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Per tutti e per ciascuno - Le nostre pratiche e i materiali per l'inclusione

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PER TUTTI E PER CIASCUNO Le nostre pratiche e i materiali per l’inclusione Monica Carenzo Polo d’Infanzia Di Vittorio, Comune di San Lazzaro di Savena (Bo) Giugno 2021


Consulenza metodologica a cura di Accaparlante Cooperativa Sociale. Impaginazione grafica di Francesco Tacconi (www.fratac.it).


“O troveremo una strada O ne costruiremo una. “ Annibale


Indice

Indice

Pag. 8 ...................... Introduzione Pag. 10 ...................... Il contesto Pag. 11 ...................... Favorire un contesto inclusivo Pag. 14 ...................... Le pratiche Pag. 16 ...................... Gli strumenti

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Introduzione L’impegno del comune di San Lazzaro nel campo dei servizi educativi rivolti alla prima infanzia si è sempre caratterizzato per la valorizzazione della progettualità, il monitoraggio e valutazione della qualità erogata, con l’obiettivo principale di promuovere la cultura dell’infanzia all’interno dei nidi, delle scuole e dei poli del territorio comunale. Si tratta di un compito importante, da assolvere con determinazione e con la consapevolezza che a trarne il principale vantaggio sono i bambini e le bambine che li frequentano. Ovviamente, i progetti di qualità hanno ricadute positive a “cerchi concentrici” anche per chi non vive le routine dei servizi. Si pone pertanto il tema della descrizione puntuale e precisa dei contenuti della qualità erogata, anche a chi non vive la quotidianità interna ai nidi e alle scuole. Occorre trovare le strategie divulgative più efficaci per raccontare i progetti. Soprattutto i progetti d’inclusione. E questa documentazione ne è un esempio. Le educatrici del Polo dell’Infanzia Di Vittorio sono consapevoli dell’importanza della documentazione sia come testimonianza dei processi educativi inclusivi, sia come mezzo per preservare la memoria del percorso. Sanno che serve a far riflettere sulle esperienze realizzate, a far acquisire intenzionalità al proprio agire, a raccogliere riflessioni, a costruire memoria, a condividere e socializzare i percorsi. Documentare comporta un continuo lavoro di selezione del materiale per rendere leggibile e fruibile il progetto attivato. Il percorso, presentato da Monica Carenzo, da un lato mette in mostra i pensieri del gruppo di lavoro sull’inclusione scolastica dei bambini e delle bambine con disabilità, dall’altro le strategie che favoriscono la costruzione di un contesto inclusivo. In primo luogo, emerge l’idea di contesto inclusivo ecologico. Il riferimento naturale è

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Introduzione

Gregory Bateson, secondo il quale non si può parlare di un singolo individuo in modo astratto, ma per comprenderne il funzionamento occorre considerarlo/a inserito/a nel proprio ambiente. Da qui, la ricaduta educativa è che tutto il gruppo di lavoro è responsabile della co-costruzione del contesto. Questa visione si contrappone al concetto “d’inclusione individuale” nel quale un singolo educatore, una singola educatrice, o insegnante di sostegno, si occupa di predisporre strumenti e strategie destinati unicamente al bambino/a diversamente abile per facilitarne l’integrazione. Ma si teme la “solitudine dell’esperto/a” e il suo conseguente rischio di burn out emotivo. In secondo luogo, sono descritte le pratiche inclusive proposte in sezione dal gruppo di lavoro: all’intera sezione e non solo al bambino con disabilità. Il percorso prende le mosse da un puntuale lavoro di osservazione, che si traduce in un piano educativo individualizzato che possiamo ritenere una risorsa per tutti e tutte. La documentazione termina con la descrizione di un piccolo repertorio di segni LIS (Lingua Italiana dei Segni) e di strumenti della CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa). Mi piace pensare che, con la pubblicazione di questa documentazione, sia possibile consolidare l’idea che i percorsi efficaci d’inclusione possano poggiare su una molteplicità di punti d’ancoraggio, facendo leva sul sostegno della comunità educante. Andrea Gamberini, Responsabile Settore Scuola e Integrazione Sociale Minori Comune di San Lazzaro di Savena

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Il contesto Siamo il “gruppo grandi” del Polo dell’infanzia Di Vittorio, di San Lazzaro di Savena. Per dar seguito alla normativa anticovid operiamo come bolla autonoma da più di un anno, pur mantenendo costanti scambi di opinioni con il gruppo di lavoro dei piccoli del Polo. Il nostro gruppo si compone di 24 bambini di età eterogenea (dai 3 ai 6 anni), due insegnanti curricolari, un insegnante di potenziamento, un’educatrice e una collaboratrice.

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Il contesto

Favorire un contesto inclusivo Nel corso degli ultimi anni il nostro gruppo di lavoro ha avuto modo di mettersi alla prova e riflettere sulle proprie pratiche inclusive. Abbiamo messo al centro della nostra riflessione prima, e delle nostre azioni poi, il passaggio da un approccio individuale ad uno “ecologico”, la cui portata è destinata a cambiare il nostro ambiente in forma duratura. Con approccio individuale intendiamo la messa a punto, da parte dell’educatore o dell’insegnante di sostegno, di strumenti destinati unicamente al bambino disabile, con lo scopo di facilitarne l’integrazione nell’ambiente scolastico. Quest’ultimo, pensato e realizzato a misura dell’ideale di sviluppo tipico, accoglie in una sorta di corsia preferenziale il percorso del bambino con bisogni educativi speciali e della figura di riferimento che lo accompagna, restando sostanzialmente impermeabile rispetto alla loro traiettoria. Una visione “ecologica” è quella che, a nostro modo di vedere, intende promuovere un cambiamento strutturale dell’ambiente scolastico, tale da facilitare il funzionamento di tutti, facendo emergere e sostenendo adeguatamente i bisogni educativi di ciascuno. 11


Per noi questo cambiamento di prospettiva significa, anzitutto, condividere le pratiche di sostegno, e quindi la responsabilità educativa. Interventi sempre più specializzati e mirati, che richiedono una costante formazione e una maggiore professionalizzazione della figura dell’insegnante/ educatore di sostegno, portano con sé, oltre al beneficio di una maggiore efficacia, anche nuove sfide per il contesto educante. Innanzitutto quella di resistere alla trasformazione dell’esperienza scolastica in un percorso terapeutico, snaturandone l’essenza di esperienza aperta all’apporto dei pari, con i quali il bambino cocostruisce i suoi apprendimenti, e impoverendola di quelle trame relazionali e di esperienza che la contraddistinguono.

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Il contesto

E, per quanto riguarda l’educatore/insegnante di sostegno, scongiurare due pericoli: il primo, quello di perdere di vista il bambino, che risulta spesso scomposto in una sequenza di comportamenti da osservare, di procedure da implementare, rischiando di spersonalizzare proprio là dove si vorrebbe intervenire nella maniera più individualizzata possibile. E poi di superare quella che si può definire come “la solitudine dell’esperto”: ossia una delega completa del percorso educativo del bambino all’educatore/ insegnante di sostegno, in quanto elemento dell’equipe educativa formato per questo scopo. Da quel momento il bambino sarà il “suo bambino” e questa relazione a due farà da sfondo ad una nuova e più sottile forma di esclusione per il bambino, e ad una maggiore esposizione ai rischi del burn-out per l’educatore, che sarà lasciato solo ad affrontare fatiche fisiche ed emotive talvolta soverchianti.

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Le pratiche, le finalità Le nostre pratiche si concentrano sulla costruzione intenzionale di un contesto che sia portatore di valore educativo e formativo, e di benessere per tutti gli attori che lo vivono. Lavoriamo alla costruzione di una relazione fondata sulla collaborazione e condivisione fra insegnanti ed educatori, a partire dalla costruzione congiunta di strumenti che orientino e facilitino il percorso di conoscenza del bambino e l’individuazione degli obbiettivi educativi su cui lavorare. Tali strumenti sono innanzitutto l’osservazione del bambino e del contesto che andrà ad abitare: quali sono le esigenze, dove troverà inciampi nel suo vivere gli spazi, i tempi e le relazioni. Attraverso questa pratica, svolta in modo informale, attraverso semplici scritture in cui l’osservatore coglie ciò che maggiormente lo suggestiona; oppure strutturata, in modo da mettere a fuoco particolari punti di interesse, andiamo a porre le basi di una conoscenza del bambino che vada al di

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Le pratiche, le finalità

là della semplice definizione medica riconducibile alla diagnosi, oppure ad una generica etichetta di bambino con bisogni educativi speciali. A partire dalla progressiva conoscenza del bambino il gruppo di lavoro può mettere a punto un percorso che miri a rispondere alle sue necessità educative e, qualora si sia in presenza di un bambino con disabilità, alla redazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Abbiamo poi costruito un veloce percorso di apprendimento relativo alla conoscenza e all’utilizzo di un piccolo repertorio di segni della LIS (Lingua italiana dei segni), riportati anche in un archivio fotografico, e di strumenti della CAA, in modo che tutte le insegnanti, i bambini e il personale possano includerlo nelle loro routine diarie. Il nostro obbiettivo, in primo luogo, è quello di creare un ambiente aperto a più codici comunicativi, e, in forma più generale, passare da un uso individuale ad un uso condiviso dei mediatori facilitanti, che coinvolga il contesto nel suo complesso.

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Le nostre pratiche, gli strumenti La CAA (Comunicazione Alternativa Aumentativa) è un insieme di strumenti e strategie pensati originariamente per permettere a chi si trova in difficoltà ad utilizzare i canali verbali e scritti di riuscire a sviluppare comunque la funzione comunicativa. L’utilizzo della CAA si è ampliato nel tempo, andando, ad esempio, a sostenere la comprensione del messaggio che si vuole veicolare, quando ci si trova di fronte a bambini verbali, ma plurilingue, e che quindi possono presentare tempi di maturazione della comprensione e dell’utilizzo della lingua italiana più lunghi. L’agenda visiva giornaliera è uno strumento di CAA che, attraverso una riproduzione simbolica delle diverse attività che si susseguono nella giornata, permette ai bambini di approcciare la linea del tempo, anticipare gli eventi che li coinvolgeranno, aiutandoli, se occorre, a placare l’ansia.

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Le nostre pratiche, gli strumenti

Noi siamo passati ad usarla da: strumento individuale

strumento condiviso

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Le sequenze per le autonomie sono un altro strumento CAA in uso. Abbiamo riprodotto idealmente la catena di azioni necessarie per:

apparecchiare la tavola della colazione;

vestirsi per andare in giardino;

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Le nostre pratiche, gli strumenti

lavare e asciugare le mani. Il tutto fotografando gli oggetti che le singole azioni impegnano.

Sulla porta della sezione abbiamo posto un pannello, costruito insieme ai bambini, che indica quali indumenti devono prendere prima di uscire in giardino, in modo da rafforzare la consegna verbale. 19


Questi strumenti sostengono la comprensione della consegna, permettendo a tutti i bambini di portare a termine l’attività in cui sono impegnati senza dover ricorrere all’intervento puntuale dell’adulto, qualora sorgano dubbi in merito alle procedure da seguire. Abbiamo avuto modo di constatare i benefici che ne traggono sia la velocità del processo di apprendimento, sia l’autostima dei bambini che, più facilmente raggiungono i traguardi di autonomia. Il numero di “manine” indica il numero di bambini che possono usare in contemporanea un determinato spazio, o gioco. Questo strumento facilita la risoluzione di controversie, attraverso uno strumento che i bambini possono gestire in forma autonoma.

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Le nostre pratiche, gli strumenti

“Per rappresentare la figura dei mediatori possiamo utilizzare la metafora di chi vuole attraversare un corso di acqua che separa due sponde e non vuole bagnarsi: mette dunque i piedi sulle pietre che affiorano. Forse butta una pietra per costruirsi un punto di appoggio dove manca. Questi appoggi sono i mediatori, coloro che forniscono sostegno e che si collegano uno all’altro. Un mediatore è come un semplice sasso su cui appoggiare il piede per andare all’altra riva. L’importante è Introduzione 9 costruire collegamenti e andare avanti. Se un mediatore non invitasse a quello successivo, non sarebbe più tale”. Andrea Canevaro, Pietre che affiorano I mediatori efficaci in educazione con la «logica del domino» Erickson 2008

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