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LA GRAZIA DELLA PROVVIDENZA DIVINA

Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce

Carissimi, siamo pronti per riprendere il nuovo anno? Grazie alla Provvidenza Divina le novità per la nostra diocesi sono tante all’inizio di questo nuovo anno liturgico-pastorale. Come ben sapete, dal 4 luglio, Sua Ecc. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio è subentrato a Sua Ecc. Mons Cosmo Francesco Ruppi, e da subito ha dimostrato tanto affetto e interesse per la “nuova sposa” facendoci sentire il suo slancio di novità ed entusiasmo.

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4 Ottobre 2009 In questo numero: Il teatro di fuecu nesciu Fanfani un cristiano di razza

Altro grande dono ci viene fatto dal Papa: “ ho pensato di indire ufficialmente un “Anno Sacerdotale” in occasione del 150° anniversario del “dies natalis” di Giovanni Maria Vianney, il Santo Patrono di tutti i parroci del mondo. Tale anno vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi “. Infatti Giovanni Maria Vianney nei suoi scritti si esprimeva così: “Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di

spavento, ma di amore... Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l’opera della Redenzione sulla terra... Che ci gioverebbe una casa piena d’oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta? Il prete possiede la chiave dei tesori celesti: è lui che apre la porta; egli è l’economo del buon Dio; l’amministratore dei suoi beni... Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie... Il prete non è prete per sé, lo è per voi”. Afferma il Pontefice che “queste affermazioni, nate dal cuore sacerdotale del santo parroco, possono apparire eccessive. In esse, tuttavia, si rivela l’altissima considerazione in cui egli teneva il sacramento del sacerdozio”. Per questo cercheremo di riflettere e di pregare per i sacerdoti conoscendo più da vicino questo mondo. A tal proposito il nostro vescovo ha convocato la 1° Assemblea Diocesana col tema “Camminare in una vita nuova” richiamandoci, in questo anno diocesano, a riscoprire il sacramento della Riconciliazione, importante per la crescita nella santità. Carissimi come si può vedere è un anno ricco di tante sollecitazioni da vivere nella nostra comunità e in diocesi, senza dimenticare l’appuntamento del GIORNO del SIGNORE, “la domenica”, che il cristiano deve sentire necessario per santificarsi e dare testimonianza alle nuove generazioni. Don Michele


LA CARITA’ NELLA VERITA’ Il 7 luglio scorso, nella sala stampa della Santa Sede, è stata presentata la tanto attesa Enciclica di Papa Benedetto XVI “Caritas in Veritate”. Nell’introduzione il Papa ricorda che la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa. «La carità nella verità, di cui Gesù Cristo si è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore, “caritas”, è una forza straordinaria che spinge le persone ad impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace». Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita, sono forme esigenti e insostituibili di carità. Lo sviluppo ha bisogno della verità, scrive il Papa, e si sofferma su due criteri orientativi dell’azione morale: la giustizia e il bene comune. Ogni cristiano è chiamato alla carità anche attraverso una via istituzionale che incida nella vita della polis, del vivere sociale. La Populorum Progressio di Papa Paolo VI ribadì l’imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia e la fede cristiana, scrive Papa Benedetto XVI, si occupa dello sviluppo non contando su privilegi o su posizioni di potere, ma solo su Cristo. Il Pontefice evidenzia che le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale, sono innanzitutto nella volontà, nel pensiero e, ancor più, nella mancanza di fraternità tra gli uomini e i popoli. L’esclusivo obiettivo del profitto senza il bene comune come fine ultimo, osserva il Papa, rischia di distruggere e creare povertà. Lo sviluppo, se vuole essere autenticamente umano, deve fare spazio al principio di gratuità. Ciò vale in particolare per il mercato. Riprendendo l’Enciclica Centesimus Annus di Papa Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, indica la necessità di un sistema a tre soggetti: mercato, Stato e società civile e incoraggia una civilizzazione dell’economia. L’economia, ribadisce il Pontefice ha bisogno dell’etica per il suo concreto funzionamento, ma non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona. La stessa centralità della persona deve essere il principio guida negli interventi per lo sviluppo della cooperazione internazionale. Gli organismi internazionali, esorta il Papa, dovrebbero interrogarsi sulla reale efficacia dei loro apparati burocratici, spesso troppo costosi. Negli ultimi capitoli il Papa si sofferma sulle problematiche energetiche e denuncia che l’accaparramento delle risorse da parte di Stati e

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gruppi di potere costituisce un grave impedimento per lo sviluppo dei paesi poveri. Egli evidenzia che lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia. E fa riferimento al “principio di sussidiarietà”, che offre un aiuto alla persona attraverso l’autonomia dei corpi intermedi. La sussidiarietà, spiega il Pontefice, è l’antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista ed è adatta ad umanizzare la globalizzazione. Il Papa conclude sottolineando che «lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, caritas in veritate, da cui procede l’autentico sviluppo, non è in noi prodotto, ma ci viene donato». Di fronte agli enormi problemi dello sviluppo dei popoli che quasi ci spingono allo sconforto e alla resa, ci viene in aiuto la Parola del Signore Gesù Cristo che ci fa consapevoli: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5) e ci incoraggia: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Dio ci dà la forza di lottare e di soffrire per amore del bene comune, perché egli è il nostro Tutto, la nostra speranza più grande. Gabriella Licheri


APERTURA ANNO CATECHISTICO Carissimi ragazzi, nel nome di Gesù Maestro, tutta la comunità parrocchiale, il parroco, le catechiste, vi danno il benvenuto per l’inizio del nuovo anno catechistico. Con l’aiuto dello Spirito Santo, vogliamo quest’anno alimentare sempre più la nostra fede, con l’esperienza vitale che è la catechesi, appuntamento con il Signore che ci parla, mettendoci all’ascolto attento della sua Parola, che è per noi via, verità e vita. Continuiamo quindi il nostro cammino di fede, con gioia e coraggio, mettendo Gesù al primo posto nella nostra vita, Lui che è guida sicura per i nostri passi. Non trascuriamo, insieme alle nostre famiglie, l’incontro domenicale della Santa Messa, dove Gesù è in mezzo anoi, vivo e vero, a celebrare la sua passione, morte e risurrezione. La Messa deve risultare un’esigenza, una festa della famiglia, che trova nella vita di ogni giorno il suo prolungamento; mettendo in paratica la parola di Dio ascoltata darà sicurezza e forza per tutta la settimana. Noi catechisti preghiamo il Signore perchè ci aiuti ad impegnarci, noi per primi, a vivere con piena convinzione il Vangelo che annunciamo a voi ragazzi e a voi la grazia di crescere sempre come suoi amici. Un abbraccio a tutti voi, felici di rivederci. La responsabile Marinella Serafini

LA FAMIGLIA Da secoli la famiglia viene considerata un vero pilastro della società, tanto che con il tempo si è giunti a considerarla una vera e propria istituzione. E’ un punto fondamentale di riferimento, soprattutto per i giovani che si perdono nel vasto oceano della vita e che trovano nella famiglia un porto sicuro in cui approdare, in cui trovare certezze e rassicurazioni, ma soprattutto amore. La famiglia è anche luogo di incontro e di scambio di vedute e punti di vista e al contempo diviene spunto di riflessione circa gli avvenimenti della nostra esistenza. Oggi però è cambiato il modo di concepire tale istituzione. Numerosi sono gli esempi di come la famiglia abbia cambiato i suoi connotati. La famiglia moderna non è più quella tradizionalmente intesa, ossia quella patriarcale, composta da un padre che comanda e da una moglie e dei figli che regolano il proprio comportamento in base al volere del capofamiglia. La presa di coscienza da parte della donna dei propri diritti, ha fatto si che il suo ruolo si modificasse, non soltanto all’interno della società, ma anche e soprattutto all’interno del nucleo familiare, in cui essa ha acquisito un ruolo maggiormente decisionale, un tempo riservato unicamente alla figura maschile di riferimento. La famiglia oggi è più aperta ai cambiamenti che si verificano nella società, non è più una roccaforte di valori fissi e mutevoli, ma si prospetta verso un futuro in continua evoluzione, del quale ha deciso di farne parte, modificandosi in relazione ai progressi culturali, che inevitabilmente la coinvolgono. Questo però non vuol dire che la famiglia oggi non possa più rappresentare una guida moralmente valida per i giovani in quanto adeguandosi ai tempi, la famiglia riesce a interpretare nel migliore dei modi le difficoltà esistenti all’infuori di essa e a proporre alternative e proposte al fine di trovare all’interno di essa soluzioni giuste ai problemi

esterni che la implicano necessariamente. Il fatto però che la famiglia oggi riesca a stare al passo con i tempi rappresenta certamente un aspetto positivo, ma comunque non esclude molti dei risvolti negativi cui noi oggi assistiamo: quante famiglie d’oggi infatti divengono delle vere e proprie prigioni in cui predominano la violenza, gli abusi e i soprusi? Colpa forse della troppa modernità e della libertà che essa implica che fa si che manchi il rispetto tra i vari componenti della famiglia? Pensare che il tutto sia riconducibile alla mancanza di rispetto è davvero molto riduttivo, alla base di ciò infatti vi sono problemi ben più gravi che non devono nella maniera più assoluta essere ricondotti alle conseguenze della suddetta modernità. Bisogna però ammettere che la società globalizzata ha in qualche modo diviso i vari componenti della famiglia, portandoli sempre di più all’infuori di essa, spostando il centro della propria vita nella comunità allargata, piuttosto che all’interno di un nucleo ristretto di persone. Vivere con gli altri oggi, piuttosto che rimanere “chiusi” all’interno di una famiglia permette all’individuo di andare incontro a molteplici esperienze, a vari arricchimenti culturali e non solo, che non sarebbero assolutamente possibili rimanendo nella propria casa. Da ciò deriva il fatto che oggi la famiglia rimane importante se considerata come un valore astratto, concretamente però bisogna ammettere che essa si è notevolmente svuotata dei propri compiti, in quanto è la società che inevitabilmente lo ha comportato. Non è un caso infatti che la famiglia, tradizionalmente intesa, continua a esistere e a resistere solamente in quelle piccole comunità che non sono state coinvolte dal progresso e dalla modernità che ne consegue. Diacono Giuseppe Baglivi Fuecu nesciu 10 pg

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LA CARITAS “ CUORE DELLA PARROCCHIA “ La Caritas é l’organo pastorale voluto dalla Chiesa per annunciare l’amore di Cristo verso gli uomini con la Parola e nell’Eucarestia per sensibilizzare e coinvolgere l’intera comunità e dare testimonianza della carità nell’interno e nel territorio in cui é inserita. Nella nostra Parrocchia “ San Bernardino Realino “questo cuore palpita incessantemente prestando attenzione ai meno abbienti, venendo incontra alle loro necessità materiali, mediante la distribuzione periodica delle derrate alimentari donate dalla Caritas Diocesana e dalla Caritas Parrocchiale le cui risorse provengono dalle offerte generose dei fedeli sensibili a queste necessità. La Caritas presta la sua attenzione non solo alle necessità materiali ma, in modo cosciente, anche a quelle morali, sociali e sanitarie. Nelle abitazioni degli ammalati e degli anziani si effettuano visite periodiche, programmate e annunciate, e visite augurali a Natale e Pasqua. La Caritas Parrocchiale, calandosi nel territorio, cattura i problemi e le necessità, si sforza di venire incontro ai più bisognosi testimoniando, così, la vicinanza della comunità cristiana. Infatti 1’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes e celebrazione della “giornata mondiale del malato”, gli anziani e gli ammalati meno gravi vengono prelevati dalle loro abitazioni e accompagnati in Parrocchia per la celebrazione della S.Messa e l’Unzione degli infermi. Per coloro che, invece, sono impossibilitati a recarsi in Chiesa, interviene il Parroco raggiungendoli nelle loro abitazioni per conferire questo sacramento, inteso come azione salvifica della fede in Cristo vincitore del male e della morte. Maria Palma

L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE Non sembra vero, eppure son passati tre anni da quando mi iscrissi al centro diocesano di formazione teologico-pastorale. All’inizio ero un po’ scoraggiata dall’idea che la scuola durasse tre anni, mi sembravano lunghi. Invece adesso, che mi ritrovo ad aver concluso questo cammino, mi rendo conto che son volati. La cadenza delle lezioni è settimanale e, grazie al Signore, sono stata sempre presente, anche perché una volta iniziato, il piacere di ritrovarmi lì il giovedì successivo era troppo grande per lasciare il posto ad eventuali altri impegni in quel giorno della settimana. In tutti e tre gli anni le prime due ore sono in comune per tutti i settori pastorali, il primo anno prevede la lezione della Prof.ssa Schirone con Introduzione alle Sacre Scritture e Teologia Pastorale con Don Carlo Calvaruso, il secondo e terzo anno, invece, lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica con Don Sandro D’Elia e lo studio dei Sacramenti con Papas Nick Pace. La terza ora è sempre riservata ai singoli settori pastorali, nel mio caso catechistico. La formazione è importante per un operatore pastorale, non solo perché si acquisiscono maggiori competenze e conoscenze, ma anche perché, a mio avviso, fondamentale è vivere la diocesanità, e cioè l’appartenenza a questa realtà più grande che

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è la diocesi, la Chiesa particolare di Lecce, perché importante è il confronto con operatori delle altre parrocchie e un confronto, quando è costruttivo, non può che arricchire le persone. Il 14 maggio scorso a me e a tutti coloro che hanno concluso questo cammino di formazione è stato consegnato il mandato di operatore pastorale e, più specificatamente, di catechista, ma per me questo non è un traguardo. La formazione, come ci hanno sempre detto lì al centro, deve essere continua e permanente, non bisogna mai sentirsi arrivati, è necessario approfondire sempre di più; solo in questo modo, e con la preghiera, si può diventare autentici testimoni della Parola di Dio. L’ulteriore ricchezza che porto con me è il bel rapporto di amicizia che è nato in questi anni con operatori pastorali e catechiste delle altre parrocchie, con i quali ci sentiamo e vediamo, nonostante la scuola sia finita. E’ vero, tre anni possono sembrare lunghi, ma io ho voluto dare testimonianza di questa bella esperienza, affinché possa essere da stimolo per altre persone della nostra parrocchia, soprattutto per i giovani. Il tempo dedicato al Signore non è mai tempo perso!!! Sono contenta di aver fatto questo cammino da giovane, perché spero, con l’aiuto del Signore, di continuare la mia formazione e di poter trasmettere ai ragazzi della catechesi la gioia che solo l’Amore di Dio può dare. Gabriella Licheri


CAMMINARE IN UNA VITA NUOVA Riscoprire il sacramento della Riconciliazione Venerdì 25 settembre nell’aula Giovanni Paolo II, presso il nuovo seminario, ha avuto luogo la prima Assemblea Diocesana per operatori pastorali voluta e presieduta dal nostro Vescovo S. E. Mons. Domenico D’Ambrosio, dal tema “Camminare in una vita nuova”. La sala era gremita di laici e presbiteri e l’assemblea si è svolta in un clima di familiarità, ed è stata definita, dal nostro Vescovo, come “uno stato generale della nostra Chiesa di Lecce” e sarà convocata ogni anno a settembre, mentre è previsto un convegno diocesano nei mesi di febbraio o marzo. Mons. D’Ambrosio è da tre mesi alla guida della Chiesa di Lecce e nella sua relazione ha incoraggiato tutti al dialogo sereno, diretto ed immediato, perché c’è una chiesa da amare e un Regno di Dio che deve crescere, per questo siamo chiamati a camminare insieme. Ci è vietata la missione del solitario, nessuno deve sentirsi escluso, è necessario lavorare insieme ed essere trasparenti, facendo in modo che la nostra Chiesa sia come una casa di vetro, dove tutto è visibile. In un passo della sua relazione, quando parlava della sua presenza tra noi, Mons. D’Ambrosio ha fatto riferimento al Vangelo di Giovanni (cap. 10, 14), dove Gesù dice: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” e ha sottolineato la nota che la Bibbia di Gerusalemme riporta in riferimento alle parole “le mie pecore conoscono me”. Nella Bibbia la conoscenza deriva non da un processo puramente intellettuale, ma da un’esperienza, da una presenza; essa si effonde necessariamente in amore. Dopo la relazione dell’arcivescovo hanno preso la parola i Direttori degli uffici diocesani, in particolare catechesi, liturgia e caritas. Questo nuovo anno pastorale è l’anno sacerdotale, ma a livello diocesano è anche l’anno dedicato alla riscoperta del sacramento della Riconciliazione. Riscoprire il sacramento della Riconciliazione vuol dire riscoprire la paternità di Dio, che come un Padre accoglie i suoi figli a braccia aperte, perché la misericordia di Dio è un dono e noi dobbiamo accogliere questo grande dono per la nostra santificazione e per la santificazione dei nostri fratelli. II sacramento della riconciliazione è sorgente di vita nuova, perché vi è la bellezza e la forza del perdono ed è la via per costruire e diffondere la comunione all’uomo di oggi. Dopo i Direttori degli uffici diocesani hanno fatto seguito i gruppi di lavoro. Tutto si è concluso con la celebrazione dei vespri. Concetta Baglivo

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LA PARROCCHIA: comunità “peer to peer” Fino a qualche tempo fa la parrocchia era intesa come luogo a cui accedere per “vedere la messa”, per “assistere” alle varie celebrazioni, per ricevere i Sacramenti o all’occorrenza per richiedere certificati. A me piace immaginarla come una comunità “peer to peer” (P2P). Nell’accezione informatica questo termine sta ad indicare una pratica molto diffusa di scambio “pari a pari”, per cui una persona ricerca su di una rete di computers dei files di cui ha bisogno, mettendo a disposizione i propri. Mi piace pensare alla parrocchia, come a qualcosa di simile, qualcosa di interconnesso con tutti noi, con ogni singolo individuo, dove pregi e difetti di ciascuno vanno a coordinarsi per il bene comune; dove i bisogni spirituali vanno a integrarsi con quelli materiali e ciascuno di noi mette la propria esperienza personale a disposizione della comunità, in uno scambio vicendevole di risorse, dove nello stesso tempo si da e si riceve. Per questo modo di essere, di derivazione evangelica, la parrocchia non è un luogo privato, ad uso e consumo di un parroco, più o meno gradito alla comunità, che offre un prodotto, sia pure particolare, ma è la casa di tutti noi, persone di anima e corpo, che Giovanni Paolo II definisce “Christi Fideles Laici”, corresponsabili della gestione della parrocchia e chiamati, per vocazione diversa, a condividere con il parroco l’aspetto sociale e pastorale delle attività. Quello che noi, come battezzati, dovremmo fare ogni giorno nel nostro ambiente di lavoro e familiare, nella parrocchia riceve una organizzazione particolare per l’esistenza di gruppi e associazioni che si impegnano a formalizzare e a mettere in pratica l’insegnamento evangelico, attualizzando la pastorale, attraverso percorsi di fede, opere caritative ed attività varie. Far parte di questi gruppi, o solo partecipando alle varie attività della parrocchia, potrà farci sentire a casa. Se in famiglia qualcuno dei familiari ha bisogno, ci si mette a disposizione; così in parrocchia. Può sembrare a volte che non si abbia niente da dare o trasmettere, ma partecipando ci si accorge che si ha sempre la possibilità di trovare un proprio ruolo, un proprio ambito di competenza, per cui si va a riempire un vuoto che altrimenti rimarrebbe tale. Giovanni Contino

Chiamati alla santità sulle orme di San Pio da Pietrelcina Il 23 settembre è ricorso il 14° anniversario delle morte di San Pio da Pietrelcina e la figura di questo grande Santo è stata ricordata in maniera solenne. Il nostro Arcivescovo Mons. Domenico D’ambrosio ha voluto ricordare il santo del Gargano con una celebrazione Eucaristica in Cattedrale alla presenza di tutti i gruppi di preghiera di San Pio della diocesi, con i rispettivi direttori spirituali. Anche il gruppo di preghiera della nostra parrocchia ha partecipato alla celebrazione, vivendo intensamente la comunione spirituale con tutti i vari gruppi. Durante l’omelia il nostro Arcivescovo ha voluto rivolgere a tutti noi “l’invito alla santità”, guardando appunto alla figura di San Pio, che per quarant’anni svolse in modo eroico il suo ministero sacerdotale, particolarmente con il sacramento della riconciliazione, riportando a Dio migliaia di anime e beneficando moltissime persone con l’aiuto della sua preghiera. I cardini del suo ministero furono: l’altare e il confessionale. Lui ha sempre esortato a creare vivai di fede e focolai di preghiera, perché è la preghiera a muovere il mondo e i focolai di fede, che sono divampati in tutto il mondo, sono i “gruppi di preghiera”, che Mons. Domenico D’ambrosio ha definito “intercessori”. La vita di San Pio è stata piena di sofferenza, ma lui è riuscito a viverla eroicamente, supplicando la Madonna con la preghiera a Lei gradita, il Rosario, che egli stesso definiva “arma potente” per superare le tentazioni. La figura di questo grande Santo sia di esempio per tutti, perché anche noi con animo sereno potremo affrontare le difficoltà e le prove nella quotidianità della vita, se stringiamo tra le nostre mani la corona del Rosario. San Pio ha sempre esortato i suoi figli spirituali a confidare in Maria e ad aprire a Lei il cuore, sicuri di essere esauditi. Concetta Baglivo Fuecu nesciu 10 pg 6


SPAZIO VERNACOLO DUE AMICI

Due amici molto in confidenza si scambiano alcuni consigli e anche sogni. Donato si rivolge a Roberto e dice: “sienti ce maggiu sunnatu stanotte; ca stia a nu paise ca nnu l’aggiu mai istu, e c’era tanta gente ca secutavanu nu cristianu cu li capiddri lenghi, beddhu fattu e purtaa na tuneca bianca. Ci ulia cu lu tocca, ci ni parlava e iddhu ni respunnia a tutti. Na ecchia se avvicinau e ni terau la tuneca ca purtaa e ni la baciau. Iddhu se girau e ni disse qualche parola, ma nu l’aggiu capitu. Poi c’era nu cristianu ca ieu lu canuscia te vista, sapia ca era nu pocu te buenu. Siccomu era asciu de statura, cu pozza itere buenu saliu subbra all’alveru e spettaa per quandu passava. Quando rriau stu beddhu fattu cu sta tuneca bianca, lu uardau e se mise a ridere e ni fice segnu cu scinna. Ieu capì comu sia ca ia scire a casa soa. Mo tieni presente ca stu pocu de buenu lu canuscia tuttu lu paise te quiddhu ca era, infame e astimatore, nu comu a mie ca ogni tantu ne minu una quando me rrabbiu. E puru ia uluto cu sacciu ci era st’omu cu la tuneca bianca e beddhu fattu, ma me descetai allu meiu. Mo’ Robertu ce bole dica stu sennu? Prende la parola Roberto e secco secco dice: ”tie, te quantu tiempu ae ca nu te confiessi?” Donato sorpreso dalla domanda rispose: “ce buei cu dici?” “Mo te fazzu capire ieu secondu mie ce bole cu dice stu sennu ca t’a’ fattu. L’omu cu lu camisu biancu e beddhu fattu era Gesù Cristo, ca Diu l’ha mandatu sulla terra cu ne salva a tutti, e siccomu dhu cristianu ca stia subbra all’alveru, ca tie ha tittu ca lu canuscianu tutti comu nu bestemmiatore, Gesù Cristo, ca sape tuttu, ulia cu lu salva de li li peccati soi; e siccome Diu ole cu ne salva tutti, ha datu potere a tutti li preti, ca rappresentanu lu Signore, cu perdunanu quando sciamu cu ne cunfessamu !” “Si na parola!”, rispose Donato, “ieu me nde scornu cu bau allu prete miu cu ni dicu cu me cunfessa, nu basta de Pasca cu ne cunfessa?!” Roberto gli spezza il discorso e gli dice quasi arrabbiato: ”ma ce te criti ca lu prete ole cu saccia le cose noscie? Quiddhu ole cu ne tae consigli cu facimu menu peccati, ca tutti peccatori simu; puru li santi decianu ca eranu grandi peccatori. Ieu criciu ca tie hai besegnu te na bella cunfessione: fatte curaggiu e decitite na fiata per sempre e biti ca la vita te sembra facile e tranquilla e vivi bene!” Geraldo Aprile

Santu Bernardinu! Sì de casa all’Aria Sana: comu Santu titolare la Parrocchia t’à tuccata e lu giurnu tou nu manca cu se fazza festa a ‘ncelu; certu a ‘nterra é n’autra cosa, li devoti a cquai su picchi. Ci macari ulii te faci n àutru giru pe le strate de sta Lecce fiorentina, oju sacciu ce facivi cu dha capu ca purtavi. Dha città ca tie llassasti ca te ose pe Patrunu moi s’à fatta cchiù signura e nu basta cchiui lu giurnu, puru la notte ole cu dura manciannu, bbivennu, zzumpannu comu quannu ca lu sule sta ci se azza a menzanotte. Fatte moi na caminata, porta `ngiru u Mmammineddhu e poi, tocca cu la canna tutta ddha gente ca te passa de nanti e ca nu tene forza cu azza l’occhi a ‘ncelu rrittu lli Santi. By Saper

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Recensione di “L’organizzazione perfetta” di Massimo Folador - ed. Guerinie associati Lo so che non è stato un caso se la mattina del giorno 1 febbraio di quest’anno, mentre ero a Fiumicino in attesa di imbarcarmi alla volta di Brindisi, ultima tappa sulla via di ritorno da Guatemala, mi sono trovato a curiosare tra gli scaffali di una libreria in aeroporto ed ho puntato la mia attenzione su di un titolo “L’organizzazione perfetta” di Massimo Folador; e l’attenzione è divenuta sorpresa legendo il sottotitolo “la Regola di San Benedetto una saggezza antica al servizio dell’impresa moderna”. Ebbene, ho ceduto alla irrefrenabile curiosità di scoprire il nesso logico tra un’antica regola per un ordine religioso ed il più attuale concetto di management dell’impresa moderna, facendo l’acquisto del libro. Un forte impatto lo da già la prima di copertina con l’immagine in bianco-nero di due frati in primo piano in evidente atteggiamento meditativo; ogni tanto mi piace tuttora tornare a riflettere in silenzio solo su quell’immagine. Così ho subito cominciato a leggere la premessa di P. Roberto Comolli OSB, poi la prefazione di Giuliano Virgini, quindi ho iniziato a scorrere il vero contenuto del saggio che l’Autore, con un linguaggio misurato, regolato oserei dire, andava trattando sulle tracce di San Benedetto, per giungere con l’anima trasformata a suggerire delle idee inconcepibilmente semplici, tradotte da esperienze realmente vissute, tanto sentite nell’animo da non poter essere taciute ma descritte in una forma intelligibile anche a chi manager non è o non sarà mai, ma avesse la sensibilità ed il cuore aperto al ben operare nello svolgimento del proprio mestiere. Qui voglio sottolineare la grande valenzaa di San Benedetto come pensatore Europeo, non fosse altro per la diffusione che ebbe la sua Regola oltre i confini dell’Italia. Mi permetto, infine, di suggerire una personale elaborazione dell’indimenticabile motto benedettino “Ora et Labora” - “Prega e Lavora” in forma sostantivata “Preghiera e Lavoro” ed ancora in forma verbale indicativa “Preghi e Lavori” che può trasformarsi in “Preghi quindi Lavori”, anche specularmente “Lavori quindi Preghi: la Preghiera è Lavoro - il Lavoro è Preghiera. Quando sono giunto al termine della lettura ho veramente potuto percepire la profondità del pensiero benedettino che rivive ai tempi nostri, esce dalle mura dei conventi per ispirare un forte supporto, un fondamento solido alla gestione di una struttura complessa quale può essere un’azienda moderna: è come se iniziasse un nuovo cammino volto a seminare nella nostra modernità quella saggezza antica che ha permesso di attraversare tutte le vicissitudini della storia fino ai tempi attuali in cui la crisi economica globale ha messo a nudo le infide regole del profitto a tutti i costi che rischiano di travolgere il valore delle risorse umane le quali dovrebbero essere per prime salvaguardate in quanto le uniche in grado di condurre ed assicurare il superamento della fase critica e di promuovere un nuovi ciclo di sviluppo, risorgendo, appunto. Salvatore Perfetto

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AMINTORE FANFANI, UN CRISTIANO DI RAZZA Ricorre quest’anno il decimo anniversario della scomparsa di Amintore Fanfani, uno dei più importanti ed autorevoli esponenti del movimento politico cattolico italiano del novecento, che, soprattutto attraverso il partito della Democrazia Cristiana, ha fornito al nostro paese una numerosa ed inesauribile schiera di statisti e uomini di governo artefici della ricostruzione post-bellica e del successivo impetuoso sviluppo economico e sociale. Amintore Fanfani è stato a lungo protagonista della nostra storia recente (dall’immediato dopoguerra fino alla fine degli anni ottanta), vivendo in primo piano alcuni passaggi fondamentali dell’evoluzione della nostra società e della nostra democrazia, affrontando con ardore e spirito civile vivaci scontri politici in diverse stagioni, a volte anche con avversari collocati nel suo stesso partito. Tali caratteristiche della sua personalità, unite ad una profonda fede religiosa e ad un rigore morale senza pari, emergono oggi come grandi qualità in una più serena visione retrospettiva, che evidenzia le sue grandi doti di intellettuale e di uomo di governo, tali da renderlo uno degli statisti italiani più ricordati ed apprezzati anche all’estero. Amintore Fanfani nacque a Pieve Santo Stefano (Arezzo) nel 1908. Studente modello e precoce, in ancor giovane età intraprese una brillante carriera accademica nell’Università Cattolica quale docente di storia economica, affermandosi subito come uno dei più validi ed autorevoli cultori della materia. Frutto della sua attività di studio e ricerca (condotta parallelamente con la carriera politica) sono numerosi pregevoli testi con i quali ha trattato approfonditamente varie tematiche attinenti soprattutto al periodo antico, medievale e moderno (da ricordare Cattolicesimo e protestantesimo nella formazione storica del capitalismo, opera letta ed apprezzata anche dal giovane John Kennedy, che sarà poi suo amico ed estimatore; Poemi omerici ed economia antica; Storia del lavoro in Italia; Storia economica - dalle origini alla rivoluzione industriale). Stretto collaboratore di Alcide De Gasperi, Fanfani fu più volte ministro nei governi presieduti dal grande statista trentino, realizzando in particolare il famoso Piano straordinario che dal 1948 affrontò con misure concrete ed estesi interventi economici il problema della crisi degli alloggi (creazione dell’INA Casa) e della disoccupazione. Nel 1954 (fallito un tentativo di formare il governo) e fino al 1959 successe allo stesso De Gasperi nella segreteria della Democrazia Cristiana, avviando una intensa e capillare opera di modernizzazione del partito, indirizzandolo verso un ancor più incisiva fedeltà ai principi della dottrina

sociale cattolica (Fanfani militava nella medesima corrente di La Pira, Dossetti e Lazzati) e propugnando una politica economica più aperta verso lo sviluppo del settore pubblico e la tutela delle classi più povere. Fanfani fu poi nuovamente segretario della DC dal 1973 al 1975, affrontando da par suo la inane e rovente battaglia scatenatasi sul referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio, il cui esito negativo per le posizioni cattoliche segnò l’inizio della sua parabola discendente, che lo vide sempre più impegnato in campo istituzionale alla Presidenza del Senato, camera della quale era stato nominato membro a vita nel 1972. Fanfani presiedette inoltre sei governi, sempre in fasi delicate della vita istituzionale, avviando svolte politiche di portata storica sia pure aspramente avversate da importanti settori della società, come il centro sinistra nel 1962 (alleanza tra democristiani e socialisti) con un vasto programma di riforme strutturali ed economiche, solo in parte attuato (istituzione dell’Enel, potenziamento delle imprese di stato, istituzione della scuola media unica, maggiori tutele per i lavoratori). Durante gli ultimi governi da lui presieduti, Fanfani dovette affrontare le nuove emergenze poste dalla crisi economica dei primi anni ottanta, mirando a salvaguardare sia l’equilibrio finanziario sia le esigenze delle classi più deboli. Amintore Fanfani fu, infine, protagonista anche della vita politica internazionale. Primo (e finora unico) italiano chiamato a presiedere l’assemblea generale dell’Onu (1965), promosse tra l’altro la storica visita al consesso di Papa Paolo VI e uno sfortunato tentativo di individuare una soluzione pacifica per la guerra nel Vietnam, in collaborazione con Giorgio La Pira, mantenendo sempre un atteggiamento di fermo equilibrio e sensibilità sociale nell’affrontare le grandi crisi internazionali e nel promuovere il dialogo tra nazioni contrapposte. Il trascorrere del tempo ha quindi fatto giustizia delle critiche ingenerose e delle violente polemiche gratuite che hanno spesso investito Fanfani nel corso della sua attività politica, al punto che è oggi unanime la stima e l’apprezzamento per l’opera instancabile, coerente e coraggiosa da lui portata avanti per oltre quarant’anni per la crescita del nostro paese e per la riaffermazione dell’importanza dei valori cattolici anche per lo sviluppo della società civile. Giorgio Serafino Fuecu nesciu 10 pg 9


SPAZIO GIOVANI CONFERME E NOVITA’ Chi ha avuto la possibilità di essere presente alla festa del santo della nostra parrocchia, di certo avrà notato qualcosa di nuovo, un evento che ha fatto molto divertire e ha reso assai piacevole la prima serata dei festeggiamenti. Ovviamente parliamo dell’esilarante commedia in dialetto leccese scritta da Raffaele Protopapa: “Lu senatore”. Una bella novitàà per la nostra zona; infatti da molto tempo ormai non si proponeva uno spettacolo di questo genere. Certo già altre volte in varie occasioni sono andate in scena diverse commedie in vernacolo, ma la vera, grande novità è il fatto che la compagnia teatrale in questione è costituita da nostri parrocchiani che alcuni mesi prima si sono riuniti fondando il gruppo teatrale che prende il nome proprio dal giornalino parrocchiale “Fuecu Nesciu”. Inutile dire la gioia e la soddisfazione di quanti hanno partecipato, lavorato e assistito al divertentissimo spettacolo, in particolare per il nostro parroco che da tempo sognava di mettere in piedi una commedia. Il sogno si è realizzato. La commedia ha riscosso molti consensi e applausi ed ora si pensa già a un prossimo progetto. Sicuramente la bravura di chi ha resa possibile tutto ciò e anche un pizzico di fortuna hanno reso la serata ancora più piacevole e divertente, ma c’è qualcosa di più importante: l’affiatamento e l’essere gruppo, collaborare e divertirsi. Quello della compagnia teatrale è un gruppo aperto e ben disposto ad accogliere nuovi aspiranti attori con o senza esperienza in questo campo. Allargare la compagnia vuol dire proporre spettacoli nuovi sempre migliori e divertenti. Dopo le novità, spazio anche alle conferme. Infatti nella seconda serata della festa del nostro santo è avvenuta una premiazione che gli anni precedenti era stata anticipata: quella del torneo di calcetto. Ogni anno a fine giugno l’Associazione Sportiva San Bernardino Realino organizza un mini torneo di calcio a 5 che vede partecipare tutti i bambini e ragazzi che fanno parte dell’associazione e non. Quest’anno la premiazione, che ha coinvolto tutti i partecipanti e non solo i vincitori, è stata spostata proprio nella seconda serata della festa. Per i ragazzi è stata una bella esperienza anche per ricordare non solo la loro passione per lo sport, ma anche il divertimento e l’amicizia che li lega. Martedì 22 settembre sono riprese le attività sportive dopo la pausa estiva e anche quest’anno si prevede la partecipazione dei ragazzi ai diversi campionati organizzati dal CSI, che li vedranno ancora una volta scontrarsi con altre realtà ed esperienze, aiutandoli a crescere, a fare propri i valori più veri dello sport. Non ci resta che fare un “In bocca al lupo!” a quanti stanno per prendere parte alle varie attività della parrocchia e un invito a quanti vogliano diventarne parte. Agnese e Alessia

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TEATRO PER CASO La mia prima esperienza come “attrice teatrale” e’ iniziata così, per caso... Una domenica dopo la messa mi ritrovo a parlare con degli amici. Argomento: Animazione Parrocchiale. Forse posso rendermi utile ho pensato, e così ho dato la mia disponibilità. Il giorno dopo mi ritrovo con una parte assegnata in una commedia in dialetto leccese. Non immaginavo proprio di poter recitare, tanto meno in dialetto leccese. Insomma la vedevo una cosa più grande di me, ma ormai avevo dato la mia disponibilità e così inizio ad andare ai primi incontri. Dopo le prime due prove ero quasi sicura di abbandonare tutto ma poi ho iniziato a conoscere meglio i mie compagni di avventura, tutti bene o male nelle mie stesse condizioni e mi sono detto: “forse vale la pena continuare”. Ogni prova diventava un momento importante da conciliare con tutti gli altri impegni della giornata, (famiglia, lavoro, stanchezza, ecc...). Ogni prova era un incontro di divertimento, di risate e perché no anche di “mangiate”. Così le settimane e i mesi volavano senza rendercene conto. Il 30 giugno era sempre più vicino e l’ansia di non provare abbastanza cresceva. Dovevamo vederci tutti i giorni e la stanchezza si faceva sentire. Finalmente ci montano il palco, ci sembrava così grande. Era tutto così diverso dalle prove fatte in sacrestia. L’ansia cresceva sempre di più e l’insicurezza di tutti noi si poteva toccare con mano. Arrivò il grande giorno! Tutti si davano da fare a cercare l’occorrente per la scenografia ideale, non pensavamo proprio che il risultato potesse essere così perfetto. La sera arrivò e così ci trovammo tutti dietro le quinte. La tensione si sentiva nell’aria. Tutti sugli attenti per entrare in scena nel momento giusto. Sul palco in scena tutto era più bello. Le risate del pubblico ci sorprendevano e ci davano lo stimolo per dare il meglio di noi. Poi finalmente il brindisi finale, quello è stato per me il momento più bello: la fine della commedia, ma soprattutto l’inizio di un gruppo teatrale unito con tanta voglia di divertirsi e di far divertire il pubblico. Claudia Rollo

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Festa San Bernardino Realino

per una comunità sempre più vivace c o l l a b o r i a m o

Il gruppo teatrale fuecu nesciu

Il trio Sorelle Stelimari

Orario delle Sante Messe

Domenica giorni feriali

ore ore

8,30 - 10,30 - 18,30 18,30

Adorazione Eucaristica Ogni Giovedi ore 19,00

Disponibilità per le confessioni Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com

email donmichele@sanbernardinorealino.com Fuecu nesciu 10 pg 12

Impaginazione Giovanni Contino

Ogni Venerdi (escluso il 1° Venerdì di ogni mese) dalle ore 9,00 alle 12,00 dalle ore 16,30 alle 18,30

Si cercano persone per il coro e per altre attività parrocchiali

Prove di Canto

Ogni Martedi dalle ore 19,00 alle 20,00

Profile for Agostino rollo

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N° 10 Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce In questo numero: Fuecu nesciu 10 pg 2 Fuecu nesciu 10 pg 3 Fuecu nesciu 10...

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N° 10 Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce In questo numero: Fuecu nesciu 10 pg 2 Fuecu nesciu 10 pg 3 Fuecu nesciu 10...

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