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CittĂ di Acireale

Basilica Collegiata San Sebastiano Martire

San Sebastiano Compatrono di Acireale

A.D. 2018


Si ringrazia il signor Salvatore Guarrera per aver contribuito allo spettacolo pirotecnico dell’uscita di San Sebastiano

Foto copertina: Petra Sappa


Il martire ieri e oggi

San Sebastiano e il beato Pino Puglisi Il saluto di don Vittorio Rocca, Decano della Basilica

L’immagine che state guardando ritrae San Sebastiano inginocchiato con in mano le frecce con cui fu martirizzato. Così ce le ha consegnato il grande Michelangelo negli affreschi immortali del Giudizio Universale della Cappella Sistina. È un’immagine che mi piace molto. E pure le sue braccia sono quasi pronte a tendere l’arco, a scagliare lui stesso le frecce. Come sappiamo bene, il culto di San Sebastiano si è diffuso soprattutto perché gli vennero attribuiti grandi prodigi, in particolare la protezione contro la peste. Forse perché si credeva che la malattia si propagasse nell’aria rapida come una freccia scagliata dall’ira di Dio. Forse, e più semplicemente, perché quando nel 680 scoppiò a Roma una pestilenza violentissima, come narra Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum, il popolo ricorse a Sebastiano e la peste cessò improvvisa. Anche nella nostra città la devozione al Santo Bimartire pare sia nata per proteggersi dalla peste. La prima Festa documentata è la “Bolla” di autorizzazione vescovile alla processione esterna nel 1571… quasi 450 anni fa! E ci siamo messi in cammino verso questa data giubilare che va certamente ricordata e sollecitata alla nostra memoria.

Bellezza contro peste, è san Sebastiano. Sebastiano è il corpo santo che penetrato dal martirio ostenta una bellezza inviolabile. Sebastiano ci “lancia” le sue frecce, ci invita alla vera devozione e imitazione. Essendo lui giovane ci dà la forza della giovinezza. Ci invita a seguire i suoi esempi, come quello di essere generosi con chi ha bisogno, gli indigenti, i poveri. Aiuto verso i più bisognosi che la nostra città di Acireale non ha mai negato. Però questa generosità va coltivata, insegnata ai nostri figli, altrimenti tutto sarà perduto perché l’egoismo – la nuova peste – è sempre in agguato. Il nostro mondo è pieno di tanti rumori e distrazioni che possono soffocare la voce di Dio. Affinché altri siano chiamati a sentirne parlare e a credere in Lui, hanno bisogno di trovarlo in persone che siano autentiche, persone che sanno come ascoltare. È certamente quello che noi vogliamo essere. Ma solo il Signore può aiutarci a essere genuini; il nostro amico Sebastiano perciò ci invita alla preghiera. Quest’anno – durante i giorni della Festa – avremo la grande gioia di conoscere anche un altro martire, un martire di oggi, della nostra amara e bellissima terra siciliana: il beato padre Pino Puglisi.


Pino Puglisi nacque a Palermo il 15 settembre 1937 e venne ordinato sacerdote nel 1960. Nella sua attività pastorale risalta con singolare evidenza il contrasto tra una religiosità esteriore e ipocrita e la profondità di un coinvolgimento vitale nell’esperienza della fede. Da parroco cercò di incidere sulle coscienze e sui cuori anche di coloro che si erano allontanati dalla pratica religiosa. Questa sua incessante diffusione del Vangelo non poteva non metterlo in cattiva luce agli occhi dei malvagi. Toglieva i ragazzi semiabbandonati del quartiere alle cosche malavitose. La sua morte, per mano della mafia, avvenne la sera del 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Un uomo armato gli puntò la pistola alla nuca. Don Pino gli sorrise e pronunziò le sue ultime parole: “Me lo aspettavo”. Cari amici, parliamo ai santi, come San Sebastiano, che festeggiamo con così grande devozione, e come il beato Puglisi. Erano uomini come noi e sono diventati martiri, testimoni dell’amore di Gesù. Ma anche loro fecero i lori errori ed ebbero bisogno di essere pazienti, di imparare gradualmente come essere veri discepoli di Cristo. Anche noi, non dobbiamo aver paura di imparare dai nostri errori! Condividiamo con loro tutto quello che abbiamo nel cuore: le paure e le preoccupazioni, i sogni e le speranze. Sebastiano e Pino chiedono – soprattutto a voi giovani devoti – di essere “discepoli missionari” messaggeri del lieto annuncio di Gesù, soprattutto per i vostri coetanei e amici. Come ha detto recentemente papa Francesco ai giovani: «Non abbiate paura di fare scompiglio, di porre domande che facciano pensare la gente. E non abbiate paura se a volte percepirete di essere pochi e sparpagliati. Il Vangelo cresce sempre da piccole radici. Per questo, fatevi sentire! Vorrei chiedervi di gridare, ma non con la voce, no, vorrei che gridaste con la vita, con il cuore, così da essere segni di speranza per chi è scoraggiato, una mano tesa per chi è malato, un sorriso accogliente per chi è straniero, un sostegno premuroso per chi è solo». Ma essere inviati, precisa Francesco, significa «seguire Cristo, non precipitarsi in avanti con le proprie forze! Il Signore inviterà alcuni di voi a seguirlo come preti e

a diventare in questo modo “pescatori di uomini”. Altri li chiamerà a diventare persone consacrate. E altri ancora li chiamerà alla vita matrimoniale, a essere padri e madri amorevoli. Qualunque sia la vostra vocazione, vi esorto: siate coraggiosi, siate generosi e, soprattutto, siate gioiosi!». Oggi Sebastiano e Pino, martiri di ieri e di oggi, testimoniano la speranza che un germe del regno dei cieli possa iniziare a sbocciare sulla terra. Il sangue del sacrificio di ogni martire diventa quel seme di speranza da cui fiorisce un rinnovamento della società e della Chiesa, affinché ogni essere umano possa godere del bene della dignità umana durante il suo pellegrinaggio terreno.

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La grande chiesa di San Sebastiano divenne la continuazione della nostra casa La vita scout nella basilica di san Sebastiano nel 1948, settant’anni fa di Antonino Leotta (1)

Ad animare il Gruppo dell’Acireale 1º, c’era un giovane sacerdote, Don Biagio Catania. Assieme ad un altro sacerdote più giovane di lui, Don Ignazio Calì, svolgevano il servizio di Vicari-Cooperatori o Vice-Parroci nella Parrocchia di S. Giuseppe. Don Biagio era anche Cerimoniere del Vescovo, Cappellano alle vicine carceri e cappellano delle Suore contemplative della Visitazione nel Monastero del “Pizzone”, oggi Piazza Dante. Don Ignazio, invece, era Cappellano all’Asilo S. Giuseppe, una “casa” retta dalle “Piccole Suore dei Poveri” che ospitava un centinaio di anziani nella parte finale di via Dafnica. Nel dicembre di quel 1948, Mons. Salvatore Russo, Vescovo di Acireale, che tanta parte operò nello sviluppo dello scoutismo nella nostra città, intuì che anche gli scouts avevano bisogno di una certa autonomia e di spazi sufficienti. Nominò, quindi, Don Biagio, Decano della Collegiata S. Sebastiano e Don Ignazio, Canonico nella stessa Collegiata, perché pensò bene che, continuando a farli lavorare assieme, lo avrebbero fatto con entusiasmo e successo. Con questa felice scelta, il Vescovo permise il passaggio degli scouts nella grande Chiesa-Collegiata di S. Sebastiano, nel cuore della città. Nei giorni di vacanza che seguirono il Natale del 1948, con indicibile gioia che ci coinvolse all’inverosimile, avvenne il grande trasloco dai numeri 6-8 della via S. Biagio alla centralissima e bellissima Collegiata S. Sebastiano. Trovammo, però, un cortile completamente invaso da erbacce con una cisterna piuttosto abbandonata, circondata da varie catapecchie colme di rottame vario, di muffa e di topi. Poi, scoprimmo la “cripta”, nei sotterranei della Chiesa, satura di montagne di rifiuti e detriti. L’esplorazione e la susseguente bonifica non trovarono sosta. Non so se definirci delle formiche

o dei minatori, ma è certo che con una paziente, ininterrotta opera, con picconi, pale, vecchie ceste e “cantarelle” riuscimmo a liberare la cripta di tutto il materiale, fino a raggiungere la parete che dà sulla Piazza Lionardo Vigo. A questo punto, si poneva il problema dell’aria e della luce. Un giovane studente di ingegneria, Turi Politi, studiò, tracciò e realizzò, poi, con la collaborazione di tutti, una scala che univa la cripta con una stanza, posta a livello superiore, che si affacciava sempre sulla Piazza Lionardo Vigo. E così, la cripta ebbe una sua entrata completamente autonoma e indispensabile. La grande Chiesa di S. Sebastiano divenne la continuazione della nostra casa. Facevamo di tutto: dal suono delle campane all’addobbo degli altari, dalle liturgie alla collaborazione alla festa del Santo. La Messa festiva era certamente il momento più importante della settimana. Sotto lo sguardo dei personaggi degli affreschi e delle tele di Paolo Vasta, Alessandro Vasta, Vito D’Anna, Alessandro D’Anna, Venerando Costanzo,

(1) Tratto dal volume Lire 12,50. Frammenti di una storia, 2010. Proponiamo qui una sintesi delle pp. 79-90. Ringraziamo l’Autore per i suoi preziosi ricordi.


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Francesco Mancini, Michele Vecchio, Antonino Bonaccorsi, Matteo Ragonisi e Giovanni Lo Coco, si facevano ritiri spirituali e veglie di preghiere. Anche se ci sopportavano, perché di fatto, disturbavamo il loro quieto vivere, i Canonici della Collegiata si intrattenevano talvolta con noi, gradivano il nostro servizio nelle liturgie e commentavano le nostre stranezze. (…). La sera del 22 aprile del 1949, nella Cappella del Sacramento, avvolto dal grande silenzio e dalla penombra delle immense navate, feci la solenne “veglia d’armi”. Il mio capo-reparto, Saro Russo, mi aveva ben preparato al grande evento. Come gli antichi “cavalieri” dovevo interrogarmi davanti a Dio se mi sentivo pronto e capace e chiedere umilmente il Suo aiuto per svolgere, “sul mio onore”, il mio servizio. Il giorno dopo, infatti, 23 aprile e Festa di S. Giorgio con la solenne “promessa” pronunciata davanti al Gruppo schierato nel grande quadrato, mi impegnai “con l’aiuto di Dio, a compiere il mio dovere verso Dio e verso la Patria, ad aiutare gli altri in ogni circostanza e ad osservare la legge scout”. (…). Per celebrare adeguatamente l’Anno Santo (del 1950), i Capi idearono un “grande gioco” della durata di sei mesi. Si trattava anzitutto di essere presenti in determinate attività e di superare varie e complesse prove di ogni genere. Al vincitore

di questa impresa sarebbe stato assegnato come premio il viaggio gratuito a Roma e la partecipazione gratuita al campo estivo. (…). Devo dire con un certo orgoglio, che, in quell’anno santo, vinsi l’interminabile “grande gioco” e ottenni il viaggio gratuito. Dopo la prescritta visita in pellegrinaggio delle quattro basiliche maggiori, arrivò il momento dell’udienza. Due soltanto del nostro gruppo di scouts acesi potevano unirsi a Padre Catania per l’incontro col Papa. Dopo un rapido summit, vennero scelti lo scout più piccolo del gruppo e il capo di maggiore età. Proprio a me e a Ciccio Fichera toccò il privilegio di quell’incontro. Pio XII si avvicinò e noi ci inginocchiammo. Ci chiese subito da dove venivamo. (…). Poi, mi mise una mano sul capo e precisò che la Sicilia era la terra protetta dalla Vergine Maria all’ingresso dello stretto di Messina e la terra delle martiri Rosalia, Agata e Lucia. Padre Catania aggiunse con rispettosa premura…e anche di Venera. (…). Un fascino certamente la vita scout. Ma quanta spontaneità, quanta inventiva e soprattutto quanto impegno e quanta responsabilità per tante piccole-grandi cose. (…) Quegli anni di formazione tra gli scouts rimangono un punto di riferimento vitale, ricco di episodi indimenticabili che hanno lasciato un segno.

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Le donne Jacitane nel Seicento per San Sebastiano di Felice Saporita

I festeggiamenti in onore di San Sebastiano, ad Acireale nella ricorrenza del 20 gennaio di ogni anno, risalgono a diversi secoli addietro. In modo ufficiale vennero autorizzati nel 1571 con un “Privilegio” del Vescovo di Catania monsignor Antonio Faraone, che accordò di “circumducere immaginem Beati Sebastiani processionaliter cum clero et populo, devotis incolis et habitatoribus praedictis terrae, ac perpetuis futuris temporibus...” Nel Seicento la “festa” assumeva caratteri oltremodo spettacolari, oggi sicuramente anacronistici… Nel XVII secolo le condizioni di sopravvivenza erano assai dure: i rigori del Santo Uffizio che innescavano abusi da parte di Vescovi e Vicari, le ricorrenti epidemie e carestie, il brigantaggio e i pirati “turchi”, la vendita della città al mercante Ajroli e lo sforzo del riscatto, la terrificante eruzione dell’Etna, lo spaventoso terremoto, le sanguinose sommosse. Tali ineluttabili  eventi spingevano il popolo a cercare nei Santi protettori aiuto e conforto, ma, in egual misura,  si sentiva il bisogno  di evasione e di svago. Giuseppe Pitrè ha scritto in proposito: “Le feste patronali in Sicilia, che assurgevano ad una pompa chiassosa propria di una gente  vivace, fervida, entusiasta, erano dominate da spettacoli e rappresentazioni clamorose e bizzarre, gonfiate dalla incombente boria spagnolesca...” Jaci Aquilia non era da meno nell’esprimere la sua devozione al Santo guerriero Sebastiano. Com’è noto agli studiosi di storia locale,  notizie in merito ci provengono dal Canonico dottore Tomaso Lo Bruno (1603-1678),

procuratore della Mensa Vescovile di Catania per l’esazione dei tributi nella Contea di Mascali, Cerimoniere e Rettore della “Luminaria” della Matrice, nonché soprintendente municipale dell’ufficio postale. Gli episodi circa i festeggiamenti per San Sebastiano, riportati dal Bruno nella sua “Cronaca” quasi giornaliera, sembrerebbero incredibili, tanto sono lontani dalle manifestazioni sacre del nostro tempo. Bisogna però accordargli piena fiducia data la personalità dell’autore e la perfetta aderenza con gli altri accadimenti descritti. Si svolgevano effettivamente così. Quello che desta oggi meraviglia è il coinvolgimento e la massima valorizzazione di tante donne, che per l’occasione erano disposte ad “esibirsi” in pubblico, mentre di solito conducevano una vita molto riservata, sotto il controllo degli uomini di “casa”! Erano momenti di follia in cerca di libertà, o manifestazioni di affetto verso il Santo? Forse gli uni e le altre. Infatti, il 20 gennaio 1640 - incomincia a raccontare il can. Lo Bruno -  “si fece la festività solita di San Sebastiano, e per solennizzare detta festa fecero vestire una gran quantità di donne, rappresentando la vita di Santa Giustina, con fare anco con esse doi compagnie di soldati, con doi Capitane che sparavano e doi Alfieri donne che giocavano di Bandiera meglio degli homini...” Per la processione del gennaio 1649, “... fra le altre galanterie di donne ammascarate ve ne furono 40 che paravano e sparavano, come faceva la sua Capitana, più assai di una soldatesca avvantaggiata in guerra...” Abbandonata poi la chiesetta-oratorio dedicata a San


Sebastiano, - lo ricorda Gaetano Gravagno - ormai giudicata dai Governatori “quasi disfatta e minaccia rovina et ultra è tanto piccola che i fedeli restano fuori di detta Ecclesia...”, nel 1652 fu concessa ai confrati di S. Antonino. Il nuovo grandioso tempio era già completato nei suoi volumi, anche se bisognevole di tante opere edili, di abbellimento e di pittura, quali la facciata, il campanile, le statue, gli affreschi, ecc. Si pensò allora di dare una rappresentazione nella chiesa, dove gli “attori” furono sottoposti ad una severa separazione secondo il sesso: apprendiamo che, nella scena del Paradiso terrestre, “dove si sentivano cantare molti risignoli e altri uccelli, Adamo lo fece il Notar Giuseppe Zappalà, Eva il clerico Don Francesco Puglisi, Iddio lo fece il Sacerdote Don Erasmo Finocchiaro...”. Una seconda recita fu invece impersonata tutta da donne. Si arriva così al 20 gennaio 1652 al culmine dei festeggiamenti a cui partecipavano folle di donne Jacitane: “Essendo Governatore - scrive il canonico - il Signor Don Ignazio Scandura, homo ricco e assai affettuoso di San Sebastiano, fece una festa straordinaria alla vigilia, dove furono anche sparati 1450 mascoli... Le donne che sfilarono furono in numero di circa 240, cioè n. 40 vestite tutte da soldati con li soi borrioni e gli archibugi in collo. Dopo seguivano gli Alfieri e dopo altre 20 con li archibugi ma non sparavano. Seguiva appresso un’altra squadra di n. 30, colli suoi turbanti in testa e la sua Capitania che sparava. Altre 20 erano vestite con vesti ordinarie. Seguiva appresso una processione di 40 donne vestite tutte galanti assai, con lo suo scritto in fronte del turbante la virtù che significava, ed ognuna portava in mano un animale artificato simboleggiante le virtù tutte appropriate a San Sebastiano...” Non si avvertiva evidentemente né ridicolo, né irriverenza, anzi il Lo Bruno era tutto soddisfatto di raccontarlo e di vantare la sceneggiata, quando “ in ultimo veniva una donna che significava San Sebastiano, con altra donna che significa Cristo, che abbracciava San Sebastiano e le diceva ‘Tu semper mecum eris’. San Sebastiano con Cristo erano sotto un baldacchino rosso portato da sette donzellette vestite da Angeli...”

Commenta ancora il Pitrè: “Queste strane rappresentazioni di donne travestite fa pienamente conoscere il gusto gonfio ed esuberante del Seicento, che dominava allora in Sicilia, infiltrandosi non solamente nella letteratura e costume dei popoli, ma altresì nei festeggiamenti religiosi...” Oggi i tempi sono ancora “duri”, ma i fedeli di San Sebastiano reagiscono oltre che “cu vera fidi”, con un comportamento di grande sentita e compassata devozione, partecipando in massa alle onoranze del Santo, col ripetere nel loro cuore il versetto che campeggia nella cappella del Compatrono: “ Bella famesque procul - longe contagio dina - hic regnat princeps - qui mala cuncta fugat”, cioè  “Guerre e carestie lontano - lontano crudeli epidemie qui regna il Comandante - che fuga tutti i mali”.


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nella Festa di San Sebastiano nel Seicento di Saro Bella

I festeggiamenti in onore di San Sebastiano hanno avuto una graduale evoluzione lungo il corso dei secoli, in particolar modo nella componente della festa che non riguarda il rito religioso. Se questo infatti si è mantenuto più o meno costante, in stretto rapporto ai canoni ecclesiastici la cui mutazione era dettata da considerazioni di ordine generale e sovralocali, non altrettanto si è verificato per i festeggiamenti così detti civili, che si mostrano più direttamente influenzati dalle consuetudini, dai costumi, dalle mode dell’epoca e del luogo dove si svolgevano. La festa nelle società di antico regime avevano modi, contenuti e funzioni ormai smarrite. Originariamente le feste religiose riguardavano un ambito limitato a un circoscritto gruppo di fedeli spesso aggregato in una confraternita espressa da un piccolo nucleo abitato. I festeggiamenti del Santo Patrono avevano un aspetto prevalentemente religioso e si svolgevano all’interno degli oratori delle confraternite mentre all’esterno un corteo informale, poco strutturato e molto spontaneo, accompagnava il Santo condotto in giro all’interno del piccolo nucleo abitato. Il palio, lo stendardo di tessuto pregiato spesso dipinto, che premiava il vincitore di una corsa di cavalli lungo un percorso predeterminato, era l’evento collaterale più in voga. Le feste del nostro territorio, lungo buona parte

del Cinquecento, permangono in una dimensione contadina e spontanea. Nel Seicento, le feste assunsero una dimensione più urbana ed articolata, mentre i dettati controriformistici del Concilio di Trento imponevano un rigido disciplinamento religioso e civile che permeava ogni aspetto della vita sociale. Controriforma, Riforma e Barocco codificarono anche la festa imprimendo una rigida gerarchia per corpi e ordini sociali caratteristica della mentalità del Seicento. Le feste subirono così una severa regolamentazione divenendo lo specchio fedele di quella società ordinata per classi, obbediente e remissiva ai dettati religiosi e civili. Il contesto agreste e contadino dei festeggiamenti viene man mano sostituito dalla scena cittadina dove si muovono cortei, coreografiche processioni, cavalcate di gala, palii, giochi equestri, ecc. nei quali la rigida gerarchia di preminenze e precedenze è funzionale alla rappresentazione e legittimazione di status e poteri. Sono così, gerarchie, ordini, precedenze a costruire la festa seicentesca che sovente si accende di furibonde guerre di Santi come ad Acireale dove alla confraternita di San Sebastiano si opponevano, talvolta anche fisicamente, i confrati concorrenti di San Pietro e Paolo. Scontri che, in effetti, sotto le poco con-


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sistenti motivi di precedenze e formali preminenze, nascondevano lotte politiche e motivazioni sociali ed economiche ben più profonde e significative. La documentazione storica pervenutaci, prevalentemente di fonte istituzionale, non contiene descrizioni in dettaglio dello svolgimento della festa così come poteva vederla e viverla uno spettatore del tempo. Tuttavia per il Seicento una fortunata eccezione ci ha consegnato una cronaca redatta da un ecclesiastico contemporaneo che contiene alcune interessanti anche se talvolta criptiche notizie sulle feste religiose. Ci riferiamo alla così detta Cronaca del Lo Bruno, appunto un sacerdote coevo, che ci tramanda, con la vividezza del vissuto, cenni sugli eventi dei primi decenni del Seicento tra cui alcuni riferimenti alle feste che ad Acireale allora si celebravano. In questa occasione intendiamo occuparci della festa di San Sebastiano analizzandone peraltro solo alcuni eventi comunque comuni anche alle altre feste religiose che ad Acireale si svolgevano. «Alli 19 Gennaro 1652 vigilia di San Sebastiano, essendo Governadore di detta chiesa il Signor D. Ignazio Scandura homo ricco e assai affettuoso di detto Santo, fece una festa straordinaria» riferisce il Lo Bruno nella sua cronaca, accennando alla festa di San Sebastiano del 1652, aggiungendo: «Haveva di notarci, prima di descrivere la festa, che il detto Governatore, oltre di havere fatto questa bona festa, havea fabbricato la maggior parte del coro di detta Chiesa e voltato lo dammuso. Lo quale coro si finio di murare e se li mise la chiave alli 15 di detto mese ad hora di mezzo giorno; nel qual tempo si sparao una salva di mascoli e si sonaro le campane per allegrezza. Lo apparato della Chiesa fu di carta nova». Un mecenate dunque, Governadore (governatore) della chiesa di San Sebastiano, che oltre le spese per la festa, aveva anche approntato le somme occorrenti al compimento dell’abside (coro) e della sua volta (dammuso) terminata con l’apposizio-

ne della chiave (di volta). Una salva di mortaretti (mascoli) e un festoso scampanio avevano contrassegnato il 15 gennaio del 1652 come il giorno in cui si concludeva una lunga edificazione iniziata nei primi anni del secolo. Un apparato di carte dipinte rendeva più fastoso l’interno della chiesa, mascherando nel contempo le parti non ancora rifinite. Si completava, almeno nella struttura muraria (mancavano tra l’altro, pitture e affreschi), la nuova chiesa del Santo che avrebbe subito sostanziali modifiche e rilevanti ingrandimenti in seguito al terremoto del 1693. A sancire la piena attività della nuova chiesa, qualche mese dopo si sarebbe formalizzata la cessione della vecchia chiesa di San Sebastiano alla confraternita di Sant’Antonino che, una volta sistemato l’edificio, vi si sarebbe trasferita, lasciando la chiesa dell’Itria dove sino ad allora aveva trovato sede. Un evento, il completamento dei lavori di edificazione, che il governatore, eletto dalle confraternite della chiesa, voleva evidenziare con festeggiamenti in onore di San Sebastiano più fastosi dell’ordinario. Ma chi era questo mecenate poco conosciuto? Don Ignazio Scandura era l’erede di una delle famiglie allora più ricche di Acireale, nel 1651 gli Scandura risultavano, infatti, per consistenza patrimoniale, tra le prime cinque famiglie della città. Il padre Francesco con i proventi del commercio dei tessuti di lusso, i guadagni fondiari e le speculazioni finanziarie, tra cui un rilevante prestito alla città utilizzato per impedire il primo tentativo di separazione nel 1630, aveva cumulato una consistente fortuna lasciata in eredità al figlio Ignazio e alla moglie Geronima. Ignazio, non ebbe occasione di celebrare altre sfarzose feste in onore del suo Santo, morì, infatti, due anni dopo, nel dicembre del 1654 non ancora trentenne. Continuando a descrivere la festa, non senza una punta di sarcasmo verso i confratelli, il Lo Bruno aggiunge: «Lassai anco


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di dire che la meglio cosa della festa fu che lo detto Governatore regalao a tutti li Religiosi e ci mandao la petanza (pietanza, cibo) per la matina e sera del giorno della festa del Santo, tanto del mangiare che del bevere -e questa fu la meglio cosa della festa per detti Religiosi, esservi robba nel refettorio. Et per fare dette petanze, perché fu sabbato, non volse stare con speranza delli pesci di questa marina, ma mandao apposta per doi carrichi di moletti allo Biveri. In somma fece cose, per detta festa, che credo che non si farà più simile a questa». Con il termine moletti ci si riferiva al pesce detto anche cefalo o muggine, che proveniva, probabilmente, da Lentini dove vi era un esteso biviere, termine che come sappiamo, proviene dal latino vivarium e in Sicilia indicava una zona paludosa utilizzata come vivaio di pescicoltura. L’intenso programma della festa riportato nella Cronaca, certamente più nutrito e diversificato di quello dei nostri giorni, comprende alcune manifestazioni non immediatamente comprensibili nel loro originario significato. In particolare, in questa occasione, osserveremo gli eventi della vigilia della festa di San Sebastiano del 1652, riservando ad altra occasione una più articolata e approfondita analisi di molti altri interessanti aspetti della festa di San Sebastiano, ed in generale di tutte le feste religiose e civili, così come trovavano effettiva attuazione ad Acireale. 19 gennaio 1652 (vigilia) «In terzo vi fu la Cavalcata di gala del detto Governadore con il numero di 28 gentilhomini li quali fecero molti giochi di contisa di caruselli con lo stafermo. Si corsero detti gentilhomini un gallo d’India e le Ammascherate due papere e fecero altri giochi. E vi foro doi camelli che corsero il suo pallio, vi foro di più alcuni Caruselli pieni di piccioni e di galluzzi vivi, quali allo spezzari di detti caruselli volavano, et erano pigliati da cui si trovava più vicino e più lesto di mano». Che trovano rispondenza in una parte dei festeggiamenti del giorno della Festa: 20 gennaio 1652 Festa e processione di S. Sebastiano

«… Vi fu la Cavalcata del Governatore con il Capitanio e li Gentilhomini, e fecero diversi giochi di Contisa spezzando lanze, conforme fecero la vigilia – …». Con il termine gentilhomini, si indicava gli individui abilitati a ricoprire le maggiori cariche di governo della Città. Nei primi decenni del Seicento alcuni di questi avevano già acquisito, spesso comprandolo, il titolo di Don o di Barone, consolidando, con il blasone nobiliare, la stabile egemonia della famiglia in ambito cittadino. Nonostante che già dalla fine del Quattrocento l’impiego della polvere da sparo avesse praticamente conclusa l’era dell’egemonia della cavalleria nell’arte militare, la sua pratica e l’ideale del perfetto cavaliere permeava ancora la grande nobiltà del Regno ma anche i patriziati dei grandi centri che usavano le feste come occasione per mostrarsi ai concittadini rivendicando lo status nobiliare raggiunto. In tutta la Sicilia nel corso del Cinque-Seicento, per mantenere vivo l’interesse per l’arte cavalleresca e curare l’ideazione e l’organizzazione di giostre, tornei, cavalcate, ecc. come anche per addestrare i giovani alle arti marziali, sorsero associazioni nobiliari prestigiose. A Palermo nel 1566 Il viceré Garcia De Toledo istituì l’Accademia dei Cavalieri dedicata a San Sebastiano; nel 1595 a Messina un gruppo di nobili costituì l’Accademia della Stella; a Catania l’Accademia dei Chiari fondata nel 1621 organizzava spettacoli cavallereschi addestrando i nobili locali alle arti cavalleresche. Anche ad Acireale nel 1615, quindi ben prima di Catania (probabilmente il modello di riferimento fu la messinese Accademia della Stella), esisteva una Accademia dedicata all’esercizio della cavalleria, lo dimostra inequivocabilmente un mandato di pagamento: «paghate a Gioseppe di Maria quodam (del fu) Francesco onze quattro quali se ci fanno pagare come thesorero della accademia novamente introdutta in questa Città per


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agiuto di costa (sussidio) per la spesa si havirà di fare nella celebractione di una giostra di correre lanzi (lance) sopra lo stafermo che si farrà nella pasqua di pentecoste prossima ventura in questa Città per li academeci in compra et mastria di lanzi (lance) vestiti di detto stafermo et altri ornamenti necessarij a detta festa». Lo stafermo (o staffermo), citato oltre che nel mandato, anche nella cronaca della vigilia della festa del Lo Bruno, era un gioco cavalleresco in cui i cavalieri «divisi in quadriglie (a quattro a quattro) e distinti nel colore dei loro abiti, entravano nel campo, come se dovessero battersi in giostra, ma invece di attaccarsi fra di loro colle lance, faceano tutti i movimenti dei giostranti contro le due statue, le quali siccome stavano ferme, e resistevano a tutti i colpi, che venivano loro vibrati, era il giuoco detto dello Staffermo». Il bersaglio della lancia era quindi non un altro cavaliere come avveniva nelle giostre ma un fantoccio di legno, acconciato a modo di cavaliere, fissato stabilmente sopra un cavalletto di legno che immobile (appunto che stava fermo da cui stafermo) riceveva i colpi delle lance che i cavalieri giostranti gli indirizzavano con: diversi giochi di contisa spezzando lanze, il Lo Bruno descrive uno degli eventi del giorno della festa e si riferisce proprio allo stafermo dove, appunto, si spezzavano le lance contro i fantocci di legno. Prima di giostrare allo stafermo, come riporta il Lo Bruno, i cavalieri si erano esibiti in una Cavalcata di gala dove ben 28 gentilhomini a cavallo con alla testa il governatore Ignazio Scandura, dalla chiesa di San Sebastiano si erano diretti verso la piazza principale della città dove, presumibilmente, erano state collocate i fantocci di legno dello stafermo. Nella stessa piazza si erano svolte altri giochi tra cui i giochi di contisa di caruselli: «il giuoco dei Caruselli (o carusenni), che indica un piccolo vaso di creta, di cui si servono i ragazzi per conservarvi il denaro, benché si agguagliasse ai tornei, e alle giostre, in quanto i cavalieri combattenti erano divisi in distinte quadriglie, e vestiti di diversi colori coi pennacchi al cimiero, e recando in mano degli scudi, era nondimeno diverso nella ma-

niera di combattere, giacché non avevano i giostranti cavalieri altre armi, che i detti vasi fragili di creta più fina, e pieni di acque odorifere. Con questi gli uni inseguivano gli altri, e ciascheduno riparava il colpo che gli scagliavano o col proprio scudo, o cogli omeri, ch’erano coperti di (bracciali) di acciaio». Nel nostro caso i carusenni non contenevano acque odorifere ma racchiudevano piccioni e galletti vivi «quali, allo spezzari di detti caruselli, volavano et erano pigliati da cui si trovava più vicino e più lesto di mano». Il Lo Bruno ci riferisce che tra l’altro «vi foro doi camelli che corsero il suo pallio» che a voler prenderlo letteralmente, visto che in merito non abbiamo ulteriori notizie, indica una corsa di due cammelli non sappiamo se montati da uomini o meno. Il Palio (da pallium, drappo) era uno stendardo, spesso dipinto, che veniva dato in premio ai vincitori della competizione. Il Lo Bruno ci informa che i Palii erano usciti in mostra già nell’antivigilia mentre per le corse il giorno destinato era quello successivo alla festa. Una manifestazione spettacolare della vigilia della Festa era il palio dell’oca cui si riferisce il Lo Bruno quando asserisce che: «Si corsero detti gentilhomini un gallo d’India e le ammascherate due papere». La competizione tra un tacchino (Gallo d’india) sponsorizzato dai gentilhomini e due oche (papere) delle ammascherate era una corsa di pennuti molto gradita al popolo. Al di là del mero fatto agonistico è interessante rilevare come ai gentilhomini si contrapponevano le ammascherate, ovvero delle donne vestite (mascherate) che, insieme agli uomini anch’essi in maschera, si erano esibite nella mattinata. La descrizione della festa del Lo Bruno fornisce molti altri spunti e temi di riflessione che affronteremo in altra occasione. Comunque quanto riferito ci mostra con chiarezza la ricchezza degli eventi e delle manifestazioni religiose e civili che ruotavano attorno alla festa di San Sebastiano che ancora oggi, come allora, il 20 gennaio di ogni anno coinvolge completamente tutti gli acesi.


Lunedì 1 Gennaio ore 11,00 Apertura dei festeggiamenti

Ingresso del Corpo Bandistico, solenne scampanio con sparo di fuochi di artificio e omaggio floreale al Santo.

Domenica 7 Gennaio ore 20,00 Concerto Natalizio

Banda musicale “O. Sapienza”, accompagnata dal coro “Regina Angelorum” di Aci San Filippo, diretto dal M° Ezio Tosto, e dal coro “Santa Lucia” di Aci Catena, diretto dal M° Alberto Patanè. Interverranno gli artisti Gesuele Sciacca, Franco Pulvirenti, Daniela Greco e Salvo Enrico Cutuli.

Venerdì 12 Gennaio ore 20,00

“La Bibbia”. Un’opera musicale multimedia unica nel suo genere

Music performing Arts Group “Le voci del deserto” con il patrocinio del Comune di Acireale.

12/18 Gennaio Mostra dei “Fercoli della devozione” Chiesa Sant’Antonio di Padova

Feriali ore 16,00-20,30; festivi ore 9,30-12,30 e 16,00-20,30 - 20 Gennaio dalle ore 7,00 alle ore 22,00 - 26 Gennaio dalle ore 16,00 alle ore 21,00 - 27 Gennaio dalle ore 9,30 alle ore 22,30. Ingresso libero.

13 Gennaio ore 17,00 La religiosità dei giovani di Acireale Conferenza della Prof.ssa Barbara Condorelli

15 Gennaio ore 19,00 La testimoninza dei laici cristiani oggi Conferenza della teologa Prof.ssa Cettina Militello

18 Gennaio ore 20,00 Sebastiano: Gloria della Chiesa e vanto della Sicilia Presentazione del libro di Mons. Giovanni Lanzafame

21 Gennaio ore 20,00 Concerto Musicale per organo a cura del Mº Nino Di Blasi

23 Gennaio ore 19,30 Giovani e lavoro: quali possibilità oggi? Conferenza dell’Avv. Salvo Emanuele Leotta

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19

Gennaio, Vigilia della

Solennita’ di San Sebastiano

Ore 19,00: Santa Messa in Basilica Benedizione degli abiti votivi e corteo verso la Chiesa di Sant’Antonio di Padova. Ore 20,15: Processione delle venerate reliquie di San Sebastiano verso la Basilica e canto dei Primi Vespri Solenni Capitolari. Ore 21,00: Esecuzione della Cantata in onore di San Sebastiano accompagnata dal Corpo Bandistico “Mº Orazio Sapienza”. Ore 22,00: Suono delle tradizionali “Sette Chiamate”

Notte Sacra di San Sebastiano

Dalle ore 23,00 la Basilica rimarrà aperta tutta la notte per la preghiera


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20 Gennaio - Giorno della Festa

ore 7,30 Apertura della Cappella

ore 11,00 Solenne uscita

ore 16,30 Arrivo del fercolo in piazza Agostino Pennisi (ex Stazione FS) e omaggio al Santo con il passaggio del treno. Preghiera per la pace nel mondo. ore 15,30 Sosta davanti la Basilica di san Sebastiano, scioglimento del voto a coloro che concludono il “mezzo giro penitenziale” e benedizione di coloro che iniziano o continuano la processione.

Pubblica le tue foto della festa su: La Festa di San Sebastiano Acireale

Sarà possibile seguire i momenti più emozionanti della festa di giorno 20 e dell’ottava di giorno 27 su: Etna Espresso Channel (115 dtt) e www.sansebastianoacireale.it.


IN CAMMINO VERSO IL 450° DELLA BOLLA VESCOVILE DI AUTORIZZAZIONE DELLA FESTA (1571-2021)

LUNEDÌ 1 GENNAIO Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio

DOMENICA 7 GENNAIO - Giornata della famiglia

Ore 11,00: Un solenne scampanio e lo sparo di fuochi di artificio saluteranno l’inizio dei festeggiamenti. Ore 11,30 - 19,00: Sante Messe.

GIOVEDÌ 11 GENNAIO

2-15 GENNAIO - Peregrinatio delle reliquie di san Sebastiano nelle comunità parrocchiali e negli ammalati Tutti gli ammalati che desiderano la visita delle reliquie sono pregati di comunicarlo in Basilica (tel. 095/601313) entro il 2 gennaio 2018, tenendo conto che durante la processione non saranno effettuate fermate allo scopo.

Ore 11,30: Accoglienza degli abiti sacerdotali del Beato Don Pino Puglisi.

DOMENICA 14 GENNAIO

Giornata di preghiera per la pace Ore 10,00 – 19,00: Sante Messe. Ore 11,30: Santa Messa con partecipazione delle associazioni combattentistiche e d’arma di Acireale.

TRIDUO SOLENNE 16 – 17 – 18 GENNAIO

Programma 2018

Apertura dei festeggiamenti

Ore 10,00 – 11,30: Sante Messe. Ore 19,00: S. Messa con la benedizione delle coppie sposate nel 2017

Ore 19,00: Santa Messa del triduo presieduta dal rev.do P. Ildebrando Scicolone, già abate benedettino di San Martino delle Scale (PA) e docente di liturgia presso le Facoltà Pontificie di Roma. Tema della predicazione: Il martire ieri e oggi.

VENERDÌ 19 GENNAIO – Vigilia della Solennità

Ore 19,00: Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal rev. do mons. Giovanni Lanzafame, Cappellano della Santa Caridad in Siviglia (Spagna). Benedizione degli abiti votivi e corteo verso la chiesa di Sant’Antonio di Padova. Ore 20,15: Processione delle venerate reliquie di san Sebastiano attraverso le vie: Vittorio Emanuele, Meli, Davì, Ruggero Settimo, con la partecipazione del Capitolo Collegiale, delle Confraternite e dei devoti in abito votivo. Ingresso in Basilica e canto dei Primi Vespri Solenni Capitolari.

Ore 21,00: Esecuzione della Cantata in onore di san Sebastiano del Mº Sac. Antonino Maugeri eseguita dalla “Cappella Musicale san Sebastiano di Acireale” diretta dal Mº Stefano Tropella, accompagnata dal corpo bandistico “Orazio Sapienza” diretto dal Mº Filippo Sapienza. Ore 22,00: Suono delle tradizionali “Sette Chiamate”. NOTTE SACRA DI SAN SEBASTIANO Dalle ore 23,00 la Basilica rimarrà aperta tutta la notte per la preghiera, con turni di veglia comunitari.

SABATO 20 GENNAIO – Solennità di San Sebastiano Ore 5,45: Recita del Santo Rosario meditato. Ore 6,30: Santa Messa. Ore 7,00: Ventuno colpi a cannone saluteranno la solennità. Ore 7,30: Apertura della cappella ed esposizione del venerato simulacro del Santo Bimartire alla venerazione dei fedeli. Ore 7,45: Santa Messa presieduta dal rev.do can. Francesco Mazzoli, parroco di Santa Maria la Scala. Ore 9,30: Solenne Messa Pontificale presieduta da S. E. R. mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale, con la concelebrazione del Capitolo Collegiale della basilica, dei parroci e del clero della Città.

Interverranno le Autorità civili e militari della Città. Ore 11,00: Solenne uscita del venerato simulacro di san Sebastiano. Riflessione dettata dal rev.do mons. Giovanni Lanzafame, Cappellano della Santa Caridad in Siviglia (Spagna). Benedizione di coloro che iniziano il “giro penitenziale”.

Il fercolo percorrerà le vie: R. Settimo, Piazza Duomo, Cavour, p.zza San Domenico, Musmeci, San Carlo, San Biagio, p.zza San Biagio, Gozzano, J. Da Todi, Piazza San Francesco, Petrarca, piazza Dante, Manzoni, Gozzano, p.zza San Biagio, Collegio Pennisi, p.zza San Michele, Ponchielli, Mascagni, S. Vigo (a salire), Dafnica, p.zza San Giovanni, Lanzafame, Turchia, L. Da Vinci, S. Vigo, Mascagni, Ponchielli, Dafnica, San Martino, p.zza G. Marconi, Meli.


Il fercolo percorrerà le vie: Vittorio Emanuele, p.zza Carmine, via Vittorio Emanuele, viale Libertà, p.zza A. Pennisi, S. Vigo, San Girolamo, Archimede, quartiere Mandorle, S. Vigo, chiesa Madonna della Fiducia, S. Vigo, Rossini, p.zza Madonna della Pace, Verdi, San Martino, San Francesco di Paola, del Popolo, Maddem, Scaccianoce, Galatea, Roma, c.so Umberto, l.go Giovanni XXIII, Currò, p.zza Porta Cusmana, P. Vasta, R. Margherita, Mancini, c.so Umberto, piazza Indirizzo, c.so Italia, Veneto, Principe Amedeo, SS.mo Salvatore, c.so Savoia, Caronda, M. di Sangiuliano, Atanasia, c.so Savoia, p.zza Duomo, Davì, Musmeci, rientro in Basilica.

Ore 11,30: Santa Messa. Ore 16,30: Arrivo del fercolo in piazza Agostino Pennisi (ex Stazione FS) e omaggio al Santo con il passaggio del treno. Preghiera per la pace nel mondo. Ore 17,00 – 18,00 – 19,00: Sante Messe. Ore 24,00: Rientro del fercolo in Basilica, reposizione del simulacro del Santo e chiusura della cappella.

DOMENICA 21 GENNAIO Giornata dei bambini e della carità

Il simulacro di san Sebastiano resterà esposto alla venerazione dei fedeli l’intera giornata.

Ore 10,00 - 17,00 - 19,00: Sante Messe. Ore 11,30: Santa Messa con la benedizione dei bambini (si invitano i genitori a portare i loro figli).

LUNEDÌ 22 GENNAIO

Ore 19,00: Santa Messa di suffragio con adorazione eucaristica per i defunti del 2017

23-24 GENNAIO Ore 19,00: Santa Messa. GIOVEDÌ 25 GENNAIO

Ore 16,00: Solenne pellegrinaggio delle reliquie di san Sebastiano presso il quartiere San Cosmo. Santa Messa nella chiesa parrocchiale.

VENERDÌ 26 GENNAIO

Ore 19,00: Santa Messa presieduta dal rev.do can. Sebastiano di Mauro, parroco della parrocchia “Santa Maria del Carmelo” e amministratore parrocchiale di “Santa Caterina V. e M.”, nell’anno del suo 25mo anniversario di sacerdozio. Al termine traslazione del venerato simulacro di san Sebastiano dalla cappella all’altare maggiore. Ore 20,30: Veglia di preghiera per i giovani, a cura del settore giovani dell’Azione Cattolica di Acireale.

SABATO 27 GENNAIO – Ottava dei festeggiamenti

Ore 9,00 – 10,30 – 12,00: Sante Messe. Ore 15,30: Santa Messa per gli ammalati e gli anziani della Città presieduta dal rev.do don Emanuele Nicotra, assistente diocesano dell’UNITALSI. Ore 17,00: Santa Messa con la partecipazione del Corpo dei Vigili Urbani di Acireale presieduta dal rev.do mons. Giovanni Mammino,

vicario generale. Ore 19,00: Solenne Messa Pontificale presieduta da S. E. R. Mons. Paolo Urso, vescovo emerito di Ragusa. Ore 20,30: Processione con il venerato simulacro di san Sebastiano in piazza Lionardo Vigo. Benedizione con le reliquie e chiusura della cappella.

DOMENICA 28 GENNAIO

Il martire ieri e oggi: san Sebastiano e il beato padre Pino Puglisi. Il simulacro di san Sebastiano resterà esposto alla venerazione dei fedeli l’intera giornata. Ore 10,00 – 11,30: Sante Messe. Ore 17,45: Accoglienza di S. E. R. mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo. Ore 18,00: Conferenza di mons. Lorefice su san Sebastiano e il beato padre Pino Puglisi. Interverrà Maurizio Artale, presidente del “Centro Padre Nostro” di Brancaccio, fondato dal beato Puglisi.

Ore 19,00: Solenne Messa Pontificale presieduta dall’arcivescovo di Palermo, durante la quale egli donerà alla Basilica una reliquia del beato padre Pino Puglisi. La liturgia sarà animata dalla Corale polifonica “Mater Domini” di Gravina di Catania diretta dal Mº Andrea Maugeri. Al termine benedizione con entrambe le reliquie di san Sebastiano e del beato Puglisi e chiusura della cappella.

Con approvazione ecclesiastica Dalla Basilica Collegiata, 23 dicembre 2017

Programma 2018

Ore 15,30 (circa): Sosta davanti la Basilica di san Sebastiano, scioglimento del voto a coloro che concludono il “mezzo giro penitenziale” e benedizione di coloro che iniziano o continuano la processione.

Per il Capitolo Collegiale Can. Prof. Vittorio Rocca Decano


Giornata dei bambini e della carita' - Domenica 21 Gennaio Si invitano i fedeli a portare in Basilica generi alimentari da condividere con chi ne ha bisogno. La “Conferenza san Vincenzo” provvederà poi alla distribuzione. ore 11,30 Santa Messa con la benedizione dei bambini

Visita delle Reliquie

del Beato Pino Puglisi

GIOVEDI 11 GENNAIO

ACCOGLIENZA DEGLI ABITI SACERDOTALI DEL BEATO PADRE PINO PUGLISI Ore 11,30: Accoglienza della delegazione del Centro “Padre Nostro” di Brancaccio – Palermo, che porterà gli abiti sacerdotali utilizzati dal beato martire padre Pino Puglisi e che resteranno esposti in Basilica sino al 28 gennaio. A seguire incontro-testimonianza con la partecipazione dei giovani studenti di Acireale.

DOMENICA 28 GENNAIO

Il martire ieri e oggi: san Sebastiano e il beato padre Pino Puglisi. Il simulacro di san Sebastiano resterà esposto alla venerazione dei fedeli l’intera giornata. Ore 10,00 – 11,30: Sante Messe. Ore 17,45: Accoglienza di S. E. R. mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo. Ore 18,00: Conferenza di mons. Lorefice su san Sebastiano e il beato padre Pino Puglisi. Interverrà Maurizio Artale, presidente del “Centro Padre Nostro” di Brancaccio, fondato dal beato Puglisi. Ore 19,00: Solenne Messa Pontificale presieduta dall’arcivescovo di Palermo, durante la quale egli donerà alla Basilica una reliquia del beato padre Pino Puglisi. La liturgia sarà animata dalla Corale polifonica “Mater Domini” di Gravina di Catania diretta dal Mº Andrea Maugeri. Al termine benedizione con entrambe le reliquie di san Sebastiano e del beato Puglisi e chiusura della cappella.


I CORPI BANDISTICI Corpo Bandistico “M° Orazio Sapienza” di Aci S. Antonio diretto dal M° Filippo Sapienza Corpo Bandistico “Xiphonia” di Aci S. Filippo diretto dal M° Emanuele Sapienza effettueranno i servizi bandistici durante i festeggiamenti Si ringrazia: - il sig. Sindaco e l’Amministrazione Comunale, il Commissariato di P.S. nella persona della Dott.ssa G. Rizzo, le forze dell’ordine, i gruppi e le associazioni di volontariato; - il Circolo Culturale San Sebastiano e l’Associazione Culturale San Sebastiano per aver offerto lo spettacolo pirotecnico della svelata; - il signor Salvatore Guarrera per aver contribuito allo spettacolo pirotecnico dell’uscita; - la Famiglia Barbagallo di Aci Catena per l’addobbo dell’altare e della cappella; - Petra Sappa, Salvo Biglio, Davide Panebianco, per la documentazione fotografica; - la Meridional Service per la gentile collaborazione; - l’Associazione Culturale Acese “Gruppo passione e mentalità” per aver offerto lo spettacolo pirotecnico dell’ottava; - i quartieri e i singoli devoti per l’accoglienza festosa al Santo; - gli sponsor e tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla buona riuscita dei festeggiamenti.


Il Comitato per i festeggiamenti 2018 Decano Vittorio Rocca Presidente Giovanni Pulvirenti Mario Terni Adriano Pittera Gianluigi Pulvirenti Giovanni Saitta Giuseppe Castorina Andrea Mangano Salvo Consoli Paolo Di Mauro Salvatore Cannavò Rosario Bella Sebastiano Argentino Michele Bottino Danilo Nicotra Rosario Fichera

La Basilica declina ogni responsabilitĂ per incidenti avvenuti prima, durante e dopo i festeggiamenti, altresĂŹ si riserva di variare il presente programma in caso di circostanze varie ed eventuali.


Litografia BRACCHI - Giarre - 095.931427

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Opuscolo San Sebastiano 2018  
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