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64 - 336 - 25 Agosto 2026

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Allora!

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Dove la libertà è una pagina alla volta

PERIODICO COMUNITARIO ITALO-AUSTRALIANO | INFORMATIVO E CULTURALE

Bisettimanale degli italo-australiani

Anno X - Numero 64 - Martedì 25 Agosto 2026

Price in AU $2.00

Riflessioni a margine

Diretto da

Marco Testa

editor@alloranews.com

di Marco Testa

ISSN 2208-051

Favori e favoricchi

Questa settimana vengo a sapere che ho nuovi amici... grandi amici. Mi fa piacere, davvero. Non lo sapevo, ma apprendo con piacere che, a quanto pare, tra noi è nata una nuova e solida amicizia. Detto questo, proprio perché le amicizie vere dovrebbero essere fondate sulla sincerità e non sulle convenienze, mi aspetto che a questa nuova stagione corrispondano anche scelte diverse. Non semplicemente parole, strette di mano, fotografie e dichiarazioni di buone intenzioni. È arrivato il momento di dimostrare che qualcosa può davvero cambiare. E cambiare significa, soprattutto, avere il coraggio di scegliere. Scegliere persone capaci, preparate, indipendenti e che sappiano rappresentare la comunità italiana con assoluta autorevolezza. Scegliere chi ha esperienza e conoscenza del campo, non chi è semplicemente disponibile a eseguire gli ordini tra un esibizione canora e l'altra. Per troppo tempo abbiamo assistito al solito teatrino e una rete di piccoli interessi, riconoscenze personali, amicizie utili e appartenenze che finisce per soffocare il merito e allontanare le persone migliori. E allora, se davvero siamo diventati grandi amici, mi aspetto qualcosa di più. Mi aspetto scelte coraggiose. Mi aspetto che, finalmente, si possano mettere da parte i burattinai e, con loro, anche i burattini. Una comunità non cresce quando si distribuiscono favori. Cresce quando si valorizzano competenze, responsabilità e serietà. Cresce quando le persone vengono scelte per ciò che sanno fare e non per chi conoscono. L'amicizia, se è autentica, non dovrebbe chiedere obbedienza né garantire privilegi. Dovrebbe consentire di dirsi la verità, anche quando è scomoda. Perciò ben venga questa nuova amicizia. Ma adesso aspettiamo i fatti. Da un lato c’è chi offre unità, dialogo e la possibilità di superare divisioni che, negli anni, hanno finito per indebolire tutti. Dall’altro, però, resta il rischio che dietro le parole nuove si nascondano ancora vecchie logiche, vecchi equilibri e gli stessi meccanismi di sempre. L’unità, infatti, non può essere soltanto uno slogan buono per le occasioni pubbliche. Unire significa avere il coraggio di mettere da parte personalismi, e interessi, per costruire qualcosa che appartenga davvero a tutti.

Hormuz, una crisi che colpisce tutti

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Cuore degli anziani, sogni dei giovani

Gli speaker insieme al Console Generale Dr Rubagotti e al Direttore dell'Istituto, Dott. Gioacchini

Captivity & Creativity La storia dei prigionieri italiani durante la Seconda guerra mondiale passa anche attraverso l’arte, la creatività e gli oggetti realizzati nei campi di prigionia. È il tema di Captivity and Creativity: The Cultural and Material Production of Italian Prisoners in Allied Hands (1940-1947), volume presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, alla presenza del Console Generale Gianluca Rubagotti. Curato da Giorgia Alù dell’Università di Sydney ed Elena Bellina della New York University, il libro, frutto di un progetto finan-

ziato dall’Australian Research Council, è il primo studio dedicato alla produzione artistica, letteraria e materiale degli italiani detenuti dagli Alleati in diverse parti del mondo. Durante la serata è stata presentata anche DARCI, piattaforma digitale che raccoglie opere e testimonianze provenienti dai campi. Tra gli esempi, la cappella costruita dai prigionieri a Cowra, con una pala d’altare raffigurante una Madonna sul cui sfondo compare il paesaggio australiano. La creatività nacque spesso dalla necessità: a Zonderwater,

Vittorio Longarato costruì un banjo-mandolino con materiali di scarto. In Kenya nacquero orchestre e teatri, mentre a Yol, in India, i prigionieri realizzarono mappe e acquerelli dell’Himalaya. Queste esperienze contribuirono anche a un precoce incontro culturale tra italiani e australiani, iniziato nelle fattorie dove i prigionieri venivano impiegati già nei primi anni Quaranta, favorendo anche un inatteso ma pur sempre fertile terreno di scambio umano, culturale e creativo. Servizio speciale a pagina 7

Dramma Palestese Mattarella Hailed, Albanese dovrebbe e la pulizia etnica Boos for Giorgia "chiedere scusa"

Più di 100 ex diplomatici britannici e francesi hanno chiesto ai rispettivi governi un’azione contro Israele, denunciando la «cancellazione» della Palestina. In una lettera al presidente francese Emmanuel Macron e al premier britannico Andy Burnham, 52 ex diplomatici francesi e 50 britannici invocano, tra l’altro, lo stop alle forniture di armi, la sospensione degli accordi commerciali e il divieto di scambi con gli insediamenti israeliani. I firmatari accusano Israele di «pulizia etnica» e chiedono di salvaguardare la soluzione dei due Stati.

Giorgia Meloni was met with boos from sections of the crowd during the opening ceremony of the 2026 Mediterranean Games in Taranto, while President Sergio Mattarella received a lengthy ovation from 20,000 spectators. The reaction came as organisers mentioned Meloni’s name during the official ceremony, held near the former Ilva steelworks. Meloni said she understood the reasons for the dissent, describing the steel plant’s future as a complex issue. She stressed, however, that Taranto should be known for its cultural and tourism potential.

Il Primo Ministro australiano Anthony Albanese è sotto pressione dopo che un giocatore dei Sydney Swans avrebbe fatto riferimento alla sua controversa battuta sui «meloni» durante un evento con spogliarelliste. La senatrice dell’opposizione Sarah Henderson ha chiesto ad Albanese di intervenire e scusarsi, definendo la vicenda indicativa di una «terribile cultura» all’interno del club. Cinque giocatori hanno ricevuto sanzioni dopo un’accusa di violenza sessuale. «Il Primo Ministro dà l’esempio al Paese», ha detto Henderson.

A tu per Tu: comunità italiana va difesa

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Leone: A ogni livello, l’autorità è servizio

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F1: vince Norris davanti a Antonelli e Russell

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Sguardo davanti alla crisi dell’Europa

Save the Date

VIVA ITALIA Fraternity Club Wollongong Sabato 5 settembre 2026 ore 8.00pm

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Published by Italian Australian News

Bisettimanale degli italo-australiani La testata fruisce dei contributi diretti editoria d.lgs. 70/2017

"L'unità, nella storia italiana, quasi mai andò oltre la dimensione del nucleo famigliare" - Barberis


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Martedì 25 Agosto 2026

notizie istituzionali

Allora!

Libano, Meloni rafforza l’impegno italiano

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato a Taranto il Presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun, a margine della cerimonia di inaugurazione dei XX Giochi del Mediterraneo. Nel corso del colloquio, i due leader hanno discusso della si-

tuazione in Libano, dell’andamento dei negoziati con Israele e degli scenari connessi al graduale ritiro di UNIFIL, previsto nel corso del 2027. Al centro dell’incontro anche le prospettive di stabilità regionale e il ruolo della comunità internazionale nel sostenere il

dialogo tra le parti. Il Presidente Meloni ha ribadito il sostegno dell’Italia alla sovranità e integrità territoriale del Libano e agli sforzi per giungere a una pace giusta e duratura con Israele, confermando la disponibilità a ospitare in Italia ulteriori sessioni negoziali tra le due Nazioni. Meloni ha inoltre sottolineato l’importanza di mantenere aperti i canali diplomatici e di rafforzare la cooperazione internazionale, in una fase particolarmente delicata per gli equilibri del Mediterraneo e del Medio Oriente. L’Italia intende continuare a sostenere ogni iniziativa diplomatica capace di favorire sicurezza, stabilità e collaborazione nel Mediterraneo, contribuendo alla costruzione di condizioni favorevoli alla pace e a una maggiore cooperazione regionale.

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Published by Italian Australian News National (Canberra) 1/33 Allara Street Canberra ACT 2601 New South Wales (Sydney) 1 Coolatai Crescent Bossley Park NSW 2176 Victoria (Melbourne) 425 Smith Street Fitzroy VIC 3065 Phone: +61 (02) 8786 0888 E-Mail: editor@alloranews.com Web: www.alloranews.com Social: www.facebook.com/alloranews/ Redattore: Marco Testa Assistenti editoriali: Anna Maria Lo Castro Maria Grazia Storniolo Filippo Stivala Servizi speciali e di opinione Emanuele Esposito Eventi comunitari e istituzionali Asja Borin Lorenzo Canu Corrispondente da Melbourne Tom Padula Redattore sportivo: Guglielmo Credentino Pubblicità e spedizione: Maria Grazia Storniolo Amministrazione: Giovanni Testa Rubriche e servizi speciali: Alberto Macchione, Rosanna Perosino Dabbene Pino Forconi Anna De Peron Collaboratori esteri: Ketty Millecro, Messina Aldo Nicosia, Università di Bari Goffredo Palmerini, L’Aquila Angelo Paratico, Editore in Verona Marco Zacchera, Verbania Agenzie stampa: ANSA, Comunicazione Inform NoveColonneATG, News.com Euronews, RaiNews, AISE, The New Daily, Sky TG24, CNN News FEDERAZIONE ITALIANA LIBERI EDITORI INDEPENDENT MULTICULTURAL MEDIA ASSOCIATION

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Terrorismo, il tributo di Tajani Nella Giornata internazionale del ricordo e tributo alle vittime del terrorismo, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha voluto commemorare e onorare, insieme a tutta la Farnesina, le vite perdute a causa di attentati terroristici. Il Ministro ha quindi voluto rimarcare il ruolo della co-

operazione internazionale, di cui l’Italia "è convinta promotrice": la cooperazione rimane dunque "una priorità per smantellare le organizzazioni terroristiche, eliminare le condizioni che conducono alla radicalizzazione e sostenere la convivenza pacifica tra culture diverse”, ha scritto in post su X il Ministro. (aise)

Hanson si rivolge all’Alta Corte sulla libertà di espressione La leader di One Nation, Pauline Hanson, intende chiedere all’Alta Corte australiana l’autorizzazione a presentare ricorso contro le decisioni dei tribunali federali relative a un commento pubblicato online nei confronti della senatrice dei Verdi Mehreen Faruqi. Il caso riguarda la Sezione 18C del Racial Discrimination Act, che considera illeciti comportamenti offensivi, ingiuriosi, umilianti o intimidatori motivati dall’appartenenza razziale, dal colore della pelle o dall’origine nazionale o etnica. Nel 2024 un giudice federale aveva stabilito

che un messaggio pubblicato da Hanson nei confronti di Faruqi costituiva vilipendio razziale. Il successivo ricorso è stato respinto dalla Corte federale nel luglio scorso. Hanson sostiene che la normativa possa limitare la libertà di espressione e afferma che la vicenda riguardi un principio più ampio, relativo al diritto degli australiani di esprimere le proprie opinioni su temi politici e sociali. La richiesta alla High Court rappresenta ora il prossimo passaggio della controversia giudiziaria.

Italy and 10 Countries Reject Israeli E1 Settlement Plan Italy, France, Germany, the United Kingdom, the Netherlands, Norway, Canada, Belgium, Sweden, Australia and New Zealand have jointly condemned the Israeli Government’s decision to publish construction tenders for a new settlement project in the E1 area of the West Bank. In a joint statement, the 11 countries described the decision as “unacceptable”, warning that the proposed settlement expansion would undermine prospects for a two-state solution by creating a territorial divide across the West Bank and damaging the territorial contiguity of the Palestinian territories. The countries reaffirmed the position of the international community that Israeli settlements in the West Bank are illegal under international law, a position also supported by the United Nations Security Council. The statement expressed particular concern over the deteriorating situation in the West Bank, citing unprecedented levels of settler violence against civilians and serious restrictions affecting the Palestinian economy. The governments called on

Israel to immediately withdraw the plans and end the expansion of settlements in the West Bank. They warned that the move would further distance the region from peace and could also damage Israel’s international standing. The countries also urged businesses not to bid for construction contracts linked to the E1 project, warning companies of potential legal and reputational consequences, including the risk of becoming involved in serious breaches of international law. The statement reaffirmed the countries’ commitment to achieving a comprehensive, just and lasting peace based on a twostate solution. “We will continue to act in its interest,” the governments said. They stressed that continued settlement expansion risks deepening instability, weakening prospects for negotiations and making a negotiated political settlement increasingly difficult, while urging renewed international efforts toward lasting peace today and greater diplomatic engagement among all parties for lasting peace, stability and security.


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pagina tre a cura di Emanuele Esposito

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Hormuz, una crisi lontana che colpisce tutti

COM.IT.ES, Vecchi alza la voce ma i fatti raccontano altro di Emanuele Esposito C’è un limite oltre il quale la critica politica smette di essere critica e comincia ad assomigliare alla propaganda. Luciano Vecchi, responsabile del Partito Democratico per gli italiani nel mondo, intervenendo sul rinnovo dei COMITES, ha parlato di una situazione «ormai inspiegabile», lamentando l’assenza di una data ufficiale per le elezioni e sostenendo che «nemmeno si è avviata la campagna di informazione per sollecitare l’iscrizione degli italiani residenti all’estero alle liste elettorali». Ma basta guardare ciò che stanno facendo i Consolati per scoprire una realtà diversa. Da settimane numerose sedi diplomatico-consolari pubblicano materiale dedicato alle elezioni COMITES 2026. Melbourne ha diffuso informazioni sull’iscrizione delle associazioni e sul rinnovo dei Comitati. Sydney ha spiegato chi può votare, come iscriversi all’elenco elettorale e quali sono i requisiti. Londra ha pubblicato materiale informativo. Altre sedi nel mondo stanno facendo lo stesso. Quindi affermare che la campagna di informazione non sia neppure iniziata non corrisponde ai fatti. Le fotografie pubblicate dai Consolati sono la prova più semplice: non interpretazioni, non slogan di partito, ma comunicazioni istituzionali accessibili a tutti. Se poi la macchina informativa debba essere rafforzata, benissimo. Ma tra “rafforzare” una campagna e sostenere che non esista c’è una differenza sostanziale evidente. Si può certamente discutere sulla sua efficacia. Si può chiedere una comunicazione più capillare, più investimenti, maggiore coinvolgimento dei media italiani all’estero, delle associazioni e dei COMITES uscenti. Si può sostenere che qualche post sui social non basti per raggiungere milioni di connazionali. Questa sarebbe una critica legittima. Ma dire che nulla è partito è un’altra cosa. Poi c’è la questione della data. È vero: in diverse comunicazioni ufficiali si continua a usare la formula «entro la fine del 2026». È giusto chiedere che il Governo formalizzi ogni passaggio. Tut-

tavia alcune sedi consolari indicano già il 4 dicembre 2026, mentre è nota la scadenza del 4 novembre per chiedere l’iscrizione nell’elenco elettorale. Davvero, allora, il grande problema degli italiani all’estero sarebbe sapere se si voterà il 4 dicembre oppure qualche giorno dopo? Suvvia. Forse Vecchi deve organizzare con largo anticipo la settimana bianca. Le nostre comunità hanno problemi molto più seri: servizi consolari efficienti, tempi ragionevoli per le pratiche, tutela della lingua italiana, rappresentanza politica, coinvolgimento delle nuove generazioni, partecipazione e trasparenza. E poi c’è la memoria politica. I COMITES eletti nel 2004 avrebbero dovuto essere rinnovati nel 2009. Le elezioni furono rinviate più volte e si arrivò al voto soltanto nel 2015. Non sarebbe corretto attribuire quella lunghissima attesa esclusivamente al PD, perché si alternarono governi diversi. Ma proprio per questo oggi servirebbe maggiore prudenza nel distribuire patenti di efficienza e inefficienza. La politica ha tutto il diritto di criticare il Governo. Vecchi ha tutto il diritto di chiedere tempi certi e maggiore informazione. Ma prima di lanciare accuse bisognerebbe verificare quello che le strutture dello Stato stanno già facendo. Perché il vero tema non è costruire un’emergenza su una data ancora da formalizzare. Il vero tema è convincere gli italiani all’estero a iscriversi, partecipare e votare. E soprattutto spiegare loro, finalmente, a cosa servono davvero i COMITES, quali risultati hanno prodotto e perché dovrebbero considerarli utili. Questa sarebbe una discussione politica seria. Dire invece che la campagna non è partita mentre i Consolati pubblicano da settimane indicazioni, scadenze e materiale informativo significa raccontare una realtà diversa da quella che chiunque può verificare. La politica può criticare tutto. Ma almeno, prima, si informi. Perché il dibattito sui COMITES merita fatti certi e argomenti seri, non polemiche costruite su informazioni parziali o inesatte ricostruzioni.

di Emanuele Esposito Le guerre cominciano lontano, ma il conto arriva sempre vicino. È questa la lezione che dovremmo ricordare guardando ciò che accade nello Stretto di Hormuz. Mentre Stati Uniti e Iran continuano ad alzare il livello dello scontro, il petrolio torna a correre e uno dei passaggi energetici più importanti del pianeta diventa ancora una volta ostaggio della politica, delle sanzioni e delle armi. Qualcuno potrebbe pensare che siano questioni lontane dall’Australia. Non è così. Quando aumenta il prezzo del petrolio, aumenta il carburante. Quando aumenta il carburante, salgono i costi dei trasporti. E quando aumentano i trasporti, prima o poi cresce il prezzo di ciò che mettiamo nel carrello. È la globalizzazione delle conseguenze: le decisioni vengono prese nei palazzi di Washington o Teheran, ma possono essere pagate da una famiglia a Sydney, Melbourne o Perth. Ed è proprio questo l’aspetto che la politica spesso dimentica. Dietro strategie militari, embarghi e dichiarazioni muscolari esistono milioni di persone che non decidono guerre né sanzioni, ma ne sopportano gli effetti.

A questo si aggiunge un altro elemento: l’incertezza. I mercati reagiscono alle tensioni prima ancora che le conseguenze diventino concrete, anticipando rischi e possibili interruzioni delle forniture. Le imprese devono quindi fare i conti con costi più elevati, mentre famiglie e lavoratori vedono ridursi progressivamente il potere d’acquisto. Una crisi geopolitica può così trasformarsi, quasi senza rumore, in una questione quotidiana. Non bisogna poi dimenticare che l’Australia, pur essendo geograficamente distante dal Medio Oriente, resta pienamente inserita nei mercati globali. Le ripercussioni possono attraversare rapidamente oceani e continenti,

raggiungendo aziende, consumatori e intere comunità. Anche per questo, ogni escalation dovrebbe spingere i governi a investire maggiormente nella diplomazia e nella sicurezza energetica, evitando che nuove tensioni diventino crisi economiche durature. Hormuz ci ricorda quanto sia fragile l’economia mondiale. Basta restringere una striscia di mare perché si allarghi, dall’altra parte del mondo, la nostra bolletta. E quando la diplomazia lascia spazio alla forza, a pagare il prezzo più alto non sono necessariamente coloro che decidono, ma quelli che hanno meno strumenti per difendersi dalle conseguenze.

Sydney riscopre l’Italia degli anni Sessanta di Emanuele Esposito Dalle macerie del dopoguerra al miracolo economico, dalle campagne alle grandi città, dalla nuova ricchezza alla solitudine della società moderna. È l’Italia degli anni Sessanta quella raccontata dalla rassegna ’60s Italia, proposta a Sydney dall’Art Gallery of New South Wales. Un decennio che trasformò profondamente il Paese. L’Italia agricola lasciava spazio a quella industriale, le automobili riempivano le strade, milioni di persone si spostavano verso le città e il consumo diventava parte della nuova identità nazionale. Anche il cinema cambiò insieme alla società. Dopo il neorealismo, che aveva raccontato guerra, povertà e ricostruzione, arrivò una generazione di film capaci di osservare il benessere con uno sguardo più ambiguo: affascinato dalla modernità, ma anche attento alle sue contraddizioni. Al centro della rassegna ci sono autori come Federico Fellini, Michelangelo Antonioni

e Pier Paolo Pasolini. La dolce vita racconta una Roma sedotta dal successo e dalla mondanità, mentre Il posto mostra una Milano industriale dove i giovani entrano in un mondo del lavoro nuovo e impersonale. Con Teorema, Pasolini mette invece sotto osservazione la borghesia e le sue inquietudini. Il percorso supera anche i confini italiani. They’re a Weird Mob porta lo spettatore nella Sydney dell’immigrazione italiana, Clay

Your Local Voice How can I help you? • My Aged • Centrelink Care • NDIS • Veteran’s • Immigration Affairs • NBN Please get in touch if I can be of help (02) 8783 0977 Anne Stanley, PO Box 306, Casula Mall 2170 Anne.Stanley.Werriwa@gmail.com facebook.com/Anne.Stanley.Werriwa www.annestanley.com.au Authorised by N.Coluccio, ALP, Lurnea NSW 2170

a Melbourne, mentre Blow-Up di Antonioni racconta la Londra della moda e della cultura pop. La rassegna mostra così come il cinema italiano degli anni Sessanta sia diventato un linguaggio internazionale, capace di raccontare identità, cambiamenti sociali e contraddizioni della modernità oltre i confini nazionali. Le proiezioni si tengono all’Art Gallery of New South Wales, Sydney. Per programma, date, orari e biglietti: Art Gallery of NSW – ’60s Italia


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Martedì 25 Agosto 2026

in primo piano

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Italy’s Space Industry Faces a Race for Scale

Italy’s space industry is entering a decisive phase as Europe’s drive to strengthen its defences forces a traditionally fragmented sector to confront a difficult question: can its collection of highly specialised companies become big enough to compete for the continent’s most important contracts? For decades, Italy has built a strong reputation for engineering excellence, with small and medium-sized enterprises devel-

oping sophisticated technologies for satellites, navigation, communications and Earth observation. But the market is changing rapidly. Governments are increasingly looking for companies capable of delivering complete systems rather than individual components. Defence spending is rising across Europe, while concerns over Russia, China and the future reliability of American se-

curity commitments have placed greater emphasis on technological self-reliance. Alessandro Franzoni, chief executive of optical-instrument specialist Officina Stellare, believes the old Italian model is no longer sufficient. “In Italy, we used to say ‘small is beautiful’, but that’s not true,” he said. The problem is not a shortage of expertise but a lack of scale and capital. Customers increasingly want suppliers with the financial strength, manufacturing capacity and resilience to handle complex programmes over many years. Leonardo, Italy’s largest aerospace and defence group, has made clear that it favours suppliers able to combine technical expertise with reliable production and operational continuity. Alessandro Pozzobon, co-founder and chief executive of satellite-navigation and cybersecurity company Qascom, said companies must grow if they are to remain competitive.

Rugby strumento di diplomazia nel Pacifico

In Australia il rugby league non è più soltanto uno sport. Per il governo di Anthony Albanese è diventato anche uno strumento di politica estera, utilizzato per rafforzare i rapporti con gli Stati insulari del Pacifico e consolidare il ruolo di Canberra in una regione dove la Cina sta aumentando la propria influenza. La strategia comprende sport, difesa, accordi economici, immigrazione e cooperazione militare. E, secondo esponenti del governo australiano, sta dando risultati: l’Australia vuole restare il partner privilegiato del Pacifico, impedendo a Pechino di conquistare spazio strategico. Al centro della nuova diploma-

zia sportiva c’è un accordo da 600 milioni di dollari australiani con la Papua Nuova Guinea per portare una squadra di Port Moresby, i PNG Chiefs, nella National Rugby League australiana. Per la Papua Nuova Guinea si tratta della realizzazione di un’ambizione coltivata per quasi vent’anni. Il ministro per gli Affari delle Isole del Pacifico, Pat Conroy, considera il rugby league “fondamentale” per la diplomazia australiana. Circa la metà dei giocatori della NRL ha origini nelle isole del Pacifico, creando legami personali e culturali difficili da replicare con la diplomazia tradizionale. Nel 2024, durante una partita

del State of Origin al Melbourne Cricket Ground, il ministro della Polizia della Papua Nuova Guinea, Peter Tsiamalili, mostrò al pubblico il trofeo originale della competizione, ricavato da un proiettile di artiglieria giapponese. Il trofeo era stato utilizzato nella prima partita, disputata nel 1945 in Papua Nuova Guinea da soldati australiani. La diplomazia dello sport, però, è soltanto una parte della strategia. Nel 2025 Albanese e il primo ministro papuano James Marape percorsero insieme il Kokoda Track, luogo simbolo della guerra contro il Giappone. Nello stesso anno Australia e Papua Nuova Guinea hanno firmato il trattato Pukpuk, rafforzando la cooperazione in materia di sicurezza e aprendo anche al reclutamento di cittadini papuani nelle forze armate australiane. Canberra ha inoltre stretto nuovi accordi con le Fiji e ampliato i programmi che consentono ai cittadini delle isole del Pacifico di lavorare in Australia per diversi anni, creando una rete di rapporti economici e sociali. La posta in gioco è soprattutto strategica. L’Australia teme che Pechino possa ottenere una presenza militare permanente nel Pacifico.

Fuori il CEO di Catholic Schools Il consiglio di Catholic Schools NSW ha licenziato con effetto immediato l’amministratore delegato Dallas McInerney, dopo la sua deposizione davanti alla Commissione indipendente contro la corruzione del New South Wales (ICAC), nell’ambito dell’inchiesta denominata Operation Rosny. McInerney, alla guida dell’organizzazione dal 2017, si era fatto da parte nel luglio scorso dopo essere stato coinvolto nell’indagine. Il consiglio ha dichiarato di aver stabilito all’unanimità che non godeva più della fiducia necessaria per continuare a ricoprire l’incarico. L’inchiesta riguarda circa 265.900 dollari australiani versati nell’arco di quattro anni e collegati alla fazione conservatrice Reformers del Partito Liberale del NSW. McInerney ha sostenuto che i pagamenti riguardavano legittime attività di consulenza

e ha negato qualsiasi illecito. Durante l’inchiesta ha inoltre ammesso di aver effettuato il ripristino alle impostazioni di fabbrica del proprio telefono di lavoro e di un iPad, circostanza che ha sollevato interrogativi sulla possibile cancellazione di prove. McInerney ha respinto l’accusa, spiegando di aver agito per motivi di sicurezza e perché prevedeva di non tornare più nell’organizzazione. Catholic Schools NSW ha sottolineato che l’inchiesta non attribuisce responsabilità all’ente né suggerisce che membri del consiglio fossero a conoscenza delle presunte condotte. L’organizzazione gestisce 594 scuole cattoliche nel NSW, con circa 274.000 studenti, e distribuisce oltre 3 miliardi di dollari australiani di finanziamenti pubblici ogni anno. Il CEO ad interim Peter Yates continuerà a guidare l’ente fino alla nomina del successore.

Bridge to Sicily is still a dream For more than two millennia, Italy has dreamed of bridging the narrow stretch of water separating Sicily from the mainland. Yet despite grand promises, political pressure and billions in projected spending, the Ponte sullo Stretto remains on the drawing board. The latest revival has been championed by Matteo Salvini, Italy’s infrastructure minister, as a symbol of his political ambitions. The proposed €13.5 billion structure would connect Messina with Villa San Giovanni in Calabria and become the world’s longest suspension bridge. Its central span would stretch 3.3 kilometres, carrying six lanes of traffic, two service lanes and two railway tracks. No suspension bridge of comparable length has ever been built. But on Sicily’s northern tip, where construction is supposedly imminent, there is little evidence of a project about to begin. More than 400 properties are earmarked for compulsory purchase, leaving residents caught between uncertainty and disbelief. “I’m convinced they will never build

it,” said Mariolina De Francesco, a 76-year-old former university lecturer whose home faces expropriation. “It’s all talk.” The objections extend well beyond local opposition. Engineers and seismologists have questioned whether the structure can be safely built across one of Europe’s most earthquake-prone regions. The 1908 Messina earthquake killed more than 80,000 people, while the Strait remains crossed by several active fault systems. Webuild, the company leading the construction consortium, insists the bridge has been engineered to withstand extreme seismic conditions, including earthquakes of magnitude 7.1. Environmental concerns have added another obstacle. Conservationists say the Strait is a crucial migration route for millions of birds and marine species. Meanwhile, Italy’s Court of Auditors has challenged the project’s financial sustainability, while prosecutors in Rome are investigating attempts to influence judges.


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notizie comunitarie

Martedì 25 Agosto 2026

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a cura di Tom Padula

Cappello, nuovo volto della squadra consolare

Pino Bosi, the Intellectual Who Chronicled Migration

By Tom Padula I first met Pino Bosi at the Italian Cultural Institute of Melbourne and later when he moved to Melbourne he would come to Insegna Bookshop to exchange notes about publishing local Italian Authors and personalities. I have many of this later production of books by Pino Bosi. He was a larger-than-life character and loved all that attracted me in Italian literature, theatre and the arts generally, including films, radio and television. He enjoyed coming to see the plays by Nella and Tom Padula. I remember him with fond affection and great admiration for his contribution to Italian Language, Culture and History. We would also talk about writers and contributors to humanity in our world. There was not a topic that we spoke about in which he was erudite and immensely interesting. I hope that this article will bring to people in Sydney, Melbourne and Australia the importance of our early migration from Italy in our Post WW2 period. Pino Bosi spoke about the character in ‘They are a weird mob’ which depicted him as the main character in that book. His birth and death dates are 18 June 1933 (Gorizia) and he died in Melbourne on the 9th of October 1917. There is much to appreciate about the life and times of Pino Bosi. I invite a few post-graduate students and/or interested people to come to see me regarding most of the published books by this important writer. Let me delve now about what information is availa-

Save the Date in Melbourne By Tom Padula

Veneto Club – Bulleen Cena danzante Sabato, 5 settembre Musica: The Emeralds Reception: 9850 7111 Casa d’Abruzzo Club - Epping Cena danzante Festa del Papà Domenica, 6 settembre - 2:00pm Musica: Fiesta Reception: 9401 4452

ble about him. Pino Bosi is one of the most significant chroniclers of the Italian migrant experience in Australia. Born in Gorizia in 1933, he migrated to Australia as a young man in the early 1950s. His life became closely intertwined with the story of post-war Italian migration, and over several decades he established himself as a journalist, broadcaster, historian, novelist, and community writer. His work has helped preserve the memories, struggles, achievements, and cultural identity of generations of Italian Australians. Bosi's writing is distinguished by its deep understanding of migrant life. He wrote in both Italian and English and explored themes of language, identity, cultural adaptation, social mobility, and the challenges faced by immigrants adjusting to a new homeland. Literary scholars have noted his ability to blend standard Italian with the language and expressions used by migrants, creating a unique voice within Italian-Australian literature. His best-known literary work is Australia Cane, a collection of stories that became widely recognised in Italian-Australian circles. Among his major published works are: Blood, Sweat and Guts (1970), an early and influential account of Italian migration and settlement in Australia. The Italians (1983), a book introducing young Australians to the history and contribution of Italian migrants. Figli (e nipoti) d'Italia (2003), documenting thirty years of the Sons of Italy Association in Melbourne and its role in community life. Ajo in Australia: Let's Go to Australia (2012), a substantial study of Sardinian migration to Victoria based on 53 oral-history interviews and extensive historical research. There are many others… Beyond publishing, Bosi also played an important role in ethnic broadcasting. National Library records identify him as a pioneer and founder within Australia's ethnic radio movement, helping migrant communities maintain cultural connections and access information in their own language. His cultural contributions have received significant recognition from community organisations and cultural institutions.

Nuovo ingresso al Consolato Generale d’Italia a Melbourne. La Dott.ssa Maria Luisa Cappello ha assunto questa settimana le funzioni di Vice Console, entrando ufficialmente a far parte del team della sede consolare italiana nel Victoria. A darle il benvenuto è stata la Dott.ssa Chiara Mauri, Console d’Italia a Melbourne, che ha rivolto alla nuova Vice Console i migliori auguri di buon lavoro per il nuovo incarico. L’annuncio è stato diffuso dal Consolato attraverso i propri canali ufficiali, accompagnato da un messaggio di benvenuto alla Dott. ssa Cappello. Il nuovo incarico si inserisce nell’attività quotidiana della sede consolare, punto di riferimento per la comunità italiana del Victoria e per i cittadini italiani presenti sul territorio. La Vice Console sarà chiamata a collaborare alle attività istituzionali del Consolato e ai servizi rivolti alla collettività, in un contesto caratterizzato da una presenza italiana numerosa e for-

temente radicata. L’arrivo di una nuova professionalità rappresenta un momento significativo per la struttura consolare, che continua a svolgere un ruolo importante nel rapporto tra le istituzioni italiane e la comunità residente in Australia. Il suo lavoro contribuirà inoltre a rafforzare il dialogo con cittadini, associazioni e realtà italiane attive sul territorio, favorendo una presenza istituzionale sempre più vicina alle esigenze della collettività. L’obiettivo resta quello di

garantire continuità e attenzione alle diverse necessità della comunità, valorizzando al tempo stesso i rapporti istituzionali e culturali tra Italia e Australia. In questo percorso, la collaborazione con le realtà locali sarà fondamentale per sostenere iniziative, progetti e attività rivolte agli italiani del Victoria. Il Consolato Generale d’Italia a Melbourne ha quindi rivolto alla nuova Vice Console i migliori auguri di buon lavoro, auspicando un proficuo percorso professionale nel nuovo incarico.

Robert Severini: A Life in Music and Culture Robert Severini is a respected figure in Melbourne’s Italian-Australian entertainment community, known for his long career as a musician, arranger, bandleader, producer and promoter of live entertainment. Over several decades he has contributed significantly to the city’s cultural and musical life, particularly through performances that celebrate both Italian heritage and contemporary popular music. A skilled double bassist and musical arranger, Robert Severini has developed a reputation as a versatile performer capable of moving comfortably between jazz, popular music, Italian classics and special-event entertainment. His work has often combined high-quality musicianship with a strong commitment to community engagement, making him a familiar name within Melbourne’s arts and cultural circles. Music has been central to the Severini family. His daughter, Courtney Severini, herself an ac-

complished singer, pianist and accordionist, has acknowledged that her musical upbringing was strongly influenced by her father’s career as a professional musician and arranger. Growing up in a household where Italian songs and jazz standards were regularly performed, she developed the foundations of her own successful musical career. One of Robert Severini’s notable artistic collaborations has been the jazz ensemble known as “Jazz Al Dente,” which he formed

with Courtney. The group reinterprets classic Italian songs from the 1950s and 1960s through a jazz lens, creating a distinctive blend of Italian nostalgia and contemporary musical sophistication. Their performances have appeared at cultural festivals, community celebrations and Italian-Australian events, helping introduce traditional Italian repertoire to new audiences. His leadership extends to themed productions and roving entertainment groups.

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Dal cuore degli anziani ai sogni dei giovani

Una visita all’insegna della solidarietà, della cultura e della valorizzazione della lingua italiana. Il Consolato d’Italia a Brisbane ha incontrato il Co.As.It. Queensland e l’ILC – Italian Language Centre, due realtà di riferimento per la comunità italiana del Queensland. La visita al Co.As.It. ha permesso di conoscere da vicino le attività dedicate agli anziani e alle persone più fragili, attraverso un modello di assistenza fondato sulla dignità della persona, sulla vicinanza e sulla costruzione di relazioni umane. Un impegno quotidiano che riflette valori profondamente radicati nella tra-

dizione italiana e che continua a rappresentare un importante punto di riferimento per numerose famiglie. Successivamente, l’attenzione si è spostata sull’ILC Brisbane, dove il Consolato ha incontrato docenti e studenti impegnati nella promozione e nell’insegnamento della lingua italiana. La scuola rappresenta un ponte tra generazioni e culture, contribuendo a mantenere vivo il legame con l’Italia anche tra i giovani australiani di origine italiana. L’incontro ha così evidenziato due aspetti fondamentali dell’identità italiana all’estero: la cura della comunità e la trasmissione

della cultura. Due realtà diverse ma accomunate dalla stessa missione: rafforzare i legami, sostenere le persone e mantenere viva la presenza italiana in Australia. La visita ha inoltre rappresentato un’occasione per riconoscere il valore del lavoro svolto quotidianamente da professionisti e volontari. Attraverso servizi, iniziative educative e attività culturali, Co.As.It. e ILC contribuiscono concretamente a costruire una comunità più coesa, inclusiva e consapevole delle proprie radici. Il percorso testimonia inoltre quanto sia importante investire nelle nuove generazioni, affinché la lingua e la cultura italiana continuino a essere parte integrante del patrimonio multiculturale australiano. Un impegno che guarda al futuro, rafforzando identità, appartenenza e dialogo tra le diverse comunità. La visita conferma così il valore di una presenza italiana viva, dinamica, solidale e sempre proiettata verso il futuro. Un patrimonio costruito ogni giorno grazie all’impegno di operatori, insegnanti, studenti e volontari.

Il Rock ’n’ Roll accende il Laguna Veneto

Grande successo per la Rock ’n’ Roll Tribute Night organizzata dal Laguna Veneto Bocce Club, che ha regalato al pubblico una serata all’insegna della musica, dello spettacolo e del ballo. L’evento ha richiamato numerosi soci, famiglie e nuovi frequentatori, trasformando il club

in una vera pista da ballo. Protagonisti della serata sono stati i tributi a grandi icone della musica, tra cui Connie Francis, Roy Orbison e Olivia Newton-John, insieme alle celebri interpreti femminili degli anni Sessanta. Un repertorio capace di coinvolgere diverse generazioni e di

riportare sul palco atmosfere e sonorità intramontabili. Ad animare la serata sono stati The Robbie Corvaia Band, Mirella Gullotto, Jay Weston, Marissa Amoroso e Jess Cullity, applauditi a lungo dal pubblico. Fondamentale anche il contributo dei tecnici del suono e delle luci, Anthony e Vince, che hanno curato ogni dettaglio dello spettacolo. Apprezzata anche la proposta gastronomica firmata Teramo Catering, mentre Sienna’s Restaurant ha contribuito alla serata con alcuni generosi premi per il pubblico. Un ringraziamento particolare è stato rivolto al Comitato e al Sottocomitato del club, oltre al personale del bar e della sala, per il lavoro svolto nell’organizzazione. La serata ha confermato il forte spirito comunitario.

800 anni di San Francesco Ad Adelaide, la Società Dante Alighieri del South Australia ha celebrato gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi con una serata dedicata alla sua vita, alla sua spiritualità e alla sua eredità culturale. L’incontro si è svolto venerdì 21 agosto, dalle 18.45 alle 21.30, nella sala riunioni di Paul Kelly Lane, dietro il Municipio di Adelaide, con la collaborazione del Consolato d’Italia ad Adelaide. Il programma ha proposto diversi momenti di approfondimento. Joanna Lamek ha presentato un intervento dedicato alla vita di San Francesco, ripercorrendo la figura del santo, il suo messaggio e la sua straordinaria eredità spirituale, ancora oggi capace di ispirare milioni di persone in tutto il mondo. Janet Leitch ha quindi illustrato un percorso dedicato ai

cammini di pellegrinaggio in Umbria sulle orme di San Francesco, offrendo uno sguardo sui luoghi italiani legati alla sua vita e alla sua spiritualità. La serata è stata arricchita dalle esibizioni del pianista Michael Ierace, che ha proposto diverse composizioni musicali, tra cui “San Francesco d’Assisi che predica agli uccelli” di Franz Liszt, ispirata a uno degli episodi più celebri della vita del santo. L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di incontro per la comunità italiana di Adelaide, unendo storia, fede, musica e cultura. A 800 anni dalla sua morte, San Francesco continua a trasmettere un messaggio universale di pace, umiltà, fraternità e rispetto per il creato, valori che conservano oggi una straordinaria attualità per le nuove generazioni italiane.

Wellington saluta Cruciani Si è conclusa a Wellington l’esperienza di Flavio Cruciani presso l’Ambasciata d’Italia in Nuova Zelanda, dove il giovane ha svolto un tirocinio di tre mesi nell’ambito del programma MAECI-CRUI. Durante il periodo trascorso nella sede diplomatica italiana, Cruciani ha collaborato alle attività dell’Ambasciata in diversi settori, distinguendosi per professionalità, entusiasmo e spirito di collaborazione. Un’esperienza formativa che gli ha permesso di confrontarsi direttamente con il lavoro della diplomazia italiana e con le numerose attività istituzionali rivolte a rafforzare i rapporti tra Italia e Nuova Zelanda. L’Ambasciata ha voluto salutare pubblicamente il giovane tirocinante, sottolineando il contributo offerto nel corso dei tre mesi e il ruolo che ha saputo

ritagliarsi all’interno della squadra. Un percorso che, oltre ad arricchire il suo bagaglio professionale, rappresenta un’importante occasione di crescita personale e di conoscenza delle dinamiche della rappresentanza italiana all’estero. Flavio Cruciani, legato al mondo universitario e alla formazione di alto livello, ha così concluso un’esperienza significativa in un contesto internazionale, portando con sé competenze e conoscenze che potranno rivelarsi preziose per il futuro. Nel messaggio di commiato, l’Ambasciata italiana ha espresso gratitudine per il lavoro svolto e gli ha rivolto i migliori auguri per il prosieguo del suo percorso professionale, salutando con affetto un giovane che ha saputo lasciare un segno positivo durante la sua permanenza a Wellington.


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Captivity and Creativity: l'arte nata nei campi alleati raccontata all'Istituto

M. Gioacchini apre l'evento

Console Generale G. Rubagotti

E Bellina (New York University), co-editrice del volume

Giorgia Alù (USYD) co-editrice del volume

Prof. Adrian Vickers (USYD) durante la presentazione

Dr Lorraine Kypiotis con amici

Nerida, Rosa e Cristina

Eleonora Cerqua e la Dr.ssa Anna Marini

di Lorenzo Canu Giovedì 20 agosto l'Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha presentato "Captivity and Creativity: The Cultural and Material Production of Italian Prisoners in Allied Hands (1940-1947)", volume di Fordham University Press curato da Giorgia Alù, dell'Università di Sydney, ed Elena Bellina, della New York University. La serata è stata organizzata con il Consolato Generale d'Italia a Sydney e l'Università di Sydney. Il libro nasce da un progetto finanziato dall'Australian Research Council ed è il primo a studiare la produzione artistica, letteraria e materiale dei prigionieri di guerra e degli internati civili italiani tenuti in mani alleate nel mondo. Il direttore dell'Istituto, Marco Gioacchini, ha aperto la serata e dato la parola al Console Generale Gianluca Rubagotti, che aveva accompagnato gli studiosi alla presentazione milanese del volume a giugno. Rubagotti ha richiamato la mappa al centro del progetto, quella che mostra quanto la vicenda si sia estesa nel mondo, e ha collegato il tema alla serie Traces of Italy dell'Istituto. Durante l'incontro gli autori hanno mostrato DARCI, il Digital Atlas of Creative Captivity, la piattaforma che raccoglie i lavori prodotti nei campi, alimentata da studiosi e famiglie. A Cowra, nel New South Wales, i prigionieri costruirono una cappella e vi dipinsero una pala d'altare con una Madonna in stile italiano. Il paesaggio alle sue spalle è quello di Cowra, e ai suoi piedi c'è del filo spinato, insieme recinto del campo e corona di spine. Su un dito della Madonna, una goccia di sangue. Gli strumenti nacquero dagli scarti. Elena Bellina ha raccontato del banjo mandolino sulla copertina del libro, costruito da Vittorio Longarato nei sette anni di prigionia a Zonderwater, in Sudafrica, con lattine, l'anello di una bomba e il cavo dei freni di una motocicletta. In Kenya, i campi produssero orchestre e teatri, e i timpani di allora appartengono ancora all'orchestra sinfonica di Nairobi. Giorgia Alù ha raccontato il campo di Yol, in India, dove dopo l'armistizio del 1943 i prigionieri ottennero il permesso di salire sull'Himalaya, si fabbricarono scarponi e bastoni e riportarono a valle mappe e acquerelli. Anthony White ha mostrato

Franca Sella, abbonata storica dell'Allora!

Giancarla Montagnana e Lorenza Rigotti

Ilaria Tavilla assieme a dei partecipanti

un quadro dipinto in India, "Prisoner's Spaghetti", in cui compare una scatola di maccheroni Atlas prodotti a Perth. "Chiunque abbia un impulso creativo trova un modo", ha detto White, "e così facendo quegli uomini danno una testimonianza diretta dell'ambiente in cui i lavori sono stati creati." Per Vickers la storia è anche di famiglia. Nella fattoria dei suoi a Uralla, mentre il padre era in guerra lavoravano tre prigionieri italiani. Una zia restò in contatto con loro e negli anni Ottanta andò a trovarne due in Puglia. Flavia Marcello ha ricordato un altro lato di quella convivenza. Molti prigionieri, mandati a lavorare nelle fattorie, finirono per prendersi cura dei bambini delle

famiglie che li ospitavano, perché sentivano la mancanza dei propri figli. Ma c'era anche l'ostilità: le famiglie italiane che avevano un negozio vedevano sparire i clienti, e c'era chi tirava sassi e rompeva le vetrine. Lo scambio culturale tra italiani e australiani, che di solito si colloca nel dopoguerra e nelle grandi città, era cominciato nelle fattorie all'inizio degli anni Quaranta, quando molte famiglie assaggiarono per la prima volta la cucina italiana cucinata dai prigionieri. Il prossimo appuntamento dell'Istituto è giovedì 27 agosto, con Traces of Italy: Sculpture in Sydney, la conferenza di Lorraine Kypiotis sugli scultori italiani che plasmarono la Sydney dell'Ottocento.


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Camden svela i suoi molteplici tesori nascosti

Le strade di Camden si trasformeranno in una galleria d’arte a cielo aperto con la nuova edizione

della Camden Kerbside Exhibition, dedicata questa primavera ai “Hidden Gems”, i tesori nascosti

Evento fine mandato Comites Il Com.It.Es. di Sydney organizza un pranzo comunitario per celebrare la conclusione dell’attuale mandato e, soprattutto, il valore e la vitalità della comunità italiana dello Stato. L’appuntamento è fissato per domenica 11 ottobre 2026, alle ore 12, presso Skinny Tony’s Really

Italian, in 20B Barnstaple Road, Five Dock. L’iniziativa vuole essere anche un’occasione speciale per riconoscere pubblicamente quanti, negli ultimi anni, hanno riacquistato la cittadinanza italiana, ristabilendo così il proprio legame giuridico e personale con l’Italia.

del territorio. La mostra, al via il 5 settembre 2026, presenterà opere ispirate ai luoghi meno conosciuti di Camden e alle storie che li rendono speciali: edifici storici, paesaggi naturali, monumenti, luoghi d’incontro, ricordi d’infanzia e angoli conosciuti e apprezzati soprattutto dalle comunità locali. Le opere selezionate saranno riprodotte e collocate in spazi pubblici insoliti, tra cui parapetti, cestini e pensiline degli autobus, trasformando elementi della vita quotidiana in originali spazi espositivi. La sindaca di Camden, Therese Fedeli, ha sottolineato come l’iniziativa rappresenti un’importante occasione per valorizzare gli artisti locali e invitare cittadini e visitatori a osservare il territorio con occhi nuovi. “Camden ospita tanti luoghi e storie speciali, alcuni conosciuti da tutti, altri custoditi gelosamente da singoli, famiglie e comunità”, ha dichiarato. Secondo Fedeli, portare l’arte negli spazi quotidiani rende la creatività accessibile a tutti, aggiungendo colore, carattere e interesse alle strade e agli spazi pubblici di Camden. L’iniziativa vuole inoltre rafforzare il senso di appartenenza della comunità, offrendo ai residenti l’opportunità di riconoscere nelle opere esposte luoghi familiari e ricordi personali. Per i visitatori, invece, la mostra rappresenta un’occasione per esplorare Camden in modo diverso, scoprendo angoli, storie e patrimoni spesso lontani dai tradizionali itinerari.

Ricordo vittime del terrorismo Il 21 agosto si celebra la Giornata internazionale della memoria e dell’omaggio alle vittime del terrorismo, un’occasione per ricordare le persone uccise o ferite dagli attentati, i sopravvissuti, le loro famiglie e tutte le comunità colpite. Il tema di quest’anno, “Healing through Memory”, sottolinea il valore della memoria nel percorso di guarigione. Ascoltare le testimonianze delle vittime e riconoscere le conseguenze durature del terrorismo può contribuire a rafforzare la resilienza della società e a contrastare odio ed estremismo. Nel New South Wales il ricordo è particolarmente significativo dopo l’attacco terroristico contro la comunità ebraica di Bondi Beach del 14 dicembre 2025. Multicultural NSW ha rivolto un pensiero alle vittime, ai sopravvissuti, alle famiglie, ai soccorritori e a tutte le persone ancora segnate da quella tragedia. Nell’ambito del progetto CON-

TINUUM, è stato inoltre presentato un nuovo video con le testimonianze di sopravvissuti ad attentati terroristici in Australia e all’estero. Tra loro Louisa, sopravvissuta all’assedio del Lindt Café, Joe, sopravvissuto agli attentati di Bali, Anneke, sopravvissuta all’attacco terroristico all’aeroporto di Bruxelles, e Matthew Lamberth, membro della squadra antiterrorismo della Australian Federal Police. Il progetto pone le esperienze delle vittime al centro del confronto sul terrorismo e sull’estremismo violento, valorizzando memoria, empatia e solidarietà come strumenti per costruire una società libera dall’odio. Le persone colpite dall’attacco di Bondi possono ancora accedere a servizi di assistenza psicologica, legale e finanziaria attraverso le risorse messe a disposizione dal Governo del NSW.


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Exceptional Volunteers Celebrated at 2026 Northern Sydney Regional Ceremony

Traces of Italy: scultori italiani che hanno dato forma a Sydney di Lorenzo Canu Giovedì 27 agosto, dalle 18, l'Istituto Italiano di Cultura di Sydney dedica una conferenza agli scultori italiani che nell'Ottocento hanno lasciato il segno nei luoghi pubblici e negli edifici della città. L'appuntamento fa parte della serie Traces of Italy, voluta dal Console Generale Gianluca Rubagotti per raccontare l'eredità italiana nella cultura australiana, e nasce in collaborazione con il Consolato Generale d'Italia. Negli anni Settanta dell'Ottocento Sydney aveva pochissimi scultori con una formazione professionale, e furono artisti italiani a colmare quel vuoto. La conferenza segue le carriere di tre di loro, Achille Simonetti, Giovanni Fontana e Tomaso Sani, le cui opere hanno segnato spazi pubblici e alcuni degli edifici più riconoscibili della città, dalle statue di Bridge Street ai monumenti nei parchi. A Simonetti si deve la statua del capitano Cook a Hyde Park, inaugurata nel 1879; le figure che Sani scolpì sul General Post Office fecero invece discutere, giudicate da alcuni poco dignitose per un edificio pubblico. A tenere la conferenza sarà Lorraine Kypiotis, docente di Storia

dell'Arte e Head of Undergraduate Studies alla National Art School, con un dottorato in Storia dell'Arte all'Università di Sydney e un master in studi sul Rinascimento italiano. È voce fissa di ABC Nightlife e relatrice abituale all'Art Gallery of New South Wales, e all'Istituto è già stata moderatrice del secondo appuntamento di My Italian Connections a marzo. "Simonetti, Sani e Fontana sono ancora attuali", dice Kypiotis. "Oltre al fatto che le loro opere ornano i nostri edifici pubblici, come il vecchio GPO e il Chief Secretary's Building, fanno parte del nostro patrimonio artistico e mostrano il rapporto ricco e fecondo tra Italia e Australia che esiste ancora." La conferenza si inserisce in un disegno più ampio. Traces of Italy, che racconta gli italiani capaci di lasciare un segno nella vita culturale australiana, nasce in coppia con My Italian Connections, dedicata invece agli artisti australiani ispirati dall'Italia, da Shazia Imran a Corey Black e Harry de Vries. Entrambe le serie partono dalla stessa idea, mostrare che il contributo italiano in Australia va molto oltre la cucina e gli stereotipi tradizionali. Ingresso libero con registrazione, in inglese.

Incontro Consolato-Co.As.It Il Console Generale d’Italia a Sydney ha incontrato Anita Bonanno, recentemente nominata nuova CEO di Co.As.It., l’organizzazione impegnata da decenni nella promozione della lingua e della cultura italiana nel New South Wales. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare la collaborazione tra il Consolato Generale e Co.As.It., in un momento in cui l’insegnamento dell’italiano continua a rappresentare un elemento fondamentale per mantenere vivo il legame tra le nuove generazioni e le proprie origini. Durante l’incontro sono state condivise prospettive e iniziative per proseguire il lavoro a soste-

gno della lingua italiana e della comunità italo-australiana. La collaborazione tra le istituzioni italiane e le organizzazioni culturali e educative presenti sul territorio costituisce infatti uno strumento essenziale per promuovere la conoscenza dell’Italia e del suo patrimonio linguistico e culturale. Il Consolato ha sottolineato l’importanza di lavorare insieme a Co.As.It. per sostenere l’italiano nel NSW, confermando la volontà di sviluppare ulteriormente le attività rivolte a studenti, insegnanti e famiglie. L’incontro con Anita Bonanno segna così l’inizio di una nuova fase di collaborazione incentrata su obiettivi condivisi.

by Alberto Macchione The selfless contributions of local community champions took centre stage at the 2026 NSW Volunteer of the Year Awards for the Northern Sydney area. Attended by several regional mayors, the prestigious event highlighted the vital social fabric woven by individuals and groups who dedicate their time to making local council areas stronger and more inclusive. Among the standout recognitions was the accepted nomination for the Italian Language and Culture Group, an initiative praised for bridging heritage gaps and keeping vital traditions alive. The group’s nomination was officially accepted by Liliana Pezzutti, who emphasized the deep community bonds the program fosters. "This acceptance belongs to our entire community," Pezzutti stated during the proceedings. "The group creates deep cultural connections that unite us across generations. Preserving the Italian language and cultural heritage is a labor of love, and being recognized here reinforces just how important connection and cultural identity are to the wider Northern Sydney region." Highlighting the structural impact of the group, organizer Alberto Macchione reflected on the broader social benefits of their work. "At a time of fracturing social cohesion, the group provides important social connections and community engagement," Macchione noted. "We offer a safe, welcoming space where people can find a true sense of belonging." The City of Ryde was heavily represented at the ceremony, showcasing a diverse network of community service. City of Ryde Mayor Trenton Brown attended to support local nominees and underscore the council's ongoing commitment to its community volunteers. "The 2026 Volunteer Recognition Awards celebrate those many selfless people who freely give their time, skills, and expertise while asking for nothing in return," Mayor Brown noted. "This Council greatly appreciates all the extra help that makes the City of Ryde the place for lifestyle and opportunity at your doorstep." Run by The Centre for Volunteering, the regional ceremonies serve as

Alberto Macchione honoured with an award

Iliana Pezzutti with Merri Southwood, Mayor of Lane Cove

I. Pezzutti, T. Brown and A. Macchione

a crucial stepping stone toward the upcoming State Gala Ceremony in December. The afternoon closed with a collective round of applause for the hundreds of nominees who continue to power Northern Sydney’s community programs, emergency services, and cultural preservation initiatives. Their dedication continues to inspire stronger communities, meaningful connections, and a lasting spirit of volunteerism. For many participants, the ceremony also offered an opportunity to celebrate the friendships, shared values and partnerships built

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diario di una mosca di Rosanna Dabbene Perosino

Allora!

Casinometro mondiale Zzzzzzzzzzz Cari amici umani, ma cosa vi sta succedendo? In questi ultimi dieci anni, anziche’ cercare di creare prosperita’ per il futuro dell’umanita’, i vostri capitani sono solo riusciti a creare guerre un po’ dappertutto, creare viruses ed antiviruses dannosi all’umanita’... Non vi sembra un complotto mondiale per eliminare il massimo numero di materiale umano, dalla faccia della terra? Credo che questi pensieri si siano sicuramente formati anche in voi, poiche’ venite costantemente bombardati dal fatto che sulla terra siete troppi e, siccome il vostro cervello possiede la facolta’ d’imparare, adattarsi, ma anche riorganizzarsi, processo conosciuto col nome di“neuroplasticita’”, e’ logico che, dopo qualche tempo, anche se non siete scienziati, il vostro cervello riesca a capire cosa veramente stia succedendo a questa vostra povera umanita’. E poi si aspettano anche di essere votati! Per cosa, per la ghigliottina? Uh, pardonnez moi! E questo sarebbe un mondo felice in cui crescere i proprii figli, tra una criminalita’ crescente, droghe a non finire, nessun aiuto alle famiglie da parte degli addetti ai lavori, per dare agio a gente che spende a destra e manca , per puro divertimento e senza alcun rutegno, il vostro denaro. Oltretutto, proprio per le loro spese pazze, l’ Australia si trova ad avere un deficit di oltre 2 trilioni di dollari. Coosaaaa? Zzzzzzzzzzz Si, si avete proprio capito, io ragiono come una mosca e percio’ non riesco a livellarmi con questo vostro modo di accettare tutto quanto vi viene propinato... Ma sentiamo cosa si dice in giro, sulla situazione odierna. Zzzzzzzzzzzzzzzzzz Seduti al tavolino di un caffe’ di Haberfield, quattro amici di origine italiana stanno conversando: Alessio, architetto, con 3 figli, Manuele, gioielliere, senza figli. Dario, costruttore, con 2 figli, Raffaele, infermiere dell’ospedale,con 2 figli. Essi stanno consumando un panino durante la pausa pranzo, mentre discutono sui problemi odierni. Alessio e’ molto preoccupato. Egli dice: -“ La mia famiglia ha un problema gravissimo, perche’ uno dei miei tre figli ha fatto amicizia con dei giovani dediti alla

droga, ora e’ anch’egli imbranato e, poiche’ in Australia vige la legge che i genitori non possono piu’ allevare i proprii figli, percio’ non possono nemmeno reagire o consigliare ad essi di usare un sano comportamento, per via dell’altamente discutibile “privacy” dei figli stessi. Naturalmente, se esiste un elemento debole, che si lascia influenzare da gente senza scrupoli, che hanno il segno del dollaro negli occhi, come Paperon de Paperoni, l’antico avido di denaro dei fumetti del passato, i genitori non possono fare altro che vedere questo povero figlio deteriorarsi nel corpo e nella mente, diventare violento con i fratelli, le sorelle ed i genitori, senza che nessuno della famiglia possa fare nulla per fargli riprendere il lume della ragione. Inoltre, anche se intervenisse la polizia, non succederebbe nulla. Io e mia moglie abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare, per mantenere la nostra famiglia decorosamente, abbiamo mandato i nostri figli alla scuola cattolica, in modo di dare loro un’educazione come si deve e vediamo che tutto cio’ non e’ servito a nulla, perche’ in Australia non esiste una legge vera e propria che condanna i criminali e protegge le persone oneste. Anzi, sembra che i criminali siano proprio quelli che non vanno mai in galera, perche’ con il “bail” il gioco e’ fatto. Percio’, siccome i criminali hanno i soldi, essi pagano e sono fuori e possono continuare a commettere altri crimini alla faccia di noi stupidi, onesti cittadini. Io e mia moglie ci sentiamo abbandonati da chi dovrebbe avere il potere di proteggerci, davanti a noi non vediamo futuro, solo un cancello chiuso, dove e’ impossibile comunicare con il nostro amato figliolo. Vediamo le autorita’ come delle marionette, statue senza vita o sentimenti, oggetti senz’anima, che prendono le decisioni sul nostro destino, mentre se la spassano usando i soldi delle nostre tasse. Noi non sappiamo se dentro le loro teste esistano dei contatti, dei sentimenti umani o solo dei vermi che si mangiano uno con l’altro per sopravvivere. “-“ Mannaggia Alessio, “- interviene Manuele, -“mi dispiace tanto sapere che tu sia in questo

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stato di completa disperazione e non capisco perche’, il nostro governo abbia permesso di eliminare completamente tutto il potere dai genitori. Io penso che, quando si ha famiglia, ci si sente responsabili per i figli, fino alla morte. Per me questo superpotere sulle nuove generazioni, che il Governo si e’ assunto, togliendolo alle famiglie, e’ come un atto di pirateria famigliare e, spero tanto che coloro che stilano e fanno osservare queste leggi capiscano l’enorme danno che hanno subito ed ancora stanno subendo i nuclei famigliari. Purtroppo, io e mia moglie abbiamo vissuto ossessionati dal fatto di non poter avere figli, ma oggi devo dire che sono contento, perche’ non so proprio come potrei vivere con un dilemma come il tuo. L’unica cosa che ti posso dire e’, che se hai bisogno di aiuto, io sono disponibile per te. Comunque, a parte i problemi della famiglia, in Australia, abbiamo migliaia di altri problemi, che non vengono nemmeno menzionati. Infatti, io ho un’oreficeria e sono gia’ stato derubato due volte. I due ladri, portavano passamontagna, cosi’ non si poteva vedere il viso e non sono mai stati presi. Durante i furti, io sono anche stato malmenato, ma non ho potuto difendermi. La legge dice cosi’, no? Perche’, se ti difendi e ferisci o uccidi qualcuno dei ladri, salvati cielo, siccome esiste quella”roba”, che loro continuano a chiamare legge, ma che ha completamente perso ogni senso legale... Infatti, quando dovrebbero darti la medaglia perche’ sei riuscito a prendere un criminale, che loro non riuscirebbero mai a prendere, ti mettono in galera! Proprio cosi’, mettono in galera la vittima, non i criminali! Ah! Ah! Ah! Roba da commedia dell’arte. Abbiamo l’esempio di cio’ che e’ successo ad un povero disgraziato in Italia, qualche tempo addietro, Perche’, non solo ha avuto la vita distrutta, mentre il suo commercio e’ andato a farsi friggere, ma la “Legge” gli ha affibbiato 14 anni di galera. Inoltre, le famiglie dei ladri hanno chiesto i danni per i due morti ed il ferito (tre criminali) che ammonterebbe a euro 750.000. Gli italiani hanno reclamato, ma non si sa mai come va a

Opening Hours: Monday-Friday: 8:30 am - 5:30pm Saturday: 8am - 2pm Sunday: closed

finire, perche’ il mondo funziona alla rovescia. Percio’, io un giorno chiudero’ il mio negozio e mi dedichero’ alla pesca, sempre sperando che i pesci non mi chiedano i danni... A questo punto, chi puo’ piu’ avere fiducia nei governi, nella legge o nella giustizia?”Ora e’ Dario che prende la parola: -“ Ben detto Manuele. Infatti, stiamo tutti vivendo in un mondo che non sembra avere nulla di reale. Stiamo ascoltando storie senza senso, che si ripetono all’infinito, senza alcuna risoluzione utile o pratica. Io personalmente ritengo che il colpo di grazia al benessere australiano e’ stato inflitto dall’avvento della tassa Governativa GST, cui gli australiani non erano preparati. A quei tempi c’era un ministro che disse alla popolazione: “Se io vincero’ le elezioni, nel mio governo non entrera’ mai la tassa GST. Infatti la gente lo voto’ (anch’io, che cretino) e dopo pochissimo tempo, arrivo’ anche la GST. Infatti, I miei genitori avevano un piccolo commercio, appena all’inizio. Con quella nuova tassa, sarebbe stata necessaria una segretaria. Ma poiche’ essi non se la potevano permettere, hanno dovuto rimetterci tutto. Ma come loro, moltissimi piccoli commerci hanno fatto la stessa fine. Per me quella e’ stata la piu’ grande fandonia della storia australiana e da allora ho smesso di credere ai politici, mentre l’Australia ha cominciato a cadere sempre piu’ in basso ed ora i nostri figli non possono nemmeno piu’ comprarsi casa, perche’ una casa a Sydney costa il doppio di una casa a Montecarlo. Noi abbiamo amici che abitano in America, nell’Hutah, dove tutti i giovani possono ancora comprarsi casa, non in Australia. I miei genitori sono venuti in Australia lasciando tutti i loro affetti famigliari e sia loro che noi abbiamo sofferto moltissimo per questo. Gli hanno detto che era “The luchy Country” e credo che, per un po’ fu davvero “lucky”, ma, col tempo, e’ diventata “The twisted Country”, perche’ tutti abbiamo dovuto vivere la nostra vita in questa terra piena d’ipocrisie ed ora, anche se i miei volessero, non sarebbe piu’ possibile per loro tornare indietro, perche’ sono stati strippati della cittadinanza italiana e sono diventati “Alieni Legali”, percio’si sentono imprigionati in una terra che non ha mantenuto nessuna promessa fatta al loro arrivo. Cosi’ e’ come si sentono i miei genitori ed anche se noi figli ci

siamo, in qualche modo adattati, viviamo disorientati in un paese che, anziche’ progredire, e’ regredito nel tempo, dove non esiste spazio per dimostrare il proprio potenziale, dando troppo retta e troppo potere a tutti coloro che continuano ad arrivare da chissa’ dove, paesi in cui, sembra che non sia nemmeno necessario obbedire ad una qualsiasi legge e poiche’ ci dicono che noi dobbiamo rispettarli, anche se loro non rispettano noi, siamo costretti a sottostare al loro volere, solo per non crearci dei problemi legali. Fortunatamente i miei figli non si sono lasciati trascinare dalla droga. Sia il maschio che la femmina si sono sposati ed hanno gia’ dei pargoletti, ma fanno una grande fatica a pagare le rate delle loro case ed hanno dovuto eliminare il periodo delle ferie estive e speriamo solo che nessuno di loro si ammali, altrimenti non ce la faranno. Stiamo tutti vivendo in un clima d’insicurezza estrema che ci fa diventare nervosi, affannati e facili alle malattie.”E’ la volta di Raffaele che interviene dicendo: -“Avete proprio ragione, a proposito delle malattie. Io, essendo infermiere, ne vedo di tutti i colori. Gente che e’ sempre stata sanissima, s’ammala di colpo e muore prima che si possa fare qualsiasi cosa. A volte non si riesce nemmeno a capire la ragione della sua morte. La salute e’ diventata anch’essa una cosa irreale. Comunque, ho letto qualcosa sulla salute degli individui., che si riferisce a Robert F. Kennedy Jr., che e’ il piu’ controverso Segretario sulla Salute in America, egli era conosciuto come un prolifico e tradizionalista personaggio, che faceva di tutto per il mantenimento della produzione di generi alimentari senza elementi nocivi. La sua dedizione alla guerra contro i prodotti nocivi lo fece apparire su uno dei mensili “Time”, con la nomina di: “Eroe per il Pianeta”. Sia che il problema si riferisca ad un fiume, ad un vaccino, un pesticida, una droga psichiatrica o un prodotto chimico in una pappa di cereali per bambini, Kennedy ritorna sempre alla stessa domanda morale: “Chi ne ha un beneficio, chi paga e perche’ a coloro che ne sono danneggiati, viene chiesto di stare zitti.” Ecco perche’ la sua campagna sulla salute non puo’ venire separata dalla sua carriera dedicata all’ambiente. Ah, come sarebbe bello averne uno cosi’ anche in Australia!” ZzzzzzzzzzzzzzciaooooooooooooZzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz


a tu per tu

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Martedì 25 Agosto 2026

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La comunità italiana va difesa, ma servono rappresentanti credibili di Emanuele Esposito Arrivato in Australia nel 1971, per trent’anni al Consolato Generale d’Italia e poi presidente del COMITES di Sydney, Maurizio Aloisi ripercorre oltre mezzo secolo di vita della comunità italiana. Dalla vecchia emigrazione ai nuovi giovani laureati, dal ruolo dei COMITES alla riforma del voto estero: «Le istituzioni sono utili solo se vengono utilizzate per servire la comunità, non per costruire carriere politiche». Quando Maurizio Aloisi arrivò in Australia nel 1971 non pensava necessariamente di restarci. Era un giovane romano curioso, con la voglia di conoscere il mondo e di fare nuove esperienze. Alle spalle aveva già trascorso alcuni anni in Tunisia suonando in un’orchestra italiana e davanti aveva, almeno inizialmente, una possibile carriera cinematografica dopo gli studi al Centro Sperimentale. L’Australia, però, lo conquistò. «Mi è piaciuto subito l’ambiente, la mancanza di burocrazia, l’assistenza del governo e il modo di vivere», racconta Aloisi, ricordando un Paese nel quale all’inizio degli anni Settanta il lavoro non mancava e si poteva quasi cambiare occupazione da un giorno all’altro. Anche la musica contribuì a sostenere i primi anni della sua nuova vita australiana. La svolta arrivò nel 1984, quando iniziò a lavorare al Consolato Generale d’Italia. Sarebbero diventati circa trent’anni trascorsi osservando dall’interno la trasformazione della comunità italiana e dello stesso sistema consolare. Era un altro mondo. Non esistevano ancora gli strumenti digitali di oggi e gran parte delle attività veniva svolta manualmente. Ma soprattutto il Consolato rappresentava il principale punto di riferimento della collettività: pensioni, assistenza, scuola, questioni commerciali e legali passavano praticamente tutte dagli uffici consolari. In alcuni periodi il personale arrivava a oltre venti persone e, all’apertura degli uffici, decine di connazionali erano già in attesa. Quell’esperienza permise ad Aloisi di conoscere da vicino generazioni di italiani, associazioni, imprenditori e famiglie. Dopo la pensione arrivò una nuova stagione, quella del COMITES. «Il COMITES non dovrebbe fare politica» Su questo punto Aloisi non usa mezzi termini. La sua idea di COMITES è quella di un organismo al servizio dei cittadini, non un trampolino per ambizioni personali. «Per me il COMITES è soltanto il portavoce delle istanze, dei problemi e delle aspettative della nostra comunità, che si confronta con le autorità consolari e cerca di risolvere questi problemi». Quando accettò di candidarsi, racconta, pose proprio una condizione: non trasformare il COMITES in uno strumento politico. Nella sua esperienza da presidente riuscì, insieme al Consolato, a ottenere una sede per l’organismo e soprattutto a sviluppare una delle iniziative che ancora oggi rappresentano un esempio concreto di servizio: il Consolato

itinerante. L’idea nasceva da un problema molto semplice. Numerosi italiani residenti lontano da Sydney erano costretti a percorrere centinaia di chilometri per pratiche consolari essenziali. Da qui la proposta di portare periodicamente alcuni servizi direttamente nelle comunità regionali. Per Aloisi questa è precisamente la funzione che dovrebbe avere un COMITES: ascoltare un problema e cercare una soluzione concreta. Ma il giudizio sull’attuale struttura resta severo. I COMITES, sostiene, hanno poteri estremamente limitati. Anche quando sono chiamati a esprimere un parere su finanziamenti o progetti, quel voto non è vincolante. «Come principio è utile», spiega, «ma diventa inutile, anzi dannoso, se viene gestito male o utilizzato per interessi personali e carriere politiche». Da qui la necessità di una riforma vera. Aloisi ha osservato l’emigrazione italiana in Australia per oltre cinquant’anni. Quella incontrata nel 1971 era ancora relativamente giovane. Erano gli anni nei quali tanti italiani cercavano di costruirsi un futuro attraverso il lavoro, la piccola impresa, la ristorazione e il commercio. Molti di quei connazionali sono diventati imprenditori di successo e hanno contribuito profondamente allo sviluppo del Paese. «Secondo me l’Australia, in un certo senso, l’ha plasmata anche la comunità italiana», sostiene Aloisi. Oggi l’immigrazione è diversa. Arrivano giovani con livelli di istruzione più elevati, molti laureati e professionisti alla ricerca di opportunità che spesso l’Europa non riesce più a garantire loro. Aloisi considera positiva l’esperienza internazionale, anche quando si conclude con un ritorno in Italia: conoscere un’altra società significa acquisire strumenti che un giorno possono essere utilizzati anche per migliorare il proprio Paese.

Resta però un problema generazionale. Secondo Aloisi molte associazioni italiane hanno bisogno di rinnovarsi. I gruppi dirigenti sono spesso gli stessi da decenni e diventa necessario aprire spazio a nuove energie. Lo stesso vale per la politica. «Non votate qualcuno soltanto perché viene dalla vostra regione» Uno dei passaggi più netti dell’intervista riguarda il voto degli italiani all’estero. Aloisi critica apertamente il campanilismo che ancora condiziona una parte dell’elettorato. «Ho sentito persone dire: voto quello perché viene dalla mia regione. Io invece voglio votare qualcuno che mi presenta un programma e mi convince che quel programma sia adatto alle mie esigenze». Una comunità matura politicamente, sostiene, dovrebbe giudicare competenze, proposte e capacità di rappresentanza, non soltanto l’origine geografica del candidato. Il problema è anche la distanza tra Roma e l’Australia. I partiti italiani, secondo Aloisi, conoscono troppo poco le dinamiche locali e spesso finiscono per affidarsi ai nomi suggeriti da associazioni, patronati o gruppi già organizzati sul territorio. Per questo considera fonda-

mentale mantenere una rappresentanza realmente legata all’Australia. Parlando della riforma della Circoscrizione Estero, Aloisi sostiene che «un Paese come l’Australia deve avere la sua rappresentanza» e che deve essere garantita agli elettori la possibilità di scegliere candidati capaci di conoscere realmente la comunità locale. Altro tema centrale è il sistema di voto. Aloisi considera ormai superato il voto postale così come viene utilizzato oggi. La sua preoccupazione riguarda soprattutto l’impossibilità di verificare in ogni circostanza chi abbia effettivamente compilato la scheda e la gestione dei plichi elettorali. «Non importa il numero dei votanti, l’importante è che siano genuini». Tra le possibilità cita anche l’idea di seggi itineranti, sul modello dell’esperienza del Consolato itinerante: strumenti capaci di raggiungere le comunità lontane dalle grandi città garantendo al tempo stesso maggiori controlli. «La politica ha perso le ideologie» Dall’esperienza australiana il discorso inevitabilmente torna all’Italia. La burocrazia resta, per Aloisi, una delle grandi zavorre del Pae-

se. Non è un problema di questo o quel governo, ma qualcosa che attraversa decenni di amministrazione pubblica e che rallenta imprese, investimenti e cittadini. Anche sulla politica il giudizio è amaro. «Oggi la politica non esiste più. Non c’è più l’ideologia. C’è solo una lotta al potere». Secondo Aloisi sono progressivamente scomparse le scuole politiche, le sezioni di partito, la militanza e quella formazione che un tempo accompagnava un giovane prima di arrivare alle istituzioni. Oggi, invece, la visibilità rischia di contare più della preparazione. I social hanno ulteriormente accentuato il fenomeno, spostando spesso il confronto dai programmi alla vita privata, all’abbigliamento o alle polemiche personali. Per Aloisi criticare un governo è legittimo e necessario, ma una critica politica dovrebbe essere accompagnata da una proposta alternativa. C’è infine una risposta che racconta forse più di ogni altra il rapporto particolare tra emigrazione e identità. Dopo oltre cinquant’anni in Australia, Aloisi non ha ancora acquisito la cittadinanza australiana. Dice di amare profondamente il Paese che lo ha accolto, di essergli riconoscente e di pensare persino di diventare australiano un giorno «per rispetto verso il Paese che mi ha dato tanto». Ma alla domanda se tornerebbe definitivamente in Italia la risposta è netta: no. Dopo una vita trascorsa in un sistema diverso, riabituarsi a certe inefficienze e alla burocrazia italiana sarebbe troppo difficile. E il messaggio finale alla comunità sintetizza bene oltre mezzo secolo di esperienza: «Non fatevi influenzare dalle voci esterne. La nostra comunità è sempre importante, è sempre da difendere. Fidatevi delle istituzioni, se potete. Sono sicuro che la comunità italiana continuerà a farsi onore come ha sempre fatto in tutto il mondo». È probabilmente questa la fotografia più nitida lasciata dall’intervista: una comunità profondamente cambiata, che conserva una storia straordinaria ma che oggi ha bisogno di rinnovamento, rappresentanza credibile e istituzioni capaci di tornare alla loro funzione fondamentale. Servire i cittadini.


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passatempo e umorismo

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all'italiana

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Robot e AI alla conquista dell’industria italiana

Zurigo apre al Made in Italy Il prossimo 9 novembre, il Gottlieb Duttweiler Institut di Zurigo, ospiterà la prima edizione dello Swiss Italian Food and Wine Forum, il nuovo appuntamento ideato e sviluppato dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera per implementare il dialogo tra le eccellenze agroalimentari e vitivinicole Made in Italy e il mercato elvetico. Un’intera giornata dedicata ad approfondimenti sui temi caldi legati al settore, sull’indagine degli andamenti, dei trend e delle relazioni economiche tra i due Paesi in materia di export e di valorizzazione della qualità delle proposte che entrano nel mercato elvetico. Cosa cercano i buyer? In che modo i produttori possono soddisfare la domanda elvetica? Quali sono le migliori strategie per creare indotto reciproco e proposte di valore tra i due Paesi? Queste saranno solo alcune delle domande che troveranno risposta in una intera giornata dedicata ad uno dei settori più noti, identitari e maturi trattati dalla CCIS. Con questa prima edizione dello Swiss Italian Food and Wine Forum, la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera intende dare vita a una piattaforma stabile di incontro tra aziende italiane, buyer svizzeri, distributori, opera-

tori horeca, partner e istituzioni, in un contesto pensato per generare networking qualificato, contenuti di mercato ad alto valore e opportunità concrete di sviluppo commerciale tra Italia e Svizzera. La prima edizione del Forum vanta il sostegno di importanti soggetti istituzionali, tra cui il Consolato Generale d'Italia a Zurigo, l'Italian Trade Agency (ITA), la Regione Basilicata (con attività che verranno inserite anche nella programmazione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo) oltre a partner storici della distribuzione e della ristorazione italiana in Svizzera. La giornata del 9 novembre si articolerà in 4 momenti differenti ma complementari. Dopo il welcome coffee delle 9:30, dalle 10:00 alle 12:30 si darà spazio alla sessione plenaria aperta a tutti i partecipanti. Un momento di confronto e di formazione che permetterà di avere nozioni qualificate derivate dall’analisi del mercato svizzero, dei trend di consumo, degli scenari futuri che si delineano per il settore. Ad essere protagonisti saranno i referenti istituzionali coinvolti (rappresentanti del Sistema Italia e del Sistema (NoveColonneATG)

Se fino a ieri l’eccellenza italiana nel mondo era percepita prevalentemente attraverso la moda, il cibo o il design, oggi il paradigma sta subendo un’accelerazione decisiva: la scienza e la tecnologia sono, a tutti gli effetti, la nuova frontiera del “Made in Italy”. A confermarlo sono i numeri reali di un settore, quello della robotica, che sta vivendo un nuovo ciclo vitale in cui la creazione di valore si sposta dalla precisione meccanica ai livelli di intelligenza artificiale, percezione e autonomia. L’Italian Tech Landscape 2026, lo studio realizzato da La Tech Made in Italy in collaborazione con Altermind, che dal 2024 mappa, classifica e valorizza l’eccellenza tecnologica italiana con l’obiettivo dichiarato di renderla visibile e competitiva a livello globale, fotografa un ecosistema robotico che vanta una maturità commerciale di livello, raggiungendo 1,1 miliardi di euro di ricavi totali. Il settore è supportato da una forza lavoro specializzata di 2.954 dipendenti, impiegati nello sviluppo di 22 soluzioni censite. Un dato che spicca e che testimonia l’alto valore aggiunto del comparto italiano è la sua redditività e forza commerciale: il ricavo medio per singola soluzione si attesta infatti a 21,9 milioni di euro, accompagnato da un rendimento medio per addetto pari a 356.000 euro. A livello geografico, la distribuzione dell’innovazione mostra un asse consolidato che vede protagoniste assolute tre regioni. La Lombardia guida il settore confermandosi il vero polo propulsore della robotica italiana: domina sia per numero di soluzioni (6) sia per giro d’affari, generando 187 milioni di euro, pari al 26,1% dei ricavi nazionali. Segue la Toscana, che con 5 soluzioni sviluppate sul territorio genera 132 milioni di euro (il

21,7% dei ricavi). Al terzo posto la Puglia, con 3 soluzioni attive, un fatturato di 30 milioni di euro e un impatto del 13% sul totale. Pari merito per incidenza percentuale (13%) è la Liguria, sostenuta da 2 soluzioni per un valore di 23,4 milioni di euro. Completano il panorama dell’innovazione territoriale il Piemonte (23,7 milioni di euro e 8,7% dei ricavi con 2 soluzioni), l’Emilia Romagna (9,4 milioni di euro e 8,7% con 1 soluzione), le Marche (5,7 milioni di euro e 4,3% con 1 soluzione), il Veneto (4,5 milioni di euro e 4,3% con 1 soluzione) e la Campania (1 soluzione). “La robotica non è più soltanto una questione di eccellenza ingegneristica o hardware, ma un ecosistema deep-tech guidato dal software, dalla percezione e dall’autonomia decisionale. Spiega Max Brigida, Founder de La Tech Made in Italy – Assistiamo a una trasformazione radicale in cui le imprese del settore si evolvono in vere e proprie software house, capaci di integrare computer vision, edge computing e digital twin. In questo contesto, che rispecchia appieno la traiettoria della Transizione 5.0, la vera sfida non è l’adozione passiva della tecnologia, ma il passaggio da

una produzione programmata a una produzione adattiva. Il dato diventa il cuore pulsante della fabbrica e l’intelligenza artificiale l’infrastruttura decisionale di riferimento. Per l’Italia e per l’Europa l’obiettivo non è più solo la fattibilità tecnica, ma la costruzione di ecosistemi interoperabili e regolamentati, capaci di coniugare etica antropocentrica, conformità normativa e impatto sociale sia nell’industria manifatturiera che nella sanità e nei servizi”. Sul fronte dei top player, il mercato è saldamente ancorato a campioni nazionali di grande portata: la classifica dei ricavi è guidata da Comau (187 milioni di euro), System Logistic SPA (132 milioni di euro) e Indeva Group (30 milioni di euro). Seguono Oppent (23,7 milioni), Campetella Robotic Center (23,4 milioni), Roboze (9,4 milioni), CRP Tecnology (5,7 milioni), Oversonic (4,5 milioni), Capio Robotics (2,8 milioni), e Euclid Labs Video And Robotic (2,5 milioni). Nonostante questi numeri solidi e la presenza di un’azienda leader con oltre un miliardo di fatturato complessivo, lo studio evidenzia come il settore stia attraversando una fase di transizione profonda. (NoveColonneATG)

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mezz'ora di religione

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Leone XIV: A ogni livello, l’autorità è servizio

Papa Leone XIV ha concluso a Rimini la sua visita pastorale di un giorno nella Repubblica di San Marino e nella città romagnola, celebrando la Messa per la XXI domenica del Tempo Ordinario davanti a circa 25.000 fedeli riuniti nell’area del porto. Al centro dell’omelia, il Pontefice ha posto la professione di fede dell’apostolo Pietro, che riconosce in Gesù il Cristo, il Messia e il Figlio eterno del Padre. Da questa fede, ha spiegato, nasce una chiamata precisa: seguire Cristo sulla strada del servizio, perché Gesù è venuto nel mondo «per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Le parole di Pietro e il gesto simbolico della consegna delle chiavi del Regno, ha sottolineato Leone XIV, mostrano che nella Chiesa «l’autorità è servizio». Un principio che riguarda non soltanto vescovi e sacerdoti, ma ogni battezzato, chiamato ad accogliere, riunire, perdonare, liberare e accompagnare chi è ferito dal peccato e dalle sue conseguenze. Richiamando la prima lettura, il Papa ha ricordato che tutto ciò che siamo e possediamo è un dono di Dio, affidato alle nostre mani affinché possiamo diventare strumenti di salvezza per gli altri. Anche i disegni di Dio, apparentemente imperscruta-

bili, trovano la loro spiegazione nell’immensità del suo amore, che supera ogni capacità e aspettativa umana. Leone XIV ha quindi rivolto uno sguardo particolare alla Romagna, elogiandone l’ospitalità, la generosità e la disponibilità. Ha invitato la regione a essere un luogo accogliente non soltanto per il turismo e lo svago, ma anche per la spiritualità e l’incontro umano. Nel contesto della fine della stagione estiva, il Papa ha messo in guardia dal rischio che il riposo si trasformi in dispersione, invitando invece a riscoprire Dio e la profondità delle relazioni con gli altri. La comunità cristiana, ha concluso, deve favorire questo incontro attraverso l’accoglienza, l’ascolto e la carità, prestando particolare attenzione anche a chi è ferito nel corpo e nello spirito e a quanti, lontani dalla propria patria, cercano rifugio, cibo e assistenza. Prima della conclusione, Leone XIV ha affidato i fedeli alla Vergine Maria e ai santi patroni, indicando come atteggiamenti da coltivare ogni giorno la preghiera, l’unità, l’ascolto, il coraggio, la semplicità e la gratitudine.

La Chiesa Cattolica non deve gestire il declino

Non gestire il declino, ma costruire il rinnovamento. È questa la sfida indicata dall’arcivescovo John Wilson, alla guida dell’arcidiocesi di Southwark, nel sud di Londra e nel Kent, intervenuto recentemente a Sydney davanti a quasi 230 sacerdoti, diaconi e seminaristi. Dal 2023 Wilson porta avanti il percorso pastorale Called to Bear Fruit, nato con l’obiettivo di rafforzare l’evangelizzazione, formare nuovi discepoli e incoraggiare la testimonianza cristiana nelle parrocchie. I primi risultati sono significativi: quest’anno oltre 590 adulti hanno partecipato al Rito

dell’Elezione nella cattedrale di St George, il numero più alto dal 2011. Provenivano da 112 parrocchie e circa la metà aveva meno di 35 anni. «Non è una questione di numeri», ha spiegato l’arcivescovo. «I numeri non sono la cosa più importante, ma vedere una Chiesa viva e vibrante è un vero segno di speranza». Wilson insiste sulla necessità di rinnovare la vita pastorale prima di procedere a riorganizzazioni e accorpamenti. «Se ristrutturiamo senza rinnovare, semplicemente decliniamo», ha osservato. Il percorso di Southwark è par-

tito da un’ampia consultazione del clero, seguita dal coinvolgimento dei fedeli laici. Migliaia di persone hanno partecipato, individuando 15 priorità, con particolare attenzione ai giovani. Uno degli elementi centrali della strategia è il maggiore coinvolgimento dei laici nell’evangelizzazione e nella catechesi. Attraverso l’Agency for Evangelisation and Catechesis, l’arcidiocesi ha creato una rete di responsabili e collaboratori laici destinati ad affiancare i sacerdoti nella missione pastorale. Per Wilson, la valorizzazione dei laici permette inoltre ai sacerdoti di concentrarsi maggiormente sulla celebrazione dei sacramenti e sull’accompagnamento delle comunità, riducendo il peso delle incombenze amministrative. «La più grande risorsa che abbiamo nella diocesi è la nostra gente», ha sottolineato. Guardando a Sydney e alla preparazione di Eucharist28, il suo messaggio è stato semplice: «Credete nella potenza dell’Eucaristia» e affrontate il futuro con fiducia, anche nel silenzio di Dio.

by ROLAND MELOSI

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A second 'resting' Vatican: knowing Castel Gandolfo For four centuries, Castel Gandolfo has been closely woven into the history of the papacy. Set among the hills of the Castelli Romani overlooking Lake Albano, just outside Rome, the small town has long provided popes with a place to escape the summer heat, pray, work and reflect away from the pressures of the capital. With Pope Leo XIV returning to Castel Gandolfo, an ancient papal tradition has once again come to life. The tradition began in 1626 under Pope Urban VIII, who established the custom of leaving Rome during the hottest months for the cooler climate of the Alban Hills. The arrival of the Pope soon became a major event for local residents, who welcomed the papal procession with celebrations and ceremonial gunfire. Following the fall of the Papal States in 1870, however, the papal residence was largely abandoned for more than six decades. Its fortunes changed with the Lateran Pacts of 1929, which recognised the property’s extraterritorial status under the Holy See and restored its importance as a papal residence. Today, the papal estate covers around 55 hectares and includes the gardens of Villa Barberini. The grounds occupy the site of the ancient villa of the Roman Emperor Domitian and benefit from a distinctive microclimate. In 2023, Pope Francis launched the Borgo Laudato Si’ project there, inspired by his 2015 encyclical and dedicated to environmental sustainability, education and care for creation. Pope Leo XIV has revived Castel Gandolfo as a place of residence and retreat. Away from the formal setting of the Vatican, the Pope has been able to enjoy the countryside and outdoor activities, continuing a tradition shared by many of his predecessors. Several popes were known to appreciate horse riding and other activities in the grounds of the estate. Yet Castel Gandolfo is about much more than papal leisure. Its relationship with the local population has developed over centuries, producing a

remarkable collection of personal memories and stories. Residents still recall the more informal side of papal life, including stories of Pope John XXIII, remembered for his concern for ordinary families and their everyday needs. These memories reveal a more personal dimension of the papacy: popes who were not simply distant figures of authority, but neighbours who walked through the town, spoke with residents and took an interest in their lives. In 2016, Pope Francis opened the Apostolic Palace to the public as a museum, bringing an end to its traditional role as the Pope’s summer residence. During the early period of his pontificate, Pope Leo XIV instead stayed at Villa Barberini. The significance of Castel Gandolfo, however, goes well beyond its picturesque setting. St John Paul II famously described it as the “second Vatican”, emphasising that the Pope does not simply come here to rest. Throughout modern history, the summer residence has been a place where popes have continued their ministry, meeting advisers, writing, studying, praying and dealing with important matters affecting the Catholic Church. That is perhaps the enduring character of Castel Gandolfo. It offers the Pope something the Vatican cannot easily provide: distance without isolation, privacy without complete separation and a setting in which work and contemplation can coexist. Four centuries after Urban VIII first made the journey from Rome, Castel Gandolfo remains a living chapter in the history of the papacy. Its gardens, palaces and streets preserve the memory of generations of popes, while the return of Pope Leo XIV has given this historic relationship a new chapter. For the people of Castel Gandolfo, the Pope is not simply a visitor. He is part of the identity of the town itself — a presence that has shaped its history, its traditions and its collective memory for generations.


la pagina di Ketty

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Il Ferragosto italiano ricordato dalle Comunità all’estero

di Ketty Millecro È vero che all’estero il Ferragosto non è una festa commemorativa come in Italia, ma le comunità internazionali dei nostri connazionali amano ricordare le storie e le leggende del caratteristico mezz’agosto della loro madre patria. Il ferragosto messinese è tra le feste più singolari del mondo e riportate dai nostri emigrati in America e Australia. Riuniti presso le proprie Associazioni cominciano a raccontare quel fatidico giorno siciliano. Si comincia con la narrazione culinaria. Riferiscono che, oltre al pranzo tradizionale, in cui primeggia la tipica pasta ‘ncaciata e il pollo (u iadduzzu) con patate, segue l’anguria e il tipico dolce, bianco e nero. È tradizione festeggiarlo in famiglia, ma anche tra amici. È usuale, sottolineano, per i Messinesi celebrarlo con le figure dei Giganti e la processione della Vara. “U Gilanti e a Gilantissa” sono statue gigantesche, traportate su grandi ruote per le vie della città

il giorno antecedente al ferragosto. Considerate figure mitologiche, sono anche storiche. Il loro nome sembra derivare dal greco Kronos e Rhea, divinità greche, poi per i latini divenuti Mata e

Grifone. Risalgono alla fine del XVI sec., periodo di conflitti tra Messina e Palermo, per la funzione della città-capitale della Sicilia. I due simboli messinesi: Mata e Grifone sono raffigurati

con due statue enormi di legno che superano gli otto metri d’altezza. Zanclo o Grifone cavalca un cavallo nero. La sua testa è quella di un moro, incoronata da foglie di alloro; alle orecchie

2 italiani si contendono la guida della FIFA, ma non della Coppa le pause per l'idratazione (allo scopo di aumentare lo spazio per gli spot pubblicitari durante le partite trasmesse in Tv), lo spettacolo nell'intervallo, per aver annullato l'espulsione (cartellino rosso) di un giocatore statuniten-

di Dom Serafini È interessante osservare come due italiani si stiano contendendo il controllo della FIFA, la federazione calcistica internazionale: da un lato il presidente in carica, l'ormai screditato italo-svizzero Gianni Infantino; dall'altro lo sfidante, l'italo-canadese Vittorio (Victor) Montagliani, vicepresidente della FIFA e presidente della CONCACAF (la confederazione calcistica del Nord America e dei Caraibi). Entrambi parlano correntemente l'italiano (oltre all'inglese e francese). Questa sfida si svolge mentre la nazionale italiana di calcio non è riuscita nemmeno a qualificarsi per i Mondiali FIFA del 2026. Tuttavia, se l'incapacitá della squadra italiana è vista come una questione nazionale che riflette gli interessi economici dei proprietari dei club della Serie A, la lotta di potere ai vertici della FIFA è una questione puramente internazionale, che vede contrapposti due schieramenti: chi considera il calcio un'opportunità di profitto e chi lo vede come un'istituzione sociale. A sostenere la logica commerciale troviamo alcune squadre sudamericane riunite nella CONMEBOL (la confederazione di calcio sudamericana), oltre ad alcune squadre della Confederazione calcistica asiatica (che comprende i paesi arabi) e della

Confederazione calcistica africana. Sul fronte della logica istituzionale si schierano invece la UEFA (la confederazione europea) e la CONCACAF. Tuttavia, le 55 federazioni della UEFA e i 41 membri della CONCACAF non dispongono da soli dei numeri necessari per destituire Infantino dalla presidenza della FIFA (sono richiesti 106 voti su 211); ciononostante, UEFA e CONCACAF stanno attivamente costruendo alleanze e Victor Montagliani — inizialmente indicato come possibile candidato per il 2031 ma ora sembra deciso a candidarsi subito — potrebbe far cambiare posizione alla CONMEBOL nei confronti di Infantino. Giovanni (Gianni) Vincenzo Infantino, 56 anni, è nato a Briga, nella Svizzera meridionale, da immigrati italiani (originari di Calabria e Lombardia) e ricopre la carica di presidente della FIFA dal 2016; in precedenza, dal 2009, è stato segretario generale della UEFA. Vittorio Montagliani, 61 anni, è nato a Vancouver, in Canada, da immigrati italiani (originari dell'Abruzzo). Nel 2016 è diventato presidente della CONCACAF e vicepresidente della FIFA. Oltre che per la privatizzazione del calcio mondiale, Infantino è stato criticato per aver introdotto nelle partite del mondiale

se in seguito a una "pressione" del presidente Usa Donald Trump, per aver conferito a Trump un premio per la pace inventato di sana pianta e per aver elargito una liquidazione ad una presunta ex amante.

indossa orecchini a mezzaluna. Ha una corazza sopra una tunica bianca con bordo d’oro. Il colore della sua pelle ha fatto attribuire le sue origini turche o arabe. Il matrimonio dei due giganti ha un particolare fascino. Grifone, innamoratosi di Mata o Marta, in dialetto siciliano rafforzato Matta, avrebbe lasciato il suo paese per la prosperosa messinese, donna bianca dalle forme maestose . Mata viene raffigurata su un cavallo bianco. Racconta la leggenda che quest’ultima, di animo sensibile e generoso, aiutasse i cittadini Messinesi, preservavandoli dagli attacchi di Grifone, che al contrario era burbero e malvagio . Ogni qualvolta egli usciva, così come da leggenda, terrorizzava chiunque. Mata suonava le campane della Chiesa di Camaro per fare sfuggire i cittadini alle razzie di Grifone. La tradizione la vuole nativa di Camaro, sobborgo cittadino sul torrente Camaro. Durante lo sfoggio dei due giganti per le vie della città era solito farli seguire da un’altra macchina, con la figura di un cammello. Il tutto farebbe ricordare la venuta a Messina di Ruggero d’Altavilla su un dromedario dopo la sconfitta degli arabi. Il racconto tramandato dai nonni italiani non fa dimenticare nè le proprie origini, nè le radici che li accomunano insieme in fantasmagorici pranzi conviviali, che si ripetono puntualmente ogni anno. Che il Ferragosto torni a dare il senso della socialità in ogni parte del mondo e faccia rivivere, oltre che la fede popolare, anche le tradizioni più belle di ciascun paese, traccia e impronta di storie tramandate nei secoli e mai cancellate, nè in America, nè in Australia, divenendo traccia indelebile di ricordi.

Nesea, dalla Sicilia a New York La Nesea, barca a vela di 13 metri partita da Castellammare del Golfo, è arrivata a New York per consegnare la bandiera del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI) di Genova a Ellis Island. Al comando, l’architetto e marinaio napoletano Francesco Felice Buonfantino, progettista del

MEI, ha attraversato l’Atlantico navigando tra Caraibi, Bahamas e Florida. Il viaggio ha idealmente ripercorso le rotte degli emigranti italiani, diventando un ponte tra passato e presente. La bandiera resterà a Ellis Island come simbolo del legame tra Genova e la storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti.

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la pagina di Angelo Paratico

Martedì 25 Agosto 2026

Allora!

Andrea Gritti il bardolinese che fece tremare le potenze d’Europa

Ritratto del Doge Andrea Gritti

Stemma Storico A. Gritti

di Angelo Paratico A Bardolino, una perla del Lago di Garda, nacque uno dei giganti del Rinascimento italiano, il Doge Andrea Gritti (1455-1538) e neppure la città di Verona può vantare un personaggio più chiaro e geniale di lui. Eppure nulla lo ricorda e i bardolinesi ignorano la sua nascita. Andrea Gritti, commerciante, diplomatico, spia per la Serenissima, dongiovanni e grande gourmet fu anche il 77mo Doge di Venezia dal maggio 1523 al dicembre 1538. Fu un uomo colto e coraggioso, parlava l'inglese, il francese, lo spagnolo, il turco, il greco e il latino e quando fu eletto Doge, all'età di sessantotto anni, disse di non essere mai stato malato anche se aveva passato quasi tre anni prigioniero a Costantinopoli. Nacque a Bardolino perché il padre, Francesco di Triadano, vi aveva dei possedimenti ma morì quando lui era ancora bambino. Fu cresciuto dal nonno paterno che, dopo averlo educato privatamente, portandoselo dietro in alcune sue missioni diplomatiche in Inghilterra, Francia e Spagna,

una volta rientrato a Venezia lo mandò a studiare a Padova. Fu un bell'uomo, imponente e sempre allegro e si dice che possedesse un fortissimo appetito sessuale, unito a un appetito gastronomico che sarebbe stato la sua rovina, dato che morì per un’indigestione d’anguille. Si sposo molto giovane con Benedetta Vendramin ma questa morì dopo aver messo alla luce il loro figlio. Nella libertina Venezia ebbe anche una relazione con una bella monaca, di nome Celestina, che gli diede due figli. Commerciò in grano e divenne molto ricco. Il denaro lo investì per costruire la chiesa di San Francesco de la Vigna in Castello, come propria tomba ed è lì che venne sepolto. La commessa l’ebbe Jacopo Sansovino nel 1534 e venne completata nel 1554. Dieci anni più tardi fu affidata ad Andrea Palladio la costruzione della grandiosa facciata. Sappiamo che si trovava a Costantinopoli già nel 1501, in qualità di Bailo di Venezia e nel 1503 riuscì a negoziare una pace con i turchi. In seguito, fu nominato “Provveditore in Campo”

Il monumentale sepolcro del Doge Andrea Gritti nella chiesa di San Francesco della Vigna a Venezia

cioè Provveditore della Repubblica, insieme a Giorgio Corner, un compito difficile perché la guerra entrava in Italia nel contesto delle minacce che incombevano sul l’Italia settentrionale. Con la riconquista notturna di Padova del 17 giugno 1509, Machiavelli riconobbe in lui del genio tattico e la determinazione che segnò l'inizio della riscossa veneziana contro le potenze della Lega di Cambrai. All'inizio dell'estate del 1509, contadini e popolani insorsero in molte città di Terra Ferma intorno a Venezia, contro le truppe di Massimiliano e Andrea Gritti con Padova e Treviso ormai in pugno, fece muovere la flotta e l’esercito, riuscendo a riprendere il controllo completo di Friuli il 30 ottobre 1511 e sempre con l'aiuto della popolazione arruolata in milizia locale. Le cose si fecero poi sempre più favorevoli per Venezia quando i nobili di Brescia, allora sotto il dominio del re di Francia, chiesero ad Andrea Gritti di aiutarli a cacciarli dalla città, cosa che avvenne il 5 febbraio 1512 e poco dopo prese anche il controllo di Bergamo. Il re di Francia, Luigi XII, inviò il suo più brave generale, Gaston de Foix e Brescia non solo fu riconquistata, ma Andrea Gritti fu fatto prigioniero e portato a Parigi. Ma l'astuto veneziano riuscì ad ottenere la sua liberazione perorando abilmente la sua causa presso il Re e, cosa ancora più straordinaria, fu poi incaricato di agire come negoziatore tra Francia e Venezia. Il 14 settembre 1515 il nuovo re di Francia, Francesco I, alleato dell'Inghilterra e di Venezia, vinse a Marignano, dove sconfisse gli svizzeri, restituendo a Venezia quasi tutti i territori perduti sulla terraferma. Dopo quella batosta gli svizzeri smisero di fare guerre. Un anno dopo, gli spagnoli furono cacciati da Brescia e Andrea Gritti conquistò Verona il 24 gennaio 1517, dove entrò in trionfo. Il 25 febbraio 1525, Francesco I fu sconfitto a Pavia e contemporaneamente fatto prigioniero dall'imperatore Carlo V. Una situazione difficile da gestire per Venezia, che manteneva buoni rapporti sia con la Francia che con l'imperatore Carlo V, con il quale, appena due mesi dopo l'elezione a Doge di Andrea Gritti, Venezia aveva firmato il trattato

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Chiesa di San Francesco della Vigna

di pace a Worms il 29 luglio 1523. Andrea Gritti non era favorito per diventare Doge rispetto al suo concorrente Antonio Tron. Il senatore Alvise Pruili aveva infatti dichiarato prima dell'elezione di Andrea Gritti: « Non si può nominare Doge un uomo che ha già tre bastardi in Turchia! L’inquisizione romana a Venezia venne sempre mal vista e con Andrea Gritti le cose rimasero così. Dopo il disastro del sacco di Roma del 1527 egli accolse a Venezia molti intellettuali e Cardinali costretti a fuggire da Roma. Tra questi c'era il famoso Pietro Aretino. Andrea Gritti lo accolse a Venezia, divenne il suo protettore e intervenne anche con successo presso il papa Clemente VII (figlio di Giuliano de' Medici), che l’aveva preso in antipatia. Nel 1537 tentò di abdicare per vivere una vita più consona alle sue convinzioni religiose e alla sua età, lontano dalle pressioni della politica e del potere e inoltre disapprovava certe decisioni che si stavano prendendo.

La maggioranza dei nobili veneziani era favorevole a una guerra contro il Sultano di Turchia, mentre Andrea Gritti era fermamente contrario. All'età di 83 e nonostante l'età, si era battuto in Senato per tre giorni di fila per impedire questa guerra, che tuttavia fu votata contro la sua volontà, con un solo voto di maggioranza. Per limitare i danni volle ritirare le sue dimissioni per meglio controllare le follie di quei giovani bellicosi, che non conoscevano le forze del nemico. Non esiste una vera e completa biografia di questo gigante del nostro Rinascimento e, forse, bisognerebbe stabilire un premio internazionale per chi scriverà un buon libro su di lui e la sua opera. Esistono documenti negli archivi veneziani, fiorentini, milanesi e francesi che non sono stati ancora esplorati e che potrebbero fornire una gran messe di notizie su questo grande personaggio che ha fatto grande la nostra Italia.

Santo Stefano di Sessanio

La pietra bianca del Gran Sasso è il primo elemento che colpisce arrivando a Santo Stefano di Sessanio. Le abitazioni del borgo, costruite con lo stesso materiale delle montagne che lo circondano, formano un insieme compatto di vicoli, archi e passaggi coperti che salgono verso la torre medicea, uno dei punti panoramici più suggestivi dell’Abruzzo interno. È proprio questa continuità tra architettura e ambiente a rendere il paese, inserito nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, uno dei centri storici meglio conservati dell’Appennino centrale. Percorrere le sue strade significa entrare in un sistema urbano costruito per adattarsi alla montagna. Le vie del borgo, da attraversare rigorosamente a piedi, alternano scalinate in pietra, stretti passaggi

tra le abitazioni e percorsi coperti pensati per proteggere gli abitanti dalla neve e dai venti invernali. Tra gli edifici più antichi spiccano le case quattrocentesche, come la Casa del Capitano, mentre l’assenza di vere e proprie mura difensive è compensata dalla presenza delle cosiddette case-mura, abitazioni disposte senza soluzione di continuità e caratterizzate da piccole aperture che in passato contribuivano alla difesa del paese. A dominare il profilo di Santo Stefano di Sessanio è la torre medicea, costruita nel XIV secolo e poi legata alla famiglia dei Medici, che nel Cinquecento acquisì il controllo del borgo grazie alla fiorente attività legata alla produzione e al commercio della lana. Dalla sua sommità si apre uno dei panorami più ampi del territorio aquilano. (NoveColonneATG)


Allora!

la pagina di Marco Zacchera

Martedì 25 Agosto 2026

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LA STRADA DIFFICILE DELLA MELONI

A parte la riforma elettorale, se Giorgia Meloni vorrà vincere le prossime elezioni deve risolvere il caso Vannacci e usare al meglio la prossima legge finanziaria. Sarebbe stato importante rientrare già da quest’anno dalla procedura di infrazione europea, come era nelle speranze fino a

primavera (in 4 anni il deficit è comunque passato dal 7,1 al 3,1%) ma quel decimale di sforamento (che era poi lo 0,03%) ha bloccato tutto il processo che avrebbe permesso già da quest’anno spazi di manovra per un buon taglio delle imposte, ritocchi pensionistici e magari per creare un maxi-fon-

VERBANIA: LUNGOLAGO RAMELLI Non si placano a Verbania le polemiche da parte della sinistra perché l’Amministrazione comunale ha deciso di intitolare un tratto del lungolago a Sergio Ramelli, il ragazzo di destra ammazzato a Milano a sprangate nel 1975 da attivisti di “Avanguardia Operaia” e morto dopo 47 giorni di agonia. L’ANPI tuona alla provocazione, altri – come il PD - chiedono che “le scelte di intitolazione siano sempre condivise, altrimenti sono divisive” (divisivo ricordare un giovane ammazzato solo perché non di sinistra ?!). Ai tanti che si stracciano le vesti ricordo che basta fare un giro in città per vedere come a Verbania ci sia da sempre il “monopolio del ricordo”. Oltre che scuole, parchi, sale, palazzi possiamo scegliere tra singole vie e piazze rispettivamente intitolate per esempio alla Brigata partigiana Cesare Battisti, Brigata partigiana Valgrande Martire, Largo Caduti nei lager Nazisti, Via Fratelli Cervi, Via XXV Aprile, Via dei Partigiani, Via della Resistenza, Via Martiri (partigiani) di Pogallo, Via Martiri partigiani di Unchio, Piazza Martiri di Trarego, Via 42 Martiri ecc. Seguono tutta un’altra lunga

serie di vie, piazze e sale, saloni e palazzi intitolati a singoli partigiani e partigiane (con nome e cognome) o loro comandanti dalle scuole Peron a Piazza Flaim. A seguire non manca il “lotto” dei personaggi antifascisti: Piazza Gramsci, Piazza Matteotti, Piazza Don Minzoni ecc. Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma forse è una ridondanza che rischia di trasformare sempre tutto in retorica, visto che tanti verbanesi sono morti anche “dalla parte sbagliata” e non li ricorda mai nessuno. Eppure mi vengono in mente persone – come l’avv. Ernesto Pirola, sindaco di Pallanza durante la prima guerra mondiale e poi podestà durante la seconda - che un pubblico ricordo forse lo avrebbe meritato. Perfino il primo sindaco di Verbania nel dopoguerra, Vincenzo Adreani, si dimise per protestare contro la sua ingiusta detenzione dopo il 25 aprile. (tutta la storia su IL PUNTO n. 298 del 21.11.2009, mai smentita). Per “par condicio” segnalo che c’è però un’eccezione che mi ha sempre stupito: nella periferia di Verbania Suna ha resistito alle epurazioni infatti una “Via Balilla”. Dimenticanza o memoria dello storico ragazzo genovese?

do per le spese sociali. Qualcuno sostiene che lo sgambetto sia stato fatto apposta con pugnalate nascoste a livello romano ed europeo, certo che ora la coperta è corta, anche se la sinistra è così sciocca da parlare solo di patrimoniale e tasse di successione. Di fatto ci sono da spendere in più solo i risparmi sugli interessi dei titoli di stato (l’Italia è più credibile di prima sui mercati internazionali e lo spread più favorevole) ma bisogna pur arrivare a un taglio delle imposte per il ceto medio e continuare a limare le accise sui carburanti in attesa di tempi petroliferi migliori. Si potrebbe doverosamente chiedere un surplus di tassazione sui (vergognosi) extraprofitti di banche, finanziarie e imprese petrolifere per le quali il ’26 sarà un anno di grazia, ma sapendo già che qualcuno (Forza Italia?) cercherà di mettersi di traverso. Alla fine una ricetta alternativa sarebbe anche quella di parlar chiaro direttamente agli italiani spiegando gli stretti vincoli europei, l’ingiustizia dei maggiori costi energetici che subiamo ma di cui non siamo responsabili e sul fatto che – per esempio – il governo non può (proprio per la legge europea sulla concorrenza) bloccare i prezzi dei carburanti. Se poi l’Europa protesta si giochi allora pesante con il contro-ricatto delle spese militari, perché in fondo è assurdo chiedere a un paese di non spendere per i suoi cittadini e poi spingerlo a fare nuovo deficit solo per gli armamenti che non entrano nel plafond. La Meloni lo ha già detto, ma il non ricorrere – o farlo in misura minima – ai fondi SAFE per la difesa sarebbero un segnale importante, così come un alleggerimento degli aiuti all’Ucraina, invisi ormai a buona parte degli elettori e l’evidenza della crescita della corruzione (che su IL PUNTO denuncio da sempre). E’ comunque una strada stretta, con la Meloni che rischia di inciampare proprio sul traguardo dopo aver condotto in testa gran parte della gara.

IL CASO TOTI La notizia è scivolata via tra quelle minori, ma il giudice del tribunale di Genova, Giorgio Morando, accogliendo le richieste della stessa procura genovese, ha archiviato le posizioni degli imprenditori presunti corruttori dell’ex presidente della regione Liguria, Giovanni Toti. L’allora governatore ligure – dopo una lunga ed estenuante detenzione preventiva, da molti interpretata come vera e propria coercizione ad ammettere le sue responsabilità – aveva patteggiato a fine 2024 con 1.650 ore di lavori socialmente utili la chiusura dell’inchiesta a suo carico per una presunta serie di episodi di corruzione e finanziamenti illeciti per il suo movimento politico “Cambiamo”. Inizialmente Toti era stato anche accusato di corruzione elettorale, ipotesi di reato poi decaduta. In pratica Toti era stato accusato dalla procura di aver preso delle decisioni strategiche in regione per favorire alcuni imprenditori e poterne così poi averne un futuro beneficio elettorale. Già cadute a suo tempo le accuse a Toti di aver usato metodi mafiosi, il patteggiamento chiuse il procedimento a suo carico rimasto però aperto a carico degli imprenditori che l’avrebbero dovuto corrompere, ma che però ora ne escono prosciolti. A lume di logica se i “corruttori” non hanno avuto responsabilità, non si capisce quali fossero le azioni corruttive e quindi forse Toti fece male a patteggiare e a non andare a processo, ma è comprensibile che – dimessosi dalla presidenza della regione – non volesse più aver nulla a che fare con la politica, indagini e magistrati. Chiuso il caso penale resta però aperto quello politico,

perché non c’è dubbio che quelle dimissioni di fatto imposte dalla procura portarono ad un terremoto istituzionale che ancora oggi produce effetti e potrebbe averne anche maggiori in futuro. La caduta di Toti portò infatti ad un turno elettorale anticipato in Regione Liguria per la conseguente decadenza dell’intero consiglio regionale, elezioni che il centro-destra vinse poi di misura schierando come candidato a presidente l’attuale governatore Marco Bucci, già sindaco di Genova che batté l’ex ministro PD Andrea Orlando. Ma il passaggio di Bucci in regione comportò nuove elezioni nel capoluogo ligure con la vittoria l’anno scorso di Silvia Salis, una ex atleta sostenuta dalla sinistra. Un volto nuovo per la politica e che oggi – in una possibile intesa elettorale del “campo largo” e soprattutto se continueranno le liti quotidiane tra la Schlein e Conte - potrebbe vedere proprio la Salis come candidata a premier dell’intero centro-sinistra. Se il futuro non è una certezza, resta però aperta almeno una riflessione politica sulla vicenda Toti che per mesi fu al centro di un dibattito rovente proprio sulle interferenze e le pressioni della magistratura sulla politica in una serie di indagini molto controverse. Questo, anche perché i finanziamenti ricevuti da Toti erano stati regolarmente registrati e quindi le accuse della procura erano soprattutto legate a possibili futuri favori “preventivi” che però le indagini non hanno provato, né si sono realizzati. Alla fine l’inchiesta della procura genovese è stata tutta politica, come volevasi dimostrare.

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Martedì 25 Agosto 2026

approfondimento

Allora!

Braccio di ferro tra Trump e la Corte Suprema

di Domenico Maceri PhD “Sono il più grande piagnucolone... Piagnucolo e piagnucolo finché riesco a vincere”. Così Donald Trump, in un’intervista concessa a Chris Cuomo della Cnn durante la sua prima campagna elettorale nel 2015, descrisse la sua tenacia. Questa strategia di Trump, appresa dal suo avvocato e mentore Roy Cohn (1927-1986), consiste nel considerare la realtà malleabile e nel non accettare mai una sconfitta, concentrandosi invece sull’attacco agli avversari, senza mai riconoscere i propri errori né mostrare debolezza. Trump usa questa tenace strategia anche con la Corte Suprema, nei casi poco frequenti in cui si vede sconfitto dal supremo organo giudiziario degli Usa. In tempi molto recenti, la Corte Suprema ha bacchettato il presidente Usa in alcuni casi fondamentali, come i dazi, il diritto alla cittadinanza per nascita, il licenziamento di Lisa Cook dalla Federal Reserve, ecc. In queste vicende Trump non si è arreso e ha intrapreso altre strade per aggirare i limiti impostigli dalla magistratura. Nel caso dei dazi iniziali imposti in occasione di quello che lui dichiarò “Liberation Day”, la Corte Suprema li dichiarò illegali nel febbraio scorso, con una decisione di 6-3. Trump andò su tutte le furie, attaccando i giudici, ma subito dopo li ripristinò usando un’altra legge che però gli permise di mantenerli fino al 24 luglio. Subito dopo impose altri dazi usando un’altra legge, sostenendo che i prodotti che entravano negli Usa da 60 Paesi erano fabbricati con lavoro forzato. Trump non ammise la sconfitta e ha cercato, con relativo successo, di andare oltre la Corte

Suprema. Ciononostante, la decisione della Corte lo ha costretto a rimborsare alle aziende che lo avevano denunciato i soldi incassati dal Tesoro americano. Nel caso della cittadinanza per nascita, lo ius soli, che garantisce la cittadinanza americana a tutti quelli nati in America, inclusi i figli di individui senza residenza legale, Trump ha reagito in maniera simile. In questo caso ha fatto passi indietro e ha annunciato due nuovi ordini esecutivi specifici per non darla vinta alla Corte Suprema. Il primo amplia l’ineleggibilità alla cittadinanza per includere “nemici degli Stati Uniti e gruppi terroristici stranieri”, come pure i figli di rappresentanti diplomatici. La legge attuale, infatti, esclude già questi individui. Il secondo ordine esecutivo sulla cittadinanza prende di mira i figli nati in America da genitori con visti turistici, che Trump asserisce costituiscano una grande industria. In realtà, i casi che rientrano in questa categoria sono rarissimi. Le donne che possono permettersi il lusso di venire in America con un visto turistico nell’ultimo mese di gravidanza per far acquisire la cittadinanza ai neonati non si interessano necessariamente a questo diritto. In linea generale, queste donne vivono bene nei loro Paesi e la cittadinanza americana avrebbe pochissimo valore. Poco importa. I due nuovi ordini esecutivi mirano al desiderio di Trump di non accettare mai una sconfitta, ma allo stesso tempo di inviare segnali ai suoi sostenitori che lui lavora per loro, senza tregua, come il loro guerriero. C’è poi il caso di Lisa Cook, membro della Federal Reserve, che Trump ha cercato di licen-

ziare, ma la Corte Suprema glielo ha impedito. Adesso Trump sta provando di nuovo e le ha inviato una lettera, asserendo che ha rilasciato “dichiarazioni false su uno o più contratti per un mutuo”. La strada non sarà facile, perché dovrà dimostrare che le accuse sono veritiere e la Cook ha tutte le intenzioni di resistere. Se Trump con frequenza cerca strade alternative quando la Corte Suprema non gli sorride, non desiste dal presentare ricorsi ai magistrati più alti del Paese. In un recentissimo caso, Trump ha chiesto che la Corte Suprema invalidi la decisione di un giudice federale sul voto per corrispondenza. In caso negativo, il 47esimo presidente con ogni probabilità cercherà di aggirare i giudici per ottenere i suoi obiettivi. Anche altri presidenti in tempi recenti hanno seguito la stessa strada quando hanno subito decisioni sfavorevoli, ma nessuno di loro ha attaccato i membri della Corte Suprema come ha fatto l’attuale inquilino della Casa Bianca. Questi attacchi ai magistrati hanno creato un clima di alta tensione e preoccupazione per la sicurezza dei giudici. In una recente audizione al Congresso, Elena Kagan e Amy Coney Barrett, due dei nove membri della Corte Suprema, hanno chiarito che i magistrati temono per la loro sicurezza. In un esempio molto personale, Coney Barrett ha descritto lo shock dei suoi figli quando, in un’occasione, si è tolta il giubbotto antiproiettile dopo essere ritornata a casa. Gli attacchi ai giudici, però, arrivano anche dalle bocche dei membri del governo di Trump. Todd Blanche, il neo-confermato procuratore generale, nel mese di dicembre dell’anno scorso ha postato su X (già Twitter) un messaggio attaccando “i giudici canaglia” che non seguono la legge. Per questa sua affermazione si è beccato il rimprovero della New York State Bar Association sulla scorrettezza di queste asserzioni. Se Trump ha poco da temere, tenendo presente l’immunità per gli atti ufficiali concessagli proprio dalla Corte Suprema, i suoi collaboratori devono fare attenzione, specialmente gli avvocati. Le Bar Association sono molto attente ai comportamenti non etici e possono, in casi estremi, revocare la licenza professionale.

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Trump cambia Washington e punta al suo grande lascito di Domenico Maceri PhD “Stiamo costruendo una favolosa struttura militare alla Casa Bianca. È una sala da ballo, ma anche una struttura militare”. Con queste parole il presidente Donald Trump ha spiegato la demolizione dell'East Wing della Casa Bianca, dove verrà costruito un salone per feste che includerà anche un bunker di sicurezza sotterraneo. Trump spesso si autoproclama un costruttore, facendo riferimento ai suoi immobili e hotel sparsi in parecchi luoghi degli Usa, ma anche in Paesi esteri. Non è l’unico progetto edilizio in programma a Washington. Infatti, parecchi altri sono in corso, creando l’impressione che la capitale americana sia un grande cantiere. Oltre alla demolizione dell'East Wing, il piano di abbellimento e rinnovamento edilizio di Trump include un Giardino Nazionale degli Eroi americani, un Arco di Trionfo ispirato a quello di Parigi, una promenade che collegherà il Lincoln Memorial al Potomac e altre modifiche che mirano a stabilire la sua influenza per il futuro. Queste attività per rifare Washington secondo le sue preferenze si scontrano spesso con la legge, ma preoccupano anche per i costi, che Trump dice non essere un problema perché i contributi di privati copriranno le spese. In realtà, non è vero. La ristrutturazione dell'East Room costerà 900 milioni di dollari e si prevede che i contribuenti dovranno sborsare almeno una parte delle spese, che aumenteranno a causa del futuro mantenimento. Trump giustifica le spese asserendo che fornirà a futuri presidenti un luogo per le feste di insediamento, come pure per riunioni sicure. È stato notato che alla cena dei giornalisti della Casa Bianca tenutasi all’Hotel Waldorf Astoria vi fu un tentativo di attentato a Trump. Nulla di simile avverrebbe in futuro, secondo l’attuale inquilino della Casa Bianca, nello spazio monumentale della sala da ballo, che diverrebbe ovviamente anche “un lascito” architettonico di Trump. C’è poi da considerare che i contributi di fondi privati non avvengono in maniera trasparente. L’accordo per la raccolta dei fondi per la sala da ballo alla Casa Bianca prevede che i donatori che vogliano rimanere nell’anonimato possano farne richiesta. Una lista incompleta di donatori è stata pubblicata, nella quale appaiono alcune delle più grandi

Corporation. Tra queste Lockheed Martin, Microsoft, Amazon, Caterpillar e Google. Perché contribuiscono queste aziende ai lavori pubblici? Ovviamente lo fanno perché, quando Trump chiede soldi, lui sa benissimo chi contribuisce e si crede che queste aziende, che spesso hanno contratti col governo o i cui settori di attività sono regolati dal governo, potranno ricevere trattamenti generosi. In effetti, queste donazioni al presidente consistono in investimenti che frutteranno quattrini in altri modi. Un rapporto del gruppo Public Citizen, organizzazione che tutela i diritti dei consumatori fondata da Ralph Nader nel 1971, ci informa che più di una dozzina di aziende che hanno donato soldi per la ricostruzione dell’East Wing hanno ricevuto nuovi o ampliati contratti con il governo per un totale di 50 miliardi di dollari. Inoltre, il rapporto di Public Citizen ci informa che 16 donatori hanno ricevuto benefici che hanno spianato loro la strada in fusioni societarie e altre agevolazioni in questioni di antitrust. Ci sono anche intoppi legali. Nel mese di dicembre del 2025, la National Trust for Historic Preservation, un gruppo che protegge siti storici, ha denunciato il governo di Trump per bloccare i lavori dell’East Wing, perché il Congresso non aveva approvato né stanziato fondi per il progetto. Questi progetti per rifare Washington secondo la sua visione assillano Trump in maniera ossessiva. Secondo Maggie Haberman e Jonathan Swan del New York Times, autori del recentissimo libro “Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump”, per il quale hanno intervistato Trump, il presidente Usa sarebbe ossessionato dalle rimodellazioni di Washington D.C. e passerebbe il 70 percento del suo tempo a programmare e gestire “il cantiere” di Washington D.C. Trump vuole che il suo nome appaia in lettere cubitali in questi progetti, come ha fatto con i suoi hotel. Lo abbiamo visto con la sua insistenza affinché il suo nome venga incluso nel Kennedy Center. Trump aveva fatto pressione sul consiglio del Kennedy Center, composto da fedeli al presidente, per aggiungere il suo nome al lato di Kennedy. Poi un giudice ha dichiarato che solo il Congresso può fare questo tipo di cambiamento e ha ordinato la rimozione del nome di Trump.


Redattore Sportivo Guglielmo Credentino

Risultati delle partite della 1ª Giornata di Serie A

L’Inter parte col turbo, ma il Monza non fa da comparsa nel primo tempo: 1-1 all’intervallo e qualche brivido a San Siro. Poi i nerazzurri cambiano marcia: Zielinski, Esposito e Bisseck calano il poker. Monza ko, Inter scatenata.

Udinese parte col sorriso: Kamara inventa un pallonetto da applausi e manda avanti i friulani. Il Como però non si scompone, Douvikas pareggia e nel finale sfiora il colpaccio. La traversa salva l’Udinese: 1-1 e tutti a casa.

Il Genoa tiene botta e fa sudare il Napoli, che per un’ora sembra avere le idee in modalità “pausa caffè”. Poi Allegri azzecca i cambi: De Bruyne e Vergara colpiscono, gli azzurri accelerano e portano a casa lo 0-2. De Rossi furioso con la terna arbitrale e il VAR.

Partita da sbadigli al Tardini: Parma e Cagliari si studiano senza farsi male. Poi, quando il pareggio sembrava scritto, Romano prende la mira da fuori e fa centro al 79’. Cagliari cinico, Parma beffato: 0-1 e buonanotte ai ducali.

La Juve parte col piede giusto, ma senza fare sconti al batticuore: Bremer svetta di testa e firma lo 0-1. I bianconeri sprecano il raddoppio, il Frosinone cresce e nel finale sfiora il pari con una traversa. Tre punti, ma col brivido.

L’Atalanta inizia col botto: Raspadori fa subito festa. Il Sassuolo però non si arrende e Odenthal pareggia, trasformando Bergamo in una pentola a pressione. Poi Krstovic rimette avanti la Dea: 2-1, tre punti e sorrisi nerazzurri.

Il Milan parte col freno a mano, ma nella ripresa mette la freccia: Cissé sblocca, Rabiot raddoppia e il Toro sembra alle corde. Adams riapre tutto al 93’, regalando suspense finale. Troppo tardi: rossoneri vincenti, 2-1 a Torino.

Il Venezia parte a tutta, crea e sfiora il vantaggio, ma il Lecce resiste con il muro difensivo. Poi Gorter rompe l’equilibrio e Tiago Gabriel chiude i conti. Lagunari beffati, salentini corsari: 0-2 e tre punti pesanti per la classifica.

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Martedì 25 Agosto 2026

sport

Allora!

Taranto 2026, Mattarella inaugura la XX edizione Giochi del Mediterraneo: in Puglia gli azzurri capitanati da Irma Testa e Filippo Tortu

Il Parco urbano sportivo a Taranto, che ospiterà i Giochi

Taranto ha finalmente alzato il sipario sulla XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, e diciamolo subito: se

il buongiorno si vede dalla cerimonia d’apertura, gli Azzurri hanno già cominciato con il piede giusto.

F1 Olanda: vince Norris davanti a Antonelli e Russell, poi Ferrari

Nelle fasi iniziali, bandiera rossa per un incidente a Verstappen Lando Norris vince il Gran Premio d'Olanda. Secondo successo consecutivo per il campione del mondo in carica, velocissimo per tutto il week end con una McLaren in chiara ripresa dopo un difficile inizio di stagione. La differenza oggi però l'ha fatta soprattutto il talento del pilota britannico, con grandi sorpassi e un ritmo impressionante. La conferma arriva dal compagno di scuderia Oscar Piastri, che ha chiuso a distanza siderale. Mercedes sul podio con Kimi Antonelli e George Russell ma farà discutere sicuramente l'ordine di scuderia a pochi giri dal termine di far passare il lea-

der del mondiale. Ferrari abbastanza veloce qui in Olanda ma ancora una volta è mancato qualcosa per portare a casa un risultato importante. Ottima prestazione di Fernando Alonso che chiude in nona posizione, mentre Zandvoort saluta la Formula 1 con l'idolo di casa Max Verstappen ritirato al secondo giro dopo un grave errore.Ecco la nuova classifica piloti: 1) Antonelli (Ita-Mercedes) 242 punti; 2) Hamilton (Gbr-Ferrari) 183; 3) Russell (Gbr-Mercedes) 183; 4) Norris (Gbr-McLaren) 159; 5) Leclerc (Mon-Ferrari) 155; 6) Verstappen (Ned-Red Bull) 112; 7) Piastri (Aus-McLaren) 104;

Venerdì 21 agosto lo Stadio Erasmo Iacovone si è trasformato nel grande palcoscenico dello sport mediterraneo, con l’Italia pronta a fare gli onori di casa e a mettere in mostra non solo muscoli e medaglie, ma anche la sua proverbiale capacità di fare spettacolo. A guidare la delegazione italiana sono stati due portabandiera d’eccezione: Irma Testa, campionessa della boxe, e Filippo Tortu, velocista e campione olimpico con la staffetta 4x100. Insomma, due persone che di pressione ne hanno già vista parecchia e che sanno benissimo come si porta un tricolore… senza inciampare proprio sul più bello! La cerimonia ha puntato soprattutto sull’identità pugliese. Niente caccia sfrenata alla superstar internazionale di turno: l’idea è stata quella di valorizzare artisti, musicisti e talenti della Puglia, raccontando il carattere mediterraneo della regione. Una scelta azzeccata per una manifestazione che, prima ancora di essere una gara, vuole celebrare l’incontro fra popoli e culture che condividono lo stesso mare. E poi c’è lei: l’Italia Team, numerosissima e decisamente ambiziosa. Sono 498 gli atleti italiani convocati, la delegazione più grande dell’intera manifestazione. Dietro ci sono Turchia, Francia, Grecia e Algeria: insomma, gli Azzurri non sono venuti a Taranto per fare semplicemente da padroni di casa e offrire il caffè agli ospiti. E le medaglie? Le prospettive sono decisamente interessanti. L’Italia punta soprattutto sulle discipline nelle quali dispone di una grande profondità tecnica: atletica, nuoto, scherma, tiro a volo, pugilato, judo, ciclismo e sport acquatici possono regalare un bel bottino. Proprio il formato dei Giochi, con molte specialità e numerose gare, permette agli Azzurri di giocarsi tantissime occasioni da podio. Tra i volti simbolo c’è naturalmente Irma Testa, già bronzo olimpico a Tokyo e campionessa mondiale, mentre Tortu rappresenta una delle punte di diamante dell’atletica italiana. Anche il tarantino Mauro De Filippis, scelto per pronunciare il giuramento degli atleti, incarna perfettamente il legame fra squadra azzurra e territorio: nel tiro a volo ha già conquistato medaglie mondiali, europee e ai Giochi Europei. Il vero obiettivo? Vincere il medagliere o, almeno, giocarselo fino all’ultima gara contro Turchia, Francia e Spagna. Con quasi 500 atleti, il vantaggio del fattore campo e una squadra piena di giovani e campioni affermati, l’Italia ha tutte le carte per trasformare Taranto in una grande festa azzurra. E se arriveranno tante medaglie, nessuno si offenderà: dopotutto, dopo aver organizzato la festa, sarebbe anche carino che gli italiani si portassero a casa qualche souvenir.

Sinner rinuncia agli Us Open

"Sono molto deluso ma ho bisogno di più tempo"

“Anche se ho lavorato duramente con il mio team e il mio staff medico, abbiamo ora dovuto prendere la difficile decisione che non potrò competere agli US Open quest'anno. Siamo tornati in campo a Monte Carlo negli ultimi giorni e ci siamo resi conto che ho ancora bisogno di più tempo per recuperare dal mio problema al ginocchio destro. Ovviamente sono molto triste e deluso, dato che New York occupa un posto speciale nel mio cuore. Ero molto desideroso di tornare e giocare nell'atmosfera elettrica davanti ai fantastici tifosi lì”.Con queste parole, diffuse sui suoi canali social, Jannik Sinner ha annunciato il forfait agli Us Open. Il numero uno del mondo e finalista dell'edizione 2025 si è quindi dovuto arrendere a causa

del dolore al ginocchio che lo tormenta da Wimbledon in poi. Non sono servite, quindi, le terapie a cui l'altoatesino si è sottoposto negli ultimi giorni allo J Medical di Torino. Il team del campione altoatesino precisa che "l'obiettivo è farsi trovare pronti per la trasferta asiatica e per i tornei di Pechino e Shanghai". Appuntamento, quindi, a fine settembre. Intanto la prima posizione nella classifica Atp resterà appannaggio dell'azzurro. L'ufficialità dell'assenza di Sinner arriva all'indomani dell'annuncio, di segno opposto, da parte del suo grande rivale Carlos Alcaraz. Proprio ieri lo spagnolo aveva annunciato che farà il suo rientro dopo un lungo infortunio proprio nello Slam americano.

Appena nove giorni fa, Tamberi si era laureato campione europeo

Tamberi trionfa in D. League In Polonia l'azzurro salta 2,31 mt Gianmarco Tamberi torna a vincere in Diamond League. Il campione olimpico di Tokyo ha conquistato la tappa di Katowice, in Polonia, otto giorni dopo il quarto titolo europeo della carriera nel salto in alto.Il 34enne azzurro ha superato 2,20 e 2,23 al primo tentativo, poi 2,26 alla seconda prova. A 2,29 è arrivato il sorpasso del giamaicano Romaine Beckford, ma Tamberi ha risposto alla terza prova, portandosi al comando. Entrambi hanno poi affrontato i 2,31: Beckford ha fallito, mentre Tamberi li ha superati al terzo tentativo, assicurandosi la vittoria. L’azzurro ha quindi tentato senza successo i 2,35, misura che gli avrebbe consentito di migliorare la miglior prestazione mondiale stagionale. Beckford ha chiuso secondo, mentre JuVaughn Harrison e Mateusz Kolodziejski hanno condiviso il terzo posto a 2,26. Per Tamberi è il primo successo in

Diamond League dopo due anni. L’obiettivo ora è la finale del circuito, in programma il 4 e 5 settembre a Bruxelles, dove andrà a caccia del terzo diamante della carriera. L'asso azzurro quindi torna a sognare in grande. Il successo di Slesia ha confermato l’ottimo momento dell’azzurro, reduce anche dal quarto titolo europeo. È stata la sua prima vittoria in Diamond League dal trionfo nella finale di Bruxelles 2024. Ma la strada verso il prestigioso titolo resta però impegnativa: la concorrenza è agguerrita e ogni centimetro può diventare decisivo. Tamberi ha però esperienza, talento e una ritrovata fiducia. Se riuscirà a mantenere questa condizione, il sogno della quarta corona Diamond League potrebbe trasformarsi in una concreta possibilità. L’Italia, intanto, incrocia le dita e si gode il gran momento dello sport azzurro gran protagonista in tante discipline sportive.


Allora!

sport australiano

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APIA and Marconi: Football Success Fuels Pride Across Sydney’s Italian Community

NPL: Sydney Utd-APIA 0-0 Apia vince il campionato, ora testa ai play-offs APIA: Kalac, Kishimoto, Stewart, Konestabo (73' Farinella), Ortiz (73' Segreto), Jordan (79' Kambayshi), Marlow, Monge (64' Deli), Kouta (73' Symons 73’), Caspers, Fong. All: F. Parisi In Panchina: Parkes, Lombardo Sydney Utd Sports Centre, Edensor Park, domenica 23 agosto - Sydney United e APIA Leichhardt si affrontano senza fare regali: partita tesa, equilibrata e con le difese in versione “serranda abbassata”. Le occasioni latitano,

i gol ancora di più e lo 0-0 resiste fino al triplice fischio. Per l’APIA, però, il pareggio vale oro: il punto conquistato basta per festeggiare con una giornata d’anticipo la vittoria della regular season NPL NSW. Sydney United prova a rovinare la festa, ma deve accontentarsi di un punto. Insomma, niente fuochi d’artificio sul campo, ma festa grande fuori: l’APIA può stappare lo champagne, mentre gli attaccanti probabilmente cercano ancora le chiavi della porta!

NPL: Sydney Ol.-Marconi 0-1 Ad un turno dal termine, il Marconi riacciuffa il 2° posto MARCONI: Wade, Burnie, Windust, Mlinaric, Daniel, Maya (63' Elhelou), Bayliss (63' Anderson 63’), D. Tsekenis (54' Busek ), Jesic (63' Yona 63’), Armson, Blair. All: P. Tsekenis In panchina: Duricic, Pecora, Yates; Marcatore: 84' Elhelou Belmore Sports Ground, domenica 23 agosto - Sydney Olympic e Marconi danno vita a una partita da scacchi, dove ogni centimetro pesa come un macigno. Primo tempo equilibrato: Olympic ci prova da fuori, Marconi colpisce una traversa e trova Kurto pronto

a dire “non oggi!”. Nella ripresa il copione cambia poco: difese attente, occasioni col contagocce e attaccanti poco serviti. Quando lo 0-0 sembra ormai prenotato, arriva il colpo di scena: all’84’ il neoentrato Ahmad Elhelou inventa una diagonale perfetto e manda il Marconi in paradiso. Il Sydney Olympic reagisce, ma il tempo è tiranno. Finisce 0-1: il Marconi sale al secondo posto, mentre per il glorioso Olympic arriva la matematica retrocessione. Una beffa amarissima per un club un tempo grande.

The 2026 NPL NSW season has once again given Sydney’s Italian community plenty to cheer about. With APIA Leichhardt and Marconi Stallions competing at the top end of the table, two clubs built on Italian migration, tradition and football passion have written another important chapter in their long history. APIA Leichhardt have been the outstanding story. After winning the 2025 championship, Franco Parisi’s side has gone one step further in the regular season, securing the 2026 Premiership with a 0-0 draw against Sydney Utd, one round before the finish. It was a tense afternoon, but APIA’s defensive resilience was enough to secure the point required for another trophy. For Marconi, the campaign has been more dramatic. The Stallions have remained firmly in the fight at the business end of the table, despite a difficult spell that included four consecutive defeats. A crucial 1-0 victory over Sutherland Sharks revived their Premiership hopes, before another important 1-0 win against Sydney Olympic lifted Marconi into second place. Ahmad Elhelou’s late winner proved decisive. The significance of these achievements goes well beyond football. APIA and Marconi are institutions within Sydney’s Italian-Australian community, carrying memories of post-war migration, family sacrifice and the determination of generations

who built new lives in Australia. For many supporters, attending a match is about more than ninety minutes. It is about meeting friends, bringing children and grandchildren to the ground, hearing familiar accents and celebrating a cultural identity that has evolved without disappearing. APIA’s Premiership and Marconi’s pur-

suit of a top-two finish therefore represent more than sporting success. They demonstrate how football continues to connect generations and keep Italian heritage alive in Sydney. On the pitch, they remain rivals. In the community, they are two proud symbols of the same extraordinary story.


Onoranze Funebri DECESSO

VELLA RENA

nata il 26 marzo 1938 deceduta a Sydney (NSW) il 5 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale sarà celebrato venerdì 28 agosto 2026 alle ore 11.00 presso la St Monica's Catholic Church, 1A Bourke Street, Richmond. Al termine della celebrazione religiosa, il corteo funebre proseguirà per il Pinegrove Memorial Park, Kington Street, Minchinbury, per la sepoltura. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta.

“Il suo affetto continuerà a vivere nel cuore di chi gli ha voluto bene." ETERNO RIPOSO

DECESSO

CURCIO MARIA TERESA

nata il 5 febbraio 1962 deceduta a Sydney (NSW) il 17 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale sarà celebrato giovedì 27 agosto 2026 alle ore 10.30 presso la Our Lady of Mt Carmel Catholic Church, Mt Pritchard, 230 Humphries Road, Bonnyrigg. Al termine della celebrazione religiosa, il corteo funebre proseguirà per il Liverpool Cemetery, 207 Moore Street, Liverpool, per la sepoltura. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta. “Il suo amore rimarrà un dono eterno custodito nel cuore di chi l'ha amata." ETERNO RIPOSO

DECESSO

PESAVENTO GUIDO

nato il 15 novembre 1936 deceduto a Sydney (NSW) il 19 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. La visita alla salma avrà luogo oggi 25 agosto 2026 alle ore 9.30 presso la St Raphael's Slovenian Catholic Church, 313 Merrylands Road, Merrylands. Il Santo Rosario sarà recitato alle ore 10.00, seguito dalla celebrazione del funerale alle ore 10.30, presso la stessa chiesa. Al termine della celebrazione religiosa, il corteo funebre proseguirà per il Pinegrove Memorial Park, Kington Street, Minchinbury, per la sepoltura. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno al loro dolore e parteciperanno al funerale del caro estinto. “Il suo amore continuerà a vivere nei cuori di chi gli ha voluto bene.“ ETERNO RIPOSO

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DECESSO

GUERRERA ENRICO

DECESSO

DI COSMO ANTONIETTA

nato il 21 maggio 1939 deceduto a Sydney (NSW) il 18 agosto 2026 I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il Santo Rosario sarà recitato oggi 25 agosto 2026 alle ore 18.00 presso la Chapel of Resurrection di Andrew Valerio & Sons, 177 First Avenue, Five Dock NSW 2046. Il funerale sarà celebrato mercoledì 26 agosto 2026 alle ore 10.30 presso la St Thomas Catholic Church, 182 High Street, Willoughby. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale del caro estinto.

nata il 24 gennaio 1931 deceduta a Sydney (NSW) il 18 agosto 2026) I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il Santo Rosario sarà recitato mercoledì 26 agosto 2026 alle ore 18.00 presso la Chapel of Resurrection di Andrew Valerio & Sons, 177 First Avenue, Five Dock NSW 2046. Il funerale sarà celebrato giovedì 27 agosto 2026 alle ore 11.00 presso la St Leonard's Catholic Church, Cnr Willoughby & Donnelly Roads, Naremburn. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che si uniranno al loro dolore e parteciperanno al funerale della cara estinta.

“Il suo amore rimarrà un dono eterno custodito nel cuore di chi l'ha amata." ETERNO RIPOSO

“La sua bontà continuerà a vivere nel cuore di chi lo ha amato. “ ETERNO RIPOSO

FUNERAL NOTICES 2026 TWO EDITIONS PER WEEK DUE EDIZIONI OGNI SETTIMANA TUESDAY AND FRIDAY

A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ. In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888. -------------From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888.


onoranze funebri

Allora!

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Il luogo sacro dove la memoria sfida il tempo Il cimitero ebraico rappresenta molto più di un semplice luogo di sepoltura: è uno spazio sacro nel quale fede, tradizione, storia e rispetto per i defunti si intrecciano profondamente. Nella tradizione ebraica viene indicato con diversi nomi, tra cui beit kevarot, casa delle tombe, beit almin, casa eterna, e beit chayyim, casa dei viventi. La varietà delle denominazioni riflette il particolare significato attribuito alla morte e alla continuità dell’anima. Il terreno destinato alle sepolture è considerato sacro e, secondo la tradizione, deve rimanere indisturbato in perpetuo. Per questo la creazione di un cimitero costituisce una delle prime necessità di una nuova comunità ebraica. La gestione e la manutenzione sono generalmente sostenute dalla comunità stessa, attraverso strutture dedicate alla cura dei luoghi e all’assistenza ai defunti. Un’usanza caratteristica è quella di deporre piccoli sassi sulle tombe. A differenza dei fiori, tradizionalmente associati ad altre culture funerarie, la pietra è diventata uno dei simboli più riconoscibili della visita a una tomba ebraica. Le lapidi riportano spesso iscrizioni in ebraico accompagnate dalla lingua locale, testimonianza del legame tra identità religiosa e contesto sto-

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rico. Particolare importanza assume il principio del kevod ha-met, il rispetto dovuto ai morti. La tradizione prescrive una sepoltura tempestiva, la preparazione rituale del corpo attraverso la tahara e l’utilizzo dei tachrichim, gli abiti funebri tradizionali. Queste pratiche sono considerate espressione di chesed shel emet, una forma di autentica benevolenza verso chi non può più ricambiare. La storia dei cimiteri ebraici racconta anche le vicende delle comunità della diaspora. In Europa numerosi siti furono distrutti o profanati durante il periodo nazista e alcuni sono oggi anche luoghi della memoria dell’Olocausto. Tra i più significativi figurano quelli di Praga, Varsavia, Budapest, Vienna, Berlino e Sarajevo.

La tutela di questo patrimonio continua attraverso progetti internazionali impegnati nel censimento, nella conservazione e nella protezione dei luoghi di sepoltura. Preservare un cimitero ebraico significa quindi custodire non soltanto tombe antiche, ma una parte essenziale della storia e dell’identità di intere comunità. Anche nelle comunità contemporanee, questi luoghi mantengono una funzione culturale e educativa. Le lapidi, le iscrizioni e la disposizione delle sepolture permettono di ricostruire genealogie, migrazioni e trasformazioni sociali. Il cimitero diventa così una testimonianza concreta della presenza ebraica e della continuità di una tradizione attraverso le generazioni.


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ultima pagina

Martedì 25 Agosto 2026

Allora!

Ceuta: il dito, la luna e lo sguardo davanti alla crisi dell’Europa di Algamica “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Il famoso proverbio calza alla perfezione circa le reazioni ai fatti drammatici appena accaduti a Ceuta, alle porte dei confini con l’Europa e in quell’exclave in Marocco che rimane tutt’ora una eredità del colonialismo Spagnolo in tutta la fascia dell’Africa Nord Occidentale. In questo caso lo stolto è l’insieme composito delle società europee e occidentali che ha guardato e assiste agli avvenimenti tutt’ora corso. Nonostante verifichiamo sfumature diverse, riteniamo che tutte le reazioni siano il riflesso di quell’inesorabile declino dell’Occidente, in particolare dell’Europa che conta, che è messo alle corde da una crisi inarrestabile dell’accumulazione capitalistica. C’è chi l’ha chiamata “invasione”, chi una “guerra ibrida”, chi sostiene che si sia trattato di complotto ordito da soggettività islamiste qatariote con lo scopo di destabilizzare la civiltà europea, laica e democratica attraverso una invasione araba e musulmana. Chi ascrive la causa dei fatti alla storica rivendicazione del Marocco sulla sovranità delle due exclavi coloniali spagnole di Ceuta e Melilla, che dunque ha sobillato la popolazione per creare pressioni politiche nei confronti della Spagna. Chi ritiene il tutto la conseguenza di una doppia “sciagura” operata dal governo spagnolo: la recente sanatoria per circa 500 mila immigrati non regolari e la sentenza della Corte Suprema che stabilisce il divieto di una espulsione immediata da parte di chi attraversa il confine a nuoto. C’è chi poi al contrario ha sostenuto che l’avvenimento drammatico dei giorni passati sia stato realizzato dai servizi di intelligence statunitensi e israeliani per destabilizzare la Spagna governata dal socialista Pedro Sánchez, non proprio compiacente e del tutto accondiscendente nei confronti dello Stato sionista di Israele, che da ultimo ha negato

l’uso delle basi militari USA per l’aggressione imperialista all’Iran. Alla stregua di quest’ultima analisi “geopolitica”, c’è anche chi aggiunge che il disegno sia quello di realizzare un “grande Marocco” nel Nord Africa per controllare l’intera regione e in particolare l’Europa meridionale e il traffico commerciale sullo stretto di Gibilterra. Sulla scia di queste spiegazioni, umori di destra e umori di sinistra – e tra queste purtroppo dobbiamo includere anche alcune aree del movimento internazionale in Occidente a sostegno della Palestina, la reazione converge in una medesima lettura degli avvenimenti: ci sarebbe da un lato una Europa “aggredita”; dall’altro un “aggressore”, la gioventù marocchina alla quale si aggiunge una gioventù dei paesi africani dell’immediata fascia subsahariana. Non si tratta di una diagnosi dovuta da una falsa coscienza, bensì da come la crisi dell’Occidente imprime trasversalmente nella società un moto composito di tipo conservativo da parte di tutte le classi sociali a difesa di un dominio sull’Africa che fin qui era incontrastato. Ed è una diagnosi che accomuna sia la pancia sociale che le classi dirigenti e l’establishment liberista dell’Europa. Ovviamente, la gioventù marocchina non è descritta come il

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soggetto diretto di questa aggressione all’Europa, bensì come l’utile idiota di ben altre forze al cui piano si è prestato a causa della sua “indolenza” e “ignoranza”. Non sappiamo a questo punto se sia più razzista l’attenuante che si concede ai “dannati della terra” o la condanna per consapevole correità. Il determinismo storico spiega che il movimento della storia include avvenimenti casuali che si possono comprendere solo ex post, che risultano come una delle possibili casualità non prevedibili in anticipo, le quali però si inseriscono sempre all’interno di un movimento storico determinato che non può mai essere uguale per via della complessità delle variabili spaziali e temporali. I fatti drammatici di Ceuta, indipendentemente dalla miccia che li ha innescati, sono il prodotto storico determinato dalle leggi dello scambio combinato e diseguale e dalla forza impersonale dell’accumulazione del valore, che nel corso della storia ha sviluppato quella relazione imperialistica tra le nazioni avanzate dell’Europa e dell’occidente verso l’insieme dell’Africa, che ribalta di 180° i termini su chi è il reale aggressore e chi è l’aggredito. Diciamo subito che all’interno di questa dinamica, nessuna classe dirigente, nessuna classe

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sociale, tantomeno i “dannati della terra” agiscono secondo libero arbitrio, ma sono, a seconda delle condizioni materiali della vita, obbligati ad agire secondo la spinta di uno stato di necessità, che a seconda delle condizioni materiali di partenza, possono presentare o pochi margini di opportunità o nessuna scelta. C’è il saccheggio dell’Africa e una carneficina imperialista da parte dell’Occidente in Medio Oriente e un genocidio contro l’intero popolo palestinese. I due aspetti sono correlati tra di loro, ovviamente, rendendo più parossistica la competizione tra le grandi potenze sulle risorse immense del continente africano, così come impone di legittimare rapina e genocidio quale necessità tutta occidentale di difendersi, quì e là, dalla avanzata della “arretrata e illiberale società musulmana” a cominciare dalla Palestina e dalla sua resistenza di tipo islamica. Quindi non è un caso che degli “apprendista stregoni” – intelligence statunitense, israeliana e apparati della Monarchia del Marocco nella fattispecie, ognuno con i propri obiettivi differenziati – possano aver fatto circolare volutamente sui social media la falsa informazione che la Spagna avrebbe aperto le porte a nuovi flussi di immigrati. Ma il caso è sempre un aspetto non prevedibile, non è mai la causa profonda.

Ciò non spiega infatti come mai più di 80 mila giovani ragazzi, ragazze e anche mamme con bambini piccolissimi abbiano frettolosamente e seduta stante lasciato qualsiasi cosa stessero facendo in quel momento per precipitarsi verso le porte dell’Europa in Nord Africa. A ritenere “che c’è più di un indizio” che la causa sia stata proprio l’abilità del piano machiavellico predisposto da CIA e Mossad c’è anche il Corriere della Sera in un articolo di Federico Fubini. Ma se l’azione dei servizi di intelligence statunitensi e sionisti rappresentano il caso, ciò non spiega la nè causa, nè la natura del fenomeno. Così come nasconde gli effetti che vanno ben al di là di quanto sta accadendo all’immediato. Infatti, la prima pagina del Corriere della Sera del 1 agosto titolava: « Migranti, una crisi europea », come ad avvertire che oltre il dito c’è una luna, che però il liberismo europeo fa fatica a mettere a fuoco. Per inciso vogliamo ricordare che solo nel 2025 sono morte circa diecimila persone nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso un’altra porta, questa però sull’Atlantico rappresentatata dalle Isole Canarie spagnole. L’EU ne esce profondamente ancora più scomposta e disarticolata, anche perchè va a concludersi il tempo che ha consentito all’Europa di sfruttare l’immigrazione per galleggiare nella concorrenza del mercato mondiale senza ricevere grossi scossoni. Sappiamo bene che gli immigrati, inclusi le decine di migliaia di Ceuta che vogliono raggiungere i paesi dell’Occidente, sono permeati dall’immagine che l’Europa ha esportato di sè in Africa nel corso di secoli e quindi predisposti a essere “riconoscenti”. Nondimeno si sta aprendo una voragine nello stato di cose presente su come le nazioni dell’Occidente hanno potuto gestire fin qui la relazione con l’immigrazione. Non potrà che rafforzarsi una mobilitazione sociale contro gli immigrati amplificata da quel connubio razzismo e violenza.

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