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8 MARZO WOMEN IN JOB
FRANCESCA ABENI
DADA ARRIGONI
DANIELA ARRIGONI
FRANCESCA BAZOLI
ELISA BECCHETTI
SIMONA BONALDI
BRUNA E ROSSELLA CEREA
ALESSANDRA GIOVANNA E
MARIALUISA CORNARO
LORETTA FORELLI
ALESSANDRA GOTTI
ANTONELLA GRASSI
SONIA HICHAR
NIVES MALVESTITI
AURORA MINETTI
ROBERTA PARADISI
MICHELA PATRINI
SONIA PAVESI
LUANA PIAZZALUNGA
GIOVANNA PRANDINI
LUCILLA RIZZINI
VANESSA ROTA
BARBARA ROZZINI
FRANCESCA TASSONI
ANNA TRIPOLI
FLAMINIA VALLE
ELDA ZANOLI
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Via Bono, 10 - Bergamo
Tel. 035 270989 www.editaperiodici.it

Aut. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004
Edizione cartacea distribuita nelle edicole e per abbonamento postale. Versioni digitali sfogliabili su:
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Direttore responsabile:
Vito Emilio Filì segreteria@editaperiodici.it
Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it
Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it - redazione@qui.bs.it
Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it
Marketing e pubblicità Valentina Visciglio valentina.visciglio@qui.bg.it
Fotografie di:
Federico Buscarino
Sergio Nessi
Matteo Marioli
Paolo Stroppa
Daniele Trapletti
Hanno collaborato: Anna Donatini
Maurizio Maggioni
Daniela Sangalli
Giorgio Paglia
Haim Reitan
Luca Ruggeri

Stampa: Euroteam Nuvolera (Bs)
Informazioni 035.270989
Stampato con inchiostri a base vegetale.
8 MARZO20 26

Patrizia Venerucci
Socia co-fondatrice di Edita Periodici
Direttrice Editoriale di qui Bergamo e qui Brescia
Non è che siamo meno brave e che il mondo fatica a memorizzare i nostri successi… Le donne si sono avvicendate nei secoli e hanno dato il loro contribuito in maniera importante a ogni settore. L’unica verità è che per lo storico siamo invisibili o almeno lo siamo state.
Ora la nostra immagine comincia a comparire come una figura che si riempie e magicamente viene vista, una volta le mani, un’altra la testa, ogni scoperta, missione od obiettivo raggiunto da una donna passa con una comunicazione per certi versi “urlata” e poi subito dimenticata, come fosse scritta con inchiostro simpatico… Non si riesce a costruire una coscienza del femminile, ogni volta ci meravigliamo e ci sottovalutiamo. Le donne si applicano nella loro vita in tantissime situazioni eppure sono figlie di, madri di, mogli di….
Voglio interpretarlo come un messaggio meraviglioso, le donne sono la fonte della vita e questo oscura tutto il resto. Con affetto Patrizia Venerucci
SPECIALE
DA PAG 18 A PAG 68
Si sono fatte largo dovendoci mettere sempre più impegno dei colleghi uomini. Alcune hanno dovuto dimostrare di essere all’altezza di un’eredità, altre ancora sono emerse in settori popolati esclusivamente da uomini. Tutte contribuiscono con il loro lavoro a creare ricchezza con creatività e tenacia.
Ma c’è di più. Quasi sempre le donne d’impresa sono anche a capo, se non assidue fiancheggiatrici di associazioni a scopo umanitario e, non di rado, diventano volontarie nelle attività di raccolta fondi, portando grande sensibilità, capacità organizzative, l’entusiasmo e la visione positiva di chi fa impresa e investe sul futuro.
A loro, alle donne imprenditrici, capaci di tradurre il lavoro in benessere per tutti, per la sensibilità che rivolgono a chi resta indietro, a loro è dedicato questo numero speciale.




La ripresa dell’anno nuovo porta con sè le solite cose, guerre, bisticci vari, il caso dei file Epstein (ma quanto scriveva...), la destabilizzazione del pianeta Terra in continuo avanzamento e non saprei cosa scegliere: Medio Oriente, Ucraina, Venezuela, Iran, Gaza, Sudan... Europa decadente che si infiltra nelle nostre libertà, risiko bancario, referendum per la riforma della Magistratura, povertà mondiale in aumento, la Cina sempre più vicina... Potrei continuare così per alcune righe ancora, ma sappiamo come finirà: il Bene vincerà sul Male.
L’uomo è l’animale che meglio si adatta ad ogni situazione, dopo guerre e disastri si è sempre elevata la qualità della vita. Basti pensare a dopo la prima e la seconda guerra mondiale: tutti ne eravamo coinvolti ma alla fine di queste disgrazie ci si è uniti per cercare la migliore via d’uscita. Cosa dobbiamo aspettarci allora? Una terza guerra mondiale? Siamo così stupidi, noi e i nostri governati, per cercare tutto ciò?
Non credo davvero e allora mi sono fatto una mia idea, che potrà non essere condivisibile, ma molto di ciò che penso si tramuterà in realtà.
L’ordine mondiale non esiste perché l’ONU è sorpassata e nessuno ha voluto riformarla nei tempi e nei modi corretti. Ecco che allora il “gendarme del mondo” ha deciso di tentare di riportare un po’ di ordine, a modo suo e secondo il suo pensiero, nella normalità delle cose.
Da sempre il denaro ha creato il potere, sempre il denaro ha creato le guerre, “fà e desfà l’è semper laurà”, traducetelo come volete ma è così.
Trump libera i file secretati negli anni dai suoi predecessori e tremano in tanti, dai Clinton agli Windsor, passando dal “signor” Bill Gates e chiunque abbia intrattenuto rapporti con lui. Faccendiere globale, predatore sessuale, infingardo, amico solo dei potenti, che ha fatto leva sulla voglia di tante ragazze di esserci, di piegare il capo davanti ai soldi, al lusso, alla carriera, facendo il mestiere più vecchio del mondo. Alcune denunciarono allora, ma la maggior parte rimase in silenzio per convenienza e non mi sento di biasimarle. Ora si trovano la vita distrutta, meretrici a piede libero, prede sì, ma, però...
I politici, di ogni paese tremano, si dimettono, annaspano…. Solo Trump se ne frega e, dando via libera alla pubblicazione di tutto ciò, ha scoperchiato il vaso di Pandora. Del resto questo è il mondo in cui viviamo, vorremmo essere moralisti per fare la morale agli altri, ma poi…. Chi non ricorda Mitterand e la figlia “segreta” che viveva con lui all’Eliseo o i Kennedy con Marilyn Monre... Insomma questo è un momento particolare che dovrebbe vederci molto attenti a ciò che diciamo e facciamo, in questo mondo tutto si destabilizza, tutto deve essere cambiato, ma nulla si cambia, come nel Gattopardo. Se non analizziamo bene e seriamente ciò che sta succedendo potremmo rischiare molto, non qualcuno, ma tutti quanti. Abbiamo pochi mesi per chiudere almeno qualcuna delle partite aperte, partendo dalla guerra in Ucraina, provocata da Biden, sostenuta dall’Europa per calcoli precisi che non riguardano la libertà dei popoli o l’integrità del territorio di ogni nazione. Abbiamo capito che nessuno può vincerla perchè troppo rischioso, per cui si deve arrivare ad una soluzione come si fece per il Vietnam. Nixon fermò la guerra ed iniziò le trattative a Parigi, andò da Mao in Cina, giocò a ping pong con lui e si aprirono le frontire economiche di un nuovo mondo. (segue alla pagina successiva)

Giorgio Gaber
La Libertà, maggio 1972
Voglioesserelibero,liberocomeunuomo
Vorrei essere libero come un uomo
Comeunuomoappenanato
Che ha di fronte solamente la natura
Che cammina dentro un bosco
Conlagioiadiinseguireun'avventura
Sempreliberoevitale
Fa l'amore come fosse un animale
Incosciente come un uomo
Compiaciutodellaproprialibertà
Lalibertànonèstarsopraunalbero
Non è neanche il volo di un moscone
Lalibertànonèunospaziolibero
Libertàèpartecipazione
Vorrei essere libero come un uomo
Comeunuomochehabisognodispaziareconlapropriafantasia
Echetrovaquestospazio
Solamente nella sua democrazia
Che ha il diritto di votare
Echepassalasuavitaadelegare
E nel farsi comandare
Ha trovato la sua nuova libertà
Lalibertànonèstarsopraunalbero
Nonèneancheavereun'opinione
Lalibertànonèunospaziolibero
Libertàèpartecipazione

Vorreiessereliberocomeunuomo Comel'uomopiùevoluto
Chesiinnalzaconlapropria intelligenzaechesfidalanatura
Conlaforzaincontrastatadellascienza
Conaddossol'entusiasmo Dispaziaresenzalimitinelcosmo Econvintochelaforzadelpensiero
Sialasolalibertà
Lalibertànonèstarsopraunalbero Nonèneancheungestooun'invenzione.Lalibertànonèunospaziolibero
Libertàèpartecipazione
Lalibertànonèstarsopraunalbero Nonèneancheilvolodiunmoscone Lalibertànonèunospaziolibero Libertàèpartecipazione
Giorgio Gaber
La Libertà, maggio 1972 1972
Perchè non possiamo farlo ora? Perché c’è il biondo e rozzo ciuffone come comandante in capo? Lo ha voluto il suo popolo, che è proprio come lui, smettiamola di fingere. L’America non è New York o San Francisco, nemmeno Washington D.C. ma è tutto il resto e loro ragionano così. Se non ci sediamo tutti attorno ad un tavolo con progetti seri, con una visione ventennale davanti, se non progettiamo una vera svolta economica generale, aumenteranno sempre di più le differenze tra i popoli e le caste non saranno più solo indiane, ma mondiali.
Se non seguiamo il buon senso, se tutti ci mettiamo contro tutti, la Pausini che stravolge un Inno (lo fanno ogni anno al superbowl in America i cantanti invitati), non va bene un Pucci a Sanremo perchè fa vedere il deretano ed è di “destra”, mentre andava bene Fedez che limonava con un uomo e si sfregava, mimando atti sessuali, in mondovisione con Chiara Ferragni, sua ex moglie, quasi nuda, che pontificava dal palco dell’Ariston e della quale abbiamo conosciuto poi l’integrità e la moralità presa come modello in quanto influencer….
Riferendoci al referendum in arrivo, il comitato del No e i suoi accoliti ci portano agli anni 70, comunisti contro fascsti, libertà contro autoritarismo nazista... Siamo ridicoli sino in fondo. Una riforma della Magistratura che aspettiamo da quando il ministro Vassalli, socialista, mise in soffitta il Codice Rocco. Tutti vogliono il cambiamento e la modernizzazione della Magistratura e questo governo riesce a concludere l’iter parlamentare (gli altri mai tentarono sino in fondo o lo vollero) ed ecco che il mondo finisce ed Ercole non riesce più a portarlo sulle sue spalle. Si poteva fare tutto nelle aule parlamentari con una ottima commissione bicamerale, invece niente, barricate.
Fomentiamo i dissidenti per creare destabilizzazione, come negli anni 70 e 80, ma non si riuscirà nemmeno stavolta a sovvertire lo Stato. Lo Stato siamo noi e tutti vogliamo libertà, certezza delle leggi e delle pene, vogliamo una Nazione forte e rispettata che possa tornare ad essere la quarta potenza del mondo... Sempre attenti ai meno fortunati, adoperandoci per fare del bene, perché il male tanto non scomparirà mai, è nella natura umana.
I media devono essere un altoparlante dei fatti, descritti per essere capiti da tutti, ma non banalizzati e creatori di insicurezza. Non vorrei citare una frase di Umbero Eco riguardo ai social… cercatela su Google... Spero che lo facciano soprattutto quelli impegnati come leoni da tastiera, iniziando da giornalisti. Trump dice al mondo in presa diretta come la pensa, certamente dopo aver consultato gli apparati e verificato che gli USA sono quasi al fallimento. Devono fare qualcoa perchè se loro falliscono falliamo tutti, anche i cinesi che detengono la percentuale maggiore del debito pubblico made in USA.
Dobbiamo smetterla di dire falsità solo per presa ideologia riguardo al “Green” che cambierà il mondo, sulle terre rare che continuiamo a rubare agli africani, all’Europa che impone la misura i piselli, quelli vegetali per ora, che vuole bloccare il denaro circolante per renderlo solo informatico così i Poteri Forti Economici potranno controllare tutti con ciò che ne consegue. La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione, cantava Gaber tanti anni fa. Partecipare significa esserci, dibattere le idee, andare a votare anche obtorto collo, manifestare pacificamente e se i servizi d’ordine non riescono a prevenire infiltrazioni, subirne le conseguenze. Lo Stato deve esserci sempre, deve prevenire e reprimere, con correttezza e con certezza della pena.
Abbiamo solo sino a fine primavera per gestire alcuni importantissimi punti che ho citato, altrimenti saranno veramente dolori per tutti. Facciamo uno sforzo tutti quanti, partendo da coloro che, bene o male, ci rappresentano in Parlamento e nel Governo, ma soprattutto nell’opposizione. Essa serve come controllore di chi governa, ma deve esserci con la sua maturità, con le sue offerte di collaborazione e di indirizzo, non sempre contro e a prescindere.
Dobbiamo dare alla Magistratura i mezzi per essere veramente efficace nelle sentenze e nei tempi, dobbiamo darci un assetto da terzo millennio, un millennio diverso da tutti gli altri due precedenti. Diamo ai giovani la possibilità di continuare nelle future riforme partendo da una buona base, diamo a loro l’esempio che raddrizzare il mondo è fattibile. Certo è che se continuimo a denigrarci per come siamo, loro impareranno solo il sesso come ricatto, il potere, l’astensione dalla vita politica e il marcio di tutto ciò, non è estirpabile e allora saremo su un declino irrefrenabile. Questo è il mio pensiero, condiviso da molti, inviso da tanti altri, però la mia esperienza di vita e di professionista mi dice che tutti pontificano, ma poi scelgono sempre la via più semplice e veloce. Meditiamo gente, meditiamo.





Un contributo concreto al dibattito sulla modernizzazione della PA. È stato presentato a Brescia, nell’Auditorium Santa Giulia, il volume Effetto Sevat. Società in-house e creazione di valore pubblico, edito da Maggioli. L’opera approfondisce l’evoluzione dei modelli di gestione dei servizi pubblici locali offrendo il racconto di un’esperienza virtuosa e una riflessione strutturata sul ruolo che le società in-house possono svolgere nel rafforzamento della capacità amministrativa dei territori.
La folta platea di amministratori e operatori pubblici presenti alla prima del volume conferma l’interesse crescente verso modelli di governance cooperativa. Il dibattito, moderato dal giornalista Massimo Tedeschi, ha visto i saluti istituzionali di figure chiave come il vicesindaco di Brescia Federico Manzoni, l’assessore regionale Simona Tironi, il presidente della Provincia Emanuele Moraschini e il presidente nazionale Uncem Marco Bussone.
LA FORZA DEL MODELLO COOPERATIVO
L’obiettivo del libro è dimostrare come modelli organizzativi fondati sulla condivisione di competenze siano una leva indispensabile per i contesti composti da enti di piccole e medie dimensioni. In questo senso, il prorettore del Politecnico di Milano, Giuliano Noci, ha sottolineato l’importanza di “unire per contare”, mentre Eleonora Perobelli e Raffaella Saporito della Sda Bocconi hanno analizzato le società ibride come partner strategici per lo sviluppo della PA. Gli aspetti legali e i vantaggi per l’ente locale sono stati invece approfonditi dall’avvocato Angelo Annibali.
SEVAT COME CASO EMBLEMATICO
Sevat – Servizi Valle Trompia viene analizzata come caso di una società che non si limita a fornire supporto tecnico, ma agisce come infrastruttura istituzionale al servizio degli enti soci. La prefazione dell’ex giudice della Corte Costituzionale, Sabino Cassese, inquadra l’esperienza nel processo di trasformazione dello Stato, evidenziando come la creazione di valore pubblico passi attraverso assetti capaci di superare la frammentazione. Il volume, curato dal giornalista Adriano Baffelli, si distingue per l’impostazione corale: una visione politica affermata da Massimo Ottelli, presidente della Comunità Montana di Valle Trompia, che richiama il valore della collaborazione sovracomunale; una leadership sottolineata da Andrea Crescini, presidente di Sevat, che individua nella “capacità di fare squadra” il principale fattore di successo del modello; e infine, l’efficacia operativa approfondita dal direttore generale Fabrizio Veronesi con il modello della committenza ausiliaria integrale, i cui risvolti pratici sono stati illustrati attraverso le case history presentate dai Project Manager di Sevat Mauro Richiedei e Roberta Bettinsoli. Il valore del modello è stato confermato anche dalla testimonianza di Marcello Peli, presidente di Brescia Infrastrutture e supportato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia, dall’Ordine degli Architetti e dall’Ordine degli Avvocati di Brescia, da Ance Brescia e da Acb.


























di Giorgio Paglia
Arrivare al potere, quello vero, e saperlo gestire nel tempo non è una cosa semplice. È peggio di una droga: affascina, ammalia, è incontentabile e incontenibile, prende il cervello, modifica il carattere, trasforma le persone. Questo grande potere può essere raggiunto attraverso vari mezzi, tra cui la politica e la nomina a cariche pubbliche, i soldi e le risorse economiche, l’influenza sociale e i contatti, la forza e la coercizione, infine la comunicazione e la propaganda. Ma c’è un problema.

Honorè de Balzac diceva in un suo romanzo, verso la metà dell’Ottocento, che “dietro ogni grande ricchezza c’è un grande crimine”. E infatti, per gestire il potere, sono indispensabili anche nefandezze, quali la corruzione, l’abuso di potere, la repressione della libertà, il nepotismo e i favoritismi, la manipolazione dell’informazione, fino ad arrivare alla violenza e alla repressione degli oppositori. Tutte queste azioni minano irrimediabilmente la democrazia e ledono nel profondo i diritti dei cittadini. La storia ce lo ha insegnato più volte in passato, ma il dramma è che la storia la studiano in pochi e che quasi tutti se la dimenticano in fretta. La gestione del potere alla Macchiavelli, cioè quando il fine tende a giustificare qualunque mezzo, etico e non, può eventualmente funzionare solo quando tutto va bene e la popolazione è messa in condizione di vivere tranquillamente senza troppe preoccupazioni di sorta.
Allora vediamo cosa ci ha insegnato la storia moderna. Nel 1929 scoppia una grave crisi economica mondiale, crollano le borse e la povertà si diffonde dappertutto, ma c’è una nazione che soffre particolarmente: la Germania. In quegli anni oltre un terzo dei tedeschi è senza lavoro e, già umiliato dalle durissime condizioni del trattato di Versailles del 1920 dopo la sconfitta nella prima Guerra Mondiale, rasenta l’orlo della disperazione. In un tessuto sociale drammatico, quattro anni dopo nel gennaio del 1933, un austriaco di 44 anni, dotato di un grande carisma, di una fine abilità oratoria, di un’attenta astuzia e di una non comune intelligenza politica, dà sfogo alla sua ambizione sfrenata e diviene Cancelliere della Germania. Non con un colpo di Stato, ma attraverso le regolari elezioni politiche del luglio 1932, dove il suo Partito Nazista (NSDAP) conquista la maggioranza relativa. Si chiamava Adolf Hitler.
Il resto è cosa nota. Nel 2026 il mondo sta cambiando in modo velocissimo, alcuni caposaldi valoriali stanno sciogliendosi come neve al sole e la globalizzazione è ormai finita. Così, in un contesto dove la popolazione mondiale continua a crescere a dismisura, la ricchezza va a concentrarsi nelle mani di una élite quasi settaria, mentre nello stesso momento intere classi sociali sprofondano in una grave difficoltà economica. Oggi, soprattutto in Occidente, o sei ricco o sei povero, la via di mezzo non esiste più. Chi gestisce il potere è di fronte a popoli deboli, silenti e irretiti e allora si sente autorizzato ad usare i mezzi estremi che sono stati qui descritti.
Queste incerte condizioni generali evidenziano la possibilità, non solo in politica ma anche nel business privato, di accettare una classe imprenditoriale e generazionale fatta di figli assolutamente incapaci rispetto ai padri fondatori.

In teoria sono pargoli viziati che non sarebbero assolutamente in grado di gestire le grandi aziende ereditate dai genitori, ma che in pratica utilizzano, visti i tempi, metodi autoritari e arroganti, sistematicamente distruttivi, per restare seduti al comando. Il tutto contornato da sodali compiacenti e da accondiscendenti servitori. La meritocrazia e il buon esempio ormai non esistono quasi più.
Detto questo e arrivati fin qui, lascio a voi l’analisi dei comportamenti odierni, e le relative conseguenze, dei vari Trump, Putin, Von der Leyen, Mediaset, Fiat e di tutta la loro bella compagnia. Anche di quella che a fine gennaio scorso è finita sotto i riflettori di Falsissimo, il canale You Tube di un resiliente e redivivo Fabrizio Corona, capace di portare sui social milioni di utenti pronti a giudicare un sistema ormai compromesso e inconcludente. Ma al di là del giudizio della pubblica opinione, cosa possiamo concretamente fare oggi partendo dal basso? Forse poco o niente, ma cerchiamo almeno di non essere dei complici ipocriti.
Alla prossima e in alto i cuori leggeri.
Anche su: Twitter:@Fuochidipaglia Instagram:@fuochidigio
IL TURISMO TRA ROMANTICISMO E BELLE ÈPOQUE, I 600 ANNI DELLA
MAGNIFICA PATRIA, LA FOTOGRAFIA
DEI GHIACCIAI, GENERAZIONI DI DISEGNATORI A CONFRONTO.
Dopo un 2025 contrassegnato da successi espositivi – come le grandi rassegne dedicate a Gustave Klimt e Federico Fellini - e un record d’affluenza di pubblico senza precedenti (30.933 visitatori dall’1 gennaio al 31 dicembre 2025, con un incremento del 78%), il MuSa - Museo di Salò, annuncia la programmazione 2026.
Partendo dalla fotografia analogica al servizio di uno dei grandi temi della contemporaneità: lo scioglimento dei ghiacciai, sino alla grande mostra TOURIST! Il fascino del viaggio sul Garda tra Romanticismo e Belle Époque dedicata all’evoluzione del turismo, che radunerà oltre cento dipinti, disegni, acquerelli, abiti e oggetti da viaggio oltre a numerose fotografie (con scatti d’autore di Alinari, Lotze e Negri). La storia torna protagonista grazie al palinsesto di eventi espositivi e divulgativi per i seicento anni dalla fondazione della Magnifica Patria (1426), che ebbe in Salò la sua capitale e che condivise le glorie della Serenissima Repubblica di Venezia per quasi quattro secoli. Mentre il dialogo tra i grandi Maestri del Novecento e le nuove generazioni di artisti, condotto attraverso il linguaggio del disegno, sarà il fil-rouge delle mostre allestite nella sezione della Civica Raccolta del Disegno di Salò, tra le Collezioni permanenti di opere su carta più rilevanti d’Italia.
21 febbraio – 12 aprile 2026
THE LAST DAYS. Il ghiacciaio dell’Adamello nelle fotografie di Michele Gusmeri in collaborazione con CAI Club Alpino Italiano – sez. Brescia La mostra fotografica The Last Days documenta l’arretramento della più vasta concentrazione di ghiaccio delle Alpi Italiane: il ghiacciaio dell’Adamello. Un racconto visivo sull’urgenza di una sfida ambientale, immortalando la bellezza effimera di un colosso destinato a scomparire. La mostra raccoglie oltre trenta scatti realizzati dal fotografo Michele Gusmeri con la tecnica Grande formato analogico: una fotocamera analogica di grande formato 8x10”, impiegando la tecnica del negativo su carta esposto attraverso antiche lenti fotografiche, nate da mani artigiane tra metà Ottocento e primi Novecento. Un toccante ritratto del ghiacciaio in questo momento specifico: i suoi Ultimi Giorni.
21 febbraio - 30 maggio 2026
MARTA GOGLIO. Coreografie del contenere a cura di Anna Lisa Ghirardi (conservatrice Civica Raccolta del Disegno di Salò) La mostra è il capitolo inaugurale del progetto “PASSO A DUE. Nuove Generazioni in dialogo con la Civica Raccolta del Disegno di Salò”, un'iniziativa che mira a stabilire un confronto tra le opere della Raccolta salodiana e gli artisti delle ultime generazioni. L’esposizione avvia il dialogo intergenerazionale mettendo a confronto undici disegni realizzati da Marta Goglio (1997), con altrettante opere da lei selezionate dall'archivio della Civica Raccolta del Disegno che ha sede al Museo di Salò (Enrico Baj, Vasco Bendini, Maurizio Bottarelli, Laura De Bernardi, Giuliano Guatta, Giusi Lazzari, Concetto Pozzati, Antonio Sanfilippo, Antonio Stagnoli, Bepi Romagnoni, Franco Sarnari). L’accostamento crea un ponte visivo e concettuale tra il patrimonio della Collezione salodiana e le sensibilità artistiche dell’oggi.






29 marzo – 4 ottobre 2026
MAGNIFICA PATRIA 1426 – 2026. Seicento anni di storia tra il Garda e Venezia a cura di Federica Bolpagni (conservatrice MuSa) Enrico Valseriati (Università degli Studi di Padova) e Giovanni Pelizzari (Ateneo di Salò) Negli ambienti espositivi del MuSa, una sala immersiva accompagnerà i visitatori in un viaggio nella storia di Salò e dei comuni che aderirono alla Magnifica Patria: la federazione autonoma che per secoli costituì un unicum nel panorama politico della Repubblica di Venezia. Fulcro del racconto è il periodo di massimo splendore della comunità tra Cinquecento e Seicento. Attraverso un videoracconto il pubblico s’immergerà nelle atmosfere dell’epoca, scoprendo lo sviluppo dell’industria cartaria – una delle più fiorenti dell’Italia settentrionale – e l’affermazione delle arti figurative, con la presenza di Maestri come Romanino, attivo nelle chiese e nei palazzi locali, e di figure emblematiche come Gasparo da Salò, celebre liutaio e virtuoso, tra gli inventori del violino. Completa il progetto un calendario di conferenze tematiche affidate a storici, studiosi e divulgatori, che affronteranno temi connessi alla storia, all’arte, alla musica.
29 marzo – 28 giugno 2026
MAGNIFICA PATRIA 1426 – 2026. Seicento anni di storia tra il Garda e Venezia. Documenti in mostra dall’Archivio Storico di Salò a cura di Federica Bolpagni (conservatrice MuSa) e Giuseppe Piotti (archivista ASAR)
Una mostra dossier – pensata a completamento della sala immersiva - che presenterà una selezione di documenti, mappe e materiali storici riferiti alla Magnifica Patria, provenienti dall’Archivio Storico di Salò, considerato tra i più importanti della provincia di Brescia per il suo patrimonio, conservato e studiato grazie al prezioso lavoro dell’ASAR - Associazione Storico Artistica della Riviera.
26 aprile – 4 ottobre 2026
TOURIST! Il fascino del viaggio sul Garda tra Romanticismo e Belle Époque a cura di Paolo Boifava (Direttore MuSa) e Maria Paola Pasini (Università Cattolica del Sacro Cuore) con la collaborazione di Attilio Brilli Il progetto espositivo ripercorre la nascita e l’evoluzione del turismo sul lago di Garda tra XIX e XX secolo, dalle prime esplorazioni romantiche fino all’affermarsi della villeggiatura aristocratica e borghese. Attraverso oltre cento dipinti, vedute di giardini, manifesti, guide illustrate, abiti d’epoca, oggetti da viaggio e un ampio repertorio fotografico (con scatti d’autore di Alinari, Lotze e Negri) l’esposizione documenta un secolo di trasformazioni del paesaggio, dell’ospitalità e dell’immagine incantata del più grande tra i laghi lombardi. Un racconto da quando il territorio gardesano inizia ad attirare viaggiatori colti e cosmopoliti, mossi da interessi artistici, naturalistici e scientifici, fino al Novecento, che segna la sua celebrazione letteraria e lo sviluppo delle vie di comunicazione.
6 giugno - 4 ottobre 2026
BEN ORMENESE. Lo spazio immobile del divenire a cura di Anna Lisa Ghirardi (conservatrice Civica Raccolta del Disegno di Salò) e Leonardo Conti L’esposizione antologica di Ben Ormenese (1930-2013), con opere su carta e cartone, dalla metà degli anni sessanta sino all’ultima stagione creativa, evidenzia come l’autore sia stato uno tra i maggiori interpreti di quel grande versante “oggettuale” dell’arte contemporanea che, da Lucio Fontana, giunge vivissimo sino ai nostri giorni. Per il maestro friulano non esiste il passaggio tra disegno e oggetto, perché attraverso un uso raffinatissimo d’incastri, ogni linea e ogni forma sono in grado di fare un salto dimensionale dalla seconda alla terza dimensione, sino a un’inedita scomposizione della luce, che diviene essa stessa forma e disegno.
Aperto al pubblico dal 2015, iI MuSa - Museo di Salò sorge negli spazi di quello che fu il monastero di Santa Giustina, edificato a partire dal XVI secolo per ospitare l’Ordine dei Padri Somaschi. Locali, corridoi, chiostri e soppalchi vista lago sospesi sull’aula dell’originaria chiesa, sono stati oggetto di un attento restauro architettonico al fine di ospitare le collezioni attualmente esposte, dedicate non solo alla storia, alla storia dell’arte e all’archeologia, ma anche alla scienza e alla tecnica. Situato nel centro storico di Salò, in posizione dominante e a pochi passi dal lago, oggi il MuSa racconta la storia della città di Salò e del suo territorio dall’età romana, con la sezione archeologica, all'epoca contemporanea della Civica Raccolta del Disegno di Salò, passando per i secoli della dominazione veneziana e per sezioni scientifiche come quella dedicata all'Osservatorio Meteo Sismico e alla Collezione anatomica del dottor Giovan Battista Rini. Dal 2023 ospita la sezione dedicata ai seicento giorni della Repubblica Sociale Italiana, intitolata L'Ultimo Fascismo (1943 - 1945).

UN UNICO PROGET-TO, PRESENTATO PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA A BRESCIA, COMPOSTO DA UNA MOSTRA – A CLOSER LOOK, AL MUSEO DI SANTA GIULIA – E UNA INSTALLAZIONE SITE SPECIFIC – GRACE / GRAZIA. BRUCE GIL-DEN PER RAFFAELLO ALLA PINACOTECA TOSIO MARTINENGO – RENDE OMAGGIO ALLA CARRIERA DI UNO DEI PIONIERI DELLA STREET PHOTOGRAPHY, ATTRAVERSO UN IMPORTANTE PROGETTO ESPOSITIVO CONCEPITO IN STRETTO DIALOGO CON L’ARTISTA STESSO.
Dal 27 marzo al 23 agosto 2026, Brescia diventa la prima città italiana a ospitare un progetto espositivo dedicato a Bruce Gilden (New York, 1946), membro effettivo dell’agenzia Magnum Photos e conosciuto come uno dei pionieri della Street Photography, con un unico progetto composto da una mostra e da una installazione site specifc, allestite al Museo di Santa Giulia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo, per la prima volta in Italia.
L’iniziativa, curata da Denis Curti sviluppata in collaborazione diretta con l’artista, organizzata dalla Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Magnum Photos, rappresenta un progetto di respiro internazionale e uno degli appuntamenti più significativi della IX edizione del Brescia Photo Festival (dal 26 al 29 marzo 2026) promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con la Cavallerizza- centro della fotografia italiana, e prosegue il filone d’indagine sui fotografi contemporanei statunitensi, iniziato dall’Istituzione bresciana nel 2023 con David La Chapelle e proseguita lo scorso anno con Joel Meyerowitz.
L’esposizione, dal titolo A closer look, la prima grande monografica dedicata a Bruce Gilden e mai presentata in Italia, ospitata dal Museo di Santa Giulia, presenta un corpus di 80 fotografie; il percorso ruota attorno a Faces (2013-2024), ritratti di persone caratterizzati dall’accento dinamico, dalle particolari qualità grafiche e dal modo originale e diretto con il quale Gilden fotografa i volti con l’ausilio del flash;
BRUCE GILDEN A BRESCIA
A cura di Denis Curti
A closer look
Museo di Santa Giulia (via dei Musei 81/b)
27 marzo – 23 agosto 2026
Grace / Grazia.
Bruce Gilden per Raffaello
Pinacoteca Tosio Martinengo (piazza Moretto 4)
27 marzo – 12 luglio 2026

L’INIZIATIVA
ESPOSITIVA È UNO
DEGLI APPUNTAMENTI
PIÙ ATTESI DELLA IX
EDIZIONE DEL BRESCIA PHOTO FESTIVAL

sono scatti realizzati come cronaca figurativa di città in giro per il mondo: dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per il Messico, la Grecia e la Colombia; sono opere che nascono da una relazione e da un dialogo fortemente cercato con i soggetti, ma che non rinunciano a un approccio diretto e senza sconti, tipico della sua cifra espressiva. Accanto ad esse, sarà presentata una serie di fotografie in bianco e nero degli esordi (1968), realizzate in Giappone con alcuni rappresentanti della Yakuza (1996-1999), ad Haiti (1985-1995), in Europa, tra Francia (1994-2015), Irlanda (1996-1997) e Inghilterra (2000-2012), ma soprattutto nella sua città natale: New York (1969-1995).
Completano la rassegna due contributi audiovisivi: il primo è una intervista del fotografo e reporter britannico Martin Parr, nella quale Bruce Gilden racconterà le sue vicende biografiche e la sua carriera professionale; il secondo sarà un video realizzato dall’Agenzia Magnum Photos. L’installazione site-specific dal titolo Grace / Grazia. Bruce Gilden per Raffaello, realizzata appositamente per questa prima presentazione italiana, vede esposto il dittico fotografico commissionato da Fondazione Brescia Musei al fotografo newyorkese per arricchire la collezione dei Musei Civici di Brescia. L’opera reinterpreta il concetto di “grazia”, esemplificato dalle due opere di Raffaello in prestito alla mostra Raffaello: Sublime Poetry al Metropolitan Museum of Art di New York dal 29 marzo, ed è allestita dal 27 marzo al 12 luglio presso la Pinacoteca Tosio Martinengo.

C’è un momento in cui il gioiello smette di essere un oggetto e diventa te.
Un riflesso della tua storia, della tua unicità, della tua bellezza irripetibile.
Qui, ogni creazione nasce per ricordarti che sei insostituibile.
Alla Gioielleria Della Spiga, con passione instancabile, Mariella trasforma forme, materiali e ispirazioni in gioielli che sanno parlare di chi li indossa.
ETERNITY non è solo un bracciale saldato in oro:
è un legame indelebile, un simbolo di unione autentica.
È il brivido di un istante che resta per sempre, inciso sulla pelle e nel cuore.
Poi, ci sono i gioielli che nascono senza un nome, ma che ne portano uno segreto: il tuo.
Un anello di fidanzamento che custodisce la promessa di un amore eterno. Fedi artigianali che respirano insieme a voi, ogni giorno, scolpite dalla mano dell’orafo con lentezza e dedizione.
Ogni gioiello qui è diverso, originale, elegante, autentico. Come te: unico.
Perché un gioiello che non emoziona è solo un accessorio.
Ma un gioiello che ti assomiglia… diventa per sempre.
A.C.








Nelle prossime pagine lo speciale dedicato ad alcune imprenditrici di Bergamo e Brescia in ordine alfabetico.
Si ringraziano Tommaso Revera, i fotografi Paolo Stroppa e Devid Rotasperti, il Settecento Hotel di Presezzo e il ristorante La Sosta di Brescia che hanno ospitato lo shooting fotografico

Sono Francesca
Abeni ho 51 anni, madre di tre figli, commerciante di bestiame, diplomata perito aziendale corrispondente in lingue estere e componente del gruppo donne
Coldiretti di Brescia
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Ogni giorno entro con mio marito nelle aziende agricole dove contrattando l’acquisto dei vitelli abbiamo instaurato veri e rispettosi rapporti umani che sono per me il vero successo professionale”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Avere il coraggio di agire consapevoli di essere sottovalutate e messe alla prova.Dobbiamo credere nelle nostre capacità e non farci abbattere dai giudizi altrui”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“La forza di cercare la soluzione corretta ai problemi,maturando e crescendo professionalmente”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Vale il lavoro concreto che si compie facendo con la propria autenticità la differenza per l’azienda”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“Potenziare i sostegni finanziari,creare accessi ai corsi di business coaching,avere servizi che conciliano gestione famiglia-lavoro ed insegnare alle figlie che possono inseguire i propri sogni”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Lo è dove non vi è collaborazione.Cio non significa invertire i ruoli genitoriali ma unire le proprie forze creando un lavoro di squadra”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Un uomo che ti fa crescere e ti sprona a non arrenderti;due esseri umani che si sostengono a vicenda.Ci sono giorni in cui vorrei mollare tutto e mio marito mi dice “alzati e fai ciò che è in te”


Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Il più grande successo professionale è realizzare di aver dato forma al mio sogno: creare alta gioielleria italiana dal design contemporaneo, capace di attraversare il tempo e le mode”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Oggi la differenza la fanno l’ascolto, la mediazione e l’intelligenza emotiva, fondamentali per costruire relazioni autentiche e ambienti di lavoro equilibrati”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Con il tempo riconosco in me una certa resilienza, utile ad affrontare gli ostacoli senza perdere la visione a lungo termine. Fare impresa inoltre richiede intelligenza emotiva: capacità di ascoltare, comprendere le persone e creare relazioni basate sulla fiducia”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Il Bilancio di genere è uno strumento apprezzabile se utilizzato per superare bias culturali ancora radicati, eredità delle generazioni passate. Credo nella meritocrazia: garantire pari opportunità a donne e uomini significa valorizzare competenze, talento e risultati, al di là del genere”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“Favorire una cultura che rafforzi coraggio e fiducia in sé stesse è il primo passo per avvicinare le donne all’imprenditorialità, in un contesto però che riconosca il merito al di là del genere”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“È sicuramente impegnativo e necessita di organizzazione, ma può anche diventare esempio positivo per i propri figli, trasmettendo valori come impegno e responsabilità”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Ironico e leggero. Una persona capace di alleggerire la vita”.
è fondatrice e direttrice creativa dell’omonimo brand. Dalla sua visione nasce la maison di alta gioielleria italiana, simbolo di eccellenza artigianale e design senza tempo.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Aver costruito dal nulla aziende solide, competitive e internazionali. Aver saputo leggere il mercato e investire in persone, tecnologie e competenze”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Mi sono sempre confrontata con uomini. La differenza non è di genere, ma di competenza, visione, determinazione e capacità di portare risultati”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Curiosità, determinazione e capacità di assumermi responsabilità. Ho sempre deciso, anche quando era scomodo, e corretto il tiro senza cercare alibi”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Gli strumenti possono essere utili, ma un’azienda cresce solo riconoscendo competenza e responsabilità. Il merito deve restare il criterio guida, senza distinzioni”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“Servono strumenti concreti: formazione, accesso al credito e regole chiare. Fare impresa richiede competenze, capitali e volontà di fare sistema”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Non è un ostacolo se sai organizzarti. Ho sempre gestito famiglia e impresa con naturalezza”.
Imprenditrice bresciana, guida Verincolor e ItalMesh con una visione orientata a sviluppo, formazione e mercati internazionali.
Design, estetica e architettura caratterizzano il suo approccio industriale.

Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Essere riuscita a coinvolgere nell'amore e nel sostegno al patrimonio tanti soggetti del mondo imprenditoriale e delle istituzioni. Parlo di Alleanza per la Cultura, il modello di gestione ideato da Fondazione Brescia Musei per valorizzare il patrimonio artistico cittadino e sostenere i grandi eventi della comunicazione culturale”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell'essere donna in un'azienda?
“Non fa nessuna differenza, se non nella persistente difficoltà nell’accesso a posizioni più rilevanti e remunerate”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Più che guidare l'azienda, a me interessa formare una squadra che abbia nel suo insieme, ognuno con le proprie competenze, la capacità di immaginare traguardi e lavorare per raggiungerli”.
Il bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini sia per le donne?
“Credo che esista una condizione di partenza svantaggiata per le donne, che è un portato storico inequivoco, e che quindi siano giuste tutte le azioni che consentono il recupero di questo handicap. Dopodiché, vale la meritocrazia”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“Aiutarle nel momento della maternità e della creazione di una famiglia che, per quanto se ne dica, oggi è ancora prevalentemente in capo alle donne”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Indubbiamente sì, a meno che vi siano dei meccanismi di supporto e facilitazione davvero efficaci”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Credo che per qualsiasi donna, non solo quelle che fanno impresa, il compagno ideale sia un uomo capace di tenere insieme intelligenza, sensibilità e generosità”.
Francesca Bazoli
Avvocato
cassazionista, socia fondatrice di Studium 19.12, è consigliera di svariati enti culturali e Presidente di Fondazione
Brescia Musei, Editrice Morcelliana e Guber Banca.





Sono Elisa, ho 36 anni e all’interno della Bal mi occupo di amministrazione e, da qualche anno anche della comunicazione.
Si tratta di due mondi molto diversi ma estremamente stimolanti che mi permettono di dividere le mie giornate tra il rigore che richiedono i conti e la possibilità di spigionare tutta la mia creatività. Entrambi i campi mi piacciono in egual modo.
La Becchetti Bal, che vanta oltre 140 anni di storia rappresenta un esempio di continuità imprenditoriale familiare.
Ora c’è la V generazione al comando ovvero lei e suo fratello Giorgio, pronti a prendere le redini da vostro padre Marco. Come procede questa nuova transizione?
“Direi bene; abbiamo tutti e tre un bellissimo rapporto e questo sicuramente ci aiuta a mantenere un confronto proficuo anche in azienda”.
A dispetto di quello che si pensa, Lumezzane, tra i principali distretti italiani per la lavorazione del metallo e la posateria, vanta una presenza significativa di imprenditoria femminile. Non è così?
“È vero. Noi donne riusciamo a calarci benissimo anche in questo mondo caratterizzato dalla meccanica e apparentemente così materiale, beh ma si sa, esiste qualcosa che noi donne non sappiamo fare?!”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in sé stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Ho respirato l’aria dell’azienda fin da piccolissima, ricordo che tornando dall’asilo passavo a salutare mio nonno e mio papà in ufficio ancora prima di entrare in casa. Non saprei dire quali sono le qualità specifiche che mi hanno permesso di essere oggi alla guida della Bal, mi piace però pensare che a volte può bastare quella forza che partendo dal centro del cuore riesce ad animare tutto il resto”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Forse una spiccata empatia che ci permette di leggere le situazioni ancora prima che si presentino, sarà il famoso sesto senso?”.
Da oltre due anni è nella squadra dei Giovani Imprenditori di Confindustria Brescia con delega alla Comunicazione Istituzionale. Ci racconti questa esperienza…
“Si tratta di una bellissima esperienza che mi sta dando la possibilità di conoscere persone interessanti e speciali. Fare parte dei Giovani Imprenditori mi consente di confrontarmi con giovani che stanno affrontando esperienze simili alla mia e che hanno obiettivi e visioni che condivido. Sono contenta di constatare che noi giovani sappiamo impegnarci con tenacia e idee innovative per il futuro delle nostre aziende e della realtà imprenditoriale bresciana e nazionale. Solo nel 2025 abbiamo accolto nel gruppo 45 nuovi membri, non sono numeri da poco!”.
Imprenditrice e socia di Skyline srl dal 2022, affianco all’attività imprenditoriale un impegno continuo in ambito culturale e sociale.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Aver capito che le competenze restano valide anche quando cambia il settore. Dopo trent’anni nell’automotive, nel 2022 sono diventata socia di Skyline srl con mio marito, fondata quarant’anni fa: oggi, nella trasformazione digitale e nell’IA, porto visione manageriale e cura delle persone”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Contano contesti in cui valgono risultati e responsabilità, con processi trasparenti, pari opportunità e voce femminile nelle decisioni”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Organizzazione, determinazione e ottimismo realistico: leggere i dati, decidere, costruire fiducia nel team”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“C’è ancora molto da fare perché le donne siano valorizzate pienamente dal sistema sociale ed economico del nostro Paese; per questo ogni strumento può essere utile per stimolare il cambiamento al quale il Paese stesso non può rinunciare”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità.
“Serve un sistema che supporti le donne ad essere riconosciute, valorizzate e sostenute nel mondo del lavoro. Insomma, uno sviluppo culturale corale che riconosca la leadership femminile come valore”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“È una sfida, ma può diventare equilibrio: ho una famiglia bellissima. Se ho potuto farlo è perché ho creduto nel mio progetto di vita, ma ho anche avuto come prima alleata mia madre, anche lei imprenditrice che mi ha sempre guidato e sostenuto”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa. “È chi condivide un progetto di vita, responsabilità e valori. Per me è mio marito: oggi mio socio, con la famiglia al centro, sempre.



Il successo che ricorda più volentieri?
Bruna: “Non c’è un singolo momento che spicca più degli altri. Il successo più grande, per noi, è vedere i clienti felici che, prima ancora di lasciare la nostra Dimora, si fermano per prenotare nuovamente: è il segno più autentico del lavoro fatto con passione e cura. Rimangono poi ricordi speciali, come l’onore di aver servito la Regina Elisabetta presso la Prefettura di Milano e le piacevoli conversazioni con la Principessa Aga Khan, esperienze che hanno segnato il mio percorso professionale e umano.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
Rossella: “Il nostro settore è stato a lungo a prevalenza maschile: le donne c’erano, ma spesso restavano in secondo piano. Oggi possiamo portare uno sguardo nuovo, fatto di sensibilità e approccio diversi. Nella ristorazione, ciò che fa la differenza è la capacità di trasformare un pranzo in un’esperienza autentica. I clienti cercano momenti memorabili, non solo buon cibo. Empatia, ascolto e attenzione al dettaglio - dalla comprensione delle esigenze non espresse alla personalizzazione del servizio - sono competenze strategiche che creano fiducia e fidelizzazione. Qualità che, storicamente, appartengono all’indole femminile e che oggi rappresentano un vero valore aggiunto”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
Bruna: “Passione, costanza e determinazione. La passione è ciò che mi ha spinto a credere nel sogno della nostra attività anche nei momenti più complessi; la costanza mi ha insegnato a lavorare ogni giorno con impegno e disciplina; la determinazione, infine, mi ha dato la forza di prendere decisioni, assumermi responsabilità e non arrendermi davanti alle difficoltà. Sono qualità che, insieme, fanno la differenza nella vita, non solo nel lavoro”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
Rossella: “Il Bilancio di genere è apprezzabile perché rappresenta un primo passo concreto per portare attenzione e consapevolezza sul tema della parità, spingendo aziende e imprenditori a interrogarsi su pratiche e squilibri spesso dati per scontati. Ha quindi un valore culturale e educativo importante. Allo stesso tempo, però, nel lavoro come nella vita ciò che dovrebbe fare davvero la differenza è la meritocrazia: competenze, impegno e risultati devono restare il criterio principale di valutazione, indipendentemente dal genere. L’obiettivo finale non è creare corsie preferenziali, ma garantire a tutti le stesse opportunità di partenza”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
Bruna: “Rispetto a quando ero giovane, l’immagine della donna nell’imprenditoria è cambiata profondamente. Oggi le donne sono più consapevoli, preparate e capaci di farsi valere, mentre in passato le opportunità erano più limitate e spesso ci si sentiva isolate. Nella nostra realtà oggi lavorano molte ragazze e donne che ricoprono ruoli importanti; anni fa, invece, mi sentivo una delle poche a svolgere questo ruolo e avvertivo forte il desiderio di fare di più e aprire la strada. Per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità servono opportunità concrete: formazione continua, supporto reale e la garanzia degli stessi diritti e doveri, senza distinzioni di genere. Ma è altrettanto fondamentale valorizzare qualità come carattere, personalità e determinazione, perché in una donna che fa impresa non deve mai mancare la capacità di credere in sé stessa e di non arrendersi”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
Rossella: “Fare l'imprenditrice può effettivamente rappresentare un ostacolo alla vita familiare, ma non insormontabile. L'imprenditoria assorbe tempo ed energie ben oltre il tradizionale orario d'ufficio: nelle ventiquattro ore non si può fare tutto, e qualcosa deve necessariamente essere sacrificato. Chi gestisce un'attività si trova a fare più fatica, richiedendo capacità organizzative straordinarie e rinunce quotidiane. Tuttavia, questa difficoltà può essere superata puntando sulla qualità piuttosto che sulla quantità del tempo dedicato ai figli. L'esperienza dimostra che madri imprenditrici sono riuscite a crescere ragazzi responsabili e con solidi valori, mentre altre, pur disponendo di tutto il tempo per stare a casa, non hanno ottenuto gli stessi risultati. La presenza fisica costante non è l'unico fattore determinante. Ciò che conta davvero è la capacità di trasmettere valori autentici. Quando si riesce a comunicare ai figli principi solidi attraverso momenti di connessione autentica, si lascia loro un patrimonio che compensa la minore quantità di tempo condiviso”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
Bruna: “Un compagno ideale dovrebbe avere un carattere forte e molta pazienza. Il compagno ideale per una donna che fa impresa è una persona con un carattere forte, capace di stare al suo fianco senza sentirsi messo in ombra, e con molta pazienza, perché l’impegno imprenditoriale richiede tempo, energie e sacrifici. In una coppia è fondamentale sostenersi reciprocamente, condividere responsabilità e obiettivi, e crescere insieme. Io ho avuto la fortuna di avere accanto mio marito per cinquant’anni: una presenza solida, discreta e costante, su cui ho sempre potuto contare, nei momenti di slancio come in quelli di difficoltà. Questa complicità è stata, per me, una vera forza”.


Cornaro Gioielli
dal 1964, la gioielleria nel cuore di Bergamo dove stile, tradizione, qualità ed eleganza si fondono in un’esperienza senza tempo. Un’azienda di famiglia prima di tutto.
Alessandra con le figlie Maria
Luisa e Giovanna, la parte femminile della famiglia
Cornaro.
Il successo che ricorda più volentieri?
Alessandra: “Nel 2016 abbiamo avuto un importante riconoscimento da Regione Lombardia come Negozio Storico. È stata una grande soddisfazione perché ha testimoniato la nostra continuità nel tempo grazie anche alla gestione famigliare che ci contraddistingue. Sicuramente una tappa importante che ha anche evidenziato il nostro legame profondo sia con i clienti che con il territorio, mantenendo sempre la stessa sede.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
Giovanna: “In realtà credo che non ci sia molta differenza tra essere uomo o donna. Serve sicuramente grande esperienza, determinazione, rispetto tra collaboratori e mediazione nelle relazioni umane. In anni di grandi trasformazioni è necessario porsi continui obiettivi. Credo sia molto bella una frase di Cuccinelli “ Camminare con i piedi per terra, ma guardare il cielo e le stelle, coltivando la speranza, anziché la paura” che racchiude in sé le difficoltà delle sfide quotidiane ma anche la necessità di guardare sempre avanti.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
Marialuisa: “Diciamo soprattutto determinazione e passione. La prima necessaria per affrontare con lucidità le diverse sfide la seconda imprescindibile dal momento che ci si mette l’anima in ciò che si fa. Quando ti piace il tuo lavoro è sicuramente tutto più semplice e spontaneo, senza dimenticare il desiderio di lavorare in team. In azienda siamo tutte donne e devo ammettere che il gioco di squadra si rivela vincente.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
Alessandra: “Ad oggi credo ci sia una formazione molto alta e specifica richiesta sia per gli uomini che per le donne. Quindi sicuramente, più spesso che in passato, avviene una scelta per meritocrazia perché ci si basa su una formazione concreta con dati fisici, quali ad esempio colloqui tramite test. Inoltre, queste politiche hanno sicuramente sottolineato l’importanza di far rivestire tutti i ruoli ad entrambi. È comunque innegabile che la strada da percorrere sia ancora molto lunga”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
Giovanna: “Senza ombra di dubbio incrementare politiche di supporto alla famiglia. È innegabile che una donna riesca a lavorare meglio nel momento in cui è serena. Quindi penso alla gestione dei figli con politiche che consentano di poter fare ancor più affidamento sulle istituzioni scolastiche per non esser costrette a scegliere tra famiglia e lavoro. Inoltre, sarebbe importante incrementare le ore di sport a supporto delle famiglie, per far si che i ragazzi abbiamo sempre un tempo di qualità condiviso con educatori qualificati anche in assenza dei genitori”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
Marialuisa: “Credo che lo possa essere se non si è supportate. Però, ritengo anche possa essere fonte di grandi soddisfazione e gratificazione. È molto bello aver l’opportunità di esprimersi sia come madre e moglie sia come donna. Può essere un ottimo esempio per le generazioni future, perché è importante in ogni caso poter seguire le proprie inclinazioni e perseguire i propri sogni. Una donna realizzata si fa portavoce di positività ed ottimismo anche in famiglia, trovo possa essere testimone di un percorso costruttivo e molto creativo”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa. Alessandra: “Collaborante e comprensivo. Il lavoro di squadra funziona bene in azienda ma ancor meglio in famiglia. Quando si perseguono gli stessi obiettivi con rispetto ed amore, tutte le sfide si affrontano con più entusiasmo. E dopo 62 anni di lavoro e famiglia insieme di sfide ne abbiamo superate tante…”.


Dopo la Laurea in Lingue e giornalismo, assume la direzione dell’impresa famigliare, già presente sul territorio bresciano da tre generazioni: Forelli Pietro Spa. Nel corso degli anni, Loretta Forelli, non è dedita solo al lavoro in azienda, ma la sua attenzione si rivolge anche al sociale. Il suo impegno e la sua passione la portano a divenire Presidente del Comitato Provinciale della Croce Rossa di Brescia per 9 anni. Presente come relatrice nel consiglio del B.I.R. (Bureau internationale de recuperation des Meteaux), organizzazione internazionale che si occupa delle quotazioni e commercializzazione dei metalli ferrosi e non ferrosi. Quando il 20 Settembre 2009 nasce la Sezione di Brescia –Vittoria Alata, all’interno dell’associazione F.I.D.A.PA., Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, Loretta ne è Vice Presidente e dopo solo un paio di anni, Presidente. Nel 2012 è Presidente del Rotary Club Castello. Per 8 anni Presidente del Settore “Metallurgia”, Siderurgia Mineraria dell’AIB, (Associazione Industriale Bresciana); Dal 2017 Vicepresidente della Fondazione A.I.B per diventarne presidente nell’anno 2020. Dal 2018 consigliere di “Prospera Progetto Speranza” per un’iniziativa dedicata alla cultura d’impresa, imprenditorialità innovativa e millenials, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Attualmente prosegue nella conduzione del Gruppo Forelli (che contempla la Forelli Pietro, la Metallurgica San Marco, la Cidneo Metallurgica e la Tecnofor) collaborando con i figli, Giacomo e Paolo. Da sempre attenta alle tematiche che promuovono la parità di genere sottolineando l’incidenza delle donne nelle cariche sociali delle imprese a Brescia, in Lombardia ed in Italia.
Il successo professionale che ricorda più volentieri.
“Quello che ritengo un grande successo è stato riuscire a garantire nelle mie aziende grande trasparenza e giusto rispetto anche ascoltando ed accettando le critiche”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“L’essere madre, moglie e imprenditrice è un lavoro invisibile e multifunzionale, efficace che ha sempre dato risultati positivi”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
“Decisionismo e capacità di ascolto”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“La meritocrazia è assolutamante fondamentale perchè nella vita non ti regala niente nessuno”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
“L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si devono utilizzare perché le donne sono il più grande bacino inutilizzato di talenti del mondo”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Non lo è per l’imprenditrice che riesce a conciliare lavoro e famiglia e non sempre ciò risulta essere facile”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa
“Ho sposato un medico: è stata la mia fortuna perché apprezzando il mio lavoro ha supportato e sopportato i miei impegni”.


45 anni, amante di architettura e tutto ciò che le arti rappresentano, da ormai 20 anni ho abbracciato il mondo del cibo e dell’ospitalità. Sapere di non sapere l’insegnamento migliore che mi porto lungo il cammino
Il successo professionale che ricorda più volentieri. “Il successo professionale che ricordo con più piacere non è necessariamente economico, ma è rappresentato dalla consapevolezza dei valori aziendali con il team e dalla realizzazione che l'ospitalità legata a cibo e tempo di permanenza sia la somma della ricerca nei dettagli e dell'osservare la bellezza in senso artistico”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda “Nel 2026 la differenza non dovrebbe essere “essere donna”, ma la capacità di generare valore trasversale”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
“Per guidare un’azienda servono determinazione, resilienza e visione strategica. Ho riconosciuto in me la capacità di decidere anche nell’incertezza e di assumermi la responsabilità delle scelte. L’empatia è stata una leva fondamentale per costruire relazioni solide e fiducia”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Il Bilancio di genere è uno strumento utile perché rende misurabili eventuali squilibri. Non è alternativo alla meritocrazia: al contrario, crea le condizioni per renderla concreta e non solo dichiarata”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
“Per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità servirebbero credito più accessibile, flessibilità e modelli positivi. La formazione e la capacità di confronto fanno la differenza”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Può essere impegnativo, ma con organizzazione e condivisione delle responsabilità familiari è possibile trovare un equilibrio”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa?
“Il compagno ideale è un alleato: capace di sostenere e supportare il confronto senza giudizio”.


Dott.ssa
Antonella Grassi, titolare della Farmacia Grassi di Bergamo. Imprenditrice, mamma. Costantemente alla ricerca di percorsi innovativi legati alla salute, alla prevenzione e alla bellezza
Il successo che ricorda più volentieri?
“Se chiudo gli occhi e rivivo questi primi 20 anni di professione, mi vengono in mente tantissimi momenti di soddisfazioni e gratificazioni. Dovendone sceglierne uno direi quello in cui ho realizzato di avercela fatta da sola a concretizzare la mia personale idea di farmacia. Aver acquistato due immobili da unire al mio già esistente per creare uno spazio rivoluzionario che parlasse di salute, bellezza e prevenzione, anche un po’ a mia immagine e somiglianza. Ho osato e in alcuni momenti non nego di avere avuto paura di non farcela. Ma vincere la paura significa essere liberi di sognare e di sperimentare. La paura è un opportunità per dimostrare il nostro coraggio, è il cuore a mille prima di “quel passo”. Quando il sogno è grande la paura non può mai vincere”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Non amo generalizzazioni e stereotipi. Ho conosciuto uomini con una sensibilità spiccatissima ma anche donne farsi la guerra nel tentativo di emergere senza curarsi di passare sopra le colleghe. Detto ciò è fuori discussione che, alcune prerogative femminili, rappresentano un plus in un team lavorativo: l’intelligenza emotiva in primis, la nostra propensione al comprendere dinamiche interpersonali e capacità di essere multitasking e gestire più di una attività senza abbassare la qualità del risultato”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Più che sentirmi pronta, mi sono trovata di punto in bianco a dover gestire un’azienda. Ed è stato tutt’altro che semplice: donna, 23 anni e senza alcuna esperienza. All’inizio è stata dura, a volte ho sbagliato, sono caduta e ogni volta mi sono rialzata con una forza che negli anni è diventata il mio tratto distintivo. Mi riconosco una grande determinazione, una buona visione d’insieme e sono portata per il problem solving e la pianificazione strategica che reputo tutti requisiti essenziali per guidare un’azienda. Negli ultimi anni inoltre, spinta dalla forte accelerazione avvenuta nel nostro settore, ho coltivato maggiormente le soft skills: empatia, intuito e pensiero critico”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale i è apprezzabile o vale di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Credo nella meritocrazia: chi ricopre determinati ruoli lavorativi deve semplicemente essere il migliore, uomo o donna che sia”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“Trovo affascinante il modello danese per le madri lavoratrici. Prenderei spunto da loro: congedi parentali in ugual misura per mamma e papà, strutture per l’infanzia sovvenzionate dallo Stato, orari flessibili. Creare intorno alle donne lavoratrici una vera e propria rete di sostegno che consenta loro di dedicarsi senza sensi di colpa al proprio lavoro e sopratutto senza dover fa ripartire la loro carriera da zero o quasi una volta rientrate dalla maternità L’imprenditoria femminile è una nicchia che andrebbe alimentata non sabotata”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Indubbiamente sì. È complesso tenere insieme un puzzle nel quale ogni pezzettino merita il suo valore. Qualche anno fa quando giovanissima ho avuto la mia prima figlia pensavo di poter fare tutto senza compiere alcune scelte “sarò una madre presente e una lavoratrice sul pezzo.” Oggi, guardandomi indietro, credo di aver scelto, in quegli anni, il lavoro rispetto alla famiglia. Dovevo e volevo dimostrare a me stessa in primis il mio valore professionale senza rinunciare al desiderio di diventare mamma. Gli anni mi hanno donato però una maggiore consapevolezza. Oggi delego tutto ciò che posso di puramente “operativo” così che il tempo che mi rimane terminato il lavoro lo possa dedicare alla mia famiglia mettendo anche dei sani confini con le interferenze lavorative. È un gioco di equilibri continuo nel quale l’obiettivo è trovare il proprio Balance lavorando in primis su se stessi. E il proprio balance non corrispondere all’ideale di perfezione, è piuttosto accettare che non tutto fila liscio e occorre saper gestire ciò che non può essere risolto. Il mio balance non è più solo controllo, è anche saper rallentare quando serve senza però fermarsi in un continuo delicato equilibrio tra amore e responsabilità”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Una donna imprenditrice, emancipata e autonoma il più delle volte è una donna che spaventa l’uomo. Il compagno ideale è un uomo che la sceglie anche per questo, perché ne è affascinato e non terrorizzato, che è sintonizzato sulle sue stesse lunghezze d’onda e che non vive i suoi successi come una competizione ma come traguardi da condividere e di cui gioire insieme. È un uomo che sostiene senza prevaricare, che comprende senza volersi sostituire, che ascolta portando il suo punto di vista, che sa anche mettere degli stop quando sono necessari (per me questo essenziale, mettere argini laddove io non riesco perché rischio di diventare come un fiume in piena). È quella linea continua sotto ogni tuo giorno. Credo che solo un uomo davvero risolto e soddisfatto di sé stesso possa stare accanto a donne così”.


Sono la fonda-
trice di Évora
Luxury Shopping Tour. Évora nasce da un’intuizione profonda: trasformare lo shopping in un’esperienza che si vive, si sente, si ricorda. Accompagno i miei clienti in percorsi esclusivi fatti di attenzioni
silenziose, VIP treatment nelle boutique, nei ristoranti e nei luoghi più raffinati, momenti creati su misura per esaltare l’unicità di ciascuno.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“I momenti in cui vedo una persona guardarsi allo specchio e riconoscersi davvero. Quando un cliente mi dice che non si tratta solo di abiti, ma di come ora si sente, capisco che il mio lavoro ha avuto un impatto profondo. Per me il successo è accompagnare qualcuno in un cambiamento autentico”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“La capacità di unire forza e sensibilità. Essere donna oggi significa portare una leadership più consapevole, capace di creare connessioni vere e di dare valore alle persone, oltre che ai risultati. È una ricchezza che sta diventando sempre più centrale”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Il coraggio di seguire la mia visione, anche quando non era la strada più semplice. La determinazione nel trasformare un’idea in qualcosa di concreto e la capacità di restare fedele ai miei valori, anche nelle scelte”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“È uno strumento interessante se serve a creare consapevolezza e pari opportunità, soprattutto in contesti dove il divario è ancora evidente. Detto questo, credo fortemente nella meritocrazia: il valore di una persona deve emergere per competenze, impegno e risultati, indipendentemente dal genere”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“Servono più esempi concreti, più networking e più formazione pratica. Vedere altre donne che ce l’hanno fatta aiuta a credere che sia possibile. E poi è fondamentale avere accesso a strumenti, mentoring e supporto reale, non solo teorico”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Non lo vivo come un ostacolo, come ogni progetto importante, richiede equilibrio e consapevolezza. Credo che l’equilibrio non sia uguale per tutti e che ogni donna debba sentirsi libera di costruire il proprio, seguendo i propri tempi e le proprie priorità. Con una buona organizzazione e il giusto supporto, può diventare una fonte di crescita anche personale”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Una persona che sappia essere un alleato, che creda nel progetto tanto quanto lei e che non viva il successo dell’altra come una minaccia.
Un partner capace di camminare accanto, non davanti né dietro, riconoscendo il valore del percorso imprenditoriale come parte di una visione condivisa. Qualcuno con cui condividere valori, libertà e crescita reciproca, lasciandosi spazio per evolvere insieme”.


Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Il momento in cui sono uscita dalla Lombardia e ho iniziato a organizzare matrimoni in altre parti d’Italia ha segnato una svolta importante nel mio percorso. Ricordo in particolare un matrimonio organizzato a Capri: una vera sfida, soprattutto dal punto di vista logistico. Coordinare fornitori e collaboratori tra Nord Italia e realtà locali sull’isola ha richiesto organizzazione, fiducia e grande spirito di squadra. Proprio lì ho compreso quanto il valore del team sia fondamentale. È stato l’inizio di un percorso che mi ha portata a lavorare con la stessa passione e professionalità in tutta Italia”.
Nel 2026 cosa farà la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Non è più semplicemente nell’essere donna, ma nel valore aggiunto che molte donne portano in azienda. Spesso uniamo preparazione ed esperienza a qualità profondamente umane come empatia, capacità di ascolto, intuizione e attenzione alle persone. Sono caratteristiche che incidono non solo sul piano organizzativo, ma anche su quello umano, favorendo la collaborazione e la crescita del team. Essere donna, imprenditrice e mamma resta impegnativo, ma dimostra che leadership e cura possono convivere e rafforzarsi”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
“Determinazione, resilienza e senso di responsabilità. Ho imparato ad affrontare le difficoltà con lucidità, a prendere decisioni anche nei momenti complessi e a non perdere di vista gli obiettivi. Credo molto nel lavoro di squadra e nella capacità di valorizzare le persone, perché un’azienda cresce davvero quando crescono anche le persone che ne fanno parte”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Il bilancio di genere è uno strumento utile per fotografare la realtà e rendere trasparenti eventuali squilibri. La meritocrazia resta fondamentale, ma per essere concreta deve poggiare su pari opportunità reali. Monitorare e misurare aiuta a garantire che il merito sia davvero accessibile a tutti, uomini e donne”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
“Servono formazione, educazione finanziaria e maggiore accesso al credito. È importante creare reti di supporto, percorsi di mentoring e modelli di riferimento che possano ispirare. Allo stesso tempo, politiche che favoriscano la conciliazione tra lavoro e famiglia rendono l’imprenditorialità femminile una scelta più sostenibile”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Può diventarlo se manca una reale condivisione delle responsabilità. L’imprenditoria richiede energia e organizzazione, ma un equilibrio è possibile. Essere mamma è impegnativo, soprattutto quando si guida un’attività, ma con una gestione consapevole e un sistema che funzioni dentro e fuori dall’azienda si possono conciliare i due ruoli. Vedere una mamma realizzata professionalmente diventa anche un esempio positivo per la famiglia”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Una persona sicura di sé, che sappia sostenere senza competere, che condivida valori di rispetto e collaborazione. Un partner che comprenda le responsabilità dell’impresa e partecipi attivamente alla vita familiare, riconoscendo il valore delle ambizioni reciproche”.

La curiosità e la passione che metto nel mio mestiere è frutto di anni trascorsi accanto a due figure che hanno segnato indissolubilmente il mio cammino: mia madre e mio padre. A loro devo ogni passo fatto fino ad oggi, nella consapevolezza che non vi sia un domani senza aver chiare le proprie radici.
Il successo professionale che ricordi più volentieri?
“Uno dei passaggi più significativi del mio percorso è stato l’ingresso come fornitori all’interno di un grande gruppo della distribuzione organizzata. Non tanto per il valore simbolico dell’operazione, quanto per il cambio di paradigma che ha comportato. Ci siamo confrontati con logiche evolute di controllo dei costi, forecast, approvvigionamenti e gestione della logistica, molto diverse da quelle a cui eravamo abituati. La competizione era elevatissima. Essere selezionati ha significato dimostrare solidità organizzativa, affidabilità nel tempo, capacità di servizio e una qualità costante. È stato il riconoscimento di un lavoro costruito sulla tenuta, non sull’effetto”.
Nel 2026 cosa fa davvero la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“La capacità di stare nei conflitti senza esasperarli. Di leggere le dinamiche di potere, le tensioni e le frizioni senza trasformarle in scontri identitari. Saper abbassare i toni quando serve, costruire connessioni, creare punti di incontro. Ma anche accompagnare con fermezza, senza arretrare. Il vero valore aggiunto sta nella capacità di tenere insieme razionalità e relazione, visione strategica e governo dei processi, senza rinnegare nessuna delle due dimensioni”.
Quali tratti caratteriali hai riconosciuto in te stessa per guidare un’azienda?
“Tenacia e perseveranza, prima di tutto: la capacità di reggere nel tempo anche in contesti complessi. Poi la curiosità, che considero uno strumento di governo, perché consente di osservare, comprendere e non dare nulla per scontato. L’ambizione, intesa come desiderio di far crescere ciò che si guida. Infine una certa originalità di sguardo, che mi ha sempre portata a interrogare i modelli invece di replicarli”.
Bilancio di genere e quote rosa: strumenti utili o un limite?
“Può essere uno strumento utile di diagnosi. Aiuta a leggere in modo più analitico come le politiche pubbliche o aziendali impattano su uomini e donne, rendendo visibili squilibri che altrimenti resterebbero opachi. In questo senso lo considero uno strumento di accountability, non di intervento diretto. La risposta, però, non può consistere in una “terapia” prescrittiva come quella proposta dalle quote rosa. Interventi di questo tipo rischiano di separare invece di allineare, rafforzando lo stigma anziché superarlo. La vera sfida è creare sistemi capaci di far emergere la competenza in modo naturale, agendo sulle condizioni strutturali. Quando si forza il risultato senza intervenire sulle cause, si ammette implicitamente l’incapacità del sistema di valutare il merito”.
Cosa faciliterebbe davvero l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
“Interventi concreti e strutturali, non narrativi. Supporto reale nelle fasi di maggiore carico familiare: gravidanza, post-gravidanza, crescita dei figli. Asili aziendali, contributi per l’assistenza, flessibilità organizzativa e agevolazioni fiscali mirate. Più che parlare di empowerment, occorre rimuovere ostacoli”.
Fare impresa può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Sì, può esserlo, ed è corretto dirlo senza retorica. Fare impresa significa assumersi una responsabilità che non è mai completamente delegabile e che non conosce una reale disconnessione. Anche in presenza di strutture solide, il ruolo dell’imprenditore resta quello di presidio: delle decisioni strategiche, della direzione, ma anche della tenuta umana e storica dell’organizzazione. Questo comporta una presenza mentale costante, una forma di governo continuo che incide inevitabilmente sulla vita familiare. La compatibilità non è scontata: è il risultato di un equilibrio costruito nel tempo, spesso fragile, che richiede consapevolezza e capacità di priorità”.
Come immagini il compagno ideale per una donna che fa impresa?
“Lo immagino come una persona strutturalmente autonoma, alla pari non per dichiarazione ma per solidità personale. Un uomo economicamente indipendente, con un proprio percorso e una propria ambizione, capace però di non leggere la relazione in termini competitivi. Serve equilibrio, maturità, capacità di sostegno reale. Un compagno che sappia stare accanto senza misurarsi continuamente, che riconosca il valore dell’altro senza sentirsi messo in discussione. È una visione che non riguarda solo la sfera privata. La ritrovo anche nei miei appunti di lavoro, in quel libro che tengo a casa e che raccoglie pensieri, scelte e domande. Lì vita e impresa non sono compartimenti stagni, ma parti di uno stesso disegno: relazioni tra persone intere, che crescono senza doversi ridurre a vicenda”.


“Sono una sarta artigiana. Dal 2017, col mio brand Filomoon creo abiti su misura, con tessuti scelti e linee essenziali nel mio laboratorio a Nave (Bs). Associata a CNA Brescia, realizzo capi che lasciano il segno, nati dal valore del fare bene”
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Aver costruito un progetto di vita che nasce da un mio sogno. E soprattutto l’amore delle persone: gli Open Lab, quando apro la mia casa-laboratorio e arrivano donne pronte a incontrarmi nel mio spazio. Le relazioni costruite nel tempo sono il mio successo più grande”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Nel mio caso fa la differenza essere donna in sartoria. Uno sguardo che conosce il corpo e la vita delle donne, che si rispecchia nelle clienti e ne comprende i desideri. Credo in abiti che facciano sentire speciali ogni giorno. Vestirsi bene non è una banalità: ci fa stare bene”.
Quali tratti caratteriali hai riconosciuto in te stessa per guidare un’azienda?
“Un forte senso di responsabilità. Mi sento privilegiata nel poter vivere del lavoro che amo e sento il dovere di onorarlo ogni giorno. Attraverso gli abiti cerco di trasmettere questa cura e di generare benessere”.
Bilancio di genere o meritocrazia?
“Ogni strumento che apre possibilità è utile. Ma il valore, nel tempo, resta legato alla serietà, alla competenza e alla coerenza del lavoro, per donne e uomini”.
Cosa faciliterebbe l’accesso delle donne all’imprenditoria “Formazione concreta, accompagnamento reale e la possibilità di costruire visibilità e credibilità nel tempo, come quella che mi ha convinto ad associarmi a CNA”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare
“La famiglia non è un ostacolo, ma per una donna tutto può essere più complesso. Richiede equilibrio, tempo e una continua ridefinizione delle priorità”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa. “È importante avere accanto persone capaci di gioire delle vittorie e di accompagnare il percorso con rispetto, che siano compagni, amici o famiglia”.


Michela Patrini
amante dei
dettagli, Laureata in Marketing e Comunicazione, maniacale nella scelta delle parole da utilizzare, è una professionista della comunicazione digitale: esplora ed utilizza il web per posizionare i Brand nel mercato di riferimento.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Ne ho ben chiari alcuni e sono tutti legati alla soddisfazione che mi regala il portare crescita al capitale umano delle aziende attraverso un percorso di valorizzazione delle persone, fortemente legato all’ascolto delle loro attitudini, propensioni e voglia di migliorarsi, alla mappatura dei processi comunicativi e operativi che li coinvolgono attivamente e quotidianamente. Sono risultati che si misurano nel medio periodo, i cui esiti danno una gratificazione senza eguali”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Oggi, la differenza nell’essere donna in azienda, non sta nella conquista di spazi, ma nella capacità di trasformarli. Le donne hanno una capacità di leadership empatica pazzesca, e grazie a questo portano un valore distintivo in termini di visione sistemica, intelligenza relazionale e capacità di gestire complessità e cambiamento, migliorare performance di team, clima aziendale e di conseguenza la reputazione di un brand. In un contesto sempre più guidato da innovazione (vedi AI), digitale e comunicazione, fare la differenza significa saper integrare competenze tecniche e umane: ascolto, collaborazione, gestione dei team, attenzione all’impatto sociale e culturale delle decisioni, e in questo le donne sono naturalmente predisposte e davvero abili”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Una forte motivazione nell’avvertire il dovere di divulgare la “comunicazione” come lo strumento più potente di racconto del carattere di una persona cosi come di un prodotto/servizio. La capacità innata di capire contesti e persone, la passione che sento nel costruire reti e relazioni. L’attitudine a dare il mio meglio sotto pressione, e l’abilità al problem solving. In ultimo il forte credo che le parole dicono molto, ma nella vita si guida con l’esempio. Questo cerco di lasciare in eredità ai miei ragazzi”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Il Bilancio di genere è uno strumento apprezzabile perché rende visibili dati, disparità e aree di miglioramento che altrimenti resterebbero implicite. Non lo credo in contrasto con la meritocrazia, anzi: la rafforza. Misurare l’impatto delle politiche di genere significa creare sistemi più giusti, in cui il talento - femminile o maschile - possa emergere senza ostacoli strutturali o culturali. Non si tratta di favorire qualcuno, ma di garantire pari opportunità reali”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“Servono strumenti concreti - credito, formazione, mentoring - ma anche un cambiamento culturale. Dal punto di vista della comunicazione, è fondamentale dare visibilità a modelli femminili di successo e creare narrazioni che rendano l’imprenditoria una scelta di valore, possibile, legittima e sostenibile per le donne. Rendere visibili storie di successo significa ispirare a nuove possibilità”.
. Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Può essere impegnativo, ma non è questo il vero problema: lo sono piuttosto l’organizzazione, il carico mentale e la mancanza di supporti adeguati. Lavorando in autonomia, ho sperimentato anche il lato positivo: maggiore flessibilità e la possibilità di costruire un equilibrio più personalizzato tra lavoro e vita privata”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Per esperienza familiare posso dire che il compagno ideale di una donna che ha una attività, e viceversa, è una persona che ne comprende l’impegno e gli intenti, disposta a vivere in comunione gli oneri e gli onori che la scelta comporta. Soprassedere alle tensioni domestiche per godere insieme delle libertà che la scelta offre”.


Siamo a Bergamo in Borgo Santa Caterina da ormai quattro generazioni ci occupiamo di architettura d’interni. Creiamo progetti unici e cuciti in modo sartoriale su misura per ogni esigenza, luogo e immobile, offrendo un servizio completo dal concept al cantiere, dall’idea al concreto
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Tutti. Uno degli ultimi successi riguarda ad esempio la realizzazione del nuovo Studio Medico Odontoiatrico del Dr. Bietti nel cuore di Caravaggio che è stata per me una nuova e impegnativa sfida professionale e mi ha visto coinvolta sin dalla primissima fase di pogettazione dello stabile per arrivare allo styling finale creando un ambiente funzionale ed efficiente, accogliente dal design elegante con una forte personalità”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Penso che essere donna in un’azienda ed in qualsiasi attività lavorativa oggi significa agire come elemento di cambiamento , portando un valore aggiunto in termini di competenze, leadership e prospettive”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
“Proseguo e gestisco l’impresa di famiglia con determinazione, competenza, talento creativo e soprattutto tanta passione”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Il divario tra uomini e donne nel mondo del lavoro resta significativo, talento e competenze non sono dostribuiti in base al genere, ma le opportunità sì”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
“Esistono vari strumenti di incentivazione dell’imprenditoria femminile, servono sicuramente riforme strutturali per conciliare vita lavorativa e familiare”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Ritmi elevati, stress e la necessità di una forte dedizione possono portare a trascurare la sfera privata. Il mio lavoro mi porta spesso fuori sede così cerco di sviluppare al massimo le capacità di gestione del tempo e reattività”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Il compagno ideale deve essere comprensivo, indipendente, complice e avere la capacità di sdrammatizzare le situazioni difficili per alleggerire la pressione. Inoltre deve essere un buon confidente, un pilastro di stabilità emotiva”.


Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Ricordo, con grande emozione, la prima fornitura avvenuta nel 2008: un ordine di oltre 130 carrelli da un solo cliente”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“La visione e la flessibilità dei continui cambiamenti che il mercato chiede e noi donne siamo molto elastiche e dinamiche. Mogli, mamme, imprenditrici: tutto quanto in una giornata…”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
“La determinazione e il team working ovvero la capacità di collaborare all’interno di un gruppo per raggiungere obiettivi comuni”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“È sempre la meritocrazia che premia gli uomini così come le donne”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all’imprenditorialità?
“Non vedo limiti: se una donna vuole raggiungere una posizione oun obiettivo imprenditoriale, non vedo cosa lo possa impedire… Diverso, invece, se parliamo di managerialità, in alcuni casi limitata dalla governance”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Assolutamente no. Come sempre è la qualità del tempo che vivi con le persone che ami che fa la differenza”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Io ho avuto la fortuna di avere al mio fianco un uomo che mi ha sempre supportato e motivato per raggiungere i miei obiettivi perchè, alla fine, erano sempre condivisi e comuni”.
CEO di Piazzalunga Srl, azienda specializzata in carrelli elevatori, logistica, movimentazione e automazione. Ha iniziato giovanissima in quella che negli anni ’90 era l’impresa individuale del padre artigiano. La sua storia, professionale e privata, è una sida continua, senza mai fermarsi. Madre di due igli, Mattia e Gaya, è sposata con Giuseppe Castagneto, co-CEO di Piazzalunga Srl. Da diversi anni è anche la referente della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC) per la Delegazione di Villa d’Almè.



“Sono una imprenditrice nel settore agricolo. Ho fondato la cantina
Perla del Garda nel 2006 dopo una esperienza lavorativa come broker e promotore finanziario. Sono sposata e ho un figlio.
Ho frequentato il Liceo Classico ed ho conseguito la laurea in Discipline Economiche e Sociali in Bocconi. Sono Presidente di ASCOVILO Associazione dei Consorzi di tutela dei vini Dop e Igp della Lombardia e Vicepresidente del Consorzio Garda
Doc. Sono Presidente di ANIMA un’associazione nazionale che promuove fra i giovani il lavoro manuale, le arti e i mestieri.
Consigliere nella Fondazione Grana Padano. Vicepresidente Associazione
Auto Storiche Museo Brescia. In passato Presidente di Sintesi Spa, Pro Brixia e Lombardia Fiere, Vicepresidente del Centro Fiera Spa.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Ho sempre sognato di vedere il mio vino annoverato fra i migliori d’Italia e nel 2025 abbiamo ricevuto numerosi premi da parte delle più prestigiose testate giornalistiche che ci hanno onorato della loro attenzione. Oggi, dopo 20 anni di attività nel settore è un piacere vedere che il nostro lavoro è apprezzato, pertanto per me ogni premiazione è accompagnata da una forte emozione perchè ho buona memoria del cammino fatto e non manca la consapevolezza delle nuove sfide che mi attendono. Nel mondo del vino abbiamo la fortuna di ricevere molti premi, non è così in altri settori”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“La differenza la fa il riconoscimento del merito a prescindere dal genere, le donne hanno talenti diversi e complementari rispetto a quelli degli uomini. La sintesi delle due sensibilità può essere un volano di successo per l’azienda. Tuttavia anche nel 2026 non è scontato che lo sia, molti pregiudizi sono caduti ma permangono le difficoltà nel confronto, nell’ascolto e rispetto di opinioni diverse”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
“Tenacia e pazienza sono due leve della mia attività di impresa: sono sempre stata convinta che anche nei momenti più critici con l'ascolto e l'impegno si potesse costruire qualcosa di buono. Il mio desiderio è di non diventare mai cinica davanti alla realtà anche quando non ti corrisponde o è ingrata, penso che sia vitale mantenere lo sguardo spalancato e aperto a nuove esperienze, a nuovi incontri”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Purtroppo alcune misure sono necessarie per favorire il cambiamento laddove non è maturata una piena consapevolezza del valore che le donne rappresentano nella società e nelle imprese. Saremo un Paese saggio quando questo potrà avvenire spontaneamente, ma siamo ancora molto lontani da questo risultato”.
Cosa si può facilitare l'accesso delle donne all’imprenditorialità?
“Non tutte le donne hanno una vocazione imprenditoriale: se fossero libere di scegliere e consapevoli di ciò che desiderano potrebbero essere imprenditrici o ugualmente eccellenti dipendenti o mamme. Non è il ruolo che fa la nostra felicità, come donne ancor prima che come lavoratrici. Manca forse ancora oggi questa libertà di scelta sia nello studio delle discipline STEM sia nell’accesso ad alcune posizioni in azienda.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
Non penso sia un ostacolo, certamente non è semplice trovare l'equilibrio fra la vita privata e quella professionale, sia nella gestione del tempo sia nella condivisione delle preoccupazioni che spesso ci accompagnano anche quando la giornata lavorativa è finita. La nostra dedizione al lavoro deriva dalla educazione che abbiamo ricevuto e permea l’esperienza di molte donne capaci che ho incontrato. Non sempre ci ricordiamo che il lavoro è importante ma gli affetti sono essenziali e vanno coltivati. Nel tempo ho imparato a prendermi il tempo per non trascurare le mie priorità”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“La scelta dipende da ciascuna donna, non possiamo generalizzare. Nella mia esperienza ho avuto la fortuna di incontrare mio marito mentre stavo lavorando e mi trovavo in una altra città, lontana dalla mia confort zone. Ho sempre confidato nella Provvidenza e non ho mai abbandonato il desiderio di poter incontrare un uomo che mi amasse, che fosse buono e comprensivo”.


CEO & Founder di Ellecubica Srl,
MCC Executive Bu-
siness Coach e Leadership expert
Vice Presidente
EWMD Brescia
Componente Commissione Pari Opportunità
Comune di Brescia
Autrice.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Aver avuto il coraggio di creare una società di coaching e formazione con un approccio innovativo che mette in discussione il modello tradizionale. Il vero successo è vedere professionisti che, grazie a questo metodo, all’interno delle aziende, sanno tenere insieme persone e performance”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Non è l’essere donna in sé, ma il tipo di leadership. La donna ha una notevole capacità di leggere la complessità e costruire relazioni di fiducia; questa è una competenza manageriale strategica”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Non mi riconosco nulla di eccezionale ma di certo, nel tempo lavorando su di me costantemente, ho sviluppato un’estrema lucidità nelle decisioni difficili, tolleranza dell’incertezza e senso di responsabilità verso le persone. Al di là delle attitudini personali o dei tratti caratteriali credo che ognuno/a di noi abbia la responsabilità di impegnarsi a diventare la miglior versione di sé, sia per se stessa/o che per le persone che ci sono accanto e la società che abitiamo e contribuiamo a plasmare”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Non li vedo come opposti. La meritocrazia è l’obiettivo, ma servono condizioni eque. Strumenti come il bilancio di genere sono correttivi temporanei indispensabili per far emergere competenze reali da mettere a terra nel medio e lungo periodo”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“I miei genitori mi hanno insegnato a credere in me stessa, sono stata fortunata ma la fortuna non esiste senza disciplina e senza una rete di alleanze. Per rispondere alla sua domanda sono convinta si debba partire dalla base della piramide, dai genitori e dagli educatori. Dobbiamo entrare nelle scuole, offrire modelli femminili per ispirare autonomia e coraggio nelle bambine e giovani donne.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Lo diventa senza dubbio se non sai porre dei confini, ricavare del tempo per te e gestire le tue emozioni. Se costruita in modo consapevole, l’impresa può essere una grande opportunità anche per la famiglia”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Compagno o compagna che sia, l’ideale è una persona che ti offra un bicchiere di vino quando rientri la sera. Il compagno ideale, per me, è un esploratore che vuole una donna da vivere, non da esibire”.



Vanessa Rota guida
MLC Education, realtà italiana specializzata in programmi di studio all’estero, oggi punto di riferimento nazionale per affidabilità, etica e attenzione agli studenti.
Vive a Bergamo, è sposata con Nicola e ha due figlie, Stella di 5 anni e Allegra di 2.

Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Il successo professionale che ricordo con maggiore soddisfazione coincide con il percorso di crescita di MLC Education: da ottima agenzia di provincia per la mobilità studentesca a punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale per affidabilità, etica e attenzione agli studenti. È stato un cammino costruito nel tempo, fatto di scelte coerenti, investimento sulle persone e capacità di mantenere una visione anche nei momenti più complessi. Il passaggio decisivo è arrivato quando famiglie e istituzioni hanno iniziato a sceglierci non per convenienza, ma per fiducia. In quel momento l’impresa ha assunto un significato che andava oltre il risultato economico”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“La differenza non risiede più nell’essere donna, ma nella qualità della leadership esercitata. Le donne portano spesso una guida capace di integrare visione strategica e sensibilità relazionale, performance e responsabilità. In contesti organizzativi sempre più complessi, questa capacità di lettura sistemica rappresenta un valore competitivo concreto.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
“Ho trovato in me stessa tre tratti fondamentali: un profondo senso di responsabilità, la capacità di orientare le scelte nel medio-lungo periodo e una tenacia emotiva che consente di affrontare pressione e incertezza senza perdere lucidità”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“È uno strumento apprezzabile perché rende visibili squilibri strutturali ancora presenti. La meritocrazia resta imprescindibile, ma può essere autentica solo se sostenuta da condizioni di partenza realmente eque”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
“Sono necessari strumenti concreti: un sistema di credito più accessibile, modelli femminili credibili e reti di supporto strutturate. Ridurre l’isolamento significa aumentare le possibilità di successo”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Fare impresa non è incompatibile con la vita familiare. La criticità emerge quando manca un contesto che favorisca condivisione e flessibilità. L’equilibrio è una costruzione consapevole, non una rinuncia”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa. “È una persona emotivamente solida, capace di condividere responsabilità e visione senza competizione. Un partner che cammina accanto, con rispetto e autonomia reciproca. In definitiva, guidare un’impresa oggi significa assumersi la responsabilità di creare valore non solo economico, ma anche umano e culturale, lasciando un segno che vada oltre il presente”.


Rozzini Barbara
sposata con Claudio. Due figlie meravigliose, Elisabetta
13 anni e Francesca
10. Diplomata presso l’Istituto Tecnico Lunardi, Periti
Aziendali corrispondenti in lingue estere. Credo fermamente nella cura del corpo e della mente e che questo migliora certamente la qualita’ della vita. Il mio motto è: ad ogni problema c'è una soluzione!
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Il mio successo professionale è vedere le ottime reazioni dei miei clienti quando viene loro consegnata l’auto riparata, quando mi vien detto “mi fido di te”. Essere un punto di riferimento per tutti coloro che mi circondano è per me molto importante. Trasmettere sicurezza mi rafforza e mi rende soddisfatta”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Le donne hanno caratteristiche diverse dall’uomo ed un’azienda cresce e si evolve se vuole fare la differenza ,con determinazione, consapevolezza, analisi del rischio , creatività e umanità ed empatia”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“La mia scelta personale di essere nel mondo dell’Automotive è nata dalla curiosità di conoscere questo settore. La determinazione, la tenacia e la voglia di confrontarmi con questo mondo che pareva essere solo ad appannaggio maschile mi esortava ad andare avanti sempre più”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“Sono necessarie fonti di finanziamento mirate, supporto alla maternità, incentivare la creatività. Aiuti pratici nella gestione della quotidianità familiare e lavorativa”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
Assolutamente no. Il tempo è uno. Un buon equilibrio è il segreto, per questo la gestione del tempo è fondamentale. Se sei imprenditrice e hai passione ogni ostacolo sarà superato”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Un marito che condivide gli alti e bassi della vita famigliare, un marito che comprende la non presenza costante di una moglie casalinga, che condivide i lavori di cura e comprende gli impegni della moglie, e io sono fortunata perché mio marito è cosi!”.


Imprenditrice a capo dell’agenzia immobiliare Engel&Völkers Bergamo, guida la sua azienda con visione e passione. Madre di due figli, in attesa del terzo, crede nel lavoro di squadra e nella forza della condivisione.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“È quello legato al momento in cui ho visto un progetto crescere e diventare concreto, passando da un’idea iniziale a un risultato riconosciuto e sostenibile. Non è stato solo il traguardo economico o il riconoscimento esterno a renderlo speciale, ma la consapevolezza di aver costruito qualcosa attraverso scelte coraggiose, impegno costante e capacità di superare le difficoltà”.
Nel 2026 cosa fa davvero la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Ciò che oggi fa davvero la differenza nell’essere donna in un’azienda non è più solo il genere in sé, ma come il contesto aziendale valorizza competenze, leadership e diversità. Le donne portano spesso uno stile di leadership inclusivo, orientato alla collaborazione, all’ascolto e alla gestione delle relazioni, qualità sempre più centrali in organizzazioni complesse e in continuo cambiamento”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in sè stessa per sentirsi pronta a guidare un’azienda?
“Per sentirmi pronta a guidare un’azienda ho riconosciuto in me stessa alcuni tratti caratteriali fondamentali, maturati nel tempo attraverso l’esperienza e il confronto con il mio team. Prima di tutto la determinazione: la capacità di fissare obiettivi chiari e di perseguirli, obiettivi smart. Un altro tratto importante è il senso di responsabilità. Guidare un’azienda significa prendere decisioni che incidono sulle persone, sul lavoro e sui risultati, e richiede consapevolezza del proprio ruolo e delle sue conseguenze. La visione e la capacità di adattamento, saper guardare al futuro, anticipare i cambiamenti e rivedere le strategie quando il contesto lo richiede. E non per ultimo la fiducia in me stessa, costruita nel tempo, mi ha permesso di prendere decisioni con maggiore sicurezza, accettando il rischio come parte integrante della leadership”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“È uno strumento utile per capire le differenze tra uomini e donne e rendere più eque le politiche pubbliche, senza sostituire la meritocrazia, che resta un valore fondamentale. Il punto centrale non è scegliere tra bilancio di genere e meritocrazia, ma trovare un equilibrio tra i due”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
“È necessario intervenire su più livelli, considerando sia gli ostacoli strutturali sia quelli culturali che ancora purtroppo limitano le opportunità. Un punto cruciale riguarda la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Politiche di welfare più accessibili, come asili nido, sostegni alla genitorialità e flessibilità organizzativa, consentono alle donne di dedicarsi all’impresa senza rinunciare alla sfera personale ma nel nostro paese non sempre queste realtà sono accessibili a tutti con eguali opportunità. Parallelamente, occorre promuovere una cultura della parità di genere, contrastando stereotipi che ancora associano leadership e imprenditorialità al modello maschile”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Non è di per sé un ostacolo alla vita famigliare, ma può rappresentare una sfida significativa se non accompagnata da consapevolezza, organizzazione e supporto adeguato. L’impegno richiesto dall’attività imprenditoriale, soprattutto nelle fasi iniziali o di crescita, comporta responsabilità elevate, carichi decisionali continui e una gestione del tempo spesso complessa. Tutti questi elementi possono incidere sull’equilibrio tra lavoro e vita privata. Un ruolo fondamentale è svolto dal contesto relazionale. Un partner presente, una reale condivisione delle responsabilità familiari e una rete di supporto solida riducono il rischio che il lavoro diventi totalizzante...”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa. “Il compagno ideale per una donna che fa impresa è una persona che riconosce e rispetta la sua ambizione, senza viverla come una minaccia o una competizione. È qualcuno che comprende che il lavoro non è solo un mezzo, ma anche una parte importante della sua identità, della sua realizzazione personale e del suo contributo al mondo. Per questo motivo, la sostiene nei momenti di crescita così come in quelli di difficoltà, offrendo incoraggiamento, ascolto e presenza concreta. Ci vuole una grande maturità emotiva: gestire la collaborazione del tempo con il partner mantenendo una propria identità, interessi e obiettivi personalità”.

amministrativo
dell’azienda di famiglia
N.T.M. Spa, Vice Presidente di Confindustria
Brescia con delega al cedito, fisco e finanza.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“La presidenza dei Giovani Imprenditori di Brescia (20202023): una sfida intensa, portata a termine conciliando azienda e maternità. Un’esperienza che mi ha insegnato visione e responsabilità”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in azienda?
“La capacità organizzativa. Gestire più ruoli ci porta a cercare efficienza ovunque: attenzione ai processi, zero sprechi, soluzioni concrete.
Quali tratti caratteriali per guidare un’azienda?
“La leadership oggi è corale. Nelle imprese familiari come la mia la forza è l’unione di intenti e valori. Il lato del mio carattere che più mi aiuta in azienda è la determinazione: credo che con competenze solide nulla è impossibile”.
Bilancio di genere o meritocrazia?
“Credo nella meritocrazia a parità di condizioni. Strumenti di misurazione aiutano, ma devono essere competenze e risultati a fare la differenza”.
Cosa faciliterebbe l’imprenditoria femminile?
“Modelli organizzativi più flessibili e una cultura che misuri le performance sui risultati non sul tempo trascorso alla scrivania. Da neo-mamma lavoravo di notte tra una poppata e l’altra senza saltare scadenze: con le giuste condizioni l’affidabilità cresce.
Impresa e famiglia sono in conflitto?
“Dipende da che mamma e imprenditrice si vuole essere. L’equilibrio nasce dal saperle mixare. Non sono la mamma che ogni giorno va a prendere i figli all’asilo o li porta al parco ma non sono nemmeno un’imprenditrice che lavora h24. La flessibilità è ancora la chiave per avere un equilibrio tra carriera e famiglia sostenibile nel tempo”.
Il compagno ideale per una donna che fa impresa?
“Chi sta al tuo fianco: non davanti a oscurarti né dietro a delegare tutto. Chi rispetta il tuo lavoro quanto il proprio”.


Studio immobi-
liare Valle nasce nel 1999 creato
sulle basi di un costante coinvolgimento nel campo immobiliare della titolare Flaminia Valle sin dal 1982 impegnata di fatto nei più svariati ambiti del settore. Flaminia mamma di Valerio, Maria
Elena e Maria
Beatrice, donna eclettica animata da molte passioni nuove e antiche come la musica che ha sviluppato in conservatorio.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Il successo professionale che ricordo più volentieri è la vendita del compendio immobiliare in cui abbiamo la nostra sede cioè Residenza Moroni situata in Viale Vittorio Emanuele a Bergamo. È stato un onore, una responsabilità e un impegno portare a termine il lavoro affidato con la vendita dell’intero compendio composto dalla villa principale, la sua scuderia e le dependance di una dimora antica ed affascinante per la sua storia e successivamente essere incaricati anche della vendita delle singole unità dovute alla ristrutturazione e frazionamento, mantenendo l’impegno di cercare di contribuire ad alterare il meno possibile la struttura esistente e partecipando quindi portando il proprio punto di vista e le eventuali soluzioni alle riunioni operative. Essere donna può migliorare una visione di insieme della realtà dal punto di vista di alcune criticità”.
Nel 2026 cosa fa davvero la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Questa azienda è stata creata da me o meglio non è stata il seguito di un’azienda già esistente o fondata da altri; quello che posso dire quindi non è che ho riconosciuto dei tratti caratteriali per guidarla ma diciamo che mi sono trovata a farlo; riconosco sicuramente di avere delle capacità: forza, costanza, determinazione, metodo ed una certa autorevolezza che possono essere riferibili parzialmente ai miei studi di conservatorio ed ereditati dalla mia famiglia”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Non saprei rispondere ma ritengo che l’unico metodo apprezzabile sia da riferire al merito ed alle capacità di ognuno”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso delle donne all’imprenditorialità?
“In linea generale da madre direi sicuramente più aiuto quando si hanno i figli da crescere creando un a rete di strutture che sostengano la famiglia”.
Fare l’imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Non avere orari e avere molta responsabilità non semplifica sicuramente la vita familiare ma bisogna riuscire a trovare il giusto equilibrio”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa. Il compagno ideale per una donna che fa impresa non è “perfetto”… è “giusto” nel modo in cui sa stare accanto ad una persona indipendente e piena di visione, è un alleato e non un ostacolo”.


La sua passione per i profumi
l’ha portata a ricercare, sperimentare e infine creare una linea di essenze (Essenze di Elda)
super concentrate per profumare a lungo i capi dopo il lavaggio, così da soddisfare il suo desiderio di indossare abiti che trasmettessero freschezza e buon profumo.
Il successo professionale che ricorda più volentieri?
“Non ne ho uno in particolare, perché ogni piccolotraguardo che raggiungo è importante per me. Posso fare riferimento al più recente, che risale allo scorso dicembre e riguarda l’apertura di 2 nuovi mercati nelle Americhe”.
Nel 2026 cosa fa la differenza nell’essere donna in un’azienda?
“Ormai credo che non ci sia più differenza tra l’essere uomo o donna in un’azienda. Credo che le differenze non si debbano più considerare per genere, bensì per mentalità, spirito di sacrificio e abnegazione. Bisogna sempre impegnarsi e cercare di dare il massimo per raggiungere gli obbiettivi, e questo vale per tutto l’organigramma. A partire dal vertice, che deve essere sempre nella posizione di dare il buon esempio”.
Quali tratti caratteriali ha riconosciuto in se stessa per sentirsi pronta a guidare un'azienda?
“Sicuramente la caparbietà. Se mi pongo un obiettivo ci metto tutta me stessa per cercare di raggiungerlo, e se non riesco a raggiungerlo mi fermo e cerco di capire cosa ancora mi manca per poterlo ottenere”.
Il Bilancio di genere introdotto a livello statale in via sperimentale è apprezzabile o vale sempre di più la meritocrazia sia per gli uomini, sia per le donne?
“Penso che noi donne non ci dobbiamo nascondere dietro ai soliti luoghi comuni in questo ambito. Sono sempre convinta che a prevalere deve essere il merito di ogni singolo individuo”.
Cosa si potrebbe fare per facilitare l'accesso delle donne all'imprenditorialità?
“La questione non è facilitare l’accesso all’imprenditorialità perché si è donne. Credo che sia più equo dare a tutti le stesse opportunità ma deve essere importante aiutare ogni imprenditore a poter creare e gestire la propria azienda in maniera più fluida e serena, senza tutta questa burocrazia”.
Fare l'imprenditrice può essere un ostacolo alla vita familiare?
“Qualche sacrificio va sicuramente fatto… qualche compromesso è necessario… dobbiamo essere consapevoli che non si può avere tutto nella vita. L’importante è avere al tuo fianco persone che sono in grado di comprendere questi meccanismi e che sono in grado di sopperire alle mancanze che ne derivano… soprattutto nei confronti dei figli”.
Descriva il compagno ideale per una donna che fa impresa.
“Inavvertitamente credo di avere già espresso il mio pensiero rispondendo alla sua ultima domanda. Posso aggiungere che ci vuole pazienza e spirito di sacrificio da parte di entrambi, uniti ad una buona dose di comprensione reciproca.


Potrebbe essere la risposta al perché tumori e Alzheimer raramente convivono nella stessa persona, la proteina ora individuata grazie a uno studio durato 15 anni e condotto su topi: chiamata cistatina C, è una molecola prodotta dalle cellule tumorali e ha permesso di degradare le placche amiloidi che si formano nel cervello, che sono una firma caratteristica della malattia neurodegenerativa. È quanto emerge dallo studio dell’Università di Scienza e Tecnologia di Huazhong, in Cina, pubblicato sulla rivista Cell, che potrebbe guidare lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di attivare lo stesso meccanismo.
I ricercatori coordinati da Youming Lu hanno trapiantato tre diverse tipologie di tumore umano, del polmone, della prostata e del colon, in topi affetti da Alzheimer, osservando che gli animali non sviluppavano le placche dovute ad aggregati di proteine mal ripiegate. Come riporta la rivista Nature sul suo sito, gli autori dello studio hanno cercato una spiegazione tra le proteine prodotte dai tumori e capaci di attraversare la barriera emato-encefalica, quella che impedisce alle molecole indesiderate di raggiungere il cervello.
Dopo circa 6 anni di analisi, l’unica candidata rimasta era la cistatina C. Ulteriori esperimenti hanno chiarito che la cistatina C si lega alle molecole che compongono le placche cerebrali caratteristiche dell’Alzheimer. Questa interazione attiva un’altra proteina, chiamata Trem2, presente su alcune cellule immunitarie che pattugliano il cervello, che quindi riescono a individuare e degradare le placche. Si tratta di una scoperta preziosa, perché da tempo i ricercatori sono alla ricerca di molecole in grado di attivare Trem2 da utilizzare come terapia contro l’Alzheimer, ma finora senza particolare successo.

Dr. Haim Reitan Direttore Sanitario Studio Medici Associati
A scoprirlo uno studio italiano firmato dall’università di Padova e dal Vimm. La ricerca, pubblicata su ‘Nature Communications’ e sostenuta da Fondazione Telethon e da Afm-Telethon, punta il dito sui perossisomi. Sono minuscole strutture cellulari che rivestono un ruolo chiave nella catena di montaggio della ‘fabbrica muscolo’ e che con l’avanzare dell’età crollano in numero ed efficienza, contribuendo a spiegare il declino.

Negli ultimi decenni la nostra aspettativa di vita è cresciuta costantemente grazie ai progressi della medicina, della nutrizione e delle condizioni igienico-sanitarie, ricordano da UniPd e Istituto veneto di medicina molecolare. Ma vivere più a lungo non significa automaticamente vivere meglio. Oggi molte persone raggiungono età avanzate, spesso convivendo per anni con malattie croniche o limitazioni fisiche. Dunque la durata della vita si è allungata, ma la vita in salute non sempre la segue allo stesso ritmo. Tra le sfide più rilevanti dell’invecchiamento c’è la sarcopenia, ossia la perdita progressiva di forza e massa muscolare. Non si tratta solo di un inevitabile effetto del tempo: questa condizione può compromettere l’autonomia, aumentare il rischio di cadute, fragilità e disabilità, e nei casi più gravi ridurre l’aspettativa di vita. Capire perché i muscoli invecchiano e perdono forza è quindi una delle grandi domande della ricerca biomedica moderna. Identificato “un aspetto finora sconosciuto”

I ricercatori del Dipartimento di Scienze biomediche dell’università degli Studi di Padova e del Vimm Marco Scalabrin ed Eloisa Turco, sotto la guida di Vanina Romanello, hanno identificato “un aspetto finora sconosciuto: con l’avanzare dell’età, nei muscoli diminuisce il numero dei perossisomi”. Si tratta di “organelli cellulari - spiegano - cioè piccole unità operative che svolgono compiti specifici e indispensabili per la vita della cellula, un po’ come reparti specializzati all’interno di una fabbrica. In particolare, i perossisomi aiutano le cellule a processare correttamente i grassi e a smaltire i dannosi radicali liberi”. Non solo: “Per garantire l’equilibrio energetico della cellula, i perossisomi collaborano strettamente con i mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, che producono l’energia necessaria alle funzioni vitali”. Gli scienziati hanno concentrato perciò la loro attenzione su “Pex5, una proteina indispensabile per il corretto funzionamento dei perossisomi. Quando Pex5 è assente - riferiscono - la comunicazione tra perossisomi e mitocondri si interrompe: il metabolismo dei grassi si altera, i muscoli si indeboliscono e i segni dell’invecchiamento compaiono precocemente”. “Questo studio apre nuove prospettive nel campo della biologia dell’invecchiamento”, commenta Romanello, docente di Patologia generale del Dipartimento di Scienze biomediche UniPd e ricercatrice del Vimm.
La scienza mostra che legami affettivi solidi e relazioni emotivamente significative sono associati a una riduzione del rischio cardiovascolare. Diminuiscono i livelli di cortisolo, migliora la variabilità della frequenza cardiaca, un indicatore raffinato del benessere del sistema nervoso e del cuore, e aumentano comportamenti protettivi come l'aderenza alle cure e uno stile di vita più equilibrato. Le relazioni stabili funzionano come un vero fattore di prevenzione cardiovascolare. Chi si sente sostenuto emotivamente risponde meglio alle terapie, si prende più cura di sé e affronta anche la malattia con maggiori risorse interiori. Insomma, non è solo una metafora poetica: anche il celebre “batticuore d'amore” ha basi biologiche reali. L'innamoramento attiva un complesso dialogo tra cervello, sistema nervoso autonomo e apparato cardiovascolare: negli innamorati aumentano adrenalina, dopamina e ossitocina, salgono frequenza cardiaca e pressione, si modifica la percezione del tempo e del corpo.
Nella maggior parte delle persone sane, questi cambiamenti sono transitori e innocui. Ma, in alcuni casi, il batticuore può diventare anche un segnale da ascoltare. Soprattutto nelle persone fisicamente fragili l'attivazione emotiva può favorire palpitazioni, tachicardie o senso di affanno, specie in presenza di anemia, disidratazione, terapie cardiotossiche o disturbi d'ansia. Non parliamo quasi mai di eventi pericolosi, ma di sintomi che meritano attenzione clinica. Il corpo, durante una malattia importante, è più sensibile anche agli stimoli emotivi.
Numerosi studi dimostrano che legami affettivi e relazioni significative migliorano l'aderenza alle cure. Tutto questo fintanto che la relazione va bene ed è ricambiata. Il rischio maggiore nasce quando l'emozione si trasforma in agitazione persistente, insonnia, paura dell'abbandono o iper-coinvolgimento, alimentando uno stress cronico capace di peggiorare stanchezza e disturbi cardiaci. La regola non è evitare l'innamoramento, ma viverlo con equilibrio e ascoltare il corpo. Palpitazioni persistenti, capogiri o affanno vanno segnalati al medico, per distinguere tra reazioni emotive e veri problemi cardiaci". In sintesi, il batticuore può essere insieme segno di vita e campanello d'allarme. Ma la bussola resta una: coltivare relazioni autentiche fa bene al cuore, alla mente e, letteralmente, alla salute.

Non sappiamo con sicurezza se si tratti solo di intuizioni oniriche o di veri e propri “passaggi” dirimenti nel percorso della scienza. Ma è certo che, almeno in chiave aneddotica, la luce di alcune grandi scoperte non si sarebbe accesa in laboratorio, ma durante il sonno. E più in particolare quando il protagonista, assillato da questioni apparentemente irrisolvibili, ha trovato la soluzione tra le braccia di Morfeo. Ebbene, oggi la ricerca conferma che grazie a suoni studiati a tavolino capaci di “spingere” le persone a ricordare il bisogno di risolvere uno specifico problema “diurno” si potrebbe effettivamente migliorare la performance decisionale e la soluzione della questione. Il motivo? Agendo nella fase REM del sonno, quella in cui ci sono movimenti oculari e si possono avere sogni lucidi, si possono offrire stimoli efficaci attraverso un metodo scientifico, la riattivazione mirata della memoria (TMR), che si applica proprio grazie agli stimoli sonori.

Ad indicare questo percorso, confermando che “dormirci sopra” può aiutare la creatività e l'intuizione, è uno studio condotto dagli esperti della Northwestern University, coordinati da Ken Paller (primo nome Karen Konkoly), apparso su Neuroscience of Consciousness.


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Dopo aver conquistato il Guinness World Record™ come “Longest Chocolate Sculpture”, Winter Games Express prosegue il suo viaggio simbolico e dopo la presentazione a Palazzo Lombardia ha fatto sosta anche all’Aeroporto di Milano Bergamo. Con i suoi 55,27 metri di lunghezza e 28 quintali di cioccolato, il treno di cioccolato più lungo del mondo ha accolto passeggeri e visitatori all’interno dello scalo, trasformando l’aeroporto in uno spazio espositivo d’eccezione. “Siamo felici e orgogliosi di ospitare un’opera da record, permettendo a migliaia di persone di ammirarla. Un simbolo dell’eccellenza artigianale, una forma di cooperazione internazionale e uno straordinario esempio di solidarietà, grazie alla presenza in aerostazione dei volontari dell’Associazione Cure Palliative”, ha dichiarato Giovanni Sanga, Presidente di SACBO.


L’esposizione nell’area pubblica dell’aerostazione ha rafforzato la dimensione solidale dell’iniziativa: durante il periodo della mostra è stato possibile acquistare tavolette di cioccolato solidali il cui intero ricavato è destinato all’Associazione Cure Palliative ODV-ETS di Bergamo e al St. Michael Hospice di Santa Venera (Malta), trasformando un record mondiale in un aiuto concreto per le persone e le famiglie più fragili. Realizzato grazie alla collaborazione tra realtà italiane e maltesi e inserito nel programma delle Cultural Olympiad promosse da Regione Lombardia, Winter Games Express rappresenta un progetto corale che ha unito maestri pasticceri, cioccolatieri e studenti di scuole alberghiere e centri di formazione professionale, coinvolti in tutte le fasi di progettazione e realizzazione dell’opera. “Questo treno non è solo un record, ma il simbolo concreto di ciò che può nascere quando competenze e visione internazionale lavorano insieme”, ha affermato Andrew Farrugia, docente dell’Institute of Tourism Studies di Malta e ideatore del progetto. “Portarlo ora in un luogo come un aeroporto internazionale significa far viaggiare questa storia ancora più lontano”. “Winter Games Express dimostra quanto sia potente il fare rete tra professionisti, scuole, istituzioni e imprese», ha sottolineato Andrea


Bonati, Presidente del Consorzio Artigiani Pasticceri Bergamaschi e coordinatore dell’iniziativa. “L’aeroporto è il luogo ideale per raccontare questo lavoro collettivo a un pubblico ampio e internazionale, valorizzando l’impegno formativo e umano che sta dietro a quest’opera”. “Un’iniziativa collettiva di grande rilevanza che ha unito maestri pasticceri italiani (di Brescia e Bergamo) e maltesi - ha dichiarato Luigi Groli, presidente CPA (Consorzio Pasticceri Brescia). L’aspetto più gratificante è aver trasmesso ai 40 ragazzi dei Centri di formazione professionale coinvolti la passione per la pasticceria”. Grande attenzione è riservata anche alla sostenibilità: il cioccolato utilizzato, fornito da Belcolade Puratos, è certificato Cacao Trace e, al termine dell’esposizione, verrà recuperato e riutilizzato in ambito agricolo, riducendo l’impatto ambientale del progetto. Con il suo arrivo all’Aeroporto di Milano Bergamo, Winter Games Express continua così a raccontare una storia di collaborazione internazionale, formazione dei giovani, responsabilità sociale e passione artigianale, offrendo a migliaia di viaggiatori la possibilità di ammirare da vicino un Guinness World Record™ e di partecipare attivamente a un’iniziativa che unisce eccellenza e solidarietà.





Winter Games Express è un evento realizzato in collaborazione con
Regione Lombardia
Milan Bergamo Airport
Sotto l’alto patrocinio del Parlamento europeo
Con i patrocini di
ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo
Comune di Brescia
Provincia di Bergamo
Nell’ambito di Cultural Olympiad
Milano Cortina 2026
Con il patrocinio di VisitMalta
Grazie al sostegno di
ABF Bergamo (Azienda Bergamasca Formazione)
Associazione Artigiani di Brescia e Provincia
Belcolade Puratos
Brivio & Viganò
CAPaB - Consorzio Artigiani
Pasticceri Bergamaschi
CAST - Istituto Italiano di Arti Culinarie e Ospitalità
Confartigianato Lombardia
CPA - Consorzio Pasticceri
Artigiani di Brescia
Fondazione I.S.B.
(Istituti Santa Chiara Bergamo)
Institute of Tourism Studies di Malta (ITS)
Lactis
Minetti 1980 Selmi Group
Visit Bergamo
Via delle Arti
Università degli Studi Bergamo
Media Partner
Pernice Comunicazione

“InqualitàdiPresidentedell’Associazione CurePalliative,guardoaquestoprogetto comeaunesempiovirtuosodiciòcheaccadequandolavoro,sapereeresponsabilità socialecamminanoinsieme.
Iltreno,persuanatura,èunametafora potentedellavita:unviaggiocheattraversa territori,tempiedesperienzediverse,eche meritadiesserevissutocondignitàinogni suotratto,dall’inizioallafine.Èlostesso sguardochelecurepalliativeportanonella quotidianitàdellacura:accompagnare,non abbandonare,darevalorealtempoealle relazioni,finoinfondo.
Averinseritoquestaesperienzaall’interno delpalinsestodeglieventilegatialleOlimpiadiMilanoCortinatestimoniaunmessaggioimportante:nonpuòesisterecelebrazionesenzarestituzione,négrandeevento senzaunlegamerealeconiterritorieconle personecheliabitano.Èinquestoequilibrio traeccellenzaeresponsabilitàchesimisura, oggi,ilsensopiùautenticodiunprogetto condiviso”.





Sabato 31gennaio, nella sala Oggioni del Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo, la Fondazione A.R.M.R.- Aiuti Ricerca Malattie Rare, ha celebrato il la XXXIII Cerimonia di consegna delle Borse di Studio, dei grant di Ricerca e del Career Development Program A.R.M.R. 2026, un appuntamento che rappresenta un punto di riferimento per il sostegno alla ricerca scientifica indipendente. Un evento che racconta una visione chiara: la ricerca ha bisogno di metodo, tempo e fiducia, Ed è proprio dalla fiducia - quella dei volontari e dei donatori - che nasce la forza della Fondazione
A.R.M.R. Una fiducia condivisa da una comuniutà amoia e plurale, fatta di persone, famiglie, aziende e sostenitori che, ciascuno come può, contribuiscono a costruire opportunità concrete per i giovani ricercatori. Grandi donazioni e piccoli gesti si trasformano così in un unico investimento collettivo nel futuro della scienza.






































Nel corso della cerimonia sono stati assegnati: 5 Career Development Program, 6 Borse di studio, 2 supporti alla Formazione, 11 grant di RIcerca, un Paper Award, per un valore complessivo di 336.000 euro.
Tutti i ricercatori selezionati lavoreranno nel 2026 presso l’Istituto di ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, contesto di eccellenza scientifica in cui il rigora metodologico e l’indipendenza della ricerca rappresentano valori fondanti. A rendere ancora più significativo l’appuntamanto, la presenza di due voci di altissimo profilo del panorama scientifico e culturale italiano.
Il premio A.R.M.R. 2026 è stato ocnferito al Dott. Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa, che nel suo intervento sul tema “L’importanza del rigore scientifico nelle ricerche demoscopiche, ha offerto una riflessione sul valore del metodo, della repsonsabilità scientifica e della qualità dei dati in un’epoca in cui l’informazione è sempre più rapida, ma non sempre affidabile.
Al suo fianco il Prof. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri IRCCS con un intervento dal titolo volutamante provocatorio “Se ti sei già sentito con Chapt GPT non venire da me. Davvero? Neanche per sogno”, capace di di offrire una lettura lucida e critica del rapporto tra innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e pensiero scientifico, ribadendo il ruolo isostituibile del metodo, dell’esperienza e della ricerca rigorosa.

Proseguelacollaborazione conLucaRuggeri,daun latoilsuopercorsoconla malattia,difronteisuoi ricordiealcune riflessionisullavita.

La riabilitazione è abbastanza fastidiosa e necessita di varie procedure. Ogni mattina servono un paio d’ore per completare tutti i passaggi. In questa clinica mi sento come a casa; personale medico e infermieri sono premurosi; mi sento ben voluto e questo mi agevola a sopportare meglio l’ospedalizzazione. Marina, Lucia e Diego, i miei angeli, sono con me. L’unico che manca è Arrigo, il gatto, che viene trasferito a casa di Marina: tutti i giorni mi mostra vari video di quanto gioca che mi divertono un sacco.
Arriva il giorno delle dimissioni. Dopo 40 giorni non facili torno finalmente a casa. Ho una sensazione strana, come se la tracheostomia mi avesse cambiato. La prima sensazione è positiva: respiro bene e senza la paura di essere soffocato dalle secrezioni. L’altra sensazione è di tristezza.
Oltre al disagio di essere attaccato 24 ore al giorno a questa macchina, ho la consapevolezza che la tracheostomia è l’ultimo passaggio. Oltre a questo non c’è più niente che mi possa aiutare a sopravvivere. Il rientro a casa di Arrigo chiude tutti i miei pensieri. Mi diverto a osservarlo girare per casa; lui controlla che sia tutto come prima. Dopo di che viene sulle mie gambe, si accomoda sulla sua coperta preferita e insieme ci addormentiamo.

Luca Ruggeri malato di SLA dal 2015. Non può mangiare, non può bere, non può parlare, non può compiere più alcun movimento volontario e muove solo gli occhi che gli consentono di comunicare con un tablet oculare e con il quale scrive.
di Luca Ruggeri

Il disastro di Crans Montana è difficile da digerire , tante vittime tutte giovani che hanno perso la vita in modo ignobile,ipiufortunatimortiperasfissiaglialtribruciati vivi nel locale dove avrebbero dovuto festeggiare l’anno nuovo e augurarsi tanta fortuna, invece hanno trovato la morte!!! E perché hanno trovato la morte? Sempre per colpa del Dio denaro, perché i proprietari, invece di investire per mettere in sicurezza il locale, hanno investitonell’arredamento! Proprietarichehannoscaricato le colpe loro sui dipendenti che a loro avviso avrebbero lasciato le uscite di sicurezza bloccate!
I proprietari del locale della tragedia Le Costellation i signori Morettì sono attualmente in libertà avendo pagato la cauzione.
PerchéinSvizzeralagiustiziafunzionacosi:sehaiisoldi sei libero se non li hai stai in prigione!!!
InpiùancheilcomunediCrans-montanaèresponsabile dinonavercontrollatolasicurezzadellocaledaparecchi anni! Inpraticasecondolagiustiziasvizzeranoncisono colpevoli per gli oltre 40 giovani vittime della tragedia.
Tragedia che tutti si sarebbero immaginati fosse successa a Palermo, a Napoli, a Roma o a Milano oppure in qualchecittàdellaTurchiaodellaGreciaoppurenelnord Africa, invece no! È avvenuta in Svizzera, il paese della perfezione dove le leggi sono rispettate dove la giustiziafunzionacomeiloroorologi!Dovegliitalianicheeranoemigratilàperlavorarevenivanochiamaticoldispregiativo “cingali”. Forse siete rimasti indietro, forse voi svizzeri siete i nuovi “cingali” e non ve ne rendete conto! Regole e leggi scavalcate, giustizia del medio evo!
L’ebook è disponibile su: https://www.librerie.coop/ libri/ 9791281546714- il-gatto-del-presidente-multimage/ Il ricavato dalle vendite del libro è destinato all’Associazione Viva la Vita Italia



