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MORATORIA ONU ESECUZIONI CAPITALI: ESEGUITA IN IRAQ ANCHE QUELLA DELL’EX PRESIDENTE RAMADAN UMAR KHANBIEV - EX MINISTRO DELLA SANITÀ CECENO - CHIEDE ASILO POLITICO ALL’ITALIA. E DENUNCIA: IN CECENIA UN VERO E PROPRIO GENOCIDIO

COPIA OMAGGIO

Mensile indipendente di cultura liberale, laica, socialista e radicale

Marzo-Aprile 2007 - ANNO I - n°3-4

MINA WELBY:

LETTERA APERTA A DORIS LO MORO: “PENSIAMO CHE DALLE REGIONI POSSA VENIRE UN CONTRIBUTO IMPORTANTE CUBA: MANIFESTA ZIONE NONVIOLENTA DEL PARTITO RADICALE A L’AVANA A SO

STEGNO DELLE DAMAS DE BLANCO, PER LA LIBERAZIONE DEI PR IGIONIERI POLITICI

Presente anche Maria

Fida Moro

SIMONE CRISTICCHI: “QUESTO LATO OSCURO DELLA NOSTRA STORIA”. IDEATO A GIRIFALCO IL SUO VIDEO “DALL’ALTRA PARTE DEL CANCELLO” Intervista a Mons. Vincenzo Rimedio, vescovo di Lamezia T. Parla di famiglia tradizionale, unioni di fatto, DICO, gay, ragione e religione.


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CUBA: Manifestazione del Partito Radicale a La Havana. Nella delegazione anche Maria Fida Moro. I soliti Radicali. Associazione Nessuno Tocchi Caino : Moratoria ONU delle esecuzioni capitali Religioni: La verità è la libertà di credere o di non credere, attraverso la conoscenza Pane e Politica: “tutta colpa dei briganti” Umar Khanbiev chiede asilo politico a Prodi e denuncia il genocidio che da 10 anni avviene in Cecenia. Associazione Coscioni: Lettera aperta a Doris Lo Moro di Mina WelbY Bonino: “nei trattati europei nessun riferimen to a radici cristiane”

Radio Radicale: intervista di Simone Cristicchi reduce dalla vittoria a Sanremo Intervista a Mons. Vincenzo Rimedio vescovo di Lamezia Terme su Dico, gay, ragione e religione SOCIALE: Progetto Anziani. Intervista a Salvatore Colace presidente dell’associazione “L’altro aiuto” Droga: L’Unione rispetti il programma. Per il bene dell’Italia. E di tanti ragazzi

ABOLIRE LA MISERIA DELLA CALABRIA mensile indipendente di cultura liberale, laica, socialista e radicale ------------------------------------------------------------Direttore Responsabile: Filippo Curtosi Editore - Vice Direttore: Giuseppe Candido ------------------------------------------------------------------Redazione, amministrazione e impaginazione Via Crotone, 24 – 88050 Cropani (CZ) Tel/Fax. 0961 961036 – 0961/1916348 - 347 8253666 e.mail: giuseppecandido@interfree.it" sul blog: http://abolirelamiseria.blog.tiscali.it Stampa: BRU.MAR - V.le dei Normanni, 93/q - CATANZARO - tel.0961.728005 - 320.0955809

----------------------------------------------------------------------------------------------Iscrizione Registro Stampa Periodica Tribunale di Catanzaro N°1 del 9 gennaio 2007 --------------------------------------------------------------------------------------------------------Mensile partecipativo: la collaborazione è libera a tutti ed è da considerarsi totalmente gratuita. Gli articoli riflettono il pensiero degli autori i quali si assumono la responsabilità di fronte la legge. Hanno collaborato a questo numero: Giuseppe Candido, Giovanna Canigiula, Filippo Curtosi, Giuseppe Fontana; Amtomio Renda (grafica). Questo numero è stato chiuso il 27 marzo 2007 alle ore 18.55

2 “‘I Radicali chiedono referendum europeo" Strasburgo, 14 marzo 2007

NEWS FLASH

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Dichiarazione di Cappato e Pannella:

La celebrazione del cinquantenario dei Trattati deve essere l'occasione non certo per dispiegare l'ennesima prova di retorica europeista - alla quale si accompagna immancabilmente un rafforzamento dei connotati nazionali e burocratici dell'Unione - ma per riprendere l'iniziativa verso l'Europa politica, federalista e democratica. Come radicali al Parlamento europeo non solo riteniamo urgente che l'Unione si apra all'altra sponda del Mediterraneo, ma proponiamo una misura concreta di partecipazione diretta dei cittadini alla vita istituzionale europea. Abbiamo infatti iniziato oggi la raccolta firme di Parlamentari europei su una dichiarazione scritta che chiede: "che le future proposte di riforma dei Trattati dell'Unione europea siano innanzitutto sottoposte alla votazione dei cittadini tramite un "referendum europeo", cioè a suffragio universale diretto, al quale siano chiamati contemporaneamente tutti i cittadini europei" 5 primi firmatari Marco Cappato, Gérard Onesta, Riccardo Ventre, Józef Pinior e Marco Pannella.

Testo della dichiarazione sul referendum europeo 0028/2007

Parlamento europeo, – visto l'articolo 116 del suo regolamento, – vista la risoluzione del Parlamento europeo sul periodo di riflessione: struttura, temi e contesto per una valutazione del dibattito sull'Unione europea, A. considerando l'importanza delle scelte di fondo dell'Unione europea per tutti i suoi cittadini, B. ritiene che le decisioni sulle riforme dell'Unione devono implicare direttamente "il popolo europeo" in quanto tale, 1. chiede che le future proposte di riforma dei Trattati dell'Unione europea siano innanzitutto sottoposte alla votazione dei cittadini tramite un "referendum europeo", cioè a suffragio universale diretto, al quale siano chiamati contemporaneamente tutti i cittadini europei; 2. invita la Conferenza dei Presidenti a consultare la commissione per gli affari costituzionali al fine di esaminare la questione; 3. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, ai parlamenti degli Stati membri, alla Commissione europea e al Consiglio.


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A SOSTEGNO DELLE DAMAS DE BLANCO, PER LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI

CUBA: MANIFESTAZIONE DEL PARTITO RADICALE A L’AVANA

Transnazionale

nella delegazione Maria Fida Moro, Elisabetta Zamparutti, Marco Cappato, Matteo Mecacci e Maurizio Turco La.Havana-Roma-Bruxelles, 18 marzo 2007 Partito Radicale Nonviolento La delegazione del Partito radicale che ha manifestato a Cuba il 18 marzo era composta da Maria Fida Moro, figlia dello statista italiano Aldo Moro ucciso dalle Brigate Rosse, Elisabetta Zamparutti, Tesoriere dell’Associazione Nessuno Tocchi Caino e di Radicali Italiani, Marco Cappato, Deputato Europeo e Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Matteo Mecacci, Rappresentante all’ONU del Partito Radicale Nonviolento, Maurizio Turco, Deputato della Rosa nel Pugno, VicePresidente del Senato del Partito Radicale. La manifestazione del Partito radicale ha avuto i seguenti obiettivi e motivazioni: - per l'amnistia e la liberazione di Francisco Chaviano detenuto dal 1994 e iscritto al Partito radicale e di tutti i militanti democratici - è l’ora di finirla con l’accettazione razzista da parte degli europei della repressione degli omosessuali, a

manifestazione non autorizzata a La Havana, a Cuba, in occasione del quarto anniversario dell’arresto di 75 politici, intellettuali e giornalisti cubani, avvenuto il 18 marzo 2003, colpevoli solo di voler esercitare la loro liberta di espressione. I processi farsa contro i 75 esponenti democratici hanno portato a condanne dai 6 ai 25 anni di prigione. Dei 75 arrestati oggi, 65 restano ancora nelle carceri cubane. L’azione nonviolenta si è svolta a sostegno della marcia annuale organizzata dalle Damas De Blanco (le Signore in Bianco), gruppo di mogli, compagne e figlie dei detenuti politici insignito del Premio Sacharov del Parlamento europeo, che ogni 18 marzo sfilano silenziosamente vestite di bianco dalla Chiesa di Santa Rita da Cascia a l’Havana, lungo la 5a strada per chiedere la liberazione dei propri cari. I manifestanti radicali chiedevano anche un'amnistia e la liberazione di tutti i prigionieri politici - tra i quali Francisco Chaviano detenuto dal '94, già Presidente del Consiglio Nazionale per i diritti civili a Cuba e iscritto al Partito Radicale transnazionale- e la non discriminazione delle persone omosessuali.

i soliti Radicali

ADRIANO SOFRI: “IL

SILENZIO PRESSOCHÉ COMPLETO CHE IN ITALIA HA ACCOMPAGNATO QUESTO EPISODIO”

PUBB. SU “IL FOGLIO” 23/03/07

Non lo attribuirei tanto, ormai, a una complicità o a una indulgenza per il regime cubano, quanto a una indifferenza rispetto ai radicali. Le cose buone fatte dai radicali sono meno buone, perché sono esattamente quello che ci si aspetta da loro. I soliti radicali. Nemmeno il nome di Maria Fida Moro fa abbastanza notizia: la solita Maria Fida Moro.

La delegazione Radicale a Cuba Cuba come in Medio oriente, in Africa e ovunque - per la piena libertà religiosa, per la separazione delle chiese dallo Stato e dello Stato dalle chiese. Il 18 marzo alle ore 12 locali, una delegazione di dirigenti e parlamentari del Partito R,,adicale ha iniziato una

Visita di Putin in Italia: i Radicali presentano un'interrogazione a Prodi e D'Alema Roma, 13 marzo 2007

Interrogazione al Presidente del Consiglio Romano Prodi e al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema dei deputati radicali Capezzone, Mellano, Poretti, Turco, D'Elia, Beltrandi Al Presidente del Consiglio dei ministri Al Ministro degli esteri Premesso: - che in data 13 marzo 2007 è prevista la visita ufficiale nel nostro Paese del Capo di Stato Russo Vladimir Putin; - che l’impegno preso dai nostri due Paesi, anche in occasione di questo incontro, è quello di mantenere i rapporti politici ed economici sotto un profilo di collaborazione e di reciprocità piena sul piano del riconoscimento dei diritti, sulla trasparenza delle transazioni di tipo economico e sulle politiche internazionali ed energetiche; - che, allo stato, al contrario, tale chiarezza di rapporto è gravemente offuscata dalla mancata risoluzione, anche e solo a livello informativo, di alcune gravi questioni ancora orfane di specifiche, puntuali ed esaustive risposte da parte del governo Russo; - che, più precisamente, il nostro Paese è da anni in attesa di una risposta in merito all’uccisione del giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, che stava denunciando la portata delle atrocità russe in Cecenia; - che più precisamente nulla è stato non solo chiarito ma anche semplicemente riferito in ordine alla morte di alcuni giornalisti che hanno più volte denunciato l’eccidio ceceno per mano armata dei miliziani russi, ultima e tra le più inquietanti, quella della giornalista Anna Politkovskaia; - che, altresì, molta chiarezza bisogna ancora fare in merito alle intenzioni reali del governo Russo in ordine alle politiche energetiche e alla paventata creazione di un canale unico per il trasporto del gas, mezzo con cui tenere lontane le compagnie straniere, alla nazionalizzazione delle piattaforme off-shore, ricollocate sotto l’ala dei colossi di Stato Gazprom Rosneft; dalle intese con l’Algeria per l’accesso ai pozzi di petrolio e di gas, fino agli accordi sottoscritti con l’Iran tesi a coordinare al meglio la produzione di gas; tanto premesso gli interroganti chiedono di sapere:se e come si ritenga di ottenere dal Presidente Russo Vladimir Putin, in questa particolare e importante occasione di incontro ufficiale, risposte adeguate ed esaustive sui punti succitati e se intende preventivamente porre le stesse all’attenzione dell’opinione pubblica.


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NESSUNO TOCCHI CAINO - MORATORIA ONU

PARLAMENTO EUROPEO. GRUPPO ALDE INSISTE PER PRESENTAZIONE MORATORIA ASSEMBLEA GENERALE IN CORSO 16 marzo 2007: su iniziativa del Presidente Graham Watson e dei Deputati radicali Marco Pannella e Marco Cappato, il Gruppo ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa) ha approvato, il 14 marzo, una proposta di interrogazione orale con dibattito indirizzata a Consiglio e Commissione. L'iniziativa è volta ad ottenere che siano onorati gli impegni presi affinché l'attuale Assemblea generale dell'ONU approvi una moratoria universale sulle esecuzioni capitali - come già chiesto dallo stesso PE, dalla Commissione, dal Consiglio, dal Parlamento italiano e dal Consiglio d'Europa - superando le attuali resistenze e la vera e propria "paura di vincere" da parte dei Governi europei. Il Gruppo ALDE chiede "per quale motivo ancora non è stato depositato, e nemmeno predisposto, un testo di risoluzione per l'Assemblea generale" e "quali sono gli sforzi e le azioni che la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri stanno dispiegando al fine di non dissipare questa storica occasione - davvero unica anche in termini di sostegno dell'opinione pubblica - per l'avanzamento dei diritti umani nel mondo". La Conferenza dei Presidenti dei gruppi al PE ha dato il 15 marzo parere favorevole all'inserimento all'ordine del giorno della prossima sessione plenaria di aprile di un dibattito con la Commissione e il Consiglio che

si concluderà con il voto su una risoluzione. All'inizio della settimana, Emma Bonino, ministro per il commercio internazionale e per le politiche, ha dichiarato a Radio Radicale che c'è il rischio di un rinvio. "Col passare dei giorni - spiega la Bonino - si rischia di ritrovarci in una situazione in cui non c'e' un voto negativo politico esplicito ma una specie di resistenza passiva che produce un nulla di fatto". Il ministro Bonino esprime quindi preoccupazione perché "i giorni stanno passando in modo inesorabile" e l'iniziativa "sposata così a fondo dal Governo italiano e con il sostegno del Presidente della Repubblica" rischia di portare a un altro rinvio. Da parte sua, Marco Pannella ha "acquisito la quasicertezza che il governo di centrosinistra, con il supporto del centrodestra, si appresta a far decadere la proposta italiana di una moratoria sulle esecuzioni capitali in sede Onu". L'Europarlamentare radicale e Presidente di Nessuno tocchi Caino ha reso la dichiarazione nel corso di un collegamento con Radio Radicale da Piazza Farnese, dove il 10 marzo si svolgeva la manifestazione in sostegno dei Dico. Bonino e Pannella hanno chiesto un incontro urgente al premier Romano Prodi e al ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Per saperne di più: http://www.nessunotocchicaino.it/

4 MAROCCO. IL RE CONCEDE LA GRAZIA A 14 CONDANNATI A MORTE 2 marzo 2007: il re del Marocco ha concesso la grazia a 14 condannati alla pena capitale, ha annunciato in televisione il Ministro della Giustizia marocchino. La decisione giunge nell'ambito di un'amnistia che il sovrano Mohammed VI ha concesso a un totale di 8.836 detenuti, a seguito della nascita della sua prima figlia, la principessa Lalla Khadija, avvenuta il 28 febbraio. Per molti osservatori si tratta di un ulteriore segnale nella direzione dell'abolizione della pena capitale nel paese. L'ultima esecuzione in Marocco è avvenuta nel 1993 quando Mohammed Tabet, questore di polizia e capo dell'intelligence generale del paese, è stato giustiziato per abuso della sua posizione e stupro di centinaia di donne e ragazze. In occasione del Terzo Congresso Mondiale contro la Pena di Morte, tenutosi a Parigi all'inizio di febbraio di quest’anno, il presidente del Consiglio Consultivo per i Diritti Umani marocchino, Idris Ben Dhikri, ha annunciato che il Marocco abolirà la pena di morte prima del termine dell'attuale mandato parlamentare, ossia entro la fine di aprile. Dhikri ha dichiarato esserci un consenso generale sull'argomento, ed ha reso noto che è stata formata una commissione giuridica incaricata di modificare il codice penale in vista dell'abolizione. Per saperne di più: http://allafrica.com/

IRAQ. CONDANNA A MORTE ESEGUITA PER EX VICE PRESIDENTE RAMADAN Roma, 20 marzo 2007 - dichiarazione di Marco Pannella da stasera riprendo lo sciopero - per ora - della fame

per ottenere il rispetto degli impegni solenni e reiterati di parlamenti e di governi, in primis quello italiano, per la presentazione alla presente assemblea generale dell’ONU di una risoluzione per la moratoria della pena di morte.

L’esecuzione dell'ex vice presidente iracheno Taha Yassin Ramadan provocherà, certamente, un feroce rafforzamento degli odi e del tragico momento che attraversano le popolazioni irachene e quelle che dall’Afghanistan alla Palestina non hanno certo bisogno che continui nel mondo la follia delle esecuzioni, degli assassini di Stato. L’opinione pubblica di tutto il mondo aveva a tutti dimostrato che la battaglia nonviolenta che avevamo rilanciato sin dal mese di luglio all’insegna di “Nessuno Tocchi Saddam” era necessaria e che l’assurdità degli stati, ivi compreso il nostro, avrebbe esteso ed aggravato la tragedia che il mondo sta vivendo. Malgrado tassativi pronunciamenti del Parlamento italiano, del Parlamento europeo, del Consiglio d’Europa, di tutte le istituzioni europee e della maggioranza degli stati membri dell’ONU, e malgrado l’apparente convinzione, anche di tutta la classe dirigente, dell’oligarchia italiana ed europea, la risoluzione che

sin dall’inizio di gennaio è stata preannunciata per l’attuale Assemblea Generale dell’ONU, malgrado la nostra mobilitazione istituzionale politica e civile, questa risoluzione non è stata

presentata, anzi non è stata nemmeno compilata. Lo ripeto: l’esecuzione di stamane ed altre annunciate, le tante nel frattempo compiute in tutto il mondo - da allora ad oggi - nonostante le delibere, tassative, reiterate di parlamenti e governi continueranno, mentre anche il “governino italiano” - sembrerebbe per l’ennesima volta rassegnato, nel totale disinteresse

anche delle opposizioni - all’ennesimo, osceno e irresponsabile rinvio. Noi siamo felici più di chiunque del salvataggio effettuato in Afghanistan del nostro Daniele Mastrogiacomo. Con un centesimo della volontà e dell’impegno fortunatamente fornito in questa settimana per raggiungere questo risultato, certamente sarebbe stato e sarebbe ancora possibile scongiurare migliaia e migliaia di morti. Per questo, mi appare opportuno, necessario, riprendere l’iniziativa nonviolenta, lo sciopero - per ora - della fame, a partire da domani sera. Mi auguro che contribuirà a rendere possibile, da parte del potere, quel che era ed è impegnato a fare: presentare senza più alibi ormai indecenti - la risoluzione per la moratoria che di già nel 1999, avendo assicurata l’approvazione da parte della maggioranza dell’Assemblea generale dell’ONU, venne inopinatamente non più presentata nella scandalizzata incredulità perfino del rappresentante italiano all’ONU, l’Ambasciatore Francesco Paolo Fulci.


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RELIGIONI

La verità è la libertà di credere o di non credere, attraverso la Conoscenza. E’ una scelta difficile, come la nonviolenza di Gandhi, strumentalizzata politicamente come ogni principio etico e morale, ed inglobato in pensieri, religioni ed ideologie o persino in sistemi economici. In questo ci sta davvero tutto, tranne che l’accettazione delle altrui idee, sia qualsiasi forma di fede. Infatti mi chiedo dove si collocano i Cattolici, che nella norma non sanno in cosa credono, ma sanno solo di essere discendenti della Democrazia Cristiana. Sinceramente mi rifiuto di parlare di politica e misurarmi coi credenti, è meglio parlare di pallone, in fondo è più formativo, perché tutti si danno arie da sapientoni, ma alla fine si parla per sentito dire, sia un’omelia, un sermone o un comizio, o di quel poco che si capisce vedendo il telegiornale (quando non ci si addormenta sulla poltrona). La verità è la libertà di credere o di non credere, attraverso la Conoscenza. Quando siamo costretti dal sistema economico a festeggiare Babbo Natale (il dio coca-cola) il 25 dicembre, giorno in cui non è nato Gesù, ma il dio Mitra, quando festeggiamo Halloween o l’Albero, che sono festività tipicamente celtiche, quando si parla degli angeli tali e quali al dio Phanes o del diavolo identico al dio Pan (figura tipica del medioevo) o dei sacramenti (ad esempio la cresima era tipica fra i seguaci del dio Mitra, il battesimo per immersione fra gli Ebrei Esseni), quando si parla di vangeli canonici e sinottici, ignorando gli apocrifi (comunemente accettati dal popolino e dalla Chiesa), quando si parla di Paradiso, Inferno (ne parla Zorohastro della Persia, prima della Bibbia), Purgatorio e Limbo, mi chiedo cosa ci sia di veramente cattolico o di cristiano, o di vero, nelle parole del Papa o di un Sacerdote. Sono libero di credere al segno della Croce, di non credere alla verginità perpetua di S. Maria, che non è certo la madre di Dio o di credere che Gesù avesse fratelli e veri figli o che Maddalena fosse realmente sua moglie e non una prostituta, che in Vangeli gnostici, furono decretati falsi perché non credevano nella gerarchia ecclesiastica ed all’intermediazione della Chiesa fra i fedeli e Dio, che proponevano la salvezza attraverso l’introspezione poiché Dio è in noi, posso credere che l’erede di Gesù sia stato Giacomo, suo vero fratello, e non certo Pietro al quale avrebbe detto solamente, che l’avrebbe trovato sotto ogni pietra, che lo Spirito Santo è concettual-

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mente femmina (Sophia degli gnosi, madre di Yavhè, il Demiurgo, Satana per i Cristiani Gnostici), che scritture. Posso credere che il Diavolo come concetto di Male assoluto non esiste, ma che il Male è un gene nato con noi, esseri umani. Posso allora credere che tutte le religioni sono vere nella stessa misura in cui sono state inventate dall’uomo sotto l’influenza dell’ambiente naturale, economico e sociale in cui vive. Sia questo un invito ad informarsi prima di credere, che la Fede sia figlia della Conoscenza e non dell’Ignoranza. Personalmente preferisco ammirare gli uccelli che cibano di frutta e di insetti, che volano beccando in volo la preda, sentire i profumi di fiori tra le siepi, figgere la luce che filtra fra il fogliame degli alberi, sorprendere gli scoiattoli saltare da un albero all’altro e se devo proprio ascoltare chi crede ai diavoli e agli angeli, ebbene è più facile che veda spuntare un elfo, uno gnomo o un hobbit da dietro un albero. Giuseppe Fontana

“Sono troppo lontani da noi questi signori per poter sperare che ci aiutino a sopravvivere più dignitosamente”

PANE E POLITICA: “E’ TUTTA COLPA DEI BRIGANTI” da Alleanza nazionale ai Ds a Rifondazione, dal Pdm all’Udeur ai Comunisti italiani a Forza Italia. Figuracce di ordinaria amministrazione. Ora che sono grande ho deciso: voglio fare la parlamentare. Più di ventunomila euro lorde al mese e più di diciassettemila nette. Un anno di logorante lavoro non porterebbe tali cifre alle mie tasche. Avrei vocazione umanitaria: farei dell’appartamento di mia madre una piccola reggia, i miei gatti sarebbero fantastici principini, adotterei tre miserabili cagnette: cosa desidera oggi per

colazione, madame cagnetta uno? E voi, mademoiselles cagnette due e tre? Voglio occupare la centotreesima poltrona in Parlamento, su nomina di un governo che sa pagare bene i contributi in voti. Voglio essere la donna-poltrona, magari con vocazione ballerina: davvero importa a qualcuno che De Gregorio vada a destra e Follini a sinistra? Con un po’ di fortuna e facendomi scaltra potrei far calare la nomina dall’alto, come usa ormai nell’iperuranico mondo della politica, per poi fondarne uno mio di partitino, legare al laccio un migliaio di precari e disoccupati e portarmeli a spasso a seconda dei bisogni. Le tre puntate di “Pane e politica”, in cui Iacona ha raccontato il suo viaggio dalle miserie della periferia calabrese al cuore romano del potere, non ci hanno illuminato su ciò che sapevamo già, ma ci hanno sbigottito per la mancanza assoluta di pudore con cui i protagonisti, macchiette pericolose di governi locali o nazionali, hanno millantato ciò che sapevamo già. A Catanzaro, il giovane tuttofare del trasformista Tallini raccomanda in diretta l’universitaria di turno e spiega che certo, così va il mondo: che tu sia senza lavoro o senza lampione sotto casa, che tu stia male o voglia accelerare i tempi di immissione sul mercato, è il politico a garantire la velocità dei passaggi perché tanto medici, docenti, imprenditori hanno poi bisogno di lui. Sempre a Catanzaro, un candidato a sindaco mugola i suoi telefonici “Marcuccio mio, quanto ti voglio bene!” davanti alle telecamere e ai suoi collaboratori: vantare intime aderenze a Roma è un biglietto di presentazione di tutto rispetto. E sempre a Catanzaro c’è un nutrito gruppo di intervistati che spiega, stupito di doverlo fare, com’è che ci si sposti da un partito all’altro o da uno schieramento all’altro con tanta disinvoltura. Per non parlare del governatore della Calabria, che esibisce con un pizzico d’orgoglio l’esercizio dell’abuso di potere: nomino Tizio al posto del più competente Caio perché ne va della mia faccia, è tutta una questione di rivendicazione di forza. Che c’è di male? C’è di male nella corale levata di scudi, anche dal mondo dell’informazione: siamo belli, bravi e buoni e non i soliti piccoli mafiosetti calimeri; Iacona è un bravo giornalista, per carità, ma è figlio di Santoro, perciò distorce la realtà e non tiene conto che da noi c’è stato pure il brigantaggio. Come discreditare lodando: arte sublime che potremmo far risalire al Paleolitico superiore e alle difficili condizioni di vita del tempo. Ma di >>>> SEGUE


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Putin arriva in Italia. L’ex ministro della Sanità ceceno, Khanbiev: “l’Europa accoglie con tanti onori un uomo che sta compiendo un vero e proprio genocidio”

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UMAR KHANBIEV chiede asilo politico a Prodi proprio quando Vladimir Putin è in Italia. E denuncia: “Un genocidio dell’informazione” Interrogazione dei deputati Radicali: “l’Italia chieda risposte (al Governo russo ndr) in merito alla questione dei giornalisti uccisi perché si occupavano di documentare le vicende in Cecenia”. A partire da quello di Antonio Russo sino al recente omicidio di Anna Politkovskaja”

Diritti Umani

quale parte parlano i nostri risentiti corregionali? Ce n’era per tutti, di destra e sinistra e centro, da Alleanza nazionale ai Ds a Rifondazione, dal Pdm all’Udeur ai Comunisti italiani a Forza Italia. Figuracce di ordinaria amministrazione che passeranno, sono già passate: se l’aspirante vallettina che incrocia i letti dei politici conquista di diritto, per il polverone più ancora che per il letto frequentato, la promozione a star, perché mai non dovrebbe accadere che un portaborse aspiri, d’ora in avanti, a più titolate posizioni? Salendo per l’Italia le cose non cambiano tanto che non ci sarebbe stato bisogno, ad avere pazienza, di scomodare i briganti. I top manager dagli stipendi d’oro diventano ancora più top, nessun parlamentare si sogna di intaccare il suo lauto stipendiuccio perché i conti devono tornare col responsabile sacrificio degli italiani, si propongono modifiche alla legge elettorale sulla base non di convinzioni ma di mere sopravvivenze o ambite dominanze, si impongono candidature ad elettori che, consapevoli o smarriti, continueranno a mandare avanti la barca. E che importa se i ministeri si smembrano per garantire poltrone, se mandiamo in guerra i nostri soldati o favoriamo l’ampliamento delle basi americane, se risaniamo i conti togliendo ai poveri, se consentiamo alla Chiesa di ricattare, dalla pubblica finestra di una pubblica piazza, i politici: tutto fa brodo perché l’obiettivo unico, ci dicono, è battere le destre, scongiurare la mostruosa ragnatela berlusconiana. Obiettivo per il quale Rifondazione espelle e rinnega, Mastella minaccia, Rutelli pone veti. Sono troppo lontani da noi questi signori per poter sperare che ci aiutino a sopravvivere più dignitosamente. Sono interscambiabili, qualunque casacca indossino, perché hanno capito che, in questo mondo di poveracci, possono mercanteggiare, rimescolare le carte, affondare. Loro ci saranno, incartapecorite presenze a vita, impermeabili a scandali privati o pubbliche accuse di malversazione, associazione a delinquere o mafiosa, favoreggiamenti di ogni tipo. Voglio fare la parlamentare. O il sottosegretario. O il portaborse con possibilità di carriera. Voglio vivere nel piccolo Paese dentro al grande Paese. Dove tutto è alla rovescia e si sta bene solo se si gode di una prospettiva dall’alto. Voglio iniziare, come chi mi governa, a danzare. Sarà certo meno faticoso il viaggio della vita. Giovanna Canigiula

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Proprio durante la visita in Italia del presidente russo Vladimir Putin, Umar Khanbiev, ex ministro della Sanità ceceno e membro del Consiglio generale del Partito Radicale Transnazionale ha richiesto asilo politico all’Italia denunciando il genocidio che, da dieci anni, avviene in Cecenia.

Umar Khanbiev E lo fa con rivolgendosi a Romano Prodi che in quelle stesse ore incontrava il presidente russo. Giunto in Italia – all’aeroporto internazionale di Fiumicino – il 13 marzo, Umar Khanbiev è stato accolto da una delegazione del Partito Radicale Nonviolento dopo aver ottemperato alle normali procedure (compreso un lungo interrogatorio) riservate ai normali cittadini che giungono in Italia per chiedere asilo politico. A raccontarlo – dai microfoni di Radio Radicale – è l’On. Bruno Mellano, deputato della Rosa nel Pugno e membro del Consiglio generale del Partito Radicale.

Durante la conferenza tenuta nella sala stampa della Camera dei Deputati il 14 marzo assieme a Marco Pannella ed altri rappresentanti del Partito radicale Transnzionale, Umar Khanbiev ha illustrato la sua richiesta di asilo politico e ha denunciato le gravi violazioni dei diritti umani che Mosca continua a compiere nell’indifferenza. Khanbiev ha usato parole forti (la conferenza stampa è riascoltabile sul sito www.radioradicale.it) per denunciare il genocidio in cecenia e il “genocidio dell’informazione”. “Dite la verità, chiamate assassini gli assassini – ha detto Khanbiev – solo così potete aiutarci”. “Bisogna riconoscere che la Russia sta compiendo violazioni gravissime e

Anna Politkovskaja chiedere la punizione di coloro che hanno commesso quei crimini”….. “l’Europa accoglie con tutti gli onori un uomo che da dieci anni sta compiendo un vero e proprio geno-


cidio in tutta la regione”. Khenbiev parla anche di “genocidio dell’informazione” che ha visto numerosi giornalisti. Tra questi, i radicali ricordano Antonio Russo – inviato di Radio radicale – ucciso nel 2000 ed Anna Politkovskaja uccisa più di recente nell’ottobre del 2006. Le morti di entrambi sono avvenute in condizioni quantomeno poco chiare ed entrambi si stavano occupando o si erano occupati di documentare i fatti che da dieci anni avvengono in Cecenia. Khenbiev, arrestato e torturato dalle Forze speciali russe nel 2000, ha spiegato che il suo arrivo in Italia e la sua richiesta di asilo politico – organizzati in concomitanza della visita di Putin – “è una cosa voluta da due Governi, quello italiano e quello tedesco, e da un partito, i Radicali, l’unica forza politica che in modo costante difende i diritti dell’uomo. Grazie a loro – continua Khenbiev – ho fatto molto per i miei cittadini, perché ho potuto prendere contatti con l’ONU, il Consiglio europeo, il Parlamento europeo”. Nell’interrogazione presentata dai deputati radicali il 13 marzo a Prodi e al ministro degli esteri D’Alema si parla di chiarezza di rapporti ItaliaRussia “offuscata dalla mancata risoluzione, e solo a livello informativo, di alcuni gravi questioni ancora orfane di specifiche, puntuali ed esaustive risposte da parte del Governo russo”. Più precisamente l’interrogazione dei deputati radicali si riferiva, in maniera esplicita, al fatto che “il nostro Paese è da anni in attesa di una risposta in merito all’uccisione del giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, che stava denunciando la portata delle atrocità russe in Cecenia”. Sempre nell’interrogazione si legge che “nulla è stato non solo chiarito ma anche semplicemente riferito in ordine alla morte di alcuni giornalisti che hanno più volte denunciato l’eccidio ceceno per mano armata dei miliziani russi, ultima e tra le più inquietanti, quella della giornalista Anna Politkovskaja”. Le parole di Khenbiev sono taglienti come rasoi e dennciano una situazione – quella cecena – che non può più essere taciuta dalla comunità internazionale. E chi parla di Cecenia spesso muore. Giuseppe Candido

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Antonio Russo fu ucciso in Cecenia il 16 ottobre 2000 Inviato di Radio Radiale venne ucciso mentre cercava di documentare quello che stava avvenendo in Cecenia IL REPORTER E' STATO UCCISO DAI SERVIZI SEGRETI DI PUTIN? Amelia Gentleman in Moscow and Rory Carroll in Rome 12.11.00 "THE OBSERVER Antonio Russo, trovato morto vicino a un passo di montagna caucasico, potrebbe avere scoperto troppo sulle atrocità in Cecenia. Abbandonato sul ciglio della strada, in un passo tra i campi alle prime luci dell'alba, il contorto, congelato cadavere aveva qualcosa di strano. Antonio Russo era stato ucciso, e i suoi assassini si erano assicurati di non lasciare segni sul suo corpo. Sull'altro lato del Passo Gombori, nella Repubblica della Georgia, gli amici lo stavano aspettando al villaggio di Mirzaani. Russo doveva unirsi alle celebrazioni per l'anniversario di Nico Pirosmani, un artista locale del diciannovesimo secolo. Non sapevano che un grande, pesante oggetto veniva schiacciato sul petto di Russo, finché la rottura di quattro costole e l'emorragia interna non causarono la sua morte. Non sapevano che il suo telefono satellitare, la telecamera digitale, il computer portatile e le videocassette erano sparite. Un giornalista italiano che aveva speso la vita scoprendo segreti ne stava lasciando dietro di sé un altro. Chi lo ha ucciso, e perché? Dalla strada 30 miglia a nord-est della capitale georgiana, Tblisi, c'è un filo di fatti e di sospetti che qualcuno afferma portino al Cremlino e alla aggressione russa alla Cecenia. Gli amici di Russo credono che lui sia stato assassinato dai servizi segreti russi dopo avere scoperto l'uso di armi non convenzionali contro i bambini. Sarebbe stato uno scoop per un reporter che rischiò la vita infinite volte in Africa, in Bosnia e in Kosovo. Impiegato presso l'emittente di Roma Radio Radicale, affiliata al Partito Radicale italiano, rimase a Pristina quando tutti gli altri giornalisti occidentali se ne andarono durante i bombardamenti della Nato. Questo gli portò un premio e fama, ma Russo, quarantenne, non fu mai uno che cercava i riflettori. Lasciava ad altri la gloria. Poco denaro ed evitare la massa erano il suo stile. Lo scorso novembre si spostò a Tblisi. Attraversando le montagne verso la Cecenia, fece amicizia con il leader dei ribelli, Aslan Mashkadov, che stava conducendo la guerra contro le truppe russe. Entrambe le parti stavano commettendo atrocità. Il mese scorso Russo telefonò a sua madre, Beatrice, farmacista in Toscana. Aveva una videocassetta. Bambini morti, orrori inimmaginabili, crimini di guerra. Il mondo l'avrebbe vista quando lui sarebbe ritornato in Italia, il 18 ottobre. Il suo corpo è stato scoperto il 16 ottobre. Accanto c'era del nastro che la polizia sospetta sia stato utilizzato per imbavagliarlo. Gli amici hanno trovato aperta la porta del suo appartamento nel centro della città. Le sue cose erano in disordine, i documenti e la macchina rubati. Il medico legale ha detto che i danni non erano certamente il risultato di un incidente stradale. Non si sa se la sua cassa toracica sia stata sfondata da una pietra, da un pezzo di metallo, o dalla pressione umana. Mamuka Areshidze, un ex parlamentare che aiutò Russo in Georgia, ha detto di non sapere in che direzione investigare sull'omicidio, ma si è detto convinto che non sia stato semplicemente un fatto di criminalità comune. Ha detto: "Penso che sia stato ucciso perché qualcuno voleva occultare il materiale che lui aveva raccolto: questo è il motivo per cui le cassette sono scomparse. So che gli agenti delle forze di sicurezza sono esperti nella tecnica di schiacciare le persone a morte senza lasciare nessun segno di violenza". Questa è una delle diverse teorie

genocidio dell’informazione

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che l'inchiesta sull'omicidio sta esaminando, ha detto la polizia. Un'organizzazione ambientalista di Tblisi, e i colleghi di Roma, affermano che Russo aveva le prove di una nuova arma russa capace di uccidere le persone lentamente. Non ci sono prove e gli scettici evidenziano che giornalisti più noti stavano raccogliendo notizie di atrocità. Il Partito Radicale afferma che la tempistica è significativa. Per un anno, il Presidente Putin ha fatto lobby alle Nazioni Unite per togliere al Partito Radicale il suo status consultivo di organizzazione non governativa. Putin ha accusato i radicali di pedofilia, terrorismo e narcotraffico. Il voto finale delle Nazioni Unite, che ha respinto la richiesta, è stato calendarizzato per il 18 ottobre. C'è un'altra teoria che gira negli studi di Radio Radicale. Russo è stato ucciso perché aveva un'intervista audiovideo con una donna georgiana che afferma di essere la madre del Presidente Putin, confutando la tesi di Putin che lei fosse morta. Come movente per un omicidio sembra improbabile. La storia emerse la scorsa primavera e fu ripresa dai media internazionali prima di essere screditata. Altri dicono che il giornalista, che il giorno della sua morte era stato visto nella zona cecena, è stato ucciso per denaro. "Ma perché avrebbero dovuto

Antonio Russo lasciargli il suo passaporto e il crocifisso d'oro? E perché ucciderlo in un modo così strano? Non ha senso", ha detto un collega, che ha chiesto di non essere nominato. Gruppi che si occupano di diritti umani vogliono che l'Occidente chieda conto a Putin di Russo e di altri due giornalisti che hanno scritto sulla Cecenia: Alexander Yefremov, ucciso a maggio nella ragione separatista da un'esplosione controllata a distanza, e Iskander Khationi, che si concentrò sulle violazioni di diritti umani in Cecenia, trovato colpito a morte a settembre. Nel giro di ore dalla morte di Russo, i colleghi a Roma sono stati travolti dai messaggi. L'attivista dalla coda di cavallo aveva creato molte amicizie nei suoi viaggi. "Sapevamo molto poco di lui. Storie di lui che porta trenta bambini a un ristorante, che salva vite umane,…", ha detto un collega. I liberali, liberi pensatori radicali non gli promettevano né fama né grandi guadagni, ma Russo accettò perché "loro sono pazzi, proprio come me", come era solito dire. Gli attacchi del partito alla Destra e alla Sinistra possono spiegare la minima copertura da parte della faziosa stampa italiana. "I giornalisti italiani sono snob. Antonio ha ricevuto più attenzione all'estero", ha detto il collega. Una piccolo corteo funebre ha accompagnato la sepoltura di Antonio nella tomba di famiglia a Francavilla, in Abruzzo. Beatrice Russo, settantacinquenne, crede che gli assassini di suo figlio non sraranno mai identificati. "E' tutto così oscuro. La sola cosa che mi consola è che è stata una morte coerente con la sua vita".


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ABOLIRE LA MISERIA della calabria

Associazione Luca Coscioni

Lettera aperta all’Assessore alla Sanità Doris Lo Moro di Mina Welby

bile di regioni, in modo che i risultati, presi nel loro complesso, abbiano una valenza nazionale. A tal fine sarebbe importante che il lavoro scientifico e la rilevazione dei dati statistici fosse coordinato da un’unica struttura in modo da ottenere dati omogenei e confrontabili: fra gli istituti di ricerca a cui si potrebbe affidare il compito, segnaliamo alla Sua attenzione il Centro Interdipartimentale di Biostatistica e Bioinformatica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Il Centro ha le competenze adeguate per svolgere una simile indagine, che rientra tra le attività previste dal suo Statuto. Restiamo in attesa di una Sua gentile risposta. Molti cordiali saluti, Wilhelmine Schett Welby Marco Cappato, MEP e segretario dell’Associazione Luca Coscioni Giulia Simi, vice segretario dell’Associazione Luca Coscioni Giuseppe Candido, segretario Cellua Coscioni di Sellia Marina (CZ) per il medio Ionio

Eutanasia Clandestins

trovano risposta in decisioni del governo, del Parlamento, delle altre autorità cui esse competono”; e invitava le istituzioni “a un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere in definitiva la conclusione approvata dai più”. Grazie a Piergiorgio Welby si è cominciato a parlare in Italia di eutanasia, di accanimento terapeutico, della sospensione delle cure, espressioni su cui certamente occorre fare chiarezza, ma ciò è possibile solo se esiste la volontà di aprire un dibattito pubblico approfondito che ha come presupposto la conoscenza di quello che accade in situazioni drammatiche nelle corsie dei nostri ospedali e fra le mura domestiche. Se non vogliamo che questo dibattito sia inquinato da pregiudizi o posizioni ideologiche occorre prendere coscienza della reale consistenza del fenomeno dell’eutanasia clandestina “occorre prendere coscienza nel nostro Paese attraverso una indagine conoscitiva anonima, condella reale consistenza del dotta su scala nazionale. fenomeno dell’eutanasia clanQuesta necessità è resa evidente anche dal fatto che l’Associazione destina nel nostro Paese attraLuca Coscioni in poche settimane è verso una indagine conoscitiva stata capace di raccogliere più di venanonima, condotta su scala timila firme,comprese quelle di moltissimi medici, su una petizione nazionale “ che chiedeva a Parlamento italiano di realizzare una indagine sul fenomeno dell’eutanasia clandestina. Il Parlamento italiano al momento ha preferito ignorare la richiesta, ma restiamo convinti della necessità di tale indagine e dell’opportunità che sia promossa da istituzioni autorevoli, al fine di offrire un contributo di chiarezza al dibattito sulle decisioni di fine vita, permettendo ai cittadini, qualunque sia la Mina Welby loro posizione, di attingere a dati scientifici attendibili, aggiornati e Gentile Assessore, rilevati su scala nazionale. Le scriviamo perché pensiamo che D’altra parte alcuni studi scientifici dalle Regioni possa venire un contrib- (vedi Allegato) hanno rilevato con una uto importante al dibattito sulle decicerta preoccupazione che nella clansioni di fine vita che si è sviluppato destinità del fenomeno le decisioni di nel nostro Paese a partire dalla vicen- fine vita vengono prese troppo spesda di Piergiorgio Welby. so dal medico e dai familiari più che Piergiorgio Welby era co-presidente dal malato, ma dell’Associazione Luca Coscioni per anche che i medici sono costretti in la libertà di ricerca scientifica e nella situazioni drammatiche a operare in sua lettera al presidente della completa solitudine, tra il timore di Repubblica del 22 settembre 2006 essere sottoposti a giudizio penale e scriveva: “in Italia, l’eutanasia è reato, la consapevolezza, maturata in scienma ciò non vuol dire che non “esista”: za e coscienza, che è giunto il vi sono richieste di eutanasia che non momento di aiutare la persona perché vengono accolte per il la sua malattia è irreversibile e senza timore dei medici di essere sottoposti speranza e le condizioni di sofferenza a giudizio penale e viceversa, posfisica e psichica non sono più accettasono venir praticati atti eutanasici bili. senza il consenso informato di paziPer questi motivi Le chiediamo di proenti coscienti”. muovere nella Sua Regione una Il presidente Giorgio Napolitano indagine conoscitiva anonima sul scriveva nella sua risposta: “penso fenomeno dell’eutanasia clandestina. che tra le mie responsabilità vi sia Noi, come Associazione Luca quella di ascoltare con la più grande Coscioni, ci adopereremo perché attenzione quanti esprimano sentianaloghe indagini conoscitive siano menti e pongano problemi che non realizzate nel maggior numero possi-

“pensiamo che dalle Regioni possa venire un contributo importante al dibattito sulle decisioni di fine vita che si è sviluppato nel nostro Paese a partire dalla vicenda di Piergiorgio Welby”

L’Allegato alla lettera aperta all’Assessore Doris Lo Moro

Gli studi sull’eutanasia clandestina Il progresso della medicina e lo sviluppo delle tecnologie scientifiche hanno reso possibile il prolungamento della vita umana anche in condizioni per molti non accettabili e con il tempo sarà sempre maggiore il numero di persone che si troveranno in condizioni di sofferenza fisica e/o psichica tali da desiderare di morire. A livello di grande pubblico la questione dell’eutanasia clandestina in Italia è stata sollevata, tra gli altri, dal prof.Umberto Veronesi (Il diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza, Milano 2005). Tuttavia, a differenza di altre realtà (Olanda, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Svezia, Spagna, Australia, Argentina) nel nostro Paese non è stata ancora condotta un’indagine >>>> SEGUE


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approfondita su scala nazionale che permetta di conoscere la reale portata del fenomeno. Ad oggi possiamo fare riferimento solo a due studi scientifici, parziali e ormai datati, i quali offrono comunque indizi importanti che necessitano di ulteriori approfondimenti. Il primo è uno studio, svolto con questionario anonimo, realizzato nel 2001 in collaborazione dal Centro di Bioetica e dal Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano (Alberto Giannini, Scelte di fine vita in terapia intensiva: orientamenti, motivazioni e prassi dei medici rianimatori di Milano, "Bioetica", 4/2005). Lo scopo era valutare gli orientamenti dei medici dei reparti di rianimazione della città di Milano riguardo le scelte di fine vita. Dei 259 medici invitati a prendere parte allo studio, 225 (87%) hanno accettato o compilato il questionario. I dati complessivi relativi all’anno 2000 indicano un

Piergiorgio Welby numero di 10.574 ricoveri con un totale di 861 decessi (mortalità media 8%). Dall’indagine è emersa la scarsa propensione da parte del medico a coinvolgere nel processo decisionale il paziente e la sua famiglia. Una delle domande del questionario era: nel processo decisionale della sospensione delle cure tu in genere coinvolgi il paziente stesso (se è cosciente)? Mai il 56,2%, raramente/talvolta il 21,7%, spesso/sempre il 22,1% ; i familiari stretti? Mai il 18,7%, raramente/talvolta il 22,9%, spesso/sempre il 58,4%. Fin qui si parla di eutanasia “passiva”, ma come è stato rilevato da questa indagine in alcuni casi l’eutanasia passiva diventa attiva: la sospensione delle cure è abitualmente accompagnata dalla somministrazione di analgesici e/o sedativi (80% dei casi). Viene inoltre descritto l’utilizzo (4% dei casi) di dosaggi volutamente letali di farmaci, che sono peraltro ritenuti eticamente accettabili dal 16% dei medicii. Sempre per evidenziare come, secondo questa indagine, vi sia poco spazio per la scelta consapevole del paziente, si possono citare i dati relativi alle motivazioni del medico per la sospensione/limitazione delle cure: nella graduatoria le due voci “volontà attuale del paziente” e “volontà espressa in passato dal paziente”

ABOLIRE LA MISERIA della calabria sono rispettivamente al 6° e all’8° posto fra le 13 motivazioni previste. Infine, nella graduatoria delle motivazioni che fanno decidere al medico di non iniziare alcuna terapia la “volontà attuale del paziente” è al 7° posto e la “volontà espressa in passato dal paziente” è al 10° (la graduatoria comprende sempre 13 voci). La seconda ricerca è stata svolta dall’Eureld, sempre tramite un questionario anonimo, e si proponeva di studiare la decisione di fine vita in sei paesi europei (Belgio, Danimarca, Italia, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera) riferendosi ai decessi avvenuti tra il giugno 2001 e il febbraio 2002 (Agnes van der Heide, Luc Deliens, Karin Faisst, Tore Nilstun, Michael Norup, Eugenio Paci, Gerrit van der Wal, Paul J. van der Maas, on behalf of the EURELD Consortium, End-of- life decision-making in six European countries: descriptive study, “The Lancet”, June 17, 2003). Dall’indagine risulta che, laddove l’eutanasia è legalizzata, c’è il rispetto più grande della volontà del paziente. Ecco le percentuali di risposte alle tre opzioni date dal questionario: la decisione è stata discussa con il paziente: 75% in Belgio, 71% in Danimarca, 45% in Italia, 94% nei Paesi Bassi, 43% in Svezia, 83% in Svizzera; la decisione è stata discussa con i congiunti: 71% in Belgio, 52% in Danimarca, 42% in Italia, 81% nei Paesi Bassi, 36% in Svezia, 72% in Svizzera; la decisione non è stata discussa né con il paziente né con i congiunti: 20% in Belgio, 34% in Danimarca, 52% in Italia, 5% nei Paesi Bassi, 53% in Svezia, 13% in Svizzera. Riassumendo si ha che in Italia e in Svezia, dove l’eutanasia è illegale, più del 50% delle decisioni di fine vita, sia nel caso di pazienti capaci sia nel caso di pazienti incapaci d’intendere e di volere, non viene discussa né con il paziente e né con i familiari. Come abbiamo detto, queste indagini offrono spunti importanti. Tuttavia, per dare forza a un dibattito non ideologico, basato sulla conoscenza e sulla consapevolezza, c’è bisogno di uno studio molto più ampio. La via da percorrere ci pare quella seguita in Olanda nel 1990 dalla Commissione Remmelinck, istituita dal Governo, col consenso della Royal Ducht Medical Association, il cui lavoro mise in luce l’esistenza di una eutanasia illegale che coinvolgeva medici e parenti (Paul J. van der Maas, Johannes J.M. van Delden, Loes Pijnenborg, Caspar W.N. Looman, Eutanasia and other medical decisions cencerning the end of life, “The Lancet”, September 14, 1991; Paul J. van der Maas et al., Eutanasia, physicianassisted suicide, and other medical practices involving the end of life in the Netherlands, 1990-1995, “The New England Journal of Medicine”, vol. 335, n. 22, 1996).

Cellule Coscioni: convegno sul tema “TESTAMENTO BIOLOGICO” a Reggio Calabria

Per iniziativa della Cellula Coscioni di Reggio Calabria in collaborazione con le cellule Coscioni di Crotone, Sellia Marina (CZ), Vibo Val. e del Circolo Apodiafazzi è stato organizzato a Reggio Calabria, presso la “Sala Levato” del Consiglio Regionale della Calabria, il Convegno sul tema: ” Testamento Biologico qualità della vita e dignità della persona”. Sono intervenuti in veste di relatori oltre a Carmelo Giuseppe Nucera, che ha introdotto i lavori, il Prof. Demetrio Neri Ordinario di Bioetica e Componente del CNB, il Dott Costantino Nieddu del Rio Presidente del Consiglio Notarile di Reggio-Locri, il Dott. Pasquale Veneziano Presidente dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria, il Dott. Eduardo Lamberti Castronuovo Direttore dell’Istituto Clinico “De Blasio”. L’iniziativa ha voluto essere un tentativo di sollecitazione della società civile e delle Istituzioni ad interessarsi della divulgazione, della cultura e della ricerca scientifica in sintonia con la qualità della vita e il rispetto della dignità umana. Dagli interventi è venuto un commosso ricordo per Luca Coscioni e Pier Giorgio Welby, che con la loro testimonianza di vero amore e rispetto per la vita hanno favorito nell’opinione pubblica la comprensione del diritto inalienabile che ogni persona ha di morire con dignità. Il Convegno è stata una preziosa occasione di riflessione sulle proposte di legge presenti in Parlamento e per sollecitare la immediata calendarizzazione delle proposte di legge presentate in materia di accanimento terapeutico, testamento biologico ed eutanasia, comprendendo bene che gli Italiani attendono una legge sull’eutanasia, una legge che restituisca alla persona il proprio corpo e il diritto di decidere in merito alla conclusione della propria vita. Dal Convegno è venuta inoltre la sollecitazione affinché il Parlamento e le Istituzioni realizzino un’indagine conoscitiva sulla consistenza del fenomeno dell’eutanasia clandestina, dando seguito alla petizione presentata alcuni mesi addietro dall’Associazione Luca Concioni, sottoscritta da oltre 20000 cittadini. Infine ha sollecitato la Regione Calabria affinché approvi il progetto” Libertà di Parola” dell’Associazione Luca Coscioni, che si propone di attivare un servizio fondato sulle esigenze dei soggetti affetti da patologie del sistema neuromuscolare, finalizzato alla facilitazione della comunicazione anche attraverso l’uso di ausili tecnologicamente avanzati da prevedere nel Piano Sanitario Regionale insieme un servizio di consulenza e supporto alle persone malate di sclerosi laterale amiotrofica (S.L.A.) e alle rispettive Famiglie. Carmelo Giuseppe NUCERA


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BONINO: “NEI TRATTATI ISTITUTIVI EUROPEI NESSUN RIFERIMENTO ALLE RADICI CRISTIANE”

“Questo lato oscuro della nostra storia”. Il film documentario di Simone Cristicchi nasce dalla sua visita all’ex Manicomio di Girifalco.

Radio Radicale intervista Simone Cristicchi, vincitore del festival di Sanremo e del premio della critica con la canzone “Ti regalerò un rosa”. Ha pubblicato un libro, un film documentario e un album con una canzone dal titolo “legato a te” dedicata alla vicenda di Piergiorgio Welby. Musica, Arte e Cultura

EUROPA FEDERALISTA

Roma, 24 marzo 2007

• Dichiarazione di Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e per le Politiche Europee “I moniti di Papa Benedetto XVI investono indubbiamente grandi questioni di società, e quindi di grande, specifico, valore morale, che interpellano governanti, forze politiche e cittadini. Ma in che termini?” dichiara Emma Bonino, Ministro del Commercio Internazionale e per le Politiche Europee, reagendo al discorso del Papa davanti ai vescovi europei riuniti a Roma. “I padri fondatori della Comunità europea erano tutti, o quasi, “democristiani di ferro”, nonché cattolici praticanti, da De Gasperi a Schuman a Adenauer” prosegue la Bonino, “e sicuramente erano ben consapevoli delle “radici cristiane” della civiltà europea. Ma per loro, nei trattati che oggi celebriamo, fu naturale semmai riferirsi ai frutti di libertà, democrazia, solidarietà, laicità che da quelle radici si sono sviluppati e che sono alla base del progetto di integrazione europea. Cosa erano, apostati?” si chiede Emma Bonino. “Ed è forse apostata l’Unione europea nel suo complesso, o lo sono le sue istituzioni, a partire dal Parlamento europeo, solo perché esprimono le loro posizioni, nell’esercizio delle proprie prerogative e responsabilità senza consultarsi con la Segreteria di Stato?” “Il Papa”, conclude la Bonino, “forse ha come modello la politica italiana, dove troppi politici dimentichi della rigorosa, grande tradizione dei cattolici liberali, sono invece usi chinarsi al bacio del santo piede, ma l’Europa è, e deve rimanere, una realtà più complessa e articolata.”

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Reduce dalla vittoria al festival di Sanremo con il brano "Ti regalerò una rosa" che gli è valso anche il premio della critica, il cantautore romano Simone Cristicchi ha rilasciato una videointervista ad Emilio Targia ai

lager nazisti”. Cristicchi ha raccontato come ha scoperto il mondo dei cosiddetti "matti" e ha parlato del suo libro "Centro di igiene mentale". Poi ha raccontato come sia nata l'idea

Simone Cristicchi microfoni e alle telecamere di Radio Radicale (la video intervista completa è riascoltabile sul sito www.radioradicale.it ). Cristicchi ha parlato del suo nuovo album, "Dall'altra parte del cancello", dell'omonimo film-documentario sulle realtà ex-manicomiali che scopriamo essere nato – per gioco – da un suo viaggio a Girifalco, piccolo comune di Catanzaro dove Cristicchi è rimasto “molto colpito” da questo “lato oscuro della nostra storia”… “molto simile ai

di un brano (il cui testo è pubblicato qui a fianco) sulla vicenda di Piergiorgio Welby, "Legato a te" e in cui Simone Cristicchi – con grande sensibilità - ha immaginato un dialogo tra Piergiorgio Welby e il respiratore che lo manteneva in vita. Quando il cronista gli chiede di un suo particolare brano, dal titolo “Prete” (Autore Rufus), è il cantautore stesso a spiegare che “Prete” non c’è nell’album perché la casa discografica ha preferito evitarne la pubblicazione nell’album


Musica, Arte e Cultura

11 in quanto “affronta, senza peli sulla lingua, un argomento molto scomodo e scottante che è quello della Chiesa, di questo impero che è stato costruito sulla parola di Gesù, parola rispettabilissima e mobilissima – precisa Cristicchi”. “Io mi sono permesso di dire – spiega ancora l’autore – la bugia più grande della storia, magari ho esagerato”… “c’è una frase che rappresenta bene la canzone: se Gesù Cristo fosse vivo si vergognerebbe delle tonnellate d’oro e delle vostre banche”. Cristicchi stesso dice che il pezzo “censurato” è però disponibile in rete – che di censura non vuol sentirne - e la redazione di Abolire la Miseria dopo aver riascoltato l’intervista, è andata a navigare un po’ su internet per ricercarlo. Un paio di clik e voilà: trovato. Il titolo del pezzo è Prete. Il brano è molto bello ed è gratuitamente scaricabile da internet. Il testo completo della canzone è invece qui a fianco assieme a quello di “Legato a te” dedicato a Welby. Crediamo che la libertà di comunicare con una canzone ci debba essere ancora in questo Paese. Anche se con la musica è sicuramente meglio. E poi non dovrebbe essere un reato scrivere o cantare che “Gesù Cristo si vergognerebbe delle Chiese piene d’oro e delle banche”. E’ solo una verità. Scomoda ma una verità. Gesù non era certo per l’accumulo delle ricchezze ma per distribuirle ai poveri e bisognosi. Nella sua intervista Cristicchi ha spiegato come il suo lavoro si sia articolato in tre momenti: un libro, un film documentario e il suo disco. “Tre approcci per la stessa realtà?” ha chiesto il cronista. Cristicchi risponde: “è stato un esperimento che ho voluto compiere quando mi è stata data l’opportunità di allargare il mio racconto con un libro e con immagini”. “Il documentario – spiega ancora il cantautore romano – è nato per gioco dopo aver visitato un manicomio, l’ex manicomio di Girifalco vicino Catanzaro. Sono rimasto stupito – continua Cristicchi - proprio dall’edificio, dalla struttura architettonica, da quelle mura che mi hanno permesso di immaginare come potessero vivere “i matti” fino a trent’anni fa ma anche fino a dieci anni fa. E mi ha colpito molto questo lato oscuro della nostra storia che ha visto la segregazione, la contenzione e la violenza fisica e psicologica e, soprattutto ha visto un’istituzione molto simile, ideologicamente, ai lager nazisti. In questi luoghi si distruggeva l’identità”. Insomma, dal brano che ha vinto Sanremo che ci è piaciuto molto e che, diversamente a quanto comunemente avviene ha vinto anche il premio della critica, dalla intervista rilasciata a Radio Radicale e dai testi che scrive scopriamo che Cristicchi è un cantautore di qualità e la sua musica è impegnata a raccontare, talvolta con minuzia giornalistica, le realtà non facilmente raccontabili esiste ancora. Abolita un po’ di miseria. Giuseppe Candido

ABOLIRE LA MISERIA della calabria Il testo della canzone che Cristicchi ha scritto immaginando un dialogo tra Piergiorgio Welby e il respiratore che lo manteneva in vita: LEGAT LEGAT O A TE – Simone Cristicchi Tu sei fredda eppure sei la sola che mi da calore, ma non riesci a fare niente adesso, contro questo mio dolore. Con il tempo ho imparato ad odiarti, se solo avessi un cuore mi lasceresti andare perché vivo, respiro, di giorno, di notte e a te piace guardarmi se dormo mentre sogno distese di grano e di sole lontano da qui. Ma non posso vivere senza di te e non potrò vivere per sempre legato a te. Il mio corpo è una fragile foglia che riposa qui sotto le lenzuola e non mi resta nient’altro da dire e vorrei essere solo libero di finire. Tu sei l’unica certezza di ogni singolo respiro, tu se l’unica mia confidente mentre sopravvivo. Io non posso più accettare il loro scaricabarile, quante stupide parole, quante inutili parole, mentre vivo, respiro, di notte di giorno si sente il silenzio del mondo, e un dolore inspiegabile, e senza motivo, mi soffoca qui. Ma non posso vivere senza di te, e non potrò vivere per sempre legato a te. PRETE - Simone Cristicchi

Il testo della canzone PRETE non pubblicato ma disponibile in rete Mi ricordo da bambino mi portavano alla messa ed io seguivo la funzione con un’aria un po’ perplessa. Il prete stava in piedi sull’altare col microfono e spiegava i passi del vangelo con un tono monotono. Col tempo, con la scusa di giocare in oratorio,mi infilarono nel mucchio. Catechismo obbligatorio. Perché non sta bene, non puoi essere diverso, emarginato, come pecora smarrita dentro un bosco, al di fuori del contesto. Inginocchiati per bene e adesso dì le preghierine, non dubitare mai dell’esistenza del signore, lascia stare le tue fantasie sessuali di bambino, quante volte ti sei masturbato il pistolino? Il prete in molti casi è un uomo molto

presuntuoso nonostante l’apparenza di un sorriso zuccheroso, crede di essere il depositario di una verità assoluta e ad ogni tua obiezione rigira la frittata. Prete, io non ho voglia di ascoltarti. Prete, non hai diritto di insegnarmi niente, sei bravo ad inventare e raccontare favoleper addomesticare le paure della gente. Non ho bisogno più di credere ad un prete. Se la Madonna piange sangue e noia, sei bravo e fai di tutto per tenere in piedi la bugia più grande della storia. La bugia più grande della storia. La storia della chiesa è seminata di violenze e di soprusi, la santa inquisizione, prepotenza, e poi genuflessioni collettive dei politici, sapienza delle anime e la rendita degli immobili, ma quanti belli affari fate con il giubileo, e quanti bei milioni sta alzando padre Pio. Se Gesù Cristo fosse vivo si vergognerebbe delle tonnellate d’oro e delle banche. Se Gesù Cristo fosse vivo si vergognerebbe delle vostre chiese piene d’oro e delle banche. Prete, .....Ritornello... La bugia più grande della storia. Perdonate questo sfogo troppo anticlericale, in fondo ognuno è libero di scegliersi le sue prigioni, è libero di farsi abbindolare, ipnotizzare, dal papa, dal guru, dal capo spirituale, ma la cosa deprimente, che mi butta giù è vedere quella folla alla giornata della gioventù. La mia sola religione, vocazione, per i dubbi: io non crederò a qualsiasi cosa dica un prete. Prete, io non ho voglia di ascoltarti. Prete, non hai diritto di insegnarmi niente, sei bravo ad inventare e raccontare favole per addomesticare le paure della gente. Non ho bisogno più di credere ad un prete. Se la Madonna piange sangue e noia, sei bravo e fai di tutto per tenere in piedi la bugia più grande della storia. La bugia più grande della storia.

www.fainotizia.radioradicale.it

Catanzaro: Cosenza: Crotone: Reggio Cal.: Vibo Valentia: Gioia tauro: Decollatura:

RADIO RADICALE in Calabria 97.8 - 101.0 104.5 92.9 96.1 101.0 - 107.3 88.5 103.7


ABOLIRE LA MISERIA della calabria

“I diritti delle persone vanno riconosciuti e tutelati ma non nelle forme proposte dalle unioni di fatto, in particolare omosessuali” “ La differenza sessuale e’ nel progetto di Dio per la complementarieta’ tra uomo e donna nel matrimonio e per la generazione di nuove vite”

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Intervista a Mons. Vincenzo Rimedio, vescovo di Lamezia Terme (CZ). Parla di famiglia tradizionale, unioni di fatto, DICO, gay, ragione e religione.

STATO CHIESA

“I divorziati conviventi …predicatori della famiglia tradizionale, evidenziano la loro incoerenza e’ un certo fariseismo. Il silenzio sulla famiglia da loro disgregata si dimostra piu’ giusto” “ E’ auspicabile e va promossa l’alleanza tra ragione e religione” Vincenzo Rimedio fu nominato vescovo della Diocesi di Lametia Terme da Papa Giovanni PaoloII il 4 settembre 1982 e consacrato nella Cattedrale di Nicastro il 28 ottobre dello stesso anno. Ha avuto la possibilità di compiere 3 Visite Pastorali in Diocesi , di celebrare 2 Congressi eucaristici Diocesani(1987-2000)ed il Sinodo Diocesano dell’ottobre 1992 in Cattedrale. Ha promosso la pubblicazione della rivista diocesana “Quaderni Lametini” il periodico “Lametia Nuova”. Ha istituito il premio culturale “Lametia Nuova et Fidelis” , il Centro culturale - ora fondazione“Paolo VI”, il museo diocesano di arte sacra. Ha inoltre promosso la fondazione anti usura “ Monsignor Vittorio Moietto” e la costruzione della “Casa del Sacerdote” per sacerdoti anziani e soli. Tra le sue pubblicazioni i saggi a carattere antropologico : “Esserericerca dell’uomo” (1976): “Essere- ovvero ha senso la vita?”(1985); “i sentieri

dell’Essere”(1995) e per ultimo “In veritate et caritate” per un itinerario di fedelta’ a Dio e alll’uomo per i tipi della Rubbetino. Vincenzo Rimedio e’ Vescovo Emerito e come tale ci ha parlato su alcuni temi etici piu’ controversi: la famiglia tradizionale, le unioni di fatto, i “Dico”, i gay , la ragione , la religione , ecc. D: il cardinale Martini lancia un appello a favore della famiglia , lei che ne pensa? R:Va apprezzato l’appello che il Card. Carlo Maria Martini recentemente , in occasione dell’ 80° anno di età, ha lanciato sulla famiglia “che va difesa e promossa in un contesto di dialogo e non di tensioni e scontri”. Il rischio delle tensioni e degli scontri è quello di esasperare le questioni piuttosto che risolvere. La famiglia, per la sua importanza a livello religioso e sociale, merita un dibattito sereno, volto ad evidenziare l’identità e la missione. L’Italia un paese di grandi e nobili

tradizioni, nonostante la presenza di sacche di povertà e di corruzione, ha bisogno di coesione delle realtà sociali per esprimersi ai livelli congeniali alla sua storia, mentre stentano le Istituzioni e i vari organismi a trovare la necessaria e reciproca sinergia. In questo settore deve essere più presente il senso di responsabilità comune. D: cosa pensa delle unioni di fatto? R: C’e’ una storia sulla famiglia e in alcuni periodi si e’ affermato il culto di essa. Erano i tempi della presenza della cristianità che caratterizzava la società. Col passare del tempo, in presenza della secolarizzazione, anche la famiglia e’ messa in discussione e si tenta di svuotarla del valore unico finora riconosciuto. Le unioni di fatto, “ i pacs”, “i dico”, risultano dei nuovi modelli accanto alla famiglia tradizionale. In fondo si presentano come modelli alternativi e per questo intaccano l’immagine della famiglia, cosi come e’ riconosciuta dalla Costituzione Repubblicana (art. 29 ) e dalla tradizione cristiana. E’ disatteso il matrimonio che e’ fondamento naturale della famiglia. Si enfatizza l’affettività a senza incanalarla nei solchi dei legami di stabilità, religiosi e civili. I diritti delle persone vanno riconosciuti e tutelati ma non nelle forme proposte dalle unioni di fatto, in particolare omosessuali. La differenza sessuale e’ nel progetto di Dio per la complementarietà tra uomo e donna nel matrimonio e per la generazione di nuove vite. D:cosa ne pensa dei cosiddetti “Dico” che generano tensioni pericolose? R: Non si può negare la complessità della questione ma qualche parola può essere detta da chi vi riflette con serenità, senza pregiudizi. L’uomo per definizione e’ colui che cerca la verità. La verità in questo caso scaturisce dalla concezione sull’uomo, sull’antropologia. L’uomo e la donna non sono monadi:hanno una dimensione individuale e sociale. Quest’ultima va regolata dal diritto per non incorrere nell’arbitrio. La situazione messa in atto dai “Dico”, più che verso l’ordine va verso una posizione arbitraria, di eccessivo soggettivismo. D:anche l’arcivescovo di Milano , Dionigi Tettamanzi, conferma la linea del confronto e sostiene che la chiesa deve essere accogliente con le famiglie di


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ABOLIRE LA MISERIA della calabria Per i politici c’e’ da distinguere: tra quelle che testimoniano in politica la propria identità cristiana e quelli che si adattano alle mode del tempo.

Mons. Vincenzo Rimedio fatto di cui vanno valorizzati gli elementi umani ed evangelici verso chi sceglie la semplice convivenza. E’ questa la via da seguire? R: Il Card. Dionigi Tettamanzi a proposito dell’accoglienza delle unioni di fatto, cioe’ delle persone coinvolte, intende che si eviti la discriminazione e che sia riservata un’accoglienza adeguata,come alle famiglie tradizionali. Non ci deve essere discriminazione, ma va evitata la confusione, neppure e’ possibile, il livellamento tra due realtà esistenziali distanti. D: cosa dice la chiesa sui gay? R: La Chiesa, in particolare in questi ultimi decenni, in base a conoscenze scientifiche più approfondite, è comprensiva della situazione dei “gay”. Soltanto che in applicazione dei principi morali fondamentali, puntualizza: per sé l’omosessualità non e’ un male, ma il suo esercizio costituisce peccato. Da tutti si esige la castità secondo il comandamento divino: “Non commettere atti impuri”. D: dove sta la sacra famiglia nei discorsi dei presuli e dei politici? R: E’ fuori discussione la sacralità della famiglia nel sacramento del matrimonio. Da osservare che il senso del sacro oggi e’ più appannato, ma il Papa, i vescovi ribadiscono spesso l’identità sacra della famiglia. Si ricorda l’enciclica “Familiaris Consortius” di Giovanni Paolo II .

D:le statistiche dicono che il 40% dei partecipanti ai corsi prematrimoniali in parrocchia sono conviventi, qual’e’ la responsabilità pastorale nei confronti di questi meccanismi di unione?basta solo il “non possumus”? R: La chiesa ha sempre insegnato l’illeceità dei rapporti prematrimoniali e delle convivenze anteriori al matrimonio. Non e’ questa la preparazione al sacramento del matrimonio: e’ sempre un abuso sia dal punto di vista morale che da quello psicologico. Si manca alla carità, che modera gli istinti umani e non si e’ nella migliore condizione d’animo per esperienze che lasciano sempre uno strascico e anticipano una donazione di se stessi che e’ sancita dal patto coniugale. Non deve venir meno l’opera della formazione nel periodo di grazia che e’ quello del fidanzamento e qualche buon risultato in più si può ottenere. Il “non possumus” sa di pessimismo : una certa fiducia nei giovani va accordata. D:Quale appello lei farebbe a questo proposito? R: Cari giovani e ragazze , la vostra vocazione e’ per la bellezza per la vera libertà. Non rendetevi schiavi delle passioni ma vivete nella gioia dell’autodominio, della spiritualità. La carne può portare alla morte, lo spirito porta alla vita. Cristo, vostro amico , ha il segreto della felicità. D:cosa ne pensa di quelli che sono divorziati, convivono con un'altra donna e poi vanno a fare lezioni sulla famiglia tradizionale? R: Purtroppo il nostro e’ il tempo delle trasgressioni facili, del relativismo etico diffuso e quasi si giustifica ogni situazione. Si e’ come persa la scienza del bene e del male. I divorziati conviventi con un’altra donna predicatori della famiglia tradizionale, evidenziano la loro incoerenza e’ un certo fariseismo. Il silenzio sulla famiglia da loro disgregata si dimostra più giusto. D: per rafforzare la democrazia e la convivenza civile e religiosa, cosa serve? R: Per rafforzare la democrazia non può mancare l’educazione alla cittadinanza attiva, alla partecipazione , all’osservanza della Costituzione , alla giustizia, che e’ armonia dei diritti e dei doveri, alla legalità fondata sulla moralità. Quanto enunciato rafforza la convivenza civile , in più la cultura e’ necessaria.

Per rafforzare la convivenza religiosa e’ necessario inculcare la coerenza con la fede che esige l’osservanza del comandamento dalla ricaduta sociale:”Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi”. D:il filosofo Haberbas propone un nuovo patto tra ragione e religione nel senso che la religione deve accettare i risultati della scienza ed i principi dell’ugualitarismo giuridico, lei e’ d’accordo con il filosofo? O no? R: Filosofia e religione hanno punti in comune:”Sono come due ali che portano alla verità”, secondo l’affermazione di Giovanni Paolo II in” Fides et Ratio” . Ha ragione il filosofo Iùgern Haberbas nel proporre un patto tra religione e ragione, perché si integrano e illuminano il cammino dell’uomo. La chiesa e’ disposta ad accettare i risultati della scienza, anzi stimola la ricerca in quanto scienza e fede non possono trovarsi in contrasto: hanno un unico Autore che e’ Dio. La scienza – e’ bene ricordarlopersegue la fenomenologia delle scoperte ma non può rispondere agli interrogativi esistenziali, che sono competenza della filosofia e delle teologia. D: e’ quindi possibile un alleanza tra ragione e religione? R: E’ auspicabile e va promossa l’alleanza tra ragione e religione , sia per i motivi già ricordati sia perché si ravvivi la civiltà occidentale che ha salde radici filosofiche e cristiane. Il pensiero, la cultura fondamenti della civiltà, hanno avuto la loro culla in occidente e vanno incrementati per superare l’invadenza tecnologica che rende “arida la vita”, e il rischio di un tramonto delle missioni civili asiatiche e occidentali. D:Papa Ratzinger ha dato risposta negativa ad una domanda se i teologi cristiani debbono sforzarsi di venire a capo delle sfide suscitate da una ragione moderna e post-metafisica. Perché? R: Papa Ratizinger segue molto gli sviluppi dell’illuminismo e della postmodernità e quindi si rende conto dei loro limiti soprattutto costituiti dalla pretesa di assolutizzazione delle loro posizioni ideologiche e dell’ innumanentismo che li connota. Sotto questo profilo si rende difficile i dialogo con le sfide suscitate da una ragione moderna e post-moderna. Quando di nega la trascendenza, non c’e’ il terreno per dialogare. Il Papa spesso si appella al “Logos” alla ragione creatrice che e’ il Verbo di Dio per spiegare l’ordine , l’ormonia dell’universo. Filippo Curtosi


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ABOLIRE LA MISERIA della calabria

“Il sistema degli aiuti alle associazioni di volontariato da tempo sperimentato in altre realtà tende a ridurre le spese sanitarie pur mantenendo alto il livello di assistenza da fornire ai soggetti in età avanzata.”

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Progetto Anziani. Una sorta di patto generazionale. Intervista a Salvatore Colace, presidente Associazione di Volontariato “L’Altro Aiuto”.

75 anni. A Pannaconi che rappresenta il paese più popoloso di tutto il comune sono circa 200 gli anziani di cui il 50% oltre i 75 anni, e cosi nelle altre frazioni. Un esercito di anziani che evidentemente da soli potete fare ben poco. E’ proprio cosi, noi come “L’Altro Aiuto”riteniamo che una sinergia tra comune, provincia, regione e la nostra associazione di volontariato debba essere un punto fermo se si vuole scongiurare che il lavoro possa essere

VIBO VALENTIA: CALABRA SOCIALE

“L’Altro Aiuto si muove su questa linea . Vogliamo realizzare questo progetto anziani e sul conseguente scambio di solidarietà in attività sociali utili, ma anche produttive che da esse ne deriva”

D. Presidente, il Comune di Cessaniti è sensibile alle problematiche che portate avanti come Associazione oppure…. R. L’attenzione che il Comune di Cessaniti per le tematiche del settore sociale e, in particolar modo, gli anziani e per quelli che vivono da soli che aggrava le già precarie ed instabili condizioni di questi cittadini più svantaggiati tra cui appunto la massa crescente dei nuclei monoreddito non è certamente assidua e concreta,in pratica è insufficiente per le deficitarie condizioni finanziarie( dicono gli amministratori) in cui si trova ad operare l’ente. Eppure… Eppure? C’è tutta un’area sociale d’intervento nel campo delle politiche sociali e sanitarie che meriterebbe di essere affrontata non in termini puramente assistenzialistici e paternalistici che poteva forse andare bene quando il modello sociale era quello tutto sommato di una società semplice caratterizzata dal fatto che all’interno del nucleo familiare i figli potevano dare una mano a sollievo degli anziani. Invece? Oggi invece si stanno affermando anche nel nostro territorio società sempre più complesse e sempre più terziarizzate caratterizzate da occupazioni a tempo parziale e da un tasso elevato di forza lavoro cui appartengono nuovi soggetti, quali le donne su cui ricade l’onere di fornire prestazioni plurime alla stessa famiglia finendo inevitabilmente di trascurare l’anziano spesso lasciato solo o in compagnia dei lavoratori immigrati. Vuole dire che ci sono nella comunità nuovi poveri? Qui da noi siamo in presenza di ampie fasce di povertà e di nuove emarginazioni come quelle subite dagli anziani che con la fuoriuscita dal mercato del lavoro e della famiglia perdono il loro diritto di cittadinanza. Voi cosa fate?

L’opera dell’associazione di volontariato “ L’Altro Aiuto”vorrebbe essere propositiva ed in grado di ridurre il disagio e le disfunzioni e soprattutto per garantire agli anziani sul territorio del comune di Cessaniti tutti i diritti sociali minimi e per un nuovo tipo di intervento assistenziale che ponga il cittadino al centro e lo responsabilizzi e lo renda partecipe attivamente all’attività quotidiana di ogni altro essere umano: quello di vivere in senso pieno la propria vita restituendogli i suoi inalienabili diritti di cittadinanza. Quali sono i diritti che sono negati? Per quanto riguarda i cittadini anziani del nostro territorio che sono tra i più esclusi dal circuito del riconoscimento di piena cittadinanza, si tratta del diritto alla salute e alla prevenzione sanitaria di quello alla tranquillità abitativa, di quello al tempo libero, di godere dell’aria aperta, di leggere, godere di un film. Il diritto insomma ai diritti . Ma qui ci vorrebbe l’azione dell’Ente Locale, Comune, Provincia, Regione o no? Il punto è proprio questo:ecco perché riteniamo che a fronte della inerzia dei comuni, degli enti locali a porre le condizioni minime affinchè queste categorie di cittadini possano liberamente e compiutamente esplicare le proprie attività e prendendo atto della amara realtà della pressoché totale mancanza di strutture sociali, culturali e comunque di qualsiasi tipo aggregativi. Allora che si fa, l’Associazione rimane come dire inerte oppure… Qualcosa abbiamo fatto per la verità, per esempio abbiamo predisposto l’elaborazione di un progetto per poter dare delle opportunità minime riservate all’anziano ed a quelli soprattutto che vivono da soli. Quanto incide la popolazione anziana a Cessaniti? Dai dati in nostro possesso, a Cessaniti la popolazione anziana è di circa 600 persone di cui 3440 che vanno dai 65 ai 75 anni e di 260 oltre i

Salvatore Colace dispersivo se non avvilente: come si può infatti pretendere da una associazione come la nostra che basa tutto sullo slancio, sui sentimenti spontanei di solidarietà di intervenire sulla problematica sociale cessanitese ed in particolare sugli anziani .Se tutto ciò non viene incoraggiato, difeso ed anche seguito affinchè si crei una pur minima sinergia con le strutture regionali e provinciali non si va da nessuna parte. La struttura pubblica quindi è di vitale importanza? La struttura pubblica dove noi ci rivolgiamo deve saper offrire i mezzi necessari per esprimere tutto il nostro dinamismo sociale. Una buona amministrazione pubblica può in questo senso davvero contribuire a incidere sulla cultura e sull’appoggio che si deve avere nei confronti della terza età, anche per sollecitare all’interno di essa una sorta di “ patto generazionale” fra giovani e anziani i cui rapporti non devono essere più di comprensione e di affetto ma di partecipazione reciproca ai processi ed alle attività sociali. Tutti abbiamo bisogno, di gesti ed opere alto valore sociale e di sensibilità nei confronti della comunità della terza età e di chiunque avesse bisogno di un aiuto. Una sorta di patto generazionale molto importante questo progetto Anziani? L’Altro Aiuto si muove su questa linea . Vogliamo realizzare questo progetto anziani e sul conseguente scambio di solidarietà in attività sociali utili, ma anche produttive che da esse ne deriva. Dall’assistenzialismo alla solidarietà il punto nuovo risiede, dunque, nella reciprocità in cui i giovani spesso disadattati gli anziani, spesso emarginati si trovino ancorati ad una prospettiva il cui


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oltre naturalmente a quanto prima specificato. Ci può sintetizzare in concreto gli obiettivi che volete raggiungere? L’obiettivo principale resta quindi quello di aiutare e favorire l’anziano attraverso: - Assistenza domiciliare integrata con la cura della persona; - Assistenza sociale: sostegno socio- relazionale; - Interventi sanitari infermieristici: visite domiciliari e prelievi ematici in loco - consegna a domicilio dei farmacia attraverso apposita convenzione con Asl - competente per territorio; - Disinfezione e disinfestazione locali domestici degli anziani; - Interventi ludici- ricreativiculturali a favore degli anziani; - Acquisto di un defibrillatore; In conclusione, vuole fare un appello? Il sistema degli aiuti alle associazioni di volontariato da tempo sperimentato in altre realtà tende a ridurre le spese sanitarie pur mantenendo alto il livello di assistenza da fornire ai soggetti in età avanzata. Per questo è stato rivolto un appello di tutti i soci dell’Altro Aiuto al Comune di Cessaniti per fornire idonei locali, fortunatamente il sindaco ha raccolto il nostro appello e ci ha fornito dei locali presso una ex scuola materna abbandonata che noi abbiamo in un certo senso rivitalizzato. Questo è un enunciato, presidente. Come si traduce in pratica? Predicando e praticando certi valori come il rispetto, la convivenza pacifica.

Antiproibizionismo

campo d’azione sia rappresentato dalle istituzioni, dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune, insomma dallo Stato Comunità che deve offrire l’opportunità, a chi lo desidera di coprire una reale domanda di solidarietà in campi come quello della salvaguardia della salute e della assistenza sociale e sanitaria agli anziani. Oggi chi si prende cura degli anziani? E’ noto comunque è notorio, come nel nostro paese negli ultimi decenni l’allungamento della durata media della vita hanno cambiato la struttura della popolazione unitamente al lento ma costante fenomeno della emigrazione e la popolazione reale nei nostri paesi è costituita soprattutto dagli anziani e continuerà a crescere sempre di più con una percentuale che oggi tocca il 25 % della popolazione intiera. Si è alzata anche la percentuale di femmine tra gli anziani che vivono più a lungo rispetto ai maschi e che rappresentano quindi la maggioranza delle persone con più di 65 anni. Fino ad ieri erano le famiglie, soprattutto dalle nostre parti a prendersi cura dei nostro genitori anziani. In questi ultimi anni il modello “ assistenza familiare” sta via comunque perdendo terreno. Infatti, nella nostra comunità è alta la percentuale degli anziani che vive da sola e quelle della donna risulta maggiore. La potremmo chiamare Assistenza Domiciliare ? Proprio questo è il punto, si è sentita la necessità di mettersi in gioco come volontariato per dare il nostro contributo e creando anche le condizioni quando non è necessario il ricovero ospedaliero anche perché la cultura dei nostri anziani rifiuta questo tipo di ricovero e preferirebbe stare a casa per fruire di una assistenza sanitaria e sociale a domicilio. Quali sono le figure professionali per questo progetto? Il Progetto Anziani Cessaniti vuole raggiungere questi obiettivi con un gruppo di lavoro che prevede alcune figure principali come : il geriatra, l’infermiere e l’assistente sociale che offrono all’anziano una sorta di “ cartella unica” in grado di analizzare le condizioni del soggetto in età avanzata, valutarne i bisogni e indirizzarlo ai servizi più idonei e seguirlo in questa direzione

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ABOLIRE LA MISERIA della calabria

Cos’è la Pasqua per Lei? Le rispondo con una poesia di Ghandi: Prendi un sorriso regalalo a chi non l’ha mai avuto. Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte. Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha mai pianto. Prendi il coraggio, mettilo nell’animo di chi non sa lottare. Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla. Prendi la speranza e vivi nella sua luce. Prendi la bontà e donala a chi non la sa donare. Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo. Questa è Pasqua, auguri a tutti . Filippo Curtosi

“Alla tolleranza zero bisogna opporre una strategia dell’accoglienza”... “a partire dalla decriminalizzazione delle condotte legate al consumo”

Droga: l’Unione rispetti il programma. Per il bene dell’Italia. E di tanti ragazzi “Il decreto legge del Governo (precedente) sulle droghe deve essere abrogato”. “Occorre un reale contrasto dei traffici e la tolleranza zero verso i trafficanti” Dopo i Pacs che sono diventati DICO e poi sono rimasti orfani del governo a galleggiare nel limbo dei provvedimenti all’odg della Camera dei Deputati è ora il turno delle contraddizioni sulle politiche da attuare sull’altrettanto scottante tema delle Droghe. Tante sono state infatti le polemiche suscitate dall’emanazione del decreto Turco sino al suo successivo stop da parte del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso del Codacons e di una comunità di recupero. Su un tema di tale importanza sarebbe necessario un confronto privo di ideologie di parte e basato su evidenze scientifiche non su speculazioni giornalistiche. Le polemiche relative alla cannabis perdono valore se si tiene conto dei reali dati che la rivista Lancet di Marzo pubblica: uno studio svolto da illustri farmacologi dell’università di Bristol e nel quale si evidenzia come il confine esistente tra droghe illegali e droghe legali perché non inserite come tali nelle tabelle - sia un confine non basato sulla razionalità di ciò che la ricerca scientifica ci dice ma su elementi di moralità. Anche il Ministro della Solidarietà sociale - Paolo Ferrero – a seguito della pubblicazione dei suddetti dati, ha proposto, una nuova classificazione delle sostanze stupefacenti spiegando come alcol e tabacco siano più dannosi per la salute della Cannabis. Il Prof. Umberto Veronesi ha affermato che è sbagliato punire i consumatori ma le sue dichiarazioni pare trovino spazio di eccellenza solo quando parli di tumori e di oncologia. L'articolo contenuto nell’ultimo numero della prestigiosa rivista medica “The Lancet” (l’articolo pdf è facilmente reperibile sul web) che, secondo quanto anticipato dal quotidiano Inglese “Independent”, avrebbe dovuto riportare “rivelazioni scientifiche” tali da indurre lo stesso Independent a fare marcia indietro sulla sua precedente campagna di depenalizzazione dell’uso di cannabis. I motivi della retromarcia sarebbero i "numeri record di adolescenti che necessitano di terapie antidroga perché fumano “skunk””. Tuttavia, la ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista medica, non evidenzia nulla di tutto ciò. Anzi, il dato significativo è invece quello che dimostra come tabacco ed alcol siano molto più dannosi e

pericolosi di droghe come l’LSD oltre che della cannabis. Ricordiamo come nel programma dell'Unione – alla pagina 187 – si ritrovi scritto quanto segue: “alla tolleranza zero bisogna opporre una strategia dell’accoglienza sociale per la persona e per le famiglie che vivono il dramma della droga, a partire dalla decriminalizzazione delle condotte legate al consumo (anche ai fini terapeutici) e quindi dal superamento della normativa in vigore dal 1990. Occorre un reale contrasto dei traffici e la tolleranza zero verso i trafficanti. E’ necessario rilanciare il ruolo dei SerT e dei servizi territoriali che in questi cinque anni sono stati sistematicamente penalizzati dai tagli alla spesa sociale; senza imporre un unico modello e salvaguardando il pluralismo delle comunità terapeutiche, queste dovranno essere messe in rete con il servizio Pubblico a cui spetta la diagnosi della dipendenza. Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati e perciò efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione considerando le strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi. Il decreto legge del Governo (precedente ndr) sulle tossicodipendenze deve essere abrogato.” D’altra parte sappiamo bene tutti come le politiche proibizioniste adottate in America negli anni ‘’20 per le bevande alcoliche avessero generato un forte consumo clandestino che, proprio perché illegale, manteneva alti i proventi della criminalità organizzata che allora erano i gangster di Capone. Se spostiamo il parallelo con le droghe leggere di oggi – sicuramente meno dannose alla salute dell’alcol – le cose non stanno diversamente. Dopo quasi vent’anni di legge proibizionista i consumi sono sempre aumentati come i profitti delle mafie e delle varie organizzazioni criminali che dai traffici illegali si alimentano. L’Unione rispetti il programma, per il Bene dell’Italia, per il bene della Calabria sempre più stritolata dalle ‘ndrine e per il bene di tanti ragazzi che non possono essere considerati criminali. Nei loro confronti deve farsi una seria azione informativa ed educativa per prevenire e per riabilitare. Giuseppe Candido


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Anno I numero 03 e 04 - Marzo e Aprile 2007  

Abolire la miseria della Calabria Periodico nonviolento di storia, arte, cultura e politica laica liberale calabrese

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