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ALLEL UJA, BUONA P ASQ UA! ALLELUJA, PASQ ASQU

Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce

N° 4 16 Marzo 2008

In ultima pagina dati e programmi

Carissimi, la Pasqua è Gesù Cristo il Crocifisso Risorto: in Lui è vinta la morte e ci è donata la vita. Questa è la speranza viva che la Chiesa intende offrire agli uomini di oggi. Il Papa ci ricorda che: “attraverso le piaghe di Cristo Risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l’umanità con occhi di speranza. Risorgendo, infatti, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia. Alla prepotenza del Male ha opposto l’onnipotenza del suo Amore. Ci ha lasciato come via alla pace e alla gioia l’Amore che non teme la morte”. “Come io vi ho amato - ha detto agli Apostoli prima di morire , così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34). Per questo l’esortazione quaresimale su quanto sia forte la suggestione delle ricchezze materiali, ci ricordava che l’elemosina ci aiuta a vincere questa costante tentazione, educandoci a venire incontro alle necessità del prossimo e a condividere con gli altri quanto per bontà divina possediamo”. L’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di poterlo conoscere come vero Dio e vero Uomo. Questa fede, tramandata nel corso dei secoli dai successori degli Apostoli, continua nella Chiesa

e la guida saldamente verso il compimento del suo eterno disegno di salvezza. Eppure tante volte ciascuno di noi si è sentito tentato dall’incredulità, dai dubbi e incertezze paure e delusioni, particolarmente nel constatare il dolore, il male, le ingiustizie, la morte, quando colpiscono gli innocenti vittime della guerra e del terrorismo, delle malattie e della fame; mettono forse a dura prova la nostra fede? Eppure paradossalmente, proprio in questi casi, l’incredulità ci è utile e preziosa, perché ci aiuta a purificare ogni falsa concezione di Dio e ci conduce a scoprirne il volto autentico: il volto di un Dio che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita. Mi piace concludere con le parole di don Tonino Bello, persona a me cara, nel darvi l’augurio di BUONA PASQUA: “ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra assurdo. Coraggio. mancano pochi istanti tra poco, il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga. Un abbraccio! Auguri a ciascuno di voi! Buona Pasqua!”. Don Michele

C’è un’immagine allegorica nella teologia ortodossa in cui si afferma l’idea che con la manifestazione di Cristo il mondo sia diventato come un roveto ardente, ma questo roveto è coperto di polvere, fango, è nascosto dal male che imperversa nel vivere umano. Compito dell’uomo è quello di rompere questa crosta, di fare emergere il fuoco nascosto, portare a compimento la trasfigurazione/resurrezione. Ecco un bel modo di intendere il significato di “Fuecu Nesciu’; per aprire il secondo anno editoriale del nostro giornale Parrocchiale: ognuno di noi ha, dunque, una fiamma racchiusa nel profondo del proprio essere, basta ricercarla, scoprirla, metterla a nudo, per far luce e scaldare tanti altri cuori. Nel ciclo pasquale si inseriscono in effetti eventi di luce, di fuoco ed ognuno costituisce un faro, un segno per l’orientamento.


UN DIA CONO ... DIACONO

POLIV ALENTE POLIVALENTE

In occasione dell’uscita del numero pasquale del nostro giornalino il Diacono Pino Baglivi ci ha rilasciato questa intervista confidenziale che volentieri pubblichiamo. D. Come è nata la tua vocazione per il servizio attivo nella Chiesa? R. Fin da bambino ho sentito la necessità di compiere ogni atto, anche quello più semplice della vita quotidiana, facendolo precedere da un pensiero a Nostro Signore. Questa abitudine mi ha accompagnato anche nell’adolescenza e anche oltre, fino al matrimonio. Ho sempre sentito anche il bisogno di santificare le feste e quindi tenere fede al precetto festivo, e in questo sono stato sempre accompagnato amorevolmente dalla mia consorte. Ci tenevo in particolare a rendere concreta la mia adesione alla fede, sia nella vita familiare sia sul lavoro. La morte di mio padre, oltre venti anni fa, e la celebrazione del suo funerale religioso mi hanno fatto prendere coscienza del dovere di rendermi utile alla comunità parrocchiale, sfruttando i carismi che sentivo di avere. Da questo è nato un cammino di fede ancora più intenso, sotto la guida spirituale del mio Parroco di allora, don Pasquale Cristiani, che mi convinse a partecipare al corso diocesano per Accolito. Il servizio sull’altare mi ha reso ancora più consapevole della mia fede ma anche della mia piccolezza di fronte al mistero dell’Eucaristia. Contemporaneamente mi sono impegnato nei gruppi liturgico e caritas parrocchiali, cercando sempre di essere utile agli altri secondo le mie possibilità. Da questi impegni è quasi automaticamente conseguito il desiderio, incoraggiato sempre dal Parroco, di iscrivermi alla Scuola diocesana di scienze religiose, che mi ha portato infine al diaconato e ad una vocazione ancora più intensa, della quale debbo sempre ringraziare don Pasquale Cristiani, che mi ha accompagnato anche materialmente alla Scuola diocesana all’inizio del corso. D. La tua vocazione come è stata accolta dai tuoi familiari? R. Mia moglie e i miei figli hanno accolto con gioia il mio nuovo impegno religioso, interpretandolo come una grazia ed un segno tangibile dell’amore di Dio nei nostri confronti. In particolare, mia moglie mi ha seguito da vicino nell’esperienza vocazionale, consentendomi di viverla pienamente, sobbarcandosi l’intero peso della famiglia e di questo le sarò sempre profondamente grato. E per di più, lei stessa ha intrapreso un suo personale cammino di fede che l’ha portata a diventare ministro straordinario della Comunione. D. Come giudichi l’esperienza della scuola diocesana e come ha inciso sulla tua vita vocazionale? R. La scuola diocesana è piuttosto impegnativa essendo praticamente strutturata come un corso universitario e ti consente di entrare nel mistero della fede in Nostro Signore, portandoti a riscoprirlo sempre di più e con sempre maggiore consapevolezza e voglia di apprendere. Anzi, in base alla mia personale esperienza, invito tutti i parrocchiani disponibili a frequentare questo istituto come uditori. Questo corso completa l’iter formativo e rende la vocazione ancora più salda e disposta ad affrontare tutte le problematiche della comunità ecclesiale. Bisogna ricordare che tra le materie di studio c’è cristologia, teologia morale fondamentale, ecclesiologia, vecchio e nuovo testamento, psicologia, quindi un bagaglio indubbiamente prezioso per essere validi operatori di fede. D. Come ti trovi nella nostra parrocchia e come sono i rapporti con il parroco don Michele? R. Mi trovo bene in Parrocchia, soprattutto perché non posso concepire il rapporto con gli altri in ambito ecclesiale se non in un’ottica di fraternità, in coerenza con il mio ministero, anche se so benissimo di avere dei difetti che potrebbero a volte creare qualche problema e di questo sento di dover chiedere scusa se ho potuto involontariamente urtare qualcuno. Nello stesso modo ho impostato il rapporto con il Parroco, al quale mi sento legato come ad un fratello, anche se ogni tanto ci è capitato di avere qualche bonaria scaramuccia. Voglio concludere augurando a tutti i parrocchiani una Felice Pasqua, con l’invito a continuare a sopportarmi pazientemente.

fuecu nesciu augura a tutti

Buona Pasqua Fuecu nesciu

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INCONTR O CON I GENIT ORI: INCONTRO GENITORI:

L’AMORE UMANO

La persona è insieme corpo e anima. Tre sono gli elementi da mettere in luce: a) La sessualità tocca tutta la persona; b) La sessualità umana è complementarietà e comunione; c) Il rapporto tra amore e procreazione. A) La sessualità tocca tutta la persona. La differenziazione maschile/femminile non si limita all’aspetto biologico, ma è una dimensione costitutiva della persona. L’uomo e la donna sono maschio e femmina non allo stesso livello degli animali; nell’essere umano la sessualità invade tutta la persona, tutto l’io personale. La persona umana è così profondamente influenzata dalla sessualità che questa viene considerata come uno dei fattori che danno alla vita di ciascuno i tratti principali che la distinguono. Dal sesso infatti, la persona umana deriva le caratteristiche che sul piano biologico, psicologico e spirituale, la fanno uomo e donna, condizionando così il cammino del suo sviluppo verso la maturità. La sessualità è il modo di essere costitutivo dell’umano; non un esercizio temporale di determinate funzioni, ma un modo permanente di essere, che si configura necessariamente come mascolinità e femminilità. L’esercizio dei singoli atti della vita sessuale non esprime la totalità della sessualità. Il livello di genitalità, dunque può essere totalizzante nella comprensione della sessualità, che si presenta molto più vasta. La genitalità è un dato anatomico e una funzione biologica. La sessualità umana non è puro dato, né un oggetto, né una funzione; è una dimensione costitutiva della persona che permea tutto il suo essere. B) La sessualità umana è complementarietà e comunione. Per il fatto di toccare tutta la persona, non è mai chiusa in sé stessa, ma è strutturata per il dialogo e la relazione interpersonale. L’uomo costitutivamente non è isolato, ma porta già nel suo genere, nel fatto cioè di essere uomo o donna il rimando all’altro, alla donna o all’uomo. Egli non potrà essere compreso veramente nella sua interezza, senza tener conto di questa apertura verso “un altro” che, proprio perché “diverso”, lo qualifica nella sua identità. L’“io” si costituisce soltanto in rapporto e la sessualità è la realtà che manifesta questa comunione del “noi”. L’essenza della sessualità umana sta proprio in questa relazione di un “io” verso un “tu”. C) Amore e procreazione. In questo contesto si rivela che la sessualità è un alterità feconda. La fecondità non è soltanto predisposta nella struttura biologica maschile e femminile, ma riveste anche una dimensione interpersonale. L’unione sessuale è un atto che coinvolge nella totalità e nella reciprocità, due persone e pone le premesse per la chiamata all’esistenza di una nuova vita umana. E’ un atto nel quale sono intrinsecamente unite due dimensioni: l’amore e la procreazione. Procreare è perciò una realtà molto più profonda della capacità biotecnologica di far sorgere una vita in laboratorio. Procreare significa donare la vita nel dono delle persone: un dono che trascende e trasfigura il fatto biologico. Nell’atto coniugale è la persona stessa che si dona nell’amore. L’amore - dono è fecondo. I coniugi unendosi in una sola carne, esprimono proprio una donazione totale e originaria. Attraverso l’atto coniugale gli sposi confermano il reciproco dono fatto di sé nel matrimonio si aprono alla nuova vita. Dunque, sono le due dimensioni che compongono l’unione coniugale: unitiva e procreativa. Staccare queste due dimensioni significherebbe pregiudicare la verità intera della sessualità umana. La paternità responsabile consiste nell’assumere la sessualità nelle sua verità. E’ così che di fronte alla scelta se avere o distanziare o evitare un concepimento, la coppia potrà decidere se porre gli atti coniugali in momenti in cui è possibile un concepimento senza che questo alteri la verità oggettiva di quell’atto. Non è responsabile manipolare l’atto coniugale di modo che esprima la sola dimensione psicologico - oggettiva e non quella procreativa, oppure esprime soltanto un fatto biologico - fisico e non anche l’unione affettiva e spirituale. E’ in questo contesto che si capisce perché la fecondazione artificiale è profondamente illecita: si scinde l’atto sessuale unito e l’atto procreativo. Enza Gigante

IN CAMMINO VERSO L AP ASQ UA LA PASQ ASQU L’esperienza di 23 anni di cammino neocatecumenale, mi spinge a scoprire sempre più la bellezza della Pasqua di ogni anno attraverso il nutrimento della Parola accolta, celebrata,vissuta. E’ un tempo bellissimo che consiglio ed auguro di fare ad ogni fedele che legge queste mie righe. E’ come uscire da una notte, che con le sue ombre di morte e le sue paure, ti porta alla nascita di una splendida aurora che annuncia l’inizio di un nuovo giorno.E’ la figura del Cero Pasquale che è la figura di Cristo di cui la Chiesa fa memoria solenne proprio nella veglia pasquale. Apparsa la Luce di Cristo, le tenebre del demonio si si sono date alla fuga, l’oscurità del peccato non fa ritorno, e le nebbie del passato sono disciolte dallo splendore eterno. Questo è il motivo della gioia pasquale: nessuno deve sottrarsi a questo dono a causa della consapevolezza dei propri peccati. La Pasqua è il giorno del grande perdono, della riconciliazione, della pace donata e ricevuta perchè essa è il passaggio dalle tenebre alla luce e dalla morte alla vita Coraggio fratello o sorella che leggi!Perchè piangi? Chi cerchi? Perchè sei triste? E’ la domanda che Dio fa all’anziano solo ed abbandonato, al carcerato, al drogato, a chi si trova nella disperazione perchè non sa come tirare avanti nella vita. Il pianto, il desiderio, la speranza, l’amore, sono tutte opera di Dio, quindi ognuno li possiede senza saperlo e per questo li si cerca fuori. Basta scandagliare il proprio cuore ed allora l’anziano, il carcerato, il drogato, il disperato, riscopre l’Amore, il perdono, la forza per andare avanti perchè con Cristo Risorto già siamo nel giorno senza tramonto, dove non ci sarà nè dolore, nè morte, nè solitudine e tristezza perchè sarà si nella pienezza di Dio. Paolo Fuecu nesciu 4 pg 3


UN MOMENTO IMPORTANTE PER I NOSTRI RAGAZZI L’anno catechistico è iniziato da tempo, in questi mesi abbiamo visto bambini e ragazzi impegnati nelle varie realtà parrocchiali, chi nella nostra squadra sportiva, chi nel gruppo dei ministranti, chi al coro. Tutti hanno partecipato al recital di Natale, alcuni recitando, altri cantando. L’auspicio è che ogni bambino e ogni ragazzo della nostra comunità possa svolgere il suo impegno all’interno della nostra parrocchia, non dimenticando che prioritaria è la loro partecipazione, insieme ai genitori, alla Santa Messa la domenica e agli incontri di catechesi. Per alcuni di questi ragazzi questo è un momento importante della loro vita, perché si stanno preparando a ricevere, i più piccoli, i Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia e i più grandi il Sacramento della Confermazione. In particolare, i bambini del terzo corso riceveranno il Sacramento della Riconciliazione nelle domeniche 6 e 13 aprile; lo riceveranno per la prima volta ed è bello percepire, durante gli incontri di catechesi, la loro emozione per ciò che li attende. Ma è un sacramento che tutti noi, giovani e adulti, dovremmo riscoprire e al quale dovremmo accostarci in modo più assiduo. Durante la sua vita pubblica, Gesù, non soltanto ha perdonato i peccati, ma ha pure manifestato gli effetti di questo perdono: la conversione e il cambiamento di vita del peccatore, il suo reinserimento nella comunità dalla quale il peccato lo aveva allontanato, lo stato di gioia interiore e di festa. Il 20 aprile, invece, verrà il nostro Arcivescovo ad amministrare il Sacramento della Confermazione ai ragazzi più grandi. Questo sacramento, con il Battesimo e l’Eucarestia, costituisce l’insieme dei sacramenti dell’iniziazione cristiana. La Confermazione perfeziona la grazia battesimale, è il sacramento che dona lo Spirito Santo per radicarci più profondamente nella filiazione divina, della quale siamo entrati a far parte con il Battesimo, incorporarci più saldamente a Cristo, rendere più solido il nostro legame con la Chiesa, associarci maggiormente alla sua missione e aiutarci a testimoniare la fede cristiana con la Parola accompagnata dalle opere. Le domeniche 11 e 18 maggio i bambini del quarto corso riceveranno per la prima volta il sacramento dell’Eucarestia. L’Eucarestia è fonte e apice di tutta la vita cristiana, è il cuore e il culmine di tutta la vita della Chiesa, perché mediante questo sacramento ci uniamo a Cristo, che ci rende partecipi del Suo corpo e del Suo sangue. Il Sacramento dell’Eucarestia fu istituto da Gesú durante l’Ultima Cena, affinché fosse un memoriale della Sua Passione e Risurrezione e comandò ai suoi discepoli di celebrarla fino al suo ritorno. La celebrazione di questi sacramenti è un momento importante non solo per la vita dei ragazzi che stanno per riceverli e per le loro famiglie, ma per l’intera comunità che deve essere sostegno con la preghiera, ma anche esempio per questi ragazzi, affinchè per essi Ia parrocchia diventi sempre più un luogo di crescita morale e spirituale alla luce dei valori cristiani e degli insegnamenti di Gesù. Gabriella Licheri

I LAICI: TESTIMONI DI CRISTO NEL MONDO Nella nostra diocesi dall’ 11 al 17 febbraio presso la Basilica di S. Domenico Savio si è tenuta la XX Settimana della fede con il tema: Nel solco del Concilio “UN LAICATO PIU’ ADULTO”. L’obiettivo di questi incontri tenuti da diversi relatori di profonda spiritualità, è stato quello di stimolare una riflessione sul ruolo dei laico nel mondo di oggi. Chi sono i laici? Nella costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II «Lumen Gentium» leggiamo: «Col nome di laici si intendono tutti quei fedeli a esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che dopo essere stati incorporati a Cristo con il Battesimo e costituiti Popolo di Dio e, nella loro misura resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, regale e profetico di Cristo, per la loro parte compiono nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano» (n. 31) . Il Concilio sottolinea l’importanza che hanno i fedeli laici nella Chiesa perché rappresentano il 99% del Popolo di Dio. I laici consapevoli della loro vocazione svolgono la loro missione prendendo parte alla costruzione del Regno di Dio nel mondo, infatti posseggono un’unica ed indivisa «identità» in quanto sono membri della Chiesa e della società. Il Concilio Vaticano II definisce i laici «anima del mondo» perché partecipano all’ufficio sacerdotale, regale e profetico, sono autentici testimoni del Risorto, apostoli e missionari della fede. Contribuiscono alla santificazione del mondo con la propria testimonianza e con l’essere portatori di speranza. Mons. Talucci nella sua relazione della settimana della fede, parlando “dei carismi e ministeri dei laici”, ha sottolineato l’insegnamento che Giovanni Paolo II ha saputo dare al laicato con l’Esortazione Apostolica: Cristifidelis Laici la “magna charta” sulla vocazione e missione dei laici nella chiesa e Fuecu nesciu

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nel mondo. Bisogna aiutare i laici a comprendere che la loro chiamata è nel mondo, devono vivere in pieno la secolarità, non uscire dal mondo per chiudersi in un vuoto misticismo. La loro spiritualità deve essere secolare, ossia deve realizzarsi nelle realtà temporali: famiglia, scuola, lavoro, mondo, e dotati di spirito evangelico, testimonino la loro fede, la speranza e la carità, in modo di essere come dice il Vangelo luce nel mondo. Per maturare nella coscienza della «identità» laicale assumendo responsabilmente la «missione» laicale è indispensabile la formazione come ha detto S.E. Mons. Sigalini che è prioritaria. La formazione diventa realizzazione, della vocazione del fedele laico in modo da vivere nel mondo e non accanto al mondo. Formazione è «dare forma», educare, e comporta una promozione di una visione sempre attenta alla realtà che ci circonda, evitando quelli che mons. Sigalini ha definito “esperienzalismi” cioè l’esaltazione di pratiche spirituali e momenti di coinvolgimento emozionali. La formazione spirituale consiste nell’amare Cristo, donarsi a Lui nella preghiera, nella meditazion e nella pratica delle virtù proprie dello stato laicale. Il segretario generale della Cei S. E. Mons. Betori nella sua relazione “La spiritualità evangelicaa dei laici”, ha detto che lo sviluppo di una valida spiritualità cristiana si inserisce all’interno della storia della rivelazione con l’ascolto e l’approfondimento della Parola di Dio che s’intreccia con la storia umana. Il bravo laico è colui che si lascia permeare per diventare docile all’azione dello Spirito. Come dice S. Agostino «Il sol fatto di ascoltare è già cominciare a costruire l’essere cristiano». La prima vera scuola di formazione è la famiglia in quanto Chiesa domestica; è qui che si impara a pregare e a capire il senso della vita. La vita quotidiana in famiglia, comunità d’amore, è la prima esperienza di Chiesa in cui genitori e figli comunicano alla stessa fonte di vita, Cristo Signore. Concetta Baglivo


PAESE CA VAI Ieu su statu a nu paese cu le case piccinneddhe cu le porte tutte perte le finesce stampagnate, le suffitte de cannizzi e poi ‘nc’era tanta gente ca, parlannu cu rispettu, campava de le vestie, de la terra simminata, de la vigna e lu livetu e rendennu gloria a Diu. Poi su statu a ‘n’autra vanna dha ci ‘nc’erene palazzi cu purtuni cranni cranni le finesce ‘ncurnisciate,

cu li vitri tutti a specchiu ca lu sule luccicante rimbalzannu nu trasia ‘ntra dhe stanze de signuri chine sì de rose e fiuri, ma la gente de dha intra scia cercannu vanagloria e nun c’era nuddhu santu li cunverte autramenti; stine chiusi li purtuni, le finesce e li strumenti de ‘ntra capu nun baline cchiui de nienti, ca eree chini de “Sapienza”. Poi nu giurnu, nu Cristianu ca se 1’erene ‘nvitatu,

Accademici e Senatu, nun ci fose propiu versu cu lu pozzene onorare comu ospite graditu e cusì foe protestatu; iddhu certu nu sta scia fazza prediche e rusari `ntra dhu regnu de dannati, era sulu cu capisca, ci ‘nci ulia ‘ncora provatu stu teorema de lu munnu: li è mancata l’occasione de ci predica `ntri `nfideli ca perde lu sarmone, o de ci llava la capu ‘ll’asinu ca perde lu sapone. Salvatore Perfetto

LA MISERICORDIA DI DIO Nel tempo d’Avvento, Dio ha mandato suo figlio nelle nostre case; è venuto in corpo e sangue e ci ha visitati, ed è stata una grazia santificante. Prima di nascere ci ha mostrato la sua misericordia, come per dire che la strada che tutti dobbiamo percorrere è quella di farci poveri per gli altri, perchè lui è nato povero nascendo in una mangiatoia, con l’affetto di sua e nostra madre e del suo sposo Giuseppe. Col tempo di Quaresima, altro evento straordinario, Dio ci visita ancora, ci presenta suo figlio morto in croce. E’ molto diverso dal tempo di Avvento perchè in Quaresima prevale l’immagine della croce.Ogni sera, negli incontri presso le famiglie, don Michele inizia la celebrazione con queste parole: “La Croce è la via della salvezza”; io in cuor mio, dico le parole che Gesù disse a suo Padre: “... allontana da me questa sofferenza, però non sia la mia volontà, ma la tua!” Lc 22-42,44. Ogni sera, fissando quella Croce che sta visitando le famiglie, mi viene spontaneo pensare perchè Gesù ha accettato simile sofferenza; quando, per le vie del Calvario, cade tre volte, consola le donne di Gerusalemme, incontra sua madre, che nel dolore accetta che si realizzi il disegno di Dio. Ancora mi domando, chi l’ha messo in croce? penso subito agli Scribi, ai Farisei, ai sacerdoti del tempo, ma poi: oggi, io, ancora, con l’egoismo, non avendo carità per gli altri, stando alla finestra a guardare e a non far niente, occupandomi solo di me stesso. Lui è venuto dal cielo, s’è fatto povero, si è umiliato ed è morto in croce per salvarmi. Eppure Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicammo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci da salvezza si è abbattuto su di lui. Geraldo Aprile

Fuecu nesciu

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ALDO MOR O, UOMO DI FEDE MORO, Sono trascorsi oramai trent’anni dai tragici eventi che nella primavera del 1978 portarono all’assassinio dello statista salentino Aldo Moro ad opera di uno spietato gruppo di criminali mascherati da terroristi politici. La figura di questo nostro grande conterraneo, sacrificato sull’altare della ragion di stato e della difesa della saldezza delle istituzioni democratiche, è ancora oggi un punto di riferimento obbligato per tutti coloro che credono nella possibilità di vivere coerentemente la fede cristiana anche nell’impegno politico diretto. La grandezza di Aldo Moro, infatti (non a caso attualmente riconosciuta in tutti gli schieramenti politici), ebbe modo di manifestarsi non solo nell’attività di partito e di governo (fu segretario della Democrazia Cristiana, più volte Presidente del Consiglio e titolare di ministeri strategici), ma anche nella riflessione intellettuale e nell’elaborazione teorica di nuove prospettive di impegno per i credenti, strettamente connesse al ruolo dirigenziale da lui svolto negli anni giovanili nelle organizzazioni ecclesiali (ricoprì la carica di presidente della Federazione Universitari Cattolici Italiani e successivamente del Movimento Laureati di Azione Cattolica). In tale ambito, particolarmente fecondo fu il rapporto di profonda amicizia e collaborazione instaurato con Mons. Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI, che seppe orientarne fraternamente le vedute verso una concezione più moderna e aperta del ruolo dei laici cattolici nella vita della società e nelle istituzioni, con la ferma opzione per la tutela dei poveri e dei deboli. Nello sforzo costante di tradurre in concrete modalità di azione politica il messaggio evangelico e la dottrina sociale della Chiesa, Moro incarnò nella sua

persona e nel suo impegno pubblico soprattutto due aspetti: il rigore morale (che lo portò spesso a mantenersi fedele ai suoi principi anche a costo di sofferti insuccessi politici personali, come emerse in particolare in occasione della sua mancata candidatura alla Presidenza della Repubblica nel 1971) e la predisposizione a favorire il dialogo ed il rispetto reciproco tra soggetti e forze avverse in vista della promozione del bene comune. Questa seconda caratteristica ha consentito spesso a Moro di leggere i segni dei tempi e i fenomeni sociali con lucidità ed equilibrio, anche in ciò distinguendosi dalla generalità della classe politica della sua epoca. Non a caso, Moro fu tra i pochi componenti della classe dirigente ad interpretare con rispettosa attenzione i moti studenteschi del 1968, sostenendo la necessità per la società di non trascurare i bisogni e le problematiche del disagio giovanile. Le straordinarie doti umane e spirituali di Moro hanno avuto modo di manifestarsi in pieno anche durante il rapimento terroristico, nel corso del quale egli non cedette al ricatto della paura e della violenza, ma seppe rimanere attaccato alla speranza di salvare la propria vita con una fede incrollabile nella volontà e nella misericordia divine. Proprio l’estrema dignità e la profonda religiosità manifestate da Moro nella tragedia finirono per spiazzare i suoi carcerieri e porre le basi per la loro sconfittaa politica e morale. Moro può, quindi, essere a buon diritto considerato anche un testimone della fede, un martire contemporaneo che ha dedicato la sua vita al progetto di conciliare la fedeltà al cattolicesimo con un responsabile impegno attivo nel governo di una società sempre più secolarizzata. Giorgio

GENERAZIONE TREND Y TRENDY Cosa vuol dire essere “trendy”, questa parola straniera che, entrata a far parte del linguaggio italiano, ha sovrastato ogni cosa, ogni mentalità? Vorrebbe dire “fare tendenza” creando molta disparità tra i ragazzi, poiché non tutti possono seguire le mode. Ci si immagina che a 12-13 anni si debba essere banali eppure alcuni tra i tanti ragazzi denotano saggezza tanto da invitarci a riflettere sia come genitori che come catechisti! Tutti restano affascinati da questa moda eppure molti ragazzi la disprezzano, perché non ne possono più di vedersi vestiti tutti allo stesso modo, senza personalità, con bomberino, jeans a vita bassa e magliette corte che lasciano intravvedere la “ciccia”, le mutande a colore dell’umor del giorno e qualcosa in più!! Girando per le strade non si vedono altro che dei robot tutti uguali, tutti griffati. E poi ci si ritrova a mostrare con orgoglio l’ultimo cellulare uscito sul mercato o l’iPod con le funzioni più svariate. Ci sono ragazzi che per essere “trendy”, scimmiottano gli adulti avvicinandosi, purtroppo, al fumo, all’alcool, si vogliono rititirare tardi la sera e ancora, si fanno tatuaggi e piercing. La causa più frequente di questi comportamenti è l’assenza dei genitori che, impegnati con il lavoro, sopperiscono ai loro “sensi di colpa” comprando ai figli tutto ciò che questi desiderano. Essere “trendy” tutto sommato, secondo alcuni ragazzi, può essere bello per chi può permetterselo, anche se talvolta significa farsi male e spalancare il baratro a situazioni pericolose che finiscono per danneggiare la vita. Resta il fatto che Fuecu nesciu

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purtroppo, coloro che non possono permettersi di esserlo, vengono additati, denigrati, allontanati, presi in giro dai ragazzi cosiddetti “trendy” che vengono a seguire la tendenza come un “gregge”. Qualche volta si va contro le esigenze economiche familiari, “si deve fare tendenza ad ogni costo”. Un atteggiamento sbagliato, che viene sopraffatto dalla inesauribile e costante voglia di essere tutti uguali.A causa di ciò anche la mentalità rischia di essere “trendy”, perché varia in funzione del periodo nel quale si vive. Ed io come catechista mi domando: ma i valori più importanti, dove sono andati a finire? Guardo alla vita di San Francesco che, nato ricco, ha deciso di spogliarsi di ogni cosa, per vivere povero tra i poveri, rendendo ricco il suo Spirito, avvicinandosi sempre più a nostro Signore. Penso che i nostri ragazzi dovrebbero guardare più da vicino e prendere come modello il “poverello d’Assisi”, per innamorarsi di Dio ed apprezzare i veri valori della vita per avere più stima di sé e non lasciarsi prendere dalle tentazioni del mondo per essere più vicini agli altri per tendere la mano a chi ha bisogno ed è emarginato e non ha la possibilità di seguire le mode. Perciò, cari genitori cerchiamo di essere noi meno “trendy” per comunicarlo ai nostri figli e impariamo a conoscere cosa realmente può arricchirci dentro, perché le mode passano mentre i valori che ci vengono dettati da Dio ci fanno vivere bene e fanno crescere spiritualmente noi e i nostri ragazzi. Maria Rosaria Giannone


PICCOLI CAMPIONI ..... CRESCONO

il tempo ci darà ragione

Finalmente, dopo una lunga fase di preparazione, a Gennaio, il campionato è partito. Di cosa stiamo parlando? Ma della nostra fortissima squadra di calcio “San Bernardino Realino”. La squadra, composta da diciannove giovanissimi “leoni”, si è preparata a lungo con impegno e costanza per il torneo provinciale di calcio a cinque. Dopo uno splendido esordio in casa con una netta vittoria sul San Domenico Savio di Merine, la Squadra è però incappata in tre sconfitte consecutive: in casa del blasonato Vernole, in casa con il forte Borgagne e nuovamente in trasferta sul campo del quotato Pisignano, raccogliendo solo gli elogi degli addetti ai lavori e gli incoraggiamenti di quanti hanno assistito alle gare. Certamente la giovane età dei nostri atleti e la mancanza di esperienza, non hanno consentito di raccogliere quanto seminato sul campo senza risparmio di energie e sudore. Terminato il girone di andata, gli atleti e lo staff tecnico si sono rimboccati le maniche e subito hanno iniziato a prepararsi per il girone di ritorno. Ma chi sono questi valorosi ? Ve li presentiamo. - Simone GRECO ( cl. 95), terzino, detto “caterpillar”. Per lui, pallone o avversario non fa differenza: li prende entrambi a calci! - Alessandro CATANIA (cl. 96), attaccante, detto “puma”. Grande realizzatore, è così veloce che a volte deve tornare indietro a prendere il pallone che ha sorpassato! - Gianmarco CENTONZE (cl. 96), centrocampista, detto “milord”. Elegante e compassato, è il faro dei gioco! - Riccardo GINEPRA (cl. 97), portiere, detto “roccia”: su di lui si infrangono le speranze avversarie! - Cristian MANDORINO (cl. 97), mezzala, detto “locomotiva”. Viaggia sulla fascia come un “eurostar”! - Michele PAPA (cl. 96), centrocampista, detto “santità”: non si lascia impietosire dall’avversario e lo castiga con rigore! - Paolo GIAUSA (cl. 99), portiere, detto “The Wall - il muro”. E inutile bussare: con lui la porta è sempre chiusa! - Valerio CONTINO (cl. 95), difensore, detto “El Tigre”: nessuno osa avvicinarsi alla sua area! - Salvatore MAGHENZANI (cl. 96), punta, detto “freccia del sud”. Giovane virtuoso, ha un solo vizio: quello dei goal! - Gabriele GIANNOTTA (cl. 95), terzino, detto “avvocato”: ha grandi doti di “difensore”! - Cristopher TORTORELLI (cl. 98), mediano, detto “pasticcere” per le zeppole che fa assaggiare- ai portieri avversari! - Gabriele PERSANO (cl. 98), portiere, detto “molla” per gli scatti felini con cui agguanta il pallone! - Marco SORGENTE (cl. 96), centrocampista, detto “gazzella” per la leggerezza con cui percorre il campo! - Davide PELLE’ (cl. 95), difensore centrale, detto “il sindaco” per l’autorevolezza con cui in campo dirige la squadra! - Fortunato FRANCIA (cl. 98), libero, detto “faccia d’angelo” per le sue doti incantatrici con cui ipnotizza l’avversario! - Vincenzo CIRILLO (cl. 98), attaccante, detto “il prestigiatore”, per le sue capacità funamboliche di nascondere la palla all’avversario! - Matteo D’AMATO (cl. 97), difensore, detto “calamita”. Si attacca all’avversario senza mollarlo mai! - Ismaele CENTONZE (cl. 97), centrocampista, detto “Matrix”, mai domo, sempre pronto a menar le mani! (anche se non è il portiere). Per ultimo, ma non certo per bravura, Gabriele DE PASCALIS, classe 2000, detto “Turbo”, la potenza allo stato puro! Ricco di buona volontà, è poi lo staff dirigenziale, composto dal presidente, Don Michele MARINO, dal suo vice, Franco RATTA, dall’amministratore delegato Giuseppe LICHERI e dai consiglieri Giorgio SERAFINO e Salvatore PERFETTO.Lo staff tecnico è composto da Antonio PERSANO e Salvatore CENTONZE. Entrambi hanno frequentato il corso formativo diretto dal noto maestro “Oronzo Cana”’, al cui modulo cinque - cinque - cinque, s’ispirano (basta ca li strei sciocanu tutti!). Questi ultimi, intervistati, si sono dimostrati fiduciosi per il prossimo futuro e non temono l’esonero. Peraltro, lo stesso patron (n.d.r.: don Michele) ha confermato loro la sua piena fiducia, invitandoli ad andare avanti (tantu nun ci ndanu autri cu bbu’ sostituiscu!). Sicuramente, nell’ormai imminente girone di ritorno, con il caloroso sostegno della tifoseria ariasanese, che numerosa ha seguito la squadra anche in trasferta e qualche preghiera, i nostri ragazzi ci sapranno ripagare con scoppiettanti vittorie. Forza San Bernardino !!! Salvatore Centonze P.S.: Si ringrazia “C.M. Office” per il prezioso contributo offerto per l’acquisto della splendida tenuta sportiva degli atleti. P.P.S.:L’Associazione Sportiva San Bernardino Realino invita tutti, aspiranti atleti e allenatori di ogni disciplina sportiva, sostenitori e simpatizzanti, a iscriversi e dare il proprio fattivo contributo per la crescita del nostro Rione. Per informazioni rivolgersi in Parrocchia: A.S. San Bernardino Realino via degli Oropellai, 10 - Lecce, tel. 0832/ 359014. Fuecu nesciu

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PROGRAMMI SETTIMANA SANTA Domenica 16 Marzo ore 10,00 ore 20.00

“Le Palme”

Benedizione delle Palme in Via Getile. Segueprocessione verso la Chiesa e celebrazione della Santa Messa Proiezione del film “The Passion” - La Passione di Cristo

Lunedi 17 Marzo Ore 18,00

Santa Messa (in parrocchia). Segue Santa Confessione

Martedi 18 Marzo Ore 18,00

Santa Messa (in parrocchia). Segue Santa Confessione animata dal gruppo Rinnovamento dello Spirito

Mercoledi 19 Marzo Ore 18,00

Santa Messa Crismale in Cattedrale

SACRAMENTI

Giovedi 20 Marzo

Riconciliazione 6-13 Aprile Confermazione 20 Aprile Eucarestia 11-18 Maggio

Venerdi 21 Marzo

Ore 18,00 Ore 22,00 Ore 8,30 Ore 15,00 Ore 17,30 Ore 19,00

“Giovedi Santo”

Santa Messa “Cena del Signore” con lavanda dei piedi. Adorazione comunitaria fino alle ore 23,00

“Venerdi Santo”

Liturgia delle lodi Liturgia ora Nona (Ricordo della morte di Gesù in croce) Cellebrazione della Passione del Signore Via Crucis per le vie della parrocchia

Sabato 22 Marzo Ore 17,00 Ore23,00

Confessioni fino alle ore 19,00 Solenne Veglia Pasquale

Domenica 23 Marzo Ore 8,30 Ore 10,30 Ore 18,30

Continua nella nostra parrocchia la raccolta dei tappi di plastica del progetto ‘KENDA’ per la realizzazione in Africa di alcuni pozzi d’acqua.

“Pasqua di resurrezione”

Santa Messa Santa Messa Santa Messa

Orario delle Sante Messe dal 30/03/2008

Domenica giorni feriali

ore 8,30 - 10,30 - 19,00 ore 19,00

Numeri utili

Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com email donmichele@sanbernardinorealino.com Fuecu nesciu

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Impaginazione e stampa Giovanni Contino

Si ringrazia la ditta Franco Contino - Tecnologie Digitali Lecce - Via Sindaco Lupinacci,13 htpp//www.francocontino.it


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