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L'affaccio panoramico

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L’affaccio panoramico


L’affaccio panoramico Nel contesto della riqualificazione di un antico fienile situato a Cortina d’Ampezzo, sulla destra orografica del torrente Boite, nell’antica località di Ronco, l’architetto Ambra Piccin firma un intervento che unisce sapientemente recupero e contemporaneità. L’appartamento oggetto del progetto si inserisce in questo scenario con naturalezza, esprimendo un’idea di abitare radicata nel paesaggio alpino e profondamente connessa con l’ambiente circostante.

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Elemento distintivo di questa residenza è l’apertura visiva e sensoriale verso l’esterno: un dialogo costante con le maestose vette dolomitiche e con l’intera conca ampezzana, che si realizza attraverso un’articolata composizione di affacci panoramici. L’architettura diventa così un dispositivo percettivo, capace di accogliere e amplificare la luce naturale e l’atmosfera mutevole della montagna.Particolarmente significativa, in tal senso, è l’ampia vetrata rivolta a sud-est che incornicia il centro di Cortina e il suo inconfondibile campanile. Questa apertura è stata progettata affinché fosse fruibile anche dalla suite padronale, mediante un intervento che prevede un affaccio interno, generando un continuum visivo e spaziale tra camera e soggiorno, in un gioco di volumi e trasparenze attentamente calibrato.

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Nel concepire gli spazi interni, l’architetto Piccin ha posto particolare attenzione alla vocazione conviviale dei committenti. Il livello principale è interamente dedicato alla dimensione del vivere collettivo e si sviluppa attraverso una generosa zona living che accoglie soggiorno, sala da pranzo di ampie proporzioni, cucina, guardaroba e un bagno di servizio. Una scala, disegnata con rigore formale per integrarsi armoniosamente all’interno, conduce al piano superiore, dove trovano spazio due camere matrimoniali con bagno en suite, una terza camera destinata ai ragazzi e un ulteriore bagno con accesso indipendente. La scelta dei materiali rivela una profonda attenzione alla matericità e al linguaggio dell’abitare alpino. Il pavimento in rovere, dogato, asciato, spazzolato e successivamente tinto, restituisce una tattilità autentica e calda, mentre le boiserie e gli arredi sono stati realizzati con lo stesso legno utilizzato per la struttura originaria del fienile e per il tetto. Pagina 8


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Una scelta che non è solo estetica, ma concettuale: un gesto di continuità tra l’involucro e l’interior design, alla ricerca di una sintesi poetica tra struttura, rivestimento e identità materica. Al legno si affianca, come contrappunto, il ferro nero, elemento strutturale e decorativo trattato con polveri e cere realizzate artigianalmente dai fabbri di Cortina. Questa materia scura e densa si ritrova nel camino centrale, un monolite a tre facce disegnato ad hoc, e nelle porte scorrevoli che connettono la cucina alla sala da pranzo. È presente anche nei basamenti dei tavoli, volutamente sdoppiati per consentire una maggiore flessibilità d’uso: uno per il pranzo, l’altro destinato al lavoro o ad appoggio informale, a seconda delle esigenze.

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La componente materica si arricchisce ulteriormente con l’inserimento di marmi selezionati in collaborazione con la collezione Antolini di Verona. Le lastre a macchia aperta, scelte per i bagni, esprimono un raffinato equilibrio cromatico, in dialogo con le venature del legno, mentre le superfici più chiare valorizzano la luminosità naturale degli ambienti. Nella zona giorno, invece, emerge la presenza del marmo nero assoluto, bocciardato e spazzolato, utilizzato per il camino, per il piano cucina e come rivestimento parziale del bagno per gli ospiti. In un’ottica di coerenza progettuale, ogni dettaglio è stato selezionato in funzione di un’estetica complessiva rigorosa e meditata. La rubinetteria in finitura nero antracite, le maniglie "lama" disegnate da Gio Ponti per Olivari, i faretti e gli elementi tecnici si inseriscono in un sistema unitario in cui l’architettura diventa racconto, tensione tra memoria e contemporaneità, tra materia e luce. Pagina 14


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L'affaccio panoramico by Ambra Piccin - Issuu