Skip to main content

Ancient Rome

Page 1


dall’epoca arcaica al tramonto dell’Impero - e dei più interessanti aspetti della vita quotidiana, con l’intento di suggerire una visione d’insieme che non fosse né aulica né scolastica, ma, nei nostri limiti, il più avvincente possibile. Ampio risalto è stato dato inoltre alle testimonianze della romanità in Italia e nelle varie province dell’Impero, attraverso una panoramica dei siti archeologici che meglio documentano, in ogni regione, l’influsso esercitato da Roma talvolta sovrapponendosi e soffocando le culture autoctone, talvolta integrandole e giungendo a una mirabile sintesi. Il vasto apparato iconografico, che in questo contesto svolge una funzione sostanziale, include immagini spesso inedite e si avvale anche di fotografie aeree appositamente realizzate per porre in evidenza caratteristiche strutturali o altri particolari monumentali e urbanistici altrimenti non facilmente intuibili. Siamo infine certi che le decine di sezioni, planimetrie, disegni in bianco e nero e le complesse tavole ricostruttive a colori saranno in grado, grazie alla loro immediatezza, di evocare meglio di molti dotti discorsi le splendide suggestioni di una civiltà che seppe conquistare il mondo.

17 Il cosiddetto “Grande cammeo di Francia”, capolavoro del I secolo d.C. realizzato in sardonica, raffigura l’imperatore Tiberio, attorno al quale sono la madre Livia e altri membri della famiglia GiulioClaudia.

18-19 Destinato ai giochi gladiatorii e alle cacce di animali selvatici, il Colosseo vanta dimensioni eccezionali, che ne fanno il più grande tra gli anfiteatri romani. La fotografia aerea mette in risalto la struttura interna

dell’edificio, le cui strutture portanti, interamente realizzate in conci di travertino, erano raccordate da murature in tufo e laterizio. Dall’alto risulta ben evidente il complesso sistema di sotterranei che correva al di sotto dell’arena.

Un altro grande polo d’attrazione era rappresentato dai luoghi di spettacolo, essenzialmente il circo e l’anfiteatro. I pubblici spettacoli a Roma furono sempre un mezzo di propaganda politica ed elettorale, al punto che divennero uno dei più validi strumenti su cui si basò l’assolutismo imperiale. Assieme alle periodiche elargizioni di grano, servivano infatti a tenere a bada un popolo che, sazio e occupato da simili distrazioni, non aveva più molta voglia di riflettere. Avendo assunto questo ruolo particolare, gli spettacoli, chiamati genericamente ludi, col tempo divennero sempre più frequenti, grazie anche al moltiplicarsi delle festività cui erano legati e che in età imperiale raggiunsero il numero record di 182 l’anno. Sebbene in genere fossero diurni, talvolta si svolgevano anche di notte, alla luce delle fiaccole. Potevano durare molte ore e, intervalli e interruzioni comprese, persino un’intera giornata, come nel caso dei combattimenti nell’anfiteatro. I ludi rappresentavano un’occasione di ritrovo mondano, vi si recava “per vedere e per farsi vedere”, sfoggiando ricche vesti e pettinature, gioielli e ancelle, anche a costo di contrarre debiti o di sperperare il proprio patrimonio. I giochi del circo, i ludi circenses, erano i più antichi e si svolgevano nel Circo Massimo, in grado di contenere oltre 250.000 persone grazie all’erezione di impalcature di legno in aggiunta alle gradinate di pietra. Caratteristica principale di questa enorme struttura era la spina, basso muro longitudinale lungo 340 metri e adorno di elementi architettonici e decorativi, tra cui il gigantesco obelisco di Ramsete II, portato a Roma in ricordo della conquista dell’Egitto. Ai due estremi erano collocati un gruppo di sette grosse uova di bronzo dorato e un altro con altrettanti delfini, sempre in bronzo: rimuovendo via via

70 in alto Nella ricca produzione musiva del tardo Impero assai diffuse sono le scene circensi, a conferma dell‘enorme popolarità di cui godevano questi spettacoli. Alle corse vere e proprie si alternavano gare di abilità ed esibizioni comiche, ma il pubblico andava in visibilio solo all’apparire degli aurighi delle quattro squadre ufficiali.

dall’uno e dall’altro gruppo un uovo e un delfino veniva indicato il numero dei giri compiuti dai carri. Alla corsa dei carri,lo spettacolo cui il circo era essenzialmente preposto, prendevano parte mezzi leggeri e veloci trainati da due, tre o quattro cavalli. La gara consisteva nel compiere per sette volte, alla massima velocità possibile, il giro della pista in senso antiorario fiancheggiando la spina e doppiandola all’altezza delle metae, gruppi di tre pilastrini conici situati alle due estremità. Durante la corsa era ammesso, anzi gradito dalla folla, commettere ogni genere di scorrettezza, come lo stringere il più possibile i carri avversari allo scopo di farli fracassare

contro la spina. I cavalli e gli aurighi erano divisi in fazioni - originariamente due, poi portate a quattro - ognuna contraddistinta da un colore: RussataRossa, Albata-Bianca, Veneta-Azzurra e Prasina-Verde. Di solito la Russata gareggiava contro la Veneta e l’Albata contro la Prasina. Il colore della fazione di appartenenza contraddistingueva anche la veste indossata dagli aurighi durante le corse; essa era composta da una corta tunica strettamente avvolta, all’altezza del busto, da una fasciatura di corregge di cuoio onde prevenire fratture alle costole, gambali per riparare stinchi e cosce e un casco per proteggere la testa. Un’altra passione sfrenata che

70 in basso In questo vivace bassorilievo in terracotta è raffigurata una quadriga che sta per doppiare una delle mete. Gli atleti più apprezzati dal pubblico erano quelli che davano prova di coraggio e grande abilità lanciandosi in acrobazie spericolate; tanto impegno era poi generosamente premiato dai loro impresari.

71 Gli aurighi godevano di molta popolarità e in genere accumulavano enormi fortune. Anche i cavalli erano oggetto di un tifo accesissimo e ricevevano dai loro ammiratori nomi importanti come Victor o Adorandus, o scherzosi, come Piripinus. Spesso tra i sostenitori delle varie squadre scoppiavano dispute furiose.

72-73 Risale al IV secolo d.C. questo mosaico con scena nell’anfiteatro. I combattimenti gladiatorii ebbero origine tra gli Etruschi: schiavi o prigionieri erano obbligati a combattere in occasione dei funerali di personaggi illustri per soddisfare il desiderio di sangue degli dèi. L’uso poi passò nell’antica Roma, dove

progressivamente cambiarono di significato, divenendo spettacoli pubblici sempre più grandiosi. I munera vennero così ospitati in strutture costruite appositamente e finanziati da imperatori e uomini politici in cerca del favore popolare, diffondendosi con successo in ogni provincia dell’Impero.

73 a destra I gladiatori si dividevano tra loro a seconda delle armi e dell’equipaggiamento. Gli spettacoli comportavano una notevole organizzazione, con scuole apposite dove venivano insegnati tutti i trucchi del combattimento.

La più celebre era detta Ludus magnus e si trovava a Roma, vicino al Colosseo.

CENTURIA

CONTUBERNIUM

CENTURIONE

TRIBUNI

LEGATO

95 in alto

La legione costituiva l’unità fondamentale dell’esercito romano.

Anche se lo schieramento variò alquanto nel corso dei secoli, ogni legione era formata da dieci coorti, a loro volta divise in sei centurie di circa 80 uomini ciascuna. Il disegno illustra una centuria tipo: questa era composta da dieci contubernia, gruppi di otto legionari che condividevano la medesima tenda. Ogni centuria era comandata da un centurione, che a sua volta dipendeva dagli ordini dei tribuni.

A capo di ogni legione, che faceva affidamento anche su quattro turmae di cavalleria -ossia 120 uomini - vi era poi un legato, di solito appartenente alla classe senatoria.

95 a destra I centurioni erano legionari che, messisi in luce per il loro valore, venivano investiti del comando dai tribuni; tra i loro compiti vi erano l‘addestramento delle truppe e il mantenimento

della disciplina. Il disegno raffigura un centurione insignito di numerose onorificenze, in forma di armille e falerele prime simili a bracciali, le seconde a dischi metallici lavorati a rilievoportate sulla corazza.

95 in basso a sinistra Il disegno riproduce una lorica segmentata, corazza che permetteva una buona agilità nei movimenti, indossata dai legionari a partire dal I secolo d.C..

95 in basso a destra Così si presentava un legionario romano nel II secolo d.C.: spalle e torace erano protetti dalla lorica, mentre il capo era coperto da un elmo che scendeva a difendere il collo. L’armamento era costituito da un largo scudo, dal gladio e dal giavellotto.

126 in alto Il Pantheon consta di un corpo cilindrico preceduto da un pronao sorretto da sedici colonne corinzie monolitiche, disposte in modo da formare tre navate; in quella centrale si apre il grande portale, i cui usci sono ancor

oggi funzionanti, mentre quelle laterali terminano con due nicchie, ove erano poste le statue di Augusto e di Agrippa. Nella muratura del grande cilindro si aprono sette nicchie, in origine occupate dalle statue degli dèi; tra l’una e l’altra si ergono gli otto pilastri, dello spessore di 6,20 metri, sui quali è uniformemente distribuito il peso della cupola. Al loro interno sono ricavati pozzi d’ispezione, allo scopo anche di alleggerire la struttura.

126-127 All’interno, l’altezza della rotonda è pari alla misura del diametro (43,30 metri), di modo che la cupola risulta essere perfettamente emisferica. Questa, alleggerita da cinque ordini di cassettoni, copre un volume di oltre 53.000 metri cubi. L’intera struttura fu realizzata con gettate di calcestruzzo pozzolanico foderate di paramenti in laterizio e intervallate da corsi orizzontali di mattoni e blocchetti di tufo. I materiali impiegati diminuiscono di peso dal basso verso l’alto.

127 in alto Il disegno illustra i sei tipi di calcestruzzo impiegati nella struttura.

La fondazione (1), spessa 4,50 metri, è in calcestruzzo a scaglie di travertino; le murature della rotonda (2), dal pavimento alla prima cornice, sono in calcestruzzo con scaglie di tufo e travertino; una seconda gettata in opera cementizia con tufo e mattoni (3) arriva fino all’innesto della volta; il primo anello della cupola (4)

127 a destra Lo spaccato illustra le tecniche costruttive impiegate nella realizzazione del grande tempio rotondo. Le murature sono costituite da fodere di laterizio a corsi orizzontali, utilizzate come casseforme per le gettate di calcestruzzo che ne costituiscono il nucleo. Al di sopra delle nicchie, grandi archi di scarico e piattabande impostati su conci di pietra convogliano sulle colonne il peso della muratura, preservando

è realizzato in calcestruzzo con frammenti di mattoni; il secondo anello (5) è in calcestruzzo alleggerito con frammenti di tufo e di mattoni; la calotta (6) è in calcestruzzo legato con pietra pomice e blocchetti di tufo.

La cupola fu gettata su una straordinaria centinatura autoportante in legno, sulla quale erano inserite le forme dei lacunari, ancorata nella muratura del corpo cilindrico.

la trabeazione da eventuali fratture. Dall’imposta della volta e per un’altezza di circa dodici metri, il primo anello della cupola presenta grandi archi in laterizio annegati nel calcestruzzo, che contengono le spinte e favoriscono la distribuzione del peso della calotta sugli otto pilastri. Archi analoghi sono visibili nella muratura esterna del tamburo. Nella cupola, i soli mattoni impiegati sono quelli degli anelli dell’oculo.

POMPEI, RISORTA DALLE CENERI DEL VULCANO

L’antica Pompei venne fondata sulle ultime propaggini meridionali del Vesuvio attorno alla fine dell’VIII secolo a.C. da un gruppo di popolazioni osche, quindi fu dominio etrusco e, per un breve periodo, greco; negli ultimi anni del V secolo passò nelle mani dei Sanniti, che la tennero fino al 310, quando divenne città alleata di Roma. In seguito alla Guerra Sociale fu elevata a municipio, i cui abitanti, appartenenti alla tribù Menemia, godettero della cittadinanza romana. Nell’80 a.C., dopo la Guerra Civile, divenne colonia con il nome di Cornelia Veneria Pompeianorum a opera di Publio Cornelio Silla, nipote del dittatore. Grazie al mecenatismo di esponenti del partito sillano la città venne rinnovata e furono edificate importanti opere pubbliche, quali le terme, l’odeon, il Capitolium del foro, l’anfiteatro, nonché la pavimentazione stradale. Col tempo vecchi e nuovi abitanti si assimilarono gli uni agli altri e, accanto all’osco, il latino divenne la lingua ufficiale della colonia. L’amministrazione cittadina era retta dai decurioni, un centinaio, che affiancati dai duoviri e dagli edili formavano una sorta di senato.

A Tempio di Apollo

B Tempio di Giove

C Foro

D Edificio di Eumachia

E Casa dei Vettii

F Foro Triangolare

G Terme Centrali

H Caserma dei Gladiatori

I Teatro

J Odeon

K Casa del Centenario

L Casa di Paquio Proculo

M Palestra Grande

N Anfiteatro

174 Il Tempio di Apollo, risalente al II secolo a.C., sorge nei pressi del foro, al centro di un peristilio formato da 48 colonne di stile corinzio; davanti al portico, su uno dei lati lunghi, era posta la statua bronzea di Apollo con l’arco, ora sostituita da una copia. Il santuario era in fase di restauro dopo il terremoto del 62 d.C..

175 in alto Lungo le vie di Pompei sono frequentissime le fontane pubbliche: finora ne sono state rinvenute oltre 40, a una distanza l’una dall’altra di solito non superiore a 80 metri. Ciò significa che quanti non disponevano di un sistema idrico privato avevano un punto d’approvvigionamento posto sempre a pochi metri da casa.

175 al centro I resti della Basilica, datati agli ultimi anni del II secolo a.C., si trovano nell’angolo occidentale del Foro. Si tratta di uno dei più antichi esempi pervenutici di questo tipo di edificio -adibito a tribunale e agli incontri d’affari - che conobbe una continua evoluzione fino a caratterizzare la prima architettura sacra cristiana.

175 in basso Il Teatro Grande fu costruito tra il III e il II secolo a.C. e, sebbene sia stato ampliato in età augustea, risente appieno dei canoni costruttivi di origine greca. La cavea è infatti addossata alle pendici di un rilievo naturale e non elevata su sostruzioni in muratura, come è tipico dell’architettura romana più tarda.

REFERENZE FOTOGRAFICHE

Antonio Attini / Archivio White Star: pagg. 146-147, 147 in alto, 194, 195, 196, 197, 198-199, 199 in basso, 200 in alto, 201, 202-203, 203 in alto, 204, 205, 206, 207, 208, 209, 210, 211, 212 in basso, 213, 216, 217, 218, 219, 232, 233, 237, 238, 239, 240, 241, 242-243, 244, 245, 246, 247, 248, 249, 250, 251, 252 in alto, 256, 257, 262 in alto, 269 in basso, 272, 273, 284, 285, 286-287.

Marcello Bertinetti / Archivio White Star: pagg. 55 in alto, 105 in alto a destra, 123 in basso a sinistra, 252-253, 253 in basso, 263, 268-269.

Marcello Bertinetti / Archivio White Star “Concessione

S.M.A. N° 316 del 18-08-1995”: pagg. 128-129, 128 in basso, 129 in alto, 130 in alto, 138-139, 156-157, 157 in alto, 158, 159 in alto, 162-163, 163 in alto.

Marcello Bertinetti / Archivio White Star “Concessione S.M.A. N° 325 del 01-09-1995”: pagg. 2-3, 18-19, 98-99, 100 in alto e al centro, 101, 123 in basso a destra, 130 in basso, 131, 134-135.

Massimo Borchi / Archivio White Star: pagg. 222 in basso, 226-227.

Luciano Ramires / Archivio White Star: pagg. 212-213.

Giulio Veggi / Archivio White Star: pagg. 35 a destra, 67 in alto a sinistra, 96 in basso, 100 in basso, 104, 104-105, 105 in alto a sinistra, 114-115, 116, 117, 118, 119, 120, 121, 122 in basso, 122-123, 129 in basso, 130 al centro in basso, 135 in basso, 138 in alto, 139, 164, 165, 168, 172, 173, 174, 175, 221 in alto a destra, 230, 266 in alto.

AKG Photo: pagg. 220, 221 in alto a sinistra, 221 in basso.

R. Bouquet / Diaf: pag. 266 in basso a sinistra.

British Museum: pagg. 94 in alto, 224, 225.

Bruce Coleman: pagg. 200 in basso, 223 in alto. Stephen Coyne / Bruce Coleman: pag. 250 in basso.

Giovanni Dagli Orti: pagg. 6-7, 8, 20-21, 22 in alto, 24 in alto a destra, 36, 43 in basso, 60 in alto, 67 in alto a sinistra, 70, 71, 72, 73, 76 in alto, 92 in basso, 93, 98, 148, 160-161, 169, 176, 178, 187, 188, 189, 190-191, 229, 236, 264, 265, 267, 270, 271.

Araldo De Luca - Roma: pagg. 4-5, 9, 12-13, 14-15, 23, 25, 26 al centro, 35 a destra, 35 al centro a sinistra, 35 al centro, 35 al centro a destra, 39, 40 in basso, 43 in alto, 44 in alto, 45, 46 in basso, 48, 49, 50, 51, 54, 55 in basso, 56-57, 58-59, 60-61, 62 in basso a destra, 63 in alto, 63 in basso, 66, 67 in basso, 75 in basso a destra, 76 al centro e in basso, 78 in basso, 78-79, 82-83, 84, 85, 89 in alto, 89 al centro in alto, 89 al centro in basso, 92 in alto, 96 in alto, 108, 109, 110, 111, 112, 113, 133 in basso, 140, 141, 142, 143, 144-145, 150, 151, 159 in basso, 170, 171, 180, 181, 192-193.

F.M.R.: pagg. 26 al centro a sinistra, 27. Fotografica Foglia: pagg. 86, 87, 88, 89 al centro, 89 in basso, 90, 91.

REFERENZE FOTOGRAFICHE

Cesare Galli: pagg. 266 al centro, 276, 277, 278, 279, 280, 281.

Jean Paul Garcin / Diaf: pagg. 255, 268 in alto, 274.

Cesare Gerolimetto: pagg. 147 in basso, 228, 262 al centro e in basso.

Giraudon / Archivio Alinari: pag. 17.

Johanna Huber/ SIE: pagg. 262, 263.

Archivio IGDA: pagg. 46 in alto, 94 in basso, 152 in alto.

Jürgen Liepe: pag. 266 in basso a destra.

Rene Monjoie: pagg. 67 al centro a sinistra, 152-153, 153 in basso.

Photo Nimatallah / Ag. Luisa Ricciarini: pagg. 16 in basso, 44 in basso, 62 in alto, 63 al centro a sinistra, 63 al centro a destra, 63 in basso, 67 al centro a destra.

Andrea Pistolesi: pagg. 222-223.

Zev Radovan: pagg. 47 in basso, 252 al centro e in basso.

Photo R.N.M.: pag. 268 in basso.

Ag. Luisa Ricciarini: pagg. 62 in basso a sinistra, 64, 75 in basso a sinistra.

Roemer & Pelzaus Museum: pagg. 214 in alto, 215 in basso.

Rossenbach / Zefa: pag. 221 al centro.

Archivio Scala: pagg. 10-11, 22 in basso, 24 a sinistra, 24 in basso a destra, 26 a sinistra, 26 al centro a destra, 26 a destra, 38, 40 in alto, 41 in alto, 42, 46, 47 in alto e al centro, 58, 60 in basso, 68, 78 in alto, 152 in basso.

P.G. Sclarandis / SIE: pagg.198 in basso, 254, 255.

Alberto Siliotti / Archivio Image Service: pag. 202 in basso.

Emilio F. Simion - Milano / Ag. Luisa Ricciarini: pag. 41 al centro in basso.

Foto Ubu / Ag. Luisa Ricciarini: pagg. 176-177, 178-179.

MUSEI E COLLEZIONI D’ARTE

Antiquarium del Foro, Roma: pag. 23 in basso a destra.

Biblioteca Nazionale, Parigi: pag. 1, 17, 35 al centro a sinistra, 37, 40 in basso, 43, 49, 50, 66, 84, 85, 96, 111, 140, 141, 143, 159.

British Museum, Londra: pagg. 94 in alto, 224, 225.

Collezione numismatica privata F. Bourbon: pag. 35 a destra.

Deposito del Museo Archeologico di Ercolano: pagg: 86, 87, 88, 89, 90, 91.

Galleria degli Uffizi, Firenze: pagg. 63 in alto a sinistra, 63 al centro.

Israel Museum, Gerusalemme: pagg. 47 in basso, 252 al centro e in basso.

Kunsthistorisches Museum, Vienna: pagg. 16, 44 in basso, 46 in alto.

Landesmuseum, Magonza: pag. 94 in basso.

Musei Capitolini, Roma: pagg. 20-21, 43 in basso, 47 in alto a destra, 47 in alto a sinistra, 150, 160-161, 292.

Museo Archeologico, Aosta: pag. 152.

292 Giove Ottimo Massimo era la suprema divinità del pantheon romano, signore del cielo, della luce del giorno, del tuono e del fulmine; a Roma gli era consacrato un grande tempio sulla sommità del Campidoglio.

Museo Archeologico, Delfi: pag. 236 in alto.

Museo Archeologico, Firenze: pag. 40 in alto.

Museo Archeologico Nazionale, Madrid: pagg. 70 in alto, 71, 72-73, 73.

Museo Archeologico Nazionale, Taranto: pag. 75 a sinistra.

Museo Archeologico, Nimes: pag. 216 in basso.

Museo Civico La Rocca, Riva del Garda: pag. 67 in alto a sinistra.

Museo dei Mosaici, Shahba: pag. 255.

Museo del Bardo, Tunisi: pag. 270 in basso.

Museo del Louvre, Parigi: pagg. 93, 267, 268 in basso.

Museo della Civiltà Romana, Roma: pagg. 60 in alto, 62 in basso a sinistra, 64 in alto, 70 in basso.

Museo archeologico, Hama: pag. 254 a sinistra.

Museo archeologico, Palmira: pag. 265 in alto.

Museo archeologico, Sousse: pagg. 270 in alto, 270-271.

Museo di Villa Giulia, Roma: pagg. 22 in basso, 23, 24 in alto, 24 in basso a sinistra, 25, 38.

Museo Egizio, Il Cairo: pag. 266 in basso a sinistra.

Museo Gregoriano Profano, Città del Vaticano: pagg. 58, 60 in basso.

Museo Nazionale Archeologico, Napoli: pagg. 8, 26 al centro, 39, 67 in basso, 75, 76, 78-79, 82-83, 67 al centro a destra, 78 in alto, 110, 151, 170, 171, 176-177, 178-179, 178, 180, 181, 188-189.

Museo Nazionale Archeologico, Venezia: pagg. 26 al centro a destra, 41 in alto.

Museo Nazionale d’Abruzzo, l’Aquila: pag. 62 in alto.

Museo Nazionale della Storia della Repubblica Rumena, Bucarest: pagg. 92, 229 in basso.

Museo Nazionale di Arte Romana, Merida: pag. 205 in basso.

Museo Nazionale Romano, Roma: pagg. 12-13, 22 in alto, 26 a sinistra, 36, 58-59, 63 in basso, 76 in alto, 98, 112, 113, 142-143, 192-193.

Museo Pio Clementino, Città del Vaticano: pagg. 26 a destra, 41, 45, 108-109, 109.

Museo Prenestino Barberiniano, Palestrina: pag. 48.

Museo archeologico, Suweida: pagg. 198 in basso, 254 a destra.

Musei Vaticani, Braccio Nuovo, Città del Vaticano: pag. 9. Roemer - Pelzaeus Museum, Hildesheim: pagg. 214, 215.

Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Ancient Rome by ACC Art Books - Issuu