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IN QUESTO NUMERO

Numero 4 - LUGLIO 2009

Le Piagge, Firenze - Anno XIII - Seconda serie

S pedizione in abb. postal e ar t. 2 comma 20/C L. 662/96

1€

TAV, L’INGANNO DEL TUNNEL DI 7 KM Un miliardo il costo. Ne bastava un terzo SEVES, LA CRISI CHE NON C’è Pagano gli operai per i debiti delle finanziarie RIFIUTI TRA TECNOLOGIA E TRADIZIONE Asini per Pisa, cassonetti interrati per Firenze EX MEYER, DA OCCUPAZIONE A CENTRO Saranno i somali stessi a ristrutturare l’edificio SPORTELLO UNICO PER GLI IMMIGRATI Tutti i servizi disponibili in via Pietrapiana LE PIAGGE SCOPERTE SUI PEDALI La gita sostenibile dei ragazzi della Sassetti-Peruzzi

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Resistenza è quando faccio in modo che ciò che non mi sta bene non accada più.

Nuova legge regionale sull’immigrazione

Cittadini di Toscana

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allo scorso 9 giugno la nostra regione ha una nuova legge in materia di immigrazione: “Norme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri nella Regione Toscana”. Approvarla non è stata una passeggiata: il centrodestra in Consiglio Regionale ha opposto un massiccio ostruzionismo e, all’indomani dell’approvazione, si è detto subito pronto a raccogliere le firme per il referendum abrogativo. Il Sottosegretario agli Interni Mantovano, in visita a Firenze in occasione delle ultime elezioni amministrative, ha addirittura annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale da parte del Governo, contro la legge toscana che a suo dire “contrasta con le normative nazionali, con la Costituzione e con le esigenze di legalità e sicu-

Una follia da 15 miliardi L’appello di Sbilanciamoci contro l’acquisto di 131 aerei da guerra A PAGINA 2

Publiacqua e i contatori non letti La denuncia di un ex letturista: “Così fa pagare di più”. A PAGINA 2

Tre domande ad Adriana Dialogo aperto con la consigliera delle Piagge al Quartiere 5 A PAGINA 4

foto di Dario Orlandi

Se il governo tratta gli stranieri come pericolosi e indesiderabili, la Regione approva un testo che ribadisce i loro diritti di persone rezza della popolazione”. La materia è bollente e, come al solito, gestita a colpi di slogan. La Toscana, si è urlato in tutte le lingue, diventerà il nuovo “Eldorado per i clandestini”. Vediamola allora, questa legge dello scandalo. Il provvedimento, da un punto di vista strettamente giuridico, non dice niente o quasi niente di nuovo rispetto a quanto stabilito dalla legislazione nazionale e, in particolare, dal testo unico sull’immigrazione del luglio 1998. A partire dal rispetto degli articoli della Costituzione e dello Statuto della Regione Toscana, si stabilisce che le politiche regionali dovranno essere finalizzate innanzitutto alla realizzazione del primato della persona umana, indipendentemente dalla cittadinanza, e subordinate al riconoscimento

IL COMMENTO

dei diritti inviolabili della persona. Questo, visto quanto sta succedendo a livello nazionale con l’approvazione al Senato del cosiddetto “pacchetto sicurezza”, non è certo cosa da poco. Si tratta, lo vogliamo ripetere a chiare lettere, di un riconoscimento importante e controcorrente fatto dalla nostra Regione che parte dall’analisi di cosa significa oggi l’immigrazione e quanto sia fondamentale, primariamente per il nostro benessere, la presenza dei cittadini stranieri sul nostro territorio. In Toscana non si farà niente che non sia già previsto dalla normativa vigente in materia: dall’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, alla promozione del diritto alla salute. Il rispetto dei diritti fondamentali deve essere riconosciuto indipendentemente dal titolo di

LE IDEE

PerUnaltracittà, la novità De Zordo: il nostro è un di una lista che “fa rete” progetto a lungo termine

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contata l’elezione di Matteo Renzi a sindaco di Firenze, alle elezioni comunali è nata un’alternativa solida all’avariato sistema dei partiti. La lista di cittadinanza PerUnaltracittà – a cui ha partecipato attivamente la Comunità delle Piagge – ha preso il 3,8% mentre la candidata a sindaco Ornella De Zordo è arrivata al 4,1%. Gli eletti sono tre: De Zordo torna a Palazzo Vecchio, la piaggese Adriana Alberici sarà consigliera al Quartiere 5 mentre Gabriele Palloni siederà tra i banchi del Quartiere 1. La grande novità sta nel fatto che un progetto politico nuovo, fortemente voluto da quei cittadini organizzati in città per la difesa del territorio dalle scelte scellerate del centro-sinistra (urbanistica, grandi opere, diritti sociali, casa, servizi pubblici), riesce a mettere insieme 8.638 fiorentini per costruire un’alternativa fatta di proposte concrete in difesa dei più deboli e nel rispetto dell’ambiente.

Tutto ciò nel momento in cui i partiti della vecchia sinistra si suicidano a causa dell’incapacità e grettezza delle loro classi dirigenti. Colpisce a tal proposito - nel silenzio di tutti, compreso quello del partito stesso – la scomparsa di Rifondazione Comunista dagli scranni del Salone de’ Dugento dopo l’avventata scelta a sostegno di Valdo Spini sindaco. A noi non resta che seguire con interesse la vita istituzionale dei tre nuovi consiglieri di PerUnaltracittà. A voi chiediamo di fare altrettanto, perché solo così potremo riconquistare la politica del bene comune, l’unica necessaria alle nostre vite.

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l nostro risultato è davvero importante. Senza finanziamenti (tutta la campagna è costata 21.000 euro, n.d.r.), senza struttura, contro avversari che hanno speso anche centinaia di migliaia di euro per la campagna elettorale, siamo riusciti comunque a penetrare nel tessuto cittadino. Il nostro è un progetto a lungo termine che ha l’obiettivo di ricostruire una nuova cultura politica a sinistra e dal basso, al di fuori dagli schemi dettati dalle segreterie dei partiti e dai poteri forti.» Con queste parole Ornella De Zordo ha commentato l’affermazione elettorale di Per Unaltracittà.

L’elezione del sindaco Renzi arriva invece dopo il ballottaggio con Galli. Due candidati per una visione simile della città che in sintesi potremmo dire incentrata su uno sviluppo economico spregiudicato a favore di quei grandi gruppi imprenditoriali che coltivano i loro interessi a Firenze. Esempio tipico di questa condivisione di “ideali” la vicenda del Multiplex di Novoli, bloccato dalla magistratura proprio grazie a Ornella De Zordo. è lì che troviamo, tra i soggetti “convergenti” oltre ai soliti costruttori, anche Monte dei Paschi di Siena e Coop per la sinistra e Cassa di Risparmio e Medusa (Berlusconi) per la destra... Fra i primi atti della lista nella nuova legislatura, due mozioni: una per bandire l’utilizzo dei derivati e garantire la trasparenza degli strumenti finanziari, l’altra per approntare strutture idonee ad accogliere i richiedenti asilo. “Questioni già aperte, da cui ci pare giusto ripartire”, dice De Zordo.


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Le Piagge, Firenze - Anno XiII - Seconda serie - Numero 4 - Luglio 2009

I nostri amici, liberi e informati

NoTav a cartoni animati

In tutta Italia contro il G8 dell’Aquila

Nel nostro sito www.altracitta.org, che vi invitiamo a tenere d’occhio, perché viene aggiornato continuamente, c’è la sezione Friends, dove sono ospitate le notizie prodotte da alcuni siti che l’Altracittà conosce bene e di cui si fida per la loro professionalità, credibilità e capacità di staccarsi dal grande blob dei mass-media più noti. Fra questi oggi segnaliamo, a titolo di esempio, Lsdi – Libertà di stampa, diritto all’ informazione http://www.lsdi.it/ - che nasce da un gruppo di lavoro attento alle dinamiche del giornalismo dal basso, alla fine del giornalismo “ufficiale” e alla nascita dei ‘’giornalismi’’, al plurale e in minuscolo. Per contattare la redazione: redazioneblog@lsdi.it

Il Comitato contro il sottoattraversamento AV di Firenze ha prodotto un film di animazione per informare sui rischi legati alla realizzazione del tunnel e della stazione sotterranea che si vogliono costruire a Firenze. Nel filmato vengono anche spiegati il progetto alternativo di superficie e tutti i suoi vantaggi. Il film (soggetto Pietro Biagini, disegni&montaggio Flavio Alessandri) è stato presentato alla cittadinanza nel maggio scorso al cinema Adriano in Firenze. Il film è visibile su YouTube, trovate i link sul blog www.notavfirenze.blogspot.com/

Il 21 Giugno si è svolta a L’Aquila l’assemblea nazionale contro il G8. L’assemblea ha stabilito una serie di mobilitazioni distribuite in tutto il territorio nazionale, dalla Sardegna a Vicenza, dal 2 al 10 luglio. Le iniziative sono attivate dal ‘basso’ per manifestare contro la crisi e i suoi responsabili, ma anche il carovita, la precarietà, la disoccupazione, la devastazione ambientale e altri temi analoghi. L’ultima e più grande, il 10 luglio, doveva essere una marcia pacifica e di massa nei territori del terremoto, ma questa iniziativa, pensata contro la scelta del governo di voler svolgere il G8 all’Aquila, non ha trovato l’unanimità dell’assemblea. Il motivo è non appesantire con la presenza di migliaia di persone il contesto di vita degli aquilani, con la militarizzazione del territorio, l’enorme speculazione in atto e la mancanza di fondi per ricostruire.

RIFIUTI

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Asini o struzzi, basta che funzioni

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Emergenza rifiuti? Perché non ispirarsi alla natura per risolverla! E allora c’è chi copia gli asinelli, chi gli struzzi. Mentre a Santa Maria a Monte, in Provincia di Pisa, si è deciso di adottare per il porta a porta proprio gli asinelli, a Firenze si è pensato di nascondere i rifiuti, o meglio i cassonetti, sotto terra. La scelta del comune pisano è stata fatta per ridurre i costi e mandare un messaggio di sostenibilità a tutto tondo. Il progetto prevede l’utilizzo di 7 asini femmine, a quanto pare più mansuete dei maschi. Il porta a porta, già in vigore a Santa Maria a Monte con i mezzi tradizionali, trovava difficoltà nelle strade strette del centro storico. Così il sindaco Turini ha promosso questa iniziativa, ispirandosi a Castelbuono (Palermo), dove avviene una cosa analoga.

Il progetto di Firenze, invece, prevede la realizzazione di 33 stazioni ecologiche interrate nel centro, a sostituire circa 1.800 cassonetti. Per ora è stato inaugurato quello sperimentale in Piazza Santa Maria Novella. Gli obiettivi sono estetici e logistici, cioè ci si propone di risolvere il problema del degrado dei cassonetti del centro storico, e di fare spazio al parcheggio delle macchine. Quadrifoglio sottolinea un altro vantaggio, cioè la riduzione dei viaggi dei camion. Infatti, un compattatore interrato contiene l’equivalente di 30-50 cassonetti. All’esterno l’aspetto è di piccoli bidoni ed è mantenuta la divisione classica della differenziata, anzi l’obiettivo è di innalzarla al 40%. Lenti passi, a dorso d’asino, verso la sostenibilità. Valentina Bernardini

RIARMO

Una follia da 15 miliardi: STOP agli F-35 A velocità supersonica il Governo Italiano, l’8 aprile, ha ottenuto da Camera e Senato l’ok per l’acquisto di 131 cacciabombardieri JSF Joint Strike Fighter, che verranno a costare quasi 13 miliardi di euro. Al di là del giudizio morale, la prima cosa che viene da chiedersi è se in un momento di crisi economica una spesa di questo genere sia necessaria, considerando che impegnerà l’Italia fino al 2026. Il progetto, portato avanti fin dal 1996, è già palesemente dispendiosissimo, ma potenzialmente ancora di più, dato che le sperimentazioni non sono terminate e quindi i costi in continua crescita. Il JSF è un’arma di quinta generazione, ottimizzata per l’attacco e predisposta per bombe anche di tipo nucleare, in contrasto con l’art. 11 della Costituzione che recita “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa”. A questo enorme progetto partecipano, oltre agli Stati Uniti, come capofila, 8 paesi su diversi livelli: Regno Unito al primo livello, Italia ed Olanda al secondo, Turchia, Canada, Austria, Norvegia e Danimarca al terzo. La ditta capocommessa è l’americana Lookheed Martin Aero, mentre le italiane coinvolte sono circa una ventina, di cui la più partecipe è l’Alenia Aeronautica. Il progetto che di fatto taglia le ali all’industria militare europea: i JSF andranno a sostituire gli Eurofighter, caccia prodotti in Europa. Così si vanifica anche il presunto vantaggio dei posti di lavoro creati, dato che si tratterebbe per lo più di ricollocamento. Contro questo progetto si schiera la Campagna “Stop F-35”, portata avanti da Sbilanciamoci e Rete Italiana per il disarmo, per chiedere al Governo Italiano di non proseguire nel programma, in favore di una scelta di pace e destinare invece quelle risorse a società, ambiente, lavoro e cooperazione. Per firmare, www.sbilanciamoci.org Si parla di cifre alte e non chiare, considerato che uno solo dei caccia potrebbe costare fino a 150 milioni e che il nostro impegno è di comperarne 131. Inoltre, in base all’accordo, il Pentagono terrà per sé i dati tecnici dell’aereo, cosa che renderebbe l’Italia incapace di fare riparazioni. Infine, dati i tagli previsti alle spese militari, di fatto questi aerei avrebbero difficoltà a volare anche solo banalmente per l’impossibilità di comprare carburante. Preoccupati per i costi, i vari partner stanno monitorando a cadenza semestrale l’andamento del progetto, ma l’Italia non ha mai partecipato a queste riunioni. Considerando che è stata stimata possibile una spesa di oltre 15 miliardi di euro, la campagna Stop F-35 propone una lista di alternative valide: costruzione di asili nido, impianto di pannelli solari, messa in sicurezza della scuole, ricostruzione in Abruzzo, ecc. Insomma, anche sorvolando sull’etica, almeno facciamo i conti con i conti! E i conti non tornano... V.B.

Aspettando la grande talpa che scaverà per 7 chilometri I prossimi lavori per il tunnel della TAV allarmano i cittadini preoccupati per l’inquinamento e gli enormi rischi connessi

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l più rilevante inquinamento ambientale che abbia mai interessato la Toscana”. è la definizione che hanno dato i giudici al disastro causato dai lavori per la Tav in Mugello, un danno erariale di 700 milioni di euro segnalato dalla Guardia di Finanza alla Corte dei Conti. Ora, il sottoattraversamento per l’alta velocità di Firenze, rischia di fare danni anche più gravi. Ma la talpa sta per entrare in azione. Impietosa. Ferrovie e Regione avevano annunciato già per aprile la partenza dei lavori. Che non potesse avvenire così presto era chiaro: mancava il progetto esecutivo, così come manca la valutazione dell’Osservatorio Ambientale. Sono tanti, infatti, i vizi che mostra l’opera. A dimostrarlo una verifica di ottemperanza a Ministero dell’Ambiente e Commissione Europea presentata da Ornella De Zordo, che denuncia l’illegittimità di far partire lavori così pesanti, senza il rispetto delle procedure necessarie per evitare i rischi. Di ciò è stata informata anche la Procura di Firenze. Ora la palla passa al neo-sindaco Renzi, che intorno alla metà di luglio dovrebbe decidere se lasciare il via libera allo scempio o rive-

dere il progetto. “Se tutto andrà liscio i lavori del tunnel e della stazione potrebbero terminare nel 2014. Lo scavalco di Castello già nel 2010”, dicono le ferrovie. Le ruspe incombono, c’è fretta di iniziare, mentre i cittadini iniziano a capire e a mobilitarsi, per fronteggiare il pericolo che costituiscono i lavori del tunnel di 7 km, l’ultimo tratto mancante della linea ferroviaria ad alta velocità Milano-Napoli. Inquinamento causato dai camion che passeranno per i cantieri, rischi per il traffico, per gli edifici, per la falda acquifera. Gli esperti mettono in guardia anche su possibili pericoli per una città patrimonio dell’Unesco: cedimenti del terreno si sono già verificatisi a Bologna, dove lavori simili ma più semplici hanno provocato importanti crepe alle abitazioni. Molte famiglie sono state costrette per questo all’evacuazione. E i dubbi sul progetto riguardano anche la spesa: l’opera costa 700 milioni, ma la cifra totale sarà intorno al miliardo e mezzo. 800 milioni necessari “per la direzione generale e i vari organi di verifica”, come spiega Marco Rettighieri, direttore dei programmi di Rfi per il nord ed il centro Ita-

nella figura è messo in evidenza l’impatto del tunnel sulla falda idrica sotterranea

lia. Proprio niente male. Sono in tanti quelli pronti a scommettere che alla fine i costi totali – così come i tempi – saranno molto più dilatati, come insegna la storia dell’alta velocità in Italia. I comitati non mollano denunciando la dannosità dell’opera in un doppio video informativo visibile dal sito www.notavfirenze. blogspot.com. Rilanciano così l’ipotesi dell’attraversamento di superficie dell’alta velocità, meno costosa, più snella, meno impattante. Vigila, come sempre, anche Idra, che ha lanciato una petizione per scongiurare – almeno fino a quando non ci sarà l’approva-

zione definitiva del progetto del tunnel – l’ennesimo scempio di alberi: 163 piante saranno presto abbattute nell’area ex Macelli per i lavori della nuova stazione Alta Velocità. Per la sua costruzione dovranno respirare smog e polvere anche i bambini della scuole materna ed elementare Rodari di viale Corsica e “Rosai-Calamandrei” di via dell’Arcovata, recentemente sopostata proprio per consentire la realizzazione della nuova stazione nell’area ex Macelli. Almeno per loro, si attende la soluzione “tampone” di un trasferimento temporaneo. Duccio Tronci

Quelli che Publiacqua... Un ex letturista: “l’azienda preferisce non leggere i contatori, così la bolletta cresce” Q

uelli stufi di Publiacqua-spa e dell’acqua privatizzata”. Questo è il nome che si è dato su Facebook un gruppo di persone (già un centtinaio gli iscritti), che denuncia la deriva dei servizi legati alla gestione dell’acqua pubblica secondo criteri “privatistici”. Andrea Romiti, ex letturista di contatori per conto di Publiacqua, nonché creatore del gruppo sul web, conosce bene la materia. Rimasto senza lavoro nonostante le ripetute rassicurazioni da parte della ditta appaltatrice per cui lavorava, ha deciso di vuotare il sacco, e di denunciare le storture di un sistema che fa acqua da tutte le parti. Abbiamo tutti esperienza di come sia misteriosa ed imperscrutabile la lettura del contatore. Non si sa mai se vengono, quando vengono, e se le cifre lette siano davvero quelle giuste. “Devi sapere che meno contatori vengono letti, più Publiacqua ci guadagna”. Questo è il dato sconcertante da cui parte Andrea per spiegare che le ditte appaltatrici non hanno nessun interesse ad organizzare il lavoro in maniera efficiente, “tanto i 5 euro in bolletta per la lettura ci sono comunque!” Una volta saltata la lettura dell’acqua, scatta inesorabile la “lettura presunta” per le bollette successive, lettura che, stranamente, ad un controllo successivo dei metri cubi consumati, è quasi sempre più alta. L’onere della verifica del consumo effettivo spetta quindi al consumatore che, per riavere i soldi versati “alla cieca”, può tentare - ma solo nel periodo giusto (due o tre mesi prima della lettura presunta) - di comunicare il consumo reale alla ditta. “Publiacqua è diventata una s.p.a. e queste sono le conseguenze dirette di una gestione che deve guardare solo al profitto”, continua Andrea. “Mentre nel paese si parlava di scuola e di ricerca, il governo Berlusconi ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 133, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Così il governo ha deciso che l’acqua non sarà più un bene pubblico”. Andrea fa alcuni esempi di cattiva gestione del servizio, come il mistero riguardo a quali siano le ditte che lo hanno in appalto, che il più delle volte vengono da fuori Toscana, con tutti i problemi connessi di scarsa conoscenza del territorio e di trasferimento dei dipendenti; come la totale mancanza di avvisi riguardo alla data e all’orario di lettura; come l’enigma dei “mastri”, gli elenchi che vengono dati ai letturisti con le anagrafiche dei clienti da controllare e che contengono vie di paesi, borghi o località distanti fra loro diversi km; o come l’impossibilità di fare segnalazioni di guasti, perdite, illeggibilità dei contatori da parte dei letturisti. “Non abbiamo il potere di telefonare alla squadra tecnica di intervento, né di fare altre segnalazioni”, racconta Andrea, “se l’utente è assente ed il letturista ha fretta di andarsene, la perdita rimane sconosciuta per mesi e il consumo sale vertiginosamente”. Oltre al gruppo creato su su Facebook, Andrea ha deciso di informare personalmente i sindaci di tutti i comuni del Mugello, sua zona di residenza, nel tentativo di sensibilizzarli sul tema della ripubblicizzazione del servizio. Alessandro Zanelli

La finta crisi della Seves

I debiti e le speculazioni sulla pelle dei lavoratori

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er i lavoratori della Seves è tutto in stand-by. Le ultime trattative fra l’azienda produttrice di mattoni in vetrocemento, i sindacati e le istituzioni per salvare il posto di lavoro alle 173 persone impiegate nello stabilimento di Castello – 110 delle quali sono già in cassa integrazione – all’apparenza sembrano portare qualche spiraglio di luce. Seves si è impegnata a far ripartire entro novembre – anziché nel 2010 come annunciato precedentemente – il forno dello stabilimento fiorentino, senza il quale, una volta smaltito il materiale in magazzino, non ci sarebbe più bisogno degli operai. L’apertura non lascia però tranquilli i dipendenti: l’azienda da diversi mesi mostra evidenti titubanze. L’altalenante disponibilità a riaprire il forno, infatti, è strettamente legata alla delocalizzazione del lavoro in Repubblica Ceca. Proprio per questo la società ha cessato le attività produttive in altre fabbriche europee. E in questa logica è stata penalizzato anche lo stabilimento di Firenze, fiore all’occhiello della produzione di qualità, considerato uno dei più redditizi nel settore. Eppure, nonostante la crisi, Seves continua a produrre utili. Ma quali sono allora le ragioni che potrebbero consigliare un’azienda a chiudere e licenziare? Alcuni sindacati denunciano che il problema è costituito dalla pessima situazione delle tre finanziarie legate al gruppo – Vestar, Ergon e Athena – che devono ripianare i loro debiti con le banche. Per loro l’unico modo per far cassa è quello di chiudere lo stabilimento, lasciando per strada 173 persone. Vengono fuori in questo modo tutte le negatività di un sistema economico-finanziario buono soltanto per chi specula, sicuramente inadeguato per salvaguardare i posti di lavoro, ma anche per il buon imprenditore. Avrebbe dovuto suscitare più di un sospetto l’osservazione formulata da Seves nel piano strutturale di Palazzo Vecchio – poi fortunatamente naufragato a pochi giorni dallo scioglimento del Consiglio Comunale – in cui si ipotizzava la modifica della destinazione d’uso proprio degli immobili di via Giuliani. In questo modo la proprietà avrebbe potuto trarre maggiori ricavi da un’eventuale vendita per la cessazione dello stabilimento fiorentino. Il caso Seves fa dunque riflettere sulla necessità che le amministrazioni locali possiedano gli strumenti per vigilare seriamente sulle multinazionali e scongiurare così intenzioni speculative sul territorio ed i suoi cittadini. D.T.


Le Piagge, Firenze - Anno XiII - Seconda serie - Numero 4 - Luglio 2009

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Parlamento, pochi lavorano poco

L’invasione è un’invenzione

Il primo rapporto “Camere aperte” dell’Osservatorio civico sul Parlamento italiano parla chiaro: molti politici della maggioranza stanno in parlamento il tempo che basta per votare e a volte neanche quello. I gruppi dell’opposizione sono più diligenti e tra di essi l’Italia dei Valori va meglio del PD. In generale le donne si impegnano più degli uomini. Uno spunto di riflessione importante è la quasi assoluta assenza di iniziativa legislativa autonoma delle Camere e di leggi di iniziativa popolare: nel primo anno di legislatura il Parlamento si è occupato soprattutto di tradurre in legge decreti e disegni del Governo. Il rapporto è visibile sul sito dell’associazione ControlloCittadino (http://www. controllocittadino.org/), una delle promotrici dell’Osservatorio insieme a Cittadinanza Attiva e Open Polis.

Non c’è nessuna invasione di richiedenti asilo nei Paesi industrializzati. Lo afferma il rapporto pubblicato nei giorni scorsi dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, l’Unhcr. Per esempio l’Italia, che oggi respinge verso i lager libici centinaia di persone, conta uno scarso 9% delle domande sul totale e appena lo 0,5% dei rifugiati nel mondo (meno di un decimo della Germania e meno di un terzo della Francia). Il rapporto ha preceduto di pochi giorni la giornata mondiale del rifugiato e la tradizionale assegnazione del premio “Per mare, al coraggio di chi salva vite umane”, istituito dall’Unhcr e dalla Guardia Costiera. Quest’anno una menzione speciale è stata data all’armatore e al comandante della nave turca Pinar, che per vari giorni ha ospitato a bordo 142 migranti soccorsi a sud di Lampedusa mentre Italia e Malta se li “rimpallavano”.

Lo sostiene Daniela Consoli, avvocata esperta della materia: “La legge toscana ribadisce diritti sacrosanti” (segue dalla prima) soggiorno. Se ci troviamo di fronte a interventi socio dividuo... implica solamente la trasgressione di norme amministrative. assistenziali “urgenti ed indifferibili”, per esempio, la persona umana Quello che si vuole ottenere insistendo sulla clandestinità è ben altro. viene prima di tutto. Sembrano affermazioni scontate eppure non è così. Si vuole sancire un concetto ben preciso: quello della persona-reato. La Occorre una legge per stabilire che ad un minore - la Regione si riferisce persona, l’immigrato, diventa un reato di per se stesso. È una scelta di espressamente a minori “non regolari”, anche se questa tutela dovrebbe politica legislativa volta a rendere impossibile l’accesso”. essere garantita a prescindere, deve essere garantito l’accesso al pediatra È per questo che si impediscono, per esempio, i matrimoni tra italiani e e alla donna in gravidanza i servizi socio sanitari. stranieri non regolari e per lo stesso motivo si vuole vietare l’iscrizione Daniela Consoli, avvocato, da 15 anni lavora con gli immigrati; prima dei figli degli immigrati irregolari al registro delle nascite. con l’Associazione “Casa dei Diritti Sociali”, poi nella Rete Antirazzista, “Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio deloggi come libera professionista in uno studio legale. L’interesse per la lo Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana materia, racconta, “nasce proprio perché non è normale questa diversità previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali per cui esistono due diritti, quello per gli italiani e quello per i migranin vigore e dai princìpi di diritto internazionale generalmente riconosciuti”. Questo è l’art. 2 del testo unico sull’immigrazione attualmente ti”. È un lavoro difficile e bisogna avere tanta pazienza per sbrogliare i mille cavilli giuridici alla ricerca di soluzioni per situazioni spesso in vigore. Nessuno, nel nostro paese, è tanto celere nell’applicarlo e nel drammatiche. “Vedi la vita delle persone e ti appassioni… I problemi, diffonderlo. E invece quanti sono già i burocrati efficienti all’opera che in questo paese, sono nati per la pretesa di differenziare sul territorio vanno a studiare le pubblicazioni di matrimonio per scovare tra i futuri le categorie dei soggetti e perché è stato concepito un meccanismo di sposi il sospetto “clandestino”. Loro, i burocrati, non sono certo dei fannulloni se c’è da chiamare le forze dell’ordine. ingresso incredibile. È una pretesa assurda, quella delle chiamate”, dice l’avvocata Consoli riferendosi al meccanismo che regola l’entrata in ItaFloriana Pagano lia degli stranieri. “Ci sono delle differenze importanti tra la grande impresa che ha bisogno del lavoratore straniero e la famiglia che deve chiamare una badante che non conosce e deve tenersi in casa. In occasione della discussione in Consiglio Regionale della nuova legge È puramente irrealistico. E tutti lo sapevano. È per sull’immigrazione, un gruppo di “giornalisti contro il razzismo” ha pubblicato questo che si fanno le sanatorie e, con le sanatorie, una lettera aperta per riflettere sulle parole che usiamo e i relativi meccanismi il grande commercio dei documenti. Non esiste un di categorizzazione che creiamo a partire dall’uso di questi termini. Da questo altro ramo del diritto dove, dopo aver fatto la norpunto di vista, la parola più scandalosa oggi, la più abusata dai media e la più ma, due anni dopo fai la sanatoria. Questo intacca pericolosa, è clandestino. Il suo utilizzo è non solo riduttivo, ma improprio il principio dell’uguaglianza tra quelli che sono e fortemente discriminatorio. Tutti gli stranieri che, per qualche motivo non riusciti a sanare la propria posizione e quelli che sono del tutto in regola con le farraginose leggi del nostro paese sono, per i non ci sono riusciti. È una balordaggine che cenmedia italiani come nel linguaggio comune, dei clandestini. è clandestino lo sura la persona”. Complicazioni su complicazioni. straniero sbarcato a Lampedusa mentre, nei fatti, dovrebbe essere chiamato “Se ottieni il permesso di soggiorno, ogni anno richiedente asilo perché profugo, sfollato da guerre o da disastri naturali. è devi andare a rinnovarlo. Spedisci il rinnovo e nel clandestino lo straniero che, per un qualche motivo, non è riuscito ad ottenere momento in cui te lo approvano sono già scaduti i il permesso di soggiorno o a rinnovarlo in tempo ma che, magari, da anni lavora termini. E oggi, il permesso di soggiorno, lo devi sul nostro territorio. è clandestino lo straniero con visto turistico scaduto. Tutti pure pagare. Si impongono delle pretese strettissisono potenzialmente clandestini e, siccome a livello mediatico si è fatta passare me all’immigrato che deve rispettare i tempi, ma l’equazione straniero=clandestino=criminale, ogni immigrato irregolare diventa lo stesso criterio non vale per le questure...” un criminale che, se passeranno, come sembra probabile, le nuove norme Sulla nuova legge regionale, Consoli conferma sull’immigrazione contenute nel “pacchetto sicurezza”, potrebbe essere punito quanto già scritto “il governo la critica non perché con un’ammenda da 5000 a 10.000 euro. Ecco perché la parola clandestino deve dica qualcosa di diverso di quanto stabilito già a essere messa al bando. “Qualcuno ha criticato la Regione Toscana parlando di livello nazionale, ma perché il decreto sicurezza è eccesso di garantismo umanitario”, dicono i “giornalisti senza razzismo”. Non si un miscuglio, una gara a chi la dice più grossa”. Il tratta di questo. La parola “clandestino” non esiste in natura e “ogni volta che centrodestra accusa la Regione Toscana di violare le si adopera una parola c’è una quota di responsabilità nella scelta di collegarla a esigenze di sicurezza e parla di “porte spalancate” una cosa, un concetto, una situazione”. ai clandestini. “La mancanza di documenti, l’essere http://www.giornalismi.info/mediarom ‘clandestini’, non rende di per sé pericoloso un in-

Sportello Unico, era l’ora Dal primo giugno è finalmente aperto a Firenze lo Sportello Unico Comunale per l’Immigrazione. Si calcola che circa 40.000 stranieri usufruiranno dei servizi offerti. Malgrado dovesse essere aperto già dall’inizio dell’anno, ancora oggi manca l’anagrafe. Secondo la responsabile dello Sportello, Pina Bonanni “con l’anagrafe attiva stimiamo che riceveremo più di un centinaio di persone al giorno, già adesso siamo circa a sessanta”. Gli albanesi, i cinesi ed i marocchini sono al momento gli utenti più assidui. Allo Sportello Unico si possono ottenere certificati di idoneità dell’alloggio, assistenza e richiesta iscrizioni anagrafiche, insomma servizi diversi di interesse per gli immigrati. Per alcune richieste come l’assistenza per il rinnovo del permesso di soggiorno o per il ricongiungimento familiare si deve prenotare prima. Per gli altri servizi basta andare ed aspettare il proprio turno. Ci sono anche servizi di mediazione culturale e traduzioni, perché lo sportello si pone come obiettivo proprio la rimozione degli ostacoli culturali per gli stranieri ed il miglioramento delle prestazioni dei servizi sociali. Oggi sono 7 gli operatori che ogni giorno assistono gli immigrati. All’ingresso un’impiegata li “smista” secondo i servizi richiesti verso una sala d’attesa con più di una trentina di sedie, e lì attendono guardando lo schermo finché non appare il loro numero. Il periodo di attesa non supera i dieci minuti. Le richieste più frequenti sono quelle per avere un certificato di idoneità dell’alloggio e per l’assistenza per il rinnovo del permesso di soggiorno. Quando funzionerà l’anagrafe “ci aspettiamo che lo sportello possa rispondere a tutte le richieste, certo con più operatori”, spiega ancora Pina Bonanni. Prima della creazione dello Sportello Unico tutte queste pratiche di competenza comunale si sbrigavano in posti diversi, come lo Sportello InfoPoint, per i permessi di soggiorno, oppure l’Ufficio Casa, incaricato dei certificati d’alloggio.

Parole da espellere

Ex Meyer, da occupazione abusiva a centro rifugiati La neonata associazione “Abucar Moallim” ha avuto dal Comune l’assegnazione dell’edificio in via Luca Giordano

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’ex Meyer è stato assegnato ufficialmente ai somali che lo occupavano. Questo è avvenuto perché gli stessi somali si sono costituiti in Associazione di Mutuo Soccorso, a cui il Comune ha potuto, con una delibera di giunta, assegnare l’immobile di via Luca Giordano per la realizzazione di un Centro di reinserimento per rifugiati e richiedenti asilo. L’Associazione prende il nome di Abucar Moallim, morto nel 2007, che era uno dei punti di riferimento per la comunità somala a Firenze. In sua memoria, i 47 somali che occupavano l’edificio, con il supporto del Movimento di Lotta per la casa, hanno richiesto al Comune di Firenze di poter avere in locazione lo stabile in cui vivevano dallo scorso novembre, dopo esser stati sgomberati dall’ex scuola Itis di via Pergolesi. Il Comune ha accolto questa richiesta e adesso l’occupazione del locale si è trasformata in una regolare assegnazione con finalità di reinserimento sociale. Gli accordi fra il Comune e l’associazione prevedono che il locale sia ristrutturato per quanto concerne i servizi sanitari e debba essere sottoposto a procedure di manutenzione. Per i lavori il Comune stanzierà inizialmente una somma pari al 30% del totale di spesa ed il restante 70% al termine dei lavori, con la presentazione delle spese effettuate dall’associazione. I somali che fanno parte dell’associazione e che vivono nello stabile verseranno al Comune un canone di locazione pari a 300 euro mensili. Il contratto ha la durata di sei anni, fino a quando, come prevede Dario, un attivista del movimento, i locali dovranno essere lasciati per far posto ai binari per l’alta velocità. Restano però irrisolte altre difficoltà per queste 47 persone, che, pur vivendo nei locali di via Giordano, non possono averli riconosciuti come propria residenza. Conseguentemente non possono accedere in modo regolare ai servizi sanitari e all’iscrizione all’ufficio di collocamento, pur avendo, oltre ad un regolare permesso di soggiorno, fatto domanda per il riconoscimento dello status di rifugiati politici. Difatti quello che li accomuna nel loro percorso di migrazione è l’essere riusciti a scappare da una guerra, l’esser sopravvissuti all’attraversamento del deserto e alle prigioni libiche e di aver scampato il naufragio nel mediterraneo. Solo pochi di loro hanno ottenuto lo status di rifugiati e alla maggior parte, come ci dice Dario, è stata concessa la protezione umanitaria, che esonera lo stato dal dover elargire ad ognuno 24 euro al giorno. In più molti di loro saranno sottoposti a processi penali per occu-

pazione abusiva. Adesso, mentre la Regione Toscana approva una nuova legge sull’immigrazione che prevede alcune misure di assistenza anche per i clandestini, la Corte di Cassazione delibera che anche chi ha fatto domanda per rifugiato politico ma sia privo del permesso di soggiorno possa essere espulso. Un cane che si morde la coda: senza permesso di soggiorno vieni espulso anche se rifugiato politico, se hai il permesso di soggiorno ed anche la protezione umanitaria, come i 47 somali di via Giordano, non puoi accedere alla residenza. Katia Raspollini

La costituzione dello sportello è stata possibile grazie all’impegno del Comune di Firenze e del Ministero di Giustizia ed ha avuto un costo di oltre 130.000 euro. Lo Sportello Unico Comunale per l’Immigrazione si trova in via Pietrapiana 53 al terzo piano. È aperto tutti i giorni la mattina, dalle 9 alle 12, il martedì e il venerdì anche il pomeriggio, dalle 14.30 alle 17.30. Per altre informazioni si può chiamare lo 055.2769604/9632 o inviare una e-mail a immigr@comune.fi.it Anna Tapia Lopez

terzo settore

Miseria e nobiltà del lavoro sociale In attesa dell’assemblea nazionale sui risultati dell’inchiesta svolta sul lavoro sociale, sono già disponibili i primi risultati dei questionari, somministrati a 2500 lavoratori del sociale del pubblico e del privato (dagli assistenti sociali agli educatori), Oltre il 65% delle risposte provengono da donne, che nel sociale sono la maggioranza degli addetti. I lavoratori stranieri rappresentano solo il 4% dei questionari raccolti, forse perché svolgono lavori di cura spesso in famiglia e sono perciò ‘invisibili’. I lavoratori intervistati sono quasi tutti sotto i 50 anni e la maggioranza (66%) guadagna meno di 1200 euro al mese (un 23% guadagna tra 800 e 1000 euro). Lo stipendio corrisponde alla precarietà dei contratti: al sud la maggioranza (53%) non ha un contratto stabile. Il 71% dei lavoratori afferma che non sono rispettati i loro diritti e la responsabilità della situazione è attribuita alle Istituzioni e all’Ente locale (26%), alle cooperative e agli altri gestori dei servizi (17%) e ad entrambi (41%). La motivazione risulta comunque alta: il 76% si reputa soddisfatto dell’organizzazione per cui lavora, da altre risposte risulta infatti che il lavoro sociale è un lavoro scelto e non trovato per caso. L’integrazione dei servizi sul territorio è giudicata bassa dai lavoratori e la concorrenza nel mercato sociale peggiora le cose. Come fare per cambiare in meglio? L’opzione più gettonata del questionario (34%) è “costruire un rapporto di collaborazione tra ente pubblico e terzo settore su un piano di pari dignità”. Per approfondire: www.inchiestalavorosociale.org Maurizio Sarcoli

palestina

Un campeggio di solidarietà

Kulanka in lingua somala significa “assemblea”. Dalla fine di giugno

Kulanka è un centro culturale e d’incontro autogestito, che ha sede in un capannone ristrutturato dagli stessi occupanti somali e dal collettivo cittadino “Assemblea degli insicuri” Ospiterà lezioni di italiano, incontri culturali e politici, cineforum, laboratori, e una palestra di yoga gratuita. Tutto aperto al quartiere e alla città. Per info, 335/6817757. (nella foto, una donna somala dipinge una decorazione)

Nel mese di luglio arriva un’altra volta l’opportunità d’immergersi nella realtà palestinese senza uscire dall’Italia, con la terza edizione dal campeggio della solidarietà con la Palestina. Organizzato dall’UDAP, Unione Democratica Arabo Palestinese, il campeggio si svolge dal 17 luglio al 17 agosto presso la scuola Lenci di Viareggio. Sarà l’occasione per scavare più a fondo nella cultura e nella realtà della comunità palestinese attraverso la convivenza, tenda a tenda, con famiglie palestinesi venuti da tutta l’Europa, facendo corsi di cucina araba, di danza tipica palestinese come la Dabka, oppure attraverso film, mostre fotografiche, dibattiti. “Dal punto di vista umano è un’opportunità ottima per conoscere meglio la Palestina”, afferma uno dei responsabili dell’iniziativa, Sami Famiravvask. L’UDAP lavora in Italia dal 2000 e da tre anni organizza questo campeggio, aperto a tutti, “l’inizio fu difficile ma con l’impegno ed il lavoro dell’UDAP si trovarono gli strumenti per costituire il campeggio”. Per raccontare la cultura e la società palestinese, durante il campeggio saranno gli stessi palestinesi, alcuni provenienti da Gaza, a partecipare ai dibattiti o ai corsi per spiegare e insegnare su materie diverse. Per ulteriori informazioni si può contattare via mail r_sami@hotmail.com oppure chiamare al telefono: 3779038983 / 018360622. A.T.L.

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“Per il governo l’immigrato diventa un reato di per sè”

IMMIGRATI

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Le Piagge, Firenze - Anno XiII - Seconda serie - Numero 4 - Luglio 2009

Via Piemonte, un esposto contro la discarica

Un film-intervista a tre uomini di chiesa particolari: Alessandro Santoro, Andrea Bigalli e Luigi Verdi. Il primo impegnato ormai da 15 anni alle Piagge, il secondo insegnante e prete a san Casciano e il terzo animatore della fraternità di Romena (nel Casentino). Ecco cos’è “Compagni di viaggio... in direzione ostinata e contraria”, il DVD prodotto da Umberto Benedetti e Stefano De Martin. Cosa accomuna questi tre uomini, diversi nel loro modo di vivere il sacerdozio? La ricerca del volto di Dio in ogni persona, la provocazione responsabile e utopica verso la trasformazione necessaria del mondo che viviamo. Il DVD è acquistabile nella bottega EquAzione in via Lombardia al prezzo di 8 euro. Per approfondimenti si può visitare il sito delle edizioni delle Piagge all’indirizzo http://www.edizionipiagge.it/

Un esposto alla Procura della Repubblica di Firenze per fare luce sulla discarica di via Piemonte nella zona delle Piagge, utilizzata come “pattumiera” degli scavi dei lavori preparatori per la realizzazione del sottoattraversamento ad alta velocità di Firenze. A presentarlo è stata Ornella De Zordo in seguito alle segnalazioni ricevute da numerosi cittadini della zona, e grazie al lavoro di raccordo fra la Comunità delle Piagge e il Comitato di via del Pesciolino. L’esposto denuncia che nella discarica è stato ritrovato del cemento. La legge prevede invece che i terreni da riutilizzare (in questo caso per il tunnel) non possono contenere rifiuti. La vicenda mostra in tutta la sua evidenza lo stato di abbandono in cui versano le periferie, oltre all’approssimazione e pericolosità con cui si conducono le cosiddette ‘grandi opere’.

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Ecco la prima intervista di Adriana Alberici, attivista della Comunità delle Piagge, eletta consigliera nel Quartiere 5

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rendendo l’impegno reciproco di mantenere un dialogo costante, abbiamo rivolto tre domande ad Adriana Alberici, attiva nella Comunità delle Piagge e da poco eletta nel Consiglio di Quartiere 5 per la lista PerUnaltracittà. Adriana, hai un po’ d’ansia in previsione della tua prima seduta da consigliera? Un po’ sì, lo ammetto! Si tratta di un impegno per me nuovo e importante, per il quale spero di essere all’altezza. Per fortuna non sono sola, ma posso contare sull’appoggio e sui consigli del Laboratorio Politico delle Piagge, i Cantieri Solidali, oltre che della lista. Il Laboratorio sosterrà il mio lavoro all’interno del Consiglio seguendo attivamente le sedute pubbliche ed i lavori delle Commissioni. Ci stiamo già organizzando in questo senso. Come madre, pensi di rivolgere un’attenzione speciale ai bambini? Senza dubbio. Il Quartiere 5, ed in particolare le zone di Peretola, Brozzi, Quaracchi, Le Piagge, sono zone con tanti bambini, anche per l’elevato tasso di immigrazione. Esistono vari piccoli parchi-giochi, anche piacevoli, soprattutto lungo la pista ciclo-pedonale che collega Peretola a Quaracchi. Per esperienza, il principale difetto di questi spazi è la loro micro-struttura. I giochi sono sempre gli stessi e veramente pochi: qualche scivolo, rarissime altalene sicure da poter usare per i più piccoli, pochissimi girotondi. Per trovare dei giochi interattivi, tipo percorsi intelligenti che sviluppino le attitudini psico-motorie, occorre arrivare fino alle Cascine, in corrispondenza del Piazzale del Re, quindi relativamente lontano dai quartieri che danno sulla Pistoiese. Nelle strade adiacenti a quest’ultima, tra l’altro, sono stati inaugurati di recente parchi fluviali e piste ciclo-pedonali. Occorrerebbe arricchire questi parchi e queste piste di percorsi didattici pensati per i più piccoli. Circa poi luoghi chiusi dove stare d’inverno, non mi risulta che il quartiere pulluli di ludoteche. Esse potrebbero invece essere molto utili durante la stagione fredda e diventare dei punti di aggregazione anche tra bambini di etnie diverse: ho constatato personalmente che nei giardini pubblici ogni genitore tende a frequentare altri genitori conosciuti e la diffidenza non incoraggia incontri con famiglie provenienti da altri paesi. Le ludoteche, se pensate con la presenza di personale specializzato, possono diventare un veicolo di scambio culturale e interetnico, soprattutto se prevedono la presenza dei genitori alle attività didattiche.

Tu abiti proprio nella zona di Peretola. Come vedi il futuro dell’aeroporto? Coerentemente con il programma della lista perUnaltracitta e con quanto sempre ribadito anche come Laboratorio Politico delle Piagge, ritengo che la costruzione della pista di rullaggio ed i programmi di ampliamento sui quali convergono le idee ed i progetti di Renzi, nonché della destra, siano un modo per congestionare ulteriormente una zona già compressa e blindata dall’attuale traffico degli aerei, che transitano in gran numero sulle teste degli abitanti della mia zona e di quelle limitrofe e, nello stesso tempo, non servirebbe a migliorare la ricettività di Firenze, già comodamente raggiungibile via treno. Inoltre il potenziamento di arrivi e partenze non sarebbe comunque competitivo con l’aeroporto di Pisa e con gli altri hub del nord quanto a collegamenti col resto del mondo. In ultima analisi inoltre, è stato dimostrato che il progetto di raddoppio della pista è in contrasto con precisi limiti strutturali, senza contare l’impatto ambientale in una zona già pesantemente colpita. L’unica idea sostenibile è il potenziamento del collegamento ferroviario che garantisca spostamenti più rapidi fra Firenze e l’aeroporto pisano. Come Laboratorio politico delle Piagge infine, intendiamo chiedere ufficialmente lo stato dell’arte dei sistemi di monitoraggio (per es. il radar per il controllo di livelli di inquinamento acustico), che ci risulta siano stati acquistati ma non utilizzati a regime e, soprattutto, non collegati a dei meccanismi sanzionatori che possano colpire le compagnie aeree e quindi funzionare da deterrente per la prevenzione dello sfondamento dei livelli massimi di rumore. Non ci resta che augurare buon lavoro alla nostra consigliera, certi che avremo presto sue notizie! Cecilia Stefani

I libri di EquAzione

Tre domande ad Adriana

a cura di Jacopo Menichettti

“Compagni di viaggio”, ecco il DVD

Christian De Vito, Camosci e girachiavi Camosci e girachiavi. Ovvero detenuti e agenti penitenziari. La storia del carcere in Italia dal dopoguerra ad oggi di Christian De Vito, giovane ricercatore e storico contemporaneo, mette al centro le persone che dentro il carcere, da sempre, stanno. E lo fa perché vuole smentire il punto di vista che vede la storia penitenziaria come una questione puramente istituzionale e tecnica, priva di qualsiasi implicazione sociale e ancor più politica. La ricostruzione offerta nel libro, basata su un ampio e rigoroso lavoro di ricerca archivistica e su un’efficace sintesi della letteratura esistente in tema di storia carceraria, propone l’immagine forte del carcere come snodo cruciale dei conflitti che attraversano la società. Ed allo stesso tempo denuncia il carcere come luogo estremo dell’esclusione sociale. Su questa base si apre uno sguardo d’insieme sulla storia del carcere italiano, dalla fine del fascismo negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, passando per la grande stagione delle lotte degli anni Settanta, fino al pesante silenzio che di nuovo oggi torna a coprire il mondo dietro le sbarre. L’autore stesso ha più volte sottolineato la volontà di dare un contributo ad un dibattito su un argomento scabroso e quasi sempre taciuto, sommerso dalle paure della gente e dai proclami sulla sicurezza, sul decoro, sull’ordine. E riesce a farlo in un libro che unisce il rigore del metodo storico e la passione della militanza sociale. Un bell’esempio di ricerca che si pone l’obiettivo non solo di comprendere la realtà, ma di contribuire a trasformarla. “Camosci e girachiavi. Storia del carcere in Italia 1943-­2007” Editore Laterza, 18 euro.

Tutti i consiglieri del Quartiere 5 In testa il Partito Democratico, con i suoi 11 seggi occupati da Federico Gianassi, Cristiano Balli, Gloria Innocenti Grisanti, Fabrizio Ricci, Francesca Paolieri, Benedetta Albanese, Andrea Bencini, Palmiro Manca, Manuela Benelli, Fabrizio Tucci, Luciano Bartolini. 6 seggi al Popolo della Libertà con Giandomenico Guadagno, Cristina Menci, Guido Tedesco Castelnuovo, Chiara Moretti, Francesco Leoni, Michela Mannelli. A seguire Firenze con Giovanni Galli, che ha ottenuto 2 seggi con Veronica Semplici e Alessandra Bressan. Infine, con 1 seggio: l’Italia dei Valori con Carla Mazzoni, Sinistra per Firenze con Andrea Casucci, Spini per Firenze con Maurizio Bruschi e Perunaltracittà con Adriana Alberici.

In bici alla scoperta della periferia

Un progetto di educazione ambientale ha coinvolto la scuola Sassetti-Peruzzi ed il Centro Sociale il Pozzo, per un’insolita gita all’insegna della sostenibilità

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n gruppo di alunni della Sassetti-Peruzzi di Novoli sono andati in bicicletta alla scoperta di un altro pezzo di periferia: dalla scuola al centro sociale Il Pozzo delle Piagge. Sotto il titolo “Percorsi di turismo sostenibile nella periferia”, i ragazzi hanno scoperto aspetti nuovi e inaspettati del loro quartiere. Il percorso individuato con i ragazzi non era certo un circuito turistico tra monumenti famosi ma una via alternativa “che potrebbe interessare non il turista ma persone curiose e attente alle relazioni umane e al rispetto dell’ambiente oppure persone di altre periferie”, spiega una dei responsabili del Centro Sociale Il Pozzo, Ursula Lumastro, in collaborazione con i quali è stata organizzata la visita. Il tragitto, sconosciuto per la maggioranza degli studenti, si snodava attraverso il parco delle Cascine, la passerella dell’Indiano e la pista ciclopedonale lungo l’Arno fino ad arrivare alle Piagge. Nel viaggio i ragazzi si sono fermati per bere ad uno dei pochi fontanelli di acqua di qualità della città. L’iniziativa rientrava nel progetto

di educazione ambientale “Scuole in rete per una città bambina”, promosso dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze in collaborazione con il Laboratorio di progettazione ecologica degli insediamenti (Lapei) dell’Università di Firenze e le associazioni “Veni Vidi Bici” e “La città bambina”, progetto basato sui metodi della progettazione partecipata di luoghi e stili di vita orientati alla sostenibilità. Nell’ambito del progetto molte scuole hanno attivato al loro interno delle ciclofficine per promuovere la mobilità sostenibile riciclando vecchi rottami di bici abbandonate e organizzando gite in bici su luoghi significativi del proprio territorio. All’interno di questa doppia linea di azione si è sviluppato con gli operatori Anna Lisa Pecoriello, urbanista del Lapei e Andrea Buzzegoli dell’Associazione “Veni vidi bici”, il laboratorio per le classi IA e IC dell’Istituto “Sassetti Peruzzi” coordinati dall’insegnante Assunta Fulgaro. La maggior parte degli alunni di queste classi provengono da famiglie immigrate da varie parti del

mondo, con una prevalenza di famiglie cinesi insediate nella zona dei vecchi borghi storici lungo la via Pistoiese e all’Osmannoro. Questa area della città ha sofferto per lungo tempo di un forte stigma negativo, “spesso la si vede come una zona degradata e dove c’è molta violenza, perciò volevamo far conoscere ai ragazzi il quartiere e le attività che si realizzano e mostrare un’altra faccia delle Piagge”, spiega un’altra delle responsabili del Pozzo, Paola Raspanti. Nel quartiere infatti si svolgono attività di integrazione per stranieri, percorsi educativi e di sostegno per bambini, iniziative di economia solidale. “È importante scoprire che anche se non ci sono monumenti, i quartieri della periferia sono ricche di cose altrettanto interessanti” sostiene Lumastro. La maggioranza delle attività si realizzano nel Centro Sociale Il Pozzo, che è stata la meta del percorso sostenibile della scuola Sassetti. Là gli studenti hanno visto come si ricicla il ferro, come funziona un orto biologico e capito che cosa significa florovivaismo. “Alcuni ragazzi non sapevano

neppure che alla scuola avevano un orto, finché non hanno visto il nostro” spiega Raspanti. Inoltre, gli studenti hanno visitato la bottega delle economie solidali ed

hanno imparato come lavora con prodotti provenienti dai paesi del Sud del Mondo. Dopo la visita alle Piagge, a scuola i ragazzi hanno scritto un re-

soconto di tutto ciò che avevano visto e le loro idee su quello che si può fare perché Firenze sia una città completamente sostenibile. Anna Tapia Lopez

Il progetto Altracittà L’Altracittà, giornale della periferia è nato nel 1995 per raccontare le dinamiche locali e internazionali della globalizzazione economica e le esperienze di chi resiste e lotta per un sistema alternativo, più equo e rispettoso della persona e degli equilibri Nord/Sud del mondo. Viene pubblicato dalla Comunità delle Piagge, una realtà di base fondata sulla prassi del coinvolgimento e sulla logica dell’autodeterminazione sociale. Internet: http://www.altracitta.org E-mail: redazione@altracitta.org Direttore responsabile: Cecilia Stefani Progetto grafico: Antonio De Chiara Registrato al Tribunale di Firenze con il n. 4599 del 11/7/1996 Stampato da Litografia IP con il contributo di ECR FIRENZE Redazione: Via Barellai, 44 | 50137 Firenze | Tel. 055/601790

l'Altracittà - Luglio 2009  

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