Issuu on Google+

€2,90

GIULIA MICHELINI Focus On

BODY CULT Tribù Metropolitane

SPECIALE SNOWBOARD Face to Face

MASSIMO REBECCHI ALESSANDRO GEDDA FLAVIA PENNETTA

FEBBRAIO 2012 MENSILE ANNO 15 / N. 2 Rivista €2,90 Italy Only Sped. abb. post. 45% Art. 2-c. 20/B legge 662/96 Milano

Première Dame


dsquared2.com


PRODOTTO E DISTRIBUITO DA TRS EVOLUTION SPA T +39 059 421511 DISCOVER THE NEW TRUSSARDI.COM


www.massimorebecchi.it


EDITORIALE

Caro Maxim

foto di Alessandro Bianchi

Finchè ci saranno mani per sfogliare, occhi per leggere e cervelli con la voglia di conoscere ed approfondire, la carta stampata e i magazine in generale avranno un loro futuro, un loro perché. Tocca a noi direttori scendere dal piedistallo e lasciarci contaminare dalla strada, dalla gente; solo attraverso il contatto diretto si potrà offrire un prodotto vero, ricco e vicino alle persone. Noi di Maxim stiamo provando a toccare le corde dei nostri lettori , scrutando, osservando l’ universo maschile in tutte le sue frammentazioni ed evoluzioni. Proviamo a raccontarvi il nostro universo, il vostro mondo. Moda, cultura, arte e tecnologia , donne e spettacolo, musica e personaggi, cinema e tempo libero raccontati attraverso lo sguardo di giornalisti giovani e professionali, attenti al mondo che quotidianamente li circonda. Ci proviamo, ci crediamo A voi il solenne giudizio e le critiche del caso. In attesa che la crisi rallenti il suo epocale avanzare, vi regaliamo qualche momento di sereno svago e di sano e piacevole approfondimento. Buona lettura a tutti.

Il Direttore responsabile

www.maxim.it

10


T h e n e w fra g ra n ce fo r me n


SOMMARIO

10

EDITORIALE

114 TENDENZE

14

SOMMARIO

118 PUBLICITART

17

PREMIÈRE MODA

122 MAN AT WORK 1

18

PREMIÈRE MUSICA

126 MAN AT WORK 2

20

PREMIÈRE LIBRI

130 FACE TO FACE SPORT

22

PREMIÈRE GAMES

134 PIT STOP 1

25

PREMIÈRE CINEMA

138 PIT STOP 2

26

ART FILE

142 TRIBÙ METROPOLITANE

28

FACE TO FACE SECURITY

148 ULTRAS

32

CANTIERE ITALIA

154 DONNE

36

PREMIÈRE DAME

158 SHOOTING FITNESS

44

FOCUS ON

168 DESIGN GALLERY

60

SHOOTING 1

170 TECNO GALLERY

70

SHOOTING 2

172 ON THE ROAD

80

ICON MODE

176 SOUND TREND

84

SPORTSWEAR

180 SPECCHIO DELLE MIE BRAME

88

NEXT ICON MODE

182 A DENTI STRETTI

91

SELECTION

183 GREEN NEWS

98

BEAUTY

184 BEVERAGE

106 A(P)PUNTI DI STILE

186 FOOD

108 METTIAMO CASO CHE...

188 FACE TO FACE ENERGY

110 FORMALE VS INFORMALE

192 COLOPHON/CREDITI

www.maxim.it

14


PREMIÈRE MODE

MINIMOMO UNA SVOLTA AL FEMMINILE

DELPHINE BAFORT: MUSA ISPIRATRICE

di Filippo Casaroli

Finalmente possiamo sbirciare dietro le quinte dello stilista Mauro Grifoni grazie al suo primo video backstage. Oltre a questa piacevole novità, non è passata inosservata la scelta della modella testimonial della campagna Spring/Summer 2012: Delphine Bafort. La fanciulla, di origine belga, mostra una bellezza grintosa e androgina accompagnata da un’eleganza femminile e seduttrice; ideale perfetto della donna Grifoni.

ICONA SENZA TEMPO

In occasione dell’8 marzo, Momo Design dedica alle donne intraprendenti e giramondo Minimomo. Il casco, per la ricorrenza, si colora di una brillante sfumatura giallo mimosa. Restano invariate le caratteristiche che fanno grande Momo Design: leggerezza, resistenza, praticità. Minimomo

assicura a chi lo indossa il massimo comfort grazie agli interni ergonomici e alla visierina per il sole retrattile, garantendo l’elevato standard di sicurezza attraverso il sistema di chiusura microblock regolabile. Un helmet ideale per viaggiare sempre e comunque con stile.

www.maxim.it

17

Vintage 55 in collaborazione con la Brando Enterprise celebra un’icona senza tempo: Marlon Brando. Saranno proprio il nome e il cognome del divo a contraddistinguere la pre-collezione Spring/Summer 2012 di Vintage 55. I capi sono una replica fedele del suo stile irriverente. La t-shirt in cotone con firma originale applicata sul retro è la riproduzione del modello indossato da Brando in “Fonte del porto” (1954).


PREMIÈRE MUSICA

TEATRO DEGLI ORRORI

AIR

Il mondo nuovo (La Tempesta Dischi)

Le Voyage dans la lune (Emi) di Alberto Motta

Il terzo disco di Capovilla & co. è venuto alla luce. Ed è già culto. Perché è un romanzo biografico su chi combatte la quotidiana tenzone della vita. Perché lascia a bocca aperta per la qualità di arrangiamenti e produzione. Perché il rock, in Italia, raramente ha raggiunto questi livelli. Must have del mese.

AAVV Photographer: Dominique Tarlé

“Le voyage dans la lune” diretto nel 1902 dal regista francese Georges Méliès, è un classico del cinema muto. In questo leggendario corto di 16 minuti per la prima volta il cinema si cimenta nel genere fantascienza, sperimentando i primi, rudimentali tentativi di effetti speciali. Il duo francese protagonista del french touch – da sempre infatuato di temi lunari (cfr. il loro brano di successo “Moon Safari”) –, a più di 100 anni dalla nascita del film, ne riscrive la colonna sonora. Regalando ai fan un’esperienza sognante e delicata. Non si pensi a una mera operazione nostalgica. Per la prima volta, infatti, il disco è interamente suonato senza l’ausilio di strumenti elettronici, la voce diviene il fulcro dei brani e le influenze floydiane si palesano in toto.

Chimes of Freedom Songs of Bob Dylan Honoring 50 Years of Amnesty International (Self)

Un’imponente compilation (4 cd, 73 tracce!) per celebrare i 50 anni di attività di Amnesty. Una pletora di superstar e giovani artisti alle prese con alcuni classici del grande Bob Dylan. Un’opera interessante, ma anche importante per chi è sensibile alle ingiustizie. Infatti su amnestyusa.org/chimes si potrà comprare l’album, ma soprattutto informarsi su come aiutare le persone che sono state private della loro libertà. di Tommaso Toma

www.maxim.it

18


PREMIÈRE LIBRI

IL COMPLOTTO

RACE, ALLA CONQUISTA DEL POLO SUD

James Hepburn (Nutrimenti)

Roland Huntford (Cavallo di ferro)

di Alberto Motta

I lettori dal cuore impavido quest’anno hanno dedicato almeno un brindisi a Roald Amundsen, l’esploratore che per primo mise piede al polo sud (100 anni fa). Per chi volesse approfondire l’avventura, Cavallo di ferro pubblica ora i diari di Roald Amundsen e Robert F. Scott, i due contendenti partiti alla conquista dell’ultima landa desolata del globo. Se volete scoprire perché il norvegese vinse sull’inglese leggete “Race”; al prezzo di un libro vi portate a casa una lezione di vita.

LE ULTIME 5 ORE Douglas Coupland (Isbn edizioni)

La controinchiesta segreta della famiglia Kennedy sull’omicidio del presidente JFK è un intreccio di intrighi che mette in discussione la verità precotta servita dai servizi di intelligence americani incaricati di indagare sul caso. Il 1963, anno orribile per la democrazia statunitense, viene ricostruito fin nelle più intricate trame. Trame che portano in Francia e soprattutto (non solo) in Italia. “Il complotto” porta infatti alla luce diversi retroscena mai chiariti su, ad esempio, l’omicidio Mattei. Sulle implicazioni internazionali della sua imprenditorialità di impatto politico. James Hepburn ha scritto un saggio che si legge come un thriller. E istruisce meglio di un corso di storia contemporanea. Lee Oswald avrebbe apprezzato.

Lo scrittore canadese ancora fresco di stampa con il romanzo “Generazione A” torna in libreria con un romanzo distopico e incalzante sul futuro di 5 persone incontratesi per caso e unite da una sola missione: narrare, come in un moderno “Decameron” il volto della nuova umanità. La prossima rivoluzione passa dalle parole del futurologo (?) Coupland. Non perdetevi le sue cliniche predizioni.

www.maxim.it

20


cashmere & sportswear showroom Via Zezon 4, 20124 Milano Tel +39 02 6744801 www.1stamerican.it


PREMIÈRE GAMES

SULLE TRACCE DELL’ATLANTIDE DI SABBIA La serie di Uncharted supera se stessa con un terzo capitolo memorabile Disponibile per Playstation 3 di Filippo Mantero

ZUMBA FITNESS 1 E 2 Disponibile per Ps3, Wii e Xbox 360 Come molte grandi idee, anche lo Zumba Fitness è nato per caso da un’intuizione di Beto Perez, famoso istruttore di super Vip. Mescolando musica latina a training aerobico, ha creato una miscela in grado di scolpire il corpo divertendosi. Forte di una versione multipiattaforma, l’omonimo videogioco sta mettendo in forma milioni di videogiocatori. Tante tracce audio e varie modalità per procedere passo dopo passo.

MASS EFFECT 3 In arrivo a marzo per Ps3, Xbox 360 e Pc

La misteriosa città di Ubar. Fascinoso tempio di ricchezza, sepolta dalla sabbia per mano divina e celebrata da Lawrence d’Arabia come “l’Atlantide del Deserto”. Meta già di molti avventurieri, caduti senza poter abbracciare la gloria della scoperta. Ma Sir Francis Drake aveva qualcosa in più di un piano aleatorio. E un solo uomo è pronto a tornare in scena per compiere la missione, il suo discendente: Nathan Drake. Ma sarà pronto a fronteggiare la spietata Katherine Marlowe? Lo scoprirà viaggiando per il mondo in cerca di indizi, combattendo avversari di ogni specie, e inventandosene una più del diavolo. Uncharted 3 - L’Inganno di Drake, riscrive ancora una volta il genere action adventure portandoci in un’avventura drammatica, ricca di colpi di scena. E grazie al motion

Sarà un Inverno di guerra, grazie al cielo virtuale, perchè oltre a Modern Warfare 3 potrete gustarvi un futuro incandescente animato dal miglior motore grafico in circolazione, il Frostbite 2 di Battlefield 3. Collezionati i suoi 20 premi allo scorso E3 di Los Angeles, lancia la sfida ad Activision, con animazioni degli avatar allo stato dell’arte, grazie al sistema Animation Tool Kit mutuato da giochi come Fifa, fino a 64 giocatori nel multiplayer online... Il giocatore non dovrà altro che incarnare un Marine d’elite. Sempre che abbia le palle (reali stavolta) per farlo.

capture per ritrarre fedelmente espressioni e movimenti, farà rimpiangere ad Harrison Ford di non essere nato digitale. Eeeeeh già.

www.maxim.it

22


www.visualpark.it

Facib Spa - via per fagnano olona, 11 - 21058 Solbiate Olona (Va) tel +39 0331/608.300 fax +39 0331/608.440 www.armatadimare.it - armatadimare@faciba.it


PREMIÈRE CINEMA

HUGO CABRET

KABOOM

Martin Scorsese (01 Distribuzione)

Gregg Araki (BIM Distribuzione) di Tommaso Toma

Scorsese affronta per la prima volta il 3D e la narrazione per i più piccoli e anche in questo delizioso film di iperfinzione trova lo spazio e la cura nel dimostrarci ancora una volta il suo amore per il cinema. Deliziosa e curatissima la trasformazione nel tridimensionale del proto cinema di Georges Méliès. Portateci i vostri figli, per una volta la scusa di un genitore un poco egoista avrà una ottima giustificazione.

WEST SIDE STORY

Regia: Jerome Robbins, Robert Wise DVD

Kaboom è il suono del Pianeta quando esploderà, è quello che pensa Gregg Araki, uno degli ultimi grandi outsider del cinema USA. E Araki ci racconta l’attesa della tragedia con un cinema brillantissimo e sexy. Quattro belle nuove facce, due stupendi ragazzi e due favolose bionde intrecciano i loro corpi e le loro emozioni sotto una colonna sonora anni 80 deliziosamente da cameretta adolescenziale (riconosciamo a

Gregg di aver anticipato il repêchage del genere shoegazer) e illuminata dai colori sgargianti della fotografia e degli interni. Gregg Araki pesca da Molière a Bret Easton Ellis senza scrupoli e rivisita i generi con la leggerezza del primo Almodovar e dell’amato John Waters. “Kaboom” presto farà una rapida apparizione nei nostri cinema, non perdetevi questa sgargiante cometa di vero cinema.

www.maxim.it

25

Avere 50 anni e non dimostrarli. La 20th Century Fox fa uscire per l’anniversario la versione restaurata di questo capolavoro del musical. Unico nel suo genere: la danza si fonde con i temi più dolorosi di chi vive in una metropoli: razzismo, violenza, le gang giovanili. In questa rivisitazione del Romeo e Giuliettta shakespeariano, la bellezza suprema dei gesti rinvia alla violenza più atroce. Attualissimo.


ART FILES

DISORIENTAMENTE ARTE di Alessandro Gedda

ESSERE INNOVATIVI Il passato è ciò che l’uomo non avrebbe voluto essere, il presente è ciò che l’uomo è, il futuro è ciò che sono gli artisti Essere moderni significa essere innovativi, guardare avanti. Ma cosè l’arte moderna? L’arte moderna incarna perfettamente il seguente paradigma: personalità e gruppi di artisti che non seguono le mode, non percorrono il proprio tempo, ma bensì lo sperimentano, lo anticipano! Un caro amico, Gianni Maimeri (sì, il patron della Maimeri colori, i colori per gli artisti) un giorno, dopo una mia conferenza presso l’accademia d’arte di San Pietroburgo, mi confidò: “Tu lì dentro eri come un marziano, venuto da un altro modo. Ma li hai scossi, hai portato loro degli stimoli”. Certo: quello era il tempio dove si studia l’arte classica italiana e greca. Ovvero, il passato. Ma quando questi grandi maestri dell’antichità creavano la loro arte, non stavano forse anticipando i tempi? Il critico Paolo Manazza, del Corriere della Sera, un giorno ha scritto così: “Se Balla e Boccioni fossero vissuti centovent’anni avrebbero invidia di Alessandro Gedda. Loro, che hanno sognato il colore e la forma solcare temerari e arditi le tele alla ricerca dell’essenza stessa della velocità, non avrebbero dubbi. Starebbero frementi, all’idea che il pennello possa accarezzare un bolide capace di sciogliere con i suoi gioiosi metalli l’aria serale del vespro a trecento chilometri l’ora. Per alcuni versi Gedda è una sorta di incarnazione del Futurismo. Ma con l’occhio strizzato al design. Come d’altro canto lo è buona parte del secondo Futurismo. Compreso Balla, sino agli esiti della cosiddetta Aereopittura”. Quando lessi queste righe mi sentii molto lusingato. Capii che era tutto verissimo. E che io stesso non avevo mai compreso appieno quello che un critico dotato di

grande sensibilità era invece riuscito, nello spazio di un solo paragrafo, a mettere perfettamente a fuoco. Ma torniamo a oggi. La storia moderna è ricca di esempi ove artisti che hanno intrapreso nuove strade sono stati a dir poco mal considerati. Ma cos’è l’innovazione? Dove nasce? Dove trova la sua energia? Non ha regole universali, ma certamente nasce e cresce dalla curiosità, il desiderio di fare, vedere: questi sentimenti hanno spinto la ricerca, la sperimentazione, l’esplorazione. Curiosità pura! Siate curiosi, perché il passato non ha importanza, il presente è importante ma dobbiamo affrontare il futuro. Il passato è ciò che l’uomo non avrebbe voluto essere, il presente è ciò che l’uomo è, il futuro è ciò

www.maxim.it

26

che sono gli artisti. È proprio così che è nata la mia ricerca sugli “schizzi”, gli “sketches”: due anni di ricerca, due anni per controllare questi schizzi e passare dall’astratto al figurativo, per poi giungere fino ai miti del passato, proiettandoli nel futuro. Ed è così, grazie alla lungimiranza di persone come Andrea Martini, che è nata un’importante mostra con oltre 50 opere, dal titolo “i Miti”, in fiera a Milano dal 17 al 19 febbraio 2012, all’interno di Milano Autoclassica, la grande kermesse meneghina. Tra auto mitiche e storie leggendarie, mi è sembrato che il futuro potesse trovare un luogo adatto per parlare del passato. Ed è così, tra le auto che hanno fatto la storia dell automobilismo, che i miei miti dipinti si proiettano nel futuro.


FACE TO FACE - SECURITY

IL MASTINO Alberto Sala, l’ex poliziotto che scatenò Tangentopoli.

Alberto Sala con Antonio Di Pietro

di Andrea Sceresini

Se gli chiedi che lavoro fa, lui ti fissa per qualche secondo. Poi sorride, con lo sguardo di chi la sa lunga: “Io seguo i soldi”. Ed è la verità. Alberto Sala ha 55 anni: capelli cortissimi, mascella squadrata. Nella vita ha fatto di tutto. E’ stato poliziotto, ha fatto parte della squadra omicidi e dei nuclei antisequestro. Ha collaborato con i servizi segreti e con i magistrati più agguerriti.

E’ stato in Africa, sulle orme dei trafficanti di armi. Ha piazzato microspie e inseguito latitanti. Oggi fa il security manager: “il consulente”, come dice lui. Collabora con l’Ordine dei commercialisti e si occupa di antiriciclaggio: segue i soldi, per l’appunto. Se il vostro idolo è un tale James Bond, se amate le spy story e il brivido dell’arcano, sturatevi le orecchie: questa è la storia che fa per voi.

www.maxim.it

28


FACE TO FACE

www.maxim.it

29


FACE TO FACE - SECURITY

Alberto Sala, di professione mastino. Nel 1991 eri tra gli uomini di punta della questura meneghina. Erano gli anni agrodolci della Milano da bere, poi d’improvviso scoppiò Tangentopoli. Fu una bomba a ciel sereno, e la scintilla scaturì dalle tue mani... “Le cose andarono così. Un bel giorno mi chiamò Antonio Di Pietro: “Vieni subito in ufficio”, disse. Eravamo io, lui, e l’allora dirigente della Squadra mobile. C’era da mettere sotto controllo il telefono di una persona, un oscuro funzionario del Partito Socialista. Si chiamava Mario Chiesa”. Mario Chiesa era il presidente del Pio albergo Trivulzio. Fu sorpreso mentre intascava una bustarella, finì in carcere e confessò: le sue dichiarazioni misero sotto accusa buona parte della classe politica. I partiti erano corrotti, i leader neanche a parlarne. Fu la fine della Prima Repubblica. Che dire? Hai combinato un bel casino... “Ho fatto il mio dovere: tutto qui”. Come si fa a mettere sotto controllo una persona? Eh, eh. Queste sono tecniche particolari. Si comincia dall’abitazione. Ci si veste da impiegato del telefono, si bussa alla porta: “Buon giorno, ci è stato segnalato un guasto”. E il guasto c’era sul serio: creavamo delle interferenze sulle linee. Era tutto molto semplice: avevamo i tesserini, i documenti e le divise. Una volta in casa, piazzavamo le cimici. Poi si procedeva con l’automobile. Bisognava fare in modo che il diretto interessato uscisse dalla macchina lasciando la portiera aperta. Nulla di più facile: un guasto? Una gomma a terra? Le circostanze non mancano: basta crearle.

a che non scattarono le manette. Fu un’ecatombe. Condussi personalmente numerosi interrogatori: roba pesante, te lo posso assicurare. Un giorno, in carcere, parlai con un politico: un uomo importante, di cui non ti faccio il nome. Confessò cose allucinanti. Hai presente i sacchi neri, quelli della spazzatura? Lui mi raccontò che per anni, periodicamente, lui aveva trasportato in banca decine di questi sacchi, ed erano tutti pieni di banconote. Ecco: questa fu Tangentopoli.

Antonio Di Pietro si fidava di te? Ciecamente. E sai perché? La riservatezza era garantita. Non ci furono fughe di notizie: nessuno si accorse di nulla, fino

Quando hai deciso di fare il poliziotto? Ero giovanissimo, erano i tempi della naja. Avevo studiato informatica, amavo il judo. Mi spedirono al ministero degli Interni:

www.maxim.it

30

Reparto autonomo della Polizia di Stato. Sotto di noi, c’era il mitico Ufficio affari riservati: gli 007 del Viminale. Erano gli Anni di piombo. Nel 1969, 17 persone erano rimaste uccise alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana. Poi vennero piazza della Loggia, l’Italicus, Bologna. Tu eri lì, nell’occhio del ciclone. “Ricordo la mattina che rapirono Aldo Moro. Ero a casa, squillò il telefono: “Corri”, mi dissero. Portai con me tutte le armi in dotazione. “Da oggi sei in H24”, annunciò il mio superiore, e “H24” è la disponibilità assoluta, giorno e notte. Me lo spiegarono chiaramente: si temeva un colpo di Stato”.


FACE TO FACE

Furono anni terribili e misteriosi. Parliamo delle Brigate Rosse: che idea ti sei fatto? Alle loro spalle c’era qualcuno: una potenza straniera. All’epoca ne avevamo la certezza. Mentre loro agivano, noi tentennavamo. A un certo punto, dalla Germania, arrivarono le Teste di cuoio: erano un gruppo d’élite, ultraspecializzato e micidiale. Indossavano una maschera in pelle, ed ecco il perché del loro nome. I nostri superiori non sapevano come utilizzarle. Brancolavano nel buio, perdevano tempo. Se i brigatisti ebbero gioco facile, la colpa fu anche dello Stato. A metà anni Novanta, ti getti su un nuovo filone: la criminalità organizzata. Ti specializzi in reati finanziari, societari e fallimentari. Cominci a “seguire i soldi”: i giri grossi, quelli che pesano. Collabori con la Dea, l’Fbi e la Direzione distrettuale antimafia. Se dico Cosa nostra, te cosa rispondi? Cosa nostra è solo un ingranaggio. La vera mafia non indossa la coppola: è in giacca e cravatta, e non ha bisogno di rifugiarsi nei sottoscala. Provenzano e Riina? Esecutori, dico io. Non sono loro il vertice della piramide. Vuoi trovare il vero vertice? Benissimo. Cosa devi fare te l’ho già spiegato: devi percorrere le vie del denaro, che sono lunghe e tortuose. E riservano varie sorprese. Tu l’hai fatto? Ci ho provato. Ecco, potrei raccontarti una storia. Vuoi?

Volentieri. Bene. E’ una storia molto istruttiva. Eravamo a metà anni Novanta, quando un bel giorno ci giunse una segnalazione dal porto di Mombasa, in Kenya: era stato intercettato un grosso carico di armi. Armi della ‘Ndrangheta, capisci? Il container apparteneva a una grossa famiglia calabrese, che dall’Italia si era trasferita a Miami ed agiva nell’ambito del riciclaggio. Insomma, per farla breve: partimmo in tre. Arrivammo a Nairobi e iniziammo ad investigare. Sembra la trama di un film d’azione. Fu un’esperienza estenuante. La polizia keniota ci guardava con diffidenza: dovevamo spostarci in taxi, come dei normali turisti. Cominciammo a seguire le nostre piste e arrivammo a Malindi. Lì finalmente ci imbattemmo in due ottimi colleghi locali, che accettarono di aiutarci. Chiedemmo numerose visure camerali. Avevamo individuato una serie di malavitosi: volevamo capire quali erano le loro strategie. Ma soprattutto chi erano i loro soci. Dopo un paio di giorni arrivarono le carte. Ci diedi un’occhiata, poi mi voltai verso i miei colleghi: “Ragazzi, fate le valige in fretta – dissi -. Ce ne torniamo in Italia”. Che era successo? Te la farò breve. I picciotti erano in affari con una serie di case da gioco, che utilizzavano per riciclare il denaro sporco. Ma sai a chi appartenevano tutte le case da gioco? A chi? Al figlio del presidente del Kenya! Capisci? Questa è la vera mafia: quella che siede sulle poltrone, al posto di comando. E’ stato un processo lungo, ma ce l’hanno fatta: si sono infilati nei gangli del potere, si sono

resi inattaccabili”. Anche in Italia? Certo. Anche al nord, anche in Lombardia. Qualche anno fa, mi è stato affidato un ruolo importante: security manager presso l’Ortomercato di Milano. Accettai di buon grado, e mi ritrovai in un manicomio. I clan calabresi tenevano per le palle una serie di imprenditori: avevano preso il sopravvento, comandavano loro. È molto facile, che ti credi? Individui il soggetto giusto, quello che pippa, che va a donne. Lo ricatti, gli passi dei soldi. Magari gli salvi l’azienda, se sai che sta fallendo. A quel punto, sei a posto: ce l’hai in pugno. E puoi fargli fare tutto ciò che vuoi. Il risultato? Nell’Ortomercato venne successivamente allestito un centro di smistamento dei traffici illeciti: droga, principalmente. Tutto avveniva pacificamente, senza particolari problemi. Ci sono state delle inchieste: basta andarsi a leggere le carte del processo. Perché hai lasciato la polizia? Perché mi piacciono le sfide. Molto semplicemente, ho seguito la mia strada. Il tuo curriculum fa impressione. Hai dato lezioni di judo ad Antonio di Pietro. Sei stato segretario di Achille Serra, il questore che mise ko Vallanzasca e Turatello. Hai scritto un libro giallo, che si intitola “Il Consulente” ed è praticamente la tua storia. Poi, più recentemente, hai persino fatto l’attore. Il film è “Dreamland, la terra dei sogni”, di Sebastiano Sandro Ravagnani. Be’, sai: all’inizio mi avevano chiesto una semplice consulenza per le scene d’azione. Poi un pomeriggio il regista viene da me: “Alberto – mi dice -, stiamo cercando un attore per una piccola parte. Il personaggio è un ex poliziotto: sembri veramente te”. Che dovevo fare? “Non so recitare”, l’ho avvisato. E lui: “Non ti preoccupare, comportati come se fosse vita vera”. E’ stato divertente. Una bella avventura, niente di più. Immagina di parlare con un ragazzo che vorrebbe percorrere la tua strada. Cosa gli consiglieresti? Gli direi: studia seriamente, impara le lingue straniere e abbi cura del tuo fisico. Il resto è solo pratica. Tanta esperienza, tanta passione. E una buona dose di fegato.

www.maxim.it

31


CINEMA

ALESSANDRO COMODIN di Tommaso Toma

“L’estate di Giacomo” è il bellissimo lungometraggio d’esordio del regista friulano Alessandro Comodin, classe 1982, che dopo aver fatto studi a Parigi e Bruxelles, nel 2008 era già riuscito a garantirsi, con il breve doc “Jagdfieber”, l’accesso alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes. “L’estate di Giacomo” racconta la storia di Giacomo, fratello dicianovenne di un amico del regista, tra realtà documentaristica e finzione. Ha già vinto il Pardo d’Oro nell’ultimo concorso nella sezione Cineasti del Presente. Un film toccante che paradossalmente è ancora in attesa di essere distribuito nelle nostre sale.

Complimenti per il tuo lungometraggio, siamo curiosi di sapere come lo definiresti. Semplicemente un film, un doc, un docu-film, un mockumentary… Per me ci sono i film e le altre cose. Io voglio fare film. Spero che il mio sia visto come tale, senza porsi troppe domande. L’esperienza con la disabilità cosa ti ha insegnato? L’esperienza con Giacomo, catalogato come disabile, mi ha insegnato che la disabilità è tale perché la società è fatta di persone, cosiddette normali, che puntano il dito contro coloro i quali sono diversi. Non dico niente di nuovo se dico che tutti abbiamo dei difetti. Ogni difetto può essere vissuto come una disabilità, io per esempio ne ho molti e quindi mi sono

immediatamente identificato in Giacomo. Com’è fare il tuo mestiere in Italia? Io adesso abito in Francia. Penso che se fossi rimasto in Italia non avrei mai fatto il mestiere che faccio oggi, ma non voglio generalizzare, questa è una cosa legata alla mia esperienza personale. Cinema indipendente equivale a totale libertà creativa? C’è cinema indipendente e cinema libero. Per quanto mi riguarda, la povertà mi ha dato una libertà immensa, ma non è sempre vero, tutto dipende innanzitutto dalle persone, a prescindere dai mezzi di cui dispongono.

www.maxim.it

32

Un personaggio italiano di cui vai fiero quando sei fuori dal nostro paese. Oggi, mi viene in mente Franco Basaglia. Ma ci sono tantissime italiane e italiani, in tutte le epoche, di cui vado fiero tutti i giorni quando parlo del mio Paese. Vado soprattutto fiero di tutte quelle persone sconosciute che ci vivono tuttora e che fanno delle cose straordinarie nonostante tutto. In una cinematografia europea e internazionale di alta qualità ed esportabilità ritieni l’Italia in una posizione di prestigio o di ritardo? L’Italia è in un evidente ritardo rispetto


CANTIERE ITALIA

ad altri Paesi. Il ritardo è dato dalla chiusura culturale, da questa incapacità di guardare mediamente aldilà delle proprie frontiere. Ciò nonostante l’Italia gode del prestigio che viene dal passato, dal neorealismo, dalle numerose personalità che hanno cambiato la storia del cinema come Rossellini, Pasolini, Visconti e anche Fellini. Ma c’è anche il prestigio attuale di quelli come, fra tutti, Bellocchio e Moretti, che creano un legame con la generazione precedente.

Il problema, ed è qui il ritardo, rimane legato ai giovani registi italiani, questo è evidente soprattutto se li confrontiamo con i giovani cineasti portoghesi, cinesi, argentini, messicani, tailandesi, giapponesi. Penso però sia solo una questione di tempo.

Quali elementi culturali hanno maggiormente influenzato la tua generazione? La “magnifica” televisione di Berlusconi con tutti i suoi straordinari cartoni animati giapponesi, “Nevermind” dei Nirvana e Michael Jordan.

I tre film italiani più belli? “Roma città aperta” di Rossellini, “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini e “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti.

Quale film racconta e rappresenta in maniera esemplare l’Italia contemporanea? Il “Satyricon” di Fellini.

Nel nostro paese le nuove generazioni sono… …poco coraggiose e tanto paurose di essere quello che sono e di dirlo a voce alta. Hai già in mente il tuo prossimo progetto? No. Se non avessi fatto il regista/autore, cosa ti sarebbe piaciuto fare come mestiere. Il cuoco. Mi piace cucinare e mi piace condividere con gli amici gli esperimenti che faccio.

www.maxim.it

33


MUSICA

DELLERA di Tommaso Toma

Roberto Dell’Era, musicista e songwriter, un milanese doc che ama viaggiare e le vecchie maniere di registrazione. Suona il basso con gli Afterhours dopo un brillantissimo incontro con Manuel Agnelli e dopo il tour statunitense, Dellera – come vuol farsi chiamare da artista – ha finalmente fatto uscire il suo disco “Colonna Sonora Originale“ (MArteLabel), un debutto accolto con entusiasmo dalla critica, inciso in Inghilterra e dal sublime sound vintage. Il tuo disco è pieno di riferimenti alla cultura rock folk anglosassone. È difficile comunicare nel nostro paese una sensibilità estetica che non nasce qui? Non tanto difficile, siamo stati pervasi e influenzati dalla cultura musicale anglosassone e afro americana da quasi 50 anni. Se proprio devo far riferimenti, vorrei accostare il mio disco a prodotti di qualità come quelli dei Fleet Foxes o Last Shadow Puppet. Del resto a che punto è la musica italiana? Dove siamo? Che correnti ci sono? Chi detta legge nel gusto e nelle visioni?

Ci sono comunque echi dei grandi cantautori italiani, Endrigo, Gino Paoli, Tenco… Come cantano i geniali Soliti idioti, anche tu pensi a “com’era bella l’Italia negli anni Sessanta”? Non li ho vissuti ma sicuramente fu un momento dove essere un artista serio ti poteva far sentire in mezzo a qualcosa

di nuovo, visto che era un’epoca di rapide trasformazioni culturali. Quello spirito è quello che mi interessa, lo sento trasudare dai dischi, fotografie e film. È quello che manca adesso, un pò ovunque e terribilmente da noi. Sappiamo che ami viaggiare, che tipo di atteggiamento hai nello scoprire culture, luoghi inediti? Non ho un atteggiamento o una predisposizione definita, so che tutto sarà una novità e anche se cerco di immaginarmi delle cose a priori, lo faccio solo per gioco mentale. Tanto tutto verrà probabilmente ribaltato e avrà solo accezioni positive.

www.maxim.it

34

Con quale songwriter vivente ti piacerebbe scrivere una canzone? Vorrei collaborare con Damon Albarn, è sempre fresco e pieno di idee, mi piacerebbe cantare con Alex Turner e sentire come sarebbe il “blending” delle nostre voci. Com’è fare il tuo mestiere in Italia? Bisogna già considerarsi fortunati se è un lavoro. Comunque meraviglioso perchè ti senti un poco garibaldino e sovversivo, ti tiene acceso e non puoi fare altro. Ma appena ti siedi sprofondi nella depressione. Ti accorgi di così tante cose di questo paese che sicuramente hai una visione diversa da chi lavora nella


CANTIERE ITALIA

cucina di una catena di ristorazione o di chi gestisce un piccolo feudo di potere in qualche zona della provincia italiana. Suggerisci delle idee che servirebbero nel nostro paese per aiutare i musicisti a lavorare/esprimersi meglio. Non copiare. No il classico rock italiano, no folk comunista, nemmeno ska. Non copiare gli Afterhours, i Cccp o i Verdena. Non affibbiarsi delle etichette, è solo controproducente. Cercare dei bravi fonici che riescano a materializzare il

suono e l’attitudine musicale che si ha in mente. Non perdere tempo (come faccio io): fa scivolare via le opportunità e la freschezza mentale. Tre cose o attitudini che elimineresti del nostro paese? Il provincialismo, il vittimismo ma soprattutto quel senso di essere perdenti di natura, non so da dove venga questa attitudine e come si sia consolidata in questo paese, è abbastanza sconvolgente. Basta guardare i protagonisti del cinema

italiano degli ultimi 40 anni, Mario Monicelli aveva già filmato tutto. Per questo credo che Berlusconi sia piaciuto cosi tanto, lui si è ribellato a questo immaginario con un tono da super-uomo vincente. Ciò di cui vai più orgoglioso come italiano? Vado orgoglioso della pasta alla Norma come di un honey roast cucinato a Birmingham, delle Terme di Caracalla come dei castelli irlandesi, dei graniti della Gallura come dell’acqua torbida del Mekong. Tutte queste cose sono patrimonio dell’umanità e se un vera umanità esiste sono felice di farne parte. I tre dischi o se vuoi canzoni italiane più belle? “Se telefonando” di Mina, “Un auto targata Torino” di Lucio Dalla e l’album “Arbeit Mach Frei” degli Area. Domani probabilmente saranno altre. Nel nostro paese le nuove generazioni sono… Chi può infonda speranza, carattere, curiosità, gioia e critica, il sogno e l’amore. Tutti gli educatori che non hanno queste qualità dovrebbero stare a casa. La televisione ha smesso il suo ruolo di educatore sociale, mantiene quasi esclusivamente solo quello di intrattenitore, perdendo in questo modo per strada le parti più belle delle nostre generazioni. Se non avessi fatto il musicista, cosa ti sarebbe piaciuto fare come mestiere. Fare i musicisti è già una scusa per non lavorare, no?

www.maxim.it

35


PREMIÈRE DAME

Dall’esordio in tv alle telefonate di Ken Loach. Passando da Chiambretti, i fan di Facebook e gli ammiratori bulgari di Wikipedia. Storia di un’attrice che voleva fare la veterinaria. Ma che un giorno andò in palestra... di Andrea Sceresini / Foto Dario Salamone / Styling Matteo Greco Make up & Hair Claudia Coppola @ Mks - Milano Assistente fotografo Silvia Rinaldi / Assistente stylist Simona Dell’Unto

di Checco Zalone in “Cado dalle nubi”. Ha vestito i panni di Rosy Abate, l’affascinante collaboratrice di giustizia di “Squadra antimafia - Palermo oggi”. E’ emersa senza veli dalla vasca da bagno di Paolo Bizzarri, nel recentissimo “Immaturi”. Oggi, finalmente, è approdata su Maxim. Mettetevi comodi e stropicciatevi gli occhi: questa è Giulia Michelini, e sta per cocciare nel vostro campo visivo.

Un bel giorno una sedicenne romana uscì dalla palestra, girò l’angolo e andò a sbattere contro Gabriele Muccino. “Ehi disse lui, dopo qualche attimo di silenzio -, sei proprio carina. Ti andrebbe di fare un provino?” Correva l’anno 2001 e fu così, con la più insperata tra le cocciate, che ebbe inizio la travolgente carriera di Giulia Michelini. Da allora l’abbiamo vista ovunque, dal cinema alla tv: è stata Marika, la ragazza

Abito utilizzato come maglia ANTONIO MARRAS Gonna PAUL SMITH BLACK Collana VIVIENNE WESTWOOD

www.maxim.it

36


www.maxim.it

37


PREMIÈRE DAME

Maglia ICEBERG Gonna e Cintura PAUL BY PAUL SMITH Scarpe GUCCI

www.maxim.it

38


PREMIÈRE DAME

Giulia, cominciamo dall’inizio. C’era una volta Gabriele Muccino: come andò quel fatidico provino? Malissimo, per la verità. Dovevo interpretare l’amica di Martina Stella: il film in questione era “L’ultimo bacio”. Venni scartata. In compenso, però, feci amicizia con Francesco Vedovati, che era l’aiuto regista di Muccino. Di lì a poco cominciarono le riprese di “Distretto di polizia”: Francesco si ricordò di me e mi chiamò. Questa è la storia del mio esordio. Quando hai capito che saresti diventata un’attrice? In realtà mai. È questa la mia strada? Ti dico la verità: non ne sono ancora convinta. È successo tutto così in fretta, assolutamente per caso. Non ho studiato recitazione, non ho una preparazione tecnica. Di certo mi diverto moltissimo. Ecco, questo sì... Sul tuo conto circolano varie leggende. Una su tutte: un giorno Ken Loach decide di scritturarti per un film. Ti chiama, ma niente: tu non rispondi. Lui ci riprova: nisba. Va a finire che ci rinuncia. È successo veramente? Ahimè, sì. Il mio agente sembrava impazzito. Alla fine, ovviamente, il provino saltò. Ma che ci potevo fare? Stavo in vacanza ad Amsterdam... Leggenda numero due. Nell’aprile del 2009 sei ospite al “Chiambretti night”. Quella che doveva essere una semplice intervista si trasforma in un vero e proprio show: tu ti agiti, scoppi a ridere all’improvviso, ti impappini. Chiambretti ti incalza, ed è il caos: a oggi, il video di quella puntata è tra i più cliccati della rete. Un autentico cult. I giornalisti hanno scritto di tutto: che eri ubriaca fradicia, che ti eri drogata... Sì, ho letto cose allucinanti. Dicevano che avevo preso degli stranissimi stupefacenti, e tra l’altro sto ancora aspettando che mi spieghino quali, perché se esistono droghe che ti fanno stare così bene, be’... che aspettate? Fatemele conoscere.

Top MILA SCHON Gonna MAISON MARTIN MARGIELA Cintura LOUIS VUITTON Scarpe ASH

www.maxim.it

39


PREMIÈRE DAME

Giacca in pelle, abito e cintura GUCCI Scarpe JIMMY CHOO

Ok, allora sfatiamo la leggenda. Che è successo veramente quella sera? Non è successo assolutamente nulla. Sono una ragazza piuttosto timida, non sono abituata a parlare di fronte a un pubblico numeroso. Mi sono agitata, ero tesissima. Tutto qui. Hai interpretato ruoli diversissimi. Sei stata Sabina Corsi, la sorella del commissario Claudia Pandolfi in Distretto di Polizia. E sei stata Annalaura Braghetti, militante delle Brigate Rosse, nella miniserie tv

Aldo Moro. È più divertente stare dalla parte della legge, o sull’altro versante della barricata? Be’, è divertente stare laddove succede qualcosa. Ovviamente interpretando la parte del cattivo ti ritrovi a fare delle cose molto distanti dalla tua natura. Ma per fortuna è tutta fiction. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Mah... ho varie cose in ballo. Sto aspettando una proposta molto importante, ma siccome sono parecchio scaramantica non me la sento di aggiungere altro. Chi vivrà vedrà.

www.maxim.it

40

Cosa avresti fatto se non fossi diventata un’attrice? Domanda rognosa. Be’, quando ero ragazzina mi piacevano molto gli animali. Azzardo: la veterinaria. Il miglior attore italiano del momento? Ecco, secondo me se la giocano in due: Toni Servillo ed Elio Germano. Potrei aggiungere, al limite, un terzo uomo: un Pierfrancesco Favino. Però se me lo domandi a bruciapelo io ti rispondo così: Toni Servillo.


PREMIÈRE DAME

Maglia AQUILANO.RIMONDI Gonna ICEBERG

www.maxim.it

41


PREMIÈRE DAME

Maglia KENZO Gonna MSGM Bracciale MILA SCHON

www.maxim.it

42


PREMIÈRE DAME

E la migliore attrice? Ce ne sono tante. Non saprei farti nessun nome. Ok, allora cambiamo argomento. Qual è la qualità che apprezzi di più in un uomo? (Ridacchia) Ma perché? Gli uomini hanno qualità? Attenta: sei su Maxim. Ah, giusto. Pardon... Ecco: devono essere sensibili e devono essere in grado di mettersi nei panni della propria partner. Un regista col quale ti piacerebbe lavorare? Te ne dico due: Almodovar e Sorrentino. Un attore col quale ti piacerebbe lavorare? Te ne dico di nuovo due: Germano e Favino. Sei single o fidanzata? Sono fidanzata con un ragazzo che si chiama Andrea Napoleoni. Ormai è ufficiale.

La tua pagina su Wikipedia è presente in tre lingue: italiano, inglese e bulgaro. La domanda è la seguente: perché il bulgaro? Ti dico la verità: non uso mai Wikipedia. Non sapevo neppure di avere una pagina! Allora restiamo in argomento. Su Facebook esistono ben 39 pagine dedicate a te, più qualche dozzina di gruppi. Qual è il tuo profilo ufficiale? Ma io non uso Facebook! Neppure quello?! Be’, sai... Sono un po’ allergica ai computer. Però, in compenso, ci sono delle persone che fingono di essere me, e te lo posso assicurare: è una cosa piuttosto inquietante. Una sera una mia amica di Londra ha chattato per ore e ore con uno dei miei profili su Facebook. Era convinta che dall’altra parte della tastiera ci fosse la sottoscritta, e invece c’era uno sconosciuto. Hai capito che ti combinano? Mannaggia a loro.

C’è la crisi economica, la politica ha perso la fiducia della gente. Molti giovani stanno facendo valigia e sono pronti a lasciare l’Italia. Te hai mai avuto questa tentazione? Ma stai scherzando? Un sacco di volte. Ma sai com’è: tra il dire e il fare...

“Gli uomini devono essere sensibili e devono essere in grado di mettersi nei panni della propria partner” www.maxim.it

43


FOCUS ON

BODY CULT Absolute Beginners

L’eredità biologica è un capitale di valore infinito che vestiremo per tutta la vita. Impariamo a ostentarlo con una meravigliosa sfacciataggine da principianti. di Alberto Motta (Twitter @albertomotta)

La costante di ogni pugno in faccia è il dolore. Della mano. Della faccia. Come a dire che il corpo è un radar che capta e trasmette messaggi. Ma anche pensieri, concetti, sentimenti, filosofie, passioni, illuminazioni, emozioni. Impariamo allora a considerare tanto un bacio quanto la più alta Gymnopedie di Erik Satie (la “Sports Et Divertissements Yatching”), tributi d’amore alla nostra finitezza. Epifanie cui il nostro fugace transito terrestre ci permette di accedere. Chiarisco ulteriormente. Siamo dispositivi di carne e sangue governati da un software di primitiva generazione - eppure perfettamente funzionante. Una volta spenti, estinto l’hardware, resta l’oblio. E allora lasciamo perdere l’altrove, l’aldilà, l’eterno, e torniamo a guardarci le mani. È già tanto se ci ricordiamo quante dita abbiamo su ogni estremità, tanto siamo presi a metterci in tavola un futuro che presto diventerà passato (di ricordi, e pure di verdure, dopo una certa età). Fermiamoci per 10 minuti al giorno, come ci insegna Tommaso Toma nel nostro “Focus on - Body Cult” e torniamo ad ascoltarci. Caliamoci nuovamente nel nostro corpo, l’unico capo d’abbigliamento che non passerà mai di moda. Portiamo a spasso a mento alto, persino

con una certa qual arroganza, il nostro sé. E per farlo prendiamo appunti, grazie a Fabiana Gilardi, dai numi tutelari che hanno fatto del corpo il moderno palcoscenico della propria rappresentazione: Helmut Newton, Bruce Weber, Giorgio Armani, Nike. Esatto, persino da una multinazionale come Nike possiamo imparare ad amministrare il capitale biologico che ereditiamo dalla nascita. Anche se solo per ragioni di fighezza. Santa Nastro ci porterà ancora oltre. Passiamo dal culto del corpo alla sua mistificazione. Un excursus sui maestri della body art (con inaspettate radici nelle provocazioni di Piero Manzoni) ci porterà a scoprire le antropometrie, le implicazioni sociologiche della body mutation dell’artista Orlan, le estenuanti performance di Marina Abramovic. Dimostrazioni che se il corpo è il nostro limite spaziale - il nostro strumento di ricognizione -, dentro all’armatura la mente accede a mondi infiniti e vive per assoluti. La rotta la tracciava nel 1986 il maestro indiscusso del trasformismo, David Bowie, “We’re absoulte beginners, with eyes completely open, but nervous all the same”. Gli rispondiamo: “And I am all for it”, prendendo a prestito le parole degli Interpol.

www.maxim.it

44

Erik Satie


FOCUS ON

David Bowie

www.maxim.it

45


FOCUS ON

BODY CULT MUSICA The bright side of the moon

Il suono come terapia, la materia di cui sono fatte le rockstar, il cosmic sound, il legame tra produzione artistica e benessere: vizi e dipendenze addio? di Tommaso Toma

Nell’ultimo ventennio medici, psicologi, musicoterapeuti, si sono trovati d’accordo nell’affermare che se interrompessimo la nostra giornata lavorativa con due brevi momenti (10/15 minuti ciascuno) dedicati all’ascolto di particolari musiche, accompagnato con alcuni semplici esercizi respiratori e mentali, saremo in grado di accettarci meglio e accetteremo meglio gli altri, vivremmo in poche parole a livelli di stress molto più bassi e accettabili. Il musicoterapeuta francese Jacques Jost, noto nel proporre degli spazi di ascolto della musica proprio per i suoi effetti sedativi oltre che dinamizzanti, afferma che paradossalmente queste

tecniche musicali anti-stress, sono troppo poco sviluppate nonostante siano metodologie molto piacevoli e di facile utilizzo. Di solito quando ci sottoponiamo volentieri a una terapia musicale ci si immerge in un oceano di suono in prevalenza dominato da brani di musica classica. O New Age, un fenomeno musicale esploso agli inizi degli anni Ottanta ma che affonda le sue radici nella cultura folk degli anni Sessanta. Personalmente ho sempre trovato irritante questa definizione, che alla fine racchiude un repertorio musicale davvero poco coerente: oltre a una rivisitazione in chiave virtuosistica delle lezioni folk, la musica New Age ha anche

www.maxim.it

46


Jaques Jost

Tangerine Dream

FOCUS ON

Foto di American & Australasian Photographic Foto di Smithsonian Astrophysical Observatory

www.maxim.it

47


FOCUS ON

inglobato alcuni echi della musica elettronica sperimentale di grandi autori come Steve Reich o Terry Riley, tramutata con estrema sfacciataggine in un’elegante tappezzeria sonora. Un consiglio, se volete provare a rilassarvi e a trovare del benessere tramite una terapia acustica, rivolgetevi altrove: per esempio recuperando pezzi della “cosmic music” prodotta negli anni Settanta da grandi visionari come Edgar Forese con i suoi Tangerine Dream, o recuperando la musica dei Popol Vuh. A proposito, di recente è uscito “Popol Vuh Revisited & Remixed (1970-1999)” un fantastico omaggio alla band, con i remix di alcune delle tracce più suggestive della band fatte dai più rappresentativi producer di musica elettronica di oggi: Thomas Fehlmann, Mika Vainio, Hecker, Russell Haswell, Mouse On Mars, Kruder Dorfmeister. Nel vostro prezioso tempo libero abbiate la pazienza di

fare una ricerca delle sonorità che davvero possono aiutarvi a rilassare, magari chiedendo aiuto a un amico che di musica se ne intende. Trovate con un po’ di discernimento la “vostra” musica New Age, non andate frettolosamente a scegliere qualcosa da un catalogo astratto ma compiacente. La musica è altresì legatissima a un’altra maniera per raggiungere uno stato di benessere: l’attività fisica. Quante sono le persone che vediamo correre con degli auricolari e quanta musica scorre dalle casse delle palestre. Ma quello che a noi interessa è il legame della produzione artistica, in questo caso musicale, con il concetto di benessere. Potremmo definirlo un campo minato, da quando abbiamo a che fare con la musica pop abbiamo conosciuto miriadi di artisti che ci hanno affascinato per la loro bravura ma anche per le loro capacità fisiche, il loro atletismo di stare in scena. La

Popol Vuh / Revisited & Remixed

Mouse On Mars / Idiology

www.maxim.it

48


FOCUS ON

Mouse On Mars

Popol Vuh

www.maxim.it

49


FOCUS ON

pop music creando icone ha modificato il nostro modo di vivere ma come ben sapete dietro il mondo dorato delle star si cela un universo di gesti poco edificanti e un catalogo di maniere davvero pericolose per la nostra salute. I peggiori vizi e dipendenze hanno da sempre accompagnato le biografie di innumerevoli star del pop e del rock. Un dilemma amletico dovrebbe assalirci se dovessimo scegliere tra la produzione di un artista e la sua vita privata. Un problema che noi correttamente non affrontiamo, spetta a voi decidere. Ma di sicuro possiamo constatare un fenomeno: oggi un cantante o un musicista deve confrontarsi con un sistema di fruizione molto differente dal passato. Non bastano solo i dischi per farsi conoscere o un video clip ben fatto. Nel numero di ottobre abbiamo discusso sull’importanza delle nuove tecnologie e il tema del benessere sembra essere una buona occasione per ricordare a voi lettori come oggi una popstar o una rockstar debba oggi cercare di mantenere un ottimo stato fisico per affrontare il mercato che oggi

impone estenuanti tour promozionali in giro per il pianeta e concerti spesso caratterizzati da effetti scenici spettacolari dove la necessità di stare sul palco in condizioni che definire atletiche pare scontato. Chiedete a qualunque artista celebre a quante ore di fitness e palestra deve sottoporsi. A questo proposto prendiamo come modello perfetto una cantante che da sempre ha fatto della perfetta condizione fisica un credo: Madonna, che con il suo stile di vita

Madonna

www.maxim.it

50

ha generato tra gli artisti una pletora di adepti più o meno convincente. La via del successo oggi è sempre più impervia e per mantenerlo bisogna essere delle macchine oliate e perfette, dall’ugola ai muscoli delle gambe. L’antico detto mens sana in corpore sano pare essere oggi la giusta via per poter essere oggi un performer competitivo e attraente. Considerazioni che ci fanno pensare, riflettere, anche noi che non viviamo la vita su un di un palco.


FOCUS ON

_HIGH PERFORMANCE_EYE PROTECTION

IT? NOTHING LESS THAN THE REDEFINITION OF CYCLING-SPECIFIC WHAT WHAT IS IS IT?

HIGH PERFORMANCE EYEPROTECTION, PRODUCED IN AN EXCLUSIVE JOINT ENGINEERING VENTURE BETWEEN ASSOS CENTRO STUDIO AND CARL ZEISS VISION SUNLENS

TECHNOLOGY & FEATURES

ORDER NOW www.mangayio.com

manga.Yio T +41(0)91 980 46 67 Palazzo Mantegazza F +41(0)91 980 46 69 Riva Paradiso manga.Yio@assos.com 6900 Lugano www.assos.com/manga.Yio www.maxim.it Switzerland

51


Cristian Chironi, DK (Damosseno), 2009, strappo, pagina stampata sottrata da catalogo, production Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara and Xing, courtesy Anonimo, opera rubata da uno spettatore durante la mostra Ragionevoli Dubbi, Gavoi

FOCUS ON

BODY CULT ARTE

Quando l’arte prende corpo

Essere o benessere, questo è il problema. Il corpo nell’arte, una piattaforma ambigua.

di Santa Nastro

www.maxim.it

52


FOCUS ON

Cristian Chironi, Offside, 2007, analog photo print on d-bond, pvc-forex according to print size, black wood frame, in different format, courtesy of the artist and private collections

C’è stato un tempo in cui il corpo stava all’arte, come la modella stava al pittore. E giù allora ritratti, sguardi misteriosi e affascinanti, corpi che diventavano ortaggi nella poetica surreale (ma non surrealista!) di Arcimboldo, curve sinuose che rappresentavano l’amore sacro e profano. Poi, a un certo punto, un tale, il suo nome era Gustave Courbet, decide nel 1866 di dipingere qualcosa che nessun altro, fatta esclusione delle culture primitive, aveva mai osato rappresentare: L’Origine del Mondo. Di che si trattava? Di un pube, con una inquadratura così ravvicinata da rendere visibili tutti i particolari, fino all’inverosimile, fino allo scandalo. E scandalo fu. Ma questa è un’altra storia e, come diceva Michael Ende, bisognerà raccontarla un’altra volta. Da quel momento però il corpo nell’arte prende tutt’altra direzione. C’è chi lo ha

www.maxim.it

53

destrutturato, chi ha voluto prendere una sezione ed utilizzarla per raccontare il tutto, chi lo ha utilizzato addirittura come strumento. La storia non è parca di esempi. Nel 1961 Piero Manzoni, uno dei capisaldi dell’arte italiana, firma direttamente le sue modelle. Nello stesso anno inscatola, a testimonianza della sua fisicità, i propri escrementi in lattine che oggi valgono moltissimo, mentre solo due anni prima aveva riempito dei palloni del proprio fiato, fiato d’autore, “Fiato d’artista”. Meno ironico, ma senz’altro con uno spirito affine, era Yves Klein, altra colonna portante della contemporaneità, il quale per produrre le proprie Antropometrie usava le ragazze che avrebbero dovuto posare per lui come pennelli, lasciando che le loro forme disegnassero (al cospetto del pubblico) la tela, imprimendo il proprio profilo. È in questo periodo che esplode un movimento


FOCUS ON

che alcuni critici definiranno body art e che porterà con sé non solo grandi artisti, da Vito Acconci a Gina Pane, ma anche tutta una serie di significati e di rivoluzioni. Il corpo assumerà su di sé problematiche fino ad allora mai affrontate, sarà oggetto di onanismo, umiliazione, ma anche di venerazione. E a noi è quest’ultimo caso che interessa. Non possiamo infatti non pensare a questo, quando siamo in prossimità dei mitici Tableaux Vivant di Luigi Ontani, dove l’artista diviene protagonista di una messa in scena autoprovocata, nella quale, assumendo ruoli e interpretando personaggi differenti, leggendari o letterari, porta all’esasperazione la relazione con il proprio ego. Diversamente, Orlan, nome d’arte di Mireille Suzanne Francette Porte, utilizza fisicamente sé stessa come piattaforma per la propria ricerca. La corsa alla bellezza, contro il tempo e la vecchiaia che l’universo femminile si impone o subisce diviene qui il primo passo per una feroce critica ed una analisi talmente lucida da sembrare apocalittica, tanto che Orlan si sottopone ad interventi chirurgici nei quali l’obiettivo non è migliorare il proprio aspetto. I connotati cambiano, vengono aggiunte protesi, i resti organici sono conservati divenendo reliquie. Perché? Lo spiega bene la curatrice Francesca Alfano Miglietti nel corso di un’intervista: Il problema di Orlan è proprio quello di mettere il famoso dito nella piaga: Orlan non allarga la sua bocca e non gonfia le sue tette, ma si fa due bozzi sulla fronte. Questo è un passaggio molto importante perché l’obiettivo non è quello di somigliare ad un canone che vuole che il femminile abbia delle caratteristiche, ma che interpreta e rivede completamente una struttura, sia fisica che mentale. Non è una attitudine isolata. Ci saranno moltissimi artisti come lei che ragioneranno su questi temi o che parafraseranno anche in maniera ironica con le loro opere, le torture a cui si sottopongono le donne per apparire più gradevoli, più giovani, più magre. E come non citare, nel momento in cui si parla di forzare i limiti, Marina Abramovic, l’artista che di più in assoluto ha fatto di questa idea una trama, non molto sotterranea, di alcune delle sue performance più famose? Un caso arcinoto è Cleaning the mirror, nel quale la Abramovic si costringe a sciorinare una quantità industriale di ossa animali ancora sporche di sangue. Chiusa in una stanza, avvolta dall’odore forte della morte, gli abiti bianchi insozzati di rosso, sarà costretta a ripetere questa azione all’infinito. Meno

1 1 Osvaldo Moi

2

2 Maria Crispal, special project FLIGHT OF LIGHT in New York, 2011, courtesy dell’artista

www.maxim.it

54


FOCUS ON

interessato a ragionare su confini così labili è Cristian Chironi, giovane artista sardo che si muove sul rapporto tra finzione e realtà, sulla memoria e l’identità e su temi originalissimi nell’arte, come ad esempio il mondo dello sport. “Ho usato – spiega Chironi in una intervista a Gabriele Tinti per All Muscles - il gioco del football, a cui sono particolarmente legato; la stirpe dei Chironi è infatti composta di sei fratelli di mio padre, cinque dei quali calciatori dilettanti, lui compreso. Anch’io ho partecipato ad alcuni campionati di categoria con l’Orani calcio. (….) Lo sport è vita, tutto qua. Guarda caso è appena passato un ragazzino con la maglia del Barca, non è italiano, solitamente sono gli immigrati che provengono dal Marocco o dall’Algeria a vestire questa casacca nelle nostre città, come anche quella bianca del Real; penso sia dovuto all’immedesimazione in Et’ò e Zidane, che provengono da un preciso sub-strato sociale. Parlare di

non necessariamente li ha indosso. Gli abiti smessi però, perfettamente ordinati sulle stampelle, non diventano la metafora di una assenza, ma il prolungamento dell’identità dell’artista. Nella performance Anatomia Parallela, presentata nel 2011 nell’ambito del progetto “Bologna Art First, se un giorno d’inverno un viaggiatore” a cura di Julia Draganovic, Sissi racconta, invece, con un libro d’artista, realizzato in forma di compendio scientifico, le emozioni attraverso una anatomia, talvolta surreale. Last, but not least, Osvaldo Moi utilizza l’immagine del corpo per rivelare la realtà che lo circonda, con uno sguardo appassionante che sa rievocare ricordi tragici con profondità d’animo ed una plastica così precisa da sembrare chirurgica. Non a caso, il monumento torinese dedicato ai diciannove caduti di Nassirya non lascia spazio ad ipotesi alternative. Ma solo alla speranza. E alla voglia di dedicare loro un pensiero.

sport ti permette di avere una lente di ingrandimento per osservare tutto ciò che ti accade intorno”. Gioca invece con il sacro un’altra giovane artista performativa, Maria Crispal, che ragiona sull’essere femminile e sull’immagine della “Grande Madre”, in tutte le sue numerose declinazioni (Shakti, Maria, Iside, Giunone, Demetra, Cerere, Maia, Dio-Madre, RamIo, Stella Maris, Adonia, Insoberta, Rea, Cibele, Tonantzin, per tacer delle altre) per formulare un discorso profondissimo e complicato sul concetto di icona. Quest’ultima non è più l’immagine su cui si proietta la divinità, ma un punto di connessione su cui si interseca la ragnatela del web. Non a caso il personaggio di Maria Crispal viene raccontato da tutto ciò che è comunicazione, anche da un gadget se è necessario, creando situazioni in cui non sempre il corpo è il protagonista, anche se presente. Lo stesso vale per Sissi, che quando usa i suoi vestiti nelle sue opere,

3 Maria Crispal, performance Virgo’s G20 point, 2011, courtesy dell’artista - 4 e 5 Sissi, Anatomia Parallela, Courtesy dell’Artista 3 4

5

www.maxim.it

55


FOCUS ON

BODY CULT MODA Il corpo e l’abito

Dialettica a due voci sul palcoscenico dell’Immagine.

di Fabiana Gilardi

Il corpo come abito, confezione e contenuto di un’anima e di un sentimento che si esprimono attraverso la definizione dei muscoli, la linea delle sue vene e il lavoro dei suoi organi... La coscienza estetica del corpo è storia antica: già i greci ne professavano il culto attraverso le opere dei grandi scultori dell’età dell’Oro, statue raffiguranti giovani atleti all’apice del gesto sportivo (un’immagine che si renderà di nuovo vivida durante le Olimpiadi di Londra nell’estate 2012). Ad affascinare era il movimento e l’ondulazione plastica e ritmica delle forme, l’equilibrio,

www.maxim.it adidas SLVR_AI_11-12

56

l’armonia e la bellezza della figura umana. Era un’immagine giovane, sana e forte, senza malizia (quella ce l’hanno messa i romani vestendo le proprie figure) di seguito esaltata, annichilita, idolatrata e sconvolta nel corso dei secoli. La figura del corpo umano è stata via via ripresa dall’arte in ogni espressione ed è giunta al Novecento, il secolo della Moda, caricata di un’accezione via via sempre più libidica, emotiva, esteticamente perfetta in cui i difetti, è noto, non sono contemplati. Effetto dell’immagine. Tra i fautori dell’epoca nuova c’è Helmut Newton, il noto


FOCUS ON

fotografo di moda che, a partire dagli Anni Settanta, ha espresso i nuovi canoni estetici non solo attraverso il power suits indossato dai propri soggetti, ma anche, e soprattutto, rendendo i loro corpi degli strumenti di potere, dei supercorpi oversize e levigati, immensi e minacciosi. Gli stessi che nel corso degli anni Ottanta ha poi rivestito con la rappresentazione ironica e giocosa dell’immaginario sadomaso e pornografico fino a renderli dei cybercorpi spesso non distinguibili dai manichini. Se il soggetto preferito

da Newton era senza dubbio di genere femminile, i sui colleghi Robert Mapplethorpe, Herb Ritts e Bruce Weber ne hanno raccolto il testimone spostando l’attenzione sull’uomo sportivo, muscoloso, palestrato, “tirato a lucido”. Con loro è nato un nuovo linguaggio per la moda costruito, in maniera allusiva e spregiudicata, sul culto del corpo, tuttal’più legato allo sport e alla cultura gay. Un fattore che ha promosso una crescente ambiguità di genere e alla nascita di un’ideale perfetto e irraggiungibile di bellezza in nome del

adidas SLVR_AI_11-12 Y-3 FASHION SHOW SS12

www.maxim.it

57


FOCUS ON

René Lacoste Lacoste - Fashion Show SS 2012

quale di è pronti ad affrontare ore e ore di fitness, sottoporsi a diete squilibrate e farsi cambiare i connotati a colpi di chirurgia estetica, vere e proprie religioni di questo tempo. “Credo che l’esteriorità di un uomo (e di una donna) sia lo specchio della sua anima. Ognuno di noi esprime, attraverso il corpo, il proprio essere interiore. Esattamente come quando si indossa un capo d’abbigliamento”. Lo stilista Dirk Bikkembergs, cultore estetico e sartoriale dello sport (e quindi del corpo), indica così il rapporto di continuità e similitudine tra il corpo e la moda in un’intervista pubblicata sul numero scorso di Maxim. Il corpo, del resto, è lo stampo su cui l’abito prende forma, come tutti i sarti insegnano,

prima ancora che la moda divenisse di massa. La Moda lo plasma, lo esalta e lo deforma, lanciando estetiche nuove. La storia ha prodotto numerose commistioni scegliendo lo sport per esprimersi. Giorgio Armani, egli stesso uno sportivo, del corpo da sempre esprime la forza e l’armonia in abiti che scolpiscono le silhouette; le collezioni casual (Emporio Armani e AE7) attingono dal mondo sportivo fino a diventare sponsor di una squadra di pallacanestro, l’Olimpia Milano, così come gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono sponsor ufficiali dei campioni italiani di pugilato della Milano Thunder. Al contrario lo sport ha usato la moda per esprimersi e diffondere i propri valori. Dall’emblematico caso del

www.maxim.it

58

grande tennista francese (e stilista) René Lacoste alla filosofia dei grandi nomi dello sport-active (da Nike a Reebok), persone e aziende hanno fatto del corpo un luogo di culto sempre più idolatrato e rispettato con soluzioni tecnologicamente avanzate sia nei tessuti (dalla Lycra al GORE-TEX) che nelle vestibilità per arrivare a sintetizzare lusso estetico e benessere del corpo in linee nate con lo sport, ma declinate nel mondo fashion, come testimoniano adidas con adidas SLVR e Y-3, linee d’abbigliamento disegnate rispettivamente dal designer tedesco Dirk Schönberger e dallo stilista giapponese Yohji Yamamoto, “per una vita in movimento”: collezioni dove eleganza, tecnicità e raffinatezza convergono in uno stile dal mood futuristico.


FOCUS ON

www.maxim.it

59


STYLE

, e m o eas y c o e as y g giacca bianca CALVIN KLEIN COLLECTION / tshirt righe con collo a contrasto Y3

www.maxim.it

60


STYLE

Abito SALVATORE FERRAGAMO Camicia GIULIANO FUJIWARA

Foto di Giorgio Codazzi Styling di Salima Arfoudi Ha collaborato allo styling Filippo Casaroli Make Up Micol Salvioni using mac cosmetics@greenappleitalia.com Hair Annalisa Massari@greenappleitalia.com Assistente al digitale Valentina Rosina Modello Corey Baptiste@D’men

www.maxim.it

61


STYLE

camicia con bordo a contrasto in raso CARUSO foulard CORNELIANI pantaloni MURPHY&NYE

www.maxim.it

62


STYLE

camicia blu vintage della Marina Americana originale camicia in seta collo alla coreana e marsina LOUIS VUITTON pantaloni LES HOMMES

www.maxim.it

63


STYLE

giacchino U-CLOTHING camicia HERMÈS pantaloni MOSCHINO scarpe CALVIN KLEIN COLLECTION

www.maxim.it

64

a destra giacca AQUASCUTUM LONDON tshirt GAP


STYLE

www.maxim.it

65


STYLE

abito in lino LUCIO VANOTTI polo in cachemire BALLANTYNE cintura CRUCIANI

www.maxim.it

66

a destra trench PORTS 1961 dolcevita HACKETT LONDON


STYLE

www.maxim.it

67


STYLE

giacca KENZO maglioncino tricot a righe MSGM cintura DONDUP pantaloni DOCKERS scarpe CALVIN KLEIN COLLECTION

www.maxim.it

68

a destra felpa ARMATA DI MARE pantaloni JEAN PAUL GAULTIER vintage cintura DONDUP


STYLE

www.maxim.it

69


P H O T O S AV E R I O C A R D I A ST Y L E LU C I O CO L A P I E T RO MODEL MARIO LONCARSKI@ WIENER MODELS MAKE AND HAIR NANCY GALLARDO USING M.A.C. COSMETICS FASHION COLLABORATOR DEMETRIO BAFFA TRASCI AMALFITANI DI CRUCOLI

MAGLIA BIKKEMBERGS SPORT COUTURE MAGLIA A PELLE DSQUARED2

www.maxim.it

70


www.maxim.it

71


STYLE

TRENCH DSQUARED2

CAMICIA E PANTALONE GIULIANO FUJIWARA

www.maxim.it

72


CARDIGAN SALVATORE FERRAGAMO

STYLE

www.maxim.it

73


STYLE

CANOTTA STAMPATA E PANTALONE COSTUME NATIONAL HOMME CANOTTA C’N’C

www.maxim.it

74


TRENCH BURBERRY LONDON GIACCA DSQUARED2

CAMICIA BURBERRY LONDON

STYLE

PANTALONE ICEBERG

www.maxim.it

75


STYLE

SALOPETTE SALVATORE FERRAGAMO

www.maxim.it

76


STYLE

www.maxim.it

77


CAMICIA CALVIN KELIN COLLECTION

STYLE

www.maxim.it

78


STYLE

MAGLIA BURBERRY BRIT

PANTALONE SALVATORE FERRAGAMO

www.maxim.it

79


ICON MODE

www.maxim.it

80


ICON MODE

CULTURA, SOCIETÀ E MODA Votato da sempre alla ricerca spasmodica della bellezza, Massimo Rebecchi racconta la sua avventura a Maxim. di Irene Pollini Giolai

Massimo Rebecchi, nato a Viareggio, classe 1954. A 20 anni ha inizio la sua carriera. Un negozio di ricerca, poi i primi disegni, e oggi una grande

azienda. Sappiamo anche che è toscano. Il resto però abbiamo deciso di chiederlo direttamente a lui. Maxim l’ha incontrato per voi.

www.maxim.it

81


ICON MODE

Ci racconti: come iniziò quest’avventura? E dove precisamente? Vivo a Viareggio. Ed è proprio qui, a Viareggio, che ha inizio tutto. Qui l’aria è frizzante. In alcuni periodi, in alta stagione per intenderci, le strade della città si riempiono di persone, turisti da tutto il mondo che portano con sé, indosso, parte delle loro cultura. Abbiamo aperto un negozio e ha funzionato. Erano gli anni del boom del Made in Italy. Certo, erano anche tempi diversi assolutamente diversi. Non c’era questa crisi. C’erano possibilità vere: era tutto più facile, in qualche modo. Mi sta dicendo quindi che le “congiunture” socio-econimiche contano nella strada verso il successo? Certo. E’ necessario che ci siano le premesse perché qualcosa venga costruito. Oggi è tutto più complesso e negli ultimi 3 o 4 anni secondo me si stanno oltrepassando i limiti.

Sarebbe a dire? Egocentrismo ed eccesso sembrano essere diventati valori. Io nella moda vorrei invece veder confluire arte, movimenti sociali, cultura in generale. Il legame tra questi elementi è imprescindibile. La moda dev’essere questo. Sono le persone che creano la bellezza, oltre alla natura. Ma ci dev’essere contenuto. Massimo Rebecchi, lei infila le parole in righe ondulate, che vibrano e si accoccolano in un accento toscano addomesticato... Una cosa che mi ha sempre affascinato è la storia del costume. Vedere come un tempo le persone si specializzassero, le nazioni alla fine, in qualcosa di profondamente legato ai bisogni. Un esempio? Gli irlandesi erano bravissimi nella cardatura della lana. Gli italiani nei tessuti pettinati. Lo puoi notare anche se ti capita di andare a vedere l’opera. Musica, cultura, arte, la moda deve

www.maxim.it

82

saper esprimere in modo molto leggero l’impasto di tutti questi settori. Musica e moda sono da sempre due mondi, se non coincidenti, almeno tangenti... Tra gli anni 60 e 90, in un trentennio, abbiamo visto succedersi grandissimi fenomeni di costume legati al mondo della musica. Esempi di stile, di eleganza ma anche di vera rivoluzione sociale e culturale. Erano state la note anche a permetterlo. Un altro aspetto interessante è notare quante siano le persone che interagiscono per far funzionare un concerto, o l’arrangiamento di un pezzo. Un’orchestra di persone alla ricerca del risultato finale. Parlando d’eleganza invece, in un periodo in cui sembra sempre essercene meno, le domando: cosa significa per lei questa parola? E’ qualcosa che deve sfuggire, che si deve intravedere sarebbe meglio dire.


ICON MODE

Se la possiedi, non so come dire, non hai bisogno di vantartene. E’ qualcosa che credo non si possa comprare. Un bell’abito esalta la tua eleganza, se ce l’hai.

essere speciali. Il mercato non fa altro che dare l’illusione di potersi comprare questa dote, questa caratteristica. Ognuno di noi dovrebbe cercare il suo talento o la sua specificità.

Massimo Rebecchi, lei è un signore solare: porta in sé qualcosa oltre che di elegante, di simpatico, vivace. E’ un vero toscano, mi verrebbe da dire. Senza voler far torto alle altre regioni... Credo che l’eleganza venga dallo studio di sé stessi. Dal conoscersi (fa una piccola pausa, poi si schiarisce la voce). Ma oggi non è forse sempre più difficile trovare il tempo per farsi delle domande, per conoscersi? I nostri tempi ci impongono una logica produttiva strettamente vincolata al business, al potere, al denaro. La nostra società ci impone una velocità talvolta non adeguata al nostro stesso essere umani. E’ vero, oggi forse siamo tutti più belli, ci curiamo di più... ma in verità siamo tutti più simili e ci stiamo abbruttendo secondo me. Per essere unici, finiremo per esser tutti uguali.

A cosa non rinuncerebbe mai? Credo sia difficile, ma sono convinto sia possibile rinunciare a moltissime cose. Credo però che una delle cose a cui non potrei mai rinunciare è essere me stesso. O quanto meno, essere sempre coerente con chi so di essere.

Io non sono certo una “passatista”, mi conceda il termine. Ma se penso a delle icone d’eleganza, il mio pensiero si rivolge prevalentemente a figure del passato... Oggi, come dicevo, si cura molto l’esteriorità ma si è perso in verità. Genuinità. Uno nasce speciale, forse magari uno lo può anche diventare, speciale intendo. Ma è molto dura che questo accada se non c’è una buona base di partenza. Oggi tutti vogliono

www.maxim.it

83

Considerato il periodo di crisi, la meritocrazia stentata che affligge questo paese e - non ultime - le difficoltà economiche che incontrano oggi i giovani, mi dica: cosa si sente di consigliare a un giovane appena entrato nel mondo del lavoro o che sta studiando? Essere se stessi. Sembrerà banale ma a volte basta conoscersi: scavare dentro di sé per capire chi si è e chi si vuole diventare. La possibilità di realizzare i propri sogni credo esista, ma ancor prima è importante capire precisamente quale sia il sogno. Per focalizzare tutti gli sforzi verso una direzione sola, senza disperdere energie. Aggiungo, anche se so che è difficilissimo, che molti magari non possono godere di una famiglia che li appoggia dal punto di vista economico, ma cercate di non scendere a compromessi. Avete tutta la vita per i compromessi, iniziate il più tardi possibile. Sognate e lottate per portarvi a casa quello che credete di meritare.


SPORTSWEAR

MISCELA VINCENTE Cuore partenopeo e vocazione internazionale sono i marchi di fabbrica del brand casual luxury. di I.P.G.

Un brand tutto italiano ma che ama l’America. Giovane e vivace, Alcott propone un total look che non può deludere come prezzo, ma soprattutto come qualità. Maxim incontra per voi il design team del brand. Perché questo nome: Alcott? Alcott è una sintesi di “All Cotton”. Tutto cotone, chiaramente. Nonostante il nome possa ingannare siamo un brand italiano, ma gli States sono per noi grande fonte d’ispirazione. Quando e dove è nata quest’azienda? Alcott, parte del gruppo Capri S.R.L.A con sede al Cis di Nola - Napoli. E’ un brand pioniere in Italia nel settore del fast fashion sin dal 1990, anno dell’apertura del primo Alcott megastore in via Toledo (la famigerata strada dello shopping napoletano), un retail space di oltre 1000mq unico nel suo genere. Quanti sono i punti vendita di Alcott? Alcott è oggi un brand in continua espansione, presente al momento in 16 paesi con oltre 150 punti vendita, mira a un’espansione globale raggiungendo i

www.maxim.it

84


SPORTSWEAR

300 punti vendita in USA, Corea, Giappone, Libano e Israele entro il 2015. In che cosa si differenzia Alcott? Qual è il suo punto forte? Spirito imprenditoriale e miglioramento costante costituiscono i valori forti su cui si fonda il brand Alcott che integra design, distribuzione e vendita in una miscela vincente di prodotto, prezzo e stile. Alcott è giovane, dinamico e sempre al passo con i tempi. Si rivolge a tutti i ragazzi dall’animo cool, ragazzi e ragazze anticonformisti che si riconoscono in un mood informale e casual luxury. Con due linee uomo/donna e un ampio assortimento di capi ed accessori, Alcott consente a ciascuno di soddisfare il proprio gusto per un total look adatto ad ogni occasione. Sempre attento al suo cliente, Alcott si trasforma con lui. Fa proprie le evoluzioni del sociale, è attento alle nuove tecnologie e alle tendenze artistiche e musicali che trasferisce non solo nelle sue collezioni, ma anche nel design dei propri stores. L’estrema cura dei concept store, derivata dalla ricerca dei dettagli e l’atmosfera accogliente insieme al gusto vintage, accolgono il cliente. Prodotto high style e low cost ritengo siano i caratteri vincenti del brand Alcott. Com’è l’uomo Alcott? l’uomo Alcott è certamente un uomo che ama essere al passo con i trend e ama un look che sia non solo fashion e ricco di dettagli ma allo stesso tempo casual, comodo. Ama l’american style nel look e nel modo di vivere. Tecnologia e moda. Come si esprime questo binomio nel mondo Alcott? Recente è il restyling del sito www.alcott.eu una piattaforma dinamica, costantemente aggiornata e concepita tenendo presente le dinamiche non solo della moda ma anche del web. Un sito precursore dei suoi tempi, in cui l’immagine è sempre stata preponderante e accattivante. In concomitanza al lancio del sito, in data 30 novembre 2011, ci sarà il lancio della app per sistema iPhone e Android e il restyling della pagina fb nonché del canale youtube; per noi i social network rappresentano un canale molto importante per comunicare in maniera attiva, ma soprattutto vicina, agli amanti del brand per far sì che si sentano parte della community Alcott.

www.maxim.it

85


SPORTSWEAR

Cosa non può mancare a un uomo per questo inverno 2012? Questa stagione invernale Alcott dedica la sua collezione ad un uomo versatile, ironico, glamour, un dandy che ama la cura dei dettagli per i look del giorno e della notte. Il mondo vintage regna su tutta la collezione con un sapore tutto americano declinato nel mood college, rugby, e militare. Non manca una parte della collezione dedicata all’uomo che ama le serate glamour in città. I capi irrinunciabili? Il denim ricco di sdrucidature e dai lavaggi raw; vestibilità slim e skinny e il nuovo fit carrot introdotto proprio con la collezione AI12. Oppure le felpe in stile college, con microdettagli, cappucci, stampe e numeri in rilievo (dedicate a ragazzi che amano indossare outfit sportivi, ma che non rinunciano a uno stile ricercato e soprattutto autenticamente American style). Altro must di stagione sono decisamente le camicie dall’aspetto vintage: tessuti vissuti in macroquadro, riga e tinta unita. E per i nostri uomini infine, la vostra icona al femminile? Se dovessimo scegliere un’icona rappresentativa dello stile Alcott sarebbe certamente Rihanna.

www.maxim.it

86


La Squadra del Coenzima Q10 per attivarci nel controllo dei radicali liberi.

Cod. 1823

Cod. 931

Cod. 916

Cod. 947 Cod. 2641

Innovating and Producing Fine Quality Nutritional Supplements Since 1947.

SOLGAR VITAMINS the science of nutrition www.solgar.it


NEXT MODE ICON

STUDIOPRETZEL Un abbraccio di moda

L’estate sta arrivando. Emilano Laszlo è pronto con Studiopretzel, una collezione poeticamente contraddittoria. Come lui. di Fabiana Gilardi

Ha studiato di tutto (fotografia, teatro, videomaking), tranne moda; vorrebbe vivere in nord Europa perché ama il freddo, ma crea vestiti per l’estate; fa moda, tuttavia il suo concetto di moda è staccato da ciò che può essere definito tendenza. Così Emiliano Laszlo, fondatore e designer di Studiopretzel, un progetto di comunicazione sfociato dalla P/E 2011 in una linea d’abbigliamento maschile che pone le basi del proprio essere nell’handmade e si sviluppa nell’attenzione estrema per il dettaglio tanto che i suoi bottoni fasciati applicati alle camicie sono diventati il primo segno distintivo del suo stile insieme a quello della stagionalità: esclusivamente estiva (almeno per il momento). Nato come piccola collezione di T-shirt e morbide camicie destinate alla P/E 2011, il brand si affaccia alla prossima stagione con capi realizzati in tessuti leggeri dalle tinte autunnali come ocra, carta da zucchero e vinaccia, caratterizzate da motivi stampati allover che mischiano l’esotico al vintage. Nel concreto la collezione si compone di ampie camicie di mussola di cotone a maniche corte e dal collo alla koreana, magliette logate, bermuda di lino ricavati dai

www.maxim.it

88


NEXT MODE ICON

tessuti da tappezzeria vintage, dalle fantasie floreali e geometriche che si rifanno alla grafica jungle di Liberty (il negozio di Londra) e giacche dal taglio a kymono, reinterpretazione foderata e a doppiopetto dello yukata, tradizionale veste da casa giapponese utilizzata nel periodo estivo. Un capo, quest’ultimo, che evidenzia la passione di Emiliano per l’Oriente: “L’est asiatico rappresenta per me una fonte d’ispirazione. Non mi riferisco solo al Giappone: penso piuttosto allo stilista Yohji Yamamoto, a Tony Leung, protagonista di In the mood for love, allo scrittore e drammaturgo Yukio Mishima». Dai quei luoghi deriva il suo concetto d’eleganza, alternativo e rilassato come un completo di lino blu\nero melangiato da abbinare a scarpe stringate e a una

morbida camicia Studiopretzel. Un look che lo rappresenta: «Sono una persona piena di contraddizioni, ma mai ipocrita - dice descrivendo se stesso -. Sono eclettico, estremo nelle idee e nelle scelte personali e di lavoro. Credo che la mia originalità si possa evincere dal tipo di tessuti e dalle stampe con cui realizzo abiti convenzionali cercando di non essere mai scontato. Sento di avere qualcosa da dire, vedo un percorso comunicativo davanti a me». Un percorso avviato con Studiopretzel che, prima ancora di essere una label di moda, è un collettivo di comunicazione: «Ci occupiamo di video e fotografia: curiamo eventi, feste, seguiamo brand di qualità e personaggi noti. Pubblichiamo on-line articoli che parlano di moda, design,

www.maxim.it

89

architettura, enogastronomia, e foto di shooting improvvisati avvalendoci di collaboratori in Italia, Parigi, Berlino, Londra, Stoccolma, New York, Los Angeles. Oggi il lavoro continua in parallelo con la moda». Per Emiliano, ex-modello e a tutt’oggi insegnante di Brazilian Jiu Jitsu, il lifestyle è dunque da sempre “pane quotidiano” dalla forma di un pretzel: «Il nome Studiopretzel nasce con l’intento di unire due parole e due modi di essere in un unico concetto: la serietà e il divertimento, l’esclusività e la trasversalità, il mondo degli adulti e quello dei Peter Pan. Il pretzel, visto come lo vediamo noi, è il viso di un bambino piccolo, un cuore, il biscotto dell’abbraccio». Vestirlo, sarà una coccola al sapore di moda.


NEXT MODE ICON

TRAKATAN La moda secondo comunicazione La creatività tra cuore, pittura e grafica. Ha sede a Torino il laboratorio di Trakatan. di Fabiana Gilardi

“L’unione fa la forza”, si dice. E si fa. Come hanno fatto Andrea Boffetta e Cristina Mandelli, protagonisti di Takaran, progetto creativo con base a Torino che si esprime in una collezione d’abbigliamento e accessori uomo e donna da quest’anno distribuiti da Antonioli a Torino, Slash a Treviso e Société Anonyme a Firenze (oltre che sul sito ufficiale www.trakatan.com): «In origine, Trakatan era solo un suono, un’onomatopea uguale in tutte le lingue - spiegano Andrea e Cristina -. Poi, Trakatan è diventato un sogno che abbiamo fatto diventare realtà. L’idea è nata da un impulso scaturito così, su due piedi: un mucchio di vestiti a terra, un ragazzo che li serigrafa uno per uno. Oggi è un laboratorio di arte applicata. Un vivaio di nuove idee. Un connettore di persone». Quel ragazzo era proprio Andrea (classe 1974), brand manager e direttore creativo di Nuevacocina (la sua agenzia di comunicazione), in perpetuo movimento tra Milano, Torino e Madrid, che con Cristina Mandelli, pittrice cresciuta a stretto contatto con la moda, fonda nel 2007 il contenitore, l’Hub e, infine, la label di abbigliamento. «Trakatan è così un luogo dove lo scopo è creare in libertà, a 360°». Si legge sul testo/manifesto che spiega il suo essere “Trakatan rigetta l’industria, crede nelle mani dell’uomo. Trakatan ripudia la fretta e dà valore

al tempo. Trakatan è un moltiplicatore di qualità, dai materiali al prodotto finito. Trakatan è pezzi unici, prodotti in serie. In pratica, una contraddizione in termini. Trakatan è passione hand made, art made, heart made. Hart made”. L’importante è metterci il cuore: «Crediamo nelle relazioni umane, nella creatività e in tutti quelli che si sentono diversi. Quindi unici». Dedicata al lato NO dell’estate (secondo un approccio ironico perfetto per sdrammatizzare la più puriginosa delle scocciature) la collezione P/E 2012 presenta stampe serigrafie disegnate e stampate a mano con vernici plastisol fissate a caldo raffiguranti vene e zanzare non sempre visibili: a volte resteranno in agguato in angoli ben nascosti, altre, addirittura nell’interno. Al maschile la collezione si esprime in T-shirt e polo serigrafate, felpe double-face in cotone

www.maxim.it

90

dalle “proporzioni sproporzionate” (rispetto ai canoni) e pantaloni che si presentano come la versione da uomo degli shorts da donna “rivisitati sul ring”: caratterizzati da un grande elastico in vita (che ricorda i boxer dei pugili), essi arrivano fin sopra il ginocchio e sono realizzati in morbida pelle. La collezione d’abbigliamento, declinata in pochi colori usati nella loro più pura espressione (blu, grigio, nero, rosso, verdone a tinte piene), è accompagnata da alcune proposte accessori: borse, zaini e portafogli, disponibili nei colori nero ed ecru, realizzati in pelle di vitello morbida, leggera e opacizzata con un trattamento naturale, con dettagli di pelle di bufalo, dove ogni elemento è tagliato al vivo, cucito a mano e marchiato a fuoco con logo Trakatan. Dove ogni pezzo è unico nel suo genere.


SÉLECTION

www.maxim.it

91

Kinesis Personal Gold by Technogym

di Roberta Lo Baido

Wellness Rack by Technogym

SPORT

L’attività fisica svolge un ruolo fondamentale nella nostra vita di tutti i giorni: favorisce uno stile di vita sano producendo benessere per il corpo e anche per la psiche. Ecco perché oggi sempre più persone frequentano palestre dotate di macchinari di ultima generazione, si dedicano a nuove discipline come lo Yoga e il Pilates e scelgono, per praticare sport, un abbigliamento high-tech che non trascuri caratteristiche fashion. Basti pensare alle t-shirt con stampe sempre più inconsuete e originali, alle felpe colorate con cappuccio, ai pantaloncini in tessuto tecnico ma soprattutto alle sneakers: le classiche scarpe in gomma, oltre a introdurre nuovi materiali, da qualche anno si sono ispirate ai modelli del passato, acquisendo quel gusto effetto usato che le rende trendy e pratiche allo stesso tempo. Per chi non può allenarsi in palestra, o comunque preferisce farlo in casa e — perché no — anche in ufficio, ecco due proposte di Technogym: Wellness Rack: kit di pesi elegante e funzionale che consente di seguire programmi di allenamento per la forza di tutti i gruppi muscolari. Kinesis Personal Gold, edizione limitata: è un prodotto di arredo design per spazi dedicati al wellness. Permette di eseguire oltre 200 esercizi in meno di un metro quadrato: movimento per il corpo, ma anche per la mente.


SPORT

di Roberta Lo Baido

SÉLECTION

3

4

1

2

5

www.maxim.it

92


SÉLECTION

1

6

LE COQ SPORTIF

Bicolore in tessuto tecnico per essere sempre fashion. 2

FREDDY

Dal colore fluo in tessuto tecnico con tasche laterali. 3

G-STAR RAW BY MARC NEWSON Originale, con appariscenti stelle colorate.

4

FRED PERRY

Classica felpa in cotone con cappuccio. 8

7

5

BEAR

In felpa con bande laterali a contrasto e coulisse in vita. 6

VIRTUS

In cotone con inserti in pelle e zip sul davanti. 9

7

MCS MARLBORO CLASSICS T-shirt in cotone con stampa sul davanti.

8

LACOSTE

Maglietta maniche corte con stampa scarpa sul davanti. 9

EVERLAST

In cotone con banda elastica in vita ispirato alla boxe.

www.maxim.it

93


SÉLECTION

1

SPORT 2

4

3

5

www.maxim.it

94


SÉLECTION

1

D.A.T.E

6

In pelle traforata con profili in suede e suola in gomma. 2

DIADORA

In nylon e pelle scamosciata dall’effetto vintage. 3

ONITSUKA TIGER

Dal colore acceso ispirazione jogging. 4

NEW BALANCE

7

In pelle scamosciata con suola in gomma e logo applicato. 5

PUMA

In suede grezzo effetto used con dettagli colorati. 6

LOTTO LEGGENDA

In suede dall’aspetto vissuto con dettagli colorati. 7 8

SERAFINI

In pelle blu scuro con banda laterale tricolore, ricamo retro Italia. 8

NIKE

Air Max 90, con tomaia in pelle e suola in gomma.

www.maxim.it

95


SÉLECTION

SPORT 1

2

3

4

5

www.maxim.it

96


SÉLECTION

6

7

1

ENERGIE

Sacca in pelle colorata con tracolla, ispirazione vintage. 2

ADIDAS ORIGINALS

Zaino capiente con tasche e stampa sul davanti. 3

SAMSONITE

Resistente, super light 50 cm in poliestere con tracolla. 4

FREITAG

Zaino realizzato con i teloni dei camion riciclati. 8

5

PIRELLI PZERO

Borsa in tessuto tecnico con tracolla e dettagli colorati. 6

BOSS ORANGE

Borsone in tessuto con dettagli in pelle con stampa camouflage. 7

NORTH SAILS

Borsa in pelle scamosciata con dettagli tecnici. 8

Y-3

In nylon lucido con manici bianchi a contrasto.

www.maxim.it

97


BEAUTY

CAYENNE

PEPPER

BOY photo MATTEO FELICI style and text DEMETRIO BAFFA TRASCI AMALFITANI DI CRUCOLI Scelte beauty a cura di FILIPPO CASAROLI grooming ROSARIO BELMONTE@CLOSE UP model CHAD WHITE@ILOVE special thanks to LUCIO COLAPIETRO and DIRK BIKKEMBERGS

Fotografato in esclusiva per Maxim nei capi della nuova collezione DIRK BIKKEMBERGS SPORT COUTURE s/s 2012 ci svela il suo “segreto” di bellezza. Quale? Oltre a madre natura, una miscela esplosiva (… e dal gusto improponibile n.d.r.) di acqua bollente, succo di limone concentrato e due cucchiai di pepe di cayenna che, secondo lui, gli garantirebbero la prestanza e l’energia per plasmare il suo corpo con ore di palestra. Consigliato solo a stomaci forti.

Da quando nel 2006 il ventenne Chad venne ritratto da Steven Klein ne ha fatta di strada… Divenuto in breve tempo volto di D&G jewels, il ragazzo acqua e sapone nato a Portland nel 1985 che da piccolo sognava di giocare nella Major League sino a quando un infortunio al braccio non glielo impedì si è andato ad affermare quale icona del ragazzone americano tutto fitness&family, dalla mascella volitiva e dal corpo statuario.

www.maxim.it

99


BEAUTY

www.maxim.it

100


shampoo e doccia schiuma POTION, DSQUARED2

BEAUTY

www.maxim.it

101


custodia da viaggio anti shock per il profumo SCHOCK for him, CALVIN KLEIN

BEAUTY

www.maxim.it

102


Integratore alimentare a base di Coenzima Q10, SOLGAR

BEAUTY

www.maxim.it

103


saponi profumati INFUSION D’HOMME, PRADA

BEAUTY

www.maxim.it

104


BASENFIT di NAMED SPORT, integratore di sali minerali alcalinizzanti per il ripristino ed il mantenimento dell’equilibrio acido-base

BEAUTY

www.maxim.it

105


MODE

...dall’ufficio all’aperitivo...

sì.

r tat o c o m e o p a r o d e f i A l m in ig li a m e n t o b b ’a ll e d o li d e tta g in fo r m a le

No!

Al mini fedora portato con il completo a p o r tat o A l m in i fe d o r a c o n la s c ia r p

Attenzione alla scelta del colletto!

sì.

Il lupetto portat o fuori dal pantal one

sì.

p a n ta lo n i Il m oc a ss in o c on o da l ta g li o c la ss ic e m ic ro p e n c e s

No!

Il lupetto portato all’interno del pantalone tat o A l lu p e tt o p o r ia c o n la c a m ic ll o co c h e e s c e da l

No!

Il mocassino portato con pantaloni skinny

A[P]PUNTI DI STILE di Irene Pollini Giolai e Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli / foto online shopping www.the247.it illustrazioni Irene Pollini Giolai

I costumi cambiano, ma lo stile resta. www.maxim.it

106


MODE

Lupetto SURFACE TO AIR Cappello HENRIK VIBSKOV

Pantalone FOLK

Mocassino FORMALE

Il mix and match, ovvero l’accostamento di capi eleganti con altri meno formali (chiamiamoli più tecnicamente casual) diventa la chiave di volta per un look sempre adeguato anche se i vostri programmi vi trascineranno in giro dopo l’orario d’ufficio. Sobrietà ed eleganza che tranquillamente potranno accompagnare la tua intera giornata. Dall’ufficio, fino all’happy hour e la cena con amici. Bastano pochi accorgimenti. Un cappello per esempio, può diventare il giusto accento, quella nota di carattere se accostato alla basicità di un pantalone elegante abbinato ad un pull. Attenzione però a non sbagliare quei piccoli dettagli di stile che rendono disastroso anche l’uomo più figo. Noi siamo qui per darvi una mano in questo. Per impedirvi di fare danni!

www.maxim.it

107


MODE 1 2

Metti che...

VAI A SENTIRE DAVID SYLVIAN AL CONSERVATORIO DI MILANO

SÌ -

Look cittadino e creativo T-shirt con grafica accattivante, o camicia: magari alla coreana Giacca destrutturata, anche fantasia; o cardigan di cotone Pantaloni: chinos o cargo con poche tasche, toni neutri, beige su tutti Scarpa: classica maschile, di pelle morbida e aspetto invecchiato

3

NO -

Look eccentrico: vietato esagerare Sciarpa al collo: troppo dandy! Colori eccessivi: siete a Milano, non ad Ascot Cravatta sottile: da hipster adolescente Borsa da uomo: è un concerto, non una sfilata

4

5

L’a cce ssor io stat us sym bol?

Gli occh iali con la montatura di legno . Ma solo se vi servo no davvero per vede rci megl io...

David Sylvian sarà in Italia a marzo: l’1 a Padova, il 2 a Milano e il 3 a Bologna

METTIAMO CASO CHE... di Fiamma Sanò / illustrazioni Irene Pollini Giolai

Piccola guida illustrata del guardaroba adatto ad ogni occasione. www.maxim.it

108


MODE

1

Metti che...

FAI UN GIRO ALLA FIERA DEL FUMETTO

L’abito fa il Nerd!

-

2

4

Pantaloni: vanno sempre troppo stretti, o troppo larghi; 5 tasche blu o marroni, oppure il classico jeans. Di un lavaggio non troppo modaiolo. Felpa: imprescindibile, sostituibile con giacchina a vento con cappuccio. Niente marchi in evidenza, colori neutri. Scarpe: ne esistono altre, oltre le sneakers? Zainetto: senza, non sareste credibili. T-shirt “parlante”: Capo chiave dell’abbigliamento: qualcosa che riguardi il computer, una battuta da un fumetto di supereroi, una frase di Star Trek o di qualche telefilm culto.

3

5

RomaComics & Games, 2-4 marzo, PalaLottomatica Cartoomics Milano, 16-18 marzo, Fieramilanocity.

CONCERTO: 1 Occhiali con montatura in legno, W-Eye design Matteo Ragni. www.w-eye.it 2 Giacca fantasia, Manuel Ritz. www.manuelritz.com

È vero , il nerd oggi è chic . Ma alle fiere del fume tto bisog na esser lo, non solo atteg giars i. Per scop rire il vostr o livell o di... “ner ditud ine”, clicc ate su: www .bastardi dent ro.it/ node /view /36 599

FUMETTO: 1 Felpa con cappuccio, C.P. Company. www.cpcompany.com 2 T-shirt “Bazinga!”, Think Geek. www.thinkgeek.com 3 Jeans lavaggio light blue con strappi, Rifle. www.riflejeans.com

3 T-shirt “Come together”, John Lennon, Cannes 1971, Wornfree. www.wornfree.com

4 Zaino, Eastpack. www.eastpak.com/it-it

4 Pantaloni cargo in cotone, Blauer. www.blauer.it

5 Sneaker “Autentica”, Vans. www.vans.it

5 Scarpa “Shangai” lucidata ad effetto fumè, Church’s. www.church-footwear.com

www.maxim.it

109


MODE

Abito Corneliani / felpa Calvin Klein Jeans / camicia Stone Island / T-shirt Timberland scarpe Pantofola D’oro / zaino Paul Smith

Abito Boss by Hugo Boss / felpa Love Moschino / coreana MSGM / T-shirt Timberland cappello Brioni / scarpe Corneliani

FORMALE VS INFORMALE di Matteo Greco / foto di Dario Salamone Make up Cristina Bertaggia using MAC Cosmetics / Hair Cosimo Martina / Modello Pete Harris@Joy Styling Assistant Simona Dell’Unto & Caterina Anile

Abiti color block sui toni del blu abbinati a felpe basiche con cappuccio creano la perfetta combinazione tra uno stile elegante ma allo stesso tempo fresco e giovane. www.maxim.it

110


Abito Z Zegna / felpa Avant toi / camicia Ps Paul Smith / occhiali Lacoste / scarpe Car Shoe


Abito Calvin Klein Collection / felpa Iceberg / camicia Banana Repubblic / scarpe Pantofola D’oro / occhiali ck Calvin Klein / zaino Stone Island


Abito D.A Daniele Alessandrini / felpa Stone Island / camicia Hugo by Hugo Boss / cappello Brioni / scarpe Corneliani

Abito Brioni / felpa Stone Island / camicia Frankie Morello / cappello Paul Smith / occhiali Michael Kors / scarpe Car Shoe

Abito Moschino / felpa Gap / camicia Stone Island / occhiali Paul Smith / zaino Hackett London scarpe Corneliani


TENDENZE

GEOMETRIC[ALL]Y

Geometriche tendenze della primavera/estate interpretate da Maxim photo Matteo Felici style and text Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli model Milo Spijkers@ ILOVE special thanks to Lucio Colapietro

Che la Primavera sia simbolo di rinascita e novità è scontato. Tale vocabolo, la cui derivazione etimologica risalirebbe allo slavo, passando per contaminazioni sanscrite, e che condividerebbe l’origine con parole quali vesta e vestali, rispettivamente dea e sacerdotesse preposte alla protezione del sacro fuoco simboli di continuità e rigenerazione al tempo stesso, ha sempre affascinato l’uomo e l’artista per la sua forte connotazione di rinnovamento. Che la primavera sia simbolo di rinascita e novità anche nella moda, è sicuramente meno scontato. Ecco, però, che quest’anno qualcosa di nuovo di cui parlare c’è, soprattutto se si guarda al guardaroba maschile, certo non uso alla pari di quello femminile a bruschi rinnovamenti o rivoluzionarie inversioni di tendenze. In un universo maschile che ha visto il declino delle cravatte dal taglio

LOUIS VUITTON SNEAKER

www.maxim.it

114


TENDENZE

Cardigan, bermuda e porta ipad MISSONI Camicia PAUL SMITH

www.maxim.it

115


Cardigan GIULIANO FUJIWARA Canotta CALVIN KLEIN COLLECTION Pantalone PAUL SMITH

TENDENZE

www.maxim.it

116


TENDENZE

delle giacche, dei pantaloni, dei trench, sia che esse riguardino quei dettagli di stile concessi all’uomo quali la scelta dei revers sulla giacca piuttosto che i risvolti sull’orlo di pantaloni e bermuda. Must have della stagione che si accinge ad iniziare saranno le stampe che spazieranno in tutte le possibili accezioni del geometrico, e troveremo riproposte nei capi dell’abbigliamento uomo mixate a tessuti tecnici ed in colori anche fluo, un omaggio quasi al mondo del pixel e delle immagini grafiche cui ormai stiamo assuefacendoci. Quadrati, triangoli, rettangoli, cerchi, sinusoidi, parabole e parallelepipedi di colore, spesso riproposti su capi dalle strutture see through, capaci di sdrammatizzare anche i completi sartoriali dai tagli più classici. Là dove i muscoli andranno a scoprirsi per rivelare le dure ore di lavoro in palestra nei mesi invernali, là dove ci si vorrà sentire fashionable anche indossando un semplice suit nero, l’uomo 2012 potrà contare sull’aiuto, quindi, di tutta la geometria euclidea e non, proposta nelle collezioni dei

classico e dalle fantasie regimental, relegate per lo più ora al guardaroba dei mezzibusti televisivi, nelle collezioni della primavera/estate 2012 l’accessorio maschile per eccellenza torna prepotentemente a imporsi. Realizzata in materiali pregiati e spesso in maglia di seta, la cravatta, che regna sulla primavera ed estate di quest’anno, si caratterizza per le linee più pulite rispetto al passato e, tuttavia, proposta in colori vistosi ed eccentrici, annodata in maniera semplice o all’inglese, lontano, quindi, dai complicati intrecci alla windsor o alla Balthus visti in passato. E se cravatta, come pare che sia, debba essere, che sia portata con giacche dal taglio slim fit, aderenti al corpo come una seconda pelle o, au contraire, ampie e comode da novello esploratore metropolitano, meglio se monobottone, con o senza revers i quali, rispetto al passato ed alle mode invernali, sono ora appena accennati, a sottolineare più che rimarcare camicie e cravatte. Vietate le mezze misure, quindi, sia che esse possano riguardare le volumetrie

maggiori stilisti quale motivo imperante in capi ed accessori. Dal morbido cardigan da indossare abbinato ad un bermuda dal maxi risvolto, piuttosto che alla camicia rigorosamente in twill o popeline dal colletto alla francese, ammessi i più audaci azzardi cromatici, la differenza nella prossima stagione la detterà la fantasia scelta. Perché, finita l’era delle fantasie metrosexual floreali, sull’uomo torna a vincere nelle stampe la nonrappresentatività data da quel rigore geometrico e da quella pulizia di forme di cui da tempo sentivamo la mancanza. E assieme alle stampe geometriche tornano a vincere i colori, anche nelle rivisitazioni del più tradizionale camouflage: non più solo colori caldi e terrosi, peraltro sempre attuali, bensì verdi e blu proposti in tutte le possibili gradazioni e nuances cromatiche, dal blu Klein al verde persiano, quasi a ricordare immagini di cristalli di malachite scattate con vecchie macchine fotografiche Hasselblad da dimenticati esploratori in Congo, lontane, quindi, dalla perfezione dell’alta risoluzione cui ora siamo abituati.

FOULARD PEPE JEANS

cappello blauer

Massimo Rebecchi

www.maxim.it

117


Pubbli

citArt

PUBBLICITART

QUANDO LA PUBBLICITÀ INCONTRA L’ARTE E VICEVERSA di Maurizio Matarazzo Direttore creativo e socio Adv Activa

Continua con successo la nostra rubrica PubblicitArt. Questo mese è la volta di un’auto o meglio ancora di più. Un vero e proprio culto per tutti noi italiani e non solo: la Fiat Panda. Godetevi questa visionaria interpretazione artistica e diteci cosa ne pensate scrivendo a: pubblicitart@advactiva.it. E allo stesso indirizzo continuate a mandare le vostre idee, disegnate o raccontate in poche righe, per vedere realizzata da Maurizio Matarazzo e Alex Koban con tutta la magia del 3D la pubblicità artistica che avete in mente. www.maxim.it

118


PUBBLICITART

www.maxim.it

119


Pubbli

citArt

Si dice che per creare un’opera d’arte ci vogliano due persone: l’artista e qualcuno che lo blocchi quando il lavoro è ragionevolmente finito. Tu sei uno che sa bene quando fermarsi o continueresti a ritoccare all’infinito? Bella domanda, si vede che sei del mestiere.

Qualche volta sono talmente disperato che non so davvero dov’è il confine. In situazioni critiche sono anche capace di buttare via tutto e ricominciare da capo, per me è l’unico modo per risolvere il problema. Un’ultima domanda: Andy Warhol ha ritratto con la sua inimitabile tecnica tanti personaggi famosi. C’è una celebrità, del passato o del presente, che ti piacerebbe avere come soggetto di una tua opera in 3D? Più che una persona, m’interessa la sensazione. Più che ritrarre una persona m’interessa ritrarre una situazione. Sensazioni e situazioni, anche se rispetto ai personaggi sono meno celebrative, ma sono più pure. Grazie Alex. E arrivederci al prossimo appuntamento con PubblicitArt.

www.maxim.it

120

Maurizio Matarazzo

Qual è la tua situazione ideale per liberare la tua creatività? Il punto di vista. Se guardi le cose e anche le situazioni da un angolo diverso si aprono molti scenari diversi. Nel nostro settore può essere di grande aiuto, se non fondamentale. La parola d’ordine è “Open mind! No frontiere!“

Polaroid Wall di M. Galimberti, dalla parete dell’ufficio di Rino Drogo

Alex Koban

Quando si lavora con passione, ci si diverte a farlo a tutte le ore. Vi confesso una mia mania: accanto al letto, sul comodino, ho sempre a portata di mano un blocco e una penna. A volte mi sveglio in piena notte. Bevo un sorso del mio amato succo di pompelmo e scrivo qualcosa. Magari un semplice appunto che mi è stato suggerito da un sogno, una frase d’amore oppure, molto spesso, un’idea per creare una nuova pagina pubblicitaria. Io semplicemente la scrivo e poi, il giorno dopo, rileggendola mi rendo conto se funziona o è stata solo una sorta di allucinazione notturna. Che volete? La creatività non ha regole ben definite. Ognuno ha le proprie abitudini. Per esempio chissà da dove trae l’ispirazione e come affronta il proprio lavoro il mio amico Alex Koban, l’artista con cui sto condividendo il piacere di portare avanti questo progetto di PubblicitArt. Chiediamolo a lui.


PUBBLICITART

LE IMPRESSIONI DEL CLIENTE Incontro Rino Drogo, Responsabile Comunicazione Fiat. Finalmente gli mostro la “PubblicitArt” che abbiamo realizzato per la Panda e lui risponde gentilmente e con la sua inconfondibile schiettezza alle mie domande.

C’è qualcosa che vuole raccontare ai lettori su un’auto così unica nel panorama automobilistico italiano? Panda è uno dei prodotti più importanti della nostra gamma. Ha una lunga storia di successo ed è da sempre un’auto al di là delle mode. In comunicazione ha sempre seguito un filo conduttore tutto suo. Con claim che sono rimasti nella memoria di tutti a partire dal “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla”, per poi passare al concetto di scatola magica con l’”incredibile mondo Panda”. In effetti Panda è sempre stata una scatola di idee, di modi di essere, di vivere la vita in un certo modo. Un posizionamento che è stato riproposto e riconsolidato nel 2003 quando lanciammo la 4 porte ed il famoso “Don’call me Baby”. Panda cresceva, non era più una piccola auto. Ma in effetti è sempre stata grande in tutto: nel concetto che c’era dietro, nel progetto che definirei grandioso. Valori che ribadiremo quest’anno con la nuova generazione 2012 che arriva a consolidare tutto il lavoro degli ultimi 30 anni. Ora che vede per la prima volta la sua PubblicitArt per Panda, che cosa ne pensa? Devo dire che è molto centrata, perché Panda è sempre stata un’auto protagonista della vita in città. Allegra, colorata, semplice nella sua essenzialità e nella sua funzionalità ma assolutamente geniale. Il gioco del flipper che vedo in questa vostra pagina è un qualcosa che fa parte del vissuto di tanti. Non ne leggo il lato vintage, ma soprattutto l’allegria, la simpatia, l’interazione diretta. un po’ come succede con Panda. Un’auto che mette di buon umore e che non ti stanchi mai di guardare e di vivere. Non a caso abbiamo un tasso elevatissimo che noi non chiamiamo tasso di soddisfazione, bensì con un

eufemismo “tasso di felicità”. Che rapporto ha lei con l’arte? L’arte è un qualcosa che rimane nella memoria, nella storia, anche per centinaia di anni. Non posso definirmi un vero intenditore. Diciamo che seguo spesso l’istinto. Vedo un’opera d’arte e mi domando: “Mi piacerebbe averla nella mia casa e vederla tutti i giorni?” Se la risposta è affermativa allora per me quella è vera arte. Deve suscitarmi emozioni, insomma. A me piace molto la fotografia. Perché fissa un’immagine in quell’istante e che poi non ritornerà più. Ecco, questo mi piace molto. Che sia una persona, una situazione, un momento, è fissato in quello scatto e diviene assolutamente unico. E con la pubblicità? Che dire? Fa parte della mia vita da quando ho cominciato a lavorare proprio in un’agenzia di pubblicità. Per quanto mi riguarda, ho un approccio molto disincantato. In mezzo a tanti geni, soprattutto nel passato, che hanno creato slogan che sono entrati nel parlare comune, ci sono anche tanti mestieranti che fanno cose di ordinaria amministrazione. Un lavoro come un altro, insomma. Mi piace quando la pubblicità rimane a lungo nella testa della gente e questo accadeva soprattutto con certe campagne degli anni 70 o 80. È un po’ come la musica. Tanti ricordano perfettamente le canzoni di 30 anni fa e non quelle di oggi. Perché molte pubblicità attuali scorrono e non lasciano il segno. Forse perché ce ne sono tantissime e la fruizione è più frenetica. Se chiedi a qualcuno di citare una pubblicità che lo ha colpito, è un classico che ti risponda citandone una di un bel po’ di anni fa. Sarà un caso? Non credo.

www.maxim.it

121

Rino Drogo Responsabile comunicazione Fiat


MAN AT WORK

www.maxim.it

122


MAN AT WORK

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO Maxim incontra Alessandro Dernini, il top manager dei trainer. di Irene Pollini Giolai / foto Silvia Tofani

top manager di trainer. Incontriamo Alessandro Dernini, responsabile di una delle più importanti palestre di Milano (Downtown). Istruttore per anni, oggi Alessandro seleziona, coordina e dirige un nutrito gruppo di personal trainer.

Disciplina, rigore, fermezza. Ma anche, o forse soprattutto, capacità d’ascoltare, empatia e umanità. Sono molte le doti che dovrebbero caratterizzare un personal trainer preparato: ancora di più, forse, devono essere quelle di un

www.maxim.it

123


MAN AT WORK

Come sei arrivato al mondo della palestra? E’ stato un caso. Ero un ragazzino un po’ cicciotto fino a 14 anni. Ricordo che mio zio mi regalò dei pesi. Io avevo stampata in testa un’immagine, evocativa per me di forza e potenza, una foto di Schwarznegger. Tu adesso riderai, ma volevo diventare come lui. Cominciai a usare tutti i giorni quei pesi. E oggi per colpa (o grazie) a quella foto, siamo qui a chiacchierare. Raccontaci come è andata. Ho studiato due anni ingegneria meccanica. I miei ci tenevano tanto che mi laureassi. Ho dovuto lottare molto per far capir loro che il mio era un lavoro serio. Non una semplice passione sportiva. La mia più grande vittoria professionale è stata proprio vedere la mia famiglia fiera. Vederli finalmente consci che il percorso lavorativo che avevo intrapreso era quello giusto. Quello più adatto alla mia personalità. Oggi poi è tutto diverso. Non alleno praticamente più. Organizzare tutto il lavoro e i vari appuntamenti mi impediscono di dare continuità a un qualsiasi cliente.

Per avere successo, in qualunque lavoro, è necessaria la passione. Sbaglio? Certo che sì. Si ha successo solo in quello che si ama. Per aver successo in un allenamento, per esempio, devo amare la fatica. Forse il compito di un buon trainer consiste quindi proprio nell’insegnare ad amare lo sforzo? Un trainer è un motivatore prima di tutto. L’azione psicologica è fondamentale. E’ necessario essere in grado di valutare ogni singolo individuo. Capire per esempio perché è in palestra. E perché? Oltre al mantenersi in forma, esistono forse altri motivi per andare in palestra? (Ride) Senza voler abusare dei soliti cliché… (Rido anche io) Non intenderai mica dire che la gente va in palestra solo per rimorchiare? Diciamo che, dati alla mano, il 65% della clientela mediamente va in palestra per socializzare. Come si potrebbe fare ad un aperitivo. La palestra non è più da pensare

www.maxim.it

124

come lo scantinato dove vige la legge della giungla. E’ un luogo dove divertirsi, conoscere altre persone, sfogarsi e rilassarsi dopo ore di lavoro. Per i più workaholic, addirittura, è un ennesimo luogo d’incontro tra business man. Più uomini o donne quindi? Il 60% della clientela è composta di uomini. A parte gli scherzi. La palestra, come ci hai appena detto, è divenuta un vero e proprio luogo d’incontro. Ma quanto può influire per esempio la vergogna nel processo di allenamento? Un buon trainer deve sempre ricordare cosa significa iniziare. Non solo ad allenarsi ma anche ad inserirsi in un nuovo ambiente. Sudare ed allenarsi circondati da persone nuove. Non per tutti è facile e un trainer deve saper mettere a suo agio ogni suo cliente. Capirne le esigenze aiutarlo in un percorso step by step verso il risultato da lui voluto. Ah! Dimenticavo: mai promettere miracoli. Disciplina, forza di volontà, costanza, alimentazione equilibrata e buon sonno sono tutti elementi necessari per ritrovare la forma e implicano molto spesso sacrificio


MAN AT WORK

Tu sembri essere abituato ai sacrifici, all’autocontrollo. Non patisci per nulla le regole. Sbaglio? Mi sveglio tutte le mattine alle 7.30. Gestisco due centri e passo più di 10 ore tra telefono e ufficio. Devo essere disciplinato, voglio il miglior risultato possibile, nel mio lavoro come nella vita. Le regole sono fondamentali per riuscire bene. Se non fossi capitato in palestra, cosa avresti fatto? Carriera militare. Ecco di nuovo il suono della sua risata. Sgrana un pochino gli occhi mentre lo dice. Io devo aver fatto un sorriso compiaciuto, come l’avessi già intuito. Nonostante il rigore e la sicurezza, Alessandro accompagna la conversazione con dolcezza. Ogni sua risposta è data in modo tanto sicuro e diretto, quanto accorto.

Il tuo peggior difetto? Be’, vorrei essere un po’ più impulsivo, meno raziocinante, più guidato dall’istinto. Un incontro particolare invece, un tuo “cliente” particolarmente estroso o difficile? Ho un ricordo speciale di un regista. Tony Kaye. Si trovava a Milano per una produzione. Un personaggio davvero sopra le righe. Dovevo essere disponibile a qualunque ora. Era capace di fare allenamento alle 5 di mattina come alle 10 di sera. Gli spiegavo gli esercizi e lui non fiatava. Per due anni, io spiegavo, lui eseguiva, a volte nemmeno tutte le ripetizioni e si andava avanti così. Arrivati al terzo anno qualcosa è cambiato: mi ha rivolto la parola e di lì è iniziato un rapporto confidenziale. La palestra è un luogo dove in qualche modo si è tutti più simili no? Diciamo che il dress code imposto dall’attività porta tutti allo stesso livello. Una suite da ginnastica come uniforme, l’ambiente diventa subito più friendly. Cosa fai per rilassarti? Cammino, passeggio ascoltando musica e poi divoro film. Sono un collezionista: possiedo 700 Dvd. Tutti in ordine alfabetico, per tornare a ordine e rigore? No, non arrivo a tanto. Se potessi avere un super potere quale sarebbe? Il dono dell’ubiquità. Trent’anni o poco più, una carriera in pieno fulgore e una personalità vivace ed eclettica. Cosa consiglieresti a un giovane che vuole intraprendere la tua carriera? Impegno, costanza e tanta gavetta. Servono anni di pratica per riuscire a dare al cliente quello che chiede, o meglio, che serve. Per gestire, selezionare il personale è necessario aver ben chiaro ogni passaggio e servizio richiesto all’interno dello “spazio” palestra. In più nel mio lavoro è fondamentale una continua ricerca sui macchinari utilizzati, le tecniche sportive proposte dal mercato, mantenere e creare i contatti con le aziende. Disciplina e regole. Sacrificio e sudore quindi, non solo in palestra. Soprattutto nel lavoro.

www.maxim.it

125


MAN AT WORK

UN ARTISTA A PIEDI SCALZI Dal design esclusivo ai dipinti di bimbo: parola d’ordine, libertà. di Paul July / foto Silvia Tofani

rivisitato. Una finestra attraversa tutto il secondo piano che si affaccia sul salotto. Opere d’arte ed oggetti di design colorano gli spazi del loft. Ci fa accomodare su di un divano. Le Corbusier, naturalmente. “Sono rientrato dalla mia casa di Appiano Gentile – racconta -. Lì sono solito dipingere in un’antica limonaia del Seicento. Luce naturale, aria pulita”.

Un lupetto nero, i pantaloni grigi e uno sguardo convinto. Look minimale e una pacatezza cortese. Alessandro Gedda ci apre le porte della sua casa atelier e ci invita a levarci le scarpe. “Molti amici non capiscono questa mia esigenza, ma stare scalzo mi fa sentire davvero libero”. Uno spazio bianco, alto e luminoso, post industriale sapientemente

www.maxim.it

126


MAN AT WORK

www.maxim.it

127


MAN AT WORK

Alessandro Gedda: un pittore, uno scultore, un designer. Tu, molto semplicemente, ami definirti così: un artista. Dipingo da sempre. A 8 anni avevo già in mano un pennello. Sono cresciuto stimolato da mio padre. Era un collezionista e a casa mia ospitavamo molti nomi noti. Fiume, per esempio. L’arte è sempre stata qualcosa di naturale all’interno della mia famiglia. Conservi un legame molto forte con la famiglia e i tuoi luoghi d’origine, mi sembra d’intuire... A differenza di molti artisti, io in effetti non scappo da niente. Sei nato il 26 maggio del 1965, a La Spezia. Però ami definirti toscano. Tra le mie nonne ci fu una diatriba: farmi nascere in Toscana o a La Spezia. Alla fine nacqui sul confine, ma 3 giorni dopo feci ritorno in Toscana, dove ho passato

l’infanzia e dove tutt’oggi passo i giorni più felici. Poco fa, ci hai mostrato i tuoi dipinti di bimbo. I colori lasciati sul foglio. Le vigne che accompagnano il profilo di un alto casolare. I pioppi che spuntano da dietro i tetti. Oggi ho ricominciato ad affrontare i temi della mia infanzia. Ricercando la stessa forma, lo stesso slancio forse. Amo quei luoghi. Ma credo che sia chiaro. Se guardiamo indietro nella storia, tutti i grandi uomini hanno avuto bisogno di lunghi orizzonti, spazio, aria, libertà. In Toscana trovo proprio questo. Un amore viscerale per la tua terra natia, diciamo così. Ma al contempo anche una grande passione per il viaggio. Il progetto “Art Around The World” nasce forse da questa esigenza? Io traggo ispirazione da quello che mi circonda. Noto, osservo, scompongo

www.maxim.it

128


MAN AT WORK

e rielaboro nei miei lavori. Con questo progetto, potendo avere sempre i miei “strumenti” a disposizione posso cogliere l’emozione proprio nel momento della sua nascita. Se lascio passare troppo tempo tra l’emozione e il momento dell’espressione artistica di quest’ultima, racconterò qualcosa di diverso. Ho deciso quindi di cogliere per così dire l’attimo “sul vivo”, e ho allestito un container con all’interno due laboratori. Uno per la scultura ed uno per la pittura. Mi seguono nei miei viaggi.

Un’arte, quindi, che cerca di essere libera dai condizionamenti... L’arte è libertà. Un po’ come camminare scalzi (Alessandro sorride). Proprio qui, sopra di noi, vedo un grande quadro su cui si staglia una macchina gialla. Da corsa. Le linee del suo design sono morbide e aerodinamiche. Ecco: la velocità. Un’altra key word per la tua pittura. La amo. E’ parte fondante della mia vita. Amo correre in auto. Le Porsche non mi limito a dipingerle, adoro guidarle. La 911 è chiaramente la mia preferita. Ne ho avute 7. L’ultima bianca. Un gioiello di design propriamente detto. E parlando proprio di design: qual è per te il confine tra arte e design? Non c’è. Il design è arte e con la scultura io tento proprio questo. Voglio creare pezzi unici di design che alla fine altro che non sono che opere d’arte. Librerie, sedie, cuori e installazioni. Ogni singolo pezzo non è riproducibile. Né possibile è la riproduzione in serie. Questa è la mia concezione del design esclusivo. Sappiamo che sei da poco rientrato dalla Russia. Cosa ti ha colpito dell’ambiente artistico di quel paese, qual è stata la tua reazione di fronte alle tue opere? La reazione è stata ottima. Ho incontrato molto entusiasmo e conosciuto ragazzi davvero capaci all’accademia di S. Pietroburgo. E dei giovani italiani cosa ci dici? Sembra che manchi loro la voglia. Non ho incontrato ancora nessuno di davvero motivato. Ma in realtà è colpa del sistema. La prova ce l’ho avuta proprio in Russia. Alcune delle classi che ho avuto modo di incontrare erano piene di cinesi. Incuriosito ho chiesto al rettore informazioni sul perché ci fossero così tanti orientali. La risposta molto semplice: erano lì per studiare arte classica e antica, italiana per lo più. Perché non in Italia? Non ci sono le strutture adeguate. Un consiglio che darebbe, quindi, ai giovani italiani che vogliono intraprendere una carriera in campo creativo o artistico? Andate all’estero e aprite la mente. Tornate e operate liberi da vincoli e condizionamenti. La libertà è la vostra forza.


FACE TO FACE - SPORT

FLAVIA CUOR DI LEONE Tennis, amore e fantasia. Parla la supercampionessa che ha stregato gli italiani: “Il mio 2012? Vincerò una medaglia olimpica”. di Andrea Sceresini

d’Ercole della top ten mondiale. C’era una volta e c’è ancora: Flavia Pennetta è fatta così, con lo sguardo fisso in avanti. Oggi pensa alle Olimpiadi di Londra, ed è già pronta a far tremare il Big Ben. Nel frattempo, per la gioia dei fan, ha dato alle stampe la sua autobiografia: “Dritto al cuore”. Noi di Maxim non ce la siamo fatta scappare.

C’era una volta la più forte tennista azzurra. C’era una volta una ragazza di Brindisi che esordì ancora bambina, impugnando una racchetta più grande di lei. C’era una volta la superdiva della terra rossa, che ha fatto innamorare milioni di italiani. C’era una volta la campionessa dei record, che per prima nel nostro paese ha varcato le colonne

www.maxim.it

130


FACE TO FACE

foto Gianni Brucculeri

www.maxim.it

131


“Il mio avversario più temibile? Me stessa!”

foto Luca Fontana


FACE TO FACE

Hai 29 anni. Sei professionista da quando ne avevi 18. Per quale motivo, giunta all’apice della tua carriera, hai provato l’esigenza di raccontarti? È stata un’idea che mi hanno proposto: andare oltre lo sport, raccontare la mia vita lontano dai riflettori. Mi è subito piaciuta. Gli amanti del tennis sanno tutto della mia carriera: obiettivi raggiunti o mancati, aspetti tecnici del gioco. Mi sono divertita nel mettermi un po’ più a nudo, facendo conoscere la donna e la Flavia di tutti i giorni. Facebook o Twitter? Entrambi. Mi piace molto anche usare Skype. Ho letto che una pallina da tennis può superare i 200 km/h. Va veloce come un proiettile. Ti è mai capitato di sbagliare mira e abbattere qualcuno? Una volta, in una partita, ho colpito involontariamente l’avversaria, ma non le ho fatto male. Lei però si è risentita molto... Sei stata la prima italiana ad entrare nella top ten mondiale, un traguardo che sembrava stregato. Una domanda scontata: cosa si prova a sbarcare nella storia? Le emozioni che ho provato non sono facilmente descrivibili a parole. In quei momenti mi sono sentita leggera e con un’energia incredibile. Ho sentito che finalmente tutti i miei sacrifici erano stati ripagati. Se non avessi fatto la tennista, cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita? Semplice: la tennista. Così però non vale... Mi sono avvicinata al tennis all’età di 5 anni e da allora è sempre stata la mia unica passione. Che ci posso fare? Sei nata a Brindisi, poi ti sei trasferita a Roma. Oggi vivi tra Barcellona e Verbier, un minuscolo villaggio in Svizzera. In quale luogo ti senti veramente a casa? Meglio le grandi città o i paeselli di campagna? Adoro le grandi città; ad esempio sono molto legata a Roma. Però mi sento a casa in ogni luogo dove ritrovo i miei affetti, i miei punti di riferimento: penso a Brindisi, che è la città dove vivono i miei genitori. E poi, a tutti i luoghi dove attualmente vivo e mi alleno. Sei una tennista col pallino della moda. Qualche tempo fa, assieme ad altre

star, hai esordito come modella sulle passerelle milanesi. E’ più facile reggere la tensione durante una sfilata o vincere un match di tennis? Domanda difficilissima. Ero tesissima, e soprattutto prima della sfilata… Avevo paura di cadere e fare una figuraccia con quei tacchi altissimi! L’ultimo libro che hai letto? Le prime luci del mattino” di Fabio Volo. Descrivi il tuo uomo ideale. È meglio uno sportivo o un non-sportivo? E’ sicuramente più semplice fare la conoscenza di sportivi, perché questo è il nostro ambiente. Dedico al tennis la maggior parte del mio tempo, tra competizioni in giro per il mondo e allenamenti: il giro, grosso modo, è sempre quello. Mi trovo bene con chi condivide il mio stile di vita. È questo che conta. Cosa ti aspetti dal 2012? Nessuna esitazione. Una medaglia alle Olimpiadi di Londra 2012. Hai dichiarato: “Ho un rito tutto mio. Ogni anno c’è una canzone su cui mi fisso, che non mi stanco mai di ascoltare e che fa da colonna sonora a tutti i miei tornei: mi deve dare serenità fuori dal campo e carica prima di un match”. Qualesaràlacolonnasonoradeltuo2012? Per ora ascolto “Only Girl (In the World)” di Rihanna, ma l’anno è appena cominciato e ci saranno sicuramente altre novità da ascoltare e da scegliere. Stiamo parlando di un anno olimpico. La colonna sonora deve essere ovviamente all’altezza. Sei stata fidanzata per tre anni con Carlos Moya. Poi le cose sono finite male e lui ti ha lasciata. Molte pagine della tua autobiografia sono dedicate alla vostra storia. C’è chi dice che la scrittura a volte ha virtù terapeutiche: è vero? Non è stato facile ripercorrere con la memoria quei momenti difficili. Però mi ha fatto bene: mi sono sfogata, ho buttato fuori ciò che avevo dentro. Sono convinta che la condivisione di un dolore possa aiutarci a prendere più coscienza delle situazioni e a superare con serenità momenti complicati. L’avversario più temibile? Dico sempre che sono io l’avversario più temibile di me stessa. L’ostacolo più

www.maxim.it

133

grande è fare i conti con le proprie paure. Devi superarle: solo allora potrai battere chiunque. Francesca Schiavone è l’altra grande campionessa del tennis azzurro. Descrivila con due aggettivi. Esplosiva e vincente. Tra noi c’è una sana rivalità ma ci consociamo da molti anni e ci rispettiamo sia come atlete che come donne. Ricordi la tua primissima partita? Sì, ero molto tesa, ed ero solo una ragazzina. L’avversaria mi sembrava imbattibile e gigantesca. Poi però vinsi io. Mi sono sempre chiesto: per quale motivo, quando colpite la pallina, voi tenniste lanciate sempre un urletto? E’ un po’ come fare “bù” all’avversario? Direi proprio di no. E’ un modo tutto soggettivo per scaricare la tensione. A parte il tennis, quali sport segui? Mi piace seguire molti sport, ma in particolare sono appassionata della MotoGP. Poseresti nuda per un calendario? Parteciperesti a un reality? Non so, mai dire mai. Però in generale non vado matta per nessuna delle due cose. Descrivi Flavia Pennetta tra dieci anni. Come ti vedi? Con una famiglia mia e dei figli. Resterai nel mondo del tennis? Puoi scommetterci!


PIT STOP

L’ULTIMO DEI ROMANTICI Dai lampioni di Parigi alla morte in pista. C’era una volta François Cevert. E questa è la sua storia. di Marco Della Monica

www.maxim.it

134


PIT STOP

UN’OCCUPAZIONE DA FANNULLONI François Cevert è figlio di una famiglia borghese. Abitava a Neuilly, nella regione parigina. Suo padre era un grosso commerciante di pietre preziose, che aveva costruito con rigore il futuro per sé e per i suoi cari e che non voleva sentir parlare di competizioni. Insieme alla madre era fermamente contrario alla vocazione del figlio. François, però, era attirato più dallo sport che dagli studi, e voleva raggiungere i suoi obiettivi. A forza di insistenza, convinse i genitori che la metropolitana parigina non era compatibile con gli orari della scuola: ci voleva una moto. Ma nei suoi piani la moto serviva per cose ben più serie. Come cronometrare il tempo che impiegava da Neully al Boulevard Arago. Da qui alla voglia di misurarsi in una competizione ufficiale è un niente. La sua prima corsa arriva d’impulso. Nessuna idea del valore dei suoi concorrenti; tanto cuore e tanto gas. Finisce che la Norton 500 si guasta, e addio podio. Ma ecco Jean Pierre Beltoise, il campione motociclista idolo di un’intera generazione, che ha seguito la gara e vuole complimentarsi con François: “...Ma occhio non andare troppo forte”, gli dice. Sarà la sua prima e unica corsa motociclistica.

www.maxim.it

135


PIT STOP

www.maxim.it

136


PIT STOP

UN SOGNO: LE CORSE AUTOMOBILISTICHE

“DOMANI DEVO VINCERE...”

LA MORTE È COMPRESA NEL CONTRATTO

François è un giovane che ama la vita. Un fisico da playboy e grandi occhi blu sono armi letali. Tra i suoi idilli, sono celebri quelli con Alexandra Stewart e Brigitte Bardot. Ma la donna che più ha contato nella sua vita e nella carriera di pilota è stata Anne Van Malderen. Se François è diventato pilota, lo deve in parte a lei. Nanou, come la chiamava François, era una fanatica dell’automobile. Fu lei a iscriverlo alla scuola Bugatti sul circuito di Le Mans. E fu grazie a lei, un bel giorno, che François decise di iscriversi al mitico Volante Shell. Era l’estate del 1966. Il Volante Shell non era una corsa, ma prima di tutto un concorso dove era necessario essere semplicemente il migliore tra tutti i piloti presenti. Tre giri come riscaldamento e poi cinque giri cronometrati. Punto. Il migliore vince, gli altri a casa. Verso le 11, al momento del sorteggio dell’ordine di entrata in pista, pioveva a dirotto. François era teso, di una tensione nuova, mai provata e la cosa lo impauriva. Mentre Nanou cronometrava, a Jacqueline, la sorella di François, venne affidato il compito di segnalatrice: doveva mostrarsi a bordo pista, vestita con il suo impermeabile giallo, nel caso François non fosse andato abbastanza veloce. Dopo cinque giri corsi in apnea, François si accorse di non aver visto nessuna macchia gialla. Era stato lui il più veloce: François Cevert fu consacrato Volante Shell 1966.

Il Gran Premio degli Stati Uniti, con un premio per il vincitore di 50.000$, è certamente uno dei preferiti della stagione. Al termine delle qualificazioni François fa segnare il quinto tempo, a 5 decimi dalla pole del suo compagno di squadra Jackie Stewart, ma non è per nulla preoccupato. Anzi. Sa che non ha avuto il tempo di realizzare una prestazione migliore perché Ken Tyrrell gli ha chiesto di “tirare” Peter Revson, il pilota della terza vettura. Una dimostrazione di fiducia che lo lusinga perché questo era compito affidato a Stewart. Con il campione del mondo scozzese, nei tre anni di coabitazione in Tyrrell, è nato un rapporto di amicizia eccezionale. François è l’alunno, Jackie il grande maestro. In gara, i due partono subito alla grande. Dopo qualche giro, le due Tyrrell distanziano il resto del plotone fino al momento in cui le gomme di Jackie cominciano a mostrare segni d’usura eccessiva. Lo scozzese fa segno a François di superarlo. Lui lo fa e si invola: nessuno lo prenderà più. E’ la sua prima vittoria, una vittoria che François attendeva da molto tempo. “Se tu muori – lo aveva avvertito Tyrrell -, non potrai diventare un eroe, e allora è meglio aspettare...”. François aveva aspettato. E adesso era un eroe.

Le corse induriscono il cuore e cancellano i ricordi. François lo sapeva bene: la morte è inclusa nel contratto di ogni pilota. La mattina del 6 ottobre 1973 François è in gran forma. Osserva il suo meccanico, Jo Ramirez: “Vedrai il tempo che farò segnare! - gli dice - Hai notato che io guido la Tyrrell 006 numero 6, motore 66 e oggi è il 6 ottobre? E’ la mia giornata!” Compie 4 giri in qualifica. Al terzo stacca 1.40.03, poi 1.40.07. Al quinto non passa. Lo schianto, terribile è nella sequenza di curve chiamata la “S”. La sua monoposto vola, urta le protezioni, attraversa la pista e s’incastra tra i guard rail del lato opposto. Uno strazio. Una cappa di piombo si abbatte sul circuito: François Cevert è morto. Il 29 giugno 1966, quando aveva appena iscritto François al Volante Shell, Nanou aveva consultato una veggente. “François supererà un esame - le aveva detto - avrà un grande successo. Vedo una carriera molto brillante, ma…” La veggente aveva taciuto un momento, l’aveva guardata negli occhi, e poi aveva aggiunto: “Devo dirtelo: questo ragazzo non arriverà mai al suo trentesimo compleanno”. Il Gran Premio degli Stati Uniti del 1973 fu l’ultima corsa di François, appena prima del suo trentesimo compleanno.

www.maxim.it

137


www.maxim.it

138


PIT STOP

LA RILEVANZA DEL DESIGN Maxim incontra il design director Gerry McGovern, la penna che sta ridisegnando il volto di Land Rover. Senza dimenticare le dreamcar italiane. di Alberto Motta

Completo sartoriale, posa marziale, arguzia britannica. È questo il biglietto da visita di Gerry McGovern, design director e membro del board Land Rover. Maxim l’ha incontrato durante l’anteprima stampa del Motorshow di Bologna, alla vigilia di un nuovo corso per la casa automobilistica britannica cui solo accenneremo, preferendo dare spazio all’uomo anziché all’ideatore di quel gioiellino modernista che è la Range Rover Evoque.

www.maxim.it

139


PIT STOP

Buongiorno Mister McGovern, sono qui per intervistarla per Maxim Italia. Ah, Maxim! Pubblica sempre delle splendide fanciulle. Concordo, però oggi siamo qui per parlare di automobili. Ottimo, del resto sono argomenti strettamente collegati. Parliamo pure di auto, del resto a questo tavolo siedono persone con famiglia, è meglio non comprometterci. Mi parli dell’operazione di restyling praticata su Land Rover. Siamo partiti dalla spessa eredità del marchio. Diversi elementi di design sono evoluti nel corso del tempo, sempre rispettando il funzionalismo delle vetture. Quello che abbiamo fatto è stato introdurre una visione del design non sottoposta alle esigenze ingegneristiche o manifatturiere. Abbiamo armonizzato funzionalità ed estetica, facendoci ispirare dalle linee del passato. Giocava con le macchinine da bambino? Ricordo che la mia prima macchina giocattolo fu un camion dei pompieri, poi fu la volta di un’ambulanza americana. Preferivo i camion, ai tempi. L’altra mia grande influenza sono state le macchine americane, perché da bambino in televisione passavano spesso le serie tv americane. Poi crebbe, e cosa accadde? A un certo punto scoprii le donne. E improvvisamente dimenticai tutto il resto, il calcio, i giocattoli. Mi dedicai all’arte, argomento strettamente legato all’universo femminile.

modernista degli anni 50. Colleziono modernariato di design, di cui sono circondato nella mia casa di campagna in Inghilterra. Lo trovo rivoluzionario ancora oggi. Per rispondere alla tua domanda, il mio sogno è disegnare un paio di scarpe Louboutin. A tal proposito, quando intervistai Marc Newson… Ah, Marc Newson, ci conosciamo. Amici di vecchia data? Sì. Non ceniamo insieme, non ci vediamo da un po’, ma quando lavoravo per Ford 11 anni fa lui aveva disegnato un prototipo. Si chiamava 24-7. L’ho incontrato di recente a Torino e mi ha confessato: “Gerry, disegnare auto è difficile, non so come tu faccia. Per me è stato come farmi asportare il cervello”. Poi ci siamo incontrati a Tokio per una festa di compleanno, una delle più assurde della mia vita. A proposito di Torino, cosa pensa della condotta Fiat di Marchionne? Le risponderei: “Farebbe meglio a chiedere al mio direttore del personale”. Tra 200 anni come viaggeremo? Grazie alla comunicazione digitale ridurremo i viaggi aerei. La connessione basterà a colmare le distanze fisiche. Restando ancorati all’asfalto, invece? Le auto avranno sempre quattro ruote, porteranno in giro ancora le persone. La

Si è mai innamorato di una macchina? Il mio feticcio è la Lamborghini Countach. Anche a me piace molto. Ne vidi una, a Parigi, alla fine degli anni 70. Mi trovai davanti questo missile di colore rosso inchiodato all’asfalto. E poi adoro la Miura. La Urraco è un’altra Lamborghini che amo. Un mio feticcio è la Ferrari Dino. Se invece sei una stella del cinema, la macchina perfetta per andare a ritirare l’Oscar è la Lincoln Continental. Se potesse disegnare il prodotto dei sogni, cosa sarebbe? Non mi ritengo un fanatico dell’automobile. Una delle mie grandi passioni è l’architettura

www.maxim.it

140


PIT STOP

grande rivoluzione sarà la sostenibilità, l’utilizzo di energie alternative al petrolio, useremo un mix di tecnologia, elettricità e combustibili innovativi. Anche se nessuno è arrivato al nocciolo della questione, con l’energia elettrica: come creare energia, anziché limitarsi a stoccarla. Chi vincerà questa sfida, sarà l’uomo più ricco sulla faccia della terra. E se tornassimo ai cavalli? Be’, le legioni romane ci hanno messo un bel po’ di anni prima di prendere in considerazione il trasporto a cavallo. Quando si sono decisi, hanno conquistato i due terzi del mondo conosciuto. Peccato che anche nei cavalli ci devi infilare un sacco di carburante. E poi lasciano in giro un tale casino!

www.maxim.it

141


TRIBĂ™ METROPOLITANE

BENVENUTI IN PARADISO Una giornata intera sulle incantevoli montagne del Sestriere dove, armati delle loro tavole, cinque ragazzi condividono la stessa passione per lo snowboard. di Carlo Gambardella Piccoli puntini in movimento su immense distese di neve: qui, a 2035 metri di altitudine, immersi in uno scenario da sogno, gli snowboarders sono spettatori della maestositĂ  della natura con cui, ogni inverno, vivono un rapporto speciale.

www.maxim.it

142


TRIBÙ METROPOLITANE

STEFANO MILELLA 36 anni Ore 7.40. Anche questa mattina Sestriere si è risvegliata sotto un candido manto di neve: il sole, appena sorto dietro il monte Sises, sta sorprendendo le nuvole vicine colorandole di rosa mentre, in una delle tante casette dai tetti spioventi, qualcuno spalanca le ante in legno di una piccola finestra completamente imbiancata. “È già ora di alzarsi?” brontola, Susi mentre, ancora mezza addormentata, prova a ripararsi dai raggi del sole avvolgendosi ancora di più nelle coperte. Stefano si volta verso di lei con tenerezza e sorride: ogni mattina, da quando vivono insieme, assiste a questa scena che, col passare del tempo, è finita col diventare una piacevole abitudine. Un bacio al volo, un pizzicotto a tradimento e scappa via sotto la doccia mentre Susi, ancora con gli occhi semichiusi, si avvia in cucina a preparargli la colazione. Un intero tazzone di caffè all’americana, una scorpacciata di biscotti al cioccolato, tanti cereali e, last but not least, una fresca

spremuta d’arancia: chi sfida la natura sa bene che, prima di affrontare temperature così rigide, ha bisogno di bruciare molte calorie. Anche questa mattina Stefano, istruttore di snowboard, offrirà ai suoi allievi una nuova emozionante lezione di “freeride”, la disciplina che permette di assaporare al meglio i grandi spazi della montagna attraverso le discese in fuoripista. Mentre con un occhio sbircia sul suo Mac le previsioni meteo e il bollettino valanghe del Piemonte, Susi lo aiuta a riempire il suo Abs di tutti i ferri del mestiere: arva, pala, sonda, guanti di ricambio e – dulcis in fundo un’immancabile barretta di cioccolato. Sono le 8.30 e Stefano, equipaggiato a puntino, è seduto a un tavolino del bar insieme ai suoi colleghi e alla sua compagna di tante avventure, una splendida Jones Flagship 164. “Ragazzaccio, che faccio, dò una passata di sciolina anche a te?”. La voce è quella inconfondibile del suo amico Gionata, titolare del negozio di articoli sportivi in cui

www.maxim.it

143

gli allievi di Stefano hanno appena ritirato le loro tavole dopo averle fatte sciolinare per bene: puntuali come un orologio svizzero, Giuliano, Edo, Davide e Filippo, insieme al loro carico di adrenalina, sono pronti a salire sull’elicottero che a breve, dopo uno spettacolare giro panoramico, li condurrà insieme a Stefano sulle cime più alte del Sestriere. Qui, lontani dal resto del mondo e a stretto contatto con la natura, potranno finalmente lanciarsi con le loro tavole in “powder”, sollevando gigantesche, soffici, nuvole di neve.


TRIBÙ METROPOLITANE

GIONATA CRAVIOTTO 39 anni Gionata conosce Stefano da parecchi anni: originario di Torino, si è trasferito a Sestriere col desiderio di sviluppare un’attività lavorativa che gli consentisse di vivere a stretto contatto col mondo degli sport estremi. Il suo negozio, punto di riferimento per gli amanti delle discipline sportive invernali, rappresenta il coronamento del suo sogno. Oggi vive con Francesca, la ragazza da cui 5 anni fa ha avuto Cecilia, una bambina bellissima a cui, lentamente, sta iniziando a infondere la sua passione per lo snowboard: chi ha il coraggio di affrontare la neve con una tavola, non riesce a fare a meno di contagiare tutte le persone che lo circondano. Del resto, finché sarà attorniato da amici come Stefano, Guido, Edoardo e Luca, sarà impossibile fargli perdere l’entusiasmo che, ancora oggi, continua a contraddistinguerlo come al

primo giorno. Sono le 9 e Stefano, salendo a bordo dell’elicottero insieme ai suoi allievi, stringe in mano la bussola regalatagli da Eric: ancora oggi continua a portare con sé questo oggetto che, col passare del tempo, ha finito col rappresentare per lui una sorta di amuleto. Le pale, cominciando a girare, sollevano il velivolo verso l’alto spingendolo tra le montagne immacolate mentre, ormai alto nel cielo, il sole domina l’intero Sestriere. Dal laboratorio del suo negozio, Gionata segue con lo sguardo il volo dell’elicottero: resta a fissarlo incantato, fino a che non lo vede scomparire dietro le montagne. Si sofferma ancora un po’ ad ammirare la sommità del monte Banchetta, completamente innevato, per poi tornare a

www.maxim.it

144

prestare tutta la sua attenzione alla tavola da snowboard adagiata sul suo piano di lavoro. “Maledetta, ora vedremo chi è il più forte tra noi due!” Quella di Gionata, probabilmente, è una battaglia che non avrà mai fine: nessuna tavola riesce mai ad avere tutte le caratteristiche che desidera e, per questo motivo, continua a sognare di riuscire ad apportare loro quelle piccole modifiche che, a suo parere, le renderebbero “veramente” perfette. All’improvviso, però, fa capolino nel suo negozio la piccola Cecilia, accompagnata dalla mamma per un saluto veloce al suo papà: gli occhi di Gionata, concentrati fino a quel momento sulla tavola, tornano nuovamente a illuminarsi.


TRIBÙ METROPOLITANE

LUCA BONAMICO 28 anni Ore 12. I rintocchi delle campane della chiesetta di S. Edoardo riecheggiano in tutto il centro di Sestriere mentre, in cielo, il sole abbagliante riesce quasi a far dimenticare che i termometri del paese oggi segnano appena 1 grado. In piazza Agnelli, ora, c’è un grande viavai di persone: tra loro c’è anche Luca, mano nella mano con Jeanne, la sua ragazza canadese. Anche se di solito è molto mattiniero, stavolta se l’è presa piuttosto comoda: sveglia alle 10, colazione alle 11 e tra poco, finalmente, la sua dose quotidiana di freeride in compagnia della sua compagna, appassionata di sport estremi quanto lui. Nello zainetto di Luca, oggi, non poteva mancare la sua preziosa telecamera: il videomaking lo ha sempre attratto, specialmente nel campo degli action sports e, in giornate come questa,

sarebbe stato un vero delitto lasciarla a casa. “Ehi, lo sai che col video di oggi ti faccio finire dritto dritto a Cannes?” urla a Gionata, piantandogli la telecamera a un palmo dal naso dopo aver fatto irruzione nel suo negozio con un balzo improvviso. Sono amici da tanto tempo e ultimamente, insieme, attraverso la pubblicazione online dei video realizzati da Luca, contribuiscono a divulgare su internet le immagini dei principali eventi di snowboard che si svolgono tra le montagne del Sestriere. Entrambi, inoltre, sono legati dalla passione per il surf da onda, l’equivalente dello snowboard per chi ama il mare o per chi, come loro, non riesce ad attendere il ritorno dell’inverno per lanciarsi nel vuoto con la propria tavola. Proprio per questo motivo Luca, coraggiosamente, ha scelto

www.maxim.it

145

di vivere nei mesi invernali a Sestriere e, per il resto dell’anno, ad Hossegor, in Francia, dove ha aperto una “surf house” che, oltre al servizio di bed & breakfast, offre ai propri clienti anche la possibilità di iscriversi a diversi corsi di surf. La passione per lo snowboard, invece, lo ha contagiato quindici anni fa quando, un bel giorno, vide rientrare in casa suo fratello in compagnia di una strana tavola di legno: da allora Luca ha partecipato a poche gare – ma buone – conseguendo piazzamenti piuttosto incoraggianti. I suoi amici, però, continuano a ricordarsi solo di quella volta in cui, dopo un “bomb drop”, riuscì a piantarsi nella neve a testa in giù, in posizione perfettamente verticale. Per una volta, in quell’occasione, il videomaker che riprese tutta la scena non fu lui…


TRIBÙ METROPOLITANE

EDOARDO LUCAT 30 anni Ore 13.30. In una vecchia trattoria di montagna, con mezza giornata di lavoro già alle spalle, Gionata e Stefano sono seduti a un grande tavolo in compagnia di alcuni amici: entrambi sono in pausa pranzo e hanno approfittato della bella giornata di sole per cedere, una tantum, ai piaceri della buona tavola. I momenti di aggregazione, per chi pratica snowboard, rappresentano da sempre una componente essenziale: qui a Sestriere, dopo un paio d’ore di freeride tra i canalini del monte Sises o delle altre cime circostanti, il massimo della vita è condividere un buon pranzo a base di polenta concia e capriolo, il tutto accompagnato da un immancabile bicchiere di rosso. Tra i vari amici che affollano la lunga tavolata c’è anche Edoardo che, a differenza della maggior parte del gruppo, non risiede stabilmente qui: originario di Torino, non ha mai abbandonato la sua città natale ma, appena ne ha la possibilità, senza farsi nemmeno ripetere due volte l’invito, monta la tavola da snowboard sul portapacchi della sua auto e raggiunge al volo i suoi amici a Sestriere. Nonostante questo handicap, in quindici anni di esperienza è riuscito ad ottenere notevoli risultati sportivi sia nel freeride che nell’alpine, non disdegnando nemmeno la versione street del freestyle che, soprattutto in caso di temperature meno rigide, consente agli irriducibili di non appendere la tavola al chiodo in attesa di nuove nevicate. Un pranzo tra riders è anche un’ottima occasione per riaprire insieme il cassetto dei ricordi: tra una portata e l’altra, si trova sempre l’occasione

di riesumare eventi tragicomici che, volenti o nolenti, hanno caratterizzato un po’ la carriera di tutti. Comincia Stefano a raccontare di quella volta in cui, nel lontano 1990, a Les Arc, salendo per la prima volta su una tavola da snowboard e richiamando l’attenzione del padre per pavoneggiarsi, riuscì a cadere rovinosamente davanti a lui fratturandosi un braccio. È poi il turno di Edoardo che ricorda agli amici di quella

www.maxim.it

146

volta in cui, quando lavorava ancora come barista in un locale notturno, ebbe il coraggio di partecipare ad un contest di snowboard senza la minima preparazione e, soprattutto, con due sole ore di sonno alle spalle e diversi litri di vodka in corpo, riuscendo persino a dare il meglio di sé. Il pranzo si consuma così, tra una risata e l’altra mentre, intorno a un tavolo, scorre il film della loro vita.


TRIBÙ METROPOLITANE

GUIDO SALASSA 31 anni Ore 16.30. Le piste del comprensorio sciistico della Vialattea sono ancora affollate di riders che, provando a sfruttare al massimo la giornata all’aria aperta, continuano a cimentarsi nell’esecuzione di tricks, aerials, kickers, landings e discese in fuoripista. Accanto a loro gli istruttori, pazienti, continuano a svelare i trucchi di ogni manovra, diramando consigli e continuando ad alimentare in loro la passione per lo snowboard. In questa folla spicca la sagoma di Guido, maestro e park manager: a vederlo così divertito, in compagnia dei suoi allievi, sembrerebbe al primo giorno di lavoro. È proprio questo il suo segreto: non smettere mai di divertirsi, portando ogni giorno in pista l’entusiasmo di un bambino che appoggia i piedi su una tavola per la prima volta. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, alla tenera età di 13 anni, i suoi genitori affittarono una tavola per regalargli un’emozione

nuova: oggi la sua passione per gli sport estremi lo spinge a sfidare finanche i ghiacciai e le onde dell’Oceano. Sono le 17: a Sestriere il sole ha cominciato lentamente ad adagiarsi dietro la vetta del monte Fraiteve, colorando il cielo con un tramonto dalle tinte pastello. Il numero dei riders presenti in pista comincia lentamente a diminuire: qualcuno di loro si avvia verso l’uscita mentre, i più romantici, si fermano ad ammirare e a immortalare lo spettacolo incredibile offerto dalla natura. Un silenzio mistico accompagna lentamente il deflusso della folla all’esterno della struttura mentre Guido, dopo avere shapato le strutture del park, cancella la stanchezza della giornata con la consapevolezza di aver

www.maxim.it

147

trascorso, in compagnia dei suoi allievi, un’altra grande giornata. In serata, dopo una doccia ritemprante, s’incontrerà con Stefano, Luca, Gionata, Edoardo e altri amici per gustare un boccale di birra in uno dei caratteristici localini del centro: i più coraggiosi si tratterranno ancora un po’, i più stanchi torneranno a casa a ricaricare le batterie per la nuova giornata di lavoro che li attende. La notte scivola via così, tra una birra e l’altra, dolcemente. Sono le 4 e, mentre ha ripreso nuovamente a nevicare, nel paese si spegne anche l’ultima luce: adesso, qui a Sestriere, dormono davvero tutti. A riaccendere il sogno più bello, però, ci penserà l’alba di domani.


ULTRAS

I SEGRETI DELLA CURVA Bandierone, spranga e passamontagna. Il regista Fabio Bastianello si è infiltrato nelle curve più calde del momento. Ha conosciuto gli ultrà più agguerriti e li ha convinti a salire sul set. Così è nato il suo primo lungometraggio, “Secondo tempo”: 105 minuti di adrenalina pura. In un’unica, spettacolare sequenza. Il loro è un universo parallelo. Con i suoi slogan, le sue regole, la sua cultura. O li ami o li odi, e non esistono le mezze misure. La loro giungla si chiama stadio. Il loro territorio, curve. Sono gli alfieri delle gradinate, i portabandiera del massimalismo applicato allo sport. Li chiamano “violenti”, “facinorosi”, “criminali”. Se necessario, sanno combattere, e quando lo fanno non si tirano indietro di fronte a nessuno. Non temono il sangue. Predicano la baldanza e disprezzano la vigliaccheria. Sono il popolo degli ultrà. Non amano la pubblicità, diffidano dai giornalisti e rifuggono le telecamere. Tutto questo Fabio Bastianello - milanese, 40 anni, regista esordiente – lo ha imparato perfettamente, e a sue spese. Per mesi, il mondo delle curve è stata la

sua seconda casa. Ci si è intrufolato. Ha conosciuto i principali capi ultrà, li ha frequentati, ci ha fatto amicizia. E’ giunto laddove molti suo colleghi non avevano mai osato spingersi: non solo li ha convinti a farsi riprendere; li ha trasformati in attori, e ne ha fatto i protagonisti del suo primo lungometraggio, “Secondo tempo”. La pellicola, prodotta da Thisa, dura 105 minuti ed è un piccolo capolavoro di originalità: le riprese sono in soggettiva – il punto di vista è quello di un poliziotto infiltrato in una tifoseria – e sono state girate in un unico piano-sequenza. Niente stacchi, niente montaggio. Un unico viaggio, senza censure, remore né moralismi: perché le curve puoi amarle od odiarle. Prima di giudicarle, però, le devi conoscere. Costi quel che costi.

www.maxim.it

149

di Andrea Sceresini foto Lucia Vittoria Sabba


ULTRAS

Boati e grida sullo sfondo. Davanti alla cinepresa c’è un lavandino scrostato. Siamo nei bagni pubblici dello stadio, tra il primo e il secondo tempo della partita. L’atmosfera greve, ai limiti dell’iperrealismo. Questa è la sequenza iniziale della tua pellicola. Come ti è venuta l’idea di fare un film sugli ultrà? Sono stato alunno di Ermanno Olmi. Lui aveva un suo punto fermo: tutto deve partire dalla realtà, dal vero. Prima di raccontare qualcosa, la devi vivere: non esistono eccezioni. Circa quattro anni fa, mi è venuta un’idea pazzesca: volevo fare un film senza stacchi, un unico piano sequenza. Per farlo, avevo bisogno di un ambiente chiuso, interessante, nel quale si svolgessero varie vicende. Insomma: ho subito pensato alle curve. Decisi che dovevo raccontare la vita negli stadi.

Un’unica sequenza di 105 minuti è probabilmente un record mondiale... Esatto. Volevo spingermi laddove nessuno era mai arrivato. E’ stata dura, ma ce l’abbiamo fatta. Il film è stato girato in un’unica giornata: due ciak, uno il mattino e uno il pomeriggio. Poi tutti a casa. E le prove? Quelle sono durate due mesi. Prima ancora, però, ci sono stati due anni di studio: il mio periodo da infiltrato. Avevo bisogno di conoscere l’ambiente: così mi sono camuffato. E sono diventato un ultrà. Ho cominciato a frequentare le curve, a parlare con la gente. Torino, Juventus, Milan, Udinese. Ho girato decine di interviste: ore e ore di materiale, che hanno rappresentato il

punto di partenza del mio lavoro. Dove è stato girato il film? A Torino, stadio Comunale. Abbiamo riempito un settore con circa duecento tifosi, più una cinquantina di attori, in larga parte cabarettisti: Bruce Ketta, Massimo Pieriboni, eccetera. Sono eccezionali, e sai perché? Sanno improvvisare. Se giri un unico ciak da 105 minuti è inevitabile che ci siano degli errori, degli scivoloni. Un comico sarà sempre in grado di reggere la scena, anche se deve inventarsi le battute. La trama è molto coinvolgente: un poliziotto infiltrato si aggira tra gli spalti dello stadio, sulle tracce di uno spacciatore e


ULTRAS

trafficante d’armi. Nel frattempo, le due tifoserie cominciano a scontrarsi. Intervengono i poliziotti, ed è proprio allora, sul più bello, che il protagonista viene smascherato. Sembra la sceneggiatura di un thriller. Ma parliamo del mondo degli ultrà. Se dovessi definirlo, quale parola useresti? E’ come una famiglia. Il leader degli ultrà è il capo famiglia. Gli ultrà sono i suoi figli. Le logiche, in fondo, sono le stesse: se mio figlio fa una cazzata, io lo difendo a spada tratta. Poi però sono io che lo punisco. Il capo ultrà deve sapere ogni cosa: quanti oggetti contundenti sono presenti in curva, chi li possiede, quando scatterà la prossima rissa, eccetera. E poi c’è la questione dei coltelli, che possono essere utilizzati solo in funzione difensiva. Ovvero: puoi mirare alle cosce o alle natiche, non più in su. Questa è la legge della curva. Se cerchi di fregare un capo ultrà, puoi starne certo: in men che non si dica sarà lui a fregare te.

Quali sono, secondo te, le tifoserie più a rischio? Be’, le tifoserie laziali. E poi, l’Atalanta, il Torino, il Brescia, le curve lombarde. Si dice che negli ultimi anni gli stadi siano stati resi sicuri. Be’, non è vero niente! Basta fare due passi in curva per rendersene conto. Ci sono sono le spranghe, c’è la droga. I controlli sono solo di facciata: in realtà passa di tutto. L’opinione pubblica è tranquilla e gli ultrà continuano a fare gli ultrà. Molto comodo, non ti pare?

accerchiamenti, sacche, finte ritirate. Gli ultrà dell’Atalanta, da questo punto di vista, sono micidiali.

Decisamente. Parliamo delle armi da fuoco: passano anche quelle? Ti dirò la verità: io di armi da fuoco in curva non ne ho mai viste. Sono molto diffuse, invece, le bombe carta. Gli ultrà, in genere, se le fabbricano sul posto, nei bagni pubblici. Non è complesso: basta avere sotto mano i vari ingredienti. Non ci vuole nulla. Gli scontri sono all’ordine del giorno, e sono quasi sempre premeditati. Spesso si ricorre a tattiche militari, anche piuttosto elaborate:

Prima di girare questo film, avevi mai frequentato gli stadi? Ti dico la verità: non molto.

Se un bel giorno mi svegliassi e decidessi di diventare capo ultrà, che cosa dovrei fare? Devi essere giusto con le persone, e devi essere generoso. Devi saper premiare i tuoi ragazzi quando se lo meritano. Devi saperli difendere a tue spese: se necessario, anche andando in galera. Devi essere un padre, ecco: un vero padre di famiglia.

Per concludere, una domanda d’obbligo: a che squadra tieni? Eh, questo non l’ho mai confessato a nessuno. Sai, lavorando in mezzo ai tifosi... Vuoi proprio saperlo? Certo che sì. Milan. Ma mi raccomando: acqua in bocca. DAGLI STADI ALLE PISTE DI ATLETICA Si intitolerà “Primo, secondi a nessuno”. A pochi mesi dall’uscita di “Secondo tempo”, Fabio Bastianello sta già lavorando alla sua prossima pellicola. Tema: sport e disabilità. Protagonista, un ex campione del mondo di atletica, che a una settimana dalle olimpiadi resta vittima di un incidente e perde l’uso delle gambe. Le riprese inizieranno in primavera. Uscita prevista per la fine del 2012.

www.maxim.it

151


ULTRAS

PAROLA DI MISTER X Ieri inossidabile ultrà granata; oggi dirigente di un’importante azienda italiana. Per la prima volta ha deciso di raccontare la sua storia. Maxim lo ha intercettato per voi. di Andrea Sceresini

Non vi sveleremo la sua identità. Non vi diremo chi è, anche se molto probabilmente il suo nome non vi suonerebbe per nulla nuovo. Di lui diremo solo questo: è il dirigente di un’importante azienda italiana. E’ nato a Torino, sponda

granata, ed è stato per anni un assiduo frequentatore della curva Maratona. Oggi la sua esperienza da ultrà è solo un lontano ricordo: Mister X ha cambiato pelle. Ma non dimentica, non ha mai dimenticato...


ULTRAS

Il tuo primo coro? Lo ricordo come fosse ieri: “Forza vecchio cuore granata”. E’ una delle canzoni simbolo della nostra tifoseria. La tua prima volta in curva? Verso la fine degli anni Settanta. Abitavo vicino allo stadio. Mio padre tifava Torino, mio nonno tifava Torino: era un tradizione di famiglia. Che ti devo dire? Fu amore a prima vista. Quando sei diventato un ultrà? Non si diventa ultrà. Non da un giorno all’altro, perlomeno. E’ una cosa che ti succede pian piano. Lo scopri domenica dopo domenica: cominci a sentirti parte di un gruppo, di una curva. E’ molto difficile da spiegare. Spiega in non più di venti parole chi è un ultrà. Un ragazzo che vive a 360 gradi l’universo della curva. Ultrà e politica: che rapporti ci sono? La bellezza dell’essere ultrà è che la curva, spesso e volentieri, riesce a spezzare molte delle barriere sociali con le quali noi tutti dobbiamo quotidianamente scontrarci. Frequentando le curve, ho visto ragazzi di ceto diverso, con idee politiche diverse, e li ho visti abbracciati sotto la stessa bandiera. Il che dimostra una cosa: la fede calcistica è più forte della politica. La cosa più nobile che hai visto fare in curva? Ne ho viste tantissime. Ho visto organizzare collette in favore dei bisognosi, o per acquistare

un’ambulanza per qualche struttura sanitaria locale. La cosa più illegale che hai visto fare in curva? Sicuramente la cosa più illegale che ho visto fare in curva è meno illegale di tante cose che ho visto fare fuori dalla curva. Cosa pensi dei provvedimenti anti-violenza negli stadi? Ti dico la verità: io di scontri, dentro lo stadio, ne ho visti pochissimi. Credo che molti provvedimenti, come ad esempio la tessera del tifoso, siano poco più che banali palliativi. Come è cambiato il mondo degli ultrà negli ultimi 20 anni? E’ cambiato moltissimo. Oggi c’è Facebook, ci sono i cellulari. E’ cambiata l’organizzazione del tifo: c’è più frammentazione. E come cambierà nei prossimi 20 anni? Domanda difficilissima. Il calcio deve tornare alla proprie origini. Deve tornare ad essere uno sport

www.maxim.it

153

pulito, come negli anni Cinquanta e Sessanta. Se così non sarà, il tifo è condannato al declino. La partita più bella della tua vita? Nessun dubbio: 27 marzo 1983. Torino-Juventus 3-2. Eravamo sotto di 2-0. Segnammo tre reti in tre minuti. Ricordo che dopo la seconda, mentre esultavo, mi voltai verso un mio carissimo amico: “E adesso facciamo anche il terzo”, gli dissi. “Lo abbiamo già fatto!”, fu la sua risposta. Ed era vero: ero così felice che non me n’ero neanche accorto. La partita più brutta della tua vita? La finale di ritorno di coppa Uefa del 1992, ad Amsterdam contro l’Ajax. Ci fregarono per un soffio”. Gli ultrà appartengono a tutte le categorie sociali. Quel è il vostro segreto? Rispondo all’ultima domanda come ho risposto alla prima: “Forza vecchio cuore granata”. Il cuore comanda su tutto. Questo è il nostro segreto.


DONNE

VERE DONNE PER VERI UOMINI

Un calendario per combattere i disturbi alimentari. Con una ricetta rivoluzionaria: una dose di seduzione, qualche pizzico di ironia e tanta, tanta buona cucina. di Andrea Sceresini

Cominciamo con una domanda. Ambientazione, il primo appuntamento con la ragazza dei vostri sogni. Lei è lì, seduta al tavolo, di fronte a voi: quando le avete chiesto di uscire, ha subito detto sì, e ha pure sorriso. Il mondo vi invidia, avete gli ormoni che vi schizzano dalle orecchie. Finalmente siete a un passo dalle vittoria e vi sembra che i camerieri, passando, vi facciano la ola. Poi, però, vi rabbuiate. Un terribile dubbio vi si insinua del cervello: “Oddio, non è che avrà la cellulite?” Oppure: “Accipicchia, chissà che taglia porta?” Vi sembra uno scenario plausibile? Decisamente no, a meno che qualcuno vi abbia picchiato forte con un martello. La verità – e diciamolo, una volta per tutte! - è che agli uomini piacciono le donne autentiche, con le loro virtù e i loro difetti: un assunto universale, che molte esponenti del gentil sesso, tuttavia, faticano a recepire. Sembra una sciocchezza: è la chiave di volta dell’intero problema. Nadia Accetti è una ragazza sorridente ed esplosiva, morbida di forme e senza peli sulla lingua. Per anni ha sofferto di bulimia, poi finalmente è uscita dal tunnel: è tornata a vivere, e ha deciso che da quel giorno avrebbe iniziato

www.maxim.it

154

Nadia Accetti @Gerald Bruneau


DONNE

una nuova lotta. Ha fondato una Onlus, l’Associazione Donna-Donna, e da allora non si è mai più fermata. Obiettivo, sensibilizzare gli italiani sul tema dei disturbi alimentari. Ma farlo in un modo nuovo: con un’autentica rivoluzione culturale, senza pietismi, e con una robusta dose di ironia. “Sono partita da un assunto fondamentale – spiega -. Gli uomini certe cose neanche le guardano. Agli uomini non interessa se

hai la cellulite. Non interessa se porti la 48 piuttosto che la 50. Siamo noi donne che ci fissiamo su queste cose. Che ci lasciamo ossessionare e a volte – purtroppo – finiamo coll’ammalarci”. Colpa dei media, innanzitutto, e dell’industria culturale, che nel corso dell’ultimo mezzo secolo ha prodotto un modello femminile irrinunciabile e stereotipato, che non ammette repliche: la donna deve essere

Copertina calendario @Gerald Bruneau

www.maxim.it

155


DONNE

Retrocopertina @Riccardo Ghilardi/Blackarchives Tempio di Adriano Roma

magra, perfetta, emaciata, sottile. Stop. Se torniamo all’ipotetico primo appuntamento con la ragazza dei vostri sogni, insomma, e entriamo nella testa di lei, è probabile che saltino fuori, una a una, le stesse frasi che non passerebbero mai per la vostra, ovviamente ribaltate: “Oddio, non penserà che ho la cellulite?” “Accipicchia, chissà cosa dirà quando scoprirà che taglia porto...” “Sembra paradossale, ma purtroppo è così che vanno le cose – continua Nadia -. Molte donne sono ossessionate dalla perfezione. Proviamo a sfogliare i giornali: sono una cosa scandalosa, fanno paura. Qual è il messaggio che passa? “Se non sei perfetta non vali nulla”. Il problema è che si tratta di un messaggio falso, del tutto artificioso. Gli uomini non ragionano così, tutt’altro. Ecco: il nostro scopo, oggi, è quello di diffondere questa verità. Non è facile, lo so. I disturbi alimentari sono un cancro dell’anima: ti minano dall’interno, ti rendono debole. Ma sono un cancro dal quale si può guarire. Basta conoscerlo. Basta combatterlo”. Parola di una donna che, un bel giorno, quando Oliviero Toscani tappezzò i muri delle nostre città con foto-choc di ragazze anoressiche, non ci pensò due volte e decise di rispondere alla provocazione: si fece fotografare a sua volta nuda, fiera del

1 1 Aprile 2012 DonnaDonna Onlus @Leonardo Cendamo/Blackarchives Teatro della Scala Milano 2 Giugno 2012 DonnaDonnaonlus @Chris Ward Jhons/Blackarchives Terrazza Civita Roma 3 Luglio 2012 DonnaDonnaonlus @Mark Smith/ Blackarchives Basilica San Nicola Bari 4 Gennaio 2012 DonnaDonnaonlus @Ianniello,Musacchio/Blackarchives Galleria Nazionale Arte Moderna Roma

www.maxim.it

156


DONNE

proprio corpo finalmente libero. Lei, che fino a qualche tempo prima non riusciva neppure a spogliarsi per andare in spiaggia a prendere il sole. Che temeva il giudizio di chiunque e leggeva critiche in ogni singolo sguardo. “L’Associazione Donna-Donna punta tutto sulla comunicazione – racconta Nadia -. Ci rivolgiamo a tutte le donne, dalle ragazzine delle scuole, alle professioniste, alle mamme. Pubblichiamo opuscoli, organizziamo dibattiti e tavole rotonde”. L’ultima iniziativa – la più incisiva – è giunta in porto qualche settimana fa: un calendario del 2012. Titolo: “Il capolavoro sei tu”. Protagoniste, oltre 300 donne, di tutte le età e tutte le taglie, celebri e non, vestite di soli drappeggi e ritratte in luoghi-simbolo del nostro paese: dal teatro della Scala a piazza della Signoria, dai canali di Venezia

ai marmi dell’Ara Pacis. Ognuna delle dodici foto artistiche sarà corredata dalla dedica esclusiva di altrettanti grandi chef, mentre la quarta di copertina li vedrà posare tutti insieme con Nadia, in un bellissimo e significativo scatto dal messaggio forte e rivoluzionario: il cibo non è il nemico da combattere. “Non sai quanto mi ha commosso, mettermi in posa per quella foto – assicura la diretta interessata -. Io, che mangiavo e poi vomitavo. Che non gustavo più i sapori. Che vivevo le pietanze come qualcosa di terribile, un male necessario. Ecco, in questi anni ho capito una cosa: il cibo non è il nemico da combattere. I nemici da combattere sono i messaggi distorti che ci giungono dalla società, e che hanno una influenza deleteria sulla nostra psiche. Il cibo è una

cosa bella, stop. Ho imparato a gustare i manicaretti, cosa che prima avevo smesso di fare. Ho pensato che inserire delle ricette all’interno del calendario sarebbe stata una fantastica provocazione: un modo giocoso per far passare questo importantissimo messaggio”. Ovvero: ragazze, spogliatevi senza paura. Mangiate e gustate il vostro cibo, con attenzione sempre alla salute. Siate voi stesse, nel bene e nel male, e soprattutto: vogliatevi un mare di bene. La femminilità non è volgarità. Avvertenza conclusiva. Se siete le ragazze dei nostri sogni, e ancora non ci avete concesso un primo appuntamento, non preoccupatevi del vostro numero di taglia. A noi l’unico numero che interessa, in questo momento, è quello del vostro cellulare.

per info e contatti sulle attività dell’associazione: www.donnadonnaonlus.org il progetto sul territorio nazionale gode del patrocinio di: Camera dei Deputati, Pubblicità progresso, ANCI, Camera nazionale della moda

3 2

4

www.maxim.it

157


FITNESS

ALLENARSI CON STILE Foto: Andrea Benedetti Styling: Roberta Lo Baido Ha collaborato: Filippo Casaroli / Hair&Make Up: Federica Pisu Model: Ricardo Dal Moro@Independentmen / Tristan Burnett@Independentmen / Szilvia Miskolczi@Fashion Model Management

Da sinitra verso destra Ricardo: pantaloni G-STAR RAW Szilvia: costume DSQUARED2 Tristan: felpa STONE ISLAND / pantaloncini ADIDAS ORIGINALS

www.maxim.it

158


FITNESS

www.maxim.it

159


FITNESS

www.maxim.it

160


FITNESS

Da sinistra verso destra Tristan: giacchino PUMA / pantaloncini BIKKEMBERGS / calzettoni PUMA / sneakers ADIDAS ORIGINALS Ricardo: giacchino NIKE / pantaloncini COLMAR ORIGINALS / calzettoni PUMA / sneakers ONITSUKA TIGER

www.maxim.it

161


FITNESS

Tristan: felpa NEW BALANCE pantaloni NORTH SAILS sneakers LE COQ SPORTIF zaino TIMBERLAND Szilvia: canotta, leggings e visiera FRANKIE MORELLO sandali LUCIANO PADOVAN pesetti DOMYOS by DECATHLON.

www.maxim.it

162


FITNESS

Da sinistra verso destra Ricardo: costume e occhialini ARENA Szilvia: costume CALZEDONIA Tristan: costume e cuffia ARENA

Da sinistra verso destra Ricardo: polo DSQUARED2 / pantaloncini FREDDY Tristan: polo COLMAR ORIGINALS / pantaloncini PEAK PERFORMANCE calzettoni DSQUARED2 / sneakers LOTTO Szilvia: shorts TWIN-SET SIMONA BARBIERI / canotta e sandali DSQUARED2 Tappetini pieghevoli per esercizi DOMYOS by DECATHLON.

www.maxim.it

163


FITNESS Ricardo: felpa CONVERSE / pantaloncini ENERGIE Szilvia: maglietta LOVE THERAPY / shorts VIRTUS Guantoni, sacco e caschetto LEONE 1947

www.maxim.it

164


FITNESS

www.maxim.it

165


FITNESS

PALESTRA, CHE PASSIONE Di Iacopo Bottazzi / Foto: Andrea Benedetti / Styling: Roberta Lo Baido Ha Collaborato: Filippo Casaroli / Hair&Make Up: Federica Pisu

Ha fatto il modello; è stato tronista a “Uomini e donne”, corteggiatore e sciupafemmine, concorrente di reality show, opinionista e conduttore televisivo. Lui è Luca Dorigo: uno che di fitness e corpi statuari se ne intende sul serio. Oggi si divide tra la consolle di deejay e i ciak cinematografici. E’ in uscita nelle sale il suo secondo film: “Good as you”, la prima gay comedy del cinema italiano (“Ero probabilmente l’unico etero sul set – racconta – mi sono divertito un mondo”). Noi di Maxim lo abbiamo intervistato per voi: ovviamente, di fronte a un bel bilanciere... Dalla tv al cinema: e chi ti ferma più? “Good as you” è una pellicola straordinaria, con la regia di Mariano Lamberti. E’ la storia di otto amici omosessuali, dei loro amori, delle loro passioni. Io sono Nico, il palestrato del gruppo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti musicali? Prima dell’estate uscirò con due pezzi nuovissimi, entrambi electro house. Seguitemi su Facebook: hwww.facebook. com/lucadorigodj. Oppure su twitter: twitter.com/djlucadorigo. Cosa significa la musica per Luca Dorigo? E’ un mezzo universale per emozionare la gente. Ti fa ballare, indipendentemente da tutto: puoi essere bello o brutto, ricco o povero. Per questo amo la musica: amo il ritmo e amo la libertà”. Cosa significa il fitness? Il fitness è un mezzo per equilibrare l’impegno sportivo, la dieta e lo stato psicologico. Col fitness si vive meglio! Ogni quanto ti alleni? Almeno tre volte alla settimana.

Qual è il rapporto tra musica e fitness? Quando fai sport la musica ti aiuta a concentrarti su te stesso. E’ utile. Che musica ascolti quando ti alleni? Ascolto la mia musica e i miei mixati. E’ più facile conquistare una donna esibendo un corpo palestrato o facendole ascoltare della buona musica? Penso che avere un corpo palestrato sia innanzitutto un modo per star bene. Se stai bene con te stesso, dai retta a me: falle ascoltare una bella canzone! Ma poi, soprattutto: falla sorridere. E tieni d’occhio le piccole cose: sono sempre le più importanti. Parola di seduttore.

Se volete ascoltare la musica di Luca, connettetevi all’indirizzo www.lucadorigo.com/amelia

www.maxim.it

166


FITNESS

Felpa ENERGIE pantaloni CONVERSE

www.maxim.it

167


DESIGN GALLERY

CARDBOARD, GOOD DESIGN!

Benessere dell’individuo e del pianeta, sostenibilità dello sviluppo sociale e rispetto delle risorse naturali: l’eccezionale merito del cartone è un chiaro esempio di come un materiale apparentemente fragile e solitamente associato all’imballaggio possa trasformarsi in un prodotto efficace e innovativo. Il termine ecodesign, entrato nell’uso corrente assumendo i connotati vaghi di uno slogan commerciale, ha un significato diverso perché introduce delle condizioni e delle responsabilità negli orientamenti progettuali di questa attività, guardando a un futuro di qualità senza dimenticarsi della creatività. Vediamo come. di Khiara

WIGGLE SIDE CHAIR, FRANK O. GEHRY PER VITRA Storica, sostenibile, elegantemente senza tempo. Questa eco-seduta è caratterizzata da una serie di curve morbide e sinuose che si sommano una sull’altra. La struttura è in cartone ondulato con fianchi in highdensity fibeboard naturale o laccato bianco.

GIULIA DI P-ONE

EL CICO, N. SAVIONI E G. RIVOLTA PER A4ADESIGN

CARTONA PENSO DI KEO

Seduta dalle linee moderne, sobrie e d’impatto, realizzata in strati di cartone riciclato. Per confermare le sue doti di praticità e resistenza d’uso potete vederla e provarla negli spazi delle librerie Feltrinelli.

Tavolino in cartone alveolare riciclato e riciclabile al 100%. Rivisitazione eco di un classico del design milanese anni ‘50 disegnato da Franco Albini, viene fornito piatto in 2 pannelli e si monta ad incastro.

Seduta realizzata in cartone riciclato in cui le superfici a vista sono accoppiate ad un foglio di bianco stampato in digitale e rivestito da un film plastico in PP. Completamente personalizzabile.

www.maxim.it

168


LOVESOFA, AGATHA RIUZ DE LA PRADA PER CORVASCE Giallo, arancio, fuxia, blu, rosso e verde: ecco i colori in cui è disponibile l’ultima novità della linea Made with Love, gli ecomobili realizzati 100% in cartone riciclabile. La poltroncina viene venduta insieme a un tavolino a forma di cuore.

PAPER SOFTSEATING DI MOLODESIGN Non è un arredo usa e getta o di uso a breve termine: le sue caratteristiche migliorano col tempo e l’utilizzo perché i bordi della carta si ammorbidiscono delicatamente creando sfaccettature irregolari che catturano la luce e trasformano la seduta in un pezzo unico

NEW LYRIC, LUCA D’ANTUONO PER ESSENT’IAL

QU, ANDREA BRUGNERA PER CINEL

SFERA GEODETICA, TOBIA REPOSSI PER MOBILI IN CARTONE

Romantica linea di arredi in cartone composta da tavolo, console e comodino ispirati da una mostra di chitarre storiche di liutai italo-americani caratterizzata da grafiche e intagli in stile d’altri tempi.

Ricerca di sostenibilità e progettazione cosciente con priorità estetiche rispettose della funzione, della praticità e della natura del cartone per questo comodino dalle forme assolutamente minimal.

Basso costo e basso impatto ambientale non implicano necessariamente bassa qualità. Anzi. Il cartone triplo utilizzato in questo prodotto è un materiale leggero, riciclato all’80% e completamente riciclabile.

www.maxim.it

169


TECNO GALLERY

VITALITÀ VS COMODITÀ

“È ingenuo pensare che un oggetto inanimato non possa promuovere il benessere”. Su questo punto siamo d’accordo con Trevor Vaugh dello studio irlandese VaughShannon: un prodotto che opera su un livello al di sopra della pura funzionalità instaura un rapporto privilegiato con chi lo utilizza. A maggior ragione se si tratta di un prodotto in cui le componenti tecnologiche si fondono perfettamente con la destinazione d’uso. Si, perché tecnologia non vuol dire solo hardware e software, ma è un concetto spazioso che abbraccia anche il campo delle tecniche di produzione e i relativi processi. Al di là di questo, la domanda impellente è la seguente: voi come vi sentite… sportivi o stilosi? di Khiara

ARKE, WELLNESS LAB DI TECHNOGYM Attrezzature sportive a certificazione Medicale e sviluppate secondo il metodo Core Centric Training; realizzate in PVC rotazionale, accoppiamento di pellami sintetici e estrusi in alluminio, tramite tecnologia a iniezione e meccanica di precisione.

MASTERLITE, STUDIO MM DESIGN PER GARMONT

UP2TREE, UFFICIO TECNICO EXPLORING OUTDOOR

La struttura dello scafo Webframe di questo scarpone è in Pebax®, un copolimero riciclabile dopo la sua granulazione. La realizzazione tramite iniezione plastica lo rendono un prodotto altamente hight-tech.

Sistema modulare per arrampicata con placche di supporto in PE e prese in materiale acrilico realizzate in fusione. Fettucce di ancoraggio con carico di rottura di 22kn e cricchetti di tensionatura certificati a 5kn.

www.maxim.it

170

THINKLINK DI PHILIPS Il massimo del comfort? Un apparecchio che unisce il cellulare e il telefono di casa permettendo di fare e ricevere le chiamate dallo stesso apparecchio e in più, caricare il cellulare mentre si usa il cordless.


PLINIOCICLETTA, M. PRANDINA PER PLINIO IL GIOVANE Cerchi, pedali, manubrio e telaio in rovere massello. Solide traversine legate da tenoni a tre elementi strutturali in legno assemblati con sofisticati incastri. Tecnologia elastica a servizio della creatività.

PRADA PHONE DI LG 3.0 L’ultimo must-have di questa partnership vanta uno dei più grandi e luminosi display al mondo (4,3 pollici e 800 nit), una sottigliezza di soli 8.5 mm e sul retro il prestigioso marchio Saffiano di Prada con rifiniture in nero classico. Life’s Good!

NPT-1100 DI VALKEE

LEGRIA HF G10 DI CANON

ST800 DI TDK LOR

Lettore mp3 dotato di un dispositivo a LED che dirige un fascio di luce nel canale uditivo allo scopo di combattere la sindrome da cambio di stagione, migliorare l’umore e i tempi di reazione. Garantito!

Una riuscitissima combinazione di caratteristiche professionali, completo controllo manuale e strumenti creativi grazie al sensore Canon HD CMOS Pro e allo zoom Video HD con grandangolare da 30,4 millimetri.

Equalizzatore integrato nel cavo con display visibile per la regolazione separata di bassi/alti, controlli volume/mute posizionati sulle cuffie per personalizzare il suono in modo dinamico: voto? Livello superiore.

www.maxim.it

171


ON THE ROAD

SENIOR

STILI DI VIAGGIO IL CLASSICO

SANREMO

Febbraio a Sanremo per voi significa una cosa sola: il Festival della Canzone Italiana. Ovvero il classico dei classici. Non ve ne perdete uno e lo vivete esclusivamente in loco. Vi piace passeggiare per il corso, aspettare i cantanti alle transenne e fare le foto con Toto Cotugno (altro classico come voi). Siete degli habitué della riviera ligure e ci arrivate sempre in macchina per godervi il panorama. In quei sette giorni vi immergete nella storia anche per l'accomodation: il Royal Hotel Sanremo (www.royalhotelsanremo.com, da €290 doppia in b&b). Aperto nel 1872, ha ospitato famiglie reali, attori come Clark Gable, vari premi Nobel e moltissimi cantanti in trasferta per il Festival, tra cui ospiti abituali sono stati i Ricchi e Poveri (ma l'hotel è più da ricchi, a dire il vero).

Lo staff vi conosce da sempre e al Bar delle Rose la frase "il solito" non è una battuta da film; avete il vostro tavolo fisso al ristorante Fiori di Murano; ogni sera dopo cena andate a giocare a bridge nella sala dedicata e avete ombrellone e sdraio prenotati da anni alla celebre piscina disegnata da Giò Ponti con acqua di mare a 27°. Come da tradizione, ogni giorno pranzate in camera: asparagi tiepidi alla vinaigrette e spiedini di gamberi di Sanremo alla griglia. Classica chiusa al bar della hall per un caffè, per la tradizionale foto ricordo insieme ai VIP canterini che soggiornano al Royal. Da vivere ogni giorno c'è lo splendido centro benessere, 700 mq di zona umida e secca e trattamenti altamente qualificati. Il top è il massaggio svedese (€90, un'ora). No, non c'è la bionda vichinga, www.maxim.it

172

ma la fidata Giovanna che sa già dove stanno le contratture. Godetevi dunque Sanremo, il suo clima fantastico, i suoi bar, i suoi fiori, la consueta passeggiata a "la Pigna" (il quartiere medievale in collina), la distensiva sigaretta a Portosole tra i mega-yacht ormeggiati, lo shopping in corso Matteotti (detto “La Vasca”) e impagabile - la vostra consueta puntata al Casinò: l'hotel vi concede come sempre 100 euro di fiches gratuite per iniziare la vostra tradizionale serata alla ricerca della dea bendata che vi ripaghi il soggiorno. E' un classico: numero secco (sempre quello) alla roulette. E, contro ogni statistica, lo centrate sempre. Ecco perchè siete "classici": perchè non cambiate mai, neanche hotel. Pronti, l'anno successivo, a tornare al Royal sperando che al Festival torni anche l'intramontabile Pippo Baudo.


ON THE ROAD

"Febbraio, febbraietto, mese corto e maledetto", recita un proverbio. Un mese in cui anticamente si "tirava a campare" in attesa della primavera, con le scorte alimentari che scarseggiavano dopo i mesi invernali. E oggi? La crisi, gli aumenti, la sfiducia. Che fare? Partite, come sempre. Fate sport, mangiate sano, state insieme a chi amate nei posti che vi fanno stare bene. Quest'anno è bisestile e febbraio ci regala un giorno in più. Godetevi anche quello.

SENIOR

di Fabienne Agliardi

IL CONVIVIALE

COURMAYEUR Siete quelli per la serie "Aggiungi un posto a tavola" (che è anche la suoneria del vostro cellulare). Adorate stare in compagnia, avere ospiti, organizzare cene, creare l'atmosfera del convivio più puro. Ma siete anche dei conviviali sofisticati: bei posti, buon cibo e vini pregiati. L'idea 2012 è affittare uno chalet in montagna nella chic Courmayeur: il resort Aux Coeur Des Neiges (http://aucoeurdesneiges. com/) ha favolose baite da 40 a 240 metri quadrati (a febbraio da €600 euro al giorno, Chalet de Luxe 130mq con 6 posti letto), che possono ospitare gruppi di amici e famiglie numerose. C'è tutto: cucina, stoviglie, caminetto, legna, tavoli da pranzo per allegre tavolate, TV con lettore DVD, camere con bagni ensuite (perchè va bene essere tutti amici, ma fino a un certo punto!) e in alcune tipologie addirittura sauna e idromassaggio privati. Il centro benessere ha una piscina spettacolare, con vetrata vista Monte Bianco. E tutti insieme, a gruppi di 4 alla volta, potete

provare la sauna ventilata a 110 gradi con Marcello, il guru del benessere, che dopo i 10 minuti di "cottura" vi spingerà sotto una doccia gelata per indurvi a reagire. Esauriti i turni in cucina, per una sera potete giocare tranquilli a Monopoli mentre lo chef a domicilio cucina per voi: il catering Aquolinae (www.aquolinae. com) con i suoi chef concorda con voi il menu, fa la spesa, abbina i vini, cucina e poi riassetta (mentre voi siete in Prigione a Monopoli). Prezzi? Oltre al costo degli ingredienti, conteggiate 60 euro all'ora per lo chef: se non scegliete caviale o vini gran riserva, una cena per 8 persone parte da 450 euro totali. Esaurita anche la carta dello chef a domicilio, il ristorante La Clotze val bene una messa. E' a pochi km, in direzione Val Ferret, con cucina raffinatissima e prodotti ricercati. www.maxim.it

173

La vitale proprietaria Anna punta solo e da sempre al meglio e vi stupirà con risotto Acquerello ai funghi porcini (raccolti uno a uno!), ostriche freschissime acquistate in Francia e la tipica cotoletta valdostana (ma prendetene una in 4: è convivialmente... enorme!). Fatevi dare il tavolo accanto alla stufa rossa e non rinunciate allo strudel di mele con gelato con un sorso di genepy, il liquore locale fatto rigorosamente in casa (www.laclotze.com, tel. 0165 869720). Per smaltire il luculliano pranzo di Anna (da €45 a testa), chiudete la serata nel centro di Courmayeur, al Caffè della Posta di via Roma, ritrovo di tutti i VIP o aspiranti tali. Ma volete mettere la gioia di tornare allo chalet e stare tutti insieme in pigiama di pile, ciabattone pelose e riprendere a fare i giovani immobiliaristi da tavolo tra Parco della Vittoria e Viale dei Giardini?


YOUNG

ON THE ROAD

LO STRESSATO

CENTRO DETOX TI.SANA Il lavoro nobilita? No, mobilita. Verso la distruzione. Anche quest'anno la Borsa ha perso più del 25%; avevate comprato titoli sicuri (che non si sono dimostrati tali) e il vostro capo vi costringe a stare svegli di notte per seguire anche la Borsa di Tokyo. Come se non bastasse, l'ex moglie reclama un upgrade degli alimenti; la nuova fidanzata vuole un figlio e... tutti quei panini davanti al computer vi hanno bucato lo stomaco. E' ora di tentare di salvarsi. Il rifugio ideale è il centro detox Ti.Sana (www.tisanadetoxretreat. it) nel paesino di Arlate, vicino Lecco. L'obiettivo è farvi cambiare stile di vita in una profusione di verdura e frutta rigorosamente biologiche. Dunque, seguendo il Feng Shui, ambiente nuovo e mente libera per eliminare l'energia negativa. I primi giorni mal di testa e nausea sono normali, dato che il corpo sente la mancanza degli alimenti da cui è dipendente. Ma voi non mollate (non

potete neanche, visto che lo staff vi segue rigorosamente!) e dimenticate pasta, formaggi e sushi: la chef è un ex ingegnere convertita al veganesimo che ha affinato l'arte di presentare ciò che apparentemente sembra insapore in deliziosi piatti. Potete scegliere programmi da 1, 4, 7, 14 e 21 giorni declinati in tre tipologie di alimentazione: Juicing (solo centrifugati); Fresh (alimenti vegetali crudi) ed Energy (il più completo, con verdure crude e cotte). Fate le cose per bene: il percorso di 21 giorni è il periodo necessario per un detox totale. Tanto avete una quantità abnorme di ferie arretrate da smaltire (e in 21 giorni potete smaltire fino a 10 kg). Costi? Un esempio: 7 giorni Juicing, 2500 euro; 21 giorni 6500 euro. E' tutto incluso: pernottamento in suite, fitness quotidiano con istruttore, programmi educational e letture anche con la psicologa, escursioni, uso biciclette, www.maxim.it

174

accesso alla zona wellness con sauna, bagno turco e jacuzzi oltre a visite mediche. Nell’all inclusive c’è anche lo spuntino (no, non è pane e salame, ma brodo vegetale). Da fare assolutamente è l'idrocolonterapia (€120), ossia il lavaggio del colon con un tubo speciale e acqua calda che al Ti.Sana viene effettuato con un macchinario molto evoluto (www. angelofwater.com). Suvvia, niente smorfie: lo fanno molti sportivi, fa benissimo e rimuove tutte le cicche che avete ingoiato per sbaglio negli anni '90 (quanto ancora la Borsa andava bene). Non fate i furbetti con biscottini, sigarette e alcolici nascosti in valigia e se fate uno sforzo riuscirete anche a lasciar perdere cellulare e computer. Provate la Fish Pedicure immergendo i piedi in una vasca piena di pesciolini che "mangiano" le cellule morte delle vostre stanche fette. E lasciateli dove sono, poveri pesci. Non fatevi tentare di farne un fritto misto.


YOUNG

ON THE ROAD

LO SCIATORE

CERVINIA

“Esteriormente, un paio di sci non presenta per sé stesso nulla di straordinario. Nessuno potrebbe immaginare, così a prima vista, il potere che in essi si occulta”. E' una frase di Arthur Conan Doyle, un manifesto della vostra passione per questo sport, tanto che l'avete fatta serigrafare sui vostri Atomic di ultimissima generazione. Gli sciatori si dividono in talentuosi e in presunti tali ma in entrambi i casi, invece del fuoco, avete "la neve" dentro sin dai tempi dello stile spazzaneve. Siete junior, eppure avete già provato gli impianti sciistici di tutta Italia (con qualche fuoripista in Francia e Svizzera). BreuilCervinia è il regno dello sci, ai piedi di una delle più belle montagna del mondo, con impianti aperti da fine ottobre a maggio: il più alto impianto sciistico d'Europa con 350 km di tracciati, 137 piste e 59 impianti di risalita. Skipass? Voi

ovviamente avete lo stagionale e, se fosse possibile, fareste il "vitalizio". In ogni caso, il giornaliero festivo costa €38 italiano e €52 internazionale (acquisto online su www.cervinia.it). Siete universitari nati dopo il 1982? Potete beneficiare di pass a prezzi scontati (27 euro giornaliero feriale). Cervinia offre davvero una sorta di vita parallela per lo sciatore, dall'alba alla notte. Una è la prima traccia: potete lasciare il segno della vostra primissima sciata in solitudine, una sorta di autografo a piste ancora chiuse, il che è come deflorare la montagna (acquistate il supplemento First Track: numero chiuso, 60 persone). Per i fanatici del "dietro le quinte", ogni sabato sera c'è il First Class, un'esperienza totalizzante: giro a bordo del gatto delle nevi con cena in baita con i gattisti, che poi vi mostreranno come si battono le piste di notte (dalle 19.30 alle 23.30, €50 a persona, max 5 persone). www.maxim.it

175

Dormite allo splendido Hotel Bucaneve, con navetta gratuita per gli impianti di risalita e un servizio massaggi per i vostri quadricipiti tesi (www.bucanevehotel. it, da €95 al giorno in pensione 3/4). Una formula pensata per gli sciatori, con pernottamento, colazione, buffet dopo sci e cena finale. Il ristorante è ottimo; nutritevi di componenti locali pro-sciatore: toma, Jambon de Bosses (crudo speziato con erbe di montagna) e la calda zuppa valpelentese, perfetta dopo una rischiosa sciata sotto neve e acqua (neanche quello vi ferma). Prima di tornare tristemente ai doveri di studio e/o lavoro, l'ultima discesa si fa il lunedì all’alba su una pista che è la storia dello sci: il Ventina, 11 km di discesa da Plateau Rosà fino a Cervinia paese. Arrivati a valle, sganciate subito gli scarponi, salite in macchina e mettete in moto. La voglia di risalire è sempre in agguato.


SOUND TREND

DIE ANTWOORD TEN$I O N (ZEF RECORDS/GOOD SMILE)

Il collettivo rave-rap sudafricano più eccentrico e hype del pianeta pubblica finalmente il secondo disco. A causa di divergenze con la casa discografica d’origine Interscope, Ninja, Yo-Landi Vi$$er e DJ Hi-Tek si aprono una propria etichetta e risolvono la tenzone posticipando di due mesi l’uscita. Il sound non ne risente ‘manco pe’ nniente’: i pc assemblati di penultima generazione, la carica erotica gabber di Yo-Landi, la trasgressione, la ballabilità, rifulgono fino all’estasi. È passato l’entusiasmo degli esordi, forse, ma la cultura zef (lingua e filosofia di vita sudafricana) continua ad affascinarci. Tanto è sexy. Musica per adulti.

di Alberto Motta

di Alberto Motta

LISA HANNIGAN

PASSENGER Pias/Self

Registrato nel parco nazionale di Snowdonia, in Galles, “Passenger” ci è entrato nel cuore per diversi motivi. Perché è un disco a lenta decantazione (esce infatti a dicembre, ma solo ora ci sentiamo di raccomandarlo), perché la cantante preferita di Damien Rice flirta con la semplice e coinvolgente tradizione irlandese, perché la sua voce è un inverno dai toni pastello. di Amanda Israel www.maxim.it

176


BETH JEANS HOUGHTON & THE HOOVES OF DESTINY

YOURS TRULY, CELLOPHANE NOSE MUTE/SELF L’anno si apre con la scoperta di una giovane inglese che possiamo già definire uno dei nuovi migliori talenti. Beth crea pop eclettico, caricandolo di una miscela di psichedelia, glam rock e folk, davvero originale. Il disco è stato registrato senza un contratto discografico per poter avere il controllo totale sul processo creativo, ma la storica label Mute non se lo è fatto sfuggire. Volete una definizione di “Yours Truly, Cellophane Nose”? Chiedetelo a Beth che vede il suo album come “un amimale che mi preparo a cavalcare. Strigliandolo, nutrendolo, intrecciandogli il pelo”. Un disco di razza. di Tommaso Toma

TRAILER TRASH TRACYS

ESTER (Domino)

Oddio la sperimentazione! Da quanto tempo non ci vedevamo. Grazie Domino per averci fatto rincontrare. Questa la reazione suscitata dall’ascolto di “Ester”, ottimo disco per cambiare aria alle stanze della mente, per concederle di stupirsi. Quando poi le canzoni, sotto alla schizofrenia, si dimostrano grandi classici, allora chapeau. “You Wish You Were Red” e “Die in 55” entrano in playlist. (A.M.) www.maxim.it

177


SOUND TREND

TREVOR JACKSON

METAL DANCE – INDUSTRIAL POST PUNK EBM: CLASSICS & RARITIES ’80-’88 (STRUT/ADIOGLOBE)

Abbandonate l’idea del benessere fisico, dell’atletismo illuminato dal sole dell’Antica Grecia, nessuna dea Olimpia ad accompagnavi. “Metal Dance” ci svela la colonna sonora di chi i muscoli se li è fatti con il sudore della dura fatica, ispirandosi ai rivoluzionari principi del luddismo. E sotto le strobo, completamente al buio dove si trovano i protagonisti di questa definitiva raccolta delle migliori tracce della industrial dance. Trevor Jacson ha da tempo smesso di produrre come Playgroup e a noi dispiace ancora ma con lucidità e precisione – vero atteggiamento da graphic design – Trevor sceglie davvero il meglio degli esordi dell’electro dark e industrial che un giorno avrebbe poi ispirato gente come Marlyn Manson o Nine Inch Nails. Indispensabile. (T. T.)

LIZ GREEN O, DEVOTION! Pias/Self

www.maxim.it

178

Ancora una voce femminile. Ancora sonorità acustiche. Ancora casa discografica Pias/Self. Eppure tutto cambia. La voce della Green è infatti un collante grave e compatto che attira a sé mondi distanti: quello del Dylan di “Subterranean Homesick Blues”; quello di Tom Waits, quello della musica di strada. Sembrano gli anni 50. Subito dopo è il 2012. Il talento non manca. (A.M.)


MARK LANEGAND BAND BLUES FUNERAL (4AD)

25 marzo. Milano. Alcatraz. Il cantante degli Screaming Trees, vocalist dei Queens of the Stone Age e compagno di dischi di Isobel Campbell, tornerà in Italia per presentare “Blues Funeral”, album solista ed ennesima sua reincarnazione musicale. Dopo l’eroina, dopo i tour mondiali, dopo le collaborazioni (anche con gli italianissimi Afterhours). Per prepararsi all’evento si consiglia di imparare a memoria “Blues Funeral”, ennesima prova che il blues – quello scuro, baritonale, dark, flirtante con l’elettronica – non muore mai. Non fino a che abbiamo Lanegan. (A. M.)

PORCELAIN RAFT

Strange Weekend (Secretly Canadian) Mauro Remiddi prima di dar vita a questo favoloso progetto di dream pop è stato da ragazzino musicista di musica Klezmer, ha suonato il pianoforte nella New York più off e poi si è divertito a interpretare musica tradizionale del Nord Corea. Un’odissea nell’oceano del suono che ha prodotto risultati eccellenti ascoltando “Strange Weekend”, ne riparleremo. (T. T.) www.maxim.it

179


SPECCHIO DELLE MIE BRAME

PER UN MENTO DA OSCAR di Oriana Guidi

Spesso quando un uomo si allaccia l’ultimo bottone della camicia e inizia ad annodare la cravatta, se già ha superato i 40 anni, comincia a notare la cosiddetta “pappagorgia”, cioè quella piega adiposa che si forma sotto il mento: dicesi “lassità cutanea”. Anche la definizione della linea mandibolare si fa meno evidente, e il diretto interessato assume un aspetto piuttosto paffuto. Insomma: stiamo parlando del classico doppio mento con rilassamento cutaneo. Un difetto che nell’uomo è particolarmente fastidioso per la sua visibilità, ma soprattutto in quanto resistente ad ogni trattamento con creme o dimagranti (nel primo caso perché non si riduce, nel secondo

perché perdere peso rende più flaccida la pelle). Sino a oggi vi erano solo due rimedi, a seconda dell’età: gli uomini più giovani e con pelle abbastanza tonica potevano optare per la liposuzione. Per tutti gli altri, invece, c’era il lifting cervicale, che nell’uomo è particolarmente complesso per due motivi: è difficile nascondere le cicatrici davanti e dietro alle orecchie con i capelli (come succede per le donne); e poi, c’è la ripresa postintervento, che è spesso decisamente lunga. Da qualche anno vi è un nuovo ed efficace rimedio, che sfrutta solo una fonte di energia, la radiofrequenza. Il nome del trattamento è FACE TITE: la sua esecuzione è semplice, rapida

per info: www.mauriziocavallini.com

www.maxim.it

180

(10-15 minuti), richiede un solo trattamento e non lascia alcun segno visibile o cicatrice. Di cosa si tratta? L’operazione consiste nel far entrare all’attaccatura dei lobi un minuscolo ago di 1 mm di diametro. L’ago viene fatto scorrere delicatamente sotto la pelle, ed emette, in modo continuo o a impulsi, nei punti in cui si vuole insistere di più, un treno di emissione di energia a radiofrequenza. Ciò permette la contrazione e il ritensionamento immediato della pelle. Risultato: la liquefazione dei vari accumuli adiposi del sottomento. La procedura è ambulatoriale e non risulta dolorosa nel post-trattamento. In genere per 2-3 giorni si consiglia di portare una mentoniera per evitare un po’ di gonfiore e far assestare bene i tessuti. Già dopo 2-3 settimane il risultato è ben visibile, anche se il top, generalmente, viene raggiunto dopo un paio di mesi: il mento appare più liscio, con una angolatura tra mento e collo più squadrata (anziché tonda) e con una ridefinizione della mandibola e del collo alto. Addio nodo e camicia chiusa! La vostra pappagorgia sarà solo un brutto ricordo!


A DENTI STRETTI

SMILE DESIGN PROJECT

Il secondo dei sette elementi: LA FORMA di Amanda Israel

proporzioni tra i vari elementi e deve essere in sintonia con la personalità. Parliamo quindi non solo dell’armonia delle forme, ma anche dell’armonia tra forma e psiche, personalità e carattere. E’ il concetto aristotelico di estetica globale: la bellezza è fuori, è esteriore, ma rispecchia anche ciò che è dentro. Il tempo passa, l’interiore si arricchisce, ma ciò che è aspetto fisico mostra il segno degli anni e i denti sono la parte

maggiormente colpita in termini di usura, carie, perdita di elementi, perdita patologica o fisiopatologica di gengive e osso. Gli effetti degli anni, insomma, influiscono molto sulla dentatura e sulla sua forma, alterandone l’estetica. La sfida per il restauro di un sorriso bello e giovanile è la realizzazione di un progetto restaurativo: lo SMILE DESIGN PROJECT, che ha come linee guida i 7 elementi per la ricostruzione estetica del sorriso.

Giuseppe Aronna

“La forma è l’immagine plastica della funzione” Questa frase è stata pronunciata da un grande morfologo di fine Ottocento, Angelo Ruffini, di cui era allievo il professore Lamberti, anatomico, maestro di mio padre (racconta a Maxim Giuseppe Aronna). Suggella il concetto che le forme anatomiche del corpo umano sono progettate per una determinata funzione, ma che la plasticità delle forme rende l’immagine estetica. Era diventato l’idioma della scuola anatomica. Ma oggi tale frase è ancora quanto mai attuale: uno dei pilastri dell’estetica è la forma degli organi del corpo umano, nel nostro caso dei denti e delle gengive, con l’armonia tra linee e curve. Sono anche i presupposti dell’estetica dell’arte, che comunque ha preso spunto fin dalla antica Grecia dal corpo dell’uomo. Così, nei secoli, si sono delineati i criteri oggettivi del bello. Nel caso del sorriso, abbiamo un insieme di forme di varia natura: i denti, le gengive, le labbra, il viso, tutti in rapporto dimensionale e di proporzioni tra loro per un contesto armonico: il piacere della vista e un positivo riflesso psicologico che far star bene chi guarda e chi è guardato. La forma influenza anche gli altri elementi dell’estetica del sorriso, come il colore, la linea del sorriso rispetto alle labbra e al viso, l’effetto degli incisivi. La forma e la struttura condizionano il colore e gli effetti cromatici della luce sulla materia. La forma esprime segnali, comunica il sesso: maschile, più squadrato; femminile, più dolcee arrotondato. E poi, il carattere, che è dato dalla dominanza della forma dei due incisivi centrali che dominano il sorriso, che a sua volta è l’elemento dominante della faccia. L’armonia strutturale è data dalle giuste

Per approfondimenti e domande: www.giuseppearonna.eu

www.maxim.it

182


GREEN NEWS

NATURALE, MA IN CHE SENSO? OCCHIO ALL’ETICHETTA Si fa presto a dare definizioni come “eco”, “bio” e “naturale”. Queste categorie si prestano a malintesi e spesso generano confusione. Per non sbagliare, impariamo a leggere. di Annalisa Betti

L’evidente tendenza degli ultimi anni verso tutto ciò che è naturale dimostra che c’è una reale presa di coscienza dell’importanza di un consumo attento all’ambiente. Questo è vero anche per quanto riguarda la cosmesi. In questo ambito, l’attenzione cresce anche nei confronti delle formulazioni e di quello che, in sostanza, entra a contatto con la nostra pelle. Non sempre, però, è chiara la distinzione tra i concetti di “eco-cosmesi“, “biologico” e “naturale”, stabiliti dagli organismi di certificazione, come EcoCert, Icea e altri enti privati. Facciamo allora un po’ di chiarezza. I cosmetici naturali sono quelli che presentano un’elevata componente di ingredienti naturali o di derivazione naturale; i prodotti biologici sono invece formulati con ingredienti di provenienza bio, cioè da coltivazioni biologiche (che escludono l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi). I cosmetici eco-compatibili sono invece quelli che hanno un basso impatto ambientale. Tutte queste definizioni sono possibili e veritiere soltanto in seguito a una certificazione proveniente da un ente

riconosciuto e autorevole. Per andare a colpo sicuro, e per essere certi di fare un acquisto intelligente, il posto giusto è un’erboristeria fidata, in cui trovare anche qualcuno che ci spieghi le differenze tra i vari prodotti e ci consigli onestamente quello più adatto a noi. Nelle erboristerie l’Isola Verde la scelta è ampia, suddivisa nei settori Erboristeria, Cosmesi Naturale, Benessere, Alimentazione Biologica e per Intolleranze Alimentari, Parafarmacia Sanitaria, Oggettistica. Oltre a questa ricca selezione, l’Isola Verde distribuisce in esclusiva la sua linea di cosmetici doBrasil, formulati a base di bioattivi ricavati dalle piante della foresta amazzonica brasiliana: maracuja, noce brasiliana e açai sono presenti nei trattamenti dedicati a voi maschietti. Che ruolo svolgono? Presto detto: l’olio di maracuja ha proprietà emollienti, protettive e idratanti, oltre a svolgere una funzione equilibrante sul sebo in eccesso (leggi: pelle più pura e meno unta). Dalla noce brasiliana si ricava un altro olio di quelli giusti: questo è ricchissimo di vitamine e rende la pelle

www.maxim.it

183

elastica e supermorbida. Infine, vi parliamo dell’açai: soprannominato dagli Indios “il frutto della vita”, è così figo da essersi meritato il ruolo da protagonista nell’intera linea viso maschile. Simile a una ciliegia, è buonissimo da mangiare, ma a noi interessa perché da esso si ottiene un olio con un’altissima concentrazione di vitamine, proteine e acidi grassi. Puro al 100% nelle formule doBrasil, svolge un’azione nutriente, antietà, rigenerante su pelle e capelli. Incuriositi? Date un’occhiata al sito www.do-brasil.it


BEVERAGE

BIRRE SCURE Ha detto Benjamin Franlkin: “La birra è la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici”. Anche Frank Zappa la pensava in questa maniera: Un Paese è veramente un Paese quando ha una compagnia aerea e una birra – dichiarò -. E alla fine è di una bella birra che si ha più bisogno”. Questo mese parliamo delle scure: buona pinta a tutti! di Andrea Sceresini

GUINNESS GUINNESS

KOSTRITZER SCHWARZBIER KOSTRITZER

Impossibile non cominciare con lei: la birra scura per eccellenza, irlandese fino al midollo e fierissima di esserlo. Era il 1759, quando Arthur Guinness diede vita a questo intramontabile marchio. Poi è arrivato il Guinness dei primati, sono arrivate le grandi campagne pubblicitarie e gli slogan destinati a entrare nelle cultura collettiva. Uno su tutti: “Chi beve Guinness campa cent’anni”. Sarà vero?

Schwarzbier, ovvero la birra nera. Siamo in Turingia, nel cuore della Germania, e questa è la Kostritzer: ha un colore opaco, tendente al nero, e un sapore pieno. Sebbene abbia molte caratteristiche simili, è un po’ meno amara delle Stout e delle Porter britanniche. Gradazione, 4,8°. Assaporatela all’aperto, seduti tra i tavolini di un allegro Biergarten. Gli abbinamenti? Wurstel e crauti, perbacco! www.koestritzer.de

www.guinness.com

ASAHI BLACK ASAHI

CARONTE BIRRA AMIATA

Chi lo ha detto, che la buona birra è solo europea? Benvenuti nell’impero del Sol Levante. La Asahi è la più celebre birra giapponese: un titolo che si è ampiamente meritato. Assaggiate questa versione dal colore scurissimo, e scoprirete che non ha nulla da invidiare alle migliori pinte di Dublino o di Monaco. Stiamo esagerando? Forse un pochino, ma neanche più di tanto, e solo a fin di bene. Provare per credere.

L’Amiata: ovvero, la vetta leggendaria, terra di contadini, braccianti e navigatori. E’ qui, nella Toscana settentrionale, a un tiro di schioppo dall’Emilia e dalla Liguria, che viene prodotta questa birra scura dal nome mitologico. La Caronte, a dispetto del suo nome lugubreggiante, ha un buon sapore di caffè e di ginseng. Viene prodotta utilizzando 10 diverse varietà di malto e luppoli inglesi. Se non l’avete mai provata, be’, cosa aspettate?

www.asahi.com www.birra-amiata.it

www.maxim.it

184


CORSARA NERA BIRRIFICIO AOSTA Birra scura in stile Robust Porter, le birre ad alta fermentazione prodotte con malti scuri. Al naso si percepisce l’aroma di cioccolato fondente e i sentori di malto tostato e torbato. Di buon corpo ma decisamente scorrevole, mentre il gusto stupisce subito con un acuto di malto e caffè, che sviluppa subito l’amaro deciso del luppolo e, nel finale, un tocco di radice. Il retrogusto, persistente, è di tostato e liquirizia. Benvenuti ad Aosta! www.birrificioaosta.it

KETO REPORTER BIRRA DEL BORGO La birra di partenza è la Re Porter a cui vengono aggiunte foglie di tabacco Kentucky Toscano, quello utilizzato per i celebri sigari nazionali. Il risultato è una birra scurissima, nera, impenetrabile, con un naso molto ricco, che offre sensazioni di tostature, tabacco, speziato e mallo di noce. Siamo a Borgorose, in provincia di Rieti. Se vi siete stufati dei soliti classici, questa è un’ottima occasione per testare nuove fragranze. www.birradelborgo.it

INTERVISTA A MARCO MENEGHIN, PRODUTTORE DI BIRRA La crisi infuria, i mercati crollano, i consumi si inabissano. Eppure, in questa Italia in preda alla recessione, c’è chi ancora non rinuncia a inseguire i propri sogni. Che in questo caso hanno un solo nome: la birra. Marco Meneghin e Luca Parisi sono due ragazzi con la passione per le bionde. La loro società – Stavio Snc – è nata pochi mesi fa, in quel di Velletri. Nessun dipendente, budget bassissimo, un unico obiettivo: produrre birra artigianale. Alla faccia della crisi. “L’idea che passo dopo passo stiamo portando avanti – spiega Marco - è l’auto-produzione di tutte le materie prime. Ovviamente ci vorrà del tempo. Nell’attesa, ci affidiamo a prodotti accuratamente selezionati, secondo i nostri requisiti di qualità: il nostro luppolo, ad esempio, arriva direttamente dalla Hallertau in Germania. In un mese abbiamo prodotto circa duemila litri di birra. Per adesso, dobbiamo utilizzare i macchinari di un amico, che ce li concede in affitto. Ma è solo l’inizio”. Tanta passione, voglia di fare e un briciolo di fantasia. E’ questa, in fondo, la ricetta di base: “Per aprire e mantenere attivo un birrificio servono innanzitutto le competenze di produzione: c’è poco da fare, bisogna essere appassionati! La passione ti porta a bere cose nuove con la mente sempre più aperta: bevi, immagini, produci. Per questo, il buon birraio deve essere innanzitutto un appassionato-bevitore. Poi ci vuole il capitale, certo. Ma senza la passione non vai da nessuna parte”. Sarà un caso, ma la produzione di birra artigianale, in Italia, è in continua crescita, sia come diffusione sul territorio, che come volumi di vendita, come numero di birrifici e come qualità organolettica. Crisi o non crisi, insomma, il momento sembra propizio: “Io e Luca avevamo qualcosa da dire – racconta Marco -. Avevamo delle idee. E’ questo che conta, giusto?”


FOOD

ALICE… NELLA CUCINA DELLE MERAVIGLIE

Nel nostro viaggio tra i migliori ristoranti italiani, questo mese incontriamo Sandra e Viviana. La loro parola d’ordine: ricerca e istinto. di Patrizia Gallini

Alice Ristorante 135 Milano. Via Adige 9 – 20 o. a e lunedì a pranz nic me do Chiuso la 0 93 Tel. 02 54 62 rante.it www.aliceristo

Viviana e Sandra sono le due anime del ristorante Alice. Sandra segue con attenzione quasi maniacale l’approvvigionamento delle materie prime alla ricerca continua della qualità, materie prime che passano poi fra le mani sapienti di Viviana che in cucina le trasforma, plasmandole fra di loro in una sollecitazione fantastica del gusto e del palato. Oggi abbiamo incontrato Viviana, che nasce al Sud, a Salerno, e che possiamo definire una figlia d’arte essendo la sua una famiglia di ristoratori. Il carattere e la “voglia di arrivare” la fanno partire per il Nord, tappa di qualche anno a Orio Litta al Girasole dove si coglie già la “potenzialità” della chef. E quindi Milano, dove si fa sempre sul serio, ecco che la sua potenzialità inizia a manifestarsi proseguendo con umiltà a

seguire molti stage presso gli chef più prestigiosi; per capire e quindi potersi collocare adeguatamente e con pieno merito tra i migliori chef italiani, incoronazione ottenuta anche da poco dalla “Rossa” con 1 Stella. Abbiamo posto alcune domande a Viviana Varese per conoscerla meglio.

Quale piatto servirebbe al tavolo di Raoul Bova? Sicuramente il “Carpaccio e fantasia”, in cui il pescato del giorno viene abbinato a frutta, verdure e salse.

Qual è la domanda più frequente che le pongono i clienti? Mi chiedono sempre come faccio ad inventare piatti così particolari dove i gusti si sposano bene tra di loro.

E al tavolo di George Clooney? Vire o’mare quant’e’ bello, un’insalata di mare cotta a vapore con gelato ai ricci su acqua blu di cavolo.

La felicità professionale esiste per lei? Assolutamente no. E’ sempre una ricerca del nuovo, del bello e della soddisfazione professionale.

Tradizione, creatività, istinto. Dove si sente più a suo agio, più stimolata a fare? L’istinto al primo posto. Non solo nell’attività professionale ma anche nella vita.

www.maxim.it

186


Patrizia Gallini si occupa di comunicazione (prevalentemente salute, bellezza e alimentazione). Scrive per alcune testate del settore e da questo numero anche per Maxim. Proverà per voi ristoranti e locali in tutta Italia.

La Ricetta OMAGGIO A SOFIA:

Pizza fritta con mozzarella di bufala, bavarese di pomodorini confit e salsa di basilico.

SALSA DI BASILICO:

BAVARESE DI POMODORO:

PIZZA:

• 80gr foglie di basilico • 100gr brodo vegetale • 1 pugno di pinoli • 60gr di patata bollita • 60gr circa di olio extravergine di oliva • QB sale

• 500gr polpa pomodori ramati • 2 cucchiai di concentrato in tubo • 200 gr panna semimontata • 4 fogli di gelatina • QB sale e pepe

• 500 gr farina 3 pietra quaglia • 250 acqua • 15 sale • 10 lievito • 25 olio

Sbollentare le foglie di basilico, raffreddare con acqua e ghiaccio. Frullare tutto nel mixer.

Frullare circa 850 gr di pomodori ramati e fate riposare un giorno, tenere solo la parte solida e buttare l’acqua di pomodoro. Aggiustare di sale e pepe, prelevare una parte e scioglierci la gelatina ammollata, facendola scaldare a microonde. Incorporare nel pomodoro insieme alla panna, mettere in stampi e congelare per almeno 6 ore

Dividere l’acqua e la farina a metà. prima impastare con lievito sciolto, poi il resto della farina con l’acqua in cui è stato sciolto il sale. infine unire l’olio Pomodori confit: 4 pomodori privi di pelle, conditi con sale, zucchero a velo, pepe, timo e una grattata di limone, uno spicchio d’aglio a fettine, in forno a 80 gradi per un’ora

MONTAGGIO: Friggere le pizze in olio di semi di arachidi, asciugare, mettere una fetta di mozzarella di bufala, i pomodori confit, foglie di basilico, la bavarese, un filo di olio e sale maldon.


FACE TO FACE - ENERGY

VERSO LA NATURA. E OLTRE Il manager illuminato: Bruno Bollini, presidente gruppo Erba Vita di Annalisa Betti

GR

EE

N EN E R GY

Raramente ho incontrato personaggi così umani, in cui lo spirito manageriale lascia spazio alla visione, al sogno, all’emotività. Bruno Bollini è stato capace di trasmettermi l’emozione del fare qualcosa (e che qualcosa!) di buono per l’uomo. Così,

ricevuto il testimone dal padre, fondatore dell’azienda Erba Vita, leader nel settore degli integratori alimentari e fitoterapici, prosegue nel felice cammino. Ricordando il passato e progettando un futuro che lui stesso definisce roseo.

www.maxim.it

188


FACE TO FACE


FACE TO FACE

Quest’anno Erba Vita compie trent’anni. Possiamo fare un bilancio? Un bel traguardo, tappa di un percorso che mi sta dando grandi soddisfazioni. Siamo presenti in trenta Paesi e questo fa del brand Erba Vita uno dei più importanti sul panorama internazionale. Certo, come in ogni cosa bella c’è una nota negativa: pochi mesi fa è mancato mio papà, Carlo, fondatore del gruppo Erba Vita che comprende oltre all’azienda madre il Centro Salute Erba Vita a Montegrimano Terme, uno splendido Resort&SPA. Lui ha saputo trasmettermi valori personali e un’impostazione professionale per cui gli sarò sempre grato. Tornando all’azienda, il nostro punto forte è stato quello di fornire sempre ai clienti garanzie su efficacia e sicurezza dei nostri prodotti (che si trovano in farmacia, parafarmacia ed in erboristerie) questo ci ha concesso di avere la loro fiducia e di posizionare il prodotto. Io e mio fratello Christian stiamo lavorando per il futuro, insieme anche a mia figlia Elisa (entrata in azienda da poco). Stiamo pianificando strategie che consentano ad Erba Vita di crescere sempre più. il 2012 sarà un anno molto importante per noi! Cos’è cambiato nel mondo della fitoterapia, dell’erboristeria e della farmacia? La fitoterapia si sta riappropriando del suo ruolo originario, cura con le piante per il benessere delle persone. In questi ultimi anni c’è una presa di coscienza da parte delle persone, sempre più attente al benessere e all’ambiente. La parola green è sempre più presente: la richiesta aumenta ed il mercato cambia. Oggi Erba Vita offre prodotti dove la chimica naturale ha raggiunto alti livelli di efficacia, seguendo il mercato verso una nuova categoria di prodotto: il farmaco vegetale. Le farmacie in questi ultimi dieci anni hanno creato reparti del naturale formando addetti specializzati, mentre

Bruno Bollini, presidente gruppo Erba Vita

www.maxim.it

190


le erboristerie sono nettamente diminuite. Oggi sul mercato ci sono veri professionisti della salute, gli improvvisati hanno chiuso i battenti. Poi nel 2007 c’è stata la novità parafarmacia: qui, integratori alimentari e cosmetici naturali costituiscono l’80% dell’offerta. Cosa pensa della tendenza verso tutto ciò che è naturale? Presa di coscienza reale o solo occasione di business? Queste situazioni sono reali e strettamente correlate. C’è sicuramente una presa di coscienza e di conseguenza sono molte le aziende che vedono l’opportunità di business, ma non hanno sempre sensibilità, mentalità e cultura. Le aziende del settore sono quasi mille solo in Italia, ma poche quelle serie ed in grado di offrire prodotti di qualità. Quali sono i suoi prossimi progetti? Come mio progetto personale, ho in cantiere un libro sul rapporto tra uomo e natura: conto di pubblicarlo nel 2013. Non posso svelare molto, semplicemente che noi siamo parte integrante della natura e della terra. Per Erba Vita il progetto più importante ed imminente è quello della nuova nata Go&Fun Green Energy. Una linea di prodotti specifici per nutrire lo sport e la vita. Uno stile di vita naturale, verde ed efficace per tenersi in forma.La linea si svilupperà con altre divisioni dal food all’abbigliamento, realizzato con fibre naturali.

Cosa può consigliare ai giovani sportivi? Per gli sportivi c’è una vasta scelta nella linea Go&Fun; consiglio anche un antiossidante come Picnoxyd per combattere i radicali liberi, un immunostimolante come Immun Action, un depurativo come Depuratum per eliminare le tossine. La natura o l’artista che ci ha creato ci ha dato un organismo capace di vivere a lungo e in salute, ma sta a noi mantenerlo in perfetto stato e farlo vivere più a lungo. Sta a noi decidere.


SHOPPING LIST

DIRETTORE RESPONSABILE Paolo Gelmi (p.gelmi@maxim.it) REDAZIONE Alberto Motta (a.motta@maxim.it) Coordinamento Redazione Andrea Sceresini (a.sceresini@maxim.it) Redattore Lifestyle Tommaso Toma (t.toma@maxim.it) Redattore Musica Irene Pollini Giolai (i.pollinigiolai@maxim.it) Redattrice Moda Santa Nastro (s.nastro@maxim.it) Redattrice Arte GRAFICA Giorgio Ferrua (g.ferrua@maxim.it) Consulente Creativo e Grafico MODA Salima Arfoudi (s.arfoudi@maxim.it) Coordinamento Redazione Moda Lucio Colapietro (l.colapietro@maxim.it) Fashion Editor HANNO COLLABORATO: Fabienne Agliardi, American & Australasian Photographic, Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli, Andrea Benedetti, Annalisa Betti, Alessandro Bianchi, Jacopo Bottazzi, Gianni Brucculeri, Gerald Bruneau, Saverio Cardia, Filippo Casaroli, Giorgio Codazzi, Marco Della Monica, Matteo Felici, Luca Fontana, Patrizia Gallini, Carlo Gambardella, Alessandro Gedda, Fabiana Gilardi, Matteo Greco, Oriana Guidi, I.P.G., Ianniello, Amanda Israel, Paul July, Khiara, Leonardo Cendamo, Roberta Lo Baido, Filippo Mantero, Maurizio Matarazzo, Musacchio/Blackarchives, Santa Nastro, Silvia Rinaldi, Lucia Vittoria Sabba, Dario Salamone, Fiamma Sanò, Mark Smith, Smithsonian Astrophysical Observatory, Silvia Tofani, Chris Ward.

MAXIM ITALIA S.r.l SERVIZI EDITORIALI EDITORIALE MODE S.r.l. Sede legale: Via G. Avezzana, 6 - 00195 Roma, Italia Tel. +39 02 58019521 - Fax +39 02 92879364 Sede operativa e redazione: Via Mecenate, 76/32-34 - 20138, Milano, Italia Tel. +39 02 58019521 AMMINISTRATORE UNICO Marco Sargeni

UFFICIO STAMPA BLU WOM MILANO S.r.l. Via Sant’ Agnese, 14 - 20123 Milano, Italia Patrizia Fabretti (ufficiostampa@bluwom.com) Tel. +39 02 87384640 / +39 02 87384648 Cell. +39 340 5469076 - Fax +39 02 87384644 DISTRIBUZIONE PIERONI DISTRIBUZIONE S.r.l. Viale Vittorio Veneto, 28 20124 Milano Tel. +39 02 632461 Fax +39 02 63246231

DIRETTORE COMMERCIALE Rajan Gualtieri (r.gualtieri@maxim.it) DIRETTORE MARKETING E INIZIATIVE SPECIALI Silvia Brusadelli (s.brusadelli@maxim.it) COORDINAMENTO TECNICO Luciano Giacalone COORDINAMENTO EDITORIALE Loredana Roda (l.roda@adhoc-consulting.it) PUBBLICITÀ AD HOC CONSULTING S.r.l. Via Mecenate 76/32-34 - 20138 Milano, Italia Tel. +39 02 58019521 CORDINAMENTO aree esterne e centri media Giuseppe Cilento (g.cilento@adhoc-consulting.it)

PREPRESS E STAMPA POLIGRAFICI IL BORGO S.p.a Via del Litografo, 6 40138 Bologna Tel. +39 051 6034001 - Fax +39 051 6034017 PROGETTO GRAFICO GIORGIO FERRUA www.giorgioferrua.com Contenuto pubblicitario non superiore al 45%. Registrazione Tribunale di Monza n. 1335 del 7/4/1998

Copyright © 2007 Dennis Publishing, Inc. MAXIM ® is a registered trademark owned by Alpha Media Group Inc. All rights reserved. Maxim is published monthly by Dennis Publishing, Inc., 1040 Avenue of the Americas, New York, NY 10018. Tel. +1 212 302 2626 Fax +1 212 302 2635.

WORLDWIDE Executive Chairman Jack Kliger International Licensing Rights Coordinator: Jeff A. Whitacre Argentina: German Pittelli

Indonesia: Seminarti Gobel

Australia: Santi Pintado

Italy: Paolo Gelmi

Brazil: Sandro Aloisio

Mexico/Latin America: André Félix Diaz Rojo

South Korea: Shane Yu Thailand: Sirote Petchjamroansuk

Bulgaria: Hristo Zapryanov

Poland: Krzysztof Paplinski

Ukraine: Sasha Malenkov

Czech Republic: Pavel Vondracek

Portugal: João Espírito Santo Araújo

United Kingdom: Stuart Messham

Germany: Mike Bleibtreu

Russia: Sasha Malenkov

United States: Dan Bova

India: Vivek Pareek

Serbia: Nebojsa Prijic

Switzerland: Boris Etter

Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, dattiloscritti, articoli, fotografie, disegni non si restituiscono anche se non pubblicati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta in alcun modo senza l’autorizzazione scritta preventiva da parte dell’Editore, a eccezione di brevi passaggi per recensioni. Gli Autori e l’Editore non potranno in alcun caso essere responsabili per incidenti o conseguenti danni che derivino o siano causati dall’uso improprio delle informazioni contenute. Prezzo di questo numero è € 2,90. L’Editore si riserva la facoltà di modificare il prezzo nel corso della pubblicazione, se costretto da mutate condizioni di mercato. Per questa pubblicazione l’IVA è assolta dall’Editore ai sensi dell’art. 74 - 1° comma Lettera “c” del D.P.R. n. 633/72 e successive modificazioni. © 2012 Alpha Media Publishing, Inc. The name MAXIM® and the MAXIM logo are registered trademarks of Alpha Media Group Inc., which trademarks have been licensed to Maxim Italia S.r.l. MAXIM ® is a registered trademark owned by Alpha Media Group Inc. All rights reserved. The United States edition of Maxim is published monthly by Alpha Media Publishing, Inc. 415 Madison Avenue, New York, NY 10017. For international publishing or licensing inquiries: maximworld@maxim.com

WWW.ACQUADIPARMA.IT WWW.ADIDAS.COM WWW.ANTONIOMARRAS.IT WWW.AQUASCUTUM.COM WWW.AQUILANORIMONDI.IT WWW.ARENAINTERNATIONAL.COM WWW.ARMATADIMARE.IT WWW.ASHITALIA.COM WWW.AVANT-TOI.IT WWW.BALLANTYNE.IT/ WWW.BANANAREPUBLIC.EU WWW.BEARSURFBOARDS.COM WWW.BIKKEMBERGS.COM WWW.BRIONI.IT WWW.BULGARI.COM WWW.CALVINKLEIN.COM WWW.CALVINKLEIN.COM WWW.CALZEDONIA.IT WWW.CARSHOE.COM WWW.CHANEL.COM WWW.COLMARORIGINALS.IT WWW.COMME-DES-GARCONS.COM WWW.CONVERSE.COM WWW.CORNELIANI.COM WWW.CRUCIANI.NET WWW.DANIELEALESSANDRINI.COM WWW.DATE-SNEAKERS.COM WWW.DECATHLON.IT WWW.DIADORA.COM WWW.DOCKERS.COM WWW.DONDUP.IT WWW.DSQUARED2.COM WWW.DSQUARED2.COM WWW.ENERGIE.IT WWW.ERBAVITA.COM WWW.EVERLAST.IT WWW.FERRAGAMO.COM WWW.FRANKIEMORELLO.IT WWW.FREDDY.IT WWW.FREDPERRY.COM WWW.FREITAG.CH WWW.G-STAR.COM WWW.GAP-ITALIA.IT WWW.GIULIANOFUJIWARA.COM WWW.GUCCI.COM WWW.HACKETT.COM WWW.HERMES.COM WWW.HUGOBOSS.COM WWW.ICEBERG.COM WWW.JEANPAULGAULTIER.COM WWW.JIMMYCHOO.COM WWW.KENZO.COM WWW.LABSERIES.COM WWW.LACOSTE.COM WWW.LECOQSPORTIF.COM WWW.LEONE1947.IT WWW.LESHOMMESFASHION.COM WWW.LOTTOLEGGENDA.IT WWW.LOTTOSPORT.COM WWW.LOUISVUITTON.COM WWW.LOVETHERAPY.IT

WWW.LUCIANOPADOVAN.IT WWW.LUCIOVANOTTI.COM WWW.MAISONMARTINMARGIELA.COM WWW.MARCHON.COM WWW.MARLBOROCLASSICS.COM WWW.MILASCHON.COM WWW.MOSCHINO.IT WWW.MSGM.IT WWW.MURPHYNYE.COM WWW.NEWBALANCE.IT WWW.NIKE.COM WWW.NORTHSAILS-SPORTSWEAR.COM WWW.ONITSUKATIGER.COM WWW.PANTOFOLADORO.COM WWW.PAULSMITH.CO.UK WWW.PEAKPERFORMANCE.COM WWW.PORTS1961.COM WWW.PRADA.COM WWW.PUMA.COM WWW.PZEROWEB.COM WWW.RAFFAELECARUSO.IT WWW.SAMSONITE.IT WWW.SERAFINISPORT.COM WWW.SISLEY-COSMETICS.COM WWW.SOLGAR.IT WWW.STONEISLAND.COM WWW.TECHNOGYM.COM WWW.TIMBERLAND.IT WWW.TRUSSARDI.IT WWW.TWIN-SET.IT WWW.UCLOTHING.COM WWW.VIRTUSPALESTRE.COM WWW.VIVIENNEWESTWOOD.CO.UK WWW.Y-3.COM WWW.ZEGNA.COM


Natural Medicine

Natural Medicine



maxim febbraio 2012