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Mercoledì 22 settembre 2010

ARMENTO TERRA DI BADANTI di GIANNI SAPONARA OCCORRE subito precisare che cosa è la badanza. Riguarda chi per professione assiste ed accudisce persone anziane, malate o non autosufficienti. Circa quindici anni fa le prime timide (ma poche) badanti sono state le ucraine. Camminavano a testa bassa in modo che quasi non volessero farsi vedere (è da ricordare che tale stato non fa parte dell’Unione Europea). Dopo poco sono arrivate alcune polacche, addirittura più di qualcuna tra loro ha trovato marito in Armento. Da quattro o cinque anni a questa parte è iniziato l'arrivo delle rumene come fanno i rizzanti (formiche) che piano piano ingrossano le fila col sistema del passaparola. Attualmente il nucleo è intorno a poco più di venti unità. Ormai il fenomeno della badanza si estende sempre più per il fatto che Armento conta una percentuale alta di malati, anziani e persone non autosufficienti. Ma c'è di più. Sono tutte munite di cellulari, le cui ricariche abbondanti sono a carico dell'assistito, specie se maschio, i cui figli a carico sono lontani e quindi indifesi. Ma non è tutto. Alcune sono attraenti fisicamente e non fanno fatica ad attrarre l'attenzione di alcuni giovani. In poco tempo il fidanzamento si trasforma in convivenza. Sarebbe tutto quasi normale ma c'è il seguito, che consiste nel fatto che le cosiddette fidanzate, alla prima occasione si fanno accompagnare, dal quasi “pollo”, nel paese di origine. Il bello viene adesso. Al ritorno, la bella rumena si fa accompagnare dall' “agnellino” (maschietto o femminuccia che sia) avuto dal marito da cui si è separata, o dal compagno precedente. Ma non è ancora finita qui. Quello che sta accadendo in questi anni è esattamente il contrario di quello che accadeva negli anni Cinquanta e Sessanta per i nostri emigranti. Questi emigravano all'estero per sostenere la famiglia. Mentre le badanti sono tutte donne che sostengono le famiglie ed i mariti. Dulcis in fundo, le care badanti, che, comunque, servono per alleviare la sofferenza e la solitudine degli assistiti (di ambo i sessi), giungono ad Armento con una misera valigetta con qualche capo di abbigliamento. Dopo il primo periodo la valigetta dell'arrivo si moltiplica per due, tre, cinque, riportando in patria quello che possono arraffare, soprattutto nei casi in cui l'assistito è poco tutelato dalla sua famiglia. Così è, se ci pare. Infine, la ciliegina sulla torta! Una donna badante, molto astuta e molto più giovane del custodito, ha sposato questo povero uomo, facendosi comprare regali, circuendolo così bene che il malcapitato è stato indotto a comprare, a nome della stessa, un appartamento a Roma. Poi lo ha abbandonato e chi si è visto si è visto. Meno male che è stato un fatto isolato e si spera che poi cose a tal punto scandalose non si ripetano più. Come ogni aspetto della vita le cose brutte, come testé riportato, si alternano a cose belle e lodevoli. Non si vuol fare di tutta l’erba un fascio, ma mettere in guardia

COLPEVOLI NON C’E’ PEGGIOR SORDO DI PREGIUDIZIO DI CHI NON VUOL SENTIRE di KATIA BLASI SAPER distinguere il buon giudizio dal pregiudizio non è sempre facile. Tutti noi siamo in qualche misura inclini al pregiudizio. Basta un pettegolezzo, una notizia, un titolo di cronaca perché un pregiudizio prenda forma ufficiale senza renderci conto che ci stiamo solo facendo influenzare dal contesto. Il caso di Elisa Claps ne è un esempio, tutti accusano tutti ancor prima che vi sia una verità stabilita da chi di competenza sulla base di fatti e non di dicerie, che ben si adattano al pregiudizio. Senza ombra di dubbio tutti noi qualche volta, volontariamente o involontariamente, abbiamo avuto idee sbagliate giudicando male qualcuno e - a nostra volta - noi stessi siamo stati giudicati male. Tuttavia, se i pensieri che alimentano il pregiudizio vengono scacciati subito, è probabile che facciano poco o nessun danno. Ciò che è dannoso, è quando questi giudizi errati prendono ampiamente corpo fra la gente dando luogo ad azioni ingiuste, vessatorie o addirittura violente. Voci senza fondamento, spesso maligne, ingiuriose e calunniose che non si lasciano modificare nemmeno quando sopraggiungono informazioni che le contraddicono, perché ciò significherebbe perdere fiducia in qualche cosa che può in effetti esser vero. Nessuno può eliminare i pregiudizi, si può solo semplicemente prenderne atto. Eisten addirittura sosteneva che è più difficile vincere il pregiudizio che dividere l'atomo. Ma perché abbiamo bisogno del pregiudizio e perché si diffonde così velocemente? Spesso accade perché ci vogliamo credere. Perché per gestire le nostre ansie è rassicurante trovare una verità in modo veloce ed economico. Di certo la realtà è da ciascuno di noi inventata, ciò che viviamo è solamente ciò che costruiamo, pertanto riteniamo ve-

ro solo ciò che il nostro pensiero decide che sia. Il pregiudizio però, è una delle nostre costruzioni più estreme, probabilmente dovuto alla nostra limitazione conoscitiva, un errore grossolano che costituisce un'azione “utile” a se stessi ma dannosa per l'altro. In questa realtà, le persone vengono costruite come colpevoli non perché lo siano realmente, ma solamente perché non sono facilmente comprensibili dalla massa che il più delle volte, attraverso il pettegolezzo, diventa preda di una “follia del pregiudizio”. Un bisogno personale di osservare l'altro attraverso il giudizio preconfezionato e diffonderlo mediante “contagio” per proteggere nevroticamente se stessi annullando l'identità dell'altro. E' qui che sopraggiunge la fatidica domanda: come facciamo a vincere il pregiudizio? Al di là di chi vive in prima persona un dolore subito, bisognerebbe imparare ad essere umili, imparziali, onesti e distaccati. E' necessario saper cercare e saper trovare la verità, poiché la verità è il punto di partenza di ogni azione intelligente; è il solo metro col quale si possono misurare uomini e avvenimenti ed è l'unico mezzo che permette di evitare l'errore, la sconfitta e quindi l'amarezza delle conseguenze. E' inutile cercare la verità se la ricerca non è onesta. Eppure ci risulta difficile. Sigmund Freud diceva: “Molte persone sono molto sensibili alla forza magica delle parole, che hanno il potere sia di provocare nell'anima collettiva le tempeste più violente, sia di placarle”.[…] “Le folle non hanno mai provato il desiderio della verità. Chiedono solo illusioni, delle quali non possono farne a meno”. Forse per cercare la verità occorre vera indipendenza e una buona dose di coraggio. Il coraggio di accettare i nostri limiti e quelli della nostra conoscenza.

Quando si spengono le luci della festa... di ROSARIA SCARAIA BERLUSCONI appare in grave difficoltà ed è ben lontano dal garantire agliitaliani stabilitàe serenità .A distanzadi oltre un quindicennio dalla sua salita al potere, la situazione ha imboccato un tunnel senza uscita, con le istituzioni logorate, un governo paralizzato, una campagna elettorale permanente, un partito dell'amore dilaniato da odi feroci e un presidente imprenditore parte attiva del “teatrino della politica” da sempre aborrito. La seconda Repubblica è deragliata e con essa la storia del cavaliere che con la sua narrazione ha affascinato una quota consistente di italiani per un lungo tempo. E’cominciata la via del declino. Era giusto intestargli la nuova sede Pdl, di Irsina, lasciando in pace Almirante. Tant'è! Superbo il Pdl, con il suo sindaco Favale, a ricevere gli illustri ospiti arrivati da Sassuolo. Star indiscussa ai festeggiamenti della santa patrona è Caselli, sindaco di Sassuolo, più noto al nostro paese che alla sua città. Che gemellaggio! Cominciato con gli irsinesi che abbandonato il lavoro nei campi portano le loro braccia in ceramica e fanno la ricchezza di quel territorio, oggi in crisi. Caselli riscopre il gemellaggio nel segno del turismo e offre ai commercianti e agli artigiani sconti ed ospitalità negli stand alle fiere domenicali di ottobre a Sassuolo. Storia che si ripete e ricchezza che se ne va. Emozionano i gonfaloni in processione e le storie di nonni e nipoti, ma non sia solo una macchina propagandistica. La crescita comporta di spostare risorse da dove ci sono a dove mancano. I Comuni sono una ricchezza e la molla per muovere l'economia. Cosa ha portato il Comune di Sassuolo al nostro territorio? Finita la festa, gli emigrati con il loro sindaco tornano a casa ,e ad Irsina resta il sorriso di Favale e l'entusiasmo dei giovani che credono alla nuova politica. Ho qualche dubbio sul nuovo. Amo lefavole, ma non credo al lietofine. Spente le luci, c'è un paese che soffre e lentamente muore. E un piano per il Sud - promosso da Viceconte, Taddei, Latronico, Mattia e Pici a Tolve - che impedisce di guardare al futuro con ottimismo. Irsina doveva cambiare ,temo per il peggio.

di TERI VOLINI DOPO la mia risposta dello scorso 11 settembre al Cappelli del giorno 7, pensavo che ilmiointerlocutore sisarebbesportivamente rassegnato all'evidenza del fatto che l'artista “famosa solo in Lucania” sapesse tuttavia ragionare e persino scrivere, rispondendogli a tono. Ma così non è stato, e - vittima di se stesso e del fatto che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire - al signor C. “è toccato” tornare ad occuparsi di Teri Volini, presumo rinunciando in tal modo al suo jogging quotidiano. In realtà, ho il dubbio che egli non l'abbia nemmeno letta, la mia articolata risposta; è rimasto forse senza parole davanti al mio “debordante articolo”. Lui, uno scrittore (!), ma troppo autocentrato per riuscire a leggere altro da ciò che lo riguarda personalmente; già stanco a priori davanti al confronto democratico, che inizia di solito con il conoscere ciò che altri hanno scritto. Così mi vedo costretta a ribattere, anche su richiesta di quanti mi esprimono solidarietà trovando “scorretta e fuori luogo” sia la prima che la seconda tornata di attacco: tale è infatti apparso a molti lo scritto cappelliano di cui è stata sottolineata la “gratuità” delle argomentazioni e il perseverare nel tono offensivo e nell'arroganza anni '30, compreso il farsi portavoce dell'intera cittadinanza nelle sardoniche dichiarazioni. Mi chiedo solo chi l'abbia mai potuto delegare a tanto! Smarrire la penna, il signor C. pensa di saper usare l'ironia, ma in realtà si arrampica sui vetri. Si direbbe piuttosto che gli siano venuti a mancare gli argomenti: singolare difetto per uno che - mi dicono - scrive di mestiere: fossi in lui comincerei a preoccuparmi! Venendo al dunque, non c'è nella sua nota neanche l'ombra di una risposta a incitamenti e argomentazioni rivoltegli nel mio l'articolo, dove tra l'altro sollecitavo l'eliminazione della benda che gli impediva di vedere gli orrori sparsi in giro - e non solo quelli ambientali - prima di criticare la mia opera. Ma dove sono dunque le risposte? Si vede che oltre agli occhiali, il signor C. ha smarrito come detto pure la penna, il che mi sembra ben più grave dell'essere “traboccante, creativa, eroica e impavida”, appellativi riferiti sarcasticamente a me come fossero difetti. Mi spiace davvero, se con tali qualità metto in risalto l'inadeguatezza di qualcuno, incitandolo a provare insane reazioni e pesanti sentimenti che non nomino. Le sue rinnovate offese appaiono come i vani tentativi di nascondere la mancanza di argomenti a suo favore: così la replica - più che sintetica - è decisamente insufficiente. Confermando l'astio relazionale, la litigiosità, l'offendere a tutti i costi, il sig.C. appare fermamente deciso ad invitarmi a duellare: beh, se proprio fossi incline alla lotta, sceglierei piuttosto l'eleganza del fioretto, non certo la rozza arena dov'egli vuole trascinarmi mio malgrado a suon di offese e di sarcasmo. Mi spiace deluderlo, ma proprio non ci son portata: il far west dell'azione / reazione non mi va. E poi, persino coloro che amano fare a pugni rispettano precise regole: chi dà colpi bassi viene squalificato. Caro sig. C.,“sparando”scompostamente - in questo caso parole malevole, inadatte e insensate - si rischia che il colpo imprudentementeinviato insuricadaaddosso achitira. A me piace piuttosto salire al di sopra della mischia per vedere con più chiarezza. Da quella postazione privilegiata si scopre che la scompostezza comunicativa ha motivazioni ben più profonde dell'astio ad personam, che la spinta irrefrenabile a scrivere gli articoli impertinenti e cattivelli non attiene solo a una questione di carattere o di formazione educativa e neanche ad inimicizia personale (nemmeno lo conosco il sig. C.!) - ma all'appartenenza - conscia o meno al “Pa.P. in.vi.di.es.” (partito patriarcale in via di estinzione). La peggiore malattia dell'umanità, che ha fatto danni incalcolabili per tutto il tempo storico. Il sistema patriarcale non si cura delle persone, non apprezza le differenze, la creatività: asservisce tutto ai suoi scopi, strumentalizzando sia la natura che gli esseri umani.Fa ditutto permettereal bandocoloro che se ne discostano, schiacciando o ignorando l'idea originale, il lavoro duro e sincero. Mette con le spalle al muro - o nel caso presente vuole togliere dal muro - chi non si ade-

gua ad esso, chi non ne accetta le regole, i compromessi, la innata non eticità. Il sistema patriarcale attiene al reazionario, propendealla lotta,alla sopraffazione,e comunque allo scarso o nullo rispetto degli altri,ad offenderelepersone dicuinon sicapisce o non si condivide l'operato, a denigrarle, a cercare in tutti i modi di diminuirle. Ai commessi viaggiatori del patriarcato piace usare la livella! Se poi è una donna l'oggetto della denigrazione, è - per gli adepti a quel sistema - un punto d'onore e un divertimento scoraggiarla, irriderla, per impedire che cresca o che tantomeno emerga. Al minimo segno di eccellenza “giù a tutta forza”... (a livello più alto, istituzionale, lo si fa non sostenendo sufficientemente il suo impegno, la sua creatività, anzi ignorandola puntigliosamente). Ma il discorso diventa impegnativo e lo rimandiamo ad altra occasione. Intanto, il mio ultradecennale lavoro parla per me: mi esprimo a sufficienza in pittura, scultura, poesia; come land-artista, performer, ricercatrice, linguista, risemantizzatrice, mitoarcheologa, antropologa, etnologa, studiosa di antiche civiltà, conferenziera, docente, opertrice culturale, presidente del Centro Delta, giornalista. E in più non sono neanche leccapiedi. Chiedo scusa di questa inadeguatezza per eccesso di creatività e dignità, non l'ho fatto apposta; sarà mica questa a provocare le reazioni venefiche del signor C.? Principiante senza fama cercasi. Anche sul sito web è presente il mio ultraventennale lavoro compresa la pittura, dagli anni 80 - e basta un clic per rendersene conto. Va tutto a mio onore ed è risaputo dai miei estimatori che mi sia da sempre tenuta fuori da una ricerca affannosa e spesso compromissoria di fama a tutti i costi - che tanti ferocemente perseguono con le unghie e con i denti (ma se oggi son famose pure le escort, chegran soddisfazione!) - e abbia sempre snobbato le modalità compromesse con cui ci si muove nel mercato dell'arte , preferendo il “fare arte” piuttosto che mercato, aderendo alla creatività autentica piuttosto che vendermi al sistema, come tanti cosiddetti artisti fanno. Piuttosto che iscrivermi al sistema patriarcale che impregna tutto, società, politica, economia, arte. Per quanto riguarda la Land Art, la pratico attivamente dal 1996 e parlo di land art “mia” per distinguerla da quella arrogante, autocentrata, praticata ovunque da artisti conformisti, ammanigliati col potere, che aderendo pedissequamente alla cultura dominante, ricevono fondi e sostegni, operando sulla natura senza scrupoli, semplicemente in base al loro progetto, in cui conta solo l' acquisizione di fama, il personale interesse, e altri simili “valori”. Una simile "arte" sopraffà l'ambiente, usandolo e abusandone spietatamente, come accade in tutti i campi del sistema dominante consumista. Mi onoro di aver realizzato le mie opere in onore e difesa del pianeta terra, mio primo punto di riferimento, l'unico ente a cui dar conto. Centinaia di emozionanti, coinvolgenti installazioni, performances e azioni simboliche in Calabria, Sicilia, Lombardia, Piemonte e Lazio... oltre che in Basilicata. Altro che principiante! Ho altresì scritto molto sulla Land Art teorizzando un reale rinnovamento dell'arte, auspicandone la ridefinizione e intanto praticandola e diffondendola anche con articoli, conferenze, video, maxi proiezioni etc. Non solo a Milano, mia città di adozione, dove da oltre vent'anni ho studio, esposizione pittorica permanente, estimatori e amici, ma anche a Potenza, dove scelgo di lavorare seppure con fatica - vista l'aria che tira e i Cappelli d'ogni foggia che volano - ma anche con tanto amore. E chi me lo impedirebbe, il signor C.?Nessuno puòpiù ironizzaresulla necessità che l'artista del terzo millennio debba essere cosciente della sua responsabilità; scegliere perciò di essere esemplare, sottolineare la com-unione tra tutti gli esseri, attivando nuove qualità anche nei comportamenti tra gli umani, basati su armonia ed equilibrio. Sono oggi tanti finalmente gli artisti consapevoli del grande privilegio che offre il fare arte nobile, contribuendo alla costruzione di mondi nuovi, facendosi portatori di un'esperienza di pensiero e di vita improntata al rispetto degli altri esseri e del pianeta..


teri ultimo art 22 sett