Page 1

ANTEPRIMA Sentimentale Contatta l'autore su www.isalotti.serviziculturali.org Leggi a schermo intero

Condividi

Personalizza


Servizi Culturali è un'associazione di scrittori e lettori nata per diffondere il piacere della lettura, in particolare la narrativa italiana emergente ed esordiente. L'associazione, oltre a pubblicare le opere scritte dai propri soci autori, ha dato il via a numerosissime iniziative mirate al raggiungimento del proprio scopo sociale, cioè la diffusione del piacere per la lettura. Questa pagina, oltre a essere una specie di "mappa", le raggruppa per nome e per tipo. I link riportano ai siti dedicati alle rispettive iniziative.

per gli scrittori

Per pubblicare:

per i lettori

0111edizioni Pubblicare un libro Collana "Gli Inediti" Collana "Generazione

per tutti

La TV dei libri

Bookino il "Contastorie" Il Cassetto dei Sogni Parlando di libri a casa di Paolo TeleNarro

Per divertirsi

Eventi (in cittĂ ) Fan Club (i siti dei nostri autori) I Salotti

E" Collana "Guest Book" Per leggere gratis i nostri libri

I giochi a premi e i concorsi

Adottaunlibro EasyReader Gli Scambisti Gruppo di Lettura

Concorso Il Club dei Lettori La Banda del BookO

SpeedRead Il BookShop

Il Giralibro (book-shop)


DESCRIZIONE:

Leggi l' anteprima Leggi altro su questo libro nei B-File Scopri le nostre iniziative

Gabriele e Clara si conoscono in una cittadina della costa portoghese, dove si trovano per lavoro. Lui, un bell’uomo, sportivo, affascinante, abituato a conquistare le donne, ma incapace di amare. Lei, prossima al matrimonio. Il loro incontro avviene in modo particolare e mentre la conoscenza prosegue, è come se si scambiassero i ruoli: Gabriele scopre l’amore, Clara l’esplosione dei sensi. Questo rapporto, nato in paese straniero e tra le complessità della lontananza, cambierà entrambi, arrecherà sofferenza, ma li aiuterà a comprendere se stessi e ad affrontare il futuro con nuove consapevolezze. L'AUTORE: Giusy Ciprioti, 34 anni, giornalista professionista, è nata il 12 maggio del 1975 a Reggio Calabria, città dove vive e che ama profondamente. Laureata in Scienze Politiche, sin da piccola ha seguito la passione per la scrittura, trasformandola nella sua professione.

Titolo: La scelta di Clara Editore: 0111edizioni Pagine: 76

Autore: Giusy Ciprioti Collana: Selezione Prezzo: 11,00 euro

9,35 euro su www.ilclubdeilettori.com

Leggi questo libro e poi... - Scambialo gratuitamente con un altro oppure leggilo gratuitamente IN CATENA[leggi qui] - Votalo al concorso "Il Club dei Lettori" e partecipa all'estrazione di un PC Netbook [leggi qui] - Gioca con l'autore e con il membri della Banda del BookO (che si legge BUCO): rapisci un personaggio dal libro e chiedi un riscatto per liberarlo [leggi qui]


E' la nostra web tv, tutta dedicata ai libri. Se hai il video della tua presentazione, oppure un videotrailer del tuo libro, prima pubblicali su YouTube, poi comunicaci i link. Dopo aver valutato il materiale, lo inseriremo nel canale On-Demand di TeleNarro. Se hai in programma una presentazione del tuo libro nel Nord Italia e non hai la possibilità di girare il filmato, sappi che c'è la possibilità di accordarsi con Mario Magro per un suo intervento destinato allo scopo. Contatta Mario e accordati con lui.

PARLANDO DI LIBRI A CASA DI PAOLO ogni mercoledì alle 21 in diretta su TeleNarro La trasmissione di Paolo

BOOKINO il CONTASTORIE

Federici dedicata ai libri. Ogni mercoledì alle 21 in diretta su TeleNarro. E' possibile vedere le puntate già mandate in onda sul canale OnDemand

"Bookino il Contastorie" ti racconta un libro in una manciata di minuti. Poi, potrai proseguire la lettura online, su EasyReader. E se il libro ti piace, potrai richiederne una copia in omaggio con l'iniziativa Adottaunlibro. Clicca su Bookino...

VAI AL SITO

VAI AL SITO

IL CASSETTO DEI SOGNI A differenza di "Parlando di (prima trasmissione libri a casa di Paolo", questa prevista a FEBBRAIO 2010) trasmissione, condotta da Mario Magro e sponsorizzata dalla nostra associazione, tratterà solo libri della 0111edizioni. Anche in questo caso, i libri presentati sono scelti dal conduttore, che li seleziona fra una rosa di titoli proposti dalla casa editrice. VAI AL SITO

E' però possibile richiedere una puntata dedicata a un libro specifico, non compreso nell'elenco di quelli selezionati, accordandosi direttamente con il conduttore, Mario Magro.

Guarda LE NEWS DEL BOOK le nuove videonews su www.serviziculturali.org


Con EasyReader puoi dare un'occhiata ai nostri libri prima di acquistarli. Sono disponibili online in corpose anticipazioni (circa il 30% dell'intero volume), che ti consentiranno di scegliere solo i libri che preferisci, evitando di acquistare "a scatola chiusa". In più, con l'iniziativa Adottaunlibro, puoi richiedere in regalo il libro che sceglierai. VAI AL SITO

CONCORSO IL CLUB DEI LETTORI VAI AL SITO

Se hai letto un libro di un autore italiano (edito da qualunque casa editrice), votalo al concorso Il Club dei Lettori e partecipa all'estrazione di numerosi premi. La partecipazione al concorso è gratuita.

In questo gioco a premi avvengono rapitimenti un po' anomali: le Gioca con la Banda del Booko vittime sono personaggi di romanzi, che verranno poi "nascosti" in altri romanzi a discrezione dei rapitori e per la liberazione dei (che si legge quali è richiesto un riscatto all'autore. BUCO) all'ANONIMA Qui entra in gioco la "Squadra di Pulizia", che tenterà di liberare il personaggio per evitare all'autore il pagamento del riscatto. In SEQUESTRI VAI AL SITO

questa fase sono anche previsti tentativi di corruzione da parte dei Puliziotti nei confronti dei rapitori... ma non è il caso di spiegare qui tutto il funzionamento del gioco... per il regolamento è meglio fare affidamento all'APPOSITA PAGINA. E' possibile giocare e andare in finale nei ruoli di RAPITORE, VITTIMA, PULIZIOTTO, GIUDICE e PENTITO. In palio c'è un premio per ognuna delle 4 categorie. Il premio, di cui inizialmente viene specificato solo il valore massimo, viene scelto dai rispettivi vincitori dopo il sorteggio.


Giusy Ciprioti

LA SCELTA DI CLARA          

www.0111edizioni.com     


www.0111edizioni.com   www.ilclubdeilettori.com       

LA SCELTA DI CLARA Copyright © 2010 Zerounoundici Edizioni Copyright © 2010 Giusy Ciprioti ISBN 978-88-6307-269-3 In copertina: foto di Domenico Lofaro

Finito di stampare nel mese di Aprile 2010 da Digital Print Segrate - Milano


Alla stella più luminosa che brilla sul mio cammino.

 


5

Stupido. Solo uno stupido come lui poteva sperare che il tempo si dilatasse così a dismisura da ritardare all’infinito l’arrivo di settembre. Le pagine del calendario, invece, mese dopo mese erano state strappate proprio dalle sue mani, quindi lo sapeva. Sapeva che lei sarebbe andata via, e con lei tutto il mondo che avevano costruito. Stupido. Solo uno stupido come lui poteva credere che non si sarebbe mai innamorato. Che le donne incontrate avrebbero solo appesantito un bagaglio di storielle da raccontare. Che la loro presenza sarebbe bastata a saziare un momentaneo appetito, che il sapore delle loro labbra e l’odore della loro pelle avrebbero riscaldato solo un paio d’ore in innumerevoli notti di baldoria. Stupido. Non trovava un’altra parola che potesse sintetizzare il suo essere in quel momento. Gli sembrava che anche lo specchio, riflettendo la sua faccia, gli sputasse addosso la medesima sentenza. Aveva i capelli spettinati: il castano, schiarito da mesi di forte sole estivo, brillava solamente grazie alla luce che filtrava dalla finestra. E aveva occhiaie profonde. Non era certo la prima volta che notava l’azzurro del suo sguardo contaminato da quel fastidioso contorno bluastro. Gli capitava tutte le volte che non dormiva. Di solito faceva l’alba con gli amici alla ricerca di un facile divertimento ritrovato in decine di cocktail e fatto esplodere tra le lenzuola di qualche camera praticamente sconosciuta.  


6

Da giorni, invece, rimaneva sveglio nel letto e scioglieva la disperazione su quel cuscino che emanava ancora il suo profumo. Sentiva una forte tensione al collo: non bastava un intenso allenamento per abituare i muscoli allo stress di qualcosa che riesce a stravolgerti la vita e tutti i progetti. *** La camera del bed&breakfast “Ayelene” era ritornata tale e quale, nonostante, per mesi, l’avesse letteralmente sconvolta con il suo disordine. D’altronde era diventata casa sua. Era lì che ritornava dopo lunghe giornate di lavoro e studio. Era lì che si fermava a pensare bevendo caffè bollenti comprati al bar vicino. Era lì che le telefonava sua madre quando il cellulare era spento, scarico o senza campo. E, soprattutto, era lì che avevano fatto l’amore per la prima volta. Quanto ci aveva pensato il giorno dopo, quanto si era sentita sporca. Aveva abbandonato tutti i suoi principi in quella notte. Mai avrebbe pensato di riuscire a sentire i suoi sensi così coinvolti pur non avendo idea di chi fosse colui che l’aveva condotta in quel temporale di emozioni. Credeva che bastasse, forse era anche troppo, saperne solo il nome. Tanto, ne era convinta allora, non avrebbe dovuto vederlo mai più durante la permanenza in quella città. Tanto aveva avuto, allora, la netta sensazione che nemmeno lui l’avrebbe cercata e anche lei sarebbe stata solo un nome. Legò i suoi lunghissimi capelli neri in una coda alta, passò un filo di phard sul viso, indossò il profumo vaporizzando lo spray e inebriandosi dentro la fragranza. Si guardò allo specchio. Era vestita sportiva per affrontare il viaggio. Scarpe da tennis, una felpa colorata, un paio di jeans, la borsa a tracolla. Sembrava molto più piccola della sua età, e pensò che, forse, se quella famosa sera, si fosse abbigliata nello stesso modo probabilmente lui non l’avrebbe neppure notata. Controllò di nuovo la camera. L’unica cosa che avrebbe voluto dimenticare lì, come fosse un maglione o un bagnoschiuma, era tutto quello che era accaduto. Sperava di riuscirci. Il clacson del taxi la riportò alla realtà. Prese la valigia e si chiuse la porta alle spalle.


7

*** Gabriele era fatto così. Indipendente. Lo era stato sin da piccolo. Il lettino che i genitori avevano preparato affinché potesse stare accanto a loro, di notte, in caso di bisogno, era finito prestissimo in casa della zia. Lui amava dormire da solo. E questo era solo uno degli aspetti che si sarebbero rivelati tali e quali anche da adulto. Spesso non chiedeva nemmeno aiuto. Niente gli recava più soddisfazione che risolvere da solo i suoi problemi, ma cercava sempre di dare una mano agli altri, soprattutto agli amici. Con le donne non aveva mai avuto complicazioni. Sin da adolescente, pur non dimostrando particolare interesse verso l’universo femminile, e dedicandosi solo a decine di sport, trovava il banco pieno di bigliettini colorati, e, una volta, persino un peluche sul motorino. Gli piaceva subire, quasi passivamente, quelle attenzioni che spesso provenivano anche da ragazze più grandi. Come quella che, una sera passata a oziare durante le vacanze di Natale, lo introdusse ai piaceri del sesso. Aveva ancora presente lei perché era stata la prima, delle altre aveva solo un vago ricordo e faceva figuracce quando le incontrava di nuovo a distanza di tempo e gli si lanciavano addosso per salutarlo calorosamente. Non era curioso di sapere cosa facessero nella vita, ci scambiava convenevoli e proseguiva ad affrontare la sua vita pienissima d’impegni, sebbene si tuffasse ogni tanto nei ricordi del periodo scolastico. E in questo ripercorrere il tempo andato con la mente, ebbe un flashback: una bella ragazza, alta per la sua età, mora, dal fisico slanciato. Non gli si era mai avvicinata, non faceva come le altre a gara per attirare la sua attenzione. Ma non ci aveva fatto caso. Poteva avere tutte le ragazze che voleva, senza fatica, scatenando l’invidia dei suoi compagni e amici. E quelle poche che non lo adoravano, non apparivano ai suoi occhi territorio difficile da conquistare e quindi più appetibili come prede. Semplicemente ricambiava con indifferenza. E quella misteriosa, quanto bellissima compagna, che a scuola amava circondarsi  


8

di tipi strani, all’apparenza solitari, al limite dell’emarginazione, non l’aveva neppure mai incontrata per caso. Era stato un bel ragazzo e adesso era un bell’uomo. Si era portato dietro l’amore verso il nuoto e lo sci, e questa sua dedizione durata negli anni, aveva scolpito il fisico. Ma aveva nutrito anche la mente. Non gli bastavano mai cinema, teatro, letture. Amava studiare. Scegliere di frequentare l’università era stato un passo naturale. Si era iscritto a Ingegneria Informatica. Gli era sembrato uno sbocco innovativo e capace di garantirgli un buon impiego. Era nato quando non c’erano computer in ogni casa, ma aveva vissuto, appassionandosene, il lento espandersi della tecnologia in qualsiasi ambito quotidiano. Così si era convinto fosse proprio quella la sua strada. Troppe passioni scandivano le sue giornate. Trovava il tempo per tutto e per tutti. Nel fine settimana serviva ai tavoli di un ristorante. La sua famiglia non poteva permettersi di mantenergli per intero gli studi. Gli altri giorni si divedeva tra le lezioni, i seminari, gli amici di sempre e tante donne. Troppe passioni, è vero, e mai anche solo l’inizio di un innamoramento. Mai un battito di cuore diverso, che non fosse dettato semplicemente dall’istinto del momento. Le ore trascorse sui libri avevano dato i loro frutti. Dopo la laurea, e dopo centinaia di curriculum inviati ad altrettante società, finalmente Gabriele avrebbe dovuto sostenere il suo primo colloquio di lavoro. Una grossa s.p.a. cercava dei professionisti per l’elaborazione e la gestione di un sistema. Si trattava di un progetto così strutturato che, se fosse andato a buon fine, l’azienda avrebbe assunto l’ingegnere capace di emergere nel pool messo in piedi proprio dopo quelle selezioni. Era felicissimo, pronto ad affrontare qualsiasi sfida, ma doveva andare all’estero. Di solito preparava i bagagli con spirito ben diverso. Sapeva che, dopo lo sfrenato di divertimento di due settimane con il solito gruppo, sarebbe ritornato in quel posto speciale dove era casa sua. Un luogo splendido fatto di persone semplici, magari dall’aria un po’ provinciale ma ricco di colori e calore umano. Quel luogo dove, per cercare serenità, bastava sentire la sabbia soffice sotto i piedi nudi e i raggi del sole sulla pelle. Invece adesso non sapeva se, e quando, avrebbe rivisto quei paesaggi, sebbene il non tornarci avrebbe significato un successo forse insperato. A solo due giorni


9

dal colloquio, trascorsi con l’ansia di non poter realizzare i suoi sogni, arrivò la tanto attesa chiamata. Il numero con il prefisso straniero lampeggiava sul cellulare. Il suo “Hallo” fu immediatamente seguito dall’apprezzamento per il colloquio e da un caloroso “Mister Acardi, we’ll waiting for you in our office in Cascais”. Doveva comprare delle valigie nuove. *** Finalmente Clara poteva accostare al suo nome il titolo di dottoressa in Biologia Marina. Aveva inseguito questo sogno sin da piccola, da quando la scuola organizzò una mini gita per visitare l’acquario di Genova. Una passione urlata contro tutti. Contro chi non ci credeva che fosse reale, ma la etichettava come un capriccio. Contro chi le faceva sempre presente che quella scelta era una strada tutta in salita. Che per percorrerla avrebbe dovuto abbandonare la sua città. Che invece avrebbe dovuto laurearsi in Giurisprudenza e andare a lavorare allo studio con il padre, noto avvocato. Lei non ascoltò nessuno. Odiava quelle frasi articolate quasi a caso, ma strategicamente piazzate da sua madre soprattutto durante le feste comandate: “Il figlio di una mia collega nonostante la laurea e due master farà per necessità il commesso nel negozio dello zio. Purtroppo il mondo del lavoro è duro, non ha trovato nient’altro, nemmeno cercando di trasferirsi altrove. Non tutti, d’altronde, hanno la fortuna di avere un padre con un’avviata e proficua attività professionale”. Ogni volta il disperato di turno cambiava, ma il concetto di base era il medesimo, così come i commenti delle varie zie e cugine più grandi. Ma il legame di Clara con il mare era forte, intanto per appartenenza. Era nata in un luogo splendido, dove l’azzurro dell’acqua e quello del cielo si fondevano in un emozionante panorama. E poi quella giornata trascorsa tra mille esemplari marini, che le sembravano maestosi nonostante le enormi vasche, fece tutto il resto. E’ vero, quella facoltà non esisteva nella sua regione. E sebbene fosse dura  


10

lasciare i posti che tanto amava, le persone cui era affezionata, tanto strane ma così sincere, vere e sensibili, decise che sarebbe partita. Non aveva un amore da lasciare tra quei vicoli antichi, tra le spiagge bianche piene di turisti in estate. La sua storia più importante era terminata alla fine della scuola, quando Luigi, a dispetto della sua apparenza tanto indisciplinata, aveva deciso di inseguire la carriera militare. Quando lui partì, le sembrò che le sue lacrime fossero persino più assordanti del fischio del treno. Mantennero in piedi la relazione per un periodo, ma capirono entrambi che loro vite stavano prendendo due strade troppo diverse, troppo distanti, e che sarebbe stato meglio conservare i ricordi più belli piuttosto che rinfacciarsi le sofferenze della lontananza. Si era laureata, finalmente. Adesso doveva dimostrare che quello per cui si era impegnata così a fondo sarebbe diventata la sua professione. L’Università aveva bandito un concorso e nello stesso giorno avrebbe dovuto sostenere un colloquio per un privato. In passato aveva spesso pensato alla ricerca come concreta possibilità per il futuro e sapeva di avere tutte le carte in regola per superare quell’esame. L’arrivo del giorno della selezione era stato scandito da emozioni contrastanti. Da un lato avrebbe voluto presentarsi all’appuntamento. Dall’altro affrontare i test. In entrambi i casi non voleva preventivare il fallimento, e non voleva nemmeno pensare che, in caso di successo all’Università, avrebbe dovuto affrontare un nuovo distacco. Questa volta, infatti, era diverso. Se Luigi, da ragazzi, aveva deciso, come lei d’altro canto, di spiccare il volo verso altri posti e altre suggestioni, non era lo stesso per Francesco. Lui aveva deciso di starle accanto e lei ne era profondamente felice. Aveva qualche anno in più, e si erano conosciuti un paio di mesi dopo il suo arrivo a Pisa, la città che aveva scelto per frequentare l’Università. Visitandola prima della decisione, infatti, aveva capito che avrebbe potuto starci bene, che non avrebbe dovuto affrontare le difficoltà tipiche di una metropoli, che la gente si concentrava ancora sui rapporti umani. Insomma le sembrava tanto simile a dove era cresciuta. Non poteva immaginare di quanto le sarebbe mancato il mare, non solo da toccare, ma anche da vedere. Confidando questo a Francesco, in un momento di sconforto tra un esame e l’altro, lui, nonostante stesse


11

sgobbando ancora sulla tesi ad appena qualche settimana dalla discussione, senza dir nulla, senza tentennamenti o dubbi, accennando solo un “Vieni con me. Fidati”, l’aveva accompagnata in macchina a Marina di Pisa, guidando per tutto il tragitto con negli occhi una luce particolare, certamente dettata dall’idea che il suo unico obiettivo fosse di renderla felice. Forse fu proprio in quel momento che Clara s’innamorò e capì che lui lo era da tempo, così tanto da rinunciare, qualche mese dopo, a un’offerta di lavoro nella sua città natale. Una rinuncia addolcita solo dalla decisione di affrontare la loro convivenza. Adesso toccava a lei dimostrare che poteva far qualcosa per rendere davvero unico e speciale il loro rapporto. Ma in ballo c’erano troppe situazioni. Un senso di rivincita, la voglia di dimostrare a tutta la famiglia che aveva compiuto la scelta giusta, la spinse meccanicamente nell’aula del concorso, dove svolse una prova all’altezza delle sue aspettative. Arrivò prima in graduatoria, e ora mancavano solo pochi giorni alla sua partenza. Sapeva che Francesco l’avrebbe aspettata. In fondo era un’occasione irripetibile, sarebbe stata distante solo qualche mese, sebbene in un paese straniero. L’accompagnò all’aeroporto con le lacrime agli occhi, nelle sue parole un misto di delusione per non avere nemmeno pensato a un’alternativa diversa e di paura nel vedere la donna della sua vita andare incontro a nuovi volti, nuove esperienze e chissà, forse, nuovi amori. Clara lo tranquillizzò. Gli ripeté sino all’ultimo istante di amarlo profondamente. Una volta sull’aereo, cercando il libro che aveva portato per sopportare il viaggio, scoprì in una tasca del bagaglio a mano un piccolo pacchetto accompagnato da una lettera, con sopra, rispettivamente, i numeri 2 e 1. Li aprì nell’ordine indicato. “Amore mio – aveva riconosciuto subito la calligrafia ordinata e tondeggiante del suo fidanzato – ho deciso di scriverti queste poche parole affinché tu possa rileggerle in quei momenti in cui dovessi sentirti sola o avere anche solo un minimo dubbio sulla nostra storia, sui nostri sentimenti. Per un po’ non potrò starti vicino nelle tue incertezze o difficoltà, sebbene spero tu non ne debba mai incontrare durante questo percorso. Mi peserà non  


12

svegliarmi accanto a te o allungare la mano di notte senza trovare la tua da stringere. Sei partita da qualche minuto ma so già che ogni ora senza te sarà dura da sopportare. So già che sarà triste mangiare senza guardare quel tuo strano modo di portare la forchetta alla bocca. Che sarà bizzarro sentire silenzio tra le mura di casa, e non avere nessuno con cui prendermela per le luci lasciate accese. Sono sicuro che sarà insopportabile decidere dove andare a cena fuori senza nessuno che contrasti puntualmente la mia scelta del ristorante. E non mi verrà voglia quest’estate di fare chilometri e code in autostrada per trascorrere qualche ora al mare senza te che urli tutta la tua malinconia per non poter stare a contatto con la spiaggia tutto il tempo che desideri. Potrei elencarti mille motivi per i quali mi mancherai. I tuoi mille difetti ed i tuoi mille pregi che, con gioia, riempiono le mie giornate. Senza te non sarei così umano e così uomo. Tutte le esperienze fatte insieme le custodisco perché sono tue e aspetto di scoprire come potertene fare dono, interamente e senza condizioni. Voglio continuare crescere con te. Per sempre. Francesco”. Le stupende parole che aveva voluto regalarle l’avevano talmente emozionata, che solo una decina di minuti dopo si ricordò del pacchetto. Scartandolo ebbe un sussulto. Lo scatolino conteneva un anello. Semplice, d’oro bianco, con un brillante, e un’incisione all’interno: “Sposami”. Il cuore le scoppiava di felicità, avrebbe voluto chiamarlo subito e riempirlo di una valanga di sì. Ma, ovviamente, in aereo non poteva. E sapeva che lui aveva scelto di dichiararsi così affinché lei avesse il tempo di riflettere su una cosa di cui, nonostante vivessero come marito e moglie ormai da tempo, non avevano mai parlato. Ma Clara non avvertiva la necessità di pensare: la sua anima, la sua testa, il suo cuore, i suoi sensi, ogni centimetro della sua pelle sapevano già che lei e Francesco si sarebbero sposati. Già immaginava il suo ritorno dopo quei mesi all’estero e come avrebbero affrontato gli ultimi preparativi per la cerimonia. Appena arrivata a Cascais l’avrebbe chiamato. Sarebbe stata la prima cosa da fare. Gli avrebbe urlato tutto il suo amore, gli avrebbe detto di cominciare a pensare alla chiesa e al ricevimento, di portarsi avanti con l’organizzazione, così da potersi sposare appena finito il suo


13

periodo di permanenza in Portogallo. Con questi pensieri e cullata dal dondolio del volo, Clara si addormentò. *** Al suo arrivo a Cascais, Gabriele era ancora frastornato dal tifo quasi da stadio che aveva accompagnato la sua partenza. Aveva in testa lo sguardo orgoglioso di suo padre, contento che nonostante la famiglia modesta, il figlio avesse ottenuto un incarico così prestigioso e le lacrime di sua madre, che su di lui aveva sempre contato. Aveva nelle orecchie il saluto di sua sorella, pieno di “ti raccomando…..” e l’ “in bocca al lupo” della sua comitiva, che, come al solito burlona, aveva preparato persino uno striscione di commiato e urlato battute che, di fronte ad estranei, lo avevano fatto arrossire e che erano riferite, ovviamente, alla sua innata capacità di attirare qualunque tipologia di donna. Era contento che quella fosse la sede del suo lavoro. Lo pensò durante il tragitto che in taxi lo portò dall’aeroporto di Lisbona al suo alloggio. Ragionò soprattutto in termini di praticità. A soli 30 chilometri di distanza una comunità viva e ricca di cultura come la capitale portoghese e quindi facilmente raggiungibile, mentre la sua nuova casa era immersa in un luogo capace di infondere pace, con le scogliere a picco sul mare, le case bianche sulla costa, la vita semplice, proprio come i luoghi dove era nato. E poi aveva notato il viale pedonale, davvero lungo, con i suoi percorsi attrezzati, dove avrebbe potuto dedicarsi allo sport, cosa, anche questa, che faceva tra le rassicuranti mura della sua città d’origine. Gli sembrava tutto perfetto. Sarebbe andato direttamente alla sede centrale della società e solo dopo si sarebbe sistemato. Voleva dare l’impressione di essere un tipo preciso e la contingenza di arrivare con i bagagli avrebbe fatto capire ai superiori quanto il lavoro rientrasse in pieno tra le sue priorità. L’azienda si trovava in palazzo molto grande, che, nonostante le fattezze moderne, non strideva assolutamente con il panorama circostante. Non contrastava con i colori prettamente mari  


14

ni, anzi di notte, le sue mille luci si specchiavano delicatamente sull’acqua dando anche un tocco personale allo skyline di quella città. All’accoglienza lavorava una coppia sposata, e questo gli fece pensare di andare incontro a una sorta di dimensione familiare. I dirigenti lo accolsero in una sala riunioni dotata di tutte le tecnologie possibili. Conclusa la videoconferenza, lo fecero accomodare accanto ad altre tre persone. Due uomini e una donna, che, almeno all’apparenza, non sembrava fossero italiani. Infatti all’atto della presentazione scoprì che i due ragazzi provenivano dal nord dell’Europa, mentre l’unica presenza femminile in quella stanza era francese. Gabriele scoprì anche che quelli sarebbero stati i suoi compagni d’avventura e che l’Engineering Help System aveva deciso sarebbero vissuti tutti insieme per alimentare lo spirito di gruppo e, nel contempo, la sana competizione, giacché solo uno avrebbe, alla fine, ottenuto il lavoro. Finiti gli iter burocratici, gli scambi di opinioni rituali, la prima rudimentale conoscenza degli impiegati della ditta, in amministrazione consegnarono a lui, Edith, Aidan e Neal le chiavi di casa. Tutti e quattro si recarono verso l’appartamento guidati da un misto d’incredulità ed anche dubbi che, era naturale, ognuno di loro insinuava nei confronti dei coinquilini che erano, ancora, totalmente sconosciuti. La casa era molto carina, arredata con gusto. I colori chiari predominavano in ogni ala. Quattro camere da letto dotate di bagno privato e poi le stanze in comune: la cucina ampia e spaziosa e un salone in cui balzavano agli occhi la tv da 42 pollici, lo stereo e il tavolo da biliardo. Era al piano terra e la veranda aveva persino un gazebo con tanto di barbecue per cenare all’aperto durante le serate più calde. Almeno questo a Gabriele sembrava perfetto. Cominciò a sistemare le sue cose in camera. Il letto era a due piazze. L’armadio poteva contenere molti più vestiti di quanti gliene sarebbero bastati in un anno. D’accordo con gli altri ragazzi fece una doccia veloce e si fece trovare nel salone pronto a uscire per andare al più vicino supermercato. Il giorno dopo era domenica e, facendo la spesa la sera stessa, avrebbero approfittato per fare un giro del paese dal momento che la settimana sarebbe iniziata in modo sicuramente frenetico. Affittarono una macchina da utilizzare in comune solo per le emergenze, visto che per le strade di


15

Cascais era abbastanza facile muoversi a piedi o in bicicletta ed anche gli uffici dell’Ehs erano vicini. *** Clara era davvero stupita di quanto fosse familiare quel luogo dove le vicende della vita l’avevano condotta. I colori, la posizione geografica, la temperatura, il tramonto, le spiagge, i visi della gente. Le sembrava di esser tornata ai tempi della scuola. Quelle riflessioni però non la distrassero dal pensiero con il quale era decollata dall’Italia. Doveva chiamare Francesco immediatamente e dirgli tutte quelle cose che aveva incamerato durante il viaggio e che l’avrebbero fatta esplodere se non le avesse manifestate all’istante. Gridò “Sì” dentro il cellulare con tutta la voce che aveva in gola, tanto da far girare la gente che passeggiava nei pressi dell’albergo che l’Università aveva prenotato per lei. Dall’altro lato fu inevitabile non tradire una forte emozione sebbene Francesco, trovandosi in un luogo affollato, dovette esprimerla con un filo di voce. D’accordo a risentirsi dopo, Clara chiuse la comunicazione immaginando il suo futuro sposo rosso dalla vergogna mentre chi gli attorno aveva sentito pienamente quell’urlo. Il bed& breakfast era collocato in una zona centrale. Doveva essere stata una villa signorile prima di essere trasformato in albergo. La reception era arredata interamente con mobili in legno e le porte delle camere erano di un colore nocciola veramente accogliente. Tappeti e piante rigogliose davano un ulteriore tocco di colore e c’era persino una sala comune con il camino e un angolo bar. Le stanze erano al piano superiore e si snodavano in una lunga serie di corridoi. A Clara, basandosi sull’arredamento e sui colori, sembrava quasi di essere in Provenza più che in Portogallo, ma aveva trovato davvero di suo gusto la camera. Tutto era sui toni del blu, tranne i mobili, molto semplici, che erano in legno scuro. Le tende, il copriletto, le lampade sui comodini e anche la tappezzeria della poltrona e della sedia in uso per la scrivania, avevano lo sfondo di un azzurro  


16

molto scuro con piccoli ghirigori bianchi. La vista era eccezionale, tanto che il balcone era attrezzato per la cena o la colazione. Decise di fare un giro per quell’hotel così grande di cui avrebbe scoperto altri angoli nei giorni a seguire. Quello di cui si accorse subito fu un immenso cortile interno adibito interamente a giardino. Alberi molto alti, panchine con tavolini, aiuole e amache, fiori tropicali, e pensiline ornate di edera. Le sembrava quasi una favola. Passeggiando in quel piccolo parco, arrivò a una stanza semi nascosta. Aprendo la porta ebbe una sorpresa incredibile: una minuscola cappella, molto ricca però, con affreschi magnifici e ben curati e un grande Crocifisso in argento. Inevitabilmente pensò a Francesco e al loro matrimonio. Tornò subito con i piedi per terra, decise di cambiarsi e andare a comprare acqua, altre bevande e qualche snack da tenere a portata nel minifrigo della stanza in caso di attacchi di fame notturni o improvvisi. Il market era praticamente attaccato all’albergo e nonostante fosse quasi ora di chiusura sarebbe comunque arrivata in tempo per comprare il necessario. Guardava le persone intente a scegliere prodotti dagli scaffali. Aveva l’abitudine a immagine storie solo osservando movimenti, stile, modi di vestire o di camminare. Vide anche una piccola comitiva che sembrava abbastanza variegata e composta da personaggi molto diversi tra loro. Tre uomini e una ragazza. Uno di loro era molto bello. Alto, i capelli castani, gli occhi di un azzurro profondo che emanavano un’intelligenza viva, elegante nei modi nonostante indossasse solo un jeans e una camicia bianca. Insomma un uomo che avrebbe notato ovunque. La sua cara amica Paola l’avrebbe definita “una bellezza oggettiva, tanto oggettiva da dare la sensazione di averlo già visto altrove, o di potere riconoscerlo in qualche rivista, su qualche manifesto pubblicitario, tra le comparse in tv o al cinema”. Si mise a sorridere Clara pensando al tono di voce che Paola avrebbe usato per descriverlo. La ragazza, invece, molto fine, portava con estrema facilità dei tacchi altissimi e una gonna molto aderente, nera, fasciava un fisico da top model. Capelli sul rosso incorniciavano un viso quasi antico per i tratti. Gli altri due, al contrario, sembravano un po’ sciatti nel vestiario, ma erano comunque delicati nella fisionomia, entrambi con i capelli biondi, qualche lentiggine e l’incarnato chiaro.


17

Parlavano inglese tra loro, però si capiva che non erano anglosassoni, ma che fosse l’unica lingua con la quale potessero esprimersi per comunicare. Si capiva vivessero insieme perché avevano un unico carrello e un’unica lista. Clara si accorse che ancora non aveva acquistato quasi nulla, abbandonò le sue fantasie sul quel gruppo di amici e si dedicò alle sue necessità. *** Dentro il supermercato a Gabriele non sembrava proprio di essere in un altro paese, non fosse stato altro per la sua presenza all’interno di quello strano assembramento di persone. Si rese disponibile a organizzare il ‘lavoro’ della spesa decidendo che ognuno andasse nei diversi reparti per poi riversarne il contenuto nel carrello custodito da Edith. Durante la discussione anche le persone che gli passavano accanto avevano l’aria di volti conosciuti. Doveva essere la conseguenza dell’effetto provato appena entrato nel market che gli sembrava uguale a tanti altri visitati nella sua città e durante le vacanze. Anche quella ragazza che aveva notato con la coda dell’occhio le sembrava un viso vagamente familiare. Era slanciata, con i capelli scurissimi, lunghi, lisci, gli occhi neri. Aveva un trucco molto leggero, dei piccoli orecchini di perla, un paio di pantaloni color sabbia abbinati a un dolcevita marrone, un trench chiaro, una borsa shopping abbastanza grande da contenere molti oggetti personali e le mani curate e affusolate, nonostante le unghie corte con un tocco di smalto molto scuro. Si era soffermato più a lungo su questo dettaglio perché le teneva ben in evidenza stringendo con forza un pacco voluminoso. Aveva solo un anello, in oro bianco con un brillante. Doveva essere per forza il regalo del fidanzato, sebbene si fosse ricordato di come una sua amica, che amava i solitari, ne possedesse una serie regalata esclusivamente da parenti e non da uomini più o meno amati. Impegnata o no, Gabriele pensò che fosse una tra le più belle  


18

ragazze che avesse mai visto, e sperò, in cuor suo, che non fosse lì solo di passaggio in modo da poterla incontrare in qualche altra occasione. *** Clara si era svegliata di buonora. Aprire le finestre appena sveglia e sentire gli odori del mare e il vociare dei pescatori che si recavano alla ‘Lota’ l’aveva messa di buon umore. Scrisse un messaggio di buongiorno a Francesco, scivolò sotto la doccia si vestì e s’incamminò verso il parco marino con il pc sotto braccio. L’aria era frizzante ma piacevole. Era gennaio e non si poteva pretendere che facesse caldo nonostante ci si trovasse sulla costa. Già a Pisa le avevano chiarito che il suo lavoro si sarebbe svolto in due fasi distinte. “Dottoressa Martini – le spiegò il coordinatore del progetto – nei prossimi otto mesi dovrà esaminare alcune specie presenti nell’Atlantico, e, quindi, trascorrerà diverse ore su delle imbarcazioni. Per questo le consiglio di portare vestiti molto pratici. Il resto del tempo lo dedicherà alla scrittura di dettagliate relazioni che diventeranno interessanti dispense per far approfondire casi concreti agli studenti, e a momenti di pubbliche relazioni per conto dell’Università”. Per ogni evenienza Clara, però, aveva messo in valigia anche uno dei suoi abiti preferiti: era verde scuro, in raso, con una scollatura a balconcino, lungo fino al ginocchio e tagliato in modo da evidenziare il punto vita. Aveva deciso all’ultimo di inserirlo nel bagaglio, nel caso in cui avrebbe dovuto presenziare a qualche aperitivo o cocktail organizzato dopo i convegni cui la facoltà le aveva raccomandato di partecipare. Era a Cascais solo da due settimane ma già ogni giorno le sembrava uguale all’altro: colazione in camera, doccia, passeggiata sino al parco, in barca sino all’ora di pranzo, un panino veloce su una panchina del lungomare e di nuovo in albergo, nella sala lettura, o nella parte coperta del giardino, a mettere nero su bianco le esperienze della mattina, inviandole poi al suo docente di riferimento. Qualche parola scambiata con il gestore del ristorante in cui, da giorni ormai, cenava ogni sera, con la signora che le preparava la colazione da portare al lavoro, con il ragazzo che si occupava delle faccende al bed&breakfast.


19

Gli unici momenti in cui si sentiva più libera erano le lunghe chiacchierate con sua madre e quelle con Francesco che riusciva, anche da lontano, a infonderle sicurezza. Discutevano su ogni dettaglio del matrimonio, e spesso lui, alla ricerca di una chiesa intima, e di un casale che potesse accogliere gli ospiti dopo il rito nuziale, le spediva mail e mms per ricevere un suo giudizio. Lei, da canto suo, nel tempo libero riusciva a stare delle ore su Internet, aprendo tutti i siti di abiti da sposa e, appena qualcuno colpiva la sua attenzione, cercava con scrupolo quale fosse il rivenditore di quella marca più vicino a casa sua. Comunque sperava che qualcosa potesse cambiare la settimana seguente. Il calendario lavorativo, infatti, era scandito da una serie d’impegni fuori dal Parco. Avrebbe dovuto non solo intervenire a un meeting organizzato per illustrare ai giovani delle scuole superiori interessati al suo medesimo corso universitario le peculiarità di una laurea in Biologia Marina, ma avrebbe anche dovuto partecipare ad una cena con i professori delle scuole stesse e alcuni docenti universitari. Era anche prevista una visita guidata all’Oceanario di Lisbona, la parte del programma che, più di tutto, l’attirava. In fin dei conti sarebbe stata un’esperienza interessante che avrebbe potuto scuotere quel quotidiano ripetersi. *** Lo strano menage di Gabriele proseguiva tra lati e bassi. Edith, per quanto elegante e molto bella, le era diventata insopportabile “con quel suo modo di fare snob e altezzoso da prima della classe” come le disse candidamente durante una delle loro abituali e accese discussioni. Con Aidan e Neal, invece, si era instaurato una sorta di simpatico cameratismo, incrementato dalla scarsa simpatia che anche i due ragazzi provavano verso la loro compagna francese. Spesso, così, dopo le dure settimane trascorse all’Ehs, chinati su formule e progetti capitava che, nei weekend, i tre andassero a divertirsi a Lisbona, a dividersi tra le numerose iniziative culturali e la movida notturna. Nel corso delle settimane  


20

avevano visitato i musei e le biblioteche, passeggiato sui viali in stile liberty, ammirato le numerose chiese e i palazzi rivestiti di mosaici, vagato nel quartiere alto, cenato in deliziosi ristoranti. Avevano trascorso serate di sfrenatezza nei tantissimi locali disseminati lungo il fiume. Avevanopersino tentato la fortuna al casino Estoril. Cercavano di superare insieme la mancanza dei rispettivi amici, delle rispettive famiglie, delle rispettive città e abitudini. Gabriele non era nuovo a sabato sera ad alto contenuto alcolico e ad alto tasso di femminilità. Il suo fascino non era mutato nemmeno in un altro paese. In molti, e non capiva perché, non gli avevano parlato bene delle donne portoghesi. Sebbene alcune, come sarebbe capitato in ogni luogo del mondo, non rientrassero proprio nei suoi canoni di bellezza, aveva comunque constatato che fossero allegre e solari e, in diversi casi, ne aveva notate anche di bellissime. Anche tra Cascais e Lisbona aveva cominciato a collezionare avventure. Come al solito qualcuna restava un po’ più impressa nella sua mente rispetto ad altre, ma finiva lì. Anche Aidan e Neal si erano abituati alle conquiste del loro coinquilino, divenuto ormai amico fidato, e spesso nella programmazione dei weekend fuori città prenotavano due camere per non correre il rischio di dover rimanere in giro per Lisbona sino al giorno seguente. Intanto dovevano portare avanti il sistema e sapevano che avrebbero dovuto separarsi alla fine, e che qualcuno di loro tre, se non addirittura Edith, avrebbe avuto molta più fortuna degli altri. Così le loro trasferte servivano anche a rendere meno duro, grazie ai ricordi che avrebbero custodito dopo quell’esperienza, il pensiero di un probabile crack personale. Volentieri, quindi, le loro discussioni si soffermavano per ore a decidere quale altro angolo di Lisbona scoprire. La più recente li aveva visti concordi nel tralasciare, per una volta, il solito progetto di bighellonare tra l’antica storia della capitale portoghese, per coglierne poi gli aspetti più moderni, e contemplarne le bellezze non solo architettoniche. E decisero che il weekend successivo l’avrebbero dedicato a visitare l’Oceanario. ***


21

Clara era soddisfatta di se stessa. Aveva parlato a quei ragazzi con passione, era anche riuscita a raccontare le sue difficoltà nel far comprendere alla famiglia quanto importante fosse scegliere quella facoltà; aveva ricordato insieme a loro la sua prima visita all’Acquario di Genova; aveva ripercorso in modo sintetico il suo piano di studi e le caratteristiche della sua tesi sperimentale. Aveva risposto a ogni domanda o curiosità immedesimandosi molto in quei visi e in quelle storie. Poi si era intrattenuta, con immenso piacere, anche con i docenti. Quelle giornate intense le avevano fatto capire di aver compiuto una legittima scelta. “Venire a Cascais mi fa sentire più forte, più matura e più consapevole del fatto che la carriera universitaria è effettivamente ciò che ho sempre immaginato per il mio futuro”. Si era addormentata con questa frase intesta, appagata e con un vago senso di eccitazione per la gita dell’’indomani a Lisbona. Nonostante fosse appena iniziato febbraio, la giornata era talmente luminosa che Clara avrebbe potuto confonderla con una qualunque data di primavera. Salì sul bus insieme a una rappresentanza di professori, docenti e allievi e percorse quei trenta chilometri con il cuore in gola dall’emozione. Aveva letto tantissimo dell’Oceanario, ma negli anni non era mai riuscita a ritagliarsi del tempo per raggiungere Lisbona da Pisa. Anche il mese trascorso a Cascais era scivolato via nella routine e nel pensiero di poter fare quella gita, mai sino a quel giorno realizzato. Era eccitata all’idea di far parte di quel circa milione di persone che ogni anno decidono di ammirare il più grande acquario dedicato agli oceani. “L'Oceanario si trova all’interno di quest’area chiamata Parque das Nações in altre parole la zona che fu edificata per ospitare l'Expo98…”. Mentre la guida si accingeva a spiegare tutte le meravigliose caratteristiche, architettoniche e tecniche, della zona e dell’edificio, Clara si guardava attorno meravigliata. Non aveva bisogno di ascoltare, conosceva a memoria quando, come e perché nacque l’Oceanario, quali specie ospitasse e come fosse strano vederle convivere a dispetto della loro diversa distribuzione nel mondo. Doveva solo ammirarle da vicino, non aveva necessità di tutte quelle parole  


22

sebbene ammettesse che fossero interessanti per chi non avesse idea della meraviglia di quel luogo. Camminando lentamente si sentiva assorbita dai colori, dai movimenti sinuosi dei pesci di tutte le grandezze e dimensioni, dal loro nuotare placido, dai versi dei pinguini e dal loro buffo camminare, dal rosso, giallo e blu dei becchi delle pulcinelle di mare e dal loro battere così velocemente le ali. Passeggiando tra le vasche toccava, facendolo roteare, l’anello di fidanzamento. Quanto avrebbe voluto condividere quei momenti con Francesco. Spinta dai pensieri, ammaliata dall’habitat ricreato, si accorse di colpo di aver perso il gruppo. Decise, così di mangiare qualcosa. Rimase all'interno del Parco dove si trovava la Torre Vasco da Gama, l’edificio più alto di Lisbona con un fantastico ristorante in cima. Si sedette, osservò il panorama mozzafiato, telefonò al suo amore lontano cercando di sintetizzare in poche parole tutto ciò che aveva provato in quella mattinata. La conversazione fu interrotta da una gentile cameriera. Clara scorse il menu, lesse gli ingredienti dell’arroz de marisco, della caldeirada e dell’alentejana chiedendo la cortesia di fermarsi a riflettere ancora un po’ prima di decidere. *** Gabriele si era quasi pentito di aver sostenuto l’idea di visitare l’Oceanario. Struttura d’indubbia magnificenza, ma non comprendeva l’esaltazione di Neal e Aidan. Ormai era dentro e non aveva altra scelta se non quella di godersi qualcosa di cui non era proprio entusiasta, ma della quale, in futuro, avrebbe certamente parlato con qualcuno. Si era innervosito quella mattina perché erano partiti in ritardo rispetto a quanto preventivato. Edith aveva lasciato il caffè sul fuoco per rispondere alla telefonata di un fantomatico corteggiatore portoghese, che, aveva sottolineato più volte, “era molto più affascinante e simpatico di tutti loro messi insieme, ça va sans dire….”. Così, in barba alla tabella di marcia, dopo aver sentito il botto della moka (vizio italiano importato da lui in quella casa e ormai irrinunciabile anche per gli altri), avevano trascorso abbastanza tempo a ripulire quel disastro sottolineando la


23

straripante simpatia della loro collega. Non avevano fatto colazione ed erano saliti di corsa in macchina promettendosi di mangiare strada facendo, promessa disattesa per la fretta di arrivare il prima possibile. Così adesso sentiva i morsi della fame anche perché avevano girovagato abbastanza dal loro ingresso all’Oceanario e l’ora di pranzo era arrivata velocemente. Aveva letto su internet della Torre Vasco da Gama e del suo ristorante panoramico. Non riuscì a convincere Aidan e Neal a seguirlo, così diede loro appuntamento per un paio d’ore dopo e si avviò verso il suo meritato pasto. Da 80 metri di altezza gli sembrava piccola anche la fame che aveva sofferto sino a quel momento. Sin guardava attorno e si convinse, a dispetto delle migliaia di turisti presenti lì quel giorno, che la parte migliore fosse proprio quel locale strategicamente collocato sulla sommità tanto da dominare Lisbona interamente. Un colpo d’occhio da brivido che richiedeva numerose foto: le scattò da tutte le prospettive, provò tutti gli effetti della digitale, gli sembrò fosse giusto immortalare quel panorama in bianco e nero, in tono seppia, a colori. Insomma avrebbe volentieri esaurito la memoria della macchina solo cogliendo le più svariate angolazioni di quel luogo. Terminata la sessione fotografica, si sedette a pranzare, gustando con sorpresa le pietanze ordinate. Un pasto lento e piacevole, alla fine del quale avrebbe bevuto anche un buon caffè seguito da una sigaretta all’aperto. Con questo piccolo ma piacevole progetto lasciò il ristorante. Era in anticipo rispetto l’orario dato ai suoi amici, così, invece di utilizzare le ormai stranote applicazioni del telefonino, decise di riguardare le immagini appena scattate. Dopo averne scorse una decina rimase quasi incredulo quando riconobbe la ragazza vista qualche settimana prima al supermercato di Cascais. Si rimproverava di essersi talmente immerso in quelle suggestioni da non essersi accorto di averla così vicina da poter persino sentire il suo profumo. Non si era sbagliato quella sera. Era davvero bella, bella nella sua disarmante semplicità. Ingrandendo l’immagine sino a quanto consentiva la macchinetta compatta, si accorse che indossava gli stessi orecchini di perla e l’anello con il brillante.  


24

Portava i capelli quasi completamente sciolti, li aveva appena raccolti sulla nuca solo con un piccolo fermaglio. Era vestita di bianco, mentre il paltò sulla spalliera della sedia era rosso come le ballerine e la borsa. Doveva parlarle assolutamente. Gettò la sigaretta praticamente intera e si affrettò a raggiungere il ristorante. Rientrò nella sala ansimante per la corsa. Il suo sguardo si diresse direttamente verso il tavolo della donna misteriosa, lei non c’era più. L’unica cosa che lo aveva consolato in quel momento era sapere che non era stato un caso quell’incontro al supermercato, ma che doveva per forza vivere in zona. Con la preghiera e la speranza di ottenere un’altra occasione, e la magra consolazione di avere almeno una sua foto, raggiunse Neal e Aidan. *** Dopo il pranzo l’unica preoccupazione di Clara fu quella, ovviamente, di cercare il gruppo. Li trovò quasi vicino l’uscita. Quando la videro arrivare la guardarono un po’ perplessi e le chiesero se fosse tutto apposto, se avesse avuto dei problemi, se si fosse allontanata a causa di qualche comportamento o di qualche antipatia. Spiegò, con un sorriso, che li aveva involontariamente persi qualche minuto dopo l’arrivo. “Non mi sono accorta del tempo trascorso ma vi garantisco che avrei avuto piacere a visitare insieme l’Oceanario invece di aggirarmi da sola in quest’immenso fabbricato” disse diplomaticamente e tutto di un fiato. Finalmente tranquillizzati, i docenti l’avvertirono che avrebbero avuto un’altra occasione per ritrovarsi: per la settimana seguente, infatti, avevano organizzato un piccolo party così da far distrarre i ragazzi e per conoscersi meglio al di là dei rispettivi ruoli e specializzazioni. Clara accettò con educazione e pensò che finalmente avrebbe anche potuto far un giro con il suo bel vestito verde. Salì sul pullman e si ricordò che Francesco non l’aveva richiamata, cosa che raramente accadeva. Spedì un sms, aspettandosi una risposta quasi immediata che non arrivò. Probabilmente era più impegnato di quanto potesse pensare. Era stata una giornata intensa ma faticosa. Avrebbe già voluto essere nella sua camera, con il comodo pigiama ricevuto dalla nonna il Natale precedente. A


25

seguito di questo desiderio, decise che non avrebbe cenato fuori come al solito. Arrivata davanti al bed&breakfast girò l’angolo verso la gastronomia, comprò dei rissois de camarão e rientrò in casa. Mangiò le crocchette mentre faceva uno zapping pigro, attendendo che Francesco riaccendesse il cellulare. Si addormentò quasi senza accorgersene, conla tv accesa e il telefonino vicino il guanciale. *** ...CONTINUA...

 

La scelta di Clara  

Gabriele e Clara si conoscono in una cittadina della costa portoghese, dove si trovano per lavoro. Lui, un bell’uomo, sportivo, affascinante...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you