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Fondamentale gennaio 2026

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NUMERO 1 - GENNAIO 2026

Numero 2 - aprile 2024 - Anno LIV - AIRC Editore - Poste Italiane spa Sped. in Abb. Postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 LO/MI - ISSN 2035-4479

La rivista di divulgazione scientifica più diffusa in Italia

LAURA OTTINI

Curiosità e fiducia per studiare il tumore al seno maschile

POLITICHE SANITARIE L'obesità in Italia è ufficialmente una malattia

GRANDI DONAZIONI

Una borsa di studio per avviare la carriera dei giovani ricercatori


Adottare uno stile di vita sano aiuta a prevenire il 40% delle nuove diagnosi di tumore.


Sommario FONDAMENTALE gennaio 2026 DA RICERCATRICE 05/ VITALaura Ottini SALUTARI 08/ ABITUDINI Esercizio fisico SANITARIE 11/ POLITICHE Obesità GUIDA 14/ LINEECodice europeo contro il cancro ALLA PROSTATA 16/ TUMORE Screening sperimentali AL POLMONE 19/ TUMORE Screening sperimentali 22/ IFOMTumore alla prostata 24/ TESTIMONIANZE Lasciti testamentari AI GIOVANI RICERCATORI 25/ SOSTEGNO Borse di studio DONAZIONI 26/ GRANDI Borse di studio 28/ ALIMENTAZIONE Spesa 30/ RUBRICHE I traguardi dei nostri ricercatori NOBEL 32/ PREMIO Sistema immunitario 34/ PILLOLE ... sul cancro FONDI 36/ RACCOLTA Giorni della Ricerca DELLA RICERCA 38/ GIORNI Cerimonia al Quirinale 39/ INIZIATIVE Eventi sportivi e partnership FONDAMENTALE

Anno LIV - Numero 1 gennaio 2026 - AIRC Editore

DIREZIONE E REDAZIONE Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro ETS Viale Isonzo, 25 - 20135 Milano tel. 02 7797.1 - airc.it - redazione@airc.it Codice fiscale 80051890152 Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 128 del 22 marzo 1973. Stampa Rotolito S.p.A.

RICERCA E CURA

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Curiosità e fiducia per dar vita a un nuovo campo di ricerca

PREVENZIONE

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In Italia l’obesità è ufficialmente una malattia

RACCOLTA FONDI

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DIRETTORE RESPONSABILE Daniele Finocchiaro COORDINAMENTO EDITORIALE Anna Franzetti, Simone Del Vecchio REDAZIONE Simone Del Vecchio, Jolanda Serena Pisano PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE kilowatt.bo.it TESTI Anna Lisa Bonfranceschi, Sofia Corradin, Cristina Da Rold, Riccardo Di Deo, Fabio Di Todaro, Camilla Fiz, Antonino Michienzi, Asia Moretti, Roberta Villa FOTOGRAFIE Claudio Bonoldi 2017 e 2024, E-motion 2025, Getty Images, Marco Onofri 2025, Carlo Ramerino 2025.

Sostenere una borsa di studio per avviare la carriera dei giovani talenti della ricerca

Fondamentale è stampato su carta certificata e proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.


Andrea Sironi

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Presidente AIRC

RIDURRE L’IMPATTO DEL CANCRO GRAZIE A STILI DI VITA PIÙ SANI

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l numero di gennaio di Fondamentale è di consueto dedicato alle Arance della Salute, l’iniziativa con cui AIRC raccoglie fondi a sostegno della ricerca sul cancro e ricorda l’importanza della prevenzione, attraverso i sani stili di vita e l’adesione agli screening raccomandati, per ridurre l’impatto dei tumori. Si stima che circa il 40% delle nuove diagnosi di tumore e fino al 50% delle morti per cancro potrebbero essere evitati con le varie forme di prevenzione accessibili a tutti: la primaria, principalmente legata ai corretti stili di vita (alimentazione, no fumo, attività fisica), quella secondaria, per la diagnosi precoce (screening e controlli), e quella terziaria, volta a ridurre la probabilità di recidive. Nell’ultimo anno, anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha sottolineato l’importanza di abitudini e comportamenti salutari attraverso due importanti iniziative. La prima, denominata “3 contro il 35”, è stata varata nel luglio scorso, e in quell’occasione l’OMS ha chiesto ai Paesi membri di aumentare i prezzi di tabacco, alcol e bevande zuccherate di almeno il 50% entro il 2035. Si tratta di un piano che mira a tentare di contenere le malattie non trasmissibili (NCD) legate al consumo di questi prodotti, tra cui il cancro, e generare importanti entrate pubbliche. La seconda è consistita invece nella pubblicazione del report “Saving lives, spending less”, in cui sono riassunte le misure più efficaci a disposizione delle istituzioni per aumentare l’adesione a stili di vita sani, ed è stato calcolato il possibile beneficio economico (il cosiddetto ROI, Return on investment) che queste misure potrebbero generare. Per esempio, l’OMS ha calcolato che, applicando i suggerimenti consigliati per la riduzione del consumo di tabacco, per ogni euro investito si potrebbero risparmiare fino a 7 €, principalmente grazie alla riduzione della spesa sanitaria legata alle conseguenze del fumo. Fondazione AIRC crede nell’efficacia di misure di questo tipo, tanto da aver sposato l’iniziativa SOStenereSsn, che mira a introdurre un’accisa fissa di 5 euro su tutti i prodotti del tabacco e inalazione di nicotina, comprese le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato. La proposta, lanciata da AIRC insieme ad AIOM (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM, è nata nell’autunno dello scorso anno, e si è trasformata ora in una proposta di legge d’iniziativa popolare, presentata il 6 novembre scorso. L’obiettivo è arrivare a ridurre del 37% il consumo di tabacco in Italia, seguendo le orme di altri Paesi europei, come la Francia e l’Irlanda, dove l’aumento delle accise ha effettivamente determinato un calo drastico di fumatori.


Vita da ricercatrice Laura Ottini

CURIOSITÀ E FIDUCIA PER DAR VITA A UN NUOVO CAMPO DI RICERCA In questo articolo: — TUMORE AL SENO MASCHILE — BRCA1 E 2 — DIFFERENZE DI GENERE

Laura Ottini 20 anni fa ha iniziato a studiare il tumore alla mammella maschile, una neoplasia di cui all’epoca si sapeva molto poco. Oggi stiamo svelando le sue peculiarità e questo ci sta aiutando a capire anche alcuni aspetti del tumore al femminile a cura di Antonino Michienzi

/ Vita da ricercatrice / Laura Ottini

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n ufficio di pochi metri quadri con la finestra che dà su una delle stradine interne del Policlinico Umberto I di Roma: un mondo di studenti, malati, medici, fattorini. Qualcuno in attesa, tanti di corsa, altri raccolti in capannelli a chiacchierare. La stanza in cui ci accoglie Laura Ottini, professoressa di patologia generale nell’ateneo romano, è abbellita da due orchidee, una rosa e una bianca: un indizio del suo amore per il giardinaggio. Dappertutto ci sono i segni che quel piccolo posto contribuisce a far crescere la ricerca. Alle spalle di Laura, un grafico disegnato a mano da una laureanda. “Non ha voluto crearlo con i tanti programmi che al computer disegnano grafici perfetti. Ha preferirlo farlo a mano: è imperfetto, forse è anacronistico, ma si tocca con mano la passione che l’ha portata a fare questo lavoro” racconta.

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Si stima che in Italia ogni anno circa 500 uomini ricevano una diagnosi di tumore della mammella Di fronte a lei, invece, in una libreria, una distesa di tesi di laurea. La gran parte è dedicata al tumore della mammella. Non quello delle donne, però. Ma quello maschile. Un campo di ricerca che appena 20 anni fa quasi non esisteva e oggi è ricco come non mai. Il merito è anche di Laura, in cui si è accesa la scintilla dell’interesse scientifico per un fenomeno che i più vedevano come raro e poco significativo. COME NASCE UN NUOVO CAMPO DI RICERCA “Erano i primi anni Duemila e collaboravo con un gruppo di epidemiologi per capire come geni e ambiente interagissero nello sviluppo dei tumori gastrici” racconta. “Era il periodo in cui si stava definendo il ruolo dei geni BRCA1 e BRCA2 nel tumore al seno femminile. In effetti – ci siamo detti – anche gli uomini ereditano i geni BRCA e anche gli uomini hanno la ghiandola mammaria, seppur piccola.” Gli epidemiologi avevano già cominciato a raccogliere dati su questa neoplasia che nei maschi è molto rara, e infatti nei loro registri avevano 25 casi di tumore alla mammella maschile. Laura approfitta della gravidanza per scrivere un progetto di ricerca sul ruolo dei geni BRCA nel tumore mammario maschile e lo sottopone ad AIRC. La successiva primavera arrivano due liete notizie: la nascita del figlio e la comunicazione di aver ottenuto il finanziamento.

il nostro lavoro con diffidenza e scetticismo” racconta. Nell’immaginario comune, il cancro al seno è legato alla figura femminile. Non solo. “C’era anche chi sosteneva che non avesse molto senso studiare una malattia così poco diffusa” aggiunge. In realtà, cominciando ad addentrarsi nello studio di questa neoplasia, ci si accorge che, sebbene non se ne parli affatto, il tumore mammario maschile non è esattamente una rarità. “Solo in Italia si ammalano circa

500 uomini ogni anno. Nulla a che vedere con le oltre 50.000 donne che vengono colpite nello stesso periodo di tempo, ma non è un’inezia” chiosa la ricercatrice. È chiaro che per capirne di più serve studiare un numero più alto di pazienti rispetto a quei 25 iniziali. “Decidiamo così di lanciare il primo studio multicentrico italiano, che oggi raccoglie i dati di circa 1.000 pazienti” racconta. Un tassello alla volta comincia a prendere forma la vera immagine di quella che fino a poco tempo prima era solo una rara manifestazione nell’uomo di un tumore femminile. “Innanzitutto abbiamo capito che i geni BRCA1 e BRCA2 hanno un impatto diverso negli uomini rispetto alle donne: nei primi la mutazione di BRCA1 dà un rischio di sviluppare un tumore nella mammella molto inferiore rispetto a BRCA2, mentre tra le donne avviene esattamente l’opposto” spiega Ottini.

IL QUADRO PRENDE FORMA Da allora sono passati 21 anni e nel campo del cancro al seno maschile molto è cambiato. “In quel momento non sapevamo praticamente nulla del tumore mammario maschile e in tanti guardavano

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/ Vita da ricercatrice / Laura Ottini


UN PODCAST FONDAMENTALE Questo articolo è disponibile in versione podcast. Scopri dove ascoltarlo inquadrando il QR code.

Tuttavia, BRCA1 e BRCA2 da soli non riescono a spiegare la complessità della suscettibilità al cancro alla mammella. Così, abbiamo scoperto altri attori genetici, come il gene PALB2, e si è avuta la conferma che ciascuno di loro agisce in maniera diversa nell’uomo e nella donna. “La ricerca si è dunque spostata sul contesto biologico, per esempio sul microambiente tumorale, sul ruolo degli ormoni, sulle diverse cellule immunitarie che entrano in gioco: tutti fattori che cambiano tra maschi e femmine.” SI APRONO NUOVE PROSPETTIVE Così ci si è resi conto che i modelli cellulari di cui disponevamo, tutti derivanti da tumori mammari femminili, non erano idonei a rappresentare la

basate sul modello femminile – per esempio la presenza di recettori ormonali – non sono sufficienti. Lo dimostra anche la clinica. Sul fronte dei trattamenti, i medici percorrono l’unica strada possibile: trasportano negli uomini l’approccio terapeutico adottato nelle donne, usando per esempio la stessa terapia ormonale. “L’efficacia, però, è più bassa nei maschi, mentre gli effetti collaterali sono più pesanti, così sono molti gli uomini che hanno difficoltà a portare avanti la cura” spiega Ottini. IL MASCHILE PER COMPRENDERE IL FEMMINILE Diventa sempre più chiaro che, sotto le classificazioni tradizionali, si nasconde una rete di relazioni tra fattori genetici, ambientali e meccanismi molecolari che ancora non riusciamo a vedere. “È per questo che ci stiamo spingendo verso un approccio integrato delle cosiddette ‘omiche’, analizzando il profilo genomico, trascrittomico e anche metilomico del cancro.” Così facendo, però, lo studio dei tumori maschili sta aprendo una porta finora rimasta chiusa su quelli femminili. È possibile, per esempio, che le forme maschili abbiano qualcosa in comune con quei tumori femmi-

I modelli cellulari di cui disponevamo, tutti derivanti da tumori mammari femminili, non erano idonei a rappresentare la malattia nell'uomo malattia nell’uomo, e si è cominciato a crearne di nuovi. “In seguito ci siamo accorti che le persone portatrici di mutazione BRCA1 o BRCA2 hanno un più alto rischio di ammalarsi non solo di tumore della mammella, ma anche di quelli della prostata, dello stomaco e del pancreas.” Quanto più si scende nei dettagli, tanto più diviene evidente che le tradizionali classificazioni dei tumori,

/ Vita da ricercatrice / Laura Ottini

nili poco compresi e che rispondono meno alle terapie. “Guardando al maschile, possiamo capire meglio alcune caratteristiche del cancro al seno che finora ci sono sfuggite, trattandosi di una neoplasia ampia ed eterogenea” dice Ottini. “E allo stesso tempo possiamo chiarire aspetti ancora oscuri di altri tumori maschili, come quello della prostata, che condivide con la mammella il legame stretto con gli ormoni.”

UNA STORIA CHE CONTINUA In tal modo, il campo di ricerca è cresciuto moltissimo. Oggi parlare di tumore mammario maschile non è più un tabù. Dal punto di vista clinico, è chiaro che quando in una famiglia si presenta un caso di neoplasia al seno con mutazioni ai geni BRCA è fondamentale che anche gli uomini si sottopongano al test genetico. Timidamente, poi, stanno nascendo dei percorsi di diagnosi e cura separati per i maschi affetti da questo tipo di cancro. Resta molta strada da percorrere, ma il fatto che una nuova generazione di ricercatori si stia appassionando a questo campo è un segnale incoraggiante per il futuro. Oggi il laboratorio di Laura conta una decina di giovani scienziati, alcuni sostenuti da AIRC. “Una di loro ha appena ottenuto un My First AIRC Grant, il primo passo verso l’indipendenza scientifica” racconta con orgoglio. “Anche io devo molto ad AIRC” ricorda Laura. “Mi ha sostenuta in tutto il mio percorso di ricercatrice: quando ho vissuto un’esperienza all’estero subito dopo la specializzazione in oncologia, al mio rientro in Italia e, poi, dandomi più volte fiducia negli studi sul tumore mammario maschile.” C’è però anche un altro episodio che la lega a Fondazione AIRC, e risale ai tempi in cui era una giovane studentessa di medicina. “Un giorno, mi trovai a sfogliare Fondamentale. Lo riceveva quello che, qualche tempo dopo, sarebbe diventato mio suocero. Così mi imbattei nella rubrica dedicata alla carriera del ricercatore. Fu una sorta di illuminazione. Decisi di fare anch’io una donazione per ricevere la rivista e poco tempo dopo andai, con Fondamentale in mano, da un importante ricercatore di cui avevo letto la storia a chiedere se avrei potuto trascorrere un periodo nel suo laboratorio. Mi disse che era ancora troppo presto, ma alla lunga la ricerca è diventata la mia strada. E un po’ del merito va proprio a questa rivista.”

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Abitudini salutari Esercizio fisico

L’ATTIVITÀ FISICA IN ONCOLOGIA: TRA PREVENZIONE E TERAPIA In questo articolo: — LINEE GUIDA OMS — EFFETTI COLLATERALI — RECIDIVE

Il ruolo dell’esercizio fisico nella prevenzione di alcuni tipi di tumore è noto da qualche tempo, ma recenti ricerche hanno svelato come questa abitudine possa aiutare anche chi ha già sviluppato un cancro a cura di Sofia Corradin

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he l’attività fisica sia un ottimo strumento per tenere sotto controllo il peso corporeo è un fatto noto, ma negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha aggiunto un tassello cruciale: muoversi con assiduità può contribuire non solo a mantenere il benessere generale, ma anche a ridurre il rischio di sviluppare diversi tipi di tumore e di malattie cardiometaboliche, che insieme rappresentano oltre il 55% delle cause di morte nella popolazione italiana. “Dal punto di vista oncologico, l’attività fisica ha un’azione sistemica sul nostro organismo” spiega Sara Pilotto, ricercatrice AIRC, professoressa associata di oncologia presso l’Università degli studi di Verona e coordinatrice del gruppo FORCE (Focus On Research and CarE), dedicato a un approccio integrato e multidimensionale alla

/ Abitudini salutari / Esercizio fisico


cura dei pazienti oncologici. “Rende il nostro organismo un ambiente meno favorevole per lo sviluppo dei tumori. Riduce adiposità ed eccesso di insulina nel sangue, attenua l’infiammazione cronica di basso grado, modula gli ormoni sessuali, migliora le capacità del sistema immunitario di individuare precocemente cellule trasformate da eliminare e limita lo stress ossidativo. Inoltre, il tessuto muscolare rilascia delle molecole chiamate miochine, che hanno effetti antiproliferativi, e recenti evidenze indicano un possibile ruolo anche nella modulazione del microbiota intestinale.” QUALI RACCOMANDAZIONI PER LA PREVENZIONE Secondo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, gli adulti dovrebbero svolgere 150-300 minuti a settimana di attività fisica aerobica moderata oppure 75-150 minuti a settimana di intensità vigorosa, con almeno 2 sessioni di rinforzo muscolare. Esiste però un chiaro andamento dose-risposta, come confermato da uno studio condotto su oltre 750.000 persone e pubblicato nel 2020 sulla rivista Journal of Clinical Oncology, che ha mostrato come l’effetto protettivo cresca con l’aumentare dell’attività fisica. “Un aspetto rilevante è che i tumori che rispondono meglio al movimento sono anche quelli più frequenti nella popolazione” spiega Pilotto. “Le evidenze più solide riguardano infatti il carcinoma del colon-retto, della mammella (soprattutto in post-menopausa) e dell’endometrio, ma dati consistenti emergono anche per quelli di polmone, rene, fegato e vescica.”

L'esercizio fisico è in grado di migliorare la qualità di vita del paziente durante e dopo le terapie oncologiche “Inoltre, l’esercizio fisico è più efficace dei farmaci nel ridurre la fatigue, la fatica correlata al cancro, tanto che le linee guida della Società europea di oncologia medica (ESMO) lo raccomandano come intervento di prima scelta per gestire questo sintomo. Agisce positivamente anche sulla funzione muscolare e cardiopolmonare, sulla composizione corporea e aiuta a mantenere una buona qualità di vita anche in caso di tumori metastatici o comunque in stadi avanzati.” Questo significa che fare movimento durante e dopo la malattia non è solo una buona abitudine, ma un coadiuvante concreto della strategia onco-

logica. Non deve però essere pensato come sostituto della chemioterapia, della radioterapia, dell’immunoterapia o della chirurgia, bensì come un aiuto a rendere questi trattamenti più efficaci e meglio tollerati. AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA E RIDUCE LE RECIDIVE Oltre a migliorare la qualità della vita del paziente oncologico, l’attività fisica può anche incidere sulla sopravvivenza. Un’ampia analisi pubblicata sul Journal of Clinical Oncology nel 2023 ha mostrato che chi segue le raccomandazioni di attività fisica dopo la diagnosi ha una riduzione del 25%

UN’ALLEATA ANCHE NELLA CURA Ma l’attività fisica può diventare anche uno strumento di supporto alla cura. Nonostante un tumore e le relative terapie oncologiche possano debilitare il paziente tanto da far pensare che il movimento costituisca un rischio, l’esercizio fisico è in grado di migliorare la qualità di vita durante e dopo i trattamenti. “Migliora l’umore, la qualità del sonno e l’autostima, contrasta la perdita di massa muscolare e aumenta la tolleranza ai trattamenti” spiega Pilotto.

/ Abitudini salutari / Esercizio fisico

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tervento terapeutico da integrare nel percorso di cura in qualità di componente attiva della terapia. “Oggi si parla addirittura di exercise oncology, una disciplina che costruisce programmi di attività fisica su misura, tenendo conto del tipo di tumore, del trattamento in corso, della storia clinica, delle comorbidità e della condizione fisica e psicologica del paziente. Prende in considerazione anche le barriere pratiche o psicologiche all’attività fisica e delle preferenze personali, per proporre un percorso sostenibile e piacevole nel lungo periodo” spiega Pilotto. “Ogni programma deve quindi essere personalizzato, ed è inoltre fondamentale la supervisione di professionisti qualificati, con competenze oncologiche, per garantirne sicurezza ed efficacia, soprattutto nei casi di maggiore fragilità, come in presenza di metastasi ossee o condizioni fisiche compromesse.” In questo modo, l’attività fisica diventa una componente strutturata e sicura del trattamento oncologico, capace di sostenere il recupero e migliorare il benessere complessivo. Infatti, fare attività fisica durante o dopo un percorso oncologico significa anche riappropriarsi del proprio corpo, riscoprirlo come alleato e non solo come sede della malattia. Un gesto di fiducia verso se stessi. della mortalità per tutte le cause e in particolare del 21% della mortalità per cancro rispetto ai sedentari. “Una buona forma fisica, con funzione cardiorespiratoria e forza muscolare adeguate, sono riconosciuti fattori prognostici” spiega Pilotto. “Gli effetti più marcati si osservano nei tumori di polmone e apparato digerente, e nei pazienti con malattia avanzata.” Analogamente, stanno arrivando dalla ricerca sempre più prove che l’attività fisica possa anche ridurre il rischio di recidiva. Di recente hanno fatto molta notizia i risultati dello studio CHALLENGE, pubblicato nel 2025 sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine. Lo studio ha coinvolto 889 pazienti con carcinoma del colon operati e trattati con chemioterapia adiuvante: la metà ha seguito per 3 anni un programma di esercizio strutturato e personalizzato

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(150–300 minuti settimanali di attività moderata-vigorosa, con supervisione), l’altra metà ha ricevuto consigli generali sullo stile di vita. “Dopo quasi 8 anni di follow-up, i risultati sono stati sbalorditivi” spiega Pilotto. “L’attività fisica ha portato a una riduzione delle recidive di circa il 28% e a una riduzione della mortalità di circa il 37% rispetto a chi non praticava esercizio strutturato. I meccanismi biologici alla base di questi numeri non sono ancora chiari, ma i benefici sembrano legati a una migliore regolazione insulinica e dell’IGF-1 – molecola con attività insulino-simile –, alla riduzione dell’infiammazione e al rafforzamento immunitario.” QUALI RACCOMANDAZIONI PER I PAZIENTI ONCOLOGICI L’esercizio fisico è raccomandato da linee guida internazionali come in-

QUALI PROSPETTIVE FUTURE “L'indagine CHALLENGE ha rappresentato una tappa fondamentale nel dimostrare che l’attività fisica può influenzare positivamente la prognosi” racconta Pilotto. “Il passo successivo sarà ampliare queste evidenze con nuovi studi di pari solidità in altri tipi di tumore e in differenti fasi della malattia, per confermare e approfondire i benefici osservati. Parallelamente, cresce l’impegno per fare dell’esercizio una componente strutturale della presa in carico oncologica, integrata nei programmi di riabilitazione e follow-up, attraverso percorsi personalizzati e basati su evidenze. In questa direzione, pensare a palestre oncologiche e programmi ospedalieri dedicati potrebbe essere un ottimo passo in avanti per tradurre la ricerca in pratica clinica quotidiana, a beneficio dei pazienti” conclude Pilotto.

/ Abitudini salutari / Esercizio fisico


Politiche sanitarie Obesità

IN ITALIA L’OBESITÀ È UFFICIALMENTE UNA MALATTIA In questo articolo: — SEMAGLUTIDE — FATTORI DI RISCHIO — STATISTICHE

La nuova legge nasce dalla volontà di rendere più facilmente disponibili i farmaci contro l’obesità, ma potrebbe aggravare lo stigma su chi convive con questa condizione

a cura di Cristina Da Rold

/ Politiche sanitarie / Obesità

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inizio ottobre 2025 il Parlamento italiano ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica. Una decisione accolta con sostanziale favore dalla maggior parte della classe medica, ma che apre anche questioni complesse – culturali, etiche ed economiche – su cosa significhi, oggi, chiamare “malattia” questa condizione. “Non so quanto questa legge sia il risultato di una riflessione culturale sull’obesità, e quanto anche l’esito di una valutazione pratica: riuscire a facilitare la disponibilità in Italia dei farmaci più recenti contro questa condizione, come la semaglutide e la tirzepatide, molecole che promettono risultati significativi anche nei pazienti non diabetici” commenta Francesco Perrone, direttore del Dipartimento ricerca traslazionale dell’Istituto nazionale tumori – IRCCS di Napoli. “Questi farmaci rappresentano indubbiamente un passo avanti rispetto al passato” riconosce Perrone. “Utilizzati correttamente, oggi sono una delle strategie farmacolo-

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giche più efficaci e scientificamente validate per la gestione del peso e delle malattie metaboliche, con un impatto positivo anche sulla salute cardiovascolare e sul benessere generale. Ma ciò non toglie che la questione sia più complessa.” Per l’OMS definire una condizione come “malattia” aiuta ad accelerare le scelte dei governi per rendere più accessibili farmaci che, altrimenti, sarebbero troppo costosi per molte persone. “Chiaramente non è realistico pensare che più di un miliardo di persone li assuma per tutta la vita” commenta Perrone. “Considerare questi farmaci come l’unica soluzione mi sembra in realtà un po’ vellei-

nostro Paese il 37% dei bambini di 8 anni è sovrappeso o obeso, un dato che ci posiziona nelle primissime posizioni in Europa. Le stime dell’indagine “Okkio alla salute 2023”, a cura dell’Istituto superiore di sanità, sono un po’ più basse (30% totale), ma aiutano a capire come il problema sia ancor più diffuso nelle regioni meridionali. In Campania, nello specifico, ben 2,5 bambini su 10 sono sovrappeso e quasi 2 su 10 sono obesi. LA CARICA DEI FARMACI La semaglutide, nota con i nomi commerciali Ozempic e Wegovy, appartiene alla classe dei farmaci agonisti del recettore GLP-1. Si tratta di un

Per l’OMS definire una condizione come “malattia” aiuta ad accelerare le scelte dei governi per rendere i farmaci accessibili tario. Il problema è culturale: serve una rivoluzione nell’educazione alimentare e nella promozione dell’attività fisica, a partire dai bambini.” Un tema particolarmente valido per l’Italia. Secondo l’OMS, infatti, nel

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trattamento sviluppato inizialmente per il diabete di tipo 2, che si è poi rivelato efficace anche nella gestione del peso corporeo. Il suo meccanismo d’azione consiste nel mimare l’ormone GLP-1 (glucagon-like peptide-1),

una molecola naturalmente prodotta dall’intestino dopo i pasti. Questo ormone agisce sul cervello regolando il senso di sazietà, stimola la secrezione di insulina quando la glicemia aumenta e rallenta lo svuotamento gastrico, contribuendo a un miglior controllo dell’appetito e a una perdita di peso graduale ma clinicamente significativa. Accanto alla semaglutide, negli ultimi anni è arrivato anche tirzepatide (nomi commerciali Mounjaro e Zepbound), un farmaco di nuova generazione che agisce su due recettori ormonali, il GLP-1 e il GIP (glucose-dependent insulinotropic polypeptide). Questa doppia azione potenzia ulteriormente gli effetti sul controllo della glicemia e sull’appetito, con risultati promettenti nella riduzione del peso corporeo e nel miglioramento complessivo del metabolismo. In circa un anno e mezzo di trattamento, l’aggiunta della semaglutide alle raccomandazioni su dieta e attività fisica ha mostrato risultati notevoli: le persone che l’hanno assunta hanno perso in media 10-12 punti percentuali di peso in più rispetto a chi aveva ricevuto un placebo, con benefici tangibili anche per la salute generale. Studi successivi hanno confermato non solo l’efficacia del

/ Politiche sanitarie / Obesità


“Non si può pensare di trattare l’obesità, che è una condizione cronica prestigiosa rivista The Lancet, sarebbe utile distinguere tra obesità clinica, e multifattoriale, senza intervenire in cui l’eccesso ponderale provoca disturbi o interferisce con l’autonosulle altre cause che la determinano” mia e le attività quotidiane, e obesità farmaco, ma anche la stabilità nel tempo dei risultati, consolidando il ruolo di questa molecola come una delle scoperte più rilevanti nella gestione dell’obesità. I benefici dei farmaci di questa classe vanno però ben oltre la perdita di peso. Le evidenze cliniche mostrano una riduzione del rischio di ictus, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2, condizioni che spesso si accompagnano all’obesità. Le controindicazioni al momento sembrano limitate, ma, per prudenza, il trattamento è sconsigliato a chi ha avuto personalmente – o ha in famiglia – un tumore midollare della tiroide o una sindrome da neoplasie endocrine multiple di tipo 2 (MEN2). Gli effetti indesiderati più comuni (nausea, vomito, diarrea, stipsi, mal di testa) sono di norma lievi e gestibili con un adeguato aggiustamento delle dosi. È stato inoltre segnalato un aumento del rischio di calcoli o infiammazioni della cistifellea. Nel frattempo, l’azienda produttrice di Ozempic e Wegovy sembra stare lavorando a una versione orale della semaglutide, mentre i produttori di Mounjaro e Zepbound stanno preparando il lancio di una nuova molecola chiamata orforglipron, che promette un’ulteriore evoluzione in termini di efficacia e modalità di somministrazione. IL VERO ELEFANTE NELLA STANZA L’obesità è molto spesso guardata con disprezzo anche perché gravata da un giudizio etico: si pensa che, in fondo, se una persona ingrassa è solo perché non si impegna abbastanza, e quindi che non abbia abbastanza forza di volontà, una caratteristica considerata negativamente nella nostra società. “Non so dire se dichiarare l’obesità una malattia riduca la discriminazione o lo stigma” osserva Perrone.

/ Politiche sanitarie / Obesità

“Temo che l’etichetta di malato cronico, pur con le migliori intenzioni, possa in qualche caso aggravare un pregiudizio già molto radicato.” Aggiunge: “Non si può pensare di trattare l’obesità, che è una condizione cronica e multifattoriale, senza intervenire sulle altre cause che la determinano. Una legge può anche avere il merito di avviare una riflessione a 360 gradi, soprattutto in termini di educazione sanitaria. Ma se la risposta resta solo farmacologica, rischiamo di perdere di vista la complessità del problema.” MALATTIA O FATTORE DI RISCHIO? Non vi è più alcun dubbio che l’obesità aumenti il rischio di cancro, diabete e malattie cardiovascolari: le prove scientifiche sono inequivocabili. “Dal punto di vista oncologico” spiega Perrone “sappiamo bene che l’eccesso di adipe è un fattore di rischio per diversi tipi di tumore, e che a questo si associano spesso sedentarietà e scarso consumo di frutta e verdura: un mix pericoloso per la salute.” Ma l’eccesso di peso è una malattia in sé, un segno di condizioni preesistenti o solo uno tra tanti fattori di rischio? Come propone il documento di consenso elaborato a marzo 2025 da una commissione internazionale di una sessantina di esperti, incaricata dalla

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preclinica, in cui, indipendentemente dal peso, non si riscontrano effetti sugli organi o sulla qualità di vita, né alterazioni negli esami del sangue. La prima dovrebbe essere considerata una malattia sistemica cronica, da trattare anche con farmaci o chirurgia, se necessario; la seconda invece come un fattore di rischio su cui intervenire migliorando le abitudini di vita. Questa distinzione è fondamentale per evitare di etichettare come malate persone che stanno bene, con un forte effetto di sovradiagnosi, e allo stesso tempo concentrare gli interventi medici su chi ne ha davvero bisogno.

CHE COSA SI INTENDE PER OBESITÀ? Il sovrappeso e l’obesità sono condizioni caratterizzate da un aumento della massa corporea dovuto a uno squilibrio tra le fonti di energia introdotte e il loro consumo. Il parametro più utilizzato per misurare l’entità del problema è l’indice di massa corporea, spesso abbreviato con l’acronimo inglese BMI. Il BMI si calcola dividendo il peso in kg per l’altezza in metri al quadrato (kg/m2). Un BMI ottimale è compreso tra 18,5 e 24,9. Le persone con un BMI tra 25 a 29,9 sono invece considerate in sovrappeso, mentre sono ritenuti obesi gli individui con un valore di BMI superiore al 30.

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Linee guida Codice europeo contro il cancro

LE NUOVE REGOLE DELL’EUROPA PER LA PREVENZIONE ONCOLOGICA In questo articolo: — INQUINAMENTO ATMOSFERICO — POLITICHE DELLA SALUTE — SALUTE DELLE DONNE

Nella quinta edizione del Codice europeo contro il cancro per la prima volta viene inserito l’inquinamento atmosferico. Una sfida di questa rilevanza può essere vinta soltanto attraverso un impegno condiviso con le istituzioni a cura di Fabio Di Todaro

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L

a prevenzione è la prima e più potente strategia contro il cancro. Lo ribadisce con forza l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che ha aggiornato il Codice europeo contro il cancro, 14 raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche disponibili a oggi. Tutte accomunate da un unico obiettivo: ridurre l’impatto delle malattie oncologiche sulla popolazione. Secondo gli esperti, fino al 40% dei tumori può essere evitato modificando comportamenti e abitudini. Ma la prevenzione non può essere soltanto una responsabilità individuale. Servono politiche, ambienti e servizi che rendano più facile l’adozione di scelte salutari. È questo il messaggio centrale della quinta edizione del Codice europeo – pubblicata a 10 anni dalla precedente – che integra le conoscenze accumulate nel corso degli ultimi due lustri e amplia il

/ Linee guida / Codice europeo contro il cancro


cancerogene negli ambienti di lavoro e domestici, aderire ai programmi di vaccinazione contro i virus oncogeni (come virus dell’epatite B e Papillomavirus) e a partecipare regolarmente agli screening oncologici. Questi principi rappresentano il cuore della prevenzione. Ma l’edizione 2025 del Codice europeo riconosce anche come l’ambiente e le disuguaglianze sociali incidano in modo determinante sulle possibilità di prevenire la malattia.

campo d’azione. Tra le principali novità spiccano il riconoscimento dell’inquinamento atmosferico come fattore di rischio oncologico e la decisione di separare 2 raccomandazioni dedicate alla salute femminile – la terapia ormonale sostitutiva e l’allattamento al seno – per offrire messaggi più chiari e mirati. LE RACCOMANDAZIONI PER RIDURRE IL RISCHIO ONCOLOGICO Le raccomandazioni del Codice europeo contro il cancro non sono un elenco di divieti, ma un vademecum di buone pratiche applicabili in qualunque contesto e fascia d’età. Le indicazioni principali sono astenersi dal fumo, proteggere gli ambienti in cui si vive dal fumo passivo, limitare il consumo di alcol, adottare una dieta equilibrata, praticare regolarmente attività fisica e mantenere un peso corporeo adeguato. Si invitano inoltre le persone a proteggersi dal sole, ridurre l’esposizione a sostanze

L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO TRA I FATTORI DI RISCHIO Per la prima volta, il Codice dedica una raccomandazione specifica alla qualità dell’aria. Le prove scientifiche raccolte dalla IARC negli ultimi anni hanno dimostrato che l’inquinamento atmosferico e il particolato fine (PM2.5) aumentano il rischio di sviluppare diversi tipi di tumore, in particolare quelli polmonari, del cavo orale, della vescica e del seno. Per fronteggiare questa insidia, secondo gli esperti, la prevenzione deve agire su 2 piani: da un lato i cittadini possono scegliere stili di vita e mobilità più sostenibili (riducendo l’uso dell’auto privata e sostenendo fonti energetiche pulite), dall’altro le istituzioni devono adottare misure strutturali per abbattere l’inquinamento urbano e industriale. “Vivere in un ambiente sano è un diritto, non una scelta individuale” sottolineano gli esperti della IARC. E la tutela dell’aria che respiriamo è una forma di prevenzione oncologica. LA SALUTE FEMMINILE AL CENTRO Un altro aggiornamento importante riguarda la salute delle donne. Le versioni precedenti del Codice univano in un’unica indicazione 2 raccomandazioni, la cautela nel ricorso

Il Codice europeo contro il cancro considera la prevenzione non solo una responsabilità individuale, ma un bene collettivo / Linee guida / Codice europeo contro il cancro

alla terapia ormonale sostitutiva in menopausa e l’invito ad allattare al seno i propri figli il più a lungo possibile anche come forma di prevenzione oncologica per la mamma. Ora, per chiarezza scientifica e comunicativa, le 2 indicazioni viaggiano invece separate. L’uso della terapia ormonale per alleviare i sintomi della menopausa può essere utile, ma se protratto nel tempo aumenta leggermente il rischio di cancro al seno. È quindi importante che ogni donna valuti insieme al proprio medico necessità, durata e dosaggio del trattamento. L’allattamento al seno, invece, è un fattore protettivo: riduce il rischio di tumore per la madre e contribuisce allo sviluppo sano del bambino. “Ma vanno creati ambienti che ne favoriscano l’adozione e la prosecuzione” è quanto messo nero su bianco dagli epidemiologi dell’agenzia di Lione. Questo vale “per i luoghi di lavoro e per le aree pubbliche” e non può prescindere dall’esistenza di “reti di supporto all’allattamento, con consulenze accessibili a tutte le mamme”. PREVENZIONE E STILI DI VITA: UN BENE COMUNE Altra novità significativa del nuovo Codice europeo risiede nella scelta di considerare la prevenzione non soltanto come una responsabilità individuale, bensì come un bene collettivo. Fare scelte sane è più facile quando l’ambiente intorno le sostiene. Per questo gli esperti sottolineano che “la prevenzione del cancro deve sì iniziare a casa”, ma che deve anche “essere sostenuta dalla comunità e dai governi”. Motivo per cui, oltre ai comportamenti personali, il Codice chiama in causa la politica: servono leggi più incisive contro il tabacco e l’alcol, politiche urbane sostenibili, incentivi alla mobilità attiva e campagne di informazione capillari per raggiungere anche le fasce più fragili della popolazione. Istituzioni, scuola e media devono rappresentare un blocco unico per portare avanti azioni concrete e durature sul fronte della prevenzione. Ne va del futuro di tutti.

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Tumore alla prostata Screening sperimentali

TUMORE ALLA PROSTATA: VERSO UNA NUOVA EPOCA PER LA DIAGNOSI PRECOCE? In questo articolo: — FAMILIARITÀ — DIAGNOSI PRECOCE — TEST DEL PSA

A che punto sono le sperimentazioni per istituire uno screening per il cancro prostatico

a cura di Anna Lisa Bonfranceschi

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I

n Italia sono oltre 40.000 l’anno le diagnosi di tumore alla prostata, la neoplasia più frequente tra gli uomini e la quarta in assoluto. Ogni anno nel nostro Paese causa circa 8.000 decessi dei 180.000 imputabili ai tumori. “Una malattia deve essere particolarmente frequente nella popolazione e avere un tasso di mortalità significativo perché si possa pensare di attuare un programma di screening” ricorda Massimo Lazzeri, ricercatore AIRC e coordinatore per lo sviluppo dei progetti di ricerca clinica presso l’Unità operativa di urologia dell’Ospedale IRCCS Humanitas Clinical and Research Hospital di Rozzano. Occorre tuttavia anche che i metodi

/ Tumore alla prostata / Screening sperimentali


Lo screening oncologico per il tumore della prostata potrebbe consentire anche un deciso miglioramento della qualità di vita dei pazienti

utilizzati per la diagnosi precoce siano precisi e affidabili, ovvero che abbiano sensibilità e specificità tali da non dare troppi risultati falsi negativi e falsi positivi. Inoltre, devono ridurre significativamente la mortalità per la malattia per cui sono effettuati. “Oggi si sta affermando una nuova concezione di screening oncologico, che non incida solamente sul tasso di mortalità. L’obiettivo attuale è ottenere una diagnosi estremamente precoce per garantire a chi ne ha bisogno trattamenti mininvasivi, che portino, al netto del mantenimento dello stesso obiettivo sulla sopravvivenza, un deciso miglioramento della qualità di vita dei pazienti.” Per esempio, rilevare casi di malattia localizzata può consentire di utilizzare delle tecniche (laser, ultrasuoni o elettroporazione) per trattare localmente il tumore, riducendo i rischi di incontinenza urinaria e disfunzione erettile. Questi eventi avversi sono comuni con gli approcci più tradizionali, quali la chirurgia e la radioterapia. I LIMITI DEL TEST DEL PSA L’esito del test del PSA (sigla che indica l’antigene prostatico specifico)

è stato a lungo usato come marcatore per decidere, in chi vi era un sospetto di tumore, quali persone sottoporre a biopsia e quali no. Tuttavia, “oggi il test del PSA è considerato un esame con una bassa specificità e una bassa sensibilità. Se aumenta non significa necessariamente che sia presente un tumore, e se è basso non è detto che il paziente non abbia una neoplasia” spiega Lazzeri. In un recente articolo apparso sul New England Journal of Medicine, gli autori riportano i risultati di uno studio svolto in 8 Paesi europei per stabilire rischi e benefici dell’esame del PSA. I ricercatori hanno seguito per 23 anni oltre 160.000 uomini, che all’inizio della ricerca avevano tra i 55 e i 69 anni, dopo aver effettuato o meno il test del PSA. I dati raccolti indicano che, nel gruppo sottoposto all’esame (seguito da biopsia per valori elevati di PSA), ci sono state più diagnosi di cancro prostatico, ma la mortalità per malattia è risultata solo di poco più bassa tra coloro che hanno eseguito il PSA (1,4% rispetto all’1,6%). Inoltre, a fronte di questa modesta riduzione dei decessi, il test produce molte diagnosi in eccesso. Per questo gli autori invitano a rivedere le strategie di screening per la diagnosi precoce, considerando anche altri fattori di rischio, come la familiarità. Quindi, l’esame da solo non basta per lo screening. Ma può indirizzare eventuali approfondimenti successivi. LE SPERIMENTAZIONI IN ITALIA Guardando alle iniziative italiane, Lombardia e Basilicata sono tra le prime regioni in Europa ad avere avviato programmi di screening di popolazione per il tumore alla prostata. Nel nostro Paese possono sottoporsi allo screening gli uomini tra i 50 e i 55

/ Tumore alla prostata / Screening sperimentali

anni in Lombardia e quelli tra i 45 e i 70 anni in Basilicata. Anche in Lombardia la fascia d’età verrà progressivamente estesa fino ai 69 anni. Per potervi accedere, occorre compilare un questionario sul fascicolo sanitario elettronico. Le persone considerate a rischio vengono quindi indirizzate a eseguire un test del PSA. Solo se i valori del PSA sono alterati o in presenza di familiarità per la malattia si procede quindi con gli approfondimenti necessari. Nel percorso delineato dalla Regione Lombardia la fase successiva è la visita dall’urologo, che effettuerà un’esplorazione rettale e potrà prescrivere una risonanza magnetica o biopsia. “Il ruolo dello specialista in urologia non può essere mai messo da parte. Non possono farlo gli esami, dal test del PSA alla risonanza magnetica, né l’intelligenza artificiale” precisa Lazzeri. “È l’urologo la figura che raccoglie, intercetta, valuta, studia e soprattutto parla col paziente: noi avremo i migliori risultati di screening solo se parliamo con gli assistiti e facciamo comprendere loro qual è il percorso e qual è l’utilità finale di parteciparvi e impegnarsi per un certo periodo di anni sottoponendosi a esami e visite.” Lo screening per individuare precocemente il tumore della prostata non è

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L'approccio con il miglior profilo costo-efficacia combina una valutazione del rischio con eventuali risonanza magnetica e biopsia uguale per chiunque. In base ai fattori di rischio, tra cui prima di tutto la familiarità, le rivalutazioni potrebbero essere necessarie ogni anno, ogni 2 o anche più raramente. Meno variabile è la finestra d’età in cui è più utile sottoporsi al programma di screening: “L’incidenza del tumore prostatico risulta particolarmente elevata nella fascia d’età che va dai 50 ai 70 anni” riprende Lazzeri. “È lì che noi dobbiamo lavorare per intercettare le forme precoci e clinicamente significative, così da offrire a questi uomini ancora giovani opportunità terapeutiche minimamente invasive, in grado di curare la malattia e garantire il mantenimento di tutte le funzioni della sfera urogenitale.” Il programma di screening avviato in Lombardia potrebbe funzionare da guida per altre esperienze, sottolinea l’urologo. Con qualche differenza, iniziative simili sono state lanciate anche in Puglia e Piemonte. Ma di fatto a oggi non esiste un programma che possa dirsi di riferimento, sebbene negli anni siano state avviate diverse sperimentazioni per capire sia

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gli esami da utilizzare sia le modalità più opportune di offerta e copertura economica. IL FUTURO DELLO SCREENING PER IL CANCRO DELLA PROSTATA Finora, sancisce una recente revisione degli studi pubblicata su European Urology, rivista ufficiale della European Association of Urology, le esperienze che si sono accumulate sul tema indicano che l’approccio con il miglior profilo di costo-efficacia è quello che combina una valutazione del rischio, come appunto la familiarità e il dosaggio del PSA, con risonanza magnetica e biopsia nei casi in cui gli esami di imaging rilevino anomalie. Alcune delle indagini condotte avevano l’obiettivo di capire se i fattori genetici possano aiutare a ottimizzare i programmi di screening. Lazzeri ricorda un progetto sostenuto da AIRC, in cui si stanno studiando soggetti sani ma portatori di varianti genetiche, come quella nel gene BRCA2, che aumentano il rischio di tumore: “Sulla base di un marcatore ematico,

noto come PHI o indice di salute prostatica, questi uomini sono o meno indirizzati all’approfondimento con risonanza magnetica. Lo scopo del progetto è la diagnosi precoce, ma anche evitare risonanze non necessarie”. Alcuni ricercatori britannici, invece, hanno dato il via allo studio BARCODE1 per capire se un test genetico possa aiutare a identificare i soggetti più a rischio di sviluppare il tumore. I risultati, pubblicati sul New England Journal of Medicine, mostrano che sottoporre le persone a risonanza magnetica ed eventuale biopsia sulla base degli esiti del test genetico contribuisce all’identificazione di più casi clinicamente significativi di quelli che si avrebbero facendo risonanza solo a chi ha valori alterati di PSA o in seguito a sospetto clinico. In futuro, si sbilanciano gli esperti, un test analogo potrebbe magari aiutare anche a capire se in alcune persone gli intervalli per lo screening possano essere allungati, risparmiando esami, risorse, e ansia e stress per i pazienti. Ma, prima di tutto, per far funzionare un programma di screening serve un cambiamento culturale, che riguarda i destinatari stessi di queste politiche di prevenzione. “Come uomini abbiamo una grande paura della diagnosi e degli effetti delle terapie. È importante però superare i timori, e per farlo abbiamo bisogno di formazione, di rivolgerci a un bravo urologo e di consapevolezza” conclude Lazzeri. Questo è vero soprattutto per le forme di altri tumori maschili che si manifestano spesso in giovane età, come il tumore al testicolo. Ogni anno in Italia si contano circa 2.000 diagnosi di questo tipo di cancro, soprattutto tra i 15 e i 40 anni. In questa fascia d’età, ricorda l’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), è il tumore solido più frequente. La prognosi è buona, soprattutto se scovato nelle fasi precoci, e in tal senso è fondamentale l’esame di autopalpazione dei testicoli, raccomandato dagli esperti almeno una volta al mese dai 18 anni. Con l’uso di pollice e indice si esplora il testicolo alla ricerca di noduli, anomalie della pelle, e cambiamenti di forma e dimensione che vanno riferiti tempestivamente all’urologo.

/ Tumore alla prostata / Screening sperimentali


Tumore polmonare Screening sperimentali

LA STRADA VERSO UNO SCREENING PER IL TUMORE DEL POLMONE In questo articolo: — TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA — PREVENZIONE SECONDARIA — MICRORNA

Il bisogno di istituire uno screening per le persone a rischio è sempre più sentito, ma è ancora necessario lavorare per ridurre al minimo i falsi positivi a cura di Roberta Villa

/ Tumore polmonare / Screening sperimentali

D

al 2022 il Comitato nazionale screening del Regno Unito raccomanda di controllare periodicamente i forti fumatori e i recenti ex fumatori per diagnosticare in maniera più tempestiva i tumori del polmone. Tuttavia, stenta ancora a decollare l’organizzazione concreta dei programmi di screening, con tomografia computerizzata (TC) a basse dosi nella popolazione ad alto rischio tra i 55 e i 74 anni. Gli screening sono partiti per ora solo in alcune aree dell’Inghilterra, con l’obiettivo di arrivare ovunque entro il 2029; il Galles ha approvato il suo programma e intende avviarlo nel 2027;

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il governo scozzese ha ammesso che ci vorranno da 7 a 10 anni per riuscire a mettere in pratica le indicazioni del Comitato nazionale; nell’Irlanda del Nord ci si sta ancora lavorando. Più recentemente anche la Germania ha annunciato di voler passare nel 2026 da piccoli progetti pilota locali a un programma di screening nazionale, che indubbiamente pone sfide economiche, organizzative e relative alle risorse strumentali e umane. “Abbiamo dimostrato che l’intelligenza artificiale fornisce risultati paragonabili a quelli dell’occhio umano nella lettura delle TC, per cui le nuove tecnologie possono offrire un importante supporto ai radiologi, ma il ruolo di questi specialisti, cui lo screening richiede un grosso impegno,

al giorno per 30 anni o 2 per 15 anni. Lo studio comprende anche ex fumatori che abbiano smesso da meno di 10 anni. Poi, per fortuna, il rischio tende a ridursi. È possibile quindi che nei prossimi anni si valuti anche da noi l’opportunità di aggiungere lo screening per il cancro del polmone agli altri 3 screening oncologici esistenti per la diagnosi precoce del tumore al seno, al collo dell’utero e al colon-retto. L’evoluzione tecnologica delle apparecchiature a basso dosaggio espone infatti oggi i pazienti a un minimo carico di radiazioni rispetto alla TC tradizionale, e produce immagini più affidabili di un tempo, con una maggiore sensibilità e specificità, che limitano il rischio di falsi negativi e

Studi condotti in Europa e USA hanno rilevato che sottoponendo la popolazione a rischio a TC periodiche si ottiene una significativa riduzione della mortalità resta insostituibile” precisa Gabriella Sozzi, a capo della Struttura complessa di epigenomica e biomarcatori dei tumori solidi e del Dipartimento di oncologia sperimentale dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. La disponibilità di un numero sufficiente di questi professionisti è quindi un prerequisito essenziale per l’iniziativa, insieme alla possibilità di offrire a chi entra nel programma un percorso predefinito cui sia facile accedere per chiunque. In Italia la ricerca su questo possibile screening è portata avanti principalmente dallo studio RISP, coordinato da Ugo Pastorino dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, che al momento coinvolge 18 centri e segue 10.000 fumatori da almeno 30 pacchetti-anno. Questa misura tiene conto sia della quantità di sigarette sia della durata di questa abitudine: 30 pacchetti-anno significa per esempio aver fumato un pacchetto

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falsi positivi. “Studi condotti in Europa e negli Stati Uniti hanno messo a confronto una popolazione a rischio seguita in maniera convenzionale con una sottoposta a TC periodiche” conferma Sozzi. “A seconda del tipo di ricerca, del contesto, della modalità e frequenza dei controlli e della durata del tempo di osservazione, si è verificata nel gruppo assegnato allo screening una riduzione di mortalità che va dal 26% al 50%.” Il dato è di grande rilevanza per la salute pubblica, poiché – nonostante il miglioramento dei trattamenti, che negli ultimi anni ha permesso di cambiare drasticamente la prognosi di determinati pazienti – il tumore del polmone è a tutt’oggi in Italia la prima causa di morte per cancro tra gli uomini e la terza tra le donne. Nel 2023 si sono registrate circa 44.000 nuove diagnosi, che mettono questa neoplasia al secondo posto per frequenza tra gli uomini e al terzo tra

le donne. Nello stesso anno, i decessi sono stati circa 37.000, proprio perché in genere la malattia è diagnosticata troppo tardi. “Purtroppo nelle sue fasi iniziali il tumore di solito cresce senza provocare sintomi, per cui solo 1 su 4 viene individuato in fase precoce, mentre in più del 40% dei casi al momento della diagnosi ha già dato metastasi” precisa l’esperta, che aggiunge: “Ciò ha un grosso impatto sulla sorte di questi pazienti, perché quando la diagnosi è tempestiva la sopravvivenza a distanza di 5 anni è del 73%, mentre se arriva in una fase più avanzata della malattia, in un momento in cui non è più operabile, il dato crolla in media al 13%. Il principale obiettivo dello screening è quindi capovolgere il rapporto tra diagnosi tardive e precoci, perché queste ultime diventino la maggioranza, garantendo migliori possibilità di cura.” I vantaggi sono quindi evidenti, pur con le difficoltà logistiche cui si accennava sopra e altre questioni ancora da approfondire. La più importante è la sovradiagnosi, cioè il fatto che con queste metodiche si scopre inevitabilmente un certo numero di formazioni che non interferiranno con le aspettative di vita del paziente. Riconoscerle, però, richiede comunque di considerarle potenzialmente minacciose, dal momento che non è sempre possibile sapere in anticipo nel singolo caso se quell’immagine emersa dalla TC indichi una malattia da cui dipenderà il futuro di quella persona. “Anche nel caso dei volontari ad alto rischio coinvolti negli screening troviamo un solo caso di cancro ogni 100 volontari controllati. In almeno 1 su 4 troveremo un nodulo, che però nel 95% dei casi non è di natura tumorale” spiega Sozzi. “Capire come seguire e con che frequenza ricontrollare queste formazioni è uno dei punti fondamentali ancora da definire.” A questo scopo sono stati definiti parametri relativi a diametro e volume della formazione vista alla TC, ma anche alla sua forma, all’aspetto più o meno frastagliato dei suoi bordi, e così via. Questa classificazione, chiamata Lung Rads, permette di stabilire 4 livelli di rischio: chi non

/ Tumore polmonare / Screening sperimentali


ha noduli visibili o rientra nelle categorie 1 o 2 può essere ricontrollato a distanza di 2 anni, così da ridurre l’esposizione alle radiazioni e ottimizzare la gestione delle risorse. Per chi invece ha un nodulo di tipo 3 o 4, ritenuto a maggior rischio, è più prudente ripetere l’esame a distanza di tempo più ravvicinata, per cogliere tempestivamente un’eventuale crescita o cambiamento di aspetto della formazione. Anche la ricerca di biomarcatori circolanti nel sangue potrebbe migliorare l’accuratezza di questa classificazione, così da definire meglio la predizione del rischio individuale. Il test di Galleri, per esempio, misura le aree di DNA contrassegnate da gruppi metili, più frequenti nei pazienti con cancro, e sostiene di poter individuare fino a 50 diversi tipi di neoplasie. Altri, come Delphi, guardano alla maggiore frammentazione del DNA circolante, che rispecchia la presenza di cellule tumorali in qual-

che parte del corpo. Entrambi questi metodi, che non sono ancora stati sottoposti a una sperimentazione controllata, hanno il difetto di risultare positivi solo in presenza di un importante carico di malattia e quindi, in caso di un tumore in fase iniziale, possono dare un falso senso di rassicurazione, lasciandosi sfuggire la finestra temporale più importante per intervenire. “La presenza di vari e diversi approcci è una cosa buona perché può servire a migliorare le nostre capacità di diagnosi precoce” commenta la scienziata “ma bisogna tenere presente anche la fattibilità e la sostenibilità economica di un programma di screening.” Per esempio, i test precedenti, che richiedono il sequenziamento dell’intero genoma, hanno un costo di un migliaio di euro, 10 volte superiore a quello su cui da molti anni lavora il gruppo di Gabriella Sozzi e Ugo Pastorino presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano,

Resta fondamentale ricordare che sarebbe possibile prevenire 9 casi di tumore al polmone su 10 evitando di fumare / Tumore polmonare / Screening sperimentali

anche con il supporto di AIRC. “La nostra ricerca si basa sulla presenza nel sangue di piccoli frammenti, detti microRNA, o miRNA” spiega Sozzi. A definirne il significato non è il dosaggio totale, ma una particolare combinazione nei rapporti tra 24 molecole stabilita in un algoritmo proprietario brevettato. “Con un lavoro pubblicato nel 2022 sugli Annals of Oncology e un altro dell’anno scorso su Lancet Regional Health-Europe, abbiamo dimostrato che l’aggiunta di questo test alla TC migliora di molto la nostra capacità predittiva, con un effetto moltiplicativo tra i 2 approcci” aggiunge la ricercatrice. “Il test, che si esegue con un semplice prelievo di sangue, potrebbe essere utile anche come scrematura iniziale, per chi non vuole o non può sottoporsi alla TC, almeno in prima battuta.” Grazie a questa ricerca, che continua, sarà quindi possibile aumentare le diagnosi precoci e ridurre la mortalità. “Ma questa è prevenzione secondaria” conclude Sozzi. “Nell’ambito dello studio RISP abbiamo offerto ai partecipanti anche una sostanza a basso costo, la citisina, che li aiutasse a smettere di fumare.” Resta fondamentale ricordare, infatti, che sarebbe possibile prevenire 9 casi di tumore al polmone su 10 evitando di fumare.

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IFOM Tumore alla prostata

DIAGNOSI DEL TUMORE ALLA PROSTATA: ANCORA PIÙ INFORMAZIONI DALLA BIOPSIA In questo articolo: — TUMORE ALLA PROSTATA — BIOPSIA — PERSONALIZZAZIONE

Grazie alla stretta collaborazione tra medici e ricercatori, è stato realizzato un nuovo sistema diagnostico che, se ulteriormente validato in gruppi ampi di pazienti, potrebbe aiutare a individuare i candidati più idonei alla rimozione della prostata al momento della diagnosi a cura di Camilla Fiz

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È

stato sviluppato un nuovo sistema diagnostico per prevedere la progressione del tumore alla prostata e individuare i pazienti che potrebbero trarre maggiore beneficio dalla prostatectomia, la rimozione dell’organo colpito dal tumore. L’approccio è basato su una “firma” molecolare individuata da un gruppo multidisciplinare di ricercatori che lavorano all’istituto di oncologia molecolare di AIRC (IFOM), al Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e all’IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. I risultati sono stati pubblicati recentemente sulla rivista Nature Communications. Il tumore alla prostata è il tipo di neoplasia più frequente tra gli uomini, ma la sua diagnosi continua a essere problematica per diversi motivi. Lo è nella prima fase

/ IFOM / Tumore alla prostata


di sviluppo del tumore, a causa dei limiti del test del PSA, un antigene i cui valori possono essere alterati sia in presenza della malattia sia per molti altri motivi. Poi, dopo aver accertato la presenza della neoplasia, “è molto difficile prevedere la progressione del tumore alla prostata, perché non cresce come un’unica massa, ma in modo disseminato” commenta Chiara Lanzuolo, del CNR, che ha coordinato il gruppo di ricerca. Di solito, dopo la diagnosi, i medici valutano parametri legati all’età o alle caratteristiche della neoplasia, fanno ulteriori esami, come la risonanza magnetica multiparametrica e la biopsia prostatica, e spesso decidono di ricorrere all’intervento di prostatectomia. Tuttavia, rimuovere la prostata sarebbe necessario soltanto in una minoranza di pazienti nei quali la malattia è particolarmente aggressiva. Infatti, nella maggior parte dei casi, definiti indolenti, il tumore non progredisce e l’operazione spesso provoca più effetti collaterali che benefici. I sistemi di diagnosi di oggi, però, non sempre permettono di distinguere i tumori alla prostata indolenti da quelli aggressivi, e quindi individuare i pazienti più indicati per la prostatectomia al momento della diagnosi. L’idea dello studio è partita proprio da questa esigenza. La stretta collaborazione con gli urologi Giancarlo Albo ed Emanuele Montanari, del Policlinico di Milano, ha aiutato il gruppo di ricerca a sviluppare un progetto che rispondesse il più possibile ai problemi dei pazienti. Lo strumento di diagnosi è stato così pensato per ottenere maggiori informazioni dalla biopsia, un esame svolto di routine in ospedale per valutare l’effettiva presenza del tumore alla prostata nelle persone in cui c’è il sospetto di malattia, dopo un esame di PSA positivo. Dal punto di vista molecolare il nuovo approccio è basato su determinate caratteristiche epigenetiche, ovvero differenze in fattori regolatori della cromatina, e quindi anche del DNA, che potrebbero permettere di categorizzare i pazienti. Più in generale l’epigenetica è un’area della biologia dedicata alla comprensione degli elementi o fattori che modificano la

/ IFOM / Tumore alla prostata

Il prossimo passo sarà testare questo strumento per qualche anno insieme agli attuali esami di diagnosi, per capire se sia possibile introdurlo nella pratica clinica cromatina senza alterarne la sequenza, ma ne influenzano sia la struttura, più o meno compatta, sia l’accessibilità alle informazioni contenute. Nello studio, i ricercatori hanno analizzato il profilo epigenetico di 25 pazienti, un piccolo gruppo rispetto ai grandi numeri di pazienti che ricevono ogni anno la diagnosi. “All’inizio volevamo descrivere le differenze tra i tessuti tumorali e sani di controllo, ma con il passare del tempo ci siamo accorti che esistono 2 sottoinsiemi di pazienti all’interno della stessa neoplasia” spiega Lanzuolo. Grazie al lavoro in laboratorio di Valentina Rosti del CNR e il contributo bioinformatico del gruppo di Francesco Ferrari di IFOM, i team di ricerca hanno individuato una firma molecolare di 18 geni, che distingue 2 tipi di cancro alla prostata caratterizzati da una diversa prognosi. Si tratta dei gruppi ad alto e basso rimodellamento della cromatina, in gergo chiamati ad alto e basso livello di compartimentalizzazione. Secondo i risultati dello studio, le neoplasie con un minor rimodellamento della cromatina presentano modifiche nella regolazione del DNA in punti chiave che promuovono la formazione di metastasi. Invece, quando il rimodellamento è maggiore il tumore è meno in grado di migrare e di conseguenza la prognosi migliora. Dopo aver individuato la firma molecolare in laboratorio, il gruppo di ricerca ha svolto numerosi esperimenti con i dati internazionali relativi a oltre 900 pazienti per validarne la capacità di prevedere la prognosi dei pazienti. Infine, l’ha brevettata. “Vorremmo ora riuscire a testare questo strumento, insieme agli attuali esa-

mi di diagnosi, per qualche anno, per verificare se sia possibile introdurlo in clinica” spiega la ricercatrice. Per la validazione occorreranno studi clinici in ampi gruppi di pazienti in diversi centri clinici. Si tratta di un percorso lungo, ma potrebbe essere facilitato dalla realtà in cui è nato lo studio. “Lavoriamo in un ambiente dove lo scambio di idee e informazioni tra medici e ricercatori è continuo” conclude Lanzuolo. “Può sembrare banale, ma non è scontato. Credo che sia un grande vantaggio per migliorare la ricerca e adattarla alle esigenze cliniche dei pazienti.”

COS’È IFOM IFOM, l’Istituto di oncologia molecolare di Fondazione AIRC, è un centro di ricerca di eccellenza internazionale dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare, nell’ottica di un rapido trasferimento dei risultati scientifici dal laboratorio alla cura del paziente. Fondato nel 1998 a Milano da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, che da allora ne sostiene lo sviluppo, IFOM oggi può contare su 269 ricercatori di 25 diverse nazionalità, e si pone l’obiettivo di conoscere sempre meglio il cancro per poterlo rendere sempre più curabile.

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Testimonianze Lasciti testamentari

“RICEVERE UN LASCITO PER NOI È COME RICEVERE UNA MEDAGLIA” a cura del Notaio Lorenzo Anselmi, presidente del Comitato Liguria e del Comitato Lasciti di Fondazione AIRC

L

QUATTRO SEMPLICI PASSI PER FARE UN LASCITO: 1. Scrivere il testamento di proprio pugno, con data e firma, oppure rivolgersi a un notaio per redigere un testamento pubblico. 2. Indicare chiaramente l’erede o i beneficiari, specificando i beni da destinare. 3. Conservare il testamento in un luogo sicuro, preferibilmente presso un notaio. 4. Consultare un professionista, soprattutto in presenza di situazioni familiari complesse, per garantire la validità e l’efficacia delle disposizioni.

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a mia storia con AIRC è lunga e duratura. Il mio percorso è iniziato nel Comitato Liguria, di cui da 8 anni ricopro la carica di presidente. Successivamente, sono entrato a far parte del Consiglio di amministrazione nazionale di AIRC, e oggi mi occupo anche del coordinamento del Comitato Lasciti. Il nostro obiettivo è tutelare la volontà del testatore e assicurare che il lascito venga destinato ad AIRC e ai progetti di ricerca oncologica, come da lui desiderato. È un incarico che porto avanti con grande senso di responsabilità, consapevole dell’importanza che i lasciti testamentari rivestono per il futuro della ricerca oncologica. Un lascito può avvenire attraverso diverse modalità. La più tradizionale resta quella del testamento, che può essere olografo o pubblico. Il testamento olografo è redatto interamente a mano dal testatore, su un qualsiasi supporto cartaceo. Il testamento pubblico, invece, viene redatto da un notaio in forma di atto pubblico. Un altro strumento utile è la polizza vita. Non rientra nella successione vera e propria, ma rappresenta una forma di donazione postmortem. Vorrei rassicurare chi ha ancora dubbi: fare testamento non è un gesto da temere, ma un atto di responsabilità. È un modo per organizzare con chiarezza il passaggio generazionale e, allo stesso tempo, per compiere una scelta di valore. I lasciti testamentari rappresentano una risorsa fondamentale per AIRC: basti pensare

che IFOM, centro di eccellenza per la ricerca oncologica che oggi ospita oltre 250 ricercatori da tutto il mondo, è nato proprio grazie a questi gesti di generosità. Chi decide di lasciare qualcosa ad AIRC non lo fa d’impulso. È una scelta ponderata, che nasce da un legame profondo con la missione della Fondazione. Per noi, ricevere un lascito testamentario è come ricevere una medaglia: il riconoscimento più alto che un donatore possa darci. E noi, quella fiducia, la onoriamo ogni giorno, finanziando la migliore ricerca oncologica in Italia.

VUOI DISPORRE UN LASCITO TESTAMENTARIO IN FAVORE DI AIRC? CONTATTACI! Puoi scegliere di fare testamento a favore di Fondazione AIRC e intitolarlo alla tua memoria o alla memoria di una persona cara. Per ogni domanda specifica o per richiedere la Guida ai lasciti di AIRC puoi contattare Anna Sarri dell’Ufficio lasciti e grandi donazioni. 02 779 73 19 anna.sarri@airc.it

/ Testimonianze / Lasciti testamentari


Sostegno ai giovani ricercatori Borse di studio

LA BORSA DI STUDIO AIRC: UN PONTE VERSO IL FUTURO a cura di Anna Mondino, direttrice scientifica di Fondazione AIRC

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ggi la redazione mi ha chiesto di commentare il valore aggiunto delle borse di studio erogate dalla Fondazione AIRC, e lo faccio con infinito piacere. La borsa di studio AIRC è uno strumento attraverso il quale giovani ricercatori e ricercatrici vengono finanziati per lavorare a un progetto di ricerca che hanno contribuito a definire: la finalità di AIRC è quella di favorire la formazione scientifica in ambito oncologico. I beneficiari sono generalmente giovani laureati e laureate in discipline medico-scientifiche in fase iniziale della carriera, che hanno da poco completato una laurea magistrale, sono iscritti a scuole di dottorato o sono impegnati in attività di ricerca post-dottorato. Cosa comporta applicare e come avviene l’assegnazione delle borse di studio AIRC?

Per chi applica, cercare di ottenere una borsa significa non solo sperare nella possibilità di vedersi assegnare un sostegno economico senza il quale non sarebbe possibile fare ricerca, ma anche convincere un capo laboratorio della propria competenza e indispensabilità, e della capacità di contribuire con nuove idee alla base del progetto di ricerca. È un momento importante, che prevede la presa di coscienza delle proprie capacità, e che raccoglie sogni e speranze in una carriera che si comincia soltanto a intravedere. Le borse AIRC sono soggette ad attenta valutazione. In genere sono esaminate da 3 scienziati, scelti tra i migliori esponenti della comunità scientifica, che valutano il curriculum di chi applica (percorso di studi, eventuali esperienze e prodotti della ricerca, motivazione), il progetto (caratteri-

/ Sostegno ai giovani ricercatori / Borse di studio

stiche di innovazione, competitività e aderenza alla missione di AIRC) e il supporto dato dal laboratorio ospitante (in termini di mentorship, quindi di capacità di guidare e supportare la crescita personale e professionale del borsista, e di sostegno scientifico ed economico alla ricerca proposta). È un processo selettivo durissimo. Solo il 15-20% delle domande negli anni è stato finanziato. Perché si applica se il processo è faticoso e solo poche domande hanno successo? Perché ottenere una borsa di studio va oltre al valore stesso della borsa. È un passaggio che segna la carriera di molti ricercatori (sicuramente la mia). È un momento in cui si realizza di avere qualcosa da dire e di voler vedere riconosciuto il valore individuale. È un’opportunità di aiutare il gruppo di ricerca che ti ospita, senza “pesare” sul sistema. È uno strumento che apre la porta di laboratori molto competitivi a giovani ricercatori, che spesso devono ancora provare le loro capacità. È un vero trampolino verso un futuro in ricerca. Quest’anno prevediamo di finanziare circa 100 delle 600 domande ricevute. Un investimento importante, che supera i 7 milioni di euro. Crediamo nell’iniziativa, e i dati supportano la strategia. Da un’analisi retrospettiva sappiamo che dalla fine dal 1998 sono più di 400 le persone che hanno beneficiato delle nostre borse e hanno ottenuto poi un finanziamento indipendente di AIRC (circa il 22% dei finanziati), che ne certifica il progresso nella carriera. Le percentuali sono in linea con dati internazionali, ma sicuramente il numero è sottostimato per la nostra comunità nazionale. Tanti sono infatti i ricercatori che grazie alla borsa AIRC hanno poi accesso a contesti internazionali e ad ambienti lavorativi che superano i confini accademici. Ottenere una borsa è un trampolino, e finanziarla significa credere nel futuro. La comunità dei sostenitori di AIRC ne è consapevole e con noi continua a credere nell’importanza di sostenere un ponte verso il futuro.

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Grandi Donazioni Borse di studio

SOSTENERE UNA BORSA DI STUDIO PER AVVIARE LA CARRIERA DEI GIOVANI TALENTI DELLA RICERCA a cura di Fabio Di Todaro

L’esperienza di due ricercatori sostenuti da altrettanti donatori, disposti a impegnarsi in prima persona per lasciare il segno nella ricerca oncologica

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gni anno Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro assegna diverse decine di borse di studio a giovani ricercatori meritevoli. Di queste, una parte significativa è sostenuta direttamente da grandi donazioni, contributi di valore che garantiscono la copertura completa di una borsa di studio. Un gesto che consente di partecipare in prima persona al futuro della ricerca sul cancro, finanziando il primo passo della carriera di una ricercatrice o di un ricercatore. La borsa di studio, inoltre, può essere intitolata in ricordo di una persona cara scomparsa. In questo modo, si può legare il nome del proprio caro, i suoi valori e i suoi ideali agli studi che mirano a mettere a punto nuove strategie di prevenzione, diagnosi e cura per le malattie oncologiche. I primi a beneficiare di un simile atto di responsabilità sono i ricercatori e le ricercatrici. Le testimonianze di due di loro che hanno avuto la possibilità di essere sostenuti da grandi donazioni confermano il valore di questa scelta.

Michele Bevere con Emilio e la sua compagna Graziella

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/ Grandi Donazioni / Borse di studio


UNITI CONTRO IL TUMORE DEL PANCREAS Michele Bevere, 32 anni, è laureato in farmacia e ha conseguito un dottorato di ricerca in biotecnologie mediche all’Università di Chieti. Nel 2023 ha ottenuto una borsa di studio AIRC annuale, che ha fatto da apripista per una seconda borsa, biennale. La prima di queste borse è stata finanziata da un Grande Donatore, il signor Emilio, che con lo scienziato ha condiviso un triste destino: la perdita di una persona cara a causa di un adenocarcinoma del pancreas. “La mia famiglia è sempre stata sensibile a questo tema” racconta Bevere. “Ho perso mio padre a causa di un tumore del pancreas. Lavoravo in ambito cardiovascolare, ma dopo questo evento ho deciso di trasformare il dolore immenso che provavo nella mia forza motrice e occuparmi di tumori. Oggi lavoro nel Centro di ricerca applicata sul cancro ARC-NET coordinato dal prof. Aldo Scarpa, uno dei massimi esperti internazionali di patologia molecolare dei tumori del pancreas, e lo scopo del mio progetto è capire il ruolo di uno specifico asse molecolare nel determinare la formazione di metastasi al fegato.” Durante la borsa di studio, Michele ha avuto l’occasione di conoscere Emilio e la sua compagna Graziella e raccontare loro il suo progetto di ricerca. “Ci siamo incontrati lo scorso anno” prosegue lo scienziato. “Sono rimasto colpito dalla volontà di conoscere la mia storia, quando sarei stato io a doverlo ringraziare per avermi concesso l’opportunità di lavorare al fianco dei migliori ricercatori in ambito oncologico. Essere finanziato da un grande donatore è un motivo d’orgoglio immenso. A me, che ho scelto questa strada per colmare il dolore e che sostengo la causa della ricerca oncologica anche da volontario, capita ancora di avere i brividi pensando che il mio progetto potrebbe contribuire a cambiare il decorso di una malattia quasi sempre ancora troppo doloroso. Per chi si ammala come per chi gli sta vicino.” IL VALORE DELLA RELAZIONE CHE VA OLTRE IL BANCONE Tra le ricercatrici sostenute dai Grandi Donatori c’è anche Elena Riva, 30

/ Grandi Donazioni / Borse di studio

Elena Riva

anni. Laureata in scienze biologiche e biotecnologie mediche, all’IRCCS Istituto clinico Humanitas di Rozzano ha conseguito un dottorato, e ora porta avanti un progetto di ricerca per fare luce sull’origine della resistenza ai trattamenti nei pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche, un gruppo di malattie che possono sfociare in gravi tumori ematologici. Capire questi meccanismi consente di svelare i punti di forza e gli anelli deboli della malattia, un passaggio necessario per identificare strategie che possano colpire dove le cellule tumorali sono più vulnerabili. “Il mondo della ricerca è molto competitivo e purtroppo spesso anche ottime idee non vengono sostenute per mancanza di fondi e investimenti” racconta la ricercatrice di origine bergamasche. “Questa tendenza porta tante persone ad abbandonare la ricerca, nonostante la passione e anni di dedizione.” In un simile contesto, “ricevere un supporto concreto da parte del signor Marco attraverso una borsa di studio AIRC è stato ed è tuttora di fondamentale importanza per sviluppare la mia idea di ricerca. Essere sostenuti da un donatore è come sentirsi dire: ‘Credo in te, nelle tue idee’”. La borsa di studio di Elena Riva, nello specifico, è stata finanziata da un ex professore universitario, che ha deciso di intitolarla in memoria di sua madre Tiziana. “Ci siamo visti per la prima volta 2 mesi fa. L’incontro è

stato molto emozionante. Conoscere la sua storia e le ragioni che l’hanno spinto a fare una donazione così generosa mi motiva ancora di più a dedicare il massimo delle energie a questo progetto. Spero di avergli trasmesso la mia voglia di fare. Ma, soprattutto, mi auguro di aver fatto trasparire l’importanza del suo gesto e di come la sua donazione possa aiutarmi a cambiare le cose per i pazienti di cui mi occupo.” Cosa significa sapere che un finanziamento è in memoria di una persona? “Mi ricorda che non basta essere focalizzati sui nostri obiettivi. Talvolta ci dimentichiamo che dietro ai campioni, alle statistiche e agli studi clinici ci sono storie di persone: di speranza come di sofferenza” spiega Riva. “Aiutare il prossimo e dare speranza e nuove possibilità terapeutiche ai malati di tumore è il motivo per cui ho scelto di fare ricerca.”

VUOI ISTITUIRE UNA BORSA DI STUDIO? Se desideri sostenere ricercatori giovani e brillanti come Michele Bevere ed Elena Riva, puoi istituire una borsa di studio. Con una donazione di 25.000 o 35.000 euro per 2 o 3 anni in base all’esperienza del ricercatore, contribuirai concretamente alla sua carriera. Come hanno fatto il signor Emilio e il signor Marco, potrai legare la borsa di studio alla memoria di una persona cara che desideri ricordare. Per ulteriori informazioni, contatta Eleonora Bahadour dell’Ufficio grandi donazioni e lasciti. Tel: 02 7797 318 E-mail: eleonora.bahadour@ airc.it

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Alimentazione Spesa

UNA DIETA SANA INIZIA DAL CARRELLO DELLA SPESA a cura di Riccardo Di Deo

Scegliere con consapevolezza quali alimenti acquistare è fondamentale per un’alimentazione salutare

C’

è chi la fa quasi ogni giorno, chi una sola volta a settimana, chi la vive come una routine da sbrigare in fretta e chi invece come un momento di pausa. Qualunque sia l’approccio, la spesa è molto più di un semplice elenco di prodotti da mettere nel carrello. È un gesto che contribuisce a modellare le nostre abitudini alimentari e, di conseguenza, la salute nostra e di chi vive con noi. Pianificarla con attenzione può richiedere un po’ di tempo all’inizio, ma con l’esperienza diventa un gesto sempre più rapido e naturale. Tutto comincia prima di uscire di casa. Lo strumento più efficace per pianificare in modo consapevole è la lista della spesa. Sapere cosa c’è già in dispensa, in frigorifero e nel freezer aiuta a segnare solo ciò che serve davvero, evitando sprechi e acquisti impulsivi. È utile anche pensare in anticipo ai pasti della settimana e ai giorni in cui si mangerà fuori casa. In questo modo è più semplice decidere

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le quantità, acquistare i prodotti freschi in base alle reali necessità e fare una scorta ragionata di alimenti a lunga conservazione. Una spesa salutare si riconosce dalla varietà e dalla prevalenza di alimenti di origine vegetale, con una presenza limitata di prodotti ultra-processati e ad alta densità calorica. Nel carrello ideale, in base alle necessità, non dovrebbero mancare: verdure da cucinare o da consumare crude, frutta fresca, cereali e derivati integrali, legumi secchi, in scatola o surgelati, pesce – meglio se di piccola taglia –, uova, latticini e formaggi freschi, carne bianca e, per condire, l’olio extravergine d’oliva insieme a spezie ed erbe aromatiche. È bene invece limitare l’acquisto di carne rossa, salumi, alimenti ricchi di zuccheri aggiunti o sale e ridurre il più possibile, o meglio ancora evitare, le bevande alcoliche. Se possibile, si possono acquistare frutta e verdure direttamente al mercato, dove i prodotti locali e di

/ Alimentazione / Spesa


stagione sono spesso più gustosi e convenienti. Se il pane non si compra fresco ogni giorno, lo si può affettare e congelare. Anche il pesce e altri prodotti surgelati, già puliti e pronti all’uso, rappresentano un’opzione pratica, anche se più costosa. Leggere le etichette dei prodotti è un gesto semplice ma estremamente utile. Spesso bastano pochi secondi per scoprire che un prodotto contiene quantità elevate di zuccheri aggiunti, sale o grassi saturi. Anche le alternative vegetali pronte, come burger o crocchette, vanno selezionate con attenzione perché possono contenere molto sale. Al supermercato è utile ricordare che ogni dettaglio è pensato per orientare le scelte. L’ingresso, spesso allestito

LE ARANCE DELLA SALUTE 2026 Adottare uno stile di vita sano aiuta a prevenire il 40% delle nuove diagnosi di tumore. Scegliere le Arance della Salute di AIRC, da oltre trent’anni simbolo di corretta alimentazione, è un gesto che fa bene a noi e alla comunità: ogni donazione sostiene la ricerca per migliorare prevenzione, diagnosi precoce e cure contro il cancro. Il 24 gennaio, in migliaia di piazze italiane, i volontari AIRC

con frutta e verdura, trasmette un’idea di freschezza e benessere. È lo spazio dove soffermarsi più a lungo, ma senza esagerare con l’acquisto di prodotti deperibili. Le corsie sono progettate per trattenerci più a lungo e spingerci verso acquisti d’impulso. In un ambiente pieno di stimoli e tentazioni, la lista della spesa resta il miglior alleato per mantenere le buone intenzioni con le quali siamo entrati. Fare una spesa sana non significa necessariamente spendere di più. Scegliere frutta e verdura di stagione, approfittare delle offerte per fare scorte di alimenti non deperibili, essere flessibili rispetto a marche e formati e avere più opzioni per ogni categoria permette di risparmiare. I prodotti

distribuiranno reticelle di arance rosse, miele di fiori d’arancio e marmellate di arance, in cambio di una donazione minima rispettivamente di 13 €, 10 € e 8 €, interamente destinata a sostenere le attività di AIRC. All’iniziativa parteciperanno anche studenti di centinaia di scuole, nell’ambito del progetto Cancro io ti boccio. Le Arance della Salute non sono solo buone: possono diventare protagoniste di piatti gustosi. Alcune ricette saranno raccolte in una pubblicazione speciale distribuita insieme ai prodotti solidali, dedicata

più convenienti si trovano spesso negli scaffali alti o bassi, mentre quelli più redditizi per il punto vendita sono collocati all’altezza degli occhi. Il passaggio finale si gioca una volta tornati a casa, dove è importante sistemare bene ciò che si è acquistato. Mettere sempre davanti i prodotti comprati da più tempo e utilizzare gli avanzi per creare nuovi piatti sono piccoli gesti che aiutano a evitare sprechi. Fare la spesa è un modo per prendersi cura di sé e della propria famiglia. Se affrontato con consapevolezza, può diventare un gesto di prevenzione, risparmio e sostenibilità.

anche ai falsi miti sulla prevenzione. Il sostegno alla ricerca proseguirà nei supermercati in occasione del World Cancer Day del 4 febbraio, con l’iniziativa Arance rosse per la Ricerca: per ogni reticella venduta dalle insegne aderenti, AIRC riceverà 50 centesimi, grazie alla collaborazione di oltre 11.000 punti vendita. Per maggiori informazioni, visita il sito airc.it o inquadra il QR code.

INSALATA INVERNALE MISTA CON NOCI, PRIMO SALE E ARANCE Ingredienti per 2 persone:

Preparazione

• 100 g di cicorino

1 Lavate e asciugate bene tutte le verdure. Mondate le puntarelle e lasciatele a bagno in acqua fredda con ghiaccio per circa 30 minuti per renderle più croccanti. Tagliate il cicorino e il radicchio a strisce sottili. Le puntarelle, una volta scolate, si possono affettare a listarelle sottili nel senso della lunghezza. Pelate l’arancia eliminando la parte bianca e tagliatela a spicchi. Riducete il primo sale a cubetti e spezzettate grossolanamente le noci. 2 Preparate la vinaigrette emulsionando l’olio EVO con l’aceto balsamico, un pizzico di sale, pepe e il succo d’arancia. 3 In una ciotola capiente unite le verdure, l’arancia, il primo sale e le noci. Condite con la vinaigrette e mescolate delicatamente. Servite l’insalata accompagnata con del pane integrale.

• 100 g di radicchio rosso • 100 g di puntarelle • 1 o 2 arance • 100 g di formaggio primo sale • 30 g di noci sgusciate • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva (EVO) • 1 cucchiaio di aceto balsamico • Sale e pepe q.b.

/ Alimentazione / Spesa

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Rubriche

I TRAGUARDI DEI NOSTRI

RICERCATORI In questo articolo: — TUMORE AL SENO — OBESITÀ — GENETICA

a cura di Camilla Fiz e Jolanda Serena Pisano

SOVRAPPESO E OBESITÀ: IL TUMORE AL SENO SI COMPORTA DIVERSAMENTE, ANCHE NEI CONFRONTI DEI TRATTAMENTI Una “firma” molecolare appena scoperta sembra contribuire a riconoscere l’effetto, ancora poco conosciuto, dell’obesità nella resistenza alle terapie ormonali per le pazienti con tumore al seno

È

stata individuata una nuova “firma” molecolare delle pazienti con tumore al seno e in sovrappeso o con obesità. I risultati dello studio, svolto da Ines Barone e colleghi all’Università della Calabria a Cosenza e sostenuto anche da AIRC, sono stati pubblicati sulla rivista Cell Communication and Signaling. Se validata in studi più ampi, la scoperta potrebbe aiutare a definire meglio le differenze della patologia al variare del peso corporeo e contribuire allo sviluppo di cure più specifiche per questo gruppo di pazienti. Le donne con tumore al seno in sovrappeso e con obesità hanno di solito una prognosi peggiore e sviluppano più spesso resistenza alle terapie ormonali rispetto alle donne con peso nella norma. Lo sappiamo da tempo, eppure l’obesità non è sempre considerata durante il percorso clinico e nella scelta delle terapie. Oggi i parametri usati

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UN PODCAST FONDAMENTALE Questo articolo è disponibile in versione podcast. Scopri dove ascoltarlo inquadrando il QR code.

per la classificazione di questo tipo di tumore riguardano soprattutto le caratteristiche molecolari e morfologiche della malattia, come la presenza o assenza di alcuni recettori o di alterazioni genetiche, oltre alle dimensioni della massa tumorale. Una delle differenze principali tra i tumori in persone con peso nella norma rispetto a quelli di persone in sovrappeso sta nella maggiore quantità, dimensione e attività degli adipociti, le cellule del tessuto adiposo. “Dopo essere stati a lungo trascurati, gli adipociti stanno assumendo un ruolo centrale nella ricerca scientifica” spiega Ines Barone. “Se un tempo venivano considerati solo un deposito di grasso, oggi sono riconosciuti come cellule con attività anche endocrine, in grado di influenzare molto la progressione dei tumori, in modo sia diretto sia indiretto.” L’obesità, infatti, induce una riprogrammazione dell’attività del tessuto adipo-

/ Rubriche / I traguardi dei nostri ricercatori


so. Così, altera la secrezione di ormoni e altre molecole che interagiscono con le cellule tumorali e l’ambiente circostante, favorendo la progressione del cancro. I meccanismi molecolari di questo fenomeno, però, non sono ancora del tutto chiari. Il gruppo di ricerca si è focalizzato sulla resistenza alla terapia ormonale in pazienti con tumore al seno con obesità o in sovrappeso. In particolare, gli scienziati si sono interessati al modo in cui gli adipociti influenzano l’attività delle cellule resistenti al trattamento con il tamoxifene e gli inibitori dell’aromatasi, i principali farmaci usati per questo tipo di trattamenti. Per farlo, hanno eseguito un’analisi ad ampio raggio dell’espressione dei geni con numerosi esperimenti di laboratorio su cellule in coltura e organoidi, anche derivati da cellule di pazienti. I ricercatori hanno così individuato una nuova firma molecolare data dal fattore di crescita IGF-1 e dal gene oncosoppressore TXNP: all’aumentare del peso corporeo, incrementa l’espressione di IGF-1, che regola negativamente l’espressione di TXNP rendendo così il tumore più aggressivo e resistente alla terapia. Lo stesso profilo molecolare peculiare è stato riscontrato anche nelle cellule ottenute da biopsie di pazienti con cancro al seno resistente alle terapie ormonali.

“La buona notizia è che l’espressione di TXNP può essere modificata da farmaci con attività epigenetica” commenta Barone, che in altri esperimenti con il suo team ha osservato che “alcuni farmaci in grado di ripristinare l’espressione TXNP possono contrastare l’effetto degli adipociti sulle cellule tumorali e quindi ripristinare la sensibilità alla terapia endocrina.” Per eventualmente individuare nuovi possibili approcci terapeutici occorrerà molto tempo. Infatti, saranno necessari ulteriori studi più ampi, sia preclinici sia clinici. I risultati dello studio, però, danno già delle indicazioni di valore: mostrano quanto è importante considerare il peso corporeo e il profilo metabolico durante il percorso di cura del cancro al seno. “Purtroppo, il numero di persone in sovrappeso è in continua crescita, tanto che possiamo dire di trovarci di fronte a una crescente epidemia di obesità” commenta Barone che, con il suo gruppo di ricerca, sta continuando a studiare il tema, su cui c’è ancora molto da scoprire. “Stiamo valutando il ruolo delle vescicole extra-cellulari quali mediatori dei segnali degli adipociti, sia in campioni di pazienti con tumore al seno con obesità sia in quelli di pazienti con peso nella norma.”

RESOLVE: CAPIRE MEGLIO IL CANCRO PER DIAGNOSI E CURE PIÙ EFFICACI E MIRATE Ogni tumore ha una propria “firma mutazionale”, cioè un insieme di alterazioni genetiche che ne rivela i meccanismi di sviluppo. Identificarla può aiutare a personalizzare le cure, ma è un compito complesso. Per affrontarlo, un gruppo di studio a cui hanno preso parte anche ricercatori AIRC ha sviluppato uno strumento statistico, RESOLVE, che risulta più accurato rispetto a strumenti analoghi finora utilizzati. A partire dai dati di oltre 20.000 campioni tumorali di

pazienti adulti e pediatrici, RESOLVE ha individuato alcune firme mutazionali chiave, comuni a diversi tipi di tumore. Inoltre, ha rivelato il loro possibile legame sia con potenziali cause, come il fumo, sia con il decorso della malattia. Utilizzare RESOLVE, quindi, potrebbe avere importanti ricadute sia per la ricerca, facendo luce sui meccanismi molecolari alla base di specifici tumori, sia per i pazienti, migliorando la diagnosi, la cura e la valutazione della prognosi.

UNA NUOVA POTENZIALE CURA CONTRO OSTEOSARCOMI RESISTENTI ALLA CHEMIOTERAPIA L’osteosarcoma, il tumore osseo più comune e aggressivo, colpisce soprattutto persone sotto i 30 anni. La sua variabilità genetica rende difficile trovare cure efficaci, in particolare nei casi avanzati o resistenti alla chemioterapia. Per studiarlo meglio, un gruppo di ricercatori coordinato da Katia Scotlandi (Istituto ortopedico Rizzoli, Bologna) e finanziato anche da AIRC ha analizzato modelli preclinici murini (PDX) e linee cellulari derivate da tumori umani. Esaminando questi tumori, i ricercatori hanno identificato caratteri-

/ Rubriche / I traguardi dei nostri ricercatori

stiche genetiche peculiari. Anche in base a queste informazioni hanno poi considerato alcuni farmaci già in uso contro altri tipi di cancro per capire se potessero essere utilizzati contro un caso di osteosarcoma metastatico e chemioresistente. I loro esperimenti su modelli murini hanno confermato la possibile efficacia dello ixabepilone, usato per esempio contro alcuni tumori del seno metastatici. Ora serviranno studi clinici su larga scala per confermarne sicurezza ed efficacia anche per gli osteosarcomi.

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Premio Nobel Sistema immunitario

COSA NASCE DA UNA SCOPERTA PREMIO NOBEL In questo articolo: — CELLULE T REGOLATORIE — TRAPIANTO MIDOLLO OSSEO — TUMORI DEL SANGUE

Circa 20 anni fa, la scoperta della tolleranza immune periferica ha cambiato i percorsi di studio di molti scienziati, compresi alcuni ricercatori AIRC. Nei prossimi anni potrebbe anche mediare lo sviluppo di nuove terapie antitumorali e migliorare quelle già esistenti a cura di Camilla Fiz

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I

l premio Nobel per la fisiologia o la medicina del 2025 è stato assegnato a Mary E. Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi. Si tratta degli scienziati che, verso la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, hanno contributo a definire alcuni meccanismi che regolano la tolleranza immunologica, in particolare quella periferica. “L’assegnazione del premio Nobel alle ricerche di questi specialisti ne riconosce l’impatto sulla comprensione della regolazione della risposta immunitaria e le importanti ricadute per l’immunologia dei tumori, delle malattie autoimmuni e infiammatorie” commenta Anna Mondino, direttrice scientifica di AIRC, che studia da anni le relazioni tra neoplasie e sistema immunitario. La tolleranza è il processo attraverso cui i linfociti, cellule del sistema immunitario, imparano a tollerare i

/ Premio Nobel / Sistema immunitario


“All’inizio la scoperta delle Treg suscitò scetticismo, perché introduceva un nuovo modo di pensare la regolazione del sistema immunitario” componenti dei tessuti appartenenti al proprio organismo e a distinguerli dagli agenti estranei e potenzialmente pericolosi. Negli anni Ottanta, si credeva che la regolazione e il funzionamento di questo meccanismo fossero centralizzati e dipendessero dal timo, un piccolo organo situato all’incirca alla base del collo. Per la prima volta nel 1995 i risultati di Sagakuchi, oggi all’Università di Osaka in Giappone, dimostrarono l’esistenza di un meccanismo di regolazione attivo della tolleranza periferica, dovuto all’attività delle cellule T regolatorie (Treg). Poco tempo dopo, altri dati confermarono la scoperta, e Mary E. Brunkow e Fred Ramsdell ne definirono le prime fondamentali caratteristiche molecolari. Oggi i due ricercatori lavorano rispettivamente all’Institute for Systems Biology di Seattle, nello stato di Washington, e alla Sonoma Biotherapeutics di San Francisco, in California. “All’inizio la scoperta delle Treg ha suscitato molto scetticismo, perché introduceva un nuovo modo di pensare tutta la regolazione del sistema immunitario” racconta Antonio Pierini dell’Università di Perugia, ricercatore i cui studi sono stati a lungo sostenuti da AIRC e che cominciò ad approfondire il tema proprio agli inizi degli anni Duemila. All’Università di Stanford, negli Stati Uniti, il gruppo di cui faceva parte fu uno dei primi ad approfondire la relazione tra la tolleranza immune periferica e i tumori. Dopo non molto tempo, “si è capito che le Treg potevano essere usate in nuove strategie per bloccare malattie autoimmuni e migliorare la risposta alle terapie antitumorali” riporta Mondino. Infatti, è comune che le cellule neoplastiche modifichino a proprio vantaggio l’attività del sistema immunitario e, per esem-

/ Premio Nobel / Sistema immunitario

pio, trasformino le Treg da guardie del corpo ad alleate della neoplasia. Nella ricerca di nuovi approcci di cura, i ricercatori si sono ritrovati a gestire un delicato equilibrio. Bisogna infatti considerare che le cellule T regolatorie, che sopprimono l’attività del sistema immunitario, convivono con le T effettrici, capaci di difendere il nostro organismo da agenti patogeni e cellule tumorali. Oggi si sta cercando di guidare questi elementi con l’immunoterapia: da un lato, togliere i freni ai linfociti T effettori perché siano più attivi, dall’altro individuare la presenza delle Treg per poi spegnerle. Tuttavia, nel corso degli anni, i ricercatori hanno riscontrato alcune difficoltà nel riconoscere le Treg e interferire con la loro attività. “Non esiste ancora uno strumento efficace per individuare e spegnere le Treg in modo selettivo” continua Mondino. “Il rischio di eliminare le Treg è provocare malattie autoimmuni.” Diversi gruppi stanno provando a superare queste problematiche con sistemi mirati, come gli anticorpi coniugati a farmaci o sistemi di gene editing.

nel centro trapianti di Perugia, che già si occupava di questo argomento. In particolare, Pierini e i suoi colleghi hanno sviluppato un sistema per contenere la malattia da trapianto contro l’ospite nelle persone con leucemia acuta. “Quando nei pazienti si infondono le cellule del midollo osseo provenienti da un donatore sano, l’attività delle T effettrici rischia di essere troppo forte e riversarsi non solo sul tumore, ma anche sui tessuti sani” spiega il ricercatore. Se nei trapianti convenzionali si impiegano gli immunosoppressori per limitare questo effetto, il gruppo di Pierini ha usato le Treg provenienti da donatori per prevenirne l’insorgenza. “In questo modo, l’attività delle T effettrici viene regolata in modo più fisiologico. Nella maggior parte dei casi, riusciamo a proteggere i pazienti dalla malattia da trapianto contro l’ospite e a mantenere l’attività antitumorale della terapia.” I risultati dimostrano che questo approccio migliora le probabilità di sopravvivenza e la qualità di vita, soprattutto per chi ha una leucemia acuta e corre un alto rischio di recidive. Al momento tutti questi sistemi di cura e gestione dei trapianti che coinvolgono le Treg sono sperimentali, alcuni in una fase iniziale di ricerca in laboratorio, altri testati sui pazienti. Tra questi ultimi rientra il trial clinico che Pierini sta condu-

“Non esiste ancora uno strumento efficace per individuare e spegnere le Treg in modo selettivo” Prospettive promettenti riguardano anche i trapianti di midollo osseo per la cura dei tumori del sangue. Ne è un esempio il progetto di ricerca del gruppo di Pierini, che, una volta tornato dagli Stati Uniti, ha continuato a studiare la tolleranza immunologica

cendo con Loredana Ruggeri, Paola Martelli e altri colleghi dell’Università di Perugia e dell’Azienda ospedaliera della stessa città. L’obiettivo è migliorare le modalità di utilizzo della terapia ed estenderla ad altri centri in Italia.

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Pillole

... SUL CANCRO a cura della redazione

LO SAI CHE GLI UOMINI SI AMMALANO DI TUMORE PIÙ DELLE DONNE?

LO SAI CHE ANCHE GLI UOMINI DEVONO FARE ATTENZIONE ALLE INFEZIONI DA HPV?

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n Italia si stima che, nel corso della loro vita, si ammalino di cancro un uomo su 2 e una donna su 3. I tumori che colpiscono entrambi i sessi, tranne alcune eccezioni, sono infatti generalmente più diffusi negli uomini, e registrano anche tassi di mortalità più elevati. Una delle possibili spiegazioni riguarda gli stili di vita. Gli uomini tendono a fumare e bere alcolici più frequentemente e a seguire un’alimentazione meno equilibrata, con un ridotto consumo di frutta e verdura. Inoltre, storicamente svolgono lavori in cui sono più esposti a inquinanti ambientali e ai raggi UV. Altre motivazioni interessano caratteristiche biologiche differenti nei due sessi. Per esempio, il sistema immunitario, che parrebbe essere più efficiente nelle donne, può influenzare le risposte all’immunoterapia e la capacità del tumore di sfuggire alle cure. Anche da un punto di vista genetico le femmine sembrano avere una protezione in più: il cromosoma X, uno dei due cromosomi che determinano il sesso, contiene geni coinvolti nella riparazione del DNA e nella regolazione della crescita cellulare. Dato che gli uomini possiedono un solo cromosoma X, potrebbero avere un rischio maggiore di subire mutazioni nel DNA che, se non vengono riparate, possono portare allo sviluppo di un tumore. Infine, alcuni studi suggeriscono che le donne aderiscano più degli uomini agli screening per la diagnosi precoce e siano in generale più attente alla propria salute.

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infezione da Papillomavirus umano (HPV) è molto comune e si trasmette per via sessuale. Nella maggior parte dei casi il nostro sistema immunitario è in grado di eliminare spontaneamente il virus. A volte però l’infezione, soprattutto da parte di ceppi ad alto rischio come il 16 e il 18, può portare allo sviluppo di un tumore. Sebbene l’HPV sia più di consueto associato al tumore della cervice uterina femminile, può essere responsabile anche di neoplasie che colpiscono gli uomini, come quelle dell’ano, del pene, dell’orofaringe e della bocca. Per contrastare l’infezione da HPV è disponibile un vaccino sicuro ed efficace, in grado di prevenire circa il 90% dei tumori associati al virus. Inizialmente offerto gratuitamente solo alle ragazze al compimento degli 11 anni, è stato poi esteso anche ai coetanei maschi. Raccomandare la vaccinazione a entrambi i sessi è fondamentale per limitare ancor di più la circolazione del virus. La vaccinazione è raccomandata a partire dagli 11 anni perché in tale fascia d’età è più probabile che le ragazze e i ragazzi non siano ancora sessualmente attivi, ma è possibile e utile vaccinarsi anche da adulti. In molte regioni il vaccino è offerto gratuitamente o in regime di co-pagamento fino ai 25-26 anni.

/ Pillole sul cancro


LO SAI CHE NON ESISTONO “SUPERCIBI” ANTICANCRO?

LO SAI CHE LE SIGARETTE ELETTRONICHE POSSONO ESSERE DANNOSE PER LA SALUTE?

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iversi studi hanno dimostrato che seguire una sana alimentazione può ridurre il rischio di sviluppare un tumore. Tuttavia, indagare gli effetti della dieta sul cancro non è semplice, perché a contribuire all’insorgenza della malattia concorrono più fattori di rischio, alcuni modificabili, perché legati agli stili di vita, e altri non modificabili, come l’età e la predisposizione genetica. Le ricerche mostrano però che non esistono singoli alimenti in grado di prevenire il cancro. Una sana alimentazione deve essere varia ed equilibrata e si costruisce quotidianamente evitando gli eccessi, prediligendo alimenti di origine vegetale, come frutta, verdura, cereali integrali e legumi, e limitando il consumo di cibi ricchi di grassi, zuccheri, sale e conservanti, come per esempio burro, dolci, bevande zuccherate, salumi e snack. Di fatto si tratta delle linee guida della dieta mediterranea, considerata il modello alimentare ideale per la prevenzione di diverse malattie, tra cui il cancro.

/ Pillole sul cancro

engono spesso percepite come innocue, ma anche le sigarette elettroniche possono essere dannose per la salute. Alcuni studi segnalano infatti che nel vapore che producono questi dispositivi sono presenti sostanze potenzialmente pericolose. Una tra queste è il glicole propilenico, di solito considerato sicuro quando viene usato come fumogeno nell’industria del cinema o nei concerti. In caso di inalazione prolungata può però irritare le vie aeree e provocare tosse, asma e riniti. Inoltre, il glicole propilenico e la glicerina, un altro composto presente nei liquidi delle sigarette elettroniche, quando superano determinate temperature possono liberare formaldeide e acetaldeide, due sostanze considerate tossiche. Mancano anche dati sulla sicurezza delle sostanze usate per aromatizzare l’aerosol. Alcuni aromatizzanti, se vengono inalati per lunghi periodi in alte concentrazioni, possono portare alla bronchiolite obliterante, una malattia polmonare cronica. Infine, anche le sigarette elettroniche – come quelle tradizionali – sono fonte di metalli tossici, come il selenio, il nichel e l’alluminio, che vengono rilasciati quando la combustione raggiunge temperature molto alte.

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Raccolta fondi Giorni della Ricerca

LA CURA SI CHIAMA RICERCA, E PUÒ AVERE ANCHE IL NOME DI CIASCUNO DI NOI! a cura della redazione

I Giorni della Ricerca hanno ripercorso 60 anni di Fondazione AIRC per arrivare a individuare le sfide da affrontare per costruire un futuro libero dal cancro

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o scorso novembre I Giorni della Ricerca hanno acceso i riflettori sull’universo cancro con un ricco programma di iniziative per informare il pubblico sui progressi della ricerca oncologica e raccogliere nuove risorse da destinare al lavoro di 5.400 ricercatrici e ricercatori. Il percorso ha preso il via al Palazzo del Quirinale, dove il Presidente della Repubblica ha celebrato il sessantesimo anniversario di AIRC e ha sottolineato gli importanti risultati raggiunti per la cura del cancro. Il viaggio è proseguito poi coinvolgendo le trasmissioni televisive e radiofoniche della Rai, i media, le squadre della Serie A e della Nazionale di calcio, per arrivare in oltre 2.000 piazze, dove migliaia di volontari hanno distribuito i Cioccolatini della Ricerca. DAL 2 AL 9 NOVEMBRE RAI E AIRC HANNO RAGGIUNTO I 30 ANNI DI COLLABORAZIONE La maratona Rai quest’anno ha celebrato 30 anni di collaborazione per

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/ Raccolta fondi / Giorni della Ricerca


informare il pubblico e sostenere la ricerca. Dalle Storie al Microscopio ideate da Pippo Baudo nel 1995, questa iniziativa è cresciuta di anno in anno, contribuendo al cambiamento della narrazione della malattia e raccogliendo importanti risorse per centinaia di progetti innovativi per la cura del cancro. Per 8 giorni, Rai e AIRC hanno unito le loro forze dando vita a una straordinaria campagna che ha coinvolto contemporaneamente tv, radio, testate giornalistiche, web e social. Un eccezionale esempio di servizio pubblico. Il 2 novembre Mara Venier ha acceso ufficialmente il numeratore delle donazioni dagli Studi Fabrizio Frizzi di Domenica In, con al suo fianco l’ambassador AIRC Ferzan Özpetek. Il racconto della Fondazione e delle storie di ricercatori, medici, volontari e soprattutto di donne e uomini che hanno affrontato la malattia ha attraversato, nel corso della settimana, tutto il palinsesto: da Unomattina a Vita in Diretta, da La Volta Buona a Geo, da Check-up a Unomattina in Famiglia, da Ballando con le Stelle a Da noi... a Ruota Libera, da Progetto Salute a Radio2 Social Club, da Radio3 Scienza a Zona Cesarini. Antonella Clerici, inoltre, ha ospitato ogni giorno i temi di AIRC nel suo È sempre mezzogiorno. Tanti gli appuntamenti interamente dedicati alla Fondazione: lo Speciale Elisir, in cui Michele Mirabella, Benedetta Rinaldi e Francesca Parisella hanno fatto il punto su progressi e prossime sfide della ricerca oncologica; il game show L’eredità con Marco Liorni ha dedicato una puntata speciale ad AIRC, coinvolgendo i campioni del quiz accanto ad alcuni ricercatori e all’ambassador Loretta Goggi. Immancabile il contributo di Carlo Conti, che ha confermato il suo impegno coniugando ascolti, intrattenimento, sensibilizzazione e raccolta fondi con la puntata finale di Tale e Quale Show nel prime time di Rai1. Ospiti d’eccezione Massimo Sirelli, testimone della ricerca curato per un linfoma non-Hodgkin, ed Elisa Taiana, ricercatrice AIRC. In occasione dei 30 anni di alleanza tra Rai e AIRC, Rai Documentari ha prodotto “Nessun uomo è un’isola”, un racconto lungo 50 minuti che

/ Raccolta fondi / Giorni della Ricerca

racchiude 60 anni di storia di Fondazione AIRC. Attualmente disponibile su RaiPlay, il documentario mette in luce i risultati ottenuti e le sfide del presente con immagini e testimonianze toccanti dei protagonisti. Un viaggio emozionante che celebra la resilienza umana e l'impegno collettivo per affrontare una delle malattie più diffuse del nostro tempo. I CIOCCOLATINI DI AIRC: ALLEATI DELLA SALUTE E DELLA RICERCA SUL CANCRO Microscopi, vetrini, reagenti, ampolle, guanti, pipette e occhiali sono solo alcuni degli strumenti utilizzati dagli scienziati sostenuti da AIRC: anche una confezione di Cioccolatini della Ricerca può contribuire ad accelerare gli studi, portando nuove e fondamentali risorse ai laboratori. Sabato 8 novembre i volontari sono stati protagonisti in oltre 2.000 piazze per distribuire confezioni da 200 grammi di cioccolato fondente. Fino a fine novembre, inoltre, i dipendenti

di Banco BPM, partner istituzionale di AIRC, hanno proseguito la distribuzione nelle filiali sul territorio e parallelamente è stato possibile ordinarli su Amazon.it. IL MONDO DEL CALCIO MOLTIPLICA L’IMPEGNO PER FARE GOL PER LA RICERCA I campioni del calcio e le squadre della Serie A Enilive sono scesi in campo al fianco di AIRC con Un Gol per la Ricerca, invitando tifosi e appassionati a sostenere il lavoro dei ricercatori. Anche gli Azzurri hanno dato il loro importante contributo, schierandosi per 2 volte – in occasione delle qualificazioni ai Mondiali con Moldova e Norvegia – al fianco dei ricercatori AIRC. A guidare i campioni del rettangolo verde Gianluigi Buffon insieme agli ambassador Francesco Acerbi, Lorenzo De Silvestri e Claudio Marchisio. L’iniziativa è stata realizzata con FIGC, Lega Serie A, Enilive e AIA e promossa in collaborazione con media sportivi.

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Giorni della Ricerca Cerimonia al Quirinale

“LA RICERCA È UN MOLTIPLICATORE” a cura della redazione

Nella cerimonia al Quirinale del 2025 il Presidente Mattarella ha citato i successi ottenuti dalla ricerca oncologica negli ultimi anni

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unedì 27 ottobre 2025 il Palazzo del Quirinale ha ospitato l’annuale cerimonia di inaugurazione dei Giorni della Ricerca. Un appuntamento che quest’anno assume un significato speciale,

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celebrando i 60 anni di attività di Fondazione AIRC. Alla cerimonia, trasmessa in diretta Rai, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accolto una rappresentanza del mondo scientifico,

istituzionale e della società civile, tra cui il presidente di Fondazione AIRC Andrea Sironi, la direttrice scientifica della Fondazione Anna Mondino, la prorettrice e delegata alla ricerca Humanitas Maria Rescigno, i ministri Anna Maria Bernini e Orazio Schillaci, e numerosi volontari e sostenitori. Nel suo intervento, il Presidente Sergio Mattarella ha espresso profonda riconoscenza per il lavoro di AIRC e dei ricercatori, dei medici e dei volontari, sottolineando come la ricerca oncologica abbia trasformato radicalmente la prospettiva sulla malattia, che sessant’anni fa “era considerato un male incurabile, una condanna irrevocabile”, mentre, grazie alla convinzione che la ricerca potesse fare la differenza, “oggi dopo una diagnosi di tumore vivono milioni di persone”. Il Presidente ha poi ricordato i progressi raggiunti e le nuove frontiere della ricerca, come le terapie personalizzate, l’immuno-oncologia e la biopsia liquida, e ha ribadito l’importanza di non disperdere il patrimonio di competenze e di investire nel lavoro di ricercatrici e ricercatori, “perché la ricerca è un moltiplicatore, sociale ed economico, che agisce su vasta scala”. Durante la cerimonia, il Presidente della Repubblica Italiana ha inoltre consegnato i Premi speciali AIRC “Credere nella Ricerca” a realtà e persone che si sono distinte per il loro impegno nel sostenere la ricerca oncologica: tra i premiati, Fondazione Cassa depositi e prestiti, Fondazione IRCCS Istituto nazionale dei tumori (INT) di Milano, il Liceo linguistico internazionale Grazia Deledda di Genova, la grande donatrice Donatella Hartmann e le ambasciatrici AIRC Nadia e Sabrina Fanchini. Infine, il premio scientifico Beppe Della Porta è stato assegnato a Renato Ostuni, professore associato di istologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, per i risultati raggiunti nell’identificare nuovi meccanismi cellulari e molecolari alla base dello sviluppo tumorale, nonché possibili bersagli terapeutici.

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Iniziative Eventi sportivi e partnership

ESSELUNGA E I SUOI CLIENTI PER AIRC

CORRI CON FONDAZIONE AIRC! a cura della redazione

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el 2026 tornano gli eventi sportivi più attesi ed emozionanti: partecipa con noi e puoi essere protagonista di una sfida che conta davvero. Non si tratta solo di corsa: è un’occasione per divertirsi, mettersi in gioco e dare forza alla ricerca oncologica. Che tu sia un runner esperto, un appassionato camminatore o semplicemente in cerca di un’esperienza da condividere con amici, colleghi o famiglia, c’è una gara pensata per te. Puoi scegliere tra le maratone (42,195 km) e la staffetta (4x10 km) sia a Roma sia a Milano, o la stracittadina (5 km solo a Roma). E non finisce qui! Partecipando alla Run for AIRC di Pisa e indossando la maglietta ufficiale dell’evento, potrai correre, camminare e visitare gratuitamente alcuni luoghi d’interesse culturale della città. Diversi modi per partecipare, un unico grande obiettivo: sostenere chi ogni giorno affronta la sfida del cancro.

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CORRERE CON AIRC SIGNIFICA TRASFORMARE L’ENERGIA IN IMPEGNO CONCRETO Vuoi fare la differenza? Unisciti a noi. Affrontiamo il cancro. Insieme. Per info scrivi a: run4.roma@airc.it Run Rome The Marathon 22 marzo 2026 run4airc.toscana@airc.it Run for AIRC Pisa 22 marzo 2026 run4.milano@airc.it Milano Marathon 12 aprile 2026

Si è conclusa lo scorso maggio con importanti risultati la raccolta fondi promossa da Esselunga – attraverso il suo programma loyalty – a favore di Fondazione AIRC, che dal 1965 sostiene la ricerca sul cancro in Italia. Un lavoro di squadra e sinergia che ha visto Esselunga al fianco di Fondazione AIRC insieme ai suoi clienti, con una campagna promossa con il Catalogo Fìdaty: ogni 500 punti devoluti dai clienti, Esselunga ha destinato 10 euro a Fondazione AIRC, con l’obiettivo di dare nuova forza al lavoro dei ricercatori e dei medici impegnati nella cura dei tumori che colpiscono bambini e adolescenti. Oltre 1,7 milioni di euro è il risultato raggiunto grazie alle quasi 180.000 devoluzioni e al contributo di Esselunga, che ha raddoppiato il valore delle donazioni dei propri clienti: un traguardo importante, con cui verranno sostenuti 10 progetti di ricerca pediatrici sul territorio nazionale. Un risultato che conferma come la sinergia tra azienda, clienti e partner possa generare un impatto concreto e di valore per l’intera collettività.

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I tuoi momenti di gioia fanno la differenza. Idee Solidali AIRC Celebra le tue occasioni speciali con un semplice gesto che ha un grande valore. Scegliendo le bomboniere e le partecipazioni AIRC, dai il tuo sostegno alla ricerca. Per scoprire tutte le Idee Solidali AIRC, inquadra il QR-Code, vai su shop.airc.it o scrivi a ideesolidali@airc.it

Matteo e Serena per il loro matrimonio hanno scelto le bomboniere AIRC.


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