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dal primo giorno

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Dal Primo Giorno


Mio fratello ha una madre, mia madre ha due figli e un marito, suo marito ha un solo figlio, Io e mio fratello siamo figli unici. Non ho mai capito in quanto fossimo nella mia famiglia. Potevamo essere in due, in tre, in quattro, tutti alti o bassi belli o brutti, maschi o femmine, Non sarebbe cambiato nulla. Si soffre il distacco anche quando c’ è vicinanza e la vicinanza anche quando c’ è distacco. Nasco per l’amore fra due persone ed è lo stesso luogo da cui nasce il mio senso di abbandono.


Da bambina trascorrevo la maggior parte delle giornate nel giardino della mia casa in campagna. Adoravo affondare le mani nella terra, la bagnavo per farla diventare fango, me lo spargevo su tutto il corpo apposta per farmi spruzzare addosso l’acqua con la pompa da mia madre. Il mio vicino di casa, il mio amico più caro aveva 7 anni come me. Avevamo sempre lo sguardo rivolto verso l’alto per contare le scie degli aerei, vedere dagli alberi quando maturavano i nostri frutti preferiti, se aveva appena piovuto cercare e ammirare l’arcobaleno. Verso cena finalmente arrivava a casa mio padre, avrei passato tutta la sera a pilotare aerei, mi faceva volare in cielo. Giocavamo a spararci con delle pistole di plastica, palline di carta colorate e quando mi colpiva io cadevo a terra fingendomi morta, ero cosi brava che lui quasi ci credeva! Durante la notte quando la mattina dopo non si doveva andare a scuola, aspettavamo per ore le stelle cadenti per esprimere i nostri desideri o qualche ufo di passaggio proprio di lí. Quando dovevamo scendere in città usavamo una specie di navicella spaziale blu. Spesso portavamo con noi anche Bach il nostro cane lupo. Nascere in mezzo alla natura per me è stata una vera fortuna. Guardando spuntare fuori le albicocche dai fiori degli alberi per poi spappolarsi in terra poco dopo, appresi che per fare le cose per bene ci voleva molta pazienza e una volta ottenuto ciò che si voleva sarebbe andato tutto comunque perduto prima o poi. Quando era stagione passavo le giornate in giardino con mia nonna a fare la passata di pomodoro da questo imparai quanto fosse faticoso ottenere le cose bella dalla vita. Compresi quanto noi esseri viventi, tutti quanti, fossimo delicati e impotenti d’innanzi alla natura quando un giorno tornando a casa trovai la mia gattina accasciata a terra con il naso sporco di sangue in fin di vita. Guardando la resina che intrappolava insetti vivi colando dalla corteccia mi accorsi di quanto la vita potesse essere crudele e dura. Quando vidi i cuccioli del mio cane crescere, alcuni farcela, altri faticare per ottenere del cibo dalla madre capii che infondo ognuno di noi nasceva solo e sarebbe anche morto solo con i propri guai da risolversi. Un giorno prendemmo la nostra navicella gigante, e non tornammo più a casa, rimanemmo per sempre in città. Insieme alla navicella sparirono di casa presto anche mia madre e Bach. Qualche anno dopo nacque mio fratello, Edoardo. Io avevo 15 anni, ero adolescente e la nostra navicella era diventata, ormai da tempo, una normalissima macchina, gli ufo nel cielo, semplici stelle cadenti sulle quali esprimere desideri. Spesso non capisco mio fratello non so come lui e i suoi amici possano spargersi il corpo di fango senza sporcarsi, bagnarsi restando asciutti. Mi chiedo come riescano a pilotare aerei in cielo o come possano farsi sparare senza che sulla loro pelle rimanga il minimo segno di palline di carta colorate. Non mi spiego come possano vedere arcobaleni, ufo, scie di aerei, stelle cadenti tenendo sempre la testa rivolta verso il basso, facendosi rapire per la maggior parte del loro tempo da uno schermo che li proietta in una realtà inesistente. Ho deciso di riconnettermi con mia mamma cercando di riempire il vuoto che ha lasciato in me perdonandola e comunicando con lei, con l’unico mezzo che ho, la fotografia.


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