancora.

Le case non accontentavano solo il bisogno di aver un posto dove dormire. Ma soddisfacevano anche le necessità creative degli architetti. Per questo diventarono capolavori.

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PROFUMI e COLORI I fiori “parlano” a Corfù. Con i loro colori dalle mille sfumature e i loro distinti profumi. Si possono trovare in ogni “fenditura della roccia”.

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RICREAZIONE e SPORT Sport marittimi, subacquei, di montagna e dell’....aria. A Corfù si possono trovare anche sport che il resto della Grecia nemmeno conosce.

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SAPORE di... CORFÙ

TRAMONTI del SOLE

Artisti non sono solo i pittori e gli scultori. Ma lo sono anche i cuochi. E le loro “opere” rimangono nella storia e diventano ricette tradizionali.

Il sole non dà solo vita. Imbellisce pure. Il tramonto di Corfù è straordinario perchè ogni giorno è diverso.


Lagune La lontra eurasiatica è un piccolo animale che vive nelle sponde dei fiumi e dei laghi, sempre in acque pulite. È considerato uno dei mammiferi più rari e più in pericolo di estinzione in questo momento. La sua presenza, anche da sola, è utile per comprendere la salute delle acque e per questo motivo la lontra è protetta in tutti I paesi nei quali si presenta. Si nutre di pesci, anfibi, rettili, invertebrati, uccelli e piccoli mammiferi. A Corfù si possono incontrare anche i famosi flamingos, più di 500 fenicotteri con le loro caratteristiche bianche, nere e rosa piume, i cosidetti flamingos, sono il gioiello delle lagune. Quando ci avviciniamo a loro, dobbiamo restare in completo silenzio per non disturbare la loro serenità. Per circa quattro mesi, i flamingos fanno sentire la loro presenza nelle acque basse delle lagune.

Laguna Korission La più grande laguna dell’isola e la più importante delle zone umide è la Laguna Korissinion nel sud dell’isola, vicino al paese Argirades, una stretta corsia di terra la divide dal mare Ionio, creando due spiaggie sabbiose, Halikuna e Isso. La zona è protetta dalla rete Natura 2000, comprende un estensione di circa 600 ettari e oltre al lago Korission comprende anche le zone costiere, l’unico per la zona bosco di Cedri, e inoltre un gran numero di dune. Costituisce un posto di ritrovo per 126 specie di uccelli, tra cui cormorani, fischioni, flamingos, papere ma anche migliaia di farfalle, e oltre al suo valore indiscutibilmente ecologico, la laguna è importante anche dal punto di vista archeologico, grande interesse infatti ha creato la scoperta di una parte del sottodestro osso della mascella di un ippopotamo e di piccoli frantumi di ossa, oltre a un notevole sassoso artifatto, nella zona Paliavlako, vicino al canale di contatto tra laguna e Mare.

Laguna Alikes (Saline) La Laguna Alikes era già notevolmente conosciuta dal sedicesimo secolo e venne chiamata cosi, proprio perché nel posto, funzionarono a pezzi di tempo fino al 1988 saline. Si tratta di una penisola, di dimensioni di circa 20 ettari. I famosi Flamingos ci fanno sentire di nuovo la loro presenza 24

Oltre a ecologico, la laguna di Korission ha anche valore archeol


logico.

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Il nome dell’Isola Drepanon, Makris, Scheria, Kassopaia, Argos o Keravna sono solo alcuni dei nomi che sono stati dati a Corfù nel lontano passato. Drepano, da quello dalla forma lunga come falce “drepani”, l’arma che ha usato Cronos per uccidere il suo padre Urano. Il nome Scheria, secondo la mitologia, si deve alla dea Demetra (Cerere). La Dea che aveva pregato Poseidone (Nettuno) di fermare l’ammassimento dei detriti del fiume che si trovava nella sponda opposta e minacciavano di trasformare l’isola in una fangosa palude. Il Nome Corcira proviene anche questo dalla mitologia greca, la ninfa Corcyra o Corcira nel linguaggio dorico, fanciulla del fiume Asopo, di una bellezza tale da attirare Poseidone, che la rapisce e la porta sull’isola. Frutto della loro unione è stato Feaco, capostipite dei Feaci. Nell’Odissea Omero la nomina l’isola dei Feaci, Corcira infatti è considerata l’ultima fermata di Odisseo (Ulisse) prima del suo arrivo ad Itaca. Durante il periodo bizantino l’isola fu stata chiamata Corifo, dalle due corifes (vette) acropoli, così nacque il nome latino Corfù, con il quale è consociuta globalmente Corcira. La mitologia consegnò ai nuovi corfioti anche l’emblema della città. L’”Apidavlos Nafs” l’antica trireme senza timone, che rimane fino ad oggi il simbolo della padronanza navale dei Feaci.

Sotto il Dominio Romano (229 a.C. - 337 d.C.) Il 229 a.C. la debole Corfù non potendo fare diversamente, chiede la protezione dell’Impero Romano. Roma decide di cedere autonomia totali e privilegi speciali ai locali, in scambio dell’uso a piacere delle navi corfiote e dei porti dell’isola come stazioni commerciali e militari tra l’Italia e il Mediterraneo Orientale. Il Periodo di coesistenza pacifica durerà all’incirca cinque secoli. Durante questo lungo periodo Corfù aderirà anche al cristianesimo. Durante gli anni del dominio romano, l’isola venne visitata 54


Litografia della Fortezza Vecchia e dell’Acropoli - Honri Lemen (1699)

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Fortezza Vecchia La Fortezza Vecchia (Fortezza o forte di San Nicola) è costruita sopra un promontorio roccioso con due caratteristiche vette nella parte orientale della città, dalla quale è divisa da un fossato difensivo (Contrafossa). È facile capire come mai questo luogo fu considerato ideale per opere di fortificazione in quanto consentiva nello stesso tempo un facile accesso allo spazio marittimo e il pieno controllo dei movimenti costieri.

Storia La zona viene fortificata per prima volta durante il VI secolo e i suoi primi abitanti, sono corfioti sopravvisuti da devastazioni precedenti. Le opere fortificatorie durarono all’incirca quindici secoli. Da questo grande tempo storico si distinguono tre fasi: il periodo bizantino, durante il quale è stata fortificata la collina orientale (Castello Vecchio), il primo periodo veneziano, quando la penisola viene trasformata in isola e viene fortificata la collina occidentale (Castello Nuovo) e il tardo periodo veneziano, quando vengono arricchite le opere fortificatorie giungendo alla forma attuale di oggi. Durante il XVI secolo, i veneziani hanno provvisto di rinforzare le fortificazioni e di costruire ulteriori fossati attorno ala fortezza. Hanno spianato la superficie delle roccie, nel modo di poter fermare eventuali tentativi di arrampicamento dei nemici. In questa ultima fase sono stati demoliti i palazzi davanti alla fortezza ed è stata creata la famosa e dominante “Piazza Spianada”. Verso la fine del XVII secolo si concluse la graduale rinnovazione della dentro la fortezza città con il borgo, dal quale si svilupperà la nuova, circondata dalle mura, città di Corfù.

Particolari Strutturali, Architettonici e di Fortificazione Durante i secoli, la fortezza subì numerosi cambiamenti, così che pochissimi particolari rimasero nella loro forma architettonica iniziale. La statua onoraria al maresciallo Schulenburg (costruita dai veneziani appunto perchè il maresciallo gli aiutò a respingere i turchi) è stata spostata davanti all’ ingresso ad arco della fortezza. Da lì, attraverso una galleria,un corridoio conduce al centro della Cittadella. 96

Un altro corridoio, sulla sinistra, conduce alla parte settentrionale del bastione della fortezza. Nell’interno del forte ci sono vari edifici tra cui una prigione costruita nel 1786 dai Veneziani, una cappella militare, due caserme costruite dagli Inglesi intorno al 1850 e un ospedale militare che oggi funziona come scuola musicale. La Chiesa di Agios Georgios è opera degli inglesi nel 1840, la quale dopo venti anni è stata trasformata in chiesa cattolica ed è stata decorata con immagini dalla chiesa di Agios Spyridon.


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VECCHIE FOTOGRAFIE Corfù non incanta solo i visitatori ma. Incanta anche le lenti delle macchine fotografiche. Non incanta solo con i suoi paesaggi e i suoi monumenti. Ma anche con quella quotidianità dei tempi precedenti così ben immortalizzata dai numerosi amanti dell’isola. Le Attività professionali, le usanze e le tradizioni, rimangono stampate nelle vecchie fotografie in bianco e nero.

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1903 - La piazza Georgios Theotokis (“Sarocco”).

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Museo Archeologico Nel Museo archeologico di Corfù vengono ospitati reperti che sono stati scoperti durante le varie epoche dell’isola, certi di questi sono di alto valore archeologico e artistico. Il palazzo del Museo Archeologico, è stato costruito durante il decennio del 1960. Si estende in due piani e possiede proavlio (pre-cortile) nel piano terra e balconi nelle parti meridionali e orientali del primo piano. Il più rappresentativo e più impressionante reperto del Museo è indubbiamente la Aetoma di Medusa Gorgous. Si calcola che deve essere stato costruito durante i 585 a.C. e doveva far parte della parte occidentale del grande tempio dorico di Artemide, è considerato la Aetoma di pietra più antico in esistenza. L’aetoma occupa una grande parte del museo e rappresenta la Gorgon Medusa, che secondo la mitologia, aveva il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il suo sguardo. Il suo viso viene rappresentato con caratteristiche mostruose; con una massa di serpenti per capelli che cadono fino sulla schiena. A sinistra e a destra si trovano i suoi due fanciulli, Crisaore e Pegaso. La rappresentazione viene fiancheggiata da due animali mitici, i leontopanthires, che simboleggiano il potere della natura; mostri con testa di leone e corpo di pantera. Nei due angoli dell’aetoma, scene dalla Titanomachia concludono il quadro. A seconda di quanto è noto, l’aetoma doveva essere vivacemente colorato. In un’altra stanza del museo, si trova la parte sinistra dell’ (composto di calcare) aetoma dalla zona di Figaretto. L’Aetoma risale al 500 a.C. e rappresenta Dionisio in compagnia di un adolescente sdraiati in un letto durante un simposio dionisiaco, l’immagine viene completata da un leone che riposa sotto un tavolo. Il Leone di Menekratis costituisce un altro impressionante reperto del museo, che risale al VII secolo a.C. Si crede inoltre che il leone doveva essere montato in cima al monumento di Menekratis. Molti importanti reperti funerari provengono dall’antico cimitero di Garitsa e dalla regione di Mon Repo, dove situavano i templi di Era e Apollo. 154

Probabilmente le rovine di Corcyra antica, Hersoupolis, si trovavano lì. La confermazione della prosperità economica dell’isola sono: la moneta d’argento di Corfù, (che rappresenta una vacca che allatta un vitellino), le lamine di bronzo risalenti al VI e V secolo a.C. e le statuette di bronzo di donne comuni e delle dea Afrodite. La Collezione interessante del Museo comprende inoltre anche notevoli gioielli.


Aetoma di calcare con Rappresentazione dal Simposio Dionisiaco. Il Deo Dionisio e un’adolescente.

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L’Architettura delle Chiese Scoprendo Corfù, fà immediatamente impressione il gran numero di chiese, all’incirca 800, che si possono incontrare nelle città e nelle campagne corfiote. Una possibile spiegazione per il numero così elevato è da un lato l’istituzione della libertà del culto stabilita dai Veneziani, e dall’altro lato il fatto che la maggior parte di queste edifici appartennero nel passato a compagnie di professionisti e famiglie benestanti; classi sociali insomma, che erano capaci a colmare i costi elevati di costruzione e manuntenzione. Quindi le prime chiese di Corfù non erano parrochiali, come le conosciamo oggi, ma chiese di professionisti. Individui appartenenti nella stessa classe professionale che si dedicavano ad edificare e mantenere chiese. I templi dell’isola furono nella loro maggior parte edificati dai mezzi del XVI secolo fino agli inizi del XVIII secolo. La chiesa più antica della città di Corfù è la Chiesa bizantina dei Santi Iassonas e Sossipatros risalente al XI secolo. Il ritmo architettonico che prevale nella maggior parte delle chiese della città; è quello della basilica monolocale con tetto di legno, con uno o più raramente tre nartici; i campanili, sono di solito, a forma di torre con elementi artistici Veneziani. Ci sono anche edifici più modesti; con muro perforato, stretti verso l’alto con campane appese nelle parti aperte. L’interno dei templi è costituito quasi sempre da tre spazi: Il santuario, che è diviso dal tempio principale da una iconostasi legnosa, il tempio principale; con il tetto piatto, la “Urania”, decorata con affreschi in bassorilievo e cornici dorate di stile barocco, e il gineceo. L’impressionanti composizioni nella maggior parte dell’ Uranie dei templi corfioti sono ispirate all’arte veneziana e sono esemplari rappresentativi dell’iconografia delle isole ionie. L’interno del tempio alcune volte, è coperto da una tappezzeria di colore marrone rossiccio o blu ed è decorato con icone portatili appese. Le icone nelle chiese di Corfù fanno parte del periodo metabizantino e sono opere principalmente di artisti cretesi, Michele Damaskinos, Emmanuel Tzanes, Kostantinos Kontarinis, e di artisti locali che seguirono le loro stessi tecniche. 190

Finestra di una chiesa in stile bizantino.


L’ “Urania” con i famosi dipinti a olio di Santo Spiridione. C O R F Ù PA N O R A M A

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Pasqua Megali Paraskevi (Venerdì Santo) Forse il più pittoresco Epitaffio (processione del Cristo Morto) dell’isola è quello di San Giorgio, la chiesa dentro la Fortezza Vecchia. Quando tutte le processioni sono uscite dalle chiese, piccole bambine donano fiori alla gente. La processione ufficiale viene effettuata con l’Epitaffio della cattedrale, dove partecipano tutte le bande filarmoniche dell’isola. La Processione delle Venerabili Spoglie di Agios Spyridon in giro per la città, si effettua la mattina del Sabato Santo. Questa strana abitudine risale al periodo del dominio veneziano quando fu stata vietata la processione la sera del Venerdi Santo.

Megalo Savvato (Sabato Santo) La rottura delle brocche di terracotta è una delle tradizioni corfiote più caratteristiche dell’isola. La mattina del Sabato Santo, nell’ora della prima Resurrezione, quando nelle chiese si sente la frase “Risorge Dio”, i Corfioti buttano dai loro balconi brocche di terracotta piene d’acqua. Con il fracasso delle brocche si crede che i cattivi spiriti si spaventino stando ben lontani dalle case dell’isolani. Le bande musicali escono per strade suonando la gioiosa marcia “Non Abbiate Paura Greci” e le ragazze pon pon seguono ballando. Da questa composizione sonora è uscita la frase che si dice oggi in grecia “È diventato Anasta (Risorto) il Signore”. Il Sabato Santo rinasce l’abitudine del “Mastelo”. Nei tempi passati i facchini di Corfù, i cosidetti Piniadori, posizionavano un mastello (grande barile) in un luogo centrale della città, lo adornavano con mirtilli e lo riempivano d’acqua. Dopo di ciò chiedevano ai passanti di gettare nel barile monete per buon auspicio e una volta accumulato abbastanza denaro, inseguivano un passante qualsiasi e lo buttavano dentro il barile, dove aveva naturalmente il “privilegio” di raccogliere le monete. La stessa notte, durante la Risurrezione nella Piazza Alta, il Mitropolita di Corfù e altri ufficiali salgono nelle scalinate del chiosco musicale e cantano gli inni risurrezionali mentre le bande filarmoniche suonano le varie marcie. Nelle finestre di ogni casa vengono accese candele e insieme alle lampade (candele) che sono tenute a mano dai fedeli, si illumina l’intera città, provocando stupore e dedizione. 250

Cadono brocche il Sabato Santo per spaventare


i cattivi spiriti. “Risorge Dio” ha un valore duplice. C O R F Ù PA N O R A M A

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Pittura - Scultura - Incisioni La Scuola Settinsulare delle isole Ionie costituisce il primo movimento artistico con chiare influenze occidentali, che apparse nelle isole Ionie nei mezzi del XVII secolo. Le Isole Ionie dal XVII secolo fino al XIX secolo si trovarono in successione sotto il dominio veneziano, francese e inglese. La relativa libertà la quale godevano i settinsulari, la prosperità economica e le relazioni culturali con la vicina Italia, hanno avuto il risultato di far diventare le Isole del mar Ionio il luogo dove la pittura greca abbandonò la tradizione bizantina e si avvicinò a quella Occidentale. La creazione della scuola Settinsulare, aiutò indubbiamente l’emigrazione nelle Isole Ionie di molti pittori Cretesi, dopo che Creta passò dal dominio Veneziano al dominio Ottomano. I principali rappresentanti della cosidetta scuola di Creta e di Zante del XVI e XVII secolo, sono Michael Damaskinos, Dimitris e Georgoos Moschos, Emmanouil e Konstantinos Tzane e Stefanos Tzangarolas. Il passaggio verso l’arte occidentale, si è manifestato verso la fine del XVII secolo, con l’abbandonamento delle forme tradizionali bizantine. Le rappresentazioni dipinte, influenzate principalmente dal barocco italiano e la pittura flamminga, iniziarono ad avere profondità, a dare cioè la sensazione dello spazio tridimensionale, a diventare più naturali e ad avere temi sempre meno spirituali e più laici. Inoltre, i settinsulari pittori, invece di uovo, iniziarono a utilizzare olio per collegamento con colori e invece di tavole iniziarono a usare tela. I primi esempi di tecnica occidentale della Scuola Settinsulare sono apparsi nelle decorazioni dei soffitti delle chiese, conosciute come “le Uranie” o “i soffitti”. Avanguardia di questa trasformazione è stato Panagiotis Doxaras (1662-1729).

I Principali Pittori Emmanouil Tzane “Bounialis” (1610-1690), fu un importante pittore greco del Rinascimento. Si possono vedere numerose delle sue opere nella chiesa dei Santi Iassonas e Sossipatros, nella Chiesa della Madonna dei Forestieri, nel Museo Bizantino etc. 266

La litania di Santo Spiridione a Spianada a Corfù. Calcografia (1821)


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Unione 21 maggio 1864

CORFÙ: L’ “Apidavlos Nafs” rimane fino ad ogg il simbolo della maestria marittima dei Feaci. Quando ci sono marinai tanto capaci non c’è neppur bisogno di timone.

PASSO: Il tridente di Poseidone (Nettuno) è il simbolo dell’isola di Passo che si è creata quando Poseidone ha lanciato il suo tridente all’isola di Corfù e ha staccato un pezzo di terra da lì.

LEFKADA: Pegaso con il guerriero, residuo dell’invasione corinzia nell’isola, è il simbolo dell’isola.


CEFALONIA: Il simbolo proviene o da Cefalos, che arrivò all’isola come rifugiato d’Atene o dalla stirpe greca dei Cefallini o Cefallani.

ZANTE: Fu colonizzata dal famoso Zakyntho e i serpenti da lui eliminati diventarono la rappresentazione simbolica dell’isola.

ITACA: Il primo abitante dell’isola, il famoso Itaco, che ha dato il suo nome ed è diventato l’emblema dell’isola.

CERIGO: Afrodite è nata quì; navigando dentro una conchiglia si recò a Cipro dove è emersa dal mare. Questa foto è l’emblema di Cerigo.


Città Vecchia Non c’è dubbio che la natura è stata generosa con l’isola di Corfù. Le ha dato infinite bellezze. Anche gli abitanti però, rispettarono questi regali e le loro creazioni si adattarono in un livello eccellente a queste. Una semplice passeggiata è capace a convincere anche il più esigente visitatore, che la natura e la tradizione sono “unite” armonicamente lì.

Campiello Campiello è il quartiere più antico di Corfù. Creato nel corso dell’occupazione angioina tra il 1267-1386, nell’epoca che la sovrappopolazione della città e le pressioni al cattolicesimo hanno costretto molti abitanti a traslocare e stabilirsi fuori e intorno alla città. Così si è creata la famosa Xopoli - l’attuale Città Vecchia. Durante quello spazio di tempo, sono arrivati nell’isola anche i primi Ebrei Sefarditi, che erano stati cacciati dalla Spagna e hanno trovato rifugio a Corfù, ad Ovriovuni. Una tipica piazza di Campiello comprende: una chiesa, case signorili, case dell’alta borghesia e alcune volte pozzi (che in realtà sono più bocche di cisterne che pozzi veri e propri). Nello sfondo si dinstinguono il “Volto di Kokkini”, un suggestivo passaggio a forma di arco, il “Candouni tou Bizi” etc. Il Campiello è una zona di estrema importanza e fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. I Stretti vicoli, i kandouni, finiscono di solito in inaspettabili piccole piazze, dalle quali proviene infatti, il nome del luogo (Campiello in italiano, vuol dire piccola piazza). Corde con il bucato steso, sono sospese di fronte ai balconi; i quali sono così attaccati fra di loro, che i vicini potrebbero stringersi la mano. Le case signorili (e non solo) sono famose per il loro stile archittetonico. Le mezzalune creano bellissime forme sopra le porte. I battitori delle porte esterne si distinguono per le loro strane e uniche caratteristiche. Le “piterie” (vasi di fiori) danno colore e i tsantsamini (gelsomini) nei kandouni aromatizzano la zona. Le strette e senza sole kanizeles (stradine) con i loro labirintosi vicoli, completano la magnifica immagine della Città Vecchia. 304

Spinada, il Fossato e la Fortezza Vecchia.


Ο πεζόδρομος στα Μουράγια και στο βάθος τα Ανάκτορα. C O R F Ù PA N O R A M A

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Municipio Esempio rappresentativo dell’architettura veneziana a Corfù, il Municipio della città, situato nella piazza del Municipio, era il centro delle attività sociali durante gli anni della Venetocrazia. Il palazzo, che al tempo fu chiamato, la Galleria dei Nobili, fu edificato nel periodo tra il 1661 e 1693, con scopo di essere utilizzato come club degli ufficiali della flotta veneziana e Loggia per i nobili della città. Nel 1717, l’edificio fu trasformato in teatro e fu rinominato “Teatro San Giacomo” dall’omonima chiesa. La chiesa di San Giacomo infatti, fu costruita nel 1632 e operò per molto tempo come duomo per i cattolici. Il “Teatro di San Giacomo” fu uno dei primi teatri europei che hanno messo in scena spettacoli d’opera, e fu associato strettamente con la nascita del teatro settinsulare ionico e greco moderno, dando origine alla reputazione teatrale di Corfù. Dal 1733 si iniziarono a fare inoltre, le prime rappresentazioni melodrammatiche. Si dice che i corfioti erano così innamorati del teatro, (a seconda della tradizione) che non gli bastava solo di andare a guardare gli spettacoli, volevano attendere persino alle prove. Quando nel 1903 fu costruito un nuovo teatro a Corfù, questo edificio (con l’aggiunta di un piano) fu trasformato in Municipio. L’edificio, in stile rinascimentale, è fatto di pietra scolpita Chignon, ed è un progetto di un architetto sconosciuto. L’esterno è decorato con archi e sculture barocche. Sul lato est, c’è il busto di Francesco Morosini insieme con i suoi quattro figli (che simboleggiano le sue virtù). Il sipario del teatro era una straordinaria opera d’arte ed doveva essere stata scolpita o da Giovanni Busato, direttore dell’ Accademia di Belle Arti di Venezia, o, secondo altri teoretici, da Napoleone Genovesi. Il palazzo è ornato da rappresentazione dall’Odissea e raffigurazioni di Ulisse sull’isola dei Feaci (Corfù). Il sipario si è conservato intatto, (nonostante la distruzione del teatro nel 1943) e attualmente si trova sul sito del nuovo Teatro Comunale di Corfù, come anche la Portantina, una barella placcata di oro con un sedile di velluto; che trasportava le prime donne di ogni spettacolo dagli alberghi dove rimanevano fino al teatro dove recitavano. 354

La vecchia “Galleria dei Nobili”, che è stata anche un teatro, è


è l’attuale Municipio.

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Fortezza Vecchia Una delle più impressionanti opere fortificatorie dello spazio europeo, la Fortezza Vecchia, costituisce uno dei punti più caratteristici della città, una specie d’”isola dentro l’isola”, una estremità dominata da due vette rocciose. La posizione geografica di Corfù l’ha fatta spesso obiettivo d’invasori, fatto che obbligò i residenti a creare fortificazioni. All’incirca nel 550 d.C. i Corfioti, lasciando Hersoupolis, conosciuta in seguito come Paleopolis, si trasferirono nella piccola come Paleopolis, si traferirono nella piccola, sicura penisola, di fronte all’attuale città per edificare una Fortezza. A via delle due vette delle rocce, la città e stata nominata Coryfo (Corfù), nome che viene usato anche oggi nelle lingue straniere. La opere fortificatorie della fortezza sono state costruite in successione: prima dai Bizantini, poi dai Despoti d’Epiro, poi dagli Angioini e infine dai Veneziani che le hanno dato la forma definitiva; concentrandosi sulla piccola penisola che separa la vecchia fortezza dal resto dell’isola, scavando un fossato e spianando la zona, creando un ampio spazio libero davanti al forte, la cosidetta Spianada. I lavori furono completati nel 1568, dando al forte le atrezzature necessarie e quella forma definitiva che l’hanno resa inespugnabile. Dopo la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1717, la fortezza vecchia fu usata come centro militare da ogni successiva amministrazione. Gli inglesi fecero numerose modifiche nella fortezza: costruirono il palazzo di pietra della Caserma dedicata alla Fanteria, un ospedale militare, la Cittadella e la Chiesa di San Giorgio che operò all’inizio come chiesa anglicana. Nel periodo dell’unificazione di Corfù con il resto della Grecia, le grandi potenze europee dell’epoca, demandarono la demolizione della fortificazione dell’isoletta Vido, delle mura della città e di gran parte della Roccaforte Nuova. La movimentazione dinamica del popolo corfiota però, riuscì a salvare la fortezza vecchia che dopo anni servirà per proteggere i Corfioti dai bombardamenti tedeschi del 1943.

La struttura della Fortezza Vecchia Le Mura della Fortezza hanno tre livelli diversi: il livello più in alto contiene le due roccie e il tra di loro spazio. Il livello centrale racchiude la parte più grande della fortezza. 366


Spazi per i bisogni quotidiani di CorfĂš dentro la Fortezza Vecchia.

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Fortezza Nuova La Nuova Fortezza, la “Fortezza di San Marco” è situata al bordo settentrionale-occidentale della città e fu costruita dai Veneziani nel 1576, poco dopo il secondo assedio turco. La crescita costante della popolazione e l’espansione continua di Corfù, in combinazione con le ambizioni territoriali dei nemici resero necessarie la costruzione di nuove fortificazioni. Quando si parla della strategia difensiva si devono prendere in considerazione anche i perimetri, dal momento che la città si espandeva verso ovest. Il secondo assedio, avvenuto dai Turchi nel 1537 mostrò che non c’era più tempo per rimandamenti. Nel 1576, i Veneziani inviarono a Corfù, l’architetto, Francesco Vitelli, con scopo di sorvegliare e migliorare i progetti difensivi. Iniziarono l’edificazione della nuova fortezza sopra la collina di San Marco, estenendola meridionalmente con mura e bastioni, arrivando in tale modo fino al mare di Garitsa. Corfù cosi si trovò interamente dentro le mura e prese il nome di Kastropoli. Per la costruzione della Fortezza Nuova, che è stata completata nel 1645 e per l’estensione delle mura della città, è stata ritenuta necessaria la demolizione di circa 2.500 case (insieme a molte vecchie chiese). Vitelli decise di fortificare la collina di San Marco con una ancora roccaforte per riuscire a proteggere la zona circostante. La Nuova Roccaforte era decisamente più piccola di quella Vecchia, e si estendeva su due livelli. Le mura della Fortezza Nuova sono state circondate da un fossato secco e inoltre furono costruiti bastioni, che erano in grado di rafforzare le difese della città. Sul lato orientale del livello inferiore che proteggeva il porto, c’era un piccolo bastione che collegava la Fortezza con le mura della città, da dove iniziava quello spazio che venne chiamato Punta Perpetua. Esattamente di sopra, è situato il bastione “Kalogeros” e le opere fortificatorie del “Korakofolias”. Il bastione “Scarpona” rafforzava la difesa del secondo livello ed è il punto dove accaddero le più feroci battaglie con i Turchi, durante l’assedio del 1716. Tra Scarpona il bastione di Sarantaris, c’era la Porta Stopa al Tenedu, nella quele finiva il buco dal Mercato Popolare che veniva usata dal commandante del Forte, in casi di emergenza, per comunicare con con le forze esterne. 380

La “Fortezza di San Marco” illuminata.


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Vecchio Palazzo Reale dei Santi Michele e Giorgio Situato sul lato settentrionale della piazza Spianada è una delle località più spettacolari a Corfù. L’edificio è stato pianificato dal colonnello ingegnere inglese George Whitmor ed è stato edificato durante lo spazio di tempo dal 1819 fino al 1823, Durante il periodo che l’isola era governata dal famoso Delegato Inglese Thomas Maitland. Il Palazzo accomodava originariamente il senato delle Isole Ionie, mentre nello stesso tempo veniva utilizzato come residenza personale di Maitland. In seguito è stato accomodato l’Ordine dei Santi Michele e Giorgio, fondato nel 1818, dal nome del quale fu nominata la reggia. Per quasi cinquanta anni (1864-1913), le sue sale sono state usate per eventi e cerimonie dalla famiglia reale greca, mentre oggi ospita il museo di Arte Asiatica e la Pinacoteca Comunale con una grande varietà di reperti. La porta principale è stata chiamata Porta San Giorgio mentre l’altra è stata chiamata Porta di San Michele. Entrambi le porte si trovano sulla piazza. Sopra i portoni, sono stati incisi i nomi dei Santi. Nell’aetoma del palazzo reale sono scolpiti gli stemmi delle sette isole. In mezzo c’è lo stemma inglese. È indubbiamente uno dei monumenti più importanti dal periodo della protezione Britannica e uno dei primi edifici in stile neoclassico in Grecia. Nonostante le sue dimensioni è grandioso ed elegante. È il secondo più grande palazzo in Grecia, dopo il palazzo di Othonas ad Atene (il palazzo dove si trova l’attuale Parlamento Greco). È fatto di pietra di Malta e la sua facciata è decorata da colonne di stile dorico. La parte superiore del Palazzo è ornata con rappresentazioni allegoriche delle Isole Ionie, opere dello scultore Corfiota Pavlos Prosalentis. Lì si vede inoltre, anche Corfù, rappresentata con la sua antica nave simbolo “Apidavlos Nafs”. Ancora più impressionante, l’interno del Palazzo con lussuose sale da ballo, sale per ricevimenti e cena, decorate con camini in marmo, lampadari e quadri di distintivi dei Santi Michele e Giorgio. Nel giugno del 1994, il rinnovato Palazzo ha ospitato alcuni degli eventi del Vertice dei capi di stato dell’Europa Unita. 388

La vecchia Reggia dei Santi Michele e Giorgio. che è stata edificata da Thomas Maitland, è il monumento più importante dal periodo della Dominazione B


Britannica. C O R F Ù PA N O R A M A

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Liston L’imponente complesso urbano sul lato orientale della Spianada, il Liston, fu edificato durante gli anni 1807 e 1814 dagli Imperiali Francesi e i suoi edifici furono nella loro maggior parte, residenze borghesi. Si estende per circa due blocchi ed è opera dell’ingegnere francese Mathieu de Lesseps (padre del famoso Ferdinando Lesseps, celebre creatore del Canale di Suez) che costruì i palazzi di via Rivoli a Parigi, nello stesso stile architettonico, che era prevalso durante il periodo Napoleonico. Nella progettazione e nell’edificazione del complesso urbano partecipò anche il celebre ingegnere greco Ioannis Parmesan. L’obiettivo iniziale deI Francesi era quello di fare i complessi urbanici come Liston, (con le loro volte e la lanterne caratteristiche veneziane) raggiungere il punto dove oggi si trova, l’Accademia Ionica. Detrimentale per la realizzazione dei loro piani, fu l’occupazione dell’isola dagli inglesi. Originariamente alcuni degli edifici avevano: un piano terra e un primo piano che veniva utilizzato come caserma dai francesi; di solito al piano terra residevano i soldati e nel primo piano gli ufficiali. Col passare degli anni, sono stati aggiunti altri piani e la maggior parte degli edifici Liston sono stati trasformati in hotel di lusso; come il celebre albergo “Bella Venezia”. Nelle loro camere sono state ospitate figure prominenti, come ad esempio Kostantinos Kavafis e Dionysios Solomòs. Secondo una vecchia erratica opinione, il nome “Liston” derivava dalla parola “lista”, a causa del fatto che nelle gallerie degli edifici e nei marciapiedi anteriori, potevano camminare solo coloro che erano iscritti nelle liste del “libro d’Oro della Nobiltà”. Oggi sappiamo invece, che “Liston” veniva chiamata dai veneziani, la strada pavimentale pedonale che era dedicata alle passeggiate (dalla parola veneziana Listoni nella quale appartengono tutte le strade con piastre di marmo o di pietre). A Liston in realtà, proprio come oggi, non era vietato a nessuno di passeggiare. Oggi, sotto le arcate, si trovano bar, ristoranti e tavole per strade, sotto le ombre degli alberi della piazza. 400

Luce e... colore, danno le lanterne di Liston.


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Paleopolis Basilica di Paleopolis Nella zona di Paleopolis, e’ situata la basilica di Paleopolis, monumento paleocristiano di grande importanza. Si trova di fronte il Mon Repos, nello spazio dove si trovava il centro della città anticamente. È stata edificata nel V d.C. secolo ed è una delle più grandi basiliche dell’epoca, da cinque navate, con due nartici, decorata con molte sculture e pavimenti di mosaico. La chiesa era dedicata ad Agia Kerkira. La basilica di Paleopolis fu distrutta durante le invasioni del XVI secolo e al suo posto fu edifi cata una più piccola da tre navate che fu distrutta nel XI secolo. Nel 1537, la chiesa è stata riedificata ed è stata distrutta nuovamente durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Oggi la chiesa è in rovine, senza aver più il suo tetto. La tenuta di Mon Repos (Mon Repos, che significa “il mio riposo”) nello spazio di Paleopolis è il più grande polmone di verde della città, con una superficie che si estende ai 240.000 mq. Entro i limiti della tenuta vennero scoperte rovine di antichi templi di Hera e di Apollo.

Mon Repos Mon Repos è stato costruito nel 1828-31 come residenza estiva del delegato, lord Frederick Adam. Anche questa è un opera di Whitmore. Si tratta di un edificio dalle forme semplici, grandi aperture con quelle caratteristiche tipiche e morfologiche della tradizione classica inglese insieme all’aggiunta di elementi greci. Dopo l’Unione, è stata ceduto dal Comune al Re Giorgio I, che l’ha rinominato Mon repos. Tornando ancora una volta, nella proprietà del Comune di Corfù che lo ha ceduto per circa cinquant’anni al ministero della Cultura, accomodando così nelle sue sale, il museo di Paleopolis.

Madonna di Vlacherna - Pontikonisi Il monastero della Madonna di Vlacherna ospitava suore fino al 1980. Situato sull’isolotto di Vlacherna, che è collegato con Corfù da uno stretto corridoio. La “nave di Ulisse” veniva chiamata Pontikonisi. La leggenda dice che quando arrivò qui, il re di Itaca, la sua nave fu trasformata da Poseidone in una roccia verdeggiante. 408


Il delegato Inglese Frederick Adam fece costruire la casa estiva di Mon Repos. C O R F Ă™ PA N O R A M A

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Palazzo Achilleion Perfettamente integrato nell’ambiente circostante, il Palazzo Achilleion si trova appena al di fuori di Gastouri, uno dei villaggi più pittoreschi dell’isola. Fu costruito in una collina, in stile neo-classico ed è circondato da splendidi giardini pieni di cipressi, olivi, gerani e bouganville. Il panorama dai balconi della reggia è semplicemente stupefacente.

Il Palazzo Reale L’ingresso principale, la facciata della reggia, si trova nella parte orientale ed è costituito: da uno sporgente portico con colonne di stile dorico; Due centauri di marmo, che decorano il balcone del primo piano e terrazzi che si trovano a destra e a sinistra dei balconi (sostenuti da colonne di stile corinzio). Nel terrazzo del secondo piano ci sono quattro ninfe di bronzo con laterne. Mentre nella parte sinistra dell’edificio si trova un Hermes (Mercurio) pronto a volare con i suoi catterestici sandali e il suo caduceo. Il portone centrale in ferro è ornato da splendidi bassorilievi in bronzo. A sinistra viene rappresentato Zeus che colpisce i Titani con il suoi fulmini e a destra Achille con la sua personale auriga, trasportato dalla sua quadriga. Passando dall’ingresso il visitatore si trova nell’atrio di stile romano, con cortile interno. Si può dire che tutto il palazzo è un complesso di ritmi con impronte rinascimentali ed elementi pompeiani. La prima sala fu stata trasformata da Elisabetta in cappella, le sale adiacenti diventarono dormitori, mentre a sinistra si trovavano: l’affumicatoio, la sala da pranzo, la camera per i giochi e le cucine. Dall’Atrio inizia la grande scalinata interna, che è un’imitazione della scalinata del teatro dell’Opera di Parigi, nei piani superiori ci sono: la coppia divina, Zeus ed Hera, in dimensioni di corpo umano che si sovrapponeva sui balaustri. Nel primo piano inoltre c’erano gli appartamenti di Franz Joseph I e Maria Valeria (la figlia più piccola della coppia imperiale) e nel secondo piano c’erano gli appartamenti di Elisabetta. La prima opera d’arte che si può incontrare è l’affresco “Le Quattro Stagioni dell’Anno e le Ore”, opera dell’italiano Vincenzo Galloppi, che rappresenta in modo allegorico i cambiamenti delle stagioni durante l’anno. 422


L’imponente Palazzo Achilleion che fu costruito con spese di Elisabetta.

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Corfù Settentrionale e Orientale Usando come asse la strada costiera, nel percorso si alternano numerosi villaggi. Alcuni vengono bagnati dalle onde, alcuni si trovano in zone più interne e altri si trovano sopra le montagne. Tutti i villaggi hanno comunque, la loro distinta personalità. Iniziamo la nostra “esplorazione”.

Primo Itinerario Alepou è un sobborgo collegato con la città di Corfù già trovato nelle fonti scritte dal XIV secolo, quando veniva chiamato borgo. Nel 1584 è stata fondata la chiesa di Agias Paraskevis. Per quanto riguarda il nome, alcuni credono che proviene dalla varietà d’uva “alepou” e altri sostengono che proviene, dalla cattiva interpretazione del nome dei proprietari terreri Aliputza (Alpuzza). Puo darsi purè, che il nome provenga dalla furba volpe (Alepou in greco vuole dire volpe). Anche Potamos è un sobborgo della città di Corfù. Ha preso il nome dal potamos (fiume) che lo attraversa ed è considerata una delle regioni più importanti e prestigiose; per via della quantità di acqua che fornisce all’isola e perchè è anche una zona umida importante (pag. 34). Le sponde vengono unite dal ponte di Asirmatos; opera risalente al periodo veneziano. Nel centro abitato si conservano numerose case signorili che risalgono persino al XIV secolo. La chiesa di Zoodochos Pigis e di Santo Barbaro con il campanile di 35 metri è un’opera degli inizi del XIV secolo. Nella spiaggia durante la venetocrazia c’erano anche saline. Evropouloi è un piccolo, pittoresco villaggio. Nella posizione Koukouritsa si trova il Museo di Kapodistria - Centro degli Studi Kapodistriaci. È stato fondato nel 1981 è fa parte di una donazione di Maria Desylla-Kapodistra, Sindaco di Corfù -prima donna sindaco della Grecia- durante il periodo 1956-1959. È situato nella casa estiva della famiglia del primo governatore della Grecia Ioannis Kapodistiras e il palazzo fa parte della sua eredità. I reperti sono oggetti personali, medaglie, distintivi e sigilli con lo stemma e mobili dell’epoca. C’è inoltre un vecchio oleificio, edificio del 1777. Prossima tappa, Kontokali, villaggio costiero con stradine ombreggianti e spiaggie di sabbia. Il nome proviene dal nobile Cristoforo Kontokali che partecipò come sopracomito (capitano di galea) nella battaglia navale di Lepànto (1571). 466


Le campane nel campanile della chiesa di Agios Iakovos tou Persi nella vecchia Peritheia.

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Corfù Settentrionale e Occidentale “Ricca e rigogliosa” l’isola di Corfù. E ovviamente, questo vale anche per la sua parte nord occidentale. Lì infatti si trovano alcune delle sue spiaggie più famose al mondo. E se non bastasse questo, si incontrano anche, numerosi villaggi che svelano pian piano la storia bizantina del posto.

Primo itinerario Inizieremo il nostro percorso da Roda, uno dei più importanti centri turistici con la sua particolare, infinita spiaggia bianca. Lì è stato scoperto un antico tempio di stile dorico, risalente al V secolo, del quale i suoi pezzi sono esposti attualmente nel Museo Archeologico di Corfù. Prossima spiaggia, Astrakeri, piccolo insediamento vicino al mare, che durante il dominio veneziano era un covo di pirati. Prese il nome dai fiori-cespugli, gli astrakes. Secondo una leggenda, il nome proveniva dalla dea Asterea (Stellosa) che lacrimava, perchè quando guardava in basso nella terra, non riusciva a vedere nessuna stella Karousades, furonο abitati per la prima volta nel 20 d.C. dai Karoussi, profughi provenienti dal Pontus (Asia minore). Durante gli anni bizantini, fu un importante centro amministrativo e conobbe grande sviluppo economico. Nel 1453 si stabilirono lì, i Theotoki, famiglia con presenza notevole nella vita economica e culturale dell’isola da dove uscirono molti politici. La loro spettacolare reggia, costruita nel 1500, viene mantenuta in buone condizioni fino ad oggi. Antipernoi è un suggestivo villaggio che “abbraccia” la ricca vegetazione. Il nome del posto, dovrebbe risalire ad Omero, il quale fece riferimento ad Antipernaia. Che significa “Passo dall’altra parte”, cioè, dall’altra parte della fortezza dei Feaci. Sidari è una delle località turistica corfiote più conosciute nel mondo, lì è situata una delle più famose attrazzioni dell’isola: Il “Canale dell’Amore”. Il canale viene creato da scogli con pietre soffici, erette dentro il mare. Il mito dice che questi scogli, non sono altro che una coppia innamorata, che si è petrificata dentro il mare. Nel mezzo (all’incirca) della spiaggia sfocia anche il fiume Tiflos. Da lì partono navette con destinazione le Isole Diapontie, Othoni, Ereikoussa e Mathraki. 516


Un... Perpetuatore che ammiriamo e che ci piace osservarlo.

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Corfù Meridionale e Occidentale Anche qui il verde arriva fino al mare. E anche qui le spiaggie sono una meglio dell’altra. Case signorili, vicoli, vilaggi tradizionali, monumenti e musei ornano la parte meridionale e occidentale di Corfù. Vediamoli più analiticamente. Kokkini ha preso il nome dal signore Kokkini, al quale la zona era stata ceduta dai Veneziani, per la sua partecipazione, come capitano di galea, nella battaglia di Lepànto. La casa signorile Kokkini, edificata sopra una collina agli inizi del XVII secolo, presenta grande interesse architettonico, è in ottime condizioni ed è anche abitata. Vatos è situato sopra il monte di Agios Giorgis, costruito lontano dal mare per evitare il pericolo dei pirati che affliggevano le coste. Lì si trovano due chiese interessanti: Agios Nikolaos con gli affreschi bizantini del XVIII secolo e Agios Georgios, nella vetta della collina con affreschi del XIV e XV secolo. Rocce imboscate che si rispecchiano quasi verticalmente nel bellissimo mare trasparente è il paesaggio di Myrtiotissa. Ha preso il suo nome dal monastero della Madonna Myrtidiotissa, poiche l’icona era stata trovata nel mirto. Il monastero si trova su una roccia verdeggiante sul bordo del burrone ed era stato costruito nel XIV secolo, da un cristianizzato monaco Turco. Molto carina è anche la spiaggia di Glyfada, molto amata dalla gioventù del posto. Alte collina, immerse negli olivi e pini che “abbracciano” la baia, nei piedi della collina di Pelekas. Pelekas è un villaggio tradizionale con chiese, strade strette, e “nascosti” cortili. Edificato sulla cima di una collina verdeggiante immersa da ulivi, pini e cipressi, è conosciuto per il famoso Osservatorio del Kaiser, chiamato anche il “Trono del Kaiser”: una proprietà con vista panoramica sulla valle con il tramonto più famoso dell’isola. L’imperatore William II infatti, ammirava la vista da lì. A Pelekas è situato anche il Museo di Costumi Tradizionali Greci e della Musica Corfiota. Nel museo vengono esposti: costumi locali, fotografie e accessori di costumi (fibbie, cappelli, cinture, etc.) del XIX secolo. Oltre a un archivio con registrazioni di canti, inni religiosi e canti ecclesiastici correlati con la tradizione locale. 584


Sabbia fine che si estende in grande latitudine nella spiaggia Glyfadas.

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Corfù Meridionale e Orientale Spiaggie di sabbia, vecchie saline, villaggi storici, architettura bizantina e veneziana, oltre a due fenomeni naturali unici: l’olivo di 2500 anni e la pianta poseidionia che la sua presenza, anche da sola, garantisce che le acque siano perfettamente pulite e sane. Veniamo a conoscere meglio Corfù meridionale e orientale. Kavos è la più vivace e più frequentata destinazione turistica con intensa vita notturna. Se volete tranquillità sarebbe forse meglio scegliere uno dei villaggi nei dintorni, immersi dentro gli uliveti. Da Kavos partono navette per Passo e Antipasso. La spiaggia di Kavos è una grande spiaggia con sabbia di lunghezza di circa 3 km. con acque basse e pulite. Lefkimmi è una suggestiva cittadina della pianura, attraverso uliveti, vigneti e frutteti. Viene trascorsa dal fiume Chimarros che sfocia nella spiaggia Buca da dove “ormeggiano” le barche dei pescatori. Lì ci sono monumenti storici e chiese, come il monastero della “Kiras ton Aggelon” risalente al 1698, che fu edificata dai figli di Varlaam Kapodistrias. Nella chiesa di Agios Arsenios, vengono custodite le reliquie dell’omonimo Santo, che fu per molti secoli il protettore di Corfù. La chiesa di Agion Theodoron si distingue per il suo campanile. Lì si trovano anche le vecchie saline. I rinnovati palazzi veneziani erano infatti, i depositi di sale. A Melikia si può visitare la chiesa di Agios Isavros con rari affreschi del XVI secolo. La spiaggia Buca è situata nella sfoce del fiume Chimarros e da lì prende anche il suo nome. È una piccola, spiaggia di sabbia, con vegetazione suggestiva nella parte posteriore. Da quando ha smesso di funzionare la mina di sale ad Alikes Lefkimmi. La spiaggia di Alikes si è trasformata in un bellissimo spazio naturale. La sua sabbia, le acque pulite e la bellezza del posto la fanno ideale per chi cerca di ritrovare la tranquillità della natura. Molos è un insediamento marittimo, costruito su un verdeggiante oliveto. La spiaggia di Molos ha acque cristalline trasparenti che diventano profonde man mano che ci si allontana, ha sabbia fine e pietrine. Accanto si trova anche la bellissima spiaggia Gripi. 622

Acque calde e una grande spiaggia a Moraitika.


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“Gemma Verde” Un fascino Naturale di questo livello non avrebbe potuto non affascinare la mitologia greca. Secondo il mito si dice che l’isola fosse opera di Poseidone (Nettuno), il celebre dio del mare; L’isola fu creata quando il Deo lanciò con forza il suo Tridente e staccò un pezzo dall’ isola di Corfù, per forgiare un nido d’amore, da condividere con la sua prediletta nereida Anfitrite con la quale fece due figli: Tritone e Vensesikymi (che ha il significato di onda profonda). Etimologicamente la parola Passo (secondo Strabone) proviene dalla parola fenicia “Pacs” che caratterizza la forma geometrica del trapezio. Diciamo che Passo è come una bottiglia di profumo: di dimensioni è piccola, del resto si può contenere dentro anche un piccolo recipiente. ma nonostante ciò il suo valore non si perde, al contrario, viene multiplicato, la stessa cosa accade anche con questa isola; è piccola ma la sua bellezza è moltiplicata dalle sue dimensioni. Tempo fa l’isola veniva considerata un paradiso segreto per vacanze diciamo eremitiche. Oggi anche se viene visitata da molti turisti, la denominata “gemma verde dello Ionio”, è riuscita a trattenere in completo il suo fascino, sia quello dall’aspetto del paesaggio idilliaco sia quello dell’aspetto della ricca tradizione culturare dell’isola. Quando parliamo di coste spettacolari, baie pittoresche, coste frastagliate, incantevoli grotte marine, olivi secolari, cipressi e cespugli, non descriviamo una parte di Passo. Descriviamo Passo nella sua Interezza. Tutto questo completamente armonizzato in una superficie adiaciente con villaggi tradizionali, chiese, cappelle e muretti a secco. Nelle magnifiche baie di Passo si fermano numerose barche da escursione per godersi la natura idilliaca. Andiamo ora a conoscere meglio questa piccola isola. La capitale Gaios, prese il nome dal discepolo dell’Apostolo Paolo, Gaio, uno degli ottanta saggi, che si erano dedicati alla traduzione della Bibbia. Secondo la tradizione, Gaio morì durante un viaggio, poco dopo di aver insegnato all’isola la Parola di Dio. Il mito dice che è sepolto dietro il coro di Banca della chiesa dei Santi Apostoli. 668

Il porto di Gaio “abbraccia” l’entroterra.


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“Al di là del mare” Nell’estremità della Grecia verso Ovest si trovano le Isole Diapontie: tre piccole isole e alcuni isolotti. Il loro nome significa che sono “al di là del mare”, cioè nel mare aperto. I primi abitanti arrivarono ad Othoni nel XIV secolo. Dopo la battaglia di Lepànto, nel 1571, alcuni degli isolani lasciarono le loro case e si trasferirono lì per maggiore sicurezza. In seguito, gli abitanti si estesero anche nelle altre due isole.

Mathraki (Malthaki) Un puntino verdeggiante che si sposa con la sabbia bianca è Mathraki, la più piccola e più meridionale dalle Isole Diapontie, con una superficie di 3,1 sq.km. I due villaggi, Ano e Kato Mathraki si affacciano sull’isola di Corfù. A Mathraki ci sono due chiese: una di San Nicola e una di San Spiridione. Plakes è il porticino dell’isola. Una strada asfaltata porta all’insediamento Benatika da vista spettacolare. Verso nord si trova Ano Panta e verso sud Kato Panta. Gli olivi e i cipressi forniscono le ombre necessarie. Karavi, Leipso e Plaka sono tre isolotti rocciosi che secondo una leggenda, non è altro che una nave dei pirati pietrificata con le sua rispettiva barca ed ancora. La nave fu trasformato in pietra da Agios Nikolaos, quando i pirati tentarono di saccheggiare la chiesa dell’isolotto Diapolos. Nel lato nord-orientale è situata la spiaggia Portello, un paradiso per i subacquei e per gli amanti della pesca subacquea. Sulle coste meridionali si può nuotare a Fiki e Apidies con il bel tramonto. Di fronte da Fiki si trova l’isolotto Trachia e un po’, più giu potrete incontrare il vecchio porticino, Kontraka. Dal centro abitato Xorio, potrete raggiungere capo Arvanitiko, un’insenatura con sabbia bianchissima e acque calme.

Othoni (Fanos) La più grande isola del “gruppo” delle isole Diapontie è Othoni. Lì il visitatore potrà ammirare la ricca vegetazione, i cipressi selvaggi e le splendide, pulitissime spiaggie che sono ideali per gli amanti delle vacanze tranquille. In appena 10.8 sq.km. il visitatore capirà forse, il significato di “paradiso perduto”. 714

Molta la sabbia ma non più della tranquillità che offre la spiaggia


a di Erreikoussas.

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Ville e palazzi signorili Un luogo che trasporta nobiltà, non può non distinguersi per i suoi palazzi impressionanti. Anche se alcuni di questi fanno vedere la loro età, anche se alcuni sono stati alterati dalle modificazioni, il timbro della fantasia, dei dettagli e della cura rimangono invariati. Proviamo a “Visitare” alcune di queste creazioni.

Palazzi signorili dall’epoca della Venetocrazia Palazzo Ricci, Mustoxidi 15: Originariamente a due piani, probabilmente del XVII secolo, con portico ad arco. Dal suo balcone i signori vedevano le giostre medievali. Palazzo Cobici (1680), N.Theotoki 43-49: È stato costruito da Daniele Cobici ed è stato riformato nel 1728. Lussuosa la disposizione interna del Piano Nobile. Palazzo Giallina, Kapodistriou 26: Si unirono due edifici e si è aggiunta una galleria. In seguito è stato esteso. Lì ha vissuto il celebre pittore Angelos Giallinas. Palazzo della Società di Lettura, Kapodistriou 120: Inizialmente una residenza signorile con scala esterna e scalinata interna coperta con archi. Ha subito molti cambiamenti. Palazzo Saouli, Prosforou 25-33: Da due piani con soffitto e scala esterna. Si accede nel piano superiore tramite un portone con arco. Palazzo, prima traversa Prosforou 4-6: Da tre piani con scalinata esterna e stemma. Palazzo, Guilford 10: Da tre piani con l’aggiunta di un piano. I pilastri e gli archi della galleria del piano terra sono formati da pietre lavorate. Palazzo, seconda traversa Panneliniou 13-15: Si salva il portone ad arco che porta all’esterna scalinata. Palazzo, quarta traversa Ypapantis 4: Inizialmente a due piani, ha avuto un’aggiunta di due piani con parapetto e balaustro veneziano, unico esemplare del genere. Palazzo, Kotardou, 41: Da tre piani con galleria ad arco nei due piani e scalinata esterna, esemplare unico.

Palazzi del XIX secolo Palazzo Kapodistria, Kapodistriou 122a (1832): Costruito al posto di un più vecchio palazzo, dove è nato il primo governatore Greco. È considerato la migliore opera dell’architetto Ioannis Chronis. 728

Il palazzo Ricci con il balcone - “tribuna” per le giostre.


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I vasi di terracotta vanno a pennello con il giardino. 754


Vista dall’alto a Corfù con il “paracadute”. C O R F Ù PA N O R A M A

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A Corfù sempre qualcosa... si cucina Le Isole Ionie, l’incrocio delle arti, delle lettere e del commercio, non potevano non essere toccate dalle combinazioni di sapori dell’Oriente e dell’Occidente. I Veneziani dall’Occidente portarono le prime varietà di uve di color rosso rubino e di olivi. L’Oriente “donò” spezie esotiche, erbe aromatiche e ortaggi. Con una base comune di olio, pepe, legumi, pasta e verdure. La cucina corfiota si differenzia dal resto della Grecia, sia grazie alle differenze climatiche e sia dai residui delle vecchie abitudini veneziane. Troverete certamente i vari moussàka e insalate greche, ma vale veramente la pena di provare la cucina tradizionale del posto, storia che ha origini remote. Certe ricette e abitudini rimangono nel tempo e arrivano fino da oggi, nonostante le loro origini si perdono nel tempo. Per avere un successo assoluto una ricetta, si dovrebbe effettuare nell’epoca adatta e nel giorno adatto. Sofritto le Domeniche, pasticiada nelle feste, bianco e verdure in qualsiasi altro giorno, vino sempre corfiota. L’inverno bourdetto o fagioli con aringhe, baccallà Skordalia il giorno del Vangelismo. Zuppa di avgolemono a Pasqua. Da primavera fave con carciofi, durante l’estate insalata di pomodoro, pesce e il vino... almeno quanto c’è rimasto. Da sempre i contadini di Corfù vivevano nella povertà e nella miseria, e le loro condizioni peggiorarono ulteriormente durante la dominazione dei Veneziani, i quali imponendo la monocoltura dell’ulivo impedirono in questo modo, la crescita di altri vegetabili. Il pane, l’olio e il vino, se lo facevano da soli, le verdure e gli ortaggi li raccoglievano da soli, il pesce lo pescavano loro e univano tutti gli ingredienti insieme, cucinandoli e mangiandoli con molto brodo, per poterci inzuppare il loro umile pane. Cosi sì creò la “scuola corfiota” di cucina.

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Il gallo rustico è una dalle due alternative per pasticiad


da.

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