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Qui Bergamo n.ro 334

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SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE - EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE - EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

ANNO 34 - N° TRECENTOTRENTAQUATTRO - OTTOBRE 2026 - € 5

In copertina GIOVANNI BAGGINI RICCARDO BARZASI ALESSANDRO GIARDELLI MARCO BERTOLI nella nuova sede di BG&Co.

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SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE - EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO SPEDIZIONEIN INA.A.P.P. D.D.L 353/2003(CONV. (CONV.IN INL.L.27/02/2004 ART.1, COMMA1,1,DCB DCBBERGAMO BERGAMOIN INCASO CASODIDIMANCATO MANCATO RECAPITO RECAPITORESTITUIRE RESTITUIREAL ALMITTENTE MITTENTE --EDITA EDITAPERIODICI PERIODICIS.S.R.L. VIAB.B.BONO, BONO,10 10BERGAMO BERGAMO24121 24121-- TASSA TASSAPAGATA PAGATABG BGCPO CPO SPEDIZIONE L 353/2003 27/02/2004 N.N.46) 46) ART. 1, COMMA R.L. VIA

In copertina

In copertina

ALESSANDRO GIARDELLI, ALESSANDRO GIARDELLI, GIOVANNI BAGGINI, GIOVANNI BAGGINI, MARCO BERTOLI E MARCO BERTOLI E RICCARDO BARZASI RICCARDO BARZASI nella nuova sede nella di BG&CO nuova sede di BG&CO

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Elena Carnevali tornatorna a scuola Elena Carnevali a scuola Telmo Pievani alla alla Statale di Milano Telmo Pievani Statale di Milano La Gamma Maserati Lanuova nuova Gamma Maserati Claudia Terzi: la Lombardia in bicicletta Claudia Terzi: la Lombardia in bicicletta Leo più nonni che nipoti LeoVenturelli: Venturelli: più nonni che nipoti 90° Carabinieri in congedo 90°Ass. Ass. Carabinieri in congedo Svalti i segreti dell’Aula Picta Picta Svalti i segreti dell’Aula Marlegno costruisce le caseledel futuro Marlegno costruisce case del futuro

ph. Federico Buscarino ph. Federico Buscarino

Elena Carnevali torna a scuola Telmo Pievani alla Statale di Milano La nuova gamma Maserati Claudia Terzi: la Lombardia in bicicletta Leo Venturelli: più nonni che nipoti 90° Ass. Carabinieri in congedo Svelati i segreti dell’Aula Picta Marlegno costruisce le case del futuro

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chiari di luna La luna geme sui fondali del mare, o Dio quanta morta paura di queste siepi terrene, o quanti sguardi attoniti che salgono dal buio a ghermirti nell'anima ferita. La luna grava su tutto il nostro io e anche quando sei prossima alla fine senti odore di luna sempre sui cespugli martoriati dai mantici dalle parodie del destino. Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo, ma forse al chiaro di luna mi fermerò il tuo momento, quanto basti per darti un unico bacio d'amore. (Alda Merini) ph. Federico Buscarino

1 Vito Emilio Filì


In copertina

EDITA PERIODICI srl Via Bono, 10 - Bergamo Tel. 035 270989 - www.editaperiodici.it

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Aut. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992 Edizione cartacea distribuita nelle edicole e per abbonamento postale. Versioni digitali sfogliabili su:

www.qui.bg.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì redazione@qui.bg.it Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it redazione@qui.bs.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Marketing e pubblicità Valentina Visciglio valentina.visciglio@qui.bg.it Fotografie di: Federico Buscarino Sergio Nessi Matteo Marioli Paolo Stroppa Daniele Trapletti Devid Rotasperti Hanno collaborato: Anna Donatini Maurizio Maggioni Giorgio Paglia Haim Reitan Luca Ruggeri Stampa: Euroteam Nuvolera (Bs)

Informazioni 035.270989 Stampato con inchiostri a base vegetale.

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BG&Co. 194 anni di storia a Bergamo e un nuovo spazio aperto alla città pag. 14

IN COMUNE Elena Carnevali torna a scuola

pag. 4

AUTO

IL RITORNO Dall’Università di Padova alla Statale di Milano

Grecale e GranCabrio: la nuova gamma Maserati

pag. 8

pag. 12

IN REGIONE

POLITICANDO

Claudia Terzi: in Lombardia in bicicletta non solo in autunno

Il Melonellum e altre storie

pag. 20

pag. 24

FONDAZIONE MORETTI Apre le porte il Convento della S. Annunciata

DONIZETTI OFF

pag. 26

Fino al 29.11 tantissimi eventi pag. 28

SALUTE

ANNIVERSARI

Leo Venturelli: ‘Nascono più nonni che bambini’ pag. 30

MUSEI

L’Associazione Carabinieri in congedo festeggia 90 anni pag. 34

GIOIELLI

pag. 38

L’evoluzione della boutique Della Spiga Gioielli pag. 48

INIZIATIVE

AZIENDE

Alla scoperta degli affreschi dell’Aula Picta

Donizetti Academy in casa FraMar pag. 50

AGROSFERA

Le immagini che raccontano chi lavora nell’ agroalimentare pag. 60

GITA

Il Safari Park di Pombia festeggia 50 anni pag. 68

NATURA La voce del cavallo pag. 72

Marlegno costruisce le case del futuro in legno pag. 52

PETS Salute mentale: effetto Pawsitivity pag. 64

STORIE

Richard Pompeo interessato all’uranio di Novazza pag. 71 ASSOCIAZIONI Nasce “il sorriso di Stefy” per il sostegno ai malati di SLA pag. 79


Più spazi, più comfort, più veloci, più lontano: questa è la promessa, fatta a tutti i nostri viaggiatori, che si manifesta attraverso un aeroporto completamente rinnovato. Una rivoluzione che vedrà aggiungersi, più avanti, un altro tassello fondamentale, rappresentato dal collegamento ferroviario che renderà più agevole l’accessibilità del terminal nel quadro di un sistema di mobilità multimodale.


ELENA

TORNA A SCUOLA 4

LA SINDACA DI BERGAMO ELENA CARNEVALI ENTRA A FAR PARTE DELLA BLOOMBERG LSE EUROPEAN CITY LEADERSHIP: NUOVE COMPETENZE PER AFFRONTARE LE SFIDE DELLA CITTÀ ph. Paolo Stroppa

La prima Bloomberg London School of Economics European City Leadership Initiative fornirà a Bergamo le competenze necessarie per affrontare le sfide locali, sviluppare nuove soluzioni e ottenere risultati tangibili. L’iniziativa unisce le competenze della London School of Economics and Political Science, della Hertie School di Berlino e oltre un decennio di lavoro di Bloomberg Philanthropies per rafforzare la capacità delle amministrazioni comunali in tutto il mondo.


Bergamo è stata selezionata per aderire alla Bloomberg LSE European City Leadership Initiative, un programma professionale di primo piano in materia di leadership e gestione, progettato specificamente per i sindaci e i funzionari comunali. Elena Carnevali fa parte della classe 2026 dell'Iniziativa, che comprende sindaci e alti funzionari municipali provenienti da 17 paesi in totale che, collettivamente, rappresentano oltre 12 milioni di residenti.

ISTITUITA E GUIDATA DA BLOOMBERG PHILANTHROPIES INSIEME ALLA LONDON SCHOOL OF ECONOMICS, LA BLOOMBERG LSE EUROPEAN CITY LEADERSHIP INITIATIVE SARÀ CONDOTTA DA LSE CITIES IN COLLABORAZIONE CON LA HERTIE SCHOOL DI BERLINO. IL PROGRAMMA FORNIRÀ A BERGAMO COMPETENZE PIONIERISTICHE PER AFFRONTARE I PROBLEMI, MODERNIZZARE I SERVIZI, RAFFORZARE LE ATTIVITÀ E MIGLIORARE LA VITA DELLE PERSONE, PROMUOVENDO PROGRESSI SULLE QUESTIONI CHE I RESIDENTI CONSIDERANO PIÙ IMPORTANTI, DALL'ALLOGGIO AL TRASPORTO PUBBLICO FINO ALLE OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI. L'iniziativa Bloomberg LSE European City Leadership si basa su oltre 10 anni di lavoro condotto da Bloomberg Philanthropies, finalizzato a promuovere la leadership dei sindaci e l'innovazione nel governo locale in tutto il mondo. La Bloomberg Harvard City Leadership Initiative, ospitata presso il Bloomberg Center for Cities dell'Università di Harvard, ha finora formato 447 sindaci e oltre 3.000 funzionari senior delle città, tra cui 8 su 10 dei sindaci delle grandi città americane e 9 delle autorità comunali dell'Inghilterra.

“La selezione di Bergamo da parte di Bloomberg è un riconoscimento di cui siamo grati e un’importante occasione di lavoro e di arricchimento - queste le parole di Elena Carnevali nell’apprendere la notizia - perché partecipare a questa iniziativa significa avere la possibilità di confrontarci con altre città europee, mettendo a disposizione il nostro patrimonio di competenze e progettualità e, allo stesso tempo, aprendo a prospettive e metodi nuovi per affrontare i cambiamenti che ci attendono. Oggi - prosegue Carnevali - amministrare una città significa sempre di più saper governare la complessità: leggere i fenomeni attraverso i dati, mettere in relazione abilità diverse, costruire e coltivare alleanze, trasformare una visione in risultati. È una responsabilità che richiede di continuare ad aggiornare l’approccio al ruolo che esercitiamo di fronte a un mondo in rapidissima evoluzione. La scelta di coinvolgere non solo i Sindaci, ma anche dirigenti e funzionari, è altrettanto indicativa dello scopo di questo programma: fare sì che quanto appreso possa essere condiviso e rielaborato perché diventi parte integrante della cultura dell’amministrazione e rafforzi nel tempo il modo in cui definiamo e realizziamo le politiche pubbliche. Il valore di questa iniziativa sta proprio nell’opportunità di tradurre il confronto in eredità permanente, fatta di strategie più solide, innovative e lungimiranti. È così che vogliamo che questa esperienza produca benefici per Bergamo e per chi la vive”. Inaugurata nel 2025, la Bloomberg LSE European City Leadership Initiative fornirà a Bergamo le strategie, le competenze e le reti necessarie per affrontare questa sfida. Attraverso un programma intensivo di formazione di nove mesi, che comprende lezioni in aula, attività sul campo e sviluppo delle capacità, Bergamo apprenderà strategie basate su evidenze grazie a docenti di fama mondiale, ricercatori e leader politici finalizzate a migliorare le prestazioni, collaborare tra i vari dipartimenti, mobilitare alleanze e attuare soluzioni che producano risultati tangibili per i cittadini. Due dirigenti selezionati inizieranno la loro partecipazione all'iniziativa a dicembre con un'esperienza immersiva in aula a Berlino. Attraverso il programma, questi funzionari supporteranno la Sindaca anche nella supervisione di un team cittadino composto da dieci membri, il quale svilupperà un approccio innovativo per affrontare una sfida urgente che riguarda i cittadini e le cittadine che è stata individuata nel progetto di Porta Sud. Porta Sud rappresenta la più importante operazione di rigenerazione urbana di Bergamo, con l’obiettivo di ricucire una parte di città storicamente separata dalla presenza della ferrovia e dello scalo. La trasformazione interessa un’area di quasi un milione di metri quadrati, a meno di 500 metri dal centro della città bassa, destinata a diventare un nuovo polo urbano e di intermodalità. Qui si concentrano oltre 500 milioni di euro di investimenti pubblici sulla mobilità, dalla nuova stazione ferroviaria a ponte alla stazione TPL, fino al potenziamento della TEB e all’eBRT. Alla trasformazione infrastrutturale si affiancherà la rigenerazione delle aree dismesse dello scalo, con nuove residenze, una quota rilevante di housing sociale, spazi commerciali e direzionali, servizi, parchi e nuovi spazi pubblici, oltre a percorsi pedonali e ciclabili. Un intervento che l’Amministrazione intende presidiare attraverso la pianificazione urbanistica affinché la trasformazione produca un effettivo beneficio pubblico, migliorando mobilità, qualità urbana e occasioni di socialità.


ELENA

BLOOMBERG PHILANTHROPIES Bloomberg Philanthropies investe in 700 città e 150 Paesi in tutto il mondo, per garantire una vita migliore e più lunga al maggior numero di persone. L'organizzazione si impegna a creare un cambiamento duraturo in cinque aree chiave: arti, istruzione, ambiente, innovazione governativa e sanità pubblica. Bloomberg Philanthropies comprende tutte le donazioni di Michael R. Bloomberg, inclusa la filantropia della sua fondazione, aziendale e personale, nonché Bloomberg Associates, una società di consulenza filantropica che fornisce assistenza a città di tutto il mondo. Nel 2025, Bloomberg Philanthropies ha distribuito $ 4,3 miliardi. Per ulteriori informazioni: bloomberg.org

LA LONDON SCHOOL OF ECONOMICS AND POLITICAL SCIENCE (LSE) È un'università di fama internazionale specializzata in scienze sociali. Essendo una delle università più internazionali al mondo, la diversità di persone, idee e interessi della Scuola la rende un vivace centro di ricerca, istruzione e coinvolgimento pubblico. Fondata nel 1895, la visione originale della LSE di “una comunità di persone e idee, creata per comprendere le cause delle cose, a beneficio della società” rimane ancora oggi attuale. L’Istituto continua a fare leva sulla sua esperienza basata sulla ricerca per influenzare le politiche e contribuire a risolvere i problemi più urgenti del pianeta. Per ulteriori informazioni: ise.ac.uk

LSE CITIES È un centro internazionale che studia le complessità della città contemporanea. Il Centro svolge attività di ricerca, formazione per laureati e dirigenti, consulenza e coinvolgimento a Londra e all'estero. Estendendo l'impegno secolare della LSE nella comprensione della società urbana, LSE Cities analizza come i complessi sistemi urbani stiano rispondendo alle pressioni della crescita, del cambiamento e della globalizzazione attraverso nuove infrastrutture di progettazione e governance che sia integrano che minacciano l'equità sociale e la sostenibilità ambientale. Per ulteriori informazioni: ise.ac.uk/cities

HERTIE SCHOOL La Hertie School è un'università privata con sede a Berlino, in Germania, accreditata dallo Stato e dal Consiglio Tedesco delle Scienze. Questo istituto prepara studenti per posizioni di leadership nel governo, nelle imprese e nella società civile. L'insegnamento interdisciplinare e pratico, la ricerca di eccellenza e una vasta rete internazionale distinguono la Hertie School e la posizionano come ambasciatrice della buona governance, caratterizzata dal dibattito pubblico e da un impegno che plasma il futuro. Per ulteriori informazioni: hertie-school.org 6

Per dare avvio alla propria partecipazione al programma, Elena Carnevali assisterà a lezioni magistrali e si confronterà con esperti internazionali di Bloomberg Philanthropies, LSE e Hertie School, nonché con altri colleghi tra cui Ricky Burdett, direttore di LSE Cities e della Bloomberg LSE European City Leadership Initiative, e Andrea Römmele, preside della formazione executive e professoressa di Comunicazione nella politica e nella società civile presso la Hertie School. Bergamo insieme ai governi locali che aderiscono all'iniziativa beneficeranno di questa comunità paneuropea di pratica e degli insegnamenti dei colleghi nei comuni di tutta la regione. ph. Paolo Stroppa

TORNA A SCUOLA


HA SCRITTO PER NOI I SUOI PRIMI ARTICOLI E GIÀ SI CAPIVA CHE SAREBBE ARRIVATO MOLTO LONTANO. RIPORTIAMO UN’NTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA DOVE OGGI È UNO DEI PIÙ SEGUITI EDITORIALISTI

TELMO PIEVANI: I L R I TO R N O TELMO PIEVANI SALUTA PADOVA, ORA INSEGNA ALLA STATALE A MILANO: “TORNO A CASA MA LASCIO 14 ANNI DI RICORDI”. di Alice D'Este Telmo Pievani ha lasciato l'università accettando la «chiamata diretta per chiara fama» di Milano: “Chi si laureerà tra tre anni lo farà in un mondo che praticamente ancora non conosciamo”. “La proposta è arrivata un anno fa. Mi ha onorato, da tutti i punti di vista. Sono bergamasco, all'Università di Padova ho fatto il pendolare per 14 anni, la mia famiglia invece è sempre rimasta a Bergamo. Quando mi hanno contattato c’era dunque gioia per l’aspetto familiare ma anche per quello professionale. Essere chiamati per «chiara fama» in un’università così importante è una cosa molto rara e prestigiosa”. Telmo Pievani torna come professore ordinario di Filosofia delle scienze biologiche nel Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell'Università Statale di Milano con chiamata diretta. Da una settimana le sue lezioni, partecipatissime, sono nelle stesse aule in cui il docente ha iniziato gli studi.

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Telmo Pievani è nato a Gazzaniga (Bergamo) il 6 ottobre 1970. Laureato in Filosofia della Scienza a Milano, ha condotto ricerche presso l’American Museum of Natural History di New York. È stato vicedirettore del dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università Milano-Bicocca. Dal 2012 insegna nel Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, ed è membro del comitato conferenze mondiali «The Future of Science».

Professor Pievani che ricordi ha degli anni alla Statale come studente? “Milano coincide con il momento in cui è cominciata la mia fortuna. Ho iniziato l'università studiando fisica ma ho lasciato quasi subito, non faceva per me. Conobbi per puro caso la laurea in Filosofia della scienza, trasferii alcuni esami che avevo fatto e mi laureai molto velocemente. È stato un momento fondamentale per la mia vita, un cambio importantissimo. Lì ho trovato davvero la mia strada. Ricordo ancora quando a 22 anni andavo in una libreria che ora non c'è più a cercare i testi dei grandi evoluzionisti. Stavo già scrivendo la tesi su Einstein. Ma mi resi conto che non potevo rimanere indenne a quell’innamoramento”.


E che cosa fece? “Andai da Giulio Giorello, mio relatore e primo mentore che è mancato nel 2020 durante il Covid. Gli dissi: “Devo cambiare tutto, dobbiamo fare una tesi in filosofia dell’evoluzione”. Lui mi guardò, ricordo ancora perfettamente quello sguardo e mi disse: “Ma questa materia non esiste”. “È proprio per quello che dobbiamo farla” risposi. Lui non si oppose, mi lasciò seguire la mia strada. Anni dopo mi mandò in America con una lettera di referenze e lì lavorai con le persone di cui avevo scritto”. Come è stato invece l’arrivo a Padova nel 2012? “Qui... Ecco, vede, continuo a dire “qui” ormai sono troppo abituato ad essere padovano. Qui ho ricordi bellissimi. Le celebrazioni per gli 800 anni sono state in ordine di tempo le più intense ma come sempre il primo ricordo è quello che rimane nella memoria. E per me è il ricordo del progetto del giardino della biodiversità, lo abbiamo creato nel 2014: era un allestimento innovativo che poi in qualche modo ha ispirato molti, era una cosa unica al mondo”. Che cosa lascia a Padova, quali sono i migliori ricordi degli ultimi 14 anni? “Lascio molto. A partire dai miei studenti che, all'annuncio, sono rimasti dispiaciuti e increduli passando per un Dipartimento che mi ha sempre sostenuto. Mi hanno fatto una bellissima sorpresa: una lezione, diciamo così, di addio con tutti. Una volta nel '700 si diceva che le università erano la vera repubblica delle idee. Io mi sento esattamente così anche oggi. Ho accettato di trasferirmi da Padova in un altro grande ateneo pubblico, dove la ricerca e l’insegnamento sono al centro delle azioni dei docenti. Non ho mai ricevuto alcuna pressione su quello che volevo e potevo insegnare in questi anni. E questo, nel mondo di oggi, è un privilegio, basti guardare le università americane dove purtroppo le cose vanno diversamente”. E i ragazzi? Sono cambiati? “Molto. Ho visto passare 14 anni di studenti padovani ma credo che si somiglino ovunque. Sono più ansiosi. Per lo studio, per il futuro, per l’ambiente. Vista la tipologia di corsi che tenevo ho assistito chiaramente alla nascita dell’ecoansia, al pessimismo per cui molti decidono di non avere figli e non trovano una speranza dentro di loro per cambiare il futuro. Non solo: hanno l’ansia del risultato, della scelta della magistrale, magari mi chiedevano un consigli”. Lei che cosa rispondeva? “Io mi permettevo solo di dire loro quello che avrei detto ai miei figli: "Fate una magistrale che vi piace, vivete tante esperienze. Apritevi una gamma di spazi di vita, cambiate, osate, esplorate. Magari fallirete ma la strada per imparare chi siete è quella. Non so perché vogliano programmare tutto in anticipo oggi. Proprio ora che ha meno senso. Basti pensare che tre anni fa l’intelligenza artificiale quasi non c’era, almeno nell’uso comune. Chi si laureerà tra tre anni lo farà in un mondo che praticamente ancora non conosciamo. E in cui la capacità di cambiare e adattarsi conterà più di tutto”. A proposito di ragazzi, suo figlio è balzato agli onori delle cronache perché alla maturità ha fatto il tema su di lei. Studia discipline simili? “Niente affatto, sta facendo traduzione. I ragazzi sono in divenire”.

“Gli studenti? Hanno troppa paura del futuro, devono ricominciare a sbagliare” Filosofo della biologia ed esperto di teoria dell’evoluzione, lei è molto conosciuto anche per le sue attività di divulgazione anche con le Lezioni sul corriere.it. Continuerà? “Ci credo molto. A Milano tengo gli stessi corsi di Padova, insegnerò Bioetica e Filosofia della biologia evoluzionistica. Lì, proprio in relazione alla mia attività di divulgatore, hanno chiesto di tenere un corso di comunicazione della scienza: insegnerò ai ragazzi come si scrive, come si sta in pubblico, non serve voler diventare giornalisti scientifici per imparare a comunicare meglio”. C'è ancora qualcosa che le manca? Il famoso sogno nel cassetto? “Tornando vicino alla mia famiglia l'ho realizzato. Ora cercherò di ampliare sempre di più la ricerca a livello internazionale. A breve usciranno dei testi in esclusiva per il Mit a Boston. Il mio sguardo insomma punterà a quello”. L'augurio migliore che le hanno fatto salutandola a Padova? “Le racconto quello più divertente. Mi hanno detto: ‘Speriamo che ti vada meglio di come è andata a Galileo quando ha lasciato Padova’. Direi che ho ampi margini di miglioramento”.


qui COSÌ

MANCA

UNA REGIA VALERIO BETTONI, PRESIDENTE DELL’ACI E, IN PASSATO, DELLA PROVINCIA DI BERGAMO, INTERVIENE SUI PROBLEMI ATTUALI DELLA CIRCOLAZIONE A BERGAMO E DINTORNI.

“Sull’insostenibilità dell’attuale situazione nella circolazione sulla rete urbana e periferica di Bergamo - dice Bettoni - ho già espresso la mia preoccupazione, che interpreta il diffuso malcontento di chi deve muoversi in un traffico con tempi e pazienza insopportabili. Il nervo scoperto si chiama eBRT, con tutte le diramazioni a catena di questa infrastruttura che sta pesantemente condizionando - ma il termine più corretto è “paralizzando” - gli spostamenti per i molteplici impegni della gente, a cominciare soprattutto dal lavoro, con ampia gamma di collateralità, scuola in primis. Se consideriamo come ci si muove a Bergamo in questi ultimi tempi, poter viaggiare a 30 all’ora pare quasi un sogno. E bene ha fatto a rilevarlo in un chiaro e franco intervento sul Corriere locale il prof. Franco Brevini, docente universitario, critico letterario e scrittore: “A Bergamo il limite dei 30 all’ora ha smesso di essere una restrizione ed è diventata un’aspirazione” ed ha raccontato come in una mattina, in alcuni punti della città, si procedeva a 2,6 km orari. Inequivocabile il giudizio: Non è mobilità lenta: è immobilità – e aggiungeva - Bergamo sta pagando la sovrapposizione di trasformazioni che, prese singolarmente, hanno una loro ragione, ma, sommate, producono un risultato quasi surreale. È come ristrutturare contemporaneamente tutte le stanze di una casa continuando ad abitarci. Il punto è chiedersi se sia stato governato abbastanza bene il passaggio dalla città di ieri a quella futura… Una città non può chiedere ai cittadini di sopportare qualsiasi disagio in nome del futuro”. Per fare contente dieci persone si è scelto di scontentarne novanta e ciò dimostra che, quando si è messo in moto il progetto dell’eBrt, bisognava capire meglio gli effetti e le ripercussioni che poteva avere. C'è carenza di una regia nell’affrontare, gestire e risolvere i problemi. Essendo troppi, arrivano i conti e questi sono salati e toccano le tasche di tutti per ore perse, sottratte al lavoro, alla famiglia, a sé stessi: Quando per percorrere meno di due chilometri occorre più di mezz’ora, il disagio diventa un costo collettivo, è la sconsolata ma assolutamente condivisibile conclusione del prof. Brevini, alla quale si affianca la mia. La conclusione che l’inefficienza è colpa riguarda molti contesti della vita civile: dalla politica alla giustizia, alla sanità e qui siamo alla mobilità”. Valerio Bettoni 10

GLI FA ECO CLAUDIA RATTI

PRESIDENTE DI ARIBI ASSOCIAZIONE PER IL RILANCIO DELLA BICICLETTA

SIAMO RESILIENTI, MA NON

UN POPOLO DI “YES MEN” A.Ri.Bi. – Associazione per il Rilancio della Bicicletta condivide la riflessione del Presidente di ACI Bergamo, Valerio Bettoni, sulla situazione della mobilità cittadina: a Bergamo oggi manca una regia complessiva. E accogliamo con un sorriso un passaggio delle sue dichiarazioni. Bettoni ricorda le discussioni sui 30 km/h e osserva che, nelle condizioni attuali, riuscire a viaggiare a 30 all’ora sembra quasi un sogno. Cerchiamo sempre di guardare il bicchiere mezzo pieno: siamo felici di scoprire che, tutto sommato, sui 30 all’ora possiamo finalmente ritrovarci tutti d’accordo. Magari potessimo davvero muoverci a 30 km/h! La realtà quotidiana, purtroppo, racconta altro. Da anni Bergamo sopporta cantieri, restringimenti, deviazioni e modifiche alla viabilità che continuano a sovrapporsi. Forse è arrivato il momento di riconoscere quanto siano stati resilienti i cittadini bergamaschi. Abbiamo sopportato molto e per molto tempo. Ma la resilienza è una virtù soltanto fino a quando non diventa rassegnazione.


Ci chiediamo come sia possibile che, nonostante criticità ormai evidenti, si continui ad andare avanti in un silenzio quasi assordante. Pochi soggetti intervengono pubblicamente, spesso sempre gli stessi. Gli altri sembrano quasi avere timore di pronunciare quel semplicissimo e democraticissimo “signor no” che dovrebbe invece essere una risorsa per chi amministra. Dire no quando qualcosa non funziona non significa essere contro il cambiamento. Significa chiedere che il cambiamento funzioni. Oggi uno dei nodi principali è l’eBRT e quella che provocatoriamente abbiamo definito “la corsia arrogante”: una corsia che, nella configurazione attuale, non è una normale preferenziale destinata al complesso del trasporto pubblico locale, ma uno spazio riservato al sistema eBRT. E il quadro non è ancora completo. Deve ancora entrare pienamente in gioco la T2, che Bergamo ha voluto e nella quale crediamo. Pensiamo, per esempio, a via Corridoni, quando ai flussi attuali si aggiungeranno le periodiche interferenze determinate dal passaggio del tram. Come funzionerà l’intero sistema quando dovranno convivere eBRT, T2, autobus, automobili, biciclette, pedoni e cantieri? È proprio per questo che condividiamo il richiamo di Bettoni: serve una regia. Oggi la sensazione è quella di essere finiti dentro un labirinto: si cerca una via d’uscita da una coda e se ne incontra un’altra; si interviene in un punto e il problema ricompare poco più avanti. E qui concediamoci anche un po’ di ironia. Ricordando Io speriamo che me la cavo, viene quasi da pensare che stiamo diventando tutti un po’ “sgarruppati”: cittadini che ogni mattina cercano di capire da che parte passare, quale strada evitare e quale nuovo ostacolo incontreranno. Ma Bergamo non può essere governata con la filosofia dell’“io speriamo che me la cavo”. Serve una visione complessiva e servono le migliori competenze disponibili nel campo della mobilità, della pianificazione urbana, della sicurezza stradale e dei trasporti, senza paura, se necessario, di cercarle anche fuori dal nostro territorio. C’è poi un paradosso sul quale chiediamo una riflessione seria. L’eBRT nasce anche con finalità ambientali e di riduzione delle emissioni. Se però migliaia di veicoli trascorrono molto più tempo in coda, procedendo lentamente e con continui stop and go, è legittimo chiedere quale sia l’impatto ambientale della situazione che stiamo vivendo. Non basta che un progetto nasca sostenibile: dobbiamo verificare che lo sia anche nei suoi effetti. Infine, una considerazione che va oltre la mobilità. Noi bergamaschi siamo resilienti. Ma non dobbiamo diventare un popolo di “yes men”. Siamo la città dei Mille. Una città che nella propria storia porta il coraggio di partecipare, esporsi, discutere e, quando necessario, dire no. Facciamola sentire, questa voce. Non contro qualcuno, ma a favore di una città che deve tornare a funzionare. Perché dire che qualcosa non funziona non significa essere contro Bergamo. Significa volerle abbastanza bene da pretendere che si possa fare meglio. (Claudia Ratti)

CONFARTIGIANATO IMPRESE E UNIONE ARTIGIANI INSIEME

UN PROGETTO DI CRESCITA PER RAFFORZARE RAPPRESENTANZA E SERVIZI

Avviato il progetto di fusione per incorporazione dell’Unione Artigiani Bergamo in Confartigianato Imprese Bergamo. Un’operazione di grande rilevanza per l’intero comparto artigiano bergamasco, destinata a rafforzare rappresentanza, servizi e patrimonio.

ALLO SBANDO

PER I BANDI

Una delle primissime iniziative di Giorgio Gori, subito dopo essersi insediato a Palazzo Frizzoni, fu creare un ufficio specializzato nelle caccia ai bandi che il Governo, i Ministeri, la Regione, le Fondazioni e l’Unione Europea, mettono a disposizione delle amministrazioni pubbliche per finanziare progetti di vario genere finalizzati al risparmio energetico, alla salvaguradia dell’ambiente, alla ristrutturazione degli immobili, alla realizzazione di opere di utilità pubblica come scuole asili strade ecc... Una vera miera d’oro nella quale però bisogna saper scavare e non è facile. Chiunque si sia imbattuto nella costruzione di un progetto per un bando pubblico si è certamente reso conto della difficoltà nel portarlo a termine. Evidentemente Gori ha scelto le persone giuste che hanno riversato in città una montagna di soldi per finanziare tantissimi progetti. Il Pnrr poi ha fatto la parte del leone. Dal piano di resistenza e resilienza sono per esempio arrivate risorse per costruire il tanto discusso eBRT. Con i finanziamenti erogati i lavori devono prendere il via e concludersi entro date fissate, pena la perdita dei quattrini. Quindi “ados coi fer” come si dice e in città è esploso il casino dei cantieri. Da nord a sud, da destra a manca ruspe e gru la fanno da padroni con camion che vanno e vengono… Un trambusto che poteva anche essere sopportabile se tutto avesse funzionato ma come sempre e come poteva essere prevedibile ci sono stati i soliti intoppi e le furbate delle ditte appaltatrici che incassati i primi soldi spariscono nel nulla. Però comunque va dato il mertito al precedente sindaco di aver davvero dato il via a progetti abiziosi e attesi da decenni. Quando tutto questo sarà finito e tutti i progetti portati a termine, Bergamo non sarà più la stessa e speriamo davvero che sia più vivibile di quanto non lo sia oggi. (V.E.F.)

qui COSÌ


LA NUOVA GAMMA DEL TRIDENTE:

GRECALE E GRANCABRIO

NELL’ANNO DEL CENTENARIO DEL LOGO DEL TRIDENTE, LA CASA DI MODENA GUARDA AVANTI CON UNA DIREZIONE PIÙ CHIARA E PRESENTA L’EVOLUZIONE DEI SUOI MODELLI

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Il 15 settembre scorso, all’interno dell’innovativo centro multidisciplinare per l'arte e la cultura Gres Art 671, Scuderia Blu, distributore ufficiale Maserati per le province di Como, Bergamo, Varese, Lecco e Sondrio, ha presentato la nuova gamma Maserati in una serata speciale dedicata in particolare a Grecale e GranCabrio. Un’occasione imperdibile per vivere da vicino il mondo del Tridente e lasciarsi conquistare dalle sue nuove protagoniste. Riflettori accesi sui dettagli, sul design e sulle prestazioni ma, soprattutto, sulle emozioni che solo una Maserati sa creare. Nuova Grecale e Nuova GranCabrio, come sottolineato nel corso della serata da Bruno e Laura Parolini, titolari Iperauto S.p.A., sono due modelli di grande fascino che evolvono, attraverso un aggiornamento strategico, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury, proprio nell’anno del centenario dell’iconico logo del Tridente. Design, eleganza, performance, artigianalità e un approccio alla tecnologia centrato sulla persona, contribuiscono tutti alla stessa idea: rispondere nel migliore dei modi alle aspettative dei clienti.


Nuova Grecale si afferma come il SUV luxury più completo della casa modenese, capace di coniugare un'abitabilità al pari del segmento superiore con un carattere sportivo più marcato e un'usabilità quotidiana senza compromessi. A bordo, materiali autentici e un comfort di alto profilo si integrano con un handling superiore, garantito da modalità di guida versatili che assecondano ogni stile al volante. Al cuore della proposta tecnica, il motore V6 Turbo con la più alta potenza specifica della categoria, che porta in dote un sound inconfondibile e una tecnologia di derivazione Formula 1. La Nuova Grecale presenta oggi una fascia frontale più marcata e ribassata, con costruzione orizzontale che conferisce un aspetto più largo e basso e una nuova intenzione espressiva. Nell'abitacolo sono stati rinnovati tutti i punti di contatto tra driver e auto. Questa nuova versione unisce versatilità, usabilità quotidiana e un carattere sportivo distintivo, confermandosi best-in-class per abitabilità e comfort nel segmento. Sul fronte design sono nuovi i paraurti anteriori e le griglie (ICE e Folgore): il paraurti ad architettura "shark-nose", ancora più accentuata in coerenza con la MCPURA, integrano le air curtain laterali sagomato per canalizzare il flusso lungo il passaruota. Completano il profilo due nuovi cerchi — il 20" Asteria e il 21" Crono — e la nuova tinta carrozzeria Grigio Lamiera Shiny del programma Fuoriserie. All'interno, il nuovo volante con inedita geometria ottagonale e razza ad ore sei, in pelle traforata o Alcantara (di serie su Trofeo), il nuovo orologio digitale con quadrante in cristallo minerale a corona in metallo che riprende la forma del volante e il selettore PRND ridisegnato con tecnologia aptica capacitiva, tasti in vero metallo e retroilluminazione integrata. La gamma si compone ora di sette versioni: Grecale 250, Grecale, Modena 250, Modena, Modena V6, Trofeo V6 e Folgore. La Nuova GranCabrio colpisce per il frontale rinnovato, le tre prese d’aria laterali segno distintivo del Tridente, le linee fluide e l’elegante capote in tessuto: è l’espressione più evoluta del design italiano in chiave contemporanea con un’estetica davvero sorprendente. Esplorando l’abitacolo, quattro posti a seduta completa, ci si lascia avvolgere dall’abbraccio dell’ospitalità e dalla maestria artigiana italiana: ogni dettaglio è stato progettato con esclusività e cura come il tridente impresso su ogni sedile. L’illuminazione dinamica accompagna lo sguardo verso i comandi in metalli dal design d’eccellenza. Il volante dal design geometrico e l’orologio digitale ottagonale creano un fulcro di straordinaria eleganza realizzato su un abitacolo costruito su misura. Design intuitivo, finiture di lusso e una tecnologia all’avanguardia trasformano ogni viaggio in un’esperienza grand touring di livello superiore. Il motore v6 biturbo Nettuno da 3 litri è un capolavoro di ingegneria in grado di erogare fino a 490 cv e 600 nm a 3000 giri/minuto. Da 0 a 100 km/h in 4 secondi e velocità massima di 300 km/h. La straordinaria accelerazione della GranCabrio è il preludio del piacere di un'esperienza grand touring, capace di ammaliare i tuoi sensi. La trasmissione è stata ricalibrata con precisione per offrire una sensazione più diretta e coinvolgente. Le scalate di marcia più rapide anticipano le intenzioni del guidatore, offrendo una guida elettrizzante e reattiva, in perfetta armonia con la strada e il cielo. Disponibile in tre versioni principali: la versione d'accesso da 490 cv (orientata al comfort), la sportiva Trofeo da 590 cv e la variante 100% elettrica Folgore.

Scuderia Blu Maserati Via Stezzano, 51, Bergamo Telefono: 035 320358


LA NUOVA SEDE DI

ph. Federico Buscarino

Ci sono storie che attraversano una città accompagnandone i cambiamenti. Quella dell’Agenzia Generale di Bergamo è iniziata nel 1832, un anno dopo la fondazione delle Assicurazioni Generali, e da allora è cresciuta insieme a Bergamo, alle sue imprese, alle famiglie e al suo tessuto economico e sociale. Lunedì 14 settembre questa storia ha vissuto un nuovo passaggio con l’inaugurazione della sede di BG&Co. in Via Carducci 2/A, dove l’Agenzia si è trasferita nel mese di giugno. Una scelta che guarda avanti partendo da radici profonde. Dopo 194 anni di attività continuativa a Bergamo, BG&Co. ha scelto uno spazio capace di accogliere la dimensione raggiunta oggi dall’Agenzia e, allo stesso modo, di rafforzare il rapporto costruito nel tempo con la città. Ma il progetto di Via Carducci nasce anche da un’idea più ampia: fare della sede un luogo capace di andare oltre la propria funzione aziendale. Circa 100 metri quadrati, infatti, sono stati pensati come spazio aperto al territorio,

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BG& CO.

194 ANNI DI STORIA A BERGAMO E UN NUOVO SPAZIO APERTO ALLA CITTÀ IN VIA CARDUCCI 2/A destinato a mostre, presentazioni, incontri e iniziative di carattere culturale, sociale, sportivo ed economico. Un ambiente che BG&Co. ha scelto di mettere a disposizione della città per creare occasioni di incontro, relazione e condivisione. Il primo appuntamento, inaugurato il 22 settembre scorso in occasione di un Open Day aperto alla cittadinanza, è stato la mostra d’arte intitolata ‘FRAMES’ (fruibile sino al 28 Febbraio prossimo), un’esposizione di 6 opere dell’artista bergamasco Alberto Nacci il cui progetto internazionale è esposto in contemporanea anche al Museo Italo Americano di San Francisco. A farci scoprire la nuova sede - che si sviluppa su oltre 1.200 metri quadrati e ospita più di 70 professionisti - è stato Marco Bertoli, Agente Generali e Socio di BG&Co. insieme a Giovanni Baggini, Alessandro Giardelli e Riccardo Barzasi, con il quale abbiamo ripercorso non solo la giornata inaugurale ma anche la genesi di questo ambizioso progetto.


Immagino la sua emozione in occasione del taglio del nastro. A cosa ha pensato? “Ho percepito una grossa emozione. Giungere dove siamo arrivati non è stato semplice né come percorso di carriera personale, né come percorso societario. Fortunatamente io e gli altri tre soci siamo molto uniti: avendo competenze diverse, ci completiamo bene. Nel momento clou dell’inaugurazione ho pensato a tante cose: ai miei cari, che mi hanno sempre supportato con pazienza e affetto, al nostro staff e ai vertici di Generali di cui abbiamo sempre percepito la vicinanza. Non ultimo anche a Dall’Ara, la storica azienda del territorio che per anni ha avuto sede proprio in questi spazi”. Un passaggio importante vissuto insieme a tanta gente… “Un orgoglio condividere questo importante traguardo professionale con i nostri cari, tutti i dipendenti e collaboratori dell’Agenzia ma anche insieme ai vertici della nostra compagnia (presenti Giulio Terzariol, Direttore Generale – Group Deputy CEO Generali, e Giancarlo Fancel, Country Manager e CEO Generali Italia, NdR) e al cospetto di numerose personalità istituzionali cittadine tra cui Sergio Gandi, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, Giovanni Malanchini, Consigliere di Regione Lombardia, Miriam Gualini, Membro di Giunta della Camera di Commercio di Bergamo, Oscar Fusini, Direttore di Confcommercio Bergamo, Laura Viganò, Professoressa di Scienze Aziendali dell’Università degli Studi di Bergamo, e Mons. Giulio Dellavite. È stato un momento davvero emozionante che ha raccontato da vicino il valore delle persone che ogni giorno contribuiscono alla crescita della nostra realtà. Una partecipazione ampia, capace di dare all’inaugurazione il senso di una storia collettiva, costruita nel tempo e proiettata verso il futuro”.

Marco Bertoli, agente Generali e socio di BG&Co.

Una sede prestigiosa per un’agenzia che gestisce 13.395 clienti, circa 5.000 sinistri all’anno, e circa 30.500 polizze. Alla nuova sede centrale di Bergamo si affiancano quattro uffici dislocati in provincia (Albino, Alzano Lombardo, Piazza Brembana e Villa d’Almè)


BG& CO.

Investire nel futuro è nel vostro DNA. È questo che vi ha spinto a compiere una scelta così ambiziosa? “Proprio così. Come assicuratori, per deformazione professionale, dobbiamo prevedere il futuro e quest’opportunità andava colta non solo per questo ma anche per interpretare con un certo anticipo il ruolo che potranno avere le agenzie assicurative in futuro, garantendo spazi accoglienti, attrattivi e funzionali sia per il personale, sia per la clientela, e per restituire un po’ alla città quanto ricevuto vantando ormai una certa anzianità: io e miei soci, insieme, condensiamo 152 anni di esperienza professionale”. Dal 1832 sono trascorsi ben 194 anni: cosa è rimasto e cosa è cambiato? “È rimasta la scelta di essere qui, con passione, orgoglio ed entusiasmo ridando vita ad ambienti che torneranno ad essere uno spazio vissuto dal lavoro e dalle relazioni. È cambiata Bergamo, le imprese e la nostra professione in particolare l’organizzazione del servizio e la tipologia di prodotti. Nel primo caso abbiamo puntato, per ognuno dei nostri clienti (dal privato all’azienda), ad un account di riferimento sia commerciale, sia amministrativo. E di questi tempi, non è poco. Nel secondo, invece, alla qualità dei servizi - per cui ci aiuta molto la sede centrale nell’interpretare i cambiamenti (da quelli climatici a quelli sanitari sino alla cyber sicurezza) - inserendo nel nostro organico specialisti dedicati estremamente preparati. Un’evoluzione del sistema a tutto tondo a cui si aggiunge un altro tema importante, quello demografico: vivremo tutti più a lungo (o per lo meno questo è l’auspicio) ma senza purtroppo sapere con quale qualità: per questo poter contare su coperture per la non autosufficienza è oggi prioritario”. Un’evoluzione che immagino segua di pari passo il processo di digitalizzazione interno, non è così? “Abbiamo lanciato un nuovo sito internet della nostra agenzia (www.bgecoassicurazioni. it), moderno e performante, che ben si abbina all’APP Generali, facile ed intuitiva, attiva da tempo e grazie alla quale i nostri clienti possono fare moltissime cose tra cui anche la denuncia di un sinistro. Sull’onda di questo cambiamento, abbiamo anche colto l’opportunità del trasferimento per dare un ulteriore impulso al processo di digitalizzazione interno eliminando un enorme quantitativo di carta e salvando digitalmente tutto il portafoglio clienti”.

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Una trasformazione significativa che ha interessato anche l’ambito delle risorse umane… “Sì, sicuramente, e su più fronti. Da un lato c’è stato un rinnovo delle figure preposte all’ambito amministrativo e dall’altro l’inserimento di profili professionali diversi rispetto al passato come per esempio il recruiter, preposto alla ricerca del personale (sia amministrativo, sia commerciale), l’addetto marketing-comunicazione e il social media manager. E poi c’è un tema a noi molto caro, quello dei giovani su cui, da sempre, puntiamo con fiducia e convinzione attirandoli attraverso formazione, ambienti idonei, esperienze di team building ricorrenti e sistemi incentivanti non più calibrati sul singolo ma sul gruppo”.


LOMBARDIA IN BICICLETTA… qui in Regione

NON SOLO IN AUTUNNO

Claudia Maria Terzi Assessore alle Infrastrutture e Opere pubbliche di Regione Lombardia

Pedalare tra i colori del foliage è prerogativa della stagione autunnale. Ma la bicicletta non ha stagione. Da tempo non è più una prerogativa del ciclista sportivo del fine settimana, ma è entrata di diritto nelle abitudini quotidiane, soprattutto per gli spostamenti cittadini. Cambiamenti negli stili di vita, orientati verso una mobilità urbana sostenibile, e il turismo lento sono stati recepiti nell’aggiornamento del Piano della mobilità regionale ciclistica, approvato a inizio anno. Tra gli obiettivi strategici sviluppare la ciclabilità quotidiana, favorendo l'integrazione tra la bicicletta e il trasporto pubblico, migliorare la sicurezza degli spostamenti e sostenere la diffusione della mobilità dolce, anche in un’ottica di ciclo logistica per le consegne di ultimo miglio. Nella pianificazione si punta anche a connettere i percorsi locali con quelli turistici nazionali e internazionali affinché le ciclabili e ciclovie diventino utili negli spostamenti casa – lavoro, per il tempo libero, come forma di turismo sostenibile, di promozione dell’attività sportiva e delle bellezze naturalistiche del paesaggio lombardo. Segue questa direzione l’investimento di Regione Lombardia di 10 milioni di euro per completare la tratta bergamasca della ciclovia Milano – Monaco, il cui tracciato si collegherà anche alla ciclabile dei “3 laghi”, che entro fine ottobre sarà ultimata nell’ultima tratta che attraversa Endine Gaiano, Solto Collina e Riva di Solto. Tra i percorsi cicloturistici riconosciuti e valorizzati dal piano regionale rientrano anche le ciclovie della Valle Brembana e della Valle Seriana, il progetto Orobikeando, in fase di studio, che collegherà Bergamo, Brescia e la Valtellina. E ancora la Ciclovia del Garda che fa parte del Sistema Nazionale delle Ciclovie e realizza un anello ciclabile e navigabile attorno al lago. La tratta lombarda, interamente in provincia di Brescia, è articolata in tre lotti.

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I primi due sono già completati e attraversano i comuni di Sirmione, Desenzano del Garda, Lonato del Garda e Padenghe sino a Salò, passando per Moniga del Garda, Manerba del Garda e Puegnago del Garda. Per il terzo lotto è in fase di progettazione un servizio di navigazione dedicato alla mobilità cicloturistica, con collegamenti tra Salò e Limone sul Garda, grazie a unità navali attrezzate per il trasporto delle biciclette. L’iniziativa contribuirà a garantire continuità e accessibilità al percorso, promuovendo una fruizione sostenibile e integrata del territorio gardesano. Infine, ulteriori interventi ciclabili ampliano l’offerta sul territorio bresciano: il percorso di Sole che, partendo dal Garda, scende a Mantova lungo il Mincio e si collega alla grande ciclovia Vento lungo il Po; il percorso Pedemontana Alpina che collega Bergamo e Brescia; il percorso Alpina Valsabbia che percorre in lago di Idro; il percorso Villoresi che collega Brescia con Chiari, Treviglio, Monza con un itinerario est-ovest. Uno spaccato che mette in evidenza quanto sia centrale per Regione Lombardia la valorizzazione delle mobilità sostenibile, verso la quale, sono stati stanziati investimenti per oltre 115 milioni di euro, grazie a risorse di Regione Lombardia, dello Stato e del PNRR, per consolidare la rete dei percorsi ciclabili di livello nazionale-regionale.


qui in Regione

PIÙ DI UN FIORE

I FIORI RECUPERATI DA EVENTI E MATRIMONI DIVENTANO STRUMENTO DI BENESSERE. L’INIZIATIVA NASCE DAL PROGETTO ‘MILANO BLOOMS – PIÙ DI UN FIORE’

LA LOMBARDIA È DEI GIOVANI Sono 90 le proposte progettuali, ripartite in 11 province lombarde, finanziate da Regione con oltre 2 milioni di euro tramite il bando la ‘Lombardia è dei Giovani 2026’. È quanto emerge dalla graduatoria del provvedimento regionale, pubblicata oggi sulla piattaforma Bandi e Servizi. “Con il bando ‘La Lombardia è dei Giovani 2026’ – dichiara il sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, Federica Picchi – confermiamo il nostro impegno a favore delle nuove generazioni, investendo oltre 2 milioni di euro per rafforzare servizi e opportunità dedicate ai giovani lombardi. Siamo soddisfatti della risposta dei Comuni, anche grazie alla collaborazione con Anci Lombardia, e della copertura capillare su quasi tutte le province lombarde”.

Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia Fiori recuperati da eventi e matrimoni che diventano occasione di incontro, creatività e benessere per i pazienti. Il progetto, nato dall’impegno di un gruppo di circa 30 amiche, recupera fiori destinati allo scarto e li utilizza per realizzare attività e laboratori all’interno di ospedali, Rsa e strutture dedicate alle persone più fragili. Questa iniziativa ha sottolineato l’assessore Caruso – ci ha ricordato quanto la cultura debba essere considerata una componente essenziale della qualità della vita e non qualcosa di separato dal benessere delle persone. Esperienze come questa portano la bellezza là dove spesso non siamo abituati a cercarla: negli ospedali, nelle Rsa e nei luoghi della fragilità. Arte e creatività non sostituiscono le cure, ma possono affiancarle e contribuire a creare condizioni di maggiore benessere, relazione e fiducia”.

Federica Picchi, Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia

“Come Regione – conclude il sottosegretario – siamo fieri di sostenere progetti capaci di valorizzare talento, impegno civico e volontariato, offrendo a ragazze e ragazzi tra i 15 e i 34 anni strumenti concreti per crescere e contribuite a costruire il proprio territorio”.

40 ANNI DI ELISOCCORSO

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“Celebriamo non solo una ricorrenza, ma migliaia di vite strappate alla morte da un autentico ‘esercito del bene’ – ha detto l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi, in occasione dell’Open Day per i 40 anni dell’Elisoccorso di Brescia. Come istituzioni dobbiamo continuare a garantire le migliori condizioni operative per riportare la base definitiva a Brescia. È significativo festeggiare in un istituto professionale: l’elisoccorso non è solo intervento immediato, ma anche diffusione della cultura del primo soccorso nelle scuole. Qui oggi i ragazzi hanno toccato con mano il valore dell’impegno civile: è così che si formano i futuri professionisti e i volontari di domani”.


STRUMENTI DI LAVORO Studio BNC

NOVITÀ DAL DECRETO OMNIBUS Risponde alle nostre domande la dott.ssa Sara Nicoli Dal 1° gennaio 2027 quali sono gli importi del contributo esonerativo per i datori di lavoro che non possono occupare l’intera quota di riserva ai sensi della L.68/1999? Il Ministero del Lavoro con Decreto 3 agosto 2026, n.100 a decorrere dal 1° gennaio 2027 aumenta ad €44,32 (dal precedente valore di €39,21) l’importo giornaliero del contributo esonerativo per ciascun lavoratore disabile non occupato. Di fatti, ai sensi dell’articolo 5, comma 3 e 3-bis, L.68/1999 per i datori di lavoro che, a causa delle speciali condizioni della loro attività o di lavorazioni con un tasso di premio INAIL pari o superiore al 60 per mille, non hanno la possibilità di occupare l’intera quota di riserva, in alternativa e su specifica domanda possono essere parzialmente esonerati dall’assunzione versando al Fondo Regionale per l’occupazione disabili un contributo per ogni giorno lavorativo e per ciascun lavoratore disabile non assunto.

Quali modifiche vengono introdotte dal decreto Omnibus per le auto aziendali? L’art. 2 del D.lgs. 7 agosto 2026, n. 148 ha modificato la disciplina fiscale delle autovetture aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti, intervenendo sull’art. 51, comma 4, lett. a), del TUIR. La norma conferma che il fringe benefit è determinato in misura pari al 50% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale annua di 15.000 chilometri, sulla base del costo chilometrico desumibile dalle tabelle ACI. La percentuale si riduce al 10% per i veicoli full electric e al 20% per i veicoli ibridi plug-in. Le novità del decreto riguardano l’aumento del valore del fringe benefit nella misura del 50% dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione del veicolo e l’incremento del valore del fringe benefit in presenza di accessori o allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI e non acquistati direttamente dal lavoratore. L’incremento è pari ad una maggiorazione forfettaria del 5%. Il Decreto Omnibus interviene inoltre sul regime applicabile ai veicoli per i quali il fringe benefit continua a essere calcolato secondo le previgenti percentuali basate sul livello di emissioni di CO2 in vigore fino al 31 dicembre 2024 e mantenuto, per effetto di apposita clausola di salvaguardia, per i veicoli concessi in uso promiscuo dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2024, nonché per i veicoli ordinati dai datori di lavoro entro il 31 dicembre 2024 e concessi in uso promiscuo entro il 31 dicembre 2025 ed introduce anche per tali veicoli il limite dei cinque anni dalla prima immatricolazione, con la medesima maggiorazione del 50% a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo. Il Decreto estende l’applicazione delle regole anche ai casi di veicoli concessi in uso promiscuo ad altro dipendente. Dal 1° gennaio 2026 trova applicazione, anche per i veicoli soggetti al regime CO2, la maggiorazione forfetaria del 5% per accessori e allestimenti non valorizzati ACI e non acquistati dal lavoratore. Il datore di lavoro si troverà a dover analizzare, già per il periodo di imposta 2026 e per ciascuna autovettura assegnata, la scadenza del quinto anno dalla data della prima immatricolazione del mezzo al fine dell’applicazione della maggiorazione del 50%. Come funzionano gli incentivi per le aziende al fine di stabilizzare rapporti di lavoro precari? L’Incentivo alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, introdotto dall’art. 4 del D.L. n. 62/2026, convertito dalla Legge n. 112/2026, riconosce ai datori di lavoro privati un esonero del 100% dei contributi previdenziali a loro carico (esclusi i premi INAIL), fino a un massimo di 500 euro mensili per lavoratore per 24 mesi, in caso di trasformazione a tempo indeterminato di contratti a termine. L’agevolazione spetta per le trasformazioni effettuate dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026, senza soluzione di continuità, di contratti a tempo determinato stipulati entro il 30 aprile 2026 e di durata complessiva non superiore a 12 mesi, riguardanti lavoratori che non abbiano compiuto 35 anni e che non siano mai stati occupati con un contratto a tempo indeterminato. Per beneficiare dell’incentivo devono essere rispettate, tra le altre condizioni, la regolarità contributiva, l’assenza di violazioni in materia di lavoro e di legislazione sociale, il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, l’assenza di licenziamenti economici nei sei mesi precedenti la trasformazione. Viene introdotto l’esonero contributivo per chi assume madri di almeno tre figli. Quali aziende possono usufruirne e in che misura?

L’INPS, con la circolare n.82 del 29 luglio 2026 ha dato attuazione all’esonero contributivo previsto dalla Legge di Bilancio 2026 a favore dei datori di lavoro privati che assumono lavoratrici madri di almeno tre figli di età minore di 18 anni, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi. L’esonero spetta per le assunzioni a tempo determinato, indeterminato e le trasformazioni dei contratti da tempo determinato in indeterminato effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2026. L’incentivo spetta anche alle assunzioni di contratti di somministrazione, restano invece esclusi i contratti di apprendistato e lavoro domestico. La misura dell’esonero è pari al 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite massimo di importo pari a 666,66 euro su base mensile per ciascun lavoratore. L’esonero spetta nei limiti delle risorse stanziate e per un periodo di tempo rispettivamente pari a 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato, 24 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato e 18 mesi nel caso di trasformazione a tempo indeterminato di un contratto a tempo determinato.

Bergamo Via Mazzini, 4 - Tel. 035 2286999 - info@studiobnc.it Grumello del Monte (BG) Piazzetta Don Geremia Rota, 18 - Tel. 035 832026 - info@studiobnc.it Treviglio (BG) Viale A. De Gasperi, 14 (scala G) - Tel. 0363 419330 - info@studiobnc.it


POLITICANDO di Maurizio Maggioni

NEL MEZZO STA LA VIRTÙ Tutti noi dovremmo ogni tanto fermarci e riflettere su ciò che pensiamo, diciamo e facciamo. Concettualmente nessuno di noi ha torto e tantomeno ragione, la giusta via di mezzo è la virtù, il giusto e corretto momento a cui attenerci. Potremmo iniziare con l’aspetto medico, la sanità è un bene comune, se poi è pubblica lo è ancor di più. Non possiamo pretendere che tutto sia perfetto, ma dobbiamo sempre fare in modo che tutti possano accedervi… quella italiana è la migliore e la più preparata in Europa, ma potrei affermare una delle migliori al mondo. Lavoro da 42 anni nel settore sanitario, ho partecipato a creare il comparto socio sanitario odontoiatrico e non solo... So quello che dico, ma sono i dati statistici che lo provano. Può essere migliorata? Certamente, ma ciò che l’Italia ha è invidiabile, accettiamola e perfezioniamola, ma soprattutto, come utenti-pazienti, non approfittiamone, non vanifichiamo gli sforzi sino ad ora fatti. Potrebbe sembrare una presentazione di parte, invece no, è un dato obiettivo, come ognuno di noi dovrebbe fare ragionando… dobbiamo ammettere che siamo sempre perfettibili, ma che nessuno lavora per il male di tutti. E arriviamo alla politica locale e nazionale. A livello locale, sarebbe il momento di dire che forse si è sbagliato andando oltre le necessità dei nostri territori, solo per prendere i soldi del PNRR... Lo sta dimostrando la viabilità cittadina, le eccessive piste ciclabili inutilizzate, la cementificazione ad oltranza, la mancanza del rispetto delle tabelle di marcia nei lavori sulle infrastrutture e molto altro. Forse, se si fosse ragionato sulle necessità reali e non solo di sintesi politica, avremmo risparmiato territorio e soprattutto non staremmo vivendo il caos di oggi, quotidianamente. Ammettere gli errori e provare a rimediare è sinonimo di maturità e capacità politica, non farlo significa essere… (a voi l’aggettivo). A livello nazionale posso solo dire che, si voglia o no, in questo momento l’Italia s’è desta e sta tentando di mantenere la barra al centro... I dati economici confermati dalle agenzie di rating, dallo spread ad un valore ancora sosteniblie e dalla stabilità governativa, certificano con i fatti quanto detto. Sicuramente molto meglio della Francia che brucia i suoi cittadini insegnanti, nel vero senso della parola, ed arretra quotidianamente nei suoi conti economici, certo peggio della Spagna ove, però, il premier Sanchez ha dovuto dimettersi ed indire nuove elezioni. Mentre gli indicatori economici gli sono avversi, oltre alle alleanze che tenta di tessere con gli estremisti della sinistra e i separatisti, a novembre vedremo ove starà la ragione, forse nel mezzo come auspichiamo, essendo sempre pronti ai cambiamenti. Stiamo meglio della Germania che non ha più soldi, ha sbagliato i calcoli del green, vuole essere guerrafondaia per interesse - e daje per la terza volta pensano di essere uber alles - mentre sono veramente sotto a tutti (povero Adenauer). Stiamo meglio anche anche degli inglesi, molti dei quali vorrebbero tornare in Europa, ma sono ancora sotto al 51%... Ma, a proposito, noi li rivorremmo nella UE? Certamente senza nessun vantaggio, quelli che avevano prima... Ma poi perché riprenderci la perfida Albione che ha legami con partner diversi dai nostri e troppo legata a livello di sudditanza con gli USA? Da noi, Senato e Camera dei Deputati, hanno appena licenziato una nuova legge elettorale ultramoderna e adeguata ai tempi. Per permettere una stabilità migliore di quella attuale, che tiene conto che gli addetti dei partiti devono, dico devono, esserci perché la politica è una cosa seria, non è per principianti o neo arrivati senza costrutto, (ricordiamo i disastri dei 5 stelle e Di Maio con il Grillo parlante... ormai afono e non credibile). 24

Un sistema proporzionale corretto con una quota maggioritaria con premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che incassa almeno il 42 per cento dei voti. ’È questo, in sintesi, lo ‘Stabilicum’ (o ‘Melonellum’), la nuova legge elettorale che la Camera ha approvato in via definitiva.


Oltre ai capilista avremo la possibilità di esprime preferenze sui candidati, anche rispettando i generi, rispettando le minoranze che verranno ripescate per aumentare la compagine democratica. Vi sarà pertanto un premio di maggiorana alla coalizione che raggiungerà il 42%. Uno sbarramento al 10 % per la coalizione e del 3% per il singolo partito. Chiunque vinca avrà la possibilità di governare senza ricatti. Inoltre, potrebbero esserci liste di vicinanza e o partiti non di coalizione che, una volta in Parlamento, potrebbero essere di supporto alla maggioranza determinatasi elettoralmente. Grande risultato a mio modesto parere, che spaventa gli “occasionali” della politica…. Il 2027 sarà l’anno del cambiamento totale, moltissime nazioni europee stanno rinnovando i loro parlamenti, costretti dagli eventi o secondo calendari già preordinati, ma i due terzi saranno di fronte al voto popolare. Il 26 novembre si svolgeranno le elezioni di medio termine (rieccoci allo status virtute) USA, vedremo i risultati e finalmente avremo chiarezza sui progetti di fine mandato di Trump, con le questioni aperte in Iran e Ucraina, Medio Oriente e non ultima con la Cina per Taiwan. Cosa succederà è difficile da prevedere... posso solo presumere nulla di buono se non ci si siede ad un tavolo e l’Europa non cambia atteggiamento, in generale e non tanto nello specifico. Però tutti dovremo darci una mossa, perchè dopo le elezioni israeliane, ormai alle porte, si prenda atto che difendere Hamas è impossibile, negare il 7 ottobre ancor peggio, ma soprattutto prestare il fianco a coloro che non ci amano sarà la nostra fine. Una fine certificara da papa Ratzinger alcuni anni fa, una previsione corretta e realistica, se noi cristiani e non, prenderemo per assunto alcuni teoremi qualunquistici e irrazionali contro il nostro mondo liberale, allora veramente ne vedremo delle belle… Francia Docet. La virtù sta nel mezzo, come la giustizia, che non è di questo mondo, come la sanità, come la politica strutturale, come le scelte familiari, come tutto ciò in cui viviamo. Dobbiamo solo essere fermi nel nostro credo e proponimento, pronti a mediare ma non a recedere, pronti a concedere per mantenere aperti i nostri interessi naturali. Basta criticare e scrivere ( come sui social) per partito preso, apriamo la mente, collaboriamo per il giusto cambiamento, non vendiamo i gioielli di famiglia e tantomeno pensiamo di essere come quel marito che per far dispetto alla moglie si evira: tanto troverebbe consolazione da altra parte.


FONDAZIONE MORETTI

COME IN

FAMIGLIA CULTURA, TERRITORIO E COMUNITÀ AL CONVENTO DELLA SANTISSIMA ANNUNCIATA IN FRANCIACORTA

La Fondazione Vittorio e Mariella Moretti ha aperto le porte del Convento per tre giorni ricchi di eventi. Serata inaugurale il 2 ottobre con la prima visione a Brescia del documentario “Oliviero Toscani. Chi mi ama, mi segua” Prendersi cura di un luogo significa farlo vivere, creare occasioni perché venga attraversato, conosciuto e condiviso. È da questa visione che nasce Come in Famiglia, l'appuntamento annuale promosso dalla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti. Dal 2 al 4 ottobre il Convento della Santissima Annunciata di Rovato ha aperto le porte per la seconda edizione con la direzione artistica di Valentina Moretti, consigliera, insieme alle sorelle Carmen e Francesca e alla madre Mariella, della Fondazione di Famiglia presieduta da Vittorio Moretti. Dal 2018 la Fondazione si prende cura del Convento, affiancando alla conservazione la creazione di iniziative in dialogo con il territorio. Per tre giorni Come in Famiglia ha aperto gli spazi di questo patrimonio alla comunità attraverso cinema, incontri, letteratura, laboratori, musica, natura e momenti conviviali, interpretando la valorizzazione non soltanto come tutela, ma come capacità di mettere un luogo storico in relazione con il presente. 26


Una relazione che passa in primo luogo dal coinvolgimento di 11 associazioni e realtà della Franciacorta, partner nella creazione di un programma ricco di attività per tutti. La manifestazione si inserisce nel percorso Terra che genera, attraverso il quale la Fondazione sviluppa iniziative capaci di mettere in relazione patrimonio, cultura, territorio e persone. “Quando la mia famiglia ha risposto alla chiamata dei Frati di prenderci cura dell’intero Convento della Santissima Annunciata, abbiamo pensato di accompagnare questo impegno attraverso una Fondazione che garantisse l’equilibrio delle scelte nel rispetto dei valori fondativi e della importante storia di questo luogo e dell’Ordine che lo ho fondato – dichiara la direttrice artistica Valentina Moretti – Con una convinzione semplice e radicale rispetto all’operato della Fondazione stessa: che la cultura non serve a decorare i territori, ma a rimetterli in movimento”.

Valentina Moretti ph. Valentina Sommariva

La serata inaugurale di venerdì 2 ottobre è stata dedicata a una delle figure che più hanno inciso sull'immaginario e sulla comunicazione visiva contemporanea: Oliviero Toscani, dalla cui penna nasce il nome di Come in famiglia, tratto da una lettera scritta all’amico Vittorio Moretti. Toscani era legato alla famiglia Moretti da una lunga amicizia, alla quale si è affiancata negli anni una stretta collaborazione con il gruppo Terra Moretti. Insieme hanno realizzato campagne, mostre e pubblicazioni dedicate anche a temi sociali, identità e territorio. A raccontarne la figura e l'eredità è stato il documentario “Oliviero Toscani. Chi mi ama, mi segua”, presentato per la prima volta a Brescia. Diretto da Fabrizio Spucches, che ha lavorato al fianco di Toscani per oltre dieci anni, il film restituisce il ritratto inedito di un autore che ha trasformato la fotografia e la comunicazione in strumenti capaci di interrogare la società. A comporre il racconto sono anche le testimonianze di personalità che con Toscani hanno condiviso percorsi umani e professionali: Patti Smith, Fran Lebowitz, Luciano Benetton e appunto Vittorio Moretti. La proiezione è stata introdotta da Nicolas Ballario, celebre curatore e divulgatore d'arte, a sua volta tra le voci del documentario.I


DONIZETTI OFF DAL 15 OTTOBRE AL 29 NOVEMBRE OLTRE TRENTACINQUE APPUNTAMENTI TRA MOSTRE, PROVE APERTE, CONVERSAZIONI, CONCERTI, SPETTACOLI PARTECIPATI E ATTIVITÀ PER LE FAMIGLIE ACCOMPAGNANO IL FESTIVAL DEDICATO ALLA MEMORIA DI GIANANDREA GAVAZZENI Il sipario del festival Donizetti Opera 2026 si alzerà Venerdì 13 Novembre, ma il festival è già iniziato questo mese di Ottobre, prima e ben oltre il palcoscenico. Con Donizetti Off, il palinsesto di iniziative collaterali promosso dalla Fondazione Teatro Donizetti, Bergamo ospita dal 15 ottobre al 29 novembre un calendario di oltre trentacinque appuntamenti, in gran parte gratuiti, distribuiti tra il Teatro Donizetti, il Teatro Sociale, la Biblioteca Civica Angelo Mai, il museo Bergamo 900, la Basilica di Santa Maria Maggiore e la Casa Natale del compositore. Mostre, prove aperte, conversazioni, visite guidate, concerti con brunch e spettacoli partecipati compongono un percorso che attraversa l’intero festival e che quest’anno si sviluppa attorno a due assi: il ricordo di Gianandrea Gavazzeni, nel trentennale della scomparsa, al centro di una mostra documentale arricchita da iniziative collaterali e di un gala-concerto diretto da Riccardo Frizza, e il nuovo percorso Donizetti Opera Pass – Accessibilità, realizzato con Associazione Fedora, rivolto in particolare alla comunità sorda, attraverso laboratori, visite, interpretariato LIS, sottotitolazione, pedane vibro-acustiche e gilet vibranti. Un programma costruito per pubblici diversi: le famiglie con bambini a partire dai 3 anni, i ragazzi e i giovani under 30, i neofiti della GenZ e i Millennial, i melomani, gli appassionati e gli studiosi, gli imprenditori e i professionisti e, per la prima volta, le persone sorde, a cui il festival dedica servizi e attività specifiche per partecipare all’esperienza della musica e dell’opera con coinvolgimento e autonomia. Il Donizetti Off 2026 accompagna il pubblico verso e dentro il festival con un programma articolato in percorsi pensati per ampliare le occasioni di incontro con l’opera e con la figura di Gaetano Donizetti. Dalle iniziative del lungo weekend del World Opera Day, alle prove aperte di Opera Unplugged, fino alle proposte rivolte ai giovani e a chi si avvicina per la prima volta al teatro lirico e alla musica sinfonica di Orchestra Vibes, Virgin Opera Club e Anteprime Under30; dalle conversazioni attorno alla musica di Opera Stories alle attività e agli spettacoli Opera Family, dalle matinée di The Donizetti Brunch: Donizetti Songs alla serata Le convenienze e inconvenienze aziendali dedicata al rapporto tra teatro e impresa, fino al Dies Natalis di Donizetti, il programma costruisce un calendario diffuso di spettacoli, incontri, laboratori, visite, concerti e occasioni di approfondimento. Un percorso che attraversa il Teatro Donizetti e gli altri luoghi della città per fare del festival un’esperienza sempre più partecipata e inclusiva. Per scoprire tutte le iniziative visita il sito: www.donizettiopera.org/it/programma-2026/donizetti-off/

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Novità dell’edizione 2026 è il progetto Donizetti Opera Pass – Accessibilità, realizzato insieme all’Associazione Fedora con interpretariato LIS, pedane e gilet sensoriali, sottotitolazione dal vivo e laboratori


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NASCONO PIÙ NONNI CHE BAMBINI

LEO VENTURELLI

Tommaso Revera

IL NUOVO LIBRO DEL PEDIATRA BERGAMASCO LEO VENTURELLI RACCONTA PERCHÉ I NONNI DI OGGI SONO DIVENTATI UNA RISORSA FONDAMENTALE PER BAMBINI E FAMIGLIE

Specialista in Pediatria e in Igiene e Medicina Preventiva, ha esercitato per 13 anni l’attività presso strutture ospedaliere, per poi passare alla Pediatria di Famiglia, che ha praticato per oltre 30 anni, fino al 2018: in questo ambito si è dedicato alla formazione continua in medicina, ad attività di docenza e di tutoraggio come professore a contratto per l’Università di Milano Bicocca, a costruire le basi della Pediatria di Gruppo in Italia.

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Partendo da un tema delicato ed attuale come quello della denatalità si sviluppa sul ruolo sociale, educativo ed emotivo dei nonni: stiamo parlando del volume ‘Nascono più nonni che bambini’ scritto dal pediatra Leo Venturelli ed edito da Cairo Publishing proprio il mese scorso. Una fotografia sociale ma, al tempo stesso, anche una fonte di consigli pratici e pediatrici ed uno stimolo ad un’approfondita riflessione sul confronto generazionale e sulle diverse visioni pedagogiche tra generazioni. Ne abbiamo parlato con l’autore, già noto al pubblico per ‘La grande enciclopedia del bambino’ e ‘Pediatria al telefono: primo passo verso la telemedicina’, da oltre trentacinque anni pediatra di fiducia per tante famiglie della nostra città nonché protagonista di alcune missioni umanitarie in Madagascar per Change ETS, l’associazione italiana e laica, nata a Milano nel 2005 dalla volontà di un piccolo gruppo di professionisti, principalmente operanti nell’area medica e nelle relazioni internazionali, e dal loro desiderio di dedicarsi al prossimo. Nonni e nipoti, un rapporto senza eguali… “È un rapporto intenso e di grande complicità affettiva. Un qualcosa di arricchente a seconda di dove lo si guardi: per i nonni la bellezza è conoscere i propri nipoti, averli vicini, sentirsi importante per loro; per i nipoti, invece, il privilegio di ricevere un affetto incondizionato ma anche l’opportunità di acquisire l’esperienza tramandata da persone più grandi in un processo di continuità anche genetico: non tutti lo sanno ma un ottavo del patrimonio genetico di un nonno è tramandato al nipote. C’è una parte del libro in cui mi soffermo su ciò che i nonni possono offrire allo sviluppo del bambino semplicemente facendo i nonni. Leggere insieme, raccontare una storia, cucinare, giocare, passeggiare, andare nel bosco, osservare un insetto, insegnare una filastrocca o raccontare com’era la città quando il nonno era bambino, infatti, sono occasioni di linguaggio, memoria, movimento, curiosità e relazione.


Da qui l’espressione “nonni coach del cervello”: non servono esercizi speciali. Servono tempo, presenza, parole ed esperienze condivise. E il nonno può essere anche un’efficace alternativa allo smartphone: non perché debba combattere la tecnologia, ma perché può offrire qualcosa che nessuno schermo può sostituire completamente, una relazione vera e un’esperienza vissuta insieme. I nipoti, a loro volta, possono allungare la vita ai nonni tenendoli cognitivamente attivi ed allontanando lo spauracchio della demenza”. Dal suo punto di osservazione privilegiato (45 anni di attività in ambito pediatrico e ben 5 nipoti, ndr) qual è l’aspetto che ritiene essere migliorato e quale invece peggiorato nella relazione nonni-nipoti? “A livello psicologico è migliorata certamente la percezione del nonno: non è più una persona referenziale, un po’ distante e a cui i genitori si rivolgono solo in extrema ratio. La ‘nonnità’ attuale è qualcosa di molto diverso: innanzitutto, vivendo fortunatamente più a lungo, ci sono e in un numero anche maggiore dei nipoti ma poi sono molto presenti, attivi, curiosi e collaboranti. Sono a disposizione in tutti sensi, non solo materiale ma anche morale, educativo ed emotivo. La cosa che, invece, dai nonni viene tramandata ai genitori, è l’ansia di fare bene le cose. L’attenzione a ciò che si fa oggi è certamente più spiccata e troppo spesso si tende ad un perfezionismo che genera solamente ansia”. Punti di vista differenti che nel suo ultimo libro spesso si incontrano: quello del medico che ha visto cambiare la pediatria e quello del nonno che sperimenta nella quotidianità quanto sia diverso occuparsi dei “figli dei figli”… “Questo libro nasce dall’esperienza professionale e familiare che ho maturato e da molti anni di rapporto quotidiano con bambini, genitori e nonni del territorio. Non è soltanto un manuale pediatrico. È anche un racconto del cambiamento della famiglia: chi sono i nonni di oggi, quanto vengono chiamati in causa e quale posto possono trovare nella crescita dei nipoti senza diventare genitori per la seconda volta”. Come si è evoluta in questi anni la figura del nonno? “Non è più una figura sullo sfondo. Accompagna e ritira i nipoti, prepara loro da mangiare, li porta al parco e alle attività, trascorre con loro pomeriggi e vacanze.

Leo Venturelli ha partecipato ad alcune missioni umanitarie per Change ETS in Madagascar dove l’associazione ha realizzato alcuni presidi ospedalieri per portare assistenza alla popolazione. Con il tuo contributo aiuterai a prolungare la vita di Change e sosterrai le attività per migliorare l’accesso alla salute in Madagascar. Dona ora. Grazie di cuore! CHANGE.ORG

E quando il bambino si ammala può essere proprio il nonno a doverlo andare a prendere, misurare la febbre, somministrare un farmaco prescritto e riferire ai genitori o al pediatra come sta. Da qui una delle idee centrali del libro: non trasformare il nonno in un piccolo pediatra, ma aiutarlo a diventare un caregiver informato. Essere importanti, però, non significa sostituirsi ai genitori. Una delle questioni affrontate è proprio l’equilibrio fra le generazioni: esserci senza invadere, aiutare senza sostituirsi, concordando alcune regole essenziali ma conservando quella particolare libertà affettiva che rende unico il rapporto fra nonni e nipoti”. Che cosa rende davvero importante un nonno nella vita di un bambino? “La risposta che attraversa il libro potrebbe essere molto semplice: nonni presenti, nonni informati, nonni che contano. E, soprattutto, nonni ai quali non si chiede di essere perfetti, ma di continuare a fare ciò che sanno fare meglio: esserci”. Senza limitarsi al titolo, possiamo dire che leggendo il suo nuovo volume è un peccato che nascano così pochi bambini? “È un peccato che nascano così pochi bambini anche perché i nonni ci sono, per lo meno in Italia. In Danimarca solo il 2% li segue abitualmente mentre da noi il 33% è sempre a disposizione e il 45% almeno occasionalmente. Noi come nonni ce la mettiamo tutta per invertire questo trend ma poi se i genitori non fanno più figli è per altre contraddizioni del nostro mondo che non consente nemmeno di fantasticare sul futuro”. Un libro da leggere, ma anche da usare... “La parte finale del volume è volutamente pratica. Comprende schede dedicate ai più comuni problemi di salute e tabelle sul neurosviluppo da 0 a 6 anni, pensate non per insegnare a fare diagnosi ma per aiutare chi si occupa del bambino a capire cosa osservare, cosa può fare e quando è opportuno rivolgersi al pediatra. L’impostazione pratica del volume e la presenza delle schede sono confermate anche nella presentazione editoriale e nelle prime interviste dedicate al libro. Il libro vuole quindi parlare ai nonni, ma indirettamente anche ai genitori e ai pediatri, perché un nonno più informato può rendere più semplice la comunicazione all’interno della famiglia e con chi cura il bambino”.


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FUOCHI DI PAGLIA 237 di Giorgio Paglia

LA TANTO CARA ENERGIA ITALIANA L’estate è finita e a breve tornerà il freddo e il buio. Con l’inverno si ripresenta il solito problema economico di riscaldarci e di illuminare per più ore le nostre case. Ma con che cosa viene prodotta la tanto costosa energia elettrica italiana? Diciamo subito che il 15% dell’elettricità la compriamo direttamente dall’estero e viene prodotta principalmente con il nucleare, poi il restante lo facciamo con il gas per il 44%, con il fotovoltaico per il 14%, con l’idroelettrico per l’12%, con l’eolico per il 7%, con le bioenergie e il geotermico per il 5%, con il carbone per il 3% e con il nucleare per lo 0%.

Nell’immediato entra in gioco il nucleare di nuova generazione che usa piccoli reattori modulari più sicuri e con meno scorie. In ultimo, serve investire su reti e su accumuli come i rigassificatori, le batterie, l’idroelettrico di pompaggio e una rete nazionale con meno sprechi. A proposito, molti non sanno che a fronte di uno spreco reale del 6% della nostra rete, che è tra i più bassi in Europa, in bolletta ci applicano un coefficiente fisso del 10% per una perdita convenzionale Detto questo, vale la pena sottolineare che l’Italia ha un costo dell’e- (l’ennesima fregatura dello Stato vampiro). nergia tra i più alti d’Europa e noi non siamo sicuramente il popolo più ricco. Questa non è una mera fatalità, ma il triste risultato di scelte politiche precise, avvenute nei decenni scorsi e che non hanno saputo elaborare un lungimirante piano energetico nazionale. Il vero problema strutturale è la nostra dipendenza dagli altri Paesi: importiamo il 75% di ciò che ci serve per produrre l’elettricità che consumiamo, tra gas, petrolio, elettricità già pronta da Francia e Svizzera e materie prime per le rinnovabili. È ovvio che quando il prezzo del gas aumenta, come in questo periodo, la bolletta può subire degli incrementi di costo insostenibili per le imprese e le famiglie. Il punto di svolta In Italia è avvenuto circa 40 anni fa, quando dopo l’assurdo referendum del 1987, sotto l’effetto dell’onda emotiva di Chernobyl, abbiamo delegato alla nostra signora Pina la decisione di chiudere le 4 centrali nucleari dell’epoca, che producevano circa il 5% dell’elettricità nazionale e che avevano un piano industriale per arrivare al 25%. Ma uscire dal nucleare ha comportato tre nefaste conseguenze a cui molti non pensano. La prima è la perdita di indipendenza e di competenze specifiche. Abbiamo dovuto sostituire l’energia nucleare con centrali a gas e a carbone importati dall’estero e oggi stiamo spedendo oltre 8 miliardi di euro per smaltire scorie e impianti non più attivi a Caorso, Garigliano, Latina e Trino. La seconda conseguenza è stata la fuga di cervelli e di tecnologie, perché all’epoca eravamo tra i paesi più avanzati in questo settore e negli anni ’60 eravamo il terzo produttore al mondo di energia nucleare, con tecnici e know-how che tutti ci invidiavano. Il terzo effetto è che oggi abbiamo una bolletta più cara di oltre il 30% rispetto alle altre nazioni europee e ci ritroviamo pure maggiori emissioni di CO2. Ora come possiamo produrre elettricità a prezzi competitivi? Serve un serio mix programmatico e non ideologico, ricordando che il fotovoltaico da solo non basta a causa della sua continua intermittenza. Quindi ci serve una base stabile e a basso costo in attesa dei nuovi impianti a fusione nucleare (progetto ITER) che usano l’acqua di mare e il trizio al posto dell’uranio e che saranno la svolta epocale del futuro prossimo.

In conclusione, possiamo dire che 40 anni fa abbiamo scelto la paura a breve termine piuttosto che un corretto calcolo tecnico e economico a lungo termine. Così per tornare competitivi ora serve un connubio programmatico e produttivo tra green e nucleare e saper unire, con efficienza e senza falsi timori, le due cose. Altrimenti resteremo i vassalli dei paesi produttori di petrolio e gas, che spesso non sono un esempio di democrazia e che sono legati a tutte le turbolenze di un mondo speculativo, bellicoso e instabile. Per il momento, non ci resta che continuare a preoccuparci quando accendiamo la luce e i caloriferi! Alla prossima e in alto i cuori leggeri. Anche su: Twitter: @Fuochidipaglia Instagram: @fuochidigio


VIA SANT’ALESSANDRO, 4B - BERGAMO


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NOVANT’ANNI

PER VOI NOVANT’ANNI DI MUSICA E SERVIZIO: L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE CARABINIERI DI BERGAMO FESTEGGIA AL TEATRO SOCIALE ph. Federico Buscarino

LA SEZIONE BERGAMASCA DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE CARABINIERI HA CELEBRATO L’ANNIVERSARIO MARTEDÌ 29 SETTEMBRE AL TEATRO SOCIALE DI BERGAMO CON LA FANFARA DEL 3° REGGIMENTO CARABINIERI “LOMBARDIA” E IL SOPRANO DANIELA STIGLIANO

Novant’anni di storia possono diventare anche un’occasione per guardare al futuro. È con questo spirito che la sezione di Bergamo dell’Associazione Nazionale Carabinieri ha celebrato il proprio anniversario, portando al Teatro Sociale di Città Alta una serata di musica e incontro con la città. Sul palco la Fanfara del 3° Reggimento Carabinieri “Lombardia”, diretta dal Maestro Maresciallo Capo Andrea Bagnolo, insieme al soprano Daniela Stigliano. Una serata pensata non soltanto per ricordare una ricorrenza associativa, ma per condividere con il pubblico il legame tra Bergamo, l’Arma e i valori di servizio che l’associazione continua a portare avanti nella vita civile. 3


NOVANT’ANNI

PER VOI

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La fanfara affianca alla tradizione delle cerimonie militari un’intensa attività concertistica. Fiati e percussioni accompagnano un repertorio che attraversa marce, musica classica, moderna e contemporanea, mentre la presenza del soprano ha arricchito il programma della serata. Fondata nel 1936, la Sezione bergamasca dell’Anc ha attraversato novant’anni di profondi cambiamenti insieme al territorio. Alla memoria dell’Arma e al legame tra carabinieri in servizio e in congedo si sono affiancati nel tempo il volontariato e l’impegno nella comunità. Nei primi anni Duemila è nato il Nucleo Volontari e, durante la pandemia, l’associazione ha contribuito alla consegna di viveri e mascherine, al presidio del territorio e al sostegno all’ospedale da campo della Fiera.

Il percorso proseguirà anche con altre iniziative, tra cui la Mostra delle Associazioni d’Arma di Assoarma Bergamo, una visita al museo e allo stabilimento Beretta, incontri con i soci, un open day e una messa.


L’AULA PICTA L’Aula Picta, dal latino “sala dipinta”, era la sala delle udienze del Vescovo di Bergamo in epoca medievale, interamente decorata con affreschi realizzati alla fine del XIII secolo. Un tempo in cui il Vescovo rappresentava non solo la massima autorità spirituale della città, ma deteneva anche parte del potere giudiziario e amministrativo. In questo contesto, l’Aula Picta era un luogo in cui si redigevano e validavano documenti legati a proprietà e possedimenti, in cui si amministrava la giustizia, ma era anche un luogo di incontro, di dialogo tra le corporazioni e uno spazio in cui sanare i contrasti tra le diverse fazioni della città, un luogo dunque dalla finalità anche “diplomatica”. A rendere unici gli affreschi di questa sala nel contesto del panorama pittorico del Duecento è l’associazione tra la particolare funzione del luogo e le raffigurazioni del ciclo pittorico, che accostano scene della vita di Cristo con elementi escatologici (legati, cioè, alla fine dei tempi) e richiami al tema della giustizia. Così l’Aula Picta esprime il desiderio della Chiesa medievale bergamasca di promuovere un buon governo della città, ispirato ai principi evangelici. Gli autori degli affreschi sono anonimi, così come non si conosce con precisione la 38


ph Marco Mazzoleni e Matteo Zanga datazione dei dipinti: l’arco temporale stimato dagli studiosi è quello della seconda metà del Duecento, epoca a cui risale la presunta committenza: quella di Giovanni Bucelli da Scanzo, che fu Vescovo di Bergamo negli anni Ottanta del XIII secolo. IL CICLO PITTORICO: LA VITA DI CRISTO, LA GIUSTIZIA E LA “RUOTA DELLA FORTUNA”, SANT’ALESSANDRO E I VESCOVI NARNO E VIATORE, LA COMMITTENZA La vita di Cristo – sul registro mediano delle pareti – è raffigurata nei suoi episodi principali, alcuni andati perduti a causa dei danni del tempo: se ben visibili o riconoscibili sono scene come l’Annunciazione e la Natività, la strage degli innocenti, la pesca miracolosa, l’Ultima Cena, l’arresto e Cristo davanti a Pilato, si può solo intuire la presenza, tra gli altri, della scena del Rinnegamento di Pietro, di Giuda Impiccato, della Derisione di Cristo, di Crocifissione, Resurrezione e discesa al Limbo. Segue una successione di temi escatologici: due figure simmetriche di Cristo in mandorla e della Seconda parusia (il ritorno di Gesù alla fine dei tempi che precede il Giudizio Universale), dove è visibile l’elemento della spada in bocca a Cristo, secondo il testo del libro dell’Apocalisse (“dalla sua bocca usciva una spada a due tagli


affilata”) come strumento di giustizia, con cui dividere giusti e colpevoli, l’arcangelo Michele che pesa le anime, la Fenice che rappresenta la resurrezione della carne ed è immagine simbolica di Cristo. Il linguaggio di riferimento con cui leggere gli affreschi è quello simbolico tipico dell’età medievale, per cui non mancano elementi irrazionali e lontani dalla cultura moderna. Da questo punto di vista, uno spazio consistente è dedicato al tema della fortuna: anticamente impersonificato da una dea dispensatrice di felicità terrena e condannata dai Padri della Chiesa, nel medioevo è recuperato come mito rappresentato dall’immagine di una ruota che gira incessantemente, paradigma della caducità umana. La Ruota della Fortuna dipinta all’interno dell’Aula Picta presenta, in corrispondenza dei quattro punti cardinali, altrettante condizioni umane che si alternano al girare della ruota e dunque del tempo. Leggendo l’affresco in senso orario, la figura regale che troneggia alla sommità della ruota (dove campeggia la scritta latina “Regno”) cederà il passo a chi, aggrappato a testa in giù, non può che rimpiangere i tempi andati (“Regnavi”: “ho regnato”). Schiacciato dal peso della fortuna, alla base della ruota è appeso chi ormai non ha più nulla (“Sum sine regno”: “sono senza regno”). L'ottimismo, invece, pervade la figura in ascesa (“Regnabo”: “Regnerò”). Apparentemente estranea all'allegoria della ruota, la sottostante coppia di uccelli, specularmente protesa verso una coppa, ne è in realtà il necessario complemento: rappresenta due uccelli, forse pavoni, che si abbeverano al calice, emblemi di incorruttibilità e immortalità, dell'eterna beatitudine celeste da contrapporre alla fugace felicità terrena, alle alterne vicende umane simboleggiate dalla ruota in perenne movimento. L’ipotesi è che il vescovo durante i dibattimenti sedesse proprio sotto l’immagine di Cristo giudice e accanto a San Michele, con gli imputati o i contendenti di fronte a lui in corrispondenza delle storie della Passione e accanto alla Ruota della Fortuna, a rammentargli di considerare, nell’esercizio del suo compito, quanto effimera sia la sovranità data da ricchezza, gloria e potere e quanto necessario sia invece un punto di appoggio più solido, dato solo da Dio. All’interno dell’Aula Picta non mancano immagini decorative e antropomorfe, con un alto zoccolo riccamente ornato e il sorprendente fregio continuo abitato da una variegata popolazione di animali domestici, belve e mostri di vario genere provenienti dai bestiari medievali oltre che da elementi vegetali.

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Tra i dipinti più significativi della sala, per il buono stato di conservazione e l’importanza dei soggetti rappresentati, si notano il presunto committente della sala in ginocchio – Giovanni Bucelli da Scanzo, Vescovo di Bergamo negli anni Ottanta del Duecento – e, all’interno di una bifora rientrante nel muro, i tre riferimenti originari della chiesa bergamasca, nel IV secolo: il patrono e martire Sant’Alessandro, e i primi due vescovi Narno e Viatore.


L’AULA PICTA

IL CUORE DEL NUOVO MUSEO DIOCESANO ADRIANO BERNAREGGI DI BERGAMO Protagonista dei lavori che hanno portato al recupero del Palazzo Vescovile, accessibile da Piazza Duomo in Città Alta, l’Aula Picta è il cuore del Museo Diocesano di Bergamo, che ha aperto le porte il 27 settembre 2025. Rappresenta non solo una delle dieci sale del percorso espositivo, ma è lo spazio destinato a mostre temporanee tematiche, incontri, conferenze e attività educative. In accordo con la Diocesi di Bergamo, e grazie al sostegno di Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico, partner unico del restauro del ciclo di affreschi, l’accesso all’Aula Picta è libero e gratuito ogni prima domenica del mese, in coincidenza con l’ingresso gratuito ai musei statali.


STILE LIBERO di MAURIZIO VALZANIA

PENSO DI NON MERAVIGLIARE NESSUNO DICENDO CHE OGNI TIPO DI ABBIGLIAMENTO E’ LEGATO ALLA SITUAZIONE , ALLA PERSONA CHE LO INDOSSA ED ANCHE ALLE NOVITA’ DELLA MODA MA SOPRATTUTTO DEVE TENERE CONTO DELLE REGOLE DEL BUON VESTIRE,IN QUESTA OTTICA MI SONO GUARDATO IN GIRO PER BERGAMO. QUI POTREMMO PARTIRE DALLA FAMIGLIA CEREA UNA DELLE PIU’ CONOSCIUTE DELLA CITTA’ LA SIGNORA BRUNA È UN’INCANTO: LA SUA ELEGANZA INTERIORE LE CONSENTIREBBE DI FARE RISPLENDERE ANCHE UN SEMPLICE TUBINO, LEI PERO’ CON SEMPLICITA’ INDOSSA ABITI PREZIOSI DECISAMENTE ADATTI AL SUO PERSONAGGIO SENZA FARE SENTIRE IN IMBARAZZO QUELLI CHE NON VESTONO AL SUO LIVELLO. VOTO 10 ENRICO, PER TUTTI CHICCO, QUANDO NON INDOSSA LA DIVISA DA CHEF VESTE ABITI MOLTO BEN REALIZZATI IN SARTORIA, I COLORI E GLI ABBINAMENTI CLASSICI DANNO LA SENSAZIONE CHE NEL CAMPO ABBIGLIAMENTO NON AMI USCIRE DALLA PROPRIA CONFORT ZONE OVVERO LE SUE ATTENZIONI SONO DEDICATE ALLA CUCINA PIU’ CHE A MERAVIGLIARCI PER IL SUO ABBIGLIAMENTO E QUESTO CI PIACE MOLTO. VOTO 9 FRANCESCO DA GRANDE MANAGER QUAL È SI VESTE DA UN SARTO. I CORRETTI ABBINAMENTI CROMATICI E DEI TESSUTI MOSTRANO UNA GRANDE CULTURA CHE GLI CONSENTE DI ESSERE SEMPRE ALL’ALTEZZA IN OGNI OCCASIONE. VOTO 9 IL SORRISO DOLCE DI ROSSELLA CI DISTRAE DAL SUO ABBIGLIAMENTO RAFFINATO E MAI SOPRA TONO. È FACILE NOTARE CHE È SEMPRE ADATTO ALLA SUA FIGURA E ALL’AMBIENTE IN CUI OPERA. VOTO 9 BOBO,LO ADORIAMO TUTTI PER I SUOI FAMOSI PACCHERI ALLA VITTORIO. ANCHE LUI A SUO AGIO NELLA DIVISA DA CHEF MAGARI UN POCO MENO IN UN ABITO DOPPIOPETTO, SCEGLIE DELLE LINEE SOBRIE, RAFFINATE, CON COLORI SCURI OTTIMI PER CHI NON È ESAGERATAMENTE FILIFORME. VOTO 8

BOBO, ROSSELLA, BRUNA, FRANCESCO ED ENRICO CEREA

È BELLO PER BERGAMO ESSERE RAPPRESENTATA DA UNA FAMIGLIA DI IMPRENDITORI VINCENTI CHE SI PRESENTANO AL PUBBLICO IN UNA MANIERA PERFETTA. DI ATTILIO FONTANA CHE DIRE? SE PER GLI ABBINAMENTI CROMATICI POTREBBE MERITARE LA SUFFICIENZA, NON COSI È PER LE CAMICIE BOTTON DOWN CHE, MI DISPIACE DELUDERE MOLTI, INDOSSATE CON LA CRAVATTA È UNA CADUTA DI STILE. INFINE PER UN UOMO IN VISTA COME LUI SAREBBE UTILE CONTROLLARE LA QUALITA’ DELLE SUE GIACCHE E DEGLI ABITI. VOTO 5

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ATTILIO FONTANA, PRESIDENTE DI REGIONE LOMBARDIA


SELMA SELMAN

1000 TEARS ALLA GAMEC LA PRIMA MOSTRA PERSONALE DELL'ARTISTA SELMA SELMAN IN UN'ISTITUZIONE ITALIANA, PARTE DEL PROGRAMMA PEDAGOGIA DELLA SPERANZA. Tra le voci più significative della scena artistica internazionale, Selman – nata nel 1991 a Bihać, in Bosnia-Erzegovina – ha costruito gran parte della propria ricerca a partire dalla storia della sua famiglia e della propria comunità. Intrecciando dimensione autobiografica e riflessione sociale, l’artista affronta i temi dell’appartenenza, della rappresentazione, della marginalizzazione e della discriminazione, indagando la possibilità di immaginare forme diverse di esistenza. La guerra si muove inoltre sottotraccia nei lavori di Selman come ulteriore asse portante della sua ricerca, rivelandosi come una realtà che continua ad abitare i corpi e le relazioni. Fulcro del progetto, presentato nello Spazio Zero del museo, è una fotografia scattata durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, in cui compaiono l’artista bambina e alcuni membri della sua famiglia. L’immagine viene assunta da Selman come punto di partenza per ritornare alle persone ritratte, raccoglierne le testimonianze e interrogare il modo in cui il tempo trasforma le identità e le narrazioni, sia personali sia collettive. A partire dagli incontri e dalle conversazioni con i protagonisti dello scatto, Selman sviluppa per la GAMeC un nuovo corpus di opere grafiche che traducono racconti e frammenti di vita in immagini sospese tra realtà e fiction. Sono in particolare le mani e i gesti a diventare il mezzo attraverso cui la memoria prende forma: alcune si stringono reciprocamente in segno di affetto o stringono i corpi; altre coprono, proteggono, guidano; altre ancora impugnano un Kalashnikov. Al centro dello spazio espositivo sarà presentato un nuovo estratto di Crossing the Blue Bridge (2024), un film sviluppato a partire da un episodio vissuto dall’artista nel 1994 quando, durante un cessate il fuoco, la madre attraversò con le figlie il ponte di Bihać, noto come “Blue Bridge”, allora ricoperto di cadaveri e carcasse di cani. Per proteggerla da quella visione, la madre tentava di coprire gli occhi della bambina con una mano, mentre con l’altra reggeva le provviste alimentari appena acquistate. Il vento, che soffiava forte, le spingeva continuamente i capelli sul volto, impedendole di vedere e trasformando l’attraversamento in un’esperienza sospesa tra faticosa percezione e smarrimento. Nel film l’artista rievoca quella scena, ripercorrendo i passi di sua madre sullo stesso ponte trent’anni dopo. La memoria sembra restituire un passato attraversato da zone d’ombra; l’artista ha più volte descritto il rapporto con i luoghi della propria infanzia come una percezione segnata da un’oscurità persistente, in cui il ricordo coincide con immagini incomplete e talvolta inaccessibili. Allo stesso tempo, questa condizione continua a influenzare il modo in cui l’artista guarda al presente, suggerendo come il trauma sia una condizione che abita stabilmente il suo sguardo.

Via San Tomaso, 53 - Bergamo

Fino al 24 gennaio 2027


MBH BANK AL GIRO DI LOMBARDIA

IL GIRO DI LOMBARDIA, ANCHE QUEST’ANNO, HA ACCESO LA PASSIONE PER IL CICLISMO Al via anche la MBH Bank CSB Telecom Fort, pronta a misurarsi con una delle sfide più prestigiose della stagione. Le grandi classiche hanno il fascino delle imprese destinate a restare nella memoria e il Giro di Lombardia, con le sue salite selettive e i paesaggi che fanno da cornice alla corsa, è da sempre uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di ciclismo. Tra le formazioni al via anche la MBH Bank CSB Telecom Fort con 7 atleti chiamati a confrontarsi con una competizione che richiede resistenza, strategia e spirito di squadra. Una sfida di alto livello in una giornata che celebra il ciclismo nella sua espressione più autentica. Per il pubblico bergamasco, il legame con questa corsa è particolarmente forte. Bergamo è terra di ciclisti, di salite leggendarie e di tifosi capaci di trasformare ogni passaggio in una festa dello sport. Una tradizione che continua a rinnovarsi, alimentata dalla passione di chi vive il ciclismo non soltanto come competizione, ma come parte della propria identità. Il Giro di Lombardia è molto più di una gara: è una vetrina internazionale, una prova di carattere e un omaggio a uno sport che sulle strade bergamasche trova da sempre una delle sue case più appassionate. 46

(V. Visciglio)

Sotto la foto di gruppo: da sinistra Antonio Bevilacqua (Team Manager), Alessandro Verre, Mark Valent, Luca Cretti, Fausto Masnada (che si è distinto in una lunga fuga), Florian Kajamini, Marton Dina e Alessandro Fancellu (che ha ottenuto il 19° posto)


DIFSTORE ART SPACE

WHERE ARE YOU RUNNING FROM? MOSTRA PERSONALE DI FIAMMA DILETTA CREMONESE, A CURA DI MARIA LUCREZIA CORNO. MILAN BERGAMO AIRPORT, FINO AL 28 NOVEMBRE 2026

Fino al 28 novembre 2026 Difstore Art Space, lo spazio espositivo all’interno del Milan Bergamo Airport, subito dopo i controlli di sicurezza, ospita "Where are you running from?", mostra personale di Fiamma Diletta Cremonese (Bassano del Grappa, 2002), a cura di Maria Lucrezia Corno. Dopo Marks & Multitudes di Bianca Bona ed Emotions in motion di Charlie Ben è il terzo appuntamento del programma con cui Difstore Art Space dà visibilità ad artisti emergenti, in un luogo attraversato ogni giorno da migliaia di persone. La mostra prende il via dalla ricerca aperta di Fiamma. Dove? e Solo? sono due delle opere esposte, avanzano domande che restano aperte e che, come il titolo della mostra, trovano un interlocutore naturale nei viaggiatori che attraversano l’aeroporto, luogo di partenze e passaggi. Al centro del lavoro di Fiamma c’è il corpo umano, inteso come “contenitore”: uno spazio fisicamente vuoto, come a volte lo è la tela, ma in realtà pieno e riempibile di vita. Le figure sono spesso solo una sagoma, tracciata in nero sul bianco o lasciata emergere dal lino grezzo, in cui lo spettatore può riconoscersi senza sentirsi descritto. Attorno a loro lo spazio si apre in un senso quasi metafisico: archi, soglie e stanze in cui le figure sostano, si osservano, attendono. In mostra sono esposte nove opere tra pittura su tela di lino, stampe su plexiglass e acrilico su vetro. Accanto a lavori come Stillness (of heart) e Solo?, il percorso comprende quattro tele di 50 x 50 cm e i due vetri di Ciò che rimane, pensati appositamente per questa mostra. Fiamma Diletta Cremonese è nata a Bassano del Grappa nel 2002. Ha frequentato la scuola steineriana, dove si è avvicinata a un approccio artistico alla vita e alla ricerca sull’essere umano. Si è poi trasferita a Milano, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera e dove oggi vive e lavora. Ha esposto, tra l’altro, alla Galerie Annette De Keyser di Anversa (io sono/Cuore, con Francesco Russo, 2022) e allo Spazio BIG Santa Marta di Milano (Riflessi, 2025). Lo spazio è aperto a candidature spontanee. Per caratteristiche possono essere esposte esclusivamente opere bidimensionali. Per informazioni e candidature di giovani artisti che desiderino partecipare al calendario espositivo scrivere a: marialucrezia.corno@ gmail.com - Pagina Instagram: @difstore_artspace. A sx Maria Lucrezia Corno, curatrice della mostra, e Fiamma Diletta Cremonese, artista in esposizione


L’EMOZIONE

PRENDE FORMA MARIELLA PRANDI CI RACCONTA L’EVOLUZIONE DELLA BOUTIQUE DELLA SPIGA GIOIELLI


Scardinare il format della gioielleria tradizionale per evolverlo in uno spazio di ricerca, in un concept store dedicato ai bijoux di nicchia dove attenzione, cura dei dettagli, personalizzazione e design ne riassumono i tratti distintivi. Il lusinghiero traguardo di Mariella Prandi, fondatrice e designer della boutique Della Spiga Gioielli inaugurata oltre vent’anni fa, si può considerare raggiunto. Ogni creazione nasce per essere pura espressione di identità., ogni gioiello viene realizzato a mano. Per una bellezza mai banale.

DALL’ASCOLTO IL GIOIELLO PRENDE FORMA

“Da noi il gioiello prende forma attraverso un percorso di ascolto e condivisione”. Tra i pezzi più iconici spicca Eternity, la collezione di bracciali saldati direttamente al polso, pensata per sigillare un legame in modo eterno e minimale, insieme alle fedi nuziali personalizzate con l'impronta digitale, un capo sartoriale da plasmare sulla persona che lo indossa per custodire sulla pelle un segno irripetibile.

PIU’ DI UN GIOIELLO, UNA STORIA CHE RESTA

Un mondo di bellezza plasmato sui desideri della clientela, dove la luce della materia preziosa si rinnova: il fascino intramontabile del diamante naturale, custode della storia della Terra, oppure i diamanti coltivati in laboratorio, la scelta contemporanea nata dall'avanguardia scientifica. Gioielli unici, pensati insieme a voi, che trasformano l'emozione in uno stile autentico e personale.

DELLA SPIGA GIOIELLI VIA S. ALESSANDRO, 48 BERGAMO


DONIZETTI ACADEMY

IN CASA FRA.MAR OLTRE 100 GIOVANI HANNO PARTECIPATO ALLA 1^ ACADEMY FIRMATA FONDAZIONE TEATRO DONIZETTI E FRA.MAR. UNA GIORNATA ALL'INSEGNA DEI MESTIERI DELL'OPERA E DELLA MANUALITÀ

A POCHE SETTIMANE DALL’AVVIO DEL FESTIVAL DONIZETTI OPERA, LA FONDAZIONE TEATRO DONIZETTI E FRA.MAR HANNO UNITO LE FORZE COINVOLGENDO OLTRE 100 STUDENTI E STUDENTESSE DI DIVERSE SCUOLE DEL TERRITORIO CON IL PROGETTO ACADEMY – UN PALCO PER FAR RISPLENDERE LE TUE SCELTE!

Nella foto in alto a sinistra il Comm. Francesco Maffeis, Presidente di Fra.Mar, e Massimo Boffelli, Direttore Generale della Fondazione Teatro Donizetti

Mercoledì 7 ottobre si è svolta per la prima volta negli spazi della sede di Fra.Mar a Pedrengo un'inedita edizione del format Donizetti Academy, che la Fondazione ha da qualche anno proposto con successo e grande partecipazione a Teatro in primavera, unendola alla storia dell’azienda leader nel settore dei servizi per l’igiene: una storia fatta di persone, lavoro, trasformazioni e, non ultimo, cultura come motore di crescita personale e collettiva, un valore condiviso da entrambi i partner. Insieme queste due realtà hanno messo a disposizione di ragazze e ragazzi delle scuole superiori di Bergamo uno spazio e un tempo dedicati all’ascolto, alla scoperta e alla riflessione: un’occasione concreta per interrogarsi sul proprio futuro, nell’incontro tra i mondi dell’impresa e del teatro. L’iniziativa ha, infatti, coinvolto gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del territorio, tra cui l’IPIA Pesenti, l’AFP Patronato San Vincenzo, l’I.S.S. G.B. Rubini e il Liceo Federici, che hanno potuto partecipare a tre laboratori a scelta tra cinque diverse proposte. Ogni laboratorio, partendo dall’esperienza del teatro o da quella dell’impresa, ha esplorato una professione o un ambito spesso poco conosciuto ma fondamentale nel tessuto sociale, culturale o lavorativo. I percorsi sono stati costruiti a partire dalle pratiche del teatro – un linguaggio che invita naturalmente alla messa in gioco di sé, al confronto, al gruppo – per accompagnare i ragazzi e le ragazze in una fase delicata e importante della crescita: l’adolescenza, tempo di domande, di scelte, di prime visioni sul domani.

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I laboratori sono stati condotti dal team di formatrici Donizetti Education, guidato dalla coordinatrice Michela Mannari e composto da Mariagrazia Mercaldo, direttrice di coro e soprano, Silvia Briozzo, regista e attrice, e Erika Natati, scenografa, mentre per Fra.Mar sono intervenuti Andrea Colleoni, storico collaboratore dell’azienda, e Paola Regazzi, impiegata nel settore recruiting e gestione personale. Per un supporto tecnico, vi è stata la partecipazione di Patrizio Sammarelli, storico fornitore di Fra.Mar.


Così ha commentato l’esperienza Massimo Boffelli, Direttore generale della Fondazione Teatro Donizetti: “Sono molto felice che un'azienda come Fra.Mar, da anni vicina al Teatro Donizetti e che ringrazio di cuore, abbia scelto di studiare insieme al nostro team Donizetti Education questa giornata e l'abbia ospitata nella propria sede. Per il Teatro Donizetti e l'imminente festival Donizetti Opera è sempre più importante poter uscire dalle proprie mura e incontrare nuovi pubblici, anche in contesti diversi. La contaminazione con il mondo imprenditoriale e il coinvolgimento delle imprese nelle attività del Teatro è tra i punti chiave del nostro operato e, occasioni come questa, sono preziose per far comprendere, a partire dai più giovani, la vicinanza tra questi due mondi anche dal punto di vista lavorativo”.

“Abbiamo voluto interpretare fino in fondo il nostro ruolo di Ambasciatori di Donizetti, - ha detto il Presidente di Fra. Mar, Comm. Francesco Maffeis - portando il Teatro direttamente in azienda e investendo con forza nei giovani e nel loro futuro. È fondamentale mostrare a ragazzi e ragazze il dietro le quinte del mondo delle professioni, svelando la complessità, il valore e l'impegno profondo che si nascondono dietro ambiti spesso poco conosciuti. Il settore del pulito e quello del teatro sono realtà unite da una vocazione comune: mondi da valorizzare e far scoprire perché, ciascuno attraverso la propria arte e dedizione, lavorano ogni giorno per garantire il benessere e la bellezza della collettività”. 3


MARLEGNO PROGETTA E COSTRUISCE

LE CASE DEL

FUTURO IN LEGNO Angelo Luigi Marchetti, Amministratore Delegato di Marlegno. “Nasce nei primi anni di questo secolo e, dalla costruzione dei tetti in legno che fornivamo alle imprese edili, ci siamo evoluti nella direzione di realizzare tutta la costruzione in legno non solo il tetto”. Potrebbe essere un grande appassionato di Lego ma non glielo abbiamo chiesto. Angelo Luigi Marchetti, ingegnere e Amministratore Delegato di Marlegno, di sicuro è appassionato ed entusiasta sostenitore del costruire con un approccio etico, performante ed attento al rispetto dell’ambiente e da anni traduce questa filosofia nel suo lavoro. Oggi ci ha invitato a visitare la nuova realtà che ha sede a Calcinate per illustrarci Prefab&Smart Building, un’iniziativa promossa da MADE – Competence Center Industria 4.0 con la finale nazionale ospitata presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, inaugura un nuovo modello produttivo in cui prefabbricazione avanzata, tecnologie intelligenti (IA) e progettazione sostenibile si integrano con un rinnovato slancio del design e dell’architettura.

Il progetto nasce per rispondere alle criticità del comparto edilizio italiano, caratterizzato da una forte dipendenza dalle lavorazioni in cantiere, dalla limitata digitalizzazione dei processi e dalla scarsa diffusione di sistemi industriali replicabili. Prefab&Smart Building supera tali limiti puntando sull’innovazione di un sistema industriale avanzato caratterizzato dalla digitalizzazione della filiera produttiva con l'integrazione di tecnologie BIM (Building Information Modeling), metodologie DfMA (Design for Manufacturing and Assembly), automazione industriale con macchine CNC, sensoristica IoT e intelligenza artificiale. L’innovazione del modello è rappresentata, inoltre, dalla piattaforma modulare replicabile che consente di combinare i vantaggi della standardizzazione industriale con un elevato grado di personalizzazione degli edifici. L’introduzione di moduli tridimensionali (3D) industrializzati, completi di involucro, impianti, finiture e arredi già integrati in fabbrica, supera il concetto tradizionale di prefabbricazione bidimensionale (2D), con lo sviluppo di progetti di design e di architettura personalizzati nell’ambito di un approccio edilizio replicabile su scala. 52


Il progetto, ideato da Marlegno, promuove un nuovo modello produttivo al servizio dell’edilizia in cui prefabbricazione evoluta, progettazione sostenibile e universo dell’architettura e design si integrano insieme all’insegna di un uso efficiente delle risorse e dell’economia circolare. Con l’applicazione di Prefab&Smart Building, l’industrializzazione del processo non limita la libertà progettuale ma pone capacità produttiva e precisione esecutiva al servizio dell’architettura e del design per un loro rinnovato slancio. L’introduzione del modello Prefab&Smart Building rappresenta un’evoluzione del sistema produttivo tradizionale che vede il trasferimento di una parte significativa delle attività dal cantiere allo stabilimento con un incremento dei controlli sulla qualità delle lavorazioni e una riduzione dei tempi di lavorazione, errori e sprechi. Grazie all'integrazione tra progettazione digitale, automazione industriale e produzione off-site, il nuovo modello riduce i tempi di cantiere fino al 40% e gli scarti di lavorazione del 25%. L'innovazione di “Prefab&Smart Building” riguarda anche il funzionamento e la gestione degli edifici nel tempo. Attraverso l'integrazione di sensoristica IoT, intelligenza artificiale e piattaforme digitali di monitoraggio, Marlegno punta a sviluppare edifici intelligenti capaci di rilevare le condizioni ambientali e adattare dinamicamente il proprio funzionamento alle esigenze degli occupanti includendo servizi di manutenzione predittiva grazie all’impiego dell’IA.

ULTERIORE CRESCITA E POSIZIONAMENTO LEADER DI MARLEGNO

L’introduzione di Prefab&Smart Building rientra nella strategia di crescita e di ulteriore consolidamento di Marlegno che incrementando la propria capacità produttiva mira a posizionarsi tra le aziende leader nel comparto edilizio. L’applicazione del modello prevede un incremento stimato della capacità produttiva da quasi 100 fino a 200/300 unità abitative realizzate all’anno con un approccio scalabile. “Il modello Prefab&Smart Building assume un rilievo strategico centrale nel percorso di espansione e di posizionamento di Marlegno sul territorio che vede l’azienda classificarsi tra i primi tre player a livello nazionale nel settore della prefabbricazione avanzata e degli smart building” ha dichiarato Angelo Luigi Marchetti, Amministratore Delegato di Marlegno. - “Con l’avanzamento del modello produttivo miriamo ad affermarci ulteriormente quali partner strategici nel settore a livello europeo rispondendo alle aspettative di una committenza orientata sempre più a un concept edilizio basato sulla personalizzazione del design e che risponde ai principi di Life Cycle Thinking”.

Il progetto ha ottenuto il riconoscimento Digital New Champion nell’ambito dei MADE Future Industry Awards 2026, la cui finale nazionale si è svolta presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.


ECONOMIA CIRCOLARE: MENO SPRECHI E COMPONENTI PROGETTATI PER ESSERE RIUTILIZZATI Il progetto Prefab&Smart Building realizza gli obiettivi di economia circolare massimizzando l’efficienza delle risorse, riducendo al minimo gli sprechi e facilitando il riutilizzo, il riciclo e la disassemblabilità dei componenti edilizi. La sostenibilità rappresenta uno degli elementi centrali del progetto di Marlegno, che adotta l’approccio basato sul Life Cycle Thinking, considerando l'impatto ambientale dell'edificio lungo il suo intero ciclo di vita, sin dalla scelta delle materie prime. Il modello prevede l'impiego prevalente di legno proveniente da filiere certificate, materiali naturali e rinnovabili, insieme a tecniche costruttive a secco e sistemi di assemblaggio reversibili, per realizzare edifici i cui componenti possano essere facilmente ispezionati, sostituiti, smontati e, ove possibile, riutilizzati in nuovi contesti, ove previsto dalla progettazione e tecnicamente possibile La digitalizzazione della progettazione e della produzione permette di ottimizzare la quantità di materiali impiegati e di tracciarne le caratteristiche, facilitandone il recupero e il riciclo. A questo si aggiunge la possibilità di integrare sottoprodotti e materie prime seconde negli isolanti, nei sottofondi e nelle finiture. L'utilizzo di sistemi a secco consente anche di ridurre il consumo di acqua durante le lavorazioni, mentre la produzione in ambienti controllati contribuisce a limitare gli spostamenti e le movimentazioni legate al cantiere. Sul fronte energetico, il progetto punta alla realizzazione di edifici ad altissime prestazioni, attraverso involucri efficienti, sistemi di isolamento avanzati e l'integrazione di tecnologie alimentate da fonti rinnovabili, come impianti fotovoltaici, pompe di calore e sistemi di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore.

MARLEGNO

Fondata nel 2000, Marlegno si è affermata come industria di riferimento a livello nazionale nel settore dell'edilizia sostenibile. Con all'attivo 80 addetti circa, Marlegno ha totalizzato nel 2025 un valore di produzione pari a 32 milioni di Euro, registrando un trend di crescita dell'attività, in particolare nel comparto residenziale. L'azienda Made in Italy integra in modo innovativo progettazione digitale, processi industriali, sistemi costruttivi principalmente in legno e consulenza lungo l’intero ciclo di vita del prodotto per la realizzazione di edifici ad elevate prestazioni. Le competenze interdisciplinari e altamente specializzate dell'azienda si riflettono nelle sue realizzazioni così come nei servizi di progettazione BIM a valore aggiunto per il comparto della prefabbricazione e dell'industria delle costruzioni. Nel 2026 Marlegno ha ottenuto il riconoscimento di Leader Sustainability Driver nel Campus Future Respect 2026 e vinto il premio Digital New Champion nell’ambito dei Future Industry Awards. Per maggiori informazioni: www.marlegno.it

Le soluzioni sono sviluppate con l'obiettivo di soddisfare i requisiti NZEB (Nearly Zero Energy Building) in vista del conseguimento di certificazioni ambientali come LEED e CasaClima. Le valutazioni LCA (Life Cycle Assessment) permettono, inoltre, di analizzare gli impatti in termini di emissioni di CO₂ equivalente, consumo di energia primaria e produzione di rifiuti, orientando le scelte progettuali verso soluzioni a minore impatto ambientale. L’attenzione alla sostenibilità del modello Prefab&Smart Building si affianca ad altre iniziative di innovazione e sostenibilità già intraprese da Marlegno, quali il progetto pilota Cradle-ALP, dedicato alla simbiosi industriale e alla valorizzazione delle materie prime seconde attraverso la collaborazione tra imprese.

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L’azienda è inoltre socia del progetto Carbonplanet che mira alla decarbonizzazione del settore edilizio, valorizzando e certificando l'anidride carbonica immagazzinata nelle strutture in legno degli edifici.

VIA LARGA 19/23 CALCINATE (BG)


RITA CHUANG

A VILLA SANT’APOLLONIA È stata inaugurata venerdì 9 ottobre “Libertà”, la mostra personale della pittrice Rita Chuang, terzo appuntamento di Casa di Cultura 2026, la rassegna artistica promossa da Villa Sant’Apollonia, giunta alla quarta edizione. Numerosi amici, familiari e appassionati d’arte hanno partecipato all’evento, condividendo una piacevole serata di inizio autunno, tra incontri, arte e convivialità. Originaria di Taiwan e residente in Italia dal 2003, Rita Chuang ha portato luce e colore negli spazi espositivi della clinica, attraverso opere che spaziano dai paesaggi ai ritratti, fino alle composizioni astratte. Tecniche, soggetti e cromie differenti raccontano una pittura libera e personale, attraverso la quale l’artista esprime emozioni, ricordi e suggestioni. La mostra si inserisce nel progetto culturale promosso dai fratelli Paolo e Giorgio Toffanetti, che attraverso Casa di Cultura rinnovano l’impegno di Villa Sant’Apollonia nel valorizzare l’arte come occasione di incontro e condivisione. “Libertà” sarà visitabile gratuitamente fino al 31 ottobre, da lunedì a sabato, dalle 8.00 alle 20.00, con orario continuato. La rassegna si concluderà a novembre con la personale fotografica di Paolo Biava. (V.Visciglio) Per saperne di più: www.villasantapollonia.it

Bergamo Via Giovanni Motta, 37 Telefono: 035 347172 www.villasantapollonia.it

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DA GAUDÍ A PICASSO

CAPOLAVORI DALLA COLLEZIONE CARMEN THYSSEN

PRESENTATA PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO, LA RINOMATA COLLEZIONE CARMEN THYSSEN DEBUTTA A BOLOGNA, A PALAZZO ALBERGATI, CON OLTRE 100 CAPOLAVORI. 56

Fino al 29 marzo 2027 Palazzo Albergati, Via Saragozza 28, Bologna


I GRANDI MAESTRI DEL NOVECENTO – DA GAUDÍ E CASAS FINO A PICASSO, MIRÓ E DALÍ, PASSANDO PER RUSIÑOL, MIR, NONELL, TOGORES, TORRES-GARCÍA, JULIO GONZÁLEZ E TANTI ALTRI ARTISTI MERAVIGLIOSI E MAI VISTI PRIMA IN ITALIA – CI RACCONTANO UN PERIODO MAGICO: BARCELLONA, INIZIO ‘900, UNA CITTÀ VIBRANTE DOVE NASCE L’ARTE MODERNA.

Togores Renée et le chat, SalaParés

Dal 9 ottobre Palazzo Albergati a Bologna ospita in anteprima mondiale la mostra “Da Gaudí a Picasso. Capolavori dalla Collezione Carmen Thyssen”, con oltre 100 capolavori dei grandi Maestri dell’arte moderna quali Mirò, Dalì, Picasso, Gaudí – di cui quest’anno ricorre il centenario della morte (1926-2026) – e tanti altri artisti meravigliosi esposti per la prima volta in Italia. Si tratta di un’occasione unica per ammirare una raccolta di opere che sino ad oggi è stata custodita nelle dimore private della Baronessa Carmen Thyssen e che costituirà il patrimonio del prestigioso Museu Carmen Thyssen di Barcellona. Ma l’esposizione si arricchisce anche di numerosi e significativi prestiti concessi da diversi musei e collezioni private come la Fundació Catalunya la Pedrera, la Fundació Joan Miró, il Museu de Montserrat, il Museu del Disseny de Barcelona e la Sala Parés. È una mostra di grande fascino e soprattutto di scoperta. Scoperta di un periodo magico, quello tra fine Ottocento e inizio Novecento a Barcellona, dove si incontrano tantissimi artisti, si scambiano idee, si sperimenta, si creano le basi per la rivoluzione nel mondo dell’arte, la nascita dell’Arte Moderna.

Una mostra piena di fascino e poesia, per sognare tra i caffè di Barcellona, passeggiare nella luce del Mediterraneo e scoprire l’energia creativa di uno dei periodi più intensi della storia dell’arte.

La mostra invita i visitatori a compiere un viaggio affascinante lungo oltre un secolo di creatività quando, a cavallo tra ‘800 e ‘900, mentre Parigi consacrava l’Impressionismo e Vienna inventava la Secessione, Barcellona si trasformava nella culla di una rivoluzione visiva senza precedenti, forgia fondamentale per i più grandi geni del XX secolo. Tra l’uscita dei primi tram, i mercati affollati, la frenesia del porto e le notti nei caffè bohémien, è in questo clima di travolgente energia che ha preso forma il futuro delle avanguardie globali: un ambiente unico al mondo in cui maestri visionari e giovani talenti destinati a diventare icone assolute hanno riscritto le regole dell’immaginazione. Per info: www.palazzoalbergati.com


L U I G I

M A S T R A N G E L O

IO SONO NARCISO A cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano

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Mangano Galleria d’Arte Via Grado 6, Cremona - Fino al 23 gennaio 2027 Per info: T. 0372 413333 | info@manganoarte.it | www.mangano.art


LUIGI MASTRANGELO

Luigi Mastrangelo torna in mostra a Cremona. Mangano Galleria d’Arte ne rilegge il percorso con Io sono Narciso. Fino al 23 gennaio 2027 Mangano Galleria d’Arte di Cremona presenta Io sono Narciso, mostra personale di Luigi Mastrangelo, a cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano. L’esposizione segna il ritorno sulla scena artistica contemporanea di uno dei protagonisti della figurazione italiana degli anni Ottanta che, nonostante un periodo lontano dall’attività espositiva, ha continuato a sviluppare con rigore la propria ricerca. La mostra riunisce importanti dipinti storici e opere raramente esposte o inedite provenienti dall’archivio dell’artista e da collezioni private, accanto a lavori più recenti, offrendo una lettura complessiva di un percorso sviluppatosi nell’arco di oltre quarant’anni e caratterizzato da una notevole continuità di linguaggio e di pensiero. Più che un’antologica, una rilettura critica dell’opera di Mastrangelo, figura che negli anni Ottanta occupò una posizione autonoma nel panorama della nuova figurazione italiana e che oggi appare di particolare interesse per aver anticipato questioni divenute centrali nel dibattito contemporaneo: la crisi dell’antropocentrismo, la fluidità dell’identità, la contaminazione tra umano e animale. “Non stiamo recuperando un artista dimenticato”, ha spiegato il gallerista e curatore Pierpaolo Mangano. “Stiamo rileggendo un autore che la storia dell’arte italiana non ha ancora collocato nel posto che gli spetta. Oggi Mastrangelo appare persino più contemporaneo di quanto non fosse negli anni Ottanta, perché molte delle sue intuizioni coincidono con le grandi questioni del presente”. Il titolo della mostra deriva dal grande dipinto giovanile Io sono Narciso, presentato nel 1984 allo Studio Cristofori di Bologna in occasione della prima personale dell’artista. «Quest’opera – spiega il curatore Gianluca Mangano – può essere letta come il manifesto dell’intera ricerca di Mastrangelo. Attraverso figure ibride, identità ambigue e riferimenti che spaziano dal mito alla cultura rock, dalla psichedelia all’immaginario postumano, l’artista ha costruito un linguaggio autonomo rispetto alle principali correnti del suo tempo, sviluppando una riflessione originale sul rapporto tra uomo, natura, immagine e trasformazione.

Io sono Narciso non rappresenta dunque soltanto una retrospettiva, ma l’occasione per rileggere il lavoro di un artista che ha saputo trasformare il mito in uno strumento di interpretazione del presente, restituendo alla pittura una funzione visionaria, simbolica e profondamente contemporanea». L’esposizione rappresenta inoltre una nuova tappa nella collaborazione tra Luigi Mastrangelo e Mangano Galleria d’Arte, avviata negli anni Novanta e intensificatasi in tempi recenti attraverso un lavoro di ricerca archivistica, catalogazione delle opere e studio critico, da cui nasce anche il volume Io sono Narciso, primo capitolo di un più ampio progetto dedicato alla valorizzazione dell’opera dell’artista.


AGROSFERA

IL NUOVO PROGETTO FOTOGRAFICO COLLETTIVO NAZIONALE FIAF COINVOLGE OLTRE MILLE FOTOGRAFI E COSTRUISCE UN GRANDE ARCHIVIO VISIVO DEDICATO ALLE DONNE E AGLI UOMINI CHE OGNI GIORNO ANIMANO LA FILIERA AGROALIMENTARE ITALIANA, TRA TERRITORI, SAPERI, TRADIZIONE E INNOVAZIONE FINO AL 13 NOVEMBRE 2026 AL CIFA CENTRO ITALIANO DELLA FOTOGRAFIA D’AUTORE DI BIBBIENA (AR) 60

OLTRE 18.000 IMMAGINI E 100 MOSTRE PER RACCONTARE LE STORIE DI CHI LAVORA NELL’AGROALIMENTARE ITALIANO

Chi sono le persone, i gesti, i luoghi e le competenze che stanno dietro ciò che ogni giorno arriva sulle nostre tavole? Da questa domanda nasce “AGROSFERA. Storie di tradizione e innovazione”, il nuovo Progetto Fotografico Collettivo Nazionale promosso da FIAF ETS – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, dedicato alle storie delle donne e degli uomini che ogni giorno rendono viva la filiera agroalimentare italiana, custodendone la continuità, accompagnandone il cambiamento e contribuendo al suo valore culturale. Attraverso volti, gesti, ambienti di lavoro, paesaggi produttivi e comunità locali, AGROSFERA costruisce un grande racconto corale del Paese osservato a partire da uno dei suoi sistemi più identitari: la filiera agroalimentare.


Gabriele Tartoni dal portfolio Gabriella

Non soltanto prodotti, eccellenze o tradizioni, ma il mondo umano, sociale, economico e territoriale che tiene insieme agricoltura, trasformazione, ricerca, distribuzione, consumo e nuove forme di sostenibilità.Il progetto nasce da una partecipazione nazionale di grande ampiezza: 1.064 fotografi iscritti, 18.346 immagini raccolte, 924 autori che hanno inviato i propri lavori alla selezione nazionale. La mostra principale, in programma al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena dal 19 settembre al 13 novembre 2026, riunisce circa 1.850 fotografie di 339 autori selezionati, rappresentativi di 19 Regioni italiane, insieme a 46 audiovisivi realizzati da 55 autori.

Antonella Tomassi, Mercato del pesce, Ballarò, Palermo


AGROSFERA AGROSFERA osserva il comparto agroalimentare nella sua accezione più ampia: agricoltura, allevamento, pesca, silvicoltura, trasformazione, conservazione, distribuzione, vendita, ristorazione, ricerca, formazione, educazione alimentare e consumo. Un sistema complesso, che attraversa economie, competenze, relazioni e culture locali, occupando un posto centrale nella vita quotidiana e nell’identità italiana. Lo sguardo dei fotografi non si ferma al prodotto finale, ma entra nella filiera viva che lo rende possibile e incontra le persone che la abitano: chi coltiva e raccoglie, chi alleva e pesca, chi trasforma, conserva, trasporta, vende, studia e innova. Le immagini restituiscono la fatica, la conoscenza, la responsabilità, il legame con il territorio e la capacità di affrontare il cambiamento. Tradizione e innovazione non emergono come dimensioni contrapposte, ma come forze che spesso convivono e si rafforzano: i gesti artigianali e le produzioni locali dialogano con l’agricoltura di precisione, la ricerca, le tecnologie digitali, l’economia circolare e nuovi modelli di produzione e consumo.

Chiara Didonè dal portfolio “Vita e lavoro” Treviso

UNA MOSTRA NAZIONALE E 99 ESPOSIZIONI LOCALI: UNA MAPPA VISIVA DELL’ITALIA AGROALIMENTARE La mostra nazionale di AGROSFERA inaugurata sabato 19 settembre 2026 alle ore 17.00 al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena. L’allestimento si svilupperà tra il CIFA, Palazzo Ferri, le strade e le piazze di Bibbiena, trasformando il centro storico in un itinerario attraverso i molteplici volti dell’agroalimentare italiano. Alle opere della mostra nazionale si aggiungono 99 mostre locali, organizzate tra settembre e novembre da autrici, autori, circoli e gruppi fotografici in tutta Italia. Nel loro insieme, le 100 esposizioni formano una mappa diffusa del territorio nazionale, capace di restituire la varietà delle realtà locali e di raccontare dall’interno la complessità della filiera attraverso le persone che la animano. La forza di questo progetto nasce dalla pluralità degli sguardi: ogni partecipante osserva e interpreta un frammento di realtà secondo la propria sensibilità; le singole opere, riunite, diventano una testimonianza più ampia, nella quale esperienze, luoghi e linguaggi differenti si mettono in relazione. In questo senso, AGROSFERA non è soltanto una mostra sull’agroalimentare, ma una ricognizione fotografica, sociale e culturale sull’Italia contemporanea. Racconta il lavoro e il paesaggio, le comunità e le economie locali, la memoria dei saperi e le trasformazioni in atto, costruendo un patrimonio documentario destinato a restare nel tempo.

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Danilo Ciscardi dal portfolio Allevare a Blins, vivere al ritmo della natura per dare qualità, Bellini, Cuneo

Elisa Mariotti - Una storia italiana di segregazione abitativa


Candido Cupertino dal portfolio A ciclo continuo, Monopoli, Bari

AGROSFERA STORIE DI TRADIZIONE E INNOVAZIONE Mostra nazionale: fino al 13 novembre 2026 CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Via delle Monache 2, Bibbiena (AR) Orari: da martedì a sabato 9.30-12.30 e 15.3018.30; domenica 10.00-12.30 Mostre locali: date e sedi diverse Elenco: fiaf.net/agrosfera/elenco-mostre-locali Informazioni sul progetto: fiaf.net/agrosfera/

Fabrizio Carlini - Minestrone alla genovese

Vittorio Puccio - All’Istitutto di Scienze delle Piante della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Felice Troilo - Rosso identitario


EFFETTO PAWSITIVITY GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE, PER IL 96% DEI PROPRIETARI IL CANE È UN ALLEATO DEL BENESSERE, MERITO DELL’EFFETTO “PAWSITIVITY”: DAGLI ESPERTI 10 CONSIGLI PER RICAMBIARE IL LORO AMORE RISPETTANDONE LA NATURA

Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il legame tra persone e animali domestici si conferma molto più di una semplice convivenza: un’amicizia quotidiana fatta di abitudini condivise e benessere reciproco. Lo raccontano i dati del National Dog Survey 2026, secondo cui il 96% dei proprietari ritiene che avere un cane faccia bene alla salute mentale mentre il 49% di chi ha un gatto, secondo il CATS Report, lo considera il motivo per alzarsi la mattina. Un beneficio, quello della “Pawsitivity”, ovvero l’effetto benefico a livello psicofisico che la presenza dei pet apporta all’uomo, che merita di essere ricambiato, rispettando però la natura di chi ci sta accanto per evitare il rischio di “umanizzazione”. “Amare un cane non significa trattarlo come una persona. È indispensabile per il benessere reciproco dargli ciò di cui ha davvero bisogno, dal gioco ai tempi di riposo, fino a un’alimentazione coerente”, spiega il dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir

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Il 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale e, tra gli alleati del nostro equilibrio quotidiano, ce n’è uno che spesso dimentichiamo di citare: il nostro animale domestico. Il cane, tra i più diffusi al mondo insieme al gatto, non è più soltanto un animale da compagnia, ma un compagno di vita che condivide routine, spazi, decisioni e persino scelte professionali dei suoi umani. A raccontare quanto questo legame incida sulla vita di tutti i giorni è il National Dog Survey 2026 di Dogs Trust, la principale associazione britannica per la tutela dei cani: il 96% dei proprietari è convinto che avere un cane faccia bene alla salute mentale e l’82% dichiara di aver vissuto più interazioni positive con sconosciuti grazie a lui, il 90% dei proprietari lo tratta come parte della famiglia e il 72% lo considera addirittura un elemento chiave della propria identità. Un attaccamento che non riguarda soltanto i cani: secondo il CATS Report 2025 di Cats Protection, il 92% dei proprietari considera il proprio gatto parte della famiglia, il 74% dice che gli porta gioia e il 49% che gli dà un motivo per alzarsi la mattina.


Il 92% dei proprietari considera il proprio gatto parte della famiglia, il 74% dice che gli porta gioia e il 49% che gli dà un motivo per alzarsi la mattina.


EFFETTO PAWSITIVITY

Secondo un nuovo studio del Mather Institute, inoltre, il possesso di un animale domestico può migliorare il benessere fisico, psicologico e sociale delle persone anziane che vivono da sole: su 900 over 55 che vivono da soli, il 76% riferisce un miglioramento del benessere emotivo grazie ai propri animali, il 62% una riduzione dello stress e il 45% un aumento dell’attività fisica. Quasi la metà indica inoltre che gli animali aiutano a ridurre la solitudine. Tutti benefici legati alla “Pawsitivity”, ossia l’insieme di tutti i benefici a livello psicologico e fisico che la presenza nella vita quotidiana dei pet apporta all’essere umano: un effetto evidenziato da una ricerca della University of Maryland e protagonista nei giorni scorsi anche sul Washington Post che ne ha sottolineato i benefici per i bambini malati di cancro in corsia. È quanto emerge da un monitoraggio condotto dallo Schesir Respect My Nature Index su un ampio panel di testate internazionali e indagini di mercato, coinvolgendo anche esperti del settore.

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A confermare quanto il legame con un animale incida sull’equilibrio emotivo è anche la voce degli psicologi: la dottoressa Melissa Peskin, psicologa e docente del NewYork-Presbyterian/Weill Cornell Medical Center ha ricordato sul portale Health Matters come ad esempio, secondo uno studio pubblicato su Science, quando cani e padroni si guardano negli occhi i livelli di ossitocina, soprannominata “ormone dell’amore” perché contribuisce a creare legami e fiducia tra le persone, possono aumentare fino al 130% nei cani e nei padroni fino al 300%. Proprio la forza di questo legame può trasformarsi però in un rischio quando l’affetto diventa umanizzazione forzata. Negli ultimi anni non è cambiato solo il modo con cui ci si rivolge al proprio animale, con espressioni come “fur-baby” o “fur-child” (bambino di pelliccia), usate dal 32% dei proprietari, divenute comuni quanto “best friend”. Secondo un recente sondaggio YouGov su 2.149 adulti statunitensi, per il 64% è accettabile vestire il cane e per più di un proprietario su 2 portarlo in passeggino o chiamarlo “figlio”. Trattare il cane o il gatto come una persona significa spesso attribuirgli bisogni, gusti ed emozioni che sono nostri, con conseguenze concrete sul benessere psicofisico del pet. “Considerare il cane un amico non significa trattarlo come un essere umano – ha spiegato il Dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, realtà italiana leader a

Il 96% dei proprietari è convinto che avere un cane faccia bene alla salute mentale e l’82% dichiara di aver vissuto più interazioni positive con sconosciuti grazie a lui, il 90% dei proprietari lo tratta come parte della famiglia e il 72% lo considera addirittura un elemento chiave della propria identità.

livello globale nella nutrizione naturale per cani e gatti – Rispettare la sua natura significa permettergli di esplorare il mondo attraverso l’olfatto, concedergli tempi di scarico dello stress e non forzare interazioni sociali quando necessita di spazio. È così che il benessere diventa reciproco: il tempo che dedichiamo al nostro animale fa bene a noi, ma fa bene anche a lui, purché sia un tempo di qualità, pensato attorno alle sue esigenze etologiche e non solo alle nostre. Una passeggiata senza fretta, un momento di gioco, le coccole che il gatto sceglie di venire a cercare: sono occasioni in cui cani e gatti si rilassano, si sentono al sicuro e si fidano di noi, e un animale sereno contribuisce all’equilibrio della nostra giornata. È una scelta quotidiana, che parte da piccoli gesti e dalla volontà di guardare il nostro animale per quello che davvero è”.


10 CONSIGLI Ecco infine quali sono, secondo gli esperti dello Schesir Respect My Nature Index, i 10 consigli quotidiani per vivere il rapporto con il proprio cane e gatto nel rispetto della loro natura: 1. Una routine prevedibile e il giusto riposo fanno bene a entrambi: orari regolari per pasti, uscite e riposo danno struttura alla vita con il proprio pet, che potrebbe vivere male i cambiamenti improvvisi. 2. Lasciamo che il cane annusi con calma: la passeggiata è il “tempo del cane”, non solo il nostro. L’esplorazione olfattiva è per lui un’attività mentale appagante e rilassante. Per noi può diventare un momento di lentezza e presenza, senza distrazioni come lo smartphone. 3. È il gatto a scegliere il contatto: invitiamolo, ma non forziamo coccole o prese in braccio. Rispettare i suoi tempi rende la relazione più serena e il contatto, quando arriva, più autentico. Garantiamogli sempre una via di fuga e dei punti alti da cui osservare. 4. Impariamo a leggere i segnali di disagio e confrontiamoci con il veterinario: nel cane: sbadigli fuori contesto, leccarsi il naso, orecchie indietro, coda fra le gambe e sguardo distolto. Nel gatto: coda che sbatte, orecchie ruotate, pupille dilatate, irrigidimento. Riconoscerli evita incomprensioni e ci rende più attenti, anche verso noi stessi. 5. Gli animali non sono i nostri terapeuti: Cani e gatti percepiscono il nostro stato emotivo, e lo stress del proprietario può riflettersi sul loro. Possono essere un grande sostegno, ma non devono diventare l’unico. Se attraversiamo un momento difficile, chiedere aiuto a un professionista fa bene a noi e a loro. 6. Evitiamo l’overfeeding: non è una dimostrazione d’affetto. Avanzi dalla tavola o snack “di consolazione” rischiano di trasferire sull’animale le nostre abitudini emotive con il cibo. Vogliamo loro bene se garantiamo un’alimentazione completa e adatta alla specie: il gatto, ad esempio, è un carnivoro stretto. I premi vanno usati con misura, come parte del gioco e dell’educazione. 7. Giochiamo secondo la loro natura: per il cane: attività olfattive, ricerca di bocconcini, riporto. Per il gatto: sessioni brevi che simulino la caccia (agguato, inseguimento, cattura finale). 8. Pochi minuti al giorno di gioco condiviso riducono la noia per loro e lo stress per noi: coltiviamo la loro autonomia. Abituiamoli gradualmente a restare da soli ed evitiamo saluti troppo carichi in uscita e al rientro. Un legame sano non è un legame di dipendenza. 9. Il cane è un “ponte sociale”, ma rispettiamone il carattere: facilita gli incontri e le conversazioni, ma non tutti i cani amano socializzare con altri cani o con sconosciuti. Chiediamo sempre prima di far avvicinare il nostro animale. 10. Accessori solo se servono: un cappottino può essere utile a un cane a pelo corto o anziano al freddo. Vestiti, passeggini e travestimenti “per gioco” rispondono ai nostri desideri, non ai loro bisogni.


SAFARI PARK CELEBRATO IL MEZZO SECOLO DEL PARCO CON UNA GIORNATA DI INCONTRI DEDICATA AL BENESSERE ANIMALE, ALLA BIODIVERSITÀ E ALL'EVOLUZIONE DEI MODERNI GIARDINI ZOOLOGICI. OGGI IL SAFARI PARK ACCOGLIE 170.000 VISITATORI ALL'ANNO E OSPITA CIRCA 500 ANIMALI APPARTENENTI A 150 SPECIE.

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IL SAFARI PARK DI POMBIA FESTEGGIA 50 ANNI DI STORIA TRA CONSERVAZIONE E SGUARDO AL FUTURO


Il Safari Park di Pombia ha festeggiato venerdì 24 luglio il suo 50° anniversario con un momento istituzionale e un ricco programma di incontri aperti al pubblico dedicati alla divulgazione scientifica, al benessere animale e alla conservazione della biodiversità. Le celebrazioni hanno riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e del mondo zoologico italiano per ripercorrere l'evoluzione del Parco: nato nel 1976 come uno dei primi zoo safari del Nord Italia grazie alla visione di Angelo Lombardi, il Safari Park è oggi una delle principali realtà zoologiche e ricreative del Paese, capace di coniugare safari in auto, parco faunistico pedonale e area divertimenti in un'unica esperienza. Introdotti e guidati da Nadia Mantovani, responsabile della didattica del Parco Faunistico Le Cornelle, sono intervenuti: Charlen De Rocchi, in rappresentanza del Gruppo Sant’Eleonora 1924, proprietario del Safari Park di Pombia; Nicola Arlunno, sindaco di Pombia; Pietro Palmieri, Consigliere con Delega a Viabilità, Lavori pubblici, Verde e manutenzioni (area nord-est), Rapporti istituzionali con Enti Parco della Provincia di Novara; gli assessori della Regione Piemonte Marina Chiarelli (Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili), Daniela Cameroni (Istruzione e Merito, Diritto allo Studio Universitario, Formazione professionale e Rapporti con le società a partecipazione regionale) e Matteo Marnati (Ambiente, Innovazione e Ricerca); oltre al presidente dell'UIZA – Unione Italiana Zoo e Acquari, Cesare Avesani Zaborra (con un videomessaggio). Hanno portato il proprio contributo anche Pietro Ciaccia, responsabile keeper del Parco, Andrea Mauri, medico veterinario della struttura e uno studente universitario che ha dedicato la propria tesi di laurea al Safari Park. Nel corso della giornata i keeper del Parco hanno accompagnato i visitatori in una serie di incontri divulgativi dedicati al training animale, agli arricchimenti ambientali, al ruolo delle voliere nella conservazione e al recupero degli animali provenienti da sequestri illegali, offrendo uno sguardo diretto sul lavoro quotidiano svolto per garantire il benessere degli esemplari ospitati. Dal 2022, con l'avvio della gestione in capo alla famiglia De Rocchi, il Safari Park ha avviato un percorso di rinnovamento caratterizzato da investimenti nelle strutture, nuovi habitat, potenziamento delle attività educative, apertura della Safari Beach, ampliamento dell'area divertimenti e introduzione di nuovi servizi per i visitatori. Oggi il Parco registra circa 170.000 visitatori ogni anno e ospita quasi 500 animali appartenenti a 150 specie tra mammiferi, uccelli, rettili e specie acquatiche. Particolare attenzione è dedicata alla tutela delle specie minacciate: il Safari Park partecipa a programmi di conservazione ex situ (EAZA Ex-situ Programmes) e sostiene progetti in situ a livello internazionale. Tra quelli più significativi figurano i programmi dedicati all'antilope addax, una delle antilopi più rare al mondo, all'asino somalo, specie classificata a rischio di estinzione e coinvolta in programmi coordinati di allevamento conservativo, all'antilope roana e all'elefante indiano, specie per la quale sono stati realizzati significativi investimenti infrastrutturali. Sul fronte della conservazione in natura, il Safari Park sostiene inoltre iniziative dedicate al cobra reale e alla tutela dei primati dell'Africa occidentale.


Negli ultimi tre anni il Safari Park ha realizzato dieci nuovi habitat, rafforzando il proprio impegno nel garantire elevati standard di benessere animale e nell'accogliere nuove specie, tra cui il leopardo melanico e un serval africano recentemente affidato al Parco dopo un sequestro. Tra gli ultimi risultati sul fronte della conservazione figura la nascita di due gufi siberiani, avvenuta nell'ambito di un programma internazionale di monitoraggio: un evento che rappresenta, ad oggi, l'unica riproduzione registrata in Italia.

Pietro Ciaccia, responsabile keeper Safari Park Pombia

Charlen De Rocchi (Gruppo Sant’Eleonora 1924) spiega: "Cinquant'anni sono un traguardo che racconta una storia importante, ma anche l'inizio di una nuova fase di crescita. Il nostro obiettivo è continuare a far evolvere il Safari Park valorizzando le sue tre anime – safari, parco faunistico e area divertimenti – unite da un unico filo conduttore: il rispetto per gli animali e la natura. In questi anni abbiamo investito in nuovi habitat, nel benessere animale e nell'offerta educativa, perché crediamo che un moderno giardino zoologico debba essere un luogo capace di emozionare, far conoscere e contribuire concretamente alla conservazione della biodiversità. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso questo percorso insieme a noi."

Proprietà e direzione di Safari Park con esponenti delle amministrazioni locali

IL GRUPPO SANT'ELEONORA 1924 Il Safari Park di Pombia fa parte del Gruppo Sant'Eleonora 1924, la più grande realtà italiana a conduzione familiare nella gestione di parchi zoologici, parchi divertimento, parchi acquatici e strutture ricettive. Con i parchi di Pombia (NO), Valbrembo (BG) e Fasano (BR), il Gruppo ospita complessivamente circa 200 specie animali ed è impegnato in numerosi programmi nazionali e internazionali dedicati alla conservazione delle specie minacciate. Nel 2024 ha registrato 32 milioni di euro di fatturato e ha investito 7 milioni di euro nel miglioramento delle strutture, nella realizzazione di nuovi habitat e nell'innalzamento degli standard di benessere animale. Il Gruppo impiega circa 900 collaboratori, tra keeper, veterinari, etologi, ricercatori e professionisti provenienti da tutto il mondo, collaborando stabilmente con università, enti scientifici e giardini zoologici europei per attività di ricerca, formazione e conservazione della biodiversità. L'ingresso del Safari Park di Pombia nel Gruppo, avvenuto nel 2022, ha dato impulso a un importante piano di sviluppo che ha portato al rinnovamento delle aree faunistiche, all'ampliamento delle attrazioni e dei servizi, al potenziamento delle attività educative e alla realizzazione della Safari Beach, consolidando il Parco come una delle principali realtà zoologiche e ricreative del Nord Italia. 70

Charlen e Wiren De Rocchi (Gruppo Sant’Eleonora 1924) spiega: "Cinquant'anni sono un traguardo che racconta una storia importante, ma anche l'inizio di una nuova fase di crescita. Il nostro obiettivo è continuare a far evolvere il Safari Park valorizzando le sue tre anime - safari, parco faunistico e area divertimenti - unite da un unico filo conduttore: il rispetto per gli animali e la natura. In questi anni abbiamo investito in nuovi habitat, nel benessere animale e nell'offerta educativa, perché crediamo che un moderno giardino zoologico debba essere un luogo capace di emozionare, far conoscere e contribuire concretamente alla conservazione della biodiversità. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso questo percorso insieme a noi”.


L’URANIO DI NOVAZZA

ADESSO FA

PIÙ GOLA Reveille Resources, società di esplorazione e sviluppo focalizzata sui principali giacimenti storici di uranio italiani, annuncia la nomina di Michael R. Pompeo a Presidente non esecutivo del Consiglio di amministrazione. La nomina diventerà effettiva al completamento delle consuete verifiche regolamentari previste per l’ingresso nel Board e avrà una durata iniziale di tre anni.

LA MINIERA SCAVATA DALL’ENI, DA CUI NON È MAI USCITO IL MINERALE URANIFERO, È STATA CHIUSA MOLTI ANNI FA DOPO LE VIVACI PROTESTE DELLA GENTE DEL POSTO E IN SEGUITO ALLA SCELTA ITALIANA DI RINUNCIARE AL NUCLERE DOPO L’INCIDENTE DI ČERNOBYL E IL FAMOSO REFERENDIM. MA VISTO IL RINNOVATO INTERESSE NAZIONALE PER LA COSTRUZIONE DI CENTRALI NUCLEARI, PER L’URANIO DI NOVAZZA ARRIVA MICHAEL POMPEO, EX SEGRETARIO DI STATO USA, NOMINATO PRESIDENTE DI REVEILLE RESOURCES, LA SOCIETÀ CHE PUNTA A ESPLORARE I GIACIMENTI TRA LE PROVINCE DI BERGAMO E SONDRIO.

Michael Richard Pompeo

Azionista di riferimento di Reveille è Zenith Energy, gruppo internazionale attivo, tra l’altro, nella produzione di energia da gas e da fonti rinnovabili, cofondato e guidato dal genovese Andrea Cattaneo e quotato sul London Stock Exchange e su Euronext Growth Oslo. Reveille è nata nel 2026 dallo scorporo delle attività italiane nell’uranio di Zenith, che ne è oggi il primo azionista con circa il 25% del capitale. Tra i principali azionisti figura inoltre Ajax Resources Plc, società di esplorazione e sviluppo di risorse naturali quotata sull’Aquis Stock Exchange, mercato britannico per società ad alta crescita controllato dal gruppo svizzero SIX, fondata e guidata da Ippolito Ingo Cattaneo, Amministratore esecutivo di Reveille. Ajax detiene circa il 15% del capitale della società. Mike Pompeo è stato il 70° Segretario di Stato degli Stati Uniti dal 2018 al 2021 e, in precedenza, direttore della CIA tra il 2017 e il 2018. Prima di entrare nell’amministrazione federale è stato per tre mandati deputato al Congresso per il Kansas. Ufficiale dell’esercito statunitense, si è diplomato primo del suo corso all’Accademia militare di West Point e si è poi laureato in legge ad Harvard. Come Presidente, Pompeo avrà il compito di indirizzare il Consiglio di amministrazione e di accompagnare la crescita di Reveille. In particolare, contribuirà al posizionamento della società sui temi della sicurezza energetica e delle filiere delle materie prime critiche e del combustibile nucleare, al dialogo con il Governo e le istituzioni italiane e ai rapporti con investitori istituzionali e partner strategici, oltre a supportare il board nella valutazione di nuove opportunità in Italia e in altri Paesi europei e occidentali.

L’ingresso di Pompeo arriva in una fase in cui l’Italia è tornata a discutere del ruolo dell’energia nucleare nel proprio mix energetico. I due progetti esplorativi di Reveille, Novazza (Valgoglio, in provincia di Bergamo) e Val Vedello (Piateda, in provincia di Sondrio), sono tra i giacimenti di uranio più noti del Paese e sono stati oggetto, fino alla metà degli anni Ottanta, di significative attività di esplorazione e sviluppo da parte di AGIP Nucleare. Tali attività non hanno comportato la produzione di uranio. Mike Pompeo, Presidente di Reveille Resources, ha dichiarato: “La sicurezza energetica è sicurezza nazionale. L’Europa non potrà garantirsi il proprio futuro energetico continuando a dipendere da altri per le materie prime che lo rendono possibile, e l’uranio non è una materia prima come le altre: è un metallo strategico.

Il rinnovato interesse dell’Italia per il nucleare è un segnale importante. Reveille non promette una produzione immediata: il compito oggi è esplorare in modo responsabile e capire che cosa sia possibile, partendo da una base solida, decenni di lavoro svolto in passato dal gruppo ENI. Da italoamericano con radici in Abruzzo, sono particolarmente orgoglioso di contribuire a questo percorso e a un dialogo costruttivo con le istituzioni e i territori italiani”. Ippolito Ingo Cattaneo, Amministratore esecutivo di Reveille Resources, ha aggiunto: “Siamo onorati che Mike Pompeo abbia scelto di entrare in Reveille in un momento così importante per la società. Fin dai primi incontri ha colto il valore degli investimenti fatti in passato a Novazza e Val Vedello e la portata della svolta in corso nel dibattito energetico italiano”. Per una realtà delle nostre dimensioni, la sua scelta è un riconoscimento forte del potenziale di questi progetti, che intendiamo sviluppare, nel rispetto delle autorizzazioni necessarie, in stretto dialogo con le comunità locali e le istituzioni.

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LA VOCE DEL

CAVALLO GRANDE SUCCESSO PER LA TERZA EDIZIONE: DUE GIORNATE NELLA NATURA CON LA FONDAZIONE GIUSI PESENTI CALVI, AD ALZANO LOMBARDO IN SCENA L’HOBBY HORSING E IL CONCORSO DI ATTACCHI DI TRADIZIONE Esemplari di razza, carrozze d'epoca, cavallucci di pezza all'opera, tra giochi e prove di destrezza: è stata un successo la terza edizione de "La voce del cavallo", l’iniziativa culturale e ludica presentata dalla Fondazione Giusi Pesenti Calvi ad Alzano Lombardo (BG), che quest’anno si è svolta in due giorni - tra sabato 26 presso l’antico Belvedì, sede della Villa della Fondazione, e domenica 27 settembre al Parco di Montecchio - con eventi per tutta la famiglia e gli appassionati, a ingresso libero. Sono stati protagonisti i giovani, con i laboratori con i ponies e la prima prova di Hobby Horsing, l’attività che simula prove equestri, come corsa, salto e dressage con cavallucci di pezza, mentre la domenica è andato in scena il tradizionale concorso internazionale di attacchi della tradizione, tra prove di destrezza ed estetica cavalleresca, con cavalli di razza e carrozze in stile ottocentesco e di primo Novecento.


LA VOCE DEL CAVALLO Organizzata con il patrocinio del Comune di Alzano Lombardo, nell’ambito dell’Anno dello Sport alzanese, la Fondazione ha voluto così ricordare la memoria della famiglia Pesenti e della tradizione equestre del territorio, con uno sguardo speciale al benessere e lo sport, all’educazione dei più giovani. L’evento è stato dedicato all’incontro con la bellezza e la forza empatica del cavallo, animale che ha ricoperto un ruolo prezioso per la famiglia, in luoghi significativi per la storia del territorio, di grande valenza ambientale e paesistica. Infatti, il Parco di Montecchio, storica sede del Circolo ippico Bergamasco, fu casa del prestigioso allevamento Pesenti per la selezione del Cavallo da Sella Italiano; mentre al Belvedere risiede la Fondazione, dove nella casa museo del dott. Pesenti Calvi si conservano ancora le finiture e gli attacchi della tradizione di famiglia. «Con questa iniziativa istituzionale vogliamo rinforzare il forte legame della Fondazione con la città di Alzano Lombardo, con le associazioni territoriali che collaborano fattivamente alla complessa gestione dell’evento, da Pro Loco Alzano alla Protezione Volontaria Civile, con il coinvolgimento inoltre dei giovani del progetto ‘CPG-Ci pensano i giovani’, gestito dalla Fondazione stessa con la collaborazione educativa della Cooperativa Aeper”, ha affermato Mariangela Carlessi, presidente della Fondazione.

Tra l’ansa del torrente Diebra, sui prati e le balze del Belvedì (in via Olera), la manifestazione è iniziata sabato 26 settembre con gli eventi dedicati ai bambini e ai ragazzi: giovani e giovanissimi hanno fatto amicizia con i ponies e mini ponies di Little Ranch (di Calcinate), in compagnia di simpatici alpaca. A seguire il divertimento della prima edizione della prova di Hobby Horsing, una disciplina sportiva già celebre nel Nord Europa, qui ancora poco conosciuta, che affonda le proprie origini nella tradizione plurisecolare dei giochi dei fanciulli: una piccola “cavalcatura” con il cavallino di pezza con bastone, sempre stimolo di giochi ed avventure. I giovani partecipanti hanno giocato e saltato con cavallini fantasiosi realizzati dal laboratorio Trotta Trotta Cavallino, organizzato dalla Fondazione questa estate. Le prove di corsa, ostacoli, cross country si sono svolte nella cornice naturalistica del Belvedì, tra balle di fieno e canne di bambù, nelle aree prossime al frutteto e al giardino sensoriale. Dal gioco alla memoria, domenica 27 settembre l'appuntamento è stato alla Rotonda alberata del Parco Montecchio, per il concorso internazionale dedicato agli attacchi di tradizione, con carrozze d’epoca. Ad inaugurare la giornata è stata la sfilata curata dal prestigioso Gruppo Italiano Attacchi, con modelli che arrivano a noi dalla fine dell’Ottocento sino ad attacchi novecenteschi. Nel pomeriggio, si sono svolte le prove, a cominciare dalla classica Routier (o prova di campagna) e la prova di maneggevolezza, estremamente impegnative per cavalli e conducenti, superate con grande bravura: al centro della scena gli splendidi cavalli, le carrozze e i protagonisti abbigliati secondo l’epoca. 74


FIERACAVALLI RAFFORZA IL SUO IMPEGNO PER IL BENESSEREDEL CAVALLO CON HEALTHCARE & LEISURE

LA 128ª EDIZIONE DELLA MANIFESTAZIONE È A VERONAFIERE DAL 5 ALL’8 NOVEMBRE DAL 5 ALL’8 NOVEMBRE IL PADIGLIONE 4 DI FIERACAVALLI OSPITA L’HORSE FRIENDLY ARENA E ATTIVITÀ DEDICATE ALL’ADDESTRAMENTO ETOLOGICO E ALLA RELAZIONE MILLENARIA CHE LEGA UOMO E CAVALLO: DALLA FORMAZIONE ALLE TERAPIE ASSISTITE, FINO AL TURISMO EQUESTRE.

Fieracavalli, manifestazione di riferimento del panorama equestre internazionale, si impegna da sempre nella diffusione di un approccio più consapevole all’equitazione, mettendo al centro di tutte le sue attività il benessere del cavallo. Una scelta che si traduce in interventi concreti per garantire agli animali condizioni adeguate anche durante la quattro giorni della rassegna: dalle nuove scuderie del Padiglione 5, pensate per garantire condizioni adeguate di riposo e preparazione, al sistema di percorsi riservati che collega i box ai padiglioni, fino alla Fieracavalli App, attraverso cui è possibile segnalare in tempo reale eventuali situazioni di disagio grazie al QR Code presente su ogni box. L’attenzione per il benessere animale coinvolge anche chi vive la fiera, con regole e comportamenti precisi da seguire stabiliti dal Codice Etico di Fieracavalli che, sviluppato insieme a Fondazione Islander, definisce precise indicazioni sia per visitatori che per amazzoni e cavalieri - prediligendo, dove possibile, l'utilizzo di filetto e collare, bosal o capezza - affinché la sicurezza e il rispetto dei cavalli siano parte integrante dell’esperienza fieristica.

Questo percorso continua anche per la 128ª edizione, in programma a Veronafiere dal 5 all’8 novembre, che - oltre a proporre discipline in col-


CONOSCERE IL CAVALLO E COSTRUIRE UNA RELAZIONE CONSAPEVOLE Conoscere il comportamento degli animali, riconoscerne le necessità e rispettarne i tempi sono le basi su cui costruire un rapporto di fiducia. Sono questi i principi che guidano il programma del Padiglione 4 che, accanto ad approfondimenti su mascalcia, osteopatia, preparazione fisica e alimentazione, propone dimostrazioni di equitazione consapevole grazie all’Horse Friendly Arena. All’interno del ring di Healthcare & Leisure, infatti, Luca Moneta, il Team italiano istruttori Parelli, il Gruppo Italiano École de Légèreté, Chiara Anglini e

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Fausto Sturaro mostreranno a professionisti e appassionati differenti approccio all’addestramento etologico, mettendo a confronto tecniche e modalità di lavoro. Il rapporto con l’animale diventa fondamentale anche nella formazione della nuova generazione di atleti, al centro del nuovo progetto Fieracavalli Campus, pensato per affiancare alla preparazione sportiva un approccio basato sulla conoscenza, sul rispetto e sulla corretta gestione. Il programma coinvolge anche l’Università degli Studi di Padova, che sta sviluppando protocolli per il benessere del cavallo sportivo e linee guida per un addestramento etico in questo campo.


OLTRE L’EQUITAZIONE: IL CAVALLO COME RISORSA DI CURA E CRESCITA Healthcare & Leisure apre anche una riflessione su come il rapporto con l’animale possa accompagnare percorsi di cura e prevenzione, ma anche sostenere la crescita e le relazioni interpersonali. Nel Padiglione 4 di Fieracavalli sarà quindi possibile scoprire alcune delle attività che la manifestazione porta avanti da anni, come quella con l’Ospedale Santa Giuliana, realtà veronese impegnata nelle attività e nelle terapie assistite con gli animali, dove il cavallo diventa uno strumento di inclusione e sviluppo dell’autonomia. L’appuntamento con la 128ª edizione di Fieracavalli è a Verona dal 5 all’8 novembre. www.fieracavalli.it


IL SORRISO

DI STEFI

NASCE A BERGAMO L’ASSOCIAZIONE “IL SORRISO DI STEFI” AIUTI ALLA RICERCA E SOSTEGNO CONCRETO AI MALATI DI SLA E AI CAREGIVER

“Durante questo percorso – testimonia Alessandro Eynard, presidente della neonata associazione - la nostra famiglia ha potuto sperimentare quanto sia importante una rete fatta di strutture cliniche all’avanguardia, medici e professionisti di elevata competenza, amici, volontari e persone capaci di offrire un supporto concreto. Allo stesso tempo è emerso in modo evidente quanto possa essere complesso orientarsi tra i servizi, i percorsi sanitari, gli aspetti burocratici e i bisogni quotidiani che una malattia neurodegenerativa porta con sé”. L’associazione “Il sorriso di Stefi” si prefigge di condurre le proprie attività coniugando i valori che Stefania ha testimoniato con il suo modo di vivere: solidarietà, rispetto della persona, attenzione ai bisogni concreti, fiducia nella ricerca scientifica e convinzione che nessuno debba affrontare un percorso così complesso da solo”.

La SLA - Sclerosi Laterale Amiotrofica, patologia neurodegenerativa che determina la progressiva paralisi dei muscoli volontari compromettendo funzioni vitali per l’organismo, richiama la necessità di creare una rete di sostegno alle persone che ne sono colpite e ai familiari che vivono la difficile esperienza della vicinanza e dell’assistenza, alimentando nel contempo la ricerca scientifica e gli studi clinici sull’approccio terapeutico. Con questi obiettivi nasce l’associazione “Il sorriso di Stefi”, fondata da Alessandro Eynard, insieme ai figli Margherita, William e Ilaria, per trasformare la dolorosa esperienza personale vissuta accanto alla moglie Stefania Lupo, venuta a mancare nell’aprile 2026, in aiuto concreto e risposta a bisogni che si manifestano con la comparsa della malattia.Il carattere solare e la grande dignità che hanno accompagnato il lungo percorso terapeutico di Stefania, che ha scelto di essere parte attiva delle cure a cui si sarebbe sottoposta per conservare la propria autonomia il più a lungo possibile, hanno reso consapevoli i suoi familiari della necessità di offrire un punto di riferimento per chi affronta la SLA e altre malattie neurodegenerative.

IMPEGNATA SU DUE FRONTI I progetti dell'associazione si svilupperanno in due direzioni. Da un lato, il sostegno alla ricerca sulla SLA fornendo supporto e collaborazione all’IRCCS Maugeri Milano, Istituto Besta e Politecnico di Milano, realtà già impegnate in studi avanzati sull’individuazione dei pattern che provocano la malattia. La seconda attività hs l’obiettivo di supportare i caregiver delle persone malate di SLA, chiamati a rispondere alle necessità nella gestione quotidiana del familiare preso in carico e che di fatto entrano a fare parte di una équipe multidisciplinare preposta all’accudimento. La complessità e il tempo richiesto per garantire questo tipo di assistenza rendono indispensabili soluzioni di sollievo nei confronti dei caregiver, che l’associazione “Il sorriso di Stefi” ritiene praticabili attraverso assistenza da un punto di vista psicologico, legale, fiscale e assicurativo. L’obiettivo è quello di promuovere iniziative e convenzioni con soggetti terzi che possano essere di aiuto ai caregiver supportandoli non solo da un punto di vista psicologico ma anche mediante l’erogazione di servizi di consulenza legale, fiscale e previdenziale legati al mondo delle disabilità, promuovendo altresì la stipula di apposite coperture assicurative di tutela dei caregiver stessi. (Per info: www.ilsorrisodistefi.org) 79


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Prosegue la collaborazione con Luca Ruggeri, da un lato il suo percorso con la malattia, di fronte i suoi ricordi e alcune riflessioni sulla vita.

SECOND LIFE AGAIN di Luca Ruggeri

DIVENTERÒ NONNO Mia figlia mi ha proibito di divulgare la notizia fino ai tre mesi di gravidanza, ma io vorrei dirlo a tutto il mondo. Nonostante lo abbia promesso, mi lascio andare e alle persone più vicine e importanti lo dico. Agli amici più vicini mando un video con l’ecografia. Gli amici sono tutti felici, condivido la mia gioia con loro. Ho degli amici fantastici, vengono spesso a trovarmi e sono sempre pronti ad aiutarmi. L’amicizia vera è una cosa meravigliosa. Siamo amici da quarant’anni e sono quarant’anni che ci divertiamo. Nonostante la mia malattia ci riusciamo anche adesso. Prima della pandemia ci trovavamo spesso a casa mia, pranzo o cena era uguale, bastava stare insieme. Giro la notizia che diventiamo nonni anche alle mie care zie e ai miei cugini. Mi dicono che sono fortunato. I miei parenti mi sono molto vicini, mi vogliono bene e non vedono l’ora di dimostrarlo in ogni occasione. Passano alcuni giorni e scopriamo che sarà un maschietto, è vero, preferivo una nipotina, ma non cambia nulla, so che vorrò bene a questo nipote come fosse mio figlio.

Luca Ruggeri malato di SLA dal 2015. Non può mangiare, non può bere, non può parlare, non può compiere più alcun movimento volontario e muove solo gli occhi che gli consentono di comunicare con un tablet oculare e con il quale scrive.

L’ebook è disponibile su: https://www.librerie. coop/ libri/ 9791281546714- il-gatto-del-presidente-multimage/

Il ricavato dalle vendite del libro è destinato all’Associazione Viva la Vita Italia 80

SE RINASCO... Qualche settimana fa ho assistito su un canale tv regionale, ad una intervista a una ragazza alla quale durante la manifestazione di Bologna, che poi è finita in disordini e guerriglia, hanno distrutto l’auto che era parcheggiata vicino ai luoghi dei disordini. Ebbene questa ragazza in lacrime ha rivelato durante l’intervista che non aveva ancora finito di pagarla, e che non aveva la possibilità economica di comprarne un altra essendo la sua non assicurata contro gli atti vandalici proprio per ragioni economiche. Se rinasco vorrei fare il celerino ma non graduato, vorrei essere nella mischia della guerriglia, vorrei sentire le ossa di questi delinquenti scricchiolare sotto i colpi del mio manganello! Questi manifestanti violenti che il più delle volte non sanno nemmeno i motivi della manifestazione, si comportano come dei barbari, spaccano e incendiano tutto quello che trovano sia esso un bene pubblico che un bene privato! Poi fanno gli eroi e si vantano del danno che hanno arrecato, in pratica chi più spacca e incendia di più, viene considerato un eroe, poi naturalmente toccherà ai cittadini che pagano le tasse rimediare! Non è possibile ormai fare una manifestazione giusta e pacifica.


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