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d e l l ’ A r c i

anno IX - n. 33 27 settembre 2011

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Ancora in cammino

Pace, lavoro, futuro

+ A parte qualche lodevole eccezione, giornali e tv hanno ignorato la Marcia Perugia - Assisi di domenica scorsa. Fra gli aggiornamenti quotidiani sulla crisi monetaria e quelli sulla guerra in corso fra Tremonti e Berlusconi, restava giusto lo spazio per i risultati delle partite di calcio. Evidentemente il fatto che duecentomila persone si siano date appuntamento per farsi 25 chilometri a piedi sotto il sole in nome di un'ideale e di un impegno comune non è ritenuto notizia degna di attenzione. Per noi invece è quella la notizia della settimana: un fatto eccezionale e, per chi voglia coglierlo, un'importante segnale di vitalità del Paese. Di partecipanti la marcia non ne aveva mai visti così tanti, se si escludono i momenti più caldi della guerra in Iraq e in Afghanistan. E stavolta non c'era il richiamo emotivo delle notizie dal fronte di guerra, non perché di guerre in corso non ce ne siano, ma perché anche quelle non fanno più notizia in quest'Italia ripiegata su se stessa e oppressa dalla crisi. Aveva un significato speciale questa marcia: i cinquant'anni dalla prima volta di Aldo Capitini, la memoria di una bella storia che ha visto generazioni diverse passarsi il testimone dell'impegno per la pace e i diritti. Ma non era una celebrazione, bensì una manifestazione che guarda all'oggi e che ha molto da dire, denunciare, proporre. Esperienze, identità, culture diverse, anche molto diverse fra loro, eppure unite dalla volontà di reagire al degrado economico, sociale, civile e morale del nostro Paese; e al tempo stesso dire basta alle guerre, ai totalitarismi, alle colossali ingiustizie, alla negazione dei diritti umani nel mondo. Il popolo della pace l'ha ben chiaro il nesso: non può esserci pace senza giustizia economica e sociale, non c'è vera democrazia senza partecipazione e responsabilità civica. Per cambiare le cose a casa nostra dobbiamo alzare la testa e ritrovare la forza di guardare al mondo, alle sue contraddizioni ma anche alle lotte, alle resistenze, alle proposte di un'umanità che prova a costruire l'alternativa nell'orizzonte della pace e della giustizia. Come i giovani nordafricani che nei mesi scorsi hanno animato le rivoluzioni della primavera araba e che prima della marcia hanno incontrato migliaia di ragazze e ragazzi italiani. Del resto proprio i giovani e giovanissimi erano i più numerosi domenica sulle strade da Perugia ad Assisi. Se queste sono le nuove generazioni, c'e speranza che le cose possano cambiare.

Immagine del seminario organizzato dall’Arci e da altre organizzazioni all’interno del meeting 1000 Giovani per la Pace - articolo a pagina 2

Il discorso di una vita enerdì sera a Gerusalemme, per la prima volta negli oltre otto anni in cui vivo qui, ho visto ragazzi palestinesi sventolare la loro bandiera. Gesto vietato, a Gerusalemme, gesto di ribellione e dignità. È stato dopo l’intervento di Abbas all'Onu, catartico e inatteso. È stato il discorso di una vita, quello pronunciato da Abu Mazen di fronte a un’Assemblea Generale quasi al completo. Il discorso di una vita, nel vero senso della parola. Un’esistenza - quella di Abu Mazen - da poco iniziata quando venne anche lui travolto dalla Naqba, nel disastro dei palestinesi cacciati dalla loro terra, costretto all’esilio, a fuggire nel 1948 da Safed, un paese che ora è nel nord di Israele. Una vita che ha trovato un punto di non ritorno di fronte all’Onu, quando ha confermato la richiesta di ammissione dello Stato di Palestina come 194esimo membro delle Nazioni Unite. È stato un discorso inat-

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MARCIA PERUGIA-ASSISI I PAGINA 3 Il racconto di Michela Faccioli e di un gruppo di giovani di Arci Pesaro-Urbino

teso, quello di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), conosciuto per essere stato - sempre - l’alter ego di Yasser Arafat. Pacato, diplomatico, sornione. Tutto il contrario dell’istrionico Abu Ammar. Eppure ieri, nel suo discorso della vita, Abbas è stato duro, analitico, sferzante, e appassionato. È stato, forse per la prima volta in modo così netto e sorprendente, durissimo nei confronti della politica perseguita da Israele negli scorsi decenni. Ha parlato di ‘pulizia etnica’, di ‘politica coloniale’, di ‘repressione’. Ha citato l’occupazione militare usando termini tipici della sinistra palestinese e dell’attivismo pacifista per le sanzioni e il boicottaggio. Ha parlato di legittima resistenza pacifica popolare contro l’occupazione. Ha citato il ‘muro razzista di annessione’, la politica di ‘apartheid’. continua a pagina 4

MIGRANTI I PAGINA 5 Un aggiornamento sulla situazione a Lampedusa di Francesca Materozzi


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pace

Un seminario per costruire dal basso la comunità del Mediterraneo

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del sindacato, provenienti da Tunisia, Israele, Palestina, Egitto, Iraq, Marocco, sono state oggetto di grande interesse e di successive domande e curiosità; ma sono state anche il punto d'avvio di una discussione che non vuole essere affatto conclusa e che segna un percorso, con impegni precisi da parte di tutti i soggetti coinvolti, verso la costruzione dal basso della comunità del mediterraneo. La comprensione di culture differenti, la conoscenza delle diverse società, la consapevolezza di esser parte di una storia comune, spinge ineluttabilmente verso una prospettiva di definizione di una cittadinanza comune nella quale i diritti di ciascuno non potranno essere disgiunti dalle responsabilità individuali e collettive. La costruzione di questo spazio pubblico dovrà inevitabilmente poggiare su due pilastri che dovranno tenersi strettamente e contemporaneamente insieme: i diritti sociali e la democrazia, essendo ormai evidente che il venir meno di uno solo di essi porta con sé le premesse di uno sviluppo neoliberista della società. Dibattito interessante e complesso, dunque, per lo sviluppo del quale nulla dovrà esser dato per sconta-

to, a partire dal significato stesso del concetto di democrazia, figlio della rivoluzione francese nel vecchio continente, in fase di definizione e sperimentazione nei Paesi recentemente liberatisi dai rispettivi tiranni. Il percorso fatto sinora con questa coalizione di organizzazioni sarà ancora lungo e costellato di tappe intermedie, soprattutto sarà aperto a quanti intendano condividerne direzione e contenuti: l'Arci potrà dare un suo contributo a partire dalla proprie specificità e dalla ricchezza di esperienze che luogo per luogo hanno caratterizzato l'azione solidaristica e cooperativa dei tanti Circoli impegnati in progetti e campagne internazionali. Info: uda@arci.it

ROMA Il 28 settembre in piazza dell’Immacolata si tiene l’iniziativa Biblioteche solidali, con l’esibizione del coro multietnico Se...sta voce, la presentazione del Progetto Libano e un intervento di Franco La Torre

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i chiude con un bilancio oltremodo positivo il seminario Terre Nostre: rivoluzioni, lotte e movimenti verso la costruzione di una comunità mediterranea, promosso e realizzato da Arci, Cgil, Associazione per la Pace, Terra del Fuoco, Rete della Conoscenza, Unione degli Universitari, Rete degli Studenti, Un Ponte per. Inserito nel più vasto e articolato programma del meeting 1000 giovani per la pace, che ha preceduto il cinquantenario della Marcia Perugia-Assisi, è stata l'occasione per mettere a confronto le esperienze giovanili provenienti dalla sponda sud del Mediterraneo con i partecipanti al meeting in modo interattivo e lontano dalle logiche frontali o della lezione di esperti. L'hanno capito gli oltre 150 giovani da tutta Italia e di diverse organizzazioni della rete della Tavola della Pace che hanno partecipato ai 4 laboratori su forme di protesta e lotta nonviolenta, diritti del lavoro e dei migranti, diritto allo studio, rappresentanza e partecipazione. Il dibattito nei laboratori è stato molto partecipato e di alta qualità, le esperienze portate dai rappresentanti di associazioni per i diritti umani, degli studenti, culturali e

Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli Mozione finale A conclusione della Perugia-Assisi, che abbiamo convocato a cinquant'anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini, vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli. Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza». La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l'agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare "tutti i diritti umani per tutti" a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell'interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani - civili, politici, economici, sociali e culturali - e ridefinire la cittadinanza nel segno dell'inclusione. L'agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive. Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni: PRINCIPI Primo. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune. Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti. Terzo. La nonviolenza è strada maestra per contrastare ogni forma d'ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori. Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i

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popoli e gli stati. Quinto. Non c'è pace senza una politica di pace e di giustizia. Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo diffondere la cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. PROPOSTE E IMPEGNI 1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all'acqua 2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti 3. Investire sui giovani, sull'educazione e la cultura 4. Disarmare la finanza e costruire un'economia di giustizia 5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari 6. Difendere i beni comuni e il pianeta. 7. Promuovere il diritto a un'informazione libera e pluralista 8. Fare dell'Onu la casa comune dell'umanità. 9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa 10. Costruire società aperte e inclusive. Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo. Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune. Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all'Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un'Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest'area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.

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Assisi, 25 settembre 2011


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pace

Ieri come oggi, da Perugia ad Assisi l 25 settembre 1961, a pochi mesi dal fallimentare tentativo di invasione della Baia dei Porci, J.F. Kennedy così si esprimeva in un messaggio inviato all'Onu: «L'umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all'umanità». Il giorno prima, in Italia, due giovani scrittori aprivano la prima Marcia per la Pace: erano Calvino e Arpino. Domenica 25 settembre 2011, ore 9.30. Si apre, con lo stesso striscione di cinquant'anni fa, la XIX Marcia Perugia-Assisi. Pochi giorni sono trascorsi dal 10° anniversario dell'attacco alle Torri Gemelle e dal diniego statunitense, davanti alle Nazioni Unite, alla richiesta palestinese di riconoscimento dello Stato. 1961, mattina. Capitini, ideatore della Marcia, percorre il tratto che dalla laica Perugia porta a Ponte S. Giovanni. Per

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BASTIA UMBRA I partecipanti al Meeting 1000 giovani per la pace hanno sottoscritto un appello per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Per leggere il testo www.perlapace.it

quanto il professore della nonviolenza avesse avvertito i giornalisti che la sua decisione di interrompere il cammino e di attendere i partecipanti ad Assisi dipendesse esclusivamente da motivi di salute, i giornali di destra a lungo lo accusarono di scarsa serietà. 2011, ore 10.30. Ci si sta allontanando da Perugia e si sta percorrendo la lunga e bella via San Girolamo: alcuni abitanti ci salutano dai balconi di casa su cui sono esposti cartelloni rivolti al loro sindaco pacifista, che secondo loro dovrebbe permettere ai suoi concittadini di percorrere in pace tutto l'anno quella strada trafficata. Poco più avanti tre signori ci aspettano accanto ad una poltrona che reca la scritta: 'Grazie a Dio qui Silvio non c'è'. 1961, lungo il percorso. In un'intervista rilasciata a Il Messaggero, un Giovanni Arpino forse poco abituato a macinare chilometri, disse: «Credevo che in vita mia non avrei mai sorretto una bandiera, di qualunque tipo: ed ecco che ho retto per chilometri l'umile tela dei nonviolenti…mi sono sentito, camminando, fratello di tanti, e solidale, e libero». 2011, ore 13.00. La marcia, dopo chilometri a piedi sotto il sole perpendicolare di

un'estate che non se ne vuole andare, ci appare a tratti disumana e ci fa sentire un po' masochisti. Una ragazza, il lunedì successivo, sul suo profilo facebook ha scritto: «Ad Assisi sono stata 'reclutata' per portare 46 metri di bandiera palestinese fino alla Rocca. Al suo passaggio tutti applaudivano, e proprio a un gruppo di palestinesi è venuta l'idea di mettersi a correre sotto. Bambini che prima puntavano i piedi sono arrivati sulla cima ridendo». Dalla Rocca, oggi come allora. Capitini sosteneva che «la pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti» e del resto Binni ebbe a dire: «So bene che la realtà politica, economica, sociale, è complessa…e perciò sono e resto uomo di un preciso partito politico, e penso che l'azione politica non possa essere interamente sostituita solo da una posizione, per quanto attivissima, di tipo più morale e religioso. Ma insieme penso che siano cattivi politici quelli che non comprendono e non valutano…un movimento proprio della coscienza e della volontà popolare». Michela Faccioli - Arci Verona

‘La nostra prima Marcia per condividere il sogno di un mondo più giusto’ iamo un gruppo di ragazze e ragazzi, studentesse e studenti, che domenica 25 settembre hanno partecipato alla cinquantesima edizione della Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Siamo partiti in circa 70 dalla provincia di Pesaro-Urbino con i pullman organizzati dall'Arci insieme a Cgil, Rete degli Studenti, circolo giovanile Salvador Allende e collettivo studentesco Carlo Giuliani. I nostri compagni e fratelli maggiori hanno percorso più di una volta i 24 chilometri che separano Perugia da Assisi: nel 1999 contro la pulizia etnica in Kosovo e contro i bombardamenti sulla Serbia, nel 2001 contro il terrorismo e la guerra in Afghanistan, nel 2002 per la pace in Palestina, nel 2003 contro la guerra in Iraq, nel 2006 contro la guerra in Libano…ma per tante e tanti di noi questa è stata la prima esperienza, la prima Marcia per la Pace. Eppure è stato come tornare su un sentie-

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ro già conosciuto e praticato, come rivedere volti amici e sentire parole e suoni familiari, perché in questi anni abbiamo condiviso con milioni di ragazze e ragazzi il sogno di un mondo più giusto, in cui il destino degli uomini non fosse asservito e piegato alla logica brutale del mercato e del profitto, in cui la guerra non fosse l'origine e la condizione permanente di un nuovo disordine mondiale, in cui la democrazia non fosse patrimonio e privilegio di una minoranza dell'umanità, in cui gli uomini e le donne non fossero merce ma cittadini. Abbiamo sognato un mondo in cui le differenze di genere e di orientamento sessuale non fossero più condizione di disuguaglianza e di discriminazione, ma le caratteristiche di una società laica, libera, plurale. Abbiamo immaginato un'Europa unita che non fosse solo banche e profitti ma invece una parte di mondo senza più frontiere materiali e immateriali, in cui cittadinanza e diritti non fossero solo un pezzo di carta in

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fondo a una lunga fila…tutto questo l'abbiamo ritrovato, respirato e vissuto passo dopo passo in quei 24 chilometri, che abbiamo percorso insieme a scout, militanti sociali e politici, amministratori locali, sindacalisti, religiosi e laici, cittadini di ogni età…dietro il camioncino dell'Arci, tra cartelli, bandiere, musica abbiamo ritrovato questa 'grande umanità', la sua passione e il suo calore. Sì, perché questa Perugia-Assisi ci ha dimostrato una volta di più che la pace non può realizzarsi senza passione e partecipazione di massa, senza il calore e l'anima dei sogni e delle speranze di chi prova a costruirla giorno dopo giorno, con la consapevolezza che questo impegno serve a costruire una società diversa e migliore da quella in cui viviamo, più giusta e inclusiva, più aperta e democratica. Veronica, Matteo, Francesca, Andrei, Cecilia, Francesco, Jacopo, Damiano, Elisa, Filippo - Arci Pesaro-Urbino


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internazionali

Il discorso di una vita continua dalla prima

E soprattutto si è scagliato con una durezza verbale continuata contro i coloni, la loro aggressività, la loro violenza: «Aggressività e violenza - ha detto Abu Mazen - di cui consideriamo responsabile il governo di Israele. Perché se condanniamo il terrorismo - ha detto - condanniamo tutto il terrorismo, compreso il ‘terrorismo di Stato’». Abu Mazen ha anche rigettato al mittente l'accusa di unilateralismo, che il governo israeliano ha usato più volte, riferendosi alla richiesta di riconoscimento dello Stato di Palestina decisa dall'OLP. Unilaterali sono le colonie, l'esproprio dei terreni, la costruzione di migliaia di appartamenti sulla terra palestinese: tutte politiche perseguite da Israele. Ha accusato Tel Aviv, insomma, di non aver rispettato gli impegni presi a Oslo, e di

aver provocato la richiesta da parte dei palestinesi di uno Stato all'Onu. Tornare ai negoziati sarebbe inutile, se non cambiano i parametri, ha detto in sostanza Abu Mazen. «La crisi è troppo profonda», e i fatti sul terreno stanno rendendo impossibile la creazione di uno Stato. Dunque, «è troppo, è troppo, è troppo», ha chiosato Abu Mazen. Con un'espressione che richiama il senso di stanchezza e frustrazione dei popoli arabi in rivolta. E visto che gli arabi stanno avendo la loro primavera, «è arrivato il tempo che anche per i palestinesi vi sia la loro primavera». «C'è uno Stato che manca all'appello, e che ha bisogno di essere creato immediatamente». Immediatamente su un compromesso, dice Abu Mazen. Perché lo Stato sui confini del 4 giugno 1967 e con

Gerusalemme est sua capitale - lo si chiede sul 22% della cosiddetta ‘Palestina storica’. Si tratta, dice il presidente dell'OLP e dell'ANP, di un ‘compromesso storico’, perché c'è bisogno di una ‘giustizia relativa’. ‘Una giustizia possibile’. Almeno cinque gli applausi, compreso quello per Yasser Arafat e l'altro per Mahmoud Darwish. E alla fine, buona parte di chi era seduto ad ascoltare il discorso, all'Assemblea Generale, si è alzato in piedi, ha applaudito e festeggiato. Segnando, ancora di più, il discrimine tra due pezzi di mondo. Quello occidentale, imbarazzato alle dure sferzate di Abu Mazen, e l'altro, ben più vasto, che ha già deciso che la Palestina è uno Stato. Paola Caridi - giornalista e blogger

‘È tempo per la Palestina di ottenere la propria primavera’ mici e amiche palestinesi, critici sulla conduzione della leadership palestinese e del Presidente Mahmoud Abbas, incollati alla tv per ascoltare il suo discorso alle Nazioni Unite hanno pianto e applaudito, ritrovandosi nella sue parole, nella chiarezza e nella dignità espresse davanti a tutto il mondo. Ho sentito un leader del Fronte Popolare chiamare, per una volta e senza ironia, Abbas ‘il nostro presidente’. Ho visto donne e uomini delle città dei villaggi, dei campi profughi piangere di commozione nel sentirsi raccontare nella loro vita quotidiana. Ho letto da opinionisti palestinesi e arabi che Mahmoud Abbas, a differenza degli altri leader arabi della sua generazione che sono stati cacciati o stanno per essere cacciati, ha saputo interpretare il suo popolo. Non tutti, ovviamente, condividono, sono rimaste critiche, dubbi, richiesta di maggior partecipazione della popolazione nelle scelte della leadership, timori dei profughi della diaspora di essere tenuti ai margini. «Il popolo palestinese è l'unico popolo sotto occupazione autorizzata. Sessantatrè anni di sofferenze. È abbastanza, abbastanza, abbastanza. È tempo per la Palestina di ottenere la propria primavera». Ed è l'onda lunga della primavera palestinese, annunciata dai giovani palestinesi del Movimento 15 marzo che chiedeva alla leadership dell' Olp trasparenza, democrazia e unità e che se anche oggi sono dispersi, hanno però avuto un impatto nelle scelte delle linea politica dell'Olp, ma soprattutto sono state le lotte dei Comitati Popolari per

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la resistenza nonviolenta contro il muro e le colonie che hanno dato forza alla scelta di presentarsi davanti alle Nazioni Unite non più tenendo in una mano il ramoscello di olivo e nell'altra il fucile, ma con una scelta che non permette più ad Israele di presentarsi come l'eterna vittima e nello stesso tempo non affidandosi solo ai negoziati e alla diplomazia dei governi, ma ribadendo che: «Il nostro popolo continuerà nella sua resistenza popolare nonviolenta contro l'occupazione israeliana, le sue colonie, le sue politiche di apartheid e la costruzione di un Muro razzista di annessione. E riceviamo aiuto nella nostra resistenza, l'aiuto della legge umanitaria internazionale e quello degli attivisti israeliani e internazionali, che sono esempio della forza di un popolo disarmato, armato solo di sogni, coraggio e speranza di fronte alle pallottole, i carri armati, i lacrimogeni e i bulldozer». Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha iniziato la discussione. Gli Usa, ma anche l'UE, stanno ricattando economicamente perché non votino a favore del riconoscimento, alcuni paesi dei membri non permanenti del CS: Gabon, Nigeria, Colombia, Bosnia-Erzegovina sono messi sotto pressione per non raggiungere i 9 voti necessari, così da permettere agli Usa di non usare il veto. Le pressioni sulla leadership palestinese sono ancora più pesanti. Auguriamoci davvero che le proposte ridicole messe in atto dal Quartetto (la ripresa dei negoziati entro un mese, e uno stato riconosciuto tra un

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anno, nessuna sanzione ad Israele o imposizione del blocco delle colonie), vengano respinte al mittente. Vent'anni di negoziati tra poteri asimmetrici, un occupante e un occupato, hanno visto solo terre palestinesi confiscate, alberi sradicati, un muro che annette la grande parte del territorio fertile e delle falde acquifere, case demolite, pozzi d'acqua distrutti, animali avvelenati, migliaia di detenuti politici, Gaza sotto assedio permanente, una pulizia etnica che si intensifica non solo a Gerusalemme Est, ma anche nella Cisgiordania ed in particolare nella Valle del Giordano, ed infine i coloni, triplicati (ad oggi più di 500.000) dagli accordi di Oslo, sempre più aggressivi, che attaccano villaggi palestinesi, uccidono persone, animali e alberi, ma ormai anche attivisti israeliani. «Nessuno Stato con un minimo di coscienza può rigettare la richiesta di indipendenza della Palestina. Il mio popolo sta aspettando la risposta del mondo. Autorizzerà Israele a proseguire l'occupazione, l'unica occupazione al mondo? Autorizzerà Israele a rimanere uno Stato al di sopra della legalità? Autorizzerà Israele a continuare a rigettare le risoluzioni dell'Onu e della Corte Internazionale di Giustizia?». Questo appello lanciato da Mahmoud Abbas, chiama in causa anche noi. Impegnamoci, non lasciamo scorrere il tempo, il tempo è adesso. Luisa Morgantini - già vicepresidente del Parlamento europeo


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migranti

Lampedusa-Palermo-Tunisi solo andata

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la pompa di benzina. Inizia una sassaiola e da lì la carica della polizia a cui vanno a dar man forte gli isolani e gli operatori della Lampedusa Accoglienza, armati di bastoni e spranghe. Molti migranti sono feriti. Ad un ragazzo spaccano la testa. Verrà trasportato a Palermo in Elisoccorso, in coma. La rabbia popolare si allarga a macchia d'olio. La troupe di Sky viene aggredita due volte, così come altri giornalisti vengono minacciati. Stessa sorte anche per gli attivisti delle associazioni. Un attivista francocanadese era stato aggredito già il giorno prima. Vengono minacciate più persone. Un'associazione leva in fretta e furia gli adesivi identificativi dalle proprie macchine. Viene dato fuoco alla macchina del direttore del centro. Nella notte vengono organizzate delle ronde. In stridente contraddizione con gli eventi di cui siamo testimoni, si celebra proprio in quei giorni la Madonna di Porto Salvo. Il Vescovo di Agrigento e il parroco richiamano durante l'omelia i propri fedeli ai valori dell'accoglienza e criticano aspramente le violenze di quei giorni. Nel frattempo il Ministero degli Interni riesce a fare in pochi giorni quello che non aveva

fatto per mesi. In tre giorni porta via tutti i migranti adulti. La maggior parte viene trattenuta su tre traghetti che poi verranno parcheggiati al porto di Palermo. Si parla di rimpatri di 50 tunisini a volta. Iniziano i presidi al porto degli attivisti dei diritti umani. Alcuni deputati entrano nelle navi e raccontano che i migranti sono messi in saloni dove passano anche la notte. Gli sono stati tolti i cellulari. Tra di loro c'è una donna e sette dichiarano di essere minorenni. Intanto è stato depositato un esposto al tribunale di Palermo dove verrà chiesto di indagare su tutta la vicenda e in particolare sulla detenzione che, non essendo stata convalidata da nessun giudice, è pertanto illegale. Info: francescamaterozzi@gmail.com

GENOVA In programma il 1 ottobre al circolo Belleville una cena tunisina con i migranti arrivati da Lampedusa che racconteranno la loro esperienza. Dalle 19 video, testimonianze, cena e a seguire musica

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a sera stessa dell'incendio, Lampedusa è deserta. In via Roma, la via principale, non c'è quasi nessuno. I ristoranti non mettono neanche fuori i tavoli, la gente è rimasta chiusa in casa. In paese c'è un'atmosfera nervosa, lo sgomento è mischiato alla rabbia e alla paura. I migranti sono in parte nei centri, in parte al campo sportivo e al molo commerciale. Tutto per il momento è sospeso. Il giorno dopo il sindaco De Rubeis non si è calmato. Aveva dichiarato guerra agli immigrati, e rincara la dose. Definisce i migranti delinquenti e inveisce contro il Governo e le forze dell'ordine che devono ‘caricare’. Ordina al Capo dello Stato, il Presidente Napolitano, di “alzare il culo” e di andare a Lampedusa. La senatrice Angela Maraventano eletta con la Lega Nord gli fa l'eco e aggiunge che la colpa è delle associazioni e della stampa. Al molo nel frattempo ci sono i tunisini, le forze di polizia, giornalisti e un gruppo di lampedusani inferociti assieme al Sindaco. Le testimonianze e i video che vedremo in seguito sono terribili. Si vede il sindaco che parla e alcuni uomini del posto che minacciano i migranti. Poi la fuga dei tunisini verso

L'Italia sono anch'io: Si preparano le iniziative per il 18 dicembre, il 1 ottobre si firma giornata di lotta per i diritti dei migranti Sono stati centinaia i cittadini e le cittadine che in poche ore, al gazebo allestito in piazza del Pantheon a Roma il 22 settembre, hanno sottoscritto le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla campagna L'Italia sono anch'io. Molte anche le personalità del mondo della politica e dello spettacolo che sono venute a firmare: Pierluigi Bersani, Fausto Bertinotti, Nichi Vendola, Livia Turco, Paolo Ferrero, Pancho Pardi e molti altri, tra cui l'artista Ascanio Celestini già protagonista dello spettacolo teatrale realizzato lo scorso anno per l'Arci Il razzismo è una brutta storia. La raccolta proseguirà nei prossimi giorni con tanti appuntamenti locali e nazionali: l'obiettivo è raggiungere nei prossimi sei mesi le 50mila firme necessarie per ciascuna delle due proposte di legge. Banchetti sono stati allestiti lo scorso 25 settembre alla partenza dei pullman che portavano i manifestanti alla Marcia Perugia-Assisi. Sabato 1 ottobre i promotori hanno previsto una giornata nazionale di raccolta firme. Banchetti verranno allestiti in decine di città. L'elenco degli appuntamenti sarà pubblicato sul sito della Campagna. Info: www.litaliasonoanchio.org

La giornata di mobilitazione contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati si avvicina. Dopo la ratifica avvenuta durante il Forum Sociale Mondiale di Dakar nel febbraio 2011, quella del 18 dicembre è stata assunta come Giornata mondiale di lotta per i diritti dei migranti. L’obiettivo è che il 18 dicembre del 2011 in tutti i paesi del mondo migranti, rifugiati e sfollati organizzino iniziative in contemporanea, ognuno con i propri contenuti specifici e le proprie metodologie, affinchè il 18 dicembre, data in cui le Nazioni Unite adottarono la Convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, diventi nei fatti e non solo sulla carta una giornata di lotta per i diritti. Oggi gli stati, le potenze economiche e le strutture politiche, spesso estranei alla vita quotidiana delle donne e degli uomini impongono loro, con la forza della violenza o di leggi ingiuste, le proprie scelte arbitrarie: succede con gli infiniti ostacoli frapposti alla migrazione dei lavoratori e delle loro famiglie e al loro diritto di soggiorno nei paesi in cui decidono di immigrare. Ciò che unirà ognuna delle attività sarà la volontà di affermare il diritto a

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migrare, il diritto a stabilirsi nel luogo che si sceglie e il diritto a non essere costretti ad allontanarsi dal proprio territorio. La giornata del 18 dicembre vuole quindi essere uno spazio a disposizione di tutte quelle organizzazioni e reti che quotidianamente lottano per i diritti dei migranti, rifugiati ed sfollati, ma vuole anche contribuire a diffondere a livello mondiale la Carta mondiale per i diritti dei migranti, la cui versione definitiva è stata approvata a Gorée il 4 febbraio 2011. Molte organizzazioni in diversi paesi stanno già costruendo delle iniziative che saranno realizzate nella giornata del 18: dallo sciopero al boicottaggio, dalla carovana alla manifestazione, dalla festa alla commemorazione per ricordare i migranti assassinati alle frontiere. Anche il Coordinamento italiano sta programmando le proprie iniziative, e si riunirà sabato 1 ottobre a Roma presso la sala riunioni di Porta Futuro, in piazza Orazio Giustiniani. Per avere altre informazioni sulla giornata o per aderire si può scrivere all’indirizzo indicato di seguito. Info: info@globalmigrantsaction.org


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terzosettore

Si chiude con una sfida il percorso FQTS2: riprogettare i sistemi volti a tutelare i diritti sociali lendo obiettivi intermedi comuni. Sei gruppi di formazione in altrettante Regioni, sotto la responsabilità di gruppi di pilotaggio e di staff regionali, in maniera originale in ciascuna regione hanno articolato le aree didattiche indicate nel progetto: principio di sussidiarietà e missione del terzo settore: caratteristiche e ruolo dei diversi soggetti, forme di rappresentanza, strategie di cooperazione e collaborazione in rete per la governance del territorio; rendicontazione sociale, responsabilità collettive e rapporto con le comunità locali: costruzione e manutenzione di relazioni di fiducia e reti di solidarietà; strumenti di sviluppo per il nonprofit e capacità di drenaggio delle risorse del territorio; bisogni sociali, crisi economica, nuove povertà (anche culturali) nel meridione d'Italia. In questo contesto si è parlato di sussidiarietà orizzontale, beni comuni, comunicazione tra terzo settore e comunità, economia solidale e forme di autofinanziamento. Sullo sfondo l'analisi della crisi economica, ma anche la crisi istituzionale che continua ad attraversare il Paese. L'esperienza formativa lancia una diversa consapevolezza 'meridionalista'. Usciti definitivamente tanto dalla stagione del meridio-

i chiude a Napoli il prossimo fine settimana la seconda edizione del percorso di formazione del Terzo Settore meridionale, promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore insieme alla ConVol e CsvNet e finanziato dalla Fondazione con il Sud. Oltre un anno di seminari, conferenze, dibattiti e sperimentazioni progettuali hanno costituito un'azione comune del terzo settore del Mezzogiorno per la diffusione di un nuovo spirito pubblico e civico, all'insegna di modi di sviluppo e convivenza sociale più giusti e sostenibili. Le azioni hanno teso a superare la frantumazione e la separazione quotidiana di ciascuna organizzazione nonprofit, stimolare reciproci riconoscimenti e una comune analisi dei problemi, rafforzando le reti, stabi-

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PIEMONTE Riparte anche quest’anno il Treno della Memoria, ma senza studenti provenienti dal Piemonte. Per far partire un treno da Torino firma su piemontesenzamemoria.net

nalismo rivendicativo, di denuncia dei torti subiti dal Meridione nella formazione dell'Unità nazionale, quanto dal secondo meridionalismo, sorretto nel dopoguerra dall'intervento pubblico della Cassa del Mezzogiorno e dei grandi complessi dell'industria di base pubblica, il 'terzo meridionalismo' di FQTS è consapevole che il Sud deve innanzitutto puntare su se stesso. Il Terzo settore del Mezzogiorno ha iniziato ad esplorare una possibilità di essere protagonista, fronte comune di un nuovo patto di sussidiarietà con le istituzioni regionali e locali, massa critica capace di indirizzare pratiche di intervento e cura della comunità più incisive ed efficaci. Così mentre a Napoli si chiude il secondo anno di formazione, già si pensa al prosieguo: la formazione come leva strategica che metta a confronto insieme dirigenti del terzo settore, i quadri direttivi degli enti locali, il mondo produttivo, le organizzazioni degli interessi, i movimenti che animano le comunità locali. La sfida è riprogettare i sistemi volti a tutelare, difendere e promuovere beni comuni e diritti sociali. Info: coleti@arci.it

Per un patto di sussidiarietà tra Terzo settore e istituzioni locali: i beni comuni del Mezzogiorno da salvare, curare e riprodurre Formazione dei quadri del Terzo settore meridionale (FQTS 2)

2° SEMINARIO INTERREGIONALE 30 settembre, 1 e 2 ottobre 2011 - Holiday Inn - Centro Direzionale, isola E6 - Napoli BENI COMUNI, POLITICHE PUBBLICHE E PROTAGONISMO SOCIALE VENERDÌ 30 SETTEMBRE Apertura del secondo seminario interregionale di FQTS 2 Il Terzo settore nell’agire sociale: Beni comuni e Mezzogiorno

ore 10.15

ore 16.00

Saluti istituzionali

Apertura dei lavori:

Emma Cavallaro

ore 16.30 contributi di:

Francesca Coleti Giuseppe Cotturri

Cinque anni con il Sud ore 16.00/17.30 Incontro istituzionale per il quinto anniversario della Fondazione con il Sud. Prevista la presenza del Presidente della Repubblica

ore 17.30

interventi dei partecipanti

Coordina il dibattito

Andrea Volterrani

ore 19.10 Conclude il dibattito

Fausto Casini

ore 12.30

Lavori in gruppi interregionali (5 aree di approfondimento) termine lavori

DOMENICA 2 OTTOBRE Beni comuni, corpi intermedi e cittadinanza attiva ore 9.00 Apertura dei lavori - Marco Granelli: Il lavoro comune per un rinnovato impegno ore 9.20

Il percorso formativo regionale esperienze a confronto: le criticità e le positività

Report dei lavori di Gruppo

ore 10.00 Ne discutono:

SABATO 1 OTTOBRE Le proposte per il futuro ore 8.30 apertura dei lavori: Mauro Giannelli

Facilitatore:

Giuseppe Guzzetti, Presidente ACRI Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione con il Sud Andrea Olivero, Portavoce del Forum del Terzo Settore Ugo Ascoli

contributo di:

ore 11.40

Conclusioni di Andrea Olivero

ore 21.00

I Coordinatori Regionali promuovono il dibattito

Piero Fantozzi

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legalitàdemocratica

A Malta la penultima tappa di ECL. Il confronto con l’associazione locale Inizjamed

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fortezza costruita dai Cavalieri di Malta, fa pandant con il suo contesto sociopolitico, conservatore e per molti versi chiuso alle novità. Il seminario pomeridiano svoltosi presso l'Università della capitale conferma le prime impressioni. Fra gli argomenti affrontati, quello della criminalità - organizzata e non - si staglia sul fondo, quasi si cela a discapito del rapporto fra legalità e giustizia, uno dei temi cari alla Carovana italiana. I relatori parlano di differenze di genere, di politiche sociali, di accoglienza ai migranti (Malta è strategica nelle rotte del Mediterraneo). Il seminario è stato arricchito dalla scelta (molto 'Arci', si direbbe) degli intermezzi musicali, che fanno da corollario alla discussione. La giornata, che nella sessione mattutina è stata aperta dal confronto sulle prospettive future di questa rete, conferma l'opportunità di far tappa, l'anno venturo con i furgoni di Carovana, in questa bellissima, e per certi versi, ancora inesplorata isola. Un ulteriore dato positivo si è colto nella scelta, fatta da alcuni componenti dell'associazione maltese, di partecipare non solo a diverse tappe della Carovana inter-

nazionale e al campo antimafia di Corleone, previsto all'interno del progetto, ma - in un caso addirittura - a coordinare uno dei campi italiani dell'Arci. In tutti questi mesi - grazie al progetto europeo - le buone pratiche italiane si sono confrontate con modelli diversi; bisogna ora fare sintesi e provare a 'svecchiare' la lettura delle mafie che spesso viene fatta all'estero, per sperimentare le nostre buone pratiche. La conclusione, a cui il progetto ECL si avvia con le giornate di Bruxelles, è una buona occasione per rilanciare l'obiettivo di costruire l'antimafia sociale europea contaminando linguaggi e bisogni. Info: cobianchi@arci.it

ROMA Il 30 settembre scade il bando Giovani reporter contro l’usura. Parole, immagini, legalità. I vincitori saranno premiati durante il No usura day 2011 a Palazzo Valentini

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ettembre, andiamo è tempo di migrare», il poeta, che tanto simpatico non è, questa volta ci viene in aiuto per iniziare il racconto di una nuova tappa (la penultima) del lungo viaggio della Carovana Europea per la Legalità (ECL), il progetto finanziato dall'Unione europea e condotto dall'Arci in collaborazione con numerosi partner italiani e stranieri. I carovanieri internazionali, si ritrovano, dopo la sosta estiva, a Malta, per un primo bilancio del progetto e per pianificare la tappa conclusiva di Bruxelles. I seminari in Italia, i 94 giorni attraverso l'Europa occidentale ed i Balcani hanno favorito la costituzione di un gruppo che ha imparato a conoscersi, apprezzarsi e, si spera, confondersi nelle reciproche differenze. Il partner maltese, l'associazione Inizjamed di Valletta, è una realtà profondamente diversa dall'Arci, sicuramente nella sua struttura organizzativa. Si tratta di una piccola realtà che vive (questa è l'impressione epidermica, confermata dai racconti dei suoi membri) un rapporto di alterità rispetto al territorio in cui agisce. L'urbanistica di Valletta, l'affascinante città

A Bologna si formano A Pisa nasce il circolo ‘Legalità e giustizia i volontari dei campi sociale’ dedicato a Rizzotto e Letizia Per il secondo anno si è svolta in Emilia Romagna una due giorni dedicata ai campi della legalità 2011. Obiettivo: valutare l'esperienza e pensare a cosa si può fare durante tutto l'anno nel territorio dove l’Arci vive insieme a Libera e allo Spi/Cgil. Mentre nel 2010 ci si è incontrati a Milano Marittima in campeggio, questa volta l'appuntamento del 17 e 18 settembre è stato ospitato dal comitato di Bologna. L'incontro è un punto di arrivo e di partenza allo stesso tempo. Infatti Arci Emilia Romagna lo ha promosso da una parte per rendere l'esperienza dei campi il primo passo per un impegno duraturo e soddisfacente (e possibilmente associativo) dei partecipanti; dall'altra per migliorare l'esperienza in sé. La conduzione della due giorni a cura di Mariagiovanna Italia, Presidente Arci Catania e componente dell'area nazionale Legalità, è parte integrante del progetto stesso. Il metodo partecipativo permette ai giovani volontari, ai coordinatori (volontari Arci) e ai volontari dello Spi di sentirsi pienamente inseriti in un processo e quindi spronati a proseguire un cammino insieme: uniti c'è più senso. Info: cappelli@arci.it

La mafia non è un fenomeno che riguarda solamente le regioni del sud d'Italia: oggi la mafia è sempre più un problema nazionale e sovranazionale. Nemmeno la Toscana ne è esente, e bisogna avere il coraggio di discutere e denunciare le infiltrazioni mafiose in questo territorio. Da questa premessa nasce a Pisa il circolo tematico Legalità e giustizia sociale - Placido Rizzotto, formato da ragazzi di ritorno dai campi della legalità e aperto a tutti coloro che, sensibili a questa lotta, vogliano partecipare. Il 18 settembre alle 18 si è svolta la prima iniziativa organizzata dal gruppo presso il circolo Arci di Villamagna -Volterra a cui - nonostante un terribile nubifragio - molti 'coraggiosi' hanno partecipato. Tema dell'incontro è stato Il protagonismo dei giovani nella lotta alle mafie e ha visto gli interventi dell’eurodeputato Rosario Crocetta, di Maurizio Pascucci, responsabile Legalità Arci Toscana, di Cesare Bartaloni di Libera Volterra e di Stefania Bozzi del comitato Arci di Pisa. Da un dibattito vivace e intenso sono emerse numerose considerazioni, spunti e riflessioni, coronati dalla cena finale preparata dai giovani del circolo di Villamagna con i pro-

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dotti delle cooperative corleonesi. Stefania Bozzi ed il presidente del neonato circolo Luca D'Onofrio hanno aperto il pomeriggio ricordando i tanti giovani volontari che ogni anno spendono qualche giorno della propria estate nelle cooperative nate in terre di mafia. Una marea sempre più giovane e sempre più al femminile, come ha ricordato Stefania Bozzi con una punta d'orgoglio di genere, una marea che non è stagionale ma che, al ritorno a casa, incanala le proprie energie in attività di sostegno e sensibilizzazione che prende varie forme. Accanto a quello del sindacalista e partigiano corleonese, un altro nome - quasi sconosciuto accompagnerà in questa esperienza il circolo dedicato al binomio legalità e giustizia sociale: quello di Giuseppe Letizia, pastorello tredicenne testimone dell'omicidio di Rizzotto e per questo avvelenato ed ucciso da Michele Navarra, medico e capomafia, mentre si trovava ricoverato all'Ospedale dei Bianchi di Corleone su richiesta del padre, preoccupatosi per il delirio del figlio che favoleggiava di un assassinio nella notte… Info: pisa@arci.it


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cultura

A Lecco ‘Leggimi forte!’, incontri seminariali di sperimentazione sulla lettura e la letteratura arole come gioco, come ponte tra culture, come confronto. Questi gli ingredienti dei tre giorni di Leggimi forte! Incontri seminariali e di sperimentazione sulla lettura e la letteratura che si svolgerà a Lecco dal 3 al 5 ottobre all'interno del festival Immagimondo. Sei giovani scrittori e autori sono stati selezionati per partecipare gratuitamente ai momenti formativi che saranno condotti, tra gli altri, dalla scrittrice somala Kaha Mohamed Aden e da Barbara Pumhoesel della rivista El Ghibli. Non mancheranno gli appuntamenti aperti al pubblico come gli aperitivi letterari, il 4 ottobre alle 18 al circolo Arci Bellavista di Civate o l'E-book dj set, il 4 ottobre alle 20 sempre al circolo Arci

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ROMA Il 25 settembre é scomparso a Roma Italo Natale, papà di Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana. L’Arci si stringe a Roberto e ai suoi familiari in questo momento di dolore

Bellavista di Civate. Si inizia il 3 ottobre alle 10 nel centro cittadino di Lecco con la liberazione di libri in diverse zone della città. I passanti saranno invitati a prendere con sé un libro, a leggerlo e poi a liberarlo a loro volta. Tutte le pubblicazioni saranno scelte in base al tema del dialogo interculturale. Si prosegue alle 18 nel circolo Arci Promessi sposi di Lecco con la presentazione dei lavori selezionati dalla giuria della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo (Bjcem) all'interno della sezione letteratura. Alle 20, sempre al circolo Arci Promessi sposi, inizierà il workshop letterario Frammenti di città con la partecipazione di Gessica Francocarlevero scrittrice della Scuola Holden e Barbara Pumhoesel, scrittrice e collaboratrice della rivista letteraria El Ghibli. Il 4 ottobre l'appuntamento è alle 10 al circolo Arci Bellavista di Civate con l'incontro dal titolo Dialogo tra culture che vedrà la partecipazione della scrittrice somala Kaha Mohamed Aden che alle 18, sempre al Bellavista, presenterà il suo ultimo libro dal titolo Fra-intendimenti. Nel pomeriggio un altro incontro del workshop Frammenti di città con Barbara Pumhoesel

e Vladimir Mastrogiacomo dell'associazione Altera di Torino. Alle 20 il circolo Arci Bellavista ospiterà un aperitivo allietato da un E-book dj set, una sperimentazione tra musica e letteratura. Il 5 ottobre dalle 10 alle 13 l'ultima parte del workshop Frammenti di città al circolo Arci La locomotiva di Osnago, in cui i sei selezionati partecipanti si cimenteranno nella descrizione poetica di una città che non c'è. Il testo così composto sarà presentato in occasione della Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo. L'iniziativa, che si svolgerà in diversi luoghi della cittadina sul lago di Como, è promossa da Arci Nazionale, Arci Roma, Arci Forte Fanfulla, Arci Lecco, Arci Torino, Arci Bellavista, Arci La locomotiva, Arci Promessi Sposi, con il sostegno di Cepell (Centro per il libro e la lettura) e in collaborazione con BJCEM, Casamemoire, El Ghibli, Ligue de L'Enseignement, Lire et faire Lire, Associazione Altera, Associazione Les Cultures onlus. Per informazioni su Leggimi forte e sul progetto Arci Book - Babylon è possibile consultare il sito riportato di seguito. Info: www.arcibook.it

A Roma ‘Le città della cultura’, appuntamento Ddl intercettazioni sui temi dello sviluppo economico e sociale sit-in di protesta Il 22 e 23 settembre si è svolta a Roma la Conferenza nazionale degli Assessori alla cultura e al turismo promossa, come ogni anno, da Federculture, Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Upi (Unione delle Province Italiane), Conferenza delle Regioni e Lega Autonomie. Un appuntamento molto importante per fare il punto sulla gravità della crisi che sta mettendo in ginocchio anche le amministrazioni locali. Il titolo dell'incontro Le città della cultura rimanda subito alla tesi principale che fa da sfondo ai lavori della conferenza: la cultura è volano di sviluppo e di coesione sociale delle città. Centinaia di amministratori locali hanno ascoltato la relazioni di Andrea Ranieri, responsabile cultura dell'Anci e Assessore alla cultura del Comune di Genova, e di Roberto Grossi, Presidente di Federculture, che hanno messo in evidenza l'estrema difficoltà di tutto il settore delle attività e dei beni culturali, così come della scuola e dell'università. Oltre a chiedere di investire maggiormente per sostenere questi settori, i promotori dell'incontro sollecitano riforme concrete. La prima: togliere alla Presidenza del Consiglio la gestione dell'8

per mille che riguarda la tutela dei beni culturali e affidare i fondi al Ministero dei Beni Culturali che con accordi con le Regioni potrà sostenere le politiche culturali territoriali. La seconda: utilizzare l'attivo del fondo indiviso dell'Enpals per costituire un sistema di welfare per i lavoratori precari dello spettacolo. Terzo: aumentare la possibilità che i privati sostengano i beni e le attività culturali attraverso un rafforzamento delle deduzioni fiscali. Quarto: trovare gli strumenti per modificare la riforma federalista aggiungendo tra le ‘prestazioni essenziali’ che devono essere garantite ai cittadini anche l'accesso alla cultura e al sapere. Nella mattinata del 24 settembre si sono svolti incontri tematici di confronto tra politiche territoriali e di proposta di nuovi strumenti per rafforzare il settore culturale. Si è parlato di partnership tra pubblico e privato, di qualità dell'offerta turistica, di valorizzazione del patrimonio culturale per il rilancio dei territori, del welfare della cultura. Assordante l'assenza del Ministro e dei sottosegretari competenti. Neppure un telegramma. Info: testini@arci.it

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Giovedì 29 settembre, dalle 15 alle 18, tutti a piazza del Pantheon a Roma. La manifestazione, promossa dal Comitato per la libertà e il diritto all'informazione, alla cultura e allo spettacolo, si propone di respingere il nuovo tentativo del governo di imbavagliare l'informazione con una legge sulle intercettazioni. Il 29, infatti, il governo si appresterebbe a ripresentare il testo del disegno di legge in aula. Decine di associazioni, movimenti, sindacati e la Fnsi saranno di nuovo in piazza per fermare questo ennesimo attacco alla democrazia e alla Costituzione. Dopo piazza del Pantheon, il Comitato è deciso a riempire molte altre piazze italiane per sconfiggere ancora una volta il tentativo di impedire una corretta informazione. Infatti, puntualmente collegata ad un nuovo scandalo che investe la vita pubblica, e in particolare il Presidente del Consiglio, torna in primo piano la presunta necessità di una stretta sull'informazione. L'Italia dei referendum che ha bocciato il legittimo impedimento, l'Italia che si è mobilitata per la difesa dei diritti, della dignità delle donne, dei beni comuni, non permetterà questo nuovo furto di democrazia.


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Generazione Internazionale

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zione dei media, non è l'unico. Parallelamente, e in maniera sempre più evidente, il nostro paese si sta risvegliando. Un moto d'orgoglio sta spingendo molti giovani, ma non solo loro, a muoversi, organizzarsi, discutere e rivendicare un paese migliore. Così, nonostante continui ad esserci un cono d'ombra nella diffusione delle informazioni di carattere internazionale nei quotidiani e nei tg più seguiti, chi sceglie di conoscere e comprendere cosa accade oltremare trova strumenti diversi, la rete, i giornali stranieri (per chi conosce altre lingue) e la rivista Internazionale. Quest'ultima in grado di racchiudere in sé una buona scelta dei primi due. Oggi è innegabile che Internazionale sia e rappresenti anche una community di persone che ogni settimana si danno appuntamento in edicola o sul web per scoprire cosa c'è di nuovo, dalla copertina agli approfondimenti, dall'oroscopo alle pagine culturali. È la 'Generazione Internazionale', fatta di donne e uomini, di cui moltissimi giovani, che all'omologazione contrappongono forti anticorpi culturali e che, anche quest'anno, per il quinto anno, si incontreranno al Festival di Internazionale per dimostrare che un'altra Italia esiste e che il clima di emergenza culturale ed etica che stiamo vivendo può essere affrontato. Sentiamo tutti il bisogno di contribuire a far crescere una consapevolezza comune verso ciò che ci circonda, come paese e

come persone, che produca responsabilità collettiva e oltrepassi i campanilismi e l'estremismo identitario. Dal 30 settembre al 2 ottobre, il Festival ospiterà giornalisti e bloggers, rappresentanti di numerose testate giornalistiche, concerti e spettacoli teatrali, presentazioni letterarie, proiezioni di documentari inediti, mostre, workshop e molto altro ancora. Così tutto è pronto per l'arrivo di migliaia di persone che potranno partecipare alle iniziative, anche grazie all'allestimento di grandi schermi ed alle trasmissioni e traduzioni in diretta degli incontri programmati nelle quattro piazze, nelle sette sale e naturalmente nella libreria e presso la caffetteria del Festival. Come nelle precedenti edizioni gli spazi saranno completamente accessibili e l'ingresso gratuito, ci saranno iniziative collaterali per offrire una finestra su numerosi progetti culturali e la vivacità di Ferrara città Patrimonio Unesco dell'Umanità. Info: marcolini@arci.it

LAMEZIA TERME Dal 30 settembre al 2 ottobre si svolge il Festival Teatroltre, rassegna di teatro dedicata a bambini, ragazzi e famiglie organizzata da Teatrop di Lamezia Terme in collaborazione anche con l’Arci territoriale

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n Italia da molti anni a questa parte si è assistito al notevole ridimensionamento delle notizie di politica internazionale nei telegiornali e sulla carta stampata. Le ragioni sono diverse, ed afferiscono a problematiche di organizzazione interna dei tg e dei quotidiani nazionali, che hanno ridotto sempre più il numero dei loro inviati sul campo, ed all'idea diffusa che al pubblico interessino di più le questioni interne al paese piuttosto che ciò che accade all'estero. L'impressione generale è, in ogni caso, quella che occuparsi di politica estera non sia importante, che non ci riguardi e non influisca su ciò che accade a casa nostra. La mancanza di notizie dal mondo, salvo quelle provenienti dagli Stati Uniti o da qualche guerra in cui i nostri soldati sono impegnati, oltre a generare e consolidare un certo livello di ignoranza diffusa, contribuisce ad alimentare, in un'ampia fascia della popolazione italiana, la convinzione che là fuori ci siano i barbari invasori e che il proprio orto, grande o piccolo che sia, vada difeso a spada tratta, anche a costo di calpestare diritti umani e civili altrui. L'assenza di una visione complessiva in un mondo globalizzato è un paradosso, ma la nostra politica non perde l'occasione di ricordarci che ‘l'invasione è alle porte’, alimentando così le paure di ciascuno di noi, specie in momento di crisi economica come quello attuale. Eppure, il panorama appena descritto, su cui rimane concentrata l'atten-

Banca Popolare Etica e Arci al Festival di Internazionale a Ferrara

Oltre la crisi internazionale: le proposte della finanza etica Domenica 2 ottobre 2011, ore 12 - Castello Estense, Sala dei Comuni a crisi finanziaria esplosa nel 2008 e riacutizzatasi nelle ultime settimane ha messo sotto gli occhi di tutti le conseguenze concrete provocate da una finanza che sempre meno serve a reperire risorse per l'economia reale ed è sempre più dedita ad attività altamente speculative che hanno il solo obiettivo di assicurare profitti elevati a pochissime persone nel minor tempo possibile. A tre anni da questa presa di coscienza collettiva, però, poco è cambiato sul piano delle regole internazionali e le ‘cattive abitudini’ degli speculatori sono tornate routine. Eppure, lentamente, lontano dai riflettori, si sviluppano modelli di finanza alternativa e attenta al bene comune. Sempre più cittadini guardano alla finanza etica come a una soluzione per le proprie esigenze finanziarie nel rispetto della sostenibilità sociale e ambientale. Tredici ‘banche etiche’ di diversi Paesi aderenti al network Global Alliance for Banking on Values (tra cui per l'Italia, Banca

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Popolare Etica) gestiscono assets che superano i 10 miliardi di dollari; nell'insieme questi 13 istituti di credito dediti alla sostenibilità servono oltre 7 milioni di clienti in più di 20 Paesi. Una ricerca recentemente pubblicata dall'associazione dei forum europei per la finanza sostenibile, Eurosif, ha evidenziato un +87% negli ultimi due anni per i patrimoni investiti nel Vecchio Continente secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale. Dunque, la finanza etica in tutto il mondo e in particolare in Europa sembra destinata a diventare qualche cosa di più che una semplice utopia. I consumatori che sempre più spesso scelgono prodotti del commercio equo e solidale o selezionano le aziende più attente alla responsabilità sociale e ambientale, iniziano a cercare etica e trasparenza anche nei prodotti finanziari. La finanza etica non potrà sostituire integralmente la finanza tradizionale, ma quanto è in grado di contagiarla nelle buone pratiche? Qual è l'impatto della finanza speculativa sul benessere glo-

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bale del pianeta e delle persone? E quali sono le risposte alternative proposte dalla finanza etica? Dalla giustizia fiscale (no ai paradisi fiscali, si alla tassa sulle speculazioni finanziarie) alla valutazione sociale dei progetti da finanziare. Quale il ruolo dei media? Se il potere oggi è gestito da lobbies finanziarie più che della politica la stampa deve diventare ‘watchdog’ della finanza? E può contribuire a far crescere il grado di educazione finanziaria dei cittadini, solitamente piuttosto basso? Sono queste alcune delle domande a cui l'incontro cercherà di dare una risposta. Relatori: Susan George, politologa e attivista franco-americana. È tra i massimi esperti di giustizia sociale; Ugo Biggeri, Presidente Banca popolare Etica ed Etica sgr; Peru Sasia, Direttore di Fiare- Fondazione spagnola per l'investimento e il risparmio responsabile; James Nieven, Global Alliance for Banking on Values and Triodos Bank CEO. Modera: Alessandro Lubello - Internazionale.


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Proclamati i vincitori del Premio Impatto Zero! concorso di Arci Padova sulle buone pratiche ono stati proclamati domenica 25 settembre a Padova, in occasione della Festa provinciale del volontariato e della solidarietà, i vincitori del Premio Impatto Zero!, promosso da Arci Padova insieme all’Assessorato all'ambiente del Comune di Padova, all'interno del progetto AmbientAzioni, per valorizzare le buone pratiche amiche dell'ambiente esistenti sul territorio padovano e insieme per diffondere la cultura della sostenibilità. Tre le categorie premiate: va a Faber Libertatis il premio Associazioni, cooperative e terzo settore per un progetto che recupera e riutilizza materiale informatico allo scopo di ridurre il gap tecnologico a livello locale e internazionale. Ad aggiudi-

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UDINE Per la rassegna di teatro, musica e arte Adotta la cultura, in programma al circolo Mis(s)kappa il 28 settembre alle 19 Così mangiò Zarathustra, alte riflessioni sulla piccola gastronomia

carsi il premio Cittadini è Alessandro Valmachino, che ha ideato un portale gratuito (terredascavo.it) per incentivare il recupero e il riutilizzo delle terre e rocce da scavo prodotte nei cantieri. Infine il premio Eco-originalità è assegnato a La Mente Comune per l'organizzazione di laboratori in cui si insegna a realizzare oggetti di arredo utilizzando materiali e colori di recupero. Numerose le menzioni speciali, tra le associazioni e le realtà del terzo settore tre per esperienze di agricoltura sostenibile: gli orti sociali e l'orto antico, realizzati in un'area dismessa della zona industriale dal circolo di campagna Il presidio; l'orto di Alba della cooperativa Alba Solidarietà Sociale che ha come obiettivo l'inserimento lavorativo di persone in difficoltà; il progetto Fuori di campo del gruppo Polis, che coniuga agricoltura biologica e inserimento lavorativo di persone svantaggiate alla diffusione di un’ ’AgriCultura’, per valorizzare i prodotti territorio, il mangiare sano e il rispetto dell'ambiente. Ben 28 le candidature per questa prima edizione del concorso, giunte addirittura da Torino, Napoli, Trieste e Brescia, e perciò

escluse per regolamento (erano ammessi solo cittadini e realtà della provincia padovana): un'attenzione e un consenso che preludono, per la prossima edizione, a un'apertura del premio al livello nazionale. A valutare le candidature una commissione costituita ad hoc, che ha considerato in particolar modo l'impatto ambientale e la sostenibilità delle azioni e delle prassi proposte; la loro efficacia in termini di promozione di una cultura della sostenibilità, di miglioramento della qualità della vita sociale, di attenzione alle pari opportunità e ai principi della solidarietà; l'impegno complessivamente necessario per mettere in pratica le prassi; la potenziale loro 'esportabilità' ad altre realtà del territorio; infine, l'originalità e la creatività della proposta candidata. In linea con gli obiettivi, il Premio Impatto Zero! è davvero a ‘impatto zero’: Arci Padova ha aderito al progetto di LifeGate (partner dell'iniziativa) calcolando, riducendo e compensando le emissioni di CO2 generate dalle attività legate all'iniziativa tramite la creazione e tutela di 2475 metri quadri di foresta in crescita in Costa Rica.

Notizie Brevi Proiezioni all’Arci Movie NAPOLI - Per la prima volta il Festival di Venezia sbarca a Napoli con alcuni dei migliori film e degli autori protagonisti della recente Mostra Internazionale del Cinema. All'interno della rassegna Il cinema esteso, promossa dall'Assessorato alla cultura e al turismo del Comune di Napoli, si inseriscono due appuntamenti in programma al circolo Arci Movie di Ponticelli. Il 2 ottobre alle 19 sarà proiettato Terraferma di Emanuele Crialese, il 6 ottobre alle 21 Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno. Ingresso gratuito. Info: www.arcimovie.it

Presentazione di Svastica verde VARESE - In programma il 30 settembre alle 21 il primo dei due incontri Libri per pensare, che vedrà protagonisti Walter Peruzzi e Gianluca Paciucci, autori di Svastica verde: Il lato oscuro del Va' pensiero leghista, edito da Editori Riuniti. L'iniziativa si svolgerà al Salone Claudio Macchi di via De Cristoforis 5 ed è organizzata dall'Arci con i circoli varesini Albatros e Albero di Antonia, dalla cooperativa

Coopuf e dalla Cgil. Modera Andrea Giacometti di Varese Report. Ingresso libero. Info: varese@arci.it

Serata di poesia MILANO - Primo appuntamento della rassegna I giovedì di Turro con la serata di poesia con Paul Polansky, organizzata dall'associazione La Conta in collaborazione con Mahalla Rom e Sinti da tutto il mondo e con il circolo Arci Martiri di Turro. L’incontro si terrà il 29 settembre alle 21 presso il circolo Martiri; Paul Polansky presenterà alcune delle sue poesie tratte dalle raccolte Living through it twice, The River killed my brother, Not a refugee, che descrivono le persecuzioni dalle popolazioni Rom in Europa. Ingresso gratuito con tessera Arci. Info: www.arcimilano.it

L’arte in rosa in città LA SPEZIA - L’arte in rosa invade la città: in programma dal 29 settembre al 2 ottobre mostre, performance, installazioni, dj set, concerti, proiezioni di corto e lungometraggi… tutto rigorosamente declinato al femminile.

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Un piccolo festival ricco di eventi ideato da Cristiana Suriani aka MissKitsch con la collaborazione dei circoli Arci Btomic, La Skaletta, Origami, Shake e altre associazioni territoriali. Scopo del festival è invitare ad interrogarsi sulle questioni legate all'identità femminile e al ruolo della donna nella nostra società. L'esaltazione della creatività come aspetto caratterizzante della femminilità vuole essere punto di partenza per una riflessione sulla possibilità di contrastare la logica delle discriminazioni di genere partendo innanzitutto dall'individuazione della propria specificità. Info: laspezia@arci.it

Villanova in corto RAVENNA - Si svolge dal 30 settembre al 2 ottobre la quinta edizione di Villanova in corto, festival di cortometraggi promosso dal circolo Casablanca di Villanova di Bagnacavallo. Nelle serate di venerdì e sabato saranno proiettati i 28 cortometraggi finalisti che gareggeranno per le tre sezioni del Festival: Alta tensione (horror, thriller, giallo e azione), Corrente alternativa (comico, trash e demenzia-

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le) e Ricezione libera (sperimentale). Nel pomeriggio di domenica si terranno, al Teatro Goldoni di Bagnacavallo, le premiazioni, alla presenza dell’Assessore alle politiche culturali Nello Ferrieri. Info: www.casablanca.altervista.org

7 anni in Tressett! GIOVINAZZO (BA) - 7 anni in Tressett! Il 1 ottobre si festeggiano i sette anni di vita del circolo Tressett, sette anni di musica, arte, cinema, cultura, impegno, socialità e aggregazione da celebrare, ricordare e prendere come punto di partenza per i prossimi anni di vita del circolo. In programma la musica di K-Ant Mc & The last boh, Zio Felp, Uncle George & friends e il live painting a cura di Magentart insieme a Mario Red, Mk, Vent, Phaber. Info: arci.tressett@virgilio.it

Cineforum a Legnago LEGNAGO - Continua il cineforum legnaghese con la proiezione de Il discorso del re di Tom Hooper, in programma dal 27 al 29 settembre presso il Cinecentrum. Ingresso 5.50 euro. Info: legnago@arci.it


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Tutto pronto per la nuova stagione del Fuori Orario De Gregori, Travaglio e Isabella Ferrari tra gli ospiti

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La bellezza salverà il mondo In occasione del compleanno, il 2 ottobre 1950, di Charlie Brown e di Linus, personaggi dei fumetti inventati da Charles Schultz, l’Arci Puglia lancia l’iniziativa La bellezza salverà il mondo. In un momento in cui il tempo attuale è travolto da cattiveria, abuso e vergogna, in cui regna la volgarità nelle stanze del potere e la televisione è madrina di ‘battesimo delle viltà’ per milioni di menti, esiste ancora qualcosa dinanzi a cui inebriarsi: l’arte. Da qui, l’invito a compiere un atto ‘rivoluzionario’: distribuire poesia. I soci dei circoli sono invitati a incontrarsi per leggere e scegliere una poesia che, il 2 e 3 ottobre, dovrà essere distribuita e diffusa nelle piazze della propria città. In questo modo, ogni circolo racconterà la sua idea di bellezza attraverso la poesia. Chi lavora può portare con sè copie della poesia e lasciarle a scuola, in ufficio, sulla scrivania dei colleghi o attaccarle in ascensore. La testimonianza con foto o video delle ‘azioni di bellezza’ possono essere inviate via email all’indirizzo di seguito con oggetto ‘charlie brown’. Info: comunicazione@arcipuglia.org

meglio del repertorio. Un graditissimo ritorno al Fuori Orario, stavolta reduce dal consenso ottenuto con la tournée Work in progress assieme a Lucio Dalla, per oltre un anno su e giù per l'Italia. Venerdì 14 tocca al tributo a Ligabue delle Schegge sparse, sabato 15 si balla con i DiscoInferno, specializzati in hit discomusic anni ‘70 e ‘80 e forti di due recenti 'acquisti' nel loro organico, Corinne Marchini alla voce e Stefano Lori alla batteria. Venerdì 21 è la serata di una novità assoluta che farà parlare di sé: il concerto della band spagnola La Pegatina, fautrice di una patchanka irresistibile, riferimento per la musica mestiza di Barcellona. Sabato 22 l'attrice Isabella Ferrari e il giornalista Marco Travaglio presentano lo spettacolo teatrale Anestesia totale. Il primo spettacolo (poco spettacolare) del dopo-B., che mette a nudo il conformismo e l'incapacità degli italiani di indignarsi ancora di fronte ai fatti politici del nostro Paese. Travaglio e Isabella Ferrari, impegnata a leggere alcune riflessioni di Indro Montanelli, offrono un valido antidoto contro i sintomi di questa anestesia pervasiva e un energico

input per risvegliare la coscienza degli spettatori. E ancora, Achtung Babies, Hura Khan & Tueich Band che introducono Grido, rapper dei Gemelli DiVersi, The Psychedelic Furs per la Festa di Halloween. Tra gli ospiti delle cene del mercoledì, Claudio Fava, giornalista e coordinatore nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, che il 19 ottobre presenta il suo ultimo libro Teresa, mentre il 26 Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, parla del suo libro Nel labirinto degli dèi. Storie di mafia e di antimafia, da Falcone a oggi. E già tanti nomi in programma per il mese di novembre: Massimo Bubola, Casino Royale e Dente. Info: www.arcifuori.it

TREVISO Ultimo appuntamento con Costituzione tour, presentazione del volume Le parole della Costituzione promosso dall’Arci di Treviso. Appuntamento il 30 settembre alle 21 presso il cinema teatro Aurora

notizieflash

anzone d'autore, divertimento, ritmo e teatro per la nuova stagione del Fuori orario di Taneto di Gattatico (Reggio Emilia), che inaugura il 1 ottobre con un calendario di appuntamenti ricchissimo e ospiti del calibro di Francesco De Gregori, Marco Travaglio e Isabella Ferrari. Ogni venerdì e sabato, apertura alle 20 per gli aperitivi gratuiti fino alle 21 e inizio degli spettacoli alle 22. Ogni mercoledì alle 20.30 le cene-incontri dedicate a importanti temi e ospiti, come quella in programma il 5 ottobre Ma a Parma cosa succede?, che vede tra gli altri gli interventi dello scrittore Paolo Nori, del giornalista Maurizio Chierici, del regista Gigi Dall'Aglio. Si comincia con gli Asilo Republic e il loro tributo a Vasco Rossi, sabato 1 ottobre; venerdì 7 doppio concerto all'insegna del rap: in apertura il giovanissimo Fedez e a seguire Guè Pequeno, membro dei Club Dogo, che porta sul palco il suo freschissimo disco Il ragazzo d'oro. Sabato 8 va in scena lo show di Francesco De Gregori, terza data (su 11 in tutta Italia) del suo nuovo tour nei maggiori club italiani, con il

Arci Solidarietà a Strasburgo per azioni concrete per l’inclusione sociale dei rom Nel 2010 il Segretario Generale del Consiglio d'Europa ha convocato un meeting internazionale per discutere e predisporre azioni concrete per l'inclusione delle comunità rom presenti in Europa, al termine del quale è stata redatta la Dichiarazione di Strasburgo in cui viene sancito che la responsabilità di promuovere l'inclusione dei rom non è solo dei governi degli Stati Membri del Consiglio d'Europa, ma soprattutto delle autorità locali e regionali di ogni Stato. Con questo presupposto, il Congresso delle autorità locali e regionali del Consiglio d'Europa ha organizzato il Summit dei sindaci, a cui ha partecipato una delega-

zione di Arci Solidarietà onlus, con l'obiettivo di ricalibrare azioni concrete a livello locale per l'inclusione sociale dei rom. Risultato è la Dichiarazione finale di Strasburgo, approvata dall'assemblea dei partecipanti il 22 settembre 2011, in cui i rappresentati regionali e locali europei, le organizzazioni rom, i rappresentanti della società civile e le istituzioni europee riaffermano la necessità di politiche locali di inclusione e partecipazione alla vita civile e politica dei rom in Europa. La Dichiarazione ribadisce l'importanza della figura del mediatore interculturale come figura chiave per l'attuazione dei processi di inclusione.

Corsi per tutti i gusti a L’isola che c’è C’è tempo fino al 30 settembre per iscriversi ai corsi formativi proposti dal circolo L’isola che c’è di Verona. Al consueto progetto di cultura enogastronomica Presi per la gola e al corso pratico di cucina base Tra memoria, tradizione e creatività si affianca il corso base di Degustazione ed avvicinamento al vino, a cui si aggiungono due serate di approfondimento dedicate a Vini, profumi e sapori

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della nostra terra...i vini bianchi. Ancora, si ripropone il tradizionale appuntamento con il Taglio e cucito e si aggiunge un breve corso di Piccole riparazioni. E per concludere, è possibile sperimentarsi con l’arte della fotografia e quella più ‘naturalistica’ del giardinaggio. Programmi e dettagli di ogni corso sono sul sito del circolo riportato di seguito. Info: www.arci-lisolachece.it


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società

Assemblea al Carroponte per discutere degli spazi destinati a cultura, aggregazione, socialità nche la Breda faceva rumore ma la Breda produceva» è una delle tante obiezioni fatte dal cittadino di Sesto San Giovanni nostalgico della Società italiana Breda per costruzioni meccaniche, sulle cui ceneri oggi si 'costruisce' la stagione estiva del Carroponte. Siamo nel cuore del parco archeologico industriale di Sesto e l'incontro virtuoso tra Comune e Arci Milano ha portato alla valorizzazione di quel parco attraverso la messa a punto di un progetto di intrattenimento culturale e sociale che a piccoli passi sta entrando nell'immaginario dei cittadini dell'area metropolitana. «Anche voi producete» concludeva il cittadino alludendo alla capacità di far gravitare intorno ad un polo di produzione culturale anche forze creative e organizzative, dinamiche e capacità imprenditoriali, in una parola economia. In effetti è vero, in Italia ci fa un po' 'schifo' legare il concetto di cultura a quello di economia. Lo dicono bene Silvia Tarassi, dottoranda in culture della comunicazione e il consigliere comunale di Milano Luca Gibillini. Due degli intervenuti all'assemblea pubblica organizzata il 25 settembre scorso al Carroponte

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per tirare le somme sulla stagione e tornare a discutere di spazi destinati o meno alla cultura, all'aggregazione, alla socialità. A Milano se ne parla da tempo ma neanche la spinta propulsiva della scorsa campagna elettorale è riuscita a scompaginare vecchi schemi e stereotipi e aprire ad una fase nuova di riflessione su spazi e cultura, su musica e rumore, su chi la notte dorme e su chi si diverte. Domenica scorsa si sono ritrovati a un tavolo attori istituzionali di Sesto e di Milano, attori della promozione culturale della città, partner del progetto e ‘vicini di casa’. Perché la riuscita del progetto è stata il frutto di un lavoro meticoloso e faticoso fatto sul e con il territorio: mediazioni con gli abitanti di zona, collaborazioni con i soggetti economici e i promotori culturali del luogo. Non sono mancate le raccolte di firme, le proteste, o le apprensioni sul proprio futuro da parte di chi stava nelle immediate vicinanze dell'arena Carroponte, come chi gestisce lo Spazio Mil e il ristorante Il Maglio. Il lavoro della politica lo inquadra bene Monica Chittò, Assessore alla cultura di Sesto: «mettere a disposizione gli spazi e cederli a chi fa cultura e può farli vivere».

Cultura... scontata

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Cities of New York

Lungo i fiumi di Babilonia

ROMA - Centrale Montemarini, via Ostiense 106, fino al 9 ottobre. Per il decimo anniversario dell’attacco alle Twin Towers, il progetto prevede l’esposizione di fotografie e videoinstallazioni di artisti che hanno lavorato negli ultimi anni a New York cogliendo gli aspetti più originali della vita quotidiana nella grande metropoli. Foto storiche e due pilastri in legno simboleggianti le torri gemelle saranno esposti negli ambienti della sala Macchine. Info: 06.0608

ROMA - Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, fino al 9 ottobre. L’opera Lungo i fiumi di Babilonia, installazione dell’artista Chiara Castria, trae ispirazione da un rilievo assiro del VII secolo a.C. proveniente dal Palazzo di Assurbanipal a Ninive. Lo spirito dei luoghi e dei tempi che evoca reminiscenze da favola è riproposto nelle sue note dolenti rappresentate dalla deportazione di un gruppo di prigioniere babilonesi. Info: www.chiaracastria.it

Meet Design

Panini 1961-2011. Una storia italiana

ROMA - Mercati di Traiano, fino al 14 ottobre. Il gruppo RCS lancia Meet Design, una innovativa piattaforma multicanale che ha come obiettivo primario la divulgazione del design italiano attraverso iniziative di ampio respiro rivolte al consumatore finale. Nasce così un contenitore di idee e di attività in grado di veicolare tutti i valori concettuali, progettuali, creativi e produttivi del settore per mostrare, a un pubblico allargato, i protagonisti della cultura italiana dell'abitare. Info: www.meetdesign.it

ROMA - Palazzo Incontro, fino al 23 ottobre. La mostra, nata in occasione del 50esimo anniversario di fondazione della casa editrice modenese, offre la possibilità di scoprire alcuni degli aspetti meno noti di una vicenda familiare, imprenditoriale e culturale estremamente ricca e variegata. Il binomio Panini e figurine, infatti, non è legato solamente agli album dei calciatori ma a tante altre realtà che hanno accompagnato giochi e passioni sportive di generazioni di bambini in Italia e all'estero. Info: www.fandangoincontro.it

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Non manca la contraddizione insita nel settore della musica dal vivo in particolare, «risorsa di coesione sociale ma anche ambito da regolamentare» dice la Tarassi che cita alcuni esempi di come all'estero si è sciolta questa contraddizione. Qui non bastano le disposizioni emergenziali assunte fino ad oggi come ricorda Gibillini, ma riflessioni strutturali che superino la distinzione troppo spesso lesiva tra produzione culturale e aggregazione. Le possibili soluzioni devono trovare ragion d'essere nel territorio in cui sono pensate. E in merito a questo la Chittò lancia l'invito, che Tommaso Sacchi dell'Assessorato alla cultura di Milano coglie, a essere sinergici lavorando nella direzione di una politica che non si sostituisce e non ostruisce ma fa da 'subsidium' a quelle realtà seppur frammentate che propongono offerte culturali e aggregative. Info: ufficiostampa.mi@arci.it

Hanno collaborato a questo numero Roberta Cappelli, Paola Caridi, Alessandro Cobianchi, Francesca Coleti, Mariangela De Blasi, Enzo Di Rienzo, Michela Faccioli, Marta Giacometti, Manuela Longo, Paolo Marcolini, Francesca Materozzi, Luisa Morgantini, Franco Uda In redazione Andreina Albano, Maria Ortensia Ferrara, Carlo Testini Direttore responsabile Emanuele Patti Direttore editoriale Paolo Beni Impaginazione e grafica Claudia Ranzani Progetto grafico Sectio - Roma Cristina Addonizio Editore Associazione Arci Redazione Roma, via dei Monti di Pietralata n.16 Registrazione Tribunale di Roma n. 13/2005 del 24 gennaio 2005

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specialeappello15ottobre

Per un'alternativa nel segno della giustizia sociale, della dignità, della democrazia IL

15 ottobre, raccogliendo l'appello degli indignad@s spagnoli, in tanti e tante riempiremo le piazze delle capitali europee. Sarà il giorno dell'indignazione e della protesta di chi si oppone a questo stato di cose, alla distruzione dei diritti sociali e democratici causata dalle scelte con cui i governi europei stanno affrontando la crisi economica. Sarà una mobilitazione animata da esperienze, identità e culture diverse, perché nessuno può farcela da solo. Per fermare il declino e costruire un'Europa diversa c'è bisogno anzitutto di ricostruire lo spazio pubblico dei cittadini europei, mettere in campo la forza della partecipazione democratica di donne e uomini, giovani e anziani, lavoratori, studenti e comunità che rivendicano il diritto di decidere sulle scelte che li riguardano. L'Arci parteciperà alla manifestazione di Roma, con la propria identità e con le proprie proposte, insieme a tanti altri soggetti diversi, organizzazioni sociali, reti, alleanze, gruppi informali, singoli cittadini. È un fatto importante, perché in Italia c'è ancor più bisogno di spazi di convergenza e di azione comune fra le forze che cercano di contrastare la deriva in cui sta scivolando il Paese. Un governo ormai screditato a livello europeo e internazionale e preoccupato solo di mantenersi al potere sta rovesciando sui cittadini tutto il peso del suo fallimento. Ha imposto una manovra economica inutile, sbagliata e profondamente iniqua, coerente solo nella volontà di dividere il Paese e le forze sociali. Un provvedimento che denota l'assenza di strategie per il futuro, non risolve il problema del debito pubblico, non libera risorse per rilanciare gli investimenti, l'occupazione e lo sviluppo ma avrà al contrario effetti recessivi. Soprattutto, una manovra scandalosamente ingiusta sul piano sociale. Di fronte all'incalzare della crisi, ci si preoccupa solo di far cassa tagliando la spesa pubblica, non tanto quella improduttiva dei finti Enti di natura clientelare, ma particolarmente quella sociale. La conseguenza sarà un massacro ai danni di lavoratori, pensionati, famiglie. I tagli a Regioni e Comuni ridurranno l'accessibilità e la qualità dei servizi pubblici e aumenteranno i tributi a carico dei cittadini; l'annunciata riforma dell'assistenza si trasformerà nella

L'appello dell'Arci per la giornata di mobilitazione internazionale del 15 ottobre

demolizione del sistema pubblico di welfare. Per molti si annuncia un presente più duro, per tanti giovani svanisce ogni prospettiva di futuro. Hanno scelto di far pagare i più deboli per non toccare gli interessi dei più forti. Logica e buon senso avrebbero imposto di cercare le risorse necessarie col recupero dell'evasione fiscale, di istituire una tassa sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni immobiliari, di tagliare le spese militari. Non l'hanno voluto fare per non dispiacere al blocco sociale in cui ancora sperano di trovare consensi. La cricca che ha governato le scelte di questi anni e si è arricchita a danno degli onesti non intende restituire il mal tolto né mettere in discussione le proprie scelte. Impone la totale liberalizzazione delle attività economiche, pretende di reintrodurre per legge l'obbligo di privatizzare i servizi pubblici locali sfidando spudoratamente la volontà popolare espressa col referendum e le regole della democrazia. C'è poi, nel contesto italiano, l'aggravante della natura antidemocratica di un governo che impedisce la dialettica fra le parti sociali e considera la Carta costituzionale una variabile a sua disposizione. Da tutta la manovra traspare disprezzo per i ceti popolari e volontà di scontro con le rappresentanze sociali. L'articolo 8, che cancella i contratti nazionali e scardina le tutele dello Statuto dei lavoratori, è la prova che si intende usare la crisi come pretesto per attaccare i diritti, dividere e punire i sindacati. Questo governo è un pericolo per la democrazia, per il bene del paese è urgente che se ne vada quanto prima. La situazione è grave, è a rischio la tenuta del tessuto sociale del paese. Siamo vicini al punto di rottura, a un vero e proprio corto circuito fra sviluppo economico, diritti sociali e democrazia. È il frutto delle scellerate politiche liberiste di questi anni, del-

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l'effetto distruttivo della finanziarizzazione dell'economia. La finanza non è più strumento dell'economia produttiva ma un potere occulto in balia di speculatori che decidono quali economie salvare e quali affondare, che attaccano la stessa sovranità degli stati e la democrazia. I governi non hanno la forza di opporsi ai poteri finanziari o non vogliono farlo, e preferiscono scaricare i costi della crisi sui più deboli. Vorrebbero farci credere che non ci sono altre scelte possibili e fanno appello alla coesione nazionale indicando nella crisi il nemico comune da cui difendersi. Noi non ci stiamo, perché sappiamo che questa crisi non è un maleficio del destino ma il frutto di precise scelte politiche. E pensiamo che non se ne possa uscire accettando come dogmi indiscutibili le compatibilità imposte proprio dai poteri finanziari che l'hanno provocata. Nemmeno il patto di stabilità può essere un vangelo. Quelle regole non sono intoccabili, vanno discusse e subordinate ad altri vincoli di natura sociale e alle esigenze dello sviluppo economico, sociale e culturale dei territori e delle comunità. È il momento di cambiare strada, con scelte nette e rigorose verso un sistema economico e sociale diverso da quello che ci ha portato dentro questo disastro, nell'orizzonte di uno sviluppo mirato alla riconversione ecologica dell'economia, alla qualità e alla sostenibilità delle attività produttive, ai beni pubblici e sociali. Non è vero che il risanamento dei conti pubblici e lo sviluppo economico siano incompatibili con l'equità, la giustizia sociale, la partecipazione democratica. È questione di scelte. È possibile rimettere al centro del modello economico e sociale il lavoro, i beni comuni, i servizi pubblici di welfare, la sostenibilità ambientale, la cultura e l'istruzione, una vera democrazia al servizio delle persone e delle comunità. È possibile costruire l'alternativa di un'altra economia, di un'altra società, di un'altra democrazia. La condizione per farlo è che le scelte sul nostro futuro non siano sequestrate nelle mani di governi subalterni ai poteri economici; che in Italia come in Europa siano le società a farsi protagoniste del cambiamento. Per questo saremo in piazza il 15 ottobre. Info: www.arci.it

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