Le nostre città stanno attraversando un periodo molto difficile. Si percepisce un timore diffuso ad avere rapporti con il prossimo e mai come oggi succede di camminare per strada in modo guardingo cercando di capire se, di quello che mi viene incontro, ci si può fidare o è meglio scansarlo. Le Forze dell’Ordine non riescono a tenere sotto controllo il territorio e assitiamo a rapine, scippi, violenze e spaccate ai negozi, per non parlare dei delinquenti al volante di auto, monopattini, scooteroni che, ubriachi o meno, diventano potenziali criminali... Ci sono giovani più o meno sbandati, più o meno integrati, che vivono ai margini senza prospettive. Le carceri sono al collasso e non possono caricarsi di altri ospiti che vengono troppo spesso rilasciati come se niente fosse...
La soluzione giusta non è certo epurare e rispedire tutti a casa loro come ha fatto Trump. Ce li vedete in Italia poliziotti che vanno di casa in casa ad arrestare i clandestini con il Parroco che li difende?
Le migrazioni dai paesi poveri ci sono sempre state e non cesseranno solo perché un ministro decide di attuare il blocco navale. Se voi foste nati in un paese dove non c’è l’acqua e il cibo è un miraggio quotidiano, probabilmente cerchereste di recarvi altrove, dove poter vivere un po’ meglio. Tanti ragazzi stranieri si spaccano le ossa pedalando e rischiando la pelle, per pochi euro al giorno, consegnando pasti a chi può permetterselo. Se preferiscono quella vita, comunque non facile, vuol dire che al loro paese si fa la fame o, peggio ancora, si scappa dalle bombe. Il fenomeno è sempre stato globale e ad ogni latitudine del pianeta, ci sono stati e sempre ci saranno, flussi di migranti dai paesi poveri verso quelli più ricchi.
La strada seguita da alcuni Stati insegna che organizzare i flussi migratori in maniera seria, e non “alla Carlona” come accade da noi, possa tradursi in una crescita del PIL. Bisogna cambiare il modo di pensare agli immigrati che, da strumenti in mano alla delinquenza, da mantenere poi nelle patrie galere, devono diventare davvero una risorsa. Se però continua ad entrare chi vuole, senza un controllo, come accade da decenni nel nostro Paese, ci ritroveremo sempre di più con problemi crescenti e tensioni razziali. Se è vero che ogni anno all’Italia servirebbero 200mila nuovi cittadini, invece di raccogliere le salme in mare o di mettere in un campo di concentramento chi arriva clandestinamente, pagando fior di soldi agli scafisti, andiamoceli a prendere.
Partono dalla Libia? Bene mandiamo una nave da crociera ad accoglierli, li selezioniamo, li visitiamo, e diamo accesso a quelli che possiamo sistemare. Un permesso di soggiorno temporaneo, un corso di lingua e di educazione civica prima di un avviamento al lavoro, obbligatorio per avere un alloggio. Avremmo le maestranze di cui le nostre aziende hanno sempre più bisogno e che contribuirebbero a pagare il welfare. Bisogna investire per favorire quell’integrazione che se manca genera problemi di devianza, di disagio e pericoli per la comunità. Gli sbandati vanno recuperati dai marciapiedi e assicurati in strutture che se ne possono occupare. Meglio investire in questa direzione piuttosto che ampliare le carceri per fare sempre più posto a delinquenti, spesso giovanissimi, che cresceranno violenti. Decine di operatori, psicologi, medici e volontari lottano su questo fronte che è la sola direzione per prevenire la confluenza tra clandestini e criminalità, variamente organizzata. E visto che “aiutiamoli a casa loro” non ha funzionato, adesso dobbiamo aiutarli a casa nosta. V.E.Filì
EVENTI
Cornaro Gioielli,: ‘Tu sei un’isola” pag. 5
BCC MILANO
Cresce l’impegno per il sociale
NEW ENTRY
Paolo Agnelli è il nuovo Presidente di Promoberg
pag. 8
IN REGIONE
Simona Tironi: esportare il modello Brescia in Lombardia
MASERATI
Nel segno del Tridente tra memoria e libertà
pag. 10
pag. 12
DIFSTORE
L’azienda che distribuisce i giornali ha cambiato pelle
pag. 30
BUON GUSTO
Il maestro pasticcere Jordi Puigvert, protagonista da MINETTI1980
pag.
ADELINA UNGUREANU
In arrivo una star del Volley
pag. 60
LA MOSTRA 2
Giorgio De Chirico al Castello di Desenzano del Garda
pag. 66
VACANZE
Oasi Dynamo nel cuore dell’appennino
pag. 72
pag. 20
FESTIVAL PIANISTICO
Elena Gevorgyan alla prima del 63° Festival Pianistico BS-BG
pag. 38
CHRISTO
Morto dieci anni fa: grazie a lui abbiamo camminato sul lago
pag. 48
ACCADEMIA
Il giuramanto degli allievi dell’Accademia della Guardia di Finanza
pag. 62
SALUTE
Difendiamoci dallo smog
pag. 68
PRINCIPE DI NAPOLI
Luigi Ferrara ci accompagna nel cantiere del Principe di Napoli pag. 24
VILLA S.APOLLONIA
Correre insieme: il valore dell’in clusione al Soap Box Rally pag. 42
LAGO D’ISEO
4 itinerari per scoprirne i panorami mozzafiato
pag. 52
LA MOSTRA 1
Luigi Ravasio, l’intuizione e il metodo da Fondazione Creberg pag. 64
ANIMALI
I gatt e il potere delle fusa
pag. 76
VACANZE
Sempre di più quelli che scelgono le vacanze in barca
pag. 70
Italia invisibile documentario sulle periferie dimenticate
TU SEI UN’ISOLA
IL SOGNO FIRMATO CORNARO GIOIELLI
L’arrivo della nuova stagione porta con sé uno degli appuntamenti più attesi della nostra città: l’evento spring/summer firmato Cornaro Gioielli. Il 9 maggio infatti, nella storica gioielleria di via Camozzi 44, affezionati clienti ed amici hanno preso parte all’evento speciale dedicato all’universo poetico e senza tempo di Chantecler. Ispirato all’opera di Roberto di Alicudi “Tu sei un’isola”questo appuntamento ha voluto interpretare la nuova collezione Chantecler: un invito alla libertà, all’identità più autentica e luminosa.
Proprio come Capri: non solo destinazione iconica, ma luogo dell’anima, laboratorio creativo e rifugio di artisti e visionari. Un’isola capace nei secoli di conquistare spiriti indipendenti, da Tiberio a Diefenbach, fino a Pietro Capuano, anima ispiratrice di Chantecler. Per un giorno, l’atmosfera caprese ha così avvolto il “cuore” di Cornaro Gioielli tra suggestioni mediterranee e dettagli scenografici dal gusto contemporaneo. Il fil rouge dell’allestimento è stato l’arancio, colore solare ed esplosivo, esaltato ulteriormente da vasi a forma di conchiglia, agrumi, limoni e richiami marini.
Le vetrine, impreziosite da borse e dettagli rétro-futuristi ispirati agli Anni ’50, hanno accompagnato gli ospiti in un viaggio elegante e sognante. Cocktail mattutino e un raffinato aperitivo pomeridiano hanno scandito una giornata vissuta nel segno della convivialità, tra sorrisi, incontri e grande partecipazione. Protagoniste assolute le nuove creazioni Chantecler: gioielli romantici e gioiosi, ispirati all’iconica Campanella che da oltre ottant’anni racconta la magia di Capri. Creazioni pensate per essere mixate, abbinate, vissute ogni giorno con stile personale e raffinata leggerezza. A rendere ancora più speciale il legame tra Chantecler e Cornaro Gioielli, una storia di famiglia nel segno della tradizione e passione autentica per il gioiello, inteso come emozione da custodire e tramandare. Agli invitati è stato infine donato un piccolo ventaglio dal gusto chic, omaggio dedicato alle estati capresi e al desiderio di leggerezza che accompagna ogni nuova stagione. Un periodo da vivere con allegria e tranquillità, l’augurio più sincero che la famiglia Cornaro ha voluto rivolgere a tutti nel segno di un’estate magica.
AGNELLI IN FIERA
PAOLO AGNELLI, IMPRENDITORE BERGAMASCO, FIGURA DI RIFERIMENTO DEL SISTEMA PRODUTTIVO DEL TERRITORIO, DA ANNI ATTIVO NEL MONDO ASSOCIATIVO E INDUSTRIALE, È IL NUOVO PRESIDENTE DI PROMOBERG.
Paolo Agnelli, chiamato a guidare il nuovo corso dell’ente, porta in Promoberg una consolidata esperienza manageriale e una profonda conoscenza dell’ecosistema bergamasco, maturate attraverso incarichi di rilievo nel mondo imprenditoriale e associativo. Da sempre impegnato nel rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni e comunità economica locale, si è distinto per la capacità di coniugare visione strategica, sviluppo industriale e attenzione al territorio, accompagnate da una forte sensibilità verso gli scenari economici e produttivi internazionali.
PAOLO AGNELLI
LA
NOMINA È AVVENUTA ALL’UNANIMITÀ
NEL CORSO
DELL’ASSEMBLEA DEI SOCI, RIUNITASI SUBITO
DOPO IL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE, CHE HA ESAMINATO L’ANDAMENTO GESTIONALE DEL PRIMO TRIMESTRE 2026, EVIDENZIANDO RISULTATI POSITIVI E IN LINEA CON LE PREVISIONI.
Internazionalizzazione, sviluppo del business fieristico B2B, valorizzazione del territorio e potenziamento infrastrutturale. Sono i pilastri dell’agenda del mandato mandato triennale di Paolo Agnelli all’indomani della nomina avvenuta all'unanimità nell'Assemblea dei Soci dell'11 maggio 2026.
“Ringrazio il Consiglio di Amministrazione e l'Assemblea dei Soci per la fiducia accordatami – dichiara il presidente Agnelli – Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità e con la consapevolezza del valore che Promoberg rappresenta per il nostro territorio. Sono onorato di raccogliere questa sfida e sono certo che, lavorando in squadra con una visione condivisa, faremo di questo ente un punto di riferimento ancora più solido e dinamico”.
Al centro della visione strategica del nuovo presidente, il rafforzamento del posizionamento internazionale della Fiera, attraverso l'apertura verso mercati esteri ancora inesplorati, l'incoming di buyer ed espositori stranieri e lo sviluppo di partnership già avviate con grandi player del settore come Koelnmesse di Colonia e BolognaFiere. L'obiettivo è fare di Promoberg uno strumento di politica industriale capace di competere ad armi pari con i principali poli fieristici europei.
Agnelli definisce Promoberg un patrimonio strategico per Bergamo e un motore economico vitale per il territorio, richiamando i numeri che oggi qualificano la Fiera di Bergamo: 27 manifestazioni all’anno, oltre un milione di visitatori e un indotto superiore agli 80 milioni di euro. La volontà è inoltre quella di consolidare il ruolo della Fiera come acceleratore di business “ibrido”, fisico e digitale, con una crescente attenzione alle manifestazioni B2B e a nuove filiere industriali, tra cui gomma e alluminio.
Sul fronte infrastrutturale, Agnelli guarda con determinazione al masterplan attualmente in valutazione da parte di Regione Lombardia, che prevede il raddoppio della superficie espositiva coperta da 13.000 a 26.000 metri quadrati, attraverso un investimento complessivo di 45 milioni di euro. Un'espansione resa ancora più strategica dalla posizione unica del quartiere fieristico, servito dal Milan Bergamo Airport, terzo scalo per ordine di importanza a livello nazionale e dai collegamenti ferroviari in sviluppo verso Orio al Serio.
Nel delineare la propria visione il presidente Agnelli pone l’accento sul valore del lavoro condiviso con imprese, associazioni di categoria e istituzioni. “Non sarò solo. Il mio stile di presidenza sarà improntato all’ascolto e alla collaborazione. Solo lavorando in squadra possiamo superare le sfide del mercato attuale”.
L’Assemblea dei soci ha inoltre approvato il bilancio 2025, che registra un risultato positivo pari a 103 mila euro, confermando il buon andamento della gestione e la solidità economica della società.Nel corso dell’Assemblea è stato rinnovato il Consiglio di Amministrazione, che passa da 9 a 11 membri, con l’obiettivo di rafforzare la rappresentanza delle realtà associative e consolidare la governance dell’ente.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione è presieduto da Paolo Agnelli, affiancato da Dario Tognazzi e Luca Pandolfi (Confindustria Bergamo), Cristian Botti, Gianpietro Rota (Confcommercio Bergamo) e Giovanni Andrioletti (FAI Bergamo), Renato Guatterini (ANCE Bergamo), Alberto Brivio (Coldiretti Bergamo), Patrizio Ricci (CNA Bergamo), Lorenzo Pinetti (Confartigianato Imprese Bergamo) e Lucio Moioli (Confcooperative Bergamo). Il CdA ha inoltre nominato il Comitato esecutivo, sempre presieduto da Paolo Agnelli e composto da Dario Tognazzi, Cristian Botti e Lorenzo Pinetti in qualità di consiglieri; come da statuto, il Comitato esecutivo non prevede la vicepresidenza.
NEL SEGNO DEL TRIDENTE TRA MEMORIA E LIBERTÀ
MERCOLEDÌ 6 MAGGIO SCUDERIA BLU MASERATI HA
RESO OMAGGIO A UN DOPPIO TRAGUARDO STORICO: IL CENTENARIO DEL SIMBOLO DEL TRIDENTE E I CENTO
ANNI DALLA NASCITA DI MARIA TERESA DE FILIPPIS
PRIMA DONNA A QUALIFICARSI PER UN GRAN PREMIO DI FORMULA 1 CON LA SUA MASERATI 250F
Certe storie attraversano il tempo perché riescono a parlare ancora al presente. È il caso del doppio centenario celebrato da Scuderia Blu Maserati nello spazio Daste di Bergamo: cento anni del Tridente Maserati e cento anni dalla nascita di Maria Teresa De Filippis, la prima donna a gareggiare in Formula 1. Due ricorrenze che si incontrano nello stesso punto: l’audacia di chi sceglie di andare oltre i confini del proprio tempo.L’evento ha trasformato la cultura automobilistica in un racconto più ampio, capace di intrecciare fotografia, memoria, identità e visione. Attraverso un’esposizione dedicata alla pilota napoletana, scomparsa nel 2016 a Scanzorosciate, il pubblico ha potuto ripercorrere una traiettoria umana e sportiva fuori dagli schemi, costruita in anni in cui il mondo delle corse non contemplava la presenza femminile. Ad aprire la serata sono stati gli interventi di Bruno Parolini, titolare di Scuderia Blu Maserati, di Laura Parolini, Responsabile Marketing della realtà bergamasca, di Elisa Weltert, General Manager South Europe di Maserati, e di Marco Berlanda, Assessore alle Politiche della Mobilità per lo sviluppo della rete di trasporto pubblico locale del Comune di Bergamo. Una presenza corale che ha dato all’iniziativa un valore non soltanto celebrativo, ma anche culturale e territoriale, capace di unire il mondo dell’ automotive, la memoria storica e il rapporto con la città.
Al centro Theodor Huschek, marito di Maria Teresa De Filippis
Da sx Bruno Parolini, Laura Parolini, Elisa Weltert, Marco Berlanda
Maria Teresa De Filippis non ha semplicemente guidato un’auto da corsa. Ha aperto una strada. Lo ha fatto entrando nel mondo delle gare quasi per sfida, vincendo già a ventidue anni la Salerno-Cava de’ Tirreni e imponendosi in un ambiente dominato dagli uomini. Negli anni successivi il legame con Maserati è diventato il simbolo stesso della sua carriera: prima con la 2000 A6GCS, poi con la leggendaria 250F privata con cui, nel 1958, riuscì a qualificarsi in Formula 1, entrando definitivamente nella storia dell’automobilismo mondiale. Nel racconto costruito da Scuderia Blu Maserati, quella vicenda sportiva assume oggi un valore culturale più profondo. La figura di Maria Teresa emerge come emblema di emancipazione, indipendenza e libertà personale. Una donna che, molto prima che il tema diventasse centrale nel dibattito contemporaneo, aveva già dimostrato che talento, disciplina e determinazione non appartengono a un genere. Accanto alla sua storia, l’altro protagonista della serata è stato naturalmente il Tridente Maserati. Nato nel 1926 dall’intuizione artistica di Mario Maserati, ispirato alla Fontana del Nettuno di Bologna, il simbolo della casa modenese è diventato uno dei marchi più riconoscibili dell’automobilismo internazionale. Dalla Tipo 26 guidata da Alfieri Maserati alla Targa Florio fino alle vittorie in Formula 1 con Juan Manuel Fangio, il Tridente ha costruito nel tempo un immaginario fatto di eleganza, competizione e innovazione tecnica.
Durante la serata, Laura Parolini, Responsabile Marketing Scuderia Blu Maserati, ha sottolineato il valore simbolico di questo anniversario condiviso: “Due storie di audacia, velocità ed eleganza”. A queste parole si è aggiunto anche l’intervento di Elisa Weltert, che ha ricordato come il 2026 rappresenti per Maserati l’anno del centenario del Tridente disegnato da Mario Maserati, evidenziando il legame speciale con Maria Teresa De Filippis, figura che ancora oggi incarna valori profondamente legati all’identità del marchio: audacia, passione e spirito pionieristico.
Anche Maserati oggi continua a custodire questa eredità, portando nella propria evoluzione industriale la stessa tensione verso il futuro che ha segnato la sua storia sportiva. Un’identità rimasta fedele alle proprie radici nella Motor Valley e capace, allo stesso tempo, di rinnovarsi senza perdere carattere. Il centenario del Tridente e quello di Maria Teresa De Filippis si incontrano così in una stessa immagine: la velocità come espressione di coraggio. Da una parte un marchio nato per competere, dall’altra una donna che ha scelto di non rallentare davanti ai limiti imposti dalla società del suo tempo.
BCC MILANO
CRESCE L’IMPEGNO PER IL SOCIALE
PRESENTATO IL BILANCIO SOCIALE 2025, CHE RACCONTA IL RAFFORZAMENTO DEL RUOLO DELLA BANCA COME ATTORE SOCIALE E HUB DI SOLIDARIETÀ TERRITORIALE, ANCHE GRAZIE ALL’AVVIO OPERATIVO DELLA FONDAZIONE BCC MILANO .
NEL 2025 2,6 MILIONI AL TERRITORIO
Nel 2025 BCC Milano ha destinato complessivamente 2,6 milioni di euro al sostegno del territorio, rafforzando il proprio ruolo di banca di comunità e attore sociale. È quanto emerge dal Bilancio Sociale 2025, presentato ieri sera all’Auditorium di Carugate davanti a una platea di oltre trecento persone, tra Soci, amministratori locali e rappresentanti del Terzo Settore. Il Bilancio Sociale racconta una banca capace di trasformare la propria solidità economica in valore sociale condiviso, a beneficio delle comunità locali. A sottolinearne il significato, nel corso della serata, è stato il presidente Giuseppe Maino, intervistato dal giornalista Pietro Saccò, responsabile de L’Economia Civile di Avvenire, che ha evidenziato il ruolo di BCC Milano come attore in grado di sostenere sviluppo economico, coesione sociale e qualità della vita dei territori, anche in una fase di incertezza economica e nuove fragilità.
UN EVENTO IN TRE MOMENTI: IL BILANCIO SOCIALE COME RACCONTO DI IMPATTO
Filo conduttore dell’evento è stato il Bilancio Sociale come strumento di restituzione concreta dell’impatto generato dalla Banca, tra mutualità, sostegno diffuso e nuove progettualità. La serata si è articolata in tre momenti distinti: un dialogo iniziale sul valore e sul significato dell’impegno sociale di BCC Milano, seguito da due tavole rotonde che hanno dato voce a esperienze e buone pratiche sostenute dalla Banca in ambiti chiave per la comunità. La prima tavola rotonda, dedicata al sostegno alla salute e alla ricerca medica, ha visto la partecipazione di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Francesco Locati, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e Giuseppe Giovanelli, direttore della Fondazione Angelo Custode di Bergamo. Il confronto ha affrontato il tema di una sanità che evolve oltre la dimensione clinica: dalle prospettive della ricerca sui trapianti, al ruolo degli ospedali come presidi civili del territorio, fino ai percorsi dedicati alle fragilità più complesse, in cui la qualità della vita diventa parte integrante della cura. La seconda tavola rotonda è stata invece dedicata a VIS, il progetto di crowdfunding sociale di BCC Milano, con un focus sull’inclusione come pratica quotidiana e sul diritto alla socialità come leva di benessere e autonomia. Attraverso esperienze che spaziano dalla cultura allo sport, sono emersi progetti capaci di generare relazioni, partecipazione e impatto reale nelle comunità locali. A portare la propria testimonianza sono stati Cinzia Collabolletta, presidente del Gruppo Amici del Sacro Cuore di Monza, Alessia Destefani, presidente, e Andrea Colombo, coach di ASD Volley Agrate.
Giuseppe Maino intervistato da Pietro Saccò
“Lanostraresponsabilitàcivile è trasformare la fiducia dei Soci e deiClientiinvalorecondiviso, sostenendolosviluppodeiterritori che ci affidano il loro futuro”. G. Maino
LA BANCA COME HUB
DI SOLIDARIETÀ TERRITORIALE
Nel corso del 2025 l’impegno di BCC Milano si è sviluppato su più fronti, confermandone il ruolo di hub di solidarietà territoriale. La Banca ha erogato oltre 1,5 milioni di euro a favore di 560 realtà locali, attive nei settori dello sport, della cultura e dell’assistenza, garantendo un sostegno capillare al tessuto associativo dei territori in cui opera.
IL RUOLO DELLA FONDAZIONE BCC MILANO E IL VALORE DELLA RESTITUZIONE
Il 2025 segna inoltre un passaggio storico per BCC Milano con l’avvio operativo della Fondazione BCC Milano, che ha incrementato in modo significativo il contributo sociale della Banca. Nei primi sei mesi di attività, la Fondazione ha già destinato 1,1 milioni di euro a 23 progetti ad alto impatto sociale. “La Fondazione è il braccio operativo della Banca verso i bisogni più urgenti delle comunità e delle associazioni”, ha dichiarato il presidente Giuseppe Maino. “In un momento di incertezza economica, la nostra missione non è fermarsi alla produzione di utili, ma costruire solidità per poter essere davvero solidali: gli utili sono un mezzo, ogni euro restituito al territorio è un investimento sulla qualità della vita e sulla salute della nostra comunità”. Tra Banca e Fondazione, il contributo complessivo al territorio nel 2025 raggiunge così i 2,6 milioni di euro.
RICAMBIO GENERAZIONALE
E ATTENZIONE AI GIOVANI
Il Bilancio Sociale 2025 conferma anche un forte focus sul rapporto con la Compagine Sociale, stakeholder primario di BCC Milano. In particolare, nel corso dell’anno la Banca ha investito sul passaggio generazionale, rilanciando il Gruppo BCC Young, la community dedicata ai Soci under 35. Il gruppo si è strutturato e ha sviluppato un articolato programma di eventi e incontri, diventando un potenziale punto di aggregazione per i circa 2.000 giovani Soci, di cui quasi 500 entrati nella Compagine nel solo 2025.
“Guardiamo ai giovani con grande attenzione – ha spiegato Maino – perché rappresentano il futuro del territorio e anche della Banca. Vogliamo offrire loro servizi adeguati per costruire il proprio futuro e opportunità di partecipazione per dare continuità al nostro progetto cooperativo”. A conclusione dell’evento, il presidente Maino ha ribadito la visione strategica di BCC Milano: “La nostra responsabilità civile è trasformare la fiducia dei Soci e dei Clienti in valore condiviso, sostenendo lo sviluppo dei territori che ci affidano il loro futuro”.
Dott.ssa Francesca Ghezzi, socia di Studio BNC, e Dott.ssa Caterina Lorenzi, CEO e Partner 4Ward Consulting
PASSAGGIO GENERAZIONALE NON SI GESTISCE. SI PREPARA.
In Italia, oltre l’85% delle imprese è a controllo familiare. Nei prossimi dieci anni, secondo l’Osservatorio AUB dell’Università Bocconi, circa un terzo delle medie imprese italiane affronterà un passaggio generazionale. Eppure, meno del 30% delle aziende di famiglia sopravvive alla seconda generazione, e solo il 12% arriva alla terza. Abbiamo parlato con Francesca Ghezzi, socia di Studio BNC, e Caterina Lorenzi, CEO e Partner di 4Ward Consulting, advisor Elite di Borsa Italiana.
Partiamo dal contesto. Le aziende che incontrate oggi come vivono il tema del ricambio generazionale?
Caterina Lorenzi: “Con più consapevolezza rispetto a cinque anni fa, ma ancora con troppo ritardo. La maggior parte degli imprenditori arriva a porsi il problema quando la pressione è già alta — l’età avanza, la famiglia inizia a fare domande, oppure arriva un’offerta dall’esterno. A quel punto il perimetro di manovra si è già ristretto. Il passaggio generazionale non si gestisce: si prepara, e la preparazione richiede anni, non mesi”.
Francesca Ghezzi: “Dal nostro osservatorio lo vediamo molto chiaramente. Le situazioni più critiche non sono quelle in cui manca un erede o c’è un conflitto familiare aperto. Sono quelle in cui l’azienda, pur performando bene, è costruita interamente attorno alla figura dell’imprenditore. Relazioni commerciali, decisioni operative, credibilità verso le banche: tutto passa da una sola persona. Quando quella persona si fa da parte — anche gradualmente — il sistema entra in tensione”.
Quali sono i segnali concreti di un’azienda non pronta alla transizione?
Caterina Lorenzi: “Tre su tutti. Il primo: i clienti chiave chiamano direttamente il fondatore, non l’azienda. Il secondo: la marginalità reale è difficile da leggere perché i processi non sono formalizzati. Il terzo — spesso il più sottovalutato — è l’assenza di una narrativa strategica: l’azienda sa cosa fa, ma non sa spiegare perché cresce, dove vuole andare, cosa la rende difendibile nel tempo. Questa opacità non è un problema solo per gli investitori esterni. È un problema per chiunque debba prendere il timone dopo il fondatore”.
Bergamo Via Mazzini, 4 - Tel. 035 2286999
Grumello del Monte (BG) Piazzetta Don Geremia Rota, 18 - Tel. 035 832026
Treviglio (BG) Viale A. De Gasperi, 14 (scala G) - Tel. 0363 419330 info@studiobnc.it
PASSAGGIO GENERAZIONALE NON SI GESTISCE. SI PREPARA.
Dott.ssa
Francesca Ghezzi, socia di Studio BNC, e Dott.ssa
Caterina Lorenzi, CEO e Partner
4Ward Consulting
Francesca Ghezzi: “E aggiungerei la governance. Nelle PMI familiari è spesso assente o puramente nominale. Chi decide, come, con quali regole: queste domande nelle aziende gestite direttamente dall’imprenditore non hanno risposta formale perché non ne hanno mai avuto bisogno. Ma quando cambia la guida, quella risposta diventa urgente”.
Come si interviene? Qual è il vostro approccio congiunto?
Francesca Ghezzi: “Il lavoro tra BNC e 4Ward parte dall’integrazione di due letture che spesso viaggiano separate: la dimensione strategico-operativa e quella societaria-finanziaria. Non sono sequenziali. Ha poco senso lavorare sulla struttura societaria se il modello di business non regge; e non ha senso rafforzare la crescita se la governance non la supporta”.
Caterina Lorenzi: “In pratica, rendiamo l’azienda progressivamente più autonoma dalla persona del fondatore. Significa lavorare su organizzazione, processi decisionali, chiarezza delle leve di valore. L’obiettivo non è gestire una successione, ma preparare l’impresa alla discontinuità del comando. Il vero successo è quando, dopo il passaggio, l’azienda funziona come prima — o meglio — ma senza il fondatore”.
E quando invece il passaggio generazionale apre la porta a operazioni sul capitale?
Francesca Ghezzi: “Succede più spesso di quanto si pensi. Il momento in cui l’imprenditore inizia a interrogarsi sul futuro dell’azienda è spesso lo stesso in cui valuta per la prima volta un ingresso di capitali esterni — un partner finanziario, un industriale, o una cessione parziale. In tutti questi casi, il valore riconosciuto dal mercato dipende esattamente dalle stesse variabili: quanto è leggibile il business, quanto è scalabile, quanto è autonomo dalla persona”.
Caterina Lorenzi: “Abbiamo lavorato su un caso emblematico: un’azienda con ottime performance e forte posizionamento di mercato, ma gestione ancora fortemente imprenditoriale. Prima di aprire il capitale abbiamo lavorato sulle leve commerciali, operative e organizzative. Quando è arrivato il momento dell’investitore, il valore riconosciuto era significativamente superiore alla valorizzazione iniziale. Non perché fossero migliorati i numeri nel breve. Perché era cambiata la qualità del business che quei numeri rappresentavano”.
Un messaggio agli imprenditori che rimandano?
Caterina Lorenzi: “Che rimandare non è neutro. Ogni anno senza strutturazione è un anno in cui la dipendenza dal fondatore si consolida e le opzioni future si restringono”.
Francesca Ghezzi: “E che il passaggio generazionale, affrontato con il giusto anticipo, non è una minaccia per il valore dell’azienda. È l’occasione per costruirne di nuovo”.
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PENSIERO STUPENDO
La Cina è sempre più vicina, tutto lo fa pensare, dalla sua economia a quanto sta facendo in giro per il mondo. Mi sembra, però, che noi occidentali non lo abbiamo ancora ben capito, oppure forse stiamo facendo come gli struzzi e mettiamo la testa sotto la sabbia sperando che in questo modo ci si possa salvare. Nulla di più sbagliato, se non vedi non capisci, se non capisci non puoi decidere cosa fare per non farti del male. Alla fine è sempre la stessa storia. Noi, Europa o Occidente che sia, non lo abbiamo capito, lo ha invece ben capito l’uomo del Britannia, Mario Draghi, che avendo governato la BCE e poi l’Italia, anche se per poco tempo, ora cerca una rivincita sul sistema organizzando una nuova agenda e tentando di proporsi come il salvatore della Patria. Purtroppo ha ragione su molte cose, appunto riguardo la Cina, ma solo per dar contro a questo governo. L’opposizione con i media potentati strillano contro Trump perchè ci sta vendendo. Certo che ci vende, noi europei, siamo degli imbelli che non mantengono mai ciò che dicono (uno volta eravamo noi italiani ad esserlo, meno i mafiosi che sono uomini d’onore), adesso lo è l’Europa tutta.
Torniamo a ciò che sta succedendo, come dicevamo nelle puntate precedenti: Israele sta facendo il lavoro sporco per noi tutti e la sinistra si inalbera e strilla contro gli USA, ma non si rendono conto che solo la Cina ed i paesi asiatici avrebbero vantaggio da una morte - in tutti i sensi - di Trump e da una debacle dell’America. Dicevamo che Draghi vorrebbe salvare l’Europa, ma purtroppo non ha possibilità di avere credito per cui gli rimarrà solo di fare il Grillo parlante come in Pinocchio. Tutti gli indicatori economici ci dicono che la guerra contro l’Iran, Hamas ed Hezbollah è giusta e corretta, che tutto il corollario sono solo danni collaterali, sia umani che economici. È spiacevole che gente muoia, ma nelle guerre è necessario che ciò avvenga ed è ineluttabile che i prezzi aumentino e la gente spenda di più. È proprio ciò che i poteri forti desiderano, cioè che le borse volino e rimbalzino il massimo possibile mentre il popolo lo si rende sempre più autarchico in modo che la globalizzazione ne risenta, in termini pratici e che pertanto venga rivisitata nel suo insieme.
Dobbiamo andare avanti sino alla fine, altrimenti tutto sarà stato inutile e si ripresenterà nel breve e nel medio termine, stiamo molto attenti a ciò che facciamo. Tornando al nostro piccolo, già stiamo vedendo come nelle nostre città, la delinquenza ha rialzato la testa. Le squadre di malviventi, giovani ed addestrati, le vediamo quotidianamente in azione, le spaccate nelle vetrine dei negozi, le coltellate vibrate senza motivo, gli assalti con le automobili perpetrati da malati psichici, alcolismo, droghe... Insomma, non siamo negli anni ‘70 con un malessere sociale che solo dopo un paio di decenni abbiamo attenuato, siamo in balia degli eventi dove la Polizia ed i Carabinieri si fanno fotografare mentre salvano i gattini perché così deve essere nel politicamente corretto mentre non possono esercitare le loro funzioni per ordini che giungono dall’alto. Non possiamo pensare a situazioni razziali, e mi trovano concorde, però nulla differisce dai dati di coloro che delinquono e affollano le nostre carceri.
POLITICANDO
In primisi dovremmo costruire carceri adeguate sia come numero da contenere e prestazioni da erogare ed il buon ex politico, ora detenuto, Gianni Alemanno ce lo sta insegnando. Senza una politica seria non faremo mai nulla, ma la politica è composta dal Governo e dall’Opposizione, maiuscola.
Se non ci mettiamo a discutere seriamente pensando solo all’oggi e non al dopodomani, allora finiremo sempre peggio. Già lo stiamo vivendo con il dopo referendum: contraddizioni in termini di coloro che hanno vinto e i giovani che si sono prestati al gioco non hanno capito come si sono fatti male e come la pagheranno in futuro. Pensare che Gratteri potrebbe diventare un prossimo Ministro della Giustizia non mi rende felice con quello che ha recitato nella parte ultima della sua vita, le contraddizioni, la spregiudicatezza di avere un nemico e non un avversario, i numeri percentuali degli insuccessi giudiziari, anche se rimane una persona che ha dato la sua vita al servizio dello Stato. Quello Stato che purtroppo non è stato tenuto in considerazione nemmeno dai governanti odierni, alcuni di loro il senso dello Stato non l’hanno mai imparato, povera Presidente Meloni: ha lavorato con ciò che aveva e passare dal 8% al 30% vincendo a mani basse ha significato utilizzare il materiale a disposizione.
Forse con un eventuale secondo giro potrebbe fare molto meglio, sicuramente Lei ha dimostrato un alto senso dello Stato, partendo dall’immediato licenziamento del padre di sua figlia per una stupidata commessa, ma che avrebbe suscitato chissà che se non fosse stata presa tale decisione in merito. Non piangiamoci addosso inutilmente, il generale Vannacci avanza non più con un manipolo di affiliati, bensì da uno stimato oggi 4 % che tra un anno sarà circa il 7- 8 %.
Rischio dipendenza da un pazzo? No, il rischio è che il centrodestra possa perdere se non raddrizza il tiro e mette la barra del timone verso un vero centro-destra... Attenzione a guardare ad un campo largo centrista guidato da…??? Non si sa bene chi potrebbe essere il premier…. forse Mario Draghi? Arieccolo… il gioco è fatto. Politica, fantapolitica, ma se la sinistra tornasse al potere, sperando grazie alle urne e non alla magistratura o ai colpi di stato europei e no, sarebbe in grado di raddrizzare tutto? Aumentare il PIL, aumentare i contratti di lavoro sia in numero che nel salario, riformare la giustizia, far finire la guerra a Gaza ed in Ucraina, aprire di nuovo la via della Seta con la Cina, chiudere le basi americane in Italia, togliere le bombe atomiche ad Aviano e Ghedi, costruire nuove carceri, riformare la sanità e dare di nuovo tutto gratis a tutti…
Ecco io sono pronto a votarli se questo potesse essere il cambiamento. Non ci credo ma ci spero che Elly dall’alto del suo statismo si coordini con la Salis genovese e creino un movimento trasversale che possa cambiare il mondo, magari con Giogio Gori Ministro delle Infrastruttre ed Emilio Del Bono alle Pari Opportunità... Per ora torno con i piedi per terra, sogno e pertanto lo so che al mattino, ogni mattino, quando mi sveglio, mi tocca andare a lavorare, pagare le tasse e sperare che i giovani si facciano avanti con idee e mezzi per cambiare la società e come diceva Patti Pravo, se il mondo non mi cambia, sono io che lo cambio.
di Maurizio Maggioni
SIMO NA TIRONI
ESPORTARE IL MODELLO
BRESCIA IN LOMBARDIA
La sua carriera politica inizia a Travagliato, suo paese d’origine, dapprima come Assessore all’Istruzione e alla Cultura e poi come vicesindaco. Fino al 2018 quanto viene eletta Consigliere
Regionale della Lombardia nel 2018 ricoprendo, tra gli altri, anche il ruolo di vicepresidente della Commissione Sanità e Politiche sociali. Nel 2023, in seguito alle elezioni regionali di Febbraio in cui è stata la donna più votata del centrodestra in Lombardia con 8.671 preferenze viene nominata Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro per la XII legislatura. Tre mondi sempre più al centro di sfide importanti. Ne parliamo con Simona Tironi in questa intervista esclusiva…
Tommaso Revera ph. Matteo Marioli
In poco tempo è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante: quali ambizioni nutre per il suo futuro in politica?
“Per me la politica non è mai stata una corsa alla carriera, ma responsabilità, ascolto e capacità di trasformare le idee in risultati concreti per le persone. In questi anni ho costruito il mio percorso stando sui territori, con l’obiettivo di essere utile e continuare a investire su giovani, lavoro, formazione, welfare e sicurezza sociale. Per il futuro, più che ai ruoli, penso alla possibilità di portare a termine i progetti avviati, tra quando arrivi, inizi a studiare la materia e a capire i margini di manovra con chi una certa dimensione la vive nel quotidiano, il tempo vola soprattutto per chi come me ama entrare nel dettaglio, documentarsi ed approfondire perché il vero valore della politica è lasciare risultati concreti e duraturi, non iniziative che si fermano con una legislatura”.
Se durante la sua prima esperienza in Regione è stata firmataria di leggi regionali in tema di tutela dei minori, prevenzione e cura dei disturbi alimentari e della legge approvata all’unanimità sul tema dei caregiver familiare, oggi, invece, quali sono i provvedimenti di cui va maggiormente fiera?
Nel mio percorso istituzionale ho sempre cercato di occuparmi di temi che incidono concretamente sulla vita delle persone. Le deleghe che mi sono state affidate – Istruzione, Formazione e Lavoro – le considero infatti “l’albero della vita” di ogni cittadino, perché accompagnano una persona dall’infanzia fino all’età adulta e al mondo del lavoro. Per certi versi è stato un percorso coerente anche con l’esperienza maturata in precedenza in ambito sanitario, soprattutto sui temi della prevenzione e del disagio giovanile, problematiche che oggi vedo emergere con sempre maggiore evidenza nelle scuole che visito quotidianamente. Proprio per questo uno dei primi provvedimenti che ho voluto promuovere è stato “La scuola in ascolto”, grazie al quale abbiamo attivato sportelli psicopedagogici negli istituti scolastici lombardi coinvolgendo oltre 450 professionisti. Un progetto nato per dare risposte concrete alle fragilità dei ragazzi, dai disturbi alimentari alle difficoltà relazionali e psicologiche. Il tema dei disturbi alimentari, in particolare, rappresenta una battaglia che porto avanti da anni e la legge regionale approvata nel 2021, ancora oggi unica in Italia dedicata specificamente a questo tema, è sicuramente uno dei risultati di cui vado più orgogliosa. Attraverso una cabina di regia multidisciplinare siamo riusciti a costruire una rete territoriale più efficace, favorendo un’intercettazione precoce del disagio, servizi di prossimità e una maggiore sensibilizzazione culturale, sia per i minorenni attraverso la neuropsichiatria infantile sia per gli adulti tramite i servizi territoriali di salute mentale. Da Assessore regionale, inoltre, sono riuscita a portare all’approvazione all’unanimità la prima legge in Italia dedicata alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Una sfida molto ambiziosa, perché significa mettere al centro la tutela della vita e della dignità di ogni lavoratore. Allo stesso modo considero fondamentali tutte le misure dedicate alle donne, per aiutarle a conciliare famiglia e lavoro e permettere loro di scegliere liberamente il proprio percorso professionale senza dover rinunciare alla dimensione personale. Credo profondamente che il lavoro rappresenti uno strumento di libertà, autonomia e indipendenza e che le istituzioni abbiano il dovere di creare le condizioni affinché nessuno venga lasciato indietro”.
SIMONA TIRONI
ESPORTARE IL MODELLO BRESCIA IN LOMBARDIA
Quando è stata presentata la giunta del ‘Fontana bis’ ha rilanciato l’idea di esportare il ‘modello Brescia’ in Lombardia. Ci spieghi meglio...
“Sono reduce da un incontro avvenuto con importanti stakeholders dove al centro del dibattito c’era il tema dei NEET ovvero i giovani di età compresa tra i 15 e i 30 anni che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione. Così parlando è emersa l’esigenza di prendere spunto dal modello Brescia, un qualcosa che abbiamo sperimentato con successo con l’ATS ai tempi del Covid. Mettersi tutto attorno ad un tavolo, ognuno con le proprie competenze, stringere sinergie, fare rete e condividere la strada per conseguire un obiettivo. Un approccio che nel 2020 è stato determinante per superare la pandemia senza dover ricorrere ad un ospedale da campo. Un modello che stiamo replicando sempre sulle sfide importanti come per esempio la presa in carico del paziente cronico. Fare sistema è diventato indispensabile”.
La parità di genere sarà al centro delle sue scelte?
“Sì ma onestamente non mi sento una paladina delle donne. Sono certamente per la meritocrazia e se il merito va riconosciuto ad una donna non è giusta venga penalizzata solo per il sesso. Ancora oggi, purtroppo, le donne non hanno le condizioni per poter scegliere se lavorare, prendendosi le proprie soddisfazioni personali e professionali, o se invece dedicarsi alla famiglia e alla crescita dei propri figli. E questo perché il costo del lavoro è molto basso. Proprio per favorire un cambio culturale che è partito ma non è ancora concluso, ho introdotto una nuova misura, ‘Lombardia per le donne’, un’iniziativa che sostiene l’ingresso o il rientro nel mercato del lavoro delle donne che hanno responsabilità di assistenza e cura verso figli o familiari tramite l’erogazione di un voucher mensile di 400 euro al mese. Un alleggerimento non solo economico ma anche e soprattutto psicologico”.
Nel suo passato anche moda, marketing, Miss Italia e televisione. Il ricordo più bello di quegli anni?
“Senza dubbio le amicizie instaurate che ancora coltivo oggi. Rivedere le persone con cui ho condiviso le mie prime esperienze professionali mi suscita sempre un effetto piacevole e per certi versi nostalgico. Sono state esperienze che mi hanno fatta crescere molto, sia professionalmente sia umanamente”.
Donna, moglie e mamma: c’è una dimensione della sua vita a cui vorrebbe dedicare più tempo?
“Senza dubbio la mamma. Fare ciò che faccio, da donna, comporta un doppio sacrificio: porto Vittoria a scuola ogni giorno alle 8 del mattino ma poi non torno mai a casa prima delle 20/20.30. Un programma fittissimo di impegni fatto generalmente di tre giorni alla settimana trascorsi a Milano, uno a Brescia per convegni e iniziative di vario genere, un giorno a settimana su tutte le altre province e il sabato e la domenica con una serie innumerevoli di eventi e iniziative. È un lavoro che, se vuoi svolgere seriamente, richiede dedizione totale. E questo inevitabilmente significa rinunciare a tanti momenti semplici ma preziosi della quotidianità familiare: le feste di compleanno, una cena tranquilla, una gita improvvisata. Sono rinunce che pesano, ma che affronti con la speranza di lasciare a mia figlia un buon esempio: quello dell’impegno, della determinazione e del senso di responsabilità verso gli altri.
Nel 2028, le piacerebbe correre per diventare la Sindaca di Brescia “Con grande sincerità nel 2028 mi rimetterò in gioco per portare a termine in Regione i progetti che ho iniziato dando ulteriore linfa a quelli nuovi che ho in mente di attuare. Diventare Sindaco della città in cui vivi, una città per altro molto importante, sarebbe certamente una cosa gratificante. Faccio parte di Forza Italia e mi rimetterei alle volontà del partito. Se dovessi esprimere la mia preferenza ora, visto che mancano due anni, il mio orientamento è quello di continuare a fare ciò che sto facendo perché, come detto in precedenza, cinque anni non sono sufficienti per lasciare il segno che intendo lasciare in Regione”.
“Onestamente non mi sento una paladina delle donne. Sono certamente per la meritocrazia e se il merito va riconosciuto ad una donna non è giusta venga penalizzata solo per il sesso.
Luigi Ferrara, deve avere due cervelli che gli funzionano contemporaneamente. Uno è dedicato al suo delicatissimo lavoro che lo porta continuamente a fare la spola tra Milano e Roma come AD di Sicuritalia, il più grande operatore italiano nel settore della sicurezza a 360°, con oltre 18.500 dipendenti. Quindi grandi responsabilità e polso di ferro ereditato dal padre, indimenticabile Claudio, l’ex colonnello dei Carabinieri che fu a capo di Fidelitas dal giorno della sua fondazione.
L’altro cervello di Luigi veleggia continuamente nei territorio della cultura e anche qui a 360°. Ama la creatività e se ne nutre. Chi lo conosce sa che dorme poco e pensa, immagina, scrive, telefona... In vacanza nell’amata Sardegna per non annoiarsi si è inventato un Festival della Cultura che in pochi anni è diventato un appuntamento imperdibile tra i frequentatori dell’isola. È presidente dell’Advisary Board dell’Accademia Carrara .
Come e quando è nato il tuo interesse per Il Principe di Napoli. “Seguivo da tempo il dibattito in città rispetto a questo edificio e mi aveva appassionato il racconto sulla storia dell’Asilo Principe di Napoli di cui mi aveva detto anche Don Tarcisio, che molti anni fa si diceva preoccupato del destino di quel bene e della necessità che se ne facesse carico il Comune, cosa che avvenne quando l’edificio venne acquisito. Poi però l’Ex Principe di Napoli per molto tempo non venne recuperato e visse un lento inesorabile degrado tanto che venne inserito nell’elenco dei beni immobili alienabili da parte dell’Amministrazione comunale.
“Il Principe di Napoli non sarà semplicemente un contenitore di attività, ma un luogo in cui cultura, educazione e comunità possano crescere insieme.Vogliamo restituire alla città uno spazio vivo, accessibile e generativo, capace di parlare al quartiere e allo stesso tempo di inserirsi in una rete culturale più ampia, nazionale e internazionale”.
(Pietro Ferrara)
RINASCIMENTO
HOLDING
LANCIA IL PROGETTO CULTURALE PER L’EX ASILO PRINCIPE DI NAPOLI
Rinascimento Holding annuncia l’avvio del percorso di sviluppo culturale del complesso storicamente noto come Principe di Napoli, edificio seicentesco di quasi 2.000 mq situato in via Pignolo 11, nel centro storico di Bergamo. Dopo oltre trent’anni di abbandono, il complesso riaprirà al pubblico nella primavera del 2027, al termine di un puntuale intervento di restauro architettonico.
Rinascimento Holding, costituita da Luigi e Pietro Ferrara per assumere la gestione del Principe di Napoli per i prossimi 15 anni, nasce con l’obiettivo di coordinare e accompagnare tutte le progettualità culturali, educative, sociali e imprenditoriali che troveranno sede nel nuovo spazio.
Ci fu una sorta di sollevazione popolare con proteste da parte del quartiere e di tanti cittadini che presentarono una petizione per impedire che l’immobile venisse ceduto all’asta, mi pare nel 2019. Fu così che nella precedente legislatura, il Sindaco Gori con l’Assessore Valesini individuarono un’ottima soluzione con Ferretti Group nel contesto della lottizzazione denominata Bergamo Ovest, facendo in modo che l’impresa si impegnasse al recupero dell’ex Asilo fino ad un importo massimo dei lavori di di circa 3,6 milioni. Il Comune ha dunque avviato i l cantiere di restauro conservativo in capo a Ferretti e poco dopo ha lanciato un bando per individuare chi avrebbe potuto gestire il futuro della struttura destinata a finalità culturali e sociali a favore di un quartiere in pieno centro cittadino, dell’intera città e non solo . Secondo il mio punto di vista il Il nuovo Principe di Napoli sarebbe dovuto diventare un ecosistema dedicato alle realtà culturali e creative, in cui formazione, sperimentazione, eventi dal vivo, ristorazione e comunità si potressero integrare in modo coerente. Un luogo pensato non solo per ospitare attività, ma per generare relazioni, sostenere nuove pratiche culturali e contribuire alla crescita del tessuto cittadino. E cosi ho pensato di essere in una fase della mia vita nella quale poter realizzare questo sogno creando qualcosa che mi appassionasse e che risultasse un bel progetto per la città. Con questa idea, la società Rinascimento Holding con la quale ho partecipato al bando è risultata aggiudicataria della gestione di tutte le attività del Principe per i prossimi 15 anni. Il Progetto con il quale abbiamo partecipato al bando è stato anche il frutto del lavoro di tre ragazzi che si erano da poco laureati alla Bocconi in economia e management di beni culturali: Micol Caruana, Alessandro Cappilli e mio figlio Pietro Ferrara che è coinvolto ora a tempo pieno in tutte le complesse attività preparatorie del progetto in qualità di amministratore della società. È invece recente quanto per noi importante la nomina del direttore artistico, Nicola Riccardi, manager culturale di rilievo nazionale, già gestore di OGR, un grande spazio ibrido di Torino, poi direttore artistico di Miart per sei edizioni sino al 2026, oltre che attuale docente al Politecnico delle Arti”.
Non solo ricerca culturale ma anche solidarietà.
“Mentre il cantiere era già in stato avanzato, la Sindaca Carnevali e l’Assessore Valesini mi hanno informato che Pia Locatelli, già parlamentare italiana e europea di grande rilievo nazionale e internazionale, aveva l’intenzione di fare un lascito alla città come Presidente della Fondazione Zaninoni nel solco delle alte finalità sociali promosse da quella istituzione Lascito a sostegno di un progetto in continuità com i valori della fondazione che ha trovato alveo naturale nel nostro progetto di gestione del Principe di Napoli integrandolo con finalità sociali. Quanto a noi, abbiamo accolto con assoluto favore questa opportunità e così grazie alla Fondazione e alla Associazione aiuto donna, nel Principe di Napoli saranno presto disponibili due appartamenti per ospitare donne vittime di violenza bisognose di accoglienza e protezione. E ancora, la Fondazione Zaninoni con i Federalisti Europei disporranno al Principe di Napoli anche di un ufficio e di una sala riunioni per le loro attività istituzionali.
Poi tutto dovrà essere economicamente sostenibile, dovrà reggersi... “Tante sono le attività che dovranno concorrere alla sostenibilità, tutte importanti: eventi, laboratori, spettacoli, corsi, formazione e tanto altro ancora . Tra queste non meno importante sarà l’offerta food & beverage. In proposito ci auguriamo di concludere a breve l’accordo con un operatore del settore che dovrà anch’esso essere elemento distintivo dell’offerta e un fattore di richiamo per il Principe di Napoli ... In un posto dove mangi male la gente non viene volentieri e la cultura chiama anche proposte enogastronomiche di qualità!”.
PRINCIPE
Il Festival della Marina di Villasimius è un importante evento culturale e letterario della Sardegna ideato dal bergamasco Luigi Ferrara. Prevede un ricco calendario di incontri gratuiti sotto le stelle, ospitando grandi nomi del cinema, del giornalismo e della letteratura nella suggestiva cornice della Piazzetta della Marina.Nelle passate edizioni, la rassegna ha visto la partecipazione di figure di spicco tra cui Valeria Golino, Laura Morante, Fabrizio Gifuni e lo scrittore Javier Cercas. L'evento è organizzato dall'associazione MARINEDICULTURA con il patrocinio del Comune di Villasimius.
La direzione artistica del progetto è stata affidata a Nicola Ricciardi, curatore, educatore e manager culturale con base a Bergamo, già direttore artistico, dal 2020 al 2026, di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, e dal 2016 al 2020 delle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino, dove ha curato oltre venti mostre e più di settanta concerti e programmi performativi. Il nuovo Principe di Napoli si configurerà come un ecosistema dedicato alle industrie culturali e creative, in cui formazione, sperimentazione, eventi dal vivo, ristorazione e comunità si integreranno in modo coerente. Un luogo pensato non solo per ospitare attività, ma per generare relazioni, sostenere nuove pratiche culturali e contribuire alla crescita del tessuto cittadino. Nei prossimi mesi sarà svelata la nuova immagine coordinata dello spazio, nonché il futuro gestore dell’offerta enogastronomica, insieme a un calendario di iniziative di avvicinamento all’apertura. Il percorso verso il 2027 sarà costruito con l’intenzione di coinvolgere progressivamente la cittadinanza, il quartiere e le istituzioni culturali del territorio, attraverso momenti pubblici, incontri, occasioni di ascolto e prime attivazioni. Il progetto culturale si avvarrà del contributo di alcune tra le principali realtà del panorama cittadino, partner che ne condividono il percorso sin dalle origini: GAMeC, Politecnico delle Arti di Bergamo, deSidera Bergamo Festival, Li.ber/Fiera dei Librai, Slow Food, Seminario Veronelli, e dunque arte, musica, teatro, letteratura. Queste collaborazioni rappresentano il primo passo di una rete destinata ad ampliarsi nel tempo, in dialogo con le istituzioni e con le energie culturali del territorio.
NICOLA RICCIARDI
Grazie al contributo determinante di Fondazione Zaninoni, primo tra i nuovi partner, il progetto del Principe di Napoli ha potuto coniugare vocazione culturale e dimensione sociale. La collaborazione trilaterale tra il Comune di Bergamo, Rinascimento Holding, e Fondazione Zaninoni permetterà infatti la realizzazione di abitazioni per donne vittime di violenza, in collaborazione con l’associazione Aiuto Donna, e di “dare casa” alle associazioni Movimento Federalista Europeo e Centro Culturale Nuovo Progetto. All’interno del futuro Principe di Napoli nascerà anche AFTERCLASS, una scuola d’arte indipendente post-graduate rivolta a giovani artisti e curatori. Diretta dallo stesso Ricciardi, Afterclass si propone come ambiente pedagogico intensivo, pensato per accompagnare gli studenti oltre i confini della formazione accademica tradizionale, offrendo strumenti critici, confronto con professionisti, accesso a reti nazionali e internazionali e una relazione concreta con il sistema dell’arte contemporanea. Il complesso ospiterà inoltre due negozi di quartiere e due appartamenti per ospitare artisti, visiting professor legati ad Afterclass, e turisti in visita nella nostra città. Ancora non svelata l’identità di chi firmerà l’offerta enogastronomica, che andrà a caratterizzare il ristorante, il bar, e gli eventi; il tutto in linea con la filosofia del progetto. L’obiettivo è costruire un luogo di aggregazione e produzione culturale, capace di accogliere pubblici diversi e di attivare relazioni continuative tra formazione, arte, impresa creativa e vita quotidiana. Rinascimento Holding ha affidato la progettazione interna degli spazi a 2050+, studio di architettura fondato da Ippolito Pestellini Laparelli, selezionato da AD nel 2025 tra i 100 migliori studi di architettura e interior design a livello nazionale. Lo studio sviluppa progetti che abbracciano curatela, scenografia e architettura, portando avanti in parallelo ricerche indipendenti che includono installazioni temporanee, cortometraggi e testi critici. 2050+, che opera tra tecnologia, politica e ambiente attraverso pratiche spaziali critiche, svilupperà un progetto capace di tenere insieme memoria storica, nuove funzioni pubbliche e qualità dell’esperienza degli spazi.
PRINCIPE DI NAPOLI AVANTI TUTTA
Con la riapertura del Principe di Napoli, Bergamo si prepara così ad accogliere un nuovo polo culturale multidisciplinare: un luogo in cui la cultura non venga soltanto fruita, ma coltivata, condivisa e trasformata in relazione stabile con la città. Il sostegno del mondo dell’impresa sarà determinante per il successo del progetto.
Alcuni affreschi purtroppo molto deteriorati e di epoche diverse che si sono rivelati durante i lavori. Sul fondo della pagina il particolarissimo pavimento della futura sala conferenze: un cotto realizzato con argilla mista chiara e scura
Lorenzo, Norma, Giorgio e Lucrezia: la famiglia Corno all’inaugurazione del DIFstore nell’Aerostazione dell’Aeroporto di Orio la Serio
DIF HA PRESO IL VOLO
V.E.Filì
Oggi ha i capelli bianchi ma per il resto ritrovo dopo tanti anni il giovanotto entusiasta che ho conosciuto allora: 34 anni fa. Tanti come quelli di qui Bergamo. In una mattina di maggio incontravo per la prima volta Giorgio Corno che con la sua azienda, la DIF, avrebbe provveduto alla distribuzione nelle edicole del nascente periodico di cui sono editore e da allora, ogni mese, affidiamo ai suoi magazzini e nelle mani dei suoi operatori il frutto del nostro lavoro, potendo contare, per 329 volte fino ad oggi, su un lavoro fatto con professionalità e con il cuore. I tempi sono cambiati e con la regressione delle vendite della carta stampata, sulla base delle competenze e delle esperienze accumulate in tanti anni, Giorgio Corno, da sempre curioso ed intraprendente, ha cambiato pelle alla DIF diversificando le sue attività. Ma facciamo un passo indietro e, come ha raccontato Norma Mazzoleni, a fianco di Giorgio, nella vita - hanno due figli Lorenzo e Lucrezia - e in azienda, l’inizio di questa storia nasce durante un weekend romantico quando, forse davanti al mare, tra loro si pensa se rilevare l’edicola situata all’interno dell’Aerostazione di Orio. In quei tempi si vedono pochi aerei decollare e atterrare nello scalo bergamasco e il business non sembrava gran cosa ma… In fin dei conti perché no? Una scommessa sul futuro che nel tempo si è rivelata vincente. Difstore ha inaugurato pochi giorni fa, all’interno dell’aerostazione di quello che nel frattempo è diventato il Caravaggio, un grande spazio, curato nei minimi dettagli, per offrire ai viaggiatori in transito molti servizi utili, tante prelibatezze italiane, ma soprattutto, prodotti del nostro territorio che diventano così ambasciatori nel mondo delle nostre eccellenze e della nostra cultura, destinato sia a fugaci acquisti, sia a momenti di relax e shopping nell’attesa di un volo. Insieme a libri, prodotti per la cura della persona, riviste e… tante coccole per chi è in viaggio lontano da casa.
Giorgio Corno, ci racconta come Dif è arrivata fin qui? “Oggi inauguriamo questo negozio meraviglioso che, guardando ai prossimi anni, è anche un nuovo punto di partenza per la nostra azienda. Dif spa è stata fondata da mio padre nel 1957 e da allora, da 25 mila notti consecutive - davvero tante - eroghiamo il servizio di distribuzione dei giornali nella nostra provincia.
Siamo quindi una società territoriale al 100%. Nel 1997 incominciammo a guardare ad Orio al Serio e devo dire che non sapevamo bene cosa ci aspettasse ma volevamo assolutamente essere presenti in questa infrastruttura. In aerostazione, allora, c’era solo un unico retailer e da lui comprammo il ramo edicola e tabacchi anche se di vendita al dettaglio non sapevamo nulla. Prevaleva l’orgoglio di essere presenti in questo spazio, finestra della città sul mondo, anche se spesso eravamo soli… I voli erano pochissimi. All’inizio avevamo però l’entusiasmo e l’energia per competere, come oggi accade per le startup, e avevamo l’obiettivo di confrotarci con l’aeroporto di Verona che allora faceva due volte e mezzo i passaggi di Orio. Quando poi si parlava di Linate era come sognare e sembrava impossibile potersi rapportare allo scalo milanese. Erano gli anni dell’attesa che qualcosa si smuovesse e noi ci tenevamo pronti, sempre in ascolto dei pochi passeggeri che vedevamo, per capire cosa offrire loro per migliorare le nostre attività. Furono anni duri perché si generò una perdita che ci accompagnato per alcuni anni”.
Cosa cambia con il debutto dei voli low cost?
“Nel 2002 l’arrivo di Ryanair portò non solo un maggior numero di passeggeri ma un grandissimo cambiamento del modello aeroportuale, incardinato proprio sullo sviluppo del retail. Si trattava di sostenere un’evoluzione che ha visto il nostro aeroporto diventare un esempio europeo di interpretazione di questo modello. Per noi era venuto il momento di fare una scelta: accontentarci del negozietto che avevamo, riducendo il rischio di intervenire in un campo, quello del travel retail, tradizionalmente dominato da multinazionali, oppure credere nel progetto di Sacbo e fare la nostra parte. Scegliemmo la sfida. Iniziammo ad investire risorse importanti nell’occupazione degli spazi e lo facemmo in progressione mentre per recuperare gli investimenti spingevamo sull’ibridazione dell’offerta e sulla profondità degli assortimenti. Uno schema che generava più royalties per Sacbo che, quando possibile e nel rispetto delle procedure, ci assegnava locali più grandi o aggiuntivi. L’infrastruttura aeroportuale cresceva e gli store al seguito. Pian piano i fornitori iniziarono ad accorgersi di noi. Il conto economico migliorava e la visione iniziale si stava trasformando in una impresa vera e propria, anche grazie al supporto di mia moglie Norma Mazzoleni che in questa avventura ha giocato un ruolo da vera protagonista”.
Quando la vera svolta?
“In quello che avevamo realizzato ci sembrava mancasse un non so che. Non ci convinceva fino in fondo e cercavamo qualcosa di speciale che non riuscivamo a trovare finché un giorno un uomo bussò alla porta della nostra sede. Stiamo parlando di circa 25 anni fa quando il turismo a Bergamo era molto diverso da quello di oggi. Era un fornitore che, come molti, presentava i suoi prodotti. Aveva tra le mani un pacco pesantissimo e quando lo aprì ci accorgemmo che era pieno di magneti e portachiavi dedicati al nostro territorio. Allora non si vedevano ancora le placchette con il profilo di Città Alta, nè quelle con le scritte I love Bergamo… Quello è stato il momento in cui abbiamo capito e trovato quello che mancava: personalizzare l’offerta dei nostri punti vendita affiancandola a quella di produttori locali che oggi, in alcune categorie merceologiche, pesano per oltre il 30% del nostro fatturato e di questo siamo contentissimi perché abbiamo trovato il nostro ruolo”.
Quindi la visione iniziale si era trasformata in un’impresa che ora aveva trovato la propria anima?
“Un’anima glocal sostanzialmente. Ma non ci siamo fermati qui. Alcuni anni fa osservando le decine di automezzi che affollavano il piazzale antistante l’Aeroporto per scaricare gli approvvigionamenti di tutti i negozi dei vari brands che nel frattempo si erano moltiplicati,
ci venne l’idea di organizzare una piattaforma logistica esterna per sostenere lo sviluppo commerciale dello scalo e garantire gli standard di sicurezza richiesti dal settore. Abbiamo messo a terra una movimentazione veramente efficiente, seconda in Italia per dimensioni solo a Roma Fiumicino. Questa operazione è stata seguita in prima persona da mio figlio Lorenzo che rappresenta la terza generazione in azienda, il quale ci si è dedicato con la stessa passione di famiglia. Nell’estate 2025, dopo una selezione competitiva, abbiamo aperto anche il primo Difstore, dove tra l’altro offriamo la custodia dei bagagli, dove presto arriverà il collegamento ferroviario. Certo è bello parlare del passato e, quando si ha qualche anno in più, diventa anche commovente ma sento che il perimetro in cui opera DIF non è il passato ma il futuro con altri progetti in dirittura d’arrivo sempre legati all’attività aeroportuale”.
Quali progetti?
“Il primo, pienamente in linea con le caratteristiche di Orio (il primo aeroporto certificato Bike friendly), che stiamo per lanciare è il “NEXTBG The new way to explore Bergamo”, un progetto di noleggio di e-bike che, partendo dall’aerostazione proporrà esperienze di mobilità dolce verso Città Alta, ma non solo. Ringrazio Bergamont del gruppo SCOTT per il supporto che ci sta dando: entrambi crediamo molto nello sviluppo di questa attività. Il secondo obiettivo molto importante nella nostra visione è trasformare un immobile industriale distante solo 850 metri dall’Aerostazione in una struttura ricettiva ibrida, un hostel come li chiamano all’estero. Un concept che per essere realizzato prevedeva che altri sognassero con noi. Un ringraziamento per questo va al Sindaco di Azzano San Paolo, Sergio Suardi, e a Sergio Assi che hanno sposato l’idea diventando nostri sostenitori. Ci ha pensato poi l’architetto Gianluca Gelmini, professore di rigenerazione urbana, con un progetto veramente eccezionale.
Un progetto di noleggio di e-bike che, partendo dall’aerostazione proporrà esperienza di mobilità dolce verso Città Alta
Il capannone dismesso a due passi dall’Aerostazione (800 m.) che diventerà un Hostel su modello nordeuropeo con alloggi temporanei alla portata di tutti, con soluzioni anche per le comitive.
Nella sezione dedicata all’editoria, un pannello interattivo aiuta ad individuare la posizione del libro desiderato
La sfida che ci vedrà impegnati sarà di cercare di creare un tutt’uno con le centinaia di migliaia di passeggeri che serviamo negli store. Se ci riusciremo avremo dato vita ad un ecosistema davvero unico nel panorama aeroportuale di cui è centro ed unico fulcro protagonista l’aeroporto di Oro al Serio. Vorrei ringraziare in primis Sacbo, gli azionisti e il presidente Giovanni Sanga che ha sempre sostenuto la nostra azione, il CDA, il direttore Adelia Corti e Matteo Baù, oltre a tutti i nostri collaboratori che, ne sono certo, sono i migliori dell’Aeroporto”.
HANNO COLLABORATO ALLA
REALIZZAZIONE DEL NUOVO DIFSTORE
FATTORINI GROUP SRL
EDIL HOME SOLUTIONS
EFFECI TECNOIMPIANTI SRL
DAS EDIL SRL
PELIZZARI 1947
ZAF System 36
Partner Premium AMORBON SRL
BERGAMO DOLCE SAS
CASTELLI SPA
CELLULARLINE SPA
CERERIA PERNICI
LINDT & SPRUNGLI SPA MOLESKINE SRL
M.F. INGROSSO SPA STUDIO BElive
NORMA MAZZOLENI
Come ha detto Giorgio, la vera protagonista dei DIFstore è lei. Se lui è un visionario che sa immaginare il futuro, lei è quella che lo sa realizzare ed organizzare. Pochi avrebbero scommesso sul fatto che il piccolo scalo con due/ tre voli al giorno sarebbe diventato il colosso (17 milioni di passeggeri nell’ultimo anno) che è oggi. Loro ci hanno creduto e hanno contribuito a farlo crescere. Quasi il caso (destino?) li porta a considerare l’acquisto dell’edicola tabacchi all’interno dell’Aerostazione che certo non doveva rendere un granché per via pochi passeggeri in transito. “Tutto ha inizio nel 1997 - mi dice Norma - era dicembre ed io, con quello che sarebbe stato il mio compagno di vita, familiare e aziendale, partivamo per un weekend romantico. Ad un certo punto mi dice: ‘Sai, ci sarebbe la possibilità di rilevare l’edicola che è anche rivendita di tabacchi, all’interno dell’Aeroporto di Orio al Serio’.
Si trattava di valutare questa possibilità ma soprattutto vederne le opportunità. Dopo un confronto acceso ci guardiamo e ci diciamo…
‘In fin dei conti cosa può succedere?’
Ed è successo di tutto. Ha richiesto enorme fatica e grandi sforzi, soprattutto nel riconoscere la necessità di volere e dover evolvere, non bastava rimanere uguali a se stessi, nonostante i comunque buoni risultati, era necessario ricercare di fare sempre meglio, crescere in termini di mentalità, di visione.
Questa è stata la nostra chiave di volta: farsi sempre trovare pronti di fronte a ogni sfida.
“Abbiamo lavorato su diversi fronti, - prosegue Norma Mazzoleni - abbiamo perfezionato un software che tiene sotto controllo magazzini e vendite in tempo reale, perfezionato un flusso logistico quotidiano, capillare, abbiamo creato un marchio, studiato la comunicazione, creato un sito, un e-commerce, approciato i social…
Ma, soprattutto, abbiamo imparato ad intelleggere i passeggeri di diversi tipo: quelli in partenza, quelli di ritorno, i business, i vacanzieri, quelli legati agli eventi… Non è mai mancata un’attenta e precisa analisi del mercato, ricercando nuovi fornitori e prodotti, che soddisfacessero anche un pubblico internazionale, con un occhio alla ricerca del best price, Tutto questo percorso ha consentito di formare un team di operatori davvero speciali, collaborativi, attivi e, non raramente, anche propositivi, loro sono il nostro vero capitale.
Anche dal punto di vista progettuale l’evoluzione è stata importante: dal percorso obbligatorio, con entrata e uscita determinata, al passaggio libero, dall’ottimizzazione al centimetro degli spazi a passaggi morbidi ampi e liberi, dalla semplice funzionalità iniziale alla ricerca di bellezza, design, calore, dallo scaffale metallico, di fattura industriale, al manufatto ligneo di pregio studiato al centimetro; l’intento di creare un ambiente confortevole dove il passeggero si sentisse accolto e libero sia di fare un passaggio veloce sia di attraversare l’esperienza: sfogliare un libo, scegliere un gadget, ammirare opere d’arte…
Tutto questo è stato possibile perché non eravamo soli: in primis Sacbo, che ci ha costantemente attenzionati, fatto che per noi è stato sempre motivo di orgoglio e stimolo a fare bene e sempre meglio; tutte le aziende che hanno collaborato alla realizzazione di questo punto vendita dalla progettazione alla realizzazione, con momenti anche di forte pressione e stress, sempre in lotta con i tempi, tutti hanno dato il massimo, tenendo conto che ogni cantiere ha le sue specificità ma dentro il sedime aeroportuale tutto è più complesso”.
“La nostra chiave di volta: farsi sempre trovare pronti di fronte a ogni sfida”
Ospite dell’inaugurazione di Difstore lo scrittore Luca Bianchini che ha presentato il suo ultimo libro
Le ragazze di Tunisi
All’interno di Difstore anche uno spazio per l’arte: esposte le immagini
scattate da Andrea Santicoli
Ad allietare l’evento il pianista
Stefano Chiappa e la violinista
Elizaveta Kolpakova entrambidel Politecnico delle Arti di Bergamo
E non c’è inaugurazione importante che non meriti i celebri paccheri di Vittorio.
Giorgio Corno e Norma Mazzoleni brindano al successo del nuovo Difstore
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FUOCHI DI PAGLIA 230 di Giorgio Paglia
DEI DELITTI E DELLE PENE
La società italiana, come quella europea, in pochi decenni e a causa delle imponenti migrazioni che si sono succedute, ha subito delle modificazioni straordinarie che hanno cambiato l’intero tessuto sociale. In Italia sono presenti quasi 5 milioni e mezzo di stranieri, pari al 9,2% dell’intera popolazione. Pensate che 75 anni fa erano solo 47.000, pari allo 0,2%. Secondo alcune stime attendibili, si ipotizza che siano presenti anche 350.000 irregolari. Gli stranieri sono multi etnici e provengono principalmente da Romania, Ucraina, Marocco, Albania, Cina, India, Bangladesh, Egitto, Filippine, Pakistan, Moldova, Sri Lanka, Senegal, Nigeria, Tunisia e Perù. Prima di essere tacciati di razzismo dai soliti benpensanti, diciamo subito che nei secoli i popoli si sono sempre spostati attraverso i vari territori e sappiamo che l’homo sapiens, partendo dall’Africa, ha colonizzato l’intero pianeta. Infatti tutti gli attuali mitocondri del DNA umano risalgono ad una genia vissuta inizialmente proprio in Africa 150200.000 anni fa. Quindi anche l’uomo bianco è senza alcun dubbio di origine africana. Ma in duecento millenni l’evoluzione ha portato dei cambiamenti radicali che si sono enfatizzati in solo pochi secoli nella civilizzazione del mondo. Ho conosciuto personalmente una suora missionaria che si raccomandava di aiutare le popolazioni africane nelle loro terre e di evitare che venissero qui in massa: i loro usi e costumi erano troppo diversi dai nostri e sarebbe stata molto difficile una completa integrazione. Lei aveva operato in Kenia e non si riferiva tanto alla religione, quanto alle abitudini, alla mentalità e alle tipiche usanze locali. Allora cosa ha incentivato un’immigrazione in Europa così imponente, che oggi vede la presenza di oltre 45 milioni di persone extracomunitarie nella UE? Principalmente è stato un unico motivo a spingere le masse migratorie: il puro interesse economico e non solo di chi parte. I primi fuoriusciti sono scappati da povertà e guerre, poi sono intervenuti gli onerosi scafisti e i prezzolati trafficanti di esseri umani, mentre nei paesi di arrivo sono sorti centri di accoglienza, organizzazioni ONG e cooperative locali per gestire, ovviamente a pagamento, questo flusso interminabile di persone. Ed ecco il dato economico: alla sola Italia l’accoglienza costa 2 miliardi di euro all’anno e nel 2017 era addirittura il doppio. La società così si è trasformata, le usanze e la cultura straniera hanno prevalso grazie ad una coscienza politica italiana che è stata di sud-
ditanza, giustificazione, tolleranza e permessivismo. Ai giorni nostri nelle carceri italiane, che sono un hotel rispetto a quelle dei paesi di provenienza degli extracomunitari, oltre un terzo dei detenuti sono stranieri, anche se rappresentano solo il 9% dell’intera popolazione. La certezza della pena è diventata una chimera, i decreti di espulsione non si attivano mai, le bande giovanili di maranza sono sempre più violente, la polizia ha le mani legate dal buonismo giudiziario e così la sicurezza viene percepita dall’opinione pubblica come un nuovo e grande problema sociale. Soprattutto in uno Stato dove chi viene derubato nella propria casa è costretto a risarcire il delinquente che viola la sua proprietà, dove il Poliziotto gira armato ma non può intervenire pena un’immediata imputazione per eccessi vari, dove in un locale pubblico una donna può entrare a viso coperto con il niqab (solo con gli occhi visibili) adducendo motivi religiosi, mentre un italiano se entra con il passamontagna finisce immediatamente sotto processo per le leggi antiterrorismo (legge 152/1975). Quando i delitti e le pene vengono interpretati in funzione soggettiva e non oggettiva, in un continuo lassismo della Giustizia e della politica, si crea una sorta di razzismo al contrario, percepito a discapito di chi è nato nel paese di accoglienza. E tutto ciò sta incrementando le disuguaglianze e l’intolleranza sociale. Così nelle nostre città la convivenza diventa sempre più problematica, rasentando l’invivibile. In un clima intollerabile di diffidenza e di paura.
Alla prossima e in alto i cuori leggeri. Anche su: Twitter:@Fuochidipaglia Instagram:@fuochidigio
63° FESTIVAL PIANISTICO
INTERNAZIONALE
DI BRESCIA E BERGAMO
ORIENTE & OCCIDENTE
DA CHOPIN AD ARVO PÄRT
HA PRESO IL VIA LO SCORSO 27 E 28 APRILE SCORSI LA 63^ EDIZIONE DEL FESTIVAL
PIANISTICO INTERNAZIONALE DI BRESCIA E BERGAMO QUEST’ANNO
INCENTRATO SUI RE -
PERTORI E SUGLI AUTO -
RI DELL’EUROPA ORIENTALE E SLAVA
Elena Carnevali sindaca di Bergamo e Daniela Guadalupi presidentessa del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo
Si è aperta ufficialmente la 63esima edizione del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo con i concerti inaugurali avvenuti Lunedì 27 aprile al Teatro Grande di Brescia e Martedì 28 Aprile al Teatro Donizetti di Bergamo. Le serate di apertura di questa edizione hanno accolto il ritorno al Festival di Eva Gevorgyangià protagonista dell’inaugurazione della 61esima edizione al fianco della Stuttgarter Philharmoniker - con l’Armenian National Philharmonic Orchestra (al suo debutto al Festival) diretta da Eduard Topchjan, il direttore armeno l’ultima volta ospite nel 2019 alla direzione della Zagreb Philharmonic Orchestra.
La pianista russa è stata la più giovane tra i finalisti al Concorso Chopin di Varsavia nel 2021 e vincitrice del premio International Classical Music Award nella categoria ‘Discovery of the Year’ nel 2019. Il programma della serata la Suite da Spartacus del compositore armeno Chačaturjan, il Concerto n.1 op.23 di Čajkovskij e la Sinfonia n.10 di Šostakovič. Il Festival proseguirà sino all’1 Ottobre prossimo: sui palcoscenici delle due città - a Brescia del Teatro Grande e del Teatro Sociale, che entra a pieno titolo tra i luoghi del Festival, e a Bergamo del Teatro Donizetti e del Sociale di Città Alta - si alterneranno i migliori pianisti della scena internazionale: Grigory Sokolov, Mikhail Pletnëv, Jan Lisiecki, Lilya Zilberstein, oltre che a giovani talenti che il Festival ha l’orgoglio di far conoscere al suo pubblico. Principale novità di questa edizione una ‘coda lunga’ con due appuntamenti di primo piano in autunno. Due eventi straordinari che escono dal periodo tradizionale del Festival: il ritorno di Yuja Wang, accompagnata dalla Mahler Chamber Orchestra l’8 settembre al Teatro Donizetti, e quello di Beatrice Rana, protagonista di un recital al Teatro Sociale di Brescia il 1 ottobre.
Ph. Sergio Nessi
BRESCIA E BERGAMO
Ph. Sergio Nessi
CORRERE INSIEME: IL VALORE DELL’INCLUSIONE AL SOAP BOX RALLY
Ci sono eventi che, più di altri, riescono a raccontare il valore di una comunità. Succede quando il divertimento incontra la partecipazione, quando una manifestazione storica riesce ancora a creare legami, entusiasmo e occasioni autentiche di inclusione. È ciò che è accaduto anche quest’anno durante il 50° Soap Box Rally di Bergamo, andato in scena il 24 e 25 aprile lungo le Mura di Città Alta, uno degli appuntamenti più amati e riconoscibili del territorio bergamasco.
Per il secondo anno consecutivo, tra le coloratissime soap box protagoniste della manifestazione, ha partecipato anche una scuderia sostenuta da Villa Sant’Apollonia, composta da ragazzi autistici accompagnati e supportati dalla Cooperativa Sociale San Martino. Un’esperienza che ha saputo trasformare una gara in qualcosa di ancora più significativo: un’occasione concreta di partecipazione, relazione e condivisione. Dietro una soap box ci sono creatività, collaborazione, preparazione tecnica, fiducia reciproca. Ci sono mani che costruiscono, persone che si confrontano, emozioni da gestire e obiettivi da raggiungere insieme. Per questi ragazzi, il ruolo di “piloti” e “meccanici” ha rappresentato molto più di una semplice attività ludica: è stata la possibilità di vivere uno spazio pubblico da protagonisti, sentendosi parte attiva di un progetto collettivo che ha coinvolto migliaia di persone.
Da tempo Villa Sant’Apollonia porta avanti un percorso di sensibilizzazione verso il tema dell’autismo, con l’intenzione di contribuire a diffondere una cultura fondata sull’ascolto, sulla conoscenza e sulla costruzione di contesti realmente accessibili. Un impegno che negli anni si è tradotto in iniziative differenti, accomunate dalla volontà di creare occasioni di incontro autentico tra persone, esperienze e sensibilità diverse.
In questa direzione si inserisce, ad esempio, l’evento che nell’ottobre 2025 ha visto protagonisti i Terconauti, conosciuti per il loro lavoro di divulgazione sul tema della neurodivergenza e dell’autismo. L’incontro, ospitato da Villa Sant’Apollonia, ha rappresentato un momento importante di riflessione e confronto aperto alla cittadinanza, capace di affrontare il tema con profondità ma anche con leggerezza, umanità e vicinanza emotiva.
Accanto alle iniziative culturali e sociali, Villa Sant’Apollonia ha scelto di tradurre questa attenzione anche in un impegno concreto sul piano sanitario, sviluppando un protocollo dedicato alla cura odontoiatrica di pazienti autistici in collaborazione con Spazio Autismo Bergamo. Un progetto nato dalla consapevolezza che, molto spesso, l’accesso alle cure può diventare fonte di forte disagio e difficoltà per le persone autistiche e per le loro famiglie. Per questo motivo, il percorso predisposto da Villa Sant’Apollonia prevede attenzioni specifiche, tempi più rispettosi delle esigenze del paziente, un approccio graduale e una preparazione condivisa con le famiglie e con gli specialisti coinvolti. L’obiettivo è creare un’esperienza di cura più serena, prevedibile e sostenibile, nella quale la persona possa sentirsi accolta e compresa.
Parlare di inclusione significa anche questo: interrogarsi concretamente su come rendere accessibili gli spazi, le relazioni e i servizi che fanno parte della vita quotidiana. Significa comprendere che ogni persona necessita di modalità comunicative, tempi e attenzioni differenti. E significa, soprattutto, costruire occasioni in cui ciascuno possa sentirsi riconosciuto nel proprio valore.
Il Soap Box Rally di quest’anno ha restituito, ancora una volta, un’immagine bellissima di partecipazione collettiva. Tra sorrisi, adrenalina e creatività, ha ricordato quanto una comunità cresca davvero quando riesce ad aprire spazio alle differenze, trasformandole in possibilità di incontro e arricchimento reciproco.
Per Villa Sant’Apollonia, sostenere progetti di questo tipo significa continuare a credere in una sanità e in un territorio capaci di mettere al centro le persone, le loro unicità e il diritto di sentirsi parte della comunità.
Via G.Motta, 37/39 Bergamo
Email: info@villasantapollonia.it
Orari di apertura: Lu – Sa: 8.00 – 20.00
Tel. 035 34 71 72
PRIMA LA SALUTE INFORMAZIONI & CURIOSITÀ
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CHI “ALLENA” LA MENTE CONTRASTA I DEFICIT E MIGLIORA LE PRESTAZIONI AD OGNI ETÀ
L’esercizio personalizzato per il cervello è efficace anche negli over 80. Lo prova il Brain Health Index, che misura tre parametri fondamentali. A dirlo, sulle pagine di Scientific Reports, sono gli esperti del Center for BrainHealth dell’Università del Texas a Dallas coordinati da Sandra Bond Chapman (primo nome dello studio, Lori Cook). La ricerca mostra che gli adulti di tutte le età, dai 19 ai 94 anni, possono migliorare significativamente le proprie prestazioni cerebrali attraverso pratiche mirate e continue per la salute del cervello. Il tutto, grazie ad una app su misura. (Fonte: IlSole24Ore)
IPOPARATIROIDISMO, COS’È, COME NASCE, COSA COMPORTA E COME SI AFFRONTA
Le ghiandole paratiroidi sono fondamentali per regolare il calcio e i fosfati nell’organismo. La loro funzione è produrre il paratormone, fondamentale per regolare i livelli del calcio nel sangue. Così, quando i valori di questa sostanza basilare per il benessere dell’organismo sono bassi, le paratiroidi rilasciano l’ormone per aumentarlo. Ovviamente, quando tutto va bene, nemmeno ci accorgiamo dell’attività di queste “isolette” ormonali. Ma se qualcosa non va, cominciano i problemi. Così, se le paratiroidi “esagerano” nella funzione l’eccesso di paratormone o PTH porta a livelli di calcio alti nel sangue. Al contrario, in caso di ipoparatiroidismo, il calcio è basso e soprattutto può tendere a fluttuare, con conseguenze che coinvolgono moltissimi organi. (Fonte: Repubblica)
UN ANTIDIABETICO POTREBBE ESSERE
UTILE NEL TUMORE ALLA PROSTATA
Intervenire sul metabolismo può migliorare il benessere dei pazienti durante il trattamento del tumore alla ghiandola maschile. Un nuovo studio condotto da medici e ricercatori del Sylvester Comprehensive Cancer Center ha scoperto che la metformina, un farmaco ampiamente prescritto per controllare il diabete di tipo 2, potrebbe mimare uno degli effetti biologici principali dell’esercizio fisico negli uomini con cancro alla prostata, aumentando i livelli di una molecola legata all’equilibrio energetico e al controllo del peso anche quando l’attività fisica del paziente è prossima allo zero. I risultati suggeriscono che la metformina potrebbe aiutare a contrastare lo stress metabolico della terapia ormonale, quando la stanchezza e altri effetti collaterali spesso limitano l’attività fisica. (Fonte: Corriere della Sera)
Dr.
Reitan Direttore Sanitario Studio Medici Associati
LE UOVA PROTEGGONO IL CERVELLO
Intervenire sul metabolismo può migliorare il benessere dei pazienti durante il trattamento del tumore alla ghiandola maschile. Un nuovo studio condotto da medici e ricercatori del Sylvester Comprehensive Cancer Center ha scoperto che la metformina, un farmaco ampiamente prescritto per controllare il diabete di tipo 2, potrebbe mimare uno degli effetti biologici principali dell’esercizio fisico negli uomini con cancro alla prostata, aumentando i livelli di una molecola legata all’equilibrio energetico e al controllo del peso anche quando l’attività fisica del paziente è prossima allo zero. I risultati suggeriscono che la metformina potrebbe aiutare a contrastare lo stress metabolico della terapia ormonale, quando la stanchezza e altri effetti collaterali spesso limitano l’attività fisica. (Fonte: Corriere della Sera)
60 MALATTIE E 7 TIPI DI CANCRO: MAPPA DEFINITIVA DEI DANNI DELL’ALCOL
Non solo fegato: uno studio approfondito pubblicato su Addiction scuote le certezze sul “consumo moderato” e svela quali danni sono reversibili se si smette di bere. Una vasta revisione scientifica condotta dai ricercatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un avvertimento senza precedenti sui danni dell’alcol: il suo consumo è direttamente collegato a più di 60 diverse malattie e a numerosi tipi di lesioni fisiche. Lo studio non si limita a confermare i rischi noti, ma scava nelle dinamiche biologiche che colpiscono quasi ogni organo del nostro corpo, sollevando nuovi dubbi sui presunti benefici del consumo ridotto. (Fonte: OkSalute)
Haim
LA PASTICCERIA BOUTIQUE
IL MAESTRO PASTICCERE JORDI PUIGVERT, PROTAGONISTA DI UNA MASTERCLASS SVOLTASI DA MINETTI1980 SRL DI OSIO SOTTO, CI HA RACCONTATO LA SUA VISIONE DEL GELATO SENZA ZUCCHERI, SENZA DERIVATI DEL LATTE E DEL CONCETTO DI CLEAN LABEL
Si è formato lavorando in ristoranti e pasticcerie di altissimo livello, guadagnando una grande esperienza che gli è valsa la partecipazione alla finale del rinomato concorso “Best Restaurant Dessert” nel 2007. Parallelamente alla sua attività di consulente, per molti anni ha insegnato pasticceria presso la Scuola di Ospitalità e Turismo di Girona (Spagna). In seguito ha creato la sua azienda, “Sweet’n Go”, nata con l’intento di diffondere la sua visione della pasticceria, gelateria e cioccolateria, offrendo formazione e consulenze a pasticcerie, hotel, ristoranti, cioccolatieri e industrie premium del settore. Abbiamo incontrato Jordi Puigvert, ospite di una masterclass da Minetti 1980 che ha avuto luogo il 17 Marzo scorso.
La sua carriera professionale ha raggiunto picchi elevatissimi avendo lavorato in alcuni dei più prestigiosi ristoranti e pasticcerie del mondo. Oggi a cosa può ancora ambire professionalmente?
“A tutto ciò che possono chiederti i clienti oggi: richieste che un tempo non esistevano. Mi riferisco al mondo del vegano e del plants based, così come ai prodotti senza zucchero o ad alcuni particolari allergeni. C’è una consapevolezza diversa: una volta l’interesse era per la cucina molecolare, oggi invece le cose cambiate”.
Raccontaci la tua esperienza presso il celebre El Celler di Can Roca dove, nel 1999, aprì il primo ristorante di dessert al mondo…
“È stata un’esperienza incredibile: l’ho vissuta come se fosse mio il progetto. È stato qualcosa di davvero molto interessante: in primis perché era qualcosa che non esisteva e poi perché pensare ad un menù degustazione di 5 / 8 dessert è tutt’altro che facile. Abbiamo studiato a fondo per abbinare spezie, frutta, cioccolato, latticini per dare un senso dall’inizio alla fine al percorso senza far finire il commensale in una crisi glicemica conclamata”.
In qualità di consulente pasticcere ha girato il mondo diffondendo la sua idea di pasticceria: c’è un Paese più di un altro che ritiene in ascesa in quest’ambito?
“Dipende da quale punto di vista guardi la pasticceria. Se valutiamo la parte più visual e decorativa, la Francia a mio avviso è ancora il paese numero
uno. Rispetto ai nuovi trend e alla pasticceria meno grassa e più ‘dietetica’ , invece, la Spagna è cresciuta moltissimo negli ultimi anni con interpreti riconosciuti a livello mondiale.
La sua personale visione del gelato: senza zuccheri, senza derivati del latte e ‘clean label’ ovvero dall’etichetta pulita. Ce la racconti meglio… “Da tanto tempo mi occupo di pasticceria ma devo ammettere che alla gelateria spetta il merito delle formulazioni esatte degli ingredienti. In pasticceria, un tempo, non era così rigorosa. Per questo motivo nutro un grande interesse per il gelato, soprattutto dal punto di vista tecnico.
Così, anche per rispondere alle crescenti domande del mercato, ho cavalcato questa nuova era del gelato arrivando una formulazione senza zuccheri, senza derivati del latte e dall’etichetta genuina”.
Sweet’n Go è la società che ha creato nel 2008 specializzata nella formazione, consulenza e organizzazione di eventi riguardanti la pasticceria. L’evento clou in programma quest’anno?
“Ci sono tanti Paesi che organizzano eventi meritevoli di attenzione, non ultima la Grecia che negli ultimi tempi si sta distinguendo moltissimo in ambito di pasticceria.
Al di là degli appuntamenti annuali classici, però, amo le iniziative più circoscritte, utilissime in ugual misura nella diffusione di una cultura della pasticceria sempre più approfondita e contemporanea”.
SCOMPARIVA
CHRISTO. GRAZIE A LUI E
ALL’INSEPARABILE
JEANE-CLAUDE, DIECI ANNI FA...
...CON THE FLOATING PIERS CAMMINAMMO SULL’ACQUA
Adriano Baffelli
“Te l’avevo promesso, amore mio grande, dolcissima Jeanne-Claude: il sogno del nostro progetto sarebbe diventato realtà. Non importa quanto tempo ci sia voluto, non contano le difficoltà incontrate, la facili ironie e il sarcasmo malcelato che subimmo e che ho incontrato anche nell’ultimo tratto di questa straordinaria maratona artistica. Alla fine, ce l’abbiamo fatta insieme, perché sei sempre stata e sei sempre con me, straordinaria donna, amore unico e infaticabile direttrice operativa del nostro sodalizio artistico. So che stai osservando soddisfatta, che dall’infinito abbraccio del cielo guardi ammirata la nostra idea, che ora è una splendida realtà che colora il Sebino. Grazie per il tuo sostegno, Jeanne-Claude”.
La sera di sabato 18 giugno del 2016 si sta per consegnare alla notte, suddivisione temporale che pare perdere significato per buona parte degli abitanti del Sebino: i mesi e le settimane precedenti sono scivolati via all’insegna del grande sogno di camminare sull’acqua. La prova che non si è trattato di un’allucinazione collettiva, piuttosto che valesse la pena attendere con emozione il dipanarsi di una lucida follia, si avrà a breve. Sul metaforico uscio aperto sulla notte la curiosità spasmodica dei primi temerari, locali e turisti equamente distribuiti, troverà risposta. Capiranno se si tratti di un’abile mossa di marketing territoriale, di uno suadente richiamo destinato a deludere per via di chissà quali limitazioni o impedimenti, oppure se davvero sarà possibile raggiungere l’isola senza il supporto di alcuna imbarcazione e senza nuotare. Solamente camminando...”
In questo spazio posso solo sintetizzare il ritratto romanzato di Christo, solo e commosso, che ringrazia la sua Jeanne-Claude, che ho tratteggiato nel capitolo “Una notte di emozioni e di lacrime”, del mio libro “Camminammo sull’acqua”, dedicato all’installazione sebina. Il 31 maggio di sei anni fa terminava il terreno viaggio di Christo, l’eclettico immaginifico artista che esattamente dieci anni fa, dal 18 giugno al 3 luglio, con l’installazione “The Floating Piers”, ci fece letteralmente camminare sull’acqua del lago d’Iseo.
Per onestà intellettuale, l’opera va attribuita anche a Jeanne-Claude Denat de Guillebon, moglie del visionario artista americano, pur se nato in Bulgaria, Christo Yavachev, in arte per tutti, sempre e semplicemente Christo. Ben più di una Musa ispiratrice, l’inseparabile consorte scomparve a New York nel 2009. The Floating Piers ha rappresentato un evento artistico di grandissima rilevanza, con riverbero mondiale. I tre chilometri di passerella galleggiante che collegavano Sulzano a Montisola e all'isoletta di San Paolo, oltre ai due chilometri e mezzo di tracciato sviluppato su terra ferma, sono stati percorsi da un milione e 325mila persone. Le immagini dell’evento fecero il giro del mondo. L’installazione ebbe un impatto significativo sull'economia locale, e sull'immagine del territorio, promossa a costo zero a livello planetario. Eppure, il territorio non è stato capace nemmeno di collocare una targa, un segno tangibile per ricordare lo straordinario evento. Già, sic transit gloria mundi.
A sx Adriano Baffelli autore del bellissimo ricordo dedicato a Christo e a The Floating Piers che hanno fatto conoscere il Lago d’Iseo al pubblico di tutto il mondo
Sopra Christo il giorno dell’inauguarazioe di The Floating Piers e sotto il giorno in cui ha presentato il suo progetto ad uno stupito ing. Carlo Riva
ph. Battista Marini
L’installazione ebbe un impatto significativo sull'economia locale, e sull'immagine del territorio, promossa a costo zero a livello planetario. Eppure, il territorio non è stato capace nemmeno di collocare una targa, un segno tangibile per ricordare lo straordinario evento. Già, sic transit gloria mundi.
La prima ispezione di Christo sul lago d’Iseo
1 - GIRO DEL LAGO D'ISEO
Partiamo da un piacevole itinerario lungo la litoranea: 65 km di emozioni per scoprire borghi, scorci e panorami da scatto. Per l’itinerario in auto bastano poco meno di due ore e per la bici dalle tre alle quattro ore. Nella stagione estiva è possibile assaporare il lago dal battello, per molti versi la migliore prospettiva, ma ti servirà mezza giornata.
Tutto l’anno, invece, puoi raggiungere Monte Isola e dare una sbirciatina dagli oblò alle due isole minori, ahimè private e non visitabili.
2 - MONTE ISOLA, UNA
META CHE NON PUOI PERDERE
Monte Isola, l’isola abitata più grande dei laghi europei: barche colorate, strette viuzze e ripide scalinate, borghi in pietra, negozietti e profumi di lago. Ma anche passeggiate tra gli ulivi e nei boschi, fino a raggiungere il Santuario della Madonna della Ceriola, lassù dove uno scatto panoramico lo devi assolutamente fare.
Curiosità: nel 2016 l’isola è stata protagonista dell’opera d’arte dell’artista Christo ‘The Floating Piers’,che ha contato un milione e mezzo di visitatori in soli 16 giorni. Te lo immagini?
Un luogo che ti conquisterà con il suo sapore antico, custode di tradizioni e mestieri di un tempo.
3 - VELLO-TOLINE: SUI DUE
PIEDI
O
SU DUE RUOTE
A nord del lago, sulla sponda orientale fra Marone e Pisogne, quello che fu un tratto storico di strada costiera è oggi una bellissima ciclo-pedonale.
5 km di meraviglia per grandi e piccini, sportivi e non, che vogliano godersi in tranquillità e sicurezza una piacevole e sempre ventilata passeggiata a lago. Qui non ti servono suggerimenti: gli scatti sono infiniti!
4 - LOVERE, UNO DE “I BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA”
Dal 2003 Lovere è annoverata nel club de I Borghi più belli d’Italia. L’accogliente nucleo storico, il patrimonio artistico, i palazzi eleganti, il lungolago, le piazze e le caffetterie invitano senz’altro a una visita.
Da non perdere la quattrocentesca Basilica di S. Maria in Valvendra, la vista sulla cittadina dalla Torre Civica, così come la collezione della Galleria dell’Accademia Tadini, con opere del Canova (visitabile da aprile a ottobre).
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SETTE COSE DA VEDERE
SUL LAGO D’ISEO
- LE TORBIERE DEL SEBINO E LA FRANCIACORTA CHE AFFASCINA
In Franciacorta, tra il lago e i vigneti, si trova un’oasi naturale, dove è il caso di dire: silenzio! Parla la Natura.
La Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino, infatti, è un piccolo paradiso dove nidificano numerose specie di uccelli. Li potrai osservare percorrendo i sentieri e le passerelle in legno tra i canneti e gli specchi d’acqua. L’anello più breve misura 4 km, quello totale 9. All’inizio o alla fine della tua passeggiata, ti consigliamo una sosta al Monastero di San Pietro in Lamosa a Provaglio d’Iseo: lì, i volontari ti racconteranno come tutto ebbe origine, tra storia e leggende.
Ai confini della riserva, poi, c’è tutto un mondo da esplorare, magari a piedi o in bicicletta, lungo sentieri che possono condurre ad una rigenerante degustazione in cantina. Sei in Franciacorta: in alto il calice!
6 - ISEO, SARNICO E PISOGNE
Capoluogo turistico del lago, Iseo conserva ancora oggi la conformazione del borgo medievale con vicoli e case torri. Da vedere la Pieve di Sant’Andrea, la Chiesa di Santa Maria del Mercato e Piazza Garibaldi, dove si concentra la vita del paese. Da non perdere, ogni venerdì mattina, il più grande mercato all’aperto dell’intero lago. Animata località commerciale e turistica, si distingue per gli eleganti negozi, i numerosi ristoranti e le molteplici proposte di attività sportive.
Sulla sponda meridionale del lago si trova anche Sarnico. Vivace cittadina, molto frequentata per le passeggiate sul lungolago e nei caratteristici vicoli del centro storico ricco di attività commerciali. È interessante sapere che Sarnico, inoltre, è il luogo natio dei cantieri nautici Riva. Da non perdere le eleganti ville Liberty dell’architetto Sommaruga, visitabili in occasione di eventi
Pisogne, invece, è l’ultimo comune a nord della sponda orientale del lago, ed è il punto di incontro tra il lago e la montagna. Il caratteristico centro storico, formato da strette vie e antichi palazzi dai colori pastello, piazze con bar e ristoranti, invita a una sosta soprattutto al tramonto. Mentre il lungolago, qui è davvero lungo e molto bello, è l’ideale per passeggiate in sicurezza con i bambini e non solo. Da visitare: la Torre del Vescovo, la Pieve di Santa Maria in Silvis (solo durante la messa). Da non perdere: la Chiesa di Santa Maria della Neve, con un notevole ciclo di affreschi del pittore rinascimentale bresciano Girolamo Romanino.
7 - GLI ORRIDI, IN UN FILM, COME JAMES BOND
Per vederli, devi percorrere la strada costiera occidentale del Lago d’Iseo, preferibilmente da nord a sud e, superata Lovere, a metà strada tra Castro e Riva di Solto, ti troverai in una scenografia da 007. Imponenti lastroni verticali a picco sul lago: sei arrivato! Lo spettacolo degli Orridi è davanti e sopra di te. In particolare, fermati al Bogn di Zorzino: l’insenatura, le rocce a strapiombo e l’acqua cristallina che bagna la piccola spiaggia di sassi meritano uno scatto, facciamo due!
PESCHIERA
MARAGLIO E IL
SANTUARIO DELLA CERIOLA
Raggiungere il Santuario della Madonna della Ceriola su Monte Isola significa guadagnarsi uno dei belvederi più straordinari dell’intero Lago d’Iseo. Con i suoi 2,8 km di percorso, poco più di 400 metri di dislivello e un’ora e mezza di cammino, si tratta di un’escursione alla portata di tutti, capace però di regalare emozioni autentiche. Pur essendo disponibile un minibus che arriva nelle vicinanze del Santuario, il modo migliore per vivere l’isola è salire a piedi lungo uno dei suggestivi sentieri che la attraversano.
Il punto di partenza si trova a Peschiera Maraglio, nei pressi dell’Ufficio Informazioni. Da qui si imbocca un vialetto, si attraversa la strada asfaltata e ci si addentra nel bosco prendendo il sentiero numero 1. Dopo una mezz’ora di salita tra alberi e arbusti, con scorci sul lago che si aprono a sorpresa tra la vegetazione, si incontra una piccola area attrezzata con tavoli e panche, ideale per una sosta rigenerante. Proseguendo verso nord, lo sguardo viene presto catturato dalla splendida vista sull’Isola di San Paolo e sulla Rocca Martinengo. Il sentiero si fa via via meno ripido e, attraversando freschi boschi di castagni, conduce fino all’abitato di Cure. Dopo averlo attraversato, si svolta a destra sulla piccola mulattiera nel bosco. Superate alcune abitazioni in pietra, si passa sotto un elegante arco a tutto sesto che segna l’inizio della Via Crucis, la quale accompagna dolcemente all’entrata del Santuario.
L’ANELLO DEL MONTE BOARIO
Questo itinerario ad anello con partenza da Fonteno è una camminata appagante e varia, che alterna tratti panoramici sul Lago d’Iseo a sezioni più raccolte nel bosco. Con i suoi circa 8 km di sviluppo, oltre 600 metri di dislivello e una percorrenza attorno alle 3 ore e mezza, è un’escursione di media difficoltà. Dal centro del paese si seguono i segnavia CAI 568 in direzione Monte Boario, passando accanto alla chiesa e imboccando la ripida Via Tasso, che regala già i primi scorci sul lago. Il fondo inizialmente è asfaltato e poi cementato, fino a una cascina panoramica. Poco oltre, in località Font, si devia a destra su un sentiero che entra nel bosco, rendendo la salita più ombreggiata e regolare. Dopo circa un’ora si incontra un bivio: si abbandona il 568 principale per seguire il 568/A, mantenendo la destra. Il tracciato sale fino al Colle di Luen e, nei pressi di un rudere, piega a sinistra. Uscendo dal bosco, il paesaggio si apre all’improvviso con ampie vedute su Presolana, Valle Camonica e gruppo dell’Adamello.
Segue uno strappo deciso su prato, breve ma ripido. Superata una cascina, si raggiunge un piccolo bosco di betulle con area picnic, dove si trova la Santella del Boèr. Da qui si continua tenendo la sinistra e si affronta l’ultimo tratto nel bosco che porta al punto panoramico nei pressi della vetta, riconoscibile per una struttura in cemento. Il colpo d’occhio sul Lago d’Iseo e sulla Corna Trentapassi è notevole, mentre la cima vera e propria, poco oltre, resta tra gli alberi e senza visuali. Per completare l’anello si prosegue lungo il crinale verso sud, seguendo ancora i segnavia CAI tra brevi saliscendi e attraversando due roccoli. Si arriva così al Colle del Dis (circa 1200 m), dove si incontra una strada asfaltata: la si segue in discesa fino a intercettare sulla sinistra una mulattiera che riporta verso Fonteno. La discesa è piacevole e passa tra cascine sparse, toccando la suggestiva chiesetta del Santello in posizione panoramica. Gli ultimi tratti, con viste sempre più ampie sul lago e sul paese, accompagnano il rientro al punto di partenza.
DA ESMATE ALLA CHIESA DI SAN DEFENDENTE
Breve ma ricco di fascino, il percorso da Esmate alla chiesa di San Defendente è una delle passeggiate più amate della zona di Solto Collina. Con soli 2,3 km di sviluppo e 90 metri di dislivello, si tratta di un itinerario adatto a tutti. Ripercorre antichi tracciati d’altura lungo il sentiero CAI 565 C, un tempo parte di una fitta rete di collegamenti tra la rocca di Castro e Solto Collina. Il punto di partenza si trova nell’abitato di Esmate. Da qui si percorre Via Monte Clemo e si svolta a destra in Via Clisano. Superate alcune abitazioni, il fondo asfaltato lascia presto il posto a una sterrata sassosa che sale dolcemente tra la vegetazione, conducendo in circa 40 minuti alla meta. La chiesetta di San Defendente sorge a 674 metri di quota, su una cima che domina il paesaggio con una vista di rara bellezza. Lo sguardo spazia dal lago d’Iseo nella sua interezza, da Lovere fino alla sponda meridionale, passando per Monte Isola. Sullo sfondo si staglia la Corna Trentapassi, la montagna imponente e scoscesa che sovrasta la riva bresciana. Non è difficile capire perché questo luogo sia tra i più frequentati della zona, tanto nelle passeggiate quotidiane quanto in occasione della festa che ogni prima domenica di luglio vi richiama numerosi visitatori. La chiesa è oggi affidata alle cure del locale gruppo degli Alpini.
La sua storia è documentata almeno dal 1574, anno a partire dal quale si hanno notizie di lasciti destinati alla costruzione o al rifacimento dell’edificio, custodito nei secoli da laici che abitavano nella struttura annessa. Canonicamente orientata con la facciata a ovest e il presbiterio a est, la chiesa presenta sul lato destro il campanile e la sacrestia. La facciata è articolata da quattro pilastri in conci bugnati di arenaria di Sarnico. Inquadrano il portale d’ingresso affiancato da due finestre, in una tripartizione che richiama il prospetto della chiesa di San Rocco a Riva di Solto. Secondo alcune ipotesi, questa parte dell’edificio potrebbe essere stata in origine un portico aperto destinato ad accogliere i viandanti di passaggio. L’interno è sobrio ed essenziale: la navata è coperta da un tetto ligneo, mentre il presbiterio è chiuso da una volta a botte. Nei pressi della chiesa si trova un’area picnic attrezzata con tavoli e panchine, perfetta per una sosta con vista. Per il rientro si imbocca sulla destra una stradina sterrata in buone condizioni. Si tratta del “Sentiero natura del Sebino”, che in circa 25 minuti conduce alla chiesetta di San Rocco, in prossimità di Via Cerrete, non lontano dal punto di partenza.
DA SALE MARASINO
ALLA PUNTA ALMANA
Con i suoi oltre 9 km di sviluppo, 840 metri di dislivello e circa quattro ore di cammino, il trekking da Sale Marasino alla Punta Almana è un’escursione impegnativa ma straordinariamente appagante, capace di offrire alcune delle viste più spettacolari sull’intero Lago d’Iseo. Il punto di partenza si trova in località Portole. Da qui si imbocca la strada asfaltata fino a raggiungere una bacheca che segnala i due percorsi ad anello disponibili. Si prosegue seguendo le indicazioni per la Forcella di Sale, lungo una ripida carrareccia che sale decisa tra la vegetazione. Continuando sulla strada forestale si arriva alla Forcella, un belvedere naturale affacciato sul lago e punto di decollo per gli appassionati di parapendio.
Si prosegue dritti, lasciando sulla sinistra una cappella, e dopo qualche metro si imbocca il sentiero sulla destra che si inerpica tra i pini. Questo tratto è particolarmente ripido, e richiede quindi una certa attenzione. Superato il bosco, il paesaggio si apre su ampi prati che accompagnano il camminatore fino alla vetta, dove il panorama a strapiombo sul Lago d’Iseo e su Monte Isola ripaga ampiamente ogni sforzo. La discesa avviene seguendo la cresta in direzione sud lungo un sentiero panoramico, con il lago che resta in vista per buona parte del tragitto. Il percorso è esposto al sole fino alla Croce di Pezzuolo, dove ci si addentra nel bosco in direzione di Portole, ricongiungedosi infine alla strada percorsa in salita e chiudendo così l’anello.
Informazioni utili
Sul sito turistico del Lago d’Iseo tutte le informazioni e le tracce GPX degli itinerari
IN ARRIVO UNA STELLA DEL VOLLEY
ADELINA UNGUREANU È IL PRIMO
VOLTO NUOVO DELL’ATTACCO ROSSOBLÙ.
UN ALTRO TALENTO INTERNAZIONALE
PER LA NUOVA BERGAMO
Ruolo: Schiacciatrice
Nazionalità: Rumena
Data di nascita: 29 luglio 2000
Altezza: 187 cm
2017/18 – Dinamo Bucarest
2018/19 – CSM Bucarest
Cresciuta nel volley rumeno, debutta nella massima serie con la Dinamo Bucarest prima di passare al CSM Bucarest. Nel 2019 arriva in Italia, iniziando un percorso di crescita costante nel campionato di Serie A femminile.
2019/21 – Cuneo Granda Volley
2021/22 – UYBA Busto Arsizio
2022/24 – Pinerolo
2024/25 – Bartoccini Perugia
2025/26 – Megabox Vallefoglia
ADELINA UNGUREANU
Il Volley Bergamo 1991 accoglie in rossoblù la schiacciatrice rumena Adelina Budăi-Ungureanu, protagonista delle ultime stagioni di Serie A e reduce dalla conquista della Challenge Cup con Vallefoglia.
Classe 2000, 187 centimetri di potenza, energia ed esperienza internazionale: Ungureanu arriva a Bergamo dopo un percorso di crescita costante nel campionato italiano, dove ha saputo imporsi grazie alle sue qualità offensive, alla continuità in ricezione e a una personalità capace di emergere nei momenti decisivi.
Nell’ultima stagione con Vallefoglia ha collezionato, tra campionato e coppe europee, oltre 250 punti complessivi, con 22 ace e più di 30 muri vincenti. Numeri che confermano la crescita di una schiacciatrice completa, capace di incidere sia in fase offensiva sia nei fondamentali di seconda linea.
Determinante anche il suo contributo nel cammino europeo della Megabox Vallefoglia, culminato con la conquista della Challenge Cup: un traguardo storico costruito anche grazie alla sua continuità in attacco e alla capacità di trascinare la squadra nei momenti chiave della stagione.
Per Adelina, il campionato italiano rappresenta ormai una seconda casa: dopo le esperienze con Cuneo, Busto Arsizio, Pinerolo, Perugia e Vallefoglia, Bergamo sarà una nuova tappa di un percorso costruito con ambizione, lavoro e crescita continua. Nel massimo campionato italiano ha già superato quota 1.500 punti in carriera, confermandosi tra le bande straniere più affidabili e spettacolari della Serie A.
Prima di raggiungere la città orobica, la schiacciatrice rumena sarà impegnata con la Nazionale della Romania, di cui è uno dei punti di riferimento, in un’estate ricca di appuntamenti internazionali che culmineranno con la partecipazione ai Campionati Europei.
“Arrivare a Bergamo è motivo di grande orgoglio – le prime parole di Adelina Ungureanu – Bergamo è una società storica, con tifosi appassionati e una tradizione importante nella pallavolo italiana. Arrivo con entusiasmo e con tanta voglia di dare tutto per questa maglia. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura”.
CARATTERISTICHE TECNICHE
Schiacciatrice potente e fisica, Adelina Ungureanu abbina grande esplosività offensiva a una battuta incisiva. Negli anni in Serie A ha mostrato una crescita costante anche nei fondamentali di seconda linea, soprattutto in ricezione, diventando una banda completa e affidabile. Giocatrice di carattere, porta energia, intensità e continuità in attacco.
* Challenge Cup: 1 Nazionale
* European Silver League 2019: med. d’oro
* European Golden League 2023: med. di bronzo
* European Golden League 2025: med. di bronzo
PALMARES Club
ACCADEMIA GUARDIA DI FINANZA
IL GIURAMENTO
GIURAMENTO DI FEDELTÀ ALLA REPUBBLICA DEGLI
ALLIEVI UFFICIALI DEL 125° CORSO «TRIESTE IV»
E DEL 24° CORSO «CASSIOPEA II»
Nella storica cornice di Piazza della Cittadella, a Bergamo Alta, si è celebrata il 9 maggio, la cerimonia del giuramento solenne degli Allievi Ufficiali del 125° Corso «Trieste IV» (comparto ordinario) e del 24° Corso «Cassiopea II» (comparto aeronavale). L’evento ha visto la partecipazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, On. Giancarlo Giorgetti, del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Andrea De Gennaro, del Comandante in Seconda, Gen. C.A. Bruno Buratti, e del Generale Ispettore per gli Istituti di Istruzione, Gen. C.A. Vito Augelli, e delle massime Autorità civili, militari e religiose di rilevanza nazionale e locale.
L'apertura della cerimonia è stata affidata al Comandante dell’Istituto, Gen. D. Cosimo Di Gesù, che nella sua allocuzione ha sottolineato il legame indissolubile tra l'Accademia e la città di Bergamo. Rivolgendosi ai 69 giurandi, il Generale ha descritto l'impegno odierno come una “promessa di fedeltà” per consacrare la propria esistenza al servizio dello Stato, evidenziando come lo “spirito di Corpo” e la cooperazione siano bussole essenziali per superare le sfide della vita militare. Nel corso dell'intervento, è stata data lettura del messaggio augurale inviato dal Presidente del Gruppo Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia, Gen. C.A. Rosario Aiosa, il quale, soffermandosi sulla ricorrenza del 130° anniversario dell’istituzione dell’Accademia, ha esortato i Cadetti a farsi interpreti e custodi del patrimonio di valori e coraggio che la Medaglia d’Oro rappresenta.
Il momento di massimo valore simbolico è giunto con la pronuncia della formula del giuramento: un corale e vibrante “Lo giuro!” che ha sancito l'ingresso ufficiale degli Allievi nella famiglia delle Fiamme Gialle al cospetto della Bandiera d’Istituto.
A seguire, ha preso la parola il Comandante Generale, Gen. C.A. Andrea De Gennaro, il quale ha rivolto un pensiero commosso alle famiglie dei Cadetti, definendo i giovani Allievi come “il frutto dell’impegno e dell’amore” ricevuto dai genitori.
Il Generale ha delineato la moderna missione del Corpo, rimarcando la necessità di una visione di comando capace di coniugare fermezza e umanità, nella consapevolezza che “il comando non è esercizio di potere, ma una funzione nobile al servizio dei collaboratori e dei cittadini”.
Il Comandante Generale ha inoltre lodato la sinergia con l'Università degli Studi di Bergamo, fondamentale per una formazione d'eccellenza pronta a interpretare i complessi scenari economici transnazionali.
A consacrare il prestigio della cerimonia è stato infine l’intervento del Ministro dell’Economia e delle Finanze, On. Giancarlo Giorgetti, il quale ha evidenziato come il giuramento sia “la voce della coscienza che si fa dovere”.
Richiamando le complessità degli attuali scenari geopolitici, il Ministro ha altresì enfatizzato l'importanza dello studio della storia economica, definendolo uno strumento imprescindibile per i futuri comandanti chiamati a operare per la stabilità e la sicurezza del sistema-Paese.
“L'autorità si legittima attraverso l’azione esemplare”, ha ribadito il Ministro, spronando i Cadetti a indossare la divisa con orgoglio e a sentire il privilegio e la responsabilità di servire l’Italia con integrità e coraggio. La cerimonia si è conclusa con il tradizionale sfilamento in parata dei Reparti e gli onori finali resi dalla Compagnia d’onore, suggellando un momento di altissimo valore istituzionale per la Guardia di Finanza e per l’intero Paese.
LUIGI RAVASIO L’INTUIZIONE E IL METODO
LA NUOVA MOSTRA, IN DUE SEDI, ORGANIZZATA DA FONDAZIONE CREBERG
Inaugurata il 9 maggio a Bergamo, presso Palazzo Creberg, la prima sezionedella mostra “L’intuizione e il metodo” dedicata da Fondazione Creberg all’artista Luigi Ravasio (Bergamo, 1930 – 2018). L’esposizione resterà aperta fino al 4 settembre 2026 e presenterà 40 dipinti e 6 bozzetti su carta, distribuiti tra il Salone Principale e il Loggiato. Con un concerto di “Ensemble Locatelli” offerto da Fondazione Creberg, sabato 23 maggio 2026 è stata inaugurata a Romano di Lombardia la seconda sezione, con titolo specifico “Luigi Ravasio, geometrie di un tempo interiore”, che prevede l’esposizione, nella Chiesa della Grotta, di una serie di 19 dipinti e 10 bozzetti su carta e resterà visitabile fino al 28 giugno 2026. Luigi Ravasio, si distingue nel panorama artistico bergamasco per una ricerca coerente e profondamente radicata nel dialogo tra tradizione e sensibilità moderna. La sua opera nasce dall’osservazione di ciò che lo circonda, filtrata attraverso uno sguardo capace di cogliere l’essenza delle forme e delle atmosfere, trasformandole in immagini dense di significato. I lavori presentati a Bergamo e a Romano di Lombardia sono rigorosamente fondati sulla costruzione geometrica, ma al contempo lasciano emergere richiami alla memoria, al ricordo e alla dimensione interiore, elementi che siintrecciano in una pittura equilibrata e mai compiaciuta. I l segno, il colore e la materia diventano strumenti espressivi attraverso cui l’artista costruisce un linguaggio personale, capace di parlare tanto all’emotività quanto alla riflessione.
A sinistra Strappo n°1 - 1977, olio su tela, 80 × 80 cm
Concorso 1996, olio su tela, ø 50 cm
A destra Nodo n° 1 - 1974, olio su tela, 50 × 40 cm
4 fasi - 4 facce2000, olio su tela, ø 60 cm
Per cogliere appieno la personalità di Luigi Ravasio, il visitatore è invitato a percorrere entrambe le sezioni della mostra curata da Angelo Piazzoli, Presidente di Fondazione Creberg, e da Stefania Burnelli, critica d’arte. L’esposizione è accompagnata dal catalogo in distribuzione gratuita in entrambe le sedi, con testi dei curatori e di mons. Tarcisio Tironi direttore del MACS – Museo d’Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia.
“Il nuovo appuntamento si inserisce nel nostro percorso dedicato alla valorizzazione dell’arte contemporanea – ha dichiarato Angelo Piazzoli – offrendo spazio e visibilità al lavoro di artisti talentuosi del territorio attraverso il nostro consolidato format (più di cento le tappe e gli eventi ideati e realizzati direttamente nell’ultimo decennio), con l’obiettivo di unire qualità artistica e promozione del pensiero. Da queste premesse nascono esposizioni che si configurano come gesti concreti di opposizione alla banalità e alla superficialità diffuse, permettendoci di esplorare temi essenziali per l’essere umano, come il suo destino, la sua natura e la sua vocazione”. Nella storica sede di Palazzo Creberg, dal 9 maggio al 4 settembre 2026, il pubblico potrà accedere gratuitamente ad un peculiare itinerario nella produzione dell’artista bergamasco Luigi Ravasio con 40 dipinti e 6 bozzetti su carta eseguiti dagli anni Settanta agli anni Duemila. In Salone saranno collocati 12 dipinti degli anni Novanta, vertici espressivi di una produzione ormai matura e profondamente meditata.
GIORGIO DE CHIRICO UN MONDO SENZA TEMPO
CASTELLO DI DESENZANO DEL GARDA
FINO AL 4 OTTOBRE 2026
A CURA DI GIORDANO BRUNO GUERRI
L'ESPOSIZIONE ESPLORA LA RICERCA METAFISICA DELL'ARTISTA E LA SUA CAPACITÀ DI SOSPENDERE IL TEMPO ATTRAVERSO ARCHITETTURE CLASSICHE, PIAZZE SILENZIOSE E FIGURE ENIGMATICHE.
Giorgio de Chirico Autoritratto con corazza 1947 olio su tela 50x40,5 cm
Giorgio de Chirico Bozzetto per la Figlia di Jorio, Splendore, Ornella, Favetta 1934 acquarello e matita su carta 25x16,5 cm
Giorgio de Chirico Cavallo sulla spiaggia metà anni ‘50 grafite e acquerello su cartoncino 40x50 cm
Giorgio de Chirico Bozzetto per la Figlia di Jorio, bozzetto di scena_ “Atto III” 1934 acquarello e matita su carta 32,5x50,4 cm
In basso a destra Giorgio de Chirico I bagni misteriosi 1935 olio su tela 69,7x49,7 cm
L'evento propone un percorso rigoroso che mette in luce la coerenza artistica di de Chirico, capace di coniugare il rigore classico con "la vertigine dell'invisibile". La mostra riunisce circa venti opere tra dipinti provenienti da musei pubblici e collezioni private, affiancate da bozzetti scenografici originali realizzati per l'opera La figlia di Iorio di Gabriele d'Annunzio (conservati al Vittoriale degli Italiani). Il percorso include opere di altri protagonisti del Novecento italiano legati al movimento del "Ritorno all'ordine", tra cui Alberto Savinio, Mario Tozzi, Filippo de Pisis e Mario Sironi. Sono presenti ritratti fotografici originali di Claudio Abate e Mario Dondero.
Castello di Desenzano del Garda Via Castello 63, Desenzano del Garda Fino al 4 ottobre 2026
DIFENDERSI DALLO SMOG
Limitare l’azione degli inquinanti è possibile ed è importante, specialmente in alcune epoche della vita quali la gravidanza, i primi mesi di vita dei bambini e l’adolescenza. Mettere in atto alcune accortezze e un cambio di abitudini ci permette di minimizzare gli effetti negativi degli inquinanti dell’aria sulla salute e anche di potenziare le difese naturali del nostro corpo.
* Nei giorni con picchi di smog, la soluzione non è stare a casa o usare l’auto, dove gli inquinanti si concentrano, ma è sempre bene stare all’aria aperta, magari nel verde, evitando le strade più trafficate.
* Se c’è dislivello, scegli il marciapiede dove i mezzi a motore procedono in discesa.
* In sosta al semaforo, mantieniti lontano dal margine della strada: specialmente se hai un bambino con te. Stare a ridosso delle strisce ti espone di più agli inquinanti.
* Preferisci, finché è possibile, fasce e marsupi ai passeggini, che sono all’altezza degli scarichi delle auto.
* Apri spesso le finestre, 10 minuti ogni ora, ma solo durante le ore di minore traffico: gli inquinanti esterni penetrano nelle case e si sommano a quelli interni (fumo, gas da cucina, vernici, detersivi spray…).
* Usa prodotti non tossici, elimina deodoranti per l’ambiente e incenso. Se ti è possibile cambia le cucine a gas a favore dell’induzione.
* Le abitudini che ci rendono più forti, i co-benefici: fa bene a me e fa bene all’ambiente (a cura di Franca Rusconi, pediatra SIP)
* Frequentiamo spazi verdi: soprattutto in gravidanza e con i bambini. Il verde ci fa stare meglio e trattiene le particelle di inquinanti. Ci protegge dal caldo e dalle onde di calore: fa bene a noi e al clima delle città - inquinanti compresi.
* Diamoci da fare con le amministrazioni locali per chiedere di aumentare gli spazi verdi fruibili.
* Facciamo anche in gravidanza e con i bambini una regolare attività fisica all’aperto, per esempio usiamo la bici negli spostamenti brevi.
* L’attività fisica rinforza il nostro organismo e se evitiamo di usare l’automobile migliorerà anche l’aria delle nostre città.
* Gli amministratori devono dare risposte, ma come cittadini possiamo fare pressione con piccole scelte quotidiane.
* Mangiamo meno carne e salumi, meno cibi molto processati (trasformati o conservati) e più frutta, verdura e legumi, e abituiamo i bambini fin da piccoli a una alimentazione sana, alla dieta mediterranea. Ne guadagnerà la nostra salute e anche il pianeta: la produzione di alimenti di origine animale aumenta grandemente la produzione di CO2 e di altri gas serra che sono anche i principali responsabili del cambiamento climatico.
CITTADINI PER L'ARIA
è un'associazione no profit fondata a Milano nel 2015. Difende il diritto di ogni persona a respirare aria pulita attraverso la ricerca scientifica partecipata, l'advocacy istituzionale e l'attivismo legale.
In Italia l'inquinamento atmosferico causa ogni anno decine di migliaia di morti premature, un'emergenza sanitaria e ambientale che non può essere ignorata.
Cittadini per l'aria costruisce reti tra cittadini, associazioni, amministrazioni pubbliche e imprese; monitora i livelli di inquinamento con campagne di citizen science; e si batte nelle aule di giustizia perché respirare aria salubre sia riconosciuto come un diritto esigibile. www.cittadiniperlaria.org
Cittadini per l’Aria Onlus, via Lentasio, 9, Milano, 20122 IT MI
“Il nome? Un gioco di parole. Parti per l’Aria significa che, unita, la categoria dei genitori che si appresta al parto può fare e pretendere molto per la salute dei propri bambini. Ma significa anche che farlo porta piacere, bellezza e gioia di vivere, un vero e proprio party che renda le città italiane più in sintonia con l’attivismo e i risultati raggiunti dalle città europee. Infine, significa anche attivarsi, darsi da fare per avere la vita che desideriamo”
SEMPRE + VACANZE IN BARCA
VACANZE 2026: GUERRE E CARO CARBURANTE NON FRENANO IL TURISMO NAUTICO IN ITALIA. BOOM DI PRENOTAZIONI
SECONDO I DATI DIFFUSI DALLA SPARTIVENTO, LEADER NEL SETTORE DEL CHARTER NAUTICO CON OLTRE 140 IMBARCAZIONI IN CINQUE REGIONI, NESSUN CALO DI PRENOTAZIONI: IL 70% VIENE DALL’ESTERO, CONFERMANDO IL TREND DI CRESCITA DEGLI ANNI PRECEDENTI
Nessun conflitto o caro carburante può fermare il turismo nautico in Italia. Numeri alla mano, anche per la prossima stagione Spartivento Group, leader di settore con oltre 140 barche ormeggiate in cinque Regioni, assicura arrivi massicci nel Belpaese. Turisti desiderosi di esplorare le coste, vivere il mare e la natura, immergersi nella cucina locale e negli appuntamenti che le città sanno offrire d’estate. I dati provvisori sulla stagione 2026 confermano il trend: al 31 marzo le settimane prenotate risultano in aumento del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con un fatturato in crescita del 98%. Segno evidente che il contesto internazionale non spaventa assolutamente il viaggiatore: sebbene gli italiani restino il gruppo più consistente in termini relativi, oltre il 70% degli ospiti arriva dall’estero, in particolare dalle Americhe - soprattutto Stati Uniti - e dai principali mercati europei come Regno Unito, Francia, Svizzera, Spagna e Germania.
A giocare un ruolo da protagonista è sicuramente la flotta di Sailuxe. Nata nel 2019, rappresenta oggi una delle espressioni più interessanti del nuovo turismo nautico di alta gamma: una formula che supera il concetto tradizionale di charter e si avvicina sempre di più all’ospitalità di lusso contemporanea, fatta di personalizzazione, privacy, servizio e qualità dell’esperienza. Il successo del fenomeno Sailuxe è, anche qui, nei numeri: negli ultimi sei anni il fatturato è aumentato di quasi dieci volte e la flotta si è ampliata fino a contare oggi undici catamarani Lagoon di ultima generazione, tra 51 e 65 piedi, operativi tra Sicilia, Sardegna e Costiera Amalfitana.
A livello sempre analitico, Spartivento Group conferma che per il charter, tra il 2019 e il 2025, tutti i principali indicatori sono raddoppiati: il fatturato è passato da 5,3 a 13 milioni di euro, la flotta da poco più di 50 a oltre 140 imbarcazioni, le settimane vendute da circa 1.000 a oltre 2.100 e gli ospiti imbarcati in una stagione da 7.000 a più di 15.000.
Il posizionamento di SAILUXE è chiaro: proporsi come alternativa al charter tradizionale e, allo stesso tempo, come risposta più accessibile e informale rispetto al mondo dei superyacht, mantenendo però standard di servizio elevatissimi. Il catamarano, in questa visione, non è solo un mezzo di trasporto o una sistemazione esclusiva, ma una sorta di boutique hotel itinerante sul mare, capace di offrire privacy, scenari sempre diversi, ritmi lenti e accesso privilegiato a luoghi raggiungibili solo via acqua.
A caratterizzare l’esperienza è soprattutto il livello di personalizzazione. Il soggiorno inizia prima ancora dell’imbarco, con una raccolta puntuale di preferenze, abitudini, esigenze alimentari, aspettative di viaggio ed eventuali occasioni speciali. Da qui nasce una vacanza costruita su misura: dall’itinerario al ritmo delle giornate, dalla proposta gastronomica alle attività a bordo e a terra. È una concezione del lusso sempre meno legata all’ostentazione e sempre più associata al tempo, alla libertà e alla possibilità di vivere qualcosa di profondamente personale.
Così ogni catamarano della flotta è caratterizzato da una propria signature experience, pensata per renderlo riconoscibile: dal cinema all’aperto proiettato sulla vela al forno per la pizza, dalla macchina per fare la pasta fresca a quella per il gelato o la granita siciliana, fino a elementi come jacuzzi, trampolino, piscina galleggiante, ping pong o scivolo. Accanto a queste esperienze identitarie, gli ospiti possono arricchire ulteriormente il soggiorno con servizi prenotabili sia a bordo che a terra. Tra i primi troviamo esempi quali cooking class, dj set e musica live, massaggi, sessioni di yoga e servizi fotografici, mentre a terra le richieste spaziano dalle degustazioni in cantine e workshop con artigiani locali, alle escursioni, fino alla prenotazioni in ristoranti selezionati.
Un aspetto centrale è quello gastronomico. I menu vengono costruiti sulla base delle preferenze espresse dagli ospiti già al momento della prenotazione e valorizzano ingredienti, sapori e tradizioni dei territori attraversati. La proposta culinaria unisce quindi identità locale e personalizzazione, con una crescente attenzione anche a esigenze specifiche come menu gluten free, vegan e kosher. Gli chef SAILUXE, formati anche attraverso percorsi come la Gambero Rosso Academy, interpretano così la cucina come parte integrante del viaggio.
Più ancora della barca è l’equipaggio a definire il livello dell’esperienza. In SAILUXE il principio guida è quello di essere “tre passi avanti al cliente”: intuire un bisogno prima ancora che venga espresso, creare l’atmosfera giusta, trasformare un gesto semplice in un ricordo memorabile. È da questa attenzione ai dettagli che nasce spesso l’effetto wow: un tramonto vissuto nel momento perfetto, una cena a sorpresa, una piccola festa organizzata per un compleanno scoperto leggendo la crew list.
NEL CUORE DELL’APPENNINO PISTOIESE, TRA BOSCHI, RADURE E CRINALI CHE SUPERANO I MILLE METRI DI ALTITUDINE, SI ESTENDE OASI DYNAMO, UNA RISERVA NATURALE DI OLTRE 1.000 ETTARI CHE NEGLI ULTIMI ANNI SI È AFFERMATA COME UNO DEI PIÙ INTERESSANTI LABORATORI ITALIANI DI OUTDOOR EDUCATION.
OASI DYNAMO
RECUPERATA NEL 2006 DA UN’EX RISERVA DI CACCIA E OGGI AFFILIATA AL WWF, L’OASI RAPPRESENTA UN ECOSISTEMA IN CUI CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ, RICERCA SCIENTIFICA, DIVULGAZIONE E FORMAZIONE SI INTRECCIANO IN MODO VIRTUOSO. QUI LA NATURA DIVENTA SPAZIO DI ESPERIENZA E APPRENDIMENTO: UN LUOGO DOVE ESPLORAZIONE, CONOSCENZA E RELAZIONE CON L’AMBIENTE SI SVILUPPANO ATTRAVERSO ATTIVITÀ SUL CAMPO E PERCORSI IMMERSIVI PENSATI PER PUBBLICI DIVERSI.
Per il 2026, Oasi Dynamo presenta un programma articolato di esperienze, escursioni guidate e attività formative, accomunate da un approccio centrato sull’esperienza diretta e sulla partecipazione attiva. Un insieme di proposte che integrano conservazione, divulgazione e pratica sul campo, delineando un modello in cui l’ambiente diventa spazio di apprendimento, confronto e crescita.
Esperienze in Oasi: attività immersive tra natura, tradizione e scoperta Il programma di esperienze immersive, che ha preso avvio con l’arrivo della primavera, permette di vivere la Riserva in modo diretto, attraversandone ambienti, tradizioni e pratiche legate al territorio.
Tra le proposte più suggestive, Notte in tenda sospesa, un’esperienza unica nel cuore del bosco: un trekking pomeridiano conduce i partecipanti fino a una radura appartata, dove la serata prosegue attorno al fuoco con momenti di convivialità all’aria aperta. Con il calare della notte, le tende sospese tra gli alberi accolgono gli ospiti per un’esperienza intensa e fuori dal comune, cullati dal vento e dai suoni del bosco.
Il Safari Fotografico conduce invece in un’area privata e protetta della Riserva, alternando spostamenti in fuoristrada e appostamenti silenziosi. Con il supporto di guide esperte e strumenti come le termocamere, l’osservazione della fauna avviene nel pieno rispetto degli equilibri naturali.
Le Escursioni a cavallo offrono un modo lento e immersivo di esplorare l’Oasi, seguendo sentieri e radure meno battuti. Accompagnati da guide esperte, i partecipanti possono attraversare il paesaggio in sintonia con l’ambiente, con percorsi calibrati in base al livello di esperienza e preceduti da una breve introduzione alle tecniche di base. Un’attività che unisce relazione con l’animale, scoperta del territorio e contatto profondo con la natura.
L’Attività di Bushcraft propone un percorso pratico di autosufficienza nella natura: costruzione di ripari con materiali naturali, realizzazione di un ponte tibetano con le corde, accensione del fuoco con tecniche tradizionali e preparazione di un pasto essenziale sulla brace. Un’attività che stimola collaborazione, ingegno e consapevolezza ambientale. Con Esperienza al caseificio, i visitatori partecipano a un laboratorio dedicato alla produzione del formaggio, seguendo tutte le fasi della lavorazione: dalla trasformazione del latte alla formazione della cagliata, fino ai processi di stagionatura. Un’attività che valorizza la tradizione agroalimentare locale e restituisce il legame concreto tra natura, tecnica e gusto. Infine, l’Oasi propone Corporate Retreat dedicati alle aziende: format su misura che combinano attività outdoor guidate, momenti di confronto in sala meeting e ospitalità in struttura. In questo contesto, boschi e sentieri diventano lo scenario naturale per rafforzare coesione, leadership e visione condivisa.
Escursioni guidate: il calendario degli appuntamenti
Accanto alle esperienze immersive, Oasi Dynamo propone un calendario di escursioni guidate stagionali, pensate per accompagnare i visitatori alla scoperta della Riserva nei diversi momenti dell’anno. Ogni appuntamento è accompagnato da una guida ambientale specializzata e offre occasioni di scoperta per famiglie, bambini e appassionati di natura, con uno sguardo attento alla biodiversità e alle caratteristiche del territorio.
Domenica 31 maggio si parte con l’escursione I rimedi della nonna – le piante spontanee e i loro usi, Domenica 28 giugno, l’appuntamento Sulle tracce del lupo condurrà i partecipanti alla scoperta di una delle specie simbolo dell’Appennino, infine, sabato 8 agosto, il programma estivo si chiude con l’escursione notturna Nel silenzio del bosco: magia sotto le stelle, un’esperienza che unisce osservazione del cielo stellato e ascolto dei suoni della natura dopo il tramonto. Il calendario prosegue in autunno con nuovi appuntamenti dedicati ai fenomeni naturali e alle tradizioni del territorio.
OASI DYNAMO
Sabato 19 settembre, Alla ricerca del cervo: escursione al bramito accompagna i partecipanti in una suggestiva uscita serale alla scoperta del cervo, protagonista di uno dei momenti più affascinanti del suo ciclo vitale. Domenica 18 ottobre, Fotografare l’autunno, tra i colori del bosco propone una giornata dedicata al foliage, quando la Riserva si trasforma in una tavolozza di rossi, gialli e arancioni. Guidati da un fotografo professionista, i partecipanti potranno esplorare tecniche e suggerimenti per valorizzare i propri scatti.
Sempre domenica 18 ottobre, il Trekking d’autunno e raccolta delle castagne invita a riscoprire una delle tradizioni più antiche del territorio. L’escursione si snoda lungo sentieri immersi in castagneti storici, offrendo la possibilità di raccogliere i frutti di stagione e vivere una giornata a stretto contatto con il bosco, tra natura, memoria e pratiche locali.
Sabato 31 ottobre, in occasione della notte di Halloween, Halloween con il lupo conduce i partecipanti alla scoperta di questo affascinante predatore e delle sue abitudini. Dopo un’escursione dedicata all’osservazione delle tracce, l’esperienza prosegue al Centro Visite con un approfondimento guidato, arricchito da immagini e filmati, per conoscere da vicino comportamento e vita del branco presente all’interno dell’Oasi.
CAMPI ESTIVI: UN’ESTATE NELLA
NATURA PER BAMBINI E RAGAZZI
Con l’arrivo dell’estate partono anche i campi estivi di Oasi Dynamo, rivolti a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni. Settimane di immersione totale nella natura, tra trekking esplorativi, orienteering, laboratori naturalistici, attività di gruppo e notti in tenda ad oltre mille metri di altitudine.
Le attività si svolgono all’interno della Riserva, con base in un campeggio immerso in una radura ai margini di castagni secolari, vicino al Centro Visite. Ogni programma è pensato per offrire un’esperienza educativa a stretto contatto con l’ambiente, unendo avventura, scoperta e rispetto per gli ecosistemi.
I ragazzi attraversano i luoghi più significativi dell’Oasi, sperimentando giochi di squadra, attività pratiche e momenti di osservazione della fauna.
Le giornate alternano esplorazione e condivisione, con l’obiettivo di stimolare autonomia, spirito di collaborazione e consapevolezza ambientale. Vivere in tenda diventa anche un’occasione per confrontarsi con ritmi diversi, imparare a condividere gli spazi e sviluppare un rapporto diretto e responsabile con la natura.
I campi estivi sono realizzati anche in collaborazione con WWF Travel, rafforzando una proposta che integra esperienza outdoor e contenuti educativi, con assistenza continua da parte di educatori qualificati e grande attenzione alla sicurezza. Le attività comprendono inoltre esperienze più avventurose - come percorsi sospesi, attraversamenti e tecniche di orientamento - sempre all’interno di un contesto strutturato e supervisionato.
Via Privata San Vito, 1 - Località Piteglio
San Marcello Piteglio (PT)
Tel. +39 345 641 0737
Per info: info@oasidynamo.org
IL POTERE DELLE FUSA
IL POTERE DELLE FUSA DEL GATTO: PER 8 ITALIANI SU 10 SONO UN ANTIDOTO A STRESS E ANSIA
SONO UNA FONTE DI BENESSERE EMOTIVO PER IL 97% DEGLI ITALIANI CHE CONVIVONO CON UN GATTO CALMA, RILASSAMENTO, SODDISFAZIONE E LEGAME AFFETTIVO SONO LE PRINCIPALI SENSAZIONI SUSCITATE DALLE FUSA NEGLI ITALIANI. QUASI LA METÀ DEGLI INTERVISTATI AFFERMA CHE LE FUSA RIDUCONO ANSIA O NERVOSISMO E L’80% CONFERMA CHE CONTRIBUISCONO A MITIGARE IL SENSO DI SOLITUDINE
Sanicat presenta i risultati del 3° Barometro Felino
Le fusa dei gatti non sono solo un suono piacevole ma una vera e propria fonte di benessere emotivo per il 97% degli italiani che convivono con un felino e l'80% dichiara che questo “rumore” contribuisce attivamente a ridurre stress e favorire il rilassamento.
Questi i principali dati che emergono dal 3° Barometro Felino, una ricerca condotta per Sanicat – azienda leader europeo nel settore delle lettiere e del benessere felino –su un campione di 1.000 adulti possessori di un gatto, con l'obiettivo di esplorare il potere delle fusa e i molteplici benefici della relazione uomo-gatto.
La ricerca rivela elementi chiave che riflettono un profondo cambiamento nella percezione della convivenza con gli animali e del benessere che ne deriva. Questo avviene in un contesto, come quello italiano, dove i gatti domestici sfiorano i 12 milioni, un numero in costante crescita che li posiziona tra gli animali da compagnia più diffusi nelle famiglie italiane.
Il 55% degli intervistati afferma che ascoltare le fusa o percepirle a contatto genera conforto, senso di sicurezza e una profonda connessione emotiva. Il 50% dichiara che aiutano a disconnettersi dai pensieri negativi e quasi la metà sottolinea la loro capacità di ridurre ansia o nervosismo e di mitigare il senso di solitudine, confermandosi un vero e proprio strumento in grado di influenzare positivamente l'umore e contribuire al benessere psicofisico.
Il loro potere si estende anche al riposo e al benessere fisico: il 17%, infatti, dichiara che le fusa li aiutano ad addormentarsi o a migliorare la qualità del sonno, e il 16% afferma che contribuiscono a regolare la respirazione o la frequenza cardiaca. Solo il 4% crede che non abbiano effetti terapeutici diretti.
La ricerca evidenzia che le donne percepiscono in misura maggiore l'effetto delle fusa rispetto agli uomini (97% contro 93%). Per quanto concerne l'età, sono invece i più giovani a trarne il beneficio maggiore: tra i 18 e i 24 anni, il 99% ritiene che le fusa abbiano un impatto positivo sul benessere emotivo quotidiano, e il 52% dichiara di provare un "elevato" senso di sollievo o rilassamento quando il gatto fa le fusa nelle vicinanze. Questa percentuale diminuisce gradualmente con l'età: nella fascia 25-39 anni si attesta al 47%, tra i 40 e i 59 anni raggiunge il 46% e scende al 41% per chi ha più di 60 anni.
"I risultati del 3° Barometro Felino di Sanicat rivelano che le fusa vanno ben oltre un semplice segno del benessere di un gatto, configurandosi come una reale forma di connessione emotiva che impatta direttamente sulla vita quotidiana delle persone. In un contesto in cui ricerchiamo sempre più momenti di calma ed equilibrio, questo gesto quotidiano si trasforma in una fonte accessibile di serenità, compagnia e benessere per le famiglie italiane" ha concluso Sara Fernández.
Indagine Alpha Research per Sanicat realizzata online su un campione rappresentativo per quote della popolazione italiana di 1000 persone di età superiore ai 18 anni che possiedono un gatto, nel periodo 12 marzo – 9 aprile 2026.
Il 58% dichiara di provare un elevato livello di rilassamento e calma quando il gatto fa le fusa nelle vicinanze.
Di fronte alla domanda sulle emozioni suscitate dalle fusa dei loro gatti, gli italiani esprimono risposte chiare.
1. Soddisfazione per il benessere del proprio gatto: 66%
2. Calma e rilassamento: 60%
3. Connessione e legame emotivo: 60%
4. Conforto: 56%
5. Disconnessione dai pensieri o preoccupazioni negative: 51%
6. Compagnia: 48%
7. Riduzione dell'ansia o del nervosismo: 47%
8. Felicità e gioia: 39%
9. Sensazione di non essere soli: 36%
10. Riduzione dello stress: 35%
L’ITALIA
“A UN PASSO DAL DOMANI”
CESVI E FACTANZA PORTANO AL CINEMA, UN
DOCUMENTARIO SULLE PERIFERIE
DIMENTICATE
Tre città, tre territori fragili, storie che raccontano che cosa significa oggi proteggere l’infanzia dove il rischio di esclusione, povertà educativa e marginalità è più alto. È questo ciò che racconta “A un passo dal domani”, il documentario realizzato da Factanza Media insieme a CESVI e presentato il 6 maggio al Cinema Anteo di Milano: un film di circa 45 minuti che attraversa le esperienze delle Case del Sorriso di Napoli, Bari e Siracusa, dando voce a operatori, beneficiari e persone che vivono ogni giorno quei quartieri. “Questo documentario nasce dal desiderio di mostrare che cosa significa, oggi, proteggere l’infanzia nei territori più fragili del nostro Paese. Le Case del Sorriso non sono solo luoghi fisici, ma spazi di relazione, fiducia e possibilità, dove bambini e ragazzi possono trovare ascolto, strumenti e adulti capaci di esserci davvero. Portare queste storie al pubblico significa chiedere a tutti di guardare più da vicino una realtà troppo spesso invisibile e allo stesso tempo far comprendere quanto sia possibile cambiare un destino, che sembra scritto, con il giusto supporto”, ha dichiarato Roberto Vignola, vicedirettore generale di CESVI. “Oggi i media hanno una responsabilità cruciale, perché decidono ogni giorno quali mondi mettere a fuoco e quali invece lasciare sullo sfondo. Con “A un passo dal domani” abbiamo voluto portare lo sguardo su un’Italia che esiste nel silenzio del dibattito pubblico. È l’Italia delle periferie, dove il luogo in cui si nasce può ancora incidere su opportunità, diritti e futuro delle nuove generazioni. Per Factanza fare informazione significa anche questo: raccontare questi territori fuori dalla solita cronaca emergenziale, per restituire la complessità e la dimensione umana che esprimono” ha aggiunto Bianca Arrighini,
PRESENTATO IL 6 MAGGIO AL CINEMA ANTEO DI MILANO IL DOCUFILM DI FACTANZA MEDIA E CESVI CHE RACCONTA LE PERIFERIE DI NAPOLI, BARI E SIRACUSA ATTRAVERSO LE STORIE DI OPERATORI, BAMBINI, RAGAZZI E COMUNITÀ DEL PROGRAMMA CASE DEL SORRISO CESVI
CEO e Co-founder di Factanza Media.
Le Case del Sorriso - alla cui progettualità contribuisce anche Intesa Sanpaolo - sono luoghi sicuri in cui bambini, adolescenti e famiglie in condizione di vulnerabilità trovano ascolto, sostegno educativo, supporto psicologico e accompagnamento alla genitorialità.
Oggi il Programma Case del Sorriso è attivo a Milano, Bari, Napoli e Siracusa, attraverso centri di coordinamento di attività sociali educative e di sensibilizzazione per bambini e donne a rischio.
Oltre all’Italia, il programma “Case del Sorriso” è attivo anche in altri sette Paesi del mondo, con strutture che offrono spazi di protezione e cura ai minori e alle famiglie in difficoltà in Brasile, ad Haiti, in India, Sudafrica, Perù e Zimbabwe e con progetti a favore dell’infanzia in zone colpite da gravi emergenze umanitarie. Nel 2025, il programma Case del Sorriso ha sostenuto in Italia 2.093 persone, di cui 1.384 minorenni. Un impegno che si misura con un bisogno profondo: nel nostro Paese si stima che 1 milione di bambini sia vittima di maltrattamenti e/o trascuratezza. Inoltre, circa 1,3 milioni di minorenni vivono in povertà assoluta, con un’incidenza molto più alta nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord.
Il documentario sceglie di raccontare questa realtà, partendo dai contesti più difficili in cui il programma Case del Sorriso si inserisce per creare spazi di crescita, relazione e protezione per chi ha meno occasioni per sviluppare i propri talenti e crearsi un futuro.
Il documentario evidenzia aree urbane colpite da una profonda fragilità economica e sociale, come confermato dall’Indice di disagio socioeconomico (IDISE) dell’Istat. Nelle zone dove questo valore supera la soglia di riferimento di 100, l’emergenza diventa cronica. È il caso di Napoli, nel quartiere San Pietro a Patierno (IDISE 104,4), un territorio segnato da disoccupazione e un’incidenza di gravidanze precoci del 14,9%. Qui, nel 2025, la Casa del Sorriso di CESVI ha supportato 651 persone, tra cui 401 minori. Scenario analogo si riscontra a Bari, nel quartiere San Paolo: con un indice di 103,9, l’area soffre di isolamento, violenza e povertà educativa. In questo contesto, l'organizzazione ha raggiunto 1.021 beneficiari, di cui 719 minorenni. Infine, a Siracusa, nell'area della Mazzarona, le criticità economiche si intrecciano alla criminalità e a un abbandono scolastico del 18,1%. In risposta alla carenza di presidi educativi, l’intervento di CESVI ha sostenuto 150 persone, garantendo tutela a 86 ragazzi. Dopo una prima fase di proiezioni dal vivo, “A un passo dal domani” sarà disponibile anche su YouTube, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la diffusione del progetto. La presentazione del documentario si inserisce in un contesto più ampio di sensibilizzazione sui diritti dell’infanzia e sull’urgenza di rafforzare i servizi educativi e di cura nei territori più esposti alla marginalità. In questa direzione, CESVI presenterà a giugno una nuova edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, lo studio che analizza la vulnerabilità di bambini e adolescenti nei diversi territori del Paese e che, nell’ultima edizione disponibile, ha confermato un forte divario tra Nord e Sud.
Nonostante l’entusiasmo, la felicità iniziali e la consapevolezza del lavoro che mi attendeva in AISLA, (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) all’interno del gruppo ci sono spesso iniziative e problemi da affrontare e risolvere. È un periodo in cui non riesco a farmi ascoltare dalle mie consigliere. Medito di lasciare l’associazione. Sono malato e ogni controversia mi resta addosso per giorni, mi altera l’umore, non mi fa dormire, fatico a smaltirla. In queste condizioni, sempre in casa, in poltrona o a letto, è difficile dimenticare controversie e remore, mi restano incollate come un cerotto. Anche se mi dispiace lasciare. Cerco una soluzione alternativa con la segretaria e prometto di restare fino alla scadenza del mio mandato cioè tra un anno e mezzo. Quello che non dico è che per stare tranquillo non mi metterò a contestare e nemmeno proporrò delle iniziative per evitare discussioni. Anche Arrigo concorda, mi schiaccia gli occhi come sempre quando mi guarda. Avevo preso questa avventura in qualità di presidente con molto entusiasmo, convinto che questa esperienza mi avrebbe prolungato la vita. In maniera vaga è stato così. Ma io sono un uomo del fare e se le iniziative si fermano mi demoralizzo, divento inutile e dannoso.
Luca Ruggeri malato di SLA dal 2015. Non può mangiare, non può bere, non può parlare, non può compiere più alcun movimento volontario e muove solo gli occhi che gli consentono di comunicare con un tablet oculare e con il quale scrive.
SECOND LIFE AGAIN
di Luca Ruggeri
Il libro scritto da Luca Ruggeri è stato portato e letto ai detenuti del carcere di Bergamo dal Cappellano Don Tarcisio e queste sono due lettere inviate al nostro collaboratore che ci ha chiesto di pubblicarle
Ciao caro Luca, spero di trovarti bene con questa mia missiva. Mi chiamo LiborioesonodetenutoinviaGleno.DonLuciano,Domenica19 apriledopolamessa,cihaparlatoditeecihadettocheseiun carissimo amico di gioventù quando eravate giovani e forse un pó monelli… Comunque spero che tu stia sempre bene e che non ti arrendi mai, con le tue parole che ci ha trasmesso Don Luciano. Hai incoraggiato moltissimo me perché ciò che hai detto è verissimo. Spero che ti abbia fatto piacere ricevere questamialettera. (Bergamo23.04.2026)
Carissimo Signor Luca, sonovenutoaconoscenzadileiedelsuolibrooggiafinemessa celebratadaDonLuciano.Mipresento,sonoundetenutochesi trona qui in via Gleno e mi chiamo Paolo. Oggi uomo al mondo ha il proprio destino, a volte dipende dalle proprie azioni come il mio caso, in altri invece si è segnati. Ci accomuna il fatto che Lei ed io siamo entrambi prigionieri; io per scelte sbagliate in passato mentre le, beh il destino come dicevo prima, glielo ha imposto. Le racconto brevemente la mia storia se le fa piacere; erouncommercianteaffermato,avevosuccessoconlemiegelaterie a Brescia nel periodo degli anni 2013 poi, sono cascato per puro caso nella morsa del gioco d'azzardo e lì sono entrato in quel vortice che porta a perdere tutto; soldi, le mie attività ed infine la libertà ma, per fortuna, non i miei cari ho tre bellissime figlie che amo con tutto il mio cuore, una madre, une sorellaeunacompagnachemistaaccontocolpensieroecuore in questo periodo buio della mia vita. Don Luciano ha spiegato in che condizioni Lei si trova e, Le posso assicurare che ciò che provononpuònemmenoparagonarsialei.ÈveroSignorLuca, iopasso tantissimeorechiusoinunagabbiadipochimetricon altridetenutielaconvivenzanonèfacilepervarimotivi:incomprensioni,diversitàculturaliemoltialtriaspetticherendonola carcerazione 'un inferno' per qualsiasi uomo. Vado avanti e mi faccio forza perché fuori ho chi ama, chi mi aspetta con ansia e che tutto ciò un giorno finisca. Con questa lettera Signor Luca, lestodicendochesiamoentrambiprigionierimalamiaprigionia ha una fine mentre la sua la dovrà sopportare fino alla fine dei suoi giorni eciò mi spezza il cuore e mi fa pensare a quanto io sia fortunato e che al mondo ci sono sofferenze molto più grandi. Nonostante lei sia in condizioni da far fatica a comunicare, ha avuto un pensiero rivolto a noi detenuti e ciò mi riempie il cuore di gioia e rimarrà per sempre impresso nella mia mente.SignorLucasopercertocheleisaràcircondatodaisuoi cari che le donano tutto l'amore che possono ed io che non la conosco le posso solo augurare di vivere l'amore dei suoi famigliari fino alla fine. Sinceri auguri. Paolo (Bergamo 24.04.2026)
L’ebook è disponibile su: https://www.librerie.coop/ libri/ 9791281546714- il-gatto-del-presidente-multimage/ Il ricavato dalle vendite del libro è destinato all’Associazione Viva la Vita Italia
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