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Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 1 - Giugno 2007

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Microcredito e contributi alle piccole imprese

Risorse facili per aprire un’attività

1 euro

Un contributo fino a 70.000 euro per chi apre un’impresa in periferia. I fondi, stanziati grazie alla legge Bersani, sono a disposizione per le attività commerciali ed artigianali. Informazioni sul bando e modalità di partecipazione allo 055/276.9714 o per e-mail all’indirizzo promoz.economica@comune.fi.it. E per chi non possiede le garanzie per accedere al credito bancario ordinario ecco finanziamenti fino a 15 mila euro. Ad offrirli, per chi vuole avviare una microimpresa, è la Regione Toscana nell’ambito di un nuovo progetto denominato SMOAT. Info c/o Fidi Toscana, Piazza della Repubblica 6, Firenze tel. 055/2384223 - progetto_smoat@fiditoscana.it. S pediz ped izio io n e iin n a bb o n a m e nt n t o p o s t al a l e ar a r t . 2 c o mm m m a 2 0/ 0 / C L. L . 6 62 6 2 /96 /9 6

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Le cifre della Procura

Alta Velocità Un disastro a nove zeri Fiumi seccati, suolo inquinato: il Mugello piange danni per oltre un miliardo di euro. Adesso un tunnel di 7km minaccia Firenze... ma fermarlo è ancora possibile

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ino a un miliardo e 174 milioni di euro: è la cifra a cui ammonta il danno ambientale provocato nel Mugello per la costruzione della tratta toscana dell’Alta velocità ferroviaria. La valutazione è stata fatta dai consulenti della Procura di Firenze all’interno del processo che vede imputate 59 persone fra dirigenti dell’impresa Cavet a cui sono stati affidati i lavori, imprenditori, proprietari di discariche e trasportatori. L’accusa principale è l’inquinamento del territorio e l’impoverimento delle falde acquifere, oltre alla truffa e ad irregolarità nello smaltimento dei rifiuti dei cantieri. Secondo i tecnici incaricati, i professori Donato Romano e Gianluca Stefani dell’Università di Firenze, il danno è stimabile tra i 623 e i 1.174 milioni di euro, con un valore minimo considerato attendibile di 741 milioni, seppur definito dagli stessi consulenti “estremamente prudenziale”. Cifre paurose, che in caso di condanna saranno pagate dal gotha dell’economia italiana. Azionista di maggioranza del consorzio Cavet (con il 75,98%) è infatti Impregilo, presieduta da Cesare Romiti. Ma in Cavet stanno altri nomi eccellenti come le Generali, la Banca Popolare di Milano, Igli, società controllata dal gruppo Fondiaria-Sai, Gruppo Gavio e infine Autostrade Spa, controllata da una società che si chiama Schemaventotto e che, a sua volta, è controllata dalla famiglia Benetton. Troviamo anche alcune imprese del cosiddetto mondo delle cooperative rosse, Cmc-Cooperativa muratori e cementista e Crpl-Consorzio ravennate di produzione e lavoro, di cui fa parte anche il Consorzio Etruria. Nascono così una serie di dubbi sul motivo per cui gli enti locali coinvolti (Regione, Provincia, comuni dell’area, tutti amministrati dal centro-sinistra) abbiano scelto di temporeggiare e prendere tempo nel processo di richiesta danni. Intanto Cavet si difende, attaccando ingenerosamente proprio le istituzioni locali: “Cerchiamo di dimostrare che le gallerie sono state realizzate proprio come previsto dal progetto approvato dalla Regione”, affermano gli avvocati difensori del consorzio. Dopo il Mugello, la Tav arriva ora a Firenze. Quali danni ci aspettano? Ancora oggi il Mugello soffre. Fra le gallerie di Vaglia e Firenzuola 440 litri d’acqua se ne vanno ogni secondo che passa. Il 90% sarà recuperato per uso potabile, ma 2 milioni di litri al giorno andranno perduti per sempre. Sono gli stessi ingegneri che hanno realizzato l’opera a definire il danneggiamento delle falde acquifere “il problema maggiore” fra quelli emersi nel corso dei lavori. E allora perché, nonostante il disastro ambientale già compiuto, “bucare” anche per far passare l’alta velocità sotto Firenze, da Campo di Marte a Castello? Come se lì sotto l’acqua non ci fosse. Il progetto preliminare, quello definitivo ancora non esiste, prevede la costruzione di un tunnel di 7 km, un’opera che la Regione definisce “irrinunciabile”, che se non realizzata vanificherebbe addirittura l’intera tratta. La Firenze-Bologna, dicono, sarà pronta entro il 2009 e la mancanza del collegamento cittadino almeno fino al 2011-2012 costituirà un grosso problema: la stazione di Santa Maria Novella non sarà in grado di sopportare una mole di traffico così grande. (continua a pagina 3)

Il torrente Veccione fra Firenzuola e Palazzuolo sul Senio, nel Mugello, completamente asciutto. Privatizzazioni

Publiacqua nel gorgo. Rincari, debiti, appalti sotto inchiesta Ci avevano detto “Privato è bello!” Ora ci puniscono per aver consumato meno. Cosa succede alla s.p.a. dell’acqua fiorentina?

INCENERITORE, UNA FISSAZIONE MALSANA La Procura di Firenze ha aperto un’inchiesta sui rischi per la salute: dati allarmanti dall’Università sui casi di tumore nella Piana

a pagina 2

Editoriale

L’Altracittà di nuovo con voi La forma cambia, le idee no

ZANOTELLI SCRIVE A BANCA ETICA: COSÌ NON VA

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Il missionario comboniano contro il verticismo della banca

uello che avete tra le mani è il primo numero della nuova serie dell’Altracittà, il giornale voluto dalla Comunità delle Piagge nell’ormai lontano 1995. La forma si rinnova, ma resta immutata la volontà di continuare a narrare la realtà in maniera libera e indipendente dai poteri economici e politici. L’Altracittà, come scrivemmo dodici anni fa, rimane un giornale di parte. Vogliamo dare voce a chi non ce l’ha, difendere i beni comuni, ricostruire dal basso una democrazia ormai avariata, sostenere le esperienze virtuose di partecipazione, accompagnarvi nella resistenza quotidiana ad un sistema che giorno dopo giorno colpisce i più deboli per esaltare i più forti. Quando iniziammo questa esperienza percepivamo, nonostante le tante difficoltà, il desiderio della politica di metter mano positivamente ai problemi delle Piagge e della città. Tangentopoli era appena terminata e ci era sembrato che la classe politica fosse migliore. Ci siamo illusi, come forse molti di voi, e lo riconosciamo senza imbarazzo. La Comunità delle Piagge ha faticato molto in questi anni, ma è andata avanti caparbiamente con le proprie forze per tentare di dare risposte a chi viene escluso dalla società. Nel migliore dei casi, tranne rare eccezioni, le istituzioni sono state assenti; nel peggiore, sono state ostili. Per questo vogliamo sostenere con ancora maggior forza, se possibile, l’azione della società civile organizzata, intesa come cittadinanza attiva in difesa dei beni comuni, impegnata per l’estensione dei diritti, rispettosa dell’ambiente e delle risorse naturali. Per mantenere questo impegno vogliamo poter controllare liberamente l’azione politica degli amministratori pubblici, raccontarne vizi e virtù, descrivere le dinamiche che determinano le loro scelte. Ci sentiamo noi stessi protagonisti della società civile quando rappresenta il sentire delle persone comuni, che faticano ad arrivare alla fine del mese, che vedono erosi i loro diritti, che sono sempre più tagliate fuori dai luoghi della partecipazione attiva. La nostra redazione, sempre aperta, è fatta di persone con esperienze diverse, con lavori diversi, spesso anche con eterogenee visioni del mondo. Stiamo insieme perché ci unisce la volontà di praticare quel ‘giornalismo cittadino’, oggi esploso grazie ad internet, che contribuisce a rovesciare quei modelli - sociali, economici e politici - che ci vengono imposti dall’alto e stravolgono le nostre vite. Allo stesso tempo vogliamo definire meglio l’identità della comunità in cui viviamo, per poi raccontarvi quello che abbiamo capito. Contiamo sulla vostra attenzione e sul vostro sostegno, non esitate quindi a scriverci, segnalarci notizie e avvenimenti, e soprattutto abbonatevi con il tagliando che trovate nell’ultima pagina.

a pagina 3

QUASI PER CASO, VIPER THEATER Costruito coi nostri soldi, il centro giovani è diventato una discoteca. E adesso?

a pagina 4

COMUNITÀ DELLE PIAGGE: CHI SIAMO E PERCHE’ L’Altracittà nasce dall’esperienza piaggese. Conosci anche tu le nostre attività.

a pagina 4

PER SOSTENERE IL GIORNALE a pagina 4

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a gestione di Publiacqua, la società per azioni in mano alla multinazionale Acea, sta diventando un problema per i fiorentini. Aumento delle tariffe, forti debiti da onorare, la magistratura che indaga sui rapporti perversi tra pubblico e privato anche a partire dagli appalti di Publiacqua. L’aumento delle tariffe - Nei prossimi mesi la bolletta dell’acqua rincarerà circa del 9,2% perché il Chianti entra in Publiacqua e servono nuovi investimenti. Altri aumenti arriveranno perché gli utenti hanno risparmiato acqua. Succede infatti che i consumi a Firenze e dintorni siano passati da 92 milioni di metri cubi a 84. Un dato positivo perché indica uno spreco inferiore del bene comune per eccellenza, l’acqua. Ma siccome la tariffa deve coprire anche il guadagno per gli azionisti, ovvero “la remunerazione del capitale” come dice il presidente dell’Ato fiorentino Gianni Del Vecchio, ecco che si compensa la riduzione dei consumi con l’aumento della tariffa. Gli appalti viziati - Ben dieci appalti di Publiacqua, per un valore della base d’asta di circa 17 milioni di euro, sono inoltre finiti nel mirino dei magistrati impegnati nell’inchiesta che coinvolge il Comune di Campi Bisenzio. L’accusa è che siano state vinte grazie al cartello fra le imprese che vi hanno partecipato. Publiacqua, nel caso di un appalto a Serravalle, aveva prima introdotto nel capitolato di gara una clausola che vietava il subappalto per poi cancellarla subito dopo. Dopo giorni di silenzio la s.p.a. ha fatto sapere di averlo fatto, ma si tratta di una difesa davvero fragile, per “evitare impugnative e quindi contenziosi”. Come dire: accettiamo tutto pur di non avere noie. I debiti – Ammontano a oltre 11 milioni e mezzo di euro. Una volta fatta la compensazione con il Comune di Firenze, che a sua volta deve a Publiacqua 4 milioni, restano 7 milioni e mezzo. Gli amministratori hanno approntato un piano di rientro di 850 mila euro al mese, davvero un bel salasso, che sarà pagato dai clienti di Publiacqua anche grazie al rincaro della bolletta. Anche la Provincia di Firenze attacca la gestione di Publiacqua e chiede altri 3.000.000 di euro di cui è creditrice: Il presidente Renzi ha detto a proposito “I debiti con la collettività devono essere pagati. Non si può scegliere il modello privatistico quando fa comodo e poi praticare il modello pubblico quando c’è da pagare”. Il panorama delle ex-municipalizzate, oggi tutte trasformate in s.p.a., è desolante. I consigli di amministrazione sono in mano completa ai partiti che nominano loro uomini di fiducia se non addirittura loro tesserati (spesso ex assessori o ex consiglieri). C’è un alto rischio di commistione tra gli interessi del mondo imprenditoriale e quelli della politica. Il tutto compiuto nel nome della modernizzazione del Paese, mentre nello stesso tempo, in quel villaggio di sottosviluppati chiamato Parigi, il sindaco Delanoe ha appena deciso di contrastare lo strapotere dei privati riacquistando le quote azionarie dell’acquedotto. Da parte nostra non possiamo che lottare per la separazione degli affari dalla politica, continuando a chiedere con forza la ripubblicizzazione del servizio idrico, per spezzare così il business degli investitori privati a vantaggio del bene collettivo. Riccardo Capucci


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Fondazione Caponnetto: Firenze a rischio mafia

Tramvia, lavori a vista per la Linea 1

SAN SALVI

Il comune apre al cemento dei privati Addio parco, benvenuta ‘normalità’

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“E’ inaccettabile che una parte del parco debba essere sacrificata con la vendita ai privati degli immobili presenti al fine di sponsorizzare dubbie operazioni di ricollocazione dei servizi pubblici. Il Parco di San Salvi deve rimanere un bene accessibile a tutti”. E’ questa l’accusa inequivocabile del comitato ‘San Salvi chi può’ rivolta alla giunta di Palazzo Vecchio dopo l’approvazione del nuovo Piano esecutivo per l’area a sud di Firenze. Per loro, cittadini auto-organizzati contro le speculazioni a danno del territorio, ma anche per l’opposizione di sinistra costituita da Unaltracittà/Unaltromondo e Rifondazione Comunista, la delusione è tanta. E’ insieme continueranno a vigilare sul futuro di San Salvi. L’assessore all’urbanistica Gianni Biagi racconta invece un’altra storia, ovvero di un Piano addirittura migliorato sulla base delle osservazioni presentate dai cittadini. Per Biagi “verrà costruito un pezzo di città normale con aree verdi, residenze, scuole, servizi pubblici destinati a migliorare la vita quotidiana dei cittadini”. D’accordo con lui è anche il direttore dell’Azienda Sanitaria di Firenze, proprietaria di gran parte del parco. Una parte pregiata del verde urbano fiorentino ridotta a un “pezzo di città normale”. San Salvi è una città nella città: la città dei matti inaugurata nel 1891, frutto dell’interazione tra architettura e psichiatria. Un grande villaggio con i padiglioni per ospitare i pazienti, strutture che ancora oggi raccontano vissuti di dolore e sofferenza in un’area senza dubbio bellissima, circondata da un parco enorme, secondo per ampiezza soltanto alle Cascine. Un patrimonio unico di notevole pregio architettonico e storico. Ed è forse proprio per questo che San Salvi non dovrebbe essere toccato. Floriana Pagano

EX PANIFICIO MILITARE

Nella favola della partecipazione la strega cattiva ha un’impresa di costruzioni Per la maggioranza che governa Palazzo Vecchio la democrazia partecipativa va teorizzata ma non praticata. La vicenda dell’ex Panificio militare è esemplare. La struttura di via Mariti è stata acquistata dalla società Baldassini, Tognozzi e Pontello per una cifra che oscilla tra i sette e gli otto milioni e mezzo di euro. L’idea degli acquirenti è di sfruttare l’investimento con progetti immobiliari il cui unico obiettivo è la redditività, nonostante da un punto di vista urbanistico l’area sia tuttora definita come militare. Gli abitanti della zona si sono riuniti in un comitato cittadino (www.coexpami.it) e hanno elaborato con metodo partecipativo una proposta alternativa che è stata trasformata in mozione consiliare da Unaltracittà/Unaltromondo e Rifondazione, recependo alcune indicazioni emerse dal Piano Strutturale come la eccessiva

edificazione della zona e la mancanza di spazi pubblici. Grazie alla mozione i cittadini chiedono di valorizzare il processo partecipativo, di abbandonare i progetti residenziali speculativi, di attrezzare giardini, spazi sociali, ricreativi e culturali, di riequilibrare un territorio già sovraccarico di progetti di tipo urbanistico. Il Consiglio comunale ha però bocciato la mozione, mentre ne ha approvata una nuova che rimanda tutto a successive decisioni. Il futuro dell’area rimane incerto, sta ai cittadini rimanere vigili per scongiurare l’ennesima speculazione. Delude la giunta Domenici: se a parole sostiene la ‘partecipazione democratica’, tanto da inventare addirittura un assessorato, nei fatti blocca quelle iniziative di democrazia partecipativa che hanno il merito di scoraggiare i profitti di pochi per tutelare gli interessi di tutti. Andrea Mugnaini

FIESOLE

Quando ‘valorizzare’ significa asfaltare Il bosco di Maiano e la ‘strada-parco’ Un’area verde, un bellissimo percorso che parte da Maiano e arriva fino alla via dei Bosconi, subito a nord di Fiesole. Siamo a pochi minuti dalla città ma sembra di essere, e in effetti siamo, in mezzo alla natura. Un sentiero che ha radici storiche, intitolato a Lorenzo de’ Medici e citato perfino in un poema in ottava di Giovanni Boccaccio dal titolo Il Ninfale fiesolano. Questa passeggiata, per adesso, è una bella strada sterrata segnalata anche dal CAI, ma potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto diverso, mettendo a rischio la sua stessa esistenza. Da un lato il consigliere comunale Gior-

gio Gasperi Campani ha presentato un ordine del giorno per trasformare questo sentiero in una strada carrabile, una specie di circonvallazione a est di Fiesole, per deviare dal centro del comune il traffico proveniente dal Salviatino. Dall’altro il sindaco di Fiesole Fabio Incatasciato dice l’unico progetto è una “strada parco” carrabile e la chiama valorizzazione della zona. Ma nel concreto significa aree attrezzate per il pic-nic, centro servizi per iniziative sportive, allargamento della sede stradale; il tutto per facilitare l’accesso a future attività turistico-ricettive. Per gli abitanti del luogo e per il comitato ‘San Salvi chi può’ è invece il primo passo per un nuovo scempio ambientale. Per questo chiedono con forza che il sentiero resti sterrato e utilizzato come percorso ciclo-pedonale. Chiedono inoltre la riqualificazione dell’intera zona escludendo qualsiasi tipo di “valorizzazione” a fini ricettivi; che sia avviata la bonifica integrale della discarica dei rifiuti che si trova nei pressi; e che sia previsto un efficace controllo per prevenire le violazioni e per far sì che tutti i cittadini possano fruire del parco nel suo stato attuale di splendido spazio verde immerso nella natura. Andrea Mugnaini

Nasce il giornale del carcere

Nuovo stop e nuovi ritardi per la tramvia fiorentina. I tecnici si sono accorti improvvisamente, perché a quanto pare nessuno studio geologico serio è stato fatto prima, che il terreno di posa dei binari non è abbastanza solido. Sarà così necessario rinforzare il fondo lungo tutti e sette i chilometri della Linea 1 della tramvia, che collega Firenze a Scandicci. Per evitare lo sprofondamento di treni e binari la base stradale sarà consolidata con una piastra di calcestruzzo e un sottostante tappeto di sabbione cementato. I cantieri in viale Talenti – Foggini si sono così di nuovo bloccati.

Dopo l’apertura dell’inchiesta sui presunti appalti truccati a Campi, cresce l’attenzione verso i fenomeni di infiltrazione mafiosa in Toscana. Secondo la Fondazione Caponnetto è la n’drangheta calabrese l’organizzazione più capillarmente inserita nel territorio. “Alcune regioni del centronord del nostro Paese - spiega Maria Grazia Laganà, vedova del politico calabrese Francesco Fortugno, ucciso a Locri nell’ottobre del 2005 - vengono considerate oasi felici ed è qui che bisogna stare particolarmente attenti perché la mafia, dove non immagina di aver controlli, ha interessi economici molto forti, e quindi ha possibilità di portare a compimento infiltrazioni”.

E’ uscito il primo numero de “Il Panneggio”, il giornale elaborato da alcune detenute e dai volontari dell’Associazione Pantagruel per mettere in relazione il carcere con la città di Firenze. Un’idea nata dalla richiesta dei detenuti di comunicare con l’esterno e far conoscere le proprie necessità, le proprie idee e raccontare storie di vita. Per acquistare il giornale (ad offerta libera) o collaborare all’iniziativa: Associazione Pantagruel Onlus, Via Tavanti, 20 – 22/A rosso – Firenze - 055 473070 - asspantagruel@virgilio.it

Inceneritore, una scelta paradossale Cinque buoni motivi per dire ancora NO Antieconomico, antiecologico, pericoloso, a rischio mafia… non basta? Da San Francisco a Capannori, l’alternativa c’è: Strategia Rifiuti Zero

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e amministrazioni pubbliche della Piana Fiorentina hanno un chiodo fisso. Costruire un nuovo inceneritore e ampliare quelli già presenti. Due o tre volte l’anno, Comuni, Province e Regione accordano i suoni e firmano l’ennesimo protocollo d’intesa, per dichiarare ufficialmente che ridurranno i rifiuti, che aumenteranno la raccolta differenziata, che cercheranno di convincere i propri cittadini a produrre meno spazzatura. Tutte azioni virtuose che vengono poi azzerate dalla costruzione di un nuovo pericoloso inceneritore in mezzo alle abitazioni civili, nel cuore di quella che è ormai la grande area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia. Nell’ultimo accordo, firmato il 31 gennaio, è l’articolo 4 a vanificare ogni speranza: “I soggetti competenti procedono alla realizzazione o all’adeguamento degli impianti di termovalorizzazione previsti dai piani delle province di Firenze e Pistoia”. O si ricicla o si brucia Sì, lo ammettiamo. Siamo arrabbiati. Non comprendiamo e non accettiamo che le amministrazioni pubbliche affermino di voler ridurre e riciclare i rifiuti ma allo stesso tempo insistano nella volontà di costruire un nuovo grande inceneritore e ampliare quelli già presenti. Eppure è così chiaro. Se i rifiuti vengono in parte ridotti e in parte riciclati, l’inceneritore diventa inutile e quindi antieconomico; questo perché un inceneritore ha bisogno di tanti e tanti rifiuti per rendere, sia fisiologicamente (sono necessarie alte temperature) che economicamente (più rifiuti vengono introdotti e più guadagna la società gestrice). Al contrario se i rifiuti sono pochi l’inceneritore diventa una sorta di lavatrice a

carico ridotto. Uno spreco. A meno che non si importino rifiuti da altre zone d’Italia o d’Europa. E’ legittimo, ma al di là del ritorno economico per i gestori, non capiamo perché dobbiamo importare l’immondizia di altri. Il rapporto di Legambiente intitolato “Le nuove frontiere dell’Ecomafia” denuncia un business del valore di oltre 10 miliardi di euro l’anno. Un traffico con le sue peculiari caratteristiche. Se regioni come Campania e Puglia sono aree di smaltimento preferenziale e le regioni del Nord zone di procacciamento dei rifiuti, emerge che anche la Toscana non è indenne da tale fenomeno in quanto sembra assumere un ruolo chiave per quanto riguarda alcune attività logistiche e di controllo: dall’intermediazione alla falsificazione delle analisi. Ecco un primo motivo per ostacolare a tutti i costi la costruzione di nuovi inceneritori. Se da una parte è culturalmente sbagliato perché non aiuta la riduzione di rifiuti, dall’altra socialmente pericoloso perché ha la capacità di attirare traffici spesso poco leciti. Morire per bruciare i rifiuti C’è però un’altra questione importante, fondamentale. Quella sanitaria. Gli inceneritori emettono in quantità sostanze nocive, polveri e diossine, che hanno la caratteristica di far ammalare e uccidere le persone che le respirano. Terrorismo? E’ quanto affermano i soliti amministratori, raccontando in giro che chi denuncia questo aspetto è in malafede. “Gli inceneritori di ultima generazione” dicono, “sono puliti, hanno filtri eccezionali”. Però nel frattempo chi lo dice ai familiari dei morti per un cancro ai polmoni, alla vescica o al colon, per un sarcoma ai tessuti molli, per un linfoma non-Ho-

dgkin? Sono tutte malattie che hanno colpito gli abitanti delle Piagge, di Brozzi, di Campi Bisenzio, di Firenze, di Sesto Fiorentino quando era ancora attivo l’inceneritore di San Donnino. Obiezione. Ma quello era un ‘vecchio’ inceneritore. Giusto. Ma all’epoca si conoscevano solo le polveri chiamate PM10, adesso sappiamo che esistono le ben più pericolose PM2,5, le polveri finissime, che se ne infischiano dei filtri di nuova generazione - lo afferma, tra gli altri, la prestigiosa Società Britannica di Medicina Ecologica - e aggrediscono i tessuti di chi le respira: uomini, donne, bambini. La Procura di Firenze indaga La Procura della Repubblica di Firenze ha aperto intanto un’inchiesta sui rischi per la salute dei cittadini. Oltre cento medici di famiglia della Piana Fiorentina hanno denunciato l’atroce prospettiva di veder ammalare i propri assistiti per una causa evitabile. Il professor Annibale Biggeri del Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica dell’Università di Firenze ha compiuto una ricerca dai risultati impressionanti per cui, sempre nella Piana Fiorentina, si rischia di morire a causa di un linfoma l’84% in più rispetto agli standard europei e del 126% per quanto riguarda il sarcoma. Il professor Gianni Del Moro informa che le neoplasie a Campi sono aumentate del 6%. La strategia Rifiuti Zero www.noinceneritori.org I Comitati della Piana, organizzazioni come Unaltracittà/Unaltromondo e il WWF, partiti come Prc e la parte più avanzata dei Verdi, ma nel nostro piccolo anche noi dell’Altracittà e della Comunità delle Piagge, lavoriamo da

anni affinché si vada oltre l’anacronistico sistema dell’incenerimento. Vorremmo che i politici uscissero dalle certezze del Palazzo per confrontarsi con le accresciute conoscenze e le possibili innovazioni che oggi possono essere introdotte, a partire dal trattamento a freddo dei rifiuti fino alle pratiche di raccolta differenziata spinta che coinvolgono sempre più città. Gli esempi sono molti, da Treviso a New York, ma è quello che accade a San Francisco a colpirci particolarmente. La città statunitense ha infatti 800mila abitanti, più pendolari e turisti, una situazione analoga a quella della Piana Fiorentina. Grazie ad una nuova normativa che sostiene il riciclaggio, in soli 4 anni la raccolta differenziata è passata dal 42% al 63% e ciò ha reso inutile l’incenerimento. A Capannori di Lucca la scelta del porta a porta ha portato la raccolta differenziata addirittura all’82-84%. Nello stesso periodo Firenze è passata dal 17% al 27% e oggi è ferma a poco più del 30%. Riccardo Capucci


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Comprate Libera, contro le mafie

Clima, si cambia!

La ‘borsa etica’: il nuovo sogno di Yunus

Due attentati, il primo a Gioia Tauro e il secondo a Corleone, hanno recentemente colpito le cooperative di Libera che lavorano sui terreni confiscati alla mafia. Si tratta di due atti molto gravi perché la mafia colpisce, grazie anche ad un’azione dello Stato sempre meno convincente, quella parte della società civile che ormai da 15 anni continua a lavorare incessantemente tutti i giorni per contrastare con i fatti, e non con le buone intenzioni, il fenomeno mafioso. L’Altracittà è perciò vicina a Libera in questo momento difficile e vi invita ad acquistare i prodotti provenienti dalle terre confiscate ai boss. Info: www.libera.it

Otto italiani su dieci sono disponibili a cambiare il proprio stile di vita per contribuire a proteggere l’ambiente di fronte ai recenti cambiamenti climatici. Lo rileva un sondaggio della Coldiretti. Con alcuni semplici accorgimenti a casa, nella spesa e nei trasporti ogni famiglia italiana può ridurre le emissioni di gas a effetto serra di 5 tonnellate di CO2 equivalenti all’anno.

Costituire una ‘borsa etica’. E’ la nuova sfida dell’economista Muhammad Yunus, Premio Nobel per la pace 2006 e fondatore della Grameen Bank, la prima banca al mondo specializzata in microcredito. Dopo il microcredito, che oggi viene concesso a 100 milioni di famiglie povere in Asia, Africa ed America latina, il prossimo passo idealmente sarà l’avvio di un mercato azionario a sfondo sociale. Una Borsa dove si potranno quotare esclusivamente le imprese che non massimizzano i profitti, non distribuiscono dividendi né registrano perdite perché si concentrano sull’aiuto ai poveri, soprattutto le donne e i bambini.

TAV, tutti i rischi del tunnel fiorentino Chi ci guadagna a fare un altro buco? Al progetto manca la valutazione d’impatto ambientale e i soldi scarseggiano... Ottimi motivi per opporsi al sottoattraversamento Una diminuzione definitiva del valore economico Si tratta dunque di un’opera unica solo per le sue dimensioni. Perché non proprio tutti se ne dichiarano “orgogliosi”, come invece fanno gli amministratori pubblici, a partire dalla Regione. Il contesto geologico “vario”, la franosità, erano condizioni ben note fin dall’inizio dei lavori, com’era stato dettagliatamente articolato in un testo che la stessa associazione Idra aveva presentato già nel lontano 2000. Oggi, come abbiamo visto, la procura di Firenze imputa una “diminuzione definitiva di valore economico attribuito dalla collettività alle risorse ambientali interessate”. Come non possono esserci scusanti per il danno idrico, non si possono trovare neppure per gli ammaloramenti verificatesi nei mesi scorsi nelle gallerie di Firenzuola, Morticine e Borgo Rinzelli, dove ruspe e martelli sono dovuti entrare di nuovo in moto. Di sicuro non è ben chiaro chi tiri fuori i soldi per il disturbo: 26 milioni di euro soltanto per i ripristini. Alla polemica del Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che aveva dichiarato che come sempre sarebbero stati i cittadini a pagare, Cavet risponde secca che i costi sono coperti per un 35% da essa stessa, per un 65% da un’assicurazione. “E’ quantomeno disarmante la mancanza di trasparenza nella gestione di denaro pubblico”, dice ancora Girolamo Dell’Olio.

(segue dalla prima) Una bugia per Girolamo Dell’Olio, presidente di Idra, associazione ambientalista critica fin dal primo momento con il progetto dell’alta velocità: “Peccato che i treni per congestionare la stazione centrale ad oggi non esistano materialmente”. Insieme a Idra, Unaltracittà/Unaltromondo, centri sociali, Rifondazione Comunista, Wwf, Comitato No Tav e un gruppo di studio multidisciplinare dell’Università di Firenze contestano duramente l’alta velocità e il progetto del sottoattraversamento e chiedono da tempo di studiare un’ipotesi alternativa di superficie. Abbiamo posto la questione all’Ingegner Bechelli (Responsabile Tav Firenze, nonché sindaco PCI/PDS di Scandicci dal ’90 al ’95): “Nel 1993 - dice - il Ministero bocciò l’ipotesi di superficie perché non superò la Valutazione d’Impatto Ambientale”. Motivo: l’apertura di nuovi cantieri avrebbe creato grossi problemi alla viabilità fiorentina. Sorge il dubbio che dopo 14 anni la viabilità fiorentina possa essere cambiata solo in peggio, e ci chiediamo per di più quale possa essere l’impatto di un tunnel scavato sotto una città come Firenze, basti pensare solo alle migliaia di camion che dovranno portar via il terreno tolto dalla doppia galleria. Eppure, senza nessuna Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto definitivo, il programma di realizzazione va avanti: l’appalto è già stato assegnato, vinto da un raggruppamento di imprese guidato da Coopsette, anche questa volta come in Mugello appartenente al mondo della cooperazione rossa. Costo dell’operazione: 685 milioni di euro. Soldi che, come dimostra uno studio di Legambiente, permetterebbero un importante ammodernamento dell’attuale rete regionale, con grossi benefici per i pendolari. E poi, la storia dell’alta velocità italiana ci dice che si tratta di una cifra che può soltanto aumentare. I costi dal 1991 ad oggi sono quintuplicati “Un’opera unica al mondo”: viene definita così la tratta ad alta velocità FirenzeBologna dalla Regione Toscana e dai sui costruttori. 78,5 km di linea ferroviaria, di cui 73,9 in galleria, che uniscono la periferia sud di Bologna fino ad arrivare a Castello. Nove tunnel (600 metri il più corto, 18,5 km il più lungo, quello di Firenzuola) scavati in quello che gli ingegneri definiscono un “contesto geologico fra i più difficili” a causa della varietà dei materiali di cui si compongono le montagne dell’Appennino tosco-emiliano. Si tratta in effetti di un’infrastruttura mastodontica, che consentirebbe, grazie ad una velocità di 250 km/h (raggiungibile solo in alcuni tratti), di dimezzare i tempi di percorrenza, permettendo di coprire il tragitto fra Firenze e Bologna in trenta minuti. I lavori (a dicembre 2006) sono all’82% di avanzamento e l’inizio dei servizi è previsto entro la fine del 2009. Peccato che queste previsioni siano già state più volte fallite e così ri-calibrate: secondo un’iniziale stima l’opera avrebbe dovuto essere in esercizio addirittura all’inizio del 2003. Di questo passo invece, saranno terminati prima i tratti della Torino-Milano e della Milano-Bologna. Va da sé che lo stesso errore di stima ha interessato i costi dell’opera, accresciuti dalla previsione del 1999 di circa il 30%. Se poi si guardano le aspettative del primo progetto del ’91 (2100 miliardi di lire), ci si accorge che la cifra complessiva oggi è addirittura quintuplicata: 5,5 miliardi di euro. E i medesimi errori di calcolo erano stati commessi anche per le falde acquifere: 440 litri d’acqua al secondo che se ne vanno, rispetto ai poco più di 300 stimati inizialmente. Tutto questo, come fa notare l’associazione Idra, avendo “dimenticato” di costruire circa 60 km di tunnel di sicurezza, inadeguatezza rilevata dallo stesso Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, che nutre “seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso”.

Ribasso record: a rischio i lavoratori e l’infrastruttura Per vincere l’appalto per il nodo fiorentino, le cooperative rosse hanno sbaragliato la concorrenza garantendo un forte “sconto”: ben il 25% rispetto alla cifra che era base d’asta. Un simile ribasso ha messo in serio pericolo la sicurezza dei lavoratori e addirittura la qualità infrastrutturale dell’opera. Non solo: Coopsette ha firmato un contratto con «clausola di recesso» per insufficienza di risorse. Ciò significa che si partirà con il progetto del cosiddetto “scavalco” di Castello, ma prima dell’avvio degli scavi per il tunnel, le Ferrovie potranno in qualsiasi momento interrompere l’appalto, nel caso gli stanziamenti venissero per qualsiasi ragione a mancare, senza che le imprese vincitrici possano reclamare penali o indennità. La clausola tradisce l’incertezza sulle risorse necessarie per completare l’opera: a disposizione, in questo momento, ci sono infatti solo 180 milioni. Elemento da tempo denunciato da chi si oppone al progetto e che lascia ancora qualche speranza perché il buco sotto Firenze possa essere scongiurato. Rfi, ovvero le ferrovie, non sembra entusiasta del sottoattraversamento e soprattutto il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio non la pensa proprio come la Regione: il fatto che i soldi per realizzare l’opera per adesso non ci siano, può rappresentare dunque un buon appiglio per respingerla. Da qui al 2011-12 (ma anche 13 o 14) ne dovrà passare, di acqua sotto i ponti. E’ proprio il caso di dirlo. Duccio Tronci

I NUMERI DEL DISASTRO IN MUGELLO 1174 59 5,5 60 26 440 250 78,5 73,9 60 18,5 82% 2009

milioni di euro i danni stimati dalla Procura imputati al processo in corso a Firenze miliardi di euro il costo complessivo dell’opera milioni di euro il costo al km milioni di euro il costo dei ripristini causati da errori litri d’acqua al secondo deviati dal corso naturale km/h velocità massima prevista nella tratta km lunghezza della tratta Tav Firenze-Bologna km di gallerie km di galleria senza il tunnel di sicurezza km lunghezza della galleria più lunga (Firenzuola) lo stato avanzamento lavori (entro il) previsione per la consegna dell’opera

PER APPROFONDIRE Idra - http://associazioni.comune.firenze.it/idra/inizio.html Comitato No Tav - http://www.notavfirenze.blogspot.com Tav - http://tav.ferroviedellostato.it No Tav - http://it.wikipedia.org/wiki/NO_TAV

Stop per ora all’Ikea di Migliarino Zanotelli a Banca Etica: A Pisa vincono cittadini e ambiente gestione dall’alto, così non va!

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l megacentro Ikea a Migliarino, in provincia di Pisa, non si farà. Sembra questo l’epilogo di una vicenda che aveva spaccato in due la popolazione dei comuni interessati, da un lato preoccupati per l’impatto ambientale di 40 ettari di cemento a ridosso del Parco di San Rossore, dall’altro abbacinati dalla prospettiva di 800 nuovi posti di lavoro. Secondo il progetto, l’insediamento, che comprendeva oltre all’Ikea altre strutture di commercio, abitazioni e parcheggi, avrebbe attirato un numero medio di 24.000 auto al giorno, raddoppiando i volumi di traffico attuali, per tacere degli ingorghi dei fine settimana... Il cosiddetto ‘parco commerciale’, presentato a Vecchiano in affollate

assemblee, dopo aver suscitato l’opposizione degli ambientalisti, del Centro Nuovo modello di Sviluppo, dei mobilieri della zona e di molti cittadini per niente convinti dalle promesse di un luminoso avvenire, è stato alla fine bloccato dalla Regione, che, bontà sua, si è ricordata che esiste un limite di legge di 15mila metri quadri per gli insediamenti commerciali, limite ampiamente superato dal progetto di Migliarino. Tutto fermo quindi per ora, e bocca asciutta anche per quei comuni che generosamente si erano offerti di ospitare il ‘mostro’, forse ignari dell’esistenza di piani e strumenti che regolano l’uso del territorio. Cecilia Stefani

Toscana, multisale senza più vincoli Così si uccide il cinema di qualità

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trada sgombra per la costruzione di un nuovo cinema multisala a Novoli, nell’area ex Fiat: seimila metri quadri, nove schermi, oltre duemila posti. La richiesta di autorizzazione all’apertura è arrivata al Comune, mentre la notizia colpiva come una mazzata i gestori delle sale fiorentine, già messi in crisi da Warner e Vis Pathè. Il progetto del cinema era compreso fin dall’inizio nel piano dell’area, ma era fermo per via di una legge che imponeva distanze minime tra una multisala e l’altra. Ad ottobre scorso, però, la Regione ha deciso che quel vincolo era superato: se Bersani abolisce le distanze minime tra parrucchieri o tra pompe di benzina, si son detti, perché non abolirle anche per le multisale? E così si è risolto il problema che aveva fermato i lavori a Novoli ma anche a Capezzana di Prato, dove spunterà un altro mega cinema. Nell’area ex Fiat il cinema è inserito in una ‘zona svago’ che comprende una grande palestra e tanti negozi. Tutti esercizi che attireranno traffico, così come farà, una volta ultimato, il Palazzo di Giustizia, in un quartiere che è già al limite della sopportazione. Dal Comune parlano di concertazione con i gestori dei cinema fiorentini, ma questo, se non risolve ovviamente i problemi di viabilità, non incide neppure sul riflesso negativo per le piccole sale, con due conseguenze: l’ulteriore desertificazione del centro cittadino e l’appiattimento dell’offerta su film commerciali, da consumare senza pensieri, con un bel secchio di popcorn. Liberi da vincoli, in nome dello sviluppo. Cecilia Stefani

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na perla preziosa, così Alex Zanotelli definisce Banca Etica. E proprio per questo grande attaccamento all’istituto di credito, nato dal basso e ispirato dai valori della finanza etica, ha scritto una lettera appassionata al presidente della banca Fabio Salviato e a tutti gli organi dirigenti. Nella missiva, scritta “in vista delle elezioni del 26 maggio che rinnoveranno il consiglio di amministrazione”, Zanotelli critica duramente la “gestione verticistica” di Banca Etica, una gestione che “mortifica il ruolo dei soci” compiendo “scelte strategiche non nel pieno interesse della base sociale”. Per Alex Zanotelli il “crescente scollamento tra il vertice e la base” è frutto di mancanza di trasparenza “da un anno e mezzo i soci non leggono i verbali del consiglio d’amministrazione”; di scarsa condivisione sulle scelte strategiche “da Etica Sgr alla decisione di avviare un fondo pensione; dai fondi Telecom all’accordo con Poste Italiane”. Sottolineata anche la scarsa partecipazione dei soci alle assemblee “meno del 5%”, dovuta anche da un “regolamento che scoraggia la presentazione di candidati indipendenti” al contrario di altre banche popolari. Per il missionario comboniano la banca deve essere una “banca alternativa” e non solo “responsabile”, ma deve anche riconsiderare il suo ruolo nel Sud Italia “fortemente penalizzato finora”. “Escluso Napoli la presenza della Banca nelle altre regioni è esigua, insufficiente e seguita male. Inoltre, al Sud va meno del 10% del totale dei finanziamenti effettuati. Basti pensare che al Veneto arriva più del 20%, e alle reti Arci e Acli insieme va più del 10%.” Sul banco degli imputati anche il rapporto, ormai pluriennale, con Banca Popolare di Milano, che nell’ultimo anno, nonostante le rassicurazioni di Banca Etica, ha visto aumentare da 22 a 26 le transazioni per la fornitura all’estero di armi. Per Zanotelli “è inaccettabile che Banca Etica faccia affari con BPM” e invita la dirigenza a non tradire la fiducia dei soci, e delle reti pacifiste nazionali, “rompendo tutti gli accordi con BPM”. Zanotelli conclude la missiva scrivendo: Banca Etica “l’ho sostenuta e fatta conoscere fin dalla sua nascita” per questo “Banca Etica è per me una perla preziosa. Guai se la perdiamo!” Il testo integrale della lettera è su http://www.fondoetico.blogspot.com/

ELEZIONI PRESIDENZIALI

Rigoberta, un’indigena alla guida del Guatemala “Nei duecento anni di vita della Repubblica Guatemalteca, noi indigeni siamo sempre stati gli elettori ma mai quelli eletti. E’ giunto il momento di cambiare la storia.” Con queste parole Rigoberta Menchù, premio Nobel per la Pace nel 1992 e ospite della Comunità delle Piagge nel 2000 (nella foto), ha presentato la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali del paese centro- americano. La leader del nuovo movimento politico Maya è conosciuta in tutto il mondo per il suo impegno a favore dei diritti umani. Alla guida del partito Winaq (che in idioma k’iché significa ‘integrità dell’essere umano’) nel settembre prossimo chiederà il voto ai sei milioni di guatemaltechi che si recheranno alle urne. Rigoberta ha rifiutato nel passato la candidatura offerta dai partiti della sinistra perché i diritti dei popoli indigeni non erano mai centrali nei loro programmi. Durante la campagna elettorale la Menchù sarà accompagnata dai rappresentanti delle 23 etnie di origine maya oltreché dalla società civile del paese. Elena Martelli

3 DIRITTI NEGATI

DICO no alle ingerenze del Vaticano! Magari i tanto chiacchierati DICO (DIritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi) esprimessero davvero una reale contrapposizione alle pretese della Chiesa. Mai come in questo momento invece il governo si è dimostrato più timido e cauto davanti all’incalzare dei rimproveri papalini. Gli ultimi avvenimenti lo dimostrano. La manifestazione del 10 marzo ha visto in piazza più di cinquantamila persone a reclamare la messa in vigore dei DICO, per il riconoscimento di un diritto che nella maggior parte dei paesi europei è già ampiamente acquisito. Eppure, nonostante il sostegno di gran parte della popolazione, questo disegno di legge non decolla, anzi diventa causa di potenziali crisi di governo. E mentre Prodi rimprovera i ministri che hanno preso parte alla manifestazione la ministra Bindi invita a non esagerare nell’esibire le ragioni contro la Chiesa. Il riconoscimento delle coppie di fatto è parte integrante del programma del governo dell’Unione. Anche per la loro applicazione oggi Prodi è presidente del consiglio. Perchè esitare allora? Nonostante tutto la classe politica italiana resta dominata dalla cultura e dalla morale cattolica: nei rapporti con il Vaticano il servilismo sembra essere la regola d’oro non scritta di qualsiasi governo. Giada Tognazzi

STOP ALLE DISCRIMINAZIONI

Chiama l’800.901.010 e denuncia i razzisti Al numero verde 800.901.010 risponde l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazione Razziale. Predisposto dal Ministero delle Pari Opportunità è il luogo giusto per denunciare episodi di razzismo. Dai primi dati disponibili si scopre che pesa più il colore della pelle che l’essere straniero. Telefonano soprattutto africani, residenti da più anni nel nostro paese e perciò più consapevoli dei propri diritti. Denunciano straordinari non pagati, mobbing, violenze fisiche, paga sotto al minimo sindacale. Tra i comportamenti odiosi denunciati l’arroganza degli autisti dei bus e dei bigliettai dei treni. Anche l’accesso ai servizi viene discriminato: nessuna banca dice no al risparmio, ma credito e mutui sono spesso negati. Poi c’è la discriminazione delle pubbliche amministrazioni: per alcune pratiche, quali le residenze, può essere richiesta una documentazione superiore a quella prevista dalla legge. Agevolazioni e contributi sono spesso ad uso dei soli cittadini italiani. Alle telefonate rispondono mediatori culturali ed esperti che valutano se i comportamenti denunciati siano davvero atti di razzismo. Spesso si arriva ad una conciliazione, talvolta ad una richiesta di danni o anche al ricorso del tribunale civile, dove la vittima viene tutelata da un’associazione. Info: www.pariopportunita.gov.it. Sara Bartoloni

G8 DI GENOVA

Per il giudice fu ‘disegno repressivo’ Nessuna iniziativa isolata, né eccessi. A Genova, durante il G8 del luglio 2001, i pestaggi delle forze dell’ordine facevano parte di un disegno repressivo. Con queste parole contenute nella sentenza del giudice istruttore Angela Latella il Tribunale di Genova ha emesso la prima condanna nei confronti delle forze dell’ordine al processo che le vede coinvolte negli abusi nei confronti dei manifestanti. Il giudice ha per questo motivo deciso di condannare il Ministero dell’Interno a risarcire Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: “Non violenza!”. Per il giudice la selvaggia repressione genovese – e la cortina di menzogne sollevata per coprirle - è stata una delle pagine più nere di tutta la storia della Polizia di Stato. Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c’era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra “buoni” e “cattivi”: bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. Preoccupante che i media nazionali abbiamo trascurato completamente una notizia importante per la ricostruzione della verità in quella triste vicenda. Duccio Tronci


www.altracitta.org

Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 1 - Giugno 2007

Brozzi, sequestrata discarica

Un libro sulle Piagge

Una discarica abusiva è stata scoperta a Brozzi e sequestrata dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Firenze. Si tratta di un’area di 4.500 metri quadrati utilizzata da una cooperativa, dove erano stati accatastati 280 ciclomotori e motocicli, parti meccaniche contenenti oli esausti e benzina, autovetture e numerosi rottami di elettrodomestici, tutto materiale classificato come “rifiuto speciale”. Il responsabile, sprovvisto della necessaria autorizzazione, è stato denunciato.

Lunedì 11 giugno alle 21.15 presso il Centro Sociale Il Pozzo sarà presentato il libro “Le Piagge, Storia di un quartiere senza storia”. L’autrice è Francesca Manuelli, piaggese di adozione, partecipe fin dall’inizio delle nascita e crescita della Comunità, dalla messa all’aperto ai primi doposcuola, fino alla costruzione del centro sociale e alla costituzione di associazioni e cooperative. Dopo aver dedicato alle Piagge la sua tesi di laurea, Manuelli ricostruisce ora in questo testo la storia del quartiere dal punto di vista urbanistico e sociologico, ma racconta anche la vita di una comunità, senza tacere errori e responsabilità della politica. Alla presentazione interverranno il professor Paul Ginsborg, Alex Zanotelli e Alessandro Santoro, oltre all’editore Ancora del Mediterraneo. Sarà possibile inoltre visitare la mostra fotografica di Mario Mariniello, 30 scatti d’autore sulle Piagge raccontate nel libro. Appuntamento in via Lombardia 1p alle Piagge, Firenze.

E il centro giovani fu discoteca: l’incredibile storia del Viper Theater Ennesima beffa ‘partecipata’ per cittadini e associazioni delle Piagge: un milione e duecentomila euro di soldi pubblici diventano per magia fonte di profitti privati

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alla fine il Viper Theater delle Piagge è stato inaugurato. Il nuovo spazio polifunzionale per concerti, spettacoli ed eventi ha aperto i battenti in via Lombardia. Costato un milione e duecento mila euro, soldi interamente pubblici, ha una superficie di 1.400 metri quadri, una capienza di 232 posti a sedere e 575 persone in piedi, un parcheggio per 140 auto. La programmazione è curata dai noti imprenditori musicali delle Nozze di Figaro. Ad inaugurare il locale il concerto dei Linea 77, una band torinese che ha esordito ben 12 anni fa con la canzone ‘Ogni cosa al suo posto’. E ogni cosa al proprio posto avremmo voluto vederla anche noi della Comunità delle Piagge e del giornale l’Altracittà. Perché quella del Viper Club è una storia che va raccontata per bene. Tutto inizia nell’autunno del 2002 quando Tea Albini, allora assessore alla casa della giunta guidata da Leonardo Domenici, analizza la critica situazione sociale della zona e promette di realizzare un luogo di aggregazione per i giovani. Ai ragazzi e alle associazioni del quartiere sarebbe stata affidata la programmazione delle attività. L’assessore parlò anche di partecipazione alla progettazione della struttura, che comunque sarebbe stata molto semplice, in modo da poter utilizzare lo spazio in vari modi: alcune stanze per le attività e i laboratori, una grande area dedicata alle feste e agli eventi.

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Passano i mesi e di progettazione partecipata neanche l’ombra. Il 17 marzo del 2004 viene posata la prima pietra e presentato il progetto approntato dai soli uffici tecnici comunali. L’assessore Tea Albini dichiara: “E’ nostra intenzione sottoporre il progetto e le forme di gestione all’esame di associazioni e residenti. Un altro esempio di progettazione partecipata che già ha ottenuto buoni risultati proprio alle Piagge e che va nella direzione più volte espressa dal sindaco. Una visione d’insieme che rientra fra le nostra priorità.” Una dichiarazione interessante per chi crede che il benessere dei cittadini si costruisce dal basso ma allo stesso tempo poco convincente per chi conosce le ipocrisie della maggioranza di Palazzo Vecchio in tema di partecipazione. La costruzione va avanti e nessuno viene più informato di niente. Qualcuno, forse ingenuamente, confida ancora in una convocazione del Comune per decidere la gestione condivisa degli spazi. Ma una volta costruita la struttura esterna tutto si ferma. Per molto tempo il grande scheletro di cemento resta immobile, adagiato tra via Pistoiese e via Lombardia. Nell’autunno del 2006 i lavori di rifinitura interna devono essere ancora terminati. Poi finalmente la svolta. Appare per qualche giorno il nuovo sito internet del locale. Si scopre così che lo spazio ha una data di inaugurazione, il 2 dicembre, e anche un nome: Viper Theater. Negli stessi giorni appare quasi clandestinamente per le vie della città un piccolo manifesto che annuncia la serata di apertura. Qualcuno ci fa sapere che l’attrice Anna Meacci è la direttrice artistica del nuovo spazio. La Comunità delle Piagge si informa in Comune, gli viene detto che non è possibile, che la destinazione è ancora da decidere. Subito il sito internet sparisce, ma come una

beffa riappare nella memoria cache di Google (una funzione del famoso motore di ricerca), con in basso una firma inequivocabile: “in collaborazione con il Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, Assessorato alle Politiche giovanili - ©2006 ViperClub.eu - All rights reserved”. Tutti i diritti sono riservati. Già, perché nel frattempo la giunta Domenici si è data da fare. Ha sconfessato le sue stesse promesse sulla partecipazione e ha affidato la gestione dello spazio ad una società privata (Le Nozze di Figaro, peraltro dalla professionalità e dalla capacità indiscussa) anziché ricorrere perlomeno allo strumento trasparente della gara ad evidenza pubblica. Così una struttura pubblica del valore di un milione e duecento mila euro, a cui se ne aggiungeranno successivamente altri 150.000 per la modulazione degli spazi interni, viene assegnata direttamente ad un privato di natura commerciale. Alle Piagge l’indignazione è alta. Il governo della città viene accusato senza mezzi termini di essere incapace di ascoltare i bisogni dei cittadini che amministra. Come in altre vicende, alcune delle quali raccontate proprio in queste pagine, gli interessi di pochi prevalgono sugli interessi diffusi. Ancora una volta la giunta comunale dimostra un’estrema aridità nell’azione di governo: snobba la partecipazione, costruisce una struttura faraonica, non la sa gestire, la offre ai privati. Ecco come ha vissuto la vicenda Alessandro Santoro, animatore della Comunità delle Piagge: “Il Comune ci aveva prospettato un centro giovanile aperto all’autogestione e alle tante esperienze artistiche ed espressive di questo quartiere. Ci ritroviamo con una discoteca di tendenza, con una gestione commerciale che attrarrà alle Piagge quella parte di città che di solito non sa neanche dove si trova questo quartiere. Ma i ragazzi ignoreranno il contesto, verranno qui per una bevuta, un concerto e via, senza capire dove sono capitati.” Successivamente l’assessore Daniela Lastri corre ai ripari cercando una mediazione, provando a recuperare il recuperabile. Durante le ultime settimane si è adoperata affinchè l’abbozzo di dialogo tra le realtà della zona e le Nozze di Figaro sia fruttuoso. Da parte loro i gestori si sono impegnati a organizzare corsi di teatro, teoria e pratica musicale, rassegne cinematografiche, attività di formazione professionale per tecnici del suono, dj, truccatori teatrali e operatori dello spettacolo. Tra le iniziative pensate l’opportunità, per i ragazzi tra i 16 e i 25 anni residenti tra via dell’Osteria e via Abruzzo, di ottenere una tessera sconto del 50% per le manifestazioni, i concerti e altri eventi del Viper. La struttura che adesso ospita il Viper Theater rappresenta una grande, potenziale, ricchezza per gli abitanti delle Piagge. Ma che si tradurrà in valore disponibile solo e soltanto se sarà garantito agli stessi cittadini e alle esperienze sociali e culturali presenti sul territorio di lavorare insieme per soddisfare i bisogni quotidiani di chi vive nel quartiere. Elena Martelli e Maurizio Sarcoli

Con ‘Dentro... le storie’ nascono Una tesi sull’autorecupero le Edizioni Comunità delle Piagge vince il premio ‘Odoardo Reali’

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l carcere è una delle questioni tra le più gravi e difficili con cui si è confrontata in questi anni la Comunità di Base delle Piagge. Molte persone che vivono nel quartiere sono purtroppo recluse nel carcere di Sollicciano. Da cinque anni alcuni assistenti volontari della comunità sono presenti al suo interno per stare

accanto ai detenuti e conoscere così da vicino le sofferenze provocate da questa ‘istituzione totale’. Durante questa attività di confronto continuo con chi è privato della libertà è nata l’idea di dar vita ad un laboratorio di scrittura di storie personali. Oggi le testimonianze raccolte sono diventate uno strumento di informazione e uno stimolo alla riflessione. E’ appena uscito infatti il libro “Dentro… le storie” edito dalla casa editrice Comunità delle Piagge nata per l’occasione e curato direttamente dal gruppo dei volontari. Scrivono nell’introduzione “Il velo censorio che nasconde il mondo dietro le sbarre deve essere strappato. Le migliaia di storie chiuse dentro quelle mura e soffocate dall’indifferenza generale, fanno emergere con forza domande cruciali, a partire dalla crudeltà della cultura politica basata sul paradigma della sicurezza”. La questione sociale torna invece prepotentemente in queste pagine, diventando una questione di democrazia. “Dentro… le storie” è infatti un libro, che oltre a porre con forza la questione di una riforma dell’istituzione carceraria, ci fa capire che è necessario un suo superamento.

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l Premio di Laurea “Odoardo Reali” per una tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Architettura di Firenze, con tema la “marginalità”, è stato vinto da un giovane iraniano, Dariuche Dowlatchahi. Fra le tesi presentate, tutte di alto livello, quella di Dowlatchahi ha raccolto consensi unanimi. Il tema era quello dell’ autorecupero, svolto con un’ipotesi di intervento di riqualificazione ad uso abitativo-sociale dell’ex Bice Cammeo a Firenze, secondo i principi dell’architettura bioclimatica. La premiazione si è svolta a febbraio alle Piagge, quartiere “di adozione” per Odoardo Reali, che qui vedeva un laboratorio di trasformazione della realtà sociale e urbana, e che trovò nella Comunità piaggese una seconda famiglia.

Raccontare la periferia

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uest’anno il premio di diaristica e narrativa promosso da Altracittà, Comunità di Base e Gabinetto Vieusseux ha visto ben due giovani delle Piagge sul podio. Silvia Vaiani (nella foto) ha vinto il primo premio della sezione adulti con la sua narrazione poetica degli incontri fatti con la realtà del carcere, mentre a Giancarlo Ranucci è andata una menzione speciale per la sua “Luna piena sulle Piagge”. Domenico Guarino ha conquistato il secondo posto con il suo racconto sull’occupazione del Luzzi, mentre il terzo premio è stato assegnato a Maria Serena Quercioli per il suo ventennale “Viaggio nell’hinterland”. Per la classe juniores, premiata la redazione del giornale scolastico

dell’Istituto Ghiberti. Tutte le opere premiate saranno raccolte in un volume di prossima pubblicazione.

La Comunità delle Piagge L’Altracittà, giornale della periferia, è parte dell’arcipelago vasto e articolato di attività nate dalla Comunità delle Piagge. Il quartiere delle Piagge, situato nell’estrema periferia ovest di Firenze, si trova sull’argine destro dell’Arno, subito dopo le Cascine, stretto tra la via Pistoiese, il ponte all’Indiano e l’Autostrada del Sole. Gli abitanti sono circa 9.000, molti dei quali nella zona di edilizia popolare detta delle ‘navi’. A metà degli anni Novanta, all’inizio della storia della Comunità, sostenevamo che un quartiere popolare di periferia, con il suo disagio diffuso, diventa spesso luogo di ‘colonizzazione sociale’, dove gli interventi cercano di rispondere ai singoli bisogni senza però tendere a rimuovere le cause che originano il disagio stesso. Serviva allora, come adesso, un luogo e uno spazio dove far emergere e sviluppare le potenzialità inespresse di chi abita il quartiere, dove poter lavorare non solo ‘per’, ma prima di tutto ‘con’ chi vive in condizioni di disagio. Un impegno fondato sulla prassi del coinvolgimento e sulla logica dell’autodeterminazione sociale. In queste poche righe proviamo allora a descrivervi le attività nate della Comunità delle Piagge in questi anni, certi però che solo un contatto diretto con il territorio potrà farvi comprendere la complessità, l’utilità, le difficoltà ma anche la rilevanza delle tante attività quotidiane che hanno il loro cuore nel Centro sociale Il Pozzo di via Lombardia 1p. L’associazione Il Muretto è il primo contatto per chi ha voglia di rimboccarsi le maniche per darsi da fare nel quartiere. E’ storicamente la prima realtà sorta dalla Comunità delle Piagge e dal 1995 in poi ha lanciato innumerevoli proposte con l’obiettivo di creare sul territorio opportunità di crescita umana, sociale, culturale, politica ed economica. Fuori dalle logiche dei grandi consorzi cooperativi, operano le cooperative sociali Il Pozzo e Il Cerro. La prima si occupa di progetti educativi che possano offrire strumenti adeguati alle persone in difficoltà, spesso bambini e bambine, adolescenti o migranti. Tra le sue attività ricordiamo il doposcuola, i corsi di alfabetizzazione, i centri estivi, i laboratori di formazione professionale. Il Cerro è invece una cooperativa che offre opportunità di tipo lavorativo a coloro, soprattutto giovani ma non solo, che vivono una condizione di svantaggio. Opera nei settori dell’agricoltura biologica, del giardinaggio, del riciclaggio, del commercio equo e solidale. Tra le sue attività il Casale di Villore nel Mugello, un luogo dove poter essere accolti nei momenti più difficili. Il Fondo Etico e Sociale, un progetto di microcredito ed economia critica, è nato dall’idea di dimostrare che ci possono essere modi alternativi nell’uso del denaro ma anche dalla voglia di essere elementi attivi di un cambiamento a partire dal territorio nel quale viviamo. Il Fondo concede prestiti a favore di persone residenti o domiciliate alle Piagge, con impellenti necessità o scadenze, ma anche a microimprese radicate sul territorio. In sette anni di attività il Fondo ha raccolto più di 105.000 euro e compiuto 80 prestiti. Alle persone finanziate non è richiesta nessuna garanzia patrimoniale, ma piuttosto l’impegno a intrecciare una relazione con gli altri soggetti di questa esperienza; una relazione che permette a chi è escluso dal circuito bancario di accedere comunque ad un credito. Accanto al centro sociale ha aperto Equazione, una bottega del commercio equo e solidale dove poter acquistare prodotti alimentari e artigianali che non sfruttano i lavoratori e non devastano l’ambiente, ma anche un luogo dove praticare il consumo critico, dove informarsi su giornali e periodici alternativi, dove incontrare persone che hanno voglia di costruire un’alternativa all’attuale società liberista. Agenzia di Base è una newsletter bisettimanale per comunicare notizie, appuntamenti, incontri delle associazioni, dei gruppi, dei movimenti, dei comitati dell’area fiorentina. L’iscrizione è gratuita, basta spedire una mail all’indirizzo adb@altracitta.org, indirizzo al quale potete inviare anche i vostri comunicati, la redazione avrà cura di rilanciarli in rete. La promozione culturale è sempre al centro della nostra attenzione, non poteva quindi mancare uno spazio di elaborazione e produzione editoriale da affiancare all’Altracittà. Edizioni Comunità delle Piagge è l’ultimo progetto a cui abbiamo dato vita pubblicando ‘Dentro… le storie’, testimonianze di vita dal carcere di Sollicciano raccolte dai volontari della Comunità. Infine due parole sull’Altracittà, giornale della periferia. E’ stato fondato nel 1995 per raccontare la città dimenticata, esclusa, quella che il perbenismo dominante cerca di nascondere o peggio ancora di rimuovere: la città degli stranieri, dei senza casa, dei disoccupati, dei minori lasciati a se stessi, degli anziani, degli esclusi. È anche la città che sperimenta, che diventa cantiere sociale per individuare e sostenere quelle forme di esperienza partecipata che partono dal basso. In questi anni abbiamo cercato di raccontare, con una particolare attenzione alle dinamiche della globalizzazione economica, le esperienze di chi resiste e lotta per un sistema alternativo, più equo e rispettoso della persona e degli equilibri Nord/Sud del mondo. Il giornale è concepito come un laboratorio di informazione dal basso, aperto a chiunque voglia trattare le notizie fuori dall’agenda dei mass media tradizionali. Gli articoli sono scritti da ‘giornalisti cittadini’ ovvero da volontari non professionisti. Per questo la nostra redazione è composita e variabile, oltreché naturalmente aperta a tutti coloro che condividono la filosofia che anima la Comunità delle Piagge. l’Altracittà, giornale della periferia Internet: http://www.altracitta.org E-mail: redazione@altracitta.org Registrato c/o il Tribunale di Firenze con il n. 4599 del 11/7/1996 Direttore responsabile Cecilia Stefani Via Barellai, 44 - 50137 Firenze - 055/601790 Progetto grafico Antonio De Chiara Impaginazione Cecilia Stefani Litografia IP Firenze Con il contributo di ECR FIRENZE

l'Altracittà - Giugno 2007  

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