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69 - 341 - 11 Settembre 2026

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Allora!

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Dove la libertà è una pagina alla volta

PERIODICO COMUNITARIO ITALO-AUSTRALIANO | INFORMATIVO E CULTURALE

Bisettimanale degli italo-australiani

Anno X - Numero 69 - Venerdì 11 Settembre 2026

Price in AU $2.00 Diretto da

Riflessioni a margine

Marco Testa editor@alloranews.com

di Marco Testa

ISSN 2208-051

Correva l'anno 1944

Correva l'anno 1944. L'Italia era ancora immersa nella guerra civile, un Paese ferito, povero e diviso, sospeso tra la tragedia del conflitto e la speranza di un futuro diverso. La guerra aveva già lasciato dietro di sé lutti, distruzioni, famiglie separate e città profondamente segnate. Per milioni di italiani, la vita quotidiana significava tessere annonarie, paura, bombardamenti, sfollamenti e la continua incertezza per il destino di tanti al fronte. Il 1944 era cominciato con la guerra ancora nel cuore dell'Italia. Il 22 gennaio gli Alleati sbarcavano ad Anzio, mentre sul fronte di Cassino si combattevano alcune delle battaglie più dure della campagna d'Italia. Il 15 febbraio l'antica abbazia di Montecassino veniva distrutta da un pesante bombardamento alleato. La guerra entrava nelle case, nelle strade, nelle famiglie. Il 4 giugno Roma veniva liberata dalle forze alleate. Pochi giorni dopo, il 6 giugno, lo sbarco in Normandia apriva un nuovo e decisivo fronte in Europa. Sembrava che la fine della guerra potesse finalmente avvicinarsi, ma per l'Italia il cammino sarebbe stato ancora lungo e doloroso. Nell'estate del 1944 gli Alleati avanzavano verso nord. L'11 agosto veniva liberata Firenze, mentre la Resistenza italiana acquistava sempre maggiore importanza. Ma oltre le speranze di liberazione rimanevano le difficoltà, la fame, le rappresaglie e il dolore di un Paese ancora profondamente diviso. E proprio in questo mondo tormentato, mentre la storia correva veloce e il destino dell'Europa stava cambiando, accadeva qualcosa di apparentemente piccolo, ma che molti anni dopo avrebbe assunto un significato particolare. Era l'11 settembre. In una famiglia italiana della bassa padana veniva alla luce un bambino destinato a costruire il proprio futuro dall'altra parte del mondo. Quel bambino si chiamava Franco. Una vita costruita con il lavoro, la fotografia, il giornalismo e soprattutto con un profondo legame con gli italiani e con la loro storia. Per chi ha conosciuto Franco, il suo nome non appartiene soltanto al passato. È legato a un modo di intendere la comunità: esserci, raccontarla, difenderne la memoria e dare voce a chi spesso non ne aveva. Oggi avrebbe compiuto 83 anni. Auguri, Franco, dovunque tu sia!

Legge elettorale, la partita è ormai chiusa

The Consul General Gianluca Rubagotti and Director Marco Gioacchini with the band

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Lener apre il dialogo con il SA

Mezzotono's Debut 10 The Italian Cultural Institute of Sydney presented the vocal group Mezzotono at the Conservatorium’s Verbrugghen Hall, marking the ensemble’s first performance in Australia and the only Australian date of its international tour. The concert attracted a young audience, offering a celebration of Italian music beneath the Conservatorium’s stained-glass windows. Institute Director Marco Gioacchini opened the evening with Father’s Day greetings and an acknowledgement of the Traditional Custodians of the land. He introduced Mezzotono as

ambassadors of Italian music and welcomed representatives of Italian associations, cultural institutes and the diplomatic community, including Consul General Gianluca Rubagotti. The five-member ensemble has spent 23 years touring internationally, performing in more than 70 countries across five continents. Australia was the final continent missing from their musical journey. Performing without instruments, the singers recreated melodies, bass lines and percussion using only their voices, combining harmonies, vocal impres-

sions and audience interaction. Their repertoire ranged from Italian classics such as Mambo Italiano, Quando Quando Quando and Buonasera Signorina to Neapolitan songs, Brazilian music, Guantanamera, Elton John’s Circle of Life and Stevie Wonder’s Another Star. Comedy and audience participation added further energy. The concert concluded with demands for encores, including Mah Nà Mah Nà and Volare, leaving the audience entertained and celebrating an unforgettable Australian debut. Special coverage on page 8

Golfo in fiamme e I'm not running for App Tesla contro greggio oltre $100 politics, Ranucci l'ex compagna La guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una fase sempre più pericolosa. Washington annuncia di aver distrutto cinque petroliere iraniane, dopo gli attacchi missilistici attribuiti ai Pasdaran contro forze statunitensi. Teheran rivendica a sua volta operazioni contro navi americane e petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre le autorità militari Usa smentiscono di aver subito danni. Diversi mercantili risultano colpiti nel Golfo e il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile. Cresce il timore di una nuova escalation regionale.

Me, running for politics? I’m not thinking about it. Unless they actually kick me out of Rai.” Journalist Sigfrido Ranucci made the remark while presenting his book Il ritorno della casta in Rome. Ranucci said political opponents were not afraid of his candidacy but of his independent journalism and his programme Report. Referring to a recent poll giving him 7% support, he said his credibility and that of Report investigations remained above 60%. Ranucci also criticised politicians over what alleged attacks against him.

Un uomo di 50 anni, Enrico Pucci, è stato condannato a due anni e tre mesi di carcere da un tribunale di Parramatta, a Sydney, dopo essersi dichiarato colpevole di 30 reati legati alla violenza domestica. Tra le accuse, anche l’uso dell’app Tesla per controllare a distanza l’auto dell’ex compagna, modificandone velocità, temperatura, chiusure e tipo di guida. Secondo gli atti giudiziari, il comportamento rientrava in un più ampio schema di controllo e intimidazione durato 4 anni. Pucci ha presentato appello contro la condanna.

Motom il miracolo del dopoguerra

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Carlotta incanta e conquista l'oro

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A cunzasti a Tavula?... era un gesto normale

Save the Date

Madonne di Tutte Le Grazie Sinopoli Ass. Italian Festa! Domenica 20 Sett. 2026 Santa Messa ore 11.00am Luddenham NSW

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Bisettimanale degli italo-australiani La testata fruisce dei contributi diretti editoria d.lgs. 70/2017

"Un titolo di studio non è sinonimo di cultura. La cultura non lo è dell'intelligenza." - S. Nasetti


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Venerdì 11 Settembre 2026

notizie istituzionali

Allora!

Tajani apre una nuova fase con l’Argentina

Rafforzare il partenariato politico ed economico tra Italia e Argentina, “Paesi fratelli legati da radici comuni” e con il quale “faremo crescere ancora di più l’export”, anche grazie all’Accordo. Mercosur. Questo il commento a margine dell’incontro tra il Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, e il

Presidente della Repubblica Argentina, Javier Milei, avvenuto ieri a Buenos Aires, in occasione della prima tappa della missione in Sud America del Ministro, alla guida di una delegazione di oltre 100 imprese italiane. Alla tappa argentina ha preso parte anche il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Pri-

ma di incontrare Milei, Tajani ha reso omaggio al Generale José de San Martín – generale argentino ed eroe nazionale considerato tra gli artefici dell’indipendenza di Argentina, Cile e Perù – con la deposizione di una corona di fiori al monumento a lui dedicato. Successivamente, ha incontrato il Ministro degli Affari Esteri, del Commercio Internazionale e del Culto, Pablo Quirno, per un confronto sul rafforzamento delle relazioni bilaterali, con particolare attenzione alla cooperazione economica e commerciale. Si è recato dunque alla Casa Rosada per incontrare il Presidente Milei, con il quale si è concentrato sul consolidamento del partenariato strategico e sull’attuazione del Piano d’Azione Italia-Argentina 2025-2030 adottato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Presidente Milei. (aise)

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Mattarella a Porta San Paolo Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha preso parte alle celebrazioni dell’83° anniversario della Difesa di Roma, in ricordo dei militari e dei civili caduti nel 1943 nel tentativo di difendere la Capitale. Il Capo dello Stato – rende noto il Quirinale – ha reso omaggio ai combattenti italiani deponendo una corona d’alloro sulle lapidi commemo-

rative dei Caduti militari e civili della Difesa di Roma. In seguito, le celebrazioni sono proseguite al Monumento del Parco della Resistenza, dove è stata deposta una seconda corona. Presenti alla cerimonia il Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, e numerose autorità civili e militari. (Inform)

Terza edizione della giornata dello sport Italiano nel mondo Lunedì 14 settembre 2026, alle ore 17, si terrà presso la Sala Conferenze Internazionali della Farnesina la Terza Edizione della Giornata dello Sport Italiano nel Mondo, rassegna tematica volta a valorizzare le eccellenze del nostro Paese anche in questo ambito. Interverranno il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e il Ministro per lo Sport ed i Giovani, Andrea Abodi. Parteciperanno altresì il Presidente del CONI, Luciano Buo-

nfiglio, e il Presidente CIP, Marco Giunio De Sanctis. Dopo l’intervento di apertura, seguiranno tre segmenti dedicati alle filiere e ai settori economici collegati agli sport di terra e di mare, agli atleti e ai grandi eventi, in particolare l’America’s Cup di Napoli 2027 e il lancio del roadshow internazionale di promozione. Al termine dell’evento, il Ministro Tajani nominerà i nuovi Ambasciatori della Diplomazia dello Sport. (Inform)

Australia Post, il piano delle chiusure scuote il Senato Il futuro della rete degli uffici postali australiani è al centro di un acceso confronto parlamentare, dopo la diffusione di un documento interno che prospetta una possibile riorganizzazione del servizio. L’amministratore delegato di Australia Post, Paul Graham, ha respinto le accuse di aver fuorviato una commissione del Senato, sostenendo che il piano emerso pubblicamente a giugno fosse ancora in una fase iniziale e non rappresentasse un programma operativo. Il documento, definito un progetto per “reimmaginare” la rete degli uffici postali e il sistema delle licenze, avrebbe preso in considerazione la chiusura di fino a 36 uffici nelle aree metropolitane di NSW e Victoria. Tra le ipotesi figurerebbe anche la trasformazione di alcune attività, con la riduzione dei servizi o il trasferimento in altre strutture. Durante l’audizione a Canberra, Graham ha ribadito che non esiste attualmente un programma attivo per procedere con le chiusure. Secondo il dirigente, quando aveva risposto alle domande della commissione a mag-

gio, il piano non era ancora formalmente attivato. La senatrice liberale Sarah Henderson lo ha però accusato di aver utilizzato una formulazione ambigua per evitare di riferire l’esistenza del progetto. Critiche sono arrivate anche dai titolari degli uffici postali. Scott Etherington, presidente del Licensed Post Office Group, ha denunciato una progressiva riduzione della rete, sottolineando l'importanza degli uffici postali per la sopravvivenza economica delle piccole comunità. Secondo Etherington, molti operatori sarebbero stati esclusi dal confronto sulle possibili modifiche, mentre il sistema delle licenze permanenti rischierebbe di essere progressivamente sostituito da accordi a termine. Il gruppo dei titolari chiede quindi una revisione della sostenibilità economica del modello basato sui servizi e la sospensione immediata del progetto di riorganizzazione. La vicenda resta ora sotto esame del Parlamento, mentre cresce l'attenzione sul futuro della rete postale australiana e sui servizi essenziali garantiti ai cittadini nelle aree periferiche e regionali.


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pagina tre a cura di Emanuele Esposito

Venerdì 11 Settembre 2026

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Legge elettorale, la partita è ormai chiusa

Giovani italiani all’estero il ritorno passa dal lavoro di Emanuele Esposito Stipendi più alti, opportunità professionali coerenti con le competenze e riconoscimento del merito. Sono queste le condizioni indicate dai giovani italiani all’estero per prendere in considerazione il ritorno. Il rapporto del CNEL «Giovani Expat. Come farli tornare», realizzato da Ref Ricerche con Questlab, descrive una questione che supera la nostalgia e investe la competitività del sistema italiano. I numeri danno la misura del fenomeno: tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha registrato, secondo i dati riportati nello studio, una perdita netta di 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni. Nel solo 2024 il saldo negativo ha superato le 61 mila unità, il livello più alto della serie considerata. Dietro queste cifre ci sono percorsi professionali, investimenti nella formazione e progetti familiari costruiti altrove. L’indagine individua nella retribuzione il primo fattore decisivo. Per l’83% degli intervistati un aumento significativo dello stipendio è estremamente importante. Considerando complessivamente i giudizi di rilevanza, le opportunità lavorative adeguate al proprio profilo raggiungono l’88%, mentre il riconoscimento del merito arriva al 79%. Seguono gli incentivi al rientro, indicati dal 75%, e una migliore conciliazione tra vita e lavoro, al 72%. Contano anche alloggi accessibili, al 63%, e servizi pubblici efficienti, al 62%. Il messaggio non riguarda dunque soltanto quanto si guadagna, ma anche come si lavora e quali prospettive si possono costruire. Per chi ha trovato all’estero responsabilità, autonomia e possibilità di crescita, il ritorno richiede condizioni professionali credibili. Un beneficio fiscale può facilitare la scelta iniziale, ma difficilmente sostituisce una carriera soddisfacente. Il divario salariale resta centrale. Secondo il rapporto, tra il 2000 e il 2024, a parità di potere d’acquisto, la posizione italiana è peggiorata rispetto ai principali Paesi di confronto. Nei confronti della Spagna, l’Italia è passata da un vantaggio dell’1% a un ritardo del 7%. Il divario con la Germania è aumentato dal 14% al 36%,

quello con la Svizzera dal 39% al 71%. Alla difficoltà di trattenere i giovani si aggiunge quella di attrarre competenze. L’Indice Sintetico dei Flussi Migratori utilizzato dal CNEL indica che, per ogni giovane in arrivo da un’economia avanzata, partono 14,5 giovani italiani verso questi Paesi. Nelle altre principali economie europee considerate, il rapporto risulta invece vicino alla parità. È uno squilibrio che distingue la normale mobilità internazionale da una perdita strutturale. Il valore del capitale umano perso tra il 2011 e il 2024 viene stimato in 159,5 miliardi di euro. Sulla base delle tendenze più recenti, il costo si avvicinerebbe ai 16 miliardi annui. Si tratta di una stima economica, non di una somma direttamente sottratta alle casse pubbliche: serve a rappresentare la dimensione delle risorse umane che il Paese forma e non riesce a trattenere. La mobilità può generare conoscenze, relazioni e opportunità anche per l’Italia. Il nodo emerge quando alla partenza non corrispondono rientri e nuovi arrivi sufficienti a riequilibrare il sistema. Una maggiore capacità di attrazione potrebbe inoltre rafforzare università, imprese e ricerca, creando un ambiente più competitivo e capace di valorizzare percorsi internazionali, esperienze maturate all’estero e nuove competenze professionali qualificate. Per questo la risposta non può esaurirsi nei bonus dedicati agli espatriati. Salari competitivi, selezioni trasparenti, valorizzazione delle capacità e servizi adeguati servono anche a chi è rimasto. Rendere possibile il ritorno significa affrontare le stesse fragilità che spingono nuove generazioni a partire. La sfida, quindi, è trasformare la fuga in circolazione dei talenti. Non chiedere ai giovani un sacrificio in nome delle radici, ma offrire ragioni concrete per scegliere l’Italia. Il rapporto richiama così una responsabilità più ampia: costruire un mercato del lavoro nel quale competenze e impegno trovino opportunità all’altezza delle aspettative, senza rendere l’emigrazione la strada obbligata per realizzarsi.

di Emanuele Esposito La partita sulla legge elettorale per gli italiani all’estero sembra ormai chiusa. Secondo fonti vicine alla maggioranza, non ci sarebbero più margini politici per modificare il testo approvato dalla Camera: la linea sarebbe quella di procedere senza correzioni sostanziali, portando il provvedimento al voto nella formulazione già licenziata da Montecitorio. Se questa indicazione verrà confermata in Aula, gli emendamenti presentati nelle ultime settimane sulla circoscrizione Estero saranno destinati a non incidere sul testo finale. Resterebbero quindi fuori sia la proposta del senatore Roberto Menia, che prevedeva il mantenimento delle quattro ripartizioni al Senato e otto aree di voto alla Camera, sia gli emendamenti soppressivi e correttivi presentati da Francesco Giacobbe, Francesca La Marca e altri senatori. Il punto politicamente decisivo è che la maggioranza non sembrerebbe più intenzionata a riaprire il dossier. L’obiettivo sarebbe evitare modifiche che obbligherebbero il provvedimento a tornare alla Camera, rallentando l’iter. Per gli italiani all’estero, se il testo resterà invariato, cambierà

profondamente la geografia elettorale. Alla Camera le attuali quattro ripartizioni verrebbero ridotte a due grandi aree, mentre al Senato la competizione si svolgerebbe su scala mondiale. Per Australia, Africa, Asia e Oceania il cambiamento sarebbe particolarmente rilevante: l’attuale ripartizione perderebbe la propria autonomia alla Camera e verrebbe inserita in un bacino elettorale molto più ampio, con conseguenze da valutare sul rapporto tra territorio, candidature e rappresentanza. Formalmente mancano ancora i voti parlamentari e nessun emendamento può essere considerato respinto prima dell’esito dell’Aula. Politicamente, però, il

segnale che arriva dalla maggioranza è netto: la fase delle trattative sarebbe conclusa. Dopo settimane di proposte e discussioni, il nodo non è più quale emendamento possa prevalere, ma quali effetti concreti produrrà il nuovo sistema sulla rappresentanza delle comunità italiane nel mondo. La decisione finale spetterà comunque al Parlamento, ma il quadro politico appare ormai delineato. Per milioni di cittadini residenti fuori dall’Italia, resta ora da capire come il nuovo assetto inciderà sulla possibilità di eleggere rappresentanti realmente vicini alle esigenze dei territori e capaci di garantire una rappresentanza più efficace.

Com.It.Es. e patronati al confronto sui servizi di Emanuele Esposito Le difficoltà degli anziani nell’accesso ai servizi, le pratiche di cittadinanza e il rinnovo del Comitato sono stati al centro dell’incontro tra Com.It.Es. di Sydney, patronati e Consolato Generale d’Italia. Gli operatori hanno segnalato ostacoli nell’ottenimento del codice fiscale e nel reperimento dei documenti necessari alle domande di pensione. Per molti cittadini, soprattutto ultraottantenni, le procedure digitali restano difficili da gestire senza assistenza e un adeguato supporto nelle diverse fasi delle pratiche richieste dagli uffici consolari italiani e dalle amministrazioni pubbliche coinvolte nelle procedure burocratiche. È stata proposta una maggiore collaborazione con i patronati nelle attività preparatorie ai servizi consolari. Il Console ha ricordato che verifiche anagrafiche, dati biometrici e rilascio dei passaporti richiedono comunque

l’intervento dell’ufficio. Matrimoni, divorzi e cambi di indirizzo non registrati possono bloccare le pratiche. Sul riacquisto della cittadinanza, i patronati hanno chiesto indicazioni documentali più uniformi. Il Consolato ha richiamato le difficoltà legate alle differenze tra generalità italiane e australiane e ai rapporti con i Comuni. Spazio anche alle elezioni del

Your Local Voice How can I help you? • My Aged • Centrelink Care • NDIS • Veteran’s • Immigration Affairs • NBN Please get in touch if I can be of help (02) 8783 0977 Anne Stanley, PO Box 306, Casula Mall 2170 Anne.Stanley.Werriwa@gmail.com facebook.com/Anne.Stanley.Werriwa www.annestanley.com.au

Com.It.Es. e alla raccolta delle 200 firme per presentare le liste. Il Console ha offerto disponibilità per autentiche fuori sede, concordando luoghi e verifiche preliminari. Ai patronati è stato chiesto di sostenere l’informazione sull’iscrizione al voto. I principali problemi emersi dovrebbero essere raccolti in un documento da condividere tra i partecipanti.


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Venerdì 11 Settembre 2026

fatti e misfatti di Marco Testa

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Lega's Romeo and Fontana Challenge Salvini

Tensions are mounting within Italy’s League party as its traditional Pontida gathering approaches on 20 September, with Senate group leader Massimiliano Romeo reportedly facing a possible challenge to his position. Reports have circulated that League senators are collecting signatures to replace Romeo, with Claudio Borghi, considered a close ally of party leader Matteo Salvini, mentioned as a possible successor. Romeo, however, said he was unaware of any such initiative. “No one has called me. I read about it in the newspapers,” he said. The dispute reflects growing

divisions within the party, particularly over its political direction and the role of the northern regions. Romeo has been accused by some party members of challenging Salvini’s leadership and failing to fully support the secretary’s line. Salvini himself fuelled speculation last weekend when, asked about Romeo, he remarked: “Today he is group leader, tomorrow who knows.” Romeo received strong backing from Lombardy Governor Attilio Fontana during a League event in Alzano Lombardo. Fontana argued that it would be wrong to remove him, while supporters in the audience displayed a banner

reading: “Romeo and Fontana, Bergamo is with you.” The two represent a growing autonomist current within the League that has called for a more collective leadership of the party. Romeo insisted that his position was not motivated by personal ambition, saying the political risk could actually cost him his position. The tensions are particularly significant as the League prepares for meetings in Rome on the next Budget Law. Romeo said he had not been invited but would attend Fontana’s scheduled speech. Fontana attempted to lower the temperature, insisting that the discussion was about ideas rather than a definitive confrontation and arguing that Pontida would not become a showdown. Others within the League are less conciliatory. Lombard deputy Eugenio Zoffili, who is critical of the autonomist faction, described the behaviour of Romeo and Fontana as “irresponsible”. With Pontida approaching, the internal dispute could become an important test of Salvini’s authority and the future direction of the League.

È morta Blanche d’Alpuget, vedova di Hawke

È morta a 82 anni Blanche d’Alpuget, scrittrice, biografa e figura importante della vita culturale australiana, conosciuta dal grande pubblico anche per essere stata la moglie dell’ex primo ministro Bob Hawke. La famiglia ha confermato la notizia mercoledì, ricordandola come una donna vitale, generosa e curiosa, capace di vivere e lavorare secondo le proprie convinzioni. Ma ricordare Blanche soltanto come la moglie di Hawke significherebbe ridimensionarne la personalità e il percorso. Prima e accanto alla sua notorietà pubblica,

d’Alpuget costruì infatti una propria carriera letteraria, fatta di romanzi, biografie e saggi. Il suo libro del 1982, Robert J. Hawke: A Biography, diventò un bestseller e vinse il New South Wales Premier’s Award. Tra i suoi romanzi più conosciuti figurano Monkeys in the Dark, Turtle Beach, Winter in Jerusalem e White Eye. Nel corso della sua carriera ricevette diversi riconoscimenti letterari. D’Alpuget era una donna intellettualmente curiosa. Amava discutere di storia, politica, Medio Oriente e religione e, secondo il

ricordo di Craig Emerson, ex collaboratore di Hawke, aveva una particolare capacità di concentrarsi sugli aspetti positivi delle persone, evitando di soffermarsi sui loro difetti. Il rapporto con Bob Hawke occupò una parte importante della sua vita. I due si incontrarono negli anni Settanta e la loro relazione rimase per lungo tempo lontana dai riflettori. Si sposarono nel 1995 a Sydney, quattro anni dopo la fine dell’esperienza di Hawke come primo ministro. Rimasero insieme fino alla morte dell’ex premier, nel 2019. Negli ultimi anni Blanche fu anche un importante punto di riferimento per Hawke, soprattutto durante il declino della sua salute. Nella loro casa di Northbridge ricevevano amici e conoscenti, discutendo di politica, spiritualità e vita. La famiglia ha reso noto anche il messaggio che Blanche aveva scelto come ultimo saluto: «La nostra vocazione più alta e il nostro più grande traguardo è l’amore, la regola della vita».

R U OK? è più che un quesito In Australia nove persone su dieci conoscono il messaggio di R U OK?, ma la consapevolezza, da sola, non basta ad avviare una conversazione. In occasione dell’R U OK? Day, che si celebra il 10 settembre, l’organizzazione invita gli australiani a fare un passo in più: trovare la fiducia necessaria per chiedere a chi ci sta a cuore: “Are you OK?”. Il messaggio di quest’anno, “If you’re thinking it, Ask R U OK? Any Day”, vuole superare esitazioni e timori. A volte si evita di parlare perché si teme di dire la cosa sbagliata o di non sapere come aiutare. Ma, secondo R U OK?, una conversazione non deve essere perfetta: ascoltare con attenzione e dimostrare interesse può già rappresentare un importante sostegno. Il CEO Lachlan Searle sottolinea che il movimento appartiene

all’intera comunità australiana, dalle scuole ai luoghi di lavoro, dalle famiglie alle associazioni sportive. La ricerca mostra inoltre che le persone esposte alla campagna R U OK? possono essere fino a sei volte più propense a contattare qualcuno che sta affrontando difficoltà personali. Anche l’ambasciatrice Allison Langdon ha ricordato il cambiamento culturale avvenuto negli ultimi anni: parlare apertamente di salute mentale e suicidio non deve essere considerato un tabù. L’obiettivo, quindi, non è limitarsi a una giornata simbolica, ma trasformare il gesto del “chiedere come stai?” in un’abitudine quotidiana. Notare, chiedere, ascoltare e tornare a interessarsi possono contribuire a rafforzare quel senso di connessione di cui tutti abbiamo bisogno.

Tax breaks and wider flat tax Italy’s Finance Minister Giancarlo Giorgetti has outlined several proposals being considered for the country’s 2027 budget, including tax incentives for companies that raise wages, an expansion of the flat-tax threshold and possible pension reforms. Speaking at a League party event focused on the next budget, Giorgetti said the government was considering a “tax advantage” for businesses that increase salaries, particularly for younger workers. The proposal is intended to boost purchasing power and could also help tackle Italy’s continuing brain drain. Inflation has reached 3.3%, its highest level in three years, putting further pressure on household incomes. Giorgetti suggested that salary increases could receive preferential taxation, potentially through a form of flat tax designed to encourage employers to improve pay. The minister also indicated that the government could raise the income ceiling for Italy’s 15% flat tax for self-employed

workers. The current threshold is €85,000, while the League has long proposed increasing it to €100,000. Any move would be politically sensitive, particularly as employees generally face higher tax rates. Pensions are another issue under discussion. Giorgetti referred to a League proposal allowing some workers to retire at 64, arguing that the system should address differences between people who began working before and after 1996, while maintaining long-term financial sustainability. On banks, Giorgetti stopped short of endorsing a proposed 5% levy on banking profits that could raise €2–3 billion for families and businesses facing high energy costs. Instead, he argued that greater competition could reduce excess profits. The Meloni government is also preparing measures on fuel prices as the latest diesel tax cut expires on Thursday. Giorgetti said targeted action was being considered as energy prices remain a major concern.


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notizie comunitarie

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a cura di Tom Padula

Talento italiano nei laboratori della RMIT

Pauly J Takes Italian Music Beyond the Traditional Club By Tom Padula Pauly J represents a new generation of Italian-Australian entertainer whose work combines singing, DJ performance, live entertainment, Italian popular music and social-media promotion. Rather than fitting neatly into the traditional category of either singer or DJ, Pauly J operates as a complete entertainment personality: vocalist, DJ, performer, show organiser and promoter of Italian cultural events. He is developing a fresh approach to Italian live music, working with Australian musicians and production teams. His importance in the Melbourne Italian Club scene is particularly evident in the way he brings together generations and musical tastes. His repertoire can move from classic Italian songs and Sanremo favourites to contemporary dance music, remixes, 1980s and 1990s favourites, R&B and international party music. His Ti Ricordi concert, for example, was promoted as a journey through the great Italian hits that accompanied family life, weddings, festivals and dance floors, with the emphasis not simply on listening but on singing, dancing and remembering. Pauly J has also developed the Primavera concept, combining Italian music, food, nightlife and social interaction. His Ferragosto Italian Dance Party at the Royal Melbourne Hotel featured him both as a live performer and DJ, including his own Italian remixes, alongside other DJs and Italian food experiences. The event was promoted as an Italian nightlife experience rather than simply a

Save the Date in Melbourne By Tom Padula Italian Pensioner Club Allegra Sala riunioni Biblio. di Coburg Tutti i mercoledì - 10.00am Tombola, carte, caffè e biscotti Tino Modica: 0475 433 868 Italian S. Club of Doncaster Centro Ted Ajani Tutti i venerdì - 9.00am Caffè e biscotti Tonia: 0413 040 027

concert. His L'Italiano Vero Ferragosto Dinner Dance at the Freccia Azzurra Club similarly combined a traditional four-course Italian dinner with a live showband, sing-alongs, dancing and a subsequent DJ set. His performances extend beyond traditional Italian clubs. He has appeared at major Italian cultural celebrations, including the Italian Festa & Expo 2025, where Pauly J and his band transformed the festival into an energetic open-air disco. The combination of Jo, Daniel, Alyssa, Frank and Pauly J demonstrated his capacity to operate as a live-band frontman as well as a DJ. His reach is also demonstrated by appearances at Club Italia Sunshine, where he performed in the 2026 Festa della Libertà program celebrating the music associated with the legends of Sanremo. He has also appeared in mainstream Melbourne nightlife settings, including Italian-themed events at Zekkai, where he combined DJ set and vocals. An important part of Pauly J's modern identity is social media. He uses digital platforms not merely to advertise performances but to create an ongoing relationship with his audience, publicising events, performances, music and Italian cultural experiences. This makes him particularly suited to today's Italian-Australian community, where the traditional social-club dinner dance is increasingly being connected with contemporary nightlife and online promotion. Pauly J's connection with Italy is significant because his artistic identity is based on Italian music and culture, and he also travels to Italy to perform. His artistic model is deliberately connected with Italy itself: he takes Italian popular music, entertainment traditions and contemporary dance culture between Australia and Italy. In this sense, Pauly J represents an increasingly important transnational Italian entertainer— someone whose stage is not restricted to the traditional Italian social club. His work connects Melbourne's Italian community, younger audiences, nightlife, live bands, DJs, social media and the continuing cultural influence of Italy. His distinctive contribution is to make Italian music active, contemporary and participatory, rather than simply nostalgic.

Ricerca, intelligenza artificiale, robotica e alta formazione sono stati al centro della visita dell’Ambasciatore d’Italia Nicola Lener alla RMIT University di Melbourne, uno dei principali atenei australiani per vocazione internazionale e attività scientifica. L’Ambasciatore è stato accolto dal professor Calum Drummond AO, Deputy Vice-Chancellor Research & Innovation e Vice-President dell’università. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per conoscere più da vicino le attività di RMIT e il contributo dei numerosi docenti e ricercatori italiani impegnati nei diversi settori dell’ateneo. Tra gli appuntamenti della visita, l’incontro con il professor Fabio Zambetta, Deputy Dean della School of Computing Technologies, e con il professor Pier Marzocca, direttore del Sir Lawrence Wackett Aerospace Research Centre. Lener ha inoltre visitato i laboratori dedicati all’Advanced Manufacturing, all’intelligenza artificiale e alla robotica, ambiti strategici per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica. La collaborazione tra Italia e Australia potrebbe rafforzarsi ulteriormente grazie all’adesione australiana a Horizon Europe.

RMIT, già inserita in importanti circuiti internazionali, può contare anche sulla presenza di RMIT Europe a Barcellona e su una consolidata esperienza nei progetti europei di ricerca. La visita conferma così l’importan-

za di creare nuove opportunità di collaborazione tra università, ricercatori e centri di eccellenza dei due Paesi, aprendo prospettive comuni nel campo della ricerca e dell’innovazione per il futuro dei giovani ricercatori.

Roma antica racconta la sua storia millenaria L’antica Roma è protagonista a Melbourne con “Rome: Empire, Power, People”, la mostra allestita al Melbourne Museum che propone al pubblico australiano un viaggio attraverso circa duemila anni di storia romana. L’esposizione presenta statue, reperti, oggetti della vita quotidiana e simboli del potere, raccontando la società romana attraverso gli imperatori, la popolazione e le trasformazioni che hanno segnato una delle civiltà più influenti della storia. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Victoria Museum, Museo Nazionale Romano e Museo Archeologico Nazionale di Firenze, con il supporto operativo di Contemporanea Progetti. La mostra rappresenta inoltre

un’importante occasione per valorizzare in Australia il patrimonio archeologico italiano. L’iniziativa ha beneficiato del sostegno del Consolato Generale d’Italia a Melbourne e dell’Italian

Cultural Institute of Melbourne, rafforzando i rapporti culturali tra Italia e Australia. La mostra sarà visitabile al Melbourne Museum fino alla fine di ottobre.

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notizie comunitarie

Allora!

L’Ambasciatore Lener apre il dialogo con il SA

È iniziata ad Adelaide la prima visita ufficiale dell’Ambasciatore d’Italia in Australia, Nicola Lener, in South Australia, occasione di

confronto con le istituzioni italiane e con alcune delle realtà più rappresentative della comunità italiana locale. La missione ha

preso avvio presso il Consolato d’Italia ad Adelaide, dove Lener ha incontrato il personale della sede, aggiornandosi sui principali progetti in corso e sull’andamento dei servizi rivolti alla comunità italiana. L’incontro ha permesso di approfondire le attività consolari e le esigenze degli italiani residenti nello Stato, rafforzando il dialogo tra rappresentanza diplomatica e territorio. Nel corso della visita, l’Ambasciatore si è recato presso gli uffici del CO.AS.IT. SA, dove è stato accolto dalla Presidente Lina Scalfino e da alcuni membri del Comitato. Sono state presentate le numerose attività e i progetti dell’organizzazione, da anni punto di riferimento per la comunità italiana del South Australia. Il confronto ha evidenziato il ruolo dell’associazionismo nella promozione della lingua e della cultura italiana e nel rafforzamento dei legami con le nuove generazioni. Un altro momento significativo si è svolto presso Radio Italiana 531, importante voce della comunità italiana locale. L’Ambasciatore ha rilasciato un’intervista dedicata ai rapporti tra Italia e Australia e all’importanza delle comunità italiane all’estero, sottolineando il loro prezioso contributo alla società australiana. La visita ha così coinvolto tre importanti ambiti della presenza italiana: istituzioni, associazionismo e informazione. Gli incontri hanno confermato l’attenzione della diplomazia italiana verso il South Australia e il valore della comunità italiana come ponte culturale, sociale e umano tra i due Paesi.

Papà in festa al Laguna Club Una serata all’insegna della famiglia, dell’amicizia e della tradizione italiana ha celebrato a Perth, Western Australia, la Festa del Papà con il “Laguna Family BBQ Father’s Day Tribute”. Un appuntamento che ha riunito numerose famiglie e amici in un’atmosfera allegra e coinvolgente, tra buon cibo, musica, risate e momenti di festa, rafforzando ancora una volta i legami della comunità italiana locale e il piacere di condividere insieme occasioni speciali. La serata è stata anche l’occasione per celebrare compleanni e anniversari. Tanti auguri sono stati rivolti ad Alfredo De Meno, 91 anni, Franco Colombini, 88, Tindaro Ricciardo, 84, e a Francis Princepe, Paul Boggon, Diana Barzotto-Boggon, Norma e Olivia, Paolo Di Russo, Justin Merendino, Chas Giglia e Fulvia Di Prinzio. Festeggiati anche gli anniversari di Monica e Nic Braccia e di Angie e Gary Whitelaw. Particolarmente apprezzati i gesti di generosità che hanno arricchito la serata: Maria Santella ha offerto un bellissimo regalo al

“papà più recente”, mentre Loui e Agata Saraceni hanno donato una splendida opera d’arte raffigurante Venezia. Un sentito ringraziamento è stato rivolto agli sponsor e sostenitori: Cellarbrations Morris Place – Dennis Favaretto, Busatti Nedlands, Bossman Barber, Italian Theatre WA, La Mortazza, Dolcetto e Mario’s Pizza, oltre a The Corner Butcher, prezioso sostenitore dei barbecue. A rendere ancora più speciale l’appuntamento sono stati Rhythm’n’Groove e Mr Accordion Man, protagonisti dell’intrattenimento musicale, accompagnando la serata con energia, entusiasmo e tanta musica per il pubblico presente, creando un’atmosfera ancora più festosa e coinvolgente per tutti i partecipanti. Infine, un grande grazie agli “Angeli in cucina”, al Comitato e a tutti i volontari che, con impegno e passione, lavorano dietro le quinte. A tutti i papà, nonni, famiglie e amici del Laguna, un caloroso augurio di Buona Festa del Papà!

LCSA 2026, comunità unite oltre ogni confine Si è svolta presso il Novotel la Conferenza LCSA 2026, un importante appuntamento di due giorni dedicato all’incontro, alla condivisione e alla costruzione di nuove relazioni tra realtà impegnate nel mondo della comunità e dei servizi alla persona. Tra i partecipanti anche Maria Di Carlo, che ha preso parte con entusiasmo ai diversi momenti della conferenza, cogliendo l’opportunità di confrontarsi con persone e organizzazioni provenienti da diverse parti del mondo. Il tema scelto per l’edizione 2026, “Connecting Communities”, ha rappresentato perfettamente lo spirito dell’iniziativa: creare connessioni, favorire il dialogo e rafforzare quei legami che possono trasformarsi in nuove opportunità di collaborazione e crescita. La conferenza è stata una preziosa occasione non soltanto per ascoltare e condividere esperienze, ma anche per conoscere nuove persone, scambiare idee e ampliare una rete di contatti costruita sulla volontà comune

di sostenere le comunità. I due giorni al Novotel hanno offerto momenti di confronto e riflessione, dimostrando ancora una volta quanto sia importante mettere in relazione esperienze e culture differenti. La forza delle comunità, infatti, nasce anche dalla capacità di incontrarsi, ascoltarsi e lavorare insieme. “Connecting Communities” non è stato quindi soltanto il titolo della conferenza, ma un messaggio concreto: le relazioni create durante questi incontri possono continuare nel tempo,

mantenendo vivi i contatti e trasformandoli in collaborazioni future. L’iniziativa ha inoltre evidenziato il valore della partecipazione attiva e della collaborazione, elementi fondamentali per affrontare le nuove sfide e individuare percorsi condivisi capaci di generare benefici concreti per le comunità. Una partecipazione significativa, dunque, all’insegna della condivisione, dell’apertura internazionale e della volontà di costruire legami destinati a durare.


notizie comunitarie

Allora!

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«Chi ha il diritto di ricordare?»: a Redfern l'Italia incontra le First Nations

Francesca Ranazzi presenta l'organizzazione della serata

Laura Crippa durante la presentazione

Christine Donnelly, CEO dell’ADTR

S. Stowe durante la presentazione

Alcuni membri della Dante Alighieri con una delle partecipanti

Ilaria Tavilla e Andrea Tenconi

V. P. ed E. M. tra le gradite partecipanti

Rita Prestigiacomo e Shawn Stowe

di Lorenzo Canu Il 2 settembre, all'Aboriginal Dance Theatre Redfern di Renwick Street, la comunità italiana di Sydney e alcuni rappresentanti dei popoli delle First Nations si sono trovati per una serata di racconti e archivi intitolata «Italy Meets Australian First Nations Peoples», nata dalla collaborazione tra il teatro, la Dante Alighieri Society of Sydney e l'Università di Sydney, attorno alla domanda "chi ha il diritto di ricordare e chi quello di raccontare la storia?". Christine Donnelly, CEO dell’ADTR, ha accolto gli ospiti, ricordando che il Teatro è nato quasi cinquant'anni fa come spazio in cui i bambini e i ragazzi aborigeni potessero imparare a danzare, in una città dove per loro quelle occasioni erano rare. Negli anni ci sono passate generazioni di giovani, da Redfern e dal resto di Sydney, aborigeni e non. Le fotografie appese alle pareti, ha spiegato, tengono insieme quella memoria. Per la Dante, la presidente Concetta Perna AM ha reso omaggio alle culture delle First Nations, tra le più antiche e ancora vive al mondo, dicendo che far parte della società significa conoscere storie che precedono l'arrivo degli italiani, e ascoltarle senza imporre categorie. Josto Luzzu, dell’Università di Sydney, ha raccontato la nascita del progetto. Per i 46 anni del teatro, Donnelly ha aperto il suo archivio di fotografie, videocassette, ritagli e corrispondenza, e con un gruppo di studenti ne ha avviato la digitalizzazione. Quello che sembrava un compito tecnico, ha detto, è diventato una domanda più difficile. A curare la seconda parte della serata è stata Francesca Ranazzi, che ha raccontato un episodio della preparazione. Per il volantino avevano scelto Firenze e Uluru, e Donnelly fece notare con gentilezza che Uluru appartiene a una zona precisa del continente, e usarlo per tutte le comunità aborigene ne appiattiva le storie. Lavorare con rispetto tra culture, ha concluso Ranazzi, vuol dire rallentare e chiedersi ogni volta se una cosa è nostra da usare, se è il contesto giusto, chi ha l'autorità per parlarne. Al centro della serata l'intervento di Laura Crippa, italianista della stessa università. Crippa aveva pensato di raccontare i

La presidente Concetta Perna AM da i saluti di benvenuto

Josto Luzzu presenta la serata

Alcuni degli amici dell'Istituto di Cultura

Fernando Jesus e Tainara Silva

"viaggiatori-scienziati", gli antropologi italiani che a fine Ottocento vennero in Australia a documentare le culture indigene e raccogliere materiali. Poi, però, "invece di seguire gli uomini che erano venuti in Australia” ha deciso di “rovesciare la prospettiva e seguire gli oggetti che si erano portati in Italia. Spesso gli archivi dei musei italiani rispondono con il silenzio. Ma è un silenzio che non è vuoto". Quegli oggetti arrivarono in Italia dopo l'Unità, come parte del sistema coloniale. A Roma una delle collezioni più consistenti si deve a Enrico Hillyer Giglioli, che raccolse oltre quattrocento oggetti da tutta l'Australia. Il problema, ha mostrato Crippa, è che oggi il catalogo online non

permette di cercare per regione di provenienza e il catalogo storico di Giglioli non è digitalizzato e si consulta presso il museo solo su microfilm. Nella pagina introduttiva della collezione oceanica, inoltre, l'Australia intera finisce ridotta a una sezione, mentre le singole Nazioni spariscono. Al piano di sopra, Shawn Stowe ha mostrato dei boomerang, e Aunty Jeannie ha chiuso con una poesia. "Siamo tutte figlie della terra. Senza le donne non ci sarebbe popolazione," ha detto. "La nostra prima lingua, per la mia gente, è l'amore. Amore per la Madre Terra, per il cielo e per le onde dell'acqua. Sono passati solo 238 anni e 7 mesi da quando è arrivata la colonizzazione."


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notizie comunitarie

Allora!

Mezzotono a Sydney, cercando il continente mancante

Il Direttore dell'Istituto Marco Gioacchini presenta l'evento

I Mezzotono danno il benvenuto agli spettatori

I Mezzotono duettano con David

Emanuela Moretto assieme a degli studenti dell'Istituto

di Lorenzo Canu Domenica 6 settembre, alla Verbrugghen Hall del Conservatorio, l'Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha presentato il gruppo vocale Mezzotono, cinque cantanti che con la sola voce ricreano il suono di un'intera orchestra. Era la loro prima volta in Australia, unica data australiana del tour, davanti a una sala piena e sorprendentemente giovane, sotto le vetrate colorate del Conservatorio. Ad aprire la serata è stato il direttore dell'Istituto, Marco Gioacchini, con il saluto alle famiglie per la festa del papà e il riconoscimento ai custodi tradizionali della terra su cui sorge il Conservatorio. Ha presentato i Mezzotono come ambasciatori della musica italiana nel mondo, dal jazz al pop, dalla classica alla tradizione popolare, e ha ringraziato le associazioni e i rappresentanti italiani, gli altri istituti di cultura europei come l'Alliance Française e l'Instituto Cervantes, e il Console Generale Gianluca Rubagotti, presente in sala insieme ad altri rappresentanti diplomatici. I Mezzotono si presentano come il gruppo che con la propria musica ha toccato il maggior numero di nazioni al mondo: in ventitré anni hanno cantato in oltre settanta paesi e cinque continenti, e l'Australia era l'ultimo che mancava. Arrivavano dalla Malaysia, dopo Sydney sarebbero andati a Singapore. Alla vigilia Fabio Lepore aveva promesso "un giro del mondo in musica" e di portare sul palco "il cuore dell'Italia", calore, energia e divertimento. Dal vivo è andata così. Sul palco, senza strumenti, cinque voci si passavano melodia, basso e percussione, tra armonie strette, imitazioni di strumenti e continuo dialogo con il pubblico. Per la festa del papà hanno chiamato sul palco un padre dalla platea, David*, chiedendogli la prima cosa che fa appena sveglio e usando quel suono per improvvisare un pezzo. Poco dopo, in perfetto stereotipo italiano, hanno scelto una ragazza dal pubblico come innamorata di uno dei cantanti per una canzone d'amore (che ha poi confermato di non essere stata a disagio). Il programma ha attraversato l'Italia e il mondo. Dai classici come Mambo Italiano, Quando Quando Quando e Buonasera

Germinal Gil de Gracia e Miriam Navarro Conca dell'Istituto Cervantes di Sydney

I Mezzotono assieme al Console Generale e al team dell'IIC

I Mezzotono assieme a T. Cagnola e figlia

Signorina alla Napoli di Città di Pulcinella e Solo me ne vo, da un medley di brani brasiliani in versione italiana a Guantanamera, fino a Circle of Life di Elton John e Another Star di Stevie Wonder, senza dimenticare il comico Balletto Barese e un loro brano originale, la scherzosa Cime di rape. "Abbiamo girato quasi tutte le nazioni del mondo con la nostra musica, tranne l'Australia. Oggi è la prima volta, ed è una giornata molto emozionante", hanno detto i Mezzotono. E sul senso del loro lavoro: "Tutta la nostra vita è musica, dall'inizio della giornata fino a quando andiamo a dormire." Sull'esperienza di Sydney: "È stato emozionante. Davvero un concerto empatico." Un sentimento

ricambiato dalla platea. Per tutta la serata il gruppo ha avuto un modo di fare fantastico con il pubblico, e quando è stata annunciata l'ultima canzone la sala ha protestato, molto "naturalmente". Ricordando che lo stesso era successo in Malaysia, i Mezzotono hanno concesso i bis, e il pubblico si è divertito a fare da coro per "Mah Nà Mah Nà", il numero che ha fatto ridere tutta la sala, seguito da "Volare". Il prossimo passo è il Brasile a novembre, un paese che con l'Italia condivide una lunga storia di canzoni incise nelle due lingue. Per l'Australia restava una prima volta arrivata dopo ventitré anni di tour. *Il nome è stato cambiato per privacy

Il Console Generale G. Rubagotti e il Vice Console della Svizzera D. Schwizer assieme al Direttore Gioacchini e i Mezzotono


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Cecil Hills, nuova vita per Pye Hill Reserve

Silvana e Domenica mostrano con orgoglio la copia di Allora!

Allora! porta l’Italia a Five Dock di Filippo Stivala Il Canada Bay Club di Five Dock rappresenta un punto di riferimento per la vita sociale dell’Inner West di Sydney. Il club, frequentato da persone di diverse generazioni, ospita attività, iniziative, incontri e momenti di aggregazione rivolti ai propri soci e alla comunità locale. È in questo contesto che è presente anche Allora!, il giornale della comunità italiana in Australia. Le copie vengono regolarmente consegnate al club grazie alla collaborazione di Sam Volpe, volontario storico del nostro giornale, che provvede personalmente a portare le edizioni. La presenza di Allora! consente ai soci e ai frequentatori del Canada Bay Club di avere a disposizione notizie, approfondimenti e storie dedicate alla comunità italiana, oltre alle informazioni sugli eventi e sulle iniziative che interessano gli italiani e gli ita-

lo-australiani. Fondato nel 1966 come Western Suburbs Soccer Club, il Canada Bay Club si è sviluppato nel corso dei decenni, diventando una struttura polifunzionale con servizi di ristorazione, intrattenimento e numerose attività sociali. La distribuzione del giornale nei luoghi di aggregazione rappresenta un elemento importante per mantenere un rapporto diretto con i lettori e garantire una presenza capillare sul territorio. La copia cartacea continua infatti a raggiungere il pubblico nei luoghi in cui la comunità si incontra e condivide momenti della vita quotidiana. In questo percorso, il contributo dei volontari è fondamentale. La collaborazione di Sam Volpe, con la sua disponibilità e continuità, permette ad Allora! di essere presente anche al Canada Bay Club, rafforzando il rapporto tra il giornale e la comunità locale.

Kemps Creek, nuovo impianto per il recupero dell’acqua di Maria Grazia Storniolo Un nuovo importante passo avanti per il futuro del South Western Sydney. La scorsa settimana, Nathan Hagarty MP, rappresentante di Leppington, ha partecipato insieme alla Ministra Rose Jackson e a Charishma Kaliyanda all’inaugurazione del nuovo impianto di recupero delle risorse idriche “Badu Yarragul” di Sydney Water, a Kemps Creek. L’opera rappresenta un investimento strategico per una regione in rapida crescita, chiamata a sostenere lo sviluppo di nuove comunità residenziali e importanti infrastrutture. Il progetto contribuirà infatti a supportare le nuove abitazioni previste nelle aree di Austral e Leppington, oltre alla crescita legata al Western Sydney International Airport e alle future esigenze dell’intero territorio. Al centro dell’iniziativa vi è il recupero dell’acqua, che potrà essere destinata a forme di riutilizzo

vantaggiose per la comunità. Un approccio che punta non solo a garantire una maggiore disponibilità della risorsa, ma anche a ridurre la pressione sulle riserve idriche e a promuovere una gestione più sostenibile dell’acqua. L’impianto “Badu Yarragul” si inserisce così in una visione di lungo periodo, nella quale sviluppo urbano e tutela ambientale devono procedere di pari passo. Per una delle aree in maggiore espansione di Sydney, investimenti di questo tipo assumono un valore fondamentale, contribuendo a costruire infrastrutture capaci di rispondere alle necessità di una popolazione in crescita. L’inaugurazione ha quindi rappresentato un momento significativo per il futuro del South Western Sydney, con l’obiettivo di garantire migliori risultati ambientali e una gestione più responsabile delle risorse idriche a beneficio delle generazioni future.

di Maria Grazia Storniolo Un altro importante progetto dedicato alla comunità è diventato realtà grazie alla collaborazione tra i diversi livelli di governo. Sabato è stata ufficialmente riaperta la Pye Hill Reserve di Cecil Hills, dopo un significativo intervento di riqualificazione che ha trasformato il parco in uno spazio più moderno, sicuro e accogliente per residenti e famiglie. A sostenere il progetto sono stati il Governo Albanese, attraverso il programma Local Roads and Community Infrastructure, il Governo Minns e il Liverpool City Council, con un investimento complessivo di milioni di dollari. Nel dettaglio, il Governo Albanese ha contribuito con 1,11 milioni di dollari, il Governo del NSW con 1,7 milioni, mentre il Liverpool City Council ha stanziato oltre 777.000 dollari. L’intervento ha permesso di rinnovare profondamente l’area, attraverso nuovi lavori di sistemazione paesaggistica e di abbellimento, la realizzazione di percorsi più funzionali e l’installazione di nuovi arredi urbani. Particolare attenzione è stata inoltre riservata ai più piccoli, con la creazione di una nuova area giochi inclusiva, pensata per consentire a bambini con di-

verse abilità di giocare e divertirsi insieme. Alla cerimonia di riapertura ha partecipato anche Anne Stanley MP, deputata federale per Werriwa, che ha sottolineato l'importanza dell'investimento per il territorio e per il futuro della comunità locale. «È stato meraviglioso vedere la nostra grande comunità unirsi a sostegno della Pye Hill Reserve», ha dichiarato Stanley, evidenziando come il progetto contribuirà anche a stimolare l’economia locale attraverso la creazione di posti di lavoro, offrendo al tempo stesso benefici duraturi ai residenti. La rinnovata riserva si presenta oggi come un luogo di

incontro, socializzazione e svago, destinato a diventare un punto di riferimento per famiglie e cittadini di Cecil Hills negli anni a venire. Il nuovo spazio offre inoltre maggiori opportunità per trascorrere tempo all’aperto, favorendo attività ricreative, incontri tra generazioni e una più forte partecipazione alla vita del quartiere. Un risultato concreto che rafforza il senso di appartenenza e valorizza ulteriormente il quartiere. Un investimento destinato a produrre benefici per tutta la comunità locale e per le future generazioni di residenti di Cecil Hills, offrendo nuovi spazi di socialità.

Vince Ferreri è il nuovo sindaco di Camden

È un passaggio significativo per la comunità italiana del Western Sydney. Vince Ferreri, consigliere, è stato eletto sindaco di Camden, succedendo a Therese Fedeli, esponente della comunità italo-australiana nella politica locale. Ferreri e la consigliera Eliza Rahman sono stati eletti Mayor e Deputy Mayor durante la riunione del Council di martedì 8 settembre. Ferreri era stato eletto consigliere del North Ward nel 2024. La successione assume particolare significato per gli italiani di Camden: Therese Fedeli ha rappresentato la comunità ai vertici dell’amministrazione. Eletta nel Camden Council nel 2012, aveva ricoperto l’incarico di Deputy Mayor prima di diventare sindaca nell’aprile 2019. Con l’elezione di Ferreri, la guida del Comune rimane nelle mani di un rappresentante della comunità italo-australiana. Nel suo primo intervento da sindaco, Ferreri ha definito l’elezione «un privilegio», sottolinean-

do il legame con Camden. «Sono un abitante di Camden appassionato, amo il mio quartiere, amo la mia comunità e amo far parte di questo posto meraviglioso», ha dichiarato. Ha posto al centro del mandato crescita e infrastrutture. Camden è una delle aree locali in rapida espansione dell’Australia, con 100 nuovi residenti ogni settimana. Ferreri ha promesso di collaborare con gli altri livelli di governo affinché infrastrutture e servizi possano tenere il passo con

l’aumento della popolazione. «La nostra comunità merita il meglio possibile», ha affermato, assicurando la volontà di lavorare con la Deputy Mayor Rahman, gli altri consiglieri, il CEO Andrew Carfield e il personale del Council. Per la comunità italiana, l’elezione rappresenta anche la continuità di una presenza che, con Therese Fedeli e ora Vince Ferreri, continua ad avere un ruolo importante nella vita istituzionale di Camden.

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a scuola

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Mercoledì 7 Febbraio 2024

speciale centrale

Allora!

Marco Gioacchini visia l'IBS

Gianluca Puglisi Director

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La Italian Bilingual School ha accolto con piacere la visita di Marco Gioacchini, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, in un incontro che ha offerto l’opportunità di conoscere più da vicino la realtà scolastica e il lavoro quotidiano dedicato alla formazione bilingue. Nel corso della visita, il direttore ha potuto incontrare studenti e insegnanti e visitare le aule, osservando direttamente le attività didattiche e l’ambiente dinamico della scuola. Un’occasione importante per confrontarsi sul ruolo della lingua e della cultura italiana nel percorso educativo delle nuove generazioni in Australia. La presenza del direttore Gioacchini ha inoltre rappresentato un

segnale concreto dell’importanza della collaborazione tra istituzioni culturali e realtà educative impegnate nella promozione dell’italiano. La scuola ha espresso il proprio ringraziamento all’Istituto Italiano di Cultura per la visita e per l’attenzione dimostrata verso la comunità scolastica. L’incontro si inserisce nella volontà di consolidare ulteriormente i rapporti tra le due realtà, creando nuove opportunità di collaborazione e di scambio. Per la Italian Bilingual School, mantenere vivo il legame con le istituzioni italiane significa offrire agli studenti non solo una conoscenza linguistica, ma anche un rapporto diretto con la cultura e l’identità italiana.


a scuola

Allora!

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NUOVE LEZIONI D’ITALIANO N. 182 Allora! partecipa attivamente alla divulgazione della lingua e della cultura italiana all’estero, attraverso la pubblicazione di articoli e di periodiche attività didattiche. La rubrica “Ambasciatori di Lingua” si rinnova per fornire ai lettori delle nozioni sem-

plici, veloci e pratiche di base per imparare la lingua italiana. L'italiano è una lingua con un ricchissimo vocabolario, espressioni idiomatiche e sfumature semantiche che riportiamo volentieri in queste pagine, con la speranza che al termine dell’an-

no la comunità abbia appreso qualcosa in più sulla Bella Lingua e quanti sono ancora indecisi, si possano impegnare per conoscere più a fondo l’Italiano. La rubrica è realizzata in collaborazione con la Marco Polo - The Italian School of Sydney.

CREDENZA E SCIENZA

di Top Padula La fede é più forte della scienza non perché e’ più logica, più precisa, più pratica, più chiara, più teorica. La fede é più forte perché é cieca. Non ha spiegazione, non ha studiato profondamente riguardo a tutta una varietà di cose. La fede é più forte perché é di dentro, non ha niente a che fare con la realtà… offre una fuga, un sogno, un piano su come avvicinarsi al vivere da soli e con gli altri. La fede é filosofia. La scienza é razionalità. Perciò non soffermiamoci su fede e scienza. Queste due coabitano lo stesso… e’ soltanto quando le religioni cercano di limitare le indagini che rendono la vita difficile per i credenti. Uno può essere scienziato e credere. La religione e la scienza non devono essere divise… forse le due insieme rendono la vita utile! Oh Dio, dove sei Tu? E’ possibile che Tu sei veramente dappertutto… incluso dentro ad una formula di uno scienziato? Dovunque tu sei, oh Dio, c'è sempre un posto per Te nel mio cuore. La poesia “Credenza e Scienza” di Top Padula affronta il rapporto tra fede, religione, scienza e ragione, proponendo una riflessione sul modo in cui queste realtà possono convivere nella vita dell’uomo. Fin dai primi versi, il poeta afferma che “La fede è più forte della scienza”, precisando però che non lo è perché più logica, precisa o pratica. La sua forza deriva dal fatto che “è cieca”. La fede, infatti, non necessita necessariamente di prove, dimostrazioni o spiegazioni scientifiche. Nasce soprattutto dalla fiducia e dalla dimensione interiore della persona. La scienza segue invece un percorso completamente diverso: osserva, studia, verifica e cerca spiegazioni razionali ai fenomeni. La fede, secondo il poeta, appartiene maggiormente al mondo interiore e può offrire all’uomo una fuga, un sogno e una speranza, soprattutto davanti alle difficoltà e alle domande alle quali non sempre è possibile trovare una risposta. La frase “La fede è filosofia. La scienza è razionalità” sintetizza questa differenza. La scienza cerca di comprendere il funzionamento della realtà attra-

verso la ragione, mentre la fede si confronta con il significato dell’esistenza e con il mistero. Il poeta critica però le religioni quando cercano di limitare la ricerca scientifica. Secondo lui, fede e scienza non devono essere necessariamente separate. Una persona può essere contemporaneamente scienziato e credente, utilizzando la ragione per conoscere il mondo e mantenendo una dimensione spirituale. Nella parte finale il poeta si rivolge direttamente a Dio e si domanda dove Egli possa trovarsi. Arriva così a immaginare Dio persino “dentro ad una formula di uno scienziato”. È un'immagine che rappresenta la possibilità di vedere nella conoscenza scientifica non una negazione della fede, ma una nuova occasione per interrogarsi sul mistero dell'universo. La conclusione è profondamente personale: qualunque sia il luogo in cui Dio si trova, nel cuore dell’uomo rimane sempre uno spazio per Lui. La poesia invita quindi a non considerare fede e scienza come nemiche, ma come due diverse forme di ricerca e comprensione della vita.


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passatempo e umorismo

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mercati & finanza

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Italdesign rivoluzione sotto la guida di UST

Yen Surge Shakes Markets Asian currencies strengthened against the U.S. dollar on Tuesday, led by a sharp rally in the Japanese yen, which reached its highest level in seven months. Investors are increasingly focused on upcoming U.S. inflation data, seen as a key indicator for the Federal Reserve’s next interest-rate decision. The Japanese currency surged to around 152.9 yen per dollar, marking a significant recovery from the near-160 levels recorded only days earlier. Analysts attribute the move to growing expectations that the Bank of Japan could continue tightening monetary policy after years of ultra-loose settings. Stronger-than-expected economic growth, combined with speculation about further interest-rate increases, has encouraged investors to buy the yen and unwind carry-trade positions. Markets are currently pricing a high probability of a 25-basis-point rate hike by the Bank of Japan later this month, with additional increases possible before the end of the year. The repatriation of Japanese capital from overseas investments has also added support to the currency. Elsewhere in Asia, South Ko-

rea’s won gained ground, supported by strong economic data and rising foreign investment in the country’s technology sector. Semiconductor exports remain a major engine of growth for the South Korean economy, helping offset weakness in other industries. China’s yuan also remained firm near multi-year highs, bolstered by robust export figures and sustained demand for hightech products and artificial intelligence-related goods. Chinese trade data showed strong growth in both exports and imports, despite ongoing concerns over domestic consumption. The U.S. dollar, meanwhile, remained under pressure as investors awaited fresh inflation figures that could shape expectations for the Federal Reserve’s September meeting. While recent employment data strengthened the case for tighter U.S. monetary policy, uncertainty over inflation has kept currency markets cautious. Currency analysts say the coming days could prove decisive, with central bank policies in both Asia and the United States expected to drive market movements through the remainder of the year.

Il controllo di Italdesign passa a UST, colosso indiano dell’innovazione tecnologica con sede negli Stati Uniti. Il gruppo Volkswagen, che finora deteneva la maggioranza, manterrà una partecipazione del 40%. Il cambio di proprietà apre una nuova fase per la storica azienda piemontese, che continuerà a mantenere il proprio quartier generale a Moncalieri. L’amministratore delegato Antonio Casu ha assicurato che non sono previsti tagli all’occupazione e che l’azienda resterà fortemente radicata sul territorio. Il valore di Italdesign, ha spiegato, risiede soprattutto nelle competenze, nell’esperienza e nei talenti delle persone che vi lavorano, considerati fondamentali per affrontare le nuove sfide del settore automobilistico globale. La nuova proprietà punta a integrare le capacità ingegneristiche e stilistiche di Italdesign con le competenze tecnologiche di UST, realtà che conta circa

30mila dipendenti ed è attiva nello sviluppo software e nell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è contribuire alla progettazione di automobili sempre più tecnologiche, ampliando contemporaneamente l’attività verso nuovi settori. Tra le aree considerate strategiche figurano robotica, mobilità e soprattutto aerospazio. Italdesign è già impegnata in questo comparto e registra l’interesse di costruttori di velivoli ad ala

fissa e rotante. Restano però le preoccupazioni dei sindacati. La Fiom-Cgil segnala incertezza sul futuro industriale e guarda con attenzione all’uscita di circa trenta ingegneri negli ultimi mesi. Il timore è una progressiva perdita dell’identità storica dell’azienda, legata anche alle celebri vetture firmate Giugiaro. Il confronto con i nuovi manager sarà quindi decisivo per capire strategie, investimenti e prospettive occupazionali.

Canberra sfida i giganti della Silicon Valley L’Australian Taxation Office (ATO) ha introdotto nuove regole fiscali che potrebbero costare miliardi ai grandi colossi tecnologici statunitensi, aumentando le tensioni tra Canberra e l’amministrazione Trump. Amazon, Google, Microsoft, Apple, Spotify e Netflix saranno soggetti a nuove imposte sui ricavi generati da servizi cloud, software e streaming trasferiti alle società madri all’estero. L’ATO considera infatti tali pagamenti assimilabili a royalties legate alla proprietà intellettuale. La misura prevede un’imposta fino al 5% sui pagamenti lordi destinati alle società statunitensi.

Washington aveva già contestato l’interpretazione australiana, temendo violazioni degli accordi fi-

scali internazionali e il rischio di doppia imposizione per le aziende coinvolte.

dal 11 Settembre al 17 Settembre 2026

CAPRICORNO

ARIETE

CANCRO

BILANCIA

Siete concentrati sugli impegni e lasciate meno spazio ai sentimenti, anche se l’amore resta importante. Accettare i cambiamenti nei rapporti è fondamentale per adattarsi alla nuova fase, con incontri possibili nel fine settimana. Nel lavoro ritrovate equilibrio dopo difficoltà, con chiarezza.

Fascino spontaneo e maggiore apertura emotiva rendono i rapporti più vivaci e magnetici, con il fine settimana ideale per esprimere sentimenti e ritrovare passione. Nel lavoro cresce la voglia di affermazione: nuove collaborazioni e questioni in sospeso richiedono lucidità.

I sentimenti tornano protagonisti, offrendo possibilità di recupero e chiarimenti sinceri dopo recenti incomprensioni. L’atmosfera è intensa, ma va gestita evitando eccessi emotivi. Nel lavoro cresce il desiderio di cambiamento: nuove esperienze e aperture mentali.

Avete portato avanti un rapporto nonostante i dubbi, cercando equilibrio ma mettendo da parte le emozioni. Ora serve coraggio per affrontare ciò che non funziona e capire se continuare o cambiare direzione. Nel lavoro i risultati arrivano lentamente, ma emergono segnali di crescita.

ACQUARIO

TORO

LEONE

SCORPIONE

Le recenti delusioni vi rendono più cauti, ma cambiando prospettiva emergono nuove possibilità affettive. È un periodo favorevole per nuovi incontri o per recuperare legami, evitando di restare ancorati al passato. Nel lavoro le decisioni si fanno più complesse e serve una pausa.

I single trovano occasioni interessanti e si aprono a nuove esperienze, lasciandosi alle spalle il passato. Le coppie costruiscono progetti con entusiasmo rinnovato. Nel lavoro crescono opportunità e miglioramenti con conferme importanti. Serve però attenzione nella gestione delle finanze.

La sfera sentimentale torna intensa, con desiderio di emozioni autentiche e possibilità di superare vecchi malintesi. Si aprono legami più profondi. Nel lavoro cresce la voglia di mettersi in gioco: energie positive sostengono iniziative, nonostante difficoltà economiche.

Meglio non prendere decisioni drastiche senza valutare tutte le alternative. Dopo tensioni e distanze recenti, evitare pressioni inutili aiuta a mantenere equilibrio nelle coppie, anche se questioni pratiche possono creare nervosismo. Nel lavoro contano comunicazione e diplomazia.

PESCI

GEMELLI

VERGINE

SAGGITTARIO

L’orgoglio può diventare un ostacolo nelle relazioni, impedendo di fare passi necessari verso l’altro. Superarlo permette legami più autentici, evitando discussioni nei giorni iniziali più delicati. Nel lavoro l’ambiente è protetto e sereno, favorendo lo sviluppo di progetti e intuizioni efficaci.

Un’energia più calda vi rende coinvolgenti, portando occasioni piacevoli e inattese. Ritrovate fiducia e intraprendenza, lasciando il passato. Nel lavoro, dopo difficoltà economiche, recuperate direzione: adattabilità e strategia aiutano risultati, soprattutto nel fine settimana.

Il quadro sentimentale appare incerto e invita a riflettere sui desideri reali. Alcuni equilibri possono essere rivisti per motivi pratici, non per mancanza di sentimento. Evitare tensioni iniziali aiuta a ritrovare armonia con dialogo. Nel lavoro recuperate terreno con metodo e determinazione.

Per voi l’amore ha bisogno di stimoli, movimento e dialogo costante. Quando tutto diventa prevedibile cresce insofferenza e nasce il bisogno di cambiamento. È una fase di revisione profonda che può portare scelte importanti per sentirvi più vivi. Nel lavoro idee e contatti sono favoriti.

22 Dicembre - 20 Gennaio

21 Gennaio - 19 Febbraio

20 Febbraio - 20 Marzo

21 Marzo - 19 Aprile

20 Aprile - 20 Maggio

21 Maggio - 21 Giugno

22 Giugno - 23 Luglio

24 Luglio - 23 Agosto

24 Agosto - 22 Settembre

23 Settembre - 22 Ottobre

23 Ottobre - 22 Novembre

23 Novembre - 20 Dicembre


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Venerdì 11 Settembre 2026

mezz'ora di religione

Allora!

La nascita di Maria all'alba della salvezza

L’8 settembre la Chiesa celebra la Natività della Beata Vergine Maria, una festa antica e profondamente significativa per la fede cristiana. È il giorno in cui la comunità dei credenti contempla con gratitudine la nascita di colei che, nella pienezza dei tempi, sarebbe diventata la Madre di Gesù Cristo e, per questo, Madre della Chiesa. La festa della Natività di Maria viene celebrata nove mesi dopo l’Immacolata Concezione, che la liturgia ricorda l’8 dicembre. La Sacra Scrittura non racconta direttamente la nascita della Vergine né fornisce particolari sulla sua infanzia. Le informazioni tra-

smesse dalla tradizione cristiana provengono invece soprattutto da antichi testi non canonici, tra cui il Protoevangelo di Giacomo, composto nei primi secoli del cristianesimo. Secondo questa antica tradizione, i genitori di Maria erano Gioacchino e Anna. La loro storia è segnata inizialmente dal dolore della sterilità e da una lunga attesa. Gioacchino e Anna, però, non trasformano la sofferenza in disperazione: si affidano a Dio attraverso la preghiera e il digiuno. La loro vicenda richiama quella di altre figure bibliche che hanno sperimentato l’attesa di un figlio come prova della fede e della fidu-

Groundwork for Papal Visit Preparations are already underway for a possible visit by Pope Leo XIV to Australia in 2028, although significant diplomatic and organisational work remains before the Pope’s program can be confirmed. Australia’s Ambassador to the Holy See, Keith Pitt, told international journalists in Rome that Prime Minister Anthony Albanese and leaders of the Australian Catholic Church have formally invited the Pope to attend the International Eucharistic Congress in Sydney in September 2028. “Are we prepared right now? Not yet but we certainly will be,” Mr Pitt said, stressing that

discussions about the visit and its schedule are continuing. Sydney has extensive experience hosting major Catholic events. In 2008, the city welcomed Pope Benedict XVI for World Youth Day, attracting hundreds of thousands of young pilgrims from around the world. The International Eucharistic Congress is expected to bring together clergy, religious and lay Catholics to celebrate and publicly witness to the Church’s belief in the real presence of Christ in the Eucharist. Australia has previously hosted the congress in Sydney in 1928 and Melbourne in 1973.

cia nella Provvidenza. Secondo il racconto del Protoevangelo, un angelo annuncia ad Anna che la sua preghiera è stata ascoltata e che avrebbe concepito una figlia. Alla nascita di Maria, i genitori riconoscono nel dono ricevuto una particolare benevolenza divina. La bambina viene così affidata a Dio, secondo una tradizione che sottolinea fin dall’inizio la sua speciale vocazione. Al di là dei dettagli narrativi tramandati da queste fonti, che non appartengono alla Sacra Scrittura e non hanno la stessa autorità dei Vangeli, la festa della Natività di Maria contiene un messaggio spirituale di grande attualità: Dio prepara nella semplicità ciò che sarà decisivo per la storia della salvezza. Maria nasce lontano dai grandi palcoscenici della storia. Non è una regina, non appartiene ai potenti e non compie imprese pubbliche. Eppure, nella sua umile esistenza, Dio prepara la venuta del Salvatore. La sua nascita diventa così una sorta di alba: precede il sorgere del Sole che è Cristo. Sant’Agostino ha visto proprio in Maria il fiore dal quale sarebbe sbocciato Cristo, il “giglio della valle”. La sua vita, iniziata nel silenzio di una famiglia, conduce al mistero dell’Incarnazione. Maria sarà colei che pronuncerà il suo “sì” all’annuncio dell’angelo e accoglierà nel proprio grembo il Figlio di Dio. Celebrare la Natività di Maria significa quindi guardare alla Madre prima ancora che alla Regina. Significa ricordare che Dio entra nella storia attraverso persone, famiglie e vicende apparentemente ordinarie. La nascita di Maria invita ogni credente a non sottovalutare mai la forza della fede vissuta nel silenzio, della preghiera perseverante e dell’abbandono alla volontà di Dio. Nella festa dell’8 settembre, la Chiesa guarda dunque a Maria con gioia e gratitudine. La sua nascita non è soltanto il ricordo di un evento del passato, ma l’inizio di un cammino che condurrà a Betlemme e, attraverso Cristo, alla redenzione dell’umanità. La Natività di Maria è, in questo senso, una festa di speranza: prima ancora che il mondo vedesse il volto del Salvatore, Dio aveva già preparato colei che avrebbe detto, con umiltà e coraggio, il suo “Eccomi”.

Strani cattolici pro suicidio di Tommaso Scandroglio @LaNuovaBQ C’è ormai da sospettare che il governo italiano abbia ricevuto l’appoggio di una parte importante della Chiesa per approvare una legge sul suicidio assistito. Solo ieri, 8 settembre, commentavamo l’intervista di monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita (Pav), in cui il prelato affermava che sarebbe moralmente lecito dare il proprio assenso ad una futura legge sull’aiuto al suicidio al fine di evitarne una peggiore. Intanto il presidente della Pav ha voluto ribadire in modo ancora più chiaro il proprio appoggio ad una simile legge e lo ha fatto tramite un’altra intervista, pubblicata ieri, questa volta rilasciata al Corriere del Veneto: «Esiste una terza via tra il non fare nulla e fare una legge regionale: chiedere ai propri partiti di premere per una legge nazionale. Chiediamoci, che messaggio politico dà una legge regionale? Regolamenta una sentenza, ci si accontenta del minimo ma si potrebbe lanciare il cuore oltre l’ostacolo e puntare al massimo». Dato che a mons. Pegoraro sta molto a cuore il principio del male minore, vorremmo ricordare che, a parità di contenuto, una legge regionale sul suicidio assistito è un male minore rispetto ad una legge nazionale sulla stessa materia. Dunque, la predilezione di mons. Pegoraro per una legge nazionale è, per usare un suo termine, il massimo del male morale. Nello stesso giorno in cui il Corriere pubblica l’intervista a Pegoraro, arriva, guarda caso, un altro endorsement ad una futura norma del Parlamento sull’aiuto al suicidio: arriva dall’ex presidente della Pav, mons. Vincenzo Paglia. Anche quest’ultimo predica a favore di tale norma da un pulpito laico: il giornale Repubblica. Paglia si rivolge a Corrado Augias che da molti anni dichiara che vuole andarsene con qualche preparato letale. Lo ha ribadito anche il 5 settembre scorso dalle colonne di Repubblica. L’ex presidente della Pav, al pari del suo successore, è molto chiaro nel suo appoggio ad una eventuale legge: «E infine, sì: che il Parlamento si assuma le proprie responsabilità. Su una materia così delicata non possiamo lasciare che siano soltanto i tribunali, i casi individuali o le emergenze a dettare le regole. Tocca alla politica affrontare il tema con serietà, senza ideologismi e

senza scorciatoie». Queste plurime e contemporanee uscite a sostegno di una legge sul suicidio assistito, seppur motivate dalla recente approvazione della legge della regione Veneto sulla medesima materia, legittimano il sospetto che ci sia un disegno volto a confortare il governo sul sostegno della Chiesa. Difficile poi credere che Pegoraro e Paglia abbiano espresso queste opinioni senza essersi prima confrontati con il presidente dei vescovi italiani, mons. Matteo Zuppi. Il quale nel passato, in merito alla possibilità di avere una legge sul suicidio assistito, si è mostrato volutamente ambiguo, a volte condannando tale legge altre volte incensandola. Mera strategia che potrebbe indurlo oggi ad un nuovo cambio di fronte a favore di una legge sul suicidio assistito. Dare il proprio assenso ad una legge ingiusta significa tradire la dottrina cattolica. Tradimento è la parola giusta se andiamo a leggere cosa dichiara il n. 73 di Evangelium vitae su questo punto: «Nel caso quindi di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l'aborto o l'eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, “né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull'aborto procurato, 22)». Dunque, perché questo tradimento? In primo luogo perché, come già accennato, si è sposato il principio del male minore e quindi non si è compreso realmente cosa sia il male, piccolo o grande che sia, minore o maggiore che sia (sul tema del male minore connesso al voto di una legge ingiusta rimandiamo a questo articolo). Il male è un atto che contraddice la dignità della persona e quindi non può mai essere compiuto. «La morte, ma non i peccati», scriveva san Domenico Savio a 7 anni. In secondo luogo molti uomini di Chiesa, dalla base ai vertici, risentono ancora di quella impostazione rivoluzionaria che vede la morale cattolica e anche la fede come espressioni del credo privato, ma non spendibili sul piano pubblico. Entrambe sarebbero valide nel foro interno e tra chi condivide gli stessi valori, ma non avrebbero le carte in regola per ordinare l’azione politica nella direzione del bene comune. Insomma, credenti in privato e neutri nel pubblico.


Allora!

la pagina della donna a cura di Maria Grazia Storniolo

Venerdì 11 Settembre 2026

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Una tradizione nata tra le mura domestiche

L’antica arte dell’uncinetto Un filo, un piccolo uncinetto e tanta pazienza. Per molte donne di un tempo erano sufficienti questi semplici strumenti per creare tovaglie, centrini, bordure, coperte e raffinati capi d'abbigliamento. Lavorare all'uncinetto era un'attività diffusa nelle famiglie italiane e rappresentava una delle più caratteristiche forme di manualità femminile. L'apprendimento iniziava spesso da bambine. Erano le nonne o le madri a insegnare come tenere il filo, come realizzare il primo punto e come seguire con attenzione le istruzioni di un modello. Non servivano grandi attrezzature: bastavano un gomitolo di cotone o di lana e un uncinetto della misura adatta. Il lavoro richiedeva concentrazione e precisione. Punto dopo punto, il filo si trasformava lentamente in una creazione destinata alla casa o alla persona. Ogni motivo aveva una propria difficoltà e richiedeva una particolare tecnica. Le donne più esperte riuscivano a realizzare disegni complessi,

spesso senza bisogno di seguire schemi scritti. L'uncinetto era praticato soprattutto nei momenti di pausa. Sedute vicino alla finestra, davanti alla televisione o riunite attorno a un tavolo, le donne lavoravano conversando. Era un'attività individuale, ma anche profondamente sociale. Durante le serate in famiglia o gli incontri tra vicine, il filo continuava a scorrere tra le dita mentre si raccontavano storie, ricordi e avvenimenti della giornata. Molti lavori venivano conservati con cura e diventavano parte del corredo della famiglia. Tovaglie ricamate, centrini e copriletti venivano utilizzati nelle occasioni importanti e tramandati nel tempo. Ogni manufatto portava con sé le ore di lavoro e la pazienza di chi lo aveva realizzato.Con l'avvento della produzione industriale, questa antica abitudine è progressivamente diminuita, ma non è scomparsa. L'uncinetto ha infatti conosciuto una nuova stagione di interesse, anche tra le generazioni più giovani.

L’estate chiusa nei barattoli Prima dell’arrivo dei sistemi di conservazione e dei supermercati, le famiglie dovevano trovare il modo di conservare i prodotti dell’orto e della campagna per affrontare i mesi più freddi. Anche in questo lavoro le donne svolgevano un ruolo fondamentale, trasformando frutta e verdura raccolte durante l’estate in scorte per l’inverno. Il periodo estivo era particolarmente intenso. Pomodori, melanzane, peperoni, zucchine, pesche, albicocche e fichi maturavano e dovevano essere utilizzati rapidamente. Le cucine diventavano così veri laboratori domestici. Uno dei lavori più impegnativi era la preparazione della salsa di pomodoro. I pomodori venivano lavati, cotti e passati, quindi la salsa veniva imbottigliata e conservata. Era un’attività che coinvolgeva tutta la famiglia e poteva

durare intere giornate. La frutta veniva trasformata in marmellate e confetture oppure lasciata essiccare. Le verdure venivano inoltre conservate sott’olio, sott’aceto o sotto sale, seguendo ricette diverse da regione a regione. Queste preparazioni richiedevano attenzione. I contenitori dovevano essere puliti accuratamente e le procedure eseguite con precisione. Le donne esperte conoscevano tempi, quantità e metodi tramandati oralmente. La dispensa diventava una memoria della stagione. I barattoli custodivano il lavoro dell’estate e permettevano alla famiglia di avere prodotti d’inverno. Ancora oggi questa tradizione rappresenta un patrimonio prezioso: conservare significava non sprecare, valorizzare ciò che offriva la terra e organizzare con cura le risorse familiari di casa.

Per generazioni, nelle case italiane il profumo del pane sfornato ha rappresentato molto più di un alimento. Era il profumo della famiglia, della casa e di una tradizione tramandata di madre in figlia. Preparare il pane in casa era un lavoro femminile impegnativo e importante. Un tempo non esistevano impastatrici, bilance elettroniche o preparati già pronti. Le donne dosavano gli ingredienti “a occhio”, affidandosi all’esperienza maturata negli anni. Farina, acqua, lievito e sale venivano amalgamati in grandi recipienti e lavorati a lungo con le mani, fino a ottenere un impasto elastico. La preparazione richiedeva tempo e pazienza. Dopo la lavorazione, l’impasto veniva lasciato riposare e lievitare, coperto con un panno, in cucina. Era un momento di attesa durante il quale le donne continuavano le faccende domestiche. Quando l’impasto aveva raggiunto la consistenza, veniva nuovamente lavorato e trasformato in pagnotte, filoni o piccole forme.

La cottura avveniva spesso nel forno a legna, soprattutto nelle campagne e nei piccoli paesi. Il pane poteva essere preparato in grandi quantità, così da garantire alla famiglia una scorta per diversi giorni. La crosta croccante e la mollica profumata erano il risultato di un lavoro manuale che richiedeva esperienza e attenzione. Fare il pane significava anche condividere. Non era raro che vicine di casa, madri, figlie e nonne si aiutassero reciprocamente, trasformando un lavoro necessa-

rio in un’occasione di incontro. Quel momento diventava parte della vita del paese, tra consigli, racconti e segreti tramandati. Oggi il pane fatto in casa è tornato a essere apprezzato, anche se con strumenti e tecniche moderne. Rimane però il valore di una tradizione che racconta un’epoca in cui le mani delle donne custodivano quotidianamente saperi preziosi e gesti capaci di unire generazioni e mantenere vivo il legame con le proprie radici.

La pasta fatta a mano il rito della domenica Prima che la pasta fresca fosse facilmente disponibile nei negozi e nei supermercati, nelle case italiane erano soprattutto le donne a prepararla a mano. Tagliatelle, fettuccine, lasagne, ravioli e orecchiette nascevano dalla semplicità di pochi ingredienti e dalla capacità delle massaie di trasformarli in piatti destinati a riunire tutta la famiglia. La preparazione cominciava dalla farina, disposta sul tavolo formando la tradizionale fontana. Al centro venivano aggiunte le uova e, con movimenti esperti, gli ingredienti venivano amalgamati fino a ottenere un impasto compatto. Era necessario lavorarlo a lungo, usando la forza delle mani, prima di lasciarlo riposare. Il momento più caratteristico arrivava con il mattarello. Le donne stendevano la pasta con pazienza, cercando di ottenere una sfoglia sottile e uniforme. Le più esperte riuscivano a trasformare rapidamente quella sfoglia in tagliatelle regolari, mentre per le lasagne bastava tagliarla nelle dimensioni desiderate. Ogni regione aveva le proprie specialità e i propri metodi. In alcune zone si preparavano ravioli

ripieni di ricotta ed erbe, in altre tortellini, agnolotti o paste particolari modellate direttamente con le dita. La varietà della pasta fatta in casa raccontava così la ricchezza delle tradizioni gastronomiche italiane. La domenica era spesso il giorno dedicato a questo lavoro. La cucina diventava il centro della casa e più generazioni potevano partecipare alla preparazione. Le nonne insegnavano alle figlie e alle nipoti, trasmettendo non soltanto ricette, ma anche gesti e piccoli segreti impossibili da trovare nei libri di cucina. La pasta veniva poi lasciata asciugare su grandi vassoi, tovaglie o appositi supporti, in attesa

del pranzo. Il suo arrivo in tavola rappresentava il risultato di diverse ore di lavoro e pazienza, condivise spesso tra più persone e vissute come un momento di autentica convivialità familiare. Oggi la pasta fresca fatta a mano continua a essere preparata in molte famiglie e nelle cucine professionali, ma conserva il fascino di un'antica tradizione. Quel semplice gesto di impastare farina e uova racchiude infatti una parte importante della cultura italiana: il piacere di cucinare insieme, la cura per il cibo e soprattutto la capacità delle donne di trasformare la quotidianità in una vera occasione di festa.


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Venerdì 11 Settembre 2026

la pagina di Palmerini

Allora!

Silvia Polidori, dall’Abruzzo a Bruxelles inseguendo diritto e poesia

Intervista di Frank Schwalba-Hoth – ex politico tedesco, membro fondatore dei Verdi tedeschi ed ex parlamentare europeo (https://en.wikipedia.org/wiki/ Frank_Schwalba-Hoth) – a Silvia Polidori, nata a L’Aquila, avvocato, funzionaria europea, poetessa e progettista di bio-architettura. Nell’intervista emerge il percorso professionale ed umano di Silvia Polidori, che partita dall’Abruzzo, ha vissuto e lavorato per oltre vent’anni in vari paesi europei. Silvia Polidori vive attualmente a Bruxelles (Belgio) dove lavora per il Parlamento europeo e scrive libri. Frank: Benvenuti. Quello che vi aspetta nei prossimi minuti è l'inizio di un nuovo podcast. Per questo podcast, abbiamo scelto il nome ‘Frankly Brussels’. Perché? Perché io, Frank, sarò il moderatore, e presenterò i personaggi più influenti di Bruxelles. Perché un nuovo podcast? Tutti i podcast in lingua inglese ambientati a Bruxelles si concentrano più sulla politica che sulla vita, i valori, le idee e le attività delle centinaia e migliaia di attori dell'UE. Ciò che manca è un podcast che metta in luce, di volta in volta, un personaggio di spicco della "bolla" di Bruxelles. In agosto 2026, abbiamo invitato Silvia Polidori, italiana, avvoca-

ta, funzionaria europea, poetessa pluripremiata e progettista di bio-architettura. Grazie infinite, Silvia Polidori, per aver accettato di venire qui su questa scalinata emblematica del Parco Leopold di Bruxelles. C'è una famosa foto del 1927 dove siamo seduti ora, con Marie Curie, Albert Einstein, ed altri Premi Nobel. Tutti erano qui e tra le altre cose discussero per la prima volta la teoria quantistica, che ora è fondamentale per l'informatica. E perciò ho scelto questo luogo emblematico perché io e te potessimo parlare. Cara Silvia, ora ho alcune domande. La prima domanda è: da dove vieni, dove sei nata? Silvia: Mi aspettavo che mi chiedessi: perché sei venuta con un cane, il mio cane SUN! Frank: Il tuo famoso cane, certo! Silvia: Non è solo il mio cane, sta diventando il mio assistente ed è una delle fonti d'ispirazione dei miei libri. Per questo ha il diritto di essere qui. Sono nata in Abruzzo, una bellissima regione d'Italia, e in particolare in una città chiamata L'Aquila, che si trova in montagna, sugli Appennini. Frank: l’Abruzzo, dove non ci sono cani, ma ancora lupi! Silvia: sì, in realtà abbiamo lupi normali, non lupi bianchi come il

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mio cane-lupo SUN. Frank: L'Aquila è una città famosa, nota per la sua storia, dove ci fu un terremoto. Silvia: Sì, in effetti abbiamo avuto diversi terremoti nella storia, quindi possiamo dire che è una città dinamica dal punto di vista geologico. Frank: e le tue radici sono solo italiane, o c'è qualcos'altro? Silvia: Le mie radici sono italiane, anche se il mio cognome è originariamente greco, Polidori. Quindi lo sento nel profondo del cuore, c'è qualcosa lì. Frank: Quando eri più piccola, qual era la tua principale occupazione oltre ad andare a scuola? Silvia: A cominciare dal fatto che vengo dall'Aquila, che è una delle città più fredde d'Italia, perché è circondata da montagne innevate, ho sempre amato scalare le mie montagne. E penso che venire da una città che si trova in una valle e salire in montagna mi ha permesso di apprezzare la vista più ampia delle vette. Questo è anche un simbolo del fatto che nella vita, dopo sacrifici, dopo aver camminato e camminato, superando gli ostacoli, si può finalmente raggiungere un traguardo che si vuole. Pensavo sempre al bene degli altri. Ero appassionata di alcune forme d'arte, come la danza classica e il pianoforte. E di notte scrivevo già poesie. Frank: Qual era il tuo sogno per la vita dopo aver smesso di ballare, arrampicare e andare a scuola? Silvia: beh, in realtà volevo fare del bene per le persone. Per gli studi, pensavo che il mezzo concreto fosse la legge, perché è ciò che possiamo usare come strumento per il bene. Frank: e hai studiato legge dove? Silvia: a Teramo, dall'altra parte della montagna principale della mia città, il Gran Sasso. Frank: e sempre in Italia, o ti sei trasferita in un'altra città, in un altro paese per studiare? Silvia: ho fatto gli studi in Italia, e poi ho deciso di lasciare l'Italia per andare a Bruxelles per lavoro. Frank: ah, ma perché Bruxelles? Silvia: Per l'ambiente internazionale e per l'apertura verso culture e lingue diverse, e per le differenze in generale, soprattutto tra le persone. Frank: e dove lavori a Bruxelles, con l'Unione Europea? Silvia: Certo, ho lavorato per molte istituzioni e agenzie euro-

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pee, e non solo a Bruxelles, ma anche a Praga, per tre anni. Frank: Ora, la poesia. Hai iniziato già da giovanissima. Qual è stata la reazione di amici, colleghi e familiari quando hai mostrato loro le tue poesie? Silvia: scioccati! Frank: scioccati? Silvia: Non perché scrivessi poesie, ma perché le condividessi con gli altri. Fino ad allora era qualcosa che tenevo per me. Poi una mia amica poetessa mi ha convinto a pubblicare le mie poesie. Frank: e dove le hai pubblicate per la prima volta? Silvia: in Italia, ma già a livello internazionale, perché scrivo e pubblico in tre lingue. Frank: tre? Silvia: traduco io stessa l’italiano, il francese e l’inglese. Frank: quando leggo in francese, italiano o inglese, il contenuto è lo stesso? Silvia: beh, in poesia non si può dire esattamente la stessa cosa, perché ogni poesia è una creazione artistica unica. Quindi, quando traduco, posso cambiare qualcosa per trasmettere la stessa emozione. Frank: Quando ho sentito parlare di te per la prima volta qui a Bruxelles, mi è stato detto: "Ah, quella è la scrittrice che ha vinto tanti premi internazionali". È vero? Silvia: Beh, sì. Negli ultimi anni ho ricevuto diversi premi. Frank: Quanti? Silvia: Circa 70. Frank: Cosa? Settanta? Silvia: Sì. E non solo in Italia, ma anche in Svizzera, in Francia. Frank: Wow! E ho sentito anche la voce che ci sarà un nuovo premio in un paese del Nord Africa. Silvia: Beh, in realtà ho appena tradotto uno dei libri più premiati, con 15 riconoscimenti internazionali, in due lingue extraeuropee, ovvero cinese e arabo. Frank: Wow. Ho anche incontrato un tuo amico che mi ha detto che anche tu lavori e studi nel campo dell'intelligenza artificiale. È vero? Silvia: Ho scritto il mio primo saggio su questo argomento, "La poesia nell'era dell'intelligenza artificiale", per analizzare la questione e trasmettere il messaggio che la poesia, a mio avviso oggi, è ancora più utile per l'essere umano come mezzo creativo per nutrire la sua anima. Frank: Ma l'intelligenza artificiale non ha anima. Anche tu usi l'intelligenza artificiale per la tua poesia? Silvia: Io no, ma ho fatto una ricerca e un esperimento. Ho quindi testato l'intelligenza artificiale

specificamente per la poesia. Frank: Su quale argomento? Silvia: Sugli stessi argomenti delle mie poesie. Frank: Cosa di concreto? Silvia: Ho confrontato le mie poesie con quelle prodotte dall'IA sul tema dell'amore. Frank: Amore? Wow, meraviglioso. Silvia: Sul tema della felicità anche. E ho anche chiesto all'intelligenza artificiale di comporre una poesia su SUN, il mio cane e, nello specifico, una poesia su SUN e l'osso di prosciutto. Frank: Una poesia sull'amore, sulla felicità o sul tuo cane, prodotta da te, prodotta anche da un'intelligenza artificiale. C'è differenza? Come giudicheresti la differenza tra una produzione di Silvia Polidori e una prodotta da un'intelligenza artificiale? Silvia: In realtà, ci sono alcuni criteri che l'intelligenza artificiale stessa ha evidenziato quando le ho chiesto di fare il paragone, come un certo background filosofico che renderebbe le poesie più umane o l'uso della rima. Frank: Dato che ho studiato letteratura, tra le altre cose, pensi che sarei in grado di distinguere il tuo lavoro da quello prodotto da un'intelligenza artificiale? Silvia: Penso di sì, Frank. Frank: Grazie. Ora, sei una persona perfetta. E quindi, vuoi vivere una vita perfetta. E quindi, ho sentito che hai lasciato Bruxelles. Prima vivevi sulla costa belga. E poi hai deciso una cosa strana: costruire una casa senza cemento, senza pietre. È vero? Silvia: Sì, è vero. Sono nel bel mezzo di un grande progetto. Non ho mai costruito una casa e ora sto cercando di costruirne una fatta di legno e paglia. Frank: Paglia, legno e argilla messi insieme per costruire una casa. Wow. Silvia: E la forma della casa l'ho ideata io. Quindi, ho progettato la casa, ne ho realizzato la scultura, un dipinto e ho dato tutto questo al mio architetto che poi ha prodotto i progetti. Frank: Questo significa che sei una specie di coltellino svizzero umano. Avvocato, ricercatore al Parlamento europeo e in altre istituzioni dell'UE, poeta pluripremiato, architetto e padrone di un cane. Congratulazioni per essere venuta con me sulle scale dove sedevano i premi Nobel! Spero che molte altre persone ti incontrino, leggano le tue poesie e ti conoscano soprattutto qui a Bruxelles, questa città cosmopolita. Grazie. Silvia: Grazie, Frank. Un grande onore per me!


daje de punta di Pino Forconi

Allora!

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VIMINALE, IL CUORE DELLA SICUREZZA ITALIANA

ROCCAMONFINA Roccamonfina e la sua acqua minerale Ferrarelle. Il borgo sorge dentro un antico vulcano spento. I primi abitanti di Roccamonfina, che si possa ricordare, risalgono al VI secolo a.C. un popolo chiamato degli Aurunci, lo sviluppo de borgo avvenne più tardi nel Medioevo quando diverse famiglie nobili del napoletano se ne spartirono il dominio: i Galluccio e i Marzano e forse altri. Il vulcano Roccamonfina ormai spento, sembra si sia formato un 600.000 anni fa; quindi, il borgo sorge proprio nel centro dell’antica caldera. Si racconta che il borgo sia stato fondato dall’imperatore romano Decio che era lì alla ricerca di una immaginaria principessa. Beh, tutto questo è interessante ma ora vi devo dire cosa ci azzecca l’acqua minerale Ferrarelle. Le sorgenti di Riardo nel Casertano erano in uso fin dall’e-

poca romana Cortilia. Da questa sorgente sgorgava un’acqua di effervescenza naturale e non con aggiunta di gas come le moderne acque minerali. La naturale acqua piovana penetra nelle viscere di questo vulcano e dopo un lunghissimo percorso, che dura anni, ne esce arricchita di Sali minerali e del CO2. Ed ecco che qui scatta l’idea di commercializzare tale ben di Dio. Nel 1897 l’imprenditore Giuseppe De Ponte mise in moto costruendo il primo stabilimento per l’imbottigliamento delle acque Ferrarelle. Oggi si rimane sorpresi che l’azienda Ferrarelle è rimasta tutta italiana, Sembra strano che sia sfuggita dalle avide mani di una politica che tanto ama svendere i prodotti italiani al maggior offerente, ma lasciamo un pietoso velo su questo argomento.

SIRENETTA DI COPENAGHEN Quanti la conoscono? Quanti ne hanno sentito parlare? Quanti ci sono stati e neanche sapevano che c’era? Beh, diamogli uno sguardo. Un brav’uomo, Carl Jacobsen, fondatore della birra Carlsberg, ispirandosi ad una fiaba del danese Hans Christian Andersen, ne commissionò la scultura nel 1909. Lo scultore Edward Eriksen usando la propria moglie come modella e quella di una ballerina per la faccia, presentò l’opera un giorno di agosto del 1913. Se pensiamo che la sirenetta a tutti gli effetti, è il simbolo del Paese, come non si può pensare a quanta cattiveria la statua è stata sottoposta a vandalismo. Fu decapitata, poi gli fu staccato un braccio e addirittura asportata dal suo posto che guarda l’ingresso al porto, il tutto come protesta da parte di esponenti del movimento “situazionista” danese. Come nella storia di Andersen, la statuetta rappresenta la figlia del Re del mare, che nuotando vole-

va scoprire cosa c’era sulla terra ferma. Raggiunta la sponda incontrò un principe in difficoltà per una tempesta e lo salva, ma ne rimane innamorata. Cercando di fuggire da quel destino, in procinto di dissolversi come schiuma marina, viene aiutata da una veggente che la tramuta in umana, dovendo però rinunciare alla propria voce per riuscire a conquistare il principe, ciò non avviene e ora lei è lì, su quella roccia aspettando che il suo amato principe torni. Ecco perché il suo sguardo è rivolto verso l’ingresso del porto. La sirenetta è talmente popolare che ha molte riproduzioni, quasi perfette, si trovano in varie parti del Mondo: Solvang in CaliforniaNapier in Nuova Zelanda - Lacco Ameno Ischia- Giardini Naxos in Sicilia. Ora tocca a voi al prossimo viaggio in Europa fargli visita e consolarla per la sua lunga attesa per l’amato principe.

Il Viminale sede del Ministero dell’Interno. In principio fu la sede del Potere Esecutivo e della presidenza del Consiglio dei ministri fino al 1961 quando la sede della Presidenza del Consiglio passa definitivamente a Palazzo Chigi. Concepito o meglio voluto già nel 1911 da Giovanni Giolitti su progetto dell’architetto Manfredo Manfredi. Lavori iniziati nel 1912 terminati dopo 11 anni nel 23, ufficialmente inaugurato il 9 luglio del 25. Un bel palazzo dallo stile greco-romano sorge sull’omonimo colle romano del Viminale (da dove prende il nome) la cui funziona è di estrema importanza, dato che da questo edificio parte il controllo per la sicurezza del territorio, l’ordine pubblico, flussi migratori, servizi elettorali, finanza pubblica e i rapporti tra lo Stato ed enti locali. Da qui parte il controllo delle forze di polizia per la sicurezza e l’ordine pubblico, Vigili del fuoco e soccorso, difesa civile e tante altre funzioni di vitale im-

portanza per la Nazione. Quindi il Viminale il cuore pulsante per la sicurezza nazionale. Opere d’arte riportate alla luce come Rodolfo Villani e Tito Ridolfi e lo scalone d’Onore del Vestibolo, l’imponente sala del Consiglio, i bassorilievi del Dante e del Michelangelo e le quattro biblioteche che conservano un patrimonio librario di altissimo pregio e per ultimo la monumentale fontana di Publio Morbiducci oltre alle colonne con

le aquile di bronzo lungo la rampa di accesso. Per i curiosi e gli amanti dell’arte, questo Palazzo non è visitabile. È bene sapere chi era Giovanni Giolitti: (1842-1928) Importante statista della storia italiana, oltre aver commissionato il palazzo del Viminale è stato presidente del consiglio per ben cinque mandati, liberale, amante del trasformismo, lottò per la tutela del lavoro femminile e statalizzò le ferrovie italiane. “FS”.

MOTOM IL MIRACOLO DEL DOPOGUERRA

Chi può ricordare questo nome? Motom 48. Anni 1947/48. Una famiglia milanese, la De Angeli Frua, vecchi imprenditori tessile, fiutano l’occasione di creare una bicicletta, possibilmente a motore. Affidano l’idea ad un ingegnere della Lancia, tale Battista Falchetto, spiegando che doveva essere una cosa facile, manovrabile ed economica. Nasce dal solito ingegno tutto italico che mirava al risparmio pur muovendosi. Quindi Battista Falchetto, forte delle sue conoscenze, tira fuori un mini-motore da 48 cc. Lo piazza tra il telaio di una bicicletta, modifica e aggiunge qualche cosa in più con la caratteristica, che se vuoi sbrigarti lo metti in moto, altrimenti pedali e risparmi, perché per metterlo in moto bisognava pedalare velocemente sui pedali per ingaggiare lo spunto di partenza del motore, oppure se non si aveva fretta lo si usava come una bicicletta, pedalando. Tutti i comandi sul manubrio compreso il cambio a tre marce ed eccovi servito un mezzo di trasporto per tutti. Al principio lo chiamarono Motomic “Una moto atomica”. Per oltre venti anni fa la felicità di giovani ed anziani facilitando le piccole distanze per raggiungere posti di lavoro, non dimentichiamo che stiamo parlando dell’im-

mediato dopo guerra e non c’era molto denaro che circolasse per

altri tipi di trasporto. Oggi invece se non hai un SUV……!

MADONNA DELL'ARCHETTO Nun poi di’, s’ho stato a Roma, si nu n’hai visto sta chiesetta. Nel rione Trevi, in una stretta viuzza della vecchia Roma, in via di S. Marcello, c’è un oratorio con una cappella che fu costruita nel lontano XIX secolo per ospitare un’antica immagine della Madonna. Il marchese Alessandro Savorelli vi fece edificare una piccola cappella per dare spazio all’immagine della Madonna dipinta su pietra e maiolica del 1690, l’opera fu commissionata dalla marchesa Alessandra Muti Papazzurri al pittore

bolognese Domenico Muratori. Si narra che l’effige della Madonna fu posta in un semplice archetto ricavato tra due edifici nel luglio del 1796 e che l’immagine mosse miracolosamente gli occhi e pianse forse per colpa dell’invasione francese. Il marchese Savorelli fece realizzare una vera piccola cappella e il complesso fu ufficialmente inaugurato il 31 maggio del 1851. Questa cappella è considerata la chiesa più piccola di Roma, ma c’è chi dice, del Mondo stesso. Questa è un’altra chicca di una Roma nascosta che pochi conoscono.


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storia e storie

Allora!

Silvino Olivieri, la bandiera della Repubblica D'Argentina

Silvino Olivieri, il condottiero della Legione Italiana

di Generoso D'Agnese 28 settembre 1856. In una zona remota d'Argentina, in un fortino adibito ad alloggi per gli uomini della colonia agricolo-militare il silenzio della pampa viene squarciato dal sordido rumore degli spari. Nei pochi attimi di un confuso assalto vengono feriti a morte alcuni membri della colonia: tra questi, l'obiettivo principe del complotto, ovvero il colonnello abruzzese Silvino Olivieri, comandante del presidio. La notizia si sparge subito tra la popolazione argentina gettando su di essa un cupo velo di costernazione. Il comandante caduto sotto il piombo dei cospiratori è infatti famoso nella giovane nazione sudamericana. Una Repubblica intenta a costruire il suo presente ed a colonizzare territori in gran parte abitati da tribù indigene, spesso ostili, viene colpita al cuore dall'uccisione del suo più rappresentativo eroe. Un eroe arrivato da terre lontane e ricco dell'unico bene desiderato dalla gente emigrante: la libertà! Nato a Caramanico, in Abruzzo, il 21 gennaio 1829 da Raffaele e Pulcheria dei marchesi Crognale, Silvino è il terzo figlio di questa coppia: Michele e Fileno sono maggiori di lui in età ma nel corso

della breve vita il giovane accentrerà su di sé i riflettori della popolarità. L'inizio del XIX secolo porta con sé gli strascichi di una rivoluzione napoleonica finita con Waterloo e l'amaro ritorno alla restaurazione aristocratica. Il giovane Silvino, iscritto nel Collegio di Chieti per la formazione scolastica, avrà modo di assorbire tutti i fermenti presenti in una regione ancora stretta dal giogo del Regno Borbonico. Di intelligenza vivace, il terzogenito degli Olivieri mostra ben presto grandi doti di apprendimento facendo presagire una buona carriera nell'ambito delle scienze politiche. Proprio la natura dei suoi studi lo portano ad avvicinarsi con entusiasmo alle dispute politiche intorno all'idea risorgimentale: alle porte bussa il fatidico anno 1848. Il 31 gennaio il regno di Napoli ha un sussulto rivoluzionario che porterà la monarchia a concedere una costituzione vagamente liberale. In un Abruzzo ancora memore delle false illusioni del 1820 questa "novità" trova soltanto sostenitori circospetti e guardinghi. Olivieri sarà il primo, insieme ai suoi compagni di studi, a rompere questo timore issando la bandiera tricolore per le strade di Chieti e dando la stura ai festeggiamenti.

La battaglia di Curtatone e Montanara

Ma il 1848 deve ancora iniziare: in Lombardia e a Venezia la rivoluzione divamperà improvvisa, sorretta dal parallelo desiderio di lottare per la democrazia e per l'indipendenza dal dominio austriaco. Tra i molti volontari accorsi nelle file dell'esercito piemontese ci saranno anche i fratelli Olivieri, Fileno e Silvino. I due abruzzesi combattono duramente nella sfortunata campagna militare dell'esercito sabaudo. Silvino Olivieri rivela già in questa occasione il suo talento militare spingendo i suoi volontari in azioni degne del manuale militare, e venendone ricompensato dai piemontesi con il grado di sottotenente. La sconfitta piemontese trascina nel baratro i moltissimi volontari provenienti da tutta Italia e anche i due fratelli abruzzesi sono costretti a separarsi: Fileno resta in Lombardia e combatte sotto il comando dei guerriglieri di Garibaldi; Silvino ripara prima in Piemonte e poi raggiungerà il fratello assumendo un incarico diplomatico da svolgere a Parigi. Terminata negativamente anche questa esperienza politica l'impeto risorgimentale del ragazzo di Caramanico avrà ben presto occasione di evidenziarsi nuovamente. Silvino Olivieri comanderà con il grado di capitano i soldati del generale Trombriand, a difesa della rivoluzione siciliana. Riparato in Francia dopo il naufragio di quest'ultima insurrezione democratica, Silvino si adopera per la costituzione di una legione straniera con l'animo di combattere nella Prussia pervasa dagli stessi moti democratici. Dopo il fallimento dell'ennesimo progetto rivoluzionario, il giovane Olivieri torna a Chieti sotto mentite spoglie potendo però soggiornarvi solo alcuni giorni: la casa natale infatti è ormai sorvegliata notte e giorno dalla polizia borbonica e al giovane rivoluzionario non resta che la via dell'esilio. Dal 1849 al 1851, con l'aiuto finanziario del padre, Silvino vivrà così tra Francia, Inghilterra e Germania aiutando ovunque i rifugiati italiani in ristrettezze economiche. Alla fine di quest'ultimo anno Silvino e Fileno si ricongiungono e scelgono di abbandonare l'Italia per andare in Argentina. Nella terra americana i due fratelli approdano all'epoca di una feroce disputa territoriale tra potere metropolitano e una nascente ditta-

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Mitre in posa con il fratello e i figli durante gli anni del conflitto

Il tenente Feloni e i suoi legionari: una testimonianza del 1853

tura militare. Nata nel 1810, questa nazione si è data nel 1826 una costituzione repubblicana confederata ma soffre fin dalle origini le continue dispute tra sostenitori democratici e dittatori in erba. I fratelli Olivieri arrivano a Buenos Aires in tempo per offrire la loro esperienza al governo democratico e per partecipare alla difesa della città dall'attacco del dittatore Urquiza. Ai fratelli abruzzesi viene chiesto di raggruppare in una formazione tutti gli italiani residenti in città e di guidarla contro le truppe nemiche. Divenuto il comandante di questa legione straniera Olivieri avrà subito modo di distinguersi per le sue alte capacità militari. La Legione Italiana combatterà infatti tanto valorosamente da meritarsi, da parte del governo, l’encomio d’onore e l’appellativo ufficiale di “Legion Valiente”. La repubblica argentina vince quindi la guerra civile grazie all’apporto fondamentale del condottiero abruzzese e con tale carico di glorie militari Silvino Olivieri si imbarca su una nave diretta in Europa nel 1853. Dal vecchio continente erano arrivate pressanti richieste di partecipazione alle nuove rivolte risorgimentali e il giovane militare non può ignorare l’importanza di tali richieste. Quello che però trova al suo arrivo è un quadro ben più desolante del previsto. Fermatosi a Roma per studiare meglio la situazione, Olivieri viene arrestato dalla polizia pontificia grazie alla soffiata di una spia. Rinchiuso nelle carceri romane senza il minimo rispetto della nuova cittadinanza argentina (acquistata di diritto partecipando al conflitto) il condottiero di Caramanico rivedrà infine la libertà soltanto dopo un intenso lavorìo diplomatico e a patto di lasciare il territorio pontificio. Ma tale promessa è facile da mantenere: il giovane abruzzese ha infatti deciso che il suo futuro sarà ormai definitivamente in Argentina. Olivieri approda a Buenos Aires

alcune settimane dopo la liberazione e trova ad accoglierlo una folla acclamante e il suo nome in prima pagina su tutti i giornali.. Gli italiani d’argentina ormai si riconoscono totalmente in questo eroe sempre pronto a battersi per la libertà. Ed è appunto la libertà a spingere lo stesso Silvino a chiedere al governo argentino il permesso di instaurare una colonia agricola ai confini della nazione. La località scelta è nel territorio di Bahia Bianca, e il compito assegnatogli dal governo è quello di pattugliare il confine e di proteggerlo dalle scorrerie degli indiani ostili. I legionari italiani, dopo un viaggio alquanto avventuroso, arrivano in zona piantando subito le basi per lo sviluppo agricolo di un terreno in gran parte inesplorato da uomini bianchi. Il progetto utopistico parte bene, con la sede operativa realizzata all’ombra di due colline cui vengono dati i nomi di Monte Pincio e Monte Appio. Affidata a volenterosi uomini intrisi di cultura democratica la colonia inizia a dare fastidio ad alcuni esponenti politici della giovane Repubblica. Il confluire, dopo alcuni mesi, di numerose altre famiglie provenienti dalla Germania, l'ormai indiscussa popolarità acquisita dall’abruzzese e il crescente successo dell’esperimento porteranno ben presto a decidere questi stessi ambienti per l'eliminazione dell' ormai scomodo eroe popolano. E la morte arriverà improvvisa nei primi giorni del 1856, ordita a grande distanza ed eseguita da commilitoni creduti fedeli. Silvino viene assalito nel sonno ma anche negli ultimi istanti della sua breve vita il colonnello di Caramanico manterrà fede al suo carattere difendendosi con coraggio indomito e uccidendo a sua volta alcuni cospiratori prima di cadere mortalmente ferito. Portando con sé il sogno di tanti italiani d'argentina, uniti nel nome dell'Italia fuori dai confini nazionali ancora divisi e sottomessi a dominatori stranieri.


Allora!

salute e benessere

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Pensieri ed emozioni contro l’invecchiamento

Perdere peso aiuta la fertilità Una significativa perdita di peso può avere effetti positivi anche sulla salute riproduttiva delle donne. È quanto emerge da un nuovo studio dell’Università del Surrey, secondo cui la chirurgia bariatrica potrebbe favorire la regolarizzazione del ciclo mestruale e ridurre i sintomi associati alle ovaie policistiche nelle donne con obesità. La ricerca ha seguito per 24 mesi 84 donne tra i 18 e i 45 anni sottoposte a chirurgia bariatrica: 49 hanno effettuato un bypass gastrico e 35 una gastrectomia a manica. I risultati sono stati confrontati con quelli di 18 donne con obesità che non avevano subito l’intervento. A un anno e a due anni dall’operazione, la perdita di peso media ha superato i 30 chilogrammi. Parallelamente, si è osservata una riduzione significativa della presenza di ovaie policistiche, una condizione che può compromettere la fertilità. Dopo 24 mesi, la condizione risultava ancora presente soltanto nel 10% delle donne che

ne erano affette all’inizio dello studio. Miglioramenti sono stati registrati anche sul fronte dei sintomi: entro 12 mesi è stata segnalata la risoluzione dell’irsutismo, caratterizzato da una crescita eccessiva di peli, mentre le donne che in precedenza avevano cicli irregolari hanno riferito una maggiore regolarità mestruale. Nel periodo osservato, inoltre, 17 partecipanti hanno avuto gravidanze considerate sane. Gli autori sottolineano però l’importanza di un adeguato percorso di assistenza preconcezionale e consulenza riproduttiva dopo l’intervento, soprattutto per valutare tempi e condizioni più sicure per una futura gravidanza. Secondo i ricercatori, intervenire sull’obesità potrebbe contribuire a correggere alterazioni ormonali, irregolarità mestruali e problemi legati alla fertilità, offrendo nuove prospettive per la salute riproduttiva femminile e per una migliore gestione della gravidanza.

Quando il russare preoccupa Il russamento non è soltanto un disturbo fastidioso per chi dorme accanto. Secondo le evidenze cliniche, gli uomini hanno una probabilità quasi doppia rispetto alle donne di russare durante la notte. Una differenza legata anche agli ormoni femminili, che sembrano offrire una sorta di protezione naturale durante gli anni della fertilità. Estrogeni e progesterone contribuiscono infatti a mantenere il tono muscolare delle vie aeree superiori, riducendo la possibilità che i tessuti collassino durante il sonno. Questo equilibrio, però, può cambiare in alcuni momenti della vita. In particolare, il divario tra uomini e donne tende a ridursi sensibilmente durante la gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre, e con l’arrivo della menopausa. Nel primo caso, alle modificazioni ormonali si aggiungono l’aumento del peso e i cambiamenti

fisiologici della gravidanza, fattori che possono favorire una maggiore ostruzione delle vie respiratorie. In menopausa, invece, il calo degli estrogeni e del progesterone può incidere sul tono muscolare e aumentare la predisposizione al russamento. A favorire il problema possono contribuire anche alcol, sovrappeso e ostruzioni nasali dovute ad allergie, raffreddore, polipi o deviazioni del setto. Gli esperti invitano inoltre a non sottovalutare il fenomeno. Russamento intenso, pause nella respirazione, risvegli improvvisi o sensazione di soffocamento possono essere segnali delle apnee ostruttive del sonno, una condizione associata a importanti rischi cardiovascolari e metabolici. Per questo, quando il disturbo diventa frequente, è consigliabile parlarne con il medico e valutare un eventuale approfondimento specialistico.

Mantenere il cervello attivo nel corso della vita può fare la differenza anche durante l’invecchiamento. Istruzione, esperienze professionali stimolanti, interessi culturali e un tempo libero ricco di attività contribuiscono infatti a preservare le capacità cognitive dopo i 65 anni. Ma non sono soltanto le attività intellettuali a sostenere la salute della mente: anche le emozioni hanno un ruolo importante. A evidenziarlo sono due studi condotti dal laboratorio di Raffaella Rumiati della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e pubblicati sulle riviste Neuropsychology e Brain Sciences. Le ricerche hanno analizzato un gruppo di adulti over 65 con l’obiettivo di comprendere quali fattori possano aiutare a mantenere più a lungo efficienti le funzioni mentali. Al centro degli studi c’è il concetto di “riserva cognitiva”, ovvero l’insieme delle risorse costruite nel corso della vita attraverso il percorso scolastico, l’attività professionale e le esperienze personali. Una riserva cognitiva più elevata risulta associata a migliori prestazioni linguistiche, maggiore facilità nel trovare le parole e una

più efficace capacità di esprimere i propri pensieri. Anche la sfera emotiva sembra contribuire a questo processo. Le emozioni positive possono favorire le prestazioni linguistiche, mentre una buona intelligenza emotiva, cioè la capacità di riconoscere, comprendere e utilizzare le emozioni, può influenzare positivamente memoria di lavoro, pensiero e comportamento. Le ricerche fanno parte del progetto “Age-It: Ageing Well in an Ageing Society” e mostrano quindi quanto sia importante arrivare alla terza età mantenendo una vita attiva, curiosa e ricca di stimoli. Leggere, imparare nuove

competenze, coltivare relazioni sociali e dedicarsi ad attività diverse può rappresentare un investimento concreto sul benessere mentale nel lungo periodo. Anche mantenere una quotidianità dinamica, fatta di piccoli obiettivi e nuove esperienze, può aiutare a stimolare costantemente le funzioni cognitive, favorendo maggiore autonomia nella vita quotidiana e nelle relazioni. In una società sempre più longeva, preservare le capacità cognitive non significa soltanto proteggere la salute individuale, ma anche migliorare la qualità della vita e contribuire alla sostenibilità dell'assistenza sanitaria e sociale.

Smoking May Push People Into Isolation Smoking has long been associated with serious physical health problems, but new research suggests its consequences may extend to another important area of wellbeing: social life. A major European study has found that people who smoke may experience greater loneliness and social isolation over time, challenging the common perception that smoking is a social activity. The research, presented at the European Respiratory Society Congress in Barcelona, analysed data from more than 50,000 people across 15 countries, including Italy, France, Germany, Spain, Sweden, Denmark, Austria, Belgium, Switzerland, the Netherlands, Estonia, Slovenia, the Czech Republic, Luxembourg and Israel. Participants were part of the Survey of Health and Ageing in Europe (SHARE). Researchers compared responses from smokers and non-smokers over a two-year period. The findings showed that smokers experienced a greater increase in loneliness over time,

with only minor differences between the various European regions. Dr Keir Philip, a clinical lecturer in respiratory medicine at Imperial College London’s National Heart and Lung Institute, said the findings highlighted the need to reconsider the social image of smoking. According to researchers, several factors could explain the connection between smoking and isolation. Smoking-related illnesses can progressively limit mobility and

make it more difficult for people to participate in social activities. In Italy alone, smoking-related diseases are estimated to generate around €26 billion in direct and indirect costs. Researchers also pointed to smoking bans in public places and increasingly smoke-free private homes. While these measures protect public health, they may reduce opportunities for smokers to interact with others in traditional smoking environments.

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Zverev spegne il sogno di Darderi agli US Open

Si infrange contro il muro tedesco di Alexander Zverev il sogno di Luciano Darderi agli US Open. L’ultimo italiano ancora in corsa nel tabellone del singolare maschile deve arrendersi alla superiorità del numero 2 del mondo, che conquista l’accesso ai quarti di finale imponendosi con il punteggio di 6-2, 6-2, 7-6. Per Darderi resta comunque un percorso importante, arrivato fino a un appuntamento del torneo che rappresentava una delle sfide più prestigiose della sua giovane carriera. Di fronte, però, ha trovato un avversario capace di imporre fin dai primi scambi ritmo, potenza e continuità, lasciando pochissimo spazio all’iniziativa dell’azzurro. I primi due set raccontano una partita sostanzialmente domi-

nata da Zverev. Il tedesco prende immediatamente il controllo degli scambi, mette sotto pressione Darderi con la solidità del servizio e la profondità dei colpi da fondo campo e riesce a costruire rapidamente un vantaggio che l’italiano non riesce a colmare. Due parziali identici, entrambi chiusi sul 6-2, sembrano indirizzare definitivamente la sfida. Nel terzo set, però, Darderi prova a reagire. L’azzurro aumenta l’intensità, ritrova maggiore precisione e riesce a rimanere agganciato alla partita, trascinando il numero 2 del mondo fino al tie-break. È il momento in cui il match torna maggiormente in equilibrio, ma anche questa volta Zverev dimostra di avere qualcosa in più nei punti decisivi e chiude

la contesa senza concedere ulteriori opportunità. Con l’eliminazione di Darderi si conclude anche l’avventura italiana nel singolare maschile degli US Open. Un epilogo certamente amaro, soprattutto per un movimento che negli ultimi anni ha abituato il pubblico italiano a vivere le fasi finali dei grandi tornei con protagonisti azzurri. Ora, dunque, non resta che guardare agli altri protagonisti ancora in corsa sul cemento di Flushing Meadows. Zverev, invece, può già concentrarsi sul prossimo ostacolo: ai quarti di finale troverà l’olandese Botic van de Zandschulp, con l’obiettivo di proseguire la sua corsa verso il titolo. Per Darderi resta la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza preziosa e di aver aggiunto un altro importante capitolo alla propria crescita internazionale. Un passaggio che potrà offrirgli ulteriore fiducia e consapevolezza in vista dei prossimi appuntamenti della stagione, dove sarà chiamato a confermare i progressi mostrati sul palcoscenico newyorkese, con nuove sfide e importanti occasioni di crescita. La strada è ancora lunga, ma il talento dell’azzurro lascia intravedere prospettive interessanti per il futuro prossimo.

Carlotta incanta Kocaeli e conquista l’oro

L’oro continua a brillare per gli Azzurri agli Europei di Nuoto Paralimpico di Kocaeli. La spedizione italiana prosegue la sua marcia trionfale e regala un’altra straordinaria soddisfazione grazie a Carlotta Gilli, protagonista di una prestazione da autentica campionessa. La nuotatrice italiana ha conquistato il titolo eu-

ropeo nei 100 metri farfalla della categoria S13, confermandosi ancora una volta ai vertici della specialità. Una gara affrontata con grande determinazione e condotta con la sicurezza di chi conosce il proprio valore e sa come gestire la pressione dei grandi appuntamenti internazionali.

Gilli ha imposto il proprio ritmo, riuscendo a tenere alle spalle le avversarie e a chiudere davanti a tutte. Un successo che arricchisce ulteriormente il già prestigioso percorso della campionessa italiana e conferma la straordinaria competitività del movimento paralimpico azzurro. L’Europeo di Kocaeli continua così a parlare italiano, con gli atleti della Nazionale protagonisti di risultati di assoluto rilievo. Per Carlotta Gilli arriva dunque un altro prestigioso riconoscimento: è lei la nuova Campionessa d’Europa nei 100 metri farfalla S13. Un oro che premia la sua determinazione, il lavoro quotidiano e la capacità di trasformare il talento in risultati, regalando all’Italia un’altra grande emozione sportiva indimenticabile.

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Buttitta regina del Subbuteo Parigi incorona Eleonora Buttitta. L’atleta azzurra ha conquistato il titolo di Campionessa del Mondo di Subbuteo, firmando un risultato di grande prestigio al termine di una competizione che l’ha vista superare le avversarie e salire sul gradino più alto del podio. Un successo già significativo sul piano sportivo, ma reso ancora più particolare da una circostanza che ha accompagnato Eleonora durante tutta la manifestazione: l’azzurra è infatti al sesto mese di gravidanza. La condizione fisica non le ha impedito di affrontare il torneo con concentrazione e determinazione, mantenendo alto il livello delle proprie prestazioni fino alla sfida decisiva. Una prova di carattere che le ha permesso di conquistare il titolo mondiale nella prestigiosa cornice parigina, al termine di un percorso affrontato con grande attenzione e continuità. Per Eleonora Buttitta

si tratta di un’affermazione destinata a occupare un posto speciale nella sua carriera. Il titolo iridato arriva infatti in un momento particolare della sua vita, nel quale l’impegno sportivo si intreccia con l’attesa della nascita del suo bambino. Il risultato ottenuto a Parigi assume così un valore ancora più significativo. Non soltanto per il traguardo raggiunto sul campo, ma anche per le condizioni nelle quali è arrivato, confermando la determinazione mostrata dall’azzurra durante l’intera competizione internazionale. Eleonora può quindi festeggiare una doppia attesa: quella per il suo prossimo grande appuntamento personale e quella, già trasformata in realtà, per il titolo mondiale. Un successo che porta l’Italia sul tetto del mondo nel Subbuteo e che consegna all’azzurra una pagina certamente particolare della sua storia sportiva.

Bertoncelli firma l’impresa Marta Bertoncelli firma una rimonta spettacolare e conquista un prestigioso terzo posto nella tappa di Coppa del Mondo di Canoa Slalom disputata a Vaires-sur-Marne. L’Azzurra, protagonista di una gara in crescendo, ha saputo reagire dopo una prima discesa che l’aveva relegata al nono posto, trasformando la seconda manche in una straordinaria dimostrazione di carattere e determinazione. Bertoncelli è scesa in acqua senza risparmiarsi, affrontando il percorso con grande velocità e precisione. Una prova aggressiva e pulita, che le ha permesso di recuperare rapidamente posizioni e di inserirsi nella lotta per il podio. Il cronometro si è fermato sul tempo di 114.48, un risultato che le ha consegnato la terza piazza al

termine di una rimonta di grande spessore. Dalla nona posizione al podio: un salto in avanti costruito con coraggio, concentrazione e la capacità di non arrendersi quando la situazione sembrava complicarsi. È proprio nella seconda discesa che l’Azzurra ha trovato le risposte migliori, dimostrando ancora una volta quanto, nello sport, la determinazione possa cambiare il destino di una gara. Il bronzo conquistato a Vaires-sur-Marne rappresenta così una preziosa conferma per Bertoncelli, capace di reagire alla difficoltà e trasformarla in un risultato di rilievo. Una prestazione che premia la sua tenacia e lancia un messaggio semplice ma fondamentale: mai mollare e continuare a crederci fino all’ultimo.


sport

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Staffetta azzurra, un argento dal grande valore

Cornegliani, l’oro che fa volare È festa azzurra ai Mondiali di Paraciclismo in corso a Huntsville. Dopo il quarto posto nella cronometro, Fabrizio Cornegliani ha risposto nel modo migliore alle delusioni e agli interrogativi emersi dopo la gara, conquistando una straordinaria medaglia d’oro nella prova in linea della categoria MH1 Handbike. Una prestazione impeccabile ha permesso all’atleta azzurro di

imporsi e laurearsi Campione del Mondo, confermandosi ai vertici assoluti della disciplina. Un successo arrivato dopo una gara che aveva lasciato qualche interrogativo, ma che Cornegliani ha saputo trasformare in nuova motivazione. Per l’Italia è un risultato di grande prestigio e per Fabrizio l’ennesima conferma di talento, carattere e determinazione assoluta. Una giornata memorabile.

È una medaglia d’argento dal grande valore sportivo quella conquistata dalla staffetta mista italiana 4x1500 ai Mondiali Giovanili di Nuoto di Fondo di Santa Fe, in Argentina. Ginevra Bagaglini, Mahila Spennato, Davide Grossi e Ivan Sartor hanno chiuso la prova al secondo posto al termine di una gara combattuta fino alle battute conclusive. A decidere il risultato è stata la volata finale. Ivan Sartor ha lottato fino all’ultimo metro, cedendo soltanto nel finale all’ungherese Karpati. Una conclusione che avrebbe potuto lasciare spazio alla delusione, ma che si è trasformata in uno dei momenti più significativi della giornata. Al termine della gara, infatti, i compagni di squadra hanno immediatamente raggiunto Sartor, stringendolo in un abbraccio. Un’immagine che ha accompagnato la celebrazione dell’argento e che racconta il forte spirito di squadra costruito durante il percorso mondiale.

Il secondo posto rappresenta il risultato di settimane e mesi di allenamenti, sacrifici e preparazione. Una medaglia conquistata attraverso il contributo di tutti e quattro gli atleti, ciascuno chiamato a dare il massimo nella propria frazione, sostenendo la squadra fino all’ultimo metro della gara. La staffetta azzurra lascia così Santa Fe con un risultato prestigioso e con la consapevolezza di essere stata protagonista di una

prova di alto livello. La mancata vittoria nella volata conclusiva non cancella il valore di una medaglia mondiale, conquistata insieme e condivisa fino all’ultimo istante della competizione. È anche questo il significato dello sport giovanile: imparare a competere, accettare il risultato e trasformare anche una sconfitta in un’occasione di crescita. A Santa Fe, l’Italia torna sul podio con un argento che premia talento, lavoro e spirito di squadra.

Serie A – Posticipi della 3ª Italbasket, brusco stop: Australia nel mirino Maldini piega il Lecce, Gudmundsson lancia la Lazio

Cagliari-Lecce è una sfida combattuta e intensa: ritmi alti, duelli senza sconti e occasioni da una parte e dall’altra. I rossoblù spingono, il Lecce resiste, ma alla fine è il Cagliari a trovare il guizzo decisivo con Maldini che di testa insacca alle spalle di Falcone.

Partita pazza a Udine: i friulani colpiscono per primi con Karlström, ma la Lazio non si scompone. Il solito Frattesi riaccende la rimonta, poi Gudmundsson, di testa, completa il sorpasso all’88’: biancocelesti cinici e spietati... e co-primi in classifica.

Un’Italbasket stanca, provata nel fisico e nella mente dopo la battaglia di ieri contro gli Stati Uniti, chiude la fase a gironi dei Mondiali di basket con una sconfitta pesante contro la Cina. Le Azzurre cedono 71-51 in una partita che, fin dalle prime battute, prende una direzione precisa e non offre alla squadra di coach Capobianco la possibilità di rientrare davvero in partita. La sfida contro le americane aveva lasciato inevitabilmente il segno. L’enorme dispendio di energie, fisiche ed emotive, della gara precedente si è fatto sentire contro una Cina apparsa più lucida, intensa e determinata. L’Italia ha faticato a trovare ritmo in attacco, mentre la difesa non è riuscita a contenere con continuità le iniziative delle avversarie. Il divario finale di venti punti fotografa una serata difficile, nella quale le Azzurre non sono riuscite a esprimere il gioco mostrato nelle precedenti uscite. La squadra ha provato a reagire, ma ha trovato davanti a sé un’avversaria capace di mantenere il controllo della gara, aumentando progressivamente il margine e spegnendo ogni tentativo di rimonta. Una battuta d’arresto che vale il terzo posto nel girone e che rende ancora più impegnativo il prossimo

appuntamento del torneo. Ad attendere l’Italia c’è infatti il temibile play-off contro l’Australia, una sfida da dentro o fuori che richiederà una squadra completamente diversa sul piano dell’energia e della concentrazione. Non ci sarà molto tempo per recriminare: bisognerà recuperare le forze, smaltire la fatica e soprattutto ritrovare quella verve che ha permesso alle Azzurre di competere ad alto livello. La sconfitta contro la Cina non cancella quanto fatto finora. Il percorso nel girone ha mostrato una squadra capace di confrontarsi con avversarie di altissimo livello e di giocare partite di grande intensità. Ora, però, il margine d’errore si riduce drasticamente e servirà una risposta immediata.

Il prossimo appuntamento rappresenta una vera prova di carattere. L’Australia potrà contare sul sostegno del pubblico e su una squadra fisicamente attrezzata, ma l’Italia dovrà concentrarsi soprattutto sulle proprie qualità. Intensità difensiva, circolazione di palla e maggiore precisione al tiro saranno elementi fondamentali per provare a ribaltare le difficoltà emerse contro la Cina. Il Mondiale entra nella sua fase decisiva e ogni possesso può diventare determinante. Contro l’Australia serviranno cuore, carattere, lucidità e una nuova spinta. Le Azzurre dovranno ritrovare rapidamente fiducia e compattezza per affrontare una delle sfide più importanti del torneo.

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Onoranze Funebri DECESSO

VITALE MATTEO

nato l'8 luglio 1935 deceduto a Sydney (NSW) il 5 settembre 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il Santo Rosario sarà recitato lunedì 14 settembre 2026 alle ore 17.00 presso la Our Lady of Mount Carmel Catholic Church, Mount Pritchard, 230 Humphries Road, Bonnyrigg.Il funerale sarà celebrato martedì 15 settembre 2026 alle ore 10.30 presso la Our Lady of Mount Carmel Catholic Church, Mount Pritchard, 230 Humphries Road, Bonnyrigg. Dopo il rito religioso, il caro Matteo sarà accompagnato al Pinegrove Memorial Park, Kington Street, Minchinbury, per la sepoltura. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale del caro estinto. “Il suo affetto ontinuerà a vivere nel uore di hi gli ha voluto ene." ETERNO RIPOSO

DECESSO

CICCARELLI MARIANNINA

nata il 17 aprile 1935 deceduta a Sydney (NSW) il 7 settembre 2026 Il Santo Rosario sarà recitato martedì 15 settembre 2026 alle ore 17.00 presso la St Patrick’s Catholic Church, 136 Flora Street, Sutherland. Il funerale sarà celebrato mercoledì 16 settembre 2026 alle ore 10.30 presso la St Patrick’s Catholic Church, 136 Flora Street, Sutherland. Dopo il rito religioso, la cara Mariannina sarà accompagnata al Woronora Memorial Park, 121 Linden Street, Sutherland, per la sepoltura. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta. “Il Signore accolga la sua anima nella luce eterna e doni ai suoi cari conforto e pace." ETERNO RIPOSO

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PERRONE JOSEPH (PEPE)

TRIPODI VINCE

nata il 5 dicembre 1929 deceduta a Sydney (NSW) il 5 settembre 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale sarà celebrato venerdì 11 settembre 2026 alle ore 14.30 presso il Rookwood Independent Cemetery, 1 Hawthorne Avenue, Rookwood. Dopo il rito religioso, la cara Tina sarà accompagnata al Rookwood General Cemetery, 1 Hawthorne Avenue, Rookwood, per la sepoltura. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno al loro dolore e parteciperanno al funerale della cara estinta.

“La sua ontà ontinuerà a vivere nel uore di hi lo ha amato. “ ETERNO RIPOSO

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nato il 2 ottobre 1946 deceduto a Sydney (NSW) il 12 ottobre 2025 Ad un anno dalla sua scomparsa, i familiari, parenti ed amici vicini e lontani, lo ricordano con dolore e immutato affetto. Una Santa Messa di Suffragio sarà celebrata lunedì 12 ottobre 2026 alle ore 19.00 presso la Our Lady of Mount Carmel Catholic Church, Mount Pritchard, 230 Humphries Road, Bonnyrigg. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno in preghiera nella Santa Messa in memoria del caro estinto.

“La sua ontà ontinuerà a vivere nel uore di hi lo ha amato. “ ETERNO RIPOSO

nato il 6 agosto 1950 deceduto a Sydney (NSW) il 12 agosto 2026 I familiari, parenti ed amici vicini e lontani, ad un mese dalla scomparsa, lo ricordano con dolore e immutato affetto. Una Santa Messa di Suffragio sarà celebrata martedì 15 settembre 2026 alle ore 19.00 presso la Our Lady of Mount Carmel Catholic Church, Mount Pritchard, 230 Humphries Road, Bonnyrigg. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno in preghiera nella Santa Messa in memoria del caro estinto.

“Che Dio ti doni la pace eterna e la gioia del Suo abbraccio." ETERNO RIPOSO

FUNERAL NOTICES 2026 TWO EDITIONS PER WEEK DUE EDIZIONI OGNI SETTIMANA TUESDAY AND FRIDAY

A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ. In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888. -------------From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888.


onoranze funebri

Allora!

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Tra lapidi e memoria, il volto storico di Dublino Nel cuore di Dublino, tra le strade di Glasnevin, sorge uno dei luoghi più significativi della storia irlandese: il Cimitero di Glasnevin, conosciuto anche come Prospect Cemetery. Inaugurato nel 1832, il grande complesso funerario cattolico si estende oggi per circa 50 ettari e custodisce oltre un milione di sepolture, diventando nel tempo un vero e proprio archivio della memoria nazionale. La nascita del cimitero è legata a una pagina importante della storia religiosa del Paese. Prima della sua apertura, i cattolici irlandesi non disponevano di spazi funerari propri e spesso erano costretti a celebrare riti ridotti nei cimiteri protestanti. Fu Daniel O’Connell, tra i principali protagonisti della battaglia per i diritti dei cattolici, a promuovere l’idea di un luogo dove poter garantire ai defunti una sepoltura dignitosa e il pieno rispetto delle tradizioni religiose. Il primo funerale si tenne il 22 febbraio 1832 e riguardò Michael Carey, un bambino di undici anni. Da allora, Glasnevin è cresciuto fino a diventare una delle principali testimonianze della storia dell’isola. Le sue lapidi raccontano generazioni di famiglie, vicende private e grandi trasformazioni sociali, offrendo uno spaccato della Dublino degli ulti-

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mi due secoli. Tra i viali e le lapidi riposano numerose personalità che hanno segnato la vita politica, culturale e sociale dell’Irlanda. La tomba di Michael Collins, leader nazionalista ucciso nel 1922 durante la guerra civile, è tra i luoghi più visitati. Accanto a lui sono sepolti anche Daniel O’Connell, Charles Stewart Parnell, Éamon de Valera, Constance Markievicz, Arthur Griffith e lo scrittore Brendan Behan. Il cimitero conserva inoltre un patrimonio architettonico particolare, con monumenti, croci celtiche e tombe che raccontano l’evoluzione delle tradizioni funerarie irlandesi negli ultimi due secoli. Le alte mura e le torri di guardia ricordano invece un'epoca in cui il furto dei cadaveri

rappresentava una seria minaccia. Passeggiando tra i suoi viali, il visitatore può così leggere, attraverso pietre e iscrizioni, una parte della complessa identità dell’isola. Oggi Glasnevin non è soltanto un luogo di sepoltura. Il museo, le visite guidate e i servizi dedicati alla ricerca genealogica ne hanno fatto un importante centro culturale, capace di collegare passato e presente attraverso le storie delle persone che hanno contribuito a costruire l’Irlanda. Anche la letteratura ha contribuito alla sua fama: James Joyce lo scelse come ambientazione per un episodio dell’“Ulisse”, confermando il ruolo del cimitero nell’immaginario culturale della capitale irlandese.


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Venerdì 11 Settembre 2026

Allora!

A cunzasti a Tavula? Quando apparecchiare la tavola era un gesto normale di Cav. Luigi De Luca OMRI Stamattina, davanti a un caffè con un vecchio amico, siamo finiti a parlare della tavola. Non di ristoranti. Non di cucina raffinata. Non di piatti costosi. Della tavola di casa. A un certo punto mi ha detto una cosa che mi ha fatto sorridere: “Una volta anche nelle famiglie che avevano poco, la mamma o la nonna apparecchiavano la tavola. Oggi, se apparecchi bene, ti chiedono se hai invitato una principessa.” Abbiamo riso. Poi però quella frase mi è rimasta addosso. Perché era vero. O almeno lo era nelle case che ricordiamo noi. Non serviva avere ospiti. Non era Natale. Non era un compleanno. E soprattutto non serviva essere ricchi. Si metteva la tovaglia. I piatti. Le posate. I bicchieri. Il pane al centro. Magari i piatti non erano tutti dello stesso servizio. Un bicchiere poteva essere diverso dagli altri. La tovaglia poteva avere una macchia che non era più andata via. E il pranzo poteva essere semplicemente pasta al sugo o pasta e fagioli. Ma la tavola era apparecchiata. Non era eleganza. Era rispetto. Forse è questo che abbiamo dimenticato. Apparecchiare non era necessariamente un gesto di eleganza. Era un gesto di rispetto. Rispetto per il cibo. Rispetto per chi lo aveva preparato. Rispetto per chi si sarebbe seduto accanto a noi. E forse anche rispetto per quel poco che c'era. Le famiglie che avevano meno non consideravano necessariamente quel poco meno degno di essere servito. Anzi. Forse proprio perché il cibo aveva un valore, gli si preparava un posto. Oggi abbiamo molto di più. Eppure qualche volta sembra che abbiamo meno tempo persino per sederci. Mangiamo da un contenitore di carta. Da una vaschetta di plastica. Davanti al televisore. Davanti al computer. Con il telefono accanto al piatto. Qualche volta direttamente dalla confezione nella quale il cibo è arrivato. Non c'è nulla di male. La vita è cambiata. Corriamo. Lavoriamo. Arriviamo a casa stanchi. Ordiniamo qualcosa e magari l'ultima cosa che abbiamo

voglia di fare è sporcare altri due piatti. Ma forse la domanda non è: “Perché non apparecchiamo più?” Forse è: “Che cosa abbiamo smesso di fare quando abbiamo smesso di apparecchiare?” Il tavolo non serviva soltanto per mangiare. Perché a quella tavola succedevano cose. Qualcuno raccontava la giornata. Qualcuno litigava. Qualcuno veniva rimproverato. Qualcuno chiedeva il pane. Qualcuno diceva: “Mangia che si fredda.” E la domenica quel tavolo sembrava quasi allungarsi. Compariva una sedia in più. Poi un'altra. Arrivavano figli, nonni, zii, cugini. Non sempre ci si sopportava. Non idealizziamo troppo. Ma si stava lì. La tavola aveva una funzione che andava oltre il cibo. Ci obbligava, almeno per un momento, a guardarci. Ed è forse questo il pensiero che mi incuriosisce di più: il paradosso dell'abbondanza. Quando avevamo meno, preparavamo di più il momento. Oggi che possiamo avere quasi qualsiasi cibo consegnato alla porta in pochi minuti, rischiamo di trattarlo come qualcosa che deve semplicemente riempire uno spazio nello stomaco. Abbiamo guadagnato comodità. Ma forse, qualche volta, abbiamo perso il rito. E i riti non sono necessariamente religiosi o solenni. Un rito può essere anche stendere una tovaglia. Mettere le posate al loro posto. Versare l'acqua nei bicchieri. Aspettare che siano seduti tutti prima di cominciare. Dire: “È pronto.” E magari sentire qualcuno dall'altra stanza

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rispondere: “Arrivo.” Non sembrava importante. E invece oggi mi domando se proprio quelle piccole abitudini non servissero a dare un ritmo alla nostra vita. Perché apparecchiare significava anche prepararsi a qualcosa. Non si passava semplicemente dalla fame al cibo. C'era un piccolo spazio nel mezzo. Si preparava la tavola. E preparando la tavola, forse senza rendercene conto, preparavamo anche noi stessi a stare insieme.... quando il contenitore è diventato il piatto. Oggi il cibo può arrivare a casa già pronto. Ed è una comodità straordinaria. Apriamo un'applicazione, scegliamo, ordiniamo e poco dopo qualcuno suona alla porta. Apriamo il sacchetto. Tiriamo fuori i contenitori. E qualche volta quei contenitori arrivano direttamente sul tavolo. O sul divano. La carta diventa tovaglia. La vaschetta diventa piatto. Il coperchio diventa quasi un vassoio. La forchetta di plastica completa il servizio. Mangiamo. Buttiamo tutto. E in pochi minuti non rimane quasi traccia del fatto che abbiamo cenato. Forse è proprio questa assenza di traccia che dovrebbe farci riflettere. Perché una tavola apparecchiata lasciava qualcosa dietro di sé. Piatti da raccogliere. Bicchieri da portare in cucina. Briciole sulla tovaglia. Qualcuno lavava. Qualcun altro asciugava. Qualcuno spariva misteriosamente proprio nel momento di sparecchiare, certe tradizioni, bisogna ammetterlo, sono sopravvissute benissimo. Ma

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anche quello faceva parte del momento. Il pasto non finiva con l'ultimo boccone.Poi c'era la domenica. La domenica la tavola aveva un altro tempo. Non necessariamente perché ci fosse qualcosa di costoso da mangiare. Ma perché era domenica. Questo bastava. Si apparecchiava magari un po' meglio. Si tirava fuori qualcosa che durante la settimana rimaneva nella credenza. Si metteva una bottiglia al centro. Si aspettava qualcuno. E anche quando non arrivava nessuno, il pranzo della domenica conservava una piccola solennità. Oggi possiamo mangiare meglio di quanto molte delle nostre famiglie potessero permettersi allora. Possiamo comprare ingredienti provenienti dall'altra parte del mondo. Possiamo ordinare piatti che i nostri nonni non avrebbero nemmeno saputo pronunciare. Eppure può capitare che anche la domenica mangiamo dalla vaschetta. Non credo sia un problema di buone maniere. E nemmeno di nostalgia. È una domanda sul valore che attribuiamo al tempo. Non era la tovaglia! Perché a questo punto dobbiamo dirlo. Non era la tovaglia. Non erano i piatti. Non erano le posate messe dritte. Non era il bicchiere al posto giusto. Erano tutti piccoli segnali che dicevano: adesso ci fermiamo. Per qualche minuto il resto poteva aspettare. Il lavoro. Le faccende. Le preoccupazioni. Il mondo fuori. Ci sedevamo. E qualcuno metteva qualcosa al centro. Forse è proprio quel cen-

tro che oggi qualche volta manca. Ognuno ha il proprio piatto. Il proprio contenitore. Il proprio telefono. Il proprio schermo. Il proprio orario. Il proprio mondo. E allora mi viene da chiedermi: abbiamo smesso di apparecchiare la tavola o abbiamo lentamente smesso di apparecchiare un posto per gli altri? Non torniamo indietro. Attenzione, però. Non vorrei che queste parole diventassero l'ennesimo elogio di un passato perfetto che perfetto non è mai stato. Anche intorno alle tavole di una volta si litigava. C'erano silenzi. Famiglie difficili. Padri che non parlavano. Madri stanche. Figli che non vedevano l'ora di alzarsi. E certamente non tutto ciò che apparteneva al passato merita di essere recuperato. Non dobbiamo tornare indietro. Dobbiamo forse soltanto chiederci cosa vale la pena portare avanti. E io un piccolo gesto lo salverei. Cunzari a tavula. Apparecchiare la tavola. Non ogni giorno. Non necessariamente con la tovaglia buona. Non per impressionare qualcuno. Semplicemente per ricordarci, ogni tanto, che mangiare può essere qualcosa di più che consumare del cibo. Per chi la stiamo apparecchiando? Magari stasera siamo in cinque. Magari siamo in due. Magari nessuno verrà a trovarci. Magari siamo soli. Prendiamo quel cibo dalla vaschetta. Mettiamolo in un piatto. Prendiamo un bicchiere. Una forchetta vera. Forse anche un tovagliolo. Spegniamo il telefono per qualche minuto. Sediamoci. Non perché dobbiamo ricostruire la tavola delle nostre nonne. E nemmeno perché abbiamo invitato una principessa. Ma perché la persona che si siederà a quella tavola merita comunque che qualcuno l'abbia apparecchiata. Anche quando quella persona siamo noi. Forse apparecchiare una tavola è sempre stato questo. Un piccolo gesto per dire: questo cibo conta. questo momento conta. chi siede qui conta. E allora, prima di mangiare, potremmo tornare a farci una domanda semplicissima. Una di quelle domande che un tempo non avevano bisogno di spiegazioni: A cunzasti a tavula? ...e ora sparecchia! :-)

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