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STONE > WOOD

Quadrimestrale in Italia € 12,00 Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB FIRENZE Albania all. 2.400,00 · Austria € 22,90 · Belgio € 18,90 · Francia € 21,90 · Principato di Monaco € 21,90 · Germania € 22,90 · Grecia € 19,50 · Portogallo € 17,65 · Spagna € 18,90 · Svizzera Chf 27,90 · Svizzera Canton Ticino Chf  26,90 · Gran Bretagna £ 19,20

RIVISTA DI ARCHITETTURE, CITTà E ARCHITETTI

styling Dimore Studio / photography Andrea Ferrari / ad Designwork

vasca Vieques, rubinetteria Fez design Patricia Urquiola Benedini Associati e-mail: info@agapedesign.it www.agapedesign.it

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maggio agosto

TIME OFF 2010

STONE > WOOD

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e d i t r i c e

mecanoo longhi ensamble studio peter rich studio palterer exit studio lassila hirvilammi steven holl pieta linda lundgaard & tranberg giovanni maciocco andreas wennings giorgio volpe


AND Rivista quadrimestrale di architetture, città e architetti n°18 maggio/agosto, 2010 direttore responsabile Francesca Calonaci direttore editoriale Paolo Di Nardo comitato scientifico Giandomenico Amendola, Gabriele Basilico, Miranda Ferrara, Maurizio Nannucci, David Palterer, Sergio Risaliti, Giorgio Van Straten coordinamento comitato scientifico Alessandro Melis redazione Tommaso Bertini, Filippo Maria Conti, Samuele Martelli, Elisa Poli, Pierpaolo Rapanà, Daria Ricchi, Eugenia Valacchi coordinamento editoriale Giulia Pellegrini coordinamento redazionale Fabio Rosseti corrispondenti dalla Francia: Federico Masotto dalla Germania: Andreas Gerlsbeck dagli Stati Uniti: Daria Ricchi traduzioni italiano-inglese Team Translation, Mike Wiesmeier crediti fotografici le foto sono attribuite ai rispettivi autori come indicato sulle foto stesse. L’editore rimane a disposizione per eventuali diritti non assolti progetto grafico Davide Ciaroni impaginazione elettronica Giulia Pellegrini, Pierpaolo Rapanà direzione e amministrazione via V. Alfieri, 5 - 50121 Firenze www.and-architettura.it redazione spazio A18 via degli Artisti, 18r - 50132 Firenze redazione@and-architettura.it editore DNA Editrice via V. Alfieri, 5 - 50121 Firenze tel. +39 055 2461100 info@dnaeditrice.it comunicazione Niccolò Natali niccolonatali@and-architettura.it pubblicità DNA Editrice via V. Alfieri, 5 - 50121 Firenze tel. +39 055 2461100 niccolonatali@and-architettura.it

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in copertina/cover Lassila Hirvilammi, Kuokkala church, Jyväskylä © Jussi Tiainen


18 sommario/summary Stone > Wood

MASCHERE DI PIETRA, Alfonso Acocella

Llotja Lleida, Daria Ricchi

Leggere il contesto, Fabio Rosseti

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Artificio naturale, Azzurra Macrì

RADICI NELLA PIETRA, Lapo Muratore

PILL’ ’E MAT A, Paolo Di Nardo

PRISMA MUTO, Eugenia Valacchi

SPECIE EVOLUTA, Fabio Rosseti

BIOCOMPATIBILITà ED ECOSOSTENIBILITà, Erminio Redaelli

Lassila Hirvilammi Architects, Kuokkala Church

Steven Holl, Knut Hamsun Center

EDITORIALE, Paolo Di Nardo

EDITORIALE

Wood 89

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Pieta-Linda Auttila, Wisa Wooden Design Hotel

Lundgaard & Tranberg Arkitekter, Tietgen Dormitory

Giovanni Maciocco, Intervento al parco dell’Anglona

Andreas Wenning, Case sugli alberi

Giorgio Volpe, Residenze a basso consumo energetico

EcocenTrico, Intervista a John Peterson, PA

RANDOM, Diego Barbarelli

AND COMICS, Giorgio Fratini

Random [05] 142

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Š Roland Halbe


Artificio naturale Ensamble Studio, La Trufa, un pezzo di natura costruita

testo di/text by

Azzurra Macrì

Natural device In a flourishing pine grove, a mass of stone opens its heart to host a small, poetic dwelling on a steep, rocky cliff skirted by the wa-

Su un costone di roccia scoscesa e lambita dalle acque dell’Oceano Atlantico, lungo la costa della Galizia, all’interno di una folta pineta, un blocco di pietra apre il suo cuore per ospitare una piccola abitazione poetica. Un ambiente di 25 metri quadrati diventa l’anima del robusto masso. Qui naturale

ters of the Atlantic Ocean along the Galicia coast. 25 square metres of space becomes the soul of a robust mass. Here natural and artificial meet, they come face to face and begin an ongoing dialogue between nature and the hand of man. La Trufa [The Truffle] is a work by Antón GarcíaAbril of Ensamble Studio. This holiday house is so ravishing thanks to the way it entices the landscape as well as for the contemplative environment it is capable of offering to those who spend some time inside it. It also calls attention to itself for the process of its formation: the goal was to literally fabricate a mass of stone. The idea was that of digging a deep ditch and then placing bales of hay to build volume that were arranged to create a parallelepiped. After that, the space between the ground and the volume of hay was filled with concrete which became a sole entity with its soul, once it was solidified. With the use of a bulldozer, the large mass was excavated – just like a large truffle, from which the project La Trufa gets its name – and placed into the core of the pine grove. «But what we had created was not yet architecture, we had fabricated a stone», explains García-Abril. The parallelepiped was opened on its shorter side with quarry machinery: at that point the hay was accessible and, in order to avoid any and all waste, the designers left it there so that it could become

e artificiale si incontrano, si confrontano, generano un dialogo costante fra la natura e l’intervento dell’uomo. La Trufa, opera di Antón García-Abril, di Ensamble Studio, rapisce per la seduzione che esercita sul paesaggio e per l’atmosfera di meditazione capace di donare a chi trascorre del tempo al suo interno. E attira l’attenzione per il suo processo di formazione, mirato a fabbricare, letteralmente, un blocco di pietra. L’idea è stata quella di scavare un’ampia buca al centro della quale sono state impilate delle balle di paglia, disposte a creare un parallelepipedo. Successivamente, lo spazio fra la terra e il volume di paglia è stato riempito di calcestruzzo che, una volta solidificatosi, è diventato tutt’uno con la sua anima. Attraverso una ruspa, il grosso blocco è stato sterrato – proprio come un grosso tartufo, da qui il nome del progetto – e adagiato nel cuore della pineta. «Ciò che avevamo creato non era ancora architettura: noi avevamo fabbricato una pietra», spiega García-Abril. Usando una macchina per tagliare la pietra, il parallelepipedo è stato aperto su uno dei suoi lati corti: a quel punto la paglia è diventata accessibile e, per evitare ogni spreco, i progettisti hanno lasciato che diventasse lauto banchetto per una giovane mucca. A quel punto, 50 metri cubi di vuoto sono diventati lo spazio interno di progettazione. «La mucca aveva mangiato il volume di paglia, e per la prima volta appariva l’interno: lo spazio architettonico era finalmente disponibile, dopo essere stato per lungo tempo massa vegetale e rifugio per animali», continua. Per via di togliere il blocco di pietra viene quindi scarnificato al suo interno, liberato dal suo cuore morbido ed edibile perché diventi quello che in potenza può contenere la sua anima: uno spazio minimalista, nel quale è possibile soggiornare sposando la natura, facendosi cingere, avvolgere fino a diventare parte di essa. La sua realizzazione si è svolta come un’avventura ludica, concepita quasi come un gioco di costruzione. La parte orientata verso il mare è protetta da una grande lastra di vetro che consente di godere del paesaggio e di stabilire, ancora una volta, un rapporto di interazione fra spazio costruito e ambiente naturale. Sulla parete opposta si apre una porta che introduce in uno scrigno abitato da un angolo per la conversazione ed uno per il riposo. Non mancano doccia e servizio igienico a scomparsa. «Ci siamo ispirati al Cabanon di Le Corbusier – racconta l’architetto. Il nostro desiderio era quello di costruire con le nostre mani un pezzo di natura, uno spazio contemplativo, una piccola poesia». Una poesia nella quale tempo e spazio si contraggono lasciando che il rapimento estatico possa fluttuare facendo eco al respiro del mare.

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PAULINA

immagini delle fasi di realizzazione images of the realization process tutte le immagini/all images Š Ensamble Studio


© Ensamble Studio

nome progetto/project name La Trufa [Il Tartufo/The Truffle] progetto/design Antón García-Abril – Ensamble Studio collaboratori/collaborators Ricardo Sanz, Javier Cuesta appaltatore generale/general contractor Materia Inorgánica luogo/place Costa da Morte, A Coruña, Spagna superficie/area 25 mq/sqm data progetto/design date agosto/August 2006 fine lavori/completion febbraio/February 2010 www.ensamble.info

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QR CODE scarica il video della realizzazione inquadrando il codice QR con il tuo smartphone/download the video of the construction on your smartphone via QR Code


© Ensamble Studio

vista sulla Costa da Morte view on the Costa da Morte

© Roland Halbe

a sumptuous banquet for a young calf. At that point, a 50 cubic metre space had become the empty interior of the project: «The calf had eaten the hay and the interior was revealed for the first time: the architectural space was available at last after having been a shelter for animals and a vegetable mass for a long time», he continues. The stone was gutted due to its removal, freed from its soft and edible core so it could contain what would potentially become its soul: a minimalist space in which one could live in harmony with nature, becoming enveloped in the surroundings, embraced by nature – as it were – until it becomes a part of it. The creation of the dwelling took place as if it were a recreational adventure, conceived almost as a game of construction. The part facing the ocean is protected by a large sheet of glass that grants a view of the landscape and to establish yet again an interactive relationship between constructed space and the natural environment. There is a door along the opposite wall that accesses to an intimate room that includes an area for conversation and one for resting. There is also a shower and bath area. The architect explains: «We took the Le Corbusier’s Cabanon as motif. Our wish was to build with our own hands, a piece of nature, a contemplative space, a little poem». A poem in which time and space are contracted, enabling the ecstatic abduction to float and echo the breath of the ocean. a sinistra e pagina seguente: viste interne on the left and following page: internal views


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sezione aa/section aa

sezione bb/section bb

pianta/plan 2,5 m

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Š Roland Halbe

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Prisma muto EXiT architetti associati, Cappella di famiglia a Padova

di/by Eugenia Valacchi foto di/photos by Teresa Cos Mute prism The EXiT (Loschi-Pagano-Panetto) group of designers took on the challenging task of conversing with such ‘absolute’ themes as life

Nel difficile compito di operare nell’architettura dialogando con temi ‘assoluti’, come la vita e la morte, senza cadere nella tentazione di facili retoriche, il gruppo di progettazione EXiT (Loschi-Pagano-Panetto) realizza per il Cimitero Maggiore di Padova una cappella familiare che si pone come monolitica

and death, without yielding to the temptation of simple rhetoric. To adopt this architecturally, the group created a family chapel in the Padova Cimitero Maggiore, cemetery that presents itself like a monolithic icon dedicated to silence and pondering. Its form is pure, a mute prism with a smooth and stern stone surface. The expressive strength of this solid, closed figure is toned down by its access door that opens a crack to let light and air pass through into the inner area. An almost metaphysical abstraction in which the modular arrangement of the stone slabs of the covering conceals the actual burial niches, making them more difficult to see. The result is a less oppressive atmosphere. The concept of the designers, aimed at interpreting the wishes of the family, is that of creating an area capable of responding to the emotional needs of the people going there to visit their dearly departed; it is in this view that one must interpret the treatment of the surfaces of this small building that presents a ‘punctured’ covering made up of a combination of steel pipes arranged in such a way as to let light, air, rain pass while contact with the outdoors, nature and life remains. Similarly, the wide access door offers a soft light to the area, allowing for a constant relationship with the surroundings. The white gravel flooring reduces the effect of being ‘locked inside itself’ by

icona dedicata al silenzio e alla riflessione, forma pura, prisma muto dalla liscia e grave superficie in pietra. La forza espressiva del solido chiuso è smorzata dal varco di accesso, che frange uno spigolo per immettere luce e aria nello spazio interno, quasi metafisica astrazione dove la scansione modulare delle lastre di pietra del rivestimento maschera i reali alloggiamenti dei loculi, rendendone più difficile l’individuazione e conferendo dunque all’insieme un carattere meno opprimente. L’idea dei progettisti, volta a tradurre i desideri della famiglia committente, è quella di realizzare uno spazio in grado di far fronte alle esigenze emotive delle persone in visita ai propri cari; è in quest’ottica che si deve interpretare il trattamento delle superfici del piccolo edificio, che presenta una copertura ‘forata’, costituita da un insieme di tubi in acciaio, disposti in modo tale da far passare luce, aria, pioggia, e mantenere dunque sempre un contatto con l’esterno, la natura, la vita. Analogamente, l’ampio varco di accesso accorda una morbida luce all’ambiente e consente una relazione costante con l’intorno, così come la pavimentazione in ghiaia bianca riduce l’effetto di luogo ‘concluso’, proiettando anche nell’intimità del vano la sensazione di trovarsi all’aperto, in un luogo naturale adatto alla riflessione e al raccoglimento spirituale. L’aspetto della cappella, oltre alla sua rigida stereometria, deve molto alle caratteristiche del materiale di rivestimento, la pietra Piasentina, tradizionalmente usata in Veneto e Friuli e dalle forti connotazioni storiche (lo stesso Palladio si è avvalso dell’uso di questa pietra per alcune delle sue opere): si tratta di una roccia sedimentaria calcarea dai versatili effetti cromatici ottenuti variando le lavorazioni superficiali, in uno spettro che parte dal fondo grigio con vene bianche e arriva a zone con tonalità tendenti al bruno. Queste lastre dalle venature chiare sono tagliate ‘a piano sega’, modalità che consente di apprezzare i ‘graffi’ dello strumento sulla pietra e le conseguenti scabrosità che producono morbidi effetti di chiaroscuro; la pietra è modulata all’interno e all’esterno secondo una scansione interrotta da modanature orizzontali che ne sottolineano la severa geometria. Il registro linguistico dell’intera cappella sembra così contrapporsi, attraverso una razionale misurabilità degli spazi e una compiuta matericità tattile e visiva, al codice metaforico dettato dall’assenza di peso e dall’ineffabilità del mistero della dipartita; questo percorso spirituale tra la vita e la sacralità della morte trova piena espressione proprio nell’accostamento tra il compatto involucro litico e la sua copertura smaterializzata e impalpabile, pervasa di luce.

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nome progetto/project name PGN. Cappella di famiglia PGN. Family Chapel progetto/design EXiT architetti associati – Francesco Loschi, Giuseppe Pagano, Paolo Panetto direzione lavori/works management Giuseppe Pagano strutture/structures Alberto Soligo impresa/contractor Parpajola fornitore pietra Piasentina/Piasentina Stone supplier Iaconcig committente/client privato/private luogo/place Padova data progetto/design date gennaio/January 2009 fine lavori/completion settembre/September 2009 superficie coperta/covered area 13 mq/sqm volume/volume 63 mc/cm www.exitstudio.it

1 schema di montaggio per la copertura 1 protezioni per acqua piovana 2 copertura coibentata – lato superiore 3 copertura coibentata – lato inferiore 4 struttura autoportante 5 angolari a ‘L’

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roofing assembly scheme 1 protections for rainwater 2 insulated roofing – upper side 3 insulated roofing – lower side 4 self-bearing structure 5 ‘L’ section angular beam

projecting the sensation of being outdoors – even in the intimacy of this area – in a natural place that is well suited to meditation and spiritual reflection.

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sezione aa/section aa

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a

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pianta livello + 0,6 m/+ 0,6 m level plan 0

2m

The aspect of the chapel, aside from its rigid stereometry, owes much to the features of the materials used to cover it: the Piasentina stone traditionally used in the Veneto and Friuli regions possesses powerful historic connotations (Andrea Palladio used this stone for some of his works): this is a sedimentary limestone with versatile chromatic effects obtained by changing the way the surface is treated, in a spectrum that spans from a dark grey with white veins to portions with nuances that lean towards brown. These slabs with light veins are ‘saw cut’, a technique that highlights the scratches of the saw onto the stone and its subsequent roughness produces soft chiaroscuro effects; the stone is modulated on the outside as well as on the inside according to an articulation that is interrupted by the horizontal decorative moulding which accentuates its stern geometry. In this way, the idiomatic register of the entire chapel seems to be set against itself, through a rational measurability of the areas and a finished tactile and visual tangibility. A metaphoric code dictated by the absence of weight and the ineffableness of the mystery of death; this spiritual path between life and the sacredness of death finds its full expression precisely in the combination of the compact stone wrapping and its intangible cover, pervaded by light.


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Understatement scandinavo Lassila Hirvilammi Architects, Kuokkala church

testo di/text by Alfredo Cisternino foto di/photos by Jussi Tiainen

Scandinavian understatement There are latitudes in

Vi sono latitudini alle quali la neve attutisce persino il chiacchiericcio accademico e gli eterni luoghi

which the snow muffles even the academic chatter and eternal stereotypes concerning tradition and

comuni circa tradizione e modernità. Nel 2001 Anssi Lassila e Teemu Hirvilammi fondano uno studio a Oulu (Finlandia), per trasferirlo tre

modernity. In 2001 Anssi Lassila and Teemu Hirvilammi

anni dopo a Seinäjoki, piccola città ricca di opere pubbliche di Alvar Aalto (chiesa Lakeuden Risti, biblioteca e municipio). I due progettisti – rispettivamente classe 1973 e 1974, il secondo non ancora

opened a studio in Oulu (Finland) and three years

laureato – fanno propria l’umiltà con cui l’architettura scandinava dell’ultimo secolo incorpora le tec-

later transferred it to Seinäjoki, a small city filled with public works by Alvar Aalto (the Lakeuden

niche tradizionali in un design d’avanguardia. Il progetto in esame è basato sulla netta indipendenza tra forma esterna e spazio interno. Quest’ultimo

Risti church, library and town hall). The two designers (b1973 and 1974 respectively, the second

è diviso in due parti, una delle quali ospita il presbiterio. Il carattere cultuale di questa parte è segnato dalla sobria pala d’altare di Pasi Karjula, consistente in una serie di tondi lignei di dimensioni differen-

had not yet gotten a University degree) make their

ti. Assai semplici sul piano formale, i tondi si stagliano nettamente dalla parete liscia alla quale sono

own the humility with which Scandinavian architecture over the past century incorporates traditional

applicati grazie all’effetto di chiaroscuro creato dalla luce radente che piove da un’apertura zenitale sulla loro superficie appena sbozzata. L’effetto è ulteriormente enfatizzato dai simboli religiosi raffigu-

techniques into an avant-garde design ethic. The project for Kokkuala church is based upon the

rati in maniera primitivistica sulla pala in contrasto con il carattere di astrazione del resto della sala. Il guscio interno della chiesa presenta una sezione parabolica che si apre fino alla sua massima

clear independence between external form and interior space. The latter is split into two portions, one of which hosts the chancel with Pasi Karjula’s

estensione in corrispondenza del presbiterio. Il guscio è raddoppiato da un telaio a vista in legno con funzione al tempo stesso strutturale, acustica e di controllo formale. Dal punto di vista costruttivo essa mostra la familiarità dei progettisti con le tecnologie del legno, «umilmente apprese da maestri

sober altarpiece, consisting of a series of wooden tondi. The grazing light raining down from a roof window emphasizes the chiaroscuro effect of their barely rough-hewn surface and makes them stand out from the smooth wooden wall on which they are hung. Such an effect is also enhanced by the contrast between the primitivistic figuration of the religious symbols that are painted on the tondi and the overall abstract character of the interior design. The inner layer of the church has a parabolic cross-section that opens to its maximum extension in correspondence with the chancel. It is doubled by a framework in exposed wood, whose functions are structural, as well as acoustic and, last but not least, formal. From a construction viewpoint, it

artigiani». Come in altri casi, tuttavia, tale familiarità è messa al servizio di un approccio «construction fiendly» e «in continua cooperazione con i più abili progettisti strutturali». L’involucro esterno di Kokkuala church è un semplice tetto a falde. Le linee di gronda e di colmo, così come gli appiombi del campanile subiscono però ‘tagli’ che li portano leggermente fuori bolla e fuori piombo. Tali minime manipolazioni risultano estremamente enfatizzate dal neutro manto di abbaini lapidei che riveste le superfici esterne senza soluzione di continuità. Piuttosto che ricorrere alle logore categorie di tradizione e modernità, Lassila e Hirvilammi dichiarano di voler «combinare innovazione ed esperienza». Quale significato attribuiscono ai due termini? Cerco di rispondere con ulteriori domande: 1. sia l’involucro interno che quello esterno richiamano figure archetipiche: rispettivamente l’intreccio e la capanna: cosa direbbero Gottfried Semper o Kenneth Frampton a riguardo? 2. Attraverso l’uso esperto e innovativo di materiali locali – la pietra e il legno – Lassila e Hirvilammi sottopongono tali figure alla loro ennesima attualizzazione. Pensate sia azzardato paragonare il loro lavoro, da tale punto di vista, ad alcune opere di Herzog & de Meuron (casa a Tavole, casa Rudin) o di Peter Zumthor (terme di Vals)? Se sì, allora mai fidarsi dell’understatement scandinavo.

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20 m

planimetria generale/site plan

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nome progetto/project name Kuokkala Church progetto/design Lassila Hirvilammi Architects – Anssi Lassila (capoprogetto/chief architect) progetto degli interni/interior design Lassila Hirvilammi Architects – Teemu Hirvilammi architetto locale/on the site architect Luonti Architects – Jani Jansson assistenti/assistants Virve Väisänen (Luonti Architects); Juha Pakkala, Janne Kähkönen, Matias Topi, Yoshimasa Yamada (Lassila Hirvilammi Architects) ingegneria, costruzione/engineering, construction Ramboll – Juha Elomaa e/and Antti Oikari costruzione, pietra naturale/construction, natural stone Stonecon – Pekka Mesimäki e/and Uolevi Pesonen impianti/HPAC LVI-Lindroos – Jari Manninen

progetto elettrico/electrical design Leinonen-Mantsinen – Juhani Närhi progetto acustico/acoustic design Helimäki acoustics – Heikki Helimäki costruttore/builder Rakennusliike Porrassalmi Oy pala d’altare/altar piece Pasi Karjula tessuti/ecclesiastic textiles Silja van der Meer committente/client parrocchia di Jyväskylä/parish of Jyväskylä luogo/place Jyväskylä, Finlandia data progetto/design date 2006-2009 fine lavori/completion 2008-2010 superficie/area 1.311 mq/sqm volume/volume 7.460 mc/cm www.lh-ark.fi

sezione aa/section aa

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5m


pagina precedente: vista del prospetto ovest e campanile/previous page: view of the west façade and of the bell tower apertura: chiesa e pala d’altare opening page: church hall and the altar piece

prospetto nord/north elevation

sezione bb/section bb

demonstrates the designers’ familiarity with wood technology «humbly learnt from the masters of craftsmanship». As in many of their projects, such familiarity and the «constant cooperation with the most skilled structural designers» yields a «construction friendly approach to architecture». Kokkuala church has a simple gable roof. The lines of the eaves and rooftop, as well as the edges of the bell tower are cut in order to draw them out of level and plumb. Although minimal, these manipulations are extremely emphasized by the continuous slate cladding of the outer layer. Without resorting to hackneyed categories, such as ‘tradition’ and ‘modernity’, Lassila and Hirvilammi stated that they wanted to «combine innovation and experience». Which definition do they intend for these two terms? I will try to answer by further questions: 1. both interior and exterior layer of Kokkuala church recall archetypical figures: respectively the weave and the hut: what would Gottfried Semper or Kenneth Frampton have to say about this? 2. Through the expert and innovative use of local material – stone and wood – Lassila and Hirvilammi propose an umpteenth revival of such figures. Do you think it is a bit rash to compare that aspect of their work to those by Herzog & de Meuron (the house in Tavole, Italy, the Rudin House in Leymen, France) or those by Peter Zumthor (Vals Baths, Switzerland)? If you’re answer is yes, then do not trust Scandinavian understatement.

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pianta primo piano/first floor plan a

pianta secondo piano/second floor plan

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vista della sala riunioni parrocchiali al primo piano/view of the parish meeting hall on the first floor


scala dal primo al secondo piano the staircase from the first to the second floor sotto: vista di uno spazio per riunioni al primo piano/below: view of a meeting room on the first floor

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WWDH Pieta-Linda Auttila, Wisa Wooden Design Hotel

testo di/text by

Azzurra Macrì

WWDH An archipelago in front of the port of Hel-

Arcipelago di fronte al porto di Helsinki, camera con vista, legno di pino e abete rosso finlandese,

sinki, room with a view, pine or red Finnish fir, 24 hours to conceive the project, a month and a half to

24 ore per concepire il progetto, un mese e mezzo per realizzarlo: sono gli ingredienti principali del WISA Wooden Design Hotel, situato sull’isola di Valkosaari. Un’architettura affascinante, innovativa,

build it: these are the main ingredients of the WISA Wooden Design Hotel on the island of Valkosaari.

leggera, aperta che porta la firma di Pieta-Linda Auttila, studentessa presso l’Università di Arte e Design di Helsinki, vincitrice del concorso Wooden Design Workshop bandito da UPM Timber, azienda

Fascinating architecture: innovative, light and open

produttrice di legname per le costruzioni. Il piccolo hotel – una microarchitettura – possiede la dote

that was designed by Pieta-Linda Auttila, a student at the Helsinki University of Art and Design, win-

della mobilità: nel tempo viaggerà di isola in isola, di mare in mare, di porto in porto per donarsi ogni volta a visitatori diversi come luogo privilegiato per l’osservazione del paesaggio. Non è un caso che

ner of the Wooden Design Workshop competition sponsored by UBM Timber, a company that manu-

la giovane progettista si sia ispirata alle barche dei pescatori locali, restituendo l’ispirazione in uno spazio sperimentale e comunque legato al suo luogo di nascita, al suo molo di partenza. «Il mare e la

factures wood for construction. The small hotel, a micro-architecture, features the quality of mobil-

mia passione per le imbarcazioni di legno dei pescatori mi hanno orientata ad applicare in architettura le tecniche di costruzione delle barche, oltre ad avermi suggerito la sagoma curva della parte centrale

ity: in time it will travel from one island to another,

del progetto», spiega la giovane progettista.

from one sea to another, from one port to another to offer itself over and over again as a privileged

L’obiettivo del concorso, felicemente interpretato dalla studentessa finlandese, era quello di dimostrare come il legno, materiale della tradizione, sia in grado di declinare forme e linguaggi contemporanei,

place from which to observe the landscape. It is no coincidence that this young architect was inspired by the boats belonging to local fishermen, bringing

dialoghi fra passato e presente, nuove possibilità espressive. Con questa architettura il legno si riscatta dalla stereotipata associazione ai paesaggi vernacolari e rivendica la sua capacità di andare oltre il tempo, di potersi esprimere in maniera originale, fresca, sempre inedita.

this inspiration into an experimental area that remains tied to its birthplace, it’s dock of departure. «The sea and my passion for fishermen’s wooden boats directed me to apply the technique of boatbuilding to architecture along with suggesting the curved outline of the central portion of the project» the young designer explains. The goal of the competition, successfully interpreted by the Finnish student, was that of demonstrating how wood, a material of tradition, is capable of being expressed in contemporary shapes and idioms, dialogues between the past and present, new possibilities of communication. With this architecture, wood is finally redeemed of its stereotypical association with vernacular landscapes and can claim its ability to go beyond time, to express itself in an original, fresh manner that is waiting to be discovered. Perched upon a rocky cloak, this sculpture is compared at times to stone, a stable material, and at others to the sea and wind, mobile materials. Over time, the saltiness had covered the wood externally – that had already been painted grey – bringing it closer to the mood and tone of stone, while the wind seems to have given form to the undulated walls of the central portion. On its model, the hotel (approximately 30 square metres) has a sinuous form, similar to an arm that is delicately bent to contain the most intimate and evocative area: the entrance hall. Protected by bundles of wooden boards that

Poggiata su manto roccioso, questa scultura si confronta ora con la pietra, materiale stabile, ora con il mare e il vento, materiali mobili. Nel tempo la salsedine ricopre esternamente il legno – già trattato con una finitura di grigio –, avvicinandolo agli umori e ai toni della pietra, mentre il vento sembra dare forma alle pareti flesse della parte centrale. In pianta l’hotel – di circa 30 metri quadrati – ha una forma sinuosa, simile a un braccio morbidamente piegato a contenere l’angolo più intimo e suggestivo: l’atrio. Protetto da fasci di tavole di legno piegati a descrivere curve sempre diverse (ogni tavola è costituita da tre strati fino a raggiungere uno spessore complessivo di 8 millimetri), si lascia penetrare dalla luce, dall’aria, dal panorama. Diventa teatro di movimentati giochi di ombre prodotti dalle varie inclinazioni del sole durante l’arco della giornata. Un cuore pulsante, uno spazio ‘umorale’, nel quale gli elementi della natura permettono di volta in volta un’esperienza diversa. Grandi cuscini di paglia baciano la roccia, consentendo momenti di relax, di quiete e meditazione davanti al paesaggio. È una struttura dalla forma organica, che sembra respirare insieme al mare e fare eco alla personalità biologica del legno. Quest’ultimo è adoperato con audacia, originalità, volontà di metterlo alla prova per individuare nuove formule espressive. Ai due estremi dell’atrio si trovano l’essenziale camera da letto e uno spazio giorno riparato: posti su livelli differenti, entrambi i volumi che li contengono adottano la forma del cannocchiale, con una parete interamente a vetri che genera un rapporto osmotico fra esterno ed interno. Il fascino del WISA Wooden Design Hotel risiede nella potenza della suggestione che riesce a esprimere, la stessa che ha guidato la giovane Pieta-Linda Auttila fin dal primo momento: «All’inizio il mare era in tempesta. Il potere e la forza delle onde hanno sollevato dal fondo un blocco di legno, già annerito dall’acqua del mare, e lo hanno scaraventato contro la roccia. L’urto ha squarciato il blocco di legno nel suo cuore».

Valkosaari

planimetria generale/site plan 0

100 m

Valkosaarensalmi

Luoto

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a

nome progetto/project name WISA Wooden Design Hotel progetto/design Pieta-Linda Auttila ingegneria strutturale e consulenza/structural engineering and assistance Tero Sundberg, Hannu Hirsi costruzione/construction elementi spaziali/spatial elements MPH-rakennus Heikki Maksniemi rivestimenti/casings Pekka Blomster, Timo Blomster, Teemu Forsman, Jari Karppinen legname/timber UPM Timber compensato/plywood UPM Plywood finestre/windows Fenestra finiture/finish Osmo-color/Sardon Woodwise and Teknos Woodex costruttore/builder UPM Kymmene/Antti Ratia committente/client UPM (promotore del concorso competition promoter) luogo/place Valkosaari, Helsinki, Finlandia fine lavori/completion 2009 superficie/area 82 mq/sqm www.wisa24.com

a

piantalplan 0

sezione aalsection aa

2m


0

2m

prospetto verso il porto elevation towards the harbour

prospetto verso l’isola elevation towards the isle

prospetto verso la parte sud della città/elevation towards downtown

are bent to describe curves that are very different from one another (every board is made up of three layers to reach a width of 8 millimetres), it is penetrated by the light, air and the scenery. It becomes a stage for lively shadow games made by the various inclinations of the sun throughout the day. A throbbing heart, a ‘mood’ area, in which the elements of nature allow for a different experience time after time. Large straw pillows kiss the rock, allowing for moments of relaxation, tranquility and meditation while enjoying the view. The structure has an organic shape that seems to breathe along with the sea and echoes the biological personality of the wood which is used boldly and with originality. The desire to put it to the test in order to perceive new expressive formulas. The essential bedroom and a sheltered living area are located at the two extremes of the entrance hall: positioned on two different levels. Both areas containing them adopt a binocular formula with a wall that is entirely made of glass that generates an osmotic relationship between interior and exterior. The allure of the WISA Wooden Design Hotel is in the power of suggestion that it is able to express, the same that led the young Pieta-Linda Auttila from the very first moment: «At first, the sea was stormy. The power and strength of the waves brought up a block of wood from the seabed that was already blackened by the water and hurled it against the rocks. The crash ripped open the heart of this block of wood».

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dettaglio dell’interno/detail of the interior sotto: lo spazio giorno in uno dei due estremi dell’edificio/below: the living area in one of the two sides of the building pagina seguente: vista del nucleo centrale following page: view of the central area


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Verso l’alto Andreas Wenning, Case sugli alberi

«Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare e ascoltare». «Everyday items tell secrets to those who know how to see and listen to them». Gianni Rodari

testo di/text by Fabio Rosseti foto di/photos by Alasdair Jardine

Looking up We’re talking about wood. In the words

Parliamo di legno, sì, ma come diceva Gianni Rodari in una vecchia filastrocca per bambini, «per fare

of Gianni Rodari’s old nursery rhyme: «per fare il legno ci vuole l’albero» [to make wood, you need

il legno ci vuole l’albero». Parliamo di alberi, quindi. E di architettura. E di case sugli alberi. Parlando di architettura si parla di ambiente costruito, di spazi per gli esseri umani; parlando di al-

a tree] so let’s talk about trees. And architecture. And tree-houses. When one speaks of architec-

beri si parla di ambiente naturale, di ‘polmone’ per la vita degli stessi esseri umani: si costruisce (in origine) nell’ambiente naturale e le persone vivono grazie all’ossigeno che gli alberi producono con

ture, one speaks of a constructed environment,

la fotosintesi. Un esempio da manuale di simbiosi mutualistica, se non fosse che spesso il prodotto

of a space for human beings. When one speaks of trees, one speaks of a natural environment, of

dell’architettura, l’ambiente costruito, si sviluppa a scapito degli alberi stessi. Uno dei maggiori disastri ambientali, perennemente in corso, è quello della deforestazione selvaggia, che avvenga in Amaz-

‘lungs’ for the human life: we build (in origin) in a natural environment and people live there thanks

zonia, in Africa o fra le terre di qualche progredita nazione occidentale, per fini ‘progressisti’: nuove vie di comunicazione, sfruttamento delle risorse, inurbamento.

to the oxygen produced by trees through the process of photosynthesis. A textbook example of

Di cosa vogliamo parlare allora? Parliamo di istinto, di fantasia, di gioco, di rispetto. Di case ‘sopra’ gli alberi appunto!

mutual symbiosis if it weren’t for the fact that of-

Fin dai tempi più remoti, arrampicarsi sugli alberi, viverci, poteva significare la salvezza: proteggersi

ten the product of architecture (the ‘constructed’ environment) is developed to the detriment of the

dalle belve che si aggiravano nelle foreste, ad esempio; orientarsi, guardando dall’alto lo spazio attorno; nutrirsi. Solo per rimanere nei decenni più recenti la letteratura e il cinema hanno spesso utilizzato

trees. One of the major environmental disasters, perennially in progress, is that of the savage deforestation taking place in the Amazon, in Africa

l’immagine degli alberi e della vita su di essi, per la loro immediata carica simbolica, per il ‘messaggio’ positivo che questa immagine poteva trasmettere. Chi da bambino non ha sognato o, caso fortunato, avuto una casa sull’albero, rifugio, fortino protettivo e generatore di fantasie ludiche e avventurose?

or on the land of some more advanced western countries for ‘progressive’ purposes: new routes of communication, exploiting resources and urbanization. So, what do we want to discuss here? We’re talking about instinct, imagination, play and respect. About houses up ‘in’ trees! Even in the most distant past, climbing trees or living in them could have meant salvation: protection from the wild beasts lurking in the forests for example: getting one’s bearings, observing things from above; nourishment. In more recent times, literature and cinema have often made use of the image of trees and life up in them for their immediate symbolic implication, for the positive ‘message’ that such an image can convey. Who hasn’t dreamt as a child of having a tree-house (some are even lucky enough to have had one) as a refuge or fort. In any case this structure is protective and a source of recreational and adventurous fantasies. In short, talking about ‘houses’ and about ‘trees’ seems to generate an ethical short circuit, talk-

Insomma, se parlare di ‘case’ e di ‘alberi’ sembra creare un corto circuito etico, parlare di ‘case sugli alberi’ apre, invece, orizzonti diversi. Gli aspetti tecnologici, funzionali e innovativi insiti in questi manufatti sono immediati quanto quelli evocativi. Andreas Wenning, con il suo studio Baumraum, dà vita a strutture tecnologicamente avanzate, in grado di garantire la solidità e il comfort necessario senza tuttavia ‘pesare’, realmente o metaforicamente, sulla natura circostante. Le cabine che formano i nuclei abitativi sembrano delle piccole astronavi e sono realizzate preferibilmente con una struttura lignea tamponata con pannelli di larice, che, grazie alle sue caratteristiche, offre la maggiore resistenza all’ambiente esterno. Opportuni sistemi di isolamento naturale, come i pannelli di lana o i materassini di fibre di cocco, rendono ottimale il comfort all’interno delle cabine. Ma ciò che ancora di più stupisce è la possibilità che ciò che si presenta come una sorta di gioco possa invece essere, pur nelle dimensioni ridotte, una struttura abitativa a tutti gli effetti: le cabine possono infatti essere dotate di impianti, arredate, dotate di servizi igienici. La cabina, le cui dimensioni dipendono ovviamente anche dalla robustezza e dall’altezza degli alberi utilizzati, viene prefabbricata e assemblata in officina, con tutti gli elementi richiesti: in genere le dimensioni della singola unità sono quelle di una piccola roulotte, ma più cabine possono essere unite ed interconnesse per creare strutture abitative più complesse. Il capitolo più delicato è rappresentato dalla tecnica di sospensione sull’albero. L’obiettivo è naturalmente quello di incidere il meno possibile sull’ambiente circostante e in particolare sull’albero stesso. Ecco quindi che le case sugli alberi non sono ancorate con chiodi o viti fissati alle piante, ma attraverso sistemi di cinghie tessili, tiranti e cavi d’acciaio; e se l’albero non è sufficientemente robusto i pesi sono distribuiti fra più tronchi, e se ancora non fosse abbastanza si utilizzeranno dei sostegni, dei pali, in legno o acciaio. Perché alla fine ciò che è importante non è tanto il fatto di come questo sogno stia in piedi ma il fatto che sia possibile!

Froschkönig, Monaco, Germania, 2009 committente una coppia architetto baumraum – Andreas Wenning opening page: Froschkönig, Monaco, Germany, 2009 client a couple architect baumraum – Andreas Wenning

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Froschkönig, Monaco, Germania, 2009 interno/interior

ing about ‘houses up in trees’, on the other hand, opens up different horizons. The technological, functional and innovative aspects inherent in these works are immediate as are the evocative aspects. Andreas Wenning brings technologically advanced structures to life in his Baumraum studio that are capable of guaranteeing the necessary sturdiness and comfort without ‘weighing upon’ (figuratively and literally) their surrounding nature. The cabins forming the living quarters look like little spaceships and are preferably made of wood plugged with larch panels which, thanks to the characteristics of this wood, offers more resistance against the outside environment. Appropriate natural insulation systems such as wool (panel-boards) or coconut fiber (mattress-boards) insulation optimize comfort inside the cabin. What is even more astounding is the fact that what could be presented as a kind of game can actually become a bona fide, albeit small, dwelling: the cabins can feature

wiring, furniture and toilet blocks. The dimensions of the cabins (obviously) depend upon the sturdiness and height of the trees used. They are prefabricated and assembled in the workshop, with all requested elements: generally, the dimensions of a single unit are those of a small trailer, but several cabins can be united and interconnected to form more complex dwellings. The most delicate chapter is that involving the suspension technique of the tree-house. Naturally, the goal is that of weighing upon the surrounding environment and on the tree itself (in particular) as little as possible. Therefore, tree-houses are not nailed or screwed into the plants. As an alternative, systems of textile straps, ropes and steel cables are used and if the tree is not robust enough, the weights are distributed between several trunks. If it is still not robust enough, wood or steel supports (or poles) are adopted. After all, it doesn’t really matter how this dream gets on its feet. What really matters is the fact that it is made possible.


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in questa pagina: Tra una magnolia e un pino, Osnabrück, Germania, 2007 committente una famiglia con bambini adulti e nipoti architetto baumraum – Andreas Wenning in this page: Between magnolia and pine, Osnabrück, Germany, 2007 client a family with adult children and grandchildren architect baumraum – Andreas Wenning pagine seguenti: Casa sull’albero Djuren, Groß Ippener, Germania, 2008 committente una famiglia con bambini architetto baumraum – Andreas Wenning following pages: Treehouse Djuren, Groß Ippener, Germany, 2008 client a family with children architect baumraum – Andreas Wenning


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Hanno collaborato a questo numero / Contributions to this issue

Alfonso Acocella

architetto/architect

Calitri (AV), 1954. Professore ordinario di Tecnologia presso la Facoltà di Architettura di Ferrara in cui presiede la Commissione Relazioni esterne e comunicazione. è presidente del Comitato scientifico del Museo del laterizio di Marsciano, responsabile del settore Architettura della rivista Costruire in laterizio. Ha pubblicato saggi e articoli su numerose riviste e molti volumi tra cui L’architettura di pietra. Nel 2005 ha fondato il primo blog tematico d’architettura www.architetturadipietra.it/Calitri (AV), 1954. Full professor of Technology for the Architecture Department at the University of Ferrara, where he presides the Commission of Public Relations and Communication. Chairman of the Scientific Commission at Marsciano’s Museo del Laterizio and head of the Architecture section of Costruire in laterizio magazine, he has published essays and articles for many magazines and volumes including l’Architettura di pietra [Stone Architecture]. In 2005 he founded the first blog regarding architecturewww.architetturadipietra.it

Diego Barbarelli Perugia, 1975. Redattore di PresS/Tletter e PresS/Tmagazine, collaboratore di Compasses/Perugia, 1975. Editor of PresS/Tletter and PresS/Tmagazine, contributor to Compasses

Alfredo Cisternino

architetto/architect

Genova, 1973. Si occupa delle mutazioni del ruolo dell’architetto nelle culture architettoniche francese e italiana in età contemporanea. Insegna Storia dell’Architettura nelle Università di Firenze e Genova e tiene seminari all’Università di Pisa e alla Domus Academy (Milano). Ha svolto ricerca presso il Politecnico di Milano e il Centre Pompidou (Parigi)/Genoa, 1973. He studies the changing role of the architect in modern-day French and Italian architectural cultures. He teaches History of Architecture at the Universities of Florence and Genoa and holds seminars at the University of Pisa and Milan’s Domus Academy. He has also done research at the Politecnico di Milano and the Centre Pompidou in Paris

Paolo Di Nardo

architetto/architect

Firenze, 1958. Fondatore e direttore editoriale della rivista And, nel 2002 fonda lo studio ARX che si occupa di progettazione e ricerca architettonica; lavora con Coophimmelb(l)au, Diener & Diener, Obermayer Planen + Beraten con cui partecipa a concorsi e progetti internazionali. è professore a contratto di progettazione presso la Facoltà di Architettura di Firenze e autore di numerosi articoli e saggi sull’architettura contemporanea/Florence, 1958. Founder and editor of And magazine. In 2002 Di Nardo founded studio ARX, which is concerned with architectural research and design; he also works with Coophimmelb(l)au, Diener & Diener, Obermayer Planen + Beraten partecipating to competitions and international projects. He is a temporary professor of design with the Faculty of Architecture in Florence and has authored numerous articles and essays on contemporary architecture

Giorgio Fratini

architetto/architect

Prato, 1976. è architetto, illustratore e autore di fumetti. Vive e lavora a Firenze. è stato pubblicato in Italia e Portogallo il suo primo romanzo grafico Sonno elefante – I muri hanno orecchie, Edizioni BeccoGiallo (It) e Campo das Letras (Pt)/Prato, 1976. He is an architect, illustrator and comic-book writer. He lives and works in Florence. His first graphic novel, Sonno elefante – I muri hanno orecchie (Edizioni BeccoGiallo (It) and Campo das Letras (Pt)) was published in both Italy and Portugal

Alessandra Lai

ingegnere/engineer

Cagliari, 1972. Dopo la laurea in Ingegneria Civile presso l’Università degli Studi di Cagliari, consegue nel 2005 il titolo di Dottore di Ricerca in Architettura e Costruzione presso l’Università di Roma Tor Vergata. Collabora attualmente con la Facoltà di Architettura dell’Università di Sassari e si occupa, tanto nell’attività di ricerca quanto in quella professionale, di pianificazione d’area vasta, pianificazione strategica e progettazione di campus universitari/Cagliari, 1972. After receiving her degree in Civil Engineering at the University of Cagliari, she earned her Doctorate in Architectural Research at the University of Rome Tor Vergata. She is currently collaborating at the Architecture Department at the University of Sassari and is active as both researcher and professional, planning large areas, strategic planning and university campus design

Santino Limonta

giornalista/journalist

Monza, 1940. Dopo una ventennale attività in una grande azienda editoriale si rivolge al mondo dell’editoria di nicchia contribuendo al lancio di nuove testate. Segue l’evoluzione del design, dei materiali e dell’architettura da un osservatorio privilegiato viaggiando intensamente nei mercati tradizionali e in quelli emergenti/Monza, 1940. After two decades of collaboration with a large publishing company, he now turns to the world of exclusive publishing and contributes to launching new periodicals. Limonta follows the evolution of design, materials and architecture from a privileged observation point by traveling with intensity though traditional and well as emerging markets

Azzurra Macrì

giornalista/journalist

Finlandia, 1975. Dopo avere studiato in Italia per diventare architetto, ha deciso di essere giornalista. Osserva e scrive di architettura per profonda passione. Interessata alle forme di comunicazione dell’architettura nei paesi non ancora sedotti dalle suggestioni mediatiche, pubblica su diverse riviste di settore in Italia e all’estero/ Finland, 1975. After having studied architecture in Italy, she decided to become a journalist. She observes architecture and writes about it with a deep passion. Particularly interested in the forms of communication of architecture in countries that have not been seduced by the influence of media, she publishes in various magazines dedicated to the field in Italy and abroad

Lapo Muratore

architetto/architect

Bagno a Ripoli (FI), 1964. Dopo la laurea svolge numerosi programmi di ricerca in prestigiose università straniere. Da sempre interessato alla pubblicistica, scrive abitualmente per le riviste di settore, sia italiane che straniere. Vive e lavora a Siena/After earning his degree he participated in many research programmes at prestigious universities abroad. He has always been interested in activities of the publicist and often writes for national and international magazines of the sector. He lives and works in Siena

Pierpaolo Rapanà

architetto/architect

Lecce, 1978. Svolge attività professionale in collaborazione con lo studio ARX di Firenze e attività di ricerca come Cultore della Materia nel corso Laboratorio di Architettura II presso la Facoltà di Architettura di Firenze. Fa parte della redazione di And/Lecce, 1978. Works in partnership with studio ARX of Florence and conducts research as a scholar with the Architectural Workshop of the Faculty of Architecture in Florence. A member of the And editorial staff

Erminio Redaelli

architetto/architect

Galbiate (LC), 1946. Laureato presso il Politecnico di Milano, scopre e conosce la Bioarchitettura® nel 1995 grazie a Ugo Sasso. Nei suoi progetti ricorre a criteri ecologici. è presidente dell’Istituto Nazionale Bioarchitettura®. Ha tenuto interventi e docenze in varie scuole e università italiane. Suoi articoli sono apparsi riviste del settore. Tra i testi più importanti Architettura sostenibile e Strumenti di indirizzo per l’introduzione dello sviluppo sostenibile nei programmi di governo locale dell’edilizia e del territorio. Relatore a numerosi convegni nazionali e internazionali/Galbiate (LC), 1946. Freelancer, becomes familiar with Bioarchitettura® in 1995 thanks to Ugo Sasso. He often uses ecological criteria in his designs. Chairman of the Istituto Nazionale Bioarchitettura®, he has taught in Italian schools and universities. Among his most significant written works: Architettura sostenibile and Strumenti di indirizzo per l’introduzione dello sviluppo sostenibile nei programmi di governo locale dell’edilizia e del territorio. He is often called to host national and international conventions

Daria Ricchi

architetto/architect

Novafeltria (RN), 1978. Architetto e giornalista. Scrive per riviste specializzate di settore in Italia e all’estero, tra cui a10, Il Giornale dell’Architettura, Area e Casamica. Ha scritto una monografia su Mecanoo e appena curato una monografia su Diller Scofidio + Renfro, edito da Skira. Sta attualmente svolgendo un Phd presso la Princeton University/Novafeltria (RN), 1978. Architect and journalist. She writes for architectural and art magazines in Italy and abroad, among which are a10, Il Giornale dell’Architettura, Area and Casamica. She wrote a monograph book on Mecanoo and has recently edited a monograph on Diller Scofidio + Renfro, published by Skira. She is currently a Phd student at Princeton University

Fabio Rosseti

architetto/architect

Viareggio (LU), 1961. Vive e lavora a Firenze, rivolgendo la sua attenzione al rapporto fra architettura e tecnologie dell’informazione. è coordinatore della redazione di And con cui ha collaborato fin dal primo numero. Ha scritto vari articoli per And e per altre testate/ Viareggio (LU), 1960. Lives and works in Florence, focusing on the relationship between architecture and information technologies. Editorial staff coordinator of And, he has worked with the magazine since its very first issue, writing various articles for And and for other publications

Silvia Scarponi architetto/architect S. Benedetto T. (AP), 1978. Laureata a Firenze dal 2006 collabora con Ipostudio. Nel 2009, insieme a Francesco Fanfani, ha collaborato a San Francisco con Public Architecture e Streetsblog per la riqualificazione di spazi urbani. è cofondatrice del gruppo interdisciplinare Kindi lab/S. Benedetto T. (AP), 1978. She graduated in Florence and she starts collaborating with Ipostudio in 2006. In 2009, with Francesco Fanfani, collaborated with Public Architecture and Streetsblog for the requalification of urban spaces. She is co-founder of the interdisciplinary group Kindi lab

Eugenia Valacchi

architetto/architect

Firenze, 1975. Si laurea a Firenze nel 2003. Dottore di Ricerca presso il Dipartimento di Storia dell’Architettura dell’Università di Firenze. Lavora attualmente nel team dello studio di architettura ARX e collabora fin dai primi numeri con la rivista And. Dal 2010 è nel gruppo del laboratorio di ricerca Material Design della Facoltà di Architettura di Ferrara/Florence, 1975. She graduated in Florence in 2003. PhD graduate at the Department of History of Architecture at the University of Florence. She works as part of the ARX architectural studio team and has collaborated with And magazine since the early issues. Since 2010 she is part of the Material Design Research Laboratory at the Faculty of Architecture of Ferrara

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mecanoo longhi ensamble studio peter rich studio palterer exit studio lassila hirvilammi steven holl pieta linda lundgaard & tranberg gi...

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