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Relazione rimedio dipinti

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RESTAURO ARBORENSE Restauro Santuario Basilica Nostra Signora del Rimedio

RELAZIONE TECNICA L’area presbiterale della Basilica B.V. nostra signora del Rimedio decorata nella metà del 900’

con

un

ciclo

di

tempere

murali

di

ottima

qualità

e

raffin

ato gusto estetico versava in cattivo stato conservativo in seguito alle numerose infiltrazioni d’acqua, dovute a problemi di copertura. Numerose erano le stuccature e i rimaneggiamenti eseguiti negli anni da personale non specializzato. Si potevano osservare delle stuccature mal eseguite sia nella metodologia sia nella scelta dei materiali nel prospetto frontale dell’arco di accesso all’area presbiterale, dette stuccature furono eseguite con maltina da intonaco a base ci calce aerea stesa con successive riprese, causando un sistema intonaco fragile, malamente coeso e debordante. Ancor più errati erano i rappezzi eseguiti nella porzione bassa della volta porzione bassa sulla sinistra, eseguite con materiale cementizio, come noto in presenza di umidità i cementi rilasciano Sali che deteriorano gli intonaci a base calce, creando sfarinamenti e decoesio numerose sono le traccie di carbonatazioni presenti nell’arco e nella volta che hanno causato, la mutazione dei colori e creazione dell usuale superficialità. In tutto l’arco d’acceso all’area presbiterale e nei primi riquadri dipinti erano evidenti traccie di dilavemaneto e chiazze di colore ocra diluitosi e depositato sulle altre superfici pittoriche circostanti. Il primo


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necessario intervento è stato l’esecuzione del preconsolidamento degli Intonaci in fase di stacco, nelle aree limitrofe alla porzione delle stuccature da rimuovere, e la velinatura parziale dell’intonaco più

deteriorato.

Le

stuccature non idonee sono state

rimosse

con mezzi meccanici ove necessario con impacchi ammoniacali. Prima di eseguire

un

consolidamento generale si è eseguito il lavaggio da residui di Sali e dallo sporco superficiale.

Gli

intonaci sono stati consolidati con acqua di calce, le tempere con alcool polivinilico. Le rimozioni della malta cementizia è stata tale da arrivare alla muratura in mattoncini che costituisce la volta, in questi casi si È utilizzato un sistema intonaco composta da tre malte deumidificanti con diverse granulometria. Nelle lacune di piccola entità si è utilizzata una malta a base di grassello con inerti idraulici della stessa granulometria dell’originale. Per quanto concerne i distacchi presenti tra i vari strati d’intonaco e intonachino, fortunatamente pochi e di piccola entità, si è preventivamente effettuata una verifica con battitura manuale e auscultate la muratura segnando con l’utilizzo di un gesso le parti che successivamente sono state sottoposte alla realizzazione di micro fori tramite manuali con punte intercambiabili del diametro di 2-3 mm al fine di ottenere una via d'iniezione per la soluzione di acqua demineralizzata e alcool denaturato in soluzione del 50% al fine di permettere una maggiore veicolazione del consolidante a base di Acril 33 e carbonato di calcio inserito nell’intonaco attraverso siringhe. Nel caso si fossero presentati fenomeni di spanciamento, evincibiledall’iniezione di pulitura, si sarebbe preventivamente velinata la porzione, con l’applicazione di una garza di cotone ancorandola sulla superficie previa applicazione di una soluzione acrilica in soluzione, facilmente rimovibile con tamponature a base di Alcol. La pulitura con solo


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pennelli, spazzole ha permesso l’asportazione dei depositi pulverulenti dalla superficie, attraverso un’azione blandamente abrasiva, congiunta, in alcuni casi soprattutto nella presenza di colore depositato, a quella emolliente o propriamente solvente l’acqua deionizzata usata per irrorazione o brevi tamponature con spugne naturali. Questa pulitura si basa sull’azione meccanica e graffiante o abrasiva di fili, setole e fibre le cui estremità rimuovono la materia presente sulla superficie da pulire. Il diverso grado di pulitura dipende, pertanto, oltre che dalle caratteristiche dei vari pennelli e spegne adoperate, dalla forza impressa con la mano, dalla sua perizia e dalla perizia con cui si opera. Il nero fumo e deposito più tenaci sono stati rimossi con pennellesse in pelo di martora e spugne wishab, costituite da una massa giallo chiara di consistenza spugnosa, morbida come camoscio, supportata da una base rigida. La massa contiene saktis (una specie di linossina), lattice sintetico, olio minerale e prodotti chimici vulcanizzanti e gelificanti legati chimicamente. Non contiene nessuna sostanza dannosa ed ha un pH neutro. La reintegrazione pittorica è stata eseguita con acquerelli usando la tecnica a velatura per le abrasioni mentre per le stuccature realizzate a colmare le lacune nell’arco e nei cassettoni, a modulo o che si ripetono si è proposta una ricostruzione a mimetico, al fine di permettere una corretta lettura d’insieme. In questo caso specifico si è adoperato confezionando in cantiere la tinta a base di grassello di calcestagionatoo o latte di calce per le velature e terre naturali.


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Sali solubili L'acqua all'interno delle murature è sempre presente sotto forma di soluzione salina da cui possono separarsi sali anidri o idrati che provocano danni ai materiali. La migrazione e ricristallizzazione dei sali solubili trasportati dall'acqua costituisce il principale meccanismo di alterazione dei materiali lapidei. La forma e l'entità del danno dipendono dalla porosità e dalla igroscopicità del materiale. L'H2O, soprattutto

se molto pura, provoca lo

scioglimento dei sali che incontra nel suo percorso per depositarli altrove; inoltre l'acqua proveniente dal suolo si carica dei sali che questo contiene e, proseguendo il suo cammino attraverso i materiali porosi verso la superficie d'evaporazione, li trasporta nel suo percorso. Lo stesso accade per l'H2O d'infiltrazione, nel suo viaggio inverso, dall'alto al basso. La solubilità dei sali è molto variabile, ci sono sostanze praticamente insolubili come il cloruro d'argento e sali molto solubili come il cloruro o il solfato di sodio. Il trasferimento dei sali dipende, quindi, dalla loro solubilità e dai flussi d'acqua all'interno dei materiali porosi, flussi che a loro volta sono influenzati dalla presenza di sali che possono dar luogo a variazioni di viscosità, cambiamenti di tensioni superficiali e

differenze di pressioni

osmotiche. I solfati sono sali molto mobili, disciolti nelle acque naturali di cui rappresentano uno dei maggiori costituenti, sono anche contenuti nei leganti aerei e idraulici, nelle rocce, nelle atmosfere inquinate, nelle atmosfere marine. I solfati sono pericolosi perché, non solo sono solubili in H2O, ma possono esistere in strati di idratazione diversi: possono cristallizzare con diverse quantità di H2O a seconda della temperatura e dell'umidità relativa. Ad ogni stato di idratazione corrisponde un volume specifico diverso, ogni volta che si verifica la trasformazione da uno strato all'altro si ha una variazione di volume. Quando, per l'aumento dell'UR, si ha il fenomeno dell'idratazione, il sale aumenta di volume esercitando una pressione (pressione di idratazione) sulle pareti dei capillari presenti nella struttura porosa di un materiale. Quando questa pressione supera la resistenza delle pareti queste vengono rotte, (il fenomeno di distacco delle stuccature cementizie diffuse sulle prime lesene di destra) l'intera struttura diventa più porosa e quindi più suscettibile all'ulteriore azione dell'umidità e dei sali. I cloruri


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− I cloruri di calcio e magnesio non riescono a cristallizzare in condizioni normali anche se presenti in grande quantità, a causa della loro elevata igroscopicità: antarticite CaCl2 6H2O, sale deliquescente, ha una solubilità di 75 g/100 ml H2O, Vm 130 cm3/mol. bischofite MgCl2 6H2O, sale deliquescente, ha una solubilità di 200 g/100 ml H2O. halite NaCl, leggermente igroscopico, ha una solubilità di 37 g/100 ml H2O, Vm 28 cm3 /mol e una Pc 55 N/mm2 .sylvite KCl, igroscopico, ha una solubilità di 35 g/100 ml H2O. Sopratutto i cloruri di sodio e di calcio sono apportati ai manufatti principalmente dal vento di mare. In alcuni casi possono dipendere dalle impurezze dei materiali usati per la preparazione dell'intonaco, in particolare la sabbia. Inoltre, alcune attività industriali (per es. la combustione di alcuni tipi di carbon fossile) possono causare la presenza di acido cloridrico gassoso nell'atmosfera. Sono sali molto pericolosi, molto solubili e spesso deliquescenti; possono assorbire umidità dall'atmosfera e trattenerla sul materiale lapideo. Quando cristallizzano formano depositi molto porosi che sviluppano forze capillari capaci di risucchiare l'acqua. La loro presenza abbassa la temperatura di transizione degli idrati e rende quindi più facile le trasformazioni da uno stato di idratazione all'altro per i sali del gruppo dei solfati. Infine, quando sono in soluzione, hanno un'elevata mobilità e possono penetrare, alterandole, in molte strutture cristalline; questi sali contribuiscono a distruggere i materiali porosi, che rapidamente tendono a polverizzare. Il cemento contiene alcuni sali alcalini solubili, oltre a solfati, nitriti e nitrati, aggiunti alla formulazione di partenza per ottenere particolari caratteristiche del prodotto finale. Se il muro, nel quale si compie un intervento con cemento, è soggetto a movimenti di umidità entro la struttura capillare (come nel nostro caso essendo presente una forte umidità di risalita dalle fondazioni, oltre a quella proveniente per capillarità ed infiltrazione dai soffitti e contrafforti ), può accadere che una parte dei sali solubili del cemento migrino verso l'intonaco originale. Anche la diversa porosità tra cemento e malta originale ha favorito il verificarsi dei fenomeni di cristallizzazione a carico di quest'ultima, se essa è più porosa. Il degrado dovuto ai sali è provocato da fenomeni di solubilizzazione, cristallizzazione, idratazione e igroscopicità; per cui se si è in una situazione di stabilità termodinamica i danni riscontrati saranno

insignificanti: esistono casi in cui non sono stati riscontrati

particolari alterazioni nelle murature nonostante la presenza di sali, in quanto le condizioni di temperatura e umidità sono rimaste immutate per lunghi periodi di tempo. Al contrario i fenomeni di solubilizzazione/cristallizzazione, idratazione/disidratazione e le variazioni di


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igroscopicità possono provocare la distruzione del materiale. La causa principale di decadimento degli intonaci

e del materiale carbonatico è la

presenza di grandi quantità di sali solubili, in particolare cloruri e solfati. Questi sali, sono dovuti all’ inquinamento atmosferico, l’ acqua marina, le stuccature cementizie, unitamente alle forti percentuali di umidità e al rivestimento acrilico impermeabile degli intonaci producono quando si concentrano nelle pietre dei danni irreparabili I carbonati di Na e K derivano dai rispettivi ossidi contenuti nei leganti idraulici che vengono carbonatati dalla CO2 dell'atmosfera. I carbonati si trovano anche nelle acque naturali e negli inerti delle malte. Il carbonato di calcio è presente come elemento costituente nelle pietre calcaree e negli intonaci. in quanto si forma per carbonatazione ( calce nell'intonaco. E' pochissimo solubile in H2O, può però essere solubilizzato come bicarbonato quando nell'acqua sia presente una quantità

sufficientemente elevata di

anidride carbonica. La CO2 sciogliendosi nell'H2O, presente nel muro umido, dà luogo alla formazione di acido carbonico, che reagisce con il carbonato di calcio, formando il bicarbonato che è più solubile. Si stabilisce un equilibrio tra queste diverse specie chimiche: carbonati, anidride carbonica + acqua – bicarbonato; ma man mano che il muro comincia ad asciugarsi e si verifica l'evaporazione, l'equilibrio si sposta a favore della formazione di carbonato di calcio, il quale essendo poco solubile, si deposita rapidamente sulla superficie. Si hanno due effetti negativi: a) la formazione di una patina bianca che tende a coprire la superficie, b) l'impoverimento degli strati più interni, che perdono una parte del loro carbonato di calcio.


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. La morfologia delle alterazioni presenti sulle nostre superfici è frutto di sali di natura diversa che combinandosi hanno innescato un degrado particolarmente grave − alveolizzazione (nitrati e cloruri): presenza di cavità di forma e dimensioni variabili, dette alveoli, con distribuzione non uniforme; − polverizzazione/disgregazione: decoesione con caduta del materiale sotto forma di polvere e minutissimi frammenti; − esfogliazione: formazione di una o più porzioni laminari, di spessore molto ridotto e subparallele tra loro, dette sfoglie; − distacco: soluzione di continuità tra strati di un intonaco, sia tra loro che rispetto al substrato, sino alla caduta degli strati stessi; − rigonfiamento (solfati): sollevamento superficiale localizzato del materiale di forma e consistenza variabili.


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