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Via Bono, 10 - Bergamo
Tel. 035 270989 www.editaperiodici.it

Aut. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992
Edizione cartacea distribuita nelle edicole e per abbonamento postale. Versioni digitali sfogliabili su:
www.qui.bg.it
Direttore responsabile: Vito Emilio Filì redazione@qui.bg.it
Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it
Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.itredazione@qui.bs.it
Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Marketing e pubblicità Valentina Visciglio valentina.visciglio@qui.bg.it
Fotografie di: Federico Buscarino
Sergio Nessi
Matteo Marioli
Paolo Stroppa
Daniele Trapletti
Denis Rotasperti
Hanno collaborato: Anna Donatini
Maurizio Maggioni
Giorgio Paglia
Haim Reitan
Luca Ruggeri
Stampa: Euroteam Nuvolera (Bs)
Informazioni 035.270989
Stampato con inchiostri a base vegetale.
Lo spettacolo Clitoridere, scritto e interpretato da Daniele Fabbri pioniere della stand-up comedy italiana, che sta facendo il giro d’Italia, propone una riflessione ironica e culturale sui tabù legati alla sfera intima e alla rappresentazione pubblica della sessualità nel contesto contemporaneo.
L’iniziativa avvia una collaborazione con l’Osservatorio Bakeca Incontri, realtà attiva dal 2018 nell’analisi statistica e nell’osservazione dei comportamenti digitali nel settore dell’intrattenimento per adulti.
“Clitoridere” affronta il tema della sessualità attraverso la risata dal punto di vista linguistico, storico e sociale, utilizzando il linguaggio della satira per stimolare una riflessione sui meccanismi culturali, comunicativi e digitali che influenzano la percezione collettiva dell’intimità. L’approccio è dichiaratamente non medico, non prescrittivo e non promozionale, ma orientato all’analisi critica dei comportamenti e delle narrazioni sociali.
Lo spettacolo sciorina i dati sui frequentatori del noto portale di incontri a pagamento. E così si scopre quanti sono i frequentatori, rapportati alla popolazione con quanti accessi al giorno, e quali sono le parole chiave più ricercate. Per fare un esempio: Milano circa 369mila visite al giorno sul portale, 11 milioni di accessi al mese, 21.000 contatti quotidiani. Il giorno preferito? Il martedì.
Tra le parole chiave più frequenti compaiono termini riconducibili a categorie tipiche del settore, come “trav”, “milf”, “matura” e “mistress” che rientrano in categorie ricorrenti nel settore rappresentando cluster di interesse tipici delle piattaforme di annunci per adulti.
Rapportando il numero di visite mensili alla popolazione residente a Milano (circa 3 milioni e 100mila persone), emerge una frequenza di accesso significativa, elemento che testimonia la rilevanza del fenomeno. 369 mila visite al giorno su una popolazione maschile di circa un milione e mezzo di uomini vuol dire che ogni giorno un maschio milanese su quattro naviga sui siti delle escort. E non va meglio nelle realtà di provincia anzi...

Culle vuote? Forse anche a causa delle molte e facilmente accessibili, possibilità di “diversificare”, come diceva un noto giornalista. Mai come in quest’epoca di internet la possibilità di accedere a servizi intimi a pagamento risulta facile. Un tempo bisognava recarsi laddove si sapeva ci fosse una donna disponibile magari facendo la fila... Fino a pochi decenni fa c’erano le case chiuse ma la possibilità di essere riconosciuti non incentivava a frequentarle. Poi è arrivato il telefono e con gli annunci sui giornali che riportavano i numeri delle squillo, la cosa è diventata più facile ma non si poteva vedere quello che si prenotava e si andava a scatola chiusa. Mai prima di oggi l’offerta del meretricio ha avuto a disposizione uno strumento pervasivo come internet. Esistono molti siti che illustrano in maniera completissima l’offerta con foto, video e tanta merce ben esposta agli occhi dei signori che cercano dei “diversivi” appunto. Esistono anche dei siti dove vengono discusse le qualità o i difetti di quella o dell’altra, quanto costa, che servizi offre ecc... Insomma tutti a p. (VitoEmilioFilì)
Franco Tentorio che amava farsi amare pag. 4
ChorusLife primo progetto certificato WiredScore Neighborhood
pag. 24
IN FORMA
Con Storefit arriva a Bergamo il futuro del Fitness
pag. 30
ARTETERAPIA
Dalla cucina ai videogame e alle bambole: l’arteterapia per aiutare le persone fragili




SALUTE
Inaugurato il Poliambulatorio Canovine
pag. 12
Il primo polo Universitario Nazionale per la Formazione aeronautica
pag. 26

NEW ENTRY
Apre a Bergamo Advera Advanced Aesthetic Clinic

Da Minetti 1980 la masterclass di Alberto Simionato
pag. 36
L’ARTISTA

Manuel Bonfanti: Messaggio di Pace pag. 42

pag. 46
PERSONAGGI
La casa di Stefano Caglioni
pag. 60
ALLA GUIDA
pag. 15

Vent’anni di Uniacque gestore del servizio idrico integrato bergamasco pag. 28

BUONE IDEE
Da Vittorio: allenza tra la famiglia Cerea e Pietro Ruffini
pag. 40

Tutti pazzi per i Tarocchi all’Accademia Carrara

Leonardo Arduini e Michal Bartoszuk per MM Mpotorsort
pag. 72

pag. 48
Bergamo Jazz Estate Lazzaretto 2026
pag. 66



Gianpaolo Barbieri: un viaggio nello sguardo

Dolcissimi Okapi. Un simbolo di pace alle Cornelle pag.

pag. 50
Puro piacere di guida a cielo aperto con la nuova Porsche 911 GT3 S/C
pag. 68


La 12° edizione della CorridogLa carica dei 501
pag. 78








Quando se ne va uno dei migliori, quelli che lo hanno conosciuto in vita fanno a gara per descriverne gli aspetti più edificanti, i ricordi più belli o gli aneddoti più affettuosi. Per Franco Tentorio tutto questo è diventato un fiume di parole che si è riversato sui media e sui social. Tutti conoscevano Franco e tutti hanno voluto ricordare la sua affabilità e la cordialità mai distaccata. Il suo viso aperto, i suoi sorrisi ironici, la sua antica galanteria e quel vocione da tenore di chi sapeva farsi ascoltare... Mai azzimato, sobrio, misurato. I pochi capelli lo facevano soffrire ma in qualche modo li sistemava.
Ha dato il massimo in tutto.
Uomo di destra, intelligentissimo, leale e timorato di Dio, la sua empatia gli ha fatto conquistare il cuore dei tanti che lo hanno scelto come leader politico, primo cittadino e ancor prima come affidabile e abile commercialista.
Una volta eletti i nuovi sindaci pronunciano tutti la fatidica promessa: “io sarò il sindaco di tutti”, ma nessuno ha mai mantenuto quella promessa come Franco Tentorio. Ascoltava quelli che chiedevano di essere ascoltati e prendeva nota di ogni cosa. Voleva esserci davvero per tutti.
La Domenica arrivava in bici alla pasticceria a prendere le brioches fresche da portare a casa. Era tenero parlando della sua sposa e dei figli. Dentro a quel vocione c’era un essere dolce, innamorato della vita, della bicicletta, del bel calcio e animato sempre da un’indole altruista, sempre pronto a darsi da fare per chi ne aveva bisogno. Amava farsi amare.
Di seguito pubblichiamo un’intervista storica con Franco Tentorio quando correvano le prime dicerie su una sua possibile candidatura a sindaco (metà anni ‘90) scritta dall’indimenticabile Bruno Bonati per qui Bergamo.
di Bruno Bonati
Franco Tentorio, da 24 anni consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Palazzo Frizzoni, stimato professionista, viene indicato come uno dei probabili candidati alla poltrona di primo cittadino. Parlando di problemi politici in qualsiasi luogo il suo nome è sulle labbra di molte persone, ma quello che meraviglia è il fatto che di Tentorio ne parlano anche cittadini che non sono vicini alla destra, segno che effettivamente la politica in Italia è entrata in una fase Veramente nuova, dove, caduti i veti ed i pregiudizi, si guarda più alla persona ed a quanto questa ha fatto che non al colore della casacca. Domandiamo perciò a Franco Tentorio se in questi giorni gli stanno "fischiando le orecchie", ma soprattutto se sarebbe disponibile per una eventuale candidatura a sindaco della Città.
" I giornali ne hanno parlato - inizia Tentorio‚ diciamo che tra i vari contatti politici che ci sono stati anche questa ipotesi è sul tavolo. Personalmente, nel caso in cui si presentasse una concreta offerta, dovrei fare una valutazione personale di vita che al momento non ho ancora maturata."
Facciamo finta che lei abbia accettato la candidatura e, facendo un ulteriore passo avanti, sia stato eletto sindaco. Nei primi cento giorni la Giunta Tentorio cosa farebbe per la Città? "Vorrei che una giunta venisse caratterizzata non da cento giorni ma da quattro anni seri. Dovrebbero essere anni onesti, quattro anni di soluzione dei problemi, problemi piccoli e grandi. I problemi piccoli, perchè anche le questioni che riguardano i quartieri sono importanti per i cittadini, la cura della persona, le fasce deboli di una città importante come Bergamo, senza per questo trascurare le grandi tematiche della Città e le decisioni che si devono prendere: cosa fare di Bergamo sud, dell'ospedale, dello Stadio. Cioè alcune scelte caratterizzanti che si inseriscano in quattro anni di buona amministrazione; quindi i programmi dei primi cento giorni mi pare che contino poco”.

Mi dica tre cose che la nostra città deve risolvere con più urgenza. "Al primo posto l‚'Ospedale, al secondo togliere Bergamo dall'isolamento tramite un sostanziale potenziamento delle vie di comunicazione con Milano e con il resto della Lombardia, infine un piano regolatore che risponda alle esigenze dei cittadini che vogliono mantenere le caratteristiche proprie di questa città ma che possa d'altro canto rispondere anche alle necessità abitative che non sono ancora state risolte”.




Riguardo al traffico, sono di questi giorni le roventi polemiche tra l'Amministrazione comunale e i commercianti di viale Papa Giovanni riguardanti la corsia preferenziale per i trasporti pubblici, la cancellazione di numerosi parcheggi e la conseguente flessione delle vendite. Cosa ne pensa e come risolverebbe il problema di salvare la "capra del comune ed i cavoli dei commercianti?"
"A mio parere questo e un problema a cui è difficile dare una soluzione anche perchè nessuno ha la "bacchetta magica". Un problema molto sentito ma che crea molte reazioni ogni qualvolta si interviene. Ritengo comunque che quando si decide di fare un piano lo si deve portare, seppure gradualmente, sino in fondo. La colpa delle passate amministrazioni è stata quella di aver speso decine di miliardi in progetti, dal piano Buchanan al piano Gelmini, per realizzarli solo parzialmente e una realizzazione parziale non consente un buon funzionamento del piano e scontenta un po' tutti”.
Prima di chiudere il centro cittadino al traffico privato per incentivare quello pubblico, non sarebbe meglio risolvere i problemi dell'A.T.B., come la carenza d'organico, gli automezzi obsoleti, gli orari, il tracciato delle linee?
"In questi ultimi anni la gestione dell'A.T.B. è stata corretta in termini di ordinaria amministrazione, ma da decenni non ci sono state delle scelte veramente innovative. Si dice che finalmente sia pronto un piano di ristrutturazione delle linee, lo aspettiamo anche perchè si deve riuscire a far funzionare meglio l'A.T.B. Non dobbiamo dimenticare che negli ultimi anni il trasporto pubblico ha perso qualcosa come un milione di passeggeri all'anno, il 10% in quattro anni e questo perchè le linee sono poco efficienti e la gente preferisce far la coda in macchina piuttosto che salire su un autobus”.



In precedenza, nell'ipotesi di una sua candidatura a sindaco, ha detto che dovrebbe fare una scelta; questo comporterebbe rinunciare alla sua brillante carriera di commercialista e abbandonare lo studio?
"Per forza, non rientra nella mia filosofia di vita fare due cose male; o commercialista o rappresentate della mia città e dei miei concittadini”.


Accantoniamo la politica, mi dica il suo hobby?
“Il calcio, l'Atalanta, io sono tifoso solo dell'Atalanta e quindi quest'anno, con la retrocessione in serie B sono molto contrariato, ma sono cose che capitano. L'hobby personale è la bicicletta, con cui ho fatto quelle che sembrano memorabili imprese, sette volte Bergamo Alassio, Gavia Stelvio, il Gran San Bernardo, le Dolomiti, insomma duemila-tremila chilometri all'anno. Mi piace sciare e stare con i miei figli intanto che mi portano ancora con loro”.
Letture?
"Purtroppo leggo moltissimo per il mio lavoro e questo mi fa sentire in dispiacere di non poter leggere libri di storia e di letteratura come leggevo una decina d'anni fa. Sono costretto a leggere migliaia di pagine al mese per il mio lavoro più i giornali ed i libri purtroppo solo occasionalmente”.
Film? ovviamente non se ne parla proprio.
“Vedo molto la televisione”.
Se dovesse salvare un libro da una catastrofe quale sarebbe?
“Un libro? Mi riuscirebbe difficile sceglierne uno a discapito di migliaia d'altri, mi consenta di non limitarmi ad un solo titolo ma di salvare un intero filone e questo sarebbe senz'altro il filone storico scritto da autori attendibili ed in buona fede”.
Un domanda che è quasi un atto dovuto, lei si definisce: fascista, neo fascista, post fascista o cosa altro?
“Sono nato nel gennaio del '45 perciò contemporaneo del fascismo per alcuni mesi. Non ho problemi a rispondere che prima di ogni altra cosa mi sento cittadino italiano e solo i paracarri restano immobili”.
La giunta Galizzi cosa ha fatto di positivo e di negativo in questi anni di amministrazione?
“La giunta Galizzi si è sempre distinta nel parlare male dei suoi predecessori ma a mio avviso non è riuscita a cambiare ritmo. L'accusa che veniva mossa alle precedenti amministrazioni era di immobilismo, una corretta amministrazione senza mai uno sprazzo di genio o una scelta innovativa per la nostra città. Bergamo e rimasta indietro nel panorama lombardo con gli ultimi venfanni di amministrazione democristiano, isolata nel settore dei trasporti con una viabilità difficile con un Ospedale vecchio, con uno stadio che probabilmente non si potrà usare più, con dei tentennamenti su Bergamo sud. Le ultime giunte, compresa quella Galizzi, non hanno modificato il modo di comportarsi, dedicandosi moltissimo agli studi perchè è un modo di rimandare i problemi e non risolverli mai”.






Un brindisi alla vita che pure c’inganna e all’improvviso non c’è più. Ciao Franco.
DIVENTA REALTÀ IL POLIAMBULATORIO CANOVINE: UN NUOVO SPAZIO
DEDICATO ALLA SALUTE, ALLA PREVENZIONE E AL BENESSERE, PROMOSSO DA LIA LIBERI IMPRENDITORI ASSOCIATI APERTO A CITTADINI E IMPRESE.

A destra il Dr. Gianluigi Patelli, Direttore Sanitario del Poliambulatorio Canovine e Direttore U.O. Diagnostica per Immagini Casa di Cura San Francesco, insieme al Dr. Maurizio Tespili, Responsabile U.O. di Cardiologia dell’IRCCS Galeazzi

Una nuova struttura dedicata alla salute, alla prevenzione e al benessere. Situato in via delle Canovine 46 a Bergamo, facilmente raggiungibile, vicino al casello autostradale e posto nelle vicinanze di due ampi parcheggi, il Poliambulatorio Canovine è un centro sanitario moderno e completo, aperto a chiunque desideri prendersi cura della propria salute. Un approccio integrato e multidisciplinare che unisce visite specialistiche, check-up e percorsi di prevenzione a servizi di medicina del lavoro e supporto alle imprese. Un punto di riferimento accessibile e qualificato, dove la persona è al centro e viene accompagnata con professionalità, attenzione e chiarezza in ogni fase del proprio percorso di salute.
“Quando sono stato contattato ciò che mi ha colpito - ci ha confidato il Dott. Gianluigi Patelli, Direttore Sanitario del Poliambulatorio Canovine e Direttore U.O. Diagnostica per Immagini Casa di Cura San Francesco - è stata la presenza di una rete associativa molto forte e radicata nel territorio e questo mi ha fatto subito capire la potenzialità di un progetto il cui fine è quello di offrire percorsi di diagnosi precoce delle malattie”. Anche il Dott. Maurizio Tespili, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’IRCCS Ospedale Galeazzi, farà parte del team Poliambulatorio Canovine: “Ho accolto positivamente questo progetto perché si vuole andare oltre quello che è un semplice poliambulatorio. In città e provincia ci sono tantissime realtà che operano in ambito sanitario ma qui si vuole fare un qualcosa di più per mettere il punto su un tema, quello della prevenzione, che è già di per sé cura. Se io prevengo un infarto, infatti, sto già curando il paziente che ho davanti. Una filosofia, dunque, che mira a superare il semplice concetto di screening ma che è fortemente orientata nel cogliere, nel mio caso, l’esordio di una delle tante patologie cardiovascolari che restano, purtroppo, la prima causa di morte nei paesi industrializzati”.
UN NUOVO PRESIDIO SANITARIO
PER IL TERRITORIO
Il Poliambulatorio Canovine si propone come nuovo presidio sanitario aperto alla comunità, pensato per accompagnare le persone in un percorso di salute continuo e consapevole. Non solo prestazioni, ma anche prevenzione: la struttura promuove l’accesso a professionisti qualificati, percorsi dedicati e campagne di screening, con l’obiettivo di intercettare precocemente i principali fattori di rischio. Accanto all’attività clinica, verranno sviluppate iniziative di informazione e formazione rivolte ai cittadini, per diffondere una cultura della salute più consapevole, in cui la prevenzione diventa parte integrante dello stile di vita.

Marco Amigoni, Presidente LIA Bergamo
"Abbiamo voluto dar vita a un'iniziativa ambiziosa: un luogo in cui le aziende possano trovare soluzioni concrete per i propri collaboratori, ma allo stesso tempo aperto a chiunque desideri prendersi cura della propria salute. Il progetto nasce dall'ascolto diretto degli imprenditori, che negli anni ci hanno trasmesso una consapevolezza sempre più chiara: il capitale umano è la risorsa più preziosa di un'impresa e va tutelato. Non è una dichiarazione di principio, ma una realtà concreta che incide sulla capacità di un’azienda di crescere, trattenere le persone e costruire un ambiente di lavoro positivo. Allo stesso tempo, abbiamo voluto creare un presidio sanitario accessibile al territorio, in cui la qualità delle prestazioni, la prevenzione e l’attenzione alla persona siano centrali. Investire nella salute significa fare una scelta responsabile, che riguarda le imprese ma anche i cittadini. Con il Poliambulatorio Canovine mettiamo a disposizione uno spazio concreto in cui questo approccio può tradursi in servizi, percorsi di prevenzione e accesso a professionisti qualificati, con l’obiettivo di migliorare il benessere delle persone e la qualità della vita”



Accanto all’attività specialistica, il Poliambulatorio Canovine offre un servizio strutturato di medicina del lavoro, rivolto alle imprese che intendono gestire in modo efficace e conforme la salute dei propri collaboratori. La sorveglianza sanitaria viene seguita in tutte le sue fasi, dalle visite preassuntive e periodiche al rilascio dei giudizi di idoneità, fino agli accertamenti previsti dalla normativa, con un approccio attento sia alla qualità clinica sia alla corretta gestione degli adempimenti. Le prestazioni sanitarie del poliambulatorio possono inoltre essere integrate nei piani di welfare aziendale, offrendo ai lavoratori e alle loro famiglie un accesso facilitato a visite, esami e percorsi di prevenzione. Un’opportunità concreta per valorizzare la salute come parte integrante del benessere delle persone e contribuendo alla competitività dell’impresa.

SALUTE IN AZIENDA
Per le imprese, il Poliambulatorio Canovine rappresenta un riferimento unico per la gestione coordinate delle attività legate alla salute dei lavoratori. La possibilità di integrare in un unico contesto la sorveglianza sanitaria, formazione e relazioni sindacali, consente una gestione più fluida degli adempimenti, riducendo l’onere amministrativo e il rischio di errore, e aumentando il controllo sulle scadenze. Un approccio che semplifica i processi e permette all’imprenditore di concentrarsi sulla propria attività.

Sono previste condizioni dedicate e promozioni periodiche su prestazioni selezionate. Per il mese di Aprile è attiva una promozione con uno sconto del 20% su ecografia ed ecocolordoppler con il Dott. Gianluigi Patelli con l’obiettivo di favorire un accesso più ampio e consapevole a percorsi di prevenzione e diagnosi di qualità. Inoltre, le imprese associate a LIA potranno accedere a condizioni agevolate, in coerenza con il ruolo promotore dell’iniziativa e con l’obiettivo di offrire un supporto concreto anche al sistema imprenditoriale. Attiva la convenzione Edenred con buoni Edenred Shopping e Ticket Welfare.
Il poliambulatorio offre visite specialistiche private e check-up con l’obiettivo di promuovere il benessere e la prevenzione per persone e famiglie. È già possibile prenotare appuntamento con specialisti nelle seguenti aree:
• Ecografia ed ecocolordoppler;
• Cardiologia (visita cardiologica con ecg ed ecocardiografia color doppler cuore e vasi;
• Senologia (visita senologica con ecografia mammaria);
• Diabetologia (visita diabetologica);
• Dermatologia (visita dermatologica, piccola chirurgia ambulatoriale);
• Chirurgia generale e chirurgia bariatrica dell’obesità (visita specialistica chirurgia generale, visita specialistica chirurgia bariatrica metabolica);
• Medicina estetica (visita di valutazione, botox, filler, biorivitalizzazione);
• Ortopedia (visita ortopedica, infiltrazioni di acido ialuronico o cortisone);
• Ostetricia (pap test, hpv test, tamponi vaginali e cervicali, consulenze post partum);
• Otorinolaringoiatria (visita otorinolaringoiatrica con fibroscopia);
• Psicologia e Psicoterapia (colloquio psicologico);
• Pedagogia (colloquio con genitori – fascia 0-6 anni).
Nelle prossime settimane il servizio si amplierà ulteriormente, includendo urologia, gastroenterologia, ginecologia, dietistica e fisioterapia.
Da sinistra Pietro Bonaldi e Marco Amigoni, Direttore e Presidente di LIA Bergamo, il Dr. Gianluigi Patelli, Direttore Sanitario del Poliambulatorio Canovine, e il Dr. Maurizio Tespili, specialista cardiologo

Per maggiori info su costi e prenotazioni un consulente del Poliambulatorio Canovine è a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.
Chiama o manda un messaggio WhatsApp al numero 035 0591647 da lunedì a venerdì 09:30 - 13:30 - 14:30-17:30 oppure scrivi a: info@poliambulatoriocanovine.it

Poliambulatorio Canovine
Via delle Canovine, 46 Bergamo
Tel. 035 0591647
info@poliambulatoriocanovine.it www.poliambulatoriocanovine.it






Aprile dolce dormire, si diceva una volta, accompagnato poi dal Aprile ogni giorno un barile, d’acqua però, non di petrolio.
Oddio l’oro nero, questo prezioso materiale che governa il mondo, senza il quale nulla può progredire, dalle industrie, al riscaldamento, al trasporto sia commerciale che privato, insomma il perno su cui gira il mondo.
Fallito il tentativo di renderci Green con l’elettrico, mai iniziato il tentativo di usare l’idrogeno che salverebbe il mondo, ma non farebbe guadanare i molti come ora, ecco che ci tocca sopportare una nuova e reale disgrazia dell’austerità come nel 1973. Il nucleare non è per tutti, noi italiani lo abbiamo affossato con un referendum tragico, così come abbiamo fatto per quello sulla giustizia da un mese circa, ed eccoci a leccarci le ferite, così come faremo più avanti con la Magistratura.
Le guerre si fanno solo per interessi finanziari, quelli ideali sono messi in seconda battuta, parlandosi si possono trovare gli accordi giusti, ma quando il sistema non vuole essere cambiato, nulla si puà fare.
L’Iran è l’epifenomeno di tutto cià, si è portato a conoscenza di tutti che un canale naturale è sottomesso al controllo di uno stato che in questi ultimi 30 anni ha lavorato per creare instabilità a livello internazionale con le sue falangi terroristiche, non entriamo nel merito perché ormai se ne parla da troppo tempo, la soluzione può essere solo come quella che si prese per il canale di Suez, un controllo internazionale, non locale. Si deve pensare in modo diverso da quanto fatto sino ad ora, ma soprattutto si deve avere il coraggio di sedersi attorno ad un tavolo tutti quanti, partendo soprattutto dall’Europa che non deve rinnegare i propri ideali.
Quando succedera? Non lo so però se non si farà nulla, non potremo certamente continuare a lamentarci per tutto ciò. Gli Stati Uniti d’America hanno finalmente gettato la maschera del perbenismo, si sono palesati per quello che sono e che sono sempre stati, non è certo una sorpresa. Prima il perbenismo e le lotte melliflue si coprivano di volta in volta con le prese di posizioni dell’Onu o della Nato o ….. Ora un Presidente che nulla deve a nessuno, fa il Cow Boy del mondo ed eccoci qua, con un Pakistan che si offre come mediatore (ombra della Cina), la Turchia che vuole mediare ma urla dicendo di voler far sparire Israele, non vi sembra un mondo un po’ pazzarello?
Il Papa che parla e dice ciò che un uomo di religione deve giustamente dire, anzi sostenere sino alla morte, come fanno i suoi religiosi perseguitati nel mondo, soprattutto in quello mussulmano ed africano, e lui il Donald (non Paperino ) si arrabbia…. A quale scopo farsi male così davanti al mondo?
Questo è l’anno del cambiamento epocale, lo stiamo dicendo dall’anno scorso, non si va oltre il 2026 per cambiare il mondo e far terminare le diatribe aperte da troppo tempo, altrimenti le guerre si propagheranno a livello intercontinentale, ma non una globale.
La soluzione potrebbe essere che le maggioranze e le opposizioni dei paesei europei in primis, ma anche dell’emisfero australe, facessero quadrato e minassero gli accordi economici generali, partendo dai consumi, diminuendoli ai minimi possibili, per far saltare il sistema.
Certo vi sara’ un impoverimento generale, ma solo a quel punto i problemi si potranno risolvere, come fece Ghandi per l’India contro l’impero Britannico.
Ciò può essere solo dettato dalla volontà popolare, perché le economie delle banche e della globalizzazione non lo permetterebbero, tutti guadagnano sulle guerre e sulle disgrazie generali, partendo dalle borse.
Forse paventando che ciò potrebbe avvenire, allora forse questo tavolo di discussione potrebbe cominciare.
Certo è quasi una rivoluzione, ma con la pancia piena le rivoluzioni non si fanno, ho sentito molte persone arrabbiate per la cancellazione dei loro voli per le vancanze, dalle Maldive a tutte le altre destinazioni, soprattutto per i sovrapprezzi dei biglietti aerei, ma non li ho sentiti arrabbiarsi per i morti in Iran per mano del governo teocratico o degli ucraini, a cui non interessa più a nessuno dopo i cessi d’oro de gerarchi o le armi in mano alla loro mafia.
Non interessa Gaza, se non alla flottiglia, che finirà a tarallucci e vino, non interessa il Libano perché da 30 anni convive ed è connesso con il terrorismo, non interessa l’Africa perché i morti non parlano e le organizzazioni di volontariato internazionali ci guadagnano e nulla possono fare.
Non interessa il Venezuela, forse ha avuto ragione Trump, il sud america sta cambiando e Cuba non avendo altri CHE deve arrendersi perché non serve più al marxismo in generale, nemmeno alla Cina, anzi disturba.
Bene pero’ dobbiamo vedere anche l’altro lato della medaglia, a Bergamo per esempio, si sta organizzando per questa estate qualcosa di molto bello e grande, che passa da quello che è il grande pensiero ed atto della fratellanza.
22 paesi europei giungeranno con i loro 3800 figuranti per il Festival del Folclore Internazionale, nella terza settimana di luglio si aspettano non meno di 100.000 persone che verranno in Bergamo e Treviglio per scambiarsi un segno di Pace, un gruppo di volenterosi come i rotariani, il Ducato di Piazza Pontida, l’Associazione Vecchia Bergamo, gli Alpini dell’Ana, le Istituzioni tutte, sia locali che regionali, tutte le rappresentanze culturali, le fondazioni, insomma tutto il tessuto sociale pronto ad un evento cosi’ importante che vedrà anche la nostra Chiesa in prima linea.
Se riusciamo a fare tutto ciò in pochi mesi un anno esatto, perché non possiamo pensare che ciò possa avvenire in sistemi più grandi? Forse perché manca la volontà? forse perché per quanto descritto prima la politica personale non conta bensì conta la vera politica e la trasversalità? Il pensare in grande per tutti, per il territorio, per la popolazione, per diffondere un pensiero di amore, fratellanza, felicità, forse è questo che ci permetterà di andare avanti in un mondo che ormai sembra avviarsi verso il collasso, l’implosione e la cattiveria?
Io credo che ce la si possa fare, avendo la volontà di volerlo fare, affrontando con coraggio e un po’ di incoscienza o spregiudicatezza ciò che si vuole fare.
Un messaggio chiaro e forte per tutti, se si vuole, se si crede fermamente in qualcosa, allora quel qualcosa si realizza e concretizza, per il bene di tutti.
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Albo Medici Chirurghi Provincia di Bergamo N. 007704 del 01.03.2018
Messaggio informativo, ai sensi del combinato disposto di cui all’art. 2, D.L. 223/2006 e art. 1 co. 525, L. 145/2018.



Creative Team INTERNI
Ph. Diego Laurino
La villa, i cui interni sono stati ideati dal Creative Team INTERNI, è concepitacome un sistema continuo tra interno ed esterno, in cui l’architettura rinuncia a ogni protagonismo formale per costruire una qualità dell’abitare fondata su luce, proporzioni, ritmo e calma. Volumi netti, materiali naturali e una palette controllata definiscono un’eleganza silenziosa, mediterranea e contemporanea, in costante dialogo con il paesaggio. L’architettura agisce come una cornice discreta, lasciando che siano arredi, colori e texture a esprimere il carattere degli spazi. Interno ed esterno si susseguono senza soluzione di continuità, dando vita a un’esperienza abitativa fluida e aperta, pensata per accompagnare ogni momento della giornata.
Gli arredi Cappellini, selezionati per l’intero progetto, ne definiscono l’identità attraverso elementi dal forte valore espressivo: sedute imbottite dalle forme morbide e generose costruiscono un paesaggio domestico accogliente e informale, mentre tavolini leggeri, oggetti e lampade introducono un ritmo visivo misurato e riconoscibile.
La palette cromatica, giocata su neutri caldi, blu intensi e accenti di senape e terracotta, crea profondità e movimento senza mai risultare invasiva. L’arredo non occupa lo spazio, ma lo accompagna, lasciando respirare volumi e superfici.






Pietrasanta è una cittadina sulla costiera Toscana della Versilia in provincia di Lucca sulle ultime propaggini delle Alpi Apuane, a circa 32 chilometri a nord di Pisa.
La cucina Poliform, elemento funzionale e al tempo stesso scultoreo, introduce un segno rigoroso e contemporaneo: un volume compatto, dalle superfici continue, perfettamente integrato nella zona giorno grazie a materiali e cromie coerenti.
Lo spazio esterno rappresenta una naturale estensione del living interno. I divani outdoor riprendono forme, colori e comfort degli arredi indoor, definendo un salotto all’aperto affacciato sulla piscina, pensato per la convivialità e il relax.
Tessuti, righe e cromie dialogano con il verde del giardino e con l’azzurro dell’acqua, mentre le pergole filtrano la luce disegnando ombre dinamiche sulle superfici.
Interni ed esterni condividono un unico linguaggio fatto di morbidezza, colore e misura, dando vita a una casa che ricerca un equilibrio raffinato e autentico, dove eleganza e comfort quotidiano convivono in modo naturale.

La fede nuziale: l’emozione di una promessa Un cerchio senza inizio e senza fine, racchiude il significato più profondo dell’amore: la continuità. È il simbolo di due vite che si uniscono, scegliendosi ogni giorno con amore con la stessa intensità del primo. Non è un anello qualsiasi. È la voce silenziosa che, indossata sul dito, ricorda a chi ami: “Tu sei la mia scelta, oggi, domani e sempre.”

The Wedding Ring: The Emotion of a Promise
A circle without beginning or end, holding within it the deepest meaning of love: continuity. It is the symbol of two lives becoming one, choosing each other every day with the same intensity as the first. It is not just any ring. It is the silent voice that, worn on the finger, whispers to the one you love: “You are my choice, today, tomorrow, and always.”
fedi artigianali che respirano insieme a voi, ogni giorno, scolpite dalla mano dell’orafo con lentezza e dedizione.



CONNETTIVITÀ E INFRASTRUTTURE
DIGITALI: CHORUSLIFE È IL PRIMO
PROGETTO IN EUROPA
CONTINENTALE CERTIFICATO
WIREDSCORE NEIGHBORHOOD

ChorusLife Bergamo ha ottenuto la prestigiosa certificazione internazionale WiredScore Neighborhood, che riconosce e valorizza infrastrutture digitali di eccellenza a livello di distretto. È il primo progetto nell’Europa continentale a conseguire questo riconoscimento che mette in evidenza innovazione e affidabilità della connettività e dell’infrastruttura smart di ChorusLife.
La certificazione WiredScore Neighborhood non riguarda solo le prestazioni della rete, ma la qualità complessiva dell’infrastruttura digitale del distretto e la sua capacità di evolvere e restare affidabile nel tempo.
In concreto, WiredScore ha valutato diversi fattori: la continuità del servizio, la possibilità di attivare più operatori e la presenza di infrastrutture e spazi in grado di garantire manutenzioni e futuri potenziamenti riducendo al minimo l’impatto sulla fruizione. La valutazione considera inoltre la disponibilità della connettività negli spazi comuni e in alcune aree esterne del distretto, insieme a requisiti di protezione per le componenti più sensibili dell’infrastruttura digitale.
Un risultato che consolida il posizionamento di ChorusLife - promosso e realizzato dalle società del gruppo POLIFIN - come smart district pensato per far convivere residenza, lavoro, tempo libero ed eventi, con la connettività come spina dorsale dei servizi e dell’esperienza in un unico ecosistema urbano. Un asset che incide sulla quotidianità delle persone e sull’attrattività del distretto, secondo standard riconosciuti a livello internazionale. Il masterplan e il progetto architettonico di ChorusLife portano la firma dell’architetto Joseph di Pasquale (JDP Architects).

“Oggi la connettività è un servizio essenziale e la certificazione WiredScore Neighborhood è un riconoscimento importante perché misura, con uno standard internazionale, la qualità di una scelta per noi centrale: un’infrastruttura digitale capace di abilitare servizi, innovazione e socialità - ha dichiarato Fabio Bosatelli, Presidente del Gruppo POLIFIN -. ChorusLife nasce per essere uno smart district dove le persone si incontrano, vivono, lavorano e partecipano, con un’esperienza all’altezza delle aspettative di oggi e pronta a crescere domani. Questo risultato è frutto di una visione integrata e di un lavoro di squadra”.
WiredScore è l’organizzazione che definisce lo standard globale per la tecnologia nel costruito attraverso certificazioni e formazione: nata a New York nel 2013, oggi opera a livello internazionale e certifica edifici in numerosi Paesi. Tra gli immobili iconici che hanno ottenuto la certificazione WiredScore figurano l’Empire State Building di New York, The Shard di Londra e la Willis Tower di Chicago.
“Questo è un traguardo davvero significativo per ChorusLife Bergamo e siamo molto orgogliosi di aver collaborato per l’ottenimento della prima certificazione WiredScore Neighborhood nell’Europa continentale - ha sottolineato Will Buttery, Direttore per Italia, Spagna e Portogallo, WiredScore. I distretti certificati WiredScore Neighborhood sono un esempio eccellente di connettività diffusa; qualcosa su cui siamo arrivati a fare grande affidamento nel nostro mondo sempre più digitale, quindi è straordinario vedere come ChorusLife stia guidando questo cambiamento. Congratulazioni a tutto il team”.

Nasce a Bergamo il primo polo universitario nazionale dedicato alla formazione nel settore aeronautico e della mobilità avanzata. A promuoverlo sono l’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO e AEA – Aircraft Engineering Academy, che hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per sviluppare un modello formativo integrato tra percorso universitario e formazione tecnica certificata secondo la normativa europea EASA Part-147. Il nuovo Polo universitario avrà come sedi principali Bergamo e Messina e unirà la didattica a distanza di UNINETTUNO con momenti di approfondimento accademico e attività collegate al mondo professionale, offrendo agli studenti un percorso flessibile e fortemente orientato al lavoro. Soddisfazione è stata espressa dal Dott. Alessandro Cianciaruso, Presidente di AEA: “Questo accordo rappresenta un passaggio strategico per il settore della manutenzione aeronautica. Mettiamo a sistema il know-how tecnico di AEA, maturato secondo gli standard EASA Part-147 e sotto la supervisione ENAC, con l’eccellenza accademica di UNINETTUNO, offrendo agli studenti un percorso integrato e aderente alle esigenze del mercato”. Sul valore dell’iniziativa è intervenuta anche la Prof.ssa Maria Amata Garito, Rettore dell’Università UNINETTUNO: “Questa iniziativa si sposa pienamente con i valori di UNINETTUNO legati sin dalla sua nascita all’innovazione dei processi di apprendimento a distanza attraverso le nuove tecnologie digitali. Gli studenti che completeranno questo percorso di studio avranno le competenze necessarie per poter lavorare immediatamente e in maniera altamente qualificata nel settore dell'industria aeronautica, uno dei settori industriali ed economici trainanti dell'economia globale.
L‘UNIVERSITÀ TELEMATICA INTERNAZIONALE UNINETTUNO E AEA - AIRCRAFT ENGINEERING ACADEMY INSIEME PER IL PRIMATO ITALIANO NELLA FORMAZIONE E NELLA CERTIFICAZIONE DEI TECNICI DELLA MANUTENZIONE DEGLI AEROMOBILI



La partnership con AEA è perfettamente in linea con la nostra missione di rendere l’istruzione superiore più accessibile, flessibile e connessa al mondo del lavoro”. “L’Aeroporto di Milano Bergamo si conferma generatore di idee e opportunità nel suo intorno – ha commentato Giovanni Sanga, presidente di SACBO. La nascita del Primo Polo Universitario Nazionale per la Formazione Aeronautica rappresenta l’ulteriore salto di qualità dell’attività già di alto livello avviata da AEA per la formazione di tecnici qualificati nella manutenzione di aeromobili. Un percorso di assoluto valore accademico che arricchisce la risposta al bisogno di figure specializzate nel settore dell’aviazione civile”.
Il rilievo istituzionale dell’iniziativa è stato confermato anche dalla partecipazione alla Conferenza dell’On. Giorgio Gori, dell’On. Lara Magoni, del Presidente dell’Aeroporto di Bergamo Giovanni Sanga, dell’Assessore alle Infrastrutture e Opere pubbliche di Regione Lombardia Claudia Maria Terzi, del Sindaco di Azzano e dell’Assessore Lenzini, a testimonianza dell’attenzione e del sostegno che il territorio sta riservando al progetto. A confermare la portata strategica del progetto sono anche i numeri del comparto. Secondo il report ufficiale “Boeing Pilot and Technician Outlook 2025–2044”, entro il 2044 saranno necessari circa 710.000 nuovi tecnici manutentori nel mondo, di cui circa 165.000 nell’area Eurasia. Considerando che l’Italia assorbe circa il 15% del mercato europeo, il fabbisogno nazionale può essere stimato tra i 24.000 e i 25.000 tecnici nei prossimi anni. Un dato che conferma il valore occupazionale della manutenzione aeronautica in una fase di crescita del traffico aereo, ampliamento delle flotte e ricambio generazionale. Il progetto rafforza il collegamento tra università, industria aeronautica e mercato del lavoro attraverso l’integrazione tra il Corso di Laurea triennale in Ingegneria Gestionale – Industriale di UNINETTUNO, indirizzo Manutenzione Aeronautica e Tecnologie Avanzate, e il corso tecnico certificato EASA Part-147 di AEA Academy.

Gli studenti potranno così conseguire la laurea e, parallelamente, avanzare nel percorso tecnico verso la licenza professionale europea. Il Preside della Facoltà di Ingegneria di UNINETTUNO, Prof. ing. Bernardino Chiaia, ha dichiarato: “L’iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra università e formazione tecnica specialistica. L’integrazione tra preparazione teorica e competenze operative offre agli studenti una formazione più completa e più vicina alle esigenze reali del settore”.
Questo progetto è stato fortemente voluto dal Dott. Dario Allegrucci, Direttore dello sviluppo industriale di AEA, che ha commentato: “La nascita di questo Polo mette al centro i giovani e il loro futuro. Investire nella loro formazione significa investire nel futuro del Paese e nelle opportunità che il settore aeronautico può offrire in una prospettiva internazionale”. Gli studenti interessati potranno iscriversi attraverso il portale dedicato mesh-education.it, sviluppato per supportare l’organizzazione e la gestione delle attività del nuovo polo universitario. All’interno del progetto, MESH svolge un ruolo di supporto organizzativo e di sviluppo dell’offerta formativa. A sottolinearlo è stato il Dott. Flavio Corpina, vicepresidente di MESH: “MESH è orgogliosa di supportare operativamente la nascita di questo nuovo polo della mobilità, contribuendo a fare delle sedi di Bergamo e Messina ambienti formativi avanzati, integrati con teledidattica, attività in presenza e servizi agli studenti. Crediamo nelle partnership tra università, industria e territorio: questa iniziativa porterà ricadute concrete e nuove opportunità occupazionali sui territori”. Parallelamente all’avvio del Polo Nazionale è previsto anche un percorso di internazionalizzazione del modello formativo, con l’obiettivo di diffondere a livello globale l’approccio accademico dell’università e il know-how tecnico sviluppato in Italia, contribuendo alla creazione di un hub made in Italy di riferimento per la formazione di tecnici e ingegneri del settore aeronautico e aerospaziale.


UNA STORIA PUBBLICA CHE GUARDA AVANTI
ISTITUZIONI, SINDACI E I PROTAGONISTI DI IERI E DI OGGI
RIUNITI PER CELEBRARE I VENT’ANNI DEL GESTORE
DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO BERGAMASCO

C’è un bene che attraversa il tempo, accompagna la vita delle persone, modella i territori e misura, forse più di ogni altro, la qualità civile di una comunità. È l’acqua: risorsa essenziale, bene comune, infrastruttura invisibile e presenza quotidiana, capace di tenere insieme memoria, responsabilità e futuro. Nella cornice della Giornata mondiale dell’acqua - che per il 2026 l’ONU ha dedicato al tema “Water and Gender” - Uniacque ha celebrato il 20 marzo scorso vent’anni dalla sua fondazione. Un momento istituzionale dal forte valore simbolico che ha intrecciato il valore della risorsa, la storia del servizio idrico integrato bergamasco e la responsabilità di continuare a investire, con visione e concretezza, nella qualità delle infrastrutture e nella tutela di un bene che appartiene a tutti.
La serata ha riunito, all’Auditorium CULT! di Piazza della Libertà a Bergamo, amministratori, rappresentanti delle istituzioni e figure che, in fasi diverse, hanno accompagnato la nascita e la crescita del gestore pubblico bergamasco. La presenza dei sindaci ha dato volto e continuità a una storia che nasce dai Comuni e che nei Comuni continua a trovare il proprio riferimento più naturale: quello di un servizio pubblico vicino ai territori e alle comunità. A scandire il racconto della serata sono stati tre tempi - passato, presente e futuro - affidati alle voci di chi ha contribuito a costruire il percorso di Uniacque e di chi oggi ne interpreta il compito pubblico. Sul palco, dopo i saluti del neo eletto presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli, si sono alternati Valerio Bettoni, presidente di ACI Bergamo ed ex presidente della Provincia di Bergamo, Adriano Musitelli, primo amministratore unico di Uniacque, l’attuale presidente Luca Serughetti insieme all’amministratore delegato Pierangelo Bertocchi, la presidente di ATO Maria Grazia Capitanio e la sindaca di Bergamo Elena Carnevali. Un dialogo tra esperienze, responsabilità istituzionali e visioni diverse, accomunate dalla consapevolezza che il servizio idrico integrato non sia soltanto una funzione tecnica, ma una delle forme più concrete attraverso cui si custodisce il rapporto tra istituzioni e comunità.
















“È questo il senso delle celebrazioni: ricordare che l’acqua non appartiene soltanto alla sfera dei servizi essenziali, ma a quella dei beni che definiscono la qualità civile di un territorio – ha dichiarato il presidente di Uniacque Luca Serughetti. Custodirla, raccontarla, renderla comprensibile, investirvi con serietà e lungimiranza significa rafforzare il patto tra istituzioni, gestori e comunità. In questo percorso, il ringraziamento di Uniacque va a tutti i sindaci e ai Comuni del territorio che con una scelta condivisa e lungimirante hanno dato forma a una visione unitaria della gestione del servizio idrico integrato e continuano ancora oggi ad accompagnarne il cammino. Significa, in fondo, riconoscere nell’acqua non solo una risorsa da amministrare, ma una responsabilità condivisa da tramandare”. La celebrazione ha ripercorso il cammino compiuto da Uniacque in questi vent’anni, mantenendo però lo sguardo rivolto alle sfide future. “I vent’anni di Uniacque non rappresentano solo un traguardo, ma confermano la responsabilità di continuare a investire nella qualità del servizio, nella resilienza delle infrastrutture, nell’innovazione e nella sostenibilità. Celebrare questo anniversario in occasione della Giornata mondiale dell’acqua ha significato ribadire una visione precisa: mettere al centro la risorsa, il territorio e le comunità, con uno sguardo rivolto alle sfide dei prossimi vent’anni”, ha aggiunto Pierangelo Bertocchi, amministratore delegato di Uniacque. La serata è stata accompagnata da momenti artistici e narrativi e dalla presentazione del nuovo video spot “Il coraggio di stare insieme” e della campagna istituzionale “L’acqua di Uniacque. Come nasce, è.”, dedicate a raccontare i valori di cura, responsabilità e vicinanza al territorio.






Bergamo accoglie una nuova realtà destinata a ridefinire il concetto di allenamento e benessere. Ha aperto ufficialmente Storefit, uno dei franchising più dinamici nel panorama fitness italiano, portando in città un modello evoluto che unisce innovazione tecnologica, personalizzazione e risultati concreti. Alla guida del nuovo centro una professionista , Sofia Arca, con oltre dodici anni di esperienza nel mondo del movimento e della performance. Chinesiologa e master trainer, ha costruito il proprio percorso sviluppando una profonda conoscenza del corpo umano e, soprattutto, delle persone: delle loro esigenze, motivazioni e obiettivi.
A questa solida base tecnica si affianca un’importante esperienza manageriale maturata all’interno del network Storefit, dove ha ricoperto il ruolo di Area Manager, contribuendo attivamente allo sviluppo e all’apertura dei centri su tutto il territorio nazionale. Un percorso che ha portato in modo naturale alla scelta di investire in prima persona, dando vita al centro di Bergamo. La città non è stata una scelta casuale: Bergamo rappresenta un territorio dinamico, con una forte cultura imprenditoriale e una crescente attenzione verso il benessere e la qualità della vita. Il contesto ideale per accogliere un modello di fitness innovativo, capace di rispondere a esigenze sempre più evolute. Con 23 centri attivi, oltre 10 nuove aperture previste e più di 34.000 clienti, Storefit si conferma un progetto in forte espansione, caratterizzato da solidità, scalabilità e capacità di adattamento.
A rafforzarne l’autorevolezza è anche il riconoscimento di Assofranchising, che certifica la qualità e l’affidabilità del modello. Ma ciò che distingue realmente Storefit è la sua visione: trasformare l’allenamento da obbligo a scelta consapevole. Non più un impegno da rispettare, ma un momento desiderato, capace di generare benefici concreti a livello fisico, mentale ed emotivo. Al centro di questa rivoluzione c’è il Protocollo Storefit, un sistema evoluto che integra tecnologie avanzate e allenamento EMS (elettromio stimolazione) progettato per adattarsi alle caratteristiche e agli obiettivi di ogni persona. Un approccio che trasforma dati e monitoraggio in valore reale per il cliente.

Ogniclientevieneseguitoinmodo individuale,conunpercorsocostruitosumisurainbaseagliobiettivi, alla condizione fisica e allo stile di vita, trasformando l’allenamento in unprocessoguidato,strutturatoe altamenteperformante.
Tra gli strumenti più innovativi spicca lo specchio interattivo, dispositivo di ultima generazione che consente di monitorare in tempo reale parametri fondamentali come l’esecuzione degli esercizi, le calorie bruciate, la forza e la resistenza muscolare, oltre al bilanciamento tra i diversi gruppi muscolari. Un sistema che rende ogni sessione altamente mirata ed efficace. A questo si affianca un elemento chiave del metodo: l’allenamento one to one e la consulenza personalizzata. Ogni cliente viene seguito in modo individuale, con un percorso costruito su misura in base agli obiettivi, alla condizione fisica e allo stile di vita, trasformando l’allenamento in un processo guidato, strutturato e altamente performante. L’esperienza Storefit è pensata per integrarsi perfettamente nella quotidianità: grazie a un’app dedicata, è possibile gestire gli appuntamenti, monitorare i progressi e accedere a un percorso chiaro, trasparente e misurabile. Privacy, sicurezza e qualità del servizio sono al centro di ogni interazione. Elemento distintivo del metodo è l’allenamento EMS, che permette di attivare simultaneamente i principali gruppi muscolari, eliminando i tempi morti e garantendo un’intensità elevata in sessioni di circa 20 minuti. Un approccio efficace, che consente di ottenere risultati concreti anche con tempi ridotti. L’efficacia dell’EMS è supportata da evidenze scientifiche, che ne dimostrano l’impatto positivo sull’aumento della forza, sull’incremento della massa muscolare, sulla riduzione della massa grassa e sul miglioramento della coordinazione neuromuscolare. Un metodo che trova applicazione anche nella prevenzione e nel supporto rieducativo funzionale. Storefit Bergamo nasce così dall’incontro tra esperienza, visione imprenditoriale e innovazione tecnologica. Non solo un nuovo centro fitness, ma un progetto che porta sul territorio un modo diverso di vivere l’allenamento: più evoluto, più consapevole, più efficace. (Valentina Visciglio)






STOREFIT ARRIVA A BERGAMO IL FUTURO DEL FITNESS È GIÀ QUI
Ha aperto ufficialmente a Bergamo il nuovo centro Storefit, il format innovativo che rivoluziona il modo di allenarsi grazie a tecnologia, personalizzazione e allenamento EMS. Un nuovo concetto di fitness, più efficace e su misura, pensato per ottenere risultati concreti in poco tempo. Sofia, Noemi e tutto il team trainer vi aspettano in via Broseta 65.













Negli ultimi mesi, tutti i comuni della Franciacorta hanno visto nascere una rete di stazioni di ricarica per e-bike, finanziata da Regione Lombardia. Trenta installazioni, distribuite sul territorio: alcuni paesi ne hanno più di una. Non è stata una semplice fornitura: è stato il primo passo di un sistema più grande, pensato per durare. Pradella Sistemi ha progettato e installato quelle colonnine, ma la nostra mission va oltre: progettare insieme – a progettisti territoriali, ingegneri, architetti, sindaci, tecnici comunali – infrastrutture che uniscano mobilità dolce, sicurezza e sostenibilità. Da dieci anni collaboriamo con Trenitalia e il Gruppo Ferrovie dello Stato: abbiamo sviluppato un sistema di telecontrollo per defibrillatori già installato in centinaia di stazioni. Oggi lo portiamo fuori dai binari: su ciclovie, percorsi pedonali, aree turistiche. Perché sicurezza e cicloturismo devono camminare insieme. All’estero, con la Diputació de Barcelona, abbiamo equipaggiato parchi pubblici con colonnine di ricarica e defibrillatori telecontrollati. In Italia, stiamo realizzando pensiline fotovoltaiche off-grid in Sardegna, Calabria, Puglia e Abruzzo: ricarica per mezzi leggeri solo con sole e batterie di seconda vita, un esempio concreto di economia circolare. E poi c’è il progetto Most – il Centro Nazionale Mobilità Sostenibile, che coinvolge ventiquattro università italiane. Siamo stati scelti come prototipatori: abbiamo trasformato container navali in ciclostazioni sperimentali, complete di pannelli fotovoltaici, ricarica e recupero dell’acqua piovana depurata per i cicloturisti. Carrelli, pensiline, stazioni autonome: tutto installato su scala nazionale, testato con ricercatori e università. Questa esperienza scientifica – dati, protocolli, certificazioni – non la teniamo per noi. La mettiamo a disposizione di chi progetta: studi di architettura, ingegneria infrastrutturale, enti pubblici. Se state scrivendo un progetto PNRR, un bando regionale, un piano di rigenerazione urbana, se volete una rete ciclabile che non sia solo asfalto, ma un corridoio sicuro, intelligente e circolare, noi siamo già lì!


FORMAZIONE, VISIONE E CULTURA
DEL PRODOTTO: IL LAB COME SPAZIO
DI CRESCITA PER I PROFESSIONISTI
Non è solo una questione di ospitare grandi nomi. È una questione di costruire contesti in cui il sapere possa circolare davvero, prendere forma, diventare mestiere, appassionare e unire. È dentro questa logica che si inserisce il lavoro che Minetti1980 dal oltre 45 anni porta avanti ogni giorno, oggi nel proprio Lab di Osio Sotto, uno spazio nato per essere molto più di un laboratorio, un luogo di formazione, confronto e crescita per chi lavora nel mondo della gelateria, della pasticceria, della panificazione e della ristorazione.


Il 18 febbraio, questo spazio ha accolto Alberto Simionato, pastry chef chocolatier di riconosciuto profilo internazionale, per una masterclass dedicata al cioccolato come materia viva, tecnica e culturale. Non un semplice evento, ma un momento di approfondimento costruito per professionisti che vogliono comprendere ciò che sta dietro al prodotto, dalla selezione delle materie prime fino alla trasformazione.
Ma è proprio qui che sta il punto. Minetti1980 non si limita a “portare nomi”. Costruisce occasioni. Attraverso il Lab, l’azienda agisce nel mezzo della filiera, tra chi produce e chi trasforma, assumendosi un ruolo che è insieme economico, ma anche culturale ed educativo. Significa selezionare contenuti, creare connessioni, offrire strumenti concreti a chi ogni giorno lavora con le mani, il cuore e con la testa. E la presenza di Simionato si inserisce in questo percorso. Con un’esperienza che lo ha portato dalla formazione internazionale fino alla direzione della Chocolate Academy di Milano, il suo contributo ha permesso di affrontare il cioccolato non solo come prodotto finito, ma come processo, come scelta, come risultato di una filiera che spesso resta invisibile. Dalla genetica del cacao alla fermentazione, fino alle tecniche di lavorazione, il suo intervento ha restituito profondità a un ingrediente troppo spesso banalizzato.
Eppure, anche qui, il valore non sta solo nel contenuto, ma nel contesto in cui quel contenuto prende forma. Minetti1980, attraverso il proprio Lab, continua a costruire un modello in cui la formazione non è accessoria, ma parte integrante del lavoro. Un modello in cui la distribuzione non è neutra, ma orienta, seleziona, accompagna. Un modello in cui chi sta “nel mezzo” sceglie di esserci con responsabilità e rispetto profondo di tutto e tutti coloro che lo compongono. Perché ciò che passa da qui, ciò che viene proposto, approfondito, reso accessibile, contribuisce a definire il modo in cui il mercato evolve, il livello medio delle competenze, la qualità finale dei prodotti che arrivano al consumatore, toccandone gli stili di consumo e quindi di vita. È anche in questa direzione che si inseriscono le riflessioni emerse durante la giornata, dal tema della riconoscibilità del buon cioccolato alla necessità di una maggiore consapevolezza lungo tutta la filiera, fino alla differenza tra prodotto industriale e prodotto costruito con logiche diverse.
Non si tratta di contrapposizioni sterili, ma di consapevolezza e in questo, il ruolo di chi crea spazi come questo diventa centrale. Minetti1980 continua a farlo, con continuità, mettendo a disposizione il proprio Lab, competenze diverse e relazioni capaci di generare connessioni, contribuendo a costruire una cultura del prodotto che non si esaurisce nell’evento, ma resta nel lavoro quotidiano di chi partecipa. Perché alla fine non è l’ospite a fare la differenza, ma l’intero sistema che rende possibile quell’incontro.




Pietro Ruffini,
Amministratore Delegato di Ou(r) Group

La famiglia Cerea, fondatrice e guida del Gruppo della ristorazione Da Vittorio - Vicook, e Ou(r) Group, holding della famiglia Ruffini, annunciano una partnership che prevede l’ingresso di Ou(r) Group nelle società operative facenti capo alla famiglia Cerea con una quota del 40%. Il restante 60% resterà in capo alla famiglia Cerea, che in sessant’anni di attività ha reso Da Vittorio uno dei simboli più autentici dell’eccellenza italiana a tavola.
L’operazione segna l’incontro tra due famiglie di imprenditori accomunate da una visione di lungo periodo, da una forte identità valoriale e da un approccio che coniuga tradizione, creatività, innovazione e vocazione internazionale.
Con il proprio contributo strategico e operativo, Ou(r) Group affiancherà la famiglia Cerea in una nuova fase di sviluppo in Italia e all’estero. Un percorso che ha l’ambizione di rafforzare ulteriormente il posizionamento del Gruppo Da Vittorio e che avverrà nel pieno rispetto della sua identità.
Pietro Ruffini, Amministratore Delegato di Ou(r) Group, ha commentato: “L’alleanza con la famiglia Cerea nasce da una profonda sintonia imprenditoriale. Da Vittorio rappresenta una straordinaria storia familiare che ha trasformato la maestria gastronomica italiana in un modello consolidato e affermato internazionalmente. La partnership nasce dalla volontà di costruire insieme un percorso di lungo termine, preservando l’autenticità e i valori che da sempre contraddistinguono questo grande Gruppo”.
La famiglia Cerea ha dichiarato: “Abbiamo scelto di aprire il capitale a Ou(r) Group perché riconosciamo nella famiglia Ruffini un partner con cui condividiamo principi, visione e ambizione. Per noi è fondamentale continuare a crescere restando fedeli alla nostra storia e al nostro modo di fare impresa e di innovare. Questa partnership rappresenta un passo importante per rafforzare la nostra presenza internazionale e affrontare le sfide future con un alleato solido e orientato al lungo periodo”.

Advisor dell’operazione per la famiglia Cerea: Intesa Sanpaolo - IMI, Emintad Italy e gli studi Bonelli Erede e TL Studio Milano, con l’Avv. Pier Giorgio Coppa e il Dott. Claudio Solenghi; per la famiglia Ruffini: gli studi Cornelli Gabelli e Associati e Deloitte Advisory.
OU(R) GROUP
Ou(r) Group è una holding della Famiglia Ruffini attiva in diversi segmenti del lusso esperienziale con un portafoglio di partecipazioni indipendenti tra loro. La società, guidata dai CEO Pietro Ruffini e Angelo Facchinetti, oltre ai propri investimenti diretti, tra cui quelli in La Bottega Collection, ha il controllo di ArchiveSrl, società di investimento che supporta leader visionari ed imprenditori innovativi nel loro percorso di sviluppo. Archive detiene partecipazioni in The Attico, Langosteria, Concettina ai Tre Santi e Pas Normal Studios.
DA VITTORIO
Nato nel 1966 dalla visione imprenditoriale di Bruna e Vittorio Cerea con l’apertura della prima insegna a Bergamo, oggi il Gruppo Da Vittorio comprende società che operano in diverse aree di business improntate alla valorizzazione dell’eccellenza gastronomica assoluta. Comprende: i ristoranti stellati Da Vittorio; i ristoranti casual dining DaV; i Café; il DaV Pastry Lab, la Pasticceria Cavour 1880; gli shop Da Vittorio Selection; il Gift department; la ristorazione esterna, la ristorazione collettiva, le consulenze, l’hôtellerie e Vicook.
La famiglia Cerea
“Per noi è fondamentale continuare a crescere restando fedeli alla nostra storia e al nostro modo di fare impresa e di innovare”.


Test clinici indicano che il farmaco basato sulla molecola elraglusib, somministrato in combinazione con la chemioterapia, ha mostrato risultati promettenti secondo uno studio di fase 2 pubblicato su Nature Medicine
Un farmaco sperimentale raddoppia la sopravvivenza a un anno per il tumore del pancreas, uno dei più difficili da curare. Lo indicano i dati pubblicati sulla rivista Nature Medicine, risultato di uno studio clinico di fase 2 secondo cui il farmaco porta a una riduzione del 38% del rischio di morte se somministrato in combinazione con la chemioterapia. Basato sulla molecola elraglusib, il farmaco è il risultato della ricerca condotta nella Northwestern University.
Dopo questi dati positivi, c’è stato il via libera al proseguimento della sperimentazione in uno studio di fase 3. I pazienti che hanno ricevuto il farmaco sperimentale insieme alla chemioterapia standard avevano il doppio delle probabilità di essere ancora in vita dopo un anno di trattamento, rispetto a quelli che hanno ricevuto solo la chemioterapia. “Sebbene questi risultati vadano confermati in studi di fase 3, osservare un beneficio in termini di sopravvivenza in un tumore così difficile da trattare è incoraggiante”, rileva l’autore principale dello studio, Devalingam Mahalingam. “Dato il meccanismo d’azione innovativo di questo farmaco (agisce su una proteina, GSK-3 beta, importante per la crescita tumorale e la soppressione del sistema immunitario), questi risultati -aggiunge - suggeriscono la possibilità di una sua più ampia applicazione in altre forme di tumore”.
Lo studio ha coinvolto 233 pazienti con carcinoma pancreatico metastatico in 60 centri di sei Paesi tra Nord America ed Europa, divisi in due gruppi, uno riceveva la chemioterapia standard, l’altro la stessa chemioterapia in combinazione con elraglusib. I pazienti trattati con elraglusib hanno avuto una sopravvivenza media di 10,1 mesi, rispetto ai 7,2 mesi di quelli trattati solo con chemio. Sebbene questa differenza di tre mesi possa sembrare modesta, è in parte dovuta al fatto che lo studio includeva pazienti il cui tumore era progredito troppo rapidamente per beneficiare del trattamento. Tra i pazienti che hanno tratto beneficio dal farmaco, l’impatto è stato significativo. Il doppio dei pazienti trattati con elraglusib era ancora in vita a un anno (44% contro 22%) e circa il 13% dei pazienti nel gruppo trattato con il farmaco era ancora in vita a due anni, rispetto a nessuno nel gruppo trattato con la sola chemioterapia.
Dr. Haim Reitan Direttore Sanitario Studio Medici Associati

RISCHIO INFARTO DOPO LE DIMISSIONI: DAL PIEMONTE IL MODELLO CHE RIDUCE IL COLESTEROLO E LE RECIDIVE
IN ITALIA LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI SONO LA PRIMA CAUSA DI MORTE, CON CIRCA 230 MILA DECESSI L’ANN: IL 30,8% DEL TOTALE: I MASSIMI ESPERTI INTERNAZIONALI A CONFRONTO AL CENTRO CONGRESSI DEL LINGOTTO DI TORINO «CHANGE IN CARDIOLOGY»
Oltre 100 mila, per la precisione 150 mila, casi l’anno in Italia. E il rischio resta alto dopo le dimissioni. Dal Piemonte il modello “Clear Pathway” per ridurre il colesterolo e allungare la vita dei pazienti colpiti da infarto: se ne è parlato dal 9 all’11 aprile in occasione di «Change in Cardiology» 2026, al Centro Congressi Lingotto Torino, dove i massimi esperti internazionali si confronteranno su temi più che attuali: colesterolo, cardiomiopatie e nuove strategie integrate, dall’aderenza terapeutica alla prevenzione di Alzheimer e diabete.
PRIMA CAUSA DI MORTE
In Italia, le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la prima causa di morte, con circa 230 mila decessi l’anno, pari al 30,8% del totale, come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità nel Report epidemiologico 2025.
Per rispondere a questa esigenza è nato il primo modello italiano Clear Pathway, sviluppato in Piemonte e Valle d’Aosta, che punta a colmare il divario tra linee guida e pratica clinica e a migliorare concretamente la prevenzione degli eventi cardiovascolari maggiori, offrendo un percorso strutturato e replicabile anche in altre regioni del Paese. Il progetto, recentemente pubblicato sul Giornale Italiano di Cardiologia, è stato coordinato da Giuseppe Musumeci, Giuseppe Patti e Ferdinando Varbella, responsabili scientifici di “Change in Cardiology” con Federico Nardi, Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri.
Il modello Clear Pathway, già avviato nelle due regioni, punta ora a un’estensione nazionale, coinvolgendo altre regioni, tra cui la Liguria sotto la direzione di Italo Porto, altro responsabile scientifico del congresso. L’obiettivo è costruire percorsi assistenziali più efficaci e sostenibili, capaci di incidere concretamente sulla riduzione degli eventi cardiovascolari e sulla tenuta del sistema sanitario. L’iniziativa ha coinvolto 34 cardiologi ospedalieri di 26 strutture tra Piemonte e Valle d’Aosta, portando alla definizione di 20 principi condivisi su tre aree chiave: strategie di combinazione orale e formulazioni a dose fissa, uso della distanza dal target di colesterolo LDL come guida alle decisioni terapeutiche e personalizzazione del trattamento in base a specifici profili clinici.
ATTACCHI A SORPRESA
L’assunto è chiaro: fino al 50% degli infarti colpisce persone senza precedenti eventi cardiovascolari e il controllo del colesterolo LDL resta uno dei pilastri fondamentali della prevenzione. In questo scenario, le nuove opzioni terapeutiche assumono un ruolo strategico. In particolare, un nuovo farmaco orale, l’acido bempedoico, risulta sempre più efficace nella gestione dei pazienti ad alto e molto alto rischio cardiovascolare. Somministrato in combinazione orale con statine ed ezetimibe, favorisce il raggiungimento dei target di colesterolo LDL, riduce gli eventi cardiovascolari ed è ben tollerato.
Accanto ai fattori di rischio tradizionali, è recentemente emerso il ruolo della lipoproteina(a), determinata geneticamente e associata a un aumento significativo del rischio di infarto, ictus e stenosi aortica. Il suo dosaggio, raccomandato almeno una volta nella vita, consente di identificare precocemente i soggetti a rischio, mentre nuove terapie mirate sono in fase di sviluppo.
IL PESO DELLE COMORBILITÀ
Un ulteriore elemento che rafforza la centralità della prevenzione cardiovascolare è il legame con altre patologie croniche: i pazienti con diabete hanno un rischio più che doppio di eventi cardiovascolari, mentre chi soffre di cardiopatie presenta una probabilità da due a tre volte maggiore di sviluppare alterazioni cerebrali associate all’Alzheimer. Si stima inoltre che fino al 45% dei casi di demenza sia legato a fattori di rischio cardiovascolare modificabili.
LA GESTIONE DEL “DOPO”
“Il vero problema oggi non è più solo l’infarto in sé, ma ciò che accade dopospiegano i responsabili scientifici del congresso -. Abbiamo costruito un sistema tra i più efficaci al mondo per gestire l’emergenza, ma perdiamo terreno nella fase successiva. L’aderenza terapeutica è uno dei punti critici su cui intervenire, ed è qui che modelli come il Clear Pathway possono fare la differenza, trasformando le linee guida in pratica clinica reale”. E ancora: “Intervenire sui fattori di rischio cardiovascolare significa prevenire un’ampia quota di malattie croniche, dal diabete al declino cognitivo. La cardiologia è sempre più al centro di una visione integrata della salute”.
NUOVA TERAPIA
Tra le novità più rilevanti del congresso, il 2026 rappresenta il primo anno di utilizzo clinico in Italia di una nuova terapia mirata per la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva: la recente introduzione nella pratica clinica della classe farmacologica degli inibitori della miosina segna infatti una rivoluzione nella gestione di questa patologia, il Mavacamten è il primo farmaco in grado di agire direttamente sul meccanismo fisiopatologico della malattia, migliorando sintomi, capacità di esercizio e qualità di vita e riducendo contemporaneamente la necessità di ricorrere a terapie più invasive. (A. Mondo La Stampa)

Oltre all’impatto sulla salute pubblica, il peso economico è significativo: le spese sanitarie dirette superano i 41 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 15% della spesa sanitaria complessiva del Paese.
Ogni anno sul territorio nazionale si registrano tra i 130 mila e i 150 mila casi di infarto miocardico acuto. Di questi, oltre 25 mila pazienti muoiono prima di arrivare al ricovero. In Italia, circa 85 mila pazienti l’anno,7 mila solo in Piemonte, vengono trattati tempestivamente con angioplastica coronarica, con una significativa riduzione della mortalità intraospedaliera. Tra i pazienti ospedalizzati la mortalità è relativamente bassa (3-5%), ma nei mesi successivi peggiora: circa il 10% dei pazienti dimessi dopo un infarto muore entro un anno.
PARADOSSO ITALIANO
Nonostante l’Italia sia tra i primi cinque Paesi europei per la gestione dell’infarto nella fase acuta, i dati più recenti evidenziano un vero e proprio “paradosso italiano”: eccellenza nelle reti di emergenza e nelle angioplastiche primarie, ma minore efficacia nella prevenzione secondaria rispetto ai Paesi del Nord Europa.
FATTORI DI RISCHIO
A pesare è soprattutto il mancato raggiungimento di valori bassi di colesterolo LDL come da linee guida e l’interruzione precoce delle terapie, un fattore che contribuisce in modo determinante all’aumento della mortalità a un anno. In Italia, circa 47 mila decessi ogni anno sono attribuibili al mancato controllo del colesterolo. Conoscere e monitorare i propri livelli di colesterolo nel sangue, in particolare il colesterolo LDL, è quindi fondamentale per prevenire gravi problemi di salute, soprattutto per le persone con diabete o con una storia di malattia cardiovascolare precedente.

Cimentarsi ai fornelli, superare missioni giocando al computer, raccontare storie di fantasia con le bambole, dipingere, recitare, leggere un libro o, ancora, ascoltare musica o suonare uno strumento. Sta prendendo sempre più piede in Italia l’arteterapia, disciplina che aiuta le persone a trovare il proprio benessere e coltivare l'autenticità. Per venire incontro alle richieste di terapeuti altamente formati, l’Università degli Studi Niccolò Cusano ha deciso di promuovere quest’anno il primo master in “Arteterapia: curare attraverso la creatività”. “Viviamo in un’epoca che ci spinge a trovare dei modi per stare bene”, ha dichiarato Francesca Mamo, professoressa e coordinatrice del master.
“C’è molta ansia, frustrazione. Molte persone si sono ritrovate a fare dei lavori contro voglia e questo ha aumentato la loro frustrazione”. Attraverso l’arte in senso lato, quindi, possono raggiungere la vera parte di autenticità che è dentro di loro. Un’operazione di maieutica che può essere affidata solamente a professionisti preparati e adeguatamente formati. Obiettivo che si pone l’Unicusano con il nuovo master. Il progetto, però, compie un ulteriore passo in avanti rispetto alla tradizionale offerta formativa accademica. Perché, per la prima volta, gli studenti affronteranno non solo le metodologie tradizionali a disposizione di un arteterapeuta (come la danza, il teatro, la musica o l’arte), ma anche quelle forme artistiche prima non considerate o demonizzate come la videoludoterapia, la cucinoterapia, la libroterapia e la doll-therapy, ovvero la terapia delle bambole come aiuto alle persone con demenza.
“Per quanto riguarda la cucinoterapia”, ha spiegato la docente Unicusano, “l’utilizzo della cucina in ambito psicologico o riabilitativo si inserisce nel più ampio quadro delle terapie espressive ed esperienziali. L’attività culinaria può favorire diversi processi utili al benessere della persona: regolazione emotiva, attivazione sensoriale, sviluppo della consapevolezza corporea, rinforzo dell’autoefficacia e della capacità di portare a termine un compito. Inoltre la cucina rappresenta spesso uno spazio simbolico legato alla memoria, alla relazione e alla cura, elementi che possono essere valorizzati all’interno di percorsi terapeutici o psicoeducativi”.
“In modo analogo l’utilizzo di videogiochi e strumenti digitali in contesti terapeutici o riabilitativi rientra in filoni di ricerca ormai piuttosto consolidati come la serious games research, la gamification applicata alla salute e gli strumenti di digital therapeutics”, continua Mamo. “In diversi contesti i videogiochi vengono utilizzati per sostenere la motivazione al trattamento, favorire l’allenamento di funzioni cognitive, lavorare su abilità sociali o supportare percorsi riabilitativi, soprattutto in ambito neuropsicologico, educativo e psichiatrico”. Ma non è solo “teoria”. Esistono infatti anche applicazioni pratiche: nel caso della cucina, ad esempio, attività strutturate di preparazione di ricette possono essere utilizzate in contesti di gruppo per lavorare su cooperazione, gestione delle emozioni, pianificazione e autonomia.
In ambito riabilitativo, invece, i videogiochi vengono spesso impiegati per l’allenamento cognitivo, per la riabilitazione motoria tramite sistemi interattivi o per programmi psicoeducativi rivolti a bambini, adolescenti o persone con difficoltà specifiche. Una volta concluso il master Unicusano, i corsisti avranno la possibilità di avviare la propria attività professionale in contesti clinici, educativi e socio-assistenziali. Potranno collaborare con strutture sanitarie, comunità terapeutiche, centri di riabilitazione, ospedali e reparti pediatrici per il supporto a pazienti con patologie fisiche e psicologiche. Potranno anche lavorare in scuole, centri di assistenza per anziani, associazioni e organizzazioni del terzo settore per lo sviluppo di progetti di inclusione social e attraverso le arti.
L’UNICUSANO HA AVVIATO IL SUO PRIMO MASTER IN “ARTETERAPIA: CURARE ATTRAVERSO LA CREATIVITÀ” COORDINATO DALLA PROFESSORESSA FRANCESCA MAMO: FORMARE PROFESSIONISTI COMPETENTI PER AIUTARE LE PERSONE TROVARE IL PROPRIO BENESSERE E COLTIVARE L'AUTENTICITÀ






“Drive without stopping until peace. Turn or continue but don't stop". È questo il titolo e il messaggio affidato ad una cartolina dall’artista Manuel Bonfanti per la mostra collettiva, a cura di Rossana Cosci su progetto di Fabio Babiloni, “Guerra e migranti”, conclusasi da poco presso la Fondazione Collegio Nazareno di Roma. La mostra, alla seconda edizione, fortemente voluta dal presidente della Fondazione Collegio Nazareno Padre Ugo Barani, comprendeva 150 cartoline provenienti da tutta Europa sul tema di conflitti e migrazioni, realizzate da artisti italiani e internazionali. Hanno contribuito alla manifestazione oltre 150 artisti da diverse nazioni, tra cui Italia, Spagna, Polonia, Portogallo, Romania, Ungheria, Estonia, Germania e Giappone.
LA CARTOLINA DI MANUEL BONFANTI : IL VIAGGIO, IL SOGNO E LA PROMESSA DEL NORD EUROPA
Una Chevrolet Camaro, icona pop e mito degli anni 70, è in viaggio. C’è una strada che attraversa l'Europa come una cicatrice antica, una via che dal Mediterraneo sale verso nord, attraverso l'Italia, verso la promessa di un altrove. È il sentiero dei cercatori di pace, il cammino di chi fugge dalla guerra verso quello che credono sia il nuovo Eldorado: la Germania, il Nord, l'Europa del lavoro e della dignità. L'Europa è un crocevia. Non solo di strade e confini, ma di vite che si incrociano, di storie che si sovrappongono. Quella strada che sale dalla Puglia verso Monaco, dal Brennero verso Berlino, è solcata da milioni di impronte invisibili. Sono i passi di chi cerca pace in un continente che ha conosciuto troppa guerra, che ha generato troppi esodi, che ora accoglie e ora respinge chi bussa alle sue porte. La Germania – si vede la scritta “Munchen” - è il simbolo, la meta. Ma il viaggio è anche attraverso l'Italia intera, questa nostra penisola sospesa tra Sud e Nord, tra Africa ed Europa, terra di transito eterno. E in questo viaggio c'è tutta la tragedia e tutta la speranza del nostro tempo: il bisogno disperato di trovare un luogo dove la vita non sia solo sopravvivenza, ma possibilità.
“C'è qualcosa di terribilmente ironico nella cartolina. Una volta era il simbolo della chiamata alla Naja, quel foglio che ordinava ai ragazzi italiani di partire per servire la patria. - ha spiegato Manuel Bonfanti. Un messaggio via posta che separava, che strappava i figli alle famiglie per un dovere imposto. Oggi, altre cartoline, quelle mentali, quelle sognate, quelle viste nei film o sui social, chiamano altri ragazzi, altri figli, verso viaggi ben più disperati. Nessun ritorno garantito, nessuna divisa a proteggerli, solo la fuga dalla guerra verso quella che si spera sarà la parte migliore di se stessi, il futuro, la sopravvivenza”.
La cartolina di Manuel Bonfanti rende l’idea di libertà attraverso il movimento: un’auto che sfreccia verso la luce, incontro a un bagliore accecante, con una mappa verde di sfondo, un reticolo e intreccio di possibilità.
“Il movimento è libertà. Ogni pennellata di luce è un gesto liberatorio, un’espressione dell'anima che si libera sulla tela. Ma anche per chi migra, il movimento – pur nella sua disperazione – è un atto di libertà. È scegliere di non morire, di non arrendersi, di attraversare il mondo intero per rivendicare il diritto a esistere altrove, lontano dalle bombe, dalla fame, dall'orrore”.

Ogni pennellata di luce su questa storia universale di migrazioni e guerre è un gesto di resistenza e speranza. Il bianco rappresenta la luce, la pace, come la neve bianca, accecante e fredda, che ricopre tutto, rimesta ricordi e rende il mondo silenzioso e straniero. È la neve della speranza, ma anche quella dell'estraneità assoluta, del freddo che entra nelle ossa di chi non è nato per sopportarlo. È il simbolo del contrasto tra ciò che si lascia e ciò che si trova, tra il sogno e la realtà dell'arrivo.
È la Germania immaginata e la Germania vera. È l’Europa promessa e l'Europa dei centri di accoglienza, dei documenti negati, dei lavori nei campi, del razzismo quotidiano. Ma in quella neve c'è anche bellezza. C'è lo stupore di chi scopre un mondo nuovo, di chi – nonostante tutto – è ancora vivo per vederlo. Quella prima nevicata è un dipinto che la vita offre a chi ha attraversato l'inferno, una pennellata di luce bianca su un cammino buio. È la prova che il viaggio ha portato altrove. Che la migrazione, pur nella tragedia delle guerre, è anche trasformazione, vita e coraggio.
BRESCIA, MUSEO DI SANTA GIULIA
PINACOTECA TOSIO MARTINENGO

Dal 27 marzo al 23 agosto 2026, al Museo di Santa Giulia, la mostra, dal titolo A closer look, prima grande antologica dedicata a Bruce Gilden mai realizzata in Italia, propone un corpus di 80 fotografie. Il percorso espositivo inizia con le immagini in bianco e nero che documentano i suoi esordi nel 1968. La narrazione prosegue poi attraverso diversi scenari: dal Giappone, dove ha ritratto esponenti della Yakuza (1996-1999), ad Haiti (1985-1995), fino alle tappe in Europa tra Francia, Irlanda e Inghilterra. Il fulcro rimane tuttavia la sua città natale, New York, raccontata in un arco temporale che va dal 1969 al 1995.”
PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA LA GRANDE ANTOLOGICA DI
UNO DEI PIONIERI DELLA STREET PHOTOGRAPHY

La rassegna presenta, quindi, Faces (2013-2024), ritratti di persone caratterizzati dal modo originale e diretto con il quale Gilden fotografa i volti con l’ausilio del flash, mediante una pratica che lui stesso definisce come l’arte di isolare l’epifania del quotidiano, ovvero la cattura furtiva dell’animo umano che si rivela in un frammento di secondo; sono scatti realizzati come cronaca figurativa di città in giro per il mondo: dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per il Messico, la Grecia e la Colombia; sono opere che nascono da una relazione complice e da un dialogo fortemente cercato con i soggetti, ma che non rinunciano a un approccio diretto e senza sconti, tipico della sua cifra espressiva.
L’uso del flash e l’estrema vicinanza al soggetto creano immagini ad alto contrasto, drammatiche, aggressive e senza filtri. Questo effetto appiattisce lo spazio, isola la persona dallo sfondo e mette in cruda evidenza ogni dettaglio del volto o del corpo. I protagonisti delle sue fotografie sono individui comuni incontrati per strada, spesso appartenenti agli ambienti più marginali della società, disoccupati, lavoratori precari, persone con problemi di dipendenza o che si trovano in situazioni difficili, i cui tratti sono segnati dall’età o dalle esperienze di vita.
Il crudo realismo di ciascun fotogramma evoca la fragilità dell’esistenza, ma anche l’identità ferita di chi vive ai margini della collettività, invisibile ai più, ha perso tutte le proprie certezze ed è inghiottito dal buio dell’alienazione.
Completano l’esposizione due film: uno, realizzato dall’Agenzia Magnum Photos; nell’altro, Bruce Gilden racconta le sue vicende biografiche e la sua carriera professionale nell’intervista con il fotografo e reporter britannico Martin Parr, recentemente scomparso e suo grande amico.
A cura di Nathan Ladd
Fino al 4 ottobre 2026
gres art 671, Bergamo
“Museum Dreams è una delle mostre più ambiziose e complete che io abbia mai realizzato. Riunisce oltre tre decenni di lavoro in un unico percorso immersivo in cui immagine, suono, architettura e coreografia si incontrano. Sono estremamente entusiasta di vedere queste opere ripensate in questo modo, in dialogo con un progetto architettonico unico, concepito appositamente per gres art 671”. Isaac Julien



gres art 671 presenta la prima grande antologica in Italia dedicata a Sir Isaac Julien (Londra, 1960), figura chiave del dialogo tra video arte, installazione e cultura visiva contemporanea. A Bergamo, dal 10 aprile al 4 ottobre 2026. Pensata in stretta relazione con l’architettura di gres art, la mostra ripercorre oltre trent’anni di ricerca attraverso cinque grandi installazioni video multischermo, di cui quattro inedite in Italia, oltre a immagini fotografiche, sculture e materiale d’archivio.





Un percorso immersivo che mette in movimento spazio, storia e sguardo e amplia la riflessione sul ruolo del museo e sulla posibilità e necessità del pubblico di essere parte attiva. Un progetto che permette di scoprire, conoscere e approfondire la ricerca dell’artista inglese, nominato cavaliere ("Sir") dalla regina Elisabetta nel 2022 per i suoi contributi all’arte, noto per diverse partecipazioni alla Biennale di Venezia e le cui opere sono parte delle collezioni di MoMA, New York; Centre Pompidou, Parigi; Art Institute, Chicago, oltre a Victoria and Albert Museum e Tate a Londra.
La mostra, con Nathan Ladd come guest curator, riunisce cinque grandi video installazioni realizzate nell’arco di oltre due decenni, in dialogo con fotografie storiche, negativi, sculture e materiali d’archivio, che attraversano momenti chiave del percorso di Julien, esplorando come le immagini in movimento possano trasformare lo spazio, attivarne la memoria storica e rimettere in circolazione narrazioni sedimentate nel tempo. I lavori selezionati, tra cui installazioni multischermo di diversa scala e complessità, mettono in discussione l’idea del museo come luogo di stasi, proponendolo invece come luogo dinamico di proiezione, montaggio e relazione: una filosofia che gres art 671 incarna con la propria vocazione e missione di spazio multidisciplinare.



Prosegue fino al 2 giugno la mostra Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna in Accademia Carrara di Bergamo, la più ampia panoramica mai realizzata sulla storia dei Tarocchi, insieme all'installazione I Tarocchi di De André (curata da Studio Azzurro) a Palazzo della Ragione in Città Alta, prorogata al 10 maggio. In programma attività speciali per diversi pubblici, aperture serali straordinarie, visite guidate con tarologo e un Public Program con tre appuntamenti guidati da esperti attorno alle figure di Italo Calvino, Leonora Carrington, Francesco Clemente.
Ogni venerdì, a partire dal 17 aprile e fino alla chiusura della mostra, la Carrara estende l’orario di apertura fino alle ore 23, con la possibilità di visitare la mostra Tarocchi e la collezione permanente anche grazie a visite guidate alle ore 19 e alle 21.
VISITE GUIDATE CON TAROLOGO
Fino a venerdì 22 maggio, tutti i giorni (a eccezione del martedì) è in programma la visita speciale Allegorie arcane: tu che carta sei?, un percorso a due voci con una guida del museo e il tarologo Giacomo Isidori (allievo di Marianne Costa, autrice di libri e co-autrice de La Via dei Tarocchi con Alejandro Jodorowsky), esperto nell’interpretazione degli Arcani. Un viaggio nell’arte, dal Rinascimento ai giorni nostri, in cui le carte e i loro personaggi diventano protagonisti di un dialogo “a 22 voci”, ricco di allegorie e significati.
PUBLIC PROGRAM
Leonora Carrington: un percorso intimo ed esoterico con Eva Marcovich e Giulia Ingarao 30 aprile ore 18.30
Una riflessione sull'immaginario esoterico di Leonora Carrington, sul suo percorso biografico e sulla ricerca artistica, restituendone la complessità attraverso una prospettiva al tempo stesso personale e critica.
Tarocchi di Francesco Clemente e progetto Art on Cards con Bartolomeo Pietromarchi 21 maggio ore 19.00
Il lavoro di Francesco Clemente sui tarocchi nasce da una profonda riflessione sul simbolo e sul linguaggio. Un'attenzione alla dimensione simbolica che trova continuità nel progetto Art on Cards, ideato da Bartolomeo Pietromarchi e sviluppato con il coinvolgimento di artisti contemporanei.






Bonifacio Bembo Tarocchi
LaGiustizia 1455 1490
Accademia Carrara, Bergamo

Bonifacio Bembo Tarocchi
Due di Coppe 1455 1490
Accademia Carrara, Bergamo


Saint Phalle Tarocchi LaTemperanza 2002 LandeSmuseum Württemberg

Tarocchi di De André installation view - ph.Fondazione Accademia Carrara


TAROCCHI. LE ORIGINI, LE CARTE, LA FORTUNA
A cura di Paolo Plebani
Fino al 2 giugno 2026
Bergamo, Accademia Carrara in collaborazione con The Morgan Library & Museum di New York



Fino al 2 giugno 2026, la mostra attraversa oltre cinquant’anni di carriera dell’Autore e fa emergere la ricchezza di uno sguardo che ha saputo unire estetica, cultura visiva e costruzione narrativa dell’immagine. Promossa da FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e realizzata in collaborazione con la Fondazione Gian Paolo Barbieri ETS, la mostra si inserisce nel percorso della storica collana “Grandi Autori della Fotografia Contemporanea”, giunta alla sua venticinquesima pubblicazione.
Gian Paolo Barbieri è stato tra i fotografi che più hanno definito il linguaggio visivo della moda italiana a partire dagli anni Sessanta, contribuendo a trasformare la fotografia da strumento commerciale a forma espressiva autonoma, capace di dialogare con arte, cinema e teatro.

Le sue immagini, pubblicate su testate come Vogue Italia, Vogue America, Vogue Paris, Vanity Fair e GQ, e realizzate per stilisti come Valentino, Armani, Versace, Ferré e Albini, hanno costruito un’estetica immediatamente riconoscibile, fatta di rigore formale, costruzione scenica e attenzione assoluta al dettaglio.
Barbieri è considerato una figura fondamentale della fotografia di moda italiana perché ha contribuito in modo decisivo alla costruzione del suo linguaggio moderno, proprio mentre l’Italia emergeva come potenza creativa internazionale. Il suo lavoro si intreccia con la nascita del prêt-à-porter italiano e con le prime campagne di Walter Albini, che segnano un passaggio cruciale verso una moda più accessibile ed industriale. In questo contesto, Barbieri seppe interpretare e anticipare i cambiamenti in atto, elaborando immagini di grande intensità visiva e culturale, capaci di superare la dimensione promozionale e di dialogare con un immaginario più ampio, colto e internazionale. IL

Nato a Milano, non lontano da piazza del Duomo, dopo le prime esperienze accanto al padre e una giovanile passione per la recitazione e la messa in scena, si trasferì a Roma e poi Parigi, dove divenne assistente di Thomas Kublin, rinomato fotografo di Harper’s Bazaar. Tornato a Milano, nel 1962, aprì il suo primo studio fotografico, dando inizio a un percorso destinato a lasciare un segno profondo nella cultura visiva contemporanea.

UN'ESPOSIZIONE A CASA SUARDI FINO AL 27 GIUGNO 2026

Giacomo Quarenghi, Palazzo Inglese a Peterhof planimetria del parco; prospetto principale del palazzo (su foglio incollato).
Fina al 27 giugno 2026, Casa Suardi ospita la mostra “Al parco con Giacomo Quarenghi”, un’esposizione curata da Piervaleriano Angelini che approfondisce un aspetto affascinante della produzione del celebre architetto: il suo contributo fondamentale alla progettazione dei paesaggi tra Settecento e Ottocento.
In un’epoca in cui il giardino divenne lo spazio ideale per esprimere i nuovi gusti della società, la Russia si trasformò in un laboratorio artistico straordinario per lo sviluppo del parco all'inglese. Giacomo Quarenghi fu protagonista di questa stagione, con edifici quali padiglioni, sale per musica e caffehaus, in cui le suggestioni esotizzanti lasciano gradualmente spazio ad un nuovo linguaggio, intimamente connesso al modello dell'antichità classica. Grazie alla preziosa collezione di disegni della Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi Storici, la mostra offre un percorso completo tra progetti tecnici e fantasie di paesaggio, testimoniando l'armonia tra architettura di ispirazione classica e ambiente naturale.
Nell'ottica di valorizzare questo immenso patrimonio, la mostra si farà anche aula didattica: dal 9 al 15 aprile, l'esposizione aprirà le porte a una serie di incontri con il mondo della scuola. Cinque classi quarte dell’istituto tecnico statale Giacomo Quarenghi di Bergamo visiteranno l’esposizione per scoprire da vicino l'opera dell'illustre architetto a cui la loro scuola è intitolata, guidati dai materiali originali conservati dalla Biblioteca Mai.

Giacomo Quarenghi, Padiglione ovale, prospetto; disegno illustrativo con paesaggio di fantasia.

GIACOMO QUARENGHI

«Questa mostra è un invito a scoprire Quarenghi anche come creatore di paesaggi - spiega Cristiana Iommi, Responsabile della Biblioteca civica Angelo Mai e Archivi Storici - siamo felici di accogliere le classi dell'Istituto Quarenghi: vedere i ragazzi confrontarsi con i materiali originali è il modo migliore per valorizzare il nostro lavoro di conservazione, di ricerca e di studio. Ed è anche un modo per metterci in gioco, trovando linguaggi nuovi per raccontare la nostra storia e il patrimonio a pubblici diversi: dai ricercatori agli studenti che oggi si formano nel nome di Quarenghi».


Cristiana Iommi, Responsabile della Biblioteca civica Angelo Mai e Archivi Storici



A ventisette anni dal suo debutto in galleria, Alessandro Busci torna negli spazi di Antonia Jannone Disegni di Architettura con la mostra personale La città incantata, in programma dal 28 aprile al 28 maggio 2026. Il titolo, ripreso anche dal volume realizzato con Bonvini 1909, è un omaggio al film La città incantata (2001) di Hayao Miyazaki. La nuova esposizione riannoda il dialogo con la prima personale del 1999, Acqua sporca. Luce marrone. Luce, a cura di Flavio Caroli, e accompagna una ricerca che negli anni ha consolidato una posizione autonoma e riconoscibile nel panorama della pittura contemporanea italiana.
Architetto di formazione, Busci sviluppa da tempo una ricerca che indaga il rapporto tra pittura, architettura e paesaggio urbano, mescolando il rigore del disegno alla libertà del gesto e della materia pittorica. Le sue immagini trasformano le strutture della città in apparizioni visive intense e sospese, dove lo spazio costruito diventa esperienza emotiva e poetica.
Il volume Alessandro Busci. La città incantata (2026, Bonvini 1909) comprende contributi di Luca Beatrice, Stefano Bucci, Angelo Crespi, Chiara Gatti e Alessandro Mendini che, nel suo testo, scrive: "Penso stia in questa originale dialettica la soluzione del possibile conflitto di Busci fra l'anima dell'architetto e quella del pittore (e magari anche quella dello storico dell'arte). Un percorso ad ostacoli. Il riscatto, la sublimazione e l'evanescenza del segno pittorico in contraddizione con la durezza del reale. Una visione cupa del dramma urbano del mondo. Dei gesti che profetizzano dei mondi oleosi e petroliferi, delle atmosfere dove la speranza sussiste solo attraverso qualche rara concessione ai pochi tocchi gialli o arancio.

E comunque nessun senso di rimprovero, nessun castigo, nessuna retorica: in Busci, anzi, amore e grande dedizione in queste pseudo istantanee, in queste pellicole della nuova Milano. I paesaggi di Busci mi paiono frutto di lentissime maturazioni e sensibilità psichiche e mentali”.
Al centro della ricerca pittorica dell’artista c’è la città (soprattutto Milano), che nelle sue opere diventa al tempo stesso luogo di osservazione e spazio visionario. Le architetture e le grandi infrastrutture come San Siro e la Torre Branca - elementi ricorrenti nel lavoro di Busci - appaiono come presenze isolate e monumentali: stadi, torri, fabbriche e profili urbani emergono da fondi cromatici intensi attraversati da bagliori improvvisi e atmosfere sospese, dando forma a una sorta di cartografia emotiva della città contemporanea.
Le opere, realizzate con smalti e inchiostri su carta ossidata e su acciaio corten, nascono da un processo pittorico in cui gesto, materia e reazione chimica interagiscono continuamente. Ossidazioni, colature e contaminazioni chimiche costruiscono superfici dense e stratificate, dove il colore si accende di tonalità profonde e vibranti, restituendo l’immagine di una città insieme concreta e immaginata.
Anche nei lavori presentati in La città incantata la materia diventa protagonista, trasformandosi in elemento costitutivo dell’immagine e amplificando il dialogo tra spazio urbano, luce e percezione visiva. Ne emerge una visione della città al tempo stesso reale e trasfigurata, in cui l’architettura diventa materia pittorica e il paesaggio urbano si rivela come spazio di memoria, energia e immaginazione.

LA MOSTRA PONE IN DIALOGO I DUE CAMPIONI DELLA “PITTURA DI REALTÀ” LOMBARDA DEL SEI E SETTECENTO ACCOSTANDO QUATTRO PRESTIGIOSI PRESTITI NAZIONALI, PUBBLICI E PRIVATI ALLE OPERE DELLA COLLEZIONE
SORLINI. LE ANALOGIE E LE DIVERGENZE TRA BELLOTTI E CERUTI DELINEANO L’EVOLUZIONE DELLA PITTURA TRA IL XVII E XVIII SECOLO, PRELUDIO ALLA PIENA AFFERMAZIONE DEL REALISMO OTTOCENTESCO.

IL PROGETTO CERTIFICA NON SOLO L’IMPEGNO CHE IL MARTES
PORTA AVANTI NELLA IMPLEMENTAZIONE E VALORIZZAZIONE DELL’OFFERTA MUSEALE E ARTISTICA BRESCIANA, MA AFFERMA UNA VOLTA DI PIÙ IL RUOLO ATTIVO CHE IL MUSEO HA ASSUNTO NEL SISTEMA CULTURALE ITALIANO.

Fino al 28 giugno 2026, il Museo MarteS di Calvagese della Riviera (BS) presenta la mostra dossier Il Vero-Simile. Bellotti e Ceruti: pittura di realtà a confronto, progetto espositivo ideato e promosso dalla Fondazione Luciano Sorlini dedicato a due protagonisti lombardi della pittura di genere tra XVII e XVIII secolo: Pietro Bellotti (Volciano 1625? – Gargnano 1700) e Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (Milano 1698-1767).
A cura di Stefano Lusardi, in collaborazione con Serena Goldoni e Alessia Mazzacani, la mostra, con il patrocinio di Regione Lombardia, della Provincia di Brescia e del Comune di Calvagese della Riviera, si sviluppa negli ambienti espositivi del Museo MarteS e affianca quattro prestigiosi prestiti nazionali, pubblici e privati, alle opere permanentemente esposte nei suoi spazi.
L’iniziativa, organizzata in collaborazione con le Gallerie dell’Accademia di Venezia, nasce dalla volontà di valorizzare l’opera di Pietro Bellotti nel suo territorio d’origine, a seguito di un anno particolarmente significativo, il 2025, che ha visto celebrare l’arte del pittore.
“La nuova proposta espositiva, di valorizzazione e di studio dell’opera di Pietro Bellotti, ha dichiarato Stefano Sorlini, Presidente della Fondazione Luciano Sorlini, conferma l’attenzione della Fondazione Luciano Sorlini per la pittura di realtà lombarda, concretizzata nel 2023 con la mostra intitolata PerDiana! Giacomo Ceruti, capolavori tra Lombardia e Veneto, in attesa del 2027 quando le iniziative culturali del MarteS saranno centrate sulla produzione di due straordinari interpreti della scuola pittorica veneziana”.
I dipinti di Bellotti sono quindi posti in dialogo con le opere di Ceruti, in modo da comparare le rispettive interpretazioni della “pittura di realtà”, caratterizzate da una comune attenzione all’umanità dei soggetti rappresentati, restituiti attraverso un punto di vista rispettoso, compassionevole, libero da intenti eccessivamente moralizzanti o di scherno.
Lo stile e la tecnica confermano la distanza tra i due artisti, figli del proprio tempo: la pittura “di ruggine”, seicentesca, per Pietro Bellotti e quella definita da raffinate combinazioni cromatiche, settecentesca, per Giacomo Ceruti.
Pagina a sx. Pietro Bellotti, Vecchia popolana, 1680-1690 circa, cm 117x89, Calvagese della Riviera, MarteS Museo d’Arte Sorlini
In questa pagina, in alto: Giacomo Ceruti, Nano, 1725-1730, cm 130x180, Brescia, coll. privata.
In basso: Pietro Bellotti, Popolani all’aperto, 1685-1690 circa, Olio su tela, cm 192x211.5, Venezia, Gallerie dell’Accademia.
BELLOTTI E CERUTI: PITTURA DI REALTÀ A CONFRONTO
Così facendo il MarteS intende portare l’evidenza iconografica e materiale al grande pubblico attraverso l’efficace selezione delle opere che compongono il percorso espositivo di questa nuova mostra.
L’immediato confronto degli autoritratti dei pittori permette di dedurne la personalità definita da precise scelte stilistiche, oltre che compositive. Bellotti (nell’Autoritratto in prestito dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze) si rappresenta con abiti lussuosi e una forte espressività che sembra proporre un messaggio moraleggiante per innalzare l’artista al ruolo di intellettuale. Al contrario Ceruti (nell’Autoritratto in prestito dal Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme) non aggiunge alcun elemento di carattere simbolico o allegorico alla sua immagine, rappresentandosi in vesti e modi umili, con sguardo intenso e l’espressione moderata, quasi dimessa.
In seguito, il dialogo e il confronto proseguono con due emblematiche tele di grande formato. Cruciale in tal senso la concessione del prestito dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia: i Popolani all’aperto opera monumentale (213x193cm) recentemente entrata a far parte del patrimonio nazionale e restituita alla produzione di Pietro Bellotti - capolavoro assoluto della scena di genere - sorprende e lascia quasi increduli per la sua cruda realtà.
Questo tipo di rappresentazione richiama immediatamente le grandi tele del cosiddetto “Ciclo Salvadego” cui il Pitocchetto si dedica nel suo più intenso momento artistico, quello bresciano tra il 1725 e il 1733.
Del celeberrimo ciclo cerutiano potremo vedere al MarteS una delle prove più incisive e graffianti: il Nano, eccezionalmente concesso da una prestigiosa collezione privata bresciana. Questa figura, così connotata e ricorrente nella produzione del Pitocchetto, ricorda i “tipi umani” della cultura figurativa del Seicento spagnolo e richiama il giovanotto (o un adulto colpito da nanismo?) presente nella Vecchia popolana di Bellotti. Il dipinto, proveniente dalla collezione madrilena dei Marchesi di Casa Torres, dove era tradizionalmente attribuito a Diego Velasquez, è stato riportato in Italia dalla Fondazione Luciano Sorlini nel 2025 ed ora esposto al MarteS. La tela, accolta dagli specialisti tra i capisaldi della produzione di Pietro Bellotti, condivide la stessa “temperatura stilistica” dei Popolani all’aperto oltre che la datazione nella piena maturità dell’artista 1680-1690.
L’esposizione certifica non solo l’impegno che il MarteS porta avanti nella valorizzazione del patrimonio artistico bresciano, ma afferma una volta di più il ruolo attivo che il Museo ha assunto nel sistema culturale italiano, pienamente inserito e in dialogo con le più importanti e prestigiose realtà del Paese.



Calvagese della Riviera (BS) - Piazza Roma, 1 T +39 030 5787631 museomartes.com info@museomartes.com
Ha inaugurato il 20 marzo la mostra personale di Francesca Paccati, primo appuntamento dell’edizione 2026 di “Casa di Cultura”, la rassegna d’arte giunta alla sua quarta edizione che esprime l’anima e la vocazione artistico-culturale dei fratelli Paolo e Giorgio Toffanetti. L’inaugurazione ha visto una partecipazione numerosa e attenta, con ospiti, appassionati d’arte e invitati dell’artista, che hanno condiviso un momento di incontro e dialogo all’interno degli spazi di Villa Sant’Apollonia. Il percorso espositivo ha raccontato la ricerca espressiva di Francesca Paccati attraverso opere che coniugano sensibilità contemporanea e forte identità visiva, confermando “Casa di Cultura” come un’iniziativa capace di aprire la struttura al territorio e promuovere occasioni di relazione attraverso il linguaggio dell’arte. Per saperne di più: www.villasantapollonia.it
























Alcuni amici stanno pensando di organizzare una mostra dedicata a Stefano Caglioni che ha lasciato questa terra dopo una vita decisamente singolare.
Suonava e cantava, scriveva e dipingeva. Tanti anni fa chiesi ad un collaboratore che si occupava di mostre e pittori di intervistarlo. Mi venne risposto che quello era solo un ubriacone e non un vero artista. Interruppi la collaborazione e andai io a fare l’intervista, portando con me Paolo Stroppa che è l’autore delle foto di queste pagine. Conoscevo il Caglioni dai tempi dell’adolescenza e le nostre strade si erano incrociate spesso ma fu incredibile quella volta ascoltare da lui, inframezzata da mille “capito?”, la complicata storia della sua vita anarchica che per molti è diventata una leggenda metropolitana.
La sua casa era un vero casino, ogni superficie era dipinta con volti di Cristo, della Madonna e dei Santi. Neppure il frigorifero e un televisore erano stati risparmiati dalla furia creativa, del padrone di casa. Stefano forse non era un grande pittore ma era di certo un grande personaggio che stava a suo agio, con ricchi, barboni, professori e politici. Scrisse per noi qualche storia, intrisa di orrore, morte e mostri. Una di queste è “la vera storia di Jack lo squartatore” scritta di suo pugno in un pomeriggio trascorso in redazione. Chissà come gli era venuto in mente?





CORREVANO gli anni trenta, a Londra il dottore medico chirurgo Phil Brian di 30 anni quella mattina si alzò con la luna storta.
La sera precedente si trovava nella zona del porto insieme a Marie, la sua ragazza, a bere vino rosso, mangiare ostriche e baciarsi con passione.
Erano circa le dieci quando nel bar entrò un’anziana donna del popolo che gestiva una ricevitoria del lotto lì vicino. Alla vista dei due amanti l'anziana donna, una puritana sfegatata, cominciò ad inveire con tutti gli improperi immaginabili e possibili nei confronti dei due amanti. Quindi afferrò una bottiglia e la fracassò con violenza sulla testa della ragazza e cominciò a graffiare al volto il dottore procurandogli profondi tagli su entrambe le guance. I due amanti uscirono in fretta dal bar senza reagire.
Quella mattina Brian decise che la sua vita sarebbe stata dedicata a vendicarsi delle donne anziane...
La sua ragazza l'aveva lasciato perché lui non aveva reagito. Afferrò un bisturi, lo nascose in un astuccio nella tasca interna della giacca e uscì in strada. Era profondamente infelice e turbato e il suo cervello era sconvolto: non reagiva più nel solito modo. Vagò per qualche ora per le strade di Londra senza una meta precisa. Quindi prese una decisione improvvisa: avrebbe ucciso e squartato una donna anziana possibilmente di brutte fattezze per vendicarsi del suo amore. Bisogna sapere che Brian e Marie erano insieme, cioè andavano d'amore e d'accordo, dall’età di tre anni quando si erano conosciuti all'asilo infantile di Londra, nel quartiere cinese.
Brian piangendo dentro di sé, in preda ad una disperazione infinita, con la mente che si perdeva tra le stelle dell’infinito universo e mortalmente distrutto nel suo animo, salì sul primo autobus che passava. Pagò regolarmente il biglietto ed affranto si accasciò sul sedile. Brian era molto stanco ed era un fervente cattolico. Pregò con tutte le sue forze la Santissima Vergine Maria che lo aiutasse e che gli risparmiasse quell'atroce omicidio.
Disperato scese dall’autobus ed entrò nella zona del porto. Calava la sera. Brian entrò nella prima ricevitoria del lotto che incontrò sulla sua strada.
Caso strano la gerente era proprio, la donna della sera prima, che però non lo riconobbe in quanto Brian s'era messo una sciarpa nera al collo per il forte mal di gola e s'era tagliato i folti baffi per l’infelicità dell'abbandono di Marie.
Alla vista della donna Brian ebbe un sussulto. Dentro di lui montò una furia bestiale ed incontrollata. Nella ricevitoria non c'era nessuno.

Erano le sette di sera del 3 Novembre 1939.
Brian si avvicinò alla donna con fare tranquillo “Desidera giocare al lotto?” disse la donna, non rendendosi conto che fra qualche istante sarebbe morta.
“Giochi con la morte Jack?” disse Brian. La donna si chiamava Annie Jack ed aveva ottant'anni. “Cosa hai detto farabutto?” rispose la donna. “Dammi una cinquina secca sulla ruota dell’aldilà per andata senza ritorno”- rispose Brian. La donna spaventata prese un biglietto ed in fretta e furia scrisse questi numeri: “1-2-3-4-5”. “Mi ascolti? - cominciò Brian - ti ho detto cinque numeri per l'aldilà. Capito? Senza ritorno.” La donna cominciò a balbettare confusamente. “Aiuto, aiuto, aiuto, aiuto mio Signore...”. Brian con calma le sussurrò “Saliamo di sopra a giocare all'amore e alla morte?”. La donna abitava sopra alla ricevitoria in due localini e vi si accedeva tramite una scala a chiocciola dallo stesso locale del lotto.
“Ti amo mio Signore”, rispose la vecchia.
Chiusero il locale e salirono al piano di sopra. Le luci erano spente. La donna contenta e convinta di fare all'amore con un uomo così giovane, prese Brian per la mano e lo avvicinò al letto. Brian disse queste parole: "Non vedi laggiù il Signore della morte vestito di nero che ghigna e ti sta afferrando per portarti nel nero fiume di sangue e fuoco dove urlano le nere cornacchie che la morte comanda?”
La donna non capiva e si spoglio nuda. Brian estrasse l'astuccio dalla tasca interna della giacca e afferrò il bisturi. C'era un buio pesto. “Signore, dove ha lasciato il biglietto del lotto?”
“L'ho qui in tasca” - rispose Brian. In effetti il biglietto era in tasca. Quindi Brian con cinquanta fendenti terribili, colpendo a destra e a sinistra dello stomaco, menando tagli all'impazzata, sviscerandola completamente, uccise la donna.
Poi in preda al panico prese il biglietto del lotto e con il bisturi in mano scese la scala. Nella ricevitoria c'era la luce accesa. Comprendendo di avere commesso un delitto prese il biglietto e con una biro scrisse sul biglietto “Jack?” e lo gettò per terra. Quindi aprì la porta ed uscì in strada. Per la strada non c'era nessuno e c'era una fitta nebbia. Gli abiti erano sporchi di sangue. Brian abitava a due isolati di distanza. Camminando con calma arrivò a casa. Si cambiò gli abiti e si abbandonò esausto sul letto. Così cominciò la storia dei delitti di Jack Lo Squartatore, tutti firmati su biglietti da gioco con “Jack?”. Stefano Caglioni Martedì 28 Maggio 1996

Stefano Caglioni non era solo un artista ma anche professore che conferiva lauree in Economia e Commercio come quella qui a fianco datata 10 gennaio 2006 a nome di Massimo Forlini nato a Bergamo il 24.11.1970 con tanto di marche da bollo


Giovedì 2 luglio
ore 21.30
Lazzaretto di Bergamo
FATOUMATA DIAWARA
Fatoumata Diawara voce, chitarra
Jurandir Da Silva Santana chitarra
Fernando Javier Tejero tastiere
Velez Juan Finger basso elettrico
William Ombe Monkama batteria
Ph. Marcello Perego
È tra le voci più intense, potenti e visionarie nel panorama della musica africana di oggi e della world music internazionale. Originaria del Mali, è artista poliedrica, cantante, musicista, compositrice, attrice e danzatrice: performer travolgente, racconta l’Africa nelle sue ferite e nelle sue rinascite e trasforma ogni concerto in un’esperienza collettiva intensa e partecipativa. La sua musica attraversa i generi con rara naturalezza: afrobeat, jazz, electro, pop e rock si intrecciano rimanendo ancorati ai ritmi mandinka. Fatoumata Diawara si fa notare inizialmente come ballerina nella compagnia del padre, dove interpreta la straordinaria danza didadi. È però il cinema a rivelarla al grande pubblico con il film Sia, le rêve du python di Dani Kouyaté, in cui ricopre il ruolo principale. Fuggita da un matrimonio forzato, va in tournée per sei anni con la compagnia teatrale Royal de Luxe. Nel 2007 la sua voce la conduce al ruolo della strega Karaba nel musical tratto dal film d’animazione Kirikou et la Sorcière di Michel Ocelot. Successivamente, incoraggiata da Rokia Traoré, impara a suonare la chitarra e inizia a esibirsi nei bar parigini. Rivelata al grande pubblico con il suo primo album Fatou nel 2011, Fatoumata Diawara conquista critica e pubblico grazie alla capacità di esprimere l’intimo attraverso la chitarra folk, fondendo la tradizione wassoulou con influenze funk occidentali. Si distingue anche per il suo impegno sociale: nel 2013 riunisce quaranta artisti maliani per il progetto Mali Ko, in risposta alla crisi che attraversava il suo Paese. Nel 2018 pubblica Fenfo - titolo tra-
Passano le stagioni, si affermano nuovi talenti, ma lei rimane sempre sul trono: la regina del canto jazz è infatti sempre lei, Dee Dee Bridgewater. E una grande diva non fa mai le cose per caso: la sua attuale touring band è, infatti, un quartetto tutto al femminile dal cast internazionale, con le statunitensi Carmen Staaf e Julie Saury e l’italiana Rosa Brunello, una formazione assemblata per lanciare un grido di battaglia, “We Exist!”. Nel progetto confluiscono brani di protesta come “Mississippi Goddam” di Nina Simone, “Compared to What” di Gene McDaniels, “I Got You (I Feel Good” di James Brown, “Gotta Serve Somebody” di Bob Dylan e altre canzoni che non sono semplici melodie con un testo impegnato, ma veri e propri manifesti in musica, depositari di messaggi forti, comprensibili a tutti. Arte e attivismo si materializzano dunque nella poliedrica, raffinata e potente vocalità di una leggenda non solo del jazz. Vincitrice di 3 Grammy Awards e di un Tony Award come miglior attrice, Dee Dee Bridgewater è nata a Memphis come Denise Eileen Garrett, prendendo poi il cognome del trombettista Cecil Bridgewater, col quale è stata sposata all’inizio degli anni Settanta. A quel periodo risalgono anche le sue prime prove nella “serie A” del jazz, con l’orchestra di Thad Jones e Mel Lewis, Dexter Gordon, Dizzy Gillespie, Max Roach, Sonny Rollins. Ma la completa maturazione artistica di Dee Dee avviene nel corso degli anni Ottanta, dopo il suo trasferimento in Francia. Oltre ad affinare le sue interpretazioni jazzistiche, flirta con la pop music, riuscendo così a creare un forte legame col pubblico, mai venuto meno da allora. In Italia, in particolare, entra nel gradimento del grande pubblico grazie al duetto con Ray Charles al festival di Sanremo del 1989 e alla vittoria, sempre a Sanremo, nel 1990, in coppia con i Pooh. Negli ultimi decenni la cantante si è concentrata via via su progetti che hanno di volta in volta sottolineato ed esaltato le diverse sfumature della sua voce, dalle chansons francesi di J'ai deux amours (2005) alla musica del Mali di Red Earth (2007), dal confronto col repertorio di Billie Holiday, Eleanora Fagan (2010), ai gesti d’amore verso New Orleans e Memphis di Dee Dee’s Feathers (2015) e Memphis... Yes, I’m Ready (2017). We Exist! ribadisce la versatilità, la genuinità, l’autorevolezza di un’interprete senza tempo.
ducibile come “qualcosa da dire” - inviando un messaggio vibrante e necessario. L’anno successivo, le nomination ai Grammy Awards e alle Victoires de la Musique consacrano la sua ascesa. Il 2023 segna un importante ritorno discografico con London Ko, album ambizioso impreziosito da collaborazioni di rilievo, in particolare con Damon Albarn. Questo legame creativo, nato sul palco di Africa Express nel 2012 e proseguito con il brano Désolé dei Gorillaz nel 2020, trova qui piena espressione, testimoniando la sua dedizione alla condivisione musicale e alla diversità culturale. Nel gennaio 2026 entra nella storia diventando la prima donna nera a firmare una chitarra signature con Gibson Epiphone. Un riconoscimento iconico che celebra il suo legame profondo con lo strumento, la sua influenza artistica e il suo ruolo di figura ispiratrice per le nuove generazioni di musiciste.A Bergamo Fatoumata Diawara presenterà il suo nuovo album Massa.
Sabato 18 luglio 2026, ore 21.30
Lazzaretto di Bergamo
DEE DEE BRIDGEWATER “We Exist!”
Dee Dee Bridgewater voce
Carmen Staaf pianoforte
Rosa Brunello basso elettrico, contrabbasso
Julie Saury batteria



Dopo aver sfiorato il titolo italiano nella passata stagione e aver conquistato uno storico successo a Monza, MM Motorsport si riaffaccia sulla griglia del Campionato Italiano GT Sprint con un inedito equipaggio per la sua giallonera Lamborghini Huracan ST EVO II: la vettura di Sant'Agata Bolognese sarà affidata alle sapienti mani del milanese Leonardo Arduini e del polacco Michal Bartoszuk. 41 anni in due, il duo è iscritto nella top class PRO-AM, con l'obiettivo di farsi valere in una delle edizioni del GT Cup più competitive degli ultimi anni, senza escludere altre esperienze internazionali durante l'anno.

Per Leonardo Arduini, classe 2005, si tratta del secondo anno nel mondo GT dopo un 2025 straordinario: al debutto nella categoria, il pilota italiano ha conquistato la vittoria a Monza, è salito sul podio in tre appuntamenti su quattro ed è rimasto in lotta per il titolo fino all’ultima gara, sfuggito solo nel finale a causa di contatto subito da parte di un avversario. Il 2026 sarà per lui l'anno della maturità: "Non vedo l'ora di tornare in pista, con MM Motorsport lo scorso anno abbiamo vissuto un sogno ma soprattutto abbiamo dimostrato di avere le capacità di lottare per il titolo. Quest'anno il livello del Campionato Italiano GT si è alzato notevolmente, non sarà facile ripetersi e con tanti contendenti così forti, probabilmente la costanza avrà un valore ancora maggiore." ha commentato Leonardo Arduini, che quest'anno avrà un nuovo compagno di squadra. "Lo scorso anno Michal ha dimostrato una progressione incredibile nel TCR Italy, sono convinto che con il mio supporto e l'aiuto della squadra ci metterà poco ad adattarsi alla Lamborghini."
Nato nel 2004, Michal Bartoszuk è al debutto nel GT dopo l’esperienza da rookie nel TCR Italy 2025 sempre con MM Motorsport. Nella passata stagione il giovane pilota polacco si è ben presto messo in evidenza al volante della Honda del team bergamasco, firmando un incredibile podio a Monza al termine
di una rimonta spettacolare dall’ultima posizione in griglia. Il 2026 lo vedrà affrontare una nuova sfida con la potente trazione posteriore da oltre 500cv della Lamborghini Huracan ST EVO II: "Quest'anno ho optato per una nuova categoria, una nuova sfida. Sono felicissimo di continuare la mia avventura in questo sport e di continuare a mostrare il mio talento. Quest'anno voglio dimostrare che quando salgo in macchina, sono uno dei più veloci in pista. Ci vediamo a Imola." ha detto Michal Bartsozuk.
A sottolineare l’importanza del progetto è il team principal Emanuele Alborghetti: “MM Motorsport ha sempre creduto nei giovani e nelle loro capacità, Leonardo e Michal hanno un grande potenziale e in prospettiva possono fare molto bene: hanno talento, velocità, intelligenza e margine di crescita. Quest'anno la griglia del GT Italiano è decisamente probante, con tanti piloti esperti pronti ad affrontare i più giovani, una palestra ideale per chi vuole crescere. Fare bene in questo contesto è indice di grande competitività. Non escludo che durante l'anno potremmo valutare anche opportunità."
Il programma GT di MM Motorsport si affianca a quello nel TCR Italy, dove MM Motorsport schiererà il giovane argentino Ramiro Zago e l'esperto Marco Pellegrini. Entrambi i campionati scatteranno a Imola nel weekend del 26 aprile.
La famiglia Porsche GT si amplia con una variante dal carattere fortemente emozionale. La 911 GT3 S/C offre agli appassionati dell’iconico motore boxer a sei cilindri l’opportunità di vivere appieno il coinvolgente sound del motore aspirato, anche a cielo aperto. Questo modello riunisce in sé tutte quelle qualità orientate al piacere di guida che hanno già conquistato i clienti dei modelli in edizione limitata 911 Speedster e 911 S/T.
UNA CABRIO LEGGERA MOTORE ASPIRATO A REGIMI ELEVATI E CAMBIO MANUALE


Porsche presenta per la prima volta una 911 GT3 con capote completamente automatica. La 911 GT3 S/C, progettata per garantire il massimo piacere di guida, unisce i componenti leggeri della 911 S/T al motore boxer aspirato da 4,0 litri della 911 GT3, capace di erogare 375 kW (510 CV) e 450 Nm di coppia. Gli estrattori d’aria e le portiere di grande impatto della 911 S/T, abbinate al telaio nero del parabrezza, conferiscono alla nuova 911 GT3 S/C un look inconfondibile. Coerentemente con il suo posizionamento quale sportiva votata al piacere di guida, è disponibile esclusivamente con cambio manuale a sei marce, leggero e con rapporti corti. La 911 GT3 S/C è l'unica variante cabriolet dell'attuale gamma 911 concepita come una vera e propria due posti, richiamando alla mente la 911 Speedster del 2019. A differenza di quest'ultima, la 911 GT3 S/C non sarà limitata a un numero specifico di esemplari.
Consumo carburante/emissioni
WLTP* 911 GT3 S/C
Valori preliminari
Consumo combinato: 13.8 – 13.7 l/100 km
Emissioni di CO2 combinate: 312 – 310 g/km
Classe di CO2: G
Per la prima volta, per la 911 GT3 S/C è disponibile in opzione un pacchetto Street Style che consente di personalizzare ulteriormente l'auto in base ai propri gusti. Secondo Frank Moser, Vice President della linea di modelli 911 e 718, la nuova 911 GT3 S/C è la risposta al desiderio espresso dai nostri clienti di auto sportive divertenti da guidare: “L'esaltante powertrain della 911 GT3 dà il meglio di sé quando si guida a tetto aperto, soprattutto sulle tortuose strade di campagna. Questo perché siamo riusciti a contenere il peso della 911 GT3 S/C a soli 1.497 chilogrammi, nonostante la capote completamente automatica. Sono solo circa 30 kg in più rispetto alla 911 Speedster della generazione 991".

L'abbinamento di materiali particolarmente leggeri e di alta qualità fa sì che la 911 GT3 S/C si distingua anche per l'agilità tipica delle vetture GT. Già a prima vista si riconoscono immediatamente i componenti della carrozzeria in materiale leggero presi in prestito dalla 911 S/T. Il cofano anteriore, i parafanghi e le portiere sono realizzati in CFRP. Sempre dalla 911 S/T coupé sono riprese le barre antirollio e le aste di accoppiamento in CFRP. Anche i freni e le ruote seguono la formula di leggerezza della S/T: l'impianto frenante in carboceramica PCCB, più leggero di oltre 20 chilogrammi rispetto a quello in ghisa, è montato di serie sulla 911 GT3 S/C. I cerchi con serraggio centrale da 20 pollici sull'asse anteriore e da 21 pollici su quello posteriore, già presenti sulla 911 S/T, sono qui realizzati in magnesio ultraleggero e consentono un risparmio di peso di 9 chilogrammi. Il magnesio viene utilizzato anche per la capote completamente automatica. Una batteria agli ioni di litio compatta e leggera da 40 Ah contribuisce ulteriormente all’impressionante contenimento del peso della vettura, consentendo un risparmio di circa 4 chilogrammi rispetto a una batteria convenzionale.
DAL GUSTO SPORTIVO
All’interno dell’auto sono utilizzati tappetini e pannelli delle portiere leggeri, ripresi dalla 911 S/T, con maniglie in CFRP. La 911 GT3 S/C è una due posti pura. I sedili sportivi Plus a quattro vie sono di serie. In opzione, per la 911 GT3 S/C sono disponibili sedili sportivi avvolgenti leggeri con schienale ripiegabile e guscio in CFRP. Il sedile è dotato di airbag toracico integrato, regolazione elettrica dell'altezza e regolazione manuale della posizione longitudinale. Il sedile avvolgente ribaltabile può essere dotato, su richiesta, di un sistema di riscaldamento a tre intensità. Gli interni sono rivestiti di serie in pelle nera, compresi le alette parasole e i rivestimenti dei montanti anteriori. Il logo GT3 S/C è ricamato al centro della parete interna posteriore. Le fasce centrali dei sedili sono rifinite in pelle traforata. Come nella 911 S/T, anche qui è stata utilizzata la pelle traforata per rivestire il volante. Esattamente come le altre varianti della 911 GT3, la 911 GT3 S/C non si avvia con un pulsante, ma con un interruttore di accensione situato a sinistra del volante. Il cruscotto digitale al centro offre al guidatore un supporto grazie a uno schermo e a un sistema operativo strutturati in modo chiaro. La modalità di visualizzazione «Track Screen» riduce i display digitali a sinistra e a destra del contagiri, limitandoli ai dati importanti su pneumatici, olio, acqua e carburante, e indica al conducente il momento ottimale per il cambio di marcia tramite un segnale luminoso. All'occorrenza, il display del contagiri può essere ruotato in modo che il limite di 9.000 giri/min si trovi sul segno delle ore 12.


MOTORE NATURALMENTE ASPIRA-
TO A REGIMI ELEVATI DA 510 CV Il motore naturalmente aspirato da 4,0 litri della nuova 911 GT3 S/C è stato progettato nel rispetto delle più recenti norme sulle emissioni e dispone di due filtri antiparticolato e di quattro catalizzatori. Nonostante questo efficientissimo impianto di depurazione dei gas di scarico, Porsche è riuscita a creare un sound emozionante che si amplifica notevolmente quando la capote è abbassata. Le testate dei cilindri sono state rivisitate rispetto alla 911 GT3 della generazione precedente, mentre gli alberi a camme più sportivi della 911 GT3 RS garantiscono un'erogazione di potenza ancor più dinamica nelle fasce di regimi più elevate. Vengono inoltre utilizzate valvole a farfalla singole ottimizzate per il flusso e radiatori dell'olio migliorati. Il motore boxer a sei cilindri eroga una potenza di 375 kW (510 CV). Il cambio manuale GT a 6 marce presenta un rapporto corto e sportivo, corrispondente a quello della 911 S/T e della 911 GT3. La nuova 911 GT3 S/C accelera da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi e raggiunge una velocità massima di 313 km/h.


Arco piatto in magnesio nella capote completamente automatica
A differenza del suo predecessore, la 911 Speedster, la 911 GT3 S/C non presenta una copertura posteriore a doppia bombatura; per questo motivo, al posto della capote manuale è stato possibile installare una capote leggera completamente automatica, tipica della serie 911. Grazie all'impiego innovativo di rinforzi piatti in magnesio, è stato possibile ottenere una curvatura del tetto simile a quella di una coupé per la capote in tessuto, quando è chiusa. Seguendo linee quasi identiche, la capote in tessuto si estende in un elegante arco dal telaio del parabrezza fino al cofano del vano capote. Non vi sono nervature sotto il tessuto, né sezioni che compromettono la fluidità del design, la tipica flyline della 911, cosa che offre anche vantaggi aerodinamici. Grazie a un sistema di azionamento idraulico particolarmente leggero, la capote può essere aperta o chiusa fino a 50 km/h in circa 12 secondi. Oltre ai due elementi piatti, anche il telaio anteriore del tetto e quello del lunotto sono realizzati in magnesio. Il frangivento integrato ad azionamento elettrico garantisce un piacere di guida a tetto aperto prolungato, anche a velocità elevate e in condizioni di temperatura più fresche. Premendo un pulsante, il frangivento si apre in soli due secondi. Può essere aperto e chiuso automaticamente premendo un pulsante sulla console centrale anche in marcia fino a una velocità di 120 km/h.



di Giorgio Paglia
TRUMPISMI. Se chiedete all’AI come valuti il profilo psicologico del presidente Donald Trump, vi risponde così: “L’atteggiamento di Trump ha sollevato preoccupazioni tra gli esperti di salute mentale che hanno identificato alcuni tratti di personalità che potrebbero essere associati a un disturbo della personalità caratterizzato da un senso di grandiosità, di bisogno di ammirazione e di mancanza di empatia. Inoltre si evidenziano dei disturbi antisociali, paranoidi e narcisistici. Alcuni esperti hanno anche sottolineato che Trump potrebbe soffrire di un grave complesso di inferiorità che lo porta a comportarsi in modo aggressivo e a cercare di dominare gli altri.”
Meglio tralasciare gli ulteriori particolari che l’Intelligenza Artificiale fornisce sull’argomento, perché potrebbero scatenare delle angosciose preoccupazioni nell’opinione pubblica mondiale. Certo viene da chiedersi come un popolo di 300 milioni di anime abbia potuto scegliere, tra i tanti, una figura del genere. Ma ci sono teorie ancora più inquietanti. L’ottantenne Trump potrebbe essere stato ricattato dagli israeliani, vedi Epstein files, e dalle loro potenti lobbies per lanciare una folle guerra contro l’Iran. Questa consentirebbe a Israele di distogliere l’opinione pubblica dai massacri di Gaza, di indebolire il loro nemico storico e di prendersi ulteriori territori nel sud del Libano. Gli americani invece conquisterebbero un luogo strategico che unisce l’Occidente con l’Oriente e controllerebbero le riserve petrolifere del mondo, dopo aver già conquistato quelle venezuelane. Di fatto le conseguenze sarebbero devastanti per l’intera Europa che entrerebbe in una profonda crisi politica, energetica e soprattutto economica con una conseguente recessione capace di protrarsi per anni. Soluzioni risolutive purtroppo non ce ne sono, perché l’Unione Europea è da sempre un semplice e un inconcludente carrozzone burocratico, incapace di strategie e di proficue comuni.
REFERENDISMI. Abbiamo perso un’occasione storica per iniziare a riformare la Giustizia, almeno separando le carriere dei magistrati inquirenti da quelli giudicanti come avviene in quasi tutti i paesi civili. Infatti si dice che in Italia siano solo tre le categorie che non sono mai chiamate a rispondere dei propri errori: i bambini, i pazzi e i giudici. In questa occasione, la Sinistra è stata bravissima a buttare in caciara la campagna elettorale, puntando su due semplici emotività che con la riforma non ci azzeccano nulla: un sondaggio pro o contro la Meloni e la salvaguardia della Costituzione. Così la Destra ci è cascata come un pollo, sbagliando completamente la comunicazione e affidandosi a figure impresentabili e senza un vero appeal popolare. Ma la Meloni ha pagato anche la sua troppa vicinanza a Trump (vedi sopra) che ormai è inviso a tutto il mondo democratico. Giorgia se non cambierà passo e se non saprà affrontare con efficacia la durissima crisi che sta arrivando, difficilmente potrà essere rieletta alle elezioni del prossimo anno.

MONDIALISMI. Il primo d’aprile l’Italia del pallone è stata buttata fuori dalla competizione mondiale per la terza volta di fila. E non è un pesce di aprile! C’è un’intera generazione di giovani che non ha mai potuto vivere una notte magica come quelle delle nostre vittorie nel 1982 e nel 2006. Notti indimenticabili, dalle emozioni fortissime, che hanno saputo unire un’intera nazione. Pensate che c’è uno dei migliori portieri che calcano i campi internazionali, Gigio Donnarumma, che non ha mai messo piede in un mondiale. La crisi del calcio, una volta sport nazionale, che fattura 12 miliardi di euro all’anno e che versa allo Stato 400 milioni di tasse, viene da lontano. Gli atleti ormai sono delle prime donne viziate, i vivai in pratica non esistono più, gli stadi sono vecchi e abbiamo squadre di serie A, come il Como, dove non gioca nemmeno un calciatore italiano. Se non viene ricostruito da zero tutto il sistema, partendo dai vertici fino ad arrivare ad un allenatore di eccellenza (il Brasile ha appena assunto Carlo Ancelotti), scordiamoci di ottenere dei risultati significativi anche in futuro. La dimostrazione palese l’ha data il presidente della FIGC Gabriele Gravina, che dopo la sconfitta con la Bosnia, la seconda di fila in un mondiale sotto la sua gestione, ha rilasciato dichiarazioni arroganti, senza senso e di assoluta inconsapevolezza dei propri limiti. Ma questa è l’Italia di oggi. Amen.
Alla prossima e in alto i cuori leggeri. Anche su: Twitter:@Fuochidipaglia Instagram:@fuochidigio

Il Parco Faunistico Le Cornelle di Valbrembo da oggi si dedica alla cura e alla salvaguardia di una delle specie più rare e misteriose del pianeta: 2 esemplari maschi di okapi (Okapia johnstoni) sono arrivati al parco.
Riconosciuto come centro d'eccellenza internazionale, il Parco Faunistico Le Cornelle è stato scelto dall'E.A.Z.A., European Association of Zoos and Aquaria, per ospitare questa specie – una delle più minacciate al mondo – considerata dalla Repubblica Democratica del Congo un tesoro nazionale, simbolo di orgoglio e identità culturale. Il parco si unisce così a una ristrettissima rete europea che conta solo un centinaio di esemplari in ambiente controllato.
“In un'epoca segnata da conflitti e smarrimento dei valori – ha spiegato la dott.ssa Nadia Mantovani, responsabile didattica del Parco Faunistico Le Cornelle –, l'okapi, emblema di resilienza, si erge a simbolo di un'esistenza pacifica e schiva, custode di un equilibrio naturale che l'uomo è chiamato a riscoprire e a proteggere. Il modo di vivere degli okapi non conosce scontro, ma solo armonia: la pace, per questa specie, è l’unica vera espressione di forza”.
Mammifero originario delle foreste tropicali dell'Africa centrale, l’okapi sfoggia un manto dalla colorazione variabile tra il marrone e il bruno rossastro, impreziosito da striature che ricordano quelle della zebra, nonostante sia imparentato con la ben più nota giraffa. Alto circa 1,5 metri al garrese e lungo fino a 2,5 metri, è dotato di una lingua prensile di colore bluastro utilizzata per la toelettatura e per la presa del cibo.

“Esiste un modo di vivere che non conosce scontro, ma solo armonia. Il parco accoglie il mondo dell'okapi, dove la pace è l'unica vera forza”
Nadia Mantovani Responsabile didattica


Il Parco Faunistico Le Cornelle nasce nel 1981 a Valbrembo grazie a un’idea di Angelo Ferruccio Benedetti, spinto dal desiderio di creare uno spazio dove gli animali potessero incontrare l’uomo, sentendosi liberi e protetti allo stesso tempo. Il Parco si colloca sulla sponda orientale del fiume Brembo, dispone di una superficie verde di 126.000 mq, è visitabile unicamente a piedi e ospita oltre 120 specie di animali tra mammiferi, volatili e rettili provenienti da tutto il mondo. I valori del Parco sono: conservazione, ricerca, educazione. In particolare, la conservazione della biodiversità trova attuazione nella tutela di specie animali protette minacciate d’estinzione. Il Parco è membro EAZA – European Association of Zoos and Aquaria. Questa associazione si occupa di rendere uniforme la gestione di tutti gli zoo e acquari che ne sono membri, incoraggiando un approccio proattivo sia come impegno all’interno delle singole realtà, sia nel campo della ricerca scientifica e promuovendo le migliori pratiche sul benessere animale. Per scoprire di più è possibile visitare il sito internet www.lecornelle.it, contattare il numero 035 527422 o scrivere un’e-mail a info@lecornelle.it

SI È SVOLTA CON SUCCESSO A BERGAMO
IL 12 APRILE, LA 12° EDIZIONE DELLA CORRIDOG - LA CARICA DEI 501, LA MANIFESTAZIONE CON I CANI PIÙ PARTECIPATA D’ITALIA, PER CELEBRARE
LA 21° GIORNATA NAZIONALE DEL CANE GUIDA.

La camminata non competitiva promossa a favore dall'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Bergamo è ideata e organizzata dall’Associazione Climarte con la collaborazione del Comune di Bergamo – Assessorato a Transizione Ecologica, Ambiente e Verde.
Si tratta di una passeggiata a “sei zampe”, dedicata al migliore amico dell’uomo. La città ha accolto i cani accompagnati dai loro padroni, conducendoli in un suggestivo percorso per le vie del centro, un’ottima occasione per assaporare il piacere di una passeggiata all’aria aperta in compagnia di molti amici a quattro zampe.
Presente Oriana Ruzzini, Assessora alla transizione ecologica, ambiente e verde del Comune di Bergamo con Emanuela Ruch, Presidente CorriDog, Roberto Gualdi, Direttore Climarte, Claudio Mapelli, Presidente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Bergamo.
Tutto il ricavato delle iscrizioni è stato raccolto direttamente dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Bergamo.
“Con la Corridog riusciamo a smuovere un po’ le acque, ma purtroppo a livello nazionale le scuole di cani guida non hanno ottenuto quello che speravamo. Siamo ancora in attesa di avere cani guida da anni.
“Lacamminatanonècompetitivaevieneorganizzataconloscopodiraccoglierefondiper poteraddestrareuncaneguidadadestinarealle personechenehannobisogno.–dichiaraEmanuelaRuch,PresidentedellaCorridog-Sono 1.662inonvedentipresentinellaprovinciadi Bergamoe30icaniguidaassegnati.Ilfabbisognodicaniguidaammontaa350annuali,ma purtroppol’assegnazionedapartedellescuole nazionali non arriva a 100, con attese estenuantidapartedeinonvedenti.LaGiornataNazionaledelCaneGuidaèstataistituitaperlaprima voltanel2006,conloscopodisensibilizzare l'opinionepubblica,leistituzionietutticoloro chesonodisponibiliacomprendereledifficoltà chelepersonenonvedentiincontranoquotidianamente.Un'occasioneimportanteperfar capirequantoicaniguidasianogliocchidichi vive nel buio”.
Vogliamo che venga ridotta questa attesa, perché per chi deve cambiare cane guida la seconda o la terza volta è come diventare ciechi nuovamente. L’attesa dura anche tre anni. Ma andiamo avanti a combattere per ottenere questo traguardo, siamo convinti che ci riusciremo!” – ha dichiarato Claudio Mapelli, Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Bergamo. La novità di quest’anno è stata la durata della manifestazione fino alle 13, concentrando il tutto alla mattina. In questo modo si dà più visibilità a chi espone con il proprio gazebo e alla scuola di cani guida Hellen Keller di Messina che si è esibita.
La CorriDog è aperta a cani di tutte le taglie e tutte le razze in buona salute e ai loro padroni. Il percorso, breve e non impegnativo, rende la manifestazione adatta a tutti.
L’evento viene promosso dall’Associazione Climarte a tutela degli animali a quattro zampe e per promuovere le aree cani nel verde cittadino. Nel Comune di Bergamo sono presenti 31 aree cani per un totale di 43.769 m² totali di cui 6.150 m² di nuova realizzazione.
Tutta la provincia di Bergamo vanta grandi aree verdi dedicate e si preoccupa della pulizia e della protezione ambientale di questi parchi.
“Avremo aree cani sempre più sicure. – ha dichiarato Oriana Ruzzini, Assessora alla transizione ecologica, ambiente e verde del Comune di Bergamo – Inaugureremo a breve anche la prima area cani in città alta. Il messaggio veicolato dalla Corridog è molto importante perché i cani rappresentano aiuto e autonomia per tantissime persone. Le scuole di formazione di cani guida devono essere sempre più finanziate e sostenute dagli enti preposti. Con la Corridog vogliamo proprio sensibilizzare questi enti affinché si attivino in tal senso. Aggiungo inoltre che trattare bene gli animali è sintomo di una buona predisposizione anche verso le persone.”
“Il cane deve essere visto non solo come uno strumento di aiuto, ma anche come un individuo, perché il cane accompagna le persone, ha una funziona straordinaria, spesso diventa un riferimento per alcuni. Deve esserci rispetto reciproco, solo così si crea un legame profondo.” - ha dichiarato Angelo Maestroni, Garante per la tutela degli animali del Comune di Bergamo
Si è aggiunta quest’anno alla cordata delle collaborazioni anche l’Ambulanza Veterinaria ets. Si ringrazia il Presidente Dario Viganò: “Abbiamo partecipato con un'ambulanza veterinaria alla manifestazione. Abbiamo tanti progetti su Bergamo. Il servizio è gratuito per le persone non vedenti. Copriamo tutta la Regione Lombardia, ma abbiamo anche un distaccamento in provincia di Imperia. Questo servizio è nato, perché anni fa un cane guida è morto in spiaggia e nessuno l'ha soccorso. A breve apriremo una sede anche a Bergamo”. Segnaliamo il numero da chiamare per le emergenze: 0362 1637708



Proseguelacollaborazione conLucaRuggeri,daun latoilsuopercorsoconla malattia,difronteisuoi ricordiealcune riflessionisullavita.

Come hanno previsto tutti i meteo, nevica e anche con una buona intensità. Tutto è imbiancato velocemente. Un’ottima occasione per mettersi alla finestra. Oggi sono contento e quando sono di buon umore mi viene voglia di fare, di pensare a qualche progetto che ho in testa per l’associazione. Ma vedo il tablet oculare con le cuffie appese. Da alcuni giorni sto ascoltando con l’audiolibro un racconto molto interessante che mi incuriosisce e non resisto alla tentazione di proseguire l’ascolto della narrazione. Guardo la neve e ascolto il libro, quasi sorridendo, due cose che non andrebbero fatte insieme. La neve vuole la sua attenzione, i fiocchi danno una sensazione di leggerezza e di purezza.
È in atto un cambiamento silenzioso dove i colori di tutto ciò che non è innevato sembrano parlare; finalmente hanno la visibilità che prima non avevano, era confusa fra le tante sfumature. Ora anche i colori più spenti, i più consumati, suscitano interesse e possono partecipare al paesaggio, anche se sarà solo per una breve apparizione. Infatti, prima di sera la pioggia sostituirà la neve e tutto tornerà come prima.
Il libro è interessante, narrato in un modo che lo rende vero, vivo; le voci dei narratori che cambiano di tono a seconda della drammaticità del racconto mi coinvolgono come se fosse uno scenario reale, e io divento uno spettatore dentro lo stesso racconto. L’attenzione per la neve e la curiosità per il libro: due cose che andrebbero fatte in due momenti diversi. Ma sono diventato un ingordo di quello che la vita mi concede, soprattutto quando in questi attimi dimentico che sono un disabile e dove sono diretto.

Luca Ruggeri malato di SLA dal 2015. Non può mangiare, non può bere, non può parlare, non può compiere più alcun movimento volontario e muove solo gli occhi che gli consentono di comunicare con un tablet oculare e con il quale scrive.
di Luca Ruggeri
Il calcio italiano sta vivendo il peggior momento da quando esiste!

Per la terza volta consecutiva siamo esclusi dalla fase finale dei mondiali, ora ci si attende le dimissioni di tutti i responsabili a partire da i vertici fino all’allenatore! Ma non devono essere sostituiti solo da facce nuove ma e sopratutto da nuove idee se no è tutto inutile. A rincarare la rabbia dei tifosi oltre alla nazionale ci sono gli arbitraggi del nostro campionato, fatti con l aiuto della tecnologia (Var) che non spegne le polemiche come tutti ci aspettavamo ma ne crea il doppio! Colpa dei protocolli e da regole troppo variabili dove tutto va bene e il contrario di tutto va bene uguale!
Eppure ci vorrebbe poco a fare meglio basterebbero poche regole ma soprattutto devono essere chiare di facile lettura per tutti, bisogna eliminare il sospetto che i risultati siano regolati da un ente sconosciuto che li manovra, bisogna dare piu chiarezza ed eliminare i punti grigi del sospetto!
Poi c’è la questione degli stadi obsoleti, vecchi e pericolosi, qui le colpe sono della politica che invece di favorire il processo di restaurazione, mette spesso il bastone tra le ruote alle società che vogliono stadi nuovi!
In definitiva il nostro sport nazionale di questo passo, andrà verso l’autodistruzione!
L’ebook è disponibile su: https://www.librerie.coop/ libri/ 9791281546714- il-gatto-del-presidente-multimage/ Il ricavato dalle vendite del libro è destinato all’Associazione Viva la Vita Italia




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