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www.almcalabria.org Associazione di volontariato culturale Via E. Rossi, 2 - Cessaniti - Vibo Valentia

ISSN 2037-394X

Periodico nonviolento di Storia, Arte, Cultura e Politica laica liberale calabrese 1,00 €

Ge nnaio - Febbraio 2010 - Anno I V - n°1-2

“Avanti figliuoli, per la vittoria o la morte”

In questo numero

In memoria di Antonino Scalfari, giornalista politico e uomo di cultura calabrese

Dopo i fatti di Rosarno

“Cadde da combattente: grondante di sangue ma sereno e sorridente”

CALABRIA IN PRIMA LINEA di Giuseppe Candido >> Pag 4

ROSARNO E DINTORNI L’introduzione selvaggia e senza controllo di mano d’opera africana e il controllo della ‘ndrangheta sul mercato degli agrumi

di Giuseppe Candido e Filippo Curtosi trasporto della salma e l'annunzio uffielle prime ore del mattino ciale alla cittadinanza da parte dell'amdel 28 marzo del 1921, si ministrazione Comunale di cui pure sparse in Città fulminea faceva parte per il bene del Paese. Nel la notizia ferale che Nino trigesimo dalla morte di Nino, il 27 di Scalfari, il valoroso Soldato, il Aprile del 1921, l'Azione, periodico mutilato eroico, il professionista “politico amministrativo del circonesimio, “avea cessato di vivere dario” di Monteleone (oggi Vibo nella vicina Bivona” . Sono passati

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Vite al nero

Dalla bocca, e da sotto la giacca salcicce, polpette e lardo, mentre in una mano Vicenzuni stringe un fiasco di vino rosso di Franco Vallone >> a Pag. 7

Libertà di Ricerca e Ricerca di Libertà Il ricordo di Luca Coscioni

di Giuseppe Candido >> a Pag.8

Censura e libertà di stampa

La repressione ha alimentato l’interesse e ne ha consentito la sopravvivenza

Ho pensato che i figli dei vecchi contadini che lottavano per le terre e una vita più dignitosa hanno tradito la causa dei padri

di Giovanna Canigiula

Carnovalaccio: tra il sacro e il profano

Il fantoccio di Carnevale e l’antica tradizione carnascialesca in Calabria

>> Pag 2

Dopo 14 ore di lavoro, per 20- 25 euro al giorno nel migliore dei casi, tornavano in ricoveri di fortuna

di Francesco Santopolo >> Pag 6

Valentia), una delle tante testate edite nei primi decenni del secolo trascorso in Calabria, pubblicava un intero numero monografico (A. I n°5), un'edizione straordinaria, interamente dedicata al ricordo dell'“eroico Scomparso” di cui tutti, oggi, conoscono il famoso nipote giornalista e a cui pure Gabriele d'Annunzio aveva porto l'omaggio estremo inviando, in gentil dono, un' “aulente rosa”.

quasi novant'anni ma il suo esempio, l'esempio di un politico giornalista e di un uomo di cultura che combatte per la libertà e per la sua terra, può essere utile a noi calabresi che, da sempre, ricerchiamo il “riscatto” dalla nostra condizione subalterna. “La triste nuova corse di bocca in bocca e Monteleone tutta rimase scossa, incredula della sciagura e con la speranza viva che la notizia non fosse vera. Avvenne un vero pellegrinaggio”. Poi il

>> Pag 3

“E’ la stampa bellezza, e tu non puoi farci niente” di Marilisa Curtosi >> Pag 7

Di dimensioni monumentali, autentico gioiello d’architettura, grande monastero di Vibo Valentia, la sua storia è pressoché sconosciuta ai vibonesi

IL CONVENTO ANNESSO ALLA CHIESA DI S. GIUSEPPE In perenne restauro, si spera in un intervento del Ministero dei Beni Culturali C. Michele Basile Crispo di Solitto

i primissimi del Settecento, il De Bisogni storico Gattis, dell’allora Monteleone, così scriveva : Anno 1612. Excellentissimi Hectoris Pignatelli nostrae Urbis Ducis IV. suas, actum ast consilium inter cives, ut Societatis lesu Ptres hic

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introducerentur, et communi sentetia ipos anno seguenti vocandos esse, prout, et vocait sunt, statuerunt. Venietes igitur Ptres praendicti, ac in domo Ferdinandi Patritii mansionem facete, voluerunt cives Collegii fundationem confirmare; quorum anno 1614. Quondam pecuniae

quantitatem, pro una vice tantum, ipsis Ptres polliciti sunt. Deinde anno 1618. Palatium quoddam, juxta Sancti Michaelis Parrociam emerunt, illudque incoluerunt per annos quadraginta, et unum. Ne l 1 6 1 3 , Mo n t e l e o n e h a g i à un a r e s i d e n z a g esu itica e sembra vicina

a l l a c o s tr u z i o n e d’un complesso per la Comp a g n ia . Come p er le a ltre se d i, la Curia g enera l iz ia romana ric e ve le o p p o r t un e n o t i z i e s u l s i t o . L e i nv i a , i l 1 4 Lug l io 1615 a R oma , il P. G i o v a n n i Andrea Prie g l ia . >> a Pag 5

ABOLIRE LA MISERIA: Perché ancora attuale

Ernesto Rossi uno dei massimi esponenti laici liberali del novecento così intitolò la sua opera più importante

Il mercato da solo non può garantire la sua eliminazione pertanto si rende necessario l’intervento dello Stato l titolo di questo periodico vuole essere anche, ma non solo, un tributo ad uno dei pensatori laici e liberali che con Salvemini descrissero il pensiero liberale di cui oggi a parole tutti si dicono portatori. Le situazioni di miseria e ignoranza in cui versava una buona parte della società e le ingiustizie che ne erano causa e poi conseguenza sono scandalo oggi come allora. Un ruolo importantissimo per migliorare le condizioni di vita di molti essere umani è stato svolto da chi professava idee definite liberali opponendosi “padroni del vapore”. L’obiettivo era di garantire dei livelli minimi di assistenza a tutti i cittadini, senza interventi particolari e clientelari. Un welfare universale che ancora manca. In Italia durante il fascismo un

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economista liberale, confinato nell’isola di Ventotene, Ernesto Rossi, elaborava alcune idee per “abolire la miseria”. Tale studio sarà poi pubblicato negli anni ’50 da Laterza, appunto, con il titolo “Abolire la miseria”. La tesi centrale del libro resta quantomai attuale: la miseria è una malattia infettiva, chi ne è colpito demoralizza tutti coloro con cui è in contatto, pertanto occorre attaccarla vigorosamente ed eliminarla per quanto possibile, tanto più che la miseria, secondo E. Rossi, non è l’esito necessario del sistema capitalistico. Tuttavia il mercato da solo non può garantire la sua eliminazione pertanto si rende necessario l’intervento dello Stato che lo regolamenti.

>> segue a Pagina 8

Ernesto Rossi (Ca ser ta , 25 a g osto 1897 – R oma , 9 feb bra io 1967)


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“Avanti figliuoli, per la vittoria o la morte” In memoria di Antonino Scalfari, giornalista politico e uomo di cultura calabrese

“Cadde da combattente: grondante di sangue ma sereno e sorridente” di Giuseppe Candido e Filippo Curtosi ell'editoriale si legge che quel dono illustre “Era il mistico omaggio de' legionari audaci al glorioso fratello d'armi, quanto mai straziato dal voto – che non potea appagarsi – di essere ancora una volta dove il fiore dell'Italica giovinezza combatteva l'estrema battaglia dell'ideale patriottico”. “Oggi, trigesimo della scomparsa di Nino Scalfari, noi vorremmo vedere – come un giorno fu visto davanti alla fossa di Trento, sacrario di Cesare Battisti – il Poeta – soldato, le mani ornate di lauro e di quercia, chino e fremente dinnanzi alla tomba di Nino Scalfari, per interrogare lo spirito, per celebrare degnamente le gesta”. L'intero numero del periodico è dedicato al “Tenente volontario” che a 23 anni soltanto era stato ucciso raccogliendo, a Bosco Lancia, “le rose rosse di sangue” che fina da giovinetto precocemente maturo, “aveva sognato, leggendo i poeti del nostro “Riscatto”, come il più bell'ornamento della sua vita fervente”. Ma perché dedicare un intero numero, addirittura un'edizione straordinaria, per ricordare questo calabrese? A

l'associazione Combattenti, il Dottor Romei per difensori nostri, e ci siamo svelati”. la massoneria e il Professor Cremona in rappre- Era nel fiore degli anni e nel “pieno vigore dell'ingegno quando una notte tragica e fatale il suo il suo Destino si volse alla morte!”. (…) “Cadde da combattente: grondante di sangue ma sereno e sorridente”. Per volontà unanime dei suoi concittadini il suo nome venne inciso sulla stele che ricorda ai posteri i caduti gloriosi così come si “incise indelebile, nell'animo di chi lo conobbe”. Un giovane, “L'Esteta Scomparso”, secondo il ricordo di Pietro Buccarelli, cui addirittura Giulio Rodino, allora Ministro della Guerra, nell'aprile del '21 rivolse il suo estremo e “referente saluto” con una lettera indirizzata all'“Illustrissimo Professroe Eugenio Scalfari”, padre di Antonino: “Ho appreso con vivo rincrescimento la notizia della morte del suo figliIl particolare logo della testata clabrese uolo Capitano invalido di guerra, e mi associo con sincero animo al suo dolore. Penso, nondisentanza del Regio Liceo di Filanderi presso il meno, che le verrà di conforto la certezza che quale, Scalfari, aveva eseguito gli studi liceali questa giovane esistenza, già duramente provata prima di recarsi a Roma per conseguire la laurea nell'ultima guerra d'Italia, ed ora così immaturain Giurisprudenza. Persino la solenne commem- mente troncata nel suo fiorire, vivrà perenne orazione al Consiglio Comunale che fu tenuta il nella storia dei figli d'Italia che col dono delle più A Nino Scalfari* 22 di aprile del 1921, a poco meno di un mese pure energie seppero elevare il monumento Troppo alta la meta, troppo alta la stella dalla morte, venne trascritta e pubblicata per grandioso delle nuove sorti della Patria. Alla che a te folgorava dai celi profondi, veemente il tumulto di giovani mondi, ricordare degnamente la figura di “uno dei suoi creati da te, nell'anima bella. migliori componenti scomparsi”. Un Consiglio L'Italia ti chiese il giovane sangue; Comunale, quello di Vibo Valentia, cui Nino il giovane sangue le ha dato, e un'idea Scalfari, con la sua cultura e la sua “operosa soltanto, cadendo, nel cuor ti arridea: la terra d'Italia più schiava non langue. giovinezza”, avrebbe potuto certo apportare lusIl corpo stremato ai ferri che sanno tro. “Con la repentina e tragica scomparsa di Lui richiese un ristoro, ma i ferri han tradita la Patria ha perduto un altro dei suoi figli diletti la sempre gemente, squassar la ferita: e devoti, che per essa sacrificarono entusiasti la pure l'aure del mare leniron l'affanno! loro giovane esistenza!”. Nato a Monteleone il 23 Ma l'anima intatta, intatta la mente fisavan la meta, fisavan la stella, luglio del 1891, Antonino Scalfari, detto Nino, e ancora il tumulto, ne l'anima bella, laureatosi in giurisprudenza non aveva mai dei mondi creati si fea più veemente. trascurato le “belle lettere”, che aveva amato sin E un giorno tremasti! Non erano impàri dai tempi del liceo dove, ben presto, aveva dato le forze, pensavi, al fine agognato? … “prova di vivo ingegno e di una fierezza d'animo Qual'è l'avvenire del corpo stremato se cadono i sogni a l'anima cari? … che costituì più tardi una delle doti precipue del Or tutto rivive, or Cristo risurge; suo temperamento”. A Roma aveva conosciuto dell'anima è Cristo l'immagine vera; uomini, studiosi e letterati come Lauro Adolfo risurga quest'anima con Lui nella sfera De Bosis, eroico liberale, e “le grandezze delle beata, ove pure lo spirito assurge. glorie e delle memorie di Roma Eterna valsero L’Edizione Straordinaria de “l’Azione” del 27 Aprile del 1921 Ahi Nino! E tua madre? Tua madre, la buona dolente figura che vigile attende, negli anni di poi a purificare e innalzare sopra da Da saga, smarrita le braccia protende: ogni altra passione del suo nobile cuore” che gli memoria di questo valoroso suo figliuolo mando … Ahi! Tetro lo scoppio dell'arma risuona. consentirono una molteplice e varia attività artis- il mio reverente saluto”. * Vincenzo Lo Preiato, L'Azione, Anno I n°5, Aprile 1921 tica. Importanti Riviste di cultura di Roma come Nell'Orazione del Avv. Conte Alfredo Sacchetti “Sapientia”, “Il Soldato”, oltreché la “Rivista pronunciata, durante commemorazione che si spiegarcelo è l'attenta lettura dello “speciale” del Calabrese”, quotidiani e periodici l'ebbero come tenne il 10 aprile del ''21 nel Tempio della Loggia giornale su cui vennero pubblicati gli interventi a collaboratore. Figlio d'arte poiché, per un perio- Vibonese con l'intervento della Loggia “Michele firma di numerosi personaggi dell'epoca che ne do il padre Eugenio aveva diretto l'Avvenire Morelli”, in memoria di Nino Scalfari e, pure partecipavano il dolore per la scomparsa: l'avvo- Vibonese, nei cenni biografici pubblicati da questa, pubblicata da “l'Azione”, si leggono i cato N. Froggio, Sindaco di Monteleone, il Cav l'Azione, si legge che Antonino fu non soltanto principali tratti, tutti “radiosi”, che da soli poteDe Feo, sottoprefetto, l'avvocato Morabito per un bravo giornalista ma anche un “conferenziere vano “rendere illustre anche una vita che avesse colto e oratore simpatico sia che com- compiuto tutto il ciclo normale dell'umana ABOLIRE LA MISERIA DELLA CALABRIA memorasse Michele Morelli; o segnasse esistenza”: il sentimento del dovere, del bene w w w. A L M C A L A B R I A . o r g lucidamente i limiti dell'azione della inteso patriottismo, dell'umanesimo più puro e periodico nonviolento di storia, arte, cultura e politica laica liberale calabrese Chiesa Cattolica; o infine in Consiglio più santo, erano “instillati nell'animo” di ISSN: 2037-3945 (Testo stampato) 2037-3953 (Testo On Line) ----------------------------------------------------------------------------------- Comunale difendesse gli interessi e i Antonino che, “Sotto la rigida, quanto amorevbisogni del Paese”. ole, direzione del padre Eugenio, studiò e si disDirettore Responsabile: Filippo Curtosi Direttore Editoriale: Giuseppe Candido A soli 19 anni, nel 1911, dopo aver letto tinse sempre, nel nostro ginnasio e liceo Vice Direttori: Giovanna Canigiula, Franco Vallone “La canzone d'oltremare”, il carme di Filangeri”. Questo esempio può dunque risveg----------------------------------------------------------------------------------Gabriele d'Annuzio, lo commentava sul liare le coscienze, può servire alle giovani generEditore: Associazione culturale di volontariato settimanale di Monteleone Iuvenilia con azioni che spesso sono senza ideali, non credono “NON MOLLARE” - Via Ernesto Rossi, 2 - Cessaniti (Vibo Valenza) Reg. Operatori Comunicazione (ROC) 19054 del 04.02.2010 queste parole: “A leggerla, l'ode parrebbe in qualcosa. Serve per creare, per immaginare Redazione, amministrazione e impaginazione mancante di forza, e si attende fino mondi migliori. Serve all'Italia e serve alla V ia Crotone, 24 – 88050 Crop an i (C Z ) all'ultimo il punto saliente. In certo qual Calabria di oggi il ricordo di Nino Scalfari, un Tel/Fa x . 0961 1916348- c el l . 347 8253666 e.mail: almcalabria@gmail.com - internet: www.almcalabria.org modo potrebbe essere vero; ma essa non calabrese giornalista, un liberale, un patriota che è canto di guerra, è augurio dopo il com- con la cultura tenne alta la meta, la stella che, noi Stampa: BRU.MAR - V.le dei Normanni, 23/q - CATANZARO Tel.0961.728005 - cell. 320.0955809 pito fatto e l'opera compiuta. Il poeta pure, dovremmo innalzare ai nostri orizzonti. -----------------------------------------------------------------------------------vede la vittoria e la fine. Non abbiamo Registro Stampa Periodica Tribunale di Catanzaro N°1 del 9 gennaio 2007 ------------------------------------------------------------------------------------ noi vinto? E chi? … Noi stessi!”. A soli 19 Per la pubblicità su questo giornale rivolgiti a: Periodico partecipativo: la collaborazione è libera a tutti ed è da anni il discepolo ricercava il pensiero del considerarsi totalmente gratuita e volontaria PEOPLE ON THE M O V E Maestro scoprendolo in tutto il suo conGli articoli riflettono il pensiero degli autori che si assumono la responsabilità di fronte la legge So cietà Cooperati va cetto profondo: “Diciamo pure, ora che Hanno collaborato a questo numero: Servizi e Pubblicità - Gestione i nostri, davanti a leoni pugnaron da Michele Basile Crispo, Giuseppe Candido, Giovanna Canigiula, Filippo Curtosi, Assistenza nel sociale - Formazione uguali, ora che il sangue latino fu versato Francesco Santopolo, Franco Vallone 329-2979569 Progetto Grafico e impaginazione : Giuseppe Candido peopleonthemove@alice.it sulla terra alla quale l'Italia pur sorride Sellia Marina (CZ) benigna da lungi, noi abbiamo vinto noi Questo numero è stato chiuso il 20 Febbraio 2010 alle ore 23,00 C o n c e s s i o n a r i a e s c l u s i va p e r l a Ca l a b r i a stessi, la nostra diffidenza in noi e nei

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Vite al nero

Dopo 14 ore di lavoro, per 20- 25 euro al giorno nel migliore dei casi, tornavano in ricoveri di fortuna

Ho pensato che i figli dei vecchi contadini che lottavano per le terre e una vita più dignitosa hanno tradito la causa dei padri di Giovanna Canigiula

n uno dei tanti ghetti neri del Sud Gli africani di Rosarno, cuore di un settore venti di Maroni e Calderoli sui danni della d’Italia è scoppiata, per la seconda importante dell’economia regionale che, clandestinità quando questa è tollerata e non volta nel volgere di un anno ma forse diversamente, sarebbe in profonda crisi, hanno combattuta. imprevedibile nella forma, la rivolta. dunque alzato la testa contro tutte le mafie, Perché questo post? Non certo per aggiungere Degli africani ribelli, ridotti nelle nostre cam- non solo contro quella ‘ndranghetista che con- parole alle parole. Quanto scritto lo leggiamo pagne in stato di schiavitù, sappiamo ormai trolla la Piana di Gioia Tauro dove, tra il porto ripetutamente in questi giorni. E’ che mi ha quasi tutto tranne il numero esatto, non e gli interminabili lavori sulla SA-RC, si con- profondamente colpito vedere per essendo possibile un censimento: a Rosarno, sumano affari milionari e che, infiltrandosi chilometri, lungo la statale 106 in direzione dove fino a ieri si contavano ufficialmente circa nelle amministrazioni locali, gestisce a pieno Crotone, uomini con valigie, pacchi, grosse duemila presenze, sono arrivati nei primi anni titolo appalti e fondi. Proprio il consiglio buste stracolme sulla testa o serrate al petto, il Novanta e sono stati impiegati nella raccolta comunale di Rosarno, come quello del limitro- giorno successivo ai fatti. Un piccolo esercito invernale delle arance. Da ottobre ad aprile si fo San Ferdinando, sono stati sciolti l’anno in marcia silenziosa. Alcuni si fermavano radunavano, tutte le mattine alle cinque, sulla scorso per mafia. E’ nell’interesse delle cosche, stanchi a riprendere fiato sul ciglio della strada, Nazionale e qui venivano caricati e portati nei del resto, bonificare il ghiotto territorio dalla mentre gli altri proseguivano. Ho allora pencampi. Dopo 14 ore di lavoro, per 20- 25 euro presenza degli africani ed è in questi luoghi che sato che, forse, sia il momento per tutti di al giorno nel migliore dei casi, tornaalzare la testa in questa terra in cui vano in ricoveri di fortuna, come il Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, mafia e stato non hanno confini netti. vecchio capannone poco fuori il cenHo pensato che la sconfitta di chi tro abitato dove un tempo si lavora- a milioni, vestiti di stracci asiatici, fugge sia la nostra sconfitta. Ho penvano le arance. Fra vetri rotti, baracsato che questo sistema sia andato e di camicie americane. che di cartone e lamiere, vecchi copavanti con la nostra complicità, i nostri ertoni e reti usate, tende da campegvoti, la nostra disponibilità al ricatto, la Subito i Calabresi diranno, gio, hanno trascorso qui quattro mesi nostra acquiescenza, la nostra rassegnacome da malandrini a malandrini: all’anno per venti anni. Molti locali ta miseria. Ho pensato che i figli dei li hanno accusati di voler vivere come vecchi contadini che lottavano per le «Ecco i vecchi fratelli, bestie per non pagare un affitto: terre e una vita più dignitosa hanno coi figli e il pane e formaggio!” cento euro a posto letto avrebbero tradito la causa dei padri. Ho pensato potuto aiutare le economie familiari. alla storia da cui veniamo e che ci Pasolini Pier Paolo Gli irregolari di Rosarno sono burksiamo messi alle spalle. Ho pensato al Profezia, in Alì dagli occhi azzurri, 1964 inabé, maliviani, ivoriani, ghanesi, Gesù nero che don Pino ha dovuto togolesi che, sbarcati a Lampedusa e inserire nel presepe della Chiesa di finiti a Crotone, non hanno ottenuto il perme- il bianco muore senza lasciare grosse tracce e la Rosarno per ricordare alla comunità che siamo sso di soggiorno e hanno cercato di racimolare convivenza omertosa col ricatto si consuma in tutti fratelli. Ho pensato che la parola onore è qualche soldo per sé e le famiglie lontane con- nome della personale sopravvivenza: le associata a famiglie come quelle dei Piromalli, fidando nella brevità del soggiorno obbligato, uniche denunce che hanno consentito di dei Pesce e dei Ballocco. Ho pensato al canma vi sono anche molti immigrati che hanno risalire ai responsabili dell’agguato, dopo il fer- didato a sindaco comunista Valarioti che, nel perso il lavoro nelle fabbriche del Nord e cerca- imento di un ghanese e un ivoriano lo scorso lontano 1979, fu ucciso per avere ottenuto il to un posto in cui il controllo dello Stato fosse inverno, sono arrivate dai neri d’Africa. 30% dei consensi e oggi è tutto uguale. A quei meno pressante e, soprattutto, stagionali che si politici che anni e anni fa avevano alzato solide spostano per tutto il meridione, raccogliendo barriere contro l’illegalità, poi prontamente pomodori d’estate in Puglia e Campania, cadute. Ai pochi, troppo pochi che si danno da arance e olive d’inverno in Calabria, ortaggi in fare perché credono ancora che si possa camSicilia. Sono la manodopera in nero che nesbiare o per spirito puramente umanitario. Ho suno sopporta ma che tutti tollerano, perché fa pensato a chi siamo e a quello che lasciamo. girare l’economia di quello che, per rubare la Poca cosa. Ho pensato che c’è chi stila perdefinizione che Fabrizio Gatti ha applicato alla centuali su chi è più razzista, inscenando la Puglia, è il mercato più sporco dell’Europa solita meschina contrapposizione tra nord e agricola. Inseguono da sempre il sogno di un sud. E ho pensato di mettere su carta questi lavoro regolare, che la Bossi-Fini ha praticapensieri, nella speranza che altri calabresi stufi mente reso impossibile: per restare in Italia Un nuovo attacco ha provocato la rivolta, li raccolgano e, insieme, davvero insieme, si devi lavorare, per lavorare devi avere un perme- scoppiata nell’unico modo che la rabbia a possa concretamente scegliere una nuova via . sso di soggiorno, per avere il permesso di sog- lungo covata ha consentito: blocco della A B B O N AT I E S O S T I E N I giorno devi dimostrare che un lavoro ce l’hai. statale 18; auto, vetrine e cassonetti sfasAbolire la miseria della Calabria Insomma, o sloggi o il lavoro sporco in cam- ciati. Scontata la reazione: negozi e Non fruisce dei contributi statali all’editoria di cui alla Legge n°250 del 07/08/1990 pagne altrimenti spopolate tocca a te, ovvia- scuole chiusi per lo stato di emergenza; La pubblicaazione è possibile grazie al lavoro volontario dei nostri collaboratori, al mente alla condizione del servaggio tacita- caccia sapientemente pilotata all’immisostegno dei nostri abbonati ed al contributo degli sponsor che ci sostengono mente legalizzato. Medici senza frontiere ne grato; immediata rimozione con le Abbonamento annuo (4 numeri minimo) ha da tempo denunciato la precarietà esisten- ruspe dei vergognosi luoghi del sog- Ordinario:12,00 €; Promotore: 30,00 €; Sostenitori, enti e istituzioni: 50,00 € ziale: nei posti in cui i più elementari diritti giorno straniero; trasferimento di centiDa versare mediante bollettino postale umani sono negati, si arriva sani e si finisce naia di lavoratori nei centri di accoglienCC Postale 93431955 presto ammalati. Diversi anche i reportage za di Crotone e Bari. E la fuga volono mediante bonifico bancario eppure, sebbene sia a tutti chiaro da un pezzo taria di molti dai luoghi della rappreIBAN che, per mantenere inalterato lo stato delle saglia portandosi dietro, come profughi I T 6 7 Y 0 7 6 0 1 0 4 4 0 0 0 0 0 0 9 3 4 3 1 9 5 5 cose, è necessaria la complicità di stato, di guerra, quel po’ che la fretta ha conIntestato a regione, amministrazioni locali, Asl, sindacati, sentito di raccattare. Complici tutti, si Associazione di Vol ontariato Cultural e imprenditori, forze dell’ordine, gli unici inter- diceva, nelle terre delle mafie. Così NON MOLLARE venti umanitari sono stati finora opera di asso- tanto che lasciano addosso un profondo Via Ernesto Rossi, 2 - 89816 Cessaniti (VV) senso di vergogna gli inopportuni interciazioni e privati.

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Ho pensato al Gesù nero che don Pino ha dovuto inserire nel presepe della Chiesa di Rosarno


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“LA CALABRIA IN PRIMA LINEA”

Ma la lotta che ci chiedono di combattere è una lotta impari

La ‘ndrnagheta manovra, gestisce, rinveste. di Giuseppe Candido

isogna che sia chiaro che la Calabria è in prima linea nella lotta contro la criminalità, è in prima linea per la sicurezza e per la libertà del nostro Paese, e tutti, lo Stato nazionale, le sue istituzioni le sue forze, dobbiamo tutti essere in prima linea con la Calabria”.

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****^**** I fatti di Rosarno dove “non si è saputo prevenire”, l’integrazione e la ‘ndrangheta che dà dimostrazione di forza. Dopo quanto accaduto dall’inizio dell’anno Giorgio Napolitano lo scorso 21 gennaio è a Reggio Calabria ed ha incontrato tutte le istituzioni, un vertice coi Magistrati, l’incontro con il Presidente della Regione Agazio Loiero e con il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. “La mafia in Calabria blocca lo sviluppo”. Parole cariche del peso della verità quelle del Presidente che poi viene accolto presso il Liceo artistico statale “Mattia Preti” con la manifestazione “Legalità e Sviluppo” organizzata dalla consulta delle associazioni degli studenti calabresi con la presenza del ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Tutti impegnati a contrastare la criminalità organizzata e a diffondere la consapevolezza della necessità, quanto mai urgente, di combattere questa lotta. Il Presidente ha ricordato l’alto magistrato Antonino Scopelliti, ucciso dalla mafia nel 1991, e si è rivolto alla Calabria e all’Italia tutta con queste parole: “Guai a pensare che ciò significhi che gli immigrati sono portatori di violenza e che i cittadini di Rosarno sono portatori di razzismo”. E ancora: “Stiamo molto attenti, respingiamo questi luoghi comuni, respingiamo tutti i pregiudizi che rischiano di accumularsi sulla Calabria, che è una regione difficile, una regione per tanti aspetti sfortunata, è anche una regione che deve dare di più, che deve mobilitarsi di più, una società che deve esprimere le sue energie e le sue capacità di reazione e di svolta di più di quanto abbia fatto finora”.

Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso ha sottolineato che tutte le istituzioni debbono collaborare e che “la Calabria deve far sentire la sua voglia di riscatto per gli omicidi del Giudice Scopelliti e del vicepresidente del Consiglio regionale, Fortugno”. Nello stesso giorno, però, una santabarbara di munizioni ed esplosivi viene ritrovata parcheggiata vicino l’aeroporto di Reggio Calabria a riprova che la ‘ndrangheta non cade affatto a pezzi. Nella convinzione della necessità di un cambiamento che la Gelmini afferma che “E’ necessario far crescere, proprio dalla scuola, la cultura della legalità, combattendo anche un modo di pensare” . E forse è proprio questa la miseria d’abolire. Ma è anche vero che le istituzioni, scuola a parte, in Calabria sono, per dirla alla Mario Draghi, “pervase” dalle mafie, dalle ‘ndranghete. Le nuove ‘ndrine traggono i loro capitali principalmente dai traffici di droga che poi reinvestono nell’economia legale, nei “café del Paris” o nelle “Milano da bere”. Quei “durissimi colpi inferti alle ‘ndrine” che possono apparire operazioni come il sequestro di beni per 5 milioni di euro sono, in realtà, solo una goccia del mare dei capitali che la ‘ndrnagheta manovra, gestisce, rinveste. E’ vero che di una rivolta c’è bisogno, di una rivolta nonviolenta, ma di una rivolta culturale, sociale, politica e, soprattutto, morale. Ma, come dimostrano i dati forniti dalla stessa direzione distrettuale antimafia, la lotta che ci chiedono di combattere è una lotta impari perché, se anche si considerano i 6 miliardi di euro sequestrati alle mafie nell’ultimo anno, pure quest’importo astronomico rappresenta solamente un misero 10% degli oltre 60 miliardi di euro che la ‘ndrangheta porta a casa ogni anno come proprio “fatturato”. Il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone ha detto di recente la sua: “La ‘ndrangheta – afferma Pignatone – è riuscita a diventare una vera holding del mercato della droga grazie alle sue ramificazioni in ogni parte del mondo. (…) Il fenomeno si è sviluppato da una ventina d’anni (…) anche se ora risulta con tutta evidenza”. Aggredire i capitali mafiosi non può quindi significare limitarsi all’esazione di una tassa, oltretutto assai vantaggiosa. Ma allora, cosa si può fare ? Cosa possono fare le istituzioni, la politica, la società civile per sconfiggere le ‘ndranghete? Mike Gray, lo scorso aprile su “ The Washing ton post”, analizzava il problema del traffico di sostanze stupefacenti: “Negli anni venti – scrive Gray – gli Stati Uniti hanno

vietato il consumo di alcol. Il contrabbando è fiorito e la violenza è esplosa. Come oggi sulla droga”. Che quel business di All Capone fosse il frutto di una sciag urata politica proibizionista oggi non sfugge più a nessuno. Quello che resta ancora da assimilare è però la seconda parte del messaggio: la stessa cosa accade con le droghe illegali che alimentano le mafie in tutto il mondo, dai cartelli colombiani e messicani alla ‘ndrangheta nostrana che aumenta, giorno dopo giorno, il suo potere economico pervadendo, col denaro riciclato, l’economia legale della Calabria, dell’Italia e d’Europa. Forse dovremmo guardare come sta cambiando la lotta al narcotraffico nei paesi che spesso invochiamo ad esempio. “Dopo 40 anni dall’offensiva di Nixon, Obama tira il freno e pensa alla marijuana libera.” Marco Bardazzi lo ha spiegato bene nel suo articolo “La fine della Guerra alla coca” comparso qualche giorno fa su “La Stampa”: “Il presidente fa studiare seriamente al proprio staff la fattibilità di un passo che avrebbe ripercussioni mondiali: legalizzare la marijuana”. “L’America di Barack Obama – spiega Bardazzi – è pronta a dichiarare impossibile da vincere il conflitto, a chiuderlo e a trasformare radicalmente la gestione della lotta agli stupefacenti. Dopo aver speso negli anni oltre mille miliardi di dollari di soldi pubblici in un conflitto che sembra sempre in stallo, gli Usa senza enfasi stanno ritirando gli agenti della Dea (Drug Enforcement Administration) dai fronti in Colombia e in Afghanistan. I fondi per la lotta al narcotraffico vengono deviati verso campagne di prevenzione. In Congresso sono partiti i lavori di una commissione che deve riscrivere completamente la strategia antidroga”. Oggi le carceri sono stracolme di migranti “clandestini” e di ragazzi trovati in possesso di poche decine di grammi di droga la cui detenzione non ha alcun fine di recupero e reinserimento sociale ma, anzi, è criminogena. Senza contare le risorse e gli uomini impiegati in tanti “micro” sequestri, tante “micro” operazioni, che non sconfiggono il problema : i consumi dilagano e la ‘ndrangheta ringrazia anche dovendo pagare una “tassa”. Un gruppo di esperti britannici della fondazione Beckley ha valutato scientificamente gli effetti della cannabis. Ed ha concluso – come spiegava qualche mese fa la rivista inglese “New Scientist” – che, per limitare i danni ed eliminare i traffici illegali, la soluzione è legalizzarla. Anche se i rischi associati al consumo di marjuana sono accertati, gli esperti della Beckley sono convinti che sia molto meno pericolosa di sostanze legali come alcol e tabacco di cui, stante le giuste e ferree regole come il non mettersi alla guida ubriachi e non fumare nei locali pubblici, non ci sogneremmo certo di proibirne il consumo considerando come andò a finire con Al Capone. Legalizzare il mercato può invece contribuire a ridurre fortemente quel “fatturato” del malaffare che, come dice giustamente Napolitano, “ blocca lo sviluppo della Calabria”.


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IL CONVENTO ANNESSO ALLA CHIESA DI S. GIUSEPPE

Di dimensioni monumentali, autentico gioiello d’architettura, grande monastero di Vibo Valentia, la sua storia è pressoché sconosciuta ai vibonesi In perenne restauro, si spera in un intervento del Ministero dei Beni Culturali di C.Michele Basile Cispo di Solitto i primissimi del Settecento, il Bisogni De Gattis, storico dell’allora Monteleone, così scriveva : Anno 1612. Excellentissimi Hectoris Pignatelli nostrae Urbis Ducis IV. suas, actum ast consilium inter cives, ut Societatis lesu Ptres hic introducerentur, et communi sentetia ipos anno seg uenti vocandos esse, prout, et vocait sunt, statuerunt. Venietes igitur Ptres praendicti, ac in domo Ferdinandi Patritii mansionem facete, voluerunt cives Collegii fundationem confirmare ; quorum anno 1614. Quondam pecuniae quantitatem, pro una vice tantum, ipsis Ptres polliciti sunt. Deinde anno 1618. Palatium quoddam, juxta Sancti Michaelis Parrociam emerunt, illudque incoluerunt per annos quadraginta, et unum . Nel 1613, Monteleone ha già una residenza gesuitica e sembra vicina alla costruzione d’un complesso per la Compagnia . Come per le altre sedi, la Curia g eneralizia romana riceve le opportune notizie sul sito. Le invia, il 14 Luglio 1615 a Roma, il P.Giovanni Andrea Prieglia. Sono informazioni di carattere sociale ed economico sulla cittò pignatelliana proto secentesca , deg ne di attenzione. Così scrive, fra l’altro, il Gesuita : “… Quello che si può dire di Monteleone è che è luogo popolatissimo e secondo il parere comune più di Cosenza e Catanzaro. La gente sì come è docile così anche dissoluta , et questo per la diversità delle nazioni, che si concentrano per essere la città commoda alle mercanzie ; et si vede quanto siano occupati i ministri delle nostra Compagnia. E’ di più circondato da Casali, et Terre grosse così possiamo esercitarci nelle misssioni, et onde possono venire scolari, et studenti per le scuole. L’affezione che ne mostrano tanto i nobili,così i marchesi Gag liardi, i principi Crispo, i marchesi di Francia e altri ancora, toltene alcuni pochi, quanto la gente bassa, per essere in questi principij, mi pare che ne desiderano grandemente un Collegio de’nostri […]. Il luogo è di buona aria et abbondante. L’entrate che ci possiamo permettere in questi principij consiste in 350 ducati, i quali dicono che gli voglia dare il signor Duca, et in settemila di capitale…”. Nel 1620, al donazione Azzolini rende realizzabile la costruzione del complesso. Ma occorrono oltre trent’anni, perché si giunga all’approvazione d’un primo “diseg no” per il colleg io di

A

Monteleone ed ancora oltre un decennio perche l’attuale fabbricato sia iniziato . I Padri vivono frattanto nel palazzo Potenza-Lombardi Satriani presso la chiesa di San Michele, possiedono un giardino ed una piccola chiesa, che appare nella planimetria Quercia all’esame della curia generalizia negli anni Sessanta, come documento dal Bosel. Il prog etto Quercia , per l’ampiezza ed il numero degli ambienti determina qualche perplessità a Roma. Anche ad approvazione avuta (1663) ed a “Fabrica”……condotta à si gran segno….”(1667)” , il P. Generale Oliva raccomanda che si e viti “…….qualche superfluità” e che la “Santa Povertà” induca a qualche riduzione. Nel 1681 s’intraprende la costruzione d’una nuova chiesa. Avviene allora , e videntemente, il ribaltamento del progetto Quercia con spostamento dello spazio cultuale a sinistra del corpo abitazione –scuola. Il nuovo P. Generale Charles de

reaedificatur ad moderniorem usum…..” Nel 1726, l’altar maggior,di piena derivazione romana, è allocato nel presbiterio. Il complesso vibonese, in rapporto alle sedi g esuitiche minori di Calabria,( Tropea, Paola, Amantea), s’impone per una sua individualità formale fatta di equilibrio proporzionale,accentuazione dimensionale,sobrio ma sicuro g usto delle finiture,dell’arredo,dell’adornato.Di stribuzione,f unzione,aspetti strutturali pienamente rispondenti alle disposizioni della compagnia ,sono ovvi in un progetto del genere. Quanto lo caratterizza è la salda struttura e spazialità ancora tardo cinquecentesca, aperta al g usto del nuovo secolo,nei valori metrici,nella distribuzione della luce che piove dalle finestre e dall’elegante ellissi della cupola ,nelle specchiature in stucco tenute su di una misurata e calibrata ritmica lineare,nell’altar maggiore e in quelli dei due cappel-

Nel 1613, Monteleone ha già una residenza gesuitica e sembra vicina alla costruzione d’un complesso per la Compagnia Noyelle, mostra il suo compiacimento per l’ampiezza del tempio”, che g ioverà “all’accrescimento della divina gloria”.

Scrive lo monstorico teleonese Bisogni De Gattis: “Templum à dextris,at à sinistri Cappellis, ac undique plastibus ornatum, veteri destructo, compleverunt Ag giunge,inoltre,che anno 1701. nell’anno in cui scrive(1710), col-

loni di crociera con le loro strutture e fig urazione plastiche di g usto pienamente secentesco,negli aspetti ling uistici e iconografici tutti. Nonostante il ribaltamento e trasformazione,la memoria della “idea”del quercia non appare cancellata. Creazione querciana, quindi, sembra aver i vantaggi, non solo d’un

Disegno a china su lucido, metà ‘800 ca. Autore ignoto(Archivio privato Michele Basile Crispo, Vibo Valentia). Proprietà e diritti riservati

Tranne che per la demolizione del lato orientale del portico, lo stato di conservazione buono deve attribuirsi alla lunga destinazione a istituti d’istruzione Regalati un libro regalati . . . LA CALABRIA

legium(…)iterum

a

fundamentus

adeg uato sostegno economico, ma anche della cultura d’un centro che ha g ià ag g iornato in termini architettonici cinquecenteschi l’immagine del contesto fridericiano e vede sorgere il complesso gesuitico accanto al qualificato protociquecentesimo mormandiano del San Michele,non lontano dall’area più alta del Borgo coi palazzi Marzano e la antichissima casa della nobile famiglia Crispo (che sarà demolita nel 1810) nel “ borgo delli Suriani”. Si erige,quindi,il complesso nato dal “disegno” Quercia, nella Monteleone Pignatelliana, viceregnale e post-tridentina, che raddoppia la sua popolazione fra metà del XVI e del XVII secolo(1532 = 4.560 abitanti; 1648 = 10.750), accoglie nei siti e lungo i fronti stradali più prestigiosi, sedi d’istituzione sacre e dimori civili del ceto emerg ente, da spesso ag li

impianti dei reg olari respiro prospettico di piazze sagrato, li distribuisce secondo un criterio gerarchico correlato all’importanza ed al ruolo delle stesse case religiose. La planimetria del Quercia de ve datarsi entro il 1663; rispetto a tale schema,il complesso attuale presenta note voli varianti ed in primis lo spostamento della chiesa ad ovest del colleg io, forse determinando da volontà di adesione al più delle composizioni gesuitiche, ma forse anche da problemi connessi all’ irregolare altimetria dell’ area che porta solo al secondo livello,il piano di posa della chiesa stessa e taglia, secondo un’ obliqua parallela all’ attuale discesa del Gesù. La nuova chiesa è prog ettata e approvata all’inizio degli anni ottanta probabilmente la sua edificazione non e’ stata seg uita dal Quercia, per la sua età avanzata, in ogni caso, è da escludersi la presenza d’un altro tecnico e, tanto meno, del teatino Francesco Grimaldi, morto nel 1613; se la chiesa è del Quercia, rappresenta, nell’itera sua produzione, l’adesione ad un momento nuovo del “mondo nostro” aggiornato nei termini delle prescrizioni g esuitiche, sul filo della cultura secentesca, né va dimenticato quanto nel 1663 egli ave va scritto a conclusione della “Resposta fatta all’ obbiettioni al desegno del Collegio dell’Amantea”, affermando la sua conoscenza delle regole dell’arte. Se l’autore del Colleg io g esuitico vibonese è il Quercia, anche per le trasformazioni rispetto al “disegno” deg li anni Sessanta , l’opera lo inserisce nell’architettura prodotta dalla Compagnia, come personalità ben ancorata al Cinquecento, ma attenta , con cautela e misura , al nuovo. Il problema resta aperto. Si chiude proponendo, pertanto, un grafico dello stato attuale, che rende oggi razionali basi di osser vazione per più compiute indag ini e, ove possibile, punti di richiamo o distacco dalla planimetria secentesca. Il prospetto nord-est del Collegio con due ordini di finestre architravate fra grandi finestroni arcuati e grande portale in fondo . La forte pendenza del suolo viene così ad esplicare quanto avvenuto nel primo e nel secondo livello della fabbrica e quanto inadeg uata possa essere apparsa la planimetria degli anni Sessanta. La chiesa, infatti, in ragione della quota alla quale viene prog ettata , non appare nella planimetria del primo livello , in cui si delineano tre lati del cortile porticato ( il quarto è stato distrutto) e g li ambienti al piano terreno, fino a poco tempo fa destinati ad istituto d’istruzione. Pur se il cortile è mutilo, conser va i valori del suo robusto impianto, memore nell’applicazione ridotta , del tema archi-lesene del g rande Seminario romano. Tranne che per la demolizione del lato orientale del portico, lo stato di conser vazione buono deve attribuirsi alla lunga destinazione a istituti d’istruzione, valsa a preser varlo da inter venti dissacratori, quasi senza interruzione da Collegio gesuitico a sede delle Regie scuole (1768) affidate dopo il 1783 ai Basiliani del monastero di Cao in Sant’Onofrio, poi del Collegio vibonese e di più istituti dall’unità d’Italia ad oggi.


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ROSARNO E DINTORNI

Per descrivere il contesto in cui sono maturati gli eventi, è necessario ricostruire i circuiti economici, vecchi e nuovi

L’introduzione selvaggia e senza controllo di mano d’opera africana e il controllo della ‘ndrangheta sul mercato degli agrumi di Francesco Santopolo successo non per caso. Nel 2008 forza- lavoro ma da analizzare in tutte le volgendo nel processo figure sociali .appara Rosarno e Castel Volturno. forme in cui si manifesta, e non solo a entemente fuori da una logica criminale. Ancora a Rosarno, nei primi Rosarno. Ci interessa molto di più capire il Nel nostro lessico sono entrate parole giorni del 2010. L’Africa ha contesto che fa da sfondo al conflitto e la magiche come “integrazione” e “industria” detto no alla criminalità organizzata che lezione di civiltà che ci viene da popo- che, nel linguaggio mafioso, si sono trasforvuole prendersi le vite dei migranti, mate in una sola parola altrettanto dopo essersi presa le nostre, anche se magica: opportunità. fingiamo di non essercene accorti, Nel nostro lessico sono entrate parole Se riflettiamo sul fatto che lo sfondo nascosti dietro la nostra ingorda in cui è maturata l’introduzione selmagiche come “integrazione” e indifferenza. vaggia e senza controllo di mano La “grande magia degli immigrati” d’opera africana e il controllo della l’ha definita Roberto Saviano “industria” che, nel linguaggio mafioso, ‘ndrangheta sul mercato degli agru(Nigrizia, 9/09) - che “arrivano dismi, potremmo cominciare a costruperati, accettano assurde condizioni si sono trasformate in una sola parola ire una quadro di riferimento e indidi lavoro …” Poi accade che le orgaviduare gli interessi in campo e le nizzazioni criminali tolgano loro ragioni di un conflitto. altrettanto magica: Opportunità ciò per cui hanno lottato fino in Riflettendo sul comparto agrumicofondo : cioè la vita, il lavoro, il lo, in particolare le arance che ne respiro, la possibilità di avere una famiglia. lazioni non garantite, come le comunità rappresentano il segmento più importante, Quando questo accade, l’intera comunità africane schiavizzate in Terra di Lavoro, possiamo verificare che tra il 1985 e il 2006 africana si ribella” (ibidem). nella Capitanata e, con buona pace dei ben- la superficie in Italia è aumentata del 5% È stato così anche a Rosarno? Certo, e lo pensanti, nella Calabria Ultra. Lo facciamo ma, cumulando le esportazioni di arance dice con chiarezza un corsivo di partendo da alcune domande. Per esempio, allo stato fresco con quelle sotto forma di Montecristo (Calabria Ora, 9 gennaio) dal cosa ha reso possibile che un’area come la succhi, espresse in equivalenti di prodotto titolo significativo, “Se gli stranieri si ribel- Piana diGioia Tauro, fino a fine ‘800 una fresco, nell’ultimo quindicennio si è regislano alle ‘ndrine”. Certo se il patriarca della delle più ricche e sviluppate del trato un incremento produttivo del 93% famiglia Pesce è stato “costretto a sparare Mezzogiorno, diventasse, a partire dalla circa e l’export è passato da 280 mila toncol fucile da caccia per disperdere gli asse- seconda metà del ‘900, un’area dominata nellate a 540 mila. Nello stesso periodo l’edianti” (ibidem). E perché con un fucile da dal potere criminale e da un sistema politi- sportazione dei succhi, per i quali è previscaccia? Probabilmente perché in Calabria, co ad esso strutturalmente e reciproca- to il contributo europeo, è passata dal 40% per un pregiudicato, è meno complicato mente funzionale ? E, soprattutto, quali del 1976 all’attuale 73,5% ma, la flessione avere la licenza di caccia che il porto d’ar- sono stati i processi di mediazione econom- in valore dell’11%, dovrebbe induirci a mi. ica che hanno consentito che si formasse un riflettere su un trend economico smentito Certo, se è stato fermato, per colluttazione reticolo culturale che avvolge tutto il sis- dai numeri. Il problema è che il mercato con le forze dell’ordine, Antonio Bellocco tema? Come è potuto succedere che in delle arance è drogato dall’inter vento figlio dell’ergastolano Giuseppe, capo un’area in cui nella seconda metà del ‘700 europeo per il prodotto destinato all’indus‘ndrina di riferimento (F. Altomone, furono introdotte tecnologie avanzate tria e questo ha innescato meccanismi Calabria Ora, 9 gennaio). come i frantoi “alla genovese”, la ruota della nuovi e nuovi spazi di mediazione mafiosa. Ovviamente, qualcuno che si addormenta storia abbia iniziato a girare al contrario, Per inserirsi in questa nuova opportunità di imbecille e si sveglia ministro, ha trovato la fino ai livelli di degrado che i media ci mediazione economica, la ‘ndrangheta ha forza di puntare il dito sulla “eccessiva hanno mostrato ripetutamente? Per descri- dovuto cercare nuove alleanze e nuove tolleranza”, senza chiarire verso chi o che vere il contesto in cui sono maturati gli forme di mediazione, visto che la conditio cosa. Probabilmente è vero. In Italia c’è eventi, è necessario ricostruire i circuiti sine qua non per accedere ai flussi molta tolleranza. Non certo per i disperati economici, vecchi e nuovi, di un sistema in finanziari europei è il possesso e il controlche viaggiano sui gommoni ma sicuramente cui la ‘ndrangheta ha cessato di essere un lo sulle superfici. per i grandi operatori delle mafie di ogni potere “separato”, per trasformarsi in sis- Quante sono le associazioni di produttori genere che usano mezzi di trasporto più tema di governo del territorio. Garanti interessate? Quante sono quelle direttaconfortevoli, alloggiano in alberghi di l’assenza dello stato e, talvolta, la collu- mente controllate dalla ‘ndrangheta? Quali lusso e si muovono con disinvoltura in abiti sione del suo apparato politico e amminis- forme ha assunto la nuova alleanza con i griffati. Ma dove vive un ministro che non trativo. “galantuomini” che partecipano direttasa, o finge di non sapere, che l’Africa è L’economia criminale nell’ultimo secolo è mente al business o ne hanno ceduto i diritdiventato il crocevia della droga? che dalla cresciuta attorno alle più disparate attività ti con contratti di affitto? In definitiva, è Nigeria passa anche la droga afagana e che i illecite come l’industria dei sequestri, il proprio necessario raccogliere le arance o è maggiori referenti di questo traffico sufficiente “sistemare” i conti utilizzansono italiani e spagnoli? Allora, se do i parametri produttivi? Molti africani sono stati come ha dichiarato il ministro Nello scenario di un’agricoltura avvitaSacconi, l’obiettivo prioritario delsul sostegno alle produzioni, a l l o n t a n a t i d a l l a C a l a b r i a , ta l’azione di governo deve essere quelRosarno è un episodio tra i tanti. Il lo di bonificare tutte le sacche di da industria in Terra di f o r s e r i t o r n e r a n n o p e r d i r e pomodoro illegalità, è proprio vero che queste Lavoro o in Capitanata, sono altri sacche si annidano tra i derelitti di potenti scenari di questa tragica rappreno, ancora una volta, alla Rosarno o di Castel Volturno o sentazione che a Rosarno ha toccato i invece occorrerebbe verificare i livelli più bassi. Naturalmente la ‘ndrangheta movimenti di molti colletti bianchi Calabria non è solo Rosarno. da e per l’Africa? Riace e Badolato, per esempio, rappreTuttavia, un ragionamento sui fatti di commercio e la distribuzione della droga, il sentano un segno tangibile di come si possa Rosarno, a partire dalla cronaca che ha for- controllo sugli appalti pubblici, il pizzo, gestire con spirito di solidarietà e nito molti elementi di riflessione sugli ecc. All’interno dei circuiti economici accoglienza un problema che, in tempi aspetti più beceri del comportamento tradizionali, la ‘ndrangheta ha svolto un moderni, ha assunto proporzioni apocalitumano nell’era della globalizzazione delle ruolo di mediazione nella circolazione tiche. Ma dimostrano anche che ci sono merci e del lavoro, non è, per molte ragioni, della ricchezza, attrezzata a cogliere tutte le cose che il potere locale potrebbe fare, se il nostro intento. Il ricorso alle categorie di opportunità. solo lo volesse. Ora molti africani sono stati schiavismo e razzismo, per spiegare Ma quando, a partire dalla seconda metà allontanati dalla Calabria, forse ritorneranfenomeni complessi, significherebbe voler del ‘900, è stato avviato il regime di aiuti no per dire no, ancora una volta, alla confondere gli effetti con le cause e legitti- alle produzioni agricole che, in una prima ‘ndrangheta. Noi potremo continuare a mare una menzogna riduzionista nel tenta- fase, ha interessato esclusivamente l’olio, guardare da un’altra parte e forse non ci tivo di riportare la faccenda ad un proble- poi si è esteso ad altre produzioni come il accorgeremo mai che senza i nostri fratelli ma di xenofobia. Non c‘entra il razzismo, grano, le colture foraggere, gli allevamenti africani siamo diventati più poveri. Forse, del tutto estraneo alla popolazione della e l’ortofrutta, si apriva uno scenario nuovo questa magia potrebbe verificarsi quando la Piana. C’entra sicuramente lo schiavismo, e nuove opportunità per la ‘ndrangheta: nostra povertà si sarà trasformata in come forma estrema di sfruttamento della mediare sui flussi finanziari europei, coin- miseria.

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Il fantoccio di Carnevale e l’antica tradizione carnascialesca in Calabria Carnovalaccio: tra il sacro e il profano

Dalla bocca, e da sotto la giacca salcicce, polpette e lardo, mentre in una mano Vicenzuni stringe un fiasco di vino rosso di Franco Vallone n’antica tradizione popolare carnascialesca si rappresenta, in quasi tutto il territorio calabrese, e prevede la costruzione di un fantoccio, dalle sembianze umane, di un personaggio chiamato “Carnalavari” o “ Vicenzuni”. Perché Carnevale, nella tradizione popolare, si chiamava proprio Vincenzo. Ed ecco cosa si scriveva nel 1598 nell’Avviso a certi curati contra uno abuso del principio della Quaresima. “…Intendiamo che tuttavia per coteste parti, non ostante altri nostri avisi, nel principio della Quaresima et anche nelle Domeniche di essa, si commettono varii inconvenienti ancora in luoghi sacri sotto nome di Carnovalaccio, con abbrucciare certe immagini, publicare matrimonii finti e commettere altri disordini e dissoluzioni e far mangiamenti publici et empire ogni luogo di gridi e fatti licenciosi: cosa che risulta in onta et ingiuria del santo tempo quadragesimale e de’ luoghi sacri et in poco rispetto del sacramento del matrimonio et anche in disgusto di molti (…)” e qualche anno dopo nel 1606 si parla di “allegrezze vane, piaceri disordinati, mere pazzie, miscugli d’uomini e donne disposti a’ piaceri sensuali, ornamenti eccessivi, riscaldamento di cibi, incitamento di suoni, conversazione oziosa, libertà di mascara, movimenti l a s c i v i , saltazioni e licendanze ziose, balli, conviti, giuochi, trattenimenti oziosi e vani..” Un fantoccio antropomorfo riempito di paglia, con pantaloni, giacca e coppola scura, mani ricavate da g uanti da cucina riempite di segatura. Dalla bocca, e da sotto la giacca di Carnalavari, escono fuori salcicce, polpette e lardo, mentre in una mano Vicenzuni stringe un fiasco di vino rosso. Il fantoccio viene portato in processione su una specie di barella. il corteo seg uono Dietro maschere di tutti i tipi ed in particolare uomini, donne e bambini vestiti da prete e chierichetti, da infermiere, da medico e da notaio ma anche da baroni, conti e gli altri antichi nobili del paese. In prima fila, dietro il finto feretro, la sorella – moglie – vedova di denominata Carnevale, Corajisima (Quaresima). Altre maschere, che seguono la mesta-allegra processione –

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funerale, vestono abiti militari, di soldato o Carabiniere, ma anche da marinaio o da aviere. Ad un certo punto della rappresentazione il Carnalavari si sente male! ha mangiato troppe polpette, salcicce e lardo, ha bevuto troppo vino rosso, ha fatto una grande indigestione. Il medico lo visita scrupolosamente e a questo punto decide di operare subito con una grande sega da falegname. Dalle viscere del povero carnevale morente vengono tirate fuori varie reste di salcicce e centinaia di polpette e salumi vari. Con un bottiglione di vino rosso e un tubo di gomma viene costruita una gigantesca flebo utilizzata per cercare di salvare l’ammalato che si aggrava a vista d’occhio, sempre di più. A sera la farsa si conclude con il testamento e la morte di Carnevale che viene, ancora una volta, portato in processione, seguito da Coraisima che, affranta dal dolore, piange e si dispera, e da un’allegra banda di suonatori di pipita e zampogna, tamburelli e pifferi che rendono il clima permeato di follia. Alcune volte a seguire il corteo è la banda del paese che suona le marce funebri, utilizzate di solito il Venerdì Santo, alternandole con pezzi jazz e motivi decisamente molto più allegri. Il rumoroso corteo prosegue, tra le urla dei presenti, fino ad uno spiazzo isolato, alla fine del paese. Qui il carnalavari viene adaa terra, giato cosparso di benzina, alcol o petrolio, e incendiato in un falò purificatore tra i pianti delle prefiche ciangiuline e tra scompisciate risate dei presenti. Molti degli accompagnatori, in questa occasione, ballano tarantelle, tipica espressione popolare dove, con gesti di imitazione ben ritualizzati che rientrano nella sfera magica, si recupera il tempo e lo spazio speciale del chiudersi nel cerchio sacrale che è, a sua volta, elemento tipico degli scongiuri e dell’evocazione magica. Tarantelle dalle gestualità antiche del contendere lo spazio magico conquistato, un conflitto non risolto all’interno dello spazio conteso. È carnevale, è il tempo straordinario dove tutto è possibile, dove tutto viene ribaltato e capovolto di significato e significante. I poveri diventano ricchi, i maschi diventano femmine e, almeno per un giorno, la trasgressione prende il sopravvento sulla normalità del quotidiano.

Censura e libertà di Stampa

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E’ la stampa bellezza, e tu non puoi farci niente di Marilisa Curtosi n questo periodo la domanda che frequentemente viene da porsi è se esiste la di libertà di stampa in questo Paese che definiamo come “democratico”.

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Possiamo veramente parlare di “parole in libertà” o è rimasto solo un logo della corrente del Futurismo? In questo caso per non dare una semplice e “comoda” risposta è necessario prima di ogni altra cosa fare un passo indietro e ripercorrere brevemente la mappa storica della libertà di stampa e censura. La libertà di stampa venne ufficialmente proclamata a Parigi con la DICHIARAZIONE DELL’UOMO E DEL CITTADINO il 26 Agosto 1789. Vi si stabiliva che << la libera comunicazione del pensiero e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo: ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo rispondere degli abusi nei casi determinati dalla legge>> Come ben ricorda Mario Infelise, insegnante di Studi Storici,ne ”i libri proibiti” <l’immagine del rogo dei libri ha una lunga storia alle spalle e rappresenta con drammatica efficacia l’estrema conseguenza del conflittuale rapporto tra poteri organizzati e voci avvertite come dissidenti>. Uno dei più famosi è quello del 10 maggio 1933 , di fronte all’Università d iBerlino, dove bruciavano le opere degli autori liberali e democratici, perché doveva risultare chiaro che< la presa del potere nazista sulla Germania non si limitava alle istituzioni, ma doveva incidere in profondità sulle coscienza>. La grande attualità del tema ha spesso reso difficile una corretta ricostruzione storiografica, in grado di prendere in considerazione le sue tante sfaccettature. Trattare di censura continue e, con ogni probabilità, continuerà a sottintendere implicazioni politiche e religiose legate a ogni presente che rischiano spesso di proiettarsi al passato , deformandolo. La storiografia democratica e liberale di matrice ottocentesca ha, ad esempio, a lungo rivolto uno sg uardo carico di indignazione verso la censura ecclesiastica dei secoli scorsi, facendo proprie tutte le argomentazioni di chi allora era stato costretto a subirla. Non si è però mai curata di tener nel debito conto quali fossero le condizioni effettive dell’esercizio del potere e della circolazione

delle informazioni. In compenso, certo recente revisionismo storiografico ha teso a minimizzare le conseguenze della svolta controriformistica sull’evoluzione intellettuale dei paesi cattolici. Da una parte e dall’altra sono rimasti in ombra altri rilevanti effetti che il controllo sulla stampa dell’età moderna ha lasciato nella cultura europea. Paradossalmente in certi casi proprio la repressione, suscitando la curiosità nei riguardi dei titoli proibiti, ha alimentato l’interesse e ne ha consentito la sopravvivenza. In altri ambiti la necessità di eludere la vigilanza ha condotto ad affinare lo stile e a coltivare l’ironia e le allusioni. Il fatto che spesso la repressione si sia manifestata in epoche lontane ha contribuito a destoricizzare il problema. Si pensi all’immagine del rogo dei libri, dall’età classica al nazismo e oltre. Forse la forza evocatrice di quei fuochi ha impedito di ragionare al di fuori di schemi ideologici e di collocare la questione della censura all’interno del tema più ampio della comunicazione e dei rapporti di questi con il potere. Uno dei rischi di restare legati a concetti che si ritiene immutabili è quello di stentare a percepire che non è possibile definire una volta per tutte il quadro entro la quale la libertà di espressione può essere esercitata poiché esso tende a configurarsi in maniera sempre nuova, a seconda dell’evolversi delle tecnologie dell’informazione, in funzione dei sistemi istituzionali e di esigenze di carattere sociale. Non esiste potere che possa permettersi di rimanere indifferente alle opinioni dei governati al punto di astenersi del tutto dal proposito di influire su di esse. Gli inter venti di Paolo Sarpi furono del resto in linea con questo principio .Egli era consapevole della funzione politica che la censura stava assumendo in quel periodo e con estrema lucidità, aveva chiarito che nessun potere poteva ormai disinteressarsi alle letture dei sudditi : << La materia dei libri- aveva scritto nel 1613- Par cosa di poco momento perché tutta di parole; ma da quelle parole vengono le opinioni del mondo che causano le parzialità, le sedizioni e finalmente le guerre. Sono parole sì , ma che in eserciti tirano conseg uenza armati>>. Dunque ritornando alla questione iniziale, risulta azzardato dire che in questo Paese la libertà di stampa è una questione strettamente legata al servizio del potere o del potente di turno? Forse è meglio far rispondere ad uno dei più grandi attori di tutti i tempi che con queste parole Humphrey Bogart inchiodava il suo antagonista filmico alle proprie responsabilità civili e penali, “È la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente”; mentre il rumore delle rotative trionfava sugli strepiti dei corrotti nemici della libertà di stampa.


A b o l i re l a m i s e r i a d e l l a C a l a b r i a

Libertà di ricerca e ricerca di libertà

ABOLIRE LA MISERIA: Perché ancora attuale

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di Giuseppe Candido

e noi vivessimo in un mondo giusto, capace di non confondere ciò che è bene con ciò che è male, la lotta coraggiosa di Luca sarebbe sfociata in un movimento sociale forse inarrestabile. Non è colpa esclusivamente di Berlusconi: c’è anche l’apatia generalizzata delle persone”. E' così che si esprime il Premio Nobel per la letteratura Josè Saramago nell’intervista concessa di recente al mensile dell'associazione Luca Coscioni per la

il mondo, anche loro resi muti, in Italia, dal silenzio della politica ufficiale e del sistema informativo, su temi fondamentali per la vita, la salute, la qualità della vita, e la morte, dei cittadini italiani (...). La circostanza che una persona gravemente malata, che non può camminare, che per comunicare è costretta ad utilizzare un sintetizzatore vocale, viva pienamente la propria esistenza, questa circostanza, dicevo, rischia infatti di scuotere le coscienze, le agita, le mette in

libertà di ricerca scientifica. Il 20 febbraio di quattro anni fa moriva un alfiere che, al pari di Galileo e di Giordano Bruno, ha condotto la sua battaglia per la libertà di ricerca e per la ricerca di libertà in questo Paese dove, i proibizionismi bigotti e clericali continuano a dettare le linee politiche. Ricordo come se fosse ieri le parole di Marco Pannella che, visibilmente commosse e commoventi, annunciavano la morte di Luca agli ascoltatori di Radio Radicale. Poi il diluvio di dichiarazioni di politici, uomini del mondo della cultura, delle scienze di tutto il mondo. Luca Coscioni era malato di SLA, la sclerosi laterale amiortofica, una malattia degenerativa nota anche come malattia dei moto-neuroni. Una patologia degenerativa progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i cosiddetti neuroni del moto, sia centrali sia periferici, e non lascia scampo, “sconfigge sul piano fisico in partenza e, l'unico modo per resistervi, è quello mentale”. Una malattia rara, che riguarda 1-3 casi ogni 100.000 individui all'anno e la cui origine non è ancora nota alla scienza e che non colpisce le capacità intellettive del malato lasciandogli intatta la mente in un corpo che via via perde le sue capacità di operare: di parlare, di muoversi, di nutrirsi, di respirare. Con la morte che interviene per soffocamento quando si decide, come decise Luca, di non farsi ventilare artificialmente. Ma Luca era anche il presidente di Radicali Italiani eletto, per la prima volta, con il metodo delle elezioni on line. Una forza dirompente e coinvolgente che mi convinse ad iscrivermi al Partito di Bonino e Pannella di cui ero già estimatore. “Ci sono malattie con le quali è possibile vivere. Altre con cui è possibile convivere. Infine, ve ne sono alcune alle quali si può sopravvivere. La sclerosi laterale amiotrofica - scriveva col suo comunicatore Luca Coscioni non rientra in nessuna di queste tre categorie, è una malattia che non lascia molto spazio di manovra e che può essere affrontata soltanto sul piano della resistenza mentale. Se, infatti, ci si confronta con essa sul piano fisico si è sconfitti in partenza. L'intelletto è l'unica risorsa che può aiutarti”. Qualcuno sostenne che Luca fosse stato strumentalizzato dai Radicali mentre tutti, sia il centro sinistra sia il centro destra, gli negarono, alle Regionali di cinque anni fa, la possibilità di presentare le liste “Luca Coscioni” in tutta l'Italia. A questi signori Luca rispondeva che, proprio lui, “Muto”, avesse, “in realtà, restituito la parola a 50 premi Nobel, e a centinaia di scienziati di tutto

discussione. Il fatto poi che io abbia sollevato una questione politica, che non abbia accettato di rappresentare un cosiddetto caso umano, che abbia scelto lo strumento della lotta politica, infastidisce enormemente. Perché, in Italia, la persona malata, non appena una diagnosi le fa assumere questo nuovo status, perde immediatamente, elementari diritti umani, e tale perdita è tanto maggiore, quanto poi più gravi sono le condizioni di salute della persona in questione. “La mia, la nostra battaglia radicale per la libertà di Scienza”, scriveva ancora Luca, “mi ha consentito di riaffermare, in particolare, la libertà all'elettorato passivo, il poter essere cioè eletto in Parlamento, per portare istanze delle quali nessun'altra forza politica, vuole, e può essere portatrice”. Non era Luca ad aver scelto la battaglia ma era stata la battaglia che lo aveva scelto: “La battaglia radicale, alla quale sto dando spirito e corpo, è quella per le libertà, e in particolare quella di ricerca scientifica. E' una battaglia radicale che non ho scelto, così come Marco Pannella non mi ha scelto e designato alfiere, porta bandiera della libertà di Scienza. E' una battaglia radicale che mi ha, ci ha scelto. La stiamo combattendo, così come si vive un'esistenza, percorrendola, sapendo che non la si è scelta, ma che se ne può essere gli artefici nel suo divenire”. Il 16, 17 e il 18 febbraio dei quattro anni fa Luca, stante le condizioni sempre più gravi, intervenne al primo congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica cui parteciparono numerosi personaggi, premi Nobel e politici. In quell'ultimo intervento pubblico Luca riaffermò la forza della verità della sua battaglia “in un momento particolarmente difficile” della sua esistenza. “La coscienza del tempo della vita, della sua libertà, della dignità umana e del limite oltre il quale non andare, producono pensieri e sentimenti inaccettabili ed inaccessibili. La posta in gioco è troppo alta per lasciar passare del tempo, altro tempo”. Ma ancora tanyto tempo, come per gli errori del passato, servirà per far capire gli errori di una Chiesa assai lontana dal sentito vero dei suoi stessi credenti, una Chiesa che vuole il sondino obbligatorio per tutti, che non consente alle coppie la fecondazione eterologa e la diagnosi preimpianto per evitare che i propri figli abbiano malattie genetiche, una Chiesa che preferisce chiedere sacrificio e non, invece, misericordia. Ma quel che è peggio è il fatto che la classe politica, quella che dovrebbe fare leggi per tutti e non per compiacere una ristretta ologarchia ecclesiastica, è invece genuflessa ai suoi dettami.

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... segue dalla prima

Secondo Ernesto Rossi, “La pecca maggiore dei regimi individualistici, quali si sono storicamente realizzati finora, è la miseria degli ultimi strati della popolazione. La condizione delle classi povere, anche nei paesi più progrediti economicamente, è talmente ripugnante alla nostra coscienza morale, ed è così contraria al nostro ideale di civiltà che, se ci trovassimo davanti all'alternativa di accettare tali regimi, così come sono, o di passare a regimi comunistici, in cui la regolamentazione dal centro di tutta la vita economica e il lavoro obbligatorio permettessero una distribuzione egualitaria del reddito sociale, saremmo molto incerti quale preferire, nonostante la nostra ferma convinzione che i regimi comunistici sarebbero necessariamente meno produttivi e potrebbero essere realizzati solo attraverso una tirannide burocratica”. Per Rossi, liberale, occorre fare in modo che tale intervento non si trasformi, però, in assistenzialismo; occorre che la burocrazia sia ridotta al minimo e che vengano contrastati tutti quei comportamenti parassitari che, se lasciati al libero individualismo,

porterebbero a far pagare a tutta la collettività i privilegi di pochi. Un punto deve essere fermo: per poter eliminare la miseria e garantire sostegno ai cittadini nei momenti di particolare difficoltà, quali ad esempio la malattia, occorrono risorse finanziarie. Quindi bisogna preservare la capacità dei sistemi liberi di generare ricchezza, che sarà poi destinata a questi scopi. I sistemi che sono stati caratterizzati dalle libertà economiche e di mercato sono quelli che hanno saputo meglio far crescere la ricchezza e migliorare le condizioni di vita dei cittadini più svantaggiati. Non bisogna mai stancarsi però di monitorare l’efficacia e l’efficienza dei servizi erogati o garantiti dallo Stato. Non bisognerebbe stancarsi di indagare sui costi e sui benefici dei servizi che costituiscono il “Welfare State” ed operare per avere, a parità di costo, servizi migliori. Insomma, per dirla alla Kant, bisognava avere, e ancora necessita, la presunzione di “raddrizzare il legno storto di cui è fatto l’uomo”, se non vogliamo correre il rischio di vivere in uno Stato etico ed illiberale.

Il progetto per Non Mollare

Una collana di studi di alto livello scientifico che attingono all'ordine culturale del nostro territorio calabrese specifico il progetto associazione di volontariato Nello culturale “Non Mollare” “Integrazione delle diversità col recuintende promuovere il recu- pero della cultura e delle tradizioni pero delle tradizioni popolari e della popolari calabresi” prevede studi, cultura calabrese attraverso azioni forma- ricerche, pubblicazioni anche multimetive, informative ed editoriali anche multi- diali e/o web supportate, l'organizmediali, volte ad ampliare la conoscenza e la zazione di convegni, seminari di studio, diffusione delle ricchezze della nostra manifestazioni volte alla promozione, qualificazione e sviluppo delle seguenti regione in Calabria, in Italia e nel Mondo. Avremmo intenzione di pubblicare una tematiche: collana di studi di alto livello scientifi- a) Il teatro popolare in Calabria; b) Il co che attingono all'ordine culturale brigantaggio nel decennio francese; c) del nostro territorio calabrese, con l'in- Emigranti ed immigrazione: il caso dei tento di proporre al pubblico le zone libertari calabresi; d) Un secolo di meno esplorate del patrimonio cultur- stampa vibonese: antologia funzionale ale calabrese e, allo stesso tempo, di delle principali testate calabresi dagli affrontare argomenti di vasta portata inizi dell'ottocento agli inizi del noveanche su aspetti inediti della storia non cento; e) Saggi su medicina popolare, solo locale. Rivolgendoci ai migranti e, usanze e credenze. Prevediamo la stamnello specifico, al migrante calabrese, pa di specifiche pubblicazioni, la loro in realtà il progetto culturale prevede il diffusione anche mediante internet e recupero e la valorizzazione editoriale la prosecuzione della stampa del bolletdelle tradizioni popolari calabresi e tino dell’associazione “Non Mollare”, non calabresi, dei migranti di oggi e di Abolire la miseria della Calabria, (con ieri, come strumento in grado di pro- periodicità trimestrale). Per tutto ciò ti muovere l'integrazione delle identità chiediamo di sostenerci. Abbonandovi culturali di un popolo e quindi di tutti o versando un piccolo contributo, secondo le modalità indicate a pagina tre. i popoli.

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Altri articoli editi on line sul nostro sito

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****** Carne da lavoro - di Giovanna Canigiula Elezioni senza democrazia - di Giuseppe Candido La sagra di Piscopio. “Sorrideva nell’azzurro la dolcezza maliosa” di Filippo Curtosi Istituito nel 1923 chiude l’ufficio postale di San Cosatntino di Briatico di Franco Vallone Quattro riflessioni sui fatti di Rosarno di Franco Santopolo ed altri “La Calabria rischia di diventare la Somalia dell’Occidente” Lettera aperta di Pippo Callipo al Presidente delle Repubblica Napolitano Clandestini nella terra promessa - di Giuseppe Candido Salvemini, bastian contrario e sincero democratico. Solo commemorazione? di Filippo Curtosi .... e tanto altro ancora su almcalabria.org I L P R I M O S I T O D I G I O R N A L I S M O P A R T E C I PAT I V O C A L A B R E S E

Anno IV n°1 e 2 (genn. e febb.) 2010  

Abolire la miseria della Calabria, periodico nonviolento di storia, arte, cultura e politica laica e liberale calabrese