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arcireport

settimanale a cura dell’Arci | anno XII | n. 3 | 23 gennaio 2014 | www.arci.it | report @arci.it

Imu e circoli, una questione di scelte di Francesca Chiavacci*

La questione dell’Imu è una questione di scelte. Il concetto di ‘modalità non commerciale’, oltre a mettere in discussione il percorso normativo storico che nel tempo ci ha definito, evidenzia quanto chi lo ha introdotto conosce poco il nostro mondo. Lo abbiamo sempre saputo, ma, oggi, è ancora più evidente. Continuiamo ad auspicare che la vicenda possa arrivare ad una soluzione positiva. Ma, se la speranza è l’ultima a morire, il senso di realtà ci dice che le probabilità sono molto poche. Prima gli stralci al dl Stabilità e il passaggio nel decreto Imu, poi la dichiarazione di inammissibilità al Senato sullo stesso decreto, ora un quarto tentativo con un emendamento alla Camera presentato da Paolo Beni. Su tutto, l’ombra della fiducia che il Governo proporrà sulla conversione del decreto Imu. La situazione, nel nostro mondo, desta molta rabbia e preoccupazione. Anche per un paradosso: il Parlamento con il più alto numero di rappresentanti proveniente dal terzo settore non riesce proprio a vedere e sentire un punto continua a pagina 2

Giornata della memoria Pubblichiamo la lettera inviata agli studenti di Vasto dal presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, che verrà letta il 27 gennaio

Care ragazze e cari ragazzi, con la legge 20 giugno 2000 n. 211 è stata istituita la ‘Giornata della memoria’ in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Il 27 gennaio è il giorno in cui furono abbattuti i cancelli del Campo di Auschwitz ed è stato scelto, simbolicamente, per ricordare la Shoah (lo sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, le persecuzioni italiane dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio. Dunque, si tratta di un giorno dedicato alla memoria, ad una memoria universale, e vuole ricordare anche coloro che si sono adoperati per i perseguitati, cercando di difendere a tutti i costi due beni preziosi: la libertà e la dignità delle persone. Una giornata importante, che non va ridotta ad una cerimonia celebrativa, ma al ricordo delle vittime deve unire la conoscenza storica e la riflessione. Si è trattato di un periodo terribile in cui le forze del male hanno cercato

di prevalere, colpendo diritti umani, devastando Paesi e città e conducendo a morte cittadini inermi, colpevoli solo di essere considerati ‘diversi’ o di avere l’ansia e il desiderio della libertà. Sono stati perpetrati, in nome della ‘razza’ e della potenza, delitti spaventosi, stermini organizzati scientificamente col solo scopo di annullare le persone e la loro dignità. Gli Alleati che arrivarono ai campi di concentramento e di sterminio, si trovarono di fronte ad uno spettacolo di orrore, che nessuno potrà dimenticare. Bisogna chiedersi come si può arrivare a tanto e se ha ragione chi pensa che si sia trattato di un’epoca in cui prevaleva il male assoluto. Non è così; la bestia umana si scatena sempre quando vengono meno il rispetto della persona e dei suoi diritti. E dire che sui Cancelli di Aushwitz c’era scritto «Il lavoro rende liberi». Quale orribile menzogna! Dietro quei cancelli c’erano le persecuzioni, le torture fisiche e morali, le camere a gas. Bisogna ricordare, per tanti motivi. continua a pagina 2


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arcireport n. 3 | 23 gennaio 2014

segue dalla prima pagina

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fondamentale per migliaia di esperienze associative e mutualistiche diffuse in tante parti d’Italia (non solo in Emilia e Toscana), che contribuiscono a tenere e a costruire coesione sociale e sviluppo culturale nei territori e nelle comunità. Con ciò, ovviamente, non vogliamo dire che nei due rami del Parlamento mancano interesse e riconoscimento della correttezza e della fondatezza delle nostre rivendicazioni. Siamo consapevoli dell’impegno del gruppo interparlamentare sul terzo settore, in particolare del nostro Presidente Paolo Beni e del sostegno di tanti altri parlamentari. Impegno ribadito, tra l’altro, alcuni giorni fa nel corso di un incontro a Firenze con deputati e senatori dell’area fiorentina di PD e SEL. Resta però che molto probabilmente prevarranno ancora una volta scelte che non riserveranno buone notizie per il nostro associazionismo. Dunque esiste un problema di mancanza di volontà politica e di presa in carico della vicenda da parte della maggioranza di governo e dei gruppi nelle commissioni. Esistono certamente le miopie di un approccio, dominante nel dibattito politico e ancora troppo schiacciato sulle logiche dell’austerity, che continua a sacrificare welfare e fasce sociali più deboli. Ma forse è il caso di considerare questo passaggio infelice e foriero di molte nuove difficoltà per i nostri circoli come un’occasione per tornare a interrogarci sulla necessità ed urgenza che le ragioni del nostro associazionismo, associazionismo di promozione sociale, trovino la forza per farsi sentire e vedere riconosciuta la propria dignità, al pari di altre esperienze del terzo settore e del no-profit. Spetterà a noi tornare a mobilitarci e, come ci chiedono tante compagne e tanti compagni nelle assemblee congressuali, essere capaci di far sapere chi siamo, di rendere visibile cosa oggi sono e rappresentano Circoli, Case del Popolo, Società di Mutuo Soccorso, il nuovo associazionismo che ha la fortuna di possedere i propri spazi. Dovremo essere in grado e impegnare le energie, sia attraverso la nostra capacità di interlocuzione politica, sia attraverso la promozione della nostra identità, sia attraverso la capacità di mobilitazione a livello locale, di trasmettere la ricchezza e la preziosità per la società italiana della nostra azione e del nostro impegno quotidiano diffuso nelle città come nelle più piccole frazioni. Una questione di scelte. Anche per noi.

Prima di tutto perché è giusto riflettere e rendersi conto dell’accaduto: i prigionieri avevano stampati dei numeri sulla carne per identificarli, ma non erano numeri, erano persone. E quando è stata stroncata la loro vita, insieme sono stati distrutti i loro ideali, i loro sogni, i loro princìpi, il loro futuro. E i familiari, che ancora soffrono un dolore insostenibile, devono sentire il nostro affetto, la nostra vicinanza nel ricordo. C’è ancora un motivo, per ricordare. Ci sono troppi silenzi in giro, troppe distrazioni, troppe indifferenze, troppa inclinazione a dimenticare; c’è il decorso del tempo, che favorisce l’oblio; ma ci sono anche molti (troppi) che cercano ancora di negare l’evidenza, di rivedere la storia a proprio comodo. Bisogna dunque combattere contro il silenzio, ma anche contro il revisionismo e il negazionismo. Ricordiamo lo sterminio degli ebrei; ma quante manifestazioni di razzismo ci sono ancora oggi, nel nostro e in altri Paesi, cosiddetti civili? Quante cose orribili si leggono sul web e come si è pronti a manifestare violenza e odio contro chi è ritenuto diverso! Ricordiamo che i nazisti e i fascisti perseguitavano prima di tutto gli ebrei, considerati

* Presidente di Arci Firenze

come razza inferiore, ma calpestavano e volevano sterminare anche i rom, gli omosessuali, in quanto ‘diversi’ dagli ariani, ed anche coloro che erano portatori di idee politiche diverse e quelli che aiutavano i perseguitati. Tutto questo non è finito. Questo male oscuro è ancora dentro il cuore e l’anima di troppi e noi abbiamo il dovere di cancellarlo. Infine, il ricordo serve anche a creare gli antidoti perché certi fatti non possano accadere mai più; il maggiore antidoto è sempre la memoria e la conoscenza e dunque bisogna diffonderlo. La storia può ripetersi; bisogna, allora, impegnarsi personalmente, senza delegare ad altri ciò che spetta a ciascuno di noi. Vorrei che tutti voi, oggi, nel giorno della memoria, assumeste un impegno con voi stessi, un impegno di dedicarvi al culto della pace, della libertà, del rispetto dei diritti e della dignità umana, della guerra senza quartiere ad ogni forma di odio, di razzismo, di sopraffazione. Se lo farete e riuscirete ad essere coerenti nella vita di tutti i giorni ed anche nelle piccole cose, allora vorrà dire che per il nostro Paese ci sarà davvero la speranza di un futuro migliore. Con un forte abbraccio e un sincero augurio per tutto ciò che desiderate.

1 milione di firme per l’Iniziativa europea per il pluralismo dei media

L’Iniziativa europea per il pluralismo dei media è una campagna che chiede alla Commissione Europea di adottare una direttiva specifica a tutela della libertà di stampa e del pluralismo dell’informazione, grazie allo strumento della raccolta di firme certificate online. Da pochi giorni è stato lanciato il nuovo sito, www.mediainitiative.eu, che presenta l’impegno alla mobilitazione digitale dei cittadini firmatari in rete

attraverso una campagna di sensibilizzazione multisoggetto sulle diverse criticità dell’informazione in Italia e in Europa, dalla mancata risoluzione del conflitto d’interessi alla crisi che determina un autentico ‘mediacidio’, dall’esigenza di individuare organismi terzi di autocontrollo dell’emittenza pubblica al tema della libertà digitale. Partendo dai 13mila cittadini che hanno già sottoscritto, con l’obiettivo di raggiungere presto il target di un milione di firme in tutta Europa, il sito web di Media Initiative inizia la sua attività di e-democracy: per la prima volta uno strumento telematico inciderà direttamente, come prevede il Trattato di Lisbona, sull’adozione di un provvedimento legislativo efficace nei 28 Stati membri dell’Unione. Per firmare basta avere un documento e un minuto di tempo per compilare il modulo online. www.mediainitiative.eu fb European Initiative for Media Pluralism


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arcireport n. 3 | 23 gennaio 2014

giornatadellamemoria

Con Arci Ragtime lo spettacolo ‘Il ragazzo di Noè’ Interpretato da Enrico Ballardini e Massimo Zatta per la drammaturgia e la regia di Valentina Maselli, Arci Ragtime promuove lo spettacolo Il ragazzo di Noè, che andrà in scena il 28 gennaio alle 21 presso il Teatro Cinema Nuovo di Varese. Lo spettacolo è liberamente ispirato al romanzo Il bambino di Noè, dello scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt: la storia dell’amicizia - che matura nel 1942 negli orrori delle persecuzioni naziste - tra un bambino ebreo e un sacerdote cattolico che lo protegge. Un’amicizia che diverrà, per il piccolo, un cammino indimenticabile di formazione, comprensione

e crescita tra storia, cultura e necessità della conservazione della memoria. Lo spettacolo dà corpo e voce ai due protagonisti di questa storia. Joseph, ormai adulto, ritorna col ricordo ai giorni più difficili della sua esistenza, a quando venne allontanato dai propri genitori per ritrovarsi solo ad affrontare un mondo di cui ancora non riusciva a capire le regole. Ed è ricordando, evocando i fatti della loro storia d’amicizia, che Joseph rincontra Padre Pons e rinnova la sua fede negli uomini. Per informazioni e prenotazioni: arciragtime@gmail.com

Lezione concerto a Como A Como doppio appuntamento con la lezione concerto di Luca Lanzi e Francesco Moneti: venerdì 24 gennaio alle 21 presso il circolo Arci Xanadù e sabato 25 gennaio alle 10, riservato agli alunni di terza ed ai loro genitori, presso la scuola secondaria di primo grado ‘Ugo Foscolo’. Luca Lanzi, cantante, compositore e insegnante di scuola primaria, della band aretina Casa del Vento e Francesco Moneti, violinista e chitarrista dei Modena City Ramblers

propongono il racconto, attraverso le canzoni realizzate in questi anni dalla Casa del Vento, di alcuni episodi legati al tema della Shoah e delle tragedie provocate dalla dittatura nazifascista nel periodo 1943-45. L’iniziativa è promossa dai comitati territoriali Anpi, Arci, Libera, Cgil-Camera del lavoro, Comitato soci Coop, Emergency e da Arci Xanadù, Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba circolo di Como, eco informazioni.

Serata dedicata ad Athos Stanghellini

Poesie, immagini, racconti Lunedì 27 gennaio alle 21 appuntamento al circolo Ribalta di Vignola (MO) con Un vignolese morto ad Auschwitz ed altre memorie: poesie, immagini, racconti nel giorno della memoria con Maurizio Tondelli e Fabio Piccioli. Ingresso libero con tessera Arci. Fb circolo Ribalta

Il circolo Arci Kino, in collaborazione con Arci Bologna, Arci Servizio Civile Bologna e Aned Bologna, propone un’iniziativa dedicata ad Athos Stanghellini (nato a Castello d’Argile nel 1925 e morto nel 1945 a Gusen, sottocampo di Mauthausen). L’appuntamento è fissato per venerdì 24 gennaio alle 20.45 al Teatro Comunale di Castello d’Argile (BO), in via Matteotti. Sarà proiettato il video prodotto dall’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti La nostra storia della memoria, presentato da Fabrizio Tosi, volontario della sezione bolognese Aned. Fb Kino

Il libro su Jovica Jovic A Siena il 24 gennaio alle 17.30, presso la Biblioteca comunale degli Intronati, Arci e Anpi territoriali, con il patrocinio di Comune e Provincia di Siena, promuovono la presentazione del libro La meravigliosa vita di Jovica Jovic. Interverranno: Pietro Clemente, docente di Antropologia culturale all’Università di Firenze, l’autore Marco Rovelli e il protagonista del libro Jovica Jovic. A seguire alle 21.30 presso il bar La piazzetta ci sarà il recital con Jovica Jovic e Marco Rovelli, voce e narrazione

Proiezioni di film e documentari Numerose le proiezioni di film organizzate in tutta Italia in occasione della Giornata della Memoria. A Saluzzo (CN), al Teatro Politeama Civico, il 29 gennaio alle 21 il Comune, in collaborazione con circolo Ratatoj e Arci Monviso, presentano Il rosa nudo. La follia nazista contro gli omosessuali con la partecipazione del regista Giovanni Coda. Ingresso gratuito. A Bellusco (MB), presso la Corte dei Frati, il 30 gennaio alle 21 sarà proiettato il cortometraggio Quale memoria di Eugenio Di Fraia e Gianni Lacerenza, risultato di un progetto didattico che affronta il tema della Shoah e della sua cognizione tra le ultime generazioni. Promuovono Anpi Bellusco e Arci Pasolini Bellusco. Al circolo Arci Semifonte di Barberino (FI), il 30 gennaio alle 21 ci sarà la proiezione del film documentario Il treno che bucò il fronte, realizzato da Stefano Ballini in collaborazione con l’Associazione Cinema Olimpia di Tavarnelle Val di Pesa. Saranno presenti l’autore e Silvia Ciotti Galletti, criminologa presente nel documentario. Ingresso gratuito riservato ai soci Arci.


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cultura

arcireport n. 3 | 23 gennaio 2014

Ci lascia un grande artista che seppe unire l’amore per la musica all’impegno civile e sociale di Paolo Marcolini presidente Arci Emilia Romagna

Considero il Maestro Claudio Abbado un artista tra i più illustri della storia contemporanea italiana, uno degli esponenti più innovativi nel campo musicale italiano e persona che è sempre stata impegnata in ambito sociale e culturale. Creatore di orchestre giovanili europee, mecenate e guida culturale per tanti musicisti e direttori d’orchestra, è stato testimonial diretto di numerose campagne di solidarietà in Italia e nel mondo. Manteneva sempre un approccio umano ed attento alle relazioni, appassionato e gentile, lavorava ‘dal basso’ per diffondere a tutti l’amore per la musica lottando per l’affermazione del diritto alla cultura in Italia e nel mondo. Era il 1998 quando l’Arci di Ferrara e l’Arci nazionale vennero coinvolte da Abbado e dall’Associazione Ferrara Musica per il desiderio del Maestro di suonare per i giovani cubani e per sostenere la fitta rete di scuole di musica, che, a causa delle difficoltà create dall’embargo commerciale, avevano enormi problemi a reperire gli strumenti per la didattica quotidiana. Nasceva così la campagna Internazionale Strumenti per Cuba, con l’obiettivo di raccogliere da tutta Italia gli strumenti musicali che sarebbero stati consegnati, 8 mesi dopo, alle scuole di musica de La Havana in occasione di 2

nel bellissimo ed appena restaurato Teatro Amedeo Roldan de La Habana. Fu così che il sottoscritto, Daniele Lorenzi e Tom Benetollo, assieme al Maestro e di fronte a tutta la stampa italiana e sudamericana, consegnammo alle scuole di musica circa 2 tonnellate di strumenti musicali, oltre a diversi materiali sanitari ed informatici raccolti dall’associazione degli Abbadiani Itineranti e dall’at-

concerti di beneficenza dell’Orchestra giovanile Mahler Chamber Orchestra, che il Maestro assieme al giovane Direttore Stephan Anton Reck diressero

tivissima Presidente Attilia Giuliani, consegnati all’Università dell’isola. Quei giorni di agosto li ricordo ricchi di emozione, difficoltà logistiche e

burocratiche, ma soprattutto di tanta passione. Lo stesso Maestro approfittava del suo poco tempo, tra una prova e l’altra, per incontrare tanti giovani musicisti talentuosi, di tutte le età, tra cui una bimba di 8 anni a cui direttamente Abbado consegnò un violino donato e che fu immediatamente suonato divinamente dalla piccola fra lo stupore di giornalisti e presenti. I concerti furono grandiosi e la sera del 13 agosto 1998, al termine dell’esibizione alla presenza di Fidel Castro, l’intera Orchestra e pochi altri ospiti della delegazione (CNN, Repubblica, Unità, Diario, Grazia Neri, Canale 5, Rai 3, Rai Sat, Corriere della sera ed altri) si trasferì nella residenza di Fidel al Palazzo della Rivoluzione per festeggiare il compleanno del Presidente Castro. Nella sala a malapena ci si stava tutti, ospiti, autorità cubane e naturalmente gli orchestrali, che avevano introdotto strumenti e custodie, creando non pochi problemi ai militari responsabili della sicurezza interna in difficoltà nel distinguere tra oboe ed obice. Dopo una lunga conversazione tra Abbado e Fidel sul film di Wenders Buena Vista Social Club e su altri aspetti culturali di Cuba, l’indimenticabile serata si concluse con un piccolo rinfresco e con un’improvvisata esecuzione di Happy Birthday Comandante. marcolini@arci.it


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cultura

Milano e la Memoria 2014 Un progetto che mescola arte e memoria, passato e cultura di Fabio Costanza Arci Milano

Milano e la Memoria 2014 è un progetto di riqualificazione dell’identità e della memoria di Milano che passa attraverso la scoperta e l’utilizzo di luoghi in cui sono accaduti fatti importanti che hanno lasciato una traccia indelebile della storia di Milano, e non solo. Realizzato dall’associazione Arci Ponti di memoria, Arci Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, sotto la direzione artistica di Daniele Biacchessi e in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Milano e la Memoria 2014 non è una semplice rassegna di musica e teatro civile, e neppure una somma di date o di eventi, ma un marchio di qualità sociale e culturale. Un marchio che contraddistingue una città che è stata toccata dalla tinte fosche di un passato drammatico e che spesso ha saputo reagire e dimostrare di essere città aperta, democratica e antifascista. Perché la memoria è anche un fondamentale esercizio di libertà e uno strumento di crescita democratica, e una grande città come Milano ha il dovere

di ricordare la propria storia alle sue e ai suoi cittadini. «Un progetto che mischia arte e memoria, passato e cultura - ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno - Perché anche se in alcuni momenti della nostra storia ci è quasi parso che la violenza della realtà avesse offuscato la luce del pensiero e della creatività, è solo grazie al coraggio delle proprie idee e attingendo al proprio patrimonio di civiltà, di arte, di cultura che si può trovare la forza per uscire dalla schiavitù dell’ingiustizia e della sopraffazione». «Milano e la Memoria è il primo progetto organico sulla memoria di una città mai avvenuto in Italia. Nasce da una mia vecchia idea. Gli anniversari della memoria ormai sono troppo paludati - dice Daniele Biacchessi direttore artistico del progetto e presidente di Arci Ponti di Memoria - La memoria che interessa a noi è quella che si trasferisce dal passato al futuro e giunge come memoria viva alle nuove generazioni che nulla sanno di Storia, perché nulla è scritto sui loro

libri di testo. L’unico modo per realizzare questa complicata operazione culturale è mettere insieme tutti quegli artisti che da soli promuovono la cultura, non il culto, della memoria e l’impegno civile. Un gruppo di artisti, alcuni luoghi simbolici della città, gli anniversari. Milano e la Memoria è un vero e proprio progetto di tipo identitario che ho offerto come cittadino di Milano, più che come operatore culturale, giornalista, scrittore e uomo di teatro». Con Milano e la Memoria 2014, Milano diventa la città dei narratori, il luogo in cui tutti i raccontatori di storie italiane si incrociano attraverso la forza delle parole. Le date scelte nel calendario sono quelle simboliche: 27 gennaio (Giorno della Memoria), 22 marzo (anniversario Cinque Giornate di Milano), 24 aprile (Verso il 25 aprile, anniversario della Liberazione italiana dal nazi-fascismo), 9 maggio (Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo ), 11 luglio (anniversario della morte di Giorgio Ambrosoli). Fb Milano e la Memoria

Premio per la cultura cheFare, vota il progetto SMartIt cheFare è uno strumento di ricerca sui nuovi modi di fare cultura oggi in Italia. È una piattaforma che premia l’impatto sociale, segnalando e raccontando i progetti culturali ad alto grado di innovazione. Dopo la fase di invio e selezione di progetti, si è aperta la votazione online da parte delle comunità. Come Arci sosteniamo il progetto SMartIt, piattaforma di servizi per i professionisti dello spettacolo, delle arti e del settore creativo. SMartIt è una rete di sostegno alla mobilità di artisti e opere che agisce a favore delle imprese di settore e della creazione di uno statuto sociale e fiscale dell’artista. SMartIt è un’impresa sociale in forma di società cooperativa e si propone come punto di riferimento per i settori culturale e creativo in Italia per rafforzare la stabilità di remunerazione dei soci, la loro solidità finanziaria e le loro capacità organizzative.

Tra le attività proposte: la gestione complessiva di attività artistiche; la gestione finanziaria attraverso un fondo di garanzia che permette i pagamenti in tempi prestabiliti; le attività formative per fornire agli artisti le informazioni sui servizi oltre che sulle regole di settore. SMartIt opererà seguendo valori di

trasparenza, lealtà, mutualismo, solidarietà, rispetto per l’ambiente, responsabilità sociale e svilupperà metodologie di partecipazione democratica dei soci alla vita della società. Leggi il progetto e vota: http://www.che-fare.com/progettiapprovati/smartit/


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arcireport n. 3 | 23 gennaio 2014

esteri

Referendum costituzionale in Egitto

Per la nuova Costituzione un plebiscito, ma vota solo il 36% degli aventi diritto Era il 19 marzo del 2011 quando gli egiziani si recarono per la prima volta alle urne dopo le rivolte del 25 gennaio. Votavano per la dichiarazione costituzionale voluta dai militari in accordo con i Fratelli musulmani. Allora partecipò oltre il 70% degli egiziani e fu possibile anche una piccola campagna elettorale per il no di laici e movimenti giovanili. Sembrano passati anni luce. Al terzo referendum costituzionale in tre anni ha partecipato appena il 36% degli aventi diritto. I sì alla Costituzione dei militari, approvata da una commissione non eletta, superano il 97%. Il Consiglio nazionale per i diritti umani ha contato oltre 180 violazioni per brogli amministrativi, orari di voto e atti di violenza o condizionamento del voto. Tuttavia, una celere diffusione dei risultati ha evitato le attese pletoriche delle precedenti tornate elettorali che nascondevano una sorta di negoziato sull’esito del voto tra esercito e islamisti. L’approvazione della nuova Costituzione rappresenta una grande vittoria per il capo delle Forze armate Abdel

Fattah Sisi. Ma non solo, è la conferma del controllo dell’elite militare su quella politica. A questo punto sembra scontata la partecipazione alle elezioni presidenziali, che si terranno prima delle parlamentari ed entro l’estate, dell’uomo forte del nuovo Egitto, che ama rappresentare se stesso come l’erede dell’ex presidente Gamal Abdel Nasser. La nuova legge fondamentale apre la strada all’esclusione definitiva dalla scena politica della Fratellanza musulmana e di parte del movimento salafita. Questo ha già innescato gravi episodi di terrorismo che potrebbero aggravarsi se venissero chiuse scuole, ospedali e opere caritatevoli controllate dalla Fratellanza in tutto il paese. Tuttavia, nell’anno in cui sono stati al potere, gli islamisti hanno fallito. Non si può però escludere il loro ritorno in occasione delle elezioni parlamentari come candidati indipendenti, con la ripetizione del rapporto, ben rodato durante la presidenza Mubarak, fatto di concessioni e repressione. La nuova Costituzione permetterà poi il ritorno dei politici del vecchio

regime, da Ahmed Shafiq a Zakaria Hasmi, esclusi dall’arena politica secondo il testo voluto dagli islamisti, ma che chiedono a gran voce il ritorno al governo. E così, gli uomini del Partito nazionale democratico, in larga parte rilasciati dopo pochi mesi di prigionia, potranno tornare a ricoprire incarichi pubblici. Non solo, i militari estendono i loro poteri. Il Consiglio supremo delle Forze armate nominerà il ministro della Difesa per i prossimi otto anni, conferendo a questa carica un potere senza precedenti. Infine, torneranno i tribunali militari per i civili, cancellati dagli islamisti. All’annuncio dei risultati sono scoppiati scontri in tutto il paese, in particolare nelle principali università egiziane, tra sostenitori di Morsi e polizia. Il primo a congratularsi per il successo elettorale con il ministro della Difesa Abdel Fattah Sisi è stato il presidente russo Vladimir Putin. E così torna l’asse MoscaCairo insieme a una gestione autoritaria e populista del potere politico. È la fine del sogno di piazza Tahrir?

Una Commissione d’inchiesta italo-tunisina sugli scomparsi in mare Il prezzo della libertà è costato alla Tunisia 40mila giovani che hanno lasciato il paese su imbarcazioni di fortuna. Di questi 1.500 sono scomparsi in mare. Il dato si riferisce al 2011, primo anno della rivoluzione, e sta nel rapporto del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes). Nel 2012 gli scomparsi sono stati 350. Le famiglie degli scomparsi non vogliono dimenticare e continuano a lottare per sapere cos’è successo ai loro parenti. 300 famiglie si sono rivolte a Ftdes, che oltre a raccogliere testimonianze e documentazioni sui naufragi è impegnata per conoscere la sorte dei dispersi. Per questo hanno lanciato la proposta di costituire una commissione d’inchiesta italo-tunisina, a cui dovrebbero partecipare rappresentanti dei due governi, le famiglie degli scomparsi, esponenti della società civile ed esperti indipendenti. Non è la prima volta che vengono avanzate al governo queste richieste. Una delegazione dei familiari degli scomparsi è già venuta in Italia nel gennaio 2012. Allora la proposta era di confrontare le impronte digitali, ma non se ne è mai fatto nulla.

L’unica concreta risposta italiana è quella dei respingimenti, attuati in base a un accordo ‘provvisorio’ concluso nel 2011 dall’allora ministro Maroni con il suo omologo tunisino che faceva parte del governo di transizione. Allora il premier Essabsi aveva precisato che in base all’accordo il governo italiano avrebbe concesso 22mila visti Schengen con la validità di tre mesi, ma 800 tunisini sarebbero stati rimpatriati. In base a quali criteri siano stati fatti i rimpatri non si è mai saputo. E a proposito di respingimenti (che continuano), è stato ricordato che in Tunisia non esiste il diritto d’asilo, anche se la società civile sta lottando per ottenerlo. Di conseguenza la Tunisia non può assicurare la protezione delle persone considerate in pericolo nel loro paese d’origine. Le famiglie degli scomparsi non si arrendono, ma alcuni hanno perso la speranza. Tre madri hanno tentato il suicidio. In Italia vi sono tante tombe senza un nome, si potrebbe per esempio fare un confronto del Dna. Il rappresentante del Ftdes ha sottolineato la necessità di una collaborazione tra le società civili

delle due sponde del Mediterraneo per cambiare la politica sulla migrazione. E proprio nei giorni scorsi si sarebbe dovuta discutere al Senato la revisione della legge Bossi-Fini con la cancellazione del reato di clandestinità,discussione saltata per le proteste della Lega. Purtroppo l’Italia e l’Europa hanno visto le rivoluzioni nei paesi arabi non come un’opportunità di nuovi rapporti da stabilire nello spazio comune del Mediterraneo ma solo come il pericolo di uno ‘tsunami’ (Maroni) migratorio. E invece la società civile ha dimostrato che una cittadinanza mediterranea è possibile. Occorre dunque rafforzare l’alleanza tra gruppi della società civile. Quella tunisina è molto attiva, e lo ha dimostrato impedendo che la costituzione che si sta per varare facesse arretrare il paese su principi fondamentali. Si è impedito che la sharia diventasse fonte di legge o che i diritti delle donne fossero considerati complementari a quelli dell’uomo, ma sono rimaste ambiguità come l’affermazione dell’Islam quale religione di stato. Dipenderà quindi dalle mobilitazioni future e dal controllo esercitato evitarne degenerazioni.


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arcireport n. 3 | 23 gennaio 2014

paceedisarmo

Arena di Pace e Disarmo 2014 Il 25 aprile a Verona, per una giornata di resistenza e liberazione Arena di Pace e Disarmo 2014 è un evento che, nella giornata del 25 aprile 2014, vedrà riunito nell’anfiteatro di Verona l’intero popolo della Pace: associazioni laiche e religiose, esponenti della società civile, singole persone, tutti insieme per convergere in una comune campagna per il disarmo militare e la difesa civile. Arena di Pace e Disarmo 2014 è stata lanciata da un appello diffuso da oltre cento personalità del mondo della pace e del disarmo, con primo firmatario Padre Alex Zanotelli, per sottolineare la continuità con le Arene di Pace svoltesi a Verona negli anni ’80 e ’90. «In piedi costruttori di pace» gridava don Tonino Bello, voce profetica della nonviolenza, in Arena a Verona nel 1989 invitando migliaia di donne e uomini di buona volontà riuniti nell’anfiteatro ad

unirsi contro l’assurdità di ogni guerra, per denunciare che la produzione e il commercio delle armi sono una grossa violenza alla giustizia e un attentato gravissimo alla pace.

Non lasciamolo solo #vogliamogiovannilibero Il 19 gennaio del 2012 veniva rapito in Pakistan il cooperante italiano Giovanni Lo Porto. Da allora più nessuna notizia. Nel triste anniversario del suo rapimento un grande movimento di associazioni, Ong, amici, colleghi e gente che ha conosciuto la storia di Giovanni, chiede che venga rotto il muro di silenzio sulla vicenda. Per far sentire a Giovanni che non è stato dimenticato e che ogni sforzo è in campo affinché possa tornare presto a casa. Il tam-tam per chiedere ai mezzi d’informazione di accendere un riflettore sulla vicenda di Giovanni Lo Porto ha superato i confini nazionali e messaggi di vicinanza sono arrivati da diversi Paesi del mondo, tra cui Canada, Regno Unito, Libano, Germania, Francia, Israele, Danimarca, dagli Uniti e molti altri. Oltre 48mila persone hanno aderito alla petizione #vogliamogiovannilibero lanciata dal Forum Nazionale del Terzo Settore su change.org per sollecitare le istituzioni italiane a mettere in campo ogni sforzo per risolvere positivamente questa vicenda. Proprio il 19 gennaio, nel giorno del secondo anniversario del rapimento di Giovanni, sulla pagina della petizione www.change.org/vogliamogiovannilibero è partita una seconda

fase della campagna con la pubblicazione delle decine e decine di foto che stanno arrivando dal mondo per il cooperante: una foto al giorno, per continuare la catena di solidarietà per Giovanni e i suoi familiari. In parallelo è stato lanciato su facebook da New Free Italy il Giovanni Lo Porto Day. ��Sono passati due anni e in tanti ancora aspettiamo Giovanni. Sappiamo che molte persone lavorano in modo discreto e tenace per farlo tornare ma a distanza di due anni crediamo sia giusto ricordare la sua assenza - dichiara Rossella Urru che insieme ai due cooperanti spagnoli Ainhoa ed Enric hanno vissuto la stessa drammatica esperienza e sono stati rilasciati nel 2012 dopo lunghi mesi di prigionia in Mali - Giovanni saprà di tutto questo solo una volta libero ma anche allora sarà importante sapere che in tanta solitudine non si era soli, che tanta resistenza e tanta speranza non erano l’illusione di uno ma di molti. È importante oggi dire e ribadire che Giovanni, coi suoi valori, è uno di noi e né lui né la sua famiglia sono soli nell’affrontare quest’ingiustizia». Per firmare la petizione: www.change. org/vogliamogiovannilibero

Nei 25 anni trascorsi da quell’Arena di pace, molto lavoro è stato fatto individualmente e collettivamente per resistere alla logica della guerra e promuovere tante iniziative pacifiche: il movimento per la pace e la nonviolenza è cresciuto, ma molto ancora resta da fare. Nonostante la crisi, l’Italia continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia. Il settore italiano dell’esportazione di armi non conosce austerità. In nome della salvaguardia dei posti di lavoro si continua a tacere sulla produzione di strumenti di morte destinati ad essere venduti a paesi terzi. La portaerei Cavour è un carosello galleggiante che promuove arsenali bellici made in Italy nei porti del Golfo arabico e dell’Africa, aree di particolare tensione e che soffrono di un grave deficit di libertà democratiche. È criminale e assurdo che montagne di denaro siano investite per strumenti di morte quando vengono sottratte preziose e necessarie risorse per le spese sociali: la scuola, la sanità, i beni culturali, la sicurezza, l’ambiente. Questo denaro potrebbe servire per alleviare le condizioni di oltre 9 milioni di italiani che vivono al di sotto della linea di povertà, di cui quasi cinque milioni sopravvivono in condizioni di povertà assoluta. Di fronte alle gravi minacce alla vita delle persone nel mondo, all’ambiente e alla concordia tra i popoli poste dall’espansione dell’apparato militare-industriale, non bisogna rassegnarsi, ma dire ad alta voce che ci opponiamo all’idea che occorre armarsi per garantire la pace, che ripudiamo la guerra e gli strumenti che la rendono possibile, e per dire che la nonviolenza attiva è l’unico modo per sradicare oppressioni e risolvere conflitti. Tramite l’iniziativa nonviolenta nazionale del 25 aprile 2014, che è stata presentata in due conferenze stampa a Verona e a Roma nei giorni scorsi, si vuole inoltre fare appello ai politici affinchè sostengano cammini di nonviolenza attiva e ai sostenitori stessi, chiedendo a chi vi parteciperà di assumersi la responsabilità di essere parte del cambiamento che vogliamo vedere. Per leggere il testo completo dell’appello e per ulteriori informazioni: www.arenapacedisarmo.org fb Arena di pace e disarmo


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migranti

Reato di clandestinità: un compromesso insoddisfacente Tanto rumore per nulla. Viene alla mente il titolo della famosa opera shakespeariana volendo commentare l’esito del voto sul reato di clandestinità. Da una parte gli schiamazzi della Lega che urla contro l’invasione dei clandestini, dall’altra le dichiarazioni un po’ troppo enfatiche di quella parte della maggioranza che, votando l’emendamento del governo, parla di ‘risultato storico’. La realtà è molto meno epica. Il reato di clandestinità viene sì abrogato, tornando ad essere un illecito amministrativo, ma conserva rilievo penale nel caso n0n si ottemperi a un provvedimento di allontanamento o nel caso di recidiva. Il che significa che se l’immigrato irregolare non lascia il paese o vi fa ritorno dopo l’espulsione, oppure non rispetta gli altri provvedimenti amministrativi emessi nei suoi confronti a seguito della condizione di irregolarità del soggiorno (per esempio presentarsi in questura per la firma) incorre in un reato penale. Si torna cioè a quanto già previsto dalla Turco-Napolitano prima e dalla legge Bossi-Fini poi. Insomma una soluzione di compromesso, che non scontenta gli alleati di centrodestra e che certamente non può essere fatta passare per un grande avanzamento sul

terreno dei diritti dei migranti. E d’altra parte lo scontento si è palesato anche fra gli stessi senatori del Pd che, come Manconi, non hanno votato a favore. La sentenza della Corte di Giustizia del 2010 che vietava il carcere nel caso di non ottemperanza al provvedimento di allontanamento, la recente tragedia di Lampedusa, le sconvolgenti immagini delle condizioni di vita nei Cie e nei centri di accoglienza che hanno fatto il giro del mondo, hanno evidentemente costretto il governo a prendere un’iniziativa, ma francamente ci aspettavamo qualcosa

meno di facciata e più di sostanza, come l’abrogazione pura e semplice dell’articolo 10 bis del TU sull’immigrazione, introdotto nell’estate del 2009 dal Ministro della ‘Paura’. Il segno generale delle politiche sull’immigrazione non cambia con questo provvedimento, né per quel che riguarda il problema di fondo e cioè la possibilità di entrare regolarmente in Italia, né per quel che riguarda un sistema d’accoglienza che continua a essere gestito con criteri di perenne emergenza e senza nessuna pianificazione.

Assemblea pubblica verso il 1° marzo Il 1° marzo è diventato uno degli appuntamenti simbolo dell’antirazzismo e dell’attivismo a favore dei diritti dei e delle migranti. Nata come giornata di sciopero, sotto lo slogan Una giornata senza di noi, aveva come obiettivo portare alla luce l’importanza del ruolo dei e delle cittadine migranti in tantissimi ambiti lavorativi. In Italia, fin da subito, la giornata ha assunto un forte connotato contro il razzismo

istituzionale della Legge Bossi-Fini. Per questo l’associazione Siamo tutti nella stessa barca promuove una manifestazione cittadina a Milano il 1° marzo 2014, come tappa verso una grande manifestazione nazionale contro ogni forma di razzismo. Il primo appuntamento per discuterne insieme è per questa sera alle 20.30 presso l’Arci Corvetto di via Oglio n. 21 a Milano. stessabarcamilano@gmail.com

La dichiarazione dell’UNHCR sul naufragio al largo delle coste greche L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) si dice costernato per il naufragio di un’imbarcazione a largo delle coste greche nelle prime ore di martedì 21 gennaio, che è costato la vita ad una donna e a un bambino. Sono ancora 10 le persone scomparse, tra loro bambini e ragazzi. In base alle informazioni ricevute da alcuni dei 16 sopravvissuti e dalla Guardia Costiera Greca, l’imbarcazione aveva a bordo 26 afghani e 2 siriani ed è stata intercettata nel Mar Egeo del sud poco dopo mezzanotte a seguito di un guasto meccanico, apparentemente diretta dalla Turchia alla Grecia. La barca, con tutte le 28 persone ancora a bordo, si è capovolta mentre veniva scortata da un vessillo della Guardia Costiera. I sopravvissuti, che ora si trovano nell’isola di Leros, hanno riferito all’UNHCR che al momento del naufragio l’imbarcazione era scortata verso la Turchia. «L’UNHCR esorta le autorità a inda-

gare su questo incidente e sul motivo per cui queste vite siano state perse su un’imbarcazione che già era a rimorchio - ha dichiarato Laurens Jolles, Delegato UNHCR per il Sud Europa. - inoltre i sopravvissuti devono essere rapidamente trasferiti in altre località, così da poter rispondere in maniera più adeguata alle loro necessità». Quello di martedì è il primo incidente di questo genere nel 2014, e l’ultimo di una lunga serie di tragedie nel Mediterraneo, che coinvolgono persone in fuga via mare verso l’Europa. Il 3 ottobre 2013, in Italia, più di 360 persone sono morte in un naufragio a largo dell’isola di Lampedusa. A questo sono seguiti diversi altri incidenti mortali nelle settimane successive. Le traversate irregolari del mar Mediterraneo generalmente coinvolgono flussi migratori misti di migranti e richiedenti asilo, tuttavia, a causa dei conflitti in Siria e nel Corno d’Africa, è stato registrato un

aumento delle morti di persone in fuga da guerre e da persecuzioni. Nel 2013, circa 40mila persone sono arrivate irregolarmente in Italia, Malta e Grecia via mare. Nel 2011, durante la crisi in Libia, gli arrivi erano stati più di 60mila. Le traversate irregolari del Mediterraneo si verificano in genere tra marzo e ottobre, nei mesi primaverili ed estivi, ma quest’anno stanno proseguendo anche durante l’inverno, nonostante condizioni meteorologiche estreme. Finora, solo in Italia, sono arrivate via mare oltre 1.700 persone. L’UNHCR ha esortato l’Unione Europea e altri governi a collaborare per ridurre il numero di morti di persone che intraprendono queste pericolose traversate nel Mediterraneo e nelle altre principali frontiere marine del mondo, continuando a rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso ma anche attraverso la creazione di canali di migrazione legale alternativi a questi pericolosi movimenti irregolari.


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benicomuni/ ambiente

Le armi chimiche siriane arriveranno nel porto di Gioia Tauro di Filippo Sestito presidente Arci Crotone

È certo che, dopo molte polemiche, sarà il porto di Gioia Tauro ad ospitare la nave con le armi chimiche siriane. Il cargo danese Ark Futura che trasporta i circa 60 container e le circa 560 tonnellate di agenti chimici, identificate dal piano Onu-Opac di ‘priorità1’, e cioè i più pericolosi, arriverà non prima di febbraio. Successivamente i container verranno trasferiti sulla nave americana Cape Ray, che ha l’incarico di distruggere l’arsenale chimico siriano. Le operazioni, ha dichiarato il Presidente Scopelliti al termine dell’incontro con Enrico Letta, avverranno in mare, «da nave a nave, in un raggio di sicurezza che non coinvolge il territorio». Di diverso avviso i sindaci della Piana di Gioia Tauro che non sono convinti delle rassicurazioni e non si arrendono, tanto da valutare la possibilità di chiudere il porto per tutelare le popolazioni. «Nessuna autorità locale è stata preavvertita», evidenziano i sindaci, «le nostre strutture sanitarie non sono attrezzate a sostenere emergenze straordinarie, il territorio della Piana e dello Stretto di Messina è classificato ad alta pericolosità sismica». C’è da riflettere, dicono poi i sindaci, sul fatto che «la nave è stata dirottata su Gioia Tauro dopo che

il presidente della Regione Sardegna si è fermamente opposto all’attracco a Cagliari», perché, a suo dire, «il transito delle armi chimiche avrebbe anche causato un danno d’immagine». Il nostro presidente, invece, aveva affermato di non essere stato interpellato, minacciando azioni legali contro chi avesse sostenuto il contrario, denunciando «la mancanza di correttezza del Governo» e paventando «il rischio di guerra civile». Ma da Letta ha avuto «ampie rassicurazioni… C’era stato fatto un quadro allarmante, afferma Scopelliti, e invece ci è stato spiegato che analoghe operazioni sono già state effettuate nel 2012 e nel 2013 sia a Gioia Tauro sia in altri porti italiani». E ha concluso: «Dal presidente Letta è stato espresso l’impegno per un tavolo sul porto calabrese». Abbiamo dunque appreso che negli ultimi due anni, all’insaputa delle comunità e degli enti locali di prossimità, il porto di Gioia Tauro ha movimentato circa 60.000 tonnellate di sostanze tossiche e che invece di impegnarsi per la difesa dell’ambiente, dell’aria, dell’acqua, della terra e della salute dei cittadini calabresi, la Regione si ‘accontenta’ di qualche promessa. Senza avere ancora chiaro a chi sarà affidato il compito di neutralizzare gli agenti chimici, in quali acque internazionali si

svolgerà il processo e che fine faranno le scorie. Ci si domanda come sia stato possibile che il Governo abbia assunto una simile decisione senza alcun processo di coinvolgimento democratico. Questa ed altre domande rimandano ad una questione vitale per la nostra democrazia e cioè come avvengono i processi decisionali: chi, come e dove si decide. Certamente nella scelta ha giocato il fatto che questa parte del mezzogiorno d’Italia è considerata più sicura e di facile gestione in caso di proteste. Inoltre, l’occultamento della verità è stato ed è lo strumento principale per governare la cosa pubblica, specialmente in campo ambientale e sanitario. Non si spiegherebbero altrimenti tutte le emergenze ambientali che da decenni avvelenano la Calabria a partire dagli inceneritori, dalle discariche e dalle sostanze tossiche disseminate ovunque. Senza dimenticare le cosiddette navi dei veleni, di cui oramai non parla più nessuno. Non si tratta dunque di avversare questa importante operazione di disarmo ma di porre con forza la necessità di ricostruire la partecipazione ai processi decisionali da parte delle comunità interessate e ribadire il dovere di chi governa di dire la verità all’opinione pubblica di questo Paese.

Acqua, i movimenti hanno sete di giustizia Sono passati due anni ma sembra un secolo. L’esito del referendum sull’acqua del 2011 è stato tradito. La volontà di 27 milioni di italiani non è stata rispettata e la politica non ha saputo cogliere i frutti di un vasto movimento popolare che avrebbe davvero potuto cambiare il paese e che per una volta aveva vinto. Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua però non ha nessuna intenzione di arrendersi. Insieme a Federconsumatori ha presentato un ricorso al Tar della Lombardia contro il sistema tariffario imposto dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg). L’autorità ha fatto rientrare dalla finestra ciò che il referendum aveva cancellato: il profitto garantito per i gestori. Non solo la ripubblicizzazione dell’acqua non c’è stata, ma la politica ha delegato il lavoro sporco all’autorità. Un ente, l’Aeeg, che si definisce indi-

pendente ma che di fatto è finanziato non dallo Stato, come avviene in tutto il resto d’Europa, ma dai soggetti gestori. Gli stessi che grazie al sistema tariffario si vedono di nuovo garantito il ‘diritto’ a uno stipendio sfruttando una risorsa pubblica. L’esito di questa operazione va a pesare sulle tasche dei cittadini. La spesa media per l’acqua di una famiglia di 3 persone è pari a circa 323 euro l’anno, 1,62 euro al metro cubo. Con grosse disparità: a Milano si pagano meno di 100 euro in media all’anno, a Firenze fino a 500. Sono tariffe che rientrano nella media Europea: a Berlino un metro cubo costa 4 euro, ma a Stoccarda ne costa 1,37 e ad Amsterdam 1,63. Il modello tariffario dell’Aeeg garantisce il profitto per il 6,4% del capitale investito sotto la voce ‘oneri finanziari’. Un semplice cambio di nome per un’operazione di maquillage che tradisce il secondo enunciato del referendum. Il

risultato è che le tariffe aumenteranno in media dal 10 al 20%. E siccome questo sistema è talmente complesso che solo il 30% degli enti locali è riuscito a metterlo in pratica, gli aumenti saranno retroattivi. Questo in una crisi che fa registrare un aumento delle morosità a cui in alcuni casi i gestori rispondono con distacchi totali dalla rete idrica compiendo un vero e proprio abuso contro i diritti fondamentali dell’uomo. L’Onu riconosce che con meno di 50 litri al giorno non si può vivere. «Noi chiediamo che i membri dell’Aeeg si dimettano per manifesta incapacità e che la gestione delle tariffe torni all’organo politico competente, cioè al ministero dell’ambiente», spiega Corrado Oddi. La politica infatti ha cercato di lavarsene le mani. Per questo la decisione del Tar avrà una grande valenza politica perché in gioco c’è il rispetto della volontà popolare.


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congressiarci

Rieti: il Congresso si confronta sulle priorità del comitato

Si è svolta domenica 19 gennaio alle ore 10 presso la sede di via Centurni l’Assemblea congressuale del comitato di Rieti. Il comitato più piccolo del Lazio inaugura il percorso congressuale. Alla presenza dei delegati dei nove circoli e del Presidente dell’Arci Lazio Alberto Giustini, la presidente Valeria Patacchiola ha introdotto i lavori riassumendo i punti centrali del documento congressuale. «Ritengo che questo documento possa essere letto come più o meno valido a seconda della realtà territoriale in cui si trovano ad operare circoli e comitati. Probabilmente in molti territori può essere considerato un documento superato, mentre in altri rappresenta un insieme di

obiettivi importanti ancora da raggiungere. È il documento stesso che pone l’attenzione sulla disomogeneità del tessuto associativo nel paese, quindi non è contradditorio che possa essere sottoposto a differenti livelli di lettura. Per il comitato di Rieti questo è un documento significativo in quanto pone l’attenzione su alcune delle problematiche più sentite sul territorio. Il comitato di Rieti, da sempre molto attivo principalmente sulle politiche sociali e sull’immigrazione e fortemente dipendente dai finanziamenti legati ai progetti, ha la necessità di aggregare nuovi circoli ricreativo-culturali e differenziare le fonti di finanziamento. Essenziale inoltre

CONGRESSI ARCI Di seguito le date dei prossimi congressi territoriali

3 febbraio ASTI-LANGHE-ROERO

25 gennaio CUNEO

4 febbraio AVELLINO

25 gennaio FORLÌ 25 gennaio TREVISO 26 gennaio L’AQUILA 26 gennaio SASSARI 31 gennaio PINEROLO 1 febbraio CAGLIARI 1 febbraio CECINA 1 febbraio IMPERIA 1 febbraio LECCE 1 febbraio LUCCA 1 febbraio UDINE 1 febbraio VALDARNO 1 febbraio VERONA 2 febbraio NUORO 2-3 febbraio SAVIGNANO-MONVISO

3 febbraio VALLE SUSA 5 febbraio PERUGIA 5 febbraio RIMINI 8 febbraio BASSA FRIULANA 8 febbraio BENEVENTO 8 febbraio CESENA 8 febbraio EMPOLI 8 febbraio FERRARA 8 febbraio GENOVA 8 febbraio SIENA 8 febbraio TARANTO 8 febbraio VERBANIA 8-9 febbraio BARI 9 febbraio COMO 9 febbraio PESCARA 11 febbraio TORINO

l’invito a considerare il volontariato e la cooperazione come strumenti utili per aumentare l’incisività sul territorio e le opportunità operative». È seguito un intervento del presidente Giustini che ha invitato i presenti a ricordare il terreno nel quale affondano le radici dell’Arci, ha ripercorso la storia dell’associazione a grandi tappe ed ha esortato tutti a considerare una ricchezza proprio la diversità e la disomogeneità dell’associazione, che trova forza nella pluralità delle espressioni territoriali. Ha anche ricordato che i comitati regionali sono chiamati ad avere un ruolo centrale nell’organizzazione dell’associazione, senza però staccare i circoli dai comitati di riferimento. Dalla discussione con i circoli è emerso come tutti ritengano questo un momento cruciale della vita dell’associazione che deve essere in grado di dare risposte concrete ai bisogni e deve tornare ad aggregare persone intorno al mutualismo, intorno all’importanza del fare insieme. La discussione si è protratta fino alle 13.30 ed è proseguita anche durante il momento conviviale del pranzo, organizzato in perfetto stile ‘decrescita’. Presidente del comitato rimane Valeria Patacchiola, eletta nel 2012.

Il congresso a Frosinone Il 20 gennaio si è svolto, presso la sede del comitato territoriale, il congresso provinciale dell’Arci di Frosinone. Un congresso molto partecipato dove, oltre all’elezione del nuovo direttivo che confermerà il presidente Vittorio Vignani per il suo secondo mandato, ci si è soffermati sulle condizioni e problematiche che i circoli affrontano in questo periodo. Tra queste, la difficoltà a dare continuità alla programmazione culturale, accompagnata spesso alla mancanza di sensibilità da parte degli enti locali sul tema della cultura. Ma sono emersi anche dei ‘buoni propositi’, come la volontà dei soci dei circoli di fare rete tra di loro e, soprattutto, di mettere in rete le proprie esperienze e contatti per uno scambio sempre più proficuo e collaborativo.


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daiterritori

Astradoc 2014

Il viaggio nel cinema del reale del circolo Arci Movie di Ponticelli (NA) Riparte Astradoc – Viaggio nel cinema del reale, la rassegna di cinema documentario organizzato da Arci Movie e Parallelo 41 con Coinor e Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’ presso lo storico cinema Astra di via Mezzocannone. L’inaugurazione si è tenuta venerdì 17 gennaio con Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno, proiettato contemporaneamente a Bologna, Firenze, Milano, Nola, Nuoro, Palermo, Roma e Torino e in quattro capitali europee, Barcellona, Berlino, Londra e Parigi, così come accadrà per i film dei prossimi quattro venerdì. Astradoc aderisce infatti a Il mese del documentario, premio nazionale del documentario italiano e internazionale organizzato da

Doc/it - Associazione Documentaristi Italiani per il quale il pubblico in sala sarà chiamato a votare il miglior documentario italiano e internazionale. Questa la novità dell’edizione 2014: il pubblico dell’Astra, già abituato a intervenire ai dibattiti con gli autori che anche quest’anno saranno presenti ad ogni proiezione, si trasformerà in una vera e propria giuria locale per decretare i vincitori. Per questo a seguire, nell’ambito de Il mese del documentario, ci saranno il 24 gennaio Il libraio di Belfast di Alessandra Celesia, il 7 febbraio Materia oscura di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, il 14 febbraio Rent a family inc. di Kaspar Astrup Schröder. La rassegna proseguirà con altri nomi prestigiosi e titoli pluripremiati ai festival del settore: il 21 febbraio il premio Oscar

Jonathan Demme con Enzo Avitabile Music Life sulla vita dell’artista napoletano, che sarà in sala a presentare il film; Antonietta De Lillo il 7 marzo con La pazza della porta accanto, un incontroconfronto con la straordinaria poetessa e scrittrice italiana Alda Merini, evento speciale all’ultimo Torino Film Festival; Alberto Fasulo il 5 aprile con Tir, vincitore del Festival Internazionale del Film di Roma; l’11 aprile Gianfranco Rosi con Sacro G.R.A. Ed ancora tanti altri ospiti, da Figli del Bronx con Gaetano Di Vaio e Romano Montesarchio con il film Ritratti abusivi sulla comunità abusiva di Parco Saraceno a Castelvolturno, a Giovanni Cioni e Angelo Curti con Per Ulisse sulle vite ai margini in

una comunità di socializzazione toscana e di recente vincitore del Festival dei popoli, passando per una serata speciale dedicata al Torino Film Festival con il curatore delle sezioni di documentario Davide Oberto, fino a diversi sguardi sul documentario internazionale come nel caso dell’acclamato a livello internazionale Vado a scuola di Pascal Plisson. Astradoc proseguirà fino a maggio, offrendo la possibilità al pubblico partenopeo di godere di cinema vero, indipendente, d’autore e di intraprendere un viaggio, quello nel cinema del reale, che oggi, più di qualunque altro genere, è vita, racconta la vita, ce la restituisce. La rassegna è patrocinata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. www.arcimovie.it

A Corato ‘That’s (im)possible’ «Mai lotteria vi sarà sembrata più appassionante come quella raccontata da Cristò. Col suo gioco di voci, controcanti e stili avvince il lettore, puntando al cuore con lo sguardo di uno scrittore che sembra conoscere la hall di un albergo a Las Vegas quanto il palmento di un trullo di Locorotondo. Dal Nevada al mezzogiorno, passando per un pastiche postmoderno, troverete la conferma importante di questa inclassificabile e affascinante voce del sud». Cosa spinge le persone a partecipare a un programma televisivo con una lotteria che è praticamente impossibile vincere? Quanto pesa il caso nella vita di

ciascuno di noi e in base a cosa operiamo le nostre scelte? In una parabola che ricorda gli incubi sociali di Ray Bradbury, costruita come un mokumentary ricco di citazioni nascoste e piccole sfide al lettore, Cristò racconta, in That’s (im)possible, la società dei consumi e dello spettacolo, il concetto di infinito in matematica e in filosofia, la vicenda umana di un rapporto tra un fratello e una sorella e un impossibile calcolo delle probabilità dell’esistenza. Appuntamento sabato 25 gennaio alle 20 al circolo Arci La locomotiva di Corato (BA). fb Arci La Locomotiva Corato

in più consulenza legale COLLEGNO Arci Valle Susa e

il consorzio Onda hanno rinnovato la convenzione con lo studio legale Durazzo e associati. A Villa5, presso la sede di Arci Valle Susa, i soci e le associazioni aderenti ad Arci Valle Susa e gli utenti dei servizi di Villa5 potranno usufruire di un aiuto concreto, tangibile ed immediato, attraverso un servizio di consulenza legale gratuita. La consulenza verrà svolta un giovedì al mese a partire dal mese di gennaio e fino a luglio. www.arcipiemonte.it/vallesusa

arci e il senso della pace CREMONA Al Luogocomune di

via Speciano 4 ci sarà il quarto e ultimo seminario aperto ai soci che Arci Cremona ha proposto in vista del congresso provinciale, in programma per il prossimo 15 febbraio. Appuntamento il 25 gennaio alle 15 con Arci e il senso della pace. Dal globale al locale: stili di vita, sostenibilità e nonviolenza. Intervengono Emanuele Patti, presidente di Arci Milano, e Anna Bucca, presidente di Arci Sicilia. fb Arci Cremona

atti mancati VIGNOLA (MO) Il 29 gennaio

alle 21 al circolo Arci Ribalta, per il ciclo di eventi Letteratura ribaltabile, Matteo Marchesini presenta Atti mancati, canditato al premio Strega 2013. Una storia d’amore e di suspense,una parabola sul tempo trascorso ostinatamente a occhi chiusi e su quello vissuto a occhi spalancati. Ingresso libero con tessera Arci. circoloribalta@gmail.com

corsi all’agora’ PISA Il circolo Agorà propone, a

partire da fine gennaio, una vasta offerta formativa di base, proponendo corsi di scrittura creativa di Alessandro Scarpellini, corsi di cucina della chef Maura Generani, degustazione di vini del sommelier Gino Della Porta, alfabetizzazione informatica per ultrasessantenni, fotografia digitale, disegno artistico, balli latinoamericani, tango, lingue inglese e spagnola, yoga e tai chi chuan, maglia con i ferri, teatro e tanto altro. I corsi sono riservati ai soci Arci. www.agorapisa.it


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‘Con il Khora nel cuore’, campagna di solidarietà per il circolo Khorakanè di Grosseto Rischia di chiudere il circolo Arci Khorakanè di Grosseto, che prende il nome dal titolo della canzone di Fabrizio De Andrè, letteralmente A forza di essere vento, ma anche dalla tribù rom a cui fa riferimento per trattare temi quali la multiculturalità, l’integrazione e l’immigrazione. Circolo nato nel 2001, quando la cittadina toscana era «in piena egemonia culturale di destra», come spiega il presidente Marco Giuliani, il Khorakanè è stato l’ultimo dei circoli Arci in cui il presidente Tom Benetollo ha realizzato un’iniziativa: «Era il giugno 2004 e a Grosseto si svolgeva il Gay Pride nazionale. Tom organizzò un’iniziativa sui poeti gay cubani, proprio tipica del personaggio!» scherza il presidente del circolo. E così, a forza di essere vento, motto a cui i soci del circolo sono molto affezionati, il Khorakanè ha portato avanti negli anni una ricchissima programmazione di spettacoli e iniziative culturali e rappresentato il punto di riferimento e di aggregazione per realtà territoriali come il Tetatro Studio, la Rete degli studenti medi di Grosseto, l’associazione Briganti di Maremma e il Festival Resistente. Da qualche settimana, il circolo ha lanciato la campagna di sottoscrizione Con il Khora nel cuore, nata per raccogliere fondi che consentano di tenere vivo e attivo il Khorakanè. Ma la raccolta fondi non è l’unico obiettivo: «è necessaria un’attenzione maggiore da parte delle Istituzioni e di tutti i cittadini. Tutti devono capire che il Khorakhanè è una bellissima realtà in grado di dare tanto alla nostra città. Siamo un circolo senza scopo di lucro e siamo un centro che si impegna nella promozione della cultura, nell’aggregazione dei giovani talenti grossetani e non, nella diffusione di buoni costumi. Abbiamo sempre detto no alle slot machines: se non fosse stato così, forse oggi non avremmo gli stessi problemi economici ma avremmo sicuramente tradito la nostra identità». Tra le prossime iniziative per salvare il Khorà, un pranzo di raccolta fondi in programma per domenica 26 gennaio, concerti dal vivo, appuntamenti fissi con Stasera cucino io e anche un No slot day, per ribadire il proprio impegno contro le slot machine. Tra i testimonial che hanno voluto dimostrare la propria solidarietè anche il cantante della Bandabardò Erriquez, che la scorsa settimana ha fatto visita al circolo e sottoscritto la sua tessera. Grande mobilitazione in tutta la città, grazie anche alla risonanza data dalla stampa, che ha consentito di raggiungere in poche settimane gli oltre 400 tesserati, ma la campagna va avanti: «Ci piacerebbe che anche altri circoli Arci di tutta Italia ci dessero una mano. Non dico c0n contributi economici, sappiamo bene che il periodo è difficile per tutti! Ma magari con iniziative o momenti di riflessione sull’importanza di centri culturali aggregativi come il nostro». Per informazioni e per sottoscrizioni: fb Circolo Arci Khorakanè info@arcikhorakhane.it

San Niccolò si libera dalle slot L’ Unione Ricreativa Lavoratori (circolo Arci in via San Niccolò 33/r a Firenze) dice basta alle slot machine. Nei giorni scorsi, il consiglio direttivo della storica Casa del Popolo fiorentina ha deliberato all’unanimità la disdetta dei contratti di affitto degli apparecchi. «Era da tanto tempo che ci eravamo posti l’obiettivo di liberarci dalle slot – spiega Franco Giorgi, presidente dell’Url San Niccolò – e finalmente siamo riusciti a trovare la forza e la determinazione per prendere questa decisione». A salutare la decisione dell’Url San Niccolò, sabato prossimo 25 gennaio alle ore 10.30, arriverà anche la Presidente della Camera Laura Boldrini. La partecipazione dell’on. Boldrini avverrà nell’ambito della campagna sui rischi del gioco d’azzardo Mettiamoci in gioco e a sostegno dell’iter, appena avviato in Parlamento, per l’approvazione di una legge nazionale che intende ridurre i danni connessi a una diffusione del fenomeno incontrollata e abnorme. All’evento parteciperà anche una classe dell’Istituto statale di istruzione superiore A. Pesenti di Cascina (Pisa), che ha promosso con la Fondazione Caponnetto un progetto di indagine e sensibilizzazione sul gioco d’azzardo nel proprio territorio.

daiterritori

Mostra fotografica al Cinema Vekkio Al circolo Arci Cinema Vekkio di Corneliano d’Alba (CN) dal 25 gennaio al 16 febbraio mostra fotografica Con la mente sono altrove di Maurimarino e Potpourri di Marcello Kebrillah. Presentazione sabato 25 alle 21, ingresso riservato ai soci Arci.

A Maglie ‘Gramsciana’ L’Arci Biblioteca di Sarajevo, continuando il percorso culturale Intensamente, propone al pubblico un nuovo incontro con l’autore. Questa sera alle 20,30 presso l’Art Cafè di Maglie (LE), Elio Coriano, autore della raccolta di poesie Für Ewig 3, accompagnato al pianoforte da Vito Aluisi, presenterà Gramsciana - Versi sui Quaderni del carcere, parole e note dedicate alla figura di Antonio Gramsci. Elio Coriano è un poeta e operatore culturale salentino, docente di italiano e storia presso l’Istituto professionale ‘Egidio Lanoce’ di Maglie. Un lavoro, quello di Coriano, che è durato, con alterne vicende di studio e composizione, almeno tre anni: le poesie sono più di quattrocento e dovrebbero occupare nelle intenzioni dell’autore almeno tre libri, Fürewig 1; Fürewig 2; Fürewig 3. Fürewig, come diceva Goethe, è quando si scrive per l’eternità e non per la contingenza, lezione che Antonio Gramsci aveva appreso benissimo. www.bibliotecadisarajevo.it


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arcireport n. 3 | 23 gennaio 2014

azionisolidali le notizie di arcs

a cura di Francesco Verdolino www.arciculturaesviluppo.it

Cuba e Mozambico le destinazioni dei campi all’estero per la prossima primavera

Campi internazionali di primavera

Anche quest’anno torna il programma dei campi di lavoro e conoscenza all’estero di Arci, un’esperienza di volontariato internazionale nata nel 2005, che ha visto in questi anni la mobilitazione di circa 700 volontarie e volontari, con più di 15 Paesi interessati dai programmi. Per la primavera 2014 i Paesi di destinazione sono Cuba, dal 18 al 27 aprile, e Mozambico, dal 19 aprile al 5 maggio. La novità di quest’anno è che all’esperienza di collaborazione con i partner locali nelle attività quotidiane di volontariato, verrà affiancato un periodo di turismo responsabile nel quale visitare il Paese di destinazione. A Cuba (scadenza iscrizioni 28 febbraio) si parteciperà ad un workshop di fotografia sociale: insieme al fotografo professionista Giulio Di Meo si partirà da Santa Fé per andare alla scoperta de L’Avana attraverso l’obiettivo fotografico. Alcuni giorni saranno poi dedicati alla visita de L’Avana e della zona rurale di Pinar del Rio. In Mozambico (scadenza iscrizioni 3 marzo) si parteciperà alle attività promosse dal Consorzio Zambézia: sostegno alle donne con gruppi di risparmio e credito, promozione di attività generatrici di reddito, formazione e teatro. Successivamente, dopo aver visitato la regione, ci si sposterà per un viaggio nel nord del Paese a Ilha de Moçambique, dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco. Per entrambi i campi la quota di partecipazione è di 2000 euro e comprende viaggio aereo, spostamenti in loco, vitto, alloggio, assicurazione sanitaria e civile SISCOS (assicurazione per cooperanti e volontari in missione all’estero) e costi di visto. I campi di lavoro e conoscenza internazionali dell’Arci sono un’esperienza di volontariato a breve termine dove si vive e si lavora insieme, ci si impegna direttamente in attività condivise con le comunità locali: l’obiettivo è quello di promuovere, attraverso la conoscenza diretta, la solidarietà e la cooperazione internazionale come valore collettivo, ma anche come stile di vita, per la promozione del dialogo interculturale, la pace, l’affermazione dei diritti globali. L’aggiunta di uno spazio di turismo responsabile arricchirà questa occasione di crescita culturale da non perdere. www.arciculturaesviluppo.it

società

Entra nel vivo la campagna di tesseramento 2014 di Federico Amico responsabile Tesseramento e sviluppo associativo

Ci sono stelle che non stanno a guardare, tra queste i nostri circoli e comitati ormai nel vivo della stagione di tesseramento 2014, mentre si stanno perfezionando i consuntivi 2013. Il tesseramento è senza dubbio uno dei momenti più importanti per la vita della nostra Associazione. I dati fin qui pervenuti ci indicano come possa essere raggiungibile l’obbiettivo di consolidare il nostro corpo associativo con più di 1.100.000 soci e poco meno di 5.000 basi associative. I Comitati Territoriali sono perciò oggi fortemente impegnati nella promozione associativa e hanno rinnovato in questi mesi il patto costituente tra Circoli e Associazione attraverso le migliaia di colloqui e discussioni che portano al rilascio dell’affiliazione ad Arci. Arricchiti in questi mesi da un fitto dibattito congressuale che ci porterà nel mese di marzo a rinnovare il gruppo dirigente diffuso e a stabilire le linee di indirizzo dell’Associazione per i prossimi quattro anni. Quella dell’affiliazione e dei congressi sono pratiche sostanziali che garantiscono a quel milione di soci partecipazione, democrazia, trasparenza, nonché la possibilità di essere parte di un progetto che agisce localmente per determinare una presenza di carattere nazionale. Una pratica che sa coniugare i valori di autodeterminazione delle nostre basi associative in senso progettuale e pratico, che troviamo riassunto su scala nazionale nel Bilancio di Missione. Le sfide per il futuro sono molteplici e importanti. Abbiamo bisogno tuttavia di concentrarci specialmente sulla difesa e lo sviluppo del diritto di libera Associazione. Assistiamo da qualche anno infatti a una lenta erosione delle nostre basi associative, indice di una difficoltà generale della nostra società a organizzarsi secondo orizzonti collettivi. Ma è anche indice di come spesso sia davvero complicato fare un circolo. Ostacoli normativi, un senso comune che vuole leggere i nostri circoli come imprese a cui si accordano particolari benefici, la superficialità disarmante con cui i decisori politici guardano al nostro mondo, sono alcune delle ragioni per cui il nostro insediamento capillare sta mostrando qualche impasse. Se nel 2000, con la legge 383, si è rico-

nosciuto alle associazioni di promozione sociale un ruolo che va al di la degli interessi dei soci, quel risultato risale ormai a quasi quindici anni fa. Tuttavia i dispositivi attuativi e di valorizzazione, come recita la Costituzione, del diritto di Associazione sono assai carenti e frammentari, lasciando così spazio a una accresciuta discrezionalità degli enti nell’applicarla. In pratica è come se nei fatti quel diritto di associarsi fosse negato, nonostante si affidi sempre più all’iniziativa del noprofit la capacità di risolvere tensioni e di rispondere ai bisogni. In questa schizofrenia, che vede gli enti locali sempre più in difficoltà nell’organizzazione sociale e culturale, è assolutamente necessario essere attori protagonisti e determinati. Lo slancio identitario e propositivo del prossimo congresso sarà senza dubbio il momento alto in cui tutto ciò troverà senso e visibilità. Insomma, ancora una volta, più cielo per tutti! amico@arci.it

arcireport n. 3 | 23 gennaio 2014 In redazione Andreina Albano Maria Ortensia Ferrara Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Progetto grafico Avenida Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Impaginazione newsletter online Martina Castagnini Editore Associazione Arci Redazione | Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione | Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005 Chiuso in redazione alle 17 Arcireport è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione | Non commerciale | Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

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