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70 - 342 - 15 Settembre 2026

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Allora!

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Dove la libertà è una pagina alla volta

PERIODICO COMUNITARIO ITALO-AUSTRALIANO | INFORMATIVO E CULTURALE

Bisettimanale degli italo-australiani

Anno X - Numero 70 - Martedì 15 Settembre 2026

Price in AU $2.00

Riflessioni a margine

Diretto da

Marco Testa

editor@alloranews.com

di Marco Testa

ISSN 2208-051

Niente stupore

In queste settimane ho letto e ascoltato più di una volta l’aspettativa di qualcuno. Che fossimo noi a presentare una lista per il rinnovo del Com.It.Es. di Sydney. Quasi fosse scontato che, dopo dieci anni di esperienza, discussioni e anche contrasti, avremmo dovuto rimetterci in fila e ripartire con una nuova candidatura. Nulla di più lontano dalla realtà. La nostra proposta, fin dall’inizio, era un’altra: l’unità. Non una lista costruita per occupare poltrone, distribuire ruoli o garantire la sopravvivenza di questo o quel gruppo, ma un progetto più ampio, capace di mettere insieme persone diverse attorno a pochi obiettivi concreti. Era questa la proposta. Dall’altra parte, invece, sono arrivati i soliti commenti incerti, le mezze aperture, le formule prudenti e quella politica delle veline e delle passerelle che spesso precede le candidature senza mai affrontare davvero i problemi. Perché il problema non è soltanto chi si candida. Il problema è che cosa si intende fare. E qui non possiamo ignorare la situazione nella quale il Com. It.Es. arriva a questo appuntamento elettorale. Un organismo che, per quanto ci riguarda, appare lasciato allo sbando, con i fondi locali ormai prosciugati e con interrogativi ancora aperti persino sul bilancio preventivo che dovrebbe accompagnare il prossimo mandato. Non è una questione di polemica personale. È una questione di responsabilità. Prima di chiedere voti agli italiani, sarebbe stato forse opportuno spiegare con chiarezza dove siamo arrivati, quali risorse rimangono, quali impegni sono stati assunti e soprattutto quale prospettiva concreta si intende offrire al prossimo Com.It.Es. Noi avevamo provato a partire da qui, ovvero dalla necessità di voltare pagina attraverso un confronto serio e, se possibile, attraverso una vera unità. Non è stato possibile. E allora è bene chiarire anche questo punto. Non siamo noi ad aver scelto la divisione. Avevamo proposto di superarla. Qualcuno si aspettava probabilmente che saremmo stati noi a mettere in campo l’ennesima lista. Abbiamo invece scelto di non partecipare a un gioco già visto. Perché un progetto ha senso soltanto quando c’è la volontà di cambiare davvero qualcosa.

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Warning over Germany's AfD

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The Red Night,un secolo di Ducati

Ritorna la Sagra? 14 di Marco Testa C’era una volta la Sagra dei Villaggi Scalabrini. E, per chi l’ha vissuta, non era semplicemente una domenica con qualche bancarella, un piatto di pasta e musica sul prato. Era una di quelle occasioni in cui una comunità si riconosceva, si incontrava, litigava magari anche un po’, ma soprattutto si sentiva parte di qualcosa. Ora la Sagra sembra essere tornata. Domenica 13 settembre, al Villaggio Scalabrini di Austral, si è infatti svolto il primo “Live Easy Community Market Day”: ingresso gratuito, cibo, bancarelle, mu-

Meno schermi, più penna e carta

Gli studenti delle scuole pubbliche del NSW avranno nuovi limiti all’uso degli schermi in classe durante le lezioni. Dall’anno prossimo, gli alunni dalla Kindergarten alla Year 2 potranno utilizzare dispositivi digitali per un massimo di 15 minuti al giorno; il limite salirà a 30 minuti per Years 3-4 e 45 minuti per Years 5-6. Nelle scuole superiori le restrizioni rimarranno, ma saranno più flessibili. Le linee guida diventeranno obbligatorie dal 2028. Il ministro Prue Car: “È troppo tempo davanti agli schermi: vogliamo tornare a penna e carta”.

sica, danze, attività per bambini e un programma dichiaratamente multiculturale. Gli organizzatori hanno spiegato che l’iniziativa ha voluto rendere omaggio ad un "antico Italian Festival"che un tempo si svolgeva proprio ad Austral, reinterpretandone lo spirito di una nuova realtà. Per chi ha conosciuto la Sagra dei Villaggi Scalabrini di una volta, il confronto è stato inevitabile. Perché quella Sagra non è stata soltanto una festa. È stata uno degli appuntamenti attraverso i quali la comunità italiana si è riconosciuta, si è ritrovata e, so-

L’IA e il controllo di internet a breve

L’intelligenza artificiale corre troppo velocemente e potrebbe arrivare, entro 6-12 mesi, a controllare internet. L’allarme arriva da Dario Amodei, Ceo e cofondatore di Anthropic, che chiede di rallentare lo sviluppo senza però bloccarlo. «Non dobbiamo farci prendere dal panico, ma dobbiamo rallentare», ha detto. Amodei propone valutatori interni, coordinamento democratico e cooperazione globale per affrontare i rischi di una tecnologia che, se gestita con attenzione, potrebbe rappresentare uno dei grandi progressi dell’umanità.

prattutto, è rimasta unita. Non c’è più Padre Nevio Capra. Non ci sono più i grandi momenti istituzionali con i primi ministri, i rappresentanti delle istituzioni, i discorsi ufficiali. Non c’è stata la Santa Messa che per tanti anni ha rappresentato il momento centrale della giornata. E non ci sono stati tanti di quei rituali, piccoli e grandi, che hanno trasformato la Sagra in qualcosa di molto più importante di una semplice manifestazione. C’erano le bancarelle, certo. C’era il cibo. C’erano la musica e l’allegria. Ma soprattutto c’era una comunità italiana che si ritrovava. La nuova giornata di Austral ha raccontato invece un quartiere profondamente cambiato. Accanto alla pasta italiana sono comparsi gözleme turco, fish and chips, gelato, prodotti filippini, danze indiane e filippine, artigianato, poesia, arti marziali e attività per bambini. Ed è stato giusto così. Le comunità sono cambiate, i quartieri sono cambiati e anche le feste hanno dovuto cambiare. Ma la domanda è rimasta: è tornata la Sagra dei Villaggi Scalabrini o è tornato soltanto il suo nome, il suo ricordo, la sua nostalgia? Il nuovo Market Day ha riportato gente nei terreni degli Scalabrini e ha ricreato un’occasione d’incontro. Ma una comunità non si ricostruisce soltanto mettendo insieme bancarelle, cibo e spettacoli. La vecchia Sagra aveva un’anima. Aveva persone, sacerdoti, famiglie, istituzioni e tradizioni che le davano un significato preciso. Aveva una comunità italiana che si riconosceva in quella giornata. E adesso? Servizio di Filippo Stivala a pag. 7

Bonino ha radicalizzato la Chiesa

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Trump ignora nuova sfida dei data center

F1 Spagna: Antonelli vince anche a Madrid

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Les jeux sont désormais faits

Save the Date

CNA - Care Services Social Support Group Catherine Park Com. Centre Oran Park 30 sett. 2026 10:00am - 2.30pm

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Bisettimanale degli italo-australiani La testata fruisce dei contributi diretti editoria d.lgs. 70/2017

"Le passioni sono le stesse in ogni epoca; cambiano solo nomi e travestimenti." - de La Bruyère


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Martedì 15 Settembre 2026

notizie istituzionali

Allora!

25 anni dopo, Mattarella richiama alla pace

Il doloroso ricordo degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti rimane impresso nella coscienza di ciascuno come una pagina abietta nella storia recente dell’umanità. Una giornata che ha colpito nel profondo ogni sentimento di

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umanità. La Repubblica Italiana rinnova sentimenti di profondo cordoglio per le vittime di quei tragici fatti, punto di svolta nel corso della stessa storia contemporanea, che aprì a nuovi successivi drammi”. Lo dichiara il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre negli Usa. “Gravoso – ricorda il capo dello Stato – fu il tributo di morte e sofferenza pagato a quella tragedia anche dalla comunità italo-americana a New York e negli altri luoghi coinvolti nel folle disegno criminale degli attentatori. Un pensiero commosso va anzitutto rivolto, in questo anniversario, ai familiari, a tutte le persone care di quanti ingiu-

stamente perirono negli attacchi terroristici o in loro conseguenza, e ai soccorritori che si prodigarono senza sosta per salvare quante più vite possibili, operando in condizioni proibitive. L’unanime condanna per quanto accadde l’11 settembre del 2001 sollecitò una forte coesione della comunità internazionale contro il terrorismo in qualunque forma si manifestasse. All’indomani di quella ignobile e inammissibile aggressione, – prosegue Mattarella – il richiamo ai valori di difesa dei diritti di ogni persona, trovò nell’Italia e nei partner europei una risposta ferma, immediata e corale. Il valore della pacifica convivenza tra i popoli deve ispirare gli odierni comportamenti, senza cedimenti alla logica della guerra che sembra, invece, prevalere in troppi teatri. Di fronte al riemergere di logiche di sopraffazione e di nuovi conflitti, – conclude il Presidente della Repubblica – rimane fermo l’impegno dell’Italia contro il terrorismo, a difesa della vita dei nostri concittadini e di ogni altra nazione, e dei diritti inalienabili dei popoli. Solo una cooperazione coraggiosa, giusta e lungimirante può garantire pace, sicurezza e prosperità alle future generazioni”. (Inform)

Giacobbe, così si cancella la rappresentanza degli italiani «Questa riforma cancella la rappresentanza territoriale degli italiani all’estero e rischia di lasciare intere aree del mondo senza una propria voce in Parlamento». Lo ha dichiarato il senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe, eletto nella Circoscrizione Estero – Africa, Asia, Oceania e Antartide, intervenendo oggi in Aula al Senato durante la discussione generale sulla riforma della legge elettorale. Nel suo intervento Giacobbe ha ricordato come la legge Tremaglia abbia cercato di conciliare due principi fondamentali della rappresentanza democratica: proporzionalità e territorialità, attraverso quattro ripartizioni capaci di tenere conto non soltanto del numero degli elettori, ma anche delle distanze, della storia e delle caratteristiche delle diverse comunità italiane nel mondo. «La legge Tremaglia, con tutti i suoi limiti, aveva trovato un equilibrio. Questa riforma quell’equili-

brio non lo migliora: lo cancella. Con il nuovo sistema aree come l’America del Nord e la grande ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide rischiano concretamente di non avere più una propria rappresentanza parlamentare». Giacobbe ha quindi contestato l’idea di considerare gli italiani all’estero come un’unica realtà indistinta: «Parliamo di comunità separate da migliaia di chilometri, con sistemi previdenziali, legislazioni, rapporti bilaterali, culture ed esigenze profondamente differenti. Eleggere il “senatore del mondo” significa trasformare il parlamentare eletto all’estero nel rappresentante di una categoria astratta e non più di comunità reali». Il senatore ha inoltre criticato l’esclusione dei voti espressi all’estero dal computo nazionale previsto dal nuovo sistema: «Il voto di un cittadino italiano a Sydney, Toronto, Johannesburg o Caracas deve avere la stessa dignità politica di quello espresso da un cittadino che vive in Italia».

Tajani, dal potere economico alla memoria degli emigrati L’ultima giornata della missione di sistema in Sud America guidata dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà dedicata a visitare alcune delle eccellenze italiane in Brasile. Il titolare della Farnesina – informa il Maeci – ha in programma un incontro presso la sede di Enel São Paulo per un colloquio con i vertici della filiale brasiliana e una visita al Centro de Operações de Distribuição, la stazione di controllo da cui viene monitorata e gestita in tempo reale la rete elettrica dell’area di concessione, che serve oltre 8 milioni di clienti. Enel è uno dei principali operatori privati nel settore energetico brasiliano, con 10.000 dipendenti diretti e 13 miliardi di euro di investimenti nel Paese. Il Ministro visiterà inoltre gli uffici amministrativi di Stellantis a San Paolo, nell’anno del cinquantesimo anniversario del Polo Automotivo di Betim, inaugurato il 9 luglio 1976 come primo stabilimento Fiat al di fuori dell’Italia. Una scelta industriale nata dalla visione di Gianni Agnelli, che già allora aveva colto le grandi potenzialità del Brasile e l’importanza di investire in un rapporto

di lungo periodo con il Paese. Da allora sono stati prodotti oltre 18 milioni di veicoli, di cui più di 4 milioni esportati in circa 40 Paesi. Numeri che testimoniano il contributo dell’industria italiana ai rapporti economici tra Italia e Brasile e una presenza che trova nel marchio Fiat, profondamente radicato nel mercato brasiliano, uno dei suoi simboli più riconoscibili. Prima di rientrare a Roma, il Ministro farà tappa presso il Museo dell’Immigrazione, dedicato alla storia delle migrazioni nello Stato di São Paulo e in Brasile e ospitato nell’edificio storico della ex Hospedaria dos Imigrantes, dove per decenni furono accolti milioni di immigrati, molti dei quali provenienti dall’Italia. La visita proseguirà presso il Centro di accoglienza “Arsenale della Speranza”, nato nel 1996 grazie all’opera di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig – Servizio Missionario Giovani – e dell’Arsenale della Pace di Torino. Il Centro accoglie ogni giorno circa 1.200 persone senza fissa dimora, offrendo vitto, alloggio e assistenza sociale, oltre a corsi di alfabetizzazione e formazione professionale. (Inform)


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pagina tre a cura di Emanuele Esposito

Martedì 15 Settembre 2026

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Oggi finisce una storia e anche noi abbiamo le nostre colpe di Emanuele Esposito La rappresentanza degli italiani in Australia viene sacrificata mentre la comunità resta divisa. Le responsabilità della politica sono enormi, ma anche noi dobbiamo fare i conti con i nostri silenzi. Oggi finisce una storia. La nostra storia. Mentre leggete questo articolo, il Senato è chiamato a votare una riforma che cancella l’autonomia della nostra ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Le scelte politiche sono state fatte e il prezzo rischiamo di pagarlo noi: intere comunità che vedono sacrificata la garanzia di una propria rappresentanza territoriale in Parlamento. Una conquista nella quale Mirko Tremaglia aveva creduto e per la quale aveva combattuto una vita. Oggi quella battaglia viene tradita. E noi dobbiamo trovare il coraggio di ammetterlo: abbiamo lasciato che accadesse. Signore e signori della comunità italiana, questa volta dobbiamo guardarci allo specchio. La colpa è anche nostra. Non tutta, certamente. Le responsabilità di chi propone, sostiene e vota questa riforma restano precise. Ma una parte appartiene anche a noi: a ciò che abbiamo lasciato accadere, alla voce che non abbiamo saputo alzare insieme. Da mesi, su Allora!, parliamo di questo problema. Mesi di articoli, appelli, riflessioni e richiami alle conseguenze di una scelta che riguarda tutti. Abbiamo cercato di spiegare quanto fosse pericoloso considerare la rappresentanza una conquista acquisita per sempre. Abbiamo insistito, anche a costo di sembrare ripetitivi, perché vedevamo avvicinarsi un pericolo che meritava attenzione e mobilitazione. Mi sarei aspettato una risposta riconoscibile. Una presa di posizione comune. La capacità di mettere da parte, almeno per una volta, simpatie personali, appartenenze politiche e rivalità tra associazioni. Quella risposta corale io non l’ho vista. Ci sono state iniziative istituzionali dei Comites, interventi parlamentari e servizi giornalistici. Sarebbe scorretto cancellarli. Ma quelle voci non sono diventate la pressione collettiva che una questione di questa portata meritava. È mancata, a mio giudizio, la capacità di farne una battaglia dell’intera comunità. Anche il mondo dell’informazione avrebbe potuto fare di più. Raccontare il problema era necessario; tenere alta l’attenzione, dare continuità al confronto e spazio agli appelli avrebbe contribuito a rendere i cittadini più consapevoli. Avrei voluto vedere una convergenza pubblica sulla difesa della nostra rappresentanza, nel rispetto delle diverse opinioni e dell’autonomia di ogni testata. Presidenti di associazione, responsabili dei gruppi giovanili, coordinatori dei partiti di destra e di sinistra: dove eravate? Dove eravate quando bisognava convocare incontri, spiegare il problema ai soci, raccogliere adesioni, pretendere risposte dai vostri riferimenti politici? Dove eravate quando sarebbe servito un docu-

mento comune, sostenuto pubblicamente e con convinzione? Essere presenti alle celebrazioni comporta un impegno. Difendere i diritti delle persone che si dichiara di rappresentare ne comporta uno ancora maggiore. Proprio in quel momento avrei voluto vedere la stessa disponibilità, la stessa puntualità e la stessa attenzione che accompagnano tante occasioni ufficiali. La parola “comunità” riempie i discorsi, i comunicati, le presentazioni delle nostre organizzazioni. Ma quella parola comporta una responsabilità concreta: riconoscere il momento in cui l’interesse collettivo deve venire prima della convenienza personale. Anche i parlamentari che si sono opposti hanno fatto la loro parte. Resta legittimo chiedersi se il pericolo sia stato affrontato, fin dall’inizio, con tutta l’urgenza necessaria e se sia stato fatto abbastanza per coinvolgere le comunità. Gli interventi nelle istituzioni avrebbero avuto bisogno di una mobilitazione forte fuori dal Parlamento. Quella mobilitazione avremmo dovuto costruirla insieme. Forse non sarebbe bastata. Nessuno può garantire che una comunità unita avrebbe fermato la riforma. Avremmo però potuto imporre un costo politico maggiore a chi intendeva ridimensionare la nostra voce. Avremmo potuto dimostrare che dietro quelle ripartizioni ci sono cittadini consapevoli, pronti a chiedere conto delle decisioni. E non si tratta soltanto di una questione simbolica o di una battaglia legata ai numeri. La rappresentanza serve quando bisogna portare dentro le istituzioni problemi che, senza una voce direttamente interessata, rischiano di diventare marginali. Penso agli anziani, ai giovani che mantengono un legame con l’Italia, alle famiglie che affrontano pratiche burocratiche, ai servizi consolari e a tutte quelle esigenze che difficilmente trovano spazio quando un territorio viene considerato soltanto una parte di una circoscrizione molto più vasta. La distanza geografica non è un dettaglio: per chi vive dall’altra parte del mondo, può trasformarsi rapidamente in distanza politica.

Mesi fa ho promosso una raccolta di firme. Per quanto mi risulta, dall’Australia non è arrivata una sola firma. Questo silenzio mi pesa ancora. Mi sono chiesto quanto abbia contato il nome di chi l’aveva proposta: Emanuele Esposito, quello che scrive su Allora!, quello del giornale dei Testa. Quanto abbiano pesato antipatie, pregiudizi e vecchie contrapposizioni. Se anche solo una parte dell’indifferenza fosse nata da questo, sarebbe una miseria politica e morale. Una firma avrebbe difeso anche il diritto di chi non mi sopporta. Si poteva dissentire da me su tutto e riconoscere che quella battaglia riguardava anche i propri figli, la propria associazione, la propria comunità. Si poteva ignorare il mio nome e leggere il contenuto dell’appello. Si poteva promuovere un’altra iniziativa, con un’altra firma e un’altra intestazione: ciò che contava era difendere quel diritto. Invece continuiamo a comportarci come piccoli territori separati, ciascuno con i propri custodi, le proprie gerarchie e le proprie suscettibilità. Poi ci stupiamo quando qualcun altro decide per tutti. A chi continua a giocare al piccolo politico locale, convinto che la vicinanza a un referente di partito sia una garanzia sufficiente, vorrei ricordare una cosa: nessuna promessa, nessun eventuale contributo, nessun invito prestigioso può compensare la perdita di peso politico di un’in-

tera comunità. Chi subordina una battaglia collettiva alla convenienza del proprio gruppo finisce per rendersi utile soprattutto a chi prende le decisioni altrove. E chi pretende di parlare a nome della comunità deve accettare di rispondere anche delle proprie assenze. Domani potremmo doverci rivolgere a rappresentanti eletti grazie soprattutto al consenso raccolto in realtà lontanissime dalla nostra. Parlamentari il cui radicamento politico e la cui esperienza quotidiana potrebbero essere in Sud America o in altri continenti, con esigenze e priorità differenti. Il problema riguarda la conoscenza dell’Australia, delle nostre istituzioni, dei servizi consolari, delle difficoltà degli anziani e delle aspettative delle nuove generazioni. Quel rapporto va costruito e mantenuto. Accorpare territori enormi lo rende più difficile e lascia le comunità numericamente più piccole esposte al rischio dell’irrilevanza. Quando avrete bisogno di farvi ascoltare, provate a immaginare la distanza, i fusi orari, le priorità di un eletto chiamato a seguire cittadini distribuiti attraverso continenti diversi. Quando dovrete cercare un interlocutore dall’altra parte del mondo, forse comprenderete il valore della presenza politica che oggi stiamo lasciando indebolire. Io la mia piccola battaglia l’ho fatta. Con i miei limiti, con il mio carattere, con gli strumenti che avevo. Da uomo piccolo, quale

Your Local Voice How can I help you? • My Aged • Centrelink Care • NDIS • Veteran’s • Immigration Affairs • NBN Please get in touch if I can be of help (02) 8783 0977 Anne Stanley, PO Box 306, Casula Mall 2170 Anne.Stanley.Werriwa@gmail.com facebook.com/Anne.Stanley.Werriwa www.annestanley.com.au Authorised by N.Coluccio, ALP, Lurnea NSW 2170

sono e rimango, senza bisogno di titoli o onori per sentire il dovere di intervenire. Ho dedicato notti a leggere, scrivere, spiegare e cercare di sensibilizzare. Dio mi è testimone, e con Lui le persone che conoscono il lavoro svolto. Ho provato solitudine, amarezza e il peso della denigrazione. Ho continuato perché quel diritto appartiene anche a chi non mi avrebbe mai detto grazie. Non rivendico una vittoria, perché oggi sento soprattutto il peso di una sconfitta. Posso però dire di aver cercato di evitarla. Di aver usato lo spazio che avevo per avvertire, coinvolgere e difendere un interesse comune. Oggi ai nostri mammasantissima, ai radical chic di ogni schieramento e ai professionisti della parola “comunità” chiedo di assumersi la propria parte di responsabilità. Prima del prossimo discorso pubblico, spiegate che cosa avete fatto quando serviva esserci. Prima di presentarvi come custodi dell’italianità, dimostrate di aver difeso anche i diritti che danno sostanza a quell’appartenenza. Una comunità muore politicamente quando smette di riconoscere un interesse comune. Quando l’antipatia verso una persona conta più del diritto che quella persona sta difendendo. Quando ciascuno protegge il proprio piccolo spazio e lascia indifeso quello di tutti. È questa la morte che temo di vedere oggi: la rinuncia a sentirci responsabili gli uni degli altri, mentre continuiamo a pronunciare la parola “comunità” come se bastasse dirla per farla esistere. Chi vota questa scelta dovrà risponderne. Ma chi è rimasto in silenzio non potrà dire di non essere stato avvertito. Non possiamo aspettare il giorno dopo per accorgerci di ciò che abbiamo perso. La politica si giudica anche dalla capacità di ascoltare chi vive lontano, di riconoscere le differenze territoriali e di garantire che nessun cittadino venga considerato troppo distante per meritare attenzione, tutela e rappresentanza nelle istituzioni italiane. Non sarà facile ricostruire domani ciò che oggi stiamo lasciando indebolire. Le occasioni perdute raramente tornano uguali, e spesso ci accorgiamo del loro valore soltanto quando non possiamo più recuperarle.


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in primo piano

Martedì 15 Settembre 2026

Allora!

Albanese, Hanson e una mamma nel mirino

In politica australiana ormai non ci si può fidare nemmeno delle pareti di casa. Soprattutto se quelle pareti appartengono a una casa popolare e ci hai vissuto per 65 anni. Anthony Albanese è tornato all’attacco di Pauline Hanson dopo che sono riemersi alcuni commenti della leader di One Nation sulla madre del primo ministro, Maryanne, che visse per decenni in una casa di edilizia pubblica. Hanson, durante un podcast condotto da Karl Stefanovic lo scorso febbraio, aveva definito eccessivo il fatto che la donna avesse occupato la stessa abitazione per così tanto tempo. Il ragionamento di Hanson era semplice: la casa popolare

dovrebbe essere una “mano” per aiutare chi è in difficoltà a rimettersi in piedi, non una sistemazione a vita. Albanese, però, non l’ha presa esattamente come una lezione di politica abitativa. «Sono rimasto sbalordito», ha detto il premier, definendo le parole di Hanson «cattiveria» e «meschinità». E ha aggiunto una frase destinata a rimanere negli archivi della politica australiana: sua madre, ha detto, era «fuori dalla portata» di Hanson. Tradotto dal politichese: non toccate la mamma! Il ministro del Commercio Don Farrell ha rincarato la dose, definendo i commenti «appalling» e invitando Hanson a chiedere scusa. Secondo Farrell,

nell’approccio di One Nation ci sarebbe una certa amarezza che definirebbe addirittura «non australiana». Ma mentre Albanese e Hanson si contendono il ring della polemica familiare, un secondo incontro sta diventando altrettanto interessante: quello fra Hanson e il deputato liberale Andrew Hastie. Hastie non sembra intenzionato a porgere fiori. Accusando Hanson di averlo definito “traditore” in un cartone animato politico, ha dichiarato di voler andare «all the way» contro One Nation. E non si è fermato qui. Secondo Hastie, Barnaby Joyce e David Farley potrebbero addirittura soffrire di “buyers’ remorse”, il rimpianto dell’acquirente dopo aver fatto un acquisto discutibile. Joyce ha respinto l’idea e difeso la sua scelta di entrare in One Nation, sostenendo di aver lasciato un sistema politico diventato «pigro» e «debole». Insomma, in Parlamento c’è chi discute di economia, chi di case popolari e chi rimpiange gli acquisti. E nel frattempo, la mamma di Albanese è diventata protagonista di una battaglia politica alla quale, molto probabilmente, non aveva mai chiesto di partecipare.

MND: è allarme nell’area occidentale del NSW

Un’incidenza insolitamente elevata di malattia del motoneurone (MND) è stata rilevata in diverse aree del New South Wales occidentale, con alcuni territori che registrano livelli fino a sette volte superiori a quelli attesi. È il risultato di uno studio condotto da ricercatori della Macquarie University e della Charles Sturt University, presentato alla National MND Conference 2026 ad Adelaide. La ricerca ha individuato nell’ampia area sanitaria del Western NSW un’incidenza annuale

di 3,72 casi ogni 100.000 abitanti, oltre quattro volte il dato globale stimato. In alcune località, i valori risultano ancora più elevati. Le stime più alte di prevalenza sono state registrate a Oberon, con 23,90 casi ogni 100.000 abitanti, e Walgett, con 19,04. Livelli superiori alla media sono stati rilevati anche a Forbes, Cowra, Orange e nella Mid-Western Regional Council. In alcune aree vicine, invece, durante il periodo considerato non è stato registrato alcun caso. Particolarmente sorprendente

è risultata la distribuzione della malattia. Quasi la metà dei pazienti, il 47 per cento, presentava una forma bulbare, che colpisce inizialmente i muscoli coinvolti nella parola e nella deglutizione. A livello globale questa forma rappresenta circa il 25 per cento dei casi. Anche il dato relativo alle donne ha attirato l’attenzione dei ricercatori: il 61 per cento dei casi di MND bulbare riguardava pazienti di sesso femminile, contro circa il 35 per cento normalmente osservato. «Non avevo mai visto qualcosa di simile», ha dichiarato Lyndal Henden, esperta di ricerca clinica e componente del team. Lo studio ha analizzato 51 persone affette o recentemente diagnosticate con MND tra il 2023 e il 2025. Tra le possibili spiegazioni vengono esaminati anche fattori ambientali. Alcune delle aree con maggiore incidenza, tra cui Walgett e Oberon, coincidono infatti con zone caratterizzate da una significativa attività agricola.

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Push for stronger moderates Italy’s centre-right is looking to strengthen its moderate wing, with the Union of the Centre (Udc) calling for a greater role at the heart of the governing coalition and Forza Italia proposing closer electoral cooperation. The message emerged from the Udc’s national conference in Rome, where party figures argued that the centre-right has become too heavily weighted towards the right and needs a stronger centrist presence ahead of the next elections. Prime Minister Giorgia Meloni, in a video message to the gathering, described the Udc as “a very valuable component of the centre-right family”. But much of the discussion focused on how the coalition might rebalance itself. Michaela Biancofiore said the centre-right needed the Udc to grow, while Udc National Council president Lorenzo Cesa issued a pointed warning against any

possible alliance with Roberto Vannacci. “We do not need generals or fake heroes who promise things that cannot be delivered,” Cesa said, warning that such a partnership could place the Udc in serious difficulty. Forza Italia leader Antonio Tajani broadly shares the argument for a stronger centrist presence. He suggested that the electoral cooperation already seen in some Italian regions could be extended to future local and national elections. “It is not impossible that we could stand together,” Tajani said, arguing that such an alliance could strengthen the centrist character of the government. He stressed, however, that there was still time to discuss the proposal. Udc secretary Antonio De Poli was more cautious, insisting that the party would not abandon its identity. “Without the centre, you cannot govern,” he said.

Warning over Germany's AfD Paolo Gentiloni has warned that the rise of Germany’s Alternative für Deutschland (AfD) can no longer be dismissed as a phenomenon confined to the country’s eastern regions, describing its victory in Saxony-Anhalt as “a huge development” for European politics. The former Italian prime minister and European Commissioner for Economic and Financial Affairs made the comments in an interview with Milano Finanza, arguing that AfD’s growing support should be taken seriously. The party, he noted, is now leading the polls and is seeking political openings in Germany, including from the centre-right CDU. Gentiloni said the result was particularly significant because Europe is entering a major electoral cycle that, over the coming year, will involve around half of the EU’s population. Nationalist and sovereigntist movements are gaining ground in several countries, from Poland and France to Spain and Italy. His warning to European lead-

ers was unequivocal: the answer should not be to imitate the nationalist right. “You must not chase nationalist extremism on its own ground,” Gentiloni argued, pointing to what he described as a solid pro-European majority in the European Parliament. He also urged the European Union to demonstrate greater political strength and integration. With Europe surrounded by geopolitical instability and conflict, he said, member states have a greater interest than ever in standing together. Gentiloni believes maintaining a political barrier against extremist parties could limit their ability to expand. He pointed to the Netherlands and Italy as examples, arguing that parties which entered government subsequently moderated some of their positions. In Italy, he cited Giorgia Meloni’s Brothers of Italy as an example of a party that, after taking office, moved towards less Eurosceptic and more Atlanticist positions.


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notizie comunitarie

Martedì 15 Settembre 2026

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a cura di Tom Padula

Lener incontra il Com.It.Es. e rafforza il dialogo

Oakleigh in festa per i papà Una giornata all’insegna della convivialità, della musica e della tradizione ha riunito i soci del Circolo Pensionati Italiani di Oakleigh e Clayton, che hanno celebrato la Festa del Papà con un appuntamento speciale alla Freccia Azzurra. L’incontro ha offerto ai partecipanti l’occasione per trascorrere alcune ore in compagnia, tra buona musica, ballo e momenti di festa. Un appuntamento che ha confermato ancora una volta il ruolo del Circolo come luogo di aggregazione e socialità, capace di mantenere vive le tradizioni italiane e di creare occasioni d’incontro tra soci e famiglie. Particolarmente significativo è stato il momento dedicato alla proclamazione del Father of the Year 2026, riconoscimento asse-

gnato a Pat Cordoma, accolto con soddisfazione e festeggiato dai presenti. A rendere ancora più vivace l’atmosfera è stata la musica di Sam Fiesta, che ha accompagnato i partecipanti durante i balli e contribuito al clima di allegria della giornata. Non sono mancati brindisi e momenti di socializzazione, in un ambiente caratterizzato dalla partecipazione e dal buonumore. La celebrazione ha rappresentato così non soltanto un omaggio ai papà, ma anche un’occasione per rafforzare i legami tra i soci e vivere insieme una giornata dedicata alla compagnia e alla tradizione, condividendo sorrisi, musica e momenti di autentica partecipazione tra tutti i presenti durante l’intera festa.

Esposito premiato per i valori Una giornata all’insegna della festa, della partecipazione e dei valori familiari si è svolta in occasione dell’evento organizzato dal Valguarnera Italian Social Club, che ha celebrato la figura del padre e il suo ruolo all’interno della

Save the Date in Melbourne By Tom Padula

Solarino Social Club Cena Danzante Sabato 26 settembre - 6.00pm Maria Formica: 0402 087 583 Santo Gervasi: 0435 875 794 Monte Lauro Social Club Assemblea Generale Annuale Domenica, 20 settembre 12.00 pm – 5.00 pm Orazio Noto 0419 541 370

famiglia e della comunità. Nel corso dell’iniziativa è stato conferito a Pasquale Esposito il titolo di Father of the Year, riconoscimento assegnato per valorizzarne l’impegno, la dedizione e l’importanza del legame familiare. La manifestazione ha riunito soci, famiglie e amici in un clima di convivialità, offrendo un’occasione per condividere una giornata dedicata all’affetto e alla riconoscenza verso i padri. Il riconoscimento a Esposito ha rappresentato uno dei momenti centrali dell’appuntamento, sottolineando i valori di famiglia, solidarietà e appartenenza che continuano a caratterizzare le attività del Valguarnera Italian Social Club. La celebrazione ha inoltre evidenziato l’importanza della presenza paterna nella vita quotidiana e il contributo di chi, con dedizione e responsabilità, sostiene la propria famiglia e rafforza i legami tra le generazioni.

Nel corso della sua ultima visita a Melbourne, l’Ambasciatore d’Italia in Australia, Nicola Lener, ha incontrato i membri del Com.It.Es. del Victoria e della Tasmania, accompagnato dalla Console Generale d’Italia a Melbourne, Chiara Mauri. L’incontro ha rappresentato un’occasione di confronto sulle principali dinamiche che interessano la presenza italiana nei due Stati, con particolare attenzione alle esigenze della comunità e al rapporto tra cittadini, istituzioni e rappresentanza. Durante il colloquio sono stati affrontati anche i temi legati ai servizi consolari offerti dal Consolato Generale, un settore di particolare importanza per gli italiani residenti e per quanti si rivolgono agli uffici consolari per pratiche e assistenza. Un ulteriore punto del confronto ha riguardato l’attività dell’Istituto Italiano di Cultura, con un aggiornamento sul suo stato e sulle iniziative rivolte alla promozione della lingua, della

cultura e della presenza italiana in Australia. La riunione ha inoltre permesso di ribadire il ruolo dei Comitati degli Italiani all’Estero, chiamati a mantenere un collegamento costante tra le comunità residenti fuori dall’Italia e le istituzioni. Nel corso dell’incontro è stata sottolineata proprio la funzione dei Com.It.Es. come interlocutori e punti di riferimento per i cittadini italiani all’estero. Un ruolo che assume particolare rilievo in un contesto caratterizzato da esi-

genze diverse e da una presenza italiana articolata sul territorio. Il confronto tra l’Ambasciatore, la Console Generale e i rappresentanti del Com.It.Es. si inserisce quindi nel dialogo istituzionale volto a rafforzare la collaborazione e a seguire più da vicino le questioni che riguardano gli italiani in Victoria e Tasmania con l’obiettivo di mantenere aperto un confronto concreto, costante e attento alle necessità del territorio e alle nuove sfide della rappresentanza all’estero.

Una giornata di allegria per i soci di Kew Una giornata all’insegna dell’allegria, della buona compagnia e della convivialità ha riunito i soci del Circolo Pensionati Italiani di Kew, Hawthorn & Camberwell, protagonisti di una piacevole gita organizzata in occasione della Festa del Papà. La comitiva è salita a bordo del pullman per raggiungere il Casa D’Abruzzo Club, dove ad attendere i partecipanti c’era un pranzo dedicato alla ricorrenza e pensato per trascorrere alcune ore in compagnia. L’iniziativa si è trasformata in una vera giornata di festa, caratterizzata da un’atmosfera particolarmente vivace. A tavola non sono mancati i momenti di socialità e le occasioni per stare insieme, mentre la musica ha accompagnato il pomeriggio, coinvolgendo numerosi presenti. Dopo il pranzo, infatti, la pista da ballo è diventata uno dei punti centrali della giornata. In tanti si sono lasciati coinvolgere dalle note musicali, alternando balli, sorrisi e momenti di spensiera-

tezza. Un’occasione semplice, ma significativa, per ritrovarsi e condividere tempo prezioso lontano dalla quotidianità. La partecipazione e l’entusiasmo dimostrati dai soci hanno confermato ancora una volta l’importanza di queste iniziative per mantenere vivi i rapporti di amicizia e favorire la socializzazione tra gli iscritti. Il viaggio al Casa D’Abruzzo Club si è così concluso lasciando nei partecipanti la soddisfazione per una giornata ben riuscita,

fatta di buon cibo, musica, ballo e soprattutto della possibilità di stare insieme. Per il Circolo, una nuova occasione per valorizzare lo spirito associativo e il piacere di condividere momenti di festa, rafforzando legami e amicizie attraverso iniziative capaci di coinvolgere soci di tutte le età. La giornata ha inoltre rappresentato un momento di serenità e condivisione, confermando il valore degli incontri organizzati durante l’anno.

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Borgo Salumi 60 anni di tradizione e successo

Una serata speciale, all’insegna della famiglia, della tradizione e del successo, ha celebrato i 60 anni di attività di Borgo Salumi, una realtà profondamente legata alla comunità italiana e friulana di Brisbane. A rappresentare il Fogolar Furlan Brisbane all’importante anniversario sono stati il Presidente Salve Agnola, accompagnato da Glenda, la responsabile delle Relazioni Pubbliche Cav. Giuliana Giavon, con Claudio, e la tesoriera Mara Fachin, insieme a Dennis. Al loro tavolo erano presenti anche Emilio e Tina La Monaca. L’evento ha offerto agli ospiti

l’opportunità di ripercorrere sei decenni di storia attraverso una serie di splendidi pannelli illustrativi, che raccontavano l’evoluzione di Borgo Salumi, la sua crescita e i traguardi raggiunti nel corso degli anni. Per il Fogolar Furlan Brisbane, Borgo Salumi rappresenta molto più di un’azienda: è un prezioso sostenitore della comunità e delle sue tradizioni. Particolarmente significativo è il rapporto costruito negli anni attraverso la produzione delle amatissime salsicce friulane e del cotechino, prodotti che continuano a essere apprezzati e acquistati direttamente da numerose famiglie.

Non è mancato, inoltre, il sostegno concreto alle iniziative del Fogolar Furlan. Borgo Salumi contribuisce generosamente agli eventi dell’associazione mettendo a disposizione splendidi cesti di salumi destinati alle lotterie, sempre accolti con grande entusiasmo dai partecipanti. Il Fogolar Furlan Brisbane ha espresso un sentito ringraziamento a Luigi e Helen Borgo per aver condiviso con l’associazione questo importante traguardo e per il continuo sostegno dimostrato nel corso degli anni. I 60 anni di Borgo Salumi sono così diventati un’occasione per celebrare non soltanto un importante anniversario aziendale, ma anche il valore della tradizione, della collaborazione e dei legami che continuano a unire la comunità italiana e friulana. Congratulazioni a Borgo Salumi per questi straordinari 60 anni e un sincero augurio per un futuro ricco di nuovi successi. Un brindisi al prossimo capitolo di questa bella storia! Un traguardo che testimonia la forza di una storia costruita con passione, impegno e dedizione, mantenendo saldi valori e tradizioni nel tempo.

Consulate calls on associations to register

The Italian Consulate in Perth has called on Italian associations operating in Western Australia to ensure they meet the requirements for inclusion in its official Register of Italian Associations Abroad. The register is governed by MAECI Circular No. 2 of 2013,

which sets out the requirements for Italian associations operating outside Italy. Among the key requirements, associations must have at least 25 members who are Italian citizens resident in Australia and registered with AIRE, the Register of Italians Residing Abroad. They

must also demonstrate genuine and concrete activities consistent with their constitution and the interests of the members and community they represent. The Consulate said each association’s activities would be assessed individually, with particular attention to their substance and relevance locally. Associations seeking registration must email their documentation to perth.pa@esteri.it, using “Registro Associazioni” as the subject line. The application must include details such as the association’s name and address, establishment date, objectives, legal representatives, office holders, membership, recent general meeting attendance and activities conducted during the previous year. A copy of the constitution must also be submitted.

Nicola Lener incontra Adamson L’Ambasciatore d’Italia in Australia, Nicola Lener, ha visitato il Government House di Adelaide, dove è stato ricevuto dalla Governatrice del South Australia, Her Excellency the Honourable Frances Adamson AC. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per confermare i solidi rapporti di amicizia e collaborazione che legano l’Italia al South Australia, una relazione costruita nel tempo attraverso intensi scambi istituzionali, culturali, economici e sociali. Nel corso del colloquio è stata inoltre sottolineata l’importanza dei legami che uniscono i due territori e che coinvolgono anche le rispettive comunità. La presenza italiana in South Australia costituisce infatti una componente significativa del tessuto sociale e culturale dello Stato, con una

storia di emigrazione, lavoro e partecipazione alla vita locale che si è sviluppata nel corso di diverse generazioni. La visita dell’Ambasciatore Lener si inserisce nel quadro delle attività istituzionali volte a rafforzare le relazioni tra l’Italia e l’Australia e a promuovere nuove occasioni di collaborazione nei settori di comune interesse tra i due Paesi. Il confronto con la Governatrice Adamson ha quindi offerto l’opportunità di valorizzare i rapporti già esistenti e di guardare alle prospettive future, consolidando una collaborazione fondata su interessi condivisi e su legami umani che continuano a unire Italia e South Australia. La visita conferma così l’attenzione delle istituzioni italiane verso il South Australia e verso le relazioni con il territorio e le sue comunità.

Edmondo Palombo Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia Un momento di prestigio per la Dante Alighieri Society of South Australia, che ha celebrato il riconoscimento conferito al Presidente Edmondo Palombo. Alla presenza di S.E. l’Ambasciatore d’Italia Nicola Lener e del Console Generale d’Italia Ernesto Pianelli, a Palombo è stato conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, onorificenza che premia il suo impegno nella promozione della cultura italiana e nella valorizzazione del ruolo delle donne nella storia italiana. La cerimonia ha rappresentato un momento per la comunità del South Australia. Nel corso della cerimonia, il Console Generale Ernesto Pianelli ha letto le motivazioni del riconoscimento, sottolineando come Edmondo Palombo abbia «promosso con passione la conoscenza di figure degne della

Cultura Italiana, valorizzandone al contempo, il ruolo delle donne nella storia italiana». Parole che sintetizzano un percorso costruito attraverso la ricerca e la divulgazione della cultura italiana, con particolare attenzione alle figure femminili che hanno lasciato un segno nella storia del Paese. Il riconoscimento rappresenta un omaggio a Palombo e motivo di orgoglio per la Dante Alighieri Society of South Australia, che vede premiato il lavoro svolto nella diffusione del patrimonio culturale italiano. La comunità ha accolto l’onorificenza, riconoscendo passione, competenza e impegno dimostrati da Edmondo Palombo. Un onore per il Presidente e per la Dante Alighieri Society of South Australia, punto di riferimento per la cultura italiana in Australia.


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A Scalabrini una festa multiculturale tra musica e tradizioni

Doug MacColl

Richard de Haast

Davide Mazzoldi, e i coniugi Querin in compagnia di amici

Gusto e passione alla Bottega Italiana

Sr. Jade insieme ad amici al Community Day

Sapori italiani nelle specialità di Casa di Miele

United Kempo Fight Team tra gli ospiti dell’evento

di Filippo Stivala Domenica 13 settembre, al Villaggio Scalabrini di Austral, si è svolto il primo “Live Easy Community Market Day”, una giornata pensata per favorire l’incontro tra culture diverse e rafforzare i legami all’interno della comunità. L’iniziativa, a ingresso gratuito, ha proposto bancarelle, cibo, musica, danze, attività per bambini, dimostrazioni di arti marziali e un programma dedicato alla partecipazione multiculturale. L’evento è nato da un’idea di Anna Wilson, manager di Live Easy Social, il programma di Scalabrini dedicato alla socializzazione e alla partecipazione degli anziani, con particolare attenzione alle comunità multiculturali. «Il nostro obiettivo principale è mettere in contatto le comunità multiculturali, mantenere vive le loro culture e sostenerle», ha spiegato Wilson, sottolineando il rapporto costruito nel tempo con numerose associazioni gestite da volontari. Tra queste figurano gruppi della comunità filippina, indiana, latinoamericana e spagnola, realtà che organizzano regolarmente attività e incontri. «L’idea è favorire l’incontro tra persone e culture diverse», ha aggiunto Wilson, spiegando come il mercato sia nato anche grazie a un finanziamento del Liverpool Council. Live Easy Social fa parte di Scalabrini, ma svolge un’attività con una finalità prevalentemente sociale. «Forniamo escursioni a basso costo e non riceviamo finanziamenti o assistenza governativa», ha spiegato Wilson. Il sostegno di Scalabrini permette però al programma di continuare il proprio lavoro, creando occasioni di incontro soprattutto per gli anziani provenienti da differenti realtà culturali. Uno degli aspetti centrali della giornata è stato proprio il coinvolgimento delle associazioni. Le 24 bancarelle comunitarie presenti non prevedevano costi per gli espositori, offrendo ai partecipanti la possibilità di vendere prodotti e, allo stesso tempo, presentare tradizioni, oggetti e specialità delle proprie culture. A queste si sono aggiunti tre o quattro operatori del settore alimentare e dodici esibizioni artistiche. «La cosa più importante è dare alla comunità l’opportunità di uscire, stare insieme e conoscere la cultura di qualcun altro»,

I Soci della Philippine Australian Society for Senior Citizens

Il gruppo della Priya School of Bharathanatiyam

Una squadra unita dall’impegno e dallo spirito di volontariato

ha sottolineato Wilson. Musica e spettacoli hanno permesso inoltre a bambini e adulti di mostrare il proprio talento, dalle danze alle arti marziali. Particolare attenzione è stata riservata anche agli stessi residenti di Scalabrini, che hanno partecipato con una propria bancarella dedicata ai lavori artigianali. «È anche un’opportunità per i residenti di uscire e incontrare la comunità», ha spiegato Wilson, evidenziando come l’iniziativa rappresenti anche un modo per far conoscere meglio la realtà dell’assistenza agli anziani. Durante la giornata, il Chief Financial Officer Doug MacColl ha ringraziato il Liverpool Council, il deputato Nathan Haggerty, Thalini Salia e le numerose realtà che hanno contribuito al programma,

tra cui Stage Door Performing Arts, Sonners Peru, Safsi, Priya School e Maria Badal, oltre alla Sisterhood. A chiudere l’iniziativa è stato il Chief Executive Officer Richard de Haast, che ha chiamato sul palco Anna e l’intero team di Live Easy Social insieme ai volontari. De Haast ha ricordato come il Community Day sia nato da un sogno di Anna Wilson e abbia richiesto circa dodici mesi di preparazione. «Siamo stati benedetti da una bellissima giornata e da molte più persone di quanto ci aspettassimo», ha detto, ringraziando tutti i partecipanti e i volontari. L’obiettivo, ora, è trasformare questa prima esperienza in un appuntamento annuale capace di continuare a mettere in contatto persone, culture e generazioni.


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Ricerca e solidarietà unite contro il Parkinson

Si era svolta all’insegna della solidarietà, della sensibilizzazione e della speranza la 55ª edizione dell’evento benefico organizzato dall’Associazione Isole Eolie Confraternita San Bartolomeo Apostolo, che aveva riunito numerosi ospiti all’Aqua Luna Function Centre con un importante obiettivo: sostenere la raccolta fondi destinata alla ricerca sul morbo di Parkinson. La serata aveva rappresentato un’occasione speciale per condividere momenti di convivialità e, allo stesso tempo, contribuire concretamente a una causa di grande importanza per la comunità. Gli ospiti erano stati intrattenuti in un’atmosfera piacevole e festosa, mentre l’attenzione era

rimasta concentrata sul valore della ricerca scientifica e sulla necessità di continuare a sostenere lo studio di questa complessa malattia neurodegenerativa. Particolarmente significativo era stato l’intervento del relatore ospite, il Professor Simon Lewis della Macquarie University, che aveva offerto al pubblico una presentazione interessante e istruttiva dedicata al Parkinson. Nel corso del suo intervento, il professore aveva illustrato i primi segnali e i principali sintomi della malattia, fornendo informazioni utili per riconoscerne le manifestazioni iniziali. Il Professor Lewis aveva inoltre approfondito gli sviluppi più recenti della ricerca scientifica,

spiegando i progressi compiuti nello studio del Parkinson e le nuove prospettive che stavano emergendo per migliorare i trattamenti disponibili. Il suo intervento aveva trasmesso un importante messaggio di fiducia, sottolineando quanto la ricerca fosse fondamentale per guardare al futuro con la speranza di cure sempre più efficaci e, un giorno, di arrivare a una cura definitiva. La partecipazione alla serata aveva avuto quindi un significato che andava oltre il semplice momento conviviale. Ogni contributo aveva rappresentato un sostegno concreto alla ricerca e un gesto di vicinanza verso le persone affette dal Parkinson e le loro famiglie. L’evento si era concluso in un clima di soddisfazione e gratitudine, con un sentito riconoscimento agli organizzatori dell’Associazione Isole Eolie Confraternita San Bartolomeo Apostolo per il prezioso impegno dimostrato ancora una volta nel sostenere una causa così importante. Era stata una splendida serata, durante la quale intrattenimento, informazione e solidarietà si erano uniti per dare un contributo alla ricerca e alla speranza di un futuro senza Parkinson.

IMMA Summit, a Sydney il vertice dei media

I media indipendenti e multiculturali australiani si preparano a riunirsi a Sydney per il 2026 IMMA Summit, il primo appuntamento nazionale di una giornata organizzato dall’Independent Multicultural Media Australia (IMMA). L’incontro si terrà martedì 1 dicembre al Novotel Darling Square e riunirà editori, giornalisti e operatori del settore per discutere le trasformazioni che stanno

interessando l’editoria nel 2026. Il programma punta soprattutto su esperienze concrete e soluzioni applicabili alle piccole realtà editoriali, con sessioni dedicate alla trasformazione dei tradizionali modelli di business, all’innovazione digitale e alle strategie editoriali. Ad aprire i lavori sarà l’Hon Julian Hill MP, Assistant Minister for Multicultural Affairs, che parlerà del ruolo e dell’importanza dei media multiculturali in

Australia. Tra gli esperti già confermati figurano Ben May di The Code Co, che affronterà il tema dell’ottimizzazione dei siti web e dei sistemi di gestione dei contenuti; Jenni Ryall di The Other Labs, che illustrerà le esperienze maturate nella trasformazione dei media tradizionali in nuovi modelli editoriali; e Anisha Khopar di MK Consultancy, che parlerà di strategia editoriale e produzione di contenuti per gli editori indipendenti di piccole dimensioni. Sono previsti anche interventi rapidi degli associati IMMA sulle iniziative che hanno prodotto risultati nel corso dell’anno, un aggiornamento su Multicultural Media Direct e una celebrazione della prima classe del programma RMIT Journalism Fundamentals. Il Summit sarà anche un’occasione per confrontarsi direttamente sulle difficoltà comuni al settore, dal calo dei modelli pubblicitari tradizionali alla necessità di sviluppare nuove competenze digitali.

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Beauty Spot lookout set for revamp in Western Sydney Plans for a revamped lookout at Cecil Park are set to give Western Sydney residents and visitors a new vantage point over the Sydney Basin and Blue Mountains. The Minns Labor Government has unveiled draft designs for The Beauty Spot, one of the highest natural viewpoints in the Western Sydney Parklands, about 40 kilometres from Sydney’s CBD and within the Liverpool local government area. At 149 metres above sea level, the site already offers sweeping views across the region. The proposed redevelopment aims to turn it into a more accessible destination for walkers, runners, cyclists and families. The first stage will include an open viewing platform along the ridgeline, new pathways, seating, native landscaping and dedicated viewing areas. Construction is expected to begin in late 2026, with completion targeted for mid-2027. Future stages could see the lookout expanded with shade structures, visitor parking, amenities, shelters and additional gathering and recreation ar-

eas. Plans also include opportunities to recognise First Nations culture through interpretation and storytelling integrated into the site. Planning and Public Spaces Minister Paul Scully said the project would help unlock the potential of The Beauty Spot while providing a place for people to relax and enjoy the landscape. Leppington MP Nathan Hagarty said the investment would give local families another opportunity to enjoy the outdoors as South Western Sydney continues to grow. Greater Sydney Parklands chief executive Joshua French said the design would encourage visitors to “slow down, immerse themselves in the landscape” and experience changing views towards the Blue Mountains. The project forms part of the Greater Sydney Parklands Southern Parklands Framework, a longterm plan to improve recreation and connections to nature. Community feedback on the draft design is open until 27 September 2026.

The Red Night celebra un secolo di eccellenza Ducati La Camera di Commercio e Industria Italiana in Australia – Perth ha avuto l’orgoglio di sponsorizzare “The Red Night”, una serata speciale dedicata al centenario di uno dei simboli più riconosciuti dell’eccellenza motociclistica italiana e della sua straordinaria eredità nel mondo da generazioni, tra tradizione, tecnologia, stile e velocità. L’evento ha riunito Anthony Warnock, Direttore Generale di Ducati Perth; Alfonso Guaia, Presidente del Ducati Owners Club; Sergi Canovas Garriga, Amministratore Delegato per Australia e Nuova Zelanda di Ducati ANZ Pty Ltd; e Stefania Ravelli, Specia-

lista Marketing di Ducati Perth, che ha ripercorso i momenti più significativi di un secolo di storia, innovazione e competizioni. Alla celebrazione ha partecipato anche il Console d’Italia a Perth, Federico Nicolaci, condividendo con gli ospiti questo importante traguardo. Una serata all’insegna dell’ingegneria, della passione e dell’eccellenza italiana, capaci di unire appassionati e comunità in tutto il mondo. Un ringraziamento speciale a Ducati Perth, agli organizzatori e a tutti i membri della Camera che hanno contribuito a rendere questa celebrazione davvero memorabile.


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Tempo di Tulipani insieme fioriamo a Bowral

Beauty Spot lookout set for revamp in Western Sydney by Alberto Macchione Tina Arena was brought to tears on several kcassions as she brought her self confessed raw honesty to Sydney today, premiering her documentary Tina Arena: Unravel Me at the Hayden Orpheum Picture Palace in Cremorne. Moderated by Mary Coustas, a lively Q&A explored Arena's Italian heritage, early bullying, and industry survival across fifty glittering years. Marking five decades in the music business, Australian icon Tina Arena is stripping back the glossy veneer of stardom. At the special Cremorne preview event, audiences caught an unfiltered look at the forces that shaped her. "People think they know me, but they really don’t know me at all," Arena told the crowd. "When you start at seven years old, your childhood is entirely public property. You grow up fast, but the scars take much longer to heal." The documentary and subsequent Q&A—expertly guided by comedian and writer Mary Coustas—dove deep into Arena’s Italian-Australian roots. Growing up in Melbourne in a traditional Calabrian household presented a vivid tapestry of culture and expectation, but it also made her a target. "Being a little girl with an Italian name in a very Anglo-centric playground meant I stood out, and standing out meant I got bullied," Arena reflected on stage. "The kids didn’t understand our food, our language, or our passion. But my family background gave me a backbone of steel. Diversity wasn't a buzzword back then; it was something you had to navigate and survive every single day." The songstress remembers the butden of growing up 'not t ge gi r l next door but the ethnic next door. I was bullied to an inch of my life. Used to have people waiting for me outside the school so they could bash me up, and I'd be like, "Wow, you know, wow, they want to bash me up. What have I done? " "Treat people the way in which you want to be treated." Arena whose family migrated from a village near Catania in Sicily, "I was raised by two of the most exquisite humans that I'm still privileged are with us today. She's 91. Pevino's 94, and those we're just a beautiful couple who came to Australia because they knew that they had the opportunity of giving us girls a life that

they never had after the Second World War, and all we ever wanted to do was make them proud. They did, and they integrated." Arena was always told that she 'didn't have the right look', her sister noting in the film that she was the first Italian girl on TV'. The film shows the mjltilinguist singing in Italian whilst later, back kn stage Tina gave "thanks to Kim Ksrdashian" for " big assess", chimes in Coustas'. Arena continuef "For bringing the dark, that brooding, dark sort of sensual, that dark European woman into focus. She wasn't cool when I was growing up, so I was very, I felt very ostracized, and I had terrible insecurities about the way I looked." Arena noted that the early harsh treatment in the industty forged her fierce artistic independence. "Art is risk on every level," she added. "If you try to please everyone, you stand for nothing. I learned early on that my voice was my shield." As Tina Arena: Unravel Me heads toward its wider national release on August 27, 2026, Arena hopes the film encourages empathy and resilience. "We need to embrace our differences instead of weaponizing them," Arena concluded to rapturous applause. "This film isn’t a retrospective; it’s an awakening. I am finally telling my story, on my own terms." The conversation also highlighted Arena’s remarkable ability to reinvent herself while remaining deeply connected to the experiences that first shaped her. From childhood performances to international success, her career has been marked by determination, vulnerability and a refusal to be defined by other people’s expectations. For audiences watching the documentary, those moments offered more than a portrait of a celebrated performer: they revealed the woman behind the public image, confronting old wounds while looking forward with renewed confidence, honesty and a strong sense of identity. Her story continues to resonate because it speaks beyond fame and music, touching on belonging, family and the courage required to remain authentic. In Sydney, Arena’s words transformed the screening into an intimate encounter, leaving audiences with a powerful reminder of resilience and self-acceptance, while celebrating her enduring artistic voice.

di Maria Grazia Storniolo I Giardini di Corbett sono tornati a vestirsi di colori per il lancio ufficiale del Tempo di Tulipani 2026, una delle più attese tradizioni primaverili delle Southern Highlands, che da oltre 60 anni richiama visitatori a Bowral. Giovedì pomeriggio, in occasione dell’inaugurazione, è stato celebrato non soltanto lo straordinario spettacolo offerto da decine di migliaia di tulipani e piante annuali in fiore, ma anche il grande lavoro che, per mesi, ha reso possibile questa meraviglia. Dietro la bellezza dei giardini si nascondono infatti tante ore di lavoro e numerose persone. Ogni bulbo è stato piantato a mano, mentre il terreno è stato accuratamente preparato e nutrito. I giardini sono stati costantemente curati e ogni fase è stata programmata con precisione, affinché, all'arrivo della primavera, Bowral potesse offrire ai visitatori uno spettacolo mozzafiato. Un riconoscimento speciale è andato alle squadre e al personale del Wingecarribee Shire Council, impegnati sia nella cura dei Giardini di Corbett sia nel coordinamento, nell'organizzazione e nella promozione del festival. Fondamentale è stato anche il contributo del Rotary Club di Bowral-Mittagong 1, che da 60

anni rappresenta una presenza indispensabile per il Tulip Time. I suoi volontari hanno presidiato gli ingressi, accolto il pubblico e dedicato innumerevoli ore al successo della manifestazione, confermando quanto il volontariato sia parte integrante della vita della comunità. Il festival ha offerto molto più dei suoi splendidi fiori. Il Bowral CWA ha proposto tè e caffè durante la giornata, mentre bancarelle, attività e la Bowral Art Gallery, con opere di artisti locali disponibili anche per l'acquisto, hanno arricchito l'esperienza. Lo scorso anno circa 85.000 visitatori hanno partecipato al Tulip Time, generando importanti ricadute sull'economia locale. Ristoranti, negozi, gallerie, cantine, attrazioni e strutture ricettive

hanno beneficiato della presenza dei visitatori. L'invito è quindi a non fermarsi ai cancelli dei giardini, ma a passeggiare per Bowral e scoprire le Southern Highlands. Per i residenti di Wingecarribee l'ingresso al Tulip Time è gratuito. Con l'aeroporto internazionale di Western Sydney pienamente operativo dal prossimo anno, il festival potrebbe inoltre diventare una porta d'accesso sempre più importante alla regione. “Insieme fioriamo”, il tema del 2026, riassume perfettamente lo spirito della manifestazione: il Tulip Time non celebra soltanto i fiori, ma anche volontari, giardinieri, associazioni, imprese, espositori e cittadini che, insieme, hanno mantenuto viva per oltre sessant'anni questa straordinaria tradizione.

Coffs Coast Group elects new president The Coffs Coast Italian Heritage Group has elected a new leadership team following its Annual General Meeting held on 7 September 2026. Franco Maione has been elected President, taking on the role as the organisation continues its work promoting and preserving Italian heritage and culture across the Coffs Coast. He will be supported by Michael Hauville as Vice President, while Egidio Basso will continue as Secretary. Daniela Martignago has been appointed Treasurer. The newly elected committee includes Frank Pappalardo, Peter Martignago and Susan Maione. The AGM also provided members with an opportunity to review the organisation’s activities and confirm its leadership structure for the year ahead. The Coffs Coast Italian Heritage Group plays an active role in bringing together members of the

local Italian community, promoting cultural traditions and maintaining connections with Italy and Italian-Australian heritage. Its activities contribute to the multicultural life of the Coffs Coast, helping preserve Italian traditions, food, language and history for both older and younger generations. The new committee is expected to continue these

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community and cultural initiatives throughout the coming year. Members and supporters can contact President Franco Maione through ccitalianheritagegroup@ gmail.com or on 0417 029 623. The group thanked members for their continued support and participation as it begins a new year under its newly elected leadership.

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Miller inaugura un nuovo spazio per lo sport

Un nuovo spazio dedicato allo sport e all’attività fisica è ora a disposizione della comunità di Miller. Il Michael Wenden Aquatic Centre si è arricchito di un modernissimo campo polivalente al coperto in materiale sintetico, realizzato con un investimento di 250.000 dollari grazie alla collaborazione tra Belgravia Leisure e il Comune di Liverpool. La nuova struttura rappresenta un’importante opportunità per bambini, giovani e adulti che desiderano praticare sport e migliorare le proprie capacità in un ambiente moderno e sicuro, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Particolare attenzione è stata riservata al cricket. Il campo è infatti dotato di reti specifiche e di macchine lancia-palle appositamente realizzate, che consentono ai giocatori locali di allenarsi con maggiore continuità e di perfezionare tecnica, precisione e velocità. Una soluzione pensata

non soltanto per gli allenamenti individuali, ma anche per offrire alle squadre della zona un nuovo punto di riferimento per la preparazione e la competizione. La struttura, tuttavia, non è dedicata esclusivamente al cricket. Il nuovo spazio polivalente può essere utilizzato anche per il futsal, il calcio e il netball, ampliando notevolmente la scelta delle attività sportive disponibili per la comunità. L’intervento si inserisce in un più ampio impegno volto a promuovere uno stile di vita attivo e a creare maggiori occasioni di aggregazione attraverso lo sport. Disporre di strutture accessibili e attrezzate significa infatti incoraggiare la partecipazione, favorire il benessere fisico e offrire ai più giovani la possibilità di sviluppare talento, disciplina e spirito di squadra. La presenza di un impianto coperto permette inoltre di garantire maggiore continuità alle

attività durante l’anno, evitando che pioggia o condizioni climatiche sfavorevoli interrompano allenamenti e programmi sportivi. Questo aspetto può risultare particolarmente importante per le società locali, che potranno contare su uno spazio adeguato per organizzare sessioni regolari e coinvolgere un numero sempre maggiore di partecipanti. Il nuovo impianto potrà inoltre favorire nuove iniziative, tornei e attività rivolte a diverse fasce d’età, creando ulteriori occasioni di incontro e collaborazione tra associazioni, famiglie, scuole e realtà sportive del territorio. Un luogo capace quindi di unire attività fisica, socialità e partecipazione, rafforzando i legami tra i residenti e le associazioni locali e offrendo nuove opportunità di crescita condivisa per tutta la comunità. Il nuovo campo del Michael Wenden Aquatic Centre si presenta quindi come un investimento concreto nel futuro della comunità di Miller, mettendo a disposizione uno spazio versatile dove allenarsi, giocare e stare insieme in ogni stagione dell’anno. A dare il benvenuto alla nuova struttura è stato il sindaco di Liverpool, Ned Mannoun, che ha sottolineato l’importanza di creare nuove opportunità sportive per i residenti. Il nuovo centro è ora pronto ad accogliere atleti e appassionati per una nuova stagione all’insegna dello sport e della partecipazione per tutta la comunità.

Lu Santo Jullàre Françesco arriva sul palco di Sydney In occasione del centenario della nascita del Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo e dell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, Sydney si prepara ad accogliere Lu Santo Jullàre Françesco, spettacolo scritto da Fo e diretto e interpretato da Matthias Martelli, considerato uno dei grandi eredi artistici del maestro. L’appuntamento, promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Sydney in collaborazione con Co.As.It. Sydney, offrirà al pubblico l’opportunità di riscoprire il teatro di Fo attraverso una performance intensa e umana, capace di coinvolgere spettatori di ogni generazione. Lo spettacolo racconta la vita e il messaggio di San Francesco d’Assisi con un linguaggio che fonde comicità, poesia, satira e narrazione. Martelli riporta in scena la forza espressiva del teatro di Dario Fo,

dando vita a un racconto dinamico nel quale la figura del santo emerge nella sua dimensione autentica, popolare e innovativa. Il successo internazionale ha portato Martelli sui palcoscenici di Paesi come Spagna, Francia, Germania, Stati Uniti, Cina, Uruguay, Argentina e Brasile, prima delle tappe in Tunisia e Grecia. Sydney sarà l’unica tappa australiana, rendendo l’evento rilevante per la comunità e gli appassionati di teatro. La produzione è affidata al Teatro Stabile di Torino e al TSU Teatro Stabile dell’Umbria, nelle celebrazioni della Fondazione Dario Fo e Franca Rame. L’evento sarà mercoledì 23 settembre 2026, alle ore 19, presso il The Italian Forum Cultural Centre, Norton Street, Leichhardt. Lo spettacolo sarà presentato in italiano con sopratitoli inglesi. L’ingresso sarà gratuito, con registrazione obbligatoria.

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O T N A S U L

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SOCIAL SUPPORT GROUP

pl ay by A th ea tr ic al W in n er ze th e N ob el P ri w it h

SOCIAL & RECREATIONAL ACTIVITIES FOR SENIORS

Meet & Greet, Bingo, Gentle Exercises, Lunch, Bowling and Scheduled Outings

Wednesdays, from 10.00am to 2.30pm 29 Jul, 30 Sep, 28 Oct, 25 Nov 9 Dec (Christmas Lunch) Catherine Park Community Centre 55 Catherine Park Drive, Oran Park 2570 BOOKINGS

(02) 8786 0888 OR 0450 233 412 REFER A FAMILY MEMBER OR FRIEND www.cnansw.org.au/referrals

Dario Fo aeme Franca R Matthias Martelli

h in It al ia n w it s le En gl is h su rt it

FREE ADMISSION upon regis

WEDNESDAY

23 SEPTEMBER 2026

7.00 PM

tration

THE ITALIAN FORUM CULTURAL CENTRE NORTON ST, LEICHHARDT NSW 2040


Allora!

notizie comunitarie

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Rocco Silano: «In Australia ho trovato fiducia e opportunità.» di Emanuele Esposito Arrivare dall’altra parte del mondo con una valigia, un’esperienza importante nel calcio italiano e la voglia di ricominciare non è mai semplice. Rocco Silano è in Australia da pochi mesi, ma Sydney è già diventata qualcosa di più di una semplice parentesi professionale. Oggi lavora come allenatore e maestro di tecnica alla Juventus Academy Sydney, dopo un percorso calcistico iniziato giovanissimo in Italia e passato attraverso Avellino, Tau Calcio Altopascio, Napoli, Nocerina e anche una convocazione con la Nazionale giovanile. In questa conversazione ad A Tu per Tu, Silano racconta il calcio australiano visto con gli occhi di chi arriva dalla scuola italiana, ma anche il lato umano di una scelta che lo ha portato a migliaia di chilometri dalla famiglia. Rocco, chi è Rocco Silano fuori dal campo? «Sono una persona allegra e solare. Amo la vita, amo molto la mia famiglia e mi piacciono gli animali: ho due cagnolini. E poi mi piace aiutare le persone in difficoltà. Non riesco a vedere qualcuno che sta male o che soffre senza cercare, nel mio piccolo, di dare una mano.» Da quanto tempo sei in Australia e cosa fai oggi a Sydney? «Sono qui da circa cinque mesi e lavoro con la Juventus Academy Sydney come allenatore e maestro di tecnica. Sono due ruoli differenti. L’allenatore gestisce soprattutto il gruppo e la squadra, mentre il maestro di tecnica può lavorare sia individualmente sia con piccoli gruppi, concentrandosi sugli aspetti specifici del giocatore.» La tua storia nel calcio, però, comincia molto prima. «Sì, ho iniziato molto giovane. A livello Under 14 mi prese l’Avellino e successivamente giocai nell’Under 15 nazionale. In quel periodo arrivò anche una convocazione con la Nazionale: indossare la maglia azzurra è stata un’esperienza straordinaria. Successivamente sono andato in Toscana al Tau Calcio Altopascio, un importante centro di formazione, e lì ho affrontato alcune delle migliori squadre giovanili della regione. A diciassette anni sono stato anche al Napoli, nell’Under 17 nazionale, e successivamente ho fatto un’esperienza in Serie D con la Nocerina. Quella è una piazza dove il calcio si respira veramente.» Come nasce allora l’opportunità australiana? «Avevo una grande voglia di fare un’esperienza internazionale. Attraverso un mio amico di Salerno ho conosciuto una persona qui in Australia che mi ha messo in contatto con la Juventus Academy. Dopo un periodo di valutazione hanno deciso di prendermi. È stata un’opportunità che volevo fortemente e sono molto grato alla Juventus perché mi ha dato fiducia fin dall’inizio.» Qual è la tua idea per il futuro? Australia o Italia? «La mia intenzione è di continuare in Australia perché qui sto bene. Adesso terminerà il periodo full time, quindi tornerò per qual-

che mese in Italia, ma l’obiettivo è rientrare con l’inizio del nuovo anno e continuare il percorso calcistico qui. Naturalmente nella vita non si può mai sapere: se in Italia arrivasse una buona opportunità la valuterei. Però oggi la mia volontà è portare avanti questa esperienza australiana.» Da tecnico italiano, come giudichi il calcio australiano? «Lo vedo in grande crescita. Qui si punta molto sull’aspetto fisico e atletico, ma esiste anche una buona qualità tecnica. Credo che, continuando a lavorare in questa direzione, nel giro di pochi anni il calcio australiano possa raggiungere livelli molto interessanti. Ci sono ragazzi con prospettive importanti, anche se quando si parla di giovani bisogna essere prudenti. Esistono tantissimi fattori che determinano se un ragazzo arriverà o meno al professionismo.» Alla Juventus Academy fate anche selezione? «Sì. Naturalmente cerchiamo ragazzi con determinate qualità perché parliamo comunque di un club importante. La parte atletica è importante, ma io continuo a credere che alla fine sia la qualità tecnica a fare la differenza. Puoi essere forte fisicamente, ma il calcio si gioca con il pallone.» Ed è proprio questo il cuore del tuo lavoro come maestro di tecnica. «Esattamente. Il mio obiettivo è portare i ragazzi ad avere il maggior dominio possibile del pallone. Lavoriamo attraverso esercitazioni specifiche sulla tecnica, sulla gestione della palla e sulla capacità di utilizzarla nelle diverse situazioni di gioco. Per me, soprattutto nella fascia dai sei ai dodici anni, la tecnica è fondamentale. La struttura fisica e la componente atletica arriveranno, ma prima bisogna imparare a giocare con quello che è lo strumento principale del calcio: il pallone.» Come si svolge la tua giornata lavorativa? «Sono full time. Ogni giorno alterniamo allenamenti di gruppo e lavoro individuale. Nel mio caso lavoro in maniera specifica con i ragazzi sugli aspetti tecnici. Poi nel fine settimana ci sono le partite. Abbiamo partecipato al campionato di futsal e la domenica

giochiamo anche in una competizione che si svolge presso il centro dei Wanderers, una struttura veramente bellissima.» La Juventus Academy offre anche opportunità internazionali ai ragazzi? «Sì. Vengono organizzati tornei ed esperienze in Italia. Ci sono dei trials e delle selezioni attraverso cui vengono individuati i ragazzi che formeranno le squadre destinate a partecipare a queste iniziative. È importante perché permette ai giovani australiani di confrontarsi anche con realtà calcistiche differenti.» Hai già visto ragazzi che potrebbero avere un futuro importante? «Qualcuno interessante c’è sicuramente, ma è troppo presto per fare previsioni. Con i giovani bisogna avere pazienza. Prima di tutto devono divertirsi e crescere. Il talento conta, ma esistono tanti altri elementi: carattere, lavoro, disciplina, continuità e anche le opportunità che incontreranno nel loro percorso.» E i genitori? Nel calcio giovanile spesso diventano quasi allenatori aggiunti. «È vero, purtroppo a volte succede. Nel mio caso, però, devo dire che fino a oggi ho avuto un’esperienza positiva. I genitori portano i ragazzi, seguono gli allenamenti e le partite e ci lasciano lavorare con tranquillità. Questo è molto importante perché il ragazzo deve avere la possibilità di vivere il cal-

cio senza pressioni inutili.» Cosa ti ha colpito maggiormente dell’Australia? «Sicuramente l’organizzazione. A livello lavorativo tutto viene programmato. Le partite iniziano agli orari stabiliti, gli allenamenti sono organizzati e c’è una grande attenzione alla gestione del tempo. Mi piace anche lo stile di vita. È tranquillo, ordinato e ci sono tantissime possibilità di vivere all’aperto.» L’impatto con Sydney è stato difficile? «Devo dire di no. I primi dieci giorni ho alloggiato in un B&B in centro, vicino a Martin Place. Mi sono ambientato praticamente subito. Ho trovato un’atmosfera tranquilla e familiare e questo mi ha aiutato molto. Sydney è una città enorme rispetto al luogo da cui provengo, però non ho mai avuto la sensazione di essere completamente spaesato.» La vita qui è diventata molto costosa. Riesci comunque a gestirla? «Per il momento sì. Sto bene e riesco a gestire la situazione. Sono stato anche fortunato perché la Juventus mi ha aiutato molto, compreso l’alloggio, e questo naturalmente fa una grande differenza quando arrivi in un Paese come l’Australia. Il prossimo passaggio sarà capire la situazione del visto, perché probabilmente dovrò affrontare un percorso con uno student visa e quindi ci saranno altri costi da

considerare.» La famiglia come ha vissuto la tua partenza? «All’inizio non è stato semplice, soprattutto perché l’Australia non è Milano: sei letteralmente dall’altra parte del mondo. Però la mia famiglia sapeva quanto desiderassi questa esperienza. Adesso ci sentiamo tutti i giorni e quando mi vedono sereno e contento sono più tranquilli. Per me la famiglia è importantissima e rimane uno dei punti di riferimento fondamentali della mia vita.» Che consiglio daresti a un giovane calciatore? «Di lavorare tantissimo sulla tecnica. Il calcio moderno richiede fisico e atletismo, ma dai sei ai dodici anni bisogna soprattutto imparare a conoscere e controllare il pallone. Il dominio della palla ti dà sicurezza e possibilità che poi rimangono per tutta la carriera.» E invece a un giovane italiano che pensa di trasferirsi in Australia? «Gli direi di fare l’esperienza. L’Australia offre opportunità, ma bisogna partire sapendo che non è tutto semplice. Non bisogna arrivare pensando di trovare immediatamente la strada spianata. Devi costruirti qualcosa giorno dopo giorno. Io sono stato bravo e fortunato perché la Juventus mi ha dato subito un’opportunità importante, ma per tanti ragazzi l’inizio può essere più complicato.» Quindi niente mito dell’Australia dove appena atterri cambia immediatamente la vita? «Assolutamente no. Bisogna perseverare. Non bisogna mai demoralizzarsi. È un po’ come nel calcio: puoi allenarti ogni giorno, fare sacrifici e aspettare tanto prima che arrivi il risultato. Poi magari arriva un’occasione e cambia tutto. L’Australia è così. Le opportunità ci sono, ma devi avere la forza di costruirtele.» Per Rocco Silano, dunque, il calcio e l’emigrazione sembrano seguire la stessa regola: allenarsi, avere pazienza, non mollare e farsi trovare pronti quando arriva l’opportunità. Dall’Avellino alla maglia azzurra, dal Napoli alla Nocerina e oggi alla Juventus Academy Sydney, la sua è una storia ancora tutta da scrivere. Una storia che per ora ha trovato in Australia un nuovo campo sul quale giocare la propria partita. Le domande che contano. Le risposte che contano. Le storie che contano.

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Martedì 15 Settembre 2026

passatempo e umorismo

Allora!


all'italiana

Allora!

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OVS punta sul Medio Oriente e apre a Dubai

Artusi, intesa con il Giappone

Dall’incontro in Giappone a una collaborazione strutturata nel campo della cultura gastronomica. Fondazione Casa Artusi e il College of Gastronomy Management della Ritsumeikan University hanno sottoscritto, nella Chiesa dei Servi di Casa Artusi a Forlimpopoli, un Protocollo di Intesa triennale che apre una nuova fase nei rapporti tra le due istituzioni. Alla sottoscrizione hanno preso parte Milena Garavini, sindaca di Forlimpopoli; Renzo Armuzzi, Responsabile del Settore Innovazione e promozione del sistema agroalimentare della Regione Emilia-Romagna; Andrea Segrè, presidente di Fondazione Casa Artusi; e la delegazione della Ritsumeikan University. L’accordo è il risultato di un percorso avviato in occasione della missione di Casa Artusi in Giappone con la Regione Emilia-Romagna nel marzo 2026 e proseguito nei mesi successivi con il lavoro delle due istituzioni per trasformare quell’incontro in una collaborazione stabile. A sottoscrivere il Protocollo sono Fondazione Casa Artusi, rappresentata dal presidente Andrea Segrè, e il College of Gastronomy Management della Ritsumeikan University, rappresentato dal

dean Masayoshi Ishida. Al centro dell’accordo lo scambio culturale e scientifico nel campo della gastronomia, della storia dell’alimentazione e del patrimonio culturale immateriale, con particolare riferimento alla tradizione culinaria italiana e all’eredità di Pellegrino Artusi. Il College of Gastronomy Management, primo istituto accademico in Giappone interamente dedicato alle scienze gastronomiche nella loro globalità, riconosce infatti nel patrimonio gastronomico italiano e nell’opera di Pellegrino Artusi un punto di riferimento culturale e scientifico per comprendere il rapporto fra cibo, identità e società. Il Protocollo prevede diversi ambiti di collaborazione concreta. Casa Artusi accoglierà studenti, docenti e delegazioni giapponesi proponendo visite e attività formative dedicate alla storia della cucina e all’opera artusiana. Le due istituzioni esploreranno inoltre opportunità di ricerca scientifica congiunta sul patrimonio gastronomico, con la possibilità di realizzare pubblicazioni, partecipare a convegni e sviluppare progetti comparativi fra la tradizione culinaria italiana e quella giapponese. (NoveColonneATG)

OVS compie un nuovo passo nel proprio percorso di espansione internazionale con l'apertura del più grande flagship store del Gruppo a Dubai, all'interno del Dubai Mall, lo shopping mall più frequentato al mondo, con oltre 100 milioni di visitatori ogni anno. Situato a pochi passi dal Burj Khalifa, lo store consolida la presenza del Gruppo negli Emirati Arabi Uniti, uno dei mercati più dinamici e attrattivi a livello globale. Con una superficie di oltre 2.500 metri quadrati, il nuovo store, che fa capo direttamente a OVS, riunisce in un unico spazio i suoi principali marchi: accanto a OVS e OVS Kids, ospita Piombo, Piombo Kids, Les Copains, B.Angel, Utopja, Altavia, Goldenpoint, Stefanel, Shaka. Una selezione delle collezioni premium di tutti i brand - donna, uomo, bambino, accessori, intimo - arricchita da una proposta di capi creati in esclusiva per la destination emiratina, pensate per soddisfare i diversi stili di vita di una clientela eclettica

e cosmopolita. Lo store accoglie inoltre Shaka, il concept beauty di OVS nel format più grande mai realizzato dal Gruppo, che propone un’accurata scelta di indie brand internazionali e di marchi made in Italy. "Dopo le recenti aperture di New Dehli e Mumbai, OVS prosegue il suo piano di sviluppo internazionale e consolida l’asse tra I’India e il Medio Oriente con l’apertura di Dubai” dichiara Stefano Beraldo, Amministratore Delega-

to di OVS S.p.A. “Il nuovo flagship store rappresenta un’evoluzione particolarmente significativa, con un modello architettonico raffinato ed elegante, e una vetrina privilegiata per tutti in nostri brand. La presenza nel cuore di uno dei più rilevanti hub globali del retail ci permette di esprimere al meglio l’unicità del nostro modello di “House of brands” e farlo conoscere a un pubblico internazionale”. (NoveColonneATG)

Copenaghen scopre i tesori del vino italiano Dal 10 al 13 settembre Kongens Nytorv, una delle piazze principali di Copenaghen, ospiterà Taste of Italy, l'iniziativa della Camera di commercio italiana in Danimarca dedicata alla scoperta del vino italiano e delle realtà che ne raccontano la grande varietà. Protagoniste delle quattro giornate saranno piccole cantine italiane, con oltre 100 etichette da degustare: un viaggio tra territori, vitigni autoctoni e produzioni artigianali pensato per far conoscere anche quelle realtà che, pur rimanendo spesso lontane dai grandi circuiti internazionali, custodiscono un patrimonio di tradizioni, competenze e identità locali. Dai bianchi ai rossi, passando per rosati e

bollicine, l’evento offrirà l’occasione di avvicinarsi a diverse espressioni della produzione vitivinicola italiana e, soprattutto, di incontrare direttamente chi quei vini li

produce. L’accesso all’area dell’evento a Kongens Nytorv è libero e gratuito per partecipare alle degustazioni è necessario acquistare il biglietto. .(NoveColonneATG)

dal 15 Settembre al 21 Settembre 2026

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Martedì 15 Settembre 2026

mezz'ora di religione

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Bonino, la "grande italiana" che ha radicalizzato anche la Chiesa di Stefano Fontana @LaNuovaBQ La leader radicale ha sparso aborto, divorzio e nichilismo a destra e sinistra. Neanche il mondo cattolico è scampato, complici gli elogi di papa Francesco. Il suo operato è una conferma in negativo della validità dei principi (e non solo "valori") non negoziabili: rifiutandoli frana tutto il resto. La vita politica di Emma Bonino ha rappresentato un disastro per la società italiana. Il cuore delle persone non si giudica, ma la loro attività politica sì. Oggi si parla, spesso in modo improprio, di discernimento, ora il discernimento richiede la valutazione, ossia il giudizio sulla storia che viviamo a partire da principi superiori alla storia, altrimenti a giudicare sarebbe la storia stessa, ossia dal principio di effettualità: quello che si fa è buono solo perché lo si è fatto. Se ci attenessimo a questo principio dell’effettualità dovremmo lodare l’operato di Emma Bonino ed esaltarne la figura politica. Su tutti i fronti – almeno fino ad ora – ha avuto successo. Perfino vescovi e car-

dinali parlano il suo linguaggio. Un Pontefice l’ha chiamata “una grande italiana”. Tutti i partiti – più o meno – si sono “radicalizzati”, nel senso che sono diventati una specie di “partito radicale” alla Bonino. Il divorzio e l’aborto come diritti trovano tutti d’accordo, e guai

ad ogni piccolo dissenso. La sua idea di libertà intesa come autodeterminazione ha investito tutti i campi della bioetica, più in là di divorzio e aborto, raggiungendo i temi delle coppie omosex e dell’eutanasia. Non c’è stato scampo alle sue idee e infatti in questi momenti, dopo la sua

…Che Dio perdona a tutti with faith & hypocricy

For his fourth film, Pif, born Pierfrancesco Diliberto, returns to the role of main protagonist, after having entrusted it to Fabio De Luigi in his third work, and tackles two very delicate themes for his Sicily: food and faith. Arturo is a single, atheist real estate agent from Palermo whose main goal in life is to keep things exactly as they are. He has an obsessive passion for desserts—Sicilian ones, in particular—about which he posts reviews on social media with the seriousness of an art critic. His friends put up with this obsession, and in exchange for their patience, he sacrifices himself as goalkeeper in their soc-

cer games—a role his teammates dislike but accept with resigned self-sacrifice. This is his routine, until the day he meets Flora, the daughter of the pastry chef who makes the best desserts in Palermo. Struck by her beauty, Arturo falls in love with her instantly. Flora is cheerful, smart, and enterprising, as well as deeply Catholic: she is as scrupulous about religion as he is about cannoli. She, too, falls in love with him, and for a while the two live happily together. Arturo manages to hide his total religious indifference from her until, to keep up the pretense, he agrees to play Jesus in a Stations of the Cross reenact-

ment that turns into a veritable ordeal for him and a performance bordering on blasphemy. When Flora realizes his Catholic coldness, the couple enters a crisis. He tries to deflect the blows, but in the end, exhausted and out of sheer provocation, he decides to apply the rules and teachings of Christianity to the letter. What begins as a bet turns into a true revolution. Following the Gospel to the letter, in contemporary society, proves to be a radical and uncomfortable act, capable of shaking those around him and revealing to Flora—and not only to her—the most authentic and forgotten nature of the Christian message. A truth that, as Arturo will soon discover, comes at a very high price. In this work as well, Pif skillfully blends candid irony with profound reflection, pointing the finger at the hypocrisy of those who profess to be Christian out of convenience or only in words. A fun, intelligent romantic comedy that uses religion to explore our ability—or inability—to be honest with ourselves and others.

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morte, la valutazione da parte di questa testata è piuttosto isolata dal contesto politicamente corretto dei molti interventi di maniera. Questo se ci attenessimo al principio da essa invocato come fondativo: l’autodeterminazione di volontà intesa come diritto assoluto. La volontà è incapace di auto-fondarsi, sa solo porsi senza argomenti, perché questi la dovrebbero precedere e allora essa non sarebbe più assoluta. Assoluto è ciò che si fonda da sé, ciò che è “causa sui”, come diceva la filosofia cristiana a proposito di Dio. Applicato alla volontà umana un simile principio è distruttivo, perché immotivato e privo di ragione. Fonda i diritti senza alcun riferimento al diritto e ad un ordine oggettivo e quindi libero dai desideri (spesso perversi) individuali. Pone i diritti in balia delle scelte immotivate, anche le più stravaganti, anche le più dannose, basta che siano decise liberamente, ossia senza motivo. Questo è il nichilismo radicale che Emma Bonino ha seminato a lungo e che è stato distruttivo di ogni riferimento della società italiana ad un ordine dato. Quanti fanno riferimento a questo ordine naturale, oggettivo, finalistico non possono che dare un giudizio totalmente negativo sull’opera politica della Bonino. Nei commenti a caldo di questi giorni abbiamo letto molti elogi spesso stucchevoli, pochissime critiche e, quando qualcuno se ne è permessa una, ha comunque lodato la sua “coerenza” il suo “impegno”, il suo “coraggio”. Ma sulla strada del male la coerenza è un male mentre l’incoerenza è un bene. Viva l’incoerenza del malefico. Così si dica anche per l’impegno e per il coraggio che sono deleteri nel fare il male. Siamo d’accordo che l’attività di Emma sia stata pienamente coerente secondo i principi di un pensiero liberale puro ed estenuato, che parte da una situazione originante di anarchia individualista che poi non è più possibile ordinare, perché o l’ordine c’è fin da subito e quindi può diventare criterio ordinativo delle nostre azioni, o non ci sarà più, perché l’ordine né si impone con la forza né si instaura con dei patti.

Il “sistema” Bonino ha toccato così i temi della vita e della distruzione della famiglia ma anche l’economia in senso puristicamente liberista e l’Unione Europea nella quale – fondando il partito +Europa – voleva trasferire i medesimi principi del liberalismo del nulla e dell’autodeterminazione volontarista. Mentre sul piano della vita e della famiglia le reazioni stentano a farsi vedere, su questo piano europeo qualche novità rispetto alla “direttiva Emma” sembra emergere proprio in questi giorni. Valutando l’operato complessivo in sede sociale e politica di Emma Bonino si ha una chiara conferma – in negativo – della validità della dottrina dei principi non negoziabili. Si dice che Emma ha sì voluto l’aborto e l’eutanasia, ma anche la lotta alla fame e il rispetto dei carcerati. Si tratterebbe di valori sia negli uni che negli altri casi, da commisurare e bilanciare tra loro. Forse per questo Avvenire ieri titolava dicendo che Bonino ha creato divisioni sulla vita ma anche unità su altri temi. Ora, questa visione è da rifiutare. I principi non negoziabili – tra cui vita e famiglia – sono non solo dei valori ma dei principi. Chi li danneggia provoca danni a tutta la società, in mille altri campi, perché fa crollare i pilastri del vivere insieme. Approvate l’aborto, priverete la società di un fondamento di verità e di ordine che si ripercuoterà in altre situazioni, anche nel trattamento dei carcerati o in quello degli affamati. Per questo la politica di Emma è stata un disastro, non è situabile solo in un ambito, fa franare tutto. E per questo le lodi anche delle più alte cariche istituzionali lasciano perplessi. Emma Bonino è stata dapprima vezzeggiata e poi decisamente accolta anche nel mondo cattolico. Lungo la sua storia le sue conferenze in parrocchia non si contano. Anche in queste ore molti esponenti – diciamo così – del mondo cattolico in vari settori ne mettono in luce le qualità e i benefici apportati. L’evento più significativo però, da questo punto di vista, è stato l’incontro personale con papa Francesco del 5 novembre 2024, che a disastro aveva aggiunto disastro. È stato il sigillo di quanto la Chiesa fosse stata nel frattempo cambiata da Emma Bonino e da quella parte ideologica. I Papi possono incontrare tutti e quindi il problema non stava nell’incontro in quanto tale i cui contenuti rimanevano segreti. Stava piuttosto nelle parole di Francesco secondo cui Emma era una grande italiana, aveva fatto sì delle cose sbagliate ma ciò che conta è la persona. L’idea lì espressa era che annunciare le verità morali è proselitismo, in quanto le norme rimangono astratte finché non le si incarna in un contatto personale, nel quale però la loro perentorietà obbligante viene meno, come dall’astratto al concreto della vita. Con la qual cosa la teologia morale cattolica da cui valutare un operato politico viene meno.


la pagina di Ketty

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Dalle origini siciliane di Caltabellotta al grande sogno americano

Il Prof. Angelo Vetrano, docente di matematica in pensione, è nato a Brooklyn e vive a Long Island. Di origini siciliane, è figlio di genitori di Caltabellotta (Agrigento). Emigrò negli USA con la famiglia. Sposato con una spagnola, ha due figli

di Ketty Millecro Una bella persona dal cuore d’oro, l’italoamericano, che oggi incontriamo in videoconferenza. Dopo aver chiesto il permesso di

registrazione e pubblicazione sui media, accordato dal nostro interlocutore, Angelo Vetrano, é lui che con gioia si racconta. Nato il 31 agosto 1963 all’Ospe-

Tredici lucchesi nel mondo Si è tenuta il 9 settembre, nella sede di Lucca della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, la conferenza stampa di annuncio dei 13 cittadini originari del territorio che hanno raggiunto traguardi di eccellenza nel mondo. L'evento ha visto la partecipazione di Valter Tamburini, presidente della camera di commercio della Toscana Nord-Ovest, e di Ilaria Del Bianco, presidente dell'associazione dei Lucchesi nel Mondo. "Questo premio non è semplicemente un riconoscimento al successo professionale, per quanto importante e spesso di livello internazionale -, ha dichiarato Valter Tamburini -. È qualcosa di più, un'occasione per raccontare, attraverso le vicende personali di donne e uomini diversi tra loro, una parte della nostra storia e della nostra identità. Il riconoscimento non va soltanto a chi è diventato famoso, ma a tutti coloro che hanno lasciato un segno, misurabile anche dalla capacità di mantenere un legame vivo con la terra d'origine e con la comunità". I riconoscimenti di quest'anno celebrano una grande varietà di talenti, che spaziano dall'imprenditoria alla scienza, fino all'arte e alla solidarietà. Tra i premiati figurano imprenditori di successo come Pier Luigi Balanesi in Argentina, Pasquale Dianda e Jeffrey Michael Giannelli ne-

gli Stati Uniti, Renato Motroni a Chicago e Marco Manzini nei Paesi Baschi. Grande spazio è stato dato anche alla cultura e alla musica, con i riconoscimenti assegnati al direttore d'orchestra Pablo Javier Boggiano, alla cantante lirica Raquel Pierotti e al violinista Pablo Alejandro Saraví. L'impegno civico e il lavoro per le istituzioni sono stati celebrati attraverso i profili di Maria Pellicci Bravi, Guglielmo Pellicci e Daniela Villani. “Essere ‘lucchesi nel mondo’, oggi, ha un significato molto più ampio rispetto al passato; questo ha rappresentato una sfida per la nostra Associazione, chiamata, pur mantenendo un saldo legame con quanti sono stati protagonisti dell’emigrazione del secondo dopoguerra, a rivolgersi ai loro figli e nipoti, nati e cresciuti all’estero, aprendosi contemporaneamente alle diversissime necessità dei tanti nostro concittadini, non solo giovani e non solo ‘cervelli’, che negli ultimi anni si sono trasferiti in altri Paesi per studio, per lavoro, per scelta o per necessità”, ha dichiarato Ilaria del Bianco, presidente dell’Associazione Lucchesi nel Mondo. “Il succedersi delle generazioni non ha ridotto gli spazi di attività, ma ne ha aperti di nuovi, soprattutto nel rapporto con i giovani. Lo dimostra anche il profilo delle persone che quest’anno riceveranno il Premio: storie, età e percorsi diversi. (NoveColonneATG)

dale Wycoff Heights, Ridgewood, Brooklyn, oggi Ridgewood, nel Queens. Ha vissuto in Stanhope Street, vicino a Knickerbocker Avenue, fino all'età di 7 anni. I suoi genitori erano Giuseppe e Pellegrina Vetrano, ora morti. Emigrarono in America nel 1962; suo papà era addetto al carico merci all'aeroporto JFK e la mamma lavorava in una fabbrica di abiti, insieme a decine di donne italiane in Troutman Street a Ridgewood. Le sue origini sono legate alla Sicilia, a Caltabellotta(Agrigento), dove i genitori sono nati. Ha anche una sorella, Francesca Vetrano, di diversi anni più grande di lui, nata a Sciacca( Agrigento). I suoi genitori e sua sorella arrivarono in USA, quando Francesca aveva 3 anni. L'anno successivo nasceva Angelo. Vivevano in una casa con sei camere, che i genitori acquistarono, soltanto dopo un anno, negli Stati Uniti. La sua infanzia è legata all’affetto verso i suoi 4 nonni, dalla parte paterna nonno Angelo e nonna Francesca Vetrano. Loro erano venuti in America dalla Sicilia in una delle navi del grande armatore greco Onassis. È stato molto legato anche ai nonni materni, Teresa e Pino che in Sicilia avevano una bottega di generi alimentari “putìa". Dai 4 nonni ha imparato il dialetto siciliano che era la lingua parlata in casa. Poi da solo assimilava, guardando la TV, l’inglese. I genitori di Angelo ci tenevano che i figli fossero colti, perché la fortuna futura era per loro legata agli studi. Insieme alla sorella è stato alla scuola cattolica St. Brigid's. In seguito si sono trasferiti a Middle Village, nel Queens e frequentato la scuola “Our Lady of Hope” dalla quinta elementare in poi. Ha anche frequentato il “Christ the King" e il “Queens College”, conseguendo la laurea e due master in Matematica, per l’Insegnamento secondario e Amministrazione e supervisione. La sua carriera di insegnante di matematica si è conclusa al liceo nel Queens, con una professione di oltre 33 anni di servizio, andando in pensione all'età di 56 anni. Gli piaceva molto la matematica, già da quando era bambino, perché non aveva alcuna difficoltà a capirla. La vita affettiva lo ha visto felicemente legato ad

una dolcissima donna. Infatti nel 1999 ha sposato la moglie Mayra, nata in Spagna, a Salamanca. Dal matrimonio sono nati due meravigliosi figli, Gabriella e Joseph. Gabriella ha 26 anni e vive a Gravesend, Brooklyn. Ha conseguito il titolo in Logopedia ed è un’apprezzata Logopedista. Joseph, che ha 23 anni, vive ancora insieme ai genitori e adesso sta studiando per diventare insegnante di inglese, come seconda lingua (ESL) al liceo. Angelo vive con la moglie e figlio a Floral Park, nella contea di Nassau, Long Island. Ha anche una casa nel Queens, in cui si diletta a trascorrere weekend con i suoi passatempi, con la chitarra e studiando francese e italiano. Ha parecchi hobbies. Gli piace giocare a tennis, assistere alla visione di film e serie TV classici, ascoltare musica di qualsiasi genere. Ha la doppia cittadinanza italiana e americana come i figli. È innamorato della musica italiana, infatti ha avuto l’opportunità di conoscere al Consolato la mitica giornalista, gentilissima e dalla voce molto bella, come definisce, l’Host e Promoter, Cav. Josephine Buscaglia Maietta. La Presidente dell’Associazione AIAE, “Association Italian American Educators”, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, conduttrice e Promoter è una colonna portante Radio, che ha sempre aiutato i suoi connazionali, famigerata in tutto il mondo per la grande solidarietà con gli italiani all’estero. La giornalista è Host della trasmissione radiofonica “Sabato Italiano”a WRHU, Radio Hofstra University di New York,

premiata dall'UNESCO, Prima “Radio University in the world”. Angelo è appassionato di chitarra e sta studiando per impararla, ma si diletta anche a cantare i classici italiani . Dai suoi genitori in Sicilia ha ereditato un bellissimo appartamento a Sciacca, così va ogni due anni va a trascorrere le vacanze . Con la famiglia visita ogni volta una regione diversa dell'Italia. L'ultima volta Firenze e Roma. L'anno prossimo spera di andare a vedere la Costiera Amalfitana. Unito all’amore per l’Italia, si è avvicinato all’Association Glen Cove e si prefigge di essere presente alla parata della 5’ strada di New York per il Columbus Day. Per il futuro spera in una bella carriera per i figli e di poter godere anche gli eventuali nipotini . Agli italiani all’estero ribadisce che la cultura italiana non la supera nessuno, e precisa che noi italiani siamo fortunati, perché abbiamo una marcia in più per cultura , usi e tradizioni. Si congeda emozionato, ma tanto felice di aver raccontato la sua esperienza di vita ai lettori che dall’Europa, all’America e persino in Australia lo leggeranno.


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la pagina di Angelo Paratico

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Allora!

Gli italiani inventarono i bombardamenti aerei della storia moderna

Il Generale George C. Marshall

Dr. Deric Daniel Waters

di Angelo Paratico Avevo conosciuto il dottor Deric Daniel Waters (1920-2016) a Hong Kong, in seguito a uno scambio di lettere e poi c’incontrammo per un caffè al Circolo dei Corrispondenti Esteri. Era molto celebre nell’ex colonia britannica; aveva combattuto durante la 2ªGuerra Mondiale come “Topo del Deserto” con l’8ª Armata e in seguito combatté al fianco della 5ª Armata americana a Salerno e ad Anzio. Dopo la fine delle ostilità, rientrò nell’impresa edile di famiglia fondata dal suo bisnonno nel 1853 ed entrò poi a far parte del Colonial Office britannico, sbarcando a Hong Kong nel 1954. Insegnò tecnologia edile e materie affini presso l’Istituto Tecnico di Hong Kong, ed è poi diventato rettore dell’Università Politecnica di Hong Kong. Nel 1969 è stato nominato direttore del Morrison Hill Technical Institute e nel 1972 è stato trasferito alla sede centrale del Dipartimento dell’Istruzione del Governo per occuparsi di pianificazione e amministrazione. Ha scritto di arte e storia, pubblicando vari libri. Mi disse, presentandosi: «Sono nato nella città dei pub e delle

chiese. C’è un pub per ogni giorno dell’anno e una chiesa per ogni settimana dell’anno: ecco, si tratta di Norwich (Inghilterra), in altre parole, una famosa città antica. Durante la guerra mi arruolai nell'8ª Armata, combattei nel deserto, fui ferito 3 volte, in modo superficiale, niente di grave, ma ho ancora delle schegge nel corpo. Dopo l’Africa ci spostammo in Italia, a Salerno. Fu la prima invasione della guerra in cui gli Alleati incontrarono resistenza». Parlammo della sua esperienza di guerra in Italia; ricordava ancora nomi, paesaggi e parole. Gli dissi che quella guerra causò tanta distruzione e tanta sofferenza da entrambe le parti e secondo me lo sbarco degli Alleati in Italia era stato un grave errore strategico, causato dal desiderio di Winston Churchill di vestire i panni del grande condottiero. Churchill aveva molti talenti, ma non possedeva la freddezza necessaria per essere un grande generale. La mia affermazione ha comprensibilmente suscitato una sua forte reazione, e mi ha risposto sostenendo che lo sbarco in Normandia del 1944 non avrebbe potuto essere effettuato un anno

Lady Clementine Churchill accanto al marito, Sir Winston Churchill

prima, come proponeva il generale George Marshall, e che Churchill era stato un grande leader. Stavo leggendo in quei giorni una splendida biografia di Marshall scritta da uno storico americano ed ero abbastanza preparato sull'argomento. Ma era una persona anziana, aveva l'età di mio padre e non volevo farlo inquietare; dunque, continuammo a parlare d’arte antica cinese, di cui era esperto. Poi pagai il conto e ci salutammo. Qualche giorno dopo, eravamo nella primavera del 2013, gli inviai un breve messaggio per e-mail ma non ebbi una sua risposta. Morì nel 2016, forse il mio messaggio non lo prese bene ma non era mia intenzione offenderlo. Il generale George C. Marshall ed Eisenhower volevano che il D-Day cadesse nel 1943 e sapevano che sarebbe stato meglio evitare il montuoso stivale italico. Marshal aveva pianificato lo sbarco in Normandia nel 1943 e la data fissata dal generale, uno straordinario pianificatore, era il 1° aprile 1943, ma Churchill s’oppose con veemenza e le truppe già radunate furono dirottate verso Salerno. La decisione di Churchill di sbarcare in Italia, che definiva «il ventre molle dell’Asse», ottenne ben poco in termini di riduzione della durata della guerra contro la Germania, poiché gli Alleati scoprirono che il «ventre molle» non era poi così molle come s'aspettavano, per via della catena montuosa degli Appennini, che la attraversa per tutta la sua lunghezza e del tempo inclemente. Stalin s'infuriò per il cambio di programma e accusò Churchill di non avere il coraggio di affrontare i tedeschi frontalmente. Fra il 1942 e il 1944 la produzione di materiale bellico in Germania triplicò, nonostante i bombardamenti. Nel 1943 in Normandia non c’erano difese pronte: Rommel non aveva ancora completato il sistema difensivo del Vallo Atlantico e la maggior parte delle divisioni tedesche si trovava ancora in profondità nel territorio russo. È vero che il fallimento non era un’opzione, ma nessuno può paragonare le capacità tattiche e strategiche del generale C. Marshall, di Dwight Eisenhower e di Albert Wedemeyer a quelle di un Winston Churchill, ottimo oratore e politico scaltro, ma un dilettante in materia di guerra. Gli citai un profilo di Winston

Gianluca Puglisi Director

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Churchill scritto dallo storico militare F.F.C. Fuller nel 1961 per il suo libro «Conduct of War», ma soppresso dal suo editore per timore di una causa per diffamazione: “W. Churchill era un uomo dal coraggio illimitato, dotato di un intelletto brillante ma instabile, dalla fantasia incostante e profondamente emotivo. Militarista fino al midollo, amava la guerra fine a sé stessa, eppure, quando veniva scosso da una tenera emozione, gli occhi gli si riempivano di lacrime. Come uomo di Stato, era fuori dal suo elemento perché molto spesso confondeva i mezzi con i fini e non riusciva a rendersi conto che il primo compito di un uomo di Stato è prevenire la guerra, se ciò fosse impossibile, il secondo dovrebbe essere quello di portare la guerra a una conclusione vantaggiosa e rapida. Come stratega

era un disastro, e a causa del suo temperamento bellicoso e del suo amore per il combattimento, la tattica gli si addiceva meglio. Ma, sfortunatamente, il fascino della battaglia lo inebriava a tal punto che uccidere i tedeschi divenne il suo obiettivo irresistibile. Se fosse stato un caporale, questo sarebbe stato il suo compito, ma non aveva assolutamente nulla a che fare con i doveri di un ministro della Difesa. La verità sembrerebbe essere che, nel corso della sua vita turbolenta, non sia mai cresciuto del tutto e, come un ragazzino, amasse i grandi scoppi e giocasse ai soldati”. La storiografia moderna e la scoperta di nuovi documenti, che Churchill. non era riuscito a sopprimere, sembrano indicare che in questo passaggio censurato ci sia molta verità. Anche se, come al solito, la storia viene scritta dai vincitori.

Mao, mezzo secolo fa finiva l’era del Grande Timoniere di Angelo Paratico 50 anni fa, il 9 settembre 1976, Mao Tzetung moriva nel suo letto, a Pechino, a causa di un infarto. Al suo fianco stava il suo medico personale, Li Zhisui. Nella sua memorie racconterà che Mao non credeva alla medicina tradizionale cinese, che pure imponeva a tutti i cinesi e non credeva neppure alla propria morte. Il medico di Mao Li Zhisui era nato nel 1920 in una famiglia benestante di Pechino, aveva studiato medicina e poi aveva lavorato come chirurgo in Australia Spinto dal patriottismo e attratto dalle promesse del comunismo, nel 1948 il dottor Li, decise di tornare in Cina, dopo che il Partito Comunista Cinese aveva assunto il controllo del Paese. Grazie alle conoscenze di suo fratello, membro del Partito Comunista, Li ottenne un impiego come medico di base presso le famiglie degli alti funzionari del Partito Comunista. Man mano che la sua reputazione clinica cresceva, a Li fu offerta l’opportunità di diventare il medico di Mao. A quel tempo, Mao godeva di una reputazione leggendaria come guerrigliero, poeta e teorico politico. Milioni di cinesi lo adoravano con un fervore appassionato che, durante la Rivoluzione Culturale, assunse i contorni di un vero e proprio culto. Lui considerò un grande onore di poterlo curare e accettò l’offerta. All’inizio Mao gli sembrò un uomo gentile e affascinante, ma ben presto divenne evidente che averlo come paziente avrebbe

comportato molte difficoltà. Mao lo aveva scelto perché sapeva di poterlo manipolare. Secondo l’ideologia maoista, i contadini e il proletariato industriale costituivano la classe d’élite della Cina. I professionisti e gli intellettuali ben istruiti erano guardati con disapprovazione in quanto elementi «borghesi». Li Zhisui si rese subito conto che, se per qualsiasi motivo avesse scontentato Mao, quest’ultimo avrebbe potuto usare le sue origini familiari e il suo status di medico per ricattarlo. Essere dichiarati controrivoluzionari o reazionari nella Cina maoista comportava la prigione, la tortura e la morte. Le malattie di Mao L’accesso alla sfera personale di Mao rivelò che questi aveva alcune abitudini personali ripugnanti. Mao non si lavava mai i denti, ma si sciacquava la bocca con del tè (la tigre forse si lava i denti?). Mao si rifiutava anche di fare il bagno, preferendo farsi sfregare ogni sera dai servitori con asciugamani bagnati. Infine, sebbene fosse sposato, era un famigerato donnaiolo. Andava a letto con dozzine di giovani contadine, perlopiù minorenni, che le sue guardie del corpo gli procuravano e le contagiava con il Trichomonas vaginalis, ma rifiutò qualsiasi cura perché era asintomatico. Viveva come un sibarita nel Zhongnanhai, il complesso residenziale di fianco alla Città Proibita che resta, ancora oggi, riservata ai dirigenti del partito. Aveva una biblioteca personale con testi proibiti al popolo e una piscina personale.


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cammini letterari

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Dai libri ai territori, il Cammino Letterario viaggia in bicicletta

Un viaggio a pedali lungo le strade d’Abruzzo

Alessio e Wladimiro pronti a pedalare sulle strade d’Abruzzo

Masciulli e D’Arco sulle strade di Catignano

Il viaggio prosegue con una sosta a L’Aquila

di Generoso D'Agnese In una regione che vanta tra i propri figli due personaggi capaci di attraversare a piedi il continente americano (dalla Patagonia a Panama, Louis Carrozzi) e quello africano (Salvatore Borsei da Tunisi a Città del Capo) la fatica fisica rappresenta forse un elemento intrinseco del DNA etnico. A supportare tale tesi diversi abruzzesi hanno intrapreso viaggi facendo leva sulla propria resistenza e per il gusto della sfida. Quella intrapresa da Alessio Masciulli va però al di là della semplice sfida sportiva aggiungendovi anche uno straordinario valore culturale. Un’idea nata nel 2021 e che tra le edizioni precedenti del Cammino Letterario vanta nel 2021 un cammino a piedi da Catignano alla volta di Ostia (RM), un percorso attraverso tante città italiane in 21 giorni e 5600 chilometri (nel 2023) e un percorso terminato sull’isola di Procida, con un percorso di 220 chilometri in 14 giorni (nel 2025) Anche l’ottava edizione ha avuto come comune denominatore la passione per i libri e per la valorizzazione del territorio, con l’editore Alessio Masciulli e il cantautore Wladimiro D’Arco pronti a inforcare la bicicletta tradizionale per iniziare un percorso ad anello di oltre 350 km caratterizzato da 9 tappe tutte abruzzesi. Partiti sabato 29 agosto da Piazza della Libertà di Giulianova (la città è sede della casa editrice Masciulli), i due ciclisti hanno concluso la prima tappa arrivando a Pescara e fermandosi a Cologna Spiaggia e Montesilvano per incontrare gli autori e i cittadini pronti a farsi coinvolgere in questa avventura all’insegna della passione. “Il cammino letterario – ha spiegato lo stesso Alessio Masciulli - rappresenta un’esperienza molto diversa rispetto alla classica presentazione di libri. Il cammino crea un’atmosfera meno seriosa tra gli autori e unisce la scoperta dei libri a quella dei territorio, della socialità e delle tradizioni gastronomiche tipiche. Si tratta più di un evento naturale che letterario, in cui i sindaci e le proloco delle varie località ci fanno assaggiare i loro prodotti tipici. Una sorta di scambio. Infatti, lo slogan della casa editrice è da sempre la condivisione crea occasioni ed è un concetto molto importante. Tutto ciò che ho fatto di

Un momento di condivisione durante la tappa

Un percorso di 350 km tra autori e salotti letterari

bello l’ho fatto perché ho condiviso con gli altri. Quello che facciamo da soli rimane circoscritto invece, quando diamo a qualcuno la possibilità di interagire, ci arricchiamo reciprocamente. Il classico fare squadra di cui tutti parlano ma in pochi mettono in pratica”. Masciulli e D’Arco nella seconda tappa hanno raggiunto Catignano il 30 agosto ed Alanno il 31 agosto, per poi proseguire il 1 settembre in direzione Ofena e il giorno seguente a Calascio. Giovedì 3 settembre il Cammino Letterario è proseguito verso Castel del Monte per poi raggiungere Fonte Vetica e fermarsi nella località “Trinità” (che il cinema ha reso immortale nel film avente per protagonisti Bud Spencer e Terence Hill) prima di terminare la tappa a Barisciano. Venerdi 4 settembre i due ciclisti hanno raggiunto L’Aquila includendo nel cammino

una tappa nella capitale della cultura italiana 2026. La fatica della pedalata non ha minimamente scalfito la grandissima forza di volontà di Alessio Masciulli, già intento a programmare la prossima edizione del 2027 “L’anno prossimo vorrei fare organizzare un cammino radiofonico televisivo, visitando le piccole radio e le piccole tv di ogni regione, fino ad arrivare a Cortona, che è il paese di Jovanotti, anche lui appassionato della bicicletta”. L’ottava edizione del cammino, patrocinato dai vari comuni presso i quali ha fatto sosta e dalla Regione Abruzzo, si è conclusa con le ultime due tappe che hanno portato i due ciclisti dal capoluogo abruzzese a Teramo sabato 5 settembre e infine al ritorno a casa, domenica 6 settembre. Con addosso 350 km di fatica diluita nella straordinaria passione per la divulgazione culturale.

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Il gruppo riunito durante la tappa di Ofena

78-88 Tench Avenue, Jamisontown, Penrith, NSW Phone 0473 588 855 Teramo accoglie l’VIII Cammino Letterario

email: pat@maldinisbytheriver.com.au web: www.maldinisbytheriver.com.au


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approfondimento

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Guerra commerciale: Carney resiste alle pressioni di Trump

di Domenico Maceri PhD “Il Canada ci ha truffati per molto tempo… anche nelle forze armate perché noi difendiamo i canadesi … e i rappresentanti canadesi ci hanno trattati molto male. Sono gente cattiva”. Con queste parole Donald Trump ha cercato di giustificare la recente guerra commerciale con il Canada. Sono parole durissime perché poco dopo Trump ha aggiunto che Kim Jong-Un lo ha sempre trattato con grande rispetto asserendo che i due si capiscono. Nel 2020 gli Stati Uniti, il Canada e il Messico avevano aggiornato il trattato economico firmato da Trump. Poi il presidente Usa ha deciso di non rinnovarlo e si sono avviati incontri bilaterali e non trilaterali per un nuovo trattato con il Canada e il Messico. Sembrava che un accordo fosse vicino ma secondo il primo ministro canadese Mark Carney i negoziatori americani hanno modificato le loro pretese che includevano persino limiti all’uso della lingua francese in Canada. Dopo il fallito accordo Trump ha imposto un dazio del 50% su venti miliardi di prodotti canadesi. Carney ha dichiarato che risponderanno in maniera simile su prodotti americani. Molti analisti in America non riescono a capire perché il presidente Usa si comporti in questo modo con il vicino del Nord. La stragrande maggioranza degli americani ha un’opinione positiva dei canadesi. I rapporti storici tra i due Paesi sono sempre stati cordiali e rispettosi caratterizzati da un’ampia cooperazione. Non è raro però che il presidente americano si lasci guidare dalle emozioni nel modo di governare. Sembra proprio che il presidente Usa non gradisca tanto il Cana-

da e evidentemente non gli piacciono i leader canadesi, come ha detto il giornalista del Dispatch Stephen Hayes in un recente programma di Washington Week della Public Broadcasting System (Pbs). La reazione canadese è stata prevedibilmente diplomatica anche se forte. Carney ha reagito dicendo che il Canada è stato “attaccato” parlando anche di “guerra”, asserendo che il suo Paese risponderà in maniera adeguata. Meno diplomatica è stata quella di Doug Ford, il premier conservatore dell’Ontario, la provincia canadese più forte economicamente. Rispondendo alle proposte Usa sui dazi sulle auto, sull'acciaio, e su altri prodotti, Ford ha mandato a quel paese Trump, chiamandolo un “bullo”, “dittatore” e re delle “bancarotte”. La difesa di questi due politici e di altri è servita ad unificare l'opinione pubblica canadese che ha lodato le risposte vigorose a Trump. Paradossalmente gli atteggiamenti poco diplomatici di Trump hanno fatto comodo a Carney nell’elezione del 2025 quando il presidente Usa aveva già attaccato il Canada. Nell’elezione dell’anno scorso il leader del Partito Conservatore Pierre Poilievre fu sconfitto da Carney proprio perché fu visto come meno competente nell’affrontare il presidente americano. Ma anche adesso Carney guadagna politicamente dallo scontro poiché il suo indice di gradimento supera il 60%, quasi il doppio di quello di Trump. Ciononostante l’economia del Canada dipende più dagli Usa che non viceversa poiché circa il 70% dell’export canadese va verso gli Stati Uniti mentre solo il 14% dell’export americano si dirige verso il Canada. Quindi gli Stati Uniti avrebbero più peso se

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non fosse per il fatto che come tutti sanno i dazi non aiutano nessuno, nemmeno i consumatori americani. Lo ha confermato anche recentemente il Consiglio Editoriale del Washington Post, giornale che negli ultimi tempi si è avvicinato al presidente Usa. Il Post aggiunge anche che il deficit commerciale importa poco e i dazi non sono la maniera efficace per ridurlo. L’attacco di Trump al Canada, Paese storicamente amico e fedele alleato, non sarà passato inosservato da altri alleati. Proprio nelle ultime settimane il presidente Usa ha attaccato verbalmente l’Oman, uno degli alleati del Golfo Persico. Ha anche ridotto le manovre militari in Corea del Sud giustificandole con il fatto che non ha ricevuto sostegni dell’alleato. Ha anche menzionato gli “ottimi” rapporti con Kim Jong-un, leader nordcoreano, aggiungendo che le manovre mandano un segnale ostile alla Corea del Nord. Ovviamente anche gli alleati europei, asiatici e del Golfo Persico stanno osservando, pensando che il trattamento riservato al Canada potrebbe realmente essere applicato a loro, cercando di programmare misure per affrontarlo. Il Canada si era già preparato in un certo senso come sappiamo dal memorabile discorso di Carney al World Economic Forum di Davos in Svizzera nel mese di gennaio. Carney ha parlato del nuovo ordine mondiale in cui le medie potenze dovranno ridurre i loro rapporti commerciali con gli Usa. Ciò sta avvenendo come ci dimostrano i dati più recenti. L’anno scorso il 72% dell’export canadese si diresse verso gli Usa ma nel mese di giugno 2026 la cifra era scesa al 69% e nel mese di luglio ancora di più fino al 65%. Passerà un poco di tempo e le acque si calmeranno e gli Usa e il Canada troveranno qualche accordo. Persino il battagliero Ford ha dato segnali diplomatici recentemente. In un’intervista al programma “This Week” della Abc, il premier dell’Ontario ha ribadito l’alleanza tra i due Paesi e che un accordo che soddisfi entrambi sarà trovato. Nel frattempo il presidente Usa aveva già risposto con una simile trovata nello scontro col Messico l’anno scorso quando cambiò il nome del Golfo del Messico a Golfo d’America. Adesso ha cambiato il nome del Lago Ontario a Lago

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d’America. Una vittoria per lui a livello personale che rivela la piccolezza del presidente Usa. Lo ha anche confermato il parlamentare repubblicano del Nebraska Don Bacon che non si ricandiderà e quindi non ha nulla da temere da probabili ritorsioni di Trump. Commentando la si-

tuazione politica in Usa, Bacon ha detto che alcune delle cose che il presidente Usa sta facendo “hanno odore di caos” e che il cambiamento di nome del Lago Ontario è una sciocchezza, aggiungendo che “la maggior parte della gente lo vede come una stupidaggine”. Difficile dargli torto.

Trump ignora la nuova sfida legata ai data center e all’IA di Domenico Maceri PhD “I data center sarebbero utili a qualunque comunità. Si tratta di posti di lavoro, salari e tasse più basse”. Così il presidente Donald Trump si è schierato a favore della costruzione dei data center, strutture indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il presidente Usa, come spesso accade, mette in primo piano gli aspetti economici, senza considerare le altre preoccupazioni che la proliferazione dei data center suscita tra molti americani. Il 69% degli americani, infatti, è contrario alla costruzione di data center nella propria comunità, mentre solo il 31% è favorevole. L’opposizione attraversa anche gli schieramenti politici: è contrario l’81% dei democratici, ma anche il 57% dei repubblicani. Tra gli indipendenti, gli oppositori arrivano al 71%. Questa opposizione trasversale ai data center e all’intelligenza artificiale (IA) emerge anche dalle posizioni di due figure politiche collocate agli antipodi. Da una parte Steve Bannon, ex stratega e collaboratore di Donald Trump, esponente dell’ultradestra; dall’altra il senatore Bernie Sanders, leader della sinistra democratica. Entrambi condividono forti perplessità sulla proliferazione dei data center e sui rischi legati all’intelligenza artificiale. I data center sono le strutture fisiche che consentono il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale. Il loro consumo energetico è enorme e mette sotto pressione le reti elettriche locali. Inoltre, secondo i critici, la crescente domanda di energia rischia di rallentare la transizione verso le fonti rinnovabili. Per il loro funzionamento, i server hanno bisogno anche di ingenti quantità di acqua per evitare il surriscaldamento. Un problema particolarmente rilevante nelle aree degli Usa già colpite dalla scarsità idrica. A questi problemi si aggiungono i rifiuti prodotti dalle apparecchiature elettroniche, che possono contenere metalli e materiali tossici.

Ma per molti americani la preoccupazione più immediata riguarda il lavoro. L’americano medio teme infatti che l’intelligenza artificiale possa eliminare milioni di posti di lavoro. Dario Amodei, cofondatore e AD di Anthropic, l’azienda di IA che ha creato i modelli Claude, ha sostenuto che il 50% dei posti di lavoro di livello base potrebbe scomparire nei prossimi cinque anni, con un possibile aumento della disoccupazione dal 10 al 20%. Ancora più inquietanti sono i timori legati alla sicurezza. Alcuni Paesi potrebbero utilizzare l’intelligenza artificiale per scopi militari, mentre altri potrebbero sfruttarla con finalità terroristiche. Esiste però una preoccupazione ancora più radicale: che i modelli di IA possano arrivare ad agire autonomamente, sottraendosi al controllo degli esseri umani. Un episodio di questo genere sarebbe avvenuto tra maggio e luglio del 2026. La vicenda, associata a Hugging Face, ha alimentato il timore di attacchi informatici non direttamente orchestrati da esseri umani. Un gruppo di modelli di IA aveva ricevuto istruzioni per risolvere un problema all’interno di una “sandbox”, un ambiente isolato. I modelli, però, avrebbero aggirato alcuni dei parametri imposti, agendo in maniera autonoma nel tentativo di raggiungere l’obiettivo. È proprio questa possibilità a preoccupare maggiormente gli esperti: che sistemi sempre più sofisticati possano sviluppare comportamenti non previsti dai loro creatori. Il timore è che, senza guardrail e regole condivise a livello globale, l’IA possa arrivare a danneggiare gli esseri umani o, in prospettiva, a sostituirli in una parte crescente delle attività. Il nuovo allarme è stato lanciato da tre ricercatori che lavoravano nella società dei fratelli Amodei, Anthropic, una delle aziende che ha già espresso dubbi sull’impiego dell’IA per obiettivi militari e si è scontrata con l’amministrazione Trump.


Redattore Sportivo Guglielmo Credentino

Risultati delle partite della 4ª Giornata di Serie A

Il Venezia parte col turbo, la Fiorentina risponde con classe: partita vivace, occasioni da una parte e dall’altra e continui ribaltamenti di fronte. Al Penzo non ci si annoia: intensità, emozioni e tripletta di Mastantuono per la rinascita dei Viola.

Il Genoa prova a fare la partita, il Frosinone non sta a guardare e risponde colpo su colpo. Ritmi vivaci, duelli intensi e occasioni che accendono il match: al Ferraris è battaglia vera, Colombo spreca un rigore, poi Vasquez trova il pari.

Atalanta subito aggressiva, Cagliari compatto e pronto a ripartire. I nerazzurri spingono, costruiscono occasioni e fanno girare il pallone con pazienza, mentre i sardi resistono con grinta. Partita vivace, duelli accesi e ritmo crescente.

Lazio e Milan si affrontano a viso aperto: ritmo alto, contrasti tosti e continui ribaltamenti di fronte. I biancocelesti spingono con convinzione, i rossoneri rispondono con qualità e velocità. Alla fine un tempo per uno.

Lecce-Monza è una partita frizzante, fatta di sorpassi: il Lecce spinge, il Monza risponde colpo su colpo. Ritmi vivaci, occasioni da una parte e dall’altra e quella sensazione che, da un momento all’altro, possa succedere davvero di tutto.

Partita da cardiopalma al Mapei Stadium: il Sassuolo si porta in vantaggio al 65' e dal minuto 82 inizia la partita pazza: nel finale al 94' arriva il colpo decisivo con l'ex Adzic. Bianconeri al tappeto, Sassuolo in festa e pubblico impazzito.

La partita regala ritmo e scintille: il Napoli prova a fare la partita, il Bologna non resta a guardare e ribatte con personalità. Le occasioni fioccano, la tensione sale e al 66' Lobotka decide la gara e porta nelle tasche del Napoli tre punti d'oro.

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È risultato positivo al test Daniel Maldini, a cui è stata ritirata la patente dopo l'incidente con la sua Porsche Carrera in cui è rimasto coinvolto a Milano. Poche ore prima era stato protagonista in campo, segnando su rigore il gol della vittoria del Cagliari sul campo dell'Atalanta. Poi, durante la notte, l’incidente stradale, fortunatamente senza conseguenze gravi. Sei le persone coinvolte nell'incidente: oltre a Maldini, tre ragazzi di 19, 20 e 21 anni e due ragazze di 20 e 22 anni. Sul posto sono intervenuti i soccorritori e le forze dell’ordine per effettuare gli accertamenti necessari e ricostruire l’esatta dinamica dello scontro. Nessuna delle persone coinvolte ha riportato ferite gravi. Gli accertamenti proseguiranno per chiarire ogni dettaglio dell’accaduto e stabilire le eventuali responsabilità.

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Martedì 15 Settembre 2026

sport

Allora!

Speciale UEFA Champions League Como: debutto vincente Real-Inter, notte da Champions a Madrid Notte magica sul lago, poker di gol al Lipsia Si impone il Real per 2-1 ma l'Inter esce a testa alta dal Bernabeu

Al Sinigaglia il Como decide che la sua prima notte di Champions League non può essere una

semplice comparsata: deve diventare una festa indimenticabile per tutti i tifosi presenti sugli spalti. E così, sul lago davanti a un pubblico scatenato, la squadra di Cesc Fàbregas parte con personalità, coraggio e un pizzico di sana follia. Dopo un avvio in cui il Lipsia prova a farsi pericoloso, il Como prende le misure e al 15’ apre le danze: Baturina raccoglie l’invito e firma l’1-0. Il Sinigaglia esplode, ma i lariani non hanno nessuna intenzione di fermarsi. Al 38’ Douvikas raddoppia e manda il Como negli spogliatoi con un vantaggio pesantissimo. Nella ripresa la musica non cambia: al 54’ Diao cala il tris e sembra mettere un punto fermo sulla serata. Il Lipsia prova a riaprire i giochi con Maksimovic al 58', ma è solo un’illusione. Nel finale, quando ormai la festa è pronta, Perrone mette la ciliegina sulla torta al 90’. Finisce 4-1: il Como debutta in Champions con un poker spettacolare e regala ai suoi tifosi una notte da raccontare ai nipoti.

Il Real Madrid supera l’Inter 2-1 al Santiago Bernabéu al termine di una partita intensa, combattuta e ricca di episodi. I nerazzurri pagano a caro prezzo un primo tempo complicato, ma nella ripresa reagiscono con personalità e mettono più volte in difficoltà i padroni di casa. L’avvio è equilibrato, con l’Inter attenta a non concedere spazi e il Real pronto ad accelerare appena possibile. I padroni di casa riescono però a trovare il vantaggio al 14’: una disattenzione della retroguardia nerazzurra permette a Mbappé di presentarsi in zona tiro e firmare l’1-0. Il Bernabéu esplode e la partita cambia immediatamente volto. L’Inter prova a reagire, ma al 23’ arriva il raddoppio del Real.

Valverde approfitta di un’altra incertezza nella costruzione nerazzurra e batte il portiere interista. Sul 2-0 la squadra di casa sembra avere il controllo, ma i nerazzurri non si disuniscono. Prima dell’intervallo l’Inter aumenta la pressione e sfiora il gol con Carlos Augusto, che colpisce la traversa. È il segnale di una squadra ancora pienamente dentro la partita. Nella ripresa i nerazzurri cambiano ritmo. Il Real arretra e lascia maggiormente l’iniziativa agli avversari, mentre l’Inter cerca con insistenza la giocata per riaprire l’incontro. La pressione porta i suoi frutti al 77’: Carlos Augusto trova la rete del 2-1 e riaccende le speranze nerazzurre. Gli ultimi minuti diventano una battaglia. L’Inter si riversa in avanti alla ricerca del pareggio, il Real difende con ordine e prova a sfruttare gli spazi lasciati dagli avversari. Nel finale i nerazzurri sfiorano il 2-2, ma il portiere madridista salva il risultato. Dopo il recupero arriva il triplice fischio: Real Madrid 2, Inter 1. Il

Real conquista tre punti pesanti, mentre l’Inter lascia il Bernabéu con il rimpianto per un primo tempo pagato a caro prezzo, ma anche con la certezza di aver reagito da grande squadra. Una sconfitta che lascia segnali positivi in vista dei prossimi impegni europei della formazione nerazzurra.

Napoli limita i danni, solo 0-1 con l'Arsenal La Roma pareggia in Turchia Il Allegri realista, Partenopei quasi rassegnati alla pesante sconfitta europea Trasferta insidiosa ma i giallorossi sono in forma La Roma torna in Champions League con un pareggio prezioso sul campo del Fenerbahçe. A Istanbul finisce 1-1 al termine di una sfida intensa, combattuta e caratterizzata da continui cambi di ritmo. I giallorossi affrontano senza timori l’atmosfera incandescente dello stadio turco e, dopo una prima fase di studio, trovano il vantaggio al 39’. È Bryan Cristante a sbloccare il risultato con una conclusione precisa, premiando una Roma ordinata e capace di sfruttare le proprie occasioni. La reazione del Fenerbahçe è immediata nella ripresa. Al 48’ Archie Brown ristabilisce la parità, riaccendendo l’entusiasmo del pubblico di casa. Da quel momento i turchi aumentano la pressione e costringono la Roma a una fase soprattutto difensiva. Svilar diventa protagonista con alcuni interventi decisivi, mentre nel finale la traversa nega al Fenerbahçe la rete della vittoria.

Il Napoli di Max Allegri esordisce in Champions League al Maradona contro l’Arsenal di Arteta, ma deve arrendersi per 1-0. L’avvio è equilibrato, con gli azzurri che provano a contenere la pressione inglese e a ripartire affidandosi alla qualità di Kevin De Bruyne, Matteo Politano e Rasmus Højlund. L’Arsenal, però, prende progressivamente il controllo della gara. Saka e Gyökeres cercano di creare pericoli, mentre Merino va vicino al gol: Alex Meret risponde

con una parata decisiva. Il portiere napoletano, tuttavia, è costretto a lasciare il campo all’intervallo per un problema fisico; al suo posto entra Milinković-Savić. Il primo tempo si chiude sullo 0-0. Nella ripresa l’Arsenal aumenta la pressione. Arteta inserisce Guimarães e Tzolis, mentre Allegri prova a cambiare l’inerzia con Favasuli, Vergara e poi David Neres. Al 75’ arriva la svolta: Tzolis serve Martin Ødegaard, che con una splendida conclusione dal limite trova l’angolo e firma lo 0-1. Nel finale il Napoli tenta la reazione. De Bruyne ha l’occasione per il pareggio, ma spreca da buona posizione. L’Arsenal resiste fino al triplice fischio e conquista una vittoria preziosa. Il Napoli limita i danni.


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sport australiano

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NPL: Sydney Utd NSW Champions, APIA 'a testa alta' Il campionato esaltante dell'Apia termina con l'amara sconfitta in finale (1-3)

NRL: Souths and Dolphins out

Cronulla, Newcastle and Penrith march on to next round As of Sunday night, the 2026 NRL finals are down to six teams, with the opening week producing several big results. The Penrith Panthers, minor premiers, survived the Sydney Roosters 19–12 and advance directly to a preliminary final. The Dolphins also secured a week off after beating the New Zealand Warriors 26–16. Meanwhile, the Newcastle Knights stunned South Sydney 20–10, while the Cronulla Sharks eliminated North Queensland 26–16. That leaves two

sudden-death semi-finals next weekend: Roosters vs Sharks and Warriors vs Knights. The Roosters-Sharks winner will meet Penrith in the preliminary final, while the Warriors-Knights winner faces the Dolphins. So, Penrith and the Dolphins are one win from the Grand Final, while the other four teams must win their next match to stay alive. The Panthers remain the team to beat, but the finals have already produced plenty of surprises.

Jubilee Stadium, domenica 13 settembre - La finale della NPL NSW 2026 ha regalato un pomeriggio di grande calcio al Jubilee Stadium, con il Sydney United 58 capace di superare 3-1 l’APIA Leichhardt e conquistare il titolo di campione del New South Wales. Il successo completa una stagione straordinaria per lo United 58, già vincitore della Waratah Cup, e riporta il club al vertice della NPL NSW per la prima volta dal 2020. La sfida metteva di fronte due delle società più importanti e storiche del calcio australiano. L’APIA Leichhardt arrivava alla finale da vincitore della Premiership, grazie a una stagione regolare eccezionale, chiusa con 21 vittorie e appena quattro sconfitte. Il Sydney United 58 aveva invece terminato il campionato al secondo posto. Il match ha confermato l’equilibrio visto durante tutta la stagione, ma il Sydney United 58 è riuscito a imporsi nei momenti decisivi, sfruttando qualità, organizzazione e maggiore concretezza. L’APIA, campione uscente dopo il successo del 2025, non è riuscita così a completare il prestigioso doppio Premiership-Championship. La cronaca vede la squadra croata portarsi sul 2-0 grazie a due reti opportunistiche, con gli attaccanti più rapidi a sfruttare le ribattute sotto porta. Parisi prova a cambiare l’inerzia della gara, la-

sciando due uomini negli spogliatoi e inserendo forze fresche. La mossa dà i suoi frutti al 56’, quando il nuovo entrato Segreto riapre la partita con una splendida parabola di sinistro dai 25 metri che si insacca all’incrocio dei pali. Da quel momento si gioca soprattutto sulla forza dei nervi. L’APIA cerca il pareggio, ma il gol del 2-2 non arriva. Anzi, al 95’, in contropiede, Tilo firma il definitivo 3-1 e regala il trionfo al Sydney United 58. Per il Sydney Utd, il 3-1 rappresenta la ciliegina sulla torta di un'annata memorabile. All'APIA va l'onore delle armi, esce a testa alta dopo essere stata gran protagonista in campionato. Per gli uomini di Parisi solo applausi. The NPL NSW final between APIA Leichhardt and Sydney United 58 was a fitting clash between two historic rivals. United 58’s 3-1 victory delivered the champi-

onship, while APIA’s determined effort ensured a memorable, hardfought final for NSW football.

F1 GP Spagna: Antonelli vince anche a Madrid

L'australiano Oscar Piastri solo settimo, male anche le Ferrari di Leclerc e Hamilton

AFL: Sydney Swans to Prel Final

Four teams left in the competition and home game for the Swans The 2026 AFL finals series is now down to four teams, with the preliminary-final matchups locked in. afl.com.au Sydney, who finished second, will host Fremantle at the SCG on Friday night after the Swans defeated Brisbane in their qualifying final, while Fremantle earned their spot by edging Geelong 120–106 in a thrilling semi-final. In the other preliminary final, Hawthorn will host Brisbane on Saturday. Hawthorn reached the prelim after beating Fremantle

in the qualifying final and enjoying the resulting double chance, while Brisbane bounced back spectacularly from their loss to Sydney by demolishing Adelaide 144–91 in the semi-final. Brisbane are chasing a historic three-peat, having reached their fifth consecutive preliminary final. The winners of Sydney–Fremantle and Hawthorn–Brisbane will meet in the 2026 AFL Grand Final, leaving four teams just one victory away from a premiership decider.

Dopo Monza, ecco Madrid. Kimi Antonelli vince anche il Gran Premio di Spagna ed è sempre più leader del Mondiale piloti di Formula 1. Il pilota della Mercedes è il primo vincitore sul nuovissimo circuito del 'Madring', davanti al quattro volte campione del Mondo Max Verstappen (Red Bull) e a Lando Norris (McLaren). Quarto Leclerc con la Ferrari, quinto Russell con l'altra Mercedes. Con questo successo, Antonelli porta il suo vantaggio su Russell (primo inseguitore nella corsa al titolo) a 81 punti. La F.1 tornerà ora tra due settimane, con il GP dell'Azerbaigian. La Ferrari resta ancora fuori dalla top 3, con il monegasco Leclerc che chiude quarto. britannico Hamilton, invece, esce di scena al settimo giro

per un problema ai freni. Quinta p osizione per l'altra Mercedes del britannico Russell, che ora scivola a -81 in classifica dal compagno di squadra Antonelli. Ottima prestazione dell'argentino Colapinto, che porta l'Alpine in settima piazza alle spalle della

Red Bull di Lawson. In top 10 anche Piastri (McLaren), Lindblad (Racing Bulls) e Hulkenberg. "E' stata una gara molto difficile, non lineare. Ho cercato di gestire le gomme, ogni vittoria è bella ma oggi meritava di vincere Lando Norris.”


Onoranze Funebri DECESSO

DECESSO

AGIUS MARY

MORABITO GIUSEPPE 'JOESPH'

nata il 12 marzo 1944 deceduta a Sydney (NSW) il 7 settembre 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale sarà celebrato venerdì 18 settembre 2026 alle ore 10.30 presso la Our Lady of Mount Carmel Catholic Church, Mount Pritchard, 230 Humphries Road, Bonnyrigg. Dopo il rito religioso, la cara Mary sarà accompagnata al Liverpool Cemetery, 207 Moore Street, Liverpool, per la sepoltura. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta.

“Il suo amore rimarrà un dono eterno custodito nel cuore di chi l'ha amata." ETERNO RIPOSO

nato il 28 gennaio 1940 deceduto a Sydney (NSW) l'8 settembre 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il Santo Rosario sarà recitato oggi 15 settembre 2026 alle ore 18.00 presso la St Bernadette’s Parish, 1 Cox Crescent, Dundas Valley. Il funerale sarà celebrato mercoledì 16 settembre 2026 alle ore 10.30 presso la St Bernadette’s Parish, 1 Cox Crescent, Dundas Valley. Dopo il rito religioso, il caro Giuseppe sarà accompagnato al Rookwood Catholic Cemetery, Barnet Avenue, Rookwood, per la sepoltura. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale del caro estinto. “La sua bontà continuerà a vivere nel cuore di chi lo ha amato. “ ETERNO RIPOSO

IN MEMORIA

IN MEMORIA

IN MEMORIA

BARILLA SILVANA

BUSIN BORTOLO 'LINO'

AMELIA VITALE

nata il 30 agosto 1967 deceduta a Sydney (NSW) il 14 agosto 2026 Ad un mese dalla scomparsa i familiari, parenti ed amici vicini e lontani la ricordano con dolore e immutato affetto. Una Messa in memoria, sara’ celebrata lunedi’ 21 settembre 2026 alle ore 7.00pm presso la Our Lady of Mt Carmel Catholic Church, Mt Pritchard, 230 Humphries Road, Bonnyrigg. Le spoglie della cara Sivana, riposano nel Pinegrove Memorial Park, Kington Street, Minchinbury NSW. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno alla celebrazione della Messa in memoria della cara estinta. “Il suo amore continuerà a vivere nei cuori di chi le ha voluto bene. “ ETERNO RIPOSO

Make your gift a bunch of flowers... Pino Oppedisano - 0419 822 226 p 02 9602 5931 p 02 9822 9550

nato il 30 luglio 1932 deceduto a Sydney (NSW) il 22 agosto 2026 I familiari, parenti ed amici vicini e lontani, ad un mese dalla scomparsa, la ricordano con dolore e immutato affetto. Una Santa Messa di Suffragio sarà celebrata giovedì 24 settembre 2026 alle ore 19.00 presso la Our Lady of Lourdes Catholic Church, 280 Homer Street, Earlwood. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno in preghiera nella Santa Messa in memoria del caro estinto.

nata il 29 settembre 1939 deceduta a Sydney (NSW) l'8 agosto 2026 I familiari, parenti ed amici vicini e lontani, ad un mese dalla scomparsa, la ricordano con dolore e immutato affetto. Una Santa Messa di Suffragio sarà celebrata oggi 15 settembre 2026 alle ore 19.00 presso la St Fiacre’s Catholic Church, 96 Catherine Street, Leichhardt. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno in preghiera nella Santa Messa in memoria della cara estinta.

“Che il Signore lo accolga nella sua casa e gli conceda la pace e la gioia della vita eterna.” ”ETERNO RIPOSO

“Il suo affetto continuerà a vivere nel cuore di chi gli ha voluto bene." ETERNO RIPOSO

FUNERAL NOTICES 2026 TWO EDITIONS PER WEEK DUE EDIZIONI OGNI SETTIMANA TUESDAY AND FRIDAY

A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ. In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888. -------------From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888.


onoranze funebri

Allora!

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Emma Bonino una vita al servizio delle libertà Emma Bonino è stata una delle figure femminili più autorevoli, coraggiose e riconoscibili italiana ed europea. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, aveva costruito una carriera fondata sulla difesa delle libertà individuali, dei diritti civili, della democrazia e della dignità delle persone. È scomparsa a Roma l’11 settembre 2026, all’età di 78 anni, lasciando un’eredità politica e civile significativa. La sua formazione si era svolta alla Bocconi di Milano, dove aveva studiato Lingue e Letterature moderne. La politica era entrata presto nella sua vita e, negli anni Settanta, Bonino era diventata protagonista delle iniziative del Partito Radicale. Il suo impegno l’aveva portata a esporsi sul tema dell’aborto clandestino, contribuendo alla legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza nel 1978. Donna determinata e anticonformista, aveva sostenuto campagne per i diritti delle donne, contro la pena di morte e la fame nel mondo, per la libertà religiosa e civile, la tutela delle minoranze e contro le mutilazioni genitali femminili. Negli anni Novanta aveva inoltre promosso iniziative internazionali per la giustizia e l’istituzione della Corte penale internazionale. Nel 1976 era stata eletta alla

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Camera dei Deputati, a soli 28 anni. Tre anni dopo era arrivata al Parlamento europeo, dove sarebbe tornata. Tra il 1994 e il 1999 aveva ricoperto l’incarico di Commissaria europea, occupandosi di pesca, tutela dei consumatori e aiuti umanitari, con competenze ampliate alla sicurezza alimentare. La sua carriera nazionale aveva raggiunto traguardi. Nel 2006 era stata nominata ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel Governo Prodi. Dal 2008 al 2013 era stata vicepresidente del Senato e, tra il 2013 e il 2014, ministra degli Affari esteri nel Governo Letta. Nel 2018 era stata nuovamente eletta al Senato, mantenendo il proprio impegno parlamentare fino al

2022 e continuando a intervenire nel dibattito pubblico nazionale. Numerosi erano stati i riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Principe delle Asturie per la Cooperazione internazionale nel 1998, l’Atlantic Council Freedom Award nel 2012 e il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Emma Bonino aveva rappresentato una generazione di donne che aveva scelto di entrare nella politica non per adattarsi alle regole, ma per metterle in discussione. Il suo lascito rimane legato alla convinzione che la politica potesse essere uno strumento concreto per difendere libertà, diritti e giustizia nel panorama politico nazionale ed europeo.


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ultima pagina

Martedì 15 Settembre 2026

Allora!

Il coraggio di vincere e il coraggio di guadagnare

di Cav. Luigi De Luca OMRI Stamattina mi sono svegliato presto. Non è una grande notizia. A una certa età succede. La vera domanda è perché, una volta svegli, il cervello decida di mettersi a lavorare prima ancora del caffè. Pensavo a quelle persone che giocano. Non necessariamente ai grandi giocatori. Pensavo a quelli che comprano un biglietto, scelgono qualche numero, fanno una piccola scommessa e per qualche minuto si concedono un pensiero bellissimo: “E se vincessi?” Cosa farei? Pagherei il mutuo. Comprerei una casa. Aiuterei i miei figli. Farei quel viaggio. Smetterei di preoccuparmi dei soldi. Forse lavorerei meno. Insomma, comincerei finalmente a vivere un po' più tranquillo. Poi ho pensato a un'altra persona. Quella che, mentre il primo compra il suo biglietto, si sta mettendo le scarpe per andare al lavoro. Si alza presto. Prende la macchina, il treno o l'autobus. Apre il negozio. Entra in ufficio. Accende il forno. Alza la serranda. Anche lui vuole fare soldi. Magari vuole fare carriera. Avere più clienti. Aprire un'altra attività. Mettere qualcosa da parte. Dare un futuro migliore ai propri figli. E allora mi è venuta in mente una frase: Il coraggio di vincere e il coraggio di guadagnare. Naturalmente non sono la stessa cosa. Chi gioca affida una parte del proprio desiderio alla fortuna.

Chi lavora affida quel desiderio al proprio tempo, alle proprie capacità, alla fatica e, qualche volta, anche al sacrificio. Ma continuando a pensarci mi sono accorto che possono avere qualcosa in comune. Entrambi possono cadere nella tentazione di rimandare la felicità. “Quando vincerò…” “Quando guadagnerò di più…” “Quando avrò finito di pagare…” “Quando l'azienda andrà meglio…” “Quando avrò abbastanza…” Quando. Una parola piccolissima che può mangiarsi anni interi. Non c'è nulla di sbagliato nel desiderare di guadagnare di più. Il denaro serve. Ci permette di vivere, di proteggere la famiglia, di studiare, viaggiare, aiutare qualcuno e affrontare gli imprevisti. E non credo neppure che comprare ogni tanto un biglietto della lotteria renda una persona irresponsabile. Il problema comincia quando al denaro affidiamo un compito che forse non gli appartiene: decidere quando possiamo cominciare a vivere. Quanto costa abbastanza? Forse questa è la domanda che facciamo troppo poco. Sappiamo quanto vorremmo guadagnare. Sappiamo quanto costa una casa. Sappiamo quanto abbiamo sul conto. Sappiamo quanto vorremmo mettere da parte. Ma sappiamo dire quanto è abbastanza? Perché c'è sempre un numero successivo. Chi ha cento vorrebbe duecento. Chi raggiunge duecento comincia a pensare

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a trecento. E senza accorgercene possiamo trasformare la vita in una specie di slot machine molto più rispettabile: invece di tirare una leva, continuiamo a lavorare aspettando che sul display compaia finalmente la cifra che ci farà sentire tranquilli. Solo che nel frattempo stiamo giocando qualcosa di molto prezioso. Il nostro tempo. E quello, a differenza del denaro, non possiamo riguadagnarlo. Forse esiste un terzo coraggio. C'è il coraggio di chi tenta la fortuna. C'è il coraggio di chi si alza ogni mattina e costruisce qualcosa con il proprio lavoro. Ma forse ce n'è un terzo, del quale parliamo molto meno. Il coraggio di riconoscere quando abbiamo abbastanza. Non significa smettere di avere ambizioni. Non significa accontentarsi di una vita che non ci piace. E certamente non significa dire a chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese che il denaro non conta. Quando manca, conta eccome. Significa semplicemente ricordarci che guadagnare dovrebbe servire alla vita, non sostituirla. Forse non possiamo fare oggi il viaggio dei nostri sogni. Ma possiamo sederci a tavola mezz'ora in più con qualcuno che amiamo. Forse non possiamo comprare quella casa. Ma possiamo entrare in quella che abbiamo e accorgerci di chi ci sta aspettando. Forse non possiamo smettere di lavorare. Ma possiamo smettere, almeno qualche volta, di pensare che tutto ciò che non produce denaro sia tempo perso. Perché un giorno potremmo finalmente raggiungere quella cifra che inseguivamo. Guardare il conto. Sorridere. E scoprire di aver vinto. Ma sarebbe triste accorgersi, proprio in quel momento, di aver giocato per vincerla la parte più preziosa della nostra vita. Forse allora la vera ricchezza non è poter dire: “Ho finalmente abbastanza soldi.” Forse è riuscire a dire: “Quello che ho guadagnato mi ha aiutato a vivere. Ma non mi sono dimenticato di vivere mentre lo guadagnavo.”

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Les jeux sont désormais faits di Pino Forconi I giochi sono fatti, direbbero i francesi se si fossero trovati nella nostra stessa situazione, cioè impossibilità di essere rappresentati, quindi poter dire la propria opinione. I giochi sono fatti, sembra che già tutto e stato deciso e quindi indietro non si torna. Quindi verremo rappresentati da un solo personaggio mondialmente eletto. Allora permettetemi di simulare una situazione creando un possibile quadro, (comico). Il sottoscritto, residente in Australia e regolarmente inserito nel sistema Aire, trovandomi nella necessità di dire o esporre un caso inerente a delle problematiche di natura personale, in futuro dovrei rivolgermi ad un soggetto, che se pur eletto (non certamente da me) è stato da altri votato quindi prescelto per rappresentare la collettività italiana. Per onestà non posso dire che fino ad ora io sia stato rappresentato da….. dei soggetti, non avendo mai avuto occasione di conoscerli, o meglio non si sono mai resi accessibili né con ufficio né tantomeno chiamando a saltuarie riunioni del tipo: -Conosciamoci, perché desideriamo presentarci e prendere nota e trovare risposte alle vostre esigenze ecc,ecc. In tutti questi anni ho solo saputo che c’erano due rappresentanti, grazie alle notizie giornalistiche o per sentito dire, oppure nelle riunioni del 2 giugno circondati dagli elettori, forse anche loro in attesa di inarrivabili risposte a gratuite promesse. Mah sorvoliamo il problema ora ben altro e torniamo al possibile mondialmente papabile a questo unico posto di rappresentanza al quale dovrei o meglio, questa collettività italiana dovrà rivolgersi in futuro. Potrebbe es-

sere un italo/americano oppure italo/argentino, oppure italo/honkongoiano o quant’altro. Sicuramente avrà un punto di contatto, un ufficio, una e-mail, dei telefoni, parlerà varie lingue o almeno le più importanti; inglese, francese, spagnolo e naturalmente un fluente italiano necessario per poter dialogare con un vasto popolo italiano (si parla di circa sei milioni di residenti all’estero) dove in molti casi la lingua italiana è un qualche cosa di misto tra dialetti e la lingua del posto. Questo tizio, in un modo o nell’altro, dovrà viaggiare e farsi vedere……. Che Dio gliela mandi buona. Come dovremmo comunicare con costui, per il momento è un mistero. Non che negli ultimi venti anni ci sia stato un qualche sistema, nulla c’era prima e credo che nulla ci sarà in futuro. Forse noi esteri avremo un numero di identificazione, come dire; chiamo costui e gli dico: - Sono il 3645789/61 (61 per Australia), avrei bisogno di, ecc. ecc. Non vi sembra un po’ un paradosso? Chiaramente gli ho dato un colorito un po’ ironico, ma che nella futura realtà forse non ci sarà molta differenza. Adesso sarebbe da chiedersi: Come siamo arrivati a questo? Beh, errori in tutto questo ce ne sono, ma lascerei ad altri, forse ad un paio di loro, di farsi un buon mea culpa e guardare a cosa non è stato fatto o detto, quando invece andava detto e fatto. Dormire sugli allori, credendo di avere in mano….!!! Un pugno di mosche, che altro senno. Al 2027 manca poco e il tempo inesorabilmente corre; a tutt’oggi, come abitualmente occorre in Italia, si parla, si parla ……. Ma le parole se le porta il vento. Auguri a quel futuro, Mister yjstxijw!!!

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