Relazione per il 15° Congresso delle ACLI Friuli Venezia Giulia INTRODUZIONE
Care amiche e cari amici aclisti, cari delegati e gentili ospiti, benvenuti! Celebriamo oggi il 15° congresso delle Acli FVG. Lo celebriamo dopo il percorso assembleare che ha coinvolto tutte le nostre strutture di base, i circoli territoriali ed i livelli provinciali. È una tappa fondamentale per la nostra vita democratica, che ci proietta al congresso nazionale di fine novembre e che si svolge in concomitanza con gli 80 anni della nostra associazione. Il tema scelto è il IL CORAGGIO DELLA PACE – UNA COMUNITA’ CHE SI PRENDE CURA. Sicuramente un tema molto impegnativo e non semplice da trattare in un contesto attuale caratterizzato da conflitti armati che, seppur non presenti nel nostro territorio, condizionano fortemente la vita delle nostre comunità: questa è la conseguenza della interconnessione che ormai caratterizza la vita del pianeta e della società globale. Ciò che accade anche a molti chilometri da noi, in realtà ci tocca da vicino. Sappiamo che non possiamo essere indifferenti al dolore del prossimo, e ciò che ci spinge ad agire nella nostra azione quotidiana è l’essere compassionevoli verso i bisogni e le difficoltà del prossimo. Credo che il titolo declinato per questa occasione “una comunità che si prende cura” sia più che mai attuale, perché contiene due elementi necessari per la costruzione della pace, o meglio di una pace che non sia solo un pensiero astratto, personale o intimistico: COMUNITA’ e CURA. Che cos’è una comunità oggi, cosa significa fare comunità? Ci sono molte molte forme di comunità nella nostra vita quotidiana, da quelle reali a quelle virtuali. La sociologia ci insegna che una parola usata in molti modi e contesti differenti in realtà non esprime nulla. E questo in effetti temo sia il rischio che corriamo: vivere in un contesto caratterizzato da molte parole, da moltissimi messaggi di cui però rischiamo di perdere il senso. Quando perdiamo il senso delle parole e delle cose che le parole ci indicano la conseguenza è la paralisi della nostra azione; oppure la trasformazione di quella medesima azione in routine vuota, e lentamente finiamo per perderne anche il gusto. La cura è un modo di agire, è un atteggiamento con il quale possiamo entrare in relazione con il prossimo; è l’atteggiamento principale e necessario per poter costruire la pace nelle relazioni all’interno della comunità in cui viviamo. 1
Penso che la pace non sia un pensiero astratto o un ideale, che possono esistere slegati dalla vita quotidiana; credo non sia nemmeno un’idea che possa essere realizzata semplicemente attraverso delle regole di comportamento. Penso piuttosto che la pace sia qualcosa di vivo che scorre nelle relazioni che le persone sono in grado di costruire e vivere tra di loro. Prima di pensare la pace, possiamo vivere in pace con noi stessi, tra di noi e con il mondo; del resto per noi cristiani è un insegnamento fondamentale: vivete in pace tra di voi, e siate esempio di pace per il mondo
UNO SGUARDO AL CONTESTO
Alcuni elementi sulla situazione economica e occupazionale Nella nostra Regione il reddito complessivo medio dichiarato dai cittadini è pari a 24.568 euro e presenta una notevole variabilità relativamente alle principali caratteristiche socio-anagrafiche degli individui. Le donne, in media, presentano un reddito complessivo inferiore del 34,7% a quello degli uomini, pur costituendo quasi la metà dei contribuenti della regione. Per quanto concerne la fascia d’età, i contribuenti tra i 45 e i 64 anni presentano i redditi più elevati, decisamente superiori sia a quelli degli ultrasessantacinquenni (meno di 24 mila euro), sia a quelli dei 2544enni (poco più di 21 mila euro). I giovani con meno di 25 anni che dichiarano un reddito ai fini Irpef sono solo il 4% del totale dei contribuenti e raggiungono in media meno di 8.000 euro. In Friuli Venezia Giulia le donne guadagnano in media 9.400 euro in meno rispetto ai maschi e molto spesso svolgano anche lavori con mansioni che prevedono stipendi più bassi. Si occupano di lavori importantissimi per la società ma storicamente mal pagati, educazione e assistenza in testa. La cura della famiglia, figli o genitori anziani, ricade sulle donne. Il part time in Friuli Venezia Giulia viene richiesto per il 36% dalle donne, solo per il 7% dagli uomini. La stima di persone colpite da lavoro povero è di 45mila unità.
Famiglie in povertà Una ricerca IRES FVG ci segnala che nel 2023 in Friuli Venezia Giulia le famiglie che hanno presentato una Dichiarazione Isee (per richiesta prestazione sociale agevolata) ordinario sono state 194.241, 8.244 in più rispetto all’anno precedente (+4,4%), a cui corrispondono 537.164 residenti (il 45% della popolazione totale regionale). La media è di 2,8 componenti per nucleo. Nel 2023, inoltre, la nostra regione è stata quella dove si è osservata la crescita maggiore del numero di nuclei familiari con un Isee (l’aumento a livello nazionale è stato pari a +1%). Le famiglie che in regione presentano una situazione più critica, con un Isee inferiore ai 6mila euro, sono quasi 2
30mila e costituiscono il 15,4% del totale (tra queste 4.127 hanno un Isee nullo, uguale a zero). La soglia massima dei 6mila euro di Isee è una delle prerogative per accedere al Supporto per la Formazione e il Lavoro (per chi non ha i requisiti per ottenere l’Assegno d’Inclusione, che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza), una misura di attivazione che funziona tramite la partecipazione a percorsi di formazione, riqualificazione professionale, progetti utili alla collettività e altro.
Povertà educativa e dispersione scolastica In Friuli-Venezia Giulia il tasso di abbandono scolastico è attestato su soglia inferiore alla media nazionale e già in linea con l’obiettivo europeo di scendere sotto il 9% a livello continentale entro il 2030. In Regione restano comunque ampi divari educativi sugli apprendimenti in classe. Nei test Invalsi 2020/21, il 28,5% degli studenti del Friuli-Venezia Giulia in III media si è attestato sui livelli di competenza 1 e 2 in italiano, considerati non adeguati, a fronte di una media nazionale del 39% circa. Sappiamo bene che la povertà educativa è molto spesso il preludio ad una successiva povertà economica.
Sanità Il recente rapporto a cura delle Fondazione Gimbe ci restituisce il quadro di una regione che sul piano sanitario sta ancora bene, in riferimento alla media nazionale; ma fermi per certi versi ad un sistema troppo frammentato. È necessario eliminare le frammentazioni di alcuni presidi e di accorpare di più e meglio ciò che abbiamo, iniziando da strutture e personale. È ancora da scongiurare il rischio che il sistema delle Case della Comunità, Ospedali di Comunità, ecc., non diventino solo una rete di scatole vuote, perché è previsto che sia attivato senza sostanziali incrementi di personale. La nostra Regione risulta rispettare i LEA, ma con indici in discesa rispetto all’anno precedente, e in proporzione in calo più delle altre regioni. Difficoltà si registrano soprattutto per la fase di PREVENZIONE, ma molte criticità emergono rispetto alle liste d’attesa; ai tempi dedicati all’assistenza domiciliare; e ai tempi di attesa per interventi oncologici.
Fede cattolica e frequentazione delle chiese In una recente ricerca condotta dal prof. Luca Diotallevi, docente di Sociologia a Roma Tre, emerge il fenomeno per cui la quota di individui con 18 anni d’età o più che dichiarano di aver partecipato almeno una volta alla settimana a un rito religioso passa dal 37,3% del 1993 al 23,7% del 2019. L’abbandono di una pratica “regolare” interessa le donne assai più che gli uomini. Tra i praticanti regolari, in misura crescente gli anziani, si registra «la partecipazione ad attività di volontariato» tramite 3
associazioni e gruppi o come singoli: disponibili a gesti di solidarietà e accoglienza, rappresentano una luce in un quadro cupo e a tratti desolante.
Partecipazione e Astensionismo Le ultime elezioni regionali in FVG hanno registrato un’affluenza pari al 45%, in linea con i trend delle ultime consultazioni ai vari livelli nel nostro Paese. Ormai quello dell’astensionismo è un dato strutturale, che genera un problema di rappresentanza reale, più che di legittimità; e restituisce la realtà di una società il cui corpo sociale è staccato dalla testa. Cercando le cause del fenomeno ci si focalizza spesso sul disinteresse del cittadino; ma potrebbe essere utile guardare anche alla qualità della proposta. Alcuni spunti interessanti arrivano dalle analisi di voto delle ultime elezioni negli Stati Uniti, in cui il neopresidente eletto risulta sostenuto da un consenso pieno e socialmente molto più trasversale di quanto non si prevedesse. È importante perciò uscire da letture stereotipate del fenomeno, e riprendere a dialogare con i territori e le persone per sentire cosa pensano. Perché le persone non vanno più a votare? Certo per la mancanza di fiducia nelle proposte offerte, ma parte della risposta può stare anche nel linguaggio politico caratterizzato da una violenza che divide ma soprattutto allontana; e genera infine una scarsa fiducia nella politica come strumento di governo. In FVG è stato di recente approvato il DDL 15 - ADEGUAMENTI E LOTTA ASTENSIONISMO – che ha introdotto l’abbassamento delle soglie, al secondo turno in particolare. Ma la sfida vera è riappassionare i cittadini e saperli riportarli alle urne, non semplicemente utilizzare degli accorgimenti tecnici per prova re a edulcorare o mascherare un fenomeno. Rispetto a questi fenomeni le ACLI devono studiare e analizzare di più; devono ascoltare di più.
Disponibilità all’impegno Proprio in questi giorni è presentata “LA PROSPETTIVA CIVICA” - RAPPORTO IREF-ACLI, in cui si evidenzia come “(…) Viviamo davvero in un’epoca di individualismo dilagante, segnata dall’eclissi della partecipazione civica, politica e sindacale? Se è senz’altro vero che la nostra società è sempre più chiusa e “solitaria”, è altrettanto vero che in essa persistono e si rinnovano culture ed esperienze associative dalle robuste e profonde radici. Il volontariato di matrice laica e cattolica, i movimenti per i diritti civili, i soggetti dell’economia sociale e dell’ambientalismo sono solo alcune espressioni di quella società civile che vuole partecipare, crede nella democrazia e prova a rifondare il politico da una prospettiva civica. Il rapporto evidenzia le trasformazioni e le 4
continuità del mondo associativo italiano, raccontando nuove forme di partecipazione. Una lente attraverso cui osservare una realtà critica ma non rassegnata che sceglie di agire, organizzarsi e reagire.” Un segnale di speranza che possiamo e dobbiamo cogliere anche nel nostro territorio! Questi sono alcuni dati che caratterizzano la COMUNITA’ e le COMUNITA’ in cui siamo inseriti e operiamo come associazione. Una realtà inoltre caratterizzata da relazioni sempre più liquide; una società in sé sempre più liquida e a tratti di difficile interpretazione. Una società sempre più individualista, dove proliferano facilmente disorientamento, incertezza e paura; e dove infine si sviluppa il rancore e infine il conflitto. In questo contesto abbiamo il compito, come persone e come associazione, di curare la nostra comunità, di seminare la SPERANZA che genera la PACE.
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PRESENZA DELLE ACLI NEL CONTESTO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA Dentro questa comunità la nostra associazione è presente con: La rete di circoli territoriali, che sono la base del nostro agire, i nuclei presenti nelle comunità con le loro iniziative, differenti progettualità e servizi, sportelli di CAF e Patronato, testimonianza concreta di prossimità alle persone. Alcune esperienze specifiche di carattere consumeristico come i gruppi di acquisto; I livelli di coordinamento provinciale, riferimento territoriale per i CAF e le sedi di Patronato; Le associazioni specifiche: le esperienze di USACLI e CTA. L’esperienza di GA e gruppi di coordinamento donne Oltre alla rete associativa le Acli sono territorialmente riconosciute grazie alla rete di servizi e imprese sociali, e probabilmente dalla maggior parte della cittadinanza proprio attraverso questi soggetti. I patronati, per le attività previdenziali e di gratuito patrocinio previste, presenti in 3 province con una sede provinciale ma in tutto il territorio regionale grazie al supporto offerto dai promotori sociali, risorsa importante e peculiare della nostra realtà. I CAF, per i servizi fiscali ed altri servizi connessi alle opportunità di sostegno e welfare familiare. L’ENAIP, agenzia formativa regionale, per le attività di prima formazione rivolte ai giovani; e più in generale per la formazione finanziata per i disoccupati e per la formazione continua dei lavoratori.
Quanta economia muoviamo? Descrivere le ACLI in poche parole è cosa assai difficile, proprio per il fatto che la caratteristica di questo sistema è di essere multiforme, ricco di risorse, potremmo dire MULTITALENTO: a partire dal luogo e contesto in cui si trova un’esperienza associativa aclista, si attivano risorse e competenze necessarie per sviluppare una risposta alle istanze di quella comunità. Sarebbe facile attraverso questi brevi cenni e numeri chiedersi quanta economia siamo in grado di sviluppare: in termini di posti di lavoro, di fatturati e dimensioni economiche e numeriche. Ritengo però che questo dato non sarebbe in grado di restituire il risultato più importante che la nostra rete di associazione e servizi in realtà sviluppa attraverso 6
tutta la propria differenziata azione: e cioè la capacità di generare collante sociale, coesione sociale, senso di inclusione (e arginare così il senso di esclusione), attraverso la disponibilità all’ascolto e all’incontro dei nostri soci nelle loro realtà; attraverso la competenza nell’erogare un servizio previdenziale o fiscale in grado di migliorare la vita ad una persona o ad una famiglia; attraverso la formazione civica e sociale che siamo in grado di sviluppare con le iniziative pubbliche di dibattito e confronto; attraverso l’esempio che trasmettiamo alla società con il nostro insieme di valori quotidianamente agiti. Questo è il vero valore che le ACLI con le loro varie attività portano dentro la COMUNITA’ come frutto dell’attività di CURA che svolgono.
Uno sguardo allo stato attuale e alle attività coordinate dal livello regionale I recenti congressi di circolo e province hanno potuto fare il punto della situazione, e a quelle relazioni rimando. Basti qui sottolineare per il nostro territorio alcuno elementi significativi: - I circoli rappresentano ancora una ricchezza molto importante per il nostro territorio, nonostante l’età media della base sociale sia elevata. - Registriamo una situazione di flessione significativo del tesseramento, in particolare in alcune province; e difficoltà a coinvolgere i giovani in modo uniforme sul territorio regionale, nonostante alcune esperienze siano presenti - È stato finalmente superato il commissariamento delle Acli Gorizia, andate a congresso di recente e ora con un nuovo consiglio provinciale. - I principali servizi delle Acli continuano ad essere un riferimento per le comunità; e costituiscono una potenziale leva per il rilancio anche di attività sociale. In questi ultimi anni il livello regionale si è speso soprattutto per: 1. Svolgere una funzione di supporto e accompagnamento permanente alle varie realtà territoriali per gli adeguamenti previsti dalla normativa Terzo Settore. 2. Organizzare formazione mirata per l’aggiornamento e l’autonomina dei referenti locali di circolo e province. 3. In accordo con i livelli provinciali, coordinamento della gestione e rendicontazione dei fondi del 5xmille destinato alle province. 4. Coordinamento per la formazione regionale a contributo per operatori di patronato e promotori sociali. 7
5. Realizzazione del progetto per il reclutamento e la formazione di nuovi promotori sociali volontari 6. Sviluppo di partenariati con soggetti del terzo settore regionale; in particolare per il progetto NUMMUS con fondazione WellFare, che prevede attività sul contrasto al sovra indebitamento e a supporto del micro credito 7. Rappresentanza e collaborazione con il CSV regionale, con Alleanza contro la Povertà, ed altri soggeti dle Terzo Settore. 8. Organizzazione annuale di una giornata a tema per la socialità di tutte le Acli del Friuli Venezia Giulia. Un particolare spazio e menzione va fatta per due attività particolarmente importanti ed impegnative: il progetto Si Fa Rete, ed il progetto Infoserviziocivile.
Il Progetto SI FA RETE Il Progetto SI FA RETE – finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia su risorse del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi degli artt. 72 e 73 del Codice del Terzo Settore – è stato istruito dal Servizio politiche per il Terzo Settore della Direzione Centrale Salute Politiche Sociali e Disabilità al fine di portare avanti una co-progettazione con gli Enti del Terzo Settore (ETS) volta a potenziare e allargare la rete dei servizi di presa in carico leggera dell’anziano fragile su tutto il territorio regionale, in collaborazione con le aziende sanitarie e i servizi sociali comunali. Le aree di attività sono:
La prevenzione della fragilità e della non autosufficienza; Lo sviluppo di comunità per il miglioramento nella qualità della vita delle persone anziane; Il potenziamento di una comunità competente, capace di analizzare la propria situazione e riconoscere i propri bisogni; L’ascolto, l’informazione e l’animazione di comunità per il sostegno delle persone anziane e delle loro famiglie La formazione e l’orientamento per caregiver e assistenti familiari.
Infoserviziocivile Dal 2005 le Acli regionali operano in convenzione con la Regione attraverso il progetto Infoserviziocivile. Nell’ambito di questo progetto le Acli regionali hanno organizzato: - Percorsi formativi rivolti agli enti pubblici e del terzo settore del territorio; - Momenti di incontro e di rielaborazione dell’esperienza per i giovani che svolgono il servizio civile in tutti gli enti della regione; 8
- Occasioni di riflessione ma soprattutto di interlocuzione sul servizio civile fra enti e dipartimento delle politiche giovanili, dai quali sono scaturite anche delle proposte di modifica normativa, accolte dal legislatore; In tanti anni di lavoro, lavorando in piena sinergia con la regione siamo riusciti a costruire un servizio civile in questo territorio che rappresenta un’eccellenza a livello nazionale, come testimoniato dal Dipartimento per le politiche giovanili e da una recente indagine dell’OCSE. La qualità e l’impatto dell’esperienza sui giovani è testimoniato da una indagine presentata da Infoserviziocivile lo scorso giugno, frutto di 500 interviste a ex volontari di servizio civile della regione. Oltre alle attività sopra elencate, ricordiamo anche l’organizzazione di eventi formativi su temi di attualità e formazione sociopolitica in occasione di appuntamenti elettorali o altre particolari occasioni.
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CONCLUSIONI - ALCUNE IDEE PER UN FUTURO POSSIBILE Cosa possiamo chiedere a queste Acli regionali? Quale può essere il prossimo passo possibile? Tra le varie possibilità provo ad indicare tre piste di lavoro in particolare; ed alcuni obiettivi concreti e possibili, che certo saranno integrati da quanto emergerà dal dibattito. 1. bandi e co-progettazione. Il nostro movimento, come tanti altri, paga lo scotto di un’evoluzione socio economica e culturale (individualismo) che limita per varie ragioni e motivi la disponibilità di volontari e persone che si avvicinano alla nostra esperienza; questo è evidente anche dai dati complessivi del tesseramento, che ha avuto una flessione significativa in alcuni territori province, complice anche la fase del COVID. Nonostante ciò ha dimostrato una resilienza importante, e la capacità di adeguarsi alle normative regolamentazioni introdotte dalla riforma del TS. Pagato questo scotto, ora siamo soggetto riconosciuto in termini di affidabilità e in grado di esprimere competenze progettuali e di gestione di fondi che ci rendono anche partner delle PA, nelle fasi di co-progettazione dei servizi. Questa è una pista di lavoro già intrapresa in particolare con l’esperienza del progetto SiFaRete; ed è una opportunità concreta su cui investire nell’immediato futuro. 2. animazione territoriale. Diverse realtà di circolo hanno evidenziato fragilità o difficoltà a mantenere viva la propria attività sociale; ma altre nuove realtà si sono affiliate o si stanno avvicinando alla nostra rete, grazie anche al lavoro di consulenza e accompagnamento in tema di terzo settore, sviluppato dalla segreteria regionale: abbiamo una risorsa dedicata a questi aspetti, appositamente formata all’interno di percorsi nazionali. Questa è una funzione da sostenere e sviluppare e portare a valore dell’intero sistema. È opportuno, considerato il nostro dimensionamento regionale, mettere in campo un serio progetto regionale a supporto delle province per lo sviluppo associativo ed il rilancio del tesseramento, per il sostegno ai circoli presenti o l’accompagnamento di nuove realtà, allo scopo di condividere competenze e sviluppare maggiore autonomia nelle strutture di base, garantendo il supporto tecnico necessario a liberare le risorse locali perché si concretizzi l’autonomia di iniziativa sociale dei territori. 3. sviluppo e integrazione della rete Acli regionale. È innegabile che le persone si avvicinano alle ACLI attraverso molte strade, ma la più frequentata, per ovvi motivi, è quella che passa attraverso i nostri servizi. Ritengo necessario, ora più di sempre, per lo sviluppo futuro del movimento in quanto tale, e per promuovere appieno quelli che sono i modelli valoriali delle ACLI e la loro testimonianza, l’integrazione tra associazione e servizi. Conosco, e indico, un solo un modo in tal senso: operare 10
insieme, costruire dei progetti di senso che vedano coinvolti i diversi soggetti, a seconda delle opportunità possibili. Chiunque entra in un circolo, Patronato, CAF o EnAIP, entra alle ACLI: e in fondo lo sento dire dalle persone che ci raggiungono nei diversi contesti, da quando frequento questo movimento. Non intraprendere dei percorsi di progetti condivisi è un’occasione sprecata! Solo per citare un’idea possibile, pensiamo alle politiche attive del lavoro e a quante possibilità progettuali possiamo sviluppare su questo tema: le ACLI con le loro attività sono presenti nella vita lavorativa di una persona dall’età in cui inizia a formarsi, durante tutto il percorso e fino a quando va in pensione ….. e anche dopo. Altri obiettivi e idee che ritengo particolarmente significativi e realizzabili nel prossimo futuro sono: 1. intensificare il dialogo con gli le istituzioni regionali per riuscire a partecipare ai processi legislativi regionali; 2. essere maggiormente presenti sulla stampa e promuovere l’immagine regionale delle ACLI per sviluppare accountability, con la prospettiva futura di intraprendere percorsi di crow fundung e fund raising; 3. rinforzare e diffondere in tutto il territorio regionale il Servizio Civile Universale anche quale leva di sviluppo associativo.
Talvolta siamo tentati di considerare la capacità, l’efficacia e la bontà della nostra azione principalmente attraverso la dimensione numerica: quanti siamo, quanto siamo cresciuti o quanti servizi abbiamo erogato. Ricordiamoci che noi dobbiamo prima di tutto essere lievito nella nostra comunità, essere capaci di farla crescere; e che la grandezza di Dio si manifesta nell’infinitamente piccolo (S. Weil) Il mio augurio è che ognuno di noi e la nostra associazione tutta sappiamo mantenerci umili, aperti, inquieti e competenti per essere associazione capace attraversare il tempo che ci è dato di vivere, qualunque esso sia; e di realizzare percorsi di pace nelle comunità che abitiamo.
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