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Osservatorio whitepaper

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Indice 06

Premessa

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L’Italia e i suoi territori

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Obiettivi osservatorio

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La governance

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Rapporto annuale

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Primi progetti


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Premessa

Premessa In una fase di profonda crisi economica, resa ancor più grave dalle drammatiche conseguenze generate dalla pandemia Covid-19, l’intero Sistema Paese deve raccogliere la sfida di una trasformazione profonda e strutturale che ne modernizzi le politiche per lo sviluppo. Le stringenti misure adottate dal Governo al fine di salvaguardare la salute dei cittadini e la tenuta del Sistema Sanitario Nazionale, hanno infatti inevitabilmente comportato un improvviso blocco di gran parte del sistema produttivo e dell’economia nazionale. È ormai evidente che la crisi generata dall’epidemia avrà ripercussioni sociali ed economiche ancor più gravi della crisi finanziaria del 2008-2009. Le stime sono ancora incerte ma è verosimile che l’impatto sui consumi, sul fatturato delle aziende italiane, sugli investimenti delle Amministrazioni pubbliche e sul conseguente livello di disoccupazione interesserà milioni di persone. I potenziali scenari di crisi e di ripresa riprendono il


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cosiddetto modello V-U-L. Il più ottimista (V) indica una piena e rapida ripresa dell’economia reale, mentre lo scenario più drammatico (L) indica un’uscita molto lenta dalla pandemia che comporta un rischio sistemico di vera e propria depressione. Infine, lo scenario intermedio prevede una ripresa a U, ovvero il risultato di tante V con tempi diversi. I fattori che potranno condizionare le prospettive di ripresa delle economie mondiali sono molti e caratterizzati da una elevata incertezza; tuttavia, non vi è dubbio che i tempi e gli esiti della crisi dipenderanno in larga parte dalla capacità di organizzare e gestire, a livello europeo e mondiale, interventi di politica monetaria, finanziaria e fiscale imponenti nelle dimensioni e coordinati fra i diversi paesi. In tale prospettiva, anche l’Italia dovrà fare la sua parte sfruttando al meglio le proprie potenzialità di sviluppo, reinterpretandole in un contesto globale che sarà inevitabilmente diverso da quello conosciuto. I sistemi socio-economici mondiali usciranno indubbiamente modificati da questa pandemia che


8 rimetterà in discussione abitudini, modalità di lavoro e di produzione, lavoro e formazione, professioni e servizi, il ruolo della salute, i compiti e le funzioni degli Stati e delle organizzazioni sovranazionali. Si imporrà, quindi, la necessità di un ripensamento a 360 gradi della società del futuro nell’ottica di una riduzione della concentrazione produttiva ed urbanistica a favore del distanziamento e decentramento territoriale. Tale processo riguarderà non solo i sistemi di produzione e di organizzazione del lavoro, ma anche la formazione e le tutele di welfare, nelle diverse forme, che dovranno adeguarsi ai nuovi modelli economici e ai diversi stili di vita. In quest’ottica, l’Italia deve trovarsi pronta a reagire con forza a questa crisi epocale, contribuendo alla definizione di nuovi interventi per lo sviluppo dei propri territori, che costituiscono un patrimonio unico nel panorama mondiale e un evidente punto di forza nel processo di trasformazione postemergenziale.


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L’italia e i suoi territori

L’italia e i suoi territori Considerate le peculiarità del nostro Paese, il potenziale successo di tali interventi non potrà prescindere da un raccordo strutturato e coordinato tra misure di carattere nazionale e locale, con l’obiettivo prioritario di ridurre il drammatico divario che continua a caratterizzare un’Italia “a più velocità”. La crescente disparità sia nello sviluppo economico sia nella ripartizione della spesa pubblica tra Nord e Sud continua, infatti, a rappresentare un elemento drammaticamente incisivo sulla (mancata) crescita del Paese. Una disparità ancor più esacerbata dalla crisi sanitaria Covid-19, che rischia di mettere a dura prova la tenuta socio-economica del Mezzogiorno. In questo scenario, le Pubbliche Amministrazioni si ritrovano quotidianamente impegnate nella


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costante sfida di reperire risorse volte a finanziare progetti di sviluppo sul territorio, dovendo spesso far fronte anche a situazioni di dissesto finanziario, fenomeno che rischia di interessare un crescente numero di Enti locali nell’Italia post-Covid-19. Emerge, dunque, la necessità di promuovere nuove idee, nuovi strumenti, soluzioni innovative e cooperazione interistituzionale sul fronte dello sviluppo e della riduzione delle disparità territoriali e delle disuguaglianze sociali, che ruotino attorno a progetti virtuosi di partenariato pubblico-privato (PPP) e di una nuova spinta agli investimenti pubblici.


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L’italia e i suoi territori

In qualità di “organo centrale di supporto e verifica” deputato a «garantire la corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche», la RGS può costituirsi come un vero e proprio raccordo trasversale tra Istituzioni centrali e locali, potendo contare sui 9 Ispettorati Generali, sul Servizio Studi Dipartimentale (SeSD), e sulle 75 Ragionerie Territoriali dislocate su tutto il territorio nazionale. Per questo motivo, facendo leva sull’expertise e sulla capillare presenza territoriale della RGS da un lato, e sulle reti di conoscenza e di analisi socio-economica dell’Eurispes dall’altro, si propone la costituzione di un “Osservatorio sul Futuro - Territori e Rilancio Economico


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del Paese” che abbia come filo conduttore il tema degli investimenti pubblici e dell’erogazione di servizi decentrati al livello locale per far fronte alla crisi in atto e mettere in campo strumenti concreti per la rinascita dell’Italia e dei suoi territori. In tale àmbito, fin da subito, possono essere individuate alcune aree tematiche di collaborazione all’interno delle quali identificare specifici progetti che possono essere avviati con il sostegno degli altri soggetti coinvolti istituzionalmente o per competenza. Nella prima fase, tali progetti potranno essere selezionati dando priorità a quelli la cui realizzazione sembra urgente nel contesto emergenziale e che, al contempo, siano fattibili in tempi appropriati, anche in considerazione delle analisi e delle esperienze pregresse.


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Obiettivi osservatorio

Obiettivi Osservatorio In uno scenario di ripresa dalla crisi, che si prospetta lungo e articolato per fasi, sarà fondamentale per il Paese definire un piano d’azione che punti su un utilizzo attento e capillare delle risorse pubbliche a disposizione: i fondi europei, quelli nazionali, fino alle risorse locali. Si potrà, in tal modo, cogliere l’occasione per


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procedere ad una riorganizzazione dei processi amministrativi per contribuire a promuovere un’evoluzione del complessivo sistema di gestione delle risorse pubbliche. L’Osservatorio si prefigge quindi l’obiettivo di monitorare e valutare tale evoluzione sulla base dei princìpi, parametri, criteri definiti e riconosciuti a livello internazionale, in particolare con riferimento alla sostenibilità dello sviluppo, puntando ad una maggior efficienza nell’utilizzo delle risorse pubbliche, anche attraverso forme di condizionalità che ne garantiscano l’effettiva creazione di valore. Nell’ambito degli investimenti pubblici si farà riferimento alle analisi di valutazione del sistema di gestione già intraprese dal SeSD. Considerate le peculiarità del nostro Paese, un rinnovato approccio all’utilizzo delle risorse pubbliche dovrà inoltre necessariamente ambire a una concreta semplificazione delle procedure, prendendo spunto, ad esempio, dall’applicazione di metodologie di emergenza e dai modelli positivi utilizzati anche in occasione dei grandi eventi e, al contempo, consolidare una comprensione approfondita delle necessità dei territori, spesso molto diversificate.


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Obiettivi osservatorio

A sostegno delle analisi di fabbisogno territoriale, l’Osservatorio si fa promotore della creazione di un “kit diagnostico” minimo per i decisori centrali e locali relativo agli obiettivi di policy, che possa essere utilizzato per un complessivo monitoraggio e valutazione dei risultati delle politiche adottate. Esperienze precedenti su questo versante sono quelle degli indicatori territoriali prodotti da Istat a supporto della politica di coesione e degli indicatori BES. In tale prospettiva, potranno essere proposti nuovi indicatori ovvero utilizzati quelli esistenti per aree tematiche di policy al momento non considerate; di particolare importanza sarà il riferimento ai parametri dello sviluppo sostenibile e ai relativi indicatori economici, ambientali e sociali approvati dall’Unione europea, attualmente in vigore e applicati nelle politiche comunitarie di


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sostegno alla crescita. A tal proposito, si potranno individuare best practices e modelli virtuosi che possano facilitare l’accesso di aziende e PMI alle risorse che mirano ad accelerare la transizione verso un’economia sostenibile. Al fine di ottimizzare l’utilizzo delle risorse in fase di programmazione, inoltre, l’Osservatorio potrà supportare le mappature degli strumenti e delle risorse economiche attualmente reperibili e quelle che saranno disponibili nell’imminente futuro, con l’obiettivo di assicurare trasparenza e confrontabilità nelle procedure di programmazione, allocazione e gestione delle stesse, anche al fine di proporre correttivi, progettualità e interventi su misura per le economie territoriali basate sull’evidenza prodotta. In tale àmbito, l’Osservatorio potrà supportare l’ulteriore ricognizione di banche dati utili all’attività di ricerca della RGS facilitandone l’integrazione con quella socio-economica fornita dall’Eurispes. Inoltre,


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Governance

tramite la condivisione delle diverse esperienze, l’Osservatorio potrà favorire il potenziamento delle competenze professionali coinvolte, al fine di migliorare il grado di efficacia e finalizzazione delle proposte sviluppate. A tal fine, l’Eurispes potrà assicurare il sostegno necessario per la realizzazione di documenti di analisi e valutazione sui singoli temi, anche in chiave prospettica. In aggiunta, da un punto di vista progettuale/ esecutivo, la struttura dovrà creare un vero e proprio ecosistema multi-stakeholder coinvolgendo tutti gli attori che potranno fornire un contributo attivo basato sulle analisi disponibili, utili a focalizzare la progettualità. A tale riguardo, un focus ulteriore dovrà ad esempio riguardare la messa in campo di risorse e l’individuazione di opportunità per la costituzione di accordi di partenariato pubblicoprivato, coinvolgendo le aziende pubbliche partecipate – sia nazionali che locali – in interventi e investimenti infrastrutturali sui territori. Allo stesso modo, sul fronte istituzionale, verranno individuati anche gli Enti locali (ad es. Regioni, Comuni e Aree Metropolitane) maggiormente sensibili e calati territorialmente nelle filiere dei progetti selezionati come prioritari. In questa direzione, un ausilio fondamentale potrebbe derivare dall’articolazione


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territoriale della Ragioneria Generale dello Stato (le Ragionerie Territoriali), qualora la loro azione amministrativa fosse più orientata al monitoraggio e alla verifica delle attività gestionali delle Amministrazioni che operano sul territorio rispetto al controllo amministrativo contabile. Infine, l’Osservatorio curerà il monitoraggio dei filoni di indagine relativi agli investimenti pubblici nei diversi territori, al fine di analizzare e promuovere interventi a forte impatto socioeconomico. Si potranno, inoltre, realizzare Report e Ricerche da presentare e discutere in Forum tematici che riuniscano i principali stakeholder del mondo pubblico, privato, finanziario e accademico i quali possano valorizzare i risultati dell’Osservatorio e promuovere un confronto su ulteriori soluzioni operative mirate a stimolare un’azione policentrica e partecipata.


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Governance

La governance L’Osservatorio è formato da un Comitato direttivo e da un Comitato scientifico.

Il Comitato direttivo è composto da quattro componenti, di cui due nominati dalla Ragioneria con Determina del Ragioniere Generale dello Stato e due dall’Istituto.

Funzioni:

a) coordina le attività dell’Osservatorio; b) promuove l’attività di analisi, studio e ricerca nelle aree di competenza dell’Osservatorio; c) approva i progetti specifici individuandone gli obiettivi, la tempistica e le modalità di collaborazione fra le Parti; d) decide i termini e le modalità di diffusione dei dati oggetto di monitoraggio e dei risultati delle attività di analisi, studio e ricerca; e) individua i documenti da pubblicare, anche attraverso l’utilizzo di uno specifico sito web; f) adotta un proprio regolamento interno in relazione alla convocazione, organizzazione e periodicità delle sedute nonché ai criteri di selezione per i membri del Comitato scientifico; g) nomina i componenti del Comitato scientifico.


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Il Comitato scientifico è composto da un numero massimo dodici esperti nelle aree tematiche oggetto dell’Osservatorio

Funzioni:

a) coordina, per gli aspetti tecnico-scientifici, le attività di monitoraggio, studio e ricerca di competenza dell’Osservatorio, in coerenza con gli indirizzi impartiti dal Comitato direttivo; b )esprime propri pareri motivati, qualora richiesti, a supporto delle decisioni del Comitato direttivo; c) propone al Comitato direttivo iniziative di studio e di ricerca, nonché approfondimenti ed analisi nelle aree di competenza dell’Osservatorio. Il Comitato scientifico riferisce al Comitato direttivo delle attività svolte e dello stato di avanzamento dei progetti, predisponendo una propria relazione.


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Report annuale

Report annuale L’Osservatorio predispone un Rapporto annuale che dà conto dei risultati conseguiti a fronte dei progetti svolti durante l’anno su temi di attualità e di particolare interesse generale. Il Rapporto viene presentato al sistema di informazione mediante l’organizzazione di un Forum che riunisce i principali stakeholder del mondo pubblico, privato, finanziario e accademico.


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Aree tematiche

Aree tematiche Riguardo alla definizione degli àmbiti di competenza dell’Osservatorio, sono individuate le aree tematiche nelle quali saranno svolte le analisi mirate alla individuazione di progetti ed iniziative informative a supporto del rilancio dello sviluppo socio-economico del Paese. Allo stato attuale, le aree tematiche di interesse, che presentano anche una forte connotazione territoriale sotto il profilo programmatorio e gestionale, riguardano: Servizi assistenzialì e socio sanitari Formazione e politiche attive del lavoro Investimenti pubblici

Per quanto riguarda l’area degli investimenti pubblici, le attività dell’Osservatorio si focalizzeranno sull’analisi del sistema di gestione degli investimenti pubblici sul territorio con lo scopo di individuare i punti critici e definire la fattibilità di misure e/o programmi volti a superarli. In


25 modo specifico, riguardo alle PPP, l’Osservatorio potrebbe condurre l’esame di casi studio che possano indicare best practices nell’ambito della definizione dei contratti e monitorare l’utilizzo del contratto standard in fase di definizione. Per quanto riguarda l’area tematica dei servizi socio-sanitari, sembra urgente in questa fase, definire l’impatto del processo di digitalizzazione sul settore sia per la razionalizzazione dei servizi sia per l’accesso a questi da parte dell’intera popolazione. A proposito di tali servizi, infatti, appare necessario valutarne il grado di implementazione ed il relativo contributo nella riduzione delle disuguaglianze in termini di accesso e di qualità dei servizi, oltre che sostenere il processo di presa in carico dei pazienti integrando le prestazioni sanitarie con quelli sociali. Nell’ambito della Formazione e delle politiche attive del lavoro, l’Osservatorio avrà il compito di evidenziare i punti di forza e di debolezza dei sistemi regionali della formazione in relazione alla loro potenzialità di diminuire il mismatching nel mercato del lavoro in una fase in cui il sistema produttivo deve completare il processo di digitalizzazione e reagire alla crisi contingente tramite l’individuazione di nuovi modelli organizzativi. In particolare, l’Osservatorio produrrà analisi e studi per l’approfondimento di specifiche tematiche di interesse e condurrà casi di studio relativi all’integrazione della formazione nei percorsi di ricerca dell’impiego.


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Progetti

Primi progetti

A

Edilizia scolastica, adeguamento rischio sismico. Sebbene nel panorama legislativo italiano non siano mancate misure di adeguamento e di messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico dell’edilizia scolastica, la verifica di vulnerabilità sismica e le indagini diagnostici sulla qualità e lo stato di sicurezza degli edifici nonché i certificati di agibilità in possesso alle scuole continuano ad essere non sufficientemente diffusi. Il patrimonio edilizio scolastico italiano deve tener conto di una fragilità sismica dei territori e delle forti sperequazioni nelle condizioni di sicurezza tra Nord e Sud. Le misure inserite in questo senso nella Legge di Bilancio 2020 trovano rinnovata urgenza di implementazione nel contesto attuale di identificare misure prioritarie per la strategia di crescita post-Covid-19. L’obiettivo è quello di rafforzare l’implementazione dei dispositivi già


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esistenti e di identificare strumenti per rafforzare la programmazione e la pianificazione per l’adeguamento strutturale e antisismico delle scuole e per la costruzione di nuovi edifici scolastici. L’analisi si concentrerà sulla ricognizione delle normative italiane vigenti e sullo studio dell’esperienza in altri paesi europei in tale materia. Un ulteriore possibile sviluppo potrebbe concentrarsi sul censimento degli edifici scolastici che necessitano di interventi per adeguamento rischio sismico al fine di una programmazione degli interventi e della distribuzione dei fondi, con il monitoraggio puntuale degli stanziamenti in essere.

B Edilizia scolastica, adeguamento digitale. La digitalizzazione del sistema scolastico deve essere vista come parte integrante delle politiche di innovazione e ammodernamento della PA. Tale processo di digitalizzazione svolge, infatti, un ruolo chiave nell’accelerazione del più ampio processo di digitalizzazione della società, per la funzione di educatore e promotore di competenze, capacità e passioni digitali rendendola, di fatto, centrale per il futuro sviluppo di una società anche in senso digitale. Ecco perché questo processo richiede un’attenta pianificazione, a partire dalle infrastrutture e dalla


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Progetti

dotazione di strumenti tecnologici più avanzati per la didattica che supportino un corpo docenti con le competenze adatte per la gestione digitale della conoscenza e per la promozione dell’innovazione. Obiettivo del progetto è la ricognizione della situazione attuale, con l’identificazione delle criticità e la mappatura delle diverse casistiche (esempi di eccellenza e di carenza) sul territorio nazionale, la ricerca di soluzioni e la pianificazione delle aree di intervento e delle metodologie di implementazione.


29 Questo può avvenire attraverso le seguenti fasi: • individuazione di indicatori opportunamente creati per sintetizzare i diversi aspetti che riguardano la digitalizzazione degli istituti scolastici; • misurazione della performance digitale delle scuole anche con l’ausilio di indicatori specifici al fine di predisporre una griglia della situazione attuale; • verifica e proposta di una mappatura del grado di digitalizzazione delle scuole; • raccolta e documentazione degli aspetti che hanno accelerato, facilitato o frenato lo sviluppo del digitale nelle scuole; • illustrazione di esempi e casi di studio che possano rappresentare un’opportunità di miglioramento; • esplorazione delle iniziative intraprese e monitoraggio dei progetti di intervento avviati.


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C

Progetti

Rinascita dei borghi. Dal Dopoguerra agli anni Ottanta e con ritmi più blandi anche successivamente, si è verificato un cambiamento radicale della morfologia del nostro Paese e del sistema produttivo. Ai mutamenti economici si sono andati sommando diversi cambiamenti altrettanto radicali quali la distribuzione spaziale della popolazione, dei poli di vita culturale ed una diversa concentrazione edilizia ed urbanistica. Il futuro post-Covid implica la messa in discussione di certezze e visioni dei territori che si credevano acquisite e consolidate stimolando lo sviluppo di un’attenta mappatura delle aree depresse del nostro Paese per poterne cogliere le opportunità di sviluppo. In Italia il turismo ha un forte impatto sulla competitività in quanto i suoi due principali valori, bellezze naturali e patrimonio culturale, sono strettamente legati tra loro. A questo riguardo vale la importante scelta strategica di riportare il turismo sotto l’egida del Ministero per i Beni


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Culturali. La crisi del Covid-19 ha colpito pesantemente il settore, che dovrà essere sostenuto e rilanciato: a tal fine, il Governo metterà in campo uno sforzo importante per sostenere il turismo e la filiera ad esso associata. Inoltre, le zone remote del Paese sono quelle verso cui arriveranno con maggiore ritardo e in minore intensità gli aiuti per la ripresa post-Covid che il Governo sta mettendo in campo. A tale proposito sarebbe utile fare un censimento dei borghi meno popolati su tutto il territorio nazionale e definire degli interventi infrastrutturali per dotarli di adeguate strutture per la ricezione di turisti o di popolazione di ritorno che voglia decidere di vivere una parte dell’anno in luoghi in cui sia più facile il distanziamento sociale, si possa vivere in condizioni di maggiore spazio all’aria aperta ma anche poter lavorare disponendo di infrastrutture di Rete adatte allo smart working. Si tratterebbe di un turismo diverso che non implica ferie o interruzioni di lavoro ma un vero e proprio rimpossessarsi di spazi/realtà territoriali il cui valore al momento non


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è adeguatamente riconosciuto e che, invece, possono offrire condizioni di vita attrattive in generale e particolarmente funzionali e interessanti in un periodo di ricerca del distanziamento sociale. Per creare le condizioni di ripopolamento di questi territori sarebbe necessario un consistente investimento pubblico nelle infrastrutture di Rete e sanitarie e nei servizi legati all’urbanistica. Le risorse potrebbero essere erogate a fronte della produzione di uno specifico Piano progettuale di riqualificazione presentato dai Comuni singoli o in forma associata, che preveda un mix di interventi coordinati, in parte a carico della Pubblica amministrazione (infrastrutture) e in parte di iniziativa privata. Relativamente a queste ultime, sarebbe necessario identificare uno specifico sistema di detrazioni fiscali per lavori di manutenzione e di ristrutturazione di stabili non abitati. Questo tipo di iniziativa potrebbe generare una spinta per il settore delle costruzioni che in posti remoti richiede competenze e conoscenze specifiche e, quindi, funzionare come fattore di promozione dello sviluppo locale. Inoltre, il ripopolamento di questi borghi faciliterebbe la decongestione dei grandi centri e diminuirebbe la pressione sui trasporti pubblici e sulle strutture sanitarie cittadine.


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Il lavoro di ricerca che qui proponiamo si potrebbe articolare in 3 fasi: • identificazione delle aree e dei centri interessati da una dinamica di ripopolamento mirato; coinvolgimento dei Comuni e degli Enti territoriali afferenti per la raccolta dei dati relativi agli effettivi fabbisogni sanitari, infrastrutturali, amministrativi e finanziari; • analisi dei dati nelle dimensioni sanitarie, infrastrutturale, amministrativa e finanziaria; analisi multisettoriale dei valori materiali e immateriali dei territori; • valutazione di impatto economico e definizione degli interventi. Tali misure potrebbero essere integrate nei diversi Piani di azione già delineati a livello governativo per il turismo, le infrastrutture, il sostegno economico territoriale, il recupero e la valorizzazione delle aree interne e montane, lo sviluppo dell’infrastruttura digitale e la connessione delle reti.

D

Infrastruttura banda larga: Nel contesto di adattamento delle condizioni lavorative in seguito all’emergenza di Covid-19, il ricorso massiccio al lavoro agile ed in generale a strumenti di lavoro a distanza, ha messo in luce il deficit dell’Italia in termini di infrastrutture per la comunicazione digitale. Anche in un’ottica di progettazione di un piano di rilancio


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economico, collegato inevitabilmente ad un aumento della produttività, il potenziamento delle infrastrutture digitali risulta strategico. Infatti, l’Italia registra un notevole scarto rispetto alla media europea in termini di accesso alla banda larga e qualità della stessa. Il Piano strategico “Banda Ultra Larga” lanciato nel 2015, si occupa di monitorare e implementare interventi di miglioramento ed estensione della banda larga, riportando giornalmente lo stato di avanzamento dei lavori. Questo strumento di monitoraggio può essere utilizzato ed inserito nell’analisi di interventi post-emergenza. L’obiettivo della ricerca verterà sull’osservazione della corrispondenza tra le capacità delle infrastrutture digitali e le potenzialità produttive in un’ottica di rinnovamento dei processi e/o della produzione, mentre l’attività di ricerca si sostanzierà nel collegare i dati sulla costruzione dell’infrastruttura banda larga e gli interventi di sostegno all’imprenditoria, in termini di rinnovamento dei processi e aumento della produttività.


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E Servizi sanitari territoriali – telemedicina. La Ragioneria Generale dello Stato è direttamente coinvolta nel monitoraggio, non solo finanziario, degli investimenti di tutti gli Enti sanitari pubblici regionali e nazionali e nell’applicazione di progetti innovativi come le spese sanitarie in dichiarazione precompilata e il fascicolo sanitario elettronico. L’emergenza Covid-19 rimette al centro non solo gli investimenti sanitari in strutture fisiche e beni materiali per la terapia intensiva e il trattamento dei pazienti contagiosi, ma anche il ruolo centrale dei servizi sanitari territoriali, con particolare attenzione al medico di base quale elemento di collegamento fra pazienti e specialisti. La situazione attuale presenta caratteristiche similari a quelle delle aree interne nelle quali i residenti, dopo che la riorganizzazione dei servizi ospedalieri negli ultimi anni ha privilegiato lo sfruttamento delle economie di scala per finalità di maggior efficienza, si trovano nella difficoltà di accedere ai servizi sanitari. Potenziare la sanità territoriale è dunque una necessità per combattere non solo rischi di ospedalizzazione pandemici, ma anche per riequilibrare l’accesso stesso ai servizi sanitari. Ulteriore elemento di opportunità deriva dalla possibilità di


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integrare servizi sanitari e servizi sociali, definendone al contempo le platee di beneficiari prioritari. Il fattore trainante di sviluppo passa per l’integrazione delle innovazioni informatiche, focalizzando i futuri investimenti materiali e immateriali nella direzione della telemedicina. Da un punto di vista operativo, il progetto dovrebbe essere elaborato dopo una ricognizione – sotto il profilo normativo e della governance istituzionale – dello stato dell’arte della telemedicina nelle Regioni italiane. A tale proposito, riferimenti necessari sono: la ricognizione effettuata dal Ministero della Salute nel 2019 e le esperienze in atto nelle aree finora selezionate per la Strategia nazionale delle aree interne (cfr. Accordo di partenariato SNAI 2014-2020), oltre che le linee di riferimento predisposte da tutte le Regioni (cfr. Adempimenti LEA 2016) e l’attuazione dei patti di sanità digitale all’interno dell’Agenda digitale.


F

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Formazione professionale: La formazione professionale, materia di competenza esclusiva delle Regioni, è fortemente colpita dall’emergenza creata dal Covid-19. Infatti, come per l’istruzione primaria-secondaria e universitaria, l’impossibilità di svolgere lezioni “in aula” crea notevoli problemi alla fornitura di corsi professionali. Le sfide da affrontare nei prossimi mesi e anni, richiederanno sicuramente un intervento di formazione su larga scala per far fronte alla domanda di professionalità specifiche ad oggi non colmate dall’offerta (su tutte le professionalità del campo ICT). In relazione al periodo post-emergenziale, può essere di interesse monitorare quali azioni sono state (e saranno) messe in campo dalle Regioni per preparare la forza lavoro necessaria al rilancio economico, tenuto conto dei necessari adattamenti/mutamenti nell’organizzazione produttiva delle imprese, sotto il profilo tecnologico, della redistribuzione degli spazi e del lavoro a distanza.


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Conclusioni

Conclusioni

RGS

Formazi professio

Servizi assistenzialĂŹ e socio sanitari

+

Formazione e politiche attive del lavoro Investimenti pubblici

Rinascita dei borghi

Eurispes

Edilizia sco adeguamento

insieme per


olastica, o digitale

1. Rinascita e sviluppo dell’Italia e dei suoi territori

Telemedicina

2. Riduzione divari tra le diverse realtĂ territoriali attraverso investimenti pubblici mirati 3. Erogazione servizi decentrati a livello locale

Infrastruttura banda larga

Edilizia scolastica, adeguamento rischio sismico

con l’obiettivo di

ione onale

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