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Anno IV n°1 e 2 (genn. e febb.) 2010

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www.almcalabria.org Associazione di volontariato culturale Via E. Rossi, 2 - Cessaniti - Vibo Valentia

ISSN 2037-394X

Periodico nonviolento di Storia, Arte, Cultura e Politica laica liberale calabrese 1,00 €

Ge nnaio - Febbraio 2010 - Anno I V - n°1-2

“Avanti figliuoli, per la vittoria o la morte”

In questo numero

In memoria di Antonino Scalfari, giornalista politico e uomo di cultura calabrese

Dopo i fatti di Rosarno

“Cadde da combattente: grondante di sangue ma sereno e sorridente”

CALABRIA IN PRIMA LINEA di Giuseppe Candido >> Pag 4

ROSARNO E DINTORNI L’introduzione selvaggia e senza controllo di mano d’opera africana e il controllo della ‘ndrangheta sul mercato degli agrumi

di Giuseppe Candido e Filippo Curtosi trasporto della salma e l'annunzio uffielle prime ore del mattino ciale alla cittadinanza da parte dell'amdel 28 marzo del 1921, si ministrazione Comunale di cui pure sparse in Città fulminea faceva parte per il bene del Paese. Nel la notizia ferale che Nino trigesimo dalla morte di Nino, il 27 di Scalfari, il valoroso Soldato, il Aprile del 1921, l'Azione, periodico mutilato eroico, il professionista “politico amministrativo del circonesimio, “avea cessato di vivere dario” di Monteleone (oggi Vibo nella vicina Bivona” . Sono passati

N

Vite al nero

Dalla bocca, e da sotto la giacca salcicce, polpette e lardo, mentre in una mano Vicenzuni stringe un fiasco di vino rosso di Franco Vallone >> a Pag. 7

Libertà di Ricerca e Ricerca di Libertà Il ricordo di Luca Coscioni

di Giuseppe Candido >> a Pag.8

Censura e libertà di stampa

La repressione ha alimentato l’interesse e ne ha consentito la sopravvivenza

Ho pensato che i figli dei vecchi contadini che lottavano per le terre e una vita più dignitosa hanno tradito la causa dei padri

di Giovanna Canigiula

Carnovalaccio: tra il sacro e il profano

Il fantoccio di Carnevale e l’antica tradizione carnascialesca in Calabria

>> Pag 2

Dopo 14 ore di lavoro, per 20- 25 euro al giorno nel migliore dei casi, tornavano in ricoveri di fortuna

di Francesco Santopolo >> Pag 6

Valentia), una delle tante testate edite nei primi decenni del secolo trascorso in Calabria, pubblicava un intero numero monografico (A. I n°5), un'edizione straordinaria, interamente dedicata al ricordo dell'“eroico Scomparso” di cui tutti, oggi, conoscono il famoso nipote giornalista e a cui pure Gabriele d'Annunzio aveva porto l'omaggio estremo inviando, in gentil dono, un' “aulente rosa”.

quasi novant'anni ma il suo esempio, l'esempio di un politico giornalista e di un uomo di cultura che combatte per la libertà e per la sua terra, può essere utile a noi calabresi che, da sempre, ricerchiamo il “riscatto” dalla nostra condizione subalterna. “La triste nuova corse di bocca in bocca e Monteleone tutta rimase scossa, incredula della sciagura e con la speranza viva che la notizia non fosse vera. Avvenne un vero pellegrinaggio”. Poi il

>> Pag 3

“E’ la stampa bellezza, e tu non puoi farci niente” di Marilisa Curtosi >> Pag 7

Di dimensioni monumentali, autentico gioiello d’architettura, grande monastero di Vibo Valentia, la sua storia è pressoché sconosciuta ai vibonesi

IL CONVENTO ANNESSO ALLA CHIESA DI S. GIUSEPPE In perenne restauro, si spera in un intervento del Ministero dei Beni Culturali C. Michele Basile Crispo di Solitto

i primissimi del Settecento, il De Bisogni storico Gattis, dell’allora Monteleone, così scriveva : Anno 1612. Excellentissimi Hectoris Pignatelli nostrae Urbis Ducis IV. suas, actum ast consilium inter cives, ut Societatis lesu Ptres hic

A

introducerentur, et communi sentetia ipos anno seguenti vocandos esse, prout, et vocait sunt, statuerunt. Venietes igitur Ptres praendicti, ac in domo Ferdinandi Patritii mansionem facete, voluerunt cives Collegii fundationem confirmare; quorum anno 1614. Quondam pecuniae

quantitatem, pro una vice tantum, ipsis Ptres polliciti sunt. Deinde anno 1618. Palatium quoddam, juxta Sancti Michaelis Parrociam emerunt, illudque incoluerunt per annos quadraginta, et unum. Ne l 1 6 1 3 , Mo n t e l e o n e h a g i à un a r e s i d e n z a g esu itica e sembra vicina

a l l a c o s tr u z i o n e d’un complesso per la Comp a g n ia . Come p er le a ltre se d i, la Curia g enera l iz ia romana ric e ve le o p p o r t un e n o t i z i e s u l s i t o . L e i nv i a , i l 1 4 Lug l io 1615 a R oma , il P. G i o v a n n i Andrea Prie g l ia . >> a Pag 5

ABOLIRE LA MISERIA: Perché ancora attuale

Ernesto Rossi uno dei massimi esponenti laici liberali del novecento così intitolò la sua opera più importante

Il mercato da solo non può garantire la sua eliminazione pertanto si rende necessario l’intervento dello Stato l titolo di questo periodico vuole essere anche, ma non solo, un tributo ad uno dei pensatori laici e liberali che con Salvemini descrissero il pensiero liberale di cui oggi a parole tutti si dicono portatori. Le situazioni di miseria e ignoranza in cui versava una buona parte della società e le ingiustizie che ne erano causa e poi conseguenza sono scandalo oggi come allora. Un ruolo importantissimo per migliorare le condizioni di vita di molti essere umani è stato svolto da chi professava idee definite liberali opponendosi “padroni del vapore”. L’obiettivo era di garantire dei livelli minimi di assistenza a tutti i cittadini, senza interventi particolari e clientelari. Un welfare universale che ancora manca. In Italia durante il fascismo un

I

economista liberale, confinato nell’isola di Ventotene, Ernesto Rossi, elaborava alcune idee per “abolire la miseria”. Tale studio sarà poi pubblicato negli anni ’50 da Laterza, appunto, con il titolo “Abolire la miseria”. La tesi centrale del libro resta quantomai attuale: la miseria è una malattia infettiva, chi ne è colpito demoralizza tutti coloro con cui è in contatto, pertanto occorre attaccarla vigorosamente ed eliminarla per quanto possibile, tanto più che la miseria, secondo E. Rossi, non è l’esito necessario del sistema capitalistico. Tuttavia il mercato da solo non può garantire la sua eliminazione pertanto si rende necessario l’intervento dello Stato che lo regolamenti.

>> segue a Pagina 8

Ernesto Rossi (Ca ser ta , 25 a g osto 1897 – R oma , 9 feb bra io 1967)


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