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Abolire la miseria

della Calabria

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Periodico indipendente di cultura liberale, laica, socialista e radicale - Dicembre 2008 - ANNO II - n° 8

Copia omaggio - Contributo Libero

CONOSCERE PER DELIBERARE Carlo Vulpio, corrispondente del Corriere della Sera sospeso dal ruolo di corrispondente da Catanzaro

Via di qui. Cattivi magistrati e cattivi giornalisti di Carlo Vulpio

Anche noi di “Abolire la miseria della Calabria” pubblichiamo come hanno già fatto il notiziario telematico Notizie Radicali e la redazione di fai notizia l'articolo scritto dal giornalista del Corriere della sera Carlo Vulpio e pubblicato sul suo blog. Anche noi senza commentarlo con il solo fine di far conoscere per deliberare. Fateci sapere cosa ne pensate inviando vostri commenti a redazione@almcalabria.it

Vi a d i q u i . Cattivi magistrati e cattivi giornalisti d i C a r l o Vu l p i o Avevo fatto una battuta: avevo detto: i giornalisti, a differenza dei magistrati, non possono essere trasferiti. Avrei fatto meglio a stare zitto. Da lì a poco sarei stato “trasferito” anch’io. “E’ stato la sera del 3 dicembre, dopo che sul mio giornale era uscito un mio servizio da Catanzaro sulle perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri politici e imprenditori. “ http://www.carlovulpio.it Come sempre, non solo durante questa inchiesta, ma perché questo è il mio modo di lavorare, avevo “fatto i nomi”. E cioè, non avevo omesso di scrivere i nomi di chi compariva negli atti giudiziari (il decreto di perquisizione dei magistrati di Salerno, che trovate su questo blog in versione integrale) non più coperti da segreto istruttorio. Tutto qui. Nomi noti, per lo più. Accompagnati però da qualche “new entry”: per esempio, Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, Mario Delli Priscoli, procuratore generale della Corte di Cassazione, Simone Luerti, presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Con una telefonata, il giorno stesso dell’uscita del mio articolo, la sera del 3 dicembre appunto, invece di sostenermi nel continuare a

lavorare sul “caso Catanzaro” (non chiamiamolo più “caso de Magistris”, per favore, altrimenti sembra che il problema sia l’ex pm calabrese e non ciò che stanno combinando a lui, a noi, alla giustizia e alla società italiana), invece di farmi continuare a lavorare – dicevo –, come sarebbe stato giusto e naturale, sono stato sollevato dall’incarico. Esonerato. Rimosso. Congedato. Trasferito. Con una telefonata, il mio direttore, Paolo Mieli, ha dichiarato concluso il mio viaggio fra Catanzaro e Salerno, Potenza e San Marino, Roma e Lamezia Terme. Un viaggio cominciato il 27 febbraio 2007, quando scoppiò “Toghe Lucane” (la terza inchiesta di de Magistris, con “Poseidone” e “Why Not”). Un viaggio che mi fece subito capire che da quel momento in poi nulla sarebbe stato più come prima all’interno della magistratura e in Italia. Tanto è vero che successivamente ho avvertito la necessità di scrivere un libro (“Roba Nostra”, Il Saggiatore), che, dicevo mentre lo consegnavo alle stampe, “è un libro al futuro”. Una battuta anche questa, certo, perché come si fa a prevedere il futuro? In un libro, poi, che si occupa di incroci pericolosi tra politica, giustizia e affari sporchi…Ma si vede che negli ultimi tempi le battute mi riescono piuttosto bene, visto che anche questa, come quella sul “trasferimento” dei giornalisti, si è avverata. Avevo detto – e lo racconto in “Roba Nostra” – che in Basilicata l’anno scorso è stato avviato un esperimento, che, se nessuno fosse intervenuto, sarebbe stato riprodotto da qualche altra parte in maniera più ampia e più disastrosa. E’ accaduto che mentre la procura di Catanzaro (c’era ancora de Magistris) stava

indagando su un bel numero di magistrati lucani, di Potenza e di Matera, la procura di Matera (gli indagati) si è messa a indagare sugli indagatori (de Magistris). Come? Surrettiziamente. E cioè? Si è inventato il reato di “associazione a delinquere finalizzato alla diffamazione a mezzo stampa” e ha messo sotto controllo i telefoni di cinque giornalisti (me compreso) e un ufficiale dei carabinieri (quello delegato da de Magistris per le indagini sui magistrati lucani). Così facendo, i magistrati indagati hanno potuto conoscere cosa si dicevano gli indagatori (de Magistris e l’ufficiale delegato a indagare). Avvertivo: guardate che così va a finire male. Chiedevo: caro CSM, caro Capo dello Stato, intervenite subito. Niente. Nemmeno una parola, un singulto, un cenno. Nemmeno quando era chiaro a tutti che quei magistrati lucani, al di là di ogni altra considerazione, vedevano ormai compromessa la loro terzietà. Un magistrato - si dice sempre, e a ragione -, come la moglie di Cesare, deve non soltanto “essere”, ma anche “apparire” imparziale, terzo, non sospettabile di alcunché. Per i magistrati lucani, invece, non è così. Nonostante siano parti in causa, essi continuano a indagare sugli indagatori, chiedono e ottengono proroghe di indagini (siamo alla quarta) perché, dicono, il reato che si sono inventati, l’associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa, è complicatissimo. E rimangono al proprio posto nonostante le associazioni regionali degli avvocati ne chiedano il trasferimento, per consentire un funzionamento appena credibile della giustizia. Niente. Si è lasciato incancrenire il problema ed ecco replicato l’esperimento a

All’interno ...

Gandhi è diventato Gandhi dopo aver letto “Il Regno di Dio è in noi” di Tostoj” Dialogo/Incontro con Vittorio De Seta - di Curtosi e Candido Inchieste: Il caso De Magistris; Ambiente e depurazione in Calabria; Scuola pubblica e democrazia; Anagrafe degli eletti in Calabria;

Di quale “Caso Salerno - Catanzaro” stiamo parlando? - di Maurizio Bolognetti RU486. Metodo farmacologico meno dispendioso e meno traumatico per la donna - di Simona Tulelli Uno Stato laico è possibile? - di Simona Tulelli Bruzzano e la cultura popolare - di Giovanna Canigiula Miseria - di Vincenzo Franco alias Nipio (Strenna Avvenire Vibonese - 1886)

La qualunque vince e io parteggio. Per De Magistris - di Giovanna Canigiula La fitodepurazione: un processo possibile - di Francesco Santopolo In memoria di Piergiorgio Welby - di Mina Welby Marcia per la libertà in Birmania, Iran e Tibet - di Marco Marchese Oltre la vita, oltre la morte - di Vittorio Emanuele Esposito

Catanzaro. La “guerra” fra procure non è altro che la riproduzione di quel corto circuito messo in atto da indagati che indagano sui loro indagatori, affinché, rovesciato il tavolo e saltate per aria le carte, non si sappia più chi ha torto e chi ha ragione perché, appunto, “c’è la guerra”. E dopo la “guerra”, ecco la “tregua” o, se preferite, “l’armistizio” (così, banalmente ma non meno consapevolmente, tutti i giornali, salvo rarissime eccezioni di singoli commentatori). Guerra e tregua. E’ questo il titolo dell’ultima, penosa sceneggiata italiana su una vicenda, scrivo in “Roba Nostra”, che è la “nuova Tangentopoli” italiana. Quando, sei mesi fa, è uscito il libro, qualcuno mi ha chiesto se non esagerassi. Adesso, l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dichiara: “Ciò che sta accadendo oggi è peggio di Tangentopoli”. E Primo Greganti, uno che se ne intende, ammette anche lui, che “sì, oggi è peggio di Tangentopoli”. Infine, una curiosità, o una coincidenza, o un suggerimento per una puntata al gioco del Lotto, fate voi. Mi hanno rimosso dal servizio che stavo seguendo a Catanzaro il 3 dicembre 2008. Esattamente un anno prima, il 3 dicembre 2007, Letizia Vacca, membro del CSM, anticipava “urbi et orbi” la decisione che poi il CSM avrebbe preso su Clementina Forleo e Luigi de Magistris. “Sono due cattivi magistrati, due figure negative”, disse la Vacca. E Forleo e de Magistris sono stati trasferiti. Per me, più modestamente, è bastata una telefonata. Ma diceva più o meno la stessa cosa. Diceva che sono un cattivo giornalista. Carlo Vulpio www.carlovulpio.it

Di seguito l’articolo di Vulpio “reo” di dire i nomi ...

Il blitz Operazione dei magistrati di Salerno. Sequestrata la documentazione

Caso de Magistris, toghe indagate “Illeciti per sfilargli le inchieste”

Perquisita la procura di Catanzaro sui filoni Why Not e Poseidone di Carlo Vulpio. Pubblicato il 3 dicembre 2008 sul Corriere della Sera

CATANZARO - Non era mai accaduto prima in Italia, che una procura della Repubblica fosse «circondata» come un fortino della malavita. Ieri è successo alla procura di Catanzaro, che per tutta la giornata e fino a tarda sera è stata letteralmente accerchiata da cento carabinieri e una ventina di poliziotti, tutti arrivati da Salerno. Con i carabinieri del Reparto operativo e i poliziotti della Digos, sono entrati in procura ben sette magistrati, tra i quali il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e i titolari dell' inchiesta, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Hanno notificato avvisi di garanzia e perquisito case e uffici dei magistrati calabresi che hanno scippato le inchieste «Poseidone» e «Why Not» all' ex pm Luigi de Magistris (ora giudice del Riesame a Napoli) e dei magistrati che queste inchieste hanno ereditato, «per smembrarle, disintegrarle e favorire alcuni indagati», scrivono i pm salernitani. Tra gli indagati «favoriti», l' ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa, l' ex governatore di Calabria, nonché ex procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il generale della Guardia di Finanza, Walter Cretella Lombardo, l' ex sottosegretario con delega al Cipe, Giuseppe Galati (Udc), Giancarlo Pittelli, deputato di Forza Italia, il ras della Compagnia delle Opere per il Sud Italia, Antonio Saladino. (continua www.carlovulpio.it)

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Periodico che non fruisce dei contributi statali all’editoria di cui alla Legge n°250 del 07/08/1990. La pubblicaazione è possibile soltanto grazie al lavoro volontario dei nostri collaboratori e al sostegno dei nostri abbonati e dei pochi sponsor che ci sostengono.

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Dialoghi/ Incontro con il regista-antropologo-poeta Vittorio De Seta tra parole e immagini come in un film

"Gandhi è diventato Gandhi dopo aver letto il Regno di Dio è in noi di Tolstoj" 22 novembre 2008 Intervista a Vittorio De Seta

L'8 settembre 2008, in occasione del sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo gira a Pentedattilo, in provincia di Reggio Calabria, il cortometraggio sull'articolo 23 della dichiarazione: "Articolo 23. Pentedàttilo" che sarà presentato il prossimo primo dicembre al Teatro Argentina in Roma. Nato in Sicilia (Palermo, 1923) da nobile famiglia di origini calabresi, il maestro del film documentario italiano vive a Sellia Marina, in provincia di Catanzaro, dove cura le sue tenute. Dopo essersi iscritto alla facoltà di Architettura nel ''41 fu allievo ufficiale dell'Accademia Navale di Livorno. Dopo l'armistizio fu internato in Austria dai nazisti. Liberato nel ''45 ricomincia a studiare e inizia ad occuparsi di fotografia e di cinema. Nel ''53 collabora come aiuto regista ne "Le village magique" di Jean Paul Le Chanois e, sempre nello stesso anno, affianca Mario Chiari in un episodio di "Amori di mezzo secolo". Il suo nome, nel dizionario del cinema dei registi mondiali dei tipi Enaudi, sta tra quelli di De Santis e De Sica. A partire dal ''54 sino al ''59 scrive e dirige una serie di documentari cortometraggi considerati oggi veri capolavori del cinema mondiale: Lu tempu di li pisci spata (1954 min 10'.04'' ); Isole di fuoco (1954 min 09'.02'' ); Surfarara (1955 min 09'.39''); Pasqua in Sicilia (1955 min 08'.12'' ); Conrtadini del mare (1955 min 09'.24'' ); Parabola d'oro (1955 min 09'.39'' ); Pescherecci (1958 min 10'.02'' ); Pastori di Orgosolo (1958 min 09'.54'' ); Un giornoin Barbagia (1958 min 09'.27'' ); I dimenticati (1959 min 16'.56'' ). Straordinari documenti originariamente in Ferraniacolor e Cinemascope oggi digitalizzati e ripubblicati ne "Il mondo perduto" assieme a "La fatica delle Mani",una raccolta di scritti su Vittorio De Seta a cura di Mario Capello che accompagna il dvd e in cui spiccano "La sabbia negli occhi" di Roberto Saviano, "su Banditi a Orgosolo" di Martin Scorsese, "una conversazione con Vittorio De Seta" di Goffredo Fofi, "Il

di Filippo Curtosi e Giuseppe Candido

metodo verghiano di De Seta" di Vincenzo Consolo, "De Seta: la Grande del documentario" di Alberto Farassino, "L'arcaico e la trasmissione della conoscenza" di Marco Maria Gazzano, "Un lungo viaggio verso il mondo perduto" di Gian Luca Farinelli. Nel ''61 De Seta esordisce col 35 mm nel lungometraggio con "Banditi a Orgosolo" ( Italia, 1961 - 98 min., 35 mm b/n). Seguono "Un uomo a metà" ( Italia, 1966 - 93 min., 35 mm, b/n) osteggiato dalla critica ma che ottenne riconoscimenti a Venezia e lodi da parte di Pierpaolo Pasolini e Moravia, "L'invitata" ( Italia-Francia, 1969

scuola italiana e il vero scopo della scuola non finalizzata all'ottenimento di una promozione o di un diploma ma piuttosto come preparazione alla vita, la formazione del carattere e della personalità. Tutti temi ripresi in "Quando la scuola cambia" ( Italia, 1978 - 240 min. 4 episodi , 16 mm, col.) con cui De Seta, rispondendo a chi gli sottolineava dopo l'uscita di Diario che quel maestro era finto e che non poteva attuarsi quel tipo di scuola, descrive quattro casi di scuola d'avanguardia, in Lombardia e in Puglia. Successivamente De Seta gira "La Sicilia rivisitata" (

Credo che Gesù sarebbe stato per l’eutanasia.

Con Pasolini ha in comune la formula "Sviluppo senza progresso"

".. Sono per l'autentica dottrina di Gesù. Però non credo che Gesù

abbia mai espresso i concetti che son

riassunti nel credo"

- 90 min., 35 mm, col.); "Diario di un maestro" ( Italia, 1973 270 min. 4 episodi , 16 mm, col.) evidenzia la problematica della

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periodico indipendente di cultura liberale, laica, libertaria, socialista e Radicale ----------------------------------------------------------------------------------Direttore Responsabile: Filippo Curtosi Direttore Editoriale: Giuseppe Candido Vice Direttori: Giovanna Canigiula e Marco Marchese Redazione: Giuseppe Fontana - Simona Tulelli - Riccardo Cristiano ----------------------------------------------------------------------------------Editore: Associazione culturale di volontariato “NON MOLLARE” - Via Ernesto Rossi, 2 - Cessaniti (Vibo Valenza) Redazione, amministrazione e impaginazione Via Crotone, 24 – 88050 Cropani (CZ) Tel/Fax. 0961 961036 - cell. 347 8253666 e.mail: redazione@almcalabria.it - internet: www.almcalabria.it Stampa: BRU.MAR - V.le dei Normanni, 23/q - CATANZARO Tel.0961.728005 - cell. 320.0955809

-----------------------------------------------------------------------------------Iscrizione Registro Stampa Periodica Tribunale di Catanzaro N°1 del 9 gennaio 2007

-----------------------------------------------------------------------------------Periodico partecipativo: la collaborazione è libera a tutti ed è da considerarsi totalmente gratuita e volontaria. Gli articoli riflettono il pensiero degli autori i quali si assumono la responsabilità di fronte la legge. Hanno collaborato a questo numero:

Giuseppe Candido, Giovanna Canigiula, Filippo Curtosi,Giuseppe Fontana, Simona Tulelli, Marco Marchese, Maurizio Bolognetti, Vittorio E. Esposito

Progetto grafica: Giuseppe Candido; Resp. distribuzione: Francesco Callipo

Questo numero è stato chiuso il 18 Dicembre 2008 alle ore 11,00

Italia, 1980 - 207 min. 4 episodi , 16 mm, col.), "Hong Komg, la citta dei profughi" ( Italia, 1980 135 min. 3 episodi , 16 mm, col.), "Quando la scuola cambia" ( Italia, 1978 - 240 min. 4 episodi , 16 mm, col.), "Un carnevale per Venezia" ( Italia, 1983 - 56' min., 16 mm, col.). Con "In Calabria" ( Italia, 1993 - 83' min., 16 mm, col.) ritorna alle tradizioni, al racconto della realtà ancestrale in cui un paese, un villaggio erano una comunità. In "Lettera dal Sahara" ( Italia, 2004 - 123' min., col.) De Seta racconta l'immigrazione nel mondo di oggi con la storia di Assan, un senegalese sbarcato a lampedusa e che, in meno di sei mesi, risale l'Italia passando per Napoli, Prato, Torino e cambiando ogni volta lavoro. E sul lavoro che nel settembre 2008, in occasione del sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo, gira in provincia di Reggio Calabria un cortometraggio sull'articolo 23 della dichiarazione, il lavoro. "Articolo 23. Pentedàttilo" (Italia, 8 settembre 2008 - min. 05' 49'' , col) è un cortometraggio in cui immagini, musiche

delle Calabrie ti accecano e raccontano. Pentedàttilo, a sud dell'Italia, è stato abbandonato dagli abitanti partiti in cerca del lavoro. Ma altri emigranti, ancora più poveri, arrivano a prenderne il posto.

Vittorio De Seta mentra esamina alcuni originali della Rivista di letteratura popolare La Calabria edita in Monteleone di calabria tra 1888 e il 1902 Lo scorso 28 ottobre, Vittorio De Seta, ha voluto farci l'onore di redigere la prefazione per "La Calabria", una raccolta di canti sacri, leggende, canti popolari,tratti dall'omonima rivista di letteratura popolare edita in Monteleone, dal 1888 al 1902 e che gli scriventi stanno curando e stiamo per pubblicare. Abbiamo pensato al maestro per la prefazione a questa raccolta perché i documentari di De Seta, lodati dalla critica nazionale ed internazionale, non raccontano ma mostrano la realtà e ripercorrono, nel tempo che celebra il culto mediatico, il mondo perduto che fu non per esorcizzare o evadere la realtà ma per recuperare il senso delle cose dai segni, dai simboli ancora carichi di sacralità laica perché vere, umane. Siamo andati a trovarlo in una giornata tempestosa, con il vento che piega la pioggia come le canne, per ringraziarlo della sua disponibilità e cogliendo l'occasione per fargli qualche domanda .....Antico e aspramente contemporaneo, la forza delle immagini dei cortometraggi che riescono a far parlare alberi, animali, vento, mare, a tradurre in racconto il rumore, ora lieve ora travolgente della vita. Lo incontriamo nella sua casa di Sellia Marina (CZ), facendo fatica a non distrarci dal nostro dialogo per guardare le sue cose,volti e corpi che diventano compagni di cammino. D: Nella fase in cui si trovano oggi l'Italia e il mondo nella crisi globale, cosa è diventato oggi il lavoro? R: Io ho fatto il lavoro manuale, sono stato due anni prigioniero. Una volta il lavoro in un certo senso era creativo .. perché il lavoro manuale è creativo. Uno fa un lavoro. vengono qui gli operai, una siepe, è finita e la vedi. Ma l'alienazione consiste nel fatto che ci sono degli operai in certe fabbriche meccaniche, che fanno dei pezzi che non sanno neanche che cosa sono, dove vanno. Se sono pezzi d'automobile o pezzi di un qualsiasi altro meccanismo. Perché ormai è fatto tutto per appalti. La fiat non è che produce, appalta tutte le parti. la cosa non può funzionare. Non fosse altro che per il fatto che per quattro milioni di anni si sapeva che cosa si faceva. Capito? La vita media poteva essere, che ne so, quarantacinque anni, mortalità infantile, gravidanze, ....figuriamoci, malaria, tubercolosi. Ci siamo liberati da questo, però si è perso un qualche altra cosa che era fondamentale. E che si sarebbe potuto mantenere.

D: Cosa ti piace di oggi? R: Di oggi? E' bellissimo voglio dire. Un trattore è una cosa bel-

lissima, e non è che non si può usare. Non c'era bisogno di buttare tutto il resto. E' un'incredibile imprevidenza da parte delle classi dirigenti. degli intellettuali. Nessuno ha dato l'allarme di questo. Che io sappia. salvo un americano: Torou, che a un certo punto ha detto che bisognava distruggere le mac-

Sul caso Eluana

Englaro cita Gesù :

"voglio misericordia e non sacrificio".

In Sardegna: c'era la cabadora

chine.

D: Finalmente hanno capito chi è Vittorio De Seta. In Italia, ... R: Adesso forse..., Saviano? D: Guardando i cortometraggi di De Seta si ha la netta sensazione di conoscere il tempo nelle sue varie scansioni, di conoscere il vento, di vederlo, di assaporarlo, di sentirlo. Oggi è una giornata De Setiana.Abbiamo visto le canne piegate dal vento. Nel cinema di De Seta è la stessa cosa. I tuoi documentari ripropongono esperienze di vita. De Seta scandaglia il fondo delle cose e dell'animo umano della cultura popolare? R: Si, in sostanza, la cultura contadina che è la cultura popolare, che era proprio la storia dell'uomo come evoluzione lenta, è stata buttata a mare. Io faccio sempre il paragone, forse ne ho già parlato. Insomma, si va sempre indietro. Già si parla dell'Umo da 4 milioni di anni. Io dico: 4 milioni di anni sono 42.000 secoli; 42.000 secoli sono come i metri della maratona. Sono 42.195 metri. Il progresso prende gli ultimi due metri. Nessuno parla mai di questo. Il nostro cervello si era sviluppato lentamente fino al 1827 quando è entrata in campo la locomotiva, tanto per stabilire una cosa. E li c'è stato un movimento. Un'accelerazione esponenziale. Per cui io sento che noi non facciamo più fronte. La vita è proprio cambiata. I documentari ripropongono quell'esperienza di vita che poteva avere un uomo siciliano di cinquant'anni fa. E quindi quella di sempre. Mi segue? E quindi gli odori, i sapori, i suoni. Tutto. Noi siamo stati privati di questo patrimonio, in cambio del progresso. Però a questo punto io dico che il frigo e questo telefonino (prendendo in mano il suo cellulare) l'abbiamo pagati troppo caro. (minuti 4':20''.11) D: Maestro, hai conosciuto Pasolini? Com' era Pasolini? R: l'ho visto 4 5 volte in tutto. Intanto molto generoso, molto anche impulsivo, diretto. Lui, ad esempio, quando ho fatto un uomo a metà che è stato letteralmente linciato da una parte della critica ma che è andata in corto circuito a Venezia, e poi adesso sempre meglio capisco perché,


3 lui è intervenuto. Ha parlato di cinema di poesia. Anche Moravia aveva fatto una buona critica. Però non è servito perché l'hanno massacrato passando pure notizie false. Quello che più ho di più lui (Pasolini ndr) è la formula "sviluppo senza progresso" . Tutto il resto per esempio, leggendo quegli articoli del Corriere della Sera, ecco, dovrei rileggerli. Ma non c'è mai tempo. Mi sono ricomprato il volume di Gramsci, non si fa più in tempo a seguire, a capire. (minuti 1':23''.17) D: Maestro, con Moravia che rapporto avevi? Com'era Moravia? R: No, Moravia era bravo, lui faceva la critica sull'espresso.

D: E' venuto in Sardegna? R: No, lui dirigeva una rivista. "Nuovi argomenti" che, mi pare nel '57 o '58, ha pubblicato un'inchiesta di Franco Cragnetta che era un antropologo sociologo. F. Cragnetta aveva fatto "a Orgosolo" raccontando Orgosolo, raccontando la famosa disamistate a cavallo della guerra mondiale. Una faida interna al paese. E proponendo

questo paese che era rimasto fuori dalla storia.

D: Lui era un'esistenzialista? R: Moravia? I titoli, una noia. Io ripeto, non lo conosco bene. Non ho avuto il tempo. Io per esempio Purz non l'ho letto. Non ho fatto in tempo. Però qualche anno fa ho passato due anni a rileggere solo Tolstoj. Perché Tolstoj oltre ai romanzi ha scritto dei saggi morali bellissimi. Gandhi è diventato Gandhi dopo aver letto un libro di Tolstoj che si chiama "Il Regno di Dio è in noi". Una frase che c'è nel vangelo.

D: Che rapporto ha con la fede De Seta? R: Questo è molto complesso. Io non riesco a rinunciare alla ragione. Se la fede è rinuncia alla ragione allora non ho fede. Ho una grande devozione, come dire, un'ammirazione immensa per Gesù. Per l'autentica dottrina di Gesù. Però non credo che Gesù abbia mai espresso i concetti che son riassunti nel credo. Cioè questa revisione, questo abbandono totale. Questa deve essere roba..., Tolstoj l'ha approfondito in questo libro che ho ma ma è in inglese e non riesco a leggere. Si chiama Critica della teologia dogmatica. I discorsi diventano troppo lunghi. In sostanza, Tolstoj mi ha insegnato che al di la della versione chiesastica, diciamo, di Gesù, della dottrina di Gesù. Che si riassume nel credo, che è stata annunciata a Nicea nel 300 d.C..

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Al di la di questo, la dottrina di Gesù è un'altra cosa, contrasta enormemente.

D: Tu innamorato di San Paolo? R: Si, si. Ma soprattutto di Gesù perché è stato falsato. Forse non si poteva fare altro. San Paolo lo stesso. Cioè praticamente: Gesù è un profeta. Infatti Lui dice(va) sempre: "è stato detto occhio per occhio ma, Io vi dico .....". Quindi Lui era venuto a cambiare. Quella frase che c'è nel vangelo: "Sono venuto soltanto a compiere". Non è vero. Però ... nel cristianesimo c'erano le sette giudeo cristiane che hanno mantenuto il vecchio testamento. Però fra il vecchi e il nuovo c'era un contrasto enorme. (minuti 4':18''.05) D: Riesci ad esprimere questo nei tuoi lavori ? Che Gesù è stato falsato? R: E no. Io volevo fare, ma non ce la farò. Insomma, non tutto il vangelo, un film su una parte del vangelo per cercare di spiegare. C'è un grosso equivoco di base. Cioè la dottrina di Gesù viene sempre espressa come un qualche cosa di meraviglioso ma

astruso, inattuabile, metafisico. Mentre invece no. Tolstoj mi ha insegnato che è profondamente razionale. Quando Gesù dice quei paradossi, che sembrano paradossi, "ama il tuo nemico". In realtà è giusto, è vero. E la gente lo sente tant'è vero che a questa dottrina la gente aderisce. Però poi è invalsa la consuetudine di dire: va bene, però questi sono sogni, la realtà è un altra. E quindi, per esempio, il Male. la chiesa riconosce il male, mentre invece Gesù non lo riconosceva. Oppure lo riconosceva come diminuzione di bene, ecco, non come entità autonoma.

D: San Paolo in un certo qual modo ha divinizzato.... R: San Paolo ha dovuto fondare una chiesa che è un istituto secolare. Che è uno Stato oggi, che ha una guardia svizzera, una guardia armata. Gesù diceva che - quando manda in giro i discepoli - che non dovevano portarsi neanche i sandali di ricambio. Neanche la bisaccia, forse neanche il bastone. Insomma, è differente nei vari vangeli. Li (nella chiesa ndr) abbiamo il Vaticano con la cappella sistina .... (minuti 2':00''.86) D: Parlando di nuovo di chiesa, lei diceva, raffigurava nelle sue parole una contrapposizione tra religione e religiosità sentita dalle persone. Oggi questo tema la chiesa lo ripropone per il caso

Englaro, come Piergiorgio Welby.. R: Nel Caso?

fu

per

D: Eluana Englaro, quella ragazza ... R: Si, e quello non l'ho seguito per niente.

D: In buona sostanza la situazione è la stessa cosa di Piergiorgio Welby.... R: Cos'era? La sacralità della vita? D: La sacralità della vita difesa fino all'ultimo tant'è che adesso in pratica si propone una petizione al Parlamento europeo per cercare di annullare tre gradi di giudizio più una sentenza della Corte costituzionale che già si sono espresse a favore di Beppino e della famiglia Englaro nella richiesta di veder rispettata l'autodeterminazione. R: Detto proprio in soldoni. La chiesa quando dice così tradisce. Perché Gesù, credo che nel vangelo è riportato tre o quattro volte, Lui dice: "voglio misericordia e non sacrificio". E' tutto li. Mantenerla in vita è un sacrificio. Per lei (Eluana ndr),

per la famiglia, per tutto. Io credo che Gesù sarebbe stato per l'eutanasia. Perché è la cosa logica, è razionale. Non c'è niente di irrazionale, niente di astruso, niente di metafisico nella dottrina di ..(Gesù ndr). Se tutti facessimo così credo che vivremmo in pace meravigliosamente. D: Nella cultura delle nostre tradizioni, come per il caso dell'aborto clandestino che c'era la figura delle mammane, esistevano delle figure simili per quanto riguarda l'aiutare a far soffrire meno nella morte? R: In Sardegna c'era sicuro. C'era la cabadora, la cabadora (deriva ndr) dallo spagnolo. Cioè, quando c'era qualcuno che era così, in difficoltà, e provvedeva lei. Quando la situazione era insostenibile. Quindi la saggezza popolare aveva trovato il rimedio. Perché è una questione di senso comune. Se uno accantona i pregiudizi, i principi. Umanamente una situazione così bisognerebbe intervenire, assumersi ....E' facile dire la vita è sacra. Ma che cosa vuol dire? Abbiamo avuto i cappellani militari. La chiesa ha partecipato alle guerre.

D: Cos'è il senso di colpa per De Seta? R: Il senso di colpa è che noi ...noi veniamo dal male. Dal così detto male. Il mondo della natura si vede: c'è il male. Il mondo dei dinosauri era un mondo basato sulla violenza. Noi veni-

amo da la. Ce lo portiamo nell'inconscio. L'inconscio è ereditario. D: Non c'è niente da fare insomma. R: E si, l'uomo esprime questa contraddizione: si è instaurata, non so quando non so come, la coscienza morale però è rimasto questo ricordo ereditario del male dal quale usciamo. Mi segue? (minuti 0':58''.15)

D: Come liberarsi dal senso di colpa? R: Capendo. Capendo il meccanismo. Per cui Gesù dice delle cose fondamentali. Una volta gli dicono: Tu che sei buono... E Lui (Gesù ndr) dice: "Io non sono buono, Dio è buono". Lui si dichiarava Uomo. E poi perdona tutti: perdona l'adultera, perdona il partigiano, il brigante crocefisso vicino a Lui, perdona tutti. Lo accoglievano i pubblicani, che erano gli esattori delle imposte, quindi doppiamente spregevoli per il popolo. Perché percepivano le imposte per i Romani, che poi l'impero romano era un impero militare fiscale. Non c'era questa grandezza di Roma che si dice. Si, perché facevano le strade ma in realtà spremevano sangue da tutti.

D: De Seta, come dice Scorsese, antropologo poeta? R: A.. questo l'ha detto Scorsese? Va be questo riguarda i documentari. Si, ma perché io neanche me ne rendevo conto quando li ho fatti. Adesso, ha ragione (Scorsese ndr), c'è come dire . un'interpretazione religiosa della vita. si sente nei documentari. Li avete visti adesso quelli restaurati? Perché una volta era così. C'era...., c'era la soggezione per il mistero. Cioè si riconosceva che c'era un qualcosa che non si può capire. La saggezza popolare questo lo aveva intuito. Mentre invece, oggi ... E' come la parabola dei vignaioli omicidi che c'è sempre nel vangelo. Quella è illuminante. Il padrone, cioè Dio, costruisce una vigna, la circonda di un muro, insomma, e poi la consegna a questi vignaioli. Poi quando manda a prendere l'affitto, manda i profeti, questi li maltrattano, qualche volta li uccidono. Allora Lui dice: manderò mio figlio almeno avranno rispetto di lui. Di questi temi, di queste cose non se ne parla mai. Il materialismo è questo. Si parla solo della pensione, l'ambiente. Cose sacro sante, per carità. Però questo e basta. S'è perso quel senso... quando si dice gli antichi, che poi noi giudichiamo spregevoli, ignoranti, arretrati, il popolo rozzo, violento. Ma quando mai! Avete visto i dimenticati? Quello era e ancora in parte è. Quindi è tutto un inganno. E' tutto un'impostura. Questo è il fatto. D: Pensa di essere stato, in un certo senso, scomunicato per aver detto verità scomode? R: Si, ma queste cose poi non le ho mai scritte. Però basterebbe riprendere Tolstoj. Non è che uno vuole fare chissà che. Non c'è questo assunto di originalità. ...... Tolstoj a un certo punto ha finito di scrivere. Ha smesso di scrivere narrativa, romanzi. Perché la chiesa ortodossa l'ha scomunicato. E poi ancora oggi è all'indice. Nessuno ne parla. E' una personalità, uno dei più grandi uomini del secondo millennio. Filippo Curtosi Giuseppe Candido

Inchieste

"Il Caso De Magistris"

"E' il magistrato più scomodo d'Italia. E' al centro di tutte le più scottanti inchieste che partono dalla Calabria e si diramano lungo l'intero tessuto politico ed economico della Regione, della Nazione, della Comunità Europea. di Maurizio Bolognetti http://www.fainotizia.it/ inchiesta/ il-caso-de-magistris

Ambiente e depurazione in Calabria

Indagine conoscitiva sullo stato dell'emergenza ambientale nella regione Calabria http://www.fainotizia.it/inc hiesta/5020491/contributi

Scuola pubblica e democrazia

Inchiesta volta a ricavare opinioni e confronti costruttivi per una riforma della scuola pubblica nazionale. http://www.fainotizia.it/inc hiesta/5025775/contributi

Anagrafe pubblica degli eletti per la trasparenza e la democrazia in Calabria

Conoscere per deliberare. Avere maggiori informazioni sull’operato dei nostri eletti mediante la promozione dell’anagrafe nei comuni della Calabria. http://www.fainotizia.it/inc hiesta/5024393/contributi

TIBET LIBERO PER UNA CINA DEMOCRATCA

Un appello ai Sindaci della Calabria il testo dell’appello http://www.fainotizia.it/200 8/04/01/caro-sindaco-2-iltibet-e-il-dalai-lamahanno-bisogno-anche-deltuo-aiuto


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w w w. a lmc a la b ria. it Di quale “Caso Salerno RU 486 Uno Stato laico è Metodo farmacologico meno dispendioso e meno traumatico per la donna possibile? Catanzaro” stiamo parlando ? Latronico, 5 dicembre 2008 Quale guerra tra procure? Gli inquirenti salernitani hanno semplicemente svolto le funzioni loro assegnate dalla legge. Sarà opportuno ricordare al PG Iannelli, al Ministro Alfano, al Presidente Napolitano e a coloro che in queste ore innalzano cortine fumogene per impedire, ancora una volta, che si parli dei contenuti dell’inchiesta, spostando l’attenzione sul fumo, che i magistrati salernitani hanno competenza ad indagare sui loro colleghi di Catanzaro, e lo stanno facendo sulla base di documentate denunce. Per usare un eufemismo potremmo dire che desta stupore l’iniziativa della Procura Generale di Catanzaro, che annuncia di voler indagare i magistrati salernitani e dispone il sequestro degli atti sequestrati. Gioverà segnalare al PG Iannelli quanto affermato sulla materia dall’avvocato Pietro Milio: “il contro-sequestro che sarebbe stato emesso oggi dalla Procura di Catanzaro contro quella di Salerno non esiste nel sistema giudiziario.” Verrebbe da dire: “Signori, ma a che gioco giochiamo?” In questa kafkiana vicenda, in cui i carnefici si spacciano per vittime e i ladri inseguono le guardie, è sempre più chiaro e solare l’obiettivo di rendere impossibili indagini che tocchino centri di potere anche occulti. Un ceto politico arrogante e impunito in queste ore fa quadrato per difendere l’indifendibile, e non una sola parola viene spesa per difendere un PM, messo alla gogna e trasferito d’urgenza. Vogliamo sapere, chiediamo di sapere, che fine abbiano fatto le inchieste Why not e Poseidone, e i veri motivi che hanno spinto il Procuratore Lombardi a togliere a De Magistris la delega d’indagine sull’inchiesta Poseidone e Dolcino Favi (ahì Dolcino!!!) ad avocare allo stesso De Magistris l’inchiesta Why not. Ma quanto è stato rapido il nostro Ministro della Giustizia, quanto è stato solerte nel disporre accertamenti preliminari sull’inchiesta della Procura di Salerno; un po’ meno solerte nell’intervenire su palesi incompatibilità ambientali lucane. Sembra di assistere ad un film già visto, che ha avuto per protagonista il predecessore di Alfano, Mastella da Ceppaloni, e che si è concluso con l’incredibile decisione del CSM di provvedere al trasferimento di sede e di funzione del dott. De Magistris. Occorre sgretolare il muro di omertà che ha consentito in questi mesi di insabbiare inchieste e colpire tutti coloro che si sono occupati del Caso De Magistris, anch’esso simbolo ed emblema del Caso Italia. Occorre dire al Presidente Napolitano, che

solo pochi giorni fa ha parlato di impoverimento morale e culturale del ceto politico meridionale, che se proprio ha da far sentire la sua voce su questa vicenda, la faccia sentire per difendere il diritto degli inquirenti di Salerno a poter indagare sui magistrati di Catanzaro. Perché non c’è una guerra tra Procure, ma solo di Domenico Guerrera

di Maurizio Bolognetti

una guerra volta ad impedire che si possano svolgere indagini su chi da sempre è abituato a sentirsi intoccabile. Abbiamo bisogno di sapere se in questo paese abbiano ancora diritto di cittadinanza la legge e il diritto. Abbiamo bisogno di sapere se in questo nostro Sud, e in questa nostra Italia, un magistrato che intenda indagare sullo sperpero di denaro pubblico, sulla montante corruzione, possa farlo o debba limitarsi a perseguire lavavetri e vucumprà. In questi due anni abbiamo difeso, noi garantisti, noi che da sempre denunciamo il disastro prodotto dal ceto oligarchico partitocratico meridionale, il diritto di un sostituto procuratore a poter indagare senza dover subire una quotidiana, proditoria, sistematica opera di delegittimazione. Potremmo ripetere, in queste ore, le parole pronunciate da Pierpaolo Pasolini in uno splendido articolo pubblicato sul Corriere della Sera e intitolato “Cos’è questo golpe? Io so.” Non lo faremo, ma di certo daremo seguito all’iniziativa di un settimanale di frontiera, che in questi anni ha svolto giornalismo d’inchiesta, denunciando intrallazzi e ruberie. Pubblicheremo anche noi, così come è stato pubblicato sul sito del settimanale Il Resto (http://www.ilresto.info/11.htm l), il decreto di perquisizione e sequestro disposto dalla Procura di Salerno e lo pubblicheremo sui Blog www.lucania.ilcannocchiale.it e www.toghelucane.ilcannocchiale.it. Riteniamo sia un atto doveroso e dovuto, nel momento in cui si profila un nuovo tentativo volto ad impedire l’accertamento della verità.

di Simona Tulelli

A poco più di un mese dagli strali lanciati dal Vaticano contro la sentenza della Cassazione che il 13 novembre ha autorizzato lo stop all'alimentazione ad Eluana Englaro (rendendo definitivo il decreto della Corte di Appello di Milano che, nel luglio scorso, aveva autorizzato la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale che la teneva artificialmente in vita), siamo di fronte ad un altro attacco alla laicità dello stato e, questa volta, ai diritti di autodeterminazione delle donne e della loro salute, da parte della Congregazione per la dottrina della fede, spalleggiata sulle pagine dei quotidiani da alcuni esponenti politici del nostro Governo. L’attacco, puntuale, arriva a due giorni dall’approvazione definitiva della richiesta di registrazione in Italia della pillola abortiva ru486: domani toccherà al comitato tecnico scientifico, poi, giovedì, dovrebbe riunirsi il consiglio di amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che deciderà in via definitiva. Il cardinale Javier Lozano Barragan insiste sull’aborto come “peccato” contro la vita, mentre sulle pagine del Corriere della Sera si registrano le reazioni “allarmate” del Ministro Giorgia Meloni che mette in guardia “Non è un anticoncezionale. E’ un’altra cosa. E’ un farmaco con gravi rischi, che interrompe una gravidanza già iniziata”. Le fa eco Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare che annuncia l’incompatibilità della adozione della pillola ru486 con la legge 194. Quest’ultima è portavoce di una crociata contro la ru486 già da qualche tempo, perlomeno da quando ha pubblicato con Franco Angeli La favola dell'aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486 (con Assuntina Morresi). Isabella Bertolini componente del direttivo del PDL alla Camera dei Deputati, alza la posta paventando, con toni da apocalisse, la deriva “laicista e nichilista dalle conseguenze gravi ed inimmaginabili”. L'uso della pillola abortiva stravolgerebbe radicalmente, secondo Bertolini, i principi alla base della legge 194 che prevede che l'aborto sia effettuato all'interno di strutture ospedaliere. Inoltre, con il via libera alla pillola abortiva si affermerebbe “la cultura della morte, rispetto alla cultura della tutela della vita” (http://www.asca.it/news). I toni da apocalisse fanno da sempre buon gioco all’ideologizzazione di temi su cui manca una adeguata infor-

mazione e sui quali, nel nostro paese, il Vaticano insiste richiamandosi a questioni di bioetica di difficile comprensione per tutti noi. Su questi temi non vogliamo discutere neanche in questa sede. Vogliamo però ricordare che la loro forte ideologizzazione, come sempre, fa perdere il nocciolo della questione e si ritiene quindi necessario ricordare che la sperimentazione della ru846 in Italia è iniziata nel 2005 all'Ospedale S. Anna di Torino sotto la direzione del dott. Silvio Viale (a questo proposito si segnala l’intervista al dott. Viale e a Eugenia Roccella http://www.radioradicale.it/scheda/206729/confronto-a-tre-voci-sul-libro-lafavola-dellaborto-facile-miti-erealta-della-pillola-ru486-dieugenia-ro) dopo un'ispezione ministeriale il cui esito positivo è stato emesso all'inizio del 2004 da parte del Consiglio superiore di sanità (CSS). La V sezione del CSS ha affermato che l'interruzione farmacologica di gravidanza comporta rischi che si possono considerare equivalenti a quelli dell'intervento chirurgico, se avviene in ambito ospedaliero. E infatti, l’introduzione della ru486 viene compresa nella normativa relativa all’IGV (Interruzione Volontaria di Gravidanza), finora praticata solo con intervento chirurgico, nella quale l’uso della pillola ru846 si inserisce come nuovo metodo, farmacologico, meno dispendioso economicamente e meno traumatico per la donna. Guido Rasi, direttore generale dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), l’organismo che sovraintende l’intera procedura, conferma che la registrazione, nel caso specifico, rappresenta un mutuo riconoscimento, essendoci già stato un via libera da parte dell’agenzia europea e che, se sarà introdotta in Italia, la pillola sarà erogata solo in ospedale, come previsto dalla legge 194. L’opposizione alla introduzione della pillola ru846, letta alla luce del suo inserimento all’interno della normativa sull’aborto che a momenti alterni si tenta di delegittimare, significa opposizione ai temi della libertà di ricerca scientifica, del ruolo sociale della scienza, del diritto all’autodeterminazione e alla libera scelta. Quella scelta che, per rispondere al Ministro Meloni, con l’inserimento della ru846 tra i metodi di IVG, mette al riparo da eventuali usi non legali della pillola e che costituisce un altro passo in avanti verso la tutela della salute delle donne.

di Simona Tulelli

La realtà in cui viviamo è complessa, ce ne rendiamo conto ogni giorno, e presenta molteplici ed infinite sfaccettature tanto da far sembrare una impresa titanica cercare di esaminarla. E tuttavia tale complessità non ci deve scoraggiare ed esimerci dal tentare di comprenderla. Il metodo più adatto è quella di analizzarla in alcune sue dimensioni. Ho sempre pensato che per affrontare alcuni argomenti e temi difficili, che toccano le corde più sensibili dell’opinione pubblica, si può cominciare dall’analizzarne gli elementi che a prima vista sembrano più vicini alla nostra realtà quotidiana. E così farò, iniziando dalla sala d’attesa di un parrucchiere mentre sfoglio svogliatamente un Oggi di qualche settimana fa e leggo: «Gentile Don Leonardo Zega, mio figlio, dodicenne, si masturba. Me ne sono accorta per caso, sorprendendolo davanti al suo televisore. Lui è un bravo ragazzo, va all'oratorio, si confessa e si comunica regolarmente, ma questo suo “buco nero” mi preoccupa. Devo tacere? E se no, come dirglielo? Non vorrei ferirlo» Elide D. – Lecce. Ho voluto citare questa semplice e candida missiva all’ex direttore di Famiglia Cristiana perché Elide, che può pur sembrare ingenua e anacronistica, non è solo una buona madre cattolica ma è parte di quei 3.209 adulti su un campione di 23.866 lettori di settimanali (dal rapporto Audipress sulla stampa periodica in Italia del 2007, per approfondimenti http://www.audipress.it) che comprano Oggi e votano. Se calcoliamo che quei 23. 866 altro non costituiscono che un campione rappresentativo della popolazione e che altri tremila lettori si distribuiscono solo su Famiglia Cristiana… Quasi un terzo dei buoni lettori di settimanali in Italia si orienta verso testate che hanno una chiara impronta cattolica. E votano. Ho voluto citare questa lettera in un momento in cui lo Stato Italiano sembra aver fatto qualche passo avanti verso l’affermazione dei diritti civili e della laicità dello Stato: sto parlando della sentenza della Cassazione che l'altro ieri, in tempi brevissimi, ha autorizzato lo stop all'alimentazione ad Eluana Englaro e rende definitivo il decreto della Corte di Appello di Milano che, nel luglio scorso, aveva autorizzato la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale che tiene in vita Eluana (La Repubblica, 13 Novembre 2008). (Continua .... su http://www.fainotizia.it/2008/11/15/uno-statolaico-e-possibile)


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L’associazione di volontariato culturale Non mollare edita la Calabria di Luigi Bruzzano

BRUZZANO E LA CULTURA POPOLARE CALABRESE

De Seta e Lombardi Satriani: la memoria del passato serve a recuperare la nostra identità di Giovanna Canigiula

di Domenico Guerrera

L’associazione di volontariato culturale Non mollare si accinge a riproporre editorialmente La Calabria, rivista di letteratura popolare fondata e diretta dal monteleonese Luigi Bruzzano, negli anni che vanno dal 1889 al 1902. Il progetto, curato da Filippo Curtosi e Giuseppe Candido, è nato dall’intento non solo di valorizzare quel ricco patrimonio di tradizioni popolari che rappresentano le nostre radici, ma anche di cercare di ricostruire quel particolare clima politico e culturale che a fine Ottocento anima una terra, la nostra, le cui vicende si intrecciano con quelle della difficile nascita di uno stato unitario e dell’altrettanto difficile realtà post unitaria. In questo particolare contesto va inquadrata l’opera di Bruzzano, che non è solo l’erudito e appassionato studioso di “cose calabre”, ma un giovane che, come altri del suo tempo, fa sue le grandi questioni della vita politica del secolo e, in nome degli ideali liberali di libertà, giustizia, democrazia, indipendenza, partecipa alla lotta di liberazione dal dominio straniero che infiamma l’intero paese. Nato nel 1830 a Monteleone, l’odierna Vibo Valentia, Bruzzano studia diritto a Catanzaro prima di dedicarsi alla letteratura e ottenere una cattedra presso il locale Liceo “Filangieri”. Sono anni intensi per la sua cittadina: perduto il prestigio di cui godeva durante la permanenza dei francesi, si ritrova con i Borboni sotto il peso di tasse che danneggiano il commercio mentre la proprietà rustica è deprezzata. Le due “vendite” carbonare presenti sul territorio subiscono, come nel resto della regione, una dura repressione. I giovani si organizzano: si riuniscono, discutono, programmano. Nei decenni successivi infatti, quando si tenta la via delle insurrezioni, i liberali monteleonesi sono attivissimi, affrontano perquisizioni e persecuzioni, ma non cessa la loro opera di propaganda.

Bruzzano, ammiratore di Mazzini e Garibaldi, partecipa nel 1860, a fianco dei garibaldini, allo scontro con le truppe borboniche guidate dal generale Ghio a Soveria Mannelli. E’ la vigilia di un’unità che non darà comunque pace alla Calabria: la politica fiscale del neonato Stato la condannerà ad una condizione di marginalità economica. Miseria, brigantaggio, emigrazione saranno i capitoli della nuova storia. Figura versatile, Bruzzano si interessa sempre più al recupero delle tradizioni popolari: così, oltre alle poesie politiche in cui denuncia le prepotenze e le soverchierie che si commettono nei piccoli paesi e che rendono poco invidiabili le condizioni della Calabria, scrive un saggio sulla scrittura fonetica del dialetto di Monteleone, traduce novelle nella lingua greca di Roccaforte, raccoglie novelle e canti calabresi, riduce in greco moderno e traduce in italiano racconti e favole albanesi, collabora con l’Archivio di Pitré, col Giornale della Domenica di Napoli, con la rivista francese La tradition. Attorno a lui gravita un piccolo universo di patrioti e letterati come Antonio Julia, Giovanni Battista Marzano, Pietro Ardito, Apollo Lumini, Carlo Massinissa Presterà, Giovanni De Giacomo, Ettore e Vito Capialbi, Mario Mandalari, Francesco Polito, Filippo Iacopo Pignatari, Carlo Buccisani, Raffaele De Leonardis, Carlo Giuranna, Salvatore Mele, Maria Giustina Zonta, Diego Corso, Vincenzo Bilotti, Pasquale Candela, Eugenio Scalfari, Raffaele Lombardi Satriani. Uomini dimenticati e ignoti ai più, professori imbevuti di cultura classica che volgono lo sguardo alla realtà circostante, esponenti della borghesia agraria e aristocratici che indagano la cultura contadina, il cui contributo è stato determinante per la conservazione e la conoscenza di usi e costumi di piccole realtà calabresi, di proverbi, ninne nanne, canti religiosi o briganteschi, liriche, detti, indovinelli, leggende, farse, imprecazioni, filastrocche, panzane, giochi infantili, superstizioni, favole. Documenti assai preziosi, perché non solo hanno consentito di non disperdere quella cultura cosiddetta minore e a trasmissione orale, ma anche di capire quanto delle tradizioni greco- latine sia sopravvissuto nelle credenze popolari calabresi e come queste si siano modificate nell’incontro col pensiero cristiano.

Nella prefazione al volume Vittorio De Seta, appassionato documentarista della realtà popolare calabrese del Novecento, pone l’accento sull’esilio che subirono, all’indomani dell’unità e ad opera della cultura ufficiale, le diverse parlate locali e quella straordinaria produzione “folkloristica” che racconta come esattamente eravamo. Unico il contributo di Luigi Maria Lombardi Satriani, antropologo, etnologo e profondo conoscitore della realtà meridionale. Il suo viaggio nel mondo della cultura popolare parte dal racconto delle primissime difficoltà dell’iniziativa letteraria di Bruzzano e Capialbi, dallo scherno dei concittadini e dei “dottorini da caffè” alla collaborazione che, pian piano, arriva da altri cor-

regionali. Colpisce, nella sua ricostruzione, il fatto che alcuni dei collaboratori non si siano limitati ad un’opera di raccolta ma, come nel caso di De Giacomo, abbiano tentato la via dell’interpretazione attraverso il metodo della comparazione e della documentazione storica, allo scopo di individuare il centro di irradiazione e le innovazioni e gli adattamenti nel tempo e nello spazio. Lo studioso cita anche il lavoro di Marzano, autore di un Dizionario etimologico calabrese pubblicato postumo dai figli e prima in forma di articoli sulla rivista di Bruzzano: alle spalle il sistematico spoglio di documenti relativi alle investiture, alle donazioni, alle fondazioni di monasteri normanni in Calabria, per concludere che la lingua greca classica fu sempre usata nella regione e le sue persistenze non hanno niente a che vedere con le “colonie neoelleniche” stanziatesi durante la dominazione normanna. Lombardi Satriani si chiede da quale prospettiva culturale e ideologica questi intellettuali si siano accostati alla cultura follklorica calabrese: l’amore per la propria terra è stata una componente essenziale e su questa ha attecchito quel clima

tardo- romantico e di atteggiamenti positivistici che si respirava in Italia e che indirizzava al recupero della poesia popolare. Non sempre gli esiti sono stati esaltanti: il passaggio dalla fase romantica a quella positivista ha generato complessità evidenti, come quando si indulge nella descrizione stereotipata della bellezza dei luoghi quale pretesto per introdurre i documenti popolari e li si colloca, in maniera forzata, in un unico contenitore letterario. Alcuni giudizi, come quello di Raffaele Corso, sono stati impietosi: in molti folkloristi non ci sarebbero state consapevolezza metodologica e prospettiva storiografica, per cui si tratterebbe di curiosi eruditi o scrittori che hanno tratto spunti dall’osservazione dei costumi. Non archeologi della parola, insomma, ma indagatori “senza ordine nel campo delle tradizioni”. Bruzzano muore nel 1902 e la rivista cessa la sua attività. In generale si assiste, in Italia, ad una stasi degli studi delle tradizioni popolari, aggravata dalla morte del siciliano Pitré, il più noto e accreditato tra gli studiosi di folklore. In Calabria solo Raffaele Lombardi Satriani riavvia il percorso tracciato da Bruzzano pubblicando, nel 1915, un periodico, il Folklore Calabrese, per promuovere la raccolta delle tradizioni regionali. Con lui si congratula Ettore Capialbi che non gli tace le difficoltà dell’impresa, non da ultime l’apatia e la resistenza dei conterranei, di quelle classi dominanti per le quali il popolo non può essere produttore di cultura. Questo secondo ciclo di studi presenta, come sottolinea lo studioso, un orientamento diverso: mentre La Calabria si limita a raccogliere la letteratura popolare e le sue espressioni linguistiche e dialettali, il Folklore allarga il proprio campo d’indagine e abbraccia l’etnografia. Un lavoro imponente, che si concreta nella fondazione della Biblioteca delle tradizioni popolari calabresi. Quali le conclusioni: pur con tutti i limiti, l’opera di questo gruppo di intellettuali vissuti a cavallo tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento ha consentito il recupero e la trasmissione della memoria popolare. “Custodi di memoria” li definisce L. M. Lombardi Satriani e siamo d’accordo con lui perché, come ci spiega, solo attraverso la conoscenza del passato le nostre vicende esistenziali e culturali possono farsi “libertà e progetto”. Giovanna Canigiula

Miseria !

Vincenzo Franco alias Nipio L'Avvenire Vibonese Strenna del 1886

Fermativi nu morzu pé piaciri O aggenti chi passati di la via, Trasiti nta sa casa pé vidiri Si nc' é miseria mai comu la mia: Non aju pani, non aju undi jiri E mancu focu mu mi scarfaria Mi viju avanzi li figghi periri Di friddu e fami e di dissenteria! Dati la carità pé st' innocenti, Ca vi lu rendi a milli chiju Ddio!... Fici la carità ..Non aju nenti... E ognunu passa e lu rimpaccia puru, Ed iju disperatu:- oi Gesù mio, Pari ca parru e parru cu nu muru! ... II Intra na staja allastricata e scura, Subbra a nu jazzu, chi pari di cani, Mori l'aggenti senza cuvertura Cu cuscina di petri e mazzacani! Morti di fama aspettamu a sta ura Tri figghi muzzicandusi li mani Lu patri, chi jiu fora mu procura Nu vrasciu e ncunu tozzulu di pani! E quandu infini cumpari lu tata Si ribbejanu a coru tutti quanti, Gridandu: - amminda a mia na muzzicata. E lu povaru patri a chiji pianti Si scippa li capiji a diricata, Pigghiandu Patraterni, Cristi e Santi!... III E, la matina quandu ssi levaru, Subbra a la pagghia mortu a Loigeju, Mpisicchiatu di friddu lu trovaru Cu l'occhi spanticati, povareju! Lu patri ndi jettau chianti l'amaru, Cà era di li figghi lu cchiù beju... E, quandu nta la vara l'acconzaru, Paria mortu daveru n'angiuleu!... Finisti di penari! di la porta - Facia na vecchiareja: - o tia nbiatu, L'avissi avutu jeu sta beja sorta! Ed allu beccamortu nci dicia Lu patri, nchi ebbi lu figghiu vasatu: Passa sta sira, cà ti pigghi a mia

Vincenzo Franco alias N i p i o


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E' il momento in cui un'intera regione dovrebbe sentirsi chiamata alla rivolta

La Qualunque vince e io parteggio. Per De Magistris Lo sceriffo cattivo, che tradisce i principi a cui si ispirava e getta fango impunemente su tutto

A Catanzaro succede una cosa pericolosissima: non solo, come finora è accaduto, la politica bipartisan tace e rifiuta persino la vetrina televisiva, ma tutti, in generale, invitano a riacquistare il senno e a non parteggiare in nome del buon nome - mi si perdoni il bisticcio - della regione, della giustizia non giustizialista, del decoro pubblico. A Catanzaro, la guerra tra le due procure è presentata come guerra di quel De Magistris che, anche per chi lo sosteneva, è ora lo sceriffo cattivo, che tradisce i principi a cui si ispirava e getta fango impunemente su tutto. Tant’è che si manda ripetutamente in onda una sua intervista di qualche anno fa, quando una delle inchieste era stata appena avviata, si profilava nelle sue parole il temporale ma non se ne immaginava la portata. Non la immaginava neppure

lui. Era fiducioso, pacato, garantista. Ha sbagliato parlando troppo questo magistrato? Forse. La stessa accusa la rivolgevano a Falcone. Dalla procura, tutti contro uno, dicono cose inquietanti e scontate: nessuna delle inchieste di De Magistris era destinata ad andare a buon fine, come la sua storia personale insegna (e del resto si è provato a scoperchiare anche le magagne del sistema scolastico, dimenticando che colleghi e superiori hanno mogli, sorelle, cugine di ogni ordine e grado all'interno del suddetto sistema); non è un magistrato preparato; è uno che, per godere dei primi piani, fa tutto ciò che un bravo magistrato mai farebbe. Allora, ragionando sulla sua buona fede, altrimenti sarebbe lunga: - mettiamo che De Magistris sia una specie di don Chisciotte moderno che, animato da principi nobili, getta

di Giovanna Canigiula ogni cosa in un calderone, travisa la realtà, scambia gli utili mulini a vento per nemici da combattere; - mettiamo che il folle cavaliere, vittima di un progetto più grande di lui, finisce prigioniero del gioco delle scatole cinesi che gli era piaciuto tanto: ne apre una, poi un'altra, poi un'altra e annega senza trovare una via d'uscita; - mettiamo che in procura abbiano ragione: le sue inchieste sono solo contenitori vuoti che, però, arrecano danni a chi vi si è trovato suo malgrado dentro. Messo tutto ciò e anche altro, le cose pur tuttavia non tornano: - se le sue inchieste sono contenitori vuoti, perché sottrargliele quando dice di essere in dirittura d'arrivo? -Se le sue inchieste non valgono un fico secco, perché il magistrato crotonese Bruni, chiamato a condividerne una, litiga coi magistrati catanzaresi, se

ne tira fuori e dichiara che sarebbe meglio passarne la competenza a Salerno? E perché se ne tira fuori anche Facciolla, attuale sostituto procuratore di Paola che all'epoca aveva denunciato la solitudine e gli ostacoli che, dall'interno, colpiscono chi intende onorare il mestiere? Se le sue inchieste sono scatole cinesi illusorie, perché rifiutare a Salerno ciò che la procura chiede? - Se le sue inchieste andavano chiuse, visto che non contengono nulla di nulla, perché al CSM ora dicono che Salerno le voleva scippare avendo saputo che si profilavano arresti eccellenti? E così: la politica tace (tutti collusi?); il Presidente della Repubblica tace (a chi lo rende questo putrido servigio? Non a noi); il giornalista è sollevato dall'incarico (i tagli all'editoria che si invocano non toccherebbero le grosse

testate sorrette e condizionate dai poteri forti, o sbaglio?); i magistrati lucani siedono sulle loro belle e grasse poltrone; a Catanzaro continuerà l'oscura commistura di poteri mafiosi di ogni lega. Si chiede un commento, ma quale? Dovrebbero dirci dove sono finiti gli oltre 700 milioni di finanziamenti spariti e magari, per alleggerire il tema, spiegarci pure perché il potentissimo Chiaravalloti aveva già senza pudore alcuno tracciato il futuro dell'ex pm. E' il momento in cui un'intera regione dovrebbe sentirsi chiamata alla rivolta ma guardiamo la miserevole fine: il dubbio, come un tarlo, comincia a farsi largo nelle menti. E vogliamo che sia così. Cetto La Qualunque vince e io parteggio. Per De Magistris. Perché qui la vicenda è legata al suo nome.

giovanna.canigiula@almcalabria.it

Bassi costi che non sono sufficienti ad alimentare quell’economia di scambio tra politici, progettisti e imprese

La fitodepurazione: un processo possibile

Processo combinato che consente di dimensionare gli impianti intensivi agli abitanti residenti e utilizzare la depurazione aggiuntiva nei mesi estivi Per gli immemori, l’estate del 2008 ma anche quelle precedenti, saranno ricordate come le stagioni delle “emergenze idriche”. Usiamo il plurale perché l’acqua presenta due tipi di emergenze (sia consentito anche a noi l’abuso): una legata alla sua disponibilità, l’altra allo scadimento qualitativo dovuto ad un inquinamento diffuso e sempre meno controllabile per il sommarsi dell’apporto da fonti di inquinamento localizzate (reflui urbani, agricoli, zootecnici, industriali) e non sempre gestiti in modo corretto, a quello da “fonti non localizzate” delle quali non si conosce o non si vuole conoscere il sito e l’origine. La superficie del nostro pianeta è costituita da acqua per il 75% mentre il restante 25% rappresenta le terre emerse ed è costituito per il 15% da ghiacciai e deserti e solo il 10% da paesaggi bioproduttivi, peraltro in costante diminuzione per l’avanzare dei processi di desertificazione legati in massima parte alle attività antropiche. Se riflettiamo sul fatto che la “Mezzaluna fertile”, una delle aree in cui hanno mosso i primi passi l’agricoltura e la domesticazione di piante e animali, è ora per il 90% desertica, forse avremo la misura di quanto le risorse naturali siano limitate e di come le attività umane possano modificarne i cicli evolutivi e minacciarne la conservazione. Rispetto alla prima emergenza, vorremmo ricordare che, misurando la portata alla foce dei fiumi, la Calabria è attraversata da 8,8 miliardi di m3 di acqua, di cui appena il 15% risulta regimentato per uso potabile, industriale o agricolo mentre il resto è lasciato libero di regalarci ogni tanto qualche Soverato o qualche Nardodipace. E questo è un dato che, chi è preposto al governo del territorio, dovrebbe ricordare ogni qualvolta fa uso dell’espressione emergenza per autoassolversi. L’altro aspetto riguarda la depurazione dei reflui urbani, agricoli e zootecnici la cui emergenza esplode ogni estate, giusto per offrire a molti sindaci l’opportunità di parlarne, senza affrontare adeguatamente il problema. Negli ultimi decenni, in molti paesi, la depurazione dei reflui è stata affrontata, oltre che con i consueti sistemi intensivi (depuratori), ricorrendo alla depurazione con sistemi naturali definiti in letteratura di tipo estensivo come l’infiltrazione- percolazione, il lagunaggio, l’accumulo in serbatoi e la fitodepurazione che, in alcuni casi, affiancano i processi

di Francesco Santopolo intensivi (depuratori) e in altri li sostituiscono. A S. Michele di Ganziria, per esempio, l’acqua fitodepurata recuperata a valle dell’impianto, consente l’irrigazione di 142 ettari di oliveti dimostrando che è possibile trasformare in risorsa quello che per ora è un problema. Così, mentre nella vicina Sicilia sono stati studiati e messi a punto sistemi naturali in grado di depurare, disinquinare e riutilizzare le acque reflue, i sindaci calabresi inseguono il miraggio della depurazione intensiva che, oltre a presentare difficoltà di gestione, ha elevati costi energetici per cui, paradossalmente, l’intervento di risanamento delle acque reflue si risolve in una maggiore concentrazione del PM (Particulate Matter) per il quale da tempo sono in atto studi sugli effetti che può avere sulla salute animale relativamente a quel nuovo gruppo di patologie denominate nanopatologie, riconducibili a malattie provocate da micro e nanoparticelle che riescono ad introdursi nell’organismo e la cui eziologia è indifferente rispetto all’origine e alla produzione del particolato stesso, per una sostanziale analogia evolutiva. Rispetto agli altri metodi, la fitodepurazione comporta il vantaggio di un basso costo di esecuzione e di gestione, la possibilità di riuso delle acque depurate, la riduzione dell’inquinamento atmosferico. In molti casi può essere una depurazione aggiuntiva nei territori a popolazione fluttuante, come è il caso di tutti i comuni calabresi ad indice medio- alto di accoglienza turistica La costruzione di un impianto di fitodepurazione è molto semplice e richiede prevalentemente operazioni di movimento terra e piccole opere edili eseguibili anche da imprese non particolarmente specializzate. I costi di manutenzione sono relativamente bassi e consistono nel taglio e rimozione della vegetazione sulle sponde, piccoli interventi sugli argini, quando necessari, nessun costo per la rimozione dei fanghi. Dal punto di vista tecnico, i sistemi di fitodepurazione possono essere a flusso superficiale, a flusso subsuperficiale orizzontale, a flusso subsuperficiale verticale. Dal punto di vista biologico le piante depuratrici possono essere macrofite radicate (emergenti o sommerse) o macrofite galleggianti. Nella fattispecie il sistema più idoneo per gli ambienti calabresi è quello subsuperficiale a macrofite emergenti che, con una scelta opportuna delle piante,

potrebbe costituire un elemento di arredo urbano, ove si pensi che molte piante come Cannacoro (Canna indica), Fior di cardinale (Lobelia cardinalis), Salcerella comune (Lythrum salicaria) completano il loro ciclo biologico con una fioritura appariscente. L’esecuzione consiste nello scavo di una trincea profonda da 0,1 a 0,6 m, in leggera pendenza, col fondo impermeabilizzato e ricoperto con sabbia, ghiaia o pietrisco e la realizzazione di sistemi di efflusso a monte e di deflusso a valle. L’acqua depurata può essere recuperata e riutilizzata. Per esempio bar, ristoranti, strutture di balneazione, potrebbero realizzare, a valle dell’impianto, un giardino fitodepurante e rendersi autonomi sia per lo smaltimento dei reflui che per la disponibilità di acqua di servizio. Lo stesso dicasi per quartieri periferici o per villaggi turistici. Dovendo funzionare principalmente nei periodi più favorevoli (primavera, estate), lo spazio necessario è di 1-5 m2 abitante equivalente (AE) che equivale al carico organico biodegradabile che ha una richiesta biochimica di ossigeno (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno. L’efficienza depurativa è elevata con la rimozione del 99,999% dei batteri coliformi, un abbattimento del BOD5 (fabbisogno di ossigeno biologico) e COD (fabbisogno di ossigeno chimico) tra il 90 e il 97%, dell’ammoniaca tra 68 e l’80% e del fosforo tra il 78 e il 95%. Soprattutto questo processo combinato consente di dimensionare gli impianti intensivi agli abitanti residenti e utilizzare la depurazione aggiuntiva nei mesi estivi, quando il carico di abitanti equivalenti si moltiplica per 5-6 volte. A conclusione di queste note non esaustive, vorremmo porci una domanda e cercare insieme una risposta. Posto che il problema delle depurazione dei reflui è cresciuto a dismisura con l’affermarsi della cultura distruttrice del consumismo e che in varie parti del mondo, Italia compresa, si va facendo ricorso ai sistemi di depurazione naturale o estensiva, come mai in Calabria questo problema viene affrontato solo con sistemi intensivi? Riteniamo che la risposta debba trovarsi nei bassi costi che non sono sufficienti ad alimentare quell’economia di scambio tra politici, progettisti e imprese che sembra ormai connotativa della società italiana.


7 Il messaggio di Mina

In memoria di Piergiorgio Welby In questi versi di Piero Welby c'è un compendio di vita, vissuta da lui con delusione iniziale, poi ripresa con caparbietà e ironia per fare di un male un bene incommensurabile e mai sognato da lui stesso, per noi tutti che siamo l'Italia in ricerca della riscossa per i diritti della persona. Lui sapeva di morire senza la vittoria in tasca, ma ci ha lasciato un'eredità che noi tutti, Radicali e non solo, ma anche cittadini senza alcuna appartenenza, abbiamo accolto e con determinazione continuiamo a fare sempre più nostra. Questo 20 dicembre, secondo anniversario del suo olocausto per la libertà di decidere di tutti i cittadini, ci ricorda

Era ieri o un miliardo di anni fa? E' successo veramente o sono prigioniero di un gioco incominciato per caso e che non riesco più a interrompere? Perché non compaiono le fate, i maghi, gli esseri incantati che possano ridarmi le mie gambe, le mie braccia, le mie mani stregate... Piergiorgio We l b y

che esistono valori più alti della vita stessa. Questa giornata cade in un periodo di grande discussione sull'esecuzione della sentenza del giudice per la liberazione di Eluana da uno stato innaturale tra una non vita e una non morte. Si può parlare di veri e propri tentati attentati alla nostra Costituzione. Noi con la nostra raccolta firme lanciata in tutta Italia cerchiamo di tener vivo e onorare il ricordo di Piero. Sappiamo che solo con una battaglia serrata riusciremo a uscire dagli attentati alla libertà della persona, dove terapie non volute vengono inflitte a molti

malati; uscire dal tunnel di una morte illegale, non richiesta dalla persona. Le parole di Welby sono rivolte al Parlamento:" Le scelte che avete di fronte sono scelte che vanno dritte al cuore della vita e della morte. Ciò detto, è indispensabile chiarire che, nell'affrontare le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie inguaribili e incurabili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Chi deve rispondere a queste domande, inquietanti, ma ineludibili, che aumentano con l'aumentare della "potenza" dell'apparato tecnoscientifico? In Europa alcuni stati hanno risposto con leggi, altri si apprestano a farlo, qualunque siano le convinzioni personali, si deve prendere atto che la tendenza generale va nel senso di un sempre maggiore rispetto della volontà espressa dagli interessati e di una minore discrezionalità del medico." Ecco noi siamo gambe, braccia e mani di Piero nella battaglia che lui ha ideato e promosso con il suo corpo "stregato" dalla malattia. Noi lo facciamo vivere e agire come avrebbe voluto lui. Un saluto a tutti, Mina Welby

Foto Mihai Romanciuch

La Chiesa romana e le parti più integraliste, illiberali e misoneiste del mondo cattolico sono da tempo schierate in una offensiva ideologica volta alla “difesa della vita“ nelle situazioni estreme, anche quando questo fondamentale dirittodovere dell’uomo e del cittadino, riconosciuto in tutti gli ordinamenti liberali e democratici, entra in conflitto con situazioni soggettive irreversibili, che rendono

Marcia per la libertà in Birmania, Iran, Tibet

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di Marco Marchese

Foto di Giuseppe Tulelli

Domenica 30 novembre si è tenuta a Roma la marcia per la libertà in Birmania, Iran, Tibet, organizzata dall’associazione Società Libera. A questa manifestazione hanno partecipato Radicali Italiani, Nessuno tocchi Caino, Non c’è pace senza giustizia e il Partito Radicale nonviolento. Noi dell’associazione per la resistenza nonviolenta abbiamo partecipato con una delegazione composta da Riccardo Cristiano, Marco Marchese, Salvatore Moscato e Claudio Giuseppe Scaldaferri. Un paio di centinaia le persone che hanno marciato per le vie di Roma, silenziosamente, e fino all’ultimo momento il tempo non è stato clemente, ma durante la manifestazione conclusasi a Piazza Farnese per fortuna non è venuto a piovere. Numerose le presenze “Radicali”:

Foto di Giuseppe Tulelli

Oltre la vita, oltre la morte di Vittorio Emanuele Esposito

insopportabile la sopravvivenza (come nel caso Welby) o in situazioni in cui addirittura la persona umana non c’è più, perché si è spenta la consapevolezza e la possibilità di percepire il mondo esterno (come nel caso Englaro). La difesa del principio, per cui la Chiesa e solo la Chiesa è custode e interprete del cosiddetto “diritto naturale” e, in nome di Dio, è arbitra della vita e della

Antonella Casu, Bruno Mellano, Michele De Lucia, Marco Pannella, Sergio D’Elia, Marco Perduca, Elisabetta Zamparutti, Marco Cappato, Sergio Stanzani, Giorgio Pagano, Sergio Rovasio e molti altri militanti radicali. Dai collegamenti che seguono si raggiungono gli audiovideo della marcia e la manifestazione conclusiva di Piazza Farnese, con gli interventi di Vincenzo Olita, Presidente di Società Libera, Hamid Assadian, membro del NCRI (National Council of Resistance of Iran), Ashin Sopaka, Monaco buddista birmano, Dechen Dolkar, rappresentante dell’Associazione Donne Tibetane in Italia, Stefania Fuscagni, consigliere della Regione Toscana (PDL) e vice Direttrice del Comitato Scientifico di Società Libera, Bruno Mellano, presidente di Radicali Italiani

morte ( vedi le esecuzioni capitali, non solo dei criminali, ma anche degli avversari politici, che sotto Pio IX si moltiplicarono nello Stato pontificio ) spegne ogni pietà cristiana nei confronti degli individui e dei loro familiari, che si trovano in condizioni non augurabili a nessuno. Abbiamo assistito così a forme di bieco sadismo propagandistico, come nell’esibizione di bottiglie d’acqua

per significare la volontà di continuare ad idratare la sfortunata ragazza che da diciassette anni si trova in stato vegetativo permanente ed è, pertanto, umanamente morta. E’ appena il caso di osservare che queste situazioni di vite prolungate o di morti procrastinate oltre l’ordine naturale delle cose sono la conseguenza delle tecniche artificiali di rianimazione e mantenimento in vita messe

a punto dalla medicina contemporanea. La vita sarà pure un “dono di Dio”, ma l’intervento dell’uomo, della scienza, delle macchine interferisce in modo decisivo su di essa e fa sorgere problemi nuovi non risolvibili sulla base di norme etiche astratte e non applicabili a casi che, fino a poco tempo fa, non erano neppure immaginabili. … ( C o n t i n u a )

http://www.almcalabria.it/ category/esposito-e-vittorio/


WWW. almcalabria.it

Dall’agosto 2007 Abolire la miseria della Calabria, il nostro periodico, esce soltanto su internet limitando l’edizione cartacea. In questa sezione riportiamo soltanto alcuni dei titoli (e relativi link) per ritrovare facilmente gli articoli sul web

Chi ha Scritto e cosa ....

Catanzaro mon amur di

Giovanna Canigiula 01/12/2008 Catanzaro. Ospedale civile. Quindi pubblico. Per tutti, insomma. Arriviamo questa mattina decisamente prima delle otto per un controllo ambulatoriale di mia madre, circa venti giorni dopo le dimissioni e trentadue dopo un ricovero per una consistente emoriasi. In attesa del medico, si chiacchiera. Di politica dapprima. Domina il berlusconiano doc: accusano il grande capo di essere un imbroglione, … http://www.almcalabria.it/2008/12 /12/catanzaro-mon-amour-2/

Un silenzio pieno di rumore

di Giovanna Canigiula 21/11/2008 Nell'inchiesta: Cosa e' veramente successo a Manuel Eliantonio nel Carcere di Marassi di Genova? Manuel Eliantonio è morto il 25 luglio di quest’anno nel carcere Marassi di Genova. La morte è stata etichettata sotto la voce “suicidio”. Le foto scattate all’obitorio del San Martino evidenziano ferite ed ecchimosi che il ragazzo difficilmente avrebbe potuto procurarsi da solo. http://www.fainotizia.it/ 2008/11/21/un-silenzio-pieno-dirumore

Buon Natale con qualche dubbio

di Giuseppe Fontana deadwoman montain 11/12/2008 Vi auguro Buon Natale, anche se non sappiamo chi sia nato il 25 dicembre se Osiride, Mitra o un altro dio, non certo Gesu'. Siamo tutti un po' mitraici (anche il papa con la sua mitra in testa), celti, ebrei ed egizi. Infatti forse gli Ebrei non erano altro che Egizi monoteisti e non un popolo di schiavi. Ricordo che ad una mia amica cattolica chiesi: se tu credi negli angeli perche' io non posso credere all'esistenza degli elfi? Dove sta scritto? E poi gli angeli derivano dall'immagine del dio Phanes, nato dall'uovo cosmico munito di ali come gli angeli, con zoccoli e coda. Cattolici, mi scusino se mi fan sorridere un po' beffardo, intanto auguro un Buon Natale anche a tutti I Vescovi e che non sognino troppo le donnine, altrimenti poi ... Non per essere irriverente ... Ma si finsce con lo sporcarsi le mutandine. http://www.fainotizia.it/2008/12/1 1/buon-natale-con-qualche-dubbio

Vite sospese: S’Anna di Isola Capo Rizzuto

di Giovanna Canigiula 20/11/2008 Nel pomeriggio del 15 novembre, mentre la popolazione di Cropani si preparava a manifestare contro il nuovo Cpa, i radicali calabresi hanno promosso un sit in a sostegno dei richiedenti asilo e invitato le parlamentari Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti a visitare la struttura. Il diluvio ha impedito lo svolgimento della manifestazione, la visita invece si è svolta …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/11 /20/vite-sospese-santanna-diisola-di-capo-rizzuto/

Il difficile cammino dei senza terra di Giovanna Canigiula Ieri pomeriggio, con Giuseppe

Candido, siamo andati a Cropani a visitare il residence Ale.mia, ora contestatissimo centro di prima accoglienza. Ci ha accolti, all’ingresso, un addetto alla sicurezza al quale abbiamo lasciato i nostri documenti e che ci ha consegnato un pass. Le prime cose che ci hanno colpito sono state la bellezza e la pulizia del luogo: abituati alla vista del Sant’Anna -che tra container e filo spinato dà l’idea del carcere per disperati …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/11 /08/il-difficile-cammino-deisenza-terra/

Eluana Englaro come Piergiorgio. Chiesa vergogna! La parola non è eutanasia ma autodeterminazione

di Giuseppe Candido 20 Novembre 2008 Due anni fa sostenevamo la battaglia radicale che Piergiorgio Welby condusse per il suo e il nostro diritto all’autodeterminazione. Due anni fa sostenevamo la battaglia radicale che Piergiorgio Welby condusse per il suo e il nostro diritto all’autodeterminazione. Durante la vicenda di Eluana Englaro abbiamo voluto rispettare la volonta del papà, Beppino Englaro imponendoci una sorta di silenzi stampa.Ma ora non ne posso più di sentire cretinate della chiesa che arriva chiedere firme per sostenere una petizione al Parlamento Europeo per la dignità della persona …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/11 /20/eluana-englaro-come-piergiorgio-chiesa-vergogna-la-parola-non-e-eutanasia-ma-autodeterminazione/

23 ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libertà della scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. 6 Novembre 2008, Sellia Marina (CZ). In un pomeriggio piovoso come raramente succede in Calabria, dove il sole e la luce spesso sono padroni, ci siamo recati a casa di Vittorio De Seta, maestro indiscusso del documentario italiano …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/11 /08/vittorio-de-seta-un-corto-peri-sessantanni-delladichiarazione-universale-deidiritti-delluomo/

Maestro unico ma non solo. Per la difesa della scuola nazionale. Un’anacronistica involuzione

di Giuseppe Candido 5 Ottobre 2008 Per capire che la scuola pubblica è un fondamento - baluardo democratico - delle nostre istituzioni repubblicane che oggi merita la nostra difesa è necessario rileggere le pagine della nostra storia. Nel discorso pronunciato - nel febbraio del ‘50 - al III Congresso dell’associazione a difesa della scuola nazionale, Piero Calamandrei chiede agli intervenuti: …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/10 /05/maestro-unico-ma-non-soloper-la-difesa-della-scuolanazionale/

Cave: il far-west della Calabria. E il paese Questo regime no può delle mezze verità non si smentisce durare. Leo Valiani, di Giuseppe Candido dall’antifascismo alla 22/09/2008 Su Calabria Ora, il quotidiano calResistenza abrese diretto da Paolo Policheni, di Giuseppe Candido 10 Novembre 2008 Nato a Fiume nel 1909, Leo Valiani (nato Weiczen) Senatore a vita dal 1980, ancora ragazzo aderì nelle fila dei giovani socialisti comunisti che combattevano, già nella clandestinità contro la dittatura fascista. Il suo attivismo antifascista gli costò un anno di confino nel 1928; fu poi arrestato di nuovo nel 1931 e condannato dal Tribunale Speciale a 12 anni di prigione per aver diffuso stampa antifascista. A seguito delle amnistie sopraggiunte recuperò la libertà dopo aver scontato sei di prigione …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/11 /10/questo-regime-no-puodurare-leo-valiani-dallantifascismo-alla-resistenza/

Vittorio De Seta: un corto per i sessant’anni della dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo. Non ci sono commenti 8 Novembre 2008 di Giuseppe Candido 28 Novembre 2008 Il suo ultimo capolavoro: quattro minuti per raccontare l’articolo 23 della carta. Vittorio De Seta Dicembre 1948 - Dicembre 2008 Sessanta anni della dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo Art.

oggi (lunedì 22 settembre 2008) a pagina 6 è stato pubblicato un articolo un articolo di Eugenio Furia dal titolo virgolettato <<Cave, la Calabria è un far-west>>. Da radicale ambientalista prima ancora che da geologo non ho mai smesso di denunciare in tutte le sedi (poche a dire il vero), la grave assenza di un PRAE per cui ho comprato il giornale quasi proprio per l'articolo in questione che, con richiamo in prima pagina, ha attirato il mio interesse. Un argomento assai “delicato”, quello delle attività estrattive in Calabria essendo argomento legato alle ecomafie mantenute dal far west. Argomento legato a doppio filo con quelli sul dissesto idrogeologico, sull'erosione costiera e relativo ad un uso razionale e sostenibile delle risorse del nostro territorio: la Calabria. E lo diciamo da calabresiche amiamo questa terra che, se non sarà capace di superare certi gap che ancora l'affliggono sarà facile preda per il contagio e la diffusione della miseria. Purtroppo però l'Italia, come recita la canzone della Nannini, è il paese delle mezze verità e la Calabria di ora non ne fa eccezione; per cui tra i virgolettati del bell'articolo, che campeggiava per mezza pagina sopra la pubblicità de “l'autunno ecologista” - programma delle giornate di dibattiti e approfondimenti politici promossi dalla sezione dei Verdi calabresi, non vi era spazio per le parole ecomafie, corruzione e illegalità. …(Continua) www.almcalabria.it/ category/ candido-giuseppe/

Sguardi del cinema italiano sui diritti umani

di Simona Tulelli 2 Dicembre 2008 Roma - Il 1 dicembre, giornata in cui già si celebra, come ogni anno, una ricorrenza importante come la Giornata mondiale per la lotta all’Aids, nella cornice del meraviglioso Teatro Argentina di Roma, la redazione di AlmCalabria è stata testimone di un evento memorabile in una atmosfera intensa ed emozionante: la presentazione dell’opera collettiva All Human Rights for All (Tutti i diritti Umani per tutti, ndr). Sguardi del cinema italiano sui diritti umani (che riprende il titolo che, nel 1998, le Nazioni Unite …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/12 /02/sguardi-del-cinema-italianosui-diritti-umani/

Uno Stato laico è possibile ?

di Simona Tulelli 17 Novembre 2008 La realtà in cui viviamo è complessa, ce ne rendiamo conto ogni giorno, e presenta molteplici ed infinite sfaccettature tanto da far sembrare una impresa titanica cercare di esaminarla. E tuttavia tale complessità non ci deve scoraggiare ed esimerci dal tentare di comprenderla. Il metodo più adatto è quella di analizzarla in alcune sue dimensioni. Ho sempre pensato che per affrontare alcuni argomenti e temi difficili …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/11 /17/uno-stato-laico-e-possibile/

BAR CAMP Esperimenti di democrazia: La crisi della (non) democrazia

di Simona Tulelli 04 Ottobre 2008 Sabato 4 ottobre 2008 a Roma piove a dirotto ma è necessario comunque prendere il motorino per arrivare in tempo all’appuntamento con il BarCamp. Via XX Settembre è chiusa e anche le strade intorno e io devo arrivare nelle vicinanze, in via IV novembre al civico 157 dove si trova L’Upter, la sede dell’Università Popolare di Roma che ospita la manifestazione. Lascio il motorino e mi incammino a piedi passando davanti al Quirinale che è sorvegliato da uno schieramento composito di forze dell’ordine: dimenticavo la visita di Benedetto XVI al presidente Giorgio Napolitano …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/10 /06/esperimenti-di-democraziala-crisi-della-non-democrazia/

Delirio di onnipotenza, i medici obiettano l’anticoncezionale

di Simona Tulelli 10 Settembre 2008 Con l’inchiesta dell’Associazione radicali di Roma che per due mesi ha monitorato nei fine settimana i pronto soccorso della capitale (La Repubblica, 10/09/08) si torna a parlare di un tema di vitale importanza per tutte le donne e tutti i cittadini, così come qualche mese fa. Alla vigilia della commercializzazione anche nel nostro paese della pillola abortiva (RU 486) per l’interruzione farmacologica di gravidanza, se ancora nei salotti televisivi si dà l’impressione che vi sia un margine per noi donne di poter scegliere liberamente, ed in coscienza, della nostra Vita le cose

stanno ben diversamente …(Continua) http://www.almcalabria.it/2008/09 /10/delirio-di-onnipotenza-imedici-obiettano-lanticoncezionale/

Ma per chi si stanno costruendo tutte queste abitazioni?

di Marco Marchese 8 Dicembre 2008 Cosenza. Da queste parti è come se fossero venute ad abitare decine di migliaia di persone in pochi anni. E molte altre nell’imminente futuro, ma in realtà… Il sito dell’Istat è una miniera d’informazioni. Nella tabella che segue, si possono leggere i dati che si riferiscono ai residenti non solo del Comune di Cosenza, ma dell’area interessata dal fenomeno edilizio oggetto di questa inchiesta. http://www.almcalabria.it/2008/12 /08/ma-per-chi-si-stanno-costruendo-tutte-queste-abitazioni/

“Cerchiobottista” l’intervento dell’A N M sulla vicenda Salerno-Catanzaro

di Maurizio Bolognetti 14 Dicembre 2008 Confesso che la presa di posizione dell’ANM sulla vicenda “SalernoCatanzaro” appare un po’ troppo cerchiobottista. Con il suo intervento, l’ANM di fatto sposa la tesi della “guerra tra procure”. Non potevamo aspettarci niente di meglio da chi, solo qualche mese fa, non ha speso una parola per difendere Luigi De Magistris. Tocca far presente agli illustri dirigenti dell’Associazione Nazionale Magistrati che la credibilità dell’istituzione giudiziaria è messa in discussione da inquietanti vicende verificatesi presso le Procure della Repubblica di Matera e Catanzaro. L’inchiesta Why not, così come l’inchiesta Poseidone, non è stata paralizzata dall’operato dei PM salernitani, ma da situazioni che sono ben descritte nel decreto di perquisizione e sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Salerno. Come possa l’ANM mettere sullo stesso piano l’operato di Jannelli e quello di Apicella e dei suoi sostituti, facciamo fatica a capirlo. Eppure è la stessa ANM ad affermare che la Procura Generale di Catanzaro ha compiuto “un atto grave in palese violazione dell’obbligo di astensione che grava sul magistrato che sia sottoposto a indagini in procedimento collegato.” Ripeto, non comprendo il cerchiobottismo dell’ANM. Se Salerno è competente ad indagare sui reati commessi dai magistrati di Catanzaro, perché l’operato di Apicella viene messo sullo stesso piano dell’operato di Jannelli? Cosa doveva fare la Procura di Salerno, dopo che per ben sette volte gli era stata negata la possibilità di disporre di atti indispensabili per poter continuare le indagini in corso su alcuni magistrati in servizio a Catanzaro? http://www.almcalabria.it/2008/12 /15/troppo-cerchiobottista-l’intervento-dell’anm-sulla-vicendasalerno-catanzaro/

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Anno II n° 8 Abolire la miseria della Calabria