si prega di assicurarsi di avere silenziato il cellulare
“Bisogna guardarsi dall’errore che consiste nel giudicare epoche e luoghi lontani col metro che prevale nel qui e nell’oggi.”
(Primo Levi)
Sofocle prima rappresentazione: 441 ac
Anouilh prima rappresentazione: 1944 dc
il Pittore di Dolone [Nestoris lucana a figure rosse] IV sec. ac - London, British Museum
-
Giorgio de Chirico: Antigone consolatrice, 1973
Paris, Musée d'Art Moderne
Sébastien Norblin : Antigone donnant la sépulture à Polynice, 1825 - Paris, Les Beaux-Arts
Jacques-Louis David: La Mort de Socrate, 1787 - New York, Metropolitan Museum of Art
Cava de’ Tirreni (SA) Consiglio Comunale
Legislazione 2010 - 2015
Marco Galdi, 1880 - 1936
RETE FILELLENICA ITALIANA
SOCIETÁ FILELLENICA LOMBARDA
Enzo Terzi, 1955 - 2026
Ubi societas, ibi ius Ubi ius, ibi societas
Nell’esperienza greca
Fino a tutto il VI secolo a.C. diritto radicato nel fenomeno religioso
Esiodo (Teogonia): Themis l’ordine cosmico e religioso espresso
Figlie di Zeus e di Themi
Eunomia (buona legge),
Dike (giustizia umana),
Eirene (pace)
Originale sacralità del diritto non si perde mai del tutto
Leggi di Solone Thesmoi (approvazione divina attraverso l’Oracolo di Delfi)
Come di 10 comandamenti sul Monte Sinai
Dal V secolo Nomos
Quelli di Solone Nomoi per antonomasia non perdono mai del tutto la connotazione sacra
Solone, Atene, 638 a.C., Cipro, 558 a.C.
Non spero nulla
Non temo nulla Sono libero
Nikos Kazantzakis
o nomos = la legge come limite
Libertà e proprietà
La legge sovrana
Ο ΠAΝΤΩΝ
Pindaro, 518 – 438 a.C., Fram.169, 1
Νόμος βασιλεύς –> consapevolezza rischio della legge
La legge sovrana di ogni cosa, mortale e immortale, guida facendola giusta l'azione più violenta con mano suprema.
Diverso approccio alla legge ingiusta
Socrate: obbligatorietà della legge a salvaguardia del vincolo sociale
Platone, Critone, 49 a - 51 c.
Critone, allievo di Socrate, lo invita a fuggire per di evitare un’ingiustizia. Socrate gli risponde:
«Ebbene, considera la cosa a questo modo. Se quando siamo sul punto di prendere questa fuga o com’altro ti piaccia di chiamarla, ci si parassero dinanzi le Leggi e la Città e ci chiedessero: “Dimmi, Socrate, che cosa hai in animo di fare? Non pensi tu forse con codesto tuo tentativo d’uccidere, per quanto è in te, e noi, le Leggi, e tutto intero lo Stato? O ti sembra possibile che resti in piedi e non vada in rovina quella città in cui le sentenze pronunciate non hanno alcun valore, ma sono rese vane e nulle dai privati cittadini?”, che risponderemo noi,
Critone, a queste e simili domande?»
Νόμος
ἄγραπτα νόμιμα
Distinzione
legge posta dal potere costituito
“leggi non scritte”, discendenti dalla volontà degli dei o dalla ragione umana.
Diritto
Antigone, sotto le mura di Tebe, vede cadere entrambi i fratelli, uccisi l’uno per mano dell’altro (“ché in un giorno solo mutua mano li spense”). Etocle, partigiano del tiranno Creonte, riceve la sepoltura fra gli onori; Polinice, suo avversario, è condannato da Creonte a restare “illacrimato, insepolto, tesoro dolcissimo agli uccelli che lo spiano per il gusto di cibo che darà” …
Antigone, pur consapevole del divieto, dà segretamente sepoltura a Polinice e, di fronte al tiranno, sprezzante della morte che l’attende per aver disobbedito al suo comando, pronuncia le seguenti parole: “A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl’Inferi, Dice, fissò mai leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dei. Non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove” . (Sofocle, Antigone, trad. a cura di M. Cacciari, Einaudi, 2007)
Sofocle: Colono, 496 a.C. circa – Atene, 406 a.C.).
La legge di Dreros: «E’ vietato al Cosmo ricoprire nuovamente la carica prima che siano decorsi almeno 10 anni…».
Ostracismo (prima volta: Clistene 478 a.C.)
Durata annuale delle magistrature – rendiconto
Divieto voluto da Clistene di entrare nella Bulè per più di due volte nel corso della propria vita
Costituzionalismo: «tecnica di limitazione del potere»
Sul piano dei principi:
Isegoria parità di voto nell’assemblea
democrazia
Parresia diritto di dire ciò che si pensa
Isonomia legge uguale per tutti.
Costituzionalismo degli antichi e dei moderni (Separazione dei poteri; riconoscimento dei diritti)
Art. 1 Costituzione italiana "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Libertà
e pace attraverso il diritto
Costituzione mista di Aristotele
– Rapporto con Montesquieu
L’idea della pace universale… mediante la legge
La lettera sul regno di Aristotele
Libertà e felicità
“Noi abbiamo una forma di governo che non ha niente da invidiare agli altri, e non solo non imitiamo nessuno, ma siamo anzi noi stessi di esempio a qualcuno. Quanto al nome, essa è chiamata democrazia, perché non favorisce l’interesse di poche persone, ma della maggioranza dei cittadini. Le leggi assicurano una giustizia uguale per tutti nelle loro dispute private, ma non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento...
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana: noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo il nostro prossimo se preferisce vivere a suo modo...
Tuttavia rispettiamo le leggi e quando si tratta di affari pubblici abbiamo un’incredibile paura di commettere delle illegalità: ci è stato insegnato di rispettare i magistrati e le leggi, specie quelle che tutelano chi subisce un’ingiustizia e quelle non scritte la cui universale sanzione risiede solo nell’universale sentimento di ciò che è giusto...
La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero...Noi siamo liberi di vivere proprio come ci pare, e tuttavia siamo sempre pronti a difenderci dai nemici...
Noi amiamo la bellezza senza indulgere tuttavia a fantasticherie e, benché cerchiamo di migliorare il nostro intelletto, siamo però sempre pronti all’azione...
Riconoscere la propria povertà non è una disgrazia presso di noi; ma riteniamo deplorevole non fare alcuno sforzo per evitarla. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private...
Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e, benché soltanto pochi siano in grado di dedicarsi alla politica, tutti noi siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla strada dell’azione politica, ma come indispensabile premessa ad agire saggiamente....
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà e la libertà il frutto del valore e non ci tiriamo indietro di fronte ai pericoli di guerra” (Tucidide, La guerra del Peloponneso, II, 37-40).