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65 - 337 - 28 Agosto 2026

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Allora!

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Dove la libertà è una pagina alla volta

PERIODICO COMUNITARIO ITALO-AUSTRALIANO | INFORMATIVO E CULTURALE

Bisettimanale degli italo-australiani

Anno X - Numero 65 - Venerdì 28 Agosto 2026

Price in AU $2.00

Riflessioni a margine

Diretto da

Marco Testa

editor@alloranews.com

di Marco Testa

ISSN 2208-051

Dieci anni di tabù

Sono passati dieci anni da quella notte del 24 agosto 2016 in cui, alle 3.36, la terra tremò e Amatrice venne devastata. Trecentotre persone persero la vita nel terremoto che colpì il Centro Italia, migliaia furono costrette ad abbandonare le proprie case e un pezzo della storia di quei territori venne cancellato in pochi minuti. Dieci anni sono tanti. Sono un'intera generazione per chi ha dovuto ricominciare, per chi ha visto la propria casa trasformarsi in un cumulo di macerie, per chi ha dovuto lasciare il paese e per chi, nonostante tutto, ha deciso di rimanere. In quei giorni drammatici la solidarietà degli italiani, dentro e fuori dai confini nazionali, fu straordinaria. Anche la comunità italiana d'Australia si rimboccò le maniche. Associazioni, ristoratori, club, parrocchie, semplici cittadini e gruppi della nostra comunità organizzarono raccolte di fondi, cene, iniziative e manifestazioni. Ognuno cercò di fare la propria parte. Era il modo concreto per dire agli italiani di Amatrice: non siete soli. Ma oggi, a dieci anni di distanza, una domanda è inevitabile: chi aveva il compito di fare la propria parte, soprattutto nel garantire che le risorse disponibili venissero trasformate rapidamente in case, servizi e infrastrutture, lo ha fatto davvero? La domanda non nasce dalla polemica, ma dalla realtà. Secondo i dati più recenti, ad Amatrice soltanto il 38% degli immobili danneggiati risulta ricostruito. Circa mille persone vivono ancora in sistemazioni temporanee e gran parte del centro storico resta un cantiere. Un'analisi di ActionAid ha inoltre evidenziato che, ad aprile 2026, circa due terzi degli interventi pubblici programmati nelle aree colpite non erano ancora iniziati. Di fronte a questi numeri è difficile non provare amarezza. Perché la solidarietà dei cittadini è stata immediata. Le donazioni sono state raccolte. La generosità non è mancata. Dieci anni dopo, il ricordo delle vittime deve rimanere vivo. Ma ricordare non significa soltanto celebrare una ricorrenza. Significa anche chiedere conto di ciò che è stato fatto e di ciò che ancora manca. Perché davanti alle macerie, dieci anni fa, gli italiani seppero agire. Sarebbe giusto sapere se chi aveva il dovere di ricostruire ha fatto altrettanto.

Io al COM.IT.ES, no grazie

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Sessant’anni di San Bartolomeo

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Scarlatti to Schubert 08 Pianist Christian Leotta presented an evocative musical journey through more than a century of piano repertoire at the Sydney Conservatorium of Music in a recital organised by the Italian Cultural Institute of Sydney. Held at the Music Workshop, the programme, “From Scarlatti to Schubert: The Evolution of the Piano Sonata,” opened with Domenico Scarlatti’s Sonata in F minor K.466, followed by Beethoven’s celebrated Waldstein Sonata, Op. 53, Schubert’s unfinished Sonata in F-sharp minor D.571, and Beethoven’s final piano sonata, Op. 111. The careful-

ly chosen programme traced the extraordinary development of the sonata, from Scarlatti’s concise one-movement works to the profound complexity of late Beethoven. Leotta, internationally recognised for his interpretations of the classical and Romantic repertoire, gained prominence at the age of 22 when he performed all 32 Beethoven sonatas in Montreal. He has since performed in more than 50 countries and five continents, in prestigious venues including the Philharmonie in Munich, Vienna’s Konzerthaus and Tokyo’s Bunka Kaikan.

Iran, minaccia alta Tony Boy under tensione con USA house arrest L’Iran minaccia ritorsioni contro le nuove sanzioni annunciate dagli Stati Uniti, definite un «attacco terroristico economico». Teheran avverte che potrebbe colpire interessi vitali americani e infrastrutture energetiche. Washington offre inoltre fino a 10 milioni di dollari per informazioni su cinque alti esponenti dei pasdaran. Intanto Donald Trump annuncia che lo Stretto di Hormuz è stato «completamente sminato» e avverte l’Iran: ogni nuova mina sarà immediatamente distrutta. Il Pakistan riferisce di voler evitare un’ulteriore escalation.

Italian trapper Tony Boy, real name Antonio Hueber, has been released from Milan’s San Vittore prison and placed under house arrest at his parents’ home near Padua. The decision was made by a Milan judge after a hearing following his arrest for alleged possession of an illegally held firearm and drugs. Police found a semi-automatic pistol with its serial number removed during a search of his rented home, along with small quantities of drugs. The 26-year-old said the drugs were for personal use.

The intimate Music Workshop created an especially intense listening experience, allowing the audience to hear every subtle dynamic and pause. At one point, a member of the audience was moved to tears, with musicians present suggesting that Scarlatti’s deeply expressive K.466 may have been responsible. Among the audience were Sydney-based musicians including violinist Nataliya Tasevska, cellist Massimo Bertucci and soprano Clara Helms, alongside many young listeners and long-time Allora! readers. Special service on page 9

Pd, rebus primarie rimane aperto

Resta aperto nel Pd il confronto sulle primarie per scegliere il leader del centrosinistra. Roberto Speranza le considera «un errore politico» e invita a evitarle, ma la sua posizione non è condivisa da tutta la sinistra dem. Al Nazareno si continua a guardare ai gazebo come possibile strumento per individuare la leadership della coalizione. Romano Prodi e Pierluigi Bersani chiedono però che prima venga definito un programma comune. Anche Goffredo Bettini avverte sui rischi di una competizione interna capace di alimentare divisioni.

Sport al centro della comunità

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D. Martin 18 anni per raccontare l’Abruzzo

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Finn mette tutti in fila e conquista il Giallo

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Summit che parla a giovani

Save the Date

VIVA ITALIA Fraternity Club Wollongong Sabato 5 settembre 2026 ore 8.00pm

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Published by Italian Australian News

Bisettimanale degli italo-australiani La testata fruisce dei contributi diretti editoria d.lgs. 70/2017

"La terra che trema cancella le pietre, ma non può cancellare l'anima." - Anonimo


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Venerdì 28 Agosto 2026

notizie istituzionali

Allora!

24 agosto 2016: la notte che sconvolse l’Italia

“Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tra-

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Published by Italian Australian News National (Canberra) 1/33 Allara Street Canberra ACT 2601 New South Wales (Sydney) 1 Coolatai Crescent Bossley Park NSW 2176 Victoria (Melbourne) 425 Smith Street Fitzroy VIC 3065 Phone: +61 (02) 8786 0888 E-Mail: editor@alloranews.com Web: www.alloranews.com Social: www.facebook.com/alloranews/ Redattore: Marco Testa Assistenti editoriali: Anna Maria Lo Castro Maria Grazia Storniolo Filippo Stivala Servizi speciali e di opinione Emanuele Esposito Eventi comunitari e istituzionali Asja Borin Lorenzo Canu Corrispondente da Melbourne Tom Padula Redattore sportivo: Guglielmo Credentino Pubblicità e spedizione: Maria Grazia Storniolo Amministrazione: Giovanni Testa Rubriche e servizi speciali: Alberto Macchione, Rosanna Perosino Dabbene Pino Forconi Anna De Peron Collaboratori esteri: Ketty Millecro, Messina Aldo Nicosia, Università di Bari Goffredo Palmerini, L’Aquila Angelo Paratico, Editore in Verona Marco Zacchera, Verbania Agenzie stampa: ANSA, Comunicazione Inform NoveColonneATG, News.com Euronews, RaiNews, AISE, The New Daily, Sky TG24, CNN News FEDERAZIONE ITALIANA LIBERI EDITORI INDEPENDENT MULTICULTURAL MEDIA ASSOCIATION

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gedia”, avverte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel decimo anniversario del sisma nel Centro Italia. “La notte del 24 agosto di dieci anni addietro, il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori sequenze sismiche fino agli inizi del 2017. Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, quel terremoto – delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo – costituisce una pagina drammatica della

storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio” , si legge nella dichiarazione del Capo dello Stato. Che sottolinea: I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza”. “In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà”, conclude il Presidente Mattarella. (Inform)

Sydney ospita summit media multiculturali indipendenti Sono aperte le iscrizioni all’IMMA Summit 2026, il primo incontro nazionale di una giornata dedicato ai membri dell’Independent Multicultural Media Australia (IMMA), in programma martedì 1° dicembre al Novotel Darling Square di Sydney. L’appuntamento riunirà editori e operatori dei media indipendenti e multiculturali australiani per discutere delle trasformazioni che stanno interessando il settore, con particolare attenzione alle esperienze concrete maturate nel corso del 2026. Tra i temi al centro della giornata ci saranno la trasformazione delle tradizionali attività editoriali in nuovi modelli digitali, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle piccole redazioni e le strategie per migliorare siti web e sistemi pubblicitari, aumentando sia il coinvolgimento dei lettori sia le entrate. È inoltre previsto l’intervento di un ospite speciale sul ruolo e sull’importanza dei media multiculturali in Australia. Il programma comprenderà anche un aggiornamento su Multicultural Media Direct e una celebrazione del primo gruppo di studenti del corso

RMIT Journalism Fundamentals. Il Summit inizierà alle 9, con registrazione dei partecipanti dalle 8.15, e terminerà alle 16. Sono inclusi morning tea, pranzo e afternoon tea. La quota di partecipazione è di 50 dollari australiani per i membri IMMA e di 100 dollari per i non membri. Le iscrizioni resteranno aperte fino a venerdì 20 novembre. Per i partecipanti provenienti da fuori del Nuovo Galles del Sud, IMMA mette a disposizione un contributo fino a 500 dollari per le spese di viaggio, con un limite di 500 dollari per pubblicazione. È inoltre prevista una cena informale per i membri nella Chinatown di Sydney la sera del 30 novembre. I partecipanti potranno usufruire anche di tariffe agevolate per il soggiorno al Novotel Darling Square. Il programma completo e il materiale per i delegati saranno distribuiti tra metà e fine ottobre. L’organizzazione invita le testate associate a coinvolgere più rappresentanti possibile, per favorire il confronto sulle opportunità e sulle difficoltà comuni al settore dei media multiculturali indipendenti.

Una parola per dire Abruzzo il Cram chiama gli abruzzesi C’è tempo fino al 5 settembre per raccontare l’Abruzzo con le parole degli abruzzesi residenti in Italia e all’estero. “L’Abruzzo è… dillo con una parola” è la nuova iniziativa del Cram Abruzzo (Consiglio regionale abruzzesi nel mondo) che, in occasione della Giornata degli abruzzesi nel mondo (5 agosto), ha promosso una campagna sui social media. La campagna invita gli abruzzesi in Italia e all’estero a partecipare a un racconto collettivo dell’identità regionale attraverso parole, immagini ed emozioni capaci di esprimere il proprio legame con l’Abruzzo. Gli abruzzesi nel mondo sono invitati a completare la frase “L’Abruzzo è…” con una parola o una breve espressione, eventualmente accompagnata da una fotografia, indicando la città e il Paese di residenza e condividendo il contenuto sui canali social ufficiali del Cram attraverso i tag e gli hashtag dedicati. L’iniziativa punta così a raccogliere una rappresentazione corale dell’Abruzzo, fatta di esperienze personali, sentimenti e immagini legate alle proprie

origini. Un modo semplice e immediato per coinvolgere anche le nuove generazioni e rafforzare il rapporto tra chi vive fuori regione e la terra d’origine, creando una narrazione condivisa capace di unire comunità lontane geograficamente ma vicine per cultura e tradizioni, storia e identità, mantenendo vivo un legame profondo e autentico. “Abbiamo voluto replicare questa campagna di comunicazione – dice l’assessore Roberto Santangelo, delegato dal Presidente Marsilio a presiedere il Cram – alla luce dei buoni risultati conseguiti l’anno scorso, nella convinzione che sia necessario preservare quanto più possibile il sentimento di appartenenza che molti abruzzesi residenti fuori dal territorio regionale e da quello nazionale mantengono nei confronti della propria terra d’origine. La nuova campagna di comunicazione e di coinvolgimento vuole anche testimoniare lo spirito che anima il Cram che tra i tanti compiti che gli sono stati assegnati spicca di essere da supporto alle iniziative delle associazioni degli abruzzesi all’estero, in un clima di continuo confronto”. (Inform)


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pagina tre a cura di Emanuele Esposito

Venerdì 28 Agosto 2026

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Olio italiano, la grande partita per Carapelli

Io al COM.IT.ES? No, grazie La comunità merita di più di Emanuele Esposito Per vent’anni mi è stato chiesto di candidarmi al COMITES. Per vent’anni ho sempre rifiutato. Non per disinteresse verso la comunità italiana, ma per una convinzione precisa: così come troppo spesso vengono concepiti e gestiti, questi organismi servono a poco o nulla. E non ho mai avuto intenzione di mettermi a disposizione del mammasantissima di turno, diventando una pedina utile a soddisfare ambizioni personali o piccoli equilibri di potere. Questa volta, però, avevo deciso di fare uno sforzo enorme. Avevo dato la mia disponibilità a partecipare a un progetto diverso: una lista unica, composta da persone capaci di mettere da parte appartenenze e personalismi per costruire qualcosa nell’interesse degli italiani che vivono qui. Per me significava superare una convinzione maturata in vent’anni. Ero disposto a farlo perché pensavo che, forse, si potesse dimostrare che un COMITES diverso fosse possibile. Poi sono arrivati i paletti. I veti. Le condizioni. Le persone che devono esserci per forza e quelle che, invece, non devono esserci. Gli equilibri da preservare e quella eterna sensazione che dietro la proclamata “unità della comunità” ci sia sempre qualcuno pronto a decidere chi è gradito e chi no. E allora no. Non ci sto. Non posso entrare in un progetto che sembrava serio e che rischia di trasformarsi nell’ennesima operazione costruita intorno a persone alla mercé del santissimo di turno. La comunità italiana non può essere presa in giro fino a questo punto. Chi pretende di rappresentarla dovrebbe essere una persona degna di quel ruolo, con un profilo alto, indipendente, capace di dialogare con chi la pensa diversamente. Non qualcuno scelto perché obbediente, controllabile o funzionale a un gruppo. E soprattutto non figure divisive. Sono incline ai compromessi. La politica e qualsiasi progetto collettivo vivono anche di compromessi. Ma esiste una differenza enorme tra mediazione e resa. Un compromesso è accettabile quando due parti rinunciano a qualcosa per raggiungere un obiettivo comune. Diventa inaccettabile quando si

pretende che qualcuno rinunci alla propria dignità, alla propria libertà di giudizio o alla propria coerenza. Io non sono disponibile. Fatevi la vostra lista. Fatevi i vostri progettini. Sistemate gli amici di turno. Tanto, alla fine, come sempre, pagherà Pantalone. Io continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: osservare, commentare, criticare quando serve e riconoscere le cose buone quando ci sono. Il commentatore, qualcuno direbbe. Io preferisco una parola più semplice: il giornalaio, parafrasando Gianfranco Funari. Non devo vendere candidature, distribuire poltroncine o promettere qualcosa a qualcuno. Non prendo in giro la gente e non faccio calcoli sulla convenienza del momento. Chi vuole mettersi in mostra è liberissimo di farlo. Siamo in democrazia. Ma abbiate il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Non utilizzate organismi istituzionali, nati per rappresentare gli italiani all’estero, come strumenti per interessi personali, rendite di posizione o regolamenti di conti. Basta con i falsi buonismi. Basta con le dichiarazioni sull’unità mentre dietro le quinte si alzano muri. Basta con la retorica della comunità quando la comunità viene ricordata soltanto nel momento in cui bisogna chiederle un voto. Avevo provato a mettere da parte persino le mie convinzioni per partecipare a qualcosa che pensavo potesse essere diverso. Prendo atto che non ci sono le condizioni. Quindi declino l’invito. Senza rancore, senza drammi e senza ipocrisie. Perché un posto in una lista non vale il prezzo della propria libertà. E soprattutto perché la comunità italiana merita molto, molto di più. Deve poter contare su persone libere, autorevoli e realmente interessate al bene collettivo, non su candidati scelti attraverso logiche di appartenenza, convenienza o obbedienza. Questa, per me, non è una battaglia personale: è semplicemente una questione di principio. E se davvero vogliamo parlare di futuro, cominciamo proprio da qui: restituire credibilità alle istituzioni e rispetto alle persone che dovrebbero rappresentare, senza padrini, senza veti e senza condizioni.

di Emanuele Esposito Carapelli, uno dei marchi storici dell’olio italiano, potrebbe tornare sotto controllo nazionale dopo oltre vent’anni. Al centro della partita c’è la possibile vendita di Deoleo, gruppo anglo-iberico controllato dal fondo britannico Cvc Partners e proprietario, tra gli altri, dei marchi Carapelli, Bertolli, Carbonell, Koipe e Hojiblanca. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, la cooperativa spagnola Dcoop avrebbe messo sul tavolo 470 milioni di euro per rilevare il 57% di Deoleo. Nell’assetto ipotizzato, per ragioni antitrust, Dcoop sarebbe pronta a cedere alcuni marchi: Carapelli finirebbe sotto il controllo operativo di Bonifiche Ferraresi, mentre Bertolli passerebbe alla spagnola Acesur. La situazione, tuttavia, resta aperta. Nelle ultime ore è emersa una controfferta da circa 500 milioni di euro del gruppo Coricelli, che avrebbe chiesto l’esclusiva nelle trattative. Deoleo ha confermato di stare valutando diverse alternative strategiche, precisando che non è stata ancora assunta alcuna decisione definitiva. Per Carapelli sarebbe un ritor-

no simbolicamente importante. Fondata a Firenze nel 1893 da Cesira e Costantino Carapelli, l’azienda è entrata nel gruppo oggi denominato Deoleo nel 2005. Lo stabilimento di Sambuca Val di Pesa, in Toscana, resta un centro produttivo di rilievo, con una capacità superiore ai cento milioni di litri l’anno e una forte vocazione all’export. Il possibile ingresso di Bonifiche Ferraresi riporterebbe dunque un marchio storico dell’agroalimentare nell’orbita italiana, ma la partita è tutt’altro che chiusa. Sul tavolo non c’è soltanto il destino

di un’etichetta conosciuta in tutto il mondo: c’è anche il controllo di un settore strategico nel quale Italia e Spagna continuano a contendersi produzione, distribuzione e marchi. Il closing della vendita di Deoleo potrebbe arrivare a settembre. Il dossier è seguito con attenzione anche dal mondo agricolo italiano, che vede nel possibile rientro di Carapelli un segnale di rafforzamento della filiera nazionale nel settore oleario. Fino ad allora, Carapelli resta al centro di un risiko industriale europeo ancora tutto da decidere.

King e il sogno di un mondo senza guerre di Emanuele Esposito Il 28 agosto 1963, davanti a circa 250 mila persone riunite a Washington, Martin Luther King Jr. pronunciò dal Lincoln Memorial parole destinate a entrare nella storia: “I Have a Dream”. Un sogno di uguaglianza, libertà, dignità e convivenza, nato contro la discriminazione razziale ma capace di attraversare il tempo. Sessantatré anni dopo, quel sogno appare ancora incompiuto. Oggi quelle parole possono essere rilette pensando a Gaza, dove la guerra continua a travolgere civili e famiglie; allo Yemen, segnato da anni di conflitto, fame e sofferenza; all’Ucraina, dove città, case e vite continuano a essere distrutte. “I have a dream” potrebbe allora diventare il sogno di un bambino che possa andare a scuola senza temere una bomba. Il sogno di una madre che non debba scegliere tra il cibo e un rifugio. Il sogno di un padre che possa vedere crescere i propri figli. Il sogno di interi popoli che non vengano ridotti a numeri, statistiche o semplici “danni collaterali”.

Martin Luther King non parlava soltanto dell’America. Parlava della dignità dell’essere umano. Ed è proprio questa dignità che ogni guerra finisce per calpestare. Il 28 agosto dovrebbe quindi essere qualcosa di più di una ricorrenza storica. Dovrebbe ricordarci che la pace non può essere una parola pronunciata nei palazzi della politica mentre altrove continuano a morire innocenti, lontano dagli occhi del mondo e dalla coscien-

Your Local Voice How can I help you? • My Aged • Centrelink Care • NDIS • Veteran’s • Immigration Affairs • NBN Please get in touch if I can be of help (02) 8783 0977 Anne Stanley, PO Box 306, Casula Mall 2170 Anne.Stanley.Werriwa@gmail.com facebook.com/Anne.Stanley.Werriwa www.annestanley.com.au Authorised by N.Coluccio, ALP, Lurnea NSW 2170

za della comunità internazionale. Forse oggi abbiamo ancora bisogno di dire: abbiamo un sogno. Che Gaza possa conoscere la pace. Che lo Yemen possa rinascere. Che l’Ucraina possa smettere di contare i morti. E soprattutto che un giorno nessun bambino debba più imparare il significato della parola guerra, né conoscere il dolore della perdita, della paura e della fuga, in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione di nazionalità, origine o confini.


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Venerdì 28 Agosto 2026

fatti e misfatti di Marco Testa

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Italy rejects Ukraine war games, peace ahead

Italy has refused to take part in large-scale military exercises planned by France and Britain as European allies prepare for a possible security role in Ukraine after the fighting ends. French President Emmanuel Macron announced the exercises during a summit of the Coalition of the Willing in Kyiv, saying they would take place in October and November. The drills are intended to test how quickly the participating countries could mobilise and coordinate forces and to demonstrate that the coalition is ready to act if a ceasefire eventually

requires international security guarantees for Ukraine. But Italy will stay out. The decision, confirmed by government sources, reflects Prime Minister Giorgia Meloni’s longstanding opposition to deploying Italian troops on Ukrainian soil. Rome has repeatedly stressed that it supports Kyiv politically and materially, but does not intend to commit its armed forces to operations inside Ukraine. Meloni joined the Kyiv summit remotely and reiterated Italy’s support for Ukraine and for diplomatic efforts aimed at ending the war. On the question of

troops, however, there has been no change in policy. The Italian government is preparing another package of assistance for Ukraine, with a particular focus on hospitals, schools and energy infrastructure. Further defensive equipment, including generators and systems designed to strengthen air protection, is also expected to feature in the support effort. Macron had already announced plans for military exercises near Ukraine in July, arguing that Europe needed to demonstrate its ability to respond should a multinational force be required after a ceasefire. The distinction between Italy and its partners is becoming increasingly clear. Rome remains committed to supporting Kyiv, but draws a firm line at the direct involvement of Italian soldiers. Macron said the exercises were necessary to demonstrate European determination and readiness. For France and Britain, which have taken the political lead in the Coalition of the Willing, the goal is to prepare now for a possible post-war security arrangement rather than wait for a ceasefire before deciding what comes next.

Tampa, svolta nella politica dell’immigrazione

Venticinque anni fa una nave norvegese, la Tampa, rimase al centro di una crisi destinata a trasformare per sempre la politica australiana sull’immigrazione. Oggi quella vicenda viene riletta come il punto di partenza di un modello adottato, con modalità diverse, da numerosi governi occidentali. Il 24 agosto 2001, la piccola Palapa, con 433 richiedenti asilo, soprattutto hazara afghani, rimase alla deriva a circa 140 chilometri da Christmas Island. Il coman-

dante della Tampa, Arne Rinnan, rispose alla richiesta di soccorso. Ma quando chiese il permesso di sbarcare in Australia, il governo di John Howard oppose un netto rifiuto. Seguì uno scontro diplomatico e giudiziario. Le condizioni a bordo peggiorarono, mentre Canberra inviò le forze speciali per impedire alla nave di entrare nelle acque australiane. Alla fine i passeggeri furono trasferiti sulla HMAS Manoora e destinati a Nauru e alla Nuova Zelanda.

Pochi giorni dopo, gli attentati dell’11 settembre cambiarono il clima politico internazionale. La sicurezza delle frontiere divenne una priorità e Howard trasformò la fermezza sull’immigrazione in uno dei simboli della sua leadership. Alle elezioni di novembre vinse contro le previsioni. Nacque così la «Pacific Solution»: il principio secondo cui chi arriva via mare non può automaticamente entrare nel territorio australiano e deve essere eventualmente trasferito altrove per l’esame della domanda d’asilo. Il sistema è stato modificato, abolito e poi ripristinato dai governi successivi, fino all’operazione Sovereign Borders. La vera eredità della Tampa, però, è andata oltre l’Australia. Il Regno Unito ha guardato a Canberra per le proprie politiche di «stop the boats», arrivando a progettare il trasferimento dei richiedenti asilo in Rwanda. In Europa sono cresciuti i controlli alle frontiere, i respingimenti e le ipotesi di esame delle domande in Paesi terzi.

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Bathla sotto amministrazione Il gruppo Bathla, tra i principali costruttori edili del NSW, è entrato in amministrazione volontaria dopo mesi di crescenti difficoltà finanziarie. La procedura riguarda Universal Property Group, principale società del gruppo, e Raj & Jai Construction. Gli amministratori di Teneo dovranno ora valutare la situazione finanziaria e lavorare con finanziatori e altri soggetti coinvolti per garantire, ove possibile, la continuità dei progetti e delle attività di costruzione. Universal Property Group aveva registrato, al 30 giugno dello scorso anno, passività per 3,2 miliardi di dollari australiani, in gran parte verso fondi di credito

privati. Il gruppo, particolarmente attivo nella costruzione di abitazioni, villette a schiera e appartamenti nelle aree occidentali di Sydney, indica nel proprio portafoglio circa 22 mila appartamenti e 3.500 case. L'amministratore delegato Bhart Bhushan ha definito la situazione una «tempesta perfetta», attribuendola al rallentamento delle vendite, agli effetti dei cambiamenti fiscali e all'aumento dei costi di costruzione. L'amministrazione crea ora forte incertezza anche tra gli acquirenti che hanno comprato immobili sulla carta e che lamentano ripetuti ritardi nelle consegne.

Amatrice, the long road back At 3.36am on August 24, 2016, time stopped in central Italy. Ten years later, the people of Amatrice returned to the streets in darkness, carrying candles and remembering the 239 people who died in the town when a magnitude 6 earthquake tore through the Apennines. The anniversary began at the exact moment the earthquake struck, with a silent torchlight procession and 239 tolls of the bell — one for each victim from Amatrice. Families, residents and volunteers walked around the new town centre, passing the civic tower that miraculously survived the devastation. President Sergio Mattarella marked the anniversary by urging the authorities to complete the reconstruction as quickly as possible. He described the recovery as a complex undertaking requiring a collective sense of responsibility to restore the normality shattered by the disaster. Prime Minister Giorgia Meloni said the government had brought about a “change of pace” after years of delays and false starts. She pointed to increased funding for private rebuilding and renewed investment in public reconstruction, while acknowledging that much work remains.

“The reconstruction journey is not finished,” Meloni said, insisting that the government intends to continue until the economic and social revival of the central Apennines is secured. For Meloni, the earthquake zone has become Europe's largest construction site — but the task extends beyond replacing homes, churches and public buildings. It is about restoring communities and preserving a part of Italy's cultural identity. Pope Leo XIV also remembered the victims, praying for their families and the communities affected. He called for faith and solidarity to continue supporting the reconstruction effort. Yet the anniversary in Amatrice was not simply a ceremony. It was a reminder of an unfinished promise. As the candles moved through the streets, one message echoed through the night: the town must not be remembered only as the place where tragedy struck. “We are here for those who are no longer here,” residents said during the vigil, “and for this land, which has the right to rise again.” Ten years on, Amatrice is still rebuilding. But its people are determined that its future should be defined not by the earthquake, but by what comes after it.


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notizie comunitarie

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a cura di Tom Padula

Sessant’anni di Confraternita di San Bartolomeo, 101 anni di storia eoliana

Una doppia ricorrenza ha riunito domenica 23 agosto la comunità eoliana di Melbourne all’Eolian Hall di Carlton North: il 60° anniversario della Confraternità San Bartolomeo e il 101° anniversario della Società Isole Eolie. L’appuntamento, organizzato dalla Società Isole Eolie Melbourne, ha richiamato soci, famiglie e amici della comunità in uno dei luoghi storici dell’immigrazione italiana in città. Il pomeriggio, iniziato a mezzogiorno

e proseguito fino alle 17, ha unito il momento celebrativo alla convivialità, con un pranzo di tre portate, un brindisi di benvenuto e l’intrattenimento musicale dei ROMANZA. La ricorrenza della Confraternità San Bartolomeo ha rappresentato un’occasione per ricordare sei decenni di tradizione religiosa e comunitaria, mentre il traguardo della Società Isole Eolie ha riportato l’attenzione sulla lunga storia dell’associazionismo eoliano a Melbourne.

La Società Isole Eolie fu fondata il 2 agosto 1925 da emigrati provenienti dalle isole Eolie. Tra i fondatori figurano Bartolo Di Mattina e i fratelli Giuseppe e Stefano Tesoriero. L’obiettivo iniziale era offrire agli immigrati un punto di riferimento sociale e assistenziale, aiutandoli nell’inserimento nella società australiana e garantendo sostegno morale ed economico nei momenti di difficoltà. Con il passare delle generazioni, quella funzione originaria si è trasformata in un più ampio impegno per la conservazione della cultura e delle tradizioni eoliane, dalla musica alla cucina, dalle feste religiose alla memoria della migrazione. La Società è oggi considerata uno dei più longevi club italiani di Melbourne. Anche la sede di Lygon Street racconta una parte importante di questa storia. L’Eolian Hall, costruito nel 1932, fu acquistato dalla Società nel novembre 1968, dopo essere stato utilizzato come centro della comunità ebraica. Da allora è diventato un punto di riferimento per le attività culturali e sociali degli eoliani e, più in generale, della comunità italiana. A poco più di un anno dalle celebrazioni per il centenario della

Società, festeggiato nel 2025 con un gala al Pullman Melbourne Albert Park, la giornata del 23 agosto ha così confermato il legame tra memoria e futuro. Un patrimonio costruito in

oltre un secolo e che continua a trovare nell’Eolian Hall un luogo d’incontro tra le generazioni, mantenendo vivo il legame con le isole Eolie e con la storia dell’emigrazione italiana in Australia.

The Ramacca Story from Sicily to Tullamarine

Spotlight: Rosario Scarpato Rosario Scarpato has spent more than three decades promoting Italian culture and cuisine across continents, building an international career that has taken him from Melbourne to Buenos Aires and beyond. He first made his mark in Melbourne in the early 1990s, soon after arriving from Campania. Among his early initiatives was ECCO, an Italian-language newspaper that brought together news, culture and community voices. Scarpato also organised two Italian Cuisine & Food Festivals at Melbourne’s Exhibition Building, attracting thousands of visitors and showcasing Italian food, wine and regional products. The festivals brought together restaurants, producers and Italian businesses, with companies invited to support the events as sponsors. An Italian bookseller also took part, presenting a selection of Italian literature and cookbooks. Scarpato was already looking beyond traditional community events, developing projects connected with Melbourne’s Yarra River promenade before the emergence of the Crown complex. His professional career has extended well beyond Austral-

ia. Journalist, author, television producer, director and researcher, Scarpato has written for publications including Gambero Rosso, The Age and Sobremesa, while producing television programs and documentaries for RaiSat Gambero Rosso. In 1994, he organised the first Italian Cuisine Expo in Melbourne. He later directed 16 editions of the Italian Cuisine & Wines World Summit in different countries, bringing together chefs and food professionals from around the world. Since 2007, he has been Managing Editor of IT Chefs, the international platform of the Virtuale Cuochi Italiani network. He has also campaigned against “Italian sounding” products and promoted authenticity in Italian cuisine. Scarpato’s work reflects the Italian diaspora at its best: using food, journalism and culture to connect communities and promote Italy’s identity worldwide. His international network of chefs, restaurants and culinary professionals continues to make him an important ambassador for Italian cuisine—and a reminder of the role culture can play in building connections between nations.

The Ramacca Social Club is one of Melbourne’s long-established Italian community associations, created originally to bring together migrants and families from Ramacca, a town in the Province of Catania, Sicily. Over more than half a century, the club has developed from a meeting place for Ramacchesi into a broader multicultural social organisation, while continuing to preserve the friendships, traditions and Sicilian heritage of its founders. The club was founded in 1969. In its early years, it did not have permanent premises. Members met in municipal halls, where families would gather for lunches and social occasions, often bringing their own food to share. This informal beginning reflected the experience of many

Italian migrant associations in Melbourne: people from the same town created a place where they could speak their dialect, maintain old friendships and help one another adapt to life in Australia. The club's official headquarters were eventually opened in 1984, providing an important permanent home for the organi-

sation. Today, the club is located at 30 Barrie Road, Tullamarine, Victoria 3043. A particularly important feature of the club's modern identity is its openness to the wider community. President Sam Scordo, who has served on the committee for many years, has described the organisation as increasingly multicultural.


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Dai vigneti italiani alle tavole della comunità

Un viaggio attraverso l’Italia, dai vigneti della Campania fino alla Puglia, alla Toscana e all’Emilia-Romagna, è stato il filo conduttore di un pomeriggio organizzato dalla Società Dante Alighieri Brisbane e dedicato alla scoperta della cultura del vino e della gastronomia regionale italiana. L’iniziativa ha riunito soci e appassionati di enogastronomia per una degustazione guidata da Ian McBride e Filippo D’Arrò, che hanno accompagnato i partecipanti in un percorso alla scoperta di alcuni selezionati distretti vinicoli della penisola. Attraverso i diversi vini proposti, l’appuntamento ha offerto l’opportunità di conoscere

le peculiarità dei territori e le tradizioni che hanno contribuito a costruire la lunga storia enologica italiana. Alla degustazione dei vini è stato affiancato un assaggio di specialità gastronomiche regionali, creando un abbinamento tra prodotti e territori. Le pietanze hanno portato in tavola sapori rappresentativi di diverse zone d’Italia, trasformando l’incontro in un momento di convivialità e di condivisione. I vini utilizzati durante l’evento sono stati generosamente forniti da Filippo D’Arrò, di Italiquore Premium Wines, Spirits and Liqueurs. La sua partecipazione

ha inoltre permesso ai soci della Dante di conoscere una selezione più ampia di etichette italiane, disponibili per l’acquisto a prezzi particolarmente convenienti. Per chi desiderava proseguire l’esperienza anche dopo l’evento, è stata prevista la possibilità di effettuare un preordine. I moduli sono disponibili presso l’ufficio della Dante oppure possono essere richiesti via email. Una volta raccolti gli ordini, i vini vengono portati presso le sale della Società Dante Alighieri Brisbane, dove possono essere ritirati direttamente dai soci, con pagamento al momento della consegna. L’appuntamento ha così unito degustazione e approfondimento, valorizzando il vino come espressione dei territori e come elemento della cultura italiana. Un percorso tra regioni, prodotti e tradizioni che ha permesso alla comunità di Brisbane di vivere un’esperienza legata alle diverse identità gastronomiche della penisola. Nel corso del pomeriggio, l’attenzione si è concentrata anche sul rapporto tra vino e territorio, elemento fondamentale della tradizione italiana. La varietà delle produzioni presentate ha evidenziato quanto siano differenti le caratteristiche delle regioni italiane e quanto il patrimonio enologico possa rappresentare uno strumento efficace per conoscere la storia e la cultura dei luoghi. L’iniziativa della Dante Alighieri Brisbane si è inserita così nelle attività dedicate alla diffusione della cultura italiana, proponendo un appuntamento capace di coinvolgere il pubblico attraverso un’esperienza concreta, basata sulla conoscenza, sulla degustazione e sulla socialità.

Anzano Club festeggia 50 anni Cinquant’anni di storia, tradizioni e impegno comunitario: l’Anzano Social Club ha celebrato il suo 50° anniversario, raggiungendo un importante traguardo che racconta il lungo percorso di una realtà capace di riunire generazioni della comunità italiana. Fondato nel 1976, il Club ha rappresentato nel corso degli anni un punto di riferimento per la socialità e la cultura, offrendo ai propri soci occasioni di incontro attraverso la cucina, la musica, le tradizioni e le numerose iniziative organizzate nel corso della sua storia. La celebrazione dell’anniversario ha rappresentato un momento particolarmente significativo, dedicato non soltanto ai cinque decenni di attività, ma soprattutto alle persone che hanno contribuito alla crescita dell’associazione. Soci, volontari, dirigenti e famiglie hanno costruito nel tempo una comunità accogliente, mantenendo vivo il legame con le proprie origini e trasmettendo valori e tradizioni alle nuove generazioni. Durante l’evento, l’atmosfe-

ra ha sottolineato il valore della partecipazione e dello stare insieme, elementi che hanno accompagnato il Club lungo il suo percorso. La ricorrenza ha inoltre offerto l’occasione per riunire persone legate all’associazione da molti anni, rafforzando quel senso di appartenenza che continua a caratterizzare la sua attività. Un riconoscimento particolare è stato rivolto al presidente Antonio Colella, al board, ai volontari e a tutte le persone che, dal 1976 a oggi, hanno dedicato tempo ed energie all’Anzano Social Club. Il 50° anniversario diventa così una tappa importante di una storia costruita attraverso partecipazione, amicizia e senso di appartenenza, con lo sguardo rivolto anche alle nuove generazioni e al futuro della comunità. Un patrimonio fatto di tradizioni condivise e relazioni umane che continua a trovare spazio nelle attività del Club, confermandone il ruolo nella vita sociale e culturale della comunità italiana, anche nel panorama associativo locale di oggi.

Radio Cartolina, una storia lunga vent’anni

Per quasi vent’anni, dal 2 febbraio 1999 al 29 novembre 2017, Radio Cartolina ha raccontato da Christchurch la vita della comunità italiana in Nuova Zelanda e il rapporto con la società neozelandese. Il programma, prodotto e condotto da Wilma Giordano Laryn, è oggi riconosciuto come una preziosa testimonianza della presenza italiana nel Paese. Dal 2025, Ngā Taonga Sound and Vision, parte degli Archivi nazionali della Nuova Zelanda, conserva una selezione di 200 episodi, individuati dalla produttrice insieme agli archivisti. La collezione è accessibile online a ricercatori e pubblico, offrendo un importante patrimonio sonoro per conoscere storia, cultura e integrazione italiana. Per rendere più semplice la consultazione è stata inoltre creata la pagina Facebook “Radio Cartolina New Zealand”, dove le registrazioni sono suddivise in nove aree tematiche. Tra gli argomenti figurano l’immigrazione italiana, le arti e la letteratura, i rapporti diplomatici tra Italia e Nuova Zelanda, l’Italia in Antartide, i terremoti di Christchurch del 2010-2011, la

Seconda guerra mondiale e Monte Cassino, il cinema italiano, l’opera e diversi programmi culturali. Radio Cartolina veniva trasmessa da Plains FM 96.9, con il patrocinio della Dante Alighieri di Christchurch. Il progetto ricevette il sostegno dell’Ambasciata d’Italia, del Comune di Christchurch, di aziende locali, donatori e iniziative di raccolta fondi, diventando anche un punto di riferimento per eventi culturali italiani aperti a tutta la comunità neozelandese. L’archivio permette oggi di ripercorrere attraverso le voci e le

testimonianze degli ospiti importanti momenti della storia recente, seguendo trasformazioni sociali, culturali e comunitarie. Un patrimonio che documenta anche il contributo degli italiani alla società neozelandese e il progressivo consolidamento dei legami tra i due Paesi nel corso degli anni. Le registrazioni costituiscono inoltre una fonte preziosa per nuove generazioni, studiosi e istituzioni interessati alla storia dell’emigrazione italiana e alla sua evoluzione nel contesto neozelandese contemporaneo.


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Tradizione e agonismo: il Marconi conquista il weekend

La squadra del Marconi tra le migliori quattro

Il capitano Lucky Legato insieme ai giocatori del Liverpool Catholic Club

I coniugi Valerio e Nella Chiandotto insieme a Coco Correntin durante la gara

Briscola e relax in attesa della competizione

L’apertura ufficiale alla presenza di ospiti e partecipanti

Alcuni momenti delle gare di Carpet Bowls

di Filippo Stivala È stato un fine settimana dedicato allo sport e alla tradizione quello vissuto sabato 22 e domenica 23 agosto al Club Marconi di Bossley Park, dove si sono disputate la Marconi Cup di bocce e la President Cup di Carpet Bowls. Due appuntamenti storici del calendario del sodalizio, capaci di richiamare giocatori da Sydney e Melbourne. La Marconi Cup, istituita nel 1958, ha celebrato quest’anno la 68ª edizione. Alla competizione hanno preso parte 12 squadre, composte da quattro giocatori e suddivise in due gironi da sei. Quattro formazioni hanno rappresentato il Club Marconi, due il Liverpool Catholic Club e tre il Dural Country Club. Da Melbourne sono arrivate altre tre squadre: due della Casa d’Abruzzo e una del Sunshine Club Italia. La President Cup di Carpet Bowls, istituita nel 1985, ha celebrato 41 anni di storia. Otto le squadre in gara: sei del Club Marconi, una del Mount Pritchard e una del Merrylands RSL Club. Le gare hanno preso il via sabato mattina con il saluto di Tony Paragalli, che ha accolto i partecipanti e dato ufficialmente inizio alle competizioni. Le sfide sono proseguite per tutti e due i giorni, sabato e domenica, fino alla definizione delle classifiche. Nella President Cup, il primo posto è stato conquistato dalla coppia del Club Marconi composta da Thi Nguyen e Silvio Bruzzese. Seconda classificata la formazione del Merrylands RSL Club con Andy Ko e T. Yen Tran. Nella Marconi Cup, invece, il titolo è andato alla squadra del Club Marconi formata da Giuseppe Rozzo, David Samsa, Daniel Samsa e Giuseppe Maraffa. Secondo posto per la Casa d’Abruzzo, con Fernando Cardinale, Aldo Mainelli, Jim Coviello e Mark Pozzer. Terza un’altra formazione del Marconi, composta da Carlo Pavia, Nella Chiandotto, Valerio Chiandotto e Coco Correntin. Quarta classificata la squadra del Marconi di Nino Di Giulio, Luigi Mammone, Bruno Trimboli e Anna Fioravanti. Domenica sera, il ristorante Haba Ocean del Club Marconi ha ospitato la cena dedicata alle premiazioni. Circa 90 persone hanno partecipato, alla presenza del presidente Morris Licata, del presidente sportivo Sam Noiosi, dei direttori Tony Paragalli, Giovanna

I vincitori festeggiano il successo nella President Cup

Tony Paragalli e Maria Portolese insieme agli ospiti

La squadra vincitrice della Marconi Cup

Pellegrino e Gaetano Zangari, e dei rappresentanti delle squadre partecipanti. Ad aprire la serata è stato Sam Noiosi, che ha ripercorso il significato delle due competizioni nella storia sportiva del Club Marconi. Ha sottolineato il valore aggregativo delle due discipline e la crescita di numerosi giocatori, alcuni arrivati a competere a livello internazionale. Noiosi ha ringraziato le squadre partecipanti e quanti hanno contribuito all’organizzazione, tra cui il capitano delle bocce Giuseppe Rozzo, il vicecapitano Cosimo Florio e la capitana del Carpet Bowls Maria Portolesi. Un ringraziamento è stato rivolto anche al maestro di cerimonia Maurizio Pagnin. Successivamente è intervenuto

Morris Licata, prima della consegna dei trofei ai vincitori. Ospite d’onore della serata è stato Eddie Camilleri, fotografo che ha documentato e promosso l’attività delle bocce a livello statale e nazionale. La manifestazione ha confermato durante le due giornate la continuità di due appuntamenti che rappresentano un riferimento per l’attività sportiva del club e che mantengono un forte legame con la partecipazione della comunità italiana locale. Con la cerimonia di premiazione si è concluso il programma della Marconi Cup e della President Cup 2026, due competizioni che restano parte del calendario sportivo del Club Marconi e hanno riunito squadre, giocatori e appassionati.


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'60s Italia: il cinema del boom all'Art Gallery

di Lorenzo Canu Da sabato 5 settembre a sabato 24 ottobre, l'Art Gallery of New South Wales dedica la sua rassegna del sabato, la Sydney Cinémathèque, al cinema italiano degli anni Sessanta. Nove film, proiettati nel Domain Theatre, raccontano l'Italia del boom economico e il cinema che ne seguì desideri e contraddizioni. Il programma si apre e si chiude con Federico Fellini, da La dolce vita del 1960 a 8½, con in mezzo la Milano borghese di Teorema di Pasolini, la provincia del Sud dei Basilischi di Lina Wertmüller e l'impiegato del boom di Il posto di Ermanno Olmi, oltre alla Londra di Blow-up di Antonioni. A chiudere è Nine, il musical ispirato a 8½. I lettori di Allora potranno trovare particolarmente interessanti due titoli, che parlano di italiani in Australia. They're a weird mob, girato a Sydney nel 1966 e

presentato in una nuova versione restaurata per i sessant'anni, segue un giornalista arrivato da Milano alle prese con la lingua e i pregiudizi dell'epoca, quando agli italiani si dava ancora del "dago". È una commedia sull'assimilazione, tratta da un romanzo che un australiano, John O'Grady, firmò con lo pseudonimo italiano Nino Culotta. A introdurlo sarà la comica di origini italiane Concetta Caristo. All'uscita il film batté i record d'incasso in Australia, molto meno all'estero. L'altro titolo è Clay, del 1965, opera prima di Giorgio Mangiamele, nato e cresciuto in Sicilia ed emigrato in Australia da giovane. È il racconto, in bianco e nero, di un fuggitivo nascosto da una giovane scultrice, e Mangiamele lo finanziò ipotecando la propria casa. Fu tra i primi film australiani a concorrere a Cannes, ma in patria restò quasi invisibile fino al restauro del 2011. A introdurlo

Didascalia

è Jason Di Rosso, di ABC Radio National. Due proiezioni, Il posto e Teorema, sono co-presentate dall'Istituto Italiano di Cultura di Sydney, e Teorema rientra anche nella Settimana della Lingua Italiana nel Mondo 2026. "La rassegna si contraddistingue per il fatto di fondere il punto di vista di importanti registi italiani, Olmi, Fellini, Pasolini, Antonioni e le loro poetiche in chiave realista, onirica o metaforica, con il punto di vista anglosassone, rappresentato dalle tre pellicole, due delle quali Made in Australia, che descrivono l'identità italiana da fuori", spiega il Direttore dell'Istituto, Marco Gioacchini. La rassegna, aggiunge, è anche "un momento di riflessione su cosa sia stato il decennio degli anni Sessanta in Italia e la parabola degli italiani all'estero, con l'avventura degli Italiani in Australia in sottofondo". La stagione si chiude con un doppio spettacolo dedicato al cinema che parla di sé: 8½, il vertice dei film sul fare film, e Nine, il musical di Hollywood che vent'anni dopo lo reinterpreta in versione kitsch. In mezzo, La dolce vita, che Martin Scorsese ha definito "un'esperienza galvanizzante, un'onda d'urto che attraversò tutta la cultura". I biglietti costano 18 dollari, 16 ridotti e 15 per i membri, con sconti fino al 30% acquistando tre o più proiezioni. Il calendario completo è sul sito dell'Art Gallery of New South Wales.

Sam Volpe insieme a Ernesto Meduri

Sport al centro della comunità di Filippo Stivala A Leichhardt, nel cuore di una delle aree storicamente più legate alla presenza italiana a Sydney, ItaSport Activewear rappresenta una realtà commerciale che negli anni ha costruito un rapporto diretto con il mondo dello sport e con la comunità. L’attività è stata fondata in Australia nel 2011 da Ernesto Meduri, originario di Salerno e arrivato nel Paese nel 1983. La passione per il calcio e l’esperienza maturata in Australia hanno portato alla nascita di un’attività pensata per rispondere alle esigenze di sportivi, società e famiglie. La sede all’interno dell’Italian Forum è oggi un punto di riferimento per una clientela che frequenta quotidianamente il centro e che continua a mantenere un forte legame con la realtà italiana del quartiere. In questo contesto trova spazio anche Allora!, il giornale della

comunità italiana in Australia, la cui presenza nei luoghi frequentati dal pubblico è diventata sempre più capillare. A ItaSport la distribuzione è affidata al nostro storico volontario Sam Volpe, che consegna puntualmente le copie del giornale e rappresenta ormai una presenza conosciuta dai clienti. La crescente popolarità di Allora! è evidente anche attraverso questi punti di distribuzione. Sempre più lettori cercano il giornale per conoscere le principali notizie, gli eventi, le iniziative e le storie che riguardano la comunità italiana in Australia. La collaborazione con realtà come ItaSport conferma il ruolo dei negozi e delle attività commerciali come luoghi importanti per la diffusione dell’informazione comunitaria. Non solo spazi commerciali, dunque, ma anche punti di contatto tra persone, iniziative e territorio.


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Leotta al Conservatorio, da Scarlatti all'ultimo Beethoven

Christian Leotta durante il concerto

Davide, Laura, Alessia (Consolato) e Gaia (ICE) tra i partecipanti

Il Console Generale e il team dell'Istituto assieme a Leotta

Il Console Generale G. Rubagotti e il Direttore Gioacchini con l'artista Clara Helms

di Lorenzo Canu Sabato 22 agosto, al Music Workshop del Sydney Conservatorium of Music, l'Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha presentato il recital “From Scarlatti to Schubert: The Evolution of the Piano Sonata” del pianista Christian Leotta. Il Direttore dell’Istituto Marco Gioacchini dato il benvenuto agli ospiti e ha presentato il programma. Il recital ha ripercorso l'evoluzione della sonata per pianoforte, aprendo con la Sonata in fa minore K.466 di Domenico Scarlatti, una delle tante sonate in un solo movimento che il compositore scrisse in gran parte per la corte spagnola. È seguita la Sonata in do maggiore op. 53 di Beethoven, la Waldstein, conosciuta in Italia come L'Aurora per la luminosità degli accordi del finale e tra i pezzi più impegnativi del repertorio classico. Dopo la Sonata in fa diesis minore D.571 di Schubert, rimasta un frammento incompiuto, la chiusura è stata affidata all'ultima sonata di Beethoven, la op. 111 in do minore, chiusa in due soli movimenti, l'ultimo una lunga serie di variazioni che si spengono lentamente nel silenzio. Un programma costruito per mostrare come, in poco più di un secolo, la forma sia passata dalle miniature di Scarlatti alle vette del tardo Beethoven. Leotta è un interprete del repertorio classico e romantico. Si è fatto conoscere a livello internazionale a ventidue anni eseguendo a Montréal l'integrale delle 32 sonate di Beethoven. Da allora ha suonato in oltre cinquanta paesi e in cinque continenti, in sale come la Philharmonie di Monaco, il Konzerthaus di Vienna, la Tonhalle di Zurigo e il Bunka Kaikan di Tokyo. Secondo l'Istituto, è il primo pianista italiano ad aver eseguito in pubblico l'integrale delle sonate per pianoforte di Beethoven e di Schubert. Il Music Workshop è una sala piccola, dove si sente tutto: il respiro tra una frase e l'altra, le dinamiche più tenui, il pubblico che trattiene il fiato. È in quella cornice che, a un certo punto, qualcuno in sala si è commosso fino alle lacrime. Difficile dire su quale pagina, ma secondo alcuni musicisti presenti non poteva che essere la K.466 di Scarlatti, tra le più struggenti del programma. A fine con-

Christian Leotta assieme a dei fan

Christian Leotta e Massimo Bertucci

Il Console Generale G. Rubagotti assieme ad alcuni giovani partecipanti

certo Leotta ha notato con piacere il silenzio e l'attenzione della sala, cosa tutt'altro che scontata. Tra il pubblico, alcuni studenti dell’Istituto hanno commentato quanto il suono cambi in una sala raccolta come il Music Workshop rispetto agli eventi in York Street, apprezzando la scelta e dicendosi curiosi dei prossimi appuntamenti. Tra il pubblico non mancavano musicisti e cantanti attivi a Sydney: Nataliya Tasevska, che nei weekend suona da Alfredo, il violoncellista italiano Massimo Bertucci, di base a Sydney e presenza abituale agli eventi dell'Istituto, e il soprano Clara Helms, che canta in sei lingue. Con loro molti giovani e letto-

ri di lunga data di Allora come Franca Sella. È lo stesso Music Workshop dove ad aprile aveva suonato Andrea Molteni, nell'ambito della serie di concerti che l'Istituto porta avanti nel corso dell'anno. Il prossimo appuntamento è domenica 6 settembre, alla Verbrugghen Hall del Conservatorio, con il gruppo vocale Mezzotono: cinque cantanti che costruiscono con la sola voce il suono di un'intera orchestra. I Mezzotono hanno cantato in oltre settanta paesi e cinque continenti, dal London Jazz Festival alla Cairo Opera House, e la data di Sydney si annuncia già come uno degli appuntamenti più attesi della stagione dell'Istituto.

La danzatrice Anna Griffiths assieme ad un'amica

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(02) 8749 8805

a d m i n @ d e l i z i o s o b a ke r y. c o m . a u

BREAD| SWEETS | PIZZA| COFFEE | DONUTS | BISCUITS Cav. Alfredo Bovier OAM UFC assieme alla pianista Nataliya Tasevska


a scuola

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speciale centrale

Mercoledì 7 Febbraio 2024

Allora!

Language students to unleash their creativity

Students from community language schools across NSW are being encouraged to put their imagination to work, with entries now open for the NSW Federation of Community Language Schools’ 2026 Artwork and Short Film Competition. This year’s competition carries an open theme, giving young participants complete freedom to explore their own ideas, culture, experiences and interests. The Federation is inviting students to create original artworks or short films that reflect their creativity

while celebrating the languages and cultures taught in community schools. The artwork competition is divided into three age groups: Category A for students aged 5 to 8, Category B for those aged 9 to 12, and Category C for students aged 13 to 18. Entries must be produced on A3 white paper and may use pencils, crayons, pastels, textas or paint. Collage materials are not permitted. Students must clearly provide their name, contact details, age, category, language and community language school on

"E non si può pigliar pesci..." «E non si può pigliar pesci, senza immollarsi»: così recita il Vocabolario della Crusca del 1612, spiegando che chi vuole ottenere qualcosa deve impegnarsi e affrontare qualche difficoltà. Gli Accademici proponevano anche una variante dello stesso concetto: «E' non si può avere il mele senza le mosche». Pesci o mosche, il significato non cambia: ogni risultato richie-

de fatica, pazienza e la capacità di superare gli ostacoli. Un insegnamento semplice, ma ancora attuale, che attraversa quattro secoli di lingua italiana. La rubrica estiva #ProverbidiCrusca dell’Accademia della Crusca riscopre proverbi e modi di dire presenti nel Vocabolario del 1612, mostrando quanto della lingua di allora sia ancora vivo nel nostro italiano.

the back of their artwork. The short film competition offers another opportunity for students to demonstrate their talents. Films must be no longer than three minutes, produced in the language of the participating school or community, and include English subtitles. Entries can be submitted through a cloud-storage link provided in the online registration form. There are attractive prizes in both competitions. Artwork winners in each age category will receive $100 for first place, $75 for second and $50 for third, while highly commended entries will receive $20. The short film competition offers prizes of $300, $200 and $100 for the top three entries respectively. Judges will consider creativity, presentation, originality and artistic skills in the artwork competition. Short films will be assessed on language and subtitles, editing, sound, originality, costumes and setting, as well as the effective use of special effects. All entries must be registered online and submitted by Friday, 30 October 2026. Artwork must be delivered to the NSW Federation of Community Language Schools office in Dulwich Hill by close of business on that date. In-person deliveries are accepted on Tuesdays, Wednesdays and Fridays between 8am and 2pm, with participants asked to contact the office before visiting. The Federation is also encouraging community language schools to turn the competition into a classroom project, using the creative activities to support language learning and cultural expression. Following judging, successful students will be notified during the week after the closing date. Winners will be formally announced and recognised at the Federation’s Gala Dinner on Saturday, 28 November 2026. The competition provides young Australians with an opportunity not only to compete for prizes, but also to celebrate their heritage, languages and diverse cultural experiences through art and film.

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Schwa, Asterisks and the Culture War in schools A debate over grammar has become the latest flashpoint in Italy’s wider cultural and political divide, with schools at the centre of a dispute over gender, language and parental rights. The controversy concerns the use of the schwa (ə) and the asterisk (*) as alternatives to traditional gendered endings in Italian. The issue gained renewed attention after Education and Merit Minister Giuseppe Valditara used social media to highlight the government’s position on the matter. In March 2025, Valditara’s ministry circulated guidance to schools advising against the use of the schwa and asterisk in official documents. The measure followed opinions issued by the Accademia della Crusca, Italy’s leading authority on the Italian language, in 2021, 2023 and 2024. The Academy argued that the asterisk is unsuitable for official and public texts because it cannot be pronounced, while the schwa, although representing a sound found in other languages, is not a conventional Italian grapheme. The concern, according to the guidance, is that such forms could compromise the readability and accessibility of institutional communications. The dispute, however, extends well beyond administrative language. The schwa has been adopted by some groups seeking more inclusive forms of Italian, particularly in reference to people who do not identify within the traditional male-female categories. For supporters, changing language is a way of reflecting social developments and challenging the use of the masculine plural as the default form for mixed groups. Critics argue that these innovations amount to an ideological intervention in the Italian language and make written communication more difficult. Valditara has strongly opposed the use of both symbols, declaring that “gender-neutral grammar does not exist in Italian” and arguing that the symbols

do not belong to the Italian language. His position has received support from parties in the governing coalition. Fratelli d’Italia has defended the historical structure of Italian, while the League has described the policy as part of its opposition to what it calls “gender ideology”. Opposition parties and sections of the education community have reacted sharply. Teacher and writer Enrico Galiano, for example, questioned whether the debate over linguistic symbols was distracting attention from more pressing problems facing Italian schools, including student anxiety, school safety and dropout rates. The controversy has also become linked to a broader legislative battle over sex education. On June 3, Parliament gave final approval to legislation on informed parental consent in schools. Under the new rules, schools must obtain written parental consent for activities dealing with sexual topics, while such projects are prohibited in kindergartens, primary schools and lower secondary schools, subject to ordinary biological education provided for under national curriculum guidelines. Valditara subsequently used a photograph of a school textbook discussing masculine and feminine pronouns and the schwa to illustrate what he described as the practical consequences of the legislation. The result is a dispute that is no longer simply about punctuation or grammar. It reflects a deeper confrontation between competing views of education and society: one side argues that language should evolve to reflect changing identities and promote inclusion; the other stresses linguistic tradition, clarity and the role of parents in determining how sensitive issues are addressed in schools. For Italy’s education system, the challenge will be to enforce the new rules while navigating a cultural debate that shows little sign of disappearing.


a scuola

Allora!

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NUOVE LEZIONI D’ITALIANO N. 180 Allora! partecipa attivamente alla divulgazione della lingua e della cultura italiana all’estero, attraverso la pubblicazione di articoli e di periodiche attività didattiche. La rubrica “Ambasciatori di Lingua” si rinnova per fornire ai lettori delle nozioni sem-

plici, veloci e pratiche di base per imparare la lingua italiana. L'italiano è una lingua con un ricchissimo vocabolario, espressioni idiomatiche e sfumature semantiche che riportiamo volentieri in queste pagine, con la speranza che al termine dell’an-

no la comunità abbia appreso qualcosa in più sulla Bella Lingua e quanti sono ancora indecisi, si possano impegnare per conoscere più a fondo l’Italiano. La rubrica è realizzata in collaborazione con la Marco Polo - The Italian School of Sydney.

NAUFRAGIO

di Corrado Govoni Sul mio capo di naufrago galleggiante sul mare nero della vita afferrato a una tavola sfasciata materna culla vedo ancora ondeggiare le stelle come un tenero ramo di mandorlo. Luce di fuori mondo o vertigine degli abissi incantevoli del nulla?

SHIPWRECK

by Corrado Govoni Upon my castaway’s head, floating on life’s black sea, clinging to a shattered plank, a mother’s cradle, I still see the stars swaying like a tender almond branch. Light from another world, or vertigo of the enchanting abysses of nothingness? La poesia “Naufragio” di Corrado Govoni presenta una breve ma intensa riflessione sulla condizione dell’uomo, rappresentato come un naufrago che cerca di sopravvivere in un mare oscuro e misterioso. Attraverso immagini suggestive e simboliche, il poeta descrive una situazione di fragilità e smarrimento, trasformandola in una meditazione sul significato della vita e sull’ignoto. Fin dal primo verso compare l’immagine del naufrago, figura centrale della poesia. Il protagonista si trova in balia del “mare nero della vita”, una metafora che rappresenta l’esistenza come un percorso difficile, caratterizzato da incertezze, sofferenze e momenti di solitudine. Il mare non è semplicemente uno spazio fisico, ma diventa il simbolo di una realtà che l’uomo non riesce completamente a comprendere o controllare. Il poeta afferma di essere “afferrato a una tavola sfasciata”, che definisce anche una “materna culla”. Questa immagine contiene un forte contrasto: la tavola è un oggetto fragile e danneggiato, ma allo stesso tempo offre protezione e sicurezza. Il termine “materna” richiama infatti l’idea della madre, della nascita e di un luogo capace di accogliere e proteggere. Anche nella situazione più difficile, quindi, l’uomo cerca qualcosa a cui aggrapparsi. Nonostante il buio e il pericolo, il naufrago

riesce ancora a vedere le stelle. Queste ondeggiano davanti ai suoi occhi “come un tenero ramo di mandorlo”. Le stelle rappresentano una possibilità di bellezza e di speranza che emerge proprio nel momento della maggiore difficoltà. Il paragone con il ramo di mandorlo introduce inoltre un’immagine delicata e naturale, quasi un frammento di serenità. La natura, in questo modo, diventa uno specchio delle emozioni del protagonista e contribuisce a rendere più intensa la dimensione poetica del testo. Nella parte conclusiva, però, la poesia diventa più enigmatica. Il poeta si domanda se quella luce provenga da un “fuori mondo”, quindi da una dimensione superiore e sconosciuta, oppure se sia la “vertigine” degli abissi del nulla. La domanda rimane senza risposta e lascia emergere l’incertezza dell’uomo davanti al mistero dell’esistenza. Il contrasto tra la luce e l’abisso rafforza ulteriormente questa atmosfera sospesa tra speranza e paura. Il naufragio, dunque, non è soltanto un evento fisico, ma diventa una metafora della condizione umana: anche quando tutto sembra perduto, l’uomo continua a cercare una luce, pur senza sapere se essa rappresenti la salvezza o l’ignoto. La poesia invita così il lettore a confrontarsi con i grandi interrogativi della vita, della morte e del destino.


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passatempo e umorismo

Allora!


mercati & finanza

Allora!

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Clima, Oxfam accende i riflettori sull’Australia

Bitcoin Breaks Above $77,000 Bitcoin has staged a powerful recovery, climbing above $77,000 after trading near $63,700 just ten days earlier. The rebound represents an increase of around 20%, while the weekly gain has approached 22%, potentially marking the cryptocurrency’s strongest weekly performance since February 2024. The sharp move follows months of subdued trading, weak volumes and declining demand through exchange-traded funds. Bitcoin’s volatility has also surged, with the width of its Bollinger Bands expanding from about $3,300 on August 12 to nearly $13,000. Several factors have helped fuel the rally. Falling Treasury yields and a weaker US dollar have improved conditions for liquidity-sensitive assets. Political developments have also supported sentiment, with Donald Trump meeting representatives of the cryptocurrency industry and urging progress on the Clarity Act. However, a major part of the initial rally appears to have been driven by forced buying. More than $2 billion in Bitcoin short positions were liquidated in per-

petual futures markets from August 19, while more than $3 billion in leveraged crypto positions were wiped out within 24 hours. Signs of renewed voluntary demand are now emerging. US spot Bitcoin ETFs, after three consecutive quarters of net outflows, have returned to positive territory in the third quarter, with July and August both recording inflows. The quarter has so far attracted around $2.25 billion. Large Bitcoin holders are also showing renewed interest. According to CryptoQuant, whales accumulated approximately 43,000 Bitcoin over the past 60 days, worth around $2.75 billion. Despite the recovery, resistance remains around $80,000$82,000. Glassnode estimates the average cost basis for investors entering through US spot ETFs at roughly $82,500, meaning many holders remain below break-even. Technical indicators also point to strong momentum, but the rapid rise has pushed the daily RSI above 84. The next test will be whether Bitcoin can sustain demand beyond the short squeeze and attract longerterm buyers as it approaches the $80,000 threshold.

L’Australia si prepara ad assumere un ruolo centrale nei negoziati internazionali sul clima, ma alla vigilia della COP31 di Antalya, prevista a novembre, il Paese è chiamato a dimostrare con risorse concrete la propria leadership. Al centro della discussione c’è soprattutto il finanziamento climatico destinato ai Paesi in via di sviluppo, sempre più esposti agli effetti del cambiamento climatico e alle conseguenze della volatilità dei prezzi dei combustibili fossili. Una nuova analisi di Oxfam mette in discussione l’effettivo valore degli aiuti climatici dichiarati dai Paesi sviluppati. Nel 2024 questi ultimi hanno riferito di aver fornito complessivamente 207 miliardi di dollari australiani di finanziamenti climatici. Secondo la metodologia utilizzata da Oxfam, però, l’effettivo sforzo finanziario sarebbe stato compreso tra 49,6 e 67,7 miliardi di dollari australiani, quindi appena una frazione dell’importo dichiarato. La differenza dipende soprattutto dalle modalità di contabilizzazione. I prestiti vengono generalmente conteggiati per il loro valore nominale, anche se una parte consistente dovrà essere restituita dai Paesi beneficiari. Inoltre, possono essere inclusi progetti nei quali il contrasto al cambiamento climatico rappresenta soltanto un obiettivo secondario. Per ottenere una stima più realistica, Oxfam utilizza il parametro Climate-Specific Net Assistance, che considera i prestiti in termini di equivalente a fondo perduto e valuta il reale peso climatico dei progetti finanziati. Anche la componente destinata all’adattamento risulta molto più contenuta rispetto alle cifre ufficialmente comunicate, con

una stima compresa tra 22 e 27,3 miliardi di dollari australiani nel 2024. L’Australia, secondo l’analisi, contribuisce relativamente poco. Il suo Climate-Specific Net Assistance sarebbe stato compreso tra 500 milioni e un miliardo di dollari australiani nel 2024, equivalenti a circa 18-37 dollari per abitante. Un livello inferiore a quello di Paesi come Germania, Regno Unito e Paesi Bassi e, su base pro capite, sostanzialmente vicino a quello del Giappone. Il tema assume particolare rilevanza perché il precedente obiettivo internazionale di 100 miliardi di dollari statunitensi l’anno è scaduto nel 2025. Alla COP29 è stato concordato un nuovo obiettivo di 300 miliardi entro il 2035, ma pochi Paesi hanno finora annunciato nuovi impegni oltre il periodo precedente. Anche Canberra deve quindi decidere come muoversi. Il governo australiano non ha ancora annunciato un nuovo impegno internazionale destinato a sostituire quello da 3 miliardi di dollari australiani previsto per il periodo 2020-2025, che Canberra sostiene di aver superato di quasi 900 milioni.

Oxfam chiede ora di triplicare il contributo australiano, proponendo un obiettivo complessivo di 11 miliardi di dollari australiani tra il 2025 e il 2030. L’organizzazione sostiene inoltre che una quota significativa dei finanziamenti debba essere costituita da risorse pubbliche e sovvenzioni, soprattutto per sostenere adattamento e perdite e danni nei Paesi vulnerabili del Pacifico. La sfida riguarda anche il modo in cui vengono contabilizzati gli aiuti. Secondo Oxfam, il governo dovrebbe introdurre criteri più trasparenti e fissare un obiettivo affinché entro il 2030 almeno il 30% dei programmi climatici ammissibili all’aiuto pubblico allo sviluppo abbia il cambiamento climatico come obiettivo principale. Alla COP31, dunque, l’Australia sarà chiamata non soltanto a guidare i negoziati, ma anche a rafforzare la credibilità del proprio impegno finanziario. Un nuovo piano, accompagnato da risorse aggiuntive e da una contabilizzazione più trasparente, potrebbe rappresentare un elemento decisivo per costruire fiducia tra Paesi sviluppati e nazioni maggiormente esposte alla crisi climatica.

dal 28 Agosto al 3 Settembre 2026

CAPRICORNO

ARIETE

CANCRO

BILANCIA

Riflessione necessaria, invita a rallentare e chiarire priorità nelle relazioni recenti. In amore maturità e dialogo evitano silenzi dannosi. Nel lavoro fermezza e sangue freddo aiutano a gestire rivalità e difendere posizioni con determinazione.

Ritorno di passione, con emozioni che si risvegliano dopo periodi complessi e tensioni superate. In amore incontri inattesi o ritorni rafforzano legami stabili. Sul lavoro nuove collaborazioni richiedono organizzazione e lucidità per superare ostacoli e conflitti.

Entusiasmi recenti vi spingono a capire se siano profondi o soltanto passeggeri. In amore piccoli aggiustamenti aiutano a ritrovare equilibrio nelle coppie. Nel lavoro arrivano conferme importanti: strategia e determinazione saranno decisive per chiudere accordi significativi.

Scelte inevitabili, mettono alla prova la solidità delle relazioni e delle emozioni. In amore prudenza e lucidità evitano tensioni e ripensamenti. Nel lavoro desiderio di espansione richiede cautela: valutate spese e progetti con attenzione.

ACQUARIO

TORO

LEONE

SCORPIONE

Clima in miglioramento, porta nuove prospettive sentimentali e desiderio di credere nel futuro. In amore equilibrio tra libertà e condivisione diventa fondamentale. Nel lavoro collaborazioni e stimoli innovativi favoriscono sperimentazioni e possibili notizie positive.

Riflessione e chiarezza aiutano a distinguere desideri reali da ciò che appesantiva le relazioni. In amore dialogo maturo e passi importanti consolidano i legami. Sul lavoro emergono opportunità e collaborazioni che premiano competenze e impegno costante.

Ripresa decisa, dopo incertezze e orgoglio altalenante,riaccende passione e coraggio. In amore vi rimettete in gioco senza paura. Nel lavoro progetti e alleanze promettenti richiedono fiducia per raccogliere risultati importanti nei prossimi mesi.

Desiderio intenso,vi rende magnetici e più autentici, se scegliete di esprimere ciò che provate. In amore nuove storie possono diventare riferimenti importanti. Nel lavoro concentratevi sui progetti prioritari: incontri favorevoli aprono porte interessanti e opportunità.

PESCI

GEMELLI

VERGINE

SAGGITTARIO

Emozioni spontanee, rafforzano legami e progetti legati a casa e famiglia. In amore si pensa a passi decisivi e ufficializzazioni importanti. Nel lavoro arrivano riconoscimenti concreti: impegno e sacrifici iniziano finalmente a dare risultati soddisfacenti.

Confronti recenti hanno affaticato mente e cuore, ma chiariscono bene la solidità dei legami. In amore dinamismo e ritorni di fiamma invitano al coraggio. Nel lavoro prudenza e pazienza premiano contratti e trattative importanti.

Chiarezza necessaria, dopo incomprensioni e tensioni pratiche, per ritrovare equilibrio nei rapporti. In amore sincerità e concretezza sciolgono ogni disagio. Nel lavoro prudenza assoluta: valutate bene le proposte evitando decisioni drastiche e mosse impulsive.

Rinnovamento in corso, attenua tensioni e indecisioni recenti,riportando slancio nei sentimenti. In amore coppie e single vivono incontri significativi. Nel lavoro iniziative attuali aprono a cambiamenti concreti e novità decisive per il futuro prossimo.

22 Dicembre - 20 Gennaio

21 Gennaio - 19 Febbraio

20 Febbraio - 20 Marzo

21 Marzo - 19 Aprile

20 Aprile - 20 Maggio

21 Maggio - 21 Giugno

22 Giugno - 23 Luglio

24 Luglio - 23 Agosto

24 Agosto - 22 Settembre

23 Settembre - 22 Ottobre

23 Ottobre - 22 Novembre

23 Novembre - 20 Dicembre


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Venerdì 28 Agosto 2026

mezz'ora di religione

Allora!

Donna insultata e derisa perché ha dieci figli

di Salvatore Tropea C'è una giovane donna, in provincia di Verona, che ha scelto di andare controcorrente. In un tempo in cui si fatica a fare il secondo figlio, in cui la natalità è in caduta libera e il mito dell'autorealizzazione personale sembra aver soppiantato ogni altra aspirazione, Giorgia Mosca, classe 1987, ha deciso di donare la vita. E l'ha fatto ben dieci volte. Sposata a 18 anni, Giorgia è diventata mamma giovanissima. Condividendo su Instagram la quotidianità della sua famiglia, ha iniziato a raccontare il bello e il difficile di crescere tanti figli, con uno stile diretto e sincero. Il suo nickname, @6voltemamma, oggi è quasi un understatement: i figli sono diventati dieci - sei femmine e quattro maschi - l'ultima dei quali, Gaia, è nata lo scorso maggio. La sua storia, in verità già da diverso tempo, ha attirato una grande attenzione mediatica e centinaia di migliaia di persone la seguono ogni giorno sui social per ascoltare i suoi racconti: la gestione della casa, i momenti di gioia, le difficoltà, i pranzi da preparare per 12 persone, la fatica delle notti in bianco, ma anche la bellezza dell'essere una famiglia unita, viva, piena di affetto. Una quotidianità fatta non solo di sorrisi, ma anche di pianti, stanchezza, corse contro il tempo... e amore. Tanto amore. Eppure, questa testimonianza così semplice, umana e autentica ha scatenato anche l'odio. Quando Giorgia ha annunciato pubblicamente la sua decima gravidanza in molti si sono congratulati. Ma non tutti. C'è stato chi - dietro uno schermo, come troppo spesso accade - l'ha attaccata anche con fero-

cia. «Mi hanno detto che sono una c***a, che siamo stupidi, che siamo egoisti e irresponsabili» - ha raccontato in un'intervista al Corriere della Sera. E ancora: «Mi scrivono che sono matta, che metto al mondo figli come fossero oggetti. Qualcuno mi ha persino augurato di smettere di vivere. Ci sono rimasta male. Mi ha fatto male, davvero». Tutto questo, semplicemente perché ha scelto di avere tanti figli. Perché non si è vergognata della sua maternità, ma l'ha raccontata con fierezza. Non è la prima volta. Anche in passato, Giorgia ha ricevuto critiche per il solo fatto di mostrare la propria vita familiare. Qualcuno la ha accusata di "strumentalizzare" i figli, altri di essere "irresponsabile", come se la generatività fosse di per sé un crimine. Persino il fatto che la famiglia riceva il sostegno degli assegni statali per i figli è stato usato contro di lei: «fate figli a spese dello Stato», le hanno scritto. In realtà, Giorgia e suo marito lavorano entrambi e hanno costruito la loro famiglia a forza di sacrifici, organizzazione e amore. Gestiscono tutto da soli: la scuola, la casa, la logistica, i momenti difficili. Le spese ovviamente non sono per niente basse, ma questo non li ha fermati, la loro è sempre stata una scelta consapevole, serena, felice.. Che una madre debba giustificarsi per aver dato la vita è uno scandalo culturale prima ancora che morale. Il fatto che Giorgia venga derisa, compatita o insultata per la sua scelta dice molto - troppo - sulla mentalità dominante, che guarda con sospetto ogni cosa che esce dagli schemi dell'individualismo. Oggi, infatti, è purtroppo nor-

male essere "childfree", si esalta chi sceglie di non avere figli, chi rivendica l'aborto come presunto "diritto" e chi tratta la genitorialità come un ostacolo alla carriera. Ma se una donna decide di mettere al mondo più figli, e lo fa con gioia... allora si scatena il sarcasmo. È «fuori di testa», è «asociale», è «una fanatica». In realtà è tutto frutto di un vero e proprio pregiudizio ideologico contro la famiglia e la maternità. È la dimostrazione che la cultura mainstream non celebra la libertà di scelta, ma tollera solo alcune scelte - quelle che si conformano a un certo pensiero unico. È, inoltre, un paradosso: in un'Italia che piange il crollo demografico, chi fa figli viene attaccato. In un Paese che si riempie la bocca con "inclusività", una mamma viene esclusa e derisa. Ma non è Giorgia il problema. Il problema è una cultura che ha paura della vita. Tornando alle belle testimonianze sulla genitorialità, in questi giorni è tornato sul tema - ma non in riferimento alla vicenda di @6voltemamma - il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo, che sicuramente non può essere etichettato come conservatore, né pro life. Ebbene, in un suo editoriale, ha difeso con forza la gioia e la ricchezza dell'essere padri e madri: «maternità e la paternità - ha scritto - non sono un dovere sociale, ma non per questo chi le sceglie deve essere deriso, compatito o accusato di egoismo». Chi mette al mondo un figlio non perde qualcosa: guadagna. Guadagna amore, intensità, significato. Guadagna umanità. Parole limpide, che meritano di essere ripetute. Perché sì, nessuno è obbligato a fare figli, ma chi li fa, chi accoglie la vita, chi costruisce una famiglia, non va ridicolizzato, ma sostenuto. Tornando al caso di Giorgia Mosca, possiamo dunque dire che non è una "mamma da Guinness": è semplicemente una donna felice di amare, che ha il coraggio di mostrare che - anche oggi - si può scegliere la maternità senza pentirsene. Che crescere dieci figli può essere stancante, ma anche immensamente gratificante. Che la vera libertà è dire sì alla vita, quando molti, invece, spingono per dire drammaticamente no. E per questo, Giorgia merita rispetto e gratitudine.

JDN TRANSPORT Catherine Field

0408 596 157 JDN transport is a small family owned business that specialises in transporting fresh produce to fruit shops in and around Sydney and some country areas

La vocazione al sacerdozio In un’epoca nella quale la parola “vocazione” sembra appartenere sempre più al passato, la crescita dell’iniziativa Shepherding Future Shepherds invita a guardare al futuro con rinnovata speranza. Oltre 100.000 persone raggiunte attraverso i social media e più di 6.000 partecipanti a un gruppo settimanale di preghiera per le vocazioni sono numeri che raccontano una realtà spesso ignorata: il desiderio di consacrare la propria vita a Dio non è scomparso. È cambiato, forse, il modo in cui i giovani arrivano a interrogarsi sul sacerdozio. La società contemporanea offre infinite possibilità di scelta, ma raramente insegna ad ascoltare il silenzio, a fermarsi e a riconoscere una chiamata interiore. Ai giovani viene spesso chiesto che cosa vogliono avere, quale carriera desiderano intraprendere, quale posizione vogliono raggiungere. Molto più raramente viene posta una domanda diversa e più profonda: “Che cosa Dio mi sta chiedendo?” La vocazione nasce proprio da questo ascolto. Non è semplicemente una professione, né una scelta di vita. È una risposta personale a una chiamata che coinvolge l’intera esistenza. Per questo è importante che chi avverte dentro di sé un possibile desiderio verso il sacerdozio non venga lasciato solo. Il programma di discernimento promosso da Shepherding Future Shepherds in collaborazione con l’Avila Institute parte proprio da questa esigenza: accompagnare, non semplicemente reclutare. È una distinzione fondamentale. Una vocazione autentica non può nascere dalla pressione, dalla propaganda o dalla necessità di riempire i seminari. Ha bisogno di tempo, preghiera, confronto, formazione e soprattutto di persone capaci di accompagnare un giovane nella ricerca sincera della volontà di Dio. Il discernimento richiede anche la libertà di poter dire di no. Accompagnare una vocazione significa aiutare una persona a comprendere se il sacerdozio sia veramente la strada alla quale è chiamata, senza condizionamenti. È un cammino che coinvolge la fede, la maturità umana, la capacità di servire e il desiderio di donarsi agli altri. C’è poi una questione che non può essere ignorata. Secondo quanto riportato nell’iniziativa, proprio i giovani tra i 18 e i 25 anni mostrano una percezione particolarmente negativa del sacerdozio, anche a causa

dello scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa. È una ferita profonda che non può essere nascosta né minimizzata. La credibilità del sacerdote passa necessariamente dalla trasparenza, dalla responsabilità, dalla formazione e dalla tutela assoluta dei più vulnerabili. Ma riconoscere le ferite non significa rinunciare alla speranza. Al contrario, significa costruire una Chiesa capace di imparare dai propri errori e di proporre nuovamente il sacerdozio nella sua autentica bellezza: come servizio, sacrificio, vicinanza alle persone e testimonianza del Vangelo. È significativo che l’iniziativa punti anche sulle storie di sacerdoti contemporanei. I giovani hanno bisogno di vedere che il sacerdote non è una figura appartenente a un’altra epoca, confinata nei libri di storia o nei ricordi delle generazioni precedenti. È un uomo del nostro tempo, chiamato a vivere in mezzo alle contraddizioni della società, nelle parrocchie, nelle scuole, negli ospedali, nelle periferie, nelle comunità e accanto a chi soffre. Una vocazione, infatti, può diventare credibile quando viene vista incarnata nella vita quotidiana. Un sacerdote che sa ascoltare, che accompagna una famiglia in difficoltà, che sta vicino a un malato, che educa un giovane, che celebra l’Eucaristia con fede e che vive con semplicità può diventare, spesso senza rendersene conto, il primo segno attraverso il quale una persona giovane scopre la possibilità di una chiamata. Forse la vera sfida delle vocazioni non consiste soltanto nel chiedere ai giovani di diventare sacerdoti, ma nel creare comunità nelle quali una vocazione possa essere ascoltata. Le famiglie, le parrocchie, le scuole cattoliche e le comunità cristiane hanno una responsabilità importante. Una cultura vocazionale nasce quando la vita cristiana non viene ridotta alla partecipazione occasionale alla Messa, ma diventa un’esperienza concreta di fede. Anche la preghiera rimane fondamentale. Il fatto che migliaia di persone si riuniscano ogni settimana per pregare per le vocazioni dimostra che la risposta alla crisi non può essere soltanto organizzativa. Prima ancora di chiedere nuovi sacerdoti, la Chiesa è chiamata a pregare perché Dio continui a suscitare uomini disposti ad ascoltare la sua voce e a donare la propria vita.


Allora!

la pagina della donna a cura di Maria Grazia Storniolo

Venerdì 28 Agosto 2026

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Una diva oltre la bellezza: il talento di Virna Lisi

Stefania, il volto di un’epoca Stefania Sandrelli è una delle attrici più importanti e riconoscibili del cinema italiano. Nata a Viareggio nel 1946, ha iniziato la sua carriera giovanissima, quando aveva appena quindici anni, imponendosi rapidamente come uno dei nuovi volti del cinema nazionale. La sua bellezza naturale, unita a una particolare capacità interpretativa, le permise di passare con sorprendente disinvoltura dai ruoli più leggeri a personaggi complessi e drammatici. Il grande successo arrivò negli anni Sessanta, periodo nel quale Sandrelli divenne una presenza costante sul grande schermo. Tra i film che contribuirono alla sua affermazione figurano Divorzio all'italiana di Pietro Germi e Sedotta e abbandonata, opere che la inserirono tra le protagoniste della grande stagione della commedia all'italiana. La sua carriera, tuttavia, non si limitò alla commedia: Sandrelli lavorò con alcuni dei più importanti registi italiani, dimostran-

do una straordinaria maturità artistica. Negli anni Settanta e Ottanta consolidò ulteriormente la propria reputazione grazie a interpretazioni in film come Il conformista di Bernardo Bertolucci, Novecento e La terrazza di Ettore Scola. La sua capacità di rappresentare donne fragili, appassionate, ironiche e determinate la rese particolarmente amata dal pubblico. Nel corso dei decenni, ha continuato a lavorare anche in televisione e a teatro, mantenendo una presenza costante nel panorama dello spettacolo italiano. Tra i riconoscimenti più importanti della sua lunga carriera figura il Leone d'oro alla carriera, ricevuto nel 2005 alla Mostra del Cinema di Venezia. Stefania Sandrelli rappresenta ancora oggi un volto simbolo del cinema italiano: un'artista capace di attraversare generazioni e stagioni cinematografiche diverse senza perdere autenticità, fascino e forza interpretativa.

Vitti, l’attrice che fece storia Monica Vitti, nome d’arte di Maria Luisa Ceciarelli, è stata una delle interpreti più importanti e originali del cinema italiano del Novecento. Nata a Roma il 3 novembre 1931, iniziò la formazione teatrale giovanissima, diplomandosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico nel 1953. La svolta arrivò grazie all’incontro con Michelangelo Antonioni, che la volle protagonista di una straordinaria stagione cinematografica. Con L’Avventura del 1960 Vitti conquistò fama internazionale, imponendosi per intensità e presenza scenica. Seguirono La notte, L’eclisse e Il deserto rosso, opere che la consacrarono come una delle attrici più rappresentative del cinema d’autore italiano. La sua carriera, tuttavia, non rimase legata esclusivamente

al dramma. Vitti dimostrò una naturale predisposizione per la commedia, diventando protagonista di numerosi film di successo accanto ad attori come Marcello Mastroianni, Alberto Sordi e Richard Harris. Nel 1968 raggiunse un altro importante traguardo con La ragazza con la pistola, interpretazione che le valse il David di Donatello. Nel corso della carriera ottenne cinque David di Donatello, diversi Nastri d’Argento e altri prestigiosi riconoscimenti, fino al Leone d’oro alla carriera nel 1995. Dopo Scandalo segreto, del 1990, si ritirò progressivamente dalle scene. Monica Vitti morì a Roma il 2 febbraio 2022, a 90 anni, lasciando un’impronta profonda e indelebile nella storia del cinema italiano e nella memoria del pubblico italiano di diverse generazioni ancora.

Virna Lisi è stata una delle grandi protagoniste del cinema italiano del Novecento, ricordata non soltanto per la straordinaria bellezza, ma soprattutto per il talento e la versatilità che le permisero di costruire una carriera internazionale. Nata ad Ancona nel 1936, iniziò a lavorare nel cinema ancora adolescente, distinguendosi rapidamente per la presenza scenica e l'eleganza. Negli anni Cinquanta e Sessanta divenne una delle attrici più richieste del cinema italiano. La sua immagine di donna raffinata e affascinante la portò anche a Hollywood, dove lavorò con importanti attori e registi. Tra le esperienze internazionali più significative figurano Come uccidere vostra moglie, accanto a Jack Lemmon, e The 25th Hour di Henri Verneuil. Nonostante le offerte provenienti dall'estero, Virna Lisi non abbandonò mai il cinema italiano. La vera consacrazione artistica arrivò soprattutto con i ruoli drammatici e con la maturità. Nel 1994 interpretò Caterina de'

Medici nel film La regina Margot di Patrice Chéreau, una prova intensa che le valse il premio César come migliore attrice non protagonista. Fu un riconoscimento internazionale di grande prestigio e la conferma di una straordinaria capacità di reinventarsi. In Italia lavorò con alcuni dei più importanti registi, alternando cinema, televisione e fiction. La sua carriera comprende commedie, drammi storici e produzioni televisive di grande successo. Negli ultimi anni continuò a

essere molto apprezzata dal pubblico, mantenendo quella classe che aveva caratterizzato tutta la sua vita professionale. Virna Lisi morì a Roma nel 2014, lasciando un'eredità artistica significativa. Il suo percorso dimostra come la bellezza possa essere soltanto il punto di partenza di una grande carriera: ciò che l'ha resa indimenticabile è stato soprattutto il talento, sostenuto da eleganza, professionalità e capacità interpretativa.

Mangano una stella che brillò oltre il successo Silvana Mangano è stata una delle figure più affascinanti e originali del cinema italiano. Nata a Roma nel 1930, iniziò a lavorare nel mondo dello spettacolo ancora giovanissima. La sua bellezza, intensa e non convenzionale, attirò immediatamente l'attenzione del pubblico e dei produttori, ma dietro l'immagine della diva si nascondeva un'interprete dotata di notevole sensibilità. La grande popolarità arrivò nel 1949 con Riso amaro, diretto da Giuseppe De Santis. Nel film Mangano interpretò una mondina, diventando in breve tempo un'icona del cinema del dopoguerra. Il successo della pellicola la trasformò in una delle attrici più celebri d'Italia e contribuì a creare il mito della Mangano. La sua carriera, però, non rimase legata ai personaggi sensuali e popolari degli esordi. Con il passare degli anni l'attrice scelse ruoli sempre più impegnativi, collaborando con alcuni dei più grandi registi italiani. Fondamentale fu il rapporto artistico con Pier Paolo Pasolini, con il quale lavorò in Edipo re e Teorema, e con Luchino Visconti, che la diresse in Morte a Venezia e Gruppo di famiglia in un inter-

no. Mangano lavorò anche con Federico Fellini, contribuendo a film che appartengono alla storia del cinema italiano. La sua trasformazione artistica fu straordinaria: dalla giovane protagonista di Riso amaro alla donna sofisticata e intensa delle opere della maturità. La sua vita privata fu segnata dal matrimonio con il produttore Dino De Laurentiis, dal quale ebbe quattro figli. Lontana negli ultimi anni dalla vita mondana, continuò a dedicarsi al cinema con grande rigore. La sua presenza sul grande schermo divenne progressivamente più misurata, ma proprio questa scelta le permise di af-

frontare personaggi di maggiore profondità psicologica, dimostrando una maturità interpretativa sempre più evidente. Anche nelle interpretazioni più complesse conservò una presenza scenica inconfondibile, capace di unire eleganza, intensità e naturalezza davanti alla macchina da presa. Silvana Mangano morì a Madrid nel 1989, a soli 59 anni. Rimane una delle grandi dive italiane, capace di trasformare un'immagine inizialmente legata alla bellezza in una carriera fondata sulla ricerca, sul talento e sulla straordinaria capacità di interpretare personaggi complessi.


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Venerdì 28 Agosto 2026

la pagina di Palmerini

Allora!

Da Helsinki a Gorizia, il futuro dell’Europa

di Pietro Antonini A prima vista una capitale della cultura ha poco a che fare con la diplomazia. Ma quando la capitale è doppia e si trova a cavallo di un confine, il legame diventa evidente. Con GO! 2025, per la prima volta nella storia del riconoscimento due città di due Stati membri dell'Unione Europea, Nova Gorica in Slovenia e Gorizia in Italia, sono state congiuntamente proclamate Capitale Europea della Cultura. Il volume curato da Daniele Verga per l'Editoriale Scientifica, quattordicesimo titolo della collana "Memorie e studi diplomatici" diretta da Stefano Baldi, raccoglie gli atti della Conferenza che il 23 ottobre 2025 ha voluto leggere questo evento alla luce di un anniversario tutt'altro che casuale: i cinquant'anni dall'Atto Finale di Helsinki, firmato il 1° agosto 1975. Pubblicato in separate edizioni italiana e slovena, il libro nasce dalla collaborazione fra l'ASSDIPLAR e il Club degli ex Ambasciatori sloveni, con l'Università di Trieste – Polo di Gorizia. Da Helsinki a Osimo: l'anno dei diplomatici Nel 1975 due trattati hanno segnato la storia del confine orientale italiano, e di conseguenza delle relazioni tra Gorizia e Nova Gorica. Ad agosto, a Helsinki, trentacinque Stati dei due blocchi firmarono l'Atto Finale della CSCE; a novembre, a Osimo, Italia e Jugoslavia chiusero definitivamente la questione del confine orientale, prima applicazione pratica dello spirito di Helsinki. O quantomeno, come ricordano nel volume gli storici Raoul Pupo e Georg Meyr con opportuno rigore, del clima che quello spirito aveva reso possibile. In entrambi i casi, i protagoni-

sti furono i diplomatici, che seppero trasformare una proposta sovietica pensata per congelare lo status quo in un processo che avrebbe finito per scongelarlo. I contributi di Francesco Bascone, Božo Cerar, Andrej Grasselli e degli altri ambasciatori italiani e sloveni ricostruiscono questa doppia vicenda con la competenza di chi il mestiere lo ha esercitato. Ma il libro non è un esercizio di memoria. Perché l'Atto di Helsinki aveva un'architettura che parla direttamente al presente: i suoi "cesti" legavano per la prima volta, in un unico documento firmato da Est e Ovest, la sicurezza e l'inviolabilità delle frontiere al rispetto dei diritti umani e alla libera circolazione delle persone e delle idee. È la relazione, indicata con chiarezza in più contributi, tra diritti umani, libertà di attraversamento dei confini, democrazia e pace: quattro principi che la storia successiva, dalla nascita dei movimenti dissidenti alla caduta del Muro, ha dimostrato inseparabili. Il confine messo al centro La scelta più originale del volume, e della Conferenza da cui nasce, è però un'altra: mettere il confine al centro. Non come tema tecnico da delegare ai cartografi, né come argomento secondario del discorso politico, ma come luogo generatore di incontri, di valori e potenzialmente di ricchezza (la zona franca transfrontaliera immaginata a Osimo, i valichi aperti, l'Interreg di oggi) e quindi come materia prima della costruzione del dialogo. I contributi di Moreno Zago e Jania Hojnik sulla cooperazione transfrontaliera, e le testimonianze degli ambasciatori Spinetti, Benko, Kirn, Varvesi e dello stesso Verga,

raccontano come queste terre, un tempo divise dalla cortina di ferro, siano passate da luogo di scontro a laboratorio di convivenza. In questo senso è emblematico avere una capitale della cultura a cavallo di un confine. Lo slogan scelto per GO! 2025, borderless, non significa che il confine sia stato abolito: significa che è stato trasformato da barriera in punto di incontro. Gorizia e Nova Gorica sono così diventate il simbolo di un insieme di valori e di pratiche tra Stati, come il rispetto della sovranità, l’inviolabilità delle frontiere, la tutela delle minoranze e la soluzione pacifica delle controversie. Valori che oggi, e il libro non lo nasconde, vengono rimesse in discussione con una gravità che non si vedeva da decenni. Che Europa vogliamo costruire? Il volume non ha paura di affrontare anche i dilemmi a cui, oggi, l’Atto Finale di Helsinki pone di fronte. L'aggressione russa all'Ucraina ha colpito esattamente i principi scolpiti nel 1975; l'OSCE, l'organizzazione nata da quel processo, versa oggi in una grave crisi, paralizzata e marginalizzata dalle nuove logiche di potenza. Si pone quindi la domanda di come riprendere l'eredità di Helsinki: rivitalizzare l'esistente o attendere una nuova conferenza paneuropea? E soprattutto: se i diplomatici sono stati fondamentali per Helsinki e per Osimo, che cosa possono fare oggi? Il libro non offre risposte facili, ma indica un metodo, basato sul mantenere vivo il dialogo anche negli scenari più complessi. Confrontarsi con l'Atto Finale di Helsinki, insomma, spinge a chiedersi che tipo di Europa vogliamo costruire: un'Europa chiusa e difensiva, che si limita a reagire, o un'Europa capace di tornare attore politico e forza di equilibrio. La risposta, suggerisce il volume, è già scritta sul confine dell'Isonzo. Come ha detto il Presidente Mattarella, Gorizia e Nova Gorica sono una "sintesi del passato e augurio per il futuro": il luogo dove l'Europa può leggere insieme ciò che è stata capace di superare e ciò che deve ancora saper difendere. Il libro (disponibile gratuitamente anche in versione digitale) merita di essere letto proprio così: non come la cronaca di un anniversario, ma come una bussola per il futuro.

Melilli, la cattedrale di pietra di Massimo Reina La strada che conduce alla Pirrera Sant'Antonio di Melilli attraversa una Sicilia che molti credono di conoscere. Una Sicilia fatta di muri a secco, di fichi d'India che sembrano sentinelle immobili lungo i campi, di colline che in estate assumono il colore del pane appena sfornato e di cieli così vasti da sembrare un mare capovolto. È una terra antica. Lo si capisce dall'odore. Ogni luogo possiede un proprio odore, anche se raramente ci fermiamo a pensarci. La Sicilia orientale profuma di sole, di polvere chiara, di timo selvatico schiacciato sotto le scarpe, di vento che arriva dal mare e attraversa gli Iblei caricandosi di storie. Poi si arriva alla Pirrera. E la prima sorpresa è che non si vede. O almeno non si vede davvero. Perché ciò che rende straordinario questo luogo non emerge immediatamente alla vista. Non domina il paesaggio come una fortezza. Non si impone come una cattedrale. Non svetta come un castello. Attende. Come fanno le cose antiche. Come fanno i segreti. Si entra quasi senza accorgersene e subito l'aria cambia consistenza. Il caldo siciliano resta fuori come un viaggiatore lasciato sulla soglia. Dentro, la temperatura si fa mite. Il respiro rallenta. La pelle avverte una freschezza inattesa, simile a quella che si incontra entrando in una chiesa di campagna durante una giornata d'agosto. La luce si attenua. I rumori si allontanano. Persino il tempo sembra perdere velocità. Poi lo spazio si apre. E lo stupore arriva senza chiedere permesso. Le pareti salgono verso l'alto in una successione di pilastri giganteschi che ricordano, nello stesso istante, un tempio egizio, una basilica paleocristiana e una foresta pietrificata. È difficile stabilire quale immagine sia la più corretta. Forse nessuna. Forse tutte. Perché la Pirrera possiede quella qualità rara dei luoghi autenticamente straordinari: sfugge alle definizioni. Camminando tra queste navate scavate nella roccia si avverte una sensazione insolita. Non quella di trovarsi sotto terra. Ma quella di trovarsi dentro la terra. La differenza è sottile eppure decisiva. Qui non si percepisce il peso della montagna sopra la testa. Si percepisce la presenza della pietra tutt'intorno, come se il visitatore fosse stato accolto all'interno di una materia viva che per secoli ha osservato il passaggio degli uomini. Le superfici conservano le tracce del lavoro. Segni. Incisioni. Ferite. Piccole imperfezioni che raccontano più di molte iscrizioni commemorative. Ogni colpo di

scalpello è ancora visibile. Ogni parete parla di fatica, di gesti ripetuti, di giornate trascorse nell'ombra mentre, là fuori, il sole siciliano continuava il proprio viaggio nel cielo. E allora il pensiero corre inevitabilmente agli uomini che hanno creato questo luogo. I pirriaturi. I cavatori. Figure che appartengono alla stessa nobiltà silenziosa dei marinai, dei contadini e dei pastori. Uomini il cui nome spesso non compare nei libri di storia e che tuttavia hanno contribuito a costruire il volto di un'intera regione. La pietra estratta qui ha viaggiato. Ha visto città rinascere dopo il terremoto del 1693. Ha assunto la forma di facciate barocche, di balconi sorretti da mascheroni, di chiese, di palazzi, di piazze. La si può ritrovare a chilometri di distanza, scolpita nella luce dorata del Val di Noto. Eppure tutto cominciava qui. Nel silenzio. Nell'ombra. Nel cuore della roccia, sotto l’antichissimo quanto suggestivo borgo di Melilli. C'è qualcosa di profondamente mediterraneo in questa storia. L'idea che la bellezza più appariscente nasca spesso in luoghi nascosti. Che i grandi monumenti debbano la propria esistenza a uomini che nessuno ricorda. Che la gloria delle città poggi sulla pazienza di generazioni anonime. La luce filtra dall'alto e si deposita sulle pareti come polvere d'oro. In alcuni punti la pietra assume sfumature color miele. In altri diventa argento opaco. In altri ancora sembra assorbire la luce e trasformarla in ombra. Ogni passo modifica la prospettiva. Ogni angolo offre una nuova geometria. Ogni pilastro genera un diverso equilibrio tra vuoto e materia. Si cammina lentamente. Non per stanchezza. Ma perché il luogo induce a rallentare. Come accade nei monasteri. Come accade nelle biblioteche antiche. Come accade davanti ai paesaggi che meritano contemplazione. La Pirrera non chiede di essere visitata. Chiede di essere ascoltata. E quando infine si ritorna all'aperto, il cielo appare più luminoso di quanto lo si ricordasse. Le cicale più rumorose. Il vento più caldo. I colori più vivi. È il privilegio che concedono i grandi luoghi di viaggio. Non cambiano il mondo. Cambiano il modo in cui lo guardiamo. E mentre la campagna siciliana riprende a scorrere davanti agli occhi, resta la sensazione di aver attraversato qualcosa di raro. Non una semplice cava. Non un monumento. Ma una pagina di pietra sulla quale il tempo, il lavoro e la memoria hanno scritto insieme uno dei racconti più affascinanti della Sicilia.


Allora!

daje de punta di Pino Forconi

Venerdì 28 Agosto 2026

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LARS PORSENNA IL RE ETRUSCO CHE SIDÓ ROMA

STORIA DELL'OROLOGIO A CUCÙ Chi non conosce il cuculo? Eppure, qualche sparuto non saprebbe dirlo, forse si, forse no, mah! Ad ogni modo provo io per darvi un’idea. L’uccello Cuculo ispirò ad un paio d’ingegnosi artigiani per creare un orologio. Il famoso orologio a cucù tutto fatto in legno, una vera opera d’arte se pensiamo alla miniaturizzazione di alcune parti e al sistema per farlo “cucuare” ad ogni ora, mentre i nostri nipotini aspettavano con asia l’uscita dell’uccellino; nonno quanto manca perché esca, era la solita richiesta. Un orologio tutto svizzero, …. Sbagliato, purtroppo il pendolo nacque in Germania, nel 1737 esattamente all’interno di quel famoso bosco di Schowald che si conosce come la Foresta Nera. La Svizzera ci mise mano solo nel 900 grazie ad artigiani di Brienz che lo trasformarono nella cono-

sciuta icona mondiale per la lavorazione del legno sempre ispirate a scene alpine. Tornando alla Germania, fu una invenzione dell’orologiaio Franz Ketterer che applicò un sistema di mantici e canne per riprodurre il verso del cuculo, poi molto più avanti, ormai nel 900 passò in mano Svizzera per lo sviluppo artistico e la fabbricazione in serie di queste pendole grazie all’azienda famigliare dei Loetscher di Brienz. Una pendola con i suoi pesi che servono per caricare il meccanismo che ormai non ci facciamo più caso al suo cucù, beh! mio nonno ci faceva caso, tutte le sere prima di andare a nanna, diceva, fermate quel cucù perché’ altrimenti mi tiene sveglio tutta la notte. La pendola a casetta di montagna che rallegra molte famiglie quando arriva il periodo Natalizio.

ITALIA ITALIA, DOVE SEI? Giro molto e mi soffermo quasi sempre a guardare i vari prodotti che l’industria offre. Ovunque guardo, immancabilmente mi cade sempre l’occhio su chi lo ha fatto oppure da dove viene, ormai è l’abitudine, tutto è “Made in Cina” anche se Malesia e Korea se la contendono. Il triste viene quando prendo in mano un oggetto oppure un alimento con il nome italiano e scopro che di italiano ha solo il nome ma che il contenuto è cinese o di altra parte di questo Pianeta. Non posso crederci, non mi va giù, quindi ho guardato attraverso i meccanismi odierni che mi permettono di navigare per vedere quanto di italiano arriva nei negozi o quanto di taliano c’è nei supermercati…… quasi nulla! Approfondisco un po’ di più e scopro che quasi 430 imprese italiane, pur mantenendo il nome, sono frullate in altre mani sparse nel Mondo. Poi mi chiedo, quando sento discorsi abbastanza squallidi su: Il nostro tessuto economico – Le nostre filiere – La nostra industria, ecc. ecc. Scopro che

nomi come Bulgari-Fendi-Versace-Brioni, non sono più nostri ma francesi. Alimentari come: Parmalat-Peroni-Perugina, non sono più nostri. Ducati-Lamborghini-Pirelli-Magneti Marelli ecc. non sono più Italiani. Tim- Alitalia (Ita) tutto via in altri Paesi. La lista è anche più lunga, molto lunga. Approfondire la ricerca è molto più triste, ascolto i Telegiornali e anche qui viene da piangere, stiamo vendendo anche il Parlamento, oggi un semplice Pinco pallino di altro Paese e culto (non parliamo poi di educazione) pretende di poter gestire il nostro Paese, mentre quattro o cinque scappati, chissà da dove, pretendono di dettare il loro modo di gestire. Ascolto personaggi che parlano la mia lingua, ma non riesco a capirli, faccio fatica dal distinguerli tra un disco rotto e un contrabasso scordato, poi mi chiedo: Ma che cavolo voleva dire? Triste sono i punti che riguardano la nostra libertà e sicurezza…….. un cola brodo è più sicuro. Penso! Il domani come sarà? Cerco di non pensarci tanto è una perdita di tempo.

Lars è stato un potente e leggendario re, un lucumone della città etrusca di Chiusi, all’epoca Clusium. Quindi parliamo del VI e il V secolo a.C. Avrete capito che qui si parla sempre di qualche anno fa. Porsenna, famoso per aver cinto d’assedio Roma nel 508 a.C. apparentemente su di una richiesta di aiuto di Tarquinio il Superbo che fu l’ultimo re di Roma cacciato dagli stessi romani. Naturalmente si parla di una storia o leggenda tramandata da Tito Livio forse per esaltare la neonata Repubblica Romana. Questo Porsenna, marciò su Roma con un esercito per cercare di rimettere sul trono a Tarquinio, ma la resistenza dei romani ostacolò l’operazione. Qui viene chiamato in ballo un vecchio eroe, Orazio Coclite che da solo distrusse il ponte Sublicio in legno, evitando l’avanzata dell’esercito nemico. Metà del ponte distrutto si trovava fino negli anni 50, all’altezza dell’isola Tiberina, ora ricostruito in muratura. Qui entra in ballo anche Muzio Scevola quello che si fece bruciare la mano, quando fu catturato

mentre s’infiltrava nel campo nemico degli etruschi con l’intento di uccidere il re Porsenna, il quale visto con quanto ardore cercava di difendere Roma lo liberò. Non dimentichiamo a Clelia, ostaggio romana in seno agli etruschi, che fuggendo attraverso il Tevere, salvo’ molte romane; anche qui Porsenna visto il suo coraggio la lasciò libera di aiutare altri ostaggi da salvare. Secondo gli storici da studi fatti, sembra che Porsenna abbia veramente conquistato Roma sottomettendola, anche se per un breve periodo restaurando la monar-

chia di Tarquinio il Superbo per mantenere calma la popolazione romana. Il dominio etrusco non durò molto e ben presto Porsenna si dedicò ad altre conquiste al sud di Roma insieme a suo figlio Arrunte, ma le cose non andarono per il verso giusto. Arrunte fu ucciso da una coalizione di greci e romani che a Cuma sconfissero Porsenna. Di Porsenna non si conosce la data della sua morte né dove fu tumulato ma dalle descrizioni di Plinio il Vecchio sembra si trovi nei pressi di Chiusi.

L'OMINO CON I BAFFI SALUTA L'ITALIA Chi non ricorda l’omino con i baffi della caffettiera Bialetti durante i simpatici spot pubblicitari di Carosello, che anni!!! La Bialetti nasce a Crusinallo in Verbania nel 1919 quando Alfonso Bialetti, apre un’officina per lavorare l’alluminio. Quattordici anni dopo nel 1933, il figlio Renato prende in mano l’azienda paterna e crea quella ottagonale caffettiera che rivoluzionò il Mondo del buon Caffè. Ricordate quegli spot pubblicitari dell’omino con i baffi che dal 1953 attraverso la televisione invase le nostre case con la pubblicità della Moka Express ? Già, parliamo di uno degli spot di Carosello. Quanti di noi (all’epoca bambini) aspettavamo quel momento che precedevano le notizie del Telegiornale? Tutto nasce quando Alfonso Bialetti , rientrando in Italia dopo aver lavorato in Francia in una industria dell’alluminio dove si fabbricava una specie di pentolone chiamato la “Lisciveuse” che serviva per lavare indumenti e altro, lui prese lo spunto dal sistema per convertire il meccanismo in una macchinetta per fare il caffè, Non sto’ ora a spiegarvi il funzionamento, perché bene o

male ci siete arrivati da soli, quello che conta in tutto questo è l’ingegno tutto italiano che si riaffaccia su molti prodotti. Dopo quasi 90 anni da quando Bialetti la ideò e la costruì, via via perfezionandola, si potrebbe dire che non ci sia famiglia al Mondo che non ne abbia una in casa . Oggi questa rivoluzionaria macchinetta viene venduta in mille forme e materiali decorativi diversi, ma sempre con il vecchio sistema e sempre con la figura incisa dell’omino con i baffi. Duole sapere che anche questo gioiello tutto italiano non e’ più nostro,

ma è finito in Cina alla “ Nuo Capital” di Hong Kong del magnate Stephen Cheng quindi verrà depennata dai titoli di piazza affari di Milano. Colpe……? Non sta a me dirle, vedo solo un meraviglioso “Puzzle” che si sta’ gradualmente smontando pezzo dopo pezzo, mentre si continua a gridare le stesse sentenze di sempre che si concludono tutte nel dover “Riportare in Parlamento” naturalmente senza muovere un dito per evitarlo. Beh, il prossimo caffè lo prenderemo in Cina. Quante altre eccellenze italiane si stanno incamminando per altri lidi?


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Venerdì 28 Agosto 2026

storia e storie

Allora!

Dean Martin, 18 anni per raccontare l’Abruzzo nel mondo

Dean Martin

di Generoso D'Agnese Ci sono partenze che cambiano una vita e radici che nessuna distanza riesce a cancellare. Ci sono storie che attraversano oceani e generazioni e altre che, anche a distanza di settant’anni, continuano a chiedere di essere raccontate. È dentro questo filo di memoria, musica e appartenenza che il Premio Dean Martin compie 18 anni. Sabato 1° agosto 2026, dalle ore 21.15, l’Arena dei Fiori di Montesilvano ha ospitato la XVIII edizione della manifestazione dedicata a Dean Martin, al secolo Dino Crocetti, figlio di emigranti abruzzesi diventato una delle più grandi icone dello spettacolo mondiale. Un’edizione della “maggiore età” che è voluta tornare al cuore più autentico del Premio: raccontare l’Abruzzo attraverso le persone che sono partite, quelle che hanno costruito il proprio futuro lontano e quelle che, anche dopo generazioni, continuano a riconoscere nelle proprie origini una parte fondamentale della loro identità. Ad arricchire la serata è stato un ospite musicale speciale: Pierdavide Carone. Cantautore e autore, Carone si è fatto conoscere dal grande pubblico con la

nona edizione di Amici, dove si è classificato terzo conquistando anche il Premio della Critica. Nel 2010 ha firmato Per tutte le volte che…, il brano interpretato da Valerio Scanu che vinse il Festival di Sanremo. Due anni dopo è salito personalmente sul palco dell’Ariston con Nanì, al fianco di Lucio Dalla, che produsse il progetto discografico e diresse l’orchestra durante la sua esibizione. Un incontro artistico che ha segnato profondamente il suo percorso. Nel 2025 Carone è tornato protagonista in televisione vincendo Ora o mai più su Rai 1. A ricevere il XVIII Premio Dean Martin sono stati Benedetta Rinaldi, Davide Cavuti, Andrea Cristoforetti, Carlo D’Andrea, Bruno Rosato e Antonio Di Donato. Benedetta Rinaldi, giornalista e volto televisivo, è stata premiata per la sua carriera contraddistinta da competenza e sensibilità e per il particolare impegno nel racconto degli italiani nel mondo, da Community – L’altra Italia a Gli Italians, dando voce alle loro storie e al rapporto con il Paese d’origine. Con Bruno Rosato il Premio ha attraversato invece l’Atlantico. Attore, casting director e produttore cinematografico, nato a Mon-

Cristoforetti

tréal da una famiglia originaria di Fallo, in provincia di Chieti, Rosato incarna pienamente lo spirito della manifestazione: un figlio dell’emigrazione abruzzese che si è affermato nel cinema internazionale senza perdere il legame con la terra dalla quale partì la sua famiglia. Dall’Abruzzo all’Africa, questa la storia di Andrea Cristoforetti, oggi Commissario Tecnico della Nazionale di calcio a 5 dello Zambia. Un percorso nel quale lo sport è diventato occasione di crescita, formazione e incontro tra culture differenti. Con l’avvocato Carlo D’Andrea il viaggio ha raggiunto invece la Cina e i Paesi emergenti dell'Asia, attraverso una carriera internazionale costruita creando relazioni e ponti tra economie, sistemi e culture diverse. Antonio Di Donato ha completato il gruppo dei premiati: ricercatore e appassionato della storia e del patrimonio culturale abruzzese. Uno dei momenti più suggestivi della serata è stato dedicato ai suoi studi sulla figura di Padre Simone Mascetta, accompagnati dalle note della splendida musica di Ennio Morricone per Mission. La serata ha vissuto uno dei suoi momenti più intensi con il collegamento tra Montesilvano e Torre de’ Passeri unite in diretta nel nome di Marcinelle. Sul palco dell’Arena dei Fiori di Montesilvano è stato infatti premiato Davide Cavuti, compositore, regista e autore abruzzese, che ha ricevuto dal sindaco Ottavio De Martinis il Premio Dean Martin anche per il lavoro dedicato alla memoria della tragedia mineraria attraverso il teatro e il cinema. Contemporaneamente, dalla Festa de Il Centro a Torre de’ Passeri, si sono collegati Luca Telese, direttore del quotidiano Il Centro, e Domenico Ranieri, caporedattore. Tre protagonisti, due piazze e una sola memoria da custodire. Cavuti, Telese e Ranieri hanno firmato insieme la sceneggiatura del docufilm Le voci di Marcinelle, diretto da Davide Cavuti, che ne è anche autore del soggetto e della colonna sonora. Luca Telese accompagna inoltre il racconto come narratore nei luoghi della memoria. Il docufilm torna sulla tragedia del Bois du Cazier dell’8 agosto 1956, nella quale persero la vita 262 minatori: 136 erano italiani e 60 abruzzesi.

Mancini, Rabottini, D'Agnese

La premiazione di Cavuto ha rappresentatouno dei momenti simbolicamente più forti della XVIII edizione: due piazze abruzzesi unite per ricordare uomini che settant’anni fa lasciarono questa terra in cerca di lavoro e di un futuro. La fotografia del docufilm è firmata da Matteo Veleno, a sua volta insignito del Premio Dean Martin tre anni fa. Ma parlare degli abruzzesi nel mondo significa anche guardare al presente. La serata ha così aperto una finestra sul Venezuela e sulla comunità abruzzese presente nel Paese, coinvolta dalle conseguenze del terremoto. Attraverso la testimonianza di un’associazione impegnata negli aiuti umanitari saranno raccontate le difficoltà delle comunità coinvolte e le iniziative di solidarietà messe in campo per sostenere persone e famiglie. Un modo per ricordare che l’emigrazione non appartiene soltanto alle fotografie in bianco e nero e alle valigie del passato. È fatta anche dei figli e dei nipoti di chi partì, di comunità che continuano a custodire lingua, tradizioni e memoria familiare dall’altra parte del mondo e di un legame che torna a farsi concreto soprattutto nei momenti di difficoltà. Nel corso della serata è stato infine conferito il Premio Gaetano Crocetti, intitolato al padre di Dean Martin e dedicato alla memoria dell’emigrazione e al legame degli abruzzesi con la propria terra. A riceverlo sono stati i giornalisti Duilio Rabottini, Generoso D’Agnese e lo storico Geremia Mancini, per il loro impegno nel custodire, studiare e raccontare le storie degli abruzzesi nel mondo. Gaetano Crocetti diventa così il simbolo non soltanto del padre di una star mondiale, ma di un’intera generazione di uomini e donne che lasciarono l’Abruzzo portando con sé lingua, tradizioni, cultura del lavoro e un sentimento di appartenenza destinato a sopravvivere nelle generazioni successive. A tenere insieme le storie è stata la musica. Sul palco dell’Arena dei Fiori si è infatti esibita l’Orchestra Dean Martin, diretta dal Maestro Antonella De Angelis, con Riccardo Crisante alla voce e Stefano Maria Pardo al pianoforte e voce. Il repertorio ha attraversato idealmente l’Oceano, dalle atmosfere rese immortali da Dean Martin alla grande canzone italiana, accompagnando le storie dei premiati. A questo viaggio si aggiungerà la voce e la scrittura di Pierdavide Carone, in

un incontro tra la tradizione che il Premio custodisce da diciotto anni e la canzone d’autore contemporanea. “Diciotto anni sono un traguardo che emoziona, perché dentro questo Premio ci sono ormai centinaia di storie, volti, partenze e ritorni – ha sottolineato la direttrice artistica Alessandra Portinari –. Quando abbiamo iniziato, volevamo raccontare Dean Martin partendo da ciò che c’era prima della leggenda: Dino Crocetti, un ragazzo figlio dell’emigrazione abruzzese. Con il tempo abbiamo capito che attraverso di lui potevamo raccontare migliaia di altre storie. Quest’anno Marcinelle ci riporta alla parte più dolorosa di quelle partenze. Sessanta abruzzesi persero la vita in quella miniera e credo che ricordarli, unendo idealmente Montesilvano e Torre de’ Passeri, significhi restituire loro un pezzo della terra che avevano dovuto lasciare. Allo stesso tempo guarderemo al Venezuela, perché le nostre comunità all’estero non appartengono al passato: sono vive, mantengono un rapporto profondo con l’Abruzzo e nei momenti di difficoltà dobbiamo far sentire loro che quella distanza non è mai abbastanza grande da separarci. Poi ci sono le storie dei premiati, così diverse e così simili nel loro rapporto con le radici, e c’è la musica. Avere con noi Pierdavide Carone rende ancora più speciale questa diciottesima edizione. Vorrei che il 1° agosto l’Arena dei Fiori diventasse una casa simbolica per chi è rimasto, per chi è partito e per chi, magari senza esserci mai vissuto, continua a sentire l’Abruzzo come una parte di sé. Perché le radici non ci impediscono di andare lontano: ci ricordano semplicemente da dove siamo partiti”. La XVIII edizione è stata un viaggio tra Abruzzo e mondo, memoria e contemporaneità, partenze e ritorni: dal Canada alla Cina, dall’Africa al Venezuela, passando per Marcinelle e per le comunità italiane all’estero.


Allora!

salute e benessere

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Bere caffè può aumentare gli ormoni sessuali

Tintarella, gli errori da evitare L’aria condizionata è una preziosa alleata durante le giornate estive più calde, ma può influire sulla durata dell’abbronzatura? Non esistono evidenze scientifiche che dimostrino un effetto diretto del condizionatore sulla produzione di melanina, responsabile della colorazione della pelle. Tuttavia, gli ambienti climatizzati, soprattutto se molto asciutti, possono favorire la disidratazione della cute e accelerare il distacco delle cellule superficiali. L’abbronzatura è legata alla produzione di melanina negli strati più profondi della pelle e tende naturalmente a ridursi con il ricambio cellulare, che generalmente avviene nell’arco di circa 28 giorni. Per mantenerla più a lungo è quindi importante prendersi cura della barriera cutanea, iniziando dall’idratazione quotidiana. Creme idratanti e doposole possono aiutare a mantenere la pelle elastica, mentre è consigliabile utilizzare detergenti delicati ed evitare docce troppo calde e

prolungate. Anche il cloro delle piscine può contribuire a seccare la pelle, indebolendo il sebo che protegge naturalmente l’epidermide. Particolare attenzione va riservata alle esposizioni al sole. Le cosiddette “pre-abbronzature”, effettuate senza adeguata protezione, possono provocare rossori e scottature: il colore ottenuto in questo modo è conseguenza di un processo infiammatorio e può scomparire più rapidamente. Per conservare una tintarella uniforme e, soprattutto, proteggere la salute della pelle, è dunque fondamentale evitare esposizioni prolungate, utilizzare regolarmente la protezione solare e mantenere la cute ben idratata, anche quando si trascorrono molte ore negli ambienti climatizzati. Anche bere acqua durante la giornata contribuisce a sostenere l’idratazione generale dell’organismo e il benessere della pelle. È inoltre utile evitare sbalzi termici troppo bruschi, soprattutto durante le giornate estive più calde.

Students, Risk Runs Online

Prolonged digital exposure may pose a significant mental health risk for university students, particularly when combined with cyberbullying and online harassment, according to new research involving more than 46,000 American students aged 18 to 25. Researchers from Boston University Chobanian & Avedisian School of Medicine and partner universities analysed data from the national Healthy Minds Study. Participants reported how much time they spent online outside education or work, including social media, gaming, browsing and chatting. The findings suggest that students spending more than three hours a day online had a roughly 45 per cent higher risk of reporting suicidal thoughts compared with those with minimal digital use. Among students who had experienced online hostility or

harassment, the risk was substantially higher. The study also identified differences between gender groups. Online harassment was associated with increased risk across all groups, while the relationship between extended online time and suicidal thoughts was particularly strong among cisgender men. Those spending more than three hours online each day had nearly twice the likelihood of reporting suicidal ideation compared with men reporting minimal use. Researchers said the findings highlight a potentially overlooked risk among young men and suggest that digital habits should form part of mental health assessments for university students. Online platforms can provide social connection and emotional expression, but may also contribute to stress, exclusion, social comparison and digital overload.

Il consumo abituale di caffè potrebbe essere associato a livelli più elevati di alcuni ormoni sessuali e a un profilo metabolico più favorevole. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Oulu, in Finlandia, che ha analizzato i dati di 2.264 persone nate nel 1966. I ricercatori hanno osservato che, a parità di indice di massa corporea, chi consumava più caffè presentava una quantità inferiore di grasso totale e viscerale e una maggiore massa muscolare rispetto a chi ne beveva meno. I risultati hanno attirato l’attenzione anche per le differenze rilevate tra uomini e donne, suggerendo possibili risposte biologiche legate al sesso. Le associazioni più evidenti sono state riscontrate negli uomini. Un consumo maggiore di caffè è risultato collegato a un profilo glucosio-insulina più favorevole, a concentrazioni più alte di testosterone totale e a livelli maggiori di SHBG, la globulina che lega gli ormoni sessuali. Nelle donne, invece, i collegamenti sul piano ormonale sono apparsi più contenuti. In particolare, sono stati rilevati livelli più elevati di SHBG e valori inferiori

di androgeni liberi. Il quadro osservato evidenzia dunque differenze biologiche che meritano ulteriori approfondimenti scientifici. Secondo gli autori, i cambiamenti ormonali potrebbero contribuire a spiegare almeno in parte la relazione osservata tra consumo di caffè e salute metabolica. I risultati, tuttavia, devono essere interpretati con prudenza: si tratta infatti di uno studio osservazionale, che permette di individuare associazioni ma non di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto. Non è quindi possibile affermare che bere più caffè provochi diretta-

mente modificazioni ormonali o una migliore condizione metabolica. La ricerca assume particolare interesse in Finlandia, uno dei Paesi con i consumi di caffè più elevati al mondo, dove il consumo medio annuo raggiunge circa 11,8 chilogrammi pro capite. I ricercatori sottolineano quindi la necessità di ulteriori studi per capire se sia realmente il caffè a determinare i cambiamenti biologici osservati e quali siano eventualmente i composti responsabili. Alcuni di questi meccanismi sono già oggetto di indagine attraverso modelli animali, in vista di future ricerche sull’uomo.

Jet lag, la luce può aiutare a ritrovare il ritmo Il rientro dalle vacanze dopo un lungo volo intercontinentale può lasciare in eredità non solo la nostalgia per i giorni di riposo, ma anche stanchezza, insonnia e difficoltà di concentrazione. È il cosiddetto jet lag, un temporaneo disallineamento dell’orologio biologico rispetto al nuovo fuso orario. Il fenomeno è più frequente quando si attraversano almeno tre fusi orari e tende a essere più impegnativo nei viaggi verso est. Tra i sintomi più comuni figurano difficoltà ad addormentarsi, risvegli anticipati, sonnolenza durante il giorno, problemi di concentrazione e cambiamenti dell’umore. Possono comparire anche disturbi digestivi e una generale sensazione di malessere. Il recupero richiede mediamente circa un giorno per ogni fuso attraversato, anche se i tempi possono variare. Per limitare i disturbi è utile prepararsi già prima della partenza, modificando gradualmente l’orario del sonno. Chi viaggia verso est può anticipare di circa un’ora ogni sera l’ora in cui va a dormire,

mentre verso ovest può posticiparla. È inoltre importante partire riposati. Durante il volo bisogna mantenere una buona idratazione, evitando per quanto possibile alcol e caffeina, che possono interferire con il sonno. Se a destinazione è notte, può essere utile dormire sull’aereo; se è giorno, invece, è preferibile restare svegli. Anche alzarsi e camminare periodicamente può essere d’aiuto durante i viaggi lunghi. Un ruolo importante è svolto dalla luce: l’esposizione mattutina può favori-

re l’adattamento dopo un viaggio verso est, mentre quella serale può essere utile andando verso ovest. Le prove sull’efficacia dell’attività fisica sono invece ancora limitate. Anche la melatonina può aiutare in alcuni casi, soprattutto dopo l’attraversamento di numerosi fusi orari, ma il momento dell’assunzione è fondamentale. Può inoltre interagire con alcuni farmaci. Per questo, in caso di dubbi, viaggi frequenti o sintomi intensi, è consigliabile consultare il proprio medico.

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Taranto è azzurra: Italia prima con 81 medaglie

L’Italia continua a dominare i Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 e consolida il primo posto nel medagliere. Al termine della quinta giornata, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 81 medaglie, con 29 ori, 29 argenti e 23 bronzi. Alle spalle dell’Italia c’è la Turchia, ferma a 36 medaglie, mentre la Grecia occupa il terzo

posto con 26. A trainare il bilancio italiano è soprattutto il nuoto, che ha regalato una straordinaria sequenza di successi. Nella quarta e ultima sessione di finali gli azzurri hanno conquistato altre 16 medaglie, portando il bottino complessivo nella piscina dello Stadio Torre d’Ayala a 51 podi: 19 ori, 22 argenti e 10 bronzi.

Un bilancio che rappresenta quasi la metà delle 105 medaglie assegnate nella disciplina. Nell’ultima serata sono arrivati sei ori. Sara Franceschi ha vinto i 200 misti in 2'11"22, precedendo Chiara Della Corte, mentre Simone Spediacci si è imposto nei 200 misti maschili con il nuovo record dei Giochi, in 1'57"70. Oro anche per Giovanni Guatti nei 50 stile libero maschili. Alberto Razzetti ha dominato i 200 farfalla in 1'55"29, stabilendo a sua volta il primato della manifestazione. Nei 200 farfalla femminili successo per Paola Borrelli in 2'08"47, mentre Matteo Diodato ha completato il pokerissimo azzurro vincendo i 1500 stile libero in 15'06"27. Il nuoto non è stato però l’unico sport protagonista. Nel ciclismo l’Italia ha firmato una giornata memorabile: Rachele Barbieri, Martina Fidanza e Barbara Guarischi hanno conquistato una storica tripletta nella prova femminile, mentre nella gara maschile Tommaso Dati ha centrato l’oro e Federico Iacomoni il bronzo. Dalle bocce sono arrivati altri tre ori nella giornata: Laura Picchio ha vinto il singolare, poi ha conquistato anche il doppio femminile insieme a Kety Crescenzi. Diego Rizzi si è invece imposto nella pétanque.

Finn mette tutti in fila e conquista il Giallo

Era la tappa che Lorenzo Finn attendeva e il talento azzurro non ha tradito le aspettative. Il corridore italiano ha conquistato la cronometro della quinta frazione del Tour de l’Avenir 2026, firmando una prestazione di grande livello che gli permette di compiere un importante passo verso

la conquista della classifica generale. Dopo aver perso qualche secondo nella giornata precedente, Finn ha saputo gestire le energie in vista dell’appuntamento più importante. Una scelta rivelatasi vincente, perché nella prova contro il tem-

po l’azzurro ha imposto il proprio ritmo, precedendo tutti gli avversari e conquistando anche la prestigiosa Maglia Gialla. Il successo assume un peso ancora maggiore considerando il margine costruito in classifica generale: Finn ora può contare su 58 secondi di vantaggio sul secondo classificato. Un distacco significativo, maturato grazie a una cronometro praticamente perfetta. Per il giovane italiano si tratta di una conferma delle qualità mostrate finora e di un risultato che lo proietta tra i grandi protagonisti della corsa. La Maglia Gialla è sulle sue spalle e Finn punta ora a difenderla con determinazione nelle prossime tappe, consapevole dell’importanza del risultato ottenuto e della posizione conquistata in graduatoria generale.

Sara Bongini domina lo skeet Una grande Sara Bongini si presenta in finale con il piglio di chi sa che questa può essere la sua giornata. L’azzurra affronta l’ultimo atto dello skeet femminile con grande concentrazione e una precisione straordinaria, trasformando ogni piattello in un passo verso il gradino più alto del podio. Bongini parte subito con grande determinazione, riesce a portarsi in vantaggio e mantiene la testa della gara anche nei momenti più delicati. La pressione non condiziona la prestazione dell’azzurra, che continua a sparare con freddezza e personalità, dimostrando di essere nella migliore condizione possibile. La sua prova si chiude con un risultato di assoluto prestigio: l’oro nello skeet femminile. Una finale condotta con autorità, nella quale Bongini riesce a tenere a distanza le avversarie e a difendere il vantaggio fino alla conclusione, conquistando così

una medaglia pesante per il medagliere italiano. Alle sue spalle termina la turca Ozenir, che conquista la medaglia d’argento, mentre il bronzo va alla cipriota Nikolau. Il podio premia dunque tre atlete capaci di mantenere alta la concentrazione in una finale combattuta e caratterizzata da grande equilibrio. Si chiude invece al settimo posto la gara di Diana Bacosi, campionessa olimpica e una delle figure di riferimento dello skeet italiano. Questa volta l’azzurra non riesce a inserirsi nella lotta per le medaglie, lasciando però spazio alla splendida affermazione di Bongini. Per l’Italia arriva così un nuovo successo nello skeet femminile, con Sara Bongini protagonista di una finale impeccabile e capace di conquistare la medaglia d’oro al termine di una prova di grande solidità, carattere e assoluta precisione tecnica.

Borrelli regina dei 200 farfalla Una gara dominata dall’inizio alla fine. Paola Borrelli conquista la medaglia d’oro nei 200 metri farfalla ai Giochi del Mediterraneo, imponendosi con una prestazione autorevole e senza lasciare spazio alle avversarie. L’azzurra prende subito il comando della gara e riesce a mantenerlo per tutte le quattro vasche, gestendo con sicurezza il ritmo e resistendo al tentativo delle inseguitrici di riaprire la sfida. Borrelli costruisce così un successo netto, al termine di una prova condotta con grande continuità e determinazione. L’oro nei 200 farfalla si aggiunge alla già brillante serie di risultati ottenuti dall’Italia nella competizione e conferma il momento particolarmente positivo del movimento azzurro. La nuotatrice italiana

affronta ogni fase della gara con lucidità, aumentando progressivamente il vantaggio e arrivando all’ultima vasca con il margine necessario per amministrare la situazione fino al tocco finale. Una vittoria che premia la qualità della sua prestazione e arricchisce il bottino italiano ai Giochi del Mediterraneo, confermando la solidità del percorso intrapreso in questa prestigiosa competizione internazionale. Per Borrelli si tratta dell’ennesima medaglia di una competizione finora ricca di soddisfazioni. Il titolo conquistato nei 200 farfalla rappresenta un ulteriore risultato di rilievo nel percorso dell’atleta, protagonista di una prova solida e convincente, caratterizzata da ritmo, precisione tecnica e grande capacità di gestione della gara.


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Marzani, cuore d’oro ai Giochi del Mediterraneo

Italvolley: poker agli Europei L’Italvolley femminile continua la sua marcia agli Europei di volley e conquista la quarta vittoria consecutiva. Le azzurre di Julio Velasco superano 3-0 la formazione avversaria, imponendosi con i parziali di 25-19, 25-18 e 25-20. Una prestazione solida e convincente, che ha permesso al tecnico di gestire anche le energie e tenere a riposo Ekaterina Antro-

pova. L’Italia resta così in testa al Gruppo D a punteggio pieno, insieme alla Francia, che deve ancora disputare una partita. Sarà proprio lo scontro diretto con le francesi a stabilire chi conquisterà il primo posto nel girone. Le azzurre arrivano all’appuntamento con fiducia, continuità di rendimento e una crescente consapevolezza delle proprie qualità tecniche e agonistiche.

Arriva un’altra splendida medaglia per l’Italia ai Giochi del Mediterraneo, questa volta dalla scherma e, in particolare, dalla prova di spada. A conquistare il gradino più alto del podio è stata Roberta Marzani, protagonista di una finale emozionante e di una rimonta che ha infiammato il pubblico. L’azzurra ha dovuto affrontare una sfida tutt’altro che semplice contro la spagnola Thomas. In finale, Marzani si è trovata sotto nel punteggio per 13-10, a un passo dal vedere sfumare il sogno della medaglia d’oro. Ma proprio nel momento più delicato, la schermitrice italiana ha trovato le energie e la lucidità necessarie per cambiare completamente l’inerzia dell’assalto. Stoccata dopo stoccata, Marzani ha ricucito lo svantaggio, senza lasciarsi condizionare dalla pressione e dalla rimonta dell’avversaria. Con determinazione e carattere, l’azzurra ha completato il sorpasso, conquistando una vittoria

al cardiopalma e una meritatissima medaglia d’oro. Un successo che premia una prestazione di grande personalità e conferma ancora una volta la forza della scherma italiana sulla scena internazionale. La rimonta firmata da Marzani resterà tra i momenti più emozionanti di questa giornata dei Giochi del Mediterraneo. Una medaglia costruita con coraggio, concentrazione e quella capacità di non arrendersi mai che distingue i grandi campioni.

Roberta Marzani ha dimostrato ancora una volta che, anche quando tutto sembra compromesso, la gara può essere ribaltata fino all’ultima stoccata. La sua reazione ha trasformato una situazione difficile in una straordinaria festa azzurra, regalando all’Italia un’altra preziosa soddisfazione sul palcoscenico mediterraneo. Il pubblico ha accompagnato ogni assalto con entusiasmo, celebrando una campionessa capace di lottare fino alla fine.

Serie A – Posticipi della 1ª Cocconcelli trionfa nei 50 dorso, Biasoli 2° Sorpresa Lazio a Bologna, goleada della Roma

Partita vivace e un po’ altalenante: il Bologna crea, la Lazio resiste e Mandas si traveste da supereroe. Poi entra Frattesi e, dopo appena cinque minuti, fa centro. Rossoblù all’assalto nel finale, ma la porta laziale resta stregata: 0-1 e tre punti per Gattuso.

La Roma parte col turbo e non lascia respirare la Fiorentina: Malen si scatena con una tripletta, Dybala distribuisce magie e assist come confetti. Nel finale arriva anche Pisilli: all’Olimpico è festa giallorossa, mentre la Viola resta spettatrice della goleada.

Ancora un risultato di prestigio per l’Italia ai Giochi del Mediterraneo. Nella finale dei 50 metri dorso, il podio si tinge d’Azzurro con Costanza Cocconcelli e Martina Biasoli protagoniste di una splendida doppietta italiana. Cocconcelli ha conquistato la medaglia d’oro al termine di una gara condotta con autorità, mentre Biasoli ha chiuso al secondo posto, portando a casa un prezioso argento. Cocconcelli ha affrontato la finale con grande determinazione, imponendo il proprio ritmo nella prova e riuscendo a mantenere la posizione di testa fino al traguardo. Una prestazione solida e convincente che le ha permesso di salire sul gradino più alto del podio e aggiungere un altro successo al bottino della squadra italiana. La sua prova ha confermato anche l’ottimo momento del nuoto azzurro, capace di competere ai massimi livelli e di trasformare ogni finale in un’importante occasione per arricchire il medagliere. Alle sue spalle ha completato la festa Martina Biasoli. L’azzurra ha disputato una finale di alto livello, conquistando il secondo posto e confermando la competitività dell’Italia anche nelle specialità del dorso. Per le due nuotatrici si tratta di un risultato

particolarmente significativo, arrivato in una gara che ha visto le atlete italiane occupare le prime due posizioni. Una doppietta che testimonia la profondità del movimento italiano e la qualità delle atlete schierate dalla spedizione Azzurra. La medaglia di bronzo è andata invece alla spagnola Tamara Frias Molina, terza classificata e unica atleta non italiana sul podio della finale. Il risultato ha così completato una gara interamente segnata dal confronto tra Italia e Spagna, con le due azzurre capaci di imporsi sulla concorrenza. Il risultato dei 50 dorso si inserisce in una giornata particolarmente positiva per la spedizione italiana. A Taranto gli Azzurri continuano infatti a raccogliere

medaglie in diverse discipline, confermandosi tra i principali protagonisti della manifestazione. I successi arrivano da settori differenti e alimentano un entusiasmo crescente attorno alla squadra italiana, sempre più protagonista davanti al pubblico di casa. Il rendimento complessivo conferma la solidità della spedizione italiana e la sua ambizione di restare ai vertici fino alla conclusione della competizione. La doppietta firmata da Cocconcelli e Biasoli rappresenta quindi un'altra importante pagina per lo sport italiano ai Giochi del Mediterraneo. L’oro e l’argento conquistati nel nuoto alimentano il bilancio della squadra Azzurra e confermano la qualità del movimento italiano.

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MARCOS JOSE MARIA

nato il 30 settembre 1937 deceduto a Sydney (NSW) il 20 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale sarà celebrato martedì 1° settembre 2026 alle ore 11.00 presso la St Benedict's Catholic Church, 16 Neville Street, Smithfield. Al termine della celebrazione religiosa, il corteo funebre proseguirà per il Liverpool Cemetery, 207 Moore Street, Liverpool, per la sepoltura.I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della caro estinto.

nata il 21 febbraio 1965 deceduta a Sydney (NSW) il 19 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale sarà celebrato lunedì 31 agosto 2026 alle ore 11.00 presso la Our Lady of Mt Carmel Catholic Church, Mt Pritchard, 230 Humphries Road, Bonnyrigg. Al termine della celebrazione religiosa, il corteo funebre proseguirà per il Liverpool Cemetery, 207 Moore Street, Liverpool, per la sepoltura. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta.

nata il 14 febbraio 1932 deceduta a Sydney (NSW) il 15 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il Santo Rosario è stato recitato venerdì 21 agosto 2026 alle ore 19.00 presso la Chapel of the Resurrection di Andrew Valerio & Sons, 177 First Avenue, Five Dock. Il funerale sarà celebrato sabato 29 agosto 2026 alle ore 9.00 presso la Our Lady of Mount Carmel Catholic Church, 230 Humphries Road, Mount Pritchard. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno al loro dolore e parteciperanno al funerale della cara estinta.

nato il 13 ottobre 1937 deceduto a Sydney (NSW) il 14 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Jose Maria lascia un’eredità di amore, affetto e valori che continuerà a vivere nel cuore della sua famiglia e di tutti coloro che gli hanno voluto bene. Il funerale sarà celebrato lunedì 31 agosto 2026 alle ore 11.00 presso la Mary Mother of Mercy Chapel, Rookwood Catholic Cemetery, Barnet Avenue, Rookwood. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale del caro estinto.

“Il suo affetto continuerà a vivere nel cuore di chi gli ha voluto bene." ETERNO RIPOSO

“Ti affidiamo alle braccia misericordiose del Padre Celeste." ETERNO RIPOSO

"Il tuo ricordo vivrà per sempre nei nostri cuori " ETERNO RIPOSO

“Che Dio ti doni la pace eterna e la gioia del Suo abbraccio." ETERNO RIPOSO

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nato il 1° maggio 1938 deceduto a Sydney (NSW) il 23 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il Santo Rosario verrà recitato lunedì 31 agosto 2026 alle ore 19.00 nella cappella di A O’Hare Pompe Funebri Italiane, 15-19 Norton Street, Leichhardt. Il funerale avrà luogo martedì 1° settembre 2026 alle ore 12.00 nel Rookwood Catholic Mausoleum, Barnet Avenue, Rookwood.I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno al loro dolore e parteciperanno al funerale del caro estinto.

“La sua bontà continuerà a vivere nel cuore di chi lo ha amato. “ ETERNO RIPOSO

FUNERAL NOTICES 2026 TWO EDITIONS PER WEEK DUE EDIZIONI OGNI SETTIMANA TUESDAY AND FRIDAY

A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ. In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888. -------------From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888.


onoranze funebri

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Mirogoj, un viaggio nella storia della Croazia Nel cuore di Zagabria, alle pendici del monte Medvednica, il cimitero di Mirogoj rappresenta uno dei luoghi monumentali più suggestivi della capitale croata. Più che un semplice camposanto, Mirogoj è un vero cimitero-parco, caratterizzato da importanti opere architettoniche, spazi verdi, sculture e lunghe arcate che ne hanno fatto uno dei simboli della città. La sua storia inizia nel 1872, quando la città acquistò il terreno appartenuto al linguista Ljudevit Gaj, figura centrale del movimento di rinascita nazionale croato. Il progetto del nuovo complesso fu affidato all’architetto Hermann Bollé. Il cimitero venne inaugurato il 6 novembre 1876, mentre la costruzione delle celebri arcate, delle cupole e della chiesa di Cristo Re proseguì negli anni successivi, fino alla conclusione dei lavori nel 1929. Uno degli elementi che rendono Mirogoj particolarmente significativo è la sua natura pubblica e inclusiva. Fin dalle origini, infatti, il cimitero ha accolto persone appartenenti a differenti confessioni religiose, tra cui cattolici, ortodossi, musulmani, ebrei e protestanti, oltre a non credenti. Questa caratteristica riflette la complessa storia culturale e religiosa di Zagabria e della Croazia. Tra le sue arcate riposano nume-

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rose personalità che hanno segnato la storia del Paese e della regione: scrittori, artisti, musicisti, scienziati, politici e sportivi. Tra i nomi più celebri figurano lo scrittore Miroslav Krleža, il compositore Ivan Zajc, il premio Nobel per la chimica Vladimir Prelog, il cestista Dražen Petrović e Franjo Tuđman, primo presidente della Croazia. Mirogoj ospita inoltre diversi memoriali dedicati alle vittime di guerre e persecuzioni, compresi monumenti risalenti alla Prima e alla Seconda guerra mondiale e alla guerra d’indipendenza croata. Tra questi figurano anche un cimitero militare tedesco e il “Muro del Dolore”, dedicato alle vittime croate della guerra d’indipendenza. Il 22 marzo 2020, un terremo-

to di magnitudo 5,5 colpì Zagabria, provocando danni anche alle celebri arcate e alla chiesa. Nonostante le ferite subite, Mirogoj continua a rappresentare un importante patrimonio storico e culturale della capitale croata, luogo di memoria, arte e identità nazionale. La sua architettura contribuisce inoltre a creare un'atmosfera particolarmente suggestiva, con portici monumentali, colonne, decorazioni e tombe artistiche immerse nel verde. Per residenti e visitatori, Mirogoj costituisce così uno spazio dove storia, cultura e memoria collettiva convivono, offrendo uno spaccato unico dell’evoluzione sociale e politica della Croazia nel corso di quasi un secolo e mezzo.


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Perdono apre al futuro il Summit che parla a giovani e coscienza a L'Aquila

di Generoso D'Agnese Ci sono parole che non appartengono soltanto alla storia, appartengono alla vita. Il perdono è una di queste. E L’Aquila, che da sette secoli custodisce il dono di Celestino V, torna anche quest’anno a interrogare il mondo con la sua voce antica e sempre nuova. Il 29 agosto, nel cuore della 732ª Perdonanza Celestiniana, il Teatro San Filippo - rinato dopo le ferite del sisma del 2009 - accoglierà la quarta edizione del Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”, dedicato al tema: “Il Perdono apre al futuro? I giovani e la libertà di scegliere.” Un titolo che è già una domanda. Una domanda che non riguarda solo i giovani, ma tutti noi. Gli adulti, le Istituzioni, le comunità. Una domanda che attraversa il nostro tempo, segnato da guerre, violenze, crisi globali, smarrimenti generazionali. Una domanda che chiede ascolto, responsabilità, visione. Il Summit nasce da un’intuizione semplice e radicale. Il perdono non è un gesto che riguarda il passato, ma una prospettiva che apre al futuro. Non è un valore da celebrare in astratto, ma un modo di guardare la vita, la memoria, la responsabilità, la libertà. Come annota Francesca Pompa, ideatrice e art director del Summit, il perdono non è una risposta facile: è un cammino. Un cammino che chiede di interrogare ciò che siamo, ciò che abbiamo ereditato, ciò che vogliamo diventare. Un cammino che riguarda soprattutto i giovani, chiamati a scegliere la propria strada in un mondo che offre opportunità immense, ma anche pressioni enormi, ansie, contraddizioni, fragilità. Il Summit si svilupperà lungo tre assi - Comprendere, Perdonare, Scegliere - affidati a voci diverse, generazioni diverse, sensibilità diverse. Sul palco del Teatro San Filippo si alterneranno filosofi, sociologi, educatori, comunicatori, giovani: Michelangelo Tagliaferri, Diego Fusaro, Massimo Cacciari, Francesco Giorgino, Remo Lucchi, Valeria Pompili, Carmina Gallucci, Dario Bolis, Davide Simone Cavallo e il giovane Alessio Ciocca. Ognuno porterà una domanda,

una visione, una riflessione, una ferita, una testimonianza, una possibilità, una proposta. Ognuno offrirà un frammento di futuro. Perché il perdono, prima di essere un gesto, è un linguaggio. E il futuro, prima di essere un tempo, è una scelta. Il 28 agosto 2022, aprendo la Porta Santa della Basilica di Collemaggio, Papa Francesco ha definito L’Aquila “Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace”. Non un blasone da mostrare, ma una responsabilità da vivere. Una responsabilità che nasce dal dono di Celestino V, la Perdonanza, il primo giubileo della storia, concesso il 29 agosto 1294 all’atto della sua incoronazione a pontefice proprio a L’Aquila, in quella stessa basilica che egli aveva fatto costruire nel 1275, dopo essersi fermato a Collemaggio di ritorno dal Concilio di Lione. Dal 1294 ogni anno, e per 732 anni, la città apre la Porta Santa di Collemaggio e offre al mondo un messaggio che attraversa i secoli, così come sancito nella Bolla della Perdonanza. «Celestino Vescovo servo dei servi di Dio, a tutti i fedeli di Cristo che prenderanno visione di questa lettera, salute e apostolica benedizione. Tra le feste solenni che ricordano i santi è da annoverare tra le più importanti quella di San Giovanni Battista in quanto questi, pur provenendo dal grembo di una madre sterile per vecchiezza,

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tuttavia fu ricolmo di virtù e fonte abbondante di sacri doni, fu voce degli Apostoli, avendo concluso il ciclo dei profeti, ed annunziò la presenza di Cristo in terra mediante l’annuncio del Verbo e miracolose indicazioni, annunziò quel Cristo che fu luce nella nebbia del mondo e delle tenebre dell’ignoranza che avvolgevano la terra, per cui per il Battista seguì il glorioso martirio, misteriosamente imposto dall’arbitrio di una donna impudica in virtù del compito affidatole. Noi, che nel giorno della decollazione di San Giovanni, nella chiesa benedettina di Santa Maria di Collemaggio in Aquila ricevemmo sul nostro capo la tiara, desideriamo che con ancor più venerazione tal Santo venga onorato mediante inni, canti religiosi e devote preghiere dei fedeli. Affinché, dunque, in questa chiesa la festività della decollazione di San Giovanni sia esaltata con segnalate cerimonie e sia celebrata con il concorso devoto del popolo di Dio, e tanto più devotamente e fervidamente lo sia quanto più in tale chiesa la supplice richiesta di coloro che cercano Dio troveranno tesori della Chiesa che risplendono dei doni spirituali che gioveranno nella futura vita, forti della misericordia di Dio onnipotente e dell’autorità dei suoi apostoli SS. Pietro e Paolo, in ogni ricorrenza annuale del-

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la festività assolviamo dalla colpa e dalla pena, conseguenti a tutti i loro peccati commessi sin dal Battesimo, quanti sinceramente pentiti e confessati saranno entrati nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti la festività. Dato in Aquila, 29 settembre, nell’anno primo del nostro pontificato». L’indulgenza plenaria con il perdono divino ricevuto, che impegna ciascuno a perdonare ogni uomo o donna del suo prossimo. Dunque la riconciliazione è possibile. La pace è possibile. La libertà interiore è possibile. Il Summit nasce per rendere vivo questo messaggio, per contribuire a tradurlo nella contemporaneità, per portarlo dentro le tensioni del nostro tempo presente. Sicché essere un luogo dello spirito, per L’Aquila, non è un privilegio, ma un compito, una missione ineludibile nell’attualizzare il lascito spirituale e civile della Perdonanza, aprendolo al mondo, all’intera umanità. Quest’anno il Summit entra nel Festival delle Risonanze, il nuovo contenitore culturale della Perdonanza. E si svolge per la prima volta nel Teatro San Filippo, restituito di recente alla città dopo il prezioso restauro dai danni del terremoto del 6 aprile 2009. Un luogo che ha conosciuto la fragilità e la rinascita. Un luogo che

accoglie parole e linguaggi diversi, perché possano risuonare e lasciare una traccia. Un luogo che, come la città, sa che il perdono non è un gesto di debolezza, ma un atto di forza e di misericordia. Viviamo in un tempo che chiede ai giovani di essere veloci, performanti, sempre connessi. Un tempo che offre possibilità immense, ma anche solitudini nuove. Un tempo che rischia di confondere la libertà con l’assenza di limiti, la scelta con la pressione, il futuro con l’incertezza. Il Summit vuole restituire ai giovani le opportunità di un percorso di vita nuovo e con nuovi capisaldi valoriali: libertà come responsabilità, scelta come consapevolezza, futuro come possibilità, perdono come trasformazione. Perché perdonare non significa dimenticare. Significa liberare. Liberare ciò che siamo, ciò che possiamo diventare, ciò che vogliamo costruire. Il Summit è nato nel 2023 da un’idea di One Group, accolta e condivisa dall’associazione L’Aquila Made In. In quattro edizioni è diventato un appuntamento nazionale, capace di parlare di temi profondi a pubblici diversi, riverberandone l’eco autentica sia in Italia che all’estero. Il suo messaggio è universale: il perdono non è un atto solo spirituale, è un atto umano. Non è un gesto riservato alla sfera personale, ma un gesto civile che influenza l’intera comunità. Non è un evento occasionale, ma un cammino di perseveranza. In un mondo attraversato da guerre, violenze, tragedie epocali, il perdono non è un’utopia, è una necessità. È una forma di resistenza morale. È una scelta che apre al futuro. Perché il perdono non è un gesto che riguarda il passato, ma un ponte verso il futuro. «Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia», ha detto papa Leone ai giovani del Meeting di Rimini. Un ponte che L’Aquila, Capitale del Perdono, continua a costruire per sé e per l’umanità. E il Summit, anno dopo anno, di questo ponte di misericordia è la voce, la voce di un mondo che aspira alla riconciliazione, alla pace, ad un nuovo umanesimo.

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